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MEDITARE FA BENE

Durante il meeting annuale della Societ americana di medicina psicosomatica, psichiatri della universit di Toronto hanno presentato i risultati di un programma di meditazione durato dieci settimane che ha coinvolto circa quattrocento pazienti che hanno visto migliorare grandemente o sensibilmente il loro stato di ansia, stress cronico, depressione ricorrente eccetera, spendendo trecento dollari a testa ovvero la cifra rispondente a tre sedute dallo psicanalista: quasi mai sul fatidico lettino accade qualcosa di veramente cruciale in cos poco tempo. Probabilmente donne e uomini dei tempi moderni si sono dimenticati che per vivere bene serve una certa forza di convinzione, quella spuria volont che nella persona grossolana ed ignorante pare automatica. Senza questa romantica, folcloristica ignoranza non si capisce mai cosa fare: se si tratta di guadagnare tanti soldi per sentirsi meglio, se ci vuole una dieta per sentirsi pi vivi con pi o con meno colesterolo, pi sesso, meno sesso o cosa altro. Questa confusione colpa della nevrosi moderna, di ci che C.G. Jung defin come un profondo disaccordo con se stessi, qualcosa che in positivo, tuttavia, traccia sovente una distinzione netta fra il sudditoarruolato-parente del passato, e il cittadino-individuo-sperimentale moderno: qualcuno, questultimo, che non si vedeva dai tempi di Roma imperiale. Essere in disaccordo con se stessi: dirla cos fa ridere, sembra impossibile. Difatti lo , ci vuole tanta energia per discutere con se stessi e bisogna essere molto convinti che sia giusto usare cos male la nostra energia per riuscirci davvero.

Io credo che questa mentalit ipocondriaca sia in buona parte evocata dallatteggiamento riduzionista insegnatoci da certa scienza, cio quellocchio da macellaio che ci fa considerare la vita come un fatto fisiologico. Vi sono per ricercatori che non sono schiavi di ci che vogliono ottenere, che hanno a che fare con uomini e non con cavie, che seguono lesperimento a tutto tondo e fino al risultato effettivo, qualunque esso sia. E allora che le risposte sono venute dalla vera scienza, cio da una attitudine investigativa onorabile, bench riduzionista, perch almeno equanime e possibilista. I ricercatori dellUniversit della California e del Wisconsin hanno analizzato la meditazione Buddhista, i primi sulla zona del cervello chiamata amigdala, connessa alle reazioni di paura, la seconda studiando il lobo prefrontale, collegato alle reazioni di intensa gioia. Il risultato esposto in termini giornalistici rovina tutto: I Buddhisti sono pi felici e pi sereni, affermazione molto ingenua che di certo non tiene conto di molte variabili. Ancora si spera in una salvezza a poco prezzo. Sicuramente molto pi composto nelle espressioni, fino al pi distante disinteresse, fu Tomio Hirai che scrisse un libro appositamente riguardante la meditazione zen, libro al tempo innovativo ma oggi molto datato, ove si rendeva nota con elettroencefalogrammi molto specifici la attivit delle onde alfa, teta e beta sullorganismo durante lo zazen. La meditazione secondo tali ricerche rilevabile nella fisiologia del sistema nervoso come una sorta di stand by in cui la attivit alfa incrementata e la attivit teta si evidenzia in modo incredibile nonostante lo stato di veglia del meditante. La ultima novit ci viene dalla Danimarca ove un gruppo di neurobiologi ha pubblicato su Cognitive Brain Research una ricerca su esperienza meditative di relax profondo (yoga nidra) con luso di PET,

cio di una tomografia ad emissione di positroni e con luso di praticanti di vecchia data. La presenza di dopamina in una determinata area del cervello ha registrato un aumento considerevole: la presenza del neurotrasmettitore dopamina nellarea dello striato ventrale, considerato un circuito del premio, come dire che meditando si riceve una ricompensa. I circuiti del premio collegano aree prefrontali della corteccia ai nuclei della base, di cui fa parte lo striato ventrale, come anche al talamo ed al sistema limbico. I circuiti della gioia vengono attivati principalmente, appunto, dalla dopamina quando ci sentiamo gratificati, felici, soddisfatti, come anche da droghe artificiali quali lanfetamina o la cocaina. Ma, sappiamo bene, come nel primo caso aumenti la salute generale dellorganismo, mentre nel secondo diminuisca. Sulla rivista Consciousness and Cognition, Arne Dietrich del laboratorio di neuroscienze delluniversit della Georgia, scrive a riguardo della meditazione che durante esercizi di concentrazione si ottengono risposte nettissime sulla dorsolaterale creando effetti ansiolitici ed antidepressivi, risultati che vanno ad integrare altre ricerche documentanti, nella meditazione profonda, una riduzione della attivit complessiva della corteccia prefrontale, il che giustifica il potere che ha la meditazione di rendere il cervello quieto ma al contempo vigile. Devo ammettere che parlare di cervello al posto di mente mi sembra di pungolare la ruota del carro piuttosto che il cavallo. Si muoveranno mai da questo incubo di immobilit cognitivo-esperienziale? Fisiologia versus esperienza diretta? Dal punto di vista, assai gelido e non vissuto, della neurologia chi vuole pu allenarsi a creare una esperienza di piacere a livello del suddetto circuito del piacere, una esperienza che ha il suo terminale nelle cortecce prefrontali divisibili in due aree: la prima, la ventromediale, riguardante le emozioni spesso perturbanti, la seconda, la dorsolaterale,

essendo il centro dellattenzione, della memoria di lavoro, della percezione del tempo. Attivando unarea, preferibilmente la seconda, si inibisce laltra per cui attivandosi mentalmente nella memoria e nella concentrazione si inibisce la attivit neurologica producente, nel ventromediale, depressione ed ansia. Cos spiegato, per ora, il mistero dellattenzione rilassata. Abbiamo parlato di neurotrasmettitori, attivit di zone cerebrali, studi di elettrofisiologia riguardanti soprattutto le onde Teta e perci passiamo alla neuroendocrinologia che mostra, durante la meditazione, una potente regolazione del sistema dello stress con riduzione del cortisolo e della noradrenalina. Il risultato sulla salute generale dovuto a questa trasmutata attivit neuroendocrinologica vasto e profondo: netta riduzione dellincidenza di malattie cardiovascolari, dellipertensione, dei disturbi dellumore quali ansia e depressione, dei disturbi gastrointestinali e chi pi ne ha pi ne metta, dato che lorganismo appartiene ad un uomo e che luomo, finalmente, un mistero che si autoconosce e si autocelebra nella meditazione.