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Traduzione creativa Buongiorno!

Innanzitutto, ringrazio la Cancelleria Federale, La Posta, Allianz Suisse, SRG SSR Ide Suisse e le FFS per avermi invitato a tenere questa conferenza. Sono particolarmente sensibile a questo argomento perch in questo periodo noi traduttori attraversiamo un momento di difficolt e di crisi e trovo che un approccio pi consapevole nei confronti dellelemento creativo della traduzione possa essere uno strumento utile, tra gli altri, per affrontare questa contingenza. Parlando di difficolt e di crisi, mi riferisco, ovviamente allItalia che conosco direttamente, ma non solo. Ho avuto modo di vedere e di sentire che anche il Svizzera la situazione, almeno rispetto a qualche anno fa, cambiata. Anche qui i prezzi scendono e le agenzie cominciano a perseguire politiche di concorrenza basate pi che sulla qualit sulla convenienza. E questo, nonostante che, come leggo sul Corriere del Ticino di qualche giorno fa, le tematiche del plurilinguismo e la ricchezza, le opportunit a esso connesse siano ben presenti alle istituzioni e alla cancelliera Corina Casanova che si fatta paladina di unordinanza sulle lingue che un segno importante dellatteggiamento di grande apertura nei confronti di questa opportunit. Ma torneremo a interrogarci sul plurilinguismo perch la questione comunque complessa, almeno per quel che riguarda noi traduttori. E intendo dire, con ci, che non affatto automatico che una societ plurilingue e consapevole di questa sua caratteristica sia meglio disposta nei confronti dei traduttori. Anzi, si pu dire in generale che nella societ della globalizzazione il lavoro dei traduttori sembra ricevere sempre minor riconoscimento e minor considerazione in particolare da clienti e committenti, e pi in generale dal pubblico. Della considerazione che ci viene riservata dal pubblico potremmo non occuparci particolarmente, anche perch il nostro un mestiere che sempre stato, per i pi, misterioso, sottovalutato o incomprensibile. Daltra parte, anche vero che i clienti e i committenti, nel tempo, hanno spesso manifestato la tendenza a sottovalutare lopera dei traduttori un po
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per scarsa competenza, un po anche per ragioni di marketing: per tirare sul prezzo ( un marketing un po primitivo ma sempre efficace). Ora per la questione si sta facendo pi spessa se mi si concede licastico giovanilismo. Non pi una questione di ignoranza da un lato o di astuzia dallaltro. In alcuni ambiti commerciali in cui molto frequente il ricorso alla traduzione su schemi testuali standardizzati, e persino nellambito delleditoria cosiddetta di consumo, si sta facendo sempre pi strada lidea che il traduttore non faccia una professione liberale, ma un lavoro a cottimo, e che la traduzione non sia unopera dellingegno, ma un prodotto serializzato che soltanto unincomprensibile ritardo tecnologico non ha completamente affrancato dalla necessit di essere affidato a una persona e non a un software. Di questa sensazione ho avuto una conferma che stata come una puntura dolorosa quando ho ripreso in mano un opuscolo intitolato TRANSLATION: BUYING A NON-COMMODITY, pubblicato nel 2007 dalla ATA (American Translators Association) e avallato, tra gli altri anche dallAITI, dallASTTI, e dalla BD. In effetti, se alcune delle maggiori associazioni di traduttori sentono il bisogno di diffondere un testo in cui si esorta i clienti e i committenti a NON considerare la traduzione una commodity, ci significa che, attualmente, moltissimi clienti e committenti considerano la traduzione una commodity e si comportano di conseguenza. Ma cosa significa, esattamente, commodity, e in che modo una traduzione pu o non pu essere considerata una commodity? Nellopuscolo della ATA, il termine viene definito, almeno per i nostri scopi, in modo abbastanza chiaro: Lo zucchero semolato una commodity. Qualunque sia luso pratico che se ne vuol fare, una confezione identica a unaltra dello stesso peso. Se chiediamo a un amico di comprarci un pacchetto di zucchero, difficilmente ne specificheremo la marca, sicch lamico si limiter a scegliere la confezione meno cara. Anche i CD vergini sono diventati una commodity. Basta che abbiano capienza sufficiente per i nostri dati e il formato giusto per il nostro computer, e anche in questo caso lacquisto si far sulla base del prezzo pi conveniente. La commodity, insomma, un bene che viene offerto sul mercato senza differenze qualitative che possano dipendere da chi lo produce: il petrolio,
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lenergia elettrica, lacqua potabile non cambiano a seconda dei fornitori. Si tratta di beni molto standardizzati, il cui prezzo determinato quasi completamente dal mercato e molto poco dal produttore. Nei mercati di oggi, che sono caratterizzati da unofferta che tendenzialmente pareggia o addirittura supera la domanda, molti beni subiscono una commoditization, il che significa che perdono la loro differenziazione e vengono venduti e acquistati solo sulla base del prezzo: i medicinali cosiddetti generici, ad esempio, o i componenti informatici o elettronici che non sono pi coperti da brevetti. Daltro canto c anche un movimento controcorrente: il tentativo, cio, di diversificare alcuni beni tradizionalmente considerati commodity in modo tale da poter agire su di essi con le leve classiche del marketing: prezzo, confezionamento, distribuzione e pubblicit. Ad esempio, le benzine high performance, i servizi telefonici. Ora, la traduzione o non una commodity? Dal punto di vista di noi traduttori ovvio che non lo . Ma dal punto di vista del committente-cliente? Mi ha colpito, nellopuscolo dellATA, il paragrafo successivo a quello che ho appena citato: Translation is not a commodity This is important, so well say it again: Translation is not a commodity. If it were, it would be enough to say: You need a translation? Go out and ask several translation service providers how much they charge per word and choose the lowest figure. End of story. Trovo questo passaggio struggente. La traduzione non una commodity. Questo un punto importante, per cui lo vogliamo ripetere: La traduzione non una commodity. Se lo fosse, basterebbe dire: Ti serve una traduzione? Guardati intorno e chiedi a un po di fornitori di servizi di traduzione quanto ti fanno pagare a parola, quindi scegli chi fa il prezzo pi conveniente. Fine della storia. Mi ha ricordato una scena del film Elephant Man di David Lynch. Quando il protagonista, John Merrick, grida contro la plebaglia che lo insegue attratta dalla sua mostruosit: Non sono un animale. Non sono un animale! Sono un
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essere umano. Sono... una persona! Anche in quel caso, il povero Merrick deve gridarlo due volte: Non sono una commodity, non sono una commodity! evidente che tutti sono convinti del contrario e molti clienti acquistano le traduzioni esattamente in questo modo. Ora, cosa possiamo fare per ribaltare questa opinione sempre pi diffusa e che , oltre che sbagliata, anche molto negativa per noi, per la nostra professionalit e i nostri introiti? Dobbiamo far leva su quello che distingue il nostro prodotto dalle commodity, cio la dimensione artigianale, personale, irripetibile di ogni traduzione. Il fatto che sia tailor made, cio su misura per il cliente; il fatto che venga incontro alle sue esigenze in modo specifico e diretto; il fatto che possa essere flessibile, intelligente, non serializzabile; che sia in grado di risolvere ogni volta problematiche diverse in modo diverso. Insomma, il fatto che sia davvero unopera creativa. Solo cos potremo confrontarci efficacemente con la concorrenza. Che non , come ingenuamente potremmo ritenere, quella degli altri traduttori, ma tutto ci che tende a far passare il concetto che la traduzione sia una commodity. Ossia: 1. I traduttori automatici 2. I figli e le figlie dei marketing manager che hanno fatto tre mesi alla pari a Londra. 3. Leuropanto e il globish. I traduttori automatici sono notevolmente migliorati. Tra i vari che ho provato quelli forniti dal sito www.lexicool.com/translate.asp?IL=2# sono quasi imbarazzanti per quanto sono buoni (a volte). Per opporsi ai traduttori automatici necessario proporsi come professionisti davvero eccellenti ma, daltra parte, proponendosi come professionisti davvero eccellenti (e quindi pagati di conseguenza), il rischio sempre quello di sentirsi dire: S, certo, lei davvero eccellente, ma io non ho bisogno di una persona cos qualificata per la mia traduzione, che molto semplice." E qui entrano i gioco i figli dei marketing manager che sono stati in Inghilterra, le babysitter finlandesi, le badanti ucraine, il portinaio che ambirebbe ad arrotondare un po lo stipendio. Che ci crediate o no, ci sono diverse case editrici in Italia (e quindi, a maggior
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ragione, molti clienti commerciali) che affidano le traduzioni agli studenti dei licei linguistici, e poi le rivedono internamente. Ma la cosa ancora pi divertente quando la revisione viene affidata ad altri studenti di licei linguistici come dire: cane non mangia cane, ma anche se lo volesse mangiare, come farebbe visto che non ha denti? In realt, poi, con questo sistema di revisione incrociata tra incompetenti, il cliente si trova davanti a traduzioni zoppicanti che vengono riviste da revisori assetati di sangue perch sperano di accaparrarsi la commissione successiva, e quindi sparano ad alzo-zero, ma difficilmente sulle questioni veramente significative: pi che altro le correzioni vertono su scelte individuali, questioni di gusto personale... insomma nulla di significativo, tuttal pi peggiorativo. Lultimo grande concorrente, che probabilmente quello che, nel mediolungo periodo ci dar pi filo da torcere leuropanto o il globish. Si tratta di due linguaggi diversi e in qualche modo contrapposti. Leuropanto, almeno, nato con lidea di opporsi allinglese standardizzato delle commissioni europee (il global english globish) e, un po per scherzo, un poco seriamente, arrivato persino a darsi una grammatica. Ma, in sostanza sono due aspetti della stessa tendenza. Non credo affatto che leuropanto creato da Diego Marani sia destinato a sostituirsi alle lingue nazionali. Nessuno si metter mai a studiare leuropanto, cos come nessuno ha mai studiato lesperanto. Sono convinto, per, che laria dEuropa sia solcata da infinite lingue parole, frasi, modi dire, suoni e che questi oggetti linguistici tendano a depositarsi su tutti noi, sicch noi finiamo per apprenderli senza rendercene conto, cos come abbiamo appreso la nostra lingua madre, in modo quasi naturale. E cos, saremo sempre pi in grado di capirci continuando a parlare lingue diverse, senza bisogno di qualcuno che ci traduca, perch gli elementi comuni di queste lingue tenderanno a predominare su quelli difformi. Lo verifichiamo quotidianamente, nelle liste di ingredienti degli alimenti, nei bugiardini dei farmaci, nei manuali di istruzioni degli elettrodomestici. Un possibile risultato sar che ognuno di noi e dei nostri figli si trover a parlare il suo europanto, il suo globish, che sar allo stesso tempo diverso da ogni altra lingua, ma allo stesso tempo, comprensibile da tutti gli altri. Di che cosa parleremo, in questo linguaggio meticcio? Di molte cose, certamente, anche se probabilmente non di tutto. Di affari, certo, ma
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probabilmente non di politica economica; di amore, senzaltro, ma forse non di teoria dellaffettivit. E qui, se abbiamo considerato finora i concorrenti, possiamo cominciare a parlare di alleati. E il primo alleato la complessit. Complessit di concetti, profondit di pensiero e quellelemento di imponderabile, di schiettamente irripetibile e creativo che, nonostante tutti gli schemi preformattati e tutte le stringhe ricostruibili con i software di CAT (Computer Aided Translation), distingueranno sempre la traduzione (non tutte le traduzioni, probabilmente, ma solo quelle che valga la pena di commissionare) da una commodity. Quando si tratta di affrontare la complessit, il traduttore non ha pi rivali. Perch c la complessit dei significati, ma anche la complessit terminologica, e la complessit sintattica non solo quella che riscontriamo nel testo fonte, ma anche quella che ha a che fare con la differenza sostanziale delle lingue quella che porta a parlare di contrastive rethoric. Insieme, naturalmente, a tutta unaltra dimensione di complessit, che quella che ha che fare con il pubblico di riferimento, il mercato di riferimento, le aspettative, le esigenze, i vincoli, le tradizioni di riferimento. Questioni su cui pu valere solo lsprit de finesse che tratto squisitamente umano, e non lsprit de geometrie, su cui forse le macchine (e i parlanti nativi) potrebbero aver qualcosa da dire. Su questa complessit dobbiamo lavorare, renderci competenti in complessit, ma naturalmente dobbiamo dimostrare (per primi a noi stessi) di meritarci questa competenza.

Come si affronta la complessit? In un libro di Paul Collins, la biografia delleccentrico inventore inglese Geoffrey Pyke, leggo: A member of Churchills staff apologized that he was at that moment in his bath. Sembra una frase semplice, che il traduttore automatico di www.lexicool.com rende cos:

Un membro del personale di Churchill si scus che era in quel momento nel suo bagno. Se uno proprio volesse a tutti i costi parteggiare per il traduttore automatico potrebbe anche notare con favore luso del che polivalente, che d alla frase un tratto di affabile quotidianit. Ma, in realt, il problema che la traduzione cos com, significa che il membro dello staff di Churchill a essere in bagno. chiaro invece, dal contesto, che il Primo ministro a trovarsi in bagno. Questo tipo di problemi si trova spesso anche in greco. Perch anche in greco duso il cambio di soggetto non definito allinterno di una frase, cosa che, in italiano, invece, inaccettabile. Per cui, traducendo letteralmente una frase di Petros Markaris lautore che traduco per Bompiani, , , , dovrei dire: Il commissario le disse che se andava a Liossia avrebbe corso grossi rischi. Chi doveva o non doveva andare a Liossia? In italiano standard questa frase, se ammettiamo che sia sintatticamente corretta, pu avere solo un significato: Il commissario le disse che (lui) non sarebbe andato a Liossia perch era troppo rischioso. Come si comprende dal prosieguo del testo, invece, la signorina Karamitri che farebbe meglio a non andare a Liossia. Ora, che fare? Se esprimo il soggetto, come la sintassi italiana impone, allungo la frase, la diluisco e perdo di rapidit, di icasticit. Potrei anche introdurre il congiuntivo trapassato (se fosse andata), che mi permetterebbe di denotare il soggetto (femminile), senza esprimerlo. Ma vorrei evitare il congiuntivo, che in quel contesto sarebbe pesante. Quindi, se non esprimo il soggetto, corro il rischio di non farmi capire. Se per modifico la frase corro il rischio di complicarla. In questo caso la mia soluzione stata quella di passare al discorso diretto: Il commissario disse: Non vada a Liossia, signora Karamitri: rischierebbe troppo. Questo un tipo di soluzione creativa che vorrei analizzare brevemente con voi, mettendone in rilievo elementi costitutivi, vantaggi e i problemi che apre. Perch possiamo definirla creativa? Perch cerca di risolvere un problema in modo interno al sistema
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linguistico darrivo, anche scostandosi dalla lettera del testo fonte, senza lintenzione di stravolgerlo, ma anzi di rendergli un servizio. Quali sono i vantaggi della soluzione? Mantenersi coerente con lo stile delloriginale, anche se a discapito della perfetta (ideale e irreale) sovrapponibilit con la traduzione. Aumentare il livello di leggibilit del testo, evitando soluzioni inutilmente complesse. Quali sono i problemi e le domande che nascono di fronte a una scelta traduttiva simile? Una soluzione del genere sarebbe applicabile a un classico? Insomma, nel caso in cui si traduca Thomas Mann o Shakespeare si pu sostituire un discorso diretto a uno indiretto? Un tipo di soluzione del genere richiede una negoziazione preliminare con il committente? Daltra parte, vorrei farvi notare che lo stesso tipo di soluzione (cio il ricorso al discorso diretto), non si presterebbe al brano di Collins: A member of Churchills staff apologized that he was at that moment in his bath. Siamo in un saggio biografico del tutto privo di discorsi diretti cosa che , evidentemente, una scelta stilistica forte. Ma, daltro canto, proprio perch siamo in un saggio, la possibilit di complicare leggermente il discorso pi praticabile. Quindi: Un membro dello staff di Churchill si scus: il Primo ministro si trovava in quel momento in bagno. Anche questo segnala la creativit della traduzione: a problemi analoghi il traduttore creativo d soluzioni diverse, perch le inserisce in testi e contesti diversi. Una cosa che il traduttore automatico non in grado di fare. Unaltra questione che richiede una certa dose di creativit la soluzione dellannoso problema delle forme di cortesia. In questo caso, pi che il sistema linguistico, a creare un problema di traduzione sono le convenzioni sociali. In greco, ad esempio, indubbio che si usi molto pi di frequente il tu rispetto alla forma di cortesia (che il voi). C, in questuso del tu, a volte una chiamata a correo (Commissario, lo sai
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anche tu che la vita dura per gli onesti); a volte, invece, una certa sprezzatura, quasi unintimidazione; altre volte, ancora, un residuo di quellimmediatezza che fu degli antichi greci e dei romani prima dellimpero. In tedesco, invece, lutilizzo della forma di cortesia rispetto allitaliano pi diffuso. Questo crea dei problemi di attrito linguistico con litaliano, per cui rispetto alle alluso invalso nellitaliano standard, in Canton Ticino si tende a utilizzare la forma di cortesia anche in situazioni comunicative che non lo richiederebbero. Anche in questo caso, la soluzione non scontata. Nel caso del greco, seguire pedissequamente il testo-fonte pu portare a fraintendimenti. In Italia, nessuno darebbe del tu a un commissario di polizia, (a meno di non essere in una situazione di grande drammaticit e violenza). Forse solo un analfabeta di ritorno o uno straniero con poca dimestichezza con le nostre consuetudini linguistiche e le buone maniere, oppure, ancora, in un contesto dialettale. Per cui non si pu tenere il tu, ma bisogna passare al lei. Daltra parte, per, perdere questo tu, fa perdere quellicasticit, quella nonconvenzionalit che cos tipica della lingua e della societ greca, e allora bisogna trovare di nuovo una negoziazione su un livello diverso, che recuperi la spontaneit. Commissario, disse passando al tu come spesso fanno i greci, lo sai bene che la vita dura per gli onesti. E questa una soluzione che recupera la spontaneit nel testo, ma pone una maggiore distanza con il lettore che per un istante deve sospendere la sua identificazione con i personaggi per coglierne la diversit. Non una soluzione indiscutibile, intendiamoci: ma meditata. Nelle traduzioni in italiano dei testi commerciali svizzeri, non sempre si nota una riflessione analoga. [vedi esempio IKEA] Siamo di fronte, insomma, alleterna realt irriducibile: ogni traduzione una negoziazione. Tradurre dal greco allitaliano, dal tedesco allitaliano, dallinglese allitaliano significa intraprendere una negoziazione tra lingue letterarie di carattere molto diverso. Una negoziazione nella quale qualcosa va mantenuto e qualcosa, fatalmente, va perduto. Generalmente, nel tradurre dal greco allitaliano, va perduta licasticit a favore di una uniformazione, di una normalizzazione letteraria. Nelle traduzioni dal tedesco, invece, io noto un irrigidimento della lingua darrivo.
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Personalmente, nella mia pratica dal greco, ho sempre cercato di preferire il mantenimento dellicasticit, cercando quindi un registro linguistico dellitaliano pi colloquiale, pi vicino alla lingua semplice, eppure straordinariamente realistica, dei bambini. Traducendo dallinglese, invece, il problema che mi pongo principalmente di scostarmi il pi possibile dai calchi sintattici, che sono come delle sabbie mobili, o delle sirene che ti attraggono irresistibilmente. Sono queste le riflessioni e le considerazioni che ci possono aiutare a customerizzare la nostra traduzione, allontanandola il pi possibile dalla sua commoditizzazione. *** Ma a questo punto, viene il momento di dare una definizione di creativit nella traduzione, perch a mio parere si tratta di un concetto che pu dare adito a qualche fraintendimento. E, per far questo, vorrei partire dalle undici domande che mi sono state inviate come stimolo per preparare questo intervento. DOMANDA 1 Il traduttore deve fornire un lavoro oggettivo, la creativit piuttosto soggettiva. Ho veramente il diritto di essere creativa? Potrei anche interpretare male e travisare il messaggio. La questione cruciale e viene posta a partire da due assiomi. Il primo che il traduttore debba fornire un lavoro oggettivo. Il secondo che la creativit sia soggettiva. Personalmente non so se il lavoro del traduttore possa aspirare alloggettivit. E non saprei neanche se ci sia auspicabile. In una traduzione, loggettivit (se c) pi che altro adesione a degli obbiettivi che il committente ha richiesto di perseguire (chiarezza, perspicuit, coerenza con un corpus testuale di riferimento). Oltre questa negoziazione preliminare (che, secondo me, dovrebbe essere un punto cruciale, irrinunciabile di ogni lavoro di traduzione ma che, invece, spesso viene trascurata), non vedo criteri oggettivi per loggettivit.

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Voglio farvi due esempi. Il primo ha a che fare proprio con un testo legale, e spero che potr servire come appoggio alla mia argomentazione. la Costituzione degli Stati Uniti ed stata scritta nel 1787. We the People of the United States, in Order to form a more perfect Union, establish Justice, insure domestic Tranquility, provide for the common defence, promote the general Welfare, and secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity, do ordain and establish this Constitution for the United States of America. [...] All legislative Powers herein granted shall be vested in a Congress of the United States, which shall consist of a Senate and House of Representatives. La prima traduzione, stampata a Venezia, nel 1797. Noi, il popolo degli Stati-Uniti, volendo formare ununione pi perfetta, istabilire la giustizia, assicurare la tranquillit interna, provvedere alla difesa comune, favorire lavanzamento del bene generale ed assicurare a noi ed a nostri discendenti i benefizj della libert, ordiniamo a stabiliamo questa costituzione per gli Stati-Uniti dellAmerica. [...] Tutti poteri legislativi qui accordati, risiederanno in un Congresso degli Stati-uniti, il quale sar composto dun senato e duna camera di rappresentanti. Una traduzione degli anni Cinquanta Noi, Popolo degli Stati Uniti, allo Scopo di realizzare una pi perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillit interna, provvedere per la Difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libert a noi stessi ed alla nostra Posterit, ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione per gli Stati Uniti d'America. [] Di tutti i poteri legislativi qui concessi sar investito un Congresso degli Stati Uniti che consister di un Senato e di una Camera dei Rappresentanti

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La traduzione reperibile su Wikipedia Noi, il popolo degli Stati Uniti, al fine di perfezionare la nostra Unione, garantire la giustizia, assicurare la tranquillit all'interno, provvedere alla difesa comune, promuovere il benessere generale, salvaguardare per noi e per i nostri posteri il bene della libert, poniamo in essere questa Costituzione quale ordinamento per gli Stati Uniti d'America. [...] Tutte le competenze legislative qui previste saranno conferite a un Congresso degli Stati Uniti, composto da un Senato e da una Camera dei rappresentanti. In queste traduzioni si notano molteplici influssi che sono legati al tempo (istabilire, benefizj), alle mode e ai modi (competenze legislative, saranno conferite), alla volont di dare uninterpretazione filologica con strumenti originali (conservare le maiuscole), alla situazione politica (alla fine del Settecento i poteri si accordano; negli anni Cinquanta si concedono, oggi vengono conferiti), che smentiscono il concetto di oggettivit della traduzione, inserendola invece piuttosto in un contesto di trattativa, di negoziazione incessante. Se ci soffermiamo, ad esempio, su questultimo punto, la traduzione della parola granted, ci rendiamo conto che non possiamo tradurlo senza sapere a priori che cosa vogliamo tradurre. Il secondo esempio che vi propongo, di ambito letterario, ma lo trovo interessante proprio perch parte da un testo-fonte che ha tutte le caratteristiche della monumentalit un po come quello della Costituzione degli Stati Uniti, e quindi sembrerebbe il migliore esempio di oggettivit da perseguire. In pi un testo che ha una tradizione secolare di versioni, il che da un lato crea dei vincoli straordinari, ma dallaltro scompagina completamente il concetto di oggettivit, ponendo in maniera forse imprevista i vincoli e loggettivit su piani quasi opposti: come dire, tanto pi lunga e variata la tradizione traduttiva, tanto minore loggettivit della traduzione, ma tanto maggiori e numerosi sono i vincoli a cui il nuovo traduttore non si pu sottrarre. To be, or not to be: that is the question: Whether tis nobler in the mind to suffer The slings and arrows of outrageous fortune, Or to take arms against a sea of troubles, And, by opposing, end them. To die: to sleep
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No more; and by a sleep to say we end The heartache and the thousand natural shocks That flesh is heir to tis a consummation Devoutly to be wishd. Hamlet, III, scena prima. Qui abbiamo a che fare con una tradizione secolare di traduzioni e di rappresentazioni. per questo che sono andato innanzi tutto a vedere le traduzioni-doppiaggi in alcuni grandi film. Ecco il testo che recita Laurence Olivier nel 1948: Essere o non essere, questo il problema. Nobile forse pi lanima che sopporta le frecce e gli urti di una fortuna avversa, o invece larmi in pugno, e combattendo, la tempesta dei mali, lottando doma. Morire, dormire, e poi basta, e con il sonno mettere fine alle angosce del cuore e alle mille altre insidie che la carne comporta: consumazione degna di venir invocata. Nel 1955, Vittorio Gassman recita: Essere, non essere: qui sta il problema. Cos pi degno: patire gli strali, i colpi di balestra di una fortuna oltraggiosa, o prendere armi contro un mare di affanni e contrastandoli por fine a tutto? Morire, dormire: non altro. E con il sonno poter dire che si messo fine alle fitte del cuore, ad ogni infermit naturale alla carne: grazia da chiedere devotamente. Nel 1990, Mel Gibson, nel film di Zeffirelli medita: Essere o non essere, tutto qui. pi nobile per lanima sopportare impavidi i colpi e le frecciate della fortuna ostile, o davanti alloceano dellinfelicit, rifiutarsi, dire di no: prendere unarma e finirla. Morire, dormire, niente altro. E in quel sonno di morte placare gli spasimi, del cuore annegare tutte le infinite miserie di cui schiava la nostra carne. Perch mai non arrivare a questa conclusione? Infine, nel 1995, la volta di Kenneth Branagh: Essere o non essere, questo il quesito. Se sia pi nobile nellanimo sopportare i sassi e le frecce di un destino atroce, o prendere le armi contro un oceano di guai e combattendo
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annientarli. Morire, dormire, nientaltro, e con quel sonno dire no ai dolori del cuore e agli infiniti colpi naturali che la carne ha ereditato, una conclusione da desiderare a mani giunte.i Il problema nel doppiaggio consiste spesso nelladeguare il testo al labiale, ma al di l di questo evidente che ci vuole fedelt non solo al testo di Shakespeare, ma anche alla messa in scena. Oltre, naturalmente, a un confronto con la tradizione letteraria. Per questo, motivo, una traduzione come questa di Goffredo Raponi (che, tra laltro lunica che si trova in Internet, e la cosa interessante perch potrebbe diventare, tra breve, anche la pi conosciuta), mi lascia perplesso: Essere, o non essere... questo il nodo: se sia pi nobil animo sopportar le fiondate e le frecciate d'una sorte oltraggiosa, o armarsi contro un mare di sciagure, e contrastandole finir con esse. Morire... addormentarsi: nulla pi. E con un sonno dirsi di por fine alle doglie del cuore e ai mille mali che da natura eredita la carne. Questa la conclusione che dovremmo augurarci a mani giunte. Se il criterio delloggettivit della traduzione reggesse veramente, una sola di queste traduzioni sarebbe corretta o, quanto meno, dovremmo essere in grado di estrarre, ora da una ora dallaltra, il verso meglio tradotto. Cosa che invece non si d. Ma non solo: tradurre nuovamente il monologo del III atto dellAmleto, se il criterio delloggettivit reggesse veramente, sarebbe inutile. E invece, si pu e forse anche unoperazione interessante: Essere o non essere. Bella domanda. Fai pi bella figura a startene l, in silenzio, a beccarti le bastonate della sfiga che si diverte a prenderti per i fondelli, oppure vedi di reagire contro una marea di guai, e magari riesci anche a metterci una pezza? Morire... dormire. Ti piacerebbe, eh? Cos non ci pensi pi e con una dormita la finisci con il mal di cuore e tutti gli altri casini che hai messo in piedi. Cavolo, sarebbe una bella fine, eh? Da metterci la firma! Certo, se preferiamo liberarci di Amleto e del suo dramma relegandolo nel
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limbo della cultura paludata da cui non gli sar facile darci fastidio con il suo pungolo, questa idea di traduzione impraticabile. Ma se, invece, pensiamo davvero che Amleto sia una figura perenne dello spirito occidentale, e se lo vediamo agire anche oggi, tra noi, ecco che una traduzione nel linguaggio contemporaneo potrebbe essere una strada da percorrere. Quindi, per concludere questa parte, e ritornando alla domanda: Il traduttore deve fornire un lavoro oggettivo, la creativit piuttosto soggettiva. Ho veramente il diritto di essere creativa? Potrei anche interpretare male e travisare il messaggio. direi che, posto che la traduzione non potr mai essere oggettiva, traducendo un testo sia esso amministrativo, legislativo, letterario, commerciale mi aspetto di avere preliminarmente dal committente griglie di riferimento ben chiare, obiettivi definiti, un repertorio terminologico e una serie di vincoli espliciti, che mi permetteranno di muovermi allinterno del testo-fonte e del testo darrivo con una mappa e degli strumenti precisi. Ed proprio a quel punto che mi servir la creativit: non per travisare il messaggio, ma per tradurlo esattamente secondo lobiettivo che mi sono posto; non per aggiungere un elemento mio personale, ma per dargli linterpretazione pi adeguata. DOMANDA 2 lecito infondere creativit in un testo che ne completamente privo? Basti pensare a leggi, ordinanze e testi amministrativi. La risposta che non si tratta di infondere creativit a un testo che ne privo, ma di risolvere creativamente i problemi che il testo ci pone. Per cercare di spiegare quello che intendo, vi propongo due esempi completamente diversi, ma che vengono presentati dalla stessa traduttrice. Nel primo, secondo me si risolve in modo assai brillante e creativa un problema di definizione allinterno di testi non creativi. Il secondo, invece, mostra un modo a mio parere molto discutibile di infondere creativit in un testo. Utilizzare la definizione al posto della traduzione Traggo dagli atti della Terza Giornata della REI, Rete di Eccellenza
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dellItaliano Istituzionale. Beatrice Oddone, giurilinguista italiana che opera presso la Corte di Giustizia delle Comunit Europee si pone il problema di tradurre lespressione inglese (ma ormai di uso corrente) golden share. Inizialmente pensa di tradurre il termine con azione specifica, sul calco di (action spcifique). Ma la traduzione in italiano ancor meno comprensibile dellespressione inglese ormai correntemente utilizzata in gergo tecnico. Posto che il compito del traduttore anche quello di dipanare la matassa dei gerghi tecnici rendendoli comprensibili anche ai non addetti ai lavori, alla fine si opta per la seguente traduzione: azione che conferisce poteri speciali (golden share). In questa scelta traduttiva, che giudico interessante, vediamo agire alcune dinamiche. Innanzi tutto, posto che non il termine non sia direttamente traducibile, si opta per usare come traduzione la sua definizione. Questo, ovviamente, porta a un incremento del numero di battute della traduzione (e quindi, potenzialmente, a un maggior costo, probabilmente anche a una modifica di impaginazione e quindi si tratta di un intervento di cui il committente, in linea teorica, dovrebbe essere informato in anticipo). Inoltre, accanto alla definizione proprio perch la traduzione non esiste si sceglie di inserire il termine originale. In questo caso, la scelta doppiamente giustificata dal fatto che il termine originale ampiamente noto e non utilizzarlo potrebbe addirittura portare a un fraintendimento. La creativit della soluzione sta nel fatto che prende elementi qua e l (il calco del francese, il fatto che il termine sia gi comprensibile e utilizzato in Italia, lobiettivo di rendere il testo comprensibile ai non addetti) e li unisce in un amalgama nuovo, con un testo darrivo che non era n incluso, n prevedibile nel testo fonte e che, con questultimo, mantiene un legame di stretta relazione, anche se se ne rende indipendente. Un tipo di creativit che non condivido Se la prassi di Beatrice Oddone mi trova nel caso di golden share del tutto concorde, devo ammettere che, sempre nello stesso contributo per la Terza Giornata della REI, la collega mi delude un po. Cito:
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La finalit perseguita dal giurista linguista: chiarezza dello stile e precisione terminologica Premetto che i destinatari della giurisprudenza della Corte e, quindi, della nostra attivit di traduzione sono non solo e non tanto gli Stati membri o le parti in causa o i loro avvocati, quanto piuttosto i cittadini dellUnione, soggetti del diritto comunitario. In questa prospettiva assumono particolare pregnanza nel nostro lavoro i criteri guida della chiarezza e della precisione terminologica. Per quanto riguarda la chiarezza dello stile e concentro qui la mia attenzione in particolare sulle sentenze della Corte [...] si tratta di un punto di forza del linguaggio della Corte, inerente al meccanismo stesso di redazione delle sentenze. Il testo della sentenza che scaturisce dalla deliberazione nasce da una mediazione tra la lingua e la forma mentis di giudici che esprimono contesti giuridici e culturali tra loro spesso diversissimi. Peraltro, nella maggior parte dei casi la lingua di lavoro impiegata il francese la lingua materna soltanto di alcuni, o anche di nessuno, tra i componenti del collegio giudicante. Ne risulta cos un linguaggio di regola stilisticamente neutro, che si articola in proposizioni brevi e concrete, prive di ricercatezza, molto lontane da quelle che siamo abituati ad incontrare nelle sentenze dei giudici italiani, soprattutto di merito. Spesso per chi traduce ci non molto stimolante, dunque i nostri lettori vorranno perdonarci se a volte, per riscattarci da tanta chiarezza e nostalgici del nostro buon vecchio giuridichese un po borbonico, nel tradurre ci lasciamo andare a qualche compiacimento arcaicizzante (i non cale, i giocoforza, i dacch). Non si pu essere daccordo. Immagino ci sia un elemento scherzoso, perch, altrimenti, sarebbe un modo censurabile di inserire la creativit nel proprio lavoro. Infatti, la creativit, per il traduttore (ma questo vale per ogni tipo di lavoro che abbia a che fare con la scrittura), non mai un modo di complicare le cose, ma al contrario di renderle pi agevoli per il lettore. Creativit non significa la bella frase, che in s un concetto privo di senso, ma lelaborazione di unefficace strategia di comprensione. E quindi, di fronte a un originale che ha nella chiarezza il suo punto di forza, e si articola in proposizioni brevi e concrete, lasciarsi andare a compiacimenti arcaicizzanti be... proprio un peccato imperdonabile (in terra) di cui si
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rischia di dover dar conto allOnnipotente nel giorno del giudizio. Ho come la sensazione, ripensando a questa uscita della Oddone, che aleggi ancora unidea perniciosa, di cui la scuola (almeno in Italia) stata il colpevole veicolo di contagio. Lidea che il testo creativo sia quello paludato, che le parole vadano scelte tra quelle vaghissime ed elevate, che la bella pagina sia quella grondante congiuntivi e subordinate. Vade retro, Satana! La bella pagina quella che comunica con efficacia, precisione, immediatezza, freschezza, senza ambiguit e senza perdite di tempo esattamente quel che si voleva comunicare. Che pu essere anche una divertente presa in giro degli Azzeccagarbugli, e che quindi gronder di imperocch e anacoluti ma che, altrimenti, sar chiara, fresca dolce acqua di sorgente a bassissimo contenuto di legalese. Ma, per trattare la questione della creativit in testi apparentemente privi di qualsiasi appeal, voglio fare un altro esempio, stavolta tratto dal marketing. Lespressione tedesca Normalpreis, viene utilizzata da moltissime aziende della Svizzera tedesca, in particolare in occasione di sconti, promozioni, offerte. Quando si tratta di venir tradotta in Italiano, trattata in maniera diversa. La COOP scrive: Normalpreis Einfhrungspreis Prezzo normale Prezzo di introduzione Nelle traduzioni della Migros, invece, non trovo mai il termine Prezzo normale: Bei Buchungen ber eine vorhandene KeyCard wird der Normalpreis analog Tageskassen-Preis bezahlt. Per prenotazioni effettuate tramite KeyCard preesistenti, il prezzo addebitato corrisponde a quello regolare alla cassa. Allinterno della cartellinistica Migros, non c mai il concetto di Normalpreis, ma sempre: Ora... finora. Sport Point, invece, recupera prezzo normale in contrapposizione a prezzo
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societ (Vereinpreis). In Manor non trovo mai prezzo normale, in Denner a volte s. In Italia, non c mai locuzione prezzo normale. Perch? Per due ragioni fondamentali: 1. Se esiste un prezzo che pu essere definito normale, sembra che il prezzo che viene praticato sia in qualche modo anomalo, anormale. 2. La parola normale del tutto priva di appeal. In un azienda commerciale nulla pu essere normale, neanche un prezzo. Quindi in Italia, anche nei centri commerciali dimportazione (Carrefour, Despar, Darty), non troverete la dicitura prezzo normale, ma sempre: Prezzo intero prezzo di lancio Prezzo unitario Prezzo di listino Prezzo consigliato Prezzo al pubblico prezzo per te Lespressione prezzo normale, in effetti, mi fa venire in mente il modo in cui Michele Cortelazzo definisce lattrito linguistico, cio il cambiamento della grammatica della lingua materna di un parlante che ha un contatto prolungato con una lingua straniera. Questo fenomeno continua Cortelazzo porta a una lingua stralunata, che da un lato rispetta le regole grammaticali, ma allo stesso tempo diversa. C qualcosa che non quadra: un testo che sa di artificiale: nessun italiano avrebbe scritto cos quel testo. Tornando al nostro punto di partenza, e visto che stiamo parlando di marketing, vorrei ripetere che essere creativi, per un traduttore, fondamentale, per distinguere il suo prodotto ed elevarlo al di sopra del rango delle commodities. Ma perch il suo prodotto, la sua traduzione sia superiore alle commodities deve avere delle caratteristiche che queste non hanno. Ad esempio, deve essere aggiornato con i modi di dire, le mode e le tendenze. Per dirlo con un anglismo, up to date. Ad esempio, in Italia sono abbastanza convinto che molti si chiederebbero che cosa sia un

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Detergente per rigovernare. che un prodotto in vendita dalla Denner. Mi chiedo se la stessa perplessit potrei averla qui in Svizzera. Probabilmente, in Svizzera si usano ancora termini come apparecchiare, tavola imbandita, sbrigare le faccende di casa, e rigovernare. Pu essere perch effettivamente, tutti gli studi notano nellitaliano che si parla nella Confederazione una tendenza conservatrice che del resto tipica delle isole linguistiche. In Italia, invece, molte espressioni vanno scomparendo. Facendo una ricerca su Internet, ad esempio, c una sola occorrenza della locuzione: Detergente per rigovernare. Si trova nel sito: cultura in abruzzo.it Lacqua di cottura, ricca di amido, era un ottimo detergente per rigovernare le stoviglie, non veniva buttata, quel poco grasso, quel vago sapore di sugo che rimaneva (davvero poco, i piatti erano gi stati sottoposti a scarpetta) veniva dato al maiale che ne era particolarmente ghiotto. Ma non rammarichiamoci troppo: le espressioni scompaiono ma non lasciano un vuoto, perch vengono sostituite da altre, diverse, ma non meno interessanti. Per farvi un esempio molto attuale, ascoltando le dirette dei mondiali, in questi giorni, mi sono reso conto che scomparso un termine un tempo usatissimo: contropiede. Nelle cinque o sei partite che ho seguito, non lho mai sentito. stato sostituito da ripartenza. Per qualche anno contropiede sar una parola ancora comprensibile. Poi, via via che i vecchi barbogi nati fino agli anni Settanta passeranno a miglior vita (gi, che significa?), se qualcuno non lo riporta in auge se ne perder il ricordo... Contropiede? Non so che significa, chi lha detto? LAndrea. Ah, ma figurati, quello dice anche che rigoverna i piatti. Ci detto, attenzione: tutto ci non significa affatto che le possibilit che ci vengono offerte dalla lingua si stanno riducendo. Al contrario. Siamo noi che dobbiamo aggiornare il nostro repertorio linguistico in modo da renderlo customerizzato e non commoditizzato con la assoluta consapevolezza che la ricchezza che la lingua ci offre tale e tanta che un testo potrebbe essere tradotto (sempre fatti salvi i vincoli posti dal committente), in infiniti modi, tutti
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corretti. Ma rimaniamo sulla questione della creativit e nellambito del marketing. Traducendo comunicati pubblicitari, importante rendersi conto che la mentalit dei consumatori cambia di paese in paese, e quindi tutto il processo di traduzione deve confrontarsi con questo dato. Litaliano, per esempio, una lingua legata a una mentalit accomodante, che rifugge da prese di posizioni troppo rigorose, in cui il termine rigido ha una connotazione automaticamente negativa. Quindi, anche nellorganizzazione delle frasi, nella scelta dei vocaboli, nel punto di vista adottato nel processo di comunicazione, litaliano (inteso come lingua e come parlante) tender a rispecchiare questo atteggiamento. Il tedesco non mi pare abbia questo tipo di tendenza, per cui, quando il produttore di cosmetici svizzero presenta la sua linea di prodotti scrive: Die besonders milde Pflegelinie fr die ganze Familie. PHsensitive 5.5. Speziell entwickelt fr die empfindliche Haut, stabilisiert und schtz sie den natrlichen Sureschutzmantel. Soffermiamoci su Sureschutzmantel. Basta una ricerca su Internet per scoprire che lespressione manto acido della pelle viene utilizzata solo in ambito medico-scientifico (dermatologi, istituti di formazione per estetisti) e per prodotti venduti in farmacia, con unaura leggermente inquietante per clienti un po ossessive. Tutti gli altri produttori preferiscono parlare di naturale ph della pelle. La stessa cosa si pu dire per unespressione come Die sorgfltige Auswahl von Inhaltsstoffen fr die PH-sensitive 5.5-Produkte gewhrleistet beste Hautvertrglichkeit. Trocknet die Haut auch bei hafiger Anwendung nicht aus. Non troverete facilmente in Italia prodotti che non seccano la pelle anche se vengono usati frequentemente. molto pi probabile che possiate acquistarne di quelli che: Mantengono la pelle sempre idratata, anche se utilizzati di frequente. Creativit nella traduzione significa quindi anche essere a contatto con il target, capire come si esprime e cosa si aspetta. Tra:
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Carissimi bambini, adesso questo prelibato snack con pan di Spagna e un delicato ripieno di crema al latte, lo trovate anche dal vostro rivenditore di fiducia. e: Ehi, ragazzi, grandi notizie! Da oggi questo fantastico snack al pan di Spagna pieno zeppo di crema al latte lo trovate anche nel negozio sotto casa. Che cosa pensate che potr attirare maggiormente un bambino? Un atto creativo di scrittura e di traduzione creativa proprio quello di scegliere tra tutti i vocaboli e le costruzioni sintattiche possibili ci che serve esattamente al caso nostro. Il professor Cortelazzo, che frequenta spesso la Svizzera e di cui ogni tanto leggo gli interventi sul Corriere del Ticino, un fautore della semplificazione della scrittura amministrativa. Unesigenza che presente anche nel marketing, e che richiede un grande sforzo di creativit. La creativit che serve per scegliere, tra tutte le traduzioni possibili, quelle migliori, dal punto di vista della comprensibilit. Voglio darvi qualche linea-guida, in questa direzione, una sorta di griglia su cui lavorare creativamente: - Brevit e snellezza nella costruzioneSintassi semplice - Controllo ed eliminazione delle ripetizioni non funzionali - Controllo degli usi e delle preferenze dei linguaggi specifici - Evitare burocratismi, termini desueti o elevati - Coerenza di linguaggio - Preferenza per i modi personali del verbo - Non appiattirsi sulla lingua fonte (attenzione al calco) a meno che lappiattimento non sia gi consolidato E creativit pu anche voler dire non tradurre in toto, o parzialmente. E anche in questo caso il traduttore che deve proporre la soluzione, o almeno essere un elemento cruciale in questo processo decisionale. Un caso di non traduzione, su cui riflettere anche tornando indietro alle considerazioni che facevamo sul globish e leuropanto quello del marchio Diesel.
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[vedi nelle charts] Il caso del marchio Toyrs,della catena di negozi di giocattoli americana egualmente interessante. Quando sbarca in Italia, il marchio si rivela incomprensibile, illeggibile per la maggior parte degli italiani.A quel punto un buon principio di marketing impone di cambiarlo. Cosa che unazienda marketing-oriented non esita a fare, perch, naturalmente, il cliente, le sue esigenze ed eventualmente anche i suoi limiti devono venire prima di tutto! E infatti il marchio diventa, semplicemente Toys. Tornando alle vostre domande DOMANDA 3 Forse il discorso della creativit si addice maggiormente al genere letterario/redazionale. Lei ha dovuto discutere delle sue scelte con un cliente? C anche un ragionamento commerciale in tutto ci? Non credo che la creativit sia limitata alla traduzione letteraria. Certo, traducendo, chess, Lewis Carroll ci si pu imbattere pi facilmente in testi del genere: Twinkle, twinkle, little bat! How I wonder what youre at? Vorrei sottoporvi cinque diverse traduzioni di questo distico, e poi vorrei sapere da voi che cosa preferite. Trilla trilla, pipistrello / mezzo sorcio e mezzo uccello (Cagli) O pipistrello baluginante / cosa pensi in questo istante? (Graffi) Zitto zitto pipistrello / corri avvolto in un mantello (Giglio) Pipistrello, ti par bello / far pip dentro lombrello? (Scialoja) Brilla brilla pipistrello! / Sarai topo o sarai uccello? (DAmico) Se riusciamo a dire quale di queste traduzioni preferiamo e perch, se riusciamo a fissare anche una specie di griglia in base alla quale preferire luna allaltra, avremo fatto un buon passo avanti anche per rispondere alla quarta domanda che mi avete posto, e che la seguente:
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DOMANDA 4 Se poi il collega che mi fa la revisione non daccordo con la mia traduzione creativa? Chi ha ragione alla fine? Devo dire che se mi confronto con le persone che mi hanno posto le domande, sembriamo su posizioni opposte. Dalle domande che mi sono state poste, mi pare che la creativit sia considerata una sorta di arma pericolosa, che ci stata consegnata in forza del III emendamento, ma che del tutto fuori controllo, e pi che altro pu essere utilizzata in modo personale, incomprensibile, discutibile. Unarma che si dovrebbe contrapporre a una oggettivit, a una regola, che per non viene esplicitata. Io la penso esattamente al contrario. Per me la creativit unarma molto potente che pu essere messa al servizio delle regole e che pu essere valutata secondo criteri condivisi (non oggettivi, ovviamente), ma tuttavia condivisi. Quindi, se adotto una soluzione creativa in una traduzione e sottopongo il lavoro a una revisione, non ho nulla da temere perch con il revisore condividiamo i criteri e gli obiettivi della traduzione e sappiamo entrambi che la mia soluzione sar accettata, se razionale nei confronti dello scopo. Detto questo, chiaro che dal processo di revisione sono banditi criteri personalistici, gusti o idiosincrasie personali (La parola pure non mi piace. Usi anche, per favore, mi stato detto una volta. Al che io ho risposto: Ma questo non me laveva specificato, non cera negli standard di cui avevamo discusso. E poi ho usato anche due righe fa). Parlando di revisione, e criteri di revisione, passo a unaltra domanda che ho trovato molto interessante: DOMANDA 5 Dove finisce la creativit e dove inizia lipertraduzione? Il problema dellipertraduzione sottile. Nelleditoria si aborriscono le note, ma capita spesso che il livello di esoticit di un testo non sia facilmente sostenibile dal lettore comune. spesso in questi casi che viene la tentazione di ipertradurre. A volte, con risultati divertenti:

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Half-loaf of bread, solid as masonry. A wedge of cheese, Shropshire blue, crusty at the edges. Two apples from the orchard. Una mezza pagnotta dura come il marmo. Un pezzo di formaggio gorgonzola dello Shropshire, gi crostoso ai bordi. Due mele dal frutteto. Un problema di creativit quello di tradurre questa parola: Then, with the formalities over, a handful of mourners drifted haphazardly back towards the welcoming doors of the pub. Poi, finite le formalit, un gruppetto di dolenti torn come per caso verso le porte accoglienti del pub. DOMANDA 6 I sistemi di traduzione assistiti (workbench, Transit), uccidono la creativit? Se vero, consigliabile bandirli per i testi esclusivamente o prettamente redazionali? In effetti, non riesco a capire come i CAT possano uccidere la creativit. Avere dei pattern di traduzione costanti molto utile perch, allinterno di un testo, un obbiettivo che devessere sempre tenuto sottocchio luniformit. Luniformit lelemento che d compattezza al testo, aiuta il lettore a districarsi nella sua struttura, lo rassicura, gli evita molte possibilit di fraintendimento e, allo stesso tempo, riflette sul produttore del testo (autore, editore, ente o azienda) unimmagine di coerenza, solidit, affidabilit. Cos come Dal faceva sempre i cassetti flosci o in Gentile da Fabriano troviamo sempre quelle elegantissime textures sui fondali dorati che venivano stese dai garzoni di bottega con un processo tecnico che utilizzava teli e graticci, cos il CAT ci premette di mantenere con maggiore facilit le costanti dei nostri testi, senza doverci perdere troppo tempo. I rischi dei CAT, a mio modo di vedere, sono due. Il primo che i committenti, quando lo richiedono, poi tendono a chiedere anche uno sconto. E questo veramente seccante, perch il CAT costa ed ironico che uno debba investire dei soldi per guadagnare di meno. Laltro rischio che se in una determinata stringa ci sono degli errori, questi errori tendono a replicarsi pi facilmente. I controlli sulle stringhe 100%
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match si tendono a fare per ultimi, se c tempo e se si viene pagati per farlo. Daltra parte, come scriveva qualche giorno fa una traduttrice nella lista discussioni AITI: Bisogna affrontare il problema di produttivit senza farsi delle illusioni sulla traduzione perfetta. La traduzione non mai perfetta, quando si parla della qualit non mai la Qualit (assoluta), ma piuttosto la corrispondenza alle esigenze del cliente. Questo ci insegna il marketing. Un altro punto la corrispondenza qualit/prezzo. Se il cliente esplicitamente non mi paga per rileggere i 100% match, io non li rileggo. Punto. Nel mio caso spesso ci sono 10-15 mila parole di 100% match contro 900-1200 di nuovi/fuzzy. Mi sembra assurdo lavorare 3-4 giorni, ricontrollando tutto, se vengo pagata per mezza giornata. La responsabilit finale non mia, del cliente stesso. Ah, quanta saggezza in queste semplici parole. DOMANDA 7 In Svizzera ci sono tanti esempi di pseudo-creativit, ad esempio quella dei testi pubblicitari. Che cosa ne pensa dei traduttori che magari decidono di fare di testa loro ma con risultati discutibili? La valutazione della creativit di un annuncio pubblicitario una questione complessa. Se da un lato, naturalmente, entrano in gioco molti elementi di gusto, se non addirittura di buon gusto, che possono essere personali, ma anche condivisibili da un punto di vista estetico, dallaltro non si deve dimenticare che la pubblicit non unarte pura, ma uno strumento di marketing, che ha un obbiettivo preciso: far conoscere un prodotto e indurre in consumatore a provarlo. Di conseguenza, per valutare appieno un comunicato pubblicitario dovrei anche sapere se riuscito nel suo obbiettivo di marketing. Per cui pu capitare che pubblicit molto belle, eleganti o divertenti non servano al prodotto, mentre altre sgraziate, volgarotte o addirittura imbarazzanti servano egregiamente al loro compito e quindi, siano difficilmente attaccabili. Lideale, naturalmente, una pubblicit che funzioni e che sia, allo stesso tempo, elegante e gradevole. Possiamo comunque farci unidea un po pi argomentata di un comunicato pubblicitario se cerchiamo di valutarlo secondo questo tipo di caratteristiche:

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Si rivolge adeguatamente al target di acquisto del suo prodotto? La tecnica realizzativa e lidea sono coerenti con le aspettative e i gusti del target? Il tipo di comunicazione coerente con le condizioni del mercato in cui il prodotto si colloca? La promessa che veicola interessante, convincente e originale? Detto questo, vorrei aggiungere la mia opinione sui traduttori che si improvvisano pubblicitari. A mio parere fanno bene. E per diverse ragioni. Innanzi tutto il mercato in contrazione labbiamo visto sia perch la domanda non cresce, sia perch cresce lofferta e quindi la concorrenza, sia perch la globalizzazione tende a far abbassare i prezzi. In una situazione del genere, quando gli avvocati divorzisti si improvvisano consulenti del lavoro e gli architetti fanno i geometri, non vedo perch un traduttore non possa offrire la sua consulenza come copywriter. In secondo luogo, nella localizzazione un traduttore, almeno in teoria, dovrebbe essere imbattibile. Conosce la realt della societ in cui il prodotto andr venduto, ma comprende anche il messaggio originale, e quindi pu realizzare una mediazione ideale. Certo, anche in questo caso, la creativit non deve essere interpretata come Faccio quel che mi pare, come mi viene e chisseneimporta. Essere creativi significa rendersi conto degli obiettivi che ci si pongono e muoversi di conseguenza. Una volta entrati in questottica di controllo, autocontrollo e consapevolezza, penso che un traduttore che si proponga come consulente di comunicazione globale, ossia come lesperto nel gestire il passaggio efficace tra le lingue, sia del tutto credibile e, anzi auspicabile. DOMANDA 8 Quali testi di grammatica e di scrittura aziendale, manuali di traduzione o pi in generale di scrittura creativa o creativit non devono assolutamente mancare nella biblioteca di un traduttore? Oggi ci si pu liberare da molti fardelli, dato che un gran numero di strumenti disponibile su Internet. Tuttavia alcuni libri sono ancora indispensabili. Il primo una grammatica. La migliore in assoluto oggi, per litaliano si intitola Italiano, il suo autore Luca Serianni ed pubblicata da Garzanti. Secondo me bisogna acquistarla anche se si dispone di altre grammatiche perch una pietra di paragone impareggiabile. La parte scientifica suddivisa
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secondo le classiche nove parti del discorso articolo, congiunzione, preposizione, nome, pronome, aggettivo, avverbio, verbo, interiezione e in appendice offre un prontuario piuttosto esauriente. Una grammatica deve servirci non solo a dipanare dubbi momentanei ma soprattutto a dare unimpostazione generale al nostro modo di scrivere. Inoltre, poter disporre di unottima grammatica permette al traduttore di avere unarma adeguata nel caso sorgano dispute con i committenti o i revisori. Serianni, da questo punto di vista molto utile e autorevole, anche perch, da scienziato della lingua, Serianni ha latteggiamento rigoroso, da un lato, e aperto dallaltro che lunico produttivo in questo settore. Unaltro testo che secondo me indispensabile il Manuale di stile di Roberto Lesina, pubblicato da Zanichelli. Si tratta del prontuario pi affidabile e completo delle norme redazionali. Vi praticamente tutto: quando si usano le virgole e le virgolette, dove vanno e dove non vanno gli spazi, come usare i corsivi, i maiuscoletti, come indicizzare un sommario, come fare una tabella o un elenco, quanti sono i tipi di trattino e come usarli... insomma tutto quello che serve per trasformare un testo in una pubblicazione. Ovviamente, il Lesina va usato cum grano salis e in coordinamento con altri prontuari che possono essere forniti dai committenti (ad esempio, la Cancelleria ne ha approntato uno ottimo), che per anche se forniscono unampia gamma di indicazioni non possono essere completi. Rimane sempre il dubbio se il circolino, simbolo del grado centigrado, vada prima o dopo la C maiuscola, e se vada separato o no da uno spazio. Lesina lo sa. Limportanza del Lesina sta anche nel fatto che sempre pi spesso al traduttore viene richiesto di fare la redazione del testo, ed essere in grado di fornire un servizio circostanziato e competente diventa sicuramente un atout. Dopo questi due libri fondamentali, alcuni libri importanti. Innanzi tutto un vocabolario della lingua italiana. Purtroppo, in questo periodo, dopo la cancellazione del De Mauro, su Internet ci sono ancora buoni dizionari (Garzanti, Sabini Colletti, Treccani), non c pi quel vocabolario della lingua italiana affidabile e autorevole per cui forse conviene recuperare quel vecchio arnese che stavamo buttando via. In particolare se il Devoto-Oli. Attenzione, per, alluso che si fa del vocabolario, che non una grammatica e non risolve alcuni problemi fondamentali del traduttore. Voglio dire che il vocabolario mi pu aiutare a risolvere un dubbio di ortografia, ma non detto che dirima un problema di opportunit duso di un termine. Per fare un esempio, se sia opportuno o no tradurre con detersivo per
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rigovernare, il vocabolario non me lo pu dire. N mi dice, purtroppo, se il verbo interessare regge il dativo o laccusativo, n se la frase A me la vittoria dellItalia non convince del tutto corretta. Se vogliamo farci unidea di come si pu raggiungere una scrittura pi agile, snella in particolare se traduciamo testi amministrativi, consiglio di studiare Cortelazzo-Pellegrino, Guida alla scrittura istituzionale, Laterza 2003, e di tenerlo a portata di mano, perch d parecchie suggerimenti. Un libro molto ben fatto quello di Alessandro Lucchini, Business writing, Sperling & Kupfer 2006. Ho tratto grandi insegnamenti dal volume di Bice Mortara Garavelli, Manuale di Retorica, Bompiani, 2003. E, della stessa Bice Mortara Garavelli, a chi si occupa direttamente di traduzioni giuridiche consiglio Le parole e la giustizia. Divagazioni grammaticali e retoriche su testi giuridici italiani, Einaudi 2001. Poi, non sarebbe male avere sottomano un vocabolario di latino (io ho il Castiglioni Mariotti, dei tempi del Liceo), mentre per linglese si trova pressoch tutto su Internet. Su Internet si trova anche un ottimo sito di sinonimi (http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/ ) e un buon dizionario etimologico (www.etimo.it) che la versione digitale di un vecchio, ma buon dizionario dei sinonimi, quello di Ottorino Pianigiani. Non consiglio di occuparsi la casa con troppe enciclopedie. Allenciclopedia si ricorre, di solito, per avere uninfarinatura, una prima informazione su un argomento, e questa la si pu ottenere su Internet (sapendo, ovviamente, distinguere il grano dal loglio e dalla crusca). Se abbiamo bisogno di andare in profondit su un argomento, ecco che lenciclopedia non ci serve pi. Poi, naturalmente, per ogni campo specifico bene disporre dei testi di riferimento, corpora, glossari eccetera. DOMANDA 9 Secondo lei che differenza c tra chi scrive e chi traduce? Come fa notare Petros Markaris nel suo ultimo libro Io e Kostas Charitos, Ho sempre visto, e continuo a vedere tuttora, la traduzione come un eccellente esercizio sulla lingua. La grande diversit tra la
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scrittura autoriale e la traduzione che lo scrittore pu ottimamente cavarsela con una sola lingua; al contrario, il traduttore deve dominarne diverse. Se uno scrittore si specializza in un tema, per esempio gli emarginati, gli baster possedere la lingua degli emarginati per scrivere tutti i romanzi che vorr. Le critiche negative che, mettiamo, a un certo punto potrebbe ricevere, potranno riferirsi alla ripetitivit del tema, o al fatto che ormai il pubblico se n saziato, ma non certo alla sua insufficienza linguistica. Invece, a un traduttore serve una lingua per tradurre Shakespeare, unaltra per tradurre Molire e unaltra ancora per tradurre Franz Xaver Kroez o Mark Ravenhill. [...] Un buon traduttore ha lobbligo di rispettare entrambe le lingue: sia quella delloriginale sia la sua. Il peso grava naturalmente tutto sulla lingua darrivo perch se c qualcosa che non si pu dire, o non si pu dir bene, nella sua lingua, il traduttore ha lobbligo di rispettarla e di trovare unaltra soluzione, anche a costo di allontanarsi in qualche modo dalla traduzione fedele delloriginale. preferibile che non sia completamente fedele alloriginale piuttosto che maltratti la sua lingua. Questa competenza multiforme del traduttore sarebbe da coltivare perch serve nella pratica quotidiana per staccarsi dalla routine. La routine importante perch d continuit, sicurezza, fluidit, ma pu diventare un problema quando diventa un clich da cui non si ci riesce pi a liberare come certa gente che torna a casa e si rivolge alla moglie Egregia consorte, la presente per inoltrarle, con il dovuto rispetto e un certo rammarico, una doglianza riguardo allespletamento di quelli che, ai sensi del diritto consuetudinario e secondo una tradizione giurisprudenziale ormai consolidata, vengono definiti (non senza, forse, una leggera forzatura, almeno secondo le indicazioni pi recenti del pensiero femminista e libertario) doveri coniugali. Ella infatti, nel corso del corrente anno solare ha avuto la compiacenza di giacersi meco soltanto... ecc. ecc. C un altro aspetto, poi, che molto importante. Lesperienza di scrittori che si trasformano in traduttori non ha dato sempre risultati soddisfacenti. Di l dalle competenze linguistiche, uno scrittore pu non essere un buon traduttore perch pu tendere a sovrapporre se stesso, il suo stile, i suoi idiomatismi a quelli delloriginale. Cos come, ad esempio, un avvocato, per quanto esperto, pu non essere un buon traduttore. E, a volte, anche come revisore da controllare. La forza del traduttore, infatti, sta in una caratteristica che non detto sia
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posseduta dallo scrittore: la passione per il servizio. Il traduttore dovrebbe avere il gusto e sentire la soddisfazione del buon lavoro fatto proprio nellessere stato capace di scomparire dietro una traduzione che non fa sentire la sua presenza. Lo scrittore, difficilmente accetta questo gioco che molto raffinato, ma richiede uninterpretazione pi sottile del proprio egotismo di quella accessibile allo scrittore medio, che a volte un po narcisista. Non che il traduttore non possa essere narcisista, ma lo far con maggiore finezza, compiacendosi di essere il regista occulto, il burattinaio invisibile dietro le quinte del testo. DOMANDA 10 Sul suo sito Scuola di scrittura, la sesta regola del Decalogo dice: Non illuderti, quel che si pu dire si pu dire semplicemente. Negli ultimi anni lei ha notato delle trasformazioni tra lingua scritta e lingua parlata nel mondo della stampa italiana? Sul discorso della semplicit non posso che confermare la sesta regola del decalogo. La semplicit un punto darrivo a cui non tutti possono aspirare. Per essere semplici bisogna aver ben chiari i concetti, le situazioni, i collegamenti, le implicazioni e gli sviluppi che il ragionamento comporta, e molte volte, invece, non si ha il tempo, la voglia o la capacit per ottenere questo chiarimento. Se analizziamo la gran parte dei testi dal punto di vista sintattico, ci rendiamo conto che le incidentali sono spesso superflue, le catene di relative potrebbero essere sciolte e trasformate, chess, in elenchi, e che molte concessive (le frasi introdotte da bench, sebbene) sono chiari segnali di incertezza. Poi, naturalmente, semplicit non significa banalit e, daltra parte, luso di un linguaggio tecnico accresce la precisione e la brevit di un testo. Ma attenzione: bisogna sempre saper distinguere tra un tecnicismo (che pu essere utile) e un gergalismo (che invece, spesso si pu evitare), tra la concatenazione dei pensieri e laffastellarsi di burocratismi e arzigogoli argomentativi. Per quel che riguarda, poi, le trasformazioni della lingua anche qui abbiamo indicazioni molto interessanti. 1. Innanzi tutto si registra un avvicinamento notevole tra la lingua parlata e quella scritta. I linguisti concordano su questo dato, e lo interpretano s come un abbassamento medio della letterariet degli scritti, ma anche con un innalzamento delle competenze linguistiche del popolo. Si tratta di un dato positivo comunque lo si veda. La distanza tra italiano scritto e italiano parlato
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sempre stata considerata un problema, una debolezza dellitaliano che dava luogo, nello scritto a una certa artificiosit, e come dire falsit, mentre il parlato non riusciva ad assurgere a una sua dignit riconosciuta. Oggi lalfabetizzazione, la possibilit di accedere con maggiore agio ai mezzi di comunicazione e direi uno Zeitgeist che ha portato il cittadino (e non pi listituzione), il lettore (e non pi lo scrittore) al centro del movimento comunicativo sociale, hanno fatto s che il livello medio della comprensione e delluso della lingua si sia innalzato e, al tempo stesso, ha imposto a chi scrive un adeguamento a standard di comprensibilit e di immediatezza nuovi. 2. Ovviamente, in questo modo la lingua cambia e ci pu essere qualcuno che lamenti un suo peggioramento qualitativo. Personalmente, non sono affatto daccordo. La lingua si adatta alle circostanze e alle esigenze espressive delle persone che la parlano e, a sua volta, le influenza. Ma ben difficile pensare che questo adeguamento si ottenga con una lingua impoverita o banalizzata. In realt, la lingua non si impoverisce, ma si trasforma. vero che molte cose (parole, costrutti, idiomi) si perdono ogni giorno, ma vero altres che se ne acquisiscono altrettanti, se non di pi. Oggi abbiamo una lingua rapida, veloce, efficace, che non solo non ha nulla da invidiare a quella dei classici, ma se vogliamo (in certo senso) la supera. Ed ecco un esempio di quel che intendo: Ci sar di sicuro chi dir che, di qualcuna di queste novelle, si sarebbe potuto fare a meno. E, daccordo, lo concedo! Ma del resto come potevo scrivere novelle diverse se mi hanno raccontato proprio queste? Per cui, in qualche modo, la responsabilit di chi mi le ha raccontate: se me ne avessero dette di migliori, ne avrei scritte di pi belle. Ma anche se si volesse supporre che sia stato io a inventarle e a scriverle, cosa che, ripeto, non vera... insomma, anche in quel caso dico che non mi dispiacerebbe il fatto che ce ne siano di belle e di meno belle: perch in fondo non c nessuno a parte Dio che sia capace di fare tutto alla perfezione: tanto che, persino Carlo Magno, che fu il primo a creare i paladini, non ne seppe fare un numero sufficiente da formarci un esercito. Bel concetti. Ma vi rivelo che questa una traduzione. Il testo originale recitava: Saranno similmente di quelle che diranno qui esserne alcune che, non essendoci, sarebbe stato assai meglio. Concedasi: ma io non pote' n doveva scrivere se non le raccontate, e per ci esse che le dissero le dovevan dir belle, e io l'avrei scritte belle. Ma se pur presuppor si
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volesse che io fossi stato di quelle e lo nventore e lo scrittore, che non fui, dico che io non mi vergognerei che tutte belle non fossero per ci che maestro alcun non si truova, da Dio in fuori, che ogni cosa faccia bene e compiutamente; e Carlo Magno, che fu il primo facitor di paladini, non ne seppe tanti creare che esso di lor soli potesse fare oste. DOMANDA 11 In Italia ci sono proporzionalmente pochi traduttori e moltissime persone che scrivono direttamente in italiano. In Svizzera, invece, la maggior parte dei testi italiani opera di traduttori. Alla fine, questo italiano svizzero non rischia di standardizzarsi e impoverirsi? Esiste un rischio, in effetti, quando si legge molto, o esclusivamente, testi tradotti. il rischio dellattrito linguistico cui abbiamo fatto accenno, ma c anche il rischio del traduttese, cio dellimporsi di una lingua corretta, s, ma un po anodina, senza identit, senza caratteristiche e quindi, anche senza forza. Penso anchio, naturalmente, che la parole, cio lespressivit immediata e diretta che va anche contro le regole sia un valore importante da mantenere, ma allo stesso tempo, credo che non si possa andare contro le regole, non si possano infrangere o modificare efficacemente se non le si conosce. E una lingua un po grigia non altro che un prontuario di lingua corretta da imparar bene e poi da superare. So la storia ce lo insegna che posso partire dallo standard per elevarmi alloriginalit: i pittori pi grandi hanno frequentato le accademie dove hanno imparato lo standard, la pittura un po grigia e anonima, e poi se ne sono liberati. I musicisti pi grandi sono stati a lezione da insegnanti a volte anche mediocri, per poi superarli, avendone per assorbito la lezione. La stessa cosa vale per la lingua: non mi preoccuperei troppo dello stato della lingua confrontandolo con il passato un confronto improponibile metodologicamente ma che se proprio volessimo fare non ci troverebbe necessariamente perdenti. Devo valutare la lingua confrontandola con le esigenze espressive della contemporaneit, e se faccio questo mi rendo conto che tutto quel che voglio dire lo posso dire bene. Sul resto, come disse un grande, meglio tacere!

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Grazie!

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