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1) LE PERSONE CON DISABILITA - Il territorio dell ulss 10

Il territorio dell ulss 10 comprende 20 Comuni, alcuni dei quali di piccole dimensioni, che trovano quindi la possibilit di ottimizzare le proprie risorse economiche in una gestione associata e delegata allulss di servizi che singolarmente avrebbero difficolt ad assicurare, trovando un ulteriore agevolazione organizzativa ed economica nellesistenza di un unica struttura aziendale, quale lUOC Servizi alla persona, che favorisce un sistema unitario e coordinato di governo delle attivit. In particolare si segnala, per le dimensioni organizzative significative, la delega a questa ulss 10 da parte dei Comuni del servizio di assistenza domiciliare ai disabili. Si evidenzia anche la delega allulss 10 della gestione di attivit ed interventi relativamente alle competenze civili ed amministrative previste dallart. 23 lett. C) del D.P.R. 616/77 rispetto alle situazioni di pericolo o pregiudizio per il minore con particolare riguardo a maltrattamento fisico o psicologico, molestie e/o abuso sessuale, trascuratezza. La particolare situazione creatasi per lulss 10 con il prospettato riparto della competenza giurisdizionale per i minori fra i Tribunali di Venezia e Trieste, rafforza lesigenza di un punto unico di coordinamento aziendale. Lattuale organizzazione dell U.O.C. Servizi alla persona, con la coesistenza di professionalit diverse ed integrate, agevola una visione e una presa in carico unitaria dellutente, presenta una forte capacit organizzativa, di coordinamento e supervisione dei servizi socio-sanitari del territorio, e costituisce una struttura di riferimento completa per il confronto e la collaborazione con la Conferenza dei sindaci in ambito socio-sanitario. Il progressivo aumento nel tempo delle deleghe allulss 10 di attivit di competenza comunale, con relativo finanziamento economico, la riprova del positivo risultato riscontrato, frutto di una gestione organizzativa integrata e quindi anche maggiormente efficiente.

ICD = IMPEGNATIVE DI CURA DOMICILIARE REGIONE VENETO la Delibera sulla Domiciliariet 1338/2013 (ex DGR/CR 37/2013 Extra LEA-ADI http://icd.regione.veneto.it/ La Domiciliariet come condizione di vita ha bisogno di continuit per le persone che abbisognano di Assistenza alla persona per compiere i normali atti della vita quotidiana (Legge 104 del 92). La Delibera sulla Domiciliariet del luglio 2013, suddivide le persone in 5 differenti tipologie di disabilit, impostata su singole prestazioni erogate in modo alternativo fra di loro, ha gi creato molti effetti negativi per la sua complessit e per i ritardi e/o sospensione delle erogazioni e le problematiche connesse pur non essendo ancora in vigore. Pone un tetto di impegnative (ICD), riduce le risorse, stabilisce un confine det per la disabilit a 65 anni. mette la persona disabile in condizione di non essere considerata per i suoi bisogni complessivi. Ha nel frattempo lasciato senza risposte le persone in lista dattesa, che se crea disagio per lattesa di un posto in residenza assistita, non compatibile con la condizione di domiciliariet. Ha reso precaria questa condizione umana e progressivamente cambia il volto socio-sanitario territoriale della Regione Veneto. Non stata condivisa con le parti sociali, gli Enti Locali, i portatori di interesse, i professionisti della salute. Ad oggi non esiste un tavolo di programmazione, peraltro previsto allapprovazione della delibera. E stato effettuato il riparto provvisorio delle risorse finanziarie alle ULSS per gli esercizi 20132014-2015 (dgr 154cr/2012 e 1338/2013 confermato dalla recente 2358/20216).

Per il 2013, sono stati destinati 5 ml alla Non Autosufficienza e 101 ml per le ICD (sul bilancio complessivo di 721 ml). Un bilancio inalterato dal 2008, cui si sono invece aggiunte quote di residenzialit abitualmente in carico alla Sanit. I beneficiari delle ICD nel Veneto sono 46 mila persone. Le persone con disabilit Non c uguaglianza umana senza riconoscere la differenza. Luguaglianza fra esseri umani sul piano del diritto si traduce nel riconoscere i differenti bisogni delle persone disabili. Vanno articolate risposte differenti per let evolutiva (minori inferiori ai 18 anni), let adulta (18-65 anni) e let anziana (gli oltre 65). Lo prevedono le leggi e la programmazione socio sanitaria (i Piani di Zona dei Comuni nella Conferenza dei Sindaci, una Conferenza per ogni Ulss). Previdenza ed Assistenza sono le due gambe con cui camminano queste persone, entrambe necessarie. Scontate nella residenzialit, per niente scontate quando si vive a casa propria, o in una piccola Comunit, o in un Gruppo Appartamento per persone svantaggiate : tutto questo Domiciliariet. Il 1978, con la legge Basaglia ha creato un confine fra un prima e un dopo la legge, prima di allora listituto per i minori e il manicomio per gli adulti era considerato un luogo di vita. Non era necessario un consenso a questa condizione ristretta, bastava il parere di uno Specialista della Mutua (quello che oggi chiamiamo Distretto). Definire che non si possono rinchiudere le persone per oltre 7 al massimo 15 giorni ha aperto la strada per una quotidianit differente anche per le persone disabili. Una Domiciliariet a carico della collettivit (come per manicomi ed istituti) e non della sola famiglia. Una differente cultura sociale e delle istituzioni ha dato il coraggio alle famiglie di convivere con i loro cari disabili fisici e mentali pur nella complessit, di chiedere labilitazione alla vita, portarli a scuola e per strada. Sono nate prima le scuole speciali e poi linclusione scolastica e il progetto alla persona. Sono nati per i disabili dopo i 18 anni i Centri Diurni, fortemente voluti dai genitori. Sul modello basagliano inclusivo, sono unit piccole, al massimo di 14 persone, cos come la piccola comunit residenziale, il gruppo appartamento. Minori ed Adulti disabili sono ciascuno abile in modo differente, necessario creare progetti individuali per ciascuno di loro. E ci che avviene allinterno delle Unit Valutative del Distretto Socio Sanitario (UVMD), con la partecipazione del medico di famiglia (o specialista), dellAssistente Sociale e delle stesse persone disabili se adulte o del famigliare se cognitivamente fragile. Questa partecipazione della persona, al destino che la riguarda, sembra unovviet, ma non lo . I minori tutti, anche se disabili, hanno bisogno di abilitarsi alla vita (inclusione sociale, scolastica)quindi vanno trasportati, accuditi, seguiti a scuola da uninsegnante di sostegno che la legge prevede per la classe tutta e non per il solo bambino o ragazzo I minori tutti sono soggetti a tutela, anche se il Diritto di Famiglia del 1975 li sottrae alla Patria Potest riconoscendoli soggetti di diritto e dando loro voce. Unanomalia della Regione Veneta in atto dal prossimo bilancio trasferire dal Bilancio Sociale al Bilancio Sanitario anche i minori che abbiano bisogno di intervento sociale (tutti malati?) Gli Adulti, dai 18 ai 65 anni, cos come i bambini debbono poter uscire di casa, svolgere attivit lavorativa, o comunque partecipare alla vita con i loro tempi, con progetti di vita il pi possibile indipendente (Legge 162) . Abbiano essi disabilit fisica o mentale. Non possono essere considerate reddito, qualora lavorino, le risorse previdenziali per lassistenza, sarebbe iniquo, uno svantaggio non considerato, che potrebbe impedire loro di godere dellaiuto alla persona di cui abbisognano per alzarsi dal letto e recarsi al lavoro. Quello che sta ora avvenendo a livello 2

governativo con la nuova ISEE. Le persone disabili che compiano 65 anni sono considerate anziane, ma non cessano di essere disabili, con bisogni specifici, condizioni fisiche aggravate dallet, pluripatologie ecc. e debbono poter proseguire una vita indipendente senza ricorrere alla residenzialit obbligata. Per gli anziani non disabili la Non Autosufficienza dura mediamente 7 anni per gli uomini e 9 per le donne e non coincide con il confine dei 65 anni. In questa fase di Non Autosufficienza preferibile la permanenza in casa propria La legge Bindi 229 del 99 ha previsto la riorganizzazione del territorio, la partecipazione di Enti Locali, Associazioni, Cittadini alla programmazione dei Servizi Sanitari e Socio Sanitari, i livelli essenziali di Assistenza a carico del SSN. La domiciliariet per i non autosufficienti gravi un livello essenziale di assistenza. Il processo di socializzazione dei servizi doveva compiersi a livello regionale con la legge Turco 328 del 2000 che prevedeva risorse sociali certe (che non sono state stanziate a sufficienza) e un forte protagonismo dei Comuni, in continuit con la legge Bindi. Una delega che i Comuni possono mantenere, utilizzando fondi regionali e nazionali, oppure delegarli alle Ulss, in entrambi i casi organizzandosi collegialmente fra Comuni. La legge 328 prevede anche allart 26 il diritto alla riabilitazione, importante per il mantenimento delle facolt mentali e fisiche. La riabilitazione la cugina povera di Cenerentola, la sorella povera la salute mentale. La Regione Veneto non ha recepito la 328, non lha attuata. Venezia lunica citt che potendo contare su risorse proprie ha mantenuto la delega allassistenza, ricevendo dalla regione analoghe quote degli altri Comuni. Era stata introdotta da Galan (consigliato) una tassa di scopo a favore della Domiciliariet che prima delle elezioni di questo Presidente di Regione stata abolita. Dal 2008 la Regione Veneto nn ha adeguato le risorse sociali per il mondo della disabilit, per la Domiciliariet. Nel 2009 i sindacati hanno premuto perch venisse approvata la legge 30 per la non autosufficienza che non per stata finanziata. Durante liter di approvazione sono stati promossi dalle associazioni alcuni emendamenti alla legge 30 per un maggior ruolo dei comuni, per avere voce come persone disabili e famigliari allinterno delle UVMD e per escludere dalla compartecipazione la frequenza ai Centri Diurni delle persone disabili, un diritto quello dellinclusione, pari al diritto di andare in Ospedale, un livello essenziale di assistenza. Condivisi dai sindacati, dalla minoranza in Regione, approvati con fatica in Consiglio hanno consentito dal 2009 ad oggi la continuit della frequenza ai Centri Diurni senza la penalizzazione della compartecipazione che avrebbe escluso molti disabili adulti dai Ceod. Nel 2013 con le ICD si definisce sanitaria ci che squisitamente sociale: la Domiciliariet alle persone disabili e anziane. Ligiene alla persona anche a casa propria, le risorse agli anziani (ex assegno di cura) diminuendo le risorse alla vita indipendente, alle persone con Alzheimer ecc. Sono apparse a maggio le ICD, impegnative di cura domiciliari, senza alcuna condivisione con le parti sociali, le persone disabili. Stiamo faticosamente ribadendo un concetto di domiciliariet come condizione umana e sociale di diritto. Fonte FISH : la parziale retromarcia della Giunta Zaia sullImpegnativa di Cura Domiciliare (www.vitaindip.it) LICD cos come concepita fino al dicembre scorso era mutuamente esclusiva, era incompatibile con la frequenza del centro diurno, espelleva dai servizi domiciliari gli over 65, le persone prive di indennit di accompagnamento e centinaia di persone che fino al 2013 avevano usufruito del servizio di Aiuto Personale. 3

Il decreto della Giunta regionale n. 173 del 31 dicembre 2013, ora invece precisa che: 1) La frequenza di un Centro diurno non incompatibile con lImpegnativa di Cura Domiciliare. Chi usufruiva del servizio di Aiuto personale potr quindi fare domanda per lICDp anche se frequenta il Centro diurno. 2) Le prestazioni ADI-SAD sono compatibili con la frequenta di un Centro diurno e con le ICD. I titolari di un progetto di Vita Indipendente, di Aiuto Personale, di promozione dellAutonomia Personale potranno quindi continuare ad usufruire anche di tali servizi. 3) per accedere allICDp non necessario essere in possesso dellindennit di accompagnamento. Basta la certificazione di gravit in base alla legge 104/92. Minori ed adulti senza indennit di accompagnamento che usufruivano dellAiuto Personale potranno quindi accedere allICDp. 4) Il contributo per i progetti di Vita Indipendente, di Aiuto Personale, di promozione dellAutonomia Personale deve essere determinato in relazione al progetto. Lammontare mensile viene stabilito dallUVMD, quindi niente graduatorie. Dal 2014 la procedura ICD viene utilizzata per la presa in carico delle persone, per conoscere il fabbisogno complessivo e per lerogazione del contributo. Le ULSS vengono in sostanza invitate a non disperdere i finanziamenti in tanti piccoli contributi. 5) le UVMD potranno definire la prosecuzione del progetto anche per le persone che hanno compiuto i 65 anni, se gi titolari di un progetto di Vita Indipendente : decreto 173 del Segretario Mantoan del 31.12.2013, correttivo delle ICD-F (viene cos distinto il mondo adulto rispetto allanziano). Le UVMD potranno anche ridefinire limporto mensile in funzione del progetto individuale, del badget assegnato alle ULSS e delle nuove domande. Il comune di residenza dovr concorrere alla spesa. 6) per lerogazione dei LEA, Livelli Essenziali di Assistenza, stato effettuato il riparto provvisorio delle risorse finanziarie alle ULSS per gli esercizi 2013-2014-2015 (dgr 154cr/2012 e 1338/2013 confermato dalla recente 2358/20216). Fatto salvo un diverso ammontare del capitolo di bilancio relativo al Fondo regionale per la Non autosufficienza, le risorse per il 2014 potranno essere confermate in pari misura. 7) il limite reddituale per laccesso alla ICDp stabilito con la DGR 1338/2013 sospeso in attesa di conoscere gli effetti del nuovo ISEE e di definire una eventuale nuova soglia, al fine di non porre nuovi limiti alla conferma dei progetti di Aiuto e Autonomia Personale e di prendere in carico situazioni di effettivo bisogno. Nel frattempo lISEE per lICDp diventa analoga a quella per lICDf. A CONCLUSIONE DI QUESTA BREVE ESPOSIZIONE, DUE CONSIDERAZIONI La mobilitazione in atto, in particolare la manifestazione del 13 dicembre a Padova Siamo il Sociale, promossa da Federsolidariet, e la costante iniziativa della FISH, delle associazioni aderenti, del Movimento per la Vita Indipendente e quello dei familiari delle persone che frequentano i Centri diurni ha permesso alcuni parziali ma positivi risultati. Ha aperto una breccia nel monolitico fronte avversario. La Giunta e la maggioranza che la sostiene cominciano forse a rendersi conto che non si possono marginalizzare i protagonisti del sociale. Siamo riusciti a modificare la delibera regionale sulle ICD. In modo insufficiente, ne siamo consapevoli, ma stata modificata e abbiamo dimostrato quanto approssimativa sia stata lazione della Giunta. Non poco. Il nostro giudizio sulloperazione ICD, che nulla aveva a che vedere con il riordino dei servizi domiciliari cosiddetti extra LEA, resta negativo.

2) APPUNTI SULLE ICD = Impegnative di Cura Domiciliare, in rapporto al Piano Socio Sanitario
(gruppo di lavoro associazioni) 4

Premessa il contesto 1.1. La DGR 1338/2013 si pone in modo avulso ed estraneo al Piano socio-sanitario regionale 201216 entro il quale dovrebbe collocarsi ogni provvedimento attuativo. Il Piano Socio-sanitario 2012-2016 stato approvato prima della Spending review e del Decretone Balduzzi e quindi in un contesto e con le prospettive delineate dal vigente Patto per la salute 201012, anzi nel corso della elaborazione iniziale del nuovo Patto per la salute 2013-15, che poi si fermato per indisponibilit delle Regioni, stante i gravosissimi tagli effettuati. Il Piano si poggia su queste linee strategiche: conferma del modello integrato socio-sanitario potenziamento dellassistenza territoriale completamento della razionalizzazione della rete ospedaliera sostenibilit: economica, sociale, professionale Per gli aspetti strutturali - gestionali prevede il superamento delle piccole Ulss (inferiori ai 200.000 ab. e la provincializzazione dei servizi generali e di alcune attivit sanitarie), la tripla valutazione annuale sui Direttori Generali (della Giunta Regionale sullequilibrio di bilancio, della competente Commissione consigliare sullattuazione della programmazione, della Conferenza dei Sindaci sulla qualit e soddisfazione degli utenti). Per gli aspetti programmatori viene prevista per la prima volta la contestualit delle schede contenenti gli indirizzi vincolanti sia per gli ospedali che per il territorio, onde evitare la politica dei due tempi (- ospedale e + territorio). Viene valorizzato il Piano di zona, come strumento condiviso con i Comuni, confermata lintegrazione sanit-sociale e ospedale-territorio per la continuit assistenziale, il coinvolgimento della comunit in una prospettiva di welfare mix. In concreto, si prevedono per lassistenza territoriale: 4 aree: prevenzione e promozione della salute, materno-infantile e infanzia, cronicit, fragilit modelli organizzativi: team, case manager, medicina di gruppo integrata filiera assistenza territoriale: assistenza primaria, cure domiciliari, assistenza specialistica e cure palliative, assistenza residenziale e semiresidenziale, assistenza in strutture di ricovero intermedie (ospedale di comunit e unit di riabilitazione territoriale) responsabilit della filiera: unit di valutazione multidimensionale e responsabilit varie in team;

per lassistenza ospedaliera: rete ospedaliera su due livelli: provinciale (hub) e aziendale (spoke, presidio unico anche articolato in 5

pi sedi) ospedali per acuti, anche monospecialistici, integrativi della rete hub - spoke modelli organizzativi e gestionali (week surgery day service ecc) offerta: 3 pl acuti - 0,5 post acuti - 1,2 strutture intermedie extraospedaliere, per mille ab. privati accreditati: maggior ruolo delle Aziende sanitarie

per la promozione salute e prevenzione: carte di Ottawa e di Tallin (OMS) i determinanti della salute prevenzione malattie, infortuni e traumatismi, anche domestici, diagnosi precoce, tramite la rete dei Dipartimenti di prevenzione. 1.2. Il rapporto fra il Pssr e la DGR 1338/2013 (ex 37/CR/2013) Il principale obiettivo del Pssr quello di spostare politiche e risorse dallospedale al territorio per meglio corrispondere agli obiettivi di salute dei cittadini. Gli strumenti attuativi pi importanti sono le schede ospedaliere e le schede territoriali. La finalit della DGR pare quindi prevalentemente politica, di annuncio, di prefigurazione. Mentre le risorse sono state compresse dalle ultime politiche nazionali, sarebbe necessario incidere profondamente nellorganizzazione, determinare le priorit, le sinergie, ecc.

La DGR 1338/2013 (ex 37/CR/2013) http://icd.regione.veneto.it/ 2.1. Finalit Come quasi sempre accade gli obiettivi e le finalit contenute in delibere come questa sono condivisibili. Come quelle contenute nello stesso Pssr. Diversa valutazione andrebbe formulata se si analizzano gli strumenti, gli attori, le connessioni con le altre competenze che agiscono sul territorio. La prima incongruenza la totale assenza di riferimenti alla legge di riforma dellAssistenza sociale, la 328/2000. Forse perch il Veneto una delle pochissime Regioni che non lhanno attuata. Poich si tratta di una legge quadro, se non si fa una legge attuativa a livello regionale, come non esistesse. Quindi il ruolo dei Comuni, del terzo settore, del volontariato, della cooperazione sociale risulta avulso, non compreso. E pur vero che si sta normando politiche non socio-assistenziali ma socio-sanitarie, ma proprio per 6

questo indispensabile un raccordo, altrimenti si predica lintegrazione fra la sanit e il sociale, ma si attua il contrario. Forse la finalit non dichiarata della DGR quella di poter utilizzare una parte delle risorse per legge destinate alla sanit (LEA) per gli extra-LEA. Che sono ovviamente consentiti, ma con risorse proprie della Regione, che il Veneto non ha o non vuole mettere. 2.2. Sintetiche valutazioni nel merito Senza scendere nel dettaglio o nella tecnicalit, si elencano i punti maggiormente critici: limpegnativa di cura domiciliare, al pari di quella di residenzialit, deve essere spesa acquistando servizi/prestazioni, pubblici o privati accreditati, e non tradursi in erogazioni finanziarie, di difficile controllo per quanto riguarda gli aspetti quali-quantitativi dellassistenza erogata; la suddivisione in 5 tipologie di bisogno appare farraginosa e di difficile attuazione pratica, prestandosi ad equivoci o altro, soprattutto quando viene dato il contributo e non chiesto il servizio/prestazione; il finanziamento settoriale, di queste politiche in questo caso, sembrava fosse stato superato in relazione a modalit di assistenza pi integrate: quale rapporto con le altre politiche territoriali, quali sinergie, quale presa in carico globale della persona bisognosa di interventi?; conseguentemente con quali criteri viene definita la compartecipazione dellutente o dei famigliari, come avviene per la residenzialit (senza copiare da questa ovviamente); se pur vero che non si pu partire dalla soddisfazione di ogni bisogno espresso (lart. 32 della Costituzione esprime un indirizzo, che va attuato in relazione alle disponibilit finanziarie messe a disposizione), anche vero che non pu essere tutto condizionato dal tetto finanziario: quale lequilibrio far i due aspetti, quali le priorit? Considerati i tempi, gli effetti sui Servizi attuali, il ruolo dei Comuni e delle Conferenze dei Sindaci, la nuova normativa sarebbe meglio se fosse preceduta da una sperimentazione. Carissimi Consiglieri regionali del PD, per favore, almeno voi abbandonate definitivamente (ostacolate con fermezza) questa "pazza voglia" del nuovo ospedale a Padova. La gente del Veneto disperata: licenziamenti - aumento delle povert - giovani senza futuro - disabili e non autosufficienti ghettizzati - compartecipazione alle stelle - pensionati/e alla fame - moria impressionante di imprese - inondazioni, esondazioni e frane che distruggono ambiente e case - produzioni agricole in ginocchio. I soldi (se ci sono) pubblici e privati vanno prioritariamente utilizzati urgentemente su queste drammatiche emergenze, molte di queste "scaricate" sulle spalle del volontariato. L'opinione pubblica va correttamente informata: non assolutamente vero che sono sufficienti 700 milioni di euro per realizzare il nuovo ospedale, nei sette / otto anni che saranno necessari per completare la struttura, i costi raddoppieranno: supereranno abbondantemente il miliardo di euro. Confido nel vostro impegno per fermare speculazioni e sperpero di risorse.