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numero 14 anno V 17 aprile 2013


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Luca Beltrami Gadola PARTECIPAZIONE. PD E ARANCIONI SEPARATI IN CASA Gianni Zenoni UNIVERSIT BOCCONI E PALAZZO DELLA REGIONE: FUORI CONTESTO Paolo Naso LOMBARDIA, LEGGE 12: UN ATTACCO ALLA LIBERT DI CULTO Andrea Bonessa BUROCRATI LIBERI MA DIPENDENTI: PROFESSIONALI Rita Bramante BASTA PIL. ORA FIL: FELICIT INTERNA LORDA Federico Turchetti SPARARE A MILANO. NORMALIT? Valentina Magri SE ANCHE GLI IMMIGRATI SE NE VANNO ALTROVE Maurizio Spada LA CATTIVA POLITICA O LA POLITICA DELLA BELLEZZA Lucio di Gaetano QUANDO LA SINISTRA CHIUDER LA FORBICE TRA POVERI E RICCHI Valentino Ballabio CONSUMATORI SENZA CONSUMI: VERSO UNA SOCIET GASSOSA? A. Boitani M. Ponti "TUTTE" LE DOMENICHE A PIEDI, MA RISPETTANDO LA LIBERT ALTRUI! Marco Troglia OCCHIO AL PIANO GENERALE DEL TRASPORTO URBANO: RIGUARDA TUTTI VIDEO ELENA MURELLI: GLI IRRESPONASBILI SIAMO NOI suggerimento musicale IN YOUR ARMS AGAIN canta Josh Ritte

rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero SIPARIO E. Aldrovandi e D.G. Muscianisi CINEMA Marco Santarpia e Paolo Schipani www.arcipelagomilano.org

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PARTECIPAZIONE. PD E ARANCIONI SEPARATI IN CASA Luca Beltrami Gadola


La tre giorni milanese dincontri tra cittadini e amministratori - un pomeriggio del Pd e due giorni dei Comitati X Milano mi ha lasciato interdetto. Erano simili gli obbiettivi? Direi di s: confrontarsi con la citt nel grande e indefinito alveo della partecipazione. Sul palcoscenico o ai tavoli le stesse persone o quasi: separati in casa? Quanto al Pd la vera natura dellincontro non mi stata chiara ma soprattutto non sono chiari linteresse e lutilit per la citt. Non per niente se non vi fosse stato lennesimo scontro tra Pisapia e Boeri la stampa locale non ne avrebbe fatto cenno. Dopo aver letto nel programma che questo sarebbe l'inizio di un percorso di confronto che abbiamo intenzione di portare avanti nei prossimi mesi per garantire alla citt di Milano uno sguardo verso il futuro attraverso idee, progetti, proposte mi viene inesorabile una domanda: ma lo sguardo verso il futuro non lo avevamo gi lanciato durante la scorsa campagna elettorale? Non era su quello sguardo che avevamo scelto la nuova maggioranza? Non cerano idee, progetti, proposte? La nuova realt, dopo 20 mesi di Pisapia cos cambiata che dobbiamo ripensare tutto? E se le nuove proposte, le nuove idee, i nuovi progetti non ci piacessero, che si fa? Certo non avevamo firmato una cambiale in bianco. Sempre scorrendo il programma, leggo che a proposito della crisi economica Milano, come sempre, gioca un ruolo di primo piano per il rilancio della partecipazione e della buona politica. E ancora: Questo solo il primo momento di ascolto del Sindaco e della Giunta. Siamo convinti che attraverso la condivisione dei progetti in campo riusciremo a dare il nostro contributo per il bene della citt. Dopo questo appuntamento sar nostro compito aprire un confronto nei circoli e con la citt, tenendo conto delle tante disponibilit a dare il proprio contributo. Non voglio perdermi nel dibattito sulla buona politica perch tanto ognuno la pensa a modo suo ma sulla partecipazione vorrei dire qualcosa che accomuna le due manifestazioni. Liniziativa del movimento arancione per parte sua stata un tentativo di rispolverare la strategia dei Comitati X Milano che avevano animato lelaborazione del programma di Giuliano Pisapia e nello stesso tempo dare un segnale a tutti quelli del movimento che dopo tante promesse della partecipazione ne avevano visto perdersi le tracce. Dunque lo snodo comune sembra essere la partecipazione: per il Pd probabilmente e auspicabilmente landare un po tentoni alla ricerca di una forma partito che avvicini gli elettori agli eletti, per gli arancioni la ricerca di una strategia organizzativa per un movimento che non vuole lasciarsi ingabbiare nelle vecchie architetture istituzionali dei partiti storici. Lodevoli tentativi entrambi che per il momento non sembrano destinati a un rapido approdo. Le aree della partecipazione sembrano fondamentalmente essere quattro: la formazione del progetto politico (programma elettorale), la verifica sullattuazione dello stesso, le nuove e diverse ipotesi formulate in corso di mandato da chi amministra e le proposte che autonomamente vengono dagli amministrati. Cos come quattro sembrano essere le fasi nelle quali si articola ogni area: la conoscenza della questione, la formulazione delle proposte, la discussione e, per finire, la condivisione delle scelte. I primi tre sono passaggi ineliminabili il quarto, la condivisione, aleatorio ma qui dovrebbero valere le regole del dibattito democratico. Di tutto questo venerd pomeriggio, sabato e domenica abbiamo visto poco o nulla ma principalmente richiami alla disperata condizione finanziaria del Comune. Forse a qualcuno, per esempio, sarebbe piaciuto sapere, visto che i tagli si devono fare, chi sar penalizzato e soprattutto con che logica (conoscenza, proposta, discussione, condivisione). Forse arrivato il momento che il Comune si doti, come hanno fatto molte amministrazioni pubbliche straniere, di unagenzia per la partecipazione e non chiudendo il tutto in una semplice delega assessorile. Un dato di costume per finire: la partecipazione sembra essere aspirazione/patrimonio della sinistra riformista: per gli altri e per la destra vige la regola del partito a padrone che tutto sa e tutto dispone, la versione speculare dei partiti del leader maximo. Dove si collochi il Movimento 5 Stelle a ognuno la sua opinione. Comunque la partecipazione, malgrado i tentativi di chi non lama (molti), non ancora morta: viva la partecipazione.

UNIVERSIT BOCCONI E PALAZZO DELLA REGIONE: FUORI CONTESTO Gianni Zenoni


Universit Bocconi e Palazzo della Regione: questi due grandi interventi hanno varie analogie sulle quali conviene un approfondimento, appartenendo ambedue alla corrente dell'urbanistica biomorfa, cos definita in un interessante articolo, apparso sul mensile L'Espresso, del professor De Seta noto urbanista ma anche nell'occasione membro della Commissione Giudicante il progetto della Bocconi. De Seta esplicita la sua posizione contraria al progetto vincitore con argomenti molto simili a quelli descritti nella normativa del PGT per gli Ambiti Contraddistinti da un Disegno Urbano Riconoscibile, previsti dal Capo Secondo, articolo 14, del Piano delle Regole. A sostegno di questa tesi, ci si pu anche riferire anche al concetto di Contestualizzazione degli interventi, documento da allegare al progetto, richiesto dalla Commissione Edilizia Milanese di qualche anno fa. Dove si chiedeva ai progettisti una attenta disamina del territorio attorno agli stessi interventi per assicurare quella continuit del disegno urbano specifico di ogni parte della citt. Ma anche quando i progettisti, nelle loro relazioni illustrative, affermano di essersi informati sul sito, come nel recente progetto Feltrinelli a Porta Volta, essi danno l'impressione di averlo letto per in funzione del progetto che avevano gi in testa, laddove affermano che Milano citt gotica, che le cascine milanesi sono rettilinee invece che a corte e riferendosi a edifici gemellari come caratteristica del disegno urbano quando, tranne che in piazza Piemonte, gli edifici con queste caratteristiche hanno una presenza insignificante a Milano.

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Per quanto riguarda il Palazzo della Regione, del tutto privo di contestualizzazione e di valutazione del sito, i progettisti hanno seguito fino all'ultimo la loro idea aprioristica di corpi di fabbrica curvilinei intrecciati ma con eguale raggio di curvatura, per poi calarlo nella stretta area di intervento senza completare gli allineamenti suggeriti dall'incompleto isolato a cortina preesistente a sud, ma semplicemente tagliando i corpi di fabbrica curvilinei dove questi incontravano il filo delle strade, formando cos casuali frontespizi ciechi, deteriore elemento architettonico molto diffuso a Milano per il dissennato variare delle norme tecniche dei vari PRG, e che nei nuovi interventi edilizi si tende a eliminare costruendo in aderenza a essi. Ma nel palazzo della regione vengono addirittura esibiti a filo strada a simboleggiare una cortina edilizia tradita. Questo intervento ha fatto fare un passo indietro nella qualit del disegno urbano nella zona dove Gi Ponti aveva magistralmente inserito il Pirellone innovando la tipologia

della torre per rispettando le cortine edilizie sulle vie che confluiscono sulla piazza della Stazione. Dando anche la necessaria monumentalit e la facile identificazione degli ingressi, problemi che nel nuovo edificio della Regione pur essendo edificio Pubblico non sono stati neanche affrontati. Il progetto Bocconi segue la scelta di corpi di fabbrica curvilinei della Regione, ma opta per la soluzione a raggio variabile, forzandoli a entrare nella dimensione dell'area, ottenendo cos forme arrotondate gratuite e raggi di curvatura che sacrificano la razionale utilizzazione degli spazi interni, formando spesso angoli acuti tra i fabbricati che, come chiunque pu constatare, sono la parte esteticamente e funzionalmente peggiore del palazzo della Regione. Inoltre questo campionario di corpi di fabbrica frantuma il verde in spazi di risulta casuali, contraddicendo il concetto stesso di Campus Universitario che in tutte le storiche Universit si manifesta con la presenza di un grande e unitario spazio a verde centrale.

Non posso fare a meno di ribadire il concetto gi espresso nell' articolo pubblicato da ArcipelagoMilano sul progetto Feltrinelli, dove mi sorprendevo che in questa citt i committenti di questi progetti cos lontani dal disegno urbano di Milano, facciano poi parte del mondo della Cultura e della Amministrazione. Non tutte le grandi citt europee sono disponibili ad accettare questa forma di architettura nei loro centri abitati, ricordo la dura reazione dell'amministrazione Ateniese che di fronte all' esito del concorso per il Museo dell'Acropoli che premiava un edificio biomorfo, abbandon questa scelta per il progetto attuale, che ben si apprezza specialmente guardandolo dall'Acropoli, e che obbedisce alla disciplina che ora propongono il PGT, il professor De Seta e che mi sento di condividere. Mi piacerebbe un ripensamento della Bocconi, sarebbe un segno di inversione di tendenza verso il proliferare, a Milano, di una urbanistica del tutto indifferente a una attenta disamina delle tracce espresse dal territorio.

LOMBARDIA, LEGGE 12: UN ATTACCO ALLA LIBERT DI CULTO Paolo Naso*


In Lombardia pi facile aprire una birreria che un locale di culto. Nel primo caso, infatti, basta affittare un locale, verificare che sia a norma e se non stato costruito e accatastato come esercizio commerciale chiedere il cambio di destinazi one duso. La legge regionale n. 12 del 2005 per il governo del territorio lo consente senza particolari vincoli. Ma se invece che installare un bancone e mescere birra si vuole aprire una chiesa, una moschea o un qualsiasi altro locale di culto, la norma regionale impone di chiedere la licenza edilizia, come per un nuovo fabbricato. E tutto questo in virt di un comma della legge regionale sul governo del territorio (12/ 2005) approvato nel 2006: la norma taglia minareti come era stata frettolosamente e riduttivamente definita. Poche righe che, impedendo il cambio di destinazione duso per un locale che si voglia adibire al culto, finiscono per precludere la possibilit di aprire chiese, centri di preghiera, templi di meditazione a comunit che non abbiano la forza economica e organizzativa per erigere una nuova costruzione. Ma anche in questo caso si frapporrebbero dei problemi perch e non solo in Lombardia - la costruzione di un edificio di culto comunque vincolata alla disponibilit di aree adibite a questo specifico scopo. Insomma, per godere di uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione - Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto (art. 19) occorre superare una serie di ostacoli normativi aggravati dalla clausola della legge lombarda sul governo del territorio che impedisce la conversi one a uso di culto di locali costruiti con altre finalit. A pagare il prezzo pi alto a questa norma sono state comunit etniche, composte cio da immigrati che si erano dotati di strutture per celebrare il loro culto: alcune di esse, nella periferia di Bergamo, avevano rilevato una vecchia officina e lavevano trasformata in parte in un centro islamico e in parte in chiese gestite da vari gruppi. Chiuse a ottobre del 2011. Ad Azzano San Paolo, sempre in provincia di Bergamo, nellultimo anno e mezzo sono state chiuse tre comunit evangeliche: la Chiesa cristiana evangelica Ministeri Maranatha, la Trinity Baptist Church e la Secret Action Church. Ma il caso pi clamoroso avvenuto a Gorle dove lamministrazione comunale, oltre a chiudere il locale di culto della Chiesa pentecostale nigeriana Christ peace and love, ha provato a ordinarne la confisca per abusi edilizi. Pronto lo stop del TAR di Brescia che alla vigilia di Pasqua, pur senza entrare nel merito della questione, ha giudicato illegittima la sanzione comunale. E se grazie a questo provvedimento la comunit ha scongiurato una perdita economica consistente, non ha per risolto il problema del luogo nel quale celebrare il culto. Il problema si pone anche a Milano dove per la Giunta Pisapia, preso atto del problema, ha tentato una strada diversa: valorizzando lesperienza del Forum delle religioni che da anni raccoglie rappresentanti di diverse confessioni religiose impegnate nel dialogo per la pace, la reciproca conoscenza e la convivenza, lAmministrazione ha costituito un albo delle comunit rel igiose con lintento esplicito di aprire un tavolo nel quale affrontare anche il problema dei luoghi di culto. Nellagosto del 2012, lex vicesindaco Maria Grazia Guida era arrivata a parlare di un sistema di centri di

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www.arcipelagomilano.org culto di quartiere entro l'anno: il termine non ancora scaduto, e comunque il confronto tra istituzioni locali e comunit di fede procede attorno a un tavolo paritetico piuttosto che nelle aule dei tribunali. La maggiore criticit determinata dal fatto che, permanendo le restrizioni e le preclusioni determinate dalle legge religione sul governo del territorio e in assenza di una legge generale sulla libert religiosa, le buone pratiche locali non sono risolutive. Da qui lazione di varie espressioni della societ civile e, in particolare, della Federazione delle chiese evangeliche che in un convegno svoltosi proprio a Milano lo scorso 22 marzo ha ribadito lurgenza di abrogare le norme regionali che negano la libert di culto di intere comunit di fede; con laggravante odiosa che, essendo queste ultime spesso composte da immigrati, si finisce per colpire chi pi debole e ha meno strumenti per affermare i propri diritti. Ma la particolare vicenda lombarda denuncia un altro problema, pi generale. Negli ultimi decenni il panorama religioso italiano cambiato drasticamente e, salvo per le confessioni religiose che dispongono di unintesa, lintera questione della libert religiosa continua a essere governata con il ferrovecchio delle norme fasciste sui Culti ammessi, del 1929 e del 1930. La data di quei provvedimenti ne denuncia lo spirito e lintenzione politica, incompatibile con le esigenze del nuovo pluralismo religioso. Da qui lurgenza, pi volte ribadita dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, di una legge generale che aggiorni quelle norme obsolete e illiberali. Nel nuovo Parlamento maiora premunt e soprattutto non dato sapere quanto durer questa legislatura. Ma il tema di quelli che decidono della civilt giuridica di un Paese. *politologo alla Sapienza Universit di Roma e coordinatore della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

BUROCRATI LIBERI MA DIPENDENTI: PROFESSIONALI Andrea Bonessa


Grazie ad uniniziativa dellassessora Bisconti in alcuni uffici comunali milanesi si sperimenteranno la flessibilit degli orari e delle presenze, il telelavoro e una maggiore possibilit di part time. Limpressione che si desideri far emergere la libera professionalit dei dipendenti pubblici, promuovendo una serie di modalit organizzative tipiche del lavoro autonomo. Unidea sicuramente buona e soprattutto valida per tutti quei dipendenti comunali che hanno esperienza e capacit di ottimo livello molte volte inespresse perch limitate da una struttura organizzativa rigida e penalizzante. Una struttura burocratica che in tutte le sue declinazioni territoriali spesso ridondante e inefficiente, a fronte della quale si sviluppata negli anni una formidabile e capillare organizzazione di professionisti o para professionisti forte proprio di queste mancanze, che garantisce al cittadino quellassistenza e quei servizi che la macchina istituzionale non riesce a soddisfare. E allora, forse potremmo fare un passo in pi, verso una reale e fattiva responsabilizzazione dei dipendenti e liberalizzazione dei servizi agli utenti. Potremmo provare a beneficiare della capacit dei funzionari comunali, indirizzando le loro competenze dall'attivit di controllo e verifica a quella esecutiva e risolutiva. Per soddisfare le richieste della burocrazia amministrativa ognuno di noi si rivolge spesso a un professionista che redige tutte le pratiche del caso. A questo punto gli uffici comunali controllano il malloppo, e spesso sono costretti a chiedere correzioni e integrazioni prima di poter chiudere il procedimento in modo favorevole. Tempi, strutture, costi, di ogni ordine e grado, sono dilatati allo spasimo, facendo perdere qualsiasi possibilit di concorrenzialit alle nostre attivit. Alle Officine per la citt, in linea con questa idea di flessibilit, avevo proposto di studiare la possibilit di istituire l'intramoenia anche per i dipendenti comunali, almeno in alcuni settori specificatamente adatti allo scopo. Mi risero in faccia, ma ora, viste le prospettive introdotte dall'assessora, forse la proposta potrebbe ritrovare una sua legittimit. Lintra moenia quel tipo di rapporto per il quale il dipendente, oltre il proprio orario di lavoro, pu svolgere la libera professione allinterno del suo ufficio riconoscendo parte del compenso percepito allAmministrazione a titolo di rimborso per lutilizzo dei locali e delle attrezzature della struttura. In un sol colpo si gratificherebbero i dipendenti pubblici di valore la cui competenza verrebbe riconosciuta dalle richieste dei cittadini e da un aumento delle loro entrate, vi sarebbero dei benefici economici per le casse del Comune, si combatterebbero la corruzione e il lavoro nero (purtroppo ancora presenti) e ci si affrancherebbe dallo strapotere dei professionisti, riducendo probabilmente tempi e costi per i cittadini. Le probabili controindicazioni, paventata perdita di efficienza durante le ore di lavoro o discriminazione tra i dipendenti con la medesima qualifica, sarebbero probabilmente ampiamente compensate dai vantaggi dello snellimento di una macchina burocratica il cui motore risulta ormai chiaramente impallato. Qualcuno obietter che cos i dipendenti saranno incentivati a dirottare nellattivit privata le pratiche, ma si tratter di quei pochi che gi lo fanno nel sottobosco degli uffici, evadendo il fisco e rovinando limmagine della pubblica amminsitrazione. Lintra moenia invece gratificher e premier gli onesti che negli anni si sono aggiornati e saranno in grado di fornire un servizio professionale vedendo finalmente premiato economicamente il loro impegno senza che questo incida sulle casse del Comune o sulle tasche dei cittadini.

BASTA PIL. ORA FIL: FELICIT INTERNA LORDA Rita Bramante


Per la prima volta a Milano tutti insieme i guru statunitensi del pensiero positivo, scienziati di formazione diversa - biologi molecolari, ingegneri e comunicatori - invitati dalla Scuola di Palo Alto per fornire nuovi strumenti e chiavi di lettura per l'organizzazione efficace di sistemi complessi, anche in momenti di crisi

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www.arcipelagomilano.org e incertezza come quello che stiamo vivendo. accaduto al 'Positive business forum', una due giorni sul capitale umano che si aperta con un messaggio forte del Presidente Marco Masella: dal 'Positive' non si esce indenni, ma con idee nuove! Idee in consonanza con quelle del recente World Economic Forum, che ha messo in agenda il tema dell'instabilit mondiale e indicato tre fattori per provare a immaginare un mondo diverso: dinamismo, energia positiva e resilienza. Al 'Positive' si parlato di positivit come capacit di guardare agli eventi negativi come localizzati e temporanei, come determinazione a prendere decisioni coraggiose e sagge, a lasciarsi coinvolgere nelle sfide, a provare a cambiare i nostri paradigmi per immaginare il futuro e preparare un mondo degno per chi vivr dopo di noi. Premesso che la crescita del PIL non vuol dire necessariamente maggiore soddisfazione di vita, l'umanit pu e deve oggi considerare prioritaria una misura della qualit della vita e del progresso sociale in termini pi olistici e psicologici, la felicit interna lorda. Chi al di sotto della rete di sicurezza ha bisogno di denaro, chi invece gi al di sopra deve investire in benessere, in bellezza, in successo delle politiche pubbliche, in migliori relazioni sociali. Pi PERMA, spiega Martin Seligman: P, positive emotion, sorriso, sentirsi bene e provare piacere; E, engagement, coinvolgimento, essere una cosa sola con la musica che c' in noi; R, relationship, buone relazioni, rapporti positivi; M, meaning, ricerca di senso, di qualcosa pi grande di noi che ci porta a perseguire sempre il significato; A, accomplishment, raggiungimento di obiettivi e risultati. Persone con alto PERMA hanno risultati migliori, sono pacifiche o certamente meno aggressive e hanno un senso alto della vita. Dal punto di vista scientifico la felicit una scelta ed dimostrato che il livello energetico del pensiero e del comportamento positivo sono contagiosi. Positivo non quello che accade in termini assoluti, ma la differenza rispetto alle aspettative: si attivano i circuiti del piacere e siamo contenti quando si pensa di poter influenzare un risultato, quando si ricevono complimenti e si ottiene riconoscimento sociale e quando si entra in una rete di supporto sociale e si assumono comportamenti prosociali. In sintesi, emozioni positive e buone relazioni: l'uomo una creatura da alveare, motivata alla vita sociale e a far crescere la propria intelligenza sociale. In ogni organizzazione non sufficiente disporre di persone di talento, ma occorre che sappiano interagire bene tra loro. Fare squadra ad alto livello di connettivit e di risonanza, in cui i componenti prosperano come esseri umani, rispettano l'ambiente e sono attenti agli altri. Questa si dimostra una squadra ad alto livello prestazionale, secondo il modello messo a punto da Losada. Molto altro gli interessati potranno leggere prossimamente su 'Flow magazine', rivista gratuita per Ipad di psicologia positiva e creativit, innovativa nella tecnica e nei contenuti, che parla di team, di happiness e di challenge e che non poteva mancare al 'Positive' per dar voce agli studi pi aggiornati in materia di 'felicit'.

SPARARE A MILANO. NORMALIT? Federico Turchetti


Esiste un serio problema criminalit a Milano? La situazione critica come a Roma, dove negli ultimi tempi abbiamo assistito a numerosi episodi di persone gambizzate o uccise a colpi darma da fuoco? A quanto dicono giornali e tv, non sembrerebbe un problema per la nostra citt. Davvero? Eppure proviamo a considerare un lasso di tempo abbastanza breve, in una zona piuttosto circoscritta: dal 27 febbraio al 12 marzo di questanno in un triangolo della periferia e dellhinterland milanese a ovest del centro cittadino. Il primo agguato avviene il 27 febbraio 2013 a Seguro, frazione di Settimo Milanese a due passi dal quartiere Baggio. Un uomo di 41 anni viene ferito alle gambe da un colpo di pistola mentre sta entrando nellabitazione del fratello, agli arresti domiciliari. L8 marzo, nove giorni dopo, un ragazzo di 23 anni e un uomo di 33 anni vengono feriti, sempre alle gambe, in una carrozzeria del medesimo paesino. Luomo pi vecchio parente di quello aggredito a fine febbraio. La cronaca locale milanese ci racconta di tre o quattro uomini che, a volto scoperto, entrano nellofficina e sparano ai due senza tanti complimenti. Basta cos? No. Stranamente, qualcuno continua a giocare a Mezzogiorno di fuoco. Il 10 marzo, neanche 48 ore dopo questi ultimi due ferimenti, una persona riceve accidentalmente un colpo di pistola in faccia mentre passeggia, alle undici di sera, lungo via Fleming, piccola ma molto nota via di zona San Siro. Racconter di aver visto due uomini litigare dallaltra parte della strada, di aver sentito uno scoppio e di essere stato raggiunto da un proiettile, dopo di che uno sconosciuto si sarebbe avvicinato e avrebbe pronunciato qualche parola di scusa. Incredibile ma vero, proprio come se gli avesse calpestato un piede uscendo dal vagone della metropolitana. Quattro feriti darma da fuoco basterebbero se Milano fosse una citt capace di accontentarsi. Cos non ed ecco allora che due giorni dopo, il 12 marzo , altre due persone ricevono lo stesso trattamento a base di piombo. Questa volta siamo in via delle Forze Armate, zona Baggio. Pochissimi chilometri separano Settimo Milanese, via Fleming e via delle Forze Armate. A essere ferite sono due persone che si trovano allinterno di unagenzia immobiliare, incensurati e detentori di altre attivit imprenditoriali di piccole dimensioni. Due uomini fanno irruzione nellagenzia e in seguito a una colluttazione vengono sparati alcuni colpi. Il pi giovane, 46 anni, viene colpito a una gamba, allaltro, 62 anni, va peggio e riporta una seria ferita alladdome. Un amico dei due che si trova allesterno cerca di fermare gli aggressori e viene stordito da un forte colpo alla testa. Allinterno di una cassetta di sicurezza dellagenzia ci sono 500 euro. Non vengono degnati di uno sguardo. Nellarco di quindici giorni si pu quindi stilare un bollettino degno delle citt pi pericolose: sei persone ferite da colpi darma da fuoco. Tutte pressappoco nella stessa zona. Nessuno a quanto pare conosceva i suoi aggressori. Fossimo in unaltra citt dItalia, magari meridionale, si parlerebbe di omert. Ma non a Milano: queste cose, qui, non succedono.

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SE ANCHE GLI IMMIGRATI SE NE VANNO ALTROVE Valentina Magri


Eppur si muove. Ma verso altre rotte. Il flusso di immigrati dai Paesi a forte pressione migratoria (Pfpm) in Lombardia in controtendenza: in calo per la prima volta in dieci anni. Questo il dato pi emblematico che emerge dal XII Rapporto dellOsservatorio Regionale per lIntegrazione e la Multietnicit (ORIM), presentato il 26 marzo 2013 a Milano. Ma la Lombardia resta comunque una regione ad alta intensit migratoria: 12 immigrati ogni cento residenti, quasi un quarto dei migranti presenti su suolo italiano. Il capoluogo lombardo particolarmente multietnico: 18-19 immigrati ogni 100 residenti, superando tutte le altre province lombarde. Per tracciare un identikit degli immigrati allombra della Madonnina, prendiamo a prestito i sottotitoli della seconda serie degli Stati danimo. Gli addii dipinti da Umberto Boccioni circa un secolo fa: quelli che vanno, quelli che restano e gli addii. Quelli che vanno - In Lombardia ci sono 1 milione e 237mila immigrati, tra regolari e non: 33mila in meno (2,6%) rispetto allo stesso periodo del 2011, anno in cui si registrava un incremento del 7% rispetto al 2010. A Milano ci sono circa 14mila immigrati in meno rispetto al 2011. Iniziano ad andarsene anche gli immigrati residenti: 15mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2011. Quelli che restano - La maggior parte di loro sono regolari (92%). Gli irregolari sono concentrati nella provincia di Milano, che ne conta 37,5mila (nel 2011 erano 49,8mila). A Milano gli immigrati irregolari sono 23,7mila. A Milano sono presenti 248,4mila migranti. Anchessi vittime della crisi economica, al pari degli italiani: Milano la citt lombarda con il tasso di disoccupazione pi alto per i migranti (20,1%). Soffrono di meno gli immigrati in provincia, dove lo stesso tasso si ferma all11,7%. Per quanto riguarda listruzione scelta in Italia, c una marcata tendenza degli alunni stranieri a frequentare istituti tecnici o professionali, che da soli assorbono quasi l84% degli stranieri iscritti alle scuole superiori. Dopo il diploma, sono in calo gli studenti che decidono di immatricolarsi alluniversit, come avviene peraltro a livello di popolazione italiana. Il maggior numero di universitari stranieri (19,6%) frequenta lUniversit degli Studi di Milano. Molti immigrati aderiscono ad associazioni, la maggior parte delle quali (36,7%) ha sede nella provincia di Milano. Provengono soprattutto dallEuropa dellEst, dallAsia e dal Nordafrica: rispettivamente il 437mila, 294mila e 237mila. Da notare che i primi sono quasi quadruplicati (+371%) e gli asiatici sono quasi triplicati (+171%). Let media degli immigrati ultraquattordicenni presenti in Lombardia di 35 anni. La met degli uomini intervistati sono musulmani, mentre il 60% delle donne sono cristiane. Da notare che le donne over 45 da molto tempo in Italia godono di un reddito pi elevato, insieme agli uomini under 30 che vivono in Italia da parecchio. Ma anche gli immigrati sperimentano un calo dei redditi mensili (dai 1500 euro del 20102011 ai 1400 del 2012) e di conseguenza anche di risparmi e rimesse nei paesi dorigine. Gli addii - Gli immigrati residenti che pensano di andarsene sono in aumento dal 10,5% del 2011 all11,4% del 2012. Eppure il problema non sembra essere lintegrazione con gli italiani residenti in Lombardia. Il valore medio dellindicatore che la m isura, in una scala da 0 (minima) a 1 (massima), pari a 0,65. Altro segnale positivo laumento delle donne immigrate con un partner italiano (+11%). Pi dellintegrazione, pot la recessione. Che ben spiega il comportamento dei (non) immigrati in Lombardia: proprio in periodi di sofferenza economica e quindi occupazionale che gli immigrati scelgono nuove rotte o pensano di andarsene dallItalia a cercar fortuna altrove. Ce lo dicono la legge del 10 delleconomista Tim Hatton, in base alla quale: Per ogni 100 posti di l avoro distrutti nel Paese di destinazione, ci sono 10 migranti che tornano al loro paese. Pi formale il modello di Harris e Todaro, che conclusero, formule alla mano, che la decisione di migrare o meno dipende sostanzialmente da due fattori: la differenza tra i salari percepiti in patria e nel paese di destinazione e il differenziale tra i rispettivi tassi di disoccupazione. Leconomista Borjas vede la migrazione nei paesi dove i tassi di disoccupazione sono pi bassi come responsabile di un effetto lubrificante sul motore gi rombante di uneconomia che procede a pi sospinto. Quel motore che fatica a ripartire, a Milano come nel resto dItalia. C poco da stupirsi degli stati danimo: gli addii.

LA CATTIVA POLITICA O LA POLITICA DELLA BELLEZZA Maurizio Spada


Di questi tempi la politica in Italia ha il pi basso indice di apprezzamento mai avuto nella storia repubblicana. Parlare quindi di politica della bellezza sembra un ossimoro, un mettere a confronto due contrari: il brutto e il bello. Tuttavia luomo un essere politico dove con questo termine si intende il contesto di interrelazioni che lo legano ai suoi simili. Da questo punto di vista tutto politica, parafrasando James Hillman il s politico e, accettando il valore delletimologia dove polis la citt, il governo di questa dovrebbe tendere a renderla bella il pi possibile. Tra parentesi per i Greci, dai quali abbiamo imparato la civilt, lesercizio delle virt civili aveva come scopo la felicit che per loro coincideva con la bellezza, un sogno etico ed estetico insieme che duemila anni dopo fece dire a Stendhal che la bellezza una promessa di felicit. Seguendo questo ragionamento e osservando che la grande rimozione del secolo scorso proprio stata la bellezza si potrebbe dire che cercandola si risana anche la politica o anche che una buona politica cerca la bellezza. Credo che se ai tre principi fondamentali della rivoluzione francese, che ha influenzato le democrazie moderne, si fosse aggiunto anche il diritto alla bellezza tante nefandezze del 900 si sarebbero evitate. Plotino affermava che il brutto non altro che ci che la nostra anima trascura e quindi non denominato da una forma. il caos del disordi-

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www.arcipelagomilano.org ne, del senza cura, della disattenzione, dellavidit e della confusione dei valori. Non questo che noi rimproveriamo in Italia alla politica? Abbiamo personaggi che si presentano alle elezioni promettendo di tutto, demagoghi che approfittano dello scontento e della rabbia per guadagnare un potere inutile perch non hanno nessuna disposizione per la politica, appunto come scienza del vivere insieme per il bene comune. Personalit egoiche che non hanno saputo individuarsi e ne escono assurdit. Vi una nevrosi diffusa nella nostra societ: malata di narcisismo. La politica dunque avrebbe come compito primario di ricondurre alla bellezza come rispetto per la vita, che naturalmente si traduce in rispetto per tutto ci che vive, uomini e natura. Il poeta filosofo libanese Kalil Gibran afferma infatti che la bellezza non altro che la vita quando mostra il suo lato benedetto. Si definisce la politica anche come arte del possibile, ecco che da questa affermazione ne discende che migliorando la polis migliori la politica. Ricordiamo per inciso che laspetto delle citt lo si decide nelle giunte comunali, luoghi tipici della politica. Ci dobbiamo chiedere quindi in questo suo momento di crisi che cosa pu fare la cultura della bellezza per migliorarla? Letimologia ci viene sempre in soccorso e insegna che cultura deriva dal latino colere, in italiano coltivare, quindi passare da uno stato selvaggio a uno coltivato. I francesi dicono di un uomo colto bien cultiv e la coltivazione prevede la capacit di cura, di pazienza e di educazione che poi larte maieutica di far uscire la parte migliore di noi. Come diceva Socrate dobbiamo utilizzare le virt della levatrice che sono: la pazienza, la competenza e lesperienza. Non si ottiene un granch se il nostro desiderio di fama e di potere ci fa saltare le tappe che la natura ci ha imposto per accedere a livelli superiori di consapevolezza . Dobbiamo dunque tornare a una cultura responsabile e dunque saggia, cio in grado di abbracciare il tutto. Occorre che esercitiamo la capacit di osservare la foresta e non solo di contare gli alberi, dovremmo abbandonare dunque il primato delleconomia del denaro a favore di una ecosofia che sancisca il valore di un nuovo star bene. Sembra che la bellezza non abbia a che fare con leconomia perch la consideriamo come accessoria, un lusso, ma ci siamo mai chiesti quanto costi la bruttezza? Quanto costino in termini di benessere fisico ed equilibrio psicologico un design trascurato, colori da quattro soldi, strutture e spazi senza senso? Passare una giornata in un ufficio brutto, su sedie scomode, in mezzo al disordine e allo sporco, per poi alla fine della giornata tuffarsi nel sistema del traffico e dei mezzi pubblici e infine in un fast food e in unabitazione di serie. Che costo ha tutto questo? Quanto costa in termini di assenteismo, di ossessione sessuale, di abbandono della scuola, di iperalimentazione, di attenzione frammentaria, di rimedi farmaceutici, dello spreco consumistico, della dipendenza dalla chimica? Forse che le cause dei maggiori problemi sociali, politici ed economici della nostra epoca non potrebbero ricercarsi anche nellassenza della bellezza? La nuova cultura pu incidere sulla politica, nel senso che garantir una selezione di personalit che si distingueranno per competenza e responsabilit, che trascenderanno lego insaziabile e matureranno un s distaccato che accede alla politica per il bene collettivo. Non sar un percorso facile, bisogna esercitare la pazienza perch si prevedono cadute e ricadute. Ma infine che cos bellezza? Se non sei in armonia non la vedi perch la guerra la sua nemica e uno stato di guerra anche quello generato da uneconomia di rapina che dimentica i valori umani ed esaspera la conflittualit nella concorrenza, il pensiero dicotomizzato, amiconemico, dominio-sottomissione. Rimettere al centro la bellezza dunque un buon antidoto alla conflittualit permanente che notiamo anche nella politica nostrana. La passione estetica un contravveleno alla passione per la guerra. Marte viene disarmato da Venere, ci assicura Hillman.

QUANDO LA SINISTRA CHIUDER LA FORBICE TRA POVERI E RICCHI Lucio di Gaetano


ormai dal 1996 che la sinistra italiana non porta a casa una vittoria elettorale convincente a livello nazionale: e ci nonostante il suo principale avversario politico abbia attraversato la peggior crisi di credibilit dai tempi della discesa in campo. Rigirando ancor pi il coltello si potrebbe addirittura asserire che la sinistra italiana abbia avuto cos tante difficolt a risultare convincente agli occhi degli italiani da indurli a creare dal nulla un nuovo competitor politico (Grillo) e riversargli addosso i voti che altrimenti sarebbero dovuti piovere sul PD. Dove comincia questa crisi? credibile la teoria del mancato rinnovamento dellapparato? Non credo che il problema si possa ridurre a un difetto di comunicazione politica, anche perch altrimenti non si spiegherebbero i tre leader bruciati negli ultimi quattro anni, n lo scarso impatto del pur forte ricambio delle prime linee parlamentari. Credo che il problema sia di sostanza e per dimostrarlo, a costo di sembrare fuori moda, mi affider a un po di sano materialismo storico. I numeri di finanza pubblica dimostrano che, nonostante spesa e debito siano cresciuti ininterrottamente dal 50 a oggi e abbiano raggiunto nel 2013 livelli mai visti prima, la distribuzione della ricchezza non ha seguito il trend di perequazione che ci si sarebbe potuti aspettare. Pochi sanno (o meglio pochi dicono) che il momento storico di massima redistribuzione il nostro Paese lha toccato nel corso degli anni 60, quando spesa e debito erano vicini al 30% del Pil. Al contrario di quanto si potesse immaginare ai tempi del primo centrosinistra, quindi, la piramide della ricchezza non ha fatto altro che accentuarsi, quasi come se la quota aggiuntiva di reddito nazionale confluita nella spesa fosse stata diretta a esclusivo beneficio dei ceti pi ricchi della popolazione e non dei pi poveri. Naturalmente non (solo) cos: nellandamento fallimentare della spesa pubblica ha avuto un ruolo determinante la scorretta allocazione delle risorse e in particolar modo il ruolo largamente preponderante della spesa corrente e quello assai marginale degli investimenti in conto capitale; landamento marginalmente decrescente degli investimenti, infatti, la causa prima dellarretramento della produttivit, vero fattore critico nella competizione internazionale (specie quella verso i paesi con un costo del lavoro estremamente pi basso di quello italiano).

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www.arcipelagomilano.org Una prova? La Germania (impropria vittima dellinsorgente nazionalismo straccione di questa ultima campagna elettorale) pur riducendo la spesa pubblica complessiva riuscita a preservare e, anzi, accrescere la quota di investimenti fissi, migliorando la gi maggiore produttivit del sistema. Insomma la classe dirigente di questo Paese non pu pi rispondere ai bisogni dellelettorato con la classica formula progressivit delle imposte = maggior spesa pubblica = maggior eguaglianza sociale. E gi! Perch nel 2013 le tasse non si possono alzare n, considerato landazzo dei mercati finanziari, si pu immaginare di fare ulteriore ricorso al debito pubblico! E allora il dibattito dovrebbe in questo momento vertere non tanto sul nome del possibile leader o sullefficacia delle primarie (temi sicuramente appassionanti), ma su quale possa essere la nuova formula alla base dellelaborazione delle politiche economiche del nostro Paese. Pu essere ad esempio accettabile lidea di ridurre il peso dello Stato in economia? Pu essere accettabile lidea di tagliare le tasse? Si pu immaginare un nuovo ruolo dello Stato come difensore della creativit industriale e amico del capitalismo 2.0 (quello per intenderci delle dot com e delle rinnovabili) e non pi come foraggiatore delle grandi aziende in crisi? Mi rendo conto che pu suonare davvero strano allorecchio dellelettore classico di area luso di formule che puzzano di liberismo eppure, ancora una volta, qual lalternativa? Esiste davvero una alternativa? Io credo di no e, anzi, sono convinto che sia necessario abbandonare le lotte di retroguardia proprio per difendere limpalcatura fondamentale di quei servizi sociali che non possono e non debbono immaginarsi fuori dalla sfera pubblica (sanit, nuovi poveri, assistenza sociale e ai disabili, per citarne solo alcuni): il rischio di arroccarsi proprio quello di non offrire al Paese una soluzione e di venire travolti dallonda montante dei populismi informatici. Non lo si vuol fare? Bene, la conseguenza sar limbarazzato balbetto di formule vuote del tipo il lavoro al centro che hanno fatto la fortuna di chi, dallaltra parte, parla chiaro. Dicendo balle invereconde, magari, ma parla chiaro.

CONSUMATORI SENZA CONSUMI: VERSO UNA SOCIET GASSOSA? Valentino Ballabio


La grande frattura che separa la sindrome culturale consumistica dalla precedente sindrome produttivistica () sembra essere il rovesciamento dei valori legati rispettivamente alla durata e alla transitoriet. La nota tesi di Bauman circa la transizione da una societ solida dei produttori a una altra liquida dei consumatori pu essere utili zzata per analizzare il fenomeno, tanto vituperato quanto irrisolto, del consumo di suolo? Proviamo, tenuto conto che l'oggetto di tale particolare consumismo ancor pi degli altri elementi apprezzati come beni comuni (energie rinnovabili e ciclo dell'acqua) un unico, non rigenerabile in tempi storici. Il sottile stato di humus che consente la coltura agricola e la vegetazione arborea, che reintegra il quarto elemento empedocleo (l'aria), se consumato anche distrutto irrimediabilmente per pi generazioni. Il problema tanto pi serio nella nostra realt, padana e lombarda, che negli ultimi due/tre decenni ha vissuto una incredibile fase di consumo compulsivo, di assalto sfrenato al vantaggio reale o presunto che qualsiasi volume edificato o edificabile detiene rispetto a qualsiasi area nuda, a dispetto di ogni visione e disegno d'insieme della realt urbano-rurale. Sino a che l'intreccio perverso con un sistema economico-finanziario drogato da un'incontrollata avidit fuori dalle regole, comprese quelle del mercato ha provocato l'overdose: una quantit di residenze, capannoni e strutture commerciali invendute e inutilizzate. La mano invisibile si incaricata di mollare un solenne ceffone ai fautori del mercato senza regole. Una classica crisi di sovrapproduzione ha squilibrato pesantemente l'offerta inceppando il tradizionale motore della crescita. Certamente tale esito stato consentito dalle carenze della legislazione vigente in materia che, segnatamente con la legge regionale 12 del 2005, in Lombardia ha sancito una sostanziale deregulation, per altro gi ben avviata dalle debolezze normative precedenti. Alla base di tale legge sta una interpretazione distorta - ma egemone in assenza di pensiero alternativo - del concetto di sussidiariet. Tale espressione infatti anzich nel significato originario di cessione di sovranit, a partire dal basso ma diretta anche verso l'alto mediante un modello modulare (o per semplificare una economia di scala) stata ridotta nel suo contrario: ciascuno padrone in casa propria. Mentre l'Europa chiedeva e otteneva dagli Stati nazionali, proprio in base al principio di sussidiariet, il potere di battere moneta, il potere di edificare (ossia coniare un'impropria zecca, come ben descritto da Mario De Gaspari su queste colonne) veniva tutto delegato ai singoli Comuni, saltando praticamente tutti gli enti intermedi! E dentro i Comuni lo jus aedificandi veniva riconsegnato ai singoli proprietari - anche attraverso meccanismi apparentemente egualitari quali la perequazione - annullando la separazione che aveva invece presieduto la legislazione fino agli anni '70 (legge Bucalossi del 1977 e altre; ma al governo ombra c'era il PCI). Tuttavia il cambiamento intervenuto da allora nel quadro legislativo non la causa bens l'effetto di un mutamento sociale e culturale profondo: vedi citazione in incipit (*). In particolare la mentalit e la cultura della classe politica e amministrativa cambiata radicalmente o addirittura invertita. Il ruolo dei partiti e delle istituzioni locali si spesso rovesciato dalla funzione di guardie nei confronti degli interessi privati in quella di complici; e se all'epoca delle mani sulla citt di Rosi la maggioranza laurina si voleva mangiare le aree con un improprio piano regolatore, subito scattava una combattiva opposizione a supplire il ruolo di guardia nella lotta alla speculazione. Oggi invece sempre pi difficile distinguere dal colore dell'amministrazione la qualit urbana del comune amministrato. Gli assessori all'urbanistica sono stati soppiantati dagli assessorati al territorio. Ma al territorio per che fare? Per difenderlo o assistere/contribuire allo scempio in cambio, se non di peggio, del piatto di lenticchie di pochi oneri non pi tanto di urbanizzazione? Lo stesso PGT milanese, superficialmente annoverato tra i successi della nuova Amministrazione, a un'analisi attenta dei documenti pubblicati rivela una sostanziale acquiescenza alle consuete intenzioni del partito del mattone, per quanto (escluse poche isole privilegiate guarda caso dalla concentrazione di infrastrutture pubbliche!) questi pu

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www.arcipelagomilano.org ora fare a meno del vecchio parallelepipedo di argilla, contando ambiguamente su fittizie poste nei bilanci di imprese decotte o su dubbie ipoteche bancarie. O peggio sulle disponibilit di organizzazioni occulte. Se poi sommiamo tale strumento agli oltre millecinquecento PGT approvati o approvabili nella Regione otteniamo quello che Ugo Targetti ha denunciato, sempre su queste colonne, quale effetto della Legge 12 iperregolamentata nelle procedure e anarchica negli esiti. Certamente tale legge va cambiata, come puntualmente chiesto dalla petizione di Eddyburg, cos come urgente riformulare i poteri degli enti intermedi (Citt Metropolitana e nuove Province), ma la prima riforma riguarda le teste di politici e amministratori regionali e locali. Possibilmente prima di evaporare, nel preoccupante vuoto di cultura di governo della cosa pubblica, verso una imprevedibile societ gassosa! (*) Z. Bauman, Consumo dunque sono, Laterza 2007, p. 107

"TUTTE" LE DOMENICHE A PIEDI, MA RISPETTANDO LA LIBERT ALTRUI! Andrea Boitani e Marco Ponti
Domenica blocco del traffico a Milano dalle 10 alle 18. Continua la solenne stupidaggine che complica la vita a tanta gente. Cos twitt Fabio Fazio. E Pisapia rispose: Caro Fazio, Area C e Domeniche a spasso fatti concreti e impegni mantenuti per Milano pi vivibile. Preferivi come era prima?. Chi ha ragione? Innanzitutto qualche fatto: come ovvio, e ammesso dagli stessi promotori della discutibile iniziativa, le domeniche a piedi non servono per lambiente. Forse lassessora Chiara Bisconti si confonde, quando identifica le domeniche a piedi con le politiche ecologiche. Basta guardare le dimensioni del traffico domenicale (privo tra laltro dei mezzi pi inquinanti, i vecchi furgoni diesel) rispetto a quello dei giorni feriali per rendersene conto. Se veramente si volesse combattere linquinamento bisognerebbe fermare il traffico nei giorni feriali ... Ma nessuno osa bloccare lattivit di una citt come Milano nei giorni in cui si produce Pil (ma, forse, non tanta Felicit Interna Lorda). Eppure, un piano di logistica urbana delle merci aiuterebbe parecchio ed era pure richiesto dai cittadini nel referendum del giugno 2011. Purtroppo, non sembra che a Milano sia stata data molta voce ai soggetti danneggiati dalle domeniche a piedi, tra cui vi sono certo i frequentatori e gli esercenti di attivit che fanno uso di impianti decentrati rispetto ai servizi di trasporto pubblico (es. impianti sportivi), i genitori di bimbi piccoli che vogliano muoversi per andare a trovare parenti fuori citt o in citt, ecc.. Le domeniche a piedi sono invece molto piacevoli per andare a spasso a piedi, in bici, in pattini e chi pi ne ha pi ne metta in aree limitate, nel quartiere, in centro (meglio se non piove). Servirebbero anche per fare shopping rilassato, tanto pi quando la liberalizzazione degli orari dei negozi sar pienamente applicata, e la domenica la citt sar pi fruibile anche per questo motivo. Per ottenere questo risultato non occorre proibire le macchine sulla viabilit maggiore: essa sembra poco appetibile comunque per i pedoni, per le bici e per i monopattini, come intuitivo. Ma vediamo qualche elemento di principio. La differenza tra latteggiamento proibizionistico e quello rispettoso delle ragioni dei singoli evidente nel confrontare lArea C (e in genere i sistemi di tariffazione), e i divieti. La tariffazione entra s in merito ai costi e ai disagi che le automobili possono generare ai cittadini (e, in caso di congestione, agli stessi veicoli stradali), limita con una tariffa tali danni a livelli accettabili, ma non giudica le motivazioni dei singoli. Chi ha davvero bisogno di andare in macchina pu farlo, pagando alla collettivit in proporzione ai danni che genera ( il principio generale noto da sempre come polluters pay). Il divieto, invece, porta con s inevitabilmente le deroghe (non tutte le ragioni di uso dellauto di domenica possono essere sbagliate) e le deroghe, entrando nel merito o nellopportunit delle scelte individuali, sono per forza di cose discrezionali: chi ci dice che i tifosi che vanno allo stadio meritino una deroga? Perch il turista che viene in albergo a Milano pu entrare e chi ritorna da una gita in luoghi lontani e deve rientrare prima delle 18 per ragioni serie non pu? E come si decide se quelle ragioni sono serie? Bisogna entrare nelle motivazioni, stilare un ranking e chi assicura che quello del Sindaco di turno (per quanto possa sentirsi piccolo padre) sia migliore di quello di qualsiasi altro cittadino milanese e non milanese? Una possibile obiezione alluso delle tariffe invece dei divieti, che ai ricchi che possono pagare sarebbe consentito tutto. Vero, ma appunto, in questo modo pagano per i servizi utilizzati dai meno ricchi (es. trasporti pubblici): una redistribuzione virtuosa del reddito. Poi parli amo comunque, nel caso dellArea C, di automobilisti che vanno (o risiedono) nel centro di Milano: una categoria probabilmente in media non poverissima. Per tutti questi motivi la risposta di Giuliano Pisapia a Fabio Fazio non centrata: Area C e le domeniche a spasso non sono la stessa cosa. Pu piacere Area C, senza che necessariamente piacciano le Domeniche a spasso, che peraltro, cerano gi prima, con la Moratti, e non erano affatto promosse dai quesiti referendari del giugno 2011. Ci premesso, tuttavia, per godere di strade libere le domeniche alcuni divieti necessario e opportuno metterli. Lo dimostra la creazione di zone pedonali in moltissime citt europee e italiane, con risultati nel complesso eccellenti. Per le domeniche milanesi, questa lovvia strada da percorrere: divieti intelligenti. Occorre delimitare numerose isole pedonali domenicali, valide TUTTE le domeniche, con opportune regole per non intrappolare eccessivamente i residenti. Quindi bisogna lavorarci con intelligenza e fantasia, pianificare, negoziare con i quartieri interessati, magari spendere anche qualche soldo in vigilanza e arredi urbani mirati. Per alcune di queste isole esistono gi progetti condivisi e interessanti, e potrebbero anche divenire permanenti. I quartieri, il centro e quindi tutta la citt diverrebbero pi vivibili tutte le domeniche dellanno, senza impedire i movimenti di chi deve, per incontestabili ragioni sue, usare lautomobile. Si possono fare dei calcoli relativi agli effetti sullinquinamento. A occhio, ovviamente la riduzione sarebbe inferiore per singola domenica, ma se invece di poche domeniche se ne facessero cinquanta... questa una strategia certo pi complicata da realizzare che un bel divieto demagogico contro tutti i perfidi automobilisti, da additare alla pubblica riprovazione (inquinatori, egoisti ecc.), dimenticandosi magari

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www.arcipelagomilano.org anche che, tra tutti gli inquinatori, gli automobilisti sono quelli che internalizzano di pi i costi esterni, versando fiumi di denaro alle casse pubbliche senza fiatare (tassa di possesso, imposta provinciale, accise sulla benzina, ticket di area C, pedaggi autostradali, ecc.). E che altri settori terribilmente inquinanti, come lagricoltura, sono addirittura sussidiati con i nostri soldi, con grande felicit degli ambientalisti meno informati (o forse non in totale buona fede). PS Si svela qui ad Antonella Nappi, che intervenuta su ArcipelagoMilano su questo tema, chi il perfido consigliere antiambientalista e filoautomobile che ha indotto anche Luca Mercalli a Che tempo che fa a sostenere la posizione di Fazio: Marco Ponti, corruttore confesso e non pentito.

OCCHIO AL PIANO GENERALE DEL TRASPORTO URBANO: RIGUARDA TUTTI Marco Troglia
Il 27 Marzo 2013 si concluso, con lapprovazione da parte del Consiglio Comunale di Milano, laggiornamento del PGTU (Piano Generale del Traffico Urbano) redatto nellormai lontano 2003. Il processo di adozione ha coinvolto tutti i portatori di interesse, inclusi ovviamente i cittadini, le loro associazioni e le imprese, che hanno inviato 134 osservazioni, in parte accolte e in parte parzialmente accolte o rigettate non perch fuori tema bens perch non pertinenti al PGTU ma ad altri strumenti di pianificazione, ad esempio al PUM, Piano Urbano della Mobilit. Questo dimostra il livello di sensibilit dei cittadini alle tematiche che riguardano il trasporto e il traffico. Laggiornamento del PGTU consta di quattro elaborati: lAggiornamento del PGTU propriamente detto, la Valutazione Ambientale Strategica, la Sintesi non Tecnica e la Dichiarazione di Sintesi finale. In questo articolo mi soffermo solo sul primo documento, redatto dallAMAT Agenzia Mobilit Ambiente e Territorio, che rappresenta un centro di eccellenza a livello internazionale di cui noi Milanesi dovremmo essere orgogliosi. Consiglio vivamente a tutti di sfogliare il documento almeno una volta perch in esso si trovano interessanti informazioni sullevoluzione di Milano nellultimo decennio in termini di numero di residenti, evoluzione del parco automezzi, flussi di traffico, etc. e, soprattutto, vengono motivate le azioni del Comune di Milano che viviamo (forse dovrei dire soffriamo) tutti i giorni o che vedremo nei prossimi due/tre anni: dai lavori di costruzione delle piste ciclabili alle corsie riservate ai mezzi pubblici, dalle aree a velocit ridotta in prossimit delle scuole ai maggiori o minori parcheggi a pagamento e per residenti. Di seguito mi soffermo su alcuni dati e temi descritti nellAggiornamento, con lo scopo di provocare la reazione dei lettori e stimolare la discussione per introdurre cambiamenti importanti nella nostra citt, che da sempre considerata un laboratorio di innovazione. Pendolarismo e sue esternalit. Ogni giorno entrano a Milano 750.000 veicoli: di essi il 15% sono mezzi commerciali, il 20% circa sono residenti che rientrano a casa e circa il 60%, cio circa 450.000, sono veicoli di residenti al di fuori del comune di Milano; questi veicoli generano le cosiddette esternalit (inquinamento, congestione, rumore, occupazione suolo pubblico, usura del manto stradale) che sono subite dai Milanesi e pagate dal Comune di Milano senza una contropartita economica perch i pendolari pagano le tasse nei loro comuni di residenza. La leva tariffaria la soluzione, cio si deve pagare per entrare in auto a Milano (non solo in Area C), a prezzi diversi a seconda della disponibilit maggiore o minore di offerta di trasporto pubblico; recenti misurazioni fatte con tecnologie disponibili indicano ad esempio un forte flusso di veicoli provenienti dallarea Nord-Est di Milano, dove presente la metropolitana e il parcheggio di Cascina Gobba. Ovviamente la leva tariffaria pu essere pensata e gestita solamente in termini di Area Metropolitana. Incidentalit. Negli ultimi dieci anni gli incidenti si sono drasticamente ridotti da 17.367 a 11.375, i feriti sono diminuiti da 23.870 a 15.287 e i decessi da 77 a 50. Questa riduzione una vera manna per le compagnie di assicurazione RC auto che a Milano hanno diminuito il rischio di almeno il 35% (ma sembra che in Area C gli incidenti siano diminuiti del 50%) senza che i cittadini milanesi ne abbiano avuto un beneficio tariffario; eppure gli incidenti sono diminuiti anche per investimenti pagati da loro! Perch dunque non chiedere alle compagnie di assicurazione una tariffa RC ridotta per coloro che percorrono le strade di Milano, sempre pi sicure? La tecnologia della cosiddetta scatola nera permette di certificare i chil ometri percorsi a Milano. Posti auto a pagamento su strada. Sono 57.250 e dovrebbero generare introiti di circa 60 milioni di euro/anno, considerando un incasso medio di 4 euro/giorno per 250 giorni/anno; cos? Sembra di no perch il tasso di evasione altissimo e i controlli sono pochi. Perch dunque non privatizzarli assegnandoli in concessione annuale a rotazione ai residenti o ai portatori di interesse? Il controllo sarebbe fatto dallo stesso cittadino concessionario. Le tecnologie informatiche permettono di gestire tutti i processi in modo molto economico. Posti auto nelle autorimesse private. Sono state censite 537 strutture con unofferta di ben 67.000 posti. Se ben sfruttati, questi posti toglierebbero dalla strada decine di migliaia di autovetture; adesso non accade per il prezzo elevato (ma veramente cos oppure centra anche la nostra pigrizia?) se confrontato con la formidabile concorrenza del posteggio in sosta vietata o in doppia fila, non sanzionato. Un recente accordo con gli operatori del settore sembra far intravvedere una maggiore severit da parte del Comune di Milano; vedremo presto gli effetti. Velocit dei mezzi pubblici. Lautobus risulta sempre pi veloce dei filobus e dei tram. Come mai questo accade? Eppure il filobus, se parliamo della linea 90/91, ha la corsia riservata. Questa maggiore velocit non potrebbe essere motivata dalla maggiore flessibilit dellautobus, che si pu districare meglio nel traffico senza rimanere bloccato come succede ai tram e ai filobus, vincolati allinfrastruttura? Oppure dovuta al tempo di fermata, pi breve per lautobus? Varrebbe la pena di approfondire questi due argomenti. Un altro punto che mi preme sottolineare leccessiva vicinanza di molte fermate; a mio giudizio se ne potrebbero eliminare parecchie senza causare particolari disagi; perch non fare un test e misurare i nuovi tempi di percorrenza?

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www.arcipelagomilano.org Altri spunti interessanti per proposte innovative si trovano sulla Valutazione Ambientale Strategica, che sar oggetto di altro articolo.

Scrive Luigi Caroli ad ArcipelagoMilano


Una persona pu essere eccellente e tale credo sia Piervito Antoniazzi. Non sicuramente di sinistra e neanche di centrosinistra. di centro. Non reato. In democrazia si pu vincere (o perdere) per un solo voto e perdere non sonoramente non significa vincere. Se a vincere di un soffio fosse stato Berlusconi crede Antoniazzi che avrebbe pensato alle larghe intese e non si sarebbe affrettato a mettere (o a lasciare) un "suo" uomo alla Presidenza della Repubblica? Risparmi i consigli a un partito cui appartiene - in numerosa compagnia - solo per convenienza. Io non sono del PD e sono stato spesso critico con Bersani specie quando, malconsigliato da soloni peggiori di Antoniazzi, inseguiva Monti. Dopo le elezioni - almeno finora - non ha sbagliato. Lo far se dar ascolto a pessimi consiglieri. Uno sommo in primis. I Renzi, i Franceschini, i Letta sono traditori, non saggi.

Scrive Manuela Bianchi ad Antonella Nappi


Ho letto larticolo di Antonella Nappi sulla Domenicaspasso, e pur rispettando il pensiero dellautrice e comprendendone i fini idealistici, desidero spendere una parola in difesa delluscita, per taluni infelice, di Fabio Fazio. Premetto che non sono unesperta dinquinamento atmosferico e non conosco i dati relativi al miglioramento dellaria milanese nel corso delle domeniche a spasso che credo per pressoch irrisori ma vorrei fare osservare che, come sempre, la nostra classe politica si ritrova a mettere la toppina sul jeans completamente liso e sdrucito. In realt per cercare di giustificarsi, per poter dire per si fatto qualcosa, per auto-assolversi. Non questo quello di cui abbiamo bisogno: dobbiamo imparare a smettere di assolvere e di accontentarci, e pretendere di pi. Probabilmente non sono neanche le auto la maggiore fonte di inquinamento dellarea milanese. Il probl ema del PM10, infatti, si ridimensiona ogni anno allo spegnimento delle caldaie per il riscaldamento, nonostante il tempo migliori e piova molto meno. Certo le auto faranno la loro parte, ma non dimentichiamo tutto il rilevante resto. Gi un paio di anni fa scrissi a questa rivista un commento in merito allo scempio provocato dai pi recenti progetti urbanistici: migliaia di nuovi uffici e residenze da crearsi nellarea centrale di Milano. Edificabilit concessa pur nella consapevolezza dellesistenza di unofferta assai maggiore della domanda. A intere aree e palazzoni, che spesso sono rimasti semi-vuoti (zona certosa), abbandonati (zona Lorenteggio) o non ultimati (Santa Giulia), si aggiungeranno ora i terrificanti edifici dellIsola-Garibaldi, di City-life, di Parco Vittoria, etc.. Il risultato di una politica scellerata, volta solo a favorire i grandi gruppi immobiliari, e nascosta dietro il falso e demenziale obiettivo di far diventare Milano una citt da due milioni di persone, come dichiar lallora assessore allurbanistica Masseroli. Bene, pensiamo forse che tutti questi nuovi edifici, pur essendo meno inquinanti delle vecchie costruzioni, siano a impatto 0? Non stanno forse gi inquinando tantissimo adesso, in fase di realizzazione? Cosa sar dellaria di Milano quando tutti questi mostri prenderanno il via coi loro riscaldamenti? C forse da sperare che rimangano vuoti e abbandonati, come le torri di Ligresti, per evitare che allinquinamento di questi si aggiunga anche quello di altre centinaia di auto? E dunque, sar forse il fermo una volta al mese delle poche automobili in circolo la domenica a cambiare la situazione? Direi proprio di no! So bene che le responsabilit della politica urbanistica dellultimo decennio non sono dellattuale amministrazione e, forse, sotto questo aspetto ormai c poco da fare. Ma pur vero che se si vuole intraprendere una strada che porti almeno al contenimento dellinquinamento, qualcuno dovr ben iniziare a mettere in piedi dei progetti concreti, delle iniziative serie un po pi efficaci delle domeniche a spasso. Siccome solitamente di tratta di pianificazioni di lungo periodo, se mai si inizia, mai si realizzeranno. Non ho le competenze per suggerire il da farsi, ma forse basterebbe scopiazzare quello che da anni fanno altrove. Mi viene da pensare, per esempio, ad autobus elettrici che vidi a Ferrara pi di 10 anni fa. A convogli di metropolitana, veloci e frequentissimi, senza conducenti, di cui mi meravigliai nel 1996 a Lione. Mi dicono che adesso la linea lilla sar cos bene, anche se siamo in ritardo di 17 anni! Forse sarebbe possibile, in certe aree, organizzare degli scuola bus che portino i bimbi a scuola con un unico mezzo, anzich far metter in moto le auto di ogni genitore. In primavera si potrebbero organizzare, come nelle zone prealpine, i piedibus per portarli a scuola a piedi. Sarebbe forse una buona idea proporre ai ragazzi del Politecnico un concorso per la realizzazione di una fantastica pista ciclabile che si distenda davvero in maniera continuativa per tutta la citt. Magari si potrebbe pensare a delle ampie attrezzature sportive, non solo nelle periferie dove gli spazi costano meno, ma anche in zone un po pi centrali, in maniera da evitare ore di spostamenti in macchina per portare i figli a fare qualche attivit. Di certo i mezzi pubblici sarebbero pi efficienti se si creassero delle corsie preferenziali laddove servono, anche a discapito dei parcheggi, e non solo dove la strada gi larga per cui risultano spesso inutili! Probabilmente si potrebbero realizzare anche delle politiche di seria incentivazione alle energie rinnovabili per interi condomini o per grandi edifici commerciali Magari c gi qualcosa in cantiere che io ignoro, e qualche iniziativa pu essere pi realizzabile di altre, certo le idee potrebbero essere davvero tante. Per concludere, ci si sente davvero presi in giro quando dicono che larea C e le domeniche a spasso sono realizzate per il miglioramento dellaria. Vogliamo farle per sentirci pi coinvolti, per sensibilizzare tutti al problema? E sia. Ma devono es-

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www.arcipelagomilano.org sere comprese allinterno di un pi ano complessivo concreto e realizzabile di politiche anti-inquinamento ben conosciuto dai cittadini. Questo significa: progettualit, investimenti, incentivazioni, comunicazione. tanto lavoro! Non si pu condizionare la vita di tutti per perseguire un obiettivo irrisorio, temporaneo e auto-assolutorio. Non dobbiamo pi avvallare questo tipo di cure palliative! Dobbiamo essere disposti a partecipare, ma a pretendere di pi: ci meritiamo di pi! Per chiudere alla Bersani: se ci accontentiamo sempre delle noccioline, poi non meravigliamoci se ci trattano da scimmie!

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Duo al femminile


Abbiamo spesso sostenuto che pi facile ascoltare buona musica da giovani e sconosciuti interpreti piuttosto che da acclamati musicisti i quali, divenuti celebri e conquistato il pubblico, molto spesso non studiano pi e vivono della rendita garantita dai vasti echi mediatici; e abbiamo spesso riscontrato come vi sia maggiore probabilit di scoprire qualit e lampi di genio nelle interpreti donne piuttosto che nei loro colleghi uomini. Per queste due buone ragioni siamo stati fortemente attratti dal concerto che domenica mattina la generosa e preziosa Associazione Amici di Milano Classica aveva in cartellone come sempre alla Palazzina Liberty - affidato a due giovani pianiste con un programma molto attraente di musiche per due pianoforti e per pianoforte a quattro mani. Magnifico il programma, che spaziava da Schubert a Milhaud passando attraverso Brahms e Rachmaninov, tenuto bene insieme dallo specialissimo suono delle venti dita sulla tastiera, composto da musiche note e molto amate dal pubblico. Un pubblico peraltro interessante, quello della Palazzina che fu tanto cara a Dario Fo negli anni ruggenti della contestazione, un pubblico che segue con passione sia la stagione dellorchestra Mil ano Classica che la omonima stagione di musica da camera, ma soprattutto segue con gratitudine le fatiche della animatrice Maria Candida Morosini e del suo gruppo di promotori e sostenitori (fra cui il poeta Sandro Boccardi che fu fondatore e direttore del famosissimo ciclo di concerti di musica antica Musica e Poesia a San Maurizio che ha dovuto dolorosamente chiudere i battenti cinque anni or sono per la mancanza di adeguati sostegni economici). Dunque ci siamo avvicinati a questo concerto animati da grandi aspettative e con il miglior stato danimo possibile ma, ahinoi, altrettanto grande stata la delusione: Eliana Grasso e Irene Veneziano sono due (belle) ragazze con curricula di tutto rispetto, molti premi nazionali e internazionali concerti e collaborazioni con importanti istituzioni musicali, entrambe transitate da Imola (che dovrebbe essere una garanzia di qualit) ma fin dalle prime battute del Walzer di Brahms (il celebre quinto, in mi maggiore, dei 16 scritti per pianoforte a quattro mani ma eseguito non si capisce perch nella brutta trascrizione per due pianoforti che ne fece lo stesso autore) si capito che qualcosa non quadrava. Il pedale usato al posto delle legature, il tempo rallentato, il fraseggio mellifluo, tutto andava a danno di quel capolavoro brahmsiano sulla cui interpretazione, dopo averne ascoltato infinite ed eccelse esecuzioni, non si possono pi aver dubbi. Le cose non sono andate meglio con la meravigliosa Fantasia in fa minore di Schubert, anchessa scritta rigorosamente per pianoforte a quattro mani ma inopinatamente eseguita su due pianoforti, con la deleteria conseguenza di un minore coordinamento e di una insufficiente intesa fra le due esecutrici; oltretutto questa Fantasia, scritta da Schubert pochi mesi prima di morire, stata da lui dedicata a una amata ex allieva, la principessa Carolina degli Esterhzy, pensando teneramente di poterla eseguire insieme a lei, in quella particolare estasi che d il suonare luno al fianco dellaltro. Perch dunque eseguirla su due pianoforti? Con quale diritto e con quale oscuro obiettivo? Oltretutto con una sdolcinatezza che rendeva lagnosa, anzich venerabile, quella divina prolissit che Schumann attribuiva a Schubert, commentandone lultima Sinfonia, e dalla quale la Fantasia non certamente esente. Anche Scaramouche questa s scritta per due pianoforti e, detto per inciso, proprio per due giovani pianiste! era priva di quella ironia e di quegli ammiccamenti di cui intriso il testo di Darius Milhaud; peccato, perch alle spalle di tutti i musicisti c sempre e comunque una vita di studi e di fatiche che un delitto sprecare, e talvolta basta una guida un po pi severa e lumilt di senti rsi servitori della musica senza pensare di poterla assoggettare ai propri desideri o convincimenti, per avere ben altri risultati.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Itinerario non ragionato di un Fuorisalone
Nella settimana appena terminata molte sono state le iniziative coinvolte nel celebre Fuorisalone milanese. Per vedere/partecipare a tutte ci sarebbe voluto decisamente pi che una settimana, soprattutto se nel

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www.arcipelagomilano.org frattempo si portava avanti una normale vita lavorativa, ed ecco perch fondamentale era scegliere. Un po per caso, un po per interesse, un po seguendo lintuito. Si inizia con via Tortona. Tappa obbligatissima e difficoltosa vista la presenza di un flusso costante di visitatori e vacanzieri che impedivano di vedere gli showroom e i cortili della via. Superati con grande forza di volont le folle di turisti, i ragazzi armati di Reflex, le biciclette, le hostess e i loro gadget, si poteva infine arrivare a vedere il Temporary Museum for New Design, situato al Superstudio Pi, con prodotti e prototipi di varie marche, dagli immancabili svedesi ai giapponesi, per la futura casa del domani; ci si poteva fermare allOpificio 31, luogo dedicato ad attivit artigianali, per Design in Progress: 10 brand giovani, un mix di stili e prodotti che spazia dallartigianato colto alla piccola produzione industriale di arredi, lampade, gioielli, accessori. Passando per innumerevoli spazi e negozi ecco che, sfiniti dalla fatica, poteva capitare di avventurarsi anche in Food Experience Mondadori, con assaggini, showcooking con rinomati chef e finalmente un posto per sedersi. Neanche lontanamente esaurita la zona di via Tortona, ecco che questanno un polo interessante si rivelato Brera, con Brera Design District. 90 eventi tra mostre, party e installazioni site specific nella zona forse pi deputata allarte di tutta la citt, con anche due percorsi che hanno voluto puntare sulle eccellenze del quartiere: Food tour tra i ristoranti dellarea, e un viaggio tra le Botteghe Artigianali di Brera, realizzato col supporto dellUnione Artigiani. Brera si gusta meglio verso il tardo pomeriggio, pedalando tra gli edifici storici e con un occhio vigile ai mille passanti che passano da un bar, a una galleria a uno spazio illuminato allaltro. Laltro luogo istituzionale, e denso di significati sempre lUniversit degli Studi, che come ogni anno ospita una selezione interessante di design, arte e architettura. Il tema di questanno era Hybrid, architecture& design, dedicato al metissage, ovvero lincontro tra diverse culture e tecnologie, capaci di risolvere i problemi contemporanei in forme nuove. Influenze reciproche di oggetti e architetture, a volte un po enigmatiche, che dovrebbero facilitarci, o renderci pi bella, la vita. Nel Cortile donore le installazioni maggiori, con vasche di marmo, pergolati in legno, scale luminose, padiglioni cubici e vetrate che danno sulledifico del Filarete. Nel loggiato al primo piano invece 40 prototipi creati da designer under 35, realizzati da aziende lombarde espongono arredi urbani, per distretti pubblici e commerciali. Nel Cortile del 700 i mastodontici blocchi di marmo di Steven Holl dialogano sorprendentemente con il cortile rinascimentale, mentre in quella della Farmacia, suggestivo, dopo aver varcato due soglie fatte come tunnel di rossetti vuoti, si arriva allHouse of senses, installazione visiva e sonora di grande impatto firmata Studio Azzurro. Una volta arrivati in Duomo si poteva poi approfittare dellingresso gratuito ai Museo Civici, tra cui quello del 900. Oltre alla bella mostra delle stampe di Warhol, allinterno del Museo, tra una stanza e laltra, ci si poteva sedere su Sit-in, una serie di sedute di design messe l appositamente per dialogare con le opere di arte contemporanea del quarto piano. Nella sala della Pittura analitica cera Le Corbousier, in collaborazione con Cassina, con degli sgabelli assomiglianti a cassette di legno; cerano i famigerati gnomi di Philippe Stark nella sala Pop, e tra gli altri, di una inaspettata comodit, erano le sedute Soft Bench di Daniele Lago. Unultima grande tappa mancata nel mio itinerario di questa settimana: la modernissima, e un po fuori mano, zona di Ventura Lambrate. Eventi, mostre, loft, capannoni, esposizioni di nicchia per giovani designer. Cera tutto questo. Lanno prossimo prender anchio una settimana di ferie. Hybrid, archtecture&designUniversit degli Studi - Dal 15 al 21 aprile, tutti i giorni dalle 8 alle 21. Ingresso libero.

La libert dal dopoguerra a oggi


Che cosa significa libert oggi? Com cambiato questo vocabolo dallIlluminismo alle tragedie sociopolitiche che hanno accompagnato la seconda met del Novecento? C ancora posto per una libert artistica che sia azione concreta? Che cosa potrebbe significare oggi questa parola letta da artisti europei diversi tra loro per et, percorso, Paese e storia politica? Queste risposte prova a darle Desire for freedom. Arte in Europa dal 1945, mostra collettiva che affronta lidea di libert in Europa dal dopoguerra in avanti, attraverso 200 opere darte che esprimono il pensiero e le creazioni di 94 artisti contemporanei provenienti da 27 diversi Paesi europei. Realizzato su iniziativa del Consiglio dEuropa e con il sostegno finanziario della Commissione europea, il progetto frutto della collaborazione internazionale di 36 Paesi membri del Consiglio stesso, che hanno coinvolto artisti, studiosi, curatori, musei, gallerie e importanti collezionisti privati. Il progetto nasce con lobiettivo di superare la visione di unEuropa del dopoguerra come teatro dellostilit tra due blocchi di potere contrapposti, assumendo invece come punto di partenza lidea che entrambe le parti affondino le radici comuni nellIlluminismo e nei suoi valori: ragione, libert, giustizia, uguaglianza. Il percorso non ha un senso cronologico o geografico, ma si apre invece con un percorso circolare (reso ancora pi arduo dalle labirintiche sale e corridoi di Palazzo Reale), che si sviluppa in 12 sezioni, ognuna dedicata a un tema. Si inizia con il Tribunale della Ragione, in nome della quale spesso sono state commesse le peggiori violazioni dei diritti delluomo e sul cui ruolo gli artisti si interrogano; si prosegue con le utopie in La rivoluzione siamo noi, ispirata allopera omonima di Joseph Beuys del 1972; la terza tappa il Viaggio nel paese delle meraviglie, che racconta la capacit dellarte di riscrivere la narrazione e la storia, ridefinendo anche la nostra coscienza storica collettiva. In Terrore e tenebre larte mette il visitatore di fronte al regime del terrore e alla violenza delle torture che arrivano a privare la societ dei principi di fratellanza e solidariet. Con Realismo della Politica larte misura il ruolo dellazione politica nel bilanciare gli interessi della societ civile e la sua capacit (o incapacit) di risolvere i conflitti pacificamente; mentre la Libert sotto assedio, dimostra la fragilit di questa parola, colpita ieri come oggi da orrori e violazioni dei diritti umani. In 99 Cent gli artisti si confrontano con il difficile rapporto tra la vita incentrata su valori immateriali e la spinta verso il consumismo che pervade la nostra societ, a discapito di tutto, come raccontano le grandi fotografie di Andreas Gursky. Con Centanni gli artisti fanno riferimento

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www.arcipelagomilano.org alleternit per ridimensionare il presente e sottolineare limportanza della cura dellambiente e delle risorse che ci circondano, legandosi alla sezione precedente. Il rapporto dellarte con il concetto dellabitazione, fonte di sicurezza e riparo ma anche canale di comunicazione con lesterno, invece il nucleo di Mondi di vita; cos come Laltro Luogo, al contrario, analizza i mondi creati dallarte come vie di fuga, nuovi orizzonti possibili in opposizione a ci che ci circonda. Esperienza di s e del limite entra nel merito della conoscenza dei propri limiti e dei confini tra s e laltro, cercando di definire cosa ci rende umani e come vorremmo essere nel prossimo futuro. Con Il mondo nella testa la mostra chiude il cerchio testimoniando come la fonte delle nostre idee, Ragione compresa, e della conoscenza della realt e rimane anche per lartista la nostra mente. Le opere in mostra serviranno quindi a mostrare la visione di ciascun artista sul tema e a rispondere agli interrogativi connessi al tema della libert individuale e collettiva, che poi un invito pi ampio a riflettere sul senso stesso dell'arte in unepoca cos travagliata. I nomi sono quelli di alcuni grandi protagonisti degli ultimi decenni, come Gerhard Richter, Mario Merz, Christo, Richard Hamilton, Niki de Saint Phalle, Alberto Giacometti, Damien Hirst, Arman, Jannis Kounellis, Yves Klein, Emilio Vedova e molti altri. Desire for freedom. Arte in Europa dal 1945 Palazzo Reale, fino al 2 giugno. Orari: Lun: 14-30-19.30, Mar-Dom: 9.30-19.30, Giov e Sab: 9.30-22.30. Biglietti: 9,50/ 6,50 comprensivi di audioguida

I tre crocifissi di Foppa


Dal 19 marzo il Museo Diocesano ospita un dipinto prezioso, proveniente dallAccademia Carrara di Bergamo, e ben adatto alla imminente Pasqua: I Tre Crocifissi di Vincenzo Foppa. Lopera, data generalmente dalla critica al 1456, stata invece attualmente riletta al 1450, come sembrerebbe essere scritto sui parapetti marmorei che circondano la scena, e farebbe dunque diventare questa tavola, fatta per la devozione privata, un importante anticipo sullevoluzione del gusto artistico in Lombardia. Vincenzo Foppa, bresciano, artista innovativo che ha lavorato anche per gli Sforza tra Milano e Pavia, in questa tavola, il cui committente ci rimane ignoto, ha creato una scena sacra che va oltre le abituali visioni del fatto, e anzi aggiunge un clima di reale sospensione, rendendolo quasi una scena quotidiana e umana. Affidandosi ai Vangeli sinottici, lascia il Cristo abbandonato a se stesso, senza le pie donne o san Giovanni, generalmente rappresentati, ma solo circondato dai terribili due ladroni. Composto quello di sinistra, colui che alla fine credette, con una posa ritorta e disperata quello di destra, tormentato nel fisico e nellespressione, pressato da un demonio sopra la sua croce. Quello che colpisce davvero la tridimensionalit dei corpi, che riprendono sfacciatamente le novit padovane di Donatello, costruiti con un gioco di chiaroscuri decisamente in anticipo sui tempi. E in effetti la cultura figurativa di Foppa sembra essere davvero di ascendenza veneta: c memoria non solo dello Squarcione, maestro di Andrea Mantegna, ma anche e soprattutto di Jacopo Bellini e dei suoi disegni, nel monumentale arco che inquadra la scena e nelle teste di antichi imperatori romani. Altra interessante notazione sulluso della prospettiva. Una prospettiva che fa emergere i corpi, in particolare quello del Cristo, che sembra quasi arrivare a toccare la cima dellarco, e che si impone subito agli occhi dello spettatore. Una prospettiva per ritenuta per alcuni anni anche sbagliata, come pu sembrare se si osserva il paesaggio sullo sfondo, ancora bidimensionale e favolistico, di gusto ancora tardogotico, e per il quale si proposto un confronto con il nome di Gentile da Fabriano. In realt la tavola si avvale di una doppia prospettiva, che oltre a creare le diagonali delle croci, ha anche un punto di fuga rialzato, pensato per una visione dal basso da parte del fedele, che avrebbe dovuto meditare, inginocchiato, davanti ai Sacri Misteri. Ecco perch la datazione diventa fondamentale. Anticipando al 1450 lopera, si pu rendere meglio lidea della precocit delle invenzioni foppesche, facendolo rientrare nel clima artistico padovano e non ancora in quello mantegnesco. Foppa fu un grande maestro del Rinascimento lombardo, cosa che si pu vedere anche grazie agli affreschi della Cappella Portinari (1464 - 1468), presso la chiesa di SantEustorgio, attigua al complesso del Museo Diocesano. Vincenzo Foppa. I tre crocifissi, Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95, fino al 2 giugno, orari: mar-dom: 10.00-18.00. La biglietteria chiude alle ore 17.30 Biglietti: marted: 4.00, intero: 8.00 ; r idotto: 5.00

Una App per la Milano di Costantino


Il Museo Diocesano, ideatore della mostra Costantino 313 d.C., insieme a Midapp, col contributo di Regione Lombardia, ha da poco presentato una APP davvero interessante relativa a Costantino e alla Milano del tempo. Basta cercare negli app store di Android o IPhone la dicitura la Milano di Costantino per avere gratuitamente una app ricca di informazioni e contenuti, che permetter un viaggio nel tempo, nel IV sec d.C., per conoscere meglio i luoghi della Milano romana. Milano fu la citt dellEditto di toll eranza, sede imperiale dal 286 d.C. e crocevia di traffici, imperatori ed eserciti. Lapp La Milano di Costantino permette di rivivere, area per area, i luoghi pi significativi della citt antica. Si inizia con una mappa interattiva di Milano, che sovrappone la cartografia attuale (basata su dati Open Street Map) alla pianta delle aree archeologiche del tempo, con la segnalazione di numerosi luoghi dinteresse. Tre sono gli itinerari che si possono percorrere e che permettono di scoprire venticinque luoghi dinteresse, corredati da schede ricche di informazioni, orari di apertura, contatti e approfondimenti. Il primo, dal titolo Milano al tempo di Costantino fa conoscere, attraverso resti archeologici, la Mediolanum romana: il Foro, il teatro, il circo, le terme, il mausoleo imperiale ecc. Con il secondo itinerario, Le basiliche cristiane, si scoprono i primi edifici di culto cristiano eretti dopo lEditto di Milano per volere di Costantino, dei suoi successori e di SantAmbrogio, vescovo di Milano,

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www.arcipelagomilano.org come San Nazaro, san Simpliciano, il complesso episcopale e altre. Il terzo, Costantino ed Elena nella memoria di Milano, propone un percorso insolito sulle tracce di monumenti e dediche voluti dai cittadini milanesi in ricordo dellimperatore e della sua storia. I contenuti dellapp sono visibili anche off line, senza accesso a internet. Con il GPS invece, camminando per la citt si potranno facilmente localizzare i luoghi dinteresse intorno a s con lindicazione della direzione e della distanza. Un utile aiuto per conoscere Milano antica e integrare meglio i luoghi e i reperti presentati alla mostra di Palazzo Reale.

Leonardo e le macchine ricostruite


Come faceva Leonardo Da Vinci a progettare le sue macchine volanti? Potevano davvero volare? Che cosera il famoso Leone Meccanico? Perch non venne mai portato a termine il colossale monumento equestre di Francesco Sforza? Queste sono solo alcune delle domande che potranno avere risposta grazie allinnovativa - e unica nel suo genere - mostra che si appena aperta in una location deccezione: gli Appartamenti del Re nella Galleria Vittorio Emanuele. Tutto nasce dallidea di tre studiosi ed esperti, Mario Taddei, Edoardo Zanon e Massimilano Lisa, che hanno saputo mettere insieme e creare un centro studi e ricerca dedicato a Leonardo, alle sue invenzioni e alla sua attivit, con risultati sorprendenti sia sul fronte delle esposizioni, sia su quello della divulgazione. Leonardo3 (L3) parte di un progetto pi ampio, di un innovativo centro di ricerca la cui missione quella di studiare, interpretare e rendere fruibili al grande pubblico i beni culturali, impiegando metodologie e tecnologie allavanguardia. Sia i laboratori di ricerca sia tutte le produzioni L3 (modelli fisici e tridimensionali, libri, supporti multimediali, documentari, mostre e musei) sono dedicati allopera di Leonardo da Vinci. E i risultati sono stati straordinari: L3 ha realizzato il primo prototipo funzionante al mondo dellAutomobile di Leonardo, hanno ricostruito il Grande Nibbio e la Clavi-Viola, il primo modello fisico della Bombarda Multipla, il primo vero modello del Pipistrello Meccanico, il Leone Meccanico e il Cavaliere Robot, oltre a interpretazioni virtuali e fisiche inedite di innumerevoli altre macchine del genio vinciano. Non solo macchine per. Fondamentali per la riscoperta e la creazione dei prototipi sono stati i tanti codici leonardeschi, tra cui il famoso Codice Atlantico interamente digitalizzato, cos come il Codice del Volo, presentato in Alta Definizione, in cui ogni singolo elemento interattivo. E queste tecnologie diventeranno, in futuro, sempre pi utili per studiare manoscritti antichi e fragilissimi, come i diversi Codici e taccuini, gi molto rovinati dallusura e dal passare dei secoli. Una mostra che divertir grandi e bambini, che potranno toccare con mano le macchine e i modellini ricostruiti, testarsi sui touch screen per comporre, sezionare o vedere nel dettaglio, tramite le ricostruzioni 3D, i vari pezzi delle macchine di Leonardo, far suonare la Clavi-Viola e costruire, davvero, un mini ponte autoportante. Una delle ultime sezioni poi dedicata ai dipinti di Leonardo, su tutti la famosa Ultima Cena. Una ricostruzione digitale e una prospettica permettono di ricostruirne strutture e ambienti, di capirne perch Leonardo sbagli di proposito la prospettiva e di approfondire alcuni dettagli. I modelli sono stati costruiti rispettando rigidamente il progetto originale di Leonardo contenuto nei manoscritti composti da migliaia di pagine, appunti e disegni. Il visitatore avr anche la possibilit di leggere i testi di Leonardo invertendo la sua tipica modalit di scrittura inversa (da destra a sinistra). L3 si gi fatto conoscere nel mondo, le mostre sono state visitate da centinaia di migliaia di persone in citt e Paesi come Torino, Livorno, Vigevano, Tokyo, Chicago, New York, Philadelphia, Qatar, Arabia Saudita e Brasile. Occasione imperdibile. Leonardo3 Il Mondo di Leonardo -piazza della Scala, ingresso Galleria Vittorio Emanuele II, fino al 31 luglio, orari: tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 23:00, biglietti: 12 intero, 11 studenti e riduzioni, 10 gruppi, 9 bambini e ragazzi, 6 gruppi scolastici.

Modigliani, Soutine e la Collezione Netter


Di Modigliani si detto e scritto di tutto. A iniziare dal suo soprannome, Mod, gioco di parole tra il suo cognome e lespressione peintre maudit, il pittore folle. Si sa della sua dipendenza cronica da alcol e droghe, si sa del suo grande amore, leterea Jeanne, si sa della loro tragica fine. Esponente di rilievo della cosiddetta Scuola di Parigi, Modigliani ha davvero segnato unepoca, pur nella sua breve esistenza, influenzando artisti e generazioni future. Un artista incompreso, come molti altri allinizio della carriera, e che pot sopravvivere soprattutto grazie allaiuto di generosi e lungimiranti mecenati. Dopo Paul Alexandre e Paul Guillaume, entra in gioco un collezionista atipico, schivo e riservato, che aiuter Mod nei suoi anni pi cruciali: Jonas Netter. Industriale ebreo emigrato a Parigi, Netter negli anni riuscir a mettere insieme una straordinaria collezione di opere darte, pi di duemila, scegliendo gli artisti pi promettenti e interessanti, affidandosi al suo gusto personale ma anche a quello di un uomo completamente diverso da lui per stile di vita e carattere, Leopold Zborowski. Polacco, arriva a Parigi nel 1914 insieme alla moglie, per tentare la carriera artistica. La ville lumire lo trasformer invece, a suo dire, in poeta. E in un mercante. Grazie alle conoscenze e alle frequentazioni dei caff e dei locali di Montparnasse, Zborowski conosce e frequenta gli studi degli artisti pi talentuosi, e poveri, che stipendia e compra per Netter, con il quale aveva precisi rapporti commerciali. Un sodalizio lungo pi di un decennio, interrotto in brusco modo nel 1929, e che condurr Netter ad avere 50 dipinti di Modigliani, 86 Soutine e 100 Utrillo. Ed proprio Maurice Utrillo, figlio della ex modella e pittrice Suzanne Valadon, a essere stato il grande amore di Netter. In mostra molti paesaggi, declinati nei diversi periodi e momenti della sua vita. La precoce dipendenza di Utrillo dallalcol non gli ha impedito di lavorare tantissimo, a scopo terapeutico, e di ispirarsi alla pittura impressionista, soprattutto di Pissarro. Netter amava i

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www.arcipelagomilano.org suoi artisti come dei figli, sostenendoli in ogni modo: pagava stipendi, studi e materiali, pagava anche alcol e cliniche di disintossicazione. Ma in realt la collezione molto variegata. Oltre agli artisti maledetti per eccellenza, Mod e Soutine -con i suoi paesaggi espressionisti e i materici quarti di bue- presenta anche fauve come Derain con le fondamentali Grandi bagnanti del 1908, e de Vlaminck; molte opere di Suzanne Valadon, il neoplasticista Helion, Kisling, Kikoine, Kremegne e altri artisti dellEst- e non soloscappati da una vita di miseria per approdare a Parigi, citt ricca di promesse, di collezionisti e simbolo, con Montmartre, Montparnasse e i loro caff, di una vita bohemien e ribelle. Certo non tutto al livello delle opere di Modigliani, sono presenti anche pittori minori e nomi forse poco conosciuti. Ma daltra parte la coll ezione il frutto del gusto e dellestetica personale di Netter, che ha saputo riunire tutti quegli artisti, diversi per storia, cultura e Paese, e che hanno segnato la storia dellarte europea. Dice il curatore, Marc Restellini: Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualit e i sogni propri a ciascuno di loro. Quegli anni corrispondono a un periodo demancipazione e di fermento che ha pochi eguali nella storia dellarte. Di Jonas Netter, uomo nellombra, oggi non rimane quasi niente, solo un suo ritratto fatto da Moise Kisling e qualche lettera. La sua eredit pi grande sono senza dubbio le opere darte che oggi, dopo pi di settanta anni, tornano a essere esposte insieme per ricreare una delle epoche doro della pittura europea. Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti - Palazzo Reale, fino all8 settembre 2013 - Orari: Luned: 1430 - 19.30. Dal marted alla domenica: 9.30-19.30. Gioved e sabato: 9.30-22.30 - Costo: Intero 9 euro, ridotto 7,50 euro.

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Salvatore Silvano Nigro L'orologio di Pontormo Invenzione di un pittore manierista
Bompiani, febbraio 2013, pp. 220, euro 12,50
Mercoled 17 aprile, ore 18, il libro verr presentato, a cura di Unione Lettori Italiani Milano presso Palazzo Sormani, sala del Grechetto, via F. Sforza 7, Milano Nel 2014 una grande mostra a Firenze onorer Jacopo Carucci, alias Pontormo, definito il pi grande pittore manierista del '500. E Salvatore Nigro, docente allo IULM e collaboratore del Domenicale del Sole 24 ore, gi sin d'ora rende omaggio alla sua memoria con questo saggio, inclusivo della preziosa copia anastatica del cos detto diario del pittore, Libro mio. Il libro fu scritto nei due ultimi anni della sua vita, tra il 1555 e il 1556, mentre lavorava da quasi dieci anni nella chiesa medicea di S. Lorenzo, al grande affresco del Giudizio universale terminato, a causa della sua morte, dall'allievo Bronzino. Il dipinto fu poi distrutto nel 1738, in occasione del rifacimento della chiesa e di questo ci rimangono solo disegni preparatori e scritti dello stesso Vasari, che mostra di non apprezzare l'opera, sia perch in odore di eterodossia e quindi conflittuale con la Chiesa, sia per lo stile fortemente innovativo ed espressivo dei suoi personaggi contorti, come quei dannati ritratti da cadaveri gonfi d'acqua, per maggiore realismo. Libro mio al contempo un m anualetto di prescrizioni sanitarie, letteratura de preservazione, un ricettario del tempo (vedi l'uovo di pesce del Pontormo), un piccolo catalogo di disegni preparatori, stilati a margine del testo, con indicazioni climatiche e lunari. Un breviario che scandisce insieme il tempo del corpo dell'artista e quello del corpaccione dell'umanit dolente del Giudizio. Squallido sembrerebbe questo vademecum, ma in realt, rileva l'autore, tale era la vita del pittore, ombroso, introverso, sospettoso, taccagno, solitario, riflessivo, eterodosso, ma sicuramente eccentrico e innovativo, un'aquila nel panorama del '500, per le sue trovate spaziali, spaesanti, senza riferimento alcuno, come nel Giuseppe in Egitto, per i suoi colori di luce chiara accecante e spiazzante, e non scuri, come richiederebbe una Deposizione di Cristo, per le sue figure allungate di sapore nordico. Pontormo viveva a Firenze in un casamento mitico, una sorte di torre, nella quale si isolava, tirando a s la scala di accesso, per il bisogno insopprimibile di dare spazio al fragore e al travagliare della sua mente, lui pittore flosofo, un anacoreta pauroso della morte quel fredo velenoso...che era come sentir frigere el fuoco ne l'acqua, morte simboleggiata nella scala stessa. Di grande interesse in questo saggio sono i riferimenti letterari di Nigro, a 360 gradi nel tempo, attraverso i quali l'autore riesce a far rivivere la figura del Pontormo: dai carteggi del pittore con l'amico Varchi, il filologo (autore dell'Ercolano, una prima raccolta di modi di dire fiorentini, tra i quali rimanere con un palmo di naso). A lui Pontormo scrive in merito a un suo sondaggio, per rivendicare il primato della pittura su tutte le altre arti. Dagli scritti che il dotto amico del cuore Bronzino gli dedica, come la poesia La prigione, che allude al suo isolamento, e a lui Pontormo scrive di rimando Or col cervello non poss'io far mill' atlanti?.E dalle citazioni che molti altri intellettuali del tempo nominati da Nigro, dedicheranno allo stile del Pontormo, per elogiarlo o denigrarlo. A lui fanno riferimento nella nostra era, continua l'autore, anche Sciascia, Ceronetti, lo stesso Manganelli dell'Introduzione, la quale apparve dapprima sul Corriere della sera nel 1985, e infine anche nella Introduzione tedesca del Libro mio nel 1988. Un libro dunque questo di letteratura sul tempo e sul corpo, che ci restituisce la figura di un grande a vol-

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te dimenticato, la cui forza dei particolari, (come le mani di Cosimo il vecchio, come la torsione del S. Gerolamo nell'atto del pensare, come la forza di S. Giovanni che pare udire voci prima dell'Apocalisse, come

la circolarit inquietante della Cena di Emmaus, o le geometrie disassate della Deposizione di Cristo) ci ricordano che i collegamenti del Pontormo con i grandi del suo tempo, da Michelangelo a Drer, non ci re-

stituiscono che una piccola parte dell'essenza del pittore, grande per una sua cifra innovativa personale di rottura con il passato, anticipatore di Caravaggio.

SIPARIO questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.G. Muscianisi rubriche@arcipelagomilano.org Giorni felici
di Samuel Beckett traduzione di Carlo Fruttero Regia Lorenzo Loris Con Elena Callegari Scena Daniela Gardinazzi Costumi Nicoletta Ceccolini Luci Luca Siola
Contro la veduta del mondo in quanto opera riuscita di un essere onnisciente, infinitamente buono e per di pi onnipotente, grida da un lato troppo forte la miseria di cui il mondo pieno, e dallaltro levidente imperfezione, anzi buffonesca deformit, della pi perfetta delle sue apparenze, quella umana, scrive Schopenhauer in un passo di Parerga e Paralipomena presente nella biblioteca di Samuel Beckett e sottolineato dallautore. Lo stesso Beckett afferma che la speranza lo stato danimo infernale per eccellenza. In Winnie, la prot agonista di Giorni Felici, emerge tutta la buffonesca deformit della speranza umana. Se Nell in Finale di partita, dallinterno del cassonetto dellimmondizia da cui non esce mai, afferma non c niente di pi comico dellinfelicit, Winnie allopposto incarna la tragedia del naturale desiderio di tendere alla felicit. La donna sola col marito Willie in un deserto, bloccata in un cumulo di sabbia dalla vita in gi, impossibilitata a dormire e con pochissimi movimenti da compiere, ma nonostante tutto insiste nel cercare gioie nelle piccole attivit che compie: si mette e si toglie gli occhiali, si spazzola i capelli, cerca qualche oggetto nella sua borsa, parla col marito che la maggior parte delle volte non le risponde, parla da sola, pensa al passato, poi di nuovo si mette e si toglie gli occhiali, quasi in loop, in attesa che arrivi il momento di cantare la sua canzone, attivit che corrisponder (in una situazione temporale in cui il sole non cala mai) con la fine della sua giornata. La felicit di Winnie risulta comica come linfelicit di Nell, in quanto paradossale rispetto al contesto che addirittura, nel secondo atto, peggiora, visto che Winnie si trova immersa nella sabbia dal collo in gi; ma anche qui, nonostante abbia perso luso delle braccia (e quindi si trovi costretta a rinunciare a gran parte di quelle che erano state le sue attivit fino a quel momento) e non riesca pi a muovere la testa, la donna continua ad affermare che questo sar un giorno felice. Lorenzo Loris torna a mettere in scena Beckett, dopo Finale di partita e Aspettando Godot, e lo fa affidando il ruolo di protagonista a Elena Callegari, collaboratrice storica del regista e gi vista nelle ultime due stagioni allOut Off nei panni della Gilda del Mac Mahon e dellAdalgisa, che affronta il personaggio di Winnie lavorando molto sulla voce, sullo sguardo e sulla gestualit, e affidando alla forma il compito di trasmettere la tremenda sofferenza del voler essere felici. Nella scena il cumulo di sabbia sostituito da un disco di metallo che (oltre a diventare lo schermo delle immancabili proiezioni video di Loris) rende lambientazione pi postindustriale; ricorda Aspettando Godot, in quello che sembra essere un interessante tentativo di riambientare il deserto a-storico di Beckett in un possibile deserto contemporaneo in cui il metallo, il cemento e le rovine hanno occupato il posto degli alberi e della sabbia. Aspettiamo Lultimo nastro di Krapp, per chiudere la quadrilogia dei testi pi noti di Beckett messi in scena da Loris. Teatro Out Off dal 3 al 14 aprile Emanuele Aldrovandi In scena Al Piccolo Teatro Strehler fino al 24 aprile Odyssey di Simon Armitage, regia di Bob Wilson. Al Teatro Elfo Puccini fino al 21 aprile Nel buio dellamerica dissonanze, di Joyce Carol Oates, regia di Francesco Frongia. Al Teatro Menotti fino al 21 aprile Otello di William Shakespeare, regia di Massimo Navone.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Benvenuto Presidente!


di Riccardo Milani [Italia, 2013, 100'] con Claudio Bisio, Kasia Smutniak, Beppe Fiorello, Remo Girone.
Giuseppe Garibaldi. Questo il nome altisonante che gli incoscienti e scellerati politici decidono di scrivere sulla scheda per l'elezione del Presidente della Repubblica. Giuseppe Garibaldi (Claudio Bisio) per un semplice e onesto bibliotecario di un paesino del Nord Italia con l'hobby della pesca. La sua figura, cos pura e umile, appare come un bagliore di luce nei palazzi della politica che hanno le sembianze di gironi danteschi, colmi della grettezza e dell'avidit dei personaggi che li popolano.

n.14 V17 aprile 2013

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www.arcipelagomilano.org Il neo presidente, inadatto a ricoprire il ruolo ma disgustato da coloro che lo hanno eletto, rinuncia a rinunciare. Sceglie di abbandonare rapidamente la ridicola goffaggine per impersonare un cavallo di troia in carne e ossa che riapre ai cittadini le porte dei palazzi del potere. Lo fa con uno spirito francescano, forse con un ricorso eccessivo alla retorica ma con un piglio inconsueto e goliardico che spesso suscita ilarit. Con Benvenuto Presidente! la finzione incontra la realt e ha dei tratti di verosimiglianza che lasciano presupporre il possesso di una sfera di cristallo da parte dello sceneggiatore Fabio Bonifacci. Nel film, scritto quasi due anni fa, troviamo la situazione di stallo istituzionale che caratterizza la scena politica italiana di questi giorni. Riccardo Milani sceglie di ergere il Presidente della Repubblica a ultimo baluardo di una societ in declino; quindi non ci resta che sperare, data l'elezione imminente, che la realt provi a ricambiare il favore, imitando per una volta la finzione. Marco Santarpia In sala a Milano: Colosseo, Gloria, Plinius, UCI Cinemas Bicocca, The Space Cinema Odeon

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ELENA MURELLI. GLI IRRESPONASBILI SIAMO NOI http://youtu.be/785BMTTUBIA

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