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"Alce Nero"

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Nicholas Black Elk (1866-1950), un sioux di una trib dei lakota, stato celebrato come "uno dei pi influenti maestri spirituali del ventesimo secolo". In Italia il suo nome stato tradotto in "Alce Nero". Perch, precisamente, Nicholas Black Elk o "Alce Nero" cos famoso? Nicholas Black Elk nasce probabilmente nel 1866 in una trib, gli oglala, che si spostava lungo il fiume Little Powder, allinterno dellattuale Stato del Wy oming. Gli oglala costituiscono una delle sette trib dei lakota, che sono a loro volta insieme ai dakota e ai nakota una delle tre branche della popolazione nota come sioux. A nove anni secondo uno schema che si ritrova in molte culture il giovane Nicholas Black Elk si sent "chiamato" attraverso un sogno a intraprendere lattivit di "guaritore", pejuta wikasa nel dialetto degli oglala, comunemente tradotto "uomo medicina". Lattivit del pejuta wikasa era esercitata a titolo di lucro, e Nicholas Black Elk entr in societ con un altro indiano della sua trib chiamato Joe Kills Enemy. Nicholas Black Elk si conquist nella sua trib una notoriet sufficiente perch il famoso William Cody, "Buffalo Bill" (1846-1917), che cercava nelle riserve indiani "caratteristici" da far esibire a pagamento nei teatri dAmerica e dEuropa, nel 1886 gli propose di entrare a far parte, con una buona paga, del suo Wild West Show, con il quale Nicholas Black Elk viaggi per tutti gli Stati Uniti dAmerica e per diversi paesi europei. La storia di Nicholas Black Elk fino al massacro di Wounded Knee cio dei primi ventisette anni della sua vita nota a milioni di persone che hanno letto un volume dal titolo Alce Nero parla, di cui autore il poeta del Nebraska John Gneisenau Neihardt (1881-1973), pubblicato per la prima volta nel 1932. John G. Neihardt destinato a diventare uno dei pi noti poeti regionali americani non era un antropologo, e non parlava nessuno dei dialetti sioux. In compenso riteneva il cristianesimo responsabile di tutti i mali non soltanto degli indiani dAmerica, ma anche della civilt occidentale. Il po eta ebbe una serie di colloqui con Nicholas Black Elk tramite un interprete, Emil Afraid of Hawk, che fu presto sostituito nel suo ruolo dal figlio di Nicholas Black Elk, Ben. Nel corso di due visite, nel 1930 e nel 1931, John G. Neihardt riemp vari taccuini che si trovano attualmente alla University of Missouri Library di Columbia, nel Missouri, e che sono stati pubblicati nel 1984 da un suo ammiratore, Raymond G. DeMallie. Nicholas Black Elk non era illetterato sapeva scrivere e leggere qualche parola in inglese, e utilizzare una trascrizione in caratteri latini della lingua lakota , ma non poteva leggere il libro di John G. Neihardt. La figlia Lucy Looks Twice (1907-1978) che aveva avuto da un secondo matrimonio con una vedova, Anna Brings White, sposata, dopo la morte della prima moglie Katie, nel 1905 sapeva leggere linglese e cos altre persone con cui N icholas Black Elk era in contatto. Quello che gli lessero fu sufficiente per fargli redigere, il 26 gennaio 1934, una dichiarazione in lingua lakota in cui accusava John G. Neihardt di aver alterato quanto gli era stato raccontato e, soprattutto, di aver omesso particolari che Nicholas Black Elk considerava essenziali. Di fronte al silenzio del poeta, Nicholas Black Elk scrisse una seconda "lettera aperta" il 20 settembre 1934 in cui chiamava senza mezzi termini John G. Neihardt "un bugiardo" e il libro "nullo e di nes-

sun valore". Dichiarava pure che aveva dedicato il suo tempo a John G. Neihardt anche perch gli era stato promesso un compenso in denaro, che avrebbe aiutato la sua famiglia certamente non ricca , ma che, dopo tre anni, non aveva ancora visto ed era destinato a non vedere mai. In uno stile semplice ma efficace, Nicholas Black Elk commentava: "Il denaro contante parla. Come non ha detto la verit sulla mia vita religiosa [...] cos non ha mantenuto la sua promessa di pagare". Perch Nicholas Black Elk, nel 1934, reagiva cos male al libro di John G. Neihardt? Qualche anno prima del massacro si era verificato un episodio importante per lintera vicenda di Nicholas Black Elk. A partire dal 1886, nel territorio dei sioux, erano arrivati missionari cattolici gesuiti dalla Germania e dalla Svizzera. interessante notare che i sioux stessi chiesero al governo americano di mandare nel loro territorio le "vesti nere", sinasapa cio i sacerdoti cattolici che vestivano la talare, in particolare i gesuiti , e non pi i missionari protestanti episcopaliani e presbiteriani. Molti storici hanno visto in queste richieste largamente concesse dal governo dopo Wounded Knee una mossa esclusivamente politica, giacch i missionari cattolici a differenza di quelli protestanti non predicavano la "religione civile" americana e non svolgevano unapologia sistematica delle istituzioni degli Stati Uniti dAmerica, che per i sioux erano responsabili del massacro di troppi parenti e amici. Naturalmente, questo diverso orientamento politico si radica in dottrine sociali e anche teologiche diverse in campo protestante e cattolico e ha quindi pure una valenza specificamente religiosa. Nel 1904 si verific lepisodio cruciale. Nicholas Black Elk fu chiamato a svolgere le sue attivit di guaritore presso un ragazzo morente un cattolico nel villaggio di Payabya. Nicholas Black Elk si dispose a iniziare un rituale con gli strumenti yuwipi: il sonaglio e il tamburo. Dopo qualche minuto padre Joseph Lindebner arriv nella tenda dove giaceva il ragazzo malato. Senza troppe cerimonie, il gesuita gett in parte nel fuoco, in parte fuori dalla tenda quanto Nicholas Black Elk aveva preparato, lo prese per la collottola e lo espulse esclamando: "Vattene, Satana!". Secondo quanto Nicholas Black Elk raccont in seguito alla sua famiglia, mentre il sacerdote amministrava gli ultimi sacramenti al ragazzo morente, egli rimase seduto fuori dalla tenda, convinto di avere in quel momento "perduto tutti i suoi poteri". Padre Joseph Lindebner, uscendo dalla tenda, lo trov in questo stato e lo invit a salire sul suo carro, conducendolo alla Missione del Rosario dove gli offr ospitalit. Il guaritore e il gesuita conversarono regolarmente per due settimane, alla fine delle quali il sioux chiese il battesimo. Fu battezzato il 6 dicembre 1904, festa di san Nicola, di cui prese il nome. Nelle parole della figlia: "[...] abbandon la sua pratica di guaritore e non la riprese mai pi". Quando Michael F. Steltenkamp il primo antropologo che ha potuto lavorare sui manoscritti originali di Nicholas Black Elk, della sua cerchia di amici e della sua famiglia, pubblicando nel 1993 una biografia dellesponente lakota ascolt per la prima volta il racconto della conversione, alla presenza della figlia del santuomo sioux, si sent avvilito, "[...] giacch la storia sembrava confermare lo stereotipo popolare del missionario maleducato che aggredisce lingenuo nativo". continua

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Padre Joseph Lindebner sembrava "uno zelota dalla mentalit ristretta che voleva distruggere la cultura indiana [...] e che aveva ben poco di quella che oggi chiameremmo compassione, sensibilit culturale o ecumenismo". Questa reazione dellantropologo, tuttavia, stup i sioux che lo ospitavano, che al contrario "[...] ridevano e sorridevano mentre lincidente veniva raccontato. Qui cera una bella storia e un racconto umoristico [...] e stranamente soltanto [luomo bianco] rimaneva silenzioso e privo di espressione!". Al professor Steltenkamp occorse qualche anno per capire le ragioni dellatteggiamento della figlia e degli amici di Nicholas Black Elk e perch questultimo assicurava di non essersi affatto "arrabbiato" di fronte alla reazione apparentemente rude del gesuita. Dalle parole stesse di Nicholas TBlack Elk evidente che nel 1904 egli continuava a guadagnarsi da vivere con lo yuwipi (rituale magico), ma non credeva pi in quello che faceva. Qualche anno pi tardi, quando gli venne chiesto un giudizio sullo yuwipi, rispose testualmente: " una cosa tutta priva di senso esattamente come i maghi che avete presso gli uomini bianchi. proprio la stessa cosa. Non va confusa con il pregare con la pipa, che una cosa molto pi importante. Se un uomo prega con la pipa, spinge gli altri uomini a pregare con lui. Ma questaltra cosa, lo yuwipi, fare come fanno i maghi, che tentano di ingannare. Lo so perch lho fatto io stesso". In seguito, Nicholas Black Elk si convinse che se qualcuno dei suoi riti yuwipi aveva avuto qualche efficacia e "potere", questo poteva venire soltanto dal Demonio. In questi giudizi Nicholas Black Elk rivela una notevole capacit di distinguere fra gli aspetti magici dei riti yuwipi e le tradizioni specificamente religiose relative alla "sacra pipa" portata ai lakota da una "Donna-Bisonte Bianca", che sarebbe riapparsa alla fine dei tempi. Bench questa dottrina non sia mai stata insegnata come "ufficiale", i diari e gli appunti di predicazione dei gesuiti che lavorarono presso i lakota nella prima parte del nostro secolo, conservati presso la Marquette University, rendono chiaro che molti di loro erano convinti che la Donna-Bisonte Bianca fosse davvero apparsa agli indiani un certo numero di secoli prima dellarrivo dei missionari per prepararli misteriosamente al futuro incontro con il cristianesimo, e che si trattasse in realt della Vergine Maria. Daltro canto i missionari gesuiti dimostravano una notevole capacit di identificare persone dotate di un naturale carisma e bene informate sulle tradizioni religiose del proprio popolo, educandole a diventare catechisti e missionari laici a tempo pieno. Fra questi, subito dopo la conversione, venne scelto Nicholas Black Elk, che si rivel un missionario straordinariamente efficace e che svolse a tempo pieno lattivit di catechista anche presso trib che vivevano molto lontano dalla sua zona di origine. Nicholas Black Elk riceveva un piccolo stipendio dalla Chiesa, ma tutti i documenti sulla sua vita rendono chiaro che i motivi della sua attivit erano principalmente spirituali. Nicholas Black Elk pronunciava spesso lomelia nella Messa particolarmente quando il sacerdote presente non era in grado di esprimersi nella lingua locale e divenne noto fra gli indiani cattolici come un eccellente predicatore e un organizzatore di ritiri e di incontri religiosi. I temi centrali della sua predicazione ruotano intorno al Rosario, al Sacro Cuore e a un disegno

delle "due vie" che conducono rispettivamente al Paradiso e allInferno largamente utilizzato dai missionari gesuiti fino a unepoca recente anche in Africa e in Asia che Nicholas Black Elk considerava particolarmente adatto alla spiritualit degli indiani. Nicholas Black Elk, daltro canto, non aveva paura delle polemiche. Diversi documenti pubblicati da Michael F. Steltenkamp descrivono vivaci scambi di opinioni con missionari protestanti soprattutto per difendere il culto cattolico alla Madonna, di cui era devotissimo e una lunga lotta contro il nuovo movimento religioso sincretistico del Peyote, tuttora presente presso gli indiani e che mescola elementi cristiani con altri tratti dalle tradizioni locali e con luso rituale di allucinogeni. Nel 1941, dopo la morte della seconda moglie, Nicholas Black Elk si ritir dalle sue attivit di catechista e predicatore. Nellultimo periodo della sua vita qualche anno prima di morire nel 1950 Nicholas Black Elk si esib qualche volta in uno spettacolo turistico, il Duhamels Sioux Indian Pageant, che ricreava scene della vita tribale e religiosa dei sioux di un tempo. Secondo la figlia Lucy si trattava "solo di una recita" e non di unattivit in qualche modo "religiosa". La sua famiglia del resto era sempre in difficolt economiche, e Nicholas Black Elk cercava di "guadagnare ancora qualcosa". Vi sono daltronde numerose testimonianze che ci mostrano N icholas Black Elk, negli ultimi anni della sua vita, come un uomo profondamente cristiano. Nonostante la salute incerta non rinunci fino alla morte a dirigere la preghiera quotidiana della famiglia: una famiglia estesa secondo le tradizioni indiane, con nipoti e cugini. Negli anni 1948-1949, molto malato e dopo un infarto, ricevette tre volte lEstrema Unzione. Tornato a casa continuava a esortare i familiari: "Non perdete un giorno trascurando di pregare. Dio si prender cura di voi e vi ricompenser per questo. Dite anche il Rosario, perch una delle preghiere potenti presso la Madre di Nostro Signore". Negli ultimi mesi della sua vita sopport le sofferenze che precedettero la morte sopravvenuta il 17 agosto 1950 in modo particolarmente esemplare. Negli ultimi giorni diceva alla figlia: "Non preoccuparti, c un uomo che viene a trovarmi tutti i giorni alle tre. Viene da oltreoceano e prega con me e io prego con lui. un uomo di Dio". Nicholas Black Elk era solito usare lespressione "uomo di Dio" per riferirsi a un gesuita, e la figlia non esclude che il malato possa essere stato effettivamente visitato qualche volta da un padre gesuita. Altri familiari e amici pensano invece che allinfermo apparissero i primi missionari gesuiti che avevano evangelizzato gli oglala, morti da molti anni, che Nicholas Black Elk aveva conosciuto. Quando mor come aveva predetto "il cielo secondo la testimonianza di un fratello laico gesuita presente allevento, William Siehr era ununica luce radiosa. Non ho mai visto nulla di cos magnifico". Lantropologo Joseph E. Brown, per altri versi reticente sulle esperienze di Nicholas Black Elk nel suo periodo cattolico, ricordava in unintervista non solo la grande devozione dellanziano lakota che anche in citt, al ristorante, non dimenticava di pregare ad alta voce prima di mangiare e di benedire la mensa , ma pure che Nicholas Black Elk gli aveva predetto che "un segno in cielo" avrebbe annunciato la sua morte. Secondo lantropologo si trattava di una "profezia vera" perch da indagini successive pot appurare che un cielo luminoso in un modo inspiegabile era stato visto da centinaia di persone nella riserva di Pine Ridge la notte della morte del catechista.