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LEGISLAZIONE CONTRO IL PAGANESIMO E CRISTIANIZZAZIONE DEI TEMPLI (sec. IV-VI)

E. Testa

Verso la fine del IV sec., i “cristianissimi imperatori” sia d’Oriente che d’Occidente accettano nella politica religiosa la “laicizzazione dello stato”, rompendo i vecchi vincoli che lo legavano al paganesimo, interdicendone il culto sia pubblico che privato, togliendo al sacerdozio gli antichi privilegi, chiudendo i templi, eliminando le statue degli dei. Purtroppo, monaci fana- tici e vescovi locali, coadiuvati da vari governatori, applicarono le leggi imperiali con durezza inaudita, distruggendo templi e statue, nonostante il

loro valore artistico, pensandoli piuttosto ricettacoli di demoni. Solo nel V sec., mutata la mentalità iconoclasta, con qualche ritocco architettonico, s’incominciò ad adattarli alla religione cristiana vincente, conniventi la clas-

se colta, i vescovi illuminati e i papi, specialmente da papa Sisto III (a. 435) fino a Gregorio Magno, che diede direttive precise sul problema.

La laicizzazione dello stato sotto i “cristianissimi imperatori”

La parentesi di Giuliano l’Apostata fece rifiorire presso le classi nobili e gli abitanti delle campagne il culto pagano, specialmente verso il dissoluto Ercole 1 e verso Mitra 2 . Questo fatto preoccupò Graziano e Teodosio che vollero intervenire in materia religiosa. Ma Teodosio si accontentò di rin- novare le proibizioni costantiniane dei sacrifici cruenti notturni e delle pra- tiche divinatorie, e aggiunse soltanto due editti contro gli apostati dal cristianesimo, privandoli del diritto di testare e di ereditare (2 marzo 381 e 20 maggio 383); Graziano, invece, guidato da Ambrogio, soppresse il titolo

di Pontifex maximus, detenuti dall’imperatore, laicizzando la porpora; fece

rimuovere dall’aula del Senato la statua della Dea Victoria, dinanzi a cui i

senatori pagani al loro entrare bruciavano alcuni grani d’incenso; privò del-

le sovvenzioni e delle immunità di cui godevano tutti i collegi di sacerdoti

1. Gregorio Nazianzeno, Or. 4,70; Teodoreto, Affect., 8,17, SC 57,2,316.

2. J. Geffcken, Der Ausgang des griechisch-römischen Heidentums, pp. 143ss.

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e di vestali e ne confiscò le proprietà, rendendo loro difficile il vivere. Vana fu l’opposizione del Senato Romano, che si fece sentire dopo la tragica morte di Graziano, sia presso il giovane successore Valentiniano II, che presso Teodosio. Ambrogio difese con successo i nuovi principi che dove- vano reggere la politica religiosa dei “cristianissimi imperatori” 3 . Benché in inizio Teodosio I, in discordia con Ambrogio, non fece nessu- na legge nuova contro il paganesimo orientale, pure lasciò impuniti monaci, vescovi e specialmente il prefetto Cinegio, che dal 385 al 388 in Egitto e nel- la Siria fecero chiudere o distrussero vari templi, altri ne trasformarono in chiese cristiane (ad Eliopoli e a Damasco) e infransero le statue; né diede peso all’intervento di Libanio che nel 390 scrisse l’accorato libro Pro Templis. Sottomessosi poi alla chiesa, Teodosio I prese i più severi provvedimen- ti: emanando ben quattro editti, da Milano, da Aquileia, da Concordia, e da Costantinopoli, per vietare non solo a Roma e in Egitto (dove era scoppiata la sommossa capitanata dal sacerdote Serapide Olimpio), ma in tutto l’im- pero di fare sacrifici, di onorare con il fuoco i lari, con libagioni i geni, con l’incenso i penati, di adorare idoli, di elevare altari di zolle. Era la proscrizione totale del paganesimo. Si capisce perciò la reazione pagana in Italia del 393-394, accolta dall’usurpatore Eugenio, benché cristiano, proclamato imperatore alla mor- te di Valentiniano II in Gallia, dal generale pagano Arbogaste. Nella prima- vera del 393 accolse tutte le richieste dei pagani di Roma, restaurando i vecchi culti proscritti. Ma Ambrogio lo scomunicò e Teodosio, arrivato con un esercito, lo sconfisse nel Veneto il 6 settembre 394; applicò poi di nuo- vo tutte le severe prescrizioni del 392. Il paganesimo era così definitiva- mente sconfitto 4 . I figli di Teodosio, morto poco dopo la vittoria, Arcadio in Oriente e Onorio in Occidente, nel 7 agosto 395, rinnovano solennemente le leggi paterne contro i pagani. Inoltre Arcadio comanda, nel 399, la distruzione di tutti i templi rurali 5 . In Occidente, Onorio, guidato da Stilicone, cercò inve- ce di frenare lo zelo fanatico degli iconoclasti, prescrivendo di rispettare gli ornamenti dei monumenti pubblici e di non distruggere i templi, una volta spogliati di ogni rappresentazione illecita 6 . Ucciso Stilicone, però, Onorio,

3. A. Fliche - V. Martin, Storia della Chiesa, vol. III/2, Torino 1974, 548-550, pp. 742-754.

4. Fliche - Martin, Storia della Chiesa, vol. III/2, 551-552, pp. 745-747.

5. Cod. Theod., XVI,X,16.

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spinto sembra da Olimpio, diventò più duro: soppresse i sussidi per gli epula sacra e per i giochi rituali; comandò di togliere le statue dai templi e dai luoghi santi; destinò all’uso pubblico questi edifici di culto; volle che si distruggessero le are; soppresse le feste; invitò i vescovi a dargli una mano per attuare queste norme 7 . Nell’anno 408, ribadendola poi il 30 agosto 415, emanò la legge contro la libertà personale religiosa 8 . A tutte queste leggi, i pagani reagirono in vario modo; in principio con la violenza: Sozomeno parla di torbidi avvenuti in difesa dei templi a Petra, ad Areopoli in Arabia; a Rafia e Gaza in Palestina; a Eliopoli in Fenicia 9 ; nel 399 a Colonia Sufetana (Bizacena) uccisero 60 cristiani, perché aveva- no mutilato e gettato in terra una statua di Ercole; nel 402 in Fenicia ci fu- rono morti e feriti tra i monaci che erano andati per demolire i templi. Ma a poco a poco gli stessi pagani, vedendo che “i cristianissimi imperatori” era- no decisi a utilizzare i templi da cui avevano tolto i segni della superstizio- ne si rassegnarono alla evidenza e fecero tutti gli sforzi per salvare le statue, nascondendole nelle spelonche, nelle grotte, sotto qualche palmo di terra; cosicché ai nostri tempi sono state ritrovate delle vere necropoli di statue (per esempio a Cipro, a Benevento, a Capua). Questa fu la storia dell’Ercole Mastai trovato in una fossa a otto metri sotto il suolo e forse anche dell’Ercole di Montefalco 10 . Sotto Teodosio II, si tratta del paganesimo come della liquidazione di un regime ormai tramontato. Con la legge del 14 novembre del 435, l’im- peratore comanda che, se ancora ci fosse stato qualche tempio rurale non distrutto, debba essere trasformato in chiesa cristiana, pena di morte ai con- travventori: “Tutti i luoghi sacri, cappelle, templi se ancora ce n’è qualcuno integro, per ordine dei magistrati, comandiamo che sia rifiutato e purifica- to, con il metterci il segno della veneranda religione cristiana”. 11

7. 15 novembre 407, Cod. Theod., XVI,X,19.

8. Cod. Theod., XVI,V,42; XVI,X,20.

9. Hist. Eccl., VII,15.

10. A. Fliche - V. Martin, Storia della Chiesa, vol. IV, Torino 1975, 1-10, pp. 21-35.

11. Cod, Theod., XV,10,15a; vedi Fliche-Martin, Storia della Chiesa, vol. III/2,553, p. 748;

vol. IV,3, p. 24.

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La cooperazione dei vescovi locali e dei monaci

I teodosiani avevano invitato i vescovi locali a dar loro una mano per ese- guire le leggi repressive contro il paganesimo. E questi non se lo fecero dire due volte, appoggiandosi su masnade facinorose di monaci, che con diffi- coltà l’autorità civile riusciva a tenere nei limiti voluti: gente turbolenta, pronta a prendersi le eredità, guidata da spirito di insubordinazione 12 . Libanio, nella sua apologia Pro Templis, li definirà: “uomini nerovestiti più voraci degli elefanti”. Di siffatti monaci si servirono alcuni vescovi bellicosi, protetti da fun- zionari energici, per attuare nelle singole diocesi i decreti imperiali contro il paganesimo alla fine del IV sec. e per tutta la prima metà del V. Così il vescovo Marcello, ottenuto l’appoggio del prefetto d’Oriente Cinegio e della fanatica sua moglie Acanzia, con una schiera di soldati e di gladiatori, marciò contro gli abitanti di Apamea, in Siria, che avevano ar- mato dei Galilei e dei Libanesi a difesa dei loro santuari. Tra il 386 e il 388 prima incendiò con grande fatica il famoso tempio di Zeus costruito con pietre connesse fra loro con grappe di ferro saldate col piombo 13 ; poi distrusse altri santuari della regione; e finalmente demolì il tempio del distretto di Aulon; ma qui alcuni pagani, avendolo incontrato solo, lo presero e lo bruciarono vivo 14 . Tanto fanatismo da parte dei cristiani si spiega con le idee teologiche che prevalevano allora e che durarono fino agli ultimi anni del IV sec. Come ci dice Agostino verso l’anno 416 credevano che gli dei fossero com- posti di due nature, di anima e di corpo; il demonio fungeva da anima e la statua da corpo 15 . Si spiega così come mai Marcello, mentre dava fuoco al tempio, faceva aspergere i focolai con acqua benedetta, per mettere in fuga il demonio / anima 16 . Si spiega altresì la rabbia distruggitrice dei monaci e dei soldati contro i templi-e-statue / corpi demoniaci, impregnati del fumo dei sacrifici offerti e degli incensi bruciati in loro onore, che annusavano voluttuosamente.

12. Cod. Theod., XVI,II,20; II,27.28.

13. Teodoreto, Hist. Eccl., V,XXI,7ss.

14. Sozomeno, Hist. Eccl., VII, 15.

15. De Civ. Dei, VIII,26,3, PL 41,254.

16. Teodoreto, Hist. Eccl., V,XXI,7ss.

17. Pro Templis, 22.39.

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Libanio, nella sua accorata difesa Pro Templis, ci descrive la fanatica demolizione del tempio di Esculapio di Egea in Cilicia, le voraci spedizioni dei monaci egiziani contro i templi rurali della regione, l’odio contro la sta-

.

tua di Esculapio infranta nella Siria Né queste notizie furono smentite da autori cristiani: infatti Teodoreto, d’accordo con Libanio, ci descrive la distruzione del tempio di Carrhae (o

di Edessa?) nella Mesopotamia 18 e anche se altri cercano di attenuare le tin-

te, dicendo che in Siria e in Fenicia, nel 389, i templi di Damasco e di Eliopoli furono solo trasformati in chiese cristiane e ad Alessandria d’Egit-

to numerosi templi furono soltanto chiusi, parlando del temerario e impul-

sivo vescovo della città, Teofilo, dovettero ammettere che approfittando di un permesso imperiale, nei primi anni del suo episcopato, mobilitò forze uf- ficiali e truppe d’assalto reclutate dal monachesimo, e occupò parecchi templi, sfruttandoli senza riserve e offendendo il sentimento dei pagani. Si accontenta di purificare un mitreo 19 , ma, trasformato in chiesa il tempio di Dioniso, mette alla berlina i phalli e gli altri oggetti di culto trovati nelle parti più sacre del Santuario. Naturalmente i pagani, offesi da tanto oltraggio, si ribellarono, occupan- do il Serapeo, e facendo subire crudeli tormenti a quei cristiani che riusciva- no a prendere prigionieri e si rifiutavano di sacrificare a Serapide. Dovette intervenire Teodosio I, che fece deporre loro le armi e con l’editto del 16 giu- gno del 391, firmato ad Aquileia, amnistiò tutti coloro che avevano ucciso dei cristiani, ma comandò la distruzione di tutti i templi della città. I cristiani sfogarono la loro rabbia contro il Serapeo, che, dopo il Cam- pidoglio, era considerato l’edificio più vasto, più solenne e più ricco del mondo 20 . Lo rasero al suolo e sulle sue fondamenta eressero una chiesa cri- stiana. La statua gigantesca del dio era posta a ponente, e, attraverso uno spiraglio che i sacerdoti avevano praticato, un raggio di sole sfiorava le lab- bra dell’idolo, con gran meraviglia del volgo. Inoltre si era diffusa una leg- genda, secondo la quale se la statua fosse stata toccata si sarebbe provocata una catastrofe cosmica. Ma il vescovo Teofilo smascherò questa ed altre ciurmerie inventate dai preti del Santuario, come l’esistenza di altre statue vuote all’interno, pog- giate con le spalle ai muri del Tempio, che stavano in comunicazione con stanze segrete, da cui essi, attraverso aperture invisibili, entravano nelle

17

18. Libanio, Pro Templis, 44; Teodoreto, Hist. Eccl., IV,XVIII,14.

19. Socrate, Hist. Eccl., V,16; Sozomeno, Hist. Eccl., VII,15.

20. Ammiano Marcellino, XXII,XVI,12; Rufino, Hist. Eccl., XI,23.

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medesime, e facevano oracoli a richiedenti ingannati e storditi; o di simulacri di quadrighe e di sóli che sembravano sospesi in aria, mentre era- no attratti da gigantesche calamite fissate alle volte. Mentre un soldato smascherò la leggenda dell’intoccabilità della statua

di Serapide, piantando sul suo petto una scure. Visto che nessuna catastrofe

era accaduta, la gente la fece a pezzi e i frammenti furono bruciati qua e là

per la città.

Così il volgo passava dal concetto che il tempio e la statua fossero covi

di

demoni a quello più razionale che fossero piuttosto ricettacoli di trucchi

di

furbi sacerdoti, non meno che di dissolutezze e di crimini rituali 21 . E si

esaltò il buon senso di Teofilo di aver causato questo importante progresso nei riguardi dell’idolatria: “Non pago di far radere al suolo i templi degli idoli mise a nudo, sotto gli occhi di coloro che ne erano vittime, le ciurmerie dei sacerdoti” 22 . Per questo la distruzione del Serapeo di Alessandria suscitò amarezza

profonda tra i pagani, entusiasmo tra i cristiani. Basti sentire il commento

di Eunapio di Sardi che scrisse: “Senza una ragione plausibile, senza il mi-

nimo rumore di guerra, venne distrutto il tempio di Serapide. Furono rapite

le statue e le offerte votive; il solo pavimento del tempio non venne aspor-

tato, perché le pietre erano troppo pesanti. E ciò nonostante si vantavano di aver vinto gli Dei” 23 . Dall’altra parte, è sufficiente elencare i grossi nomi degli autori cristiani che ne parlarono tutti con entusiasmo 24 . Ma questi nuovi concetti sui templi e sulle statue, a fatica però, entre- ranno nel popolo, specialmente in Occidente. Ambrogio dovette lottare stre- nuamente contro l’usurpatore Eugenio, che dal 392 al 394, difende il paganesimo benché personalmente fosse stato cristiano. Solo nel 399 - come abbiam visto - Onorio comanda di rispettare gli ornamenti dei templi e di non distruggere quelli che hanno un valore artistico. E Girolamo ci as- sicura che questa legge fu osservata nel 400 con i templi abbandonati dai devoti pagani 25 ; lo stesso ci dirà, nel 402/403, Prudenzio, benché egli fosse

21. Rufino, Hist. Eccl., XI,24.

22. Rufino, Hist. Eccl ., V,22.

23. Vite dei Sofisti, ed. Boissonade, p. 421.

24. Sofronio scrisse un apposito opuscolo intitolato De Subversione Serapis; Girolamo,

Epist., CVII,2; Paolino di Nola, Carmen XIX,109; Rufino, Hist. Eccl., XI,23; Socrate,

V,XVI,1; Teodoreto, Hist. Eccl., V,XXII,3.

25. Epist., CVII,2.

26. Contra Symmacum, I,502.

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notoriamente avverso al paganesimo 26 . Cosicché Onorio, nella legge già da noi esaminata, del 15 novembre del 407, comanda a Curzio prefetto del pre- torio d’Italia, di destinare ad usum publicum gli edifici sacri pagani sia quel-

li urbani, sia quelli rurali. In Oriente, invece, a causa delle vecchie idee, i

templi e le loro statue furono molto meno rispettati che in Occidente. Teofilo, dopo il misfatto del Serapeo, distrusse in Egitto molti altri edi- fici sacri e fuse molte statue che c’erano 27 ; un certo Damaas, in Asia Mino- re, frantumò la famosa statua di Artemide 28 ; a partire dall’anno 399, con il permesso di Arcadio, inviò schiere di monaci fanatici sui monti del Libano

e nelle pianure della Fenicia, per distruggere i santuari degli Dei rustici 29 .

Nello stesso periodo, nell’Africa del nord, i conti Giovio e Gaudenzio ne demolirono e chiusero un gran numero, nonostante le lamentele dei pagani contro le leggi imperiali 30 . E il grande teologo Agostino considerava quelle fanatiche e incivili distruzioni come lecite e ordinate da Dio! 31 Raccoman- dava soltanto di rispettare la proprietà privata, ricordando ai distruttori di

non distruggere nessun idolo senza il permesso del proprietario del terreno su cui il monumento sorgeva 32 ; e di non farsi accecare dalla cupidigia, ap- propriandosi magari degli alberi dei boschetti sacri 33 e ritenendo alcunché per uso personale: ma anche questo, perché “altrimenti parrebbe che aves- simo posto mano a questa demolizione per mera cupidigia e non già mossi da religione” 34 . Abbiamo già accennato che i pagani di Colonia Sufetana, presso Cartagine, sempre nel 399 fecero una strage di cristiani, per vendi- care l’oltraggio inflitto a una statua di Ercole, che mutilarono gettandola in terra. Eppure l’episcopato dell’Africa del nord non si accontentò di queste

dure disposizioni date da Giovio e Gaudenzio, e radunatosi in concilio nel 401 sollecitava dagli imperatori il permesso di condurre a termine la distru- zione dei templi rimasti in piedi 35 ! Intanto in Palestina era incominciata una nuova ondata di distruzioni: il vescovo di Gaza Porfirio ottenne da Arcadio

il permesso di chiudere tutti i templi della sua sede episcopale; il funziona-

27. Eunapio, Vite dei Sofisti, ed. Boissonade, p. 472.

28. Forsch. d. Österr. Instit. in Ephesos, I,103.

29. Teodoreto, Hist. Eccl., V,29; Crisostomo, Epist., CXXVI.

30. Agostino, Sermo LII, 12,18; Epist., XCIII,8,26.

31. Sermo XXIV,6.

32. Sermo LXI.

33. Epist. XLVI.

34. Epist. XLVII; cfr. De Civ. Dei, XVIII,54.

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rio che doveva eseguire il decreto imperiale si lasciò corrompere dai pagani

e risparmiò i templi di Marnas; allora Porfirio, aiutato da Giovanni

Crisostomo e dalla imperatrice, anche se con difficoltà, ottenne dall’impe- ratore un nuovo decreto che gli permetteva di distruggere otto templi e in dieci giorni il vescovo stesso bruciò il Marneion e utilizzò il recinto esterno per costruirvi una chiesa cristiana 36 . Quattro anni dopo, nell’anno 404, Gio- vanni Crisostomo fece una nuova spedizione di monaci in Fenicia 37 ; e fece altresì abbattere tutti i templi di Cibele ancora esistenti in Frigia 38 . Ma il più terribile e saccheggiatore di templi fu il superiore del Convento Bianco

di

Atripe, nella Tebaide, in Egitto, il quale con i suoi monaci e la complici-

delle masse che, in quanto copte, odiavano gli elleni, identificati da loro

come pagani, organizzava fruttuose razzie, contro gli edifici, che distrugge-

va (per esempio ad Atripe stessa, a Pleuit), bruciava, dopo averli spogliati

di

ogni ricchezza. Tutti, comprese le autorità, avevano paura di lui, durante

il

suo lunghissimo superiorato (dal 383 al 466). E aveva fama di santo!

A causa di tutte queste crudeltà, compiute in nome di Cristo, si spiega come mai nel 408, anno della morte di Arcadio in Oriente e della deposi- zione di Onorio in Occidente, il partito pagano aspettò con ansia la vittoria

di Stilicone che tentò di occupare l’impero per il suo figlio Eucherio, che

aveva promesso la restituzione dei templi e la distruzione delle chiese cri- stiane 39 . Ma Stilicone e suo figlio sono trucidati e in Oriente sale al trono

Teodosio II e in Occidente Onorio è reintegrato insieme con Costanzo III. Questi mutamenti politici portarono anche a un mutamento di mentalità da parte dei cristiani verso il paganesimo. Non solo in Occidente, ma anche

in Oriente, agli inizi del V sec., si finì col capire che la politica religiosa

seguita fino allora, fondata sulla distruzione dei templi o sulla loro chiusura era fallimentare sotto tutti i punti di vista: suscitava solo odi fra i due grup-

pi religiosi che dividevano l’impero; era un vero delitto artistico consumato

spesso a danno di capolavori dell’antichità, ammessa pure l’utilizzazione di materiali rimasti e di qualche elemento ornamentale caratteristico; era una spesa costosissima per lo stato che doveva pagare il trasporto del materiale e il lavoro di centinaia di operai adibiti per le demolizioni. Né era una solu- zione ragionevole lasciare chiusi locali, spesso immensi (templi, atri, abita-

36. Marco Diacono, Vita di Porfirio, 26ss.; Girolamo, Epist., CVII; Comm. in Isaiam,

VII,17, PL 24,241.

37. Epist. CXXVI. CCXXI; Teodoreto, Hist. Eccl., V,29.

38. Proclo, Or. XX, In Laud. S. Joh. Chrys., PG 65.

39. Orosio, VII, XXXVIII,6.

LA LEGISLAZIONE CONTRO IL PAGANESIMO

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zioni dei sacerdoti e degli impiegati, boschetti sacri) senza trarne alcun van- taggio pubblico. Meglio, dunque, sarebbe stato adattarli, con qualche ritoc- co architettonico, ad una nuova destinazione, trasformandoli per esempio

in

chiese. Questo era avvenuto sporadicamente nel passato; sistematicamen-

te

per tutto l’impero tali trasformazioni furono adottate dal V al VI seco-

lo 40 . Con la legge del 14 novembre del 435 che abbiamo sopra citata, Teodosio II, accettando queste nuove idee, comandò che ogni tempio o al- tro luogo sacro pagano rimasto “destrui collocationeque venerandae christianae religionis signi expiari”. È noto che nella bassa latinità il verbo destruere, oltre al suo significato tradizionale di distruggere, prese anche quello figurato di rifiutare (l’opposto cioè di confirmare, il parallelo del greco ajnaskeuavzw, confutare, annullare, violare) che già si trovava in Quintilliano 41 .

La cristianizzazione dei templi e l’opera dei papi

Sparito il timore dei templi e delle statue, acquistata la nuova mentalità nei

loro rapporti, dopo timidi tentativi nel primo trentennio del V sec., i cristia-

ni forti della legge di Teodosio II, sia in Oriente che in Occidente, incomin-

ciarono sistematicamente a trasformare i templi in chiese cristiane. Già nel 437, Teodoreto scriveva: “I templi degli dei sono talmente di- strutti che non ne rimangono nemmeno le forme e i nostri contemporanei non ne riconoscono più le are. Il materiale, invece, di questi è stato ‘dedi- cato’, per farci le memorie dei Martiri. Infatti, il Signore Dio nostro intro- dusse i suoi morti nei templi, invece dei vostri dei che rese inutili e vani; e

attribuì i loro onori ad essi. Al posto delle Pandie, delle Diasie, delle Dionisie e di altre vostre feste, si celebrano le solennità di Pietro, di Paolo,

di

Tommaso, di Sergio, di Marcello, di Leonzio, di Antonia, di Maurizio e

di

altri Martiri; invece delle antiche e turpi pompe e delle frasi oscene, noi

celebriamo modeste festività, senza ubriachezze, senza buffonate ridicole,

40. S. Beissel, Die Umwandlung der heidnischen Tempel in christliche Kirchen, Stimmen

aus Maria-Laach, luglio-agosto 1905; V. Marangoni, Delle cose gentilesche e profane tra-

sportate ad uso ed ornamento delle chiese, Roma 1744; L. Homo, De la Rome païenne à la Rome chrétienne, Paris 1950.

41. Souter, A Glossary of Later Latin to 600 A. D., Oxford 1949, p. 99. Per tutto questo peri-

odo vedi Fliche – Martin, Storia della chiesa, vol. IV, 4-11, pp. 25-37.

42. Graecarum Affectionum Curatio, De Martyribus, Sermo VIII, LXIX, PG 83,1033.

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ma con canti divini, con l’ascolto di sacri discorsi e con preghiere mescola-

te con lacrime lodevoli” 42 .

Come si sente, Teodoreto sta polemizzando con alcuni pagani che tac- ciano i cristiani di plagio, per aver compiuto un “transfert” delle loro festi- vità per gli Eroi a favore dei Martiri cristiani. Lo scrittore accetta l’accusa, ma fa loro notare che le festività cristiane hanno mutato natura, anche se si

celebrano in santuari costruiti sui ruderi dei templi o con il loro materiale.

E porta l’esempio delle feste Dionisie rurali che si festeggiavano con alle-

gre processioni, con canti osceni, con rappresentazioni drammatiche e con commedie; che consistevano in sacrifici di montoni e di porci e in pizzette

a forma di animali che venivano distribuiti ai fedeli e in doni che erano di-

stribuiti ai bambini in onore dei morti; e che finivano con le Pandie, ceri-

monie, sembra in onore delle luna. Come sono mutate una volta che i cristiani le hanno plagiate! E sono mutate anche le offerte degli ex-voti che i miracolati sospendo-

no nei santuari dei Martiri, per dimostrare la loro gratitudine per le grazie

ottenute: si tratta sempre di simulacri di occhi, di piedi, di braccia, fatti con argento e con oro, come si soleva fare nei templi pagani, per esempio in

quello di Esculapio; ma i miracolati cristiani offrono questi ex-voti diretta- mente al Dio vero, e i Martiri per loro non sono dei, ma solo uomini cari a Dio, intercessori per fratelli bisognosi 43 . Negli anni immediatamente dopo il Concilio di Efeso (a. 431), in Sici-

lia

ben otto templi pagani furono dedicati alla Madonna: sul Monte Erice

fu

purificato il tempio di Venere, consacrandolo alla Vergine della Neve; a

Messina i templi di Venere e di Saturno; presso l’Etna il tempio di Vulca- no; a Catania il Pantheon, il tempio di Cerere e il sepolcro di Stesicoro; ad Agrigento il Mausoleo del tiranno Falaride fu trasformato nella chiesa della Madonna della Misericordia. Secondo una tradizione, di cui parleremo in altra sede, il santo vescovo

di Spoleto Spes, che pontificò tra il 420 e il 452, avrebbe consacrato la

Basilica di S. Fortunato, costruita nelle adiacenze del tempio rurale di Ercole nell’Arce di Varano (Montefalco) dal Magister Militum Severo di Massa Martana. Sulla stessa linea del vescovo Spes (se non fu lui stesso) dovette essere l’architetto che ‘cristianizzò’ il Tempietto del Clitunno, posto su un alto basamento, di forma prostilo, con due portichetti laterali ai quali facevano capo le scale d’accesso a un atrio quadrato di m. 3,40 × 3,40, da cui si en-

43. Ibidem, col. 1032.

LA LEGISLAZIONE CONTRO IL PAGANESIMO

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trava nell’aula di m. 4,52 × 3,20, in fondo alla quale si apre un’absidiola. Nella facciata ancora ci sono quattro colonne corinzie con scannellature contorte; e altre quattro dello stesso stile stavano avanti all’absidiola, men- tre all’inizio dei portici ce n’erano due, tutte fatte sparire dal 1730 al 1740

da P. Ilarione e fra Paolo che dilapidarono il monumento per acquistare ar-

redi sacri e cercare un fantomatico tesoro, connivente un ignorante vescovo

di

Spoleto. La cristianizzazione consistette nell’iscrizione dedicatoria scrit-

ta

parte sull’architrave della facciata e il seguito su quelli dei portichetti

laterali: “Il santo Dio degli Angeli … dei Profeti … degli Apostoli … che

fece la Resurrezione … la Redenzione … la Remissione”; consistette pure

in croci floreali, fra steli, grappoli d’uva, bacche di papaveri e fiori, nei due

timpani della facciata e del frontone posteriore e dei due portichetti laterali.

Nell’interno, il frontespizio marmoreo intagliato che orna l’abside, con la croce a sei corni nella parte culminante; consistette nella decorazione pitto- rica dell’absidiola e della parete di fondo da attribuirsi a prima del VII sec.:

nella nicchia S. Pietro e S. Paolo; nel catino Cristo benedicente con in mano un libro (= al Pantocrator); sopra il frontespizio una croce gemmata, e due busti di angeli alati ai lati, racchiusi in tre tondi; tra le colonnine ora scom- parse due palme sbiadite. La cristianizzazione del tempio da alcuni è datata alla fine del IV sec., da altri con più ragione alla prima metà del V 44 . Verso il 470, un nobile goto di nome Valila, latinamente Flavius Theodobius, cristianizza, annuente papa Simplicio, la basilica privata eretta dal console Giunio Basso nell’anno 331, dedicandola all’apostolo Andrea

in Cata Barbara Patricia, aggiungendovi solo un altare, trasformando il

nartece, rialzando il pavimento e mettendo nelle pareti dei mosaici 45 . Sembra che risalga alla fine del V sec. la cristianizzazione di un’aula della proprietà del patrizio Cilone, sull’Aventino, che corrisponderebbe al Titulus Tigridae, vescovo presente con i suoi presbiteri al Sinodo romano del 499. È una navata unica e oggi corrisponde alla Basilica di S. Balbina, presso Via Nova. Verso la fine del V sec. o gli inizi del VI furono adattate a chiesa cristiana strutture templari dell’età di Augusto che esistevano al centro della

cittadella di Pozzuoli (Rione Terra). Accurati lavori di restauro, dopo

44. A. Palladio, I quattro libri dell’architettura, Venezia 1570, lib. IV, c. XXV; L. Fausti,

Clitunno pagano e Clitunno cristiano, Spoleto 1910; A. P. Frutaz, “Il tempietto del Clitunno

in un editto del Card. Carlo Rezzonico, camerlengo di S.R.C.”, RAC 18 (1941) 245-264.

45. Th. Asbhy - G. Lugli, “La basilica di Giunio Basso sull’Esquilino”, RAC 9 (1932) 221-255.

46. A. D’Ambrosio, Il Duomo di Pozzuoli. Storia e documenti, Pozzuoli 1973.

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l’incendio del 17 maggio 1964, hanno riportato alla luce i resti del tempio romano 46 . Con la caduta dell’impero d’Occidente (nel 476 Romolo Augustulo fu deposto) molti nuovi problemi sorgono per questa zona. In Oriente seguitò la stessa politica religiosa antipagana, anche se predominava sulla ortodos- sia cattolica la tesi monofisita e la legge dell’Henoticon di Zenone, abbrac- ciate anche dal successore Anastasio, uomo pio, caritatevole e asceta. Il quale, nell’anno 502, soppresse i giuochi Saturnali e nel 505 proibì ai paga- ni l’accesso alle cariche municipali e perseguitò gli intellettuali, pagani ostinati, scovati nei loro nascondigli da Giovanni di Cappadocia. In Occidente iniziò il problema religioso delle relazioni con gli Ostro- goti di religione Ariani. Fu Zenone a spingere Teodorico a occupare l’Italia, come Magister militum. Teodorico passò i confini, e vinse sull’Isonzo, sull’Adige, a Verona, a Pavia, a Milano. Occupata Ravenna la dichiarò ca- pitale il 25 febbraio 493; il 5 marzo occupò Roma e uccise Odoacre. Assi- curatosi così il comando iniziò una politica di convivenza tra i consortes (i suoi Goti) e i possessores (i romani), tra i vincitori e i vinti, tra gli Ariani e i Cattolici. Volle una civilizzazione dualistica, giustapponendo due popoli, due civiltà, due poteri. L’armata è completamente germanica, interdetta ai Romani; però è consegnata nella pianura padana, intorno a Ravenna, nella Toscana, nel Piceno e nel Sannio; ha qualche caserma in Campania e in Dalmazia. L’amministrazione civile è lasciata all’elemento romano, al sena- to, alla gerarchia tradizionale, all’aristocrazia provinciale; però sotto l’in- fluenza di Eunodio, di Cassiodoro e di Boezio. La politica è controllata dai Comites Gothorum e dai Seoni. I beni culturali e artistici sono distribuiti a parità tra Ravenna e Roma, la nuova e la vecchia capitale. Fu naturale che questa politica di convivenza portò tra il popolo molta confusione religiosa e l’episcopato dovette intervenire. Infatti, questa politica era penetrata anche tra i Burgundi, dopo che il loro re Sigismondo aveva abbandonato l’arianesimo per simpatia verso i cattolici. Si tenne perciò, nel 517, a Epaone, località di incerta localizzazione, forse in Savoia, un concilio che emanò 40 canoni per regolare le facili con- versioni, obbligando a una penitenza gli eretici che volevano essere riammessi nella comunità ecclesiale e nel can. 33 si obbligarono i cattolici a non accettare le loro chiese: “Noi trascuriamo di adattare a santi usi le basiliche degli eretici, perché le riteniamo odiose per tanta esecrazione, dato che non pensiamo purgabile il contaminamento di esse”. Per cui anche in Occidente, come in Oriente, si seguitò a “cristianiz- zare” soltanto i templi pagani.

LA LEGISLAZIONE CONTRO IL PAGANESIMO

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Felice IV (526-530), eletto papa per influsso di Teodorico re dei Goti, ottenne dalla regina Amalasunta, amica dei cattolici, il “templum sacrae Urbis” e il tempietto di Romolo, figlio di Massenzio, per farci una chiesa dedicata ai due martiri della Cilicia, Cosma e Damiano. Con il primo edifi- cio, una vasta aula di forma quadrangolare divisa da un’antica parete che l’at- traversava, fece la chiesa addossando alla parete di divisione un’abside rotonda, dinanzi alla quale pose l’altare; dietro la parete, che aprì in più pun- ti, localizzò il matroneum, per le donne. Con il tempietto di Romolo, che sor- geva dinanzi all’aula, fece il vestibolo della chiesa, legandolo con questa e con la Via Sacra che gli passava davanti. Nella conca absidale fece una mae- stosa opera musiva, con Cristo nel mezzo e una processione di santi e di per- sonalità che muovono verso di Lui, a destra e a sinistra: Cosma e Damiano, Pietro e Paolo, Teodoro e papa Felice, rinchiusi da due grandi palmizi. Sotto, un’altra processione di dodici agnelli che partono dalle città di Gerusalem- me e di Betlemme e si muovono verso l’Agnello di Dio che sta su un colle nel centro, da cui zampillano i quattro fiumi del Paradiso. Nella sommità del quadro la Mano di Dio che tiene la corona della Vittoria sopra il Cristo. Fuo- ri della conca absidale, si può ancora vedere l’abitazione apocalittica degli eletti 47 . In Oriente, invece, con l’ascesa al trono di Giustiniano I (527), fu aggra- vata la politica dura contro il paganesimo che si era rifugiato in una élite in- tellettuale che aveva trovato asilo nelle Università di Atene e di Alessandria, che nel neoplatonismo aveva scoperto una specie di teologia pagana, contra- ria alla Incarnazione, difesa dai cristiani; e nelle masse popolari e agricole delle regioni più impervie dell’Anatolia, della Siria e della Valle del Nilo. Servendosi di Giovanni d’Asia, un monaco di Amida del Tigri, che, dopo il 521, aveva fondato un monastero in un tempio abbandonato nei din- torni di Tralles, spezzò idoli, distrusse templi, tagliò alberi sacri intorno a Smirne, a Efeso e nelle Montagne dell’Asia Minore, convertì migliaia di pagani, costruì un centinaio di chiese, fondò una dozzina di monasteri, sov- venzionati dall’imperatore. Servendosi di Apa Mosè, subito dopo l’incoronazione, l’imperatore di- strusse ad Abydos in Egitto, il tempio di Apollo, curato da 23 sacerdoti; ma non riuscì ad estirpare gli usi funebri antichi, né a chiudere l’Università di Alessandria, dove insegnavano sia pagani che eretici, fra cui il celebre Gio- vanni Philoponos, fondatore dell’eresia Triteista. Riuscì invece, nel 529, a

47. Liber Pontificalis, I, 279, Felix IV, n. 90.

48. Cod. Jud., I,V,18; I,XI,10.

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chiudere l’Università di Atene, interdicendo l’insegnamento a pagani ed eretici 48 . Servendosi di Narsete, però, nel 535, occupò l’isola di File, imprigionò i preti di Iside, spedì la statua della dea a Costantinopoli, e trasformò il tem- pio in chiesa. Lo stesso fece con altri templi della Nubia. Intanto a Costantinopoli, servendosi ancora di Giovanni d’Asia e della polizia, dall’anno 546 al 562, fece una caccia spietata contro sofisti, medi- ci, sacerdoti pagani, maghi che si tenevano nascosti, obbligandoli con la forza a farsi catechizzare. Metodi molto più umani furono usati in Occidente per convincere i rudi contadini ancora pagani a lasciare le loro superstizioni. Ci racconta Gregorio di Tours, dopo il 573, come un vescovo delle montagne d’Aubrac sostituì il culto verso il Genio delle acque con quello di S. Ilario. I contadi- ni del luogo, ogni anno, andavano sulle rive di un lago e gettavano nelle acque vestiti, focacce, formaggi, ed altri oggetti e vi rimanevano per tre giorni dibaccando, finché nel quarto giorno non li scacciava una forte tem- pesta di grandine. Più volte il vescovo andò per convincerli che nel lago non c’era nulla di santo e religioso; ma quei rozzi contadini non lo credet- tero. Allora, ispirato dall’Alto, il vescovo si convinse di costruire sulla spiaggia una basilica in onore di S. Ilario, ponendovi le sue reliquie, e co- mandò a quei sempliciotti di ricorrere al Santo, offrendogli i loro doni. “Così quegli uomini, compunti, si convertirono; abbandonarono il lago, e tutte quelle cose che prima erano soliti gettarvi dentro, portavano nella ba- silica e furono così liberati dall’errore con cui erano stati legati. Ma da quel tempo anche la tempesta fu tenuta lontana dal luogo e dopo che le reliquie del beato confessore furono collocate là, non fece più danno nella solennità diventata di Dio” 49 . Anche le leggi in Occidente furono ispirate da un saggio opportunismo ecclesiastico e da una prudenza esperta delle debolezze umane; basti come esempio rileggere la corrispondenza di Gregorio Magno, destinata per lo più al monaco Agostino, per istruirlo sulla condotta da seguirsi nei rapporti de- gli Inglesi ancora pieni di superstizioni e di paure. Scrivendo all’abate Mellito raccomanda di dire al monaco Agostino il suo pensiero sulla trasformazione dei templi in chiese: “Ho molto riflettuto sul problema degli Inglesi: i templi degli idoli fra quella gente non devono essere distrutti; invece siano distrutti gli idoli che ci sono. Si farà dell’ac- qua benedetta, si aspergeranno con essa i templi, si costruiranno degli alta-

49. De Gloria Confessorum, c. II, PL 71, 830-831.

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ri, vi si porranno reliquie; perché se i templi sono ben costruiti, è necessa-

rio commutarli dal culto dei demoni all’ossequio del vero Dio. Infatti quel-

la gente, non vedendo distruggere i loro templi, deporranno l’errore dal

profondo del cuore e riconoscendo e adorando il vero Dio accorreranno in quei luoghi ai quali si erano abituati più familiarmente” 50 . Anche nei rapporti dei banchetti Parentalia che i pagani consumavano sopra le tombe dei loro morti e che i convertiti mangiavano sulle tombe dei Martiri - uso che per secoli aveva diviso la gerarchia, dato che alcuni ve- scovi erano favorevoli altri del tutto contrari - Gregorio Magno li ammette

ai neoconvertiti inglesi: “Essi solevano uccidere molti bovi come sacrificio

dei demoni; è dunque necessario per mutare questo loro uso fare una qual- che solennità, per esempio nel giorno della Dedicazione (della chiesa) e nel

giorno Natalizio dei Santi Martiri le cui reliquie si trovano (in essa), affin- ché essi possano fare intorno alle stesse chiese che sono state erette nei templi, dei tabernacoli con frasche di alberi e celebrare la solennità con re- ligiosi convivi. Non immolano più animali al diavolo, ma li uccidono per loro nutrimento a lode di Dio e quindi ringraziano il Datore di ogni cosa, dopo essersi saziati. Così riservando a loro alcune gioie esterne possano essere più facilmente capaci di acconsentire alle gioie interiori” 51 . Fatte queste concessioni alle infermità delle turbe dei gentili, Gregorio Magno né dà la ragione psicologica: “È certamente impossibile toglier via

da menti indurite tutti i loro errori in un momento. Perché chi tenta di salire

un’alta vetta non lo fa saltando, ma a gradi, passo dietro passo” 52 .

Finalmente, S. Gregorio Magno affrontò il problema delle dedicazioni

di chiese che erano appartenute a sette ereticali, che dall’anno 517 aveva

avuto da alcuni risposte negative, da altri positive. Prese l’occasione della chiesa di Sant’Agata alla Subura, che era stata edificata dall’ariano Ricimero e che ai suoi tempi era chiusa. Egli stette per la riapertura e per la dedicazione al culto cattolico. Sa bene che “una volta fu piuttosto una spe- lonca dell’eretica pravità”, ma che ormai, “Deo propitiante”, è ritornata al

culto della fede cattolica. Questo avvenne introducendovi le reliquie di S. Sebastiano e Sant’Agata martiri. E l’avvenimento fu comprovato da parec- chi miracoli: la gente durante la cerimonia sentì uscire dalla chiesa un por- co, che nessuno però poté vedere; nella notte sentì sul tetto un grande strepito e come se il luogo dovesse crollare dalle fondamenta: segno che

50. Epist. Lib. XI, LXXVI, PL 77, 1215.

51. Ibidem, col. 1215s.

52. Ibidem, col. 1216.

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“l’immondo abitatore stava uscendo”. Dopo alcuni giorni, in una giornata serenissima, alcuni che aprirono le porte, videro sopra l’altare una densa nuvola celeste e sentirono dalla chiesa uscire un odore soave; quando poi il sacerdote entrava per celebrare la Messa trovava le lampade accese, segno che ormai in quel luogo, che prima era tenebroso, era sceso Dio, che lo il- luminava e lo riempiva del suo profumo divino 53 . Con queste leggi di Gregorio Magno si compivano le trasformazioni sistematiche di santuari pagani ed ereticali incominciate nei primi del V sec. I casi che si susseguono, dopo il papato del grande pontefice, furono l’ap- plicazione pacifica di quelle leggi. Gli Dei e gli Eroi, i templi e gli heroon, i riti e gli usi pagani che non erano direttamente contrari alla nuova religione, venivano facilmente cri- stianizzati. Questo successe anche all’Ercole e al suo tempio di Corcorone (Montefalco): il primo fu avvicinato al protettore della città, Fortunato; il secondo fu legato con la basilica costruita in suo onore, nel primo quarto del V secolo.

Emmanuele Testa, ofm

Pontificia Università Urbaniana, Roma Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem

53. Epist., lib. IV,19, PL 77, 668s.; Dial., lib. III,30, PL 77, 288s.