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Partecip@zione: il ruolo delle ICT a supporto dei processi decisionali

inclusivi.
(Stefano Fiaschi, Fabrizio Quintili)

“L’obiettivo è di connettere tutti i villaggi del mondo a Internet.


Solo così avremo la democrazia digitale”.
(Kofi Annan, World Summit on the Information Society,
Tunisi, 16 novembre 2005)

Prologo.
Los Angeles, 1969. Sullo schermo di due computer compare per la prima volta la
parola “login”, che sancisce il successo del collegamento a distanza tra due
calcolatori. È nata Arpanet, la prima rudimentale rete di computer.
Venaus (Torino), ore 3:30 del 6 dicembre 2005. Da una trentina di automezzi delle
forze dell'ordine scendono un migliaio tra agenti e carabinieri in assetto
antisommossa, che caricano i manifestanti che hanno formato un presidio istituito
da coloro che sono contrari alla TAV in Val di Susa1. Alcune persone rimangono
ferite.

Perché citare questi due eventi apparentemente così lontani tra loro?
Il primo evento parla di un’innovazione ormai entrata nella nostra quotidianità. Il
secondo parla di un progetto di interesse collettivo e di un processo gestito non
adeguatamente - un esempio tra tanti che testimonia la necessità di rendere efficaci
i processi di inclusione sociale.
Trovare un "link" tra i due eventi è l'obiettivo di questo articolo. Ci proponiamo,
cioè, di suggerire come sia possibile sfruttare il web e le Tecnologie
dell’Informazione e della Comunicazione (ICT) a supporto dei processi di inclusione
sociale. La sfida, quindi, è capire come usare in maniera finalizzata una serie di
strumenti già disponibili per favorire il coinvolgimento e la partecipazione dei
cittadini nelle scelte dell’amministrazione pubblica.

I processi decisionali inclusivi.


Quando parliamo di processi decisionali inclusivi indichiamo una serie di
informazioni che devono circolare all’interno di gruppi e tra gruppi; una molteplicità
di punti di vista culturali e valoriali da confrontare ed integrare; una serie di
competenze ed esperienze da sfruttare per trovare soluzioni condivise a problemi
collettivi.
In molti paesi europei la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali pubblici è
già prassi. In Italia se ne è incominciato a parlare nel 1990 (L. 142/1990) e ad oggi
il campo è regolato da molte leggi che hanno introdotto forme più ampie di
inclusione nei processi decisionali, dove non sono coinvolte solo le amministrazioni
pubbliche, ma anche soggetti privati (imprese, associazioni, singoli cittadini).
Recentemente, ad esempio, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha pubblicato “A
Più Voci”, un manuale per gli amministratori che vogliano adottare un metodo di
attuazione dei processi decisionali inclusivi2. Il problema, indicano gli Autori, è
trovare modi per gestire al meglio il flusso di informazioni e creare le condizioni
affinché tutti possano accedere alle informazioni, esprimere il proprio punto di vista,
e discutere secondo regole chiare e funzionali sui temi in oggetto.
Tradizionalmente, infatti, le perplessità riguardo la partecipazione attiva e diretta
dei cittadini alla “cosa pubblica” vertono sui seguenti temi:
- i cittadini non hanno il tempo per occuparsi di questioni politiche;
- mancano gli spazi adeguati per partecipare concretamente alle attività
della comunità;
- i cittadini non dispongono né delle informazioni né delle competenze
necessarie per affrontare problemi complessi;
- i singoli individui sono incapaci di superare i propri interessi particolari
e di cogliere il senso dell’interesse generale.

Ma anche in quel manuale, pur recente, non vengono menzionati strumenti


informatici. Eppure, attraverso le ICT è possibile abbattere molte barriere spazio-
temporali, consentendo un scambio di informazioni tra i partecipanti caratterizzato
da velocità (tempi ridotti dalla preparazione del messaggio alla sua ricezione),
economicità (il costo unitario per atto comunicativo rimane pressoché invariato
indipendentemente dai numero dei destinatari) ed ubiquità (l’informazione è
raggiungibile ovunque ci si trovi).

Un esempio di abbattimento delle barriere spaziali.


Le caratteristiche proprie delle ICT costituiscono di per sé un potente elemento di
sostegno all'inclusione sociale di categorie particolari. Ne è prova il caso del
servizio "informazioni elenco abbonati" Telecom Italia ("Info12”, ora “1254"),
gestito anche da un Call Center situato all'interno del carcere milanese di S.
Vittore3. L’iniziativa, prima nel suo genere in Europa, vede il coinvolgimento di
circa 30 detenuti che di fatto quindi, pur in una situazione di temporanea
esclusione fisica, costituiscono parte integrante (ed integrata: pare anzi che, con
una media di risposte fornite pari al 94% contro l’86% della media nazionale,
questo Call Center sia un centro di eccellenza) del tessuto produttivo della
società.

Semplici servizi di gestione documentale possono ad esempio garantire il diritto


all’accesso alle informazioni di interesse pubblico, consentendo anche il download
sui computer locali dei vari materiali predisposti per una più comoda consultazione
e la stampa - ovviando così alle annose difficoltà di reperire documenti spesso
dispersi nei vari uffici di competenza, o il cui conseguimento è comunque
condizionato da vari vincoli (anche di tipo fisico).

Ma gli strumenti di tipo informativo risultano strategici anche prima, quando


cioè è opportuno informare i cittadini dell’avvio di processi decisionali di interesse
pubblico, nella consapevolezza di quanto siano importanti le attività di outreaching4
per l’ampliamento della base di partecipanti ai lavori. A tale scopo, oltre ai classici
servizi di News e aggiornamenti pubblicati su un sito Internet, è possibile
impostare flussi di comunicazione verticale (tra le istituzioni e i membri di una
comunità) con modalità di tipo “push”, inviando attivamente ai cittadini le
informazioni necessarie - tramite ad esempio Newsletter periodiche, o ricorrendo a
modalità più “aggressive” quali l’invio di SMS sui telefoni cellulari (una tecnologia
che vede l’Italia in testa ai paesi europei, con una diffusione del 109,42%)

Il ricorso agli strumenti telematici risulta efficace anche durante lo svolgimento


delle attività partecipative. Sono ormai disponibili molti strumenti di tipo
collaborativo, in grado cioè di gestire flussi di comunicazione orizzontale (tra i
partecipanti ad una stessa attività) per condividere saperi, diffondere esperienze, e
"trattenere" la conoscenza prodotta.
I Forum di discussione sono una sorta di “bacheca telematica” dove ospitare i
contributi degli utenti su un determinato tema di discussione. Ogni contributo al
forum è indirizzato a tutti i partecipanti (una forma di comunicazione definita
“molti-a-molti”), e lo sviluppo del discorso può quindi essere considerato il prodotto
di un’interazione di cui tutti sono in qualche misura autori. La struttura dei
messaggi è ramificata: con il progredire degli scambi si formano "grappoli" di
messaggi legati da uno stesso filo conduttore, o argomento di discussione
(“thread”). Questi strumenti sono molto flessibili, consentendo tra l’altro modalità di
aggregazione dei contenuti, potendo così presentare a livelli decisionali superiori
(come, ad esempio, un Comune) una sintesi dei contributi prodotti ai livelli inferiori
(come ad esempio, un Quartiere).
Gli applicativi di tipo “Wiki” si presentano agli utenti come un normale sito web,
permettendo però a ciascuno dei suoi utilizzatori, direttamente ed in tempo reale, di
aggiungere contenuti o di modificare i contenuti inseriti da altri utenti.

Un esempio di attività collaborativa online.


Wikipedia5 è un'enciclopedia online, multilingue e liberamente consultabile,
fondata sulla convinzione che ciascuno possiede delle conoscenze che può
condividere con gli altri. La sua caratteristica principale consiste nella natura
collaborativa della sua redazione: chiunque può creare istantaneamente un
lemma o modificarne uno esistente. È perciò molto difficile che uno specifico
articolo abbia un unico autore, anzi più spesso è il frutto del lavoro di decine,
talvolta centinaia di persone che condividono le proprie conoscenze per
modificarne e migliorarne il contenuto. Il risultato è un perenne "lavoro in corso",
che cresce sempre e tende a migliorarsi attraverso una costante e diffusa attività
di “peer reviewing”. I redattori di Wikipedia sono studenti, insegnanti, esperti o
semplici appassionati di un qualche argomento, ognuno dei quali contribuisce
liberamente nel proprio campo d'interesse. L’unico vincolo posto è quello di
tendere verso un punto di vista neutrale, incoraggiando pertanto le persone con
opinioni diverse a confrontarsi e a lavorare insieme per rendere gli articoli
equilibrati e condivisi. Il progetto, nato 15 gennaio 2001 in inglese, nell'arco di
soli quattro mesi ha visto nascere altre 13 edizioni (tra cui quella in italiano), e ad
oggi è uno dei 50 siti più popolari al mondo, con più di 3 milioni di lemmi
disponibili, scritti da quasi un milione di utenti.

 È doveroso tuttavia far presente che questa ipotesi non è scevra da complicazioni di ordine legale. Dopo
l’invito al voto inviato ad ogni numero mobile italiano da parte della Presidenza del Consiglio in
occasione delle scorse elezioni europee, il Garante della privacy (Comunicato stampa del 04/11/2004) ha
infatti ricordato che "la normativa sulla protezione dei dati personali consente l’uso di questi strumenti di
comunicazione solo per ragioni di ordine pubblico, igiene, sanità pubblica o per l’arrivo di calamità
naturali". Considerazioni che hanno portato ad approvare l’utilizzo della stessa modalità in occasione dei
funerali di Papa Giovanni Paolo II. Le soluzioni potrebbero consistere nella esplicita richiesta di un
riferimento telefonico mobile alle comunità (su base locale), o su una delibera in deroga alla normativa
sulla privacy.
I sistemi di videoconferenza consentono invece l'interazione sincrona (in audio,
video e dati) fra due o più soggetti collegati online. Più esigenti in termini di risorse
richieste (dipendono infatti dalla disponibilità di apparati hardware che supportino la
cattura, la codifica, e la trasmissione di dati audio e video, e di una connessione a
“banda larga”), oltre a consentire la condivisione di testi ed altro, ricreano
virtualmente una situazione “faccia-a-faccia”, con la sua ricchezza in termini di
comunicazione non verbale. Tali sistemi sono stati utilizzati, ad esempio, per
svolgere sessioni di brainstorming online, o - pur con alcune cautele - per gestire
focus group virtuali.
I Blog, infine, consentono la pubblicazione in tempo reale su un sito web di
messaggi, informazioni o link ad altri siti. La struttura dei Blog è sequenziale, con i
vari interventi (detti “post”) pubblicati in ordine cronologico inverso. Similmente ai
Forum, le notizie possono ospitare commenti e dare vita così a veri e propri dibattiti
on line. Diversamente da questi, però, i post possono essere pubblicati soltanto dal
gestore del Blog o da utenti abilitati (in questo caso, il contributo deve essere
generalmente approvato dal moderatore per la sua effettiva pubblicazione). In
sostanza pertanto, i Blog offrono simultaneamente tre cose: un'informazione, la sua
fonte originale, una serie di commenti su quella informazione. Queste
caratteristiche li rendono simili ad un “diario di bordo”, particolarmente adatti a
tracciare, ad esempio, la storia di un progetto avviato, potendo al contempo
raccogliere impressioni e giudizi da parte dei soggetti interessati. In questo modo
diventano straordinari aggregatori di comunità.

Un esempio di blog ad alta partecipazione.


Il noto comico genovese Beppe Grillo gestisce un blog personale6, di enorme
successo (con una media di 150000 contatti al giorno, risulta essere tra i primi 30
del mondo). Quotidianamente viene pubblicato un intervento (“post”), incentrato
su un tema spinoso (Ecologia, Economia, Energia, Informazione, Salute) e
connotato spesso in senso polemico, a partire dal quale si sviluppa un confronto
serrato e vivace attraverso le centinaia di commenti da parte dei numerosi
visitatori. Alcuni di questi si sono così fidelizzati da organizzarsi in veri e propri
movimenti su base locale (i cosiddetti “grillini”), attivi in campagne di
informazione, promozione, e protesta – come nei casi dello zuccherificio di Casei
Gerola (Pavia) e della birreria a Pedavena.

Conclusioni
Giunti alla conclusione di questa sintetica rassegna, è opportuno ricordare che
l’adozione di soluzioni ICT non comporta necessariamente investimenti onerosi.
Sono disponibili infatti molte soluzioni “Open Source”, e le infrastrutture
tecnologiche richieste (ad eccezione, come detto, della videoconferenza) sono
piuttosto modeste.
Dotarsi di un insieme di servizi online non è però sufficiente. È necessario piuttosto
fornire ai partecipanti uno “spazio di lavoro”, impostare e gestire l'ambiente virtuale
affinché divenga un luogo vero di socializzazione e apprendimento. Affidare la

 I costi decisamente inferiori hanno reso possibile ad esempio, il coinvolgimento di gruppi molto più
ampi, e per sessioni molto più lunghe rispetto ai focus group tradizionali. Di contro, le dinamiche dei
gruppi virtuali e le specificità della CMC (Computer Mediated Communication) rendono i risultati delle
due modalità non equiparabili tra di loro.
 Si tratta di software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente è “aperto”, lasciato
cioè a disposizione degli utilizzatori perché lo possano personalizzare ed adattare alla proprie esigenze.
Per sua natura, pertanto, si tratta in genere di software gratuito.
gestione di questi servizi a personale qualificato (tutor online) con competenze
psicologico-sociali e tecnologiche rappresenta la vera voce di costo rilevante.

Naturalmente, l’utilizzo efficace delle ICT nei processi decisionali inclusivi è


vincolato anche a una serie di altri fattori.
Innanzitutto, alla possibilità di accesso alle tecnologie informatiche. Esiste
purtroppo una forte disomogeneità in questo senso; non solo tra Paese e Paese nel
mondo, ma anche all’interno di uno stesso Stato. Secondo un’indagine del 2005 a
cura del Censis 20057, ad esempio, l’utilizzo di Internet in Italia è ancora un
fenomeno di nicchia. I cittadini che usano Internet sono 20 milioni, un terzo del
totale. C'è poi una fascia maggioritaria esclusa dalla Rete, costituita in prevalenza
da pensionati e casalinghe, cioè da coloro che sono al di fuori del mondo del lavoro.
Da un punto di vista demografico, dei 20 milioni di navigatori il 70% rientra nella
fascia d'età fino a 29 anni e scende gradualmente fino al 7% che caratterizza la
fascia d'età oltre i 64 anni. Fattori quali età, status socioeconomico, livello di
scolarizzazione, etnia, genere, abilità psicomotoria, e localizzazione geografica,
sono responsabili quindi di questa nuova forma di emarginazione che, in
un’economia governata dalle informazioni, di fatto chiude qualsiasi possibilità di
recupero economico e di integrazione nel tessuto produttivo. Il fenomeno del
“digital divide” è così rilevante che, a partire dal 2000, la Comunità Europea ha
predisposto una serie di Piani di Azione volti ad arginare tale problema8. Mentre le
istituzioni avviano azioni volte a favorire la penetrazione delle ICT nella popolazione
(qui ricordiamo gli incentivi fiscali per le cessioni a titolo gratuito di dotazioni
informatiche a istituti penitenziari e scuole, e le varie edizioni del progetto “Vola con
Internet”), a livello locale si potrebbero predisporre dei punti di accesso informatico
distribuiti sul territorio (ad esempio, nelle biblioteche comunali, nelle sedi di
Quartiere, …) liberamente fruibili da parte dei cittadini.

In secondo luogo, mentre la presunta “incompetenza dei cittadini ad affrontare


problemi complessi” è spesso una obiezione strumentale, è necessario invece
promuovere e consolidare nella popolazione le necessarie competenze d’uso degli
strumenti telematici. Ogni mezzo di comunicazione ha infatti proprie specificità, che
è necessario conoscere per un loro uso efficace in riferimento ai propri interlocutori
(un riferimento per tutti, la netiquette9). Inoltre, il fatto che gli scambi comunicativi
si svolgano prevalentemente in forma scritta, se da un lato favorisce un processo di
esplicitazione di conoscenze spesso “tàcite” e bypassa molti problemi legati al
parlare in pubblico, dall’altro rappresenta un vincolo - nella misura in cui richiede la
capacità individuale di articolare chiaramente (e rapidamente) le proprie idee.
Mentre non mancano iniziative finalizzate all’alfabetizzazione informatica del
personale delle amministrazioni pubbliche (come i corsi volti al conseguimento della
certificazione ECDL), è necessario promuovere ulteriormente iniziative simili rivolte
alle fasce deboli della popolazione (come ad esempio, il progetto “Nonni su
Internet”10). Anche per queste ragioni, è doveroso ricordare che gli strumenti
presentati sono utilizzabili come integrazione, e mai in alternativa, agli strumenti
tradizionali.

È necessario, infine, promuovere una cultura della condivisione e del


confronto. Non basta rendere disponibili le informazioni: è fondamentale anche
chiedere dei feedback e ulteriori contributi ai propri utenti**. È spiacevole constatare
come la pubblica amministrazione - attualmente tesa a digitalizzare i propri servizi
 La Patente Europea del Computer (European Computer Driving Licence) è una certificazione diffusa in
tutto il mondo che attesta la capacità nell'uso del computer. Referente nazionale delle certificazioni ECDL
è l’AICA, Associazione Italiana per l'Informatica e il Calcolo Automatico (www.aicanet.it/)
** Per tali motivi, una rielaborazione di questo articolo verrà pubblicata sul blog degli Autori
(http://apprendimento.bloggers.it/) per raccogliere opinioni e critiche da parte dei lettori.
e a semplificare le proprie modalità comunicative – sembri ancora piuttosto indietro
nell’instaurare un vero rapporto dialogico con i propri utenti. Rapporto che nelle
comunità di internet costituisce invece la regola. La connotazione spesso
antagonista di molte manifestazioni (spontanee o meno), lascia intuire invece una
scarsa apertura da parte delle istituzioni verso la partecipazione effettiva. Il
paradigma della cittadinanza attiva confligge infatti sostanzialmente coi meccanismi
della democrazia rappresentativa. Secondo questo paradigma, i cittadini non si
accontentano più di eleggere i propri rappresentanti cui delegare le attività
decisionali, ma vi prendono parte fattivamente, scalzando di fatto la stessa ragion
d’essere di molte infrastrutture burocratiche. È comprensibile pertanto una certa
resistenza da parte degli apparati istituzionali (che, come sappiamo, sono fatti
anche di “cultura”) verso una apertura completa. Come riuscire a “reinventare
l’amministrazione”, traghettandola verso nuovi sistemi di interlocuzione con i propri
utenti, è però un tema molto delicato e complesso, che travalica gli obiettivi del
presente contributo.

Il cerchio si chiude…
Eravamo partiti dalla narrazione di due eventi apparentemente slegati l'uno
dall'altro: la nascita delle tecnologie di rete, e la repressione da parte delle
istituzioni nei confronti dei "rivoltosi" in Val di Susa. In tutto il mondo queste
tecnologie sono già utilizzate abitualmente da chi vuole prendere parte attivamente
alle scelte della propria collettività, far sentire la propria voce, diffondere le proprie
idee e organizzare (eventualmente) un movimento che le rappresenti. La sfida per
le Amministrazioni, soprattutto a livello locale, consiste nel prenderne atto e
cogliere le opportunità offerte da questi “nuovi” strumenti. Occorre cominciare a
sviluppare una sperimentazione in tal senso, sia per prendere confidenza con i
mezzi, sia per sviluppare le opportune metodologie, ma soprattutto per cominciare
a promuovere il necessario cambiamento culturale che porti a vedere la democrazia
partecipativa come una risorsa piuttosto che come un attacco al potere
istituzionale.

BIBLIOGRAFIA
Bobbio, L. (a cura di) (2004), A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese,
associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi. Napoli, Edizioni Scientifiche
Italiane.
Moro, G. (1998), Manuale di cittadinanza attiva. Roma, Carocci
Martini, E. R., Sequi, R. (1988), Il lavoro nella comunità. Roma, La Nuova Italia
Scientifica.
1
Link segnalati:

Comitato NO-TAV Torino : http://www.notavtorino.org


2
Rete degli innovatori : http://www.cantieripa.it/inside.asp?id=513
3
Giustizia.it : http://www.giustizia.it/ministro/com-stampa/xiv_leg/telecom.htm
4
Avventura Urbana : http://www.avventuraurbana.it/strumenti/outreach.shtm
5
Wikipedia, l'enciclopedia libera! : http://wikipedia.org/
6
Blog di Beppe Grillo : http://www.beppegrillo.it/
7
Cittadini digitali 2005 : http://www.censis.it/files/Ricerche/2005/slide.pdf
8
Portale dell'Unione europea : http://europa.eu.int/pol/infso/index_it.htm
9
Netiquette (etica e norme di buon uso dei servizi di rete) : http://www.nic.it/NA/netiquette.txt
10
Protocollo d'intesa MIT-Comune di Roma : http://www.mininnovazione.it/ita/normativa/normativa_protocolli.shtml