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Revisione delle basi sperimenWi e teoriche della fisica llloderna



I

A. - ESPERIMENTO DI MICHELSON (prima prova cruciale) .• Nel volgere dei secol.i, filosofi e sci enzia ti , per spiegare i fenomeni naturaE hanno fatto ricorso a clue ipotesi contrarie: quella che i corpi celesti siano immersi in uno spazio cosmico pieno di una sostanza invisibile detta «( Etere », e quella che tali corpi siano invece immersi in uno spazio cosmico assolutamente vuoto ; rna poiche nessuna delle tlue ipotesi, presa separataroente, risultava adatta aIla spiegazione della totalita dei fenomoni, e d'altra parte entrambe non ai potevano ammettere perehe in contrasto tra di 101'0; l'astronomo Michelson ne] 1885, per decidere quale delle due ipotesi rispondesse alla realta fisica,

effettuo il suo celebre esperiroento. .

Questo Bra basato suI concerto ehe se esisteva un ctere, non poteva essere trascinato in movirnento dai corpi celesti, cioe doveva restare assolutamente

. immobile in tutto I 'Uuiverso, poiche tale immolrilita era stata presunta indispensahile da Fresnell per spiegare I'aberrazioue della luce che ci giunge daUe stel]e, Considerando che la Terra si spostasse eutro tale £iuido immobile, si veniva in sostanza ad ammettere che i nostri Iaboruto ri fossero investiti costantemente da ru;ta corrente di etere la cui vuloci ta , egnale ed opposta a quella del nostro pianeta nel suo movimento annuale di rivoluzione, c circa Ia decirnilleslma parte della velocita della Iuce.

Un raggio lurninoso quindi, generate da una sorgente a bordo della Terra, doveva produrre nell'etere circostante irnIllobile, un'onda propagantesi in tutte Ie direzioni con velocita costante C, indipendentemente dalla velocita V del nostro pianeta.

Per una persona a bordo di questo , Ia velocita della Iuce, avrebhe dovuto percio apparire diversa nelle varie direzioni, e differenti quindi avrebhero dovuto esscre i tempi impiegati da un raggio a percorrere cguali distanze diversamcnte orientate sul pianeta (fig. 16).

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I

Q' Q

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I: \

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J 1 \

I I \ J

I I \

J I \

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~~' _1 --* _

Q" 0

p

Fig. l6

,:

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~ '123 -'-

,Per, sincerarsi di eio bas Lava [anciare contemporaneamente due raggi Iuminosi : lIDO nella elirezione OP rli rivoinzione ·della Terra, ed uno in dire. zione. perpendicolare OQ, e, dopo egunl percorso I, mediante due specchi P e Q, far ri£1ettere i due raggi al punto di partenza O. Rssendo eguali Ie d~stan~e, rna di¥'crsalItcnte orientate, la luce avrehbe 'dovuto impiegare tempi diversi .a percorrede, ferme rcstando Ie ipotesi £atte.

Tali tempi sono computabili in base alIa rel ativi ta classica di Galilei. Infatti se i clue sistemi, Terra ed eterc, £ossero cnlrambi immobil i, ian. ciati due raggi a velocita C lungo i tragitti perpenrlicolari di hmghezza l, i tempi to impiegati a percorrerli nel Iarrdata e nel ritorno, sarehbero entramhi egnali a:

2l

to =--

C

(1)

Poiche invcce Ia Terra si muove lungo Ia sun o rbi tu iutorno al Sole con vel.oci ta di circa 30 Km./sec., per l'osservatore M a bordo del nostro pianeta, non risultano piu tali. Infatti per costui il raggio nel]'anclata da 0 in P ha una vclocita relativa che e data dn quella C di propagazioJ1e della luee nel, l 'eterc, diminuita eli quella V del riostro pianeta, doe C - V ;mentre J1el rito rno P 0 ha uua velocita C + V .

II tempo impiegato neH'andata e nel r itorno sara dunque :

l I

ts.=: +--C- V C + V

2lC

(2)

C2- V2

11 raggio invece che va in direzione pcrpendicolare al moto della Terra raggiunge 10 specchio nel punto Q' e si dflette nel punto Q". Dal triangolo isosceje OQIQ", si vcde che Ia base OQ" sta aIla somma dci lati 00', Q'Q", nel rapporto ·eli V a C. Essendo l'altezza del triangolo l, risulta.

2VI OQ" - ~===;; -]1 C2- V2

Cl

OQ'= r ~-

V C2 - va

(3)

e quindi la durata della propagazfono trasversale tT, sara:

20Q' 2l'

t-r = --- = ----

C rCZ-=-V2

(4)

Confrontando la (2) con la (4) s i vcdo che i tempi di andata e ritorno impiegati dai due raggi a percorrere i due tratti 0 P, 0 P, sono d iversi, e cio dovevasi trovare con l'esperimento Michelson, se fosse eaistito un etere immo-

bile e la luce non avesse assunta la velocitildella Terra. .

Ma con grande meraviglia dei sostenitor i di tali ipotesi, l'esperimento dimostro invece che i due tempi predetti erano eguali tra di 101'0 ed equivalenti alla (1); ed il Lorentz ne dedusse che, per non infrangere il principio di relativita di Galilei e quello della costanza della velccita della' luce, sl

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doveva arrunettere che il tratto 0 P si fossc accoreiato rispetto a quello 0 Q, a causa della pressione dell'eterc sulla materia, oi una quantita r

(5)

Infatti dividendo la (2) per la (5) si ha:

,2l

t,L' = ~1/=C::=Il==:::;V:;;2

(6)

Se quindi indichiamo eon.o\Io, Ia dirnensione nel senso del mota di un qualsiasi oggetto in quiete e con 1) la lunghezza raccoreiata quando 10 stesso corpo e in movimento , avremo per effetto della (5):

(7)

E poiche a bordo elella Terra Il tempo impiegato dai due raggi c eguale alla (1), come hadimostrato I'esperimento Michelson, mentre invece secondo il caIcoIo doveva risultare pari al (6), ne <:Ol1...~egue che:

I.

(8)

Cioe il tempo tJ a bordo di 1.U1 sistema Illohile passa pili lentamcnte del tempo to di "LUI sistema hUIllohile.

La (7) e Ia (8) costituiscono « Ie equaziolli eli trasformazione del Lorentz )1, atte a determinarei Ie dimensioni 11 ed it tempo tJ sopra un sistema mobile quando siano conosciuti lo e to del sistem~ eli r'ifer'irnento e Ia velociti; relativa fra j due.

A questa punto Einstein, sino al lnra sconoscmto, intervenne nel dihattito ed abhandonaudo del tutto lanozione di etcrc e delle sue pressioni sui corpi. sostenne invece ehe: « E' il movimento di una sharra 0 di un orologio che produce l'accorciamento dell'una ed iJ rallentamento dellnltro .».

Questa strabigliantr, conclusionc non ha mai convinto neSSIIDO, ed ancor oggi i piu grandi seieuziati, richiesti di dure chiarimenti del corne e del perche si verifiehino tali eontrazioni e ritardi a bordo di 1.111 sistema mobile, restano perplessi e muti, hen sapendo che questa e una mera finzioue per mettere d'aecordo i risultati delf'esperimento Michelson, con quelli a cui porta il calcolo hasato Bulla relativita di Galilei; ben sapendo inaomma ehe tali con; trazioni e ritardi non sono spiegabili 'ne con la fisica, ne con la geometria, ne cou I'algebra, ne con Ia cinematica classica, ne con Ia dinamica, Ne si puc. dire, come L. Berehler, che dohhiamo accettarli perehe oggi Ia matematica

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precede e supera Ia logica, in quanto e proprio il calcolo ehe c in contrasto con l' esperimen to.

Discussioui interminabili sono state fatte per stahil.ire se tali contrazioni e ritardi slauo reali 0 apparenze ; perche se, come dissc il Lorentz, « pcr non contravvenire ai due p.rincipi citati, devono essere reali », cio porta, come vedremo, ad assurdiinsostenibili; ,£1'altra parte il ritcnerli ill'llsivi, 0 salva Ja costanza della velocita della luee,ed infrange Ia l'elativita di Galilei, 0 viccversa, DaIle corna di questo dilemma nOll si sfugge.

* * *

B. - L 'ERRORE Dr EINSTEIN. - Esaminiamo prima se possono essere reuli. I) - II Langevin ha osservato che inquesto caw un viaggiatore che abbandoni la Terra a bordo di un razzo ehe possieda "Lilla velocita pari a 15 Km.Zsec., e ritorni su eli essa dopo due auni , misnrati col suo orologio mohilo, trovcra il .nostro pianeta invccehiato 'lIi due sceoli e ahitato da generazioni discendenti du queUe da lui conosciute prima della partenza,

2) - S~ poi si volcsse considerure un pianeta che corre alla velocita della luce, il tempo suo eli esso rron passerehbe mai, ed i corpi perdcrehhero le dimensioni disposte nel senso vdel mo virnento, cioe sparirebhero nel nulla.

3) - Andando poi ad una veloci ta superiore a quella della lucc, il tempo r itornerebbo inclietro, tutti i fenomeni si svolgerebbero alla rovescia e noi i-ientreremmo nel seno d i nostra madre e questa nel seuo di sua madre, e cosi via.

4) - Se due osservator-i sono a borrlo di due sistemi in movimeuto reciproco rettHineo uniforme, ciascuno di essi puo considel'arsi in quiete rispetto all'aItro ·che si muove. Ne segue che Ia contrazionc postulata da Eiuste.in c attribuita da ciascnno dei due osservatorl al sistema dell'ultro. COSl In dimensione dispo.sta ne] senso del movimento eli ciascun sistema clovrebbe assume re contemporaneameute due valori diversi a secondo ehc c computata dall'uno 0 dall'altro .osservatoro, il che e un palese assurdo,

5) . Un corpo osservato cla un sistema che accel~l'a rispetto ad esso, dovrebhc assume.re dimensioni nel senso del moto che variano al variare della veloeita relativa tra il COI'pO ed il sistema, il chc c un paradosso insostenihile.

6) - Un eorpo osservato cla inMiti sistemi che abhiano rispetto ad esso velocita uniformi rettilinee rl i egnale direzione e senso, rna di valore diverso, rlovrebhe assumcre contemporaneamente infrnitc lunghezzc diverse ne] senso -del moto, il ehe e un altro assurdo insostenibile.

7) - Una sfera rnateriale osservata nello stesso istantn da infiniti sistemi .che abhiano rispetto ad casa velocita diverse, non solo corne intensita, rna can'che come direzione e senso, dovrehhe assumere infinite contrazioni diverse in tutte Ie sue dimensioni comunque orientate. I raggi che escono a stella dal .suo centro sarebbero tutti clisegl1ali, ed moItre ciascuno d i esai dovrebbe avere .conternporaneamente infinite lunghezze diverse, il che e un altro paradosso inamissibile.

-12G -

8) - Il tempo a bordo dei corpi sopra considerati dovrehha avere infiniti valori differenti a secondo del sistema dal quale viene eomputato, e dovrcbhe auche variare se niferito a sistemi aceclcrati.

Duuque considcrando reulj le contrazioni eli spazio ~ Ie dilatazioni eli tempo, come riehicde la salvagnanlia del prineipi della invarianza della velocitil della Iuce c della rdativita classica, si perviene ad assurdi insostenihili. 5i e oostrctti peTclo ad ammettCl'e che Ie variazioni spazio-temporali in parola siano solamente apparenze 0 finzioni pel' mettere d'accordo il caIcoIo con I'esperimento. Infatti il Chiaro Prof. Bnmo Finzi, ord.inario di meccanica razionale al Politecnico di Milano, mio carissimo ami co d'infanzia. in una sua Iettera del 12 gennaio 1954 cosl mi scr'isse in merito: ... Ho Ieuo iZ tuo opuscolo intitolato « L' errore di Einntein: », Guarda pero che le dilatazioni e le contra-

. zioni introdotte dal Lorentz per accordare I'esperienza Michelson con Ie nozioni di spazio ussoiuto e di tempo assoluto e conseguenti composizioni di uelocita secondo La regola del parallelogramma, sono finzioni, definizioni se uuoi, che non hanna in se nulla di reale e che se ne possono dare quante se ne vogliono. Il fUJttoessenziule e soltanto questa: passando du un. osseruatore all' ol.tro le uelociui non si sommano con La solita regola del parallelogramma, e in particolare Ia velocitit della, luce resta sempre la stessc, passasulo da un osservatore ad un. altro in moto traslaiorio rettilineo unilorme rispetto al pnmo.

Ma se Ie dilatazioni e Ie enntrazjon i sono finzioni, sono cioe Irrcali anche la rclativita einsteniana basa ta BU di esse e finzione ehe non risponds aUa realta fisiea. Infatti I'invaria1]za della velocita della [uce e giu per Be stessa un'jnfruzionc alIa rol ativi ta £Ii Galilei; il1frazione ehe ai puo ovitare appunto solamcntc sc Ie contr-azirmi £lei eorpi in moto sono reali. Da eii'! consegue che Be esse invece sono finzioni, allora: 0 I'invarianza della velocita della luce non e reale, oppure Ia rcl ativita £Ii GallIei e Ialsa. Allora non e affaUo vern che Ia teoria eiusteniana sia sor ta per salvare entrambi questi pnineipi , come si e voluLo far credere e come qualehe i111.1so ancora ritienc. Einstein cd i suoi seguaci, serrati daIle branehe di questa contraddiziono, hanno sempre tergiversato, e sol ameute i pin avveduti e coercnti hanno finito per confessare apertamente CDme Finzi, che la relativita eli Einstein infrange quella di GaliIei e Ia discreclita, benehe questa sia basata suI rigore e Ia precisione della logiea matematiea e confermata cIa secoli eli esperienze. Inaostanza si e rillnegato GaliIei per non smentire I'invarianza della veloeita elella luee. Ma tale invarianza cla quali repDnsi sperimentali e comprovata? In veri La, I'aberrazione della Iuee che ci proviene dalle stelle, ci elimostra chc la sua velDcita 8l. CDmpone COIl ql.lella del uostro pianeta, sieche rispcttD a noi, che ci eDnsideriamo in quiete, quel raggiD ha lorna velocita risultante ehe si ottiene propriD con Ia regoia del parallclDgramma ,·c ehe l'isulta m~ggiDre di quella propria della luce. Non e vero quincli che talc velodta si mantenga invariata rispettD ,a qualsiasi DsservatDre e ehe Ia regDla del parallel?gramllla sia infranta, 'come ritiene il mio caro amicD Finzi e gli altri eillsteniam.

9) - Puo sDrgere infine il pensiero che Ia mDlteplicita deUe contraziDni predette si abbia solamente riferenclD il mDtD del CDrpo a 8vm:iati sistemi. ma ehe da ciascuno si possa tnttavia cOlllputare una eDntraziDne ben deterrninata in base alIa sua velocit~ relativa al cDrpo cOllsiderato, e, se eio fosse, Ie eontrazioni 'si potrebbero considerare appaTenze dovute--al motD 'reIativD.

T

-127 -

determtnahtlt tutte con l'ullica trasformazfom- del Lorentz; ma come d imostrero. Ilelle p~gille, seguenti, anehe coutemplnndn il moto di un eorpo da un solo slste.~a, sr arnva a trovare una molteplicita eontempDranea eli coutrazioni chc :DllC11Jal1D tutte il caIcDID COIl I'esperimento ,MiehelsDn, per cui Ia trasforrnazrone LD:-entz perde l a sua validita, e quello che e peggio, esse non possono esserc consitle ru te nemmeno come apparenze 0 finzioni se non cadendo in assurdi fisico- ma tema tici insos tell ibili.

I~ ritcnere ~p)Jarenze 0 fillzioni lc cuntrnzioni e Ie dilatazioni implica che srano evelahiii Ie cause che ci Ianno sorgere queste illnsioni. siano esse ,di natura Iisica, ?1?p~lrc do~te ad artifici matemutiui, od a n~gligenza eli q:lalche dato rclativistico. COSI, .ar] esernpio se volessimo misurare Ia Iunghezza ell till trcno dal tempo chc impiega till antumo hi la a veloeita' costanta a SDrpassare , dalla coda alIa testa il convoglio di vagon], troveremmo due tempi clifferel1:i a secondo che il treno e fermo, oppure si muove ad una certu velocita, e questo ui apparirch?e avere dne hmghezze diffcrenti. Ma Hoi seopr-iremo suhito che la diversita dei tempi e delle hmghezze sono apparenzo dovute ai fatto che non ahbiamo tenuto conto che Ia velocita rclativa dell''nutomezzo

rjspetto al treno e va ri ata nei due caai considerati. '

_ ~ari~cnti IDisu."an~o Ia Iunghezza eli un corpo daI tempo che impiega a descriverl a Till ragglO dl Iuce, dovremmo trovare valor! spazio-temporali differerrti a secondo che i l corpD sill. in quiete ocl in moto rispe tto all'etere nel qual« si propaga la Iuce , Del pari dovrcmmo scoprire ehe cio e dovuto al Iatto che Ia velocita relativa della Iuce e var iata.

* * *

C) - Esamin iarno ora se tali rel ativita spazio-tempo rali siano solo apparertze. In questo caso la vclocita della Iuce sarebbe costante t is.petto all'osservatore fiSSD neH'etere, mentre sarehhe variahile rispeLto all'osservatDre mobile c Ia sua .invar.iahii ita rispetto a·d ellt1'3mbi sarchbe solD 1m apparenza, Verrebhe l11iranto CD8i il principio eli tale iuval'ianza a favore della reJativitil. classiea, mentre Einsteiu pretendeva salvade entrambe.

Q' II .'r,

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Fig. 17

-128 -

TUUavia esaminiamo auohe questa possibilitiL In questa caso le apparenze dovrcbbero snrgere dal fauo che Tosservatore mobile tiene couto solo della hmghezza I percorsn a bordo della Terra dal raggio a vclocitit varia, e non ·del tragitto eHettuato nel irattempo dal. nostro pianeta; mentre invecc 1'08- scrvatore frsso nelI'etere tiene conto di entramhi, cioe 'del reale complessivn tragitto che rispetto a lui viene percorso a velocita eostante dalla Iuce.

AlIora i tempi computati dai due osscrvatori in tali modi diversi dovrebbero risultare ,differenti tra di 101'0, mentre cio non e, come dimostrero ora. Infa tti per quan to riguarda il computo dell' osseva tore mohile M, l' abbiamo giil fatto e porta ai tempi espressi dalla (2) e (4).

Vediarno ora di fare il compute rispetto all'osservatOTe fjsso 1 (fig. 17).

1° - Per lui il raggio che corre nella direzione 0 P del motu di rivoluzione della Terra, oltre a compierc il tragitto I, compie anehe in pill quello descri tto ne1 frattempo dal nostro pianeta, cioe :

Sl = 1 + V t ed essendo t = __ l_~_ sara :

C- V

VI IC

Sl = 1+---=----

'C-V C-V

e ncl ritorno :

- VI IC

S2 = 1-----= ---

C.+ V C + V

il percorso lotale anrlata e ritorno sara quindi la somma dei due, cioe :

(9)

Poiche tale spazio, rispetto sempre allosservatoro fisso I, viene percorso da] l a luce a veloci tit C costante, it tempo impiegato sara:

2lC2. 2lC

tc = ~. = -_.--

(C2 _ V2) C . C2 - V2

(10)

L'altro raggio che va in direzione perpemlicolare 0 Q impiega till tempo t' 0 a percorrere il tratto I; tale che sara:

t' 0 = --;=======

I' 0- V2

(11)

-_._.... ..-,---.~---- - .. ~. ~~.'~-"-'

~ 129-

e percio Ia lunghezza L1 dell'ipotellusa 0 Q' rtsultcra suhito moltiplicando tale tempo per Ia velocita costantc C, cioe :

e 11el ritorno sara parimenti:

£2= lC

II C2 - V2

it percorso totale del raggio 0 Q' Q" sara:

(12)

ed il tempo impiegato dal raggio a descriverlo ai avril dividendo In (12) per C, e sara:

(13)

La (9) e Ia (12) ci dicono che rispetto all'osservatorefisso, i reali percorsi dei raggi in senso longitudinale e trasversale sono 'diseguali e che tali sono anohe i tempi impiegati a descriverli. Mentre invece per l 'osservatore mobile M i percorsi sono eguali ad I, cd i tempi risultano diseguali. Ma eonfrontando Ie (2) (4) con Ie (10) (13) si vede che i tempi risultano eguali per entramhi gli osaervatori. Ne segue che Ie dilatazioni 'IIi tempo non rfsultano dal caicolo di nessuno dei due osservatorl e che non possono percio essere giustificate come apparenze reciproche del 101'0 moto relativo, come sostenne Einstein c come seguitano a sostenere certi suoi seguaci, Ne segue aneora che le contrasioni delle dimensioni dispostc nel senso del movimento sono solo apparenti, perche in realta sono tlovute al fatto che l 'osservatorc mobile non oomputa il tragitto percorso dalla Terra durante Ia 'trasmissione .. Ma aHora se spasi diversi vengono percorsi in tempi eguali, vuol dire' ohe la velocita della luco rispetto ai due ossenvatori e differente e Ia sua invarianza non pno essere nemmeno giustificata come apparenza, C. V. D.

Resterebhe allora il casu che non siano ne reali, ne apparenti, 111a semplici finsioni i11lll1aginarie per mettere d'accol'do il calcolo con Tesperimento, rna allora se aono irreali, vuol dire che anche la teoria eli Einstein e irreale perche e. tutta hasata sulla realta di tali relativita spazio-temporali.

* .. *

D.· ~ Noi pero vogliamo dimostrare , matematicamente, {IDa volta per sempre, che non possono essere ne reali , ne apparenti, ne fittizie,

9-

-130 -

I" ~ Prescindiamo permo daUa propagazione trasvcrsale 0 Q, e consideriamo solamente quella longitndinalc 0 P. Nell'andata e nel ritorno il raggio, come abbiamo visto, impiega rispettivamente i tempi:

l

t3 = .

, C~V

l

t" . -----

C+ V

(14)

Poiche in realta l'osservatore mobile M a bordo della Terra, con l'espe~ rimento Michelson ha trovato tempi eguali e pari a meta di quello espresso dalIa (1), cioe :

(IS)

invece di quel1i espressi dalle (14); bisogna ammettere che il regolo 0 P si sia . accorciato mentre il raggio andava da ° in P della quantita (A2) e si sia allungato della quantita(A3) mentre il raggio ritornavada P in 0, secondo i rapporti :

C

A2=~~-

C~V

C A3=~~-

C+ V

(16)

;

Infatti dividendo la prima e Ia seconda delle (14) rispettivamente per la prima e Ia seconda delle (16) si ottiene la (15).

Ne segue che ahhiamo queste altre due equazioni d i trasformnzione da aggiungere a queUe del Lorentz:

;

;

2" - Se ora consideriamo entrambe Ie propagazioni 0 P e 0 Q~,.lUa solo nelf'andata, vediamo ehe i tempi impiegati sono rispcttivarnente dati dalla prima delle (14) e dalla (II),

l

t - ..

3-C_V

Questi tempi diventano eguali postulando un accorciamento del tratto o P nel rapporto di ;

(IS)

- 131-

Abbiamo cosi un' altra coppia di equazioni £Ii trasIormazioni da aggiungere a queUe trovate e cioe :

(19)

3" ~ Se invece pl'emliamo in esamc enlrambe Ie trasmlssioni perpendicolaui, rna solo nel ritorno POe Q' Q", vediamo che i tempi Impjegati SDnD rispettivamente dati dall» seconda delle (14) e dalla (II), cioe :

l

r, = ~-~~-c---

JI C2- V2

Quesli tempi diventano eguali postulando un accoreiamento del tratto P 0, nel rapporto di :

(20)

Ahhiamo COS} uu'ultrs coppia d i equazioni eli trasformazione :

(21)

4" - Pcr rnettere ·d'accordo il caicolo con I'csperienza potremmo anche ;;upporl'c con Ia stessa legittimita scicntifica che invece di accorciarsi it tratto o P si allullghi il tratto 0 Q, di una quantitn :

(22)

Illfatti dividendo la (4) per 1a (22) i tempi risultnuoieguali ' alIa (2). Ne segue un'altra cquazione di trasformazione:

C~

(23)

tl = to ~--C2 - V2

5" ~ Per l' accordo predetto potremmo' anche suppo rre che entrambi. ~ tratti OPe 0 Q si siano divcrsamentc contratti in modo da rendere. eguah l tempi (2) e(4), aquelIo espresso dalla (I) trovato nell'esperimento Michel-

~ 132-

son', Le eontrazioni longitudinali OPe trasversali 0 Q, dovrebbero all'uopo essere pari a:

(24)

Ne conseglle un'altra equazione di trasformazione per 11 tratto 0 P, cioe :

(25)

Da quanto sopra si vede che il tratto 0 P a bordo della Terra dovrehhe assumere 7 IUllghezze diverse contemporaneamente rispetto allo stesso osservatore, a secondo che questo considera I'undata ed il ritorno del raggio nelle due ilirezioni perpendieolarl, Ia sola andataod il solo ritorno nella dirozione longitudinale, Ia sola andata nelle due direzioni ortogonali, od il solo ritorno, l'accorciamento del tratto 0 Q, 0 l'accorciamcllto di entramhi i tratti perpendicolnri.

Dovrehhe cioe 0 P assumere l~ hmghezze date dalle (1) (17)' (19) (21) (23) e (25) Ora non si puo arnmettere che si verifichi una sola eli qneste contrazioni e non Ie altre perche tutte e 7 SOllO basate ~!l111e equazioni (1) (2) (4,) del tempo, e percio, escludcre Ia validita di una vorrehhe dire escludere quell a ,di tutte Ie altre.

D'aItra parte il sostenere che si verificano tutte 7 equivale ad ammettere che il scgmento 0 P abbia contcmporaneamente 7 lunghezze diverse rispetto al 1nccdesimo osservatore, n cue e un assurdo fisico iusostenihile.

Ne poasiamo ammettere che tali hmghezze siano egnali tra oi lorn, perohe allora risulterebbe :

II = t, -t/C2 - Vi = i; ~ ~ V = i, C + V = i; ~~=

C2 C C II C2 _ V2

C+ V C2- V2

Io ---~- = Lo = Lo

II cs-: V2 C2

(26)

il chee un palese assurdo matematieo , Possiamo quindi concludere:

a) - Che Ie contrazioni di spazio ed i ritardi di tempo postulati da Einstein non possono cssere ne reali, ne apparenti, He finzioni, poiche cio porta a molteplici .assnrdi fisico-matematici insostenihil'i.

b) - Che per passare da un sistema all'altro non vale solo Ia coppia di trasformasione del Lorentz, rna bensi anche.Ie altre 6 da essa dedotte che portano a valori ben drversi l 'una dallultra. Poiehe non si puo seegliere una di. tali coppie senza accettare anehe .le aItre 6 ehe portano a risultati differenti, 'ne consegue che le equazioni di trasformazione del Lorentz perdono la loro

T

,

~--

-133 -

escluaivita e ehe Ia 101'0 validita e iufirmata da assurdi Hsieo - matematici insostenf hilf.

c) - La teoria d i Einstdn, tutta basata sulle contrazioni di spazio ed i rirardi eli tempo predetti e sulle equaziolli rli tr asfo rmazione del Lorentz, r-isulta pertanto fouelata au assurdi fisico-matematici inaostenibiJi c percio deve essere ripudiata come Ialsa e non rispondente alla realtil fisic»,

* * *

E, - Quando l'esperimento e in contrasto col calcolo, non potendosi mettere in duhhio i nisultati spe rimentali , ne ]'esattezza del procedimento matematico, bisogna concludere ehe il contrasto sia doyuto alIa errata ipotesi posta

alIa hase del calcolo , '

Qucsto era basato infatti sull'ipotesi ehe se l'etere fosse stato immobile e Ia Iuce non avesse assunta Ia veloeitil della Terra, i due raggi Ianciati in direzione perpendicolare avrebhero dovuto impiegare tempi diversi a percorrere i due spazi uguali. Poiche invece Tesperfmento Michelson aveva dimostrato che tali tempi erano eguali tra eli loro, si doveva conclurlcre ehe non era vero che I'etere fosse immobile, ma hcnsi che si rnuove in correnti che segunno, anzi spingono i corpi celesti sulle loro orbitc, c percio ronda luminosa trasmessa da ta] i correnti, assume velocita varie a secondo della velocita del sistema dal quale viene Ianciata rispetto all 'osservatore.

L'ipotesi errata e' dunque quella di aver posto a base del calcolo che T'etere sia immobile in tutto l Tlniverso. Se invece si pone a base del calcolo il coueetto che I'eterc si sposta assieme ai corpi celesti, il contrasto tra calcolo ed esperimento viene climinato, come ora dimostreremo. _

I", - Immaginiamo percio 'che l a Terra sia immcrsa in una corrente di etere ehe ha Ia di lei stessa veloci ta V, Pel' J'osservatore mobile a bordo (lei nostro pianeta, la velocita della luce sara C e percio egli trovera che i raggi a propagarsi neUe due direzioni" a Q, 0 P, iIllpiegheranuo un tempo

2l

to=--

C

Un osservatore viceversa che aia immohilc, cioe fuori dalla corrente eli etere che trascina la Terra, vedra ,jnveee che il raggio che va da 0 in P ha Ia velocitit dell'etere V, ph) quella C dell'onda Iuminosa che vi camnrina sopra, sara cioe C + V,

Lo spaz.io () Pi (fig, 17),percorso dal l'aggi~ sara dato da :

S[ = l + l't

(27)

dove t e it Lempo impiegato dal raggio a porco rrere Ia distanza l con velocita C. tempo pari all a meta di quel lo eB}Jresso da1Ia (1), cioe :

l

t=--

C

(28)

I, I' ! :

-134 -

. . La (27) diventa quindi :

(29)

II tragitto nel ritorno sara:

S2 = l- Vt

e flempre in base alIa (28) sara:

(C- 11)

S2 = 1

C

(30)

·Divi(lemlo 10 spazio S1 per Ia velocita di andata 0 + V, e 10 spazio S2 per Ia velocita C - V eli ritorno e sommando avremo il tempo tL impicgato dal raggio nel landata e ritorno nel senso longitudinaIe:

t = ~(c:. + V) + l (C- V) =~.

L C (V + C) c (c - V) C

(31)

'Calc~liamo qra spazi e tempi per Ia propagazione 0 QI QII. Sapendo che il raggio va da 0 in Q con l a velocita C e chc I'etere si sposta nella dire;7.ione 0 P can Ia velocita V, ne avrerno subito che la velocita con 1a quale e pereorsa l Tpotenusa 0 QI sara per il teorema di Pitagora:

(32)

5i pUG stahilrre alIora Ia seguente proporzione:

1 ~. C = OQ' : V. C2 + V2

dalla quale

e poiehe 0 QI = QI QII; 10 spazio totale 0 QI QII somana delle due ipotenuse, sara:

S = 2l1/' C2+ V2

T C2

(33)

-135 -

Dividendo per la velocita (32) a.vro il .tempo

(34)

Lo spazio 101lgitudinale deseritto dal raggio sara dato dalle somma delle (29) e (30), .cioe

(35)

Confrontando Ia (31) con Ia (34) si vede ehe rispetto all 'oseervatore fiSBO i tempi di pl'opagazione nelle ·direziolli perpendicolari sono eguali tra 101'0 ed Idcntici a quelli (1) calcolati dall "osservatore mobile e realmente misurati con l'esperimento ·Michelson. Questo ci dice che se si considera che I'ctere segua la Terra, 0 cio che fa 10 stesso che Ia luce assuma Ia velocita del sistema di lancio, allora i risultati del calcolo dei due osservatori sono in perfetta armonia con l ' esperimento.

I risultati della prova d i Michelson quindi smentiscono in pieno Ia teoria (li Einstein e viceversa confernI'ano Ia mia.