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Cosmologia:la recessione delle galassie

Cosmologia - Sommario
(Ottobre 2003)
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1 Cosmologia: la recessione delle galassie
1.1 La recessione delle galassie: Red-shift e legge di Hbble
1.2 !l red-shift cosmologico
1.3 L"et# dell"ni$erso: il tem%o di Hbble
2 Cosmologia newtoniana
2.1 La legge oraria dell"es%ansione cosmica
3 Cosmologia Relativistica
3.1 La cr$atra dello s%a&io-tem%o e le geometrie non-eclidee
3.1.1 s%erfici sferiche e ni$erso ellittico ' ( 0
3.1.2 s%erfici i%erboliche e ni$erso i%erbolico ' ) 0
3.1.3 s%erfici %iane e ni$erso %iatto o eclideo ' * 0
3.2 !l fattore di scala e la metrica dell"ni$erso
3.3 La densit# di materia-energia e la %ressione
3.+ !l %aradosso di Olbers
3., -roblemi irrisolti nelle cosmologie classiche
3.,.1 -roblema della %iatte&&a
3#$#% &ro'lema dell(orizzonte
4 Teorie cosmologiche: Steady State e Big Bang
+.1 La teoria o | ed il .ig .ang
+.2 La teoria dello /tead0 /tate o /tato /ta&ionario
+.2.1 !n che ni$erso $i$iamo1
5 Storia Termica dell'niverso
,.1 2re Cosmiche
,.1.1 2ra di -lanc' 0 - 10
-+3
s
,.1.2 2ra di 3rande 4nifica&ione 10
-+3
- 10
-3,
s
,.1.3 2ra dell5!nflation 10
-3,
- 10
-32
s
,.1.+ 2ra 2lettrodebole o del 6eserto 10
-32
- 10
-10
s
,.1., 2ra 7dronica 10
-10
- 10
-+
s
,.1.8 2ra Le%tonica 10
-+
- 10
1
s
,.1.9 2ra fotonica 10
1
- 10
11
s
,.1.: 2ra della ;ateria 10
11
- 10
19
s
! "oti #ro#ri s$ grande scala
8.1 !l sistema di riferimento cosmico: la radia&ione di fondo
8.2 il 3rande 7ttrattore
% &'origine delle galassie e la materia osc$ra
9.1 ;odelli a dominante barionica
)#% *odelli a dominante neutrinica
9.3 Le tracce fossili della nascita delle galassie
)#+ ,a materia oscura
' (##endice 1
:.1 6istan&e in astronomia
6istan&e fino a <alche decina di 47 (inter%lanetarie)
:.2 ;etodi trigonometrici= -eriodi di ri$ol&ione e Radio-echi
1
Cosmologia:la recessione delle galassie
6istan&e fino a <alche centinaio di %arsec
:.3 -arallassi anne e -arallassi di gr%%o
:.+ Le distan&e fino a <alche decina di >ilo%arsec: -arallassi s%ettrosco%iche e
-arallassi dinamiche
Le distan&e fino a <alche ;ega%arsec
:., Cefeidi= Regioni H !!= ?o$ae= -arallassi neblari
Le distan&e fino a <alche decina di ;ega%arsec
:.8 7mmassi globlari e /%ergiganti estreme
Le distan&e fino a <alche centinaio di ;ega%arsec
:.9 @ll0-Aisher e /%erno$ae
Le distan&e fino a <alche migliaio di ;ega%arsec
:.: 3alassie %iB lminose= Lenti gra$ita&ionali e Legge di Hbble
) (##endice 2
C.1 il concetto di distan&a nell"ni$erso
1* (##endice 3 - +ati
2
Cosmologia:la recessione delle galassie
1 Cosmologia: la recessione delle galassie
La cosmologia studia la struttura, l'origine e l'evoluzione dell'universo.
Il fondamento della cosmologia moderna il cosiddetto principio cosmologico (Milne 1933).
Secondo tale rinciio l'universo deve essere fondamentalmente omogeneo (il suo asetto non
diende dal luogo di osservazione e !uindi ossiamo misurare la stessa densit" di materia ed
energia in !ualsiasi suo unto) ed isotroo (il suo asetto il medesimo in tutte le direzioni) su
grande scala. L'universo deve inoltre essere soggetto ovun!ue alle stesse leggi (principio di
predicabilit locale), in modo tale c#e un !ualsiasi osservatore, osto in un !ualsiasi unto di esso,
sia in grado di alicare le medesime leggi della fisica e di giungere agli stessi risultati.
Si tratta, se vogliamo, di un'estensione del principio copernicano secondo il !uale la terra non un
luogo rivilegiato del nostro sistema solare.
Il rinciio cosmologico ed il rinciio di redica$ilit" locale non sono leggi dimostra$ili, ma
raresentano un'esigenza razionale del nostro intelletto, il !uale non otre$$e fare oggetto di una
conoscenza di tio scientifico un universo non soggetto ovun!ue alle medesime leggi di natura e
c#e si manifesti in modo diverso in relazione al luogo articolare di osservazione.
%na diretta conseguenza del rinciio cosmologico c#e l'universo, er risettare le condizioni di
omogeneit" ed isotroia, deve essere statico o caratterizzato da un moto (esansione o contrazione)
omogeneo. I dati serimentali raccolti negli anni '2& confermano tale revisione dimostrando c#e
l'universo si trova in uno stato di esansione omogenea. Il termine 'omogenea' non si riferisce alla
velocit" di esansione (c#e in effetti, come vedremo, diminuisce con il temo), ma al fatto c#e
l'esansione interessa in modo uniforme l'intero universo (non vi una orzione c#e si esande i(
velocemente di un'altra).
1,1 &a recessione delle galassie: Red-shi-t e legge di .$//le
)el 192* Slipher aveva misurato i red+s#ift di ,* galassie. -d eccezione di -ndromeda e di oc#e
altre galassie c#e avevano evidenziato uno sostamento verso il $lu, e !uindi un moto relativo di
avvicinamento, tutte le altre mostravano uno sostamento verso il rosso i( o meno marcato.
)el 1929 Hubble, lavorando sui dati raccolti da Sli#er, giunse a definire una relazione c#e legava
la distanza delle galassie all'entit" del loro red+s#ift e !uindi, in definitiva, alla loro velocit" di
allontanamento.
v . / 0
dove v la velocit" di allontanamento in 1m2s, 0 la distanza in megaarsec (3c) e / una
costante di roorzionalit", detta costante di Hubble, alla !uale si d" oggi (/
o
) un valore comreso
tra *& e 1&& 1m2(s 3c) (c#ilometri al secondo er megaarsec).
3
Cosmologia:la recessione delle galassie
Secondo tale relazione dun!ue tutte le galassie, ad eccezione di alcune a noi vicine c#e resentano
moti locali (moti propri), manifestano una velocit" di allontanamento o recessione c#e risulta
direttamente roorzionale alla loro distanza. 4er esemlificare, se assumiamo un valore attuale /
o
. *&, una galassia c#e dista da noi 1 3c si allontana a *& 5m2s, una c#e dista 2 3c si allontana a
1&& 5m2s e cos6 via.
Introducendo il arametro di red+s#ift 'z' ( dove z . A2 . v2c), la relazione diventa
zc . / 0
In tal modo la misura del red+s#ift di ciascuna galassia diventa una misura, oltre c#e della sua
velocit" di recessione v, anc#e della sua distanza 0. 7' in !uesto modo c#e gli astronomi #anno
calcolato la distanza degli oggetti celesti i( remoti, come radiogalassie e !uasar.
0attore di .$//le
-er tener conto dell5incerte&&a relati$a al $alore di H
o
e %er niformare la tratta&ione si sa introdrre n %arametro
(fattore di -u''le) definito come
1&&
o
H
h =
e <indi H
o
$ale
1 1
o
Mpc s km H

= # 1&&
. 2 se trasformiamo i mega%arsec in 'm (1 ;%c * 3=0:,899,89 10
1C
'm)
1 18
# 1& 2, , 3

= s H
o
-oichD il $alore di H
o
E com%reso tra ,0 e 100 E e$idente che h %F assmere $alori com%resi tra 0=, e 1. CosG se
$ogliamo tili&&are la rela&ione di Hbble %er determinare la distan&a di oggetti lontani= do$remo scri$ere
Mpc
h
z
h
z
Mpc s km
s km
h
z c
D 1& 3
) 2( 1&
2 1& 3
1&&
3
2
*
=

~ =
do$e i $alori di distan&a $engono dati a meno di n fattore h
-1
.
CosG ad esem%io= se abbiamo misrato %er na certa galassia n red-shift %ari a & * 0=1 %ossiamo affermare che essa
dista 300 h
-1
milioni di %arsec. CiF significa in realt# che tale galassia ha na distan&a indeterminata com%resa tra 300
(h * 1) e 800 (h * 0=,) ;%c. /em%re %iB s%esso= %er e$itare fraintendimenti e confsioni= le distan&e cosmiche $engono
date direttamente come $alori di &.
!n modo analogo <alsiasi grande&&a cosmica che sia in rela&ione con misre di distan&a %resenter# $alori in ci
com%are na <alche %oten&a del fattore h di Hbble. 7d esem%io= essendo la lminosit# intrinseca %ro%or&ionale al
<adrato della distan&a (
L D l = ,
2
t
)= i soi $alori saranno dati a meno di n fattore h
-2
.
7nche la misra delle masse risente di tale incerte&&a ed= essendo %ro%or&ionale alla distan&a= $iene data a meno di n
fattore h
-1
. (Le masse si misrano infatti in strttre gra$ita&ionalmente legate ed in e<ilibrio dinamico= come galassie o
ammassi di galassie= in ci la for&a gra$ita&ionale E %ari alla for&a centrifga
G
mM
D
ma m
V
D
2
2
= =
= da ci
M
V D
G
=
2
. La medesima rela&ione si ottiene a%%licando il teorema del $iriale che afferma che in n sistema
gra$ita&ionalmente legato l"energia gra$ita&ionale E il do%%io dell"energia cinetica).
,
Cosmologia:la recessione delle galassie
0l$sso di .$//le e 1rinci#io Cosmologico
7nche se a%%arentemente %F sembrare il contrario= la legge di Hbble E %erfettamente coerente con il %rinci%io
cosmologico. -er dimostrarlo %rendiamo in considera&ione cin<e galassie= 7= .= C= 6= 2= %oste s di na retta ad
inter$alli regolari di 1 ;%c. -oniamo ora di tro$arci nella galassia . e di osser$are il moto delle altre <attro galassie.
1H caso
/e il moto non segisse la legge di Hbble e ttte e
<attro le galassie si allontanassero da . non con
na $elocit# direttamente %ro%or&ionale alla loro
distan&a= ma con la stessa $elocit#= %oniamo ,0
'mIs= l5osser$atore %osto in . a$rebbe l5im%ressione
di essere al centro di n moto di es%ansione. ;a
l5osser$atore %osto in C $edrebbe le galassie 6 ed
2 ferme ris%etto a li= la galassia . che si allontana
a ,0 >mIs e la galassia 7 che si allontana a 100
>mIs. ! risltati dell5osser$a&ione non sono dn<e
gli stessi se l5osser$a&ione $iene com%ita in loghi
di$ersi dell5ni$erso e l5osser$atore %osto in C
%otrebbe %er di %iB dedrre che nell5ni$erso esiste
n logo %ri$ilegiato= il centro . da ci ttto si sta
allontanando.
2Hcaso
%oniamo ora che il moto di es%ansione sega la legge di Hbble e che l5es%ansione a$$enga in modo che la $elocit#
delle galassie rislti direttamente %ro%or&ionale alla distan&a che le di$ide. 25 facile allora $erificare che do$n<e noi
s%ostiamo il %nto di osser$a&ione le misra&ioni sl mo$imento delle galassie esterne danno lo stesso risltato. @tti gli
osser$atori a$ranno l5im%ressione di essere al centro di n moto di es%ansione e nessno %otr# indi$idare n centro
effetti$o dell5ni$erso= n logo %ri$ilegiato.
1,2 2l red-shi-t cosmologico
4ossiamo immaginare l'universo come un foglio di gomma c#e venga stirato uniformemente. Se ad
esemio rendiamo tre unti -, 9 e : osti sulla circonferenza di un cerc#io di gomma con - c#e
dista 2 cm da 9 e * cm da :, e oi raddoiamo in un secondo le dimensioni del cerc#io, tutte le
distanze al suo interno verranno raddoiate. :os6 ora - dister" , cm da 9 e 1& cm da :.
L'osservatore osto in - misurer" er 9 una velocit" di allontanamento di 2 cm2s mentre er : una
velocit" di allontanamento di * cm2s, tanto maggiore !uanto maggiori sono le distanze c#e
inizialmente li searano.
In realt" il moto di recessione delle galassie non andre$$e considerato come un vero e rorio
movimento, infatti ci; c#e si dilata nell'universo lo sazio+temo. Le galassie ossono essere
ritenute ferme risetto ad uno sazio temo in fase di dilatazione.
<uesto consente di accettare tra l'altro velocit" di recessione, er le galassie i( lontane, maggiori di
!uelle della luce e di interretare il arametro z di red+s#ift non i( come dovuto ad effetto 0oler,
*
Cosmologia:la recessione delle galassie
ma connesso alla dilatazione c#e anc#e le lung#ezze d'onda su$iscono !uando lo sazio+temo si
esande.
:os6 se l'universo raddoia le sue dimensioni anc#e
tutte le lung#ezze d'onda della radiazione
elettromagnetica vengono raddoiate. Si arla in
!uesto caso di red-shift cosmologico.

Se ad esemio =
e
il raggio dell'universo al
momento in cui viene emessa una radiazione di
lung#ezza d'onda
e
, la lung#ezza d'onda
o
erceita
ora (raggio attuale =
o
) soddisfa la seguente relazione
e
e o
e
e o
R
R R
z

=



-d esemio>
z . 1 significa c#e =
o
. 2=
e
e c#e stiamo erceendo una radiazione emessa !uando le dimensioni
dell'universo erano la met" delle attuali.
z . 2 significa invece c#e =
o
. 3=
e
e c#e stiamo erceendo una radiazione emessa !uando le
dimensioni dell'universo erano un terzo delle attuali.
La relazione u; infatti essere scritta anc#e
1 =
e
o
R
R
z
e !uindi
e
o
R
R
z = +1
L'universo resenta ora una dimensione z ? 1 volte maggiore di !uella c#e aveva !uando stata
emessa la radiazione c#e ora erceiamo con red+s#ift z.
In definitiva il red+s#ift c#e le galassie resentano a causa dell'esansione dell'universo (red+s#ift
cosmologico) di natura diversa e va a rigore tenuto distinto dal red+s#ift 0oler c#e le galassie (e
altri cori celesti) ossono resentare in seguito a movimenti locali risetto allo sazio (ad esemio
er il moto rorio di una galassia all'interno di un ammasso di galassie).
1,3 &3et4 dell3$niverso: il tem#o di .$//le
%na volta accettata la legge di /u$$le come conseguenza del moto di esansione dell'universo
ossi$ile fare alcune interessanti considerazioni.

Se infatti la galassia : c#e si trova ad 1 3c da 9 si sta allontanando da !uest'ultima alla velocit" di
*& 5m2s, ricordando c#e v . s2t, otremmo affermare c#e al temo

s m
Mpc
t
2 *&
1
=
le due galassie si trovavano unite.
Lo stesso ragionamento u; essere fatto anc#e er la galassia 0 c#e si trova a 2 3c e c#e si
allontana da 9 a 1&& 5m2s. 4otremmo affermare c#e 9 e 0 erano unite al temo
@
Cosmologia:la recessione delle galassie
t
3c
5m s
=
2
1&&

2
Il valore ottenuto evidentemente lo stesso ed il ragionamento si u; fare er !ualsiasi coia di
galassie. 4ossiamo in altre arole affermare c#e tutte le galassie si trovavano concentrate in un solo
unto in un temo t, calcola$ile come raorto tra distanza e velocit" di allontanamento.
=icordando ora c#e la legge di /u$$le v . /0, semlice verificare c#e il raorto tra 0 e v
risulta ari al reciroco della costante di /u$$le e tale valore una stima dell'et" dell'universo o
tempo di Hubble
et"
0
v /
uni!erso " "
1
=icordando c#e
1 18
# 1& 2, , 3

= s H
o
si ottiene

s h
s h H
et
o
1& 1 , 3
1& 2, , 3
1 1
. universo
1 1A
1 18


~

=
e saendo c#e un anno contiene 3,1**A 1&
A
s, avremo un'et" in anni ari a
anni h
anno s
s h
et
1 1&
A
1 1A
1&
2 1& 1 , 3
1& 1 , 3
universo


~
:ome si u; vedere l'et" dell'universo comresa tra 1& (# . 1) e 2& (# . &,*) miliardi di anni.
4iccole variazioni di /
o
ossono dun!ue modificare in modo sensi$ile le nostre stime sull'et"
dell'universo.
L'et" dell'universo calcolata come reciroco della costante di /u$$le un limite sueriore. 7ssa
infatti calcolata nell'iotesi c#e / a$$ia semre avuto lo stesso valore e c#e !uindi l'universo si sia
esanso anc#e in assato con la stessa velocit" con cui si sta esandendo ora. :i; non
evidentemente accetta$ile oic#B la resenza di materia deve aver frenato l'esansione c#e in
assato deve essere erci; stata i( raida. L'et" dell'universo deve !uindi essere certamente
inferiore a 12/.
4er oter stimare l'entit" di !uesto effetto frenante necessario ossedere una funzione =(t) c#e
metta in relazione il raggio = dell'universo con il temo t e c#e ci descriva in definitiva le
caratteristic#e cinematic#e dell'esansione. Il formalismo matematico c#e ermette di descrivere la
dinamica e la cinematica dell'universo costituito dalle e!uazioni della relativit" generale. 7' er;
notevole c#e alicando all'universo la teoria neCtoniana della gravitazione si giunga, come
dimostrarono E.A. Milne e W.H. McCrea nel 193,, a risultati formalmente analog#i, anc#e se dal
significato fisico diverso.
A
Cosmologia neJtoniana
2 Cosmologia newtoniana
4rima del '9&& non si era mai tentato di alicare la meccanica neCtoniana all'intero universo.
Di era d'altra arte la ferma convinzione c#e l'universo fosse infinito e statico. 7' infatti facile
verificare c#e se l'universo fosse finito e soggetto ad un'unica forza attrattiva (la forza
gravitazionale), su grande scala, !uesta non otre$$e c#e rovocarne la 'caduta' verso il centro e
!uindi un movimento di contrazione.
Lo stesso )eCton aveva ortato !uesto argomento a dimostrazione dell'infinit" dell'universo> solo
un universo infinito infatti senza un centro in cui cadere in assenza di forze centrifug#e.
:iononostante ossi$ile, sotto oortune condizioni semlificatrici, alicare la meccanica
neCtoniana all'intero universo. Immaginiamo di suddividere l'universo, costituito da un fluido
materiale uniformemente distri$uito, in una serie di gusci concentrici. :onsideriamo ora una
galassia di massa m osta sulla suerficie di un guscio di raggio =.
4er una roriet" della forza gravitazionale, gi" dimostrata
dallo stesso )eCton, i gusci esterni non esercitano (er
ragioni di simmetria) nessuna attrazione netta sul unto di
massa m, il !uale 'sente' solo la massa 3 contenuta nel
guscio interno, come se essa fosse interamente concentrata nel
centro a distanza =.
Il nostro universo neCtoniano otr" ertanto ridursi ad una
sfera di raggio =, volume D .
,
3
3
t= e massa 3
uniformemente distri$uita. Secondo la legge di /u$$le, la
galassia resenter" una velocit" di recessione ari a
HR ! =
La sua energia cinetica sar" ari a
2
2
1
m! #
c
=
e la sua energia otenziale
R
mM
G #
p
=
4er il rinciio di conservazione dell'energia, l'energia totale (cinetica ? otenziale) deve rimanere
costante durante l'esansione
t # # #
p c tot
cos = + =
R
mM
G m! #
tot
=
2
2
1
Eale relazione ci ermette di individuare 3 casi c#e roducono 3 differenti modelli cosmologici
1F caso
& > >
tot p c
# # #

L'energia cinetica suera l'energia gravitazionale. La forza gravitazionale non in grado di fermare
l'esansione la !uale continuer" indefinitamente. L'universo si dice aperto.
2F caso
& = =
tot p c
# # #

L'energia gravitazionale eguaglia l'energia cinetica. :i troviamo in una situazione di erfetto
e!uili$rio. La forza gravitazionale non in grado di fermare l'esansione. La velocit" di esansione
continuer" a diminuire, tendendo a zero senza er; annullarsi. -nc#e in !uesto caso l'universo si
dice aperto.
1
Cosmologia neJtoniana
3F caso
& < <
tot p c
# # #

L'energia gravitazionale suera l'energia cinetica. La forza gravitazionale in grado di fermare
l'esansione. L'universo raggiunger" un unto di massima esansione, si fermer" e inizier" a
contrarsi. L'universo si dice chiuso.
4ossiamo osservare la stretta analogia con un roiettile c#e viene lanciato dalla terra. Se la sua
energia cinetica eguaglia o suera l'energia gravitazionale esso in grado di sfuggire al camo
gravitazionale terrestre ercorrendo un'or$ita aerta (risettivamente una ara$ola o un'ier$ole).
Se la sua energia cinetica inferiore all'energia gravitazionale esso risulta gravitazionalmente legato
ed entra in un or$ita c#iusa intorno alla terra di tio ellittico.
La velocit" minima c#e il roiettile deve avere er vincere l'attrazione gravitazionale detta
!elocit di fuga e si calcola facilmente dalla condizione di eguaglianza tra 7
c
ed 7

R
mM
G m! =
2
2
1
R
GM
!
f
2
=
)on conoscendo la massa totale 3 ed il raggio = dell'universo non ossiamo calcolarne la velocit"
di fuga. 7' comun!ue ossi$ile convertire lGultima relazione in una forma c#e contenga solo
varia$ili accessi$ili alla misura> la densit di materia e la costante di Hubble H.
4oic#B la densit" di materia si calcola come raorto tra massa e volume, avremo>
3
3
,
R
M
V
M
t
= =
7slicitando la massa 3 e sostituendo oortunamente si ottiene t
2
3
,
2
2 R G ! = e ricordando c#e
er la legge di /u$$le
2 2 2
R H ! = avremo

c
G H t
3
8
2
=
4oic#B tale relazione stata ottenuta artendo dalla dalla condizione di eguaglianza tra 7
c
ed 7

, il
valore della densit" c#e in essa aare un valore articolare>
c
infatti la cosiddetta densit
critica, cio la densit" c#e l'universo avre$$e se la sua energia cinetica fosse eguale all'energia
gravitazionale.
La densit critica ha dun$ue per l%uni!erso la stessa funzione che la !elocit di fuga ha per un
proiettile&
Se ora sostituiamo ad / il valore attualmente misurato (/
o
) otteniamo il valore attuale della densit"
critica.
2
8
3
o c
H
G
=
t

4er un valore di /
o
. 1&& # 1m2(s 3c) la densit" critica resenta un valore attuale di 1,8A9 1&
+29
#
2
g2cm
3
. (er # . &,*
c
. ,,A& 1&
+3&
g2cm
3
).
7videntemente non detto c#e l'universo si trovi in una situazione di erfetto e!uili$rio tra energia
cinetica ed energia gravitazionale. In tal caso la densit" effettiva c#e noi misureremo sar" diversa
dalla densit" critica c#e a$$iamo calcolato. In linea di rinciio otremmo ertanto saere se
l'universo aerto o c#iuso confrontando il valore della densit" critica con !uello della densit"
effettiva attuale (
o
).
In modo del tutto analogo otremo revedere il destino di un roiettile confrontando la sua velocit"
effettiva con la velocit" di fuga.
2
Cosmologia neJtoniana
-ttualmente le misure di densit" effettiva danno valori c#e si aggirano su 121&& della densit" critica.
Se ci; fosse vero l'energia cinetica suerere$$e l'energia gravitazionale e l'universo sare$$e
destinato ad esandersi er l'eternit".
Di sono comun!ue diverse o$iezioni a !uesta conclusione.
+ In rimo luogo il valore della densit" critica diende dal valore misurato di /
o
c#e, come a$$iamo
gi" detto resenta un'elevata incertezza ( *& + 1&& 1m2s 3c).
+ In secondo luogo la densit" effettiva c#e noi misuriamo tiene conto er lo i( della materia
visi$ile, !uella c#e emette luce. 4otre$$e esistere nell'universo, e la maggior arte degli astronomi
ne convinta, arecc#ia materia non emittente (materia oscura) c#e otre$$e contri$uire in modo
decisivo ad innalzare il valore di
o
(e a c#iudere l'universo, come dicono gli astronomi).
Hli astronomi sono soliti indicare la densit" dell'universo tramite il parametro di densit O, ari al
raorto tra la densit" effettiva e la densit" critica.
c
o

= O
)aturalmente O otr" assumere i seguenti valori
O I 1 %niverso aerto in esansione eretua
O . 1 %niverso aerto in esansione eretua (critico)
O J 1 %niverso c#iuso destinato a collassare
In una descrizione neCtoniana dell'esansione, gli effetti della materia resente nell'universo
ossono essere descritti anc#e attraverso l'entit" della decelerazione rodotta.
La decelerazione u; essere calcolata in modo semlice eguagliando la forza centrifuga ( ma ' = )
alla forza gravitazionale (
2
R
mM
G ' = ). Si ottiene cos6
2
R
GM
a
g
=
3a in cosmologia tale decelerazione viene esressa tramite un arametro adimensionale detto
parametro di decelerazione $. 4er ottenere una !uantit" adimensionale, tale arametro viene
costruito come raorto tra l'accelerazione centrieta (gravitazionale) e !uella centrifuga
R
!
a
c
2
=
ottenendo
R !
GM
a
a
$
c
g
2
= =

dove, esrimendo al solito la massa 3 in funzione della densit", e la velocit" un funzione della
costante di / (grandezze accessi$ili alla misura) si ottiene
2
3
,
2 2
3
3
,
H
G
R R H
R G
$
t t
=


=
Il arametro di decelerazione in ratica una misura della velocit" con cui il valore di /
diminuito al assare del temo. Si u; dimostrare c#e esso risulta legato al arametro di densit"
dalla relazione
O =
2
1
$
3
Cosmologia neJtoniana
Infatti da
2
8
3
o c
H
G
=
t
si ottiene
c
H
G

t
2
1
2
3
,
=
, c#e sostituita in
2
3
,
H
G
$
t
= fornisce
O =

=
2
1
2
c
$
2,1 &a legge oraria dell3es#ansione cosmica
0all'e!uazione c#e fornisce lGenergia totale dellGuniverso (
R
mM
G m! #
tot
=
2
2
1
) ossi$ile
ottenere una funzione =(t) c#e leg#i il raggio dell'universo al temo t, in modo tale da oter
raresentare graficamente i 3 modelli esansivi.
Le 3 curve c#e si ottengono sono riortate nel grafico e oste a confronto con una retta di e!uazione
t R H R R
o o o
+ =

c#e ossiede come endenza la velocit" di esansione suosta costante (v . /
o
=
o
) e c#e interseca
l'asse delle ordinate in corrisondenza del raggio attuale =
o
e l'asse delle ascisse al temo 12/
o
.
Eale retta descrive evidentemente un iotetico universo in esansione non frenata e !uindi senza
materia al suo interno.
Le altre 3 curve, raresentando moti esansivi c#e in assato sono stati i( raidi, devono
necessariamente intersecare l'asse delle ascisse in unti comresi tra 12/
o
ed il resente.
:ome si u; osservare l'unica curva er la !uale ossi$ile calcolare il unto di intersezione con
l'asse del temo !uella c#e descrive un universo in cui l'energia cinetica esattamente uguale
all'energia otenziale. In tal caso infatti si assume c#e la densit" dell'universo sia nota e ari alla
densit" critica ed erci; ossi$ile calcolare in modo reciso l'effetto frenante della materia
sull'esansione. 7G cos6 ossi$ile calcolare sia la legge oraria =(t), c#e la diendenza della densit" e
di / dal temo K(t), /(t)L.
Si dimostra ad esemio c#e il valore di / non in realt" costante, ma inversamente roorzionale
al temo, secondo la relazione
,
Cosmologia neJtoniana

H
t
=
2
3
!nfatti in tal caso= essendo
R
mM
G m! =
2
2
1
, la $elocit# di es%ansione dell5ni$erso E
R
GM
!
2
=
ricordando che la $elocit# E la deri$ata dello s%a&io ris%etto al tem%o
dt
dR
! = = %ossiamo riscri$ere la rela&ione
%recedente
dt dR
GM
R
=
2
2
1
che integrata di$enta
t
GM
R
=
2
3
2
2
3
riordinando si ottiene
2 3
2
9
t GM R =
7l crescere del tem%o t il raggio dell5ni$erso E <indi destinato a crescere indefinitamente secondo na legge oraria del
ti%o 3
2
t R
2s%rimendo al solito la massa ; in fn&ione della densit# di materia otteniamo la rela&ione che ci descri$e come $aria
con il tem%o
2
@
1

= t
G t

Ricordando %oi che in <esto modello l5ni$erso %ossiede esattamente la $elocit# di fga e <indi
o
*
c
(O * 1)=
%ossiamo sostitire con il $alore della densit# critica (
2
8
3
o c
H
G
=
t
) tro$ato in %receden&a= ottenendo la
di%enden&a di H dal tem%o
t
H
3
2
=
%tilizzando il valore attuale er la costante di /u$$le (/
o
. 1&&#) troviamo allora il temo (t
o
)
trascorso dall'inizio dell'esansione ad oggi in un universo in e!uili$rio dinamico (7
c
. 7

)
=icordando c#e
1 18
# 1& 2, , 3

= s H
o
si ottiene

et
H h s
h h
o
universo critico .

s anni
2
3
2
3 3 2, 1&
2 1& @ * 1&
18 1
1A 1 9 1
=

~ ~


,
,
In altre arole un universo critico avr" unGet" comresa (in funzione del valore di #) tra @,* e 13
miliardi di anni.
%n universo c#iuso deve avere un'et" indefinita inferiore a
2
3/
o
.
%n universo aerto deve avere un'et" indefinita comresa tra
1
/
o
e
2
3/
o
.
*
Cosmologia relati$istica
3 Cosmologia Relativistica
4ossiamo ora vedere !uale relazione esista tra i risultati finora ottenuti e la descrizione relativistica
dell'universo. =iordiniamo lGe!uazione c#e fornisce lGenergia totale (
R
mM
G m! #
tot
=
2
2
1
)
=
2 2
2
#
m
GM
R
!
tot
oniamo 1
7
m
tot
=
2
e, doo aver esresso ancora una volta la 3assa e la Delocit" in termini di
grandezze misura$ili ( e /), otteniamo una relazione formalmente analoga a !uella utilizzata in
relativit" generale er descrivere l'universo
k R G H =
|
\

|
.
|
2 2
8
3
t
Il valore di 1 u; variare in funzione delle unit" di misura usate, ma non il suo segno. Infatti se
7

J 7
c
1 J &
7

. 7
c
1 . &
7

I 7
c
1 I &
7' allora evidente c#e la determinazione del segno di 1 ci ermettere$$e di conoscere !uale dei tre
modelli esansivi deve essere utilizzato er descrivere il nostro universo.
Si noti ora c#e, essendo = semre necessariamente ositivo, er determinare il segno di 1 sar"
sufficiente calcolare il segno della !uantit" tra arentesi (misurando e /).
La relazione trovata , come a$$iamo gi" detto, formalmente identica a !uella c#e descrive lo
sazio+temo nella relativit" generale. La differenza sostanziale sta nell'interretazione fisica di =,
1 e .
+ )ell'aroccio neCtoniano = il raggio dell'universo esrimi$ile attraverso unit" di misura di
lung#ezza e 1 la misura dell'energia totale di una articella materiale, il cui segno ci ermette
di revedere se essa o meno gravitazionalmente legata, mentre la densit" di materia.
+ )ell'aroccio relativistico = il fattore di scala, 1 l'indice di cur!atura dello sazio+temo e
la densit della massa-energia.
4rima di arofondire il significato di tali arametri ricordiamo in c#e modo si giunti allGinizio del
nostro secolo ad alicare la relativit" generale all'intero universo.
I rimi tentativi di descrivere l'universo tramite gli strumenti della relativit" si devono allo stesso
Einstein, il !uale nel 191A aveva ottenuto come risultato un universo non in e!uili$rio, ma in
contrazione. 3a come a$$iamo gi" detto la convinzione c#e l'universo fosse statico era talmente
radicata c#e 7instein decise di introdurre un termine correttivo, la cosiddetta costante cosmologica,
con effetti reulsivi, er 'evitare' c#e l'universo collassasse sotto la sinta della attrazione
gravitazionale rodotta dalla materia in esso contenuta. In seguito 7instein arler" della costante
cosmologica come uno dei i( grossi a$$agli della sua carriera.
Se 7instein avesse alicato le sue e!uazioni all'universo senza introdurre la costante cosmologica
avre$$e otuto anticiare la scoerta di un universo dinamico, in evoluzione.
Il risultato si deve invece al sovietico Aleksandr Fridman il !uale nel 1922 ottenne una soluzione
dinamica (non statica) delle e!uazioni originarie di 7instein (senza la costante cosmologica).
1
Cosmologia relati$istica
Mridman giunse ad una descrizione c#e oggi riteniamo corretta della dinamica dell'universo, ma le
sue e!uazioni non e$$ero alcuna eco in occidente, fino a !uando non vennero riscoerte in modo
indiendente nel 192A da George Lematre, il !uale sugger6 c#e l'esansione avre$$e rodotto uno
sostamento verso il rosso delle rig#e settrali osservate, fatto oi confermato serimentalmente
dall'astronomo /u$$le nel 1929.
LemaNtre forse maggiormente noto er esser stato il rimo ad iotizzare, in modo del tutto
!ualitativo, la nascita dell'universo da un 'atomo primigenio' suerdenso, dalla cui eslosione
avre$$ero reso origine tutti gli elementi c#imici e la radiazione cosmica. 4er !uesto motivo
sesso ricordato come il 'adre' del 9ig 9ang.
)el 193* i modelli di Mridman trovarono una definitiva formalizzazione grazie ai lavori di
obertson e Walker. Oggi i modelli cosmologici $asati sulle soluzioni di Mridman, =o$ertson e
Pal1er sono sesso indicati come cosmologie 'R(.
7ssi corrisondono, anc#e dal unto di vista formale, ai tre modelli neCtoniani ottenuti in
recedenza.
Si tratta ora di c#iarire come in relativit" generale certe grandezze de$$ano essere interretate
fisicamente in modo diverso risetto a !uanto a$$iamo visto nella descrizione neCtoniana.
3,1 &a c$rvat$ra dello s#a5io-tem#o e le geometrie non-e$clidee
Secondo 7instein ossi$ile sostituire il modello neCtoniano in cui la gravit" si manifesta come
una forza attrattiva, con un modello in cui la gravit" viene conceita come una manifestazione della
geometria dello sazio. In altre arole la resenza di materia in grado di curvare lo sazio+temo
(cron)topo). I cori !uindi, in assenza di forze gravitazionali, o$$edendo al rinciio di inerzia si
muovono nello sazio di moto rettilineo uniforme. 3a essendo lo sazio in cui si muovono curvo,
essi seguono delle traiettorie non rette, ur continuando tali traiettorie ad essere i ercorsi i( $revi
tra due unti.
Oltre a curvature locali, resenti ad esemio intorno ad una stella o ad un ianeta, ossi$ile
conceire una curvatura comlessiva c#e caratterizza l'intero universo e la cui entit" diende dalla
densit" effettiva in esso resente.
)elle e!uazioni relativistic#e 1 raresenta una misura della curvatura dello sazio+temo ed
detto indice di cur!atura.
Se dun!ue la densit" di materia resente nell'universo condiziona la geometria dello sazio
curvandolo, in uno sazio curvo la geometria euclidea non u; i( essere utilizzata.
- ciascuno dei tre modelli di esansione !uindi ossi$ile associare una caratteristica curvatura
sazio temorale ed in definitiva una articolare geometria.
Mino agli inizi dell'Ottocento l'unica geometria conosciuta era !uella formalizzata da 7uclide a
artire da cin!ue ostulati, tra cui il *F, noto anc#e come ostulato 'delle arallele'.
)ella rima met" dell'Ottocento si fece strada l'idea c#e altre geometrie fossero ossi$ili, sorattutto
ad oera di Hauss, =iemann, 9olQai e Lo$acevs1iR. Hi" nel 'A&& il adre gesuita Gerolamo
Saccheri, tentando di dimostrare il !uinto ostulato aveva costruito una geometria fondata sui rimi
!uattro, c#e violava volutamente il !uinto. 7gli serava cos6 di ottenere una costruzione riva di
coerenza interna in modo da ottenere una dimostrazione er assurdo del !uinto ostulato. Ottenne
invece una geometria lontana dal senso comune, ma erfettamente coerente.
Mu solo nella rima met" dell'Ottocento c#e si arriv; ad accettare l'idea c#e geometrie non-euclidee
(cos6 sono dette le geometrie c#e violano il !uinto ostulato) otessero essere formalizzate
fondandosi uramente sul rinciio di non contraddizione.
2
Cosmologia relati$istica
7sistono due tii fondamentali di geometrie non+euclidee>
+ Le rime c#e affermano c#e er un unto esterno ad una retta data non assa alcuna arallela
(geometria ellittica o sferica + iemann !"#$%&).
+ Le seconde c#e affermano c#e er un unto esterno ad una retta data assano infinite arallele
(geometria iperbolica + Lobace'ski( !"#)*& +ol,ai !"*-)&).
3a durante la rima met" dell'ottocento la geometria su$6 una i( radicale e generale revisione dei
suoi fondamenti.
- Gauss ("#).) si deve l'introduzione di un arametro 1 in grado di misurare la cur!atura di una
suerficie. 3entre a iemann ("#$%) si deve ro$a$ilmente la i( imortante generalizzazione del
concetto di geometria. 7gli dimostr; infatti c#e la geometria a tre dimensioni u; essere considerata
come un caso articolare di geometrie c#e descrivono sazi con un numero !ualsivoglia di
dimensioni (iperspazi o spazi riemanniani).
- =iemann si deve in un certo senso anc#e l'introduzione del concetto di metrica. La metrica in
uno sazio a due dimensioni si riduce ad una alicazione del teorema di 4itagora attraverso cui
ossi$ile calcolare la distanza tra due unti di cui sono note le coordinate.
La lung#ezza del segmento L in un iano cartesiano si ottiene, come
noto, tramite la relazione itagorica L S Q
2 2 2
= + A A . =iemann
generalizz; tale relazione ad uno sazio !ualsiasi ad n dimensioni,
riuscendo inoltre ad ottenere una relazione er calcolarne la
curvatura.
)ella seconda met" dell'8&& si accetta dun!ue l'idea c#e sazi curvi a i( dimensioni ossano
essere descritti attraverso geometrie di tio diverso da !uella di 7uclide.
La rivoluzione c#e si consum; in camo geometrico in !uegli anni e$$e rofonde conseguenze sul
modo stesso di conceire il rocesso di dimostrazione in matematica. Mino ad allora la
dimostrazione era intesa come una riduzione all%e!idenza, cio come rocedimento logico atto a far
discendere la verit" di una roosizione da verit" indimostra$ili ed evidenti di er sB (assiomi e
ostulati). )ella nuova geometria gli assiomi non sono nB evidenti nB intuitivi e !uindi la
dimostrazione diventa in tal caso un rocedimento formale di riduzione agli assiomi. %na teoria u;
dun!ue dirsi dimostrata ed essere accettata solo in !uanto dotata di coerenza interna.
Le geometrie non euclidee rimasero comun!ue allo stato di ura seculazione teorica fino a !uando
la teoria della relativit" generale non dimostr; c#e la materia era in grado di curvare lo sazio
temo !uadridimensionale.
4oic#B non siamo in grado di conceire e raresentarci concretamente uno sazio curvo a tre
dimensioni (e tanto meno a !uattro, se consideriamo anc#e la dimensione temorale) conveniente
ensare allo sazio come ad una suerficie a due dimensioni. In altre arole ossi$ile rendere
evidenti gli sazi curvi lavorando su modelli euclidei a due dimensioni (9eltrami 18@8). Eutte le
considerazioni c#e faremo otranno oi essere estese (con un o' di fantasia) ed utilizzate er
descrivere lo sazio tridimensionale e la geometria dell'intero universo .
<uando si lavora su suerfici (o sazi) curve le distanze non ossono i( essere misurate tramite
rette, ma tramite linee curve. In una suerficie iana la retta raresenta la distanza i( $reve tra
3
Cosmologia relati$istica
due unti. In una suerficie curva la distanza i( $reve tra due unti una linea curva detta
geodetica. Le rette sono le geodetic#e delle suerfici iane.
-."." super/ici s/eriche e uni'erso ellittico k 0 1
Le suerfici sferic#e sono suerfici a curvatura costante ositiva. Le geodetic#e di una suerficie
sferica sono arc#i di cerc#io massimo (un cerc#io massimo si ottiene intersecando la suerficie con
iani assanti er il centro). )on esistono due geodetic#e arallele oic#B tutte si intersecano in due
unti oosti. Eale suerficie deve essere dun!ue descritta tramite una geometria non euclidea
(ellittica). :ostruendo un triangolo con tre arc#i di geodetica si u; facilmente verificare c#e la
somma degli angoli interni semre maggiore di 18&F. 3uovendosi lungo una geodetica si u;
ritornare al unto di artenza. L'universo sare$$e caratterizzato da una geometria di !uesto tio,
naturalmente con tre dimensioni saziali, se la sua densit" effettiva fosse maggiore della sua densit"
critica. In tal caso l'eccesso di materia rodurre$$e una curvatura costante ositiva. %n universo
caratterizzato da una geometria ellittica anc#e un universo c#iuso, destinato a fermare la sua
esansione e a contrarsi.
In un tale universo un raggio di luce, costretto a seguire le traiettorie i( $revi e !uindi una
geodetica, si ritrovere$$e al unto di artenza doo aver attraversato tutto lo sazio.
-.".) super/ici iperboliche e uni'erso iperbolico k 2 1
Le suerfici ier$olic#e sono suerfici a curvatura costante negativa. 4ossiamo immaginarle come
una suerficie 'a sella'. In !ueste suerfici esistono infinite geodetic#e c#e assano er un unto
esterno ad una geodetica data senza mai intersecarsi con !uesta. Eale suerficie deve essere !uindi
descritta tramite una geometria non+euclidea (iperbolica). :ostruendo un triangolo con tre arc#i di
geodetica si u; verificare come la somma degli angoli interni minore di 18&F.
L'universo sare$$e caratterizzato da una geometria di !uesto tio, naturalmente con tre dimensioni
saziali, se la sua densit" effettiva fosse minore della sua densit" critica. 0un!ue un universo c#e
contiene una !uantit" talmente $assa di materia da rodurre una curvatura costante negativa. %n
universo caratterizzato da una geometria ier$olica anc#e un universo aerto, destinato ad
esandersi er semre.
-.".- super/ici piane e uni'erso piatto o euclideo k 3 1
Le suerfici iane sono suerfici a curvatura nulla. In esse vale la geometria euclidea (parabolica).
L'universo sare$$e caratterizzato da una geometria di !uesto tio, naturalmente con tre dimensioni
saziali, se la sua densit" effettiva fosse uguale alla sua densit" critica.
%n universo caratterizzato da una geometria euclidea anc#'esso un universo aerto, destinato ad
esandersi er semre.
Se noi fossimo in grado di tracciare un enorme triangolo con dei raggi laser nello sazio e oi ne
misurassimo la somma degli angoli interni otremmo caire in c#e tio di sazio viviamo (iano,
sferico o ier$olico) e di conseguenza !uale sar" il destino dell'universo (aerto o c#iuso).
Superficie
iperbolica
Superficie
sferica
<1:0H
=1:0H >1:0H
Superficie
piana
I termini 'ellittica, iperbolica e parabolica* utilizzati er indicare i 3 modelli di universo e le
relative geometrie sono legati al fatto c#e le or$ite ellittic#e, ier$olic#e e ara$olic#e sono (come
,
Cosmologia relati$istica
dimostr; )eCton) gli unici tii di traiettorie ossi$ili di un coro intorno al sole, a seconda c#e la
sua energia cinetica sia minore, maggiore o uguale alla sua energia otenziale (le circonferenze
sono casi articolari di or$ite ellittic#e).
3,2 2l
-attore di scala e la metrica dell3$niverso
)ella cosmologia relativistica non ossi$ile arlare di raggio dell'universo. La grandezza = c#e
comare nelle e!uazioni va interretata come un fattore di scala.
%n esemio servir" a c#iarire.
Immaginiamo un maamondo sul !uale sia raresentata la suerficie terrestre. Ogni luogo
individuato tramite le sue coordinate geografic#e (latitudine e longitudine). Suoniamo di essere
interessati unicamente alla latitudine, cio alla distanza angolare di un luogo dall'e!uatore.
-d esemio =oma si trova a ,2F a nord dell'e!uatore. )oi saiamo c#e 1F di latitudine corrisonde
a circa 11& 1m. :os6 er calcolare la distanza in 1m di una citt" dall'e!uatore do$$iamo moltilicare
la sua coordinata (latitudine) er un fattore c#e in !uesto caso 11& 1m2grado.
=oma erci; dister" ,2F S 11& 1m2grado . ,@2& 1m dall'e!uatore.
Immaginiamo ora c#e la terra imrovvisamente si gonfi uniformemente, raddoiando il suo
diametro. Eutte le distanze tra le diverse localit" raddoieranno. 3a le coordinate dei diversi
luog#i rimarranno le medesime e noi otremmo continuare ad utilizzare il nostro maamondo, con
l'avvertenza c#e ora 1F di latitudine non vale i( 11& 1m, ma 22& 1m.
=oma dister" ora ,2F S 22& 1m2grado . 9.2,& 1m dall'e!uatore. In altre arole ogni volta c#e la
terra cam$ia dimensioni, noi ossiamo mantenere inalterate le coordinate dei diversi luog#i ed
aggiornare il fattore di conversione c#e c#iameremo fattore di scala. Se la terra raddoia il suo
diametro, raddoiamo anc#e il fattore di scala, se lo trilica lo trilic#iamo e cos6 via.
4er l'universo il ragionamento analogo. 4oic#B l'esansione si suone avvenga radialmente er
tutti i unti, sar" sufficiente un'unica coordinata saziale S c#e individua la osizione di un unto
risetto all'origine, ar$itrariamente fissata.
Eale coordinata rimane costante durante l'esansione. 7' una caratteristica del unto (come la
latitudine di =oma nell'esemio recedente) e lo accomagna durante il suo moto di recessione
radiale. 4er !uesto motivo tale coordinata detta coordinata como!ente o coordinata radiale. La
relativit" fornisce le relazioni c#e legano il fattore di scala = al temo t nei diversi modelli
cosmologici. :os6 er ottenere la distanza effettiva 0 di un unto necessario moltilicare la
coordinata er il fattore di scala.
0 S = =
3,3 &a densit4 di materia-energia e la #ressione
L'ultimo elemento fondamentale c#e distingue la trattazione neCtoniana da !uella relativistica
consiste nel fatto c#e nei modelli relativistici anc#e la radiazione e la ressione sono fonte di
gravitazione. La relazione einsteniana di e!uivalenza massa+energia (7 . mc
2
) ci ermette infatti di
calcolare una massa+e!uivalente di energia
m
7
c
e
=
2
Kelocit# di es%ansione
D J D
f
D . D
f
D I D
f
6ensit# di materia

o
I
c

o
.
c

o
J
c
-arametro di densit#
O I 1 O . 1 O J 1
-arametro di decelera&ione
! I &,* ! . &,* ! J &,*
3eometria dello s%a&io !%erbolica
(cr$atra negati$a)
2clidea
(cr$atra nlla)
sferica o ellittica
(cr$atra %ositi$a)
;odello di 4ni$erso 7-2R@O 7-2R@O CH!4/O
*
Cosmologia relati$istica
:os6 dividendo sia la densit" di energia c#e la ressione er c
2
, si ottengono i contri$uti di ciascuna
di esse alla densit" di materia (si osservi c#e densit" di energia e ressione sono grandezze
omogenee erg2cm
3
. dQn2cm
2
).
)elle e!uazioni relativistic#e va dun!ue intesa come una densit" totale, ottenuta come somma
della densit" di materia, della densit" di massa e!uivalente all'energia di radiazione e della densit"
di massa e!uivalente all'energia di ressione .


tot mat
rad
c

c
= + +
2 2
3
In genere il contri$uto della ressione alla densit" totale trascura$ile e in tutti i modelli si one .
&. 4i( interessanti sono invece risultati alcuni modelli con I & (inflation) di cui arleremo in
seguito.
4i( imortante er la dinamica dei rimi istanti di esansione in tutti e tre i modelli risulta invece
la distinzione tra densit" di materia e densit" di massa e!uivalente alla radiazione. Infatti la densit"
di materia e la densit" di massa e!uivalente all'energia non diminuiscono allo stesso modo durante
l'esansione.
Hi" saiamo c#e la densit" di materia inversamente roorzionale ad =
3
.

mat
=

1
3

La densit" di massa+e!uivalente all'energia decresce invece i( raidamente all'aumentare di =
durante l'esansione. Infatti i fotoni su$iscono una doia diluizione con l'esansione.
In rimo luogo il loro numero diminuisce, come !uello di ogni altra articella, in modo
roorzionale all'aumentare del volume. Se il volume raddoia il numero di fotoni er unit" di
volume si dimezza e cos6 via. 0a !uesto unto di vista il numero di fotoni er unit" di volume
inversamente roorzionale al cu$o di =, come avviene er la densit" di articelle materiali.
In secondo luogo l'energia di ciascun fotone risulta diminuire in modo roorzionale all'aumento di
=. Infatti se immaginiamo c#e l'universo aumenti le sue dimensioni anc#e le onde
elettromagnetic#e in esso contenute su$iranno uno stiramento di egual roorzione. Se = raddoia
anc#e la lung#ezza d'onda di tutti i fotoni raddoia. 7ssendo l'energia di ciascun fotone
inversamente roorzionale alla sua lung#ezza d'onda
7 #
#c
= = v


se ne deduce c#e l'energia di ciascun fotone risulta essere inversamente roorzionale ad =.
Se com$iniamo i due effetti facile verificare c#e la densit" di energia deve essere inversamente
roorzionale alla !uarta otenza di =

rad
=

1
,
La densit" dell'energia di radiazione u; essere calcolata utilizzando la legge di Stefan+9oltzmann,
c#e afferma c#e la densit" di energia emessa su tutte le fre!uenza da un coro alla temeratura E
roorzionale alla !uarta otenza della temeratura assoluta, secondo la relazione
( )
3 , 1*
erg2cm 1& *@*9 , A +
rad
=

7ssendo la temeratura attuale dell'universo E


o
. 2,A28F5, la relazione fornisce una densit" di
energia di radiazione di circa ,,2 1&
+13
erg2cm
3
. :onvertiamo tale valore in densit" di massa+
e!uivalente all'energia
21) ( )
3 3, , 3@
2
g2cm 1& @@ , , A28 , 2 1& ,182 , 8

= =

c
rad
@
Cosmologia relati$istica
Se confrontiamo tale densit" con la densit" critica di materia
c
(nell'iotesi c#e l'universo sia
euclideo) c#e ari a 1,88 1&
+29
#
2
g2cm
3
facile verificare c#e attualmente l'effetto gravitazionale
rodotto essenzialmente dalla materia e non dalla radiazione, la cui densit" circa 1&.&&& volte
inferiore.
3a se risaliamo nel temo verso l'istante zero (inizio dell'esansione) troviamo c#e la densit" di
radiazione aumenta i( raidamente della densit" di materia e vi sar" erci; un temo (molto vicino
all'inizio dell'esansione, 1&
11
s ~ 3&&& anni circa) in cui la densit" di radiazione sar" stata maggiore
della densit" di materia.
Si usa ertanto suddividere la storia dell'esansione in due grandi fasi> era della radiazione (& +
1&
11
s) ed era della materia.(1&
11
+ 1&
1A
s)
Si dimostra c#e durante la rima fase esansiva, !uando la densit" di radiazione era revalente,
l'universo #a dovuto su$ire un effetto frenante sueriore a !uello su$ito successivamente durante
l'era della materia.
3,4 2l #aradosso di 6l/ers
)el 182@ l'astronomo tedesco /einric# 4lbers rirese e rese oi cele$re una vecc#ia !uestione
(gi" enunciata e discussa in recedenza da altri> E. 0igges (1*A@), T. 5eler (1@1&), 7. /alleQ
(1A2&), T.4. de :#eseauS (1A,,)) relativa al flusso luminoso roveniente dal cielo notturno. Ol$ers
tent; di calcolare il contri$uto di tutte le stelle (oggi diremmo di tutte le galassie) alla luminosit" del
cielo notturno.
4artendo dall'iotesi c#e l'universo sia statico, infinito e uniformemente oolato di stelle, Ol$ers
giunse alla aradossale conclusione c#e il cielo notturno dovre$$e slendere i( o meno come la
suerficie del sole. )ella versione moderna di tale aradosso le stelle vengono sostituite dalle
galassie, ma il ragionamento rimane sostanzialmente immutato.
Immaginiamo infatti di suddividere lo sazio cosmico
intorno a noi in infiniti gusci sferici concentrici di
sessore Ar. Se il numero di galassie er unit" di
volume costante e ari a n, il numero di galassie
contenute in ciascuna guscio sar" ari a n ,
2
tr Ar . Il
numero di stelle (galassie) cresce dun!ue con il !uadrato
della distanza r.
Se indic#iamo con L
H
la luminosit" intrinseca media di
una galassia, la luminosit" intrinseca di ciascun guscio
sar" ari a L r
H
n ,
2
tr A . 0'altra arte le leggi della
fotometria ci dimostrano c#e l'intensit" della radiazione erceita (luminosit" aarente)
inversamente roorzionale al !uadrato della distanza secondo la relazione
2
, r
L
l
t
=
:i; significa c#e la diminuzione dell'intensit" luminosa dovuta all'aumento di distanza viene
esattamente comensata dall'aumento del numero di sorgenti luminose c#e si roduce all'aumentare
della distanza> la radiazione luminosa c#e ci roviene da ciascun guscio dovre$$e erci; essere
indiendente dalla distanza e ari a
r n L
r n L
l
G
G
A =
A
=
2
2
r ,
r ,
t
t
Se dun!ue sommiamo l'aorto luminoso di infiniti gusci sferici di sessore Ar otterremo c#e sulla
terra deve giungere un flusso luminoso infinito e siamo dun!ue costretti a stuirci delle tene$re c#e
caratterizzano le nostre notti. 7videntemente una delle iotesi dalle !uali siamo artiti deve
Ar
terra
Ar
A
Cosmologia relati$istica
necessariamente essere errata. )el 1@1& 5eler sostenne ad esemio c#e le tene$re della notte
otevano essere utilizzate !uale dimostrazione di un universo finito.
,mogeneit + Le osservazioni dimostrano in realt" c#e le galassie non si distri$uiscono
uniformemente, ma si addensano in ammassi e suerammassi. Eale tendenza allGaggregazione
sem$ra tuttavia affievolirsi man mano c#e aumentiamo la scala osservativa e lGuniverso otre$$e
aarire omogeneo a scale sueriori a !uelle dei suerammassi (allo stesso modo in cui un solido ci
aare erfettamente omogeneo su scala macroscoica, nonostante la materia di cui costituito sia
distri$uita in modo non uniforme su scala atomica). )on vi sono comun!ue rove conclusive della
distri$uzione omogenea della materia su grande scala ed essa otre$$e mantenere la stessa
distri$uzione frattale c#e sem$ra manifestarsi alla scala degli ammassi e dei suerammassi. In tal
caso la materia luminosa otre$$e anc#e addensarsi a macc#ie, contri$uendo in arte alla
risoluzione del aradosso.
-ni!erso infinito + :#e l'universo sia finito o infinito in realt" non siamo ancora in grado di dirlo,
tuttavia dal nostro unto di vista esso risulta essere comun!ue finito, oic#B noi siamo in grado di
erceire informazioni luminose rovenienti solo da una sua orzione (uni!erso osser!abile).
:i; conseguenza della relativa giovinezza del nostro universo e della velocit" finita della luce. Se
infatti lGuniverso esiste UsoloV da un temo t
/
, la luce avr" ercorso fino ad oggi un distanza ct
/
ed
ogni osservatore, in !ualsiasi unto dellGuniverso si trovi, otr" erceire solo una orzione di
universo di raggio ct
/
(orizzonte dell.osser!atore). :ome #a suggerito 7. /arrison (19@*) non
dovremmo ertanto sommare lGaorto luminoso di infiniti gusci, ma di un numero finito di gusci
fino alla distanza ct
/
. I gusci i( lontani sono infatti attualmente fuori del nostro orizzonte e la loro
luce ci erverr" solo in futuro. )ellGiotesi c#e lGuniverso sia euclideo, la sua et" ari a
t
H
H
o
=
2
3
ed il flusso luminoso erceito diventa ertanto
l n = L
c
H
G
o
2
3
-ni!erso statico + Oggi ossiamo dire con certezza c#e lGuniverso non statico e la sua esansione
roduce un red+s#ift c#e inde$olisce l'intensit" luminosa delle galassie (in misura tanto maggiore
!uanto i( elevata la loro distanza).
:ome a$$iamo visto il red+s#ift cosmologico aumenta le lung#ezze dGonda di un fattore (z ? 1)
( )
e o
z + = 1
ed essendo la lung#ezza dGonda inversamente roorzionale allGenergia di ciascun fotone
# h h
c
= = v

, !uestGultima su$ir", er effetto dellGesansione, una diminuzione di egual entit"


( )
#
z
#
e
o
+
=
1
4arimenti, se lo sazio si dilata di un fattore (z ? 1), anc#e lGintervallo di temo tra la ricezione di
un fotone ed il successivo aumenta di un fattore (z ? 1) risetto allGintervallo di temo c#e searava
lGemissione di due fotoni. La fre!uenza di arrivo dei fotoni diminuisce cio di un fattore (z ? 1). In
definitiva, oic#B il flusso luminoso erceito roorzionale al numero di fotoni ricevuti er unit"
di temo, esso su$isce una diminuzione, risetto al flusso emesso, di un fattore (z ? 1)
2
.
Il flusso luminoso erceito diventa ertanto
( )
l n =
+

L
z
c
H
G
o
1
2
3
2
-er a$ere n5idea dell5ordine di grande&&a del flsso lminoso che caratteri&&a il cielo nottrno %ossiamo
indicati$amente assmere i segenti $alori:
L
H
* 10
10
h
-2
L

* 2 10
+3
h
-2
ergIs
n * 2 10
-2
h
3
galassieI;%c
3
* 8=: 10
-98
h
3
galassieIcm
3
8
Cosmologia relati$istica
Ho * 100 h 'm s
-1
;%c
-1
* 3=2+ 10
-1:
h s
-1
c * 3 10
10
cmIs
-oichD si ritiene che le %rime galassie si siano formate circa 100 milioni di anni do%o il .ig .ang (@ ~ 30H> & ~ 10) e le
galassie %iB $icine %resentano & ~ 0 %ossiamo tili&&are n $alore medio di & * ,
/ostitendo i dati nella rela&ione %recedente otteniamo n flsso di 2 10
-8
erg cm
-2
s
-1
= %ro$eniente da ttta la sfera
celeste.
2ssendo l"angolo solido sotto il <ale osser$iamo l"intera sfera celeste %ari a +t steradianti (* +1.2,2=C8 gradi <adrati *
,=3+8+ 10
11
secondi d"arco <adrati) %ossiamo calcolare il flsso lminoso %er nit# di angolo solido (1 secondo d"arco
<adrato) che rislta essere %ari a + 10
-1:
erg cm
-2
arcsec
-2
s
-1
Kalore che corris%onde ad na magnitdine %ari a 32 %er arcsec
2
= contro na lminosit# misrata di circa 29 gradi di
magnitdine %er arcsec
2
. !l che dimostrerebbe che il fondo di lminosit# del cielo nottrno non di%ende dalle sorgenti
lminose eLtragalattiche= ma $erosimilmente dagli oggetti celesti a%%artenenti alla nostra galassia.
3,5 1ro/lemi irrisolti nelle cosmologie classiche
I modelli cosmologici M=P resentano alcune difficolt" c#e #anno cominciato a trovare soluzione
solo con l'introduzione in cosmologia della teoria dell'inflation (vedi oltre).
-.$." 5roblema della piatte66a
Il ro$lema della iattezza si u; sintetizzare nella seguente domanda> come mai le misure della
densit" effettiva ci forniscono valori c#e non si discostano er i( di 121&& da !uello della densit"
critica (O ~ &,&1) e !uindi l'universo, anc#e se non euclideo (iatto), comun!ue molto vicino ad
esserloW
4er oter comrendere il significato di tale domanda necessario recisare c#e il valore di O . 1
raresenta uno stato di e!uili$rio insta$ile. Si u; infatti dimostrare c#e se O fosse stato
inizialmente 1 avre$$e mantenuto tale valore er semre, ma se fosse invece stato anc#e solo di
oc#issimo diverso da 1, tale differenza avre$$e su$ito una raidissima divaricazione con il temo,
in tutti e 3 i modelli cosmologici.
Si u; ad esemio calcolare c#e se oggi O . &,&1, all'inizio dell'era della materia esso era uguale ad
1 fino alla ,
a
cifra decimale, mentre ad 1 secondo dall'inizio dell'esansione era uguale ad 1 fino
alla 1*
a
cifra decimale.
4oic#B dun!ue tutti i modelli cosmologici tendono ad accentuare vistosamente durante l'esansione,
!ualsiasi ur lieve differenza di O dall'unit", ci si u; a ragione domandare come mai, visto l'attuale
valore di O, l'universo a$$ia iniziato la sua esansione in una condizione cos6 vicina ad una
situazione euclidea.
-.$.) Problema dell'orizzonte
)el 19&* 7instein costru6 la teoria della relativit" seciale sull'assunto, verificato serimentalmente,
c#e la velocit" della luce sia una costante di natura. Il suo valore non varia cio !ualun!ue sia lo
stato di moto dell'osservatore risetto alla sorgente luminosa e di conseguenza nessun coro
materiale u; raggiungere e tanto meno suerare la velocit" della luce.
:i; #a dei riflessi imortanti sui processi di causalit, in !uanto nessuna interazione di tio causale
tra due oggetti u; trasmettersi istantaneamente e l'intervallo di temo minimo tra la causa ed il suo
effetto strettamente connesso allo sazio c#e li seara ed alla velocit" della luce c.
In un determinato istante t, ogni unto dell'universo u; !uindi vedere (ed essere visto) e rodurre
interazioni di causa+effetto solo con oggetti c#e si trovino comresi all'interno di una suerficie
sferica di raggio ct, centrata nel unto. Eale suerficie raresenta una sorta di orizzonte causale del
unto considerato. %n oggetto c#e si trovi fuori da tale orizzonte non avr" mai interagito in assato
col unto considerato in !uanto la distanza c#e li seara sueriore a !uella ercorri$ile dalla luce
9
Cosmologia relati$istica
nel temo t fino a !uel momento trascorso. 0ue unti c#e si trovino l'uno al di fuori dell'orizzonte
causale dell'altro si dicono causalmente non connessi.
I modelli cosmologici classici resentano molte orzioni di universo causalmente non connesse.
Il ro$lema dell'orizzonte si racc#iude !uindi nella seguente domanda. :ome ossi$ile c#e 2 unti
dell'universo c#e non sono mai stati legati da relazioni di causa ed effetto si trovino in condizioni
termic#e erfettamente identic#eW
7' come se l'universo fosse attualmente suddiviso in numerose orzioni, ciascuna racc#iusa nel
rorio orizzonte causale (una suerficie sferica di raggio ct
o
) c#e non #anno in assato mai
comunicato tra loro.
Il ro$lema rorio di tutti i modelli cosmologici classici, nei
!uali la distanza-orizzonte (cio il ercorso ct eseguito fino all
momento t da un raggio luminoso) in ogni istante di
esansione costantemente minore risetto al raggio
dell'universo.
Suoniamo ad esemio c#e l'universo sia euclideo e c#e la
sua et" sia !uindi
t
H
h s
o
o
= ~

2
3
2 1&
1A 1
. :i; significa c#e la
nostra distanza+orizzonte (ma anc#e !uella di !ualsiasi altro
osservatore) attualmente
Mpc h
H
c
t c ,
o
o
2&&&
3
2
1
~ = =
=
indicativamente ari a 1&
28
cm. In altre arole attualmente riceviamo immagini ed informazioni da
una orzione sferica di universo di raggio O . 1&
28
cm (uni!erso osser!abile). =isalendo verso il
assato ossi$ile verificare c#e tale orzione di universo si contrae i( lentamente (secondo
t
2
3
) di
!uanto non faccia l'orizzonte (
t
).
Calcoliamo ad esem%io le dimensioni che l5ni$erso attalmente osser$abile (10
2:
cm) do$e$a a$ere all5ini&io dell5era
della materia (10
11
s). 2ssendo la legge oraria dell5es%ansione del ti%o
3
2
t R
%otremo scri$ere
t
t
R
cos
3
2
=
e <indi
3
2
3
2
1
1
t
R
t
R
o
o
=
se ora %oniamo t
1
* 10
11
s %ossiamo calcolare le corris%ondenti dimensioni dell5ni$erso R
1

cm
t
t
R R
o
o
23
1A
11
28 1
1
1& ,
1& ,
1&
1&
3
2
3
2
~
|
|
.
|

\
|

=
|
|
.
|

\
|
=
corris%ondente ad na sfera di circa 10
91
cm
3
. !n <ell5istante la lce %ote$a a$er %ercorso solo

cm t c ,
21 11 1&
1& 3 1& 1& 3 = = =
=
corris%ondente ad na sfera di $olme ~ 10
8,
cm
3
.
7l tem%o 10
11
s l5ni$erso attalmente osser$abile era <indi frammentato in circa 1 milione di regioni (10
91
I10
8,
*
10
8
) racchise nel %ro%rio ori&&onte casale= ciascna con dimensioni 100 $olte (10
23
I10
21
) inferiori della %or&ione di
ni$erso considerato.
1&
@eorie cosmologiche: /tead0 /tate e .ig .ang
4 Teorie cosmologiche: Steady State e Big Bang
)el 19,8 aarvero due lavori c#iave er la cosmologia. 7ntram$i imerniati su di un universo in
esansione, uno resentava un teoria cosmologica di tio stazionario (stead/ state), l'altro di tio
evolutivo (0ig 0ang). 4er oltre 1* anni i cosmologi non e$$ero a disosizione evidenze
serimentali sufficienti a suffragare l'una o l'altra iotesi teorica.
4,1 &a teoria o | ed il Big Bang
Gamo7, con la colla$orazione di Alpher ed Herman, sugger6 c#e se l'universo si stava
esandendo verso il futuro $isognava ritenere c#e, risalendo nel assato, si sare$$e dovuto trovare
un universo via via i( contratto. Iotizzando inoltre c#e l'universo sia un sistema isolato c#e non
u; scam$iare nB energia nB materia con l'am$iente esterno, una sua dilatazione dovre$$e
necessariamente avvenire a sese della sua energia interna (esansione adia$atica) e !uindi ortare
ad un raffreddamento, mentre una contrazione dovre$$e associarsi ad un aumento di temeratura.
:os6 se al temo t tutta la materia dell'universo si trovava concentrata in un sol unto, allora
$isognava ritenere c#e l'universo avesse avuto origine da una singolarit" a densit" e temeratura
infinita, dalla cui eslosione si sare$$ero formati tutti gli elementi c#imici osservati.
HamoC utilizz; i modelli di nucleosintesi roosti a suo temo da +ethe, er calcolare le !uantit"
dei diversi elementi c#imici c#e si sare$$ero dovuti formare durante le rime fasi della grande
eslosione iniziale, finc#B la temeratura era ancora sufficientemente elevata da ermettere la
fusione termonucleare.
HamoC revide inoltre c#e l'universo doveva comortarsi come un gigantesco coro nero in fase di
raffreddamento a causa dell'esansione. :alcol; inoltre c#e l'universo attuale doveva avere una
temeratura residua di circa 3F5 (2,A28 &,&&, F5 secondo le i( recenti rilevazioni del satellite
:O97 X :Osmic 9ac1ground 7Slorer), il cosiddetto fondo a 1, resonsa$ile di uno settro
continuo con una lung#ezza di massima emissione situata nel camo delle microonde (
maS
. &.11
cm). %na secie di radiazione fossile, c#e avre$$e dovuto ermeare in modo uniforme tutto
l'universo (radiazione isotropa di fondo).
4,2 &a teoria dello Steady State o Stato Sta5ionario
+ondi, Ho,le e Gold roosero !uasi contemoraneamente un modello stazionario, in esansione,
ma senza inizio nB fine. La materia c#e si esandeva doveva cio essere sostituita continuamente da
nuova materia c#e si sare$$e rodotta al ritmo di 1 articella2anno er ogni 1& 1m
3
di universo, in
modo tale da mantenere la densit" di materia costante nel temo.
La teoria dello stato stazionario, c#e eraltro non dava alcuna giustificazione del meccanismo di
roduzione di materia, si fondava sul cosiddetto principio cosmologico perfetto, il !uale affermava
c#e l'universo oltre ad essere omogeneo ed isotroo nello sazio doveva risultare uniforme anc#e
nel temo.
Secondo il modello dello SteadQ State infine, gli elementi c#imici si sare$$ero formati
esclusivamente grazie alla nucleosintesi stellare.
In !uegli anni il valore della costante di /u$$le era stato erroneamente calcolato in *&& 5m2s 3c,
oic#B il metodo delle :efeidi c#e serviva er tarare le distanze delle galassie non era ancora
erfettamente a unto. :os6 l'et" dell'universo veniva calcolata in soli 2 miliardi di anni. Eroo
oco se aragonato all'et" della terra. Si trattava di un unto a favore dei sostenitori della teoria
dello SteadQ State, c#e ironizzavano sulla teoria di HamoC c#iamandola sc#erzosamente teoria del
9ig 9ang (del grande $otto). HamoC trov; eraltro molto aroriato il termine, tanto c#e oggi
addirittura entrato nell'uso comune.
Il metodo delle :efeidi venne er la rima volta corretto da +aade nel 19*&. In !uesto modo il
valore di / diminu6 e l'et" dell'universo aument; sino a diventare comati$ile con l'et" della terra.
1
@eorie cosmologiche: /tead0 /tate e .ig .ang
Il modello di HamoC divenne in !uesto modo nuovamente cometitivo, ma la sua definitiva
affermazione si e$$e nel 19@,, !uando, casualmente, 5en6ias e Wilson, due fisici dei 9ell
Eele#one La$oratories, scorirono il fondo a 35.
3entre mettevano a unto un'antenna si trovarono a erceire un 'rumore' di fondo c#e non
riuscirono ad eliminare. Il distur$o non roveniva da !ualc#e direzione articolare, oic#B veniva
ricevuto identico comun!ue fosse orientata l'antenna. I due fisici arrivarono addirittura a ensare
c#e si trattasse di alcuni escrementi di uccelli deositatisi sull'antenna.
<uando 4enzias e Pilson sentirono arlare di una ricerca c#e i due astrofisici 8icke e 5eebles,
della vicina 4rinceton %niversitQ, stavano er condurre er rivelare l'eventuale resenza della
radiazione isotroa di fondo, si resero conto di averla gi" trovata.
La teoria del $ig $ang ricevette ulteriori conferme dal calcolo delle abbondanze relati!e degli
elementi, in articolare del deuterio e dell'elio.
Infatti, mentre l'originaria teoria o | iotizzava c#e tutti gli elementi si fossero formati durante i
rimi istanti del $ig $ang, fornendo in tal modo risultati non semre comati$ili con le a$$ondanze
effettivamente osservate nell'universo, calcoli successivi dimostrarono come inizialmente si
oterono formare solo gli elementi i( leggeri (deuterio e alcuni isotoi dell'elio, del litio e del
$erillio), mentre gli elementi i( esanti si rodussero successivamente durante la nucleosintesi
stellare.
Hli attuali calcoli sulla nucleosintesi rimordiale forniscono dati in ottimo accordo con le
a$$ondanze osservate e raresentano una delle migliori conferme della validit" del modello del
9ig 9ang.
%lteriori conferme del 9ig 9ang arrivano dall'osservazione di un aumento nel numero di
radiosorgenti er unit" di volume all'aumentare della distanza. In altre arole l'universo a grandi
distanze risulta essere i( denso di materia c#e alle iccole distanze. 4oic#B le regioni i( distanti
nello sazio lo sono anc#e nel temo, ci; significa c#e l'universo era un temo i( denso e !uindi
i( contratto di !uanto non lo sia attualmente. Oggi gli astronomi sono raticamente unanimi
nell'accettare la teoria del 9ig 9ang.
%.)." 9n che uni'erso 'i'iamo:
=isondere a !uesta domanda non cosa facile, oic#B tutte le osservazioni effettuate in !uesto
senso dagli astronomi #anno dato finora risultati incerti e non conclusivi. Scorire !uale sia la
geometria dell'universo e !uindi il suo destino significa infatti fondamentalmente confrontare la sua
densit" effettiva con la densit" critica. 3a, da una arte, la densit" critica non resenta un valore
certo, in !uanto si calcola in funzione di / (avevamo d'altra arte gi" visto c#e la curvatura dello
sazio, il segno di 1, diende dai valori di e /).
7 tutto ci; c#e gli astrofisici sono in grado di affermare con un certo grado di sicurezza c#e / non
dovre$$e assumere valori molto al di fuori dell'intervallo *& +1&& 1m2s 3c. Infatti er valori
esterni a tale intervallo tutte le galassie diverre$$ero o molto i( vicine o molto i( distanti di
!uanto attualmente calcolato, e erci; anc#e la loro luminosit" intrinseca variere$$e di
conseguenza. 7sse resentere$$ero !uindi mediamente una luminosit" molto diversa da !uella della
nostra galassia e delle galassie a noi limitrofe e ci; in contraddizione con il rinciio cosmologico.
In secondo luogo la misura diretta della densit" effettiva (
o
) attraverso una valutazione
!uantitativa della materia emittente (stelle, galassie, ne$ulose etc) non sem$ra in grado di fornirci
dati attendi$ili sulla !uantit" di materia effettivamente resente nell'universo. 7ssa #a infatti dato a
tutt'oggi valori da 1& a 1&& volte inferiori alla densit" critica, senza c#e ci; ossa essere interretato
come una conferma di un modello di universo in esansione eretua. Hli astronomi sono infatti
certi c#e esista una !uantit" molto elevata di materia non luminosa, detta materia oscura (o anc#e
massa mancante) c#e otre$$e contri$uire a 'c#iudere' l'universo.
2
@eorie cosmologiche: /tead0 /tate e .ig .ang
+ensit4 di materia
-er $altare la densit# di materia %resente nell"ni$erso si cerca di determinare il ra%%orto ;assaIlminosit# (es%resso in
genere in nit# solari ; IL ) %er i di$ersi oggetti cosmici. -oichD la massa E conoscita a meno di n fattore h
-1
e la
lminosit# a meno di n fattore h
-2
= il ra%%orto ;IL %er n <alsiasi oggetto cosmico $err# dato a meno di n fattore h.
Le misre effettate slla massa lminosa di molte galassie indicano n ra%%orto medio ;IL dell5ordine di 2,h (nit# ;
IL ). !l che significa che mediamente la %or&ione lminosa di na galassia che emette la stessa <antit# di lce
%rodotta dal nostro sole= %ossiede na massa da 12=, (h * 0=,) a 2, (h *1) $olte s%eriore. /timando <indi la <antit#
di lce mediamente %resente %er nit# di $olme nel nostro ni$erso= %ossiamo risalire alla densit# di materia lminosa.
Le stime attali indicano che la lminosit# media di na galassia E %ari a
L3 * 10
10
h
-2
L =

il nmero di galassie %er
nit# di $olme E n3 * 2 10
-2
h
3
;%c
-3
(essendo il $olme %ro%or&ionale al cbo della distan&a= esso E dato a meno di n
fattore h
-3
)= <indi la densit# di lce media dell"ni$erso de$e essere dell5ordine di
L4 * n3
L3 * 2 10
:
h L I;%c
3
.
Otteniamo <indi n limite inferiore %er la densit# di materia dell5ni$erso (nell5i%otesi che sia %resente solo materia
lminosa)= %ari a
2 9 8
1& * 2* 1& 2 h h h
lum
= = ; I;%c
3
@rasformando le masse solari in grammi e i ;%c
3
in cm
3
si ottiene
3 31 2
2 1& , , 3 cm g h
lum

~
2ssendo la densit# critica %ari a
3 29 2 2
2
2
2 1& 88 , 1
8
1&& 3
8
3
cm g h h
G
H
G
o c

=

= =
t t

!l %arametro di densit# %resenta %ertanto n limite inferiore %ari a


2
29 2
31 2
1& 8 , 1
1& 9 , 1
1& , , 3

= O
h
h
c
lum
lum
!n altre %arole la materia lminosa ra%%resenta circa il 2 M della materia necessaria %er chidere l5ni$erso.
3
/toria @ermica dell"4ni$erso
5 Storia Termica dell'niverso
La teoria del 9ig 9ang fondamentalmente una descrizione termodinamica dell'esansione
cosmica.
Il arametro fondamentale c#e controlla i rocessi fisici (interazioni tra materia e radiazione)
durante i rimissimi istanti dell'universo infatti la temeratura.
=icordando c#e la densit" di energia della radiazione inversamente roorzionale alla !uarta
otenza del raggio (
r
= 1
,
2 ), mentre direttamente roorzionale alla !uarta otenza della
temeratura (legge di Stefan+9oltzmann
r
E
,
), facile allora convincersi c#e la funzione c#e
lega la temeratura alle dimensioni dell'universo del tio
= E t = cos
In altre arole ogni volta c#e l'universo raddoia le sue dimensioni, la sua temeratura si dimezza.
=isalendo verso l'istante zero, la temeratura deve dun!ue aumentare roorzionalmente alla
diminuzione di dimensioni del cosmo.
La temeratura determina il tio di articelle c#e si formano dall'energia li$erata durante le
collisioni.
-ffinc#B una articella di massa m si formi assieme alla sua antiarticella infatti necessario c#e la
temeratura sueri un valore di soglia calcola$ile eguagliando l'energia cinetica media con il doio
dell'energia della massa a rioso della articella (l'antiarticella #a infatti massa eguale)

3
2
1E . 2mc
2
<uindi !uando la temeratura scende al di sotto del valore critico>
E
c
.
,
3
2
mc
k
~ 1&
3A
m
la articella di massa m cessa di essere creata da fotoni sufficientemente energetici. Eutte le coie
di articelle e antiarticelle create su$iscono un rocesso di annic#ilazione, ridando fotoni, tranne
un iccolo eccesso di articelle c#e rimane 'congelato' a formare la materia dell'universo.
4er esemio, sostituendo ad m la massa di un rotone (o un neutrone), ari a circa 1,@A 1&
+2,

g si
ottiene una temeratura di circa 1&
13

o
5. 0un!ue al di sora di tale temeratura si formano rotoni
e antirotoni da fotoni sufficientemente energetici, al di sotto la roduzione si arresta e continua
solo il rocesso di annic#ilazione.
Eali soglie vengono verificate, fin dove ossi$ile, negli eserimenti con acceleratori ad alta
energia.
0ato c#e la temeratura dell'universo aumenta risalendo nel temo verso l'istante zero, ossiamo
immaginare c#e vengano via via raggiunte tutte le soglie termic#e er la roduzione di articelle di
massa via via maggiore.
In tal modo i rimi istanti dell'universo sono stati suddivisi in una successione di ere, ciascuna
searata dalla recedente da una soglia termica c#e individua articolari eventi cosmici.
0urante la loro roduzione le articelle risultano in e!uili$rio con la radiazione fotonica. In altre
arole essendo l'universo in e!uili$rio termodinamico anc#e durante l'esansione tutta l'energia
disoni$ile si suddivide e!uamente tra articelle materiali e fotoni (principio di e$uipartizione
dell%energia). L'e!uili$rio termodinamico dell'universo consentito dal fatto c#e in !ueste rime
fasi il ritmo delle interazioni materia2radiazione notevolmente i( elevato del ritmo di esansione
dell'universo stesso.
1
/toria @ermica dell"4ni$erso
)elle sue rime fasi l'universo costituito !uindi da un lasma in cui materia e radiazione sono
indissolu$ilmente unite ed in e!uili$rio reciroco. I fisici descrivono tale condizione affermando
c#e esiste un accoppiamento materia-radiazione.
Hli elettroni #anno un ruolo determinante nel mantenere l'accoiamento materia+radiazione c#e sta
alla $ase dell'e!uili$rio termodinamico. essi infatti assor$ono ed emettono facilmente fotoni e
contemoraneamente sono in grado di trasferire ed accettare energia cinetica dagli adroni urtandoli.
-d ogni temeratura associa$ile un'energia caratteristica il cui valore calcola$ile con la
relazione
7 .
3
2
1E
-d esemio alla temeratura di soglia del rotone (circa 1&
13
F5) corrisonde un'energia
caratteristica di 1,* 1&
+3
erg. Eali soglie energetic#e vengono usualmente misurate in eD
(l'elettronvolt l'energia ac!uistata da un elettrone !uando viene accelerato dalla differenza di
otenziale di 1volt).
Eenendo resente c#e 1erg . @,2,1* 1&
11
eD, la soglia energetica er i rotoni sar" di circa 1&
9
eD.
:iascuna temeratura viene raggiunta ad un temo cosmico (in secondi) il cui valore u; essere
calcolato arossimativamente tramite la relazione
t
E
~
1&
2&
2
Ricordando che
t
=

1
@
2
H
t e tenendo %erF %resente che drante le %rime fasi di es%ansione la densit# di massa-
energia E data essen&ialmente dalla com%onente radiati$a= %ossiamo tili&&are in %rima a%%rossima&ione la rela&ione di
/tefan-.olt&mann
, 3@
2
1& ,2 , 8 +
c
rad
= =

. 2gagliando i secondi membri di tali rela&ioni si ottiene infine la


rela&ione cercata= che lega il tem%o alla tem%eratra della radia&ione.
5,1 7re Cosmiche
$."." Era di 5lanck 1 ; "1
;%-
s
Minora i fisici sono riusciti a descrivere i rimi istanti di vita dell'universo risalendo fino al temo
1&
+,3
s (temo di 4lanc1). - temi inferiori gli effetti gravitazionali si intrecciano a tal unto con gli
effetti !uantistici da rendere necessaria una teoria unificata della gravit" !uantistica er ora non
ancora disoni$ile.
Sostituendo il temo di 4lanc1 nella t
E
~
1&
2&
2
troviamo c#e la temeratura dell'universo dell'ordine
di 1&
31
+1&
32
F5 (1&
2A
+1&
28
eD), temeratura oltre la !uale si ritiene c#e tutte le , forze
fondamentali di natura siano unificate in un'unica 'suerforza' c#e agisce indifferentemente su tutte
le articelle.
L'unica teoria c#e attualmente si avventura nell'era di 4lanc1 la teoria delle suercorde o teoria
del tutto (E#eorQ of 7verQt#ing +EO7). Eale teoria descrive tutte le articelle come corde di
dimensioni infinitesime (1&
+33
cm). Ogni modo di vi$razione di tali corde determina l'energia e
!uindi la massa della articella.
$.".) Era di Grande <ni/ica6ione "1
;%-
; "1
;-$
s
L'universo emerge dal temo di 4lanc1 costituito da un gas di articelle !uantistic#e formate da
lepto-$uark e dai !ettori intermedi della forza di Grande -nificazione ($osoni Y). I gravitoni, se
esistono, si sono gi" searati ed agiscono in modo autonomo.
2
/toria @ermica dell"4ni$erso
L'enorme energia c#e caratterizza tale gas ermette alle articelle !uantistic#e di convertirsi
li$eramente le une nelle altre. In altre arole, a arte l'interazione gravitazionale, c#e si gi"
searata al temo di 4lanc1, le rimanenti tre interazioni (elettromagnetica, forte e de$ole) sono
ancora unificate e i $osoni c#e le mediano sono in realt" indistingui$ili l'uno dall'altro. L'unione
della forza elettromagnetica, de$ole e forte in un'unica interazione viene oggi descritta da una serie
di modelli della fisica delle articelle noti come teorie di Grande -nificazione o G-+.
+ -l temo cosmico 1&
+3*
s si seara l'interazione forte (si formano i gluoni) c#e comincia ad agire
sui !uar1 (i !uali a loro volta si distinguono ora dai letoni), senza eraltro riuscire a legarli ancora
in modo ermanente er formare gli adroni.
Le teorie di Hrande %nificazione revedono c#e durante tale searazione si roducano dei 'difetti'
nello sazio+temo.
7' una situazione analoga a !uella c#e si roduce !uando un li!uido cristallizza (transizione di fase
o passaggio di stato) e regioni diverse del sistema iniziano a solidificare in modo autonomo, con
diversa e casuale orientazione degli assi cristallografici. <uando tali regioni si incontrano, si
roducono dei difetti localizzati nei unti di confine. )elle teorie di grandunificazione esistono
difetti untiformi, c#e corrisondono ai monop)li magnetici (strutture associate a oli magnetici
isolati) , lineari (stringhe o corde cosmiche) e suerficiali (pareti di 0loch o pareti di dominio).
:i si attende c#e tali difetti siano sta$ili ed estremamente massicci (si u; ad esemio calcolare c#e
un monoolo magnetico assuma massa ari a 1&
1@
volte !uella del rotone).
Inoltre i calcoli revedono un numero talmente grande di tali difetti c#e la loro massa sare$$e ora
reonderante su !uella di !ualsiasi altro oggetto conosciuto. Eali strutture non sono state finora
mai rivelate.
%n'altra revisione teorica di grande interesse riguarda l'attuale asimmetria cosmica c#e si rileva tra
materia ed antimateria. Secondo le H%E infatti si deve formare un lieve eccesso di <uar1 risetto
agli -nti!uar1 e di Letoni risetto agli -ntiletoni.
In !uesto modo !uando nelle fasi successive materia ed antimateria si annic#iliscono formando
fotoni, il iccolo eccesso di materia formatosi in !uesto momento sar" in grado di soravvivere e
former" la materia rima er stelle e galassie. La teoria non in grado di calcolare in modo reciso
!uanta materia in grado di soravvivere, ma ci fornisce una stima del raorto tra numero di
fotoni (c#e si formano dall'annic#ilazione) e numero di articelle di materia, ari a
1&
1& 3
.
Il valore revisto teoricamente er tale raorto, detto anc#e entropia specifica dell%uni!erso (q),
trova $uone conferme serimentali nelle attuali misurazioni.
Il numero di rotoni er unit" di volume u; essere stimato dividendo la densit" effettiva (

o c
= O ) er la massa del rotone (m

. 1,@A2@ 1&
+2,
g)

m
=
O
)ell'iotesi di un universo euclideo ( O . 1), con
c
. 1,88 1&
+29
#
2
, la relazione ci ermette di
calcolare una densit" adronica di 1,1 1&
+*
#
2
rotoni2cm
3
(circa dieci rotoni er metro cu$o di
universo).
Il numero di fotoni er unit" di volume u; essere ottenuto dalla relazione di 4lanc1 ( ) + # , v ,
dividendo er l'energia c . #v osseduta da ciascun fotone e integrando oi su tutte le fre!uenze. Si
ottiene er la densit" fotonica la relazione
( )
+3 3
cm fotoni 28A , 2& + =

er E . E
o
. 2,A28 F5 si calcolano circa ,12 fotoni2cm
3
.
3
/toria @ermica dell"4ni$erso
L'entroia secifica dell'universo in tal modo stimata risulta ertanto ,12 2 1,1 1&
+*
#
2
. 3,A 1&
A
#
+2
(1&
A
+ 1&
8
) in $uon accordo con il valore teorico.
In altre arole si stima c#e attualmente nell'universo vi siano circa 1&& milioni di fotoni er adrone.
L'entroia secifica dell'universo un arametro estremamente critico er l'esistenza dell'universo
come noi lo conosciamo.
Si dimostra infatti c#e sufficiente variare in misura minima il valore del raorto er cam$iare in
modo radicale l'evoluzione e la struttura dell'universo.
Se infatti il numero di fotoni fosse stato inizialmente inferiore, la ressione di radiazione da essi
esercitata non sare$$e stata in grado di tenere searati i $arioni urtandoli di continuo. I $arioni si
sare$$ero erci; com$inati molto recocemente e con maggior efficienza formando raidamente
nuclei di elementi c#imici esanti a scaito di !uelli i( leggeri.
L'universo sare$$e oggi raticamente rivo di idrogeno e di elio, e !uindi di stelle, formato da
enormi massi di elementi esanti alla deriva nello sazio.
:on un numero di fotoni eccessivo l'universo sare$$e invece formato raticamente di solo idrogeno.
3a !uel c#e i( conta l'eccesso di fotoni avre$$e imedito alle ertur$azioni gravitazionali della
materia di crescere, diserdendole continuamente. Le galassie non si sare$$ero otute formare ed
oggi l'universo sare$$e costituito ancora di una distesa omogenea di idrogeno.
$.".- Era dell=9n/lation "1
;-$
; "1
;-)
s
La teoria dell'inflation, formulata nella sua forma originaria da -. Hut# nel 198&, #a il regio, come
afferma lo stesso Hut#, di trasformare !ualsiasi universo (o !uasi) in !uello attualmente osserva$ile,
risolvendo in tal modo arecc#i ro$lemi c#e affliggono i modelli cosmologici classici.
Hut# dimostr; c#e !uando la temeratura raggiunge valori intorno a 1&
2A
F5 (1&
23
eD) l'universo
otre$$e essersi trovato in una condizione metasta$ile, denominata di falso-!uoto.
Il falso vuoto #a alcune articolarit" fisic#e di notevole interesse cosmologico. La sua densit" di
energia rimane costante durante l'esansione. Inoltre resenta una ressione negativa non
trascura$ile e tale c#e la densit" totale risulta anc#'essa negativa
In una situazione di tal genere, in cui la densit" di energia del falso vuoto revalente e negativa,
essa viene ad avere un effetto reulsivo antigravitazionale ed agisce ertanto in modo analogo alla
costante cosmologica, il arametro introdotto (e oi sconfessato) da 7instein er giustificare
l'esistenza di un universo statico.
3a mentre la costante cosmologica agiva in un universo statico, in un universo gi" in esansione
come il nostro !uesta secie di nuova costante cosmologica avre$$e l'effetto di aumentare a
dismisura la velocit", roducendo in definitiva un'esansione esonenziale o inflazione.
La legge oraria dellGesansione R R e
o
H t
i
= , dove
=
o
. raggio attuale dellGuniverso
/
i
. costante di /u$$le durante lGinflation
Il modello revede c#e nell'intervallo di temo comreso tra 1&
+3*
e 1&
+32
secondi l'universo
aumenti le rorie dimensioni almeno di un fattore 1&
,&
.
!nfatti= calcolando il ra%%orto tra le dimensioni dell"ni$erso al tem%o t2 * 10
-32
s e le dimensioni dell"ni$erso al tem%o t1 *
10
-3,
s si ottiene (Hi E calcolabile %er $ia teorica e $ale ~ 10
3+
s
-1
)
( )
R
R
e
e
e
t
t
H t
H t
t t H
i
i
i 2
1
2
1
2 1
1&
,&
= = ~

,
/toria @ermica dell"4ni$erso
Era le diverse !uestioni lasciate in soseso dai modelli cosmologici classici, l'inflation d" risosta al
ro$lema della iattezza, al ro$lema dell'orizzonte e al ro$lema dei monooli magnetici.
Il ro$lema dell'orizzonte e della iattezza non raresentano in realt" una contraddizione vera e
roria dei modelli classici. 7' infatti sufficiente assumere l'uniformit" e O . 1 come condizione
iniziale dell'universo e l'universo si evolver" uniformemente ed in modo euclideo.
)aturalmente un modello c#e de$$a accontentarsi di assumere alcune condizioni come date, senza
riuscire a darne siegazione, risulta meno soddisfacente di uno c#e ossa giustificare l'esistenza di
tutte le caratteristic#e cosmic#e osservate.
+ 4er ci; c#e riguarda il ro$lema della iattezza l'immensa regione di sazio c#e oggi noi
c#iamiamo universo corrisondere$$e ad una orzione estremamente iccola di uno sazio+temo
dilatato enormemente dall'esansione inflativa.
Eale sazio ci aare iano allo stesso modo in cui sem$ra iana la terra vista in una sua iccola
orzione suerficiale. In tal modo noi siamo costretti ad osservare uno sazio iatto
indiendentemente dalla curvatura c#e oteva inizialmente ossedere l'universo.
Il ro$lema si ora er certi versi addirittura caovolto, nel senso c#e se l'inflation revede c#e O
sia ari ad 1, do$$iamo in !ualc#e modo cercare di giustificare erc#B noi in realt" misuriamo
valori inferiori. 7' il cosiddetto ro$lema della massa mancante, c#e otre$$e comun!ue trovare
soluzione tramite il gran numero di articelle esotic#e la cui esistenza revista dalle H%E e dalle
teorie suersimmetric#e (neutrini, gravitini, fotini, assioni etc.).
+ 4er ci; c#e riguarda il ro$lema dell'orizzonte l'universo c#e entra nella fase inflativa sare$$e
enormemente i( iccolo di !uanto recedentemente revisto (circa di un fattore 1&
,&
).
In recedenza avevamo visto c#e le dimensioni reviste dai modelli cosmologici classici er la
orzione di universo attualmente osserva$ile, riferite al temo 1&
11
s (inizio era materia) era circa
1&& volte sueriore della distanza+orizzonte riferita al medesimo istante.
Se ora accettiamo c#e le dimensioni dell'universo reinflativo siano 1&
,&
volte inferiori a !uanto
recedentemente calcolato, la orzione di universo attualmente osserva$ile avre$$e avuto, in
eriodi recedenti a 1&
+3*
s, dimensioni di gran lunga inferiori all'orizzonte. 7' ossi$ile calcolare
c#e in !uesta situazione la distanza orizzonte era circa 1&
1*
volte sueriore delle dimensioni
raggiunte allora dalla orzione di universo oggi osserva$ile.
L'universo reinflativo sare$$e stato erci; sufficientemente iccolo da ermettere alla luce di
viaggiare da un cao all'altro i( volte, risolvendo il ro$lema dell'orizzonte. Infatti tutti gli eventi
comresi nell'universo osserva$ile e attualmente non connessi, lo erano rima dell'inflation, oic#B
comressi in una regione sufficientemente iccola.
0urante l'era di Hrande %nificazione l'universo, ercorso innumerevoli volte dalla radiazione, #a
su$ito !uindi un rocesso di omogeneizzazione c#e giustifica l'asetto altamente uniforme c#e
resentano ancor oggi regioni tra loro molto distanti. 7' !uesto il motivo er il !uale l'era H%E
viene a volte indicata come era della omogeneizzazione.
+ -nc#e il ro$lema dei monooli magnetici ed in generale di tutte le strutture massicce (corde
cosmic#e, areti di dominio) c#e secondo le teorie di Hrande %nificazione si sare$$ero dovute
formare in !uantit" tale da essere oggi facilmente osserva$ili viene risolto in modo estremamente
semlice dall'inflation. Infatti l'aumento di un fattore 1&
*&
delle dimensioni cosmic#e roduce una
diluizione formida$ile su tali strutture, al unto da rendere la loro densit" (numero er unit" di
volume) talmente iccola da essere comati$ile con le osservazioni.

$.".% Era Elettrodebole o del 8eserto "1
;-)
; "1
;"1
s
L'interazione elettrode$ole rimane unificata fino al temo cosmico 1&
+1&
s.
-lla fine dell'era i $osoni de$oli c#e trasortano la forza de$ole (P e Z
o
) iniziano a seararsi dai
fotoni, ac!uisendo massa. Se confrontiamo l'intervallo di temerature (e !uindi di energia) c#e
*
/toria @ermica dell"4ni$erso
caratterizza !uesta era con !uello delle altre ere, ossiamo notare come sia estremamente amio.
4oic#B in !uesto lasso di temo non accade nulla di articolarmente rilevante molti fisici arlano di
deserto di gauge (i modelli matematici c#e descrivono le interazioni sono teorie di gauge + leggi
'g#eidg').
$.".$ Era Adronica "1
;"1
; "1
;%
s
-l temo cosmico 1&
+1&
s i gluoni colorati iniziano a legare ermanentemente i !uar1 formando gli
adroni di massa maggiore (adronizzazione).
Si formano adroni ed antiandroni, con un leggero eccesso dei rimi sui secondi come revisto dalle
H%E.
Hli adroni i( esanti non sono sta$ili (oggi li creiamo artificialmente negli acceleratori) e man
mano c#e la temeratura diminuisce decadono negli adroni i( leggeri.
-l temo cosmico 1&
+@
s iniziano a formarsi gli adroni i( leggeri e sta$ili (rotoni e neutroni).
-l temo cosmico 1&
+,
s viene raggiunta la soglia dei rotoni e termina l'era adronica.
0urante l'era adronica i fotoni erano in e!uili$rio termodinamico con gli adroni e la velocit" di
roduzione era ari alla velocit" di annic#ilazione.
-l termine dell'era adronica la roduzione cessa, mentre continua l'annic#ilazione con formazione
di fotoni.
$.".> Era Leptonica "1
;%
; "1
"
s
Sotto la soglia termica dei rotoni (1&
13
o
5) i fotoni ossiedono ancora energia sufficiente er
creare coie letone2antiletone (naturalmente le coie letone2antiletone si formavano anc#e in
recedenza).
Il gas !uantistico ora formato da una miscela di fotoni, tauoni, muoni, elettroni con i risettivi
neutrini (e le risettive antiarticelle) ed una iccola !uantit" di rotoni e neutroni (inizialmente in
egual numero), residuo dell'era recedente.
3an mano c#e la temeratura scende i letoni i( esanti (tauoni e muoni) decadono nel letone
i( leggero (l'elettrone). I neutrini tauonici e muonici invece si conservano e dovre$$ero essere
resenti ancor oggi in numero enorme nell'universo (!ualc#e centinaio2cm
3
).
0urante l'era letonica revisto il disaccoppiamento dei neutrini dal fluido cosmico. Il momento
del disaccoiamento dei neutrini non determinato in modo reciso oic#B diende dal tio di
interazioni c#e i neutrini roducono con le altre articelle, non ancora comletamente c#iarito.
+ :irca 1& s doo il $ig $ang, i fotoni non #anno i( energia sufficiente er rodurre coie
elettrone2ositrone. 7lettroni e ositroni si annic#ilano roducendo fotoni in numero enorme.
Eermina l'era letonica ed inizia l'era fotonica.
$.".. Era /otonica "1
"
; "1
""
s
Il iccolo numero di elettroni c#e soravvive ari al numero di rotoni soravvissuto nell'era
adronica (nell'iotesi c#e la carica elettrica totale dell'universo, una grandezza c#e si conserva, fosse
inizialmente nulla).
0urante i rimi minuti dell'era fotonica si situa il periodo della nucleosintesi, durante il !uale
rotoni e neutroni trovano le condizioni er fondersi formando in revalenza /e, tracce di 0euterio,
Litio e 9erillio.
Sora i 1&
1&
F5 (temo cosmico 1& s) rotoni e neutroni sono mantenuti in e!uili$rio
termodinamico dall'interazione de$ole, attraverso rocessi di decadimento del tio
e
p e n v + +
+
@
/toria @ermica dell"4ni$erso
e
n e p v + +

Le reazioni di interconversione tra rotoni e neutroni diminuiscono drasticamente sotto i 1&
1&
F5 sia
erc#B l'interazione de$ole diventa meno efficace a tali temerature (la velocit" delle reazioni
diventano minori della velocit" di esansione) sia erc#B gli elettroni e i ositroni necessari er tali
reazioni si sono annic#iliti nell'era recedente.
0a !uesto momento in oi l'unico rocesso c#e interessa l'e!uili$rio rotoni2neutroni il
decadimento $eta c#e fa decadere i neutroni isolati.

e
e p n v + +

I neutroni isolati non sono infatti sta$ili e decadono in un temo medio di circa 1@ minuti (1&
3
s). Il
loro temo di dimezzamento di circa 11 minuti.
!l decadimento radioatti$o %resenta sem%re na cinetica di %rimo ordine. ;anifestano na cinetica di %rimo ordine <elle
rea&ioni in ci la $elocit# E direttamente %ro%or&ionale alla concentra&ione di n solo reagente= secondo na legge del
ti%o $ * 'N7O. ?el caso del decadimento radioatti$o la $elocit# di decadimento E direttamente %ro%or&ionale al nmero di
? di atomi %resenti $ * ?. E la costante di $elocit# s%ecifica che %rende <i il nome di costante di decadimento
radioattivo, misra la $elocit# di rea&ione nitaria (del singolo atomo in <esto caso) e ra%%resenta %ertanto la
%robabilit# che n atomo decada nell5nit# di tem%o.
-iB s%esso $iene tili&&ata la rela&ione di $elocit# integrata che mette in fn&ione la concentra&ione con il tem%o di
rea&ione t. 2ssendo infatti la $elocit# istantanea %ari alla deri$ata della concentra&ione ris%etto al tem%o
dt
d2
! =
do$e il segno meno E do$to al fatto che in tal caso la $elocit# si es%rime in fn&ione del nmero di atomi ?= decrescente
col tem%o= %otremo scri$ere
2
dt
d2
=
e riordinando
dt d2
2
=
1
!ntegrando entrambi i membri si ha infine
k t 2 + = ln
/e ora indichiamo con
?
o
* il nmero ini&iale di atomi al tem%o t * 0
?
t
* il nmero di atomi residi al tem%o t
La costante di integra&ione si fissa %onendo l"istante ini&iale %ari a &ero. -er t * 0 si ha <indi k 2
o
= ln
!l nmero di atomi residi al tem%o t sar# dn<e
t 2 2
t
=
&
ln ln
o= %assando alla rela&ione es%onen&iale=
t
t
e 2 2

=
&
-er i %rocessi di decadimento radioatti$o si calcola generalmente il tem#o di dime55amento= cioE il tem%o necessario
affinchE il nmero ini&iale ?
o
di atomi si ridca ad na <antit# ?t * ?
o
I2. /i a$r# %ertanto
2
1
ln
2
ln
&
t 2
2
o
=
2
1
2 ln t =

=
@93 , &
2
1
t

!l reci%roco di ra%%resenta la vita media t di n atomo
A
/toria @ermica dell"4ni$erso

= t
1

/e infatti la %robabilit# che n atomo decada nell"nit# di tem%o E di 1I100= ciF significa che mediamente decade 1
atomo ogni 100 secondi. -ossiamo allora affermare che mediamente ogni atomo so%ra$$i$e 100 secondi %rima di
decadere.
Osser$ando infine che
2
1
@93 , &
t
=
E %ossibile es%rimere la $ita media di n atomo radioatti$o in fn&ione del so tem%o di dime&&amento
@93 , &
2
1
t
= t
In realt" i neutroni riescono a salvarsi dalla comleta distruzione erc#B doo 3+, minuti (~1&
2
s)
l'universo raggiunge una temeratura di 1&
9
F5, sufficientemente $assa erc#B il deuterio c#e si
forma dalla fusione di un rotone con un neutrone sia sta$ile e non venga su$ito distrutto (come
avviene a temerature i( elevate) dall'urto con articelle troo energetic#e.
Sulla $ase della velocit" di decadimento dei neutroni ossi$ile stimare c#e durante il eriodo di
nucleosintesi il raorto neutroni2rotoni doveva essere ari a 12A.
7sistono dun!ue 2 neutroni ogni 1, rotoni. <uesti si salvano dalla comleta distruzione formando
deuterio e oi, molto raidamente, elio. 4oic#B un nucleo di elio formato da 2 rotoni e da due
neutroni, er ogni nucleo di elio c#e si forma rimangono altri 12 rotoni (nuclei di idrogeno).
Si calcola dun!ue c#e il raorto /e2/ c#e si forma deve essere 1212 in numero e, oic#B l'elio esa
raticamente , volte un atomo di idrogeno, ,212 . 123 . 2*2A* in eso (er ogni 1&& g di materia vi
sono 2* g di /e e A* g di /).
-ttraverso considerazioni analog#e si u; revedere c#e de$$a alla fine soravvivere 1 atomo di
deuterio ogni 1&
,
+1&
*
atomi di idrogeno. <uando doo !ualc#e minuto la temeratura scende sotto
i * 1&
8
F5 la nucleosintesi termina senza c#e si siano otuti formare elementi i( esanti degli
isotoi dell'Idrogeno, dell'7lio, del Litio e del 9erillio .
In generale le !uantit" dei diversi elementi leggeri formatisi durante la nucleosintesi, calcolati er
via teorica, trovano $uone conferme nelle misure odierne delle a$$ondanze degli elementi c#imici
nell'universo e costituiscono ertanto una delle migliori conferme serimentali del modello del 9ig
9ang.
Le a$$ondanze relative calcolate diendono in realt" dal raorto fotoni2adroni. I valori dati in
recedenza sono stati calcolati er un raorto fotoni2adroni ari a 1&
9
. -d esemio se il raorto
fotoni2adroni scende da 1&
9
a 1&
A
l'7lio varia da un 2*[ ad un 29[ in eso, mentre il deuterio
diminuisce drasticamente sotto il valore di 1 atomo di deuterio ogni 1&
12
atomi di idrogeno (come
a$$iamo gi" detto in recedenza un minor numero di fotoni rende molto i( efficienti le reazioni di
fusione nucleare c#e trasformano deuterio in elio).
LGa$$ondanza di deuterio risulta essere la i( sensi$ile alla variazione del raorto fotoni2adroni e
er !uesto motivo la misuro del deuterio cosmico ritenuta di grande interesse come indicatore del
raorto fotoni2adroni nell'universo.
4oic#B finora tutte le misure effettuate sull'a$$ondanza cosmica del deuterio #anno fornito valori
intorno ad 1 atomo di deuterio er 1&
,
+1&
*
atomi di idrogeno, gli astrofisici sono roensi a ritenere
c#e il valore corretto del raorto fotoni adroni de$$a essere rorio 1&
9
.
Eale valore one inoltre anc#e un limite $en reciso alla !uantit" di materia $arionica c#e oggi deve
trovarsi nellGuniverso. 4oic#B infatti la densit" fotonica attuale misura$ile con ottima
arossimazione (,12 fotoni2cm
3
), i $arioni devono essere 1&
9
volte meno numerosi, ari a circa ,
8
/toria @ermica dell"4ni$erso
1&
+A
er cm
3
. 3oltilicando er la massa di un rotone (1,@A 1&
+2,
g) otteniamo la densit" $arionica,
esressa in grammi, comati$ile con l'a$$ondanza misurata di 0euterio, ari a @,9 1&
+31
g2cm
3
.
L'era fotonica termina assieme all'era della radiazione, convenzionalmente !uando la densit" di
materia eguaglia e suera la densit" di massa e!uivalente all'energia di radiazione al temo cosmico
1&
11
s.
6e$e dn<e essere
mat rad
= . /e indichiamo con n %edice 5
L
5 le grande&&e cosmiche relati$e al momento in ci le
de densit# si egagliano e con il solito %edice 5
o
5 le medesime grande&&e al momento attale= %ossiamo scri$ere
(ricordando che
t R
mat
cos
3
=
e t R
rad
cos
,
= )
3
) (
3
) ( o mat o 3 mat 3
R R =
,
) (
,
) ( o rad o 3 rad 3
R R =
di$idendo membro a membro e ricordando che -oichD
mat rad
= = allora 1 2 =
mat rad
= si ottiene
3
o
rad o
mat o
R
R
=
) (
) (

-oichD la densit# attale di materia (


o
* 1=:: 10
-2C
h
2
%er O * 1) e la densit# di massa e<i$alente alla radia&ione
(+=8, 10
-3+
gIcm
3
) si %ossono misrare ed abbiamo gi# $isto che il loro ra%%orto $ale circa 10
+
= se ne %F dedrre che
l5era della radia&ione E terminata <ando anche
=
=
o
S
~ 1& &&& .
= cioE <ando l5ni$erso era circa diecimila $olte %iB %iccolo
di <anto E attalmente. /e %otessimo rice$ere informa&ioni elettromagnetiche %ro$enienti da <ell5istante esse
sarebbero caratteri&&ate da & ~ 10.000. @enendo %oi %resente che %er la radia&ione $ale R@ * cost de$e anche essere
3 3 o o
+ R + R = e <indi &&& . 1& ~
o
3
+
+
. -oichD attalmente @
o
~ 3H> allora @
L
~ 3 10
+
H>. !ntrodcendo tale
tem%eratra nella rela&ione
t
E
~
1&
2&
2
si ottiene n tem%o dell5ordine di 10
11
s.
$.".# Era della Materia "1
""
; "1
".
s
<uando la temeratura dell'universo scende a circa 1&
3
o
5 (3+*&&&
o
5) il lasma di articelle c#e
formava l'universo sufficientemente freddo da oter dar vita ad un gas di atomi neutri. In
recedenza i fotoni erano sufficientemente energetici da ionizzare immediatamente !ualsiasi atomo
neutro si formasse. Hli elettroni ed i nuclei si legano definitivamente attraverso un rocesso detto di
ricombinazione.
4ossiamo calcolare c#e ci; dovre$$e avvenire intorno a 1&
13
s (circa 3&&.&&& anni)
Hli elettroni erdono inoltre in tal modo la loro funzione di mantenere l'e!uili$rio termodinamico
tra fotoni e materia. I fotoni si sganciano definitivamente dalla materia con la !uale fino a !uel
momento scam$iavano continuamente energia grazie alla mediazione degli elettroni. La
searazione tra materia e radiazione detta disaccoppiamento .
0urante il disaccoiamento la materia li$era i fotoni c#e d'ora in oi condurranno vita autonoma.
Si usa descrivere il fenomeno dicendo c#e la materia diviene trasarente alla radiazione.
L'universo c#e fino a !uel momento sare$$e aarso ad un iotetico osservatore comletamente
rivo di luce, si accende con un flas# rossastro. Si li$era in tal modo la radiazione di fondo c#e oggi
noi misuriamo ad una temeratura di 2,A28
o
5 (con unGincertezza dello &,&3[ c#e corrisonde a
un AE . &,&&8 F5 e !uindi a 2,A28 &,&&,F5).
6o$endo essere
ric ric o o
+ R + R = a$remo che
9
/toria @ermica dell"4ni$erso
&&& . 1
3
&&& . 3
=


~ =

+
+
R
R
o
ric
ric
o
/e ne dedce che il fondo a 3> si E formato <ando l5ni$erso a$e$a dimensioni mille $olte inferiori alle attali e
%resenta <indi & * 1000. @ale $alore di red-shift costitisce <indi na s%ecie di fotosfera cosmica dalla <ale si E
generata la radia&ione di cor%o nero che %ermea l"ni$erso e ra%%resenta in definiti$a na sorta di ori&&onte ottico (o
meglio elettromagnetico)= oltre il <ale non %ossiamo fisicamente andare. ?on %ossiamo cioE s%erare di osser$are
radia&ione %ro$eniente da oggetti con & (1000 %oichD ciF significherebbe osser$are fotoni che non si erano ancora
disacco%%iati.
Le fluttuazioni casuali di densit" resenti in seno alla materia, non i( distur$ate ed annullate dai
fotoni, sono ora li$ere di crescere sotto l'effetto della loro stessa gravit". 3a er !uanto il rocesso
avvenga raidamente i calcoli mostrano c#e non vi temo sufficiente er arrivare da !ueste alla
formazione delle galassie. Si tratta di un ro$lema ancora irrisolto all'interno del modello del $ig
$ang.
1&
;oti %ro%ri s grande scala
! "oti #ro#ri s$ grande scala
LGidea di un universo in esansione raresent; negli anni G3& un mutamento fondamentale nel
modo di conceire lGuniverso, un cam$io di aradigma er molti versi aragona$ile alla rivoluzione
coernicana. In modo analogo a !uanto avvenne er lGiotesi geocentrica, infatti, anc#e lGidea di un
universo stazionario rimase fortemente radicata nella comunit" scintifica fino ad un rofondo
cam$io di rosettiva.
3a la correlazione tra red+s#ift e
distanza, c#e raresenta la $ase
osservativa su cui si fonda lGiotesi
di un universo in esansione, non
erfetta, sorattutto er le galassie
i( vicine. Se osserviamo un grafico
D vs 0 (Delocit" contro 0istanza),
troviamo c#e le galassie non si
allineano erfettamente, ma
resentano una certa disersione
intorno alla retta di regressione.
)aturalmente ci; u; essere una
conseguenza dellGoggettiva difficolt"
di misurare con recisione le
distanze, ma u; anc#e essere
dovuto allGeffettiva diversit" di
velocit" delle galassie risetto al
valore atteso sulla $ase della
semlice recessione cosmica, a causa
del sovraorsi di moti rori. In altre arole le galassie otre$$ero non essere ferme risetto allo
sazio+temo in esansione. LGeventuale resenza di rilevanti moti rori nelle galassie e nelle
strutture di ordine sueriore (ammassi e suerammassi) sare$$e verosimilmente imuta$ile agli
effetti gravitazionali esercitati da grandi addensamenti di materia e ermettere$$e !uindi di
valutare la distri$uzione e la densit" di materia su grande scala.
Si riteneva comun!ue c#e dovesse trattarsi di moti caratterizzati da modeste velocit" se aragonate
alla velocit" di recessione. -.=. Sandage argomentava a !uesto roosito c#e, !ualora moti rori
con velocit" di !ualc#e centinaio di 1m2s in direzioni casuali fossero stati comuni, molte galassie
vicine sare$$ero affette da $lu+s#ift.
!,1 2l sistema di ri-erimento cosmico: la radia5ione di -ondo
Lo studio delle velocit" eculiari su grande scala inizi; solo negli anni GA&. %no dei ro$lemi
fondamentali da risolvere era !uello di individuare un oortuno sistema di riferimento c#e otesse
essere considerato fermo risetto allo sazio temo, al !uale riferire eventuali moti rori. )el 19A*
Dera :. =u$in, )or$ert E#onnard e 5ent Mord trovarono c#e la nostra galassia animata da un
moto rorio di circa *&& 1m2s, misurato risetto ad un sistema di riferimento costituito da galassie
lontane.
La Rbin a$e$a indi$idato sll"intera sfera celeste n cam%ione di galassie a s%irale %articolari= di ci si ritene$a nota e
costante la lminosit# intrinseca. /ele&ionando tra <este solo le galassie che %resenta$ano la stessa lminosit#
a%%arente= si ottene$a n insieme di oggetti i <ali do$e$ano e$identemente tro$arsi ttti alla medesima distan&a. (circa
n centinaio di mega%arsec). 7 <esto %nto na <alsiasi differen&a nei red-shift tra galassie sitate in %osi&ione
o%%osta slla sfera celeste %ote$a essere inter%retato come consegen&a di n mo$imento reale della nostra galassia in
<ella dire&ione.
)aturalmente il metodo utilizzato dalla =u$in er costruire un sistema di riferimento cosmico
risetto al !uale misurare un eventuale moto rorio della nostra galassia molto delicato e si
1
;oti %ro%ri s grande scala
resta ad errori c#e ossono falsare esantemente il risultato. 3a nel 19AA venne inasettatamente
trovato un sistema di riferimento molto i( affida$ile> la radiazione cosmica di fondo.
Studiando la distri$uzione del fondo a 3 5 venne infatti rilevata una lieve disomogeneit", detta
anisotropia di dipolo. In altre arole si trov; c#e il fondo a 3 5 risulta i( caldo di circa 321&&& di
grado nella direzione delle costellazioni Leone2Idra ($lu+s#ift) e i( freddo di una egual valore in
direzione oosta (red+s#ift). :i; u; essere interretato come un movimento assoluto della Eerra
risetto allo sazio (il fondo a 35 fungere$$e in !uesto caso come un riferimento assoluto, una
secie di neo+etere) verso un unto arossimativamente situato tra la costellazione del Leone e
!uella dellGIdra (o . 11
#
\ o . +1&F) con velocit" di circa 33& 1m2s.
La $aria&ione di tem%eratra A@ * 0=003 H>= ra%%ortata alla tem%eratra di 2=92: H>= fornisce na $aria&ione relati$a %ari
a A@I@ * 0=0011. @ale $aria&ione E= in $alore assolto= identica alla $aria&ione relati$a delle lnghe&&e d"onda misrate
AI * & (ricordiamo che %er la legge di Pien la lnghe&&a d"onda di massima emissione di n cor%o nero E
in$ersamente %ro%or&ionale alla tem%eratra assolta). La $elocit# del nostro sole ris%etto alla radia&ione di fondo rislta
%ertanto $ * &c * 330 'mIs.
Se teniamo er; conto del moto della Eerra intorno al Sole alla velocit" di circa 3& 1m2s, ossiamo
facilmente calcolare la velocit" dellGintero sistema solare risetto alla radiazione di fondo. In modo
analogo tenendo conto del movimento del Sole intorno al centro galattico (2*& 1m2s) e della
Halassia risetto al centro di massa del Hruo Locale (,& 1m2s verso la galassia di -ndromeda),
ossi$ile dedurre la velocit" di !uestGultimo risetto alla radiazione di fondo c#e risulta essere di
circa @3& 1m2s (semre in direzione Leone2Idra.
!,2 il 8rande (ttrattore
%na volta evidenziata lGesistenza di un movimento assoluto del Hruo Locale attraverso lo sazio,
il asso successivo era !uello di individuare la causa di tale moto. )el 1982 -aronson, /uc#ra,
3ould, Sc#ec#ter e EullQ, cercarono di verificare se fosse ossi$ile giustificare almeno una arte
del moto del Hruo Locale con lGattrazione gravitazionale rodotta su di esso dallGammasso di
Halassie in Dergine. LGammasso della Dergine la comonente maggiore, i( vicina (circa 1& #
+1
3c) e i( massiccia del Suerammasso Locale (suerammasso al !uale aartiene anc#e il
Hruo Locale), del !uale osta in osizione centrale.
!n %ratica si misra la distan&a delle galassie nella dire&ione del centro del /%erammasso Locale in modo indi%endente
dal loro redshift (non tili&&ando cioE la rela&ione di Hbble= ma metodi alternati$i= come la rela&ione di @ll0-Aisher).
/lla base delle distan&e cosG tro$ate si calcola la $elocit# di recessione che tali galassie do$rebbero %resentare
a%%licando la rela&ione di Hbble. @ale $elocit# $iene infine confrontata con la $elocit# misrata in fn&ione dei loro
redshifts ($ * &c)= natralmente de%rata del moto %ro%rio del 3r%%o Locale (o meglio della sa com%onente nella
dire&ione del centro del /%erammasso Locale). /ottraendo i de $alori cosG tro$ati= il termine resido ra%%resenta il
moto %ro%rio della galassia nella dire&ione del centro del /%erammasso Locale.
-aronson e colla$oratori trovarono dun!ue c#e lGeccesso di massa resente al centro del
Suerammasso Locale sta frenando lGesansione cosmica. Le galassie oste tra noi ed il centro del
Suerammasso Locale resentano infatti una velocit" di esansione maggiore di !uella teorica,
mentre !uelle i( distanti resentano una velocit" di recessione inferiore a !uella teorica. Le
variazioni risetto alla velocit" di esansione teorica (c#e si avre$$e se le galassie fossero ferme
risetto allo sazio+temo) si roducono er il sovraorsi di un moto rorio c#e le galassie
resentano in direzione del centro del Suerammasso Locale. Si ritiene c#e a tale moto di caduta
verso il centro del Suerammasso Locale artecii anc#e il Hruo Locale ad una velocit" di circa
22& 1m2s. Eale moto dGaltra arte avviene in una direzione c#e forma un angolo di circa ,*F risetto
alla direzione del moto assoluto verso il unto in Idra2Leone.
4oic#B dun!ue tale comonente in grado di giustificare solo in arte il moto rorio trovato er il
Hruo Locale necessario iotizzare c#e lGintero Suerammasso Locale si stia muovendo di moto
rorio, attratto da una !ualc#e altra concentrazione di massa.
Ora, se si sottrae vettorialmente la velocit" di 22& 1m2s in direzione del centro del Suerammasso
Locale alla velocit" assolut" di @3& 1m2s del Hruo Locale risetto alla radiazione di fondo, si
2
;oti %ro%ri s grande scala
ottiene un vettore di circa *&& 1m2s c#e unta arossimativamente in direzione dellGammasso in
Idra2:entauro, il secondo er distanza dalla nostra galassia (circa 2& #
+1
3c). 7ra ertanto naturale
iotizzare c#e tale ammasso fosse resonsa$ile della seconda comonente di velocit", necessaria
er giustificare comletamente il moto assoluto in direzione Idra2Leone. LGunico ro$lema era c#e
er generare le velocit" calcolate, lGammasso in Idra2:entauro doveva ossedere una massa circa 1&
volte sueriore a !uella del SuerammassoLocale e comun!ue molto maggiore di !uella desumi$ile
dalla sua luminosit".
Eale iotesi fu comun!ue sottoosta
a verifica nel 198@ da 0avid
9urstein, =oger 0avies, Sandra
3.Ma$er, 0onald LQnden+9ell,
=o$erto Eerlevic#, HarQ -.Pegner e
-lan 0ressler, sc#erzosamente
sorannominati dai colleg#i Ui sette
samuraiV. 0oo aver alicato alle
galassie oste in direzione
Idra2:entauro metodi analog#i a
!uelli utilizzati da -aronson ed aver
determinato !uanta arte del loro
red+s#ift era dovuto allGesansione
cosmica e !uanta ai moti rori, i
sette astronomi constatarono c#e in
realt" anc#e lGammasso in
Idra2:entauro si stava muovendo
nella stessa direzione del
Suerammasso Locale con una
velocit" addirittura sueriore. )ella
stessa direzione si muove anc#e il Suerammasso in 4avone, c#e si trova alla stessa distanza da noi
dellGammasso in Idra2:entauro, ma sostato di circa *&F sulla sfera celeste. Il moto del
Suerammasso Locale !uindi condiviso da altri suerammassi c#e sem$rano attirati da unGenorme
concentrazione di massa, $attezzata UGrande 4ttrattoreV, c#e sem$ra situata oltre lGammasso in
Idra2:entauro in una direzione comresa tra la costellazione del :entauro e !uella della :roce del
Sud., verso un unto della sfera celeste la cui osservazione resa ardua dalla resenza dei gas e
delle olveri del disco galattico. )onostante il Hrande -ttrattore non sia ancora stato direttamente
osservato, si ritiene c#e esso sia situato ad una distanza di circa ,& #
+1
3c. In corrisondenza a
!uesta distanza infatti i moti rori delle galassie sem$rano annullarsi, mentre er distanze sueriori
si resentano in senso oosto. Se costruiamo un diagramma di /u$$le in direzione del grande
attrattore troviamo c#e le galassie i( vicine resentano sistematicamente Delocit" sueriori a
!uelle attese in relazione alla distanza e sulla semlice $ase del moto di esansione cosmica, mentre
le galassie i( distanti resentano velocit" sistematicamente inferiori a !uella di recessione. Il unto
di flesso si resenta er una velocit" di ,&&& 1m2s, in corrisondenza della !uale i moti rori
sem$rano annullarsi. - tale velocit" corrisonde una distanza di ,& #
+1
3c. 4er rodurre una simile
attrazione gravitazionale ad una tale distanza sare$$e necessaria una massa circa 2& volte sueriore
a !uella del Suerammasso Locale, dellGordine di 1&
1@
+1&
1A
masse solari. LGesistenza di tale enorme
concentrazione di materia rimane ertanto un unto sul !uale non vi ancora accordo unanime.
Euttavia la coerenza dei moti rori di un numero enorme di galassie c#e ci circondano, rimane un
fatto sorrendente e er larga arte assolutamente imrevedi$ile. 7 aradossalmente dun!ue il fatto
di non osservare galassie affette da $lu+s#ift, non raresenta, come riteneva Sandage, una
conferma della rarit" e della modestia dei moti rori su larga scala, ma esattamente il contrario.
3
;oti %ro%ri s grande scala
4er calcolare la velocit" dellGammasso della Dergine necessario comorre vettorialmente le
velocit". 7ssendo o sen R t = ed a R s = o cos facile vedere c#e
2 2 2
t s b + = ed in definitiva
( ) o o o o cos 2 cos 2 cos
2 2 2 2 2 2
aR a R aR a sen R b + = + + =
,
L"origine delle galassie e la materia oscra
% &'origine delle galassie e la materia osc$ra
Oggi il ro$lema del costituirsi delle grandi strutture gravitazionali (galassie, ammassi e
suerammassi) a artire dal lasma di articelle rimordiali tornato reotentemente all'attenzione
degli astrofisici. Si ritiene c#e le galassie si siano formate tra 1&& milioni ed un miliardo di anni dal
9ig 9ang, ma le modalit" dei rocessi di aggregazione gravitazionale a tuttGoggi oggetto di accesa
discussione.
-ttualmente la maggior arte dei modelli iotizza c#e si siano formate er rime le strutture
gravitazionali su iccola scala (galassie) e c#e, solo in seguito, !ueste si siano organizzate su scale
via via sueriori (ammassi e suerammassi). Eale sc#ema generale detto Ua salireV ($ottom+u) ed
stato introdotto er la rima volta da 4ee$les alla fine degli anni G@&.
Lo sc#ema oosto, in cui si formano rima le strutture gravitazionali i( grandi (suerammassi)
c#e oi si frammentano su scale via via inferiori, detto Ua scendereV (to+doCn). 4roosto
inizialmente da ZelGdovic# (modello a frittelle, con i suerammassi c#e collassano a formare
anca1e) oggi riscuote oco successo.
%,1 "odelli a dominante /arionica
I rimi modelli si affidavano a fluttuazioni nella materia $arionica le !uali, raggiunta una certa
densit", erano in grado di collassare gravitazionalmente.
-ttualmente i modelli a sola comonente $arionica sono stati a$$andonati, essenzialmente erc#B
#anno tutti il difetto di iniziare troo tardi, doo c#e la materia si disaccoiata con la
radiazione. 4rima c#e ci; avvenisse i fotoni, interagendo continuamente con la materia, dissiavano
!ualsiasi fluttuazione di densit" $arionica. Il lasma di rotoni, neutroni ed elettroni di cui era
costituito l'universo rimordiale veniva infatti mantenuto omogeneo dalle interazioni con i fotoni
c#e imedivano la crescita delle fluttuazioni di densit".
:os6 le ertur$azioni rimordiali rimasero er cos6 dire congelate in seno alla materia ordinaria fino
al momento del disaccoiamento, senza aver oi il temo di trasformarsi nelle strutture
gravitazionali osservate.
I cosmologi cominciarono !uindi a ensare c#e l'unico modo er ovviare a !uesti inconvenienti
fosse iotizzare l'esistenza di un !ualc#e tio di materia in grado di rodurre fluttuazioni di densit"
molto recocemente nella storia dell'universo. Eale materia avre$$e dovuto evidentemente
ossedere la caratteristica di interagire con la radiazione in modo meno intenso di !uanto non
facciano i $arioni, in modo da disaccoiarsi in temi recedenti.
%,2 Modelli a dominante neutrinica
I rimi candidati a raresentare tale materia sono stati i neutrini.
7ssendo insensi$ili alla radiazione elettromagnetica ed interagendo solo de$olmente con la materia
le fluttuazioni di densit" interne ai neutrini oterono dun!ue rodursi in temi anteriori a !uanto
revisto er le fluttuazioni $arionic#e.
)aturalmente i modelli a dominante neutrinica revedono c#e !uando i $arioni si disaccoiarono
dalla radiazione oterono essere attirati gravitazionalmente dagli addensamenti neutrinici.
Le simulazioni al comuter effettuate su modelli a dominante neutrinica dimostrarono er; c#e tali
modelli roducevano universi in cui la materia tendeva ad aggregarsi in modo eccessivo a livello
dei suerammassi, lasciando lo sazio eccessivamente vuoto di materia alle scale minori, in modo
assolutamente difforme risetto a !uanto osservato. I modelli a dominante neutrinica non erano ad
esemio assolutamente in grado di giustificare il formarsi delle galassie sferoidali nane c#e si
andavano scorendo su iccole scale.
Modelli a materia oscura fredda
<uel c#e sem$rava necessario era un tio di materia c#e diventasse non relativistica (o come si
definisce normalmente 'fredda') ancora rima dei neutrini.
1
L"origine delle galassie e la materia oscra
Si inizi; dun!ue a arlare di 'materia oscura fredda', in contraosizione alla 'materia oscura
calda', i cui rototii erano naturalmente i neutrini relativistici.
Minora le rove di simulazione al comuter fondate su universi dominati da materia oscura fredda
offrono una $uona arossimazione con i dati osservativi alle diverse scale.
Il ro$lema fondamentale dei modelli a materia oscura fredda c#e sono fondati su articelle la cui
esistenza uramente teorica. Di sono diversi tii di articelle teoric#e c#e resentano
caratteristic#e c#e le rendono adatte a rivestire il ruolo di materia oscura fredda. =icordiamo gli
assioni e i monooli magnetici.
-lcune di !ueste articelle, come il monoolo, sono resi in considerazione erc#B oltre ad
interagire de$olmente con la materia diventano 'fredde' e !uindi lente molto recocemente erc#B
ossiedono masse iuttosto elevate. <uesto tio di articelle oggi accomunato dalla sigla W9M5
'5eakl/ interacti!e massi!e particles' (articelle massive de$olmente interagenti).
%,3 &e tracce -ossili della nascita delle galassie
Legato alla formazione delle grandi strutture gravitazionali vi infine un ultimo ro$lema c#e
sem$ra aver trovato soluzione solo recentemente.
Secondo i cosmologi infatti le fluttuazioni di densit" nella materia rimordiale devono aver lasciato
!ualc#e 'segno' sulla radiazione di fondo.
)elle regioni in cui la materia iniziava ad addensarsi l'effetto gravitazionale avre$$e dovuto
'straare' energia ai fotoni (red-shift gra!itazionale) e la radiazione di fondo dovre$$e aarire in
tali regioni relativamente fredda. <uesta struttura a 'macc#ie termic#e' dovre$$e essere inoltre
soravvissuta fino ai giorni nostri, divenendo una secie di fossile dei rimi aggregati gravitazionali
in via di formazione.
3a fino a !ualc#e anno fa il fondo a microonde aariva straordinariamente omogeneo, mettendo
in !ualc#e modo in discussione lo stesso modello cosmologico del 9ig 9ang.
Solo nel 1992 i dati rovenienti dal satellite :O97 (:osmic 9ac1ground 7Slorer), lanciato verso
la fine del 1989 dalla )-S-, sem$rano confermare l'esistenza di fluttuazioni di temeratura nel
fondo a 35 ari a circa 3& milionesimi di 1elvin. Erattandosi di valori al limite della sensi$ilit"
strumentale del :O97 i dati sono tuttora oggetto di controverse interretazioni.
%,4 La materia oscura
L'esigenza di giustificare la formazione degli addensamenti gravitazionali rimordiali al di fuori
delle fluttuazioni $arionic#e un elemento a favore della ro$a$ile esistenza di materia oscura non
$arionica.
Di sono comun!ue diverse altre considerazioni c#e ortano a ritenere c#e la materia $arionica
visi$ile non contri$uisca c#e er una frazione minima alla massa totale dell'universo.
Storicamente il rimo a ostulare l'esistenza di una materia non luminosa, in seguito c#iamata
'materia oscura', fu ZCic1Q nel 1933. -nalizzando le velocit" reciroc#e delle singole galassie
aartenenti all'ammasso in :oma (:#ioma di 9erenice), scor6 c#e le galassie si muovevano
troo velocemente er restare gravitazionalmente legate. In altre arole, se l'unica massa resente
fosse stata !uella calcolata sulla $ase della !uantit" di luce emessa dalle galassie, !ueste si
sare$$ero dovute searare gi" da molto temo. L'unica siegazione ossi$ile secondo ZCic1Q era
iotizzare l'esistenza di una materia non luminosa e !uindi non visi$ile, in grado di trattenere
gravitazionalmente le galassie.
I dati i( significativi e meglio documentati sull'esistenza della materia oscura ci vengono er;
dallo studio della velocit" di rotazione delle galassie a sirale.
La materia luminosa in una galassia a sirale concentrata in gran arte nel nucleo e va oi
rarefacendosi man mano c#e ci sostiamo verso la eriferia. In tali condizioni le galassie
dovre$$ero comortarsi come un sistema 1eleriano, in modo del tutto analogo a !uanto fa il sole
con i suoi ianeti. :os6 la velocit" degli oggetti galattici eriferici (stelle, ammassi stellari, ne$ulose
2
L"origine delle galassie e la materia oscra
etc) dovre$$ero decrescere all'aumentare della distanza dal nucleo galattico, secondo !uanto
revisto dalla terza legge di 5elero. In realt" si osservano velocit" eriferic#e raticamente
indiendenti dalla distanza dal centro. Il dato u; essere facilmente siegato se si ammette
l'esistenza di una materia non luminosa la cui densit" invece di decrescere raidamente
all'aumentare del raggio si riduce i( lentamente in tutte le direzioni, formando un immenso alone
sferico c#e si estende molto oltre i confini visi$ili della galassia.
Sostituendo nella terza di 5elero la velocit" D al eriodo di rivoluzione si ottiene
MG R V =
2
Se iotizziamo c#e la maggior arte della massa sia concentrata nelle regioni centrali (molto
luminose), ossiamo allora ritenere c#e al crescere del raggio il secondo mem$ro di tale relazione
rimanga costante.
t R V cos
2
=
-l crescere del raggio la velocit" di rivoluzione intorno al nucleo galattico dovre$$e ertanto
decrescere drasticamente. I dati sulle velocit" di rivoluzione di oggetti esterni all'or$ita solare (nu$i
di :O, galassie satelliti, ammassi glo$ulari) dimostrano invece c#e la velocit" di rivoluzione rimane
raticamente costante (ari a !uella del sole) fino ad una distanza circa 1& volte sueriore risetto a
!uella c#e seara il sole dal centro galattico.
7' dun!ue evidente c#e affinc#B D (e !uindi anc#e D
2
) rimanga costante al crescere del raggio =,
necessario c#e rimanga costante anc#e il raorto 32=.
t
R
M
G V cos
2
= =
:i; significa c#e la massa non u; i( essere considerata costante, ma il suo valore cresce
roorzionalmente con il raggio (3 =). :iascun guscio sferico di sessore d= c#e si aggiunge ai
recedenti, man mano c#e ci allontaniamo dal centro galattico deve contenere !uindi la stessa
massa. Inoltre, 4oic#B il volume di tale guscio cresce secondo il cu$o del raggio, la densit" della
materia in ciascun guscio deve diminuire secondo il !uadrato del raggio ( =
+2
).
La conseguenza di tale distri$uzione di materia non emittente (o troo de$olmente emittente) c#e
in un raggio circa 1& volte sueriore alla distanza sole + centro galattico deve essere contenuta 1&
volte la materia contenuta nella orzione interna all'or$ita solare.
La resenza di aloni di materia oscura stata confermata dall'analisi delle curve di rotazione di altre
galassie e dalla stima del raorto 32L er strutture gravitazionalmente legate come coie di
galassie, grui ed ammassi. L'alicazione del teorema del viriale a tali strutture sem$ra indicare
c#e il raorto 32L tenda a crescere man mano c#e analizziamo strutture a scale i( grandi. Il suo
valore assa infatti da 1&&+2&&# er coie di galassie, a 2&&+3&&# er grui, fino a 3&&+,&&# er
gli ammassi galattici. Il valore sem$ra oi sta$ilizzarsi a scale sueriori (suercluster).
Se dun!ue accettiamo rudenzialmente un raorto 32L dell'ordine di 3&&# troviamo c#e la
materia resente nell'universo raresenta circa il 2& [ di !uella necessaria er c#iuderlo (1,&&#).
3
L"origine delle galassie e la materia oscra
=ecentemente alcune osservazioni effettuate dal satellite =osat (=]ntgen Satellite), lanciato dalla
)-S- nel 199&, sem$rere$$ero confermare in modo eclatante l'esistenza della materia oscura. I
suoi strumenti sensi$ili alla radiazione infrarossa #anno individuato una gigantesca nu$e di gas
caldo, osta tra tre galassie a circa 1*& milioni di anni luce. 4oic#B una nu$e cos6 calda non u;
essere in alcun modo trattenuta gravitazionalmente dalla massa visi$ile delle tre galassie, essa
sare$$e evaorata gi" da molto temo se non fosse tenuta insieme dall'influenza gravitazionale di
una !uantit" enorme di materia oscura .
7' stato cos6 ossi$ile sta$ilire c#e la materia oscura in grado di esercitare effetti gravitazionali
misura$ili sulle galassie e sugli ammassi di galassie dovre$$e essere circa 2& volte i( a$$ondante
della materia luminosa.
Eenendo resente c#e la materia luminosa raresenta, secondo le stime odierne circa l'1[ della
massa necessaria er c#iudere l'universo, se si rende in considerazione anc#e l'aorto della
materia oscura si raggiunge un valore del arametro di densit" O ari a circa &,2.
La materia oscura rilevata tramite i suoi effetti gravitazionali non dovre$$e comun!ue essere
resente sotto forma di gas diffuso, oic#B in !uesto caso si dovre$$ero erceire evidenti effetti di
assor$imento sulla luce c#e ci roviene dagli oggetti lontani, in misura tanto maggiore !uanto i(
sono distanti.
Si ritiene invece c#e tale materia oscura ossa essere resente sotto forma di ianeti delle
dimensioni di giove, stelle morte (nane nere e $uc#i neri) ed altri cori collassati costituiti da
materia troo de$olmente emittente er essere osservata.
-$$iamo gi" visto c#e !uesto ed altri ro$lemi connessi al modello standard del $ig $ang sono stati
in arte risolti con l'introduzione del modello inflazionario. 3a il modello inflazionario revede c#e
oggi O sia rorio ari ad 1.
Minora siamo dun!ue riusciti a ortare il arametro di densit" a valori intorno a &,2 (materia
luminosa ? materia oscura c#e manifesta effetti gravitazionali). -ttualmente vi la convinzione
diffusa c#e il rimanente &,8 c#e manca all'aello er c#iudere l'universo (er ortare O ad 1) de$$a
essere costituito da materia non $arionica (materia esotica).
,
L"origine delle galassie e la materia oscra
Il ragionamento nelle sue linee essenziali il seguente>
1) l'inflation dimostra c#e O deve essere uguale ad 1 e c#e !uindi la densit" effettiva deve essere
uguale alla densit" critica
2) L'a$$ondanza di /e e deuterio attualmente osservata risulta comati$ile solo con un raorto
fotoni2$arioni ari a circa 1&
9
.
3) 4oic#B la densit" fotonica attuale misura$ile con ottima arossimazione (,12 fotoni2cm
3
),
ossiamo agevolmente ricavare da essa la densit" $arionica corrisondente a 1&
9
.
7ssa risulta ari a circa , 1&
+A
$arioni2cm
3
.
3oltilicando er la massa di un rotone (1,@A 1&
+2,
g) otteniamo la densit" $arionica, esressa in
grammi, comati$ile con l'a$$ondanza misurata di /e e 0euterio, ari a @,9 1&
+31
g2cm
3
.
,) Eale valore risulta essere da 1 (er # . &,*) a 2 (er # . 1) ordini di grandezza inferiore della
densit" critica (
c
. 1,88 1&
+29
#
2
g2cm
3
)
*) Se ne dovre$$e !uindi dedurre c#e la massa mancante de$$a essere costituita da materia non
$arionica.
*
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
' (##endice 1
',1 +istan5e in astronomia
Era le grandezze relative ai cori celesti le distanze sono sicuramente le i( difficili da misurare.
4ossiamo suddividere i metodi di misura in primari (o diretti) e secondari (o indiretti).
I metodi rimari sono !uelli c#e ermettono una misurazione diretta della distanza, in genere
utilizzando rocedure di tio geometrico o cinematico, e c#e consentono una successiva taratura dei
metodi secondari c#e su di essi si aoggiano.
ME?489 59MA9
+istan5e -ino a 9$alche decina di ( :inter#lanetarie;
',2 "etodi trigonometrici< 1eriodi di rivol$5ione e Radio-echi
Metodi trigonometrici6 7arallassi diurne e Massima elongazione
Il termine parallasse indica lo sostamento aarente di due unti situati a distanza diversa
dall'osservatore !uando !uest'ultimo si sosta lungo una retta trasversale alla linea di osservazione.
La distanza tra i due unti di osservazione detta base parallattica. Lo sostamento arallattico
sar" tanto i( evidente !uanto maggiore la $ase arallattica e2o !uanto i( vicino l'oggetto
all'osservatore. L'angolo comreso tra le due visuali detto angolo parallattico o parallasse.
4er ottenere uno sostamento arallattico di un coro aartenente al nostro sistema lanetario
(ianeta, satellite, asteroide etc) risetto allo sfondo delle stelle fisse necessaria una $ase
arallattica sufficientemente estesa, ad esemio il diametro terrestre. 4er utilizzare il diametro
terrestre come $ase arallattica sufficiente eseguire 2 osservazioni a distanza di circa 12 ore,
asettando c#e la terra comia mezzo giro intorno al suo asse. La met" dell'angolo comreso tra le
due visuali detto parallasse diurna 8o orizzontale9&
In ratica si registra la osizione del ianeta 4 al momento in cui sorge e in cui tramonta (!uando
cio si trova allGorizzonte), determinando in tal modo lGangolo 2o.
si determina !uindi la distanza in funzione del raggio terrestre =. Infatti er le regole della
trigonometria deve essere d
R
=
seno
.
-d esemio saendo c#e la arallasse media della luna di circa &,9*F, si trova er essa una
distanza ari a circa @& raggi terrestri
d
R
R = =
sen ,
,
& 9*
@& 3
1
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
4er cori celesti c#e or$itano intorno al sole su or$ite interne a !uella terrestre ossi$ile
determinare la massima distanza angolare 8elongazione massima9 del coro risetto al sole. <uando
infatti osserviamo un ianeta interno (3ercurio, Denere) alla sua massima elongazione, la visuale
tangente allGor$ita del ianeta e !uindi erendicolare alla direzione 4ianeta+Sole. In !ueste
condizioni, er le regole della trigonometria, il raorto tra la distanza 4ianeta+Sole (0
4
) e la
distanza Eerra+Sole (0
E
) deve essere ari al seno dellGelongazione massima c
maS
.
D
D
7
+
= sen
maS
c
:os6, ad esemio, saendo c#e lGelongazione massima di Denere circa ,@,*F, ossiamo
determinare la sua distanza dal sole in %nit" astronomic#e come d -4 -4 = = 1 ,@ * & A2* sen , ,
7eriodi di ri!oluzione 8+erza legge di eplero9
La terza legge di 5elero afferma c#e il !uadrato del eriodo di rivoluzione di un ianeta
direttamente roorzionali al cu$o della sua distanza media (semiasse maggiore a dellGor$ita
ellittica) dal sole.
( )
7
G M M
a
: 7
2
2
3
,
=
+
t
Ovviamente la legge vale er !ualsiasi coro celeste in or$ita intorno al sole (ad esemio una
cometa). 4oic# tutti i cori celesti in or$ita intorno al nostro sole ossiedono una massa
trascura$ile risetto alla massa solare, ossiamo scrivere
M M M
: 7 :
+ ~
. Se oi misuriamo il
semiasse maggiore a dellGor$ita in %-, il eriodo 4 in anni terrestri e le masse in unit" solari, la
relazione diventa
( ) ( ) 7 a anni -4
2 3
=
La misura del temo di rivoluzione (in anni) di un coro celeste intorno al sole ci ermette dun!ue
di calcolare la sua distanza media dal sole in unit" astronomic#e. -d esemio, saendo c#e Hiove
imiega 11,8@ anni terrestri a comiere una rivoluzione intorno al sole ossiamo determinare la sua
distanza c#e risulta essere ari a
a 7 -4 = = =
2 3 2
3
118@ * 2 , ,
Radio-#chi
7G ossi$ile determinare la distanza di un coro celeste inviando sulla sua suerficie un fascio di
onde elettromagnetic#e e misurando il temo necessario affinc#B !ueste vengano riflesse e ritornino
sulla terra. 7ssendo c la velocit" della luce e 2t il temo di andata e ritorno la distanza sar" ari a d
. ct.
In realt", oic#B la terra si muove intorno al sole durante il eriodo di misurazione, la formula er il
calcolo della distanza dovr" tenerne conto e sar" ertanto i( comlessa.
2
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
-ffinc#B la radiazione non venga diffusa e !uindi si diserda necessario utilizzare una lung#ezza
dGonda i( grande delle aserit" resenti sulla suerficie riflettente. 4er i ianeti si usano lung#ezze
dGonda dellGordine del metro.
+istan5e -ino a 9$alche centinaio di #arsec
',3 1arallassi ann$e e 1arallassi di gr$##o
7arallassi annue
7seguendo due osservazioni di una stella relativamente vicina a distanza di @ mesi, ossi$ile
individuare una sua oscillazione risetto allo sfondo delle stelle fisse. In 12 mesi le stelle i( vicine
sem$rano infatti ercorrere un ellisse sullo sfondo delle stelle i( lontane (fisse). Eale ellisse non
altro c#e la roiezione dell'or$ita della terra sulla sfera celeste. L'angolo 2o sotto il !uale noi
osserviamo l'asse maggiore di tale ellisse aarente lo stesso sotto cui un osservatore osto sulla
stella osservere$$e l'asse maggiore dell'or$ita terrestre. La met" di tale angolo, ari ad o, detto
parallasse annua della stella. Eale angolo ermette la misura della distanza d della stella (o del
ianeta in caso di arallasse diurna). =icordando infatti c#e in un triangolo rettangolo il raorto tra
le misure dei cateti ari alla tangente dell'angolo oosto al rimo cateto, otremo scrivere>
r
d
tgo
=
C
sA
sB
A
B
s
o
2o
d
r
)aturalmente lo sostamento aarente e il conseguente valore della arallasse risulter" tanto
maggiore !uanto i( la stella vicina alla terra, mentre diminuir", al unto da non essere i(
misura$ile er stelle molto distanti. <uando la arallasse annua di una stella di 1' (123@&& di
grado), la relazione recedente fornisce una distanza di
( )
d
r
km = = = =
tg
%-
tg 12 3@&&
%- . al
o
1
2&@2@, 8 3 &8*@AA@ 1& 3 2@1@33
13
, , ,
%na stella dista !uindi 1 arsec dalla terra !uando misuriamo er essa un angolo di arallasse di 1
secondo di grado (1'). )essuna stella, er !uanto vicina, resenta una arallasse sueriore al
secondo di grado. La stella i( vicina, 4roSima :entauri (cielo australe), resenta una arallasse di
&,A@' e !uindi dista da noi 3,2@2&,A@ . ,,3 al.
Le rime determinazioni di una arallasse stellare annua si devono a Struve (1822 + o 4$uilae
&,181') e a 9essel (183A + 11 ;/gni &,31,'). -ttualmente i nostri strumenti non ci ermettono di
arezzare angoli inferiori al centesimo di secondo ed !uindi imossi$ile determinare la
arallasse di stelle la cui distanza sia sueriore a 1&& arsec (circa 3&& al).
3
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
7arallassi di gruppo 8o di ammasso9
-lcuni grui di stelle, gravitazionalmente legate allGinterno della nostra galassia, si muovono sulla
volta celeste in modo raticamente solidale, resentando !uasi il medesimo moto rorio ( in
arcsec2anno). Hli esemi i( imortanti si trovano tra gli ammassi aerti (gli ammassi delle Tadi e
delle 4leiadi nel Eoro).
4er !uesti grui di stelle a volte ossi$ile individuare anc#e il unto della sfera celeste (apice del
moto) verso il !uale sem$rano convergere le singole stelle. Il movimento delle stelle sulla sfera
celeste raresentato dalla !elocit tangenziale (D
t
), roiezione della !elocit spaziale della stella
(D
s
) in direzione erendicolare alla visuale e tangente alla sfera celeste.
3entre i vettori D
s
sono tutti raticamente aralleli tra di loro (tutte le stelle di un gruo si stanno
muovendo insieme nello sazio), facile verificare c#e i vettori D
t
, essendo tangenti ad un cerc#io
massimo, devono convergere verso un unto comune (i cerc#i massimi si intersecano semre), detto
aunto aice del moto.
Si u; dimostrare c#e lGangolo o comreso tra la visuale Eerra+-mmasso e la direzione Eerra+
-ice ari allGangolo comreso tra il vettore Delocit" saziale (D
s
) ed il vettore Velocit radiale
(D
r
). 7ssendo oi
V
V
t
r
= tan o
, ossiamo scrivere
V V
t r
= tan o
e ricordando c#e la velocit" radiale legata al red+s#ift dalla relazione
V c z
r
=
, si avr"
V c z
t
= tan o
0Galtra arte la velocit" tangenziale legata al moto rorio, dalla relazione c#e lega la velocit"
lineare alla velocit" angolare (D . e =)
V d
t
= , A, ,
il coefficiente +=9+ E necessario %er con$ertire l"nit# di misra del moto %ro%rio da arcsecIanno in radIs e la distan&a d
da %arsec in 'm= in modo che la $elocit# tras$ersale $enga data in 'mIs.
( )
( ) ( )
( )

arcsec 2 anno
arcsec 2 rad s 2 anno
rad 2 s
2&@ 2@* 31**A @&& . . .
= ( ) ( ) ( ) ( ) d pc -4 pc km -4 d km = 2&@ 2@* 1,9@ 1&
8
. 2 . 2
do$e= 208.28, E il nmero di secondi di grado contenti in n radiante (ed anche il nmero di nit# astronomiche
contente in n %arsec) e 31.,,9.800 E il nmero di secondi di tem%o contenti in n anno giliano di 38,=2, giorni. !n
definiti$a si a$r#
,
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
V
d
d
t
=

=

1 ,9@ 1&
31**A@&&
, A,
8
,
. .
,
7guagliando i due secondi mem$ri ed eslicitando la distanza (esressa in arsec) avremo infine
d
cz z
=

=
tan
,
. tan
o

o
, A,
@32,&
Il metodo delle arallassi di gruo ermette di stimare distanze fino a !ualc#e centinaio di arsec.
ME?489 SEC4@8A9
LGintervallo di distanza tra i &,* 1c (limite delle misurazioni dirette) e i *& 3c (limite al di sotto
del !uale la relazione di /u$$le risulta oco affida$ile) viene coerto da tutta una serie di metodi
secondari c#e si $asano in gran arte su indicatori di distanza.
<ndicatori di distanza
Hli indicatori di distanza sono oggetti celesti di luminosit" intrinseca L (o magnitudine assoluta 3)
nota. Dengono anc#e c#iamati candele campione o candele standard.
Le arallassi ottenute tramite indicatori si dividono in due classi in relazione al criterio di
cali$razione della funzione di luminosit"> parallassi spettroscopiche e parallassi fotometriche. :on
le rime si ricava la magnitudine in funzione delle caratteristic#e dello settro, con le seconde si
riconosce er certe sue caratteristic#e un oggetto celeste di luminosit" nota o calcola$ile (stelle
varia$ili, novae, suernovae, ammassi glo$ulari, regioni / II etc)
%na volta individuato un indicatore di distanza sufficiente misurarne la luminosit" aarente l (o
la magnitudine aarente m) erc#B sia calcola$ile la distanza tramite le note relazioni
fotometric#e. =icordando infatti c#e L l d = ,
2
t e
M m = + * *
1&
log d
si avr"
d
L
l
=
,t

d
m M
=
+
|
\

|
.
|
1&
1
*
Eenendo resente c#e attualmente i nostri strumenti sono in grado di erceire oggetti fino ad un
limite di luminosit" m ~ 2&, ossi$ile calcolare la massima distanza (in c) entro la !uale un
indicatore di magnitudine 3 u; essere individuato e !uindi utilizzato, alicando la
d
M M
= =
+
|
\

|
.
|
|
\

|
.
|
1& 1&
1
2&
*
2*
*
',4 &e distan5e -ino a 9$alche decina di =ilo#arsec: 1arallassi s#ettrosco#iche e
1arallassi dinamiche
7arallassi spettroscopiche
Il metodo si $asa sulla ossi$ilit" di riconoscere il tio settrale di una stella e la classe di
luminosit" alla !uale aartiene. In genere, noto il tio settrale, si risale alla luminosit" misurando
la larg#ezza delle rig#e di assor$imento (sistema 35).
/i E %otto notare che a %arit# di ti%o s%ettrale le stelle %resentano le righe di assorbimento del loro s%ettro %iB o meno
allargate. /i ritiene che il fenomeno sia do$to alla di$ersa %ressione esercitata dal %lasma che costitisce la stella.
;aggiori sono le dimensioni stellari= %iB il %lasma E rarefatto (la sa %ressione E bassa) e %iB le righe s%ettrali si
restringono.4na minor larghe&&a delle righe s%ettrali E dn<e indice di maggiori dimensioni stellari e <indi= a %arit# di
tem%eratra= di maggiore lminosit#.
7arallassi dinamiche
-d un sistema doio visuale ossi$ile alicare la terza legge di 5elero
*
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
( )
7
G M M
a
2
2
1 2
3
,
=
+
t
la !uale, se misuriamo il semiasse maggiore a dellGor$ita in %-, il eriodo 4 in anni terrestri e le
masse in unit" solari, diventa
( )
( )
( )
7
a
anni
-4
2
3
1 2
=
+ M M
Se t lGangolo (in secondi dGarco) sotto il !uale vediamo il semiasse maggiore dellGor$ita del
sistema doio, allora la sua distanza d in arsec si ottiene come
( )
d
a
7
= =
+
t t
2
1 2
3
M M
4oic#B il eriodo di rivoluzione facilmente determina$ile, il metodo u; essere utilizzato solo se
ossi$ile assegnare le masse alle due comonenti stellari. Si tenga comun!ue resente c#e le stelle
non resentano un intervallo di masse molto esteso. Inoltre, essendo la somma delle masse sotto
radice cu$ica, un errore nellGassegnazione delle masse non incide in modo sostanziale sul risultato.
Se le masse sono comletamente sconosciute ossi$ile, al fine di stimare grossolanamente la
distanza, utilizzare un valore medio c#e er i sistemi doi di stelle
M M
1 2
2 + =

M
.
&e distan5e -ino a 9$alche "ega#arsec
',5 Ce-eidi< Regioni . 22< >ovae< 1arallassi ne/$lari
Le ;efeidi
Sono stati i rimi indicatori di distanza, introdotti in astronomia allGinizio del ^9&&. Si tratta di stelle
varia$ili in cui il eriodo di varia$ilit" correlato alla magnitudine assoluta. Era le diverse classi di
:efeidi si ossono ricordare le :efeidi classic#e, le == LQrae e le P Dirginis, c#e resentano le
seguenti relazioni (con 4 in giorni)
7 M
!
log * , 2 A , 1 = 7 M
!
log * , 2 ,* , & = M
!
= & @ ,
Classiche P Kirginis RR L0rae
7ssendo il eriodo massimo di una cefeide intorno ai *& gg, la loro magnitudine massima risulta
essere ari a circa +@. 7sse ossono essere ertanto utilizzate come indicatori fino a distanze
dellGordine dei 1&
@
c.
Le regioni H <<
<uando nei $racci delle galassie a sirale si formano stelle molto calde (associazioni O+9), la
regione gassosa circostante viene eccitata con formazione di una nebulosa in emissione (regione H
<<) la cui dimensione (Raggio di :tr=mgren) e luminosit" diendono dal tio settrale (e !uindi
dalla temeratura) della stella eccitante. %na volta individuato il tio settrale della stella eccitante
!uindi ossi$ile risalire alle caratteristic#e della regione / II. Eali regioni ossono essere
utilizzate come indicatori di distanza sia utilizzando i valori di magnitudine assoluta, sia utilizzando
i valori della loro estensione radiale (misurando la loro dimensione angolare aarente e risalendo
alla loro distanza tramite le note relazioni trigonometric#e)
Eio
settrale
3agnitudine
visuale
Eemeratura
7fficace
=aggio di Str]mgren
(c)
@
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
O* +*,@ ,8.&&& 1&8
O@ +*,* ,&.&&& A,
OA +*,, 3*.&&& *@
O8 +*,2 33.*&& *1
O9 +,,8 32.&&& 3,
O9.* +,,@ 31.&&& 29
9& +,,, 3&.&&& 23
9&.* +,,2 2@.2&& 12
Le 2o!ae
Le novae sono eslosioni stellari c#e si roducono in sistemi doi. )el giro di 2+3 giorni la loro
luminosit" iniziale aumenta fino ad un massimo er oi ritornare lentamente al minimo. La
magnitudine assoluta massima raggiunta da una nova u; essere stimata ricorrendo alla seguente
relazione
3 . +11,A* ? 2,* log t
0ove t il temo in giorni c#e la nova imiega a diminuire di 3 gradi la sua magnitudine massima.
3ediamente t ~ *& gg e la magnitudine assoluta media di una nova al massimo vale intorno a +A,*.
7arallassi nebulari
)ovae e suernovae generano degli involucri gassosi in raida esansione radiale i !uali, essendo
eccitati dallGeslosione stellare c#e li #a generati, roducono uno settro in emissione.
4oic#B una arte del gas in esansione si avvicina ed una arte si allontana risetto allGosservatore
ciascuna riga su$isce contemoraneamente un red ed un $lu+s#ift c#e la allarga. LGentit"
dellGallargamento delle rig#e ermette ovviamente di calcolare la velocit" v di esansione
dellGinvolucro. 0oo un temo t lGinvolucro gassoso resenter" un raggio = . vt (nellGiotesi c#e la
velocit" sia rimasta costante). Se lGinvolucro gassoso viene visto dalla terra sotto un angolo 2o, la
distanza d sar" ari a
d
R
tg
=
o
&e distan5e -ino a 9$alche decina di "ega#arsec
',! (mmassi glo/$lari e S$#ergiganti estreme
L.ammasso globulare pi> luminoso di una galassia
Hli ammassi glo$ulari di una galassia resentano una magnitudine assoluta media intorno a +A, con
valori massimi intorno a +1&. Iotizzando !uindi c#e lGammasso glo$ulare i( luminoso di una
galassia resenti magnitudine assoluta +1&, ossiamo stimarne la distanza
Le distanze raggiungi$ili in !uesto modo sono dellGordine dei 1&
A
c
d pc = ~
+ |
\

|
.
|
1& 1&
2* 1&
* A
La stella pi> luminosa di una galassia
A
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
Le stelle i( luminose c#e conosciamo, sono le cosiddette Iergiganti o suergiganti estreme,
aartenenti alla classe di luminosit" & (zero), tutte con magnitudine intorno a +9,
indiendentemente dal tio settrale. Iotizzando c#e la stella i( $rillante di una galassia sia una
iergigante se ne u; stimare la distanza.
&e distan5e -ino a 9$alche centinaio di "ega#arsec
',% T$lly-0isher e S$#ernovae
Relazione di +ull/-'isher6 la larghezza della riga di ?1 cm
)el 19AA EullQ e Mis#er #anno dimostrato c#e esiste una relazione tra la magnitudine assoluta di
una galassia a sirale e la velocit" di rotazione della galassia, determinata misurando la larg#ezza
della riga a 21 cm dellGidrogeno neutro c#e oola le sue sire.
L . 18& D
,
:on D in 5m2s ed L in unit" di luminosit" solare L .
La $ase fisica di tale relazione riosa sul fatto c#e la luminosit" di una galassia roorzionale da
una arte al numero di stelle c#e la comone e !uindi alla sua massa (L 3) e dallGaltra alle
dimensioni della galassia e !uindi allGentit" della sua suerficie emittente (L =
2
).
7ssendo la galassia un sistema rotante in e!uili$rio dinamico ossiamo eguagliare forza centrifuga e
forza centrieta
V
R
GM
R
2
2
=
ed eslicitare la massa, ottenendo cos6 la nota relazione del viriale
M
RV
G
=
2
c#e, esressa in masse solari, diventa
M =

RV
GM
2
dove 3 . 2 1&
33
g
-ssumendo ora er le galassie a sirali un raorto 32L costante e ari a M / L = 2*(in unit"
solari), sostituendo si ottiene
L =


RV
GM
2
2*
Si assuma infine come $rillanza suerficiale media di una galassia il valore l ~

* 1&
38 2
L cm 2 ,
ottenuto dividendo la luminosit" media delle galassie (1&
8
L ) er il raggio medio al !uadrato (= .
*&.&&& al). In tal modo la relazione tra luminosit" assoluta e raggio u; essere scritta
L l = R
2
e !uindi R =
L
l
c#e, sostituita nella relazione recedente, fornisce
L
L
l
=


V
GM
2
2*
e in definitiva
( )
L
l
=


V
GM
,
2
2*
Si noti come, se D in 5m2s, sia necessario introdurre un coefficiente 1&
*
er trasformare la
velocit" in cm2s e renderla cos6 omogenea con le altre grandezze. -vremo erci;
8
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
( )
( ) ( )
L
l
=

=

=


1&
2*
1&
* 1& 2* @ @A2*9 1& 2 1&
18&
*
,
2
2& ,
38 8 33
2
,
V
GM
V
V
,
4er trasformare la luminosit" assoluta in magnitudine assoluta, scriviamo la relazione di 4ogson
M M
G :
=

2 *
1&
, log
L
L
G
dove
3
H
.3agnitudine assoluta della galassia
3
S
. 3agnitudine assoluta del sole . ,,8
L
H
. Luminosit" assoluta della galassia in unit" solari
L . Luminosit" assoluta del sole in unit" solari . 1
da cui
M
G
=

, 8 2 *
1
1&
, , log
1@A V
B
e !uindi
M V
G
= & 8, 1&
1&
, log
In definitiva la magnitudine assoluta della galassia viene ad essere legata alla sua velocit" di
rotazione. <uestGultima u; essere stimata misurando lGallargamento della riga a 21 cm
dellGidrogeno neutro. Infatti la radiazione roveniente dal lato della galassia c#e si allontana
affetta da un red+s#ift, mentre la radiazione roveniente dal lato della galassia c#e si avvicina
resenta un $lu+s#ift. Il risultato c#e tutte le rig#e settrali risultano contemoraneamente sostate
di unGegual ercentuale sia verso destra c#e verso sinistra e !uindi allargate in misura tanto
maggiore !uanto maggiore la velocit" di rotazione della galassia.
I moderni telescoi sono in grado di misurare la larg#ezza della riga di 21 cm fino a circa 1&& 3c.
Le superno!ae
Le suernovae sono eslosioni stellari di enorme otenza. Si dividono in suernovae di tio I
(suddivise in Ia e I$) e tio II. Le suernove di tio II e di tio I$ resentano una magnitudine
assoluta al massimo intorno a +18, mentre le suernove di tio Ia raggiungono al massimo i +2&.
:on !ueste candele standard si raggiungono distanze dellGordine dei 1&
8
+1&
9
c.
&e distan5e -ino a 9$alche migliaio di "ega#arsec
',' 8alassie #i? l$minose< &enti gravita5ionali e &egge di .$//le
Si tenga resente c#e attualmente la orzione di universo osserva$ile (distanza+orizzonte) #a
rorio !uesto ordine di grandezza c#e, er un universo euclideo, vale
, c t
c
H
h Mpc
o
o
= = =

2
3
2&&&
1

dove # un fattore di incertezza sul valore della costante di /u$$le
La galassia pi> luminosa di una ammasso di galassie
Si statisticamente rilevato c#e le galassie i( luminose di un ammasso di galassie sono in genere
delle ellittic#e giganti con magnitudine assoluta intorno a +23. Le distanze stimate in !uesto modo
sono dellGordine di 1&
9
c
d pc = ~
+ |
\

|
.
|
1& 1&
2* 23
* 9
9
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
Le lenti gra!itazionali
La relativit" generale revede c#e la radiazione elettromagnetica venga deflessa assando accanto
ad una forte concentrazione di massa. In !uesto modo la luce roveniente da oggetti molto distanti
(!uasar ad esemio), u; essere deflessa da un oggetto massiccio (ad esemio una galassia o un
ammasso di galassie) interosto sulla nostra linea di vista e concentrata verso di noi con un
meccanismo analogo a !uello di una lente. LGeffetto Ulente gravitazionaleV gi" stato osservato
sotto forma di immagini multile di !uasar lontani.
Se lGoggetto interosto H non erfettamente allineato (condizione dGaltra arte maggiormente
ro$a$ile) si formano due immagini (<
1
e <
2
) del !uasar < disoste sulla sfera celeste in modo non
simmetrico (o
1
= o
2
) risetto a H. :i; comorta c#e i raggi luminosi c#e formano le due immagini
sdoiate comiono un ercorso di lung#ezza diversa (d
1
J d
2
) er giungere sino a noi.
La relativit" generale ermette di calcolare la differenza di ercorso in termini relativi (
d d
d
1 2
2

).
Suoniamo ad esemio di trovare c#e d
1
risulta essere di un miliardesimo i( lungo di d
2
d d
d
1 2
2
9
1
1&

=
e di osservare un aumento di luminosit" nellGimmagine <
2
c#e si rieta identico
doo 3 anni nellGimmagine <
1
. 4ossiamo allora dedurre c#e la differenza di ercorso (d
1
+ d
2
) deve
essere ari a 3 anni+luce. 7ssendo oi la differenza tra i due tragitti molto iccola ossiamo orre d
~ d
1
~ d
2
e scrivere ertanto
d d
d
d d
d
1 2
2
1 2
9
1
1&

~

=
e !uindi
( ) d d d = =
1 2
9 9
1& 3 1&
trovando cos6 c#e la distanza d del !uasar di 3 miliardi di anni+luce.
Legge di Hubble
)el 1929 Hubble giunse a definire una relazione c#e legava la distanza delle galassie all'entit" del
loro red+s#ift z e !uindi, essendo z . v2c, alla loro velocit" di allontanamento.
v . / 0
dove v la velocit" di allontanamento in 1m2s, 0 la distanza in megaarsec (3c) e / una
costante di roorzionalit", detta costante di Hubble, alla !uale si d" oggi (/
o
) un valore comreso
tra *& e 1&& 1m s
+1
3c
+1
(c#ilometri al secondo er megaarsec).
Introducendo il arametro di red+s#ift 'z' ( dove z . A2 . v2c), la relazione diventa
1&
7%%endice 1 Q 6istan&e in 7stronomia
zc . / 0
!n tal modo la misra del red-shift di ciascna galassia di$enta na misra= oltre che della sa $elocit# di recessione $=
anche della sa distan&a 6. 25 in <esto modo che gli astronomi hanno calcolato la distan&a degli oggetti celesti %iB
remoti= come radiogalassie e <asar.
-er tener conto dell5incerte&&a relati$a al $alore di H
o
e %er niformare la tratta&ione si sa introdrre n %arametro
(fattore di -u''le) definito come
1&&
o
H
h =
e <indi H
o
$ale
1 1
o
Mpc s km H

= # 1&&
. 2 se trasformiamo i mega%arsec in 'm (1 ;%c * 3=0:,899,89 10
1C
'm)
1 18
# 1& 2, , 3

= s H
o
-oichE il $alore di H
o
E com%reso tra ,0 e 100 E e$idente che h %F assmere $alori com%resi tra 0=, e 1. CosG se
$ogliamo tili&&are la rela&ione di Hbble %er determinare la distan&a di oggetti lontani= do$remo scri$ere
Mpc z
h
z
Mpc s km
s km
h
z c
D
1 +
2
*
# 3&&&
) 2( 1&
2 1& 3
1&&
=

~ =
do$e i $alori di distan&a $engono dati a meno di n fattore h
-1
.
La relazione di /u$$le oco affida$ile er distanze inferiori ai *& 3c, in !uanto al di sotto di
!uesto limite i movimenti locali (velocit" eculiari ~ 1&
3
1m2s) sono dello stesso ordine di
grandezza del moto di recessione. 4er distanze inferiori a *& 3c la velocit" di recessione infatti v
I *&&&# 1m2s.
11
7%%endice 3 Q !l concetto di distan&a nell"ni$erso
) (##endice 2
),1 il concetto di distan5a nell3$niverso
La relazione di /u$$le Mpc h z D
1
3&&&

= fornisce dei valori di distanza del cui significato
necessario discutere.
Red-shift Doppler e Red-shift cosmologico
In rimo luogo tale relazione stata ottenuta interretando il red+s#ift come dovuto ad effetto
0oler ed utilizzando er la determinazione di z un aroccio classico
!
c
z =
:ome noto, !ualora la velocit" di recessione sia molto elevata (velocit" relativistic#e con z J
&,&1), necessario utilizzare la relazione relativistica
( )
( )
!
c
z
z
=
+
+ +
1 1
1 1
2
2
con la !uale la relazione di /u$$le diventa
( )
( )
D
z
z
h Mpc =
+
+ +

3 1&
1 1
1 1
3
2
2
1

3a attualmente i red+s#ift delle galassie sono i( roriamente interretati come dovuti
allGesansione dellGuniverso. :os6 se l'universo raddoia le sue dimensioni, non solo tutte le
distanze tra cori celesti, ma anc#e tutte le lung#ezze d'onda della radiazione elettromagnetica
vengono raddoiate. Si arla in !uesto caso di red-shift cosmologico.

Se ad esemio =
e
il raggio dell'universo al
momento in cui viene emessa una radiazione di
lung#ezza d'onda
e
, la lung#ezza d'onda
o
erceita
ora (raggio attuale =
o
) soddisfa la seguente relazione
e
e o
e
e o
R
R R
z

=



Si u; allora dimostrare c#e, in un universo euclideo in cui la somma dellGenergia cinetica e
dellGenergia otenziale zero. il raorto tra la velocit" attuale di recessione dellGoggetto osservato
e la velocit" della luce legato a z dalla
( )
!
c
z
o
=
+

(
(
2 1
1
1
1
2
mediante la !uale la relazione di /u$$le diventa
( )
D
z
h Mpc
o
=
+

(
(

@ 1& 1
1
1
3 1
1
2

Le tre relazioni cos6 trovate forniscono valori di distanza accetta$ilmente vicini er z iccoli, ma
rogressivamente divergenti er z grandi.
:onfrontiamo ad esemio i valori generati con z . &,&* e z . *.
4er z . &,&*
1
7%%endice 3 Q !l concetto di distan&a nell"ni$erso
D zh h Mpc =

3 1&
3 1 1
.1*&
( )
( )
D
z
z
h h Mpc =
+
+ +

3 1&
1 1
1 1
3
2
2
1 1
.1,@
( )
D
z
h h Mpc
o
=
+

(
(

@ 1& 1
1
1
3 1 1
1
2
. 1,*
4er z . *
D zh h Mpc =

3 1&
3 1 1
. 1*.&&&
( )
( )
D
z
z
h h Mpc =
+
+ +

3 1&
1 1
1 1
3
2
2
1 1
. 28,&
( )
D
z
h h Mpc
o
=
+

(
(

@ 1& 1
1
1
3 1 1
1
2
. 3**&
Si noti come nel caso di una interretazione cosmologica del red+s#ift vengano accettate velocit" di
recessione dei cori celesti sueriori alla velocit" della luce. )el caso aena riortato, ad esemio,
er un valore di z . * si ottiene una velocit" ari a
( )
! c
z
c
o
=
+

(
(
~ 2 1
1
1
1 2
1
2
,
Eale risultato non viene considerato in contraddizione con i rincii della relativit" seciale, in
!uanto il moto di recessione delle galassie non avviene attraverso lo sazio, ma con lo sazio. In
altre arole la velocit" di recessione c#e noi misuriamo non raresenta lo sazio ercorso da un
oggetto nellGunit" di temo, ma una variazione della distanza da ercorrere nellGunit" di temo. 7G
lo sazio interosto tra gli oggetti celesti c#e si dilata, mentre !uesti rimangono fermi risetto ad
esso. 7 nella teoria della relativit" non esiste alcuna limitazione teorica alla velocit" con cui lo
sazio+temo u; dilatarsi.
Distanza attuale e Distanza di emissione
In un universo in esansione in cui la radiazione elettromagnetica viaggia ad un velocit" finita e
costante (c ~ 3&&.&&& 1m2s) il termine distanza non #a un significato univoco.
La luce c#e erceiamo in !uesto momento, roveniente da un oggetto celeste lontano, artita
!uando lGoggetto emittente era i( vicino a noi di !uanto non sia ora. 4ossiamo ertanto distinguere
una distanza attuale 0
o
(la distanza c#e lGoggetto ossiede al momento in cui erceiamo la sua
luce) ed una distanza di emissione 0
e
(la distanza c#e lGoggetto ossedeva al momento in cui #a
emesso la luce c#e ora erceiamo).
Il valore di !ueste distanze diende ovviamente dal ritmo con cui lGuniverso si esanso e si sta
esandendo. In un universo euclideo lGe!uazione c#e descrive il moto di esansione del tio
R t
3 2

dove t il temo di esansione ed =, sesso detto =aggio dellGuniverso, i( roriamente un


fattore di scala. Il valore della costante di /u$$le / legato al temo (in effetti / imroriamente
definita una costante) dalla
H
t
=
2
3
Se dun!ue accettiamo una interretazione cosmologica del red+s#ift allora, essendo
z
R R
R
D D
D
o e
e
o e
e
o e
e
=

=

=

, ossiamo scrivere
( )
R
R
D
D
z
o
e
o
e
= = +1
e !uindi
2
7%%endice 3 Q !l concetto di distan&a nell"ni$erso
( ) ( )
( )
D
D
z
c
h z
z
e
o
=
+
=
+

+

(
(
1
2
1&& 1
1
1
1
1
2
:#e ci ermette di calcolare la distanza 0
e
di un oggetto celeste di cui conosciamo il red+s#ift z, al
temo t
e
di emissione.
-d esemio er un oggetto con z . * er il !uale avevamo calcolato una distanza attuale ari a
D h Mpc
o
. 3**&
1
, si u; determinare una distanza al temo di emissione (z ? 1) . (* ? 1) . @
volte inferiore
( )
D
D
z
h Mpc
e
o
=
+
=

1
*92
1

Distanza percorsa dalla luce
La radiazione luminosa deve aver ercorso un cammino intermedio 0

tra la distanza di emissione e


la distanza attuale, oic#B il suo ercorso andato rogressivamente allungandosi, a causa
dellGesansione dellGuniverso, dal valore iniziale 0
e
al valore finale 0
o
.
La distanza effettivamente ercorsa dal raggio luminoso er giungere sino a noi si ottiene
moltilicando la velocit" della luce er il temo imiegato a raggiungerci dal momento di emissione
al momento di ricezione (t
o
+t
e
), dove
t
H
o
o
=
2
3
e
t
H
e
e
=
2
3
=icaviamoci ora il valore della costante di /u$$le al momento di emissione (/
e
) in funzione del suo
valore attuale (/
o
).
essendo
= t
2
3
e !uindi
3
2
|
|
.
|

\
|
=
e
o
e
o
t
t
R
R
allora
1
3
2
+ =
|
|
.
|

\
|
z
t
t
e
o

essendo inoltre
t /
1
allora
1
3
2
+ =
|
|
.
|

\
|
z
H
H
o
e
e !uindi
( ) H z H
e o
= +1
3
2
4ossiamo allora calcolare il temo di emissione in funzione di z
( ) ( )
t
H
H z h z
e
e
o
= =
+
=
+
2
3
2
3 1
2
3&& 1
3
2
3
2
e la distanza effettivamente ercorsa dalla luce sar" ertanto
( )
( ) ( )
D c t t
c
H
z
h
z
o e
o

= =
+

(
(
=
+

(
(
2
3
1
1
1
2&&&
1
1
1
3
2
3
2

-d esemio er un oggetto con z . * er il !uale avevamo calcolato in recedenza una distanza
attuale ari a D h Mpc
o
. 3**&
1
, ed una distanza di emissione ari D h Mpc
e
=

*92
1
, si u;
determinare una distanza ercorsa dalla luce ari a
( )
D
h
z
h Mpc

=
+

(
(
=

2&&&
1
1
1
18@&
3
2
1

3
7%%endice 3 Q !l concetto di distan&a nell"ni$erso
;onfronto tra Distanza attuale 8D
o
9 e Distanza di emissione 8D
e
9
Le attuali teorie cosmologic#e dimostrano c#e la radiazione elettromagnetica si searata dalla
materia (disaccoppiamento) ed #a iniziato a roagarsi in modo autonomo e ercei$ile !uando
lGuniverso aveva delle dimensioni circa 1&&& volte inferiori a !uelle attuali. :ome conseguenza di
ci; ossiamo scrivere
( )
R
R
z
o
e
= + ~ 1 1&&& .
In altre arole non ossi$ile registrare radiazione con z J 1.&&&.
Il valore di z i( elevato finora registrato si aggira intorno a * ed facile verificare c#e
allGaumentare del valore di z aumenta rogressivamente la distanza c#e attualmente ci seara dal
coro emittente.
)on ossiamo er; fare la stessa affermazione er la distanza di emissione, la !uale cresce fino a
raggiungere un massimo er z . 1,2* er oi decrescere rogressivamente.
!l $alore si determina %onendo gale a &ero la deri$ata %rima della fn&ione che lega la distan&a di emissione a &

( )
( )
D
z
z
e
'
=
+
+
=
3&& 3 2 1
1
&
*
e risol$endo ris%etto a &.
4er z . 1,2* la distanza di emissione assume dun!ue un valore massimo ari a
( )
D
z h z
h Mpc
e
=
+

+
|
\

|
.
|

(
=

@ &&&
1
1
1
1
8&&&
9
1
.

Se ora calcoliamo la velocit" v
e
osseduta dallGoggetto emittente al momento dellGemissione t
e
( )
| |
( )
( ) ! H D z H
c
z H z
c z
e e e o
o
= = +
+

+
|
\

|
.
|

(
= + 1
2
1
1
1
1
2 1 1
3
2
ossiamo osservare come
er z . 1,2* v
e
. c er z J 1,2* v
e
J c er z I 1,2* v
e
I c
z 0oler :osmologico
v2c
classico
v2c
relativistico
v
o
2c v
e
2c
& & & & &
&,&&1 &,&&1 &,&&1 &,&&1 &,&&1
&,&1 &,&1 &,&1 &,&1 &,&1
&,1 &,1 &,&9* &,&93 &,&9A
1 1 &,@ &,*9 &,83
1,2* 1,2* &,@A 223 1
1,* 1,* &,A2 &,A, 1,2
2 2 &,8 &,8* 1,*
3 3 &,88 1 2
, , &,92 1,1 2,*
z
z 0oler z :osmologico
0
:lassico
(

#
+1
3c)
0
=elativistico
(

#
+1
3c)
0
o
attuale
(

#
+1
3c)
0

ercorsa
(

#
+1
3c)
0
e
originaria
(

#
+1
3c)
& & & & & &
&,&&1 3 2,998 2,998 2,99@ 2,99*
&,&1 3& 29,8* 29,A8 29,@3 29,,8
&,1 3&& 28* 2A9 2@@ 2*,
1 3&&& 18&& 1A*A 1293 8A9
1,2* 3A*& 2&1& 2&&& 1,&A 889
1,* ,*&& 21A2 22&* 1,9, 882
2 @&&& 2,&& 2*3@ 1@1* 8,*
3 9&&& 2@,A 3&&& 1A*& A*&
, 12&&& 2A@9 331A 1821 @@3
* 1*&&& 2838 3**1 18@, *92
1& 3&&&& 29*1 ,191 19,* 381
1&& 3 1&
*
2999 *,&3 1998 *3
1&&& 3 1&
@
2999,9 *81& 1999,9 *,8

3&&& @&&& 2&&& &
,
7%%endice 3 Q !l concetto di distan&a nell"ni$erso
* * &,9* 1,2 2,9
1& 1& &,98 1,, ,,@
1&& 1&& &,9998 1,8 18
1&&& 1&&& &,999998 1,9 @1

1 2

La distanza di emissione resenta dun!ue un valore massimo (er z . 1,2*), !uando lGoggetto
emittente si stava muovendo alla velocit" della luce. Hli oggetti con velocit" maggiore o minore
della velocit" della luce ossedevano al temo di emissione distanze rogressivamente inferiori a
8&&&
9
1
h Mpc

. La massima distanza teoricamente raggiungi$ile (orizzonte) assume valori diversi in


relazione al criterio di calcolo. _ di 3&&& #
+1
3c se interretiamo il red+s#ift come dovuto ad
effetto 0oler, mentre in caso di red+s#ift cosmologico di @&&& #
+1
3c, ma la corrisondente
distanza ercorsa dalla luce (orizzonte cosmologico osser!abile) di 2&&& #
+1
3c.
*
7%%endice 3
1* (##endice 3 - +ati
1 Roule . 1&
A
erg . &,239&&*A, cal . @,2,1*&@3@3 1&
18
eD
1 ) . 1&
*
dQn . &,1&19A1@2 1g
1 : . 2,99A92,*8 1&
9
ues
1 anno troico . 31.**@.92@ s (3@*
d
*
#
,8
m
,@
s
)
1 anno sidereo . 31.**8.1*& s (3@*
d
@
#
9
m
1&
s
)
1 giorno siderale . 8@.1@, s (23
#
*@
m
,
s
)
1 %nit" -stronomica (%-) . 1,,9*9A8A& 1&
13
cm . 1,,9*9A8A& 1&
11
m . 1,,9*9A8A& 1&
8
1m
1 anno luce (al) . 9,,@&*28, 1&
1A
cm . 9,,@&*28, 1&
1*
m . 9,,@&*28, 1&
12
1m
1 arsec (c) . 3,&8*@AA@ 1&
18
cm . 3,2@1@33, al
1 arsec cu$ico (c
3
) . 2,938 1&
**
cm
3
. 3,,A& 1&
1
al
3
1 megaarsec (3c) . 1&
3
1iloarsec (1c) . 1&
@
arsec
1 megaarsec cu$ico (3c
3
) . 2,938 1&
A3
cm
3
. 3,,A& 1&
19
al
3

:ostante di /u$$le (/
o
) . 1&& # 1m s
+1
3c
+1
. 3,2, 1&
+18
# s
+1
Eemo di /u$$le (7t" massima dellG%niverso) . 12 /
o
. 3,1 1&
1A
#
+1
s . 1&
1&
#
+1
anni
7t" %niverso euclideo . 22(3 /
o
) . 2,1 1&
1A
#
+1
s . @,* 1&
1&
#
+1
anni
Orizzonte %niverso euclideo (=aggio osserva$ile) . 2c2(3 /
o
) . 2&&& #
+1
3c . @,1A 1&
2A
#
+1
cm
Luminosit" media delle Halassie (
G
L ) . 1&
1&
#
+2
L
0ensit" numerica media delle galassie . 2 1&
+2
#
3
3c
+3
. @,8 1&
+A@
#
3
cm
+3
=adiazione isotroa di fondo . 2,A28 &,&&, F5
0ensit" critica (
c
) .1,8A9 1&
+29
#
2
g cm
+3
~ 1,1 1&
+*
#
2
$arioni cm
+3
. 11 #
2
$arioni m
+3
0ensit" radiazione () . ,,19 1&
+13
erg cm
+3
. ,,@@ 1&
+3,
g cm
+3
. ,12 fotoni cm
+3
7ntroia secifica %niverso euclideo (q .
2
c
. raorto fotoni2$arioni) . 3,@8 1&
A
#
+2
3assa solare (3 ) . 1,9891 1&
33
g
Luminosit" solare intrinseca (L ) . 3,8,A 1&
33
erg2s . 3.8,A 1&
2@
Catt (3.8@ 1&
28
lumen . 3.&@ 1&
2A
candele)
:ostante solare . 1,9@2 cal cm
+2
min
+1
. 1,3@8 1&
@
erg cm
+2
s
+1
. 1,3@8 1&
3
Catt2m
2
(1,3A 1&
*
luS )
0iametro solare (fotosfera) (0 ) . 1,392 1&
@
1m . 1,392 1&
9
m . 1,392 1&
11
cm
=aggio solare (fotosfera) (= ) . @,9@ 1&
*
1m . @,9@ 1&
8
m . @,9@ 1&
1&
cm
Suerficie solare (fotosfera) . @,&8A 1&
12
1m
2
. @,&8A 1&
18
m
2
. @,&8A 1&
22
cm
2

4otenza unitaria solare . @.32 1&
1&
erg cm
+2
s
+1
. @.32 1&
A
Catt2m
2
(*,&, 1&
8
nit)
Eemeratura solare efficace (di coro nero) E

. *AA8 F5
7missione ottica del sole . ,&[
3agnitudine solare assoluta . visuale ,,A89 + $olometrica ,,A3,
3agnitudine solare aarente . visuale +2@,A8, 2 $olometrica +2@,838
Luminosit" corris. a 3 . & (fuori atm.) visuale 3,1A1 1&
3&
lumen . 2,*23 1&
29
candele 2 $olom. 3,&1* 1&
3*
erg2s
Luminosit" corris. a m . & (fuori atm.) visuale 2,@* 1&
+@
lumen2m
2
(luS) 2 $olometrica 2,*2 1&
+*
erg2(s cm
2
)
3assa Eerra . *,9A* 1&
2A
g
3assa Eerra . *,9A, 1&
2A
g (valore derivato dal sistema di costanti astronomic#e I-%(A@)
=aggio terrestre e!uatoriale (a) . @.3A8.388 m (7llissoide internazionale o di /aQford)
=aggio terrestre olare ($) . @.3*@.912 m (7llissoide internazionale o di /aQford)
sc#iacciamento olare o ellissoidicit" K(a+$)2aL . 12298,&
=aggio di una sfera avente la stessa suerficie della Eerra . @.3A1.228 m
=aggio di una sfera avente lo stesso volume della Eerra . @.3A1.221 m
=aggio terrestre e!uatoriale (a) . @.3A8.13A m (valore raccomandato dall'%nione internazionale geofisica e geodesia)
=aggio terrestre e!uatoriale (a) . @.3*@.1,& * m (7llissoide astrogeodetico)
sc#iacciamento olare o ellissoidicit" K(a+$)2aL . 12298,2*A
4recessione generale anno 2&&& . + *&,291V er anno giuliano (3@*,2* giorni solari medi)
0istanza media Eerra+Luna (da centro a centro) 3,8,, 1&
8
m
=aorto massa Luna2Eerra &,&123&&&2
1
7%%endice 3
2