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LOSSERVATORE ROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt
venerd 18 gennaio 2013

Unicuique suum
Anno CLIII n. 14 (46.258)
.

Citt del Vaticano

Secondo al Jazeera trentacinque delle persone sequestrate sono rimaste uccise in un raid delle forze algerine

Il Papa a una delegazione ecumenica della Finlandia

Ostaggi del conflitto


Larcivescovo di Bamako chiede lapertura immediata di corridoi umanitari nel Mali
ALGERI, 17. Il conflitto in Mali sembra varcare i confini del Paese e trasformarsi sempre pi in una guerra di ostaggi: persone sequestrate e uccise e popolazioni in balia della violenza e private dei mezzi minimi di sostentamento. E potrebbe avere avuto un tragico epilogo il sequestro di ieri di una quarantina di ostaggi stranieri da parte di un commando jihadista nel Sahara algerino. Secondo Al Jazeera, trentacinque ostaggi e quindici rapitori sarebbero morti oggi in un raid aereo compiuto dalle forze armate algerine dopo che i terroristi erano usciti dallimpianto per lestrazione di gas al confine con la Libia. La situazione appare ancora molto confusa, perch limpianto situato a Tigantourine, 40 chilometri da In Amenas, non lontano dalla frontiera libica, in pieno deserto e le notizie arrivano frammentate e difficili da confermare. Uno dei sequestratori ha aggiunto che nel raid aereo algerino morto il capo del commando, Abu al-Baraa. Luomo ha spiegato che al momento dellattacco i sequestratori stavano tentando di trasferire in un luogo pi sicuro gli ostaggi a bordo di alcuni mezzi della societ che gestisce gli impianti. In relazione al sequestro, un portavoce del gruppo aveva parlato di una vendetta nei confronti della Francia e dei Paesi che la sostengono, in riferimento allintervento francese in Mali. Il ministro dellInterno algerino, Dahou Ould Kablia, ha ripetuto oggi che il Governo non negozier con i terroristi, aggiungendo che questi vogliono lasciare il Paese con gli altri ostaggi, ma che sar loro impedito. Tra i 41 ostaggi il numero quello dichiarato dai sequestratori a organi di stampa mauritani, ma le fonti algerine parlano di una ventina ci sarebbero cittadini statunitensi, francesi, britannici, norvegesi e giapponesi, oltre a 150 algerini, che al contrario degli stranieri avrebbero per libert di movimento nellimpianto. Il ministro algerino ha confermato che due persone un britannico e un algerino sono state uccise nellattacco di ieri. Tra i feriti ci sono altri due britannici, uno inglese e uno scozzese, e tre agenti algerini della sicurezza. Secondo Kablia, i rapitori sono algerini e sono agli ordini di Mokhtar Belmokhtar, conosciuto come lintoccabile, un leader dellAqmi che di recente avrebbe creato il gruppo protagonista dellassalto. Belmokhtar ha posto una duplice condizione per liberare gli ostaggi: Parigi deve porre fine alle operazioni in Mali e Algeri deve scarcerare cento islamisti detenuti nelle sue prigioni e portarli nel nord del Mali a raggiungere i gruppi jihadisti che da mesi ne hanno assunto il controllo. Nel frattempo, le popolazioni maliane subiscono sempre pi le conseguenze del conflitto. Lapertura nel pi breve tempo possibile di corridoi umanitari per prestare loro soccorso stata chiesta dallarcivescovo di Bamako, Jean Zerbo. Il presule ha dichiarato alla Misna, lagenzia internazionale delle congregazioni missionarie, che il bisogno di cibo, acqua potabile, kit igienici, medicinali anti-malarici e beni di prima necessit andr crescendo nelle prossime settimane, anche perch siamo nella stagione fredda e umida, il che complica non poco lintervento umanitario. Poi siamo in guerra e non sappiamo quanto durer, ha aggiunto larcivescovo. Le truppe francesi hanno proseguito nelle ultime ore la loro avanzata verso nord con operazioni di terra, seguite ai raid aerei condotti a partire dall11 gennaio sulle zone centrali e settentrionali del Paese per fermare lavanzata dei gruppi jihadisti verso Bamako. Si susseguono intanto le iniziative di appoggio allintervento di Parigi. Oggi i ministri degli Esteri dellUe hanno dato il via libera al piano per inviare istruttori militari per addestrare le truppe di Bamako, dopo che ieri sera una riunione dei capi di stato maggiore della Comunit economica degli Stati dellAfrica Occidentale (Ecowas), tenuta a Bamako, ha stabilito che entro il 26 gennaio arriveranno in Mali circa duemila uomini della forza dintervento dellEcowas stessa gi approvata dalle Nazioni Unite. Sempre ieri, il segretario alla Difesa statunitense, Leon Panetta, in visita a Roma, ha dichiarato che le operazioni in Mali non sono una guerra francese e necessitano di uno sforzo internazionale che dovr essere ratificato dallO nu.

Insieme per una societ giusta e fraterna

Caccia francese nella base di Bamako (Afp)

Per procedere sulle vie della comunione necessario che siamo sempre pi uniti nella preghiera, sempre pi impegnati nella ricerca della santit e sempre pi coinvolti nei campi della ricerca teologica e della cooperazione al servizio di una societ giusta e fraterna. Lo ha detto il Papa alla delegazione ecumenica finlandese ricevuta in udienza nella mattina di gioved 17 gennaio, in occasione della festa di santEnrico. Commentando il tema dellannuale Settimana di preghiera per lunit dei cristiani, tratto in questo 2013 dal libro di Michea Quel

che il Signore esige da noi il Papa ha sottolineato come il profeta spieghi anche ci che Dio esige: Praticare la giustizia, amare la piet, camminare umilmente con il nostro Dio. E questo camminare umilmente, nellobbedienza alla sua parola salvifica e con fiducia nel suo disegno generoso, rappresenta per Benedetto XVI unimmagine eloquente del nostro percorso ecumenico sulla via verso lunit piena e visibile di tutti i cristiani. Un itinerario ha aggiunto nel quale siamo chiamati ad avanzare insieme sulla stretta via della fedelt alla volont sovrana di Dio, affrontando qualsiasi difficolt od ostacolo che possiamo incontrare.
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Obama firma ventitr decreti per limitarne la circolazione e la National Rifle Association reagisce

Presentata ledizione 2013 del World Economic Forum

Guerra delle armi negli Stati Uniti


WASHINGTON, 17. Via libera da Barack Obama a una storica stretta sulle armi negli Stati Uniti, dopo le recenti stragi culminate nel massacro di bambini a Newtown, in Pennsylvania. Circondato da bimbi, il presidente statunitense ha firmato ieri alla Casa Bianca i ventitr decreti immediatamente esecutivi e un pacchetto di progetti di legge con cui intende rafforzare il controllo sulle armi e diminuire quella che ha definito lepidemia di violenza in questo Paese. In particolare prevista la reintroduzione del divieto in vigore fino al 2004 per la vendita delle armi semiautomatiche e la limitazione della capacit dei caricatori a un massimo di dieci proiettili. Intanto la pi potente lobby delle armi, la National Rifle Association, ha gi promesso la battaglia del secolo per fermare i provvedimenti pi rigorosi che dovranno passare al vaglio del Congresso. Obama ha dichiarato: Dobbiamo agire ora, facciamo la cosa giusta. Il capo della Casa Bianca ha comunque osservato che nessuna legge potr azzerare gli attacchi armati. Se c anche una cosa che possiamo fare per ridurre questa violenza, se c una vita che possiamo salvare, allora abbiamo lobbligo di agire ha detto il presidente statunitense. Il pacchetto messo a punto da un team, guidato dal vicepresidente Joe Biden, comporter una spesa di cinquecento milioni di dollari nel bilancio federale del 2014 e prevede una serie di misure articolate. Diventano obbligatori i controlli su chi acquista unarma per verificare se abbia precedenti penali o soffra di disturbi mentali. A questo fine sar istituita un banca dati per uno scambio di informazioni sugli elementi considerati pericolosi. Inoltre saranno rafforzate le strutture sanitarie che si occupano del trattamento delle persone con disturbi mentali, soprattutto dei pi giovani. Vi sar un rafforzamento dei controlli nelle scuole, ma al momento non previsto limpiego di guardie armate. Si studier anche limpatto che i film e i videogiochi pi violenti hanno sullaumento della criminalit. Obama ha chiesto al Congresso, in merito al vaglio di tutte queste misure, di agire presto. Il capo della Casa Bianca ha tenuto a precisare: Rispetto le nostre forti tradizioni sul possesso delle armi, ma serve un cambiamento. E davanti ai parenti delle giovani vittime del massacro nella scuola elementare di Newtown, ha ricordato le grandi responsabilit che tutti gli adulti hanno verso i pi piccoli.

I leader mondiali a Davos cercano risposte alla crisi


BERNA, 17. Crisi del debito, guerra valutaria ed economie emergenti: saranno questi tre dei principali dossier sul tavolo dei leader delleconomia mondiale che si riuniranno a Davos dal 23 al 27 gennaio per ledizione 2013 del World Economic Forum. Ad animare i lavori sar il presidente del Consiglio italiano, Mario Monti, davanti al ghota della politica e delleconomia: 2.500 top manager, capi di Stato e di Governo. Lintervento di Monti sar seguito da quello del presidente del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, che invece affronter il tema del dinamismo resiliente, parlando di quella elasticit che consente di reagire e riportare alla crescita economica. Essere resiliente essere in grado di adattarsi al contesto in continuo movimento, resistere agli shock improvvisi e riprendersi ha affermato il fondatore e presidente del Forum, Klaus Schwab, presentando il programma del vertice. In futuro inoltre, la crescita richieder maggiore dinamismo ha aggiunto. Lobiettivo del Forum di Davos ha ricordato Schwab non di adottare dichiarazioni finali o decisioni. Davos invece un laboratorio di idee. La sfida del Forum 2013 quella di riuscire a contrastare una crisi pi lunga e profonda del previsto non con risposte autonome e isolate ma con risposte collettive proprio attraverso quello che viene definito dinamismo resiliente. Il forum vedr una cinquantina di capi di Stato e di Governo alternarsi sui diversi palchi. Tra loro, il primo ministro britannico, David Cameron, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, il presidente francese, Franois Hollande, e il primo ministro russo, Dmitry Medvedev. Non mancheranno il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, il segretario generale dellOcse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), Angel Gurra, e il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Oltre al vertice di Davos, il Forum tiene da qualche tempo anche unannuale riunione in Cina e una serie di incontri a livello regionale, durante tutto larco dellanno. stato fondato nel 1971. Al di l delle riunioni e degli incontri, il Forum produce anche tutta una serie di rapporti di ricerca e studi, e impegna i suoi membri in specifiche iniziative settoriali.

Il concilio intende limpegno ecumenico come parte essenziale della missione della Chiesa

Senza la ricerca dellunit la fede rinuncerebbe a se stessa


KURT KO CH
A PAGINA

La Pontificia Accademia Ecclesiastica celebra il patrono santAntonio abate


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NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: Giuseppe Molinari, Arcivescovo di LAquila (Italia), con lAusiliare, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Giovanni DErcole, Vescovo titolare di Dusa, in visita ad limina Apostolorum; Tommaso Valentinetti, Arcivescovo di Pescara-Penne (Italia), in visita ad limina Apostolorum; Michele Seccia, Vescovo di Teramo-Atri (Italia), in visita ad limina Apostolorum; Angelo Spina, Vescovo di Sulmona-Valva (Italia), in visita ad limina Apostolorum; Pietro Santoro, Vescovo di Avezzano (Italia), in visita ad limina Apostolorum. Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Kenya ed Osservatore Permanente presso gli Organismi delle Nazioni Unite per lAmbiente e gli Insediamenti Umani (U.N.E.P., UNHabitat) Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Charles Daniel Balvo, Arcivescovo titolare di Castello, finora Nunzio Apostolico in Nuova Zelanda, Isole Cook, Fiji, Isole Marshall, Kiribati, Nauru, Palau, Samoa, Stati Federati di Micronesia, Tonga, Vanuatu e Delegato Apostolico nellOceano Pacifico.

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Donne e Vaticano II in un libro promosso dal Coordinamento teologhe italiane

Ma la storia non si scrive con le rivendicazioni


LUCETTA SCARAFFIA
A PAGINA

Un computer diffonde il discorso di Obama in un negozio di armi in Florida (Reuters)

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LOSSERVATORE ROMANO
Nel Beige Book si registra una ripresa in tutti i distretti

venerd 18 gennaio 2013

Pil in calo rispetto alle previsioni dellEsecutivo

La Fed ottimista sulla crescita


WASHINGTON, 17. In tutti i dodici distretti della Federal Reserve si registra una crescita modesta o moderata che conferma unespansione dellattivit economica. Lo scrive la Banca centrale degli Stati Uniti, la Federal Reserve, nel suo primo Beige Book del 2013, pubblicato ieri, nel quale si sottolinea in particolare come nei distretti di New York e di Philadelphia sia avvenuto un rimbalzo dopo le conseguenze negative delluragano Sandy. In tutti i distretti, continua la Fed, si segnala una crescita nella spesa delle famiglie con un bilancio finale delle vendite di fine anno leggermente pi alto del 2011. Si segnala inoltre una forte ripresa delle vendite di auto nuove in dieci distretti. Tuttavia, nel Beige Book si sottolinea anche come, nonostante la cautela dei consumatori a causa delle incertezze provocate dallo stallo nel dibattito sul bilancio federale, resti positivo anche se un po appannato lo scenario per le vendite future. Particolarmente positiva la situazione del settore turistico, con una crescita dellattivit, mentre i servizi non finanziari sono in miglioramento complessivo, dai trasporti al manifatturiero, con una visione che la Fed definisce complessivamente ottimista. Nella maggior parte dei distretti poi, si registra una espansione o una buona tenuta del settore immobiliare, cruciale per leconomia americana, con un buon andamento anche per ledilizia non residenziale, che maggiormente aveva sofferto negli ultimi anni. In calo in sei distretti,

Brusca frenata per leconomia brasiliana


BRASILIA, 17. Brusca frenata per leconomia brasiliana nel 2012: il pil, secondo una stima della Banca centrale, far segnare una crescita di poco al di sotto dellun per cento nel 2012, a fronte di previsioni del Governo che allinizio dellanno parlavano di un 4,5 per cento. La Banca centrale brasiliana ha annunciato ieri che nel novembre scorso si registrata una crescita dello 0,4 per cento del pil in confronto al mese precedente. I dati ufficiali saranno resi noti allinizio di marzo dallistituto brasiliano di geografia e statistica (Ibge), ma gli analisti sono piuttosto scettici su un possibile cambiamento. In un recente rapporto la Banca mondiale ha messo in guardia anche le economie emergenti, motore delleconomia mondiale, in particolare quelle facenti parte del Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa). Lespansione economica ha reso noto listituto non garantita. Per continuare a crescere rapidamente, i Paesi in via di sviluppo devono mantenere lo slancio di riforme che ha sostenuto laccelerazione della loro crescita fra il 1990 e il 2000 sui legge nel rapporto. Il pil cinese previsto crescere questanno dell8,4 per cento dopo essere sceso sotto lotto per cento nel 2012, stando ai dati della Banca mondiale. Leconomia del Brasile dovrebbe invece espandersi del 3,4 per cento. Il primo ostacolo alla crescita dei Brics dicono gli analisti sta nella crescita sostenibile, nella capacit di governare lo sviluppo economico e tecnologico. Tutti questi Paesi fanno segnare numeri da capogiro, ma debbono fare i conti anche con uninflazione galoppante e con problematiche legate alla politica monetaria. Questo sottolineano gli esperti particolarmente evidente in Cina, dove pesa soprattutto il debito delle amministrazioni locali e si teme lo scoppio di una bolla immobiliare. Il Brasile vive una situazione molto simile: in base alle stime del Fondo monetario internazionale, il costo del denaro dovrebbe assestarsi al 4,5 per cento nel 2012 e la crescita stabile al 3,6 per cento, al di sotto della media mondiale.

Il presidente della Federal Reserve (Reuters)

inoltre, il livello dei mancati pagamenti dei mutui. Sul fronte occupazionale, un aspetto che sta molto a cuore alla Banca centrale statunitense, il Beige Book non segnala grosse variazioni nellultimo periodo, anche per la cautela nelle assunzioni da parte di quelle aziende che operano in Europa o nel settore della difesa. E se gli stipendi restano stabili, la Fed os-

serva anche come in alcune aree del Paese stiano aumentando le difficolt a trovare manodopera veramente qualificata. Intanto, Wall Street registra trimestrali record per le banche, con un pieno di utili per JPMorgan e Goldman Sachs. Il boom di JPMorgan non basta per allamministratore delegato Jamie Dimon per mantenere il suo compenso: il consiglio di

In arrivo unaltra tranche di aiuti dallFmi

Resta negativo loutlook delle banche portoghesi

Il Fondo monetario internazionale sblocca i fondi per la Grecia


ATENE, 17. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha sbloccato ieri il versamento da 3,24 miliardi di euro atteso dalla Grecia, rata del prestito internazionale concesso al Paese ellenico. Lo riferisce una nota dellistituto di Washington. Il versamento era stato congelato per mesi a causa dei dubbi sulla possibilit che Atene, che lo scorso 15 marzo aveva ricevuto dal Fondo un prestito quadriennale di 28 miliardi di euro, rispettasse il programma di aggiustamento economico concordato con i suoi creditori internazionali in cambio degli aiuti che ne hanno evitato il default. Lammontare totale del prestito concesso alla Grecia da Fmi, Ue e Bce pari a 172 miliardi di euro. LFmi, dopo aver versato 1,6 miliardi ad Atene, aveva sospeso i pagamenti ma, in seguito a intensi e difficili negoziati con Bruxelles, aveva deciso di adottare misure pi morbide, abbandonando lobiettivo di una riduzione del debito greco dallattuale 170 per cento del pil al 120 per cento entro il 2020.

amministrazione lo ha dimezzato per il 2012 a 11,5 milioni di dollari (meno cinquanta per cento rispetto ai 23 milioni di dollari del 2011). In casa Goldman Sachs, invece, le spese per i compensi 2012 sono salite del sei per cento a 12,9 miliardi di dollari, per un compenso medio di 399.506 dollari a dipendente, in aumento rispetto ai 367.057 del 2011 quando il numero degli occupati era il tre per cento superiore. Laumento annuale include la contrazione dell11 per cento dei bonus e compensi distribuiti nel quarto trimestre. Nellannunciare utili quasi triplicati per gli ultimi tre mesi dellanno, Goldman Sachs ha compiuto anche un ulteriore passo in avanti per lasciarsi alle spalle la crisi e ha raggiunto, insieme a Morgan Stanley, un accordo con la Fed da 557 milioni di dollari per risolvere la disputa su mutui e pignoramenti. Goldman Sachs ha dunque archiviato il quarto trimestre con un profitto netto di 2,89 miliardi di dollari. JPMorgan ha chiuso lo scorso anno con un aumento dei profitti del 53 per cento a 5,69 miliardi di dollari.

Tramonto a Rio de Janeiro (LaPresse/Ap))

Ridimensionate le prospettive di sviluppo per il 2013

Rallenta la locomotiva tedesca


Pesa la crisi di fiducia nelleurozona
BERLINO, 17. Nel 2013, leconomia della Germania crescer solo dello 0,4 per cento, un dato che rappresenta meno della met dellaumento del prodotto interno lordo (pi 1,0 per cento) stimato dal Governo. quanto emerge dal rapporto annuale presentato ieri dal ministro dellEconomia tedesco, Philipp Rsler. Siamo pienamente convinti che la Germania rester anche nel 2013 il motore delleconomia e del mercato del lavoro, ha assicurato Rsler. Crediamo che la fase di squilibrio dellinverno passato sar superato durante lanno corrente, ha aggiunto il ministro, in riferimento ai dati dellultimo trimestre del 2012, che hanno registrato una contrazione del pil di uno 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente. Nel 2014, il ministro ha auspicato una crescita robusta delleconomia, pari all1,6 per cento. Per Rsler, si tratta del successo della politica di consolidamento adottata dal Governo tedesco, sottolineando come il momento peggiore della crisi sia passato. Il mercato del lavoro rimane stabile a un livello record, i ricavi continuano a crescere mentre landamento dei prezzi rimane mediamente stabile ha specificato il leader del Partito liberale Fdp, partner della coalizione del Governo del cancelliere Angela Merkel. Per il 2013 il ministero ha stimato una leggera crescita (pi 15.000 unit, per un totale di 41,6 milioni di lavoratori) nel livello di occupazione, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe restare a un livello basso. La crescita del 2013 sar, tuttavia, anche pi debole di quanto registrato nel 2012, per il quale lUfficio federale di statistica tedesco ha segnalato un rialzo dello 0,7 per cento. LEuropa ha ammonito Rsler deve tornare al percorso di crescita affinch leuro rimaga stabile. Gli altri membri Ue devono consolidare la credibilit delle loro prospettive e adottare le riforme strutturali necessarie. Ma, al tempo stesso, se la Germania vuole restare un modello per lEuropa, ha aggiunto il titolare del dicastero dellEconomia, deve continuare a fare ulteriori sforzi. La debole crescita del 2012 attribuibile allindebolimento delleconomia mondiale e alla crisi della fiducia nelleurozona, hanno spiegato gli esperti nella relazione del ministero dellEconomia. Per quanto riguarda lexport, il principale motore delleconomia tedesca, il Governo di Berlino ritiene possibile una crescita pari al 2,8 per cento rispetto al 2012, mentre le importazioni sono stimate in crescita del 3,5 per cento.

Un operatore di Borsa a Lisbona (LaPresse/Ap)

LISBONA, 17. Le prospettive del sistema bancario del Portogallo restano negative. Lo ha affermato ieri in una nota lagenzia internazionale di rating Moodys, sottolineando che loutlook negativo dal 2008. Moodys informa lagenzia Ansa ritiene che il limitato accesso al mercato dei finanziamenti delle banche portoghesi non si normalizzer nei prossimi 12-18 mesi. Lagenzia Moodys ha poi ribadito le proprie previsioni per leconomia portoghese: dopo una contrazione dell1,7 per cento nel 2011, il prodotto interno lordo in calo del 3,3 per cento nel 2012 e dell1,2 per cento. Per il 2013, Moodys prevede una contrazione dell1,2 per cento, con una prolungata recessione. A riguardo intervenuta anche la Banca centrale portoghese, che ha stimato per questanno una contrazione delleconomia pari all1,9 per cento, contro le aspettative del Governo Coelho (con un calo del pil all1 per cento). Le valutazioni sono peggiori di quelle elaborate lo scorso novembre, quando la Banca centrale aveva ipotizzato una contrazione dell1,6 per cento. Nel 2012, leconomia si ridotta del 3 per cento. Tra le cause, il calo delle esportazioni. Nel 2014, per, leconomia potrebbe crescere di nuovo dell1,3 per cento, a condizione precisa la Banca centrale che il Governo di Lisbona non adotti nuove misure di austerit in aggiunta a quelle richieste dallUnio-

ne europea e dal Fondo monetario internazionale come condizione per il pacchetto di aiuti internazionali. E lo stesso Fmi approvato lo stanziamento di 838,8 milioni di euro a favore del Portogallo. In una nota si sottolinea che i nuovi fondi rientrano nellambito del piano di aiuti internazionale.

Prima flessione dal 2009

In Cina meno investimenti esteri


PECHINO, 17. La Cina sta perdendo il proprio ruolo di fabbrica del mondo, con i produttori che si stanno spostando verso altri Paesi pi economici del sud est asiatico. Un cambio di rotta confermato anche dal calo del flusso degli investimenti esteri diretti, scesi in Cina nel 2012 del 3,7 per cento, a 111,72 miliardi di dollari, rispetto allanno precedente. Lo hanno confermato fonti del ministero del Commercio di Pechino. Si tratta, precisano gli analisti economici, del primo calo dal 2009. Soltanto a dicembre, in Cina sono entrati 11,7 miliardi di dollari, in ribasso del 4,5 per cento, nel settimo declino mensile continuativo. Per i tecnici, il dato negativo dovuto a una diminuzione nel manifatturiero, in quanto in molti sono andati via dalla Cina per cercare Paesi con minori costi di lavoro. La Cina, nella prima met dellanno scorso, ha superato gli Stati Uniti, diventando il pi grande mercato per gli investimenti esteri. Secondo i dati diffusi dalle autorit di Pechino, i capitali dallUnione europea sono scesi nel 2012 del 3,8 per cento, a 6,11 miliardi, con per inversioni di tendenza da parte di Germania, Olanda e Svizzera, i cui investimenti in Cina sono aumentati, rispettivamente del 29,5, 49,1 e 58,1 per cento. La flessione come riporta il quotidiano statunitense The Wall Street Journal il risultato del rallentamento della crescita cinese, dalla crisi dellEuropa, ma anche dellaumento dei salari e di altri costi di produzione, che rendono il made in China meno attraente. Landamento degli investimenti esteri in Thailandia e in Indonesia, saliti rispettivamente del 63 e del 27 per cento nel 2012, conferma linversione in atto. Salgono invece pi delle attese gli acquisti di asset finanziari americani, con gli investitori a caccia di un rifugio da un possibile rallentamento delleconomia. Gli acquisti netti di asset finanziari di lungo termine sono infatti aumentati a 52,3 miliardi di dollari, oltre le stime di 25 miliardi di dollari. La Francia e la Germania hanno aumentato la loro quota di titoli del Tesoro americani. La Cina resta il maggior creditore estero con 1.170 miliardi di dollari di titoli.

Nuovo presidente della Renania-Palatinato


BERLINO, 17. Svolta politica nella Renania-Palatinato. Dopo diciotto anni di Governo, lascia il socialdemocratico Kurt Beck per motivi di salute e prende il timone del Land la collega di partito Malu Dreyer, eletta ieri a Magonza con sessanta voti su cento. Affetta da sclerosi multipla, e costretta su una sedia a rotelle, la quarta donna alla guida di un Land tedesco. Prima di essere eletta, Dreyer ricopriva lincarico di ministro della Salute. Nel suo primo discorso ha aperto alla opposizione, sostenendo di volere collaborare in modo costruttivo con la Cdu nella regione, governata da una maggioranza rosso-verde.

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venerd 18 gennaio 2013

LOSSERVATORE ROMANO
Al negoziato tra il Governo congolese e i ribelli del Movimento del 23 marzo

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Mentre gli Stati Uniti riconoscono le istituzioni somale

Gli islamisti accentuano la sfida


MO GADISCIO, 17. Notizie di segno diverso e contrastante giungono riguardo alla crisi somala. Da un lato, gli Stati Uniti hanno comunicato il riconoscimento formale del Governo somalo, per la prima volta da ventanni. Un riconoscimento che molti osservatori valutano come frutto dei progressi ottenuti nella normalizzazione del tormentato Paese. Dallaltro lato, per, a conferma di una crisi ancora irrisolta, si accentua la sfida dei miliziani di al Shabaab, il gruppo armato radicale islamico che ha subito nei mesi scorsi pesanti sconfitte sul piano militare, ma che ha mantenuto intatta la propria capacit di colpire. Al Shabaab ha annunciato oggi di aver giustiziato lostaggio francese Denis Allex, detenuto in Somalia dal 2009 e dato per morto dal Governo francese dopo il fallimento di unoperazione militare messa in atto sabato scorso per liberarlo. Nelloperazione sono stati uccisi due militari francesi. Ieri, al Shabaab aveva annunciato la decisione di uccidere lostaggio, collegandola esplicitamente, oltre che alla vicenda somala in s, alle diverse crisi in corso in Africa e non solo che vedono i Paesi occidentali e segnatamente la Francia impegnati contro i diversi gruppi jihadisti. Data la crescente persecuzione dei musulmani in tutto il mondo da parte della Francia, la sua politica di oppressione dellIslam sul suo suolo e le operazioni militari francesi nella guerra contro la sharia in Afghanistan e pi recentemente in Mali, gli al Shabaab hanno deciso allunanimit di uccidere lagente dei servizi francese Denis Allex, aveva indicato il gruppo in un comunicato pubblicato su internet. Commentando tale annuncio, il capo di stato maggiore dellesercito francese, Edouard Guillaud, aveva parlato di manipolazione mediatica, ribadendo che non ci fossero prove del fatto che Denis Allex fosse ancora vivo. Sulla vicenda era tornato a intervenire anche il presidente francese Franois Hollande, che aveva detto di rivendicare la pur fallita operazione in Somalia per tentare di liberare lostaggio. Per quanto siano pesanti le conseguenze, perch c stata la morte, lassassinio dellostaggio e i due soldati uccisi, rivendico pienamente questa operazione. Lavevo decisa settimane fa, era prevista per quel giorno, pi esattamente per quella notte. Avrebbe potuto riuscire, sarebbe dovuta riuscire, aveva detto Hollande nella cerimonia di auguri di inizio anno alla stampa, ribadendo che resta un messaggio che la Francia ha inviato: non possiamo accettare che nostri cittadini vengano tenuti in ostaggio. A miliziani di al Shabaab attribuito dalle autorit del Kenya anche lassalto sferrato ieri da un gruppo di uomini armati che hanno ucciso quattro persone e ne hanno ferite sei nel ristorante di un albergo della citt di Garissa, a centoquaranta chilometri dal confine con la Somalia. Tra le vittime, secondo quanto comunicato da un portavoce della polizia, ci sono un responsabile locale dei servizi penitenziari e il proprietario dello stesso albergo, lHotel Dunes, normalmente frequentato da funzionari locali e residenti non originari della regione. Garissa, che conta una forte presenza di abitanti di origine somala, gi stata pi volte teatro di simili attacchi, come del resto altre citt del Kenya e i campi di raccolta delle centinaia di migliaia di profughi somali. Questo avvenuto da quando le truppe di Nairobi sono intervenute in Somalia contro al Shabaab, prima con unoperazione militare autonoma dal dichiarato intento di mettere in sicurezza le aree di confine e poi con linquadramento nellAmisom, la missione dellUnione africana. Proprio lintervento delle forze del Kenya ha determinato lesito delloperazione dellAmisom, soprattutto nel sud della Somalia, dove al Shabaab si dovuta ritirare dalle zone controllate da anni, in particolare da Chisimaio, seconda citt e secondo porto del Paese, dopo la capitale Mogadiscio. Chisimaio uno snodo cruciale per il controllo degli aiuti umanitari dai quali dipende in modo rilevante la sopravvivenza di gran parte della popolazione.

Prime intese per il Nord Kivu


Fissati i punti chiave della trattativa mediata dai Paesi dei Grandi Laghi
KINSHASA, 17. Sembra profilarsi una svolta nella crisi riaccesasi da quasi un anno a questa parte nel Nord Kivu, la mai davvero pacificata regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, dove nei mesi scorsi hanno preso le armi i ribelli del Movimento del 23 marzo (M23), ex guerriglieri che erano stati integrati nellesercito dopo un accordo raggiunto appunto il 23 marzo 2009, ma che nellaprile scorso avvano disertato in massa accusando il Governo di Kinshasa di non rispettare i patti. Alla ripresa dei negoziati avviati in dicembre nella capitale ugandese Kampala per iniziativa della Conferenza internazionale della regione dei Grandi Laghi (Cirgl), il Governo congolese e i ribelli dellM23 hanno fissato i punti chiave da dirimere. Una dichiarazione diffusa ieri alla stampa dal ministro della Difesa ugandese, Crispo Kiyonga, mediatore dei colloqui, specifica che le parti dovranno confrontarsi su quattro temi: revisione dei precedenti accordi di pace del 2009; sicurezza, questioni sociali, politiche ed economiche; modalit di attuazione di qualsiasi accordo che sar firmato. I negoziati, cominciati a met dicembre dopo che la Cirgl aveva imposto il ritiro dei ribelli da Goma, il capoluogo del Nord Kivu che avevano occupato, sono progrediti finora molto lentamente. Dopo uninterruzione concordata per le festivit di Natale e fine anno, la trattativa avrebbe dovuto riprendere il 4 gennaio, ma fino a ieri non erano stati segnalati sviluppi. A sbloccare lo stallo non aveva contribuito neppure lannuncio, dieci giorni fa, di un cessate il fuoco unilaterale da parte dellM23. Lambert Mende, il portavoce del Governo di Kinshasa guidato dal presidente Joseph Kabila, lo aveva definito una concessione fatta da persone che tendono a non fare quello che dicono. Lopposizione politica congolese aveva invece parlato di un gesto ragionevole, pur sottolineando che lM23 non aveva altre scelte. La decisione dei ribelli non altro che il frutto di serrate pressioni della comunit regionale e internazionale, aveva dichiarato Jason Luneno, deputato dellUnione per la nazione congolese, originario proprio del Nord Kivu, in unintervista alla Misna, lagenzia internazionale delle congregazioni missionarie. La situazione in Nord Kivu resta comunque drammatica. Fonti concordi riferiscono da Goma di un clima ancora molto incerto e della persistente presenza in citt di decine di elementi dellM23 che hanno lasciato luniforme. Miliziani stazionerebbero alle porte di Goma e di notte entrerebbero in citt, rendendosi responsabili di furti e saccheggi. Per quanto riguarda pi specificamente gli spostamenti di truppe, una settimana fa il dipartimento per il mantenimento della pace dellO nu ha chiesto al Consiglio di sicurezza di consentire luso di droni, gli aerei senza pilota, per la sorveglianza del Nord Kivu. Alla richiesta si era subito opposto il Rwanda, attualmente membro del Consiglio di sicurezza, il cui Governo stato pi volte accusato sia da quello di Kinshasa sia dagli stessi rapporti dellOnu di aver sostenuto i ribelli congolesi.

I negoziatori del movimento ribelle M23 a Kampala (Afp)

Cento morti e centomila sfollati in scontri per il controllo della miniera doro di Kabkabiya

Riesplode la violenza nel Darfur


Liberati quattro operai cinesi sequestrati da un gruppo armato
KHARTOUM, 17. La nuova ondata di violenza registrata nella regione occidentale sudanese del Darfur ha causato la morte di circa un centinaio di persone e oltre centomila sfollati. Il nuovo bilancio stato fornito ieri da fonti delle Nazioni Unite, che hanno confermato gli scontri tra due gruppi arabi della zona, i Beni Hussein e i Rizegat, per il controllo della miniera doro di Kabkabiya. Negli scontri, in corso da sabato, sono stati dati alle fiamme una trentina di villaggi, secondo lufficio dellOnu in Sudan per le emergenze umanitarie. Al tempo stesso lUmamid, la missione congiunta dellOnu e dellUnione africana nel Darfur, ha confermato una ripresa di combattimenti tra le forze governative di Khartoum e i ribelli del Movimento per la giustizia e luguaglianza (Jem), il principale gruppo ribelle della regione. Il Darfur teatro da un decennio di un conflitto tra Khartoum e gruppi armati delle popolazioni locali non arabe che ha causato, soprattutto nei primi anni, centinaia di migliaia di vittime e una delle maggiori emergenze umanitarie tuttora in atto nel mondo. Proprio ieri, comunque, quattro operai cinesi di una societ impegnata nella costruzione di una strada, rapiti sabato scorso da un gruppo armato non specificato di ribelli, sono stati rilasciati e consegnati allUnamid. La notizia, diffusa dalle autorit locali, stata confermata dalla portavoce dellUnamid Aisha al Basry, secondo la quale i quattro sono stati consegnati allufficio di Khor Apche, nel Darfur meridionale e che risultano in buone condizioni di salute. Una fonte citata dallagenzia di stampa sudanese Suna ha per precisato che undici operai sudanesi rapiti con i quattro cinesi non sono ancora stati rilasciati. La Cina uno dei principali partner economici e commerciali del Sudan e i suoi interessi sono stati fatti bersaglio pi volte di attacchi armati, non solo nel Darfur, ma anche nelle regioni meridionali ai confini con il Sud Sudan, dichiaratosi indipendente un anno e mezzo fa. Nellarea, come noto, non si consolidano ancora gli accordi di pace sottoscritti dai Governi di Khartoum e Juba, tra i quali restano irrisolti contrasti.

Le deflagrazioni hanno provocato decine di vittime e di feriti

Terrore in Siria per tre autobomba a Idlib


Mosca chiede una soluzione politica del conflitto
DAMASCO, 17. Violenze e scontri insanguinano le citt siriane. Tre autobomba sono esplose ieri a Idlib, nel nord della Siria, provocando decine di vittime e di feriti, a meno di ventiquattro ore dalle due esplosioni che hanno colpito luniversit di Aleppo e ucciso almeno 87 civili. Lagenzia ufficiale Sana ha affermato che gli attentati a Idlib, con un bilancio di almeno 22 morti, sono stati compiuti da terroristi. Da parte sua, lOsservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (organizzazione che raccoglie diversi gruppi di attivisti) ha fornito un bilancio di almeno 24 uccisi, numero che potrebbe salire perch tra i feriti molti versano in gravi condizioni. Secondo lOsservatorio, una delle vetture imbottite di esplosivo stata fatta saltare in aria vicino a un deposito di veicoli dei servizi di Intelligence sulla strada tra Idlib e Ariha. Le vittime di Idlib rientrano nel conto di oltre novanta morti nelle violenze del giorno in tutta la Siria fornito dallO sservatorio. Il segretario generale dellO nu, Ban Ki-moon, ha condannato fermamente la strage ad Aleppo, avvenuta due giorni fa, sottolineando che prendere deliberatamente di mira civili un crimine di guerra. In precedenza il ministero degli Esteri di Damasco aveva inviato una lettera allo stesso segretario generale e al Consiglio di sicurezza dellOnu chiedendo una formale condanna dellaccaduto e di tutti i crimini terroristici in Siria, sottolineando che le vittime erano studenti innocenti al loro primo giorno di esami. Secondo fonti governative, la strage di Aleppo sarebbe stata provocata da due razzi lanciati dagli oppositori, mentre gli oppositori dicono che sono state le forze del Governo a bombardare lateneo. Sul fronte diplomatico, la Russia ha attribuito la responsabilit della strage a terroristi, decidendo di chiudere per motivi di sicurezza il suo consolato ad Aleppo. Condanniamo fortemente un altro massacro di gente innocente in Siria ha dichiarato Maria Zakharova, vicedirettore del dipartimento per linformazione del ministero degli Esteri russo. Pensiamo che la comunit internazionale debba avere la stessa posizione senza compromessi. Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ricevendo a Teheran il primo ministro siriano Wael Al Halaqi, ha affermato che non esiste alcuna soluzione alla crisi, eccetto fermare la violenza attraverso il dialogo. Come riporta lagenzia siriana Sana, Teheran si sarebbe impegnata a fornire una linea di credito da un miliardo di dollari per sostenere leconomia. LUnione europea continua a chiedere una via duscita pacifica dal conflitto. Senza una soluzione politica, che ancora non si vede, temo che il peggio debba ancora arrivare per la popolazione siriana, ha dichiarato il commissario Ue per gli aiuti umanitari, Kristalina Georgieva. E proprio sulla ricerca di questa soluzione ha insistito il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, durante unaudizione al Senato in cui ha annunciato che la prossima riunione degli Amici della Siria si terr a Roma.

Assalto alla sede centrale del dipartimento nazionale della sicurezza a Kabul

I talebani non danno tregua in Afghanistan


KABUL, 17. I talebani non danno tregua in Afghanistan. Ieri un commando ha cercato di penetrare, senza successo, allinterno della sede centrale del dipartimento nazionale della sicurezza facendo esplodere unautobomba davanti al cancello principale: il pronto intervento delle forze di sicurezza afghano ha sventato, almeno in parte lassalto, evitando quella che poteva essere una strage. Due agenti della sicurezza sono rimasti uccisi. Sei i miliziani morti. La deflagrazione del veicolo carico di esplosivo, con la successiva sparatoria provocata dal commando talebano, avvenuta nel quartiere commerciale di Shar-ENaw, unarea dove sono situati numerosi edifici pubblici e lambasciata dellIran. Rilevano gli osservatori che la gestione dellemergenza stata completamente nelle mani delle unit locali: non vi stato dunque lintervento della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato), a dimostrazione dei progressi compiuti dai corpi di reazione rapida di esercito e polizia. Il trasferimento della responsabilit della sicurezza dallIsaf alle forze afghane in corso e quattro delle sei fasi previste si sono gi concluse, facendo s che lottanta per cento della popolazione afghana si trovi ora sotto tutela nazionale. Le due restanti fasi sono per le pi delicate e dovranno concludersi prima che il prossimo anno tutte le forze di combattimento del contingente internazionale avranno lasciato lAfghanistan. Ieri intanto il segretario alla Difesa statunitense, Leon Panetta, ha detto, durante la sua visita a Roma, che in Afghanistan le forze Isaf stanno conseguendo significativi progressi nel costruire un Paese in grado di governare se stesso.

Pakistan e India puntano sulla diplomazia


ISLAMABAD, 17. I vertici militari di Pakistan e India hanno raggiunto ieri un accordo per ridurre la tensione nella contesa regione del Kashmir, dopo le ripetute violazioni del cessate il fuoco e luccisione di cinque soldati. Lo ha riferito lagenzia di stampa Pti. I due direttori generali delle operazioni militari hanno deciso, durante un colloquio telefonico, di non permettere unescalation della tensione lungo la linea di controllo, che costituisce il confine provvisorio fra i due Paesi nella regione del Kashmir. I responsabili militari hanno quindi trasmesso lordine alle truppe schierate in Kashmir di asternersi da azioni che potrebbero far salire la tensione. E ieri il ministro degli Esteri pakistano, Hina Rabbni Khar, ha ribadito che uneventuale recrudescenza delle violenze potrebbe essere lesiva dei rapporti fra i due Paesi.

Un uomo sulla scena dellattentato a Kabul (Afp)

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LOSSERVATORE ROMANO
Nel Settecento i missionari redentoristi per indicazione del fondatore erano scelti anche in base alle doti vocali

venerd 18 gennaio 2013

Il 20 gennaio il primo tweet in latino

Provini per predicare


Per le occasioni pi importanti veniva designato solo chi possedeva una voce forte e intonata
La musica dei semplici. Laltra Controriforma il titolo del libro curato da Stefania Nanni (Roma, Viella, 2012, pagine 466, euro 40). una raccolta di venti studi interdisciplinari dedicati alla storia dellevangelizzazione compiuta attraverso il canto e la musica. Pubblichiamo stralci dal capitolo La voce del missionario. di GIUSEPPE ORLANDI isto il tipo di uditorio al quale i missionari redentoristi abitualmente si rivolgevano costituito da popolazioni scarsamente alfabetizzate per essere efficace la loro predicazione doveva essere apostolica, cio semplice nella forma anche se solida nel contenuto. SantAlfonso proibiva ai missionari il ricorso a pensieri sublimi, ricordando che era proprio dello spirito dellIstituto predicare con stile basso, popolare. Il che non significava predicare senzordine, senza metodo, senza veruna arte, e senza studio e premeditazione e come sul dirsi alla carlona. Perch il nostro predicare devessere grave, onesto, divoto, familiare, ragionato, forte e convincente. Il contesto in cui lopera dei missionari si svolgeva attribuiva un importante valore didattico anche alle canzoncine spirituali, atte a imprimere nelle menti degli uditori le verit principali della fede. Vari redentoristi, fra cui lo stesso fondatore, si cimentarono in questo genere musicale, tanto umile quanto efficace per levangelizzazione. Le prime, rudimentali norme riguardanti la missione redentorista risalgono al 1733, cio ad appena un anno dalla fondazione della congregazione. Col tempo tali norme andarono precisandosi, specialmente per opera del fondatore, il cui punto di vista in materia noto in tutti i particolari, avendolo egli stesso esposto in varie pubblicazioni. Per esempio, nella Selva di materie predicabili, data alle stampe nel 1760, che ebbe varie edizioni quando lautore era ancora in vita. Mentre i contenuti della predicazione dei missionari redentoristi sono stati oggetto di numerose ricerche, meno studiati risultano i modi in cui essa si svolgeva. E in particolare luso della voce da parte dei missionari. Anche su questo punto i redentoristi potevano avvalersi degli insegnamenti di santAlfonso. Nelle sue opere italiane la parola voce ricorre ben 778 volte, di cui un certo numero riferito ai predicatori. Il santo indica il tono che, di volta in volta, la loro voce deve assumere: alta, molto alta, bassa, distinta, dolce, flebile, forte, giuliva, grave e uniforme, impetuosa, intelligibile, interrotta, mediocre, segreta, sforzata, sommessa, sotto voce, violenta, eccetera. Ma in concreto, come andava gestita la voce? Tra le tante risposte contenute nelle opere di santAlfonso, vale la pena di segnalare le seguenti, tratte dai suoi Avvertimenti ai predicatori, pubblicati a Napoli nel 1778. Per esempio, a proposito del tono della voce, vi si legge: In quanto alla voce il predicatore dee sfuggire di predicare in tuono gonfio, con voce unisona, o sempre alta. Ci che muove e concilia lattenzione degli ascoltanti, il parlare ora con voce forte, ora mediocre, ora bassa, secondo conviene al sentimento che si espone, ma senza fare sbalzi eccedenti e subitanei: ora il fare unesclamazione, ora una fermata, e poi ripigliare con un sospiro. Questa variet di voci e di modi mantiene luditorio sempre attento. Nello svolgimento della missione, a ciascun missionario era assegnato un proprio ruolo ben definito. Vi era il superiore della missione; il prefetto di chiesa; il predicatore della predica grande; il catechista del popolo, o istruttore; il catechista dei fanciulli; i predicatori degli esercizi al clero, degli esercizi alle monache, degli esercizi ai galantuomini, degli esercizi ai carcerati, ecc.; il prefetto delle paci; i confessori; leconomo; il fratello coadiutore. Oltre a una robusta e sana costituzione, tra i requisiti per lammissione nellistituto redentorista vi era lidoneit del candidato a procurarsi la cultura teologica necessaria a fare di lui un buon confessore e soprattutto un buon predicatore. Per questo secondo ruolo non era soltanto indispensabile il possesso di una voce atta a farsi intendere da folle spesso vaste, ma occorreva anche saperla adeguatamente modulare. Questo requisito era necessario allistruttore (cio, al catechista), ma soprattutto al predicatore della predica grande. La Regola dellIstituto raccomandava ai missionari di predicare in maniera familiare, vivace, spiritosa, per cos mantenere ludienza attenta, e con riuscita di molto profitto; n si manchi di farlo con veemenza, quando la materia lo porta. Questultima raccomandazione era rivolta soprattutto al missionario incaricato della predica grande, che nella missione redentorista tradizionale costituiva lelemento principale. A tale ruolo veniva destinato solo chi possedeva una voce forte e intonata, che andava custodita come un dono prezioso. Si trattava di un ruolo faticoso ma di indiscusso prestigio, come riconosceva santAlfonso, che non si stancava di raccomandare lumilt a chi era chiamato a ricoprirlo. In che cosa consistesse la predica grande lo apprendiamo da Francesco Di Capua (1879-1957), che ne ha lasciato una viva descrizione: Non era una delle solite orazioni sacre, era un recitativo declamato, che, in alcuni punti, assumeva naturalmente il tono melodico di una cantilena. Loratore, lentamente passeggiando per il palco, con aria ispirata, a voce distesa, con un tono grave e piano, recitava i suoi periodi, terminandoli con una cadenza quasi musicale. Era una cantilena semplicissima, che si svolgeva su una sola nota, la quale, talvolta, a mo di crescendo, sinnalzava di tono. Le sillabe accentate, specialmente quelle delle ultime parole del periodo, erano pronunziate allungandole. La frase siniziava sullultima nota di recitazione per terminare con una cadenza ritmica. Gli effetti prodotti da tale semplice cantilena sulla folla erano cos potenti da riuscire quasi incredibili a chi non ne sia stato mai spettatore. I giovani redentoristi venivano addestrati a lungo alla predicazione, fin dal noviziato e per tutta la durata della preparazione al sacerdozio. Dopo lordinazione sacerdotale venivano inviati al secondo noviziato, durante il quale, sotto una esperta guida, si dedicavano alla elaborazione dei testi delle prediche. Era a questo punto che veniva operata la selezione dei giovani predicatori, con lassegnazione dei ruoli che avrebbero ricoperto in futuro. Naturalmente, la qualit della voce veniva sempre presa in considerazione in questa selezione. Un documento della met dellOttocento offre le note caratteristiche di quindici giovani sacerdoti redentoristi napoletani, che stavano per intraprendere la carriera missionaria. Otto di loro risultarono idonei alla predica grande, in quanto dotati rispettivamente di voce tronante, la migliore (1 caso), ottima (1 caso), forte (1 caso), buona (3 casi), mediocre (2 casi). Mentre gli altri erano stati giudicati inidonei a causa della voce non buona (1 caso), assai scordata (2 casi), assai eterogenea (1 caso), ecc. Avrebbero dovuto quindi ripiegare su ruoli minori anchessi, peraltro, necessari allo svolgimento della missione anche se si trattava di elementi indiscutibilmente dotati. Come il padre Giovanni Cavaliere (di ottimo talento, scrive assai sensato, riesce nei sermoni), ma inabilitato alla predica grande per la gran scordanza della voce. Dato che la predica grande durava normalmente unora e mezzo, si comprende facilmente lo sforzo che essa comportava. E il conseguente rischio di logorare precocemente le loro forze oltre che la voce che potevano correre predicatori forse molto generosi, ma certo poco prudenti. Anche la voce di santAlfonso, un tempo forte e armoniosa, and soggetta a un graduale declino. Soprattutto a causa delle avverse condizioni in cui egli esercitava lapostola-

Benedicti breviloquentis

Si attribuiva importante valore didattico anche alle canzoncine spirituali Servivano a imprimere negli uditori le verit principali della fede Lo stesso santAlfonso si ciment in questo genere musicale
to missionario, spesso in campo aperto, per sentieri montani, in chiese e cappelle di campagna. Una corrente daria dopo la predica o limmobilit in un confessionale umido lo costringevano al letto afono e febbricitante. Inoltre, compiuti i cinquantanni, si ammalava immancabilmente di bronchite gi con i primi freddi dellautunno. Verso i sessantanni non fu pi in grado di impegnarsi, almeno in modo continuativo, nellattivit missionaria. Dedic allora il tempo libero allattivit letteraria, componendo gran parte delle opere che gli meriteranno il titolo di dottore della Chiesa.

Pietro Tenerani, SantAlfonso Maria de Liguori (basilica di San Pietro)

Il primo tweet in latino partir domenica 20 gennaio, ma gi due ore dopo la diffusione della notizia i follower erano quasi 700. Tuus adventus in paginam publicam Summi Pontificis Benedicti XVI breviloquentis optatissimus est. Ex Civitate Vaticana news.va si legge sul nuovo account del Papa, Benedictus PP. XVI @Pontifex_ln. Visto largomento, non posso essere un osservatore obiettivo e disinteressato ha detto Manlio Simonetti a LOsservatore Romano perch tutto quello che pu giovare al latino mi vede favorevole. Il latino, inoltre, si adatta benissimo alla sintesi richiesta dai nuovi social network, ancor pi dellinglese. della stessa opinione il salesiano don Roberto Spataro, segretario della nuova Pontificia Accademia di Latinit: Twitter uno strumento che impone una comunicazione rapida. Se dico in inglese the corruption of the best one is horrible, in latino sono sufficienti tre parole: corruptio optimi pessima; una lingua che aiuta a pensare con precisione e sobriet. E ha prodotto un patrimonio eccezionale di scienza, sapienza e fede. In realt breviloquium aggiunge Simonetti non una traduzione letterale di twitter, ma ne descrive bene le caratteristiche. E avrebbe pure il vantaggio di richiamare alla memoria la prima opera di san Bonaventura, il Breviloquium, che descrive la realt come una sinfonia di Dio. (silvia guidi)

Due traduzioni italiane di The Necromancers di Robert Hugh Benson

Wikipedia e i canoni letterari


di ENRICO REGGIANI Alla voce 1909 novels Wikipedia cita uno sparuto gruppetto di romanzi di narratori di varia fama: su tutti svetta forse per notoriet presso il grande pubblico il non celebratissimo Martin Eden di Jack London, attorniato da opere altrettanto poco frequentate dai lettori di Bram Stoker, Gertrude Stein, Herbert George Wells, Pelham Grenville Wodehouse, e via dicendo. Ammesse e non concesse autorevolezza e neutralit della fonte bibliografica citata, non si pu non notare linattendibile esiguit del numero dei titoli che vi sono riportati e, una volta ancora, la totale assenza di quella parte della produzione narrativa che possibile simo secolo, tra una delle numerose case assurde e fantastiche della ruggente Londra (e della sua orchestra infaticabile e disarmonica), in cui si possono incontrare i profeti moderni, e una di quelle abitazioni nella campagna di Stantons che sembravano possedere una personalit spiccata e misteriosa, come quella di un essere umano. Nella prima e, pi precisamente, nella fetida tana di un salotto londinese nei pressi di Queens Gate (popolata da memorie di Darwin e Huxley), sullo sfondo dellEgyptian Hall (oggi demolita, ma alla fine del diciannovesimo secolo associata a occultismo e spiritismo), si ritrovano periodicamente la nubile lady Laura Bethell, padrona di casa, mrs. Maud Stapleton, moglie del colonnello Stapleton e seguace del New Thought (che sostiene di aver parlato con il cardinale Newman, non pi cattolico, a va sans dire, durante una seduta spiritica), il giovane sacerdote cattolico Jamieson (fresco di seminario, ma desideroso di essere al passo con i tempi), il potente medium James Vincent. Dopo la morte improvvisa della giovane fidanzata Amy Nugent (di religione battista), a loro si unisce il giovane e promettente Lawrence (Laurie) Baxter, che tuttavia non il solito giovane squinternato descritto nei romanzi. Il suo graduale distacco dallincantesimo al tempo stesso inspiegabile e molto piacevole di Stantons non viene capito dalla sua anziana madre, Mrs. Baxter che incarnava perfettamente la tipologia della vedova devota anglicana, la cui teoria delluniverso era inattaccabile e inaccessibile. Gli eventi che si scontravano con essa non erano ritenuti tali o erano considerati cos eccezionali da risultare trascurabili. , invece, la sua sorella adottiva (cattolica) per met di origine francese, Margaret Marie Deronnais ad avere ben chiaro il travaglio di Laurie e la tragica direzione che la sua vita rischia di prendere in via definitiva, a causa non solo delle sue frequentazioni spiritistiche, ma anche di una conversione adulta alla fede cattolica abbracciata a Oxford, caratterizzata da un sorprendente egoismo e incapace di pervenire tanto a una conversione morale, quanto a un cambio di prospettiva artistica e intellettuale. Sar, infatti, proprio Maggie a salvarlo in extremis allalba del giorno di Pasqua con coraggio e amore, dopo una lotta, pi silenziosa del silenzio stesso, condotta contro un nemico dalla forza sconosciuta tra le mura amiche di Stantons. Benson costruisce la scena del suo romanzo con precisione ed efficacia, senza nascondere mai il suo prevedibile e serrato intento polemico nei confronti della teoria e della prassi della necromanzia, levocazione dei defunti (necro) a scopo predittivo (manzia). The Necromancers ne riecheggia alcune fonti teoriche, quali il reverendo anglicano William Stainton Moses (1839-1892) e il medium londinese William Eglinton (18581933); ne rappresenta alcune delle pratiche prevalenti in quegli anni: ad esempio, lipertrofia simbolica dei piccoli e grandi elementi della vita quotidiana, la materializzazione in una presenza corporea grazie alla sostanza astrale del medium, orge psichiche, magnetismo, proselitismo, trance, ipnosi e il resto dellarmamentario di questa grottesca parodia della spiritualit. E che il suo intento polemico abbia colto nel segno lo dimostra forse anche la circostanza che tale Anthony Borgia (1896-1989 circa), sedicente medium nonch presunto grande amico di Benson, si fece ripetutamente mediatore tra il defunto scrittore e gli epigoni per fargli smentire in unampia serie di volumi scritti post-mortem quanto narrato proprio in opere come The Necromancers. Anche nel caso di questa tesa e tersa narrazione bensoniana, per la quale stata impiegata lennesima definizione riduttiva di scientific romance, le riflessioni su talune disumanizzanti mode del proprio tempo si intrecciano dialetticamente alla profonda e dinamica consapevolezza delle proprie radici religiose, antropologiche e culturali. Quelle stesse che, dopo la notte terribile del vittorioso scontro finale con lEntit, fanno esclamare a Maggie: Voglio essere assolutamente ordinaria per re capaci di fare, solo che non ci riescono. Il pregio maggiore di The Necromancers che tale intreccio condotto su uno sfondo polifonico che si avvale anche e in modo documentabile della cultura e prassi letterarie dei decenni a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo: uno sfondo, ad esempio, che consente a un narratore onnisciente in terza persona di rivolgersi direttamente al lettore in un ristretto numero di situazioni strategiche; che ripropone una variante bensoniana di quellinaudito orrore che si affaccia in Heart of darkness (1902) di Joseph Conrad (18571924); che prevede la proiezione del pensiero seppure in modo vago, certo, di cui si occup anche William Butler Yeats (1865-1939), e la interpreta come unaltra forma di ci che chiamo compassione e intuizione. Proprio tale sfondo polifonico consente di proporre allattenzione dei lettori una mozione, a mo di conclusione, perch la benemerita (ma stiracchiata) etichetta del Catholic literary revival, in cui viene ritualmente (e stancamente) collocata la generazione di Benson possa venire sostituita da una pi adeguata e feconda prospettiva ermeneutica: quella di un inconfondibile Catholic literary modernism, ancora tutto da descrivere e interpretare, ma ricolmo di potenzialit almeno pari a quelle riconosciute agli scrittori menzionati da Wikipedia, a quelli che Wikipedia dimentica (colpevolmente) di menzionare e, pi in generale, al canone letterario modernista meccanicamente riproposto dalla maggioranza dei manuali storico-letterari.

Ai primi del Novecento c nella letteratura anglosassone un inconfondibile Catholic literary modernism Ignorato dalla maggioranza dei manuali
riferire lato sensu a unesperienza letteraria di matrice cattolica. Eppure, ad esempio, al fianco delle non fortunatissime fatiche creative di Wells (1866-1946), Stein (1874-1946) e London (18761916), non avrebbe certo sfigurato un romanzo pubblicato proprio nel 1909 da un loro coetaneo, Robert Hugh Benson (1871-1914), figlio minore dellarcivescovo anglicano di Canterbury (Edward White Benson, 1829-1896) e sacerdote cattolico dal 1904. Si tratta di The Necromancers, apparso in quellanno per i tipi della londinese Hutchinson, che aveva sede nelle vicinanze di St Pauls Cathedral, e, nel 2012, riproposto simultaneamente in ben due versioni italiane dalla torinese Lindau (Gli stregoni) dalla quale sono tratte (ove possibile) alcune delle citazioni proposte in queste brevi note e dalla veronese Fede e Cultura (I necromanti). Quando si dice, anche in editoria, o troppo o niente. Le vicende di The Necromancers si dipanano sulla soglia del vente-

Benson nel 1910

tutto il resto della mia vita. Sai, questo che davvero estremamente raro e originale. Non ha detto qualcuno che nulla pi fuori dal comune del senso comune? [Questo voglio avere:] uninfinita capacit di far fronte alle mie responsabilit. [Non] uninfinita capacit di eluderle. Sai, come Wagner. No, davvero. Io voglio essere come Bach, [che fa quello] che tutti dovrebbero esse-

venerd 18 gennaio 2013

LOSSERVATORE ROMANO
in un libro promosso dal Coordinamento teologhe italiane

pagina 5

Donne e Vaticano

II

Per rileggere la Lumen gentium

Ma la storia non si scrive con le rivendicazioni


di LUCETTA SCARAFFIA

Ripartiamo dallindice
Lincontro Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, in programma il 17 gennaio presso il Vicariato di Roma, inaugura un ciclo di letture teologiche dedicato a I documenti del concilio Vaticano II. Molto stato giustamente detto circa linedito carattere pastorale di questo concilio si legge nel testo di apertura dedicato alla Lumen gentium, pronunciato dal segretario generale della Conferenza episcopale italiana, il vescovo Mariano Crociata ma sarebbe un fraintendimento contrapporlo a quelli del passato sommariamente definendoli dottrinali e disciplinari, poich come la condanna dellerrore costituiva in altre epoche la forma adeguata per lesercizio della responsabilit pastorale, cos lassenza di eresie da condannare non ha precluso n limitato, ma ha semmai potenziato, la portata e la fecondit dottrinale e disciplinare del Vaticano II. E continua: Lassise di cinquantanni fa ha voluto innanzitutto ribadire che fede e Chiesa si implicano e presuppongono a vicenda. Non solo non c Chiesa senza credenti, ma non si d nemmeno fede formata che possa essere accolta e vissuta fuori della Chiesa. Quale modello di Chiesa presenta la Lumen gentium? si domanda il presule. Un quesito che solleva molte pi questioni di quante risposte lasci intravedere. Il dibattito post-conciliare sta l a segnalare le animate controversie che sono state suscitate e, se possibile, acuisce lesigenza di trovare un punto fermo che, senza disperdere i molteplici utili esiti della ricerca, consenta di pervenire a una visione unitaria e coerente. Il criterio suggerito non sottovalutare la struttura e la sequenza dei temi trattati e rispettare lintegrit dei contenuti per ritrovare le fila di un tessuto che si tiene insieme e perci chiede di integrare, e non contrapporre, le categorie di volta in volta messe in evidenza e talora perfino assolutizzate. La Chiesa ci appare come mistero (capitolo I), cio realt divino-umana dallapertura popolare, cio inclusiva e universale (II), la cui articolazione interna conferisce, sulla base della comune dignit battesimale, una responsabilit sacramentale specifica ai portatori del ministero ordinato (III), ma ugualmente una dignit propria ai laici (IV) e ai religiosi (VI) nelladempimento di una missione che ha il suo cuore nella chiamata alla santit (V) e nella destinazione escatologica (VII); cos comprendendosi e vivendo, essa guarda a Maria (VIII) come alla sintesi personale singolare della sua identit e del suo compito. Lo sviluppo di tale autocomprensione fa perno sulla categoria di mistero, termine che evoca la radice di tutto nella vita e nelliniziativa di Dio stesso, che ultimamente consiste nella volont di portare allessere dal nulla la realt creata. La Chiesa non viene compresa se non si trova connessa con questo fondamento nella creazione e nel suo rapporto con essa. La volont divina di creare luomo quale vertice della creazione si spiega con lintenzione di renderlo partecipe della sua stessa vita; una tale partecipazione si compie attraverso il luogo storico della Chiesa, pensata e voluta nellatto stesso di creare luomo. Tale disegno rimane inadeguatamente inteso se non viene colto simultaneamente nella sua configurazione trinitaria. Le categorie fondamentali di popolo di Dio, corpo di Cristo e tempio dello Spirito stanno in reciproca e circolare relazione perch liniziativa divina vede allopera unitariamente e distintamente le persone divine. Essere Chiesa e stare nella Chiesa equivale a entrare e intrattenere una relazione vitale con le persone di Dio, singolarmente e insieme, attraverso le forme di cui si alimenta lidentit e lappartenenza ecclesiale, e cio la parola, il sacramento, la comunione. A proposito di questultimo riferimento continua il presule non pu essere sottaciuto che il sinodo dei vescovi del 1985, dedicato al Vaticano II, ha centrato la comprensione della sua ecclesiologia attorno alla categoria di comunione. Il dato curioso rappresentato dalla ricorrenza relativamente irrisoria del termine nei testi conciliari e dalla sua marginalit come concetto esplicito; importante tuttavia cogliere, proprio in quella operazione ermeneutica, la possibilit di ripensare il modello proposto dal testo conciliare senza legarsi a un letteralismo rigido ma anche senza mai tradirne la lettera e il senso. Il ciclo di letture teologiche dedicato ai documenti del Vaticano II continuer il 24 gennaio, con Piacque a Dio... rivelare se stesso, un incontro sulla Dei Verbum, e il 31 gennaio con Cristo luomo nuovo, dedicato alla Gaudium et spes. (silvia guidi)

razie allimpegno del Coordinamento teologhe italiane che ha realizzato un convegno e il volume Tantum aurora est. Donne e concilio Vaticano II lanniversario dei cinquantanni dallapertura dei lavori del concilio stato ricordato soprattutto per la presenza, nelle sue ultime sessioni, di uditrici donne, laiche e religiose. Si pu considerare decisamente un buon risultato, dal momento che fino a oggi questa presenza sembrava dimenticata, cos come appariva dimenticato, pi in generale, il legame fra il Vaticano II e una pi qualificata presenza delle donne nella vita della Chiesa cattolica. Il libro centrato sulla questione donne e concilio comprende una prima parte storica, dedicata alle uditrici oppure alle donne che hanno vegliato alle porte dellassemblea, seguendone con attenzione e passione le vicende, come AngeliIl rifiuto del sacerdozio femminile na Alberigo o la piccola sorella suor Magdeleine e alle prime ha anche un valore profetico teologhe che hanno preparato la Mette in guardia lumanit dal grave errore discussione, inizialmente non prevista, di molti problemi. La seconche sta commettendo nel cancellare da parte, di impronta pi teorica, la differenza costitutiva dellumano affronta i testi conciliari letti alla luce della questione femminile, e soprattutto il tema dellordinazione delle lit analoga a quella che la societ civile, in donne al diaconato e al presbiterato. particolare in Occidente, sta vivendo. I saggi storici soprattutto quello di CaAlla fine della lettura, peraltro molto interina Ciriello sul contributo alla trasforma- teressante, si rimane con limpressione che zione della vita consacrata femminile so- si sia parlato soprattutto in negativo, di no ricchi di elementi importanti per com- quello che si doveva fare e non stato fatprendere la presenza delle donne nelle riu- to, e con lidea, per di pi, che anche i ponioni conciliari, e linfluenza che questa chi passi in avanti siano stati cancellati, nestraordinaria esperienza ha avuto successi- gli ultimi anni, dal femminismo cattolico vamente nelle loro vite. Molto importante proposto da Wojtya con la Mulieris dignianche il saggio di Nicoletta Camozza sulle tatem. un punto di vista questo che si prime teologhe, tedesche perch proprio in spiega con il fatto che il libro non Germania le donne hanno avuto per la pri- comprende nessun autore che esamini il pema volta la possibilit di iscriversi alle fa- riodo da una prospettiva diversa, meno parcolt di teologia. Saranno loro le prime tigiana e pi storica. esponenti della teologia femminista ad Il costante rimprovero al Vaticano II per avanzare ai padri conciliari concrete richie- lassenza di voci femminili sembra dimenti-

ste di partecipazione e di riconoscimento nella vita della Chiesa, toccando ovviamente il nodo dellordinazione delle donne. In conclusione, stato il nuovo ruolo aperto dal Vaticano II ai laici a favorire la presenza femminile nellapostolato, con risultati molto positivi. I saggi della seconda parte, quella teologica, e in particolare il testo di Serena Noceti, sono finalizzati a giustificare, dal punto di vista teorico, un ampliamento del ruolo della donna nella Chiesa accompagnato da un riconoscimento istituzionale, fino ad arrivare anche al presbiterato. Anche se questo tema viene considerato come un dibattito mancato nelle assise conciliari (e non solo per assenza di voci femminili), a eccezione dellintervento del vescovo di Atlanta, Paul Hallinan. Noceti chiede soprattutto che nella Chiesa si inauguri una stagione di partecipazione e corresponsabi-

care che, nei primi anni Sessanta, erano ben poche le istituzioni dove le voci di donne avevano peso, o anche solo erano presenti: per questo motivo, lapertura alle uditrici fu un gesto coraggioso, anche se oggi appare ovviamente scontato e insufficiente. Un altro limite dei saggi quello di occuparsi solo della produzione intelletMarie-Louise Monnet e Catherine McCarthy con Paolo VI tuale, della presenza culturale, dimenticando il fatto Questa disattenzione alla storia anche che le donne nella Chiesa hanno segnato nei fatti un vero e proprio percorso di alla storia generale che si muove al di fuori emancipazione gi nel corso dellO ttocento, della Chiesa, quella che oggi vede in crisi la con le fondatrici delle congregazioni fem- rivoluzione delle donne e la rivoluzione sesminili di vita attiva. Dimenticando per suale che lha aiutata e in un certo senso esempio Teresa Eustochio Verzeri, una delle anche limitata non permette di cogliere il prime fondatrici, che con la sua insistenza vero significato del rifiuto allordinazione ha ottenuto da Pio IX la revoca del provve- alle donne. Oggi, il sacerdozio rimasto dimento che impediva alle donne di essere lunica professione non permessa alle superiore generali e di amministrare le prodonne, di fatto lunico ostacolo al fatto che prie congregazioni; dimenticando che le prime donne a laurearsi in Italia sono state la nostra societ diventi totalmente neutra, le suore marcelline fondate a Milano da cio non rispetti pi la differenza costitutiMarina Videmari, che le prime comboniane va fra maschile e femminile, quella che pera fine Ottocento percorrevano il Sahara sui mette la procreazione e la continuit di un cammelli, mentre Francesca Cabrini attra- gruppo sociale. In questo rifiuto della versava ventisette volte lAtlantico. Tutte Chiesa si pu quindi vedere un compito cose che le donne laiche loro contempora- profetico: quello di salvare lumanit da se nee non si sognavano neppure di tentare. E stessa, dal grave errore che sta commettennon si parla del movimento fondato da do nel cancellare la differenza costitutiva Chiara Lubich, che riesce a trovare un rico- dellumano, rendendo uomini e donne tonoscimento ufficiale aprendo le porte a un talmente sostituibili. protagonismo femminile non rivendicativo, Ma non si pu dimenticare che si sarebma molto importante nella realt vissuta e be pi propensi a leggere il divieto dellamsimbolica. missione delle donne al sacerdozio ordinato La storia non si fa solo con i testi scritti n certo si scrive con le rivendicazioni, ma in questa accezione positiva se poi le donne anche dimostrando che si capaci di pren- stesse, nella Chiesa, venissero riconosciute dersi delle responsabilit come gli uomini, e veramente per quello che fanno e offrono, di sostenerle sino alla fine con successo. E accedendo anche a ruoli di maggiore renella storia della Chiesa sono molte le don- sponsabilit. Non limitando il loro apporto a compiti spesso solo esecutivi. ne che lo hanno dimostrato.

Dal rapporto col tomismo nella prima met del Novecento allattuale recezione del concilio

Quant difficile essere bravi eredi


fatto di non riuscire a vederne tut- gli viene offerto, preferendo pento il valore e ad accoglierne lere- sare la sua esistenza libera e separata dal bene che ha ricevuto. La A prima vista, essere eredi ci pone dit nella nostra vita. Leredit ricevuta possiamo an- sua libert si acquisisce al prezzo in una situazione vantaggiosa, poich riceviamo da coloro che ci che seppellirla, vale a dire conser- di volgere le spalle a ci che gli hanno preceduti un lascito, cio varla intatta, custodirla cos dato. Non ritenendo che il lascito qualcosa che non abbiamo acqui- com, rifiutando di farla fruttare. possa arricchirci, renderci felici e sito grazie al nostro lavoro. In al- In tal caso, non la mettiamo a permetterci di costruire la nostra tre parole, godiamo di un bene contatto con nuove realt e non la vita, ce ne liberiamo. Allora lereche non frutto dei nostri sforzi. facciamo passare nella vita, per dit vista come un super-io tropTuttavia, se vi si guarda pi da vi- paura di danneggiarla o di perder- po pesante, opprimente, che ci cino, essere eredi non cos sem- la. La conserviamo, come in un impedisce di divenire noi stessi, plice. Si tratta di una situazione museo, ma non la tocchiamo, ed che ci tira verso il passato da ripepiena dinsidie e che comporta la essa non fa vivere. Possiamo sem- tere invece di aprirci verso il futusua parte di rischi. Nel mondo de- pre ritrovarla nel suo stato, immu- ro. Questo pu essere il terzo atgli affari, nel mio Paese, una stati- tata, senza che venga accresciuta, teggiamento nei confronti del Vastica stabilisce che pi del cin- aumentata, trasformata o arricchi- ticano II. Possiamo volgergli le quanta per cento delle aziende fa- ta. Niente viene aggiunto alleredi- spalle, preferendo costruire la nomiliari non sopravvive quando es- t e niente viene modificato, cos stra vita cristiana e la vita della se vengono prese in mano dagli che essa finisce per essere pietrifi- Chiesa separandoci dalleredit eredi e che la tappa del che respingiamo. Con un passaggio da una generagesto integralista, pensiazione a unaltra una tapmo che loblio sia preferipa delicata da negoziare. bile alla ricchezza dellereDel resto, gi il Vangelo ci dit. mette sullavviso che essere Aggiungo un quarto caeredi non esente da riso possibile: la discussione schi. intorno alleredit o la diLerede pu scegliere tra sputa tra gli eredi, sopratmolte possibili opzioni. tutto sul senso da dare a Pu dilapidare leredit, ci che ci viene trasmesso e dissiparla senza ritegno e sul modo di valorizzarlo. disperderla senza scrupoli, Questo un altro modo come si fa per le cose che dimpedire alleredit di consideriamo senza valore prosperare, poich leredit sar smembrata, fatta a e alle quali non attribuiapezzi e gli eredi litigiosi mo importanza. In questo presto avranno solo delle caso, dopo un po non rebriciole da dividersi, non sta pi niente e leredit pi uneredit comune. E non avr lasciato tracce dusi litiga sul valore e la porrevoli e non avr segnato tata delleredit. Allo stesso lerede con la sua impronmodo, ci potremmo impeta. Se ne sar andata cos gnare fino alla nausea in come venuta, senza che si un dibattito sterile e infinisia stati realmente attenti a Papa Giovanni XXIII parla in occasione della chiusura to sullermeneutica del quel bene che ci stato dadella prima sessione del concilio (7 dicembre 1962) concilio, il che naturalmento. Questo un modo di te ci distrarrebbe dal rinon raccogliere uneredit e di non vederne limportanza. cata e fossilizzata. tanto sacra prendere la lettura di quellinseNon prendiamo sul serio n consi- che non osiamo toccarla. Cos, gnamento perch esso diventi vita. deriamo come un tesoro o un be- non riesce a essere uneredit viva In tal caso ci si distrae dallessenne prezioso quello che abbiamo e resta un patrimonio inerte. ziale, ma bisogna essere consapericevuto. Non vi prestiamo mai atAllo stesso modo, possiamo pie- voli che si tratta, in un certo sentenzione e non gli diamo valore, trificare il Vaticano II, chiudendo- so, di una misura dilatoria. ignorando tutti i vantaggi che ne lo nei testi, senza permettere lo Infine, possiamo ricevere avremmo potuto trarre. Ce ne di- sviluppo delle sue intuizioni, sen- uneredit e farla fruttare, di mosfiamo addirittura, come se ci des- za lasciare che il suo insegnamen- do che i cinque talenti ricevuti se fastidio o ci procurasse imba- to si misuri con le nuove sfide del presto ne produrranno altri cinrazzo. Per ignoranza o disatten- nostro tempo. Il Vaticano II resta que, e cos via. latteggiamento zione, non abbiamo mai compreso nei libri, ma non nei cuori e nella del servitore buono e fedele, cail valore del bene che ci era stato vita. pace di valorizzare leredit ricedato in lascito. Uneredit pu anche essere ri- vuta. Ritroviamo anchesso nella Questo pu essere il primo at- fiutata. Perch troppo pesante Chiesa. teggiamento anche nei confronti da portare, troppo impegnativa o Rifletter per un istante a partidel Vaticano II: il disinteresse e troppo esigente, oppure perch re da unanalogia: il rapporto con lignoranza di questo bene, per il lerede vuole rompere con quanto il tomismo che rappresentava, neldi GILLES ROUTHIER Ci sono altri modi concorrenti la prima met del XX secolo, lo zoccolo su cui poteva edificarsi la di considerare Tommaso e di esteologia e il quadro di pensiero serne gli eredi. Ne troviamo diverallinterno del quale il cattolicesi- si esempi, tra cui la posizione mo pensava se stesso. adottata da tienne Gilson, amAnzitutto, bisognava mettersi piamente condivisa dai maestri del daccordo su quel che si intendeva convento domenicano di Saulcon tomismo prima di proporre choir. Per Yves Congar, esiste un di far proprio quel pensiero e di san Tommaso fissato in un insieraccoglierne leredit. Per alcuni, me di tesi materialmente consideleredit tomista si riassumeva nelle ventiquattro tesi elaborate da Mattiussi e pubblicate inizialmente dalla Congregazione degli studi Come possiamo oggi, a titolo personale nel giugno 1914. La ridue in qualit di membri di diversi organismi zione del tomismo alle e istituzioni, essere buoni amministratori ventiquattro tesi, destinadel concilio Vaticano II: questo, in sintesi, te a guidare la formazione dei chierici, venne rail contenuto del libro Un Concilio per il XXI tificata dalla Congregasecolo. Il Vaticano II cinquantanni dopo zione dei Seminari e del(Milano, Vita e Pensiero, 2012, pagine 175, le Universit il 7 marzo euro 18), di Gilles Routhier, professore di 1916, quando essa dichiaEcclesiologia e Teologia pratica allUniversit r che le ventiquattro tesi contengono la vera Laval (Qubec) e allInstitut Catholique dottrina di san Tommadi Parigi. In questo articolo riportiamo alcuni so e che sono tutte stralci dellintroduzione. proposte come direttive sicure. Quello era un modo molto particolare forse comodo rate. Per altro, egli aggiunge: per gli studenti di raccogliere Da una quarantina danni lo stuleredit di Tommaso dAquino, dio storico di san Tommaso ci ha un modo che, bench ripreso an- fatto capire meglio, al di l delle cora nel 1946 da Garrigou-Lagran- tesi di scuola ormai superate, la ge, non stato recepito rigida- potentissima originalit di san mente, neppure nel Codice di di- Tommaso (...). Lavori simili ci reritto canonico del 1917 (c. 1366 stituiscono la reazione originale di 2) che, proponendo il tomismo san Tommaso, le sue idee veracome riferimento, rimandava piut- mente creative, pi profonde e pi tosto al metodo, ai principi e alla aperte, pi accettabili dal punto dottrina del Dottore Angelico, co- di vista moderno, di quanto non sa gi molto pi ampia del cate- ci facesse sospettare il tomismo chismo tomista delle ventiquattro dei commentatori classici e dei manuali. questo il san Tommaso tesi. Lo capiamo, considerare leredi- che dobbiamo frequentare e alla t di Tommaso attraverso il pri- cui scuola dobbiamo metterci. sma delle ventiquattro tesi e faMolti anni prima, il suo confracendo della sua teologia una me- tello e amico, Marie-Dominique tafisica sacra, secondo lespres- Chenu, ci metteva in guardia ansione di Chenu, era un modo dav- chegli contro un certo modo di vero particolare di essere eredi. essere fedeli a san Tommaso. Per Per lui, il catechismo tomista con- il rettore di Saulchoir, il tomismo tenuto in una lista di tesi aveva o la philosophia perennis non doleffetto di estrarre da san Tomma- veva essere considerato come un so un apparato filosofico, trala- sistema definito di proposizioni sciando il fondo stesso del suo inviolabili, ma come un corpo pensiero e della sua teologia. dintuizioni basilari, che sincarnaQuella lista non faceva alcuna al- no in insiemi concettuali solo a lusione al messaggio evangelico. condizione di tenervi viva la loro Faceva uscire la dottrina di san luce e di sottometterle a un perpeTommaso dalla storia, la detempo- tuo confronto con la realt sempre ralizzava. pi ricca.

Buoni amministratori

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LOSSERVATORE ROMANO
Il concilio Vaticano intende limpegno ecumenico come parte essenziale della missione della Chiesa

venerd 18 gennaio 2013

II

Senza la ricerca dellunit la fede rinuncerebbe a se stessa


di KURT KO CH* LAnno della fede, che ci dona Papa Benedetto XVI, si collega strettamente al concilio Vaticano II da un punto di vista non solo temporale, ma anche di contenuto. Esso stato infatti inaugurato nel giorno della commemorazione dellapertura del concilio, avvenuta cinquantanni fa, ed animato dallintento di attualizzarne le principali affermazioni magisteriali, vedendo in esso il punto di riferimento decisivo per la missione della Chiesa anche oggi. In ci rientra anche limpegno ecumenico assunto dalla Chiesa cattolica, il quale non un tema secondario del concilio, ma una delle sue priorit centrali, come si legge gi nella prima frase del decreto sullecumenismo: Promuovere il ristabilimento dellunit fra tutti i cristiani uno dei principali intenti del sacro concilio ecumenico Vaticano II (Unitatis redintegratio, n. 1). La convinzione che lecumenismo sia stato un importante leitmotiv del concilio anche e precisamente per il rinnovamento della Chiesa cattolica stata espressa da Papa Paolo VI gi allinizio della seconda sessione dello stesso concilio, nel suo incisivo discorso di apertura, al quale lallora consultore Joseph Ratzinger riconosceva un vero carattere ecumenico. Il Papa sottolineava che lavvicinamento ecumenico tra i cristiani e le Chiese divisi era uno degli obiettivi centrali, ovvero il dramma spirituale, per cui il concilio era stato convocato. E nel momento della promulgazione del decreto sullecumenismo, alla fine della terza sessione del concilio, egli affermava espressamente che questo decreto delucidava e completava la costituzione dogmatica sulla Chiesa: ea doctrina explicationibus completa. In tal modo, Papa Paolo VI rimarcava in maniera inequivocabile che il decreto sullecumenismo non era n un documento a parte n poteva essere considerato come un documento tra i tanti, ma si collocava allinterno dellintero magistero conciliare e costituiva il risultato dellattenzione rivolta a una delle priorit centrali di tutto il concilio. In questo senso, la costituzione sulla sacra liturgia menziona tra gli obiettivi del concilio quello di favorire ci che pu contribuire allunione di tutti i credenti in Cristo (Sacrosanctum concilium, n. 1). Il decreto sullattivit missionaria della Chiesa ricorda che gli sforzi ecumenici si congiungono saldamente allopera missionaria, poich la divisione dei cristiani di pregiudizio alla santa causa della predicazione del Vangelo e impedisce a molti di abbracciare la fede (Ad gentes, n. 6). Allimpegno ecumenico improntata anche tutta la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, come si evince in particolare dai paragrafi conclusivi: Il nostro pensiero si rivolge contemporaneamente ai fratelli e alle loro comunit, che non vivono ancora in piena comunione con noi, ma ai quali siamo uniti nella confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e dal vincolo della carit (Gaudium et spes, n. 92). Un intimo nesso esiste soprattutto tra il decreto sullecumenismo e la costituzione dogmatica sulla Chiesa, nella quale si trovano i fondamenti di fede dellimpegno ecumenico della Chiesa cattolica. Lecumenismo tuttaltro che una questione di mera politica ecclesiale o una faccenda puramente pragmatica; esso, piuttosto, intrinseco alla fede stessa. Pertanto, lAnno della fede ci chiama anche ad attualizzare i fondamenti di fede del compito ecumenico della Chiesa e a cementarli nuovamente davanti a una situazione ecumenica profondamente mutata. Mi limiter qui a ricordare i due principali fondamenti dogmatici dellecumenismo enunciati dalla costituzione dogmatica sulla Chiesa. Il fondamento di pi ampia portata su cui si basa il legame ecumenico esistente tra la Chiesa cattolica e i cristiani non cattolici viene individuato in primo luogo nel vincolo sacramentale del battesimo, come si legge nellarticolo 15 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa: La Chiesa sa di essere per pi ragioni congiunta con coloro che, essendo battezzati, sono insigniti del nome cristiano, ma non professano integralmente la fede o non conservano lunit di comunione sotto il successore di Pietro. Il riconoscimento del battesimo come vincolo sacramentale di unit tra tutti coloro che tramite esso sono rinati si basa soprattutto sul fatto che il battesimo unisce il battezzato a Cristo cos intimamente che il battezzato trova la sua dimora in Ges Cristo e vive in una reciproca compenetrazione, quasi mistica. Ne consegue direttamente che, con il passaggio esistenziale del battezzato a Cristo, avviene anche la sua immissione nella Chiesa come Corpo di Cristo. Infatti, lessere in Cristo come dono del battesimo una realt ecclesiale di base: essere in Cristo sinonimo di essere nel Corpo di Cristo. Il battesimo la porta dentrata nella Chiesa e, dunque, anche nellecumenismo. Il battesimo e il mutuo riconoscimento del battesimo costituiscono il fondamento di fede di tutti gli sforzi ecumenici a tal punto che lecumenismo cristiano essenzialmente ecumenismo battesimale e sta o cade proprio con questo fondamento. In secondo luogo, alla luce di quanto appena detto, coerente che soprattutto larticolo 8 della costituzione dogmatica sulla Chiesa formuli quella che lauto-comprensione della Chiesa cattolica in modo da includervi la dimensione ecumenica. Difatti, quando della Chiesa di Ges Cristo si dice che essa realizzata nella Chiesa cattolica, in questo subsistit in contenuta in nuce tutta la questione ecumenica. Pi precisamente, come spiega Papa Benedetto XVI, tale affermazione esprime due cose: da un lato, si opera una forte concretizzazione, nel senso che la Chiesa di Ges Cristo non unidea platonica, ma esiste nella storia come soggetto concreto ed realizzata nella Chiesa cattolica. Dallaltro lato, non si esclude con ci che anche al di fuori di questa realizzazione storica esista una realt ecclesiale; piuttosto, si fa posto al plurale Chiese accanto al singolare. Eccoci davanti alla questione centrale del dialogo ecumenico, che quella di sapere come si rapportano tra loro il plurale prodottosi nella storia delle Chiese e Comunit ecclesiali separate e il singolare altrettanto legato alla storia dellunit della Chiesa cattolica. Questa necessaria chiarificazione ecclesiologica non ha ancora condotto a un soddisfacente consenso ecumenico, ma ha, al contrario, reso evidente un problema ancora pi profondo. Poich le diverse ecclesiologie comportano anche concetti di ecumenismo molto diversi, il vero e proprio dilemma dellodierna situazione ecumenica consiste nel fatto che non siamo pi concordi su ci che significa ecumenismo e su quello che il suo obiettivo. Spesso non sappiamo pi cosa vogliamo nellecumenismo e cosa dovremmo volere. Ci rappresenta una grande sfida. Infatti, se non siamo pi daccordo su dove deve condurci il nostro cammino, corriamo il rischio di avviarci in direzioni diverse, dovendo poi alla fine costatare che ci siamo allontanati ancora di pi gli uni dagli altri. Per evitare proprio questo, oggi indispensabile riflettere nuovamente sulla destinazione che deve avere il viaggio ecumenico alla luce della fede. Il fatto che tale necessaria riflessione sullobiettivo comune del movimento ecumenico risulti oggi cos difficile dovuto fondamentalmente allo spirito pluralistico e relativistico del tempo postmoderno, cos ampiamente diffuso anche nella cristianit. Lidea chiave della postmodernit quella di non potere e di non dovere indagare col pensiero oltre la pluralit della realt se non si vuole essere sospettati di propendere verso un pensiero totalitario; si cio convinti che la pluralit lunico modo in cui la totalit del reale ci si mostra, se mai lo fa. Questo rifiuto, in linea di principio, di ogni pensiero di unit ha condotto nel movimento ecumenico alla perdita dellobiettivo comune e a un pluralismo ecclesiologico diventato ormai largamente plausibile, secondo il quale ogni ricerca di unit anche e precisamente nellecumenismo guardata con sospetto. Lunit viene vista al massimo come un riconoscimento tollerante della molteplicit e della variet, in cui si considera come gi realizzata una diversit riconciliata. Lecumenismo cristiano potr far fronte a questa grande sfida soltanto se non si conformer al paradigma postmoderno ma se terr sveglia anche oggi, con amorevole tenacia, la ricerca dellunit, poich senza ricerca dellunit la fede cristiana rinuncerebbe a se stessa. Lunit e rimane una categoria fondamentale della fede cristiana, sia nella Sacra Scrittura che nella tradizione della Chiesa. Disunit, separazione e divisione sono, per la Sacra Scrittura, conseguenze del peccato, a cui viene contrapposto il messaggio redentore di ununit fondamentale, come si dice in modo ineguagliabile nella lettera agli Efesini: Un solo corpo, un solo spirito, come una sola la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed presente in tutti (4, 4-6). La constatazione che, a distanza di cinquantanni dallinizio del concilio, non abbiamo ancora raggiunto lobiettivo ecumenico di ununit nella fede, ci ha fatto comunque comprendere sempre di pi che non siamo noi uomini a forgiare lunit e che non possiamo definire n la sua forma n il tempo in cui si compir, ma possiamo soltanto riceverla in dono. Al riguardo, la preghiera sacerdotale di Ges ci si presenta come unutile segnavia. Di fatti, Ges non ha comandato lunit ai suoi discepoli, n lha pretesa da loro, ma ha pregato per essa. La preghiera per lunit e rimane dunque anche oggi il segno distintivo di ogni sforzo ecumenico. Con la preghiera, esprimiamo la nostra convinzione di fede che il movimento ecumenico opera dello Spirito Santo, che lo ha iniziato, e che dimostreremmo di avere scarsa fede se non credessimo che lo Spirito lo porter anche a compimento: quando, dove e come vorr. Il pi profondo fon-

damento di fede dellunit cristiana, ovvero la magna charta dellecumenismo, ci viene dunque donato nella preghiera sacerdotale di Ges, con la quale egli invoca lunit dei suoi discepoli, ma volge al contempo lo sguardo oltre la comunit dei discepoli di allora per abbracciare tutti coloro che, per la loro parola, crederanno, come osserva in modo pregnante Papa Benedetto XVI: il vasto orizzonte della comunit futura dei credenti si apre attraverso le generazioni, la futura Chiesa inclusa nella preghiera di Ges. Egli invoca lunit per i futuri discepoli. Poich nella preghiera di Ges sono compresi anche i cristiani di oggi, anche su di essi si proietta la luce dellunit impetrata da Ges ed proprio dalla preghiera sacerdotale di Ges che possiamo capire al meglio in cosa consiste e deve consistere, al livello pi profondo, limpegno ecumenico alla luce della fede: se lunit dei discepoli la priorit centrale della preghiera di Ges, lecumenismo pu essere soltanto un unirsi, da parte di tutti i cristiani, alla sua pre-

ghiera, facendo proprio il desiderio che pi sta a cuore a Ges stesso. E se lecumenismo ha un motivo e un fondamento non semplicemente interpersonale e filantropico, ma realmente cristologico, allora esso non potr essere altro che partecipazione alla preghiera sacerdotale di Ges. Ges stesso vuole farci entrare in questa preghiera e vuole mostrarci il cammino sul quale, come cristiani divisi e come Chiese divise, potremo sempre pi avvicinarci gli uni agli altri. Riconoscere nella preghiera di Ges il luogo pi interiore della nostra unit e addentrarci sempre pi profondamente in questo fondamento di fede dellimpegno ecumenico un compito urgente del tempo odierno che lAnno della fede ci chiama ad assumere e ad assolvere, ricordandoci quello che il grande lascito del concilio Vaticano II. *Cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dellUnit dei Cristiani

Iniziative per la Settimana di preghiera per lunit dei cristiani in Italia

Un vero segno di amore e di speranza


di RICCARD O BURIGANA La celebrazione della Settimana di preghiera per lunit dei cristiani (18-25 gennaio) un vero e forte segno di amore e di speranza, di aiuto spirituale e morale; e lunit dei cristiani sar un dono dello Spirito Santo: con queste parole monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia, presidente della Commissione episcopale per lecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana, il pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, e il metropolita Gennadios Zervos, arcivescovo ortodosso dItalia e Malta, hanno presentato la Settimana di preghiera per lunit dei cristiani in Italia. Lo hanno fatto con una lettera che la premessa alla traduzione italiana del sussidio per la Settimana che questanno stato preparato dalle comunit religiose dellIndia, ispirandosi a un passo del profeta Michea. Con questa lettera si voluto proseguire la tradizione che vede cattolici, evangelici e ortodossi in Italia proporre una riflessione comune. Non facile orientarsi nella molteplicit delle iniziative in programma nella quasi totalit delle diocesi italiane, spesso promosse con il coinvolgimento delle comunit parrocchiali, anche nei pochissimi casi dove, per varie ragioni, manca un delegato diocesano per il dialogo. Un primo elemento caratterizzante costituito dalla sempre pi ampia partecipazione delle diverse comunit, che operano allinterno di una stessa diocesi. Non si tratta di un passaggio n scontato n banale, dal momento che non mancano i motivi di dialettica tra i cristiani, soprattutto riguardo alla diversit di posizioni su alcune questioni etiche, sulla validit dei sacramenti e sulla possibilit di una preghiera veramente condivisa. Nella piena consapevolezza delle questioni ancora aperte sulla strada dellunit si assiste in Italia a un numero sempre crescente di comunit, in particolare quelle pentecostali, che accettano di condividere le speranze e le gioie del cammino ecumenico in occasione della Settimana. Talvolta sono le stesse comunit pentecostali a organizzare dei momenti di lettura e di preghiera sulla Parola di Dio nei loro luoghi di culto, come accade, per esempio, a San Severo e a Vicenza. Proprio la centralit assunta dalla Parola di Dio rappresenta un secondo elemento fondamentale della Settimana di questanno in Italia. Sebbene questa centralit non sia una novit anche per lintenso lavoro che la Societ Biblica in Italia svolge in questa direzione da anni essa ha assunto un carattere nuovo, come si coglie nello scorrere le tante celebrazioni ecumeniche della Parola con commenti a pi voci di uno stesso passo biblico; i momenti di preghiera legati strettamente alla lettura e allascolto della Sacra Scrittura; il crescere dellesperienza dello scambio degli amboni durante le celebrazioni eucaristiche e i culti evangelici, come accade, per esempio, a Cagliari, a Modena e a Reggio Calabria. La centralit della Parola di Dio richiama inoltre il tema dellaccoglienza e alimenta anche la dimensione spirituale del dialogo, sulla quale, in tanti, anche durante la Settimana, pongono laccento per indicare una strada che sembra in grado di aiutare a comprendere i nodi che ancora impediscono la piena e visibile comunione tra cristiani. In questa direzione da segnalare quanto, in un numero crescente di diocesi, come a La Spezia, viene fatto nel campo della musica sacra, come luogo privilegiato per condividere un patrimonio spirituale con il quale comprendere la molteplicit nellunit. Anche questanno, come avviene dal 1990, la Settimana di preghiera preceduta, in Italia, dalla celebrazione della Giornata di riflessione ebraico-cristiana (17 gennaio). Ormai da qualche anno i cristiani e gli ebrei hanno deciso di dedicare questa giornata alla comune riflessione sulle Dieci Parole, alle quali si fa riferimento nellintroduzione al sussidio firmata da monsignor Bianchi e dal rabbino Elia Richetti, presidente dellAssemblea dei rabbini dItalia. Numerose sono le iniziative, che talvolta si intrecciano e si sovrappongono con gli incontri per la Giornata della Memoria (27 gennaio), come a Lecce; o che si collocano fuori della Settimana, come a Brescia. Tra le proposte di gran lunga maggioritaria la tendenza a un commento a due voci sul passo biblico, anche se compaiono sempre pi dei momenti con i quali favorire una conoscenza diretta delle tradizioni ebraiche, con una visita alla Sinagoga, come accade a Cuneo; o anche attraverso la musica, come a Napoli.

Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice

Conversione di San Paolo Vespri presieduti dal Santo Padre Benedetto XVI
Venerd 25 gennaio 2013, alle ore 17.30, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Benedetto XVI presieder la celebrazione dei Secondi Vespri della solennit della Conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per lUnit dei Cristiani sul tema: Quel che esige il Signore da noi (cfr. Mi 6, 6-8). Prenderanno parte alla celebrazione i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunit ecclesiali presenti a Roma. Sono invitati, in modo particolare, il clero e i fedeli della diocesi di Roma. I Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti e i Religiosi, che desiderano partecipare alla celebrazione, indossando labito corale loro proprio, sono pregati di trovarsi per le ore 17 presso lAltare della Confessione per occupare il posto che verr loro indicato dai cerimonieri pontifici. Citt del Vaticano, 18 gennaio 2013 Mons. Guido Marini Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie Per i componenti la Cappella Pontificia sar a disposizione un servizio pullman, con partenza dalla piazza antistante lingresso dellAula Paolo VI, alle ore 16.30. Quanti desiderano usufruire del servizio sono pregati di darne comunicazione allUfficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.

venerd 18 gennaio 2013

LOSSERVATORE ROMANO
Il Papa a una delegazione ecumenica della Finlandia

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Forte presa di posizione in apertura della plenaria di Cor Unum

Insieme per una societ giusta e fraterna


Per procedere sulle vie della comunione necessario che siamo sempre pi uniti nella preghiera, sempre pi impegnati nella ricerca della santit e sempre pi coinvolti nei campi della ricerca teologica e della cooperazione al servizio di una societ giusta e fraterna. Lo ha detto il Papa alla delegazione ecumenica finlandese ricevuta in udienza nella mattina di gioved 17 gennaio, in occasione della festa di santEnrico. Your Eminence, Your Excellencies, Dear Friends, Once again I am happy to welcome your Ecumenical Delegation on its annual visit to Rome for the feast of Saint Henrik, the patron saint of Finland. It is fitting that our meeting takes place on the eve of the Week of Prayer for Christian Unity, whose theme this year is drawn from the Book of the Prophet Micah: What does God require of us? (cf. Mic 6:6-8). The Prophet makes clear, of course, what the Lord requires of us: it is to do justice, to love kindness, and to walk humbly with our God (v. 8). The Christmas season which we have just celebrated reminds us that it is God who from the beginning has walked with us, and who, in the fullness of time, took flesh in order to save us from our sins and to guide our steps in the way of holiness, justice and peace. Walking humbly in the presence of the Lord, in obedience to his saving word and with trust in his gracious plan, serves as an eloquent image not only of the life of faith, but also of our ecumenical journey on the path towards the full and visible unity of all Christians. On this path of discipleship, we are called to advance together along the narrow road of fidelity to Gods sovereign will in facing whatever difficulties or obstacles we may eventually encounter. To advance in the ways of ecumenical communion thus demands that we become ever more united in prayer, ever more committed to the pursuit of holiness, and ever more engaged in the areas of theological research and cooperation in the service of a just and fraternal society. Along this way of spiritual ecumenism, we truly walk with God and with one another in justice and love (cf. Mic 6:8), for, as the Joint Declaration on the Doctrine of Justification affirms: We are accepted by God and receive the Holy Spirit, who renews our hearts while equip-

Carit libera dalle logiche delletica laicista


assolutamente urgente e necessario far fronte alle logiche delletica laicista che, dopo essere stata imposta persino con la violenza a culture e a popoli del mondo intero attraverso meccanismi politici, giuridici e culturali complessi, veicolando una visione negativa e distruttiva delluomo e della donna, ora tenta di insinuarsi pericolosamente anche tra le maglie della carit della Chiesa. molto dura la condanna del cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, nei confronti di quel subdolo modello di etica mondiale che, pensato da certi organismi internazionali, finisce per condizionare pesantemente stili di vita di intere popolazioni. Lo strumento adottato, denuncia il porporato, quello del presunto aiuto finanziario e tecnologico per lo sviluppo, sottoposto a precise condizioni da parte dei donatori. Caso tipico quello legato alla mentalit contraccettiva occidentale ha detto il cardinale inaugurando gioved mattina, 17 gennaio, i lavori della plenaria del dicastero e al disprezzo delluomo e della donna creati a immagine di Dio, che trovano oggi spazio in forme normative mondiali tipo quelle che si ritrovano nellideologia del gender di cui tanto si parla. Lo stretto legame tra levangelizzazione, la fede e la carit, da una parte, e il confronto tra antropologia cristiana e nuova etica mondiale dallaltra, costituiscono argomenti verso cui il porporato ha sempre dimostrato particolare sensibilit, anche in virt dellesperienza maturata nella realt africana. Da qui la scelta di dedicare a questa tematica i lavori della prima plenaria da lui presieduta dopo la nomina alla guida di Cor Unum, avvenuta nellottobre del 2010. Scelta rafforzata dalla decisione di allargare la partecipazione ai lavori a quanti nel mondo sono chiamati a portare la carit cristiana. Proprio a loro il cardinale ha manifestato la sua pi grande preoccupazione pastorale, cio la constatazione dellimposizione ai Paesi poveri di norme politiche e culturali che trasmettono ideologie e un laicismo aggressivi, intolleranti e distruttivi di culture e soprattutto della fede, che attentano culturalmente, politicamente e giuridicamente allidentit costitutiva delluomo e della donna come persone, alla loro identit sponsale e alla loro meravigliosa complementariet nellamore. Una denuncia corroborata dallesplicito riferimento a situazioni e comportamenti che comprovano la fondatezza dei suoi timori. Ci su cui si dovr riflettere in questi giorni di lavoro assembleare la constatazione ha detto che alcuni membri della Chiesa che lavorano nel campo della carit si sono lasciati sedurre e inquadrare dalletica puramente laica delle agenzie daiuto della governance mondiale, sino a fare dei partenariati incondizionati e adottare gli stessi obiettivi di destrutturazione antropologica, gli stessi linguaggi e gli stessi slogan. La storia delloccidente ha notato il cardinale Sarah ha sufficientemente provato il legame tra infedelt al magistero e perdita della fede. Ecco perch linvito rivolto oggi agli operatori della carit cristiana convocati a Roma mira proprio a riflettere insieme sulla carit e sullantropologia cristiana di fonte alla nuova etica mondiale. Discernimento e vigilanza sono le parole dordine che devono guidare quella che il porporato definisce una svolta epocale: tornare alla fede. Guai a permettere alle logiche delle ideologie di prendere il posto del Vangelo, di occupare gli spazi dello spirito: ci significherebbe contribuire alla secolarizzazione della carit cristiana. Che innanzitutto non un servizio di solidariet sociale. Il discernimento che noi cristiani siamo tenuti a fare alla luce del Vangelo ha spiegato consiste da una parte nel renderci capaci di aprire gli occhi e lintelligenza sulle realt inconfutabili e negative del nostro tempo, e dallaltra di mantenere lo sguardo fisso su su cosa comporta il mistero della presenza di Dio. necessario, ha chiarito in sostanza, fare di nuovo esperienza dellamore di Dio per tutto luomo, soprattutto per luomo di oggi che vive il dramma della distruzione del vero senso dellamore, che il dono di Dio. Il porporato ha messo in guardia dallazione nel mondo di chi vuole la morte delluomo per distruggere il disegno meraviglioso di Dio. Si utilizza ha spiegato ogni mezzo: da quello finanziario a quello che fa passare per lecito lasservimento della nuova cultura a una cultura di morte da mondializzare nel modo pi rapido possibile. E si approfitta delle necessit dei Paesi poveri sfruttando, per esempio, la solidariet e il giusto quanto legittimo soccorso in favore della salute della donna e della madre, per barattarlo con limposizione di politiche contraccettive e abortive. una situazione inaccettabile, che deve vedere la Chiesa in prima linea nella difesa di tutti i diritti dei poveri. Altro argomento sul quale il cardinale ha richiamato lattenzione quello dellambiguit della nuova cultura e del linguaggio a essa legato. Un tema, ha notato, che ha causato problemi anche allinterno della Chiesa e che la nuova evangelizzazione dovr certamente affrontare. Infine il porporato ha voluto affrontare largomento tematico: conversione, carit e antropologia trinitaria. In gradi diversi ha detto alcune istituzioni cattoliche si sono lasciate coinvolgere dalletica della governance mondiale, impastandola con il Vangelo e con la dottrina sociale. Hanno anche utilizzato quel caratteristico linguaggio ambiguo, si sono allineate alle alle sue condizioni di sostegno finanziario. Ora bisogna cambiare perch la Chiesa non potr mai trarre beneficio dalla sua stessa secolarizzazione. La grazia della conversione ha detto il porporato ci fa uscire da questo quadro e ci fa ripartire in Cristo. La vocazione profetica del cristiano lo chiama a rendere testimonianza al Cristo e ai valori evangelici. Non esiste alternativa. Alla cultura della morte bisogna opporre la civilt dellamore. Una civilt che sar fraterna ma anche filiale, ha detto il presidente. E sar alla fine comunione vivente di persone. La carit non una specializzazione nella Chiesa. la vita del corpo nella sua interezza, un appello universale a vivere la nostra fede e ad aiutare lumanit a crescere, grazie al Vangelo.

ping and calling us to good works (No. 15). Dear friends, it is my hope that your visit to Rome will help to strengthen ecumenical relations between all Christians in Finland. Let us thank God for all that has been achieved so far and let us pray that the Spirit of truth will guide Christs followers in your country towards ever greater love and unity as they strive to live in the light of the Gospel and to bring that light to the great moral issues facing our societies today. By walking together in humility along the path of justice, mercy and righteousness which the Lord has pointed out to us, Christians will not only dwell in the truth, but also be beacons of joy and hope to all those who are looking for a sure point of reference in our rapidly changing world. At the beginning of this New Year, I assure you of my closeness in prayer. Upon all of you I cordially invoke the wisdom, grace and peace of Jesus Christ our Redeemer. Ecco una nostra traduzione del discorso del Papa. Eminenza, Eccellenze, Cari Amici, Ancora una volta sono lieto di accogliere la vostra Delegazione Ecumenica in occasione della sua annuale visita a Roma per la festa di

santEnrico, patrono della Finlandia. appropriato che il nostro incontro si svolga alla vigilia della Settimana di preghiera per lUnit dei Cristiani, il cui tema, questanno, tratto dal libro del profeta Michea: Quel che il Signore esige da noi (cfr. 6, 6-8). Il profeta, naturalmente, spiega ci che il Signore esige da noi: praticare la giustizia, amare la piet, camminare umilmente con il nostro Dio (cfr. 6, 8). Il tempo del Natale, appena celebrato, ci ricorda che Dio che, sin dallinizio, ha camminato con noi e che, nella pienezza dei tempi, si fatto carne per salvarci dai nostri peccati e per guidare i nostri passi sul cammino della santit, della giustizia e della pace. Il camminare umilmente alla presenza del Signore, nellobbedienza alla sua parola salvifica e con fiducia nel suo disegno generoso, unimmagine eloquente non solo della vita di fede, ma anche del nostro percorso ecumenico sulla via verso lunit piena e visibile di tutti i cristiani. In questo cammino di discepolato, siamo chiamati ad avanzare insieme sulla stretta via della fedelt alla volont sovrana di Dio, affrontando qualsiasi difficolt od ostacolo che possiamo incontrare. Per procedere sulle vie della comunione ecumenica , dunque, necessario che siamo sempre pi uniti nella preghiera, sempre pi impegnati nella ricerca della santit e sempre pi coinvolti nei campi della

ricerca teologica e della cooperazione al servizio di una societ giusta e fraterna. Su questo cammino di ecumenismo spirituale, davvero procediamo con Dio e gli uni con gli altri nella giustizia e nellamore (cfr. Mic 6, 8), poich, come afferma la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, noi siamo accettati da Dio e riceviamo lo Spirito Santo, il quale rinnova i nostri cuori, ci abilita e ci chiama a compiere le buone opere (n. 15). Cari amici, mio auspicio che la vostra visita a Roma aiuti a rafforzare le relazioni ecumeniche tra tutti i cristiani in Finlandia. Ringraziamo Dio per quanto stato realizzato finora, e preghiamo affinch lo Spirito di verit guidi i discepoli di Cristo nel vostro Paese verso un amore e ununit sempre pi grandi, mentre cercano di vivere alla luce del Vangelo e di portare tale luce nelle grandi questioni morali che le nostre societ devono affrontare oggi! Camminando insieme con umilt sulla via della giustizia, della misericordia e della rettitudine che il Signore ci ha indicato, i cristiani non solo dimoreranno nella verit, ma saranno anche fari di gioia e di speranza per tutti coloro che stanno cercando un punto di riferimento sicuro nel nostro mondo in rapido mutamento. Allinizio di questo Nuovo Anno, vi assicuro la mia vicinanza nella preghiera. Su tutti voi invoco di cuore la sapienza, la grazia e la pace di Ges Cristo nostro Redentore.

Le sofferenze della popolazione siriana al centro dellintervento del cardinale Sandri allincontro promosso dalla Cnewa

Urgente sostegno ai cristiani orientali


Una ferita al cuore per la citt di Aleppo. Cos il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha definito le conseguenze dellattentato che marted 15 gennaio ha devastato alcune facolt della locale universit, provocando 82 morti, e ha lambito anche la cattedrale latina, lepiscopio e le case religiose delle suore dorotee e delle missionarie della carit. Il dolore per la tragica situazione della popolazione siriana stato al centro dellintervento del porporato durante lincontro promosso dalla Catholic near east welfare association (Cnewa), in corso a Roma dal 16 al 18 gennaio, nella sede dellordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Dopo aver ricordato la sua visita ad Aleppo nel gennaio 2011 per consacrare la nuova cattedrale latina, il cardinale Sandri ha sottolineato come allora non si fosse potuto prevedere quale inverno stava per arrivare al posto dellauspicata primavera. Con ardente preghiera al Signore per le vittime ha aggiunto e con ferma riprovazione nei confronti dei responsabili, ci uniamo fiduciosi agli appelli del Santo Padre alla riconciliazione e alla pace. Anche perch lanello pi debole in questa troppo lunga catena di violenze bench non esclusivamente sembrano essere i cristiani. Pertanto laiuto ai cristiani orientali diventa quanto mai urgente e necessario. Con una particolare attenzione a far s che la carit abbia la fondamentale nota della ecclesialit, nel rispetto delle Chiese locali, sia nella verifica delle necessit sia nella destinazione degli aiuti. In tal modo infatti lintervento umanitario pi sicuro e, soprattutto, rispettoso dellidentit dei cristiani e delle rispettive comunit. Il cardinale Sandri ha descritto a grandi linee queste comunit. A parte le pi grandi entit (i bizantini ucraini, i siro-malabaresi indiani, i maroniti libanesi), si tratta spesso di realt numericamente contenute, povere di mezzi, segnate da tribolazioni che appaiono interminabili, ma anche portatrici di un patrimonio liturgico, teologico, canonico e artistico di ineguagliabile valore, che si sedimentato in modo vivo e originale nelle diverse tradizioni spirituali e culturali. Tanto che tuttora, esse offrono un contributo in difesa delluomo, della sua dignit e libert, compresa quella religiosa, di rilievo, specie nei campi delleducazione, dellassistenza e della vita sociale. Il concilio Vaticano II, ha detto in proposito il porporato, riconobbe lidentit delle Chiese Orientali cattoliche, definendole testimoni viventi delle origini. Per questo, devono svilupparsi per affrontare la sfida ecumenica e interreligiosa, inderogabili anche per lO ccidente, e favorire ovunque in spirito di reciprocit reale, non solo conclamata o auspicata la vicendevole ospitalit nel nome dellunico Dio. Il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali ha poi lanciato lallarme sullinarrestabile flusso migratorio che priva delle migliori energie giovanili queste terre. Ma nella crescente diaspora, specie nelle metropoli occidentali, che i cristiani orientali si trovano a dover essere attori della nuova evangelizzazione. Dopo aver elencato alcune modalit di aiuto alle comunit cristiane dellOriente, tra le quali, il sostegno materiale e spirituale, la promozione ai pellegrinaggi in Terra Santa, il porporato ha affermato che c una priorit che sta a cuore al Papa e a noi, perch prepara il futuro in termini ravvicinati: la formazione. E a tal riguardo, ha messo in luce come lOriente cattolico abbia una tradizione di eccellenza, molto apprezzata dalle altre religioni. Una rete scolastica di ogni ordine e grado accoglie ovunque un elevato numero di cristiani e non, fino ad arrivare, per fare un esempio, all80 per cento di studenti musulmani nellUniversit di Betlemme. Alla prima giornata dei lavori hanno partecipato, tra gli altri, il cardinale Edwin Frederick OBrien, gran maestro dellordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Ignace Youssef III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri, larcivescovo Cyril Vasil e monsignor Maurizio Malvestiti, rispettivamente segretario e sotto-segretario della Congregazione per le Chiese Orientali e rappresentanti della Cnewa, tra i quali, Terrence Thomas Prendergast, arcivescovo di Ottawa, e monsignor John E. Kozar, segretario generale.

Cerimonia presieduta dallarciprete della basilica di San Pietro nella memoria di santAntonio abate

La benedizione degli animali


Lappartenenza di Giovanni XXIII a una famiglia contadina stata ricordata dal cardinale Angelo Comastri, nella memoria di santAntonio abate, patrono degli animali. Larciprete della basilica di San Pietro ha celebrato gioved mattina, 17 gennaio, la messa allaltare della Cattedra, circondato da numerosi sacerdoti che svolgono servizio di assistenti ecclesiastici delle associazioni di coltivatori diretti e di allevatori. Il porporato ha proposto alla riflessione dei presenti cinque caratteristiche della spiritualit del beato Angelo Giuseppe Roncalli, di cui ricorre questanno il cinquantesimo della morte: labbandono a Dio, la semplicit, lumilt, la serenit danimo e la bont. Successivamente piazza Pio XII, di fronte al colonnato del Bernini, tornata a essere per qualche ora una fattoria a cielo aperto: in occasione della sesta edizione della Giornata dellallevatore, operatori del settore si sono dati appuntamento da ogni parte dItalia portando bovini, maiali, pecore e capre, equini, oche, galline e conigli, per la benedizione impartita dal cardinale Comastri. La cerimonia si svolta subito dopo una sfilata di cavalli e cavalieri snodatasi lungo via della Conciliazione.

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LOSSERVATORE ROMANO

venerd 18 gennaio 2013

Il cardinale Bertone alla Pontificia Accademia Ecclesiastica

La missione dei nunzi non deve scadere nella routine


Come ogni altra forma di ministero sacerdotale, anche quello svolto dai diplomatici della Santa Sede comporta la possibilit di una sorta di assuefazione, di adeguamento superficiale alla routine di ogni giorno, di accomodamento a vuote formalit, che con il tempo possono finire col rendere meno attenti alla dimensione soprannaturale del lavoro quotidiano. stato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone a mettere in guardia i futuri rappresentanti pontifici dai rischi della loro peculiare missione. Occasione stato lincontro con gli allievi della Pontificia Accademia Ecclesiastica, dove si recato nel pomeriggio di gioved 17 gennaio, per celebrare i vespri di santAntonio abate, patrono della scuola diplomatica di piazza della Minerva. Questo annuale ritrovo ha detto il porporato salutando larcivescovo presidente Beniamino Stella e tutti i presenti, tra i quali alcuni ex alunni ci porta a fare grata memoria anche di tutti coloro che non possono essere presenti, ma sono uniti a noi spiritualmente, in particolare i nunzi e i loro collaboratori: a loro vogliamo assicurare il nostro ricordo nel Signore. Un ricordo esteso anche ai defunti di questultimo anno, con uno speciale pensiero per monsignor Ambrose Madtha, nunzio in Costa dAvorio, morto in un tragico incidente automobilistico. Riflettendo sul ruolo della diplomazia vaticana, il cardinale Bertone ne ha inquadrato i contenuti nel contesto dellAnno della fede. Con questa iniziativa ha spiegato il Santo Padre ha chiamato tutta la Chiesa a una sorta di pellegrinaggio verso lessenziale, che intende riportare tutti al cuore dellesperienza cristiana: lincontro vivificante con Cristo. In particolare per chi si trova al servizio diretto del Successore di Pietro, nei dicasteri e uffici della curia romana o nelle rappresentanze pontificie, lAnno della fede pu offrire lopportunit di approfondire il nostro radicamento nel Signore e riscoprire cos il senso pi genuino del nostro servizio. Perch ha aggiunto anche noi abbiamo sempre bisogno di ritornare allessenziale. E il Papa nella lettera apostolica Porta fidei, sottolinea le due dimensioni fondamentali della fede: latto con cui ci affidiamo totalmente a Dio e i contenuti a cui diamo il nostro assenso. Entrambe queste dimensioni ha commentato il segretario di Stato indubbiamente gi ci appartengono, eppure la celebrazione di questo Anno pu rappresentare anche per noi la provvida occasione di coltivarle in maniera ancor pi consapevole, intensificando la preghiera, la riflessione, lapprofondimento dei contenuti della fede e permettendo cos a questo seme di grazia di portare frutto in noi. Del resto, come aveva affermato lo stesso Pontefice nel recente discorso al Corpo diplomatico, esiste unintima connessione tra la glorificazione di Dio e la pace degli uomini sulla terra, visto che dove Dio glorificato, lo anche luomo ed allora possibile costruire la pace. Parole riferite allo scenario internazionale, ma che per il porporato valgono anche per le nostre comunit e per la nostra vita personale. Se riusciremo a dare gloria a Dio, a vivere fino in fondo il primato della fede, allora saremo anche veri costruttori di pace, nei nostri ambienti di vita e di ministero, cos come nelle relazioni ecclesiali e in quelle internazionali. E da questo punto di vista, il celebrante ha esortato a non dimenticare che per un pastore lassidua cura per la propria vita di fede ha sempre una dimensione apostolica: i successori degli apostoli, infatti, coadiuvati dai presbiteri, hanno il principale compito di custodire il depositum fidei, compito che tuttavia non si pu assolvere come un incarico, per cos dire, esteriore: pu essere custode del depositum solo chi da esso si lascia permanentemente custodire. Il riferimento sempre a Benedetto XVI, che nel tracciare un identikit del vescovo allomelia per la solennit dellEpifania, aveva spiegato come questi debba soprattutto essere un uomo, il cui interesse rivolto verso Dio, perch solo cos il pastore si interessa veramente anche degli uomini. Anzi, il ragionamento del Pontefice pu essere anche ribaltato: un vescovo devessere un uomo a cui gli uomini stanno a cuore, che toccato dalle vicende degli uomini. Devessere un uomo per gli altri. Ma pu esserlo veramente soltanto se un uomo conquistato da Dio. Se per lui linquietudine verso Dio diventata uninquietudine per la sua creatura, luomo. Rivolgendosi infine direttamente agli alunni, il cardinale Bertone ha evidenziato che la formazione alla Pontificia Accademia Ecclesiastica permette di scoprire in maniera particolare la grandezza dellessere a diretto contatto con luniversalit della Chiesa, con la sua apostolicit e con il ruolo che in essa svolge, per volont del suo divino fondatore, il successore di Pietro, con la consapevolezza che in questi anni di formazione, sono molti e pressanti gli impegni e gli adempimenti che vi vengono richiesti. Tuttavia il segretario di Stato ha esortato gli allievi a non perdere mai di vista lunum necessarium: coltivare la vostra fede il presupposto indispensabile per la vostra vita sacerdotale e anche per la preparazione al futuro servizio alla Santa Sede. Perch maggiore sar la vostra identificazione a Cristo, e maggiori saranno la vostra passione per la vita della Chiesa, il vostro amore per gli uomini di ogni popolo e nazione, la vostra capacit di costruire relazioni fraterne, legami di collaborazione e di pace, per i quali la vita comunitaria attuale rappresenta unottima propedeutica. Tutto ci stata la conclusione dellomelia vi consentir di affrontare con pi coraggio le difficolt, talora non lievi, che potr richiedere il vostro ministero, e di accettare con realismo anche quegli aspetti legati allinevitabile fragilit della natura umana, di cui non manchiamo di fare esperienza.

La sede a palazzo Severoli, in piazza della Minerva

Identikit del diplomatico pontificio


Per larcivescovo Stella occorre unire identit sacerdotale, solida formazione e sensus Ecclesiae
di MARIO PONZI Uomo con una solida identit sacerdotale; profondo conoscitore del magistero pontificio; dotato di una ineccepibile formazione professionale e di una una certa dimestichezza con le problematiche etiche, economiche e culturali che caratterizzano le dinamiche del mondo di oggi; fedele alla Chiesa, alla Santa Sede, al Papa; in grado di interpretare nel miglior modo possibile il ruolo che compete oggi a un rappresentante pontificio nel contesto degli organismi internazionali; capace di servire con lumilt di cuore e con il coraggio che deriva dalla consapevolezza di essere portatore e testimone del messaggio evangelico. lidentikit del diplomatico formatosi alla Pontificia Accademia Ecclesiastica cos come viene delineato dal suo presidente, larcivescovo Beniamino Stella, in questa intervista rilasciata al nostro giornale. Quali sono le caratteristiche principali che deve avere ogni vostro allievo? Deve essere innanzitutto un uomo con una solida identit sacerdotale, dotato cio di quella bont sacerdotale che caratterizza lintegrit della vita. Spesso ricordo agli accademici che devono essere sani di mente e di cuore, nel senso della prudenza, dellequilibrio, del discernimento e anche nel senso delladesione alla Chiesa di Cristo e al Papa, che sono chiamati a servire con tanto impegno personale. A questo vanno aggiunte, naturalmente, doti personali e culturali tali che consentano ai nostri giovani di affrontare un percorso educativo e formativo molto impegnativo e dunque di sacrificio. Come riuscite a individuare i sacerdoti che rispondono ai requisiti richiesti? Questa una delle pi grandi difficolt da affrontare, soprattutto oggi. La crisi delle vocazioni ha provocato una drastica diminuzione del numero dei sacerdoti e, di conseguenza, pi difficile trovare giovani con le giuste caratteristiche. un impegno gravoso che fortunatamente posso condividere con i vescovi locali. Abitualmente sono i rappresentanti pontifici, i presidenti delle Conferenze episcopali e i vescovi diocesani a segnalare giovani sacerdoti che si sono distinti per le loro qualit e per lo zelo pastorale. A noi il compito di analizzare le diverse segnalazioni, di convocare i candidati per una conoscenza pi approfondita e di sottoporre i nomi alla Segreteria di Stato, che valuta attentamente e procede a una scelta accurata. Quanti riescono a concludere con successo il corso di formazione? Non tutti. Ogni anno generalmente presentiamo alla Segreteria di Stato tra i dieci e i dodici sacerdoti che hanno terminato gli studi e sono pronti a entrare nel servizio diplomatico. Considerando che ogni corso composto dai trenta ai trentacinque sacerdoti, direi che la percentuale si aggira normalmente attorno al trenta per cento. Questanno per esempio abbiamo trentuno nuovi iscritti che hanno iniziato la loro formazione. Da dove vengono? Al presente da questi continenti: Asia, Africa, America, Europa. Rappresentano luniversalit della Chiesa e ci naturalmente riflette quello che deve essere il servizio offerto alla Santa Sede attraverso lopera di persone di culture differenti, che provengono da diverse realt locali e che qui si preparano per poi integrarsi nella vita della Chiesa universale attraverso il servizio nelle nunziature apostoliche. Quale tipo di formazione viene offerta loro? In questa istituzione essi hanno lopportunit di accedere a una formazione accademica propria, soprattutto nellultimo biennio nel quale si offre una particolare qualificazione professionale. A ci si aggiunge lopportunit di conoscere da vicino la realt della Chiesa attraverso visite programmate ai dicasteri della Santa Sede, incontri di studio, momenti di approfondimento del magistero pontificio, occasioni di conoscenza ravvicinata della persona del Papa. Pian piano questi giovani, molti dei quali provengono da parrocchie e da seminari, acquisiscono la dimensione universale della Chiesa e soprattutto cominciano a rendersi conto della complessit del mondo e delle necessit della Chiesa universale. Vengono inoltre formati quotidianamente sulla realt sociopolitica internazionale, in modo che a poco a poco acquisiscano anche unaccurata conoscenza delle problematiche etiche, economiche e culturali che caratterizzano le dinamiche attuali. Quel mondo nel quale saranno chiamati a rappresentare il Papa? Per questo insisto molto sulla necessit di approfondire ogni testo del magistero, ogni documento della Santa Sede, ogni intervento del Sommo Pontefice. Il diplomatico della Santa Sede deve avere una particolarissima sensibilit per ci che il Santo Padre propone, per essere sempre assolutamente fedele a quanto Egli insegna e per cercare di entrare sempre pi in sintonia sia di cuore che di mente con la persona del Romano Pontefice. Per essere servitori fedeli del Successore di Pietro bisogna nutrire per Lui un amore profondo. Abbiamo celebrato lo scorso anno il cinquantesimo dallapertura del concilio Vaticano II. Qual stata linfluenza che quellavvenimento ha esercitato nel campo dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e gli altri Stati? Direi che il Vaticano II ha incoraggiato soprattutto a svolgere il servizio diplomatico con grande senso di rispetto e con sincero amore per i popoli a cui i rappresentanti pontifici sono inviati, nutrendo anche un particolare desiderio di farsi latori della sollecitudine del Papa per le Chiese particolari e di stabilire una profonda sintonia con gli episcopati locali. C stato, di conseguenza, un profondo cambiamento nello stile di presenza e di azione da parte dei rappresentanti della Santa Sede. In sostanza linvito dei padri conciliari stato quello di essere servitori con il cuore, con la vita e con le opere. Occorre riconoscere che questo messaggio stato ampiamente accolto e che oggi la diplomazia pontificia ben consapevole di dover far proprio questo stile particolare. La situazione del mondo in continua evoluzione. Nuove realt si affacciano sullo scenario internazionale e sempre pi spesso ci si trova davanti a problematiche complesse e difficili da interpretare. Come aiutare gli aspiranti diplomatici ad affrontarle? una questione molto importante. I nostri sono giovani che provengono spesso da realt particolari e che improvvisamente sono chiamati a rispondere a una proposta del loro vescovo, che li proietta in una realt pi vasta. NellAccademia cerchiamo subito di insegnare loro a pensare e a ragionare nellottica della Chiesa universale. Organizziamo anche appositi corsi interni che vanno a completare lo studio delle lingue e del diritto canonico, diplomatico e internazionale. Proponiamo inoltre momenti dedicati alla lettura e allapprofondimento della stampa mondiale. In questo modo essi entrano nel vivo delle problematiche attuali: si calano nei conflitti, nelle tensioni e nelle sfide del mondo, e anche della Chiesa. La nostra preoccupazione proprio quella di favorire il loro graduale approccio a tutte le questioni che agitano e coinvolgono la societ globale. Queste conoscenze sono fondamentali per il servizio diplomatico. Ma qual la differenza tra un diplomatico della Santa Sede e quello di un altro Stato? Direi innanzitutto che una questione di specificit, nel senso che si tratta di sacerdoti che hanno una formazione umana e cristiana di tutto rispetto. lidentit sacerdotale la prima vera grande differenza. Poi certamente va sottolineato che lattivit del diplomatico della Santa Sede al di sopra di qualsiasi interesse politico-economico, perch gli unici obiettivi sono di servire luomo e la sua inviolabile dignit e di servire la Chiesa nei valori che essa propone, ossia i valori del Vangelo: la verit, la libert, la pace, la vita, la fraternit, la solidariet, la famiglia. Ecco ci che rende diverso il servizio del diplomatico della Santa Sede. Anche se questo, naturalmente, non significa sminuire limportanza e lefficacia dellazione svolta dagli altri diplomatici; a tale riguardo la Chiesa tenta di favorire quanto di buono e di nobile vi nellumanit. Quanto importante la presenza della Santa Sede negli organismi internazionali e sovranazionali? certamente una presenza sempre pi centrale, soprattutto oggi. Anche per questo diamo agli alunni di questa Accademia una formazione che potremmo definire multilaterale, in grado cio di offrire loro gli strumenti per servire luomo e la Chiesa in ambiti cos diversi e multiformi. Si tratta di contesti plurali che esigono dai futuri diplomatici della Santa Sede una spiccata capacit di pensiero e di dialogo, cos da promuovere con saggezza quei valori che non dipendono dal consenso e dagli interessi momentanei ma che sono ancorati nella verit che non muta. E quale tipo di testimonianza si pu dare allinterno di queste istituzioni per cercare di superare alcune visioni antropologiche e culturali che ne condizionano il funzionamento? Io credo molto nel valore della testimonianza. Ma perch sia realmente credibile occorre prima di tutto il profondo convincimento del testimone. Bisogna credere fino in fondo e vivere i valori che si propongono. Occorre quindi una preparazione specifica e professionale, perch nel presentarsi in questi alti ambiti internazionali necessario farlo con grande umilt ma anche forti dei propri convincimenti profondi. Questi non si fondano su un semplice pensiero personale ma sulla roccia di Cristo. Salda in questa verit, la Santa Sede lavora per salvaguardare autenticamente i diritti fondamentali delluomo, procedendo con coraggio e prudenza, consapevole che la sua parola, quando presenta il messaggio del Vangelo, non limita la condizione umana ma la libera e la nobilita, perch sempre supportata dalla forza dello Spirito Santo.

Quando Montini la defin scuola di superiore carit


Fondata a Roma nel 1701 dallabate Pietro Garagni e denominata inizialmente Accademia dei Nobili Ecclesiastici, listituzione in cui si formano i futuri diplomatici della Santa Sede ebbe sin dallinizio lappoggio e lapprovazione di Papa Clemente XI, che nel 1703 decise di prenderla sotto la sua personale cura, disponendone nel 1706 il trasferimento nellantico Palazzo Severoli di piazza della Minerva, dove ha sede ancora oggi. Dopo un periodo di alterne fortune, nel 1775 Pio VI ne rilanci lattivit: fu lui, tra laltro, a dichiarare patrono dellistituzione santAntonio abate. Si deve invece a Pio XI lattuale denominazione di Pontificia Accademia Ecclesiastica, mentre tocc a Pio XII che per cinque anni vi aveva insegnato diplomazia ecclesiastica disporre la redazione di un nuovo regolamento, emanato nel 1945 e tuttora in vigore. Tra i Pontefici che vi hanno studiato o insegnato, va anche ricordato Giovanni Battista Montini. Il futuro Paolo VI vi entr nel novembre del 1921, inviato dal sostituto della Segreteria di Stato monsignor Pizzardo, e per cinque anni si dedic agli studi giuridici e diplomatici. Divenuto a sua volta sostituto, Montini vi tenne il 25 aprile 1951 un importante discorso commemorativo per il duecentocinquantesimo anniversario di fondazione, parlando della diplomazia pontificia come di una forma di amore per i popoli e definendo lAccademia una scuola di superiore carit.

Nomina episcopale
La nomina di oggi riguarda il nunzio apostolico Balvo.

Charles Daniel Balvo nunzio apostolico in Nigeria e osservatore permanente presso organismi Onu
Nato a Brooklyn, negli Stati Uniti dAmerica, il 29 giugno 1951, stato ordinato sacerdote il 6 giugno 1976. Si incardinato a New York. laureato in diritto canonico. Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede il 1 marzo 1987, ha prestato successivamente la propria opera nelle rappresentanze pontificie in Ghana, Ecuador, Cile, Repubblica Ceca, Giordania e in Lituania. Il 1 aprile 2005 stato eletto alla sede titolare di Castello, con dignit di arcivescovo, e nominato nunzio apostolico in Nuova Zelanda, Isole Cook, Fiji, Isole Marshall, Kiribati, Stati Federati di Micronesia, Nauru, Palau, Samoa, Tonga, Vanuatu e Delegato Apostolico nellOceano Pacifico. Il successivo 29 giugno ha ricevuto lordinazione episcopale.

Il Papa con larcivescovo Stella e gli allievi dellAccademia durante ludienza dell11 giugno 2012