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numero 22 anno V 12 giugno 2013


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Luca Beltrami Gadola I PROGETTI SMARTCITY IN UNA CITT DISORDINATA Beniamino Piccone BILANCIO MILANO, I DUBBI DEI REVISORI DEI CONTI E LIMU Sergio Violante LA MEMORIA E LA MAPPA DI UNA COMUNIT: IL QUARTIERE GARIBALDI Sergio Vicario ANIMALI NELLA SPERIMENTAZIONE: CAPIRE DAVVERO IL PROBLEMA Carlo Antonio Rinolfi NUTRIRE IL MONDO: IL PANORAMA SEMPRE PI CHIARO PierVito Antoniazzi IL FATTORE P: PARTITI, PORCELLUM, PRESIDENZIALISMO Paola Bocci LA MILANO MULTIETNICA VERSO UNA VERA INTEGRAZIONE Michele Monte DOPO LE AMENIT DISCUTERE DIDEE, AVENDOCELE Giorgio Goggi DICIAMO LA VERIT SUL TUNNEL GATTAMELATA Marco Ponti BILANCIO, TRASPORTI E VOTO DI SCAMBIO Francesco Spadaro CERBA, IL MATTONE DELLA SALUTE Angela Lanzi I CIRCOLI MILANESI E LAFFAIRE PD VIDEO ALINA MARAZZI: TUTTO PARLA DI TE, NON SOLO UN FILM suggerimento musicale MUMFORD & SONScantano Liar rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero CINEMA Marco Santarpia e Paolo Schipani SIPARIO Emanuele Aldrovandi e Domenico Muscianisi www.arcipelagomilano.org

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I PROGETTI SMARTCITY DI UNA CITT DISORDINATA Luca Beltrami Gadola


Se volessi dar retta al rettore del Politecnico dovrei intitolare larticolo Smart City in a untidy city. Solo inglese. Pur amando appassionatamente litaliano sono rimasto in mezzo al guado e per chiarezza di lettura non lho intitolato I progetti Citt Intelligente in una citt disordinata. In ogni caso Smart City ormai una locuzione consolidata quasi un marchio e per chi non ne fosse informato ecco una pillola di Wikipedia: Lespressione citt intelligente (dallinglese smart city) indica, in senso lato, un ambiente urbano in grado di agire attivamente per migliorare la qualit della vita dei propri cittadini. La citt intelligente riesce a conciliare e soddisfare le esigenze dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni, grazie anche allimpiego diffuso e innovativo de lle TIC* in particolare nei campi della comunicazione, della mobilit, dellambiente e dellefficienza energetica.. Non voglio dilungarmi e arrivo al sodo: LUnione Europea prevede una spesa tra i 10 ed i 12 miliardi di Euro da qui al 2020 per finanziare progetti che trasformino le citt medie europee in Smart Cities. Il Comune di Milano ha selezionato 19 progetti tra quelli arrivati e li ha presentati in Regione con la speranza che qualcuno sia scelto e abbia la possibilit di venir finanziato. Speriamo. Sarebbero soldi piovuti dal cielo per far fare un passo avanti alla citt. Ma dove atterreranno questi progetti avanzatissimi che dovrebbero migliorare le nostre condizioni di vita? Purtroppo in una citt disordinata, disordinata nello spazio urbano percepito che circonda il cittadino ma anche il visitatore. Non voglio qui scomodare i pi noti studiosi del fenomeno di questa particolare percezione (Kevin Lynch, Jean Piaget tanto per citare qualcuno) ma vorrei guardare piuttosto agli studi che Kees Keizer e i suoi colleghi delluniversit di Groningen hanno condotto sugli effetti del disordine urbano, dai vetri rotti nelle case abbandonate ai graffiti, allimmondizia abbandonata per strada: arrivano a concludere che persino la criminalit giovanile ne una delle conseguenze. Lo spettro delle loro ricerche amplissimo ma io vorrei limitarmi per ora a quel particolare disordine milanese che gli studiosi concordemente porrebbero a causa di nevrosi tipicamente urbane: il disordine dellarredo urbano, delle pavimentazioni stradali e la morfologia dei relativi rilevati, della segnaletica stradale e di informazione al cittadino e di tutti i manufatti che tappezzano la citt o invadono gli spazi pubblici. Le ragioni per riflettere sono due: il benessere dei milanesi e limmagine che vorremmo portassero con s della nostra citt i visitatori dellExpo. Se questa riflessione porter a un progetto di riordino urbano e alla sua realizzazione in occasione dellExpo, questo sar a mio avviso uno dei migliori lasciti della Esposizione: lascito di opere e di cultura. Faccio qualche esempio. Milano credo sia la citt con una densit di interdittori del traffico (pali, archetti, panettoncini, doppi gradini anti scavalco, .) la pi alta del mondo. Una delle ragioni lassoluta intemperanza degli automobilisti ma va meglio gestito il conflitto tra automobili e pedoni: questi ultimi hanno il diritto di muoversi in spazi privi di ostacoli, possibilmente senza dislivelli inutili, senza essere costretti ad andare in fila indiana. Ritorna come sempre il problema dei pali: troppi, molti inutili, pi di un terzo ben lontani dallessere verticali. Va affrontato il problema delle pavimentazioni delle strade e dei marciapiedi. Lassessore ai lavori pubblici invita i milanesi ad andare in via Lulli per vedere i nuovi manti stradali: si stanno sperimentando materiali che hanno dato ottimi risultati in Svizzera e in Germania. Credo che il vero problema non siano i materiali ma come sono usati. Se invece facessimo venire dei direttori dei lavori dalla Svizzera e dalla Germania non sarebbe una cattiva idea. Forse ci insegnerebbero come si mettono in opera pali, paline e semafori senza che pencolino disperatamente. Lo sappiamo fare anche noi ma occhio non vede . . Gli esempi sono infiniti e la materia ampia, affrontiamo il problema subito, perch il giungo 2015 domani. Vorrei davvero che potessimo sfatare un vecchio detto milanese che ci insegue dai tempi dellamore di Stendhal** per i palazzi milanesi: El de denter per el padrun e de foeura per el minciun. Il di fuori il nostro bene comune. Con le TIC ma anche senza le TIC*.

*) Tecnologie di Informazione e Comunicazione **) Disordine versus bellezza. La sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze (citt in cui si spesso manifestata), il nome di una affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere darte di straordinaria bellezza, specialmente se esse sono compresse in spazi limitati. La malattia, piuttosto rara, colpisce principalmente persone molto sensibili e fa parte dei cosiddetti malanni del viaggiatore. Forse gli stessi sintomi di fronte a straordinario disordine per il moderno residente e viaggiatore.

BILANCIO MILANO, I DUBBI DEI REVISORI DEI CONTI E LIMU Beniamino A. Piccone
I Comuni sono sottacqua. Con i tagli dei trasferimenti dal governo centrale, sono disperatamente alla caccia di risorse per poter quadrare i conti. Milano non da meno. quindi in corso a Palazzo Marino una serrata discussione sui tagli da effettuare e su dove trovare le risorse. Sul secondo fronte le uniche possibilit sono nuovi aumenti delle n.22 V 12 giugno 2013 aliquote sulle imposte di competenza comunale, Tares (ex Tarsu) e Imu. Ma facciamo un passo indietro. Nel mese di marzo, dopo che lasses*sore Bruno Tabacci ha restituito le deleghe al sindaco, Francesca Balzani stata nominata assessore al Bilancio del Comune di Milano. La Balzani stata chiamata da Pisapia in virt delle capacit dimostrate come assessore al Bilancio del Comune di Genova. In questi ultimi anni la Balzani stata al Parlamento Europeo, dove entrata a far parte delle Commissioni Bilancio, Controllo del Bilancio e Commercio Internazionale e dal luglio 2010 al giugno 2011 stata membro della Commissione Prospettive Finanzia2

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rie, commissione straordinaria che viene costituita alla scadenza del quadro finanziario pluriennale europeo per definire quello successivo. Nel 2011 stata relatore generale al Bilancio europeo 2012, in questo ruolo ha definito per conto del Parlamento l'intera strategia per il prossimo bilancio europeo. Insomma, un curriculum di peso coerente con lincarico di oggi. Leredit ricevuta dallassessore al Bilancio notevole. Con i tagli delle risorse provenienti da Roma - 240 milioni di euro in tre anni, dal 2010 al 2012 - approvare il bilancio una sfida non banale. La buona notizia per la giunta che il Parlamento ha approvato il rinvio dei bilanci degli enti locali dal 30 giugno al 30 settembre. stata data la facolt, inoltre, di utilizzare gli oneri di urbanizzazione come copertura per la spesa corrente. Tra le scelte intraprese dalla Giunta per quadrare i conti stato previsto laumento dellaliquota Imu sulla prima casa dallo 0,4 allo 0,55 per cento. Questa manovra stata criticata dal Collegio dei revisori dei conti del Comune di Milano, che lorgano preposto a garantire la legittimit, regolarit e correttezza dellazione amministrativa. Nellambito del monitoraggio degli equilibri di bilancio, il Collegio dei revisori ha scritto un parere - trasmesso al Sindaco, alla Giunta comunale, allAssessore al Bilancio, al Consiglio Comunale - dove si legge: Si esprime forte perplessit circa l'ipotesi di variare l'aliquota Imu sulla prima casa, in considerazione della grande incertezza del quadro normativo, che sembra comunque maggiormente orientato alla soppressione del tributo o alla sua totale rivisitazione, in ogni caso orienta-

ta al ridimensionamento dell'imposizione su tale tipologia di immobile. singolare come il Collegio dei Revisori sembri gi sapere quale sar il risultato della rimodulazione della tassazione sui beni immobiliari. Ma quando mai? Soppressione del tributo? Come ha confermato il Ministro dellEconomia Fabrizio Saccomanni sabato scorso, lImu non verr abolita. Lex direttore generale di Bankitalia ha dichiarato: Mi auguro che la soluzione si trovi all'inizio di agosto con la rimodulazione dell'imposta per le fasce pi basse del paese. LAssessore Balzani risponde che - una volta che il Governo avr fatto chiarezza sulla riforma della fiscalit immobiliare - il Comune di Milano approver entro il 30 settembre il bilancio tenendo conto delle eventuali novit legislative sullImu prima casa, che per il momento stata solo sospesa, non abolita. Il Collegio invita quindi la giunta ad adottare una linea di estrema prudenza nell'assunzione degli impegni di spesa, limitandoli a quelli obbligatori per legge o per contratto o a quelli che si ritiene indispensabili per garantire la continuit dei servizi essenziali alla cittadinanza. In relazione allImu, il Comune di Milano dalla prima abitazione ha incassato nel 2012 139, 6 milioni di euro, con un versamento medio di 292,29 euro. Per quanto riguarda gli altri immobili l'incasso stato pari a 923 milioni di euro. Di queste somme, per, circa 250 milioni sono la quota Imu trattenuta dallo Stato. Ha ragione da vendere Balzani nel dire: C' un problema di assetto del finanziamento dei Comuni e della loro autonomia fiscale che si riapre con il dibattito sull'Imu. Dell'oltre miliardo

di euro versato dai milanesi con l'Imu al Comune restano solo 728 milioni. In relazione allImu, la Giunta ha raccolto le adesioni del mondo imprenditoriale e delle altre categorie al fine di far pervenire al Governo la proposta di rendere lImu una imposta totalmente municipale. Tutto ci va nella direzione di rendere i Comuni fiscalmente autonomi e responsabili delle loro fonti di entrata. La Lega in passato spingeva sul federalismo municipale ma oggi spara a zero contro la Giunta sullImu. Luca Lepore della Lega - che probabilmente non ha mai letto le proposte di Miglio - ha alzato la voce, accusando lamministrazione Pisapia di essere una poiana dalle grinfie arrotate. Per i profani, la poiana un uccello rapace della famiglia delle Accipitridae. La verit che la giunta ha pochi margini di manovra. Ci sono delle spese incomprimibili come il servizio di trasporto, lAmsa, il costo del personale del Comune, il servizio del debito. Su ci che comprimibile, lAssessore Balzani ha tagliato non poco, circa 200 milioni di Euro. Al di l delle polemiche di breve respiro, credo sia opportuno avviare una riflessione pi generale sul ruolo del Comune e sulle attivit svolte. Non pi pensabile avere un Comune che fa tutto, come fosse una mamma multitasking pronta a ogni evenienza. Con la crisi il Comune lunica front-line del disagio. Le richieste di assistenza aumentano, ma ha sempre meno risorse. Il cittadino pretende che il settore pubblica diminuisca il proprio peso nel sistema economico, e allo stesso tempo, pretende pi assistenza. Non possibile. No free lunch.

LA MEMORIA E LA MAPPA DI UNA COMUNIT: IL QUARTIERE GARIBALDI Sergio Violante*


Esisteva in Corso Garibaldi, a Milano, un gruppo di vecchissime case addossate le une alle altre in un groviglio di muri, di balconi, di tetti di comignoli. Dove lo spirito della citt antica, non quella dei signori ma quella dei poveri, sopravviveva con una singolare potenza. Pezzo a pezzo la vecchia Milano era stata distrutta. Cos scriveva Dino Buzzati nel 1963 pensando al corso Garibaldi. Sono passati cinquanta anni da queste parole e il Quartiere, che ha subito almeno altre due trasformazioni, non cessa di mantenere una sua peculiare vitalit e un orgoglio che, non scavando nemmeno troppo, emerge come in altre zone della nostra citt. Il Consiglio di Zona 1, insieme allAssociazione Thara Rothas, lOratorio dei Chiostri di San Simpliciano, la Comunit del Quartiere Garibaldi, e con il contributo di semplici cittadini, di associazioni e di esperti, ha lanciato un progetto per la costituzione di una cosiddetta mappa di comunit iniziando proprio dal Garibaldi. Questo processo culturale, introdotto in Inghilterra negli anni 80, uno strumento attraverso cui una comunit disegna i contorni del proprio patrimonio, ed evidenzia il modo in cui si vede, si percepisce e attribuisce valore al proprio territorio. In questo senso quindi diventa fondamentale il processo, che diventa parte attiva e fondamentale della esperienza: la mappa di comunit non una fotografia del territorio, non un contorno territoriale, una semplice linea sulla carta, bens un processo con cui fotografare un territorio e restituire una rappresentazione ideale e verosimile delle proprie proiezioni future. Cos si esprime Edo Bricchetti in Quartiere Garibaldi tra memoria e futuro, la pubblicazione che ha costituito uno dei passi importanti di questo pro-

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www.arcipelagomilano.org getto, cogliendone appieno lo spirito. Uno degli aspetti fondamentali che ha caratterizzato liniziativa stato quello della partecipazione dei ci ttadini, da cui nato un processo che ha portato alla condivisione di esperienze, conoscenze, proposte, relative a una comunit inserita in un Quartiere urbano. A questo proposito va ricordato che, dopo che il Consiglio di Zona 1 aveva avviato questo progetto, il primo incontro che si tenuto al CAM Falcone Borsellino di corso Garibaldi alla fine di dicembre del 2012 aveva raccolto pochissime persone, seppur determinate e con tante idee. Dopo quellincontro altri ne sono seguiti, dapprima nel nostro centro comunale, poi in luoghi privati, trovati spontaneamente di volta in volta. E i partecipanti sono cresciuti, e lentusiasmo pure, e le conoscenze dirette, i documenti, gli spunti di riflessione. Dal lavoro svolto scaturita la pubblicazione del quaderno sopra c itato (Quartiere Garibaldi tra memoria e futuro Opere minori e vicende minute per conoscere il proprio Quartiere) e della Mappa di Comunit dove, a fianco di una rigorosa ricostruzione storica dellevoluzione del quartiere, sono presenti riflessioni, approfondimenti e spunti su aspetti che caratterizzano il Garibaldi. Questi elementi sono utilissimi sia per mantenere viva la memoria di eventi che hanno profondamente segnato la vita del territorio, sia come materiale per indirizzare eventuali scelte future pubbliche che abbiano impatto sulla comunit e sul quartiere. La pubblicazione non e non vuole essere esaustiva, ma sicuramente un punto di partenza per ricostruire una identit che nellultimo periodo risultata poco definita. Come si evince da tutti i passi di questo progetto infatti, nel Quartiere Garibaldi, al di sotto di una superficie magari standardizzata e massificata, vi un substrato di emozioni, legami, interessi, valori che ne fanno ancora uno dei luoghi pulsanti di questa Citt. La pubblicazione stata presentata il 30 maggio al CAM di corso Garibaldi e, esattamente allopposto della prima riunione, abbiamo avuto una bellissima serata con una platea al completo e vivace, che ha dibattuto lungamente sul proprio quartiere. Il progetto non si esaurito nella sola pubblicazione del quaderno e della mappa, ma sta proseguendo nel rafforzamento dei legami e nel confronto diretto fra gli abitanti del quartiere. Il primo giugno stata organizzata una prima cena in piazza San Simpliciano a cui hanno partecipato un centinaio di persone, di tutte le fasce di et, dove ciascuno ha portato qualche piatto o bevanda da condividere con gli altri. La serata stata animata poi dalla proiezione di filmati sul quartiere, altro patrimonio importante che si recuperato e su cui si sta lavorando, che hanno dato una immagine visiva del passato e del presente. Per questo autunno previsto poi lallestimento di una mostra al CAM Garibaldi con molti dei documenti originali raccolti durante il lavoro e con nuove testimonianze e approfondimenti, uno spettacolo teatrale itinerante che racconter sul luogo i punti cruciali identificati nella Mappa di Comunit e una nuova cena di quartiere. Questo progetto si basato, oltre a un piccolo finanziamento iniziale e al sostegno e patrocinio del Consiglio di Zona 1, sostanzialmente sulla capacit di autofinanziarsi e di coinvolgere risorse umane fra le pi diverse (come detto, semplici cittadini, storici, storici dellarte, artisti, architetti, urbanisti, funzionari pubblici, associazioni etc). Il mio auspicio, come amministratore locale, che questo sia soltanto un punto di partenza, sia per lo stesso Quartiere Garibaldi che per altre parti del Centro Storico (e dellintera citt), che potranno nel prossimo futuro sviluppare un processo di questo tipo, che ridia voce e senso alle diverse comunit presenti sul territorio.

*Presidente Commissione Cultura Consiglio di Zona 1 Milano

ANIMALI NELLA SPERIMENTAZIONE BIOMEDICA: CAPIRE DAVVERO IL PROBLEMA Sergio Vicario


Lirruzione di un gruppo di animalisti nel Dipartimento di Farmacologia dellUniversit Statale di Milano, e la conseguente distruzione dei risultati di anni di ricerche su malattie neurodegenerative, ha avuto una immediata risposta dal mondo della ricerca, soprattutto grazie alla iniziativa di giovani ricercatori e studenti. La loro mobilitazione ha fatto s che anche nellopinione pubblica si aprisse un dibattito se sia utile e giusto utilizzare gli animali nella ricerca di nuovi farmaci o di nuove terapie. Secondo gli animalisti non giusto, spesso per con motivazioni diverse. C chi vi si oppone per motivi etici ritenendo che gli animali, tutti gli animali, abbiano gli stessi diritti degli umani. Diritti che andrebbero particolarmente tutelati stante la loro impossibilit di autodifendersi legalmente. Si tratta tuttavia di una posizione minoritaria, stante anche le abitudini alimentari della popolazione mondiale. Le pi importanti organizzazioni animaliste, per sostenere che non sia n giusto, n utile, ricorrono ad argomentazioni apparentemente razionali. La prima che gli animali non sono uguali alluomo e di conseguenza una determinata sostanza chimica pu avere effetti diversi su organismi differenti. Si tratta di unargomentazione, peraltro, del tutto condivisa dal mondo della ricerca, che ben consapevole che gli animali sono dei modelli non completamente sovrapponibili alluomo, ma rappresentano delle approssimazioni necessarie. noto, ad esempio, che un topo o un ratto (che rappresentano circa il 95% degli animali utilizzati in Italia nella sperimentazione) ha un patrimonio genetico pari al 95% di quello degli umani. La sperimentazione sugli animali non offre certezze assolute, ma sicuramente concorre a ridurre di gran lunga i possibili effetti negativi di un nuovo farmaco sulluomo, su cui comunque deve essere sperimentato nella fase finale della ricerca, prima di essere messo in commercio. La sperimentazione clinica sulluomo , infatti, la tappa successiva agli studi sulle cellule e negli animali per stabilire gli effetti benefici e tossici non solo dei farmaci ma anche dei dispositivi medici (pace-maker, defibrillatori, organi artificiali, stent, ecc.) e dei componenti nutrizionali. Questo il percorso che garantisce al paziente di ricevere un trattamento il pi possibile sicuro che non sia causa di ulteriore peggioramento delle sue condizioni. La seconda argomentazione degli animalisti si basa sulla presunta esistenza di metodologie alternative in vitro e in silico, ovvero effettuate in laboratorio su gruppi di cellule,

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NUTRIRE IL MONDO: IL PANORAMA SEMPRE PI CHIARO Carlo Alberto Rinolfi*


Stanno cadendo una a una le barriere che impediscono di capire i come sia possibile Nutrire il mo ndo. Il gruppo di studio impegnato con Mondohonline a esplorare questo tema arrivato a un punto di svolta. Dopo aver collegato gli squilibri della nutrizione allo sviluppo demografico urbano e analizzato il ciclo dei metabolismi nutrizionali, la loro caccia giunta sulla soglia delle possibili soluzioni. Il passaggio questa volta ha laspetto di un cambio di paradigma: Per trovare le s oluzioni dobbiamo cancellare dalla nostra mente la visione di UN mondo da nutrire. Della mancanza di una visione strategica del problema, lo spirito pratico della citt ne risente e, non capendo come trasformare il problema in una opportunit concreta, lascia che lExpo sia una manifestazione orientata ad attrarre visitatori internazionali e a catturare sovvenzioni dallo Stato. Sembra quasi uno sforzo nato dall'intento di lasciare meno tracce possibili sul terreno della storia. Tutto questo avviene mentre il mondo corre bruciando le sue risorse nutrizionali alla ricerca di una via per sostenere sette miliardi di umani che crescono in continuazione. Come sempre i milanesi sono pronti a impegnarsi personalmente, a creare nuove attivit e servizi dimpresa anche per risolvere il problema del millennio, ma come fare? In quale direzione andare, verso quali soluzioni investire a partire dalla propria professionalit? Il segreto sembra nascondersi nella natura multipla e non unica del problema: I mondi della nutrizione sono pi di uno e tutti li possono capire!. Per gli esperti che sincontreranno il 14 giugno, non c, infatti, un solo mondo da nutrire. Non un mondo unico dunque ma pi mondi ben definiti e omogenei dalle specificit dei quali scaturiscono necessit e domande dintervento precise. La mappa del pianeta cambia e si arricchisce delle opportunit dei mercati nutrizionali presenti nei suoi mondi. Le differenze acquisiscono significato e diventano preziose fonti di scoperta che permettono di definire nuove intraprese anche a livello individuale. Il convegno, che ha il patrocinio del Comitato Scientifico Internazionale del Comune di Milano per lExpo, si propone di definire proprio I mondi della nutrizione. Esperti di varie discipline si occuperanno di: * Nuove strutture e tipologie di produttori che emergono nellambito di agricolture in profonda trasformazione alla ricerca di una crescente produttivit. * Patologie alimentari a carattere epidemico che si diffondono rapidamente. * Paradigmi di consumo e contaminazioni di stili alimentari. * Megalopoli creative con fortissime potenzialit ed enormi problemi di sicurezza. * Mercati, imprese, tecnologie che operano intensamente nella trasformazione delle terre coltivate. * Organismi internazionali e politiche di sviluppo agrario che cercano di orientare uneconomia caratterizzata da comportamenti competitivi. Dallaggiornamento dei trend rilevati e dalle loro probabili evoluzioni, i

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lavori si propongono di contribuire a definire come sia possibile valorizzare le genialit dei luoghi sviluppare processi di rigenerazione delle risorse urbane; ridurre lincidenza

delle patologie alimentari; attivare le strategie Save and Grow. Una particolare attenzione alle esigenze della biodiversit guider lesame dellevoluzione di un pianeta che si presenta sempre pi nella

forma di un processo molto ampio e diverso in cui agiscono numerose variabili e fattori di sviluppo.

*Presidente Mondohonline

IL FATTORE P: PARTITI, PORCELLUM, PRESIDENZIALISMO Pier Vito Antoniazzi


Non c' commentatore politico che non parli e sparli del Porcellum, considerato l'origine di tutti i mali. Ma allora perch cosi difficile uscirne ( legge elettorale dal 2006!)? Ma perch il Porcellum non una semplice porcata occasionale, esso la sintesi e l'emblema di un modo di fare politica che proprio di tutti i partiti. opinione condivisa tra gli osservatori della politica italiana che nessun partito abbia voluto toglierlo prima delle recenti elezioni (anche se ora attribuiscono alla legge elettorale l'impossibilit di avere una maggioranza coerente e la necessit delle larghe intese...). Bersani (adagiato sui sondaggi) pensava di poterne usufruire per andare al governo, Berlusconi oltre allo spariglio al Senato pensava al controllo sulle liste, persino Monti, in fine, non ha disdegnato l'opportunit di scegliersi i compagni di viaggio... Ogni partito funziona per cooptazione, rarissimi sono i voti democratici e questo metodo si applica anche alle nomine e al sottogoverno (con la sola differenza rispetto al passato che l'elezione diretta di sindaci e presidenti rende questi pi forti dei partiti stessi ridotti a comitati elettorali). Insegnava Miglio che un ceto politico non voter mai provvedimenti contro se stesso. Altrimenti non sarebbe stato altrettanto logico superare il bicameralismo perfetto, ridurre il numero dei parlamentari, abolire le province? Il ceto politico attuale potrebbe ben essere tratteggiato da un verso di Antonia Pozzi: miti desideri di sicuri stipendi. Il PD si vanta di essere l'unico partito non personale. vero. Senza la leadership e il comando di Berlusconi il PDL non esisterebbe. Senza Grillo forse i Cinque stelle sarebbero poca cosa. Ma tanto diverso un partito che si inventato il caminetto? molto diversa unoligarchia di capicorrente che scende gi per li rami fino ai livelli locali? Non ci si dica che le primarie fanno la differenza. Il bagno di popolo servito solo per legittimare il capo di turno e stabilire le percentuali degli altri azionisti. Ogni volta che le primarie sono state effettivamente competitive stato uno shock, finito o con la sconfitta del candidato targato PD o con gli sbarramenti e gli ostracismi verso chi non rientrava nella consociazione interna. A Milano l'abbiamo vissuto in prima persona. Quando mai il PD milanese stato contendibile? Non c' una direzione o segreteria che sia stata votata. Sempre su liste bloccate. Quando nel 2008 gli accordi tra le correnti prevedevano un segretario provinciale di origine margheritina (giacch il regionale era di origine diessina) la scelta cadde su un assessore della giunta Penati che garantiva l'impegno del partito come un sol uomo su Panzeri, Toia e Penati alle elezioni europee e provinciali del 2009. Per contestare questa modalit mi candidai a segretario senza neanche uno straccio di corrente. Alle primariette del luglio 2008 ottenni il 35% in citt e il 25% in Provincia. Risultato? Nemmeno una telefonata! Mai disturbare il manovratore. Ma pi emblematico stato il caso di Boeri. Boicottato da una parte del PD alle primarie perch figlio di un dio minore, mal sopportato come capolista, temuto per le troppe (sic) preferenze, non sostenuto nella trattativa politica e lasciato solo alle ire di Pisapia (nonostante avesse da tempo rinunciato ad avere un profilo politico e si fosse limitato a fare l'assessore alla cultura...). La vicenda Boeri l'emblema di come un partito non sia interessato (se non strumentalmente e occasionalmente) al contributo di personalit competenti e indipendenti. Ora il dibattito sulla legge elettorale si va sovrapponendo alle riforme istituzionali. Il rischio di una lunga e improduttiva chiacchiera (visto i precedenti) forte. Gi si alza la bandiera democratica della lotta al semipresidenzialismo... E chi non ha qualche brivido a sentir parlare di presidenzialismo in questo paese? Il problema lo stesso per dellondata cosiddetta di antipolitica. L'antipolitica non altro che una domanda alla politica che non trova risposta. E cos anche il presidenzialismo. Se i partiti continueranno a essere inconcludenti, fintamente litigiosi, determinati solo nelle lotte di potere e spartizione, senza alcuna suggestione e racconto su come si reagisce alla crisi, su come si conciliano libert e giustizia sociale, su come si costruisce un futuro. Il Presidenzialismo avr il vento in poppa e . cara grazia se riusciremo a controbilanciarlo un po.

LA MILANO MULTIETNICA VERSO UNA VERA INTEGRAZIONE Paola Bocci


200 bambini in fila al Castello Sforzesco per ricevere la cittadinanza italiana simbolica, pi di 500 mamme straniere in Sala Alessi per ritirare il diploma di lingua italiana, 40 persone che in Triennale si confrontano su progetti di didattica interculturale con lAssessore allEducazione, pi di 100 passaggi in meno di due mesi allo sportello G.lab, raccontano che a Milano la strada del cambiamento gi tracciata, che inizia dalle scuole e rapidamente trasmette consapevolezza a un contesto pi ampio attraverso la sensibilit delle donne e delle nuove generazioni. I numeri sono significativi, cos come la scelta di luoghi e percorsi istituzionali, e soprattutto la presenza costante dellAmministrazione Comunale, che ascolta, testimonia e coinvolge nellimpegno concreto per una cittadinanza nuova, consapevole e inclusiva. Chi guida e rappresenta la citt ha scelto di riconoscere apertamente il bisogno di appartenenza di chi ha origini lontane, a cominciare dai ragazzi nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri,

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www.arcipelagomilano.org attraverso forti atti simbolici e dando visibilit e reputazione a esperienze in corso. Il percorso per me cominciato nel febbraio 2012, quando ho promosso insieme ad altri in Consiglio Comunale un ordine del giorno che chiedeva il riconoscimento della cittadinanza simbolica italiana ai bambini nati a Milano. Quellordine del giorno cresciuto nel tempo, insieme alla mobilitazione nazionale sullo Ius Soli - grazie alla campagna di LItalia sono anchio, grazie al lavoro di sensibilizzazione di Unicef, e alle scelte di molti comuni italiani- e dopo lapprovazione in Consiglio, in breve tempo da piccolo atto simbolico nella giornata Internazionale dellInfanzia, per ricordare che i bambini non hanno diritti diversi qualunque siano le loro origini, diventato il 16 maggio cerimonia pubblica, giorno di festa celebrato alla presenza della ministra Cecile Kienge. Un segnale forte per il Governo, il Parlamento, la politica tutta: non si pu restare indietro ma affrettarsi a riconoscere che i bambini nati o cresciuti in Italia non possono pi rimanere nel limbo del sentirsi cittadini italiani, senza esserlo veramente. Vedere classi di ogni et condividere e applaudire al riconoscimento raccolto dai compagni, conferma che la scuola gi il luogo dellac coglienza delle diversit, della pluralit come risorsa, dove ci si sente parte della stessa comunit con gli stessi diritti, senza questionare sul da dove vieni. Pochi giorni dopo, la tavola rotonda promossa da Connecting Cultures in Triennale sulle esperienze in contesti educativi multietnici, allarga la visione alle reti tra scuola e territori, coinvolgendo in uno scambio aperto competenze diverse, del mondo dellUniversit e della Ricerca, del Terzo settore, della comunit scolastica, dellAmministrazione Comunale, impegnate insieme nella ricerca di azioni utili a costruire nuove prospettive di cittadinanza a partire dalla comunit scolastica. La scuola il primo laboratorio dove creare modelli di interculturalit, luogo dove si pu costruire la consapevolezza dei diritti di cittadinanza, integrandola nel programma didattico, per renderla comprensibile in tutti i suoi significati anche ai pi piccoli. Questa consapevolezza il presupposto indispensabile per passare dallintegrazione allinterazione, per costruire strumenti per fare insieme, come piani didattici specifici per i bambini arrivati da lontano capaci di ridurre i loro tempi di inserimento. Lesperienze sviluppate grazie allimpegno di insegnanti, dirigenti, associazioni, saranno tanto pi efficaci quanto pi usciranno dai confini della singola scuola, entrando in una rete di scambi attivi e sar fondamentale a questo scopo il potenziamento dei Poli Start, strutture territoriali che svolgono un ruolo di coordinamento per lintegrazione sui progetti interculturali, sia per la condivisione e programmazione a pi mani delle azioni, sia per la costruzione di reti stabili in contatto costante. Il passo da compiere, la vera sfida ora quello di portare questi esperimenti di condivisione fuori dalla scuola nella quotidianit, per costruire alleanze solide con altre parti della comunit cittadina. LAmministrazione deve andare oltre la mappatura dei bisogni, il coordinamento e la promozione delle esperienze, coinvolgendo da protagonisti i genitori stranieri e le nuove generazioni, non pi invisibili ma partecipi del processo di interazione come cittadini attivi. Aumentano infatti le famiglie di lingua araba che scelgono di iscrivere i propri figli alla scuola italiana, e soprattutto aumentano ogni anno le madri straniere che escono dalle loro case per frequentare nelle scuole dei loro figli corsi di italiano. Sabato 1 giugno, erano 400 le giovani donne, che, orgogliose del loro percorso di studi compiuto con il supporto di pi di cento volontarie dellassociazione Mamme a scuola (nelle scuole Rinnovata Pizzigoni, L. Cadorna, Guicciardi - Bodio), hanno ritirato il diploma di frequenza a Palazzo Marino, e il sabato successivo si sono aggiunti gli alunni e le alunne staniere che hanno seguito i corsi della Fondazione Verga. Felici di essere a Palazzo Marino, di ricevere dal Comune di Milano il riconoscimento al loro impegno, che insieme allo studio della lingua italiana, unisce la volont di partecipazione attiva alla vita della comunit, come donne, madri, cittadine. Lapertura di Glab nel centro di Milano, laboratorio di cittadinanza per i ragazzi figli di coppie straniere, struttura allinterno dellIstituzione, voluto dallAssessorato delle Politiche Sociali, e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, unaltra tappa del percorso verso la cittadinanza inclusiva. Uno spazio fisico e on-line, che d voce e strumenti alle potenzialit straordinarie di coinvolgimento che le nuove generazioni hanno verso i loro coetanei; luogo di informazione e di formazione, di ritrovo e di costruzione di esperienze, punto di riferimento per creare scambio di opinioni, che ha lobiettivo di ricomporre la frammentariet delle tante iniziative che coinvolgono i figli di immigrati, le seconde generazioni. Forse pi di tutto una speranza come c scritto sul cartellone dietro la scrivania a cui sono sedute le ragazze che ascoltano, informano, consigliano, senza chiedere mai da dove vieni?; la speranza che la confortevole scomodit di oggi possa presto essere superata da una legge pi equa e giusta che riconosca cittadini italiani i ragazzi che qui sono nati o cresciuti e che italiani si sentono gi da tempo.

ABBANDONARE LE AMENIT PER DISCUTERE DIDEE, AVENDOCELE Michele M. Monte


Caro Direttore, leggo regolarmente gli editoriali di ArcipelagoMilano che immagino siano diventati ormai una sorta di appuntamento settimanale per molti milanesi appassionati alla loro citt. Colgo loccasione per rendere merito a coloro che con il loro lavoro promuovono e gestiscono questa rivista online che, in un panorama che sembra sempre pi rabbuiarsi e inaridirsi, costituisce un momento di confronto cosiddetto pubblico e plurale (e questa non unespressione di rito) rispetto ai temi che attraversano la condizione urbana, politica e amministrativa della citt. Torniamo ai tuoi editoriali; sovente ne ho condivisi sia gli accenni a volte polemici che gli aspetti propositivi. Lultimo, del 5 giugno scorso, non riesco a condividerlo pienamente perch faccio fatica a comprenderlo, o meglio, non mi chiaro quali temi e quali soggetti sintendano sollecitare rispetto ai singoli eventi (amenit) descritti con un tono tra il polemico e lo sconsolato. Ovvero, quanto larticolo sia provocazione mirata a innescare una discussione di merito piuttosto che invettiva legata a un momento di particolare indignazione. Provo a riprenderli singolarmente, magari ci intendiamo.

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www.arcipelagomilano.org La prima questione che sollevi legata alla nomina di un certo signor Vaciago a Direttore del Padiglione Italia di Expo, nomina che sembrerebbe indigesta per una certa disinvoltura che questo signore (che personalmente non conosco) avrebbe mostrato nella gestione di assunzioni e concorsi, tanto da sollecitare un rinvio a giudizio per abuso dufficio. Capisco lindignazione; ti ricordo per che i cittadini lombardi e milanesi sono ormai abbastanza anestetizzati rispetto a questa questione dopo venti anni in cui chi ha governato ne ha combinate di ogni sia nelle amministrazioni pubbliche sia nelle societ partecipate. Tanto che potrebbero chiedersi: ma dov la novit? Soprattutto perch con la nuova amministrazione sar anche cambiato il vento ma certe pratiche sembrano persistere, magari con qualche tecnicalit un po pi ipocrita e meno sfacciata, tali e quali al recente passato. Vogliamo aprire una discussione? Beh . se questa era la tua intenzione, ben venga un momento di trasparenza e confronto che per dovrebbe svolgersi in modo non ipocrita e circoscritto. Nota: comprare un anemometro nuovo e funzionante. Evitare cineserie a buon mercato. Seconda questione posta: il bando Arexpo. a va sans dire che se non si trattasse di una cosa seria ci sarebbe molto materiale per facili e pesanti ironie ma ci torniamo. Nota: visto che ormai urbanistica e chiacchiere da bar sembrano pratiche sovrapponibili, telefonare ai promotori del Cerba ... . Hai visto mai che magari a loro interessa ed evitiamo di sfasciare il parco Sud. Terza questione: ripercorrendo le vicende del tunnel Gattamelata chiedi retoricamente dove stanno quei funzionari che hanno gestito e promosso questa sciagurata, costosa e insensata iniziativa. A parte il fatto che io mi sarei chiesto anche dov lamministrazione comunale che non sembra molto attiva nel proporre soluzioni, sai benissimo che quei funzionari sono l, al loro posto di comando, imperterriti e impuniti nella gestione di altre amenit del genere pi o meno costose e insensate. Tra queste vorrei ricordare la famigerata questione delle Vie dAcqua. Nonostante questo progetto abbia incassato due pareri molto negativi, uno del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (dicembre 2012) e laltro recentissimo della Consulta Cittadina per lattuazione dei cinque Referendum consultivi, laffidamento in appalto procede spedito come se nulla fosse. Anche in questo caso la domanda che sovviene in modo immediato legata al ruolo dellamministrazione comunale. Ha letto questi pareri? Cosa ne pensa? Ha intenzione di prenderli in considerazione? Ma nelle Conferenze dei Servizi propedeutiche allapprovazione del progetto chi avevano mandato a rappresentare il Comune? Topo Gigio? Per il momento sembra che di questo argomento meno se ne parla e meglio . Sulla stampa non si sono lette repliche o prese di posizione in merito. A questo punto mi torna leco di un tuo precedente editoriale di qualche tempo fa a proposito di ascolto e partecipazione e la considerazione naturale da farsi : che cosa possiamo aspettarci in termini di interlocuzione da una amministrazione che non reagisce neanche di fronte a dei pareri tecnici e a utorevoli come quelli citati? Che si nega quindi anche a un colloquio su temi tecnici e di merito? Nota: verificare se Amplifon pratica sconti per grandi ordini di apparecchi acustici per audiolesi. Ripercorrendo i temi sollevati, se ho colto il senso dellarticolo ma non detto, la questione sembrerebbe sempre la stessa: sollecitare una amministrazione comunale che sembra muoversi senza un disegno e una strategia precisa in termini di politiche per la citt e che vede assessori impegnati in ordine sparso; sollecitare un confronto e una partecipazione con la cittadinanza e i corpi intermedi che non sia solo retorica e di facciata. Se i temi sono questi, se ne sta parlando ormai da due anni ma di fatto di risultati apprezzabili se ne vedono pochi. Vorrei ricordare che sei mesi dopo le elezioni, in occasione di una bellissima manifestazione allArco della Pace, il nuovo sindaco evoc nel suo intervento il fondamentale ruolo dellascolto, del confronto e della partecipazione nel modo di amministrare. Gi in quel frangente, viste le prime scelte dellAmministrazione si aveva limpressione di ascoltare un disco rotto. Successivamente, lintervento del professor Zagrebelski ammon (chiss se con un senso di lungimiranza o meno sui destini milanesi) riferendosi al rapporto dei cittadini con la sfera pubblica, sul maggiore e ben pi grave pericolo della delusione rispetto alla stanchezza. Oggi, a due anni dal cambiamento di amministrazione, di persone deluse sembra ce ne siano troppe se non si vuole riconsegnare la citt alla destra (le percentuali di voto alle amministrative di questi giorni qualche segnale lo danno). Ma si sa che per dialogare bisogna essere almeno in due e avere qualche idea in tasca.

DICIAMO LA VERIT SUL TUNNEL GATTAMELATA Giorgio Goggi


Ho letto, con una certa sorpresa, articoli sul tunnel di via Gattamelata, che giudicavano questopera inutile o non pi necessaria, quasi frutto di un errore amministrativo. Lassessore Maran ha dichiarato al Corriere: Quel tunnel ha perso qualsiasi utilit da oltre 15 anni, ma non mai stato fermato da nessuno. Le cose non stanno proprio cos, temo che molti abbiano dimenticato la storia di questopera e il motivo per cui si voluto darle esecuzione. Il collegamento De Gasperi - Gattamelata nasce dallo storico problema di aver realizzato lampliamento della Fiera sul Portello a mano sinistra rispetto al pi consistente flusso degli spostamenti attratti, che veniva da viale Scarampo. Il Piano Particolareggiato del Portello previde di derivare il traffico da viale De Gasperi portandolo, con un tunnel, su via Gattamelata a mano destra rispetto ai parcheggi. Soluzione efficace ma di costo elevato. Per questo motivo ci volle molto tempo prima che fossero disponibili le risorse necessarie a realizzare il progetto, nonostante fosse uno degli impegni inderogabili ai quali il Comune era obbligato dallAccordo di Programma stipulato. Quando fu possibile iniziare la progettazione dellopera, la nuova sede della Fiera a Pero-Rho era solo nelle intenzioni. In seguito, non appena fu nota la dimensione dellurbanizzazione di City Life, lonere di realizzare questopera, che gravava sul Comune, non sembr poi cos infausto. Il PII di City Life prevede 124.374 mq di SLP residenziale e 132.479 mq di SLP terziariodirezionale. Con questi numeri

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www.arcipelagomilano.org lattrazione di traffico del nuovo quartiere non si prospettava per nulla inferiore a quella della vecchia Fiera; non a caso ci si affrett a programmare il secondo ramo della M5 con una fermata al suo interno (addebitando a City Life 14 milioni di Euro per le opere di anticipazione). Tuttavia non era pensabile che la M5 potesse esaurire tutta la massa di spostamenti generata: sicuramente la gran parte di quelli provenienti dalla regione sulla rete autostradale avrebbe dovuto accedere al quartiere, stante anche lesiguit dei parcheggi dinterscambio di Milano (nemmeno 25.000 posti per oltre 500.000 auto). Anche assumendo, con eccesso dottimismo, che la M5 possa trasportare il 60% degli spostamenti e che solo il 40% avvenga in auto (la media milanese vede solo il 46% di spostamenti effettuati su mezzo pubblico (1)), il nuovo insediamento in grado di movimentare quasi 7.000 auto dei residenti e degli addetti, inoltre ci saranno gli utenti dei servizi direzionali (non a caso sono previsti 7.000 posti auto allinterno del quartiere). La vecchia Fiera, nei giorni di massimo affollamento movimentava 9.000 auto, come risulta dai rilevamenti, non siamo poi tanto lontani. Via Gattamelata fu quindi vista come lunica soluzione perch le strade del quartiere circostante non fossero ancora invase dalle auto; accessibile direttamente dalle autostrade, avrebbe potuto recapitare entro City Life il pi consistente flusso di veicoli attratti. Per questo motivo, e anche per la sicurezza delle scuole e degli abitanti di via Gattamelata, si predispose lo studio di fattibilit del prolungamento del tunnel fino a piazza Carlo Magno con lacceso diretto ai parcheggi di City Life. In questo modo M5 e Gattamelata, insieme, avrebbero potuto ridurre e quasi azzerare limpatto della mobilit attratta da City Life sulla rete circostante. Lopera fu poi appaltata nel 2006, ma la giunta Moratti non volle realizzare il prolungamento fino a Carlo Magno e nemmeno lattuale giunta sembra intenzionata. Allo stato, la strada (una corsia per senso di marcia, nulla di autostradale) servir solo i parcheggi del polo urbano della Fiera. Ma il vero problema non la sua ridotta utilit, bens le conseguenze che i quartieri circostanti e tutta la citt dovranno subire quanto il quartiere City Life sar completato e il traffico che vi far capo pienamente dispiegato.

1) Dati AMAT, Indagine sulla mobilit delle persone nellarea milanese 2005-2006

BILANCIO, TRASPORTI E VOTO DI SCAMBIO Marco Ponti


Il Comune per far quadrare il bilancio sembra che incasser un certo numero milioni da ATM, sua propria impresa (contando su una sua futura ma non specificata efficientizzazione), impresa che per il Comune stesso sussidia generosamente, e alla quale ha tuttavia appena accollato il pagamento di 260 milioni (credo) per i nuovi treni della MM1, che avrebbe dovuto pagare vendendo o collocando in borsa SEA, altra sua impresa, dalla quale tuttavia potrebbe ricevere indietro 400 milioni di aiuti indebiti (360 pi gli interessi cumulati), giudicati anticoncorrenziali dallUnione Europea. Houston, we have a problem.., per citare il celebre messaggio mandato dallApollo 13 quando gli esplose parte della capsula lunare. Ma questo quadro un po surreale va arricchito di dettagli: i treni della metropolitana da rinnovare sono molti di pi di quel lotto iniziale, e anche il parco circolante di superficie appare vecchio e bisognoso di rinnovi, anche per ragioni ambientali. Ora, stando a una nobile tradizione pluriennale, ATM non accantona risorse per rinnovare la flotta dei veicoli man mano che questa invecchia, come qualsiasi impresa normale dovrebbe fare, ma conta su risorse straordinarie che devono arrivare dal cielo, inteso come Stato, Regione o Comune stesso. Verosimilmente, ATM andr in rosso in anni futuri, o dovr fermare dei veicoli per vetust. Ma ottima e diffusa tradizione politica non preoccuparsi troppo dei buchi di bilancio futuri, soprattutto di imprese pubbliche che non possono fallire: qualcuno pagher (cfr. lintervento del cielo sopra citato). Questo tragico quadro certamente in parte responsabilit della giunta precedente; ma solo in parte, visto che nulla sembra cambiato. E il quadro non sembra proprio che sia stato gestito da quella attuale in modo trasparente, denunciando da subito la gravit dei problemi sopra descritti, e ricercando da subito specifici rimedi, e sanzionando da subito le responsabilit interne della situazione. In particolare la multa a SEA Handling ha generato solo vive e vibranti proteste contro le inique sanzioni europee, mentre sapevano tutti che quei sussidi erano indebiti (e indebitamente pagati con soldi pubblici, cio di tutti noi). Ora si devono aumentare molto le tasse, gi altissime, e tagliare i servizi. Colpa di Roma e della UE, mai delle efficientissime amministrazioni locali, o dei costi stravaganti dellEXPO, che fanno parte di questa cultura del qualcun altro poi pagher. Tra laltro lEXPO viene giustificato in termini di rilancio economico, e alzare tasse gi altissime una politica che non va esattamente nella stessa direzione. Ma veniamo a una nota ancora pi delicata e dolorosa: i costi del lavoro pubblico nel settore dei trasporti. La recente teoria economica della regolazione individua nel voto di scambio tra sfera politica e dipendenti pubblici una delle principali cause dellinefficienza delle amministrazioni, a tutti i livelli. In questo, non vi alcuna responsabilit n dei lavoratori, n dei sindacati che legittimamente li difendono. Se gli imprenditori privati sono non solo moralmente autorizzati, ma oggettivamente incoraggiati a ricercare con tutti i mezzi leciti il bene delle loro aziende (e il loro), perch i lavoratori del settore pubblico non dovrebbero fare lo stesso? Questo quadro storicamente inquinato proprio dal voto di scambio, per il quale il decisore pubblico, unico vero responsabile, vende gli interessi della collettivit nellavere servizi pubblici a bassi costi e di buona qualit, per il proprio interesse egoistico a essere rieletto, in s non illegittimo. E questo tanto pi grave nel caso vi siano altri obiettivi nellazione politica, assai meno legittimi ma purtroppo assai frequenti e pervasivi. Per concludere, nessuno contesta diritti e posizioni acquisite dai lavoratori pubblici. Ma forse ci sono dei limiti di ragionevolezza: perch per esempio i lavoratori di unimpresa privata che perde, in un contesto competitivo, unimportante commessa, devono spesso ricorrere alla cassa integrazione, o addirittura ri-

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www.arcipelagomilano.org schiare il posto di lavoro, mentre nel settore dei trasporti pubblici, in caso di una gara persa, le tutele del lavoro debbono essere molto pi rigide, configurando situazioni di privilegio corporative, solo per ragioni di voto di scambio? Unanalisi pubblica e trasparente dei livelli retributivi medi (non quelli degli ultimi assunti!) nel settore dei trasporti e delle concessioni pubbliche (ATM e SEA in primo luogo), che mettano in luce agli elettori le cause reali del dissesto di molti settori e di molte imprese sarebbe certo un passo importante nella trasparenza annunciata dalla presente giunta come valore democratico fondamentale, e contribuirebbe ad aprire un serio dibattito politico sui meccanismi di voto di scambio ai quali si accennato.

CERBA, IL MATTONE DELLA SALUTE Francesco Spadaro


Era il mese di aprile del 2011 e a Milano erano in corso le elezioni comunali che avrebbero visto la straordinaria e inaspettata vittoria di Giuliano Pisapia. Pochi giorni prima, sempre in aprile, veniva approvato il P.I.I. del C.E.R.B.A., il Centro di Ricerca Biomedica localizzato in pieno Parco Sud, nato da un accordo di programma della Giunta Regionale del 2006, forte dell'appoggio di un po' tutti gli attori della scena imprenditoriale milanese, di destra e di sinistra, di maggioranza e opposizione, ambientalisti e immobiliaristi, insomma, tanto per usare un termine di moda, un intervento promosso da una specie di grande coalizione senza neanche un'ombra di litigio o dissenso. In occasione delle scorse elezioni comunali mi ero adoperato un po' ingenuamente per far circolare un documento che ritraeva i volti dei diversi attori, sfidando i destinatari a indovinarne i nomi, un gioco per stimolare una riflessione attorno a quello che appariva e appare sempre di come unoffesa gratuita e inutile alla nostra citt. Offesa perch un'opera del genere poteva e pu trovare posto in luoghi meglio serviti, magari gi compromessi come gli scali ferroviari dismessi, senza consumare suolo, senza un inutile allargamento dei confini urbani. Mi pare importante ancora oggi, in questi giorni fondamentali per i destini del Parco, elencare i nomi dei protagonisti e responsabili di questa vicenda, per ricordare a tutti i guai che un capitalismo di relazione in grado di produrre solo per una logica di profitto fine a stessa. Veniamo ai personaggi coinvolti. Capofila della filiera il personaggio buono, il professor Veronesi, utile testimonial per un'operazione finanziaria-immobiliare che aveva bisogno assoluto di una foglia di fico medico-scientifica. Subito di seguito lo Stefano nazionale, il Boeri, lo smart-architetto in grado di disegnare e promuovere un progetto assolutamente in linea con le mode e gli slogan del momento e in grado di legittimare l'operazione (non solo questa) presso molti santuari della sinistra di governo. Come proprietario dei terreni, il solito Salvatore (Ligresti) in grado di offrire la location giusta al momento giusto: seicentomila metri quadrati in pieno Parco Agricolo. E poi le banche, tra tutte Unicredit prima con Profumo, il banchiere che vota alle primarie e poi con Cesare Ceroni o Galatateri di Genola in rappresentanza prima di Mediobanca e poi di tutto un po'. Gli industriali di giro non potevano defilarsi, ed ecco gli inossidabili Tronchetti Provera e Franco Bernab, a rappresentare Pirelli e l'indebitatissima Telecom, notoriamente interessata e competente in tema di ricerca biomedica. Il Corriere della Sera non poteva far mancare il suo appoggio mediatico e si etichetta anch'essa come socio fondatore. Per finire (credo) un assicuratore come SAI Fondiaria non si toglie a nessuno. Ma la compagine pi interessante, che ha attraversato diverse legislature, comunali, provinciali e regionali, quella politica, che ha visto la presenza fattiva sia di Filippo Penati prima, sia di Guido Podest poi, aiutati dalla buona Bruna Brembilla, presidente ambientalista dell'ente Parco, a sua volta alleata, sia da Letizia Moratti con l'assessore Masseroli e la supervisione del buon Formigoni. Tutti un po' di qua e un po' di l, ma sempre d'accordo: il CERBA sa da fare e sa da fare proprio l in via Ripamonti, in pieno Parco Sud. Questa fotografia, che ritrae in una virtuale e gioiosa foto di classe, una sorta di macchina da guerra in grado di insediare un milione di metri cubi in un'area servita malissimo e paesaggisticamente preziosa, non ha visto alzarsi un dito in segno di protesta. Qualche dichiarazione di rito, qualche osservazione formale ai diversi pareri ma niente di significativo e forte. Noi radicali, con il nostro consigliere al comune di Milano, Marco Cappato, abbiamo provato a farlo. Con una formale interrogazione, nel febbraio 2012, si chiedeva di dare corpo sia ai cinque referendum cittadini appena votati sia alla nuova diffusa sensibilit in tema di contenimento di consumo di suolo. La richiesta di aprire un confronto per spostare il CERBA, ha trovato nell'assessore De Cesaris la risposta pi facile: aspettare, aspettare gli eventi e . sperare. Sperare che la convenzione non venisse firmata, che i soldi per le fideiussioni non fossero pi disponibili. In effetti la speranza stata ripagata. Presto Telecom e Mediobanca hanno fatto marcia indietro. Qualcosa si inceppato, la crisi ha consigliato prudenza ai molti della gioiosa compagine dei fondatori e qualche segnale si avvertito. Ma stato il fallimento delle societ del gruppo Ligresti, proprietario delle aree ma indebitato per oltre 300 milioni di euro con Unicredit e altri, a mettere la parola fine ai buoni propositi di Veronesi e quindi ha svelare i veri interessi della finanza del mattone, che sono ovviamente ben lontani dalla ricerca scientifica. Certo pur di tenerlo dentro, il professore, spendibile e bipartisan, lo si convince a pronunciarsi per evocare alternative o inciuci disperati: Citt della Salute insieme al Cerba oppure il Cerba insieme all'Istituto dei Tumori. Altre fantasiose combinazioni potrebbero ancora sorprendere, in questi giorni, anche i pi smaliziati faccendieri. Unicredit, appena costretta ad affittare a se stessa il frutto dei suoi prestiti, la torre di Porta Nuova, tenta di rientrare dei suoi crediti provando a mantenere viva la cementificazione (i diritti edificatori) di quella porzione di Parco Sud e, per farlo, lo raccontano i giornali, il nuovo advisor, (nuovo per modo di dire, il solito Manfredi Catella, AD di Hines, appena rinfrancato dai salvadanai dall'emiro di turno), chiede che venga eliminato il vincolo sanitario. Al posto dei laboratori e delle corsie sanitarie sembra venga proposta unidea straordinaria di cui tutti i milanesi sentono effettivamente il bisogno: un bel nuovo, fiammante, centro commerciale. Siamo certi

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www.arcipelagomilano.org che l'assessore De Cesaris dir di no a questopzione ma i vari Podest, Maroni e Mantovani stanno scaldando i muscoli per difendere l'ormai fallito tentativo di realizzare un centro d'eccellenza di ricerca biomedica, per inventarsi un'alternativa da mettere a disposizione di operatori pronti a sbranare ancora il suolo disponibile, nonostante gli stessi, nel loro insieme, non riescono a chiudere le operazioni immobiliari gi avviate e che registrano oltre centomila alloggi invenduti. Forse, cara Giunta Pisapia, il caso di dire basta.

I CIRCOLI MILANESI E LAFFAIRE PD Angela Lanzi*


Di tutti i discorsi e pronunciamenti emersi nella serata del 5 giugno, tra le voci dei partecipanti allassem blea della Rete dei Circoli Pd Milanesi Per lalternativa e per un Congresso vero, questo il punto che per chiarezza e condivisione si rivela irrinunciabile: recuperiamo una etica dellappartenenza! - allinterno del partito, tra circoli e partito, tra partito ed elettori, tra Pd e paese. Lo afferma Aldo Ugliano, presidente del Consiglio di Zona 5, promotore delliniziativa insieme a Natale Carapellese, coordinatore dei circoli di Zona 5. Chi sta nel Pd assume il privilegio e la responsabilit di una scelta che tiene fermo in primo luogo il principio del bene comune e dunque non pu continuamente sfibrare il lavoro collettivo in distinguo e scelte di varia natura, per visibilit personale e tornaconto di parte. Da quando nato il Pd, i circoli reclamano questo dai vertici. Perch con il nostro lavoro quotidiano da anni noi tentiamo e teniamo quella coesione sociale indispensabile al paese, ora colpito da una crisi morale ed economica senza precedenti. Non ammissibile dare allopinione pubblica lim magine di un partito continuamente vessato da una dialettica interna avvelenata. Eppure da anni assistiamo a questa pratica suicida. Nulla di nuovo sin qui. Lo dicono i presenti che hanno riempito il salone in nome dei diciotto circoli cofirmatari del documento Leali s, ma alternativi sempre, promosso da Ugliano e Carapellese, che ha voluto raccogliere il dolore, la rabbia e laccorato stupore di numerosi mil itanti e cittadini di fronte alla dbacle del partito - e del governo conseguente - riconfermando tuttavia con voce ferma la volont di perseguire il cambiamento e lalternanza vera. Ma allo stesso tempo, proprio la presenza in sala di quanti costituiscono lossatura dei circoli, rivela che tutto diverso ora, dopo la carica dei 101 innominati e innominabili?- i cosiddetti franchi traditori della mancata elezione di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica, che ha scioccato gli elettori e messo in ginocchio la base del partito. Base che ancora una volta si interrogata, analizzata, responsabilizzata... ma ha concluso che no, questo troppo, non ci rappresenta, noi non siamo quella roba l di corridoio e palazzo, di veline e veleni, noi siamo nelle strade, guardiamo la gente allaltezza degli occhi, con lunica faccia che abbiamo. Per questo, rispetto al governo di larghe intese, mentre si conferma lealt per il bene del paese, si rilancia lurgenza di ricucire la ferita tra la base e i vertici del partito. Fioccano le richieste per un congresso vero, dove non si arrivi con tesi precotte, sintesi delle varie correnti, ma con tematiche aperte a un confronto reale, offerte in bozza a dibattiti diffusi, proprio come nellassemblea del 5 giugno. E che lesito sia una linea chiara, quali scelte prioritarie, quali risposte - sul lavoro ad esempio, quali s e quali no inderogabili siamo disposti a dire, e quale rispetto da parte della minoranza delle decisioni prese a maggioranza. Quale partito di forma e di sostanza. Emerge limbarazzo di cosa dire agli elettori, adesso, con quello che accaduto, e cosa dire dopo, per ricominciare, superando il deficit del dibattito politico. Quale pu essere lorizzonte dellinversione di rotta? Pensiamo a consultazioni fra i circoli su temi di grande rilevanza, con un serrato confronto sul merito, per riattivare il dialogo a tutti i livelli. I circoli devono contare di pi, il segretario metropolitano sollecitato a rilanciare il suo ruolo politico mentre dal Coordinatore dei circoli si attende che faccia girare la rete dei circoli, in forza di quella vivacit di saperi e di emozioni che in passato risultata cos ricca e visibile nei gruppi di lavoro tematici (Gip). Gi, i circoli, in sala se ne vede una buona rappresentazione: dai consiglieri comunali ai veterani resistenti, in larga misura, e giovani democratici, una presenza pi ridotta ma energica nella proposte - devi spiegare alla citt cosa farai nei prossimi tre anni, perch sei forte nelle idee e capace di progetti. Pensiamo agli Stati generali della citt di Milano, preceduti da assemblee zona per zona.... Si discute senza riserve, e non in versione contro per mettere in discussione le leadership - come piace titolare ai giornali, sempre omologati sul catastrofismo in casa PD, ma soprattutto per attivare quello scambio indispensabile a creare condizioni diverse in cui valga la dimensione collettiva. E vinca letica dellappartenenza. Chi qui sa da dove viene e sa cosa non vuole: che si disperda il progetto politico del Partito Democratico e linvestimento appassionato di uomini e donne, parte viva di una rete capillarmente diffusa nel paese, il vero patrimonio del partito, o meglio gli azionisti di maggioranza, secondo il presidente Ugliano. In ogni caso, Democratici adulti che non esitano a dire forte e chiaro il pensiero, il dissenso costruttivo, la volont di fare meglio. Tocca al partito valorizzarli, specialmente in momenti di passaggio come questi in cui in gioco il suo futuro. Perch, senza la forza dei circoli, per il partito non c partita sul territorio.

* Consigliera Pd di Zona 5

Scrive Romolo Buni a Chiara Bisconti


Caro Direttore, solo poche righe di doverosa precisazione rispetto alle parole dell'Assessore Bisconti. Non ho proposto (n sentito proporre da alcuno) un esclusivo uso ciclistico del Vigorelli, n laccesso gratuito

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www.arcipelagomilano.org alla pista. Sarebbe ovviamente insostenibile sul piano economico. Come si paga un biglietto per entrare in una piscina comunale cos lo si dovr fare per pedalare sulla pista in legno. Negli ultimi dodici anni il Velodromo rimasto chiuso per scelta del Comune e mancanza di fondi e di spinta dalla Federazione Ciclistica Italiana. Questo non imputabile allattuale amministrazione, ma oggi ci sono sia le condizioni economiche per riaprirlo, sia i potenziali utilizzatori. Mi sorprende l'accusa di malafede: nei disegni del progetto vincitore il Vigorelli chiamato ex Velodromo e non previsto nessuno spazio per il ciclismo su pista, un dato di fatto. Se davvero lAmministrazione vuole mantenere il ciclismo allinterno del Vigorelli la cosa pi semplice ed economica restaurare e riutilizzare la pista storica (unica al mondo, non dimentichiamolo), facendola convivere con tutte le attivit che si possono svolgere nel campo centrale e negli spazi sotto le tribune.

Scrive Pietro Vismara a LBG


Giusto ricordare che su Gattamelata "qualcuno l'aveva detto". Ma mi sembra anche il caso di citare il maggiore responsabile dell'opera, chi pi l'ha fortemente voluta: l'attuale Ministro delle Infrastrutture Lupi (evidentemente assurto a tale compito in virt delle sue capacit in materia).

Scrive Carlo Stanga ad ArcipelagoMilano


Ho particolarmente apprezzato l'articolo di Gianni Zenoni che affronta il tema della residenza a Milano. Da studente di architettura al Politecnico, ormai pi di vent'anni fa, fin dalle prime lezioni si apprendeva questo semplice ma verissimo dato di fatto: la bravura di un architetto si gioca nell'ambito del progetto residenziale e ancora di pi se si tratta di edilizia pubblica, dove a fronte di budget limitati risulta pi complesso individuare soluzioni tecniche, estetiche e di vivibilit. Un banco di prova davvero difficile che certo molti cercano di evitare, ma sono convinto anche io, come Zenoni, che a Milano ci siano tantissimi architetti capaci di affrontare con successo un tema cos difficile quanto avvincente. A Zenoni l'onore di aver sottolineato in modo cos deciso, appassionato e coraggioso un tema essenziale, che oggi sembra pericolosamente rimosso.

Scrive Walter Monici a Gianni Zenoni


Condivido pienamente le tue affermazioni e gli altri tuoi articoli. Milano sta per essere distrutta da architetti insipienti, presuntuosi, incapaci, avidi. Per questi motivi ho dato le dimissioni dall'ordine degli architetti di Milano che non ha saputo difendere la citt nell'ipocrito rispetto di una presunta libert di espressione. Un altro scempio sono le torri del bosco verticale di Boeri: un quartiere storico che avrebbe potuto essere e diventare il quartiere latino di Milano interventi avulsi dal contesto hanno distrutto l'unitariet e la poesia dei luoghi. Idem per la demolizione della vecchia sede del Sole 24 Ore sostituita dall'architetto Citterio con qualcosa che sembra una gabbia per polli. Avevo sottolineato questi aspetti in un mio blog. Gli esempi di come si potrebbe fare esistono, ad esempio l'albergo appena terminato all'angolo tra corso di Porta Nuova e via Fatebenefratelli. Ma il provincialismo succube dei nostri amministratori, gli interessi economici e come dicevo la condiscendenza degli architetti nostrani hanno prodotto il disastro. Un nuovo disastro di mia conoscenza sar l'edificio sull'area Enel di via Procaccini oltre quelli gi da te citati. In Turchia sta nascendo una rivoluzione positiva e finalmente laica e civile per la difesa di un parco. Quando noi saremo in grado di opporci agli stolti.

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org I Trii di Mendelssohn


Mendelssohn il Mozart del nostro momento storico, il pi brillante dei musicisti, quello che ha individuato pi chiaramente le contraddizioni dell'epoca e il primo che le ha riconciliate tra di loro sono le parole che Robert Schumann scriveva nel settembre del 1839 sul suo famoso giornale Neue Zeitschrift fr Musik, dopo aver ascoltato in anteprima nella propria casa di Dresda il primo dei due Trii per pianoforte, violino e violoncello - scritto da Felix a Francoforte due mesi prima ed eseguito per la prima volta in pubblico nella Gewandhaus di Lipsia nel febbraio dellanno successivo; ed aggiungeva questo il lavoro di un maestro, come lo furono a loro tempo quelli di Beethoven in si bemolle e in re, come lo era quello di Schubert in mi bemolle... Questo Trio una eccellente composizione che tra qualche anno delizier i nostri nipoti e pronipoti. A questo felicissimo genere musicale Felix Mendelssohn Bartholdy si dedic purtroppo solo due volte, con il Trio in re minore op. 49 e il Trio in do minore op. 66, di sei anni dopo. Anche il secondo lavoro venne scritto a Francoforte nei mesi successivi all'abbandono dell'incarico di direttore della cappella di Federico di Prussia, che il compositore deteneva a Berlino dal 1841. Non per questo per ebbe pi tempo a disposizione per comporre: Mendelssohn

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www.arcipelagomilano.org ricopriva gi dal 1835 il ruolo di direttore del Gewandhaus di Lipsia, si prodigava nella direzione di diversi festival musicali, nelle tourne in Inghilterra, Svizzera, Francia e Italia (fu a Venezia, Firenze, Roma e Napoli), nell'attivit didattica (nel 1843 fondava il Conservatorio di Lipsia), nella rielaborazione di opere del passato, una operosit frenetica e instancabile destinata a consumare precocemente la sua fibra (A. Quattrocchi). Mendelssohn morir infatti due anni dopo, trentottenne, stroncato da una serie di infarti e da un ictus, lasciando ben cinque figli da crescere alla moglie Ccile. Laltra sera al Conservatorio tre magnifiche musiciste hanno eseguito i due Trii per la gioia del pubblico ahim scarsissimo ma entusiasta delle Serate Musicali; un concerto indimenticabile, una chicca che, come spesso capita a Milano, non portando la firma di una delle ormai vecchie e decrepite star, non ha richiamato la folla ma ha premiato i pi attenti amanti della musica da camera. Diciamo magnifiche musiciste perch in loro tutto si presenta magnifico: da quei begli abiti lunghi rosso fuoco - che sembrano metterle in sintonia con la festa voluta pochi giorni prima da Franca Rame - alla perfetta sintonia con cui calcano dal 2005 i palcoscenici di mezzo mondo, dal nome del loro ensemble ESTRIO - che allude allES freudiano ma anche al MI bemolle della cultura musicale tedesca - al culto per la musica romantica e femminile (bellissimi i due bis di Fanny Mendelssohn, sorella di Felix, e di Clara Wieck Schumann moglie di Robert), tutto era armoniosamente composto per una serata speciale e commovente. La sensazione dominante - certamente una suggestione - era che linterpretazione di un trio tutto femminile fosse sostanzialmente diversa da quella di una compagine tutta maschile; non vi la supponenza tipica del protagonismo virile, lattitudine alla prevaricazione di uno strumento sullaltro, non vi ombra di competizione fra loro. Soprattutto non c il pudore dei sentimenti che in Mendelssohn sono poco espliciti ma molto delicati, come dimostrano gli aggettivi che aggiunge allindicazione dei tempi: gli Allegri sono energico e con fuoco, assai appassionato, molto agitato; gli Andanti sono espressivo o con moto tranquillo; lo Scherzo leggiero e vivace. La musica di Mendelssohn ha una caratteristica inconfondibile; come il moto ondoso del mare che fluisce e rifluisce, si gonfia e si sgonfia nel continuo rincorrersi di unonda dopo laltra, che si riempie e si svuota, al pi rinforzando o calmando appena, ma senza interrompersi mai. Questo scorrere della musica stato riprodotto dalle tre artiste come il flusso sanguigno delle proprie vene, con una naturalezza e una spontaneit che davano limpressione che la musica nascesse in quel momento, quasi improvvisata ESTRIO nasce nel 2005 dallaffiatamento fra la violinista Laura Gorna, la violoncellista Cecilia Radic milanesissima di origine croata - e la pianista Laura Manzini (ve le ricordate allInfedele di Gad Lerner un anno e mezzo fa?) che Lorenzo Arruga ha descritto come ...musiciste tecnicamente ineccepibili ed artiste in grado di turbare e di rasserenare con la loro saldezza e fantasia, cultura e istinto nella bellezza del suono...; questo concerto lo ha dimostrato in modo perfetto. Raramente abbiamo ascoltato una esecuzione cos nitida e insieme appassionata di questi Trii; una interpretazione che nel Trio n. 1 in re minore, il pi intimo e profondo dei due, raggiunge lapice della dolcezza - nello schubertiano Andante con moto tranquillo - e della passione nellincipit mirabilmente inciso dal violoncello di Cecilia Radic. Successo grandissimo e meritatissimo, con laggiunta di ben due bis di autrici famose per essere state sorella e moglie di grandi musicisti ma neglette come compositrici; un destino allora inevitabile che ora, molto giustamente, ESTRIO cerca di ribaltare. Sarebbe bello che questo Trio ci proponesse presto un concerto totalmente al femminile, anche per quanto concerne gli autori, anzi le autrici. Coraggio.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org

Milano Archeologica 2015


In vista dellExpo 2015 tante sono le attivit culturali in programma. Oltre allideazione di nuovi progetti, Mil ano si prender (finalmente) cura anche del patrimonio gi esistente, restaurando e valorizzando alcuni siti importantissimi per la storia della citt e quindi significativi anche a livello turistico. da poco stata presentata infatti la prima tappa del programma Milano Archeologia per Expo 2015, un percorso che restituir alla citt una fetta importante del suo patrimonio storico, quello riguardante let romana e imperi ale. Nonostante gli evidenti sviluppi urbanistici e architettonici, Milano conserva ancora tracce importanti di un passato glorioso che va dal I sec. a.c. allet tardoantica, in cui la citt divenne centro e poi una delle capitali pi siginificative dellImpero romano. Resti di questo passato si possono vedere ancora oggi al Museo Archeologico di corso Magenta, con i resti delle mura di Massimiano e la torre di avvistamento, cos come, inglobata nel campanile di San Maurizio al Monastero Maggiore sopravvive lantica torre del circo romano. L accanto invece sono conservati, in via Brisa, a cielo aperto, i resti del monumentale palazzo imperiale, in cui Costantino e Licinio nel 313 emanarono il famoso Editto di tolleranza. I resti pi emozionanti forse per si trovano sotto piazza Duomo, con il battistero di San. Giovanni e lantica basilica di Santa Tecla. Solo per citare le testimonianze pi note. Il progetto Milano Archeologia si propone quindi di favorire la conoscenza e la conservazione delle realt archeologiche presenti nel centro storico di Milano mediante azioni di manutenzione, promozione e comunicazione attraverso un sistema di reti di conoscenze e diffusione delle informazioni. Un progetto voluto e sostenuto dallArcidiocesi, dalla Regione Lombardia, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici e dal Comune di Milano. Insieme collaboreranno le parrocchie di San Eustorgio, San Simpliciano, San Lorenzo Maggiore e San Nazaro in Brolo, interessate poich depositarie di importanti resti

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www.arcipelagomilano.org paleocristiani sui loro territori. Infatti verranno restaurate e riqualificate le aree delle sepolture e dei manufatti paleocristiani della necropoli di Sant'Eustorgio; verranno valorizzati i resti di et romana imperiale presso San Nazaro, cos come larea del Foro romano in piazza s. Sepolcro e nei sotterranei della Biblioteca Ambrosiana, per concludere con la torre romana e la torre del circo in via Luini. A partire dalla celebrazione dei 1700 anni dellEditto di Costantino e in vista dellExpo, questo progetto non solo punta a riqualificare e promuovere resti, aree e monumenti, ma anche a elaborare una metodologia che potr essere replicata per altre realt non solo milanesi ma anche lombarde.

La Biennale enciclopedica di Gioni


Il 1 giugno ha aperto la 55 Esposizione internazionale d'arte di Venezia, firmata dal pi giovane curatore nella storia della Biennale, Massimiliano Gioni, superstar nostrana dal curriculum importante, ad appena 39 anni. Il titolo dellevento imponente: "Il Palazzo Enciclopedico", ripresa dichiarata del progetto pensato dall'artista-architetto italoamericano Marino Auriti, che nel 1955 aveva depositato il brevetto per realizzare un edificio di 136 piani destinato a contenere 'tutto il sapere dell'umanit, collezionando le pi grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite". Unimpresa chiaramente impossibile, rimasta utopica, ma che ha dato spunto a Gioni per creare una Biennale che si preannuncia essere ricca di sorprese e meraviglie. Concentrare in un luogo solo tutto il sapere (artistico) del panorama contemporaneo, con i grandi di ieri e di oggi: una sfida per Gioni, accettata per dai 150 artisti provenienti da 38 Paesi diversi. Sviluppata come sempre tra il Padiglione Centrale, i Giardini e l'Arsenale, la Biennale concepita come un museo contemporaneo, e, spiega Gioni l'esposizione sviluppa un'indagine sui modi in cui le immagini sono utilizzate per organizzare la conoscenza e per dare forma alla nostra esperienza del mondo". Insomma quel sogno che da sempre rincorre luomo di poter arrivare al sapere sommo e totale, viene abbozzato da Gioni nella sua Biennale, chiamando gli artisti a contribuire con un pezzetto di arte, a questa utopia. Un percorso e un allestimento che si preannunciano in stile Wunderkammer, le celebri camere delle meraviglie in voga tra 1500 e 1600, destinato a suscitare stupore e sorpresa, ma anche a far riflettere sul senso dellarte oggi, secondo una progressione di forme naturali e artificiali, messe insieme per strabiliare lo spettatore. Il Palazzo Enciclopedico una mostra sulle ossessioni e sul potere trasformativo dellimmaginazione e si apre al Padiglione Centrale ai Giardini con una presentazione del Libro Rosso di Carl Gustav Jung dice Gioni, riferendosi al manoscritto illustrato al quale lo psicologo lavor per sedici anni, posto in apertura del Padiglione Centrale. Un lavoro che stimola la riflessione sulle immagini, soprattutto interiori e sui sogni in chiave psicanalitica, cancellando le distinzioni tra artisti professionisti e dilettanti, tra outsider e insider - dice ancora Gioni l'esposizione adotta un approccio antropologico allo studio delle immagini, concentrandoci in particolare sulle funzioni dell'immaginazione e sul dominio dell'immaginario". La Mostra sar affiancata da 88 partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, allArsenale e nel centro storico di Venezia, con ben dieci Paesi new entry: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Costa dAvorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay, Tuvalu e Santa Sede. E la partecipazione di questultima forse la novit pi forte, con una mostra allestita nelle Sale dArmi, fortemente voluta dal cardinal Bagnasco. E il sempre chiacchieratissimo Padiglione Italia? Questanno il comp ito curatoriale toccato a Bartolomeo Pietromarchi, che ha deciso di lavorare sugli opposti, con Vice versa, titolo scelto riprendendo un concetto teorizzato da Giorgio Agamben nel volume Categorie italiane. Studi di Poetica (1996), in cui il filosofo sosteneva che per interpretare la cultura italiana fosse necessario individuare una "serie di concetti polarmente coniugati" capaci di descriverne le caratteristiche di fondo. Binomi quali tragedia /commedia o velocit/leggerezza divengono cos originali chiavi di lettura di opere e autori fondanti della nostra storia culturale. Una attitudine al doppio e alla dialettica che particolarmente cara alle dinamiche dellarte contemporanea italiana. Quattordici gli artisti invitati e ospitati in sette stanze: Francesco Arena, Massimo Bartolini Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, Piero Golia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa. Gli artisti, in un dialogo di coppia, compongono un viaggio nellarte italiana di ieri e di oggi, letto per non come una contrapposizione di stili, forme o correnti, ma piuttosto come un atlante del tempo recente che racconta una storia tutta nazionale. Insieme ai tantissimi eventi collaterali sparsi per la citt, non resta che scoprire, vivendola dal vivo, questa promettente, e ricca di citazioni, Biennale. Per scoprire i vincitori, clicca qui.

Il Napoleone restaurato
Dal 1859 sorveglia lAccademia e la Pinacoteca di Brera. In un secolo e mezzo di vita ha visto passare artisti, personalit illustri, studenti e appassionati darte. Ora, finalmente, si concede un meritato restauro. Protagonista di un intervento che durer 12 mesi proprio il Napoleone come Marte Pacificatore di Antonio Canova, statua bronzea che troneggia al centro del grande cortile donore in omaggio a colui che, nel 1809, fond la Real Galleria di Brera. Dal prossimo giugno limponente scultura sar circondata da una teca di vetro, attraverso la quale si potranno seguire, passo dopo passo, i progressi compiuti sul grande bronzo, proprio come consuetudine per i restauri sui dipinti della Pinacoteca, esposti al centro del percorso museale in un laboratorio di vetro. Sistemati, ripuliti e messi a nuovo da abili restauratori che lavorano sotto gli occhi (curiosi) di tutti. Pannelli illustrativi e attivit didattiche per scuole e appassionati accompagneranno i restauri, sponsorizzati da Bank of America Merrill Lynch, dallAssociazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi e dalla Soprintendenza per i beni storici artistici e etnoantropologici di Milano. Che fosse necessario un restauro era evidente da tempo: la superficie

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www.arcipelagomilano.org ha subito alterazioni causate da fattori metereologici e dall'inquinamento atmosferico, cos come sono visibili distacchi e cadute di frammenti e crepe nel marmo posizionato sotto il piedistallo della statua. Un Napoleone che ha avuto vita non facile, fin dallinizio. Lopera fu commissionata nel 1807 da Eugenio di Beauharnais, vicer del Regno dItalia, allo scultore Antonio Canova, ma non essendo ancora pronta, per problemi con la fusione, nel 1809, per linaugurazione della Pinacoteca di Brera, Beauharnais acquis a Padova il calco in gesso, da esporre in quella occasione. Il gesso, depositato in unaula dellAccademia, stato riesposto in uno dei saloni della stessa Pinacoteca, in concomitanza con le celebrazioni dei duecento anni dellistituzione museale, avvenuti nel 2009. Dopo il declino della fortuna e del comando di Napoleone, la statua in bronzo, che a Milano non aveva mai trovato collocazione in luogo pubblico, fu abbandonata nei depositi del palazzo di Brera. Riemerse alla luce allepoca dellarrivo in Lombardia di Napoleone III, a conclusione della seconda guerra di indipendenza italiana. Nel 1859 la statua fu eretta su un basamento temporaneo nel cortile principale di Brera. Solo nel 1864 fu inaugurato lattuale basamento in granito e in marmo di Carrara progettato da Luigi Bisi, docente di prospettiva allAccademia di Brera, ornato con aquile e fregi di bronzo. La statua in bronzo fu ottenuta con un'unica fusione (ad eccezione dell'asta e della vittoria alata) tenendo conto delle prescrizioni dettate dallo stesso Canova: l'asta tenuta nella mano sinistra composta da due elementi avvitati; la vittoria alata, che per fu rubata, stata allinizio degli anni 80 ricostruita basandosi su documentazione fotografica. Una curiosit: il bronzo utilizzato per la fusione proviene da cannoni in disuso di Castel Sant'Angelo a Roma. Un restauro iniziato in un momento non causale: il progetto parte del lavoro di valorizzazione che la Pinacoteca di Brera ha avviato in preparazione dellEXPO 2015, in cui giocher un ruolo fondamentale sulla scena culturale non solo milanese ma anche internazionale.

La pop art di Warhol e le stampe a diamanti


Settimana scorsa, come gi anticipato, al Museo del 900 c stata lapertura a ingresso gratuito della mostra Andy Warhols Stardust. Stampe dalla collezione Bank of America Merrill Lynch, a cura di Laura Calvi. Protagoniste le brillanti, e preziosissime, stampe di Andy Warhol, artista sopra le righe e padre della Pop Art americana. Lo stardust indicato nel titolo richiama davvero la polvere di diamante usata per rendere brillanti e uniche queste stampe, ma anche tutta quellallure che da sempre circonda il nome e il lavoro di Warhol stesso. Dagli anni 60 agli anni 80, la m ostra ripropone i soggetti pi noti creati dallartista di Pittsburgh. Imperdibili i Flowers in tonalit fluo, le indimenticabili Campbells Soup, i divertenti Fruits e i meno noti, ma altrettanto vivaci, Sunset. Un procedimento di lavoro, quello di Warhol, molto simile a quello dellartista co ntemporaneo Damien Hirst. Entrambi hanno affidato, e affidano, la produzione dei loro lavori ad assistenti specializzati, nel caso di Warhol cera addirittura la famosa Factory a servirlo, e solo alla fine i due maestri ritoccano e aggiustano dei dettagli con il loro tocco personale. Tocco che fa lievitare le loro opere a diversi milioni di dollari. Ma daltra parte quelle di Warhol erano opere Pop, nate e pensate per essere vendute e riprodotte in gran quantit, in linea con la produzione di massa, anche artistica. Oltre ai fiori e ai frutti, da ammirare anche i celebri volti ritratti da Warhol: Mohammed Al, Marylin, e le copertine di Interview create appositamente dallartista, che sponsorizza, tra laltro, i suoi Velvet Underground e la loro famosa banana-simbolo. Personaggi reali ma non solo. Nella serie dei Myths Warhol rappresenta Topolino e gli eroi dei fumetti, dando loro la stessa effimera concretezza dei personaggi di Hollywood e dello spettacolo, mettendo insieme la collezionista Gertrude Stein, Babbo Natale, Einstein, Superman e i fratelli Marx. Nuove nel taglio anche le didascalie, non pi banali cartellini descrittivi ma etichette a muro in colori fluo, con interessanti citazioni dellartista e dei suoi contemporanei che ne spiegano e approfondiscono il lavoro, dando anche un quadro generale su quegli anni e sulle difficolt economiche, razziali o semplicemente raccontando aneddoti legati alle opere. Lallestimento intero, a cura di Fabio Fornasari, ricorda la corsia di un supermercato, in cui le opere darte sono esposte con la stessa freddezza e precisione dei prodotti di consumo quotidiani, in cui possibile, virtualmente, comprare le lattine Campbell e i frutti di stagione, insieme alle riviste di musica rock, con una spolverata di polvere di diamanti. Andy Warhols Stardust. Stampe dalla collezione Bank of America Merrill Lynch, Museo del 900, Fino all8 settembre Orari luned 14.30 19.30 marted, mercoled, venerd e domenica 9.30 19.30 gioved e sabato 9.30 22.30 Ingresso intero 5 euro ridotto 3 euro

Leonardo e le macchine ricostruite


Come faceva Leonardo Da Vinci a progettare le sue macchine volanti? Potevano davvero volare? Che cosera il famoso Leone Meccanico? Perch non venne mai portato a termine il colossale monumento equestre di Francesco Sforza? Queste sono solo alcune delle domande che potranno avere risposta grazie allinnovativa - e unica nel suo genere - mostra che si appena aperta in una location deccezione: gli Appartamenti del Re nella Galleria Vittorio Emanuele. Tutto nasce dallidea di tre studiosi ed esperti, Mario Taddei, Edoardo Zanon e Massimilano Lisa, che hanno saputo mettere insieme e creare un centro studi e ricerca dedicato a Leonardo, alle sue invenzioni e alla sua attivit, con risultati sorprendenti sia sul fronte delle esposizioni, sia su quello della divulgazione. Leonardo3 (L3) parte di un progetto pi ampio, di un innovativo centro di ricerca la cui missione quella di studiare, interpretare e rendere fruibili al grande pubblico i beni culturali, impiegando metodologie e tecnologie allavanguardia. Sia i laboratori di ricerca sia tutte le produzioni L3 (modelli fisici e tridimensionali, libri, supporti multimediali, documentari, mostre e musei) sono dedicati allopera di Leonardo da Vinci. E i risultati sono stati straordinari: L3 ha

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www.arcipelagomilano.org realizzato il primo prototipo funzionante al mondo dellAutomobile di Leonardo, hanno ricostruito il Grande Nibbio e la Clavi-Viola, il primo modello fisico della Bombarda Multipla, il primo vero modello del Pipistrello Meccanico, il Leone Meccanico e il Cavaliere Robot, oltre a interpretazioni virtuali e fisiche inedite di innumerevoli altre macchine del genio vinciano. Non solo macchine per. Fondamentali per la riscoperta e la creazione dei prototipi sono stati i tanti codici leonardeschi, tra cui il famoso Codice Atlantico interamente digitalizzato, cos come il Codice del Volo, presentato in Alta Definizione, in cui ogni singolo elemento interattivo. E queste tecnologie diventeranno, in futuro, sempre pi utili per studiare manoscritti antichi e fragilissimi, come i diversi Codici e taccuini, gi molto rovinati dallusura e dal passare dei secoli. Una mostra che divertir grandi e bambini, che potranno toccare con mano le macchine e i modellini ricostruiti, testarsi sui touch screen per comporre, sezionare o vedere nel dettaglio, tramite le ricostruzioni 3D, i vari pezzi delle macchine di Leonardo, far suonare la Clavi-Viola e costruire, davvero, un mini ponte autoportante. Una delle ultime sezioni poi dedicata ai dipinti di Leonardo, su tutti la famosa Ultima Cena. Una ricostruzione digitale e una prospettica permettono di ricostruirne strutture e ambienti, di capirne perch Leonardo sbagli di proposito la pros pettiva e di approfondire alcuni dettagli. I modelli sono stati costruiti rispettando rigidamente il progetto originale di Leonardo contenuto nei manoscritti composti da migliaia di pagine, appunti e disegni. Il visitatore avr anche la possibilit di leggere i testi di Leonardo invertendo la sua tipica modalit di scrittura inversa (da destra a sinistra). L3 si gi fatto conoscere nel mondo, le mostre sono state visitate da centinaia di migliaia di persone in citt e Paesi come Torino, Livorno, Vigevano, Tokyo, Chicago, New York, Philadelphia, Qatar, Arabia Saudita e Brasile. Occasione imperdibile. Leonardo3 Il Mondo di Leonardo -piazza della Scala, ingresso Galleria Vittorio Emanuele II, fino al 31 luglio, orari: tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 23:00, biglietti: 12 intero, 11 studenti e riduzioni, 10 gruppi, 9 bambini e ragazzi, 6 gruppi scolastici.

Modigliani, Soutine e la Collezione Netter


Di Modigliani si detto e scritto di tutto. A iniziare dal suo soprannome, Mod, gioco di parole tra il suo cognome e lespressione peintre maudit, il pittore folle. Si sa della sua dipendenza cronica da alcol e droghe, si sa del suo grande amore, leterea Jeanne, si sa della loro tr agica fine. Esponente di rilievo della cosiddetta Scuola di Parigi, Modigliani ha davvero segnato unepoca, pur nella sua breve esistenza, influenzando artisti e generazioni future. Un artista incompreso, come molti altri allinizio della carriera, e che pot sopravvivere soprattutto grazie allaiuto di generosi e lungimiranti mecenati. Dopo Paul Alexandre e Paul Guillaume, entra in gioco un collezionista atipico, schivo e riservato, che aiuter Mod nei suoi anni pi cruciali: Jonas Netter. Industriale ebreo emigrato a Parigi, Netter negli anni riuscir a mettere insieme una straordinaria collezione di opere darte, pi di duemila, sc egliendo gli artisti pi promettenti e interessanti, affidandosi al suo gusto personale ma anche a quello di un uomo completamente diverso da lui per stile di vita e carattere, Leopold Zborowski. Polacco, arriva a Parigi nel 1914 insieme alla moglie, per tentare la carriera artistica. La ville lumire lo trasformer invece, a suo dire, in poeta. E in un mercante. Grazie alle conoscenze e alle frequentazioni dei caff e dei locali di Montparnasse, Zborowski conosce e frequenta gli studi degli artisti pi talentuosi, e poveri, che stipendia e compra per Netter, con il quale aveva precisi rapporti commerciali. Un sodalizio lungo pi di un decennio, interrotto in brusco modo nel 1929, e che condurr Netter ad avere 50 dipinti di Modigliani, 86 Soutine e 100 Utrillo. Ed proprio Maurice Utrillo, figlio della ex modella e pittrice Suzanne Valadon, a essere stato il grande amore di Netter. In mostra molti paesaggi, declinati nei diversi periodi e momenti della sua vita. La precoce dipendenza di Utrillo dallalcol non gli ha impedito di lavorare tantissimo, a scopo terapeutico, e di ispirarsi alla pittura impressionista, soprattutto di Pissarro. Netter amava i suoi artisti come dei figli, sostenendoli in ogni modo: pagava stipendi, studi e materiali, pagava anche alcol e cliniche di disintossicazione. Ma in realt la collezione molto variegata. Oltre agli artisti maledetti per eccellenza, Mod e Soutine -con i suoi paesaggi espressionisti e i materici quarti di bue- presenta anche fauve come Derain con le fondamentali Grandi bagnanti del 1908, e de Vlaminck; molte opere di Suzanne Valadon, il neoplasticista Helion, Kisling, Kikoine, Kremegne e altri artisti dellEst- e non soloscappati da una vita di miseria per approdare a Parigi, citt ricca di promesse, di collezionisti e simbolo, con Montmartre, Montparnasse e i loro caff, di una vita bohemien e ribelle. Certo non tutto al livello delle opere di Modigliani, sono presenti anche pittori minori e nomi forse poco conosciuti. Ma daltra parte la collezione il frutto del gusto e dellestetica personale di Netter, che ha saputo riunire tutti quegli artisti, diversi per storia, cultura e Paese, e che hanno segnato la storia dellarte europea. Dice il curatore, Marc Restellini: Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualit e i sogni propri a ciascuno di loro. Quegli anni corrispondono a un periodo demancipazione e di fermento che ha pochi eguali nella storia dellarte. Di Jonas Netter, uomo nellombra, oggi non rimane quasi niente, solo un suo ritratto fatto da Moise Kisling e qualche lettera. La sua eredit pi grande sono senza dubbio le opere darte che oggi, dopo pi di settanta anni, tornano a essere esposte insieme per ricreare una delle epoche doro della pittura europea. Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti - Palazzo Reale, fino all8 settembre 2013 - Orari: Luned: 1430 - 19.30. Dal marted alla domenica: 9.30-19.30. Gioved e sabato: 9.30-22.30 - Costo: Intero 9 euro, ridotto 7,50 euro.

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LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Farian Sabahi Noi donne di Teheran
Collana I corsivi, e-book del Corriere della Sera pp. 45, giugno 2013
La verit uno specchio, caduto dalle mani di Dio e andato in frantumi: ogni pezzo restituisce a chi lo tiene, una parte di verit, cos rec itava il sufi Rum. E questo Noi donne di Teheran testo nato per il teatro, il frammento di verit che Farian Sabahi ci dona a proposito della sua citt. E lo fa anche per sfatare la pessima stampa che nel mondo circola oggi sul suo paese, l'Iran perch i cani abbaiano evoca l'autrice- e la carovana passa. E il testo appare tanto pi prezioso oggi, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali fissate per il 14 giugno, e nelle quali non stata ammessa nemmeno una delle 30 candidate. Farian Sabahi, giornalista, docente di Storia dei paesi islamici all'Universit di Torino, ci offre il ritratto di una citt colta, indecifrabile, orgogliosa, popolata da donne vitali preparate e indomite. E come una novella Sherazade, l'autrice ci racconta, a volte in forma onirica, con la levit delle sue 45 pagine, la tanta vita che fluisce nelle pieghe della sua Teheran, citt carovaniera, sulla via delle spezie, della seta, delle pietre preziose, e ancora oggi animata da intellettuali, uomini di fede, artisti, registi, mercanti, ora cinesi e russi, dopo le sanzioni. Dotata di due geografie, la montagna a nord e il deserto a sud; di due anime, quella occidentale e quella orientale, la citt sorge, fiero crocevia, su un altipiano tra i 1200 e i 1700 metri. Un clima difficile, data l'altitudine, per i 12 milioni di abitanti distribuiti su un diametro urbano di 50 chilometri, che fa di Teheran, con Istanbul e il Cairo, una delle tre megalopoli del Medio Oriente. Sorge sul 35esimo parallelo come Lampedusa e conserva molti rituali popolari simili a quelli del nostro sud. Ma Teheran non citt antica come Isfahan, perch risale al 1700. Fu Reza Shah a cambiare il nome Persia, in Iran, per evocare le glorie dell'antico impero persiano. Gi, perch questa terra cinque volte l'Italia, vanta 3000 anni di storia e noi siamo suoi figli per stirpe, lingua, cultura, l'indoeuropea appunto. Gli iraniani perci non sono arabi, anche se la maggioranza pratica la religione musulmana nella versione sciita, che si contrappone a quella sunnita, al punto che bench Teheran sia citt multiculturale, multireligiosa, multietnica, le sole moschee sunnite sono vietate. Persiani erano i Re Magi, sacerdoti del profeta monoteista Zoroastro. Del resto lo stesso nome Parsifal ispirato a termini persiani. Sotto il profilo geopolitico e per le ricchezze del sottosuolo l'Iran suscit gli appetiti di russi, turcomanni, kirghisi, uzbeki, mongoli, e infine quelli degli angloamericani. Ma mai fu schiavo, anche se sub pesanti ingerenze straniere, come insegna la fine del primo ministro Mossadeq nel 1951, che os nazionalizzare il petrolio, e come la sorte dello stesso Reza Pahalvi ricorda. Nel 1979 la Rivoluzione islamica dell'Ayatollah Komeini cambier la storia del paese e interromper il cammino di occidentalizzazione forzata, imposta dallo sci. Ma come racconta la favola persiana del Pesciolino nero, lo spirito della sovversione non pu essere messo a tacere, e la citt vive sospesa tra tradizione e modernit, all'interno della Repubblica islamica, che dovrebbe essere una democrazia, ma in realt una oligarchia di ayatollah e pasdaran. E l'arte un'arma formidabile per comunicare il disagio, come il cinema del regista Jafar Panahi. Imprigionato e poi rilasciato, in attesa di Appello, egli vince nel febbraio del 2013 l'Orso d'Argento per la migliore sceneggiatura al Festival di Berlino con il suo Closed Curtain. O come il noto Persepolis autobiografia a fumetti, poi film, di Mariane Satrapi, una donna, una coraggiosa donna di Teheran. E se la civilt di un popolo dato dal grado di emancipazione delle sue donne, ebbene l'Iran sempre stato all'avanguardia, afferma Sabahi, se vero che Mandana, moglie di Ciro, istitu la prima scuola nell'antica Persia e come lei molte altre donne fondarono scuole nello scorso secolo, dove gi troviamo fotografe, pasionarie politiche e guerrigliere, diplomatiche, fino ad arrivare al 1935 quando Reza Shah mette fuori legge il velo, aprendo l'anno successivo l'universit alle donne. Nel '40 incontriamo la prima pilota di aeroplani, nel '49 la prima avvocatessa, nel '56 la rivendicazione dei diritti delle donne alla radio, e quindi nel '63 le donne iraniane votano per la prima volta per la rivoluzione bianca voluta dall'ultimo sci. Nelle elezioni politiche del 1980, su 25 candidate ammesse, 3 entrano in Parlamento. Oggi su 290 deputati, 9 sono donne. Nel '93 Teheran ospita i giochi olimpici femminili, nel '96 Teheran ha il primo sindaco donna e nel '98 la prima Accademia femminile di polizia, la prima Associazione di giornaliste dal '79. Eppure le donne valgono tutt'ora la met, denuncia la Sabahi, come nella successione ereditaria e nelle testimonianze in Tribunale, vedi la vicenda di Sakin, condannata alla lapidazione. Vige la poligamia, il divorzio difficile. E ci nonostante la scuola, punta di eccellenza in Asia, sia obbligatoria e gratuita per tutti, maschi e femmine fino a 14 anni. Proprio per le sue battaglie per i diritti umani, l'avvocatessa Shiran Ebadi ha ottenuto il Nobel per la pace. Possiamo essere sicuri che le donne di Teheran non si arrenderanno mai nella lotta per i loro diritti, magari ricorrendo all'arguzia, come nel caso della rinuncia al mehrieh il prezzo della sposa, pur di ottenere il divorzio, o nell'uso disinvolto dello sigheh, il matrimonio a tempo, tutto sciita.

SIPARIO questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.G. Muscianisi rubriche@arcipelagomilano.org

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Premio Mab 2013, premiata leccellenza italiana


Luned 27 maggio presso il Teatro Manzoni di Milano si svolta la finale e premiazione della quarta edizione del Premio Internazionale di Danza Classica Maria Antonietta Berlusconi per i Giovani (MAB). La serata di gala ha visto Rossella Brescia come sua madrina, che in veste di presentatrice e moderatrice del concorso ha interagito con i giovani e giovanissimi partecipanti, cercando al meglio di lasciarli a proprio agio, secondo la poetica del titolo di questanno La danza come stile di vita. Le categorie dei finalisti erano quattro: Primavera fino ai 13 anni, Juniores fino ai 17, Seniores fino ai 19 anni, alle quali si aggiunge la categoria Creazioni coreografiche per i giovani coreografi emergenti. Tra i giurati si trovavano esponenti di spicco della danza in Italia, ma anche del giornalismo di spettacolo, tra i quali Anna Maria Prina e Frdric Olivieri, rispettivamente ex direttrice e direttore attuale della Scuola di Ballo Teatro alla Scala, Laura Comi, gi toile del Teatro dellOpera di Roma e ora direttrice della Scuola di Ballo, Paolo Giordano, giornalista per Il Giornale, Luciano Cannito, gi direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo e attuale direttore artistico della Biennale Danza di Pesaro. I giovani finalisti, tutti molto talentuosi, si sono esibiti in alcune variazioni del repertorio classico preparate autonomamente, studiate poi e perfezionate con lo staff docenti del MAB dopo le selezioni al Sestrire che ha ospitato la fase semifianale del concorso. Solo due sono stati i doppioni: la variazione femminile de La Fille mal garde (1885, Marius Petipa e Lev Ivanov) e la variazione maschile de La Sylphide (1832, Filippo Taglioni). Nel secondo atto dellevento due compagnie ospiti hanno intrattenuto gli spettatori durante lultimo consulto della giuria, lAccademia delle Danze di Brindisi, diretta da Maria Chiara Di Giulio, ed Emox Balletto Contemporaneo, fondato e diretto da Beatrice Paoleschi. Tra gli sponsor coreutici si annoverano i prestigiosi Balletto di Milano, il West Finland College e Les Ballets de Monte Carlo; tra gli sponsor tecnici, Locman, Mikelart, So Dana e il marchio milanese Gianni Tolentino. Gli sponsor del Premio MAB sono stati numerosi, il che ha permesso un maggior numero di premi, che sono stati assegnati tutti a giovani talentuosi italiani, alcuni dei quali hanno sommato pi di una vittoria, con la motivazione che promuovano nel mondo in Made in Italy attraverso larte, la bellezza e la cultura. Domenico G. Muscianisi

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Tutti pazzi per Rose
di Rgis Roinsard [Populaire, Francia, 2012, 111'] con Romain Duris, Dborah Franois, Brnice Bejo, Mlanie Bernier, Nicolas Bedos
Rose Pamphyle (Dborah Franois) una ragazza di un piccolo villaggio normanno che aspira a diventare segretaria. il 1958 e le donne ambiscono ancora a fungere da comprimarie alla parte maschile che autoritariamente dirige e governa il pianeta. Non fa eccezione Louis Echard (Romain Duris), l'elegante ed esigente proprietario di un'agenzia di assicurazione che assume Rose come propria segretaria. Rose risponde al telefono in modo informale, goffa nell'ordinare le pratiche ma ha un dono innato per la dattilografia. Le sue dita accarezzano i tasti della macchina da scrivere pi velocemente dei nostri occhi che provano a seguirle. Louis vede cos nell'ingenua segretaria una campionessa in erba di questa bizzarra disciplina. S perch in questa fantasiosa ricostruzione dell'epoca, la dattilografia appare come uno sport olimpico e a coloro che primeggiano riservato un trattamento da star. Il capo veste rapidamente i panni dell'allenatore e le loro lunghe e ossessive sessioni di pratica non possono che richiamare alla nostra memoria Rocky e le sue corse nella neve. Rgis Roinsnard, regista di Tutti pazzi per Rose, ha scelto di mescolare la leggerezza dell'atmosfera dai colori pastello al riscatto silenzioso ma efficace della candida ragazza dal nome profumato. Cos delicata e saggia nel guadagnarsi la sua autonomia da far innamorare il capo, ora un po' meno arrogante e maschilista. Tutti pazzi per Rose una commedia che ci offre una ricostruzione fiabesca e edulcorata della fine degli anni '50, scorrendo rapida e leggera proprio come le dita della sua protagonista sui tasti della macchina da scrivere. Marco Santarpia In sala a Milano: Apollo, Eliseo, UCI Cinemas Bicocca.

Sdrive-in: torna il cinema allaperto al Bloom


Dall11 giugno al 3 settembre, ogni marted, al Bloom di Mezzago (via Curiel, 39) il cinema sale in terra zza: verranno proiettati film allaperto, da godere comodamente seduti su una sdraio. In collaborazione con la Proloco Mezzago, e con il patrocinio del Comune levento offrir i migliori film della stagione. La programmazione completa? Eccola qui: Marted 11 giugno ore 21,30 RUBY SPARKS di Jonathan Dayton, Valerie Faris, USA 2012, Commedia, durata 104 Marted 18 giugno ore 21,30 MUFFA di Ali Aydin, Turchia, Germania 2012, Drammatico, 94 min Marted 25 giugno ore 21,30 KIKI CONSEGNE A DOMICILIO di Ha-

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www.arcipelagomilano.org yao Miyazaki, Giappone 1989, Animazione, durata 103 Marted 2 luglio ore 21,30 NO I GIORNI DELLARCOBALENO di Pablo Larrain, Drammatico, Cile 2012, 110 Marted 9 luglio ore 21,30 QUARTET di Dustin Hoffman, Gran Bretagna 2012, Commedia 98 Marted 16 luglio ore 21,30 EFFETTI COLLATERALI di Steven Soderbergh, USA 2013, Thriller 106 Marted 23 luglio ore 21,30 IL MINISTRO LESERCIZIO DELLO STATO di Pierre Schller, Francia Belgio 2011, Drammatico, 112 Marted 30 luglio ore 21,30 THE SESSIONS di Ben Lewin, USA 2012, Drammatico, 98 Marted 6 agosto ore 21,00 MIELE di Valeria Golino, Italia 2013, Drammatico, 96 Marted 13 agosto ore 21,00 VIAGGIO SOLA di Maria Sole Tognazzi, Italia 2012, Commedia sentimentale, durata 85 Marted 20 agosto ore 21,00 LUOMO CON I PUGNI DI FERRO di RZA, USA, Hong Kong , Azione, 95 Marted 27 agosto ore 21,00 TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August, Svizzera, Portogallo, Germania 2013, Drammatico, 111 Marted 3 settembre ore 21,00 COME UN TUONO di Derek Cianfrance, USA 2012, Drammatico, 140 Paolo Schipani

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ALINA MARAZZI: TUTTO PARLA DI TE , NON SOLO UN FILM http://youtu.be/Bu_9SGcry74

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