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PAGINE DI SAGGISTICA

Omero aveva ragione?


Troia era una citt proverbiale, ricca e famosa, una citt anatolica citata anche in testi ittiti con il nome di Taruisa o Wilusha (e osserva Strauss nella forma pi antica del greco, Ilion si diceva Wilion). I Greci che Strauss definisce i Vichinghi dellet del Bronzo - ormai da secoli e a ondate successive si spingevano in grandi spedizioni o in sortite minori oltre lEgeo grazie alle loro navi adatte alla guerra. Nel XIII secolo si diressero verso le isole dellEgeo nord orientale, divenendo cos una minaccia per Troia. Nel secolo XII si unirono probabilmente a quelli che conosciamo come i Popoli del Mare, invasori e razziatori che si diressero prima verso Cipro e il Levante, poi in Egitto e che da l si stabilirono nella futura Palestina. La guerra di Troia quindi , secondo Strauss, solo il pezzo di un puzzle pi grande, quello che vide soccombere la citt pi ambita. Una citt ricca e potente grazie anche alla sua posizione geografica ma schiacciata tra due pericolosi vicini: i Greci e gli Ittiti.

Lautore: Barry Strauss Professor of History e Professor of Classics alla Cornell University. Ha preso parte a numerose campagne di scavo. Il testo tratto da La guerra di Troia, Laterza, Roma-Bari 2007, pagg. 11-15.

Possiamo presumere che la guerra di Troia ci fu davvero, cio che una coalizione greca attacc e alla fine saccheggi Troia. Ma se la guerra ci fu davvero, come fu combattuta? Che cosa la provoc? Per rispondere a queste domande prenderemo le mosse da Omero e poi esamineremo tutti i dettagli alla luce di quello che sappiamo sulla tarda et del Bronzo. Si prenda per esempio la durata della guerra. Omero dice che la guerra di Troia dur dieci anni; per lesattezza, dice che i Greci a Troia combatterono e soffrirono per nove anni e alla fine vinsero al decimo. Ma queste cifre non devono essere prese alla lettera. Tra le altre ragioni, si tenga presente che nellOriente antico si usava lespressione nove volte e poi una decima3 nel senso di pi volte, finch alla fine. Era unespressione idiomatica, proprio come nellitaliano di oggi lespressione nove volte su dieci significa quasi sempre, pi che i numeri indicati. Con ogni probabilit Omero usa unespressione di veneranda antichit a indicare che la guerra di Troia dur molto tempo. Non dobbiamo intenderla letteralmente; altrimenti vorrebbe dire che lespressione era stata fraintesa quando giunse allepoca di Omero.

Ma allora quanto dur la guerra di Troia? Non lo sappiamo. Tutto ci che possiamo dire che dur parecchio, ma probabilmente molto meno di dieci anni. Poich avevano risorse limitate, improbabile che i regni dellet del Bronzo abbiano organizzato una campagna di dieci anni. Fu una guerra prolungata, ma Troia era un premio per cui valeva la pena di combattere. La fortuna di Troia consisteva nella sua posizione. Troia ventosa, come la chiama Omero, non era semplicemente ventosissima: era un miracolo meteorologico. La citt crebbe non solo perch era sita allingresso dei Dardanelli, il collegamento acquatico fra lEgeo e il mar Nero. Nel suo periodo doro Troia si estendeva per 30 ettari e contava 5000-7000 abitanti, il che la rendeva una grande citt rispetto agli standard dellet del Bronzo e una capitale regionale. La Troade, cio la regione di Troia, era una terra benedetta. Cera acqua fresca in abbondanza, i campi erano ricchi di grano, i pascoli erano perfetti per il bestiame, nei boschi correvano molti cervi e i mari erano pieni di tonni e altri pesci. E cera il dono speciale di Borea, il dio greco del vento

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del nord: di solito Borea soffia nei Dardanelli per un periodo da trenta a sessanta giorni durante la stagione della navigazione estiva, a volte ininterrottamente per settimane. Nellantichit, quando le navi non avevano la tecnologia per bordeggiare, cio per andare a zigzag controvento, Borea impediva la navigazione nei Dardanelli. Per gran parte della stagione nautica, i capitani delle navi erano costretti ad aspettare nel porto di Troia che il vento calasse. In quanto padroni del fronte del porto, i Troiani si arricchivano e lo dovevano a Borea. I Troiani erano tra i pi grandi intermediari del mondo. Gli intermediari non sono mai molto amati, soprattutto se si arricchiscono con il maltempo. Con la possibile eccezione dei tessuti, i Troiani avevano un solo bene da vendere: i loro famosi cavalli. I commercianti di cavalli erano i venditori di auto usate del mondo antico. Con la loro parlantina i Troiani probabilmente escogitavano modi di imbrogliare il prossimo che avevano la meglio su qualsiasi espediente in voga a Tebe o Micene. Forse Troia non era molto amata, ma con i suoi vantaggi naturali e la sua pratica negli affari era pacifica e prospera, o meglio lo sarebbe stata se fosse stata racchiusa in una bolla. Purtroppo, Troia si trovava in bella vista su una pericolosa linea di sangue su cui si incontravano due imperi. Nel mondo antico non esisteva un pezzo di terra pi pericoloso di quello. A est cerano gli Ittiti, grandi guidatori di carri che uscivano dagli altipiani centrali e dominavano lAnatolia e gran parte del Vicino Oriente. A ovest cerano i Greci, una potenza in ascesa, le cui navi sapevano esercitare pressione al di l del mar Egeo. Questi due popoli bellicosi erano in qualche modo cugini. Entrambi parlavano una lingua indoeuropea ed erano giunti nel Mediterraneo da est attorno al 2000 a.C. Anche se questi due rivali non invasero mai la madrepatria dellaltro, sfogarono la propria furia sui popoli che si trovavano in mezzo. LAnatolia occidentale fu la Polonia della tarda et del Bronzo: ricca, colta e posta fra due imperi. In una regione di circa 105.000 chilometri quadrati (allincirca le dimensioni di un terzo dellItalia o quattro quinti dellInghilterra), uno scenario in perenne mutazione di stati combatteva per il potere, con gli Ittiti e i Greci sempre pronti a cambiare le carte in tavola. Ci fu una serie infinita di guerre fra le decine di regni che nacquero e morirono nel corso degli anni, lottando per il potere in una caotica terra di nessuno. Per i Greci, che avanzavano pretese sulle Isole Egee e avevano un piede in Anatolia, la Troade era una minaccia e una tentazione, al tempo stesso

un pugnale puntato al cuore della Grecia e un ponte per la madrepatria ittita. Era anche la pi ricca fonte di bottino allorizzonte. Troia, centro regionale di grande importanza, era una stazione di passaggio per le merci provenienti dalla Siria e dallEgitto, talvolta persino dal Caucaso e dalla Scandinavia. Come poteva il rapace animo dei Greci resistere alla tentazione di saccheggiarla? Ma non era un frutto facile da cogliere. Troia era una fortezza solida. La sua pianura era grande ma non era un buon posto per le battaglie cruente: era fradicia per gran parte dellanno, il che impediva luso dei carri, e forse era malarica (le testimonianze non sono chiare). A questi fattori si aggiungano lesercito troiano e la vasta rete di alleanze della citt. Ma anche Troia, sebbene fosse forte, aveva i suoi punti deboli. Nel ricco entroterra di Troia cerano ventotto citt, per non dire delle altre sulle isole vicine, e nessuna aveva fortificazioni paragonabili a quelle della metropoli. Questi posti erano ricchi di beni materiali e di donne che i Greci bramavano. Predoni esperti e pazienti, i Greci erano pronti per la sfida di un conflitto prolungato. Vivere in tende e in rifugi fra lincudine e il martello era terribile, ma nessuno diventa un Vichingo per fare vita comoda. I Troiani godevano di tutti i frutti della ricchezza e del lusso, ma i Greci avevano tre vantaggi tutti loro: erano meno civilizzati, pi pazienti e pi dotati di mobilit strategica, grazie alle loro navi. Alla lunga, questi fattori ebbero la meglio sulla superiorit culturale di Troia. E cos veniamo alla guerra di Troia. La guerra ebbe luogo presumibilmente fra il 1230 e il 1180 a.C., pi probabilmente fra il 1210 e il 1180. In questultima data la citt di Troia fu distrutta da un violento incendio. La presenza di armi (punte di frecce e di lance e proiettili di fionda) e di ossa umane insepolte fa pensare a un saccheggio, cio a un attacco improvviso e violento. Le citt della Troade, secondo un recente studio degli archeologi, potrebbero essere state abbandonate attorno al 1200, circostanza che si accorda con uninvasione. Eppure alcuni scettici negano la veridicit della guerra di Troia, perch sono state trovate poche armi nelle rovine della citt rispetto ad altre citt che sono state saccheggiate. Ma dobbiamo ricordare che Troia non un sito tranquillo. E stata lattrazione turistica principale del mondo antico; il suo suolo stato scavato alla ricerca di reliquie per turisti vip come Alessandro Magno e limperatore Augusto. E il rinnovamento urbano successivo ha appiattito la rocca per farne terrazze per templi greci e romani, processo che distrusse strati di resti dellet del Bronzo.

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Le testimonianze archeologiche si accordano con limmagine di una citt che stata saccheggiata, bruciata e nei secoli successivi perforata da turisti affamati. La data della guerra di Troia non va gi ad alcuni storici. Attorno al 1180 a.C. i grandi palazzi della madrepatria greca, da Micene a Pilo e in molti luoghi di mezzo, furono a loro volta distrutti. possibile che i Greci abbiano attaccato Troia fra il 1210 e il 1180 se la loro stessa rovina si profilava allorizzonte? S. La storia piena di rovesci improvvisi. Ad esempio, molte citt giapponesi erano un ammasso di macerie nel 1945, ma solo quattro anni prima, nel 1941, il Giappone aveva attaccato gli Stati Uniti. Inoltre i miti greci dicono che la guerra di Troia provoc guerra civile e caos in Grecia, e questo sembra accordarsi bene con le testimonianze archeologiche. Infine, i disordini in Grecia nel periodo 1210-1180 potrebbero aver reso la guerra di Troia pi, e non meno, probabile, perch forse i politici greci furono tentati di portare la violenza allestero. La storia non fatta di pietre o parole, ma di persone. Ci fu mai una regina di nome Elena, e il suo volto mosse mille navi? Ci fu un guerriero di nome Achille che in un accesso di furore uccise centinaia di persone? Enea soffr

nel corso di una dura guerra e rise bene per ultimo in quanto re? E che dire di Ettore, Odisseo, Priamo, Paride, Ecuba, Agamennone, Menelao e Tersite? Sono esistiti o li ha inventati un poeta? Non lo sappiamo, ma i nomi sono tra le cose pi facili da tramandare in una tradizione orale, il che aumenta la probabilit che fossero persone vere. Inoltre, possiamo dire che se gli eroi omerici non fossero esistiti avremmo dovuto inventarli. Forse non ci fu un Achille, ma i guerrieri greci usavano la sua tattica nellattaccare le citt e nel combattere le battaglie attaccando i carri a piedi. Sia vero o no che il volto di Elena abbia mosso mille navi, le regine dellet del Bronzo avevano grande potere, e i re combattevano in guerra per le alleanze matrimoniali. Forse Priamo non regn mai su Troia, ma i re Alaksandu e Walmu s, e i sovrani anatolici vivevano proprio come Omero descrive Priamo, dai rapporti con i nobili altezzosi alla pratica della poligamia. Perci questo libro si riferir ai personaggi di Omero come a individui realmente vissuti. Il lettore deve tener presente che la loro esistenza plausibile ma non provata. Le loro descrizioni sono basate su Omero, e quando possibile su dettagli tratti dallarcheologia, dallepigrafia, dallarte e cos via.

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