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I problemi e le ricette della globalizzazione. Il commercio equo e solidale.

Finanza etica

L. Becchetti – L. Paganetto

“Non esprimersi con proprietà non è solo mancanza contro la lingua ma anche un danno per
l’anima”.
(Platone)
Introduzione

Assistiamo in questi tempi a un dibattito sempre più acceso sui temi di globalizzazione e dei
suoi effetti sullo sviluppo e sulle disuguaglianze sociali. Tutti coloro che partecipano a questi
dibattiti concordano sulla necessità di ridurre le disuguaglianze tra Nord e sud del mondo per due
motivi fondamentali:
- uno di carattere “altruistico” – fondato sull’auspicio di creare maggiore equità e giustizia
sociale
- uno di carattere “opportunistico” – basata sul desiderio di eliminare le ragioni di
eventuali future tensioni politiche tra paesi poveri e paesi ricchi.

L’obiettivo di queste pagine è contribuire criticamente alla riflessione sul tema della
globalizzazione e dello sviluppo, sfrondandola dai luoghi comuni e presentando le caratteristiche di
alcune iniziative concrete ( commercio equo e solidale e finanze etica). Per fare tutto questo ci
vuole seguire un percorso lineare che si snoda attraverso tre tappe principali:
- la descrizione dei fatti relativi alla globalizzazione e allo sviluppo
- una breve presentazione dei filoni del pensiero che influenzano in modo cruciale
l’attuale cultura sullo sviluppo, assieme all’identificazione dei fattori principali che
possono contribuire al riequilibrio del benessere economico e sociale tra paesi
- la proposta di nuove vie di azione per migliorare e potenziare nel paesi del Sud del
mondo quei fattori identificati come cruciali per la soluzione dei problemi dello sviluppo
sostenibile e la valutazione del loro impatto sull’economia tradizionale.

Nel primo capitolo si presentano alcuni dati in grado di descrivere le dinamiche di fondo che
la globalizzazione determina sugli indicatori economici e sociali al livello aggregato. Si tratta di
offrire una panoramica dall’alto necessaria per valutare correttamente le diverse situazioni e per
prendere decisioni ragionate sul benessere collettivo.
Nel secondo capitolo si passa dall’esposizione dei fatti e dei problemi a una rapida
presentazione del “libro delle ricette” disponibili per risolverli. Tale sintesi estrema è ulteriormente
riassumibile in due sole parole: “convergenza condizionata”. Alla fine del secondo capitolo
dovrebbe nascere spontaneamente dentro di noi delle domande: Se le ricette per lo sviluppo sono
ampiamente note, cosa ci impedisce di far quadrare il cerchio? Come passare dunque dalla
conoscenza del libro delle ricette alla loro applicazione concreta?
Il terzo capitolo cerca di suggerire alcuni percorsi che possono contribuire alla realizzazione
di quest’impresa, affrontando il problema delle possibili nuove strade in grado di coinvolgere più
direttamente i cittadini dei paesi del Nord del mondo e migliorare nel contempo il contributo di
imprese e istituzioni.
I. I problemi

A. Le molte dimensioni del fenomeno della globalizzazione.

L’espressione “globalizzazione” è oggi assai abusata tanto da essere diventata un termine


generico dal significato piuttosto ambiguo. Essa viene utilizzata in contesti profondo diversi e con
sfumature semantiche differenti.
Tutti parlano di globalizzazione, considerandola ormai come il concetto rappresentativo
degli ultimi anni “ (…) l’idea chiave con la quale si identifica il passaggio della società umana nel
terzo millennio”1,e per questo diventa necessario prima di affrontare ogni ulteriore discorso, un
chiarimento sul significato da attribuirle.
Il termine globalizzazione è spesso usato per descrivere un’integrazione economica, politica
e socio-culturale crescente, largamente determinata dai recenti sviluppi tecnologici2
Il sociologo U. Beck individua tre diversi utilizzi del termine a distinguere tra:
- globalismo – quando il riferimento è un idea di mercato mondiale, di neoliberismo che
sostituisce o rimuove l’azione politica
- globalità – nel senso di società – mondo, in cui la rappresentazione di spazi chiusi perde
significato. In questo caso si ha riguardo sia all’immigrazione quella forma nuova di
globalizzazione che ha per oggetto gli uomini, che alla globalizzazione dei diritti è
condivisione dei valori3.
- Globalizzazione – quando si guarda al processo attraverso il quale gli stati nazionali e le
loro sovranità, sono condizionati e connessi trasversalmente da attori transazionali, con
apertura di spazi importanti per le culture locali4.
In questo libro l’uso del termine “globalizzazione” è ricordato a quello dell’espressione
“integrazione economica internazionale”, con riferimento alla quale saranno esaminati alcuni profili
legati soprattutto alla “rivoluzione informatica”, al commercio internazionale e alla progressiva
integrazione a livello mondiale del mercato del lavoro.
Per globalizzazione intenderemo, un fenomeno complessivo che include la repentina
accelerazione dell’integrazione economica al livello mondiale governata dai principi dell’economia
di mercato e del liberismo commerciale e dal lato dell’economia finanziaria la crescente libertà e
velocità nella mobilizzazione dei capitali. Tutti questi cambiamenti sono accompagnati da una
rivoluzione tecnologica di portata mondiale, originata dalla progressiva convergenza del software e
delle telecomunicazioni, la quale consente oggi il trasporto di dati, immagini e suoni in tempi
sempre minori attraverso la rete.
La rivoluzione in questione, riducendo sostanzialmente i costi di trasporto, e modificando
profondamente i pattern dei fattori produttivi in tutto il mondo, aumentano le interdipendenze
rendendo più urgente il problema dei beni e mali pubblici globali che richiedono soluzioni globali e
probabilmente nuove situazioni.
B. Globalizzazione, redditi e qualità della vita: alcuni dati

La globalizzazione sta generando opportunità senza precedenti per lo sviluppo del pianetta,
ma anche preoccupazioni collegate con la sua sostenibilità sociale e ambientale. È quindi opportuno
domandarsi quali siano gli effetti della globalizzazione sullo sviluppo delle diverse aree del pianeta
con un’attenzione particolare al processo di crescita del Sud del mondo, cioè di quella parte del
pianeta che si trova in un’evidente condizione di ritardo dal punto di vista dello sviluppo
economico e sociale.
1
Waters,M – Globalization, Routledge, New York , 2001
2
Dickem P. – Global shift, Paul Champan, London, 1998 e Held D. e altri - Global Trasformations: Politics,
Economics and culture, Polity Press, Cambrige
3
Maffettone S. – Un interpretazione etica, multiculturale e basata sullo sviluppo sostenibile dei diritti umani per il
controllo della globalizzazione, Mimeo, 2001
4
Beck U. – Che cos’è la globalizzazione, Carocci, 1997, Roma
Da un punto di vista globale, negli ultimi dieci anni la quota di popolazione al di sotto della
soglia di povertà estrema si è ridotta sensibilmente in termini relativi, ma in valore assoluto essa
conta ancora circa 1,2 miliardi di persone.
Se si fa un’analisi andando indietro nel 1820, notiamo che il mondo abbia sperimentato una
continua riduzione della proporzione di popolazione in condizione di estrema povertà monetaria: si
è passati infatti dall’83,9°/° del 1820 al 23,4°/° del 19885.
La banca mondiale sottolinea che nell’ultimo decennio si è determinata anche se in un modo
molto lento, una riduzione della povertà, purtroppo accompagnata da incrementi della stessa in
alcune aree/regioni.
Un analisi di Chen e Ravallion dice che tra il 1987 e il 1998 la percentuale dei poveri è
aumentata solo per l’Africa sub sahariana (dal 46,6°/° a 48,1°/°) e per i paesi dell’Europa dell’Est e
dell’Asia Centrale (da 0,42°/° a 3,75°/°)6. Per le altre aree geografiche questa percentuale si riduce
unitamente al numero assoluto dei poveri. Questa circostanza richiama, l’esigenza di un impegno
decisamente superiore a quello attuale da parte delle economie avanzate7 e delle istituzioni che da
esse promanano. Allora è vero che nel tempo è aumentata l’ineguaglianza della distribuzione del
reddito procapite tra le 20 più ricche economie e le 20 più povere (da 15 a 30 volte dal 1960 ad
oggi).
I dati complessivi più recenti e interessanti sono quelli che si riferiscono ai Millennium
Goals, gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle istituzioni internazionali per il prossimo millennio.
Esse confermano le tendenze descritte in precedenza.
Sul primo obiettivo – sradicare la povertà estrema e la fame – osserviamo una riduzione
globale del 20 °/° dal 1990 al 1999 dell’indicatore utilizzato distribuita in modo molto ineguale. A
fronte di una forte riduzione dal 30 °/° al quindici °/° nell’Asia dell’Est, osserviamo infatti una
crescita dal 1 al 4 °/° nelle economia in transizione e di quasi 2 punti percentuali, per livelli
superiori al 50°/°, dal 1990 al 1999 in Africa.
Sul secondo obiettivo (educazione primaria per tutti) si segnala un miglioramento in tutte le aree,
con livelli però ancora insufficienti nel continente africano (tassi d’iscrizione della popolazione
della relativa fascia di età attorno a 60°/°) contra l’85°/° del Medio Oriente e il 95°/° dell’Asia
dell’Est.
Parallelamente è importante rilevare che il divario tra regioni avanzate e regioni arretrate, pur
essendo aumentato in termini di reddito pro capite si è in parte ridotto se si guarda ad alcuni dei
principali indicatori sociali (l’aspettativa media di vita alla nascita) ma non se si guarda ad altri (la
mortalità infantile e il lavoro minorile)
Il tema del lavoro minorile assai espressivo è il progresso dell’Asia orientale che vede ridursi dal
78°/° la quota degli occupati nella fascia tra i dieci e i quattordici anni.
La povertà è una condizione dell’esistenza umana generalmente ritenuta non accettabile dal punto
di vista etica, non si può dire invece la stessa cosa per la disuguaglianza, se non riguarda agli aspetti
che la collegano alla povertà.
Se da una parte, la globalizzazione non sembra avere avuto effetti negativi sulla povertà misurata in
valore assoluto, in termini relativi la povertà sembra al contrario aver seguito un trend crescente.

C. Globalizzazione, concorrenza impositiva e offerta efficiente di beni pubblici

La globalizzazione ha creato i presupposti per una maggiore concorrenza fiscale finalizzata


ad attirare nel paese investimenti e imprese di grandi dimensioni.
Gli effetti negativi derivanti dal processo di globalizzazione possono non essere individuati
se si prende in esame come unico benchmark di riferimento il tasso di crescita del Pil. Per

5
Bourguignon F. – Morrisson C. – Inequality Among World Citizens: 1820 – 1992, in “The American Economic
Review, settembre 1992
6
Chen S. – Ravallion M. – How did the World’s Poorest fare in the 1990?, The Word Bank, Washington, 2001
7
Dollar D. – Kraay A. – Trade, Growth and Poverty, in Finance and Development, 2001
comprenderli è necessario, considerare il tasso marginale sociale di sostituzione fra la crescita del
Pil e la quantità dei beni pubblici e verificare se esista un trade – off tra crescita del paese e qualità
della vita.
Il problema dell’individuazione di questo trade – off ottimale rende necessaria anche una
riflessione sulla struttura politica migliore per il raggiungimento di tale obiettivo.
Il modello di Hotelling8 fornisce un esempio che può essere utile per comprendere meglio le
caratteristiche del problema: due gelatai hanno la possibilità di vendere il loro prodotto lungo una
striscia di spiaggia, sulla quale i potenziali clienti si distribuiscono in maniera uniforme e affrontano
costi di trasporto lineari (più lontano si trova il gelataio, maggiore sono i costi per il consumatore). I
gelatai possono scegliere la localizzazione del loro chiosco sulla spiaggia, ma non il prezzo o la
qualità del gelato, che si assumono identici per entrambi.
Quale sarà l’equilibrio del sistema, ovvero la collocazione ottimale dei due gelatai dalla quale
nessuno dei due avrà più interesse a spostarsi ulteriormente? La soluzione del modello è il cossi
detto principio di “differenziazione minima”. Entrambi i gelatai trovano ottimale ubicarsi al centro
della spiaggia, uno accanto all’altro per massimizzare i profitti. Applicando il modello alla
collocazione delle coalizioni politiche nei sistemi dipartitici maggioritari, questo significa che le
due parti troveranno conveniente ubicarsi al centro per attrarre maggior aumento possibile dei
votanti. E’ questo solo un esempio per capire come la soluzione dei problemi di rappresentanza è
d’importanza cruciale ai fini della determinazione dell’offerta ottimale dei beni pubblici.

II. LE RICETTE

1. Il ruolo dei quattro fattori di convergenza condizionata: capitale fisico, capitale umano, capitale
sociale e qualità delle istituzioni.
Nella prima parte di questo lavoro ho presentato e commentato alcuni significativi fatti
statistici relativi allo sviluppo occorsi negli ultimi decenni.
In questa parte del lavoro voglio fare un’ analisi per verificare le soluzioni che la teoria e la
ricerca applicata degli economisti hanno escogitato per la soluzione dei problemi dello sviluppo.
Il modello di Robert Solow sosterebbe che una volta raggiunto un tasso di risparmio comune i paesi
in via di sviluppo possono colmare il divario che gli separa dai primi. Da tale impostazione rischia
di discernere il facile ottimismo che basti l’apertura dei mercati finanziari a garantire l’afflusso di
risparmio estero che, per sua natura, tenderebbe a posizionarsi laddove è più scarso e dunque può
avere rendimenti più elevati.
Una scoperta più recente della letteratura economica è quella del ruolo fondamentale tra i
fattori di sviluppo del cosiddetto capitale sociale. Si è scoperto infatti che le medesime ricette di
sviluppo, ad esempio la costituzione di una banca che fa microcredito, applicate in un’ area o in
un’altra del mondo possono generare risultati completamente differenti, anche a parità di contesto
istituzionale e di qualità del capitale umano

8
Il filone avviato da Hotelling con i metodi di differenziazione orizzontale di prodotto include moltissimi altri
contributi tra i quali ricordiamo quelli di D’aspremont, Gabsewicz, Thisse 1979 ed Economides 1984 e 1986