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Gioved 18 Luglio 2013

COMMENTI & ANALISI CONTRARIAN


IL TIMING DI ELKANN NELLA CESSIONE SGS
Mentre veleggia verso le Hawaii a bordo di Maserati, John Elkann ha di che rallegrarsi e non solo per come sembra concludersi la partita Rcs. Il presidente di Exor a inizio giugno ha venduto la quota della holding torinese nel gruppo svizzero Sgs (15%) ricavandone 2 miliardi e registrando una plusvalenza di circa 1,5 miliardi. Una somma che servita alla holding per fare cassa in vista di nuovi investimenti e soprattutto della crescita di Fiat Spa nel capitale di Chrysler. Sgs, daltronde, il leader mondiale nel settore della certificazione e la cessione della quota al Groupe Bruxelles Lambert delle famiglie Frre e Desmarais aveva ricevuto il plauso del mercato soprattutto per la celerit con cui Elkann aveva saputo chiudere loperazione, pi che per la gran quantit di denaro incassato. Ieri, per, Sgs ha reso noti i risultati del primo semestre, evidenziando ricavi in salita del 7,2% a 2,9 miliardi di franchi (2,3 miliardi di euro) e un utile netto a 265 milioni di franchi. Un risultato netto John in crescita del 10%, Elkann ma ben inferiore alle attese degli analisti che stimavano 296 milioni di franchi. Sgs una sorta di termometro delleconomia globale, spiega un operatore, visto che vende servizi alle imprese in uno svariato numero di comparti industriali, e vista la situazione in Europa non detto che i risultati della societ svizzera possano continuare a deludere nel prossimo futuro. Insomma, Elkann, non sembra avere indovinato il timing solo nella partita Rcs ma anche in quella Sgs.

Come abolire lImu? Digitalizzando tutta la Pubblica amministrazione

Italia potrebbe essere a un punto di svolta, se il governo Letta decider sul serio di proseguire con convinzione sulla strada della digitalizzazione. Completare il progetto Agenda Digitale allinterno del settore pubblico lelemento decisivo in grado di riportare lItalia sul sentiero della crescita, aumentando la competitivit del sistema. A rafforzare il messaggio, i numeri dellOsservatorio Ict del Politecnico di Milano: intraprendere il cammino dellinnovazione digitale significherebbe per lItalia risparmiare 20 miliardi di euro, corredati da 5 miliardi di nuove entrate. Numeri difficilmente ignorabili. Il risparmio, infatti, prossimo al gettito dellImu ottenuto dal governo Monti in tutto il 2012. Cifre che acquistano maggiore importanza soprattutto in un momento in cui lItalia ha bisogno di tagliare la spesa pubblica per ridurre linsostenibile carico fiscale ai danni di aziende e cittadini. LIct aiuterebbe ad avviare una concreta ottimizzazione dei costi e delle risorse pubbliche da impiegare; sarebbe il fattore chiave in grado di attuare quello snellimento dei processi e della burocrazia atteso ormai da troppo tempo. Migliorerebbe, inoltre, la qualit dei servizi erogati a imprese e cittadini, modernizzandoli e avvicinandoli agli standard europei. Si prendano gli Open Data, una delle direttive chiave dellAgenda Digitale, nonch una tecnologia destinata a cambiare il mondo nei prossimi anni. Personalmente ritengo che questo sia un segnale tangibile per ripensare e semplificare i processi nella Pubblica amministrazione. Forse quello decisivo. Perch oggi non pi pensabile che la Pa non crei valore dallimmenso bacino di informazioni in suo possesso, rendendone pi facile la condivisione a tutti i livelli. Oppure si prenda il Cloud Computing, secondo punto dellAgenda; anche questo pu avere un ruolo chiave nella trasformazione della Pa, sia per la riduzione degli sprechi nella gestione delle risorse informatiche, sia per la razionalizzazione dellhardware e del software, di applicazioni e processi. Ci consentirebbe enormi sinergie e

di Michele Liberato* risparmi di costi, creando valore per i cittadini, e consentirebbe anche ai piccoli enti pubblici di accedere allinnovazione, rendendo pi efficienti i servizi e migliorando le prestazioni. Il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, allultima Assemblea annua-

le di Confindustria a Roma ha dato grande enfasi allAgenda Digitale. Ma occorre procedere speditamente, con un disegno chiaro, e superare una volta per tutte timori e incertezze sullIct, che in passato hanno pesato sullinnovazione dellItalia. (riproduzione riservata) *presidente di Emc Italia e membro dellInternational Board

Ignorare i rischi It mette in pericolo lazienda


di Paolo Rubini* l cyber risk sta diventando una delle massime priorit del risk management. Nonostante questi rischi oggi siano palesi e spesso sotto locchio dei media, I essi sono ancora fra i pi sottovalutati. E non basta ricordare che nel solo 2012 si sono registrati 1.200 attacchi rilevanti nel mondo, il 254% in pi rispetto al 2011 (secondo il Rapporto Clusit 2013). Le perdite per aziende e famiglie hanno toccato 300 miliardi di dollari, di cui 2,5 solo in Italia. Complice la sottovalutazione e, per le aziende, la piccola dimensione e i budget ridotti, il nostro Paese in grave ritardo nel prevenire il rischio tecnologico. una discontinuit cos forte rispetto alle categorie tradizionali del risk management che i principi storici di questultimo sono del tutto inadeguati: fra il danno materiale tipico dei contratti assicurativi di ieri, e quello immateriale da assicurare oggi c una rivoluzione culturale. Per questo lindustria assicurativa reagisce ampliando le coperture, per prevedere anche i rischi legati alla dipendenza da sistemi connessi alla rete o virtualizzati, includendo i danni assicurabili lattacco informatico, la cancellazione, violazione o sottrazione di dati, lerrore umano, luso non autorizzato di un sistema, linterruzione del servizio (denial of service). Tuttavia, tali aperture ancora non fanno fronte a tutti i nuovi pericoli che vengono dalla rete. Coperture ad hoc sono rivolte al rischio di furto dei dati personali, cui si collegano problemi di privacy ad alto impatto emotivo. Ma preoccupa anche il rischio di furto di informazioni dellazienda, infedelt dei dipendenti e interruzione prolungata del funzionamento di sistemi critici, eventi che possono compromettere la sopravvivenza aziendale. Evidentemente, sia che si danneggi un server o si perdano dati essenziali, le ripercussioni possono pregiudicare loperativit dellazienda. A complicare il quadro ci sono poi i rapporti con i fornitori: in alcuni casi lazienda pu essere chiamata a rispondere per danni da essi causati: rischio che lassicurato non controlla e che a maggior ragione avrebbe interesse a trasferire o al fornitore stesso o allassicuratore. Ma non semplice estendere una copertura agli eventuali danni causati dai fornitori. Ci che rende un rischio assicurabile sempre la capacit dellassicurato di presidiarlo, gestendo tutti i fenomeni molto frequenti e a basso impatto, e trasferendo allassicuratore solo quelli davvero aleatori. Applicare tale requisito agli attacchi informatici, tanto pi se presso i fornitori, la sfida del risk manager di domani. A questi lassicuratore si affida per aiutarlo a capire il rischio. Molto resta da fare sul piano della formazione, sia per i risk manager che per gli stessi imprenditori, che soprattutto nelle pmi spesso interloquiscono con broker e compagnie senza presentare loro adeguate analisi. Sottovalutare i rischi It, pensando che riguardino solo le aziende hi-tech, mette a rischio la stessa esistenza dellimpresa. (riproduzione riservata) *presidente Anra

RCS, UN GATTOPARDO IN VIA RIZZOLI


I maligni lo sospettavano sin dallinizio, ossia da quando Rcs aveva avviato il cantiere dellaumento di capitale: La vicenda si risolver in una bolla di sapone. Infatti, alla fine dei giochi - anche se per la verit occorre attendere mercoled 24 per scoprire se tra coloro che hanno sottoscritto il 7,78% dellinoptato, pari al 5,6% del capitale ci sia davvero un mister X o magari Urbano Cairo - non c stato lo scossone, o meglio il ribaltone, che gran parte del mercato si aspettava. Perch se pre-ricapitalizzazione Mediobanca era il primo azionista con il 14% e Fiat il secondo con il 10,4%, adesso a giochi fatti, la casa automobilistica di Torino ha il 20,5% e la merchant di Piazzetta Cuccia il 16%. E chi laltro grande socio del patto di sindacato (balzato dal 58% a oltre il 63%) che ha consolidato un ruolo centrale nella partita per il controllo del Corriere della Sera? Intesa Sanpaolo, ora attestatasi tra il 6,5-7%. E Della Valle (che, segnalano sempre i maligni, pu consolarsi con lennesimo record storico di Tods, 119 euro, quasi fosse uno scherzo del destino visto che Rcs gi caduta a 1,15 euro), il grande oppositore di John Elkann? E cresciuto nel capitale da poco pi del 5% all8,99% ma rimasto sulla porta. Almeno per ora. Vero che Mediobanca ha gi comunicato urbi et orbi che vuole sciogliere lacci e lacciuoli del patto e vuole vendere la partecipazione. Ma altrettanto vero che, gattopardescamente, tutto rimasto come prima. Immutabile. Immobile. Come il palazzo di via Solferino, dal quale almeno per un paio danni i giornalisti del CorSera difficilmente se ne andranno. Anche se magari dopo la ventilata fusione con La Stampa gli spazi sarebbero leggermente eccessivi.

Ammortamenti accelerati anti-credit crunch

a Pubblica amministrazione continua a non pagare i fornitori. Una situazione kafkiana nella quale uno Stato costretto a ordinare per decreto ai suoi uffici di saldare i debiti da esso stesso contratti con i fornitori. nei fatti un prestito forzoso chiesto dallItalia alle imprese per un importo monstre di 100-120 miliardi di euro. In pieno credit crunch, con le banche prive di adeguate risorse per soddisfare la domanda di credito, ci crea le condizioni per una caduta della produzione peggiore di quella normale e per trasformare le Camere di commercio in una Spoon River delle pmi italiane, con un alto numero di lapidi a ricordare chi un tempo produceva. In un quadro tanto preoccupante, cosa pu fare il governo per dare ossigeno alle aziende senza violare gli

di Edoardo Narduzzi obblighi di bilancio? Un intervento semplice e di fatto a costo zero per i conti pubblici attivabile senza troppe difficolt. Basterebbe riconoscere alle imprese la facolt di ammortizzare in modo accelerato, anche in un solo esercizio, gli investimenti nella ricerca o per lacquisto dei relativi beni strumentali. Cos le imprese beneficerebbero di uno scudo fiscale sullintero ammortamento effettuato, liberando il bilancio da poste che comunque sono destinate a sparire negli anni subito successivi. Invece di ammortizzare tali beni in tre o in cinque anni, le imprese potrebbero caricarne tutto il costo su un solo bilancio, il prossimo, quello

che riporta i conti 2013, ottenendo unottimizzazione fiscale che si traduce in minori imposte a saldo e in acconto. Modo indiretto ma molto efficace di finanziare gli investimenti e facilmente attivabile con la prossima manovra di bilancio, che avrebbe il vantaggio di rottamare gli investimenti pi legati alla competitivit delle imprese. Soprattutto, sarebbe un provvedimento la cui applicazione sarebbe affidata alle stesse aziende, che potrebbero in autonomia decidere se applicare la norma in unica soluzione o in pi tranche. Il 28% dellammortamento sarebbe di fatto finanziato dal fisco. Importo sufficiente ad alleviare il credit crunch che non vuole mollare la presa sullItalia. (riproduzione riservata)