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numero 13 anno V 10 aprile 2013


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Luca Beltrami Gadola BUROCRAZIA: DA MORATTI A PISAPIA, AL PALO Giacomo Properzj LA FORMA PARTITO: UNA QUESTIONE SEMPRE APERTA Felice Besostri GOVERNO E PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA: CANDIDATI E DINTORNI Paolo Mottana I VAFFA DI GRILLO LE INNOVAZIONI DEL LINGUAGGIO Giulia Mattace Raso MILANESI: TUTTI PORNO, COCA E CHIESA Paola Cofano BOVISA: GASOMETRI, FERROVIE, UNIVERSIT Walter Marossi PISAPIA S LA TESTA, ADESSO Pier Vito Antoniazzi BERSANI: MA NON TUTTO COS BANALE Mario Rodriguez AFFAMARE LA BESTIA PER RIFORMARE I PARTITI? Monica Fabbri REGISTRO FINE VITA: MA I PROBLEMI SONO DAVVERO ALTRI? Antonella Nappi DOMENICASPASSO: FABIO FAZIO E I CATTIVI MAESTRI Giuseppe Gario DEMOCRAZIA ELETTRONICA, VINCERE LA NOIA VIDEO ALESSANDRO ALFIERI CAPOGRUPPO PD IN REGIONE SIAMO AI PRIMI PASSI suggerimento musicale TEACHER I NEED YOU canta Elton John rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero SIPARIO E. Aldrovandi e D.G. Muscianisi CINEMA Marco Santarpia e Paolo Schipani www.arcipelagomilano.org

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BUROCRAZIA: DA MORATTI A PISAPIA AL PALO Luca Beltrami Gadola


Lingresso in Giunta di Francesca Balzani allassessorato al bilancio il rovescio bello della moneta rimpasto in Comune. Dellaltra faccia e delle sue ombre non si ancora smesso di parlare e qualche buona ragione c. Ma torniamo a Franc esca Balzani: il suo bilancio sar impostato su progetti e non pi su semplice ripartizione di fondi a singoli assessori, unattenta revisione a capitoli di spesa e la ricerca puntigliosa dei risparmi possibili. Finalmente unimpostazione nuova. Sino a ora per si parlato degli aspetti finanziari, di bilancio e di cassa ma poco o nulla sullefficacia dellattivit comunale, sul rapporto costi benefici della spesa pubblica milanese e sullefficienza di chi la gestisce, c ome dire la burocrazia comunale. Per capire forse meglio cominciare da lontano. Poco dopo essere divenuta sindaco di Milano, maggio 2006, Letizia Moratti passata senza lasciar traccia di s dalla RAI e dal Ministero della Pubblica Istruzione, pose mano alla riorganizzazione della macchina burocratica del Comune. Chi laveva preceduta le l asciava per la verit una pianta organica scarsamente funzionale me ne ero occupato per la redazione del programma elettorale di Ferrante, il suo antagonista, un candidato ucciso dai suoi maggiori sostenitori e forse se lo meritava ma il capolavoro di madame fu peggiorare le cose, facendo in modo che le varie direzioni del Comune si moltiplicassero e, non trovando secondo lei competenze sufficienti allinterno, imbarc uno stuolo di consulenti esterni. Nel dicembre del 2007, attaccata dallopposizione, disse: Rivendico con orgoglio la riorganizzazione che abbiamo fatto in Comune. La vicenda fin in tribunale, la Moratti ne usc con unarchiviazione ma con una censura pesante da parte del GIP per comportamenti censurabili sotto diversi profili. Allora rimasi perplesso vedendo come lopposizione si fosse attivata nei confronti dellassunzione di troppi consulenti e la rimozione di alcuni dirigentiquasi un atteggiamento sindacale ma non entr assolutamente nel merito dellorganizzazione della macchina comunale. Da quel che allora potei vedere la nuova organizzazione non ovviava ai guasti di quella del mandato di Albertini, ma pasticciava ulteriormente le cose. Che cosa cambiato da allora? Penso nulla, o forse non ne ho notizia eppure, collaborando a uno dei tavoli per la stesura del programma di Giuliano Pisapia, avevo insistito su questargomento. Non ne faccio un caso personale ma manifesto un certo rammarico per non aver letto nulla al riguardo. Noto per che affrontando questo tema i miei interlocutori mi hanno dato di lungo, perch lidea di una ristrutturazione della burocrazia comunale rischia di diventare un problema di esubero e, se non di esubero, probabilmente di riequilibrio dei salari e magari dellabolizione di premi di produttivit divenuti parte indiscutibile del trattamento economico: dunque la messa in discussione dei cosiddetti diritti acquisiti. Ne ha fatto in questi giorni cenno anche la neopresidente dalla Camera a proposito dei suoi dipendenti e ha detto che saranno guardati i compensi nel rispetto dei diritti acquisiti. Tutte le volte che sento parlare di diritti acquisiti in questi tempi di sacrifici mi domando: qual la soglia dei compensi sopra la quale si possono e si debbono mettere in discussione i diritti acquisiti? Ma questo un altro discorso e ci riserviamo di farlo in altra occasione, magari quando parleremo dei rapporti tra burocrazia e buchi nelle strade. Tornando al nostro territorio, vorrei trasmettere ai lettori una sensazione: per chi ne costretto, la frequentazione degli uffici comunali e di quelli della Regione non allietata dal brusio di un operoso alveare e spesso sintravvedono, sopratutto in Regione, uffici perfettamente attrezzati, compreso il ficus di fantozziana memoria, privi di qualunque traccia di presenza umana. Uffici comunque nei quali la fretta o lassillo sono spesso mera categoria del pensiero. Domenica scorsa ho letto dello stupore di un eletto in regione del Movimento 5 stelle di fronte allo spazio che gli stato assegnato: 200 mq. Mi auguro che si domandi anche se tutti gli edifici che la Regione aveva in affitto per abbandonare i quali si fatto il grattacielo siano stati sgomberati o, se fosse ambientalista, quanta energia a posto di lavoro consumino questi giganti vetro e acciaio, o perch Formigoni si sia tenuto cinque piani per fare il commissario di Expo. Tim ha rispolverato il grido i have a dream di Martin Luther King, che secondo questazienda sarebbe il sogno dellinterconnessione. Io mi accontenterei di molto meno: il mio sogno sarebbe che, come quasi dappertutto, ci fosse una macchinetta che distribuisce numerini ai clienti per evitare le code disordinate: perch non anche a chi fa delle domande. A ogni domanda dovuta una risposta come chi compra il pane, una medicina in farmacia o il prosciutto dal salumiere. Certo l si paga la merce ma noi non paghiamo le tasse? Una malignit: chi ne evade di pi forse gli si risponde prima?

LA FORMA PARTITO: UNA QUESTIONE SEMPRE APERTA Giacomo Properzj


Penso che ormai tutti sappiano che la Costituzione all'Art. 49 prevede che i partiti (e allArt.39 i sindacati) dovrebbero darsi una forma politicoistituzionale precisa, in altre parole uno statuto formale da rispettare. Tutto ci corrisponde a una visione novecentesca dell'organizzazione politica, anche di quella democratica. Dico anche perch la nozione di Partito Istituzionale nata nell'epoca moderna corrispondentemente all'affermarsi dei regimi totalitari, dove il Partito era il luogo di formazione e di esercizio della classe dirigente di un paese. Fuori dal Partito non c'era altro che una nebulosa di cittadini che bisognava per altro coinvolgere nell'organizzazione dello Stato a partire dalla loro primissima et seguendoli poi nelle strutture corporative e talvolta militarizzate, che si componevano intorno al Partito. rimasta anche nella tradizione democratica questa interpretazione del Partito come espressione della classe dirigente del paese, soprattutto nell'ambito della sinistra, poich alla destra i notabili, con il loro potere economico e professionale, avevano meno bisogno di un'organizzazione formale che li sostenes-

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se. Naturalmente, nei paesi a tradizione anglosassone la visione del Partito non corrispondeva a quella descritta e i partiti, che pure esistevano come sempre sono esistiti nella storia, avevano un carattere leggero e occasionale. Cio erano legati alle occasioni elettorali. In Italia il sottile contrasto tra Partito leggero che traeva la sua forza anche elettorale da altre strutture di pubblica opinione e il Partito di apparato che, attraverso una rete professionale organizzava e governava i cittadini ha portato, come per moltissime altre cose alla paralisi cos che una definizione costituzionalmente precisa del Partito non esiste mentre invece gli ibridi che sono nati sono diventati il punto di riferimento polemico di buona parte della pubblica opinione che attribuisce loro, spesso a ragione, ogni sorta di mali. Le proposte di legge, come quelle del senatore Compagna, presentate alla Camera, non sono mai state prese in seria considerazione, anche perch sottoporrebbero i futuri partiti a un controllo pi intenso dell'amministrazione giudiziaria, alla quale il singolo iscritto potrebbe sempre appellarsi. Dato che siamo abituati a conoscere risse continue nei partiti tra correnti, uomini e sub corporazioni, possiamo immaginare che regolamenti troppo stretti e isti-

tuzionalizzati provocherebbero un contenzioso costante e distraente dalle funzioni specifiche del partito. D'altra parte i partiti leggeri che si sono venuti formando, hanno dato luogo a un'indisciplina culturale essa stessa provocante una degenerazione politica e, per esempio sul piano della corruzione, il passaggio da una corruzione politica cio destinata a far fronte alle necessit economiche del partito, a una corruzione personale, cio destinata a rafforzare non sempre attivit politiche ma personali. D'altra parte, come in una brutta copia del sistema americano, si avuto il fenomeno della ricchezza personale direttamente applicata alla politica e il conseguente degrado dalla politica alla propaganda e dalla propaganda alla pura lotta per il potere. Personalmente, non vedo soluzioni teoriche, se non molto complicate allo stato attuale, se non quelle di un ritorno all'ideologia, cio all'impianto su di una posizione politico culturale molto precisa della forza organizzata del Partito. Per non parlare in modo del tutto astratto, si pensi al confronto tra le posizioni del Movimento 5 Stelle e quelle, sconfitte, di Fare per Fermare il Declino: nel secondo caso c'era un forte impulso di dottrina economica che si rivolgeva a un'lite che era anche una fascia anagrafica e che

col tempo avrebbe potuto rinforzarsi (senza voler dare qui alcun giudizio sulla posizione culturale e politica). Dall'altra parte M5S ha conquistato un gran successo elettorale senza aver avuto un bench minimo riferimento alla classe dirigente e rischia di sfasciarsi alle prime difficolt, cio morire di indigestione. Nel PD il Partito di apparato rimasto tale ma si molto ringiovanito rispetto al passato, adeguandosi anche sotto il profilo culturale ai tempi nuovi ma necessita di un finanziamento costante per mantenere alta la professionalit dei suoi quadri. Il PDL non ha questi problemi poich rappresenta un conglomerato di forze sociali e politiche diverse, talvolta prevalenti nel paese, che sono unite dalla capacit di iniziativa propagandistica di una leadership che si ispira, attraverso i sondaggi, unicamente a soddisfare la pi epidermica domanda degli elettori: una macchina capace di prendere i voti ma non di governare. Noi, che siamo ancora legati a Max Weber, speriamo sempre che i partiti, o pi genericamente il Paese, possano esprimere un embrione di classe dirigente, di marinai che riescano a intravedere tra le brume il porto, per carit un porto modesto e senza pretese, ma tranquillo.

GOVERNO E PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA: CANDIDATI E DINTORNI Felice Besostri


Dopo Renzi si avanza la candidatura del ministro Barca, un tecnico in pi che sale in politica. Questa candidatura, che nel merito meglio di Renzi, comunque un indebolimento di Bersani. Ci deve essere una sola linea niente elezioni con questa legge, senza se e senza ma: si in attesa, tra l'altro, di due pronunce giurisdizionali della Prima Sezione della Cassazione introitata il 21 marzo e del TAR Lazio sez. 2 bis introitata il 4 aprile. La degenerazione politica, istituzionale e morale del nostro paese strettamente dipendente da questa legge elettorale, che ha accentuato la personalizzazione della politica con un capo politico della lista o della coalizione di liste, che si crede ed considerato un Primo ministro elettivo, mentre la nostra Costituzione prevede una forma di Governo Parlamentare. Soprattutto consente alla Camera di candidarsi in tutte le circoscrizioni e con le liste bloccate di nominare i Parlamentari. La qualit individuale dei parlamentari progressivamente diminuita per valutazione unanime dei funzionari ma come anche si desume dal loro ruolo di esecutori di ordini di chi li ha nominati, senza questa legge non esisterebbero i fenomeni Grillo, Renzi e Berlusconi, e quindi per loro importante mantenerla, altrimenti non conterebbero il due di picche con briscola a cuori. Bersani il meno mediatico e infatti andato male, anche perch ci ha messo del suo con questa insistenza, in campagna elettorale, sull'alleanza con Monti che ha fatto perdere voti a sinistra al PD e a SEL e a Monti a destra. Dopo le elezioni ha tenuto una linea seria anche se doveva dar meno credito ai 5 Stelle e formulare prima un tavolo largo istituzionale. D'altra parte non colpa personale sua se il PD non la SPD e il PdL la CDU, in modo che in mancanza di alternative una Grosse Koalition persistendo il rifiuto grillino fosse stata l'unica soluzione per evitare elezioni con questa legge e per fare un minimo di provvedimenti economici anticiclici. In tutta Europa i deficit primari diminuiscono ma l'indebitamento pubblico cresce perch il POL diminuisce un debitore in difficolt meno credile e paga interessi sempre pi alti. La cura austerity ha aggravato il debito pubblico in Italia, ma anche in tutti i paesi "salvati" (?) dalla Grecia al Portogallo, dall'Irlanda alla Spagna e a Cipro basta aver pazienza. La stessa elezione del Presidente della Repubblica, con elettori presidenziali nazionali e regionali non ispirati dallo Spirito Santo, mostrer il peggio di s della politica: intrighi, inciuci, imboscate, trappole, convergenze decise un minuto prima delle votazioni decisive, dopo dicembre 2010 anche compravendita di voti. Vogliamo capire l'anomalia tutta italiana di avere un'elezione senza candidati? Solo la Bonino al tempo della sostituzione di Scalfaro si candid.

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www.arcipelagomilano.org Mi divertii allora a trovare dei Nicola Mancino iscritti alle liste elettorali e con pi di 50 anni ne trovai molti, anche di Carlo Ciampi, solo Carlo Azeglio era unico, ma raramente parlamentari scrivono nome e cognome. Non pensate di cavarvela con Zagrebelski, perch con i requisiti per essere presidente oltre che il pi noto Gustavo, c' anche il fratello Vladimiro, che starebbe benissimo al Colle anche per la sua passata esperienza di Giudice della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo. Da Milano possiamo candidare Pisapia nell'interesse dell'Italia possiamo chiedere alla citt ambrosiana di fare un sacrificio.

I VAFFA DI GRILLO LE INNOVAZIONI DEL LINGUAGGIO Paolo Mottana


I vaffa di Grillo, le sue parolacce, lultima uscita di Battiato, la cosiddetta volgarit diffusa nel linguaggio della politica sembra suscitare molta costernazione. In parte comprensibile, in parte no. indubbio che da figure istituzionali ci si attende un linguaggio pi pettinato, pi contenuto, pi appropriato. Linsulto, linsulto feroce, come certamente quello di Grillo talora, sembra poco consono a una dialettica della mediazione, a una possibilit di dialogo, sale di ogni trattamento democratico delle controversie. Ci appare indiscutibile. E tuttavia credo occorra osservare il fenomeno con uno sguardo allaltezza, o forse alla bassezza del tempo. O comunque prestando attenzione al progressivo dissolversi di frontiere, di barriere, di limiti sotto molti punti di vista. Lingresso di pers onaggi eterocliti nel mondo politico un fatto ormai avviato da tempo, e forse, almeno in una certa misura, cos sempre stato. Le famose personalit che provengono dalla societ civile, sono esponenti di contesti anche culturalmente molto diversificati. Attori, cantanti, registi, le cosiddette star di quella che o rmai dovremmo ben conoscere come la societ dello spettacolo, hanno da tempo fatto il loro ingresso anche nei luoghi paludati della politica. Quando Ronald Reagan divent presidente degli Stati Uniti, la cosa fece un certo rumore. Era un attore, un attore hollywoodiano, anche abbastanza scadente, che diventava luomo pi potente del mondo. Cos quando poi Schwarzenegger divent governatore della California, ci furono soprattutto sarcasmi ma meno stupore. Oggi un comico il sindaco di Rejkiavic, peraltro una persona di straordinaria sagacia intellettuale. La politica, come sappiamo tutti bene, diventata, anche in virt proprio della sua americanizzazione, del potere smisurato dei media, un luogo fondamentale dello spettacolo. E, se vero come vero, che nello spettacolo vince chi fa pi audience, chi fa pi rumore, non credo ci sia da stupirsi se la maschera, la finzione, la rappresentazione, sub specie televisiva, soprattutto, sia diventata preminente nel selezionare i suoi pretendenti. Sotto un tale profilo limprenditore Berlusconi stato uno straordinario sfruttatore dello spettacolo, proprio in quanto capace di maneggiare sapientemente lentertainement. Dunque solo per miracolo che fenomeni come quello di Grillo, che tuttavia ha specificit che lo distinguono, per molti versi, da Berlusconi, siano rimasti tutto sommato limitati. Non dimentichiamoci che una larga parte della classe politica del Partito di Berlusconi, stata arruolata anche nel mondo dello spettacolo e della televisione. A sinistra la cosa sempre stata guardata con molto sospetto. In parte anche con ragione perch, a onor del vero, ci che dello spettacolo in senso stretto penetrato, da destra, nellarena politica, dalle Carlucci alla Zanicchi alle Carfagna, non ha particolarmente recato beneficio alla qualit del contesto. A sinistra gli uomini di spettacolo sono sempre stati piuttosto onorevoli, da Paoli allo stesso Battiato ma chiaro che a un certo punto tutto ci ha prodotto un cortocircuito. Un cortocircuito che si riverbera a molti livelli ma che particolarmente sensibile sul piano delle mutazioni del linguaggio. Molti fenomeni si sono verificati in questi decenni, in virt di questa commistione, dallingresso in Parlamento di Cicciolina, o pi recentemente di Vladimir Luxuria, fino allavvento di Bossi, che certamente ha introdotto, e non tanto dal mondo dello spettacolo ma con modalit spettacolari, il linguaggio volgare, anche nelle sue forme pi tipicamente vernacole, nella politica. In questo caso nellintento di fare aggio su componenti funzionale del linguaggio volgare, come la corposit materiale, il radicamento popolare, il potere emozionale. Ma credo occorra spostarsi, per cogliere lampiezza del fenomeno, ancora pi indietro. La fine o comunque la lenta erosione della gerarchia che ha sempre visto i linguaggi paludati e alti privilegiati, sotto il profilo morale e estetico, rispetto a quelli bassi, in atto da molto tempo, e in molti ambiti. Cos nellarte, stato Duchamp, nella maniera pi clamorosa, con il suo famosissimo orinatoio, a decretare o almeno annunciare la fine di un a tale gerarchia. Oggi il gesto di Duchamp si riverbera costantemente in un mondo dellarte dove, dalla cacca in scatola di Manzoni alle performance pi sanguinarie ai gesti pi immondi, carichi di corporeit e di materialit, obiettivamente una distinzione tra linguaggi alti e bassi appare improponibile. E ritengo, almeno in una certa misura, assecondando una deriva anche democratica del fenomeno artistico (non fosse che poi il sistema dellarte continua ad assorbirla per farne un fenomeno di lite). Lo stesso accaduto nella letteratura, nella musica, nella cultura in genere. Il linguaggio asseconda lepoca, il suo riflesso pi immediato. Questo il mondo dellindifferenziazione, oppure, se si preferisce, di una differenziazione plurale, molteplice, disseminativa, non pi misurabile sullasse basso-alto ma su quello, ben pi fluido e imprendibile, dei miliardi di colori dei moderni schermi di computer. Grillo ha importato, in un ambiente saturo di fenomeni estremamente variegati, con tutta la forza della sua notoriet e della sua energia attoriale, il registro comico. Il registro comico sempre stato e sempre sar grasso, saturo di parolacce, come sappiamo da Aristofane a noi. Grillo ha solo approfittato del fatto che il mondo dello spettacolo, o della politica, che la stessa cosa, mondo totalmente degerarchizzato, mescola incessantemente i linguaggi, come del resto fa anche il cinema, anche in opere importanti. E ne ha approfittato sapendo bene che questo lo avrebbe molto avvicinato ai codici linguistici popolari. Lagnarsi per le parolacce di Grillo appare francamente vano. Certo, del tutto legittimo difendere stili e registri di comunicazione anacronistici, magari nella speranza che le torsioni del tempo producano reversioni e sorprese. E di solito, peral-

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tro, proprio cos. probabile che presto unet del contenimento e del limite torni a farsi spazio. Che la noia per le metafore popolaresche di Bersani, per le barzellette corrive di Berlusconi, per i lazzi feroci di Grillo induca a nuovi e pi politi costumi. E che, al loro posto, ritorni lesigenza di distinguere, separare, decontaminare. un fatto di cui si avvertono segnali un po dappertutto. La voglia di restituire autorevolezza, o addirittura autorit, allauto-rit, che si incarni essa in funzionario pubblico, in politico, in insegnante o

in magistrato, sembra crescere. La psicologia d manforte, restituendo valore allesigenza di castrazione simbolica, alla necessit di Leggi, norme, di nuove forme di frustrazione e di punizione. Ne sono spia autorevoli psicogiornalisti come anche trasmissioni basse come SOS Tata. Vedremo. Per quanto mi riguarda credo piuttosto che la prossima vera problematica frontiera, sul fronte dei linguaggi, al di l del grande circo mediatico con la sua fiera di espressioni multiformi che oggi in-

contriamo ovunque, dal Parlamento alla scuola alla metropolitana, sar il mondo multietnico, quello s autenticamente eterogeneo, colorato, problematico, sempre che la globalizzazione non lo faccia a pezzetti prima che possa presentificarsi nelle sue infinite e sorprendenti sfumature. Ed con la novit di quel mondo che occorrer presto fare i conti, imparando a recepirne non solo le differenti espressioni linguistiche ma soprattutto le forme legate alle matrici culturali, ai simboli, agli archetipi, alle tradizioni.

MILANESI: TUTTI PORNO, COCA E CHIESA Giulia Mattace Raso


Ritratto di famiglia. "Coppia milanese di giovani ragazzi si propone come attori per film hard e soft hard a volto coperto, ma non intendiamo condividere il nostro partner con altri". Youporn: primato milanese, mondiale, per maggior numero di visite sul sito di filmati pornografici gratuiti. Coca a Milano, "Su piazza tre tonnellate alla settimana, impossibile contare i soldi". Milano "coi suoi 125mila consumatori occasionali e 25mila abituali, con le sue 10mila dosi quotidiane che diventano 15mila nel fine settimana". Milano capitale italiana della sniffata come raccontano Paolo Berizzi e Antonello Zappadu in "La bamba". Ludopatia. Il Comune di Milano ha aderito al "Manifesto dei sindaci per la legalit contro il gioco d'azzardo": tra pochi giorni, il 23 aprile, il primo incontro per il piano contro le dipendenze da gioco. In Italia il gioco la terza industria italiana, realizza 100 miliardi di fatturato e rappresenta il 12% della spesa delle famiglie. Andiamo con ordine. di fine gennaio la notizia delle statistiche pubblicate da Youporn: un gigante che nel 2012 ha ricevuto 4,85 miliardi di visite, con gli italiani al quarto posto tra gli ospiti pi assidui (dopo Usa, Germania e Francia), ma con ben due citt, Milano e Roma in testa alla classifica, seguite a ruota da Parigi, Londra, Berlino, Atene, New York, Monaco di Baviera e Citt del Messico. Per farsi una idea degli ordini di grandezza ci si pu paragonare con New York che con 73.597.084 visite ottava. I numeri relativi al consumo di cocaina a Milano sono impressionanti e non sono una novit, le prime indagini svolte sull'analisi delle acque reflue condotte dall'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri risalgono a cinque/sei anni fa. Cocaina e ecstasy come droghe "ricreazionali", con consumi molto maggiori nel week end rispetto agli altri giorni della settimana. La linea di tendenza evidenzia negli ultimi due anni un generale calo dei consumi ma "nella citt di Milano si registrano tassi di consumo di circa il doppio della media nazionale per cannabinoidi e cocaina, oltre il triplo per amfetamine e allucinogeni. (...) Si tratta di un dato allarmante nella sua macrodimensione, che colloca Milano fra le metropoli con il pi alto numero di consumatori a livello europeo".(1) Il flusso di denaro trova le giuste sponde nell'essere Milano anche capitale finanziaria, oltre che non pi "morale", a occhio e croce. Ma ecco il nuovo risvolto: l'evoluzione del quadro, complice la crisi economica, avvia nuove forme di dipendenza, ludopatia compresa. "Emergono competitor inedite per le "droghe", diversi e sovrapponibili, diretti e indiretti, che possono garantire soddisfazioni con modalit nuove o rivisitate: sostanze classiche o "nuove", ma anche attori completamente differenti e dal notevole substrato emozionale - relazionale, come web e social network, il gioco on-line (d'azzardo e non), l'uso improprio di farmaci." (2) l'Osservatorio Regionale sulle Dipendenze nel Bollettino Previsionale al 2015 che ce lo dice. Le frontiere del consumo si spostano, la chimica non pi l'unico orizzonte, l'espressione di un disagio rimane. Probabilmente neanche riconosciuto dai nuovi consumatori, i "nativi esperienziali" che non attribuiscono implicazioni etiche al vocabolo droga, considerando le sostanze come "prodotti di largo consumo, semplici strumenti per accedere a esperienze sensoriali e relazionali legittime". Chi governa la citt dovr fare i conti anche con questa sfida.

(1) Survey 2008-2010 Droga e Alcol a Milano, ASL, Dipartimento Dipendenze, dott. R. Gatti (2) http://www.oredlombardia.org/uploads/bollettinoprevisionale-2012-eupolis-1.pdf

BOVISA: GASOMETRI, FERROVIE, UNIVERSIT Paola Cofano


Perch un convegno e una mostra di progetti sul quartiere di Bovisa, promosso dalla scuola di Architettura Civile e dal Politecnico di Milano? Le notizie di queste settimane hanno riportato alla ribalta il tema del Polo scientifico di Bovisa e della cosiddetta Citt dei Giovani, proposto oltre trentanni fa dagli studi e dai progetti dei ricercatori dellate neo milanese. Vi sono stati di recente alcuni importanti atti dellamministrazione comunale di Milano, come lapprovazione del nuovo PGT, la richiesta di far uscire Bovisa dallelenco dei Siti di Interesse Nazionale, e ancora la firma della convenzione con la Fondazione Politecnico. V insieme la notizia del contributo statale, nellambito del Piano-Citt, di 5 milioni

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di euro per avviare la bonifica dellarea dei gasometri. Questi fatti hanno riacceso linteresse di operatori, comitati cittadini e addetti ai lavori sul destino di uno dei quartieri ex industriali pi controversi e interessanti della periferia urbana di Milano. Le aree industriali dismesse, le fabbriche abbandonate e quelle riconvertite a nuovi usi, le sagome dei gasometri e i quartieri operai, sono la testimonianza di una vicenda storica per molti versi epica, che ha lasciato il posto a un nuovo e incerto destino, sospeso tra abbandono e sopravvivenza, tra riuso e innovazione. Il Politecnico, il comune di Milano e lazienda energetica A2A sono oggi i tre principali proprietari delle aree della cosiddetta goccia, larea circondata dai tracciati ferroviari e per questo separata dal resto del quartiere. Sono insieme i principali attori di un lungo processo che si sviluppato a partire dagli anni 80, quando si inizi a discutere dello spostamento dellateneo in una sede diversa da quella storica di Citt Studi. Nella scuola di Architettura Civile molti gruppi di ricerca sono da sempre impegnati nello studio di Bovisa e si sono fatti promotori di importanti proposte di trasformazione urbana per ridisegnare il destino dellarea. Basta qui ricordare che a partire dal progetto del 1974 dei professori Guido Canella e Antonio Acuto, nel 1987 lallora sindaco Paolo Pilliteri

si convince della bont della scelta di Bovisa come sede del nuovo campus del Politecnico, al posto della decentrata Gorgonzola. E ancora, qualche anno pi tardi (198991), il progetto dei tre dipartimenti del Politecnico con il coordinamento e la proposta di impianto del professor Antonio Monestiroli, costituisce unaltra importante tappa di questo cammino. La scoperta dellentit e delle tipologie dellinquinamento nelle aree della goccia e gli elevati costi delle bonifiche, sono tra i principali motivi che hanno impedito di portare a compimento il progetto del Polo scientifico-tecnologico. Nel frattempo, ormai molti anni fa, sorto negli stabilimenti della Ceretti&Tanfani il campus di via Durando - con la scuola di Architettura Civile e la scuola di Design - e al di l della stazione di Bovisa verso Villapizzone, il campus La Masa e Lambruschini con alcuni dipartimenti di ingegneria e il centro di ricerche biomediche Mario Negri: due insediamenti universitari che costituiscono una realt consolidata nellambito dellistruzione e della ricerca milanese e nazionale e una realt generatrice di nuove economie e socialit nel tessuto del quartiere. Ora, con il PGT approvato, sembra che da parte dellamministrazione comunale ci sia lintenzione di far ripartire il progetto del Polo scientifico-tecnologico, ma si tratta di capire se debbano essere privilegiati la mappa e il costo delle bonifiche,

oppure le idee di architettura e di disegno urbano e il sistema della mobilit; o ancora, come questi diversi punti di vista possano essere tra loro integrati. La stasi di questi anni frutto della diversit di interessi pubblici e privati, ma anche lesito della carente interlocuzione tra gli studiosi interni alluniversit, i professionisti chiamati dai privati, i funzionari e i consulenti delle pubbliche amministrazioni. Mettere insieme le voci dei testimoni e dei protagonisti coinvolti negli anni in questo faticoso e mai concluso processo, forse servir ad avviare un confronto dialettico sulla base delle reciproche culture e proposte. La mostra, frutto del lavoro appassionato di docenti e studenti di un laboratorio di progettazione della Scuola di Architettura Civile, presenta i ridisegni dellevoluzione del territorio di Bovisa, lanalisi di alcuni progetti storici sullarea dei gas ometri, le proposte di progetto per la nuova stazione ferroviaria e le sue piazze urbane. Si devono oggi ridefinire i criteri di un nuovo progetto di trasformazione della goccia e dellimpianto della Citt dei Giovani e del quartiere nel suo insieme. Si scelto nel frattempo di progettare per punti circoscritti e per temi parziali (la stazione e le sue piazze), nella convinzione che lesemplarit e monumentalit delledificio pubblico sia uno dei principi fondativi di una visione dellarchitettura e della citt.

PISAPIA S LA TESTA, ADESSO Walter Marossi


In una cosa il Pd sicuramente uguale al Pci: l'assenza di una leadership milanese e lombarda di livello nazionale. A Milano la sinistra storicamente sempre stata socialista sia nel versante riformista sia in quello massimalista, in Lombardia accanto ai socialisti stato il mondo cattolico progressista a esprimere leader rilevanti a livello nazionale, i comunisti sono sempre state figure minori e come tali considerati. Al Pd oggi va anche peggio, nonostante sia privo di competitor sia sul cot destro che sinistro, nonostante abbia raggiunto percentuali record non esprime alcuna leadership nazionale e fa fatica a imporsi come guida appena fuori da Sesto s Giovanni; gi a Cinisello perde le primarie per il sindaco dividendosi e facendo vincere un outsider di sinistra ma di famiglia (sobrio il commento del perdente "il tradimento non paga mai). Non so trovare una ragione a questo stato di cose e la questione sarebbe di scarso interesse per i non addetti ai lavori se non fosse che pregiudica gravemente le chances di successo complessive del centrosinistra e quindi le possibilit di cambiamento per il paese. La debacle lombarda alle ultime elezioni determina l'impasse per il buon Bersani, infatti i 420.000 voti di differenza rispetto a Berlusconi al Senato sottraggono almeno 16 seggi al centrosinistra che si sarebbe avvicinato di molto alla maggioranza. Una parte del mondo politico tende a ridurre la questione all'inadeguatezza dell'apparato e del duo Martina / Cornelli definiti "ragazzotti incompetenti e irresponsabili", francamente penso che non sia cos. L'apparato semplicemente non esiste pi da un decennio e il suo richiamo mi sembra la semplicistica e nostalgica reminiscenza di giovanilistiche interpretazioni troztkiste: piuttosto che dire abbiamo sbagliato meglio incolpare un indefinito apparato, neanche fossimo all'hotel Lux! Le attivit di un segretario in realt sono ridotte oggi alla gestione organizzativa e finanziaria delle campagne elettorali tutto il resto essendo delegato alle primarie, ai gruppi, alle correnti o a Roma. Dal punto di vista strategico non credo che i segretari abbiano mai detto nulla o per lo meno nessuno se ne accorto, a meno che li si voglia imputare del sostegno ai perdenti Boeri e Ambrosoli che avevano per il consenso maggioritario nel partito. Al massimo i "ragazzotti" andrebbero ringraziati per aver in questi anni messo in condizione il Pd di sopravvivere alle tensioni interne, di vincere a

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www.arcipelagomilano.org Milano e buona parte delle citt della regione, in primis la bianchissima Como, di avere percentuali elettorali alte. Dopodich se uno ha una buona voce non necessariamente canter alla Scala, in altri termini non sono fuoriclasse tuttavia non vedo alle loro spalle geni incompresi e repressi; pensare che con la sostituzione di Cornelli si risolva il problema della "personalit" del Pd milanese pura fantascienza, forse pi sensato abolire la figura del segretario tout court. Ne si pu dire che le risorse nella coalizione esterne al Pd possano ovviare a questa vacatio. A sinistra vaga qualche simpatico vendoliano ancorato al 2%, i socialisti/socialdemocratici sono estinti e l'accanimento con cui si sono presentati alle elezioni regionali rivolgendosi ai "socialisti biografici" ormai canuti commovente ma patetico, sulla destra il tentativo di creare uno schieramento cattomoderato ha prodotto come dato pi significativo una eccellente parodia internettiana: i marxisti per Tabacci. Gli arancioni, al netto delle complicate differenze interne, esistono grazie alla lista regionale con il nome di Ambrosoli ma tutta la retorica del nuovo patto civico vale all'incirca 100.000 voti (confrontate i dati del 2005 se avete dubbi). La stessa societ civile che pure ha cercato con Boeri, Ambrosoli, Onida, di ovviare parzialmente o totalmente alle debolezze del Pd ha fallito nel proporre una leadership, simbolico il licenziamento con sbeffeggio di Boeri. Unica eccezione in questo panorama: Palazzo Marino. Pisapia le elezioni le ha vinte e ha un rapporto con le forze politiche originale anche se non nuovo, alla Mattei: li usa come taxi. Palazzo Marino sempre stato il luogo simbolo dove si affermava e praticava l'egemonia sulla sinistra, la palestra indispensabile per chiunque volesse occuparsi di politica nazionale; su quei banchi hanno seduto da Turati (per decenni) a Mussolini, da Craxi a Spadolini, da Treves a Vittorini a d'Aragona a Mondolfo a Rossanda a Cossutta a Vigorelli. Il sindaco in particolare ha sempre avuto un ruolo politico determinante basti ricordare Caldara che garant a lungo l'egemonia riformista sulla sinistra milanese o Greppi che caratterizz la politica amministrativa del dopoguerra con uno stile che ha retto per quattro decenni. Se nessun sindaco milanese ha avuto una proiezione nazionale corrispondente alle aspettative, tuttavia hanno condizionato e improntato le scelte politiche della loro parte politica in modo determinante, non ultimo facendo da indispensabile traino elettorale. Volente o nolente a Pisapia tocca questo compito. Non pi sufficiente fare il suggeritore, non pi l'epoca dei consigli disinteressati e dello stare super partes occorre che agisca in prima persona, che assuma cio la leadership del centrosinistra formalmente e ufficialmente e che proponga un progetto politico di respiro. La sconfitta di Ambrosoli e il successo di Grillo confermano che il centrosinistra strutturalmente minoritario in Lombardia e che neppure con le migliori condizioni di partenza riesce a vincere, ripartire da Milano non quindi una scelta un obbligo. Gli altri le chances le hanno avute ma hanno perso. Quando Pisapia dichiara che una collaborazione con il Pdl improponibile, che Bersani ha fatto il suo tempo, che Renzi non va bene, che ci vogliono le primarie, parla da leader politico, ebbene lo faccia fino in fondo e non a mezzo servizio, tanto pi se come afferma vuole continuare a fare il sindaco (sperem), perch il sindaco innanzitutto fa politica. Quando invece Pisapia per risolvere il contrasto Renzi Bersani dice "basta parlarsi" dice ecumeniche sciocchezze e rinuncia al ruolo che gli tocca. Il sindaco amministratore di condominio non serve. Un progetto politico di respiro e una leadership significano infatti anche un progetto e un azione amministrativa innovativa, sopratutto quando si in una situazione di crisi economica; n Caldara n Greppi rinunciarono alla citt che volevano per le ristrettezze economiche, al contrario compirono scelte che ancor oggi caratterizzano la citt e stiamo parlando degli anni della prima guerra mondiale e del secondo dopoguerra. Al momento francamente tutta questa innovazione non si vede e poich siamo quasi a met legislatura sarebbe il caso che il passo cambiasse. Pisapia gode ancora di un ampio credito ma non pi illimitato e il nervosismo post sconfitta si riverbera anche sul municipio. Ad aprire il fronte dei dissidenti stato Pizzul: "Il confronto con il disastro Moratti ha retto in campagna elettorale e per i primi tempi del mandato, si tratta ora di fare un netto salto di qualit" e ancora "Il Pd si messo generosamente al servizio di Pisapia, ma ora ha il compito di tirare su la testa per provare a immaginare una propria maggiore propositivit ... Non nascondo che il continuo e quasi esclusivo insistere sulle tematiche eticamente sensibili sta creando molto disagio ... nellopinione pubblica.". Mi era sfuggita questa insistenza su tematiche eticamente sensibili e il conseguente disagio dell'opinione pubblica, non mi sfugge invece che una vecchia regola della politica dice che i vuoti si riempiono, o lo fa Pisapia o lo far qualcun'altro. Personalmente spero in Pisapia, non foss'altro perch ha dimostrato di saper vincere.

BERSANI: MA NON TUTTO COS BANALE Pier Vito Antoniazzi


Troppi silenzi nella sinistra sugli errori di Bersani. In parte carit di patria. Io stesso mi sono espresso nelle riunioni ma non ho avuto cuore di scrivere pubblicamente fino a ora. Pu essere stato lo shock ma la cerchia dei viciniori ha fatto due altri ragionamenti: a) quelli che se cade lui cadiamo anche noi dunque non mollare; b) quelli che se lui va a sbattere, poi tocca a noi (peccato che insieme a lui vada a sbattere tutto il PD). proprio il caso di dire Dagli amici mi guardi Iddio... C'era un ragionamento semplice da fare dopo il voto. Del 75% degli aventi diritto che hanno votato il 70% ha scelto un candidato primo ministro diverso da Bersani. Poich Bersani si era candidato a fare il primo ministro doveva prenderne atto e dire gli elettori non mi vogli ono primo ministro, mi hanno dimissionato. In fondo nel 2000 D'Alema si dimise per molto meno (dalla carica e non dalla candidatura!) per una sconfitta locale nelle regionali avendo il centrosinistra perso 8 a 7. In questo modo, con un mezzo passo indietro, Bersani avrebbe potuto svolgere un ruolo di saggio traghettatore alla nuova fase. L'apertura a Grillo sarebbe stata pi credibile se aperta su contenuti e persone invece che preconfezionata (8 punti e Bersani premier, prendere o lasciare.).

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www.arcipelagomilano.org Ora solo uno eventuale degli obiettivi di Bersani (andare a votare) potrebbe realizzarsi, ma in un quadro di indebolimento della sua forza, non solo personale ma politica. Insomma ha seguito la strada Muoia Sansone con tutti i filistei.... Se uomo (o donna) di transizione uscir, non sar farina del sacco PD. Se troveranno un'intesa su alcuni provvedimenti urgenti per superare il guado della credibilit internazionale, si aprir nel PD e nel centrosinistra una lacerazione ancora pi forte su quali prospettive, quale progetto, quale leadership pu offrire un futuro alla sinistra italiana. Perch se una cosa ha dimostrato la scadenza elettorale che il ba sso profilo (per scelta o per necess it) non sufficiente a nascondere le contraddizioni e a garantire consensi e credibilit. Il racconto zero di Bersani (come l'ha chiamato il semiologo Alberto Negri su ArcipelagoMilano n.10/V) nella battaglia comunicativa delle elezioni stato disastroso. Ora il centrosinistra si trova davanti a un bivio: fare una scelta identitaria (cosiddetta di sinistra) che rassic ura alcuni apparati (dar sempre ragione al sindacato...) e tiene unita una certa pancia di tradizione ideologica oppure fare una rivoluzione liberale come quella appena impostata dal Veltroni del 2007 allargando i consensi al di l degli steccati con pi chance elettorali ma anche con il rischio di ennesime scissioni a gauche. Se dovessimo guardare alla storia di questi anni, il responso sarebbe presto detto. Nessuno ha mai osato (dopo il Craxi dell'84 sulla scala mobile) andare contro la Cgil, nessuno della storia post comunista ha accettato di avere nemici a sinistra. Ma il fatto nuovo sta nel cambio dei meccanismi elettorali e comunicativi e del personale politico. Con l'elezione diretta di sindaci e presidenti di regione il ruolo della persona candidata torna importante. Partiti e coalizioni perdono di senso. Nelle campagne elettorali la capacit di un leader di rendere credibile un racconto, di dipingere scenari, di coniugare la vita reale con le prospettive politiche, sposta parecchie posizioni storicamente impiantate in un terreno ideologico che sprofondato. Dunque nella scelta della sinistra conter anche la credibilit di leader nel rappresentare una scelta e nel comunicarla. La novit della situazione che con Renzi la sinistra liberal ha oggi un leader giovane e credibile che sfonda in elettorati prepolitici, che allarga il consenso al centro e a destra, che concorre con Grillo sul tema del cambiamento. Chi concorrer con Renzi per la leadership della sinistra? Fabrizio Barca? Giuliano Pisapia? Laura Boldrini? Per ora quello che certo il perimetro di partenza di queste potenziali candidature. Un perimetro importante, dignitoso ma assolutamente insufficiente a vincere unelezione politica in questo paese. Riuscir qualcuno di questi eroi ad andare oltre? Vedremo. Certo in questa scelta ne va anche del futuro del PD. Ha senso un partito democratico se poi a ogni occasione elettorale o di primaria, una parte si ritrova con i vecchi compagni di merende e una parte serve solo a raccogliere consensi per poi essere messa da parte? Le vicende di Boeri a Milano, ma anche il voto alla candidata SEL di autorevoli esponenti PD alle primarie di Cinisello, parlano esplicitamente di un gruppo dirigente che non c'. Anche qui si fatto del basso profilo una filosofia di vita. La fedelt al sindaco cosa buona e giusta, ma la subalternit, l'inconsistenza e la connivenza nell'eliminare soggetti diversi un'altra cosa... . Anche a Milano il PD ha bisogno di una nuova stagione. Ma questa un'altra puntata.

AFFAMARE LA BESTIA PER RIFORMARE I PARTITI? Mario Rodriguez


Affamare la bestia. Nelle settimane scorse, nel corso di una delle tante bufere che hanno attraversato i partiti politici italiani, Antonio Polito, sul Corriere, us questa espressione molto dura che esprimeva la convinzione che dopo ventanni di agonia solo il blocco dei finanziamenti pubblici avrebbe indotto quel ripensamento indispensabile delle forme organizzate della rappresentanza politica che chiamiamo partiti. Senza traumi niente cambiamento soprattutto per organizzazioni burocratiche la cui propensione naturale ad autoriprodursi, autogiustificarsi. Ora il trauma c: nel pieno della crisi diventata opinione diffusa che coloro che vivono di politica sono troppi, costano troppo e producono troppo poco. E coloro che vivono di politica un insieme molto pi ampio del problema di come si organizza la rappresentanza politica cio la forma partito. Ma da questa certamente dipende. Ed quindi necessario e urgente partire da qui. Da un ripensamento coraggioso del ruolo e delle modalit organizzative dei partiti politici. Cio delle forme organizzate della rappresentanza politica. Sono almeno venticinque, trenta anni che questo problema maturo e adesso sta marcendo. Eppure ci si arriva tardi e impreparati. Continuando a mettere pezze che non sono frutto di una visione dinsieme. Ormai chiaro che la qualit della nostra democrazia, cio la sua efficacia, passa anche da qui perch questo un mattone essenziale della costruzione di istituzioni efficaci, cio capaci di produrre soluzioni legittime e sostenute da un sufficiente consenso. Leggi elettorali, istituzioni rappresentative, partiti politici, strutture di controllo che non possono che essere terze anche per la politica come per le imprese, devono comporre un insieme, un sistema. Il trauma del taglio delle risorse pu essere quindi unopportunit. Da dove partire? A mio parere vi sono alcuni assunti di fondo sui quali fare chiarezza e dai quali dipendono di conseguenza le scelte operative. 1. Il primo legato alla concezione stessa di partito. Questo nella nostra societ non ha pi ragione di essere un qualcosa che si partisce dal resto della societ, n tanto meno intende costituire il nucleo essenziale di una nuova societ, di una societ futura, non si pone lobiettivo di formare un uomo nuovo. Questa forma organizzativa era funzionale alle ideologie del novecento, alle religioni laiche del secolo scorso. Non ne voglio discutere qui, ci basta convenire sul fatto che non sembrano pi adeguate ai problemi che dobbiamo affrontare oggi. Il partito politico, che rimane un qualcosa di indispensabile alla democrazia, deve viversi oggi come il cardine tra la societ civile e le istituzioni. Un punto di snodo essenziale al buon funzionamento delle istituzioni della rappresentanza. 2. Se questo il primo assunto, ne consegue che il core business di un partito politico debba essere costituito dalla selezione (reclutamento e riconferma) del personale che viene candidato nelle istituzioni ammini-

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www.arcipelagomilano.org strative e di governo. Non credo ci sia nulla di male a delimitare questa funzione per farla diventare importante e centrale. Le elezioni, la selezione dei candidati e il voto liberamente espresso sono il cuore delle democrazie. E questo cuore appare abbastanza malandato, a dire il vero. 3. Legato a questi due primi punti ve n' un terzo a mio parere essenziale: la sovranit. Essa appartiene al popolo non agli iscritti. E quindi io propendo - le penso forme pi efficaci - a processi decisionali di partito aperti, il pi aperti possibili (le cosiddette primarie). Visto che il giudizio determinante sar quello del popolo sovrano meglio che lorga nizzazione venga plasmata dalla sistematica ricerca del coinvolgimento dellelettore. S, anche per il dirigente del partito. Ma questo problema si stempera se si trae unaltra conseguenza da quanto detto. Quelli che contano davvero sono gli eletti nelle istituzioni non i dirigenti politici, i funzionari politici. Un partito che non si candida a farsi stato, che vive in funzione delle istituzioni democratiche sposta il proprio baricentro verso gli eletti perch sono loro che sono stati legittimati dal voto popolare. Ai funzionari di partito spetta e rimane una funzione di coordinamento ma non di decisione sovraordinata. Chiarisco con casi pratici che il PD sta vivendo in queste settimane e che a mio parere mettono a nudo le difficolt e le contraddizioni: la direzione organismo nominato quattro anni fa da unassemblea del partito decide quale atteggiamento devono avere verso il Governo i gruppi parlamentari eletti dal popolo nel 2013; secondo caso pratico: il sindaco Pisapia, espressione della primavera arancione, decide come modificare la giunta parlandone con il segretario federale e con quello regione del PD. In questi comportamenti pratici predominano i dirigenti di partito sugli eletti e a mio parere la cosa non funziona. Crea un dualismo che va sciolto a favore degli eletti. 4. Che resta delle presenze diffuse e della militanza se il baricentro si sposta verso gli eletti? Non certo sezioni, cio partizioni di un corpo unico cui si affida soprattutto lazione in una visione top down. Ma circoli, club, associazioni, centri diniziativa animate dalla passione del vivere per la politica e che convergono nei momenti essenziali della selezione dei candidati, palestre per il reclutamento e la selezione. Certo, in una collaborazione anche conflittuale con gli eletti che devono essere consapevoli che buona parte della loro capacit di rappresentare legata anche al rapporto con queste presenze diffuse su territorio. Gli eletti come professionisti della rappresentanza e i circoli come collettori della partecipazione politica, della voglia di essere e sentirsi parte di un progetto collettivo, cio di essere presi in considerazione e contare. Certo con tutte le peculiarit del tempo dominato dalla tv e dalla rete. 5. Quindi un partito politico pienamente integrato in una societ democratica non ha bisogno di scuole (si pensi al rilancio simbolico delle Frattocchie!) per affermare la sua visione del mondo ma ha bisogno di legami, connettori con i luoghi dove queste visioni maturano, cio il sistema formativo nel suo complesso, per costruire think tank che connettano lo studio con la decisione pubblica. Chi fa politica deve sapere di non sapere piuttosto che pensare di sapere tutto anche se stato votato. Il voto non d competenza se non alla capacit di rappresentare. E tra principio di competenza e principio di rappresentanza il conflitto permanente e va risolto di volta in volta con equilibrio perch ne va della democrazia e dellefficacia del sistema a produrre decisioni efficaci. 6. Un partito politico di questo tipo quindi un partito che costa meno perch non ha strutture centrali e soprattutto non ha funzionari politici (ed un sistema che deve piazzare meno personale in enti e istituzioni collegate). Cio persone che svolgono lattivit di organizzatori a tempo pieno preparandosi e predisponendo le cose per essere prima o poi candidati con successo. Senza la certezza di essere eletti chiaro che il funzionariato diventa unattivit impiegatizia di natura pi tecnica che pu essere affrontata appunto come tale. Quindi un partito adeguato al tempo della rete, un partito che ha scelto fino in fondo la democrazia e le sue implicazioni soprattutto un arcipelago di presenze connesse tra loro dal desiderio di affermare idee candidando persone alle cariche che permettono appunto la trasformazione di queste idee in politiche pubbliche. un partito che ha certo pi bisogno di servizi che di risorse economiche (soprattutto non elargite al centro ma diffuse sul territorio). Ma tra forma partito, regole elettorali, sostegni, verifiche controlli deve esserci coerenza.

REGISTRO FINE VITA: MA I PROBLEMI SONO DAVVERO ALTRI? Monica Fabbri


Sembra che la marcia dei diritti a Milano non sia finita con l'istituzione del registro delle coppie di fatto: stanno sbarcando, infatti, in Consiglio Comunale ben due proposte popolari e una consiliare che richiedono il registro dei testamenti biologici. Tre proposte, quindi, simili ma non identiche, ognuna delle quali ha seguito un iter proprio: le due delibere popolari sono del comitato IO SCELGO (di cui la scrivente coordinatrice), un comitato di cittadini e cittadine senza affiliazioni di partito, e del comitato Milano Radicalmente Nuova, sostenuta dall'Associazione radicale "Certi diritti". Entrambi i comitati hanno raccolto pi di 6.000 firme autenticate di cittadini milanesi, seguendo il percorso previsto dallo statuto per le petizioni popolari. Pi recentemente stato depositato il testo di una delibera dalle consigliere Marilisa D'Amico (PD) e Patrizia Quartieri (SEL). Tre proposte a dimostrazione del forte interesse della popolazione della nostra citt! La discussione in Consiglio Comunale, prevedibile entro l'estate, verter su alcuni argomenti chiave, primo fra tutti la questione della competenza comunale piuttosto che nazionale di questa materia. La domanda ha certamente ragione di essere posta e la risposta risiede ovviamente nelle pieghe del diritto, ma forse non inutile specificare che pi di 100 comuni in Italia hanno gi istituito registri simili, e fra questi anche importanti capoluoghi di provincia, quali Torino, Firenze, Napoli, Palermo, Padova etc. la risposta politica delle istituzioni locali a una importante lacuna nazionale: un servizio offerto alla persona, la garanzia di un diritto che circoscrive la dignit dei cittadini e delle cittadine. Non solo quindi ha senso che il Comune istituisca tale registro, ma bene che i cittadini sappiano che le direttive anticipate di trattamento sanitario hanno valore legale. La possibilit di rifiutare le terapie che ci vengono proposte infatti deriva

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www.arcipelagomilano.org direttamente dall'art. 32 della Costituzione, dove, nella seconda parte sancisce che "Nessuno pu essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non pu in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.": dare delle indicazioni in questo senso, quindi, evita che tali direttive debbano essere ricostruite, come successo nel caso di Eluana Englaro. In sostanza, il testamento biologico, pu essere considerato un'estensione del consenso informato: il medico ci propone una terapia, descrivendocene benefici ed eventuali effetti collaterali, e noi decidiamo se accettare la proposta o meno. In caso ci trovassimo in condizione di non poter esprimere la nostra opinione, allora varranno le direttive precedentemente espresse e, se lo abbiamo nominato, sar il fiduciario a prendere qualunque decisione. In caso di conflitto col medico, sar il Tribunale a decidere, e per farlo sar importante che le nostre dichiarazioni siano state depositate e conservate in modo appropriato. Il Comune non deve entrare nel merito delle indicazioni che vorremo o non vorremo dare, ma solo dare l'opportunit ai cittadini che ne fanno richiesta, di depositare e conservare questi importanti documenti. Ovviamente i cittadini potranno cambiare idea in qualunque momento e sostituire, ritirare o sospendere le direttive. Sono invece prive di fondamento le obiezioni riguardanti un eventuale cambio di opinione che potrebbe avvenire dopo il sopravvenire della condizione di incapacit: non abbiamo a che fare con cittadini bambini che non sanno valutare i rischi di una dichiarazione data in condizioni precedenti un'eventuale situazione clinica che non conosciamo e non possiamo prevedere, bens con cittadini adulti, che ritengono di voler dire una parola importante, decisiva e vincolante riguardo una situazione che potrebbe riguardare la loro persona. E a questo proposito anche utile sottolineare con quanta superficialit venga spesso ostentata l'"obiezione di coscienza" del medico: se un individuo cosciente il medico pu proporre una terapia, ma non pu imporgliela, neanche una terapia salvavita. Non si capisce per quale arcano motivo, quando il paziente inerme e incapace di esprimersi il medico dovrebbe compiere "obiezione" di coscienza ignorando le direttive del paziente (e/o del fiduciario) e imporre la sua propria coscienza. Concludendo, la richiesta che i cittadini e le cittadine di Milano fanno al Consiglio comunale semplice: garantire un servizio che permetta di dare indicazioni anticipate di trattamento sanitario, ivi inclusa la nomina di un fiduciario che faccia le nostre veci qualora ci trovassimo in condizione di incapacit. un diritto alla persona che permette a ognuno e ognuna di noi di disegnare i confini della propria dignit e ci aspettiamo che il Consiglio Comunale sappia ascoltare e rispondere prontamente a chi chiede a gran voce che questo diritto venga garantito.

DOMENICASPASSO: FABIO FAZIO E I CATTIVI MAESTRI Antonella Nappi


Massimo Gramellini a Che tempo che fa, la trasmissione di Rai Tre, d abitualmente sfogo allindi gnazione del poco riguardo che si ha per la vita delle persone e le loro necessit. Si rivolge al potere, al governo, alla cultura dominante, a tutti noi? Nellultima puntata i tre suicidi avvenuti a Civitanova Marche mostrano lestremo abbandono in cui si trovano le persone costrette allindigenza mentre il dibattito pol itico inefficiente. Ma ci si pu accontentare di indicare che la delega di ogni problema risulta insoddisfatta? Non sarebbe il caso di innescare o indicare la necessit di un riequilibrio tra esperienze e condizioni di vita, tra modi di pensare, a partire da s, da dove si ; non sarebbe il caso di mettersi in discussione con gli altri per dare il senso di questo interessamento comune? Lo dico perch vedo un collegamento possibile tra gli intenti del giornalista della Stampa e largomento delle domeniche a piedi che Fazio ha proposto in apertura con Mercalli e di nuovo con Gramellini. Nelle rilevazioni dellinquinamento atmosferico delle domeniche si vede che il blocco del traffico, quando c, permette un miglioramento dellaria in progressione nelle ore del mattino e alfine per pi di mezza giornata, la popolazione riceve una vera boccata dossigeno. Che cosa c di meglio, per chi non si muove mai dalla citt perch non ha seconde case, non ha soldi, non ha la macchina, di una bella respirata? Questi sono un terzo della popolazione e a loro si possono aggiungere quelli che di tanto in tanto possono evitare di fuggire laria inquinata. Certo sarebbe meglio costringere le automobili a fermarsi il sabato, avere gi guadagnato una cultura del solo trasporto pubblico: che mobilit, non assenza di spostamenti. Certo era meglio aspettare almeno le venti per la ripresa del traffico ma questo esercizio di ricordare che linquinamento esiste, che si pu fare vacanza in citt, che ci sono altri mezzi di trasporto e che la popolazione ha responsabilit di salute pubblica, io penso renda molte persone pi colte e responsabili del fatto che viviamo con gli altri e che dobbiamo adeguare con loro i nostri comportamenti. Fazio scrive, dice e ribadisce che una sciocchezza il blocco del traffico, descrive la prigionia dei cittadini privati della possibilit di muoversi come di persone che non possono fare niente, ignora i mezzi pubblici e non ne domanda un potenziamento nel territorio. Mercalli addirittura propaganda lautomobile elettrica, come lingombro non arrecasse alcun disturbo. Mi sembrata la voce dei padroni, abituati a fare quello che vogliono non sanno niente che non li riguardi, conoscono solo le loro abitudini e vogliono muoversi velocemente. Voce alla quale tanti si sono adeguati perch ha invaso lopinione pubblica, mossa dai consumi e dalla tecnologia, ma a questa Pisapia contrappone la voce corale che tutti noi possiamo riguadagnare, una voce pi modesta di chi ascolta chi ha meno soldi e di chi gode un territorio pi ristretto, quella di chi ha maggiore buona volont riguardo alla tutela della salute e alla convivenza con gli altri. Fazio era partito cos ma lesperienza che si fa ci costruisce ogni giorno: conosce troppa gente nota? Guadagna troppi soldi? Dove va la considerazione allora delle altre esperienze? solo un atteggiamento di maniera? Oppure Fazio ha in mente altre soluzioni? Ce le faccia conoscere, chiami i migliori studiosi (uno si chiama Hermann Knoflacher). Perch questuscita personale senza giustificazione? Con il potere che ha si dia da fare a informare sulla salute e sullinquina-mento!

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DEMOCRAZIA ELETTRONICA, VINCERE LA NOIA Giuseppe Gario


La prima volta che ho sentito parlare di democrazia elettronica fu a met degli anni 1980, quando lavoravo allIstituto regionale di ricerca della Lombardia, allora impegnato in particolare a capire, con il Progetto Milano, portata e possibili conseguenze delle nuove tecnologie della informazione. Ne fece cenno Giuliano Urbani, bocconiano con assidue frequentazioni statunitensi e poi figura di spicco nella galassia del centrodestra. Prudenti cenni di studio pi che di lavoro, ma fondati su forti aspettative per gli sviluppi che ne sarebbero derivati (parola chiave, derivati, della finanza globale, nata dallo sfruttamento senza scrupoli delle opportunit informatiche, illimitate a fronte dei processi allora fortemente burocratizzati delle grandi organizzazioni, in tutti i campi). In Italia qualcosa che ha a che fare con la democrazia elettronica ha oggi un successo elettorale che penalizza forze politiche sia vecchie che cosiddette nuove e paralizza le istituzioni. Siamo un laboratorio grazie al brodo di coltura di un malaffare e di un malcostume che da noi pervadono la sfera privata non meno di quella pubblica, in un crescendo tale da dimostrare che la cosiddetta seconda repubblica solo lo stadio comatoso della cosiddetta prima, solo superficialmente sanata da Mani Pulite. Ma il brodo di coltura serve se qualcuno ne fa uso. NellItalia dove tutti, ma proprio tutti, hanno il cellulare ha successo con bassissimo costo economico un movimento, diciamo cos, di redenzione, che gi nel nome (ispirato al linguaggio iconico elettronico: *****) pretende leccellenza, altra parola chiave della nostra epoca. Erano gi disponibili le attrezzature e gli aderenti stessi, compresi quelli che ancora non sapevano di esserlo, ma appartenenti a una comunit virtuale cui stato dato uno sogno civile (egualitario) e uno scopo politico (via i corrotti). Non seduzione, amore, anzi attrazione erotica basata su eccellenza, innovazione e bassi costi. Anche Berlusconi ha messo a profitto politico investimenti realizzati inizialmente per fare soldi con le tv private e con laudience costruita dal marketing. Anche la berlusconiana una comunit di sognatori (davanti e dentro la tv), cui stato dato uno scopo politico (ma non civile, trattandosi di sfuggire alla giustizia). Anche qui si tratta di amore, anzi di sesso pubblicamente praticato, non in diretta ma quasi. Sono due comunit internamente coese per costumi e vaghe idee, ma incarnate da personaggi che danno spettacolo anche di s, senza vergogna e remore, eredi elettronici della commedia dellarte. Alle elezioni, queste comunit non votano, si autocelebrano applaudendo il capocomico. Tutto questo pone veri e seri problemi ai partiti politici vecchio stile, quelli delle segreterie e degli apparati e degli iscritti e dei votanti che possono anche essere convinti, ma non si sentono comunit gi da quando don Camillo e Peppone li avevano portati sul grande schermo. Se hanno sogni sono personali e la loro passione civile si esprime positivamente e prosaicamente nelle leggi. Ma le loro espressioni politiche i partiti sono costosi, anzi sempre pi costosi da quando il malaffare e il malcostume sono divenuti episodi banali, tanto da varare leggi che premiano e incoraggiano la corruzione. Di fronte al movimento ***** e a Berlusconi, che sfruttano a fini politici investimenti realizzati per altri scopi, ottenendone perci enormi extraprofitti, i partiti che di sola politica vivono non hanno scelta: devono ridurre drasticamente i costi sia effettivi che percepiti (bisogna anche farlo sapere in modo efficace). E a questo scopo devono finalmente tornare alle idee e alle pratiche di democrazia interna che sono la loro fondamentale ragione dessere e di successo, e sono invece state abbandonate nella errata visione di partito-azienda che non la loro, ma dei loro antagonisti, avversari e puri e semplici nemici (della democrazia). Siamo un paese dove il volontariato una grande forza non solo sociale, ma stranamente sembra che possiamo farne a meno nel campo che ne lespressione pi genuina: limpegno politico, va da s in democrazia. Per tagliare i costi, pertanto, indifferibile riformare la legge elettorale nota come porcata perch tale : non si elegge nessuno, semplicemente si sottoscrivono azioni a scadenza (pagandole a carissimo prezzo su tutti i piani) che consentono a pochi stati maggiori di impadronirsi del potere pubblico e farne quello che vogliono, assumendo uno stuolo di parlamentari ben pagati. I partiti azienda portano al parlamento azienda, ormai lo vedono anche i ciechi politici se vogliono, e fanno morire la democrazia insieme ai partiti che non sono aziende, o lo sono solo un po, o in maniera impropria con il finanziamento pubblico. Abolita la porcata, per ridurre i c osti bisogna innovare tutta una serie di strumenti che costano e non funzionano, come se non ci fosse stata la rivoluzione informatica: funzionari, giornali e sedi diventano volontari, web e network imperniati su alcuni centri strategici a presidio del territorio con pochi funzionari e poche sedi. Ci non significa rinunciare agli incontri e ai rapporti interpersonali, che anzi in questa prospettiva vanno potenziati, ma per aprire le porte anche alla competizione politica interna, necessaria per avere consenso e una formazione politica altrimenti inesistente. E a questo fine basta farsi ospitare o affittare una sala quando serve. Ci non significa neppure che sia facile, ma si sa che fare politica difficile, salvo in un regime, sia pure miserevole come rischiamo di diventare.

Scrive Mario Saccone a Walter Marossi


Credo che l'articolo di Marossi imponga qualche precisazione. L'articolo interessante. Individua esaurientemente le scuse standard della sinistra per le sue sconfitte e in particolare, finalmente, la madre di tutte le scuse e cio, cito nella versione che lui giustamente definisce ruspante, il sono tutti stronzi si meritano Berlusconi. Questa versione in realt si adatta a tutta la sinistra partitica e associazionista italiana

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www.arcipelagomilano.org da Giustizia e Libert a SEL e al PD e ne dimostra l'intima natura reazionaria e conservatrice. Come bene faceva notare Perry Anderson qualche anno fa nel suo articolo sul PC Una sinistra invertebrata questa ha di fatto raccolto l'eredit della cultura (piccolo) borghese italiana, tutta parole e retorica e niente sostanza. Ma l'apporto pi importante di Marossi l'aver rivelato, suo malgrado, la scusa n. 14, che la sua tesi che cito letteralmente il centrosinistra una coalizione illuminista che crede ancora di essere avanguardia e di avere il compito di educare, che non ha ancora letto Le bon a pi di un secolo dalla pubblicazione della Psicologia delle folle; che ha il mito dello scientifico e lorrore dellemotivo o irrazionale. () Forse se invece di guardare alla scientificit ci si fosse artigianalmente impegnati a trattenere il partito dei Pensionati che era nella coalizione nel 2010 e nel 2005 e che elegge un consigliere regionale dal 1990, e non si fossero respinti i Radicali incomprensibilmente tenuti fuori dalla coalizione quando solo con Pisapia a Milano avevano portato 1,7% qualche chance in pi cera. Se qualcuno riesce a capire dove siano l'illuminismo e la scientificit a cui avrebbe guardato il centrosinistra, sono disposto a pagargli una cena. Ma temo che Marossi esprima lui stesso in modo esemplare proprio l'ignoranza della sinistra. La sinistra non sa nulla di scienza, n di scienze esatte n di scienze umane, non sa nulla di economia, di statistica, di sociologia, di storia. Non ha mai pensato che per definire una linea economica non ci vuole un congresso, ma il lavoro di economisti, di sociologi che analizzino statistiche, raccolgano dati e facciano un po di conti per dare carne e sangue alle richieste di uguaglianza e di diritti dei cittadini. Crede da classe politica ignorante quale , che basti fare una legge che sancisca i diritti, disinteressandosi degli effetti economici e sociali a media e lunga scadenza. Nessuno di loro conosce, Meidner o Rehn, gli economisti che hanno messo su la struttura di welfare svedese. I loro economisti sono un Fassina che confonde la dottrina sociale della chiesa con un piano economico. Non un caso che dopo oltre cinquanta anni di lotte sindacali i lavoratori italiani siano rimasti con il pugno di mosche della Cassa Integrazione, mentre i lavoratori svedesi e tedeschi hanno la garanzia di un welfare. Cos ormai da venti anni la sinistra si presenta a un paese che aspetta di avere delle risposte concrete, delle riforme che rendano pi facile vivere, lavorare creare, degli impegni, misurabili, con degli pseudo programmi che sono elenchi di diritti imprescindibili, da cui prescinde appena al governo. Come la tredicesima scusa rivela l'intima natura conservatrice di questa sinistra, cos la quattordicesima ne dimostra l'impossibile riforma. Questa sinistra, ignorante e conservatrice non pu che sparire se si vogliono aprire delle possibilit per il paese. Ci saranno pure in Italia qualche migliaio di persone perbene, mediamente intelligenti, mediamente esperte e con un Po di capitale sociale che si decideranno a intervenire per liberaci da questa casta di ignoranti. Professionisti, sindacalisti, piccoli imprenditori, operai, impiegati tecnici che si mettano all'opera per rimettere in piedi la baracca e far fuori le ideologie piccolo borghesi che ci soffocano. Come quella della politica professionale considerata come la pi alta attivit umana (vedi Gentile), o i diritti intesi come assoluti e scesi dal cielo, invece che obiettivi storicamente e socialmente elaborati per la cui attuazione servono le risorse che i cittadini creano. Si deve riportare la politica a essere una attivit di servizio ai cittadini, misurabile con i risultati e rispettosa delle attivit di lavoro, di creazione, di innovazione che sono il fondamento della societ. Queste si attivit veramente e profondamente umane, alte o basse che siano.

Scrive Felice Besostri a LBG


Ogni volta che si parla con buon senso ci si dimentica che l'Italia non un paese normale e con buona pace della Lega Nord nemmeno la Padania: in un paese normale Maroni non avrebbe vinto, a prescindere dalle debolezze e dagli errori di Ambrosoli. In un paese normale il candidato dell'opposizione si costruisce negli anni che precedono le elezioni, non lo si inventa nel giro d qualche mese. La strada segnata se si vuol fare una diversa politica. Si dia vita al Governo ombra con a capo il portavoce e due vice, nelle persone dei capigruppo, sopravvissuti allo tsunami che ha spazzato via la coalizione. Da l dovr uscire lo sfidante di Maroni. Sono scettico perch le tensioni nelle Liste Civiche per Ambrosoli alta. Presentare il modello Pisapia come vincente rispetto a un Ambrosoli perdente non ha senso, perch Pisapia stato uno dei king maker di Ambrosoli e la risposta se oggi Pisapia sarebbe vincente non la conosce nessuno: dipenderebbe dai 5Stelle al secondo turno. Quindi parliamo rapidamente di strutture e di programmi, e di capacit decisionale. Su una vicenda istituzionale di non poca importanza, cio contestare le elezioni, a dieci giorni dalla proclamazione degli eletti non si hanno notizie. Un terzo del tempo sfumato. Non un buon segno quale che sia la decisione.

Scrive Tiziana Gatti a Massimo Cingolani


Ho letto l'articolo sul network degli assicuratori. Quello che dicono sull'importanza delle competenze per articolare l'iniziativa del PD, notevole e sarebbe interessante estenderla ad altri settori e, sopratutto nelle realt locali, dove il partito sempre pi autoreferenziale e i dati delle regionali lo evidenziano. Credo per che non ci sia la volont di innovare cos a fondo, perch minerebbe il ruolo di aree e correnti che, come giustamente rilevato dal comunicato, sono sempre di pi comitati elettorali di parlamentari e consiglieri, e in Provincia la situazione anche peggiore. Al congresso i delegati li eleggeranno circoli sempre pi vuoti.

MUSICA

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questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Il Mistero Schiff


Durante la settimana prima di Pasqua abbiamo ascoltato la terza serata dellintegrale delle Sonate di Beethoven che Andras Schiff sta eseguendo al Conservatorio per la Societ del Quartetto: le prime due si sono svolte e le abbiamo recensite nel novembre dellanno scorso e nel gennaio di questanno; in questa terza tornata abbiamo ascoltato prima le due Sonate facili dellopera 49, poi con inversione cronologica per ovvii motivi teatrali (e cio per garantirsi gli applausi finali) le opere 22 e 26, le due Sonate dellopera 27 e lopera 28. In occasione del precedente concerto avevamo scritto (30 gennaio) che c sempre qualche cosa di did ascalico nelle esecuzioni di Schiff che ne mortifica lispirazione e sempre, in occasione dei suoi concerti, abbiamo espresso da una parte grande ammirazione (i suoi programmi intelligenti e stimolanti, la precisione, la concentrazione, la lievit e lomogeneit del suono), ma anche alcune perplessit ( tanto concentrato nel dettaglio da trascurare la sintesi, larchitettura complessiva e il senso ultimo dellopera; spesso algido, glaciale; i tempi veloci troppo veloci, quelli lenti troppo lenti, ecc.); insomma ci affascina ma non ci convince. Questa volta vorremmo tentare di andare pi a fondo e spiegarne i motivi. Ci perdonino coloro che non ricordano a memoria queste musiche (ma basta avere un CD a portata di mano). Dunque facciamo degli esempi, commentando due brani musicali fra i pi noti. La Sonata n. 12 in la bemolle maggiore lopera 26, scritta a cavallo fra gli anni 1800 e 1801 ha una struttura molto originale: il primo tempo un Andante con variazioni, il secondo un breve Scherzo con Trio, poi prima del morbido e poetico Allegro conclusivo vi inserita una Marcia funebre sulla morte dun Eroe cos titolata, in lingua italiana, dallo stesso Beethoven; un pezzo straordinario, un pilastro nella storia della musica, non destinato a nessun particolare personaggio ma creato per celebrare simbolicamente un eroe che non fu mai e che sempre sar (W. Von Lenz), di cui Massimo Mila ebbe a scrivere indimenticabile la sublime modulazione il la bemolle della ventiseiesima battuta, unico momento concesso alle lacrime in questo maschio compianto funebre. La Marcia composta da due temi essenziali, fortemente in contrasto fra loro: il primo, in la bemolle minore, racconta la mestizia della processione che si snoda dietro al feretro dellEroe; ma, subito dopo quel moto di commozione segnalato da Mila, la processione improvvisamente si arresta e il secondo tema, in la bemolle maggiore, si presenta come un rullo di tamburi che, in crescendo da piano a forte, annuncia in fortissimo lo squillo delle trombe che celebrano la grandezza dellEroe. Poi la processione riprende il suo rassegnato incedere fino alla conclusione del tutto, in pianissimo (la tumulazione? la rassegnazione?). Cosa ci ha restituito Schiff di tutto ci? Una perfetta, rarefatta e patinata esecuzione di un bel pezzo fatto di armoniosi accordi e di una sottesa dolce melodia. Nulla di pi. Non cerano processioni, n lacrime, tantomeno tamburi e trombe. Pura astrazione formale, zero sentimenti. Secondo esempio, la Sonata quasi una fantasia (titolo originale in italiano) opera 27 n. 2 in do diesis minore che Beethoven dedic alla diciassettenne contessina Giulietta Guicciardi della quale era masochisticamente innamorato (lui aveva trentanni e vent'anni dopo, molto ingenuamente, confidava ancora a Schindler che Lei mi amava moltissimo, molto di pi di quanto avesse mai amato suo marito ma tutti sapevano che non era affatto vero!). Il primo tempo della Sonata quel mirabile Adagio sostenuto che ha consentito allo scellerato critico tedesco Ludwig Rellstab, anni dopo la morte dellAutore, di intitolare la Sonata Al chiaro di luna. Ebbene Beethoven scrive sullincipit della Sonata, sempre in italiano, che Si deve suonare tutto questo pezzo delicatissimamente e senza sordino, laddove il senza sordino sta per con pedale. Tutti i pianisti che conosciamo, per averli ascoltati dal vivo o in disco, usano s il pedale per tutto lAdagio e in ogni battuta, ma staccandolo (sollevandolo) brevemente fra una battuta e laltra, in modo di non sovrapporre le strutture armoniche che cambiano in continuazione. Schiff (lo ha sempre fatto!) il pedale non lo stacca mai, creando cos unatmosfera sonora molto confusa e disarmonica che pu anche determinare una qualche suggestione onirica ma certo non giova alla comprensione del testo n alla purezza virginale che - non a caso - Beethoven gli affida. Dopo lAllegretto con Trio, il nostro Maestro si scatena poi in un Presto non agitato, come prescrive lAutore, ma addirittura forsennato, in cui non si percepiscono pi le singole note, in cui si perde quel gioco raffinato fra il piano e lo sforzato, fra lo staccato e il legato (non indicato ma sottinteso), soprattutto togliendo allascoltatore la gioia di capire che cosa sta ascoltando. Naturalmente tutto eseguito con una tecnica e una precisione ineccepibile. vera gloria?

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org La libert dal dopoguerra a oggi
Che cosa significa libert oggi? Com cambiato questo vocabolo dallIlluminismo alle tragedie sociopolitiche che hanno accompagnato la seconda met del Novecento? C ancora posto per una libert artistica che sia azione concreta? Che cosa potrebbe significare oggi questa parola letta da artisti europei diversi tra loro per et, percorso, Paese e storia politica? Queste risposte prova a darle Desire for freedom. Arte in Europa dal 1945, mostra collettiva che affronta lidea di libert in Europa dal dop oguerra in avanti, attraverso 200 opere darte che esprimono il pensiero e le creazioni di 94 artisti contemporanei provenienti da 27 diversi Paesi europei. Realizzato su iniziativa del Consiglio dEuropa e con il soste-

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www.arcipelagomilano.org gno finanziario della Commissione europea, il progetto frutto della collaborazione internazionale di 36 Paesi membri del Consiglio stesso, che hanno coinvolto artisti, studiosi, curatori, musei, gallerie e importanti collezionisti privati. Il progetto nasce con lobiettivo di superare la visione di unEuropa del dopoguerra come teatro dellostilit tra due blocchi di potere contrapposti, assumendo invece come punto di partenza lidea che entrambe le parti affondino le radici comuni nellIlluminismo e nei suoi valori: ragione, libert, giustizia, uguaglianza. Il percorso non ha un senso cronologico o geografico, ma si apre invece con un percorso circolare (reso ancora pi arduo dalle labirintiche sale e corridoi di Palazzo Reale), che si sviluppa in 12 sezioni, ognuna dedicata a un tema. Si inizia con il Tribunale della Ragione, in nome della quale spesso sono state commesse le peggiori violazioni dei diritti delluomo e sul cui ruolo gli artisti si interrogano; si prosegue con le utopie in La rivoluzione siamo noi, ispirata allopera omonima di Joseph Beuys del 1972; la terza tappa il Viaggio nel paese delle meraviglie, che racconta la capacit dellarte di riscrivere la na rrazione e la storia, ridefinendo anche la nostra coscienza storica collettiva. In Terrore e tenebre larte mette il visitatore di fronte al regime del terrore e alla violenza delle torture che arrivano a privare la societ dei principi di fratellanza e solidariet. Con Realismo della Politica larte misura il ruolo dellazione politica nel bilanciare gli interessi della societ civile e la sua capacit (o incapacit) di risolvere i conflitti pacificamente; mentre la Libert sotto assedio, dimostra la fragilit di questa parola, colpita ieri come oggi da orrori e violazioni dei diritti umani. In 99 Cent gli artisti si confrontano con il difficile rapporto tra la vita incentrata su valori immateriali e la spinta verso il consumismo che pervade la nostra societ, a discapito di tutto, come raccontano le grandi fotografie di Andreas Gursky. Con Centanni gli artisti fanno riferimento alleternit per ridimensionare il presente e sottolineare limportanza della cura dellambiente e delle risorse che ci circondano, legandosi alla sezione precedente. Il rapporto dellarte con il concetto dellabitazione, fonte di sicurezza e riparo ma anche canale di comunicazione con lesterno, invece il nucleo di Mondi di vita; cos come Laltro Luogo, al contrario, analizza i mondi creati dallarte come vie di fuga, nuovi orizzonti possibili in opposizione a ci che ci circonda. Esperienza di s e del limite entra nel merito della conoscenza dei propri limiti e dei confini tra s e laltro, cercando di definire cosa ci rende umani e come vorremmo essere nel prossimo futuro. Con Il mondo nella testa la mostra chiude il cerchio testimoniando come la fonte delle nostre idee, Ragione compresa, e della conoscenza della realt e rimane anche per lartista la nostra mente. Le opere in mostra serviranno quindi a mostrare la visione di ciascun artista sul tema e a rispondere agli interrogativi connessi al tema della libert individuale e collettiva, che poi un invito pi ampio a riflettere sul senso stesso dell'arte in unepoca cos travagliata. I nomi sono quelli di alcuni grandi protagonisti degli ultimi decenni, come Gerhard Richter, Mario Merz, Christo, Richard Hamilton, Niki de Saint Phalle, Alberto Giacometti, Damien Hirst, Arman, Jannis Kounellis, Yves Klein, Emilio Vedova e molti altri. Desire for freedom. Arte in Europa dal 1945 Palazzo Reale, fino al 2 giugno. Orari: Lun: 14-30-19.30, Mar-Dom: 9.30-19.30, Giov e Sab: 9.30-22.30. Biglietti: 9,50/ 6,50 comprensivi di audioguida

I tre crocifissi di Foppa


Dal 19 marzo il Museo Diocesano ospita un dipinto prezioso, proveniente dallAccademia Carrara di Bergamo, e ben adatto alla imminente Pasqua: I Tre Crocifissi di Vincenzo Foppa. Lopera, data generalmente dalla critica al 1456, stata invece attualmente riletta al 1450, come sembrerebbe essere scritto sui parapetti marmorei che circondano la scena, e farebbe dunque diventare questa tavola, fatta per la devozione privata, un importante anticipo sullevoluzione del gusto artistico in Lombardia. Vincenzo Foppa, bresciano, artista innovativo che ha lavorato anche per gli Sforza tra Milano e Pavia, in questa tavola, il cui committente ci rimane ignoto, ha creato una scena sacra che va oltre le abituali visioni del fatto, e anzi aggiunge un clima di reale sospensione, rendendolo quasi una scena quotidiana e umana. Affidandosi ai Vangeli sinottici, lascia il Cristo abbandonato a se stesso, senza le pie donne o san Giovanni, generalmente rappresentati, ma solo circondato dai terribili due ladroni. Composto quello di sinistra, colui che alla fine credette, con una posa ritorta e disperata quello di destra, tormentato nel fisico e nellespressione, pressato da un demonio sopra la sua croce. Quello che colpisce davvero la tridimensionalit dei corpi, che riprendono sfacciatamente le novit padovane di Donatello, costruiti con un gioco di chiaroscuri decisamente in anticipo sui tempi. E in effetti la cultura figurativa di Foppa sembra essere davvero di ascendenza veneta: c memoria non solo dello Squarcione, maestro di Andrea Mantegna, ma anche e soprattutto di Jacopo Bellini e dei suoi disegni, nel monumentale arco che inquadra la scena e nelle teste di antichi imperatori romani. Altra interessante notazione sulluso della prospettiva. Una prospettiva che fa emergere i corpi, in particolare quello del Cristo, che sembra quasi arrivare a toccare la cima dellarco, e che si impone subito agli occhi dello spettatore. Una prospettiva per ritenuta per alcuni anni anche sbagliata, come pu sembrare se si osserva il paesaggio sullo sfondo, ancora bidimensionale e favolistico, di gusto ancora tardogotico, e per il quale si proposto un confronto con il nome di Gentile da Fabriano. In realt la tavola si avvale di una doppia prospettiva, che oltre a creare le diagonali delle croci, ha anche un punto di fuga rialzato, pensato per una visione dal basso da parte del fedele, che avrebbe dovuto meditare, inginocchiato, davanti ai Sacri Misteri. Ecco perch la datazione diventa fondamentale. Anticipando al 1450 lopera, si pu rendere meglio lidea della precocit delle invenzioni foppesche, facendolo rientrare nel clima artistico padovano e non ancora in quello mantegnesco. Foppa fu un grande maestro del Rinascimento lombardo, cosa che si pu vedere anche grazie agli affreschi della Cappella Portinari (1464 - 1468), presso la chiesa di SantEustorgio, attigua al complesso del Museo Diocesano. Vincenzo Foppa. I tre crocifissi, Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95, fino al 2 giugno, orari: mar-dom: 10.00-18.00. La biglietteria chiude alle ore 17.30 Biglietti:

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Una App per la Milano di Costantino


Il Museo Diocesano, ideatore della mostra Costantino 313 d.C., insieme a Midapp, col contributo di Regione Lombardia, ha da poco presentato una APP davvero interessante relativa a Costantino e alla Milano del tempo. Basta cercare negli app store di Android o IPhone la dicitura la Milano di Costantino per avere gratuitamente una app ricca di informazioni e contenuti, che permetter un viaggio nel tempo, nel IV sec d.C., per conoscere meglio i luoghi della Milano romana. Milano fu la citt dellEditto di toll eranza, sede imperiale dal 286 d.C. e crocevia di traffici, imperatori ed eserciti. Lapp La Milano di Costantino permette di rivivere, area per area, i luoghi pi significativi della citt antica. Si inizia con una mappa interattiva di Milano, che sovrappone la cartografia attuale (basata su dati Open Street Map) alla pianta delle aree archeologiche del tempo, con la segnalazione di numerosi luoghi dinteresse. Tre sono gli itinerari che si possono percorrere e che permettono di scoprire venticinque luoghi dinteresse, corredati da schede ricche di informazioni, orari di apertura, contatti e approfondimenti. Il primo, dal titolo Milano al tempo di Costantino fa conoscere, attraverso resti archeologici, la Mediolanum romana: il Foro, il teatro, il circo, le terme, il mausoleo imperiale ecc. Con il secondo itinerario, Le basiliche cristiane, si scoprono i primi edifici di culto cristiano eretti dopo lEditto di Milano per volere di Costantino, dei suoi successori e di SantAmbrogio, vescovo di Milano, come San Nazaro, san Simpliciano, il complesso episcopale e altre. Il terzo, Costantino ed Elena nella memoria di Milano, propone un percorso insolito sulle tracce di monumenti e dediche voluti dai cittadini milanesi in ricordo dellimperatore e della sua storia. I contenuti dellapp sono visibili anche off line, senza accesso a internet. Con il GPS invece, camminando per la citt si potranno facilmente localizzare i luoghi dinteres se intorno a s con lindicazione della direzione e della distanza. Un utile aiuto per conoscere Milano antica e integrare meglio i luoghi e i reperti presentati alla mostra di Palazzo Reale, prolungata fino al 24 marzo.

Leonardo e le macchine ricostruite


Come faceva Leonardo Da Vinci a progettare le sue macchine volanti? Potevano davvero volare? Che cosera il famoso Leone Meccanico? Perch non venne mai portato a termine il colossale monumento equestre di Francesco Sforza? Queste sono solo alcune delle domande che potranno avere risposta grazie allinnovativa - e unica nel suo genere - mostra che si appena aperta in una location deccezione: gli Appartamenti del Re nella Galleria Vittorio Emanuele. Tutto nasce dallidea di tre studiosi ed esperti, Mario Taddei, Edoardo Zanon e Massimilano Lisa, che hanno saputo mettere insieme e creare un centro studi e ricerca dedicato a Leonardo, alle sue invenzioni e alla sua attivit, con risultati sorprendenti sia sul fronte delle esposizioni, sia su quello della divulgazione. Leonardo3 (L3) parte di un progetto pi ampio, di un innovativo centro di ricerca la cui missione quella di studiare, interpretare e rendere fruibili al grande pubblico i beni culturali, impiegando metodologie e tecnologie allavanguardia. Sia i laboratori di ricerca sia tutte le produzioni L3 (modelli fisici e tridimensionali, libri, supporti multimediali, documentari, mostre e musei) sono dedicati allopera di Leonardo da Vinci. E i risultati sono stati straordinari: L3 ha realizzato il primo prototipo funzionante al mondo dellAutomobile di Leonardo, hanno ricostruito il Grande Nibbio e la Clavi-Viola, il primo modello fisico della Bombarda Multipla, il primo vero modello del Pipistrello Meccanico, il Leone Meccanico e il Cavaliere Robot, oltre a interpretazioni virtuali e fisiche inedite di innumerevoli altre macchine del genio vinciano. Non solo macchine per. Fondamentali per la riscoperta e la creazione dei prototipi sono stati i tanti codici leonardeschi, tra cui il famoso Codice Atlantico interamente digitalizzato, cos come il Codice del Volo, presentato in Alta Definizione, in cui ogni singolo elemento interattivo. E queste tecnologie diventeranno, in futuro, sempre pi utili per studiare manoscritti antichi e fragilissimi, come i diversi Codici e taccuini, gi molto rovinati dallusura e dal passare dei secoli. Una mostra che divertir grandi e bambini, che potranno toccare con mano le macchine e i modellini ricostruiti, testarsi sui touch screen per comporre, sezionare o vedere nel dettaglio, tramite le ricostruzioni 3D, i vari pezzi delle macchine di Leonardo, far suonare la Clavi-Viola e costruire, davvero, un mini ponte autoportante. Una delle ultime sezioni poi dedicata ai dipinti di Leonardo, su tutti la famosa Ultima Cena. Una ricostruzione digitale e una prospettica permettono di ricostruirne strutture e ambienti, di capirne perch Leonardo sbagli di proposito la prospettiva e di approfondire alcuni dettagli. I modelli sono stati costruiti rispettando rigidamente il progetto originale di Leonardo contenuto nei manoscritti composti da migliaia di pagine, appunti e disegni. Il visitatore avr anche la possibilit di leggere i testi di Leonardo invertendo la sua tipica modalit di scrittura inversa (da destra a sinistra). L3 si gi fatto conoscere nel mondo, le mostre sono state visitate da centinaia di migliaia di persone in citt e Paesi come Torino, Livorno, Vigevano, Tokyo, Chicago, New York, Philadelphia, Qatar, Arabia Saudita e Brasile. Occasione imperdibile. Leonardo3 Il Mondo di Leonardo -piazza della Scala, ingresso Galleria Vittorio Emanuele II, fino al 31 luglio, orari: tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 23:00, biglietti: 12 intero, 11 studenti e riduzioni, 10 gruppi, 9 bambini e ragazzi, 6 gruppi scolastici.

Modigliani, Soutine e la Collezione Netter


Di Modigliani si detto e scritto di tutto. A iniziare dal suo soprannome, Mod, gioco di parole tra il suo cognome e lespressione peintre maudit, il pittore folle. Si sa della sua dipendenza cronica da alcol e

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www.arcipelagomilano.org droghe, si sa del suo grande amore, leterea Jeanne, si sa della loro tragica fine. Esponente di rilievo della cosiddetta Scuola di Parigi, Modigliani ha davvero segnato unepoca, pur nella sua breve esistenza, influenzando artisti e generazioni future. Un artista incompreso, come molti altri allinizio della carriera, e che pot sopravvivere soprattutto grazie allaiuto di generosi e lungimiranti mecenati. Dopo Paul Alexandre e Paul Guillaume, entra in gioco un collezionista atipico, schivo e riservato, che aiuter Mod nei suoi anni pi cruciali: Jonas Netter. Industriale ebreo emigrato a Parigi, Netter negli anni riuscir a mettere insieme una straordinaria collezione di opere darte, pi di duemila, sc egliendo gli artisti pi promettenti e interessanti, affidandosi al suo gusto personale ma anche a quello di un uomo completamente diverso da lui per stile di vita e carattere, Leopold Zborowski. Polacco, arriva a Parigi nel 1914 insieme alla moglie, per tentare la carriera artistica. La ville lumire lo trasformer invece, a suo dire, in poeta. E in un mercante. Grazie alle conoscenze e alle frequentazioni dei caff e dei locali di Montparnasse, Zborowski conosce e frequenta gli studi degli artisti pi talentuosi, e poveri, che stipendia e compra per Netter, con il quale aveva precisi rapporti commerciali. Un sodalizio lungo pi di un decennio, interrotto in brusco modo nel 1929, e che condurr Netter ad avere 50 dipinti di Modigliani, 86 Soutine e 100 Utrillo. Ed proprio Maurice Utrillo, figlio della ex modella e pittrice Suzanne Valadon, a essere stato il grande amore di Netter. In mostra molti paesaggi, declinati nei diversi periodi e momenti della sua vita. La precoce dipendenza di Utrillo dallalcol non gli ha impedito di lavorare tantissimo, a scopo terapeutico, e di ispirarsi alla pittura impressionista, soprattutto di Pissarro. Netter amava i suoi artisti come dei figli, sostenendoli in ogni modo: pagava stipendi, studi e materiali, pagava anche alcol e cliniche di disintossicazione. Ma in realt la collezione molto variegata. Oltre agli artisti maledetti per eccellenza, Mod e Soutine -con i suoi paesaggi espressionisti e i materici quarti di bue- presenta anche fauve come Derain con le fondamentali Grandi bagnanti del 1908, e de Vlaminck; molte opere di Suzanne Valadon, il neoplasticista Helion, Kisling, Kikoine, Kremegne e altri artisti dellEst- e non soloscappati da una vita di miseria per approdare a Parigi, citt ricca di promesse, di collezionisti e simbolo, con Montmartre, Montparnasse e i loro caff, di una vita bohemien e ribelle. Certo non tutto al livello delle opere di Modigliani, sono presenti anche pittori minori e nomi forse poco conosciuti. Ma daltra parte la collezione il frutto del gusto e dellestetica personale di Netter, che ha saputo riunire tutti quegli artisti, diversi per storia, cultura e Paese, e che hanno segnato la storia dellarte europea. Dice il curatore, Marc Restellini: Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualit e i sogni propri a ciascuno di loro. Quegli anni corrispondono a un periodo demancipazione e di fermento che ha pochi eguali nella storia dellarte. Di Jonas Netter, uomo nellombra, oggi non rimane quasi niente, solo un suo ritratto fatto da Moise Kisling e qualche lettera. La sua eredit pi grande sono senza dubbio le opere darte che oggi, dopo pi di settanta anni, tornano a essere esposte insieme per ricreare una delle epoche doro della pittura europea. Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti - Palazzo Reale, fino all8 settembre 2013 - Orari: Luned: 1430 - 19.30. Dal marted alla domenica: 9.30-19.30. Gioved e sabato: 9.30-22.30 - Costo: Intero 9 euro, ridotto 7,50 euro.

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Franco Cardini Arianna Infida
Bugie del nostro tempo Medusa 2013 pp. 206, euro 14.90
Lo storico Franco Cardini, gi docente di Storia medievale presso l'Istituto di Scienze Umane di Firenze, Fellow della Harvard University, Directeur d'Etudes presso l'EHESS di Parigi, con questa sua nuova pubblicazione, fortemente auspicata dall'editore Maurizio Cecchetto, raccoglie 26 articoli e brevi saggi dal 2005 a oggi, alcuni inediti, con l'intenzione di denunciare le menzogne delle vulgata ufficiali, alimentate da mass media inaffidabili e proni del potere. Si possono non condividere le argomentazioni dell'autore, ma si deve senz'altro riconoscere la bont del metodo che egli propone per affrontare l'analisi storica. Egli ritiene che termini come mai e sempre siano da bandire da parte dello storico, poich ogni evento pu e deve essere rivisitato nel tempo, se compaiono nuove prove documentali. L'autore contro i tab e i pregiudizi, da qualunque parte provengano. Per questo stato accusato via via di essere di destra, quando afferma che anche i ragazzi morti per Sal avessero diritto di essere onorati, e di appartenere alla sinistra quando dichiara che la guerra in Irak e in Afganistan stata una guerra di aggressione, basata su bugie, e che perci i ribelli sono da paragonarsi ai nostri partigiani. Una sorta di Amarcord questa Arianna, ove l'autore si toglie alcuni sassolini dalle scarpe, come quando evidenzia il suo isolamento mediatico, in occasione per esempio della pubblicazione per Laterza nel 2011 del suo Il turco a Vienna, un saggio di ben 700 pagine, destinato a rischiarare eventi cruciali nella storia dell'Europa, e ciononostante passato quasi sotto silenzio. Questo ukase il retaggio della sua immagine giovanile, egli dice, quando militava tredicenne nel Partito fascista e poi studente universitario nel MSI. E nonostante che da decine e decine d'anni egli si sia chiamato fuori da quel partito. Egli ama oggi definirsi cattolico, europeista, socialista, lontano sia da Washington che da Mosca, sia contro un anticomunismo

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cialtrone, sia contro la xenofobia, amico degli oppressi, sicuramente inopportuno e anticamaleonte, condannato a una impoliticit perpetua. In questa ottica, egli affronta, in maniera dissacrante, alcuni temi caldi della nostra epoca. Come il tema dell'identit, vissuta soprattutto in chiave anti islamica. L'identit infatti dinamica, a mosaico, plurima, come la storia delle nostre dominazioni insegna. Evidenzia l'apporto ingente alla nostra civilt dell'Islam, nel periodo del suo massimo splendore. Considera i cristiani vittime innocenti di una guerra politica, innescata dai comportamenti delle grandi potenze, non una guerra religiosa, in quanto i cristiani vengono identificati con l'Occidente invasore e perci perseguitati. Accenna al grande tema delle Crociate, contro il loro elogio incondizionato, spezzando una lancia a favore del feroce Saldino riprodotto nelle figurine Liebig.

Mette in luce le lacune sulla tragedia dell'11 settembre e insinua che le videocassette di Bin Laden fossero false. Mette in dubbio il principio di diritto internazionale sulla reciprocit di trattamento dei cittadini da parte degli Stati, concilianti solo in Occidente, e si chiede perch debba necessariamente vincere questa tesi, estranea al sistema giuridico di un'altra parte del mondo. Denuncia il disimpegno dell'Europa nei confronti delle Primavere arabe, un'Europa guscio di istituzioni vuote. Un'Europa in cui Francia e Inghilterra sono state tra le cause degli attuali conflitti in Medio Oriente sin dai primordi del '900. Cos come avvenne in Cina per la guerra dell'oppio e per la feroce repressione occidentale della rivolta dei Boxer. Affari sinistri, legati all'uso dell'acqua, dei gas sotterranei, del petrolio, che nascondono verit indecenti. Cardini poi contro la politicizzazione della fede. Plaude a Ratzinger

e alla sua lotta contro il relativismo morale, da non confondersi con quello antropologico, cos come al permesso della reintroduzione del latino, nostra lingua madre. Nega valore al Risorgimento, falso movimento di popolo, bens di lites, meglio sarebbe stato un federalismo a causa della natura policentrica dell'Italia. Ammette il metodo del revisionismo anche nei confronti della Shoah, nel valutare ad esempio il numero delle vittime, potendo, egli dice, comunque sempre ricusare le affermazioni dei negazionisti con prove certe, non solo con lo sdegno o peggio la prigione, come per lo storico Irving. Opinabile. Come si vede, tanti sono i temi trattati, tutti incandescenti, come tizzoni capaci di dare fuoco alle polveri, esattamente ci che la vis polemica di Cardini vuole fare.

SIPARIO questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.G. Muscianisi rubriche@arcipelagomilano.org Odyssey Robert Wilson
Rappresentazione in 2 atti e 26 scene in greco moderno (sovratit. italiano), preludio in greco classico [165] Progetto, regia, scene e costumi R. Wilson. Testo S. Armitage da Odissea. Drammaturgia W. Wiens. Traduzione in greco moderno G. Depastas. Musiche, eseguite dal vivo al pianoforte T. Oikonomou. Con Z.Douka, S. Zalmas, L. Koniodrou, A. Mylonas, M. Naupliotou, V. Papadopoulou, A. Totsikas, N. Tsakiroglou, T. Akokkalidis, G. Glastras, A. Sakellariou, G. Tzavaras, G. Tsampourakis, K. Fontoukis, M. Kavalieratou, L. Papaligoura, D. Piatas Produzione Piccolo Teatro Strehler di Milano e Teatro Nazionale di Grecia di Atene. Spettacolo del 3 aprile 2013, Prima.
Odyssey mi ha incuriosito per tanti fattori: come laureato in Lettere classiche mi ha colpito lidea di una rappresentazione teatrale dellOdis sea; come ballerino di danza classica e, in generale, appassionato di teatro sono interessato alla drammaturgia, cio alla messa in scena efficace e fruibile, di opere antiche; mentre come conoscitore della lingua neogreca mi ha catturato lidea di ascoltare un dramma in questa lingua. Il giudizio che ne viene fuori interamente positivo: mai avevo assistito a una rappresentazione antica con cos vivo interesse e cos empatica partecipazione, come avvenuto per Odyssey! Lo spettacolo comincia con le luci del teatro ancora accese. Una ragazza punk attraversa il palco saltellando e schiamazzando. Dopo che sono tutte spente un gioco psichedelico di luci del palco assorbe gli spettatori nella vicenda. Un vecchio seduto a un bordo laterale del palco gi dallingresso degli spettatori e dopo la spirale di luci comincia a cantare nella pronunzia moderna del greco il famoso proemio Andra moi ennepe, Mousa, polytropon (Raccontami, o Musa, delluomo versatile): il vecchio Omero. Ogni opera antica comincia con un proemio o un prologo, chi meglio del grande aedo per dare inizio alle vicende di Odisseo? Al proemio seguono le scene quasi dello stesso numero dei canti dellOdissea (26 scene contro 24 canti), che seguono fedelmente la successione della vicenda, manca invece del tutto la Telemachia, cio il viaggio di Telemaco fino a Pilo da Nestore per avere notizie del padre. Dopo il concilio degli di che decreta il rientro di Odisseo in patria, Zeus manda Hermes dalla ninfa Calipso che, innamorata, trattiene Odisseo contro il suo volere. Da un punto di vista drammaturgico importante che i personaggi della ninfa Calipso, della maga Circe e della moglie Penelope, cio le donne di Odisseo, siano interpretati dalla medesima attrice: infatti, Calipso dice a Odisseo Di giorno piangi, di notte ti stringo al mio corpo: tu resisti solo a met ma i tuoi pensieri sono altrove, chiudi i tuoi occhi per vedere il volto di Penelope; questo espediente drammaturgico serve allo spettatore per entrare nei pensieri di Odisseo, il quale in ogni donna che possiede vede il volto della donna che ama, valorizzando cos lelemento della fedelt coniugale anche nel marito. Odisseo parte dallisola di Calipso e arriva naufrago sullisola dei Feaci. La principessa Nausicaa, una giovane ragazza che sogna il matrimonio, si innamora di Odisseo e decide di portarlo a palazzo; il re Alcinoo e la regina Arete accettano di ospitarlo a condizione di credere alle vicende di Odisseo. Interessante il fatto che Nausicaa viene mandata a

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dormire con la promessa che la madre racconter il giorno seguente la storia. Cos avviene. Arete negli intermezzi canta a Nausicaa la storia: questo sembra un espediente del drammaturgo per giustificare la sintesi del racconto che avviene nella rappresentazione teatrale rispetto allepos omerico. La vicenda di Odisseo prosegue: i Ciconi, i Lotofagi, il Ciclope Polifemo, lotre dei venti, Circe, la discesa nellAde e lincontro con lindovino Tiresia e la madre Anticlea, le sirene, Scilla e Cariddi, larrivo a Itaca , Eumeo, lincontro con il figlio Telemaco, la gara dellarco, luccisione dei pretedenti e il commovente ricongiungimento degli sposi. Penelope dice So bene che aspetto aveva mio marito quando salp [venti anni prima]. Ma che aspetto ha adesso? Tu sei uno straniero. Sei ignoto, sconosciuto, e qui avviene linganno del letto, cio Penelope chiede di spostare il talamo nuziale in unaltra sala, ma Odisseo irato dice Quel letto non si sposter di un passo. Non un semplice mobile, scavato nel tronco di un ulivo. Non stato portato qui dalla bottega di un carpentiere: quel letto pianta ancora le radici nel terreno. Questa stanza stata costruita intorno a quel letto. Quel talamo nuziale il

fondamento dellintera casa, da qui il riconoscimento Solo due persone conoscono il segreto di questo letto. Adesso sei a casa, mio Odisseo. Qual il Leitmotiv dellintero dramma? La fedelt. E come rappresentare la fedelt? Con un cane. La ragazza punk che compare allinizio dello spettacolo non la sterile stravaganza di un regista, ma il collante dellintero dramma. Infatti, la ragazza punk in ogni cambio di scena compare saltellando e schiamazzando, anzi guaendo, attraverso il palco. Si capisce che in realt guaisce come un cane solo alla fine. Nellepos omerico quando Odisseo entra sotto le spoglie di mendicante nel proprio palazzo, il primo a riconoscerlo il fedele cane Argo che lo ha atteso per venti anni e alla sua vista muore guaendo per la gioia. Il cane Argo rappresentato dalla ragazza punk: quando Odisseo, Telemaco ed Eumeo entrano nel palazzo dove gozzovigliano i pretendenti, la ragazza punk abbaiando e guaendo si strofina a Odisseo ( lunico momento in cui interagisce con i personaggi) e poi ricevuta una ciotola da Telemaco esce di scena, ma non muore nel dramma per poter assolvere il proprio ruolo di simbolo e garante della fedelt.

I personaggi si muovono sul palco come scivolando sui piedi e gesticolando con movimenti molto codificati che incorniciano il volto ed enfatizzano le espressioni. A prima impressione i loro movimenti sembrano marionettistici (e ci non si esclude, perch qualcosa nei personaggi ricorda le marionette e i carillon, come Nausicaa e le ancelle oppure la deliziosa Euriclea), ma quei movimenti sembrano pi ricordare la pittura e le raffigurazioni dei vasi greci. Il trucco bianco del volto con i lineamenti molto marcati in nero ricordano quei disegni; i giochi di luci e controluci sembrano richiamare i due stili di pittura vascolare, vasi con sfondo rosso a figure nere e viceversa vasi con sfondo nero a figure rosse. I movimenti e le pose sono plastici come nella pittura vascolare greca. Gli spettatori diventano quindi visitatori di un museo che si soffermano di fronte a un grande vaso in cui sono raffigurate nei diversi quadri/scene l'avventuroso nostos (ritorno) di Odisseo. Piccolo Teatro Strehler dal 3 al 24 aprile 2013 Domenico G. Muscianisi

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Il figlio dell'altra


di Lorraine Lvy [Le fils de l'autre, Francia, 2012, 105'] con Emmanuelle Devos, Jules Sitruk, Pascal Elb, Mehdi Dehbi, Areen Omari
Joseph (Jules Sitruk) un giovane israeliano, figlio di un ufficiale dell'esercito, pronto per il servizio militare in una delle migliori sezioni speciali. Gli esami del sangue, che precedono i tre anni di leva, attirano per l'attenzione di sua madre. L'incompatibilit del suo gruppo sanguigno con quello del padre rivela ai genitori la pi sconvolgente delle notizie. La notte della nascita di Joseph, in un ospedale di Haifa, il bambino stato scambiato per errore con Yacine (Mehdi Dehbi), figlio di una famiglia palestinese e musulmana, residente nei territori occupati della Cisgiordania. A quasi vent'anni, il giovane ebreo si scopre arabo di nascita e il giovane arabo, ebreo. Come si diventa l'eterno nemico di se stesso? Lorraine Lvy ci offre risposte differenti. Le madri (Emmanuelle Devos e Areen Omari) si avvicinano da subito, le loro figure distensive raffigurano la speranza che l'unione tra le famiglie riesca a prevalere sull'odio e la divisione. I padri, al contrario, restano rinchiusi nei loro rispettivi orgogli e dolori, si abbandonano al silenzio pi impenetrabile. Dopo l'evidente stupore iniziale, Joseph e il suo alter ego Yacine decidono di esplorare i rispettivi universi con uno sguardo ancora scevro di preconcetti, desiderosi di scoprire questa loro doppia natura tra l'imbarazzo della gente e la collera del fratello palestinese. Il film si concentra quindi sulla capacit dei due giovani di annullare le differenze, di sopravvivere allo sradicamento delle proprie radici, in un luogo in cui queste determinano incondizionatamente nazionalit e religione. Il figlio dell'altra si aggiunge quindi all'elenco di film (Il giardino di limoni il pi rappresentativo di questa ormai lunga lista) che hanno provato a tracciare il sentiero del dialogo e del rispetto tra israeliani e palestinesi. La regia sensibile e attuale di Lvy non riesce per a dare al film l'intensit che avrebbe meritato. La sceneggiatura, sempre abbastanza prevedibile, si appoggia sui numerosi clich e sui buoni sentimenti che creano un'atmosfera fiabesca nascondendo eccessivamente la crudelt e la drammaticit di questo eterno conflitto. In sala a Milano: Anteo, Apollo. Il 29 marzo, Enzo Jannacci ha lasciato Milano e tutti noi un po' pi soli. La sua natura di artista poliedrico gli ha permesso di recitare in molte opere cinematografiche, alcune davvero imperdibili e indimenticabili come L'Udienza di Marco Ferreri. Per ricordarlo, ho scelto una

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www.arcipelagomilano.org battuta de La bellezza del somaro di Sergio Castellitto. Cardiologo? gli chiede un curioso Marco Giallini. No, no, no, no. Io sono un conoscitore del cuore non come muscolo ma piuttosto come pianeta. Marco Santarpia

La migliore offerta di Giuseppe Tornatore [Italia, 2013, 124] con: Geoffrey Rush, Donald Sutherland, Liya Kebede, Sylvia Hoeks
In ogni falso, si nasconde sempre qualcosa di autentico, questo il leitmotiv che tiene sui binari la sceneggiatura di La migliore offerta scritto e diretto da Giuseppe Tornatore. Virgil Oldman (Geoffrey Rush) uno stimato battitore daste ossessionato dalle donne: lunico ra pporto che non lo turba lo sguardo dei quadri, di valore inestimabile, raffiguranti volti femminili e segretamente conservati in una stanza. La stanza, ovviamente, protetta da un sistema di sicurezza che anche Ethan Hunt faticherebbe a districare. Poi, cosa potrebbe accadere a un metodico e attempato uomo vergine che ripudia le donne? Si innamora. Claire (Sylvia Hoeks) una misteriosa ereditiera, giovane e bella, che soffre di agorafobia e da dodici anni non ha contatti con il mondo e con le persone. La sceneggiatura continua per pi di unora e mezza a indagare la rel azione tra i due personaggi disturbati, ondeggiando tra il dramma e il thriller aiutata dalle musiche di Ennio Morricone, nel tentativo di creare unattesa nello spettatore che gli stimoli il desiderio della visione. Ma tutto pare un po premeditato, intuibile, come una partita a carte scoperte. Tornatore si rifugia in modelli preesistenti gi codificati e, forse, si dimentica che quel desiderio arriva da uno spettatore intelligente, disposto a farsi ingannare dalla forza del cinema ma non dallarroganza del regista. Come nel precedente Baara [Italia, 2009] c un sottofondo ricco di spunti cinematografici interessanti che, per, faticano a esser sviluppati concretamente. Come tante idee mai portate a termine: si consumano rapidamente. Ne desempio il tentativo di giocare con realt e finzione, vero e falso, autentico e inautentico: gioco che, se fatto con ironia e modestia, si trasforma in genialit. Come non ricordare il prestigio di Orson Welles in F come Falso [1974] che parlando di opere darte dice: molte sono le ostriche, ma le perle sono rare. Appunto. Paolo Schipani In sala: Novate Milanese, Sala Ratti Legnano

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ALESSANDRO ALFIERI CAPOGRUPPO PD IN REGIONE SIAMO AI PRIMI PASSI http://youtu.be/DDsHobMt3xI

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