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numero 28 anno V 24 luglio 2013


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Luca Beltrami Gadola CITY MANAGER E URBAN MANAGER: PRESENTE E FUTURO Guido Martinotti PROLEGOMENI A OGNI FUTURA DEFINIZIONE DI AREA METROPOLITANA Ilaria Li Vigni LA GRANDE MILANO E I TRASPORTI: UN HUB DI CONCILIAZIONE Lamberto Bertol MILANO ITALIA: IL ROVESCIAMENTO DELLA COLPA Alberto Negri RENZIANI E NON: VENGO CON QUESTA MIA PER DIRVI Michele Salvati UNA MASCHERA ALLEGRA PER LE NOSTRE VACANZE Daniela Benelli CITT METROPOLITANE. RICOMINCIARE DA CAPO? Diana De Marchi TEATRO DAL CARCERE: UNA STRADA GIUSTA Fiorello Cortiana MILANO PRONTA A DIVENTARE GRANDE Riccardo Lo Schiavo E SE BOERI: SOGNO DI MEZZA ESTATE Giulia Mattace Raso ALIENI A MILANO? MOBBASTA Marco Vitale SILETE THEOLOGI IN NUMERO ALIENO

VIDEO PIERO BASSETTI: LA GLOBALIZZAZIONE DI PAPA FRANCESCO MILANO E LEXPO

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CITY MANAGER E URBAN MANAGER: PRESENTE E FUTURO


Luca Beltrami Gadola Quello che non solo a Milano ma in molte citt italiane chiamiamo City Manager altro non che il direttore generale di una volta. Si fatto un passo avanti? No. Si solo rincorsa la moda di chiamare in inglese le cose. Ma chi e cosa fa il City Manager (direttore generale)? Il direttore generale sovrintende allorganizzazione e alla gestione del Comune, con lo scopo di attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo, secondo le direttive impartite dal sindaco (Regol amento del Comune di Milano), il capo della burocrazia. Un avvicendamento di persone in questo ruolo offre loccasione o per un ripensamento sia sui suoi ruoli che sui rapporti tra burocrazia e governo politico della citt. Quanto alla burocrazia non c nulla da aggiu ngere allarticolo di Michele Ainis sul Corriere della Sera di venerd scorso dal titolo La confusione e le ine fficienze: mai descrizione della burocrazia e dei suoi poteri fu pi esplicita e spietata. Una circolare ministeriale pu pesare pi di una legge e soprattutto il suo autore non ne paga mai la responsabilit politica. Quello che riguarda il Governo centrale riguarda anche lamministrazione locale: una determina ( ) dirigenziale * pu pesare pi di una delibera di Giunta o di Consiglio e anche in questo caso il suo autore non ne paga la responsabilit politica. Le determine dirigenziali assunsero un ruolo fondamentale con lentrata in vigore delle leggi Bassanini che separavano i ruoli politici da quelli amministrativi, assegnando ai politici i poteri di indirizzo e alla burocrazia i poteri di attuazione con le collegate responsabilit giuridiche. Come molte leggi anche le Bassanini non tenevano conto della realt del Paese e soprattutto della cultura burocratica italiana. Questultima non che non sia oggetto di cure da parte dei vari Governi o degli enti locali: ci sono commissioni ministeriali che se ne occupano, definendo ruoli e sistemi organizzativi, soprattutto per adeguarla ai nuovi strumenti informatici oggi disponibili ma sempre evitando accuratamente di affrontare il problema dei rapporti tra questultima e la classe politica. La questione diventa ancora pi complessa se la si esamina dal punto di vista delle cosiddette semplificazioni. Abbiamo avuto ministri addetti alla partita, dipartimenti della Presidenn.28 V 24 luglio 2013 za del Consiglio, tavoli, gruppi di lavoro: tutto inutile. La burocrazia, che avrebbe dovuto pagare il prezzo pi alto per queste riforme, ha dimostrato la sua invincibilit. Semplificare vuol dire riorganizzare e, come prima obiettivo inevitabile, ridurre il personale. Quale mai casta si auto ridurrebbe i privilegi da s sola se non col coltello alla gola? Alla burocrazia il coltello alla gola non lo pu mettere nessuno a cominciare dal fatto che esistono le ( ) piante organiche ** stabilite da apposite norme ma soprattutto tutelate in maniera ferrea da accordi ( ) sindacali *** . In questa situazione ogni reale intervento sulla burocrazia pressoch impossibile soprattutto in presenza di Governi deboli e di coalizione, dove i partiti sono subalterni alla burocrazia stessa. I risultati li vediamo quotidianamente nella gestione di tutte le attivit amministrative, per di pi in un contesto legislativo inondato da leggi, leggine, decreti, circolari che ci pongono in testa alla classifica mondiale per quantit di produzione legislativa (prevalentemente inutile e incomprensibile) e dunque affidati al buon volere della burocrazia e degli indispensabili legali. Che potr dunque fare il nuovo City Manager se non gestire lesistente? Dare altro contenuto al suo ruolo? Eppure qualcosa di nuovo ci sarebbe: diventare lUrban Manager, luomo dellurbistica milanese. Lurbistica una disciplina nata nel 1986 al CREM (Centro ricerche energetiche) di Martigny e si sviluppato nei Paesi francofoni - Francia, Svizzera e Canad - ma ora viene coltivata da tutte le grandi metropoli del mondo. Sommariamente si tratta di concepire la citt come un sistema complesso (ma anche un sistema esperto) fatto di edifici, strade, piazze ma anche di reti fisiche - elettricit, acqua, fogne, cablaggi, trasporti - e di cittadini e loro organizzazioni politiche e sociali: un sistema che deve essere gestito unitariamente e in maniera integrata. quello che i tecnici chiamano un approccio sistemico. In parole povere gli urbisti partono da unidea di fondo: gli eletti e con loro chi gestisce la citt hanno (o meglio dovrebbero avere) lobiettivo di fornire agli abitanti e alle imprese le risorse e i servizi essenziali al buon funzionamento delle attivit urbane. Tutto questo deve coniugarsi con una buona qualit della vita, con una forte attenzione ai problemi ambientali e di risparmio delle risorse non riproducibili, a cominciare dal suolo. Lobiettivo sotteso a tutto questo di rendere la macchina citt affidabile e sicura: sicura da tutti i punti di vista. Affidabile e sicura vuol dire che non rischio di morire in unambulanza imprigionata nel traffico, che in agosto non ho black-out elettrici per il sovraccarico dovuto ai condizionatori, che i lavori stradali sono gestiti in modo da dare il minimo di fastidio, che una piccola epidemia di influenza non fa collassare il sistema sanitario, che i sistemi informatici della pubblica amministrazione non vadano in tilt, che i dati di informazione sulla citt siano raccolti sistematicamente e con programmi che possano integrarsi reciprocamente. Vuol dire pensare a dei bypass per ogni importante funzione. Vuol anche dire che la citt va osservata attentamente nei suoi cambiamenti sociali per evitare le emergenze (a meno che non le si voglia cavalcare), anche quelle sociali come la movida o i campi Rom. Vuol dire accorgersi che gli alloggi degli studenti mancano prima che il mercato nero degli affitti li strangoli. Vuol dire avere un programma di comunicazione e di informazione permanente con i cittadini, scambiare buone pratiche, competenze, formazione, coinvolgimento degli attori singoli e collettivi della vita della citt. Vuol dire conoscere, integrarsi e approfittare di tutte le tecniche e di tutti i saperi ormai diffusi ma separati come sono separate e spesso contraddittorie le attivit della pubblica amministrazione. Vuol dire capire che ogni atto della pubblica amministrazione, ogni attivit dei cittadini e delle imprese ha ricadute su tutto quel che le circonda e non solo fisicamente, capirne le interconnessioni e governare il tutto. Nei Paesi che dellurbistica hanno fatto uno strumento di crescita stabile e ordinata, questa competenza affidata a quello che loro chiamano City Manager, che non il nostro. Vogliamo pensarci anche Milano? Lo chiameremo Urban Manager. *) La determinazione un atto amministrativo monocratico, attraverso il quale si esplica la volont del dirigente/responsabile del servizio dellente, legittimato ad adottarla, sulla base del regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi, 2

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nonch del piano esecutivo di gestione del comune. Le determinazioni dirigenziali sono state introdotte nel nostro ordinamento dal D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, che, agli articoli 3, 16 e 17, definiva le attribuzioni dei dirigenti assegnandogli "la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa, compresa l'adozione di tutti gli atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno mediante autonomi poteri di spesa, di orga-

nizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo". **) La pianta organica il doc umento che in ogni realt operativa definisce il numero degli addetti e le relative qualifiche del personale chiamato a svolgere una specifica attivit. ***) Vi l'obbligo di consultare le organizzazioni sindacali prima di definire, in base alla verifica degli

effettivi fabbisogni, la consistenza e le variazioni della dotazione organica; si tratta di un obbligo espressamente previsto dall'art.6 del D.Lgs.165/2001 e dall'art.7, comma 4, del CCNL dell'1.4.1999, secondo il quale "la consultazione altres effettuata nelle materie in cui essa prevista dal D.Lgs.29/93" (rinvio che oggi deve intendersi riferito al D.Lgs.165/2001).

1) Lo dico per onor di firma, anche se so che non si potranno cambiare le cose: il termine di cittmetropolitana lennesimo fuorviante ossimoro prodotto dal burocratese. La forma metropolitana un tipo dinsediamento nuovo e diverso da quello urbano o cittadino. Come Norman Gras ha scritto una volta, "la grande citt, la citt eccezionale si sviluppata lentamente verso la metropoli economica" (Gras, 1922, p. 181), ma la metropoli economica appunto un nuovo spazio fisico, non facilmente determinabile e senza particolari segni ai confini: nella citt si entra, mentre nella metropoli si arriva. E spesso non riusciamo bene a cogliere la caratteristica della nuova forma urbana. Nel migliore dei casi, quando se ne parla, la simmagina come unarea del tutto autonoma dalla ci tt, commettendo un grave errore, sottolineato con forza da Deyan Sudjic che critica vivacemente questa immagine errata. "Immaginate scrive Sudjic - il campo di forza attorno a un cavo dell'alta tensione, scoppiettante di energia e l l per scaricare un lampo a 20.000 volts in uno qualsiasi dei punti della sua lunghezza, e avrete unidea della natura della citt contemporanea. (Sudjic, 1993: p.334). Il richiamo di Sudjic allenergia elettrica offre un felice accostamento per un raccordo con il tema delle nuove tecnologie. Infatti, di pari passo con la diffusione della motorizzazione privata, lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione ha dato una spinta decisiva alla formazione della nuova citt. Da un lato cambiando l'organizzazione del lavoro che si deistituzionalizza e distribuisce nello spazio, secondo un modello, ormai largamente noto, che va sotto il nome di economia post-fordista. Dall'altro per i cambiamenti indotti dalle "macchine per l'abitare": in parte si trattato di

un processo simile a ci che avvenuto in fabbrica, con l'avvento di macchine time and labour saving, cio strumenti che servono a far risparmiare lavoro e tempo, soprattutto alle donne. Ora per questo tempo viene impiegato da beni time consuming, tutte quelle macchine che servono a consumare il tempo liberato e di cui noi ci riempiamo progressivamente la casa. Primo tra tutte il pi grande mangiatore di tempo che la televisione, ma anche lalta fedelt, le macchine fotografiche e il calcolatore e cos via. Le abitazioni diventano pi comode, ma contemporaneamente richiedono pi spazio e a parit di reddito lo spazio maggiore si trova pi lontano dai centri tradizionali. Cos una nuova citt, indistinta, confusa, temuta e poco conosciuta, cresce attorno al nucleo tradizionale delle citt industriali, sintrufola negli interstizi lasciati liberi dalla deindustrializzazione, li penetra (Zwischenstadt, la citt nel mezzo, che io chiamo la cittoltre) e li modifica, esattamente come circa mille anni orsono la citt medievale sorta attorno ai castelli feudali in disuso, li ha inglobati e vi si sostituita dando vita alle citt che rappresentano il modello urbano europeo originale, che oggi deve fronteggiare la nuova citt diffusa, disordinata e disarmonica ma "scoppiettante di energia". Va da s che questo scoppiettio costoso, tra laltro, proprio in termini di consumo energetico. E, ancora una volta, la nuova struttura sociale non irrilevante per la morfologia fisica: se si guarda larea di Milano si pu vedere che larea metropolitana non affatto una pi grande Milano, ma una nuova struttura urbana in forte interazione funzionale con la tradizionale citt comunale. 2) Pertanto dire citt metropolitana analiticamente sbagliato e indica il

fatto che chi ha elaborato questo termine non era al corrente della vasta letteratura che a partire dagli anni 20 del secolo scorso. Il mentecatto burocrate, come lo chiama De Finetti, uccide lelaborazione teorica, anche quella internazionalmente consolidata. Possiamo naturalmente liberarci del problema con una scrollatina di spalle: al fondo si tratta solo di parole, basta intendersi. Ma le parole hanno un peso che va di l dalle nostre intenzioni, e nellArcipelagoMilano di settimana scorsa sollevavo proprio il problema delluso smodato delle parole con argomentazioni che non sto a riprender qui, ma che sono molto calzanti per questo tema. In particolare si dovrebbe stare particolarmente attenti per una procedura che anno dopo anno ha accumulato una quasi inaudita mole dinsuccessi (costosi). Alla radice degli insuccessi sta la profonda e colpevole ignoranza dimostrata dalla cultura pubblica italiana in un periodo cruciale delle trasformazioni insediative nel nostro paese. Negli anni in cui la trasformazione metropolitana si mangiava il territorio di mezzo paese e le citt venivano dissolte nelle terre sconfinate del periurbano, la cultura pubblica di questo paese si baloccava con lidea balzana di un ritorno alla campagna. Mentre le grandi trasformazioni urbane investivano la societ italiana con diverse successive ondate, nel grande ciclo di espansione capitalistica del secondo dopoguerra, fino alla crisi globale del primo decennio del XXI secolo i cicli intermedi hanno introdotto pause e distorsioni, ma lespansione urbana non si mai arrestata - la cultura pubblica del paese ha interpretato le trasformazioni in corso usando vecchi modelli di origine tardo-romantica sostanzialmente

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riferibili alla coppia toennesiana di Gemeinschaft (comunit) vs Gesellschaft (societ), elaborata per i fenomeni di trasformazione sociale e territoriale di un secolo prima. 3) Considerazioni anche pi negative si dovrebbero fare per il termine provincia metropolitana. Nel testo Dimensione metropolitana che ho curato per il CSS, Ettore Rotelli fa un illuminante racconto dei fallimenti della legislazione, ordinaria e costituzionale, sulle aree metropolitane, in un percorso abbastanza lungo che pu essere a posteriori datato al Convegno di Limbiate del 1957. Il risultato di ulteriori inani agitazioni che il fenomeno urbano pi nuovo viene incasellato in uno schema amministrativo tanto vecchio da essere anche in via di eliminazione: non sapendo pi che pesci pigliare facciamo coincidere la metropoli con la provincia. Mi stato obiettato che le province possono essere rivedute; ma larea metropolitana di Milano, che in tutte le elaborazioni dalla met degli anni 50 in poi (Kingsley Davis) ricomprende zone come il verbano cusio - ossola e il novarese, secondo il criterio della provincia-metropoli continuano a far parte di una diversa regione. Che cale al burocrate istituzionale il fatto che persino per il dialetto queste aree siano entro la koin milanese? Le regioni non si toccano e mai la provincia metropolitana ne potr inglobare, delle porzioni, anche se il loro tubi di scappamento scaricano ogni giorno a Milano. 4) Oggi poi, dopo mezzo secolo dinsuccessi inevitabile che persino loggetto che si vuole pianificare si sia ulteriormente modificato. Parlare oggi di area metropolitana (citt o provincia metropolitana) rimanda a un concetto, quello delle DUS (Daily Urban Systems) o FUR (Functional Urban Regions) che viene anchesso messo in discussione dellevoluzione, soprattutto dei sistemi di regolazione dei flussi. Non sono le citt che fanno le reti, sono le reti che fanno le citt, mentre i grandi insediamenti commerciali, che una volta erano alle periferie delle citt oggi diventano poli di nuovi insediamenti urbani. Laspetto pi rilevante della realt urbana contemporanea riguarda i cambiamenti nella morfologia fisica e sociale delle citt intervenuti nel corso del XX secolo. Risulta ormai evidente che, in ogni parte del mondo, la citt tradizionale e la metropoli di prima generazione (i), che hanno caratterizzato la vita urbana nella porzione centrale del secolo scorso, hanno ceduto il passo a un tipo del tutto

diverso di morfologia urbana, che sta producendo una serie di quelle che i rapporti ufficiali delle Nazioni Unite chiamano Grandi Regioni Urbane (MUR. Mega Urban Regions) in cui forme diverse dinsediamenti umani si mescolano inestricabilmente, fino a costituire unentit urbana nuova, ma non ancora ben definita, di cui sono state date numerose definizioni o etichettature che non sto a riprendere per non confondere inutilmente il discorso. Per ragioni analitiche che accenno qui sotto, ho suggerito di chiamare questa nuova entit la meta-citt (ii). Nel triplice senso che questa entit andata al di l (meta) - e persino ben al di l - della classica morfologia fisica della metropoli di prima generazione che ha dominato il XX secolo con il suo core e suoi rings (polo e fasce concentriche); al di l (meta) del controllo amministrativo tradizionale di enti locali sul territorio e al di l (meta) del tradizionale riferimento sociologico agli abitanti, con lo sviluppo delle metropoli di seconda (e terza) generazione sempre pi dipendenti dalle popolazioni transeunti. (Vedi il mio Lo que el viento se llev. Espacios publicos en la metropolis de tercera generacin in Monica Degen, Marisol Garcia (eds) La metaciudad: Barcelona, Transformacin de una metrpolis, Anthropos, Editorial, Barcelona 2008; pp. 29-44). Questo mutamento ha dato luogo a notevoli fraintendimenti, non solo da parte della pubblicistica popolare, sempre pronta a impadronirsi anche del minimo sospetto di unapocalisse, ma anche della letteratura scientifica che dagli anni ottanta del XX secolo in poi non ha perso occasione per decretare la fine della citt (iii). A parte la stridente contraddizione dipotesi sulla fine della citt nel periodo di massima urbanizzazione della storia dellumanit, chiaro che la citt non finita, ma si trasformata in una nuova forma urbana che oggi sempre pi passa dal modello definito dalle varie Central Place Theories del XX secolo a modelli tendenzialmente lineari di Zwischenstadt. Il fenomeno pu essere rappresentato con molti esempi ma particolarmente evidente nel corridoio emiliano dove fino al 1999 si poteva ancora parlare di un arcipelago di aree metropolitane distinte, ma gi nel 2001 si era trasformato in corridoio continuo, come avvenuto in molte altre situazioni, rendendo ancora pi problematico il lego della costruzione di una unit governabile (non di governo) partendo dai tasselli delle istituzioni e-

sistenti. Che dire per esempio di unarea metropolitana milanese senza Monza, oppure di Firenze senza Prato? Si rafforza sempre pi il dubbio che le componenti elementari del Lego istituzionale non siano pi quelle giuste. 5) E ancora, dopo mezzo secolo di insuccessi, perfettamente legittimo il sospetto che si stiano pestando nel mortaio degli oggetti sbagliati, per esempio pietre invece che mandorle, o aria fritta invece di concetti rigorosi, e che forse occorra ripensare radicalmente questo concetto. In particolare io mi sono convinto di due fatti, che mi sembra difficile contestare, e che se accertati hanno conseguenze rilevanti sul piano operativo. Intendiamoci bene, io non sono un planner n un esperto di questioni istituzionali e amministrative, non faccio parte di alcuna commissione incaricata di disegnare questa o quellarea metropolitana. Da tempo per mi occupo del fenomeno metropolitano partendo dallo studio del nuovo fenomeno insediativo, della comprensione delle dinamiche sociali (lato sensu) che lo caratterizzano e delle sue tendenze evolutive. Avendo decisamente affermato ormai pi di un quarto di secolo addietro che lidentificazione di una area naturale (spiegher pi sotto come si debba intendersi questo antico termine) come il nuovo insediamento con un bacino elettorale non avrebbe portato a nulla, penso oggi che le ragioni teoriche su cui si basava questa esatta previsione ne escono rafforzate e possono aver la pretesa di suggerire qualche riflessione a chi invece il compito di disegnare un modello di governo per le nuove forme insediative ce lha. (segue) Da tempo mi occupo del fenomeno metropolitano partendo dallo studio del nuovo fenomeno insediativo, della comprensione delle dinamiche sociali (lato sensu) che lo caratterizzano e delle sue tendenze evolutive. Avendo decisamente affermato ormai pi di un quarto di secolo addietro che lidentificazione di una area naturale (spiegher pi sotto come si debba intendersi questo antico termine) come il nuovo insediamento con un bacino elettorale non avrebbe portato a nulla, penso oggi che le ragioni teoriche su cui si basava questa esatta previsione ne escono rafforzate e possono aver la pretesa di suggerire qualche riflessione a chi invece il compito di disegnare un modello di governo per le nuove forme insediative ce lha.

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a) La non coincidenza tra definizione di area e la identificazione di un bacino elettorale. Fin dalle prime vicende PIM (Piano Intercomunale Milanese) questo stato lostacolo insuperabile, e comunque insuperato, per la identificazione di unarea metropolitana. E non deve sorprendere, ogni definizione di un confine, un limite, al tempo stesso inclusiva ed esclusiva: (Giano) il dio bifronte dei confini probabilmente la pi antica divinit romana, laziale e italica ed per questo che Ianuarius, Gennaio, il primo mese dopo il solstizio invernale in un numero elevatissimo di lingue. Si pu fare diversamente? Cio si pu scegliere di scindere la definizione di una area di governo (diciamo di competenza amministrativa e istituzionale) dalla individuazione fisica della nuova forma insediativa? Naturalmente s, stata la scelta americana, ha funzionato passabilmente bene per pi di mezzo secolo e non si vede perch non si debba fare altrettanto. Larea metropolitana unarea fu nzionale, cio riflette una realt dinamica, con conseguenze reali, soprattutto in campo ambientale in senso lato, ma ovviamente con tutti i risvolti di finanza pubblica che vi sono connessi. Ma soprattutto unarea naturale, non nel senso che pu esser definita in base a tratti fisici (mari, laghi, fiumi, rilievi, che pure hanno il loro peso), ma nel senso che si tratta di aree che non necessariamente coincidono con definizioni amministrative, rispetto alle quali hanno minore fissit, anche se tra area amministrativa e area naturale non esiste una contrapposizione assoluta, perch i confini amministrativi producono essi stessi effetti naturali ovvero economici, insediativi e sociali di tipo spontaneo. La dominanza metropolitana, come molti ali fenomeni insediativi relativamente indipendente dalle gabbie amministrative che disegnano il territorio istituzionale. Il fine da raggiungere non un pi rigido ingabbiamento, ma la possibilit di determinare aree di governo, a ragion veduta delle caratteristiche economiche, funzionali e sociologiche, e

delle dinamiche relative. Ci non possibile se larea metropolitana coincide con un bacino elettorale reale o presunto, come il PIM che il Ministro Togni non volle perch avrebbe chiaramente incluso un elettorato a maggioranza di sinistra. Se invece noi avessimo a disposizione uno strumento conoscitivo puntuale, aggiornabile via via senza interferire sui bacini elettorali, poi potremmo molto pi liberamente e puntualmente definire delle aree elettorali e di governo con le appropriate (o anche no) negoziazioni ma senza che ci siano ragioni di distorsione delle aree funzionali. b) La non identificazione della nuova forma con un modello central place Questo aspetto molto pi complesso da risolvere e per questo merita che ci si lavori sopra sia intellettualmente che operativamente: si tratta infatti di una operazione strategica e cruciale, si sbaglia se si continua a ragionare su modelli obsoleti di aggregazione a partire dal comune centrale, anche se il nuovo modello presenta ovvie difficolt di operazionalizzazione. Detto brutalmente chi governa larea metropolitana non pu essere il Sindaco metropolitano (cos come dobbiamo smetterla di blaterare sul Sindaco dItalia. Il sindaco un ruolo tipic amente municipale, non regge una scala diversa, come dimostra con assoluta evidenza la lunga storia di sindaci eccellenti falliti alla loro prova in ruoli nazionali): lautorit metropolitana (iiii) non pu sostituire i sindaci ma deve affiancarsi a essi, per questo larea metropolitana non pu essere una citt pi grande non lo e non pu diventarlo, ma deve avere un ruolo complementare e non aggiuntivo o sostitutivo. Per dare un esempio concreto, se invece di giocare con il Lego dei comuni, delle provincie ed eventualmente delle regioni, destinato a produrre conflitti veti, che finora sono stati paralizzanti, si puntasse a individuare per ogni area metropolitana unarea di governo delle accessibilit, e quindi non solo trasporti e flussi fisici nello spazio, ma anche funzioni coordinate nel tempo (e nei tempi) si sarebbero risolti i

due terzi o i quattro quinti del problema della definizione dellarea, senza toccare ambiti elettorali che possono essere collocati dentro il quadro delle accessibilit. Non facile, ma anche il modello tradizionale di area metropolitana ha richiesto una lunga gestazione teorica prima da dare i suoi frutti, non possiamo pensare di arrivare a una identificazione della nuova forma insediativa al di l della metropoli con strumenti approssimativi, ma neppure possiamo illuderci di risolvere i problemi delloggi con le stru tture concettuali dellieri. In cui, perdipi, non hanno funzionato.

(i) Per questa terminologia vedi il mio Metropoli, Il Mulino, Bologna 1993, Cap.III, passim. (ii) Uso il termine con un significato analitico diverso da quello che gli viene dato da F. Ascher cui devo tuttavia riconoscere una primogenitura del termine che mi era sfuggita. Ringrazio Jean Paul Hubert del DRAST per la segnalazione. Una buona approssimazione del concetto che user qui il termine di Zwischenstadt la citt tra le citt (vedi Thomas Sieverts, Cities Without Cities. An Interpretation of the Zwischenstadt, Routledge, London, 2003 (Vieweg, 1997). La commissione europea ha ricostruito questa citt tra le citt calcolando le aree del pianeta che si trovano in prossimit di centri urbani. (iii) Per una rassegna delle teorie della de-urbanizzazione vedi il mio gi citato Metropoli (1993), Cap.II. Pi di recente il tema stato ripreso anche da un autore solitamente bene informato ed equilibrato come Leonardo Benevolo, La fine della citt, Laterza, Roma 2011. (iiii) Sulla continuit urbana e la discontinuit metropolitana vedi il mio recente Citt. La vendetta del territorio e la modernit sottratta. Lurbanizzazione e lunit dItalia in Il Politico, Numero speciale su LItalia che cambia, 1861-2011, curato da Silvio Beretta e Carla Ge Rondi, 2011, a. LXXXVI, n.3 pp.129-164.

LA GRANDE MILANO E I TRASPORTI: UN HUB DI CONCILIAZIONE Ilaria Li Vigni


Il 12 luglio il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e il presidente della Provincia, Guido Podest sono intervenuti a Palazzo Isimbardi nell'ambito del convegno sul tema Governo metropolitano. Migliori servizi e meno costi per cittadini, famiglie e imprese. All'incontro, al quale hanno preso parte anche alcuni primi cittadini del Milanese, hanno partecipato il presidente emerito della Corte Costituzionale,

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www.arcipelagomilano.org Valerio Onida, il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, e il presidente dell'Istituto per gli studi sulla pubblica opinione (Ispo), Renato Mannheimer. La prima impressione avuta al convegno, pur riconoscendo lindubbio prestigio e competenza dei relatori, riguarda il mancato equilibrio di genere fra gli stessi: infatti, tra i quindici interventi previsti, solo tre erano assegnati ad amministratrici. Credo sia prioritario, anzitutto, denunciare tale situazione che, oramai, nel nostro Paese, ha assunto valenza di questione sistemica che investe tutti gli ambiti della politica, della cultura e della societ civile: non vi equilibrio di genere in quasi tutti i settori della nostra societ e dobbiamo impegnarci affinch, soprattutto le nuove realt istituzionali, non presentino i limiti strutturali del passato. Proprio per tale ragione strettamente necessario che le politiche di genere abbiano, nel costituendo territorio metropolitano, una presenza fattiva e operativamente strategica. necessario e altamente civico definire la conciliazione tra vita privata e lavorativa di tutti i cittadini della nuova realt metropolitana che a breve vedr la luce nel nostro territorio. La popolazione milanese formata per circa la met da lavoratrici - dipendenti e libere professioniste che devono essere messe in condizione di poter fruire di adeguate misure di welfare che possano loro permettere di coniugare le aspettative della vita professionale e privata, anche e soprattutto in relazione ad alcuni cogenti aspetti che denotano la qualit della vita, quali la sicurezza, il lavoro, i trasporti sul territorio, listruzione, lambiente, gli asili nido, i consultori e le strutture sanitarie. A tali importanti tematiche si aggiungono quelle, di non minor valenza, della mobilit, dellintegrazione e interazione delle donne migranti che costituiscono, allo stato, una cospicua presenza nel nostro territorio. quindi opportuno che, allinterno di un territorio quale quello metropolitano si appresta a essere, si inizino a studiare le linee guida per una nuova politica di welfare, improntata alla conciliazione della vita privata e professionale e alle attivit di cura di figli e genitori che inevitabilmente ricadono sulla famiglia e sulle donne in particolare. Strettamente legato a tale tematica - e, direi, conditio sine qua non per uneffettiva applicazione - il miglioramento dellambiente e della vivibilit cittadina, con limplementazione dei servizi pubblici e il superamento della logica municipalista della gestione dei servizi stessi attraverso processi di riorganizzazione aziendale. Processi che, attraverso elementi di competizione introdotti dal nuovo governo metropolitano, potranno consentire di superare lattuale divario di produttivit e di efficienza rispetto a quello delle aree metropolitane europee dove la quota di passeggeri trasportati nettamente maggiore. Ladozione di una Authority dei trasporti metropolitana che programmi i servizi su vasta scala e adotti un sistema tariffario integrato e coerente con i bisogni di mobilit del territorio sar un altro passaggio obbligatorio se non si vuol tenere separati gli attuali servizi di autobus, treni, metro e tram, urbani, suburbani e regionali che rispondono pi alle esigenze di strutture aziendali obsolete che non alle esigenze dei singoli di lasciare a casa lautomobile per recarsi al lavoro. Non dimentichiamo che lefficienza del sistema dei trasporti pubblici, cos strettamente connesso alla questione ambientale, sar una delle pi grandi scommesse a medio termine della nuova realt istituzionale che davvero potr costituire, per le cittadine e i cittadini, un concreto miglioramento della qualit della vita, al fine di conciliare, come si diceva in precedenza, la vita privata e quella professionale. Per far ci occorrono istituzioni direttamente incisive sul territorio, nate dal consenso dei cittadini e che ai cittadini si sentano legate da un vero e proprio vincolo di mandato. Il Comitato per la citt e larea metropolitana, costituitosi nellaprile 2013, ha come obiettivo prioritario lele zione diretta del Sindaco e del Consiglio Metropolitano, vero esempio di democrazia partecipata dei cittadini che possono scegliere i propri rappresentanti nel territorio metropolitano. A tal fine, da circa un mese, stata promossa, attraverso una petizione, la raccolta delle firme per raggiungere il risultato indicato. Lassessore DAlfonso su queste colonne il 10 luglio ha paventato il rischio di una lunga attesa alla Godot per una compiuta istituzione di una citt metropolitana partecipata. La questione per unaltra: come detto anche dal sindaco Pisapia nel convegno del 12 luglio, quello che rileva farsi trovare pronti al momento dellistituzione della citt metropolitana, sostenendo con vigore lelezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano. E soprattutto - ed la storia e la letteratura a ricordarcelo - dietro a ogni grande risultato c sempre tanto tempo e fatica.

MILANO ITALIA: IL ROVESCIAMENTO DELLA COLPA Lamberto Bertol*


Il dibattito politico nelle istituzioni, cos come all'interno dei partiti, spesso, come tutti vedono, privo di razionalit e trasparenza. I pi navigati, spesso malcelando l'orgoglio per il loro cinismo (che chiamano "non ingenuit"), dicono che fa parte del gioco, del grande teatro (o teatrino) della politica. In questi ultimi due anni, sia per l'esperienza in Consiglio comunale, sia per lo spettacolo che la politica nazionale ci ha offerto, mi sono misurato con un artificio retorico, quasi una categoria del dibattito politico, che potremmo definire "il rovesciamento della colpa". Una categoria forse poco politica, ma efficace nel descrivere una dinamica che sembra caratterizzare la nostra dialettica politica. In sintesi si tratta di far ricadere la colpa su chi solleva un problema, cercando di risolverlo, o su chi denuncia un errore, invece che su chi lo ha commesso. In Consiglio comunale, dal primo giorno, mi ha impressionato la spregiudicatezza con cui chi ha governato questa citt per vent'anni, responsabile nel bene e nel male della situazione che la nuova giunta ha trovato nel giugno del 2011, ha cominciato da subito ad attaccare e denunciare. Ogni occasione era buona, dalla sicurezza al bilancio, per accusare Sindaco e maggioranza di non aver ancora risolto qualche problema o addirittura di esserne i responsabili. Come marziani, appena sbarcati nella nostra citt. Senza pudore e senza timore di smentita. Anzi, talvolta ridendoci su. Alcuni esempi: la gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e la questione delle occupazioni abusive, il piano parcheggi, il buco di bilancio, le consulenze, laumento della spesa, i campi nomadi abusivi. Eredit complesse del passato imputate ai nuovi amministratori.

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www.arcipelagomilano.org Negli ultimi tre mesi (a far bene i conti 101 giorni ) ho rivisto questa dinamica anche allinterno del Partito democratico nazionale. Dalle elezioni del Presidente della Repubblica alla recente fiducia al ministro Alfano, passando per il governo Letta, lImu, Brunetta e la richiesta di sospendere i lavori parlamentari per tre giorni, gli F35, buona parte della nostra classe dirigente invece di aprirsi a un confronto con i propri iscritti ed elettori ha preferito rinchiudersi nel fortino e attaccare i dissidenti. Il rovesciamento della colpa: di fronte a scelte difficili, in alcuni casi incomprensibili e autolesioniste, il problema chi dice no, chi dice ascoltiamo la nostra base, chi dice fermiamoci. Di fronte allincredulit dei nostri elettori, al trauma degli ultimi mesi, ai ricatti di Berlusconi, alla carta dintenti Italia bene comune stracciata nei fatti, il problema diventano i dissidenti. Non si pu continuare a votare contro gli impegni che abbiamo assunto in campagna elettorale, come sta avvenendo in queste settimane. Significa calpestare la volont espressa dagli elettori, rompere un rapporto di fiducia fragilissimo. Eppure il problema sembra essere chi, magari per ambizione personale, dice che non daccordo, che c un Piave da non superare. Ma la frontiera del rovesciamento della colpa non si ferma qua e arriva alla soglia che, con unaltra categ oria, potremmo definire la soglia della prescrizione del sintomo. In cosa consiste? Semplice: di fronte ai sintomi di una patologia, prescrivo proprio quei comportamenti che ne sono sintomo. Un esempio? Il prossimo congresso. di questi giorni la proposta di un nostro dirigente, Fioroni, che di fronte allassenza di guida e leadership del nostro partito e di fronte alla sua crisi di strategia politica, dice: rinviamo il congresso, altrimenti si trasformerebbe in un referendum sul governo. Ecco qua, un caso da manuale di prescrizione del sintomo: hai un problema? Un partito spaccato e disorientato di fronte a scelte non legittimate dal voto, posizionamenti tattici e precongressuali? Bene, allora si propongono (Fioroni) delle scelte che non fanno che accentuarlo e in modo esplicito, premeditato, per nulla inconsapevole: prolunghiamo il logorio di questa fase di incertezza e posizionamento, rinviamo il momento del voto. Eppure, appena fuori dallacquario del ceto politico, la richiesta cos semplice. Una politica e un sistema dei partiti pi razionale, aperto e ospitale, processi decisionali pi lineari e trasparenti. Basterebbe cos poco. Cominciamo quindi a non rinviare ulteriormente il congresso. Si volti pagina presto. Insomma, basta tatticismo.

capogruppo PD in Consiglio Comunale

RENZIANI E NON: VENGO CON QUESTA MIA PER DIRVI Alberto Negri
Ne sono convinto Matteo Renzi pu diventare il leader di una narrazione in grado di traghettare il Paese verso una nuova buona politica in cui la vision del centrosinistra possa esprimersi, finalmente senza compromessi e piccole e larghe intese, in tutta la sua forza rivoluzionaria di cambiamento reale. Mi spiego: Matteo Renzi pu diventare davvero il protagonista in grado di fare sintesi sinergica fra il meglio di due grandi narrazioni pubbliche italiane contemporanee. In altri termini il sindaco di Firenze pu coniugare, e in questo momento non vedo altri leader allorizzonte in grado di farlo, la narrazione di un centro moderato, in parte laico e in parte cattolico, che vede al suo interno la presenza di una borghesia neoilluminista e la narrazione visionaria tipica della sinistra riformista e perfino di quella pi rivoluzionaria, che oggi ha trovato parcheggio e cittadinanza nel Movimento di Grillo. Renzi possiede la capacit e lefficacia comunicativa per accendere la passione negli Italiani, stanchi e disincantati dopo decenni di malapolitica, con un racconto che arrivi diritto al cuore. Un racconto in cui merito e libert, efficienza e competenza, possano procedere insieme ai valori delluguaglianza, del lavoro e de lla giustizia sociale. Ma per fare questo, per poter proporre agli Italiani questo sogno sinergico, questa vision di speranza - a mio avviso - egli deve abbandonare lobbiettivo a breve termine di diventare segretario del PD, per abbracciare quello a medio termine di diventare il successore di Letta, una volta finite le larghe intese. Anche perch se a votare il segretario del PD forse giusto che siano gli iscritti e i militanti, cos a votare per un candidato premier del centrosinistra giusto che tutti gli Italiani abbiano il diritto di esprimersi e di scegliere con un voto alle primarie. Del resto forse anche giusto che primarie di partito e primarie di coalizione non possano avere le stesse regole. Come Pisapia a Milano diventato leader di una grande coalizione che andava dai centri sociali alla borghesia milanese illuminata, passando naturalmente anche attraverso le forche caudine del PD, senza per farne mai parte, neanche come tesserato, cos Renzi, pur partendo da una posizione diversa, pi centrale rispetto a quella pi orientata a sinistra del sindaco di Milano, pu assumere la leadership di tutta la coalizione del centrosinistra italiano. Il suo obbiettivo non pu e non deve esaurirsi nel diventare segretario del PD. In questo ruolo c bisogno di un grande mediatore, anche dal punto di vista comunicativo. Il segretario del PD deve possedere la capacit non comune di essere un garante in grado di esprimere unazione capillare di mediazione fra le diverse anime che, volenti nolenti, compongono e condizionano la vita di questo partito. Invece essere il Premier di tutti gli Italiani, in questo momento di forte crisi politica ed economica, richiede capacit di costruire un grande racconto di speranza collettiva, in grado di parlare anche ai giovani con un linguaggio che invogliarli a rimanere in Italia e a non fuggire in altri Paesi. Oltre alle industrie non possiamo concederci anche il lusso di delocalizzare intelligenze e competenze. In effetti credo che il sindaco di Firenze oggi sia la persona giusta per ricoprire questo ruolo. Dopo anni in cui racconti di salvezza e promesse illimitate si sono trasformati in incubi, ora il momento di conquistare la fiducia con un racconto dove lemozionalit del sogno, che deve esserci, si coniughi con la realt del merito e della competenza, perch non abbiamo pi bisogno di emozionoidi artificialmente indotte (che si chiamino IMU o milioni di posti di

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lavoro) in cui credere. Fra la non comunicazione dellultimo Bersani e la comunicazione viscerale che arriva alla pancia, ma solo a quella purtroppo, dei Berlusconi e dei Grillo di turno, esiste una terza via ed la comunicazione che arriva al cuore della gente e dei problemi reali. Un esempio internazionale di questa terza via lo abbiamo visto negli USA con Obama e in

Italia con Pisapia e la grande narrazione arancione che, almeno a Milano, ha mandato a casa Moratti, Berlusconi e Lega in un solo colpo. Perch allora non tentare di riproporre questo miracolo milanese anche a livello nazionale. Credo per che Matteo Renzi non debba bruciare oggi potenzialit, immagine e leadership allinterno di una corrosiva lotta contro le di-

verse anime e i diversi personaggi che animano il PD, mentre il Paese sta affondando. Il suo target lItalia e non il PD. Docente di Comunicazione e marketing della politica presso il master Media Relation Universit Cattolica di Milano

UNA MASCHERA ALLEGRA PER LE NOSTRE VACANZE Michele Salvati


Mi piacerebbe allietare gli amici di ArcipelagoMilano che stanno partendo per le vacanze con qualche buona notizia sul fronte delleco nomia. Le notizie di questa met luglio sono cattive: il nuovo declassamento di Standard & Poor, il rialzo degli spread, la nuova stima Bankitalia sulla recessione di questanno, assai pi grave del previsto. Non sono per queste che impediscono una valutazione ottimistica: se leconomia ripartisse, esse sarebbero rapidamente sconfessate da notizie e previsioni pi favorevoli. lanalisi di fondo sulle radici del ristagno del nostro paese quella che mi rende pessimista e mi fa ritenere che al ritorno dalle vacanze i nostri amici troveranno una situazione ancor peggiore di quella che hanno lasciato. Le nostre difficolt hanno due origini, le cui conseguenze si intrecciano. Quella pi profonda e pi difficile da rimediare riguarda una straordinaria crisi di produttivit delleconomia e una altrettanto grave crisi di efficienza del settore pubblico. una doppia crisi che venuta montando da lungo tempo, dagli anni 70 almeno, e i cui effetti sono stati nascosti, prima da processi di inflazione e svalutazione della moneta, e poi da continui disavanzi e di conseguenza dallaccumulazione di un enorme debito pubblico. Quando, con lingresso nellEuro, tutto ci non fu pi possibile, la crescita si interruppe e divenne recessione aperta dopo la crisi finanziaria americana del 2008, rapidamente estesasi in Europa. Sottolineo che inflazione e disavanzi, oltre ai loro cattivi effetti economici, hanno avuto un pessimo effetto sociale: che i cittadini non si sono resi conto di stare vivendo al di sopra dei livelli di benessere sostenuti dalla produttivit e dallefficienza della loro economia e delle loro pubbliche amministrazioni, e ancora non se ne rendono conto adesso. La seconda origine riguarda la rivoluzione negli strumenti di politica economica tramite i quali una crisi pu essere contrastata. Entrando nellEuro sapevamo benissimo che perdevamo la possibilit di attuare una politica monetaria e di cambio autonome: anzi, questo era uno dei motivi per cui decidemmo di entrare, visto il cattivo uso che di quellau tonomia avevamo fatto. Cos decidendo, per, affidavamo interamente la nostra competitivit a quelle riforme strutturali che non eravamo stati in grado di fare in precedenza: riforme nel sistema pensionistico, nel mercato del lavoro, nellefficienza della pubblica amministrazione, nella scuola e nellUniversit, e soprattutto interventi che stimolassero la produttivit delle imprese, perch acquistare competitivit mediante svalutazione unilaterale della moneta non sarebbe stato pi possibile. Finch la situazione internazionale si mantenne favorevole, fino alla crisi americana del 2007-2008, le cose andarono mediocremente ma senza crolli: riforme della radicalit necessaria a invertire il ristagno della produttivit e della competitivit non vennero fatte per il loro elevato costo politico e il debito pubblico venne solo scalfito, ma lEuro ne consentiva allora il finanziamento a tassi di interesse ridotti. Dopo di allora i capitali si resero conto che lessere parte della zona Euro non metteva gli investimenti finanziari nei titoli delle nostre banche e del nostro debito pubblico al riparo da un possibile default, se il debito continuava ad aumentare e la nostra economia si rifiutava di crescere. E si resero anche conto, in particolare dopo la crisi greca, che la disponibilit dellUnione Europea e della Banca centrale a fornirci aiuto in caso di un attacco speculativo erano limitate e strettamente condizionate. la situazione in cui siamo oggi e di cui tratto in un lungo articolo che uscir nel prossimo numero de Il Mulino. Detto in soldoni, la nostra economia si trova e si trover per un lungo periodo, fino a quando non verranno fatte e avranno effetto riforme strutturali che ne riattivino la competitivit, in una situazione di semi-asfissia: solo una parte limitata delle nostre imprese, insufficiente a sostenere piena occupazione e sviluppo, competitiva se continuiamo a restare nellEuro. In altri tempi avremmo svalutato, ma ci ora impossibile: in caso di default dalla asfissia passeremmo alla catastrofe, evento che non da escludere, ma le cui conseguenze sarebbero traumatiche. questa amara verit che i nostri politici si rifiutano di dire ai cittadini: che siamo pi poveri di quanto pensiamo di essere - illusi dai debiti del passato - e che lasfissia attuale o leventuale catastrofe futura, con la svalutazione che ne conseguirebbe, non fanno o farebbero che registrare le occasioni mancate in un lungo passato, la perdita delle grandi imprese, la scarsa produttivit di buona parte delle piccole, linefficienza di molti comparti del settore pubblico, e lincapacit della politica di scegliere una strategia dura e realistica. Inutile aspettarsi un soccorso generoso da parte delle autorit dellEuro zona, soccorso che potrebbe arrivare solo nel caso che i paesi ricchi del Nord si decidessero a compiere un salto decisivo verso unEuropa federale: le prossime elezioni tedesche, chiunque le vinca, non faranno che confermare la strategia sinora adottata dalla signora Merkel, too little, too late. E daltronde perch sperare che i paesi del Nord Europa abbiano verso gli italiani un atteggiamento pi generoso di quello che i molti italiani del Nord sedotti dalla 8

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www.arcipelagomilano.org Lega hanno verso gli italiani del Sud? Sul piano delleconomia reale mi aspetto allora, al ritorno delle vacanze, il permanere o laggravarsi di una forte disoccupazione e il perdurare della moria delle imprese meno efficienti: spero soltanto che le riforme promesse nel sistema bancario siano in grado di aiutare le imprese in difficolt ma potenzialmente in grado di farcela. Sul piano della finanza pubblica c poco da ra llegrarsi per aver evitato la procedura di infrazione: a disavanzi superiori al 3% torneremo rapidamente col rifinanziamento della Cassa integrazione, il pacchetto lavoro e il rinvio di IMU e Iva, tutte misure di breve respiro. Solo un drastico riaggiustamento del nostro sistema fiscale a favore delle imprese e del lavoro, e insieme un blocco dei redditi - una vera svalutazione interna - forse ci consentirebbe di sforare il tetto del 3% senza conseguenze troppo gravi, perch sia Bruxelles che i mercati si renderebbero conto che vogliamo affrontare alcuni dei veri problemi che bloccano la nostra crescita. Ma per imporre questo occorre una strategia politica ed economica che il governo Letta non sembra in grado di esprimere. Nel frattempo, il problema di cui si discute che cosa decider la Corte di Cassazione il 30 luglio: allegria! avrebbe detto il grande filos ofo Mike Bongiorno.

CITT METROPOLITANE. RICOMINCIARE DA CAPO? Daniela Benelli


Le nostre aspettative di una istituzione in tempi rapidi della Citt metropolitana di Milano deve ormai misurarsi con un quadro temporaneamente azzerato dalla sentenza della Corte costituzionale del 3 luglio scorso. Siamo tornati quasi alla casella del "via". Motivo in pi per mettere in ordine i problemi, le ragioni e i modi di questa riforma, tenendo ben conto sia dei rischi di semplificazione populistica che delle complessit che si prospettano allorizzonte. Perch una cosa certa: listituzione della Citt Metropolitana di Milano era ed realmente necessaria, e il suo rinvio non farebbe che aggravare la crisi di credibilit delle istituzioni e lo svantaggio competitivo nei confronti delle metropoli europee. Ancor pi in vista di Expo, occasione di forte internazionalizzazione dell'area milanese. Nel mondo i modelli di governo metropolitano sono i pi diversi, spesso soggetti a ripensamenti e evoluzioni: associazione volontaria di comuni con poteri delegati dagli associati, (come New York, Los Angeles, San Francisco); agenzie funzionali per specifiche politiche (gli special districts degli Stati Uniti); consigli metropolitani di secondo livello, composti dai sindaci o eletti dai comuni aderenti, come a Barcellona o Lione. Alcune sono citt-stato o cittregione con forti poteri, come Berlino, Amburgo, Vienna, Bruxelles. E infine a elezione diretta, come a Londra. La Greater London Authority, ovvero la Citt metropolitana di Londra, con quasi otto milioni di abitanti, ha un Consiglio e un sindaco eletti dai cittadini. articolata in 32 Boroughs (municipi), interni e esterni alla citt (Inner e Outer Boroughs), essi stessi a elezione diretta, con una media di ben oltre 200 mila abitanti ciascuno. Ma a questa soluzione si arriva dopo un percorso di innovazioni, ripensamenti e sperimentazioni, iniziato nel lontano 1965, che ha fra l'altro accorpato tra loro molti municipi interni e esterni. Il percorso stato tanto importante quanto l'approdo. Non c' dunque un modello ideale e perfetto. Ognuno cerca la soluzione pi adatta a s, molte soluzioni sono in graduale evoluzione, non c' la paura di sperimentare e cambiare strada. Anche da noi auspicabile adottare al pi presto lo stesso approccio pragmatico, gradualistico, disponibile a aggiustamenti successivi. Nella speranza che vengano salvaguardate alcune felici intuizioni della riforma abrogata che, pur tra molte ombre e improvvisazioni, cercava di superare gli ostacoli che hanno fino a oggi impedito la nascita delle citt metropolitana. Una "rivoluzione" rispetto al lento e inconcludente percorso metropolitano iniziato con la legge 142 del 90 e proseguito invano per ventidue anni, passando anche attraverso la consacrazione costituzionale del 2001. Anzitutto un bene che il modello istituzionale sia flessibile e adattabile alle singole realt metropolitane italiane, invero molto diverse tra loro. In secondo luogo la fase costituente deve basarsi sul protagonismo dei Comuni del territorio interessato, in uno spirito di collaborazione e fiducia reciproca, senza arroccamenti e campanilismi. Infine, per ottenere una reale integrazione di funzioni metropolitane indispensabile che il capoluogo, soprattutto nella fase di avvio, assuma un ruolo trainante del processo riformatore, al fine di evitare quel l'effetto ciambella proprio di molte Province di territori metropolitani. Per l'area milanese, che intende mantenere ferma la scelta di affidare ai cittadini l'elezione del proprio governo metropolitano, la fase di transizione particolarmente delicata e complessa: va affrontata col necessario pragmatismo e realismo, senza irrigidimenti, demagogie e strumentalizzazioni politiche. Realizzare una vera articolazione decentrata del Comune di Milano non sar un processo facile, n breve, eppure una condizione necessaria alla nascita di un vero policentrismo metropolitano. A Milano si chiede anche di aprirsi a un reale dialogo alla pari con gli altri Comuni, ripensando in chiave metropolitana tutti gli strumenti a sua disposizione adatti a supportare funzioni di area vasta: municipalizzate, societ partecipate, enti strumentali. Anche questa non una trasformazione facile: richiede fatica politica, organizzativa e capacit di innovare con coraggio. Lo stesso coraggio che dovr guidare tutti i Comuni verso una riorganizzazione che superi la frammentazione micro-dimensionale e avvii forme di cooperazione e gestione associata di servizi per porzioni territoriali sovra comunali. Il Comune di Milano si mosso con decisione in questa direzione, invertendo la rotta del passato. Gi da tempo ha avviato un dialogo con i Comuni vicini: sul Pgt, sulle domeniche senza auto, sul Pum (il piano della mobilit urbana). Nello specifico del tema citt metropolitana ha affidato al Pim (Centro Studi per la Programmazione Intercomunale dellarea Metropolitana) la predisposizione del sito web Milanocittametropolitana.org per mettere a disposizione materiali e aprire un luogo di discussione. Gli ha fatto preparare schede di ricognizione, con spunti di riorganizzazione, sulla legislazione nazionale e regionale per le materie di ambito metropolitano: chi fa che cosa attualmente, e come farlo meglio. Si attivata la collaborazione di tutte le universit milanesi e dell'Isap (Istituto per la Scienza della Amministrazione Pubblica) per avere supporto tecnico-scientifico. L'incontro dei sindaci a Palazzo Marino dello scorso 19 luglio, promosso da Comune e Provincia, ha fi-

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www.arcipelagomilano.org nalmente avviato il percorso: da settembre quattro gruppi di lavoro sulle quattro funzioni fondamentali di area vasta vedranno impegnati sindaci, assessori e consiglieri. Si entrer finalmente nel merito di come organizzare trasporti, viabilit e infrastrutture, urbanistica e governo del territorio, ambiente e servizi a rete, sviluppo economico e sociale. Un tavolo permanente sar dedicato al confronto con le forze economiche e sociali, per raccogliere le aspettative di imprenditori e sindacati e coinvolgerli nella riorganizzazione metropolitana di servizi all'impresa, all'occupazione e della formazione professionale. Infine, servir una costante interlocuzione istituzionale con la Regione che deve accompagnare il processo di riforma adeguando la sua legislazione e le sue funzioni in uno spirito collaborativo, nell'interesse di tutto il territorio regionale. Le attese dei Comuni sono grandi: ci si attende una forte semplificazione della vita istituzionale, l'eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni, economie derivanti dalla riorganizzazione a rete dei servizi e dalla messa in comune di risorse economiche e umane. Ma soprattutto la messa in campo di una capacit di programmazione strategica che ridia slancio, competitivit e attrattiva al nostro territorio. Essere citt metropolitana vuol dire progettare insieme uno sviluppo equilibrato, in una specializzazione e integrazione reciproca dei territori indissolubilmente legati in una prospettiva comune. Sulle grandi aree urbane lEuropa punta per la crescita, loccupazione e la promozione dello sviluppo economico, perch l si concentrano il 40% del PIL e circa il 70% della ricerca. Sono certa che le citt metropolitane saranno uno dei sistemi su cui il nostro paese pu puntare per essere di nuovo capace di promuovere sviluppo armonico e sostenibile. Una riforma strutturale, fatta con un po' di coraggio politico e amministrativo, che pu farci credere in una Italia leader nell'Europa del prossimo decennio.

TEATRO DAL CARCERE: UNA STRADA GIUSTA Diana De Marchi


Nello splendido cortile di Palazzo Isimbardi abbiamo visto accolta la nostra proposta e potuto assistere a un intenso reading teatrale aperto a tutti: grandissima partecipazione! Lopera tratta da La casa di Be rnarda Alba, ultimo dramma del poeta spagnolo Garcia Lorca rispecchia, come testimonia una delle attrici, la vita delle detenute in carcere, protagoniste di questo struggente brano nellambito del progetto teatro dentro e fuori San Vittore. Una madre, Bernarda Alba, finge di voler proteggere le proprie figlie dalle passioni, dallamore, ma i suoi modi somigliano pi alla sentenza di un giudice, infatti le ragazze sono condannate, dopo la morte del marito di Bernarda, a vivere i sette anni di lutto segregate nella loro stessa casa. Le figlie vengono sorvegliate, controllate e represse proprio come in un luogo di reclusione. E le detenute si trovano a interpretare una storia di donne recluse e costrette ad abbassare lo sguardo davanti alla madre padrona, una storia ambientata in ununica stanza e in tempo ristretto, cos come la loro realt che le vede sempre nello stesso piccolo spazio in un tempo che non passa mai. Dopo lo spettacolo abbiamo potuto chiacchierare con le attrici, sentire le loro emozioni e testimonianze, nel rispondere alle domande di un pubblico visibilmente colpito dal ruolo emotivamente fortissimo di questo spettacolo e dallintensa bravura delle attrici: pi recitavo pi avvertivo una forza interiore, consapevole di dove ero, ma con la forza di voler trasmettere agli altri che un errore non pu cambiare quello che tu sei e quello che vorrai essere al di fuori di quelle mura oppure ero terrorizzata anche alla sola idea di apparire e mi coprivo il volto con un velo e non avevo un filo di voce, ma poi c stata la magia del teatro e fatico nella lingua italiana ma ho trovato unarmonia profonda e tanta generosit tra le mie compagne, sono orgogliosa del risultato. Insomma parlavamo con donne normali e splendide attrici che vivono una condizione di esclusione sociale. Certo chi ha sbagliato deve pagare, ma deve anche poter sperare di cambiare. E proprio sulla costruzione di questa speranza abbiamo potuto toccare con mano il valore del laboratorio teatrale in carcere come trattamento rieducativo e di crescita, in un luogo dove anche la dilatazione del tempo che non passa mai spesso ti impedisce di pensare a un futuro migliore: Teatro come spazio di libert in un luogo di reclusione. Attivit teatrale che ti impone il rispetto delle regole e ti fa riflettere sul senso della disciplina, perch anche quando non te la senti devi provare e devi metterci la testa. Facendo esperienze diverse si possono scegliere vite diverse, vite migliori, trovare alternative, a volte anche poco conosciute. La professionalit e la sensibilit della regista, Donatella Massimilla, hanno trasformato il carcere in un luogo di cultura e socialit e tutte le erano grate per loccasione di percorso entusiasmante e formativo di cui lo spettacolo solo lultimo gradino. Il lavoro del laboratorio permette di ricostruire la propria vita partendo da s, perch la carcerazione non deve gravare tutta la vita sui condannati: importante che dopo aver scontato la pena, come dice la nostra Costituzione, ci sia la possibilit di reinserirsi e grazie al lavoro di professionisti e volontari e ai diversi progetti, il teatro uno di questi, patrimonio ormai consolidato del trattamento rieducativo. Tra le attrici cerano anche ex detenute che continuano lattivit teatrale in varie forme e anche questa opportunit lavorativa un grande risultato, perch imparare un mestiere in carcere o trovare la propria attitudine fondamentale per essere attrezzati quando si avr scontata la pena e poter uscire avendo una preparazione e la voglia di realizzare un desiderio. La casa circondariale ha la caratteristica di ospitare arrestati in attesa di giudizio di primo e secondo grado e questa situazione di attesa di sentenza certo non favorisce il lavoro teatrale con le detenute e spesso rende difficile la continuit di un gruppo, per dentro a San Vittore c anche il reparto penale per le donne con condanna definitiva: sono soprattutto queste ultime che partecipano al laboratorio, e una delle attrici ci ha sorpresi dicendoci che molte delle interpreti non potevano uscire da anni e questa era stata unoccasione straordinaria anche per vedere persone che da tempo non incontravano pi! Certo lo spettacolo fuori dal carcere non che una piccola azione di scambio e di incontro che modifica per un tempo brevissimo la vita delle detenute, ma sicuramente unoccasione importante per cambiare noi, il nostro approccio di fronte a un tema tanto delicato quanto

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www.arcipelagomilano.org quello della detenzione. Abbiamo superato lindifferenza grazie al ponte tra dentro e fuori creato dalla messa in scena dello spettacolo allaperto nel suggestivo cortile m ilanese di corso Monforte, spettacolo che ha trasformato il luogo e le persone. Uno scambio che si intessuto grazie a Fabrizia Berneschi, la Garante provinciale dei diritti dei detenuti, a partire dall8 marzo, con un piccolo ma simbolico gesto le consigliere e i consiglieri provinciali hanno esaudito un desiderio portando in dono degli stendibiancheria e avuto modo di assistere a una lettura scenica del laboratorio teatrale: stato lesordio di una relazione di rispetto e simpatia personale. Dopo aver assistito in aprile alla rappresentazione di Bernarda Alba nelle mura del carcere, insieme a Gabriella Achilli abbiamo proposto di realizzarne una messa in scena nel cortile di Palazzo Isimbardi. La risposta del Presidente e del Consiglio stata immediatamente positiva, tutti concordi nel ritenere questoccasione parte di un percorso virtuoso in cui fondamentale la continuit nel rapporto con lAmministrazione penitenziaria. Il teatro e la cultura possono cambiare e migliorare le persone e la nostra vita, non dimenticarci dei detenuti e delle detenute e sostenere la diffusione di queste rappresentazioni per dare loro lopportunit di essere viste e per sensibilizzare lopinione pubblica fa parte del rapporto tra istituzioni e cittadini, perci chiediamo a tutti i livelli istituzionali che continuino queste esperienze di emozione e riflessione importanti per il progresso della nostra societ.

MILANO PRONTA A DIVENTARE GRANDE Fiorello Cortiana


Diverse decine di professionisti, accademici, esponenti dell'associazionismo, sindaci, da un anno animano incontri e confronti nelle aule consiliari, di Buccinasco, Corsico, Abbiategrasso, Pero, Gaggiano, negli show room di via Savona, negli studi di ordinari del Politecnico, nelle sale dellUmanitaria, negli appuntamenti del Tagiura o nelle sedi delle associazioni, intorno alla proposta di Citt Metropolitana Partecipata con lelezione diretta degli organi di governo. Come giudica questo protagonismo civico costituzionale in tempi di disaffezione verso la cosa pubblica l'assessore della cinta daziaria milanese Franco D'Alfonso protagonista delloperazione arancione per Pisapia? "Coloro i quali da pi di venti anni si sono piazzati come Becket in una stazione della metropolitana ad aspettare listituzione Godot." Partecipazione informata ai processi deliberativi, ragion di pi se di attuazione costituzionale? Open Government? Macch! L'assessora Daniela Benelli con delega alla citt metropolitana ancora pi chiara "Nella fase iniziale a me sembra normale che i sindaci abbiano un protagonismo. Solo nella fase costitutiva dovrebbe essere un ente di secondo livello. Dopo lo decideremo." Ente di secondo livello? Dopo? La sentenza della Consulta, riconoscendo ricorso di costituzionalit avanzato da cinque regioni contro le modifiche dellarchitettura istituzionale attraverso la decretazione di urgenza, ha spazzato il campo da equivoci e rendite di posizione presunte chiamando in causa Governo e Parlamento. Cos se a Como la Provincia commissariata mentre a Udine i cittadini ne hanno eletto il Presidente e il Consiglio, la tempestivit della proposta di modifica costituzionale presentata dal Governo Letta non consente galleggiamenti. Art. 1 (Abolizione delle province): 1. Sono abolite le province. 2. Allarticolo 114, primo comma, della Costituzione, sono soppresse le seguenti parole: dalle Province, dalle Citt metropolitane. 3. Il secondo comma dellarticolo 114 della Costituzione sostituito dai seguenti: I Comuni e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i princpi fissati dalla Costituzione. La legge dello Stato definisce le funzioni, le modalit di finanziamento e lordinamento delle Citt metropolitane, ente di governo delle aree metropolitane.. Fine del teatro dellassurdo, teatrino, nessuna attesa di Godot. Ora i cittadini di buona volont, gli amministratori locali preoccupati della governance per qualit urbana, ambientale, sociale, digitale del territorio, sono chiamati allazione politica. Innovazione, qualit, coordinamento dei servizi, cittadinanza attiva e sussidiariet, partecipazione informata, fiscalit di scopo, responsabilit diffusa e condivisa, produzione di bellezza. Non sono parole da sogno ma le condizioni per generare valore fuori dalle derive finanziarie e dalle loro bolle dentro la competizione globale. questa lopportunit che la costituzione delle aree metropolitane offre a tutti coloro che sentono una distanza e una insofferenza profonde verso le istituzioni democratiche, identificate con i partiti, le leggi elettorali e gli interessi particolari che le occupano. Non una nuova struttura che si aggiunge alle altre, con la sua burocrazia, i suoi nominati e le sue tasse, qualcosa di nuovo e utile. Ha cos assunto una importanza particolare lappuntamento del 12 luglio scorso a Palazzo Isimbardi promosso dalla Provincia di Milano, che ha costituito una Commissione Consiliare per la Citt Metropolitana. Governo metropolitano. Migliori servizi e meno costi per cittadini, famiglie e imprese. sembrava un titolo ancora legato alla spending review, ma gli interventi hanno mostrato una convergenza ampia sulla necessit di definire funzioni e governance capaci di un respiro e una visione allaltezza del ruolo e della storia della realt milanese, da Ambrogio ai Borromeo, dal Ducato allazione dei sindaci e dei cardinali del dopoguerra. Linchiesta commissionata allISPO di Renato Mannheimer su un campione rappresentativo della popolazione della Grande Milano ha confermato che la citt metropolitana, rete di citt nella citt, gi c. Senza differenze il 69% dei cittadini interni ed esterni alla cinta daziaria di Milano si espressa a favore, percentuale che raggiunge l80% nella fascia 18-35 anni. Il 69% vuole che gli organi direttivi siano in rappresentanza di tutti i cittadini del territorio, percentuale che arriva al 75% a favore della loro elezione diretta. I temi che il campione di cittadini si aspetta che vengano trattati nella/dalla Grande Milano nellordine di importanza sono: Lavoro, Trasporti, Sicurezza, Urbanistica, Scuola, Viabilit, Ambiente. Una coincidenza significativa con i temi che la legge assegnava alla citt metropolitana. Giuseppe De Rita del CENSIS ritiene che i decisori politici inseguano lopinione pubblica creata dai media contro le Province, con un problema di unit tra Governo e rappresentanza laddove lidentit italiana su scala provinciale e lo Stato ha accentrato molti poteri lasciando soli i comuni fragili e isolati. Diverso per le aree metropolitane dove egli ritie-

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www.arcipelagomilano.org ne che il nodo dellidentit stia nellattenzione allintreccio tra interessi diffusi e servizi. Valerio Onida, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, riconosce che se vero che le Province sono state colpite in quanto anello debole della casta occorre riconoscere che la questione delle citt metropolitane indipendente. Essa richiede un governo non di secondo livello bens eletto democraticamente, non una amministrazione tecnocratica quindi ma un governo eletto direttamente dai cittadini e capace di rompere la barriera tra capoluogo e hinterland. Con una regione protagonista del processo costitutivo e non concorrente della citt metropolitana. Il Presidente dellUPI (Unione Province Italiane) e della Provincia di Torino Antonio Saitta ha fatto notare che la cancellazione delle Province non riconosce la dimensione territoriale di Area Vasta e policentrica, laddove il provvedimento del governo Monti proponeva un modello flessibile dove la citt metropolitana fosse il frutto di una unione tra Province e Comuni dellarea interessata. Ritiene perci fondamentale la definizione di citt metropolitana come ente nuovo, con lelezione d iretta degli organismi di governo e la regolazione dei servizi per evitare la sovrapposizione di competenze, i conflitti e i localismi. Gallera, della Commissione regionale delle autonomie pone la questione del riordino istituzionale a fronte di evidenti paradossi dei 130.000 abitanti della Valle dAosta, dei 320.000 del Molise con le sue Province, quella di Isernia con 90.000 abitanti, mentre larea metropolitana costituisce un unicum urbanistico, produttivo e di mobilit: anchegli per lelezione diretta degli organismi di governo. Cos come il Presidente del Consiglio provinciale di Milano Dapei che gli attribuisce la funzione di produrre buon governo a fronte dei gattopardismi relativi a una realt istituzionale prevista dal 1990 e poi dal Titolo Quinto Riformato della Costituzione le funzioni ci sono, il nodo politico. Per questo lassessore franco De Angelis, con delega alla citt metropolitana, a favore di un nuovo modo di esprimere rappresentanza per la citt metropolitana, che coinvolga Province, Comuni e cittadini. Podest e Pisapia hanno condiviso una modalit aperta e partecipata, dai comuni ai cittadini, affermando un processo costituente sottratto alle speculazioni partitiche. A questo punto diventa importante responsabilizzare e coinvolgere il Parlamento che dovr definire con legge ordinaria le funzioni, le modalit di finanziamento e lordinamento delle Citt metropolitane. Lo scopo principale per il quale avevamo promosso il Comitato per la Citt Metropolitana Partecipata sostenuto da tutti, qui nella Grande Milano, ora ci impegneremo a coinvolgere le altre 13 aree metropolitane e a sviluppare, con incontri e con la rete, in chiave di qualit e innovazione le funzioni che devono esercitare e le modalit di farlo. Semplificazione e flessibilit con responsabilit e controllo politico democratico, questo ci che occorre definire e legiferare. Relazione policentrica delle funzioni, collegamenti pubblici non solo radiali e con orari lunghi, valorizzazione degli spazi periurbani oltre la marginalit ambientale e sociale, filiere corte nellagroalimentare in una cintura verde che fa della Grande Milano la realt agricola pi importante del paese. La partecipazione informata dei cittadini tanto allelezione diretta degli organismi di governo metropolitani, quanto ai processi deliberativi, una effettiva parit di genere con organizzazione dei servizi e degli orari, dei tempi e della rappresentanza adeguati, diventa cos una condizione per produrre una politica pubblica di qualit, per questo capace di creare bellezza e attrarre investimenti. Un buon modo di preparare lExpo Nutrire il Pianeta-Energia per la Vita.

Comitato per la Citt Metropolitana Partecipata

E SE BOERI: SOGNO DI MEZZA ESTATE Riccardo Lo Schiavo


Immagino di tornare indietro alle primarie per la scelta del candidato sindaco di Milano: 14 novembre 2010. Poi primarie di coalizione: contrariamente a quanto inizialmente dichiarato, a causa di alcuni conteggi errati in varie zone della citt, il candidato sindaco Stefano Boeri. Si scopre ben prima della chiusura delle urne che in realt Pisapia non era sin da subito sicuro di vincere e che la sua squadra si stava sfaldando. Stefano Boeri si rivela vincente nella sfida con il candidato vendoliano e gi prepara la sfida con Letizia Brichetto Moratti. 30 Maggio 2011: ballottaggio a Sindaco di Milano. Stefano Boeri sbaraglia la concorrenza ottenendo un significativo 60% al ballottaggio. Il neoeletto sindaco festeggia in piazza del Duomo con i suoi sostenitori. Il Presidente americano Obama invia un telegramma di congratulazioni. La cancelliera Merkel dispone lacquisto dei BOC del Comune di Milano. Il presidente Napolitano arriva in citt per festeggiare lelezione a base di risotto e cotolette con il figlio di una sua vecchia amica. Bersani apre a Milano una catena di lavanderie per felini di tutte le taglie. Veltroni torna alluopo dallAfrica (dove in realt non era mai andato). 10 Giugno 2011: sinsedia la giunta Boeri allinsegna della grandeur e del megaprogetto della nuova Milano del futuro. Il nuovo sindaco sin da subito pianta i paletti sul come dovr svolgersi lattivit di giunta e consiglio; radicale cambiamento di approccio della macchina burocratica, sua ristrutturazione e snellimento delle procedure; impostazione del nuovo ciclo economico basato su cultura, turismo, agricoltura, manifattura di eccellenza, housing non solo sociale ma anche di elite. Ruolo chiave del programma riveste lattuazione dellEXPO 2015. Regolarizzazione degli immigrati e piano di sviluppo della cultura dei migrantes in citt; lotta senza quartiere al degrado; sforbiciata sui faraonici progetti immobiliari e su rotaia della precedente amministrazione. Il neo sindaco dichiara: Rifoc alizzeremo le scarse risorse sui progetti essenziali e finanziariamente sostenibili - e anche - Milano una nobile decaduta ma ci riprenderemo con la ristrutturazione e il nuovo sviluppo basato sul modello keynesiano corretto.. 30 Luglio 2011: la direzione provinciale del PD, visti gli ottimi risultati delle elezioni comunali, si dimette in blocco per favorire il rinnovamento, i vecchi capo corrente ex PCI-DC si attribuiscono il ruolo di saggi e partecipano come tutor alla formazione dei nuovi quadri di partito. Il modello viene ripreso dalla direzione nazionale a Roma. DAlema non sbuffa pi, vende la barca e si da al trekking sulle Dolomiti insieme con Alemanno. 1 Settembre 2011: Iniziano i lavori di riapertura dei Navigli finanziati da Berlusconi che ritiratosi dalla politica

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www.arcipelagomilano.org si dedica al mecenatismo per la sua citt oltre che aiutare le donne anziane indigenti . In realt invece sappiamo che le cose sono andate diversamente: il sindaco Pisapia, il piano di rilancio della citt non c. Lavvocato si chiuso nel silenzio circondato dal suo cerchio poco magico che non sprigiona luce. La crisi morde e la macchina burocratica singrassa sempre pi. La giunta non fa il salto di qualit. La cittadinanza si trascina in condizioni di semi indigenza cosa che oramai non si vedeva dal periodo della seconda Guerra Mondiale. Le saracinesche dei negozi vanno gi con una velocit impressionante tipo i birilli del bowling e quello che era stato accennato da Boeri in campagna elettorale sullimpiego sociale dei negozi medesimi specie in periferia non nemmeno stato preso in considerazione. Boeri stato disarcionato dal suo scranno a Palazzo Reale ed stato sostituito da un giovane poco conosciuto musicista e il suo lavoro allassessorato non ha visto la giusta luce. Dopo la de-industrializzazione la decommercializzazione la citt sembra morta, in realt forse si riprender ma forse non con questo sindaco.Purtroppo per se tutto fosse andato come nella mia fantasia temo che la realt non sarebbe oggi molto diversa. Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. tempo di morire. (1) 1. Blade Runner, 1982 diretto da Ridley Scott

ALIENI A MILANO? MOBBASTA Giulia Mattace Raso


Calderoli e compagnia cantante, Maroni in testa, la smettano: mobbasta. Dagli insulti alla ministro Kyenge, al no al pediatria di base per i bambini immigrati non regolari, al rifiuto di finanziare una campagna di sensibilizzazione conto il razzismo. Prigionieri delle loro fobie, si sentono evidentemente accerchiati dagli alieni. Ormai troppo tardi, difficilmente riusciranno a difendere il loro fortino, verranno travolti dalla realt: il mondo gi qui. I consolati stranieri a Milano sono poco meno di 80: 22 africani, 17 americani, 38 europei, 2 della Oceania, per numero siamo competitivi con New York, sede Onu. La forte presenza delle multinazionali non casuale, quasi il 20% della popolazione milanese straniero. Il primo gemellaggio Milano lo sigla con San Paolo nel 1961, ne seguiranno altri tredici: Chicago (1962), San Pietroburgo e Lione (1967), Francoforte (1969), Dakar e Birmingham (1974), Shanghai (1979), Osaka (1981, Tel Aviv (1997), Betlemme (2000), Toronto e Cracovia (2003), Melbourne (2004). Recentemente - i leghisti devono essersi distratti - la citt si candidata a ospitare 20 milioni di visitatori, i paesi che hanno aderito allExpo 2015 per ora sono 131, via Dante, il nostro Boulevard delle bandiere, l a ricordarcelo. La vocazione globale di Milano una realt consolidata: I confini reali della metropoli sono definiti dalle relazioni deliranti (che escono dal confine = lira ndr) attivate dai suoi cittadini, capaci di catalizzare relazioni a livello mondiale. Infatti il database della Loughborough University colloca Milano fra le cinque pi importanti metropoli al mondo, fortemente relazionata con Francoforte e le citt anseatiche in Europa, con le citt della costa del Pacifico in USA, un po meno con il sistema asiatico, cos Giuseppe Longhi sulle nostre colonne nel 2011. ()A Milano assegnato il ruolo di polo sud nel club delle metropoli europee di eccellenza con limpegnativo ruolo di essere la capitale mediterranea dellEuropa e di collegamento con i grappoli urbani con centro Vienna e Budapest, per connettere il Mediterraneo alla via della seta. In presenza di personale politico adeguato oggi dovremmo essere gli interpreti naturali della nuova missione del Mediterraneo e del Sud-Est Europa, che non un ruolo da poco., ancora Longhi. inevitabile che Milano sia crocevia, si tratta di trovare le giuste misure per la convivenza, di ricalibrare gli spazi, perch tutte le comunit trovino la loro dimensione urbana. La faglia pi sensibile quella con lIslam (la tshirt anti mussulmani del Calderoli, sempre lui, chi la scorda) e come ogni anno il Ramadan sintetizza le tensioni, la preghiera collettiva ripropone la questione degli spazi religiosi. E non un caso le attenzioni pi sensibili siano quelle del mondo cattolico milanese. Sono pi di due anni che i padri della mensa dellOpera San Francesco di corso Concordia durante il mese del Ramadan, che impone il digiuno diurno, preparano pranzi al sacco per la sera per i fedeli mussulmani: Non possibile, abbandonare i nostri fratelli in questo momento, le parole del padre superiore Maurizio Annoni. La Comunit di SantEgidio invita a celebrare l'Iftar, la rottura del digiuno, insieme alle comunit musulmane di Milano e Lombardia: preghiera di cristiani e musulmani, in due luoghi adiacenti, e rottura del digiuno con un rinfresco comune. E daltro canto mussulmano anche lo sceicco Hamad bin Khalifa Al-Thani che con il fondo sovrano Qatar Holding (Qh) ha confermato la sua entrata nello sviluppo immobiliare di Porta Nuova, cos come i facoltosi visitatori dellExpo cha avranno il desiderio di pregare in una moschea, quella stessa che anche il cardinale Scola auspica possa essere costruita. Lintegrazione lorizzonte di riGenerazioni, un progetto del Comune di Milano, in partnership con ICEI, per parlare con i giovani cittadini milanesi di seconde generazioni" (figli di migranti, nati in Italia o arrivati nel nostro Paese nei primi anni di vita, che per legge non hanno diritto alla cittadinanza) e nuove idee di cittadinanza, e del GLab che opera allinterno dellassessorato alle Politiche Sociali. Un orizzonte non poi cos lontano come dimostra la storia confortante della scuola elementare di via Paravia, quella "scuola ghetto da cui gli alunni italiani scappavano perch c'erano "solo immigrati". Era stata l'ex ministro alla Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini, a imporre varando il tetto del 30 per cento di stranieri - la chiusura dell'elementare di via Paravia, quartiere San Siro, a ridosso delle case popolari. E invece, dopo un anno di sperimentazione di nuovi progetti educativi e di sforzi congiunti delle istituzioni e del volontariato, riparte a testa alta la primaria con il pi elevato numero di immigrati della citt, le iscrizioni aumentano e le classi raddoppiano. Il nuovo passo lo dettano le comunit che da pi tempo abitano in citt: dagli anni venti che i cinesi sono in via Paolo Sarpi. di questi giorni

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www.arcipelagomilano.org lapertura del primo supermercato e Mall cinese: liniziativa dei giovani trentenni delle famiglie cinesi, imprenditori e dalle esperienze internazionali, lobiettivo attirare oltre che i consumatori italiani i turisti in arrivo dalla Cina, ed noto laccordo tra Expo e la Repubblica Cinese che ne prevede un milione. Ma il quadro delle nuove relazioni lo tratteggia Angelo Ou, personalit di spicco della comunit cinese, in una intervista di Carlo Verdelli su Repubblica: Il sindaco non mai venuto a una nostra manifestazione, n organizzato un incontro con la nostra comunit, ha ospitato il Dalai Lama ad Assago, dove di solito facciamo le feste cinesi. Quest'anno siamo stati costretti a spostarci al PalaSesto, essendo Assago ormai contaminato. Per quanto grandi e potenti, siete ospiti, signor Ou. Certamente. Ospiti particolari, per. Ho riunito i nostri giovani e ho detto loro: va bene laurearsi in Bocconi o al Politecnico, ma adesso arrivato il momento di impegnarsi anche in politica. Vedr che alle prossime amministrative la nostra comunit comincer a dare segni di s. D'altronde, amiamo l'Italia. Il nostro ideogramma per il vostro Paese un sole e un cuore. Andrew Cuomo governatore italo americano dello stato di New York: a quando un sindaco di Milano cino italiano?

SILETE THEOLOGI IN NUMERO ALIENO Marco Vitale


La messa di Papa Francesco e lomelia dallo stesso pronunciata a Lampedusa rappresentano un evento di grande significato, soprattutto se lo valutiamo insieme ad altri gesti e parole significative di questa primissima fase del nuovo pontificato. Forse , quindi, utile ritornare sul tema per riflettere, con pi calma, sul significato dellevento, dopo il primo forte impatto emotivo. A questa riflessione ci sollecitano anche alcune reazioni che criticano questa presenza perch sarebbe, in sostanza, inconcludente (Bergoglio predica ma niente soluzioni). Alcune di queste reazioni, per il basso profilo morale e intellettuale di chi le ha pronunciate, e per la loro supponenza (Una cosa pregare, unaltra governare, come se con i 20.000 morti affogati nel Mediterraneo fossimo di fronte a un preclaro esempio di buon governo!) non meritano, invero, alcuna attenzione. Ma mi ha colpito che prese di posizione analoghe (lasciate fare a chi sa fare, la Chiesa non si interessi di cose materiali, pensi solo allo spirito), sono state pronunciate anche da persone che stimo. Alcune di loro sono siciliani che si sono scordati di quando molti siciliani cattolici soffrivano per il silenzio della Chiesa sulla tragedia mafiosa e di come la famosa invettiva di papa Wojtyla, ad Agrigento, abbia, tardivamente, contribuito a cambiare il clima, offrendo un supporto morale fondamentale a chi contro la mafia si batteva sul campo. Da quel momento questi furono meno soli e quindi pi forti. Antico lammonimento ai teologi di non invadere aree non di loro competenza: silete tehologi in numero alieno, al quale un grande papa e grande giurista (se ricordo bene Innocenzo III) rispose che: ratione peccati la Chiesa ha il diritto e il dovere di pronunciare il suo pensiero su ogni comportamento umano. Che la Chiesa, nelle sedi appropriate e in modo appropriato, parli anche di economia, di organizzazione, di diritto, di moneta e di quantaltro non mi d il minimo fastidio. Anzi, sono lieto che essa ci faccia, portando il contributo della sua esperienza e della sua saggezza. Credo che questo mio sentimento promani dalle radici pi profonde di unautentica impostazione liberale e dallintendere la vita come una continua ricerca. Ma esso anche stimolato dalla scarsit di occasioni che il mondo cosiddetto laico ci offre di discutere, in spirito di verit, dei problemi sempre pi seri e complessi del nostro tempo, e soprattutto del senso del nostro operare. Per chi, come me, pensa che non esista atto della vita in cui non si ponga un problema morale, essendo la morale nullaltro che il rapporto che uno ha verso la vita nelle sue manifestazioni singole e nellinsieme, pi che legittimo, doveroso, auspicabile e anzi necessario, che ratione peccati la Chiesa porti su ogni vicenda umana la sua parola, la sua stimolazione, il suo confronto. Ma se vi un evento per il quale questa problematica totalmente inappropriata proprio il viaggio di papa Francesco a Lampedusa e la sua omelia. Rileggiamola con attenzione e rispetto. Essa chiarissima. Il papa non venuto a proporre soluzioni e se lo avesse fatto, allora s! sarebbe stato criticabile. venuto: a pregare, a fare un gesto di vicinanza, a risvegliare le coscienze, a mandare un messaggio contro la globalizzazione dellindifferenza che la via che spiana la strada ai trafficanti, coloro che sfruttano la povert degli altri e a coloro che nellanonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono le strade ai drammi come questo. Senza un superamento della globalizzazione dellindifferenza, senza una nuova riflessione sul significato dei 20.000 morti nel Mare nostrum, non vi speranza di cambiare concretamente certi atteggiamenti. Dunque la presenza d papa Francesco a Lampedusa una presenza di preghiera (per chi sa pregare) e di riflessione (per chi sa riflettere).Tanto per incominciare smettiamola, come continua a fare la grande stampa, di parlare di vittime del mare e rileggiamo la meravigliosa poesia di Edoardo de Filippo intitolata: O mare: Certo, / p chi se trova / cu nu mare ntempesta /e perde a vita, / fa pena, / e ssongo o primmo / a penz ncapo a me: / Che brutta morte ha fatto / stu poverommo, / e che mumento triste cha passato. // Ma nun muorto acciso. / muorto a mmare. / O mare nuna cide. / O mare mmare, / e nun o sape ca te fa paura. // Io quann o sento, / specialmente e notte, /cumme stevo dicenno, /nun ca dico: / O mare fa paura, / ma dico / O mare sta facenno o mare. Dunque le ventimila vittime del Mediterraneo non sono vittime del mare perch il mare nuna cide ma semplicemente sta facenno o mare. Sono vittime degli uomini e delle politiche. E se Papa Francesco ha fatto bene a chiedere a tutti indistintamente un confiteor per lindifferenza di fronte a questa tragedia, oggi, se si vuole che questo grande momento di spiritualit avviato da Papa Francesco dia dei frutti a pi lungo termine, necessario portare la riflessione anche sul piano politico. E ci obbliga a fare delle distinzioni. Tra gli uomini e tra le politiche. Siamo tutti responsabili vero, ma io penso che Maroni, Berlusconi, Fini, Bossi siano pi responsabili di me e di tanti altri come me, sia sul piano morale che su quello politico. Perch le politiche adottate dallItalia per fronteggiare il probl ema non solo sono state crudeli ma sono state, sul piano dei risultati, una catastrofe. Esse non vanno so-

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www.arcipelagomilano.org lo condannate perch frutto di egoismo ma perch politiche ottuse e inefficaci. Nessuno intende dire che ci siano soluzioni facili n che si debbano aprire le porte senza ordine e organizzazione ma, certamente, se il risultato di quello fatto fino ad adesso quello che abbiamo sotto gli occhi, compresi i 20.000 morti in mare, allora chiaro che ci deve essere una via e un metodo diversi e migliori. E qui il discorso si allarga certamente allEuropa come mi scrive Lino Cardarelli che, fino a pochi giorni fa, osservava questa vicenda da un punto di vista privilegiatissimo, come quello di vicario segretario generale dellUnion Mediterrane: Papa Francesco va in visita a Lampedusa. un gesto politico e spirituale di straordinaria importanza, un ponte gettato tra le due sponde del Mediterraneo, mentre i paesi della riva sud, tuttora in preda a sconvolgimenti politici, non riescono a trovare stabilit e pace. L'Europa fortezza si chiusa in se stessa, pensa solo ai suoi mali, non guarda oltre il suo ombelico. Rispondere con politiche migratorie illuminate che assicurino ai paesi della sponda sud flussi ordinati di manodopera e una mobilit studentesca accresciuta una delle risposte che i paesi del sud del Mediterraneo attendono invano da anni. Non si riusciti a realizzare quelle politiche 'people to people' che avrebbero aiutato quei paesi a progredire nel cammino delle riforme, evitando le tragedie del mare che accompagnano l'immigrazione clandestina. Ci voleva un Papa per ricordare all'Europa che il Mediterraneo la sua frontiera, una porta allo sviluppo di due sponde che si confrontano e che dalla stabilit, dallo sviluppo e integrazione delle persone di quell'area, che rappresenta un potenziale economico formidabile, dipende anche la nostra prosperit.. Forse siamo ancora in tempo a ricominciare verso una direzione pi costruttiva, a non lasciare sola la generosa Lampedusa, ad assegnare al gesto di Papa Francesco non solo il suo alto contenuto morale e spirituale ma anche un contenuto politico per stimolare lEuropa e lItalia a una politica non solo pi umana ma pi efficace. La convinzione che sia sufficiente essere disumani per essere efficienti si dimostra, una volta di pi, una idiozia. Qualche leader europeo ha fatto riflessioni in questo senso e questo un buon segno sul quale si pu lavorare con unopinione pubblica pi attenta e responsabile. Forse il punto pi discutibile dellomelia di Papa Francesco proprio quando parla, come di un evento quasi invincibile, della globalizzazione dellindifferenza. Quando pone la terribile domanda: Chi ha pianto? Chi ha pianto oggi nel mondo?, forse la risposta : molti, ma non sanno come, dove, con chi piangere? Proprio in questi giorni sono stati resi noti i dati del Barometro Globale sulla Corruzione 2013. Sul tema cruciale della corruzione solo il, drammaticamente basso, 14% degli italiani ritiene che i governanti siano stati efficaci nel contrastare la corruzione negli ultimi due anni, ma ben il 77% degli italiani si dichiara disposto a partecipare attivamente alla lotta alla corruzione e il 56% pronto a collaborare pagando un prezzo superiore per acquistare prodotti di societ trasparenti e responsabili. Quindi la disponibilit a lottare contro i pi gravi mali sociali esiste, ma trova difficile trovare le strade per esprimersi. Tutto si tiene. Lopacit della gestione di tante importanti imprese (come anche gli eventi di questa estate hanno una volta di pi evidenziato), la corruzione e i traffici illeciti penetrati, attraverso lo IOR, nel Vaticano e scoperchiati dal papa di Lampedusa, lincapacit di sviluppare politiche di sviluppo nel Mediterraneo e i 20.000 morti nel Mare nostrum, sono tutti fenomeni interconnessi e conseguenza del cattivo governo. Per muovere in direzione del buon governo abbiamo bisogno di un cambio di passo globale, di una nuova consapevolezza, di una rinnovata coscienza. Che la preghiera di Lampedusa ci aiuti a questo difficilissimo compito.

Scrive Roberta Caccialupi a Paolo Mottana


Anchio sono costretta a passarci tutte le mie giornate, nella parte di Bicocca che volge pi al grigio. Nei giorni dinverno, quando anche il cielo incolore e gli alberi nudi, sembra di vivere in un mondo in bianco e nero.

Scrive Paola Ovatini a Paolo Mottana


Vorrei esprimere al professor Mottana il mio, per quanto inutile, pi totale consenso. Sono inorridita, a suo tempo, nel veder sorgere un intero quartiere che ricordava le architetture dei Soviet, quelle per il proletariato, e inorridisco continuamente di fronte alla pochezza di idee degli archistar (orribile fusione di due parole che dovrebbero avere luoghi e funzioni diversificate) in generale, ma pare particolarmente a Milano. Perch non partire con una rivolta contro il brutto, perch non chiamare i cittadini a segnalare quotidianamente gli scempi, perch non smetterla con la insensata valorizzazione di architetti, designer, installatori di "opere" che costano fior di soldi alla comunit senza apportare neppure il beneficio di qualcosa di bello su cui poggiare gli occhi? Chiss, magari indire una grande assemblea degli studenti della Bicocca, in carne ed ossa, non virtuali, aprire i loro occhi e le loro menti obnubilate e assuefatte mostrando la bruttezza in cui vivono e il bello in cui avrebbero potuto vivere con delle scelte diverse potrebbe anche accendere in qualcuno una fiammella, un'intuizione: se partecipare volesse davvero dire essere liberi?

Scrive Tiziana Gatti a Massimo Cingolani


Sono d'accordo con la proposta di Cingolani, immagino i paletti che verranno innalzati in un Paese dove anche le coppie etero non regolarizzate da contratto matrimoniale in Chiesa o Comune trovano difficolt persino ad assistere il proprio partner in ospedale. Non il matrimonio ne la combinazione tra i sessi

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che fa di una coppia un'unione a tutti gli effetti ma, forse , qualcosa

che va oltre un contratto scritto.

Scrive Riccardo Gorini a Giovanni Cominelli


La preziosa analisi di partenza pu essere pi o meno completa e condivisa come la difficolt della stessa giustifica, ma forse pi importante progredire accordandosi sul fatto che quello che conta come uscire dall'attuale situazione. Rinchiudersi nella dimensione rancorosa privata, localistica, da piccola patria probabilmente non mai stata una soluzione: chi aveva dei dubbi non ha che da guardare ai risultati pratici di quanti hanno proposto questo approccio: ma sfuggire nel riprendere ad amare il prossimo non mi sembra esattamente un programma di azione destinato a produrre risultai concreti. Le radici della situazione italiana sono forse meglio precisabili di un tale approccio indeterminato: gli strumenti attraverso i quali tentarne una risoluzione anche: forse quello che serve sono analisi magari limitate ma precise sulle radici del disastro, con proposte forse soggettive ma precise. Credo che chi opera nella realt locale costretto ad identificare quasi quotidianamente le ragioni delle difficolt. Questi primi due passi mi sembrano i due primi passi facili: quello che mi sembra difficile raggiungere un consenso su come cambiare che sia diverso da quello che mi pare sia in marcia da molto tempo. Quello che da molto tempo accade che i problemi non affrontati si aggravano fino a quando implodono: e a quel punto si ha una soluzione, magari insoddisfacente ma chiara di fronte alla quale si costretti a prender posizione. Per fare un esempio un'azienda mal condotta perde competitivit, la sua capacit di innovazione si riduce, i suoi disfunzionamenti sono sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono darsi la pena di misurarli, inizialmente erode il suo vantaggio competitivo, quel vantaggio che l'aveva resa prospera, sostenibile nel tempo se non si fosse degradato: arriva il giorno in cui i conti non consentono di andare avanti. Tutti a casa: tutti costretti, anzich proseguire nei vecchi errori, a nuotare in un mare nuovo. Naturalmente un mare doloroso, dove molto spesso saranno andati sprecati sacrifici e buona volont di molte parti. In ogni settore c' la possibilit di misurare quello che accade, soggettivamente: la valutazione soggettiva limitata, ma forse non cos esiziale come l'assenza di valutazioni. La valutazione che alla fine viene adottata contiene implicitamente la strategia di risoluzione: se quest'ultima sbagliata, i risultati lo indicano. Il primo confine di valutazioni dei meriti quello che divide quelli acquisiti risolvendo il problema sul quale si lavorato, da quelli che questo confine non possono dire di aver varcato. Certo vi possono essere freni indebiti nel trattamento di un problema, ma, se vi sono freni indebiti, questi sono identificabili, se chi ne ha il potere non prigioniero di logiche che non mirano alla soluzione del problema. Insomma solo il volere della maggioranza, o l'incapacit delle minoranze, in ultima analisi la causa del disagio che da quaranta anni per mia percezione soggettiva si aggrava. L'esperienza del passato mi sembra dire che anche in assenza di rimedi la soluzione arriva perch il doloroso equilibrio si rompe con la fine delle riserve accumulate in precedenza: forse succeder nuovamente che in assenza di rimedi la paziente analisi e risoluzione dei problemi verr sostituita da ricette generiche come in un non troppo lontano calamitoso passato.

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Un finale di stagione tutto verdiano
La stagione musicale milanese ormai finita, ma durante tutto lAgosto avremo la fortuna di essere accompagnati dagli ottimi concerti del ciclo Unestate con la musica dellorchestra Verdi allAuditorium. stata una stagione, come si sa, in tutto il mondo dedicata a Verdi e a Wagner, per via del bicentenario della loro nascita, una stagione che il nostro Tempio della Lirica ha iniziato molto male, inaugurandola con Wagner (per di pi con un Lohengrin molto discutibile) anzich con Verdi e finita a parere unanime ancora peggio, con un Ballo in m aschera che pi brutto di cos povero Verdi non si era mai visto n si poteva fare. n.28 V 24 luglio 2013 Ha riparato a queste malefatte una deliziosa serata, organizzata allAuditorium nel pomeriggio dellaltra domenica, intitolata Una sera con Verdi: la vera storia di Traviata. Un colto e curioso intrattenimento, inusitato, che ha incantato un pubblico molto concentrato, probabilmente attratto non solo dal tema ma anche dalla fama del protagonista: Corrado Augias. Sapevamo che Augias ha una particolare verve, da grande narratore, e sopratutto che uomo di vasta e profonda cultura, ma non immaginavamo che sapesse tenere la scena e catturare lattenzione del pubblico per tanto tempo su un tema peraltro gi molto noto e indagato come la storia della Traviata. Facendosi aiutare da Giuseppe Modugno, bravo pianista e acuto esegeta musicale che illustrava al pianoforte i passaggi e i temi principali dellopera, e intervallandoli con la proiezione di alcune parti della Traviata di Zeffirelli, Augias ci ha accompagnato in una lettura dellopera di Alessandro Dumas figlio - prima - e di Giuseppe Verdi - poi - poetica e sorprendente. emersa tutta la trasgressivit della storia di questa giovanissima escort ante litteram che si chiama Alphonsine Plessis quando (1840) arriva a Parigi appena sedicenne vi morir a ventitre - e che si nobilita il nome trasformandolo in Marie Du16

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plessis; incontra e fa impazzire damore Dumas il quale ne racconta la vicenda in un romanzo (1848) affibbiandole il nome di Marguerite Gautier. Il romanzo diventa subito un bestseller, tanto che ne trae poco dopo una commedia - La dame aux camlias (1852) - alla quale per caso assiste Verdi di passaggio a Parigi e appena un anno dopo Marguerite diventa Violetta Valery nel La Traviata che debutta alla Fenice (1853). Una rapidit travolgente che in una decina danni parte dalla realt, passa attraverso la letteratura e approda alla grandissima musica. Augias osserva come il tema centrale nellopera di Dumas sia la Societ borghese, con i suoi riti e i suoi tab; la giovane tenuta alla larga dalla Societ e tutta la vicenda si svolge in un clima di evidente e ipocrita clandestinit. Nellopera di Verdi, invece, il tema lamore e linnamoramento che esplode, tutto travolge, domina, e sopravvive anche quando verr sacrificato allipocrisia imperante. Marguerite in fondo non sinnamora mai pi di tanto, non rinuncia alla sua vita, mentre Violetta - che allinizio dellopera ha paura di innamorarsi e di perdere la libert - per amore rinuncer a tutto.

La letteratura - commenta Augias tende a dividere i personaggi maschili in due categorie estreme: i mascalzoni e i cretini. I mascalzoni capiscono fin troppo bene quali siano i loro interessi e come perseguirli, anche sulla pelle degli altri; i cretini si fanno travolgere dalle cose, capiscono assai poco dellanimo umano e possono fare del gran male senza neanche rendersene conto. Questi sono Giorgio e Alfredo Germont, il padre che si preoccupa della onorabilit della figlia, e il figlio che non capisce nulla del sacrificio di Violetta. Raccontare questa storia in unopera lirica in pieno ottocento gi un fatto rivoluzionario; darle il curioso nome di traviata sorprendente. Della persona traviata, povera Alphonsine Marie Marguerite - Violetta, non ha proprio nulla, anzi una vera e propria eroina. Ma il pubblico del 1853 era pronto ad accettare lidea che in una prostituta potesse celarsi lanimo delleroe? Nella letteratura, certo, da sempre: ma sulla scena del teatro borghese per eccellenza, suvvia. Eppure il successo fu travolgente (a parte il tonfo della prima) e quando si pensa oggi alla Traviata - complice anche la magnificenza di alcune messe in scena - a nessuno viene

in mente che la protagonista possa essere una povera donna costretta a prostituirsi o una irredimibile donna amorale. E a proposito di Verdi, un magnifico omaggio gli stato tributato pochi giorni orsono in una di quelle straordinarie realt che spesso costellano la vita musicale della nostra provincia. Parliamo dellAccademia Europea di Musica di Erba, diretta dal violinista Stefan Coles, che come sempre e nonostante le enormi difficolt economiche - ha dato vita anche questanno a un Festival estivo nella magnifica corte del Castello di Pomerio. Un concerto lirico con quattro belle voci - due italiane (le soprano Consuelo Gilardoni e Selena Bellomi) e due sudcoreane (il baritono Josef Eun Yong Park e lottimo e raro tenore Kyunam Choung) - che si sono alternate in arie, duetti e quartetti dei principali titoli dellopera verdiana. Il pubblico ha riempito il non piccolo spazio allinterno del Castello dimostrando che lamore per lopera lirica lungi dallessere al tramonto e soprattutto che essa non riservata n alle sofisticata platee dei massimi teatri n alle fanatiche tifoserie dei loro loggioni. Buona estate a tutti

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Estate darte in 4 capitali (e mezzo)
Giunti allultimo numero prima della pausa estiva, bene ricordarsi che larte non va in vacanza. Anzi. Lestate pu essere, in alcuni Paesi, addirittura in fermento nonostante le temperature in rialzo. Ecco perch ad esempio, chi andr a Londra potr deliziarsi con mostre quanto mai interessanti. Alla National Gallery protagonisti sono Vermeer e la musica. La mostra, intitolata proprio Vermeer and the music, affianca tre dipinti dellolandese Johannes Vermeer ad altri artisti suoi contemporanei, nei cui lavori compaiono chitarre, liuti e altri strumenti del XVII secolo, a sottolineare laccuratezza delle riprod uzioni pittoriche e limportanza dellin trattenimento musicale nelle case dellEuropa del tempo. Con un sottofondo depoca curato dallAccademia di Musica Antica, sembrer davvero di sentire suonare le olann.28 V 24 luglio 2013 desi di Vermeer alla spinetta o alla chitarra, orchestrate da La lezione di musica, concesso in prestito niente meno che da Sua Maest la Regina Elisabetta II. Fino all8 settembre. Sempre a Londra due sono le mostre da visitare prima di lasciare la citt. Alla Royal Academy c Summer exhibitons 2013. Giunta alla sua 245esima edizione, la mostra si propone come il clou del calendario artistico londinese. Una grande esposizione comprendente tutte le aree dellarte contemporanea del mondo: un mega occhio su pittura, scultura, incisione, fotografia, cinema, architettura e moda. Per chi non si accontenta mai, per un totale di pi di 1000 opere. Fino al 18 agosto. Ultima ma forse la pi ricca, la mostra del British Museum, intitolata Pompei ed Ercolano, vita e morte. la mostra dellanno, forte di pi di 250 pezzi arrivati direttamente da casa nostra grazie alla Soprintendenza per i Beni archeologici. Dal 79 d.C. tutto si cristallizz per la terribile eruzione del Vesuvio. Non appena i resti della citt furono ritrovati, 1700 anni dopo, fu subito Pompei-mania, una moda che in realt affascina tuttoggi. Dopo la grande mostra al Getty Museum di Los Angeles, ecco che Londra tenta di fare ancora meglio, proponendo calchi umani, culle di infanti passati, ritratti celebri e lancora pi famoso Cave canem. Imperdibile. Fino al 29 settembre. Se invece Londra non tra le vostre mete, ecco che la Spagna, o meglio Madrid, propone altre scelte interessanti. Il museo Reina Sofia (che gi varrebbe una gita solo per vedere Guernica -senza contare il resto), propone una mostra su Salvador 17

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Dal, Tutte le poetiche suggestioni e le possibilit plastiche in collaborazione con il centro Pompidou di Parigi, prima tappa della mostra. Lesposizione presenta oltre 200 lavori divisi in 11 sezioni che porteranno a rivalutare ancor pi il ruolo di Dal tra arte, cinema, costume e architettura nel secolo scorso. Fino al 2 settembre. Al Thyssen Bornemisza invece va in scena Camille Pissarro, padre degli impressionisti, con la sua prima monografica spagnola. La mostra riunisce 80 opere in prestito provenienti da numerosi musei e collezionisti di tutto il mondo, fra cui una famosa tavolozza sulla quale l'artista dipinse una scena campestre combinando i colori dell'arcobaleno. Fino al 15 settembre. Al Prado ecco invece Captive beauty. Fra Angelico to Fortuny, rassegna che riunisce 281 opere provenienti dalle collezioni del museo, tutte caratterizzate dal piccolo formato, dalla padronanza tecnica esibita dagli artisti, dalla raffinata pennellata, dal colore sofisticato e dalla presenza di dettagli nascosti che incoraggiano l'osservazione ravvicinata. La mostra si snoda lungo un percorso lungo diciassette sale, in ordine cronologico; una sorte d'invito a un viaggio nel tempo che comincia alla fine del XIV secolo in Italia, Francia e Paesi Bassi, e finisce in Spagna nel XIX secolo. Fino al 10 novembre. Le vostre vacanza vi portano in Francia? Perch non fare una classica tappa anche a Parigi? I nomi sono di gran richiamo. Si inizia con Roy Lichtenstein al Centre Pompidou, ricca dei suoi celebri fumetti ingranditi e puntinati, caposaldo della nascente cultura pop. Lichtenstein un artista capace di far rivivere i grandi capolavori della storia dellarte in chiave giocosa e dive rtente. Senza tralasciare una grande

maestria tecnica. Fino al 4 novembre. Un italianissimo invece ospitato al Louvre. Michelangelo Pistoletto, artista dellArte Povera, dialoga con i grandi capolavori del museo nella sua "Anno 1, il Paradiso in terra. Lartista biellese presenter le sue opere in tre delle sezioni del Louvre: nelle sale della scultura grecoromana, in quelle delle collezioni italiane e nella parte dedicata al Medio Evo. La mostra prevede anche tutto un programma di incontri, conferenze e perfino una pice teatrale. Fino al 2 settembre. Se il giro dellEuropa non fa per voi, si pu sempre rimanere in Italia, e andare a vedere qualcosa di cui si parler a lungo.Sicuramente a Roma vale la pena fare una tappa al MAXXI, per vedere Galleria Vezzoli, prima tappa di tre mostre dedicate al giovane artista Francesco Vezzoli. Sia il MAXXI, che MoMAPS1 di New York e il MOCA di Los Angeles collaborano per la prima volta a un nuovo e ambizioso progetto: The Trinity, la prima ampia retrospettiva internazionale di Vezzoli. Quindici anni di lavoro esposti in tre mostre separate ma connesse, ognuna delle quali esplora in profondit gli aspetti fondamentali delle sue opere: Arte, Religione e Film. Tre universi interconnessi che Vezzoli articola in una serie di intense allegorie, mescolando linguaggi e generi diversi. Si comincia dal MAXXI con Galleria Vezzoli: novanta opere per raccontare lartista a partire dai primi lavori, i ricami del 1995, fino ai video, gli autoritratti e le sculture pi recenti. Il titolo della mostra si ispira, con leggerezza e ironia, alle grandi Gallerie romane e suggerisce latmosfera sontuosa dei musei del passato. Per loccasione, il MAXXI si trasforma e le architetture avveniristiche di Zaha Hadid si vestono di velluti e tappezzerie damascate, su cui spiccano i

lavori dellartista: i video e le imm agini che hanno per protagonisti le star del piccolo e del grande schermo, gli autoritratti, le sculture dalle fattezze classicheggianti. Fino al 24 novembre. Una chiesa sconsacrata del XIX secolo, costruita in origine nel Sud Italia, sar smontata e rimontata nel cortile del MoMAPS1 per la mostra The Church of Vezzoli (autunno 2013). Questa installazione gigantesca e affascinante ospiter opere relative al tema del culto nel percorso artistico di Vezzoli. Infine il MOCA inaugurer Cinema Vezzoli (autunno/inverno 2013), una mostra che sottolineer la predilezione di Vezzoli a utilizzare il mondo del Cinema classico europeo e il mondo delle star Hollywoodiane, per rappresentare lossessione di oggi per la fama, la politica e lostentazione pubblica della vita privata. Se anche Roma non vi bastasse, ecco che a Venezia, oltre che la Biennale, c anche Prima Materia, presso il museo di Punta della Dogana, curata da Caroline Bourgeois e Michael Govan. 80 opere, molte inedite, che coprono un range temporale significativo, per unindagine linguistica ed estetica che va dagli anni Sessanta a oggi. Mezzo secolo di storia e di sperimentazioni creative e intellettuali, che provano a mettere in dialogo movimenti e singoli artisti che furono e che sono autentiche stelle del contemporaneo. Da Alighiero Boetti a Bruce Nauman, da Roman Opalka a Piero Manzoni. Un progetto che segue le tappe di quella prima materia aurea del pensiero, con riferimenti allalchimia medievale, e dellimmaginazione da cui scaturiscono, come in un vero processo alchemico, pluralit di forme, segni, conflitti, contrasti, vuoti e pieni. Fino al 31 dicembre. Due mesi di arte per tutti i gusti, dovunque voi siate.

Il signore del giallo a Palazzo Reale


E Palazzo Reale si tinse di giallo. No, non per una stramba scelta di chiss quale architetto creativo, ma perch a Milano arrivato niente meno che il maestro del giallo Alfred Hitchcock. La mostra, aperta da poco, presenta al pubblico una serie di testimonianze sulla vita e soprattutto sul lavoro del grande regista inglese. Settanta fotografie e contenuti speciali provenienti dagli archivi della Universal Picture raccontano la figura di Alfred Hitchcock attraverso i n.28 V 24 luglio 2013 suoi principali capolavori firmati dalla major americana: 'Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures', il titolo della rassegna, in programma fino a settembre, che mette in mostra scene dei backstage dei principali film di Hitchcock, rivelando particolari curiosi sulla realizzazione delle scene pi celebri, sull'impiego dei primi effetti speciali, sugli attori e sulla vita privata del grande regista. La Universal Pictures dal 1940 al 1976 ha prodotto i capolavori del grande regista, e le immagini in mostra danno suggestioni di quellepoca doro ormai passata, ricordando sia luomo che lartista. Suggestioni thriller accompagnano il visitatore nelle sale: complice anche la colonna sonora che mixa i temi musicali pi famosi dei film di Hitchcock, e che tanto hanno giocato nel creare quel clima di suspense e angoscia che regnava nei suoi film. Dai violini stridenti di Psyco, ai gabbiani de Gli Uccelli.

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Ma al centro c sempre lui, figura e regista ingombrante, sempre accanto ai suoi attori per suggerire e dare indicazioni. Eccolo accanto alla bellissima Grace Kelly e a Janet Leigh, oppure con Kim Novak e Paul Newman, o pi semplicemente accanto alla fondamentale moglie e compagna Alma Reville. Una interessante parentesi dedicata anche ai cammei di Hitchcock, in cui il regista si fa attore che appare per fugaci momenti, attesi e osannati dal pubblico. Oltre alla mostra, i fan del regista potranno gustare i suoi capolavori grazie a una rassegna dei suoi film

cult proposta dalla Fondazione Cineteca Italiana allo Spazio Oberdan fino al 17 luglio: in cartellone non soltanto otto capolavori di Hitchcock in lingua originale con sottotitoli in italiano (La donna che visse due volte, Nodo alla gola, Notorius L'amante perduta, Psyco, Sabotaggio, L'ombra del dubbio, Gli uccelli, La finestra sul cortile), ma anche il recentissimo Hitchcock interpretato da Anthony Hopkins, e che verr proiettato sempre in lingua originale. C' qualcosa di pi importante della logica: l'immaginazione, disse una volta il regista, scomparso nel 1980. Questo sicuramente un

consiglio da tener presente anche oggi visitando la mostra, attendendosi quasi che un pericolo mortale sbuchi dalle sale immacolate di Palazzo Reale.

Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures Palazzo Reale, fino al 22 settembre 2013 Orari luned 14.30 - 19.30 marted, mercoled, venerd e domenica 9.30 19.30 gioved e sabato 9.30 - 22.30 Ingresso Intero 8,00 Ridotto 6,50

I Sette Savi di Melotti


Dopo quasi cinquanta anni di assenza tornano a far bella mostra di s i Sette Savi dello scultore Fausto Melotti. Le sculture, restaurate con il contributo di SEA- Aeroporti di Milano, attenderanno da qui al 10 novembre i viaggiatori e i frequentatori dellaeroporto di Malpensa presso la Porta di Milano, tra lingresso del Terminal principale e la stazione ferroviaria che conduce in citt. La Porta, progettata dagli architetti Pierluigi Nicolin, Sonia Calzoni (che hanno curato lallestimento della mostra), Giuseppe Marinoni e Giuliana De Gregorio, con i suoi effetti datmosfera, esalta e valorizza i giganti di pietra di Viggi scolpiti da Melotti con un forte richiamo alla metafisica dechirichiani. I Sette Savi hanno una lunga e travagliata storia alle spalle. Lopera fu concepita infatti come un insieme di 12 gessi per la sala disegnata dagli architetti B.B.P.R. (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers) e intitolata Coerenza delluomo della VI Triennale di Milano. Di queste sculture ne sopravvissero intatte solo sette e questo stesso numero port Melotti a non volere reintegrare le cinque perdute. Lopera infatti acquis un nuovo senso, facendo riferimento alla magia del sette che da sempre compare nella storia delluomo con significati filosofici e religiosi: nel Buddismo il numero della completezza, nel Cristianesimo sette sono i sacramenti e i doni dello Spirito Santo, nella religione islamica il sette identifica gli attributi fondamentali di Allah. Questo numero ha non solo nella religione, ma anche nella cultura astronomica, storica, mitologica un forte significato simbolico. Sette sono le arti liberali, le virt teologali, i peccati capitali, le meraviglie del mondo e i metalli della trasmutazione alchemica. Dovendone produrre altre versioni, lautore decise quindi di creare sempre e solo sette elementi. Ogni scultura simile ma differente dalle altre, creando un ritmo quasi musicale come era tipico della cultura astratta di Melotti. Lo scopo dei Savi sembra quello di far riflettere sulla compostezza e laspetto sacrale di coloro che dedicano la loro vita alla conoscenza, con profonda concentrazione e forza di volont. Al grande pubblico era per gi possibile vedere altri Savi di Melotti in un paio di versioni: quella in gesso, esposta al MART di Rovereto, eseguita nel 1960, e quella in marmo di Carrara creata nel 1981 ed esposta nel giardino del PAC di Milano, visibile anche dalla vetrata interna. Ma questi giganti di pietra, dove erano finiti per quasi cinquanta anni? I Sette Savi in questione vennero commissionati dal Comune di Milano allo scultore trentino per adornare, nel 1961, il giardino del Liceo Classico Giosu Carducci di via Beroldo, e lopera fu selezionata da una commissione composta dagli architetti Piero Portaluppi, Franco Albini e Renzo Gerla, allora consulenti del Comune. Fu pagata 5.805.000 lire, una cifra considerevole per i tempi anche se, visto il valore odierno, fu anche un lungimirante investimento economico. Nel 1964, due statue vennero danneggiate dagli studenti; e da allora, lopera giaceva in un deposito del Liceo, in attesa del suo recupero, dimenticata e acciaccata. Dopo un restauro costato 18.000 euro ecco che ora i Savi accoglieranno viaggiatori e passeggeri in transito per Milano, presentandosi come un interessante biglietto da visite della citt in vista dellExpo 2015.

Milano Archeologica 2015


In vista dellExpo 2015 tante sono le attivit culturali in programma. Oltre allideazione di nuovi progetti, Mil ano si prender (finalmente) cura anche del patrimonio gi esistente, restaurando e valorizzando alcuni siti importantissimi per la storia della citt e quindi significativi anche a livello turistico. da poco stata presentata infatti la prima tappa del programma Milano Archeologia per n.28 V 24 luglio 2013 Expo 2015, un percorso che restituir alla citt una fetta importante del suo patrimonio storico, quello riguardante let romana e imperiale. Nonostante gli evidenti sviluppi urbanistici e architettonici, Milano conserva ancora tracce importanti di un passato glorioso che va dal I sec. a.c. allet tardoantica, in cui la citt divenne centro e poi una delle capitali pi siginificative dellImpero romano. Resti di questo passato si possono vedere ancora oggi al Museo Archeologico di corso Magenta, con i resti delle mura di Massimiano e la torre di avvistamento, cos come, inglobata nel campanile di San Maurizio al Monastero Maggiore sopravvive lantica torre del circo romano.

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www.arcipelagomilano.org L accanto invece sono conservati, in via Brisa, a cielo aperto, i resti del monumentale palazzo imperiale, in cui Costantino e Licinio nel 313 emanarono il famoso Editto di tolleranza. I resti pi emozionanti forse per si trovano sotto piazza Duomo, con il battistero di San. Giovanni e lantica basilica di Santa Tecla. Solo per citare le testimonianze pi note. Il progetto Milano Archeologia si propone quindi di favorire la conoscenza e la conservazione delle realt archeologiche presenti nel centro storico di Milano mediante azioni di manutenzione, promozione e comunicazione attraverso un sistema di reti di conoscenze e diffusione delle informazioni. Un progetto voluto e sostenuto dallArcidiocesi, dalla Regione Lombardia, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici e dal Comune di Milano. Insieme collaboreranno le parrocchie di San Eustorgio, San Simpliciano, San Lorenzo Maggiore e San Nazaro in Brolo, interessate poich depositarie di importanti resti paleocristiani sui loro territori. Infatti verranno restaurate e riqualificate le aree delle sepolture e dei manufatti paleocristiani della necropoli di Sant'Eustorgio; verranno valorizzati i resti di et romana imperiale presso San Nazaro, cos come larea del Foro romano in piazza s. Sepolcro e nei sotterranei della Biblioteca Ambrosiana, per concludere con la torre romana e la torre del circo in via Luini. A partire dalla celebrazione dei 1700 anni dellEditto di Costantino e in vista dellExpo, questo progetto non solo punta a riqualificare e promuovere resti, aree e monumenti, ma anche a elaborare una metodologia che potr essere replicata per altre realt non solo milanesi ma anche lombarde.

La Biennale enciclopedica di Gioni


Il 1 giugno ha aperto la 55 Esposizione internazionale d'arte di Venezia, firmata dal pi giovane curatore nella storia della Biennale, Massimiliano Gioni, superstar nostrana dal curriculum importante, ad appena 39 anni. Il titolo dellevento imp onente: "Il Palazzo Enciclopedico", ripresa dichiarata del progetto pensato dall'artista-architetto italoamericano Marino Auriti, che nel 1955 aveva depositato il brevetto per realizzare un edificio di 136 piani destinato a contenere 'tutto il sapere dell'umanit, collezionando le pi grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite". Unimpresa chiaramente impossibile, rimasta utopica, ma che ha dato spunto a Gioni per creare una Biennale che si preannuncia essere ricca di sorprese e meraviglie. Concentrare in un luogo solo tutto il sapere (artistico) del panorama contemporaneo, con i grandi di ieri e di oggi: una sfida per Gioni, accettata per dai 150 artisti provenienti da 38 Paesi diversi. Sviluppata come sempre tra il Padiglione Centrale, i Giardini e l'Arsenale, la Biennale concepita come un museo contemporaneo, e, spiega Gioni l'esposizione sviluppa un'indagine sui modi in cui le immagini sono utilizzate per organizzare la conoscenza e per dare forma alla nostra esperienza del mondo". Insomma quel sogno che da sempre rincorre luomo di poter arrivare al sapere sommo e totale, viene abbozzato da Gioni nella sua Biennale, chiamando gli artisti a contribuire con un pezzetto di arte, a questa utopia. Un percorso e un allestimento che si preannunciano in stile Wunderkammer, le celebri camere delle meraviglie in voga tra 1500 e 1600, destinato a suscitare stupore e sorpresa, ma anche a far riflettere sul senso dellarte oggi, secondo una progressione di forme naturali e artificiali, messe insieme per strabiliare lo spettatore. Il Palazzo Enciclopedico una mostra sulle ossessioni e sul potere trasformativo dellimmaginazione e si apre al Padiglione Centrale ai Giardini con una presentazione del Libro Rosso di Carl Gustav Jung dice Gioni, riferendosi al manoscritto illustrato al quale lo psicologo lavor per sedici anni, posto in apertura del Padiglione Centrale. Un lavoro che stimola la riflessione sulle immagini, soprattutto interiori e sui sogni in chiave psicanalitica, cancellando le distinzioni tra artisti professionisti e dilettanti, tra outsider e insider - dice ancora Gioni l'esposizione adotta un approccio antropologico allo studio delle immagini, concentrandoci in particolare sulle funzioni dell'immaginazione e sul dominio dell'immaginario". La Mostra sar affiancata da 88 partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, allArsenale e nel centro storico di Venezia, con ben dieci Paesi new entry: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Costa dAvorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay, Tuvalu e Santa Sede. E la partecipazione di questultima forse la novit pi forte, con una mostra allestita nelle Sale dArmi, fortemente voluta dal cardinal Bagnasco. E il sempre chiacchieratissimo Padiglione Italia? Questanno il compito curatoriale toccato a Bartolomeo Pietromarchi, che ha deciso di lavorare sugli opposti, con Vice versa, titolo scelto riprendendo un concetto teorizzato da Giorgio Agamben nel volume Categorie italiane. Studi di Poetica (1996), in cui il filosofo sosteneva che per interpretare la cultura italiana fosse necessario individuare una "serie di concetti polarmente coniugati" capaci di descriverne le caratteristiche di fondo. Binomi quali tragedia /commedia o velocit/leggerezza divengono cos originali chiavi di lettura di opere e autori fondanti della nostra storia culturale. Una attitudine al doppio e alla dialettica che particolarmente cara alle dinamiche dellarte contemporanea italiana. Quattordici gli artisti invitati e ospitati in sette stanze: Francesco Arena, Massimo Bartolini Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, Piero Golia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa. Gli artisti, in un dialogo di coppia, compongono un viaggio nellarte italiana di ieri e di oggi, letto per non come una contrapposizione di stili, forme o correnti, ma piuttosto come un atlante del tempo recente che racconta una storia tutta nazionale. Insieme ai tantissimi eventi collaterali sparsi per la citt, non resta che scoprire, vivendola dal vivo, questa promettente, e ricca di citazioni, Biennale. Per scoprire i vincitori, clicca qui.

Il Napoleone restaurato
Dal 1859 sorveglia lAccademia e la Pinacoteca di Brera. In un secolo e mezzo di vita ha visto passare artisti, personalit illustri, studenti e appassionati darte. Ora, finalmente, si concede un meritato restauro. Pro-

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www.arcipelagomilano.org tagonista di un intervento che durer 12 mesi proprio il Napoleone come Marte Pacificatore di Antonio Canova, statua bronzea che troneggia al centro del grande cortile donore in omaggio a colui che, nel 1809, fond la Real Galleria di Brera. Dal prossimo giugno limponente scultura sar circondata da una teca di vetro, attraverso la quale si potranno seguire, passo dopo passo, i progressi compiuti sul grande bronzo, proprio come consuetudine per i restauri sui dipinti della Pinacoteca, esposti al centro del percorso museale in un laboratorio di vetro. Sistemati, ripuliti e messi a nuovo da abili restauratori che lavorano sotto gli occhi (curiosi) di tutti. Pannelli illustrativi e attivit didattiche per scuole e appassionati accompagneranno i restauri, sponsorizzati da Bank of America Merrill Lynch, dallAssociazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi e dalla Soprintendenza per i beni storici artistici e etnoantropologici di Milano. Che fosse necessario un restauro era evidente da tempo: la superficie ha subito alterazioni causate da fattori metereologici e dall'inquinamento atmosferico, cos come sono visibili distacchi e cadute di frammenti e crepe nel marmo posizionato sotto il piedistallo della statua. Un Napoleone che ha avuto vita non facile, fin dallinizio. Lopera fu commissionata nel 1807 da Eugenio di Beauharnais, vicer del Regno dItalia, allo scultore Antonio Canova, ma non essendo ancora pronta, per problemi con la fusione, nel 1809, per linaugurazione della Pinacoteca di Brera, Beauharnais acquis a Padova il calco in gesso, da esporre in quella occasione. Il gesso, depositato in unaula dellAccademia, stato riesposto in uno dei saloni della stessa Pinacoteca, in concomitanza con le celebrazioni dei duecento anni dellistituzione museale, avvenuti nel 2009. Dopo il declino della fortuna e del comando di Napoleone, la statua in bronzo, che a Milano non aveva mai trovato collocazione in luogo pubblico, fu abbandonata nei depositi del palazzo di Brera. Riemerse alla luce allepoca dellarrivo in Lombardia di Napoleone III, a conclusione della seconda guerra di indipendenza italiana. Nel 1859 la statua fu eretta su un basamento temporaneo nel cortile principale di Brera. Solo nel 1864 fu inaugurato lattuale basamento in granito e in marmo di Carrara progettato da Luigi Bisi, docente di prospettiva allAccademia di Brera, ornato con aquile e fregi di bronzo. La statua in bronzo fu ottenuta con un'unica fusione (ad eccezione dell'asta e della vittoria alata) tenendo conto delle prescrizioni dettate dallo stesso Canova: l'asta tenuta nella mano sinistra composta da due elementi avvitati; la vittoria alata, che per fu rubata, stata allinizio degli anni 80 ricostruita basandosi su documentazione fotografica. Una curiosit: il bronzo utilizzato per la fusione proviene da cannoni in disuso di Castel Sant'Angelo a Roma. Un restauro iniziato in un momento non causale: il progetto parte del lavoro di valorizzazione che la Pinacoteca di Brera ha avviato in preparazione dellEXPO 2015, in cui giocher un ruolo fondamentale sulla scena culturale non solo milanese ma anche internazionale.

La pop art di Warhol e le stampe a diamanti


Settimana scorsa, come gi anticipato, al Museo del 900 c stata lapertura a ingresso gratuito della mostra Andy Warhols Stardust. Stampe dalla collezione Bank of America Merrill Lynch, a cura di Laura Calvi. Protagoniste le brillanti, e preziosissime, stampe di Andy Warhol, artista sopra le righe e padre della Pop Art americana. Lo stardust indicato nel titolo richiama davvero la polvere di diamante usata per rendere brillanti e uniche queste stampe, ma anche tutta quellallure che da sempre circonda il nome e il lavoro di Warhol stesso. Dagli anni 60 agli anni 80, la m ostra ripropone i soggetti pi noti creati dallartista di Pittsburgh. Imperdibili i Flowers in tonalit fluo, le indimenticabili Campbells Soup, i divertenti Fruits e i meno noti, ma altrettanto vivaci, Sunset. Un procedimento di lavoro, quello di Warhol, molto simile a quello dellartista co ntemporaneo Damien Hirst. Entrambi hanno affidato, e affidano, la produzione dei loro lavori ad assistenti specializzati, nel caso di Warhol cera addirittura la famosa Factory a servirlo, e solo alla fine i due maestri ritoccano e aggiustano dei dettagli con il loro tocco personale. Tocco che fa lievitare le loro opere a diversi milioni di dollari. Ma daltra parte quelle di Warhol erano opere Pop, nate e pensate per essere vendute e riprodotte in gran quantit, in linea con la produzione di massa, anche artistica. Oltre ai fiori e ai frutti, da ammirare anche i celebri volti ritratti da Warhol: Mohammed Al, Marylin, e le copertine di Interview create appositamente dallartista, che sponsorizza, tra laltro, i suoi Velvet Underground e la loro famosa banana-simbolo. Personaggi reali ma non solo. Nella serie dei Myths Warhol rappresenta Topolino e gli eroi dei fumetti, dando loro la stessa effimera concretezza dei personaggi di Hollywood e dello spettacolo, mettendo insieme la collezionista Gertrude Stein, Babbo Natale, Einstein, Superman e i fratelli Marx. Nuove nel taglio anche le didascalie, non pi banali cartellini descrittivi ma etichette a muro in colori fluo, con interessanti citazioni dellartista e dei suoi contemporanei che ne spiegano e approfondiscono il lavoro, dando anche un quadro generale su quegli anni e sulle difficolt economiche, razziali o semplicemente raccontando aneddoti legati alle opere. Lallestimento intero, a cura di Fabio Fornasari, ricorda la corsia di un supermercato, in cui le opere darte sono esposte con la stessa freddezza e precisione dei prodotti di consumo quotidiani, in cui possibile, virtualmente, comprare le lattine Campbell e i frutti di stagione, insieme alle riviste di musica rock, con una spolverata di polvere di diamanti. Andy Warhols Stardust. Stampe dalla collezione Bank of America Merrill Lynch, Museo del 900, Fino all8 settembre Orari luned 14.30 19.30 marted, mercoled, venerd e domenica 9.30 19.30 gioved e sabato 9.30 22.30 Ingresso intero 5 euro ridotto 3 euro

Leonardo e le macchine ricostruite


Come faceva Leonardo Da Vinci a progettare le sue macchine volanti? Potevano davvero volare? Che cosera il famoso Leone Meccanico? Perch non venne mai portato a termine il colossale monumento equestre di Francesco Sforza? Queste sono solo alcune delle domande che potranno avere risposta grazie

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www.arcipelagomilano.org allinnovativa - e unica nel suo genere - mostra che si appena aperta in una location deccezione: gli Appartamenti del Re nella Galleria Vittorio Emanuele. Tutto nasce dallidea di tre studiosi ed esperti, Mario Taddei, Edoardo Zanon e Massimilano Lisa, che hanno saputo mettere insieme e creare un centro studi e ricerca dedicato a Leonardo, alle sue invenzioni e alla sua attivit, con risultati sorprendenti sia sul fronte delle esposizioni, sia su quello della divulgazione. Leonardo3 (L3) parte di un progetto pi ampio, di un innovativo centro di ricerca la cui missione quella di studiare, interpretare e rendere fruibili al grande pubblico i beni culturali, impiegando metodologie e tecnologie allavanguardia. Sia i laboratori di ricerca sia tutte le produzioni L3 (modelli fisici e tridimensionali, libri, supporti multimediali, documentari, mostre e musei) sono dedicati allopera di Leonardo da Vinci. E i risultati sono stati straordinari: L3 ha realizzato il primo prototipo funzionante al mondo dellAutomobile di Leonardo, hanno ricostruito il Grande Nibbio e la Clavi-Viola, il primo modello fisico della Bombarda Multipla, il primo vero modello del Pipistrello Meccanico, il Leone Meccanico e il Cavaliere Robot, oltre a interpretazioni virtuali e fisiche inedite di innumerevoli altre macchine del genio vinciano. Non solo macchine per. Fondamentali per la riscoperta e la creazione dei prototipi sono stati i tanti codici leonardeschi, tra cui il famoso Codice Atlantico interamente digitalizzato, cos come il Codice del Volo, presentato in Alta Definizione, in cui ogni singolo elemento interattivo. E queste tecnologie diventeranno, in futuro, sempre pi utili per studiare manoscritti antichi e fragilissimi, come i diversi Codici e taccuini, gi molto rovinati dallusura e dal passare dei secoli. Una mostra che divertir grandi e bambini, che potranno toccare con mano le macchine e i modellini ricostruiti, testarsi sui touch screen per comporre, sezionare o vedere nel dettaglio, tramite le ricostruzioni 3D, i vari pezzi delle macchine di Leonardo, far suonare la Clavi-Viola e costruire, davvero, un mini ponte autoportante. Una delle ultime sezioni poi dedicata ai dipinti di Leonardo, su tutti la famosa Ultima Cena. Una ricostruzione digitale e una prospettica permettono di ricostruirne strutture e ambienti, di capirne perch Leonardo sbagli di proposito la prospettiva e di approfondire alcuni dettagli. I modelli sono stati costruiti rispettando rigidamente il progetto originale di Leonardo contenuto nei manoscritti composti da migliaia di pagine, appunti e disegni. Il visitatore avr anche la possibilit di leggere i testi di Leonardo invertendo la sua tipica modalit di scrittura inversa (da destra a sinistra). L3 si gi fatto conoscere nel mondo, le mostre sono state visitate da centinaia di migliaia di persone in citt e Paesi come Torino, Livorno, Vigevano, Tokyo, Chicago, New York, Philadelphia, Qatar, Arabia Saudita e Brasile. Occasione imperdibile. Leonardo3 Il Mondo di Leonardo -piazza della Scala, ingresso Galleria Vittorio Emanuele II, fino al 31 luglio, orari: tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 23:00, biglietti: 12 intero, 11 studenti e riduzioni, 10 gruppi, 9 bambini e ragazzi, 6 gruppi scolastici.

Modigliani, Soutine e la Collezione Netter


Di Modigliani si detto e scritto di tutto. A iniziare dal suo soprannome, Mod, gioco di parole tra il suo cognome e lespressione peintre maudit, il pittore folle. Si sa della sua dipendenza cronica da alcol e droghe, si sa del suo grande amore, leterea Jeanne, si sa della loro tr agica fine. Esponente di rilievo della cosiddetta Scuola di Parigi, Modigliani ha davvero segnato unepoca, pur nella sua breve esistenza, influenzando artisti e generazioni future. Un artista incompreso, come molti altri allinizio della carriera, e che pot sopravvivere soprattutto grazie allaiuto di generosi e lungimiranti mecenati. Dopo Paul Alexandre e Paul Guillaume, entra in gioco un collezionista atipico, schivo e riservato, che aiuter Mod nei suoi anni pi cruciali: Jonas Netter. Industriale ebreo emigrato a Parigi, Netter negli anni riuscir a mettere insieme una straordinaria collezione di opere darte, pi di duemila, sc egliendo gli artisti pi promettenti e interessanti, affidandosi al suo gusto personale ma anche a quello di un uomo completamente diverso da lui per stile di vita e carattere, Leopold Zborowski. Polacco, arriva a Parigi nel 1914 insieme alla moglie, per tentare la carriera artistica. La ville lumire lo trasformer invece, a suo dire, in poeta. E in un mercante. Grazie alle conoscenze e alle frequentazioni dei caff e dei locali di Montparnasse, Zborowski conosce e frequenta gli studi degli artisti pi talentuosi, e poveri, che stipendia e compra per Netter, con il quale aveva precisi rapporti commerciali. Un sodalizio lungo pi di un decennio, interrotto in brusco modo nel 1929, e che condurr Netter ad avere 50 dipinti di Modigliani, 86 Soutine e 100 Utrillo. Ed proprio Maurice Utrillo, figlio della ex modella e pittrice Suzanne Valadon, a essere stato il grande amore di Netter. In mostra molti paesaggi, declinati nei diversi periodi e momenti della sua vita. La precoce dipendenza di Utrillo dallalcol non gli ha impedito di lavorare tantissimo, a scopo terapeutico, e di ispirarsi alla pittura impressionista, soprattutto di Pissarro. Netter amava i suoi artisti come dei figli, sostenendoli in ogni modo: pagava stipendi, studi e materiali, pagava anche alcol e cliniche di disintossicazione. Ma in realt la collezione molto variegata. Oltre agli artisti maledetti per eccellenza, Mod e Soutine -con i suoi paesaggi espressionisti e i materici quarti di bue- presenta anche fauve come Derain con le fondamentali Grandi bagnanti del 1908, e de Vlaminck; molte opere di Suzanne Valadon, il neoplasticista Helion, Kisling, Kikoine, Kremegne e altri artisti dellEst- e non soloscappati da una vita di miseria per approdare a Parigi, citt ricca di promesse, di collezionisti e simbolo, con Montmartre, Montparnasse e i loro caff, di una vita bohemien e ribelle. Certo non tutto al livello delle opere di Modigliani, sono presenti anche pittori minori e nomi forse poco conosciuti. Ma daltra parte la collezione il frutto del gusto e dellestetica personale di Netter, che ha saputo riunire tutti quegli artisti, diversi per storia, cultura e Paese, e che hanno segnato la storia dellarte europea. Dice il curatore, Marc Restellini: Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualit e i sogni propri a ciascuno di loro. Quegli anni corri-

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www.arcipelagomilano.org spondono a un periodo demancipazione e di fermento che ha pochi eguali nella storia dellarte. Di Jonas Netter, uomo nellombra, oggi non rimane quasi niente, solo un suo ritratto fatto da Moise Kisling e qualche lettera. La sua eredit pi grande sono senza dubbio le opere darte che oggi, dopo pi di settanta anni, tornano a essere esposte insieme per ricreare una delle epoche doro della pittura europea. Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti - Palazzo Reale, fino all8 settembre 2013 - Orari: Luned: 1430 - 19.30. Dal marted alla domenica: 9.30-19.30. Gioved e sabato: 9.30-22.30 - Costo: Intero 9 euro, ridotto 7,50 euro.

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Giancarlo Genta Il cacciatore
UteLibri, 2013 pp. 262, euro 15,00
La UteLibri sfrutta la crisi libraria per perseguire un fine: sopravvivere come highlander, lultimo dei immortali. Nuove tecniche di marketing permettono alla casa editrice di conquistarsi una fetta di mercato e di realizzare il sogno di conquistare i lettori di questepoca, e sembra proprio che ci stia riuscendo. Chi di noi non ha un sogno? Anche Mike Edwards, tecnico di una stazione spaziale, ne ha uno, che intende realizzare. Diventare cacciatore e comperare una nave tutta sua. La Nuova Shangai nata per essere una base logistica per la terraformazione di nuovi pianeti si ridotta al rango di una piccola stazione periferica a causa di orribili macchine aliene, in grado di autoreplicarsi, che hanno attaccato alcune colonie umane in quella zona di universo. Vi un uomo nella galassia che Mike aveva sempre desiderato incontrare. Lo chiamano: il Cacciatore. Ha distrutto sei Replicatori prima che questi avviassero la sequenza di replicazione. diventato una leggenda. Mike disposto a tutto pur di far parte dellequipaggio della sua astronave, anche a mettere in gioco la sua relazione con Ann, contraria alla sua scelta pericolosa. Lui odia quelle macchine e le vuole distruggere. I governi pagano una grossa taglia per chi annienta un Replicatore; quei soldi gli sarebbero serviti per liberare Ann dal bordello in cui viveva insieme alle RG, delle prostitute robot. Arruolato dal Cacciatore, Mike parte per la missione. Ma che cosa si sa di queste macchine? Padre Dubois, il comandante di una nave salvata da Mike, crede che siano creature di Dio. Sostiene che i robot, quando raggiungono un certo livello dintelligenza, ricevono unanima immortale. Ma uneresia. In verit, una macchina rimane una macchina: non si pu amare, n odiare e nemmeno uccidere, si pu solo distruggere. E Mike ci riesce usando Lulu, il suo robot prostituta preferito, che ha costruito, modificato e amato. La trasforma in un robot da guerra e, sacrificandola, sinfila nella pancia del nemico, fino a prendere il controllo del Replicatore. Mentre Mike corona il suo sogno, scopre che anche le macchine hanno unevoluzione esattamente come un essere vivente. Gli errori di replicazione determinano mutazioni inaspettate: una macchina nata per lesplorazione spaziale pu diventare un mezzo di sterminio di massa. I replicatori sono solo il prodotto di unevoluzione incontrollata, sono animali da preda. Il professor Giancarlo Genta, autore del romanzo, ordinario di progettazione meccanica e costruzione di macchine al Politecnico di Torino, ci regala molte sue conoscenze ingegneristiche in una plausibile e appassionante storia di un futuro prossimo. Ma il coraggio e i risultati di una tecnologia avanzatissima non possono porre rimedio a uno dei drammi che luomo e la natura subiscono: lerrore e lentropia del s istema. (Cristina Bellon)

SIPARIO questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.G. Muscianisi rubriche@arcipelagomilano.org Festival di Edimburgo
Se avete voglia di teatro e volete scappare dal caldo italiano il Festival di Edimburgo la meta ideale. Questanno il Festival Internazionale cio quello ufficiale propone fra le altre cose uninteressante pe rsonale su Samuel Beckett, allinterno della quale vengono messe in scena alcune sue opere considerate minori o non necessariamente pensate in origine per il teatro, come Ill go on, First love, Eh Joe e All that fall. Ma la parte pi interessante della manifestazione il festival off, il Fringe, che con gli anni diventato la vera attrazione perch, a parte il fatto che i prezzi sono decisamente pi accessibili, offre la possibilit di vedere davvero di tutto e dappertutto. Informarsi prima richiede un impegno e unattenzione spropositati quindi, a meno che non ci siano compagnie o testi che conoscete gi e non volete perdervi, il consiglio quello di lasciarvi trasportare. Certo, un po di organizzazione ci vuole, ma pu essere fatta alla giornata, recandosi alla mattina allufficio centrale del festival, dove potete acquistare biglietti e dove centinaia di performers proveranno a convincervi ad andare a vedere il loro spettacolo: lasciatevi convincere. Non la qualit il criterio con il quale bisogna

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www.arcipelagomilano.org approcciarsi a unesperienza del genere, ma la quantit, intesa come possibilit unica di vedere in continuit le pi disparate e lontane forme di rappresentazione dal vivo. Consiglio di stare chiusi quattro o cinque ore in uno dei tanti teatri sotterranei ricavati dalle discoteche e vedere tre o quattro spettacoli in fila (alcuni di questi sono gratuiti o a offerta libera) e perdere completamente il senso del tempo, poi magari spostatevi in un quegli uffici o case private che allestiscono recite (di solito monologhi) per un massimo di dieci persone (in questo caso prenotare alla mattina fondamentale, invece) e infine concludete la serata in uno dei tantissimi pub improvvisati allaperto o dentro edifici che, evidentemente, durante lanno hanno un'altra funzione. Per quanto riguarda la comprensione linguistica le possibilit sono molteplici e spesso non immaginabili prima di essersi seduti in platea (o in quella che funge da platea): alcune compagnie di giovani neodiplomati o diplomandi nelle accademie parlano un inglese accademico che vi permette con una conoscenza minima della lingua di seguire quasi tutti i dialoghi; al contrario invece certe battute o giochi di parole delle stand up comedy non le potete proprio capire, se non siete anglosassoni o non vivete in UK da un po. In generale per, quando il teatro fatto bene come ci insegna Dario Fo la lingua non mai uno scoglio e in questo caso con un inglese mediocre riuscite ad apprezzare gran parte degli spettacoli. Certe volte potrebbe capitarvi di non capire alcune battute per motivi culturali, pi che linguistici: ricordo che qualche anno fa al Franco Parenti di Milano era in scena Una specie di Alaska di Pinter, in italiano, io ero seduto di fianco a una signora inglese e mi sono accorto che pi di una volta solo lei in tutta la sala rideva a certe battute. A fine spettacolo, visto che la conoscevo, le ho chiesto delucidazioni e lei mi ha spiegato ridendo di nuovo che per un qualche motivo, che io non ho comunque capito, il fatto che un ragazzo avesse i capelli rossi poteva far molto ridere, in UK, e che Pinter laveva scritto apposta. A Edimburgo mi capitato invece di assistere a uno spettacolo sul fascismo e a un certo punto, quando il personaggio che interpretava Mussolini ha detto qualcosa del tipo: per fo rza mi andata male, Hitler aveva i tedeschi, Stalin aveva i Russi, mentre io avevo pausa, gli italiani, tutte le trecento persone stipate in quel capannone adibito a teatro sono scoppiate in una fragorosa risata; tutte tranne me e un mio amico italiano, che ci siamo guardati e abbiamo detto: devono avere una immagine nitida del nostro popolo, e non particolarmente positiva. Per tutte le informazioni dettagliate e per il programma del festival visitate il sito www.eif.co.uk Emanuele Aldrovandi

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Cinema all'aperto agosto 2013
Da qualche anno a questa parte, AriAnteo rappresenta una certezza dell'estate cinematografica a Milano. Le tre splendide cornici delle rassegne 2013 sono: il Conservatorio, Palazzo Reale e l'Umanitaria. ArcipelagoMilano vi consiglia alcuni appuntamenti davvero imperdibili del cinema milanese sotto le stelle, recensiti per voi su queste colonne. Gioved 25 luglio AriAnteo Umanitaria ore 21.30 AMOUR di M. Haneke Venerd 26 luglio AriAnteo Conservatorio ore 22.00 IL LATO POSITIVO di D.O. Russell Sabato 27 luglio AriAnteo Conservatorio ore 22.00 LA GRANDE BELLEZZA di P. Sorrentino Domenica 28 luglio AriAnteo Palazzo Reale ore 21.30 PROMISED LAND di G. Van Sant Luned 29 luglio AriAnteo Palazzo Reale ore 21.30 IL FIGLIO DELL'ALTRA di L. Levy Marted 30 luglio AriAnteo Conservatorio ore 22.00 ARGO di B. Affleck Domenica 4 agosto AriAnteo Conservatorio ore 21.30 LA FRODE di N. Jarecki Domenica 18 agosto AriAnteo Conservatorio ore 21.30 FRANKENWEENIE di T. Burton Luned 19 agosto AriAnteo Conservatorio ore 21.30 BELLA ADDORMENTATA di M. Bellocchio Venerd 30 agosto AriAnteo Conservatorio ore 21.30 DJANGO UNCHAINED di Q. Tarantino Marted 3 settembre AriAnteo Conservatorio ore 21.30 ZERO DARK THIRTY di K. Bigelow Venerd 6 settembre AriAnteo Conservatorio ore 21.30 IO E TE di B. Bertolucci Sabato 7 settembre AriAnteo Conservatorio ore 21.30 LA PARTE DEGLI ANGELI di K. Loach Per i concerti che precedono le proiezioni ad AriAnteo Conservatorio e per il programma completo visitate il sito www.spaziocinema.info Buona visione! Marco Santarpia

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PIERO BASSETTI: LA GLOBALIZZAZIONE DI PAPA FRANCESCO MILANO E LEXPO http://youtu.be/zS3BpMtWqg0

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