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Dispense di Filosoa del Linguaggio

Vittorio Morato I settimana

Introduzione

Per introdurre la riessione losoca sul linguaggio propongo di cominciare da un breve scritto di J. Locke (1632 1704) tratto dal capitolo II del III libro del Saggio sullIntelligenza Umana (p. 457 del II volume della traduzione italiana di Laterza). Lo scopo non ` e tanto storiograco; la posizione di Locke sul linguaggio ` e interessante da un punto di vista storico soprattutto perch` e essa rappresenta, in un certo senso, un distillato di una serie di tesi in vario modo rintracciabili lungo tutto il corso della storia della losoa, almeno a partire da Aristotele. Da questo punto di vista essa ` e un antecedente perfetto per la riessione contemporanea in losoa del linguaggio che convenzionalmente viene fatta iniziare dallopera Senso e Denotazione di G. Frege del 1892. Da certi punti di vista si pu` o sostenere che la riessione contemporanea nasce da un riuto di alcune tesi centrali della riessione di Locke. La posizione di Locke, per` o, ` e interessante perch` e essa ` e una posizione altamente intuitiva ; molti di noi, ragionando in maniera pre-teorica sulla natura del linguaggio arriverebbero a sostenere alcune, se non tutte, le posizioni sostenute da Locke. Lo scopo del corso ` e anche quello di far vedere come alcune delle tesi sulla natura del linguaggio che a noi sembrano intuitivamente pi` u plausibili, diventano altamente problematiche non appensa su questa base intuitiva si tenti di fare un minimo di riessione teorica.

Cosa dice Locke

Il succo della posizione lockeane sul linguaggio ` e ben riassunta da questo paragrafo: Bench` e luomo abbia una grande variet` a di pensieri, e tali che da essi potrebbero trarre protto e diletto altri come anche lui stesso, essi stanno tuttavia dentro il suo petto, invisibili e nascosti agli altri, n` e si potrebbe ottenere che di per se stessi apparissero. E poich` e non si potrebbero avere i piaceri e i vantaggi della societ` a senza comunicazione dei pensieri, fu necessario che luomo scoprisse qualche segno sensibile esterno, mediante il quale quelle idee invisibili, di cui son costruiti i suoi pensieri, potessero venir rese note ad altri. Nulla era pi` u adatto a tale scopo, sia per abbondanza sia per rapidit` a, di quei suoni articolati che in modo cos` facile e vario luomo si trov` o ad essere capace di produrre. In tal modo possiamo concepire come 1

le parole, che di natura loro erano cos` adattate a quello scopo, venissero ad essere impiegate dagli uomini come segni delle loro idee: non per alcuna connessione naturale che vi sia tra particolari suoni articolati e certe idee, poich` e in tal caso non ci sarebbe tra gli uomini un solo linguaggio, ma per imposizione volontaria, mediante la quale una data parola viene assunta arbitrariamente a contrassegno di una tale idea. Perci` o, lo scopo delle parole ` e di essere segni sensibili delle idee; e le idee per le quali esse stanno sono il loro signicato proprio e immediato. Questa visione del linguaggio e, pi` u in generale, della comunicazione tra gli umani era gi` a inuente ai tempi di Locke ma rimase assai inuente nei due secoli successivi. Vediamo nel dettaglio quali sono le tesi che Locke sostiene in questo passaggio. Dal passaggio si possono innanzitutto segnalare queste tre tesi: Prima Tesi: La natura del linguaggio ` e denita dalla sua funzione Seconda Tesi: La funzione del linguaggio ` e quella di comunicare Terza Tesi: Quel che il linguaggio serve a comunicare ` e il pensiero Senza comunicazione dei propri pensieri non ci pu` o essere per Locke, avanzamento della societ` a. Il bene pi` u prezioso fornito dal linguaggio ` e quindi, per Locke, la prosperit` a generata dalla societ` a. Il linguaggio fa ci` o essendo il veicolo principale per la comunicazione. Unaltra tesi che Locke sostiene ` e la seguente: Quarta Tesi: Le parole signicano le parti componenti di ci` o che il linguaggio serve a comunicare Questa tesi deriva per Locke dalla tesi (implicita nel testo) che i pensieri siano ottenuti dalla composizione di idee. Esplicitiamola: Quinta Tesi: I componenti del pensiero sono le idee Visto, quindi, che le parti componenti del linguaggio sono le parole e visto che il linguaggio serve a comunicare i pensieri, allora il signicato delle parole, conclude Locke, saranno i componenti delle parole. In forma esplicita il ragionamento di Locke potrebbe essere cos` ricostruito: A. I pensieri sono composti da idee B. Il linguaggio ` e composto da parole C. Il linguaggio comunica i pensieri D. Quindi: il signicato delle parole sono le idee Se questa ` e la forma esplicita del ragionamento di Locke, esso sembra essere un argomentazione invalida per vari motivi. In particolare la conclusione (la tesi premessa da quindi) non sembra derivare dalle premesse: il fatto che il 2

linguaggio serva a comunicare i pensieri e che linguaggio e pensiero siano, rispettivamente, composti da idee e parole non sembra essere suciente a concludere nulla sul rapporto tra idee e parole, in particolare non sembra esserew suciente per concludere che le idee siano il signicato delle parole. Il passaggio, comunque, presenta un problema interpretativo: Locke, propriamente dice che le parole sono segni delle idee. Quel che non ` e chiaro ` e se per Locke il fatto che unentit` a linguistica X sia un segno di unentit` a non linguistica B (notare luso delle virgolette) sia equivalente al fatto che B sia il signicato di X. Per Locke il termine idea ` e una nozione tecnica; sarebbe troppo lungo specicare cosa lui intendesse di preciso. Nel presente contesto, basta menzionare il fatto che per Locke, unidea ` e una sorta di immagine mentale. Unaltra tesi che si pu` o dedurre dal testo sopra riguarda proprio le idee ed ` e la seguente: Sesta Tesi: le idee di una persona non possono essere percepite da unaltra persona. Inne, il pezzo appena citato, sembra suggerire qualcosa sulla connessione tra parole e idee: Settima Tesi: la relazione tra le parole e le idee che signicano ` e arbitrario. La relazione ` e arbitraria perch` e` e lesito, come dice Locke, di una imposizione volontaria, ossia il legame tra parole e idee ` e di natura convenzionale. Inoltre Locke sembra sostenere la seguente tesi: Ottava Tesi: Le parole non sono intrinsecamente dotate di signicato Dal pezzo presentato sopra, quel che si pu` o concludere ` e che per Locke, le parole sono semplicemente dei suoni articolati; sembra cio` e che le parole siano individuate meramente sulla base delle loro propriet` a siche ed acustiche in particolare.

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3.1

Tre critiche alla visione lockeana del linguaggio


La relazione tra idee e parole

Il primo problema riguarda la relazione tra parole ed idee, intese come abbiamo visto come immagini mentali, ossia come rappresentazioni. Per Locke, quando aermo qualcosa come il mio cane ` e un labrador, questa frase (meglio enunciato) esprime un pensiero che ha lidea cane come costituente. Lidea cane ` e unimmagine mentale di un cane, probabilmente di un cane prototipico, una ` plausibile sorta di astrazione derivante dalla mie esperienze sensibili di cane. E pensare che ciascuno di noi avendo avuto esperienze diverse dei cani, abbia una rappresentazione mentale di cane diversa. Come abbiamo visto, Locke sembra sostenere la tesi che: Cane signica lidea cane 3

pensiamo, per` o, a quali sarebbero le conseguenze se questa fosse veramente la tesi sostenuta da Locke. Locke era un empirista e quindi riteneva che le idee di ciascuno derivassero dalle sue esperienza empiriche. La mia rappresentazione mentale dei cani (la mia idea cane ), quindi, ` e diversa da quella di una persona che con i cani ha avuto esperienze diverse dalla mie. Se questo ` e vero, per` o, il signicato della parola cane, pronunciato da me, sar` a la mia rappresentazione mentale di cane mentre la parola cane, pronunciata da unaltra persona, avr` a come signicato la rappresentazione mentale che questaltra persona ha dei cani. Se io e questaltra persona avessimo idee diverse di cane (corrispondenti a diverse esperienze empiriche con i cani), le nostre parole signicherebbero cose dierenti. Ma se cos` fosse, non sarebbe vero che il linguaggio serve alla comunicazione poich` e io ed il mio interlocutore non ci capiremmo qualora pronunciassimo degli enunciati che contengono la parola cane. Sarebbe come se parlassimo due linguaggi dierenti. Servirebbe cio` e qualche altro principio che ci aiutasse a capire se la mia idea di cane ` e unimmagine mentale delle stesse cose di cui ` e unimmagine mentale lidea del mio interlocutore, se le nostre due immagini mentali sono sucientemente convergenti da permettere la comunicazione. I difensori di Locke, negano che quando Locke aerma che le parole sono segni per le nostre idee egli intenda sostenere la tesi che il signicato delle parole siano le nostre idee. La difesa consiste, sostanzialmente, nel ricordare che le idee sono rappresentazioni e, in quanto tali, sono rappresentazioni di qualcosa. La parola oro quindi, ` e un segno che sta per una rappresentazione che a sua volta ` e una rappresentazione delloro. Anche Locke, quindi, sostiene il principio, da tutti condiviso secondo cui: Oro signica oro sebbene la relazione di signicato sia qui da intendere come una relazione complessa composta dalla relazione stare per tra la parola e lidea e la relazione essere una rappresentazione di tra lidea di oro e loro. Si potrebbe anche sostenere che la parola oro esprime la nostra idea di oro ma che signica loro.

3.2

Problemi di comunicazione

Il problema principale per Locke, comunque, ` e che la sua visione del linguaggio sembra rendere impossibile proprio ci` o a cui il linguaggio serve, ossia la comunicazione In particolare, almeno a giudicare dal pezzo sopra, Locke sembra avere unidea virale della comunicazione: lunica condizione per la comunicazione ` e che due individui si scambino tra loro parole che servano ad esprimere le proprie idee. Ricordiamo che per Locke, le parole sono solo suoni articolati utili per esprimere le nostre idee. La comunicazione tra due individui A e B avviene quindi solamente perch` e le orecchie di B riescono a percepire i suoni articolati (le parole) che A ha associato alle proprie idee. Questo non sembra essere suciente per comunicare. La comunicazione tra due individui ha senso non solamente se c` e la trasmissione del pensiero ma anche se c` e una comprensione di quel che viene detto.

Per comprendere cosa ci sta dicendo un interlocutore dobbiamo innanzitutto conoscere quel che egli intende con le sue parole. Nella visione lockeana sembra che sia impossibile proprio capire cosa intendano i nostri interlocutori con le loro parole. Lapproccio lockeano prevede che uno capisca cosa un nostro interlocutore dica sapendo a quali idee corrispondano le sue parole. Secondo la tesi 8, per` o, le parole non sono dotate intrisecamente di signicato, sono meri suoni articolati. Questo vuol dire che lunico modo per sapere cosa signicano le parole ` e sapere quale relazione ci sia tra tali suoni articolati e le idee. Ma le idee non possono essere percepite, in accordo con la tesi 6. Quel che ci vorrebbe ` e un qualche modo sistematico per inferire, dal fatto che un parlante aerma una certa parola, il fatto che una certa idea sia presente nella sua testa. Ma, poich` e per la tesi 7, la relazione tra parole e idee ` e arbitraria, non abbiamo alcun motivo per inferire la presenza di una certa idea nella testa del nostro interlocutore dal solo fatto che egli abbia pronunciato una certa parola. Ma questo signica che non sapremo mai cosa signicano le parole dei nostri interlocutori proprio perch` e non abbiamo un modo sistematico di associare le parole del nostro interlocutore alle idee che egli intende trasmettere. Qualcuno potrebbe accettare di buon grado che la comunicazione sia impossibile, ma non un lockeano poich` e la funzione principale del linguaggio per un lockeano ` e proprio quella di comunicare e il linguaggio ` e denito proprio nei termini della sua funzione. Per un lockeano, quindi, se il signicato delle parole sono le idee, il signicato delle parole non pu` o essere conosciuto, sia perch` e le idee non sono percepibili sia perch` e lassociazione tra idee e parole ` e del tutto arbitraria. Il problema ` e che il linguaggio e la comunicazione non sembrano funzionare come Locke ci suggerisce. Chiediamoci: perch` e, nel comunicare con qualcuno, scegliamo di usare una parola e non unaltra? La risposta ` e che riteniamo una parola, piuttosto che unaltra, come la parola appropriata da usare nel contesto rilevante. Ma nel riconoscimento dellappropriatezza delle parole da usare sembra essere pi` u rilevante quel che la nostra comunit` a linguistica intende con tale parola, piuttosto che le nostre associazioni mentali. Questo punto dimostra una tesi abbastanza importante: se la comunicazione sembra possibile per mezzo del linguaggio anche nel caso in cui non si riesca a comunicare ai nostri interlocutori le nostre particolari associazioni tra idee e parole, questo signica che le nostre particolari associazioni tra idee e parole, sono irrilevanti per la comunicazione linguistica, ossia che il signicato delle parole ` e indipendente dal particolare modo in cui ciascun parlante associa parole e idee. Al ne di rendere possibile la comunicazione nella cornice teorica di Locke, si potrebbero proporre alcuni cambiamenti alle tesi 1-8. Primo tentativo di riforma. Un primo tentativo potrebbe consistere nel cambiare la tesi 6, la tesi secondo cui le idee non possono essere percepite. Il problema ` e che modicare la tesi 6 non sembra essere unopzione particolarmente attraente poich` e, come gi` a detto, le idee per Locke sono immagini mentali; se le idee fossero percebili, allora dovremmo sostenere che una persona pu` o percepire le immagini mentali di unaltra persona e questo non sembra essere molto plausibile.

Secondo tentativo di riforma. Un secondo tentativo potrebbe essere cambiare la tesi 5, secondo cui i componenti del pensiero sono le idee. Una proposta potrebbe essere che invece che dalle idee i pensieri sono formati dai concetti : Tesi 5*: I componenti del pensiero sono i concetti I concetti dieriscono dalle idee lockeane poich` e non sono delle entit` a puramente psicologiche; il concetto di cane non ` e il particolare modo in cui io penso ai cani. A dierenza delle idee i concetti sono in qualche modo percepibili poich` e i concetti posseduti da un certo individuo sono inferibili dal suo comportamento. Ad esempio, almeno in un certo senso di concetto, possiamo inferire dal comportamento di un bambino di un anno che egli abbia il concetto di mamma e pap` a, che abbia dei pensieri in cui i concetti mamma e pap` a sono i costituenti. Non sarebbe cos` , almeno per Locke, se i pensieri fossero costituiti da idee: nemmeno il comportamento ` e rivelatore per Locke delle idee di un altro individuo. Come vedremo, la riessione losoca sul linguaggio di G. Frege (liniziatore del dibattito contemporaneo) va proprio in questa direzione. Terzo tentativo di riforma Una riforma ancora pi` u radicale dellimpianto lockeano avviene se modicihiamo la tesi 3, ossia la tesi che il linguaggio serve a comunicare il pensiero Questa tesi deriva dalla concezione generale che Locke aveva della comunicazione che pu` o essere caratterizzata come una concezione individualistica. Secondo questa concezione, ogni persona ` e un individuo autonomo le cui relazioni con il mondo e con le altre persone sono indipendenti dalla societ` a e dalle istituzioni. Ciascuno deve interpretare e comprendere il mondo interamente per suo conto. Questo autonomo processo di comprensione prevede anche che ciascuno assegni in maniera individuale un signicato alle proprie parole. Il signicato delle parole non ` e ricevuto ma da ciascuno assegnato per proprio conto. Lo scopo della comunicazione, per un difensore della visione individualista, consiste nello scoprire cosa gli altri individui pensino in modo da arontarli, nel caso siano nostri rivali, o in modo da creare forme di cooperazione nel caso siano nostri alleati. Unaltra concezione della comunicazione ` e per` o possibile. Tale concezione pu` o essere caratterizzata come una concezione collaborativa. Secondo questa visione, lo scopo della comunicazione non ` e tanto quello di scoprire cosa le altre persone pensano, quanto piuttosto di informare gli altri su quel che accade nel mondo. Secondo questa concezione, le parole sono gi` a dotate di signicato e tale signicato ` e indipendente dalle nostre associazioni e immagini mentali (lassegnazione di signicato alle parole non ` e qualcosa che ciascuno compie, per cos` dire, nel chiuso della propria mente); per comunicare dobbiamo solo imparare quale signicato abbiano le parole per come sono usate nella nostra comunit` a linguistica. Per la concezione individualistica della comunicazione siamo sostanzialmente creatori del linguaggio. Per la concezione collaborativa della comunicazione siamo sostanzialmente utenti del linguaggio. Come vedremo, buona parte della losoa del linguaggio contemporanea pu` o essere classicata attorno ad uno di questi due modelli generali di comunicazione. 6

La riforma dellapproccio lockeano alla luce di una visione pi` u collaborativa della comunicazione consiste nella modicazione della tesi 3 nel seguente modo: Tesi 3*: Quel che il linguaggio serve a comunicare sono fatti Assumere la tesi 3* ` e un cambiamento radicale poich` e consiste nel sostenere la tesi che il linguaggio non riguarda ci` o che le persone hanno in mente, ma riguarda il modo in cui stanno le cose nel mondo. La tesi 3* non pu` o essere assunta senza ulteriori conseguenze. Visto che rimane vera la tesi 4 secondo cui le parole signicano le parti componenti di ci` o che il linguaggio serve a comunicare, allora dovremmo sostenere che le parole signicano le parti componenti dei fatti. Ma come sono composti i fatti? Unidea piuttosto semplice ` e considerare i fatti come delle entit` a composte da oggetti e propriet` a. Che io indossi un maglione rosso ` e un fatto composto da me, il mio maglione rosso e la relazione x indossa y . I componenti dei fatti, quindi, possono essere considerati oggetti, propriet` a e relazioni. Da questo deriva, allora che i signicati delle parole saranno oggetti, propriet` a e relazioni. La parola oro, quindi, signicher` a non la nostra immagine mentale delloro ma la sostanza oro. Il signicato di un aggettivo come simpatico sar` a una certa propriet` a (forse meglio qualit` a) ossia la simpatia.

3.3

Come le parole formano enunciati

La tesi 4, secondo cui i signicati delle parole sono le parti componenti di ci` o che il linguaggio serve a comunicare, suggerisce la tesi che: le parole sono le componenti di base del linguaggio Questa tesi, senza qualicazioni, potrebbe essere contestata: del resto anche le parole sono entit` a complesse, anchesse hanno delle parti e sono le lettere di cui sono composte. Cos` come gli enunciati sono formati da parole, le parole sono formate da lettere. Le parole, per` o, sono i componenti basilari del linguaggio, almeno ntantoch` e ` e il signicato che ci interessa. Il signicato degli enunciati, infatti, dipende dal signicato delle parole, ma il signicato delle parole non sembra dipendere dalle lettere che le compongono. Aermare che il signicato di una parola dipenda dalle lettere di cui ` e composto signica negare la tesi, ritenuta, in generale piuttosto plausibile, che le parole abbiano un signicato arbitrario, ossia signica negare la tesi 7. Se le parole signicano quel che signicano in maniera dipendente dalle lettere che le compongono, allora non sarebbe in generale vero che una data una certa parola, qualsiasi altra parola sarebbe andata bene per signicare quel che la prima signica. Le parole, quindi, per quanto riguarda il signicato, sono degli atomi, ossia non c` e entit` a pi` u piccola delle parole dotata di signicato. Ovviamente, ` e necessario ranare tale tesi in modo da arontare i controesempi generati dalle parole composte (come auto-mobile, etc.) o da parole con sussi (come signor-ina, etc.) Se ` e vero allora che le parole sono i componenti basilari degli enunciati, un problema che si pone ` e il seguente: In che modo le parole riescono a comporre degli enunciati? 7

Ovviamente non ogni lista di parole forma un enunciato, gli enunciati, cio` e, non sono mere liste di parole. Ad esempio, (1) Socrate, simpatia, essere ` e una lista mentre (2) Socrate ` e simpatico

` e un enunciato, sebbene sia formato dagli stessi componenti di 1. Da notare che (2) ` e unentit` a complessa e autonoma perch` e se ci fossimo fermati prima della sua ne e avessimo letto solo Socrate ` e non avremmo pronunciato un enunciato e inoltre, il risultato derivante dallaggiunta di una qualsiasi altra parola dopo simpatico non sarebbe a sua volta un enunciato grammaticale. Contrariamente a quanto possa sembrare, questo fenomeno percui gli enunciati formano delle unit` a` e assai dicile da spiegare. Un presupposto essenziale per spiegare come gli enunciati stiano insieme ` e, ad esempio, che le parole abbiano delle propriet` a sintattiche, ossia che possano svolgere determinati ruoli allinterno degli enunciati. Le propriet` a sintattiche di una parola sono quelle che permettono alla parola in questione di combinarsi con altre. Se, ad esempio, pensassimo che tutte le parole siano dei nomi sarebbe dicile evitare la conclusione che gli enunciati sono delle liste. Locke sembra avere dicolt` a a spiegare lunit` a degli enunciati proprio perch` e egli sembra sostenere che le parole sono nomi delle idee. Questo ` e quel che dice (libro III, cap. Vii, 1): La mente nel comunicare agli altri i suoi pensieri, non ha solo bisogno di segni per le idee che in quel momento ha davanti a s` e, ma anche di altri, intesi a dimostrare o suggerire una qualche sua operazione che, in quel momento, si riferisce a quelle idee. E questo fa in vari modi, come ` e e non ` e sono i segni generali usati dalla mente per aermare o negare. Lidea sembra essere quella che quando aermo qualcosa come Socrate ` e simpatico la mia mente aerma la simpatia di Socrate, mentre se aermo Socrate non ` e simpatico quel che accade ` e che la mia mente nega la simpatia di Socrate. La tesi ` e quindi ` e che lunit` a dellenunciato ` e garantito da operazioni della mente. Questa soluzione, per` o, si limita a trasferire il problema su un altro piano; lunit` a dellenunciato ` e spiegata rifacendosi ad una unit` a che avviene nella mente del parlante; lunit` a dellenunciato ` e spiegata, cio` e, nei termini dellunit` a di un giudizio o di un pensiero. Rimane, per` o, del tutto misterioso cosa tiene unito un pensiero. Da notare che questa dicolt` a` e comune sia ad un approccio, come quello di Locke, secondo cui il linguaggio esprime i pensieri, sia ad un approccio secondo cui il linguaggio esprime i fatti. Entrambi gli approcci trasferiscono il problema dellunit` a degli enunciati su un altro piano: per i primi ci` o che tiene insieme un enunciato ` e lunit` a di un pensiero, per gli altri ci` o che tiene insieme un enunciato ` e lunit` a di un fatto. Ma il nesso che tiene uniti da una parte i giudizi dallaltra i fatti rimane ugualmente misterioso tanto quello che si intendeva spiegare. 8

Le assunzioni meno disputate

Sebbene, come abbiamo visto, la teoria del linguaggio di Locke si presta a numerose critiche, alcune delle tesi su cui essa si basa sono considerate ancora solide. Ad esempio la tesi 1, la tesi secondo cui la natura del linguaggio ` e denita sulla base della sua funzione, e la tesi 2, la tesi che la natura del linguaggio ` e quella di comunicare, sembrano essere considerate ancoroggi del tutto plausibili. Forse, per` o, la tesi 2 potrebbe essere criticata sostenendo che con il linguaggio non si svolge solo unattivit` a strettamente comunicativa; luso del linguaggio in letteratura non pu` o essere considerato solo un uso di tipo comunicativo. Anche le tesi 7 (la tesi secondo cui la relazione tra parole e signicati ` e arbitraria) e la tesi 8, la tesi secondo cui le parole non sono intrinsecamente dotate di signicato sono accettate dalla maggior parte dei teorici contemporanei. Da notare che la tesi 7 implica che data una certa parola con un suo signicato, sarebbe stato possibile usare unaltra parola per veicolare il medesimo signicato. Visto che la dierenza tra le due parole (essendo il signicato il medesimo) consiste nelle propriet` a acustiche o grache della parola stessa, la tesi 7 implica che dierenze acustiche o grache tra due parole sono irrilevanti per quanto riguarda il loro signicato. Questo, in generale, signica che due parole identiche acusticamente o gracamente possono avere due signicati diversi (casi di ambiguit` a lessicale) ma anche che non ` e necessario che due parole con propriet` a acustiche o grache dierenti abbiano signicati diversi (casi di sinonimia). Anche la tesi 7, comunque, ` e plausibile ntantoch` e si abbia una concezione del linguaggio strettamente comunicativa. Qualcuno potrebbe sostenere che nel caso del linguaggio per come ` e usato in letteratura, anche le propriet` a acustiche o grache delle parole sono fondamentali per veicolare dei signicati. Lultima cosa da osservare ` e che ci` o che ` e richiesto dalla tesi 8 sembra essere molto pi` u forte rispetto a ci` o che ` e richiesto dalla tesi 7. Per garantire larbitrariet` a della connessione tra parole e loro signicati non siamo costretti a sostenere che le parole, in s` e e per s` e, sono solo tipi di suoni o segni. In verit` a, sembra assai dicile identicare una parola solo per mezzo delle sue propriet` a siche: ad esempio pu` o essere dicile riconoscere due proferimenti come proferimenti della stessa parola nel caso a pronunciarle siano persone che parlano la stessa lingua in luoghi diversi o in tempi diversi. Del resto, riconoscere una parola anche per mezzo del signicato ad essa arbitrariamente riconosciuto sembra non aiutare: sono assai frequenti casi di parole che, nel corso del tempo, tendono a cambiare signicato (ad es. Madagascar).

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