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Toro (geometria)

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In geometria il toro o toroide una superficie a forma di ciambella. Pu essere ottenuta come superficie di rivoluzione, facendo ruotare una circonferenza, la generatrice, intorno ad un asse di rotazione appartenente allo stesso piano della generatrice, ma disgiunto da questa. Il termine deriva dal latino torus che indicava, fra le altre cose, un tipo di cuscino a forma di ciambella.

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1 Il toro nella geometria euclidea o 1.1 Rappresentazione mediante equazioni parametriche o 1.2 Propriet metriche 2 Topologia del toro o 2.1 Costruzione o 2.2 Propriet topologiche 3 Il toro solido 4 Voci correlate 5 Altri progetti 6 Collegamenti esterni

Il toro nella geometria euclidea[modifica | modifica sorgente]


Rappresentazione mediante equazioni parametriche[modifica | modifica sorgente]

Una rappresentazione parametrica del toro, nell'usuale spazio euclideo tridimensionale, data da:

dove variano tra 0 e raggio del tubo.

la distanza dal centro del tubo al centro del toro e

il

L'equazione in coordinate cartesiane, che individua un toro il cui asse di simmetria coincide con l'asse z, data da:

Propriet metriche[modifica | modifica sorgente]


L'area esterna ed il volume del toro sono dati rispettivamente da: ,

Topologia del toro[modifica | modifica sorgente]


Costruzione[modifica | modifica sorgente]

Un toro topologico uno spazio topologico omeomorfo ad un toro nello spazio euclideo. Esso pu essere definito come il prodotto di due circonferenze S1 S1. Le equazioni parametriche che abbiamo dato per il toro in R3 individuano un omeomorfismo con l'insieme S1 S1.

Un modo equivalente per costruire un toro topologico quello di considerare un quadrato e "incollare" i lati opposti. Questo corrisponde a definire sul quadrato Q = [0,1] [0,1] R2 la relazione di equivalenza tale che se e solo se un unico punto interno oppure e sono su due lati opposti ed hanno una coordinata uguale. Con questa relazione di equivalenza si pu definire lo spazio quoziente che appunto un toro topologico.

Un ulteriore modo per definire il toro topologico quello di costruire lo spazio quoziente del R2 rispetto al sottogruppo Z2.

Propriet topologiche[modifica | modifica sorgente]

Il toro una superficie, quindi una variet differenziabile di dimensione 2.

Il toro compatto, connesso, ma non semplicemente connesso. Infatti il suo gruppo fondamentale . Il rivestimento universale del toro omeomorfo a . Quindi i gruppi di omotopia di grado maggiore di 1 del toro sono tutti banali. La caratteristica di Eulero del toro zero. Il genere del toro 1.

Suddivisione del toro che richiede 7 colori

Sul toro non valgono molti teoremi della geometria piana. Ad esempio, non vale il teorema dei quattro colori. Nel disegno a fianco il toro stato diviso in sette regioni, a due a due tutte confinanti: quindi sono necessari sette colori diversi affinch due regioni confinanti non abbiano lo stesso colore. stata dimostrata una generalizzazione del Teorema dei quattro colori da cui consegue che sette colori sono sufficienti per colorare qualsiasi suddivisione del toro. Il toro, a meno di diffeomorfismi, l'unica superficie compatta connessa orientabile su cui possibile definire un campo vettoriale continuo senza punti critici (v. Variet pettinabili).

Il toro solido[modifica | modifica sorgente]


Il toro solido l'oggetto tridimensionale delimitato dal toro (toro incluso). Si tratta cio della porzione di spazio contenuta all'interno del toro inclusa la parte di spazio che la delimita. Topologicamente, si tratta di uno spazio omeomorfo al prodotto del disco bidimensionale

con la circonferenza . Si tratta di una 3-variet con bordo; il bordo consiste appunto nel toro. Il suo gruppo fondamentale . Si tratta infine del corpo con manici avente genere uno. Il toro solido un oggetto importante nello studio delle 3-variet e pi in generale nella topologia della dimensione bassa.

Fasce di van Allen


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Le fasce di van Allen La fascia di van Allen un toro di particelle cariche (plasma) trattenute dal campo magnetico terrestre per effetto della forza di Lorentz. Quando la fascia eccitata, alcune particelle colpiscono l'alta atmosfera e danno luogo a una fluorescenza nota come aurora polare. La presenza della fascia di van Allen era gi stata teorizzata prima dell'era spaziale, ma ottenne una conferma sperimentale solo con il lancio delle missioni Explorer 1 (31 gennaio 1958) ed Explorer 3, sotto la supervisione del prof. James van Allen. I primi studi sistematici della fascia di radiazioni furono eseguiti grazie alle sonde Explorer 4 e Pioneer 3. Dal punto di vista qualitativo, utile notare come la fascia di van Allen consista in realt di due fasce che circondano il nostro pianeta, una interna ed una pi esterna. Le particelle cariche sono distribuite in maniera tale che la fascia interna consiste principalmente di protoni, mentre quella esterna consiste principalmente di elettroni. Tale suddivisione giustificata dalla velocit maggiore degli elettroni che quindi si stabiliscono su un'orbita pi alta.[senza fonte] Sebbene il termine fasce di van Allen si riferisca esplicitamente alle cinture che circondano la Terra, simili strutture sono state osservate attorno ad altri pianeti per effetto dei rispettivi campi magnetici planetari. Il Sole, al contrario, pur avendo un campo magnetico proprio non possiede fasce di radiazioni durevoli nel tempo. L'atmosfera terrestre limita inferiormente l'estensione delle fasce ad un'altitudine di 200-1000 km; il loro confine superiore non arriva oltre i 40.000 km (che corrispondono a circa 7 raggi terrestri) di distanza dalla superficie della Terra. Le fasce si trovano in un'area che si estende per circa 65 gradi a Nord e a Sud dell'equatore celeste.
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1 La fascia esterna 2 La fascia di van Allen e il volo spaziale 3 Le origini della fascia 4 Voci correlate

La fascia esterna[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione della fascia di van Allen e delle linee di forza che la percorrono La fascia di van Allen esterna si estende ad un'altitudine di circa 10.00065.000 km ed particolarmente intensa tra i 14.500 km e i 19.000 km. Si ritiene che essa consista di plasma intrappolato dalla magnetosfera della Terra. Il satellite sovietico Luna 1 ha registrato la presenza di pochissime particelle altamente cariche all'interno di questa fascia. Qui gli elettroni mostrano un flusso particolarmente intenso, e quelli con un'energia cinetica E > 40 keV possono disperdersi nello spazio interplanetario. Questa continua perdita di particelle cariche un effetto del vento solare. La fascia esterna contiene diversi tipi di particelle, fra cui elettroni e numerosi ioni. La maggior parte degli ioni compare sotto forma di protoni energetici, ma vi anche una certa percentuale di particelle alfa e di ioni di ossigeno O+, simili a quelli presenti nell'atmosfera ma assai pi energetici. La presenza di diverse categorie di particelle suggerisce che la fascia sia generata dalla concomitanza di diversi fenomeni. Rispetto alla fascia interna, quella esterna pi estesa ed circondata da una regione a bassa intensit nota come ring current. Essa contiene inoltre una maggiore variet di particelle ed caratterizzata da un livello di energia minore (meno di 1 MeV), che aumenta significativamente solo quando una tempesta magnetica provoca la risalita di nuove particelle dalla magnetosfera. Il merito della scoperta della fascia esterna conteso fra gli Stati Uniti (con l'Explorer 4) e l'Unione Sovietica (con gli Sputnik II/III).

La fascia di van Allen e il volo spaziale[modifica | modifica sorgente]


I pannelli fotovoltaici, i circuiti integrati e i sensori possono rimanere danneggiati da intensi livelli di radiazione. Nel 1962 un'esplosione nucleare ad alta quota (la cosiddetta prova Starfish Prime) provoc un temporaneo aumento di energia nella regione, causando malfunzionamenti in numerosi satelliti. Per tale motivo il posizionamento dell'orbita di un satellite artificiale tenta il pi possibile di evitare la presenza delle fasce di Van Allen. Pu anche accadere che le componenti elettroniche delle sonde risultino danneggiate da forti tempeste magnetiche. La miniaturizzazione e la digitalizzazione dei circuiti logici ed elettronici hanno reso i satelliti pi vulnerabili all'influsso delle radiazioni, giacch la

carica degli ioni impattanti pu essere addirittura maggiore di quella contenuta nel circuito. Oggigiorno i sistemi elettronici dei satelliti vengono resi pi resistenti alle radiazioni per durare pi a lungo. I sensori del telescopio spaziale Hubble, ad esempio, vengono sovente spenti quando l'apparecchio attraversa regioni di radiazione intensa come l'Anomalia del Sud Atlantico.

Le origini della fascia[modifica | modifica sorgente]


Si ritiene comunemente che le fasce di van Allen siano il risultato della collisione del vento solare con il campo magnetico terrestre. La radiazione solare viene quindi intrappolata dalla magnetosfera per effetto della forza di Lorentz.[non chiaro] Le particelle elettrocariche vengono respinte dalle regioni dove il campo magnetico pi intenso, ovvero quelle polari, e continuano a rimbalzare in direzione nord-sud nelle zone tropicali ed equatoriali. La separazione fra la fascia interna e quella esterna causata dalla presenza di onde radio a bassa frequenza che respingono le eventuali particelle che potrebbero venirsi a trovare in tale regione. Tempeste magnetiche particolarmente intense possono spingere delle particelle cariche in questa zona, ma entro pochi giorni l'equilibrio viene ristabilito. Si pensava inizialmente che queste onde radio fossero generate da turbolenze presenti nelle fasce stesse, ma un recente studio ad opera di James Green, del Goddard Space Flight Center della NASA, ha evidenziato un legame con le misurazioni dell'intensit e della distribuzione dei fulmini effettuate dal satellite Micro Lab 1. In passato l'Unione Sovietica accus gli Stati Uniti di aver dato origine alla fascia di van Allen interna a seguito di test nucleari effettuati nel Nevada; allo stesso modo, l'URSS stessa stata accusata dagli statunitensi di aver generato la fascia esterna. Non chiaro come gli effetti degli esperimenti nucleari avrebbero potuto superare l'atmosfera e raggiungere l'altitudine che caratterizza le fasce di radiazioni; certamente non stata osservata alcuna diminuzione apprezzabile della loro intensit da quando i test nucleari nell'atmosfera sono stati banditi per trattato.

Frattale
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Frattale di Mandelbrot Un frattale un oggetto geometrico dotato di omotetia interna: si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, ovvero non cambia aspetto anche se visto con una lente d'ingrandimento. Questa caratteristica spesso chiamata auto similarit oppure autosomiglianza. Il termine frattale venne coniato nel 1975 da Benot Mandelbrot nel libro Les Objects Fractals: Forme, Hazard et Dimension per descrivere alcuni comportamenti matematici che sembravano avere un comportamento "caotico" , e deriva dal latino fractus (rotto, spezzato), cos come il termine frazione; infatti le immagini frattali sono considerate dalla matematica oggetti di dimensione anche non intera. Ad esempio, la curva di Koch ha dimensione log 4/log 3 1.26186. I frattali compaiono spesso nello studio dei sistemi dinamici, nella definizione di curve o insiemi e nella teoria del caos, e sono spesso descritti in modo ricorsivo da algoritmi o equazioni molto semplici, scritte con l'ausilio dei numeri complessi. Ad esempio l'equazione che descrive l'insieme di Mandelbrot la seguente:

dove

sono numeri complessi.


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1 Frattali e natura o 1.1 Auto-similitudine e definizione ricorsiva 2 Caratteristiche o 2.1 Dimensione frattale o 2.2 Il caso 3 Famiglie di frattali o 3.1 Frattali lineari o 3.2 Frattali non lineari o 3.3 Frattali aleatori 4 Insieme di Mandelbrot o 4.1 Il metodo di Mandelbrot: frattali per iterazione di potenze di Z 5 Bibliografia

6 Voci correlate 7 Altri progetti 8 Collegamenti esterni

Frattali e natura[modifica | modifica sorgente]

Forma frattale di una montagna La natura produce molti esempi di forme molto simili ai frattali. Ad esempio in un albero (soprattutto nell'abete) ogni ramo approssimativamente simile all'intero albero e ogni rametto a sua volta simile al proprio ramo, e cos via; anche possibile notare fenomeni di auto-similarit nella forma di una costa: con immagini riprese da satellite man mano sempre pi grandi si pu notare che la struttura generale di golfi pi o meno dentellati mostra molte componenti che, se non identiche all'originale, gli assomigliano comunque molto. Frattali sono presenti anche nel profilo geomorfologico delle montagne, nelle nubi, nei cristalli di ghiaccio, in alcune foglie e fiori. Secondo Mandelbrot, le relazioni fra frattali e natura sono pi profonde di quanto si creda.
Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, per questo che la gente li trova cos familiari. Questa familiarit ancora un mistero e pi si approfondisce l'argomento pi il mistero aumenta (Benoit Mandelbrot)

Auto-similitudine e definizione ricorsiva[modifica | modifica sorgente]

La forma frattale di un broccolo romanesco

A qualunque scala si osservi, l'oggetto presenta sempre gli stessi caratteri globali. Una sostanziale differenza tra un oggetto geometrico euclideo ed un frattale il modo in cui si costruisce. Una curva piana, infatti, si costruisce generalmente sul piano cartesiano, utilizzando una funzione del tipo:

che descrive la posizione del punto sulla curva al variare del tempo . La costruzione dei frattali, invece, non si basa su di un'equazione, ma su un algoritmo. Ci significa che si in presenza di un metodo, non necessariamente numerico, che deve essere utilizzato per disegnare la curva. Inoltre, l'algoritmo non mai applicato una volta sola, ma la procedura iterata un numero di volte teoricamente infinito: ad ogni iterazione, la curva si avvicina sempre pi al risultato finale (per approssimazione), e, dopo un certo numero di iterazioni, l'occhio umano non pi in grado di distinguere le modifiche (oppure l'hardware del computer non pi in grado di consentire ulteriori miglioramenti). Pertanto, quando si disegna concretamente un frattale, ci si pu fermare dopo un congruo numero di iterazioni. Alla base dellauto-similarit sta una particolare trasformazione geometrica chiamata omotetia che permette di ingrandire o ridurre una figura lasciandone inalterata la forma. Un frattale un ente geometrico che mantiene la stessa forma se ingrandito con una omotetia opportuna, detta omotetia interna.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

L'insieme di Mandelbrot visto con una lente di ingrandimento sempre pi potente ha sempre lo stesso aspetto.

Dimensione frattale[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi dimensione di Hausdorff.

La dimensione frattale (o dimensione di Hausdorff) un parametro molto importante che determina il "grado di irregolarit" dell'oggetto frattale preso in esame. Mandelbrot nel suo libro intitolato Gli oggetti frattali pubblicato nel 1975 afferma lesistenza di differenti metodi per misurare la dimensione di un frattale, introdotti quando il matematico si ciment con la determinazione della lunghezza delle coste della Gran Bretagna. Tra questi, il seguente: Si fa avanzare, lungo la costa un compasso di apertura prescritta e ogni passo comincia dove finisce il precedente. Il valore dellapertura h moltiplicato per il numero di passi mi fornir la lunghezza approssimativa della costa; tuttavia rendendo lapertura del compasso sempre pi piccola i numeri di passi aumenteranno, l'apertura tender a zero e la lunghezza tender allinfinito.

Il caso[modifica | modifica sorgente]


Mandelbrot afferma che la costa stata modellata nel corso del tempo da molteplici influenze. La situazione si presenta cos complicata perch in geomorfologia non si conoscono le leggi che governano queste influenze. Possiamo quindi affermare che il caso occupa un ruolo rilevante e tuttora lunico strumento capace di fornire una soluzione al problema la statistica. Il caso pu generare irregolarit ed capace di generare unirregolarit talmente intensa come quella delle coste, anzi in molte situazioni difficile impedire al caso di andare al di l delle nostre aspettative. Il caso non deve essere sottovalutato nello studio degli oggetti frattali in quanto lomotetia interna fa s che il caso abbia precisamente la stessa importanza a qualsiasi scala. Per tanto gli oggetti frattali sono inseriti nel contesto dei sistemi dinamici caotici. Nel corso della storia molti matematici sono arrivati alle loro scoperte inaspettatamente. Lo stesso Mandelbrot afferma di essere arrivato alle sue scoperte per puro caso. Un giorno egli si trov nella biblioteca dellIBM dove molti libri che nessuno aveva mai letto stavano per essere spediti al macero. Benoit apr una rivista a caso e lesse il nome del meteorologo Richarson. Questo nome era gi noto al

matematico polacco per gli studi che stava effettuando sulla teoria della turbolenza. Richarson era uno studioso bizzarro ed eccentrico che era solito porsi domande che nessuno altro avrebbe mai formulato. Queste sue stramberie risultarono nell'anticipare scoperte che alcuni studiosi realizzarono nei decenni successivi. Nel libro Richarson si preoccup di misurare la lunghezza delle linee costiere su scale differenti. Mandelbrot fotocopi il disegno che descriveva queste misure e lasci il libro dove si trovava per riprenderlo il giorno seguente, ma il libro spar. Il disegno serv al matematico per formulare la teoria dei frattali perch faceva riferimento a qualcosa che noi tutti conosciamo, le coste. Mandelbrot si rese cos conto che tutti gli studi effettuati da lui stesso avevano qualcosa in comune per quanto spaziassero tra discipline completamente differenti. Il modello di partenza era lo stesso: Mandelbrot si preoccup di definire lapparente caos insito in essi.

Famiglie di frattali[modifica | modifica sorgente]

La curva di Von Koch, un tipo di frattale Esistono diverse famiglie di frattali, suddivise in base al grado dei termini dell'equazione generatrice contenuti nellalgoritmo:

Frattali lineari Frattali non lineari Frattali aleatori

Frattali lineari[modifica | modifica sorgente]


I frattali lineari sono quelli la cui equazione generatrice contiene solo termini del primo ordine, e quindi si ha un algoritmo di tipo lineare. Questi frattali possono essere studiati con l'ausilio di un immaginario duplicatore di figure: la fotocopiatrice a riduzioni, una macchina metaforica ideata da John E. Hutchinson, un matematico della Australian National University a Canberra. Questa macchina funziona pi o meno come una normale fotocopiatrice con variatore di riduzione, ma ne differisce per il fatto di avere pi lenti di riduzione, ciascuna delle quali pu copiare l'originale collocato sulla macchina.

Le lenti possono essere predisposte secondo diversi fattori di riduzione e le immagini ridotte possono essere collocate in qualsiasi posizione. La figura pu quindi essere spostata, allungata, accorciata, riflessa, ruotata o trasformata in tutti i modi, purch le varie trasformazioni risultino essere delle omotetie e i segmenti di retta dell'originale rimangano dunque segmenti di retta. Il modo in cui l'immagine viene spostata e ridotta determinato dall'algoritmo. Mediante un meccanismo di feedback l'immagine elaborata ripetutamente, e tende via via a una forma frattale.

Frattali non lineari[modifica | modifica sorgente]


Esistono diversi tipi di frattali non lineari, la cui equazione generatrice di ordine superiore a 1. Uno di questi si basa sulla trasformazione quadratica ed stato oggetto di attenzione particolare, poich produce una grande ricchezza di forme geometriche a partire da un algoritmo piuttosto semplice ed strettamente collegato all'odierna teoria del caos. La teoria su cui si basa questo frattale quadratico fu descritta per la prima volta nel 1918 dal matematico francese Gaston Julia, che si trovava allora in un ospedale militare, convalescente delle ferite riportate durante la prima guerra mondiale. Tanto le sue ricerche quanto quelle contemporanee del suo accanito rivale Pierre Fatou, e basate sul comportamento della trasformazione , furono presto dimenticate fino alla rielaborazione da parte di Benot Mandelbrot. L'impresa intellettuale di Julia e Fatou particolarmente notevole perch, non esistendo a quel tempo calcolatori elettronici, essi potevano contare solamente sulle proprie capacit di astrazione.

Frattali aleatori[modifica | modifica sorgente]


I frattali finora esaminati possono essere considerati deterministici. Bench i processi aleatori, come per esempio il lancio di un dado, possano aiutarci a produrre immagini frattali, essi non hanno alcun effetto sulla forma frattale finale. La situazione ben diversa per un'altra classe di frattali, i cosiddetti frattali aleatori. Per generare un frattale di questo tipo si pu cominciare con un triangolo giacente su un piano arbitrario. I punti medi di ciascun lato del triangolo sono collegati tra loro e il triangolo cos diviso in quattro triangoli pi piccoli. Ciascun punto medio poi alzato o abbassato di una quantit scelta a caso. Lo stesso procedimento applicato a ciascuno dei triangoli pi piccoli e il processo ripetuto allinfinito. Allaumentare del numero delle iterazioni, comincia a formarsi una superficie sempre pi ricca di particolari. In questo metodo dello spostamento dei punti medi , lentit aleatoria dello spostamento dei punti medi retta da una legge di distribuzione che pu essere modificata fino a ottenere una buona approssimazione della superficie di cui si vuol costruire il modello. Per un modello di una superficie relativamente liscia, le trasformazioni usate dovrebbero prevedere una regola per cui gli spostamenti dei punti medi diventino piccolissimi gi dopo poche iterazioni. Una regola del genere aggiunge solo piccole prominenze sullo sviluppo complessivo. Per rappresentare invece una superficie accidentata, come ad esempio la topografia di una catena montuosa, meglio far diminuire di poco lentit degli spostamenti a ogni iterazione.

Questo metodo per costruire superfici ha molte applicazioni. stato impiegato per ottenere modelli dellerosione del suolo e per analizzare le registrazioni sismiche al fine di capire i cambiamenti nelle zone di faglia. Questo concetto stato usato da Richard E. Voss, collega di Mandelbrot al Thomas J. Watson Research Center, per generare immagini molto realistiche di pianeti, satelliti, nubi e montagne.

Insieme di Mandelbrot[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Insieme di Mandelbrot.

L'Insieme di Mandelbrot il frattale pi famoso Linsieme di Mandelbrot l'insieme dei c C tali che, posto convergente. Il lavoro di gran lunga pi riuscito in questo campo quello sul cosiddetto potenziale elettrostatico dellinsieme di Mandelbrot. Si immagini che linsieme sia dotato di carica elettrica. Si potrebbe misurare il potenziale elettrico collocando una carica puntiforme allesterno dellinsieme e misurando la forza elettrostatica agente su quel punto. Risulta che il calcolo del potenziale strettamente legato alla successione 0, , , , ..., usata per stabilire se un c appartiene o no allinsieme di Mandelbrot. La propriet forse pi affascinante dellinsieme di Mandelbrot che esso pu essere considerato un deposito di immagini di efficienza infinita: oltre a suddividere gli insiemi di Julia in connessi e non connessi, linsieme di Mandelbrot funge anche da indice diretto e grafico di un numero infinito di insieme di Julia. Ingrandendo linsieme di Mandelbrot intorno a un punto c situato sulla sua frontiera, appaiono forme che sono anche gli elementi costitutivi dellinsieme di Julia corrispondente al punto c. Questa scoperta, tuttavia, non stata ancora rivestita di tutto il necessario rigore matematico. Tan Lei, ricercatore dellUniversit di Lione, ha dimostrato che linsieme di Mandelbrot si comporta in questo modo per la maggior parte dei valori del parametro c situati esattamente sulla frontiera dellinsieme. , la successione

Il metodo di Mandelbrot: frattali per iterazione di potenze di Z[modifica | modifica sorgente]


Di seguito una serie di frattali iterate diverse potenze Z = Zm + C, con il metodo Mandelbrot. Tutti i punti del piano complesso C = (Cx, Cy) vengono scorse aggiungendo la funzione corrispondente. Tutte le iterazioni iniziano punti x = 0 e y = 0. Quando l'iterazione converge colorata di giallo pallido. Divergenza all'infinito colorato con un modello di colore dal nero al blu. Questo Z = Z2 + C chiamato Mandelbrot SET. Esempi dei frattali di tipo Mandelbrot: Z = Zm + C

Z = Z2 + C
Mandelbrot SET

Z = Z3 + C

Z = Z4 + C

Z = Z5 + C

Z = Z6 + C

Z = Z7 + C

Z = Z8 + C

Z = Z9 + C

Z = Z10 + C

Z = Z11 + C

Z = Z12 + C
Esempi dei frattali di tipo Mandelbrot: Z = Zm + 1/C,dove ogni punto del piano complesso C viene trasformato a 1 / C, prima di entrare nella iterazione della potenza di Z Zo = (0,0i)

Z = Z2 + 1/C

Z = Z3 + 1/C

Z = Z4 + 1/C

Z = Z5 + 1/C

Z = Z6 + 1/C

Z = Z7 + 1/C
Pi con il metodo frattale di Mandelbrot.

Z = Z2+C6 - 1 Zo = (0,0i)

Z = Cos(Z)+ 1/C Zo = (0,0i)

Z = Exp[(Z2+Z)/Sqr(C3)] Zo = (1,1i)

Z = Exp[(Z2-1.00001*Z)/Sqr(C3)] Zo = (0,0i)

Z = Exp[(Z2- 1.00001*Z)/C3] Zo = (0,0i)

Z = Sin(Z*C2) Zo = (1,0i)

Z = Cos(Z/C) Zo = (0,0i)

Z = Cos(Z*C^3) Zo = (0,0i)

Z = Exp(Z^3/C^3) Zo = (0,0i)

Z = Exp(C^3/Z^3) Zo = (0,0i)

Z = Exp(Z/C^4) Zo = (0,0i)

Z=Z2 + C2 /(Z2+C) + C Zo = (0,0i)

Z=Z2 + C2 /(C4 + 0.1) Zo = (0,0i)

Z=Z2 + C2 / (C4 - 0.25) Zo = (0,0i)

Z = SinH(Z / C ) Zo = (0,1i)

Z = Exp[Z2 / ( C5 + C )] Zo = (0,0i)

Quanto
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In meccanica quantistica si chiama quanto (dal latino quantum che significa quantit) una quantit discreta ed indivisibile di una certa grandezza. Per estensione il termine a volte utilizzato come sinonimo di "particella".
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1 Etimologia 2 Meccanica quantistica o 2.1 Storia 3 Bibliografia 4 Voci correlate 5 Collegamenti esterni

Etimologia[modifica | modifica sorgente]


Quanto una forma latina corrispondente a ci che designa in fisica una quantit indivisibile (quanta al plurale); Quantus, aggettivo significa quanto nelle frasi interrogative ed esclamative (quanta al femminile singolare o al neutro plurale).

Di seguito alcune parole derivanti da quanta :


quantificazione quantico (logica, teoria, numero, formalismo, particella, probabilit) quantificare quantificatore

Meccanica quantistica[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Quantizzazione (fisica) e Meccanica quantistica.

Mentre nella meccanica classica e nell'elettromagnetismo tutte le grandezze possono assumere un insieme di valori continuo la meccanica quantistica prevede che, in alcuni casi, queste grandezze possano assumere solo un insieme discreto di valori multipli di un valore fondamentale non ulteriormente scomponibile detto quanto. Uno dei primi esempi studiati (che ha le sue origini nel modello atomico di Bohr) la quantizzazione dell'energia ovvero il fatto che gli elettroni di un atomo possono trovarsi solo in certi livelli energetici. Nella teoria quantistica dei campi il concetto di quanto viene generalizzato e le particelle vengono viste come quanti di un campo di forze (ad esempio i fotoni sono i quanti del campo elettromagnetico secondo l'elettrodinamica quantistica).

Storia[modifica | modifica sorgente]


L'atomo era visto dagli antichi greci come un'unit indivisibile. In effetti, la parola proviene dal greco (tomos), che non si pu dividere - la a indica la negazione e tom- la divisione. Potremmo dedurne che l'atomo di allora corrisponde al quanto di oggi. Nonostante questo, tale teoria fu smentita dalle esperienze compiute da Ernest Rutherford alla fine del XIX secolo, le quali dimostrano che l'atomo era composto da particelle cariche:

il protone (+) l'elettrone (-)

John Rayleigh enunci che il flusso raggiante di un corpo caldo proporzionale alla sua temperatura assoluta ed inversamente proporzionale al quadrato della lunghezza d'onda del colore riflesso. Ciononostante delle misure hanno dimostrato che questa teoria non era esatta, salvo che per le lunghezze d'onda che vanno dall'infrarosso al verde. A partire dal blu, l'esperienza in contraddizione con i valori teorici. Paul Ehrenfest chiam questo errore la catastrofe ultravioletta. Max Planck, nel

1900, propose che le vibrazioni provocate dal calore di un corpo si ripartissero seguendo una legge determinata, retta dalla costante h che porta il suo cognome. Egli fu, al pari degli altri fisici, destabilizzato dalla sua teoria. Prov a lungo a conservare il suo risultato sopprimendo i quanti, per poi finalmente rinunciare ed ammetterlo. La teoria dei quanti era nata. Essa fu il punto di partenza della meccanica quantistica, una delle due grandi teorie fisiche del XX secolo. La meccanica quantistica, che fa notoriamente richiamo alla funzione d'onda, fu iniziata da Bose, de Broglie, Dirac, Einstein, Fermi, Feynman, Heisenberg, Pauli e Schrdinger. De Broglie legher il quanto alla lunghezza d'onda nella meccanica ondulatoria, dove una particella possiede la doppia caratteristica corpuscolare ed ondulatoria. Una parte importante delle ricerche della fine del XIX secolo e dell'inizio del XX secolo saranno consacrate allo stabilire questa dualit. Richard Feynman e Julian Schwinger hanno sviluppato in seguito l'elettrodinamica quantistica relativistica, teoria che considera che l'interazione elettromagnetica tra le particelle cariche si crea attraverso lo scambio di fotoni; per estensione, l'interazione gravitazionale si creer per lo scambio di gravitoni e le interazioni deboli e forti per l'intermediario dei bosoni. Per descrivere il comportamento delle particelle elementari, occorso sviluppare un'altra teoria che porta il nome di teoria quantistica dei campi.

Meccanica quantistica
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Il fisico tedesco Max Planck (1858-1947) fu il primo a introdurre il concetto di "quanto" nel suo lavoro del 1900 "Ueber die Elementarquanta der Materie und der Elektrizitt" (Sui quanti elementari della materia e dell'elettricit)[1]

La meccanica quantistica una teoria della fisica moderna che descrive il comportamento della materia, della radiazione e le reciproche interazioni, con particolare riguardo ai fenomeni tipici delle scale di lunghezze o di energie atomiche e subatomiche.[2] L'inconsistenza e l'impossibilit della meccanica classica di rappresentare la realt sperimentale, in particolare della luce e dell'elettrone, furono le motivazioni principali che portarono allo sviluppo della meccanica quantistica nella prima met del XX secolo. Il nome "teoria dei quanti", introdotto da Max Planck agli inizi del Novecento,[1] si basa sul fatto che alcune quantit o grandezze di certi sistemi fisici a livello microscopico, come l'energia o il momento angolare, possono variare soltanto di valori discreti e non continui, detti anche "quanti". Come caratteristica fondamentale, la meccanica quantistica descrive la radiazione[3] e la materia[4] sia come un fenomeno ondulatorio che allo stesso tempo come entit particellari, al contrario della meccanica classica dove per esempio la luce descritta solo come un'onda o l'elettrone solo come una particella. Questa inaspettata e contro intuitiva propriet, chiamata dualismo onda-particella,[5] la principale ragione del fallimento di tutte le teorie classiche sviluppate fino al XIX secolo. La relazione fra la natura ondulatoria e quella corpuscolare delle particelle formulata nel principio di indeterminazione di Heisenberg[6] e dichiarata all'interno del principio di complementarit.
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1 Storia o 1.1 Necessit di una nuova teoria o 1.2 I fotoni e la quantizzazione del campo elettromagnetico o 1.3 Sviluppo della meccanica quantistica 2 Meccanica classica e meccanica quantistica o 2.1 Il concetto di "Misura" o 2.2 Il dualismo onda-particella o 2.3 Il principio di indeterminazione di Heisenberg o 2.4 L'esperimento delle due fenditure 3 L'equazione di Schrdinger 4 La funzione d'onda 5 Formulazioni della meccanica quantistica o 5.1 Formulazione Hamiltoniana della meccanica quantistica 5.1.1 Il problema della quantizzazione o 5.2 Formulazione Lagrangiana della meccanica quantistica 6 Il limite classico della meccanica quantistica 7 Applicazioni o 7.1 Elettronica o 7.2 Crittografia quantistica 8 Interpretazioni della meccanica quantistica 9 Dibattito fisico - filosofico o 9.1 "Realt" della funzione d'onda 10 Estensioni della meccanica quantistica 11 Cronologia essenziale 12 Note

13 Bibliografia 14 Voci correlate 15 Altri progetti 16 Collegamenti esterni

Storia[modifica | modifica sorgente]


La meccanica quantistica sorta unendo ed elaborando un insieme di teorie fisiche, formulate a cavallo del XIX e del XX secolo, di carattere spesso empirico volte ad esprimere le leggi del mondo microscopico. La meccanica classica si dimostr presto incapace di descrivere il comportamento della materia e della radiazione elettromagnetica a livello microscopico, a scale di lunghezza inferiori o dell'ordine di quelle dell'atomo o ad energie nella scala delle interazioni interatomiche.

Necessit di una nuova teoria[modifica | modifica sorgente]

L'atomo, nel modello formulato da Rutheford, composto da un nucleo positivo con gli elettroni negativi che gli orbitano attorno come i pianeti fanno attorno al Sole. Gli atomi furono "immaginati" dagli antichi Greci e riconosciuti da John Dalton nel 1803 come i costituenti fondamentali delle molecole e di tutta la materia[7]. Nel 1869 la tavola periodica degli elementi permise di raggruppare gli atomi secondo le loro propriet chimiche e questo permise di scoprire leggi di carattere periodico, come la regola dell'ottetto, la cui origine era ignota.[8] Gli studi di Avogadro, Dumas e Gauden dimostrarono che gli atomi si compongono fra loro a formare le molecole, strutturandosi e combinandosi secondo leggi di carattere geometrico. Tutte queste nuove scoperte lasciavano non chiariti i motivi per cui gli elementi e le molecole si formassero secondo queste leggi regolari e periodiche. La base della struttura interna dell'atomo venne invece posta con le scoperte dell'elettrone nel 1874 da parte di George Stoney, e del nucleo da parte di Rutherford. In base al modello di Rutherford in un atomo un nucleo centrale di carica positiva agisce sugli elettroni negativi in modo analogo a quello con cui il Sole agisce sui pianeti del sistema solare. Tuttavia, le emissioni radiattive previste dalla teoria elettromagnetica di Maxwell per cariche in moto accelerato, avrebbero avuto una grande intensit portando l'atomo a collassare in pochi istanti, in opposizione alla stabilit di tutta la materia osservata[9].

Un corpo nero, oggetto in grado di assorbire tutta la radiazione incidente, pu essere realizzato mediante una cavit nera con un piccolo foro. Secondo la previsione classica, questo corpo avrebbe dovuto emettere una intensit infinita di radiazione elettromagnetica ad alta frequenza. La radiazione elettromagnetica era stata prevista teoricamente da James Clerk Maxwell nel 1850 e rilevata sperimentalmente da Heinrich Hertz nel 1886.[10] Tuttavia, Wien scopr che secondo la teoria classica disponibile all'epoca, un corpo nero, in grado di assorbire tutta la radiazione incidente, dovrebbe emettere onde elettromagnetiche con intensit infinita a corta lunghezza d'onda. Questo devastante paradosso fu ritenuto di grande importanza e fu chiamato nel 1911 "catastrofe ultravioletta". Nel 1887 Heinrich Hertz scopr che le scariche elettriche fra due corpi conduttori carichi sono molto pi intense se questi sono esposti a radiazione ultravioletta.[11] Questo fenomeno, dovuto all'interazione fra la radiazione elettromagnetica e la materia, fu chiamato effetto fotoelettrico. Si scopr che questo fenomeno inspiegabilmente scompariva del tutto per frequenze della radiazione incidente pi basse di un valore di soglia, indipendentemente dall'intensit totale di questa. Inoltre, se si verificava l'effetto fotoelettrico, l'energia degli elettroni emessi dalle piastre conduttrici risultava direttamente proporzionale alla frequenza della radiazione elettromagnetica. Tali evidenze sperimentali non si potevano spiegare con la classica teoria ondulatoria di Maxwell. Per la spiegazione teorica di queste propriet contro intuitive della luce, ad Einstein fu assegnato il premio nobel per la fisica nel 1921.[12] La meccanica quantistica, sviluppandosi con i contributi di numerosi fisici nell'arco di oltre mezzo secolo fu in grado di fornire una spiegazione soddisfacente a tutte queste regole empiriche e contraddizioni.

I fotoni e la quantizzazione del campo elettromagnetico[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Fotone.

Max Planck comprese nel 1900 che se i possibili valori dell'energia delle onde elettromagnetiche fossero discreti, allora il problema del corpo nero potrebbe essere risolto in accordo con i risultati degli esperimenti.[1][13] Il fisico tedesco introdusse una costante , chiamata poi in suo onore costante di Planck e con le dimensioni fisiche di energia per tempo , che lega il valore dell'energia dell'onda elettromagnetica con la sua frequenza attraverso la formula:

apparsa esplicitamente per la prima volta nel 1905 in uno scritto di Albert Einstein.[3][14] Questa formula fu utilizzata per spiegare l'effetto fotoelettrico da Einstein stesso, che mostr come i campi elettromagnetici siano costituiti da particelle o quanti elementari, chiamati nel 1926 fotoni. Quando un fotone viene assorbito da un elettrone, questo acquista tutta la sua energia e se questa abbastanza grande pu anche sfuggire all'attrazione dell'atomo a cui legato. Se l'energia del fotone dipende linearmente dalla sua frequenza e vale , a frequenze troppo basse l'energia insufficiente affinch questo processo sia possibile. L'effetto fotoelettrico quindi sparisce del tutto, indipendentemente dal numero di fotoni incidenti (che determinano solo l'ampiezza dell'onda classica). L'interazione fra radiazione e materia viene quindi spiegata in termini di processi puntuali che coinvolgono particelle elementari, concetto fondamentale delle moderne teorie di campo.

Sviluppo della meccanica quantistica[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Modello atomico di Bohr.

Nel modello di Bohr dell'atomo di idrogeno, un elettrone pu percorrere solamente alcune determinate traiettorie classiche. Queste traiettorie sono stabili e discrete, indicate con un numero intero progressivo . Ogni qual volta l'elettrone scende ad una orbita inferiore emette radiazione elettromagnetica, sotto forma di un fotone, di energia corrispondente all'energia persa. Nel 1913 il fisico danese Niels Bohr propose un modello empirico per tentare di riunire le evidenze attorno alla stabilit dell'atomo di idrogeno e al suo spettro di emissione, come l'equazione di Rydberg. Max Planck, Albert Einstein, Peter Debye e Arnold Sommerfeld contribuirono allo sviluppo e alla generalizzazione dell'insieme delle regole formali proposte da Bohr, indicato con l'espressione vecchia teoria dei quanti (in inglese old quantum theory)[15]. In questo modello il moto dell'elettrone nell'atomo di idrogeno consentito solo lungo un insieme discreto di orbite chiuse stazionarie stabili di tipo circolare od ellittico.[16][17] La radiazione elettromagnetica viene emessa o assorbita solo quando un elettrone passa da un'orbita pi piccola a una pi grande. In questo modo Bohr fu in grado di calcolare i livelli energetici dell'atomo di idrogeno, dimostrando che in questo sistema un elettrone non pu assumere qualsiasi valore di energia. L'elettrone al contrario pu avere solo alcuni precisi e discreti valori di energia determinati solo dal numero intero :

in buono accordo con gli esperimenti e con una energia minima diversa da zero eV raggiunta quando . Restava tuttavia da chiarire come mai l'elettrone potesse percorrere solo alcune specifiche traiettorie chiuse.

Il fisico francese Louis de Broglie vinse il premio nobel per la fisica nel 1929 per aver scoperto nel 1924 che l'elettrone ha anche un comportamento ondulatorio. Nel 1924 fisico francese Louis de Broglie scopr che l'elettrone, oltre ad essere un corpuscolo, ha anche un comportamento ondulatorio che si pu manifestare ad esempio in fenomeni di interferenza. La lunghezza d'onda dell'elettrone vale:

dove la costante di Planck e la quantit di moto. In questo modo la legge di quantizzazione imposta da Bohr poteva essere interpretata semplicemente come la condizione di onde stazionarie, equivalenti alle onde che si sviluppano su una corda vibrante di un violino. Sulla base di questi risultati, nel 1925-1926, Werner Heisenberg e Erwin Schrdinger svilupparono rispettivamente la meccanica delle matrici e la meccanica ondulatoria, due formulazioni differenti della meccanica quantistica. L'equazione di Schrdinger in particolare simile a quella delle onde e le sue soluzioni stazionarie rappresentano i possibili stati delle particelle e quindi anche degli elettroni nell'atomo di idrogeno. La natura di queste onde fu immediato oggetto di grande dibattito, un dibattito che si protrae in una certa misura fino ai giorni nostri. Nella seconda met degli anni venti, la teoria fu formalizzata, con l'adozione di postulati fondamentali, da Paul Adrien Maurice Dirac, John Von Neumann e Hermann Weyl.

Una rappresentazione ancora differente, ma compatibile con le precedenti, nota con il nome di integrale sui cammini fu sviluppata nel 1948 da Richard Feynman. In questa formulazione una particella quantistica percorre tutte le possibili traiettorie lungo il suo moto. I vari contributi forniti da tutti i cammini, possono interferire fra di loro e generare quindi un comportamento analogo a quello ondulatorio.

Meccanica classica e meccanica quantistica[modifica | modifica sorgente]


Agli inizi del Novecento si comprese che i nuovi fenomeni scoperti a scale atomiche rendevano necessaria la nascita di una nuova fisica del tutto differente rispetto a quella classica sviluppata fino ad allora.[18]

Il concetto di "Misura"[modifica | modifica sorgente]


La meccanica quantistica si differenziata dalla fisica classica sviluppata fin dai primi lavori di Galileo e di Isaac Newton in primo luogo ridefinendo il concetto di misura. La novit rispetto alle precedenti teorie riguarda l'impossibilit di conoscere lo stato di una particella senza perturbarlo in maniera irreparabile. Al contrario della meccanica classica dove sempre possibile concepire uno spettatore passivo in grado di conoscere ogni dettaglio di un dato sistema, secondo la meccanica quantistica perfino privo di senso assegnare un valore ad una qualsiasi propriet di un dato sistema senza che questa sia stata attivamente misurata da un osservatore.[19] Le leggi quantistiche stabiliscono che il processo di misura non descrivibile come la semplice evoluzione temporale del sistema, dell'osservatore e degli apparati sperimentali considerati assieme. Questo ha come conseguenza il fatto che in generale una volta misurata e determinata con precisione una quantit di un sistema non si pu in alcun modo determinare quale fosse il suo valore prima della misurazione. Per esempio secondo la meccanica classica la conoscenza della posizione e della velocit di una particella in un dato istante permette di determinarne automaticamente la sua traiettoria passata e futura con certezza. In meccanica quantistica viceversa, la conoscenza della velocit di una particella ad un dato istante non in generale sufficiente a stabilire quale fosse il suo valore nel passato. Inoltre acquisire la stessa conoscenza della velocit della particella distrugge ogni altra informazione sulla posizione rendendo anche impossibile il calcolo della traiettoria futura.[20]

Il dualismo onda-particella[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Dualismo onda-particella e principio di complementarit.

La fisica classica fino al XIX secolo era divisa in due corpi di leggi, quelle di Newton, che descrivono i moti e la dinamica dei corpi meccanici, e quelle di Maxwell che descrivono l'andamento e i vincoli a cui sono soggetti i campi elettromagnetici come la luce e le onde radio. A lungo si era dibattuto sulla natura della luce e alcune evidenze sperimentali, come l'esperimento di Young, portavano a pensare che la luce dovesse essere considerata come un'onda.

Alcuni tentativi furono fatti per cercare di riunire tutte le leggi della fisica in una forma unitaria e per risolvere alcune inconsistenze presenti nelle due formulazioni. In questo modo nacque la teoria della relativit e la scoperta anche di una natura corpuscolare della luce. Nella natura corpuscolare, avanzata da Einstein e Max Planck, la luce era considerata come composta da fotoni che trasportano quantit discrete dell'energia totale dell'onda elettromagnetica. In modo analogo de Broglie scopr che anche l'elettrone ha comportamenti ondulatori, come la diffrazione osservata nell'esperimento di Clinton Joseph Davisson e Laster Germer nei cristalli di nichel nel 1926.[21] Sulla base di questi risultati, Bohr comprese che la natura della materia e della radiazione non doveva essere ricondotta solo in termini esclusivi o di un'onda o di una particella, ma sia l'elettrone che il fotone sono al tempo stesso sia un corpuscolo sia un'onda. Questo concetto, formulato dal fisico danese nel 1928 e noto come principio di complementarit,[22] si basa sul fatto che la descrizione completa dei fenomeni che avvengono alle scale atomiche richiede propriet che appartengono sia alle onde che alle particelle.

Il principio di indeterminazione di Heisenberg[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi principio di indeterminazione di Heisenberg.

L'esperimento mentale di Heisenberg per la localizzazione di un elettrone. Per conoscere la posizione dell'elettrone questo deve essere illuminato da un fotone, che tuttavia tanto meglio risolve la posizione tanto di pi perturba la velocit. Il fascio incidente indicato in verde, quello deviato in rosso, mentre in blu rappresentato l'elettrone. Nella meccanica classica possibile conoscere con precisione arbitraria e limitata solo dagli apparati sperimentali la posizione e la velocit di una particella, che ad ogni istante determinano un punto nella traiettoria percorsa. Inoltre, quando si misura la posizione della particella, non si modifica in alcun modo la sua velocit. Inoltre due misure immediatamente successive della posizione permettono di determinare approssimativamente la velocit della particella. Heisenberg nel 1927 mostr che questa misura classica non possibile.[23] Nella meccanica quantistica, alcune coppie di quantit fisiche, come velocit e posizione, non possono essere misurate nello stesso momento entrambe con precisione arbitraria. Tanto migliore la precisione della misura di una delle

due grandezze, tanto peggiora la precisione ottenibile nella misura dell'altra.[24] In altri termini, misurare la posizione di una particella provoca una perturbazione impossibile da prevedere della sua velocit e viceversa. In formule:

dove l'incertezza sulla misura della posizione e quella sulla quantit di moto limite inferiore del prodotto delle incertezze quindi proporzionale alla costante di Planck

. Il .

Heisenberg osserv che per conoscere la posizione di un elettrone, questo dovr essere illuminato da un fotone. Pi bassa sar la lunghezza d'onda del fotone, maggiore sar la precisione con cui la posizione dell'elettrone viene misurata.[25] Infatti, anche le comuni onde marine non sono affette nella propagazione dalla presenza di piccoli oggetti. Al contrario, oggetti grandi almeno quanto lunghezza d'onda disturbano e spezzano i fronti dell'onda, disturbi che permettono da soli di individuare la presenza dell'ostacolo che le ha generate. In ambito quantistico tuttavia, a basse lunghezze d'onda il fotone trasporter un'energia sempre maggiore, che assorbita dall'elettrone ne perturba sempre di pi la sua velocit rendendo impossibile stabilire in contemporanea quale sia il suo valore. Al contrario, un fotone ad alta lunghezza d'onda perturber poco la velocit dell'elettrone ma sar in grado di determinare con poca precisione la sua posizione.

L'esperimento delle due fenditure[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Esperimento della doppia fenditura.

Nell'esperimento delle due fenditure, gli elettroni che sono inviati da una sorgente attraverso due fori creano sullo schermo figure di interferenza. Secondo la meccanica classica, delle particelle dovrebbero invece creare due sole bande in corrispondenza delle due fenditure, non una sequenza alterna di varia intensit. La figura di interferenza tuttavia distrutta quando un rivelatore del passaggio dell'elettrone viene posto nelle fenditure.

Esperimento della doppia fenditura effettuato con elettroni. Le immagini sono prese dopo l'invio di 10 (a), 200 (b), 6000 (c), 40000 (d), 140000 (e) elettroni e mostrano una concentrazione della presenza di elettroni lungo una serie di bande, similmente a quanto accade nell'interferenza luminosa, che diviene evidente all'aumentare degli elettroni rilevati. L'esperimento delle due fenditure fu ideato originariamente da Thomas Young nel 1803 e Augustin Fresnel agli inizi del XIX secolo per mostrare la natura ondulatoria della luce.[26] Una sorgente di luce viene diretta verso due sottili fenditure e produce su di uno schermo una figura di interferenza, gi osservata nel medesimo esperimento condotto con onde sulla superficie dell'acqua. Questa figura consiste in una sequenza di bande pi luminose intervallate da regioni pi oscure prive di luce. Questo permise di concludere che la luce ha sicuramente una natura ondulatoria, con particelle classiche infatti si formerebbero solamente due bande in corrispondenza dei due fori delle fenditure. Lo stesso esperimento stato condotto nel XX secolo con particelle subatomiche, come gli elettroni.[27] In questo caso una sorgente emette un singolo elettrone per volta di fronte alle due fenditure e uno schermo dietro di queste segnala con un punto la posizione finale raggiunta. Dopo molti elettroni emessi possibile osservare la distribuzione dei punti sullo schermo, distribuzione che si presenta analoga a quella di interferenza, con sequenze di bande ricche di punti intervallate da regioni in cui questi sono assenti.[28][2] In questo caso tuttavia, trattandosi del passaggio di singoli elettroni si deve concludere che in qualche modo l'elettrone stesso auto-interferisce, come se passasse allo stesso tempo

per le due fenditure in contemporanea come un'onda. L'onda in questo caso ha natura probabilistica in quanto per poter essere messa in evidenza richiede la ripetizione dello stesso processo fisico, il passaggio di un singolo elettrone fra le due fenditure, un numero di volte grande riproducendo esattamente la natura ondulatoria nel limite in cui infinito.

Animazione dell'esperimento delle due fenditure. Questo risultato lascia tuttavia aperta la questione di come sia possibile che un singolo elettrone si propaghi nello stesso momento attraverso due distinte fenditure. Si pu quindi tentare di osservare l'elettrone fisicamente attraversare le due fenditure illuminando queste ultime con della luce. I fotoni che costituiscono la luce colpiranno l'elettrone e permetteranno di capire se un elettrone passato attraverso una fenditura. In questo esperimento tuttavia si trova che l'elettrone viene rilevato passare solo attraverso una singola fenditura alla volta, ma nello stesso momento non si osserva pi la figura di interferenza nello schermo ma solo le due bande previste dalla meccanica classica.[29] La misura stessa della posizione e del passaggio dell'elettrone disturba quindi drasticamente il suo stato originario, sulla base del principio di indeterminazione. Non vi alcun modo di stabilire come si comporti l'elettrone nei pressi delle fenditure che non distrugga al tempo stesso l'interferenza ondulatoria.[30] Come scrisse Feynman illustrando questo esperimento, in qualche modo come se il principio di indeterminazione protegga la meccanica quantistica e la natura dal mostrare nello stesso momento l'elettrone in un comportamento ondulatorio e uno classico corpuscolare:
(EN) [Heisenberg] proposed, as a general principle, his uncertainty principle, which we can state in terms of our experiment as follows: "It is impossible to design an apparatus to determine which hole the electron passes through, that will not at the same time disturb the electron enough to destroy the interference pattern" (Richard Feynman[2]) (IT) [Heisenberg] propose, come principio generale, il suo principio di indeterminazione, che noi possiamo formulare in termini del nostro esperimento come segue: " impossibile progettare un apparato per determinare attraverso quale fenditura l'elettrone passa attraverso, che non disturber allo stesso tempo l'elettrone abbastanza da distruggere la figura di interferenza."

In questo modo deve essere interpretato il principio di complementarit, entrambe le descrizioni sono necessarie in una descrizione del mondo quantistico, ma nessuna delle due pu essere evidenziata nello stesso momento, non vi quindi modo di studiare allo stesso tempo l'elettrone come corpuscolo e come onda. Inoltre, fatto essenziale evidenziato da Bohr, la natura corpuscolare o ondulatoria mostrata di volta in volta determinata strettamente dall'apparato sperimentale e non direttamente dal sistema fisico oggetto di sperimentazione.

L'equazione di Schrdinger[modifica | modifica sorgente]


Schrdinger scrisse nel 1926 una serie di quattro articoli intitolati "Quantizzazione come problema agli autovalori" in cui mostr che una meccanica ondulatoria possa spiegare l'emergere di numeri interi e dei quanti, gli insiemi di valori discreti anzich continui permessi per alcune quantit fisiche di certi sistemi (come l'energia degli elettroni nell'atomo di idrogeno). In particolare, basandosi sui lavori di De Broglie, osserv che le onde stazionarie soddisfano vincoli simili a quelli imposti dalle condizioni di quantizzazione di Bohr:
(DE) [...] die bliche Quantisierungsvorschrift sich durch eine andere Forderung ersetzen lt, in der kein Wort von ganzen Zahlen mehr vorkommt. Vielmehr ergibt sich die Ganzzahligkeit auf dieselbe natrliche Art, wie etwa die Ganzzahligkeit der Knotenzahl einer schwingenden Saite. Die neue Auffassung ist verallgemeinerungsfhig und rhrt, wie ich glaube, sehr tief an das wahre Wesen der Quantenvorschriften. (Erwin Schrdinger[31]) (IT) [...] si pu sostituire la regola di quantizzazione usuale con un altro requisito dove non appare pi la parola "numeri interi". Piuttosto, gli stessi numeri interi si rivelano naturalmente dello stesso tipo dei numeri interi associati al numero di nodi di una stringa vibrante. Il nuovo punto di vista generalizzabile e tocca, come credo, molto profondamente la vera natura delle regole quantistiche.

In un'onda stazionaria, i nodi sono punti che non sono coinvolti dall'oscillazione, in rosso nella figura. Il numero di nodi quindi sempre intero. Il numero di nodi in una normale stringa vibrante stazionaria intero, se questi sono associati alle quantit fisiche come l'energia e il momento angolare allora ne consegue che anche queste devono essere multipli interi di una grandezza fondamentale. Affinch questa equivalenza sia possibile, lo stato fisico deve essere associato ad un'onda che vibra e si evolve secondo le condizioni di stazionariet.

In questa onda stazionaria circolare, la circonferenza ondeggia esattamente in otto lunghezze d'onda. Un'onda stazionaria come questa pu avere 0, 1, 2 o qualsiasi numero intero di lunghezze d'onda attorno al cerchio, ma non un numero razionale come 4.7. Con un meccanismo simile, il momento angolare di un elettrone in un atomo di idrogeno, classicamente proporzionale alla velocit angolare, pu assumere solo valori discreti quantizzati. Come Schrdinger stesso osserv,[32] condizioni di tipo ondulatorio sono presenti ed erano gi state scoperte anche per la meccanica classica di tipo newtoniano. Nell'ottica geometrica, il limite delle leggi dell'ottica in cui la lunghezza d'onda della luce tende a zero, i raggi di luce si propagano seguendo percorsi che minimizzano il cammino ottico, come stabilito dal principio di Fermat. Allo stesso modo, secondo il principio di Hamilton, le traiettorie classiche sono soluzioni stazionarie o di minimo dell'azione, che per una particella libera semplicemente legata all'energia cinetica lungo la curva. Tuttavia l'ottica geometrica non considera gli effetti che si hanno quando la lunghezza d'onda della luce non trascurabile, come l'interferenza e la diffrazione. Guidato da questa analogia ottico-meccanica, Schrdinger suppose che le leggi della meccanica classica di Newton siano solamente una approssimazione delle leggi seguite dalle particelle, una approssimazione valida per grandi energie e grandi scale come per le leggi dell'ottica geometrica, ma non in grado di catturare tutta la realt fisica, in particolare a piccole lunghezze, dove come per la luce, fenomeni come l'interferenza e la diffrazione diventano dominanti. Schrdinger postul quindi una equazione di stazionariet per un'onda tipo:[33] del

dove il potenziale classico ed un parametro reale corrispondente all'energia. Per alcuni sistemi fisici, questa equazione non ammette soluzioni per arbitrario, ma solo per alcuni suoi valori discreti. In questo modo Schrdinger riusc a spiegare la natura delle condizioni di quantizzazione di Bohr. Se si considera anche la dinamica delle soluzioni d'onda, cio si considera la dipendenza temporale della funzione d'onda:

si pu ottenere l'equazione di Schrdinger dipendente dal tempo:

supponendo che l'energia sia proporzionale alla derivata temporale della funzione d'onda:

Questa equivalenza fra la derivata temporale e energia della funzione d'onda fu il primo esempio di come nella meccanica quantistica alle osservabili classiche possano corrispondere operatori differenziali.

La funzione d'onda[modifica | modifica sorgente]


In meccanica classica, lo stato di una particella viene definito attraverso il valore esatto delle due quantit osservabili posizione e impulso (variabili canoniche); in meccanica quantistica, invece, lo stato di una particella descritto (nella rappresentazione di Schroedinger) da una funzione d'onda. Essa non ha un proprio significato fisico, mentre lo ha il suo modulo quadro, che fornisce la distribuzione di probabilit della osservabile posizione: per ogni punto dello spazio, assegna la probabilit di trovare la particella in quel punto, quando si misura la sua posizione. Il significato di questa probabilit pu essere interpretato come segue: avendo a disposizione infiniti sistemi identici, effettuando la stessa misura su tutti i sistemi contemporaneamente, la distribuzione dei valori ottenuti proprio il modulo quadro della funzione d'onda. Similmente, il modulo quadro della trasformata di Fourier della funzione d'onda fornisce la distribuzione di probabilit dell'impulso della particella stessa. In generale, la teoria quantistica d informazioni sulle probabilit di ottenere un dato valore quando si misura una quantit osservabile (a volte, si pu ottenere un preciso valore con la probabilit del 100%). Per le propriet della trasformata di Fourier, tanto pi la distribuzione di probabilit della posizione di una particella concentrata (la particella quantistica ben localizzata), tanto pi la distribuzione degli impulsi si allarga, e viceversa. Si tratta di una manifestazione del principio di indeterminazione di Heisenberg: impossibile costruire una funzione d'onda arbitrariamente ben localizzata sia in posizione che in impulso. La funzione d'onda che descrive lo stato del sistema pu cambiare al passare del tempo. Ad esempio, una particella che si muove in uno spazio vuoto descritta da una funzione d'onda costituita da un pacchetto d'onda centrato in una posizione media. Al passare del tempo il centro del pacchetto d'onda cambia, in modo che la particella pu successivamente essere localizzata in una posizione differente. L'evoluzione temporale della funzione d'onda descritta dall'equazione di Schrdinger. Alcune funzioni d'onda descrivono distribuzioni di probabilit che sono costanti nel tempo. Molti sistemi trattati in meccanica classica possono essere descritti da queste onde stazionarie. Ad esempio, un elettrone in un atomo non eccitato descritto classicamente come una particella che ruota attorno al nucleo dell'atomo, mentre in Meccanica quantistica essa descritta da un'onda stazionaria che presenta una determinata funzione di distribuzione dotata di simmetria sferica rispetto al nucleo. Questa intuizione alla base del modello atomico di Bohr. Bench la presenza di una funzione d'onda non permetta di prevedere a priori il risultato, ogni misura porta comunque ad ottenere un valore definito (e non per esempio ad un valore medio). Questo problema, che viene spesso chiamato problema della misura, ha dato vita ad uno dei pi profondi e complessi dibattiti intellettuali della storia della scienza. Qui ci limiteremo a citare l'approccio standard relativo a questo problema, chiamato interpretazione di Copenaghen. Secondo questa interpretazione, quando viene effettuata una misura di un'osservabile, la parte di funzione d'onda pertinente a quell'osservabile "collassa", (vedi collasso della funzione d'onda), portando ad una funzione d'onda che fornisce la massima probabilit (evento certo) al valore ottenuto in quella misura, che viene chiamata autofunzione dell'osservabile misurato. Questo interpretato come evidenza del fatto che la misura perturba il sistema: una volta effettuata, il sistema si trover certamente nello stato in cui l'ha lasciato lo strumento di misura (evoluzioni temporali a parte). Tale stato chiamato anche autostato dell'osservabile misurata, in sintonia terminologica col fatto che nella

formulazione assiomatica di Dirac-Von Neumann questo stato rappresentato da un autovettore dell'operatore lineare autoaggiunto (sullo spazio di Hilbert dei vettori di stato) che si associa all'osservabile in questione (vedi pi avanti). Ad esempio consideriamo una particella che si muove liberamente nello spazio, con certe distribuzioni di probabilit per posizione e velocit e supponiamo di misurare la sua posizione, ottenendo un certo valore x. Allora, si pu prevedere che una successiva misura di posizione (abbastanza vicina nel tempo) porter certamente allo stesso risultato appena ottenuto: la funzione d'onda collassata in un punto, fornendo a quel punto la probabilit certa. Il collasso della funzione d'onda all'atto della misura non descritto dall'equazione di Schrdinger, che stabilisce solo l'andamento dell'evoluzione temporale. Questa , infatti, strettamente deterministica, in quanto possibile prevedere la forma della funzione d'onda ad un qualsiasi istante successivo. La natura probabilistica della meccanica quantistica si manifesta, invece, all'atto della misura. Il principio di indeterminazione di Heisenberg porta inoltre al concetto di osservabili incompatibili: si tratta di coppie di osservabili in cui la conoscenza completa di una delle due porta alla completa mancanza di conoscenza sull'altra. Nel caso precedente, una misura di posizione porta alla completa ignoranza sulla velocit. Allo stesso modo sono incompatibili l'energia e l'intervallo di tempo nel quale tale energia scambiata. Detto in altre parole, il collasso della funzione d'onda associata ad un'osservabile, porta ad una funzione di distribuzione uniforme, su tutto il dominio di definizione, per l'osservabile ad essa coniugata.

Formulazioni della meccanica quantistica[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi postulati della meccanica quantistica.

La meccanica quantistica ammette numerose formulazioni che utilizzano basi matematiche talvolta molto diverse fra di loro. Tuttavia, sebbene queste descrizioni delle teoria siano differenti, non cambiano le previsioni che fanno in merito al risultato degli esperimenti.[34] Si pu preferire una formulazione rispetto ad un'altra se in questa il problema da descrivere risulta pi semplice. Ogni differente formulazione ha permesso inoltre una maggiore conoscenza in merito alle fondazioni stesse della meccanica quantistica. Le formulazioni che sono pi frequentemente utilizzate sono quella lagrangiana e quella hamiltoniana.

Formulazione Hamiltoniana della meccanica quantistica[modifica | modifica sorgente]


La formulazione hamiltoniana della meccanica quantistica si basa principalmente sui lavori dei fisici Paul Dirac, Hermann Weyl e John von Neumann. Il suo nome dovuto al fatto che l'evoluzione temporale degli stati formulata in funzione dell'Hamiltoniana del sistema, descritto con le variabili canoniche coniugate di posizione e impulso.

Questa formulazione, nel quadro dell'interpretazione di Copenhagen, si basa su quattro postulati, detti anche principi, la cui validit deve essere verificata direttamente in base al confronto delle previsioni con gli esperimenti:[35][36][37][38] 1. Lo stato fisico di un sistema rappresentato da un raggio vettore unitario di uno spazio di Hilbert . Nella notazione di Dirac un vettore indicato con un ket, ad esempio come , mentre il prodotto scalare fra due vettori e indicato con . In questo modo, uno stato definito a meno di una fase complessa inosservabile in modo che:

2. Per ogni osservabile fisica riferita al sistema esiste un operatore hermitiano lineare agisce sui vettori che rappresentano . 3. Gli autovalori associati all'autovettore dell'operatore , che soddisfano quindi: , corrispondono ai possibili risultati della misura dell'osservabile fisica che la misura di autovalore vale: sul sistema nello stato . La probabilit

che

dia come risultato un qualsiasi

Questa legge sulla probabilit nota come regola di Born. I vettori sono scelti in modo tale da formare una base ortonormale dello spazio di Hilbert, cio soddisfano:

4. Se non effettuata alcuna misura sul sistema rappresentato da ad un dato istante allora evolve ad un altro istante in maniera deterministica in base all'equazione lineare di Schrdinger:

dove l'operatore hamiltoniano che corrisponde all'osservabile energia. Se invece effettuata una misura di una osservabile sul sistema , allora questo collassa in modo casuale nell'autovettore corrispondente all'autovalore osservato. La probabilit che a seguito di una misura lo stato collassi in data sempre dalla regola di Born. L'interpretazione di Copenaghen descrive il processo di misura in termini probabilistici. Questo significa che il risultato di una misura in generale non pu essere previsto con certezza nemmeno se si dispone di una completa conoscenza dello stato che viene misurato.

L'evoluzione degli stati nella meccanica quantistica obbedisce a leggi di tipo deterministico finch non sono effettuate misure. Al contrario in generale la misura di una qualsiasi propriet di un sistema descritta da un processo casuale. Il collasso della funzione d'onda non permette di stabilire in modo univoco lo stato del sistema antecedente alla misura. Questa differenza profonda di comportamenti dei sistemi, quando sono sotto osservazione rispetto a quando non lo sono, stata spesso oggetto di ampi dibattiti anche di carattere filosofico ed chiamata come "Problema della Misura".[39] Il problema della quantizzazione[modifica | modifica sorgente]
Per approfondire, vedi Quantizzazione (fisica).

I postulati della meccanica quantistica stabiliscono che ogni stato rappresentato da un vettore dello spazio di Hilbert, ma fra tutti i possibili spazi di Hilbert non indicano quale bisogna scegliere. Inoltre non viene stabilita una precisa mappa che ad ogni osservabile associ un rispettivo operatore che agisca sullo spazio Hilbert degli stati, i postulati si limitano semplicemente ad affermare che questa mappa esiste. Fissare lo spazio di Hilbert degli stati e stabilire la corrispondenza osservabile-operatore determina il "problema della quantizzazione", che ammette diverse possibili soluzioni. Alcune di queste sono completamente equivalenti dal punto di vista fisico e sono legate fra loro solo attraverso trasformazioni dello spazio di Hilbert. Per scegliere una quantizzazione, oltre a considerare il sistema fisico da descrivere, si possono imporre condizioni di compatibilit aggiuntive fra le strutture algebriche della meccanica classica e quelle quantistiche.[40] Nella quantizzazione canonica ad esempio tutti gli stati sono funzioni quadrato sommabili delle coordinate:

All'osservabile momento pu essere associato l'operatore:

che a meno di costanti dimensionali deriva la funzione d'onda, mentre all'osservabile posizione:

che moltiplica la funzione d'onda per la coordinata impulsi sar ottenuta mediante sostituzione

. Ogni altra osservabile delle coordinate e degli e simmetrizzazione.

Formulazione Lagrangiana della meccanica quantistica[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Integrale sui cammini.

Questi sono solamente tre degli infiniti cammini che contribuiscono all'ampiezza quantistica di una particella che si muove dal punto A al tempo t0 fino al punto B al tempo t1. Nessuna particolare richiesta viene fatta in merito alle propriet dei cammini fatta salvo la continuit: una curva possibile potrebbe anche essere non differenziabile. La formulazione lagrangiana della meccanica quantistica dovuta principalmente sui lavori di Feynman, che la introdusse negli anni quaranta e che ne dimostr l'equivalenza con la formulazione Hamiltoniana. Le variabili posizione e velocit sono usate in questa formulazione per la descrizione dello stato e l'evoluzione temporale legata invece alla lagrangiana del sistema. L'idea fondamentale che ebbe Feynman fu di interpretare la natura probabilistica della meccanica quantistica come la somma pesata dei contributi di tutte le evoluzioni possibili per un sistema, indipendentemente da quelle indicate dalla meccanica classica. In questo modo una particella quantistica puntiforme si propaga fra due punti A e B dello spazio seguendo tutti i cammini possibili. Ad ogni singolo cammino associato un peso, proporzionale all'esponenziale immaginario dell'azione classica. La probabilit di raggiungere B proporzionale quindi al modulo quadro della somma dei contributi dei singoli cammini. L'intera formulazione basata su tre postulati:[41] 1. Esiste un funzione complessa proporzionale alla probabilit si trovi localizzata al punto y all'istante : , chiamata propagatore, il cui modulo quadro che una particella localizzata al punto x all'istante

In questo modo, lo stato descritto dalla funzione d'onda all'istante fino allo stato definito da:

all'istante

si evolver

2. Il propagatore lungo tutti i percorsi continui

pu essere scritto come una somma di contributi definiti , detti cammini, che congiungono il punto x con il punto y:

3. Il contributo

di un singolo cammino vale:

dove la costante C definita in modo che la somma su tutti i cammini del propagatore converga nel limite .[42] indica invece l'azione classica associata alla curva . Le curve che contribuiscono al propagatore sono determinate unicamente dagli estremi e e dalla sola condizione di continuit, una possibile curva potrebbe anche essere non differenziabile. Questo tipo di formulazione rende particolarmente agevole uno sviluppo semiclassico della meccanica quantistica, uno sviluppo asintotico in serie rispetto alla variabile .[43] Con la formulazione lagrangiana introdotta da Feynman stato possibile evidenziare un'equivalenza fra il moto browniano e la particella quantistica.[43]

Il limite classico della meccanica quantistica[modifica | modifica sorgente]


Le leggi di Newton della meccanica classica e le leggi di Maxwell per i campi elettromagnetici sono in grado di descrivere correttamente la fisica dei fenomeni che occorrono per oggetti macroscopici e velocit non troppo elevate. Solamente quando si considerano i fenomeni che avvengono alle scale atomiche si scopre una incompatibilit irresolubile, per questo motivo interessante chiedersi se esista un opportuno limite in cui le leggi quantistiche si riducono a quelle classiche. La relativit ristretta mostra discrepanze rispetto alla fisica classica quando le velocit dei corpi macroscopici si avvicinano a quelle della luce. Per basse velocit tuttavia, le equazioni si riducono alle leggi del moto di Newton. Ragionando diversamente, possibile affrontare una espansione in serie delle equazioni di Einstein rispetto alla velocit della luce , considerata come parametro variabile. Quando la velocit della luce infinita le equazioni di Einstein sono formalmente ed esattamente uguali a quelle classiche. Nella meccanica quantistica il ruolo di preso dalla costante di Planck . Considerando quest'ultima come variabile, nel limite in cui tende a zero , fra tutte i possibili cammini che contribuiscono al propagatore di Feynman solamente le soluzioni classiche del moto sopravvivono, mentre le altre traiettorie si elidono vicendevolmente diventando sempre meno rilevanti. Dal punto di vista matematico questo approccio si basa su di uno sviluppo asintotico rispetto alla variabile , metodo che tuttavia non permette di identificare formalmente le soluzioni quantistiche con quelle delle equazioni differenziali classiche.

Dal punto di vista sostanziale restano tuttavia profonde differenze fra la meccanica classica e quella quantistica, anche considerando la realt quotidiana. Lo stato di un oggetto macroscopico secondo l'interpretazione di Copenaghen resta comunque non determinato finch non viene osservato, indipendentemente dalle sue dimensioni. Questo fatto pone al centro l'osservatore e domande che quasi rientrano in un dibattito filosofico. Per queste ragioni, nel tentativo di risolvere alcuni punti ritenuti paradossali, sono nate altre interpretazioni della meccanica quantistica, nessuna delle quali tuttavia, permette una completa riunione fra mondo classico e quantistico.

Applicazioni[modifica | modifica sorgente]


Una buona parte delle tecnologie moderne sono basate, per il loro funzionamento, sulla meccanica quantistica. Ad esempio il laser, il microscopio elettronico e la risonanza magnetica nucleare. Inoltre, molti calcoli di chimica computazionale si basano su questa teoria.

Elettronica[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Fisica dei semiconduttori.

Una CPU Intel core I7 contiene oltre 700 milioni di transistor.

Livelli energetici consentiti ad un elettrone in un semiconduttore. La zona blu, chiamata banda di valenza, occupata interamente dagli elettroni, mentre la zona gialla, chiamata banda di conduzione, libera e pu essere percorsa da elettroni liberi (i punti neri)

Molti dei fenomeni studiati in fisica dello stato solido sono di natura quanto-meccanica. Lo studio dei livelli energetici degli elettroni nelle molecole ha permesso lo sviluppo di numerose tecnologie di centrale importanza nel XX secolo. I semiconduttori, come il silicio, presentano alternanza di bande di energia permessa e proibita, cio insiemi continui di valori energetici permessi o proibiti agli elettroni. L'ultima banda di un semiconduttore, detta banda di conduzione, parzialmente occupata da elettroni. Per questo motivo, se ad un semiconduttore vengono aggiunte delle impurit costituite da atomi in grado di cedere o accettare elettroni, si potranno avere cariche negative o positive libere in grado di ricombinarsi.[44] Componendo fra loro strati di semiconduttori con queste opposte impurit si pu ottenere un dispositivo in grado di far passare la corrente solo in una direzione, come il diodo, oppure un amplificatore di un segnale, come il transistor.[45] Entrambi elementi indispensabili per l'elettronica moderna, grazie a questo tipo di tecnologie possono essere realizzati in dimensioni estremamente compatte, una moderna CPU in pochi millimetri pu contenere miliardi di transistor.[46] L'uso di questi tipi di semiconduttori alla base del funzionamento anche dei pannelli fotovoltaici.

Crittografia quantistica[modifica | modifica sorgente]


Le ricerche pi innovative sono, attualmente, quelle che studiano metodi per manipolare direttamente gli stati quantistici. Molti sforzi sono stati fatti per sviluppare una crittografia quantistica, che garantirebbe una trasmissione sicurissima dell'informazione in quanto l'informazione non potrebbe essere intercettata senza essere modificata. Un'altra meta che si cerca di raggiungere, anche se con pi difficolt, lo sviluppo di computer quantistici, basati sul calcolo quantistico che li porterebbe ad eseguire operazioni computazionali con molta pi efficienza dei computer classici. Inoltre, nel 2001 stato realizzato un nottolino quantistico funzionante, versione quantistica del nottolino browniano.

Interpretazioni della meccanica quantistica[modifica | modifica sorgente]


Per approfondire, vedi Interpretazione della meccanica quantistica.

Il paradosso del gatto di Schrdinger illustrato con il gatto in sovrapposizione tra gli stati "vivo" e "morto". Secondo l'interpretazione di Copenhagen il gatto allo stesso tempo sia vivo sia morto, la realt di un gatto vivo o morto si determina solo nel momento in cui il gatto stesso viene osservato. Una interpretazione della meccanica quantistica l'insieme degli enunciati volti a stabilire un ponte fra il formalismo matematico su cui stata basata la teoria e la realt fisica che questa astrazione matematica dovrebbe rappresentare. Inoltre, come caratteristica peculiare della meccanica quantistica,

una interpretazione focalizzata anche a determinare il comportamento di tutto ci che non osservato in un esperimento.[47] L'importanza di stabilire in che modo si comporta un dato sistema fisico anche quando non osservato dipende dal fatto che il processo di misura interagisce in maniera irreversibile con il sistema stesso, in modo tale che non possibile ricostruirne completamente lo stato originario. Secondo alcuni fisici questo rappresenta una limitazione insuperabile della nostra conoscenza del mondo fisico, che sancisce una divisione fra quello che possibile stabilire in merito al risultato di un esperimento e la realt oggetto dell'osservazione. Come disse Bohr:
(EN) There is no quantum world. There is only an abstract physical description. It is wrong to think that the task of physics is to find out how nature is. Physics concerns what we can say about nature... (Niels Bohr[48]) (IT) Non esiste alcun mondo quantistico. C' solo una astratta descrizione fisica. sbagliato pensare che il compito della fisica sia di scoprire come la natura. La fisica riguarda quello che noi possiamo dire a riguardo della natura...

Sulla base di questa posizione, Niels Bohr stesso in collaborazione con altri fisici, come Heisenberg, Max Born, Pascual Jordan e Wolfgang Pauli, formul l'interpretazione di Copenaghen, una delle pi conosciute e famose interpretazioni della meccanica quantistica, i cui enunciati sono inclusi anche in alcune versioni dei postulati della meccanica quantistica.[49] Il nome deriva dal fatto che molti dei fisici che vi hanno contribuito sono collegati, per diversi motivi, alla citt di Copenaghen. L'interpretazione di Copenaghen non stata mai enunciata, nella forma odierna, da nessuno di questi fisici, anche se le loro speculazioni hanno diversi tratti in comune con essa. In particolare, la visione di Bohr molto pi elaborata dell'interpretazione di Copenaghen, e potrebbe anche essere considerata separatamente come interpretazione della complementarit in meccanica quantistica.

Secondo l'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, nel paradosso del gatto di Schrdinger quando si apre la scatola si creano due mondi paralleli, uno in cui il gatto vivo e un altro in cui il gatto morto. Esistono tuttavia molte altre interpretazioni della meccanica quantistica. L'interpretazione a "molti mondi" sostiene ad esempio che ad ogni atto di misurazione il nostro universo si scinde in un insieme di universi paralleli, uno per ogni possibile risultato del processo di misurazione. Questa

interpretazione nasce da un articolo del 1956 scritto da Hugh Everett III, tuttavia le sue caratteristiche fondamentali non sono mai state delineate in maniera unitaria. La pi nota versione di questa interpretazione si deve ai lavori di De Witt e Graham negli anni settanta. Ciascuna di queste interpretazioni si differenzia in particolare per l'interpretazione del significato della funzione d'onda, secondo una possibilit questa rappresenterebbe un oggetto reale che esiste sempre e indipendentemente dall'osservatore. Secondo altre interpretazioni, come quella di Bohr, la funzione d'onda rappresenta invece semplicemente una informazione soggettiva del sistema fisico rispetto e strettamente relativa ad un osservatore. Fra queste due alternative visioni ancora presente un dibattito nella comunit fisica.[50]

Dibattito fisico - filosofico[modifica | modifica sorgente]


Sin dai primi sviluppi della meccanica quantistica le leggi formulate in base alle evidenze sperimentali sul mondo atomico hanno dato vita a complessi dibattiti di carattere fisico e filosofico. Una delle maggiori difficolt riscontrate dal mondo scientifico di allora riguardava l'abbandono della descrizione dello stato fisico di un sistema in termini di tutte le sue variabili contemporaneamente note con precisione arbitraria. Secondo l'interpretazione di Copenhagen la limitata conoscenza dello stato fisico di un sistema una propriet intrinseca della natura e non limite degli strumenti di analisi sperimentali utilizzati o in ultimo dei nostri stessi sensi. Questa posizione non fu accolta positivamente da tutto il mondo scientifico e ancora oggi oggetto di dibattito. Per esempio Einstein mosse le sue critiche a questi sviluppi della meccanica quantistica, sostenendo:
(EN) I incline to the opinion that the wave function does not (completely) describe what is real, but only a (to us) empirically accessible maximal knowledge regarding that which really exists [...] This is what I mean when I advance the view that quantum mechanics gives an incomplete description of the real state of affairs. (Albert Einstein, Letter to P. S. Epstein, 10 November 1945,) (IT) Io propendo per l'opinione che la funzione d'onda non descrive (completamente) cosa reale, ma solo una massima conoscenza empiricamente accessibile (a noi) per quanto riguarda ci che realmente esiste [...] Questo quello che intendo quando io sostengo il punto di vista secondo cui la meccanica quantistica fornisce una descrizione incompleta dello stato reale degli affari.

Le resistenze di Einstein nei confronti dell'interpretazione di Copenhagen e dei suoi paradossi, furono superate grazie alla grande potenza predittiva che le formulazioni della meccanica quantistica hanno dimostrato negli esperimenti condotti il secolo scorso. Queste conferme sperimentali spinsero ad accettare i principi e i postulati della meccanica quantistica, sebbene la questione di quale sia la realt al di fuori degli esperimenti resta ancora aperta. In ultima analisi, la risposta alla domanda su quale possa essere la realt dovrebbe essere fornita e rimandata ad una teoria del tutto, ovvero da una teoria che sia in grado di descrivere coerentemente tutti i fenomeni osservati in natura, che includa anche la forza di gravita' e non solo le interazioni nucleari e subnucleari. Un altro punto particolarmente oggetto di aspre critiche riguarda il ruolo della funzione d'onda e l'interpretazione secondo cui un sistema fisico pu trovarsi contemporaneamente in una sovrapposizione di stati differenti. Albert Einstein, Podolsky e Rosen, nel 1935, idearono un paradosso

che avrebbe dovuto dimostrare come questa assunzione sia errata. Le leggi di conservazione dell'energia, della quantit di moto e del momento angolare, impongono che tutte queste variabili non possano variare in un sistema isolato. Esistono diverse "interpretazioni" della meccanica quantistica che cercano, in modi diversi, di gettare un ponte tra il modo in cui il formalismo della teoria sembra descrivere il mondo fisico e il comportamento "classico" che esso esibisce a livello macroscopico. Che questo sopra enunciato sia, effettivamente, un problema (concettuale e formale), venne messo in luce gi nel 1935 quando Erwin Schrdinger ide l'omonimo paradosso del gatto. Molto si discusso, inoltre, su una peculiarit molto affascinante della teoria: la meccanica quantistica sembrerebbe essere non-locale. Questa caratteristica stata messa in luce a partire da un altro famoso "paradosso", quello ideato da Albert Einstein, Podolsky e Rosen, sempre nel 1935, e che prende nome di paradosso EPR dalle iniziali dei tre fisici. Albert Einstein, pur avendo contribuito alla nascita della meccanica quantistica, critic sempre la teoria dal punto di vista concettuale. Per Einstein era inconcepibile che una teoria fisica potesse essere valida e completa pur descrivendo una realt in cui esistono delle mere probabilit di osservare alcuni eventi e in cui queste probabilit non sono statistiche ma ontologiche. Le critiche di Einstein si riferiscono alla meccanica quantistica nella "interpretazione" di Bohr e della scuola di Copenaghen (all'epoca non c'erano altre interpretazioni altrettanto apprezzate), ed in questo contesto che va "letto" il suo "paradosso EPR". Einstein non accettava inoltre l'assunto della teoria in base al quale qualcosa esiste solo se viene osservato. Einstein sosteneva che la realt (fatta di materia, radiazione, ecc.) sia un elemento oggettivo, che esiste indipendentemente dalla presenza o meno di un osservatore e indipendentemente dalle interazioni che pu avere con altra materia o radiazione. Bohr, al contrario, sosteneva che la realt (dal punto di vista del fisico, chiaramente) esiste o si manifesta solo nel momento in cui viene osservata anche perch, faceva notare, non esiste neanche in linea di principio un metodo atto a stabilire se qualcosa esiste mentre non viene osservato. rimasta famosa, tra i lunghi e accesi dibattiti che videro protagonisti proprio Einstein e Bohr, la domanda di Einstein rivolta proprio a Bohr "Allora lei sostiene che la Luna non esiste quando nessuno la osserva?". Bohr rispose che la domanda non poteva essere posta perch concettualmente priva di risposta.

"Realt" della funzione d'onda[modifica | modifica sorgente]


Un grande dibattito filosofico si concentrato attorno a quale "realt" abbia la funzione d'onda, e quindi l'intero formalismo della meccanica quantistica, rispetto alla natura che si vuole descrivere e all'osservatore che effettua la misurazione.[51] Un possibile punto di vista prevede che la funzione d'onda sia una realt oggettiva, che esiste indipendentemente dall'osservatore, e che rappresenti o sia equivalente all'intero sistema fisico descritto. All'opposto, la funzione d'onda potrebbe rappresentare, secondo un altro punto di vista, solo la massima conoscenza che un preciso osservatore in grado di avere di un dato sistema fisico. Bohr durante questo tipo di dibattiti sembr propendere per questa seconda possibilit. La risposta a questo tipo di interrogativi non semplice per il fatto che una teoria dell'intero universo come la meccanica quantistica dovrebbe anche descrivere il comportamento degli osservatori che vi sono dentro, spostando quindi il problema della realt della funzione d'onda al problema della realt degli osservatori stessi. In termini generali, si pu osservare che esiste una differenza fra le previsioni

della meccanica quantistica fornite dalla funzione d'onda e le previsioni probabilistiche che possibile avere ad esempio per il meteo. Nel secondo caso, due previsioni del tempo indipendenti potrebbero dare risultati differenti, in base al fatto che potrebbero avere una diversa accuratezza nella conoscenza dello stato attuale della temperatura e della pressione dell'atmosfera. Nel caso della meccanica quantistica tuttavia, il carattere probabilistico intrinseco ed indipendente dal tipo di misurazioni che vengono effettuate. In questo senso, la funzione d'onda assume un significato oggettivo di realt e non semplicemente uno soggettivo di ci che probabile che la natura manifesti.

Estensioni della meccanica quantistica[modifica | modifica sorgente]

La meccanica quantistica stata in grado di spiegare la struttura atomica, (3) e (4), come pure di descrivere qualitativamente le propriet macroscopiche della materia, (1) e (2). Le estensioni con la relativit ristretta hanno permesso infine di avere un modello coerente della struttura nucleare e subatomica (5). Alcune teorie, come quella delle stringhe, dovrebbero essere in grado di includere la gravit e descrivere il mondo fino alla scala di Planck, (6). Nonostante i suoi numerosi successi, la meccanica quantistica sviluppata agli inizi del XX secolo non pu essere considerata una teoria definitiva capace di descrivere tutti i fenomeni fisici. Un primo limite fondamentale della teoria, gi ben presente agli stessi scienziati che la formularono, la sua incompatibilit con i postulati della relativit di Einstein ristretta e generale. Inoltre la formulazione originaria inadatta a rappresentare sistemi dove il numero di particelle presenti vari nel tempo.

L'equazione di Schrdinger simmetrica rispetto al gruppo di trasformazioni di Galileo e ha come corrispettivo classico le leggi della meccanica di Newton.[52] L'evoluzione temporale degli stati fisici non quindi compatibile con la teoria della relativit ristretta di Einstein. Tuttavia i principi della meccanica quantistica possono essere generalizzati in modo da essere in accordo con il quadro della relativit ristretta, ottenendo la teoria quantistica dei campi. Gli effetti associati all'invarianza per trasformazioni di Lorentz proprie richiesta dalla relativit ristretta hanno come conseguenza la non conservazione del numero di particelle. In base alla relazione fra massa e energia infatti, un quanto energetico pu essere assorbito da una particella oppure viceversa.[53] La descrizione completa dell'interazione elettromagnetica fra i fotoni e le particelle cariche fornita dall'elettrodinamica quantistica, teoria quantistica di campo capace di spiegare l'interazione tra radiazione e materia e, in linea di principio, anche le interazioni chimiche interatomiche.[54]

La cromodinamica quantistica una teoria che descrive la struttura nucleare in termini di interazioni fra quark e gluoni. Il neutrone ad esempio costituito da due quark di valenza down e uno up che interagiscono scambiando gluoni. Nella seconda met del XX secolo la teoria di campo quantistica stata estesa alla descrizione delle interazioni forti che avvengono all'interno del nucleo fra i quark e gluoni, con la cromodinamica quantistica.[55] Ulteriori sviluppi hanno permesso di unificare la forza elettrica con la forza debole, responsabile dei decadimenti nucleari. Anche la formulazione quantistica delle teorie di campo resta in disaccordo con i principi della teoria della relativit generale, questo rende perci estremamente complesso formulare una teoria in cui la gravit obbedisce anche ai principi della meccanica quantistica.[56] La cosiddetta teoria quantistica della gravitazione uno degli obiettivi pi importanti per la fisica del XXI secolo. Ovviamente, viste le numerose conferme sperimentali delle due teorie, la teoria unificata dovr includere le altre due come approssimazioni, quando le condizioni ricadono nell'uno o nell'altro caso. Numerose proposte sono state avanzate in questa direzione, come ad esempio la gravitazione quantistica a loop, in inglese Loop Quantum Gravity (LQG), o la teoria delle stringhe. La teoria delle stringhe per esempio estende la formulazione della meccanica quantistica considerando, al posto di particelle puntiformi, oggetti monodimensionali (le stringhe) come gradi di libert fondamentali dei costituenti materia.[57]

Cronologia essenziale[modifica | modifica sorgente]

1900: Max Planck introduce l'idea che l'emissione e l'assorbimento di energia elettromagnetica siano quantizzate, riuscendo cos a giustificare teoricamente la legge empirica che descrive la dipendenza dell'energia della radiazione emessa da un corpo nero dalla frequenza. 1905: Einstein spiega l'effetto fotoelettrico sulla base dell'ipotesi che l'energia del campo elettromagnetico sia trasportata da quanti di luce (che nel 1926 saranno chiamati fotoni). 1913: Bohr interpreta le linee spettrali dell'atomo di idrogeno, ricorrendo alla quantizzazione del moto orbitale dell'elettrone. 1915: Sommerfeld generalizza i precedenti metodi di quantizzazione, introducendo le cosiddette regole di Bohr-Sommerfeld.

I succitati risultati costituiscono la vecchia teoria dei quanti.

1924: Louis de Broglie elabora una teoria delle onde materiali, secondo la quale ai corpuscoli materiali possono essere associate propriet ondulatorie. il primo passo verso la meccanica quantistica vera e propria. 1925: Heisenberg formula la meccanica delle matrici. 1926: Schrdinger elabora la meccanica ondulatoria, che egli stesso dimostra equivalente, dal punto di vista matematico, alla meccanica delle matrici. 1927: Heisenberg formula il principio di indeterminazione; pochi mesi pi tardi prende forma la cosiddetta interpretazione di Copenaghen. 1927: Dirac applica alla meccanica quantistica la relativit ristretta; fa un uso diffuso della teoria degli operatori (nella quale introduce la famosa notazione bra-ket). 1932: John von Neumann assicura rigorose basi matematiche alla formulazione della teoria degli operatori. 1940: Feynman, Dyson, Schwinger e Tomonaga formulano l'elettrodinamica quantistica (QED, Quantum electrodynamics), che servir come modello per le successive teorie di campo. 1956: Everett propone l'interpretazione dei 'molti mondi'. 1960: comincia la lunga storia della cromodinamica quantistica (QCD, Quantum chromodynamics). 1975: Polizter, David Gross and Frank Wilczek formulano la QCD nella forma attualmente accettata. 1980: Higgs, Goldstone, Glashow, Weinberg e Salam mostrano, indipendentemente tra loro ma prendendo spunto da un lavoro di Schwinger, che la forza debole e la QED possono essere unificate nella teoria elettrodebole. 1982: un gruppo di ricercatori dell'Istituto Ottico di Orsay, diretto da Alain Aspect, conclude con successo una lunga serie di esperimenti che mostrano una violazione della disuguaglianza di Bell, confermando dunque le previsioni teoriche della meccanica quantistica.