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Differenza tra IEROFANIA E TEOFANIA : si esiste il primo termine vuol dire MANIFESTAZIONE DEL SACRO e viene usato in scienze

e storia delle religioni, diciamo che ha un significato pi generale quasi qualsiasi cosa pu essere manifestazione del sacro; il secondo invece indica la MANIFESTAZIONE DELLA DIVINITA' che pu essere diretta tipo Ges Cristo che viene battezzato, festa che noi ricordiamo il 6 gennaio giorno appunto dell'Epifania (che vuol dire lo stesso manifestazione della divinit) e indiretta tipo attraverso angeli o voci dal cielo o nubi o colonne di fuoco

Ieratico
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iertico (raro gertico) agg. [dal lat. hieratcus, gr. , der. di esercitare il sacerdozio, da sacro] (pl. m. ci), letter. 1. a. Sacerdotale, per lo pi con riferimento ai sacerdoti di popoli antichi: Etruria militare e i. (Gioberti), organizzata cio su base militare e religiosa. b. Scrittura i.: tipo di scrittura geroglifica egiziana, in cui la forma corsiva cos accentuata da non permettere di riconoscervi la forma pittografica originaria, abitualmente usata dai sacerdoti (donde il nome) in epoca tolemaica romana. 2. Per estens., di cosa (soprattutto di atto, aspetto, gesto, parola) improntata a una compostezza sacerdotale, solenne: i cipressi, acuti ed oscuri, pi i. delle piramidi (DAnnunzio); atteggiamento i., attitudine i., gesto i.; gravit i.; parlare con tono ieratico. usato anche con intonazione ironica, per indicare una gravit e solennit ostentata, caricata, sproporzionata al luogo o alla circostanza. Avv. ieraticamnte, con sacerdotale gravit e solennit: atteggiarsi, incedere ieraticamente.

Liturgico
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litrgico agg. [dal gr. ] (pl. m. -ci). Che appartiene o si riferisce alla liturgia (nel sign. odierno della parola): cerimonie l., riti l.; atti l. (la messa, i sacramenti, lufficio divino ora detto liturgia delle ore); canti l., in genere i canti della Chiesa; vesti l., quelle indossate dagli officianti nelle funzioni sacre. Diritto l., il complesso delle norme disciplinari (o canoniche) e rituali che regolano lo svolgimento delle celebrazioni liturgiche, nel loro insieme e nelle singole loro parti; libri l., nella liturgia romana, il messale, il breviario, il rituale, ecc.; lingua l., la lingua usata nella liturgia di una religione; movimento l., corrente di pensiero sorta in campo sia protestante sia cattolico verso la fine del sec. 19, col fine di riportare i riti alle loro forme originarie e di permettere una pi larga partecipazione dei fedeli alle cerimonie liturgiche. Con accezione partic., giorno l., il giorno (che, come nel calendario civile, decorre da una mezzanotte allaltra) santificato dalle celebrazioni liturgiche, principalmente dalla liturgia eucaristica e dallufficio divino o liturgia delle ore; sono quindi liturgici tutti i giorni del calendario ecclesiastico, ad eccezione del venerd e sabato santo (e, nel rito ambrosiano, tutti i venerd di quaresima) che sono aliturgici. Poich la celebrazione liturgica non uguale per tutti i giorni dellanno, la sua diversit qualifica differentemente i giorni della settimana e dellanno (che prendono perci i nomi di feria, domenica, vigilia, festa, ottava), e la maggiore o minore solennit determina una suddivisione dei giorni liturgici in quattro classi, in base alle quali, qualora occorrano nello stesso giorno due diverse celebrazioni, quella meno importante lascia il posto alla pi importante oppure viene trasferita. Per anno o calendario l., colori l., dramma l., v. rispettivam. anno, colore, dramma1. Avv. liturgicamnte, non com., secondo la liturgia, per quanto riguarda la liturgia: un rito regolato liturgicamente; una cerimonia, un atto, liturgicamente solenne.

Liturgia
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liturga s. f. [dal gr , der. di , comp. di il luogo degli affari pubblici (der. di popolo) e opera]. 1. Nellantica Grecia, e soprattutto in Atene, servizio di utilit pubblica imposto dallo stato ai cittadini pi facoltosi, che dovevano provvedere a finanziare iniziative di carattere vario (feste, giochi, preparativi militari, ecc.). 2. Lordinamento tradizionalmente fissato per le manifestazioni del culto pubblico, e anche, comunem., il complesso delle cerimonie di un culto: l. cristiana (cattolica o romana, greco-ortodossa, protestante, ecc.); la l. giudaica, la l. buddista, la l. musulmana, ecc.; con sign. pi ristretto, gli atti di culto e le formule che riguardano una parte determinata delle cerimonie liturgiche: la l. della messa; la l. dei defunti. Nella chiesa cattolica, con la riforma della liturgia seguita al Concilio Vaticano II, sono state introdotte varie innovazioni sia della liturgia in s sia della terminologia relativa: l. della parola, la parte della messa che segue ai riti dintroduzione, e comprende le letture della parola di Dio desunte dalle sacre scritture, lomelia, il Credo e la preghiera universale; l. eucaristica, la parte centrale della messa che va dalloffertorio alla comunione compresa; l. delle o re, espressione che ha sostituito quelle di ufficio divino o breviario. 3. estens. Rituale, cerimonia, messinscena: la l. delle vacanze; la l. della politica.

COS PARL ZARATHUSTRA LA FINE DEI TEMPI NELLOTTICA MAZDEISTA


di Lawrence M.F. Sudbury

A differenza di quanto molti ritengono, la grande divaricazione tra Induismo e Zoroastrismo o, pi correttamente, Mazdeismo, non si gioca sul piano del passaggio dal politeismo al monoteismo (dal momento che, come risulta da unanalisi pi approfondita del Mazdismo, entrambe sono piuttosto religioni enoteistiche) quanto sul piano della concezione escatologica e della sua correlazione tra essa e una visione del tempo che, da ciclico, si trasforma per la prima volta in lineare. Per rendersi conto di ci necessario dare una pur rapida scorsa agli elementi basilari di questa fede antichissima ma, con i suoi 100.000 fedeli Parsi in India e i suoi circa 30.000 fedeli Darihan in Iran, ormai sempre pi vicina allestinzione dopo lavvento dellIslam che lha sostitutita come religione di stato nelle aree persiane. Il primo concetto di cui tener conto che, in origine, intorno al 1500 a.C., gli Ariani, di origine indoeuropee, erano divisi nei due sottogruppi degli Indiani e degli Irani, caratterizzati da una lingua comune e da una medesima religione, di ceppo induista. Dopo il 1300 a.C., comunque, i due gruppi, per ragioni di politica migratoria e di separazione geografica, iniziarono a delinearsi come nettamente separati e a sviluppare, a partire da un substrato comune, sistemi religiosi divaricati, con gli Indiani che diedero vita ad una concezione pi ascetico-filosofica del divino e gli Irani che, invece, abbracciarono una concezione molto pi pragmatica, legata al destino delluomo come singolo e non pi visto, come nellInduismo, come grannello di sabbia nelleterno ciclo del divenire, lasciando, conseguentemente, grande spazio alle ispirazioni profetiche. Sostanzialmente, nel suo insistere sulla centralit della persona umana in contrapposizione alla tradizione vedica, questo sviluppo ha molti punti in comune con il buddhismo, nato in India nello stesso periodo, ma mentre il buddhismo espressione del popolo, lo sviluppo ariano-iranico manifestazione della classe aristocratica ed probabilmente per questo che il primo ebbe maggior diffusione del secondo. , comunque, su questo substrato che si sviluppa la predicazione di Zarathustra, del quale, al di l della successiva mitologizzazione della sua figura (che dai fedeli posta intorno all8000 a.C, a lungo stata ritenuta collocabile intorno al 600 a.C. e oggi, in base a studi linguistico-filologici sui suoi testi, viene quasi universalmente considerata databile allincirca verso il 1200 a.C.), sappiamo davvero pochissimo. Secondo le leggende, Zarathustra era di stirpe reale e si racconta che quando nacque (ridendo), la terr trem, i ruscelli cantarono e i malvagi tentarono di ucciderlo. Adolescente si ritir in

meditazione nel deserto, dove i Deva lo tentarono promettendogli potere e ricchezza. Egli rifiut dicendo: No, io non rinnegher la buona religione degli adoratori di Mazda, no, anche se vita, membra ed anima dovessero disgregarsi. Dopo questo evento il Dio buono gli apparve e Zarathustra incominci a predicare la nuova religione. Il suo cammino si fece molto difficile e il suo predicare aliment incomprensioni e disappunto, finch nella Battriana il Re Visthaspa lo ascolt, lo prese sotto la sua protezione e si convert al suo insegnamento, con la popolazione locale, continuamente esposta al pericolo delle invasioni nomadi, che si mostr ben disposta ad accettare una nuova religione basata sulla salvezza. Al di l delle costruzioni posteriori, sembra indubitabile la storicit della sua figura, sebbene gli studiosi siano notevolmente discordi sia sul luogo della sua nascita (da alcuni posta tra Afghanistan e Turkmenistan, da altri in Azebaijan), sia sulla sua condizione sociale (secondo alcuni si trattava, dal persiano Zaotar, di un sacerdote, secondo altri, dal turkmeno zartosht, ricco di cammelli, di un carovaniere benestante). Se, per, anche alcuni degli elementi narrati sulla sua vita avessero un fondo di verit storica (ad esempio, non esiste ragione di ritenere leggendario che Zoroastro avrebbe avuto la rivelazione a trentanni e avrebbe convertito il suo primo discepolo a quarantanni), la successiva tradizione religiosa rivest Zarathustra di caratteri sovrumani fino a dar vita a una vera e propria leggenda ricca di elementi mitici e miracolistici, cosicch egli divenne luomo perfetto con cui ha inizio lultimo ciclo trimillenario della storia del cosmo, scandita in quattro cicli di tremila anni, caratterizzato dallavvento della buona religione. In ogni caso, chiunque egli fosse, Zoroastro (come venne conosciuto in occidente dalla grecizzazione del suo nome) fu lautore di una delle pi grandi rivoluzioni religiose della storia e il fondatore consapevole di una fede dualistica basata su unelaborazione filosofica del problema del male che, oggettivamente, ancora oggi un vero e proprio monumento alla dignit umana. Come sulla vita del suo fondatore, anche la documentazione relativa alle origini dello Zoroastrismo molto scarsa. LAvesta, il libro sacro mazdeo, noto anche come Zend Avesta, venne tramandato per secoli per via orale e soltanto a partire dal III secolo d.C. venne messo per iscritto. Ne fanno parte le Gatha, inni religiosi che la tradizione (filologicamente forse a ragione) attribuisce allo stesso Zarathustra, gli Yasht, inni posteriori in onore di divinit minori e i Videvdat, testi che riguardano i demoni. In sostanza, ci che si evince in particolare dalle Gatha che Zaratustra oppose alla concezione fatalistica induista la sua religione basata sulla lotta contro il male tramite pensiero puro, parola pura e azione pura. Il tratto originale delle Gatha proprio la loro natura speculativa e filosofica: i l pensiero di Zoroastro rielabora concetti e nozioni fondamentali della tradizione indoiranica, dando per loro nuovi significati marcatamente astratti, trasferendosi da un piano cosmico e rituale a un piano propriamente etico, dominato dal concetto di scelta e costituendo una trama in cui si dispiega un pensiero organico e coerente. Cos, linnovazione gathica contrappose a un vecchio modo di concepire il divino e latto cultuale, una nuova visione delluomo e del mondo, dominata dalla lotta tra Bene e Male e dalla conseguente scelta che a ciascuno si impone.

Al fondo di tale rivoluzione c una consapevolezza del male, del dolore, dellingiustizia che pervadono lesistenza terrena, analoga nelle premesse a quella che sospinse il Buddha verso lilluminazione, ma che perviene a risultati completamente diversi rispetto al Buddhismo . Nodo centrale dello Zoroastrismo, dunque, la costante lotta tra il bene e il male, che viene sostanziata attraverso tratti semi-mitologici: agli inizi della creazione, esiste il dio supremo, Ahura Mazda (che significa Signore Saggio), caratterizzato da luce infinita, onniscienza e bont. Egli accompagnato da sette esseri, gli Amesha Spenta, detti i santi immortali, responsabili delle sette creazioni dellantica cosmogonia (e da qui il marcato enoteismo mazdista). A un certo punto, dal dio supremo sono emanati due spiriti contrapposti, Spenta Mainyu, lo spirito del bene e Angra Mainyu (o Ahriman), lo spirito del male o Spirito Distruttore: essi sono come due gemelli eternamente in lotta tra di loro e il conflitto interessa lintero universo , inclusa lumanit, alla quale richiesto di compiere una scelta tra la via del bene e della giustizia (Asha) che porta alla felicit o la via del male che porta allinfelicit, allinimicizia e alla guerra. Secondo gran parte degli studiosi, il dualismo etico il tratto pi caratteristico e originale del pensiero di Zoroastro, che deve completare la sua visione, tendenzialmente monoteista, attraverso linserzione di un principio del male, dal momento che un monoteismo puro e non dualistico non avrebbe potuto spiegare la presenza del dolore e di tutto ci che negativo allinterno della creazione di un dio infinitamente buono. Cos, il dualismo di Zoroastro un dualismo di due Spiriti (il Bene e il Male), non, come in alcune derivazioni successive, di spirito e materia ed confinato sul piano dellesistenza mentale, ma con una presenza di entrambi nel creato, in quanto lesistenza mentale o spirituale influisce su quella materiale. Secondo Eliade, per, la religione di Zarathustra non , in fin dei conti, dualistica, perch lopposizione avviene a livello degli spiriti emanati dal Dio Supremo: come il bene origina le figure divine benefiche, cos il male genera quelle malefiche, con il risultato che nello Zoroastrismo non esiste determinismo: luomo libero di scegliere, come fece Angra Mainyu, emanato dal Dio Supremo, che scelse il male, e il problema diventa, dunque, spiegare lesistenza del male, condizione preliminare per lesistenza del libero arbitrio. In questo senso, la separazione iniziale tra il Bene il Male sembra esser stata il frutto della scelta, introdotta da Ahura Mazda, tra la Giustizia e lInganno, abbracciati rispettivamente da Spenta Mainyu e da Angra Mainyu. Il libero arbitrio diventa, di conseguenza, il nodo centrale di tutto lassunto religioso e, quindi, delletica mazdeista, in cui lamore per la pace, per la giustizia, per la verit e per la terra sono considerate le virt supreme: spetta alluomo e al suo senso di responsabilit seguire il principio del bene, nonostante la dura lotta interiore che inevitabilmente dovr affrontare. Ogni altro dato, di fronte a questi principi fondamentali, passa in secondo piano. Cos, lo Zoroastrismo una religione basata sulluguaglianza sessuale tra uomini e donne e , anzi, punto fondamentale del suo credo luguaglianza di tutti gli esseri senza distinzioni di razza o fede religiosa e rispetto totale verso ogni cosa. Questo spiega il fatto che un tratto caratteristico dello zoroastrismo originale fosse laccentua to antiritualismo, che, per, and un po spegnendosi con il passare del tempo (cos come and perdendosi la sua marcata tolleranza, tanto da indurre alcuni gruppi a ritenere un precetto fondamentale quello di combattere leretico).

probabile che ci fosse dovuto alla progressiva commistione con il potere politico. Lo Zoroastrismo, infatti, nel tempo diffusosi soprattutto tra i popoli iranici dEuropa (Sciti e Sarmati, per esempio) e dAsia, fu certamente la religione favorita dalle due grandi dinas tie dellantica Persia, gli Achemenidi ed i Sasanidi, sebbene, non essendo sopravvissute fonti scritte persiane contemporanee di quel periodo, difficile descrivere la natura dellantico Zoroastrismo in dettaglio cosicch, ad esempio, la descrizione di Erodoto della religione persiana include in effetti alcune caratteristiche proprie dello Zoroastrismo (come lesposizione dei morti nelle cosiddette Torri del Silenzio perch il corpo, privato dellanima non sporchi la Madre Terra) e, in alcune iscrizioni, i re achemenidi riconobbero la loro devozione ad Ahura Mazda, ma essi furono anche partecipi dei rituali religiosi locali a Babilonia e in Egitto (di fatto, comunque, i Persiani aiutarono certamente gli Ebrei a ritornare nella loro terra natia, ricostruendo i loro templi, cosa che sembra escludere che vi fosse stata da parte loro una imposizione dellortodossia religiosa sui sudditi). Dopo il trionfo ottenuto sotto la protezione e la conversione di re achmenidi come Vishtaspa e di Ciro il Grande (600-518 a.C.), lo zoroastrismo venne, comunque, oscurato dallarrivo di Alessandro Magno che fece della Persia una propaggine del regno macedone. durante questo periodo che and perduta anche gran parte dellAvesta, allinfuori dei libri di cui si detto. Dopo la morte di Alessandro Magno e la disgregazione dellimpero, in Persia sal al potere la dinastia dei Sasanidi (226-651 d.C.) che riport lo zoroastrismo allantico vigore e, probabilmente, a questo periodo che si deve un certo irrigidimento nellortodossia religiosa, tanto che molte fonti cristiane del periodo in questione informano che i re sasanidi perseguitarono i Cristiani in Persia, e un certo grado di maggior sincretismo, che port anche alla credenza popolare che Ahura Mazda e Angra Mainyu fossero figli del dio del tempo Zurvan. Nel VII secolo la dinastia sasanide fu abbattuta dagli Arabi musulmani e gli Zoroastriani ottennero lo status di Popolo del Libro (Ahl al -Kitb) da parte del califfo Umar bin al -Khattb, ma luso dellAvesta antico (quello che ne rimaneva) e delle lingue persiane fu proibito, dal momento che i conquistatori islamici considerarono gli insegnamenti di Zarathustra come un culto politeistico. Cos, lentamente ma inesorabilmente, il Mazdismo perse la sua influenza, fino a ridursi ai minimi termini nel periodo contemporaneo (comunque anche dovuti allabitudine allendogamia). Al di l delle vicende storiche, che certamente influenzarono la purezza filosofico-dottrinale originaria (si pensi alle cinque preghiere giornaliere del fedele, che rappresentano piuttosto evidentemente un elemento spurio derivato dallIslam), resa ancora oggi la centralit spirituale del concetto etico di purezza che caratterizza tutto il sistema religioso zoroastriano, tanto che liconografia del divino si riduce in realt ad una sorta di culto del fuoco, visto come la pi pura delle cose create e tenuto continuamente acceso e custodito in appositi templi. Va ribadito, comunque, che quella della purezza non una pura ossessione devozionale, ma il frutto desiderato di un processo etico-filosofico alla cui base sta la libera scelta, il libero arbitrio del singolo che decide di porsi nel campo del bene (puro) contro le forze (impure) del male. Ed proprio sul concetto di scelta, dettata dal libero arbitrio, della purezza che si fonda lintera escatologia, sia personale che cosmica, dello zoroastrismo. Dal punto di vista dellescatologia personale, tutto si gioca, infatti, sul classico (classico per noi, dal momento che proprio nel Mazdeismo abbiamo una prima chiara e inequivocabile formulazione etica in questo senso) meccanismo di azione-ricompensa. Secondo la struttura escatologica zoroastriana, infatti, che, dal punto di vista della simbologizzazione e leggendarizzazione popolare riprende una precedente tradizione indo-iranica del viaggio dei morti e sottolinea limportanza del giudizio post -mortem, quando un uomo muore,

la sua anima, dopo aver soggiornato tre giorni sopra il corpo, si dirige al Ponte Chinvat (il Ponte del Cernitore) guidata da Sraosa (una divinit che funge da figura di psicopompo) dove la aspetta il suo Dana. Tale Dana (o visione mentale), esprime il concetto di una sorta di io interiore di cui lanima diviene cosciente dopo il decesso. Di fatto, in questo senso, lo zoroastriano stabilisce un rapporto privato e intimo con la fede, in molte circostanze fuori da ogni mediazione ecclesiastica, quasi con una religione interiore il cui interlocutore , appunto, il Daena, il doppio celeste dellio interiore. Di natura divina, esso rappresenta lo specchio con cui Mazda vede in segreto le azioni degli uomini, stabilisce se sono buone o malvagie. Dallesito di questa sorta di presa di coscienza tramite rispecchiamento del singolo, Mithra, Sraosa e Rashnu, i tre dei-giudici stabiliscono lesito dellanima, che si sostanzia nella sua capacit, durante il quarto giorno, di attraversamento del ponte, il cui passaggio risulter facile per i buoni e terribilmente difficile per i malvagi. Ai primi Mazda dar il regno della salvezza, il Garodman (il paradiso, in cui dimorano Ahura Mazda e i suoi angeli), o, se il peso delle azioni buone e quello delle cattive si equiparano, lHamstagan (qualcosa di equiparabile al purgatorio o al limbo, in cui si vegeta in uno stato di perfetto equilibrio tra bene e male e che, in effetti, non una concezione propria dell Avesta, ma sviluppata solo in seguito nella letteratura patristica), mentre i secondi verranno cacciati nel Duzh Auhu (il Luogo dei Menzogneri, descritto nellopera religioso-letteraria di Palahavi Visione dellArda Viraf, con toni molto simili a quelli usati da Dante). Come risulta evidente, i testi avestici danno un quadro coerente delle concezioni relative al paradiso e allinferno, cos come del viaggio celeste dellanima, sia come percorso post -mortem che come esperienza di tipo sciamanico o piuttosto estatico che suggerisce un parallelismo tra morte e iniziazione. Soprattutto, per, rispetto alle altre religioni coeve, quel lo che emerge un senso dellimpegno del singolo a modellare la sua vita personale secondo criteri morali, la conformit o meno ai quali determina una retribuzione assoluta, unica, senza possibilit di scampo (e in questo senso molto significativo che anche la concezione purgatoriale sia, in fin dei conti, un elemento spurio e posteriore) n di ritorno (data lunicit dellesistenza singolare e la sua non ciclicit). Tutto ci ci parla di una societ in cui non esiste alcun livello di intromissione politica nella sfera religiosa ma in cui, nel tentativo di una eticizzazione assoluta, ogni aspetto deve forzatamente risultare, almeno teoricamente, subordinato alla linea morale stabilit dalla fede, che, di conseguenza, diviene omninglobante. Tale dato riscontrabile anche passando dal piano dellescatologia personale a quello pi generale dellescatologia cosmica, che, per, aggiunge due elementi fondamentali a questo quadro: la sconfitta del male e il tema del grande perdono. Innanzitutto, nella descrizione delleschaton mazdeista, abbiamo quella che potrebbe sembrare una piccola concessione alloriginale concezione ciclica indiana del tempo (in realt solo una concessione apparente e una sorta di retaggio storico allinterno di una sostanziale linearit temporale che abbiamo detto essere tipica di questa religione) e alle tradizioni religiose iraniche pre-zoroastriane, allorch, nelle Gatha, si introduce il concetto delle fravasi: nella religione pre-zoroastriana esso designava lo spirito degli antenati, geni protettori, ma presto con gli zoroastriani diviene, parimenti ai Dana, rappresentazione degli Io superiori delle anime, che scelgono di scendere sulla terra e contribuire alla trasfigurazione cosmica.

Cos, la prima fravasi a farlo fu quella di Gavomart, il primo uomo, che avrebbe preceduto di 3000 anni la venuta di Zoroastro, e lultima sar quella di Saosyant, il Redentore escatologico, giunto 3000 anni dopo la morte di Zoroastro. Il risultato di tale concetto di para-ciclicit dellentrata del sacro nel mondo terrestre la visione di una storia cosmica di 12.000 anni, divisa in quattro eoni di 3.000 anni ciascuno. Il primo il periodo di esistenza spirituale in cui Ahura Mazda, conscio della coesistenza di Ahriman, crea il mondo in forma spirituale prima che in forma fisica, utilizzando le fravasi come modello per ogni entit futura e Ahriman, che prima ignorava lesistenza del suo grande rivale, di rimando crea le schiere demoniache. Nel secondo periodo Ahriman viene sottomesso da Ahura Mazda, che crea il mondo nella sua forma materiale, ma, in seguito, Ahriman invade tale mondo con le sue schiere. Il terzo eone vede il conflitto tra i due rivali per il possesso dellanimo umano, fino al momento in cui Zarathustra viene al mondo, inaugurando la quarta et, guidata da Zarathustra stesso e dai suoi tre figli postumi, che nasceranno in forma miracolosa (concepiti da vergini che si fanno il bagno in un lago e assorbono il seme di Zarathustra, miracolosamente preservato) nel corso degli ultimi tre millenni. Lultimo di tali figli, dopo Hushedar e Hushedarmahnel, sar, come accennato, il Messia chiamato Saosyant (letteralmente colui che dar beneficio e salvezza al mondo), a cui spetter il compito di liberare la terra, ormai in decadenza, da Ahriman. Alla fine del quarto eone, infatti, secondo gli Yast, il sole quasi scomparso dalla viste ed sempre velato da macchie, i giorni, i mesi e gli anni sono pi corti e la terra pi sterile; e il raccolto non corrisponde alla semina; e gli uomini [] diventano sempre pi ingannatori e dediti a pratiche vili. Essi non sanno pi cosa sia la gratitudine. Solo coloro che seguono una fede perversa [cio solo gli adoratori di Ahriman] si arricchiscono e ricevono onori [...] e una nuvola oscura copre il cielo rendendo il giorno notte [...] e dal cielo pioveranno creaturo pi devastanti del peggiore inverno. A questo punto apparit Saosyant a condurre lumanit nella lotta contro la menzogna. La sua figura, gi abbozzata negli Yasht, viene sviluppata soprattutto tra IX e XI secolo, ottenendo la sua massima definizione in quella grande enciclopedia della religione zoroastriana che il Denkard, in cui si narra che, trentanni prima della battaglia finale, la vergine Eredat-fedhri (Aiutante Vittoriosa) concepir senza peccato, mentre immersa nel lago Kansava, un figlio dal corpo lucente che, fino al momento in cui si erger contro Ahriman, si nutrir prima solo di vegetali, poi solo di acqua, infine, solo di puro spirito. Allet di trentanni, infine, attorniato dai suoi fedeli, Saosyant ingagger una terribile battaglia contro tutti gli spiriti del male, che verranno distrutti per sempre: un fiume di metallo incandescente scioglier ogni cosa e mentre i giusti vi passeranno in mezzo come in un fiume di latte, i malvagi saranno imprigionati nel gorgo del metallo. A questo punto, tutte le anime risorgeranno per il Giudizio Finale e i giusti vivranno nella pace, mentre i peccatori saranno puniti per tre giorni ma poi verranno perdonati. Da quel momento in poi il mondo raggiunger la perfezione: la povert, la vecchiaia, la malattia, la fame e la sete e la morte stessa scompariranno, mentre si instaurer il Buon Regno (Vohu Khshathra) ete rno. Il senso simbolico di tutto questo piuttosto evidente: ritorna, come in molte altre escatologie, il tema della palingenesi edenica, questa volta, in linea con tutta letica mazdeista, chiaramente ancora legato al senso di responsabilit personale del fedele.

Si diceva, per, che la caratteristica connotativa di questa visione escatologica data dallintroduzione della linearit temporale e, daltra parte, non poteva essere diversamente: proprio il libero arbitrio implica questa visione, dal momento che la scelta di campo del singolo deve essere definitiva, addirittura ontologica e, in questo senso, non pu ammettere prove dappello legate ad una visione ciclica dei tempi e della vita. Si tratta, comunque, di una scelta che, oltre che etico-morale, si prospetta come razionale: la vittoria finale del principio del bene sulla malvagit non solo una speranza, ma lelemento portante di tutta la teologia zoroastriana, cos come lelemento di spinta non solo inconscio, ma anche conscio e consapevole per la scelta di campo del fedele che ha cos tutti i motivi per conformarsi ai dettami religiosi e unirsi da subito a quel grande movimento di anime che porter ineluttabilmente alla palingenesi universale post-escatologica. Se, per, il giudizio ineludibile, definitivo e vincolato ad una sola esistenza, resta il problema di come fare convivere lidea di un deus iudicans con quella di un deus amoris che pervade tutta la religiosit mazdeista. Come visto, lescatologia zoroastriana supera abilmente limpaccio con lescamotage dei tre giorni di punizione (ovviamente tremenda) seguiti da un perdono generalizzato che riesce a far sintesi delle due figure, riducendo allunit una dicotomia che, invece, rester tale nel Cristianesimo. Al di l di questa differenza, , comunque, impossibile non vedere in tutti i racconti delleschaton (e non solo delleschaton) zoroastriano, delle notevoli analogie con la future religione Cristiana, dalla concezione messianica alle specificazioni sullultimo Messia , a, in ultima analisi, tutta la raffigurazione apocalittica.