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Roberto Bartali Luigi Carli Marco Clementi Luigi Carli Richard Deake Aldo Giannuli Francesco Mazzola Fernado

ernado Orlandi Gabriele Paradisi Vladimiro Satta Salvatore Sechi

Le vene aperte del delitto Moro

www.mauropagliai.it

2009 EDIZIONI POLISTAMPA Via Livorno, 8/32 - 50142 Firenze Tel. 055 737871 (15 linee) info@polistampa.com - www.polistampa.com ISBN 978-88-564-0014-4

SOMMARIO

Salvatore Sechi, Introduzione

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Richard Drake, Il delitto Moro trentanni dopo Marco Clementi, La memoria difensiva di Aldo Moro Luigi Carli, La colonna genovese delle Brigate rosse Roberto Bartali, Il Pci e le Brigate rosse Fernando Orlandi, A Praga, a Praga! Gabriele Paradisi, Quegli ottusi servitorelli Chi ha scritto i comunicati delle Br? Francesco Mazzola, Testimonianza dallinterno del Palazzo Aldo Giannuli, Noti servizi, malavita e reverendi padri Vladimiro Satta, La risposta dello Stato ai terrorismi Salvatore Sechi, Moro e la storiografia delleversione atlantica Indice dei nomi Nota bio-bibliografica degli autori Acronimi 5

A PRAGA, A PRAGA! STORIA, LEGGENDE E MALCOSTUME DI UNA VICENDA ITALIANA


Fernando Orlandi

Nel nostro paese si radicata ed cresciuta una scuola di pensiero ricca di adepti, che indaga le vicende del passato attraverso il prisma dei misteri e dei complotti, comunemente indicata come dietrologia1. Le vicende del terrorismo italiano e in particolare laffaire Moro sono state oggetto di numerose rivisitazioni che, a seconda dellautore, puntano lindice verso un composito panorama di burattinai, dai servizi segreti nostrani pi o meno deviati, a quelli di Mosca e Washington, senza dimenticare un piccolo ruolo per Israele. I misteri affascinano il pubblico e pertanto queste pubblicazioni godono di successo editoriale, che purtroppo non viaggia in parallelo alla ricerca della verit. Soprattutto, laffannosa caccia di qualche nuovo mistero fa dimenticare le origini indigene del fenomeno brigatista e pi in generale del terrorismo italiano. La certezza del complotto occultato ha poi alimentato un metodo di raccolta dei materiali basato sulluso parziale e selettivo delle fonti, evitando la consultazione e il riscontro con i documenti oramai da molti anni accessibili nei diversi archivi come, ad esempio, quelli della Repubblica ceca. Nei casi pi gravi di uso scorretto della documentazione proveniente dagli archivi di polizia o dei servizi di intelligence, il materiale viene utilizzato senza neppure tenere conto delle avvertenze degli estensori. Inoltre, in modo francamente discutibile si utilizzano informative dei servizi segreti o provenienti da fonti di polizia, senza il minimo tentativo di riscontro con le altre fonti archivistiche, scambiando cos la confidenza o la voce riferita in un appunto, ovvero una segnalazione da verificare, in qualcosa di gi acclarato. Molto correttamente

Al riguardo si vedano le osservazioni in S. SECHI, Il delitto Moro: un esempio di eversione atlantica? Una discussione con Giuseppe De Lutiis, Centro studi sulla storia dellEuropa orientale, Levico Terme 2008 (Csseo Working Paper n. 133).

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lammiraglio Fulvio Martini, gi direttore del Sismi, nel corso della sua audizione alla Commissione stragi precis, riferendosi proprio allutilizzo di questo genere di carte di archivio dei servizi:
Uninformativa di un centro Cs [Controspionaggio] non rappresenta assolutamente niente perch deve essere almeno confermata da altre due fonti, altrimenti un pezzo di carta di nessun valore. [...] Le carte che non sono confermate, che non diventano notizia ma sono la soffiata di un tizio qualsiasi, non rappresentano niente nella vita di un Servizio. Questo un aspetto da tenere presente2.

Nel caso della Cecoslovacchia, paese e partito (Ksc ) con il quale i comunisti italiani (Pci) hanno avuto un rapporto decisamente particolare (correttamente, stato affermato che Praga era la citt privilegiata dei comunisti italiani3), i dietrologi nostrani non si curano di consultare la documentazione disponibile per verificare le notizie sulle scuole di addestramento militare degli anni Cinquanta di cui a lungo si parlato e che per alcuni di loro hanno costituito il retroterra di un addestramento di terroristi negli anni Settanta. Chi scrive, negli anni 1990-1994, ha anche avuto la possibilit di incontrare dopo non poche peripezie e molte ritrosie alcuni comunisti italiani che, dopo aver trovato riparo in quel paese, l hanno poi ricostruito una propria esistenza, una seconda vita dietro il nome cospirativo assunto (e in qualche caso una nuova famiglia, a dispetto di quella lasciata in Italia). Per la maggior parte di queste persone le condizioni materiali di esistenza non sono state particolarmente fortunate, avendo condiviso, specialmente negli anni Cinquanta, la misera esistenza dei cechi, nella campagne o in fabbrica, dispersi nel paese, lontano da Praga, in condizioni anche vicine allindigenza, con una alimentazione, a volte, pressoch priva di frutta e verdura. Comunit prettamente maschili, con problemi relazionali e di integrazione, dovuti anche alla non conoscenza della lingua del paese ospitante. In condizioni non dissimili si trovavano altri rifugiati, ad esempio quelli provenienti dalla Grecia. Le persone con cui mi trovai a discutere alCommissione parlamentare dinchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (CpS), 54 Resoconto stenografico della seduta di mercoled 6 ottobre 1999, p. 354. 3 K. BARTOEK, Zprva o putovn v komunistickch archivech, Paseka, PrahaLitomyl 2000, p. 117.
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linizio degli anni Novanta chiesero la garanzia dellanonimato, e quindi non le ricorder, sebbene mi siano servite per comprendere in modo pi approfondito quelle vicende. Oggi disponiamo invece allArchivio statale di Praga (Sa) laccesso alle carte che concernono i rifugiati italiani, e le loro attivit, compresa la scuola di partito e lemittente radiofonica Oggi in Italia. I materiali si trovano soprattutto nel Fondo 100/3 (Ksc mezinrodn odde leni) e nel Fondo 19/7. Nella documentazione, gli italiani sono indicati con i nomi cospirativi assunti, ma in molti casi, grazie alla ricchezza delle carte, possibile scioglierli in quelli reali. Fra i materiali si trovano anche molti file personali, rapporti, statistiche e anche materiale fotografico. Paradossalmente, ma forse ancora pi significativamente, nessuno dei dietrologi nostrani si peritato di andare a consultare queste carte4. Non si tratta solo di questioni linguistiche, che comunque andrebbero in ogni caso risolte, se si applicasse il rigoroso metodo scientifico che impone il riscontro di tutte le fonti accessibili, perch parte significativa di questi documenti in italiano (alcuni sono redatti in francese e la restante parte in ceco). Mentre mi trovavo a Praga assieme ad alcuni membri del Centro studi sulla storia dellEuropa orientale nellambito di altra ricerca, nellaprile 2006 ho potuto discutere con funzionari dello stato e dellrad dokumentace a vyetr ovn zloc inu komunismu (dvzk) della questione Brigate rosse (Br)-Cecoslovacchia. Nel corso di uno di questi incontri mi stata offerta la possibilit di compulsare i faldoni contenenti tutta la documentazione disponibile e non ancora declassificata. Per quanto ho potuto vedere, posso affermare che non esiste un solo file reAd oggi queste carte sono state utilizzate soltanto dallo storico Philip Cooke che ha pubblicato i seguenti lavori: From Partisan to Party Cadre: The Education of Italian Political Emigrants in Czechoslovakia, Italian Studies, vol. 61, n. 1 (Spring 2006), 64-84; Da partigiano a quadro di partito: leducazione degli emigrati politici italiani in Cecoslovacchia, Ricerche storiche, a. 40, n. 101 (aprile 2006), pp. 9-38; Oggi in Italia: The Voice of Truth and Peace in Cold War Italy, Modern Italy, vol. 12, n. 2 (giugno 2007), pp. 251-265; Oggi in Italia: La voce della verit e della pace nell'Italia della guerra fredda, L'Impegno, a. 27, n. 1 (giugno 2007), pp. 39-54; e Lemigrazione politica in Cecoslovacchia e Italian Political Emigration to Czechoslovakia, entrambi in G. RANDO e J. HAGAN, a cura di, La diaspora italiana dopo la Seconda Guerra Mondiale. The Italian Diaspora after the Second World War, International AM Edizioni, Bivongi 2007, pp. 49-59 e 273-284.
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lativo ai primi anni Settanta (o ai Sessanta), quando invece un nutrito gruppo di italiani, secondo una vulgata prevalente, sarebbe stato addestrato in quel paese. Non solo, i file successivi sono stati aperti soprattutto su input provenienti dallestero. Debbo anche confessare che quando ho goduto dellopportunit di consultare i fascicoli sul terrorismo italiano non pensavo affatto a scrivere un contributo su questa vicenda, ero mosso maggiormente dalla curiosit, da quel desiderio di conoscenza che aleggia in tutti coloro che si occupano di storia. La scuola di Dobr ichovice I legami politici e organizzativi fra i comunisti italiani e il partito fratello della Cecoslovacchia negli anni Cinquanta sono stati particolarmente stretti, molto pi importanti di quelli, ad esempio, con i comunisti bulgari o polacchi, e si sono articolati su diversi piani. In aggiunta ai normali rapporti fra partiti fratelli, dopo la rottura dei rapporti fra Stalin e Tito, la Cecoslovacchia divenuta una sorta di retrovia del comunismo italiano. Proprio come prima era particolarmente agevole il passaggio illegale in Jugoslavia, allo stesso modo lo era il trasferimento in Cecoslovacchia, controllando, fino al 1955, le truppe dellArmata Rossa sovietica la parte orientale dellAustria e fornendo il Partito comunista austriaco tutto il suo sostegno. La Cecoslovacchia subentr cos alla Jugoslavia quale territorio di rifugio, ospitando non solo comunisti italiani, ma anche greci e di altre nazionalit, che dovevano sottrarsi alla giustizia dei propri paesi. Per quanto riguarda lo specifico della Cecoslovacchia, abbiamo una iniziale emigrazione di italiani prima del colpo di Praga del febbraio 1948; una emigrazione di tipo economico, nel contesto di un accordo stipulato da Giuseppe Di Vittorio, che permetteva a un limitato numero di operai di trovare una nuova occupazione in quel paese5. Segu lemigrazione, ben pi significativa, di coloro che ripararono illegalmente in Cecoslovacchia per sfuggire alla magistratura italiana, perseguiti per crimini commessi dopo la fine della guerra, ad esempio gli omicidi commessi dalla Volante rossa o i molti assassinii perpetrati nel cosiddetto triangolo della morte emiliano. Si tratta di un consistente numero di militanti comunisti, spesso con un basso livello di educazione politica e culturale, con anche alcuni casi di analfabeti5

P. COOKE, Lemigrazione politica in Cecoslovacchia, cit., p. 49.

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smo. Riparati in Cecoslovacchia vennero distribuiti in varie zone del paese: assunsero nomi di copertura, rispettarono le regole cospirative e lavorarono, spesso in pessime condizioni, vuoi in fattorie agricole, vuoi in fabbriche e alcuni anche nelle miniere. Delle procedure cospirative utilizzate del Pci troviamo indicazione anche in una testimonianza fornita da un connazionale gi espatriato clandestinamente in Cecoslovacchia e rientrato nel 1952 di cui riferisce un rapporto del novembre 1954 del maggiore Aldo Cappelli del Centro Cs di Bologna: gli apparati del Pci predisponevano con cura itinerari e accompagnatori, curando anche linvio alle rappresentanze del Pci in Cecoslovacchia di una biografia dellespatriando con tutte le informazioni atte a ben lumeggiare la figura sotto ogni profilo6. Attorno a questa emigrazione sono sorte diverse leggende, la principale delle quali racconta che almeno una parte di questi uomini segu particolari corsi di addestramento militare alla guerriglia e al sabotaggio. Numerose sono le informative provenienti da Questure e Carabinieri come pure dai Centri Cs, dove si legge di corsi per il perfezionamento di sabotatori, di corsi di addestramento alla guerriglia, al sabotaggio, alluso di armi automatiche, e di di corsi di istruzione sulla guerriglia e sulla lotta partigiana. Nelle carte depositate negli archivi italiani si rinvengono fitti scambi fra il Ministero degli esteri, il Ministero dellinterno (in particolare la Divisione affari riservati), e il diplomatico Raniero Vanni dArchirafi. Questultimo, ad esempio, con una nota del 12 settembre 1950, comunica alla Farnesina che da una fonte della massima attendibilit ha appreso che a Dobr ichovice (qualche decina di km da Praga, a mezza strada fra la capitale e il castello di Karltejn), era stata istituita una scuola di sabotaggio e attentati, gestita congiuntamente da cechi e sovietici. Quattrordici italiani avrebbero preso parte ai corsi7.
6 Sifar, Centro Cs di Bologna allufficio D di Roma, 29 novembre 1954, in Archivio della Commissione parlamentare dinchiesta concernente il dossier Mitrokhin e lattivit dintelligence italiana (ACM), Raccolta dei materiali per il procedimento penale Gladio Rossa. 7 Ministero degli affari esteri, Telespresso n. 16/18772 a Ministero dellinterno, 13 settembre 1950. Oggetto: Scuola di sabotaggio in Cecoslovacchia. Lambasciata si premura di segnalare: Questa Legazione non ha il mezzo per compiere altri accertamenti. Vedi anche Ministero degli affari esteri, Telespresso n. 16/20767 a Ministero dellinterno, 31 ottobre 1950. Oggetto: Italiani alla scuola di sabotaggio

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Con una certa regolarit negli anni successivi continuano a pervenire da informatori notizie su scuole di addestramento8. Un rapporto del Sifar indica fra gli insegnanti di una di queste scuole per terroristi e propagandisti Francesco Moranino9. Viene altres ripetutamente segnalata la presenza di Giulio Paggio, alias Tenente Alvaro, alias Antonio Boffi, il capo della Volante rossa10. Di tanto in tanto, queste notizie affiorano anche sulle pagine dei giornali11.
di Dobr ichovice; Ministero degli affari esteri, Telespresso n. 219/[illeggibile] a Ministero dellinterno, 22 novembre 1950. Oggetto: Italiani alla scuola di sabotaggio di Dobr ichovice, tutti riprodotti in G. DONNO, La Gladio rossa del Pci (19451967), Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, pp. 357-360. 8 Ad esempio Ufficio affari riservati, Documento 224/I-123, 19 maggio 1952. Oggetto: Scuole di sabotaggio in Cecoslovacchia, riprodotto in Idem, p. 360. 9 Sifar, Appunto [per la Presidenza del consiglio], 11 giugno 1952. Oggetto: Relazioni fra Pci e Cecoslovacchia, riprodotto in Idem, pp. 361-362. Moranino, condannato dal Tribunale speciale e comandante partigiano, nel 1946 fu eletto deputato alla Costituente. Sottosegretario alla Difesa con delega per lesercito nel terzo governo De Gasperi, fu rieletto deputato nel 1948. Nel 1951 ripar in Cecoslovacchia. Rieletto parlamentare nel 1953, pot rientrare in Italia, ma fugg nuovamente in Cecoslovacchia dopo che la Camera vot lautorizzazione a procedere nei suoi confronti. Nel 1953 Moranino fu nominato rappresentante del Pci nella Segreteria del Cominform e nella redazione della rivista Per una pace stabile, per una democrazia popolare!. Segreteria del Pci a Ufficio di informazione dei partiti comunisti e operai, 23 marzo 1953, Fondazione Istituto Gramsci (FiG), Archivio del Partito comunista italiano (Apci), fondo M, mf 245-246. Processato in contumacia nellaprile 1956, la Corte di assise di Firenze lo condann allergastolo. La sua vicenda giudiziaria termin nel 1964, con la grazia concessagli dallallora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Rientrato in Italia, nel 1968 Moranino fu eletto senatore. Sulla sua vicenda giudiziaria, si veda R. GREMMO, Il processo Moranino, Edizioni Storia ribelle, Biella 2005. A Praga Moranino era conosciuto come Franco Moretti. 10 Ad esempio Questura di Milano a Ministro dellinterno e Direzione generale di P.S., 17 ottobre 1952. Archivio del Ministero dellinterno, Direzione generale di pubblica sicurezza, Divisione affari riservati, fascicolo Z-20/E. Sulla Volante rossa vedi C. BERMANI, La Volante rossa (estate 1945-febbraio 1949), Primo maggio, n. 9-10, inverno 1977-1978, pp. 81-106; C. BERMANI, Storia e mito della Volante rossa, Nuove Edizioni Internazionali, Milano, 1996; C. GUERRIERO e F. RONDINELLI, La Volante rossa, Datanews, Roma 1996; e M. RECCHIONI, Ultimi fuochi di resistenza: Storia di un combattente della Volante rossa, DeriveApprodi, Roma 2009. 11 Ad esempio A. VALCINI, Dove si insegna agli italiani come sabotare la democrazia, Corriere della Sera, 9 luglio 1955.

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Le informative depositate negli archivi italiani fanno riferimento a varie scuole e corsi di addestramento militare, indicando sovente la gi citata localit di Dobr ichovice. Sono notizie che, con il passare del tempo, tendono a moltiplicarsi12. Arriver persino linformazione che gli allievi italiani col addestrati si apprestano a rientrare in patria per tentare una sorta di golpe. Leggiamo, infatti, in un Telespresso:
Linformatore avrebbe saputo dalla moglie di uno di questi italiani, recentemente giunti nella scuola di sabotaggio, che in essa vi sarebbero molti istruttori russi e che i cosiddetti allievi dovrebbero rientrare in Italia verso il prossimo mese di febbraio [1951] per tentare si dice una specie di putsch nel nostro paese.

Il documento conclude, avvertendo: Quanto sopra riferisco, naturalmente, con ogni riserva, non avendo per ora possibilit di controllo13. Come tutti ben sappiamo non si tent nessuna specie di putsch nel nostro paese. Quella riferita, peraltro con le dovute cautele del caso, era una semplice voce raccolta. Questa notizia, un documento che per seriet non andrebbe neppure citato, a meno che non si voglia discutere dei boatos che necessariamente gli apparati dello Stato si trovano a dovere recepire, viene accreditata in un recente volume di Rocco Turi14. E poich nulla accadde in quel febbraio 1951, in modo altrettanto disinvolto lautore conclude, senza ovviamente indicare una fonte a sostegno dellaffermazione:
Il putsch programmato per il febbraio 1951 venne cancellato o rinviato a causa della scoperta, da parte dei vertici comunisti, della fuga di informazioni, ma sia lattivit informativa, da parte italiana, che quella eversiva, da parte cecoslovacca, continuarono per anni15.

12 R. TURI, Gladio rossa. Una catena di complotti e delitti, dal dopoguerra al caso Moro, Marsilio, Venezia 2004, pp. 127-128 e i documenti citati. 13 Ambasciata italiana di Praga, Telespresso n. 2376/1438 a Ministero degli affari esteri, 31 ottobre 1950; e Ministero degli affari esteri, Telespresso n. 16/20767 a Ministero dellinterno, 31 ottobre 1950. Oggetto: Italiani alla scuola di sabotaggio di Dobr ichovice, riprodotto in G. DONNO, La Gladio rossa, cit., p. 358. 14 R. TURI, Gladio rossa, cit., p. 125. 15 Ivi, p. 127.

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Il tentativo di confermare una tesi fa s che invece di ricostruire la vicenda dei comunisti italiani in Cecoslovacchia prevalgano le congetture. Quello che il rigore metodologico imporrebbe riscontrare le informative dei nostri archivi con il database delle informazioni pubbliche e le accessibili carte della sezione internazionale del Ksc che riguardano gli italiani. Per quanto riguarda date e tempi, pacifico che la scuola di addestramento a sabotaggi e attentati di Dobr ichovice la stessa di cui parlano in dettaglio le carte di archivio di Praga. Ma la storia che questi documenti ci raccontano con dovizia di particolari ben diversa da quella riferita nelle non riscontrate informative gi citate16. La proposta di istituire una scuola politica per gli italiani venne avanzata dal partito fratello nel 194917. Trov sede in una villetta di Dobrichovice, e fu attiva per tre anni, dal 1950 al 1952. Le carte darchivio bene documentano la selezione degli allievi, a partire dalle dettagliate caratteristiche, ovvero le biografie. interessante osservare come le note fossero critiche, esprimendo riserve sui candidati, specie per quanto riguardava la mentalit partigiana e settaria18. Verso la fine di novembre 1949 Pietro Secchia scrive a Bedrich Geminder, capo della Sezione internazionale della Segreteria del Ksc: lobiettivo della scuola formare dei quadri in grado di svolgere un adeguato lavoro politico fra gli esuli italiani. Il primo corso durer un anno, i selezionati saranno cinquanta e il corso sar modulato sulla base di quelli organizzati in Italia dalla scuola centrale del Pci (quella delle Frattocchie, lIstituto di studi comunisti, inizialmente intitolato a Andrei Zhdanov e successivamente a Palmiro Togliatti)19. LorganizI documenti sono stati studiati da Philip Cooke che ne ha dato conto in From Partisan to Party Cadre, cit.; e Da partigiano a quadro di partito, cit. 17 Roberto Dotti alla dirigenza del Pci e del Pccs, Sa, Ksc , fond 100/3, sv. 56, a.j. 265, pp. 33-39. 18 Questo aspetto stato opportunamente messo in evidenza da Philip Cooke nei due lavori gi citati. Vedi anche le osservazioni di Aroldo Tolomelli in L. TESTA, La vita lotta. Storia di un comunista emiliano, Diabasis, Reggio Emilia 2007, pp. 192-193. 19 Pietro Secchia a Bedrich Geminder, 21 novembre 1949, Sa, Ksc , fond 100/3, sv. 56, a.j. 265, p. 41.
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zazione del corso viene affidata a Silvio Bertona (alias Secondo Villa), gi insegnante alla Frattocchie20. I corsi si tengono in italiano e a parte viene insegnata un po di lingua ceca. Alcune lezioni sono tenute da insegnanti cechi e russi, ma comunque in lingua italiana. Lo scopo della scuola, scrive nel gennaio 1951 Domenico Ciufoli (alias Paolo Belli), allepoca suo direttore, responsabile dei fuoriusciti italiani e membro del Comitato centrale (Cc) del Pci, a Bedrich Geminder, fornire ai nostri compagni partigiani la preparazione ideologica che non hanno avuto o il tempo di avere in montagna21. La scuola di Dobr ichovice, insomma, altro non era che un clone di quella delle Frattocchie e dal piano di studi, intenso e identico a quello romano, non si evince alcuna attivit militare o paramilitare. Certo, non si pu escludere che vi siano stati casi di selezionati quadri del partito avviati ad un addestramento militare o alle tecniche dello spionaggio. Ma questo non stato il caso di Dobr ichovice. Va inoltre osservato che di queste attivit, come conosciamo dalla documentazione disponibile, si occupava direttamente il Kgb (Comitato per la sicurezza di stato) e gli addestramenti speciali per stranieri venivano generalmente effettuati in Unione sovietica. Dei corsi Vystrel di addestramento al combattimento e al sabotaggio e di quelli dove venivano insegnate le tecniche dello spionaggio, ci informa, ad esempio, un report originato da Vasilij Mitrokhin. Si tenevano a Solnechnogorsk, una cittadina nellOblast di Mosca, a circa 65 km. dalla capitale22. Per quanto riguarda la Cecoslovacchia, sono circolate voci, ma senza particolari elementi di riscontro, in relazione ad addestramenti per le radiotrasmissioni in cifra ad alta frequenza e a procedure dello spionaggio, corsi che si sarebbero tenuti in una struttura alle dipendenze del Ministero dellinterno a Zastvka u Brna, localit a poLa sua relazione del 25 gennaio 1950 fornisce dettagli sullorganizzazione della scuola. Sa, Ksc , fond 19/7, sv. 198, pp. 9-11. 21 Domenico Ciufoli a Bedcich Geminder, 31 gennaio 1951, Sa, Ksc , fond 100/3, sv. 56, a.j. 265, p. 90. 22 Impedian Report n. 118, 6 ottobre 1995: Use of Illegals for Sabotage Operations, paragrafi 72 e 73. Per la traduzione italiana del Rapporto Impedian, ossia dossier Mitrokhin, reso pubblico l11 ottobre 1999 dallUfficio di presidenza della Commissione Stragi, si veda Dossier KGB, rapporto Mitrokhin. Tutti i documenti dello spionaggio in Italia, a cura di A. Ruggieri, sapere 2000 edizioni multimediali, Roma (1999).
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co pi di 20 km a nord-ovest di Brno23. Di Zastvka u Brna troviamo menzione anche in alcuni documenti redatti dal Sisde nel 1990: in un appunto del luglio si legge che in quella localit si trovava uno dei campi di addestramento anche per terroristi italiani organizzati dal Kgb in territorio ceco24, e da una successiva nota dellagosto 1990, si apprende che l esisteva un centro di addestramento per terroristi provenienti dal Medio oriente25. Per quanto riguarda il Pci, gli addestramenti speciali di quadri effettuati in Unione sovietica dal Kgb continuano ancora negli anni Settanta. Ad esempio, nella seduta del Politbyuro del Partito comunista dellUnione sovietica (Pcus) del 5 maggio 1974 si approva linvio a Mosca di un gruppo di diciannove italiani affinch siano addestrati nelle scuole speciali del Kgb alle tecniche dellorganizzazione illegale e delle trasmissioni in cifra. Si approva pure la fornitura di 550 passaporti italiani falsi e altri 50 documenti didentit svizzeri e francesi stampati nei laboratori del Kgb. Sempre su richiesta del Pci, Mosca elabora programmi di comunicazione cifrata per consentire trasmissioni coperte di messaggi allinterno di una rete di centri regionali26. Un contemporaneo messaggio viene inviato al residente del Kgb a Roma per comunicare a Armando Cossutta la deliberazione adottata27.
Conversazione con un funzionario delldvzk, 20 aprile 2006. Vedi anche Polizia della Repubblica ceca, Ufficio investigativo della Repubblica ceca, Verbale di deposizione del testimone Jan Frolk, Praga 29 luglio 1998, p. 13, all. 1 a Procura della Repubblica di Roma a Commissione stragi, 6 aprile 1999, Archivio della Commissione parlamentare dinchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (ACS), fascicolo Eversione di sinistra, 9/3, p. 13. 24 Sisde, Appunto, 10 luglio 1990, p. 1, all. 5 a Idem. 25 Sisde a Segreteria speciale del Gabinetto del Ministero dellinterno, 21 agosto 1990, cit. in R. BARTALI, Lombra di Yalta sugli anni di piombo: Le origini del fenomeno brigatista nel contesto italiano ed internazionale, tesi di dottorato, Universit degli studi di Siena, Scuola di dottorato in scienze giuridiche, storiche e sociali, XX ciclo, 2008, p. 277. 26 Estratto dal verbale n. 136 della seduta del Politbyuro del Cc del 5 maggio 1974: Assistenza speciale al Pci, trad. in V. RIVA, Oro da Mosca, Mondadori, Milano 1999, p. 742; anche V. BUKOVSKIJ, Gli archivi segreti di Mosca, Spirali, Milano 1999, pp. 47-48. 27 Allegato al punto 53 del verb. n. 136: Al residente del Kgb a Roma, 5 maggio 1974, trad. in V. RIVA, Oro da Mosca, cit., p. 743.
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Il 30 gennaio 1976 Boris Ponomarev informa il Politburo che Ugo Pecchioli, su incarico della direzione del Pci chiede che sette italiani effettuino un corso di preparazione speciale in Unione sovietica. Pecchioli chiede altres cento documenti italiani falsi28. Pochi giorni dopo la richiesta accolta29. Uno dei sette, che per essere addestrato arriva in Unione sovietica via Bulgaria, Domenico Dardi30. Nel gennaio 1979 altri quindici comunisti vanno in Unione sovietica per un corso di addestramento speciale di tre mesi per ciascuno31. Queste attivit illegali proseguono almeno fino al 198132. Alla fine del 1969 un centro di trasmissione per i collegamenti radio clandestini del Pci, gestito dal Kgb, era stato allestito a Sofia33. Ma dopo lattentato a Papa Giovanni Paolo II (13 maggio 1981) il Pci si preoccupa e per il tramite di Franco Paparelli, fidato collaboratore di Pecchioli, comunica al Kgb la decisione di smantellare e distruggere per ragioni di sicurezza tre stazioni radio ricetrasmittenti clandestine che si trovano in Italia34. assai probabile che lo smantellamento delle radio sia stato deciso, come ha osservato Francesco Bigazzi, per il timore che venisse scoperto il collegamento con Sofia35. Oggi in Italia A Praga, per timori e motivi di sicurezza, il Pci trasferisce il suo archivio. A tale fine, il 22 gennaio 1952 Palmiro Togliatti scrive a Klement Gottwald, e poi, per definire i dettagli invia nella capitale cecoslovacca

Al Cc del Pcus: Assistenza speciale al Pci, 30 gennaio 1976, trad. in Idem, pp. 752-753. 29 Estratto dal verbale n. 203 della seduta del Politbyuro del Cc del 5 febbraio 1976: Assistenza speciale al Pci, trad. in Idem, p. 753. 30 Alla Sezione amministrativa del Cc de Pcus, 5 maggio 1977, trad. in Idem, p. 763. 31 Estratto dal verbale n. 143 8gs della Segreteria del Cc, 17 gennaio 1979; e Delibera della Segreteria del Cc del Pcus sulla richiesta della Direzione del Pci, 17 gennaio 1979; entrambi trad. in S. BERTELLI e F. BIGAZZI, Pci: la storia dimentata, Mondadori, Milano 2001 pp. 372-373. 32 F. BIGAZZI, Baffi finti e passaporti falsi, in Idem., p. 371. 33 Al Cc del Pcus, trad. in Idem, pp. 366-367. 34 V. A. Kryuchkov a B. N. Ponomarev, 22 giugno 1981, trad. in Idem, p. 371. 35 F. BIGAZZI, Baffi finti e passaporti falsi, cit., p. 371.

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Luigi Amadesi, il suo segretario personale, che il 30 gennaio, accompagnato da Matteo Secchia, incontra Anna Baramov, responsabile del Dipartimento internazionale del Ksc . Il giorno successivo Amadesi si incontra anche con Antonn Novotn, segretario del Cc e Bruno Khler, capo della Sezione quadri del Ksc . Laccordo subito raggiunto: gli archivi del Pci saranno trasferiti nelledificio del Cc del Ksc 36. Di l a poco inizia il trasferimento degli archivi, di cui si occupa Giulio Seniga, stretto collaboratore di Secchia nella potente e cruciale Commissione dorganizzazione e viceresponsabile dellaltrettanto importante Commissione nazionale di vigilanza, assieme alla sua compagna, Anita Galliussi37. Da Praga, poco dopo, gli archivi saranno trasferiti a Mosca, sotto la supervisione di Rita Montagnana. Praga importante anche per gli aiuti finanziari al Pci, che non arrivano solo da Mosca e solo con trasferimenti diretti di denaro in divise convertibili38, ma anche con percentuali sugli accordi commerciali39. questo un capitolo della storia del Pci ancora da scrivere. Lattivit sembra avere preso il via allinizio del 1948, quando Matteo Secchia sugger allambasciatore sovietico a Roma Mikhail Kostylev di collegare agli accordi commerciali, che imprenditori e societ italiane stipulavano con lUnione sovietica, dei finanziamenti al Pci. La stessa pratica viene poi introdotta in tutti i paesi del blocco sovietico40. Per quanto concerne la Cecoslovacchia, nel giugno 1950 Eugenio Reale e

36 Colloquio, Anna Baranov con Luigi Amadesi e Matteo Secchia, 30 gennaio 1952; e Colloquio, Antonn Novotn e Bruno Khler con Luigi Amadesi, 31 gennaio 1952, entrambi in Sa, Ksc , f. 100/24, sv. 71, a.j. 1117. Vedi anche K. BARTOEK, Zprva o putovn, cit., p. 117. 3 Archivio Pietro Secchia, Annali [Fondazione Giangiacomo Feltrinelli], a. 19 (1978), Feltrinelli, Milano 1979, p. 437. 38 G. CERVETTI, Loro di Mosca, Baldini & Castoldi, Milano 1993; V. ZASLAVSKY, I finanziamenti sovietici alle forze politiche italiane di sinistra, Nuova storia contemporanea, a. 3, n. 6 (novembre-dicembre 1999), pp. 29-54; M. TORTORELLA e F. BIGAZZI, Oro da Mosca: lultimo capitolo, in S. BERTELLI e F. BIGAZZI, Pci: la storia dimentata, cit., pp. 383-391; e soprattutto V. RIVA, Oro da Mosca, cit. 39 Vedi Colloquio, Mikhail A. Kostylev con Matteo Secchia, 6 marzo 1948, Arkhiv Vneshnei Politiki Rossiiskoi Federatsii (AvpRf), fond 09, opis 31, delo 14, papka 179, pp. 170-171, cit. in E. AGA-ROSSI e V. ZASLAVSKY, Togliatti e Stalin, Il Mulino, Bologna 1997, p. 253. 40 K. BARTOEK, Zprva o putovn, cit., p. 123.

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Durdo41, discutono e si lamentano con la Segreteria del Ksc delle societ commerciali che rappresentano la Cecoslovacchia in Italia. Sostengono che sono nelle mani di elementi ostili (nepr ttelskch element u) e per questo vanno rimpiazzate da altre, molto pi democratiche (daleko demokratic tej), vale a dire che aiutino economicamente il Pci. Subito dopo, il 16 giugno Reale si incontra con una nutrita delegazione guidata dal vice ministro per il commercio estero Rudolf Margolius. Firmano un lungo accordo, il testo redatto in francese, con il quale il Pci ottiene tutto ci che desiderava42. Attorno a questi traffici commerciali si susseguono gli incontri fra dirigenti del Pci e del Ksc . Il 16-20 luglio 1951 la volta di Giangiacomo Feltrinelli. Si presenta con una lettera di Pietro Secchia, dove si assicura che gode della piena fiducia del Pci e viene per sistemare un affare di cui ha gi informato Reale43. Poi ci sono i finanziamenti diretti. Ad esempio, il 2 agosto 1949 Eugenio Reale trasmette a Bedrich Geminder una richiesta di Togliatti (prn s. Togliattiho) di 150.000 dollari. Ne otterr immediatamente 75.00044. Sempre nella capitale cecoslovacca un piccolo numero di italiani lavora in due emittenti radiofoniche: alcuni alle trasmissioni in lingua italiana della statale Radio Praga, altri in modo cospirativo allemittente Oggi in Italia. il Partito comunista francese, alla riunione della Segreteria del Cominform dellaprile 1950, a sollevare la questione delle trasmissioni radiofoniche in Francia, Italia e Belgio. Su proposta del Ksc e del Partito operaio rumeno si decide di predisporre speciali apparecchi trasmittenti in onde medie e corte. Italiani e francesi avrebbero doNon sono stato in grado di identificarlo. Procs-verbal concernant les pourparlers sur les modifications de lorganisation de reprsentation en Italie, 16 giugno 1952, Sa, Ksc , f. Rudolf Margolius, Z 18 4628, III. cst. Vedi anche, per dettagli e societ coinvolte, K. BARTOEK, Zprva o putovn, cit., pp. 123-125. 43 Sa, Ksc , f. 100/3, sv. 14, a.j. 49b. Vedi anche K. BARTOEK, Zprva o putovn, cit., p. 125. 44 La richiesta riassunta in una nota di Bedr ich Geminder a Rudolf Slnsk, 12 agosto 1949, Sa, Ksc , fond 100/3, sv. 48, a.j. 221. Vedi anche K. BARTOEK, Zprva o putovn, cit., pp. 121-122.
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vuto fornire il personale. Alla riunione di novembre della Segreteria si fa il punto della situazione. Per il Pci, Luigi Amadesi prepara una nota in cui informa dellaccordo raggiunto con il Ksc in base al quale da Praga verranno effettuate speciali trasmissioni, in aggiunta a quelle ufficiali di Radio Praga in italiano. Una redazione di cinque persone pronta ad operare45. Amadesi aggiunge che sarebbe opportuno effettuare anche delle trasmissioni da Budapest. Gli italiani invieranno materiali per via aerea o a mezzo del telefono46. Il mese successivo prendono il via le trasmissioni di Oggi in Italia47, che risponde a un ufficio di coordinamento del Pci, a Roma48. Le trasmissioni, inizialmente molto brevi, sembravano provenire dallItalia. Con il corso degli anni le emissioni si moltiplicarono. Ad esempio, nel 1954 le trasmissioni erano otto al giorno, ognuna di trenta minuti, parte in onde corte, parte in onde medie49, suscitando anche alcune proteste diplomatiche dellItalia. A met degli anni Sessanta la contesa che oppone Mosca e Pechino si riverbera in tutto il movimento comunista internazionale, dove si serrano i ranghi. Al Ksc alcune delle posizioni assunte dal Pci suonano eterodosse, non in linea con quelle di Mosca, e Oggi in Italia,

Tutti riparati in Cecoslovacchia per per sottrarsii alla giustizia: Francesco Moranino (Franco Moretti), Aroldo Tolomelli (Aldo Tognotti), Francesco Nulchis (Francesco Orsini), Bruno Montanari (Cesare Zerbini) e Vincenzo Guarisco (Guido Marinoni). Sa, Ks, fond 100/3, sv. 53, a.j. 261, p. 21. 4 Nota informativa di Amadesi sullorganizzazione di trasmissioni radiofoniche per lItalia dai paesi di democrazia popolare, novembre 1950, in F. GORI e S. PONS, a cura di, Dagli archivi di Mosca, Carocci, Roma 1998, pp. 415-416. Vedi anche n. 128, p. 438. 47 La vicenda di Oggi in Italia assai poco studiata. Si vedano, di Philip Cooke, Oggi in Italia: The Voice of Truth and Peace in Cold War Italy, cit.; e Oggi in Italia: La voce della verit e della pace nell'Italia della guerra fredda, cit. Aroldo Tolomelli, che per molti anni diresse i programmi della radio, nel 1966 rientr in Italia, dove venne eletto senatore. Recentemente stata pubblicata una sua biografia in forma di intervista, L. TESTA, La vita lotta, cit. 48 G. GOZZINI e R. MARTINELLI, Storia del Partito comunista italiano, vol. 7, Einaudi, Torino 1998, p. 153; e K. BARTOEK, Zprva o putovn, cit., p. 120. A svolgere il ruolo di coordinatori a Roma si succederanno Carlo Farini, Mario Benocci e Alessandro Pecorari. Conversazione con Luciano Antonetti, 16 febbraio 2009. 49 lUnit pubblicava con risalto frequenze e orari dei programmi.

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proprio perch aveva sede a Praga e seguiva la linea politica dettata da Botteghe Oscure, alla fine del 1964 inizia a trovarsi in difficolt, rischiando di divenire vittima della contesa ideologica. Alla fine di quellanno, infatti, la dirigenza del Ksc valuta se chiudere la radio, trasferirla in un altro paese o unificare le trasmissioni con il servizio in lingua italiana di Radio Praga. A Roma sono bene al corrente di quanto sta accadendo, e se ne preoccupano50. Viene cos inviata in Cecoslovacchia una delegazione guidata da Arturo Colombi, presidente della Commissione centrale di controllo. Gli italiani si incontrano con Vladimr Kouck (anni dopo lo ritroveremo ambasciatore a Roma), Oldrich Kaderka e altri esponenti del Ksc . Laccordo raggiunto prevede lulteriore correzione dei toni polemici delle trasmissioni, ma soprattutto:
Fare in modo che nei programmi di Oggi in Italia non vengano riprese notizie, o servizi, sui problemi del movimento operaio internazionale, che possano essere in qualche modo in contrasto con latteggiamento che, verso di essi, viene osservato dal Partito cecoslovacco51.

Si dovr anche cercare di coordinare i programmi con il servizio italiano di Radio Praga, al fine di evitare una differenziazione tra le posizioni del nostro Partito e quello cecoslovacco. Questi sforzi, tuttavia, non hanno portato a risultati soddisfacenti e non sempre per colpa nostra52. Nonostante ci i problemi rimangono e alla fine del 1965 sembra sia stata genericamente formulata anche la richiesta di una specie di fusione fra Oggi in Italia e il servizio italiano di Radio Praga53. La prospettiva era preoccupante anche sotto un altro punto di vista, perch Josef Skla, che grosso modo dal 1960 al 1968 diresse il servizio italiano di Radio Praga aveva fama di essere strettamente legato alla sicurezza di Stato ceca. I rapporti cambiano decisamente con lascesa al potere di Alexander Dubrek e il deciso sostegno degli italiani alla Primavera di Praga. Alla fiConversazione con Aroldo Tolomelli, 16 febbraio 2009; e A. PECORARI, Promemoria sulle questioni di Oggi in Italia, 11 novembre 1965, FiG, Apci, 0527, 1972-1974. 51 Ivi, 0527, 1973. 52 Ivi. 53 Ivi, 0527, 1974.
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ne di marzo, il segretario del Pci Luigi Longo afferma che quanto avviene in Cecoslovacchia fornisce anche un modello di rinnovamento dei regimi socialisti54. Linvasione e la successiva normalizzazione segnano il declino e la fine della radio. Creata in modo cospirativo, lubicazione dellemittente era nota a pochi, e la villetta da cui trasmetteva mascherava bene il suo reale utilizzo (si trovava nella zona di Nusle, in Nad Nuslemi). Quando i sovietici, subito dopo linvasione, presero il controllo degli studi e degli impianti di trasmissione della radio e della televisione statale cecoslovacca, proprio le strutture di Oggi in Italia, di cui non erano a conoscenza, assieme ad altri impianti di trasmissione55, vennero utilizzate per nove giorni per mettere in onda programmi dei dubrekiani. Fra laltro vennero trasmessi anche i lavori del Quattordicesimo congresso straordinario del Ksc , tenuto clandestinamente allinterno di una grande fabbrica di Vysocany56, Lemittente venne scoperta solo dopo larrivo a Praga di speciali apparecchiature e di tecnici del Kgb57. Compromessi agli occhi della nuova dirigenza che aveva preso il potere per essersi schierati e avere collaborato anche dopo linvasione con i dubrekiani (in questo riflettendo la posizione del Pci, che aveva manifestato pubblicamente il grave dissenso per lintervento militare), per i redattori di Oggi in Italia fu linizio della fine. Le trasmissioni dellemittente, infatti, cessarono dopo qualche mese, nella primavera del 1969, con lo smantellamento della redazione. Alcuni dei dipendenti andarono a lavorare al servizio in lingua italiana di Radio Praga, altri rientrarono in Italia e i restanti intrapresero attivit commerciali58. Nellestate del 1969, a dispetto dei tentativi
L. LONGO, ora di cambiare, lUnit, 28 marzo 1968. J. PELIKN, Il fuoco di Praga, Feltrinelli, Milano 1978, p. 201. 56 Conversazione con Jir Pelikn, 29 aprile 1988. 57 Idem. Il Kgb, in una lunga relazione dellottobre sulle attivit dellunderground controrivoluzionario, dedicher spazio anche alle radio che hanno trasmesso dopo linvasione. Zapiska predsedatelya KGB Yu. V. Andropova v TsK KPSS o podgotovlennoi po prosbe nemetskikh i polskikh druzei informatsii o deyatelnosti kontrrevolyutsionnogo podpolya v ChSSR, 13 ottobre 1968, Rossiskii Gosudarstvennyi Arkhiv Noveishei Istorii (Rgani), fond 89, opis 61, delo 5, pp 160, riprodotto in S. KARNER, N. TOMILINA e A. TSCHUBARJAN, a cura di, Prager Frhling. Das internationale Krisenjahr 1968. Dokumente, Bhlau, Kln-Weimar-Wien 2008, pp. 1004-1053. 58 Conversazione con Luciano Antonetti, 16 febbraio 2009.
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di farlo reintegrare, venne licenziato Ignazio Salemi (andr a lavorare per conto del partito fra gli emigrati italiani in Australia), mentre i rapporti fra Pci e Kc diventarono sempre pi tesi, fino alla pressoch totale interruzione del 197459. Nel marzo 1976 si chiuse definitivamente la vicenda, quando i cecoslovacchi licenziarono gli ultimi otto italiani (redattori e tecnici) per non aver rispettato un ordine del Kc che imponeva a tutto il personale dellente radiotelevisivo di Stato di segnalare in triplice copia ogni contatto con cittadini stranieri, dalle conversazioni telefoniche a ogni genere di corrispondenza. Il Pci sosterr i licenziati, scegliendo anche di rendere pubblico laccaduto60. Alcune di queste persone faranno rientro in Italia; Natale Burato, non avendo ancora risolto la posizione giudiziaria forse andr in Jugoslavia prima di poterlo fare; Giulio Paggio, invece, rester a Praga, assunto come funzionario nella redazione della rivista internazionale Problemi della pace e del socialismo61. Nel suo libro Turi attribuisce in modo bizzarro il loro licenziamento agli esiti delle sessioni del 13 e 14 maggio 1976 del Comitato centrale e della Commissione centrale di controllo del Pci, in ragione della posizione assunta da Enrico Berlinguer sulla partecipazione del Pci al governo e sulle relazioni internazionali dellItalia62. In realt, quando si svolse quellassise del Pci, gli otto erano gi stati licenziati da oltre due mesi. Turi sostiene inoltre, senza indicare una sola fonte, che allepoca Berlinguer venne definito traditore senza appello63. Legami con il terrorismo? Non era pi tollerabile nella Praga che stava imboccando il cammino della normalizzazione la presenza di una radio diretta da un partito

Al 1974 data linterruzione ufficiale dei rapporti fra i due partiti. In realt i rapporti non si troncarono definitivamente, perch delegazioni ufficiali del Ks continuarono ad arrivare in Italia, mentre italiani continuarono a recarsi a Praga in veste non ufficiale, quali osservatori, oppure per missioni particolari, quali quelle riservate effettuate da Salvatore Cacciapuoti di cui si riferisce nelle pagine che seguono. 60 lUnit, 12 marzo 1976. 61 Conversazione con Luciano Antonetti, 16 febbraio 2009. 62 R. TURI, Gladio rossa, cit., n. 9, p. 172. 63 Ivi, p. 153.

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che si era schierato con Dubrek e aveva preso le distanze dallintervento fraterno delle truppe del Patto di Varsavia64. La colpa dei redattori di Oggi in Italia, insomma, era anche quella di essersi schierati dalla parte del nuovo corso, del comunismo dal volto umano65. Stupiscono, quindi, soprattutto per il livello di sconoscenza dei fatti e delle dinamiche politiche le affermazioni di una certa letteratura che descrive la redazione di Oggi in Italia come un semplice covo di stalinisti66. una tesi che, ad esempio, troviamo nel libro appena citato, come pure nel recente dottorato di Roberto Bartali, che scrive:
In questo contesto Praga, e gli ambienti contigui alla radio italiana, finirono per diventare al tempo stesso una sorta di ufficio raccolta per la struttura ed una enclave stalinista. Fu proprio in questo ambito che sul finire degli anni Sessanta inizier ad arrivare (con fini di istruzione politica e militare) una nuova leva di comunisti rivoluzionari, la stessa che former la spina dorsale delle future Br67.

Turi a sua volta sostiene che molti giovani extraparlamentari, attraverso la presentazione e la garanzia prestate dai vecchi Padri partigiani, poterono recarsi in Cecoslovacchia per corsi di formazione rivoluzionaria68. E ancora, senza indicare alcuna fonte a supporto dellaffermazione: Per molti studiosi non esistono collegamenti operativi diretti fra XXII Ottobre, i Gap e le Br. In realt le tre strutture erano logicamente cementate [corsivo aggiunto] dai grandi vecchi: molti ex partigiani li-

A. HBEL, Il Pci, il 68 cecoslovacco e il rapporto col Pcus, Studi storici, vol. 42, n. 4 (2001), pp. 1145-1172; M. BRACKE, Which Socialism? Whose Detente? West European Communism and the Czechoslovak Crisis of 1968, Central European University Press, Budapest 2007; A. HBEL, Il contrasto tra Pci e Pcus sullintervento sovietico in Cecoslovacchia. Nuove acquisizioni, Studi storici, vol. 48, n. 2 (2007), pp. 523-550; e soprattutto V. ZASLAVSKY, La Primavera di Praga: resistenza e resa dei comunisti italiani, Ventunesimo secolo, a. 7, n. 16 (giugno 2008), pp. 123-141. 65 V. RIVA, Oro da Mosca, cit., p. 385. 66 Con questo non si vuole certo escludere che singole persone fossero ancora animate da sentimenti ortodossi. Ma era questione di singoli e non della struttura, che era diretta dal Pci. Conversazione con Luciano Antonetti, 16 febbraio 2009. 67 R. BARTALI, Lombra di Yalta, cit., p. 132. 68 R. TURI, Gladio rossa, cit., p. 154.

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guri, piemontesi, emiliani e lombardi pi radicali, delusi e stanchi del nuovo Pci. Fra loro spiccavano i fuoriusciti ritornati a seguito della grazia presidenziale o dellamnistia o dellindulto ricevuto, che rimasero legati direttamente o indirettamente ai servizi segreti di Praga69. Mario Moretti, addirittura, sarebbe stato una pedina della politica sovietica in Italia e sempre del tutto in mano alla Direzione strategica eterodiretta da Praga70. La vicenda Moro avrebbe conosciuto una solida e precisa regia cecoslovacco-sovietica71. Un rapporto del Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza (Cesis), probabilmente redatto dopo il settembre 1979, afferma che dai rilevamenti effettuati da varie fonti si calcola che almeno 2000 cittadini italiani dal 1948 ad oggi abbiano frequentato corsi riservati ad attivisti estremisti in Cecoslovacchia ed in altri Paesi. Di questi sono noti al Sismi circa 600 nominativi. Riguardo alla Cecoslovacchia, lo stesso documento precisa:
In particolare a Milano e a Roma risiedono elementi italiani del servizio segreto cecoslovacco di contatto con i vari gruppi terroristici. Essi provvedono alla raccolta di unaccurata documentazione sui candidati (tutti volontari), che trasmettono allambasciata cecoslovacca, che la inoltra successivamente a Praga. A questo punto gli elementi ritenuti di maggior spicco per fanatismo, aggressivit e attitudine militare vengono avviati a veri e propri corsi paramilitari, in Cecoslovacchia o in altro Paese, muniti di passaporti falsificati nelle nazioni ospiti. Una volta superato il ciclo addestrativo, i terroristi fanno ritorno in Italia con un bagaglio notevole di nozioni teoriche e pratiche sulla guerriglia che possono, a loro volta, riversare sugli altri elementi delle organizzazioni di appartenenza72.

In relazione a questo rapporto del Cesis, opportuno ricordare che il senatore Mario Valiante, presidente della Commissione Moro, attorno al
Ivi, p. 159. Ivi, p. 167. 71 Ivi, p. 183. 72 Presidenza del Consiglio dei Ministri, Cesis, Studio del terrorismo in Italia, in connessione con i punti di crisi e la situazione economica nella societ nazionale, s.d., pp. 73-74, riprodotto in CpM, Allegato alla relazione. Documenti, Doc. XXIII, n. 5, vol. XXVIII (1988), pp. 663-664.
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febbraio 1982 chiese al Sismi se le affermazioni, allindicativo presente di quel documento erano ancora valide. La risposta del Sismi particolarmente interessante, anche per la seriet metodologica che emerge. Dopo aver ricordato che indizi formulati in modo identico, provenienti da fonte estera, erano stati raccolti il 20 luglio 1977, prosegue:
nel contesto delle pressanti esigenze conoscitive insorte al momento della strage di via Fani e per quanto non si fosse riusciti anche con laiuto di Servizi Collegati a dar corpo ai citati indizi mediante il reperimento di elementi probanti e non univoci, il 3 aprile 1978 lesistenza degli stessi indizi (e con le opportune cautele in ordine alla loro affidabilit) fu partecipata informalmente sia al Ministro della Difesa e sia al Gabinetto della Presidenza del Consiglio, mediante la consegna di semplici appunti; il 14 maggio 1979, in relazione al riaffacciarsi di notizie sul presunto sostegno al terrorismo italiano da parte di paesi dellEst ed in particolare della Cecoslovacchia, il Cesis chiese ed ottenne dal Sismi tutta la documentazione raccolta nel tempo sullargomento (ivi compresa copia dellatto concernente gli indizi in argomento, nella loro originaria e mai provata formulazione). Nella circostanza, peraltro, venne ribadito che, anche da ulteriori verifiche svolte sia direttamente e sia con la collaborazione dei Servizi Collegati, non erano emerse prove sulla presenza di connazionali in campi di addestramento al terrorismo e alla guerriglia [...].

Alla luce di quanto sopra, si ritiene di poter conclusivamente affermare che dalla strage di via Fani ad oggi il Sismi non ha raccolto elementi concordanti ed inconfutabili che possano confermare lattuale validit delle notizie citate dallOn. Presidente73. Che i cecoslovacchi avessero a che fare con le Br era convinzione condivisa in molti ambienti governativi. Lo stesso Aldo Moro, pur non avendone le prove, riteneva che il terrorismo italiano fosse sostenuto da alcuni stati del blocco sovietico, con ogni probabilit attraverso la Cecoslovacchia, come ebbe a dire allambasciatore statunitense Richard

Sisde a Commissione parlamentare dinchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e lassassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia, 15 marzo 1982, all. 1, riprodotto in CpM, Allegato alla relazione. Documenti, Doc. XXIII, n. 5, vol. CVI (1995), pp. 114-115.

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N. Gardner il 5 novembre 197774. Anche Enrico Berlinguer, a discapito della sua nota riservatezza, parlando con Leonardo Sciascia e Renato Guttuso il 6 maggio 1977, alla domanda del primo che gli chiedeva se il paese cui aveva fatto riferimento nella dichiarazione trasmessa dal telegiornale la sera prima era la Cecoslovacchia, rispose affermativamente75. Sciascia ebbe poi a riferirne il 23 maggio 1980 in una riunione della Commissione Moro, ottenendo smentite (la smentita di Guttuso, fatta per dovere di partito, port anche alla rottura personale fra i due76). Berlinguer temeva che quellaccenno, se confermato, avrebbe avuto conseguenze per il Pci in Italia e allestero77, e a dispetto del consiglio opposto di Emanuele Macaluso querel lo scrittore siciliano. Recentemente Ferdinando Imposimato che, come giudice istruttore ha istruito alcuni tra i pi importanti casi di terrorismo tra cui il processo Moro e lattentato al Papa, ha osservato a proposito della pista cecoslovacca:
Nel corso del tempo queste notizie hanno trovato oggettivi elementi di riscontro nel ritrovamento sul territorio nazionale di tre pistole Skorpion collaudate tra il 1970 e il 1979 al banco di prova di Praga; nonch di altre cinque pistole Skorpion di fabbricazione cecoslovacca con matricola abrasa. Tra queste cera anche quella usata per lassassinio di Aldo Moro78.

Francamente, se la smoking gun questa, davvero pochino: soltanto alcune armi di fabbricazione cecoslovacca. Se per caso fossero state delle Tokarev avrebbero forse confortato una pista sovietica o delle Browning una pista americana? Davvero poco se si pensa a tutte le armi del terrorismo e degli infiniti modi con cui le organizzazioni terroriste hanno cercato di costruire i loro arsenali.

R. N. GARDNER, Mission: Italy, Mondadori, Milano 2004, p. 169. Intervista di Leonardo Sciascia a Il mattino, 28 maggio 1980, ripresa in Notizie radicali, 28 maggio 1980. 76 B. CARUSO, Le giornate romane di Leonardo Sciascia, La Vita felice, Milano 1997; e V. VECELLIO, Saremo perduti senza la verit, La Vita felice, Milano 2003. 77 E. MACALUSO, 50 anni nel PCI, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, p. 170. 78 S. PROVVISIONATO e F. IMPOSIMATO, Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il giudice dellinchiesta racconta, Chiarelettere, Milano 2008, p. 235.
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opportuno anche ricordare che la questione della provenienza delle armi stata ripetutamente sollevata e che gi nella Relazione di maggioranza della Commissione Moro, si osservava:
Si tentato di trarre prove di eventuali collegamenti internazionali dallesame delle armi rinvenute nei covi scoperti. Non risultato possibile come hanno riconosciuto i responsabili dei nostri servizi di sicurezza considerare significativa la provenienza di unarma da uno Stato come indice della responsabilit di quello Stato o dei suoi servizi, giacch bisogna tener conto degli strani giri che queste armi finiscono per fare79.

La questione, insomma, quella dei rapporti fra il terrorismo italiano, le Br in particolare, e i paesi socialisti, la Cecoslovacchia nello specifico. Renzo Rossellini, allepoca direttore di una nota emittente romana vicina allestrema sinistra, Radio Citt futura, rilasci nellottobre 1978 a un quotidiano francese una intervista che suscit notevole scalpore. Rossellini infatti sostenne che un partito sovietico si muoveva per destabilizzare lItalia e tenere il Pci segregato allopposizione. Richiestogli quali fossero le prove dei legami fra Unione sovietica e Br, Rossellini forn una risposta che non regge al riscontro storico:
Tutto cominciato durante lultima guerra, quanto una frazione importante della Resistenza italiana pass sotto il controllo dellArmata Rossa. Questa frazione dopo la guerra conserv le armi e divenne una base logistica della strategia dei Servizi sovietici nel nostro paese. Il nucleo fu poi rivitalizzato alla fine degli anni Sessanta, quando in esso confluirono tutti gli elementi pro-cubani legati alla Tricontinentale. Fu cos che questo fenomeno attravers tutta la sinistra e l'estrema sinistra: a partire dal Pci, in cui sussiste una forte minoranza pro-sovietica, fino all'Autonomia, terreno di grande infiltrazione. chiaro, io

Relazione della Commissione parlamentare dinchiesta strage di via Fani sul sequestro e lassassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia, Doc. XXIII, n. 5, vol. I (1983), p. 139. Vedi ugualmente Sisde, Appunto, Caso Moro: i collegamenti internazionali del terrorismo italiano, p. 12, riprodotto in CpM, Allegato alla relazione. Documenti, Doc. XXIII, n. 5, vol. XXVIII (1988), p. 26.

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schematizzo, ma questa in sintesi lorigine delle Br. Esse oggi hanno alle spalle lapparato militare dei paesi dellEst, di cui sono una delle emanazioni80.

Rossellini ha peraltro smentito queste dichiarazioni81. Convocato dalla Commissione Moro disse che le sue dichiarazioni erano state avventate e che non possedeva prove o elementi di fatto e che quanto sostenuto sullUnione sovietica altro non era che la trasposizione in Italia di conoscenze maturate nel Terzo mondo82. Non era la prima volta che nel nostro paese si parlava di una pista sovietica per il terrorismo italiano. Mario Sossi, il pubblico ministero nel processo alla XXII Ottobre, sequestrato dalle Br a Genova il 18 aprile 1974, ha sostenuto: per un fatto, in base ai dati in mio possesso, che le Br siano strettamente collegate con i servizi dellEst. Questa considerazione non frutto di divagazioni pi o meno dilettantesche di politica estera, ma si basa su documenti precisi, su fatti e circostanze sui quali mi toccato di indagare per ragioni del mio ufficio. I fatti cui si riferisce Sossi sarebbero: che Augusto Viel, della XXII Ottobre, subito dopo la rapina di Genova del 26 marzo 1971, alla quale aveva preso parte con Mario Rossi e nel corso della quale venne assassinato Alessandro Floris, trov rifugio a Milano dove poi venne catturato il 15 aprile 1972 assieme a Giuseppe Saba, uomo di fiducia di Giangiacomo Feltrinelli, dei Gruppi dazione partigiana (Gap). Interrogato dal sostituto procuratore Guido Viola, Viel aveva dichiarato di essere stato mandato da Feltrinelli a Praga. Il secondo elemento addotto da Sossi viene dal fatto che in quel periodo, a Radio Praga lavorava Fabrizio Pelli, ricercato in Italia per la sua partecipazione alle Br83.

Il y a en Italie un vritable parti sovitique nous dclare Renzo Rossellini, Le Matin, 4 ottobre 1978; lintervista stata subito tradotta in italiano come stato il partito sovietico in Italia a rapire Moro, Lotta Continua, 5 ottobre 1978. 81 Sismi, Rapporto per linchiesta parlamentare sulla strage di via Fani sul sequestro e lassassinio di Aldo Moro, s.d., pp. 74-75, riprodotto in CpM, Allegato alla relazione. Documenti, Doc. XXIII, n. 5, vol. CVI (1995), pp. 78-79; e G. ZUPO e V. MARINI RECCHIA, Operazione Moro, Franco Angeli, Milano 1984, pp. 56-64. 82 Audizione di Renzo Rossellini, 23 giugno 1981, in CpM, Allegato alla relazione. Documenti, Doc. XXIII, n. 5, vol. VIII (1985), p. 459. 83 M. SOSSI, Nella prigione delle Br, Editoriale Nuova, Milano, 1979, pp. 59-60.

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Interrogato da Viola, Viel dichiar:


Dopo la rapina a Genova mi nascosi in casa per quattro o cinque giorni. Quindi alcuni elementi di cui non conosco i nomi e che non conoscevo prima, dopo avermi fornito documenti falsi mi condussero in Cecoslovacchia, a Praga, in una strada che non conosco, in un villino, presso persone che non conosco. Ivi sono rimasto dallaprile al dicembre 1971... A dicembre un signore [Feltrinelli] mi ha riportato in macchina in Italia.

Viel non aggiunge altro: Non intendo dire nulla perch voglio essere leale verso i miei compagni84. Ritroviamo lepisodio nella sentenza del processo Gap-FeltrinelliBr: La stessa scelta di Praga non appare in tal senso casuale, ma linserimento in un circuito ben determinato di preparazione ideologica e pratica per la rivoluzione. Si pertanto discusso sul significato della permanenza di Viel proprio a Praga e non in Austria, in Francia, o in Belgio, o in Svizzera o in Germania, Paesi dove Feltrinelli aveva tutte le possibilit per far rifugiare un latitante. Si osserva, inoltre:
In tutte le discussioni e ipotesi fatte ci si dimenticati di valutare una circostanza di fatto fondamentale. In tutti i Paesi europei come quelli citati, alle diverse polizie i rifugiati possono anche sfuggire o, se identificati, venire sopportati. In un Paese come la Cecoslovacchia, invece, non esiste clandestinit, specialmente del cittadino straniero, la cui permanenza non pu sfuggire alla polizia. Se un Feltrinelli ve lo introduce e ve lo fa permanere per tempi non brevi, significa che Feltrinelli si servito di canali facenti capo alla stessa polizia, a cominciare da quella di frontiera e che qualcuno dellapparato statale aveva dato il consenso85.

Se la memoria non trae in inganno chi scrive, lunico riscontro alla lunga permanenza di Viel a Praga (in una villetta con altre persone, straniere, ma che parlavano italiano) viene da una cartolina imbuca-

G. BENSI, La pista sovietica, SugarCo, Milano 1983, pp. 37-38. ACS, Sentenza della Corte di assise di appello di Milano nel procedimento penale Gap-Feltrinelli-Br, 9 aprile 1981.
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ta nella capitale cecoslovacca e indirizzata alla madre. Insomma, un espediente per rassicurare il genitore, oppure per depistare: potrebbe averlo fatto chiunque, per primo lo stesso Feltrinelli, che a Praga si rec varie volte. Nella biografia del padre scritta da Carlo Feltrinelli si avanza il dubbio86. E allora, proprio come ha fatto il figlio, ho parlato con Augusto Viel. Questi mi ha detto che prima del suo arresto fu latitante, ma non a Praga n in Cecoslovacchia, bens in Italia, e che quello della cartolina fu un escamotage per allentare le ricerche della polizia. Escamotage che peraltro si rivel utilissimo anche dopo larresto, perch gli permise di evitare interrogatori sulla sua latitanza italiana87. Certo, si tratta di dichiarazioni dellinteressato, a loro volta prive di riscontri. Ma una certa plausibilit lhanno. Una plausibilit che trova conforto nelle carte che nellaprile 2006, assieme ad alcuni membri del Centro studi sulla storia dellEuropa orientale, potei compulsare in modo fiduciario a Praga. Fra queste cera anche il dossier intestato a Viel. Lo scarno fascicolo che lo riguarda si apre con una richiesta di informazioni indirizzata alle autorit ceche dalla locale Ambasciata dItalia, attivata dagli organi giudiziari e di polizia dopo il suo arresto. Gli italiani, trasmettono anche una sua fotografia, assai utile nel caso fosse entrato nel paese sotto falso nome, perch allepoca si dovevano compilare delle richieste di visto, su moduli a soffietto, su cui si doveva applicare anche la propria fotografia. Questi moduli venivano conservati dai servizi di sicurezza. Nel caso, poi, di una lunga permanenza, il visto andava regolarmente rinnovato presso un apposito ufficio della milizia sito in un luogo disagevole, lontano dal centro della capitale. Ma ai cechi nulla risulta riguardo una sua permanenza a Praga. Le informazioni su Viel provengono dallAmbasciata dItalia o sono state successivamente raccolte in note che riassumono articoli della stampa italiana. Anche le voci ripetutamente circolate su un impiego di Fabrizio Pelli a Radio Praga e addirittura al quotidiano del Cc del Ksc , il Rude pravo, non hanno riscontri. A quanto pare, a certi informatori piace attribuire questo genere di occupazione ai terroristi italiani. Un posto

C. FELTRINELLI, Senior Service, Feltrinelli, Milano 1999, p. 403. Conversazione con Augusto Viel, 5 febbraio 2007. Viel mi inform dellintenzione di pubblicare un libro, una sorta di autobiografia, in cui avrebbe scritto in dettaglio anche di questa vicenda. Ad oggi non mi risulta sia stato pubblicato.
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di lavoro, nelle vesti di giornalista, a Radio Praga non sarebbe stato negato neppure a Mario Moretti. Da un appunto del Sisde infatti si apprende che i servizi italiani, in un quadro di reciproca collaborazione avrebbero chiesto agli omologhi della Cecoslovacchia postcomunista il riscontro a questa informazione88. Tornando a Fabrizio Pelli, le prime informazioni sulla sua permanenza in Cecoslovacchia le ritroviamo in appunti dellUfficio D del Sid, secondo cui Pelli, durante la sua permanenza in territorio cecoslovacco (dallaprile 1973 al maggio 1974) avrebbe prestato la propria opera nelle redazioni del giornale Rude pravo e di Radio Praga89. Un successivo rapporto del Centro Cs del Sid di Bologna del 30 settembre 1974 riferisce dellospitalit offerta dalla Cecoslovacchia a membri delle Br e riguardo a Pelli, annota: questultimo ancora a Praga90. Nel giro di poco tempo la notizia finisce sui giornali, che scriveranno del latitante Fabrizio Pelli impiegato a Radio Praga91. Per quanto riguarda Pelli, abbiamo una ulteriore testimonianza, successiva, in apparenza pi che autorevole: quella del generale Jan ejna, che defeziona allinizio del 196892. Secondo quando dichiara ejna in una intervista del 1984, Pelli era stato istruito a Doupov, una base di addestramento dellaviazione militare cecoslovacca, nel

Sisde a Sismi e Ministero dellinterno, Appunto, 31 maggio 1990, p. 1, cit. A. MANTICA e V. FRAGAL, La dimensione sovranazionale del fenomeno eversivo in Italia, in CpS, Elaborati presentati dai commissari, Doc. XXIII, n. 64, vol. I, Tomo V, Parte seconda, Tipografia del Senato, Roma 2001, p. 38. 90 Appunto, 30 settembre 1974, riprodotto in R. BARTALI, Lombra di Yalta, cit., p. 274. 91 Il Tempo, 5 giugno 1975, cit. in Idem, p. 271. 92 Per problemi di spazio, non ci si occupa qui del generale Jan ejna (al quale, chi scrive, ha intenzione di dedicare un articolo), della sua biografia, delle vicende che portarono alla sua defezione (ma forse sarebbe meglio dire fuga-defezione, perch ripar in Occidente per evitare un arresto per crimini comuni), e della triste parabola della sua vita quando, non pi in grado di dare informazioni, per non perdere un ruolo da prima donna, inizi ad inventarsele, da quelle sui prigionieri di guerra sottoposti a esperimenti medici, alla rivelazione del grande complotto moscovita per annichilire lOccidente sommergendolo di stupefacenti raccontato in J. D. DOUGLASS, JR., Red Cocaine. The Drugging of America, Clarion House, Atlanta 1990 (ejna la fonte principale). Anche le sue rivelazioni sulladdestramento di terroristi italiani in Cecoslovacchia, appartengono a questo filone fantasioso. Invece di interrogarsi su per89

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biennio 1966-6793. La rivelazione di ejna viene poi ripresa in un rapporto del Sismi del marzo 198294. A questo punto ci troviamo dinanzi a un banale problema anagrafico, che non sembra essere stato colto da chi si occupato di queste vicende. Fabrizio Pelli nato a Reggio Emilia l11 luglio 1952. Nel 1966 aveva 14 anni e 15 nel 1967. Dalle indagini degli organi di polizia, dalle inchieste delle magistratura e dalla pubblicistica disponibile conosciamo molte cose della sua biografia. forse il pi giovane dei componenti del nucleo reggiano che poi dar vita alle Br. Precario, studente-lavoratore (di sera nei ristoranti), proprio per la sua condizione personale fece rapidamente la scelta della clandestinit95. Nel periodo in cui si asseriva la sua presenza a Praga sempre stato in Italia, nelle grandi citt del nord, da Milano al Triveneto, in particolare a Marghera. Peraltro, non conosceva nessuna lingua straniera96. Presto latitante, il 17 giugno del 1974 tra i brigatisti che irrompono nella sede padovana del Msi di via Zabarella e uccidono i due attivisti presenti, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola: sono i primi omicidi delle Br. Arrestato a Pavia il 24 dicembre 1974, muore per leucemia l8 agosto 1979. Per scrupolo, sulla eventuale presenza di Pelli o di altri brigatisti ho interpellato varie persone che tra la fine degli anni Sessanta e i primi

ch i cecoslovacchi, ad esempio, avessero dovuto addestrare un quattordicenne (Fabrizio Pelli), c chi ha collegato la mancata pubblicazione da parte dellEspresso di una intervista al generale che raccontava fesserie (in effetti, una questione di buon senso, anche per la congerie di persone messe assieme) a motivi assai meno nobili: La cosa non deve per sorprendere troppo, visto quanto riporta il Dossier Mitrokhin nei report n. 5 e n. 35: cospicui fondi al settimanale furono forniti, anche per la sua fondazione, proprio dallUnione sovietica. R. BARTALI, Lombra di Yalta, cit., n. 45, p. 289. 93 Intervista al generale Jan ejna, ACS, fascicolo Eversione di sinistra, 9/7; parzialmente ripubblicata in A. MANTICA e V. FRAGAL, La dimensione sovranazionale, cit., pp. 34-36. 94 Sismi, La Cecoslovacchia e il terrorismo internazionale, 30 marzo 1982; ripubblicato in A. MANTICA e V. FRAGAL, La dimensione sovranazionale, cit., pp. 36-38. 95 A partire dal maggio 1972, militanti delle Brigate rosse entrarono in clandestinit per scelta dellorganizzazione e non per sfuggire a provvedimenti dellautorit giudiziaria. A cura del Soccorso rosso Brigate rosse: che cosa hanno fatto, che cosa hanno detto, che cosa se ne detto, , Feltrinelli, Milano 1976, pp. 124-125. 96 Conversazione con Tonino Paroli, 18 febbraio 2009. Sul gruppo dei reggiani si veda soprattutto P. PERGOLIZZI, Lappartamento, Aliberti, Reggio Emilia 2006.

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anni Settanta hanno lavorato a Radio Praga e al Rude pravo. Tutti lhanno categoricamente escluso, e fra questi Zdenek Horen, gi membro della Segreteria del Kc e direttore del quotidiano del Cc del partito97. Un falso e lapprensione del Pci Sulla questione cecoslovacca era indirizzata lattenzione gi attorno alla met degli anni Settanta, dopo che nel settembre del 1974 il capitano dei carabinieri Gustavo Pignero del nucleo antiterrorismo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che aveva appena arrestato a Pinerolo i brigatisti Renato Curcio e Alberto Franceschini, rivelava nel corso di una conferenza stampa che Franceschini era arrivato qualche giorno prima da Praga. Non era vero, serviva a proteggere linfiltrato Silvano Girotto (ovvero Frate Mitra). Non solo, per coprirlo viene inviato alla magistratura un falso rapporto con la ricostruzione dei movimenti di Franceschini negli ultimi mesi, che si sarebbe spostato con disinvoltura oltre che attraverso lItalia, anche in un paese europeo, vale a dire la Cecoslovacchia98. La falsa indiscrezione messa in circolazione inizi a vivere di vita propria, trovando riscontri in confidenti di evidente dubbio valore e traducendosi in vari appunti del Sid, come quello gi citato del Centro Cs di Bologna del 30 settembre 1974 o quello dellUfficio D del marzo 1975, secondo cui Franceschini aveva soggiornato in Cecoslovacchia dal giugno 1973 al giugno 1974 lavorando nel campo di Lidice99. Tutto questo non poteva non preoccupare la dirigenza del Pci, che aveva raccolto con attenzione e preoccupazione le voci iniziali. Anzi, fin da prima dellarresto di Curcio e Franceschini a Botteghe Oscure erano state collazionate tutte le informazioni possibili. Gi nel maggio del 1973, nel corso di un battibecco al Senato fra Paolo Bufalini e lallora presidente del consiglio Giulio Andreotti, questultimo aveva fatto un cenno alla Cecoslovacchia100.

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Conversazione con Zdenek Horen, 6 maggio 1998. V. TESSANDORI, Br. Imputazione: banda armata, Garzanti, Milano 1977, p.

211. A. MANTICA e V. FRAGAL, La dimensione sovranazionale, cit., p. 38. Senato della Repubblica, VI legislatura. 156 seduta pubblica. Resoconto stenografico. Venerd 15 maggio 1973, Tipografia del Senato, p. 7642.
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Nel periodo successivo, quello che va dal 1973 al 1974, il Pci, per il tramite di Giancarlo Pajetta, si fa segretamente promotore di una iniziativa verso i brigatisti che provenivano dalle sue fila, promettendo limpunit, o almeno una forte indulgenza se si fossero costituiti al giudice amico Ciro Di Vincenzo101. Il Pci, peraltro non era affatto alloscuro di quanto era accaduto. Per chi doveva sapere, le Br non erano affatto sedicenti. A Reggio Emilia il partito era bene informato, afferma Antonio Bernardi, ex parlamentare e segretario dal 1973 al 1978: Certo che conoscevamo queste cose, altrimenti perch avremmo dovuto cacciarli dal partito?102. Conferma Peppino Catellani, uno dei due responsabili reggiani della Vigilanza del Pci: S, eravamo a conoscenza delle armi e delle rapine che facevano questi giovani103. Le voci che iniziano a circolare sulla Cecoslovacchia generano una certa apprensione. Allepoca le relazioni ufficiali fra Pci e Ks c erano pressoch congelate e i rapporti particolarmente difficili, segnati da persistenti schermaglie104. Nel settembre 1971 Giorni-Vie Nuove pubblica una intervista a Josef Smrkovsk105 alla quale replica il 25 settembre Rude pravo, accusandolo di essere entrato al servizio di interessi stranieri, al servizio dellanticomunismo106. Nel gennaio 1972 viene arrestato Valerio Ochetto107; il mese successivo vede leG. FASANELLA e C. SESTIERI, con G. PELLEGRINO, Segreto di Stato, Einaudi, Torino 2000, p. 129; P. PERGOLIZZI, Lappartamento, cit., pp. 100, 103 e 120; e laudizione di Alberto Franceschini, CpS, stenografico 50 seduta. Mercoled 17 marzo 1999,http://www.parlamento.it/bicam/terror/stenografici/steno50a.htm#50a. Di Vincenzo nel 1975 fu denunciato dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa con laccusa di collusione con le Br, ma un anno dopo venne prosciolto. 102 Antonio Bernardi cit. in P. PERGOLIZZI, Lappartamento, cit., p. 59. 103 Peppino Catellani, cit. in Idem, p. 83. 104 Nel corso degli anni lo scontro pubblico fra Kc e Pci viene seguito con attenzione da una parte della dissidenza e dallemigrazione ceca. Vedi, ad esempio, Listy Comments on Feud Between LUnit and Rude Pravo, in Translations on Eastern Europe. Political, Sociological, and Military Affairs, n. 1344 (Jprs, 25 gennaio 1977), pp. 32-35 (trad. da Listy, n. 5, ottobre 1976, pp. 8-9). 105 Smrkovsky ci parla del socialismo in Cecoslovacchia e invita alla pacificazione, Giorni-Vie Nuove, 22 settembre 1971. Vedi anche K. DEVLIN, Italian Communists Tribute to Smrkovsky, Rfe Research, 16 gennaio 1974. 106 K. DEVLIN, The Czechoslovak Trials and CPCS Relations with Western Communist Parties, Rfe Research, 14 settembre 1972, p. 15. 107 V. OCHETTO, No, signor referente, Sei, Torino 1972.
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spulsione di Ferdinando Zidar, gi corrispondente dellUnit e segretario dellOrganizzazione internazionale dei giornalisti, accusato di avere avuto contatti con i sostenitori della Primavera di Praga108. I numerosi arresti (tra la fine del 1971 e linizio del 1972109) e i processi del luglio 1972 a trentadue esponenti del comunismo riformatore, accusati di attivit di sovversione della Repubblica aggravano la tensione fra i due partiti110, anche perch fra i condannati vi Milan Hbl, che mantiene rapporti stretti con il Pci, inviando materiali alla sua dirigenza (Zidar, emerge al processo, uno dei corrieri)111. Nel dicembre 1973 viene respinto allaeroporto di Praga un altro giornalista dellUnit, Silvano Goruppi, pur munito di regolare visto. Il 4 maggio 1974 Prce aveva attaccato personalmente Davide Lajolo, colpevole di avere pubblicato su Giorni-Vie Nuove, il settimanale che dirigeva, la lettera di Alexander Dubrek alla vedova di Josef Smrkovsk (deceduto il 15 gennaio). In questo contesto, la direzione del Pci decide di inviare a Praga una delegazione composta da Emanuele Macaluso, Gianni Cervetti e Salvatore Cacciapuoti112. Dal 1 al 5 luglio hanno luogo numerosi e penosi incontri113 con Vasil Bilak e altri suoi colleghi, ma lobiettivo della missione, quello di ottenere la riammissione nel Ksc dei comunisti epurati dopo la normalizzazione seguita allinvasione delle truppe del Patto di Varsavia e ripristinare i rapporti fra i due partiti, non viene raggiunto114. A margiDello stesso periodo sono alcuni altri episodi che vedono coinvolti giornalisti italiani. Demetrio Volcic, corrispondente da Praga della radiotelevisione italiana, mentre si reca a Vienna con la moglie, viene a perquisito e subisce la confisca di giornali, articoli e libri; mentre a tre dirigenti della Federazione nazionale della stampa italiana, Luigi Barzini, Alessandro Curzi e Antonino Fava, viene rifiutato il visto di ingresso in Cecoslovacchia. Corriere della Sera, 10 febbraio 1972. 109 F. S. LARRABEE, a cura di, Survey of East European Developments: April-June 1972, Rfe Research, 7 luglio 1972, p. 12. 110 K. DEVLIN, The Czechoslovak Trials and CPCS Relations, cit., pp. 6 e 8-9.
111 R. W. Dean, Czechoslovak Trials: The Expanding Limits of Normalization, Rfe Research, 10 agosto 1972, pp. 6 e 11. 112 K. D EVLIN , Confrontation of Opinions Between PCI Delegation and Czechoslovak Leaders, Rfe Research, 9 luglio 1974, p. 5. 113 E. MACALUSO, 50 anni, cit., p. 169. 114 G. CERVETTI, Il valore universale della democrazia e le relazioni internazionali, 25 marzo 2004, http://www.dsonline.it/aree/form_politica/documenti/dettaglio.asp?id_doc=16983 108

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ne di questi incontri ufficiali ve n anche uno informale e riservato di Cacciapuoti (vicepresidente della Commissione centrale di controllo del Pci), che solleva con i cecoslovacchi la questione delle Br115. Subito dopo la conferenza stampa in cui i Carabinieri tirano in ballo la Cecoslovacchia, Cacciapuoti viene nuovamente inviato in missione segreta a Praga. Il 27 settembre 1974 ha un incontro con dirigenti del Ksc , nel corso del quale chiede che i cechi interrompano i rapporti con le Br. una accusa che il Ksc trova inaccettabile. In una bozza di lettera da inviare al Pci conservata negli archivi di Praga, Vasil Bilak, allepoca segretario del Cc del Ksc per gli affari internazionali, ricorda che gi nel settembre stato formalmente assicurato al rappresentante del Pci che mai gli organi della sicurezza di Stato della Cecoslovacchia, e quantomeno il Ksc , hanno avuto contatti con le Br116. Un qualche esponente del governo o dei servizi di sicurezza italiani, o forse degli Affari riservati117, o magari invece un collaboratore segreto del Pci al Viminale, fornisce a Pecchioli informazioni su alcuni documenti: forse riferisce proprio sulle informative del Sid cui si fatto cenno, forse vengono fatte vedere fotocopie di parti di passaporti, come ricorda Gianni Cervetti118. Lesistenza di questi documenti aumenta la preoccupazione al vertice del Pci, e il timore di un coinvolgimento di Praga sar persistente nel corso degli anni. Ad esempio, nella riunione della Direzione del 22 dicembre 1976 Pecchioli afferma che sono circolate notizie sulla Cecoslovacchia per lospitalit data a brigatisti rossi: i fatti sono veri e il fatto stato sollevato anche nella riunione tra i segretari dei partiti con Andreotti119.

115 Conversazione con Gianni Cervetti, 3 febbraio 2007. Macaluso non ha memoria di questo incontro di Cacciapuoti, non posso confermare n smentire. Conversazione con Emanuele Macaluso, 15 febbraio 2007. 116 V. Bilak, Nvrh dopisu str ednmu vboru Italsk komunistick strany, s.d./ma subito dopo il 15 ottobre 1975, in all. 4 a Procura della Repubblica di Roma a Commissione stragi, 6 aprile 1999, ACS, fascicolo Eversione di sinistra, 9/3. 117 Emanuele Macaluso indica il Viminale quale fonte. E. MACALUSO, 50 anni, cit., p. 169. 118 T. MONTESANO, Gli 007 cecoslovacchi dietro le Br. E il Pci sapeva, Libero, 26 ottobre 2004; e Conversazione con Gianni Cervetti, 3 febbraio 2007. 119 Riunione della Direzione del 22 dicembre 1976. Seduta antimeridiana, FiG, Apci, Direzione, Verbali, mf 0280, 300.

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Dinanzi alle voci che si accumulano e soprattutto ai documenti consegnati o forse solo fatti visionare a Pecchioli, la direzione del Pci decide di inviare nuovamente in missione segreta Cacciapuoti a Praga. Il 15 ottobre 1975 si incontra con Antonn Vavru, capo del Dipartimento internazionale del Ksc . Dal verbale della riunione si comprende quanto duri siano stati i toni impiegati da entrambi. Cacciapuoti, sulla base delle informazioni fornite a Pecchioli, parla di una base delle Br in Cecoslovacchia e del fatto che hanno frequentato o vissuto nel paese Renato Curcio, Alberto Franceschini, Fabrizio Pelli e tale Setti120, e che gli organi di Stato italiani possiedono delle prove documentali (doklady). Per il Pci si tratta di una faccenda estremamente seria (velmi vanou zleitost), e per questo si chiede al Ksc di provvedere affinch non si prosegua nella cooperazione con tali elementi, n si presti loro alcun aiuto (aby nebylo pokrac ovno ve spoluprci s te mito ivly, ani jim poskytovna dn podpora). Vavru respinge seccamente gli addebiti e a sua volta accusa gli italiani di leggerezza, per il modo in cui hanno costruito il loro ragionamento, non suffragato da alcun elemento di prova. Infatti, richiesto di consegnare della documentazione, linviato del Pci ammette di non averne. Nonostante ci, Vavru impegna gli organi della sicurezza di Stato ad effettuare le verifiche del caso121. Su questo incontro, Vasilij Mitrokhin ha raccolto delle informazioni che poi sono state riversate in un report Impedian, cio uno dei file basati sulle carte dellex archivista del Kgb che lintelligence britannica invi agli omologhi italiani. Per un evidente errore122, linDa informazioni ottenute, sembra trattarsi di Giuseppe Setti, rifugiato a Ostrava (dove aveva assunto il nome di Marco Zotti) dal 1949 al 1955. Militante del Pci, a Reggiolo, la citt natale, stato segretario della Camera del Lavoro, della sezione del Pci Dante Freddi e ha anche ricoperto incarichi nella giunta comunale. Titolare di una ditta di import-export, in seguito si sovente recato in Cecoslovacchia per motivi di affari. Sembra essere stato in contatto con alcuni funzionari del Primo direttorato del Ministero dellInterno, fra cui gli illegali che hanno operato nellambasciata di Roma Josef c ermk (ufficialmente Console) e Jaroslav Forst (ufficialmente funzionario dellUfficio visti). Conversazione con un funzionario del Ministerstvo vnitra, 20 aprile 2006; Conversazione con un funzionario delldvzk, 21 aprile 2006; e conversazione con Gianni Ricc, 19 febbraio 2009. 121 Zznam, 15 ottobre 1975, pp. 1-2, in all. 4 a Procura della Repubblica di Roma a Commissione stragi, 6 aprile 1999, ACS, fascicolo Eversione di sinistra, 9/3. 122 Conversazione con un dirigente delldvzk, 21 aprile 2006.
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contro Cacciapuoti-Vavru viene datato 16 settembre 1975. Nel rapporto 143 si legge che il ministro degli interni cecoslovacco Jaromr Obzina ha informato dellincontro il rappresentante del Kgb a Praga, che pertanto trasmette un rapporto a Mosca. In ragione di ci, nel dicembre 1975 Jurij Andropov riferisce al Cc del Pcus che Cacciapuoti, su incarico della dirigenza del Pci, aveva informato i cechi che imprecisate agenzie italiane erano in possesso di alcuni documenti da cui si evinceva che in Cecoslovacchia era ubicata una delle basi delle Br e che le agenzie di sicurezza cecoslovacche fornivano loro cooperazione. Questo fatto avrebbe potuto essere utilizzato contro il Pci. Vavru aveva assicurato che il suo ministero non aveva contatti di nessun genere con i terroristi italiani. Nel corso di una successiva visita a Mosca, Obzina rifer che i cecoslovacchi avevano fornito una calma ma decisa risposta al Pci123. Da questa documentazione si evince come i cecoslovacchi prendano in seria considerazione quanto esposto dallemissario del Pci, pur non avendo fornito alcuna prova: fanno effettuare una seconda verifica dagli organi della sicurezza di Stato (dopo quella effettuata a seguito della prima visita di Cacciapuoti) e ricontrollare i visti di ingresso rilasciati; istruiscono lambasciata di Roma affinch segua con attenzione la questione124, e soprattutto informano Mosca al pi alto livello, al capo del Kgb Andropov che a sua volta riferisce al Politbyuro e al segretario generale Leonid Brezhnev. Va anche ricordato che Vavru si trova a Mosca alla fine di novembre 1975, quale membro di una delegazione ad altissimo livello del Ksc 125.

Impedian Report n. 143, 20 ottobre 1995: Italian Red Brigade Contacts between the Communist Parties of Czechoslovakia and Italy: 1975 and 1978. Vedi anche C. ANDREW, V. MITROKHIN, The Sword and the Shield. The Mitrokhin Archive and the Secret History of the Kgb, Basic Books, New York 1999, pp. 298-299. 124 Zznam, 15 ottobre 1975, cit., p. 2. 125 Oltre a Vavru, del gruppo facevano parte: segretario generale del Ksc e presidente della repubblica Gustv Husk, il primo ministro federale Lubomr trougal; il segretario del Cc per gli affari internazionali Vasil Bilk, il primo segretario del Partito comunista Slovacco Jozef Lenrt, il primo ministro ceco Josef Korc k, il vice primo ministro federale e presidente della Commissione statale di pianificazione Vclav Hu la e il membro del Cc del Ksc e ambasciatore a Mosca Jan Havelka. Vedi HAJEK, NIZNANSKY, Top-Level Delegation in Moscow, Rfe, Rad/Czechoslovak Unit, 1 dicembre 1975, F-78.

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Ma a Botteghe Oscure la diffidenza verso i cechi non viene meno e le smentite dei dirigenti del Ksc non sono risolutive, non riescono a convincere. Per questo Cacciapuoti viene inviato almeno unaltra volta in missione riservata a Praga sulla questione delle Br, dove effettua un altro incontro il 29 marzo 1976126. Le sdegnate smentite e le rassicurazioni provenienti da Praga non sono sufficienti. Ancora due anni dopo, il 4 maggio 1978 Giorgio Amendola, nel corso di una conversazione con lambasciatore di Praga in Italia Vladimr Kouck, invita i cecoslovacchi ad essere prudenti riguardo alle Br. Un avvertimento simile era venuto anche da Arturo Colombi, presidente della Commissione di controllo del Pci, che aveva pure criticato la dirigenza del Ksc per non aver dato risposta a specifiche domande in merito alle Br, insoddisfatto del categorico rifiuto dellesistenza di qualsivoglia contatto127. Un atteggiamento non dissimile sembra averlo avuto anche lambasciatore sovietico a Roma Nikita Ryzhov128. Ugo Pecchioli rimarr convinto che a Praga qualcosa avessero combinato, visto che Fabrizio Pelli stato ospite in Cecoslovacchia129. Questa vicenda forse ci dice di pi a proposito di un tentativo di intossicazione del Pci messo in atto da qualche funzionario o apparato dello Stato. Ma sarebbe un capitolo ancora da scrivere, e manca un riscontro documentario (le voci da sole non sono certamente sufficienti). E se non stata una polpetta avvelenata, allora probabilmente si tratta di un informatore del Pci, vuoi nei servizi, vuoi al Viminale, che aveva accesso e aveva minuziosamente riferito delle informazioni raccolte e degli appunti fatti circolare dai servizi sulla presenza dei brigatisti in Cecoslovacchia. Resta infine una terza ipotesi: che la dirigenza del Pci non fosse del tutto certa che i vecchi apparati militari fossero effettivamente stati smantellati del tutto e sostituiti dalla Vigilanza. Ma, per chi scrive, sembra la pista davvero pi labile130.
126 K. PACNER, Praha se nepodlela na vradc Alda Mora, Mf Dnes, 8 aprile 2000 (questo articolo stato ispirato da una agenzia della sicurezza di stato ceca); conversazione con un funzionario delldvzk, 21 aprile 2006; e documentazione cui lautore ha avuto accesso a Praga. 127 Impedian Report n. 143, cit. 128 Ibidem. 129 U. PECCHIOLI, Tra misteri e verit, Baldini & Castoldi, Milano 1995, p. 80. 130 Per quanto riguarda lo scioglimento di particolari apparati di sicurezza del Pci, debbo comunque ricordare che Renato Risaliti, per lunghi anni militante co-

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Quel che invece certo, che la pista cecoslovacca nasce nel settembre 1974 per le false dichiarazioni alla stampa e il falso rapporto inviato allautorit giudiziaria dal capitano dei carabinieri Gustavo Pignero. Questa sorgente avvelenata ben nota, sebbene pochi labbiano presa nella dovuta considerazione. In qualche modo ha avvelenato gli stessi servizi di informazione: messa in circolazione la notizia dalla stampa, rientrata nelle conferme di alcuni informatori. E cos ha iniziato a vivere di vita propria, in un meccanismo perverso di autoriproduzione. Per questo, ancora negli anni Ottanta i nostri servizi di sicurezza continuano a puntare il dito verso la Cecoslovacchia. Lattenzione verso la Cecoslovacchia era tale che nei giorni del rapimento di Aldo Moro si giunti a valutare seriamente qualcosa che dovrebbe essere, tutto sommato, inconcepibile: lallora commissario Antonio Frattasio, audito dalla Commissione Stragi dichiar che alla Questura di Roma si era arrivati a pensare a un assalto militare dellambasciata Cecoslovacca, e poco ci manc che la sede diplomatica venisse presa dassalto131. Insomma, una dichiarazione di guerra a un paese del Patto di Varsavia. In quei giorni convulsi, anche lallora ministro dellinterno Francesco Cossiga fu sollecitato da ambienti vicino alla famiglia Moro a mettere sotto controllo lambasciata della Cecoslovacchia (il che era una grande stupidaggine)132. Le considerazioni fatte per le informative e gli appunti sulle persone valgono anche per le notizie raccolte sui campi di addestramento. Karlovy Vary, nei Sudeti, la Karsbad che conobbe grandi splendori, diviene la localit su cui si focalizza lattenzione degli apparati di intelligence. Una relazione dei servizi segreti italiani databile marzo-maggio del 1976 e che ha per oggetto le attivit eversive sviluppate dalla sinistra extraparlamentare, unitamente alle connessioni che essa appare avere con il comunismo internazionale e con altri
munista, ha sostenuto che la vera e completa liquidazione istituzionale della Gladio rossa ci fu solo quando Enrico Berlinguer cominci la politica della solidariet nazionale. Ossia negli anni compresi fra il 1972 e il 1975. R. CANTORE, V. SCUTTI, Larmata nascosta, LEuropeo, 22 maggio 1991. 131 Audizione di Antonio Frattasio, CpS, 38 seduta. Mercoled 15 luglio 1998, http://www.parlamento.it/bicam/terror/stenografici/steno38b.htm#2; la notizia era stata anticipata da Adn-Kronos, 17 giugno 1998. 132 Audizione di Francesco Cossiga, CpS, 27 seduta. Gioved 6 novembre 1997, http://www.parlamento.it/bicam/terror/stenografici/steno27b.htm.

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servizi informativi stranieri nellarea comunista punta il dito verso Karlos Vivary [sic, Karlovy Vary], dove si ritiene che le Br e probabilmente anche i Nap, abbiano la centrale operativa, una centrale che manovra non solo il terrorismo italiano, ma anche quello che opera in altri paesi europei. Dalla Cecoslovacchia questi gruppi riceverebbero istruzione, direttive e finanziamenti, ma non avrebbero alcun contatto con il personale dellambasciata ceca a Roma. Invece, il coordinamento per il collegamento delle attivit eversive in Italia, attuato dalle Br e dai Nap, verrebbe predisposto da Mosca tramite lambasciata di Cuba a Roma, con il supporto delle altre rappresentanze dei paesi oltre cortina in Italia, ivi compresa Cecoslovacchia. Le ambasciate, per, non mantengono nessun collegamento con i citati movimenti estremisti. Infine, tra le organizzazioni terroristiche italiane, militerebbero anche alcuni agenti russi133. Karlovy Vary ritorna nel corso degli anni in diversi appunti e informativa. Ad esempio, in un appunto del Comando generale dei Carabinieri si legge che
A Karlovy Vary, nei pressi del fiume Ohr e, esisterebbe un campo di addestramento di terroristi internazionali di grosso calibro, mentre altri campi militari, dove si addestrerebbero terroristi provenienti da vari paesi, compresa lItalia, sarebbero ubicati: nei pressi di Plzen , in una gola tra i fiumi Urlava [sic, hlava] e slava; nei pressi della frontiera russa [sic, sovietica, oggi Ucraina], nella grande pianura di Michalovce [oggi in Slovacchia] tra i fiumi Ondava e Loborec134.

Gli italiani cercarono, vanamente, riscontri. Lammiraglio Fulvio Martini, audito dalla Commissione stragi, ha infatti raccontato come, nella sua qualit di capo delle operazioni estere del Sid fece un tentativo per accertare se nella zona di Karlovy Vary ci fossero campi di addestramento delle Br, ma loperazione fu un insuccesso135.

ACM, Relazione dei servizi segreti del maggio 1976, all. alla relazione presentata da G. Donno a chiusura dei lavori della Commissione Mitrokhin, doc. 184. 134 Comando Generale dellArma dei carabinieri, II reparto SM Ufficio Operazioni, 12 maggio 1981, ACM, cit. in R. BARTALI, Lombra di Yalta, cit., p. 298. 135 CpS, 54 Resoconto stenografico della seduta di mercoled 6 ottobre 1999, p. 342.

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Anni prima il Sisde osservava: Per quanto attiene alla ventilata esistenza di centri di addestramento per terristi a Karlovy Vary e a Doupov, non si hanno obiettivi elementi di riscontro136. La collaborazione dei nuovi servizi Con la caduta dei regimi comunisti dellEuropa centro-orientale, la situazione muta. Paesi e strutture statali che fino a quel momento ci erano ostili cambiano radicalmente. Gli apparati della sicurezza di Stato vengono epurati e ristrutturati e i nuovi governi fin da subito iniziano a manifestare la loro aspirazione ad accedere alle istituzioni comunitarie e a quelle transatlantiche. Vogliono rientrare a far parte di quellEuropa da cui sono stati rapiti, sequestrati, per usare le parole di Milan Kundera, con la sovietizzazione del dopoguerra. cambiato tutto e cos mutano i rapporti fra gli apparati di sicurezza. Laddove cera ostilit ora si aprono nuovi canali di collaborazione. Gli italiani si attivano e iniziano a chiedere informazioni sullo spionaggio messo in atto nel passato e, nel caso della Cecoslovacchia, anche sugli eventuali legami intrattenuti con organizzazioni terroristiche del nostro paese. Da un appunto del Sisde del 31 maggio 1990 si apprende che, in un quadro di reciproca collaborazione i nostri servizi hanno chiesto agli omologhi della Cecoslovacchia postcomunista informazioni e riscontri137. Forse proprio a questa iniziativa (e magari ad altre, ulteriori richieste) che si riferisce lammiraglio Fulvio Martini, gi direttore del Sismi, nella gi citata audizione alla Commissione stragi:
Quando divenni capo del servizio, alla caduta del muro, uno dei primi rapporti che avemmo con i servizi minori di oltrecortina fu con il servizio cecoslovacco da cui deriv poi il caso Orfei138. In quella occasione
136 Sisde, Appunto, Caso Moro: i collegamenti internazionali del terrorismo italiano, p. 12, riprodotto in CpM, Allegato alla relazione. Documenti, Doc. XXIII, n. 5, vol. XXVIII (1988), p. 26. 137 Sisde a Sismi e Ministero dellinterno, Appunto, 31 maggio 1990, p. 1, cit. 138 Accusato di essere stato reclutato dal servizio segreto cecoslovacco, il politologo Ruggero Orfei, consigliere diplomatico di Ciriaco De Mita negli anni Ottanta quando era presidente del consiglio, nel novembre 1991 venne scagionato dal pubblico ministero Michele Coiro.

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sparsi la voce a Praga che ero disposto a pagare eventuali documenti che portassero allindividuazione dei veri rapporti tra il servizio cecoslovacco e le Br, ma la risposta fu di non sapere niente delle Br, ma di quello che faceva la stazione cecoslovacca a Roma e da l nacque il caso Orfei139.

Il Sismi ha certamente in pi di una occasione cercato di avere dai nuovi servizi dellEuropa centro-orientale informazioni e documentazione riguardanti i collegamenti fra gli apparati della sicurezza di Stato dei precedenti regimi comunisti e le organizzazioni del terrorismo italiano, in particolare le Br. Il paese a cui si a lungo riferito per i presunti rapporti con le Br, ovvero la Cecoslovacchia, rispose prontamente. Infatti, lr ad pro zahranir n styky a informace (zsi), il servizio civile di intelligence per lestero, manifestando totale collaborazione, invi ai colleghi italiani relazioni e vasta documentazione140. Materiale il cui contenuto rimasto pressoch segreto nel nostro paese, al punto che quasi nessuno ne a conoscenza, mentre prosegue la circolazione, sulla stampa e nei libri, di notizie che non trovano alcun conforto. Questa situazione ha infastidito non poco i praghesi, che dopo la consegna della documentazione si aspettavano un qualche riscontro pubblico nel nostro paese141. Cos, diversi mesi dopo la trasmissione delle carte, in qualche modo indispettiti, si attivarono affinch uno dei quotidiani pi diffusi pubblicasse un lungo articolo, lanciato sulla prima pagina e che proseguiva per una intera pagina allinterno, che
CpS, 54 Resoconto stenografico della seduta di mercoled 6 ottobre 1999, p. 342. opportuno ricordare che, audito in Commissione Moro, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa dichiar: Collegamenti internazionali. Sono portato ancora oggi a pensare che se possono sussistere ipotesi destabilizzanti nei confronti del nostro Paese, non sono suffragate da elementi di fatto, non esistono dati di fatto. Audizione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, 8 luglio 1980, in CpM, Allegato alla relazione. Documenti, Doc. XXIII, n. 5, vol. IV (1984), p. 299. Allo stesso modo, la Relazione di maggioranza della Commissione Moro concludeva: Poich invece nessun rapporto emerso per quanto riguarda le Br e Prima Linea, non trova riscontro l'ipotesi secondo la quale la Cecoslovacchia abbia mantenuto [] rapporti con elementi del terrorismo italiano. Relazione della Commissione parlamentare dinchiesta strage di via Fani sul sequestro e lassassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia, cit., p. 140. 140 Conversazione con un funzionario governativo ceco, 20 aprile 2006. 141 Conversazione con un funzionario delldvzk, 21 aprile 2006.
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grosso modo riassumeva pubblicamente la parte principale delle notizie fatte arrivare a Roma142. Queste carte sono state successivamente inviate alla Commissione Mitrokhin ma attualmente non sono aperte alla consultazione pubblica. In passato sono state nella disponibilit dei commissari e dei consulenti della stessa commissione. Lautore di questo articolo ha vanamente cercato di ottenerne copia, e allo stesso modo non stato possibile visionare una, a quanto pare assai interessante e corposa, relazione del Reparto operativo speciale (Ros) dei Carabinieri, inviata alla Procura della Repubblica di Roma il 15 luglio 2000. Non sono pertanto in grado di confrontare i materiali cui ho avuto laccesso con la documentazione trasmessa al Sismi e con il rapporto del Ros, e me ne rammarico. Poich mi venne riferito a Praga da un funzionario delldvzk che si trattava degli stessi documenti, cercher di riferire sulle cose maggiormente rilevanti che ebbi loccasione di vedere. Si tratta di documentazione proveniente dal Primo direttorato del Ministero dellinterno143. La prima osservazione riguarda il fatto che il materiale raccolto a partire da certa data, ovvero che prima della met degli anni Settanta, grosso modo la fine del 1974, non era stato aperto alcun file. E i primi dossier raccolgono richieste provenienti dallAmbasciata dItalia, che reagiva a indicazioni dellautorit giudiziaria via Ministero di grazia e giustizia, ad esempio riguardo Augusto Viel (di cui veniva fornita anche la fotografia, per meglio identificarlo). Altri collazionano informazioni generaliste, provenienti da fonti aperte e da strutture dei servizi cechi, compresi gli agenti a Roma. Il materiale e la sua datazione collimano con quanto si legge nel verbale del gi citato incontro del 15 ottobre 1975 fra Salvatore Cacciapuoti
K. PACNER, Praha se nepodlela na vrade Alda Mora, MF Dnes, 8 aprile 2000. Un diagramma della complicata struttura organizzativa del Ministero degli interni in F. KOUDELKA e J. SUK, a cura di, Ministerstvo vnitra a bezpec nostn apart v obdob Prakho jara (leden-srpen 1968), Prameny k de jinm c eskoslovensk krize 1967-1970, vol. 7/1, sd-Doplnek, Praha-Brno 1996, p. 321. Per una introduzione agli apparati della sicurezza di stato della Cecoslovacchia, si veda M. CHURN & KOLEKTIV, Encyclopedie pione. Ze zkulis tajnch slueb, zejmna Sttn bezpec nosti, EK, Czechoslovakia, in K. PERSAK e . KALibri, Praha 2000; e P. BLAEK e P. C MINSKI, a cura di, A Handbook of the Communist Security Apparatus in East Central Europe, 1944-1989, Institute of National Remembrance, Warsaw 2005, pp. 87-161.
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e Antonn Vavru144 e nella bozza di lettera da inviare al Pci a firma di Vasil Bilk145. Infatti, i cechi a seguito delle sollecitazioni provenienti dal Pci effettuano un controllo su tutti i visti di ingresso rilasciati agli stranieri ed effettivamente trovano riscontro per alcuni dei nomi indicati da Cacciapuoti, e quindi aprono dei fascicoli su di loro. Contemporaneamente segnalano che i loro apparati della sicurezza non hanno alcun rapporto con Curcio, Franceschini e Pelli, ed proprio questo che Vavru ribadisce a Cacciapuoti. Nella dirigenza del Ksc la questione viene affrontata con la massima seriet e ci anche testimoniato dalla comunicazione rapidamente inoltrata a Mosca al capo del Kgb Andropov, e di cui troviamo traccia nel report Impedian n. 143. A Praga ho potuto visionare il fascicolo intestato a Renato Curcio, aperto sulla base di un visto di transito in Cecoslovacchia. Ma lomonimo Renato Curcio era un avvocato calabrese, nato un decennio prima, nel 1931. Vengono registrati anche i visti di ingresso di un commerciante toscano, tale Sergio (e non Alberto) Franceschini che a partire dalla fine degli anni Sessanta si rec pi volte in Cecoslovacchia, soggiornando nella localit di Karlovy Vary (la stessa nota localit termale dei ripetutamente segnalati campi di addestramento)146. Nel corso degli anni ritornano alcune relazioni interne, in cui si precisa che non esiste alcun rapporto con le Br, n con gli agenti a Roma n con il Primo direttorato (e in particolare la 42 sezione, Europa Nato). Altra documentazione riguarda le campagne anti-cecoslovacche messe in atto dalla stampa italiana. Si tratta di fascicoli aperti nella seconda met degli anni Settanta a partire dalla pubblicazione di articoli, ad esempio del Settimanale, di cui si fornisce la traduzione, cui seguono commenti degli agenti a Roma e informative che giungeranno fino alla dirigenza del Ksc .

Zznam, 15 ottobre 1975, cit., pp. 1-2. V. Bilak, Nvrh dopisu str ednmu vboru Italsk komunistick strany, cit., pp. 1-2. 146 Vedi anche P. DI NICOLA, BR addestrati in Cecoslovacchia? Erano solo omonimi, Lespresso, 27 maggio 2005. Larticolo si basa sulla relazione di Nicola Biondo per la Commissione Mitrokhin, che purtroppo non ho avuto modo di consultare. La relazione di Biondo comunque ampiamente citata in R. BARTALI, Lombra di Yalta, cit.
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Per completezza, debbo infine riferire linformazione sulla distruzione negli anni Ottanta di alcuni fascicoli riguardanti le Br e il terrorismo. Sembra, mi stato parimenti detto, che non si trattasse di materiale operativo, bens di documentazione di natura informativa e analitica e che la loro distruzione sia avvenuta nel quadro dellordinaria eliminazione di dossier privi di alcun valore. La documentazione presente negli archivi cechi, le risultanze degli accertamenti degli organi di sicurezza del nostro paese, le acquisizioni dellautorit giudiziaria, nonch le stesse testimonianze degli interessati147 e pi in generale dei militanti delle Br interrogati dopo il loro arresto, univoche a prescindere dalle posizioni processualmente assunte (collaboratore di giustizia, dissociato o irriducibile), concordano nellescludere che la Cecoslovacchia abbia fornito ospitalit e addestramento alle Br. Per questo il Ksc non poteva che rispondere sdegnato alle accuse mosse dal Pci. Le autorit della Repubblica ceca hanno collaborato pienamente con quelle italiane, fornendo documentazione che dovrebbe avere aiutato a chiarire la questione delleventuale aiuto della Cecoslovacchia al terrorismo del nostro paese. Oggi sappiamo che laccusa si basava su notizie false e mai sottoposte a verifica. Come una fenice, continua invece a risorgere la pista cecoslovacca. Nel nostro paese, forse, quando non si trova conforto alla propria interpretazione, o ci si lascia andare al sensazionalismo oppure ci si aggrappa allinquietante teorema per cui se non si trovato nulla, allora il mistero (o che altro) davvero grande. Ma un atteggiamento del genere non fa onore allo storico.

Alberto Franceschini, ad esempio ha ripetutamente smentito. Audizione di Alberto Franceschini, cit.

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