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9 Febbraio 2014 - V Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

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Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura(Mc 16, 15). Se qualcuno si vergogner di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergogner di lui quando ritorner nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi (Lc 9, 26).

Disegno di Sergio Toppi

Voi siete la luce del mondo Se metto un grosso cucchiaio di sale nella zuppa, sar immangiab ile. Ce ne vuole solo un pizzico, che b asta ad insaporirla. O, senza utilizzare unimmagine, anche se non ci sono che pochi uomini a sopportare con b uon umore, b ont e indulgenza le deb olezze del loro prossimo (e le loro, in pi!), a non essere solo preoccupati di imporsi, di perseguire i propri scopi e i propri interessi, questo pugno di uomini ha la possib ilit di camb iare il proprio amb iente, contrib uendo a che il nostro mondo resti umano. Il nostro mondo sareb b e povero, inumano e freddo se non ci fossero uomini che danno prova di questa cordialit e di questa generosit spontanee. Essere il sale della terra: siamo ab b astanza fiduciosi per credere al carattere contagioso della b ont? O ci accontentiamo di temere il potere contagioso del male? Un pizzico di sale b asta a dare gusto a tutto un piatto. Ognuno di noi, anche se si sente isolato, ha la fortuna di poter camb iare il clima che lo circonda! Ges ci crede capaci: voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo! Lo siamo?

+ Dal vangelo secondo Matteo (Mt 5,13-16) Voi siete la luce del mondo In quel tempo, Ges disse ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si render salato? A nullaltro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non pu restare nascosta una citt che sta sopra un monte, n si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e cos fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Cos risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perch vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che nei cieli.

Dalla Parola del giorno Cos risplenda la vostra luce davanti agli u omini, perch vedano le vostre opere b uone e rendano gloria al Padre vostro che nei cieli. Salati e luminosi L'annuncio rivoluzionario delle beatitudini non ha ancora raggiunto tutti gli uditori accorsi al monte, e Ges - senza perdere tempo! - ci interpella con un brano che tratteggia l'identikit del discepolo. I quattro pescatori di Cafarnao si sono lasciati catturare dalla rete del Rabb, hanno lasciato tutto, si sono fidati e affidati alla Sua Parola. Ora, il maestro, li prepara alla loro missione. Le due immagini del sale e della luce sono ricche di riferimenti alla vita quotidiana e alla tradizione biblica, ma qui vengono usate per tratteggiare l'identikit del discepolo chiamato a far gustare e a rendere visibile la forza trasformante della Parola. Matteo, il pi moralista tra gli evangelisti, ci richiama giustamente il tema delle "opere buone". Il discepolo, toccato dalla Parola, chiamato a vivere come testimone della forza del Vangelo per rendere gloria al Padre. Ed proprio per quest'unica ragione che Ges ci chiama ad essere discepoli salati e luminosi. Non per noi, non per farci battere le mani, non per essere stimati e ammirati, ma per la gloria di Dio dobbiamo essere sale e luce. Il brano sottolinea anche la dimensione universale di questa responsabilit affidata ai discepoli: sale della terra e luce del mondo. Non per pochi o per qualcuno, ma per tutti. Il compito affidato ai neodiscepoli si presenta da subito segnato dall'universalit. C' un annuncio che da portare a tutti, che non ha confini geografici o etnici. A questo sono chiamati i discepoli d'ogni tempo. E Ges davvero drastico nel dichiarare che chi si sottrae a questo compito inutile e da buttare. Cosa te ne fai del sale insipido? Nulla. Cosa te ne fai di una luce che non illumina? Nulla. Cos del discepolo insipido e ombroso. Coraggio, cari amici! Il sale e la luce sono in noi, sono doni di Dio, non dobbiamo dubitare. Piuttosto teniamo d'occhio quel moggio che vuole oscurarci o quella tiepidezza che ci toglie il gusto della vita e della fede. Non permettiamo a nessuno, nemmeno alle nostre pigrizie e delusioni, di togliere quella carica profetica e missionaria che il Risorto affida a ciascuno di noi. Animo, fratelli, come discepoli salati e luminosi, testimoniamo che vivere con Lui o senza di Lui non la stessa cosa! Buona settimana don Rob erto Seregni

Piet Ges Maestro e Signore, per tutte quelle volte che non sono stato un buon discepolo, per tutte le volte che non ti ho testimoniato con le buone opere. Piet per tutte quelle volte che non sono stato luce per quanti erano nel buio, nella tristezza e nella solitudine. Piet per tutte le volte che non sono stato sale. Sono stato invece insipiente nel giudizio, superficiale al bisogno del fratello, insipido nel comportamento, corrotto nell'atteggiamento, scialbo nelle relazioni, interessato solo a me stesso e al mio successo.

Riprendiamo dunque in mano con insistenza questo vangelo. Rileggiamo e ripensiamo continuamente questo voi siete sale della terra voi siete la luce del mondo. La comunit dei cristiani ha questo grande dono, che non per mai da dare scontato. A volte ci si dimentica di esser sale e luce della terra e si pensa che la fede sia una cosa privata e solamente di culto (sono cristiano perch credo intimamente in Dio e vado in chiesa). Essere cristiani qualcosa che ci rimanda al mondo nel quale siamo quotidianamente inseriti; da soli, in famiglia, in coppia, tra amici Facciamo penetrare le parole di Ges fin dentro lanimo, in modo che la nostra fede non perda sapore e la nostra luce interiore non si spenga. Il mondo ha bisogno della luce di Cristo e del sapore forte del suo vangelo li che si vede se abbiamo vero sapore e siamo veramente portatori di luce. Dove c un cristiano dovrebbe esserci pi luce che tenebre, pi pace che guerra, pi amore che odio, pi solidariet che egoismo. Dove c una vera comunit cristiana dovrebbe esserci un luogo fatto di persone che danno sapore vero di fraternit nei rapporti spesso insipidi e smorti della societ moderna, sempre di corsa e altamente conflittuale.

Nel nostro quotidiano e vario faticare, ab b iamo l'intenzione di unirci a Ges Cristo; e con lui ed in lui compiere l'apostolato come altoparlanti che trasmettono la sua verit, la sua via, la sua vita. (SP, gennaio 1954).

Disegno di Sergio Toppi

Cari amici e amiche, il Signore chiama anche oggi! Il Signore passa per le strade della nostra vita quotidiana. Anche oggi in questo momento, qui, il Signore passa per la piazza. Ci chiama ad andare con Lui, a lavorare con Lui per il Regno di Dio, nelle Galilee dei nostri tempi. Ognuno di voi pensi: il Signore passa oggi, il Signore mi guarda, mi sta guardando! Cosa mi dice il Signore? E se qualcuno di voi sente che il Signore gli dice seguimi sia coraggioso, vada con il Signore. Il Signore non delude mai. Sentite nel vostro cuore se il Signore vi chiama a seguirlo. Lasciamoci

raggiungere dal suo sguardo, dalla sua voce, e seguiamolo!. Perch la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce. Angelus - Piazza San Pietro - Domenica, 26 gennaio 2014

(*) "La prima forma di testimonianza la vita stessa del missionario, della famiglia cristiana e della comunit ecclesiale, che rende visib ile un modo nuovo di comportarsi". Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptoris Missio (1990) n. 42

Un giovane chiese ad un santo eremita: "Dimmi la via pi veloce per arrivare a Dio!". Sorridendo, l'eremita rispose: "Mangia uno di quei funghi". Il giovane, sorpreso, esclam: "Ma sono velenosi!". "Appunto!", disse l'eremita. Non ci sono scorciatoie per arrivare a Dio. Ci vuole tutta la vita, tutto il desiderio, tutta la passione che ab b iamo.

Questo non si era mai visto: una candela che rifiuta di accendersi. Tutte le candele dell'armadio inorridirono. Una candela che non voleva accendersi era una cosa inaudita! Mancavano pochi giorni a Natale e tutte le candele erano eccitate all'idea di essere protagoniste della festa, con la luce, il profumo, la bellezza che irradiavano e comunicavano a tutti. Eccetto quella giovane candela rossa e dorata che ripeteva ostinatamente: -No e poi no! Io non voglio bruciare. Quando veniamo accesi, in un attimo ci consumiamo. Io voglio rimanere cos come sono: elegante, bella e soprattutto intera-. Se non bruci come se fosse gi morta senza essere vissuta-, replic un grosso cero, che aveva gi visto due Natali. -Tu sei fatta di cera e stoppino ma questo niente. Quando bruci sei veramente tu e sei completamente felice-. No, grazie tante- rispose la candela rossa. - Ammetto che il buio, il freddo e la solitudine sono orribili, ma sempre meglio che soffrire per una fiamma che brucia-. -La vita non fatta di parole e non si pu capire con le parole, bisogna passarci dentro-, continu il cero. -Solo chi impegna il proprio essere cambia il mondo e allo stesso tempo cambia se stesso. Se lasci che la solitudine, buio e freddo avanzino, avvolgeranno il mondo-. -Vuoi dire che noi serviamo a combattere il freddo, le tenebre e la solitudine?-. -Certo- ribad il cero. -Ci consumiamo e perdiamo eleganza e colori, ma diventiamo utili e stimati. Siamo i cavalieri della luce-. -Ma ci consumiamo e perdiamo forma e colore-. -S, ma siamo pi forti della notte e del gelo del mondo- concluse il cero. Cos anche la candela rossa e dorata si lasci accendere. Brill nella notte con tutto il suo cuore e trasform in luce la sua bellezza, come se dovesse sconfiggere da sola tutto il freddo e il buio del mondo. La cera e lo stoppino si consumarono piano piano ma la luce della candela continu a splendere a lungo negli occhi e nel cuore degli uomini per i quali era bruciata. Bruno Ferrero

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