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numero 16 anno V 1 maggio 2013


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Luca Beltrami Gadola MILANO PER EXPO: LE BUCHE E LA FAVOLA BELLA Franco DAlfonso POLITICA: RIPARTIRE DAL BASSO, DA QUELLO CHE C Walter Marossi MILANO: NATIVI DEL PD, FOTTERSENE DEI RITUALI Massimo Cingolani DALLE BUCHE ALLA PARTECIPAZIONE Marianella Sclavi CRISI DEL PD: UNA RISPOSTA A BARCA Valentina Magri MILANO E IL LAVORO A QUATTRO DIMENSIONI Michele Albo UNA NUOVA SANIT. STOP AL CONSUMISMO SANITARIO Fabrizio Bottini TUNNEL DI MONZA: UNA MODERNIT A MISURA DI MEDIOCRE Stefania Boleso COWORKING, LAVORARE E SALVARE IL PROPRIO TEMPO: PIANO C Giovanni Cominelli I PARTITI HANNO PAURA DELLUOMO FORTE O ELLELETTORE FORTE?

VIDEO ELENA LATTUADA (CGIL): IL PRIMO MAGGIO DELLE DONNE

suggerimento musicale U BORBI SA SILANA Canta Darko Rudek Trio

rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero SIPARIO E. Aldrovandi e D.G. Muscianisi CINEMA Marco Santarpia e Paolo Schipani

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MILANO PER EXPO: LE BUCHE E LA FAVOLA BELLA Luca Beltrami Gadola


I milanesi hanno un lodevole primato: sono i cittadini che esprimono il meglio del volontariato e quando il Comune chiama, in genere, rispondono anche se qualche volta rimangono delusi. Per non si pu esagerare. Chiamarli a segnalare le buche nelle strade pu essere unidea, visto che le lettere ai giornali non sembrano bastare ma se si cominciasse da quelle sarebbe persino sufficiente. Chiamarli a un controllo visivo sullesecuzione dei lavori, come ha fatto lassessore, una favola bella e demagogica a meno che . A meno che non sinsegni loro cosa guardare: insomma una sorta di cole du regard per tecnici che metta anchessa al centro lo sguardo sulle cose. Dunque prima di tutto osservare bene la strada e i marciapiedi. Se ci sono buche e si vede arrivare un omino con un secchio di pietrisco bitumato e un badile telefonare subito in assessorato: se cos non va bene. Le buche chiuse in questo modo durano lo spazio di un temporale. La buca va rappezzata portandola a forma rettangolare, tagliando lasfalto con bordi verticali e pulita sino al sottofondo ecc. ecc. Se invece si pensa che il manto dasfalto sar rifatto totalmente, il cittadino diligente deve fare mente locale allultima pioggia e ricordarsi dove si formavano le pozzanghere. Se limpresa esecutrice, dopo aver tolto il manto di usura, per capirci lo strato pi superficiale, non risistema le pendenze per evitare future pozzanghere, chiamare in assessorato. Osservare anche attentamente la posa del nuovo manto di usura, perch spesso alla fine dei lavori lasfalto troppo alto e chiude le caditoie dei tombini o le riduce a semplici fessure che subito si intasano, oppure troppo basso, i cordoli del marciapiede sono troppo alti e superano le misure antinfortunistiche. Amici miei, non vi voglio annoiare con troppa tecnica ma se siete cittadini diligenti compratevi il manuale Hoepli Il prontuario dellingegnere di Giuseppe Centolani e sarete preparati per la vostra missione di sorveglianza. Insomma dovreste imparare quello che un buon direttore di lavori stradali dovrebbe sapere ma per cortesia non fatevi domande inutili del tipo: ma chi doveva dirigere i lavori prima che arrivassi io, dove guardava? E se non lo ha fatto, perch? C una lista di proscrizione? O anche: chi ha progettato spartitraffico e rond centrali pavimentate con i ciottoli (la cosiddetta falsa rizzada), ha avvertito lAmsa perch si munisse di attrezzi speciali per la loro pulitura? O, tanto per continuare: chi pianta pali segnaletici e semafori, per altro mai verticali e sempre vacillanti, si messo daccordo con chi deve rifare lasfalto attorno? Qualcuno ha detto loro come si fa perch restino dritti? Mio Dio quante domande e quante ancora! Il buon cittadino milanese, sopratutto se ciclista, quando andr allestero guarder per esempio come fanno finire lasfalto contro i binari del tram per non lasciare fessure pericolose, o come fanno gli scivoli per disabili che non diventino laghetti. Questo per non essere da meno per lExpo, quando gli stranieri invaderanno le nostre piazze e strade. Per finire, non mi sono sfuggite alle parole di encomio da parte di Riccardo De Corato nel complimentarsi con lassessore per la sua iniziativa, seppure con un po di veleno comunque apprezziamo la buona volont dellassessore Rozza, che in poche settimane sta facendo quello che nei ventidue mesi precedenti Pisapia (noto stradino N.d.R.) non era riuscito a fare . Gli amici si vedono nelle occasioni importanti. Insomma De Corato, che ci ha lasciato in eredit come assessore ai lavori pubblici le strade che vediamo e ha anche annunciato lo spettacolo: Rozza nel paese delle meraviglie.. Buona visione. P.s. Per i milanesi oltre che volonterosi anche curiosi del passato, consiglio un manualetto Hoepli del 1912, un cult del massello: Ing. P. Bresadola STRADE URBANE E PROVINCIALI E LORO PAVIMENTAZIONE. Ever green!

POLITICA: RIPARTIRE DAL BASSO, DA QUELLO CHE C Franco DAlfonso


La crisi di sistema che sta travolgendo il Paese obbliga tutti a ripensare sia la propria visione sia la propria missione pubblica. Le istituzioni e i partiti sono ormai assediati da movimenti di cittadini, la cui capacit progettuale pare essere minima, oscillando tra la richiesta del rinnovamento morale del Paese e quella di una partecipazione rumorosa e impotente, attraversata talora da tentazioni di scorciatoie autoritarie. Il fatto che non soltanto nessuno al riparo, ma, soprattutto, ciascuno responsabile della crisi. Non ci sono colpevoli esterni, contro cui scagliarsi. N basta il richiamo a nobili tradizioni e a un luminoso passato. Occorre pertanto ripartire da se stessi e rimettersi in discussione, senza rimanere ostaggi di storie consumate, che impediscono di guardare fuori di s. PD SEL PSI e Tabacci hanno raccolto il 29,4% dei votanti che corrisponde al 22,5% degli aventi diritto, dando vita a una coalizione che doveva governare l'Italia per cambiarla e che invece si sfaldata in meno di una settimana annullando ogni residua credibilit di gruppi dirigenti che non sono stati in grado di vincere nemmeno contro il centrodestra pi screditato della storia repubblicana. Il governo Letta varato in queste ore figlio di una ennesima sconfitta e non certo il sole dellavvenire che sogniamo, ma presenta alcuni elementi in grado di garantire alla sinistra come alla destra il tempo e il modo di rigenerarsi. Sarebbe infatti errato sottovalutare come lindubbio rinnovamento effettuato, che mette fuori gioco tanto le ditte quanto i cerchi magici o le scuderie di bell icose amazzoni azzurre, liberi energie, anche se non prevedibile la direzione prevalente che prenderanno le stesse. Il forte ancoraggio all'Europa garantito dalla presenza di Letta, Bonino, Moavero e Saccomanni e dallassenza di ogni populista antieuropeo non garantisce una coerente linea di politica economica di discontinuit rispetto alle scelte recessive adottate in questi ultimi due anni ma ha il pregio di segnare con chiarezza il campo di confronto sul quale cimentarsi, lEuropa appunto, mettendo fuori gioco le pericolose trovate demagogiche tipo il ritorno alla lira.

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La presenza dei sindaci Del Rio e Zanonato nel Governo pu essere la chiave di volta per lavvio di un confronto serio sul federalismo, dando agli ex colleghi delle grandi citt lopportunit di avere interlocutori attenti e consapevoli diversi dalla burocrazia centralista romana che aveva occupato lintero ministero Monti e riportato le lancette dellorologio istituzionale a prima del 1985. La sinistra dovrebbe partire da questi dati che sono fatti reali per non rimettere le basi per una nuova e definitiva sconfitta, evitando di correre dietro agli illusionisti. Questa idea dei due partiti del centrosinistra la versione farsesca delle divisioni tragiche tra socialisti e comunisti del XX secolo, non ha alcuna giustificazione che non sia listinto di sopravvivenza personale dei gruppi dirigenti di partiti e gruppi

spesso esistenti solo sulla carta e va contrastata con ogni mezzo. La verit che non siamo riusciti a uscire dalla crisi del modello che ha dato vita alla nostra Repubblica. La condivisione storica, politica e culturale che diede vita alla nostra Costituzione stava nei partiti e le istituzioni repubblicane nacquero per loro impulso: linnovazione e la partecipazione, fonte della buona politica, veniva dai partiti e passava nelle istituzioni, dove trovava le maggiori resistenze. Oggi la situazione rovesciata: dalle istituzioni a elezione diretta dove i cittadini scelgono rappresentanti e politiche alternative che viene la spinta al cambiamento, mentre i partiti sono almeno tre passi indietro. La via per giungere al partito della sinistra europea passa per una operazione di legittimazione di

leadership dal basso, attraverso confronti e consultazioni che non siano orientate da gruppi dirigenti o presunti tali. I leader che hanno una legittimazione popolare reale, come i sindaci eletti che hanno dimostrato anche di saper governare, hanno un ruolo fondamentale di stimolo e testimonianza in tal senso. Pisapia, Doria, Zedda come Fassino e Merola e gli altri primi cittadini che sono stati capaci di riunire e rilanciare la sinistra di governo nelle proprie comunit locali devono essere i primi a mettere in secondo piano le proprie appartenenze partitiche e rendersi garanti di un processo che in realt si gi avviato e che aspetta solo di essere riconosciuto come tale, senza passare per inutili assisi congressuali di partiti contenitori che non conoscono pi nemmeno il proprio contenuto.

MILANO: NATIVI PD, FOTTERSENE DEI RITUALI Walter Marossi


Tempo fa ero in piedi sul tram quando una ragazza si alza e mi guarda. Ohib, mi son detto ho ancora del fascino. Nient'affatto, voleva lasciarmi il posto a sedere considerando la mia et e il mio aspetto degno di solidale aiuto. Ne restai stupefatto e basito, tanto l'immagine che avevo di me cos poco rispondeva a quella che evidentemente avevano gli altri. Al PD capita esattamente lo stesso. Una parte dei suoi elettori e dei suoi attivisti lo immagina l'erede della tradizione comunista italiana, un partito della sinistra europea, l'erede del PCI e di Aldo Moro (qualsiasi cosa voglia significare). Nonostante il fondatore e rifondatore Veltroni lo abbia sempre detto: quella storia finita per sempre, forse con la morte di Moro, certamente con quella di Enrico Berlinguer... il PD non un partito socialista... non semplicemente una forza della tradizione progressista della sinistra, una parte del PD non se ne mai convinta. Periodicamente compaiono discussioni sull'identit, sul Pantheon delle memorie e periodicamente si finge di aver raggiunto una sintesi che non c'. Finch si all'opposizione questa incongruenza non risalta, basta manifestare contro Berlusconi che tutti i gatti sembrano bigi. Lo stesso avviene nelle campagne elettorali quando il comune obbiettivo di vincere fa passare in secondo piano le quisquilie. Se si tratta poi di elezioni monocratiche anche il dopo risolto: ogni responsabilit spetta all'eletto. I problemi emergono quando si tratta di scegliere i candidati e quando si tratta di governare in alleanza. Alle primarie nazionali la cosa pi strana era l'atteggiamento di una parte del partito nei confronti di Renzi considerato a tutti gli effetti un infiltrato. Indicativo, per Milano, l'anatema contro Gori di Messina "Non voglio che lui sia il regista del centrosinistra milanese. Lui con le sue trasmissioni televisive e i suoi reality stata una delle rovine culturali degli ultimi anni in Italia. un'offesa verso tutti quelli che hanno lavorato in questi anni a costruire un nuovo centrosinistra e un nuovo Partito Democratico". Dove pi che astio vi disprezzo e sorpresa, come quando trovi una blatta in cucina, nella tua cucina. (Indicativo anche il fatto che Messina sia oggi un leader renziano). La metabolizzazione di Renzi come parte del partito stata possibile, in parte grazie alla performance elettorale delle primarie considerata per dai pi un incidente di percorso ma sopratutto dopo la sconfitta elettorale e il suicidio di Bersani. Con Marini andata anche peggio. Un cislino? Un ex democristiano? Ma che c'entra con noi? Queste le domande pi comuni. Ma l'equivoco si presenta a ogni primaria dove non solo l'elettore ma fette consistenti del partito "attivo" votano il candidato altro, in genere quello pi radicale o almeno apparentemente tale. Da qui anche la ricorrente polemica contro l'apparato, misteriosa identit che frenerebbe le magnifiche sorti e progressiste del PD. Apparato che ha confini diversi secondo chi parla e nel quale ciclicamente entrano tutti coloro che hanno un qualsivoglia ruolo. Se luned eri una risorsa fresca mercoled rischi di essere apparato, illuminante in questo senso lo sguardo allibito di Fassina rispetto ai contestatori, mai si sarebbe immaginato di essere trattato alla stregua di un Craxi qualsiasi. Anche la scelta dei parlamentari avvenuta in modo contraddittorio: da una parte candidature scelte in primarie affrettate e populiste, dall'altra candidature dirigisticamente imposte dal segretario, con una legge elettorale (che non si voluto cambiare) tagliata su misura per partiti leaderistici. Ma il PD non ha leader e questo fa immaginare a molti parlamentari che la loro rielezione futura perlomeno dubbia, le primarie hanno convinto molti di avere il bastone da maresciallo nello zaino ("se ce l'ha fatta quella/o ce la posso fare pur io") e quindi preferiscono cercare consenso individuale che manifestare responsabilit, anche sparando sciocchezze a raffica. Questa dicotomia si ripercuote su tutte le valutazioni politico programmatiche: per alcuni i grillini sono una pericolosa aggregazione qualunquista con venature fascistoidi per altri una costola della sinistra protestataria che sbaglia ma

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www.arcipelagomilano.org che fa sempre parte della famiglia; per alcuni Santoro e Landini sono avversari alla pari di Brunetta e Verdini per altri indispensabili partner; per alcuni il solo sindacato esistente la CGIL, UIL e CISL notoriamente essendo gialli e Bonanni un delinquente, per altri la CGIL il freno a ogni proposta di ammodernamento del mercato del lavoro e tutela solo i gi garantiti; per alcuni il termine corrente sinonimo di disgregazione e personalismo, altri hanno politicamente vissuto solo in corrente. Su tutti il rapporto con Vendola (ma vale anche per Emiliano, De Magistris, Crocetta), per alcuni il vecchio sodale della FGCI partner indiscutibile in base alla legge di Renoult, per altri un confuso parolaio che non porta voti, non vince neppure dove governa e comunque non governa bene. In questa situazione la sconfitta al senato ha fatto da detonatore. Al cannibalismo nei confronti dei candidati presidente, all'ondeggiamento della linea politica seguita una scelta di responsabilit governativa che pur tuttavia esattamente l'opposto di quello che unanimemente e convintamente il partito ha sostenuto in campagna elettorale e sopratutto comporta unalleanza con Silvio. I partiti tradizionali avrebbero forse convinto gli iscritti che si fatto di necessit virt, il PD non c' riuscito. Per una parte dell'elettorato e della militanza allearsi con Berlusconi, sia pure momentaneamente, pura e semplice bestemmia, da qui occupazioni, proteste, blitz, psicodrammi, accuse di voltagabbanismo, ipotesi di scissioni etc. Ergo le contraddizioni aumentano: prendiamo l'eventualit di deputati che avessero votato contro Letta, per alcuni l'ovvia esplicitazione della scissione per altri un normale dissenso come effettivamente avvenuto per decenni, basta rileggersi la storia del PSI fino al 1921. C' una soluzione? Semplicissima: smettere di immaginarselo come un partito del '900 e cercare di organizzarlo come coalizione, rassemblement dove la sintesi viene fatta sui candidati che godono di totale e assoluta autonomia nel mandato, dove il programma fa fede ma c' un programma minimo e uno massimo, dove ci sono sedi in cui campegger Berlinguer e sedi in cui campegger Zanetti e sedi che esistono solo sul web. Magari anche smetterla di chiamarlo partito. L'ipotesi della candidatura di Barca in senso metodologico un passo avanti. In qualsiasi partito tradizionale l'ipotesi che chicchessia si iscriva il luned per candidarsi il marted a leader comporterebbe una chiamata al neurodeliri ma non in una coalizione tra pari. Certo una legge elettorale fondata sui collegi e il doppio turno aiuterebbe. In questo senso la Lombardia potrebbe essere un laboratorio. Il PD milanese e lombardo da anni e nonostante il peso elettorale (vale sempre ricordare che il PD da solo mediamente tra il 70% e il 90% delle coalizioni) ha fatto della ricerca del leader esterno il suo credo, forse anche per mancanza di materia prima interna. Abbiamo cos visto passare Pisapia e Ambrosoli, Boeri e Colaninno, Sarfatti e Ferrante esterni di ogni genere e tipo mai una leadership prodotta dalla selezione interna. Certo rimangono forti ambiguit, un nome, suo malgrado, le rappresenta tutte: Mario Tronti. Il filosofo, indipendentemente da quello che ha scritto e detto negli ultimi decenni rimanda al mondo di Quaderni rossi, di Raniero Panzeri, dell'allora consigliere comunale Psi Toni Negri etc. Un mondo scomparso, che parte della storia della sinistra, l'album di famiglia. Candidarlo ha significato voler orgogliosamente ribadire "veniamo da lontano e andiamo lontano". Il problema che un'altra parte del PD ritiene quella provenienza semplicemente sbagliata, da dimenticare. Perch come c' una parte del partito che considera con diffidenza tutto quello che non ha i sacri crismi della sinistra ce n' un'altra che considera quella tradizione totalmente obsoleta e neppure commendevole. Tuttavia il fatto di avere una scarsa leadership identitaria e di provenire da un filone e una tradizione minore della storia politica, culturale della citt e della regione consente al PD di sperimentare. Consente ai nativi PD di "fottersene" dei rituali degli ex qualchecosa, consente di immaginare che se si vinto a Milano e Como si pu costruire una ipotesi vincente anche verso Roma. Destrutturare deve essere l'obbiettivo del prossimo congresso che dovr essere pi che un congresso di partito il congresso di una federazione di sigle e associazioni, accomunate dall'accettazione di poche regole comuni, un po com'era si erano immaginati il partito Andrea Costa e Bissolati o come tent di essere la FAI; un congresso in cui si prende atto anche delle leadership naturali: sindaci, eletti con preferenze, rappresentanti di comitati etc. Il congresso per eleggere il segretario va riposto nelle bacheche del costruendo museo della vecchia sinistra, inutile cercare un sincretismo dei rituali e i linguaggi, ognuno tenga il suo, quello che conta sono il programma e le realizzazioni, non importante che il gatto sia bianco o nero purch prenda i topi, diceva Deng. Va costruito non un partito di compagni e fratelli, ma una libera associazione di cittadini, dove ognuno si chiamer come gli pare e si identificher con quel che gli pare, financo Letta.

DALLE BUCHE ALLA PARTECIPAZIONE Massimo Cingolani


Il Comune di Milano, con liniziativa dellAssessore ai Lavori Pubblici, ha chiesto ai cittadini di indicare le buche nelle strade, causa di diverse tipologie di danno. Registrandosi con nome e cognome, gli abitanti della nostra citt avranno a disposizione un link per far conoscere situazioni di pericolo: con il link per le segnalazioni, evidenzia lAssessore Rozza, vogliamo chiamare i milanesi a collaborare con lamministrazione per i controlli. Ci attendiamo indicazioni su strade da sistemare e buche pericolose. Iniziative di coinvolgimento di questo tipo sono state gi portate avanti in altre realt. Ad esempio a Firenze, il Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione, insieme allassociazione dei Taxisti e allUniversit degli Studi, ha sviluppato il progetto adotta un incrocio, che attraverso una modulistica specifica e in maniera scientifica ha mappato le condizioni di pericolo presenti in citt. Questo progetto non si limita solo a mettere in evidenza questo aspetto particolare della viabilit, gli incroci appunto, ma tutte le situazioni di rischio. Sono stati coinvolti gli agenti di assicurazione per la parte comportamentale di tipo giuridico. LUniversit, per la collaborazione e lelaborazione dei dati raccolti, in particolare il lavoro di ricerca stato affidato a giovani borsisti. Il Dipartimento di Psicologia della Salute, da

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www.arcipelagomilano.org cui sono partiti i corsi sullemozione e il dolore, la percezione del pericolo, lo stress emotivo e la motivazione a non bere, alluso di droghe, ecc, al fine di modificare i comportamenti non virtuosi. I taxisti hanno collaborato, insieme alle agenzie di assicurazione nel distribuire i moduli di rilevazione. Dalla raccolta dei dati si capito che il rischio di pericolo non viene percepito fino a che non accade. Il primo elemento significativo che il 49% degli incidenti indicati nelle zone pericolose riguardava le due ruote, i giovani e le buche. Dopo questi dati il Comune di Firenze in collaborazione con SNA, ha iniziato un rapporto diretto con i ragazzi, orga-

nizzando su questo argomento corsi nelle scuole. Coinvolgere associazioni e interessi nella gestione della citt, significa attingere a quel capitale sociale che la base sul quale si regge il consenso del centrosinistra, cio quello che per Robert Putnam linsieme di quel clima relazionale di fiducia, di appartenenza, di senso civico che permette il buon funzionamento delle istituzioni e di progetti di tipo economico . Putnam pone laccento sugli aspetti della vita sociale, reti, norme e fiducia che facilitano lazione collettiva. Tra questi fattori individua la civicness (cultura civica). La cultura civica identificata con la diffusione di unampia fiducia interpersonale che

facilita la cooperazione tra i cittadini per obiettivi comuni e il funzionamento delle istituzioni politiche. Una buca nella strada, che fa cadere un motociclista o un ciclista, pu interessare alla gestione della citt diversi soggetti, dagli assessorati ai Lavori Pubblici, al Commercio, alla Sicurezza e alla Sanit, fino agli assicuratori, che hanno legittime convenienze a che le persone non subiscano danni, alle associazioni delle due ruote. Questo capitale sociale stato determinante nella vittoria di Pisapia, e la gestione di questi anni lo sta disperdendo. Sar importante che il PD, se vorr avere ancora un ruolo a Milano, cerchi di recuperarlo prima che sia troppi tardi.

CRISI DEL PD: UNA RISPOSTA A BARCA Marianella Sclavi*


Fabrizio Barca si trovato e si trova a svolgere nella situazione da tsunami politico della sinistra italiana, un ruolo peculiare. Per biografia familiare, studi, esperienze di lavoro in UE e non ultimo la carica di ministro per la Coesione sociale e sviluppo territoriale nel governo Monti, ha avuto la possibilit di traghettare nel nostro paese un approccio e linguaggio tipici di un altro mondo. Frasi come necessario che lazione pubblica istituisca un processo attraverso il quale le conoscenze e le preferenze di tutti coloro che risiedono nei luoghi coinvolti vengano fatte emergere e vengano aggregate, che su queste basi vengano assunte le decisioni e che i loro effetti vengano sottoposti allesame e al dibattito pubblico, sono un altro linguaggio, un altro modo di concepire lazione pubblica rispetto a quello dominante in Italia sia a destra che a sinistra. Nel documento Un Partito Nuovo per un Buon Governo (aprile 2013), Barca mette la sinistra di fronte a uno scenario ribaltato. Si parta dal punto di arrivo, cio dalla assoluta necessit per un buon governo di forme di democrazia deliberativa. Domanda: come deve cambiare la sinistra e in particolare il Pd per contribuire a questo esito? Buona domanda, davvero. Allidea di un partito cinghia di trasmissione dei voleri dei cittadini verso le sedi della decisione governativa viene sostituita quella di un partito che opera in modo che siano i cittadini stessi a far sentire direttamente la loro voce nelle decisioni del governo e nelloperato della Pubblica Amministrazione. Prendere sul serio la democrazia deliberativa, spiega Barca, implica riflettere su e praticare lo sperimentalismo democratico, un approccio per molti versi opposto a quello della alternativa democratica, evocato dalla sinistra quando si sente in forma. Nello sperimentalismo democratico la capacit di trasformare la diversit in risorsa che garantisce la tenuta democratica e lefficacia di una azione pubblica. E quindi si tratta di creare contesti in cui tutti i punti di vista diversi e divergenti siano presenti e disponibili a quella che Barca chiama mobilitazione cognitiva ed io ho deciso con Larry Susskind di denominare confronto creativo. Nella alternativa democratica, il procedimento inverso: dalla discussione fra chi condivide analoghi interessi e punti di vista che nascono le proposte le quali poi si scontreranno nellarena pubblica con quelle dei portatori di interessi divergenti. In entrambi i casi i rapporti di forza giocano un ruolo, ma le dinamiche nel primo caso sono tese alla emersione delle posizioni divergenti (evitando che qualcuno chiuda loro la bocca), alla indagine congiunta e alla invenzione di soluzioni inedite e di mutuo gradimento, nel secondo caso il dibattito imperniato sulla argomentazione delle posizioni vincenti in ogni raggruppamento e su compromessi pi o meno frustranti. il salto dalla democrazia dei simili, parentale e sostanzialmente patriarcale del secolo scorso, alla democrazia dei diversi e degli alter/nativi, e ai dialoghi fra pari, dellera di Internet. In tutta questa impostazione che mi vede in assoluto accordo, trovo per un buco, un importante anello mancante, che mi limito qui a segnalare: riguarda chi pu svolgere il ruolo di parte terza, di mediatore e accompagnatore imparziale nella gestione creativa dei contrasti e conflitti. Inspiegabilmente Barca sembra suggerire che sia svolto direttamente dal partito nuovo, cosa veramente non credibile. Mentre la risposta gi anchessa nei processi in atto. Specifiche e appositamente qualificate figure professionali stanno sorgendo e formandosi ovunque, perfino in Italia. Cos come la figura del burocrate descritta mirabilmente da Max Weber stata centrale nella formazione dello stato moderno, quella del Facilitatore/trice di processi partecipativi, lo sar nella configurazione dello stato glocale, quello della seconda modernit.

*Pioniera di processi partecipativi in Italia e autrice con L. Susskind di Confronto Creativo. Et al edizioni, Milano, 2011

MILANO E IL LAVORO A QUATTRO DIMENSIONI

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Valentina Magri
Nella Milano che produce, il lavoro ha ormai assunto quattro dimensioni. E il Primo Maggio pi che mai, val la pena passarle in rassegna. Passato quello di chi ha perso il lavoro di cui viveva. O ha perso la vita lavorando. La prima categoria conteggiata dallIstat nel tasso di disoccupazione della provincia di Milano. Tra la popolazione in et lavorativa (15-64 anni), lindice oscillato intorno al 4% tra il 2004 e il 2008, per poi aumentare gradualmente fino a raddoppiare lanno scorso, senza particolari differenze tra i sessi. Un trend simile si ha tra i giovani di et compresa fra i 15 e i 29 anni. Ma nel loro caso, alla penalizzazione della congiuntura si associa anche un mercato del lavoro strutturalmente pi ostile: se negli anni relativamente buoni (20042008) il tasso di disoccupazione stato doppio rispetto alla popolazione tra i 15 e i 64 anni, fra il 2009 e il 2012 lindice raddoppiato ancora, arrivando a toccare il 17%, a danno soprattutto delle giovani donne. Talvolta lavorare stronca, parafrasando Cesare Pavese. La conta di chi ha perso la vita a seguito di infortuni mortali sul lavoro tenuta dallOsservatorio per la Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering, societ di consulenza e di progettazione ingegneristica operante nei campi della sicurezza sul lavoro, dellambiente e dellenergia. Che ha stilato una graduatoria delle province in base al numero di infortuni mortali notificati allInps. Che vede Milano sempre agli ultimi posti nel triennio 2010-2011-2012: rispettivamente 91ma/97, 101ma/105 e 98ma/99. Un ottimo risultato non riconducibile al calo dei posti di lavoro: lindice di incidenza degli infortuni mortali (rapporto tra il numero di vittime di infortuni mortali e gli occupati dalla provincia) infatti in netto calo da 8,6 a 2,8. Presente quello dei milanesi che lavorano. LIstat li raggruppa nel tasso di occupazione. Il suo trend stabile per la popolazione in et lavorativa: fra il 2004 e il 2012, viaggia sempre attorno al 66%. Ma si notano pesanti discrepanze tra i due sessi: se gli uomini hanno sofferto maggiormente la Grande Recessione (con un indice sceso dal 76% al 72% tra il 2009 e il 2012), le donne sembrano lavorare nonostante tutto, con un tasso pressoch stabile tra il 58 e il 61% prima e dopo la crisi. Ma per i giovani tutta unaltra storia: il loro tasso di occupazione in caduta libera a prescindere dal manifestarsi della crisi: dal 53% del 2004 al 41% del 2012, dannneggiando soprattutto le donne. Futuro Il lavoro che verr descritto da Unioncamere grazie allindagine del Sistema Informativo Excelsior sui programmi occupazionali delle imprese. Lultima versione disponibile riguarda il primo trimestre del 2013. Si prevedono il 54% di tutte le opportunit di lavoro della provincia di Milano, il 26% delle quali riguarderanno i giovani. Nel 67% dei casi si richieder esperienza lavorativa nel settore. La maggior parte delle assunzioni riguarder i lavoratori dipendenti, che per saranno anche i pi penalizzati, con un saldo tra assunzioni e licenziamenti negativo pari a 1800. Milano si conferma la citt delle assunzioni con saldo occupazionale positivo pari a 5.100. I contratti di lavoro pi gettonati saranno quelli a tempo determinato, mentre solo il 44% sar a tempo indeterminato. Tra passato e futuro Sospesa tra questi due tempi si trova un esercito che non milita nella forza lavoro. Sono gli inattivi: coloro che non hanno un lavoro e neppure lo cercano. In bilico tra il loro passato nel mercato del lavoro (che li ha delusi, scoraggiati, lasciati ai margini o semplicemente non pi conciliabile con la loro vita privata) e il futuro (gli studenti che si affacceranno al mondo del lavoro dopo gli studi). I dati provinciali dellIstat purtroppo non fanno luce sui motivi del fenomeno, ma si limitano a fotografarlo. Per la popolazione in et lavorativa, il tasso di inattivit in calo costante dal 2004 al 2012, sia per gli uomini, sia per le donne. Nel caso dei giovani dai 15 ai 29 anni, assistiamo invece a un aumento dal 41 al 50%, dovuto soprattutto ai ragazzi, che compensano il calo delle ragazze inattive. Le quattro dimensioni della Milano che lavora evidenziano problemi del mercato del lavoro replicati a livello nazionale. Donne e giovani ai margini del mercato del lavoro, nei panni di disoccupati o peggio ancora, inattivi. Secondo lEconomist, la penalizzazione dei giovani non dovuta solo alla recessione che comprime la domanda di lavoro, ma anche al fatto che pi semplice smettere di assumere i junior che licenziare i senior (Generation Jobless, The Economist, 27 aprile 2012). Che avverte infine sui rischi per la quiete pubblica dovuti alla sofferenza occupazionale: il nesso tra criminalit e disoccupazione giovanile ormai accertato da lungo tempo (Britt, 1994; Carmichael e Ward, 2000; Narayan e Smyth, 2004). Senza contare i punti di Pil persi per la mancata valorizzazione di giovani e donne. Uno spreco a quattro dimensioni.

UNA NUOVA SANIT. STOP AL CONSUMISMO SANITARIO Michele Albo


Un sistema sanitario virtuoso che non pretende di trasformarsi in un supermercato dellelisir di lunga vita, aspirazione che deve essere lasciata alla condotta di vita individuale e familiare, deve basarsi su fondamenta sociologici che incentiva la scelta del cittadino verso il risparmio del consumo del prodotto sanitario. Oggi invece tutta la filosofia dellofferta sanitaria auto influenza la scelta tra cittadini e professionisti della sanit (principalmente medici) verso il consumismo sanitario. Questa spirale consumistica tende allaumento infinito della spesa sanitaria e incentiva la Politica a giustificare laumento della tassazione a copertura della spesa. necessario quindi, se non si vuole giungere al collasso per eccesso di spesa/tassazione, invertire la rotta e inserire meccanismi virtuosi e concorrenziali tra professionisti e cittadini. Partiamo dal principio di civilt occidentale e principalmente italiano che la sanit un diritto di uguaglianza di tutti i cittadini qualsiasi sia la sua condizione economica. I cittadini hanno anche il diritto inalienabile di libert di scelta tra professionisti della sanit sul territorio regionale/nazionale. Mentre per usufruire di servizi sanitari fuori regione dovrebbero chiedere nullosta a un ufficio appositamente istituito che ne vaglia lattendibilit della richiesta sulla base di nuove norme che ne disciplina la scelta a livello regionale. Oggi questa disciplina di scelta

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www.arcipelagomilano.org extra regione non esiste mentre esiste per lextra nazione. Oggi possibile detrarre dalla dichiarazione dei redditi il 19% della spesa sanitaria sostenuta nellanno per ticket e prestazioni in libera professione. Questa tassazione indiretta (ticket e libera professione) pesa sul reddito della popolazione media che ha un reddito di circa 20.000 euro, mediamente per circa 1.000 euro annue, cio per il 5%, e anche questo costo tende ad aumentare per effetto del consumismo sanitario vigente. Di questa spesa si pu recuperare dalla tassazione nazionale il 19% cio 190 euro. Questo sistema (libera professione) sta determinando di fatto due sistemi sanitari nazionali: quello di eccellenza, basato sulla qualit dei professionisti (Medici) e delle strutture (Ospedali) a cui accedono i pi abbienti che misurabile allincirca in il 20% della popolazione e quella popolare che sar sempre pi di scarsa qualit in cui si confinano i professionisti mediocri (quelli che si accontentano del posto sicuro) con scarsa capacit professionale. Oggi la normativa regionale teorizzata e applicata dal formigonismo favorisce lo sviluppo di questi due SSR uno per i cittadini facoltosi e laltro per il restante della popolazione. Quindi la Lombardia del celeste impero ha attuato e incentivato il pi orrido sistema di disuguaglianza tra i cittadini nel scegliere il medico e lospedale che ritiene di qualit. Nellultimo decennio i pi bravi clinici e chirurghi si sono trasferiti in ospedali privati convenzionati e per accedere alle loro cure necessario almeno pagare la prima vista e le successive di controllo. Anche gli ospedali pubblici, hanno istituito questo incentivo per accedere ai medici ritenuti pi bravi, si impone questo filtro di scelta a pagamento per la prima visita e di quelle di controllo in libera professione. I medici di medicina generale (detti di famiglia o di base) oggi percepiscono uno stipendio regionale come medici liberi professionisti convenzionati con la regione. Hanno uno stipendio minimo di base contrattuale e il restante emolumento in base al numero degli assistiti che non pu superare la soglia di 1.500 assistiti. Il medico di base non ha alcun incentivo per migliorare la sua qualit professionale e quindi si trasforma in dispensatoio di farmaci, di accertamenti diagnostici e di visite specialistiche. Questo modus vivendi consono alla psicologia consumistica dei cittadini (principalmente anziani) che apprezzano il medico di base a manica larga, che per sappiamo non vuol dire cura di qualit. Una nuova legge regionale per il SSR pu invertire la tendenza da una retta diagonale del consumismo sanitario a una retta quasi parallela ridurre levolversi di due SSR uno per i ricchi e laltro per i poveri. Virtuosit dei cittadini - Il ticket come previsto attualmente fonte di ingiustizia sociale. necessario abolirlo per coloro che hanno un reddito inferiore ai 20.000 euro e al suo posto possibile inserire un incentivo al risparmio di prodotti sanitari, per esempio si pu prevedere che dal 50% della tassazione media per il SSR si rimborsa ai cittadini la quota di risparmio che lo stesso non ha consumato nellanno, mediante rimborso dalla tassazione regione o direttamente o mediante la dichiarazione dei redditi. Per fare ci il cittadino deve usare la tessera sanitaria per la registrazione di tutte le prestazioni sanitarie usufruite, a fine anno la ASL o il CAF pu scaricare il costo delle prestazioni e evidenziare se non ha superato il 50% per detrarre la differenza come bonus di virtuosit del cittadino. Virtuosit del medico di base - Alla retribuzione attuale dei medici di base si dovrebbe aggiungere un incentivo al risparmio di prescrizione di prodotti sanitari. Il medico di base potrebbe ottenere dalla Regione un plus di stipendio come premio di qualit professionale del medico, legato in % alla riduzione della sua spesa sanitaria che annualmente eroga ai suoi pazienti. Es: Se un medico di base allo consumava 2.000.000 di euro annue di prodotti sanitari per i suoi pazienti e con il nuovo incentivo nellanno successivo ne consuma 1.000.000, sul milione di differenza in meno consumato gli si potrebbe riconoscere il 5% (50.000) come emolumento annuale di premio di qualit professionale. La Regione risparmierebbe 950.000. Virtuosit delle Aziende Ospedaliere pubbliche - Attualmente le Aziende Ospedaliere sono rimborsate con un budget annuale che deriva dalla suddivisione del budget regionale per il numero di ASL in proporzione al numero storico di AO che fanno riferimento alla ASL. La ASL contratta con le singole AO il budget proprio che deriva dal costo storico del singolo Ospedale prima che partisse la nuova legge regionale di Formigoni. Questi budget sono stati progressivamente ridotti in % uguale per le AO per far fronte allaumento di spesa sempre crescente. Il Budget annuale contrattato viene pagato periodicamente a fatturazione dei costi delle prestazioni in base al prezziario denominato DRG e Tariffario regionale per gli accertamenti diagnostici ambulatoriali. Per quasi tutti gli Ospedali si verificato che il budget veniva esaurito nei primi nove mesi e le prestazioni effettuate nei restanti tre mesi vanno nel conto perdite nella speranza che la regione potesse riconoscere il pagamento negli anni successivi. Ci non mai avvenuto, naturalmente, e i bilanci Ospedalieri sono in realt truccati. Tutti gli Ospedali lombardi avrebbero dovuto licenziare centinaia di dipendenti ciascuno per ridurre la quantit di prestazioni. Come costretto a fare oggi il San Raffaele gestito secondo logiche falsamente privatistiche. Nei bilanci le AO inseriscono nella voce credito le prestazioni effettuate ma non retribuite dalla Regione, in realt sono debiti. Per invertire questa realt disastrosa e truffaldina della gestione sanitaria regionale necessario che la nuova legge preveda per le AO il seguente obbligo: trasformazione del AO pubbliche in SpA ad azionariato diffuso tra i cittadini lombardi. Prevedere per le azioni acquistati sul mercato lombardo un diritto di prelazione per i cittadini dipendenti delle AO che potrebbero acquistare le suddette azioni con la liquidazione maturata e maturanda. Se i dipendenti azionisti acquistano azioni per il valore patrimoniale dellOspedale superiore del 50% acquisiscono chiaramente il diritto di governare lOspedale nominando la maggioranza dei consiglieri di amministrazione. Con questa nuova veste giuridica gli Ospedali ex pubblici diventano privati e di propriet dei cittadini lombardi sia come tali che anche in veste di lavoratori del proprio ospedale. Con questa trasformazione si determina la vera concorrenza tra Ospedali, ex pubblici e privati. La concorrenza legittima e di parit di partenza determiner una vera rivoluzione virtuosa e di qualit degli Ospedali. Molti si trasformeranno magari in monotematici o falliranno e altri si ingrandiranno. La Regione, con la nuova legge, potrebbe prevedere un periodo di transizione congruo per la trasformazione e un altro periodo per le modalit di pagamento delle prestazioni effettuate dietro fatturazione. Per es.: Per i primi due anni verrebbero assegnate agli AO un 50% del budget annuale storico e il restante 50% rimanente nella cassa regionale dietro fatturazione dei singoli Ospedali, in questo modo pu verificarsi che alcuni ospedali fatturano

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www.arcipelagomilano.org di pi e altri di meno in base alla concorrenza che la libert di scelta dei cittadini determiner. A regime la Regione pagherebbe trimestralmente le somme fatturate e presentate dalle singole AO fino a esaurimento del fondo sanitario regionale destinato alle AO. Questo sistema concorrenziale obbligherebbe le singole AO di ristrutturarsi in base alla propria clientela e alle proprie capacit di migliorare la qualit. Naturalmente gli Ospedali sarebbero liberi di effettuare prestazioni a pagamento e prestazioni pagate dal SSR ma per i cittadini soci dovrebbero garantire libert di scelta per il medico ritenuto migliore. Allinterno delle singole AO si provocher una profonda inversione di tendenza nel trovare soluzioni per premiare il merito dei singoli professionisti allinterno dellAzienda stessa in base alla quantit di pazienti che ogni medico curer in base alla libera scelta dei cittadini. Alla Regione dovrebbe rimanere la competenza di controllo sulla corretta equipollenza tra qualit di prestazione effettuata e fatturata. Anche la ricerca verrebbe liberalizzata e le singole AO potrebbero contrattare convenzioni di sinergia tra Universit e Industria farmaceutica e clinica chirurgica. Solo questa trasformazione determina una gestione virtuosa poich i professionisti della sanit da dipendenti si trasformerebbero in padroni della propria AO e quindi impiegheranno tutto limpegno necessario per eliminare gli sprechi e imprimere un riconoscimento al merito di ognuno veramente effettivo, poich ognuno si troverebbe a confronto quotidiano con la verit e la libera scelta dei cittadini. La Regione, con la nuova legge, dovrebbe istituire un organismo regionale di studio e osservazione epidemiologico sanitario, al fine di possedere gli strumenti scientifici per programmare la Politica sanitaria regionale e riservarsi interventi commissariali ove si verificano distorsioni inaccettabili tra domanda e offerta dal punto di vista della uguaglianza dei cittadini lombardi a ottenere una sufficiente assistenza sanitaria e la garanzia della effettiva libert di scelta tra i professionisti. Qualora, anno per anno, si evidenzia una tendenza di spesa sanitaria superiore al budget regionale, la Regione dovrebbe sottoporre a referendum la scelta tra un aumento della pressione fiscale sanitaria o lesclusione di alcune prestazioni sanitarie dal SSR non considerate salva vita o anti invalidit. Sugli Ospedali IRCCS la regione Lombardia si dovr impegnare a ottenere una modifica della legislazione nazionale vigente per ottenere gli stessi finanziamenti attuali ma verrebbero gestiti a discrezione della regione stessa in base alle effettive produzioni di innovazione scientifica tra tutti gli ospedali lombardi. Conclusione - Questa proposta potrebbe sembrare rivoluzionaria ma del tutto fattibile e consentita dallordinamento costituzionale dellItalia. La Regione Lombardia ha lhumus culturale e civile per accettare la sperimentazione di una riforma di questa portata. Per dargli lautorevolezza che merita potrebbe essere sottoposta a referendum confermativo senza necessit di quorum, come previsto per la riforma Costituzionale

TUNNEL DI MONZA: UNA MODERNIT A MISURA DI MEDIOCRE Fabrizio Bottini


Mentre anche il Social Forum globale di Tunisi si pronuncia giustamente in modo critico sulle grandi opere autoritarie e inutili, l'operosa metropoli lombarda si osserva stupita l'ombelico, e rischia di soffocare: viaggio nel nuovo tunnel autostradale di Monza. L'urbanista, come insinuano mica troppo sottilmente i grandi flussi di comunicazione di massa, in fondo una specie di narratore folcloristico novecentesco, roba buona per le sagre paesane, quando attorno a una tavolata di vino e salame a filiera corta equi e solidali si rievoca il tempo che fu. Quando si facevano quei piani superati dalla storia, e giustamente soppiantati poi dalla misura d'uomo, dal diritto del cittadino, dall'efficienza dello sviluppo del territorio, dalle misure urgenti per superare la crisi senza dimenticare l'equit sociale. Il tutto in una prospettiva di sostenibilit, lotta al consumo di suolo, rispetto per l'ambiente eccetera eccetera. Quindi, ci premesso, quanto segue solo folklore per bambini curiosi, mica roba seria, che lasciamo agli ingegneri trasportisti sostenibili e ai conti delle imprese di grandi costruzioni. Qualche giorno fa sul presto, dato che mi si era tranciato in due per la seconda volta il telaio della bici (la spesa moderna da supermarket nei cestini esercita una leva pari al peso del reddito spostato) sono uscito in macchina. E gi che c'ero mi sono preso una vacanzina sul territorio metropolitano, andando a curiosare dentro la nuova Grande Opera che il mondo ci invidia, il tunnel che scavalcando l'abitato di Monza promettevano avrebbe dato senso a un cartello piazzato orgogliosamente parecchio pi a nord: Roma Km 600. L'incongrua segnalazione fa umoristica mostra di s l dove scendendo con orgogliosa sicurezza dalle valli alpine confluiscono i tracciati della SS38 dello Stelvio e della SS36 dello Spluga. Peccato che da l a Roma, nonostante la biblica promessa e lo sforacchiamento miliardario di tutto un versante prealpino, della citt di Lecco, di una montagna subito dopo, ci fossero di mezzo un paio di semafori. Il marinettiano futurista del terzo millennio si sentiva gi scagliato zangtumb-tumb verso l'ineluttabile destino della Capitale, e si ritrovava invece obbligato a inchiodare davanti a una casalinga e un pensionato brianzoli col sacchettino della spesa, intenti al gesto sacrilego di attraversare sulle strisce. Benvenuti a Monza, di cui lo scomparso Califano cantava che la gente fa gara a chi pi stronza. Per esempio piazzando dei semafori tra l'automobilista moderno e l'anello delle tangenziali milanesi. Semafori che facevano quotidianamente incolonnare per chilometri mezzi a motore di varie stazze e potenze di inquinamento, accumulando veleni poi inopinatamente aspirati anche dalla casalinga, dal pensionato col sacchetto della spesa, e dai loro parenti che risiedono nei quartieri affacciati sulle otto corsie del cosiddetto tratto urbano. Giustamente i parenti tutti, insieme alle loro vie respiratorie, non erano entusiasti della situazione, e uniti in lobby democratica e sostenibile hanno dato ulteriore impulso a un progetto che era nell'aria da tempo: un megatunnel (in qualche modo gemello di quanto gi sforacchiato a Lecco anni fa) sotto i quartieri semisoffocati, che finalmente sbolognasse il serpentone semovibile l dove deve andare, ovvero nella rete autostradale metropolitana, magari per scagliarsi poi proprio verso Roma Km 600 meno qualcosa. Dopo alcuni anni, e revisioni in corso d'opera, la suddetta opera stata inaugurata agli inizi di aprile dal

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www.arcipelagomilano.org neogovernatore padano Maroni e notabili vari, e insieme ai comuni mortali mi ci sono cacciato dentro anch'io, per vedere di nascosto l'effetto che fa. Scoprendo che, come hanno riferito e continuano a riferire gli organi di informazione, superata la strettoia se ne subito creata un'altra, peggio della prima perch il tunnel funge un po' da canna di fucile, concentrando il fuoco sulle carenze del tracciato che gi esistevano. Dicono un'ecatombe, e in effetti stare intrappolati dentro una galleria per tanto, tanto tempo, sperando di tornare e riveder le stelle, non carino, era quasi meglio il semaforo con lo spettacolo della signora Maria intenta a guardarsi la punta delle scarpe inzaccherata. Ora speriamo che i supertecnici facciano cadere anche l'ultimo diaframma verso le tangenziali, ma sospetto che poi sar l dentro che si scarica il casino suppletivo, con richiesta di nuove corsie, nuove tangenziali esterne a quelle esterne Ma torniamo indietro, nello spazio e nel tempo. Nello spazio, percorrendo il tunnel al contrario, se ne scopre una funzione abbastanza interessante: ci sono un centro commerciale con ancora Auchan all'estremit meridionale, e un centro commerciale con ancora Auchan allo sbocco settentrionale. La grande opera miliardaria verrebbe cos a configurarsi come meta-shopping mall virtuale, delineando nuove frontiere del consumo e dell'esperienza commerciale a orientamento automobilistico per il terzo millennio. Oltre ad andare a ritroso nello spazio, ovvero giusto risalire un po' in disordine e con poca speranza la SS36, si pu per anche andare indietro nel tempo usando il desueto metodo urbanistico. Al 1933 ad esempio: ah, memorabile quell'anno! Quando nel pieno della modernizzazione fascista-futurista del paese i giovani virgulti dell'intellighenzia nazionale adottavano il meglio del dibattito internazionale sulle citt, ad esempio aderendo ai nascenti CIAM di Le Corbusier. I quali congressi di architettura moderna, come abbastanza noto, divulgavano una modellistica territoriale magari a posteriori discutibile, ma senza dubbio dotata di senso: una citt ordinata, relativamente divisa per funzioni e spazi specializzati, e distesa sul territorio secondo schemi efficienti. Per esempio organizzando l'espansione per quartieri autosufficienti, separati dal centro attraverso cunei e fasce a verde a evitare piccole conurbazioni, e con le infrastrutture stradali concepite organicamente dentro questo disegno. Al concorso per il piano regolatore di Monza bandito in quel fatidico 1933 vinse il progetto del gruppo coordinato da Aldo Putelli, architetto gi inserito nel gruppo del Piano Provinciale milanese per l'Abitazione Operaia, e in seguito nel famoso Piano AR. Il suo era un piano di schietta matrice razionalista. Senza entrare troppo nei particolari, lo schema territoriale si organizzava per quartieri satellite, attestati su una circonvallazione stradale di raccordo con le reti regionali. Guardando quel disegno, molto abbozzato come si addice all'elaborato di un concorso, salta abbastanza all'occhio allenato un'anomalia, rispetto alle carte contemporanee: l'asse della nuova Milano Lecco (prolungamento dell'idea Pirelli di inizio secolo per un corridoio regionale industriale) non pi attestato esclusivamente sul tracciato che separa alcuni quartieri dal centro e interferisce con le aree monumentali della Villa e dei Giardini Reali. Quell'asse ha invece un suo doppione esterno, pronto a trasformarsi in percorso principale, e poi ad articolarsi verso nord su almeno tre direttrici. Siamo all'alba della cosiddetta pianificazione metropolitana/regionale, e non dato di sapere quale consistenza reale abbia quel pur vistoso segno sulla mappa, ma lo schema perfettamente coerente e il tracciato pure, a scala comunale e provinciale. Quello stradone nei decenni avrebbe potuto ad esempio guarnirsi di polverosi guard-rail, piazzali di sosta per il rifornimento di benzina, occasionali sovrappassi in corrispondenza delle vie intercomunali, o che diavolo d'altro. Non un eden o terra promessa, quindi, solo una stramaledetta ennesima superstrada detestabile per il fracasso, l'inquinamento, ma arteria che alimenta le attivit dell'operosa Brianza e pi oltre collega direttamente i flussi economici della fascia alpina al core metropolitano milanese. Soprattutto avrebbe svolto il suo ruolo, quell'asse viario, senza tagliar fuori una fetta di citt dal resto dell'insediamento, visto che nel disegno si capisce benissimo l'organizzazione dei quartieri satellite e il loro rapporto coi nuclei storici, centrale e secondari. E il tunnel? Sarebbe servito il tunnel? Domanda retorica. Qui viene davvero da dire: il problema un altro. E si lascia la risposta al lettore, ricordando che la pianificazione territoriale roba folcloristica, superata, novecentesca, da raccontare ai bambini curiosi attorno al fuoco. Che oggi i problemi si risolvono a misura d'uomo, sostenibile, equa e solidale. Che chiss cosa vuol dire, ma intanto ci teniamo il tunnel e i nuovi problemi che ha creato puntualmente all'altra estremit.

Progetto vincitore del Concorso di Piano Regolatore 1933 (dal sito Rete Archivi Piani Urbanistici) (gi pubblicato su www. eddyburg.it)

COWORKING, LAVORARE E SALVARE IL PROPRIO TEMPO: PIANO C Stefania Boleso


Provare a cambiare le regole del gioco. lo spirito con cui, insieme ad altri soci, ho deciso di prendere parte alla creazione di Piano C (www.pianoc.it). Nel corso degli anni ho sentito ripetere innumerevoli volte quanto le donne siano importanti nella societ e quanto leconomia potrebbe trarre beneficio da una maggiore presenza femminile nel mercato del lavoro (la Banca d'Italia ha calcolato che se il Paese riuscisse a centrare l'obiettivo di Lisbona dell'occupazione femminile al 60% il Prodotto interno lordo crescerebbe del 7%), senza per vedere alcun cambiamento concreto in tal senso. Orari e modalit di lavoro creati a misura duomo e ormai anacronistici; logiche che spesso premiano il presenzialismo piuttosto che lefficienza e il merito. Tutto questo nel momento in cui sempre pi donne si inventano (o reinventano) per cercare di tenere insieme lavoro, famiglia, passioni e interessi. E allo-

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www.arcipelagomilano.org ra perch non creare un luogo questo diventi possibile? Piano C ha aperto le porte il 10 dicembre 2012, e pu essere definito a tutti gli effetti il primo spazio di coworking nato per cambiare il l avoro, per sperimentare un nuovo modello organizzativo e un modo di lavorare a misura di vita. Il progetto pensato per le donne, ma aperto anche ai pap con bimbi al seguito, e ospita su 250 metri quadri 18 postazioni di coworking in open space, 5 sale multifunzione, due aree dedicate ai bambini e una serie di servizi che consente a chi vi lavora di rimettere insieme tutto. In Piano C trova spazio la lavoratrice, grazie alla disponibilit di scrivanie, wireless lan, servizio di segreteria e sale riunioni; trova spazio il genitore, grazie a unarea cobaby 0-3 anni gestita da professioniste aperta dalle 9.00 alle 19.00 e a unofferta di corsi e attivit pomeridiane per i bambini pi grandi; trova spazio la persona, che risparmia il tempo delle commissioni quotidiane (spesa, lavanderia, bollette, riparazioni - se ne occupano i Servizi Salvatempo di Piano C) e pu scegliere quindi se lavorare, fare un corso di formazione, oppure seguire una attivit di sviluppo personale. Punto di forza dellintero progetto la community che, attraverso incontri e formazione, consente alle coworker di unire le forze e creare nuove opportunit per vincere la crisi. Lofferta di Piano C rivolta non solo alla singola lavoratrice, ma anche alle aziende: sono ancora molte infatti le realt che non dispongono di servizi di conciliazione o di welfare aziendale rivolti alle neo-mamme. Noi offriamo loro la possibilit di adottare il modello Piano C in casa oppure presso gli spazi dia via Simone dOrsenigo, per facilitare il rientro delle dipendenti dal congedo di maternit ed evitare che questa fase della vita professionale si trasformi in un momento di crisi (una donna su tre oggi lascia il lavoro dopo il promo figlio). Che il coworking sia unidea vincente e destinata a crescere lo dimostra anche il progetto, unico in Italia, nato dalla collaborazione tra il Comune di Milano e la Camera di Commercio, che prevede per i lavoratori sotto i 36 anni dei voucher spendibili nei coworking qualificati (Piano C uno di questi) fino a un massimo di 1.500 euro allanno, a copertura parziale delle spese sostenute. Il cobaby rientra invece tra i servizi coperti dalla Dote Conciliazione della Regione Lombardia. Linteresse generale nei confronti del progetto stato altissimo sin dal primo momento, chiaro segnale che abbiamo risposto a un bisogno neppure troppo latente. Piano C ha inoltre vinto il primo premio della Banca Europea per gli Investimenti come miglior progetto di innovazione sociale in Europa nel 2012. A circa cinque mesi dal lancio, il bilancio decisamente positivo: abbiamo 20 coworker (di cui 2 pap) e laspetto forse pi interessante che non copriamo solo i classici target del coworking (libere professioniste che ruotano intorno alla comunicazione) ma siamo moto pi inclusivi: tra le nostre coworker abbiamo ricercatrici, una psicologa, una imprenditrice e anche dei dipendenti d'azienda con possibilit di telelavoro. La crescente dinamicit della community ci spinge a calendarizzare sempre pi eventi, che vanno dagli aperitivi di networking ai corsi di formazione; vincente in questo senso si sta rivelando la formula evento + cobaby + servizi salvatempo. In altre parole: la coworker pu partecipare a un corso di formazione lasciando suo figlio in mani sicure a due passi da lei, mentre qualcuno si occupa di fare la spesa al posto suo. Abbiamo recentemente stretto una partnership con ACTA (www.actainrete.it), la pi grande associazione italiana di consulenti del terziario avanzato, grazie alla quale i professionisti iscritti ad Acta avranno accesso agevolato a tutti i servizi Piano C. A sua volta, la community di Piano C beneficer delle competenze e conoscenze dellassociazione, i cui corsi saranno inseriti nel calendario di eventi e formazione di Piano C. Da ultimo, ma non ultimo, ospitiamo la sede di Valore D (www.valoreD.it), la prima associazione di grandi imprese creata in Italia per sostenere la leadership femminile in azienda. Il nostro obiettivo replicare il modello in altre citt dItalia, per dimostr are che un altro modo di lavorare (e di vivere) possibile.

I PARTITI HANNO PAURA DELLUOMO FORTE O DELLELETTORE FORTE? Giovanni Cominelli


La categoria di cesarismo, gi utilizzata da Weber e da Gramsci, oggi riproposta da Giuseppe Ucciero non mi pare feconda. Cos, resta improbabile la stessa ipotesi conclusiva sul possibile cesarismo buono. Il cesarismo non mai buono. Si tratta di una categoria troppo estensiva e poco intensiva. Alle sue spalle stanno i concetti di moltitudine e di nazionalizzazione delle masse. Pertanto dal sistema di quelle categorie che occorre partire. Nella descrizione della sociologia politica degli anni 20 e 30 (Max Weber, Schmitt, Gramsci...) e persino della filosofia (Heidegger) il popolo e le masse sono una forza vitale informe, percorsa da correnti irrazionali e attratta dal magnete di leader carismatici. Oggi si chiamano Berlusconi e Grillo. Ieri Bossi e Di Pietro. In forza di questa categoria, dentro la crisi odierna presente delle strutture istituzionali democratiche e delle tradizionali forme di mediazione si finisce sempre per intravedere la catastrofe della Repubblica di Weimar. Sono semplicemente convinto che la trasposizione di peso dagli anni 30 al presente di quelle analisi sia una pura proiezione ideologica, usata dal sistema attuale dei partiti per giustificare una centralit politico-istituzionale che sta evaporando. Gli elettori sono ormai cittadini di una societ informata, impegnati nel lavoro e nelle professioni, dotati di conoscenze di governo, per disperse in tanti rivoli individuali. A chi toccherebbe raccoglierle? La Costituzione del 48 assegna ai partiti un duplice compito: selezionare le idee e formare un governo che le realizzi. Il sistema dei partiti ha praticato il primo compito solo fino alla fine degli anni 60 o, secondo i pi generosi, fino al 1989. I canali della partecipazione si sono ingolfati, perch il flusso della partecipazione si gonfiato e gli argini sono diventati troppo stretti. Quanto al secondo, i partiti hanno prodotto governi su scala industriale: uno ogni nove mesi dal 1948 e uno ogni diciassette mesi dal 1994. Molti governi, nessun governo reale. Il sistema partitico ha fallito nel rappresentare il Paese e nel governarlo. Leffetto la costituzione di una societ civile anarcocorporativa rissosa, ingiusta, retta dal principio del mercato delle vacche, dove, come recita un vecchio detto milanese, chi al vusa pu s, la vaca la sua! In questo intrico di corporazioni, anche i partiti, e perci la politica, sono diventati, essi stes-

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www.arcipelagomilano.org si, una corporazione tra le altre, peraltro copiosamente autofinanziata con i soldi pubblici. Salgono da questa societ degli anni duemila due richieste legittime e urgenti: scegliere direttamente il governo del Paese; scegliere direttamente il proprio rappresentante in Parlamento. Solo una forzatura ideologica, inconsapevolmente partitodipendente, pu classificare queste domande come istanze cesariste, plebiscitarie, irrazionali. Si pu comprendere, ma non condividere, che in una societ, che allindomani dellUnit dItalia arrivava all85% di analfabeti, il vecchio ceto dirigente liberale praticasse un sistema elettorale severissimo, censitario ed elitario. Poich, per, gli analfabeti andarono a morire a centinaia di migliaia sul Carso, dopo allora si incominci ad allargare i cordoni, ma quello del voto femminile solo dal 1946. Si pu comprendere, ma non condividere, che i leninisti pensassero che la coscienza del proletariato fosse spontaneamente tradeunionista oggi si direbbe corporativa e che perci occorreva inoculare dallesterno la perfetta coscienza di classe, di cui solo il partito comunista era il titolare legittimo e autocertificato. Si pu comprendere, ma non condividere, che il pessimismo antropologico cattolico inducesse a una forma di paternalismo protettivo nei confronti degli elettori. Tutti questi vincoli oggi non sono pi comprensibili. Informazione e istruzione, bench in Italia di livello pi basso rispetto allEuropa, sono ormai beni comuni. La moltitudine una invenzione mistificante della letteratura sociologica, il popolo non pi popolo bue. Dietro la paura delluomo forte, esibita da partiti, da intellettuali, da mass media sta semplicemente la paura dellelettore forte. Del resto, lesperienza francese della Quinta Repubblica, transitata traumaticamente, ma non sanguinosamente dalla Quarta, che era minacciata dal parlamentarismo inconcludente del sistema dei partiti e fu impotente di fronte al putschismo di alcuni generali, insegna che dal 1962 la Francia ha potuto godere di un governo democratico e stabile. Il presidenzialismo gollista non si trasformato in autoritarismo o in fascismo. Daltronde, i sondaggi pi recenti segnalano che ormai il 60% degli italiani favorevole al presidenzialismo. Allelettore che si reca alle urne, saranno consegnate due schede: una con il nome del candidato Presidente dello Stato/Capo dello stato (se allamericana) o solo con il nome del Presidente (se alla francese); laltra scheda recher il nome del candidato deputato del Collegio uninominale. Sistema elettorale? Doppio turno alla francese, con sbarramento sopra il 10% per il passaggio al secondo turno. E il Parlamento? Invece di produrre migliaia di leggi, che sottoproducono amministrazione, impiegati pubblici e spesa, si dedicher a controllare le leggi e lazione del governo. Il paradiso terrestre? No, solo una democrazia normale, cio rappresentante e governante.

Scrive Jacopo Gardella a Gianni Zenoni


Caro Zenoni, nell'attuale periodo di critica pavida e circospetta ho ammirato il coraggio dimostrato nelle severe osservazioni rivolte contro il presuntuoso grattacielo della Regione e il progetto per il nuovo Campus della Bovisa, che Campus in realt non . Mi auguro che le critiche servano ad aprire gli occhi sulla tante deludenti architetture contemporanee.

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org La Filarmonica della Scala
Non siamo abbonati alle stagioni scaligere, le frequentiamo con una certa saltuariet, e forse per questa ragione che pi distaccati rispetto agli habitues ci rendiamo conto di come lorchestra Filarmonica, nata trentanni fa dalla costola dellorchestra del teatro lirico per specializzarsi nel repertorio sinfonico e rimasta sempre sua parente prossima, di anno in anno si allontani visibilmente dalle originarie condizioni di eccellenza. Possiamo pensare quello che vogliamo di Claudio Abbado che lha fondata e diretta per i primi cinque anni, o di Riccardo Muti che ne stato il direttore principali per altri diciotto anni, ma non possiamo nasconderci che con la continuit del loro lavoro, fino a quando ci sono stati, hanno ottenuto dallorchestra una disciplina e un affiatamento che, da otto anni a questa parte, sono via via scemate facendola scadere nella pigrizia, nellanarchia, nel disinteresse. Lorchestra che ha preso dai Wiener Philharmoniker le regole costitutive e dai Berliner Philharmoniker lambizione a essere uneccellenza (non a caso Abbado passato da Milano a Vienna e poi a Berlino), sembra aver tratto ben poco profitto da entrambi gli esempi; coloro che hanno la ventura di ascoltare e mettere a confronto le tre orchestre, il loro suono, la loro precisione, la duttilit e la prontezza nel rispondere alle sollecitazione dei direttori, sono unanimi nel giudizio: lorchestra milanese lontana miglia e miglia dalla qualit dellorchestra austriaca e ancor pi da quella tedesca. Dal 1990, con il cambio della guardia alla Scala, cambiato anche lo statuto della Filarmonica: il presidente non pi il competente Sovrintendente del Teatro ma il compito stato affidato dapprima a Fedele Confalonieri - il noto accompagnatore al pianoforte del giovane cantante e cabarettista Silvio Berlusconi (anche se recentemente si

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www.arcipelagomilano.org santificato con un senile diploma al Conservatorio milanese) - poi a Cesare Rimini, altrettanto noto avvocato divorzista delle famiglie bene di Milano e infine allamministratore delegato di Unicredit (proprio cos, potenza delle sponsorizzazioni!); la vicepresidenza, che coincide pi o meno informalmente con la direzione artistica che fu per anni gestita da Carlo Fontana, ha visto avvicendarsi vari professori della stessa orchestra come il violinista Ernesto Schiavi, loboista Francesco Di Rosa, e ora il trombonista Renato Filisetti. Dal punto di vista artistico possiamo dunque dire che la Filarmonica una orchestra autogestita come avveniva nel settecento e fino a met dellottocento, quando la direzione dellorchestra era compito del primo violino. Ma per quale maledizione i milanesi, che hanno il pi celebre teatro dellopera del mondo intero, un Conservatorio di tutto rispetto, tradizioni che vengono da secoli di storia della musica, una citt amata dai pi grandi musicisti del pianeta, non capiscono limportanza di avere unorchestra sinfonica che si rispetti? (anche se, labbiamo detto molte volte e non solo noi, unottima orchestra ce lhanno ma lo sanno in pochi: quellOrchestra Verdi che svolge un denso e magnifico programma allAuditorium di largo Mahler, che ha un pubblico affezionatissimo ed entusiasta, ma chiss perch nellimmaginario collettivo milanese resta - rispetto alla Scala figlia di un dio minore). Tornando alla Filarmonica laltra sera abbiamo ascoltato un concerto che prometteva mirabilia: il Concerto per violoncello e orchestra in si minore opera 104 di Dvok, una delle sue ultime opere americane, e due chicche di Richard Strauss come il poema sinfonico Don Juan e la suite del Rosenkavalier. Sul podio un giovane slovacco di Bratislava, Juraj Valuha, al violoncello un gi ovanissimo solista armeno di Erevan, Narek Hakhnazaryan. Per chi come noi sostiene che solo dai giovani musicisti ormai ci si possono attendere grandi interpretazioni, il concerto non poteva promettere di pi. Difficile dire lamaro in bocca: il direttore si presto rivelato superficiale e privo della consapevolezza di ci che stava eseguendo, il solista un ragazzo di venticinque anni vacuo ed esangue, con uno strumento sicuramente prezioso - un Tecchler del 1698 - adatto alla musica da camera ma non a farsi ascoltare in un teatro da quasi tremila posti. Curioso che uno slovacco e un armeno, figli di popoli cos pieni di vita, siano apparsi invece cos privi di temperamento. La nota pi critica, per, riguarda lorchestra: sciatta, svogliata, attacchi imprecisi, poca volont di assecondare e sostenere il direttore ospite. Una grande orchestra supplisce alla debolezza del direttore con saggezza, mette in gioco tutta la propria esperienza per aiutarlo a risolvere le situazioni pi critiche, cerca di occultarne le insufficienze e le incertezze. Persino il pubblico, sempre generoso alla Scala, stato molto avaro nellapplaudire i lavori di Strauss. Ancora affettuoso e incoraggiante con il violoncellista, probabilmente in considerazione della sua giovane et, non si poi speso per le sfilacciate esecuzioni dei poemi straussiani. Ci rimasta una curiosit: chi sceglie, alla Filarmonica, i direttori e i solisti da invitare, lamministratore delegato di Unicredit o il trombonista? P.S. Ci estremamente gradito riconoscere che il concerto successivo della Filarmonica diretto luned 29 dallamericano James Conlon con la partecipazione del violinista anchegli americano ma cresciuto e formatosi in Israele Gil Shaham, ha avuto tuttaltro segno; sia il Concerto per violino e orchestra di Britten che la Quinta Sinfonia di ostakovi, due opere peraltro meravigliose, sono state eseguite in modo encomiabile da tutti, orchestra compresa. Evidentemente i professori della Filarmonica per impegnarsi a fondo e far emergere le loro qualit hanno bisogno di misurarsi con direttori e solisti molto autorevoli e di adeguata professionalit. Non resta, ahim, che prenderne atto.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Le rane nel Naviglio
Se vi dovesse capitare di passare per il Naviglio Grande in queste settimane, certamente notereste che lalveo del fiume, cos come alcune case circostanti, sono stati invasi da rane colorate. No, non sono i postumi di una serata troppo allegra, bens il lavoro di un collettivo internazionale di sei artisti, il Cracking Art Group, che in occasione del FAN (Festival dellacqua sui Navigli) ha addobbato la citt con migliaia di ranocchie colorate. Gli artisti del Cracking Art Group hanno da sempre lavorato con forme animali (pinguini, tartarughe ecc), e con materiali di recupero, nellottica di un impegno ambiental e e sociale usando materie plastiche biodegradabili per riprodurre organismi animali. Durante la performance di apertura gli artisti hanno gettato, accompagnati dal pubblico, 5mila rane di plastica colorata, che hanno invaso il Naviglio Pavese, quello Grande e i balconi delle case antistanti, non solo a Milano ma anche in altri comuni del sistema dei Navigli. Una invasione positiva questa di PIENADIRANE, e con un buono scopo. Cos come era stato per le chiocciole che avevano invaso anni fa Palazzo Reale e piazza della Scala, e di recente le terrazze del Duomo (ve le ricordate? erano centinaia di chioccioline blu che si affacciavano tra una guglia e laltra), Cracking Art Group ha deciso di vendere le sue rane per beneficenza. Gli artisti infatti doneranno mille sculture-rana di piccole dimensioni allente promotore Navigli Lombardi per contribuire al recupero delle chiuse leonardesche della Conca dellIncoronata, in San Marco, e in generale per la riqualificazione dei Navigli. Si pu acquistare una rana al costo di 20.00 scrivendo a info@navigliacquafestival.it oppure recandosi presso lo spazio lounge di FAN - Navigli Lombardi Acqua Festival Alzaia Naviglio Grande 6 tutti i giorni dalle h11,00 alle 20,00 a partire dal 6 aprile per tutta la durata del Festival. Installazione visibile fino al 20 maggio

La pop art di Warhol e le stampe a diamanti

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Settimana scorsa, come gi anticipato, al Museo del 900 c stata lapertura a ingresso gratuito della mostra Andy Warhols Stardust. Stampe dalla collezione Bank of America Merrill Lynch, a cura di Laura Calvi. Protagoniste le brillanti, e preziosissime, stampe di Andy Warhol, artista sopra le righe e padre della Pop Art americana. Lo stardust indicato nel titolo richiama davvero la polvere di diamante usata per rendere brillanti e uniche queste stampe, ma anche tutta quellallure che da sempre circonda il nome e il lavoro di Warhol stesso. Dagli anni 60 agli anni 80, la mostra ripropone i soggetti pi noti creati dallartista di Pittsburgh. Imperdibili i Flowers in tonalit fluo, le indimenticabili Campbells Soup, i divertenti Fruits e i meno noti, ma altrettanto vivaci, Sunset. Un procedimento di lavoro, quello di Warhol, molto simile a quello dellartista contemporaneo Damien Hirst. Entrambi hanno affidato, e affidano, la produzione dei loro lavori ad assistenti specializzati, nel caso di Warhol

cera addirittura la famosa Factory a servirlo, e solo alla fine i due m aestri ritoccano e aggiustano dei dettagli con il loro tocco personale. Tocco che fa lievitare le loro opere a diversi milioni di dollari. Ma daltra parte quelle di Warhol erano opere Pop, nate e pensate per essere vendute e riprodotte in gran quantit, in linea con la produzione di massa, anche artistica. Oltre ai fiori e ai frutti, da ammirare anche i celebri volti ritratti da Warhol: Mohammed Al, Marylin, e le copertine di Interview create appositamente dallartista, che sponsorizza, tra laltro, i suoi Velvet Underground e la loro famosa banana-simbolo. Personaggi reali ma non solo. Nella serie dei Myths Warhol rappresenta Topolino e gli eroi dei fumetti, dando loro la stessa effimera concretezza dei personaggi di Hollywood e dello spettacolo, mettendo insieme la collezionista Gertrude Stein, Babbo Natale, Einstein, Superman e i fratelli Marx. Nuove nel taglio anche le didascalie, non pi banali cartellini descritti-

vi ma etichette a muro in colori fluo, con interessanti citazioni dellartista e dei suoi contemporanei che ne spiegano e approfondiscono il lavoro, dando anche un quadro generale su quegli anni e sulle difficolt economiche, razziali o semplicemente raccontando aneddoti legati alle opere. Lallestimento intero, a cura di Fabio Fornasari, ricorda la corsia di un supermercato, in cui le opere darte sono esposte con la stessa freddezza e precisione dei prodotti di consumo quotidiani, in cui possibile, virtualmente, comprare le lattine Campbell e i frutti di stagione, insieme alle riviste di musica rock, con una spolverata di polvere di diamanti. Andy Warhols Stardust. Stampe dalla collezione Bank of America Merrill Lynch, Museo del 900, Fino all8 settembre Orari luned 14.30 19.30 marted, mercoled, venerd e domenica 9.30 19.30 gioved e sabato 9.30 22.30 Ingresso intero 5 euro ridotto 3 euro

La libert dal dopoguerra a oggi


Che cosa significa libert oggi? Com cambiato questo vocabolo dallIlluminismo alle tragedie sociopolitiche che hanno accompagnato la seconda met del Novecento? C ancora posto per una libert artistica che sia azione concreta? Che cosa potrebbe significare oggi questa parola letta da artisti europei diversi tra loro per et, percorso, Paese e storia politica? Queste risposte prova a darle Desire for freedom. Arte in Europa dal 1945, mostra collettiva che affronta lidea di libert in Europa dal dopoguerra in avanti, attraverso 200 opere darte che esprimono il pensiero e le creazioni di 94 artisti contemporanei provenienti da 27 diversi Paesi europei. Realizzato su iniziativa del Consiglio dEuropa e con il sostegno finanziario della Commissione europea, il progetto frutto della collaborazione internazionale di 36 Paesi membri del Consiglio stesso, che hanno coinvolto artisti, studiosi, curatori, musei, gallerie e importanti collezionisti privati. Il progetto nasce con lobiettivo di superare la visione di unEuropa del dopoguerra come teatro dellostilit tra due blocchi di potere contrapposti, assumendo invece come punto di partenza lidea che entrambe le parti affondino le radici comuni nellIlluminismo e nei suoi valori: ragione, libert, giustizia, uguaglianza. Il percorso non ha un senso cronologico o geografico, ma si apre invece con un percorso circolare (reso ancora pi arduo dalle labirintiche sale e corridoi di Palazzo Reale), che si sviluppa in 12 sezioni, ognuna dedicata a un tema. Si inizia con il Tribunale della Ragione, in nome della quale spesso sono state commesse le peggiori violazioni dei diritti delluomo e sul cui ruolo gli artisti si interrogano; si prosegue con le utopie in La rivoluzione siamo noi, ispirata allopera omonima di Joseph Beuys del 1972; la terza tappa il Viaggio nel paese delle meraviglie, che racconta la capacit dellarte di riscrivere la narrazione e la storia, ridefinendo anche la nostra coscienza storica collettiva. In Terrore e tenebre larte mette il visitatore di fronte al regime del terrore e alla violenza delle torture che arrivano a privare la societ dei principi di fratellanza e solidariet. Con Realismo della Politica larte misura il ruolo dellazione politica nel bilanciare gli interessi della societ civile e la sua capacit (o incapacit) di risolvere i conflitti pacificamente; mentre la Libert sotto assedio, dimostra la fragilit di questa parola, colpita ieri come oggi da orrori e violazioni dei diritti umani. In 99 Cent gli artisti si confrontano con il difficile rapporto tra la vita incentrata su valori immateriali e la spinta verso il consumismo che pervade la nostra societ, a discapito di tutto, come raccontano le grandi fotografie di Andreas Gursky. Con Centanni gli artisti fanno riferimento alleternit per ridimensionare il presente e sottolineare limportanza della cura dellambiente e delle r isorse che ci circondano, legandosi alla sezione precedente. Il rapporto dellarte con il concetto dellabitazione, fonte di sicurezza e riparo ma anche canale di comunicazione con lesterno, invece il nucleo di Mondi di vita; cos come Laltro Luogo, al contrario, analizza i mondi creati dallarte come vie di fuga, nuovi orizzonti possibili in opposizione a ci che ci circonda. Esperienza di s e del limite entra nel merito della conoscenza dei propri limiti e dei confini tra s e laltro, cercando di definire cosa ci rende umani e come vorremmo essere nel prossimo futuro. Con Il mondo nella testa la mostra chiude il cerchio testimoniando come la fonte delle nostre idee, Ragione compresa, e della conoscenza della realt e rimane anche per lartista la nostra mente. Le opere in mostra serviranno quindi a mostrare la visione di ciascun artista sul tema e a rispondere agli interrogativi connessi al tema della libert individuale e collettiva, che

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www.arcipelagomilano.org poi un invito pi ampio a riflettere sul senso stesso dell'arte in unepoca cos travagliata. I nomi sono quelli di alcuni grandi protagonisti degli ultimi decenni, come Gerhard Richter, Mario Merz, Christo, Richard Hamilton, Niki de Saint Phalle, Alberto Giacometti, Damien Hirst, Arman, Jannis Kounellis, Yves Klein, Emilio Vedova e molti altri. Desire for freedom. Arte in Europa dal 1945 Palazzo Reale, fino al 2 giugno. Orari: Lun: 14-30-19.30, Mar-Dom: 9.30-19.30, Giov e Sab: 9.30-22.30. Biglietti: 9,50/ 6,50 comprensivi di audioguida

I tre crocifissi di Foppa


Dal 19 marzo il Museo Diocesano ospita un dipinto prezioso, proveniente dallAccademia Carrara di Bergamo, e ben adatto alla imminente Pasqua: I Tre Crocifissi di Vincenzo Foppa. Lopera, data generalmente dalla critica al 1456, stata invece attualmente riletta al 1450, come sembrerebbe essere scritto sui parapetti marmorei che circondano la scena, e farebbe dunque diventare questa tavola, fatta per la devozione privata, un importante anticipo sullevoluzione del gusto artistico in Lombardia. Vincenzo Foppa, bresciano, artista innovativo che ha lavorato anche per gli Sforza tra Milano e Pavia, in questa tavola, il cui committente ci rimane ignoto, ha creato una scena sacra che va oltre le abituali visioni del fatto, e anzi aggiunge un clima di reale sospensione, rendendolo quasi una scena quotidiana e umana. Affidandosi ai Vangeli sinottici, lascia il Cristo abbandonato a se stesso, senza le pie donne o san Giovanni, generalmente rappresentati, ma solo circondato dai terribili due ladroni. Composto quello di sinistra, colui che alla fine credette, con una posa ritorta e disperata quello di destra, tormentato nel fisico e nellespressione, pressato da un demonio sopra la sua croce. Quello che colpisce davvero la tridimensionalit dei corpi, che riprendono sfacciatamente le novit padovane di Donatello, costruiti con un gioco di chiaroscuri decisamente in anticipo sui tempi. E in effetti la cultura figurativa di Foppa sembra essere davvero di ascendenza veneta: c memoria non solo dello Squarcione, maestro di Andrea Mantegna, ma anche e soprattutto di Jacopo Bellini e dei suoi disegni, nel monumentale arco che inquadra la scena e nelle teste di antichi imperatori romani. Altra interessante notazione sulluso della prospettiva. Una prospettiva che fa emergere i corpi, in particolare quello del Cristo, che sembra quasi arrivare a toccare la cima dellarco, e che si impone subito agli occhi dello spettatore. Una prospettiva per ritenuta per alcuni anni anche sbagliata, come pu sembrare se si osserva il paesaggio sullo sfondo, ancora bidimensionale e favolistico, di gusto ancora tardogotico, e per il quale si proposto un confronto con il nome di Gentile da Fabriano. In realt la tavola si avvale di una doppia prospettiva, che oltre a creare le diagonali delle croci, ha anche un punto di fuga rialzato, pensato per una visione dal basso da parte del fedele, che avrebbe dovuto meditare, inginocchiato, davanti ai Sacri Misteri. Ecco perch la datazione diventa fondamentale. Anticipando al 1450 lopera, si pu rendere meglio lidea della precocit delle invenzioni foppesche, facendolo rientrare nel clima artistico padovano e non ancora in quello mantegnesco. Foppa fu un grande maestro del Rinascimento lombardo, cosa che si pu vedere anche grazie agli affreschi della Cappella Portinari (1464 - 1468), presso la chiesa di SantEustorgio, attigua al complesso del Museo Diocesano. Vincenzo Foppa. I tre crocifissi, Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95, fino al 2 giugno, orari: mar-dom: 10.00-18.00. La biglietteria chiude alle ore 17.30 Biglietti: marted: 4.00, intero: 8.00 ; r idotto: 5.00

Una App per la Milano di Costantino


Il Museo Diocesano, ideatore della mostra Costantino 313 d.C., insieme a Midapp, col contributo di Regione Lombardia, ha da poco presentato una APP davvero interessante relativa a Costantino e alla Milano del tempo. Basta cercare negli app store di Android o IPhone la dicitura la Milano di Costantino per avere gratuitamente una app ricca di informazioni e contenuti, che permetter un viaggio nel tempo, nel IV sec d.C., per conoscere meglio i luoghi della Milano romana. Milano fu la citt dellEditto di toll eranza, sede imperiale dal 286 d.C. e crocevia di traffici, imperatori ed eserciti. Lapp La Milano di Costantino permette di rivivere, area per area, i luoghi pi significativi della citt antica. Si inizia con una mappa interattiva di Milano, che sovrappone la cartografia attuale (basata su dati Open Street Map) alla pianta delle aree archeologiche del tempo, con la segnalazione di numerosi luoghi dinteresse. Tre sono gli itinerari che si possono percorrere e che permettono di scoprire venticinque luoghi dinteresse, corredati da schede ricche di informazioni, orari di apertura, contatti e approfondimenti. Il primo, dal titolo Milano al tempo di Costantino fa conoscere, attraverso resti archeologici, la Mediolanum romana: il Foro, il teatro, il circo, le terme, il mausoleo imperiale ecc. Con il secondo itinerario, Le basiliche cristiane, si scoprono i primi edifici di culto cristiano eretti dopo lEditto di Milano per volere di Costantino, dei suoi successori e di SantAmbrogio, vescovo di Milano, come San Nazaro, san Simpliciano, il complesso episcopale e altre. Il terzo, Costantino ed Elena nella memoria di Milano, propone un percorso insolito sulle tracce di monumenti e dediche voluti dai cittadini milanesi in ricordo dellimperatore e della sua storia. I contenuti dellapp sono visibili anche off line, senza accesso a internet. Con il GPS invece, camminando per la citt si potranno facilmente localizzare i luoghi dinteresse intorno a s con lindicazione della direzione e della distanza. Un utile aiuto per conoscere Milano antica e integrare meglio i luoghi e i reperti presentati alla mostra di Palazzo Reale.

Leonardo e le macchine ricostruite

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www.arcipelagomilano.org Come faceva Leonardo Da Vinci a progettare le sue macchine volanti? Potevano davvero volare? Che cosera il famoso Leone Meccanico? Perch non venne mai portato a termine il colossale monumento equestre di Francesco Sforza? Queste sono solo alcune delle domande che potranno avere risposta grazie allinnovativa - e unica nel suo genere - mostra che si appena aperta in una location deccezione: gli Appartamenti del Re nella Galleria Vittorio Emanuele. Tutto nasce dallidea di tre studiosi ed esperti, Mario Taddei, Edoardo Zanon e Massimilano Lisa, che hanno saputo mettere insieme e creare un centro studi e ricerca dedicato a Leonardo, alle sue invenzioni e alla sua attivit, con risultati sorprendenti sia sul fronte delle esposizioni, sia su quello della divulgazione. Leonardo3 (L3) parte di un progetto pi ampio, di un innovativo centro di ricerca la cui missione quella di studiare, interpretare e rendere fruibili al grande pubblico i beni culturali, impiegando metodologie e tecnologie allavanguardia. Sia i laboratori di ricerca sia tutte le produzioni L3 (modelli fisici e tridimensionali, libri, supporti multimediali, documentari, mostre e musei) sono dedicati allopera di Leonardo da Vinci. E i risultati sono stati straordinari: L3 ha realizzato il primo prototipo funzionante al mondo dellAutomobile di Leonardo, hanno ricostruito il Grande Nibbio e la Clavi-Viola, il primo modello fisico della Bombarda Multipla, il primo vero modello del Pipistrello Meccanico, il Leone Meccanico e il Cavaliere Robot, oltre a interpretazioni virtuali e fisiche inedite di innumerevoli altre macchine del genio vinciano. Non solo macchine per. Fondamentali per la riscoperta e la creazione dei prototipi sono stati i tanti codici leonardeschi, tra cui il famoso Codice Atlantico interamente digitalizzato, cos come il Codice del Volo, presentato in Alta Definizione, in cui ogni singolo elemento interattivo. E queste tecnologie diventeranno, in futuro, sempre pi utili per studiare manoscritti antichi e fragilissimi, come i diversi Codici e taccuini, gi molto rovinati dallusura e dal passare dei secoli. Una mostra che divertir grandi e bambini, che potranno toccare con mano le macchine e i modellini ricostruiti, testarsi sui touch screen per comporre, sezionare o vedere nel dettaglio, tramite le ricostruzioni 3D, i vari pezzi delle macchine di Leonardo, far suonare la Clavi-Viola e costruire, davvero, un mini ponte autoportante. Una delle ultime sezioni poi dedicata ai dipinti di Leonardo, su tutti la famosa Ultima Cena. Una ricostruzione digitale e una prospettica permettono di ricostruirne strutture e ambienti, di capirne perch Leonardo sbagli di proposito la prospettiva e di approfondire alcuni dettagli. I modelli sono stati costruiti rispettando rigidamente il progetto originale di Leonardo contenuto nei manoscritti composti da migliaia di pagine, appunti e disegni. Il visitatore avr anche la possibilit di leggere i testi di Leonardo invertendo la sua tipica modalit di scrittura inversa (da destra a sinistra). L3 si gi fatto conoscere nel mondo, le mostre sono state visitate da centinaia di migliaia di persone in citt e Paesi come Torino, Livorno, Vigevano, Tokyo, Chicago, New York, Philadelphia, Qatar, Arabia Saudita e Brasile. Occasione imperdibile. Leonardo3 Il Mondo di Leonardo -piazza della Scala, ingresso Galleria Vittorio Emanuele II, fino al 31 luglio, orari: tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 23:00, biglietti: 12 intero, 11 studenti e riduzioni, 10 gruppi, 9 bambini e ragazzi, 6 gruppi scolastici.

Modigliani, Soutine e la Collezione Netter


Di Modigliani si detto e scritto di tutto. A iniziare dal suo soprannome, Mod, gioco di parole tra il suo cognome e lespressione peintre maudit, il pittore folle. Si sa della sua dipendenza cronica da alcol e droghe, si sa del suo grande amore, leterea Jeanne, si sa della loro tragica fine. Esponente di rilievo della cosiddetta Scuola di Parigi, Modigliani ha davvero segnato unepoca, pur nella sua breve esistenza, influenzando artisti e generazioni future. Un artista incompreso, come molti altri allinizio della carriera, e che pot sopravvivere soprattutto grazie allaiuto di generosi e lungimiranti mecenati. Dopo Paul Alexandre e Paul Guillaume, entra in gioco un collezionista atipico, schivo e riservato, che aiuter Mod nei suoi anni pi cruciali: Jonas Netter. Industriale ebreo emigrato a Parigi, Netter negli anni riuscir a mettere insieme una straordinaria collezione di opere darte, pi di duemila, scegliendo gli artisti pi promettenti e interessanti, affidandosi al suo gusto personale ma anche a quello di un uomo completamente diverso da lui per stile di vita e carattere, Leopold Zborowski. Polacco, arriva a Parigi nel 1914 insieme alla moglie, per tentare la carriera artistica. La ville lumire lo trasformer invece, a suo dire, in poeta. E in un mercante. Grazie alle conoscenze e alle frequentazioni dei caff e dei locali di Montparnasse, Zborowski conosce e frequenta gli studi degli artisti pi talentuosi, e poveri, che stipendia e compra per Netter, con il quale aveva precisi rapporti commerciali. Un sodalizio lungo pi di un decennio, interrotto in brusco modo nel 1929, e che condurr Netter ad avere 50 dipinti di Modigliani, 86 Soutine e 100 Utrillo. Ed proprio Maurice Utrillo, figlio della ex modella e pittrice Suzanne Valadon, a essere stato il grande amore di Netter. In mostra molti paesaggi, declinati nei diversi periodi e momenti della sua vita. La precoce dipendenza di Utrillo dallalcol non gli ha impedito di lavorare tantissimo, a scopo terapeutico, e di ispirarsi alla pittura impressionista, soprattutto di Pissarro. Netter amava i suoi artisti come dei figli, sostenendoli in ogni modo: pagava stipendi, studi e materiali, pagava anche alcol e cliniche di disintossicazione. Ma in realt la collezione molto variegata. Oltre agli artisti maledetti per eccellenza, Mod e Soutine -con i suoi paesaggi espressionisti e i materici quarti di bue- presenta anche fauve come Derain con le fondamentali Grandi bagnanti del 1908, e de Vlaminck; molte opere di Suzanne Valadon, il neoplasticista Helion, Kisling, Kikoine, Kremegne e altri artisti dellEst- e non soloscappati da una vita di miseria per approdare a Parigi, citt ricca di promesse, di collezionisti e simbolo, con Montmartre, Montparnasse e i loro caff, di una vita bohemien e ribelle. Certo non tutto al livello delle opere di Modigliani, sono presenti anche pittori minori e nomi forse poco conosciuti. Ma daltra parte la coll ezione il frutto del gusto e dellestetica personale di Netter, che ha saputo riunire tutti quegli artisti, diversi per storia, cultura e Paese, e che hanno segnato la storia dellarte europea. Dice il curatore, Marc Restellini: Questi spiriti tormentati si esprimo-

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www.arcipelagomilano.org no in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualit e i sogni propri a ciascuno di loro. Quegli anni corrispondono a un periodo demancipazione e di fermento che ha pochi eguali nella storia dellarte. Di Jonas Netter, uomo nellombra, oggi non rimane quasi niente, solo un suo ritratto fatto da Moise Kisling e qualche lettera. La sua eredit pi grande sono senza dubbio le opere darte che oggi, dopo pi di settanta anni, tornano a essere esposte insieme per ricreare una delle epoche doro della pittura europea. Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti - Palazzo Reale, fino all8 settembre 2013 - Orari: Luned: 1430 - 19.30. Dal marted alla domenica: 9.30-19.30. Gioved e sabato: 9.30-22.30 - Costo: Intero 9 euro, ridotto 7,50 euro.

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Giorgio Scerbanenco Venere privata e altre storie
Garzanti, riedizione 2007 pp. 254, euro 10
Chiss, forse perch viviamo tempi tormentati, pieni di incertezza, e il nuovo, a passi da gigante ci viene incontro e ci affascina, ma allo stesso tempo spaventa. Forse per questo o altro ancora, che talvolta ci viene voglia di voltarci indietro e ricordare come eravamo. Leggere i noir di Giorgio Scerbanenco oggi come sfogliare vecchie foto in b/n, riandare ad atmosfere, modi di essere, abitudini e comportamenti di unepoca e ritrovare come in uno dei suoi maggiori romanzi Venere privata la Milano del boom economico, le sue periferie, citt popolata da nuova borghesia, piccola e grande criminalit, e da quella umanit umiliata che per Simenon rappresentava la piccola gente, uomini e donne schiacciati da un vivere meschino, senza riscatto. Scerbanenco, (Volodymyr - Giorgio Serbanenko) nato a Kiev nel 1911 da padre ucraino e madre italiana, giornalista, redattore di una seguitissima posta del cuore, autore di racconti e romanzi rosa, western, fantascienza, per nel noir che trova la sua piena espressione. Considerato a pieno titolo, in Italia, il padre del genere, poco importa che i suoi romanzi possano oggi apparire datati, perch non nellattualit che sta il valore dei suoi libri. Pochi i colpi di scena, assente il sovrapporsi frenetico di eventi, eppure la scrittura di Scerbanenco serrata, affascinante; tesse, con maestria, pagina dopo pagina, trame avvolgenti, affronta senza ipocrisie verit scomode e una sotterranea, spesso taciuta, realt milanese. Venere Privata uno dei suoi maggiori successi uscito nel 1966 racconta una storia di prostituzione, di ragazze morte ammazzate, di un sottobosco criminale feroce, ma soprattutto da vita al personaggio di Duca Lamberti, medico radiato dallAlbo per eutanasia, un nonpoliziotto, ma figlio e amico di poliziotti, detective per passione, dotato di quel tanto di lucido realismo (e dunque non a tutti costi un buonista) che sar primattore in altri tre libri (Traditori di tutti, I ragazzi del massacro, I milanesi ammazzano il sabato) Una serie fortunata purtroppo interrotta dalla morte nel 1969 dello scrittore. Dentro una riscoperta complessiva di Scerbanenco, uomo e scrittore, ci starebbe bene anche la lettura dello scritto autobiografico Io, Vladimir Scerbanenco (solo 28 pagine in appendice alledizione Garzanti - Gli Elefanti, 2007, di La Venere Privata) dove, a modo suo, lautore rievoca memorie ed episodi della sua vita, dalla nascita in Russia ai successi editoriali. (Daniela Muti)

SIPARIO questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.G. Muscianisi rubriche@arcipelagomilano.org Giselle Balletto in due atti [125'].
Coreografia Jean Coralli e Jules Perrot, ripresa da Yvette Chavir. Musica Adolphe Adam. Orchestra dell'Accademia Teatro alla Scala diretta da Alessandro Ferrari. Scene e costumi Aleksandr Benois, rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli. Giselle, Svetlana Zacharova. Albrecht, Roberto Bolle. Hilarion, Mick Zeni. Pas de deux dei contadini, Vittoria Valerio e Antonino Sutera. Myrtha, Virna Toppi.
Dopo centosettanta anni tornata al Teatro alla Scala di Milano Giselle. Le aspettative non sono state deluse. Le coreografie originali sono state leggermente modificate: la marcia dei vendemmiatori del primo atto stata eliminata e le variazioni di Myrtha, regina delle Villi, sono state semplificate (nella lunghezza, non nella tecnica); tuttavia, il classico rimasto classico. Il ruolo non era nuovo per le due toiles. Qualcuno non trova le doti di elasticit e lunghezza di Svetlana Zacharova adatte per il personaggio di Giselle, giustificando che non c'erano gambe ad angolo piatto nelle grandi ballerine del passato; la danza evolve, non nella tecnica ma nell'espressione: il personaggio che si adatta al danzatore, non viceversa. Come il tut viene adattato alle misure della ballerina, cos Svetlana Zacharova veste Giselle, e

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la veste benissimo. Trovo il viso e l'espressivit dell'toile del Bol'oj di Mosca particolarmente appropriata per i ruoli 'tragici' del balletto ottocentesco. La scena della follia che chiude il primo atto stata di un'intensit molto forte e credo che nessuno nel pubblico non abbia provato piet per la povera fanciulla, raggirata e disperata, che muore tra le braccia della madre. Roberto Bolle stato principesco, come sempre. Indimenticabile la dolcezza dello sguardo di Albrecht verso Giselle per tutto il primo atto; e anche la mortificazione e il dolore della fine del primo atto, che hanno guidato tutto il secondo, sono state espresse insieme alla grandezza e ineccepibilit della tecnica: la maggiore difficolt della variazione del principe del secondo atto, le batterie di entrechat-quatre per chiedere piet alle implacabili Villi, stata eseguita con grande pulizia e precisione, che sono una delle 'garanzie' di Roberto Bolle.

Mick Zeni dall'inizio della presente stagione teatrale ha interpreto i ruoli dei 'cattivi' del dramma. riuscito pienamente a interpretare la gelosia e la rabbia, tipica del personaggio di Hilarion, che mantiene fino alla morte per mano delle Villi, perch anche nel visitare la tomba di Giselle non mostra pentimento per aver rivelato la vera identit del principe in modo subdolo e insensibile, ma un certo dispiacere per non aver avuto Giselle per s. Una qualche perplessit mi ha lasciato l'interpretazione della giovanissima Virna Toppi nei panni di Myrtha, regina delle Villi. Infatti, il personaggio necessita una maturit interpretativa, non solo tecnica, che la ragazza non pienamente riuscita a raggiungere, non per mancanza di capacit (ben evidenti e positivamente 'impressionanti'), ma solo per mancanza di esperienza. Una piccola critica verso la scelta di far interpretare il personaggio 'muto' (nel senso di mimo non danzante) di Bathilde, promessa sposa di Al-

brecht, e di una Vila solista molto in vista alla medesima ballerina Beatrice Carbone: poteva dare l'impressione che con la pazzia e morte di Giselle e conseguente assunzione a Vila potesse essere toccata la stessa sorte a Bathilde, elemento che non presente nel libretto originale; a meno che non sia una precisa scelta registica, anche se nelle serate e spettacoli successivi non avviene la medesima sovrapposizione dei ruoli. Lo spettacolo stato ricco di pathos e di grande empatia, come 'piaceva' al grande Nuriev (Nureyev), forse un piccolo omaggio ricorrendo il ventesimo anniversario della sua morte, omaggio gi presente nella mostra a lui dedicata presso il Museo Teatrale alla Scala che termina il 30 aprile. Si attendono le ultime serate con il debutto dei giovanissimi Lusymay Di Stefano e Claudio Coviello per i ruoli principali. Domenico G. Muscianisi Teatro alla Scala di Milano, spettacolo del 26 aprile 2013, Prima.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Nella Casa


di Franois Ozon [Dans la maison, Francia, 2012, 105'] con Fabrice Luchini, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Ernst Umhauer, Denis Menochet.
Germain (Fabrice Luchini) un professore di francese sposato con la direttrice di una galleria d'arte (Kristin Scott Thomas). Come d'abitudine, la coppia legge e commenta insieme i temi degli alunni svogliati. un modo per Germain di sdrammatizzare sulla povert stilistica e concettuale dei ragazzi che indurrebbe qualunque insegnante alla resa. Proprio quando la frustrazione si sta impossessando di lui, la sua voce inizia a pronunciare i termini ricercati e la prosa scorrevole di Claude (Ernst Umhauer), l'ultimo arrivato tra i suoi studenti. Il ragazzo racconta il weekend passato a casa del suo migliore amico con una prosa ironica e sfrontata, concludendo la sua opera con un misterioso e intrigante continua.... Franois Ozon si traveste da ragazzino malizioso e indecifrabile per prendersi gioco di noi spettatori e dell'ingenuo professore. Non riusciamo a capire cosa ci sia di vero nei racconti sul suo compagno e sulla coppia di genitori cos artificiosamente mediocri e borghesi ma ascoltare il seguito quotidiano di questo romanzo diventa presto indispensabile. Germain, il professore metodico e rigoroso, si trasforma in un complice trasgressivo, pronto a tutto pur di assecondare le necessit creative del suo pupillo. Proprio quando, come lui d'altronde, ci crediamo parte della finzione, con l'illusione di poterla determinare e controllare, il regista rivendica il predominio dell'immaginazione e dell'artificio. In un'epoca in cui troppo spesso si ricorre alle storie vere, Franois Ozon ci accoglie su una panchina accanto allo svuotato professore per rivelarci che il suo film non altro che un inno alla manipolazione di attori e spettatori. La vista per di un condominio qualunque, che evoca quello de La Finestra sul cortile di Hitchcock, il pretesto per svelarci che non serve disperarsi di fronte allo svelamento della verit perch l'unica verit inconfutabile quella della finzione. Marco Santarpia

Mix Milano: al via la 27 edizione


Dal 19 al 24 giugno, il Teatro Strehler ospita il Festival MIX Milano: 27 edizione di cinema gaylesbico e queer culture. Ormai da tempo, il MIX d voce alle minoranze, le racconta e contribuisce alla lotta per i diritti nel segno (e nel sogno) di unintelligente inclusione democratica. Il Festival si descrive in maniera molto chiara: MIX miscela qualit, idee, volont e tensioni differenti. MIX nellesplorare il presente con i suoi modi ironici e complessi regala alla citt di Milano e alla nostra comunit la possibilit di immaginare un futuro diverso e diversi mondi possibili. MIX una forma di conoscenza alternativa, non solo allar-

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www.arcipelagomilano.org gamento dei propri orizzonti, ma vera e propria ricerca al di fuori di se. MIX convivenza di immagini, suoni e parole da penetrare con lintelletto e assimilare con il cuore. MIX uno spazio di utopie-eresie dove esprimere liberamente una diversa arte del vivere.. Anche in questo caso larte si fa strumento ideale per il superamento della realt, per abbattere la gabbia dello stereotipo che troppo spesso imprigiona le differenze. Il MIX ha iniziato centrando la sua proposta artistica attorno al cinema, per poi allargare i confini anche ad altre discipline: musica elettronica, libri, incursioni performative. Purtroppo per la crisi insidia anche lassociazionismo e, per sussistere, il Festival necessita di risorse economiche nuove. Nasce da questo problema lidea IL MIX TUO. IL MIX LO FAI TU: attraverso un contributo volontario chiunque pu partecipare al processo creativo. Come spiegano, non si tratta di un semplice contributo economico: il crowdfunding un meccanismo di partecipazione alla creazione e alla realizzazione di un progetto. Con la campagna SalvaMIX il tuo contributo economico finanzia la produzione del prossimo MIX e la tua partecipazione al processo creativo ci aiuta nella sua ideazione e nella sua trasformazione.. Come funziona il coinvolgimento nel processo creativo? Si pu accedere a diverse fasce di contributo, da un minimo di 10 a un massimo di 500 euro, pre-acquistando i biglietti o abbonamenti per le proiezioni, i drink, gli ingressi al MIX Party. Il crowdfunding esprime un concetto semplice: diventi un creativo del Festival scegliendo con noi la grafica e la comunicazione visual del MIX 2013, i titoli dei libri da presentare, un classico del cinema queer da rivedere, le MIX retrospettive di quest'anno e il titolo del film da proiettare nella serata di chiusura. Per maggiori informazioni, e per partecipare al crowfunding: http://www.festivalmixmilano.com/ Paolo Schipani

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ELENA LATTUADA (cgil): IL PRIMO MAGGIO DELLE DONNE http://youtu.be/_4xvfW2zLEk

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