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1/16/2014

Commercio elettronico, aziende abbandonate a s stesse

GIOVED 16 GENNAIO 2014


EuniniziativadelCorrieredelleComunicazioniDirettore:GildoCampesato Partner: Responsabileeditoriale:AlessandroLongo

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L'INCHIESTA

Commercioelettronico,aziendeabbandonateasstesse
Storiediimpresechearrivanosenzaguidansupportoall'eCommerce.L'assenzadinormespecifichenell'Agenda Digitaleapparegrave.Liscia:"orafavorirepiattaformedivenditacomuni"
diSandroMangiaterra
Alla Kickersdi Monte Urano (provincia di Fermo), produttrice dei famosi polacchini con il bollino rosso per il piede sinistro e verde per il destro, oggetto di culto tra i ragazzi di due o forse tre generazioni, hanno messo sul sito internet uno shoes configurator . Chi entra ha la possibilit di personalizzare le proprie scarpe con 70 colori e un totale di 215.940 combinazioni diverse. Si sceglie, si crea, e dopo qualche giorno arriva il postino a casa. Un successo pazzesco. Tanto da fare riflettere i vertici aziendali: Abbiamo capito che unimpresa come la nostra, con un marchio cos forte, oltretutto rivolto ai giovani ipertecnologicizzati, sulle.commerce deve esserci per forza. Ancora pi sorpreso Roberto Colombo, amministratore delegato del Lanificio Colombodi Borgosesia (Vercelli). Un giorno si ritrovato sulla scrivania i risultati di una ricerca di mercato interna. Bench i nostri siano capi in cashmere e in lane pregiate racconta, roba di un certo costo, che la clientela vuole vedere, toccare e provare, abbiamo verificato che almeno il 20 per cento di chi visita il nostro sito potenzialmente interessato allacquisto via web. Conclusione, ovvia. Perch non sfruttare questa opportunit?. Al Mobilificio Moltenidi Giussano (Monza-Brianza), invece, si mostrano addirittura indispettiti: Subiamo il disturbo di alcune societ di vendita online che sui loro siti offrono i nostri prodotti. Ergo, giunta lora di puntare a venderli direttamente in rete, sul sito della casa. Sfruttando i 3 milioni di contatti unici allanno, con picchi di 10 mila accessi giornalieri durante il Salone del mobile di Milano. Sono solo tre esempi. E si potrebbe continuare a lungo, da Nord a Sud. Mostrano il rapporto di amore-odio, di attrazione e nello stesso tempo di paura, delle piccole e medie imprese italiane nei confronti delleCommerce. Perch in questo passo fondamentale leaziendeorasisentonoabbandonateasstesse.Senzaguidapernonparlare diincentiviesostegnopubblici.Perlomeno- il lamento del settore- le tante pmiavrebberobisognodiunsupportoversopiattaformedivenditacomuni, per fare sistema e massa critica, e cos competere anche nell'export. Ma anche nei settori tipici del made in Italy, in quelle aziende capaci di resistere alla Grande Crisi grazie allinnovazione e allexport, siarrivaalcommercioelettronicoquasi percaso. Senza un progetto forte e di conseguenza con investimenti modesti. Si procede in ordine sparso, spesso a tentoni, scoprendo con stupore, a posteriori, che la cosa funziona, eccome. Di pi: che la rete un formidabile strumento di marketing e a sua volta uno stimolo allinnovazione di prodotti e processi. Per questo motivo, lassenzanellAgendadigitaledimisureingradodisvilupparelecommerce,nonostantepromesseeattese,apparecomeunalacunagrave. Le aziende continueranno a essere abbandonate a se stesse. Non ci sono sostegni a progetti effettivi n di singole imprese n consortili. E, soprattutto, manca una cornice di riferimento, un indirizzo strategico del sistema-Paese. La questione non tanto aiutare un settore che oggi, secondo lOsservatorio e.commerce B2c Netcomm - School of management del Politecnico di Milano, vale 9,5 miliardi e che, nonostante una crescita del 18,5 per cento prevista per il 2012, vede lItalia fanalino di coda nellUnione europea. Il vero nodo mettere in campo tutte le iniziative utili a stimolare e, perch no, a guidare un salto culturale nel mondo imprenditoriale. Insomma, dallAgenda digitale era naturale aspettarsi un approccio sistemico al problema. Che cosa si poteva fare, in concreto? Nei tavoli tecnici del ministero dello Sviluppo economico spiega Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano, avevamo messo a punto un meccanismo rivolto specificamente alla piccola impresa: si prevedevano agevolazioni fiscali per lattivazione di progetti finalizzati alla crescita dellexport online. Va considerato che la nostra bilancia commerciale, su questo canale distributivo, negativa per 1,3 miliardi. Tradotto, importiamo online molto di pi di quanto esportiamo, in netta contraddizione con la vocazione del nostro manifatturiero, a fortissima vocazione allexport. Secondo i primi calcoli, si sarebbero resi necessari 30 milioni, il minimo indispensabile per cominciare a invertire la rotta. Purtroppo,questemisuresonostatestralciate. E le risorse assorbite da altri capitoli dellAgenda: start-up, banda larga, carta didentit elettronica. Amaggiorragionesaltatoogniriferimentoallanecessitdifavorirelanascitaelosviluppodi piattaformedivenditacomuni. Un tasto chiave, dal momento che le complessit logistiche (gestione degli ordini, forme di pagamento, consegna a domicilio dei prodotti) costituiscono forse il maggiore ostacolo al decollo del commercio elettronico. La verit che sul versante delle aspettative del mondo produttivo, lAgenda digitale mostra i suoi limiti.ComehamessoinevidenzaAndreaRangone, responsabile degli osservatori Ict del Politecnico di Milano, il provvedimento uscito dal Consiglio dei ministri di gioved 4 ottobre risulta fortemente sbilanciato sulla dimensione dellinnovazione digitale che investe la pubblica amministrazione. Risultato, in molte piccole e medie imprese si continuer a guardare alle potenzialit delle tecnologie digitali, e in particolare della Rete, con prudenza se non con scetticismo: Fantastico, ma quanto ci costa?.

18 Ottobre 2012 TAG: liscia, analisi

http://www.agendadigitale.eu/ecommerce/70_commercio-elettronico-aziende-abbandonate-a-se-stesse.htm

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