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Edizione originale: Speaking Into the Air.

A History of the Idea of Communication, Lincensed by The University of Chicago Press, Chicago, Illinois, USA Copyright 1999 The University of Chicago. All rights reserved Copyright 2005 Meltemi editore srl, Roma Traduzione di Luciano Petull Revisione di Davide Borrelli
vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata compresa la fotocopia, anche a uso interno o didattico, non autorizzata.

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John Durham Peters

Parlare al vento
Storia dellidea di comunicazione

MELTEMI

Ai miei mentori di quattro universit Hal Miller, Len Hawes, Don Roberts e Sam Becker

Indice

p.

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Prefazione alla traduzione italiana Introduzione Il problema della comunicazione


La storicit della comunicazione I diversi significati di comunicazione Gli anni Venti come crocevia del dibattito teorico Discorsi tecnici e terapeutici dopo la seconda guerra mondiale

Capitolo primo Dialogo e disseminazione


Dialogo ed Eros nel Fedro La disseminazione nei Vangeli sinottici

Capitolo secondo La storia di un errore: la tradizione spiritualistica


Le fonti cristiane Dalla materia alla mente: la comunicazione nel XVII secolo Lo spiritualismo del XIX secolo

Capitolo terzo Verso una visione pi materialistica dello Spirito: Hegel, Marx e Kierkegaard
Hegel sul riconoscimento Marx (versus Locke) sul denaro Gli esseri in incognito di Kierkegaard

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Capitolo quarto I fantasmi dei viventi, dialoghi con i morti


Registrazione e trasmissione Lermeneutica come comunicazione con i morti Le lettere morte

Capitolo quinto La ricerca della connessione autentica, ovvero gettare un ponte sullabisso
Le mura interpersonali dellidealismo Frode o contatto? James sulla ricerca psichica Allungarsi e toccare qualcuno: il carattere misterioso del telefono La radio: broadcasting come disseminazione (e dialogo)

Capitolo sesto Macchine, animali e alieni: gli orizzonti dellincomunicabilit


Il test di Turing e linsuperabilit di Eros Gli animali e lempatia con il non-umano La comunicazione con gli alieni

Conclusione Una stretta di mano


I vuoti di cui fatta la comunicazione Il privilegio del ricevente Il lato oscuro della comunicazione Lirriducibilit del tocco e del tempo

Ringraziamenti Postfazione Informazionalismo e filosofia dei media Luciano Petull Bibliografia Indice analitico

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Cos anche voi: chi potr capire quel che dite, se parlate in una lingua incomprensibile? come se parlaste al vento. Non so quante specie di lingue vi siano al mondo, ma so che tutte hanno un senso. 1 Cor. 14, 9-10 I baci scritti non arrivano a destinazione ma vengono bevuti dai fantasmi lungo il tragitto. Con cos abbondante alimento questi si moltiplicano in modo inaudito. Lumanit lo sente e li combatte; per cercar di eliminare lazione dei fantasmi tra uomo e uomo e per raggiungere il contatto naturale, la pace delle anime, essa ha inventato la ferrovia, lautomobile, laeroplano, ma ci non serve pi, sono evidentemente invenzioni fatte gi durante il crollo; la parte avversaria molto pi calma e pi forte, anche se lumanit dopo la posta ha inventato il telegrafo, il telefono, il telegrafo senza fili. Gli spiriti non moriranno di fame, ma noi periremo. Franz Kafka, Lettere a Milena Jesenska un punto dibattuto se levidente aumento della comunicazione palese non sia stato, in un certo senso, costantemente corretto dalla creazione di nuovi ostacoli alla comunicazione. Edward Sapir, Communication Ma se la comunicazione porta, cos, il segno dello scacco o dellinautenticit, questo dipende dal fatto che viene cercata come una fusione. Emmanuel Lvinas, Laltro in Proust

Prefazione alla traduzione italiana

Uno degli assunti centrali di questo libro che le parole funzionino come dei portali verso il passato. Le parole sono strumenti archeologici che ci permettono di scavare selettivamente nella cultura e nella storia. La parola comunicazione proprio una di queste. Nonostante a volte dia limpressione di essere una parola iper-moderna, che indica il nuovo e coraggioso mondo di internet, le macchine intelligenti e la democrazia digitale, linsieme di problemi che essa pone antico e perenne. I problemi della comunicazione possono essere compresi alla luce della nostra lunga eredit morale e intellettuale e, su qualunque cosa gli uomini abbiano meditato, essi hanno offerto considerazioni rilevanti per valutare il linguaggio, il s e laltro, e il problema del contatto umano. Daltra parte, il richiamo alla nostra eredit ingannevole. Il luogo archeologico di questo libro in larga parte anglo-americano e i suoi contorni sarebbero stati diversi se fosse stato scritto con la situazione italiana in mente. Nel mondo anglo-americano la comunicazione ha una connotazione fortemente spiritualistica, come se il medium materiale potesse essere scartato e il rapporto umano ridotto ai suoi elementi pi eterei, che fossero le idee degli empiristi inglesi o linformazione dei cibernetici. Inoltre lesperienza della comunicazione, in quanto ponte attraverso lo spazio e il tempo, particolarmente appropriata alla storia americana, dove

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il controllo della distanza sempre stato un aspetto chiave del programma nazionale. Negli Stati Uniti la comunicazione potrebbe essere (falsamente) vista come unestensione su di una terra vergine. In Italia la relazione con lo spazio, il tempo e lo spirito deve essere abbastanza diversa. A differenza della visione protestante di una comunicazione efficiente, astratta e disancorata dal corpo che prevalsa nel mondo anglofono, in Italia la presenza intellettuale e religiosa del cattolicesimo romano potrebbe generare un modello culturale per una diversa comprensione della magia e del mistero della comunicazione. Allo stesso modo, la presenza silenziosa del passato classico nelle strade, nelle rovine, nella cultura e nel linguaggio, e la lunga storia delle differenze regionali e dialettali pone lItalia in una posizione molto diversa rispetto agli Stati Uniti nei confronti del tempo e della distanza. I pensatori italiani nella scia di Cicerone e Dante, arricchiti dalla tradizione della retorica e della conversazione1 dei cortigiani umanisti, non avevano probabilmente alcuna ragione di pensare alla comunicazione come disancorata dal significante, dalle arti o dal corpo. In maniera simile, linfluenza marxiana sul pensiero italiano ha alimentato un profondo apprezzamento per le conseguenze materiali dellattivit semiotica. La storia dellidea di comunicazione potrebbe prendere un profilo molto diverso se scritta da una prospettiva italiana, e spero che qualcuno vorr scrivere quel libro. Ciononostante, largomento di questo lavoro rilevante per i lettori italiani. Oggi la storia dellInghilterra e degli Stati Uniti sta modellando sempre di pi la storia del resto del pianeta. In unepoca in cui limpero americano si estende su tutta la terra con la sua cultura, il suo linguaggio e le sue truppe, in cui internet preferisce parlare inglese e le nuove tecnologie promettono di collegare le persone a prescindere dalla loro ubicazione o al loro essere corporeo, una storia critica del desiderio di

PREFAZIONE ALLA TRADUZIONE ITALIANA

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una comunicazione disancorata dal corpo pu essere interessante e perfino urgente per i lettori italiani. Mi auguro sinceramente che lo sia, mentre sono realmente entusiasta di aprire un dialogo con i colleghi in Italia, sperando possano considerare il libro almeno come ben trovato2. John Durham Peters Iowa City, 24 aprile 2004

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In italiano nel testo (N.d.T.). In italiano nel testo (N.d.T.).

Introduzione Il problema della comunicazione


Quando prendete una parola dalla vostra bocca dovete capire che non avete preso uno strumento che potete gettare da una parte se non funziona, ma siete incardinati in una direzione di pensiero che viene da lontano e si estende oltre voi. Hans George Gadamer

Nonostante gli esseri umani siano stati denominati da Aristotele animali che parlano fin dallantichit, solo dalla fine del XIX secolo noi ci definiamo attraverso la capacit di comunicare gli uni con gli altri. Le implicazioni intellettuali, etiche e politiche di questo cambiamento rivoluzionario in termini di autocomprensione delluomo non sono state sufficientemente analizzate. Questo libro tenta di iniziare tale percorso; ed , allo stesso tempo, una critica del sogno della comunicazione in quanto comunicazione reciproca di anime, una genealogia di fonti e di scene primarie che indicano che la comunicazione sempre a rischio di fallimento, e un recupero di una concezione che eviti sia il privilegio morale del dialogo che il pathos associato allinterruzione delle comunicazioni. Il mio scopo di individuare le origini delle idee moderne di comunicazione e di comprendere perch lesperienza della comunicazione nella modernit cos spesso segnata da evidenti vicoli ciechi. La comunicazione uno dei concetti caratteristici del XX secolo, ormai centrale nelle riflessioni sulla democrazia, sullamore e sui nostri tempi che cambiano. Alcuni dei dilemmi fondamentali della nostra epoca, sia pubblici che personali, si fondano sulla comunicazione o su una comunicazione non riuscita. Un articolato gruppo di studiosi marxisti, freudiani, esistenzialisti,

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anti-imperialisti, sociologi e filosofi del linguaggio, per nominarne alcuni si misurato con la tragedia, la commedia o lassurdit della comunicazione fallita. La difficolt di una comunicazione che attraversa vari confini sociali di genere, classe, razza, et, religione, regione, nazione e linguaggio si presenta quotidianamente alla nostra esperienza. Ma gli orizzonti dincomunicabilit si profilano oltre il mero mondo umano, nella vexata quaestio della comunicazione con gli animali, con gli extraterrestri e con le macchine intelligenti. Gran parte della cultura popolare del secolo, specialmente la narrativa fantastica, gioca sui pericoli e sui vantaggi delle nuove tecnologie dellintelligenza quali il controllo della mente o il trasporto del corpo a distanza. Allo stesso modo, molte opere teatrali, artistiche, cinematografiche e letterarie del XX secolo esaminano lincomunicabilit tra le persone. Basterebbe menzionare solamente qualche autore in campo teatrale, come ONeill, Beckett, Sartre, Ionesco, Albee o Havel, o cinematografico, quali Bergman, Antonioni o Tarkovskij per richiamare scene di farfuglianti relazioni faccia a faccia. Contemporaneamente, intellettuali di tutti i generi hanno trovato nella comunicazione una cartina al tornasole con cui esplorare e valutare i limiti esterni della connessione umana e le domande che ci poniamo reciprocamente. La battuta di Strother Martin nel film del 1967 Cool Hand Luke1, con Paul Newman, ha assunto un significato epocale: ci che abbiamo qui il fallimento nel comunicare. La comunicazione il repertorio dei desideri moderni. Il termine evoca unutopia per la quale non resta niente dincompreso, i cuori si aprono completamente e lespressivit del tutto disinibita. Essendo il desiderio pi intenso quando loggetto assente, la brama di comunicazione indica anche un profondo senso di abbandono nellambito delle relazioni sociali. Com potuto

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accadere che abbiamo attribuito un pathos simile allatto di parlarci luno con laltro? Com stato possibile che siamo giunti a dire di un uomo e una donna che sono sintonizzati su frequenze differenti? (Tannen 1990, p. 288)2. E come ha potuto un termine una volta associato alla trasmissione riuscita tra telegrafi, telefoni o radio implicare le aspirazioni politiche e intime di cos tanta gente in questa epoca? Soltanto gli individui moderni potrebbero trovarsi gli uni di fronte agli altri e preoccuparsi sul comunicare come se fossero separati da migliaia di miglia. La comunicazione un complesso intreccio di elementi culturali e intellettuali che struttura i modi in cui il nostro tempo si rapporta a se stesso. Capire la comunicazione vuol dire comprendere molto di pi. Risposta apparente alle laceranti separazioni tra s e gli altri, tra privato e pubblico, tra pensiero interiore e parole esterne, la nozione spiega le nostre strane esistenze a questo punto della storia. Essa un ricettacolo nel quale sembrano riversarsi la maggior parte delle nostre speranze e paure. La storicit della comunicazione Il mio scopo non di esplorare lintera variet dei problemi della comunicazione nellambito del pensiero e della cultura del XX secolo, ma piuttosto raccontare la storia di come la comunicazione sia divenuta per noi cos problematica. La mia strategia segue la distinzione fatta da Walter Benjamin tra i modi di narrazione storica. Un modo da lui definito storicismo: esso considera la storia come una successione di eventi e dati precostituiti, una catena lineare di cause ed effetti che esistono in un continuum di spazio-tempo omogeneo. Il passato se ne sta in disparte in attesa che lo storico lo rievochi. Lo studioso ha bisogno solamente di chiedere (con suf-

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ficiente pazienza e rigore) e la storia dovrebbe fornire delle risposte, raccontando le cose come sono effettivamente avvenute. Laltro modo quello che Benjamin preferiva, come me vede in ogni atto di narrazione storica un principio costruttivista. In questo caso lo storico non aspetta il passato per dirne la pienezza ma si comporta come un costruttivista che assume liniziativa di stabilire dei nessi causali fra momenti diversi della storia individuandovi costellazioni di senso al di l della loro successione temporale. Il tempo, per Benjamin, non esattamente un continuum, ma pieno di rotture e discontinuit varchi spazio-temporali (wormhole) li potremmo chiamare. Benjamin pensa alla nozione medievale di tempo come nunc stans, uneterna attualit (Jetztzeit nel suo tedesco). Come tipico nelle sue opere, le fonti mistiche non sono fantasie stravaganti ma hanno una stretta attinenza con preoccupazioni concrete. Il presente diviene intelligibile perch connesso con un momento passato con cui ha unaffinit segreta. C una simultaneit non solo nello spazio ma anche attraverso il tempo. La repubblica romana e la rivoluzione francese, sebbene separate quasi da duemila anni, sono pi strettamente legate di quanto non lo siano il 1788 e il 1789, distanziati tra di loro da un solo anno. La moda illustra tale simultaneit: in alcuni periodi gli stili passati (musica swing, basette, pantaloni a zampa delefante) sono morti e off-limits, in altri invece rivivono improvvisamente. Il passato vive selettivamente nel presente. La storia non procede solamente in maniera lineare ma si connette e si dispone in varie costellazioni (Benjamin 1940). Il senso di tali riflessioni per questo libro sta nel fatto che io cerco di spiegare il presente portando alla luce alcuni momenti del passato con cui credo esso abbia unaffinit. Vi poco qui che riguarda direttamente la televisione, il cinema o internet, e comunque non molto

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di quanto accaduto dopo la met del XX secolo. Tuttavia, io credo che gli studi del tardo XIX secolo sulla ricerca psichica (capitoli 2 e 5), o le preoccupazioni su come creare una presenza umana calda nelle trasmissioni radio degli anni Trenta del secolo successivo (capitolo 5), illuminino con una certa accuratezza le questioni realt virtuale, clonazione, cyborg, reti globali che affrontiamo allo snodo del nuovo millennio. Allo stesso modo figure come Socrate e Ges (capitolo 1) o santAgostino e John Locke (capitolo 2) potrebbero non avere un ruolo dimostrabile nella semantica storica della comunicazione ma si rivelano utili per riflettervi. Con intelligenza vivace e articolata, essi espongono motivi di riflessione e di preoccupazione che nellattuale dibattito teorico spesso sono, nella migliore delle ipotesi, ancora allo stato embrionale. Pensatori come loro rendono la nostra riflessione meno impacciata. Naturalmente, tutte le opere storiche sono un commento alla propria epoca, anche (o soprattutto) quelle che pretendono di essere le pi vere rispetto al passato. Benjamin si limita semplicemente a rendere esplicito il ruolo attivo dello storico nellindividuazione di nessi fra epoche diverse. Ci si potrebbe chiedere perch insisto sulla storicit della comunicazione. La comunicazione non forse un problema che sconcerta le persone in ogni epoca? Che i problemi della comunicazione siano iscritti nella condizione umana in un certo senso sicuramente vero. William James lo mise bene in evidenza nei suoi Principi di Psicologia (1890, pp. 222-223).
Ognuno di noi divide lUniverso intero in due met, e per ognuno di noi quasi tutti gli interessi si riferiscono alluna o allaltra di queste met, soltanto che ognuno disegna la linea di divisione fra esse in un punto differente. Basta che io dica che tutti chiamiamo le due met con gli stessi nomi, cio me e non me, rispettivamente, perch si veda a colpo docchio ci che intendo. Questa specie assoluta-

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mente singolare ed unica di interesse che ogni mente umana sente in quelle parti della creazione che essa chiama me o mie, pu essere un enigma morale, ma certo un fatto psicologico fondamentale (...). Ognuno di noi dicotomizza il Cosmos in un punto differente.

Le nostre sensazioni e i nostri sentimenti sono, in senso psicologico, intrinsecamente ed esclusivamente nostri. I miei terminali nervosi finiscono nel mio cervello, non nei vostri. Non esiste una centrale di scambio dove poter inserire i miei input sensoriali nei vostri, n vi una qualche sorta di contatto wireless attraverso cui trasmettervi la mia esperienza immediata del mondo. James assunse il reciproco isolamento delle coscienze come un dato della condizione umana. Dellisolamento dei flussi di pensiero delle diverse persone James scrisse: gli abissi fra tali pensieri sono fra i pi assoluti che esistono in natura (p. 180). Da questo punto di vista gli esseri umani sono programmati dalla privatezza delle loro esperienze ad avere problemi di comunicazione. James pu avere ben ragione ad affermare che ogni essere umano ha per natura una relazione naturalmente privilegiata con se stesso tale che la condivisione diretta di coscienza con gli altri impossibile. Anche se limpossibilit di comunicazione immediata tra menti pu essere un fatto psicologico fondamentale (o almeno il fatto fondamentale del campo della psicologia) importante osservare che noi non abbiamo sempre parlato in questi termini delle nostre reciproche relazioni. Nonostante gli occhi e le orecchie delle persone abbiano ricevuto apparentemente dati privati per migliaia di anni, James viveva in un mondo in cui le separazioni tra le menti degli individui avevano una pi ampia pertinenza politica e sociale. C, in altre parole, qualcosa di storico e di contingente nella scoperta di James di qualcosa di transtorico e di dato. E anche se oggi la comunicazione potrebbe sembrare un problema costante

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della specie umana, dai cavernicoli ai postmoderni, fu solamente nel periodo in cui visse James (1842-1910) che lidea di comunicazione acquis il suo pathos e la sua grandeur. Due parole coniate nel tardo XIX secolo caratterizzano bene il suo orizzonte intellettuale: solipsismo nel 1874 e telepatia nel 1882. (Lultima fu il prodotto dellestro creativo di un collega di James nella ricerca psichica, Frederic W. H. Myers). Entrambe riflettono una cultura individualistica in cui le mura che circondano la mente sono diventate una questione problematica, sia che fossero felicemente sottili (telepatia) sia che fossero angosciosamente impermeabili (solipsismo). Da allora, la comunicazione ha richiamato simultaneamente il sogno di un accesso istantaneo e lincubo di un labirinto di solitudine. Questo dualismo della comunicazione allo stesso tempo ponte e abisso venne alimentato dalle nuove tecnologie e dalla loro ricezione spiritualistica, che coronarono una lunga tradizione di riflessioni filosofiche sul contatto mentale immateriale (capitolo 2). In breve, tecnologie come il telegrafo e la radio ridefinirono il senso del vecchio termine comunicazione: una volta esso veniva usato per ogni sorta di trasferimento o trasmissione fisica, da quel momento pass a designare un nuovo tipo di connessione immateriale attraverso le barriere del tempo e dello spazio. Grazie allelettricit, la comunicazione poteva ora aver luogo prescindendo da impedimenti quali la distanza o la corporalit. Il termine rievocava un lungo e tradizionale immaginario relativo ai messaggeri angelici e alla comunione tra amanti separati. La comunicazione sembrava di gran lunga superiore al vecchio compito di sporcarsi le mani per realizzare unesistenza linguistica comune in condizioni di rapporto faccia a faccia. Era veloce come il lampo, sottile come letere e muta come i pensieri damore. Le relazioni interpersonali vennero gradualmente riformulate nei ter-

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mini tecnici della trasmissione a distanza prendere contatto, sintonizzarsi o meno, essere sulla stessa lunghezza donda, ottenere buone o cattive vibrazioni o Terra3 per Herbert, per favore entri!. La comunicazione in questo senso trasforma i problemi di relazione in problemi di appropriata sintonia o di riduzione del rumore. Nellesaminare i media della trasmissione e della memorizzazione quali la posta, il telefono, la macchina fotografica, il fonografo e la radio negli ultimi capitoli, la mia attenzione non sar rivolta al modo in cui essi hanno condizionato la comunicazione faccia a faccia in quanto dimensione gi strutturata dellattivit umana, ma piuttosto si soffermer su come tali media hanno reso in primo luogo possibile il concetto stesso di comunicazione, con tutti i suoi fallimenti, conflitti ed effetti devianti. Le possibilit di interruzioni nel processo della comunicazione a lunga distanza lettere perse, numeri sbagliati, segnali incerti dallaldil, cavi abbattuti e consegne mancate hanno da allora cominciato a descrivere anche i problemi dellinterazione sociale faccia a faccia. La comunicazione come attivit interpersonale divenne una nozione concepibile solo allombra della comunicazione mediata. La comunicazione di massa veniva per prima. In quella che forse gi la pi antica, e certamente la pi articolata, spiegazione della comunicazione come ideale di comprensione interpersonale il Fedro di Platone la comunicazione viene definita per contrasto con le sue degenerazioni (attraverso la manipolazione, la retorica e la scrittura). La comunicazione un rimedio omeopatico: la malattia e la cura sono complici. un ideale compensativo la cui forza dipende dalla sua capacit di contrastare il fallimento e linterruzione. Lincomunicabilit lo scandalo che motiva in primo luogo il concetto stesso di comunicazione (cfr. Chang 1996, cap. 5).