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Appunti di Mathematica

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Daniele Lupo
Studente di Ingegneria Elettronica (speriamo ancora per poco...)
Universit degli studi di Palermo
danwolf80@libero.it
Appunti riguardanti il programma Mathematica. Spero vivamente che possano esservi utili.
Contattatemi se trovate errori di qualsiasi genere, oppure avete commenti o suggerimenti da darmi.
Sommario


Introduzione.1
Perch Mathematica?.....2
Suggerimento.5
Primi Passi....6
Cominciamo....6
Numeri e Precisione....10
Liste..27
Creazione....27
Ricerca....37
Manipolazione....42
Vettori e Matrici..45
Nota sulla Visualizzazione delle formule....49
Calcolo Simbolico 1....51
Introduzione..51
Manipolazioni Algebriche....53
Manipolazioni Avanzate...64
Altre Manipolazioni...70
Nota per Dimensioni Fisiche...75
Calcolo Simbolico 2...77
Introduzione.77
Funzioni.77
Sommatorie e Produttorie...84
Equazioni...85
Scrittura di equazioni.85
Disequazioni..86
Risolvere le Equazioni..88
Equazioni Semplici........88
Sistemi di Equazioni..94
Disequazioni..98
Equazioni Differenziali....100
Serie di Potenze..102
Limiti.103
Trasformate Integrali..106
Calcolo Numerico..107
Introduzione107
Sommatorie, Produttorie, Integrali108
Soluzione di Equazioni109
Equazioni Differenziali111
C'E' UNA PICCOLA DIFERENZA TRA LE PAGINE INDICATE NEL SOMMARIO E L'INDICATORE
DI PAGINE DELL'ACROBAT READER. LE PAGINE INDICATE DAL SOMMARIO SONO SEGNATE
ALLA "STAMPATE" AL PEDICE DI OGNI PAGINA.

Ottimizzazione Numerica113
Dati Numerici...116
Precisione...118
Grafica..122
Introduzione.....122
Funzione ad una Variabile..122
2D Generale..134
Funzioni a due Variabili...148
Introduzione al 3D..152
Visualizzazione Dati...162
Grafici Parametrici.166
Suoni177
Importazione ed Esportazione..180
Introduzione..180
Importazione.180
Esportazione..187
Dati.187
Formule..189
Packages.192
Introduzione192
Salvataggio e Caricamento.193
Programmazione..200
Introduzione..200
Comandi Base...200
Inizio...200
Input ed Output...202
Flusso di Programma...207
Stringhe...217
Formattazione225
Introduzione..225
Celle..225
Sezioni.227
Mathematica Avanzata.231
Introduzione..231
Espressioni231
Cosa Sono..231
Valutazione delle Espressioni...236
Pattern241
Cosa Sono..241
Ricerca di Pattern, e Modifica...246
Operazioni su Funzioni.262
Introduzione...262
Manipolazioni Base....262
Modifica Strutturale delle Espressioni...277
Funzioni Pure.289
Definizioni di Espressioni e
Funzioni292
Regole di Trasformazione306
Programmazione Avanzata...314
Introduzione.314
Visibilit di Variabili Locali314
Appendice A: Packages..320
Algebra`AlgebraicInequalities`320
Algebra`ReIm`...322
Algebra`RootIsolation`323
Calculus`FourierTransform`325
Calculus`VectorAnalysis`...333
DiscreteMath`Combinatorica`.344
DiscreteMath`GraphPlot`..363
Graphics`Animation`...370
Graphics`ComplexMap`.374
Graphics`FilledPlot`.378
Graphics`Graphics`..384
Graphics`Graphics3D`400
Graphics`ImplicitPlot`416
Graphics`InequalityGraphics`.419
Graphics`Legend`.426
Graphics`PlotField`..431
Graphics`PlotField3D`440
Graphics`SurfaceOfRevolution`..444
LinearAlgebra`FourierTrig`.448
LinearAlgebra`MatrixManipulation`449
LinearAlgebra`Orthogonalization`463
Miscellaneous`Units`467
NumberTheory`Recognize`473
Appendice B: Eq. Differenziali..476
Introduzione476
Tipi di Equazioni...476
Risoluzione Simbolica.477
DSolve.477
ODE484
Sistemi ODE499
PDE505
DAE516
Problema del Valore al Contorno522
NDSolve.536
Appunti di
Mathematica
Introduzione
Benvenuti a tutti quanti. Questi appunti cercheranno, in qualche modo, di farvi capire qualche
aspetto pi approfondito riguardo il programma Mathematica: cercher di farvelo conoscere ad un
livello un tantinello pi avanzato riguardo l'uso come semplice calcolatrice :-)
Purtroppo sono soltanto un semplice studentello, e ci sono un'infinit pazzesca di cose di questo
programma che non conosco neach'io. Dopotutto, il programma cos vasto che credo sia
impossibile comprenderlo tutto appieno se non si usa tutto il giorno, tutti i giorni... Cosa che io,
almeno per il momento, evito di fare, dato che gli studi ancora non mi hanno tolto del tutto la vita
sociale, e riesco ancora ad uscire. Tuttavia, saper usare questo programma semplificher
notevolmente la vita a tutti quanti, ve lo garantisco.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
1 Printed by Mathematica for Students
Perch Mathematica?
Nella mia facolt ci sono principalmente due scuole di pensiero riguardo il miglior programma di
calcolo attualmente disponibile su computer: la maggioranza degli studenti e dei professori
preferisce Matlab, mentre una minoranza preferisce Mathematica.
Io personalmente sono convinto che un confronto diretto fra i due programmi non si possa fare: sono
entrambi ottimi, sono standard de facto, e le preferenze si devono pi che altro a flussi di lavoro
diversi, ed al tipo di risultati che si vogliono ottenere.
Una della cose che pu scoraggiare un utente che si trova per la prima volta davanti ad un
programma come Mathematica, la sua interfaccia spartana: icone, comandi, sono quasi del tutto
assenti, e si lavora scrivendo formule e trasformazioni a mano, come se si usasse il blocco note di
Windows. Anche le formule, normalmente, si sccrivono in questo modo, dando un 'aspetto poco
elegante a tutto quanto. Ci sono comandi ed icone che permettono di ottenere gli stessi risultati di
una formula stampata con LAT
E
X, ma, una volta perse quelle due orette ad abituarsi al programma,
tutto quanto procede molto pi velocemente di quanto si riesca a fare che andare a cercare sempre la
giusta icona col mouse.
Matlab, d'altro canto, pure troppo user-friendly; intendiamoci, lo quanto pu esserlo un
programma di matematrica e tecnica che ti fa utilizzare i pi avanzati algoritmi e di creare schemi e
formule fra le pi complicate del mondo, ma sempre dominato da icone e toolbox. All'avvio,
sembra anch'esso abbastanza spartano: ci sono pi finestre ed icone, vero, ma se devi fare una
somma devi sempre scrivere numeretti come se usassi il blocco note. Invece, basta trovare il
pulsantino Start per accedere ad un mondo immenso fatto di finestre e di Toolbox gi
preconfezionati per quasi tutto; se ti serve una GUI per poter studiare il luogo delle radici di una
funzione di trasferimento, c'. Se vuoi pulsantini che ti creino filtri numerici, ci sono anche quelli.
Tool per l'analisi dei segnali preconfezionati: ci sono anche quelli. In Mathematica, invece, queste
cose non ci sono, o meglio, ci sono a livello testuale; deci sempre scrivere i comandi a mano etc. In
realt, dalla versione 4 sono spuntati comandi per poter creare interfacce grafiche con J ava e, dalla
versione 5.1, con il Framework .NET di Microsoft, ma sono aspetti parecchio avanzati che, se
semplificano di molto la vita in fase di esecuzione, la complicano esponenzialmente in fase di
progettazione, se non si sa programmare bene ad oggetti. Se volete qualcosa di aspetto gradevole con
Mathematica, provate a cercare qualcosa di gi fatto su Internet.
Da un punto di vista di facilit d'uso, quindi, Matlab oggettivamente migliore. A mio avviso, per,
computazionalmente meno potente. Attenzione, per! Non dico che diano risultati diversi, oppure
che sia un programma peggiore, ma che utilizzano delle filosofie completamente diverse. Matlab
un programma che esegue principalmente calcolo numerico. Dategli una matrice numerica, e vi da
l'inversa numerica. Dategli due liste di valori numerici, e Matlab vi far la convoluzione numerica in
un attimo.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
2 Printed by Mathematica for Students
Mathematica, dal canto suo, ha un motore di calcolo che prettamente simbolico. Macina calcoli
numerici alla grande e, fra l'altro, permette anche di superare la precisione di macchina, permettendo
di fare qualsiasi calcolo concepibile dalla mente umana ed anche oltre con una precisione arbitraria
che potete decidere da soli. Volete calcolare l'area di un cerchio con una precisione di 31413531531
cifre decimali? Mathematica ve lo fa in un attimo... provate a farlo con Matlab!
Ma non questo quello che volevo dire, anche se da questo si pu intuire la maggior flesibilit del
suo kernel. Parlavamo del calcolo simbolico; se, con matlab, provate a calcolarvi un integrale di
questo tipo

1

!!!!!!!!!!!!!!
logHxL
x
Matlab vi chiederebbe per forza il valore iniziale e finale, per poi calcolarvi numericamente
l'integrale. Dato in pasto a Mathematica, invece, vi da direttamente la soluzione completa:
!!!!
p erfiIlog
1

2
HxLM
Le possibilit di calcolo gi si fanno pi interessanti, a questo punto. Senza andare a scomodare
centri di ricerca e scienziati, quello che interessa a noi studenti la forma simbolica che pu essere
usata per verificare (od anche risolvere direttamente), problemi dati per casa, dando risultati che
possono essere facilemente verificati e scritti in bell'aspetto direttamente sul quadernone. Inoltre, i
Toolbox di Matlab, nella loro forza hanno anche il loro limite: sono specifici. Se cominciate a
lavorare su un sistema di controllo, difficilmente l'equazione trovate potete usarle in altri toolbox per
eseguire altri calcoli che vi servono, ammesso che riusciate a farvi dare da Matlab come risultati
formule e non numeri: con Mathematica, invece, potete direttamente utilizzare tutte le formule che
avete in tutti i contesti che volete, fare quello che vi pare. In Mathematica avete il controllo assoluto.
E scusate se poco! Farete calcoli e risolverete cose che non credevate possibili, senza
approssimazioni od altro.
Per farvi capire in maniera molto grossolana la differenza, con Matlab si fanno solo gli esercizi. Con
Mathematica si fa la teoria, quella pesante e quella importante. Inoltre, si fanno anche gli esercizi
con un'elasticit che ben pochi programmi possono permettersi, fissati nel loro rigido modo di
pensare imposto dai programmatori.
Ma la potenza di Mathematica non si ferma qui. Effettivamente, la potenza del programma in
qualche modo infinita... Riuscirete a fare cose inimmaginabili, se sapete come usarlo, e se ci perdete
un po' di tempo scoprirete che riuscite a fare qualsiasi cosa vogliate. Mathematica non permette
solamente di fare calcoli. Il frontend, ovvero la parte di Mathematica che vi permette inviare gli
input al kernel, e di ricevere il corrispondente output, permette di creare anche documentazione
dall'aspetto professionale; potrete scrivere tesi, tesine, relazioni, esercitazioni e quant'altro con un
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
3 Printed by Mathematica for Students
aspetto che l'Equation Writer di Word si pu soltanto sognare. Con, oltretutto, il vantaggio che
Mathematica vi permette anche di fare i calcoli al posto vostro!
L'importante non sottovalutare la potenza di questo programma. Se volete soltanto qualcosa che vi
permetta di fare calcoli, al posto di spendere poco pi di 100 per la versione studenti di
Mathematica, compratevi una calcolatrice HP 49G+, che costa sulle 130 e vi permette di fare cose
che nessun altra calcolatrice vi permette di fare, ma pur sempre nell'eseguire calcoli tutto sommato
semplici, anche se di tutto rispetto. Inoltre, potete anche portarvela per gli esami... Se, invece, volete
un potente strumento di calcolo che, chiss, magari potr servirvi anche per dopo, allora siete nel
posto giusto e, anche se scalfiremo solamente la superfice, quello che imparerete in questi pochi
appunti vi permetter di risolvere facilmente la quasi totalit dei problemi che affronterete nel corso
dei vostri studi.
Ovviamente, anche Mathematica ha qualche limite, a mio avviso. Per esempio, mi dispace
veramente che non ci sia qualcosa di analogo al Simulink di Matlab. Sicuramente, avere una
rappresentazione grafica delle funzioni, linkabili a piacimento renderebbe pi semplice il lavoro e ne
mostrerebbe una rappesentazione, perch no, anche pi chiara ed elegante. Cos come il fatto che
manchi, per esempio, il syntax highlighting, cio la colorazione del codice, permettendo di
distinguere variabili, funzioni e cos via, che, assieme magari ad un editor separato con qualche
funzione in pi, semplificherebbe molto la scrittura dei programmi, un poco come l'editor dei file m,
sempre di Matlab (anche Mathematica ha la sua versione di file m, ma vedremo verso la fine a cosa
servono).
Inoltre, all'inizio non sar semplicissimo da usare, in quanto usa un interfaccia prettamente testuale:
questo ha il vantaggio di non dover andare in giro con il mouse a cercare pulsantini ed amenit
simili, come accade, per esempio, in Mathcad, ma allo stesso tempo, se non si conosce una funzione,
bisogna per forza andare a cercarla nell'help, per vedere se disponibile, mentre nel caso di
interfacce grafiche, basta esplorare i men ed i pulsanti fin quando non si trova. Se non c', pazienza.
Comunque la scoperta di nuovi comandi certamente pi intuitiva per interfacce grafiche che non
per quelle testuali, anche ammesso che, una volta impratichiti, l'interfaccia di Mathematica snella e
veloce, permettendovi di fare quello che fanno altri programmi in una frazione di tempo.
Quindi, se proprio Mathematica vi fa antipatia, niente vi impedisce di imparare un altro programma
con cui avete pi feeling: di certo, a livello di studenti, non useremo molto le funzioni avanzate, e
quelle base sono comuni a tutti quanti i programmi.
Io personalmente ho scelto Mathematica perch mi piace un sacco; il mio primo programma di
calcolo scientifico stato Mathcad 7, che avevo scoperto mentre ero al superiore, giocandoci un
pochino a scuola. Dopo, quando andavo in giro per il Web alla ricerca di un buon programma per la
creazione di frattali, sono venuto a conoscenza di Mathematica, ed le cose per me sono
drasticamente cambiate (anche se per i frattali uso Ultrafractal: http://www.ultrafractal.com ).
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
4 Printed by Mathematica for Students
Durante i corsi universitari ho anche avuto a che fare con Matlab, e ho capito la differenza fra i due
programmi: sinceramente, ho preferito di gran lunga l'approccio simbolico di Mathematica, che mi
permetteva di trovare soluzioni a problemi teorici, piuttosto che Matlab, per il quale se non ho i dati
da dargli in pancia, in grado di fare ben poco (anche se all'inizio mi stavo affezionando al suo
comando 'magic'). Certamente grande e forse migliore per l'elaborazione dei dati (e chi fa
Elaborazione numerica dei segnali ne sa qualcosa, vero Giovanni?), ma sa fare solo questo, oltre ad
avere un'interfaccia che s, da moltissimi strumenti, ma anche vero che molto frammentata, e per
fare cose diverse bisogna aprire altri toolbox etc.
Qua si parla di Mathematica (naturalmente!!!), ma il mio consiglio comunque di provarli entrambi,
e magari anche qualche altro, come Mathcad oppure Maple. Se, dopo, mi darete ragione, allora sar
felice di riceve ringraziamenti ed assegni in bianco come ringraziamento per avervi scritto queste
righe!!!
Suggerimento
Il mio consiglio spassionato riguardo Mathematica il seguente: USATE QUANTO PIU' SPESSO
POTETE L'HELP IN LINEA!!! Scusate il tono brusco, ma una cosa che veramente poche persone
fanno; saper usare Mathematica questione di poco, ma saperlo usare bene difficile, per la quantit
di funzioni e di aspetti e caratteristiche nascoste che non si trovano subito. Appena avete un
problema con qualsiasi cosa, come una funzione che non ricordate o di cui non sapete il nome,
andate a vedervi l'help, cercando la parola chiave di quello che state facendo o volete (in inglese,
ovvio): se cercate funzioni per i numeri primi, cercate "prime", e cos via. Quello che far io farvi
capire il funzionamento di Mathematica, non quello di presentarvi ogni funzione presente: oltre che
perdere trecento anni a descrivere le funzioni, sarebbe inutile, dato che tutto gi scritto nell'aiuto in
linea. Probabilmente alcuni avranno difficolt a destreggiarsi con la lingua inglese, ma non posso
farci niente: dovete rendervi conto che l'inglese una lingua fondamentale, specialmente per chi
affronta temi scientifici oppure tecnici come noi. Di documentazione inglese se ne trova a bizzeffe, e
ve la consiglio caldamente. Io non sono in grado di farvi capire fino in fondo Mathematica: Cerco
solamente di darvi uno spunto, ed un punto d'inizio (anche se abbastanza solido) per cominciare ad
usare questo programma. Con quello che imparerete qui saprete fare veramente un sacco di cose...
Figuratevi se poi decidete di imparare il restante 99,9% di quello che il programma vi offre!
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
5 Printed by Mathematica for Students
Primi passi
Cominciamo
Bene bene: dato che state leggendo, starete sicuramente cercando un modo per capire facilmente (ed
in italiano), qualche base per poter cominciare ad usare questo simpatico programma.
Prima di tutto dovrei dirvi come installarlo, etc etc, ma credo che non abbiate bisogno di sapere
queste banalit, vero? In fondo, siamo nati nell'era del computer!
Comunque, una volta avviato il programma per la prima volta, dovrebbe apparirvi una schermata
simile alla seguente:
Effettivamente, non che sia cos esaltante. Comunque, quello che vedete a sinistra il 'Notebook',
cio la finestra dove andrete a scrivere il vostro lavoro, mentre la finestra piccola a destra una
'palette', ovvero un insieme di pulsanti che contengono comandi per semplificarvi il lavoro e per
evitare di dover scrivere comandi; nel men File->Palettes potete trovare altre palettes che magari
riescono a semplificarvi il lavoro. Personalmente non la uso molto: trovo pi veloce e semplice
scrivere direttamente tutti i comandi a mano, anche se, devo ammetterlo, la uso ancora per inserire le
lettere alcune greche, anche se ci sono opportune combinazioni da tastiera molto semplici per poter
fare la stessa cosa.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
6 Printed by Mathematica for Students
Provate ad inserire, adesso, il seguente, complicatissimo comando ed osservate la potenza di
Mathematica nel risolverla in un tempo inferiore alle due ore:
In[1]:= 2 + 2
Out[1]= 4
Magicamente, il risultato Mathematica ve lo da effettivamente in meno di due ore. notate come, per
far eseguire il comando, dovete premere Shift+Invio oppure il tasto Invio del tastierino numerico; il
tasto Invio normale serve solo per andare a capo senza eseguire operazioni, il che pu sembrare
strano, ma sicuramente utile non appena faremo qualcosa id pi complicato della somma eseguita
sopra. Intanto, si possono notare gi da adesso alcune cose caratteristiche di Mathematica; se notate,
alla sinistra delle espressioni potete notare i nomi In/Out, del tipo In[1]:= e Out[1]:=. queste
rappresentano l'ordine con cui vengono eseguite le operazioni dal kernel. Infatti, mentre eseguite
operazioni, potete, con il mouse, selezionare varie parti del Notebook e continuare a scrivere nel
mezzo, come volete. Per eseguirete sempre le operazioni nell'ordine con cui sono state calcolate.
considerate, per esempio, questo piccolo esempio:
Possiamo vedere gi una cosa nuova, ma che credo non stupisca nessuna delle persone che leggano
queste righe, ovvero la possibilit di poter dichiarare delle variabili. Le variabili possono essere
qualsiasi cosa possibile, in Mathematica: da numeri, a simboli, formule, funzioni, liste, e chi pi ne
ha pi ne metta, ma vedremo dopo queste cose. Per adesso vedete come sono combinati i risultati ed
i numeri; dopo l'esempio iniziale, abbiamo dichiarato la variabile m inizializzandola al valore 3, e poi
al valore 7: tuttavia, vedendo i tag a sinistra, si vede che l'inizializzazione al valore 7 viene prima:
dopo viene In[7], che esegue l'espressione dando il risultato giusto. La prossima espressione che
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
7 Printed by Mathematica for Students
viene eseguita In[8], che riscrive il valore della variabile m e lo pone uguale a 3. Infine,
rieseguendo l'espressione In[9], si vede che il risultato esatto (ovviamente) con l'ultima
inizializzazione di m. Inoltre, qualsiasi cosa appaia in un notebook racchiuso in 'celle', come si
vede alla destra. Le celle permettono di raggruppare il lavoro, e possono essere compresse ed
espanse facendo doppio clic sulla linea corrispondente. Inotre, come si vede, possono essere anche
annidate fra di loro. Comunque, servono solo per dare una particolare organizzazione al file, per cui
non cene occuperemo, dato che Mathematica ha un buon gestore automatico di celle, che fa tutto da
solo.
L'ordine importante anche per un operatore importante in Mathematica, cio l'operatore
percentuale (%). In parole povere % rappresenta l'ultimo risultato ottenuto da Mathematica:
Qua possiamo vedere come l'operatore percentuale rappresenti l'ultimo risultato ottenuto. Questo
importante, perch permette di usare velocemente un risultato senza riscriverlo e senza dover
utilizzare una variabile per memorizzarla, e bisogna stare attenti ad utilizzarla quando ci si sposta a
scrivere avanti ed indietro nel notebook. A questo si raggiungono altri risultati: per esempio %% si
riferisce al penultimo risultato, %%% al terzultimo e cos via; inoltre, %n indica il risultato Out[n].
Inoltre, potete anche vedere un'altra cosa MOLTO IMPORTANTE, che i principianti scordano
facilmente e cadono facilmente in errore: quando si definisce e si usa una funzione in Mathematica,
gli argomenti devono essere racchiusi entro parentesi QUADRE, non tonde. Le parentesi tonde sono
utilizzate esclusivamente per raggruppare i termini di un'espressione, le parentesi quadre per
determinare gli argomenti di una funzione, e (poi vedremo), le parentesi quadre per definire le liste e
le matrici. Questo, sebbene in apparenza strano, ha un ben preciso significato. Infatti Nathematica
permette manipolazioni 'simboliche' molto potenti, e permette quindi di usare variabili e funzioni
non ancora inizializzate, lasciandole incognite; allora, se si scrive qualcosa come varH3+ 5IL, allora
ci si troverebbe in difficolt a capire se rappresenta la funzione var con il suo argomento, oppure la
variabile var che moltiplica quello che racchiuso fra parentesi. Ora capite meglio come mai si
usano le parentesi quadre, vero? Inotre, Mathematica case-sensitive, vuol dire che distingue fra
maiuscole e minuscole: le funzioni predefinite (e, credetemi, ce ne sono un sacco), cominciano tutte
con la lettera maiuscola, per convenzione, e per questo si scrive Sqrt invece che sqrt. Inoltre, quasi
tutte le funzioni hanno il nome esteso, a parte qualche caso standard: infatti, dato il considerevole
numero di funzioni, dare loro delle abbreviazioni renderebbe molto difficile ricordarsele. Si usano
abbreviazioni sono per funzioni che le hanno standardizzate nel mondo matematico: quindi, il seno
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
8 Printed by Mathematica for Students
si indicher con Sin, invece che con Sinus, mentre, per fare un esempio, le funzioni di bessel si
indicheranno con BesselJ@n, qD, invece che con J , per esempio, perch non ancora convenzione
internazionale usare soltanto la J . Questo ha anche un vantaggio; se conoscete il nome della funzione
(in inglese), allora basta scriverla per intero, e Mathematica la user direttamente senza alcun
problema, perch sicuramente l'avr gi dentro la pancia.
Qua sotto potete vedere una lista di alcune delle funzioni pi comuni che si utilizzano di solito:
Sqr t [ x] radice quadrata (
!!!
x )
Exp[ x] esponenziale (e
x
)
Log[ x] logaritmo naturale (log
e
x)
Log[ b, x] logaritmo in base b (log
b
x)
Si n[ x] , Cos[ x] , Tan[ x] funzioni trigonomentriche (con argomento in radianti)
Ar cSi n[ x] , Ar cCos[ x] ,
Ar cTan[ x]
funzioni trigonometriche inverse
n! fattoriale
Abs[ x] valore assoluto
Round[ x] interopivicinoadx
Mod[ n, m] n modulo m (resto della divisione)
Random[ ] numero pseudocasuale fra 0 ed 1
Max[ x, y, ] , Mi n[ x, y, ] massimo e minimo fra x, y, ...
Fact or I nt eger [ n] scomposizioneinfattori primi
mentre, qua in basso, sono indicate alcune funzioni che magari vedrete meno spesso, e che sono pi
specialistiche:
Bet a[ a, b] funzione beta di Eulero B Ha,bL
Bet a[ z, a, b] funzione beta incompleta B
z
Ha,bL
Bet aRegul ar i zed[ z, a, b] funzione beta incompleta regolarizzata I Hz,a,bL
Gamma[ z] funzione Gamma di Eulero G HzL
Gamma[ a, z] funzione Gamma incompleta G Ha,zL
Gamma[ a, z
0
, z
1
] funzione Gamma incompleta generalizzata G Ha,z
0
L-G Ha,z
1
L
GammaRegul ar i zed[ a, z] funzione Gamma incompleta regolarizzata Q Ha,zL
I nver seBet aRegul ar i zed[ s, a, b] funzione beta inversa
I nver seGammaRegul ar i zed[ a, s] funzione Gamma inversa
Pochhammer [ a, n] simbolo di Pochhammer HaL
n

Pol yGamma[ z] digamma function y HzL
Pol yGamma[ n, z] n
th
derivative of the digamma function y
HnL
HzL
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9 Printed by Mathematica for Students
Naturalmente, le funzioni non finiscono certo qua!!! Quello vhe vi consiglio di andare a cercare, di
volta in volta, quello che vi serve dall'help in linea: per il numero di funzionalit e funzioni, vi posso
assicurare che l'help di Mathematica pi importante di qualsiasi altro programma, credetemi.
Numeri e precisione
Quello che ci interessa, naturalmente, trovare soluzioni a problemi. A volte, avendo a che fare con
la matematica, avremo a che fare con i numeri, quindi... :-)
Mathematica cerca di riconoscere il tipo di numero con cui abbiamo a che fare, di volta in volta,
utilizzando diversi algoritmi per ottimizzare velocit di calcolo e risultato in funzione dei dati
iniziali. Per esempio possiamo distinguere fra numeri interi e complessi. I tipi di numeri predefiniti
in Mathematica sono 4:
I nt eger numeri interi esatti di lunghezza arbitraria
Rat i onal integer/ integer ridotto ai minimi termini
Real numero reale approssimato, con precisione qualsiasi
Compl ex numero complesso nella forma number +number I
Sebbene sembri strano dover distinguere fra diversi tipi di numeri, dato che un numero sempre tale,
in realt non cos; come quelli che fra di voi programmano ben sanno, di solito il computer gestisce
in maniera diversa i diversi tipi di numeri, quando andiamo a scrivere un programma. Per questo,
quando definiamo una variabile, dobbiamo specificare, in C come in Pascal come in Fortran, se il
numero intero oppure a virgola mobile: in un caso o nell'altro verranno utilizzate diverse istruzioni
per eseguire lo stesso calcolo.
In Mathematica succede qualsosa di simile; sono presenti diversi algoritmi che ci permettono di
ottimizzare il calcolo ed utilizzare la maniere pi opportuna di trattare un numero. Inoltre, c' in pi
il vantaggio che Mathematica fa tutto questo automaticamente: a noi basta semplicememte scrivere i
numeri, ed il programma riconoscer automaticamente il tipo di numero con cui abbiamo a che fare,
utilizzando l'algoritmo opportuno.
Per esempio, possiamo eseguire un calcolo che sarebbe improponibile in precisione macchina:
In[2]:= 130!
Out[2]= 6466855489220473672507304395536485253155359447828049608975952322944
781961185526165512707047229268452925683969240398027149120740074042
105844737747799459310029635780991774612983803150965145600000000000
000000000000000000000
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
10 Printed by Mathematica for Students
Come potete vedere, Mathematica riconosce il numero come intero esatto, applicando quindi la
precisione arbitraria. Se vogliamo un risultato approssimato, invece, dobbiamo far capire al
programma che il numero usato come input anch'esso approssimato:
In[3]:= 130.!
Out[3]= 6. 46686x10
219
Mettendo il punto, Mathematica interpreta il numero non come esatto, ma come approssimato; di
conseguenza effettua il calcolo con un algoritmo alternativo.
Inoltre, possiamo eseguire calcoli avanzati anche con i numeri approssimati. Infatti, un aspetto molto
importante in Mathematica, che permette di passare sopra uno dei limiti principali del calcolo al
computer, ovvero la precisione di macchina. Quando andate ad eseguire dei calcoli, come degli
integrali numerici, dovrete sempre stare attenti alla precisione. Mathematica permette di ottenere due
tipi di precisione di calcolo:
1) La precisione standard di macchina. Quando scrivete delle espressioni in virgola mobile,
Mathematica le tratta come numeri che hanno insita la precisione di macchina, per cui considera
inutlie utilizzare una precisione maggiore:
In[4]:= Sqrt@12.D
Out[4]= 3. 4641
Tuttavia, se non si utilizza il punto, Mathematica considera il numero con una precisione assoluta, e
utilizza la sua precisione, che pu dare un risultato simbolico, oppure anche numerico, ma con una
precisione impostabile a piacere. se riscriviamo l'espressione di sopra senza il punto otteniamo:
In[5]:= Sqrt@12D
Out[5]= 2
!!!
3
che rappresenta il risultato che scriveremmo nel quaderno. Tuttavia, possiamo anche avere un
risultato numerico con precisione arbitraria, utilizzando la funzione N. questa funzione prende come
argomento un'espressione che da un risultato esprimibile in numero (niente incognite, quindi), e
fornisce il risultato in forma approssimata. Scrivendo
In[6]:= N@Sqrt@12DD
Out[6]= 3. 4641
oppure
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11 Printed by Mathematica for Students
In[7]:= Sqrt@12D N
Out[7]= 3. 4641
il risultato che si ottiene il seguente
3. 4641
Il risultato identico a prima, perch, se non si specifica nella funzione N anche il numero di cifre
significative che si desidera, allora usa la precisione di macchina (per i calcoli interni, dato che da un
risultato con un minor numero di cifre, considerando solo quelle significative). Se proviamo anche a
scrivere il numero di cifre significative richieste, Mathematica ci accontenta:
In[8]:= N@Sqrt@12D, 30D
Out[8]= 3. 46410161513775458705489268301
Come vedete, il risultato da un numero di cifre significative maggiore di quelle raggiungibili con la
precisione di macchina. Possiamo tranquillamente richiedere 10000 cifre significative, se vogliamo...
Mathematica utilizza la precisione arbitraria anche per le costanti. Per esempio, Pi definisce il
pigreco (dato che la lettera greca difficile da scrivere con la tastiera), E rappresenta il numero di
Nepero. Se vogliamo una precisione di 100 cifre, per dirne una, possiamo scrivere semplicemente
In[9]:= N@Pi, 100D
Out[9]= 3. 14159265358979323846264338327950288419716939937510582097494459230
7816406286208998628034825342117068
La precisione arbitraria, abbiamo visto, si applica anche per espressioni non razionali, in quanto
Mathematica tratta l'espressione simbolicamente, fornendo il risultato sotto forma facilmente
leggibile:
In[10]:= Sin@Pi3D Sqrt@5D
Out[10]=
!!!!!!
15
------------
2
Notate che la moltiplicazione pu essere indicata anche, oltre al canonico asterisco, lasciando uno
spazio fra i fattori, in questo caso fra le funzioni. Questi sono solo esempi banalissimi. Le cose
possibili sono davvero uno sproposito.
Possiamo anche scegliere la precisione da utilizzare anche durante i calcoli. Se, per esempio
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12 Printed by Mathematica for Students
eseguiamo un'operazione con due numeri approssimati, otteniamo un risultato anch'esso
approssimato:
In[11]:= 2.3.
Out[11]= 0. 666667
Questo specifica la precisione standard utilizzata, pari a quella macchina. Tuttavia, se specifchiamo
numeri approssimati con maggior precisione, Mathematica automaticamente esege il risultato non
pi in precisione macchina, ma adeguandola alla precisione dei numeri in ingresso:
In[12]:= 2.00000000000000000000003.00000000000000000000000000
Out[12]= 0. 6666666666666666666667
Tuttavia, se la precisione dei numeri non uguale, Mathematica esegue il calcolo restituendo un
risultato con il giusto numero ci cifre significative:
In[13]:= 2.00000000000000000000003.
Out[13]= 0. 666667
Adegua, in questo modo, la precisione per evitare risultati scorretti.
Inoltre, Mathematica tratta anche con estrema naturalezza i numeri complessi:
In[14]:= Sqrt@4D
Out[14]= 2 f
In[15]:= ArcSin@13.54758759879480487048794D
Out[15]= 1. 57079632679489661923132 3. 29799076132040785635379f
L'unit immaginaria si indica con la lettera maiuscola I, maiuscola mi raccomando: vi ricordi che,
per convenzione, tutte le funzioni e costanti predefinite cominciano con una lettera maiuscola.
Alcune semplici funzioni che riguardano i numeri complessi sono quelle
standard:
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x +I y il numero complesso x+i y
Re[ z] parte reale
I m[ z] parte immaginaria
Conj ugat e[ z] complesso coniugato z
*
or z


Abs[ z] valore assoluto z
Ar g[ z] argomento j in ze
i j

Se poi abbiamo determinati valori, possiamo testare di che tipo siano:
Number Q[ x] testa se x una quantit numerica di qualsiasi tipo
I nt eger Q[ x] testa se x un numero intero
EvenQ[ x] testa se x un numero pari
OddQ[ x] testasex unnumerodispari
Pr i meQ[ x] testa se x un numero primo
Head[ x] ===type testail tipodi numero
I primi comandi servono per testare se un numero appartiene ad un determinato tipo; per esempio se
intero, oppure se pari:
In[16]:= NumberQ@3D
Out[16]= Tr ue
In[17]:= NumberQ@aD
Out[17]= Fal se
In[18]:= EvenQ@4D
Out[18]= Tr ue
In[19]:= EvenQ@4.D
Out[19]= Fal se
L'ultimo risultato deriva dal fatto che, essendo un numero reale, Mathematica non in grado di
capire se pari o dispari, perch approssimato. 4. potrebbe anche essere
4.000000000000000000001, che non sarebbe n pari n dispari, applicando questi due concetti
solamente a numero interi.
Per verificare se un numero , invece, razionale o qualt'altro, occorre utilizzare l'ultimo comando:
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In[20]:= Head@47D === Rational
Out[20]= Tr ue
Head un comando avanzato, che vedremo meglio pi avanti... Qua serve solo per analizzare il tipo
di numero che contiene. In questo caso testiamo se il suo argomento un numero razionale, dandoci
risposta affermativa. Possiamo anche eliminare il test, ed in questo caso il comando restituisce il tipo
di numero che ha come argomento:
In[21]:= Head@3 + 5 ID
Out[21]= Compl ex
Vediamo adesso il seguente esempio:
In[22]:= NumberQ@D
Out[22]= Fal se
Qua qualcosa potrebbe andare per il verso sbagliato, perch, anche se in forma simbolica, p
rappresenta a tutti gli effetti un numero, mentre non viene riconosciuto come tale. Il fatto che
NumberQ testa se l'argomento un numero esplicito, cio se scritto in forma di numero come 3.14,
per intenderci. Rigirosamente, p non un numero, ma rappresenta invece una quantit numerica:
Number Q[ expr] testa se expr rappresenta in maniera esplicita un numero
Numer i cQ[ expr] testa se expr un valore numerico
Per vedere se l'argomento, pur non essendo scritto sotto forma di numero, rappresenta una quantit
numerica, dobbiamo utilizzare il secondo comando:
In[23]:= NumberQ@Sqrt@2DD
Out[23]= Fal se
In[24]:= NumericQ@Sqrt@2DD
Out[24]= Tr ue
In[25]:= NumericQ@Sqrt@xDD
Out[25]= Fal se
Vediamo che adesso il cerchio si chiude, e che possiamo testare effettivamente se un espressione
rappresenta un numero, oppure non definita.
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Dato che la precisione dei risultati assume un ruolo importante, Mathematica pone la giusta
importanza alle cifre significative di un numero; esistono anche delle funzioni che determinano la
precisione oppure l'accuratezza di un numero:
Pr eci si on[ x] il numero totale di cifre significative di x
Accur acy[ x] il numero di cifre decimali significative di x
Quando si parla di precisione di un numero approssimato, bisogna sempre distinguere fra precisione
ed accuratezza. Nel primo caso, infatti, si parla di numero totale delle cifre che compongono un
numero. Nel secondo, invece, si considerano solamente il numero di cifre significative che
compongono la parte decimale di un numero, ignorando le cifre che compongono la parte intera di
un numero. Vediamo, per esempio:
In[26]:= a = N@Sqrt@2D + 1987, 40D
Out[26]= 1988. 414213562373095048801688724209698079
Vediamo il numero di cifre significative di questo numero:
In[27]:= Precision@aD
Out[27]= 40.
Questo risultato l'abbiamo ottenuto proprio perch lo abbiamo imposto dal secondo parametro di N.
Vediamo adesso l'accuratezza di questo stesso numero:
In[28]:= Accuracy@aD
Out[28]= 36. 7015
Approssimando, abbiamo 36 cifre significative, il che significa che 36 cifre decimali sono
significative; questo concorda con il risultato precedente, dato che la parte intera composta da
quattro cifre, e che 36+ 4= 40.
Questo permette di definire sempre l'incertezza su di un numero. D'altronde, per questo motivo, due
numeri possono anche essere considerati uguali se la loro differenza inferiore alla precisione
oppure all'accuratezza dei due numeri.
Se un determinato valore numerico x ha un'incertezza pari a d, allora il valore vero di x, cio non
approssimato, pu essere uno qualunque nell'intervallo che va da x - d 2 a x+d/2. Se l'accuratezza
di un numero pari ad a, allora l'incertezza legata a quel numero sar data da 10
-a
; mentre, se al
posto dell'accuratezza abbiamo la precisione di un numero, definito come p, allora l'incertezza sar
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16 Printed by Mathematica for Students
pari a x 10
-p
.
Supponiamo di avere un numero con cinque cifre significative:
In[29]:= x = N@Sqrt@2D, 5D
Out[29]= 1. 4142
Andiamo a sommarci, adesso, un numero minore della sua incertezza:
In[30]:= b = N@110000000, 7D
Out[30]= 1. 000000x10
7
In[31]:= x + b
Out[31]= 1. 4142
Come possiamo vedere, il risultato non variato, perch sommo ad un numero un altro pi piccolo
della precisione del precedente. Se li sommassi, otterrei un risultato senza significato, dato che non
so a cosa sto sommando il secondo numero: potrebbe essere un qualsiasi numeri dell'intervallo di
incertezza. Se non si specifica niente, come precisione Mathematica utilizza quella di macchina del
computer:
Machi nePr eci si on la precisione predefinita per un numero calcolato
con precisione di macchina
$Machi nePr eci si on variabile di sistema che contiene il valore della
precisione di macchina
Machi neNumber Q[ x] testa se x un numero macchina
Dato che il numero di cifre significatice pu variare a seconda del computer e del sistema operativo
(si pensi ai nuovi processori a 64 bit, per esempio), il valore della precisione di macchina pu
variare. Per questo Mathematica, invece di restituire la precisione di un numero macchina sotto
forma di numero di cifre significative, lo restituisce con il simbolo MachinePrecision: specifica che
il numero un numero macchina e basta, restando coerente con la sua logica interna e non con
l'archichettura del computer. La variabile di sistema $MachinePrecision, invece, contiene questo
numero, che pu variare da computer a computer:
In[32]:= N@ED
Out[32]= 2. 71828
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In[33]:= Precision@N@EDD
Out[33]= Machi nePr eci si on
In[34]:= $MachinePrecision
Out[34]= 15. 9546
L'esempio di sopra mostra che N, senza argomenti, restituisce il valore approssimato in precisione di
macchina e che su questo computer, in Athlon 64 con WindowsXP Home, la precisione di macchina
data dal valore riportato. Probabilmente, quando installer un sistema operativo a 64 bit, questo
valore varier...
Notate, adesso, questo particolare:
In[35]:= Precision@4.3D
Out[35]= Machi nePr eci si on
In[36]:= Precision@4.389609860986096971629763409128709870897D
Out[36]= 39. 6424
Questa una particolarit interessante; se il numero di cifre significative superiore a quello di
precisione di macchina, Mathematica lo memorizza come valore con la sua corretta precisione,
mentre se il numero ha una precisione inferiore a quella macchina, il programma, invece di dargli la
precisione che gli spetterebbe, gli assegna invece la precisione macchina.
Cos, se andiamo a sommare due numeri con precisione diversa, ma inferiore a quella macchina, il
risultato avr sempre la stessa precisione:
In[37]:= a = 1.45
Out[37]= 1. 45
In[38]:= Precision@aD
Out[38]= Machi nePr eci si on
In[39]:= b = 1.4545
Out[39]= 1. 4545
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In[40]:= Precision@bD
Out[40]= Machi nePr eci si on
In[41]:= a + b
Out[41]= 2. 9045
In[42]:= Precision@a + bD
Out[42]= Machi nePr eci si on
Come vedete, la somma considera tutte le cifre signigficative della macchina, sebbene abbiamo
scritto il valore di a con un numero di cifre significative inferiore...
Vediamo adesso questo esempio:
In[43]:= N@Sqrt@2DD
Out[43]= 1. 41421
E' sempre quello, va bene... tuttavia notiamo come sia rappresentato con un numero di cifre
significative inferiore a quelle di macchina. Questo perch, anche se Mathematica lo calcola con
tutte le cifre, restituisce un risultato con cifre pi significative. Se vogliamo vedere tutto il numero,
dobbiamo utilizzare il comando InputForm;
In[44]:= InputForm@N@Sqrt@2DDD
Out[44]//InputForm= 1. 4142135623730951
Questo comando visualizza il suo argomento come appare a Mathematica stesso, non come compare
a noi nel notebook. Questo rappresenta un numero macchina. Visualizziamo invece il seguente
esempio:
In[45]:= InputForm@N@Sqrt@2D, 50DD
Out[45]//InputForm= 1. 4142135623730950488016887242096980785696718\
753769480731766797379907`50.
In questo caso c' qualcosa di diverso. Non solo viene visualizzato il numero per intero, ma gli viene
pure attaccato un valore, che rappresenta la precisione di quel numero. Questo il modo che
Mathematica ha di riconoscere la precisione dei numeri. Purtroppo il simbolo ` nella tastiera italiana
non esiste: per stamparlo dovete utiilzzare la combinazione Alt+096 con i numeri del tastierino
numerico oppure, come faccio io quando mi serve parecchie volte, scriverlo solo questo carattere in
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19 Printed by Mathematica for Students
un notebook, e copiarlo ed incollarlo ogni volta che serve. Sebbene il primo metodo sia abbastanza
veloce, io personalmente utilizzo il secondo perch utilizzo il portatile, e non ho tastierino
numerico... Un aiutino per chi come me si sbraitava per capire come fare!!!
In questa maniera possiamo specificare la precisione anche per quei numeri che DEVONO averla
inferiore a quella macchina, perch magari il risultato dell'esperimento non raggiunge quella
precisione:
In[46]:= a = 1.01`3
Out[46]= 1. 01
In[47]:= b = 0.0003`2
Out[47]= 0. 00030
In[48]:= a + b
Out[48]= 1. 01
Qua potete notare due cose: prima di tutto, che specificando le precisioni inferiori a quelle di
macchina, il calcolo viene eseguito con la precisione apposita. Secondo, che abbiamo specificato b
con una precisione minore delle sue cifre... Questo perch la cifra, in quel caso, solamente una,
dato che la mantissa del numero ad una sola cifra:
In[49]:= Precision@bD
Out[49]= 2.
In[50]:= Accuracy@bD
Out[50]= 5. 52288
In questo caso, con Accuracy abbiamo visto il numero di cifre 'decimali' significative, e si ottiene
calcolando il numero per intero, senza lasciarlo nella forma mantissa ed esponente. In questo caso il
numero di cifre significative 6, perch dato dalla cifra 3 pi lo zero alla sua destra dato dalla
precisione.
Analigamente a prima, possiamo anche scrivere dei numeri con le ultime cifre pari a 0, tenendo
conto di quest'ultime se sono anch'esse cifre significative:
In[51]:= 3`40
Out[51]= 3. 000000000000000000000000000000000000000
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Un'altra maniera per definire il numero di cifre significative o di accuratezza di un numero, pi
consono alla nostra tastiera, p di usare i comandi opportuni:
Set Pr eci si on[ x, n] crea un numeri con n cifre decimali di precisione,
completandolo con degli 0 se risultasse necessario
Set Accur acy[ x, n] crea un numero con n cifre decimali di accuratezza
Si creano in questa maniera risultati analoghi ai precedenti:
In[52]:= SetPrecision@3, 40D
Out[52]= 3. 000000000000000000000000000000000000000
In[53]:= SetAccuracy@342321.23, 7D
Out[53]= 342321. 230000
Dato che abbiamo parlato di mantissa ed esponente, vediamo come possiamo scrivere i numeri in
questa maniera. Possiamo utilizzare, naturalmente, la forma classica:
In[54]:= 210^5
Out[54]= 200000
Ma Mathematica permette una piccola scorciatoia per scrivere la stessa cosa:
In[55]:= 2*^5
Out[55]= 200000
Vediamo come viene applicata la precisione:
In[56]:= a = 3.1351364265764745873578*^34
Out[56]= 3. 1351364265764745873578x10
34
In[57]:= InputForm@aD
Out[57]//InputForm= 3. 1351364265764745873578`22. 496256444056755*^\
34
Come possiamo vedere a conferma di quanto detto poco fa, la precisione viene applicata alla
mantissa, non all'esponente del numero.
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Notiamo anche come il simbolo ` definisce il numero di cifre di precisione. Se invece vogliamo
definire il numero di cifre di accuratezza, dobbiamo utilizzare ``:
In[58]:= 124.134315`6
Out[58]= 124. 134
In[59]:= a = 124.134315``6
Out[59]= 124. 13432
In[60]:= InputForm@aD
Out[60]//InputForm= 124. 134315`8. 09389185204773
Notiamo che le cifre di accuratezza sono sempre quelle, anche se capita che ne vengano visualizzate
di meno per convenzione...
A volte, le piccole quantit sono dati da errori di approssimazione, e si vorrebbero eliminarli. Per
esempio, capita che venga scritto 0.0000000000000000231 quando sappiamo che il risultato
sicuramente sar pari a 0. Per questo problema Mathematica ha un apposito comando:
Chop[ expr] sostituisce tutti i numeri reali in expr con modulo
minore di 10
-10
con 0
Chop[ expr, dx] sostituisce i numeri con modulo minore di dx con 0
Questo pu essere utile quando cerchiamo, per esempio, numericamente delle radici di equazioni; in
questo caso ci saranno numeri molto piccoli che possono essere eliminati:
In[61]:= Chop@2 + Sqrt@0.000000000000000000000003DD
Out[61]= 2.
Mathematica, quando esegue un'operazione, cerca di ottenere sempre il maggior numero di cifre
significative, per compatibilmente con il calcolo da eseguire. Possono esserci calcoli che fanno
perdere precisione ad un valore numerico per propriet intrinseche, come sa chi ha fatto calcolo
numerico:
In[62]:= a = x = N@1 10^30, 40D
Out[62]= 0. 9999999999999999999999999999990000000000
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22 Printed by Mathematica for Students
In[63]:= 1 + a
Out[63]= 1. 999999999999999999999999999999000000000
In[64]:= 1. + a
Out[64]= 2.
In[65]:= b = Ha^2 1LH3 a 1L
Out[65]= 1. 000000000x10
30
In[66]:= Precision@bD
Out[66]= 10.
Come possiamo vedere, il valore dell'espressione ha una precisione minore, dovuto alla differenza
a
2
- 1, che quasi nulla, portando ad un grande errore di cancellazione.
Per poter ottenere risultati con la precisione massima possibile, Mathematica a volte deve aumentare
forzatamente la precisione durante il processo dei suoi algoritmi interni. La variabile di sistema
$MaxExtraPrecision rappresenta il limite massimo di aumento di precisione. A volte, per, pu non
bastare per ottenere un risultato con la precisione voluta:
In[67]:= N@Tan@10^1000D, 50D
N::meprec : Internal precision limit
$MaxExtraPrecision = 49.99999999999999` reached while evaluating
Tan@1000000000000000000000000000945> 0000000000000000000000000000D. More
Out[67]= Compl exI nf i ni t y
In questo caso, bisogna provare ad aumentare il valore della variabile, per ottenere il risultato voluto:
In[68]:= $MaxExtraPrecision = 2000
Out[68]= 2000
In[69]:= N@Tan@10^1000D, 50D
Out[69]= 0. 86303668636289036146207322773061805888611871314800
In questo modo, durante il calcolo, abbiamo approssimato l'argomento della funzione con un numero
di cifre significative sufficiente per ottenere il risultato con il numero di cifre significative richiesto,
e questo utile quando si vogliono molte cifre significative per un risultato che invoca operazioni
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
23 Printed by Mathematica for Students
che diminuiscono la precisione del numero approssimato.
Per quanto riguarda l'utilizzo dell'estensione della precisione dei calcoli, va fatta con la dovuta
accortezza. Il fatto che, quando definiamo numeri con precisione inferiore a quella macchina,
vengano definiti con una precisione uguale a quella macchina, ha un suo perch: infatti, con
precisione standard Mathematica pu utilizzare direttamente i comandi per il calcolo in virgola
mobile del processore, aumentando l'efficienza del calcolo. Introducendo precisioni maggiori,
Mathematica usa altri algoritmi che rallentano il calcolo, tenendo conto del fatto che, per fare una
stessa operazione, occorrono pi passaggi e cicli del processore per tenere in considerazione la
precisione maggiore, dato che il processore calcola sempre numeri in precisione macchina.
L'implementazione software, con i rallentamenti del caso.
Per tener conto della precisione del computer su cui gira, Mathematica ha delle variabili di sistema
che tengono conto di queste caratteristiche:
$Machi nePr eci si on il numero di cifre significative di precisione
$Machi neEpsi l on il numero macchina pi piccolo possibile che,
sommato ad 1.0, restituisce un numero diverso da 1.0
$MaxMachi neNumber il numero macchina pi grande rappresentabile
$Mi nMachi neNumber il numero macchina pi piccolo rappresentabile
$MaxNumber il modulo pi grande di un numero
macchina rappresentabile
$Mi nNumber il modulo pi piccolo di un numero
macchina rappresentabile
Questi valori sono importanti se si vuole tenere in considerazione la precisione di macchina nei
propri calcoli:
In[70]:= $MachinePrecision
Out[70]= 15. 9546
In[71]:= $MaxNumber
Out[71]= 1. 920224672692357x10
646456887
In[72]:= $MachineEpsilon
Out[72]= 2. 22045x10
16
In[73]:= a = 1 + $MachineEpsilon
Out[73]= 1.
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24 Printed by Mathematica for Students
In[74]:= InputForm@aD
Out[74]//InputForm= 1. 0000000000000002
In[75]:= b = 1 + 1.2*^-17
Out[75]= 1.
In[76]:= InputForm@bD
Out[76]//InputForm= 1.
Come potete vedere, in quest'ultimo caso ho sommato ad 1 un valore minore del pi piccolo
rappresentabile in precisione macchina, quindi il risultato non variato.
Mathematica anche in grado di gestire i numeri in base diversa da quella decimale:
b^^nnnn un numero rappresentato in base b
BaseFor m[ x, b] stampa x in base b
Questo ci permette di utilizzare altre basi utilizzate in vari ambiti, per esempio quello informatico:
In[77]:= 2^^11010010001 + 2^^10010001111
Out[77]= 2848
Come potete vedere, il risultato viene sempre restituito in forma decimale. Se vogliamo invece
otterere anche quest'ultimo, nella stessa base, occorre utilizzare BaseForm:
In[78]:= BaseForm@2848, 2D
Out[78]//BaseForm= 101100100000
2
Con Mathematica possiamo anche trattare, nelle diverse basi, anche numeri reali, oltre che interi:
In[79]:= 16^^ffa39.c5
Out[79]= 1. 0471x10
6
Possiamo anche eseguire delle operazioni con numeri di base diversa fra di loro:
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In[80]:= 16^^aa348^^3143
Out[80]= 71240220
Un ultimo appunto per i numeri riguarda i risultati indeterminati ed infiniti. Infatti, non c' precisione
che tenga per un risultato di questo tipo:
In[81]:= 00
Power::infy : Infinite expression
1
----
0
encountered. More
::indet : Indeterminate expression 0 ComplexInfinity encountered. More
Out[81]= I ndet er mi nat e
In[82]:= 0
::indet : Indeterminate expression 0 encountered. More
Out[82]= I ndet er mi nat e
In questo caso non possiamo calcolare il risultato, che non ha nessun significato. Pur non potendo
restituire nessun numero, Mathematica capisce che dovuto non ad un'approssimazione di calcolo,
ma ad una regola matematica, e restituisce Indeterminate come risultato, ovvero un risultato
indeterminato.
Analogamente Mathematica riconosce un risultato matematicamenteinfinito:
In[83]:= Tan@ 2D
Out[83]= Compl exI nf i ni t y
Dato che il programma tratta il calcolo simbolico alla pari di quello numerico, il risultato restituito
non come numero, ma come simbolo corrispondente all'equazione, mentre Matlab avrebbe restituito
un errore.
Oltre al simbolo per il risultato indeterminato, ce ne sono diversi per l'infinito:
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I ndet er mi nat e un risultato numerico indeterminato
I nf i ni t y una quantit infinita positiva
- I nf i ni t y una quantit infinita negativa (Di r ect ed
I nf i ni t y[ - 1] )
Di r ect edI nf i ni t y[ r] una quantit infinita con direzione complessa r
Compl exI nf i ni t y una quantit infinita di direzione indeterminata
Di r ect edI nf i ni t y[ ] equivalente a Compl exI nf i ni t y
I simboli di infinito possono essere usati nei calcoli che li comprendono:
In[84]:= Sum@1Hx^3L, 8x, Infinity<D
Out[84]= Zet a@3D
In[85]:= 4Infinity
Out[85]= 0
In[86]:= 3Infinity
Out[86]=
In[87]:= Indeterminate4
Out[87]= I ndet er mi nat e
Come vedete, la potenza di questo programma supera gi in questo quella di molti altri... E siamo
solamente all'inizio dell'inizio...
Liste
Creazione
Uno degli aspetti pi importanti in Mathematica rappresentato dalle liste. Definirle semplice; una
serie di elementi raggruppati in parentesi graffe:
In[88]:= 81, 5, 6, Sin@E^xD, 81, 4, 5<, variabile<;
Quello che si nota dall'esempio che le liste possono contenere di tutto, come se fossero semplici
contenitori. Mathematica usa le liste per poter rappresentare una quantit differente di dati, come
vettori, matrici, tavole, ecc.
Le operazioni sulle matrici sono molto potenti e sofisticate, e ne permettono una gestione molto
avanzata. Facciamo un esempio, e creiamo una lista:
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27 Printed by Mathematica for Students
In[89]:= lista = 8a, b, c, d, e, f, g<;
Quando applichiamo una funzione ad una lista, la funzione in generale viene applicata ad ogni
elemento della lista, come in questo caso:
In[90]:= Log@listaD
Out[90]= 82. 22045x10
16
, 0. , Log@cD, Log@dD, Log@eD, Log@f D, Log@gD<
In[91]:= 2^lista
Out[91]= 82. , 2. , 2
c
, 2
d
, 2
e
, 2
f
, 2
g
<
In[92]:= % + 2
Out[92]= 84. , 4. , 2 + 2
c
, 2 + 2
d
, 2 + 2
e
, 2 + 2
f
, 2 + 2
g
<
Come potete vedere, abbiamo anche utilizzato l'operatore percento, per considerare l'ultimo risultato:
tanto per tenervi fresca la memoria...
Mathematica usa le liste per la maggior parte dei suoi calcoli. Sono importanti per diversi punti di
vista, e si troveranno quaso ovunque. Non bisogna pensarli, in effetti, come semplici contenitori. Si
pu, per esempio, anche modificare la struttura delle stesse e molto altro. In effetti, dalla
manipolazione delle strutture di questo tipo dipende buona parte della potenza del calcolo simbolico
di Mathematica.
Possiamo anche effettuare delle operazioni sulle liste: partendo da quelle pi semplici, possibile
estrarre dalla lista un valore che si trova in una posizione specifica, indicando la posizione entro
doppie parentesi quadre:
In[93]:= lista@@3DD
Out[93]= c
In[94]:= lista@@3DD
Out[94]= e
In[95]:= lista@@81, 4<DD
Out[95]= 81. , d<
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28 Printed by Mathematica for Students
Le doppie parentesi quadre sono, a tutti gli effetti, un modo alternativo di scrivere una funzione
(effettivamente, tutto in Mathematica equivalente a scrivere funzioni, e proprio in questo sta la sua
potenza). La funzione equivalente Part:
In[96]:= Part@lista, 3D
Out[96]= c
Come potete vedere, se indichiamo il numero (che potrebbe essere anche una variabile) entro le
DOPPIE parentesi quadre (sempre per evitare le ambiguit di scrittura), andiamo a ricavarci il valore
corrispondente a quel valore: se l'indice positivo, Mathematica restituisce l'elemento della lista
contando a partire dall'inizio mentre, se lo indichiamo con un numero negativo, il programma
conter l'indice a partire dall'ultimo elemento della lista restituendo, nell'esempio, il terzultimo
elemento. Inoltre, come indice possiamo anche inserire una lista (possiamo inserire liste quasi
ovunque, ed uno degli aspetti che rende Mathematica cos potente), in modo da poter selezionare
gli elementi che ci servono.
Possiamo anche creare delle liste di liste, cio delle liste nidificate:
In[97]:= nid = 883, 4, 5<, 821, 3, 643<<;
In questo caso, per specificare un elemento avremo bisogno di pi indici: uno per la posizione nella
lista esterna, ed uno per quella corrispondente interna. In questo caso particolare, se volessimo per
esempio estrarre il numero 21, dobbiamo considerare che si trova nella seconda 'sottolista', ed in
quest'ultima, nella prima posizione, per cui per estrarre questo elemento dovremo scrivere:
In[98]:= nid@@2, 1DD
Out[98]= 21
Visto? Questo ragionamento si pu fare per un qualsiasi livello di nidificazione; oltretutto, non
neanche necessario che le sottoliste abbiano lo stesso numero di elementi:
In[99]:= nid2 = 8882, 4, 5, 2, 4<, 8824, 542, 843, 13<<, 3<, 4, 6, 85, 2, 22<<<;
Vediamo che, se vogliamo prendere il 43:
In[100]:= nid2@@1, 2, 1, 3, 1DD
Out[100]= 43
Naturalmente, non dobbiamo scervellarci per scegliere un elemento!!! Mathematica ha delle potenti
funzioni di ricerca di elementi, che vedremo pi avanti, oltre al fatto che naturalmente non avremo
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29 Printed by Mathematica for Students
mai a che fare con liste casuali, ma avranno una struttura fortemente organizzata e dipendente dal
nostro problema...
Un modo veloce ed efficiente per creare liste usare la funzione Table:
Tabl e[ f, {i
max
}] restituisce una lista di i
max
elementi tutti pari ad f
Tabl e[ f, {i, i
max
}] restituisce una lista di valori della funzione f[i], con i
che varia da 1 a i
max

Tabl e[ f, {i, i
min
, i
max
}] girestituisce una lista di valori della funzione f[i], con
i che varia i
min
to i
max

Tabl e[ f, {i, i
min
, i
max
, di}] specifica il passo di
Tabl e[ f, {i, i
min
, i
max
}, {j,
j
min
, j
max
}, ]
genera una lista multidimensionale
Per esempio, se vogliamo una lista di 7 elementi tutti pari ad 1, possiamo semplicemente scrivere
In[101]:= Table@1, 87<D
Out[101]= 81, 1, 1, 1, 1, 1, 1<
Se, invece, voglio usare una lista dal 3 al 10 numero primo, posso utilizzare la funzione Prime:
In[102]:= Table@Prime@nD, 8n, 3, 10<D
Out[102]= 85, 7, 11, 13, 17, 19, 23, 29<
Facile come bere un bicchier d'acqua, vero? Possiamo anche darle una rappresentazione un tantinello
pi leggibile, usando la notazione postfissa del comando TableForm:
In[103]:= lista TableForm
Out[103]//TableForm=
1.
1.
c
d
e
f
g
Possiamo anche creare con tranquillit liste di centinaia di migliaia di elementi. In questo caso, per,
l'output sarebbe leggermente meno gestibile, no? Se concludiamo il comando di Mathematica con il
punto e virgola, eviteremo di avere l'output del comando. Questo particolarmente utile quando
dovrete definire liste, vettori e matrici molto lunghi:
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30 Printed by Mathematica for Students
In[104]:= listalunga = Table@Sin@xD, 8x, 0, 1000, 0.01<D;
con il comando Lenght possiamo velutare il numero di elementi di una lista:
In[105]:= Length@listalungaD
Out[105]= 100001
Avete intenzione di visualizzare a schermo una lista cos lunga? Io spero di no, e comunque avete
appena visto come fare. Questo non vale soltanto per le liste, ma in generale per tutti i comandi di
cui non desiderate per un motivo o per un altro l'output.
Un'altra funzione utilissima per creare velocemente delle liste Range, che permette di creare
velocemente liste numerice che contengono un determinato intervallo: con un solo argomento si crea
una lista da 1 a n, con due argomenti da n ad m, e con tre argomenti da m ad n con passo d:
Range[ n] restituisce la lista {1, 2, 3, , n}
Range@n,mD restituiscelalista8n, , m<
Range@n,m,dD restituiscelalista8n, , m< conpassod
Questo permette di creare dei determinati intervalli di valori molto velocemente, anche di grande
dimensioni, senza andare a scomodare Table
In[106]:= Range@6D
Out[106]= 81, 2, 3, 4, 5, 6<
In[107]:= Range@3, 10D
Out[107]= 83, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10<
In[108]:= Range@5, 7, .3D
Out[108]= 85, 5. 3, 5. 6, 5. 9, 6. 2, 6. 5, 6. 8<
Ovviamente, niente ci vieta di andare a creare liste lunghe decine di migliaia di elementi, ma in
questo caso di solito non conveniente visualizzare il risultato:
In[109]:= a = Range@4, 40000, .01D;
In questa maniera possiamo utilizzare la lista appena ottenuta nella maniera che pi ci piace e,
soprattutto, che pi ci serve...
Un altro comando utile nella creazione delle liste il seguente:
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Ar r ay[ f, n] crea una lista di lunghezza n, i cui elementi sono dati
da f @iD
Ar r ay@f , 8n
1
, n
2
, <D creaunalistadi dimensionen
1
n
2
... ,
congli elementi formati da f @i
1
,i
2
...D
Ar r ay@f ,
8n
1
, n
2
, <, 8r
1
, r
2
, <D
generaunalistacomenel casoprecedente,
macongli indici checomincianoda8r
1
, r
2
, <,
invececheda1comeavvienedi default
Ar r ay@f , dims, origin, hD usal'headh invececheList per ogni livellodell'array
Questa funzione ci permette di creare, quindi, facilmente delle liste che hanno gli elementi che sono
dati in funzione dei loro indici
In[110]:= Array@f, 10D
Out[110]= 8f @1D, f @2D, f @3D, f @4D, f @5D, f @6D, f @7D, f @8D, f @9D, f @10D<
Potrei utilizzare anche pi indici, se necessario:
In[111]:= Array@g, 83, 4<D
Out[111]= 88g@1, 1D, g@1, 2D, g@1, 3D, g@1, 4D<,
8g@2, 1D, g@2, 2D, g@2, 3D, g@2, 4D<,
8g@3, 1D, g@3, 2D, g@3, 3D, g@3, 4D<<
Posso creare, per esempio una lista dove compaiano i seni degli indici:
In[112]:= Array@Sin, 7D N
Out[112]= 80. 841471, 0. 909297, 0. 14112,
0. 756802, 0. 958924, 0. 279415, 0. 656987<
Possiamo anche utilizzare delle funzioni personalizzate, se lo vogliamo: vedremo pi avanti come
fare per poter creare delle funzioni personalizzate. Bisogna solamente stare attendi ad utilizzare un
numero di indici pari al numero di argomenti della funzione; nel caso seguente, ci sono due indici,
quindi chiama la funzione coseno con due indici, mentre tutti noi sappiamo che in realt ne richiede
soltanto uno. In questo caso Mathematica capisce che c' qualcosa che non va e ci avverte:
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In[113]:= Array@Cos, 84, 4<D
Cos::argx : Cos called with 2 arguments; 1 argument is expected. More
Cos::argx : Cos called with 2 arguments; 1 argument is expected. More
Cos::argx : Cos called with 2 arguments; 1 argument is expected. More
General::stop :
Further output of Cos::argx will be suppressed during this calculation. More
Out[113]= 88Cos@1, 1D, Cos@1, 2D, Cos@1, 3D, Cos@1, 4D<,
8Cos@2, 1D, Cos@2, 2D, Cos@2, 3D, Cos@2, 4D<,
8Cos@3, 1D, Cos@3, 2D, Cos@3, 3D, Cos@3, 4D<,
8Cos@4, 1D, Cos@4, 2D, Cos@4, 3D, Cos@4, 4D<<
I messaggi di errore indicano che Mathematica non in grado di valutare la funzione, perch ci sono
due argomenti, mentre la funzione ne richiede uno solo. Notate, tuttavia, come in ogni caso viene
restituito il risultato del comando, anche se non in forma valutata. Questo particolarmente utile
quando andiamo ad utilizzare particolari funzioni personalizzate che non sono state pienamente
definite, o lo saranno in seguito.
Inoltre, al posto delle liste, possiamo utilizzare delle funzioni personalizzate. Per esempio, notate
quello che restituisce il seguente comando:
In[114]:= Array@f, 83, 3<, 80, 0<, gD
Out[114]= g@g@f @0, 0D, f @0, 1D, f @0, 2DD,
g@f @1, 0D, f @1, 1D, f @1, 2DD, g@f @2, 0D, f @2, 1D, f @2, 2DDD
In questo caso abbiamo utilizzato la funzione nella sua forma pi completa: abbiamo specificato la
funzione da applicare agli indici, che sarebbe la f; poi abbiamo specificato il valore massimo degli
indici, ed anche quello minimo. Inoltre, al posto di creare delle liste abbiamo utilizzato la funzione g,
mettendo g[...] ogni volta che compariva una lista. Questo un metodo veloce ed efficace per
costruire espressioni complesse, invece che delle liste.
Un altro modo interessante di creare delle liste, utile in casi particolari, il seguente:
Nest Li st [ f, x, n] {x, f[ x] , f[ f[ x] ] , } con livelli di annidamente
che arriva ad n
Questo consente di creare una lista dove gli elementi sono dati dalla ricorsione di una funzione:
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In[115]:= NestList@Sqrt, y, 6D
Out[115]= 8y,
!!!
y , y
14
, y
18
, y
116
, y
132
, y
164
<
Questo permette di creare delle radici quadrate annidate.
In[116]:= NestList@Exp, 3, 9D
Out[116]= 93, c
3
, c
c
3
, c
c
c
3
, c
c
c
c
3
, c
c
c
c
c
3
, c
c
c
c
c
c
3
, c
c
c
c
c
c
c
3
, c
c
c
c
c
c
c
c
3
, c
c
c
c
c
c
c
c
c
3
=
Qua viene visto come la funzione esponenziale viene annidata, e come un elemento della lista sia
dato dall'elemento che lo precede a cui sia applicata la funzione selezionata, come da definzione di
ricorsione.
A volte necessario costruire una lista a partire da un'altra. Per esempio, quando vogliamo applicare
una funzione ad ogni elemento della lista; in questo caso molte volte basta applicare la lista come
argomento della funzione, ma questo non vero per tutte le funzioni. Oppure bisogna creare una
lista come sottolista di una originale, i cui elementi soddisfino determinati criteri. Ci sono
determinati comandi che permettono di creare liste siffatte:
Map[ f, list] applica f a qualsiasi elemento di list
MapI ndexed[ f, list] restituisce la funzione f[ elem, {i}] per l'elemento i-simo
Sel ect [ list, test] selezione gli elementi per la quale test[ elem]
restituisce Tr ue
Supponiamo di avere la seguente lista:
In[117]:= lista = 83, 5, 6, 2, 4, 5, 6, 4, 3, 1<;
Se vogliamo applicare una funzione, possiamo creare per esempio:
In[118]:= Map@f, listaD
Out[118]= 8f @3D, f @5D, f @6D, f @2D, f @4D, f @5D, f @6D, f @4D, f @3D, f @1D<
Se la funzione particolare, e necessita di due argomenti, di cui uno l'indice:
In[119]:= MapIndexed@g, listaD
Out[119]= 8g@3, 81<D, g@5, 82<D, g@6, 83<D, g@2, 84<D, g@4, 85<D,
g@5, 86<D, g@6, 87<D, g@4, 88<D, g@3, 89<D, g@1, 810<D<
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34 Printed by Mathematica for Students
Come possiamo vedere, in questa maniera possiamo creare una lista con delle funzioni in maniera
pi paricolare rispetto a Map
Certe volte le liste devono essere estremamente lunghe, ma soli una piccola parte dei loro elementi
deve essere diversa da zero. Di solito questo non un problema, ma ci possono essere casi un cui, in
una lista di centinaia di migliaia di elementi, solamente un centinaio devono essere diversi da zero;
oppure la lista piena di valori tutti uguali e diversi da zero, e solamente alcuni sono diversi da
questo valore. In questo caso, la gestione normale delle liste crea un inutile spreco di memoria,
considerando anche che, se in un problema ci serve una lista del genere, probabilmente ce ne
serviranno anche altre. Per ovviare a questo problema Mathematica fornisce dei comandi che
permettono di creare liste sparse di questo tipo con un notevole guadagno di memoria, andando a
memorizzare solamente i valori che servono, e non la lista intera:
Spar seAr r ay[ {i
1
->v
1
, }] crea una lista sparsa, dove l'elemento i
k
assume il
valore v
k

Spar seAr r ay@
8pos
1
, pos
2
, <>
8val
1
, val
2
, <D
restituiscelastessalistaottenutaconil comandodi sopra
Spar seAr r ay@listD creaunalistasparsa
corrispondenteaquellanormaledatadalist
Spar seAr r ay@data, 8d
1
, d
2
, < Creaunalistasparsanidificata,
congli elementi specificati, di dimensione8d
1
, d
2
, <
Spar seAr r ay@data, dims, valD Creaunalistadi dimensioni specificate,
incui l'elementochenonvienespecificato,
al postodi assumerevalorenulloassumevaloreval
In questo caso, nella creazione delle matrici Mathematica crea una rappresentazione interna fatta di
puntatori ed altro, una struttura che crea un notevole guadagno di memoria quando si creano appunto
matrici con molti elementi, mentre, se la lista densa, cio con molti elementi non nulli, questo
metodo di memorizzazione diventa inefficiente, dato che per ogni elemento deve esplicitarne la
posizione, mentre nel caso normale vengono semplicemente accodate fra di loro. Le matrici sparse
sono utilizzate in molti programmi tecnici dove solito risolvere sistemi lineari con matrici sparse ad
elevata dimensione, come ad esempio i CAD di elettronica.
Come abbiamo visto, ci sono diversi modi di creare una matrice sparsa; vediamo questo semplice
esempio:
In[120]:= listasparsa = SparseArray@82 5, 30 3<D
Out[120]= Spar seAr r ay@2>, 830<D
Abbiamo creato in questo modo una matrice sparsa. Viene visualizzata in maniera diversa,
specificando che ha dimensione 30, e che ci sono 2 elementi non nulli. Mathematica non la
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35 Printed by Mathematica for Students
rappresenta perch appunto questa rappresentaizione viene usata per liste di dimensioni elevate,
quindi praticamente inutili da visualizzare. Tuttavia possiamo eseguire le stesse operazioni si du una
lista:
In[121]:= listasparsa@@4DD
Out[121]= 0
In[122]:= listasparsa@@30DD
Out[122]= 3
Abbiamo visto come possiamo estrarne facilmente gli elementi, esattamente come se si trattasse di
una lista normale.
In[123]:= 2 + listasparsa
Out[123]= Spar seAr r ay@2>, 830<, 2D
Anche se tutti gli elementi adesso sono diversi da zero, Mathematica continua a mantenere la
struttura sparsa, perch questa la maniera pi conveniente. L'unica differenza che adesso il
risultato contiene pure il valore di tutti gli elementi non specificati, che in questo caso pari a 2, dato
che stato sommato a tutti gli elementi nulli.
Per, possiamo vedere che in questa maniera, quando definiamo la lista, la dimensione la minima
necessaria a contenere l'ultimo elemento non nullo. Nel nostro caso ha dimensione 30, esattamente la
posizione del nostro ultimo elemento. Se vogliamo creare una lista di dimensioni definite, il cui
ultimo elemento pu anche essere zero, dobbiamo specificarlo nel comando. Il modo grezzo quello
di definire un elemento pari a zero come ultimo elemento. Per esempio, in una matrice di settecento
elementi, in cui l'ultimo elemento non nullo nella centesima posizione, posso scrivere:
In[124]:= listasparsa2 = SparseArray@81 s, 34 f, 100 r, 700 0<D
Out[124]= Spar seAr r ay@4>, 8700<D
Tuttavia, questo metodo ve lo sconsiglio. Invece, vi conviene direttamente esplicitare le dimensioni
all'interno del comando, come secondo argomento:
In[125]:= listasparsa3 = SparseArray@81 s, 34 f, 100 r<, 700D
Out[125]= Spar seAr r ay@3>, 8700<D
Questo metodo di certo pi intuitivo e chiaro, oltre a evitare errori e dimenticanze. Usate sempre
questo, mi raccomando.
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36 Printed by Mathematica for Students
Nel caso poi ce ne fosse bisogno, possiamo trasformare una lista sparsa in una lista normale, tramite
il comando Normal:
In[126]:= Normal@listasparsaD
Out[126]= 80, 5, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0,
0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 3<
Come possiamo vedere, tutti gli elementi specificati sono nulli. Se invece vogliamo specificare un
altro valore, dobbiamo scriverlo nella funzione, esattamente come accade per le dimensioni:
In[127]:= nonnullo = SparseArray@83 5, 24 7<, 25, 3D
Out[127]= Spar seAr r ay@2>, 825<, 3D
In questo caso, abbiamo specificato una lista sparsa con gil elementi specificati, di dimensione pari a
25, e in cui gli elementi non specificati sono tutti uguali a 3. Possiamo vederlo meglio andando a
scrivere la lista in forma normale:
In[128]:= Normal@nonnulloD
Out[128]= 83, 3, 5, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 3, 7, 3<
Non sembra esserci tutto questo vantaggio, effettivamente, ma considerate che il vantaggio aumenta
all'aumentare delle dimensioni della matrice sparsa, specialmente se dell'ordine delle migliaio di
elementi per dimensione (matrici di centinaia di elementi sono ancora facilmente gestibili da
Mathematica su di un computer attuale).
Ricerca
Una volta create le liste, opportuno conoscere qualche basilare funzione e metodo per poterle
manipolare; raramente una lista nel corso di uno studio dovr rimanere costante: spesso sar
necessario aggiungere elementi, toglierli, cambiarli, estrarre dei dati e cos via.
Abbiamo gi visto l'operazione forse pi semplice e quella usata pi spesso: cio l'estrazione di un
elemento dalla lista, usando le doppie parentesi quadre:
In[129]:= 86, 2, 3, a, 67, 2<@@5DD
Out[129]= 67
Le funzioni per estrarre direttamente elementi di una lista sono poche e semplici, e sono qua sotto
riassunte:
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37 Printed by Mathematica for Students
Take[ list, n] restituisce l' n-simo elemento in list
Take[ list, - n] restituisce l' n-simo elemento contando dalla coda
Take[ list, {m, n}] restituisce la lista di elementi dalla posizione m
alla posizione n (incluse)
Rest [ list] list con il primo elemento scartato
Dr op[ list, n] list con i primi n elementi scartati
Most [ list] list l'ultimo elemento scartato
Dr op[ list, - n] list con gli ultimi n elementi scartati
Dr op[ list, {m, n}] list con gli elementi da m a n scartati
Fi r st [ list] il primo elemento in list
Last [ list] l'ultimo elemento
Par t [ list, n] or list[ [ n] ] l'elemento n-simo della lista
Par t [ list, - n] or list[ [ - n] ] l'elemento n-simo della lista contando dalla fine
Par t [ list, {n
1
, n
2
, }]
or list[ [ {n
1
, n
2
, }] ]
la lista degli elementi in posizione n
1
, n
2
,
Creiamoci una lista, e vediamo come possiamo estrarre elementi da essa:
In[130]:= Clear@a, b, c, d, e, f, g, hD
In[131]:= lista = 8a, b, c, d, e, f, g, h<;
Non lasciatevi ingannare dalla semplicit dell'esempio; le lettere possono essere in realt qualsiasi
cosa, da numeri a variabili a funzioni, ad altre liste e cos via. Voi sperimentate e poi ditemi se non
ho ragione. Comunque, una volta creata la lista, semplice, per esempio, andare a vedere il primo
oppure l'ultimo elemento della lista:
In[132]:= First@listaD
Out[132]= a
In[133]:= Last@listaD
Out[133]= h
Invece, per prendere, per esempio, i primi tre elementi della lista, possiamo scriverli direttamente fra
le doppie parentesi quadre, oppure usare la funzione Take:
In[134]:= lista@@81, 2, 3<DD
Out[134]= 8a, b, c<
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38 Printed by Mathematica for Students
In[135]:= Take@lista, 3D
Out[135]= 8a, b, c<
Insomma, avete capito come funzionano le cose, vero?
Tuttavia, a volte desideriamo non tanto estrarre gli elementi, ma solo testare e sapere se qualcosa
presente nella matrice, dopo che abbiamo eseguito un determinato numero di calcoli; per esempio, ci
piacerebbe sapere se un elemento presente nella lista. Certo, potremmo semplicemente visualizzare
la lista e cercare, ma se la lista contiene, per esempio, 10000 elementi, come facciamo? E se
vogliamo scoprire la posizione di un elemento? Sarebbe scomodo, ed oltretutto, queste funzioni
hanno anche l'immenso vantaggio di automatizzare la ricerca che una cosa utile, per esempio,
quando andiamo a scrivere dei programmi in Mathematica. A volte non possiamo proprio farne a
meno. Ecco quindi alcune utili funzioni per la ricerca di elementi in una lista:
Posi t i on[ list, form] la posizione in cui form compare in list
Count [ list, form] il numero di volte che form compare come elemento in list
Member Q[ list, form] verifica se form un elemento di list
Fr eeQ[ list, form] verifica se form non compare da nessuna parte in list
Al solito, creiamo una lista, e vediamo come possiamo estrarre e vedere elementi in essa:
In[136]:= lista = 8a, bb, c, a, d, f, d<;
Supponiamo, adesso, di voler contare il numero di volte che a compare nella lista:
In[137]:= Count@lista, aD
Out[137]= 2
Adesso, vogliamo sapere se, per esempio, z un elemento della lista:
In[138]:= MemberQ@lista, zD
Out[138]= Fal se
Il che ci fa capire che z non un elemento della nostra lista
Inoltre, se la nostra lista composta da numeri, a volte ci piacerebbe sapere dove si trova, per
esempio, l'elemento pi grande, e sapere qual': in questo caso ci torneranno utili le seguenti
funzioni di ricerca nelle liste:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
39 Printed by Mathematica for Students
Sor t [ list] ordina gli elementi di list
Mi n[ list] l'elemento pi piccolo che si trova in list
Or der i ng[ list, n] la posizione degli n elementi pi piccoli in list
Max[ list] l'elemento pi grande in list
Or der i ng[ list, - n] la posizione degli n elementi pi grandi in list
Or der i ng[ list] visualizza l'ordine degli elementi in list
Per mut at i ons[ list] tutte le possibili permutazioni di list
Costruiamoci una lista numerica:
In[139]:= lista = 83, 5, 4, 8, 1, 3, 6<
Out[139]= 83, 5, 4, 8, 1, 3, 6<
Supponiamo di vole conoscere l'elemento pi piccolo che si trova nella lista:
In[140]:= Min@listaD
Out[140]= 1
Adesso, supponiamo di voler conoscere i tre elementi pi grandi della lista. Effettivamente non
esiste una funzione che permette di ricavarceli direttamente, ma possiamo fare cos: prima di tutto,
con Ordering calcoliamo la posizione dove si trovano i tre elementi pi grandi della lista:
In[141]:= Ordering@lista, 3D
Out[141]= 82, 7, 4<
Adesso, possiamo usare il risultato come indici per trovare gli elementi:
In[142]:= lista@@%DD
Out[142]= 85, 6, 8<
Avete capito cos'ho hatto, vero? con Ordering ho trovato gli indici della lista che corrispondono ai
tre valori pi grandi, e dopo ho usato le doppie parentesi per visualizzare gli elementi corrispondenti
ad ogni singolo indice trovato con il comando precedente. Ed, essendo il risultato precedente, perch
riscriverlo quando posso usare l'operatore percento?
Un'altra interessante funzione Permutations, che permette di osservare tutte le combinazioni degli
elementi della lista.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
40 Printed by Mathematica for Students
In[143]:= Permutations@8a, b, c, d<D
Out[143]= 88a, b, c, d<, 8a, b, d, c<, 8a, c, b, d<, 8a, c, d, b<,
8a, d, b, c<, 8a, d, c, b<, 8b, a, c, d<, 8b, a, d, c<, 8b, c, a, d<,
8b, c, d, a<, 8b, d, a, c<, 8b, d, c, a<, 8c, a, b, d<, 8c, a, d, b<,
8c, b, a, d<, 8c, b, d, a<, 8c, d, a, b<, 8c, d, b, a<, 8d, a, b, c<,
8d, a, c, b<, 8d, b, a, c<, 8d, b, c, a<, 8d, c, a, b<, 8d, c, b, a<<
Chi si occupa di statistica apprezzer particolarmente questa funzione, assieme ad un altro centinaio
di funzioni implementate in Mathematica...
Sebbene questi tipi di ricerca siano molto veloci e completi, tuttavia sono ancora abbastanza limitate,
perch non abbiamo affrontato l'argomento dei pattern, cosa che faremo pi avanti. Per adesso faccio
soltanto un esempio riguardante le strutture. Possiamo specificare di cercare non dei valori, ma delle
espressioni con delle determinate strutture; per esempio, possiamo cercare i casi in cui gli elementi
siano degli esponenziali:
In[144]:= lista =
8a, b, c^e, Ha x^2 + vL^H3 + tL, Sin@vD, Cos@bD^Sin@bD, x + y, nm er<;
In[145]:= Cases@lista, _^_D
Out[145]= 8c
e
, H0. 9999999999999999999999999999980000000000a + vL
3+t
, Cos@bD
Si n@bD
<
In questo modo ho estratto tutti gli elementi della lista che sono stati scritti in forma di esponenziale,
identificandio gli elementi con _^_, che significa: 'qualsiasi espressione elevata a qualsiasi altra
espressione'. Vedremo molto pi avanti come trattare meglio i pattern, anche perch con questo
metodo che si possono fare profonde ed avanzate ricerche di specifici elementi in liste di milioni di
elementi....
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
41 Printed by Mathematica for Students
Manipolazione
Una volta creata la lista, pu essere utile eseguire delle manipolazioni su di essa, come per esempio
inserire oppure eliminare qualche specifico elemento. Le funzioni base per poter eseguire queste
operazioni sono le seguenti:
Pr epend[ list, element] aggiungi element all'inizio di list
Append[ list, element] aggiungi element alla fine di list
I nser t [ list, element, i] inserisci element nella posizione i in list
I nser t [ list, element, - i] inserisci element nella posizione i contando a dalla fine
di list
Del et e[ list, i] elimina l'elemento in posizione i in list
Repl acePar t [ list, new, i] sostituisci l'elemento in posizione i in list con new
Repl acePar t [ list, new, {i, j}] sostituisci list[ [ i, j] ] con new
Possiamo usare come lista di esempio la stessa che abbiamo usato prima:
In[146]:= lista = 8a, b, c, d, e, f, g, h<;
e vedere come possiamo modificarla. Supponiamo, per esempio, di voler inserire l'elemento x prima
all'inizio, e poi alla fine della lista; la sintassi per poter eseguire queste due operazioni sono
elementari, come potete intuire:
In[147]:= Prepend@lista, xD
Out[147]= 80. 9999999999999999999999999999990000000000, a, b, c, d, e, f , g, h<
In[148]:= Append@lista, xD
Out[148]= 8a, b, c, d, e, f , g, h, 0. 9999999999999999999999999999990000000000<
Invece, se vogliamo sostituire un elemento della lista, possiamo usare ReplacePart:
In[149]:= ReplacePart@lista, ciao, 3D
Out[149]= 8a, b, ci ao, d, e, f , g, h<
Effettivamente, al posto di usare ReplacePart, possiamo semplicemente utilizzare le doppie parentesi
per ottenere lo stesso risultato:
In[150]:= lista@@3DD = ciao
Out[150]= ci ao
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
42 Printed by Mathematica for Students
In[151]:= lista
Out[151]= 8a, b, ci ao, d, e, f , g, h<
Sembrano la stessa cosa, ma ad un esame un attimino pi attento si nota una fondamentale
importanza: nel primo caso, infatti, con la funzione noi creiamo semplicemente una lista dove viene
sostituito un elemento con un altro, ma la lista originale rimane invariata; nel secondo caso, invece,
andiamo a modificare l'elemento della lista in esame, che risulta quindi permanentemente modificata:
una volta modificato l'elemento, l'elemento sovrascritto viene definitvamente perso, a meno che
ovviamente non sia stato salvato prima in un'altra variabile. State attenti, quindi, a decidere quale
metodo di sostituzione vorrete utilizzare ogni volta, e dipende principalmente da cosa volete: se vi
serve modificare il valore di un elemento della lista, usate le doppie parentesi; se vi serve una lista
con l'elemento modificato, ma non volete modificare la lista originale perch vi servir in seguito,
per esempio, per eseguire dei test, usate ReplacePart, magari memorizzando la nuova lista con un
altro nome.
Inoltre, le liste possono anche essere unite assieme: in questo caso, ci sono due funzioni per unire le
liste, apparentemente simili, ma con un'importante differenza:
J oi n[ list
1
, list
2
, ] concatena assieme le liste
Uni on[ list
1
, list
2
, ]
I nt er sect i on [ list
1
, list
2
, ]
Compl ement [ universal, list
1
, ]
Subset s[ list]
combina le liste, rimuovendo gli elementi duplicati e
riordinando i restanti elementi
crea una lista contenente elementi comuni a tutte le liste
crea una lista con tutti gli elementi presenti in universal,
ma che non sono contenuti in nessuna delle altre liste
elencate
Crea una lista contenente tutte le possibili sottoliste di list
Quando vogliamo semplicemente unire due liste, conviene usare il comando J oin, mentre, se invece
occorre prendere tutti gli elementi delle liste, per unirle in un'unica lista dove compaiono soltanto gli
elementi distinti, allora occorre usare il comando Union. Prestate attenzione al differente modo di
operare di queste due funzioni, mi raccomando. Le altre funzioni non credo che abbiano bisogno di
particolari commenti o delucidazioni. comunque, il mio consiglio quello di sperimantare quanto
pi potete, per vedere quello che potete fare, quello che avete capito e quello che invece vi manca. A
proposito, vi ho gi suggerito di leggervi l'help on line ogni volta che ne avete bisogno, vero? :-)
Un altro modo per elaborare le liste consiste nel poterle riordinare come meglio ci aggrada, in ordine
crescente oppure decrescente, e implementando anche lo scorrimento della lista:
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43 Printed by Mathematica for Students
Sor t [ list] ordina gli elementi di list in maniera standard
Uni on[ list] sort riordina gli elementi, eliminando i duplicati
Rever se[ list] inverte l'ordine degli elementi in list
Rot at eLef t [ list, n] scorre gli elementi di list di n posizioni verso sinistra
Rot at eRi ght [ list, n] non riuscirete mai ad indovinare cosa fa questa funzione...
Notate il riutilizzo del comando Union: prima l'avevamo utilizzato per unire le liste scartando gli
elementi duplicati, ma aveva anche l'effetto di riordinarli. Qua fa effettivamente la stessa cosa, ma
limitandosi ad una lista soltanto. Vediamo con il solito esempiuccio come funzionano queste
funzioni:
In[152]:= lista = 8a, b, g, r, t, s, w, r, x, v, a, b<;
Come potete vedere, la lista questa volta formata da elementi casuali e disordinati.
In[153]:= Sort@listaD
Out[153]= 80. 9999999999999999999999999999990000000000,
a, a, b, b, g, r , r , s, t , v, w<
In[154]:= Union@listaD
Out[154]= 80. 9999999999999999999999999999990000000000, a, b, g, r , s, t , v, w<
Qua potete vedere la differenza fra le due funzioni, e come il secondo comando permetta, oltre
all'ordinamento, anche l'eliminazione degli elementi duplicati. Bisogna fare, invece, un attimino pi
di attenzione al comando Reverse:
In[155]:= Reverse@listaD
Out[155]= 8b, a, v, 0. 9999999999999999999999999999990000000000,
r , w, s, t , r , g, b, a<
Come possiamo vedere, non esegue l'ordinamento degli elementi di una lista, come potrebbe ad
alcuni sembrare, dato che qua parliamo di ordinamento: semplicemente, inverte gli elementi della
lista; se vogliamo avere un'ordinamento inverso, per, niente paura: basta invertire la lista
precedentemente ordinata, no?
In[156]:= Reverse@Sort@listaDD
Out[156]= 8w, v, t , s, r , r , g, b, b, a, a,
0. 9999999999999999999999999999990000000000<
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44 Printed by Mathematica for Students
Tanto semplice quanto efficace. Ricordate solo che quando effettuate operazioni di questo tipo, la
lista originale rimane invariata, dato che i comandi forniscono solamente un risultato: se volete che
la lista cambi effettivamente, dovete scrivere qualcosa del tipo:
In[157]:= lista = Union@listaD
Out[157]= 80. 9999999999999999999999999999990000000000, a, b, g, r , s, t , v, w<
e, andando a vedere il contenuto della lista, si vede che ora effettivamente cambiato:
In[158]:= lista
Out[158]= 80. 9999999999999999999999999999990000000000, a, b, g, r , s, t , v, w<
Comunque, sono sicuro che non avrete difficolt a capire questo, se avete, almeno una volta nella
vostra vita, messo mano ad un qualsiasi linguaggio di programmazione. Fatevi qualche esercizietto e
sperimentate, dato che le liste sono elementi molto importanti, in Mathematica, specialmente quando
si devono, per esempio, eseguire operazioni su dei dati sperimentali di un esperimento oppure di una
simulazione.
Vettori e Matrici
Le liste sono anche il modo che ha Mathematica per poter scrivere vettori e matrici: il vettore si
scrive come una lista semplice, mentre la matrice si scrive come una lista di liste, dove le liste
elementi della lista principale rappresentano le righe della matrice in esame:
In[159]:= vet = 8a, b, c<;
In[160]:= mat = 88a, b<, 8c, d<<;
Per estrapolare gli elementi, si usano pure in questo caso, dato che in fondo di tratta di liste, le
doppie parentesi quadre per indicare gli indici.
In[161]:= vet@@1DD
Out[161]= a
In[162]:= mat@@1DD
Out[162]= 8a, b<
Questo perch, dal punto di vista del programma, una matrice una lista di liste, e il primo elemento
di una lista proprio la prima sotto-lista, che rappresenta la prima riga. Tutto regolare, quindi. Per
poter estrapolare un singolo elemento, bisogna usare due indici
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
45 Printed by Mathematica for Students
In[163]:= mat@@1, 2DD
Out[163]= b
Semplice, no?
Le operazioni con i vettori sono molto semplici; possiamo sommare i vettori:
In[164]:= vet + 8e, r, t<
Out[164]= 8a + e, b + r , c + t <
Tuttavia, se proviamo a moltiplicare gli elementi dei vettori, non utilizziamo il risultato voluto:
In[165]:= vet 8e, r, t<
Out[165]= 8a e, b r , c t <
Questo perch la moltiplicazione viene eseguita fra elementi delle liste aventi lo stesso indice. per
poter effettuare il prodotto scalare o, pi in generale, il prodotto righe per colonne, dobbiamo
utilizzare il comando del prodotto vettoriale, che semplicemente il punto:
In[166]:= vet.8e, r, t<
Out[166]= a e + b r + c t
In[167]:= Sin@8x, y, z<D.82, 3, 4<
Out[167]= 1. 682941969615793013305004643259517394633+ 3 Si n@yD + 4 Si n@zD
In[168]:= mat.81, 2<
Out[168]= 8a + 2 b, c + 2 d<
Un modo utile di definire i vettori (ma anche liste: ricordate che in fondo in Mathematica sono la
stessa cosa...) usare il comando Array: richiere cone primo argomento il nome della funzione, e
come secondo argomento un numero, od una lista di numeri, che andranno a rappresentare
l'argomento: in pratica, avendo gli indici i,j, costruisce la matrice A dove aij=funz[i,j]
In[169]:= Array@funz, 5D
Out[169]= 8f unz@1D, f unz@2D, f unz@3D, f unz@4D, f unz@5D<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
46 Printed by Mathematica for Students
In[170]:= Array@funz, 83, 2<D
Out[170]= 88f unz@1, 1D, f unz@1, 2D<,
8f unz@2, 1D, f unz@2, 2D<, 8f unz@3, 1D, f unz@3, 2D<<
Per le matrici, due funzioni utili sono quelle che permettono di creare matrici identit oppure
diagonali: nel primo caso occorre come argomento la dimensione n della matrice (ne basta una,
quadrata...), nel secondo caso occorre la lista di elementi diagonali. Vedremo la scrittura anche per
poter ottenere un'output pi consono a quello delle matrici:
In[171]:= IdentityMatrix@3D MatrixForm
Out[171]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
1 0 0
0 1 0
0 0 1
y
{
z
z
z
z
z
z
In[172]:= DiagonalMatrix@81, 2, r, 4<D MatrixForm
Out[172]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
1 0 0 0
0 2 0 0
0 0 r 0
0 0 0 4
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
E possiamo anche calcolarci le dimensioni di una matrice o di un vettore:
In[173]:= Dimensions@%D
Out[173]= 84, 4<
Qua sotto sono riportate pochissime ma indispensabili formule per poter operare con le
matrici:
c m moltiplicazione per uno scalare
a . b prodotto matriciale
I nver se[ m] inversa di una matrice
Mat r i xPower [ m, n] potenza n
th
di una matrice
Det [ m] determinante
Tr [ m] traccia
Tr anspose[ m] trasposta
Ei genval ues[ m] autovalori di una matrice
Ei genvect or s[ m] autovettori di una matrice
Sempre considerando la matrice mat creata in precedenza, possiamo scrivere, per fare qualche veloce
esempio:
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47 Printed by Mathematica for Students
In[174]:= Det@matD
Out[174]= b c + a d
In[175]:= Eigenvalues@matD
Out[175]= 9
1
----
2
Ia + d
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!
a
2
+ 4 b c 2 a d + d
2
M,
1
----
2
Ia + d +
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!
a
2
+ 4 b c 2 a d + d
2
M=
In[176]:= Inverse@matD
Out[176]= 99
d
---------------- --------
b c + a d
,
b
---------------- --------
b c + a d
=, 9
c
---------------- --------
b c + a d
,
a
---------------- --------
b c + a d
==
In questi semplici esempi potete vedere come Mathematica tratta con la stessa semplicit sia calcoli
numerici che calcoli simbolici. Vi risparmo la scrittura degli autovettori, ma potete provarla da soli
per vedere come facilmente si possono ottenere risultati di tutto rispetto. Sono pochi i programmi
che permettono un calcolo simbolico cos sofisticato...
Adesso, dopo aver visto qualche nozione di base di Mathematica, andiamo a scalfire un poco pi a
fondo le sue capacit, andando a vedere un pochino di calcolo simbolico. Non allarmatevi, ma siate
rilassati e contemplate la potenza di questo programma. D'altra parte, prima di scrivere il resto mi
prender una pausa ed andr a farmi un bagno al mare. Non dispiace a nessuno, vero? A presto,
allora!!!
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
48 Printed by Mathematica for Students
Nota sulla visualizzazione delle formule
In Mathematica, si scrivono le equazioni e tutto il resto sotto forma si testo: L'integrale si scriver,
per esempio, con il comando Integral: potete effettivamente usare la palette che compare di default
per poter scrivere direttamante in forma tradizionale, ma io personalmente ve lo sconsiglio. Anche se
le prime ore sarete tentati a farlo, dopo che vi sarete scritti una decina di integrali scoprirete che
molto pi veloce battere Integral sulla tastiera che dover andare a cliccare col mouse prima nel
simbolo d'integrale e dopo in ogni quadratino per poter scrivere tutto quanto.
Tuttavia, se dovete, per esempio, stampare qualche lavoro, una forma tradizionale di presentazione
delle equazioni certamente preferibile. In questo caso, la soluzione esiste ed anche
particolarmente semplice. Una volta finito il lavoro, potete cliccare col mouse sulla linea a destra del
Notebook che definisce la formula, ed a questo punto selezionare la voce di men Cell->Convert
To->Traditional Form (o, pi velocemente, premendo Shift+CTRL+T). In questo modo, la formula
sar convertita in una scrittura standard, di certo pi comprensibile a chi non usa Mathematica. Per,
in questo caso, la formula non sar pi univocamente definita, per esempio per il problema delle
parentesi di cui vi ho accennato. In questo caso Mathematica lo segnala evidenziando in modo
particolare la cella. Se volete di nuovo convertire la formula in formato di Mathematica, potete
andarci sempre dal men Cell->Convert To->Input Form, ma in questo caso Mathematica user
metodi euristici per convertitre di nuovo il risultato, con una piccola probabilit di errore:
Per esempio, vediamo come si scrive una formula per l'integrale:
In[177]:= Integrate@Hx + 1L^Sin@xD, 8x, 0, 3 Pi<D
Integrate::ilim : Invalid integration variable or limitH
sL in 80.9999999999999999999999999999990000000000, 0, 3 <. More
Out[177]=

0
3
1. 791876223827922019268189315426164890819
o0. 9999999999999999999999999999990000000000
Sebbene sia una formula semplice, non certo questa la forma di pi facile comprensione per il
profano, e si vorr certamente avere una scrittura pi da libro: in questo caso, basta convertire la
formula con il metodo che vi ho appena spiegato, per ottenere:

0
3 p
Hx + 1L
sinHxL
x
E di certo, in questo modo di pi facile comprensione per tutti (notate come la cella segnata
diversamente). Dato che, per, occorrer a volte ritornare sul lavoro per ulteriori elaborazioni, io
personalmente, quando devo stampare qualcosa, salvo il file con un altro nome e uso la copia per
convertire la scrittura delle formule. Se poi dovessi riutilizzare il file, vado a modificare di nuovo
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
49 Printed by Mathematica for Students
l'originale, in modo che non ci siano problemi di mancato riconoscimento di formule.
Vedremo, comunque, melgio questo aspetto nel capitolo riguardante il front-end e la formattazione.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
50 Printed by Mathematica for Students
Calcolo Simbolico 1
Introduzione
Ahhh!!! Ci voleva proprio questo bel bagnetto!!! Magari riuscir pure a far sparire l'effetto
mozzarella della mia pelle, prima che finiscano le lezioni!!!
...Ehm....
...Dicevamo... Come vi avevo gi accennato, uno degli aspetti pi importanti di Mathematica il
fatto che permette di eseguire con la stessa straordinaria facilit e velocit sia calcoli numerici che,
sopratutto, calcoli simbolici. Possiamo scrivere qualcosa del tipo
In[1]:= 3 + 5H3 + 7L
Out[1]= 53
ma possiamo anche, se vogliamo, eseguire calcoli che includano elementi simbolici
In[2]:= x + 5 x + 2
Out[2]= 2 + 6 x
Mathematica riordina automaticamente gli elementi:
In[3]:= x^2 + 2 + 4 x
Out[3]= 2 + 4 x + x
2
E applica, automaticamente, alcune semplici semplificazioni:
In[4]:= Sqrt@1 + xD^4
Out[4]= H1 + xL
2
Come potete vedere, la radice quadrata magicamente scomparsa
A volte, facciamo delle elaborazioni algebriche, ottenendo una particolare espressione, e poi ci
piacerebbe sapere il valore che assumerebbe quell'espressione se andiamo a sostituire dei valori
determinati alle varie incognite. Possiamo fare questo tramite l'operatore di sostituzione:
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51 Printed by Mathematica for Students
In[5]:= 3 + x + 24 x^4 + Sqrt@xD . x 4
Out[5]= 6153
L'operatore di sostituzione dato dalla combinazione /. dopo l'espressione, e dalle regole di
sostituzione: la regola di sostituzione data scrivendo l'incognita da sostituire, dopo -> ed infine il
valore che vogliamo al posto dell'incognita. Ovviamente, dato che conoscete le liste, a questo punto
(vero?), potete intuire che possiamo andare a sostituire pi incognite in una sola volta usando una
lista per le regole di sostituzione, come in quest'esempio:
In[6]:= x^2 + y^2 3 x y . 8x 1, y 5<
Out[6]= 11
Se vogliamo che la sostituzione sia invece permanente, conviene andare a definire una variabile che
abbia il nome dell'incognita:
In[7]:= x = 1; y = 5;
Notate, fra l'altro, un altra caratteristica di Mathematica: possiamo eseguire pi comandi in una volta
sola, concatenandoli tramite il punto e virgola, e premendo solo alla fine Shift+Invio. Una volta
eseguita questa operazione, ogni volta che il programma incontrer la variabile, andr sempre a
sostituire il valore corrispondente:
In[8]:= x^2 + y^2 3 x y
Out[8]= 11
Per cancellare il valore di una variabile, e renderla ancora incognita, possiamo usare l'assegnamento
del punto oppure il comando Clear:
In[9]:= x =.
In[10]:= Clear@yD
Andando a ricalcolarci l'espressione, vediamo come alle due incognite non associato pi nessun
valore:
In[11]:= x^2 + y^2 3 x y
Out[11]= x
2
3 x y + y
2
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52 Printed by Mathematica for Students
Inoltre, dato che possiamo associare alle variabili sia espressioni numeriche che simboliche, lo stesso
possiamo fare per le sostituzioni, che quindi non sono limitate solo a valori numerici:
In[12]:= x^2 + 3 y + z . z 4 y
Out[12]= x
2
+ 7 y
Manipolazioni Algebriche
Una volta ottenute e scritte le nostre espressioni, pu risultare molto utile effettuare delle determinate
manipolazioni per scriverle nella forma che pi ci aggrada. Andiamo, per esempio, a definire la
seguente equazione algebrica:
In[13]:= eq = H1 + xL^4
Out[13]= H1 + xL
4
Ci sono due funzioni basilari, che ci permettono di espandere e contrarre i termini di un'espressione
algebrica:
Expand[ expr] moltiplica tuti i prodotti e potenze, dando il risultato
come somma di prodotti
Fact or [ expr] scrive expr come prodotto di fattori minimali
Se volessimo utilizzare le funzioni per l'espressione che abbiamo appena scritto, possiamo avere:
In[14]:= Expand@eqD
Out[14]= 1 + 4 x + 6 x
2
+ 4 x
3
+ x
4
Mentre, Factor lo riporta nella forma originale
In[15]:= Factor@%D
Out[15]= H1 + xL
4
Anche se in genere non abbiamo problemi, bisogna prestare comunque, un attimino di attenzione
nell'usare queste due funzioni. Se, per esempio, volessimo usare Expand per l'espressione
H1+ xL
100000
, possiamo subito notare che avremo sullo schermo (sempre che la memoria del
computer non ci tradisca prima), qualcosa che non avremmo mai voluto avere. Ma questo capita nel
99,9999% dei casi se effettuiamo qualche malaugurato errore di battitura. In questi tre anni che
conosco Mathematica non mi mai capitato di dover scrivere apposta formule cos lunghe...
Se, invece, ci preme poter scrivere la forma pi semplice di un espressione, non sempre usare i due
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53 Printed by Mathematica for Students
comandi appena citati utile. Infatti non sempre verificabile subito se la forma pi semplice data
dall'una oppure dall'altra formula, e possiamo solo provare, come in questo caso:
In[16]:= eq = x^10 1
Out[16]= 1 + x
10
In[17]:= Expand@eqD
Out[17]= 1 + x
10
In[18]:= Factor@eqD
Out[18]= H1 + xL H1 + xL H1 x + x
2
x
3
+ x
4
L H1 + x + x
2
+ x
3
+ x
4
L
In questo caso la forma pi semplice, al contrario del caso precedente, si ottiene con il comando
Factor. Expand lavora in maniera diversa quando abbiamo a che fare con delle funzioni razionali
fratte:
In[19]:= expr = HHx 2L Hx + 5L Hx 4LLHHx 1L Hx 1L Hx 8L Hx + 1LL
Out[19]=
H4 + xL H2 + xL H5 + xL

H8 + xL H1 + xL
2
H1 + xL
In[20]:= Expand@exprD
Out[20]=
40

H8 + xL H1 + xL
2
H1 + xL

22 x

H8 + xL H1 + xL
2
H1 + xL

x
2

H8 + xL H1 + xL
2
H1 + xL
+
x
3

H8 + xL H1 + xL
2
H1 + xL
Possiamo vedere che il denominatore non viene intaccato dal comando, ed anche che abbiamo in
questo caso separato l'espressione in pi espressioni razionali fratte. Questo a volte non
conveniente. Per espandere questo tipo di espressioni ci sono altri comandi pi specifici:
ExpandNumer at or [ expr] espande solamente il numeratore
ExpandDenomi nat or [ expr] espande solamente il denominatore
Expand[ expr] espande il numeratore, distribuendo il denominatore
su ogni termine
ExpandAl l [ expr] espande sia il numeratore che il denominatore
Come possiamo vedere, quindi, se vogliamo espandere per esempio il numeratore, ma non vogliamo
che sia espanso compretamente come prima, dobbiamo usare il comando appropriato:
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54 Printed by Mathematica for Students
In[21]:= ExpandNumerator@exprD
Out[21]=
40 22 x x
2
+ x
3

H8 + xL H1 + xL
2
H1 + xL
In questa maniera, espandiamo il numeratore, ma la scrittura pi compatta. Possiamo anche
espandere il denominatore, oppure entrambe le cose, tramite gli altri comandi:
In[22]:= ExpandDenominator@exprD
Out[22]=
H4 + xL H2 + xL H5 + xL

8 + 9 x + 7 x
2
9 x
3
+ x
4
In[23]:= ExpandAll@exprD
Out[23]=
40

8 + 9 x + 7 x
2
9 x
3
+ x
4

22 x

8 + 9 x + 7 x
2
9 x
3
+ x
4

x
2

8 + 9 x + 7 x
2
9 x
3
+ x
4
+
x
3

8 + 9 x + 7 x
2
9 x
3
+ x
4
Se vogliamo una riscrittura pi compatta, possiamo combinare per esempio due dei comandi
precedenti:
In[24]:= ExpandNumerator@ExpandDenominator@exprDD
Out[24]=
40 22 x x
2
+ x
3

8 + 9 x + 7 x
2
9 x
3
+ x
4
In questa maniera abbiamo espanso tutto, ma avitando di scrivere un'espressione fratta per ogni
termine del numeratore...
ExpandAll, pur espandendo tutto quanto, ha un'opzione molto interessante:
ExpandAl l [ expr, patt] , etc. espande quelle parti dell'espressione che contengono patt
Supponiamo di avere un'espressione con pi incognite:
In[25]:= expr = Hx yL^4 + Hx 3L^2
Out[25]= H3 + xL
2
+ Hx yL
4
Proviamo, adesso, ad espanderlo completamente:
In[26]:= ExpandAll@exprD
Out[26]= 9 6 x + x
2
+ x
4
4 x
3
y + 6 x
2
y
2
4 x y
3
+ y
4
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55 Printed by Mathematica for Students
Quello che ci aspettavamo, in fondo; supponiamo, adesso, di voler espandere la parte
dell'espressione che contiene la y: in questo caso basta specificarla nel comando ExpandAll:
In[27]:= ExpandAll@expr, yD
Out[27]= H3 + xL
2
+ x
4
4 x
3
y + 6 x
2
y
2
4 x y
3
+ y
4
In questa maniera abbiamo lasciato inalterata la parte che non contiene la y; questo un metodo
abbastanza potente per poter espandere solo le porzioni che ci interessano.
Tuttavia Mathematica ci viene incontro con due comandi molto potenti per la semplificazione delle
espressioni:
Si mpl i f y[ expr] cerca la forma pi semplice utilizzando un set
di semplificazioni algebriche standard
Ful l Si mpl i f y[ expr] cerca la forma pi semplice applicando un
set di regoledi semplificazionemoltopiampio
Questi due comandi permettono di trovare la forma pi compatta di scrivere un'equazione:
In[28]:= Simplify@x^2 + 4 x + 4D
Out[28]= H2 + xL
2
In[29]:= Simplify@x^10 1D
Out[29]= 1 + x
10
Si pu notare che nel primo caso la forma pi compatta quella ottenuta con Factor, mentre nel
secondo caso quella ottenuta con Expand, e che in entrambi i casi Simplify restituisce il risultato
corretto. Tuttavia questo comando va ben oltre le semplici equazioni algebriche; permette infatti di
semplificare una vasta gamma di espressioni.
In[30]:= SimplifyA
1

4 H1 + xL

1

4 H1 + xL

1

2 H1 + x
2
L
E
Out[30]=
1

1 + x
4
Quando, tuttavia, le espressioni sono complicate e usano funzioni avanzate, Simplify potrebbe non
farcela da solo, e qua entra in gioco il comando FullSimplify, che utilizza un numero di regole molto
pi vasto, includendo anche equazioni trascendentali e semplificazioni di funzioni avanzate, come la
funzione Gamma:
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56 Printed by Mathematica for Students
In[31]:= eq = Gamma@xD Gamma@1 xD
Out[31]= Gamma@1 xD Gamma@xD
In[32]:= Simplify@eqD
Out[32]= Gamma@1 xD Gamma@xD
In[33]:= FullSimplify@eqD
Out[33]= Csc@ xD
A questo punto, si sarebbe tentati di utilizzare sempre il secondo comando, ma io lo sconsiglio:
vero che pi potente, ma anche vero che lo a prezzo di un costo computazionale
esponenzialmente pi elevato; questo potrebbe fare la differenza per espressioni grandi, per cui
potrebbe impiegare un tempo esagerato per portare a termine l'operazione. Usatelo, quindi, solo se
ne vale la pena, e se Simplify da solo non vi soddisfa. Anche se, per i calcoli che siamo soliti fare,
non si perde in fondo tutto questo tempo...
Inoltre, ci sono anche altre funzioni che permettono di manipolare ulteriormente le espressioni, in
modo da poter, magari, visualizzarle nel modo che preferiamo:
Expand[ expr] moltiplica tutti i prodotti e potenze
ExpandAl l [ expr] applica Expand ovunque
Fact or [ expr] scrive sottoforma di prodotto di fattori
Toget her [ expr] scrive tutti i termini con un comun denominatore
Apar t [ expr] separa l'espressione in termini con semplici denominatri
Cancel [ expr]
Col l ect [ expr, x]
Fact or Ter ms[ expr, x]
cancella i fattori comuni fra numeratore e denominatore
Scrive l'equazione raggruppando le potenze di x
Scompone in due fattori, dove in uno non compare il
termine x
Supponiamo, di avere per esempio
In[34]:= espr = Hx 1L^2 H2 + xLHH1 + xL Hx 3L^2L
Out[34]=
H1 + xL
2
H2 + xL

H3 + xL
2
H1 + xL
In[35]:= Expand@esprD
Out[35]=
2

H3 + xL
2
H1 + xL

3 x

H3 + xL
2
H1 + xL
+
x
3

H3 + xL
2
H1 + xL
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57 Printed by Mathematica for Students
Come possiamo vedere, Expand espande solamente i termini presenti al numeratore; se vogliamo
fare la stessa cosa anche per il denominatore, dobbiamo utilizzare la funzione ExpandAll:
In[36]:= ExpandAll@esprD
Out[36]=
2

9 + 3 x 5 x
2
+ x
3

3 x

9 + 3 x 5 x
2
+ x
3
+
x
3

9 + 3 x 5 x
2
+ x
3
Riscriviamo tutto sotto comun denominatore: come facciamo? Con Together, naturalmente, dato che
fa proprio questo:
In[37]:= Together@%D
Out[37]=
2 3 x + x
3

H3 + xL
2
H1 + xL
Aggiungiamo Factor, e riotteniamo quello che avevamo in partenza:
In[38]:= Factor@%D
Out[38]=
H1 + xL
2
H2 + xL

H3 + xL
2
H1 + xL
Adesso, supponiamo di avere un'espressione in due variabili:
In[39]:= espr2 = H1 + xL^2 + Hx yL^3
Out[39]= H1 + xL
2
+ Hx yL
3
Vediamo di raggruppare tuti i termini in x:
In[40]:= Collect@espr2, xD
Out[40]= 1 + x
3
+ x
2
H1 3 yL y
3
+ x H2 + 3 y
2
L
Come si pu vedere, abbiamo ottenuto termini dove x
n
moltiplica vari termini, pi un eventuale
termine noto... un'espressione in x, insomma... Se, invece, vogliamo ottenere la stessa espressione,
ma evidenziando l'incognita y:
In[41]:= Collect@espr2, yD
Out[41]= x
3
+ H1 + xL
2
3 x
2
y + 3 x y
2
y
3
Il comando Apart permette di scrivere un rapporto di polinomi come somma di frazioni semplici:
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58 Printed by Mathematica for Students
In[42]:= ApartA
x^2 5 x + 3

Hx 5L Hx 3L Hx + 4L
E
Out[42]=
1

6 H5 + xL
+
3

14 H3 + xL
+
13

21 H4 + xL
Il comando Cancel fa quello che si farebbe utilizzando una frazione numerica; riduce la frazione ai
minimi termini, elidendo tutti i fattor comuni:
In[43]:= Expand@Hx + 1L Hx + 3LDExpand@Hx + 1L Hx + 5L Hx 6LD
Out[43]=
3 + 4 x + x
2

30 31 x + x
3
A questo punto, si potrebbe pensare che ridotto ai minimi termini, ma non vero. Mathematica in
questo caso ha prima creato le espressioni, e poi ha fatto il rapporto. In questo caso, se non lo
comunichiamo con il comando Cancel, Mathematica non controlla automaticamente se ci sono dei
fattori comuni, cosa che invece sappiamo per costruzione: per poterli cancellare, basta utilizzare il
comando...
In[44]:= Cancel@%D
Out[44]=
3 + x

30 x + x
2
Vediamo come, prima di tutto abbiamo eliminato il fattor comune, e come il risultato sia sempre dato
sotto forma non di prodotto di binomi, ma come polinomi completi. Se avessimo creato l'espressione
razionale fratta senza Expand, Mathematica non avrebbe espanso i termini, cancellando
automaticamente (perch sono presenti in maniera esplicita) i fattori comuni:
In[45]:= Hx + 1L Hx + 3LHHx + 1L Hx + 5L Hx 6LL
Out[45]=
3 + x

H6 + xL H5 + xL
In questa maniera, per, non otteniamo automaticamente il denominatore in forma polinomiale,
come nel caso precedente.
Il comando seguente che andiamo ad esaminare Collect: esso permette di raccogliere i termini di
un'espressione, e di scriverla sotto forma di prodotto di potenze di una determinata variabile.
Supponiamo di avere il seguente polinomio:
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In[46]:= xyz = Expand@Hx + yL Hx + 3 zL Hz 5 yL Hz 2 xLD
Out[46]= 10 x
3
y + 10 x
2
y
2
2 x
3
z + 23 x
2
y z +
25 x y
2
z 5 x
2
z
2
20 x y z
2
15 y
2
z
2
+ 3 x z
3
+ 3 y z
3
A questo punto, possiamo decidere se scrivere questa espressione come polinomio in x, y, oppure z,
specificando la variabile con cui vogliamo raccogliere i termini. Per esempio, se li volessimo
raccogliere in x:
In[47]:= Collect@xyz, xD
Out[47]= x
3
H10 y 2 zL 15 y
2
z
2
+ 3 y z
3
+
x
2
H10 y
2
+ 23 y z 5 z
2
L + x H25 y
2
z 20 y z
2
+ 3 z
3
L
Si pu notare che in questo caso abbiamo raccolto, appunto, i termini in x, con i rispettivi
coefficienti. Analogamente possiamo fare per gli altri due casi:
In[48]:= Collect@xyz, yD
Out[48]= 2 x
3
z 5 x
2
z
2
+ 3 x z
3
+
y
2
H10 x
2
+ 25 x z 15 z
2
L + y H10 x
3
+ 23 x
2
z 20 x z
2
+ 3 z
3
L
In[49]:= Collect@xyz, zD
Out[49]= 10 x
3
y + 10 x
2
y
2
+ H2 x
3
+ 23 x
2
y + 25 x y
2
L z +
H5 x
2
20 x y 15 y
2
L z
2
+ H3 x + 3 yL z
3
Naturalmente la maniera pi conveniente dipende dal nostro problema, e da cosa dobbiamo mettere
in evidenza...
Possiamo considerare l'ultimo comando del gruppo, FactorTerms, come il duale di quello che
abbiamo appena visto; infatti, il suo scopo consiste nel dividere l'espressione come prodotto di altre
due espressioni, in cui per in una non compare l'ingognita specificata:
In[50]:= expr = x^2 y^2 + 3 x y x z^3
Out[50]= 3 x y + x
2
y
2
x z
3
Possiamo adesso dividere l'espressione in due termini, in cui in uno non compare, per esempio, la z:
In[51]:= FactorTerms@expr, zD
Out[51]= x H3 y x y
2
+ z
3
L
Analogamente, se volessimo che in uno dei due termini non compaia la x:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
60 Printed by Mathematica for Students
In[52]:= FactorTerms@expr, xD
Out[52]= 3 x y + x
2
y
2
x z
3
In questo caso, evidentemente, la cosa non si pu fare... Non si pu pretendere l'impossibile!!! Tanto
per dovere di cronaca, vediamo se si pu fare nell'ultima variabile rimasta:
In[53]:= FactorTerms@expr, yD
Out[53]= x H3 y + x y
2
z
3
L
Effettivamente, c' tutto un insieme di comandi Factor che permettono di fattorizzare il polinomio in
maniera diversa a seconda dei casi:
Fact or [ poly] fattorizza un polinomio
Fact or Squar eFr ee[ poly] estrapola i fattori quadrati dal polinomio
Fact or Ter ms[ poly, x] fattorizza i termini che non contengono x
Fact or Li st [ poly] , Fact or
Squar eFr eeLi st [ poly] , Fact or
Ter msLi st [ poly]
restituiscono il risultato come lista di fattori, invece
che come prodotto
Costruiamoci il nostro polinomio:
In[54]:= t = Expand@3 Hx 4L Hx^2 x + 2L Hx + 3L^4D
Out[54]= 1944 1134 x 567 x
2
693 x
3
294 x
4
+ 21 x
6
+ 3 x
7
Factor e FactorTerms abbiamo gi visto come funzionano:
In[55]:= Factor@tD
Out[55]= 3 H4 + xL H3 + xL
4
H2 x + x
2
L
In[56]:= FactorTerms@t, xD
Out[56]= 3 H648 378 x 189 x
2
231 x
3
98 x
4
+ 7 x
6
+ x
7
L
Quello che non avevamo visto FactorSquareFree:
In[57]:= FactorSquareFree@tD
Out[57]= 3 H3 + xL
4
H8 + 6 x 5 x
2
+ x
3
L
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61 Printed by Mathematica for Students
Come abbiamo visto, non stato fattorizzato completamente: sono stati estratti soltanto il fattore
costante, e il fattore che un quadrato (possiamo considerare 4 come quadrato del quadrato...),
moltiplicando questi per il restante polinomio.
Gli altri comandi, invece, servono nel caso che, per qualche motivo, abbiamo bisogno della lista dei
fattori, invece che del loro prodotto. Questo pu essere utile quando dobbiamo estrarre particolari
fattori per andare ad utilizzarli da qualche altra parte:
In[58]:= FactorList@tD
Out[58]= 883, 1<, 84 + x, 1<, 83 + x, 4<, 82 x + x
2
, 1<<
In[59]:= FactorTermsList@t, xD
Out[59]= 83, 1, 648 378 x 189 x
2
231 x
3
98 x
4
+ 7 x
6
+ x
7
<
In[60]:= FactorSquareFreeList@tD
Out[60]= 883, 1<, 83 + x, 4<, 88 + 6 x 5 x
2
+ x
3
, 1<<
Inoltre, questi comandi hanno anche delle opzioni che permettono di manipolare il risultato che
otteniamo. Le opzioni sono, per i comandi di Mathematica, degli argomenti, che si scrivono nella
seguente forma:
f@argomenti, opzione1 val1, opzione2 opz2 ...D
Permettono di gestire meglio il comportamento di varie funzioni. Comunque lo vedremo meglio pi
avanti. Qua vediamo soltanto come funzionano per Factor. Questo comando ha quattro opzioni:
Extension, GaussianIntegers, Modulus, Trig. Il primo serve per poter utilizzare particolari numeri
nella scomposizione, che di default non verrebbero considerati. Il secondo permette, in particolare,
di utilizzare nella scomposizione gli interi di Gauss. La terza opzione permette di effettuare la
scomposizione con un modulo specificato, mentre la quarta permette di scomporre tramite
coefficienti trigonometrici. creiamoci un altro polinomio per l'occasione:
In[61]:= tt = Expand@5 H4 x^2 + 1L Hx^3 1L Hx^2 2LD
Out[61]= 10 + 35 x
2
10 x
3
20 x
4
35 x
5
+ 20 x
7
In[62]:= Factor@ttD
Out[62]= 5 H1 + xL H2 + x
2
L H1 + x + x
2
L H1 + 4 x
2
L
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62 Printed by Mathematica for Students
Come vedete, tutto rientra nella norma. Tuttavia proviamo ad utilizzare l'opzione GaussianIntegers,
impostandola su True, mentre di default False:
In[63]:= Factor@tt, GaussianIntegers TrueD
Out[63]= 5 H1 + xL H + 2 xL H + 2 xL H2 + x
2
L H1 + x + x
2
L
Come possiamo vedere, abbiamo ottenuto una ulteriore scomposizione del fattore H1+ 4x
2
L,
facendolo diventare H2x - L H2x + L, scomponendo parte reale e parte immaginaria, cosa che di
default Factor non fa.
Con Modulus, invece, possiamo specificare il modulo della scomposizione:
In[64]:= Factor@tt, Modulus 3D
Out[64]= 2 H2 + xL
3
H1 + x
2
L
2
Il risultato scomposto tenendo conto del modulo dei polinomi.
Extension, dal canto suo, permette di utilizzare altri valori per la scomposizione, introducendo dei
numeri voluti da noi:
In[65]:= Factor@tt, Extension Sqrt@2DD
Out[65]= 5 H
!!!
2 xL H1 + xL H
!!!
2 + xL H1 + x + x
2
L H1 + 4 x
2
L
Come abbiamo potuto vedere, dicendo a Factor che poteva utilizzare anche
!!!
2 nelle sue operazioni,
ha correttamente scomposto in questo modo anche il fattore Hx
2
- 2L.
Inoltre, potete anche dire a Mathematica di provare da solo ad ampliare il numero di valori possibili
di fattorizzazione, aggiungendo altri tipi di numeri oltre a quello interi, ponento Extension->-
Automatic.
Invece, se impostiamo Trig su True, possiamo trattare anche coefficienti trigonometrici:
In[66]:= tr = x^4 Sin@ 7D x^2 + 3
Out[66]= 3 + x
4
x
2
Si nA

7
E
In[67]:= Factor@trD
Out[67]= 3 + x
4
x
2
Si nA

7
E
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63 Printed by Mathematica for Students
In[68]:= Factor@tr, Trig TrueD
Out[68]=
1

2
H1L
67
H6 H1L
17
x
2
+ H1L
1114
x
2
+ 2 H1L
17
x
4
L
Manipolazioni avanzate
A volte necessario creare delle manipolaizoni pi avanzate di quelle che abbiamo visto prima, ed
effettuare operazioni particolari, come trovare il massimo comun divisore fra due polinomi, per
esempio. Alcuni comandi avanzati sono mostrati di seguito:
Pol ynomi al Quot i ent [ poly
1
,
poly
2
, x]
trova il quoziente ottenuto dividendo poly
1
nella
variabile x con poly
2
, trascurando l'eventuale resto
Pol ynomi al Remai nder [ poly
1
,
poly
2
, x]
trova il resto della divisione fra il polinomio poly
1
in x
ed il polinomio poly
2

Pol ynomi al GCD[ poly
1
, poly
2
] trova il massimo comun divisore fra i due polinomi
Pol ynomi al LCM[ poly
1
, poly
2
] trova il minimo comune multiplo fra i due polinomi
Pol ynomi al Mod[ poly, m] riduce il polinomio poly utilizzando il modulo m
Resul t ant [ poly
1
, poly
2
, x] trova la risultante fra i die polinomi
Subr es ul t ant s [ poly
1
,
poly
2
, x]
trova i principali valori delle sottorisultanti fra i
due polinomi
Gr oebner Bas i s [ {poly
1
,
poly
2
, }, {x
1
, x
2
, }]
trova la base di Grbner per i polinomi poly
i

Gr oebner Bas i s [ {poly
1
,
poly
2
, }, {x
1
, x
2
, }, {y
1
, y
2
,
trova la base di Grbner ottenuta eliminando le y
i

Pol ynomi al Reduc e[ pol y,
{poly
1
, poly
2
, }, {x
1
, x
2
, }]
trova la rappresentazione minima di poly nei termini poly
i

Come potete vedere, questi comandi permettono di risolvere parecchi problemi che hanno a che fare
con polinomi. Danno il meglio di s, per, quando i polinomi sono ordinari, cio con esponenti interi
e con numeri razionali come coefficienti. Niente vieta per di vedere come va a finire utilizzandoli
con altri tipi, naturalmente.
Il primo comando, Polynomial quotient, restituisce il risultato della divisione fra due polinomi.
Infatti, come ben sapete, possiamo scrivere il rapporto di due polinomi in questa maniera:
pHxL

qHxL
aHxL +
bHxL

qHxL
Il comando restrituisce proprio aHxL che sarebbe il risultato della divisione, mentre bHxL il risultato
restituito da PolynomialRemainder, che restituisce il resto. Vediamo di definire i due polinomi:
In[69]:= p = x^7 5 x^2 + 4 x 10; q = 2 x^5 x^4 + 7 x^3 2 x^2 + 9 x 4;
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64 Printed by Mathematica for Students
Vediamo di vedere il quoziente di questo rapporto:
In[70]:= a = PolynomialQuotient@p, q, xD
Out[70]=
15

8
+
x

4

x
2

2
Vediamo, adesso, di trovare bHxL, cio il resto:
In[71]:= b = PolynomialRemainder@p, q, xD
Out[71]=
35

2
+
175 x

8
13 x
2
+
145 x
3

8

37 x
4

8
Come potete vedere, il polinomio ha un grado inferiore a quello di q, cosa che fra l'altro era scontata,
dato che nel resto l'ordine del muneratore per forza di cose inferiore a quello del denominatore:
vediamo adesso se effettivamente quoziente e resto sono quelli che abbiamo trovato:
In[72]:= pq
Out[72]=
10 + 4 x 5 x
2
+ x
7

4 + 9 x 2 x
2
+ 7 x
3
x
4
2 x
5
Applichiamo la definizione:
In[73]:= a + bq
Out[73]=
15

8
+
x

4

x
2

2
+

35

2
+
175 x

8
13 x
2
+
145 x
3

8

37 x
4

8

4 + 9 x 2 x
2
+ 7 x
3
x
4
2 x
5
In[74]:= Simplify@%D
Out[74]=
10 4 x + 5 x
2
x
7

4 9 x + 2 x
2
7 x
3
+ x
4
+ 2 x
5
Come avete potuto vedere, i due rapporti sono uguali, segno che abbiamo trovato realmente il
risultato della divisione con quei due comandi. D'altronde, avevate qualche dubbio in proposito???
Spero proprio di no, altrimenti buttate questi appunti e datevi all'ippica!!!
PolynomialGCD, invece, restituisce il massimo comun divisore, come potete facilmente intuire dal
nome del comando:
In[75]:= PolynomialGCD@p, qD
Out[75]= 1
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
65 Printed by Mathematica for Students
In questo caso, possiamo dire che i polinomi sono primi fra di loro... non sono stato fortunatissimo
nella scelta, per l'esempio. Pazienza, vorr dire che mi far altri due polinomi ad hoc:
In[76]:= pp = 2 x 3 x
2
+ x
3
+ x
4
; qq = 6 x 4 x
2
x
3
;
In[77]:= PolynomialGCD@pp, qqD
Out[77]= 2 + x + x
2
Questa volta l'ho azzeccata... Possiamo vedere come, in questo caso, non ci sia bisogno di specificare
una variabile per la creazione del massimo comun divisore.
PolynoialLCM restituisce il minimo comune multiplo (che in italiano MCM, ma in inglese Least
Common Multiple) fra due polinomi:
In[78]:= PolynomialLCM@pp, qqD
Out[78]= H1 + x
2
L H6 x 4 x
2
x
3
L
Niente di particolarmente complicato. Penso che capiate tutti come usare questo comando.
PolynomialMod un comando che praticamente non ho usato mai, perch non mi mai servito. E'
l'equivalente di Mod per i numeri, e permette la riduzione in modulo M di un polinomio, sia esso un
numero oppure un altro polinomio (in quest'ultimo caso, per, le cose si complicano).
In[79]:= pol = 4 x^3 + 7 x 2;
In[80]:= PolynomialMod@pol, 3D
Out[80]= 1 + x + x
3
In questo caso, abbiamo applicato semplicemente Mod ai coefficienti numerici, mediante un fattore
anch'esso intero. Naturalmente possiamo fare anche cose pi complicate...
In[81]:= PolynomialMod@x^5 x^4 + 5 y x^2 x, x^2D
Out[81]= x
Come possiamo vedere, abbiamo ottenuto una riduzione pi elaborata, di cui fra l'altro non conosco
molto bene la teoria, perch non ne ho mai avuto niente a che fare con questo tipo di operazioni. Per
chi ci bazzica, probabilmente ci ha trovato qualcosa con cui divertirsi parecchio.
Un altro comando che non ho mai utilizzato, ma che qualcuno di voi pu trovare interessante,
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
66 Printed by Mathematica for Students
Resultant, che restituisce la risultante fra due polinomi, che dato dal prodotti dei termini a
i
- b
j
che
sono le radici dei polinomi. Riprendiamo quelle che avevamo prima:
In[82]:= p
Out[82]= 10 + 4 x 5 x
2
+ x
7
In[83]:= q
Out[83]= 4 + 9 x 2 x
2
+ 7 x
3
x
4
2 x
5
In[84]:= Resultant@p, q, xD
Out[84]= 962920402
Naturalmente questo funziona anche se abbiamo dei coefficienti letterali:
In[85]:= Resultant@p, x^3 + r x^2 l x + 1, xD Simplify
Out[85]= 500 + 4 l
6
10 l
7
+ 575 r + 495 r
2
462 r
3
+ 680 r
4
15 r
5
84 r
6
+ 100 r
7
+
l
5
H5 + 70 r L + 2 l
4
H5 + 113 r L + l
3
H258 + 625 r 500 r
2
+ 250 r
3
L +
5 l
2
H167 153 r 14 r
2
+ 260 r
3
48 r
4
+ 10 r
5
L +
l H475 610 r + 1895 r
2
245 r
3
404 r
4
+ 680 r
5
40 r
6
L
come possiamo vedere, il concetto identico anche se, in forma letterale, le cose possono cominciare
a diventare complicate. Le sottorisultanti si posso avere tramite Subresultants, che contiene gli stessi
argomenti:
In[86]:= Subresultants@p, q, xD
Out[86]= 8962920402, 324201, 133564, 3767, 37, 4<
Se il coefficiente del termine di grado pi elevato di entrambi i polinomi pari ad uno, allora il
numero delle radici in comune fra i due polinomi pari al numeri dei primi elementi della lista pari a
0. Supponiamo di avere questi polinomi:
In[87]:= p = 3 x + 2 x
2
+ x
3
+ 6 z 4 x z 2 x
2
z;
q = 48 2 x 57 x
2
+ x
3
+ 9 x
4
+ x
5
;
A questo punto, possiamo calcolarci le sottorisultanti dei polinomi:
In[89]:= Subresultants@p, q, xD
Out[89]= 80, 0, 16 20 z + 28 z
2
+ 8 z
3
, 1<
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67 Printed by Mathematica for Students
Come possiamo vedere, abbiamo due elementi nulli, il che ci suggerisce che i due polinomi hanno
due radici in comune. Infatti possiamo vederlo direttamente:
In[90]:= Factor@pD
Out[90]= H1 + xL H3 + xL Hx 2 zL
In[91]:= Factor@qD
Out[91]= H2 + xL H1 + xL H1 + xL H3 + xL H8 + xL
Come possiamo vedere, le radici che hanno in comune sono 1 e -3, che sono soluzione di entrambe:
In[92]:= 8p, q< . 88x 1<, 8x 3<<
Out[92]= 880, 0<, 80, 0<<
Come possiamo vedere, sostituendo ai due polinomi le radici, in entrambi i casi sono nulli, come
d'altronde era ovvio... La matematica non un'opinione.
La base di Grbner ha assunto particolare rilevanza specialmente negli ultimi anni, avendo avuto
applicazione in molti campo. In parole povere, trovando la base di Grbner di un insieme di
polinomi, ne ricaviamo altri polinomi, che hanno particolari caratteristiche dipendenti dai polinomi
presi in esame. Per esempio, hanno lo stesso numero di radici in comune del set originale, assieme
ad altre propriet che vi conviene andarvi a studiare; qua non si fanno giochini e cosette varie, e
Mathematica fatto per chi sa quello che fa, altrimenti che ce li spendete a fare i soldi per
comprarlo, dico io?!?!?!?
In[93]:= GroebnerBasis@8x + y + 3 z, x^2 y<, 8x, y<D
Out[93]= 8y + y
2
+ 6 y z + 9 z
2
, x + y + 3 z<
Come possiamo vedere, abbiamo ottenuto la stessa soluzione di quella del libro dove riportato
questo esempio (quale libro?!?!? Andate ed esplorate, cari miei adepti....).
Vediamo questo altro esempio:
In[94]:= p1 = x^3 y^2 x^2 + y ;
p2 = 2 x^3 4 y^3;
p3 = 4 x
3
+ 2 y 2 x
2
y
2
+ 12 y
3
;
Andiamo a trovarci la base di questi tre:
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68 Printed by Mathematica for Students
In[97]:= GroebnerBasis@8p1, p2, p3<, 8x<D FullSimplify
Out[97]= 8y H1 6 y
2
12 y
4
8 y
6
+ 4 y
9
L,
y Hx + 2 y H2 + y
2
H8 + y H1 + 2 y H4 + y 2 y
3
LLLLL, x
3
2 y
3
<
Possiamo anche trovare la base ottenuta eliminando le variabili che non sono di nostro interesse,
mettendole come terzo argomento della funzione:
In[98]:= GroebnerBasis@8p1, p2, p3<, 8x<, 8y<D
Out[98]= 82 x
3
6 x
8
4 x
9
+ x
12
<
L'ultimo comando di questo gruppo che ci rimane da vedere PolynomialReduce, che restituisce una
lista, il cui primo elemento dato da una lista di una serie di polinomi, ed il secondo elemento da un
polinomio minimo, che hanno una particolarit: vedendo l'esempio si chiarisce meglio:
In[99]:= p
Out[99]= 3 x + 2 x
2
+ x
3
+ 6 z 4 x z 2 x
2
z
In[100]:= PolynomialReduce@p, 8x 4, x^2 + 5<, 8x, z<D
Out[100]= 8821 + 6 x + x
2
12 z 2 x z, 0<, 84 42 z<
Il risultato la lista che abbiamo specificato. Se adesso moltiplichiamo ogni elemento della lista che
compare nel risultato, ognuno per il corrispettivo polinomio nella lista che abbiamo scritto come
secondo argomento della funzione, ed a questo ci sommiamo il secondo elemento della lista ottenuta
come risultato, riotteniamo il polinomio originale:
In[101]:= %@@1, 1DD Hx 4L + %@@1, 2DD Hx^2 5L + %@@2DD
Out[101]= 84 42 z + H4 + xL H21 + 6 x + x
2
12 z 2 x zL
In[102]:= Expand@%D
Out[102]= 3 x + 2 x
2
+ x
3
+ 6 z 4 x z 2 x
2
z
Come potete vedere, abbiamo riottenuto il polinomio originale.
Analoghe considerazioni possiamo fare per gli altri, considerando che FactorTerms accetta solo le
opzioni Modulus e Trig, mentre FactorSquareFree, oltre a questi due, accetta anche Extension, ma
non GaussianIntegers. Comunque credo che raramente andrete ad usare queste opzioni...
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69 Printed by Mathematica for Students
Altre Manipolazioni
Questi comandi che abbiamo analizzato, tuttavia, sono specifici per espressioni razionali fratte. In
genere, invece, ci sono altri tipi di espressioni, come quelle trigonometriche. Naturalmente
Mathematica include anche comandi per trattare questo tipo di espressioni, che possono essere
considerate equivalenti a quelle per le espressioni fratte:
Tr i gExpand[ expr] espande i prodotti
Tr i gFact or [ expr] fattorizza in prodotti di fattori
Tr i gReduce[ expr] riduce le espressioni che utilizzano angoli multipli
Tr i gToExp[ expr] converte forme trigonometriche in esponenziali
ExpToTr i g[ expr] converte forme esponenziali in trigonomentriche
Funct i onExpand[ expr] espande funzioni speciali
Compl exExpand[ expr] effettua espansioni considerando le incognite reali
Power Expand[ expr] trasforma Hx yL
p
in x
p
y
p
, etc.
Sono tutte molto utili ma, ultimamente, ho usato spesso (e la uso come esempio), la funzione
ComplexExpand. Permette, una volta che si ha l'espressione, di dividerla in parte reale e parte
immaginaria. Risulta particolarmente utile, tanto per fare un esempio, per calcolare le interstezioni
con gli assi dei diagrammi di Nyquist. Supponiamo di avere la seguente espressione:
In[103]:= W = H1 + I ZLHH1 + I P1L H1 + I P2LL
Out[103]=
1 + Z

H1 + P1 L H1 + P2 L
Se, adesso, mi piacerebbe per esempio trovare la parte reale di questa espressione, mi verrebbe
naturale scrivere:
In[104]:= Re@WD
Out[104]= ReA
1 + Z

H1 + P1 L H1 + P2 L
E
Tuttavia, come possiamo vedere, non ci d il risultato sperato. Perch? Abbiamo gi detto che
Mathematica ha uno dei sui punti di forza nel calcolo simbolico, per cui, dato che non abbiamo
definito le varie incognite come P1, P2, per il programma potrebbero essere numeri reali, complessi,
funzioni, espressioni e cos via. Con il comando ComplexExpand, invece, forziamo Mathematica a
trattarli come se fossero numeri reali, permettendodi di avere il risultato desiderato:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
70 Printed by Mathematica for Students
In[105]:= ComplexExpand@Re@WDD
Out[105]=
1

H1 + P1
2

2
L H1 + P2
2

2
L

P1 P2
2

H1 + P1
2

2
L H1 + P2
2

2
L
+
P1 Z
2

H1 + P1
2

2
L H1 + P2
2

2
L
+
P2 Z
2

H1 + P1
2

2
L H1 + P2
2

2
L
Vediamo che il risultato quello desiderato. Ma troppo lungo, vero? Basta usare la magica
funzione, allora:
In[106]:= Simplify@%D
Out[106]=
1 + P2 Z
2
+ P1 HP2 + ZL
2

H1 + P1
2

2
L H1 + P2
2

2
L
Automaticamente, possiamo calcolarci la parte immaginaria:
In[107]:= Simplify@ComplexExpand@Im@WDDD
Out[107]=
HP1 + P2 Z+ P1 P2 Z
2
L

H1 + P1
2

2
L H1 + P2
2

2
L
Ah, ora s che posso fare tranquillamente i grafici delle esercitazioni di Controlli Automatici e di
Elettronica!!!
Anche le altre funzioni sono, naturalmente, molto utili, e permettono di semplificare parecchio le
espressioni, oppure di scriverle in particolari forme
In[108]:= TrigReduce@Tan@xD Cos@2 xDD
Out[108]=
1

2
Sec@xD HSi n@xD Si n@3 xDL
In[109]:= TrigFactor@%D
Out[109]= HCos@xD Si n@xDL HCos@xD + Si n@xDL Tan@xD
Come possiamo vedere, possiamo facilmente manipolare anche espressioni algebriche. Possiamo
anche semplificare i casi in cui compaiono angoli multipli, riducendo opportunamente l'angolo per
restituire lo stesso risultato. Inoltre permette anche di poter effettuare trasformazioni che invocano
gli argomenti
In[110]:= TrigReduce@Sin@5 x D^2 + Cos@5 x D^2D
Out[110]= 1
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71 Printed by Mathematica for Students
Con il comando seguente, TrigExpand, possiamo espandere le espressioni trigonometriche
utilizzando le regole che ben conosciamo, come quelle di prostaferesi e le altre
In[111]:= Clear@a, b, cD;
In[112]:= TrigExpand@Cos@a + b + cDD
Out[112]= Cos@aD Cos@bD Cos@cD Cos@cD Si n@aD Si n@bD
Cos@bD Si n@aD Si n@cD Cos@aD Si n@bD Si n@cD
In[113]:= TrigExpand@Cos@2 xDD
Out[113]= Cos@xD
2
Si n@xD
2
In[114]:= TrigExpand@Sin@2 xDD
Out[114]= 2 Cos@xD Si n@xD
Possiamo anche convertire le espressioni da trigonometriche ad esponenziali e viceversa, tramite i
due comandi appositi.
In[115]:= tr = Tan@xD Sin@xD
Out[115]= Si n@xD Tan@xD
In[116]:= TrigToExp@trD
Out[116]=
H
x

x
L
2

2 H
x
+
x
L
E da questa passare di nuovo alla corrispondente trigonometrica:
In[117]:= ExpToTrig@%D
Out[117]= Si n@xD Tan@xD
Possiamo anche effettuare semplici conversioni avendo soltanto dati numerici, cosa che comunque
risulta essere parecchio utile in molti casi:
In[118]:= ExpToTrig@H2L^H113LD
Out[118]= 2
113
CosA

13
E + 2
113
Si nA

13
E
Un modo potente per poter eseguire le semplificazioni in casi particolari sono le supposizioni:
permettono di definire delle caratteristiche particolari alle variabili, in modo da rendere univoco il
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
72 Printed by Mathematica for Students
significato delle espressioni, in modo da poter effettuare le opportune semplificazioni. Prendiamo il
seguente esempio, per capirci meglio:
In[119]:= a = Sqrt@x^2D
Out[119]=
!!!!!!
x
2
In[120]:= Simplify@%D
Out[120]=
!!!!!!
x
2
Vediamo che non viene semplificato in x: questo normale, perch il valore x potrebbe essere, sia
positivo che negativo, e quindi potrebbe essere semplificato sia in x che in -x. Per evitare queste
ambiguit, possiamo definire il le caratteristiche della incognita x, come argomento del comando
Simplify:
In[121]:= Simplify@a, x > 0D
Out[121]= x
In questo caso abbiamo detto a Mathematica che ci interessa solamente il caso in cui x un valore
positivo: anche se non abbiamo assegnato un valore specifico, la condizione che abbiamo imposto
basta a Mathematica per non aver dubbi sul tipo di semplificazione da effettuare; potevamo anche
considerare l'altro caso, naturalmente, in cui ci interessavano soltanto i valori negativi:
In[122]:= Simplify@a, x < 0D
Out[122]= x
Possiamo anche identificare il tipo di dominio dell'incognita: per esempio, se deve essere un numero
reale oppure intero, usando il comando Element all'interno di Simplify, come nel seguente esempio:
In[123]:= Simplify@Sqrt@x^2D, Element@x, RealsDD
Out[123]= Abs@xD
In questo caso, abbiamo detto a Mathematica di semplificare l'espressione considerando x un
numero reale. Facciamo un altro esempio:
In[124]:= Simplify@Sin@x + 2 n PiD, Element@n, IntegersDD
Out[124]= Si n@xD
In quest'altro esempio abbiamo detto al programma di considerare n un numero intero. In questo
modo abbiamo potuto effetutare la giusta semplificazione, dato che il valore lo stesso a meno di
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
73 Printed by Mathematica for Students
valori di n uguali, come sappiamo praticamente da sempre.
Elements pu anche essere scritto mediante il suo simbolo corrispondente :
In[125]:= Simplify@a, 8x Integers, x > 0<D
Out[125]= x
I due comandi citati, Simplify e FullSimplify, tentano sempre di semplificare al massimo
l'espressione ottenuta, con varie manipolazioni ed applicando varie regole. Con le assunzioni
possiamo anche semplificare i casi, per cos dire, ambigui. Tuttavia, a volte in realt non vogliamo
modificare la struttura, e semplificare l'espressione; potremmo, invece, voler soltanto vedere il valore
che assume l'espressione quando vengono definiti certe imposizioni, tramite le assunzioni. Per
questo compito c' il comando seguente:
Ref i ne[ expr, assum] riscrive expr usando le assunzioni
Supponiamo di avere la seguente espressione:
In[126]:= expr = Cos@x + yD Log@xD;
Vediamo di semplificarla:
In[127]:= Simplify@exprD
Out[127]= Cos@x + yD Log@xD
In[128]:= FullSimplify @exprD
Out[128]= Cos@x + yD Log@xD
Come potete vedere, non cambia niente. Usiamo delle assunzioni. Per esempio, ipotizziamo che y sia
un numero intero:
In[129]:= Simplify@expr, y IntegersD
Out[129]= H1L
y
Cos@xD Log@xD
In[130]:= FullSimplify@expr, y IntegersD
Out[130]= H1L
y
Cos@xD Log@xD
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
74 Printed by Mathematica for Students
In[131]:= Refine@expr, y IntegersD
Out[131]= H1L
y
Cos@xD Log@xD
Come possiamo vedere, tutti e tre i comandi danno la stessa definizione, perch non si pu
semplificare altrimenti. Imponiamo adesso una condizione sulla x:
In[132]:= Simplify@expr, x < 0D
Out[132]= Cos@x + yD Log@xD
In[133]:= FullSimplify@expr, x < 0D
Out[133]= Cos@x + yD Log@xD
In[134]:= Refine@expr, x < 0D
Out[134]= Cos@x + yD H + Log@xDL
Questa volta qualcosa cambiato; stato imposto un logaritmo di un numero negativo e, mentre
Simplify e FullSimplify semplificavano automaticamente il risultato, con Refine questo viene scritto
in maniera esplicita, senza ulteriori semplificazioni.
Nota per dimensioni fisiche
Un aspetto interessante di Mathematica, che viene spesso sottovalutato, il fatto che, per la sua
stessa natura di calcolo simbolico, ci permette di poter effettuare operazioni con quantit fisiche
mantenendo la consistenza delle unit di misura. Per esempio, se vogliamo scrivere una quantit in
metri, possiamo semplicemente scrivere:
In[135]:= a = 13 m;
Se vogliamo una velocit, basta scrivere, per esempio:
In[136]:= %H7 sL
Out[136]=
13 m

7 s
E possiamo anche effettuare velocemente delle conversioni, per esempio scrivendo:
In[137]:= 15 m . m 3.2808 feet
Out[137]= 49. 212 f eet
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
75 Printed by Mathematica for Students
Si deve notare che questa possibilit non dovuta al fatto che Mathematica implementa un qualche
metodo per tener conto delle unit di misura, ma viene come naturale conseguenza del calcolo
simbolico; a tutti gli effetti, quelle che per noi sono unit di misura, per Mathematica sono solo
variabili, e sono trattate come tali. Tuttavia, pu essere utile usare questo trucchetto quando si vuole
lavorare con le unit di misura, anche se bisogna magari scriversi prima da qualche parte le varie
conversioni. Tuttavia, una volta fatto la prima volta, dopo semplifica notevolmente i conti.
Consideriamo anche che c' un pacchetto di Mathematica che tratta le unit di misura. I pacchetto
sono dei file che contengono nuove definizioni e nuovi comandi per avere funzionalit in pi, che
Mathematica non offre. Con l'installazione standard ce ne sono parecchi, specializzati in calcolo
statistico etc, e ce n' anche uno per le unit di misura, richiamabile con
In[138]:= << Miscellaneous`Units`
Tuttavia, in queste pagine non tratter dei pacchetti, perch per apprezzarli bisogna conoscere prima
quello che si pu avere da Mathematica, e usarlo sono in caso che ce ne sia bisogno. Anche in
questo caso, leggere la documentazione del programma sempre la cosa migliore. Vi ho gi detto
che per noi l'inglese importante (nel bene e nel male)...
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
76 Printed by Mathematica for Students
Calcolo Simbolico 2
Introduzione
Abbiamo visto, finora, come elaborare in modo banale alcune espressioni. In fondo, per, fino ad
adesso non abbiamo veramente eseguito calcoli utili, e non abbiamo risolto un bel niente. Mi
dispiace, ma era doveroso scrivere tutto quanto, perch a mio avviso prima di camminare bisogna
cominciare col saper stare in piedi. Non si pu apprezzare la potenzialit di un programma come
Mathematica se prima non se ne conoscono le basi. Andare subito a risolvere un'equazione
differenziale del 10 ordine serve a ben poco, se non si sa dove andare a parare, con il risultato che si
pensa che non si pu usare il programma e che non riesce a fare quello che vogliamo, e quindi lo
cestiniamo.
Adesso, per, ne sappiamo abbastanza, e soprattutto si fatta quel poco di pratica che serve per non
spaventarci a scrivere cose nuove, e per essere sicuri che, quando si scriver una formula complicata,
in fondo si sapr scrivere nel modo giusto.
Occhio, per!!!! Non abbiamo mica finito di imparare! Per esempio, non abbiamo ancora visto come
si definiscono le funzioni, ma lo faremo fra poco e, soprattutto, le useremo per poterci finalmente
lavorare sopra. Cominceremo a fare elaborazioni banali, come le derivazioni, ma pian piano le cose
si faranno pi complesse, pi complete e pi utili. Dato che questo un capitolo che mostra le
funzionalit base di Mathematica, sar, credo uno dei pi lunghi. Comunque, niente paura. E' niente
rispetto a quello che potrete sapere, e i concetti matematici che useremo saranno sicuramente digeriti
da molto tempo, per voi.
Ma adesso bando alle ciance, o miei discepoli e diletti sottoposti per la mia futura conquista del
mondo!!! Costruiremo la verit che pi ci piace!!!
Funzioni
Abbiamo visto alcune delle funzioni tipiche di Mathematica. Per lo pi, si tratta di funzioni per
manipolare dati, ma ha anche un numero incredibile di funzioni matematiche, naturalmente:
In[1]:= BesselJ@4, 8D N
Out[1]= 0. 105357
In[2]:= Binomial@5, 3D
Out[2]= 10
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77 Printed by Mathematica for Students
In[3]:= RiemannSiegelTheta@5D
Out[3]= Ri emannSi egel Thet a@5D
In[4]:= N@%D
Out[4]= 3. 45962
E cos via nei secoli dei secoli... Ma che succede se vogliamo una funzione personalizzata fatta da
noi? Semplice, ce la facciamo!!! Il modo normale per poter definire delle funzioni il seguente;
funzione@x_D := espressione
Notate due cose importanti: quando defininiamo la funzione, l'argomento (o gli argomenti) devono
essere obbligatoriamente accompagnati dal segno di underscore, il che indica un pattern: senza
addentrarci troppo, l'underscore indica a Mathematica che x pu essere una qualsiasi espressione
(reale, complesso, incognita etc). Per ora ci basta sapere che cos che si definiscono le funzioni.
L'altra cosa da notare che il segno = sostituito dal segno := con i due punti che precedono
l'uguale: questo significa che Mathematica deve valutare l'espressione non subito, ma solo quando
viene invocata; per ora ci basti sapere che si definisce cos anche questo. Pi avanti capiremo meglio
tutte queste precisazioni...
Allora, definiamo la nostra funzione d'esempio:
In[5]:= f@x_D := x^3 + Sin@Cos@xDD
Se vogliamo calcolare la funzione in un punto, basta utilizzarla come qualsiasi altra espressione:
In[6]:= f@2D
Out[6]= 8 + Si n@Cos@2DD
In[7]:= f@6.D
Out[7]= 216. 819
In[8]:= f@a + bD
Out[8]= Ha + bL
3
+ Si n@Cos@a + bDD
Inoltre, possibile naturalmente definire funzioni a pi variabili:
In[9]:= g@x_, y_, z_D := x^2 + y^3 + z^4
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
78 Printed by Mathematica for Students
Il simbolo di underscore serve ad indicare a Mathematica che l'argomento della funzione pu essere
un argomento qualsiasi. A volte, invece, non vogliamo che sia cos: per esempio, potremmo voler
definire delle funzioni ricorsive, e quindi ci piacerebbe far sapere a Mathematica che gli argomenti
della funzione possono essere solamente numeri interi. Possiamo naturalmente fare anche questo:
vediamo l'esempio pi classico possibile ed immaginabile di funzione ricorsiva, considerando
(guardacaso) i numeri di Fibonacci; F
1
,F
2
sono posti uguali ad 1, e un generico F
n
definito come la
somma dei due precedenti. Per poter definire questa funzione, dobbiamo prima definire i primi due
numeri:
In[10]:= fibo@1D = fibo@2D = 1;
Adesso definiamo la funzione di Fibonacci:
In[11]:= fibo@x_IntegerD := fibo@x 1D + fibo@x 2D
Proviamo a vedere se funziona...
In[12]:= fibo@10D
Out[12]= 55
mentre, se vogliamo calcolarci la funzione per un valore non intero, Mathematica non calcola la
funzione, perch l'argomento non corrisponde con quello che si aspetta:
In[13]:= fibo@3.5D
Out[13]= f i bo@3. 5D
Effettivamente, funziona. Vediamo di spiegare in modo semplice quello che ho fatto. prima di tutto,
per definire la funzione, ho definito la funzione in punti particolari. In questa maniera eseguo una
specie di overloading: infatti, quando prima si definisce la funzione in un punto generico x, e poi la
si definisce in generale, se poi la calcolo proprio in x Mathematica, che un programma furbo, evita
di calcolarsi la funzione, dato che ha gi il risultato bello e pronto. Logico no? In questo modo,
abbiamo evitato di mettere i valori iniziali nella pancia della funzione, che ne avrebbe complicato la
definizione, tramite comandi If e cos via. In realt, si dovrebbe pure considerare il caso dei numeri
interi negativi, ma si dovrebbe considerare il costrutto If, che considereremo pi avanti.
Inoltre, abbiamo anche visto l'uso di Integer: in questo modo abbiamo detto a Mathematica che
quell'argomento poteva essere soltanto intero. Naturalmente, abbiamo anche altri tipi di insiemi di
numeri: Reals, Rationals, Algebraics, Complex e cos via. In questa maniera possiamo imporre delle
condizioni specifiche, evitando dei messaggi di errore che possono capitare quando abbiamo delle
funzioni che accettano determinati tipi di argomenti.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
79 Printed by Mathematica for Students
Derivazione
Le funzioni, ovviamente, possono essere derivate: la funzione di derivazione in Mathematica
indicata con la lettera D:
D[ f, x] derivata (parziale)

x
f
D[ f, x
1
, x
2
, ] derivata multipla

x
1

x
2
... f
D[ f, {x, n}] derivata di ordine superiore

n
f

x
n

Dt [ f] differenziale totale d f
Dt [ f, x] derivata totale
d

d x
f
Data la natura simbolica di Mathematica, siamo in grado di effettuare derivazioni anche su funzioni
non definite:
In[14]:= D@r@qD, qD
Out[14]= r

@qD
In[15]:= D@q@tD p@tD, tD
Out[15]= q@t D p

@t D + p@t D q

@t D
Tuttavia, riprendiamo le funzioni che avevamo scritto poco sopra
In[16]:= f@x_D := x^3 + Sin@Cos@xDD
In[17]:= g@x_, y_, z_D := x^2 + y^3 + z^4
e proviamo a derivarle:
In[18]:= D@f@xD, xD
Out[18]= 3 x
2
Cos@Cos@xDD Si n@xD
In[19]:= D@g@x, 5, zD, zD
Out[19]= 4 z
3
Potete vedere come sia facile effettuare le derivazioni di funzioni che possono essere anche molto
complesse. Ovviamente possiamo effettuare anche derivate di ordine superiore:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
80 Printed by Mathematica for Students
In[20]:= D@x^n, 8x, 10<D
Out[20]= H9 + nL H8 + nL H7 + nL H6 + nL
H5 + nL H4 + nL H3 + nL H2 + nL H1 + nL n x
10+n
In aggiunta a questo, possiamo definire derivate miste di ordine superiore. Vediamo l'esempio,
definendo la seguente funzione:
In[21]:= par@x_, y_, z_D := Sin@x Cos@yDDLog@x^2 yxD
Una volta definita, possiamo calcolarci, per esempio
Hx,yL
par@x, y, zD possiamo elencare
semplicemente nel giusto ordine le variabili nel comando D:
In[22]:= D@par@x, y, zD, x, yD FullSimplify
Out[22]=
1

x y Log@x yD
3
Hx Cos@x Cos@yDD Log@x yD HCos@yD + y H1 + Log@x yDL Si n@yDL +
H2 + x
2
y Cos@yD Log@x yD
2
Si n@yDL Si n@x Cos@yDDL
Possiamo anche definire la derivata totale con Dt
In[23]:= Dt@x^n, xD
Out[23]= x
n
I
n

x
+ Dt @n, xD Log@xDM
La derivata totale la derivata della funzione quando ogni parametro dipende dall'argomento, quindi
non esistono costanti. Sono importanti, per esempio, quando si effettua il calcolo delle sensibilit di
un sistema.
Possiamo anche specificare, se non ci interessa la derivata totale, quali parametri devono essere
costanti nel calcolo della derivata, e quali, invece, devono essere considerati in funzione della
variabile di derivazione. Questo pu essere fatto mediante l'opzione NonConstants, che specifica la
lista di parametri della funzione che NON devono essere considerati costanti. Per esempio,
definendo la funzione come segue:
In[24]:= nc@x_, y_D := c d f@c x, yD y
Proviamo a fare la derivata in x:
In[25]:= D@nc@x, yD, xD
Out[25]= c
2
d y f
H1, 0L
@c x, yD
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
81 Printed by Mathematica for Students
Tutti i parametri sono considerati costanti, come possiamo vedere dal risultato; adesso, invece
imponiamo che il parametro c dipenda da x:
In[26]:= D@nc@x, yD, x, NonConstants 8c<D
Out[26]= d y D@c, x, NonConst ant s 8c<D f @c x, yD +
c d y Hc + x D@c, x, NonConst ant s 8c<DL f
H1, 0L
@c x, yD
In questo caso si vede che dove compariva la c elaborata dalla derivata, adesso compare la derivata
di questo parametro, permettendo di vedere come cambia il risultato...
Comunque, se le conoscete sarete ben lieti di poterle utilizzare, scommetto. Per quanto riguarda la
derivazione, non c' molto altro da dire, data la semplicit del comando.
Integrazione
Dopo aver definito l'integrale, il passo successivo quello di vedere come si fa l'integrale, che di
solito pi difficile da calcolare a mano, specie se si va oltre il semplice polinomio o prodotto di
seni e coseni: possiamo definire l'integrale definito, indefinito, multiplo:
I nt egr at e[ f, x] integrale indefinito

f d x
I nt egr at e[ f, x, y] integrale multiplo indefinito

d x d y f
I nt egr at e[ f, {x, x
min
, x
max
}] integrale definito

x
min
x
max
f d x
I nt egr at e[ f, {x, x
min
,
x
max
}, {y, y
min
, y
max
}]
integrale multiplo definito

x
min
x
max
d x

y
min
y
max
d y f
Vediamo subito alcuni esempi di utilizzo dell'integrazione:
In[27]:= Integrate@Cos@xD^2, xD
Out[27]=
x

2
+
1

4
Si n@2 xD
In[28]:= Integrate@Exp@x^2D, 8x, 0, Infinity<D
Out[28]=
!!!

2
Notate come potete facilmente, grazie al calcolo simbolico, calcolare risultati anche con intervallo di
integrazione infinito, e come il risultato non sia approssimato, ma preciso. Naturalmente, se vi
piacciono i risultati approssimati potete sempre farlo:
In[29]:= N@%D
Out[29]= 0. 886227
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
82 Printed by Mathematica for Students
Ma questo era solo per rinfrescarvi la memoria. Questo in quanto ci sono casi che non sono
risolvibili, e che quindi Mathematica lascia come sono:
In[30]:= Integrate@x^x, 8x, 1, 6<D
Out[30]=

1
6
x
x
x
In questo caso Mathematica non in grado di risolvere analiticamente l'integrale (e se non ci riesce
lui dubito che qualche altra cosa nell'universo ci riesca), comunque potete sempre, in questi casi,
avere un'approssimazione del risultato, con la precisione che vi serve di pi:
In[31]:= N@%, 60D
Out[31]= 17128. 1112747406400791140548362465275891008756059805763169174
Mathematica riesce anche ad integrare funzioni che richiedono l'uso di altre funzioni speciali, e che
quindi tremendamente difficile tentare di risolvere a mano:
In[32]:= Integrate@Log@1 x^2Dx, xD
Out[32]=
1

2
Pol yLog@2, x
2
D
In[33]:= Integrate@Sin@x^2D, xD
Out[33]= $%%%%%%

2
Fr esnel SA$%%%%%%
2

xE
Possiamo anche integrare in regioni di spazio. Se imponiamo limiti solo per le variabili, integreremo
in regioni rettangolari; in questo caso la regione triangolare:
In[34]:= Integrate@x^2 + y^2, 8x, 0, 1<, 8y, 0, x<D
Out[34]=
1

3
Bisogna fare attenzione al fatto che il raggio d'integrazione che scriviamo per ultimo quello che
viene calcolato prima. Infatti, se vogliamo scrivere la formula in forma tradizionale, possiamo usare
l'opzione TraditionalFormselezionando l'espressione ed utilizzando con CTRL+SHIFT+T:

0
1

0
x
Hx
2
+ y
2
L y x
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
83 Printed by Mathematica for Students
Inoltre, con il comando Boole possiamo anche definire altri tipi di regioni di integrazione che con gli
indici normali non si possono indicare. Per esempio, questo un modo per calcolare un integrale in
un intervallo di integrazione circolare:
In[35]:= Integrate@Sin@xD^2 Boole@x^2 + y^2 1D, 8x, 1, 1<, 8y, 1, 1<D
Out[35]=
1

2
H Bessel J @1, 2DL
Come potete vedere, il comando di integrale permettere di risolvere casi anche abbastanza
complicati. Tuttavia, come vedremo pi avanti, dove non riesce il calcolo simbolico, riesce quello
numerico.
Sommatorie e produttorie
Con Mathematica possiamo risolvere facilmente anche produttorie e sommatorie particolarmente
ostiche; il programma in grado, nella maggior parte dei casi in cui qualsiasi sommatoria o
produttoria converge, di dare il risultato esatto, anche quando ci sono espressioni particolarmente
complicate e, anche in questo caso, dove non ce la fa il calcolo simbolico ce la fa quello numerico.
Le funzioni per eseguire sommatorie e produttorie sono se seguenti:
Sum[ f, {i, i
min
, i
max
}] la sommatoria
i=i
min
i
max
f
Sum[ f, {i, i
min
, i
max
, di}] sommatoria con i crescente con passo di
Sum[ f, {i, i
min
, i
max
}, {j,
j
min
, j
max
}]
sommatoria nididicata
i=i
min
i
max

j=j
min
j
max
f
Pr oduct [ f, {i, i
min
, i
max
}] produttoria
i=i
min
i
max
f
Ci sono casi banali, dove il valore iniziale e finale sono finiti, ed in questo caso Mathematica calcola
semplicemente la somma normale:
In[36]:= Sum@x^ii, 8i, 1, 7<D
Out[36]= x +
x
2

2
+
x
3

3
+
x
4

4
+
x
5

5
+
x
6

6
+
x
7

7
Possiamo anche specificare il passo, se vogliamo
In[37]:= Sum@Sin@xD, 8x, 0, Pi2, Pi6<D
Out[37]=
3

2
+
!!!
3

2
Una cosuccia interessante che Mathematica in grado i calcolare anche la sommatoria nel caso che
i limiti dell'indice siano incognite:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
84 Printed by Mathematica for Students
In[38]:= Sum@x^3 + x, 8x, n<D
Out[38]=
1

4
n H1 + nL H2 + n + n
2
L
E, soprattutto, il programma in grado di calcolare esattamente anche le sommatorie con indici che
vanno ad infinito:
In[39]:= Sum@H13L^x, 8x, 3, Infinity<D
Out[39]=
1

18
Possiamo definire in maniera analoga le produttorie, dato che richiedono gli stessi argomenti
In[40]:= Product@Log@xD, 8x, 2, 10<D
Out[40]= Log@2D Log@3D Log@4D Log@5D Log@6D Log@7D Log@8D Log@9D Log@10D
Naturalmente potremmo preferire, in questo caso, un risultato numerico
In[41]:= N@%D
Out[41]= 62. 3216
In fondo, non c' molto altro da dire su questo argomento; probabilmente perch non ne ho mai
avuto un bisogno spropositato per andare avanti con l'universit. Ad ogni modo, credo che quanto
detto basti per cominciare a lavorarci sopra.
Equazioni
Scrittura di equazioni
Le equazioni sono probabilmente uno degli aspetti pi importanti di Mathematica, forse perch lo
sono anche nello studio... Per scrivere le equazioni necessario usare il simbolo del doppio uguale
==
In[42]:= 2 + 2 == 4
Out[42]= Tr ue
In questo caso Mathematica verifica se l'espressione a sinistra uguale a quella destra, ed in caso
affermativo restituisce True, altrimenti, e qua la fantasia dilaga, restituisce False.
Si usa l'operatore == per non confonderlo con l'operatore = che invece ha il compito di assegnare
valori alle variabili. Questo sempre per evitare ambiguit nella scrittura delle varie espressioni
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
85 Printed by Mathematica for Students
Possiamo anche associare nomi alle equazioni, creando quindi variabili che le rappresentano:
In[43]:= eq = x^2 + xSin @xD 0
Out[43]= x
2
+ x Csc@xD 0
In questo caso non si restituisce n il valore True, e neanche False, perch Mathematica non in
grado di definire univocamente se l'equazione verificata oppure no. Dipende dal valore di x, e
prima dobbiamo andare a sostituirlo.
Ovviamente ci sono eccezioni definite dalle identit:
In[44]:= x + x^2 x^2 + x
Out[44]= Tr ue
In questo caso, qualsiasi sia il valore di x, l'equazione sempre la stessa, e il programma riconosce
l'identit.
Disequazioni
Mathematica non riconosce solo le equazioni, ma anche le disequazioni, naturalmente... Gli
operatori relazionali sono in questo caso quelli classici:
x ==y uguaglianza
x ! =y diseguaglianza ( x y)
x >y maggioredi
x >=y maggiore o uguale a (x y)
x <y minore di
x <=y minore o uguale a (x y)
x ==y ==z uguaglianza globale
x ! =y ! =z elementi distinti
x >y >z, etc. strettamente decrescente, etc.
Le relazioni fra due numeri sono abbastanza ovvie:
In[45]:= 1 > 3
Out[45]= Fal se
In[46]:= 1 < 3
Out[46]= Tr ue
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
86 Printed by Mathematica for Students
In[47]:= 34 3 34
Out[47]= Fal se
Notate una piccola cosa: nelle versioni pi recenti di Mathematica capita che alcuni simboli, come
-> oppure != siano poi automaticamente convertiti nella forma tipograficamente corretta, com'
capitato qua sopra scrivendo le diseguaglianze. Naturalmente i casi in cui non univocamente
determinata la diseguaglianza non possono essere verificati da Mathematica, e questo il caso delle
incognite:
In[48]:= 3 x + y < z
Out[48]= 3 x + y < z
In questo caso il programma restituisce semplicemente la disequazione. Ovviamente ci sono metodi
per risolverli, altrimenti che ci stiamo a fare qua?
Operatori logici
Mathematica, com' facile intuire, dispone anche degli operatori
logici:
! p not (p)
p && q && and ( p q )
p | | q | | or ( p q )
Xor [ p, q, ] exclusive or (also input as p q )
Nand[ p, q, ] e Nor [ p, q,
]
nand e nor (also input as and )
I f [ p, then, else] restituisce thense p Tr ue, ed else se p Fal se
Logi cal Expand[ expr] espande espressioni logiche
Ovviamente, i casi ovvi sono risolti immediatamente da Mathematica:
In[49]:= 5 > 2 && H45 < 3 5 2L
Out[49]= Tr ue
In questo caso, fra parentesi verificata soltanto una diseguaglianza, ma il risultato delle parentesi
True, perch in mezzo c' l'operatore Or: la prima disequazione vera, per cui si fa l'And fra due
espressioni True, ed il risultato, ovviamente, True!!! Insomma, devo spiegarvi io come sono le
relazioni logiche? Anche in questo caso, ovviamente, ci sono le relazioni che Mathematica, a meno
di non avere altre informazioni, non riesce a gestire:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
87 Printed by Mathematica for Students
In[50]:= w p && c
Out[50]= w Hp &&cL
Si vede che, in questo caso, Mathematica lascia l'espressione cos com', dato che non in grado di
capire se alle tre incognite corrispondono valori True o False. Possiamo anche vedere, dal risultato,
che il programma riconosce le precedenze fra gli operatori logici: infatti, viene evidenziata sotto il
segno di parentesi l'And logico, che quindi viene valutato prima dell'Or logico. Esattamente come
faremmo noi nella stessa situazione. Possiamo anche effettuare le espansioni logiche delle
espressioni logiche, esattamente come quelle, per dire, algebriche:
In[51]:= LogicalExpand@Ha bL && Hc dL ! Hv tLD
Out[51]= Ha &&cL Ha &&dL Hb &&cL Hb &&dL H! t &&! vL
Tanto semplice quanto efficace. E, adesso che abbiamo capito come si scrivono le equazioni,
vediamo di risolverle. In fondo, siamo qui principalmente per questo, no?
Risolvere le equazioni
Equazioni semplici
Adesso, andiamo a vedere un poco pi approfonditamente, quello che Mathematica ci pu offrire: in
fondo, non abbiamo fatto poi molto, fino ad adesso. A parte qualche caso, ci siamo limitati a capire
come scrivere le nostre formulette delicate ed affascinanti (?!?) dentro il pancino di Mathematica.
Vediamo ora di fargliele digerire e poi di restituirci il risultato dal suo pancino... MMMmmmmm...
Forse il paragone non stato dei pi felici... mi sa che le cose che escono dal pancino non piacciano
proprio a tutti....
Comunque, vediamo di cominciare. Il comando principale che si usa per risolvere le equazioni in
Mathematica il seguente:
Sol ve[ lhs ==rhs, x] risolve l'equazione, dando i valori di x
x / . solution usa la lista di regole per trovare il valore x
expr / . solution usa la lista di regole per trovare il valore dell'espressione
Il comando Solve applica tutta una serie di regole per poter cercare di risolvere le equazioni e trovare
i valori di x. Questo permette di ottenere soluzioni anche simboliche, invece di dover utilizzare
algoritmi numerici per poter trovare un singolo valore numerico. Ovviamente ci sono casi in cui
un'espressione analitica della soluzione non possibile, ed in questo caso il comando Solve non in
grado di restituire l'espressione corretta. In questo caso occorre ricorrere alle soluzioni numeriche,
per il semplice fatto che per quella particolare equazione non c' altra alternativa. Supponiamo, per
esempio, di avere la seguente equazione:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
88 Printed by Mathematica for Students
In[52]:= eq = x^2 + a x + a 0;
Vi siete ricordati che =significa assegnamento, mentre == serve per l'uguaglianza relazionale, e che
si usa quest'ultima nelle equazioni, vero?
Ora che so che siete discepoli fedeli, possiamo andare avanti, andando ad usare il comando Solve per
andare a risolvere l'equazione:
In[53]:= Solve@eq, xD
Out[53]= 99x
1

2
H
!!!!!!!!!!!!!!
4 + a
!!!
a aL=, 9x
1

2
H
!!!!!!!!!!!!!!
4 + a
!!!
a aL==
Possiamo anche andarci a trovare il valore a, se ci serve quello:
In[54]:= Solve@eq, aD
Out[54]= 99a
x
2

1 + x
==
Mathematica gestisce con altrettanta facilit equazioni in cui sono invocate soluzioni con numeri
complessi:
In[55]:= Solve@x^4 + 3 x^2 + 2 0, xD
Out[55]= 88x <, 8x <, 8x
!!!
2<, 8x
!!!
2<<
In generale, Mathematica in grado di risolvere esattamente equazioni algebriche fino al quarto
grado:
In[56]:= Solve@a x^4 + b x^3 + c x^2 + d x + e 0, xD
Out[56]= 99x
b

4 a

1

2
-
J
b
2

4 a
2

2 c

3 a
+ H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL J3 a I2 c
3
9 b c d + 27
a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N +
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
NN
1

2
-
J
b
2

2 a
2

4 c

3 a
H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL J3 a I2 c
3
9 b c
d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
89 Printed by Mathematica for Students
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+ H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+
27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N J
b
3

a
3
+
4 b c

a
2

8 d

a
N
J4
-
J
b
2

4 a
2

2 c

3 a
+ H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL J3 a I2 c
3
9 b c d +
27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N +
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
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2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
NNNN=,
9x
b

4 a

1

2
-
J
b
2

4 a
2

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3 a
+ H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL
J3 a I2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
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2
e 72
a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N +
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
NN +
1

2
-
J
b
2

2 a
2

4 c

3 a
H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL J3 a I2 c
3
9 b c
d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+ H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+
27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N J
b
3

a
3
+
4 b c

a
2

8 d

a
N
J4
-
J
b
2

4 a
2

2 c

3 a
+ H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL J3 a I2 c
3
9 b c d +
27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N +
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
NNNN=,
9x
b

4 a
+
1

2
-
J
b
2

4 a
2

2 c

3 a
+ H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL
J3 a I2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72
a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N +
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
NN
1

2
-
J
b
2

2 a
2

4 c

3 a
H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL J3 a I2 c
3
9 b c
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
90 Printed by Mathematica for Students
d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+ H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+
27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N + J
b
3

a
3
+
4 b c

a
2

8 d

a
N
J4
-
J
b
2

4 a
2

2 c

3 a
+ H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL J3 a I2 c
3
9 b c d +
27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N +
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
NNNN=,
9x
b

4 a
+
1

2
-
J
b
2

4 a
2

2 c

3 a
+ H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL
J3 a I2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72
a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N +
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
NN +
1

2
-
J
b
2

2 a
2

4 c

3 a
H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL J3 a I2 c
3
9 b c
d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+ H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+
27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N + J
b
3

a
3
+
4 b c

a
2

8 d

a
N
J4
-
J
b
2

4 a
2

2 c

3 a
+ H2
13
Hc
2
3 b d + 12 a eLL J3 a I2 c
3
9 b c d +
27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
N +
1

3 2
13
a
JI2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c e +
,
I4 Hc
2
3 b d + 12 a eL
3
+
H2 c
3
9 b c d + 27 a d
2
+ 27 b
2
e 72 a c eL
2
MM
13
NNNN==
Non vi mostro il risultato perch troppo lungo, ma la soluzione in questo caso pure esatta.
Andando a sostituire i valori a quello opportuni numerici, Mathematica restituisce il risultato
corretto. Per equazioni algebriche con ordine massimo superiore al 4, pu capitare che il
programmino non trovi le esatte soluzioni. In alcuni casi ci pu anche riuscire:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
91 Printed by Mathematica for Students
In[57]:= Solve@x^7 5, xD
Out[57]= 88x H5L
17
<, 8x 5
17
<, 8x H1L
27
5
17
<, 8x H1L
37
5
17
<,
8x H1L
47
5
17
<, 8x H1L
57
5
17
<, 8x H1L
67
5
17
<<
Ma, in generale, non ci riesce, per il fatto che non esistono funzioni analitiche che permettano di
trovare le soluzioni richieste;
In[58]:= Solve@x^6 + x^5 + x^2 6 x 1, xD
Out[58]= 88x Root @1 + 6 #1 + #1
2
+ #1
5
+ #1
6
&, 1D<,
8x Root @1 + 6 #1 + #1
2
+ #1
5
+ #1
6
&, 2D<,
8x Root @1 + 6 #1 + #1
2
+ #1
5
+ #1
6
&, 3D<,
8x Root @1 + 6 #1 + #1
2
+ #1
5
+ #1
6
&, 4D<,
8x Root @1 + 6 #1 + #1
2
+ #1
5
+ #1
6
&, 5D<,
8x Root @1 + 6 #1 + #1
2
+ #1
5
+ #1
6
&, 6D<<
In questo caso, la soluzione restituita non di facile comprensione, ed di forma anche abbastanza
criptica. Tuttavia, anche se le soluzioni non sono esprimibili in forma normale, Mathematica
riuscita a trovarle, per cui possiamo averne un'approssimazione numerica:
In[59]:= N@%D
Out[59]= 88x 1. 59062<, 8x 0. 171551<,
8x 0. 661785 1. 24153 <, 8x 0. 661785+ 1. 24153 <,
8x 1. 04287 0. 874004 <, 8x 1. 04287+ 0. 874004 <<
Per il comando Solve valgono pure le considerazioni di precisione numerica: se utilizziamo valori
con il punto, allora Mathematica passer al calcolo numerico invece che quello simbolico:
riprendendo l'equazione che avevamo scritto prima, possiamo aggiungere un punto
In[60]:= Solve@x^4 + 3 x^2 + 2. 0, xD
Out[60]= 88x 0. 1. <, 8x 0. + 1. <, 8x 0. 1. 41421 <, 8x 0. + 1. 41421 <<
Otteniamo soluzioni numeriche. Per cui, se nel vostro caso, per esempio, 1.64 non un numero
approssimato, ma esattamente il vostro valore, se volete soluzioni esatte dovete scrivere questo
numero sotto forma di frazione, in modo da comunicare a Mathematica che il coefficiente, se pure
con la virgola, esatto:
In[61]:= Solve@1.64 x^2 3 x + 5 2, xD
Out[61]= 88x 0. 914634 0. 99635 <, 8x 0. 914634+ 0. 99635 <<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
92 Printed by Mathematica for Students
In[62]:= Solve@H164100L x^2 3 x + 5 2, xD
Out[62]= 99x
5

82
H15
!!!!!!!!!
267L=, 9x
5

82
H15 +
!!!!!!!!!
267L==
Come vedete, un punto pu fare la differenza...
Notate un attimo il modo con cui Mathematica restituisce le soluzioni. Riuscite a capire in che forma
le da? Dai che lo sapete... Uff, va bene, ve lo dico io!!! Le soluzioni non sono date in forma di
semplice lista di soluzioni, ma vengono date in forma di regole di sostituzione: Infatti, ponendo per
esempio:
In[63]:= eq = s x^2 + 6 x 2 0
Out[63]= 2 + 6 x + s x
2
0
In[64]:= Solve@eq, xD
Out[64]= 99x
3
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s

s
=, 9x
3 +
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s

s
==
Possiamo, ad esempio,andarle a sostituire all'equazione originale:
In[65]:= eq . %
Out[65]= 92 +
6 H3
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s L

s
+
H3
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s L
2

s
0,
2 +
6 H3 +
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s L

s
+
H3 +
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s L
2

s
0=
In[66]:= Simplify@%D
Out[66]= 8Tr ue, Tr ue<
Avete seguito i calcoli? Dopo aver trovato le soluzioni, sono andato a sostituirle all'equazione. Al
posto di risriverle, bastato utilizzare l'operatore percento, per andare a sostituire al suo posto il
risultato precedente, che era proprio la lista di regole. Dopo, andando a semplificare il risultato,
abbiamo verificato che le equazioni sono effettivamente verificate. Questo, ovviamente, non fine a
se stesso! Che ci frega, con tutto il rispetto, andare a sostiruire le soluzioni all'equazione per vedere
se viene verificata, se intanto sappiamo gi che lo saranno? Potrebbe, al massimo, avere un qualche
significato per soluzioni numeriche, ma questo lo vedremo in seguito.
In realt, la scrittura di soluzioni come regole ha un suo significato. A parte il fatto che, se volessimo
semplicemente la lista delle soluzioni, potremmo lasciarlo sempre cos com' e ricopiarlo sul
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
93 Printed by Mathematica for Students
quaderno (...), oppure, se proprio vogliamo, definire velocemente una lista ti soluzioni in questo
modo
In[67]:= Solve@eq, xD
Out[67]= 99x
3
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s

s
=, 9x
3 +
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s

s
==
In[68]:= lista = x . %
Out[68]= 9
3
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s

s
,
3 +
!!!!!!!!!!!!!!
9 + 2 s

s
=
In questo modo abbiamo ottenuto la lista di soluzioni che volevamo. In realt, nei problemi reali, se
ci servono le soluzioni per andare a verificare altre equazioni, oppure per andarle a sostituire da
qualche altra parte, effettivamente meglio utilizzare le regole, invece che direttamente le
sostituzioni. In questo modo le soluzioni sono sempre pronte per essere sostituite dove vogliamo.
Mathematica usa questo approccio perch, data la sua potenza, molto difficilmente verr usato per
risolvere soltanto un'equazione, ma le sue soluzioni faranno parte di un sistema ben pi complesso:
calcolo con il metodo delle perturbazioni per trovare orbitali, stress di strutture complesse, e chi pi
ne ha pi ne metta. Ripeto: se vi serve soltanto per risolvere calcolucci da strapazzo, compratevi una
HP 49G+, che ha lo stesso prezzo della versione studenti di Mathematica e che vi potete portare pure
agli esami!!!
Sistemi di equazioni
Mathematica in grado di risolvere in modo rapido ed indolore anche sistemi di equazioni. Il
comando principale che permette di farlo sempre Solve, andando a sostituire all'equazioni ed alle
incognite da trovare, le corrispetive liste che contengono tutte le equazioni e incognite che
cerchiamo. Per esempio, possiamo definire le due equazioni:
In[69]:= eq1 = a x^2 2 x y + 5 0; eq2 = x y 0;
E adesso, possiamo risolvere per le incognite che cerchiamo:
In[70]:= Solve@8eq1, eq2<, 8x, y<D
Out[70]= 99y
!!!
5

!!!!!!!!!!!
2 a
, x
!!!
5

!!!!!!!!!!!
2 a
=, 9y
!!!
5

!!!!!!!!!!!
2 a
, x
!!!
5

!!!!!!!!!!!
2 a
==
Un altro modo alternativo di risolvere il sistema, concatenare le equazioni in un'espressione logica:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
94 Printed by Mathematica for Students
In[71]:= Solve@eq1 && eq2, 8x, y<D
Out[71]= 99y
!!!
5

!!!!!!!!!!!
2 a
, x
!!!
5

!!!!!!!!!!!
2 a
=, 9y
!!!
5

!!!!!!!!!!!
2 a
, x
!!!
5

!!!!!!!!!!!
2 a
==
Possiamo vedere come le soluzioni siano le stesse, anche se in questo caso possiamo avere soluzioni
pi generali, combinando opportunamente le equazioni, Tuttavia, al posto di Solve, pu essere utile
in questo caso quest'altro comando:
R e d u c e [ {lhs
1
= =rhs
1
,
lhs
2
==rhs
2
, }, {x, y, }]
restituisce un set di equazioni semplificate,
includendo tutte le possibili soluzioni
Per esempio, considerando le equazioni di prima:
In[72]:= Reduce@eq1 eq2, 8x, y<D
Out[72]= Jx 0 &&y
5 + a x
2

2 x
N y x
Possiamo vedere che il comando Reduce tratta soluzioni pi generali di Solve, e possiamo vedere
anche che restituisce le soluzioni in modo diverso. Tuttavia, se ci servono le regole di sostituzione,
possiamo utilizzare il seguente comando ToRules, che prende le soluzioni date da Reduce e le
trasforma in regole:
In[73]:= ToRules@%D
Out[73]= SequenceA9y
5 + a x
2

2 x
=, 8y x<E
Reduce pu anche essere utilizzato per poter ottenere soluzioni pi generali rispetto a Solve. Per
esempio, la classica equazione di secondo grado:
In[74]:= eq = a x^2 + b x + c 0;
Risolta con Solve restituisce il seguente risultato;
In[75]:= Solve@eq, xD
Out[75]= 99x
b
!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!
b
2
4 a c

2 a
=, 9x
b +
!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!
b
2
4 a c

2 a
==
Tuttavia, non contempla i casi particolari: per esempio, come facciamo a sapere a priori se a 0 a
priori? Le soluzioni di Solve sono date solo ammettendo che i calcoli necessari per trovare la
soluzione non abbiano eccezzioni. Risolviamo la stessa equazione con Reduce, invece:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
95 Printed by Mathematica for Students
In[76]:= Reduce@eq, xD
Out[76]=
i
k
j
j
j
j
a 0 &&
i
k
j
j
j
j
x
b
!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!
b
2
4 a c

2 a
x
b +
!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!
b
2
4 a c

2 a
y
{
z
z
z
z
y
{
z
z
z
z

Ia 0 &&b 0 &&x
c

b
M Hc 0 &&b 0 &&a 0L
Come posiamo vedere, questo comando permette di trattare anche i casi particolari delle soluzioni,
scritti sotto forma di espressioni logiche che risultano vere. Infatti Reduce nato proprio per
risolvere espressioni logiche, e le equazioni, effettivamente, possono anche essere viste come tali,
considerando == come un operatore logico. Quindi, il risultato si legge: "L'espressione logica
(equazione) vera quando a 0x dato da quelle soluzioni, oppure dagli altri casi. Possiamo
anche in questo caso trasformare l'espressione logica in regole che saranno pi facilmente gestibili
In[77]:= ToRules@%D
Out[77]= SequenceA9x
b
!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!
b
2
4 a c

2 a
=,
9x
b +
!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!
b
2
4 a c

2 a
=, 9a 0, x
c

b
=, 8c 0, b 0, a 0<E
Un altro comando utile in ambito di sistemi di equazioni il
seguente:
El i mi nat e[ {lhs
1
==rhs
1
,
lhs
2
==rhs
2
, }, {x, }]
elimina x, in un sistema di equazioni
Consideriamo, per esempio, il seguente sistema di equazioni:
In[78]:= sis = 8y m x + m + 4, y 2 x 3<;
Proviamo a risolverlo:
In[79]:= Solve@sis, 8x, y<D
Out[79]= 99x
7 + m

2 + m
, y
8 + 5 m

2 + m
==
Possiamo provare ad eliminare, invece, la variabile y, e vedere l'equazione risultante:
In[80]:= Eliminate@sis, yD
Out[80]= H2 + mL x 7 m
Vediamo che otteniamo l'equazione di una retta, di cui, adesso, possiamo andare a trovare la
soluzione:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
96 Printed by Mathematica for Students
In[81]:= Solve@%, xD
Out[81]= 99x
7 m

2 + m
==
In alternativa, si poteva utilizzare direttamente la seguente formulazione di Solve:
In[82]:= Solve@sis, x, yD
Out[82]= 99x
7 + m

2 + m
==
In questo caso, si detto a Mathematica di risolvere il sistema sis nella variabile x. Inoltre, si detto,
mediante il terzo argomento, di risolverla eliminando la variabile y. Potevamo, per esempio,
eliminare m, invece di y:
In[83]:= Solve@sis, x, mD
Out[83]= 99x
3 + y

2
==
Ed otteniamo il risultato di x in funzione di y. Si utilizza questo metodo perch abbiamo due
equazioni in tre incognite, e dobbiamo decidere di volta in volta rispetto a quali vogliamo risolvere il
sistema, mantenendo l'altra incognita come parametro.
In generale, Mathematica ha qualche problema a trovare la soluzione di equazioni trigonometriche;
questo dovuto al fatto che di solito il programma inverte le funzioni, ma in questo modo le
soluzioni dell'inverso delle funzioni trigonometriche non sonon univocamente determinate.
Mathematica segnala questo problema con un Warning, anche s restituisce il risultato del valore
principale dell'argomento della funzione trigonomentrica:
In[84]:= Solve@Sin@xD 2Sqrt@6D, xD
Solve::ifun :
Inverse functions are being used by Solve, so some solutions may not
be found; use Reduce for complete solution information. More
Out[84]= 99x Ar cSi nA$%%%%%%
2

3
E==
Possiamo vedere che viene data la soluzione, anche se il Warning ci avverte del fatto che stiamo
usando una funzione inversa, e che non possiamo trovare tutte le soluzioni.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
97 Printed by Mathematica for Students
Disequazioni
Mathematica anche in grado di risolvere disequazioni, oltre che trovare soluzioni di equazioni e
sistemi: i comandi principali sono due, e credo che uno gi sapete qual', vero?
Reduce[ ineqs, {x, y, }] riduce un set di disequazioni
Fi ndI nst ance[ ineqs, {x, y,
}]
trova delle istanze che soddisfano ineqs
Il metodo pi semplice quello di utilizzare il comando Reduce: abbiamo detto prima che serve per
risolvere espressioni logiche, ed quello che fa anche in questo caso:
In[85]:= Reduce@x^2 5 < 0, xD
Out[85]=
!!!
5 < x <
!!!
5
In[86]:= Reduce@x + y > z && z^2 > 5, 8x, y<D
Out[86]= x Real s &&HHz <
!!!
5 &&y > x + zL Hz >
!!!
5 &&y > x + zLL
Notiamo come, per poter risolvere le disequazioni, Mathematica in questo caso particolare dica che
x deve appartenere ai numeri reali, anche se di solito evita di scrivere queste avvertenze quando
possibile. Cominquq, non rende di certo meno valida la soluzione...
Con il comando FindInstance, invece, si trova un particolare valore della soluzione che soddisfino le
disequazioni:
In[87]:= FindInstance@Sqrt@xD > y && x + y^5 < 3, 8x, y<D
Out[87]= 99x
1

2
, y 1==
Vediamo se effettivamente sono verificate le diseguaglianze:
In[88]:= Sqrt@xD > y && x + y^5 < 3 . %
Out[88]= 8Tr ue<
Come possiamo vedere, tutto procede secondo i piani...
A volte necessario, invece, trovare dei casi particolari di FindInstance. Potremmo, per esempio,
trovare i valori che rendano massima e minima una funzione, entro determinati vincoli: per questo ci
sono due funzioni apposite:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
98 Printed by Mathematica for Students
Mi ni mi ze[ {expr, ineq}, {x,
y, }]
minimizza expr sotto i vincoli imposti da ineqs
Maxi mi ze[ {expr, ineq}, {x,
y, }]
se non lo capite da soli, inutile che andate avanti...
Vediamo un attimino come funzionano:
In[89]:= Minimize@8x^2 + y^2<, 8x, y<D
Out[89]= 80, 8x 0, y 0<<
In questo caso, la funzione stata minimizzata, e, dato che si tratta di un paraboloide, si vede che
avr un minimo all'origine. Il comando ha restituito una lista contenente sia il punto (x,y) in cui la
funzione minima, sia il valore della funzione assunta un quel punto.
- 2
- 1
0
1
2
- 2
- 1
0
1
2
0
2
4
6
8
- 2
- 1
0
1
Supponiamo, adesso, di dover invece calcolarci il valore minimo della funzione, ma solamente nei
punti in cui il paraboloide interseca il piano x + 3y - 2:
In[90]:= Minimize@8x^2 + y^2, x + 3 y 2 0<, 8x, y<D
Out[90]= 9
2

5
, 9x
1

5
, y
3

5
==
Come potete vedere, questa volta il minimo stato vincolato nella curva di interstezione fra
paraboloide e piano...
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
99 Printed by Mathematica for Students
Vedremo che, quando non possibile trovare soluzioni simboliche, Mathematica dispone di
potentissimi comandi per poter trovare soluzioni numeriche anche dei sistemi di equazioni pi
improbabili che esistano.
Equazioni differenziali
Le equazioni differenziali sono, a mio avviso, uno dei punti forti di Mathematica. Qua affronteremo
le soluzioni ed il calcolo simbolico, ma il comando per poter risolverle uno dei pi potenti, sia per
il calcolo simbolico che per quello, come vedremo pi avanti, numerico.
Quello che vediamo qua sotto un semplice esempio di definizione di equazione differenziale:
In[91]:= diffeq = y''@xD + y@xD a;
Come possiamo vedere, abbastanza semplice poterle scrivere; si definisce la derivata di una
funzione ponendo l'apice subito dopo il nome, prima delle parentesi che racchiudono l'argomento (o
gli argomenti). Una volta definita, si tratta di risolverla, e possiamo usare il comando dedicato:
DSol ve[ eqns, y[ x] , x] calcola la funzione y[ x] , considerando x come
variabile indipendente
DSol ve[ eqns, y, x] restituisce la soluzione in forma di funzione pura
Proviamo a risolvele l'equazione differenziale di sopra:
In[92]:= DSolve@diffeq, y@xD, xD
Out[92]= 88y@xD a + C@1D Cos@xD + C@2D Si n@xD<<
Possiamo vedere come sia risolta velocemente: possiamo anche vedere come, dato che non abbiamo
imposto nessuna condizione al contorno, che la soluzione data in forma generale, con gli appositi
coefficienti indeterminati, scritti sotto forma di C@nD. Volendo, possiamo anche imporre le condizioni
al contorno, se le abbiamo:
In[93]:= DSolve@8y@xD + y

@xD a, y'@0D 4, y@2D 0<, y@xD, xD


Out[93]= 88y@xD a a Cos@xD Sec@2D + 4 Si n@xD 4 Cos@xD Tan@2D<<
In questo modo, possiamo trovare la soluzione per il nostro problema specifico. Notate come, anche
in questo caso, la soluzione data sottoforma di regole.
Ovviamente Mathematica anche in grado di risolvere equazioni differenziali semplici, che per
danno soluzioni molto complicate. Consideriamo, per esempio, questo esempio:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
100 Printed by Mathematica for Students
In[94]:= diffeq = y''@xD + x y@xD a;
E risolviamola:
In[95]:= DSolve@diffeq, y@xD, xD
Out[95]= 99y@xD Ai r yAi @H1L
13
xD C@1D + Ai r yBi @H1L
13
xD C@2D +
i
k
j
jj3 H1L
23
3
56
a x Ai r yAi @H1L
13
xD GammaA
1

3
E
GammaA
5

3
E Hyper geomet r i cPFQA9
1

3
=, 9
2

3
,
4

3
=,
x
3

9
E
3 H1L
23
3
13
a x Ai r yBi @H1L
13
xD GammaA
1

3
E GammaA
5

3
E
Hyper geomet r i cPFQA9
1

3
=, 9
2

3
,
4

3
=,
x
3

9
E
3 3
16
a x
2
Ai r yAi @H1L
13
xD GammaA
2

3
E
2
Hyper geomet r i cPFQA
9
2

3
=, 9
4

3
,
5

3
=,
x
3

9
E 3
23
a x
2
Ai r yBi @H1L
13
xD
GammaA
2

3
E
2
Hyper geomet r i cPFQA9
2

3
=, 9
4

3
,
5

3
=,
x
3

9
E
y
{
z
zz
J27 GammaA
2

3
E GammaA
4

3
E GammaA
5

3
EN==
Proviamo a semplificarla:
In[96]:= FullSimplify@%D
Out[96]= 99y@xD Ai r yAi @H1L
13
xD C@1D +
Ai r yBi @H1L
13
xD C@2D + a x
2
Hyper geomet r i c0F1A
4

3
,
x
3

9
E
Hyper geomet r i cPFQA9
1

3
=, 9
2

3
,
4

3
=,
x
3

9
E
1

2
a x
2
Hyper geomet r i c0F1A
2

3
,
x
3

9
E Hyper geomet r i cPFQA9
2

3
=, 9
4

3
,
5

3
=,
x
3

9
E==
Come potete vedere, in questo caso la soluzione non proprio semplice come al solito. Provate a
farlo a mano, se ci riuscite...
Possiamo anche utilizzare le funzioni 'pure':
In[97]:= DSolve@y'@xD x + y@xD, y, xD
Out[97]= 88y Funct i on@8x<, 1 x +
x
C@1DD<<
In questo caso, si vede che il risultato leggermente diverso. Tuttavia, le funzioni pure sono un
aspetto abbastanza avanzato per noi, per cui vi basti sapere che esistano per adesso, anche se
andremo a vederle meglio pi avanti. Se volete studiarvele, al solito, andatevi a leggere l'aiuto in
linea, oppure proseguite spediti verso le vie tortuose che vi sto indicando.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
101 Printed by Mathematica for Students
Serie di potenze
Fino ad adesso abbiamo considerato sempre funzione e soluzioni esatte. Tuttavia, come molti di voi
sicuramente sapranno, molte volte pi utile utilizzare delle approssimazioni delle funzioni,
scrivendole come serie di potenze. Sicuramente avrete sentito parlare, a magari pure usato, le
formule di Taylor e di MacLaurin. Ricordo che in Analisi 1 era una delle cose che avevo odiato di
pi, ma effettivamente mi rendo conto che sono delle cose estremamente utili per noi... Un esempio
semplice semplice? Come studiate i circuiti elettronici a piccolo segnale, senza linearizzazione? E da
cosa viene la teoria della linearizzazione? Bravi, non lo avete detto ad alta voce (almeno spero di
no), ma lo avete pensato.
Mathematica offre comandi (ma v?) anche per questo tipo di problema:
Ser i es[ expr, {x, x
0
, n}] trova l'espansione in serie di expr intorno al punto x =
x
0
fino all'ordine n
Nor mal [ series] tronca l'espressione in serie in una espressione normale
Magari vi starete chiedendo a cosa serve Normal, vero? No? Pazienza, ve lo spiego comunque...
Consideriamo, per cominciare, l'esempio classico dell'espansione in serie, cio l'esponenziale:
In[98]:= Series@Exp@xD, 8x, 0, 7<D
Out[98]= 1 + x +
x
2

2
+
x
3

6
+
x
4

24
+
x
5

120
+
x
6

720
+
x
7

5040
+ O@xD
8
Come potete vedere, Mathematica ha effettuato l'espanzione, nel punto 0, troncando al 6 termine,
che corrisponde alla derivata di ordine 7, come certamente saprete. Tuttavia, compara anche un altro
termine, O@xD. Questo un infinitesimo. In pratica, dice a Mathematica che l'espressione che
abbiamo trovato non esatta, ma troncata e ha un infinitesimo di ordine specificato (nel nostro
caso, 6 ordine). Questo ha una conseguenza molto importante: dato che il programma sa, in questo
caso, che l'espressione trovata approssimata, quando andremo ad effettuare operazioni su di essa,
dar sempre risultati con la giusta precisione di infinitesimi. E' come se voi avete un numero con due
cifre decimali, ne fate un'operazione e vi spunta un numero con 15 cifre decimali. Se il numero
iniziale era approssimato, normale che delle 15 cifre, 13 sicuramente non avranno significato... Lo
stesso concetto si pu applicare agli infinitesimi. Questo si pu notare specialmente quando
compaiono nelle operazioni termini che avrebbero come risultato espressioni di grado superiore.
Supponiamo, per esempio, di prendere il nostro risultato precedente e di elevarlo al quadrato:
In[99]:= %^2
Out[99]= 1 + 2 x + 2 x
2
+
4 x
3

3
+
2 x
4

3
+
4 x
5

15
+
4 x
6

45
+
8 x
7

315
+ O@xD
8
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
102 Printed by Mathematica for Students
In questo caso, vediamo quanto detto poc'anzi: se non avessimo considerato l'infinitesimo, avremmo
avuto un'espressione di quattordicesimo grado. Ci non era giustificabile, in quanto il grado
massimo della nostra approssimazione era il settimo, e tutti gli altri erano soggetti ad un errore
eccessivo. Se, invece, vi serve l'espressione che avete ottenuto con l'espansione in serie completa,
cio se non volete, per qualche motivo, considerare l'infinitesimo, allora con il comando Normal lo
potete eliminare (anche un copia ed incolla solo della parte dell'espressione che volete funziona, per
dircela tutta, ma non va se volete automatizzare i calcoli):
In[100]:= Normal@%%D
Out[100]= 1 + x +
x
2

2
+
x
3

6
+
x
4

24
+
x
5

120
+
x
6

720
+
x
7

5040
Come vedete l'espressione (notate che ho preso in considerazione il penultimo risultato con %%),
senza infinitesimo, e possiamo quindi elevarla al quadrato per ottenere tutti i termini:
In[101]:= %^2
Out[101]= J1 + x +
x
2

2
+
x
3

6
+
x
4

24
+
x
5

120
+
x
6

720
+
x
7

5040
N
2
Compare cos perch la forma pi semplice; per averla in forma espansa basta usare il comando
che gi conoscete:
In[102]:= Expand@%D
Out[102]= 1 + 2 x + 2 x
2
+
4 x
3

3
+
2 x
4

3
+
4 x
5

15
+
4 x
6

45
+
8 x
7

315
+
127 x
8

20160
+
41 x
9

30240
+
19 x
10

75600
+
x
11

25200
+
19 x
12

3628800
+
x
13

1814400
+
x
14

25401600
Et voil! Pronta per essere cotta a vapore!!!
Limiti
Non c' bisogno che vi spiega cosa sono i limiti, vero? Risparmiatemi tutta la parte sulle differenze
finite e sul rapporto incrementale e su tutto il resto.
Il comando pi importante (credo l'unico) che Mathematica ha per calcolarsi i limiti il seguente:
Li mi t [ expr, x- >x
0
] limite expr quando x tende a x
0

Cosa c' di meglio per un classico esempio di limite della Sinc?
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
103 Printed by Mathematica for Students
In[103]:= sinc = Sin@xDx
Out[103]=
Si n@xD

x
Come potete intuire, se cerchiamo di calcolarci la funzione in 0, Mathematica ci prende per scemi, ci
rider in faccia e creer un virus che ci distrugger il computer e ci far venire l'orticaria:
In[104]:= sinc . x 0
Power::infy : Infinite expression
1

0
encountered. More
::indet : Indeterminate expression 0 ComplexInfinity encountered. More
Out[104]= I ndet er mi nat e
Come potete vedere, tutto quello che avevo predetto si realizzato. Meno male che avevo comprato
un computer di riserva prima di eseguire questo comando...
Comunque, abbiamo visto che non definito, ma sappiamo anche che esiste il limite:
In[105]:= sinc . x 0.02
Out[105]= 0. 999933
Proviamo, quindi, a calcolarci il limite di questa espressione (non una funzione, vi ricordo, perch
non l'abbiamo definita come tale. Tuttavia Limit funziona, naturalmente, anche con le funzioni...):
In[106]:= Limit@sinc, x 0D
Out[106]= 1
Non ve lo sareste mai aspettati, vero?
Comunque, i limiti non finiscono certo qua, come purtroppo sappiamo tutti... Consideriamo, per
esempio, questa funzione:
In[107]:= f@x_D := Sqrt@x^2 6 x + 9DHx 3L
Come possiamo vedere, la funzione presenta una discontinuit nel punto 3. Proviamo a calcolarci il
limite in questo punto:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
104 Printed by Mathematica for Students
In[108]:= Limit@f@xD, x 3D
Out[108]= 1
Il risultato esatto solamente a met. In questi casi, possiamo utilizzare l'opzione Direction:
In[109]:= Limit@f@xD, x 3, Direction 1D
Out[109]= 1
In[110]:= Limit@f@xD, x 3, Direction 1D
Out[110]= 1
Se scriviamo Direction-1, il limite sar calcolato a partire da valori pi grandi, dando quindi il
limite destro, mentre se poniamo Direction1, allora calcoleremo il limite a partire da valori pi
piccoli, cio il limite sinistro.
Possiamo naturalmente, nidificando i limiti, trovare limiti per pi variabili. Tuttavia bisogna stare
attenti alla direzione da cui si ci arriva. Consideriamo quest'altra funzione classica, che tutti avete
fatto in analisi:
In[111]:= g@x_, y_D := x^2 yHx^2 + y^2L
Vediamo che, a seconda della direzione con cui la funzione tende ad infinito, la funzione tender a 0
oppure a . Si pu vedere questo considerando l'ordine dei limite
In[112]:= Limit@Limit@g@x, yD, y InfinityD, x InfinityD
Out[112]= 0
In[113]:= Limit@Limit@g@x, yD, x InfinityD, y InfinityD
Out[113]=
Come potete vedere, le cose cambiano. Tutavia questi sono problemi propri dell'analisi e della
funzione che prendiamo in considerazione, non del calcolo di Mathematica.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
105 Printed by Mathematica for Students
Trasformate integrali
Vediamo un altro aspetto di Mathematica, adesso: quello di saper lavorare velocemente e con buoni
risultati con le trasformate integrali, quali quella di Fourier e quella di Laplace:
Lapl aceTr ansf or m[ expr, t, s] trasformata di Laplace di expr
I nver seLapl aceTr ansf or m[ exp
r, s, t]
trasformata inversa di Laplace di expr

Four i er Tr ansf or m[ expr, t, w] trasformata di Fourier di expr
I nver seFour i er Tr ansf or m[ exp
r, w, t]
trasformata inversa di Fourier di expr
Il funzionamento di queste funzioni abbastanza semplice: si scrive l'espressione, poi la variabile
dell'espressione che rappresenta quella indipendente, ed infine la nuova variabile:
In[114]:= LaplaceTransform@Sin@xD Cos@xD, x, sD
Out[114]=
1

4 + s
2
In[115]:= InverseLaplaceTransform@%, s, xD
Out[115]= Cos@xD Si n@xD
In[116]:= LaplaceTransform@3 x Hx 9L Sin@xD, x, sD
Out[116]= 3
i
k
j
jj
18 s

H1 + s
2
L
2
+
2 + 6 s
2

H1 + s
2
L
3
y
{
z
zz
E andiamo via cos all'infinito. Lo stesso possiamo fare, naturalmente, anche per le trasformate di
Fourier:
In[117]:= FourierTransform@Sin@xD Cos@xD, x, wD
Out[117]=
1

2
$%%%%%%

2
Di r acDel t a@2 + wD
1

2
$%%%%%%

2
Di r acDel t a@2 + wD
Notate come il programma sia anche in grado di gestirsi espressioni con la Delta di Dirac. Questo
perch Mathematica ha un approccio simbolico (quante volte lo avr ripetuto?), e non , in fondo,
nient'altro che una funzione, e quindi viene trattata come tale. In fondo, non c' veramente molto
altro da dire riguardo questo argomento... Fatevi qualche esempio e vedete da soli la potenza ed i
limiti di questi comandi.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
106 Printed by Mathematica for Students
Calcolo Numerico
Introduzione
Quello che abbiamo visto finora riguarda principalmente il calcolo simbolico. Anche se uno degli
element che contraddistinguono questo programma dalla massa, sia per il numero di funzioni che per
la loro potenza, le caratteristiche del programma non si fermano certo in quest'aspetto, anzi....
Mathematica contiene una quantit spropositata di algorotmi dedicati per poter risolvere la totalit
dei problemi numerici che possono capitare a questo mondo, ed in questo universo. Le caratteristiche
fondamentali sono la scelta automatica dell'algoritmo e la precisione arbitraria. Con il primo punto,
possiamo stare (quasi) sempre tranquilli e lasciare decidere al programma il metodo migliore per la
risoluzione di un problema: per esempio, per un integrale numerico ci sono i metodi di Simpson,
quello dei trapezi e molti altri che neanche io conosco... Mathematica riesce ad analizzare la
funzione, ed in grado di decidere da solo quale metodo utilizzare per avere la soluzione migliore al
problema. Chi ha usato qualche volta, in elettronica il programma SPICE (quello originale della
Berkley, non uno dei tanti programmi presenti con grafici etc), sa che vengono usati due principali
algoritmi per la risoluzione delle formule integrali: il metodo trapezoidale e quello di Gear. Sono due
differenti metodi per trovare integrali numerici. Di solito le formule di Gear danno risultati pi
precisi, ma hanno problemi di stabilit: per sistemi stiff, cio con poli lontani dall'origine, pu
capitare che il metodo diverga anche quando in realt converge, e, in minor parte, convergere
quando in realt diverge, dato che il sistema teorico e quello numerico hanno regioni diverse di
stabilit, dando quindi dei risultati errati, mentre il metodo trapezoidale a volte meno preciso, ma
rispetta rigorosamente il concetto di stabilit di un sistema, divergendo solo quando effettivamente
siamo di fronte a delle instabilit. Questo porta a dover giocare con le opzioni per essere sicuri di
trovare il metodo che pi ci aggrada, e quello che serve per farci avvicinare con maggior precisione
al risultato. Mathematica, d'altrone, per ogni funzione numerica in grado di trovare da sola
l'algoritmo ideale, applicandolo in maniera del tutto trasparente. Quando andremo a risolvere
un'equazione differenziale, dovremo 'solo' preoccuparci di porre il problema nella maniera corretta,
con le giuste condizioni al contorno, e Mathematica far il resto. Ci concentriamo, insomma, sul
cosa, non sul come. Questo non toglie il fatto che siamo perfettamente in grado di dire al programma
come risolvere un problema, forzando ad esempio un determinato algoritmo, ma non sono cose di
cui ci preoccupiamo, almeno per ora. Personalmente, non ho mai detto a Mathematica quale
algoritmo utilizzare, e non credo che lo far mai, a meno di curiosit.
In aggiunta a questo, possiamo anche sfruttare la precisiona arbitraria di Mathematica. Non solo il
programma in grado di decidere quale algoritmo applicare, ma lo fa con una precisione che
possiamo decidere da soli. Non siamo costretti ad accontentarci della risoluzione dovuta alla
precisione macchina, se 32 o 64 bit. Se vogliamo una soluzione con 10000 cifre significative, con
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
107 Printed by Mathematica for Students
Mathematica possiamo farlo tranquillamente; il programma basa i suoi calcoli su potenti algoritmi a
precisione arbitraria, che penalizzano quasi di niente la velocit di esecuzione degli algoritmi. Questi
ultimi, fra l'altro, sono altamente ottimizzati, dandoci possibilit di eseguire un numero elevato di
operazioni in relativamente poco tempo.
Adesso, andiamo a vedere le funzioni numeriche di Mathematica. Sono per lo pi simili a quelle che
abbiamo gi visto per quanto riguarda il calcolo simbolico, almeno nel loro funzionamento base, e
quando non andiamo a toccare le opzioni di default. Se poi vogliamo, possiamo spulciarle per
risolvere anche l'impossibile, utilizzando funzioni quali NSolve ed NDSolve che sono sicuramente
fra i comandi matematici pi potenti in assoluto non soltanto in Mathematica, ma in qualsiasi altro
software scientifico che possiate concepire.
Sommatorie, Produttorie, Integrali
Abbiamo visto come si risolvono le equazioni simboliche: se ci serve un rusiltato numerico, oppure
il programma non in grado di trovare la soluzione simbolica, possiamo utilizzare delle funzioni che
sono molto simili, in quanto a sintassi:
NSum[ f, {i, i
min
, I nf i ni t y}] approssimazione numerica di
i
min

f
NPr oduct [ f, {i,
i
min
, I nf i ni t y}]
approssimazione numerica di
i
min

f
NI nt egr at e[ f, {x, x
min
, x
max
}] approssimazione numerica di

x
min
x
max
f d x
NI nt egr at e[ f, {x, x
min
,
x
max
}, {y, y
min
, y
max
}]
approssimazione di

x
min
x
max
d x

y
min
y
max
d y f
Proviamo a effettuare qualche calcolo:
In[1]:= NSum@Log@xDx^5, 8x, 2, Infinity<D
Out[1]= 0. 0285738+ 0.
In[2]:= NIntegrate@1Sqrt@Gamma@xD H1 xLD, 8x, 0, 1<D
Out[2]= 1. 61784
Gli integrali possono essere anche calcolati in regioni infite, naturalmente:
In[3]:= NIntegrate@Cos@xD Exp@Abs@x^2DD, 8x, Infinity, Infinity<D
Out[3]= 1. 38039
Il risultato ottenuto numerico: anche possibile lavorare sulla precisione, ma ne parlaremo poco
pi avanti, dato che bisogna ragionarci un attimino per poter ottenere il risultato voluto.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
108 Printed by Mathematica for Students
Soluzione di equazioni
Anche in questo caso, le funzioni sono simili, anche se si aggiunge una funzione interessante, fatta
apposta per il calcolo numerico:
NSol ve[ lhs==rhs, x] risolve un'equazione polinomiale numericamente
N S o l v e [ {lhs
1
= =rhs
1
,
lhs
2
==rhs
2
, }, {x, y, }]
risolve un sistema di equazioni polinomiali nuericamente
Fi ndRoot [ lhs==rhs, {x, x
0
}] cerca una soluzione numerica con seme x =x
0

F i n d Ro o t [ {lhs
1
==rhs
1
,
lhs
2
==rhs
2
, }, {{x, x
0
},
{y, y
0
}, }]
cerca soluzioni numeriche per un sistema di equazioni
Abbiamo visto che non esistono soluzioni generali per equazioni polinomiali per un grado superiore
a 4. Tuttavia, possiamo ancora, con il comando NSolve, trovare il risultato numerico per tutte le
radici:
In[4]:= eq = x^7 + 5 x^6 34 x^5 + 3 x^4 18 x^3 64 x + 2 0;
In[5]:= NSolve@eq, xD
Out[5]= 88x 8. 88949<, 8x 0. 73661 0. 860533 <,
8x 0. 73661+ 0. 860533 <, 8x 0. 0312415<,
8x 0. 716525 0. 962437 <, 8x 0. 716525+ 0. 962437 <, 8x 3. 89842<<
Ovviamente, anche in questo caso noi siamo in grado, tramite questo comando, di trovare soluzioni
di un sistema di equazioni algebrico:
In[6]:= sis = 8x^3 4 y^2 3 z^5,
x y z^2,
x^2 + y^2 + z^1 0<;
In[7]:= NSolve@sis, 8x, y, z<D TableForm
Out[7]//TableForm=
x 43. 596 36. 3488 y 36. 4276+ 43. 5925 z 6. 0454 + 6
x 43. 596+ 36. 3488 y 36. 4276 43. 5925 z 6. 0454 6
x 0. 118835 y 1. 028 z 1. 0709
x 0. 276836 0. 943164 y 1. 19596 0. 727046 z 0. 088803
x 0. 276836+ 0. 943164 y 1. 19596+ 0. 727046 z 0. 088803
x 0. 670104 y 0. 346348 z 0. 568996
x 0. 607146+ 0. 662123 y 0. 000898087+ 0. 351493 z 0. 193327+
x 0. 607146 0. 662123 y 0. 000898087 0. 351493 z 0. 193327
x 0. 0855246 0. 855851 y 0. 428419 0. 468186 z 0. 760822
x 0. 0855246+ 0. 855851 y 0. 428419+ 0. 468186 z 0. 760822+
x 3. 7692610
12
y 3. 7692610
12
z 0.
x 0. y 0. z 0.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
109 Printed by Mathematica for Students
Effettivamente, sono un pochino di soluzioni in pi di quanto pensassi... Non devo pi fare degli
esempi a caso, mi sa...
Vediamo come possiamo facilmente trovare tutte le soluzioni, e senza bisogno di andare a mettere
punti iniziali per tentare di trovarli ad uno ad uno. Purtroppo, questo per l'unico metodo se le
equazioni non sono algebriche, ma di tipo generale. Questo significa che abbiamo bisogno di un
punto iniziale per iniziare la ricerca, e che troveremo soltanto una soluzione, anche se ne sono
presenti pi di una. Per trovare altre eventuali soluzioni, dobbiamo creare un altro punto iniziale ed
effettuare un'altra ricerca. In questo caso, bisogna usare il comando FindRoot:
In[8]:= eq = 10 Cos@ Cos@xDD Log@x^2D;
In[9]:= FindRoot@eq, 8x, 1<D
Out[9]= 8x 33. 8957<
Tuttavia possiamo vedere come, se usiamo un altro seme, possiamo andare a trovare un altra
soluzione:
In[10]:= FindRoot@eq, 8x, 5<D
Out[10]= 8x 41. 5941<
Si pu vedere che le soluzioni, in questo caso, sono parecchie, e occorre un'oculata scelta del punto
iniziale. Fra l'altro, potete anche vedere che non vero che basta prendere un punto vicino ad una
soluzione, per ottenere proprio quella cercata. Questo perch nell'algoritmo iterativo che
Mathematica sceglie, pu capitare che il punto, durante le iterazioni, si allontani.
E, tanto per cambiare, possiamo usare FindRoot anche per poter trovare soluzioni di un sistema di
equazioni qualsiasi:
In[11]:= sis = 8Cos@xD Log@Sqrt@x yDD, Tan@yD Gamma@xD<;
In[12]:= FindRoot@sis, 88x, 1<, 8y, 3<<D
Out[12]= 8x 0. 889268, y 3. 96425<
Potete vedere come le possibilit di trovare la soluzione numerica sono sempre quasi certe, anzi
praticamente sempre, a parte problemi di convergenza, che comunque capitano davvero raramente,
data la robustezza degli algoritmi impiegati.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
110 Printed by Mathematica for Students
Equazioni differenziali
Quello che abbiamo visto per le equazioni, possiamo averlo anche per quelle differenziali, anche se
con una piccola differenza. Infatti bisogna considerare che adesso, invece di dover restituire dei
valori, il comando restituisce una funzione interpolata, dato che viene calcolata per punti: inoltre,
dato che la soluzione numerica, dobbiamo sempre definire completamente le condizioni al
contorno:
NDSol ve[ eqns, y, {x,
x
min
, x
max
}]
risolve numericamente la funzione y, con la
variabile indipendente x nel raggio da x
min
a x
max

NDSol ve[ eqns, {y
1
, y
2
,
}, {x, x
min
, x
max
}]
risolve numericamente la funzione nelle variabili y
i

In questo modo, vediamo come possiamo risolve numericamente equazioni differenziali anche
abbastanza difficili:
In[13]:= diff = y'@xD + Log@y@xDD x;
In[14]:= NDSolve@8diff, y@1D 2<, y, 8x, 2, 7<D
Out[14]= 88y I nt er pol at i ngFunct i on@882. , 7. <<, <>D<<
Vediamo un'importante differenza, cio che dobbiamo specificare y come funzione pura, dato che
troviamo y e non y@xD: tuttavia per ora non importa molto, se sappiamo come utilizzarla. Una volta
trovata la soluzione, infatti, per poter trovare un valore all'interno dell'intervallo dove l'abbiamo
risolta, dobbiamo usare la regola:
In[15]:= y@4D . %
Out[15]= 85. 91218<
Viene detto a Mathematica, in pratica, di sostituire al nome della funzione la funzione pura, in modo
che la funzione si trasformi in quella desiderata. Le regole, infatti, oltre che alle variabili, si
applicano anche ai nomi delle funzioni; in effetti, si applicano a qualsiasi cosa...
Se andiamo fuori range, la funzione non definita, e Mathematica non sa come calcolarla:
In[16]:= y@40D . %%
InterpolatingFunction::dmval :
Input value 840< lies outside the range of data in the
interpolating function. Extrapolation will be used. More
Out[16]= 8723. 148<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
111 Printed by Mathematica for Students
In questo caso si decide di eseguire una estrapolazione, soluzione che io sconsiglio sempre.
Possiamo vedere di calcolare la funzione anche in quest'ultimo punto:
In[17]:= NDSolve@8diff, y@1D 2<, y, 8x, 2, 40<D
Out[17]= 88y I nt er pol at i ngFunct i on@882. , 40. <<, <>D<<
E vedere di quanto differisce la soluzione estrapolata da quella interpolata all'interno dell'intervallo
in cui abbiamo definito la funzione:
In[18]:= y@40D . %
Out[18]= 8623. 523<
Possiamo vedere come differiscano di una quantit notevole, molto al di l del semplice errore di
approssimazione numerica.
10 20 30 40
100
200
300
400
500
600
700
Notiamo come non abbiamo dovuto specificare nessun particolare algoritmo per trovare la
soluzione, dato che Mathematica lo sceglie automaticamente tramite dei criteri molto rigorosi. In
effetti, NDSolve uno dei comandi pi potenti che ci siano all'interno di Mathematica, perch
permette di risolvere problemi che sono veramente complicati, di quelli per cui si utilizzano i
supercomputer; infatti, del programma ne esiste una versione apposita da far girare su quei mostri,
ed utilizza gli stessi algoritmi presenti nella versione standard.
Il motivo principale della potenza di questo comando risiede principalmente nel poter stabilire, nella
quasi totalit dei problemi, automaticamente il tipo di algoritmo da utilizzare, evitando problemi di
stabilit e precisione che derivano dall'utilizzo di un algoritmo non adatto al problema. Un esempio
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
112 Printed by Mathematica for Students
classico si ha nella scelta fra le formule di Gear e quella trapezoidale; mentre la prima ha una
precisione maggiore, la seconda presenta un diagramma di stabilit che coincide con quello teorico,
per cui, se una soluzione deve mettersi ad oscillare, con il trapezoidale lo far, anche se magari avr
uno scarto maggiore fra la soluzione vera e quella approssimata. Invece, con Gear, possiamo
raggiungere una maggior precisione, ma ha un diagramma di stabilit diverso, il che implica che
potrebbe non oscillare la soluzione di un'equazione dofferenziale, cosa che invece accade poi nella
realt. Capite quindi l'importanza di scegliere il giusto algoritmo, ma chi ha fatto calcolo numerico
oppure materie di progettazione assistita da calcolatore, conosce bene questi problemi. il bello che
Mathematica li conosce pure, e fa la fatica di scegliere il giusto algoritmo al posto nostro. Come ci
riesce, non lo so... bisognerebbe chiederlo direttamente a Sthepen Wolfram, se qualcuno ne
capace...
Ottimizzazione numerica
Naturalmente, nessun programma che vanti propiet di calcolo numerico si pu definire tale senza
delle funzioni specifiche per trovare i massimi ed i minimi delle funzioni. Mathematica offre
comandi specifici nel caso si voglia trovare il massimo oppure il minimo globale di una funzione e,
nel caso non esista o non sia fattibile, anche funzioni per trovare massimi e minimi locali:
NMi ni mi ze[ f, {x, y, }] minimizza f
NMaxi mi ze[ f, {x, y, }] massimizza f
NMi ni mi ze[ {f, ineqs}, {x, y,
}]
minimizza f sotto le condizioni di ineqs
NMaxi mi ze[ {f, ineqs}, {x, y,
}]
massimizza f sotto le condizioni di ineqs
Fi ndMi ni mum[ f, {x, x
0
}] cerca il minimo locale di f, partndo da x =x
0

Fi ndMi ni mum[ f, {{x, x
0
},
{y, y
0
}, }]
cerca il minimo locale in pi variabili
Fi ndMaxi mum[ f, {x, x
0
}] cerca per un massimo locale
La funzione NMinimize e NMaximize, oltre che trovare il punto dove la funzione minima,
restituisce anche il valore della funzione in quel punto:
In[19]:= NMaximize@xH1 + Exp@xDL, xD
Out[19]= 80. 278465, 8x 1. 27846<<
Possiamo imporre anche delle regioni dove trovare il minimo oppure il massimo:
In[20]:= eq = Cos@xD Sin@x yD;
In[21]:= regione = x^2 + y^2 < 2;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
113 Printed by Mathematica for Students
In[22]:= NMaximize@8eq, regione<, 8x, y<D
Out[22]= 80. 580755, 8x 0. 672134, y 1. 24428<<
Nel caso che non sia possibile trovare direttamente il minimo globale, o se si interessati a trovarne
uno locale, dobbiamo andare ad utilizzare le altro funzioni che abbiamo visto sopra:
In[23]:= FindMinimum@Log@xD Cos@Sqrt@xDD, 8x, 10<D
Out[23]= 82. 36686, 8x 11. 4238<<
In[24]:= FindMinimum@Log@xD Cos@Sqrt@xDD, 8x, 130<D
Out[24]= 84. 49167, 8x 89. 7131<<
Possiamo vedere come la stessa funzione, dati valori iniziali diversi, abbia risultati diversi, segno che
in questo caso ci troviamo di fronte ad una funzione con pi minimi, e ne scegliamo alcuni a seconda
del punto iniziale.
20 40 60 80 100 120 140
- 4
- 2
2
4
CVD... Vedete come siano presenti pi minimi (e anche pi massimi), e come la funzione diverge e
non sia effettivamente presente un minimo (massimo) globale.
Trovare il minimo (o massimo) assoluto numericamente pu diventare difficile... Il problema
principale risiede sempre nel fatto che numericamente si eseguono varie iterazioni che, a seconda
della forma della funzione, possono non trovare esattamente il minimo od il massimo globale, ma
soltanto uno locale. Questo dipende sempre dal metodo di ricerca, e da come viene scelto il punto
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
114 Printed by Mathematica for Students
iniziale.
I metodi di ricerca del minimo globale si basano quasi tutti sulla ricerca di una direzione verso cui
andare a cercare il minimo, ripetendo il procedimento iterativamente fino a quando il risultato non
rientra nella tolleranza cercata: ovviamente, per funzioni particolarmente 'tortuose', la ricerca del
giusto cammino pu diventare qualcosa di veramente difficile per qualsiasi algoritmo.
Supponiamo di avere una funzione di questo tipo:
In[25]:= f@x_, y_D := Exp@Sin@60 xDD + Sin@60
y
D +
Sin@70 Sin@xDD + Sin@Sin@80 yDD Sin@10 Hx + yLD +
1

4
Hx
2
+ y
2
L
Il grafico di questa funzione il seguente, riportato in maniera bidimenisionale:
- 1 - 0. 5 0 0. 5 1
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
Come potete vedere, di massimi e di minimi ce n' a iosa, e non facile andare a trovare il minimo.
Proviamo con Minimize:
In[26]:= Minimize@f@x, yD, 8x, y<D
Out[26]= Mi ni mi zeA
Si n@60 xD
+
1

4
Hx
2
+ y
2
L + Si n@60
y
D
Si n@10 Hx + yLD + Si n@70 Si n@xDD + Si n@Si n@80 yDD, 8x, y<E
In questo caso, non abbiamo ottenuto un bel niente... Proviamo a risolverlo numericamente:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
115 Printed by Mathematica for Students
In[27]:= NMinimize@f@x, yD, 8x, y<D
Out[27]= 82. 01986, 8x 1. 48893, y 0. 291833<<
Abbiamo sicuramento trovato un minimo, ma non abbiamo la certezza, in questo caso, di aver
trovato proprio quello globale, per il semplice fatto che la funzione fortemente non quadratica e
lineare, e quindi i metodi numerici hanno notevoli difficolt a trovarlo. Effettivamente, ci sono punti
che hanno un valore inferiore, segno che le coordinate trovate non corrispondono ad un minimo:
In[28]:= f@0.024, 0.21D
Out[28]= 3. 32725
I metodi numerici devono quindi essere sempre esaminati con attenzione, come d'altronde capita in
tutti gli algoritmi: utilizzarli alla cieca non serve a niente, e crea solo danno. Bisogna saper bene
quello che si sta facendo, e conoscere i limiti ed i vantaggi degli algoritmi che si utilizzano, perch
possono portare, come in questo caso, a risultati errati che possono essere considerati giusti se non ci
si pone la giusta attenzione. Bisogna anche considerare che funzioni realmente complicate come
questa, nella pratica non saranno incontrate molto spesso; per le funzioni che possiamo definire
'normali' (per esempio senza 4000 minimi nell'intervallo (0,1)), il comando funziona egregiamente.
Soprattutto se abbiamo comunque un'idea di dove si dovrebbe trovare il minimo globale. Tutti i
metodi di ricerca del minimo, infatti, lavorano meglio se il punto iniziale della ricerca si trova
nell'intorno di quest'ultimo. Comunque vedremo meglio questo problema in una delle appendici di
questo tutorial.
Dati numerici
Abbiamo visto fino ad adesso come trattare numericamente le funzioni. Tuttavia, ci sono casi in cui
ci non possibile. Si pensi, per esempio, ai dati sperimentali di qualche esperienza: in questo caso
non abbiamo delle funzioni, ma solamente una lista di valori, un campionamento, la variazione di un
parametro del transistor a variare della temperatura e cos via: dobbiamo poter trattare anche questo
tipo di dati, elaborarli ed in genere fare con loro quello che vogliamo.
Un'operazione che possiamo effetutare su questi valori, trovare la funzione che li approssima
meglio; per poter ottenere questo risultato Mathematica ci viene in aiuto con i suoi comandi di fitting:
Fi t [ {y
1
, y
2
, }, {f
1
, f
2
,
}, x]
esegue il fitting dei valori y
n
con una
combinazione lineare delle funzioni f
i

Fi t [ {{x
1
, y
1
}, {x
2
, y
2
},
}, {f
1
, f
2
, }, x]
lo stesso di prima, ma per funzioni e
valori multidimensionali.
Adesso, creeremo con Table una lista di valori, e poi cerceremo di effettuare il fitting, usando il
metodo dei minimi quadrati:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
116 Printed by Mathematica for Students
In[29]:= dati = Table@Exp@x5.D + Random@D, 8x, 10<D;
Vediamo adesso di sfruttare il comando appena appreso per scrivere il fitting di questi dati usando,
per esempio, una funzione quadratica, quindi combinazione lineare delle funzioni 1, x, x
2
:
In[30]:= Fit@dati, 81, x, x^2<, xD
Out[30]= 2. 21615 0. 265065 x + 0. 08228 x
2
Si vede come abbiano effettuato il fitting dei dati. Naturalmente potevamo avere anche 10000000
punti, e Mathematica avrebbe effettuato il fitting con la stessa facilit.
Oltre a questo, possiamo scrivere direttamente un'equazione parametrizzata, specificare i parametri e
il programma, invece di effettuare una combinazione lineare, aggiusta i parametri in modo di
effettuare il fitting dei dati:
Fi ndFi t [ data, form, {p
1
, p
2
,
}, x]
trova il fitting form con i parametri p
i

Possiamo fare lo stesso esempio di sopra, scrivendo l'equazione quadratica parametrizzata e
verificando se il risultato uguale a quello che abbiamo trovato in precedenza:
In[31]:= FindFit@dati, a x^2 + b x + c, 8a, b, c<, xD
Out[31]= 8a 0. 08228, b 0. 265065, c 2. 21615<
In[32]:= a x^2 + b x + c . %
Out[32]= 2. 21615 0. 265065 x + 0. 08228 x
2
Possiamo vedere come l'equazione ottenuta sia effettivamente la stessa della precedente. Tuttavia,
dato che qua si parla di parametri e non di combinazione lineare, possiamo effettuare anche fitting
non lineari:
In[33]:= FindFit@dati, a + b x + Sin@Sqrt@c xDD, 8a, b, c<, xD
Out[33]= 8a 0. 131899, b 0. 757938, c 3. 73583<
Abbiamo quindi visto come possibile non solo elaborare funzioni con Mathematica, ma anche dati.
Ovviamente non abbiamo neanche scalfito le potenzialit del programma. Le funzionalit vanno ben
oltre, come calcolare in pochi secondi trasformate numeriche di Fourier di milioni di elementi,
oppure effettuare calcoli statistici sui dati, come il valor medio con la funizione Mean, la mediana
con Median, la deviazione standard con (indovinate?) StandardDeviation e cos via.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
117 Printed by Mathematica for Students
Non ho avuto molto a che fare, sinceramente, con le funzioni riguardanti la statistica...
Probabilmente, appena comincer la tesi e dovr elaborare le misure degli esperimenti, vedr meglio
questo concetto. Comunque posso vedere che le funzioni di Mathematica dedicate alla statistica non
sono numerose come negli altri campi. Per questo, negli Extra packages dell'installazione standard
ve ne sono numerosi riguardanti la statistica. Se vi serve qualcosa di avanzato, probabile che prima
dobbiate caricare quello che vi interessa. Andate a spulicarli, se vi serve, e decidete quale usare di
volta in volta. Se li usate spesso, per, nelle opzioni del programma potete decidere di caricarli
all'avvio, per cui vedete un po' voi.
Precisione
Abbiamo visto come facile risolvere problemi numerici con funzioni cos potenti. Gli esempi che
vi ho fatto vedere non devono trarre in inganno. Ho usato sempre funzioni semplici, ma questo per
farvi capire il contetto, e perch funzioni troppo complicate potrebbero distrarre da quello che il
funzionamento del programma. Per vi posso assicurare che Mathematica digerisce veramente di
tutto.
Quello che ancora non avete visto, per, come possiamo usare la precisione arbitraria. Le funzioni
che abbiamo utilizzato finora, infatti, usano la precisione di macchina. Se vogliamo invece ottenere
un numero superiore di cifre significative, dobbiamo specificare al programma che ne abbiamo
bisogno. In questo modo dobbiamo un pochino giocare con le opzioni delle funzioni, per specificare
come giostrarci la situazione.
Wor ki ngPr eci si on numero di cifre da usare nel calcolo
Pr eci si onGoal numero di cifre della precisione che si cerca
di raggiungere
Accur acyGoal numero di cifre dell'accuratezza che si cerca
di raggiungere
Una delle opzioni che vengono usate in questo caso WorkingPrecision. Precisamente, se si pone
uguale ad n, si forza il comando ad utilizzare n cifre significative per l'algoritmo:
In[34]:= NIntegrate@Sin@Log@xDD, 8x, 5, 9<, WorkingPrecision 70D
Out[34]= 3. 689003334597008878366246602388423393856254806708080513846498696
Come possiamo vedere in questo caso, abbiamo ottenuto la precisione richiesta. Per default, il
parametro fissato alla costante MachinePrecision, che dice in pratica di utilizzare la precisione
macchina su cui si lavora. Tuttavia, sappiamo che se effettuiamo un calcolo numerico con una
precisione di n cifre, le ultime di solito non sono significative, per gli errori di troncamento che si
hanno, e che abbiamo sicuramente tutti quanti studiato a calcolo numerico. Per vedere la precisione,
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
118 Printed by Mathematica for Students
quindi il numero di cifre significative, del risultato che abbiamo ottenuto, possiamo usare il comando
Accuracy:
In[35]:= Accuracy@%D
Out[35]= 63. 0291
Tuttavia, una volta specificato questo parametro, possiamo giocare definendo all'interno di questo
range il numero di cifre significative ed il numero di cifre di accuratezza, perch WorkingPrecision
definisce solamente un limite superiore. Questo perch, per ragioni teoriche sulla convergenza,
anche poche cifre significative in pi possono aumentare in modo notevole il tempo di calcolo.
Tuttavia, in molti casi necessario sapere con precisione l'accuratezza con cui troviamo la soluzione
numerica
In[36]:= NIntegrate@Sin@Log@xDD, 8x, 5, 9<,
WorkingPrecision 70, PrecisionGoal 50D
Out[36]= 3. 68900333459700887836624660238842339385625480670808
In[37]:= Accuracy@%D
Out[37]= 50. 5546
Vediamo che adesso, anche se abbiamo utilizzato una precisione di 70 cifre, la precisione richiesta
soltanto di 50 cifre, e l'accuratezza rimasta tale:
In[38]:= NIntegrate@Sin@Log@xDD, 8x, 5, 9<,
WorkingPrecision 70, AccuracyGoal 68, PrecisionGoal 30D
Out[38]= 3. 689003334597008878366246602388423393856
In[39]:= Accuracy@%D
Out[39]= 39. 2759
Possiamo vedere che, settando entrambi i valori, il calcolo si ferma una volta raggiunta la condizione
che restituisce il numero inferiore di cifre, perch si raggiunta una condizione. Tuttavia dobbiamo
notare come tutte le considerazioni vadano considerate sempre all'interno di WorkingPrecision:
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119 Printed by Mathematica for Students
In[40]:= NIntegrate@Sin@Log@xDD, 8x, 5, 9<,
WorkingPrecision 30, PrecisionGoal 50D
NIntegrate::tmap :
NIntegrate is unable to achieve the tolerances specified by the
PrecisionGoal and AccuracyGoal options because the working precision is
insufficient. Try increasing the setting of the WorkingPrecision option.
Out[40]= 3. 68900333459700887836624660239
In[41]:= Accuracy@%D
Out[41]= 29. 1321
In questo caso si vede che abbiamo cercato di raggiungere una precisione con un numero di cifre
superiore rispetto a quelle usate per il calcolo, cosa che ovviamente senza senso, e Mathematica si
ferma al numero di cifre utilizzate per il calcolo, segnando questa incongruenza con un warning. In
teoria non possiamo dire niente riguardo il risltato ottenuto, perch si interrotto prima di verificare
la convergenza, ma possiamo vedere come il risultato ottenuto abbia la massima precisione possibile
per il numero di cifre che abbiamo preso in esame. Tuttavia questa non una regola, e il consiglio
di variare le opzioni in modo che nel risultato non compaia nessun warning. AccuracyGoal e
PrecisionGoal sembrano fare la stessa cosa, ma in realt hanno significato leggermente diverso a
seconda del tipo di comando che si utilizza, cone ad esempio NIntegral piuttosto che NDSolve.
In[42]:= Options@NDSolveD
Out[42]= 9Accur acyGoal Aut omat i c, Compi l ed Tr ue,
Dependent Var i abl es Aut omat i c, Eval uat i onMoni t or None,
MaxSt epFr act i on
1

10
, MaxSt eps Aut omat i c,
MaxSt epSi ze Aut omat i c, Met hod Aut omat i c,
Nor mFunct i on Aut omat i c, Pr eci si onGoal Aut omat i c,
Sol veDel ayed Fal se, St ar t i ngSt epSi ze Aut omat i c,
St epMoni t or None, Wor ki ngPr eci si on Machi nePr eci si on=
In[43]:= Options@NIntegrateD
Out[43]= 8Accur acyGoal , Compi l ed Tr ue, Eval uat i onMoni t or None,
GaussPoi nt s Aut omat i c, MaxPoi nt s Aut omat i c, MaxRecur si on 6,
Met hod Aut omat i c, Mi nRecur si on 0, Pr eci si onGoal Aut omat i c,
Si ngul ar i t yDept h 4, Wor ki ngPr eci si on Machi nePr eci si on<
Options una funzione che serve per vedere tutte le opzioni di una funzione, in modo da sapere
quali sono. Possiamo vedere come nelle due funzioni prese in considerazione, di default si sceglie
WorkingPrecision proprio uguale a MachinePrecision, ma come, per esempio, abbiano un valore
diverso di AccuracyGoal, perch la natura interna delle funzioni preferisce lavorare su una opzione
pittosto che su un altra. In particolare, il valore indica di considerare solo se sono soddisfatte le
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
120 Printed by Mathematica for Students
condizioni dell'altra opzione: in NIntegrate accuracyGoal settata su , per cui le condizioni di
terminazione dell'algoritmo sono date esclusivamente da PrecisionGoal. Tuttavia, nei casi normali,
un semplice cambiamenti di WorkingPrecision pu bastare, dato che in questo modo le altre due
sono risettate automaticamente, dato che Automatic significa il loro valore si modifica
automaticamente al variare di WorkingPrecision.
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121 Printed by Mathematica for Students
Grafica e suoni
Introduzione
Abbiamo visto, fino ad adesso, come si possono elaborare funzioni, risolvere equazioni e cos via.
Tuttavia, molte volte necessario trovare il modo di poter visualizzare tramite grafici ed immagini i
risultati cos ottenuti. Per esempio, se si crea un filtro per un'immagine, viene naturale, invece di
andare a guardare liste interminabili di numeri di cui non capite niente, fare direttamente un
confronto fra l'immagine iniziale e quella finale, oppure rappresentare graficamente l'andamento di
una funzione, o visualizzare un campo vettoriale.
Mathematica in questo campo ha numerose funzioni, che permettono di visualizzare praticamente
ogni cosa voi vogliate. Ci sono comandi specifici per grafici a due e tre dimensioni, ed anche per la
tipologia di grafico.
Come ultima nota, vedrete che questo capitolo sar uno dei pi lunghi (se non il pi lungo). Non
spaventatevi di ci, e dal numero di pagine, perch il loro elevato numero dovuto al fatto che
saranno infarcite di numerose immagini. Con ci, naturalmente, non voglio dire che starete per
leggere un fumetto... Di carne al fuoco ce n' tanta...
Grafica
Funzioni ad una variabile
Il comando principale con cui si disegnano le funzioni (fra cui quasi tutte quelle che avete visto
finora) Plot:
Pl ot [ f, {x, x
min
, x
max
}] disegna f nella variabile x da x
min
a x
max

Pl ot [ {f
1
, f
2
, }, {x,
x
min
, x
max
}]
disegna assieme pi funzioni
Il comando ha moltissime opzioni che permettono di personalizzare il grafico, ma per ora ci basta
sapere questo. Vediamo subito un esempio di come si disegna una funzione:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
122 Printed by Mathematica for Students
In[1]:= Plot@BesselJ@0, xD, 8x, 0, 10<D;
2 4 6 8 10
- 0. 4
- 0. 2
0. 2
0. 4
0. 6
0. 8
1
Vediamo come il grafico sia automaticamente scalato nell'asse y.
Possiamo anche visualizzare pi funzioni nello stesso grafico:
In[2]:= Plot@8BesselJ@0, xD, BesselJ@1, xD, BesselJ@2, xD<, 8x, 0, 10<D;
2 4 6 8 10
- 0. 4
- 0. 2
0. 2
0. 4
0. 6
0. 8
1
Vediamo come le funzioni appaiano sovrapposte fra di loro. Naturalmente, in questo caso, dobbiamo
specificare lo stesso dominio per ciascuna funzione, e quindi avremo bisogno di una sola variabile x
per tutte e tre le funizioni.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
123 Printed by Mathematica for Students
Nel caso si voglia realizzare il grafico di una lista di funzioni definita con Table, le cose cambiano
leggermente: supponiamo, infatti, di avere:
In[3]:= lista = Table@ChebyshevT@n, xD, 8n, 8<D;
In[4]:= Plot@lista, 8x, 1, 1<D
Plot::plnr : lista is not a machinesize real number at x = 1.. More
Plot::plnr : lista is not a machinesize real number at x = 0.918866. More
Plot::plnr : lista is not a machinesize real number at x = 0.830382. More
General::stop :
Further output of Plot::plnr will be suppressed during this calculation. More
0. 2 0. 4 0. 6 0. 8 1
0. 2
0. 4
0. 6
0. 8
1
Out[4]= Gr aphi cs
In questo caso possiamo vedere che non possiamo visualizzare le funzioni, restituendo degli errori
ed un grafico vuoto. Questo perch, in questa notazione, prima vengono valutati i valori della x per
generare il grafico, e dopo viene sostituita alle funzioni: in questo caso, invece necessario prima
valutare la tavola di valori, e poi andare a sostituire i valori di x. Questo si fa con il comando
Evaluate:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
124 Printed by Mathematica for Students
Pl ot [ f, {x, x
min
, x
max
}] prima specifica precisi valori di x, dopo valuta f per
ogni valore di x
Pl ot [ Eval uat e[ f] , {x,
x
min
, x
max
}]
prima valuta f, sceglie specifici valori numerici x
Pl ot [ Eval uat e[ Tabl e[ f,
] ] , {x, x
min
, x
max
}]
genera una lista di funzioni, e poi li disegna
Pl ot [ Eval uat e[ y[ x]
/ . solution] , {x, x
min
,
plotta un'equazione differenziale numerica
ottenuta tramite NDSol ve
Riproviamo ad effettuare, adesso, il plottaggio precedente, ma stavolta con Evaluate:
In[5]:= Plot@Evaluate@listaD, 8x, 1, 1<D
- 1 - 0. 5 0. 5 1
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[5]= Gr aphi cs
Vediamo come adesso, avendo valutato prima la tavola di funzioni, questa adesso sia correttamente
riconosciuta, permettendoci di disegnare i grafici di tutte le funzioni definite. Nel primo caso si
mantiene la valutazione simbolica di lista, quindi Table non veniva sviluppata, e di conseguenza
Mathematica non riconosceva le funzioni, impedendo di poter disegnare i grafici.
Quello che dovete ricordare, quindi, che quando create una serie di funzioni con Table, dovete
usare il comando Evaluate. Supponiamo di trovarci la soluzione numerica di un'equazione
differenziale:
In[6]:= eq = y''@xD + Sin@y'@xDD y@xD x y@xD;
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125 Printed by Mathematica for Students
In[7]:= NDSolve@8eq, y@0D 1, y'@0D 3<, y, 8x, 0, 4<D
Out[7]= 88y I nt er pol at i ngFunct i on@880. , 4. <<, <>D<<
Abbiamo visto che la soluzione viene data in forma di funzione pura, quindi, per quello che serve a
noi, bisogna prima valutare la funzione sostituita, e poi andare a graficarla:
In[8]:= Plot@Evaluate@y@xD . %D, 8x, 0, 3<D
0. 5 1 1. 5 2 2. 5 3
10
20
30
40
50
Out[8]= Gr aphi cs
In realt, avremmo ottenuto lo stesso risultato anche senza Evaluate, ma il tempo impiegato sarebbe
diverso;
In[9]:= eq2 = y'@xDSqrt@y@xDD Sin@x^2D;
In[10]:= NDSolve@8eq2, y@0D 3<, y, 8x, 0, 50<D
Out[10]= 88y I nt er pol at i ngFunct i on@880. , 50. <<, <>D<<
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126 Printed by Mathematica for Students
In[11]:= Timing@Plot@Evaluate@y@xD . %D, 8x, 0, 50<DD
10 20 30 40 50
4. 05
4. 15
4. 2
4. 25
4. 3
Out[11]= 80. 016 Second, Gr aphi cs <
In[12]:= Timing@Plot@y@xD . %%, 8x, 0, 50<DD
10 20 30 40 50
4. 05
4. 15
4. 2
4. 25
4. 3
Out[12]= 80. 015 Second, Gr aphi cs <
Come potete vedere, il risultato grafico lo stesso. Tuttavia il tempo impiegato per eseguire la
funzione diverso; con Timing, infatti, si calcola il tempo macchina per effettuare l'operazione che
ha come argomento, e nel secondo caso abbiamo impiegato un tempo maggiore (sempre poco,
effettivamente).
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127 Printed by Mathematica for Students
La differenza, in questo caso, sta in questo: nel primo grafico, usando Evaluate, prima abbiamo
valutato la funzione, e quindi abbiamo ottenuto la funzione interpolata, e dopo siamo andati a
sostituire i valori di x alla funzione, andando a trovare i valori e quindi a graficarli. Nel secondo
caso, invece, prima andiamo a calcolarci il valore di x in cui valutare la funzione, e poi andiamo a
valutare la funzione in quel punto; allora, dato che nella funzione c' una regola di sostituzione,
invece di applicarla solamente una volta, come nel primo caso, la applichiamo per ogni punto x che
calcoliamo. andando ad eseguire quindi un tot numero di sostituzioni identiche, una per ogni punto
che Mathematica usa per creare il grafico. Per funzioni complicate e con molti punti, questo pu
rallentare notevolmente il processo, specialmente su computer lenti.
Opzioni di disegno
Abbiamo visto come disegnare le funzioni. Tuttavia, a volte utile poter personalizzare le opzioni di
visualizzazione dei grafici, per modificarne lo stile, oppure per evidenziarne alcune caratteristiche
particolari. Se andiamo a vedere le opzioni disponibili per il comandio Plot, vediamo che ce ne sono
parecchie:
In[13]:= Options@PlotD
Out[13]= 9Aspect Rat i o
1

Gol denRat i o
, Axes Aut omat i c, AxesLabel None,
AxesOr i gi n Aut omat i c, AxesSt yl e Aut omat i c, Backgr ound Aut omat i c,
Col or Out put Aut omat i c, Compi l ed Tr ue, Def aul t Col or Aut omat i c,
Def aul t Font $Def aul t Font , Di spl ayFunct i on $Di spl ayFunct i on,
Epi l og 8<, For mat Type $For mat Type, Fr ame Fal se, Fr ameLabel None,
Fr ameSt yl e Aut omat i c, Fr ameTi cks Aut omat i c, Gr i dLi nes None,
I mageSi ze Aut omat i c, MaxBend 10. , Pl ot Di vi si on 30. ,
Pl ot Label None, Pl ot Poi nt s 25, Pl ot Range Aut omat i c,
Pl ot Regi on Aut omat i c, Pl ot St yl e Aut omat i c, Pr ol og 8<,
Rot at eLabel Tr ue, Text St yl e $Text St yl e, Ti cks Aut omat i c=
Alcune sono utili, altre invece non verranno usate quasi mai: vediamo il loro significato:
Axes: definisce se dobbiamo disegnare o no gli assi dei grafici. Se lo impostiamo su False gli assi
non verranno disegnati.
AxesLabel: imposta il titolo delle etichette da imporre agli assi cartesiani, in modo da visualizzarli
sul grafico; si usa principalmente per evidenziare la grandezza che corrisponde all'ascissa o
all'ordinata.
AspectRatio: rappresenta il rapporto fra larghezza ed altezza del grafico: possiamo imporre un
valore numerico
AxesOrigin: definisce il centro in cui verranno rappresentati gli assi cartesiani. Di default
impostato su Automatic, che definisce quindi il centro degli assi (0,0), se questo visibile nel
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128 Printed by Mathematica for Students
grafico, altrimeni viene impostato in modo che gli assi si trovino nei margini del grafico. Possiamo
comunque impostarlo manualmente per avere l'origine, per esempio, nel massimo di una funzione,
conoscendo il punto.
AxesStyle: con questa opzione possiamo imporre lo stile degli assi, per esempio modificandone il
colore, oppure lo spessore delle linee.
Background: imposta il tipo di sfondo del grafico, impostando il colore, oppure, mediante scrittura
pi avanzata, magari un'immagine oppure un gradiente (anche se non ci sono mai riuscito a fare uno
sfondo che non sia uniforme, ancora...).
ColorOutput: questa opzione specifica il tipo di output di colore che viene utilizzato per una
funzione. Permette, per esempio, di disegnare un gradico in scals di grigi invece che a colori, oppure
in colori RGB.
Compiled: specifica se una funzione deve essere compilata dal motore interno di Mathematica
prima di poter calcolare i valori della funzione per il plottaggio: di solito si imposta di default su
True, ma pu essere impostato su False per alcuni tipi di grafico, se per esempio necessaria un'alta
precisione numerica, il che a volte con le funzioni compilate possono dare problemi. Credo sia
l'opzione che ho usato di meno fra tutte...
DefaultColor: possiamo definire, con questa opzione, il colore standard per disegnare tutto quanto il
grafico, nella sua totalit, e non, per esempio, solo il colore della funzione.
DefaultFont: definisce il tipo di font che deve essere usato per visualizzare l'eventuale testo presente
nel grafico.
DisplayFunction: non che abbia mai capito cosa faccia esattamente questa opzione: permette di
definire come visualizzare il grafico. Se settato su Identity non visualizzato... Mah!!!
Epilog: definisce una lista do oggetti grafici (quali punti e cerchi, per esempio), che devono essere
aggiunti al grafico dopo che stata disegnata la funzione principale. Si pu usare, per esempio, per
visualizzare ed evidenziale punti e zone del grafico.
FormatType: permette di definire lo stile della cella. Per esempio, se scriviamo una formula come
titolo del grafico, possiamo, mediante questa opzione, visualizzarla in notazione standard, invece che
come la visualizza Mathematica sotto forma di testo.
Frame: questa opzione, se settata su True, disegna una cornice intorno al grafico. Mediante le
seguenti, opzioni, dopo, possiamo definire lo stile della cornice.
FrameLabel: definisce le etichette da applicare alla cornice. se la impostiamo come {titolo1,
titolo2}, appariranno rispettivamente sotto ed a sinistra, mentre se lo impostiamo a {titolo1, titolo2,
titolo3, titolo4}, compariranno a partire dal basso, in senso orario.
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129 Printed by Mathematica for Students
FrameStyle: personalizza lo stile con cui viene disegnata la cornice, definendo colore, stile e
spessore delle linee che compongono il frame: ogni lato pu avere la sua
personalizzazione{{personalizzax},{personalizzay}}.
FrameTicks: definisce in questo senso se devono comparire oppure no i marker degli assi nella
cornice, definendo anche quali valori devono essere segnati.
GridLines: specifica se e come visualizzare la griglia nel grafico. Impostato su Automatic permette
a Mathematica di creare la griglia automaticamente, altrimenti si possono definire separatamente il
tipo di griglia per i due assi, definendo una lista del tipo {{valori x},{valori y}}, in cui compaiono i
valori dell'asse x e dell'asse y in cui vogliamo che compaiano le linee della griglia. una di queste iste
pu essere sostituita da Automatic, se ci interessa solamente un asse e vogliamo che l'altro sia
definito automaticamente.
ImageSize: specifica le dimensioni in cui sono deve essere visualizzata l'immagine. Si pu
specificare la larghezza, oppure larghezza ed altezza.
MaxBend: definise il massimo angolo di piegatura dell'angolo fra due segmenti. Questo perch il
comando usa un algoritmo adattivo per poter disegnare il grafico, che avvicina i punti a seconda di
quest'angolo, in modo da avere una curva risultante smussata e non con punti spigolosi, entro i limiti
di PlotDivision. Aumentarlo a volte pu servire per visualizzare per intero delle funzioni che
Mathematica, senza impostare i limiti degli assi, non visualizza interamente all'interno del grafico.
PlotDivision: specifica l'ammontare massino di divisione che devono essere impiegate per
visualizzare una curva. pi alto sar questo valore, pi smussata risulter la curva, anche se
aumenter il tempo di calcolo. Da aumentare se si vede che la curva formata da 'spezzate', che
indica una divisione non sufficiente.
PlotLabel: aggiunge il titolo specificato al grafico, mettendolo sopra il disegno della funzione.
PlotPoints: definisce il numero di punti iniziali da usare per disegnare la funzione. E' solo iniziale,
perch l'algoritmo adattivo, andando a modificarlo in funzione della curvatura della funzione.
Come vedremo pi avanti, invece, per il grafici a due variabili sar pi importante.
PlotRange: definisce l'area di visualizzazione del grafico: settato su All include tutti i punti calcolati,
su Automatic aggiusta eliminando i punti troppo estremi, oppure pu essere una lista pari a {minimo,
massimo} se si vuole limitare solo l'asse y, oppure {{minimox, massimox},{minimoy, massimoy}}
se si vuole specificare interamente l'area.
PlotRegion: specifica quale area dell'immagine generata dalla funzione plot deve essere riempita
con il grafico, lasciando vuoto il resto.
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130 Printed by Mathematica for Students
PlotStyle: definisce lo stile con cui disegnare il grafico. Se si disegna una sola funzione, possibile
definire l'unico stile, mentre, se si disegnano pi funzioni, possibile decidere se definire lo stile per
tutte le funzioni, oppure gestirle separatamente, tramite le liste.
Prolog: come Epilog, con la differenza che le forme descritte in Prolog vengono disegnate prima
della funzione, e quindi appariranno sotto, invece che sopra.
RotateLabel: definisce se l'etichetta dell'asse y deve essere ruotata in modo da essere parallela
all'asse, con True, oppure, con False, se deve essere mantenuta orizzontale.
TextStyle: specifica lo stile e le opzioni del font del testo che verr visualizzato.
Ticks: definisce i marker che devono essere visualizzati negli assi della funzione, se quello usati di
default non ci vanno bene. O si definisce la lista solo per l'asse x, oppure si definisce la doppia lista
se ci interessa definire entrambi gli assi.
Vediamo, adesso, alcuni esempi su come possiamo utilizzare queste opzioni: supponiamo di definire
la seguente funzione:
In[14]:= f@x_D := Sin@xD^2 + Sqrt@xD
Adesso, disegnamola tramite il comando Plot:
In[15]:= Plot@f@xD, 8x, 0, 10<D
2 4 6 8 10
1
2
3
Out[15]= Gr aphi cs
Proviamo ad aggiungere un frame:
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131 Printed by Mathematica for Students
In[16]:= Plot@f@xD, 8x, 0, 10<, Frame TrueD
0 2 4 6 8 10
0
1
2
3
Out[16]= Gr aphi cs
Visualizziamo, adesso, la griglia, tarata in multipli di p:
In[17]:= Plot@f@xD, 8x, 0, 10<, Frame True,
GridLines 880, 2, , 32 , 2 , 52 , 3 <, Automatic<,
FrameTicks > 880, 2, , 32 , 2 , 52 , 3 <, Automatic<D
0

2
2
5

2
3
0
1
2
3
0

2
2
5

2
3
Out[17]= Gr aphi cs
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132 Printed by Mathematica for Students
Decidiamo, adesso, di andarci a calcolare il primo massimo della funzione, e visualizzarlo:
In[18]:= FindMaximum@f@xD, 8x, 1<D
Out[18]= 82. 29129, 8x 1. 7638<<
In[19]:= punto = 8x, %@@1DD< . %@@2DD
Out[19]= 81. 7638, 2. 29129<
Notate come ho dovuto giocare un secondo per scrivere il risultato di FindMaximum nella forma che
mi serviva, dato che dava prima l'ordinata, e dopo la regola per la sostituzione dell'ascissa.
Comunque, se avete seguito la lezioncina sulle liste che abbiamo affrontato prima, non dovreste
avere problemi a capire quello che ho fatto.
Avendo adesso trovato questo punto, posso andare a disegnarlo, completando il disegno della
funzione per come me l'ero prefissato, aggiungendo qualche altra cosuccia:
In[20]:= Plot@f@xD, 8x, 0, 10<,
Frame True,
GridLines 880, 2, , 32 , 2 , 52 , 3 <, Automatic<,
FrameTicks > 880, 2, , 32 , 2 , 52 , 3 <, Automatic<,
Epilog 8PointSize@0.03D, Hue@0.7D, Point@puntoD<,
PlotLabel
StyleForm@TraditionalForm@Sin@xD^2 + Sqrt@xDD, FontSize 12D,
Background GrayLevel@0.9D,
PlotStyle 8Hue@0.4D, Thickness@0.01D<D
0

2
2
5

2
3
0
1
2
3
0

2
2
5

2
3
si n
2
HxL +
!!!
x
Out[20]= Gr aphi cs
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133 Printed by Mathematica for Students
Abbiamo scritto un po' di codice per disegnare questa funzione con questa, chiamiamole,
'formattazione', per cui analizziamola: prima di tutto, abbiamo visualizzato il frame, e dopo le linee
della griglia, definendole dove volevamo noi, cio per punti notevoli trigonomentrici, per l'asse x;
dopo, abbiamo definito le etichette dell'asse x nel frame, per far coincidere i valori segnati con la
griglia (infatti hanno gli stessi valori). Con Epilog abbiamo aggiunto un punto nelle coordinate che
ci eravamo trovati prima, imponendo la dimensione ed il colore. Abbiamo imposto il titolo,
scrivendolo in forma tradizionale (come le formule dei libri), ed impostando la dimensione del
carattere; per finire, ho imposto un grigio chiaro per lo sfondo, e ho cambiato lo stile della funzione,
cambiandone il colore e lo spessore. Notate anche come, a parit di area occupata, le ultime due
immagini appaiano pi piccole, perch nello stessa area hanno dovuto trovare posto anche il titolo,
per l'ultima, e le etichette, per entrambe. Quindi, dopo aver modificato l'immagine che vi interessava,
magari dovete ingrandirla col mouse. Comunque, se sapete trovare il tasto ciccione per accendere il
computer e conoscete il nome dell'aggeggio pacioccoso che tenete in mano per sentirvi Guglielmo
Tell per puntare la freccia che avete nello schermo, allora sapete anche ridimensionare un'immagine,
vero? Detto questo, andiamo a vedere un poco pi a fondo la grafica bidimensionele in Mathematica.
2D Generale
Abbiamo visto come siamo in grado di visualizzare velocemente e personalizzare in maniera repida
ed efficace il layout delle nostre rappresentazioni grafiche. Tuttavia, Mathematica non si ferma al
mero disegno di funzioni. In effetti, possibile praticamente disegnare ogni cosa, con i comandi
giusti. Per esempio, con quale funzione possiamo andare a disegnare dei grafi di flusso, oppure delle
macchine a stati? La rappresentazione di queste figure matematiche bidimensionali va al di l del
semplice (ma potentissimo, ed uno dei miei preferiti) comando Plot.
Vediamo innanzitutto come viene visualizzata la grafica in Mathematica. Per default, ogni grafico
viene visualizzato come disegno eps. Questo formato molto usato nei programmi professionali di
grafica ed impaginazione, come Acrobat, perch rappresenta le immagini in formato vettoriale, e
quindi con una qualit indipendente dalla risoluzione. Una volta creata un'immagine, possiamo
tranquillamente stamparla su un francobollo come su un poster formato A0, senza alcun
decadimento di qualit. Tuttavia, se volete creare immagini abbastanza grandi, dovete ricordare che
lo spessore delle linee rimane costante al variare delle dimensioni, quindi magari vi conviene,
mediante le opzioni, creare linee un poco pi spesse, se devono poter essere viste anche da lontano.
Tuttavia con solo un paio di prove sarete in grado di fare quello che volete, e comunque, la
personalizzazione un aspetto specifico, che dovete provare voi.
Adesso, vediamo come sono rappresentate le figure in Mathematica. Il programma dispone di una
quantit di primitive bidimensionali di default. Le funzioni principali di Mathematica sono due, per i
grafici bidimensionali:
Gr aphi cs[ list] general two-dimensional graphics
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134 Printed by Mathematica for Students
Show[ g
1
, g
2
, ] display several graphics objects combined
Con il comando Graphics definiamo le curve e le forme che ci interessano, mentre con Show
visualizziamo le figure create: se, per esempio, vogliamo creare una linea, prima dobbiamo definire
la primitiva grafica che la rappresenta, e poi dobbiamo visualizzarla:
In[21]:= linea = Graphics@Line@880, 1<, 82, 4<<DD
Out[21]= Gr aphi cs
Come si pu vedere, come output si da un oggetto Graphics. Per visualizzarlo, adesso, basta usare il
comando Show:
In[22]:= Show@lineaD
Out[22]= Gr aphi cs
Alcune primitive che siamo in grado di disegnare sono le
seguenti:
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135 Printed by Mathematica for Students
Poi nt [ {x, y}] punto nella posizione x, y
Li ne[ {{x
1
, y
1
}, {x
2
, y
2
}, }] segmento avente gli estremi nelle coordinate {x
1
,
y
1
}, {x
2
, y
2
},
Rect angl e[ {x
min
, y
min
},
{x
max
, y
max
}]
rettangolo pieno, con angolo inferiore sinistro e
superiore destro specificati
Pol ygon[ {{x
1
, y
1
}, {x
2
,
y
2
}, }]
poligono pieno con le specificate coordinate per i vertici
Ci r cl e[ {x, y}, r] circonferenza di raggio r centrata in x, y
Di sk[ {x, y}, r] cerchio di raggio r ccentrato x, y
Rast er [ {{a
11
, a
12
, },
{a
21
, }, }]
array rettangolare con gli elementi a
i,j
rappresentanti
un valore di scala di grigio compreso fra 0 e 1
Text [ expr, {x, y}] il testo di expr, centrato in x, y

Ci r cl e[ {x, y}, {r
x
, r
y
}] ellisse con semiassi r
x
e r
y

Ci r cl e[ {x, y}, r,
{theta
1
, theta
2
}]
arco circolare con gli angoli specificati
Ci r cl e[ {x, y}, {r
x
,
r
y
}, {theta
1
, theta
2
}]
arcoellittico

Rast er [ array, {{x
min
,
y
min
}, {x
max
, y
max
}}, {z
min
,
array di elementi di grigio fra z
min
e z
max
disegnato
nel rettangolo fra {x
min
, y
min
} e {x
max
, y
max
}
Rast er Ar r ay[ {{g
11
, g
12
,
}, {g
21
, }, }]
array rettangolare in cui ogni cella colorata usando
le direttive grafiche g
ij

Possiamo, quindi, anche definire pi figure assieme, nello stesso comando Show:
In[23]:= cerchio = Graphics@Circle@80, 0<, 0.8DD;
arco =
Graphics@Circle@80.5, 0.5<, 82, 4<, 830 Degree, 150 Degree<DD;
disco = Graphics@Disk@83, 3<, .6DD;
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136 Printed by Mathematica for Students
In[26]:= Show@8cerchio, arco, disco<D
Out[26]= Gr aphi cs
Possiamo anche impostare le opzioni per il comando Show; per esempio, vediamo che nella figura di
prima non abbiamo le stesse proporzioni per i due assi; possiamo correggere questo con l'apposita
opzione:
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137 Printed by Mathematica for Students
In[27]:= Show@%, AspectRatio AutomaticD
Out[27]= Gr aphi cs
In questo modo, abbiamo impostato la stessa scala sia per le ascisse che per le ordinate.
Una volta saputo questo, e vedendo che effettivamente possiamo creare le primitive semplicemente
definendo delle semplici liste di numeri, viene naturale, nelle applicazioni pratiche, usare valori dei
risultati dei nostri calcoli per poter usare efficacemente queste direttive. Per esempio, possiamo
mostrare semplicemente un dente di sega:
In[28]:= dentedisega = Line@Table@8Mod@n, 2D + n, H1L^n<, 8n, 9<DD
Out[28]= Li ne@882, 1<, 82, 1<, 84, 1<,
84, 1<, 86, 1<, 86, 1<, 88, 1<, 88, 1<, 810, 1<<D
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138 Printed by Mathematica for Students
In[29]:= Show@Graphics@dentedisegaD, AspectRatio AutomaticD
Out[29]= Gr aphi cs
In questo esempio, abbiamo prima creato il dente di sega nel seguente modo; abbiamo creato una
lista di coppie di valori con Table, in cui il primo valore, che rappresenta l'ascissa del punto, varia
ogni due valori di n, usando il comando Mod, che restituisce il resto della divisione, sommato ad n.
In questo caso, se per n il resto 1, per n + 1 il resto zero, e quindi rappresentano lo stesso valore,
sommati al numero stesso. Per le ordinate, invece, si posto alternativamente -1 ed 1. Una volta
creata la lista, stato semplice, poi, andare a visualizzare i valori, dove Line, in questo caso, contiene
pi valori estremi, e rappresenta a tutti gli effetti una linea spezzata, invece di invocarla per ogni
segmento.
Anche il comando Plot restituisce un oggetto grafico visualizzabile tramite Show. Si pu capire
perch, oltre all'immagine, entrambi restituiscono il valore Graphics, in modo da far capire che si
tratta, per Mathematica, entrambi di oggetti grafici, e possono essere trattati allo stesso modo.
Supponiamo, per esempio, di utilizzare la seguente funzione:
In[30]:= f@x_D := Sin@2 xD + Sin@3 xD + Sin@4 xD
Possiamo disegnare il grafico, assegnandogli un nome come per qualsiasi altro oggetto in
Mathematica:
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139 Printed by Mathematica for Students
In[31]:= grafico = Plot@f@xD, 8x, 0, 10<D
2 4 6 8 10
- 2
- 1
1
2
Out[31]= Gr aphi cs
Adesso, definiamo una primitiva cerchio:
In[32]:= cerchio = Graphics@Disk@84, 0<, 2DD
Out[32]= Gr aphi cs
E visualizziamole assieme:
In[33]:= Show@cerchio, graficoD
Out[33]= Gr aphi cs
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140 Printed by Mathematica for Students
Gr aphi cs
Possiamo vedere come, in questo caso, la funzione sia trattata come una primitiva grafica come le
altre, e priva, quindi, di assi cartesiani oppure polari.
Possiamo, tramite le direttive grafiche, cambiare anche il colore delle primitive, definendo all'interno
di Graphics, oltre alla figura da visualizzare, anche anche il colore che deve assumere. Possiamo, per
esempio, definire una spirale di cerchi: prima di tutto definiamo la lista dei centri dei cerchi di questa
spirale:
In[34]:= centri = Table@8Sin@nD, Cos@nD< n, 8n, 1, 20, Pi6<D;
Ho semplicemente creato le coordinate dei centri utilizzando le propriet trigonometriche del
cerchio, e per ogni punto ho aumentato il raggio moltiplicandolo per n.
Dopo aver definito i centri, definiamo i raggi dei cerchi:
In[35]:= raggi = Table@n4, 8n, 1, 20, Pi6<D;
Notate come il numero dei valori della lista sia uguale a prima, e questo perch dobbiamo creare
dopo una relazione biunivoca fra questi elementi.
Allo stesso modo, adesso, creiamo la lista dei colori che deve assumere ogni singolo cerchio:
In[36]:= colori = Table@Hue@n40D, 8n, 1, 20, Pi6<D;
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141 Printed by Mathematica for Students
Abbiamo utilizzato la funzione Hue, ma potevamo, allo stesso modo, utilizzare RGBColor oppure
GrayLevel. Ho usato Hue perch permette, come RGBColor, di avere un colore e non un grigio ma,
come GrayLevel, permette di crearlo utilizzando un solo argomento, e non tre come RGBColor.
Tuttavia, dovrete poi utilizzare la funzione che meglio serve per rappresentare i vostri dati. Adesso,
dopo aver creato le liste, andiamo a creare la lista di punti che andremo a visualizzare con il
comando Graphics:
In[37]:= punti = Table@88colori@@nDD, Disk@centri@@nDD, raggi@@nDDD<<, 8n, 37<D;
General::spell1 : Possible spelling error: new symbol
name "punti" is similar to existing symbol "punto". More
In questo modo, ho creato una lista di punti, utilizzando lo stesso indice per ognuno degli elementi,
in modo da associarli nel modo corretto; per ogni elemento di Table, ho usato un elemento Disk ed
un elemento colori. Notate anche come la funzione che definisce il colore, nella lista, debba essere
definito prima del comando che crea la primitiva.
Una volta creati i punti, non ci resta che visualizzarli tramite il comando Show:
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142 Printed by Mathematica for Students
In[38]:= Show@Graphics@puntiD, PlotRange All, AspectRatio AutomaticD
Out[38]= Gr aphi cs
Ah, com' elegante...
Ammetto, come avete capito, che all'inizio un poco difficile utilizzare la grafica in modo adeguato
in Mathematica; questo principalmente perch non esistono pulsanti per le opzioni, e per qualsiasi
cosa vogliamo fare, dobbiamo scrivere un poco di codice. Questo pu essere seccante le prime volte,
ma, una volta imparati quei pochi comandi e opzioni essenziali per ognuno di noi, vi rendererete
conto che scrivere permette un livello di personalizzazione molto pi elevato rispetto alle opzioni
grafiche di altri programmi, e questo perch scrivete voi stessi quello che volete, e non siete limitati
a seguire il modo di pensare di chi ha disegnato l'interfaccia grafica di quel particolare programma.
Un altro comando utile, specialmente per visualizzare facilmente in modo grafico il contenuto di
matrici, il comando Raster. Possiamo, per fare un esempio, definire una matrice nel seguente modo:
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143 Printed by Mathematica for Students
In[39]:= matrice =
Table@Sin@x5D + Sin@y5D + Random@D2, 8x, 0, 80<, 8y, 0, 80<D N;
Adesso, visualizziamola con Graphics:
In[40]:= Show@Graphics@Raster@matriceDD, AspectRatio AutomaticD
Out[40]= Gr aphi cs
Vedete come pi facile guardare il contenuto di questa matrice mediante la rappresentazione
grafica, piuttosto che andare a leggerne gli elementi.
Un altro elemento utile per visualizzare la grafica Rectangle. Abbiamo gi visto che pu servire per
rappresentare rettangoli, ma pi utile sapere che, all'interno di questo rettangolo, possiamo andare a
metterci un'altra direttiva grafica: in questo modo possiamo, per esempio, andare ad annidare due
grafici. Un possibile utilizzo consiste nel visualizzare un grafico assieme ad un suo ingrandimento:
Consideriamo, per esempio, la seguente funzione:
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144 Printed by Mathematica for Students
In[41]:= fun@x_D := Sin@xD Cos@100 xD
Proviamo a disegnarla:
In[42]:= globale = Plot@fun@xD, 8x, 0, 10<, MaxBend 1D
2 4 6 8 10
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[42]= Gr aphi cs
Come possiamo vedere, non molto chiara; vediamo che c' un inviluppo, ma non si vede bene che
la funzione modulata effettivamente un seno. Proviamo adesso a visualizzare un particolare:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
145 Printed by Mathematica for Students
In[43]:= particolare = Plot@fun@xD, 8x, 0, 3<, MaxBend 0,
PlotRange 881.3, 1.7<, 81, 1.<<, PlotPoints 300D
1. 35 1. 4 1. 45 1. 5 1. 55 1. 6 1. 65
- 1
- 0. 75
- 0. 5
- 0. 25
0. 25
0. 5
0. 75
1
Out[43]= Gr aphi cs
Qua possiamo vedere che, opportunamente scalato l'asse x, si vede la funzione modulata, che
effettivamente una sinusoide. Possiamo, adesso, combinare entrambi i grafici in modo da ottenerne
uno unico:
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146 Printed by Mathematica for Students
In[44]:= Show@globale,
Epilog >
Rectangle@86, 1<, 810, 0.3<,
Show@
particolare,
Background Hue@0.7D,
DefaultFont 8"Courier", 7<,
DisplayFunction Identity
D
D,
Background GrayLevel@0.9D,
DisplayFunction $DisplayFunction
D
2 4 6 8 10
- 1
- 0. 5
0. 5
1
1. 351. 41. 451. 51. 551. 61. 65
- 1
- 0. 75
- 0. 5
- 0. 25
0. 25
0. 5
0. 75
1
Out[44]= Gr aphi cs
Possiamo vedere ed apprezzare la formattazioe che ha permesso la creazione di questa immagine:
dopo aver mostrato il grafico principale, abbiamo disegnato il rettangolo, e, dopo aver espresso le
sue coordinate in cui viene disegnato, invece di essere riempito con un colore stato riempito con un
altro grafico, formattato a sua volta. Ho anche scalato il font del grafico pi piccolo, altrimenti
avrebbe avuto la stessa dimensione di quello pi grande, mostrando un brutto effetto. Le opzioni di
DisplayFunction sono necessarie perch, in caso contrario, si sarebbero ottenuti delle immagini
distinte, invece che annidate, e non era l'effetto che volevamo.
Inoltre, il comando Show, ha anche la potenzialit notevole di formattare un grafico senza doverlo
ricalcolare. Quando creiamo un grafico con Plot, Mathematica valuta la funzione per calcolarsi i
punti della funzione, e poi applica la formattazione che abbiamo deciso. Se vogliamo cambiare lo
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
147 Printed by Mathematica for Students
stile del grafico, con Plot siamo costretti a rieseguire il comando, ricalcolandoci tutti i punti, e questo
pu farci perdere tempo se la funzione complicata. Invece, memorizzando il grafico in una
variabile, come abbiamo fatto prima per visualizzarli con Show, possiamo anche modificare la
formattazione senza doverci ricalcolare la funzione, che in effetti gi memorizzata nella variabile:
questo consente di rendere pi veloce il nostro lavoro e, soprattutto, permette di memorizzare le
formattazioni che preferiamo in delle funzioni, e poi usarle a nostro piacimento per tutte le funzioni
che vogliamo, senza dover riscrivere ogni volta il risultato. Questo, per, lo lascio fare a voi, per
vedere se ci riuscite!!!! Mica devo servirvi tutto su un piatto d'argento! E dove siamo, dico io?!?!?!?
Funzioni a due variabili
Anche se probabilmente verr subito voglia di effettuare, per queste funzioni, il grafico
tridimensionale, che comunque faremo subito dopo, interessante notare che Mathematica permette
di visualizzare questo tipo di funzioni anche nel campo 2D, usando differenti tipi di comandi rispetto
a Plot, anche se sono effettivamente simili:
Cont our Pl ot [ f, {x, x
min
,
x
max
}, {y, y
min
, y
max
}]
crea un grafico con contorni di f in funzione di x ed y
Densi t yPl ot [ f, {x, x
min
,
x
max
}, {y, y
min
, y
max
}]
crea un grafico di densit f
Rappresentano su un piano la superfice, dove a diversi valori corrispondono diversi colori, un poco
come succede nelle cartine geografiche fisiche, possiamo vedere il seguente esempio, per capirne il
funzionamento:
In[45]:= f@x_, y_D := BesselJ@1, Sqrt@x^2 + y^2DD
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148 Printed by Mathematica for Students
In[46]:= ContourPlot@f@x, yD, 8x, 10, 10<, 8y, 10, 10<D
- 10 - 5 0 5 10
- 10
- 5
0
5
10
Out[46]= Cont our Gr aphi cs
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
149 Printed by Mathematica for Students
In[47]:= DensityPlot@f@x, yD, 8x, 10, 10<, 8y, 10, 10<D
- 10 - 5 0 5 10
- 10
- 5
0
5
10
Out[47]= Densi t yGr aphi cs
Possiamo vedere come, nei due casi, le funzioni rappresentino i dati in modo diverso, anche se
simile; nel primo caso effettivamente vengono create delle curve a valori costanti per la funzione.
Per poter creare questo tipo di grafico, la funzione viene calcolata in maniera 'iterativa' da
Mathematica. Nel secondo caso, invece, il programma si limita a calcolare la funzione al centro delle
coordinate dei quadratini, e li rappresenta come farebbe il comando Raster, con la differenza che in
questo caso, di default, viene anche visualizzata la griglia, cosa che comunque possiamo
tranquillamente evitare mediante l'opportuna opzione. Inoltre, sempre di default, Mathematica colora
i grafici con tonalit di scala di grigi, con i valori pi chiari corrispondenti ai valori pi elevati. Ed,
anche in questo caso, siamo in grado di cambiare le cose giocando con le opzioni. Per esempio,
possiamo manipolare il secondo grafico, per poter ottenere un'immagine, secondo me, pi
accattivante:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
150 Printed by Mathematica for Students
In[48]:= DensityPlot@f@x, yD, 8x, 10, 10<, 8y, 10, 10<,
Mesh False,
PlotPoints 200,
ColorFunction Hue
D
- 10 - 5 0 5 10
- 10
- 5
0
5
10
Out[48]= Densi t yGr aphi cs
Quello che stato fatto, in questo caso, stato nascondere le linee della griglia, con MeshFalse;
poi abbiamo aumentato il numero di quadrati della griglia, rendendoli pi piccoli e quindi
l'immagine risulta pi definita, anche se naturalmente aumenta il tempo e la memoria impiegati;
questo con l'opzione PlotPoints200. Ho anche modificato, mediante l'opzione
ColorFunctionHue, anche il tipo di colorazione, che quindi non pi in scala di grigi, ma in
tonalit di colore (ricordo che Hue definisce un colore con i tre valori tonalit, luminosit e
saturazione). Le opzioni, in questo caso, sono simili, fra di loro e con Plot, tranne alcuni come Mesh,
appunto. Quindi vedetevi il manuale e giocateci un poco, perch a volte permettono una
rappresentazione, magari meno scenografica, ma pi chiara e diretta dei grafici tridimensionali. Non
sempre, per!!! :-)
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
151 Printed by Mathematica for Students
Introduzione al 3D
Quasi tutto quello che abbiamo applicato al 2D pu essere applicato anche, con le opportune
modifiche ed osservazioni, anche al caso 3D. Per tracciare grafici tridimensionali, il comando
principale da usare Plot3D:
Pl ot 3D[ f, {x, x
min
, x
max
},
{y, y
min
, y
max
}]
crea un grafico tridimensionale di f in funzione
delle variabili x ed y
In questo caso, la funzione molto simile a quella gi vista Plot, con l'accortezza di tener conto
anche della seconda variabile:
In[49]:= f@x_, y_D := BesselJ@1, Sqrt@x^2 + y^2DD
In[50]:= Plot3D@f@x, yD, 8x, 10, 10<, 8y, 10, 10<D
- 10
- 5
0
5
10
- 10
- 5
0
5
10
- 0. 2
0
0. 2
0. 4
0. 6
10
- 5
0
5
Out[50]= Sur f aceGr aphi cs
Come possiamo vedere, la sintassi effettivamente molto simile: anche Plot3D ha un considerevole
numero di opzioni. Ne ha anche qualcuna in pi, per tener conto, per esempio, del punto di vista del
grafico e delle luci in gioco:
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152 Printed by Mathematica for Students
In[51]:= Options@Plot3DD
Out[51]= 8Ambi ent Li ght Gr ayLevel @0D, Aspect Rat i o Aut omat i c, Axes Tr ue,
AxesEdge Aut omat i c, AxesLabel None, AxesSt yl e Aut omat i c,
Backgr ound Aut omat i c, Boxed Tr ue, BoxRat i os 81, 1, 0. 4<,
BoxSt yl e Aut omat i c, Cl i pFi l l Aut omat i c, Col or Funct i on Aut omat i c,
Col or Funct i onScal i ng Tr ue, Col or Out put Aut omat i c, Compi l ed Tr ue,
Def aul t Col or Aut omat i c, Def aul t Font $Def aul t Font ,
Di spl ayFunct i on $Di spl ayFunct i on, Epi l og 8<, FaceGr i ds None,
For mat Type $For mat Type, Hi ddenSur f ace Tr ue, I mageSi ze Aut omat i c,
Li ght i ng Tr ue, Li ght Sour ces 8881. , 0. , 1. <, RGBCol or @1, 0, 0D<,
881. , 1. , 1. <, RGBCol or @0, 1, 0D<, 880. , 1. , 1. <, RGBCol or @0, 0, 1D<<,
Mesh Tr ue, MeshSt yl e Aut omat i c, Pl ot 3Mat r i x Aut omat i c,
Pl ot Label None, Pl ot Poi nt s 25, Pl ot Range Aut omat i c,
Pl ot Regi on Aut omat i c, Pr ol og 8<, Shadi ng Tr ue,
Spher i cal Regi on Fal se, Text St yl e $Text St yl e,
Ti cks Aut omat i c, Vi ewCent er Aut omat i c,
Vi ewPoi nt 81. 3, 2. 4, 2. <, Vi ewVer t i cal 80. , 0. , 1. <<
Anche in questo caso ci sono numerose opzioni, e adesso le elenchiamo come prima, stavolta
evitando di dover spiegare quelle gi viste, e concentrandosi pi su quelle nuove. Se volete sapere
pure il sognificato di quelle di cui ometter la spiegazione, andate a rivedervi le opzioni di Plot:
AmbientLight: definisce la quantit di illuminazione ambiente di un grafico tridimensionale, oltre al
colre di questa luce. Sicuramente chi avr fatto almeno una volta grafica 3D conoscer bene questo
concetto. Si usa definendo una delle funzioni colore come Hue o RGBColor e specificando un
colore, che verr usato come luce ambiente.
AspectRatio: vedi Plot
Axes: vedi Plot
AxesEdge: definisce in quali lati della 'scatola' che contiene il grafico tridimensionale devono essere
disegnati gli assi; si definisce la lista 88dir
y
, dir
z
<, 8dir
x
, dir
z
<, 8dir
x
, dir
y
<<, dove i valori,
che possono essere +o -1, specificano se gli assi devono essere disegnati negli spigoli con valori pi
grandi o pi piccoli della coordinata corrispondente. Un elemento della lista pu essere sostituito da
Automatic.
AxesLabel: vedi Plot
AxesStyle: vedi Plot
Background: vedi Plot
Boxed: specifica se il grafico deve oppure no essere contenuto in una scatola, visualizzandone gli
spigoli. Pu essere, naturalmente, True oppure False.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
153 Printed by Mathematica for Students
BoxRatios: definisce le proporzioni fra le varie coordinate x, y, z del grafico, deformando la scatola
in cui contenuto. Si usa definendo una lista di tre valori che specificano il rapporto fra le tre
dimensioni.
BoxStyle: specifica lo stile con ciu devono essere disegnati gli spigoli della scatola. Di solito gli si
assegna un colore e/o uno spessore.
ClipFill: con questa opzione si decide se, quando il grafico non viene contenuto interamente
dall'asse z, le zone in cui il grafico tagliato perch fuori dai margini, deve essere lasciato vuoto,
oppure riempito con zone. Si utilizza None, oppure una lista di due colori, che definiscono il colore
del grafico tagliato in alto ed in basso.
ColorFunction: vedi Plot
ColorFunctionScaling: un parametro booleano che definisce se la funzione dei colori del grafico
deve essere scalata in modo da essere contenuta fra 0 ed 1, in modo da utilizzare tutta la scala di
colori della funzione.
ColorOutput: vedi Plot
Compiled: vedi Plot
DefaultColor: vedi Plot
DefaultFont: vedi Plot
DisplayFunction: vedi Plot
Epilog: vedi Plot
FaceGrids: specifica se devono essere visualizzate o meno le griglie nelle facce della scatola che
contiene il grafico. Settato su All definisce tutte le griglie, altrimenti bisogna specificare le facce.
Inoltre possibile personalizzare la griglia come nel caso del comando Plot.
FormatType: vedi Plot
HiddenSurface: con questa opzione decidiamo se visualizzare o meno le facce nascoste; settato su
False, permette di rendere il grafico 'trasparente'.
ImageSize: vedi Plot
Lighting: con questa opzione booleana decidiamo se visualizzare o meno le luci per la superfice.
LightSources: definisce una lista di luci che verranno usate nel grafico. ogni elemento una lista a
sua volta, conenente come primo elemento una lista di tre numeri che definiscono le coordinate della
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
154 Printed by Mathematica for Students
luce, e come secondo elemento il colore stesso della luce. Questa opzione una delle prime da
cambiare, se volete modificare l'aspetto del grafico.
Mesh: definisce se visualizzare o meglio le linee che compongono la mesh del grafico
tridimensionale.
MeshStyle: definisce lo stile delle linee della mesh del grafico
Plot3Matrix: non usare questa opzione. Si mantiene solo per compatibilit con le vecchissime
versioni di Mathematica. Neanch'io so cosa faccia questa opzione, e vivo benissimo senza saperlo.
PlotLabel: vedi Plot
PlotPoints: vedi Plot, ma qui ricordo che definisce il numero di punti in cui viene diviso ognuno dei
due assi x ey in cui viene calcolata la funzione. Aumentare questo valore aumenter la definizione
del grafico.
PlotRange: vedi Plot
PlotRegion: vedi Plot
Prolog: vedi Plot
Shading: definisce se la superfice debba essere o meno illuminata.
SphericalRegion: questa opzione specifica se l'immagine finale debba essere scalata in modo che
una sfera che contenga interamente la funzione sia visibile (teoricamente) nella figura. Alquanto
inutile...
TextStyle: vedi Plot
Ticks: vedi Plot
ViewCenter: scala l'immagine in modo che il punto selezionato appaia al centro dell'immagine
stessa. Questa opzione scala interamente il grafico, con assi e tutto quanto.
ViewPoint: definisce il punto di vista nello spazio tridimensionale dal quale si guarda il grafico.
rappresenta un'altra della opzioni pi utilizzate per modificare l'aspetto del grafico.
ViewVertical: specifica, mediante una lista di tre valori, qual' la direzione nello spazio del grafico
che deve apparire verticale nell'immagine finale. permette, in poche parole, di ruotare il grafico.
Vediamo di fare un esempio concreto di qualcuna di queste opzioni. Definiamo una funzione
sempilce, per adesso:
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155 Printed by Mathematica for Students
In[52]:= f@x_, y_D := Exp@Sqrt@x^2 + y^2DD
Adesso, visualizziamola:
In[53]:= Plot3D@f@x, yD, 8x, 3, 3<, 8y, 3, 3<D
- 2
0
2
- 2
0
2
0
0. 2
0. 4
- 2
0
2
Out[53]= Sur f aceGr aphi cs
Come possiamo vedere, abbiamo la funzione che risulta 'tagliata' sopra. Possiamo vederlo meglio se
usiamo l'opzione ClipFill:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
156 Printed by Mathematica for Students
In[54]:= Show@%, ClipFill NoneD
- 2
0
2
- 2
0
2
0
0. 2
0. 4
- 2
0
2
Out[54]= Sur f aceGr aphi cs
Ah! Adesso si vede che effettivamente c' un buco!!! E vedete anche come posso ridisegnare il
grafico semplicemente usando il comando Show, evitando di dover calcolare tutti i punti. Adesso,
voglio visualizzarlo completamente, ed, in aggiunta, voglio eliminare la mesh e rendere il grafico pi
dettagliato:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
157 Printed by Mathematica for Students
In[55]:= Plot3D@f@x, yD, 8x, 3, 3<, 8y, 3, 3<,
Mesh False,
PlotPoints 80,
PlotRange 8Automatic, Automatic, 80, 1<<D
- 2
0
2
- 2
0
2
0
0. 25
0. 5
0. 75
1
- 2
0
2
Out[55]= Sur f aceGr aphi cs
Adesso si vede che, effettivamente, la curva pi ripida di quanto ci si aspettasse ad una prima
occhiata del primo grafico tagliato. Proviamo a cambiare le luci, ed ad eliminare la scatola che lo
racchiude. Inoltre, cambieremo anche punto di vista
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
158 Printed by Mathematica for Students
In[56]:= Show@%,
LightSources 8883, 4, 3<, Hue@0.1D<, 883, 3, 4<, Hue@0.7D<<,
Boxed False,
Axes None
ViewPoint > 80.894, 3.078, 1.083<
D
Out[56]= Sur f aceGr aphi cs
Come possiamo vedere, anche se si tratta della stessa funzione, abbiamo ottenuto un aspetto alquanto
diverso da quello di partenza, e questo giocando soltanto con alcune delle opzioni disponibili.
In generale possibile, come nel caso bidimensionale, andare a disegnare contemporaneamente pi
superfici ma questo, a meno di casi specifici, sconsigliabile, o almeno io lo sconsiglio, perch se
non si sa bene quello che si vuole ottenere, si rischia di ottenere un'immagine confusa e non chiara,
soprattutto a causa di porzioni di superfici che rimangono invariabilmente scoperte. Anche perch, in
questo caso, non sempre possibile visualizzare correttamente i risultati.
Qua, infatti, sento personalmente una delle mancanze di questo programma rispetto a Matlab, ovvero
la possibilit di ruotare in tempo reale, col mouse, un grafico 3D. Questo ha un suo perch,
ovviamente. Mathematica genera, una volta calcolati i dati, non un'immagine tridimensionale vera e
propria, ma un'immagine bidimensionale in formato Encapsulated PostScript, che rappresenta il
grafico tridimensionale. Tuttavia, l'immagine rimane bidimensionale a tutti gli effetti, con l'ovvia
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
159 Printed by Mathematica for Students
conseguenza dell'impossibilit di rotazione senza ricalcolo. Tuttavia questo permette di elaborare le
immagini, sovrapporle e modificarne l'aspetto con i semplici e potenti comandi che abbiamo
imparato, magari con un notevole risparmio di tempo e con la possibilit, per esempio, di
sovrapporre un'immagine bidimensionale ad una tridimensionale. Questo permette di ottenere un
layout pi professionale e pi personalizzabile. Ma se solo ci fosse pure la rotazione in tempo
reale!!!! Ah, non mi accontento mai...
Bisogna anche vedere come, effettivamente, avendo memorizzato il grafico tridimensionale in una
variabile, i valori calcolati sono disponibili anche per le altre visualizzazioni. Per esempio, posso
avere:
In[57]:= graf = Plot3D@10 Sin@x^2 + Sin@yD^2D,
8x, 10, 10<, 8y, 10, 10<, PlotPoints 200, Mesh FalseD
- 10
- 5
0
5
10
- 10
- 5
0
5
10
- 10
- 5
0
5
10
10
- 5
0
5
Out[57]= Sur f aceGr aphi cs
Adesso, possiamo anche visualizzare il grafico di densit, che mostra il grafico in maniera pi chiara
di quanto possa fare il grafico tridimensionale, pur modificando punto di vista e colori:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
160 Printed by Mathematica for Students
In[58]:= Show@DensityGraphics@grafDD
- 10 - 5 0 5 10
- 10
- 5
0
5
10
Out[58]= Densi t yGr aphi cs
che, secondo me, da un'idea pio chiara del comportamento della funzione. Una volta impratichiti
con le opzioni e le visualizzazioni, trovare il modo pi elegante ed efficace di visualizzare dati sar
una bella sfida, e non vi accontenterete mai, cercando sempre di meglio. D'altronde, qua dove la
scienza finisce e dove inizia la sensibilit e la forma artistica e personale di ognuno, dove ci
possiamo esprimere individualmente al meglio. Non commettete l'errore di essere asettici.
L'obiettivit importante, ma l'aridit rende difficile e poco interessante anche il pi utile dei lavori!
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
161 Printed by Mathematica for Students
Visualizzazione dati
Quando si tratta di visualizzare funzioni, si tratta semplicemente di inserire le formule che ci
interessano, e vedere come si comportano. Dobbiamo invece agire diversamente (ma non di molto),
quando si tratta di visualizzare dati numerici. Infatti, capita molto spesso di dover interpretare dei
dati sperimentali visualizzandoli in maniera opportuna. Questi devono usare, quindi, diversi comandi
rispetto a quelli per il tracciamento delle funzioni, anche se, in verit, sono molto simili:
Li st Pl ot [ {y
1
, y
2
, }] disegna il grafico dei dati y
1
, y
2
, ... per valori di x pari
a 1, 2, ...
Li st Pl ot [ {{x
1
, y
1
}, {x
2
,
y
2
}, }]
disegna i punti Hx
1
,y
1
L, ...
Li st Pl ot [ list, Pl ot J oi ned
- >Tr ue]
unisce i punti con delle linee
Li st Pl ot 3D[ {{z
11
, z
12
,
}, {z
21
, z
22
, }, }]
crea un grafico tridimensionale dove la mesh rappresenta
i valori z
yx
della matrice
Li st Cont our Pl ot [ array] crea un grafico di contorno con curve di livello
Li st Densi t yPl ot [ array] crea un grafico di densit
Naturalmente, per ora creeremo sempre le nostre liste a partire da funzioni. Vedremo pi avanti
come fare per importare dati esterni nel programma. Possiamo cominciare a vedere come si
rappresenta una lista di dati:
In[59]:= lista = Table@Abs@RiemannSiegelTheta@x2DD, 8x, 50<D;
Una volta creata la lista di dati, possiamo visualizzarla:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
162 Printed by Mathematica for Students
In[60]:= ListPlot@listaD
10 20 30 40 50
1
2
3
4
Out[60]= Gr aphi cs
Come possiamo vedere, in questo caso vediamo solamente dei punti che rappresentano i dati. Se
volessimo un grafico a linea, dovremmo utilizzare l'opzione corretta, che abbiamo visto sopra:
In[61]:= grafico1 = ListPlot@lista, PlotJoined TrueD
10 20 30 40 50
1
2
3
4
Out[61]= Gr aphi cs
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
163 Printed by Mathematica for Students
Possiamo vedere come sia relativamente semplice visualizzare dati ed, inoltre, questi comandi hanno
le stesse opzioni di quelli usati per le funzioni. Possiamo vedere anche come si comportano i grafici
di dati tridimensionali, e per farlo occorre definire una matrice di valori che devono essere
visualizzati:
In[62]:= lista3D = Table@BesselJ@0, Sqrt@Hx3L^2 + Hy3L^2DD + Random@D10,
8x, 0, 60<, 8y, 0, 60<D;
In[63]:= ListPlot3D@lista3DD
20
40
60
20
40
60
- 0. 25
0
0. 25
0. 5
0. 75
20
40
Out[63]= Sur f aceGr aphi cs
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164 Printed by Mathematica for Students
In[64]:= Show@DensityGraphics@%D, Mesh FalseD
0 10 20 30 40 50 60
0
10
20
30
40
50
60
Out[64]= Densi t yGr aphi cs
Come potete vedere, la visualizzazione di dati non niente di complicato, ammesso che si sia capito
come funzionano i comandi corrispondenti per il tracciamento delle funzioni. Si tratta solo di
sperimentare e, una volta che vi siete impratichiti, di provare ad elaborare dei dati reali, magari di cui
conoscete gi risultati et similia, per essere sicuri di avere i risultati corretti.
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165 Printed by Mathematica for Students
Grafici parametrici
A volte non sufficiente usare i comandi sopra elencati, perch alcune tipologie di grafico, come
appunto questi parametrici, non sono visualizzabili direttamente come funzioni ad una oppure a due
variabili, e questo perch dipendono da essa (o da esse), sia i valori dell'ascissa che quelli
dello'ordinata. Per questi tipi di grafici esistono appositi comandi:
Par amet r i cPl ot [ {f
x
, f
y
},
{t, t
min
, t
max
}]
crea un grafico parametrico
Par amet r i cPl ot [ {{f
x
, f
y
},
{g
x
, g
y
}, }, {t, t
min
, t
max
}]
disegna assieme diversi grafici parametrici
Par amet r i cPl ot [ {f
x
, f
y
},
{t, t
min
, t
max
}, Aspect Rat i o
- >Aut omat i c]
conserva le proporzioni della funzione parametrica

Par amet r i cPl ot 3D[ {f
x
,
f
y
, f
z
}, {t, t
min
, t
max
}]
crea il grafico di una superfice parametrica
Par amet r i cPl ot 3D[ {f
x
,
f
y
, f
z
}, {t, t
min
, t
max
}, {u,
u
min
, u
max
}]
indoviaindovinello
Par amet r i cPl ot 3D[ {f
x
, f
y
,
f
z
, s}, ]
disegnaquellapartedi
superficeconcordeconl'equaziones
Par amet r i cPl ot 3D[ {{f
x
,
f
y
, f
z
}, {g
x
, g
y
, g
z
}, },
disegna assieme diverse superfici
Vediamo un esempio classico di curve parametriche, ovvero le figure di Lissajouis:
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166 Printed by Mathematica for Students
In[65]:= lissajouis = ParametricPlot@8Sin@3 xD, Cos@7 xD<, 8x, 0, 2.2 Pi<D
- 1 - 0. 5 0. 5 1
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[65]= Gr aphi cs
Potete vedere come abbiamo definito la lista delle due funzioni, e poi si siano disegnati i punti e la
funzione mediante il parametro x: dalla scala del grafico possiamo vedere come, in realt, il rapporto
non sia 1:1. Possiamo correggerlo o ridisegnando la curva, oppure usando Show:
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167 Printed by Mathematica for Students
In[66]:= Show@%, AspectRatio AutomaticD
- 1 - 0. 5 0. 5 1
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[66]= Gr aphi cs
Vediamo come ora le proporzioni siano corrette: dato che in questo caso entrambi gli assi sono
funzione di un parametro, la scala uguale o definita da voi in modo specifio pu essere di maggiore
aiuto rispetto al caso di funzione normale, per capirne l'andamento e quello che sta dietro ad esso.
Anche in questo caso possiamo formattare la funzione come pi ci aggrada:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
168 Printed by Mathematica for Students
In[67]:= ParametricPlot@8Sin@3 xD, Cos@7 xD<, 8x, 0, 2.2 Pi<,
Background GrayLevel@0.4D,
PlotStyle Thickness@.01D,
AspectRatio Automatic
D
- 1 - 0. 5 0. 5 1
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[67]= Gr aphi cs
Ormai siete talmente bravi e 'pumatusi' da non dovervi spiegare come abbia ottenuto il risultato,
vero? Scommetto che lo sapete fare anche ad occhi chiusi, mangiando una pizza con una mano e con
il computer alle spalle, come ho fatto io...
Per i grafici parametridi 3D le cose sono molto simili, considerando anche il fatto che ci sono due
tipi di grafici: le curve parametriche e le superfici parametriche. La differenza principale consiste nel
fatto che nel primo caso occorre soltanto un parametro, mentre nel secondo ne occorrono
(indovinate?) due: possiamo definire, per cominciare, una curva parametrica:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
169 Printed by Mathematica for Students
In[68]:= ParametricPlot3D@8Sin@7 xDx, Cos@7 xDx, x6<, 8x, 1, 9<,
PlotPoints 700,
DefaultColor Hue@.7D,
BoxStyle RGBColor@0, 1, 1D,
Axes None
D
Out[68]= Gr aphi cs3D
Notate come abbia anche applicato una formattazione: ormai i grafici puramente neri non sono pi
cos attraenti, una volta imparate le opzioni!!!
Se, invece, abbiamo bisogno di disegnare una superfice, dobbiamo considerare anche l'altro
parametro, e da curva si ottiene una superfice:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
170 Printed by Mathematica for Students
In[69]:= ParametricPlot3D@
8Sin@7 xDHx yL, Cos@7 xDHx yL, x6<, 8x, 1, 9<, 8y, 1, 5<,
PlotPoints 8400, 10<,
BoxRatios 81, 1, 1.7<,
LightSources 8883, 4, 3<, Hue@0.1D<, 883, 3, 4<, Hue@0.3D<<,
Boxed False,
AxesEdge 881, 1<, 81, 1<, 81, 1<<
D
- 0. 2
0
0. 2
- 0. 2
0
0. 2
0
0. 5
1
1. 5
- 0. 2
0
0 2
0
0.
1
Out[69]= Gr aphi cs3D
Come possiamo vedere, abbiamo ottenuto la curva parametrica che volevamo in quattro e quattr'otto
(d'altronde, la matematica non un opinione). Quello che succede nel disegno di curve
parametriche il seguente: si fissa il secondo parametro, in questo caso y, e si disegna la curva
parametrica corrispondente in x: dopo averla disegnata, si incrementa il valore y, e si disegna la
seconda curva parametrica corrispondente. A questo punto, si uniscono i punti aventi lo stesso
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
171 Printed by Mathematica for Students
parametro x, per avere una striscia di poligoni, e poi si procede ad oltranza, fino ad avere la
rappresentazione completa della curva. Questo il modo di disegnarle, semplice ed efficace. Notate
anche come abbia dovuto incrementare il numero di punti per avere una rappresentazione dettagliata,
e come, dato che ho bisogno di due parametri, i valori dei punti di disegno in PlotPoints sia definito
da una lista di due valori, uno per il primo parametro, e l'altro per il secondo.
Possiamo parametrizzare anche i solidi, come, per esempio, la classica e sottovalutata sfera:
In[70]:= sfera = ParametricPlot3D@8Cos@xD Cos@yD, Sin@xD Cos@yD, Sin@yD<,
8x, 0, 2 Pi<, 8y, Pi2, Pi2<,
Boxed False,
Axes None,
AmbientLight Yellow
D
Out[70]= Gr aphi cs3D
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172 Printed by Mathematica for Students
Qua potete notare un'altra cosuccia interessante, fra le opzioni: riuscite a vederla? Mathematica ha
nel suo delicato e complicato pancino delle costanti con nomi di colore, che rappresentano appunto il
colore specificato, senza doverlo andare a scrivere come funzione di Hue oppure di RGBColor. Sono
presenti tutti i colori pi comuni, considerando sempre i loro nomi inglesi.
In[71]:= sfera1 = ParametricPlot3D@8Cos@xD Cos@yD, Sin@xD Cos@yD, Sin@yD<,
8x, 0, 2 Pi<, 8y, Pi2, Pi2<,
Boxed False,
Axes None,
AmbientLight Yellow,
LightSources 8881.3, 2.4, 2.<, RGBColor@1, 1, 1D<<
D;
sfera2 =
sfera = ParametricPlot3D@8Cos@xD Cos@yD, Sin@xD Cos@yD, Sin@yD<,
8x, 0, 2 Pi<, 8y, Pi2, Pi2<,
Boxed False,
Axes None,
AmbientLight Orange,
LightSources 8881.3, 2.4, 2.<, RGBColor@.4, .4, .4D<<
D;
sfera3 =
sfera = ParametricPlot3D@8Cos@xD Cos@yD, Sin@xD Cos@yD, Sin@yD<,
8x, 0, 2 Pi<, 8y, Pi2, Pi2<,
Boxed False,
Axes None,
AmbientLight Blue,
LightSources 8881.3, 2.4, 2.<, RGBColor@1, 1, 1D<<
D;
sfera4 =
sfera = ParametricPlot3D@8Cos@xD Cos@yD, Sin@xD Cos@yD, Sin@yD<,
8x, 0, 2 Pi<, 8y, Pi2, Pi2<,
Boxed False,
Axes None,
AmbientLight Brown,
LightSources 8881.3, 2.4, 2.<, RGBColor@.4, .4, .4D<<
D;
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173 Printed by Mathematica for Students
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174 Printed by Mathematica for Students
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175 Printed by Mathematica for Students
In[75]:= Show@GraphicsArray@88sfera1, sfera2<, 8sfera3, sfera4<<,
GraphicsSpacing 0DD
Out[75]= Gr aphi csAr r ay
Vediamo qua le sfere colorate in modo diverso dall'AmbientLight. Notate come, per far notare
meglio il colore, sia stato necessario ridefinire le luci di default di Mathematica, che sono colorate e
quindi falsificavano il vero colore della luce ambiente. Le figure, di default, non hanno colorazione
di superfice, per cui in questo caso il colore effettivo visualizzato corrisponde a quello della luce
ambiente. Non vi ho spiegato prima GraphicsArray, ma credo che non ci sia bisogno di spiegazioni.
D'altronde, come vi ho detto innumerevoli volte, il manuale on-line indispensabile, quindi
leggetelo e, ogni volta che lo farete, scoprirete sempre cose nuove... Altro che "La Storia Infinita"!!!
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
176 Printed by Mathematica for Students
Suoni
La parte riguardante i suoni, lo ammetto, una di quelle che conosco meno in assoluto di
Mathematica, perch personalmente non ho mai avuto modo di usarla. Quindi, quello che dir
saranno solamente le nozioni base. Prima di tutto, come per il caso dei grafici, possiamo decidere se
creare un suono da una funzione matematica, oppure da una lista di dati campionati. Per i due casi, ci
sono funzioni distinte, anche se simili:
Pl ay[ f, {t, 0, t
max
}] genera un suono di ampiezza f come funzione del tempo
t espresso in secondi

Li st Pl ay[ {a
1
, a
2
, }, Sampl e
Rat e - >r]
generaunsuonoa partiredallalistadi dati campionati,
conil Ratespecificato
Possiamo molto facilmente definire delle armoniche, usando le funzioni sinusoidali:
In[76]:= Play@Sin@500 Pi tD, 8t, 0, 1<D
Out[76]= Sound
Possiamo vedere come, oltre al suono (che naturalmente non potete sentire, ma se eseguite il
comando lo sentirete), viene rappresentato anche un grafico con il campionamento del suono. Notate
come, nell'indicatore di cella a lato, compare una piccola frecca nella parte superiore. In questo
modo, facendo doppio clic sulla freccia, allora il suono riparte, senza bisogno di dover rieseguire il
comando.
Possiamo anche definire deli suoni pi complicati come, in questo caso, l'accordo di do:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
177 Printed by Mathematica for Students
In[77]:= Play@
Sin@526 tD +
Sin@526 2
13
tD +
Sin@526 2
712
tD +
Sin@1052 tD,
8t, 0, 1<
D
Out[77]= Sound
Un altro aspetto interessante il fatto che Mathematica in grado anche di generare audio
multicanale, generando una lista di funzione, una per ogni canale:
In[78]:= suono1@t_D := Sin@4000 Pi tD + Sin@3990 Pi tD
In[79]:= suono2@t_D := Sin@4000 Pi tD + Sin@3990 Pi t + PiD
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
178 Printed by Mathematica for Students
In[80]:= Play@8suono1@tD, suono2@tD<, 8t, 0, 1<D
Out[80]= Sound
Possiamo vedere come, in questo caso, oltre al campionamento si vede che ogni singolo canale
rappresentato da un colore diverso. Non ho sinceramente provato il suono con pi canali, ma magari
voi siete tanto gentili da provare e farmi sapere, vero? Chi lo sa se con gli opportuni comandi
Mathematica pure in grado di gestire suono surround...
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
179 Printed by Mathematica for Students
Importazione ed
esportazione
Introduzione
Abbiamo visto le potenzialit di Mathematica per quanto riguarda il calcolo simbolico e numerico.
Tuttavia, nonostante abbiamo imparato a fare un sacco di cose, ci siamo limitati a lavorare sempre
all'interno del programma. Molte volte, invece (poche, a dire il vero, se siamo studenti), capita di
dover effettuare delle elaborazioni su dei dati acquisiti esternamente al programma, oppure vogliamo
esportare i dati in modo che possano essere utilizzati da altri programmi. Lo scambio dei dati fra
programmi un concetto importante da imparare, specie se bisogna lavorare molto al calcolatore per
elaborare e sviluppare le opportune ricerche. Per esempio, si usa un programma in C ideato da
un'altra persona, per effettuare una simulazione, salvando i risultati in un file, e dopo si vogliono
importare questi dati per vedere se effettivamente sono come ce li aspetiamo. oppure, magari,
potremmo usare i dati derivati da un oscilloscopio campionatore per effettuare analisi che
l'oscilloscopio non in grado di eseguire, per esempio se non in grado di effettuare la trasformata
di Fourier dei campioni (anche se probabilmente riesce a farlo se anche solo sufficiente come
strumento, ma parlo solo di esempi). Le applicazioni sono tutte importanti, e Mathematica le gestisce
praticamente tutte, da entrambi i sensi. Vediamo, quindi, cosa possiamo fare per elaborare con
Mathematica i nostri dati.
Importazione
Mathematica in grado di importare una quantit di file di diverso formato: file di testo, immagini e
quant'altro. Esiste una variabile di sistema che elenca tutti i possibili formati di file che si possono
importare:
$ImportFormats
8AI FF, APS, AU, Bi t , BMP, Byt e, Char act er 16, Char act er 8, Compl ex128,
Compl ex256, Compl ex64, CSV, DI COM, DI F, Dump, DXF, EPSTI FF,
Expr essi on, Expr essi onML, FI TS, GI F, Har wel l Boei ng, HDF, HDF5,
I nt eger 128, I nt eger 16, I nt eger 32, I nt eger 64, I nt eger 8, J PEG, Li nes,
Li st , MAT, Mat hML, MGF, MPS, MTX, NB, Not ebookML, PBM, PCX, PGM,
PNG, PNM, PPM, Real 128, Real 32, Real 64, SDTS, SND, STL, St r i ng,
Symbol i cXML, Tabl e, Ter mi nat edSt r i ng, Text , TI FF, TSV, Uni codeText ,
Unsi gnedI nt eger 128, Unsi gnedI nt eger 16, Unsi gnedI nt eger 32,
Unsi gnedI nt eger 64, Unsi gnedI nt eger 8, WAV, Wor ds, XBi t map, XLS, XML<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
180 Printed by Mathematica for Students
Fra i molti che non conosco neanch'io, potete notare i formati pi conosciuti, come BMP, J PEG,
WAV, Text, e, importante soprattutto per la compatibilit con i programmi pi moderni, XML.
Questa lista ovviamente dipende dalla versione del programma posseduta (la mia la 5.1), ma la
maggior parte dei file pi comuni rimane invariata.
Il comando usato per importare dei dati il seguente:
I mpor t [ " file" , " Tabl e"] importa una tavola di dati da un file
La seconda opzione dice in particolar modo al programma in quale modo sono organizzati i file nel
file. Per i file di testo le opzioni pi comuni sono:
CSV: valori tabulari separati da una virgola.
Lines: linee di testo.
List: linee che sono formate pi valori.
Table: matrice bidimensionale di numeri oppure stringhe.
Text: strnga di caratteri ordinari.
TSV: tabella di testo con valori separati da tabulazione.
UnicodeText: stringhe di caratteri Unicode di 16 bit.
Words: parole separate da spazi o da ritorni a capo.
XLS: formato di foglio di calcolo di Excel.
Supponiamo di voler importare una lista di dati:
Come potete vedere, l'importazione di un'immagine cosa alquanto semplice e rapida
dati = Import@"D:\\Documenti\\dati.txt", "List"D
812312, 124314, 1312, 3123, 123, 123, 1, 41, 4, 35, 4, 543,
635, 67, 5735, 3, 524, 52, 6, 264, 2, 62, 46, 53, 4, 23, 542<
Prima di continuare, notate come sono definiti i percorsi di file in Mathematica: infatti, usa una
notazione propria, che indipendente dalla macchina e dal sistema operativo che si sta usando. Per
poter importare un file, necessario il percorso assoluto, a meno che non si trovi nella cartella del
programma, cosa che fra l'altro vi sconsiglio di fare. Meglio tenere sempre separati programmi e
dati, come chiunque in vita sua ha provato almeno una volta a fare un backup sa bene. Per
semplificarvi la vita, potete usare la voce di men del programma Input->Get File Path, che vi scrive
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
181 Printed by Mathematica for Students
direttamente il percorso quando scegliete il file da una finestra di Esplora Risorse. Detto questo,
possiamo andare avanti...
Come possiamo vedere, abbiamo appena importato il nostro file, con i valori contenuti in esso
raggruppati nella lista:
ListPlot@dati, PlotJoined TrueD
5 10 15 20 25
500
1000
1500
2000
2500
3000
~ Gr aphi cs ~
Avendo la lista, adesso possiamo trattarla esattamente come abbiamo imparato fino ad adesso
possiamo elaborarla, estrarre valori, farne la trasformata di Fourier... Tutto quello che ci serve,
insomma. Possiamo anche importare formati grafici:
cane = Import@"D:\\Documenti\\Immagini\\dog02.jpg"D
~ Gr aphi cs ~
E possiamo visualizzarlo esattamente come se fosse una primitiva grafica di tipo Raster:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
182 Printed by Mathematica for Students
Show@caneD
~ Gr aphi cs ~
Tuttavia, sebbene sia abbastanza semplice importare le immagini, estrarne i dati per le elaborazioni
richede un passaggio in pi.
evanescence = Import@
"D:\\Documenti\\Immagini\\EvanescenceFallenGroupWallpaper.jpg"D;
Show@evanescenceD
~ Gr aphi cs ~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
183 Printed by Mathematica for Students
Possiamo vedere come sia stata importata l'immagine nel suo complesso. Tuttavia, possiamo notare
che, nel caso di immagini, importiamo oggetti grafici, che possono essere usati solo come tali.
Invece, pu capitare che un'immagine ci serva come matrice, nel senso che ogni pixel contiene valori
numerici che ci interessano per elaborazioni numeriche. In questo caso, ci serve la lista che
Mathematica usa per rappresentare l'immagine raster.
Shallow@InputForm@evanescenceDD
Gr aphi cs@Rast er @ 4 >>D, Rul e@ 2 >>D, Rul e@ 2 >>D, Rul e@ 2 >>DD
Il comando Shallow permette di rappresentare in forma abbreviata il contenuto di un comando o di
una variabile. Vedremo in una delle sezioni successive pi in dettaglio questo comando. Per ora ci
basti sapere che serve per visualizzare brevemente il contenuto di qualsiasi cosa esista in
Mathematica.
Possiamo vedere che la variabile evanescence che rappresenta il formato grafico formato dal
comando Raster, pi tre regole. sappiamo che il comando Raster richiede una lista di dati da
visualizzare, per cui la lista che ci interessa si trova proprio l dentro. Possiamo estrarre direttamente
la lista dal formato grafico, nel seguente modo:
dati = evanescence@@1, 1DD;
Short@dati, 4D
81><
Con il comando Short vediamo una rappresentazione riassunta del contenuto di qualcosa. L'ho
dovuta usare perch i dati di un'immagine sono numerosi, ed avrebbero riempito decine di pagine. Si
pu vedere che, per un'immagine, i dati sono rappresentati da una matrice, i cui elementi sono a loro
volta delle liste di tre numeri, rappresentanti rispettivamente i valori Rosso, Verde e Blu del pixel.
Una volta ottenuta la lista, possiamo elaborarla come pi ci piace.
Naturalmente, possiamo effettuare tutte le operazioni di elaborazione delle immagini che vogliamo.
Soltanto che non che conosca bene cose come il filtro di Kalman oppure algoritmi di
convoluzione... accontentatevi di questo esempio stupido ed anzi, se sapete suggerirmi qualche
algoritmo di elaborazione dei segnali particolarmente simpatico, sar bel lieto di usarlo...
In questo caso, andiamo ad usare una matrice di convoluzione per trasformare la nostra immagine da
matrice di tre valori, a matrice di singoli valori, applicando un certo effetto, quindi trasformata in
scala di grigi. Andiamo a definire il nostro tensore:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
184 Printed by Mathematica for Students
kernel = 8
881, 1, 0<, 81, 0, 1<, 81, 1, 1<<,
881, 1, 1<, 82, 5, 1<, 81, 1, 1<<,
881, 1, 1<, 81, 1, 1<, 81, 0, 1<<
<;
Una volta creata la nostra matrice di convouzione, andiamo ad applicarla alla nostra immagine, o
meglio, alla lista di valori ad essa correlata (dato che la sola importazione comporta la creazione non
della lista, ma di un elemento grafico Raster): dobbiamo elaborare ogni singolo canale di colore
datielaborati = ListConvolve@kernel, datiD;
datielaborati = datielaborati Max@datielaboratiD;
Quindi adesso, dopo aver elaborato e normalizzato la nostra lista di elementi dell'immagine,
possiamo andare a mostrare direttamente il risultato:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
185 Printed by Mathematica for Students
Show@
Graphics@
Raster@
datielaborati
D
D,
AspectRatio Automatic
D
~ Gr aphi cs ~
Ho effettuato una scrittura annidata per farvi capire meglio dove stanno i vari elementi: prima di
tutto ho usato il comando Show per rappresentare l'oggetto grafico rappresentato da Raster.
Quest'ultimo, come dovreste sapere, deve contenere la matrice necessaria per la visualizzazione;
inoltre, ho anche specificato la funzione colore da utilizzare, che stavolta GrayLevel, in quanto il
risultato della convoluzione data da una matrice i cui elementi sono singoli valori, invece che lista
di tre come per il caso dell'immagine originale... A questo punto, ho impostato per Show il rapporto
originale dell'immagine, e il risultato bell'e visualizzato.
Anche se vuole essere soltanto un mero esempio, mi scuso ancora per non aver trovato un filtro pi
originale ed utile ma, come vi dicevo poco fa, non ho mai avuto a che fare con l'elaborazione delle
immagini, ed anzi, penso che come prima volta non sia andata poi tanto male... Tanto dovete essere
voi a definire le vostre operazioni da eseguire sui dati, non io, ed inventarsi di sana pianta qualcosa
(in dieci minuti, fra l'altro... mica ho tutta la vita da spendere!!!) non cosa facile.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
186 Printed by Mathematica for Students
A proposito, come avrete capito io adoro quest'album!!! Se qualcuno che legge queste righe, in
segno di riconoscimento volesse presentarmi la cantante...
Esportazione
Dati
E adesso guardiamo l'altra faccia della medaglia, ovvero l'esportazione dei dati. Come sicuramente
sapete, avere un programma che fa cose bellissime e fighissime, e poi non possiamo farle vedere a
nessuno, cosa alquanto inutile. Basti pensare a quanto pu essere utile scrivere al computer una
tesina, se poi il programma non in grado di stamparla... Esportare i dati altrettanto importante che
importarli, perch ci permette di andarli ad usare dove pi ci serve. Pu capitare infatti che, per
esempio, preferiate redigere le vostre relazioni in Word, e vi piacerebbe avere i risultati dei dati
oppure delle immagini grafiche all'interno delle sue pagine pacioccose. Ma perch non usate Open-
Office, dico io...
Comunque, vediamo che, effettivamente, esportare i dati altrettanto semplice:
Expor t [ " file" , list, " Tabl e"] esporta i dati contenuti in list in un file come tavola
di valori

Expor t [ " name. ext" , graphics] esportal' immagineingraphicscon
il formatodedottodall'estensionedel file
E x p o r t [ " f i l e" ,
graphics, " format" ]
esporta la grafica nel formato specificato
Supponiamo di avere la seguente lista:
lista = 881, 2, 4, 5<, 82, 3, 1, 24<, 82, 2, 4, 4<, 85, 6, 3, 2<<;
Per esportarla nel file di testo esempio.txt, basta scrivere:
Export@"esempio.txt", listaD
esempi o. t xt
Se vogliamo vedere il contenuto del file, basta scrivere:
!! esempio.txt
{{1, 2, 4, 5}, {2, 3, 1, 24}, {2, 2, 4, 4}, {5, 6, 3, 2}}
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
187 Printed by Mathematica for Students
Come possiamo vedere, in questo caso la lista stata esportata proprio come la scrive Mathematica,
cio mediante le parentesi graffe. Un formato che evita questo il seguente:
Export@"esempio.dat", listaD
esempi o. dat
!! esempio.dat
1 2 4 5
2 3 1 24
2 2 4 4
5 6 3 2
Come possiamo vedere, stavolta, cambiando l'estensione del file, i dati vengono esportati nella
maniera corretta e leggibile da altri programmi come Excel, cio come matrice bidimensionale
separati da tabulazioni.
In maniera analoga possiamo esportare le immagini che creiamo con il programma:
grafico = Plot3D@Sin@Sqrt@x^2 + y^2DD,
8x, 12, 12<, 8y, 12, 12<, PlotPoints 60D
- 10
- 5
0
5
10
- 10
- 5
0
5
10
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
- 10
- 5
0
5
10
~ Sur f aceGr aphi cs ~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
188 Printed by Mathematica for Students
Export@"grafico.bmp", graficoD
gr af i co. bmp
In questo caso abbiamo esportato l'immagine in formato bitmap. Tuttavia, se avete intenzione di
stampare i vostri lavori, e se il programma che usate ve lo consente, io vi consiglio di usare il
formato Encapsulated PostScript .eps, perch gestito meglio da Mathematica, e soprattutto perch
un formato vettoriale, e quindi indipendente dalla risoluzione. Inoltre, nativamente supportato da
Adobe Acrobat, che vi permette quindi di mantenere le immagini al massimo della qualit con un
considerevole risparmio di dimensioni rispetto ai formati raster quali BMP, J PEG anche se
compresso e TIFF, tutti comunque supportati dal programma. Le eccezzioni sono i grafici a curve di
livello e quelli di densit, cio quelli che capite difficile da rappresentare vettorialmente, in quanto
le dimensioni del file crescerebbero alquanto, a vantaggio dei formati raster. Per farvi capire la
differenza, ingrandite le ultime due immagini, quella del grafico, disegnata in eps da Acrobat, e
quella degli Evanescence, in formato compresso, e vedere come i pixel si vedano in questo secondo
caso, mentre nel grafico vettoriale anche ingrandendo la definizione rimane invariata.
Formule
Mathematica anche in grado, ovviamente, di esportare le formule create nei suoi notebook.
Supponiamo di avere la seguente espressione:
formula = Integrate@1Sqrt@x^4 3D, xD
!!!!!!!!!!!!!
3 x
4
El l i pt i cF@Ar cSi n@
x
--------
3
14
D, 1D
-------------------------------- -------------------------------- ---------------- ---------------
3
14
!!!!!!!!!!!!!!!!
3 + x
4
Possiamo esportarla come file eps:
Export@"formula.eps", ToBoxes@formulaDD
f or mul a. eps
Possiamo anche esportare l'espressione in notazione tradizionale, se vogliamo:
tradizionale = TraditionalForm@formulaD
!!!!!!!!!!!!!
3- x
4
FJsin
-1
J
x

!!!!
3
4
N -1N

!!!
3
4 !!!!!!!!!!!!!
x
4
- 3
Export@"formula.eps", ToBoxes@tradizionaleDD
f or mul a. eps
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
189 Printed by Mathematica for Students
Notate come si debba usare la funzione ToBoxes, mi raccomando.
Questo permette di esportare le formule in formato grafico. Tuttavia, esiste anche un modo mogliore,
e cio usare il formato T
E
X. Come molti di voi fedeli seguaci saprete sicuramente, T
E
X e LAT
E
X sono
due importantissimi strumenti per la documentazione scientifica, che permettono con degli opportuni
comandi in file di testo ASCII di poter creare formule e documentazione di alta qualit e dall'aspetto
decisamente professionale.
Mica pensavate che i libri di matematica si facessero col ridicolo Equation Editor di Word, vero????
Per convertire la formula in formato T
E
X, basta usare l'opportuno comando:
TeXFor m[ expr] scrive expr in formato TeX
Possiamo fare l'esempio con la formula di sopra:
TeXForm@formulaD
\ f r ac{\ sqr t {3- x^4} F\ l ef t ( \ l ef t . \ si n
^{- 1}\ l ef t ( \ f r ac{x}{\ sqr t [ 4] {3}}\ r i ght ) \ r
i ght | - 1\ r i ght ) }{\ sqr t [ 4] {3} \ sqr t {x^4- 3}}
Questo testo pronto per essere copiato ed incollato nel vostro editor LAT
E
X (che preferisco rispetto a
T
E
X), ed una volta compilato dar il risultato desiderato. Appena vete un poco di tempo, se non lo
conoscete, dateci uno sguardo, anche perch se farete la tesi con questo programma invece che con
Word, un punticino in pi per la presentazione assicurato!!!
Naturalmente, anche possibile fare l'operazione opposta, ovvero convertire in espressioni tipiche di
Mathematica quelle scritte con LAT
E
X:
ToExpression@"\\frac8Hx+yL^2<8\sqrt8x y<<", TeXFormD
Hx + yL
2
---------------- ----
!!!!!!!
x y
Inoltre, anche possibile convertire unintero Notebook usando il comando di men File->Save As
Special, generando cos sia il file tex che tutte le immagini eps necessarie.
Un'altra interessantissimissima (a mio avviso) caratteristica il poter convertire ed esportare le
espressioni anche in formato C (oppure Fortran):
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
190 Printed by Mathematica for Students
CForm@formulaD
( Sqr t ( 3 - Power ( x, 4) ) *
El l i pt i cF( Ar cSi n( x/ Power ( 3, 0. 25) ) , - 1) )
/ ( Power ( 3, 0. 25) *Sqr t ( - 3 + Power ( x, 4) ) )
Come potete vedere, l'espressione adesso pronta per essere copiata ed incollata nel vostro editor C,
ammesso che abbiate definito prima le opportune funzioni. Si potrebbe anche usare Mathematica
stessa, usando dal vostro programma C il suo kernel, ma una cosa che non ho mai fatto, e che non
ho intenzione di affrontare, anche perch non saprei da dove cominciare. Comunque, vivrete
tranquillamente anche senza, fidatevi.
Invece, pu essere estremamente utile, in questo caso, il seguente comando:
Spl i ce[ "file. mx"] elabora l'input di Mathematica contenuto nel file
file. mx, e scrive il risultato in file. x
Spl i ce[ " infile" , " outfile" ] specifica file di input e di output
Ipotizziamo di dover scrivere un programma di simulazione fisica in C, e che non ci ricordiamo il
risultato di un'espressione. In questo caso, potremmo scrivere all'interno dello stesso file un input in
formato Mathematica, opportunamente definito da degli opportuni indicatori di inizio e fine
espressione:
......
double x;
double y;
....
y=<* Integrate[1/Sqrt[1+x^3],x] *>;
......
Notate come la definizione del comando Mathematica sia racchiuso fra <* *>, per permettere al
programma un parsing pi veloce ed efficiente. Adesso, diamolo in pasto al comando:
Splice@"C:\\Documents and Settings\\Daniele\\Desktop\\prova.mc"D
Il risultato un file contenente il seguente testo:
......
double x;
double y;
....
y=(2*Power(-1,0.16666666666666666)*
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
191 Printed by Mathematica for Students
Sqrt(-(Power(-1,0.16666666666666666)*
(Power(-1,0.6666666666666666) +x)))*
Sqrt(1 +Power(-1,0.3333333333333333)*x +
Power(-1,0.6666666666666666)*Power(x,2))*
EllipticF(ArcSin(Sqrt(-(Power(-1,0.8333333333333334)*(1 +x)))/
Power(3,0.25)),Power(-1,0.3333333333333333)))/
(Power(3,0.25)*Sqrt(1 +Power(x,3)));
......
Come potete vedere, questo comando una figata pazzesca, e sono convinto che vi aiuter in pi di
un'occasione, fidatevi!!! Sempre se avrete a che fare con la programmazione, per, ovvio!!!
Packages
Introduzione
I packages sono, in poche parole, dei file che contengono definizioni di formule, costanti ed altro.
Vengono utilizzati quando avete delle funzioni che utilizzate spesso, specialmente in lavori diversi
fra di loro (per esempio, preferite usare un vostro set di funzioni personalizzate per eseguire delle
operazioni di routine, come importazione da file sempre uguali, oppure funzioni personalizzate che
vi servono, come delle equazioni differenziali che state studiando in quel periodo).
Memorizzarle una volta sola ha il vantaggio di non doverle riscrivere ogni volta che ne avete
bisogno, risparmiando tempo, ed evitando tra l'altro la possibilit di poter sbagliare le equazioni che
scrivete, facendolo una volta sola, ed, ovviamente, assicurandoci che in quell'unica volta siao
giuste!!!!!
Diciamo che i packages sono un poco come i file di header del C, contenenti funzioni e quant'altro,
gi belli pronti all'uso.
Mathematica include gi, in fase di installazione, un bel po' di packages, pronti per l'uso, che
contengono parecchie funzioni specialistiche. Quando volete utilizzare una particolare funzione,
basta caricare il package che la contiene. Se poi utilizzate spesso funzioni contenute in vari packages
(per esempio, se usate spesso avanzate funzioni di statistica), potete caricare questi file all'avvio di
Mathematica, che quindi avr fin dall'inizio, nella sua pancia, quello che vi serve. Occhio, per, che
se utilizzate lo stesso file in un altro computer, dovete ricordarvi che probabilmente i file non
saranno pre-caricati, e dovrete caricarli di nuovo a mano.
Quindi, vedremo prima come realizzare i propri packages personali, come salvarli, come caricarli, e
come fare in modo che Mathematica li carici automaticamente. Dopo faremo una panoramica su vari
packages di Mathematica. Non avr n il tempo n lo spazio di descriverli tutti, anche perch di
solito variano in numero da varsione a versione di Mathematica (io sto usando la 5.1). Se non
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
192 Printed by Mathematica for Students
trovate qua quello che vi serve, probabilmente lo troverete nell'help di Mathematica nella sezione
Add-ons.
Salvataggio e caricamento
Caricare un package in Mathematica abbastanza facile, a parte una cosa che, purtroppo,
rognosetta per chi ha la tastiera italiana: un package predefinito si richiama con la seguente sintassi:
<< directorypackage`nome package`
I simboli che circondano il nome del package non sono i singoli apici della nostra tastiera itailana;
sono degli accenti gravi, che possiamo scrivere utilizzando il loro codice unicode 96: per poterlo
scrivere dobbiamo quindi battere da tastiera ALT+096, con i numeri del tastierino numerico, non
quelli della tastiera, per cui chi possiede un portatile (come me....), deve attivare la simulazione del
tastierino numerico. Tutavia basta farci l'abitudine, che si fa dopo qualche volta che si richiama un
package. In alternativa, possiblile copiarlo dalla Mappa Caratteri di Windows, oppure dall'help di
Mathematica, ma imparare a scriverlo direttamente dalla tastiera sar meglio... Inoltre, potete al
limite scrivere voi stessi un package personalizzato, dove andate a scrivere tutti i package predefiniti
che vi servono, senza bisogno di chiamarli, e chiamando solamente il file che avete creato, che sar
senza caratteri strani, e soprattutto breve!!!
Comunque, vediamo dapprima di creare i nostri packages. Supponiamo di volerci definire una
funzione personalizzata; aprendo un nuovo file possiamo allora scrivere all'interno la nostra funzione
f@x_, y_D := x^4 + x^Cos@3 y xD
Una volta creato la funzione, o pi probabilente le funzioni che vogliamo caricare nel package, non
abbiamo finito: prima di salvare il file, dobbiamo andare a convertire le celle in cui sono contenute le
funzioni, trasformandole in celle di inizializzazione. Per fare questo, selezioniamo una cella,
cliccando sulla corrispondente linea sulla destra del notebook, e andiamo su Cell->Cell Properties->-
Inialization Cell. Vediamo che il sibolo che contraddistingue la cella cambiato. A questo punto
andiamo su File->Save As Special->Package Format. In questa maniera andremo a creare in un file
con estensione .m il package desiderato. Adesso, se volete, cancellate con Clear la definizione della
funzione, e caricate il file in questa maniera:
<< file
Se salvate il file in una posizione precisa, per trovarlo potete utilizzare il comando di men Input->-
Get File Path, permettendovi di selezionare dalla finestra di Explorer il vostro file. Nel mio caso ho:
<< "C:\\Documents and Settings\\Daniele\\Desktop\\prova.m"
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
193 Printed by Mathematica for Students
Una volta caricato, notiamo come la f sia direttamente disponibile:
f@5, 7D
625 + 5
Cos@105D
Ovviamente, raramente si utilizzeranno packages per poter memorizzare funzioni semplici. Di solito
si utilizzano per memorizzare e precaricare funzioni abbastanza complicate, programmi di parecchie
pagine, e tutto il resto. Ovviamente anche definizioni semplici, magari se sono parecchie e se dovete
caricarle tutte ogni volta che iniziate un lavoro. Il mio consiglio di non abusarne, andando a
memorizzare ogni cosa vi capiti, perch in questo caso avrete un numero esagerato di packages e
non saprete pi cosa contengono. Inoltre, createli organizzati, senza andare a mettere funzioni e
programmi a caso in un unico package. In questa maniera, ed utilizzando nomi appropriati, sarete in
grado di poter caricare ogni volta il package che vi serve.
Se andate ad aprire adesso il file .m, noterete che contiene la definizione della funzione:
f[x_, y_] :=x^4 +x^Cos[3y x]
Quando avrete molte funzioni, potrebbe per essere difficile andarsi a ricordare quello che fanno,
anche se si guarda la definizione, se non opportunamente commentata. Tuttavia, possiamo anche
inserire nel package, assieme ad una funzione, anche una spiegazione riguardante la sua funzione,
che appare quando andiamo ad usare il comando ? sulla funzione, esattamente come per le funzioni
predefinite:
?Cos
Cos@zD gi ves t he cosi ne of z. More
Per questo utile andare ad utilizzare parecchi commenti quando si vanno a creare questi files,
esattamente come le buone regole di programmazione.
Esiste uno standard de facto per il commento dei packages: di solito si inizia cos:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
194 Printed by Mathematica for Students
H:Mathematica Version:x.xL
H:Package Version:y.yL
H:Name:Nome`def`L
H:Author:Nome AutoreL
H:URL:sito web del packageL
H:Summary:L
H:History:v1 .00 H20030220L:
Written v1 .01 H20031018L:
Modified now that Norm is
built in to v5.Updated context.HcL 2004 AutoreL
H:Keywords:L
H:Requirements:None.L
H:Discussion:L
H:References:L
H:Limitations:None known.L
Ogni riga rappresenta un commento, di conseguenza, tutto quello che avete visto finora
completamente facoltativo... Mettete comunque qualche informazione, specialmente se fate un
package serio, e magari volete metterlo su Internet per poter condividerlo assieme agli altri...
Dopo aver scritto 'la presentazione', occorre il comando BeginPackage per cominciare il package
vero e proprio:
BeginPackage@"PersonalPack`Esempio`"D
"Esempio" rappresenta il context del package, e rappresenta il modo in cui si evita di sovrascrivere
altre definizioni di altri packages. Per intenderci, possiamo utilizzare due files, uno con context
"Esempio" e l'altro con context "Mare". Inoltre, pu capitare che entrambi questi packages abbiano
definito una funzione con lo stesso nome, diciamo f . Allora, per distinguere la f di un package
rispetto all'altro, bisogna accodargli il context, per specificare a quale funzione ci riferiamo; se,
quindi, vogliamo utilizzare la funzione di Esempio, dobbiamo scrivere:
f`Esempio
Dove bisogna sempre utilizzare l'accento grave. Potete anche farne a meno, ed utilizzare soltanto il
nome principale, utilizzando per l'ultimo accento grave.
Dopo, seguono le descrizioni delle funzioni, che sono di questo tipo:
funzione::usage = "f@x,yD Spiegazione della funzione"
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
195 Printed by Mathematica for Students
Quando si creano riche di questo tipo, la stringa viene utilizzata per poter spiegare, tramite il
comando ?, il funzionamento della funzione (scusate il gioco di parole...), esattamente come per i
comandi predefiniti: per esempio, scritto questo nel nostro package, e ricaricato (dopo aver scritto
anche il resto, per...)
?f
f @x, yD Spi egazi one del l a f unzi one
Come potete vedere, abbiamo inserito la spiegazione della funzione.
Dopo averle scritte, possiamo andare a definire le nostre funzioni, esattamente come faremmo
all'interno di Mathematica. Ricordatevi solamente che tutte le celle devono essere inizializzate, come
abbiamo visto poco fa. A questo punto, scriviamo le ultime due righe che finiscono il package:
End@D
EndPackage@D
A questo punto, salviamo il file come file .m ed il package fatto, pronto per essere utilizzato
quando vogliamo.
Un'altra caratteristica dei package, sar familiare a chi conosce il C++: sto parlando delle funzioni
pubbliche e private. Quando andiamo a creare le funzioni in questa maniera, tutte quante sono
disponibili da Mathematica quando si richiama il package. Tuttavia, ci possono essere funzioni e
variabili che non servono a noi direttamente, ma servono per valutare le funzioni all'interno del
package. Per evitare, allora, che nascondano altri nomi, oppure per evitare che le modifichiamo
acccidentalmente, occorre definire privati queste variabili, e funzioni, e questo si pu ottenere
facilmente inserendo le definizioni di queste funzioni in questo blocco:
Begi n[ "`Pr i vat e`" ]
... ... ... ... ...
End@D
A questo punto, nessuno pi vi toccher queste funzioni, che saranno invisibili per voi, e non ve ne
dovrete preoccupare.
Vediamo di fare un esempio pratico: vogliamo creare un piccolo package che contenga alcune
funzioni per i numeri complessi. Vediamo quali sono le funzioni che vogliamo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
196 Printed by Mathematica for Students
exptoalg[x] per convertire un numero complesso dalla forma esponenziale a quella algebrica.
algtoexp[x] converte il numero complesso dalla forma algebrica a quella esponenziale
retta[x,y] calcola l'equazione della retta che, nel piano, passa per i due numeri complessi specificati
La prima funzione sar la seguente:
exptoalg@x_D := ComplexExpand@Re@xDD + I ComplexExpand@Im@xDD
Notate come abbia utilizzato ComplexExpand, per farlo funzionare anche con valori letterali.
La seconda funzione sar definita nel seguente modo:
algtoexp@x_D := ComplexExpand@Abs@xDD Exp@I ComplexExpand@Arg@xDDD
La retta, invece, sar costruita dalla seguente funzione:
retta@xx_, yy_D :=
Solve@ComplexExpand@Im@xx yyDDy ComplexExpand@Re@xx yyDDx, yD
Andiamo a scrivere il nostro file:
H:Mathematica Version:5.1L
H:Package Version:1.0L
H:Name:Complessi`Conversione`L
H:Author:Daniele LupoL
BeginPackage@"Complessi`"D
algtoexp::usage =
"algtoexp@xD scrive il numero complesso x in forma algebrica"
exptoalg::usage =
"exptoalg@xD scrive il numero complesso x in forma esponenziale"
retta::usage =
"retta@x,yD restituisce l'equazione
della retta passante per i due numeri complessi"
exptoalg@x_D := ComplexExpand@Re@xDD + I ComplexExpand@Im@xDD
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
197 Printed by Mathematica for Students
algtoexp@x_D := ComplexExpand@Abs@xDD Exp@I ComplexExpand@Arg@xDDD
retta@xx_, yy_D := Solve@
ComplexExpand@HIm@xxD yLHIm@xx yyDLD
ComplexExpand@Re@xxD xRe@xx yyDD,
y
D
EndPackage@D
Una volta creato il nostro package, andiamo a richiamarlo nel notebook
<< "C:\\Documents and Settings\\Daniele\\Desktop\\complessi.m"
Adesso vediamo che, senza bisogno di riscrivere le funzioni, queste sono effettivamente gi definite
(potete fare la prova richiudendo ed aprendo Mathematica, e caricare direttamente il package):
algtoexp@3 + 9 ID
3
!!!!!!
10 c
f Ar cTan@3D
exptoalg@%D
3 + 9 f
retta@9 + 9 I, 7 + 6 ID
99y
3
----
2
H12 + xL==
?retta
r et t a@x, yD r est i t ui sce l ' equazi one
del l a r et t a passant e per i due numer i compl essi
Come potete vedere, tutto funziona esattamente come volevamo...
Potete quindi notare come possiamo personalizzare in questa maniera Mathematica, andando a
crearci da soli quello che ci serve, se casomai non ci dovesse essere, ma mi sembra difficile... I primi
tempi probabilmente troverete pi utili i packages nel creare alias molto brevi di funzioni che
utilizzate spesso e che sono lunghi, per esempio un comando Plot con diverse righe di opzioni di
formattazione...
Se poi vogliamo caricare automaticamente un package, basta usare la seguente funzione:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
198 Printed by Mathematica for Students
Decl ar ePackage[ " context`" ,
{" name
1
" , " name
2
" , }]
dichiara che il package deve essere automaticamente
caricato quando un simbolo con uno qualsiasi dei
nomi name
i
viene utilizzato
In questo modo, specifichiamo le funzioni che vogliamo siano automaticamente caricate, e da quale
file vogliamo che vengano lette.
Ricordate soltanto (e lo ripeto per la seconda volta), di mantenere quanto pi organizzati e specifici
possibili i vostri packages. Dovrebbero essere progettati inmodo da poter risolvere dei compiti
specifici, non per essere dei contenitori casuali di funzioni...
Nota
Abbiamo appena visto come poter creare i nostri packages. Tuttavia, Mathematica in fase di
installazione copia nel computer parecchi packages predefiniti, utilissimi in molti casi, semplificando
di molto la risoluzione di parecchi problemi. Nell'appendice A di questi appunti vi descriver alcuni
dei tanti packages, quelli che ritengo pi utili. Vedete se non trovate quello che fa al caso vostro!!!
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
199 Printed by Mathematica for Students
Programmazione
Introduzione
Come potete vedere e avete visto finora, Mathematica dispone di potentissimi comandi che
permettono di eseguire operazioni e calcoli che richiederebbero un tempo notevole per poter essere
eseguiti in qualsiasi altro modo (a me conosciuto). Soprattutto i comandi per il calcolo simbolico
sono molto potenti, e permettono di poter effettuare cose che per esempio, in Fortran non si possono
neanche pensare.
Sembra naturale ed ovvio, quindi, disporre di strumenti per poter mettere assieme questi comandi, in
modo da poter eseguire una serie di operazioni in maniera automatizzata, esattaemente come si tratta
per i programmi veri e propri; anzi, Mathematica consiste proprio di in un linguaggi di
programmazione ad alto livello con comandi molto potenti, come avete anche visto con i vostri occhi
e le vostre agili dita sulla tastiera.
Vedremo adesso i concetti base di programmazione in Mathematica, anche se probabilmente sar
una lettura molto veloce per molti di voi, dato che i principi base sono gli stessi per qualsiasi
linguaggio di programmazione.
Quello che permette Mathematica, invece, un controllo pi avanzato per quanto riguarda le
interfacce visuali, usando entrambi i sistemi J ava e .NET. Tuttavia io non so ancora programmare ad
oggetti, per cui le interfacce grafiche in Mathematica, come in C++, mi sono oscure. Tuttavia
cercher almeno di introdurvi nel discorso, in modo da poter cercare da soli la vostra strada per
raggiungere la meta (miiii, che poetaaaa!!!! da leggere alla Aldo...).
Comandi base
Cominciamo direttamente con un esempio...
Inizio
In[1]:= Print@"Ciao bello!"D
Ci ao bel l o!
Quello che abbiamo ottenuto l'equivalente in Mathematica del famoso programma "Hello World"
che qualsiasi professore di qualsiasi corso di qualsiasi universit vi fa il primo giorno... Solo che qua
le cose sono decisamente pi semplici, dato che non esistono main ed altre cavolatine varie
(qualcuno ha detto Basic?).
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
200 Printed by Mathematica for Students
Il comando Print, effettivamente, non fa altro che rappresentare il suo argomento sullo schermo; in
questo caso, una stringa. Ebbene s, miei cari allievi pendenti dalle mie labbra: Mathematica
permette anche di gestire le stringhe, fra l'altro con la stessa potenza (quasi, va') del calcolo.
D'altronde, essendo un programma di calcolo simbolico, che difficolt ha nel gestire stringhe che
altro non sono se una serie di simboli?
Abbiamo anche visto che le funzioni che possiamo definire in Mathematica possono fare ben pi che
dare come risultato un mero numero: in effetti, possiamo anche pensarle come le funzioni dei
linguaggi di programmazione, che riescono a fare un compito assegnato qualsiasi, ammesso che si
riesca a programmarlo... Ma questa un altra storia. Consideriamo, per esempio, la seguente
funzione:
In[2]:= esprod@x_, y_, t_, n_IntegerD := FullSimplify@Series@x y, 8t, 0, n<DD
In[3]:= esprod@x^2 + Sqrt@xD, Gamma@xD, x, 3D
Out[3]=
1

!!!
x
Eul er Gamma
!!!
x + x +
1

12
H6 Eul er Gamma
2
+
2
L x
32

Eul er Gamma x
2
+
1

12
H2 Eul er Gamma
3
Eul er Gamma
2
4 Zet a@3DL x
52
+
1

12
H6 Eul er Gamma
2
+
2
L x
3
+ O@xD
72
La nostra funzione, in questo caso, non restituisce un numeri, ma un'espressione, come potete ben
vedere. Possiamo considerarla come un sottoprogramma, come una macro, come quello che volete,
insomma. Le funzioni che si definiscono possono contenere un numero arbitrario di funzioni e
comandi, diventando dei veri e propri programmi che girano all'interno di Mathematica. Il concetto
proprio questo, ed in questo risiede buona parte della potenza che un utente avanzato riesce a
spremere dal programma. Non per niente in giro esiste una guida in inglese di 3400 pagine su come
programmare in Mathematica... Brrrrrr.... mi vengono i brividi solo a pensare di aprire un simile
libro...
Tranquilli, le cose che faremo qua sono molto, mooolto pi semplici (e con questo mi sono dato
dell'imbecille).
Cominciamo a vedere i comandi, per scrivere e ricevere dati.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
201 Printed by Mathematica for Students
Input ed output
Abbiamo visto, prima, come importare ed esportare dati da files, in modo semplice e diretto.
Abibamo anche visto, appena sopra, che possibile dare in pasto ad un programmino opportuni
argomenti, e inoltre abbiamo visto come stampare i risultati mediante il comando Print. Tuttavia, in
maniera analoga ad altri casi, possiamo anche introdurre dei dati mediante il comando Input:
I nput [ "String"] richiedeunvalore, esplicitandolarichiestamediantestring
Possiamo eseguire, per esempio, questo comando:
In[4]:= a = Input@"Inserisci il numero"D
Out[4]= 555
In[5]:= a
Out[5]= 555
Qua non posso mostrarlo, ma appena eseguiamo il comando, appare una finestra del kernel del
programma, dove compare sopra la stringa che abbiamo scritto, e sotto un riquadro dove scrivere il
valore desiderato. In questo modo ho introdotto il valore, che stato assegnato, come avete visto,
alla variabile a. Questo utile quando dobbiamo scrivere funzioni con molti parametri, e magari
utilizziamo alcuni solo in situazioni particolari. Tuttavia si tratta sempre di valori che dobbiamo
introdurre noi, per cui non possibile effettuare Input se la funzione deve essere automatizzata, cio
deve essere effettuata senza il nostro intervento, In questo caso bisogna passare tutti gli argomenti
necessari, oltre a magari definire prima delle variabili opportune.
Come abbiamo visto, per l'output su schermo possiamo usare il comando Print, oltre che i vari
comandi di disegno nel caso ci servano.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
202 Printed by Mathematica for Students
In[6]:= disegno@D := Sequence@
n = Input@"Inserisci il numero di seni:"D,
Plot@
Evaluate@
Table@
Sqrt@iD Sin@i xD, 8i, n<
D
D,
8x, 0, 10<,
PlotStyle Hue@0.4D
D,
Print@"Hai disegnato " <> ToString@nD <> " seni."D
Clear@nD
D
In[7]:= disegno@D;
2 4 6 8 10
- 2
- 1
1
2
Hai di segnat o 6 seni .
In questo programmino abbiamo visto tutti e tre i metodi: il modo di avere un input al programma, e
due output: uno grafico, che si ottiene semplicemente con il comando Plot, e l'altro ottenuto
mediante Print.
Possiamo anche scrivere e leggere file che contengano espressioni di Mathematica, se non abbiamo
bisogno di importare ed esportare, semplificando la sintassi. Supponiamo che dobbiamo scrivere
un'espressione, e di volerla salvare su un file perch, per esempio, dobbiamo uscire con la nostra
ragazza, ed al ritorno, se saremo tristi e soli perch ci ha lasciati, possiamo aprire un nuovo file senza
dover ricaricare e valutare quello vecchio, continuando da dove ci siamo interrotti:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
203 Printed by Mathematica for Students
Get : << leggeunfilecontenenteespressioni di Mathematica,
restituendoil risultatodell'ultima

Put : >> scrivel'espressioneinunfile. Possiamoscrivernepidi
unanellostessofileconlaformaPut@ex1, ex2,...., " file"D

Put Append: >>> accodal'espressionenel file
Dicevamo, che avevamo il seguente output:
In[8]:= Expand@Hx 6L^7D
Out[8]= 279936 + 326592 x 163296 x
2
+ 45360 x
3
7560 x
4
+ 756 x
5
42 x
6
+ x
7
Adesso, vogliamo memorizzarlo nel file
In[9]:= % >> "espanso"
Questo comando memorizza l'espressione nel file. Vediamo se lo contiene:
In[10]:= !! espanso
- 279936 + 326592*x - 163296*x^2 + 45360*x^3 - 7560*x^4 + 756*x^5 -
42*x^6 +
x^7
Abbiamo visto il contenuto del file. Se vogliamo ricaricarlo in memoria, a questo punto basta fare
In[11]:= espr = << espanso
Out[11]= 279936 + 326592 x 163296 x
2
+ 45360 x
3
7560 x
4
+ 756 x
5
42 x
6
+ x
7
In[12]:= espr
Out[12]= 279936 + 326592 x 163296 x
2
+ 45360 x
3
7560 x
4
+ 756 x
5
42 x
6
+ x
7
Come potete vedere, adesso espr contiene l'espressione che avevamo salvato in precedenza. Notate
come !! non restituisce l'espressione, ma solo il contenuto del file. Abbiamo comunque bisogno del
comando Get per poter leggere il file, interpretarlo e memorizzarlo nella variabile.
A volte, invece, mentre lavoriamo, pu capitare di non dover memorizzare tutte le espressioni in una
volta, ma a poco a poco. In questo ci viene in aiuto il comando PutAppend:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
204 Printed by Mathematica for Students
In[13]:= ExpandAll@Hx 4L^5Hx 2L^7D TraditionalForm
Out[13]//TraditionalForm=
x
5

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
-
20x
4

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
+
160x
3

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
-
640x
2

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
+
1280x

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
-
1024

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
In[14]:= % >>> espanso
In[15]:= !! espanso
- 279936 + 326592*x - 163296*x^2 + 45360*x^3 - 7560*x^4 + 756*x^5 -
42*x^6 +
x^7
- 1024/ ( - 128 + 448*x - 672*x^2 + 560*x^3 - 280*x^4 + 84*x^5 - 14*x^6
+ x^7) +
( 1280*x) / ( - 128 + 448*x - 672*x^2 + 560*x^3 - 280*x^4 + 84*x^5 -
14*x^6 +
x^7) - ( 640*x^2) / ( - 128 + 448*x - 672*x^2 + 560*x^3 - 280*x^4 +
84*x^5 -
14*x^6 + x^7) + ( 160*x^3) / ( - 128 + 448*x - 672*x^2 + 560*x^3 -
280*x^4 +
84*x^5 - 14*x^6 + x^7) - ( 20*x^4) / ( - 128 + 448*x - 672*x^2 +
560*x^3 -
280*x^4 + 84*x^5 - 14*x^6 + x^7) +
x^5/ ( - 128 + 448*x - 672*x^2 + 560*x^3 - 280*x^4 + 84*x^5 - 14*x^6
+ x^7)
Come potete vedere adesso, il contenuto del file cambiato, aggiungendo l'ultima espressione a
quella gi memorizzata in precedenza. In questo caso, per, dobbiamo fare attenzione. Abbiamo
detto che il comando valuta tutte le espressioni, ma restituisce solamente l'ultima: se andiamo a
memorizzare il contenuto del file abbiamo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
205 Printed by Mathematica for Students
In[16]:= espr2 = << espanso TraditionalForm
Out[16]//TraditionalForm=
x
5

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
-
20x
4

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
+
160x
3

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
-
640x
2

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
+
1280x

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
-
1024

x
7
- 14x
6
+ 84x
5
- 280x
4
+ 560x
3
- 672x
2
+ 448x - 128
In[17]:= Simplify@%D
Out[17]=
H4 + xL
5

H2 + xL
7
Possiamo vedere come solamente l'ultimo risultato memorizzato nel file venga poi effettivamente
memorizzato. Se vogliamo leggerli tutti dobbiamo utilizzare il comando ReadList:
In[18]:= espr3 = ReadList@"espanso"D;
In[19]:= Simplify@espr3D
Out[19]= 9H6 + xL
7
,
H4 + xL
5

H2 + xL
7
=
Come possiamo vedere, stavolta abbiamo ottemuto una lista contente tutte le espressioni contenute
nel file.
A questo punto, ci si pu chiedere perch Get restituisce solamente l'ultima espressione valutata.
Questo dipende dal fatto che quando inseriamo una sequenza di operazioni un unico comando,
Mathematica restituisce solo l'ultimo, anche se li calcola tutti. Pu sembrare uno svantaggio, ma
l'uso invece specifico. Possiamo, infatti, memorizzare delle definizioni di funzioni o di programmi
personali nel file. Una volta che si legge, valuta e calcola tutte le funzioni, che quindi saranno
direttamente disponibili senza doverle riscrivere oppure senza dover aprire e valutare il notebook
dove sono contenute: in questo caso, infatti, non appena avremo eseguito Get ed il programma avr
valutato ogni espressione, avr tutto quanto in pancia, semplificandoci il lavoro. In effetti, Get viene
utilizzato spesso per caricare Packages esterni, ovvero file dove sono memorizzate definizioni,
costanti e funzioni che permettono di snellire il lavoro per un compito specifico, come quello
standard in Mathematica dedicato al calcolo vettoriale.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
206 Printed by Mathematica for Students
Flusso di programma
Come certamente saprete, ci sono casi in cui il programma non deve svolgersi esattamente riga per
riga dall'inizio alla fine, ma bisogna effettuare delle scelte, ed eseguire determinate operazioni a
seconda del tipo di risposta ottenuta. Naturalmente cominceremo con il comando pi conosciuto:
I f [ p, then, else] restituisce then se p Tr ue, ed else se p Fal se
In altre parole, esegue l'operazione logica p, e decide cosa fare a seconda del risultato. Per scrivere
codice, user l'annidamento, dato che ormai sapere che si possono annidare comandi senza problemi
(mica ve l'avevo fatto vedere per niente... tutto ha un fine!):
In[20]:= test@x_D :=
If@x^2 > 5,
Print@"Il test corretto, e risulta ", x^2D,
Print@"Hai sbagliato tutto!!!"D
D
Non credo che il programmino (assimilabile ad una funzione personalizzata, ma abbiamo capito che
sono la stessa cosa), abbia bisogno di spiegazioni, vero?
In[21]:= test@2D
Hai sbagl i at o t ut t o!!!
In[22]:= test@4D
I l t est cor r et t o, e r i sul t a 16
Gi da qua potete vedere come spuntano cosucce carine e notevoli, come il fatto che si possono
mischiare stringe e valori, e notando come non sia necessario, come il C, l'uso di caratteri e stringhe
come %d o %f. Risulta pi semplice scrivere questo semplice programma in Mathematica che in C o
in Basic, figurarsi quelli complicati...
Per saggiare la flessibilit e la potenza dell'ambiente di programmazione, consideriamo quest'altro
programma:
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207 Printed by Mathematica for Students
In[23]:= disegno@tipo_Integer, n_IntegerD :=
If@tipo 0,
Plot@
Evaluate@
Table@
BesselJ@q, xD, 8q, n<
D, 8x, 0, 12<,
PlotStyle
Table@8Hue@rnD, Thickness@0.01 rnD<, 8r, n<D
D
D,
Plot@
Evaluate@
Table@
BesselI@q, xD, 8q, n<
D, 8x, 0, 12<,
PlotStyle
Table@8Hue@rnD, Thickness@0.01 rnD<, 8r, n<D
D
D
D;
In[24]:= disegno@0, 7D
2 4 6 8 10 12
- 0. 2
0. 2
0. 4
0. 6
Out[24]= Gr aphi cs
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208 Printed by Mathematica for Students
In[25]:= disegno@2, 5D
2 4 6 8 10 12
250
500
750
1000
1250
1500
Out[25]= Gr aphi cs
In[26]:=
Possiamo vedere come si possano effettuare e sintetizzare in un unico comando cose anche pi
complicate. Provate a farlo in C...
Un piccolo limite (ma neanche tanto) della programmazione in Mathematica riguarda la
concatenazione di pi comandi assieme: considerate, per esempio, il seguente programmino:
In[27]:= prova@c_D := Print@"Il sole bello"D
a = c
Print@"a"D
Clear@aD;
Out[28]= c
a
In[31]:= prova@4D
I l sol e bel l o
Come potete vedere, c' qualcosa che non va. Prima di tutto, appena definita la funzione ho un
risultato, cosa che non dovrebbe succedere quando si dediniscono funzioni oppure programmi,
mentre una volta richiamato il programmino da l'output incompleto, restituendo solamente il primo
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209 Printed by Mathematica for Students
comando. Per Mathematica, in effetti, abbiamo definito prima vari comandi tutti distinti fra di loro, e
quindi il secondo comando, quello di assegnamento, disconnesso da tutto il resto. Possiamo
provare a visualizzare il contenuto del programma:
In[32]:= ?? prova
Gl obal `pr ova
pr ova@c_D : = Pr i nt @I l sol e bel l oD
Come potete vedere, la funzione formato solo dal primo comando. Quindi non ci sono comandi
concatenati. Effettivamente, per poterli fare, opporre usare un altro comando, dove all'interno sono
contenuti tutti i comandi del programma:
Sequence[ ...] esegue in sequenza tutti i comandi racchiusi
all'interno delle sue parentesi.
In[33]:= prova@c_D := Sequence@
Print@"Il sole bello"D,
a = c,
Print@aD,
Clear@aD
D;
Come potete vedere, abbiamo definito il programma come un'unica funzione. Vediamo adesso se
funziona:
In[34]:= prova@8D
I l sol e bel l o
8
Out[34]= Sequence@Nul l , 8, Nul l , Nul l D
In[35]:= prova@2D
I l sol e bel l o
2
Out[35]= Sequence@Nul l , 2, Nul l , Nul l D
Come potete vedere, questa volta il programma funziona, avendo eseguito tutti i comandi in
sequenza. Inoltre, si pu vedere come ritorna anche Sequence con il risultato di ogni comando
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
210 Printed by Mathematica for Students
contenuto in esso, cio tre Null dovuti ad un Print ed al Clear, ed l'8 dell'assegnazione: Print,
restituisce Null perch stampa qualcosa sullo schermo, ma non memorizza niente all'interno del
programma come variabili od altro... Quindi se a noi restituisce un risultato, questo non altrettanto
vero per Mathematica, e quindi, restituisce Null.
Ora sappiamo usare l'If e sappiamo anche come si realizza una sequenza di programmi, per cui
possiamo anche vedere gli altri comandi di controllo, che sono simili agli altri linguaggi di
programmazione:
lhs : =rhs / ; test usa la definizione solo se test risulta Tr ue
I f [ test, then, else] valuta then se test risulta Tr ue, ed else se risulta Fal se
Whi ch[ test
1
, value
1
, test
2
, ] valuta test
i
e quando trova il primo che risulta
True, restituisce il corrispondente valore
Swi t ch[ expr, form
1
,
value
1
, form
2
, ]
compara expr con le forme in form
i
, restituendo
il risultato della prima corrispondenza che trova
Swi t ch[ expr, form
1
,
value
1
, form
2
, , _, def]
usa def come valore di default
Pi ecewi se[ {{value
1
, test
1
},
}, def]
restituisce il primo valore test
i
che corrisponde a Tr ue
Sono tutte istruzioni condizionali, che permettono di scrivere in diverse maniere un algoritmo di
scelta, restituendo quella pi opportuna. Si decide quale usare a seconda di quella che restituisce la
sintassi pi breve e coincisa. In teoria, infatti, niente ci vieta di sostituire ogni comando con una serie
opportunamente annidata di If...
In[36]:= prova@x_D := Sequence@
Print@"Inizio"D,
Which@
x > 0, Print@"Il numero positivo"D,
x < 0, Print@"Il numero negativo" D,
x 0, Print@"Hai beccato lo zero!!!"D
D,
Print@"Il quadrato risulta ", x^2D,
Print@"Fine programma. Ciao da Daniele"D
D
In[37]:= prova@4D;
I ni zi o
I l numer o posi t i vo
I l quadr at o r i sul t a 16
Fi ne pr ogr amma. Ci ao da Dani el e
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211 Printed by Mathematica for Students
In questo esempio abbiamo visto come si usa Which, indicando ogni condizione ed ogni comando da
eseguire per la condizione giusta; notate anche come abbia potuto eseguire una formattazione della
scrittura tipica dei linguaggi di programmazione, dato che andando a capo non si interrompe la
sintassi del comando, esattamente come in C.
Non che il programma sia complicatissimo... Tuttavia, serve solo per farvi capire come funzionano
i comando, dato che presumo che almeno qualcosina di programmazione la conoscete, e sapete cosa
fare, e come farlo.
In[38]:= altraprova@x_D := Sequence@
Print@"Analisi del numero"D,
Switch@PrimeQ@xD,
True, Print@"Il numero primo"D,
False,
Print@"Il numero non primo, e i suoi fattori sono:\n",
FactorInteger@xDD
D
D
In[39]:= altraprova@7365576585D;
Anal i si del numer o
I l numer o non pr i mo, e i suoi f at t or i sono:
883, 1<, 85, 1<, 8877, 1<, 8559907, 1<<
In[40]:= altraprova@508969D;
Anal i si del numer o
I l numer o pr i mo
Abbiamo visto un altro esempio, questa volta a proposito del comando Switch; prima di tutto
abbiamo testato se l'argomento era un numero primo, indicando, in caso affermativo, che era tale ed,
in caso alternativo, eseguiamo la fattorizzazione del numero primo, mostrandola attraverso il
comando Print.
Naturalmente, non sono queste le uniche istruzioni di flusso, come ben sapete; ci sono anche
istruzioni che determinano la ripetizione di un blocco di codice per un determinato numero di volte.
Uno dei comandi pi utili ed importanti di questo tipo in Mathematica il seguente:
Do[ expr, {i, imax}] valuta expr per il numeri specificato di volte, con i
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
212 Printed by Mathematica for Students
chevariada1 aimax conpasso1
Do[ expr, {i, imin, imax, di}] valuta expr con i che varia da imin a imax con passo di
Do[ expr, {n}] valuta expr n volte
Il comando l'equivalente del For in C:
In[41]:= Do@Print@"Numero ", iD, 8i, 6<D
Numer o 1
Numer o 2
Numer o 3
Numer o 4
Numer o 5
Numer o 6
Possiamo vedere come si comporta esattamente come vogliamo, della maniera preferita. Un aspetto
interessante che possiamo fare dei cicli annidati senza usare istanze multiple del comando, ma
semplicemente indicando tutte le variabili, come facciamo con il comando Table:
In[42]:= Do@Print@i, " x ", jD, 8i, 3<, 8j, 3<D
1 x 1
1 x 2
1 x 3
2 x 1
2 x 2
2 x 3
3 x 1
3 x 2
3 x 3
Possiamo vedere come il ciclo pi interno sia quello corrispondente alla variabile che scriviamo per
ultima: con i pari ad 1, j varia da 1 a 3: poi i viene incrementato l'indice i e si ripete il ciclo j. Un
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
213 Printed by Mathematica for Students
altro comando simile, ma estremamente utile in alcuni casi, il seguente:
Fi xedPoi nt [ f, expr] comincia con expr, ed applica f iterativamente fino
a quando il risultato non varia pi
Come potete vedere, questo comando permette di avere una terminazione che non dipende dal ciclo,
ma dobbiamo stare attenti che effettivamente si arrivi ad un punto in cui la funzione non cambia pi:
In pratica, effettua questi passaggi:
x, f @xD, f @ f @xDD, f @ f @ f @xDDD ...
Questo fino a quando il risultato non varia pi. Di solito si usa per condizioni di convergenza:
In[43]:= FixedPoint@Function@t, Print@tD; Floor@Sqrt@t2DDD, 2350D
2350
34
4
1
0
Out[43]= 0
Come potete vedere, abbiamo applicato la funzione Floor@Sqrt@xDD ripetitivamente. Ho usato le
funzioni pure, cosa che vedremo pi avanti, ma per un utente avanzato questo pu veramente
risolvere problemi difficili da studiare in altro modo. Un modo pi semplice di usarlo con il
comando ReplaceAll (//.), che esegue quasi esattamente la stessa cosa, in forma pi sintetica
In[44]:= x^2 + y^6 . 8x 2 + a, a 3<
Out[44]= 25 + y
6
In questo caso, le regole di sostituzione non vengono effettuate una volta sola, ma fino a quando il
risultato non varia pi. Tuttavia si pu notare come mostri soltanto il risultato finale, oltre ad avere
qualche problema di inizializzazione che invece risulta pi semplice con FixedPoint.
Possiamo anche applicare la funzione in maniera iterativa per un numero determinato di volte,
mediante il seguente comando:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
214 Printed by Mathematica for Students
Nest [ f, expr, n] applica f iterativamente su expr n volte
Questo pu essere utile per lavori iterativi:
In[45]:= f@x_D := 1H1 + x^2L
In[46]:= Nest@f, q, 5D
Out[46]=
1

1 +
1

i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
jj
1+
1

i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
jj
1+
1

i
k
jjjjj
1+
1

H1+q
2
L
2
y
{
zzzzz
2
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
zz
2
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
zz
2
Come possiamo vedere, come primo argomento abbiamo bisogno soltanto del nome della funzione,
non delle parentesi quadre. Se nella funzione sono presenti pi argomenti, di cui tutti gli altri
specificati, conviene creare una nuova funzione che abbia come argomento un solo parametro:
In[47]:= g@x_D := fun@var1, x, var2D
ed usare questa nel comando Nest. Ci sarebbero funzioni pi eleganti dal punto di vista di
programmazione avanzata, come le funzioni pure che abbiamo visto poco fa, ma al nostro livello
questa soluzione sicuramente quella pi facile da eseguire. Un comando simile :
Nest Whi l e[ f, expr, test] cominica con expr, ed applica iterativamente f fino
a quando test applicato al risultato non pi Tr ue
Quindi, cambia la condizione di terminazione, che diventa da determinata a condizionale; cio non
viene applicata iterativamente f per un certo numero di volte predefinito, ma viene applicata fino a
quando non si raggiunge una condizione di stabilit. Ovviamente, anche in questo caso occorre che
la condizione di stabilit venga raggiunta, cosa che si deduce dal tipo di problema che si sta
elaborando.
Altri costrutti per poter eseguire ripetitivamente blocchi di codice, oltre al Do, sono:
Whi l e[ test, body] valuta test e, se risulta True, esegue expr: dopo rivaluta
test, e se risulta ancora True riesegue body, e cos via
fino a quando test risulta False

For [ start, test, incr, body] valuta dapprima start e poi, ciclicamente, body e incr
fino a quando test risulta True, e dopo si interrompe.
Come potete vedere, sono equivalenti ai corrispettivi comandi nei vari linguaggi di programmazione;
per esempio potremmo scrivere qualcosa come:
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215 Printed by Mathematica for Students
In[48]:= For@n = 1; a = 8<, n <= 10, n++, a = Append@a, nD; Print@aDD
81<
81, 2<
81, 2, 3<
81, 2, 3, 4<
81, 2, 3, 4, 5<
81, 2, 3, 4, 5, 6<
81, 2, 3, 4, 5, 6, 7<
81, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8<
81, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9<
81, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10<
Come abbiamo visto, abbiamo ottenuto una lista di dieci elementi, eseguendo il semplice comando.
Inoltre, in questi comandi possiamo anche introdurre i comandi Break@D e Continue@D, che conoscete
tutti; il primo serve per interrompere il ciclo pi interno in cui si trova il comando, mentre il secondo
serve per saltare il restante ciclo e ricominciare il successivo. Io personalmente li uso poco, perch,
anche se in maniera estremamente ridotta rispetto a Goto (che presente ma che non menziono),
crea dei salti di flusso, cosa che a me non mai piaciuta. Sappiate comunque che esistono e che, se
volete, potete anche usarli tranquillamente.
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216 Printed by Mathematica for Students
Stringhe
Abbiamo visto che Mathematica anche in grado di gestire le stringhe. In effeti, i suoi strimenti
sono abbastanza potenti, e questo perch si deve poter eseguire anche un determinato numero di
operazioni che possono essere importanti dal punto di vista matematico e del lavoro che si sta
svolgendo: si pensi, ad esempio, all'importazione di una stringa di 1000000 caratteri, dove ogni
carattere corrisponde allo stato di un sistema e vedere, ad esempio, quando e quante volte il sistema,
nella sua storia, passa dallo stato T allo stato F, per effettuare delle necessarie statistiche. Le stringhe
possono quindi anche essere utili per il calcolo, e vengono trattate come tali. Le funzioni forse pi
elementari per la gestione delle stringhe sono le seguenti:
s
1
<>s
2
<> oppure St r i ng
J oi n[ {s
1
, s
2
, }]
unisce assieme pi stringhe per formarne una sola
St r i ngLengt h[ s] restituisce il numero di caratteri della stringa
St r i ngRever se[ s] inverte l'ordine dei caratteri della stringa
Definiamo, per capirci meglio, le seguenti stringhe:
In[49]:= stringa1 = "Io sono";
In[50]:= stringa2 = "un";
In[51]:= stringa3 = "gran figo...";
Se adesso andiamo ad unirle assieme, otteniamo:
In[52]:= stringa1 <> stringa2 <> stringa3
Out[52]= I o sonoungr an f i go. . .
Naturalmente, non appare nella forma voluta perch non abbiamo considerato gli spazi, dato che lo
spazio considerato come carattere equivalente agli altri, e Mathematica NON li aggiunge se non lo
specigichiamo noi:
In[53]:= stringa1 <> " " <> stringa2 <> " " <> stringa3
Out[53]= I o sono un gr an f i go. . .
Ora le cose sono pi vicine alla realt...
Possiamo anche contare i caratteri dell'ultima stringa:
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217 Printed by Mathematica for Students
In[54]:= StringLength@%D
Out[54]= 23
Come potete vedere, 23 caratteri bastano per dire una grande verit. Vediamo adesso anche l'ultimo
comando dei tre:
In[55]:= StringReverse@"Alice attraverso lo specchio"D
Out[55]= oi hcceps ol osr evar t t a eci l A
Naturalmente possiamo giocare anche con la lingua italiana... Consideriamo la frase "I topi non
avevano nipoti":
In[56]:= StringReverse@"itopinonavevanonipoti"D
Out[56]= i t opi nonavevanoni pot i
Ah, potenza dell'italiano, che HA una lingua beLa aSai...
Operazioni un poco pi avanzate (ma neanche di tanto, in fondo) che si possono fare nelle stringhe
sono le seguenti:
St r i ngTake[ s, n] crea una stringa formata dai primi n caratteri di s
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218 Printed by Mathematica for Students
St r i ngTake[ s, {n}] estreae l' n
th
carattere da s
St r i ngTake[ s, {n
1
, n
2
}] crea una stringa estratta da s dal carattere n
1
al carattere n
2

St r i ngDr op[ s, n] crea una stringa ottenuta cancellando i primo n
ccaratteri da s
St r i ngDr op[ s, {n
1
, n
2
}] cancella i caratteri dalla posizione n
1
fino a n
2


St r i ngI nser t [ s, snew, n] inserisce la stringa snew nella posizione n in s
St r i ngI nser t [ s, snew,
{n
1
, n
2
, }]
inserisce pi copie di snew into s nelleposizioni n
1
,
n
2
,

St r i ngRepl ac ePar t [ s ,
snew, {m, n}]
sostituisce i caratteri da m a n nella stringa s con la
stringa snew
St r i ngRepl ac ePar t [ s ,
snew, {{m
1
, n
1
}, {m
2
, n
2
},
sostituzioni multiple in s con snew
St r i ngRepl ac ePar t [ s,
{snew
1
, snew
2
, }, {{m
1
,
n
1
}, {m
2
, n
2
}, }]
sostituisce pi sottostringhe in s dalle
corrispondenti nuove sottostringhe snew
i


St r i ngPosi t i on[ s, sub] restituisce una lista di coppie di valori iniziali e finali
delle posizioni in cui sub compare come sottostringa in s
St r i ngPosi t i on[ s, sub, k] mostra solo le prime k occorenze di sub in s
St r i ngP os i t i on[ s ,
{sub
1
, sub
2
, }]
mostra le posizioni di pi sottostringhe sub
i


St r i ngCount [ s, sub] conta quante volte sub compare in s
St r i ngCount [ s, {sub
1
, sub
2
,
}]
conta tutte le volte che compare una delle stringhe sub
i

St r i ngFr eeQ[ s, sub] testa se s non contiene sub
St r i ngFr eeQ[ s, {sub
1
, sub
2
,
}]
testa s non contiene nessuna delle stringhe sub
i


St r i ngRepl ace[ s, sb - >sbnew] sostituisce sb con sbnew ovunque compaia in s
St r i ngRepl ace[ s, {sb
1
- > sbnew
1
, sb
2
- > sbnew
2
,
sostituisce le sottostringhe sb
i
dalle corrispondenti
nuove sottostringhe sbnew
i

St r i ngRepl ace[ s, rules, n] esegua al massimo n sostituzioni
St r i ngRepl aceLi st [ s, rules] crea una lista delle stringhe ottenute effettuando
ogni singola sostituzione
St r i ngRepl ac eL i s t [ s ,
rules, n]
limita la lista a n risultati

St r i ngSpl i t [ s] divide s nelle sottostringhe delimitate dagli spazi
St r i ngSpl i t [ s, del] divide la stringa usando il delimitatore del
St r i ngSpl i t [ s, {del
1
, del
2
,
}]
usa pi delimitatori del
i

St r i ngSpl i t [ s, del, n] divide al massimo n sottostringhe

St r i ngSpl i t [ s, del - >rhs] inserisce rhs nella posizione di ogni delimitatore

Daniele Lupo Appunti di Mathematica
219 Printed by Mathematica for Students
Come potete vedere, solo con questi comandi base possiamo fare veramente molte cose:
praticamente tutto quello che ci serve per gestire le stringhe ad un livello poco pi avanzato di quello
base:
In[57]:= stringa = "Il mio nome Daniele, e sono
talmente felice che tu abbia letto fino a qua che per
festeggiare me ne andr al mare a fare un bel bagno";
Sapete com', fuori il tempo bello, e ne devo approfittare prima di studiare per gli esami di
giugno-luglio...
Comunque, una volta creata la stringa, possiamo gestircela come pi ci piace. Mettiiamo caso che
non mi piaccia pi andare al mare (cosa impossibile):
In[58]:= StringReplace@stringa, "al mare" > "in montagna"D
Out[58]= I l mi o nome Dani el e, e sono t al ment e
f el i ce che t u abbi a l et t o f i no a qua che per
f est eggi ar e me ne andr i n mont agna a f ar e un bel bagno
Ovviamente, il bagno me lo far nel lago...
Vediamo di ordinare alfabeticamente le parole. In questo caso ho bisogno prima di separare le
parole, e dopo ordinare le singole stringhe ottenute. Indico come delimitatore solo lo spazio
(considerando, quindi, i segni di punteggiatura, come le virgole, caratteri). Dopo averlo fatto, ordino
le stringhe cos ottenute.
In[59]:= StringSplit@stringa, " "D
Out[59]= 8I l , mi o, nome, , Dani el e, , e, sono, t al ment e,
f el i ce, che, t u, abbi a, l et t o, f i no, a, qua, che, per ,
f est eggi ar e, me, ne, andr , al , mar e, a, f ar e, un, bel , bagno<
In[60]:= Sort@%D
Out[60]= 8a, a, abbi a, al , andr , bagno, bel , che, che, Dani el e, ,
e, , f ar e, f el i ce, f est eggi ar e, f i no, I l , l et t o, mar e,
me, mi o, ne, nome, per , qua, sono, t al ment e, t u, un<
Se invece, voglio ordinarli in ordine inverso, basta considerare il fatto che abbiamo a che fare con
una lista, quindi basta usare il comando per invertire gli elementi di una lista, cosa che abbiamo visto
a suo tempo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
220 Printed by Mathematica for Students
In[61]:= Reverse@%D
Out[61]= 8un, t u, t al ment e, sono, qua, per , nome, ne, mi o, me,
mar e, l et t o, I l , f i no, f est eggi ar e, f el i ce, f ar e, , e,
Dani el e, , che, che, bel , bagno, andr , al , abbi a, a, a<
Ovviamente potevamo ottenere tutto quanto in un unico comando con le funzioni annidate:
In[62]:= Reverse@Sort@StringSplit@stringaDDD
Out[62]= 8un, t u, t al ment e, sono, qua, per , nome, ne, mi o, me,
mar e, l et t o, I l , f i no, f est eggi ar e, f el i ce, f ar e, , e,
Dani el e, , che, che, bel , bagno, andr , al , abbi a, a, a<
Nidificare le funzioni una cosa che farete abbastanza spesso, una volta presa confidenza con il
programma. Anzi, sono sicuro che gi l'avrete fatto molte volte, vero? Fate bene, perch vi permette
di risparmiare tempo e spazio a meno che, naturalmente, non vi servano anche i risultati intermedi.
Supponiamo, adesso, di dover censurare delle parole: per esempio il mio nome non deve essere reso
pubblico. Non sapendo a priori la posizione in cui compaia il mio nome, basta fare:
In[63]:= StringPosition@stringa, "Daniele"D
Out[63]= 8815, 21<<
Ed, a questo punto:
In[64]:= StringReplacePart@stringa, "XXX", %@@1DDD
Out[64]= I l mi o nome XXX, e sono t al ment e f el i ce che t u abbi a l et t o f i no a
qua che per f est eggi ar e me ne andr al mar e a f ar e un bel bagno
Notate come ho dovuto indicare l'indice, dato che il risultato di StringPosition una lista doppia.
Naturalmente, potevo anche farlo direttamente:
In[65]:= StringReplace@stringa, "Daniele" > "XXX"D
Out[65]= I l mi o nome XXX, e sono t al ment e f el i ce che t u abbi a l et t o f i no a
qua che per f est eggi ar e me ne andr al mar e a f ar e un bel bagno
Queste sono solo alcuni esempi banali. I comandi esistono per fare enalisi pi serie; per esempio, in
una stringa pu essere memorizzata una sequenza di DNA, e vedere quando compare una specfica
sequenza, e dove. Possiamo analizzare direttamente il primer, senza dover per forza visualizzare
tutta la stringa, che pu essere veramente grossa. Naturalmente dovrete essere voi a deciderne l'uso
da fare.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
221 Printed by Mathematica for Students
Mathematica dispone anche di alcune funzioni per lavorare direttamente con i caratteri di una stringa:
Char act er s[ " string" ] converte una stringa in una lista di caratteri
St r i ngJ oi n[ {"c
1
", "c
2
", }] converte una lista di caratteri in una stringa

Di gi t Q[ string] verifica se gli elementi della stringa sono tutte cifre
Let t er Q[ string] verificasei caratteri dellastringasonotuttelettere
Upper CaseQ[ string] testa se i caratteri sono tutti maiuscoli
Lower CaseQ[ string] verifica se i caratteri sono tutti minuscoli

ToUpper Case[ string] converte la stringa in una con le lettere tutte maiuscole
ToLower Case[ string] genera la stringa con tutte le lettere minuscole

Char act er Range[ " c
1
" , "c
2
"] genera una lista con i caratteri da c
1
a c
2

Supponiamo, per esempio, di dover convertire in lista di caratteri la seguente stringa:
In[66]:= stringa = "Qualche Lettera Scelta A Caso";
In[67]:= Characters@stringaD
Out[67]= 8Q, u, a, l , c, h, e, , L, e, t , t , e,
r , a, , S, c, e, l , t , a, , A, , C, a, s, o<
Notate come anche gli spazi siano considerati caratteri:
In[68]:= Sort@%D
Out[68]= 8 , , , , a, a, a, a, A, c, c, C, e,
e, e, e, h, l , l , L, o, Q, r , s, S, t , t , t , u<
Supponiamo di fregarcene della netiquette di un newsgroup e di voler gridare questa frase in un
thread:
In[69]:= ToUpperCase@stringaD
Out[69]= QUALCHE LETTERA SCELTA A CASO
Al contrario, adesso siamo stati tirati per l'orecchio, e vogliamo fare i timidoni:
In[70]:= ToLowerCase@stringaD
Out[70]= qual che l et t er a scel t a a caso
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
222 Printed by Mathematica for Students
Non credo che servano ulteriori commenti a questi comandi, molto semplici ma flessili, ammesso
ovviamente che ci dobbiate fare qualcosa!
Possiamo anche usare all'interno delle stringhe i caratteri speciali di Mathematica. Se avete
sperimentato un poco, avrete notato una Palette contenente le lettere greche e altri simboli
matematici, come le frecce. Avrete forse anche notato che potete scriverle direttamente da tastiera.
Per esempio, potete scrivere p sia con [Esc]pi[Esc], sia con \[pi]. Sono entrambe forme per scrivere
notaziona matematica. Quella ufficiale di Mathematica (se aprite un notebook con un editor di testo,
ve ne accorgerete), quella estesa, cio la seconda. Possiamo usarla anche per scrivere i caratteri
speciali all'interno delle stringhe:
In[71]:= stringa = "Questa contiene i caratteri e "
Out[71]= Quest a cont i ene i car at t er i e
In[72]:= FullForm@%D
Out[72]//FullForm= "Quest a cont i ene i car at t er i \ [ Al pha] e \ [ Bet a] "
Come potete vedere, se scrivete la stringa qua sopra ottenete le lettere greche. Non posso farvelo
vedere direttamente perch Mathematica sostituisce automaticamente le lettere non appena sono
scritti i giusti codici, ma il comando FullForm fa vedere a cosa corrispondono effettivamente le
lettere greche. Se vogliamo includere nella stringa caratteri come \ oppure come ", dobbiamo farli
precedere da \:
In[73]:= stringa1 = "Questo \ e questo " non si vedono
Out[73]= Quest o e quest o non si vedono
Invece, scritto in questa maniera:
In[74]:= stringa2 = "Questo \" e questo \\ si vedono"
Out[74]= Quest o " e quest o \ si vedono
Vedete come occorra in questi casi usare un piccolo accorgimento, ma non niente che non abbiate
anche visto in C. E, come in C, possiamo definire i caratteri speciali, come \n:
In[75]:= stringa = "E' un'unica stringa. \nMa vado a capo"
Out[75]= E' un' uni ca st r i nga.
Ma vado a capo
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
223 Printed by Mathematica for Students
Vedete come sia stato inserito il carattere speciale di ritorno a capo. Possiamo anche includere la
tabulazione:
In[76]:= stringa = "Primo\tSecondo\tTerzo"
Out[76]= Pr i mo Secondo Ter zo
E con questo, credo di aver detto abbastanza sulle stringhe... Anche voi ne avete abbastanza? Ma
sono cose tanto facili e carucce....
Comunque, una volta imparati questi comandi, se riuscite ad inventare qualcosa che non si possa
risolvere con questi (e ovviamente usando le solite funzioni di Mathematica), esistono altri comandi
avanzati per la programmazione e la gestione di file (come comandi per criptare i vostri files).
Andate a vedere quello che vi servir, d'accordo? Troverete sempre di tutto....
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224 Printed by Mathematica for Students
Formattazione
Introduzione
Abbiamo fatto un bel po' di lavoro con Mathematica, vero? Abbiamo visto come creare, valutare,
semplificare, disegnare, programmare, cucinare, pescare, ed anche come sfilare in passerella...
Tuttavia, adesso dobbiamo vedere come mettere in ordine tutto quel pop di cose che abbiamo
scritto. Difficilmente, infatti, potremmo ottenere qualcosa di utile e di presentabile utilizzando solo le
formule di Mathematica. Occorrono dei commenti, dell'organizzazione, qualcosa che legga leggibile
quello che abbiamo scritto anche chi non conosce Mathematica e anche a noi stessi, che sicuramente
non capiremo niente di quello che abbiamo scritto una settimana dopo che l'abbiamo fatto. E' lo
stesso concetto dei commenti nei linguaggi di programmazione, con la differenza che qua la
formattazione permette di creare notebook che possono anche essere stampati ed utilizzati come
formato per presentare articoli, relazioni, tesine e tesi.
Con cosa credete che stia scrivendo tutto questo? Con Word?????
Celle
Abbiamo visto all'inizio di questi appunti, e l'avete notato anche voi mentre scrivevate con le vostra
mani pacioccose ed unte di cioccolato, che quando digitiamo qualsiasi cosa all'interno di un
Notebook, Mathematica organizza tutto quanto in celle. Una cella all'interno di un notebook un
contenitore di informazione, che pu essere di qualsiasi tipo. Quando scriviamo formule,
automaticamente vengono inserite in una cella, visibile dai delimitatori che compationo nel lato
destro del notebook:
Come potete vedere, le celle sono auto-organizzate: si nidificano da sole raggruppando Input ed
Output. In questo caso, una singola cella ne contiene altre due: se notate la figura che compare nella
parte superiore della cella, potete notare come si diversifichino fra di loro. Il simbolo di una cella
contenitore diversa da quella di una cella contenente in Input, che diversa da quella che contiene
un Output.
Inoltre, le celle hanno anche la caratteristica di potersi comprimere, per risparmiare spazio e non
visualizzare i dati che per il momento non ci servono. Per esempio, vediamo il seguente risultato:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
225 Printed by Mathematica for Students
Se adesso, per esempio, non ci interessa visualizzare il risultato dell'operazione, considerando che
occupa pi righe, possiamo fare doppio clic sulla cella contenitore:
Come possiamo vedere, in questo caso la cella stata compressa, mostrando solamente la prima riga:
ci evidenziato dal fatto che la cella contenitore ha una freccia rivolta verso il basso, che significa,
appunto, che stata compressa e che ci sono altri risultati non visualizzati. A questo punto, basta fare
di nuovo doppio clic su di essa per rivedere un'altra volta la cella nel suo complesso. Questo
estremamente utile se, per esempio, all'inizio di un notebook si eseguono le definizioni di numerose
funzioni. Questo ancora pi vero quando si divide il notebook in sezioni.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
226 Printed by Mathematica for Students
Sezioni
Quando andiamo a scrivere un articolo, un libro, o qualsiasi altra cosa, quello che di solito si fa
dividere gli argomenti. Di solito si assegna un titolo al lavoro, poi si divide tutto quando in capitoli,
sezioni e cos via, per poter strutturare al meglio i risultati ottenuti e darne una rappresentazione
chiara. Mathematica segue lo stesso principio per poter organizzare i suoi lavori. Se andare nella
voce di men Format Style, potrete notare varie opzioni. Ognuna rappresenta una forma di
formattazione della cella in questione.
In pratica, quando scriviamo una cella, con questi comandi (meglio se imparate da subito ad usare le
scorciatoie da tastiera), possibile formattarla nella maniera desiderata. Se, per esempio, vogliamo
che la cella che scriviamo non sia una formula, ma, ad esempio, il titolo della nostra tesina, basta
premere Alt+1, per ottenere l'aspetto voluto del titolo. Allo stesso modo definiremo i sottotitoli, se
sezioni e cos via:
Come potete vedere, usando queste formattazioni, possiamo facilmente scrivere relazioni altamente
organizzate. Ma c' anche di pi: se notate le celle riguardanti le sezioni, potete vedere che sono
annidate fra di loro. Quindi, se scrivete una sottosezione, per fare un esempio, poi potete facilmente
nasconderla per intero, in modo da visualizzare solo il titolo e risparmiarvi, magari, parecchie pagine
di scrolling, permettendovi di concentrarvi solo sulla parte del lavoro in cui state lavorando.
Ricordatevi solo che, al momento della stampa, Mathematica non espande le celle, per cui, se una
sezione compressa, non apparir neanche in fase di stampa. Quindi, assicuratevi che tutto quello
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
227 Printed by Mathematica for Students
che volete sia stampato sia visibile anche nel notebook.
Questo aspetto di organizzazione importante in Mathematica, come per esempio accade in LAT
E
X, e
permette di ragionare su quello che scriviamo in maniera diversa: con Word, per esempio, passiamo
il tempo ad organizzare la visualizzazione della pagine, come i margini, l'aspetto del titolo e cos via,
con notevole perdita di tempo. In questo modo, invece, si pone pi attenzione al contenuto ed alla
struttura del documento, invece che su come verr visualizzato. Questo si potr decidere, se
necessario, in un secondo momento. Infatti, da Format Style Sheet, possiamo decidere che stile
dare al nostro documento. Una volta gestiti i titoli e l'organizzazione, da questa voce di men
possiamo decidere, per esempio, l'aspetto dei titoli, inece che quello delle sezioni. Possiamo
formattare il documento tutto assieme, senza dover decidere ogni volta quale sia lo stile mogliore per
i titoli. Se poi, per esempio, non ci piace, possiamo cambiare lo stile del lavoro, lasciandone
inalterata la struttura complessiva, che non verr modificata. Sono presenti, come potete vedere,
diversi formati standard ma, se volete, potete anche naturalmente definire i vostri stili personalizzati.
Se infatti, una volta scelto lo stile, usate il comando Format Edit Style Sheet, apparir un nuovo
notebook, contenente tutte le opzioni necessarie per personalizzare lo stile del documento come pi
vi piace, andandolo a memorizzare, alla fine, come un nuovo stile che potrete modificare come
vorrete.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
228 Printed by Mathematica for Students
Come potete vedere, questo quello che compare una volta usato il comando. Andando ad
espandere le relative sezioni, possibile andare a modificare quello che vogliamo e, salvando questo
file, possiamo riutilizzarlo quando vogliamo. Tuttavia credo che le impostazioni base siano gi
abbastanza diversificate per cui, almeno per i primi tempi, dubito che sentiate il bisogno di creare
nuovi stili.
Anche all'interno della stessa cella, comunque, valgono le combinazioni standard. Per esempio,
selezionando del testo e premendo CTRL+b, si ottiene del testo in grassetto, come questo. Con
CTRL+i, del testo in corsivo, e cos via. Comunque, in caso di formattazione, il men Format
quello che fa per voi. L c' praticamente tutto quello che vi serve per tirare avanti.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
229 Printed by Mathematica for Students
Non c' niente da imparare su questo, per cui questo breve capitoletto volge al termine.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
230 Printed by Mathematica for Students
Mathematica Avanzata
Introduzione
Quello che abbiamo visto finora, probabilmente servir ed avanzer per tutto quello che vi verr in
mente. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti avanzati che sempre bene conoscere, sia perch a volte
potranno snellirvi il compito e rendere pi semplice la risoluzione di problemi avanzati, sia perch
vorrete fare i fricchettoni davanti a chi chieder aiuto a dei guru di Mathematica come voi...
vedremo come vengono effetivamente fatti i conti con il programma, come lavorare con funzioni
pure e generiche, usare variabili locali nei programmi e cos via.
Ho detto che il capitolo pi lungo era quello della grafica? Mi sbagliavo, sar questo... E stavolta
non ci sono belle immagini a dimunuire la quantit di testo. Adesso si fa sul serio!!!
Cominciamo, quindi, perch di carne al fuoco ce ne sar davvero tanta...
Espressioni
Cosa sono
Consideriamo i seguenti
comandi:
Head[ expr] restituisce l'head dell'espressione
Ful l For m[ expr] visualizza l'espressione nella forma piena di Mathematica
Vediamo cosa fanno queste funzioni. Consideriamo, per esempio, il seguente comando:
In[1]:= Head@81, 2, 3<D
Out[1]= Li st
Quello che ha fatto, apparentemente, riconoscere il suo argomento come una lista, ma
effettivamente non cos:
In[2]:= Head@a bcD
Out[2]= Pl us
A questo punto, le cose si fanno un pochetto pi confuse. Cosa significa Plus, considerando fra
l'altro che non compare il segno di addizione nell'espressione?
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
231 Printed by Mathematica for Students
Il fatto che Mathematica tratta tutto quanto viene scritto come combinazione di funzioni: quando
scriviamo qualcosa come a + b, in realt il programma interpreta quanto scritto come la funzione
allegata a + da applicare con argomento a, b. Il comando FullForm permette di vedere meglio ci:
In[3]:= FullForm@81, 2, 3<D
Out[3]//FullForm= Li st @1, 2, 3D
Da qua, possiamo vedere che quando noi scriviamo la lista, l'interprete del kerner di Mathematica
considera le parentesi graffe come la funzione List, avente come argomenti proprio gli elementi che
compongono la lista. Vedete come la funzione List pu essere chiamata con un numero arbitrario di
argomenti, ma anche questo lo vedremo pi avanti. Naturalmente, se effettuiamo operazioni
multiple, le rispettive funzioni saranno annidate nel modo opportuno:
In[4]:= FullForm@Sqrt@a + b cDf@x, yDD
Out[4]//FullForm= Ti mes@Power @Pl us@a, b, Ti mes@1, cDD, Rat i onal @1, 2DD,
Power @f @x, yD, 1DD
Come potete vedere, l'espressione viene interpretata da Matematica come funzioni. Da questo deriva
la potenza del programma in effetti. Sebbebe il funzionamento sia complicato, il concetto che sta alla
base relativamente semplice: considera l'albero delle funzioni, e poi esegue le operazioni
effettuando le opportune sostituzioni nell'albero. Le regole di sostituzione variano a seconda del
comando o della funzione, e, da un albero, ne risulta un altro: di conseguenza, da un input simbolico
ne esce un altro simbolico. Semplice e potente. D'altronde, la potenza del programma sta nella
sofisticazione delle regole di sostituzione. Nell'esempio di sopra, potete anche vedere che la forma
piena tratta nella stessa maniera le funzioni definite e quelle non definite, come la f. Il fatto che non
venga calcolata viene dal fatto che, non essendo definita, non esistono regole per la sua
manipolazione, e Mathematica la lascia come tale.
In[5]:= Head@%D
Out[5]= Ti mes
A questo punto, si comprende meglio anche il signidicato di Head. Restituisce, in pratica, il nome
della funzione principale dell'espressione, quella che contiene tutte le altre. In questo caso, appunto
Times, cio la funzione che moltiplica fra loro i suoi argomenti. Possiamo anche avere una
rappresentazione pi esplicita, mediante il seguente comando:
Tr eeFor m[ expr] mostra l'espressione con notazione ad albero testuale
Considerando sempre l'espressione di prima, in questo caso abbiamo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
232 Printed by Mathematica for Students
In[6]:= TreeForm@Sqrt@a + b cDf@x, yDD
Out[6]//TreeForm= Ti mesA
Power A
Pl usAa, b,
Ti mes@1, cD
E
,
Rat i onal @1, 2D
E
,

Power A
f @x, yD
, 1E
E
Il comando mostra una rappresentazione in caratteri ASCII dell'albero di parsing dell'espressione.
Questo permette di avere una rappresentazione pi chiara della nidificazione delle funzioni.
Inoltre, possiamo vedere come, nell'interpretazione della forma normale in cui scriviamo, in
notazione FullForm, Mathematica sia in grado di riconoscere correttamente le precedenze,
applicando Times prima di Sqrt, per esempio. Questo permette di eeguire correttamente le
espressioni, ed il suo parsing ci evita di dover scrivere esplicitamente queste condizioni standard per
la matematica.
Quando definiamo una funzione, possiamo anche definire il modo in cui deve essere scritta: Una
volta dato il nome alla funzione, possiamo scriverla nei seguenti modi:
f [ x, y] notazione standard f [ x, y]
f @x notazione prefissa f [ x]
x / / f notazione postfissa f [ x]
x ~f ~y notazione infissa f [ x, y]
Possiamo quindi vedere come, una volta definita una funzione, possiamo scriverla in uno dei modi
seguenti. Da questo si vede come possiamo scrivere in maniera differente le funzioni, che
Mathematica interpreta sempre in notazione Standard. Effettivamente, abbiamo gi visto i diversi
modi di scrivere una funzione:
In[7]:= 881, 2<, 83, 4<< MatrixForm
Out[7]//MatrixForm= J
1 2
3 4
N
corrisponde a:
In[8]:= MatrixForm@881, 2<, 83, 4<<D
Out[8]//MatrixForm= J
1 2
3 4
N
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
233 Printed by Mathematica for Students
In[9]:= MatrixForm@881, 2<, 83, 4<<
Out[9]//MatrixForm= J
1 2
3 4
N
Questo modo di trattare le espressioni in Mathematica ha un importante aspetto, cio quello di poter
trattare separatente le sue parti. Consideriamo, per esempio:
In[10]:= a = 81, 2, 3, 4, 5<
Out[10]= 81, 2, 3, 4, 5<
Sappiamo come fare per estrarre un elemento dalla lista:
In[11]:= a@@4DD
Out[11]= 4
Tuttavia, sappiamo ora anche come vengono trattate le liste in Mathematica:
In[12]:= FullForm@aD
Out[12]//FullForm= Li st @1, 2, 3, 4, 5D
A questo punto, possiamo dire che le doppie parentesi quadre, che corrispondono al comando Part in
notazione piena, funzionano effettivamente per qualsiasi espressione nella forma che abbiamo visto,
cio con una funzione ed il numero di argomenti. Il comando estrare e visualizza l'n-simo argomento
della funzione.
Ipotizziamo di avere la seguente somma:
In[13]:= somma = h + t + q + w + r + p
Out[13]= h + p + q + r + t + w
In[14]:= FullForm@sommaD
Out[14]//FullForm= Pl us@h, p, q, r , t , wD
Possiamo quindi pensare di usare lo stesso comando, per poter estrarre un generico argomento della
funzione:
In[15]:= somma@@3DD
Out[15]= q
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234 Printed by Mathematica for Students
E questo quello che accade. Vedete anche che, nonostante la somma goda della propriet
commutativa, la funzione abbia comunque gli argomenti ordinati per come li abbiamo scritti. Questo
permette di poter effettuare con facilit queste operazioni anche nelle espressioni: la propriet
commutativa viene applicata nella definizione della somma. Non detto che in un qualsiasi funzione
f gli argomenti godano di propriet commutativa, e quindi giusto mantenerli ordinati.
Nella stessa maniera, possiamo anche considerare di estrarre parti annidate da pi funzioni:
supponiamo di avere un'espressione del tipo:
In[16]:= es = t + u^Hx^2 + v x + iL
Out[16]= t + u
i +v x+x
2
In[17]:= TreeForm@esD
Out[17]//TreeForm= Pl usAt ,
Power Au,
Pl usAi ,
Ti mes@v, xD
,
Power @x, 2D
E
E
E
Possiamo vedere che, se vogliamo estrarre l'esponente, basta indicare con un opportuno indice quello
che vogliamo. Vediamo che, nel primo livello, l'esponente si trova nella posizione 2: nel secondo
livello, alla posizione 2. Per cui, per estrarlo, possiamo scrivere:
In[18]:= es@@2, 2DD
Out[18]= i + v x + x
2
E abbiamo ottenuto l'esponente. Analogamente, potremmo anche sostituirlo. Per esempio, pensiamo
di aver sbagliato, e che in realt sia una cubica, e ci siamo scordati di scrivere w x
3
: a questo punto,
basta fare:
In[19]:= es@@2, 2DD += w x^3
Out[19]= i + v x + x
2
+ wx
3
In[20]:= es
Out[20]= t + u
i +v x+x
2
+wx
3
Al posto di andare a modificare l'espressione con il mouse, abbiamo introdotto la modifica
direttamente dal notebook con un opportuno comando. Notate anche come, per brevit, abbia usato
+=, comando assolutamente analogo a quanto compare in C. D'altronde, se avete perso tempo a
programmare in Mathematica dovreste essere a conoscenza di questo simbolo.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
235 Printed by Mathematica for Students
Possiamo usare anche le regole per modificare la struttura delle espressioni. Per esempio, se
volessimo trasformare tutte le somme in moltiplicazioni, basterebbe fare:
In[21]:= es . Plus Times
Out[21]= t u
i v wx
6
Cambiando il nome delle funzioni opportune:
In[22]:= FullForm@%D
Out[22]//FullForm= Ti mes@t , Power @u, Ti mes@i , v, w, Power @x, 6DDDD
Qua si pu vedere meglio come abbiamo effettuato le sostituzioni delle funzioni Plus.
Possiamo anche applicare le altre funzioni tipiche delle liste:
In[23]:= Position@es, xD
Out[23]= 882, 2, 2, 2<, 82, 2, 3, 1<, 82, 2, 4, 2, 1<<
Indica le posizioni, nella nidificazione, dove compare l'elemento x. Compare tre volte, ed infatti
abbiamo tre liste di indici.
A questo punto, si tratta solo di trovare il problema che pu essere risolto efficacemente in questa
maniera. Tuttavia, a me capitato raramente di dover usare queste notazioni, e soprattutto quando si
trattava di correggere alcuni particolari errori. Probabilmente sono ancora troppo ingnorante per
usarle al mio livello...
Valutazione delle espressioni
Come abbiamo potuto vedere, ci sono un sacco di funzioni in Mathematica, molte pi di quanto ve
ne servirebbero... Tutte, per, godono di una propriet importante, e cio quella di restituire sempre
il risultato standard. Per esempio, vengono tolte automaticamente le parentesi dalle somme:
In[24]:= Ha + b + Hc + t + aLL
Out[24]= 82 + b + c + t , 4 + b + c + t , 6 + b + c + t , 8 + b + c + t , 10 + b + c + t <
Questo funziona, in genere, per tutte le funzioni associative, e comunque per funzioni che godono di
determinate propriet. Naturalmente (e lo vedremo fra qualche pagina), anche noi siamo in grado di
creare funzioni che sfruttino le medesime propriet, come quella commutativa.
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236 Printed by Mathematica for Students
Per valutare le espressioni, Mathematica prima valuta e capisce cosa rappresenta l'head principale, e
poi va a valutare, ricorsivamente, i singoli elementi dell'espressione. Per esempio, se scriviamo
qualcosa come:
In[25]:= seno = Sin;
In[26]:= Simplify@Cos@xD
2
+ seno@xD
2
D
Out[26]= 1
Vediamo come abbia riconosciuto che seno rappresenta Sin, e poi abbia valutato tutto quanto. Per
vedere le sottoespressioni utilizzate nella valutazione, possiamo utilzzare il seguente comando:
Tr ace[ espr] restituisce la lista delle sottoespressioni generate
durante il calcolo dell'espressione
In[27]:= Trace@Simplify@Cos@xD
2
+ seno@xD
2
DD
Out[27]= 88888seno, Si n<, Si n@xD<, Si n@xD
2
<, Cos@xD
2
+ Si n@xD
2
<,
Si mpl i f y@Cos@xD
2
+ Si n@xD
2
D, 1<
Come possiamo vedere, prima passa da seno a Sin, applicandolo poi alla corrispondente funzione, e
poi ne calcola il quadrato. Poi fa la somma fra i due addendi, ed applica la semplificazione.
Esattamente la ricorsivit che ci aspettavamo dalla valutazione standard.
Possiamo, volendo, anche cambiare la valutazione standard esplicitamente, associando delle
specifiche regole a delle specifiche funzioni: per esempio, in questa espressione:
In[28]:= f@g@xDD
Out[28]= f @g@xDD
Vediamo che, dalla natura ricorsiva, prima viene applicata la g, con le sue regole e definizioni, e poi
la f . Se creiamo delle regole per questo particolare pattern, possiamo associarle in modo distinto alle
due funzioni:
In[29]:= f : f@g@x_DD := regolaf@xD
In[30]:= g : f@g@x_DD := regolag@xD
General::spell1 : Possible spelling error: new symbol
name "regolag" is similar to existing symbol "regolaf". More
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
237 Printed by Mathematica for Students
Adesso, per lo stesso pattern dell'espressione, abbiamo due differenti regole. Dato che, per, la g
viene valutata prima nell'ordine delle espressioni, otterr:
In[31]:= f@g@zDD
Out[31]= r egol ag@zD
Viene applicata la regola associata alla g. Cancelliamola, e vediamo che succede:
In[32]:= Clear@gD; f@g@zDD
Out[32]= r egol af @zD
In questa maniera, prima viene valutata la g ma, dato che adesso non ha pi nessuna definizione e
nessuna regola, la sua valutazione lascia l'espressione inalterata. Dopo viene valutata la f che,
riconoscendo il particolare tipo di espressione, applica la sua regola.
f / : espr : =def applica la definizione specificata quando la f
compare nell'espressione specificata
Lavorando con queste regole, siamo in grado di modificare a piacimento, e nel modo che ci serve, il
modo in cui vengono calcolate determinate espressioni, dando il risultato nella forma che ci serve.
Un altro modo per modificare il calcolo delle espressioni consiste nello specificare quali parti
debbano essere calcolate e quali no:
Hol d[ expr] lascia expr in forma non valutata
Hol dCompl et e[ expr] lascia expr non valutata ed evita che venga modificata
da ulteriori calcoli a livelli superiori
Hol dFor m[ expr] mantiene expr non valutata, e scrive l'espressione
senza l'head Hol dFor m
Rel easeHol d[ expr] rimuove Hol d e Hol dFor mda expr
Ext r act [ expr, index, Hol d] prende una parte di expr, modificandola con Hol d
per prevenire la valutazione
Repl acePar t [ expr,
Hol d[ value] , index, 1]
sostituisce una parte di expr, estraendo value
senza valutarlo
Consideriamo, per esempio, la seguente espressione:
In[33]:= 3 + 4 + 5 + Sin@4 7D
Out[33]= 12 + Si n@28D
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238 Printed by Mathematica for Students
Vogliamo, adesso, valutarla, ma stavolta non vogliamo che venga calcolato l'argomento del seno:
In[34]:= 3 + 4 + 5 + Sin@Hold@4 7DD
Out[34]= 12 + Si n@Hol d@4 7DD
Vediamo come non venga valutato, Tuttavia, se ci interessa un output pi pulito, conviene utilizzare
HoldForm:
In[35]:= 3 + 4 + 5 + Sin@HoldForm@4 7DD
Out[35]= 12 + Si n@4 7D
In questa maniera, nascondiamo l'head, che utile quando magari dobbiamo stampare la formula
(per esempio quando la esportiamo in LAT
E
X oppure in Publicon).
L'ordine della valutazione importante speciamente quando andiamo a usare espressioni in confroni
e specialmente nei pattern (che vedremo fra poco). Supponiamo, per esempio, di vole creare una
regola per modificare una funzione quando compare un determinato argomento. Per esempio,
vorremmo fare questo:
In[36]:= regola = f@x_ + 35D Exp@xD;
General::spell : Possible spelling error: new symbol
name "regola" is similar to existing symbols 8regolaf, regolag<. More
Vediamo quando la regola viene applicata:
In[37]:= f@4D . regola
Out[37]= f @4D
In[38]:= f@w + 15D . regola
Out[38]=
w
Come possiamo vedere, in quest'ultimo caso Mathematica ha considerato equivalenti gli argomenti
delle funzioni, anche se nel primo caso abbiamo scritto una moltiplicazione, e nel secondo invece un
numero.
In[39]:= f@i + 12 + 3D . regola
Out[39]=
i
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239 Printed by Mathematica for Students
Vediamo che anche in questo caso abbiamo ottenuto la sostituzione, perch la somma contenuta
nell'argomento, se valutata, coincide sempre con quella valutata della regola. Quindi gli argomenti
coincidono perch, analogamente all'argomento della funzione, anche il contenuto della regola viene
prima valutato. Possiamo lasciarlo in forma non valutata, se lo specifichiamo:
In[40]:= regola2 = HoldForm@f@x_ + 35DD Exp@xD;
In questo caso, evitiamo che venga valutata, impedendo di eseguire la moltiplicazione. Di
conseguenza gli argomenti delle funzioni, pur essendo comunque equivalenti, non combacieranno
pi nel modo in cui sono scritte, e la regola non viene applicata:
In[41]:= f@w + 15D . regola2
Out[41]= f @15 + wD
Invece, se andiamo a creare un argomento strutturalmente identico a quello ottenuto prima, la
sostituzione avviene comunque, perch in questo caso abbiamo veramente due argomenti che sono
identici:
In[42]:= f@w + 3 5D . regola2
Out[42]= f @15 + wD
Come vediamo, neanche in questo caso combaciano. Perch? Sebbene abbiamo imposto la non
valutaione della regola, la funzione viene comunque valutata prima di applicare la regola. Dobbiamo
quindi lasciare senza valutazione anche l'argomento:
In[43]:= HoldForm@f@w + 3 5DD . regola2
Out[43]=
w
In questo caso si vede che strutturalmente gli argomenti coincidono, oltre che algebricamente, per
cui la sostituzione viene regolarmente effettuata. Notiate, quindi, come sia necessaria una certa
attenzione quando dobbiamo effettuare operazioni che coinvolgano l'ordine ed il momento in cui le
espressioni vengono valutate, perch ci potrebbe portare ad un risultato diverso da quello che
volevamo.
Possiamo anche lasciare inalterata solamente la parte destra della regola di sostituzione:
lhs - >rhs valuta entrambi lhs e rhs
lhs : >rhs lascia senza valutazione rhs
Supponiamo di avere quest'espressione:
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240 Printed by Mathematica for Students
In[44]:= Hold@xD . x 3 + 7
Out[44]= Hol d@10D
Come potete vedere, tutto va per il verso giusto:
In[45]:= Hold@xD . x 3 + 7
Out[45]= Hol d@3 + 7D
Come potete vedere, nel primo caso prima viene valutata la regola, poi viene applicata: in questa
maniera Hold ha gi come argomento 10. Nel secondo caso, invece, viene sostituita la regola senza
averla valutata, quindi non andr a sostituire con 10, ma con 3+ 7. Di conseguenza, Hold avr come
argomento 3+ 7, che rester non valutato, come abbiamo appena visto.
Ripeto, quindi: quando volete eseguire e creare regole complicate, state sempre attenti all'ordine di
valutazione delle espressioni, mettendo magari le cose nel modo che preferite utilizzando nei punti
giusti Hold assieme alle sue varianti.
Capito?
Pattern
Cosa sono
I pattern sono un metodo avanzato per l'utilizzo delle espressioni e, fra l'altro, sono uno dei motivi
principali della potenza di calcolo simbolico offerta da Mathematica. Permettono, ua volta capito
bene il concetto, di definire funzioni che creano operazioni algebriche simboliche di qualsiasivoglia
complessit. Consideriamo quello che succede quando definiamo una funzione:
In[46]:= f@x_D := x^4 + Sin@xD
Quando andiamo ad usarla, al posto di x_ andiamo a mettere quello che ci serve:
In[47]:= f@81, 45, 5<D
Out[47]= 81 + Si n@1D, 4100625+ Si n@45D, 625 + Si n@5D<
In[48]:= f@Cos@rDD
Out[48]= Cos@r D
4
+ Si n@Cos@r DD
In[49]:= Clear@fD
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
241 Printed by Mathematica for Students
Tuttavia, come abbiamo visto prima, quello che andiamo ad introdurre come argomento di una
funzione, qualsiasi forma sia, un'espressione: Anche i numeri stessi, sebbene non appaia in Full-
Form, hanno un head:
In[50]:= Head@5D
Out[50]= I nt eger
In[51]:= Head@4.6D
Out[51]= Real
Qualsiasi espressione accetta come argomento, e questo dovuto a x_ che rappresenta un pattern:
in altre parole, pattern sta per qualsiasi cosa. Possiamo considerarlo, per chi programma, come la
rappresentazione della radice dell'albero dell'espressione. Quando andiamo a definirlo in una
funzione, come argomento, diciamo al programma che al posto dell'argomente pu andare bene
qualsiasi espressione. Quindi, il pattern rappresenta soltanto un'espressione qualsiasi.
Un caso in cui si possono usare i pattern riguarda le regole di sostituzione: supponiamo, per
esempio, di avere la seguente lista:
In[52]:= lista = 8a^r, b^Hc^2 + e + b xL, v, 34, 23^t<
Out[52]= 981, 2
r
, 3
r
, 4
r
, 5
r
<, b
c
2
+e+b x
, v, 34, 23
t
=
Possiamo trovare, in questo caso, sostituire tutti gli elementi in cui compare un esponente, di
qualsiasi tipo esso sia:
In[53]:= lista . x_^y_ esponente
Out[53]= 881, esponent e, esponent e, esponent e, esponent e<,
esponent e, v, 34, esponent e<
Quello che abbiamo fatto abbastanza comprensibile: abbiamo utilizzato un'espressione, in cui era
presente una regola di sostituzione cos definita: se ci sono elementi formati da una qualsiasi
espressione, elevata ad un'altra espressione qualsiasi, allora sostituisci l'elemento. In questo caso ci
basiamo sulla struttura dell'espressione, pi che sul suo contenuto. Mentre prima potevamo sostituire
casi in cui, per esempio, l'esponente era un incognita specifica, adesso possiamo introdurre il
concetto di espressione generica nella sostituzione.
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242 Printed by Mathematica for Students
In[54]:= TreeForm@listaD
Out[54]//TreeForm= Li st A
Li st A1,
Power @2, r D
,
Power @3, r D
,
Power @4, r D
,
Power @5, r D
E
,

Power Ab,
Pl usA
Power @c, 2D
, e,
Ti mes@b, xD
E
E
, v, 34,
Power @23, t D
E
In questo caso, quello che Mathematica fa trovare nell'albero della espressione le funzioni che
combaciano col pattern: in questo caso x_^y_ sta per Power[x_,y_]. A questo punto, quando le trova,
sostituisce tutta la funzione (non solo gli argomenti, quindi), con quello che definisce la regola.
Imparare ad usare i pattern significa possedere strumenti molto potenti per poter effettuare
manipolazioni sulle espressioni, concentrandoci sulla struttura delle ultime. In questo modo si
possono definire, per esempio, regole di sostituzione se volessimo creare una funzione che faccia
l'integrale dell'argomento. Nell'help di Mathematica c' un esempio al riguardo, nella sezione
Patterns, che vi consiglio di andare a vedere.
Possiamo anche usare le regole di sostituzione per poter modificare le espressioni mantenendo i
pattern:
In[55]:= f@xD + t@xD + c@x^2, r^5D + c@4D . c@x_, y_D x + y
Out[55]= r
5
+ x
2
+ c@4D + f @xD + t @xD
Qua possiamo vedere come si usa una regola di sostituzione per modificare le funzioni usando i
pattern stessi. Mathematica cerca la forma c@x_, y_D nell'espressione e, quando la trova, la modifica
con x + y. Notate come la funzione c@4D non viene toccata, in quanto non corrispondono i pattern.
Infatti, pur essendo la stessa funzione, viene chiamata solamente con un argomento.
Un'altra cosa importante da capire il fatto che i patten si basano sulla struttura delle espressioni, e
che bisogna impararle bene. supponiamo di avere la seguente lista:
In[56]:= lista = 8a, ty, Sin@cDH6 fL, 1p<
Out[56]= 981, 2, 3, 4, 5<,
t

y
,
Si n@cD

6 f
,
1

p
=
Eseguiamo, adesso, una sostituzione mediante i pattern:
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243 Printed by Mathematica for Students
In[57]:= lista . x_ y_ x y
Out[57]= 981, 2, 3, 4, 5<, t y,
1

6
f Si n@cD,
1

p
=
Quello che succede non esattamente quello che ci aspettavamo, volevamo che tutti i rapporti
fossero stati modificati a prodotti: invece, soltanto il secondo elemento si comportato come
volevamo, mentre il terzo stato modificato soltanto parzialmente (il 6 rimasto al denominatore),
mentre il quarto rimasto tale e quale a prima. Questo accade perch, sebbene in apparenza
appaiano simili come struttura, in realt non lo sono dal punto di vista delle espressioni: Andiamo a
vedere la forma degli elementi:
In[58]:= TreeForm@tyD
Out[58]//TreeForm= Ti mesAt ,
Power @y, 1D
E
In[59]:= TreeForm@Sin@cDH6 fLD
Out[59]//TreeForm= Ti mesA
Rat i onal @1, 6D
,
Power @f , 1D
,
Si n@cD
E
In[60]:= TreeForm@1 pD
Out[60]//TreeForm= Power @p, 1D
Adesso, vediamo la struttura del pattern:
In[61]:= TreeForm@x_ y_D
Out[61]//TreeForm= Ti mesA
Pat t er nAx,
Bl ank@D
E
,
Power A
Pat t er nAy,
Bl ank@D
E
, 1E
E
Vediamo che i pattern in Tree e FullForm, sono visti come funzioni che si chiamano Pattern, per
l'appunto. Se si osservano bene tutte queste strutture, possiamo vedere come, effettivamente,
solamente il secondo elemento della lista disponga di una struttura analoga a quella definita dal
pattern: Infatti, nella forma Times@x_, Power@y_, -1DD. E viene sostituita dalla regola del pattern in
maniera corretta. Il terzo elemento della lista, invece, ha la seguente forma:
Times@x_, Power@y_, -1D, z_D, il che non corrisponde esattamente a quanto visto in precedenza, dato
che il pattern ha due argomenti, se pur qualsiasi, mentre l'espressione ha tre argomenti qualsiasi in
Times. Allora esegue solo una sostituzione, dando quindi il risultato mostrato. Nel quarto elemento
della lista, invece, sebbene appaia il simbolo di divisione, l'albero dell'espressione differente, e non
combacia con quello del pattern, vanificando quindi il nostro tentativo di sostituzione, perch non
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244 Printed by Mathematica for Students
nella forma corretta.
Si nota, quindi, come bisogna prestare attenzione, in alcuni casi, per la corretta manipolazione. In
effetti, anche x ed x^2 possono essere visti come casi di x^n_, dove nel primo caso il pattern
rappresenta l'unit; tuttavia, pur essendo matematicamente equivalenti, non lo sono dal punto di vista
della struttura, per cui consigliabile, prima, cercare di modificare l'espressione nella forma voluta,
prima di effettuare le operazioni con i pattern, che sono, come abbiamo visto, molto sensibili alle
differenti strutture (essendo, a tutti gli effetti, essi stessi delle strutture).
Inoltre, possiamo vedere che, anche se non esplicitamente, anche i valori numerici possono essere
visti come strutture. Anche se la rappresentazione non lo da a vedere:
In[62]:= FullForm@45.3D
Out[62]//FullForm= 45. 3`
In effetti anche i numeri hanno un head, che definisce il tipo di numero con cui abbiamo a che fare:
In[63]:= Head@5D
Out[63]= I nt eger
In[64]:= Head@59D
Out[64]= Rat i onal
In[65]:= Head@1 ID
Out[65]= Compl ex
e cos via. Questo utile, come vedremo pi avanti, per poter definire particolari tipi di funzioni.
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245 Printed by Mathematica for Students
Ricerca di Pattern, e modifica
Una volta definiti i pattern, e capito cosa sono, una delle prime applicazioni che ci vengono in mente
riguardano proprio la ricerca: per certi versi simile a quanto visto finora, solo che nelle ricerche, al
posto di rispondere alla domanda "Quali espressioni contengono questi valori?" si risponde alla
domanda "Quali espressioni hanno questa struttura?". Il cambio della domanda importante, e
permette di trovare soluzioni difficilmente ottenibili per altra via.
Alcuni dei comandi pi utilizzati sono i seguenti:
Cases[ list, form] restituisce gli elementi di list che corrispondono a form
Count [ list, form] restituisce il numero di elementi in list che
corrispondono a form
Posi t i on[ list, form, {1}] restituisce le posizioni degli elementi in list
che corrispondono a form
Sel ect [ list, test] restituisce gli elementi di list per i quali test Tr ue
Pi ck[ list, sel, form] restituisce gli elementi di list per i quali i
corrispondenti elementi di sel corrispondono a form
Come possiamo vedere, sono pressoch analoghi alle funzioni gi viste, con l'opprortuna modifica di
trattare pattern invece che elementi.
Riprendiamo una lista che avevamo visto qualche pagina prima:
In[66]:= lista = 8a^r, b^Hc^2 + e + b xL, v, 34, 23^t<;
Supponiamo di voler ottenere una lista degli elementi aventi la forma esponenziale:
In[67]:= Cases@lista, x_^c_D
Out[67]= 9b
c
2
+e+b x
, 23
t
=
Abbiamo ottenuto la lista che volevamo. Naturalmente, abbiamo visto che queste funzioni non si
applicano solamente alle liste:
In[68]:= espr = x^3 + b^5c^Hx + 9L + Sin@xD + Cos@s^3D;
In[69]:= Cases@espr, x_^c_D
Out[69]= 8x
3
<
Se avete letto attentamente finora, dovreste aver capito che la risposta corretta: infatti, nel secondo
termine compare Times, con la c, e poi gli altri esponenziali sono nidificati in altre funzioni, mentre
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
246 Printed by Mathematica for Students
cos com' Cases si applica solo al primo livello dell'albero. Se vogliamo che funzioni su pi livelli,
dobbiamo specificarlo:
In[70]:= Cases@espr, x_^c_, InfinityD
Out[70]= 8b
5
, c
9+x
, x
3
, s
3
<
In questo caso, abbiamo definito che il comando cercata tutti i pattern in tutti il livelli
dell'espressione; nel casi particolare, vediamo come un esponenziale compaia anche a sinistra della
moltiplicazione, quindi ad un livello superiore, e compaiano esponenti anche all'interno di Cos:
In[71]:= TreeForm@esprD
Out[71]//TreeForm= Pl usA
Ti mesA
Power @b, 5D
,
Power Ac,
Pl us@9, xD
E
E
,

Power @x, 3D
,
CosA
Power @s, 3D
E
,
Si n@xD
E
Analizzandolo, vedrete come abbiamo potuto prendere tutti i casi possibili. Potevamo, naturalmente,
fermarci al livello che ci interessava, specificando il numero, invece che , che indica tutti i livelli
dell'espressione. Tenete sempre conto, per, che non esiste numero di livelli che possa risolvere il
problema di non corrispodenza di pattern che abbiamo visto poco fa.
In[72]:= Cases@espr, x_Integer, InfinityD
Out[72]= 85, 9, 3, 3<
Qua abbiamo fatto una cosa leggermente diversa; avevamo visto che qualsiasi cosa ha un head,
anche i numeri. Specificando l'head nel pattern, gli abbiamo detto di estrapolare dall'espressione tutte
le sottoespressioni aventi il corrispondente head. Questo pu essere pi semplice, a volte, che andare
a ricostruire il pattern tramite gli operatori:
x_h un espressinone avente head h
x_I nt eger un numero intero
x_Real numero reale approssimato
x_Compl ex numero complesso
x_Li st lista
x_Symbol simbolo (incognita)
x_Rat i onal numerorazionale
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247 Printed by Mathematica for Students
Possiamo vedere come possiamo riconoscere sia il tipo di valore numerico, sia il tipo di espressione
da un punto di vista pi generale.
In[73]:= Cases@espr, x_Power, InfinityD
Out[73]= 8b
5
, c
9+x
, x
3
, s
3
<
In questo caso siamo andati a beccare il pattern Power, cio abbiamo estratto tutte le sottoespressioni
aventi Power come head.
In[74]:= Position@espr, _PowerD
Out[74]= 881, 1<, 81, 2<, 82<, 83, 1<<
In questo caso, invece, abbiamo visto le posizioni che occupano nell'espressione le sottoespressioni
Power. Avete anche notato come il pattern, in questo caso, sia privo di nome. Effettivamente, se non
bisogna usarlo, ma solamente riconoscerlo, possiamo anche farne a meno: consideriamo questa
nuova lista:
In[75]:= lista = 8Sin@Cos@xDD, c^3, 4Hr^3L<;
Supponiamo di voler sostituire i pattern esponenziali con un altro valore definito:
In[76]:= lista . _^_ cost
Out[76]= 8Si n@Cos@xDD, cost , 4 cost <
In questo caso, nella sostituzione non abbiamo avuto bisogno di usare i pattern che avevamo.
Adesso, invece, supponiamo di voler scambiare mantissa ed esponente:
In[77]:= lista . x_^y_ y^x
Out[77]= 8Si n@Cos@xDD, 3
c
, 4 H3L
r
<
Adesso, invece, avevamo due pattern distinti, e dovevamo riutilizzarli per poter modificare le
espressioni nel modo che volevamo. In questo caso, dovevamo specificare quale pattern
rappresentava la mantissa, quale l'esponente, e poi li riutilizzavo. Un poco come definire delle
variabili ma, mentre le variabili hanno memorizzati dei dati o espressioni, i pattern siffatti
memorizzano solamente strutture.
_ qualsiasi espressione
x_ un'espressione qualsiasi che verr chiamata x
x: pattern un'espressione che verr chiamatra x, che soddisfa
il pattern
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248 Printed by Mathematica for Students
L'ultima espressione delle tre nuova, ed ancora non l'avevamo vista: mentre negli altri due casi
avevo una rappresentazione di un pattern qualsiasi, nel terzo caso x rappresenta non un pattern, ma la
struttura che lega i pattern fra di loro: se scriviamo x : r_ e_, r ed e rappresentano i pattern, mentre x
rappresenta l'espressione che li lega, ovvero la divisione.
In[78]:= espr = 4Ha + bL
Out[78]= 9
4

1 + b
,
4

2 + b
,
4

3 + b
,
4

4 + b
,
4

5 + b
=
In[79]:= espr . x : z_ + t_ xt
Out[79]= 9
4

1 + b
,
8

2 + b
,
12

3 + b
,
16

4 + b
,
20

5 + b
=
Quello che abbiamo fatto questo: abbiamo scritto l'espressione, poi l'abbiamo modificata tramite le
regole con il pattern. Abbiamo visto dove compariva una somma, chiamando x la somma stessa, e
siamo andati a sostituirla con il rapporto fra la somma stessa ed il suo addendo. Dato che la somma
compare al denominatore, il divisore della regola di sostituzione comparir al numeratore. Il
vantaggio consiste nel fatto che, invece di andare a riscrivere il pattern per intero nella parte destra
della regola di sostituzione, bastato usare il suo nome. Questo pu semplificare parecchio la
scrittura di queste regole avanzate.
Inoltre, pattern con lo stesso nome indicano pattern che sono identici in tutto:
In[80]:= lista = 8a Sin@aD, b Sin@aD, v, b a Sin@bD<;
In[81]:= Cases@lista, _ Sin@_DD
Out[81]= 8<
In[82]:= Cases@lista, x_ Sin@x_DD
Out[82]= 8<
Come possiamo vedere qua sopra, nel primo caso il comando restituisce tutti gil elementi del tipo
"seno di qualcosa che moltiplica qualcos'altro". Nel secondo caso, invece, i due pattern che usiamo
hanno lo stesso nome, per cui non sono devono essere pattern, ma devono essere lo stesso pattern.
Restituisce, in pratica, gli elementi del tipo "seno di un argomento che sono moltiplicati dallo stesso
argomento". I pattern devono coincidere perfettamente, e ribadisco perfettamente, come potete
notare dal fatto che l'ultimo comando non restituisce l'ultimo elemento, e neanche il secondo, per il
banale motivo che non hanno un pattern corrispondente.
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249 Printed by Mathematica for Students
Inoltre, possiamol anche introdurre delle condizioni per il pattern; possiamo scegliere e modificare s
un determinato pattern, ma anche un pattern con delle limitazioni ben specifiche. Per esempio,
sempre considerando gli esponenti, possiamo sostituire il pattern solo se l'esponente un numero
positivo, lasciando tutto inalterato quando , invece, negativo oppure simbolico:
pattern / ; condition un pattern corrispondente soltanto quando la condizione
soddisfatta
lhs : >rhs / ; condition unaregolachevieneapplicata
solamentesesonosoddisfattelecondizioni
lhs : =rhs / ; condition una definizione che viene applicata solamente
sotto opportune condizioni
Le condizioni, a loro volta, possono essere espressioni logiche, oppure comunque funzioni che
restituiscono come risultato True oppure False:
I nt eger Q[ expr] verifica se l'espressione un numero intero
EvenQ[ expr] verifica se l'espressione un numero pari
OddQ[ expr] come sopra, ma se il numero dispari
Pr i meQ[ expr] verifica un numero primo
Number Q[ expr] un valore numerico esplicito qualsiasi
Numer i cQ[ expr] una quantit numerica
Pol ynomi al Q[ expr, {x
1
, x
2
,
}]
verifica se l'espressione una forma polinomiale in
x
1
, x
2
, ...
Vect or Q[ expr] verifica se ho una lista scritta in forma di vettore
Mat r i xQ[ expr] una lista di liste rappresentanti una matrice
V e c t o r Q [ e x p r,
Numer i cQ] , Mat r i x
verificasel'espressioneun
vettoreHoppureunamatriceL numerica
Vect or Q[ expr, test] , Mat r i x
Q[ expr, test]
verifica i vettori e le matrici per cui test restituisce
Tr ue per ogni elemento
Ar r ayQ[ expr, d] array con profondit d
Supponiamo di volere una funzione definita solamente per valori positivi dell'argomento; possiamo
specificare questo nella funzione:
In[83]:= f@x_D := x^2 + BesselJ@4, xD ; x > 0
Se, adesso, andiamo a scrivere la funzione con un numero positivo, otteniamo il risultato:
In[84]:= f@4.754D
Out[84]= 22. 9746
Se, invece, il numero negativo, non soddisfa le condizioni, per cui la funzione non viene valutata:
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250 Printed by Mathematica for Students
In[85]:= f@9.214D
Out[85]= f @9. 214D
In questo caso viene lasciata inalterata, perch non possibile valutarla.
In[86]:= f@gD
Out[86]= f @gD
Come possiamo vedere, anche in questo caso la funzione non viene valutata, perch g rappresenta
un'incognita, e Mathematica non in grado di stabilire se essa rappresenta una quantit positiva,
negativa o quant'altro, rispettando le regole stabilite, quindi:
In[87]:= f@Sin@40 DD
Out[87]= Bessel J @4, Si n@40 DD + Si n@40 D
2
In questo caso, anche se abbiamo inserito una funzione, Mathematica in grado di stabilire che il
risultato una quantit positiva, per cui riesce a valutare la funzione anche se non esplicita
l'argomento, che rimane infatti in forma simbolica. Naturalmente, se volessimo, potremmo anche
avere il valore approssimato, ma ormai siete troppo bravi (e pazienti...), per farvi vedere come si fa,
vero????
Possiamo anche vedere come le funzioni si applicano alle liste:
In[88]:= f@83, 4, 2, 432, t, 5 r<D
Out[88]= f @83, 4, 2, 432, t , 5 r <D
Definiamo la stessa funzione, adesso, per senza la restrizione, ed applichiamo la stessa lista:
In[89]:= g@x_D := x^2 + BesselJ@4, xD
In[90]:= g@83, 4, 2, 432, t, 5 r<D
Out[90]= 89 + Bessel J @4, 3D, 16 + Bessel J @4, 4D, 4 + Bessel J @4, 2D,
186624 + Bessel J @4, 432D, t
2
+ Bessel J @4, t D, 25 r
2
+ Bessel J @4, 5 r D<
Come possiamo vedere, le due funzioni si comportano diversamente: effettivamente, uno si
aspetterebbe che la funzione venisse applicata agli elementi della lista, valutandola soltanto per
quegli elementi positivi. Tuttavia, possiamo notare che come argomento diamo una lista, non un
numero, per cui rigorosamente non abbiamo una corrispondenza del pattern, dato che una lista non
un numero, e non possiamo quindi verificare se maggiore o minore di 0, non viene valutato in
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251 Printed by Mathematica for Students
quando i pattern non coincidono. per risolvere questo problema possiamo usare il comando Map, che
applica la funzione che ha come primo argomento, agli elementi della lista che ha come secondo
argomento
In[91]:= Map@f, 83, 4, 2, 432, t, 5 r<D
Out[91]= 8f @3D, 16 + Bessel J @4, 4D, 4 + Bessel J @4, 2D, f @432D, f @t D, f @5 r D<
Vedremo pi avanti altri aspetti di Map. Per ora vi basti sapere che con questo comando possiamo
applicare la funzione con le condizioni dei pattern anche ad elementi della lista.
In[92]:= espr = x^2 + t^5 x + 4 5^e;
In[93]:= espr . x_ x + 6 ; IntegerQ@xD
Out[93]= 10 + 5 11
e
+ t
11
x + x
8
In quest'altro esempio abbiamo visto una sostituzione condizionata: avevamo un'espressione
qualsiasi, dove comparivano anche dei numeri interi, e poi abbiamo applicato la seguente regola di
sostituzione: "somma il valore 6 ad ogni elemento dell'espressione, che risulti essere un valore
intero".
Tuttavia, a volte possibile forzare il riconoscimento dei pattern, anche se in teoria non sarebbe
possibile: per esempio, possibile forzare Mathematica a riconoscere un incognita come un valore
di un certo tipo:
In[94]:= h : IntegerQ@hD = True
Out[94]= Tr ue
Si vede, in questo caso, che abbiamo forzato il valore h ad assumere un valore intero:
In[95]:= h^t . x_ x + 6 ; IntegerQ@xD
Out[95]= H6 + hL
t
Applicando adesso la stessa regola di trasformazione di prima, vediamo che stavolta Mathematica,
pur vedendo h sempre come un'incognita, adesso sa che, qualsiasi cosa rappresenti, sar sempre un
numero intero. In questo modo, riconosciuto il numero intero, gli va a sommare il valore 6 come da
regola, mentre all'incognita t non succede niente, perch un incognita che rimane tale, in quanto
non abbiamo specificato niente per quest'ultima.
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252 Printed by Mathematica for Students
In[96]:= h^t + 3 . x_ x + 6 ; NumberQ@xD
Out[96]= 9 + h
t
Qua possiamo vedere la rigidit di questo ragionamento: pur avendo assegnato ad h il significato di
valore intero, non viene comunque riconosciuto come valore numerico, sebbene un numero intero
sia anche, ovviamente, un numero; infatti la costante numerica, riconosciuta sia come intero, sia
come numero, e la regola viene applicata comunque. Questo perch dobbiamo esplicitamente
dichiarare ogni cosa che imponiamo all'incognita. Possiamo dire che un numero intero ha entrambi
gli attributi, Number e Numeric, mentre h ne possiede uno soltanto. Per cui necessario specificare
ogni volta quello che vogliamo che l'incognita sia. Pu essere estremamente utile quando trattiamo
espressioni simboliche non definite, ma, che per esempio, sappiamo che l'argomento deve essere per
forza di un certo tipo (diciamo intero). In questo modo possiamo applicare le regole anche se non
abbiamo definito la funzione, permettendoci uno studio ed un'elaborazione delle formule pi spedito,
dato che non ci serve definire le funzioni completamente, ma solamente nelle loro propriet che ci
servono. Per, Mathematica non riesce, da sola, a propagare le propriet: se, per esempio, h intero,
anche h
2
lo , e tuttavia Mathematica non riesce a riconoscerlo:
In[97]:= IntegerQ@h^2D
Out[97]= Fal se
Occorrono opportuni strumenti che permettano a Mathematica di fare queste asserzioni, cosa che
vedremo sempre pi avanti.
Possiamo anche fare test sulle strutture, un po' come accade negli operatori logici:
SameQ[ x, y] or x ===y x e y sono identici
UnsameQ[ x, y] or x =! =y x e y non sono identici
Or der edQ[ {a, b, }] a, b, ... sono in ordine standard
Member Q[ expr, form] form combacia con un elemento di expr
Fr eeQ[ expr, form] form non compare in expr
Mat chQ[ expr, form] expr corrisponde al pattern form
Val ueQ[ expr] un valore definito per expr
At omQ[ expr] expr non ha sottoespressioni
Possiamo considerare ===come un operatore che, pi che sui valori, lavora sulle strutture:
In[98]:= q t
Out[98]= q t
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253 Printed by Mathematica for Students
In questo caso, si lascia inalterata, perch Mathematica non sa se il valore q corrisponde a quello di t:
In[99]:= q === t
Out[99]= Fal se
In questo caso, i due pattern non sono identici (sebbene rappresentino entrambi delle incognite,
avendo lettere diverse), per cui a questo test non importa il valore delle incognite, ma solamente la
struttura, che diversa:
In[100]:= q = 3; t = 3;
In[101]:= q === t
Out[101]= Tr ue
In questo caso, per, Mathematica esegue il confronto non fra i pattern delle espressioni, ma fra i
pattern di quello che rappresentano:
In[102]:= Log@4^5D 5 Log@4D
N::meprec : Internal precision limit $MaxExtraPrecision =
49.99999999999999` reached while evaluating 5 Log@4D + Log@1024D. More
Out[102]= Log@1024D 5 Log@4D
OOPs..... Questo non me l'aspettavo... comunque, niente di difficile: proviamo a vederlo
numericamente...
In[103]:= Log@4^5.D 5. Log@4D
Out[103]= Tr ue
Ci siamo riusciti... Come potete vedere, il risultato True, perch entrambe le espressioni portano al
medesimo risultato. Vediamo adesso, invece:
In[104]:= Log@4^5D === 5 Log@4D
Out[104]= Fal se
Come potete vedere, in questo caso, sebbene abbiano lo stesso valore numerico, e rappresentino la
stessa quantit, le espressioni hanno forme diverse:
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254 Printed by Mathematica for Students
In[105]:= FullForm@Log@4^5DD
Out[105]//FullForm= Log@1024D
In[106]:= FullForm@4 Log@5DD
Out[106]//FullForm= Ti mes@4, Log@5DD
Non corrispondendo le espressioni, l'uguaglianza strutturale non verificata, anche se lo quella
logica.
Un altro aspetto interessante, consiste nel fatto che possiamo considerare pattern alternativi: finora
abbiamo considerato le regole e tutto quanto con un singolo pattern, per esempio possiamo sostituire
tutti gli elementi di una lista del tipo Sin[_], con Cos[_]. Tuttavia, come possiamo fare se vogliamo
che sia Sin[_], sia Log[_] siano sostutiti con la stessa quantit? I pattern alternativi esistono proprio
per questo!!!
patt
1
| patt
2
| pattern che pu assumere una delle forme specificate
Supponiamo, di avere un espressione dove compaiano sia seni che coseni, e che vogliamo cambiarli
con un altra funzione:
In[107]:= lista = 8Sin@xD, Cos@sD, v^u, Tan@Cos@eDD, f@Sin@xDD<;
Supponiamo di volerli cambiare con un logaritmo:
In[108]:= lista . HSin CosL@x_D Log@xD
Out[108]= 8Log@xD, Log@sD, v
u
, Tan@Log@eDD, f @Log@xDD<
Come abbiamo visto, in questo caso abbiamo sostituito tutte le funzioni trigonometriche seno e
coseno. Notate, tuttavia, come la tangente, sebbene esprimibile come rapporto fra queste due
funzioni, non venga toccata, grazie al fatto che nel suo pattern non compaiono le funzioni seno e
coseno:
In[109]:= FullForm@Tan@xDD
Out[109]//FullForm= Tan@xD
Quindi, non espressa in funzione di seno e coseno.
Notate anche come ho scritto la regola; dato che mi importava l'head della funzione, cio Sin oppure
Cos, l'ho scritta nella forma HSin CosL@x_D, per far capire meglio che intendevo uno dei due head.
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255 Printed by Mathematica for Students
Tuttavia, avrei avuto, naturalmente, lo stesso risultato anche se avessi specificato le due funzioni,
cosa che magari avreste fatto voi:
In[110]:= lista . Sin@x_D Cos@x_D Log@xD
Out[110]= 8Log@xD, Log@sD, v
u
, Tan@Log@eDD, f @Log@xDD<
Anche in questo caso ho effettuato la sostituzione, ma ho posto maggior attenzione all'intero pattern,
piuttosto che nel'head principale. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi solamente di
differenti stili di scrittura. Ognuno, poi, sceglie il suo stile, esattamente come in qualsiasi linguaggio
di programmazione.
Funzioni con argomenti variabili
Finora abbiamo considerato sempre funzioni specifiche, creando funzioni che abbiano sempre un
numero ben determinato di funzioni: tuttavia, guardate qua:
In[111]:= FullForm@a + bD
Out[111]//FullForm= Li st @Pl us@1, bD, Pl us@2, bD, Pl us@3, bD, Pl us@4, bD, Pl us@5, bDD
In[112]:= FullForm@a + b + c + d + e + fD
Out[112]//FullForm= Li st @Pl us@1, b, c, d, e, f D, Pl us@2, b, c, d, e, f D,
Pl us@3, b, c, d, e, f D, Pl us@4, b, c, d, e, f D, Pl us@5, b, c, d, e, f DD
Come potete vedere, Mathematica in grado anche di gestire funzioni che abbiano un arbitrario
numero di argomenti al suo interno. Questo pu essere utile, per esempio, quando si definiscono
funzioni che devono lavorare su un arbitrario numero di elementi di una lista, quando si devono
accodare varie operazioni etc.
Si possono specificare argomenti multipli mediante underscore multipli nella definizione dei pattern:
_ una singola espressione
x_ una singola espressione chiamata x
__ una sequenza di pi espressioni
x__ una sequenza di pi espressioni chiamata x
x__h una sequenza di espressioni aventi tutti lo stesso head h
___ una sequenza nulla, con una o pi espressioni
x___ una sequenza nulla, con una o pi espressioni che
viene chiamata x
x___h una sequenza nulla, con una o pi espressioni che
hanno tutte come head h
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256 Printed by Mathematica for Students
Notate che __ rappresentato da due underscore _ _ , mentre ___ da tre underscore _ _ _. Mi
raccomando, state attenti a quanti ne mettete!!!
Naturalmente, questa generalizzazione degli argomenti permette di creare regole e definizioni pi
particolari e potenti. Per esempio, potremmo definire delle sostituzioni che usino funzioni con un
numero diverso di argomenti:
In[113]:= r@a, g, bD . r@x__D f@x, x, x + 1, x^2, t@xDD
Out[113]= f A81, 2, 3, 4, 5<, g, b, 81, 2, 3, 4, 5<, g,
b, 82 + b + g, 3 + b + g, 4 + b + g, 5 + b + g, 6 + b + g<,
91, 2
g
b
2
, 3
g
b
2
, 4
g
b
2
, 5
g
b
2
=, 3@81, 2, 3, 4, 5<, g, bDE
Notiamo in questa espressione diverse cosucce: prima di tutto, vediamo come il pattern definisca,
questa volta, tutti e tre gli argomenti. In questa maniera possiamo trattarli tutti in una volta. nella f, i
primi due argomenti sono due volte la x, che si traduce nella ripetizione per due volte di a, g, b. Il
terzo e quarto argomento della f, sono invece delle funzioni. Abbiamo detto a Mathematica, nel terzo
argomento, di prendere tutto il pattern, e di sommargli uno:
In[114]:= r@a, g, bD . r@x__D x + 1
Out[114]= 82 + b + g, 3 + b + g, 4 + b + g, 5 + b + g, 6 + b + g<
In[115]:= FullForm@%D
Out[115]//FullForm= Li st @Pl us@2, b, gD, Pl us@3, b, gD,
Pl us@4, b, gD, Pl us@5, b, gD, Pl us@6, b, gDD
In pratica, abbiamo introdotto nella funzione plus sia 1, sia il pattern, che rappresentato dai tre
argomenti. In questo modo ho ottenuto la funzione Plus con quattro argomenti, effettuando, cos, la
somma di tutti e quattro, come si evince dal risultato:
In[116]:= r@a, g, bD . r@x__D x^2
Out[116]= 91, 2
g
b
2
, 3
g
b
2
, 4
g
b
2
, 5
g
b
2
=
In[117]:= FullForm@%D
Out[117]//FullForm= Li st @1, Power @2, Power @g, Power @b, 2DDD,
Power @3, Power @g, Power @b, 2DDD,
Power @4, Power @g, Power @b, 2DDD, Power @5, Power @g, Power @b, 2DDDD
In questo caso le cose sono andate diversamente. Infatto, Power una funzione che richiete
esattamente due argomenti: dato che con la nostra sostituzione non si poteva calcolare, allora sono
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257 Printed by Mathematica for Students
state gestite le cose in modo da avere una ripartizione fra gli argomenti esatta, in modo da poter
creare una funzione cos fatta. Mathematica applica iterativamente la funzione. Prima inserisce
dentro la funzione Power il primo argomento, a, poi il secondo b. Dopo ancora inserisce il terzo ma,
dato che non rientra nella definizione della funzione, combina il secondo ed il terzo in una nuova
funzione Power, in modo che la funzione pi esterna sia formata sempre da due argomenti. Infine
ripete lo stesso procedimenti per il 2.
Mathematica effettua questa sostituzione solo quando sa il numero di argomenti di una funzione:
In[118]:= r@a, g, bD . r@x__D t@xD
Out[118]= 3@81, 2, 3, 4, 5<, g, bD
In questo caso, infatti, la funzione t@xD non stata definita, e Mathematica non in grado di
conoscere il numero dei suoi argomenti, per cui la lascia cos com', non essendo in grado di
valutarla.
Inoltre, quando si effettuano sostituzioni con pattern multipli, di solito sono possibili pi
combinazioni. Per esempio, se prendiamo f @a, b, cD e consideriamo f @x__, y__D, allora posso avere
sia x__ = a, y__ = b, c, sia x__ = a, b; y__ = c. In questo modo dobbiamo poter essere in grado di
riconoscere tutte le combinazioni:
In[119]:= ReplaceList@t@a, b, c, dD, t@x__, y__, z__D 88x<, 8y<, 8z<<D
Out[119]= 88881, 2, 3, 4, 5<<, 8b<, 8c, d<<,
8881, 2, 3, 4, 5<<, 8b, c<, 8d<<, 8881, 2, 3, 4, 5<, b<, 8c<, 8d<<<
Come possiamo vedere, abbiamo ottenuto in questo esempio tutte le partizioni che Mathematica
riesce a fare con questi argomenti. Tuttavia, abbiamo considerato i pattern che devono contenere
almeno un argomento. Se usiamo ___ invece di __, possiamo tener conto anche dei pattern vuoti:
In[120]:= ReplaceList@t@a, b, c, dD, t@x___, y___, z___D 88x<, 8y<, 8z<<D
Out[120]= 888<, 8<, 881, 2, 3, 4, 5<, b, c, d<<,
88<, 881, 2, 3, 4, 5<<, 8b, c, d<<, 8881, 2, 3, 4, 5<<, 8<, 8b, c, d<<,
88<, 881, 2, 3, 4, 5<, b<, 8c, d<<, 8881, 2, 3, 4, 5<<, 8b<, 8c, d<<,
8881, 2, 3, 4, 5<, b<, 8<, 8c, d<<, 88<, 881, 2, 3, 4, 5<, b, c<, 8d<<,
8881, 2, 3, 4, 5<<, 8b, c<, 8d<<, 8881, 2, 3, 4, 5<, b<, 8c<, 8d<<,
8881, 2, 3, 4, 5<, b, c<, 8<, 8d<<, 88<, 881, 2, 3, 4, 5<, b, c, d<, 8<<,
8881, 2, 3, 4, 5<<, 8b, c, d<, 8<<, 8881, 2, 3, 4, 5<, b<, 8c, d<, 8<<,
8881, 2, 3, 4, 5<, b, c<, 8d<, 8<<, 8881, 2, 3, 4, 5<, b, c, d<, 8<, 8<<<
Come potete vedere, in questo caso compaiono anche pattern che non sono composti da nessun
elemento, Per questo bisogna stare attenti quando si decide di usare tre underscore invece di due;
possibile infatti insorgere in qualche problema di rappresentazione, come facile anche insorgere in
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258 Printed by Mathematica for Students
loop infiniti quandi si eseguono funzioni come ReplaceAll.
Possiamo che utilizzare degli altri modi per definire le funzioni con un numero variabile di
argomenti. Per esempio, possiamo considerare il seguente esempio:
In[121]:= disegno@order_: 4, start_: 0, end_: 15, thick_: 0.03D :=
Plot@BesselJ@order, xD,
8x, start, end<,
PlotStyle 8Thickness@thickD, Blue<, PlotRange All
D
In[122]:= disegno@D
2 4 6 8 10 12 14
- 0. 2
- 0. 1
0. 1
0. 2
0. 3
0. 4
Out[122]= Gr aphi cs
In[123]:= disegno@2, 3, 30, .051D
10 15 20 25 30
- 0. 2
0. 2
0. 4
Out[123]= Gr aphi cs
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259 Printed by Mathematica for Students
Come possiamo vedere, abbiamo definito una funizione con un numero variabile di argomenti.
Tuttavia, ci vero soltanto in apparenza. In effetti, le variabili sono sempre in numero definito,
solamente che abbiamo posto, questa volra, dei valori di default:
x_: v espressione che, se omessa, viene definita con il valore
di default v
x_h: v un'espressioned con head h e valore di default pari a v
x_. espressione con valore di default predefinito
x_ +y_. valoredi defaultpari al valore0
x_ y_. valoredi default1
x_^y_. valoredi default1
Nella funzione di sopra, abbiamo definito degli argomenti aventi dei valori di default. Se, quando la
funzione viene chiamata, non si specificano argomenti, allore viene disegnata con tutti i valori di
default. Se invece andiamo a scrivere nuo o pi argomenti, allora i valori di default nella definizione
della funzione sono sostituiti da quelli che andiamo a scrivere. Inoltre, possiamo anche utilizzare,
come si vede dalle ultime quattro definizioni della tabella, dei valori iniziali di default per
Mathematica, pari all'elemento predefinito per l'operazione. Per esempio, se l'argomento viene
sommato, come valore di default predefinito viene posto lo 0, mentre per la moltiplicazione viene
posto pari ad 1; in pratica, come se non lo considerassimo, dato che il risultato lo stesso che si ha
ignorando questi valori nell'espressione. Quindi la loro scelta non stata casuale, come potete ben
vedere.
Questo tipo di definizione particolarmente utile, specialmente per le funzioni pi complicate.
Possono anche essere viste, sotto un determinato punto di vista, anche come delle opzioni per la
funzione: certe volte utile vederle sotto questi punto di vista, per esempio quando si definisce una
funzione risolvibile con pi algoritmi: se si omette l'argomento, allora si utilizza il metodo standard,
altrimenti si sceglie esplicitamente il metodo. Possiamo anche esplicitare il fatto che si tratta di
opzioni per la nostra funzione:
f[ x_, opts___] : =value tipica definizione con zero, oppure pi
argomenti opzionali
name / . {opts} / . Opt i ons[ f] sostituzione usata per ottenere il valore di un
argomento opzionale nel corpo della funzione
Possiamo definire in particolar modo esplicitamente le opzioni di default per una funzione:
In[124]:= Options@fD = 8option1 12, option2 q, option3 652 Sqrt@4D<
Out[124]= 8opt i on1 12, opt i on2 3, opt i on3 1304<
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260 Printed by Mathematica for Students
In[125]:= Options@fD
Out[125]= 8opt i on1 12, opt i on2 3, opt i on3 1304<
Come possiamo vedere, abbiamo le opzioni della funzione, sotto forma di regole di sostituzione.
Possiamo vedere come si comportano, e in particolar modo, possiamo vedere il valore di default di
un'opzione di una funzione, nella maniera solita delle regole di sostituzione:
In[126]:= option2 . Options@fD
Out[126]= 3
Abbiamo semplicemente sostituito il valore option2 con quello corrispondente nelle regole di
sostituzione di Options[f].
Possiamo definire meglio la funzione, una volta definite le sue opzioni:
In[127]:= f@x_, op___D := funzione@x,
option1 . 8op< . Options@fD,
option2 . 8op< . Options@fD,
option3 . 8op< . Options@fDD
In[128]:= f@5D
Out[128]= 25 + Bessel J @4, 5D
Come possiamo vedere, se chiamiamo la funzione senza nessun argomento opzionale, cio senza
nessuna opzione, viene restituita con i valori standard:
In[129]:= f@5, option1 > "cambio!!!"D
Out[129]= f unzi one@5, cambi o!!!, 3, 1304D
In[130]:= Clear@fD
In questo caso, sono state lasciate le opzioni di default, tranne la prima, che viene sostituita con il
valore imposto da noi... Non vi sembra il modo con cui si definiscono le opzioni per le funzioni e
comandi standard, come Plot? Adesso capite perch li definiamo in quel modo? Certo che l'avete
capito!!! Siete talmente bravi che mi fate paura!!!
Un modo per definire argomenti variabili, utili soprattutto nella ricerca di particolari pattern, sono i
pattern ripetuti:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
261 Printed by Mathematica for Students
expr. . un pattern od un'altra espressione ripetuta una o pi volte
expr. . . unpatternodaltraespressioneripetutazero,
unaoppurepivolte
Permettono di ricercare funzioni con pattern ripetuti come argomenti. Consideriamo la lista di
funzioni:
In[131]:= lista = 8f@qD, f@a, a, a, aD, f@f, e, e, g, hD, f@e, e, rD<;
Andiamo ad eseguire una ricerca vedendo gli elementi della lista dove compaiono patten ripetuti:
In[132]:= Cases@lista, f@a ..DD
Out[132]= 8f @81, 2, 3, 4, 5<, 81, 2, 3, 4, 5<, 81, 2, 3, 4, 5<, 81, 2, 3, 4, 5<D<
Come potete vedere, viene scelta solamente la funzione avente quel pattern ripetuto. Vediamo
adesso:
In[133]:= Cases@lista, f@___, e .., ___DD
Out[133]= 8f @f , e, e, g, hD, f @e, e, r D<
In questo caso, siamo andati a trovare gli elementi della lista dove all'interno compare una
ripetizione di argomenti e, in qualsiasi posizione, in mezzo, all'inizio od alla fine della dichiarazione
degli argomenti. Infatti, come primo e terzo argomento del pattern ho usato il triplo underscore, che
significa che possono anche esserci zerio elementi prima del pattern ripetuto, come infatti accade
nell'ultimo elemento della lista, che viene comunque selezionato.
Operazioni su funzioni
Introduzione
Abbiamo visto come manipolare le espressioni di qualsiasi tipo, siano esse liste, espressioni,
considerato che tutte rappresentano, in fondo, la stessa cosa. Quello che vedremo adesso una cosa
analoga, fatta per per le funzioni. Al contrario delle espressioni, possono avere differenti tipi di
manipolazioni. Per esempio, ci piacerebbe applicarle soltanto ad argomenti specifici, oppure
iterativamente. Sebbene alcune cose si possano fare anche tramite le regole di sostituzione che
abbiamo visto prima, ci sono alcune cose che possiamo fare solamente tramite altri tipi di operazioni,
che adesso vedremo.
Manipolazioni base
Come possiamo vedere adesso, possiamo effettuare alcune operazioni sempre usando le regole di
sostituzione:
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262 Printed by Mathematica for Students
In[134]:= Sin@xD + Cos@Sin@xDD . Sin Log
Out[134]= Cos@Log@xDD + Log@xD
In questo caso siamo andati semplicemente a cambiare l'head Sin con l'head Cos, trasformando di
conseguenza tutti i seni in logaritmi. Quindi possiamo trattare gli head come espressioni. Possiamo
anche assegnargli dei nomi, se vogliamo:
In[135]:= pop = pip;
In[136]:= pop@xD
Out[136]= pi p@xD
In questo caso, andando a memorizzare il nome della funzione, possiamo sostituirla ed usarla come
ci piace. Questo pu essere utile, ad esempio, quando usiamo spesso funzioni predefinite dal nome
lungo, come InverseLaplaceTransform, che possiamo memorizzarla in ilp:
In[137]:= ilp = InverseLaplaceTransform;
In[138]:= ilp@s Hs 8L Hs^2 s + 3LHHs 4L Hs^3 + 5LL, s, tD TraditionalForm
Out[138]//TraditionalForm=
-
80
12

23
+
1

690

-
3

2
!!!!
5
3
I2+
!!!!
3M
JI-350+ 215
!!!
5
3
- 215
!!!
3
!!!
5
3
+ 1135
23
+ 113
!!!
3 5
23
M
9
!!!!
5
3

2
- 2I175+ 215
!!!
5
3
+ 1135
23
M

!!!!
3
!!!!
5
3
+ I-350+ 215
!!!
5
3
+ 215
!!!
3
!!!
5
3
+ 1135
23
- 113
!!!
3 5
23
M
3

2
!!!!
5
3
I3+2
!!!!
3M
N
Come possiamo vedere, abbiamo usato un alias per la funzione, rendendola pi corta, anche se non
si pu dire lo stesso del risultato...
Alla stessa maniera, possiamo utilizzare gli head come argomento di una funzione, cosa che pu
risultare estremamente utile in alcuni casi:
In[139]:= pp@f_, x_D := f@x^2D
In[140]:= pp@Log, 6D
Out[140]= Log@36D
Esistono alcune funzioni predefinite in Mathematica che vogliono come argomento proprio un head:
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263 Printed by Mathematica for Students
In[141]:= InverseFunction@LogD
Out[141]= Exp
Questo, in particolare, restituisce la funzione inversa di quella scritta come argomento, se esiste. Puo
funzionare anche con le funzioni che non sono state definite in precedenza, anche se in questo caso
non restituisce l'inversa, dato che non pu farlo, ma il simbolo dell'inversa:
In[142]:= InverseFunction@fD
Out[142]= f
H1L
Un aspetto importante nello studio delle funzioni si ha quando bisogna iterativamente applicarle ad
un argomento:
Nest [ f, x, n] applica la funzione f nidificandola n volte all'argomento x
Nest Li st [ f, x, n] genera la lista {x, f[ x] , f[ f[ x] ] , }, dove f
applicata iterativamente per ogni elemento, fino ad
essere applicata n volte
Fi xedPoi nt @f , xD Applicaiterativamentelafunzione
finoa quandoil risultatononvariapi
Fi xedPoi nt Li st @f , xD generalalista8x, f @xD, f @f @xDD, <,
fermandosi quandoil risultatononvariapi
Bisogna notare che f in questo caso rappresenta non tanto la funzione completa, quanto il suo
argomento:
In[143]:= Clear@g, zD
In[144]:= Nest@g, z, 7D
Out[144]= g@g@g@g@g@g@g@zDDDDDDD
Questo permette, come potete vedere, di applicare la funzione per un determinato numero di volte. E'
necessario a volte, perch, come potete vedere qua sotto, se la variabile z non definita,
l'assegnazione z = g@zD porta ad un errore di ricorsione in Mathematica:
In[145]:= z = g@zD;
$RecursionLimit::reclim : Recursion depth of 256 exceeded. More
In[146]:= Clear@zD
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
264 Printed by Mathematica for Students
Perch applica la sostituzione all'infinito (fino a quando non supera il numero massimo di ricorsioni,
ovviamente). anche possibile ottenere la lista di tutti gli elementi intermedi dell'operazione:
In[147]:= NestList@g, z, 7D
Out[147]= 8z, g@zD, g@g@zDD, g@g@g@zDDD, g@g@g@g@zDDDD,
g@g@g@g@g@zDDDDD, g@g@g@g@g@g@zDDDDDD, g@g@g@g@g@g@g@zDDDDDDD<
Un esempio classico di programmazione di questo tipo (presente anche nell'help di Mathematica,
tanto famoso), dato dalla funzione reciproca, che abbiamo visto qualche tempo fa (in una galassia
lontana, lontana...) per le sostituzioni:
In[148]:= inv@x_D := 1H1 + xL
Proviamo ad usare il comando:
In[149]:= Nest@inv, x, 6D
Out[149]=
1

1 +
1

1+
1

1+
1

1+
1

1+
1

1+x
I comandi FixedPoint e FixedPointList sono importanti specialmente quando abbiamo a che fare con
problemi di convergenza. In questi problemi (come ad esempio l'algoritmo delle secanti), si applica
ripetutamente la funzione al risultato ottenuto precedentemente, fino a quando tutto quanto non si
stabilizza, ovvero fino a quando x = f @xD. In questo caso si dice che si raggiunta la convergenza.
Inoltre, con il comando che visualizza le liste, anche possibile visualizzare tutti i passi intermedi.
Proviamo a fare l'esempio per il la funzione inv che abbiamo gi definito:
In[150]:= FixedPoint@inv, 3.D
Out[150]= 0. 618034
Abbiamo ottenuto il risultato corretto. Naturalmente possiamo anche vedere i passi intermedi,
esattamente come prima
In[151]:= FixedPointList@inv, 3.D
Out[151]= 83. , 0. 25, 0. 8, 0. 555556, 0. 642857, 0. 608696, 0. 621622, 0. 616667,
0. 618557, 0. 617834, 0. 61811, 0. 618005, 0. 618045, 0. 61803, 0. 618036,
0. 618033, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034,
0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034,
0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034,
0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034, 0. 618034<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
265 Printed by Mathematica for Students
Abbiamo visto come siano necessari parecchi passaggi, prima di ottenere la convergenza numerica;
notate come gi dalla prima met della lista i numeri compaiono tutti uguali: questo perch la
rappresentazione, di default, visualizza un numero di cifre significative minore di quelle che usa
Mathematica per il calcolo interno, e quindi sono effettivamente diversi, tranne gli ultimi due che
devono essere uguali per la condizione di raggiungimento della convergenza.
Bisogna notare come abbia esplicitamente richiesto un calcolo numerico, invece che esatto,
scrivendo 3. invece che 3 ; questo stato necessario perch, in quest'ultimo caso, avrei ottenuto una
serie di frazioni che sarebbero state s' convergenti, ma non avrei avuto mai due elementi consecutivi
esattamente uguali, perch numeratore e denominatore saranno sempre diversi. Possiamo vederlo,
andando ad aggiungere agli argomenti di FixedPoint il numero massimo di iterazioni che vogliamo:
un parametro importante da aggiungere, se non siete sicuri della convergenza del metodo che state
usando. Vediamo l'esempio di prima: la convergenza si ottiene dopo aver calcolato n elementi:
In[152]:= n = Length@%D
Out[152]= 41
Vediamo di vedere lo stesso risultato senza per utilizzare l'approssimazione numerica:
In[153]:= Take@FixedPointList@inv, 3, 41D, 3D
Out[153]= 9
180510493

292072113
,
292072113

472582606
,
472582606

764654719
=
Come potete vedere in questo caso, anche se numericamente (quindi con approssimazione) i valori
sono uguali, lo stesso non si pu dire per le frazioni. Questo non cambia neanche se andiamo avanti
con il calcolo:
In[154]:= Take@FixedPointList@inv, 3, 100D, 3D
Out[154]= 9
386165282814252014980

624828552868675407173
,
624828552868675407173

1010993835682927422153
,
1010993835682927422153

1635822388551602829326
=
Come potete vedere non si raggiunge mai la convergenza, perch non potranno mai esistere due
frazioni uguali per n che finito, per quanto grande. Ponete sempre attenzione a questo, mi
raccomando, perch calcoli esatti possono portare problemi, come in questo caso, se non sono presi
con la dovuta cautela, anche se sono sempre di pi i vantaggi che gli svantaggi!!!!
Per casi come questo, pittosto che verificare se gli ultimi elementi sono uguali, possono essere utili
delle condizioni di terminazione, che bloccano il calcolo quando si verifica un determinato test: per
esempio, se la differenza fra i due termini successivi minore di una determinata tolleranza. Questo
si pu fare anche con numeri esatti:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
266 Printed by Mathematica for Students
Nest Whi l e[ f, x, test] applica ripetitivamente f calcolando test ad ogni
iterazione, e bloccandosi se non restituisce pi Tr ue
Nest Whi l eLi st [ f, x, test] genera la lista {x, f[ x] , f[ f[ x] ] , }, fermandosi
alle stesse condizioni della funzione di sopra
Nest Whi l e[ f, x, test, m] ,
Nest Whi l eLi st [ f, x, test, m]
usa gli m risultati pi recenti per calcolare test ad
ogni passo
Nest Whi l e[ f, x, test, Al l ] ,
Nest Whi l eLi st [ f, x, test, Al l ]
usa tutti i risultati calcolati come argomento per test
Possiamo, per esempio, ripetere l'esempio di prima, con risultati esatti, e porre una tolleranza fra gli
ultimi due elementi, in modo da poter verificare la convergenza come faremmo in calcolo numerico,
pur non utilizzando valori approssimati:
In[155]:= tolleranza@x_, y_D := N@Abs@y xDD > 10^17
In[156]:= NestWhile@inv, 3, tolleranza, 2D
Out[156]=
1237237325

2001892044
Come abbiamo potuto vedere, in questo caso abbiamo creato una funzione con due argomenti che
calcola la differenza in modulo di due valori, e verifica se maggiore della tolleranza. Quindi,
restituisce True oppure False. Dopo, l'abbiamo utilizzata nel comando NestWhile, e abbiamo anche
specificato che per utilizzare quella funzione abbiamo bisogno degli ultimi due elementi. Notate
tuttavia che in questo esempio, anche se abbiamo ottenuto un risultato scritto in forma esatta, non sia
detto che sia esatto, nel senso che per questo valore non vero che x = inv@xD. Non confondete i due
concetti, di numero esatto e risultato esatto. L'abbiamo ottenuto a meno di un'approssimazione, e va
considerato sempre come tale.
Vediamo la lista dei valori delle varie iterazioni, adesso:
In[157]:= NestWhileList@inv, 3, tolleranza, 2D
Out[157]= 93,
1

4
,
4

5
,
5

9
,
9

14
,
14

23
,
23

37
,
37

60
,
60

97
,
97

157
,
157

254
,
254

411
,
411

665
,
665

1076
,
1076

1741
,
1741

2817
,
2817

4558
,
4558

7375
,
7375

11933
,
11933

19308
,
19308

31241
,
31241

50549
,
50549

81790
,
81790

132339
,
132339

214129
,
214129

346468
,
346468

560597
,
560597

907065
,
907065

1467662
,
1467662

2374727
,
2374727

3842389
,
3842389

6217116
,
6217116

10059505
,
10059505

16276621
,
16276621

26336126
,
26336126

42612747
,
42612747

68948873
,
68948873

111561620
,
111561620

180510493
,
180510493

292072113
,
292072113

472582606
,
472582606

764654719
,
764654719

1237237325
,
1237237325

2001892044
=
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
267 Printed by Mathematica for Students
E che ci vuole, adesso, a ricopiarsi i valori nel quaderno???? :-)
Il limite di questo ragionamento che si tratta di elaborare funzioni ad un solo argomento; invece, a
volte sarebbe utile poter avere funzioni a due argomenti da trattare in maniera simile, cio iterarle:
per questo basta usare i seguenti comandi:
Fol dLi st [ f, x, {a, b, }] crea la lista {x, f[ x, a] , f[ f[ x, a] , b] , }
Fol d[ f, x, {a, b, }] restituisce l'ultimo elemento di Fol dLi st [ f, x, {a,
b, }]
Supponiamo di avere la seguente funzione:
In[158]:= g@x_, y_D := inv@xD inv@yD
In[159]:= Clear@gD
Vediamo il comportamento con FoldList. Supponiamo di voler usare i seguenti valori come secondo
argomento nell'applicazione iterativa:
In[160]:= lista = 8a, c, b, 2, 6<;
Basta applicare alla lettera il comando:
In[161]:= FoldList@g, x, listaD
Out[161]= 8x, g@x, 81, 2, 3, 4, 5<D,
g@g@x, 81, 2, 3, 4, 5<D, cD, g@g@g@x, 81, 2, 3, 4, 5<D, cD, bD,
g@g@g@g@x, 81, 2, 3, 4, 5<D, cD, bD, 2D,
g@g@g@g@g@x, 81, 2, 3, 4, 5<D, cD, bD, 2D, 6D<
Vediamo qualcosa di pi comprensibile, va':
In[162]:= Fold@f, x, listaD
Out[162]= f @f @f @f @f @x, 81, 2, 3, 4, 5<D, cD, bD, 2D, 6D
Come potete vedere, si applica iterativamente una funzione a due variabili, cosa che vi pu tornare
utile in alcuni algoritmi: io siceramente mi ricordo di averla usata solamente una volta in anni di
utilizzo di Mathematica, ma ognuno diverso dagli altri...
Un altro comando utile nel trattamento di funzioni, il seguente:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
268 Printed by Mathematica for Students
Appl y[ f, {a, b, }] applica f ad una lista, restituendo f[ a, b, ]
Appl y[ f, expr] or f @@expr applica f al livello pi alto dell'espressione
Appl y[ f, expr, {1}] or f
@@@expr
applica f al primo livello dell'espressione
Appl y[ f, expr, lev] applica f ai livelli specificati dell'espressione
Pu capitare, durante i nostri calcoli, che otteniamo una lista di valori da usare come argomento per
una funzione: per esempio, potremmo ottenere una lista contenente come primo elemento l'ordine
della funzione (per esempio, l'ordine di BesselJ ), e come secondo argomento il punto dove vogliamo
che sia calcolata.
In[163]:= Apply@BesselJ, 85, 87<D N
Out[163]= 0. 0855539
Naturalmente, potremmo applicare la funzione anche ad elementi che non siano quelli di una lista.
Sappiamo, infatti, che le liste non sono altro che espressioni: di conseguenza, possiamo applicare il
comando Apply anche alle espressioni generali:
In[164]:= f @@ Hx^3 + x^2 + Sin@yDL
Out[164]= f @x
2
, x
3
, Si n@yDD
Come potete vedere, stato scambiato l'head principale, che rappresentato da Plus, con l'head che
abbiamo scelto noi, cio f . Questo permette di poter organizzare e manipolare le espressioni in
maniera avanzata. Possiamo anche cambiare il livello di nidificazione successivo:
In[165]:= f @@@ Hx^3 + x^2 + Sin@yDL
Out[165]= f @yD + f @x, 2D + f @x, 3D
Vediamo meglio quello che abbiamo fatto. Consideriamo l'espressione iniziale:
In[166]:= TreeForm@x^3 + x^2 + Sin@yDD
Out[166]//TreeForm=
Pl usA
Power @x, 2D
,
Power @x, 3D
,
Si n@yD
E
Adesso, applicando il comando come per il primo esempio, otteniamo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
269 Printed by Mathematica for Students
In[167]:= TreeForm@f @@ Hx^3 + x^2 + Sin@yDLD
Out[167]//TreeForm=
f A
Power @x, 2D
,
Power @x, 3D
,
Si n@yD
E
Come possiamo vedere, abbiamo scambiato l'head principale, quello al livello pi alto dell'albero
rovesciato che abbiamo ottenuto. Di conseguenza i pi se ne vanno. Consideriamo adesso il secondo
esempio:
In[168]:= TreeForm@f @@@ Hx^3 + x^2 + Sin@yDLD
Out[168]//TreeForm=
Pl usA
f @yD
,
f @x, 2D
,
f @x, 3D
E
In questo caso, siamo andati ad applicare la f , sostituendola a 'qualsiasi' head che si trovava al primo
livello. La potenza di questo comando risiede nel fatto che permette di sostituire gli head in base al
livello in cui si trova, non in base al nome dell'head. Ovviamente, la necessit dell'uso di questo
comando, come fra l'altro come quasi tutti quelli riguardanti la manipolazione avanzata, dipende da
quello che volete fare.
Possiamo anche applicarla a pi livelli contemporaneamente. Consideriamo questa espressione:
In[169]:= a^b^c^d^e^f^g
Out[169]= 91, 2
b
c
d
e
f
g
, 3
b
c
d
e
f
g
, 4
b
c
d
e
f
g
, 5
b
c
d
e
f
g
=
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
270 Printed by Mathematica for Students
In[170]:= TreeForm@%D
Out[170]//TreeForm=
Li st A1,

Power A2,
Power Ab,
Power Ac,
Power Ad,
Power Ae,
Power @f , gD
E
E
E
E
E
,

Power A3,
Power Ab,
Power Ac,
Power Ad,
Power Ae,
Power @f , gD
E
E
E
E
E
,

Power A4,
Power Ab,
Power Ac,
Power Ad,
Power Ae,
Power @f , gD
E
E
E
E
E
,

Power A5,
Power Ab,
Power Ac,
Power Ad,
Power Ae,
Power @f , gD
E
E
E
E
E
E
Ipotizziamo, adesso, di voler cambiare la funzione di potenza dal primo al terzo livello:
In[171]:= Apply@f, %%, 81, 3<D
Out[171]= 91, f A2, f Ab, f Ac, d
e
f
g
EEE, f A3, f Ab, f Ac, d
e
f
g
EEE,
f A4, f Ab, f Ac, d
e
f
g
EEE, f A5, f Ab, f Ac, d
e
f
g
EEE=
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
271 Printed by Mathematica for Students
In[172]:= TreeForm@%D
Out[172]//TreeForm=
Li st A1,
f A2,
f Ab,
f Ac,
Power Ad,
Power Ae,
Power @f , gD
E
E
E
E
E
,

f A3,
f Ab,
f Ac,
Power Ad,
Power Ae,
Power @f , gD
E
E
E
E
E
,

f A4,
f Ab,
f Ac,
Power Ad,
Power Ae,
Power @f , gD
E
E
E
E
E
,

f A5,
f Ab,
f Ac,
Power Ad,
Power Ae,
Power @f , gD
E
E
E
E
E
E
Come possiamo vedere, abbiamo ottenuto proprio quello che desideravamo.
Tuttavia, a volte non questo quello che desideriamo: a volte capita di volere che una funzione si
inserisca nell'albero, cio che la funzione vada ad agire sugli argomenti che abbiamo ad un certo
livello, non che vada a sostituire gli head. Per esempio, ci piacerebbe che le incognite di un
polinomio cubico siano espresse sotto forma di seni, da cos:
In[173]:= espr = a x^3 + b x^2 + c x + d;
a cos:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
272 Printed by Mathematica for Students
In[174]:= a Sin@xD^3 + b Sin@xD^2 + c Sin@xD + d
Out[174]= 8d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ Si n@xD
3
,
d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ 2 Si n@xD
3
, d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ 3 Si n@xD
3
,
d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ 4 Si n@xD
3
, d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ 5 Si n@xD
3
<
Andando ad usare Apply, non otterremmo il risultato voluto:
In[175]:= Sin @@ espr
Sin::argx : Sin called with 5 arguments; 1 argument is expected. More
Out[175]= Si n@d + c x + b x
2
+ x
3
, d + c x + b x
2
+ 2 x
3
,
d + c x + b x
2
+ 3 x
3
, d + c x + b x
2
+ 4 x
3
, d + c x + b x
2
+ 5 x
3
D
Come potete vedere, non otteniamo quello che vogliamo. Il risultato voluto si pu applicare invece
con il seguente comando (ne avevamo accennato qualche pagina fa, se ricordate...):
Map[ f, expr] or f / @expr applica f alle parti del primo livello di expr
MapAl l [ f, expr] or f / / @expr applica f a tutte le singole parti di expr
Map[ f, expr, lev] applica f ai livelli di expr spedificati da lev
MapAt [ f, expr, {part
1
, part
2
,
}]
applica f inspecificheparti dell'espressione
Proviamo a ripetere il procedimento, con questo nuovo comando:
In[176]:= Sin @ espr
Out[176]= 8Si n@d + c x + b x
2
+ x
3
D, Si n@d + c x + b x
2
+ 2 x
3
D,
Si n@d + c x + b x
2
+ 3 x
3
D, Si n@d + c x + b x
2
+ 4 x
3
D, Si n@d + c x + b x
2
+ 5 x
3
D<
Quello che abbiamo ottenuto simile a quello che volevamo: non uguale per il seguente motivo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
273 Printed by Mathematica for Students
In[177]:= TreeForm@esprD
Out[177]//TreeForm=
Li st A
Pl usAd,
Ti mes@c, xD
,
Ti mesAb,
Power @x, 2D
E
,
Power @x, 3D
E
,

Pl usAd,
Ti mes@c, xD
,
Ti mesAb,
Power @x, 2D
E
,
Ti mesA2,
Power @x, 3D
E
E
,

Pl usAd,
Ti mes@c, xD
,
Ti mesAb,
Power @x, 2D
E
,
Ti mesA3,
Power @x, 3D
E
E
,

Pl usAd,
Ti mes@c, xD
,
Ti mesAb,
Power @x, 2D
E
,
Ti mesA4,
Power @x, 3D
E
E
,

Pl usAd,
Ti mes@c, xD
,
Ti mesAb,
Power @x, 2D
E
,
Ti mesA5,
Power @x, 3D
E
E
E
Come possibile vedere, al primo livello compaiono le funzioni che eseguono le moltiplicazioni,
non l'elevamento a potenza. Dato che ci interessa soltanto inserire il seno, abbiamo praticamente
sbagliato livello. Invece che applicare la funzione agli elementi del primo livello, dobbiamo
applicarla agli elementi specifici: vediamo prima dove compaiono gli esponenti:
In[178]:= Position@espr, xD
Out[178]= 881, 2, 2<, 81, 3, 2, 1<, 81, 4, 1<, 82, 2, 2<, 82, 3, 2, 1<,
82, 4, 2, 1<, 83, 2, 2<, 83, 3, 2, 1<, 83, 4, 2, 1<, 84, 2, 2<,
84, 3, 2, 1<, 84, 4, 2, 1<, 85, 2, 2<, 85, 3, 2, 1<, 85, 4, 2, 1<<
Una volta visto dove compaiono le incognite, possiamo applicare le sostituzioni:
In[179]:= MapAt@Sin, espr, %D
Out[179]= 8d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ Si n@xD
3
,
d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ 2 Si n@xD
3
, d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ 3 Si n@xD
3
,
d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ 4 Si n@xD
3
, d + c Si n@xD + b Si n@xD
2
+ 5 Si n@xD
3
<
Come possiamo vedere, questa volta abbiamo ottenuto il risultato voluto. Notate come si siano usato
un comando descritto in precedenza, Position. Questo vi fa capire come bisogna sempre collegare
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
274 Printed by Mathematica for Students
tutto quello che si sa per poter ottenere il risultato voluto velocemente. Se non l'avessi usato, avrei
dovuto trovarmi a mano le singole posizioni delle varie incognite che compaiono nell'espressione,
cosa gi non facilissima con una cubica, figurarsi con un'espressione pi complicata!
Naturalmente, se avessimo potuto, e soprattutto se ci sarebbe servito, avremmo potuto anche
mappare ogni singolo elemento con la funzione seno:
In[180]:= Sin @ espr
Out[180]= 8Si n@Si n@Si n@dD + Si n@Si n@cD Si n@xDD +
Si n@Si n@xD
Si n@3D
D + Si n@Si n@bD Si n@Si n@xD
Si n@2D
DDDD,
Si n@Si n@Si n@dD + Si n@Si n@cD Si n@xDD + Si n@Si n@bD Si n@Si n@xD
Si n@2D
DD +
Si n@Si n@2D Si n@Si n@xD
Si n@3D
DDDD,
Si n@Si n@Si n@dD + Si n@Si n@cD Si n@xDD + Si n@Si n@bD Si n@Si n@xD
Si n@2D
DD +
Si n@Si n@3D Si n@Si n@xD
Si n@3D
DDDD,
Si n@Si n@Si n@dD + Si n@Si n@cD Si n@xDD + Si n@Si n@bD Si n@Si n@xD
Si n@2D
DD +
Si n@Si n@4D Si n@Si n@xD
Si n@3D
DDDD,
Si n@Si n@Si n@dD + Si n@Si n@cD Si n@xDD + Si n@Si n@bD Si n@Si n@xD
Si n@2D
DD +
Si n@Si n@5D Si n@Si n@xD
Si n@3D
DDDD<
Tuttavia, non capita spesso di dover usare comandi come questo. Di solito si usa Map, oppure
MapAt.
Tuttavia, a volte ci capita di aver a che fare non con funzioni ad un argomento, ma con funzioni a
due o pi argomenti. Se vogliamo mappare nell'espressione queste funzioni, ci torna utile il seguente
comando:
MapThr ead[ f, {expr
1
, expr
2
,
}]
applica f facendo corrispondere fra di loro gli elementi
di expr
i

MapThr ead[ f, {expr
1
, expr
2
,
}, lev]
applica f alle varie parti di expr
i
nei livelli specificati
In questo caso abbiamo bisogno di tante espressioni quanti sono gli argomenti della funzione: in
questo modo si creer l'espressione corrispondente prendendo la funzione, il primo argomento che si
trova nella prima espressione, il secondo che si trova nella seconda espressione e cos via:
In[181]:= lista1 = 86, 5, 6, 5<; lista2 = 88, 2, 9, 4<;
In[182]:= MapThread@HarmonicNumber, 8lista1, lista2<D
Out[182]= 9
168646392872321

167961600000000
,
5269

3600
,
373997614931101

373248000000000
,
14001361

12960000
=
Come potete vedere, in questo caso abbiamo applicato la funzione con i corrispettivi argomenti:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
275 Printed by Mathematica for Students
In[183]:= Table@HarmonicNumber@lista1@@nDD, lista2@@nDDD, 8n, 4<D
Out[183]= 9
168646392872321

167961600000000
,
5269

3600
,
373997614931101

373248000000000
,
14001361

12960000
=
Come potete vedere le due liste corrispondono, per cui da qua si comprende il funzionamento di
questo comando.
L'ultimo comando da vedere questo:
Scan[ f, expr] valuta f applicata ad ogni elemento di expr in sequenza
Scan[ f, expr, lev] valuta f applicata alle parti di expr che si trovano
nei livelli specificati da lev
Riconsideriamo il polinomio di prima:
In[184]:= espr = a x^3 + b x^2 + c x + d;
Facendo qualcosa del tipo
In[185]:= Map@f, esprD
Out[185]= 8f @d + c x + b x
2
+ x
3
D, f @d + c x + b x
2
+ 2 x
3
D,
f @d + c x + b x
2
+ 3 x
3
D, f @d + c x + b x
2
+ 4 x
3
D, f @d + c x + b x
2
+ 5 x
3
D<
Otteniamo, in pratica, una nuova espressione. Tuttavia con Scan possiamo valutare, al posto
dell'intera espressione, solamente i risultati che si hanno applicando la funzione ai vari elementi
dell'espressione:
In[186]:= Scan@Print, esprD
d + c x + b x
2
+ x
3
d + c x + b x
2
+ 2 x
3
d + c x + b x
2
+ 3 x
3
d + c x + b x
2
+ 4 x
3
d + c x + b x
2
+ 5 x
3
In[187]:= Scan@f, esprD
Come possiamo vedere, nel secondo caso manca l'output. Questo perch Scan di suo non scrive il
risultato delle funzioni, ma le valuta solamente: questo pu essere utile quando ci sono determinate
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
276 Printed by Mathematica for Students
assegnazioni e funzioni. Nel primo caso Print valutato restituisce una cosa scritta su schermo, quindi
non Mathematica stessa che scrive l'output, ma una conseguenza della valutazione del comando
Print.
Modifiche strutturali delle espressioni e funzioni
Finora abbiamo visto come possiamo andare a sostituire e modificare parti di un'espressione.
Tuttavia, la struttura delle espressioni rimaneva pressoch invariata: vero che a volte andiamo a
sostituire degli argomenti con altre funzioni, modificando l'albero, ma pur sempre vero che quelle
funzioni rappresentano comunque dei valori; la struttura originale dell'espressione viene comunque
preservata. Tuttavia ci sono casi (specialmente nelle liste), in cui invece non vogliamo andare a
manipolare i vari valori memorizzati nell'epressione, ma vogliamo, invece, andare a modificarne
direttamente la struttura.
Una cosa che si pu fare, per esempio, considerare le operazioni non tanto sugli argomenti, quanto
sugli head: possiamo considerare questo ragionamento se li consideriamo come se fossero degli
operatori che agiscono sul loro argomento, e quindi, come per gli operatori, possiamo appiccicargli
un algebra, propria degli operatori:
Composi t i on[ f, g, ] composizione degli operatori f, g,
I nver seFunct i on[ f] l'inverso della funzione f
I dent i t y la funzione identit
Thr ough@p@f
1
, f
2
D@xD, qD restituiscep@ f
1
@xD, f
2
@xDD sep lostessodi q
Oper at e@p, f @xDD restituiscep@f D@xD
Oper at e@p, f @xD, nD applical' operatorep nel livellon di f
MapAl l @p, expr, Heads>Tr ueD applicap intutteleparti di f , headincluso
Supponiamo di avere degli operatori e di volerli comporre:
In[188]:= operatore = Composition@op1, op2, op3D
Out[188]= Composi t i on@op1, op2, op3D
Se adesso vado ad applicare l'operatore ottenuto ad un valore, ottengo:
In[189]:= operatore@xD
Out[189]= op1@op2@op3@xDDD
Come possiamo vedere, si pu considerare come funzione di funzione. Possiamo anche effettuare le
opportune operazione. Per esempio possiamo scrivere la somma di due operatori in questa maniera:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
277 Printed by Mathematica for Students
In[190]:= Hop1 + op2L@xD
Out[190]= Hop1 + op2L@xD
E, se abbiamo definito da qualche parte questi due operatori, possiamo scrivere il tutto in maniera
esplicita, permettendo a Mathematica di calcolarlo:
In[191]:= Through@%, PlusD
Out[191]= op1@xD + op2@xD
Toh, abbiamo appena definito la linearit fra gli operatori....
Possiamo anche espandere e creare manipolazioni per gli operatori: per esempio:
In[192]:= Hop1 + op2 + op3L
2
@xD
Out[192]= Hop1 + op2 + op3L
2
@xD
Pu essere esteso facilmente:
In[193]:= MapAll@Expand, %, Heads TrueD
Out[193]= Hop1
2
+ 2 op1 op2 + op2
2
+ 2 op1 op3 + 2 op2 op3 + op3
2
L@xD
Come possiamo vedere, le manipolazioni che possiamo eseguire sono veramente tante...
Oltre che dal punto di vista degli operatori, quindi eseguendo espressioni e modifiche tramite heads,
possiamo anche correggere direttamente la struttura delle espressioni:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
278 Printed by Mathematica for Students
Sor t [ expr] ordina gli elementi dell'espressione in ordine standard
Sor t [ expr, pred] ordina gli elementi usando pred per determinare
l'ordine degli elementi
Or der i ng[ expr] restituisce la lista contenente gli indici di
ordinamento dell'espressione
Or der i ng[ expr, n] come sopra, ma per i primi n elementi
Or der i ng[ expr, n, pred] usa pred per determinare il tipo di ordine
Or der edQ[ expr] restituisce Tr ue se gli elementi di expr sono ordinati
in maniera standard
Or der [ expr
1
, expr
2
] restituisce 1 se expr
1
precede expr
2
nell'ordine standard,
e -1 altrimenti

Fl at t en[ expr] appiattisce le funzioni nidificate dell'albero
delle espressioni con lo stesso head di expr
Fl at t en[ expr, n] appiattisce al massimo n livelli di nidificazione
Fl at t en[ expr, n, h] appiattisce tutte le funzioni con head h
Fl at t enAt [ expr, i] appiattisce soltanto l' i-simo elemento di expr

Di st r i but e[ f[ a +b + , ] ] destribuisce f nella somma per avere f[ a, ] + f[ b,
] +
Di st r i but e[ f[ args] , g] distribuisce f su qualsiasi argomento avente head g
Di st r i but e[ expr, g, f] distribuisce solamente quando l'head f
Di st r i but e[ expr, g, f, gp, fp] distribuisce f su g, sostituendoli con fp e
gp, rispettivamente

Thr ead[ f[ {a
1
, a
2
}, {b
1
, b
2
}] ] inserisce f nella lista per ottenere {f[ a
1
, b
1
] ,
f[ a
2
, b
2
] }
Thr ead[ f[ args] , g] inserisce f negli oggetti con head g in args

Out er [ f, list
1
, list
2
] prodotto esterno generalizzato
I nner [ f, list
1
, list
2
, g] prodotto interno generalizzato
Come potete vedere, le funzioni per manipolare le strutture non sono in fondo cos poche, ma vi
posso assicurare che non sono difficili da capire e da usare, sempre, ovviamente, se si sa quello che
si sta facendo.
Vediamo prima di tutto la prima parte della lista dei comandi, cio quelli riguardanti l'ordinamento.
Sappiamo che Sort ordina gli argomenti di una funzione in maniera standard:
In[194]:= Sort@8a, f, r, t, i, b, x<D
Out[194]= 83, b, f , i , r , x, 81, 2, 3, 4, 5<<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
279 Printed by Mathematica for Students
In[195]:= Sort@f@a, v, f, e, q, v, c, h, bDD
Out[195]= f @3, b, c, e, f , h, v, v, 81, 2, 3, 4, 5<D
Come potete vedere, il risultato questo, ed ovvio. Tuttavia, supponiamo di aver bisogno di un
ordinamneto inverso, come possiamo fare? Naturalmente, conoscete benissimo le funzioni pure...
Aggiungiamo il fatto che possiamo usare Sort con la funzione di ordinamento, ed abbiamo ottenuto
quello che volevamo:
In[196]:= Sort@f@a, v, f, e, q, v, c, h, bD,
Sort@ToString @ 8#1, #2<D@@1DD === ToString@#2D &D
Out[196]= f @v, v, h, f , e, c, b, 3, 81, 2, 3, 4, 5<D
Vediamo di capire bene quello che abbiamo appena fatto, anche per riassumere un poco quello che
abbiamo fatto (e che ho pazientemente spiegato...) sinora. Come sappiamo, Mathematica non in
grado di ordinare due simboli, perch li dovrebbe ordinare in base al contenuto, e lascia le cose come
sono se non contengono niente:
In[197]:= a > b
Out[197]= 81, 2, 3, 4, 5< > b
Analogamente, senza la funzione Sort, non riesce neanche a distinguere se una stringa viene prima o
dopo di un'altra: in C questa disuguaglianza darebbe il risultato corretto, invece:
In[198]:= "grge" > "asdaf"
Out[198]= gr ge > asdaf
Per, siamo comunque in grado di ordinare le stringhe, anche se non direttamente, utilizzando la
funzione Sort:
In[199]:= Sort@8"grge", "asdaf"<D
Out[199]= 8asdaf , gr ge<
Quello che ci serve, allora, convertire i nomi delle variabili, usate come argomenti nella funzione,
in stringhe, ed ordinarle. A questo ci pensa il comando
In[200]:= ToString @ 8#1, #2<
Out[200]= 8#1, #2<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
280 Printed by Mathematica for Students
In questo caso, al posto di scrivere due volte ToString, abbiamo mappato il comando, in modo che
risultasse, alla fine, in ogni argomento della lista; in effetti equivalente a scrivere:
In[201]:= 8ToString@#1D, ToString@#2D<
Out[201]= 8#1, #2<
Ed abbiamo scritto in quella maniera per essere pi brevi e coincisi. Adesso, ottenuta la lista di
stringhe, la ordiniamo mediante Sort:
In[202]:= Sort@ToString @ 8#1, #2<D
Out[202]= 8#1, #2<
In questo modo riusciamo a riorganizzare la lista di stringhe in modo che risultino in ordine
alfabetico. Una volta fatto questo, si tratta di vedere se l'ordine era giusto oppure no: prendiuamo il
primo elemento della lista ordinata che abbiamo appena ottenuto:
In[203]:= Sort@ToString @ 8#1, #2<D@@1DD
Out[203]= #1
Adesso, se il primo elemento di questa lista coincide con il secondo elemento della lista non
ordinata, allora gli elementi nella lista ordinata erano in ordine inverso: guardate qua:
In[204]:= lista = 83, 1<; listaordinata = Sort@listaD
Out[204]= 81, 3<
In[205]:= listaordinata@@1DD == lista@@2DD
Out[205]= Tr ue
Come abbiamo visto, questo risultato True, perch gli elementi della lista originale erano in ordine
inverso. Facciamo lo stesso identico ragionamento per la coppia ordinata di stringhe. Per vedere se il
primo elemento della lista ordinata di stringhe che abbiamo ottenuto uguale al secondo elemento
della coppia non ordinata (che corrisponde al secondo argomento della funzione pura), ne
verifichiamo l'uguaglianza:
In[206]:= Sort@ToString @ 8#1, #2<D@@1DD === ToString@#2D
Out[206]= Fal se
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
281 Printed by Mathematica for Students
Notate come, dato che la lista ora formata da stringhe, anche il secondo argomento debba essere
una stringa, e come, inoltre, abbia eseguito l'uguaglianza esatta fra pattern ===, e non ==, in quanto
in questo secondo caso, non sapendo Mathematica ordinare da sola le stringhe, non saprebbe se sono
uguali, per cui devo eseguire un' uguaglianza fra pattern. Infine aggiungo il simbolo della funzione
pura, per completare il tutto:
In[207]:= Sort@ToString @ 8#1, #2<D@@1DD === ToString@#2D &
Out[207]= Sor t @ToSt r i ng @ 8#1, #2<DP1T === ToSt r i ng@#2D &
Visto quante cose siamo riusciti a fare in molto meno di un rigo? Provate a farlo dichiarando tutte le
funzioni etc etc, e vedete quanto dovrete scrivere....
Comunque, una volta ottenuta la nostra funzione di ordinamento, vediamo che effettivamente
funziona, ed ordina tutti gli argomenti in modo inverso. Naturalmente, se avessimo avuto valori
numerici, le cose sarebbero state molto pi semplici:
In[208]:= Sort@f@3, 1, 6, 7, 2, 4, 2, 9, 2, 6D, #1 > #2 &D
Out[208]= f @9, 7, 6, 6, 4, 3, 2, 2, 2, 1D
In questo caso basta fare il confronto diretto fra gli argomenti, dato che non c' bisogno di convertire
alcunch, perch gli operatori logici naturalmente lavorano direttamente sui numeretti...
Aaahhh!!!! Scommetto che dopo questo esempio andrete a prendervi un bel caff, oppure vi tufferete
al manre o vi rinchiuderete in qualche pub... Fate bene, bisogna uscire!!!! Comunque, sempre qua
dovete tornare!!! Aspetter con calma...
Ancora qui? Bene, vuol dire che continuer a rubarti quel poco di vita sociale che ti resta,
succhiandoti la linfa vitale... Benvenuto!!!
Abbiamo visto come possiamo usare Sort per modificare il pattern di una funzione. Adesso vediamo
il comando Flatten. Come dice la definizione, serve per appiattire l'espressione. Vediamo cosa
intendo per appiattire. Considera questa espressione:
In[209]:= f@a, f@f@b, g, f@rD, e, f@f@f, f@3DDDD, rD, 2D;
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282 Printed by Mathematica for Students
In[210]:= TreeForm@%D
Out[210]//TreeForm=
f A
Li st @1, 2, 3, 4, 5D
,
f A
f Ab, g,
f @r D
, e,
f A
f Af ,
f @3D
E
E
E
, r E
, 2E
Mamma mia, quanti livelli ha questa funzione cattiva cattiva!!!!!
Vediamo di applicare al risultato il comando:
In[211]:= Flatten@%%D
Out[211]= f @81, 2, 3, 4, 5<, b, g, r , e, f , 3, r , 2D
E che successo??? Esattamente quello che ho detto: abbiamo appiattito l'espressione:
In[212]:= TreeForm@%D
Out[212]//TreeForm=
f A
Li st @1, 2, 3, 4, 5D
, b, g, r , e, f , 3, r , 2E
Anche in questo caso abbiamo modificato (abbastanza pesantemente, direi) la struttura
dell'espressione originale. Possiamo considerarlo, in un certo modo, come se avessimo dato alla
funzione f che non definita, la propriet dell'associativit, esattamente come per l'addizione o la
moltiplicazione. Vedendola in questa maniera, si nota gi un certo modo di operare del programma
che propenso al calcolo puramente simbolico, basato sulle propriet delle funzioni. Lo anche per
questo motivo.
In[213]:= f@g, r, t@r, tD, t@f@g, f@gDDDD;
In[214]:= Flatten@%D
Out[214]= f @g, r , 3@r , 3D, 3@f @g, f @gDDDD
In questo caso, abbiamo visto che il lavoro di Flatten si blocca non appena trova una
sottoespressione che ha un head non conforme a quello principale. Appiattisce, insomma, solamente
le sottoespressioni con lo stesso head. Un comando che fa una cosa in pi, ma anche una in meno,
Sequence:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
283 Printed by Mathematica for Students
In[215]:= Sequence@a, b, fD
Out[215]= Sequence@81, 2, 3, 4, 5<, b, f D
In apparenza da solo non fa niente. L'abbiamo visto a proposito della programmazione, ed
effettivamente fa qualcosa... accoda fra di loro i suoi argomenti. Possiamo vederlo meglio qua:
In[216]:= f@a, b, Sequence@g, h, tD, gD
Out[216]= f @81, 2, 3, 4, 5<, b, g, h, 3, gD
L'utilit di questa funzione, per, si vede soprattutto quando dobbiamo andare a fare delle
sostituzioni. Si pu vedere l'utilit (sempre se usato al momento giusto!!!) da questo esempio:
In[217]:= f@g@x, dD, g@f@g@f, g@hDD, u, rD, eDD . g Sequence
Out[217]= f @x, d, f @f , h, u, r D, eD
Come abbiamo potuto vedere, possiamo appiattire varie funziono con Sequence. Il vantaggio rispetto
a Flatten che possiamo farlo, usando i pattern alternativi, anche per pi funzioni in una volta sola:
In[218]:= f@g@r, t, w@e, tD, u, g@f@g@t, yDD, yD, w@tDDD . Hw gL Sequence
Out[218]= f @r , 3, e, 3, u, f @3, yD, y, 3D
Lo svantaggio, invece, rispetto a Flatten, consiste nel fatto che se si appiattisce una funzione che
compare anche nell'head principale (cosa per cui fatto Flatten), sostituisce anche quello:
In[219]:= f@f@c, rD, tD . f Sequence
Out[219]= Sequence@c, r , 3D
E non quello che vogliamo. Quindi, se bisogna appiattire pi funzioni, tenendo sempre conto
dell'head, possiamo anche usarli in maniera combinata, appiattendo le funzioni con head uguale a
quello principale con Flatten, e gli altri con Sequence:
In[220]:= f@f@t, g@r, e, f@rDD, r, t, g@eDDD;
In[221]:= Flatten@%D . g Sequence
Out[221]= f @3, r , e, f @r D, r , 3, eD
Notate come in questo caso permane all'interno della funzione un'altra annidata. Questo perch,
come abbiamo visto prima, quando compare un'altra funzione con head diverso da quello usato da
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
284 Printed by Mathematica for Students
Flatten, il comando si interrompe. Da come scritto il comando, Mathematica prima esegue la
funzione Flatten, quindi facendo restare la f residua, e dopo applica la sostituizione. Se vogliamo
invece che applichi prima la regola, dobbiamo sostituirla e metterla all'interno di Flatten, in modo
che lo scavalchi in precedenza il comando
In[222]:= Flatten@%% . g SequenceD
Out[222]= f @3, r , e, r , r , 3, eD
Stavolta, prima abbiamo effettuato la sostituzione con Sequence, e poi abbiamo applicato Flatten,
quindi la f dentro la g stavolta era scoperta e il comando l'ha appiattita.
Adesso, dopo aver visto Flatten, ed averlo considerato coma propriet associativa, vediamo come
possiamo considerare quella distributiva. Come? Qualcuno ha detto Distribute??? Spero di no, non
vorrei che foste giunti al punto che parlate da soli...
Comunque, distribute, come avete letto, fa proprio questo; nella sua forma pi semplice, distribuisce
la funzione, avente come argomento una somma, fra gli addendi stessi:
In[223]:= Distribute@f@a + b + f + g + eDD
Out[223]= f @81 + b + e + f + g, 2 + b + e + f + g,
3 + b + e + f + g, 4 + b + e + f + g, 5 + b + e + f + g<D
Esattamente quello che ci aspettavamo, vero?
In[224]:= Distribute@f@a, b, cDD
Out[224]= f @81, 2, 3, 4, 5<, b, cD
Sembra che questo non lavori con gli argomenti generici, ma guardate qua:
In[225]:= Distribute@f@a + b, c + d, e + fDD
Out[225]= f @81 + b, 2 + b, 3 + b, 4 + b, 5 + b<, c, eD +
f @81 + b, 2 + b, 3 + b, 4 + b, 5 + b<, c, f D +
f @81 + b, 2 + b, 3 + b, 4 + b, 5 + b<, d, eD +
f @81 + b, 2 + b, 3 + b, 4 + b, 5 + b<, d, f D
Come possiamo vedere, esegue la propriet distributiva fra gli argomenti della funzione. Prima non
si vedeva perch gli argomenti non erano somme. Effettivamente, nel primo esempio, il comando
eseguiva esattamente la stessa cosa, ma l'argomento era uno soltanto. Nel secondo, avevamo tre
argomenti, ciascuno per formato, possiamo dire, da un unico addendo, per cui il risultato era uguale
a prima. Nel terzo, invece, abbiamo visto la propriet distributiva nel senso pi generale, dove
compaiono pi argomenti, ognuno somma di pi addendi.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
285 Printed by Mathematica for Students
Quindi, Distribute viene eseguito di default sulla somma o, pi in generale, nelle espressioni con
head Plus. Adesso, vorremmo definire questa propriet anche per altre funzioni; naturalmente
possiamo farlo, esplicitando di quale funzione stiamo parlando, naturalmente:
In[226]:= Distribute@f@g@a, bD, g@c, dDD, gD
Out[226]= g@f @81, 2, 3, 4, 5<, cD, f @81, 2, 3, 4, 5<, dD, f @b, cD, f @b, dDD
In questo caso abbiamo dichiarato che g, pur non essendo definita, gode della propriet distributiva,
e Mathematica si comportato di conseguenza.
In[227]:= Distribute@f@g@a, bD, g@a, b, cDD, gD
Out[227]= g@f @81, 2, 3, 4, 5<, 81, 2, 3, 4, 5<D, f @81, 2, 3, 4, 5<, bD,
f @81, 2, 3, 4, 5<, cD, f @b, 81, 2, 3, 4, 5<D, f @b, bD, f @b, cDD
Qua vediamo come si comporta bene, anche se gli argomenti sono in numero diverso. D'altronde, la
propriet distributiva permette, per definizione, di non tener conto del numeri degli argomenti della
funzione. Un uso pi avanzato si pu avere anche considerando di sostituire gli head:
In[228]:= Distribute@f@g@a, bD, g@c, dDD, g, f, nuovaf, nuovagD
General::spell1 : Possible spelling error: new symbol
name "nuovag" is similar to existing symbol "nuovaf". More
Out[228]= nuovaf @nuovag@81, 2, 3, 4, 5<, cD,
nuovag@81, 2, 3, 4, 5<, dD, nuovag@b, cD, nuovag@b, dDD
In questo caso, non solo abbiamo sfruttato la propriet distributiva, ma abbiamo anche cambiato gli
head con quelli nuovi. Questa manipolazione , effettivamente, abbastanza inusuale, e serve
principalmente per effettuare operazioni con funzioni predefinite che non consentirebbero di fare.
Per credo che la userete veramente poco, indipendentemente da quanto diventerete bravi con
Mathematica.
Uno degli ultimi comando che analizziamo in questa sezione (non manca molto, coraggio!) quello
che permette di 'infilare' una funzione fra le altre, cio Thread:
In[229]:= Thread@f@8a, b<, 8c, d<DD
Out[229]= 8f @81, 2, 3, 4, 5<, cD, f @b, dD<
In pratica, abbiamo delle liste di argomenti, e tramite il comando Thread siamo in grado di
trasportare la f all'interno delle liste, permettendo quindi di valutare la funzione avendo come
argomento gli elementi delle liste.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
286 Printed by Mathematica for Students
In[230]:= Thread@f@8a, b<, 8c, d<, f, 8t, y<DD
Out[230]= 8f @81, 2, 3, 4, 5<, c, f , 3D, f @b, d, f , yD<
Come possiamo vedere in questo esempio, notiamo come le costanti vengano sempre ripetute nei
vari pattern. Questa la caratteristica con cui possiamo dare in pasto a molte fiunzioni predefinite
delle liste:
In[231]:= Sin@81, 2, 3, 4<D
Out[231]= 8Si n@1D, Si n@2D, Si n@3D, Si n@4D<
Vediamo come abbiamo fatto agire il seno ad ogni elemento della lista
In[232]:= Thread@f@81, 2, 3, 4<D, ListD
Out[232]= 8f @1D, f @2D, f @3D, f @4D<
Per l'esattezza, questo il modo in cui le funzioni predefinite in Mathematica agiscono quando gli
diamo come argomento delle liste; possiamo anche fare in modo che funzionino in questa maniera
funzioni che hanno bisogno di pi argomenti:
In[233]:= Thread@f@81, 2, 3, 4<, 8a, b, c, d<D, ListD
Out[233]= 8f @1, 81, 2, 3, 4, 5<D, f @2, bD, f @3, cD, f @4, dD<
Come possiamo vedere, abbiamo preso il primo argomento dalla prima lista, ed il secondo dalla
seconda lista. Anche questo metodo standard per le funzioni di Mathematica:
In[234]:= BesselI@81, 2, 3, 4<, 8a, b, c, d<D
Out[234]= 88Bessel I @1, 1D, Bessel I @1, 2D, Bessel I @1, 3D, Bessel I @1, 4D,
Bessel I @1, 5D<, Bessel I @2, bD, Bessel I @3, cD, Bessel I @4, dD<
Questo modo di combinare gli argomenti molto pulito: tuttavia a volte ci serve qualcosa di pi
efficace, come creare funzioni che abbiamo tutte le combinazioni fra primo e secondo argomento,
invece di prendere in considerazione soltanto le coppie ordinate: primo con il primo, secondo con il
secondo e cos via. Per ottenere tutte le combinazioni ci vuole Outer:
In[235]:= Outer@f, 8a, b, c, d<, 81, 2, 3<D
Out[235]= 888f @1, 1D, f @1, 2D, f @1, 3D<, 8f @2, 1D, f @2, 2D, f @2, 3D<,
8f @3, 1D, f @3, 2D, f @3, 3D<, 8f @4, 1D, f @4, 2D, f @4, 3D<,
8f @5, 1D, f @5, 2D, f @5, 3D<<, 8f @b, 1D, f @b, 2D, f @b, 3D<,
8f @c, 1D, f @c, 2D, f @c, 3D<, 8f @d, 1D, f @d, 2D, f @d, 3D<<
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287 Printed by Mathematica for Students
Notiamo che, dato che esegue tutte le combinazioni possibili, e non li ordina in sequenza, non pi
necessario in questo caso che le liste siano di lunghezza uguale. D'altronde, Outer funziona anche se
non tratto liste, ma espressioni con lo stesso head:
In[236]:= Outer@f, g@a, b, c, dD, g@1, 2, 3DD
Out[236]= g@g@f @81, 2, 3, 4, 5<, 1D, f @81, 2, 3, 4, 5<, 2D, f @81, 2, 3, 4, 5<, 3DD,
g@f @b, 1D, f @b, 2D, f @b, 3DD,
g@f @c, 1D, f @c, 2D, f @c, 3DD, g@f @d, 1D, f @d, 2D, f @d, 3DDD
Otteniamo esattamente la stessa cosa, e magari possiamo accorgercene meglio cos:
In[237]:= % . g List
Out[237]= 88f @81, 2, 3, 4, 5<, 1D, f @81, 2, 3, 4, 5<, 2D, f @81, 2, 3, 4, 5<, 3D<,
8f @b, 1D, f @b, 2D, f @b, 3D<,
8f @c, 1D, f @c, 2D, f @c, 3D<, 8f @d, 1D, f @d, 2D, f @d, 3D<<
Come vedete, i risultati sono identici...
Riconsideriamo Outer:
In[238]:= Outer@f, 8a, b<, 8c, d<D
Out[238]= 888f @1, cD, f @1, dD<, 8f @2, cD, f @2, dD<, 8f @3, cD, f @3, dD<,
8f @4, cD, f @4, dD<, 8f @5, cD, f @5, dD<<, 8f @b, cD, f @b, dD<<
E vediamo adesso il suo duale, Inner:
In[239]:= Inner@f, 8a, b<, 8c, d<D
Out[239]= f @b, dD + f @81, 2, 3, 4, 5<, cD
Vediamo, in questo caso, un comportamento simile a Thread (mentre prima era simile a Distribuite).
Per fa anche qualcosa in pi:
In[240]:= Inner@f, 8a, b<, 8c, d<, gD
Out[240]= g@f @81, 2, 3, 4, 5<, cD, f @b, dDD
In questo caso abbiamo anche specificato l'head principale, mentre nel casi di Thread avevamo per
forza di cose una lista di risultati. Quindi pi generale, e si pu anche usare al posto di Thread, dato
che il risultato, se hanno i medesimi argomenti, uguale.
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288 Printed by Mathematica for Students
Funzioni pure
Le funzioni pure sono un aspetto abbastanza avanzato in Mathematica, specificato quando
occorrono usi particolari. Se appresi bene, permettono di risolvere problemi scrivendo molto meno,
anche se in genere il codice risuler alquanto criptico, dato che si fa uso di simboli, anche se, come
tutto il resto, si possono scrivere come funzioni:
Funct i on[ x, body] una funzione pura in cui x sostituita
dall'argomento voluto
Funct i on[ {x
1
, x
2
, }, body] una funzione pura con pi argomenti
body & una funzione pura i cui argomenti sono indicati da
#oppure (se sono pi di uno) da #1, #2, #3, etc.
Le funzioni pure hanno il compito di usare delle definizioni di funzioni, senza che sia stata definita
la funzione stessa. Per esempio, se ci occorre una funzione a due argomenti, che sarebbe definita
come il prodotto di due funzioni note ognuna avente un argomento, potremmo scrivere cos:
In[241]:= f@x_, y_D := q@xD w@yD
Per ora, tuttavia cominciamo a considerare il caso di un solo argomento:
In[242]:= Clear@fD
In[243]:= f@x_D := q@xD w@xD
Una volta definita la funzione, possiamo utilizzarla dove pi ci serve:
In[244]:= Map@f, a + b + v + d + eD
Out[244]= 83@1 + b + d + e + vD w@1 + b + d + e + vD,
3@2 + b + d + e + vD w@2 + b + d + e + vD, 3@3 + b + d + e + vD w@3 + b + d + e + vD,
3@4 + b + d + e + vD w@4 + b + d + e + vD, 3@5 + b + d + e + vD w@5 + b + d + e + vD<
Tuttavia possiamo anche evitare di utilizzare la definizione, ed utilizzare direttamente il corpo della
funzione:
In[245]:= Map@q@#D w@#D &, a + b + v + d + eD
Out[245]= 83@1 + b + d + e + vD w@1 + b + d + e + vD,
3@2 + b + d + e + vD w@2 + b + d + e + vD, 3@3 + b + d + e + vD w@3 + b + d + e + vD,
3@4 + b + d + e + vD w@4 + b + d + e + vD, 3@5 + b + d + e + vD w@5 + b + d + e + vD<
In questo caso particolare, abbiamo definito la funzione pura utilizzando il modo abbreviato; prima
abbiamo definito il corpo della funzione, che dato dal prodotto delle altre due. Come argomento
abbiamo utilizzato quello delle funzioni pure, che rappresentato da #. Dopo aver definito il corpo,
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289 Printed by Mathematica for Students
abbiamo fatto capire a Mathematica che si tratta di una funzione pura, facendolo seguire dal simbolo
&, che rappresenta la fine della definizione del corpo della funzione. Tuttavia, potevamo anche
utilizzare la forma esplicita:
In[246]:= Map@Function@x, q@xD w@xDD, a + b + v + d + eD
Out[246]= 83@1 + b + d + e + vD w@1 + b + d + e + vD,
3@2 + b + d + e + vD w@2 + b + d + e + vD, 3@3 + b + d + e + vD w@3 + b + d + e + vD,
3@4 + b + d + e + vD w@4 + b + d + e + vD, 3@5 + b + d + e + vD w@5 + b + d + e + vD<
Ottenendo, in questa maniera, lo stesso risultato. Notate come adesso gli argomenti debbano essere
chiamati (e non siano definiti coma pattern x_, ma solo con il nome x), e che il primo modo di
scriverlo sia pi breve.
Function@x, q@xD w@xDD rappresenta soltanto il corpo della funzione, che corrisponderebbe al suo head.
Infatti abbiamo sostituito l'intera espressione dove, normalmente, ci starebbe soltanto l'head. se
vogliamo calcolarla esplicitamente, dobbiamo usare la seguente notazione:
In[247]:= Function@x, q@xD w@xDD@argD
General::spell1 : Possible spelling error: new
symbol name "arg" is similar to existing symbol "Arg". More
Out[247]= 3@ar gD w@ar gD
Come potete vedere, in contesti di uso 'normale' della funzione questo metodo di scrittura poco
pratico, ed sicuramente meglio definirci prima la funzione. Anche se a volte meglio usare le
funzioni pure anche in questo caso, se la funzione la utilizzeremo soltanto una volta, perch
altrimenti dovremo scrivere ogni volta tutto quanto, invece di un semplice nome mnemonico.
Inoltre, anche come abbiamo visto per le funzioni normali, possiamo prendere in considerazione gli
argomenti della funzione pura, singoli oppure in sequenza:
# il primo argomento della funzione pura
#n l'argomento n-simo della funzione pura
## la sequenza di tutte le variabili nella funzione pura
##n la sequenza di tutti gli argomento in sequenza a
partire dall' n-simo
importante non sottovalutare la potenza delle funzioni pure, anche se rappresentano operazioni
semplici. Per esempio, possiamo facilmente scrivere qualcosa del tipo:
In[248]:= Clear@yD
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290 Printed by Mathematica for Students
In[249]:= Map@# Sin@#^2D &, 8a, v, b, d, r, y<D
Out[249]= 88Si n@1D, 2 Si n@4D, 3 Si n@9D, 4 Si n@16D, 5 Si n@25D<,
v Si n@v
2
D, b Si n@b
2
D, d Si n@d
2
D, r Si n@r
2
D, y Si n@y
2
D<
Se non avessimo avuto le funzioni pure, avremmpo dovuto prima definire una funzione che facesse
quello che volevamo, dato che, per dire, semplicemente l'espressione di #^2 sarebbe stata difficile da
implementare direttamente in Map, dato che richiede un head, e Power richiede due argomenti.
Notiamo anche che l'operatore & che definsce la funzione pura ha una precedenza piuttosto bassa nel
calcolo, per cui possiamo tranquillamente definire funzioni pure senza l'uso delle parentesi, come nel
caso #1+ #2&.
Possono essere utili, per esempio, nella costruzione di tavole e di array:
In[250]:= Array@# Log@#D &, 8D
Out[250]= 80, 2 Log@2D, 3 Log@3D, 4 Log@4D, 5 Log@5D, 6 Log@6D, 7 Log@7D, 8 Log@8D<
Ed ecco veloce veloce la tabellina delle elementari...
In[251]:= Array@#1 #2 &, 810, 10<D TableForm
Out[251]//TableForm=
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
2 4 6 8 10 12 14 16 18 20
3 6 9 12 15 18 21 24 27 30
4 8 12 16 20 24 28 32 36 40
5 10 15 20 25 30 35 40 45 50
6 12 18 24 30 36 42 48 54 60
7 14 21 28 35 42 49 56 63 70
8 16 24 32 40 48 56 64 72 80
9 18 27 36 45 54 63 72 81 90
10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Vediamo come l'uso permetta, effettivamente, di snellire parecchie operazioni, permettendoci di
scrivere meno codice.
Per esempio, possiamo selezionare in maniera pi specifica e potente parti di un'espressione,
utilizzando le funzioni:
Sel ect [ list, f] seleziona gli elementi della lista se f restituisce True
Sel ect @expr, f , nD si limitaa restituirei primi n elementi
dellalistachesoddisfanolafunzione
Con questo comando, e con le funzioni pure, possiamo selezionare velocemente parti della lista o di
un'espressione in generale:
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291 Printed by Mathematica for Students
In[252]:= lista = 82, 4, 6, r, h, hj, 47, 2, 46, 1<;
In[253]:= Select@lista, # < 20 &D
Out[253]= 82, 4, 6, 2, 1<
In[254]:= Array@# &, 1000D;
In[255]:= Select@%, PrimeQ@# + Floor@Sqrt@#DDD &D
Out[255]= 81, 2, 5, 10, 14, 19, 26, 32, 37, 41, 47, 52, 54, 60, 65, 71, 75, 88, 92,
94, 98, 103, 117, 126, 128, 138, 140, 145, 151, 155, 161, 167, 178,
180, 184, 186, 197, 209, 213, 215, 219, 226, 236, 242, 248, 254, 261,
265, 267, 277, 290, 294, 296, 300, 314, 320, 329, 331, 335, 341, 349,
355, 364, 370, 378, 382, 390, 401, 411, 413, 419, 423, 429, 437, 442,
446, 458, 466, 470, 478, 482, 487, 499, 501, 519, 525, 534, 540,
546, 548, 554, 564, 570, 577, 583, 589, 593, 595, 607, 617, 619,
623, 628, 634, 636, 648, 652, 658, 666, 683, 693, 701, 707, 713,
717, 725, 730, 734, 742, 746, 760, 770, 782, 793, 795, 799, 801,
811, 825, 829, 831, 835, 848, 852, 854, 858, 878, 882, 890, 907,
911, 917, 923, 937, 941, 947, 953, 966, 978, 982, 988, 990, 1000<
In quest'ultimo esempio abbiamo prima, con le funzioni pure, creato un array contenente i primi
1000 numeri interi, e poi con Select abbiamo effettuato il test verificando quali elementi della lista
sono in grado di soddisfare il test (che verifica se una manipolazione di un elemento della lista
risulta essere un numero primo). Notate ancora una volta come abbiamo utilizzato il corpo di una
funzione, nel posto dove a tutti gli effetti dovrebbe starci un head. questa la potenza principale in
cui risiedono le funzioni pure, permettendovi (ripeto di nuovo per chi si fosse appena collegato) di
scrivere meno codice soprattutto se utilizzate raramente la funzione.
Definizioni di espressioni e funzioni
Vediamo adesso, un poco pi in dettaglio, come e cosa fare quando creiamo delle definizioni, siano
esse di funzioni, oppure di variabili.Abbiamo gi visto come si creano le definizioni:
In[256]:= x = Binomial@20, 3D
Out[256]= 1140
E che adesso, ogni volta che andremo a scrivere il nome della variabile, user sempre il valore
memorizzato (anche per l'ordinamento, come abbiamo visto):
In[257]:= Gamma@xD Short
Out[257]//Short= 4430884292303290357649371404 2933 0000000000000000000000000000
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292 Printed by Mathematica for Students
Abbiamo anche visto che, esattamente come in ogni linguaggio di programmazione, possiamo anche
modificarli, una volra definiti:
In[258]:= x = 4
Out[258]= 4
In[259]:= x
Out[259]= 4
In[260]:= x = x^2 + 1
Out[260]= 17
In[261]:= x
Out[261]= 17
E, se vogliamo che diventino solamente incognite senza nessun contenuto, dobbiamo cancellarlo:
In[262]:= x =.
Oppure
In[263]:= Clear@xD
Clear, in particolar modo, funziona anche con le definizioni delle funzioni.
Possiamo inoltre definire pi variabili contemporaneamente, se devono contenere lo stesso valore:
In[264]:= q = w = e = r = 13;
In[265]:= Print@q, " ", w, " ", e, " ", rD
13 13 13 13
Possiamo anche definire con un unico comando pi variabili con valori diversi, utilizzando le liste:
In[266]:= 8q, w, e< = 841, 54215, 42<;
In[267]:= Print@q, " ", w, " ", eD
41 54215 42
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293 Printed by Mathematica for Students
Come nella maggior parte dei linguaggi di programmazione odierni, possiamo modificare il
contenuto della variabile con una sintassi coincisa, presa direttamente dal C:
x++ incrementa il valore di x di 1
x- - decrementa il valore di x di 1
++x pre-incremento di x
- - x pre-decremento di x
x+=dx somma di all'attuale valore di x
x - =dx sottrare dx dall'attuale valore di x
x *=c moltiplica x con c
x / =c divide x con c
Come potete vedere, sono esattamente i comandi che si usano in C per scrivere meno codice.
Supposto:
In[268]:= x = 5;
Possiamo incrementarlo mediande:
In[269]:= x++
Out[269]= 5
In[270]:= x
Out[270]= 6
In[271]:= ++x
Out[271]= 7
In[272]:= x
Out[272]= 7
Come potete vedere, l'incremento lavora in maniera differente, a seconda se consideriamo
l'incremento oppure il pre-incremento, esattamente come succede in C. Nella prima operazione,
infatti, l'incremento viene applicato 'dopo' che viene usata la variabile per l'operazione corrente.
Quindi, prima ha dato in output il contenuto della variabile, e poi l'ha incrementata, come si pu
vedere che, dopo il comando, ha valore pari a 6.
Invece, il pre-incremento, 'prima' effettua l'incremento della variabile di un'unit, e dopo esegue
l'operazione assegnata. Infatti, ++x prima incrementa x, e poi lo manda all'output, come abbiamo
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294 Printed by Mathematica for Students
potuto vedere. Bisogna fare attenzione a questo diverso modo di procedere di questi comandi, che
altrimenti sarebbero equivalenti:
In[273]:= x = y = 3;
In[274]:= x++ + 5
Out[274]= 8
In[275]:= ++y + 5
Out[275]= 9
Come avete capito, utilizzare l'uno oppure l'altro ha differenti effetti sulle operazioni, di cui bisogna
tenere conto specialmente nella programmazione.
Le altre forme, invece, sono modi abbreviati di scrivere assegnamenti:
In[276]:= x = y = 10;
In[277]:= x += 5
Out[277]= 15
Vediamo che il valore di x viene aggiornato. Questo equivalente a scrivere:
In[278]:= y = y + 5
Out[278]= 15
L'operazione eseguita la stessa. Analogamente succede con le altre tre operazioni fondamentali:
In[279]:= x = 6;
In[280]:= x = 100
Out[280]=
3

50
E cos via...
Sappiamo anche come realizzare definizioni delle funzioni:
In[281]:= f@x_D := x^3 Sin@xD
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295 Printed by Mathematica for Students
Abbiamo, in questo caso, definito una semplic funzione:
In[282]:= f@tD
Out[282]= 27 Si n@3D
In[283]:= f@7D N
Out[283]= 225. 346
In[284]:= f@7D = 5
Out[284]= 5
In[285]:= f@7D
Out[285]= 5
Cos' successo, stavolta? f @7D non restituisce pi lo stesso risultato di prima. Questo perch abbiamo
assegnato ESPLICITAMENTE un valore alla funzione quando presente l'argomento pari
esattamente a 7:
In[286]:= f@5D := 3
In[287]:= f@5D
Out[287]= 3
Vediamo che possiamo usare in questo caso entrambe le assegnazioni, anche se io preferisco mettere
sempre = . Definire valori espliciti ha particolare significato specialmente per le funzioni ricorsive,
in quanto impongono delle condizioni di terminazione:
In[288]:= g@1D = 1;
In[289]:= g@x_D := 3 Sin@g@x 1DD
In[290]:= g@5D
Out[290]= 3 Si n@3 Si n@3 Si n@3 Si n@1DDDD
Supponiamo, di dimenticarsi di definire la condizione di terminazione:
In[291]:= gg@x_D := 3 Sin@gg@x 1DD
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296 Printed by Mathematica for Students
In[292]:= gg@5D;
$RecursionLimit::reclim : Recursion depth of 256 exceeded. More
Ho deciso di non visualizzare il risultato perch sarebbe troppo lungo: comunque Mathematica
restituisce un messaggio d'errore, dicendo che la profondit massima della ricorsione stato
raggiunto, ed il calcolo si fermato. Pu capitare, per, anche se la funzione chiamata
legittimamente, se la profondit di ricorsione supera quella consentita:
In[293]:= g@300D;
$RecursionLimit::reclim : Recursion depth of 256 exceeded. More
In questo caso, occorre aumentare la profondit della ricorsione, modificando il valore originale
nella variabile corrispondente:
In[294]:= $RecursionLimit = 330;
In[295]:= N@g@300D, 23D
N::meprec : Internal precision limit $MaxExtraPrecision = 49.99999999999999`
reached while evaluating 3 Sin@3 Sin@3 Sin@3 Sin@1DDDD. More
Out[295]= 2. 313705137424
Come potete vedere, possiamo alzare facilmente i limiti di calcolo di Mathematica, modificando le
opporune variabili di sistema. Ovviamente, questo va fatto solamente se strettamente necessario,
mi raccomando!!!
I valori standard valgono anche per funzioni a pi variabili. Supponiamo di definire, per esempio:
In[296]:= Clear@qD
In[297]:= q@x_Integer, y_D := Sin@x^2 yD BesselJ@x, yD
In[298]:= q@2, 9.6D
Out[298]= 0. 153515
In questo caso, possiamo creare dei valori espliciti che modifichino la definizione della funzione
quando presente un solo paramentro corrispondente ad un'espressione specificata:
In[299]:= q@2, x_D := x^2
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297 Printed by Mathematica for Students
In[300]:= q@2, 9.6D
Out[300]= 92. 16
In[301]:= q@2, 3D
Out[301]= 9
Possiamo vedere la definizione della funzione cos creata:
In[302]:= ?q
Gl obal `q
q@2, x_D : = x
2
q@x_I nt eger , y_D : = Si n@x
2
yD Bessel J @x, yD
Vediamo che le assegnazioni esplicite compaiono prima, perch hanno precedenza sulla funzione
generica:
In[303]:= q@2, x_D =.
In[304]:= q@2, 3D
Out[304]= Bessel J @2, 3D Si n@12D
In questo caso, esattamente come per le variabili, abbiamo cancellato la definizione che avevamo
usato in precedenza:
In[305]:= ?q
Gl obal `q
q@x_I nt eger , y_D : = Si n@x
2
yD Bessel J @x, yD
Come vediamo, adesso non compare pi. Inoltre, quello che abbiamo detto vale anche per pattern
generici, non soltanto per argomenti; per esempio posso avere qualcosa come
In[306]:= Clear@f, gD
In[307]:= f@x_D := Sin@xD + 5
In[308]:= f@g@x_DD := Cos@xD
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298 Printed by Mathematica for Students
In[309]:= ?f
Gl obal `f
f @g@x_DD : = Cos@xD
f @x_D : = Si n@xD + 5
Opt i ons@f D = 8opt i on1 12, opt i on2 3, opt i on3 1304<
Vedete come riconosco adesso un pattern generico specificato da me, e che inoltre posso anche
utilizzare l'uguaglianza 'ritardata'. Vedremo fra poco l'utilit di questa definizione esplicita con
quest'altro simbolo. Cos, se Mathematica riconosce il pattern, esegue la sostituzione voluta:
In[310]:= f@rD
Out[310]= 5 + Si n@13D
In[311]:= f@g@rDD
Out[311]= Cos@13D
Vediamo come in quest'ultimo caso abbia riconosciuto correttamente il pattern dell'argomento.
Un altro modo per definire valori standard alle funzioni, e, soprattutto, utile quando dobbiamo
velocizzare calcoli ripetutti, il seguente:
f [ x_] : =f [ x] =rhs definisce una funzione che ricorda i valori che trova
Questo pu essere pi utile di quanto si pensi: Supponiamo di avere una funzione ricorsiva, scritta in
maniera poco efficiente, come per esempio la funzione per trovare il numero di Fibonacci:
In[312]:= fibo@x_IntegerD := fibo@x 1D + fibo@x 2D
Inizializziamo i due valori che terminano la ricorsivit:
In[313]:= fibo@0D = fibo@1D = 1;
Vediamo che questi compaiono nella definizione della funzione:
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299 Printed by Mathematica for Students
In[314]:= ?fibo
Gl obal `f i bo
f i bo@0D = 1
f i bo@1D = 1
f i bo@x_I nt eger D : = f i bo@x 1D + f i bo@x 2D
Come sappiamo dai nostri studi di fondamenti di informatica (perch saper programmare un poco
una base indispensabile per ogni ingegnere, sappiatelo...). questa implementazione estremamente
inefficiente, perch il numero di volte che viene richiamata la funzione ricorsiva all'interno della
stessa cresce in maniera esponenziale al crescere dell'argomento:
In[315]:= Timing@fibo@37DD
Out[315]= 8128. 609 Second, 39088169<
Supponiamo, adesso, di definire un'altra funzione di Fibonacci, equivalente a quella che abbiamo
appena scritto, ma implementandola nel modo appena visto:
In[316]:= fibo2@x_IntegerD := fibo2@xD = fibo2@x 1D + fibo2@x 2D
In[317]:= fibo2@0D = fibo2@1D = 1;
Vediamo la sua definizione:
In[318]:= ?fibo2
Gl obal `f i bo2
f i bo2@0D = 1
f i bo2@1D = 1
f i bo2@x_I nt eger D : = f i bo2@xD = f i bo2@x 1D + f i bo2@x 2D
Appare quasi equivalente a quella che abbiamo scritto prima. Tuttavia, adesso, guardate qua cosa
succede:
In[319]:= Timing@fibo2@37DD
Out[319]= 80. Second, 39088169<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
300 Printed by Mathematica for Students
Mizzica, quanto abbiamo risparmiato!!! L'algoritmo usato era lo stesso inefficiente di prima, ma qua
addirittura il tempo si praticamente azzerato!!!
Quello che successo semplice, in effetti. Invece di calcolare innumerevoli volte sempre gli stessi
valori della funzione per gli stessi argomenti (compariranno, per esempio, un tot volte
fibo2@3D, fibo2@5D e cos via), calcoliamo il valore per un argomento una sola volta, e lo
memorizziamo come valore predefinito. In questo modo il numero di valutazioni della funzione che
dobbiamo fare cala esponenzialmente, valutandola soltanto 37 volte, invece che a
y 37
, come invece
ha fatto nel caso precedente. Se vediamo la deinizione di fibo2, vediamo che effettivamente
spuntano tutte le definizioni della funzione per tutti i valori preceddenti:
In[320]:= ?fibo2
Gl obal `f i bo2
f i bo2@0D = 1
f i bo2@1D = 1
f i bo2@2D = 2
f i bo2@3D = 3
f i bo2@4D = 5
f i bo2@5D = 8
f i bo2@6D = 13
f i bo2@7D = 21
f i bo2@8D = 34
f i bo2@9D = 55
f i bo2@10D = 89
f i bo2@11D = 144
f i bo2@12D = 233
f i bo2@13D = 377
f i bo2@14D = 610
f i bo2@15D = 987
f i bo2@16D = 1597
f i bo2@17D = 2584
f i bo2@18D = 4181
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
301 Printed by Mathematica for Students
f i bo2@19D = 6765
f i bo2@20D = 10946
f i bo2@21D = 17711
f i bo2@22D = 28657
f i bo2@23D = 46368
f i bo2@24D = 75025
f i bo2@25D = 121393
f i bo2@26D = 196418
f i bo2@27D = 317811
f i bo2@28D = 514229
f i bo2@29D = 832040
f i bo2@30D = 1346269
f i bo2@31D = 2178309
f i bo2@32D = 3524578
f i bo2@33D = 5702887
f i bo2@34D = 9227465
f i bo2@35D = 14930352
f i bo2@36D = 24157817
f i bo2@37D = 39088169
f i bo2@x_I nt eger D : = f i bo2@xD = f i bo2@x 1D + f i bo2@x 2D
Come possiamo vedere, abbiamo aggiunto, appena venivano calcolati per la prima volta, definizioni
per gli argomenti calcolati, in modo da usare risorse computazionali solamente una volta, e salvando
i risultati. Questo ha ovviamente, come abbiamo visto, un notevole vantaggio nel caso di algoritmi
ricorsivi, specialmente se inefficienti come questo, ma dobbiamo comunque ricordare che il tempo
risparmiato ha l'altra faccia della medaglia nella maggior memoria occupata, che per algoritmi e
funzioni pi serie pu rappresentare un problema. Occorre sempre decidere se spendere pi tempo,
oppure se rischiare di bloccare il programma tentando un uso intensivo della memoria. In entrambi i
casi, vi consiglio sempre di salvare una copia di backup del file... Comunque, almeno per calcoli
tutto sommato semplici, e se avete un computer, non per forza dell'ultima generazione, ma almeno
attuale, con 512 MB di memoria almeno, potete sempre tentare questa strada se volete. Non credo
che vi capiteranno molti casi di blocco per mancanza di memoria.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
302 Printed by Mathematica for Students
Possiamo applicare casi specifici anche quando, al posto di valori specifici, abbiamo particolari
pattern. Supponiamo, per esempio, di avere una generica funzione g, che per non definita:
In[321]:= g@xD
Out[321]= gA
3

50
E
Lavoriamo, per semplificarci le cose, con un solo argomento, anche se quello che diciamo vale
anche per pi argomenti della funzione. Cos fatta, la nostra g non gode di nessuna propriet
particolare. Tuttavia, vogliamo che goda della propriet distributiva rispetto all'addizione. Per far
questo possiamo esplicitare direttamente il pattern da utilizzare:
In[322]:= g@x_ + y_D := g@xD + g@yD
Se andiamo a riscrivere un argomento generico, non cambia ancora niente:
In[323]:= g@f@rDD
Out[323]= g@5D + g@Si n@13DD
Per, se andiamo ad inserire un argomento con il pattern corrispondente, possiamo facilmente vedere
come applichi la propriet che gli abbiamo imposto:
In[324]:= g@a + b + cD
Out[324]= g@81 + b + c, 2 + b + c, 3 + b + c, 4 + b + c, 5 + b + c<D
Notate come, anche se il pattern con due addendi, la propriet distributiva si applica a tutti gli
addendi. Questo perch ho:
In[325]:= g@a + b + cD g@a + bD + g@cD g@aD + g@bD + g@cD
Out[325]= g@81 + b + c, 2 + b + c, 3 + b + c, 4 + b + c, 5 + b + c<D
g@cD + g@81 + b, 2 + b, 3 + b, 4 + b, 5 + b<D g@bD + g@cD + g@81, 2, 3, 4, 5<D
Come vedete, i tre modi di scrivere l'espressione sono equivalenti. Dal primo si arriva al secondo
caso ma, dato che il primo addendo ha ancora il pattern corrispondente, viene a sua volta riapplicata
la propriet distributiva. Possiamo, adesso, anche definirla rispetto alla moltiplicazione:
In[326]:= g@x_ y_D := g@xD g@yD
Vediamo adesso:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
303 Printed by Mathematica for Students
In[327]:= g@a b + c dD
Out[327]= g@8b + c d, 2 b + c d, 3 b + c d, 4 b + c d, 5 b + c d<D
Le propriet e le forme particolari che abbiamo scritto vengono memorizzate nella definizione della
funzione, esattamente come per i valori espliciti:
In[328]:= ?g
Gl obal `g
g@x_ + y_D : = g@xD + g@yD
g@x_ y_D : = g@xD g@yD
A questo punto, potete vedere come, applicando le giuste propriet, possiamo creare una funzione
generica che si comporti esattamente come vogliamo noi, semplicemente andando ad applicare le
regole invece che una definizione, restituendo sempre il risultato corretto, anche se in forma
simbolica.
Abbiamo anche visto che, pur specificando un parametro, davamo in questo caso sempre una
funzione, per cui abbiamo divuto utilizzare :=invece di =.
lhs =rhs rhs viene considerato il valore finale di lhs (e.g.,
f [ x_] =1 - x^2)
lhs : =rhs rhs restituisce un comando, oppure un programma,
che deve essere eseguito quando inserisco un valore
per lhs (e.g., f [ x_] : =Expand[ 1 - x^2] )
Un esempio utile per poter capire se la funzione calcolata subito o quando viene chiamato il
programma, consiste nell'usare il comando Random:
In[329]:= a = Random@D; b = Random@D;
Quando chiamiamo i due numeri, otteniamo dei numeri casuali:
In[330]:= 8a, b<
Out[330]= 80. 635399, 0. 441706<
Se adesso li richiamiamo, riotteniamo gli stessi numeri:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
304 Printed by Mathematica for Students
In[331]:= 8a, b<
Out[331]= 80. 635399, 0. 441706<
Questo perch in a e b sono memorizzati non Random, ma il loro valore, cio due numeri casuali
fissi: scriviamo, adesso, la seguente definizione, che usa l'altro simbolo:
In[332]:= a := Random@D; b := Random@D;
In questo caso, non memorizziamo subito un valore, ma la funzione Random viene valutata ogni
volta che a e b sono richiamati:
In[333]:= 8a, b<
Out[333]= 80. 535825, 0. 450193<
Se adesso li chiamiamo un'altra volta, le funzioni sono rivalutate ancora, dando quindi dei numeri
diversi:
In[334]:= 8a, b<
Out[334]= 80. 595409, 0. 634603<
Come potete vedere, tutto si svolto come previsto. Questo in genere anche vero se, nella
definizione, si vanno ad utilizzare delle funzioni che cambieranno man mano nel notebook: per
esempio:
In[335]:= Clear@f, g, hD
In[336]:= h@x_D := Sin@xD
In[337]:= f@x_D = h@x^2D
Out[337]= Si nA
9

2500
E
In[338]:= g@x_D := h@x^2D
Le definizioni di f e g sembrano uguali:
In[339]:= f@4D
Out[339]= Si nA
9

2500
E
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
305 Printed by Mathematica for Students
In[340]:= g@4D
Out[340]= Si n@16D
Supponiamo, adesso, di voler ridefinire la funzione h:
In[341]:= Clear@hD; h@x_D := Cos@xD
Vediamo come si comportano adesso le funzioni:
In[342]:= f@4D
Out[342]= Si nA
9

2500
E
In[343]:= g@4D
Out[343]= Cos@16D
Come possiamo vedere, nel caso della f non cambia niente, perch tutto era stato valutato nella
definizione: nel caso di g, invece, prima di calcolare la funzione nel punto 4, abbiamo valutato
l'espressione della funzione, e, dato che h era cambiato, l'espressione, ricalcolata dopo la modifica di
h risulta pure modificata di conseguenza. Nella maggior parte dei casi conviene utilizzare
l'assegnazione ritardata := anche perch permette di modificare una funzione semplicemente
andando a modificarne una sua parte, cosa utile se, per esempio, la definizione un programma con
molte sottofunzioni definite a parte
Regole di trasformazione
Come abbiamo visto anche prima, le regole di trasformazione sono un metodo abbastanza potente e
veloce per poter dotare le nostre funzioni di particolari propriet, oltre che poter manipolare le
espressioni in maniera avanzata e personalizzata.
Alla luce di quanto imparato finora, tuttavia, come ad esempio i pattern, possiamo vedere nuove
potenzialit delle regole di trasformazione. Un esempio classico di trasformazione la seguente:
In[344]:= Sin@x yD y xz + z . x z
Out[344]= z +
9 Si n@
9

10
D

10 z
Possiamo anche creare, mediante pattern, altre modifiche, che comportino lo stesso cambiamento a
pi parti dell'espressione aventi la stessa struttura:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
306 Printed by Mathematica for Students
In[345]:= Sin@x yD y xz + z . Hx y zL Cos@xD
Out[345]= CosA
3

50
E +
9

10
SecA
3

50
E Si nA
9

10
E
Le manipolazioni ottenibili sono parecchie.
Dato che tutto quanto possiede un nome, in quanto tutto pu essere scritto sotto forma di
espressione, possiamo anche definire variabili che contengano regole di sistituzione:
In[346]:= regola = Sin@x_D Cos@xD;
In[347]:= Sin@x^2D Sin@x + 1D . regola
Out[347]= CosA
3

50
E
2
Inoltre, abbiamo anche visto come fare per effettuare sostituzioni ripetute:
In[348]:= a + b . 8a b, b c<
Out[348]= 0. 409006
In questo caso, si vede che la b non stata restituita correttamente, perch applichiamo le definizioni
una volta sola. Se vogliamo che siano ripetute fino a quando l'espressione non varia pi, dobbiamo
usare l'altra sintassi:
In[349]:= a + b . 8a b, b c<
Out[349]= 0. 950903
Come potete vedere, in questo caso le sostituzioni vengono effettuate iterativamente.
Tuttavia, ci possono essere casi in cui le iterazioni non portano mai ad un'espressione che rimane
invariata, e questo ne un esempio banalissimo:
In[350]:= a . 8a b, b c + a<
Out[350]= 0. 852091
Se proviamo ad eseguire questo comando, Mathematica si blocca in un loop infinito. Possiamo usare
la forma completa del comando, aggiungendo un opzione che tenga conto del massimo numero di
iterazioni:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
307 Printed by Mathematica for Students
In[351]:= ReplaceRepeated@a, 8a b, b c + a<, MaxIterations 20D
Out[351]= 0. 769572
In questo caso, vediamo che il programma ci restituisce un warning, dicendo che non riuscito a
trovare l'espressione definitiva (quella, cio, che non cambia pi applicando le regole), entro il
numero di iterazioni previste, restituendo il risultato ottenuto con l'ultima iterazione. Questo, per, se
ben usato, pu essere un modo per poter effettuare delle trasformazioni cicliche a delle espressioni
senza andare ad usare cicli Do e For, sempre, ovviamente, che si sa quello che si sta facendo, e
fregandosene del warning, che in questo caso non serve a niente.
Questo pu essere vero anche quando, per esempio, si ha una lista di regole che trasformano uno
stesso pattern in espressioni diverse. In questo caso Mathematica applica solamente la prima che
trova:
In[352]:= a + b . 8x_ + y_ x^y, _ + _ c<
Out[352]= 1. 5096
Si vede che prima applica la prima regola di sostituzione, poi, non essendo pi il pattern una somma,
la seconda regola viene ignorata. Se vogliamo invece avere una lista che comprenda entrambe le
sostituzioni, possiamo usare il seguente comando:
Repl aceLi st [ expr, rules] applica rules in tutti i modi possibili
Vediamo l'effetto di questo comando nell'espressione di prima:
In[353]:= ReplaceList@a + b, 8x_ + y_ x^y, x_ + y_ c<D
Out[353]= 8<
Vediamo che ha effettivamente applicato tutti i modi possibili di eseguire la lista di sostituzioni:
prima di tutto ha effettuato la prima regola, sfruttando il fatto che la somma commutativa, quindi
a + b b + a, usando quindi entrambi i modi per scrivere la funzione: dopo ha eseguito nello stesso
modo la seconda regola, dando in entrambi i casi, come risultato, c. Naturalmente questo pu essere
utile anche per espressioni pi complicate:
In[354]:= espr = x y z + a b c + w e r;
In[355]:= ReplaceList@espr, 8x_ y_ Sin@x yD, x_ + y_ Cos@x yD<D
Out[355]= 9CosA
9

10
E, CosA
9

10
E, CosA
9

10
E, CosA
9

10
E, CosA
9

10
E, CosA
9

10
E=
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
308 Printed by Mathematica for Students
Vediamo che qualcosa non va. Infatti, sebbene applichi la seconda regola correttamente, non lo fa
altrettando per la prima:
In[356]:= TreeForm@esprD
Out[356]//TreeForm=
Pl usA29601390,
Ti mes@0. 214346, cD
,
Ti mesA
Rat i onal @9, 10D
, zE
E
Il problema consiste nel fatto che ReplaceList agisce solamente, come Replace, nel primo livello.
Mentre per con Replace possiamo specificare la profondit di livello a cui applicare le sostituzioni,
non si fa altrettanto con ReplaceList, dato che il terzo argomento (opzionale) decide solamente il
massimo numero di elementi di cui deve essere composta la lista (che di default Infinity). Per
applicare ReplaceList a qualsiasi profondit, dobbiamo inventarci la nostra funzione, che creiamo in
questo modo:
In[357]:= ReplaceAllList@expr_, rules_D := Module@8i<,
Join@
ReplaceList@expr, rulesD,
If@
AtomQ@exprD, 8<,
Join @@ Table@ReplacePart@expr, #, iD & @ ReplaceAllList@
expr@@iDD, rules
D
, 8i, Length@exprD<
D
D
D
D
Module, vedremo pi avanti, serve per creare una variabile locale, in questo caso i, che verr usata
dalle espressioni e comandi successivi. Dopo di che, vediamo il funzionamento della funzione. J oin
serve a concatenare liste fra di loro, oppure espressioni con lo stesso head. Il primo argomento di
J oin la lista ottenuta dal comando semplice ReplaceList. Come secondo argomento, invece,
abbiamo un'altra funzione.
L'If serve per vedere se l'espressione ha un solo livello. In caso affermativo, l'operazione finita, e
restituisce una lista nulla che, unita a quella ottenuta in precedenza, da la lista come avremmo avuto
con ReplaceList. In caso contrario, invece, eseguiamo il terzo argomento del comando If.
Nel terzo argomento, applichiamo J oin (@@ rappresenta, vi ricordo, il comando Apply), agli
elementi della lista ottenuta mediante Table. Quest'ultima lista sar formata dall'espressione, con
l'i-simo elemento (del primo livello), con l'elemento stesso a cui stata applicata la stessa funzione.
Come possiamo vedere, una funzione ricorsiva.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
309 Printed by Mathematica for Students
Quello che fa, in pratica, questo: sostituisce il primo livello con ReplaceList; poi prende il primo
elemento, il primo elemento del primo elemento e cos via ricorsivamente, fino all'ultimo livello. A
questo punto applica ReplaceList a questo elemento, e sale di un livello, applicando ReplaceList
pure a questo livello, e cos via tornando su fino al primo livello. A questo punto ottengo una lista di
espressioni con tutte le sostituzioni del primo elemento, e passo al secondo.
In[358]:= TreeForm@esprD
Out[358]//TreeForm=
Pl usA29601390,
Ti mes@0. 214346, cD
,
Ti mesA
Rat i onal @9, 10D
, zE
E
In questo caso, prima applico le regole al primo livello. Poi le applico al primo elemento del secondo
livello, e cos via.
Da spiegare, effettivamente, difficile (come lo sono molte funzioni ricorsive complicate), ma
imparare questo esempio, e capire come funziona serve a darvi un quadro generale su come funziona
Mathematica. Se capite questo esempio, vuol dire che siete gi abbastanza bravi col programma.
Meglio non ve lo so spiegare, mi dispiace.
In[359]:= ReplaceAllList@espr, 8x_ y_ Sin@x yD, x_ + y_ Cos@x yD<D
Out[359]= 9CosA
9

10
E, CosA
9

10
E, CosA
9

10
E, CosA
9

10
E, CosA
9

10
E,
CosA
9

10
E, 29601390+
9 z

10
+ Si nA
9

10
E, 29601390+
9 z

10
+ Si nA
9

10
E,
29601390+ 0. 214346 c + Si nA
9

10
E, 29601390+ 0. 214346 c + Si nA
9

10
E=
Vediamo come ci siano pi combinazioni rispetto a prima, anche se ancora non ci sono tutte quelle
disponibili (mancano, per esempio, quelle con Sin e Cos assieme nidificati). Dubito comunque che vi
servirete spesso di queste manipolazioni; per la maggior parte dei casi il primo livello basta e avanza
(altrimenti sicuramente Mathematica avrebbe avuto un comando per far meglio quello che abbiamo
appena fatto...).
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
310 Printed by Mathematica for Students
Attributi
Mediante gli attributi, siamo in grado di conferire particolari propriet alle funzioni che andiamo a
definire. Questo importante quando vogliamo attribuire particolari propriet matematiche a delle
funzioni che, magari non sono definite, oppure se vogliamo che Mathematica applichi
automaticamente alcune trasformazioni e regole definite dalle propriet della funzione. Tuttte le
funzioni predefinite di Mathematica hanno una serie di attributi che descrivono alcune delle loro
propiet:
At t r i but es[ f] restituisce una lista contenente gli attributi di f
At t r i but es[ f] = {attr
1
, attr
2
,
}
definisce degli attributi per f
At t r i but es[ f] ={} togliamo ad f tutti i suoi attributi
Set At t r i but es[ f, attr] aggiunge attr agli altri attributi della f
Cl ear At t r i but es[ f, attr] rimuove attr dagli attributi della f
Se vediamo una qualsiasi funzione, vediamo i suoi attrributi:
In[360]:= Attributes@PlusD
Out[360]= 8Fl at , Li st abl e, Numer i cFunct i on, OneI dent i t y, Or der l ess, Pr ot ect ed<
Vediamo che restitusce una lista di attributi. Elenchiamo, adesso, i vari attributi, ed il loro significato:
Ordeless: una funzione i cui argomenti possono scambiarsi di posizione. Saranno ordinati, per il
calcolo, in posizione standard.
Flat: definisce una funzione associativa, passando, quindi, il comando Flatten ai suoi argomenti, se
la funzione viene chiamata come argomento di se stessa
OneIdentity: nel matching dei pattern, f @ f @aDD, e cos via, viene visto equivalente ad a
Listable: la funzione viene automaticamente mappata nelle liste che compaiono come argomento;
quindi la funzione applicata ad una lista diventa la lista della funzione applicata ad ognuno degli
argomenti
Constant: tutte le derivate della funzione sono nulle
NumericFunction: si assume che la funzione restituisca un valore numerico, quando i suoi
argomenti sono pure quantit numeriche
Protected: i valori della funzione non possono essere cambiati
Locked: gli attributi della funzione non possono essere cambiati
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311 Printed by Mathematica for Students
ReadProtected: i valori della funzione non possono essere letti
HoldFirst: il primo argomento della funzione non viene valutato
HoldRest: tutti gli argomenti, tranne il primo, non vengono valutati
HoldAll: nessuno degli argomenti della funzione vengono valutati
HoldAllComplete: gli argomenti della funzione sono considerati completamente inerti
NHoldFirst: al primo argomeno della funzione non viene applicato il comando N
NHoldRest: a tutti gli argomenti della funzione, tranne che al primo, non viene applicato il comando
N
NHoldAll: N non viene valutato in nessun argomento della funzione
SequenceHold: gli oggetti Sequence che appaiono negli argomenti della funzione non vengono
appiattiti
Temporary: la funzione viene trattata come variabile locare, venendo rimossa quando non pi
usata
Stub: il comando Needs viene automaticamente chiamatato persino se la funzione ha un input
esplicito
Se adesso, andiamo a rivedere gli attributi della funzione Plus, possiamo vedere che Flat, cio che
gode della propriet associativa:
In[361]:= Plus@a, Plus@b, cDD FullForm
Out[361]//FullForm= Pl us@1. 1704507214396762`, cD
Vediamo che Listable, quindi che viene mappata nelle liste:
In[362]:= Plus@8a, b, c<, 8d, e, f<D FullForm
Out[362]//FullForm= Li st @Pl us@0. 9376438006411553`, dD, 42. 11352905166384`, Pl us@c, f DD
Gode dell'attributo NumericFunction, quindi, se ha quantit numeriche come argomenti, la funzione
viene definita quantit numerica:
In[363]:= NumericQ@Plus@4, 7, 4DD
Out[363]= Tr ue
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312 Printed by Mathematica for Students
Ha anche l'attributo OneIdentity, cio gode dell'identit nel pattern matching
In[364]:= Plus@Plus@aDD === a
Out[364]= Fal se
Viene attribuito a questa funzione l'attributo Ordeless, che fa godere alla funzione la propriet
commutativa:
In[365]:= Plus@n, f, u, aD FullForm
Out[365]//FullForm= Pl us@41. 855646347601024`, f , uD
Notate come, avendo questo attributo, gli argomenti vengono automaticamente riordinati.
Infine, come capita per tutte le funzioni predefinite di Mathematica, gode dell'attributo Protected,
che impedisce di modificare la funzione, a meno che non si specifichi diversamente in maniera
esplicita:
In[366]:= Plus@3, 5, 3D = 5
Set::write : Tag Plus in 3 + 3 + 5 is Protected. More
Out[366]= 5
Supponiamo di voler dare delle particolari propriet ad una funzione, senza definirla per forza; per
esempio, vogliamo che una generica funzione f sia associativa e commutativa:
In[367]:= SetAttributes@f, 8Orderless, Flat<D
Vediamo se funziona:
In[368]:= f@v, d, c, y, tD
Out[368]= f @3, 15, c, d, vD
In[369]:= f@a, f@v, bDD
Out[369]= f @0. 588522, 0. 671335, vD
Uao!!!!!!!! E neanche sappiamo cosa sia la f !!!
Come potete vedere, riusciamo in questa maniera a definire particolari propriet per una funzione
generica, che magari viene difficile oppure impossibile da definire con le corrispondenze fra
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
313 Printed by Mathematica for Students
argomenti e pattern, che abbiamo visto sopra. Per esempio, in questa maniera estremamente pi
semplice applicare l'attributo per la propriet commutativa, che andare a creare una regola
complicata (che comunque abbiamo visto prima), per l'ordinamento degli argomenti della funzione.
Programmazione avanzata
Introduzione
In questa sezione affrontiamo alcuni aspetti particolari della programmazione, che non abbiamo
ancora visto. Sebbene quello che gi sapete dovrebbe bastarvi, per alcuni casi (cresceranno in
numero, man mano che diventerete pi bravi), occorre porre particolare attenzione a quello che si fa,
e trovare modi per sbrigarsela e risolvere problemi noti in programmazione classica, come, ad
esempio, quello dello scoping delle variabili definite...
Visibilit di variabili locali
Ogni volta che andiamo a definire qualsiasi espressione, funzione etc, vengono considerati come
variabili globali; cio, una volta che sono definite potete utilizzarle in qualsiasi punto del vostro
lavoro. Potete anche definire una funzione in un notebook, se volete, ed andarla ad utilizzare in un
altro notebook, senza doverla riscrivere, dato che sar gi in memoria.
Tuttavia, come ogni ragazzo per bene che abbia programmato qualcosa di pi del famigerato "Hello
World!" che vi insegnano sempre, non buona cosa, nei programmi, affidarsi alle variabili locali.
Questo vero anche in Mathematica, specialmente quando si devono definire dei programmi,
oppure delle funzioni un poco pi complicate. Per esempio, supponete di dover utilizzare un ciclo
For all'interno di una funzione. Dovete definire un iteratore ma, se caricate la funzione da qualche
altra parte, niente vi dice che il nome usato per l'iteratore non sia gi stato utilizzato, incasinandovi le
cose anche di parecchio. Per questo importante il concetto di visibilit, sia delle variabili che di
tutto il resto: d'altronde, come avrete capito, in Mathematica 'tutto' un espressione....
Come tutti sapete, uno degli ambiti principali in cui viene applicata la visibilit consiste nella
definizione delle variabili locali. Supponete di avere qualcosa del genere:
In[370]:= i = 3; i = i^3 + t; i = i^3 + t
Out[370]= 27003
In[371]:= fun@x_D := For@i = 0; y = 0, i < 20, i++, y = y + x^iD
In[372]:= fun@500D
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
314 Printed by Mathematica for Students
In[373]:= y
Out[373]= 1911170974762024048096192384769539078156312625250501
In[374]:= i
Out[374]= 20
Vediamo che il valore della variabile i, che abbiamo usato all'interno della funzione, ha modificato il
valore della i che se ne stava fuori per i fatti suoi. Effettivamente, dato che parliamo di variabili
globali, per Mathematica sono la stessa identica variabile. Per, probabilmente, non vogliamo che
questo succeda, perch la i che avevamo definito conteneva un espressione che magari ci serviva per
effettuare vari calcoli, mentre quella della funzione non conteneva informazioni, ma era solamente
un indice per poter effettuare una determinata funzione. Per cui, non vogliamo che siano la stessa
cosa.
Quando per si comincia a creare un notebook che superi il paio di schermate, diventa difficile
ricordarsi ci che avevamo definito, quello che avevamo cancellato e cos via. Inolte, potremmo
voler memorizzare questa funzione in un package personale, da richiamare quando vogliamo, e
potremmo non ricordarci pi che all'interno era stata ridefinita la variabile i, complicandoci la
situazione.
La soluzione a questo problema, naturalmente, c', ed data dal seguente comando:
Modul e[ {x, y, }, body] un blocco contenente le variabili locali x, y,
Module, in altre parole, definisce una porzione di programma, di funzione o di qualsiasi altra cosa, in
cui si definiscono delle variabili locali. A questo punto, le eventuali variabili globali avente lo stesso
nome di quelle locali vengono preservate e non vengono modificate, ma vengono modificate le
rispettive variabili locali. Inoltre, non appena si esce dal blocco, le variabili sono cancellate.
Ripetiamo l'esempio di prima, utilizzando questa volta le variabili locali:
In[375]:= i = 3; i = i^3 + t; i = i^3 + t
Out[375]= 27003
In[376]:= fun@x_D := Module@8i<,
For@i = 0; y = 0, i < 20, i++, y = y + x^iD
D
In[377]:= fun@500D
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
315 Printed by Mathematica for Students
In[378]:= y
Out[378]= 1911170974762024048096192384769539078156312625250501
In[379]:= i
Out[379]= 27003
Vediamo che abbiamo ottenuto lo stesso risultato, e che, inoltre, il valore della variabile i che si
trova fuori dal blocco non viene modificato. Questo perch, all'interno del blocco stesso, la i
utilizzata era quella locale, non quella globale. Guardando pi attentamente il codice ed il risultato,
notiamo per un'altra cosa: la variabile y continua ad essere vista come variabile globale. Infatti, al
di fuori del blocco ha lo stesso valore di quello che ha all'interno. Questo perch non l'avevamo
definita esplicitamente come variabile locale, rimanendo quindi, a tutti gli effetti, una variabile
globale. Quindi, se avevamo in precedenza definito gi la y, il suo valore verrebbe comunque
riscritto. Bisogna stare attenti, quindi, a definire come locale tutto quello che ci serve, perch
capiter di salvare delle funzioni e dei programmi, poi di ricaricarli e riutilizzarli altre volte senza
che ci preoccupiamo di come l'abbiamo fatte, e sapendo solo il risultato che danno.
Vi lascio come esercizietto la modifica alla funzione, che vi permetta di definire anche la y come
variabile locale, ma che, una volta chiamata la funzione, invece di non restituire niente, restituisca
direttamente il valore calcolato. Ormai sapete farlo sicuramente, e fidatevi che una cavolata!!! Ma
d'altronde, dovete sbatterci almeno una volta la vostra fida testolina, no?
Inotre, all'interno della lista delle variabili locali, potete direttamente porre un valore di
inizializzazione, se vi serve:
In[380]:= Module@8x, i = 0<, x = i + 12; i = x234D
Out[380]= 2808
In[381]:= i
Out[381]= 27003
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
316 Printed by Mathematica for Students
Notate come i sia rimasto ancora invariato....
Inoltre, potete anche definire dei blocchi dove compaiano delle costanti, invece che delle variabili:
Wi t h[ {x =x
0
, y =y
0
, }, body] definisce delle costanti locali x, y,
Rispetto ai linguaggi di programmazione normali, per, le costanti non devono essere per forza
associate ad un numero, ma possono essere anche delle espressioni:
In[382]:= With@8q = t + 23<, Sin@qDD
Out[382]= Si n@26D
Visto in un certo modo, possiamo considerare questo comando come l'equivalente di /. quando
andiamo a scrivere dei programmi, che permette di sostituire ad opportune variabili quello che
vogliamo, se presenti nel blocco.
Naturalmente questi blocchi possono anche essere nidificati fra loro; in questo caso le variabili locali
che si useranno saranno quelle definite nello stesso blocco: se non sono definite nello stesso blocco,
saranno le variabili locali del blocco immediatamente superiore e cos via:
In[383]:= Module@8i = 5<,
Module@8i = 4<,
Module@8i = 3<, Print@iDD;
Print@iD
D;
Print@iD
D
3
4
5
In questo esempio, si procede con ordine. Scorrendo il flusso di programma, il primo comando Print
che incontriamo si trova nel blocco pi interno; in questo blocco la variabile locale i pari a 3, ed
questo il valore che viene stampato. Dopo, si incontra il secondo Print, che conenuto nel blocco
Module dove la variabile i inizializzata a 4, e viene stampato questo valore. Infine, l'ultimo Print si
trova nel blocco dove i vale 5, stampando il corrispondente valore.
Volendo, per, potremmo vedere in un blocco nidificato il valore di una variabile globale, o locale
definita in un blocco superiore, anche se una variabile locale nel nostro blocco ne mina la visibilit.
Infatti, Mathematica, nel risolvere le variabili locali, le rinomina:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
317 Printed by Mathematica for Students
In[384]:= Module@8i<,
Module@8i<,
Module@8i<, Print@iDD;
Print@iD
D;
Print@iD
D
i $105
i $104
i $103
Come potete vedere, ogni variabile rinominata in maniera univoca, venendo numerata. possiamo,
quindi, utilizzare questa numerazione per accedere direttamente alle variabili che ci interessano.
Tuttavia non si fa mai (almeno io non l'ho mai fatto), perch, come potete notare, la numerazione
non parte dall'inizio, ma dipende da quando si chiamato il blocco etc. Il mio consiglio quello di
utilizzare nomi diversi per variabili che vi servono in diversi blocchi annidati, anche perch in questo
caso potrete dargli nomi pi sensati, e che non variano a seconda di quando e dove si richiama la
funzione oppure il programma.
E, mentre con Module possiamo trattare i nomi delle variabili come locali, con Block possiamo
trattarne soltanto i valori:
Bl ock[ {x, y, }, body] calcola body usando valori locali per x, y,
Bl ock[ {x = x
0
, y = y
0
,
}, body]
assegna valori iniziali ad x, y,
In apparenza questo blocco si comporta come Module:
In[385]:= x = 20; y = 30;
In[386]:= Block@8x = 4, y = 5<, x + yD
Out[386]= 9
In[387]:= x
Out[387]= 20
In[388]:= y
Out[388]= 30
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
318 Printed by Mathematica for Students
Tuttavia bisogna notare un'importante differenza concettuale. Module rende univoci i nomi delle
variabili, mentre Block rende univoci i valori.
Abbiamo visto che, all'interno di Module, le variabili sono rinominate, assumento un altro nome.
Questo importante quando si pensa di utilizzare espressioni definite fuori dai blocchi, che
contengono il nome delle variabili. consideriamo, per esempio, la seguente espressione:
In[389]:= es = a + Cos@bD;
In[390]:= a = 30; b = 50;
Se vogliamo utilizzare questa espressione all'interno di un blocco, dobbiamo stare attenti. Verrebbe
da usare Module, ma ci sarebbe sbagliato:
In[391]:= Module@8a = 3, b = 4<, esD
Out[391]= 0. 627023
Come possiamo vedere, il risultato non viene modificato: ma, in fondo, non deve stupirci pi di
tanto, perch nella valutazione di es non utilizziamo i valori definiti con Module, perch abbiamo
visto che corrispondono a qualcosa coma x$15. Allora Mathematica, non riconoscendo il nome delle
veriabili di es definite all'interno del blocco, usa quelle globali, che erano state definite prima, per il
calcolo dell'espressione. Per poter utilizzare l'espressione con valori locali, occorre che le variabili
locali definite all'interno del blocco abbiano lo stesso nome di quelle globali, ed a questo pensa
Block:
In[392]:= Block@8a = 3, b = 4<, esD
Out[392]= 0. 627023
In questo caso vediamo che i nomi sono rimasti quelli, mentre abbiamo assunto come locali i valori
assunti. Infatti, nonostante il risultato sia corretto, dal punto di vista globale i valori delle variabili
non sono cambiati:
In[393]:= 8a, b<
Out[393]= 830, 50<
Occorre prestare attenzione, nella progettazione dei programmi, quale dei due blocchi pi consono
all'utilizzo che se ne vuole fare, utilizzando di volta in volta quello che semplifica maggiormente le
cose.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
319 Printed by Mathematica for Students
Packages
Vediamo adesso alcuni packages, predefiniti in Mathematica, che potrebbero essere particolarmente
utili per risolvere particolari problemi (per esempio, disegnare diseguaglianze, o tracciare diagrammi
di Bode, che hanno scale logaritmiche).
Di solito i packages vengono trascurati, e ci si concentra solamente sulle funzioni predefinite in
Mathematica. Questo di certo non male, per chi ci mette mano per la prima volta, tuttavia
trascurare i package secondo me rappresenta un grave errore; si pensa che si tratti solamente di
comandi aggiuntivi di poca importanza, e che la sostanza in Mathematica stessa. Questo vero e
falso allo stesso tempo: vero perch i packages sono scritti nel linguaggio standard di Mathematica,
e quello che fanno lo potete fare anche voi definendo le vostre funzioni: falso perch per
implementare una funzione di quelle definite nei packages occorrerebbero pagine e pagine di codice,
che fortunatamente qualcun altro ha gi scritto per noi. Non si tratta solamente di orpelli, ma ci sono
molti comandi che possono veramente semplificare la vita di chi utilizza Mathematica. Sono certo
che fra i vari package ce ne saranno almeno un paio che troverete invitanti, e che non abbandonerete.
Capisco che la prima cosa che si deve fare imparare ad usare il programma ma, una volta imparato,
imparare i comandi dei package (mica tutti: l'help serve anche per trovare quello che cercate in un
dato momento), vi permette di fare cose che altrimenti, diciamocela tutta, non sapreste fare.
Non li elencher tutti, perch sono troppi, ma quelli che reputo utili (o che almeno mi sono serviti)
sono tutti qua; considero anche il fatto che, pur essendo solamente alcuni, sono gi parecchi, per cui
avrete di che sperimentare ed imparare fino alla laurea ed oltre... Ovviamente appena finito di
leggere queste pagine dovete correre a leggervi l'help per scoprire gli altri!!!!
Comunque, cominciamo:
Algebra`AlgebraicInequalities`
In[1]:= << Algebra`InequalitySolve`
Questo package contiene una funzione utilizzata per risolvere una disequazione (oppure un sistema
di disequazioni):
I nequal i t ySol ve[ expr, x] trova i valori di x che soddisfano l'espressione
contenente operatori logici e disuguaglianze algebriche
I nequal i t ySol ve[ e x p r,
{x
1
, x
2
, }]
trova i valori di x
i
che soddisfano le diseguaglianze
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
320 Printed by Mathematica for Students
Supponiamo di avere la seguente espressione:
In[2]:= diseguaglianza = x^2H1 + xL < 5
Out[2]=
x
2
------------
1 + x
5
In[3]:= InequalitySolve@diseguaglianza, xD
Out[3]= x 1
1
----
2
H5 3
!!!
5L x
1
----
2
H5 + 3
!!!
5L
Come potete vedere, abbiamo ottenuto la soluzione che volevamo.
Un sistema di diseguaglianze viene scritto come un'unica equazione, dove le varie parti del sistema
sono legate fra di loro dall'operatore AND:
In[4]:= sistema =
yx > H4 x^3 + yLHx yL && x < y^2
Out[4]=
y
----
x
>
4 x
3
+ y
-------------------
x y
&&x y
2
In[5]:= InequalitySolve@sistema, 8x, y<D
Out[5]= Hx 0 &&y xL H0 x 1 &&y >
!!!
x L Hx > 1 &&y > xL
Abbiamo utilizzato le soluzioni desiderate, sotto forma di condizioni per le incognite.
Come potete vedere, questo comando molto potente, anche se funziona soltanto con equazioni
polinomiali:
In[6]:= InequalitySolve@Exp@xD < 1 + x, xD
InequalitySolve::npi : A nonpolynomial equation
or inequality encountered. The solution set may be incorrect.
Out[6]= Fal se
Come potete vedere, non possiamo ottenere gli intervalli, in questo caso.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
321 Printed by Mathematica for Students
Algebra`ReIm`
Questo package permette di lavorare meglio con funzioni complesse, estraendone parte reale ed
immaginaria senza dover utilizzare ComplexExpand.
Vediamo, per esempio, questa espressione:
In[7]:= Re@xyD
Out[7]= ReA
x
----
y
E
Vediamo che rimane non valutata. Andiamo, adesso, a caricare il package:
In[8]:= << Algebra`ReIm`
In[9]:= Re@xyD
Out[9]=
I m@xD I m@yD
---------------- ---------------- --------
I m@yD
2
+ Re@yD
2
+
Re@xD Re@yD
---------------- ---------------- --------
I m@yD
2
+ Re@yD
2
Come si vede, questa volta Mathematica esplicita direttamente la parte reale ed immaginaria dei
simboli, evitando comandi come ComplexExpand. Tuttavia, se specifichiamo un simbolo come reale
o come immaginario, senza dover specificare il simbolo esplicitamente:
In[10]:= y : Re@yD = 0;
In[11]:= Re@xyD
Out[11]=
I m@xD
----------------
I m@yD
Come vedere, con il package abbiamo calcolato il valore considerando l'assunzione che avevamo
fatto.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
322 Printed by Mathematica for Students
Algebra`RootIsolation`
Con questo package possiamo avere funzioni per gestire meglio il conteggio e l'isolamento di
soluzioni di equazioni polinomiali:
Count Root s[ poly, {x,
m
1
, m
2
}]
restituisce il numero delle soluzioni di poly
nell'intervallo complesso {m
1
, m
2
}
Real Root I nt er val s[ poly] restituisce gli intervalli disgiunti che isolano le radici
reali di poly
Real Root I nt er val s[ {poly
1
,
poly
2
, }]
restituisce gli intervalli disgiunti che isolani le radici
reali delle equazioni poly
1
, poly
2
,
Compl exRoot I nt er val s[ poly] restituisce gli intervalli disgiunti che isolano le
soluzioni complesse di poly
Compl exRoot I nt er val s[ {poly
1
, poly
2
, }]
indovinate cosa fa??? Per i polinomi poly
1
, poly
2
,
Cont r act I nt er val [ a, n] restituisce un intervallo isolante che circonda il valore
del numero algebrico a fino alla precisione di almeno n
cifre significative
Si possono eseguire delle operazioni sui polinomi e scoprire propriet sulle loro radici senza bisogno
di andare a trovarle esplicitamente. Per esempio:
In[12]:= << Algebra`RootIsolation`
In[13]:= CountRoots@Hx 4L Hx^4 + 3 x 6L, 8x, 5, 5<D
Out[13]= 3
Abbiamo visto che nell'intervallo specificato si trovano tre soluzioni, senza averle calcolate:
In[14]:= CountRoots@x^9 + 1, 8x, 0, 1 + I<D
Out[14]= 2
Come vedete, funziona anche per intervalli complessi.
Consideriamo ancora la prima espressione, e fediamo gli intervalli delle soluzioni reali:
In[15]:= RealRootIntervals@H4 + xL H6 + 3 x + x
4
LD
Out[15]= 883, 0<, 81, 2<, 82, 6<<
Questi sono, per l'appunto, intervalli disgiunti, ognuno contentente una radice reale del polinomio.
Analogamente possiamo realizzarli per le soluzioni immaginarie:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
323 Printed by Mathematica for Students
In[16]:= ComplexRootIntervals@x^9 + 1D
Out[16]= 982, 0<, 9
3
----
2

3 f
--------
2
,
3
----
4
=, 9
3
----
2
,
3
----
4
+
3 f
--------
2
=, 9
3
----
4

3 f
--------
2
, 0=, 9
3
----
4
,
3 f
--------
2
=,
9
3 f
--------
2
,
3
----
4
=, 90,
3
----
4
+
3 f
--------
2
=, 9
3
----
4

3 f
--------
2
,
3
----
2
=, 9
3
----
4
,
3
----
2
+
3 f
--------
2
==
Possiamo anche specificare un intervallo piccolo a piacere per una soluzione:
In[17]:= ContractInterval@Root@x^9 + 1, 2D, 20D
Out[17]= 9
56524103165212567109
-------------------------------- ---------------- ----------
73786976294838206464

189717416474225563087 f
-------------------------------- ---------------- -----------------
295147905179352825856
,

452192825321700536871
-------------------------------- ---------------- -------------
590295810358705651712

379434832948451126173 f
-------------------------------- ---------------- -----------------
590295810358705651712
=
In[18]:= N@%, 20D
Out[18]= 80. 76604444311897803520 0. 64278760968653932632f,
0. 76604444311897803520 0. 64278760968653932632f<
Come potete vedere, possiamo ottenere l'approssimazione che vogliamo.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
324 Printed by Mathematica for Students
Calculus`FourierTransform`
Questo package contiene alcune funzioni che sono l'equivalente numerico dei comandi per la
trasformata di Fourier predefinite in Mathematica:
NFour i er Tr ansf or m[ expr,
t, w]
restituisce un approssimazione numerica della
trasformata di Fourier di expr valutata nel valore
numerico w, mentr expr considerata funzione di t
NI nver seFour i er Tr ansf or m[ e
xpr, w, t]
restituisce un approssimazione numerica della
trasformata inversa di Fourier di expr valutata nel valore
numerico t, mentr expr considerata funzione di w
NFour i er Si nTr ansf or m[ expr,
t, w]
restituisce un approssimazione numerica della
trasformata in seno di Fourier di expr valutata nel valore
numerico w, mentr expr considerata funzione di t
NI nver seFour i er Si nTr ansf or
m[ expr, w, t]
frestituisce un approssimazione numerica della
trasformata inversa in seno di Fourier di expr valutata nel
valore numerico t, mentr expr considerata funzione di
NFour i er CosTr ansf or m[ expr,
t, w]
restituisce un approssimazione numerica della
trasformata in coseno di Fourier di expr valutata nel
valore numerico w, mentr expr considerata funzione di
NI nver seFour i er CosTr ansf or
m[ expr, w, t]
restituisce un approssimazione numerica della
trasformata inversa in cosenodi Fourier di expr valutata
nel valore numerico t, mentr expr considerata funzione
Supponiamo di avere la seguente espressione:
In[19]:= espr = Exp@Abs@t^3DDH1 + Abs@tDL;
In[20]:= Timing@FourierTransform@espr, t, wDD
Out[20]= 921. 422 Second, Four i er Tr ansf or mA
c
Abs@t D
3
---------------- -----------
1 + Abs@t D
, t , wE=
Come potete vedere, in questo caso non in grado di calcolare la trasformata di questa funzione, fra
l'altro dopo un tempo neanche breve per il programma. Allora, se ci interessa comunque la
trasformata, per esempio in w =10, possiamo utilizzare la funzione del packge:
In[21]:= << Calculus`FourierTransform`
In[22]:= Timing@NFourierTransform@espr, t, 10DD
Out[22]= 80. 016 Second, 0. 00716034+ 0. f<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
325 Printed by Mathematica for Students
Come potete vedere, non solo abbiamo trovato la soluzione che ci interessava, ma abbiamo anche
risparmiato un sacco di tempo...
In[23]:= Plot@
Evaluate@Abs@NFourierTransform@espr, t, DDD, 8, 8, 8<,
PlotStyle 8Hue@0.35D, Thickness@0.013D<,
Frame True,
PlotLabel "Trasformata numerica di Fourier per espr"
D
- 7. 5 - 5 - 2. 5 0 2. 5 5 7. 5
0
0. 1
0. 2
0. 3
0. 4
0. 5
Tr asf or mat a numer i ca di Four i er per espr
Out[23]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, non poi molto importante il non poter calcolare analiticamente la funzione, a
meno che non dobbiate scriverlo sul quaderno, ovvio...
Il vantagigo di questo comando, rispetto alla trasformata numerica predefinita in Mathematica,
che, mentre quest'ultima lavora solamente con liste di dati, quella definira nel package invece lavora
su funzioni, il che specialmente in calcoli teorici un bel vantaggio.
Oltre che per la trasformata generale, il pacchetto offre anche funzioni per lavorare con le funzioni
periodiche e con la serie di Fourier:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
326 Printed by Mathematica for Students
Four i er Coef f i ci ent [ expr,
t, n]
restituisce l' n-simo coefficiente nell'espansione in serie
esponenziale della funzione periodica in t uguale ad
expr nell'intervallo t=-
1

2
, t=
1

2
Four i er Si nCoef f i ci ent [ expr,
t, n]
restituisce l' n-simo coefficiente nell'espansione in
serie del seno
Four i er CosCoef f i ci ent [ expr,
t, n]
restituisce l' n-simo coefficiente nell'espansione in
serie del coseno
Four i er Ser i es[ expr, t, k] restituisce la serie esponenziale fino all'ordine k
della funzione periodica in t uguale ad expr
nell'intervallo t=-
1

2
, t=
1

2
Four i er Tr i gSer i es[ expr,
t, k]
restituisce l'espansione in serie trigonometrica
fino all'ordine k
Supponiamo di avere la classica onda quadra:
In[24]:= p1 = Plot@Hx Round@xDL Abs@x Round@xDD, 8x, 2, 2<D
- 2 - 1 1 2
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[24]= ~ Gr aphi cs ~
Sviluppiamo adesso i primi quattro termini della serie di Fourier: dato che l'intervallo preso in
considerazione dal comando compreso in H-
1

2
,
1

2
L, non abbiamo bisogno di specificare il Round, e
basta scrivere:
In[25]:= FourierTrigSeries@Abs@tDt, t, 5D
Out[25]=
4 Si n@2 t D
---------------- ---------------

+
4 Si n@6 t D
---------------- ---------------
3
+
4 Si n@10 t D
---------------- ------------------
5
Vediamo che effettivamente rappresenta quello che volevamo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
327 Printed by Mathematica for Students
In[26]:= Plot@%, 8t, 2, 2<, PlotStyle 8RGBColor@0.3, 0.6, 0.7D<D
- 2 - 1 1 2
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[26]= ~ Gr aphi cs ~
In[27]:= Show@p1, %D
- 2 - 1 1 2
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[27]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, l'espansione trigonometrica (troncata) rappresenta effettivamente l'espansione
in serie di Fourier. Possiamo anche trovarci la serie esponenziale, se vogliamo:
In[28]:= FourierSeries@Abs@tDt, t, 5D
Out[28]=
2 f c
2 f t
---------------- ----------

2 f c
2 f t
---------------- --------

+
2 f c
6 f t
---------------- ----------
3

2 f c
6 f t
---------------- --------
3
+
2 f c
10 f t
---------------- ------------
5

2 f c
10 f t
---------------- ----------
5
Naturalmente, possono capitare casi in cui non possibile risolvere simbolicamente l'espansione in
serie:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
328 Printed by Mathematica for Students
In[29]:= Clear@esprD
In[30]:= espr@t_D := Cos@Cos@tDD
In[31]:= FourierTrigSeries@espr@tD, t, 3D
Out[31]=

1
----
2
1
----
2
Cos@Cos@t DD ot + 2 Cos@2 t D

1
----
2
1
----
2
Cos@2 t D Cos@Cos@t DD ot +
2 Cos@4 t D

1
----
2
1
----
2
Cos@4 t D Cos@Cos@t DD ot +
2 Cos@6 t D

1
----
2
1
----
2
Cos@6 t D Cos@Cos@t DD ot
Possiamo comunque ottenere la serie con coefficienti numerici, se non riusciamo a trovare i
sombolici:
NFour i er Coef f i ci ent [ expr,
t, n]
restituisce l'approssimazione numerica dell'
n-simo coefficiente nell'espansione in serie
NFour i er Si nCoef f i ci ent [ expr
, t, n]
restituisce l'approssimazione numerica dell'
n-simo coefficiente nell'espansione in serie seno
NFour i er CosCoef f i ci ent [ expr
, t, n]
restituiscel'approssimazionenumericadell'
n-simo coefficientenell'espansioneinseriecoseno
NFour i er Ser i es[ expr, t, k] trova l'espansione in serie esponenziale, di ordine k,
con coefficienti numerici
NFour i er Tr i gSer i es[ expr,
t, k]
trova l'espansione in serie trigonometrica, di ordine k,
con coefficienti numerici
Vediamo di risolvere il problema di poco fa in termini numerici:
In[32]:= NFourierTrigSeries@espr@tD, t, 3D
Out[32]= 0. 574072 0. 0405754 Cos@2 t D + 0. 00954455 Cos@4 t D
0. 00419166 Cos@6 t D + 0. Si n@2 t D + 0. Si n@4 t D + 0. Si n@6 t D
Notate anche che, se avete espressioni comunque convertibili, nella stragrande maggioranza dei casi
la soluzione numerica si trova MOLTO pi velocemente di quella simbolica, per cui, per espressioni
complicate, usatela solo se vi serve veramente.
Inoltre, potremmo avere funzioni periodiche, ma con un periodo diverso da 1, per cui il periodo non
sar pi contenuto in H-
1

2
,
1

2
L. Per ovviare a ci, dobbiamo modificare i parametri di Fourier. Per
esempio, se ho:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
329 Printed by Mathematica for Students
In[33]:= Hf = 3 + Sqrt@Abs@Sin@xDDD + Cos@3 xD;
Plot@f, 8x, 7, 7<DL
- 6 - 4 - 2 2 4 6
2. 5
3
3. 5
4
4. 5
5
Out[33]= ~ Gr aphi cs ~
In[34]:= FindMinimum@f, 8x, 4<D
FindMinimum::lstol :
The line search decreased the step size to within tolerance specified by
AccuracyGoal and PrecisionGoal but was unable to find a sufficient
decrease in the function. You may need more than MachinePrecision
digits of working precision to meet these tolerances. More
Out[34]= 82. 00009, 8x 3. 14159<<
Possiamo vedere (nonostante il warning, dovuto al fatto che abbiamo un piccolo problema di
convergenza, perch il minimo una cuspide), che il periodo fra -p e p, per cui dobbiamo far
sapere al comando che questi sono i nuovi limiti; per far questo si utilizza l'opzione Fourier-
Parameters, modificando i parametri necessari:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
330 Printed by Mathematica for Students
c o m m o n
convention
setting d i s c r e t e
F o u r i e r
inverse discrete Fourier transform
Mathematica
default
{0, 1}
1

n
12

r=1
n
u
r

e
2p i Hr-1L Hs-1Ln
1

n
12

s=1
n
v
s
e
-2p i Hr-1L Hs-1Ln

data analysis {- 1, 1}
1

n

r=1
n
u
r

e
2p i Hr-1L Hs-1Ln

s=1
n
v
s
e
-2p i Hr-1L Hs-1Ln

s i g n a l
processing
{1, - 1}
r=1
n
u
r

e
-2p i Hr-1L Hs-1Ln
1

n

s=1
n
v
s
e
2p i Hr-1L Hs-1Ln

general case {a, b}
1

n
H1-aL2

r=1
n
u
r

e
2p i b Hr-1L Hs-1Ln
1

n
H1+aL2

s=1
n
v
s
e
-2p i b Hr-1L Hs-1Ln

setting Fourier coefficient inverse Fourier coefficient
{0, 1}

-12
12
f HtL e
2p i n t
t
n=-

F
n
e
-2p i n t

{a, b} b
H1-aL2

-1H2bL
1H2bL
f
HtL e
2p i b n t
t
b
H1+aL2

n=-

F
n
e
-2p i b n t

Nel nostro caso abbiamo:
In[35]:=
Chop@
NFourierTrigSeries@f, x, 5,
FourierParameters 80, 2 Pi<,
AccuracyGoal 8, PrecisionGoal 8
D
D
Out[35]=
!!!!!!!
2 H1. 667 0. 0315571 Cos@4
2
xD
0. 00730143 Cos@8
2
xD 0. 00562131 Cos@12
2
xD
0. 0027441 Cos@16
2
xD 0. 0025366 Cos@20
2
xDL
Come potete vedere, abbiamo usato lo stesso comando, specificando per il periodo della funzione
trigonometrica aggiustando i parametri tramite l'opzione apposita.
Inoltre, in questo package sono definite anche funzioni per la trasformata di Fourier di sequenze
numeriche, quindi funzioni definite negli interi, per variabile discretizzata:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
331 Printed by Mathematica for Students
DTFour i er Tr ansf or m[ expr,
n, omega]
restituisce F HwL, una funzione periodica in w, uguale
alla sommatoria di Fourier di expr, considerata funzione
degli interi n
I nver seDTFour i er Tr ansf or m[
expr, omega, n]
restituisce f
n
, una funzione di interi n definita come
inversa della sommatoria di Fourier F HwL, dove F HwL
uguale ad expr nell'intervallo w=
-1

2
to w=
1

2
NDTFour i er Tr ansf or m[ expr,
n, omega]
trova un'approssimazione numerica per F HwL
NI nver seDTFour i er Tr ansf or m
[ expr, omega, n]
trova un'approssimazione numerica per f
n

qua otteniamo una trasformata periodica di una sequenza
In[36]:= dtft = DTFourierTransform@Sum@DiscreteDelta@3 n + jD, 8j, 1, 1<D, n, D
Out[36]= 1 + c

2
----
3
f
+ c
2 f
-------- -----
3
In[37]:= Plot@Abs@dtftD, 8, 4, 4<D
- 4 - 2 2 4
0. 5
1
1. 5
2
2. 5
3
Out[37]= ~ Gr aphi cs ~
Possiamo effettiare la trasformata inversa numerica:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
332 Printed by Mathematica for Students
In[38]:= Chop@
Table@
NInverseDTFourierTransform@
dtft, , n, AccuracyGoal 8, PrecisionGoal 8
D,
8n, 5, 5<
D
D
Out[38]= 80. 00738387, 0. 0115663, 0. 0206748, 0. 0472568, 0. 206748, 2. 65399,
0. 206748, 0. 0472568, 0. 0206748, 0. 0115663, 0. 00738387<
Anche in questo caso, possiamo aggiustare i
parametri:
setting d i s c r e t e - t i m e
Fourier transform
inverse discrete-time Fourier coefficient
{0, 1}
n=-

f
n
e
2p i n w

-12
12
F HwL e
-2p i n w
w
{a, b} b
H1-aL2

n=-

f
n
e
2p i b n w
b
H1+aL2

-1H2bL
1H2bL
F HwL e
-2p i b n w
w
Calculus`VectorAnalysis`
Questo package destinato a studiare sistemi e funzioni vettoriali, specialmente nel caso
tridimensionale, permettendo di eseguire complicate analisi con semplici comandi.
Prima di tutto, dobbiamo considerare le funzioni che permettono di definire il tipo di sistemi di
coordinate: oltre a quelle cartesiane, infatti, sono presenti altri tipi di coordinate, come quelle
sferiche, che rappresentano meglio un determinato campo vettoriale perch, data la sua simmetria, le
equaizioni in quel sistema di coordinate appaiono semplici. Possiamo specificare sia il tipo di
coordinate, sia il nome delle variabili che rappresentano le coordinate nelle tre direzioni (in senso
generale, dato che non si parla pi di assi a seconda del sistema di coordinate):
Coor di nat eSyst em restituisce il nome del sistema di coordinate corrente
Coor di nat es[ ] restitusce le variabili di default che rappresentano
l'attuale sistema di coordinate
Coor di nat es[ coordsys] restituisce i simboli per le coordinate di default
del sistema di coordinate coordsys
Set Coor di nat es[ coordsys] pone come sistema di coordinate di default coordsys
con le sue variabili di default
Set Coor di nat es[ coordsys[ vars]
]
pone come sistema di coordinate di default coordsys
con le variabili poste pari a vars
Per poter vedere come funziona questo package, ovviamente dobbiamo prima caricarlo...
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
333 Printed by Mathematica for Students
In[39]:= << Calculus`VectorAnalysis`
A questo punto, vediamo il sistema di coordinate di default:
In[40]:= CoordinateSystem
Out[40]= Car t esi an
In[41]:= Coordinates@D
Out[41]= 8Xx, Yy, Zz<
Come potete vedere, di default il package pone il sistema di coordinate cartesiano. Possiamo
assegnare vari tipi di coordinate:
Bipolar HbipolariL Bispherical HbisfericheL
Cartesian HcartesianeL ConfocalEllipsoidal Hellissoidali confocaliL
ConfocalParaboloidal
Hparaboloidi confocaliL
Conical HconicheL
Cylindrical HcilindricheL EllipticCylindrical HcilindricheellitticheL
OblateSpheroidal HsfericheschiacciateL ParabolicCylindrical HcilindricheparaboloidiL
Paraboloidal HparaboloidiL ProlateSpheroidal HsfericheallungateL
Spherical HsfericheL Toroidal HtoroidaliL
Come potete vedere, ce n' veramente per tutti i gusti... vediamo un poco di spiegare cosa
rappresentano:
In[42]:=
Cartesian[x, y, z] rappresenta il sistema di coordinate standard rettangolare tridimensionale.
Cylindrical[r, theta, z] rappresenta il sistema di coordinate cilindrico, con coordinate
polari r, q per rappresentare il piano x y, e l'asse z a rappresentare l'altezza.
Spherical[r, theta, phi] rappresenta il sistema di coordinate sferico, dove r rappresenta la
distanza dall'origine, q rappresenta l'angolo misurato a partire dall'asse z positivo, e f rappresenta
l'angolo misurato nel piano x y, in senso antiorario a partire dall'asse x positivo.
ParabolicCylindrical[u, v, z] un sistema di coordinate dove il piano x y
rappresentato da u, v: mantenendo costante un parametro e variando l'altro si ottengono due parabole
opposte, dove nel fuoco comune passa l'asse z
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
334 Printed by Mathematica for Students
Paraboloidal[u, v, phi] rappresenta il sistema di coordinate paraboloico: come prima,
variando uno fra u, v si ottengono due parabole opposte con fuoco comune. Inoltre, f rappresenta
l'angolo di rotazione di questo piano rispetto alla bisettrice delle due parabole.
EllipticCylindrical[u, v, z, a] un sistema di coordinate tridimensionale,
parametrizzato da a, e rappresenta un sistema di coordinate simile a quello cilindrico, dove per,
mantenendo costante u, nel piano al variare di v si producono delle ellissi, mentre variando u si
ottengono delle iperboli. In ambeue i casi il fuochi sono distanziati da 2a, mentre z definisce la
distanza dall'asse dei fuochi comuni. a di default assume valore pari ad 1.
ProlateSpheroidal[xi, eta, phi, a] simile al caso precedente, ma il piano delle ellissi
ruota, rispetto all'asse che connette i due fuochi, di un angolo f. Anche in questo caso il valore di
default per a pari ad 1.
OblateSpheroidal[xi, eta, phi, a] quasi analogo a prima, soltanto che la rotazione
avviene rispetto all'asse perpendicolare a quello che connette i due fuochi.
Bipolar[u, v, z, a] sempre un sistema di coordinate parametrizzato da a, ed costruito
attorno a due fuochi distanti 2a. Con u costante si ottiene un fascio di circonferenze che passa per i
due punti, mentre fissando v si ottengono delle famiglie di ellissi che degenerano in uno dei due
fuochi. z rappresenta la distanza da questo piano. Indovinate qual' il valore di default per a?
Bispherical[u, v, phi, a] differisce da quello precedente soltanto dal fatto che f
rappresenta l'angolo azimutale.
Toroidal[u, v, phi, a] rappresenta il sistema di coordinate toroidale, che si ottiene facendo
ruotare le coordinate bipolari attraverso l'asse perpendicolare a quello che unisce i due fuochi, con f
che specifica la rotazione.
Conical[lambda, mu, nu, a, b] un sistema parametrizzato sia da a che da b. Le
superfici che si ottengono per un valore fissato di l sono sfere centrate nell'origine, mentre fissando
m si ottengono dei coni che divergono dall'origine e si prolungano lungo l'asse z, e fissando invece v
si ottengono coni che si aprono lungo l'asse y. I valori di default per i parametri sono a = 1, b = 2.
ConfocalEllipsoidal[lambda, mu, nu, a, b, c] contiene tre parametri a, b, c. Le
superfici che si ottengono fissando l sono ellissoidi; fissando m si ottengono degli iperboloidi ad un
foglio, mentre fissando v iperboloidi a due fogli. I valori di default per i paramentri sono
a = 3, b = 2, c = 1.
ConfocalParaboloidal[lambda, mu, nu, a, b] un sistema di coordinate che, tanto
per cambiare, ha a e b come parametri. Fissando la variabile l solo paraboloidi ellittici che si
estendono nella direzione negativa dell'asse z. Fissando la coordinata m si disegnano paraboloidi
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
335 Printed by Mathematica for Students
iperbolici, ed infine, fissando la coordinata v si ottengono paraboloidi ellittici che si estendono nella
direzione positiva dell'asse z. I valori di default sono a = 2, b = 1.
In[43]:=
Una volta fissato un sistema di coordinate, sono presenti alcune funzioni per poter vedere qualche
informazioni sul range delle variabili e dei parametri, ovvero di quanto possono variare:
Coor di nat eRanges[ ] restituisce gli intervalli entro cui ognuna delle
coordinate del sistema di coordinate di default pu
Par amet er s[ ] restituisceunalistadei valori dei parametri
di defaultper il sistemadi coordinatecorrente
Par amet er Ranges[ ] restituisce gli intervalli entro i quali possono variare
i parametri del sistema di coordinate corrente
Coor di nat eRanges[ coordsys] ,
Par amet er s [ c o o r d s y s] ,
Par amet er Ranges[ coordsys]
analogo ai tre precedenti, ma invece che usare il
sistema di coordinate di default spiega variabili e
parametri del sistema di coordinate coordsys
Set Coor di nat es[ coordsys[ vars,
param] ]
pone come sistema di coordinate di default coordsys
con le variabili vars e valori per i parametri param
Supponiamo di voler cambiare il nostro sistema di coordinate di default in sferico:
In[44]:= SetCoordinates@SphericalD
Out[44]= Spher i cal @Rr , Tt het a, Pphi D
Vediamo gli intervalli in cui si trovano le coordinate;
In[45]:= CoordinateRanges@D
Out[45]= 80 Rr , 0 Tt het a , Pphi <
Vediamo che il raggio, per esempio, pu essere solo positivo ed, in genere, che ci sono le restrizioni
di questo sistema di coordinate.
Vediamo, adesso, il range entro cui possono variare i parametri del sistema ellissoidi confocali, ed i
valori di default:
In[46]:= ParameterRanges@ConfocalEllipsoidalD
Out[46]= 0 #3 #2 #1
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
336 Printed by Mathematica for Students
In[47]:= Parameters@ConfocalEllipsoidalD
Out[47]= 83, 2, 1<
Come potete vedere, abbiamo una restrizione per quanto riguarda i parametri, che non possono
essere scelti a caso. Tuttavia questo sono sicuro che non capiter perch, quando si decide di studiare
un problema, si scegli accuratamente il sistema di coordinate, per cui sapreste sicuramente quello che
state per fare, vero?
Per poter semplificarci la vita, ci sono comandi che permettono di passare da coordinate cartesiane a
quelle del sistema di coordinate scelto, e viceversa, sia se quest'ultimo rappresenta il sistema di
default, sia se un altro:
Coor di nat esToCar t esi an[ pt] restituisce le coordinate cartesiane di pt, dato
nelle coordinate del sistema di coordinate di
Coor di nat esToCar t esi an[ pt,
coordsys]
restituisce le coordinate cartesiane di pt, dato
nelle coordinate del sistema di coordinate
Coor di nat esFr omCar t esi an[ pt
]
restituisce le coordinate nel sistema di coordinate di
default di pt, con coordinate date in forma cartesiana
Coor di nat esFr omCar t esi an[ pt
, coordsys]
restituisce le coordinate nel sistema di coordinate
coordsys di pt, con coordinate date in forma cartesiana
Vediamo un esempio di facile comprensione:
In[48]:= CoordinatesToCartesian@81, Pi2, Pi4<, SphericalD
Out[48]= 9
1
---------
!!!
2
,
1
---------
!!!
2
, 0=
Tuttavia, questa funzione vale pure per coordinate simboliche, per cui restituisce le formule di
conversione:
In[49]:= CoordinatesToCartesian@8, , <, ConfocalEllipsoidalD
Out[49]= 9
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!
H9 L H9 L H9 L
-------------------------------- ---------------- ----------
2
!!!!!!
10
,
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!
H4 L H4 L H4 L
-------------------------------- ---------------- --------------
!!!!!!
15
,
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!
H1 L H1 L H1 L
-------------------------------- ---------------- ----------
2
!!!
6
=
Sono comandi molto utili, che utlilizzerete abbastanza spesso, se utilizzerete questo package.
Inoltre, ci sono comandi per effettuare operazioni standard sui vettori tridimensionali anche per gli
altri sistemi di coordinate:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
337 Printed by Mathematica for Students
Dot Pr oduct [ v
1
, v
2
] calcola il prodotto scalare di v
1
e v
2
nel sistema
di coordinate di default
Cr ossPr oduct [ v
1
, v
2
] calcola il prodotto vettoriale nel sistema di
coordinate corrente
Scal ar Tr i pl ePr oduct [ v
1
,
v
2
, v
3
]
calcola il triplo prodotto scalare
Dot Pr oduct [ v
1
, v
2
,
coordsys] , Cr ossPr oduct [ v
1
,
v
2
, coordsys] , etc.
restituiscono i risultati con i vettori scritti nel sistema
di coordinate coordsys
Vediamo il prodotto scalare nel caso normale:
In[50]:= Clear@a, b, c, d, e, fD
In[51]:= DotProduct@8a, b, c<, 8d, e, f<, CartesianD
Out[51]= a d + b e + c f
Vediamo il prodotto con coordinate date in un altro sistema di coordinate:
In[52]:= DotProduct@8a, b, c<, 8d, e, f<, ProlateSpheroidalD
Out[52]= Cos@bD Cos@eD Cosh@aD Cosh@dD +
Cos@cD Cos@f D Si n@bD Si n@eD Si nh@aD Si nh@dD +
Si n@bD Si n@cD Si n@eD Si n@f D Si nh@aD Si nh@dD
Come vedete, le cose si complicano un pochetto, ma perch raramente vediamo questo tipo di cose
(almeno io le ho usate davvero poco...)
In[53]:= CrossProduct@8a, b, c<, 8d, e, f<, BipolarD FullSimplify Timing
Out[53]= 9454. 656 Second, 92 I mAAr cCot hA
f Si n@aD
-------------------------------- ---------------
Cos@aD + Cosh@bD
+
c Si n@dD
-------------------------------- ------------
Cos@dD Cosh@eD
+ f J
f Si nh@bD
-------------------------------- ------------
Cos@aD Cosh@bD
+
c Si nh@eD
-------------------------------- ---------------
Cos@dD + Cosh@eD
NEE,
2 ReAAr cCot hA
f Si n@aD
-------------------------------- ---------------
Cos@aD + Cosh@bD
+
c Si n@dD
-------------------------------- ------------
Cos@dD Cosh@eD
+
f J
f Si nh@bD
-------------------------------- ------------
Cos@aD Cosh@bD
+
c Si nh@eD
-------------------------------- ---------------
Cos@dD + Cosh@eD
NEE,
Si n@dD Si nh@bD Si n@aD Si nh@eD
-------------------------------- -------------------------------- ---------------- ------------------
HCos@aD Cosh@bDL HCos@dD Cosh@eDL
==
Come vedete, il risultato tutt'altro che semplice, ma Mathematica digerisce con facilit anche
queste bestialita abnormi...
Un'altro aspetto da considerare, molto importante quando si devono effettuare integrazioni e calcoli
differenziali su campi tridimensionale, il differenziale che si usa dV. In coordinate cartesiane
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
338 Printed by Mathematica for Students
questo dato da Hd x
2
+ d y
2
+ d z
2
L
12
, che rappresenta la lunghezza d'arco differenziale; ma
ovviamente questa formula cambia al variare del tipo di coordinate che usiamo nel nostro problema:
Ar cLengt hFact or [ {f
x
,
f
y
, f
z
}, t]
restituisce la derivata della lunghezza d'arco lungo
la curva parametrizzata da t nel sistema di
coordinate di default.
Ar cLengt hFact or [ {f
x
,
f
y
, f
z
}, t, coordsys]
restituisce la stessa cosa di prima, ma nelle
coordinate coordsys
consideriamo la seguente funzione parametrica:
In[54]:= param = 8Cos@tD, Sin@tD, t<
Out[54]= 8Cos@t D, Si n@t D, t <
Come avrete capito, in coordinate cartesiane, rappresenta un'elica. La lunghezza d'arco rappresenta
la velocit con cui il punto, al variare di t, descrive la figura. In questo caso abbiamo:
In[55]:= ArcLengthFactor@param, t, CartesianD
Out[55]=
"################################ ################
1 + Cos@t D
2
+ Si n@t D
2
In[56]:= % Simplify
Out[56]=
!!!
2
Come potete vedere, questa rappresenta la 'velocit' del punto che descrive la curva al variare di t.
Tuttavia, se le stesse equazioni le utilizziamo per un altro sistema di coordinate, non rappresentano
pi un'elica, e di conseguenza questo valore varia:
In[57]:= ArcLengthFactor@param, t, SphericalD FullSimplify
Out[57]=
"################################ ################################ ################ ###############
Cos@t D
4
+ Si n@t D
2
+ Cos@t D
2
Si n@Si n@t DD
2
Come potete vedere, in questo caso la velocit varia al variare della posizione, cio del parametro t.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
339 Printed by Mathematica for Students
In[58]:= p1 = ParametricPlot3D@param, 8t, 0, 30<,
BoxRatios 81, 1, 2<,
PlotPoints 100
D;
SetCoordinates@ConfocalEllipsoidalD;
p2 = ParametricPlot3D@
CoordinatesFromCartesian@paramD, 8t, 0, 30<,
BoxRatios 81, 1, 2<,
PlotPoints 1000
D;
Show@GraphicsArray@8p1, p2<DD
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
0
10
20
30
1
- 0. 5
0
0. 5
- 800
- 600
- 400
- 200
0
3. 9
3. 925
3. 95
3. 975
4
8. 8
8. 85
8. 9
8. 95
9
. 9
3. 925
3. 95
3. 975
Out[61]= ~ Gr aphi csAr r ay ~
Come potete vedere, la stessa rappresentazione in coordinate diverse cambia di parecchio... Di
conseguenza cambiano anche i valori che abbiamo calcolato prima...
Quello che abbiamo calcolato, in pratica, ci serve per poter calcolare l'integrale di una funzione,
definita nelle tre coordinate, con l'integrale che si estende lungo la curva che abbiamo definito.
Supponiamo di definire la seguente funzione:
In[62]:= f@8x_, y_, z_<D := 3 x^2 Sin@yD z
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
340 Printed by Mathematica for Students
Notate come abbia scritto come argomento una lista. Questo ci serve per scrivere in modo
semplificato la funzione nelle nostre coordinate: infatti scriveremo:
In[63]:= f@paramD
Out[63]= 3 t Cos@t D
2
Si n@Si n@t DD
invece di
In[64]:= f@param@@1DD, param@@2DD, param@@3DDD
Out[64]= f @Cos@t D, Si n@t D, t D
Oppure un altro dei modi con Map e cos via...
Per poter ottenere l'integrale lungo la curva, occorre integrare la funzione, avente come argomento le
coordinate della curva parametrica lungo cui vogliamo calcolare l'integrale, per la lunghezza d'arco
definita dal sistema di coordinate che abbiano scelto:
In[65]:= Integrate@
f@paramD ArcLengthFactor@param, t, CartesianD,
8t, 0, 2 Pi<D
Out[65]= 3
!!!
2
2
St r uveH@1, 1D
MMMMmmmm.... la soluzione pi complicata di quanto sembrasse a prima vista. Comunque
siamo riusciti a calcolarla. Se volessimo avere un'approssimazione numerica basterebbe fare:
In[66]:= N@%D
Out[66]= 8. 31004
All'opposto dell'integrale, c' la derivata, che viene rappresentata nelle sue derivate parziali dalla
matrice J acobiana, che serve ad aggiustare il volumetto elementare nel cambio di coordinate:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
341 Printed by Mathematica for Students
J acobi anMat r i x[ ] restitusce la matrice delle derivate della
trasformazione dal sistema di coordinate di default a
quello cartesiano, usando le veriabili di default
J acobi anMat r i x[ pt] matrice J acobiana calcolata nel punto specificato,
dato nelle coordinate del sistema di coordinate di
J acobi anMat r i x[ coordsys] restituisce la matrice delle derivate per passare
dalle coordinate coordsys a quelle cartesiane
J acobi anMat r i x[ pt, coordsys] come sopra, ma nel punto specificato...
J acobi anDet er mi nant [ ] ,
J acobi anDet er mi nant [ pt] , etc.
determinante della matrice J acobiana
Scal eFact or s[ ] ,
Scal eFact or s[ pt] , etc.
listadei fattori di scala
Vediamo la matrice J acobiana per passare dalle coordinate cartesiani a quelle cartesiani:
In[67]:= JacobianMatrix@CartesianD MatrixForm
Out[67]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
1 0 0
0 1 0
0 0 1
y
{
z
z
z
z
z
z
Alquanto banale.... Vediamo invece di vedere qualcosa di pi serio, per esempio usando il sistema di
coordinate bipolare:
In[68]:= JacobianMatrix@BipolarD MatrixForm
Out[68]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j

Si n@UuD Si nh@VvD
-------------------------------- ----------
HCos@UuD+Cosh@VvDL
2
Cosh@VvD
---------------- --------------------
Cos@UuD+Cosh@VvD

Si nh@VvD
2
-------------------------------- ----------
HCos@UuD+Cosh@VvDL
2
0
Cos@UuD
---------------- --------------------
Cos@UuD+Cosh@VvD

Si n@UuD
2
-------------------------------- ----------
HCos@UuD+Cosh@VvDL
2

Si n@UuD Si nh@VvD
-------------------------------- ----------
HCos@UuD+Cosh@VvDL
2
0
0 0 1
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
L'integrale su una regione tridimensionale si calcola usando lo J acobiano. per esempio, se cerco di
integrare una funzione descritta in un sistema di coordinate che non sia quello cartesiano, bisogna
utilizzare la trasformazione opportuna: ovviamente, ci serve il determinante dello J acobiano...
Supponiamo di avere la seguente funzione espressa in coordinate cilindriche:
In[69]:= g@r_, _, z_D := Sin@D^2 z r
L'integrale, calcolato nel cilindro di raggio 3 e di altezza 2 si scrive:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
342 Printed by Mathematica for Students
In[70]:= Integrate@
g@r, , zD JacobianDeterminant@Cylindrical@r, , zDD,
8r, 0, 3<, 8, 0, 2 Pi<, 8z, 0, 2<
D
Out[70]= 18
Infine, vediamo le funzioni che voi tutti sicuramente aspettate, che sono quelle pi comuni quando si
usano funzioni tridimensionali:
Di v[ f] divergenza del campo vettoriale f nel sistema
di coordinate di default
Cur l [ f] rotore del campo vettoriale f nel sistema di coordinate
di default
Gr ad[ f] gradiente della funzione scalare f nel sistema di
coordinate di default
Lapl aci an[ f] laplaciano della funzione scalare f nel sistema
di coordinate di default
Bi har moni c[ f] laplaciano del laplaciano della funzione scalare f
nel sistema di coordinate di default
Di v[ f, coordsys] ,
Cur l [ f, coordsys] , etc.
operatori differenziali che operano nel sistema
di coordinate coordsys
Il campo vettoriale dato come lista delle tre funzioni che rappresentano le componenti del campo
vettoriale. Ogni funzione, in genere, dipendera da tutte e tre le coordinate. Per esempio, in forma
simbolica possiamo avere:
In[71]:= Clear@f, g, hD
In[72]:= Div@8f@r, , D, g@r, , D, h@r, , D<, Spherical@r, , DD
Out[72]=
1
-------
r
2
HCsc@D Hr Cos@D g@r , , D + 2 r f @r , , D Si n@D + r h
H0, 0, 1L
@r , , D +
r Si n@D g
H0, 1, 0L
@r , , D + r
2
Si n@D f
H1, 0, 0L
@r , , DLL
Come vedete in questo caso viene dato in forma puramente simbolica. Possiamo fare un caso pi
pratico, per farvi vedere meglio:
In[73]:= Grad@r^2 + y
^3 + Hr L^4, Spherical@r, , DD Simplify
Out[73]= 92 Hr + 2 r
3

4
L,

2
H3 y + 4 r
4

4
L
-------------------------------- -------------
r
, 4 r
3

3
Csc@D=
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
343 Printed by Mathematica for Students
DiscreteMath`Combinatorica`
Questo uno dei packages pi corposi di Mathematica, con oltre 450 funzioni avanzate per
permutazioni e combinazioni, sia per disegnare e calcolare con i grafi, orientati e non. Sono funzioni
molto specifiche, con cui personalmente non ho mai avuto a che fare, ma che riporto perch reputo
comunque il pacchetto importante per chiunque abbia a che fare con calcolo combinatorio.
Le funzioni per le permutazioni sono:
BinarySearch DerangementQ
Derangements DistinctPermutations
EncroachingListSet FromCycles
FromInversionVector HeapSort
Heapify HideCycles
IdentityPermutation Index
InversePermutation InversionPoset
Inversions InvolutionQ
Involutions J osephus
LexicographicPermutations LongestIncreasingSubsequence
MinimumChangePermutations NextPermutation
PermutationQ PermutationType
PermutationWithCycle Permute
RandomHeap RandomPermutation
RankPermutation RevealCycles
Runs SelectionSort
SignaturePermutation ToCycles
ToInversionVector UnrankPermutation
I comandi per i subset sono:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
344 Printed by Mathematica for Students
BinarySubsets DeBruijnSequence
GrayCodeKSubsets GrayCodeSubsets
GrayGraph KSubsets
LexicographicSubsets NextBinarySubset
NextGrayCodeSubset NextKSubset
NextLexicographicSubset NextSubset
NthSubset RandomKSubset
RandomSubset RankBinarySubset
RankGrayCodeSubset RankKSubset
RankSubset Strings
Subsets UnrankBinarySubset
UnrankGrayCodeSubset UnrankKSubset
UnrankSubset
E i comandi per la teoria dei gruppi sono:
AlternatingGroup AlternatingGroupIndex
CycleIndex CycleStructure
Cycles Cyclic
CyclicGroup CyclicGroupIndex
Dihedral DihedralGroup
DihedralGroupIndex EquivalenceClasses
KSubsetGroup KSubsetGroupIndex
ListNecklaces MultiplicationTable
NecklacePolynomial OrbitInventory
OrbitRepresentatives Orbits
Ordered PairGroup
PairGroupIndex PermutationGroupQ
SamenessRelation SymmetricGroup
SymmetricGroupIndex
Per le partizioni di interi abbiamo:
Compositions DominatingIntegerPartitionQ
DominationLattice DurfeeSquare
FerrersDiagram NextComposition
NextPartition PartitionQ
ReverseLexicographicPartitions RandomComposition
RandomPartition TransposePartition
Per i set di partizioni abbiamo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
345 Printed by Mathematica for Students
CoarserSetPartitionQ FindSet
InitializeUnionFind KSetPartitions
PartitionLattice RGFQ
RGFToSetPartition RGFs
RandomKSetPartition RandomRGF
RandomSetPartition RankKSetPartition
RankRGF RankSetPartition
SetPartitionListViaRGF SetPartitionQ
SetPartitionToRGF SetPartitions
ToCanonicalSetPartition UnionSet
UnrankKSetPartition UnrankRGF
UnrankSetPartition
Per le tavole di Young abbiamo le seguenti funzioni:
ConstructTableau DeleteFromTableau
FirstLexicographicTableau InsertIntoTableau
LastLexicographicTableau NextTableau
PermutationToTableaux RandomTableau
TableauClasses TableauQ
Tableaux TableauxToPermutation
TransposeTableau
Per conteggi vari abbiamo:
Backtrack BellB
Cofactor Distribution
Element Eulerian
NumberOf2Paths NumberOfCompositions
NumberOfDerangements NumberOfDirectedGraphs
NumberOfGraphs NumberOfInvolutions
NumberOfKPaths NumberOfNecklaces
NumberOfPartitions NumberOfPermutationsByCycles
NumberOfPermutationsByInversions NumberOfPermutationsByType
NumberOfSpanningTrees NumberOfTableaux
StirlingFirst StirlingSecond
Per esempio, se vogliamo vedere tutti i possibili modi per scrivere un numero come somma di un
determinato numero di addendi, possiamo utilizzare il seguente comando:
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346 Printed by Mathematica for Students
In[74]:= << DiscreteMath`Combinatorica`
In[75]:= Compositions@9, 3D
Out[75]= 880, 0, 9<, 80, 1, 8<, 80, 2, 7<, 80, 3, 6<, 80, 4, 5<,
80, 5, 4<, 80, 6, 3<, 80, 7, 2<, 80, 8, 1<, 80, 9, 0<,
81, 0, 8<, 81, 1, 7<, 81, 2, 6<, 81, 3, 5<, 81, 4, 4<,
81, 5, 3<, 81, 6, 2<, 81, 7, 1<, 81, 8, 0<, 82, 0, 7<,
82, 1, 6<, 82, 2, 5<, 82, 3, 4<, 82, 4, 3<, 82, 5, 2<,
82, 6, 1<, 82, 7, 0<, 83, 0, 6<, 83, 1, 5<, 83, 2, 4<, 83, 3, 3<,
83, 4, 2<, 83, 5, 1<, 83, 6, 0<, 84, 0, 5<, 84, 1, 4<, 84, 2, 3<,
84, 3, 2<, 84, 4, 1<, 84, 5, 0<, 85, 0, 4<, 85, 1, 3<, 85, 2, 2<,
85, 3, 1<, 85, 4, 0<, 86, 0, 3<, 86, 1, 2<, 86, 2, 1<, 86, 3, 0<,
87, 0, 2<, 87, 1, 1<, 87, 2, 0<, 88, 0, 1<, 88, 1, 0<, 89, 0, 0<<
Notate come siano dati le parti ordinate, per cui 80, 0, 9< 80, 9, 0<, per esempio. Questo perch la
funzione dice come dividere in un numero determinato di gruppi, un determinato numero di
elementi, per cui i gruppi sono comunque diversi.
Comunque, sono funzioni avanzate, che conosceranno chi deve utilizzarle. Se le provate a caso
(come me) vi perderete subito. Se cercate qualcosa di particolare perch sapete che vi serve, qua
siete nel posto giusto.
Invece, trovo pi interessante la parte di questo package riguardante la gestione dei grafi.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
347 Printed by Mathematica for Students
In[76]:= ShowGraph@CompleteGraph@12DD
Out[76]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, abbiamo realizzato un grafo completo di 12 elementi in men che non si dica...
Se vogliamo mostrare la matrice di adiacenza di un grafo, basta semplicemente utilizzare il comando
designato:
In[77]:= TableForm@ToAdjacencyMatrix@CompleteGraph@12DDD
Out[77]//TableForm=
0 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
1 0 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
1 1 0 1 1 1 1 1 1 1 1 1
1 1 1 0 1 1 1 1 1 1 1 1
1 1 1 1 0 1 1 1 1 1 1 1
1 1 1 1 1 0 1 1 1 1 1 1
1 1 1 1 1 1 0 1 1 1 1 1
1 1 1 1 1 1 1 0 1 1 1 1
1 1 1 1 1 1 1 1 0 1 1 1
1 1 1 1 1 1 1 1 1 0 1 1
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 0 1
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 0
Possiamo anche vedere il numero di vertici di un grafo:
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348 Printed by Mathematica for Students
In[78]:= V@CompleteGraph@12DD
Out[78]= 12
Ed il numero di lati:
In[79]:= M@CompleteGraph@12DD
Out[79]= 66
Per chi ancora non l'avesse capito, CompleteGraph crea un grafo in cui ogni elemento legato
all'altro... Qua sotto sono rappresentate le funzioni usate per creare i particolari tipi di grafi:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
349 Printed by Mathematica for Students
BooleanAlgebra ButterflyGraph
CageGraph CartesianProduct
ChvatalGraph CirculantGraph
CodeToLabeledTree CompleteBinaryTree
CompleteGraph CompleteKPartiteGraph
CompleteKaryTree CoxeterGraph
CubeConnectedCycle CubicalGraph
Cycle DeBruijnGraph
DodecahedralGraph EmptyGraph
ExactRandomGraph ExpandGraph
FiniteGraphs FolkmanGraph
FranklinGraph FruchtGraph
FunctionalGraph GeneralizedPetersenGraph
GraphComplement GraphDifference
GraphIntersection GraphJoin
GraphPower GraphProduct
GraphSum GraphUnion
GridGraph GrotztschGraph
Harary HasseDiagram
HeawoodGraph HerschelGraph
Hypercube IcosahedralGraph
IntervalGraph KnightsTourGraph
LabeledTreeToCode LeviGraph
LineGraph ListGraphs
MakeGraph McGeeGraph
MeredithGraph MycielskiGraph
NoPerfectMatchingGraph NonLineGraphs
OctahedralGraph OddGraph
OrientGraph Path
PermutationGraph PetersenGraph
RandomGraph RandomTree
RealizeDegreeSequence RegularGraph
RobertsonGraph ShuffleExchangeGraph
SmallestCyclicGroupGraph Star
TetrahedralGraph ThomassenGraph
TransitiveClosure TransitiveReduction
Turan TutteGraph
Uniquely3ColorableGraph UnitransitiveGraph
VertexConnectivityGraph WaltherGraph
Wheel
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350 Printed by Mathematica for Students
Inoltre, possiamo anche creare dei grafi a partire da altre rappresentazioni: per esempio possiamo
creare un grafo se siamo in possesso della matrice di adiacenza, oppure della lista di coppie ordinate
delle connessioni, oppure di ottenere una determinata rappresentazione di un grafo:
Edges FromAdjacencyLists
FromAdjacencyMatrix FromOrderedPairs
FromUnorderedPairs IncidenceMatrix
ToAdjacencyLists ToAdjacencyMatrix
ToOrderedPairs ToUnorderedPairs
Per esempio:
In[80]:= ShowGraph@RobertsonGraphD
Out[80]= ~ Gr aphi cs ~
Se cercate un tipo di grafo in particolare, di certo lo troverete nell'elenco di sopra...
Possiamo anche effettuare delle operazioni sui grafi per modificarli:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
351 Printed by Mathematica for Students
AddEdge AddEdges
AddVertex AddVertices
ChangeEdges ChangeVertices
Contract DeleteCycle
DeleteEdge DeleteEdges
DeleteVertex DeleteVertices
InduceSubgraph MakeDirected
MakeSimple MakeUndirected
PermuteSubgraph RemoveMultipleEdges
RemoveSelfLoops ReverseEdges
Per esempio, definiamo un grafo:
In[81]:= grafo = Hypercube@5D
Out[81]= ~Gr aph: 80, 32, Undi r ect ed>~
In[82]:= ShowGraph@grafo, VertexNumber TrueD
1
2
3
4 5
6
7
8
9
10
11
12 13
14
15
16
17
18
19
20 21
22
23
24
25
26
27
28 29
30
31
32
Out[82]= ~ Gr aphi cs ~
Supponiamo di dover aggiungere una connessione fra il vertice 13 ed il 30:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
352 Printed by Mathematica for Students
In[83]:= grafo = AddEdge@grafo, 813, 30<D
Out[83]= ~Gr aph: 81, 32, Undi r ect ed>~
In[84]:= ShowGraph@grafo, VertexNumber TrueD
1
2
3
4 5
6
7
8
9
10
11
12 13
14
15
16
17
18
19
20 21
22
23
24
25
26
27
28 29
30
31
32
Out[84]= ~ Gr aphi cs ~
Se adesso voglio cancellare il vertice numero 20 basta fare:
In[85]:= grafo = DeleteVertex@grafo, 20D
Out[85]= ~Gr aph: 76, 31, Undi r ect ed>~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
353 Printed by Mathematica for Students
In[86]:= ShowGraph@grafoD
Out[86]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, sono scomparse anche le connessioni di quel vertice particolare. Se adesso mi
serve la lista di coppie non ordinate basta fare:
In[87]:= ToUnorderedPairs@grafoD
Out[87]= 881, 2<, 82, 3<, 83, 4<, 81, 4<, 85, 6<, 86, 7<, 87, 8<, 85, 8<,
89, 10<, 810, 11<, 811, 12<, 89, 12<, 813, 14<, 814, 15<, 815, 16<,
813, 16<, 817, 18<, 818, 19<, 820, 21<, 821, 22<, 822, 23<,
820, 23<, 824, 25<, 825, 26<, 826, 27<, 824, 27<, 828, 29<,
829, 30<, 830, 31<, 828, 31<, 81, 5<, 82, 6<, 83, 7<, 84, 8<,
89, 13<, 810, 14<, 811, 15<, 812, 16<, 817, 20<, 818, 21<, 819, 22<,
824, 28<, 825, 29<, 826, 30<, 827, 31<, 81, 9<, 82, 10<, 83, 11<,
84, 12<, 85, 13<, 86, 14<, 87, 15<, 88, 16<, 89, 17<, 810, 18<,
811, 19<, 813, 20<, 814, 21<, 815, 22<, 816, 23<, 817, 24<, 818, 25<,
819, 26<, 820, 28<, 821, 29<, 822, 30<, 823, 31<, 81, 24<, 82, 25<,
83, 26<, 84, 27<, 85, 28<, 86, 29<, 87, 30<, 88, 31<, 813, 29<<
Le coppie le ho definite non ordinate perch non lo era il grafo.
Inoltre, possiamo anche avere delle opzioni che modificano l'aspetto del grafo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
354 Printed by Mathematica for Students
Algorithm Box
Brelaz Center
Circle Directed
Disk EdgeColor
EdgeDirection EdgeLabel
EdgeLabelColor EdgeLabelPosition
EdgeStyle EdgeWeight
Euclidean HighlightedEdgeColors
HighlightedEdgeStyle HighlightedVertexColors
HighlightedVertexStyle Invariants
LNorm Large
LoopPosition LowerLeft
LowerRight NoMultipleEdges
NoSelfLoops Normal
NormalDashed NormalizeVertices
One Optimum
Parent PlotRange
RandomInteger Simple
Small Strong
Thick ThickDashed
Thin ThinDashed
Type Undirected
UpperLeft UpperRight
VertexColor VertexLabel
VertexLabelColor VertexLabelPosition
VertexNumber VertexNumberColor
VertexNumberPosition VertexStyle
VertexWeight Weak
WeightRange WeightingFunction
Zoom
Per esempio, supponiamo di avere questo grafo, che parte dalla seguente matrice di adiacenza:
In[88]:= adiacenza = 8
80, 1, 1, 1<,
80, 1, 0, 1<,
81, 0, 0, 1<,
80, 1, 1, 1<
<;
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355 Printed by Mathematica for Students
In[89]:= grafo = FromAdjacencyMatrix@adiacenzaD
Out[89]= ~Gr aph: 7, 4, Undi r ect ed>~
In[90]:= ShowGraph@grafoD
Out[90]= ~ Gr aphi cs ~
Se vogliamo mostrare le direzioni delle connessioni:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
356 Printed by Mathematica for Students
In[91]:= ShowGraph@
SetGraphOptions@
grafo,
EdgeDirection True
D
D
Out[91]= ~ Gr aphi cs ~
Se vogliamo anche modificare il punto che rappresenta un vertice del grafo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
357 Printed by Mathematica for Students
In[92]:= ShowGraph@
SetGraphOptions@
grafo,
EdgeDirection True,
VertexColor Blue
D
D
Out[92]= ~ Gr aphi cs ~
Posso anche definire lo stile per particolari parti del grafo, usando le liste:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
358 Printed by Mathematica for Students
In[93]:= ShowGraph@
SetGraphOptions@
grafo,
8
81, 2, VertexColor Green<,
83, 4, VertexColor Brown<
<,
EdgeColor Orange,
EdgeDirection True
D
D
Out[93]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, potete creare grafi dall'aspetto che volete, alla faccia, se mi permettete, di
Metapost e PSTricks, che mi hanno fatto impazzire per disegnare solamente una freccia...
Possiamo anche definire pesi ed etichette per i grafi:
GetEdgeLabels GetEdgeWeights
GetVertexLabels GetVertexWeights
SetEdgeLabels SetEdgeWeights
SetGraphOptions SetVertexLabels
SetVertexWeights
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359 Printed by Mathematica for Students
Ed altre funzioni per generare i disegni dei grafi:
AnimateGraph CircularEmbedding
DilateVertices GraphOptions
Highlight RadialEmbedding
RandomVertices RankGraph
RankedEmbedding RootedEmbedding
RotateVertices ShakeGraph
ShowGraph ShowGraphArray
ShowLabeledGraph SpringEmbedding
TranslateVertices Vertices
In[94]:= ShowGraphArray@8CompleteGraph@5, 2, 5D, FranklinGraph<D
Out[94]= ~ Gr aphi csAr r ay ~
Possiamo fare il prodotto nel senso dei grafi:
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360 Printed by Mathematica for Students
In[95]:= ShowGraph@GraphProduct@CompleteGraph@5, 2, 5D, FranklinGraphDD
Out[95]= ~ Gr aphi cs ~
Non che sia effettivamente molto chiara... Abbiamo preso il primo grafo, e l'abbiamo sostituito ad
ogni vertice del secondo grafo, connettendo inoltre i corrispondenti punti del vari sotto-grafi.
Possiamo anche creare grafi personalizzati, dove i vertici sono connessi se soddisfano espressioni
specificate da noi: bisogna specificare il numero di vertici del grafo, e la relazione booleana che dice
se due vertici sono connessi. Per esempio, questa rappresentazione connette due vertici se la loro
somma minore del doppio del pi piccolo dei due sommato a 4:
In[96]:= grafo = MakeGraph@
Range@16D,
H#1 + #2 < 2 Min@8#1, #2<D + 4L &
D
Out[96]= ~Gr aph: 100, 16, Di r ect ed>~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
361 Printed by Mathematica for Students
In[97]:= ShowGraph@grafo, VertexNumber TrueD
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
Out[97]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, quello che possiamo con i grafi veramente un casino. Ci sono libri interi che
sono dedicati soltanto a questo package!!!!! Quindi come posso andare oltre la punta della punta
della punta dell'iceberg??? Sperimentate e scoprirete sempre cose nuove. Vi posso assicurare che
imparare questo package come imparare un programma a parte!!!
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362 Printed by Mathematica for Students
In[98]:= ShowGraph@ShortestPathSpanningTree@GridGraph@5, 5D, 1DD
Out[98]= ~ Gr aphi cs ~
DiscreteMath`GraphPlot
Questo package contiene altre funzioni specifiche per il plottaggio di grafi. Supporta i grafi di
Combinatoria e le sue funzioni sono ottimizzate per funzionare con grandi grafi. Il comando
principale quello che permette di disegnare i grafici sullo schermo:
Gr aphPl ot @g, optionsD calcola un layout bidimensionale del grafo usando
delle regole predefinite
Gr aphPl ot 3D@g, optionsD calcola il layout di un grafo tridimensionale
A differenza del packege di prima, in questo il disegno viene automaticamente riarrangiato: mentre
prima i vertici avevano posizioni definite, qua vengono automaticamente spostati in modo da dare il
layout migliore predefinito.
Vediamo un esempio, disegnando un grafo definito da una lista di regole:
In[99]:= << DiscreteMath`GraphPlot`;
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363 Printed by Mathematica for Students
In[100]:= lista = 81 2, 2 3, 3 4, 4 5, 5 1<;
In[101]:= GraphPlot@listaD
Out[101]= ~ Gr aphi cs ~
Aggiungiamo un altro vertice:
In[102]:= lista = Flatten@Append@lista, 86 1, 6 3<DD;
In[103]:= GraphPlot@listaD
Out[103]= ~ Gr aphi cs ~
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364 Printed by Mathematica for Students
Come potete vedere, il layout dello stesos grafo cambiato aggiungendo un vertice:
In[104]:= GraphPlot@lista, EdgeStyleFunction HArrow@8#1, #2<D &L,
VertexStyleFunction AutomaticD
1
2
3
4
5
6
Out[104]= ~ Gr aphi cs ~
option name default value
Met hod Aut omat i c metodousatoper disegnareil grafo
" Ver t exSt yl eFunct i on" None definiscecomesonodisegnati i vertici
" EdgeSt yl eFunct i on" None descrivecomedisegnarei rami
Pl ot St yl e Aut omat i c definiscelostiledi disegnodel grafo
RandomSeed Aut omat i c definisceil posizionamentoinizialedei
vertici per lafunzionedi disegnodel grafo
" Ver t exCoor di nat es" None coordinatedi vertici definite
Definiamo quest'altro grafo:
In[105]:= grafo2 = 81 2, 2 3, 3 4, 4 5, 5 6, 6 7, 7 5, 1 4<;
In[106]:= GraphPlot@grafo2,
PlotStyle 8Green, PointSize@0.016D<
D
Out[106]= ~ Gr aphi cs ~
Come vedete, ho disegnato il grafo. Possiamo selezionare il metodo di disegno:
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365 Printed by Mathematica for Students
In[107]:= GraphPlot@grafo2,
PlotStyle 8Green, PointSize@0.016D<,
Method > "LayeredDrawing"
D
Out[107]= ~ Gr aphi cs ~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
366 Printed by Mathematica for Students
In[108]:= GraphPlot@grafo2,
PlotStyle 8Green, PointSize@0.016D<,
Method > "RadialDrawing"
D
Out[108]= ~ Gr aphi cs ~
E cos via...
Possiamo anche disegnare facilemte degli alberi:
Tr eePl ot @g, optionsD generaungrafoadalbero
Tr eePl ot @g, r, optionsD generaungrafoadalbero, conradicer
Vediamo:
In[109]:= grafo3 = 81 2, 2 3, 2 8, 1 4, 4 5, 4 6, 4 7<;
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367 Printed by Mathematica for Students
In[110]:= TreePlot@grafo3D
Out[110]= ~ Gr aphi cs ~
option name default value
Aspect Rat i o Aut omat i c rapportolarghezza-altezza
" Root Posi t i on" Top posizionedellaradice
" Tr eeSi zeFunct i on" H1&L altezzadi ogni livellodell'albero
Possiamo mettere, per esempio, la radice al centro:
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368 Printed by Mathematica for Students
In[111]:= TreePlot@grafo3, "RootPosition" CenterD
Out[111]= ~ Gr aphi cs ~
Questo package aggiunge anche due utili funzioni:
Gr aphDi st ance@g, i, jD calcola la distanza del grafo fra i due vertici i e j
PseudoDi amet er @gD restituiscelopseudodiametrodel grafonondirezionale
Considerando il penultimo grafo, possiamo vedere la distanza fra due suoi punti:
In[112]:= GraphDistance@grafo2, 1, 5D
Out[112]= 2
Questo package contiene altri comandi minori, come il conteggio dei numeri di vertici oppure la loro
lista, quindi andate a vedervi i comandi che vi servono. In fondo, questa solo un appendice!!!
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369 Printed by Mathematica for Students
Graphics`Animation`
Questo package definisce comandi specifici per la creazione delle animazioni in Mathematica:
definiscono in pratica un insieme di immagini che poi vengono usati come frame per l'animazione,
che poi pu essere esportata con il comando Export, come ben sappiamo:
Ani mat e@ grcom,
8 t, tmin, tmax, dt < D
esegueil comandiografico
grcom per il rangespecificatodi t
ShowAni mat i on@
8 p
1
, p
2
, p
3
, < D
animalasequenzadi immagini "\!\H\*Cell@BoxData@
FormBox@
SubscriptBox@
StyleBox@\"\\<\\\"p\\\"\\>\",
\"TI\"D,
StyleBox@\"\\<\\\"i\\\"\\>\",
\"TI\"DD, TraditionalFormDD, \"InlineFormula\"D\L
Questi due comandi sono abbastanza semplici ed esplicativi. Vediamo un esempio del primo
comando:
In[113]:= << Graphics`Animation`
In[114]:= Animate@
Plot@n x, 8x, 4, 4<, PlotRange 884, 4<, 84, 4<<D, 8n, 5, 5<D
- 4 - 3 - 2 - 1 1 2 3 4
- 4
- 3
- 2
- 1
1
2
3
4
Qua vi mostro solamente i due frame per risparmiare spazio. Se adesso volete creare l'animazione,
basta fare doppio clic su di un frame, e partir l'animazione ciclica; cliccando di nuovo l'animazione
si fermer. Notate anche come in basso a sinistra nel notebook compaiano pulsanti per il controllo
dell'animazione.
A proposito, dovete farlo voi, naturalmente: cliccare sul PDF non funziona...
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
370 Printed by Mathematica for Students
La potenza di questo comando, per, consiste nel fatto che la parametrizzazione non limitata alla
funzione, ma anche ai parametri della funzione Plot (o di qualsiasi altra funzione che restituisca un
grafico utilizzata nell'argomento del comando): possiamo per esempio creare un animazione dove
cambiano i colori:
In[115]:= Animate@
Plot3D@
Cos@x yD, 8x, 4, 4<, 8y, 4, 4<,
LightSources 8881, 1, 1<, Hue@tD<<, PlotPoints 50, Mesh False
D,
8t, 0, 1, .1<
D
- 4
- 2
0
2
4
- 4
- 2
0
2
4
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
- 4
- 2
0
2
Notate come questa volta siamo stati in grado di lavorare sui parametri, oltre al fatto che abbiamo
utilizzato un altra funzione grafica diversa da Plot.
Il secondo comando, ShowAnimation, simile al primo, con la differenza che questa volta, invece di
creare i frame con un parametro, richiediamo esplicitamente la lista dei frame creati
precedentemente. Quindi possiamo per esempio creare varie animazioni e fonderle in una soltanto,
eseguire stacchi etc, con un minimo di pre-processing. Tenete sempre conto, per, che le animazioni
(a meno che non sia un requisito del vostro studio) devono restare semplici, per far focalizzare
l'attenzione sulla funzione e sul concetto, invece che sulla magnifica combinazione di colori che siete
riusciti a fare.
Inoltre, ci sono comandi specifici per i vari tipi di grafico presenti in Mathematica:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
371 Printed by Mathematica for Students
Movi ePl ot @ f @ x, t D, 8 x,
xmin, xmax <, 8 t, tmin, tmax < D
anima Pl ot @ f @ x, t D, 8 x, xmin,
xmax < D per il rangedefinitodel parametro t
Movi ePl ot 3D@ f @ x, y,
t D, 8 x, xmin, xmax <, 8 y,
ymin, ymax <, 8 t, tmin, tmax < D
animagrafici tridimensionali
Movi eDensi t yPl ot @ f @ x, y,
t D, 8 x, xmin, xmax <, 8 y,
ymin, ymax <, 8 t, tmin, tmax < D
animagrafici di densit
Movi eCont our Pl ot @ f @ x, y,
t D, 8 x, xmin, xmax <, 8 y,
ymin, ymax <, 8 t, tmin, tmax < D
animagrafici di curvedi livello
Movi ePar amet r i cPl ot @ 8
f @ s, t D, g @ s, t D <, 8 s,
smin, smax <, 8 t, tmin, tmax < D
animagrafici parametrici
Spi nShow@gr aphi csD ruotaoggetti tridimensionali
Il funzionamento analogo per tutte le funzioni specificate qua sopra (a parte l'ultima, che vedremo
subito dopo).
In[116]:= MovieContourPlot@Sqrt@Hx Sin@tDL^2 + Hy Cos@3 tDL^2D,
8x, 2, 2<, 8y, 2, 2<, 8t, 0, 2 Pi Pi7, Pi7<D
- 2 - 1 0 1 2
- 2
- 1
0
1
2
Come vedete, abbastanza semplice creare animazioni in questo modo. Inoltre, queste funzioni
accettano anche gli argomenti corrispondenti alle funzioni che animano.
SpinShow, invece, crea una rotazione dell'oggetto tridimensionale; in realt fa ruotare il punto di
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
372 Printed by Mathematica for Students
vista. Le opzioni sono le seguenti:
option name default value
Spi nOr i gi n 80, 0, 1. 5< usatocon Spi nDi st ance
per determinare Vi ewPoi nt
Spi nDi st ance 2 usatocon Spi nOr i gi n
per determinare Vi ewPoi nt
Spi nTi l t 80, 0< specificagli angoli di Euleroa e g
Spi nRange 8 0 Degr ee,
360 Degr ee <
specificail raggio
degli angoli entrocui variaa
Rot at eLi ght s Fal se specificaseleluci debbanoo
menoruotareassiemeall'oggetto
Il comando crea l'animazione creando un punto di vista che ruota attorno ad una sfera di raggio
SpinDistance, e traslando il risultato di SpinOrigin. La rotazione usa il primo angolo di Eulero a con
le condizione di SpinRange. Inoltre possiamo specificare anche gli angoli b, g per ottenere altri
effetti di rotazione:
Supponiamo di avere la seguente superfice:
In[117]:= superfice = ParametricPlot3D@
8a b Cos@bD, a b Sin@bD, b<, 8a, 0, 2<, 8b, 0, 7 Pi<,
Axes False, Boxed False, BoxRatios 81, 1, 2<,
PlotPoints 84, 70<, LightSources 8883, 3, 3<, Hue@5D<<
D;
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373 Printed by Mathematica for Students
In[118]:= SpinShow@superfice, Frames 20, SpinRange 80, 4 Pi<D
Toh, una vite che si avvita da sola... Certo che sono proprio un simpaticone ed un mostro di
simpatia....
Graphics`ComplexMap`
Questo package permette di rappresentare in maniera classica le funzioni complesse di variabile
complessa, vedendo come viene trasformata una griglia di linee nel piano bidimensionale dal
dominio al codominio.
Ca r t e s i a n Ma p [ f ,
{xmin, xmax}, {ymin,
disegna l'immagine in coordinate cartesiane, nel
range specificato, della funzione f
Pol ar Map[ f, {rmin,
rmax}, {thetamin,
restituisce l'immagine con le linee in coordinate polari f
Vediamo le griglie formate da questa funzione, senza deformazione:
In[119]:= << Graphics`ComplexMap`
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374 Printed by Mathematica for Students
In[120]:= CartesianMap@Identity, 85, 5<, 85, 5<D
- 4 - 2 2 4
- 4
- 2
2
4
Out[120]= ~ Gr aphi cs ~
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375 Printed by Mathematica for Students
In[121]:= PolarMap@Identity, 80, 2<, 80, 2 Pi<D
- 2 - 1 1 2
- 2
- 1
1
2
Out[121]= ~ Gr aphi cs ~
Se vogliamo adesso applicare la funzione, sostituiamo ad Identity la funzione di nostro interesse:
In[122]:= CartesianMap@Cos, 80, 2<, 80, 2 Pi<D
- 100 - 50 50 100 150 200 250
- 250
- 200
- 150
- 100
- 50
Out[122]= ~ Gr aphi cs ~
Notate come sia necessario solamente l'head per creare la funzione. Questo, da un lato, permette di
scrivere di meno. Tuttavia se dobbiamo inserire delle funzioni personalizzate dobbiamo o definirle
prima, oppure andare ad usare le funzioni pure. Per esempio, potrei voler mappare qualcosa del tipo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
376 Printed by Mathematica for Students
In[123]:= mappa@x_D := Sqrt@ Cos@xDD
In[124]:= PolarMap@mappa, 80, 10<, 80, 2 Pi<D
20 40 60 80 100
- 75
- 50
- 25
25
50
75
Out[124]= ~ Gr aphi cs ~
Potevamo anche utilizzare, naturalmente, una funzione pura, per ottenere lo stesso risultato, evitando
di andare a definire prima la funzione; vediamolo con il seno, stavolta:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
377 Printed by Mathematica for Students
In[125]:= PolarMap@Sqrt@Sin@#DD &, 80, 10<, 80, 2 Pi<D
20 40 60 80 100
- 100
- 50
50
100
Out[125]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere la rappresentazione semplice, invece di andare a creare una lista di funzioni
come sarebbe stato necessario se avessimo utilizzato solamente il comando Plot.
Graphics`FilledPlot`
Con questo package non si crea della matematica od altre cose importanti, ma a mio avviso permette
di creare grafici bidimensionali con un aspetto pi accattivante senza dover andare a giocherellare
con le opzioni, riempendendoli (cosa che le opzioni di Plot non fanno):
Fi l l edPl ot [ f, {x,
xmin, xmax}]
disegna f nella variabile x, riempendo lo spazio fra
la funzione e l'asse delle ascisse
Fi l l edPl ot [ {f
1
, f
2
,
}, {x, xmin, xmax}]
disegna f
i
, riempendo lo spazio fra due successive
coppie di curve con colori differenti
Il funzionamento molto semplice:
In[126]:= << Graphics`FilledPlot`
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378 Printed by Mathematica for Students
In[127]:= FilledPlot@BesselJ@3, xD, 8x, 0, 30<D
5 10 15 20 25 30
- 0. 3
- 0. 2
- 0. 1
0. 1
0. 2
0. 3
0. 4
5 10 15 20 25 30
- 0. 3
- 0. 2
- 0. 1
0. 1
0. 2
0. 3
0. 4
Out[127]= ~ Gr aphi cs ~
Possiamo anche riempire gli spazi di funzioni successive:
In[128]:= FilledPlot@
Evaluate@
Table@
BesselJ@n, xD, 8n, 7<
D
D,
8x, 0, 30<
D
5 10 15 20 25 30
- 0. 2
0. 2
0. 4
0. 6
5 10 15 20 25 30
- 0. 2
0. 2
0. 4
0. 6
Out[128]= ~ Gr aphi cs ~
I colori, di default, sono scelti automaticamente. Tuttavia ci sono opzioni che permettono di
modificare il tipo di colori utilizzati per il riempimento dello spazio fr ale funzioni:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
379 Printed by Mathematica for Students
option name default value
Fi l l s Aut omat i c curve e stili usate per il riempimento
Cur ves Back il modoincui
vengonovisualizzatelecurve
Fills lavora in diversi modi: possiamo specificare direttamente i colori utilizzati, in maniera che fra la
prima funzione e la seconda ci sia un colore, fra la seconda e la terza un altro e cos via, scrivendo
qualcosa come Fi l l s - > {color
1
, color
2
, }. Se, invece, vogliamo specificare il colore che
riempe lo spazio fra due curve specifiche della lista possiamo utilizzare Fi l l s - > {{{curve
11
,
curve
21
}, color
1
}, }, dove {curve
11
, curve
21
} sono due numeri che rappresentano le
posizioni, nella lista, delle funzioni che prendiamo in considerazione, e riempiamo lo spazio fra di
loro con il colore specificato. Se vogliamo indicare l'asse delle ascisse utilizziamo, al posto del
numero, la parola Axis. Invece, il parametro Curve determina se dobbiamo disegnare le curve delle
funzioni dietro i colori, davanti oppure non dobbiamo disegnarle.
Consideriamo la seguente lista di funzioni:
In[129]:= lista = 8Cos@xD, Sin@xD, Cos@5 xD, Sin@5 xD<;
In[130]:= Plot@Evaluate@listaD, 8x, 0, 2 Pi<D
1 2 3 4 5 6
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[130]= ~ Gr aphi cs ~
Supponiamo di voler riempire lo spazio fra la prima e la terza funzione della lista, ed anche fra la
terza e la quarta, rispettivamente con il rosso e con il verde:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
380 Printed by Mathematica for Students
In[131]:= FilledPlot@Evaluate@listaD, 8x, 0, 2 Pi<,
Fills 8881, 3<, Red<, 883, 4<, Green<<D
1 2 3 4 5 6
- 1
- 0. 5
0. 5
1
1 2 3 4 5 6
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[131]= ~ Gr aphi cs ~
Abbiamo riempito solamente quello che ci serviva. Vedete anche come le linee dei grafici siano
nascosti dal colore. Se vogliamo mostrarli dobbiamo specificarlo con l'altra opzione:
In[132]:= FilledPlot@Evaluate@listaD, 8x, 0, 2 Pi<,
Fills 8881, 3<, Red<, 883, 4<, Green<<, Curves FrontD
1 2 3 4 5 6
- 1
- 0. 5
0. 5
1
1 2 3 4 5 6
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[132]= ~ Gr aphi cs ~
Ed in questo modo abbiamo specificato di voler vedere le linee dei grafici.
Abbiamo anche analoghi comando per le liste di dati, non solo per le funzioni:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
381 Printed by Mathematica for Students
Fi l l edLi st Pl ot [ {y
1
, y
2
,
}]
genera dei grafici di dati dati da {1, y
1
}, {2, y
2
},
colorando lo spazio fra il grafico e l'asse delle
Fi l l edL i s t Pl ot [ {{x
1
,
y
1
}, {x
2
, y
2
}, }]
genera un grafico, riempendo lo spazio fra la curve
dei dati e l'asse x delle ascisse
F i l l edL i s t P l o t [ data
1
,
data
2
, ]
genera un grafico con colori fra le curve specificate
dai dati specificati data
i
Le opzioni in questo caso sono analoghe a quelle viste prima:
In[133]:= lista = 83, 5, 5, 6, 5, 5, 4, 3, 3, 7<;
In[134]:= FilledListPlot@lista, Fills YellowD
2 4 6 8 10
1
2
3
4
5
6
7
2 4 6 8 10
1
2
3
4
5
6
7
Out[134]= ~ Gr aphi cs ~
In[135]:= lista2 = 86, 8, 2, 2, 9, 1, 7, 3, 7, 2<;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
382 Printed by Mathematica for Students
In[136]:= FilledListPlot@lista, lista2D
2 4 6 8 10
2
4
6
8
2 4 6 8 10
2
4
6
8
Out[136]= ~ Gr aphi cs ~
Un package piccolo ma simpatico, non trovate?
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
383 Printed by Mathematica for Students
Graphics`Graphics`
Questo package aggiunge nuovi comandi che permettono di disegnare particolari tipi di grafici, che
sarebbe difficoltoso da fare con i comandi predefiniti di Mathematica: per esempio, i grafici
logaritmici, oppure quelli polari:
LogPl ot [ f, {x, xmin, xmax}] genera un grafico lineare-logaritmico di f in funzione di
x da xmin a xmax
LogLi near Pl ot [ f, {x,
xmin, xmax}]
genera un grafico logaritmico-lineare di f
LogLogPl ot [ f, {x,
xmin, xmax}]
genera un grafico logaritmico-logaritmico di f
L ogL i s t Pl ot [ {{x
1
,
y
1
}, {x
2
, y
2
}, }]
genera un grafico lineare logaritmico dei dati Hx
1
,y
1
L,
LogLi near Li st Pl ot [ {{x
1
,
y
1
}, {x
2
, y
2
}, }]
genera un grafico logaritmico-lineare dei dati Hx
1
,y
1
L,
L ogL ogL i s t Pl ot [ {{x
1
,
y
1
}, {x
2
, y
2
}, }]
genera un grafico logaritmico-logaritmico dei dati
Hx
1
,y
1
L,
LogLi st Pl ot [ {y
1
, y
2
, }] ,
LogLi near Li st Pl ot [ {y
1
, y
2
,
}],
LogLogLi st Pl ot [ {y
1
, y
2
,
}]
grafici dei punti y
1
, y
2
, con valori di x 1, 2,
Questo package utile, per esempio, per il tracciamento dei diagrammi di Bode oppure di Nyquist,
dato che permette di lavorare con grafici logaritmici e polari:
In[137]:= << Graphics`Graphics`
In[138]:= tf@D := 3 HI 2L HI 15LHH^2 + 4 I + 2L HI 10L^5L
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
384 Printed by Mathematica for Students
In[139]:= LogLogPlot@Abs@tf@DD, 8, 1, 100<D
ParametricPlot::pptr : 9
Log@D
---------------- ------
Log@10D
,
Log@Abs@tf@DDD
-------------------------------- -------- ------
Log@10D
= does not
evaluate to a pair of real numbers at = 1.000004125`. More
ParametricPlot::pptr :
9
Log@D
---------------- ------
Log@10D
,
Log@Abs@tf@DDD
-------------------------------- -------- ------
Log@10D
= does not evaluate to a pair of
real numbers at = 5.0161321657186635`. More
ParametricPlot::pptr :
9
Log@D
---------------- ------
Log@10D
,
Log@Abs@tf@DDD
-------------------------------- -------- ------
Log@10D
= does not evaluate to a pair of
real numbers at = 9.396071186077995`. More
General::stop : Further output of
ParametricPlot::pptr will be suppressed during this calculation. More
1 1. 5 2 3 5 7 10
1
1. 5
2
3
5
7
10
Out[139]= ~ Gr aphi cs ~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
385 Printed by Mathematica for Students
In[140]:= PolarPlot@1 Cos@D, 8, 0, 2 <, Frame True,
PlotStyle 88Hue@0.7D, Thickness@0.015D<<D
- 2 - 1. 5 - 1 - 0. 5 0
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
Out[140]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, le opzioni sono simili a quelle che si hanno per i comandi standard.
Inoltre, Mathematica con questo package anche in grado di eseguire diversi tipi di grafico utili per
la rappresentazione dei dati, come quelli che si vedono, per esempio, in Excel: grafici a torta, a barre
e cos via.
Bar Char t [ datalist
1
, datalist
2
,
]
genera un grafico a barre a partire dai set di dati
Gener al i zedBar Char t [ datalist
1
, datalist
2
, ]
genera un grafico a barre dei seti di dati ,
dovei dati specificanolaposizione,
l'altezzae lalarghezzadellebarre
St ackedBar Char t [ datalist
1
,
datalist
2
, ]
genera un grafico a barre impilate
Per cent i l eBar Char t [ datalist
1
,
datalist
2
, ]
genera un grafico a barre impilate dei dati, dove i dati
di ogni grupo di barre sono scalati in modo che il
valore assoluto della somma si auguale ad 1
Supponiamo di avere le tre seguenti liste di dati:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
386 Printed by Mathematica for Students
In[141]:= dati1 = 81, 2, 3, 5, 6, 3, 5, 1, 3<;
In[142]:= dati2 = 85, 7, 6, 0, 9, 7, 1, 3, 6<;
In[143]:= dati3 = 85, 6, 6, 7, 3, 1, 2, 1, 4<;
Vediamo la differenza fra i tipi di grafico ottenibili:
In[144]:= BarChart@dati1, dati2, dati3D
1 2 3 4 5 6 7 8 9
2
4
6
8
Out[144]= ~ Gr aphi cs ~
In[145]:= StackedBarChart@dati1, dati2, dati3D
1 2 3 4 5 6 7 8 9
2. 5
5
7. 5
10
12. 5
15
17. 5
Out[145]= ~ Gr aphi cs ~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
387 Printed by Mathematica for Students
In[146]:= PercentileBarChart@dati1, dati2, dati3D
1 2 3 4 5 6 7 8 9
10%
20%
30%
40%
50%
60%
70%
80%
90%
100%
Out[146]= ~ Gr aphi cs ~
Nel caso del comando GeneralizedBarChart, ogni elemento della lista dei dati a sua volta una lista
di tre elementi, dove il primo elemento rappresenta la posizione della barra nell'asse delle ascisse, il
secondo elemento rappresenta l'altezza della barra, ed il terzo la larghezza:
In[147]:= dati = 881, 2, 3<, 810, 5, 1<, 85, 3, 2<<;
In[148]:= GeneralizedBarChart@datiD
2 4 6 8 10
1
2
3
4
5
Out[148]= ~ Gr aphi cs ~
Naturalmente abbiamo delle opzioni che ci permettono di poter formattare i grafici a
barre:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
388 Printed by Mathematica for Students
option name default value
Bar Or i ent at i on Ver t i cal determina l'orientamento delle
barre: Ver t i cal oppure
Bar St yl e Aut omat i c determina lo stile delle barre; per un
singolo set di dati determina l'aspetto di
ogni barra. Per pi set di dati determina
lo stile di ogni singolo set
Bar Label s Aut omat i c determina le etichette da applicare
nei marker della posizione
Bar Edges Tr ue specifica se bisogna disegnare il
contorno delle barre
Bar EdgeSt yl e Aut omat i c detrermina lo stile per il contorno
delle barre
Oltre a queste opzioni, i comandi accettano anche la maggior parte delle opzioni utilizzate dai
comandi di grafica standard. Vediamo di ridisegnare, per esempio, il secondo grafico che abbiamo
fatto, con qualche opzione in pi...
In[149]:= PercentileBarChart@dati1, dati2, dati3,
BarStyle 8Hue@0.3D, Hue@0.5D, Hue@0.7D<,
BarOrientation Horizontal,
Axes False,
Frame True
D
0% 10%20%30%40%50%60%70%80%90%100%
1
2
3
4
5
6
7
8
9
0% 10%20%30%40%50%60%70%80%90%100%
1
2
3
4
5
6
7
8
9
Out[149]= ~ Gr aphi cs ~
Vediamo un altro esempio:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
389 Printed by Mathematica for Students
In[150]:= BarChart@dati1, dati2,
BarStyle 8GrayLevel@0.3D, GrayLevel@0.6D<,
BarEdgeStyle 88Red, Thickness@0.007D, Dashing@80.06, 0.03<D<,
8Red, Thickness@0.007D<<
D
1 2 3 4 5 6 7 8 9
2
4
6
8
Out[150]= ~ Gr aphi cs ~
Ci sono alche altre opzioni per una formattazione
migliore
Bar Val ues - > Tr ue etichetta ogni barra con il suo valore
Bar St yl e - > function colora ogni barra applicando la funzione
definita all'altezza della barra stessa
Bar Spaci ng > Aut omat i c Specificalospaziocheintercorrefralebarre,
comefrazionedellalarghezzadi unasingolabarra
Bar Gr oupSpaci ng >
Aut omat i c
Specificalospaziocheintercorrefraogni gruppodi barre,
comefrazionedellalarghezzadi unasingolabarra
Ovviamente l'ultima opzione vale solamente per il comando BarChart, dato che negli altri non ci
sono gruppi, ma le barre sono impilate fra di loro:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
390 Printed by Mathematica for Students
In[151]:= BarChart@dati1,
BarValues True,
BarStyle HIf@# > 3, Blue, RedD &L,
Frame True,
Axes False
D
1 2 3 4 5 6 7 8 9
0
1
2
3
4
5
6
1 2 3 4 5 6 7 8 9
1
2
3
5
3
5
1
3
Out[151]= ~ Gr aphi cs ~
Un altro tipo di grafico molto utilizzato per la presentazione dei dati il grafico a
torta:
Pi eChar t [ data] genera un grafico a torta dei dati
Consideriamo questa volta i seguenti dati:
In[152]:= listatorta = 82, 3, 4, 5, 5<;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
391 Printed by Mathematica for Students
In[153]:= PieChart@listatortaD
1
2
3
4
5
Out[153]= ~ Gr aphi cs ~
Anche in questo caso sono presenti varie opzioni per personalizzare il grafico
ottenuto:
Pi eSt yl e - > stylelist specifica gli stili che devono essere usati (in maniera
ciclica) per la sequenza delle parti del grafico a torta
che rappresentano i singoli dati
Pi eLi neSt yl e - > linestyle specifica lo stile che deve essere utilizzato per le linee
di bordo del grafico
Pi eLabel s - > lablelist specifica le etichette che verranno applicate
(ciclicamente), alle 'fette' della torta del grafico
che rappresentano i singoli dati
Pi eExpl oded - > Al l generaungraficoa tortaesploso
Pi eExpl oded - >
{wedge
1
, wedge
2
, }
esplode solamente le fette corrispondenti agli
indici wedge
1
, wedge
2
,
Sempre per i dati di prima, possiamo mostrare il grafico a torta con delle specifiche fette esplose:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
392 Printed by Mathematica for Students
In[154]:= PieChart@listatorta,
PieExploded 882, .3<, 84, .1<<,
PieLineStyle 8Thickness@0.011D, Gray<,
PieLabels H# &L
D
1
2
3
4
5
Out[154]= ~ Gr aphi cs ~
Abbiamo fatto parecchie cosette: prima di tutto, abbiamo notato come nell'opzione PieExploded,
oltre a specificare quale fetta debba essere esplosa, abbiamo anche visto che possiamo specificare di
quanto debba essere staccata. Poi, invece di indicare le fette con un indice generico, ho creato una
funzione pura che restituisce il valore del dato, per cui questo stesso valore rappresentato
all'interno della fetta; meglio sicuramente di avere un indice generico, a mio avviso, ma poi si pu
creare quello che si vuole, naturalmente. Infine ho anche aggiustato le linee di contorno. Non sar il
massimo dell'estetica, ma per farvi vedere come funziona...
Un altro aspetto interessante quando decidiamo di mostrare pi diagrammi assieme; il modo
convenzionale che si utilizza quello di realizzare i singoli grafici considerando l'opzione Di spl ay
Funct i on - > I dent i t y , e poi mostrarli assieme mediante Show. Tuttavia, per evitare di dover
disegnare i grafici prima uno ad uno, questo package include dei comandic he automatizzano questo
lavoro:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
393 Printed by Mathematica for Students
Di spl ayToget her [ plot
1
,
plot
2
, , opts]
combina i grafici ottenuto dai comandi di grafica che
ha come argomento, restituendo un unico oggetto
Di spl ayToget her Ar r ay[ plotarr
ay, opts]
combina i grafici definiti da plotarray (una lista di
grafici annidata a matrice) in un oggetto Gr aphi cs
Questi comandi accettano le opzioni di Graphics e di GraphicsArray:
In[155]:= DisplayTogether@
Plot@Sin@xD, 8x, 0, 5<, PlotStyle 8Dashing@80.06, 0.02<D, Red<
D,
Plot@Cos@x^2D, 8x, 0, 5<,
PlotStyle 8Thickness@0.009D, Blue<
D,
Frame True
D
0 1 2 3 4 5
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
Out[155]= ~ Gr aphi cs ~
Il package contiene anche comandi per creare tipi di grafico meno usati, ed alcuni anche meno
'ortodossi':
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
394 Printed by Mathematica for Students
Text Li st Pl ot [ {y
1
, y
2
, }] disegna il grafico con i dati y
1
, y
2
, per valori di x
pari a 1, 2, , mostrando, al posto dei punti, le etichette
1, 2,
Text L i s t Pl ot [ {{x
1
,
y
1
}, {x
2
, y
2
}, }]
disegna i punti Hx
1
, y
1
L, Hx
2
, y
2
L, ,
renderizzandoli come 1, 2,
Text Li st Pl ot [ {{x
1
, y
1
,
expr
1
}, {x
2
, y
2
, expr
2
}, }]
disegna i punti Hx
1
, y
1
L, Hx
2
, y
2
L, renderizzandoli
con il testo expr
1
, expr
2
,
Label edLi st Pl ot [ {y
1
, y
2
,
}]
disegna y
1
, y
2
, per valori di x pari a 1, 2,
, etichettando i punti con 1, 2,
L abel edL i s t Pl ot [ {{x
1
,
y
1
}, {x
2
, y
2
}, }]
disegna i punti Hx
1
, y
1
L, Hx
2
, y
2
L, , etichettandoli con
i valori 1, 2,
Label edLi st Pl ot [ {{x
1
, y
1
,
expr
1
}, {x
2
, y
2
, expr
2
}, }]
disegna i punti Hx
1
, y
1
L, Hx
2
, y
2
L, , etichettandoli
con expr
1
, expr
2
,
Er r or L i s t Pl ot [ {{y
1
,
d
1
}, {y
2
, d
2
}, }]
genera un grafico di dati con le barre di errore
Consideriamo una lista di dati numerici, come al solito:
In[156]:= data = 82, 4, 5, 6, 4, 3, 6, 7, 7, 3, 1, 3, 4, 6, 7<;
General::spell1 : Possible spelling error: new
symbol name "data" is similar to existing symbol "dati". More
In[157]:= TextListPlot@dataD
2 4 6 8 10 12 14
1
2
3
4
5
6
7
1
2
3
4
5
6
7
8 9
10
11
12
13
14
15
Out[157]= ~ Gr aphi cs ~
Tuttavia questo tipo di grafico a me personalmente non piace; trovo pi utile il seguente, che anche
pi chiaro:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
395 Printed by Mathematica for Students
In[158]:= LabeledListPlot@dataD
2 4 6 8 10 12 14
1
2
3
4
5
6
7
1
2
3
4
5
6
7
8 9
10
11
12
13
14
1
Out[158]= ~ Gr aphi cs ~
Per risultati sperimentali, estremamente utile il grafico con i corrispondenti errori, che devono
essere comunque misurati a parte:
In[159]:= data = Table@
8n + Sin@n6D + Random@Real, 81, 3<D, Random@Real, 82, 4<D<, 8n, 30<D;
In[160]:= ErrorListPlot@dataD
5 10 15 20 25 30
5
10
15
20
25
30
Out[160]= ~ Gr aphi cs ~
Naturalmente, questo grafico molto pi utile se i dati hanno un senso...
Un altro grafico utile nella rappresentazione di dati sperimentali dato dall'istogramma:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
396 Printed by Mathematica for Students
Hi st ogr am[ {x
1
, x
2
, }] genera un istogramma dei dati grezzi
Hi st ogr am[ {f
1
, f
2
,
}, Fr equencyDat a - >
genera un istogramma dei dati di frequenza, doce, se
i valori di taglio sono dati da c
0
,c
1
,c
2
,..., allora f
i
rappresenta il numeri di dati in c
j-1
<=x<c
j
Gli istogrammi sono utilizzati per mostrare quanti dati rientrano entro un determinato range di valori,
dando una visione maggiormente d'insieme, e pi sintetica. Vediamo un esempio con una serie di
dati sperimentali:
In[331]:= esperimento = Random@D & @ Range@0, 1000D;
In[332]:= Histogram@esperimentoD
0. 2 0. 4 0. 6 0. 8 1
5
10
15
20
25
30
35
Out[332]= ~ Gr aphi cs ~
Di default Mathematica sceglie intervalli formati da numeri semplici:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
397 Printed by Mathematica for Students
In[334]:= Histogram@esperimento,
HistogramCategories 80, .2, .5, 1<D
0. 2 0. 4 0. 6 0. 8 1
200
400
600
800
1000
Out[334]= ~ Gr aphi cs ~
In questo caso abbiamo definito degli intervalli definiti da noi, personalizzando in questa maniera il
grafico. Ci sono alcune opzioni importanti per questo tipo di grafico:
option name default value
Appr oxi mat eI nt er val s Aut omat i c specifica se i limiti degli intervalli
debbano essere o meno approssimati a
dei numeri semplici; pu assumere
valore Tr ue, Fal se, o Aut omat i c
Fr equencyDat a Fal se specifica se i dati debbano essere
considerati grezzi, per i quali le categorie
di frequenze devono essere trovati,
oppure se i dati debbano essere
considerati gi dati di frequenza per gli
intervalli specificati con Hi st ogr am
Cat egor i es
Hi st ogr amCat egor i es Aut omat i c specifica gli intervalli dell'istogramma
Hi st ogr amRange Aut omat i c specifica il range dei dati che
devono essere inclusi
Hi st ogr amScal e Aut omat i c specifica selealtezzedellebarredebbano
esserescalateinmodochelemisuredella
sommadellealtezzedebbaessereunitaria
Ti cks - > None non disegna marker
Ti cks - > Aut omat i c posiziona automaticamente i marker
Ti cks - > I nt er val
Boundar i es
posiziona i marker ai limiti degli intervalle
Ti cks - > I nt er val Cent er s posizione i marker ai centri degli intervalli
Ti cks - > {xticks, yticks} specifica i marker per gli assi
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
398 Printed by Mathematica for Students
Supponiamo, per esempio, di avere dei dati sperimentali, che dicono che 30 risultati stanno
nell'intervallo fra 0 e 10, 43 risultati fra 10 e 20, 69 risultati fra 20 e 30, e 44 risultati fra 30 e 40:
In[164]:= dati = 830, 43, 69, 44<;
In[165]:= intervalli = 80, 10, 20, 30, 40<;
In[166]:= Histogram@dati,
FrequencyData True,
HistogramCategories intervalli,
BarStyle HHue@Random@DD &L,
Frame True,
FrameTicks None,
GridLines Automatic,
Ticks I nt er val Boundar i es
D
10 20 30 40
10
20
30
40
50
60
70
Out[166]= ~ Gr aphi cs ~
Potete vedere come, oltre alle opzioni proprie di questo comando, abbia aggiunto anche qualche
opzione standard, per fare panza e presenza, e soprattutto per rendere pi piacevole l'aspetto del
grafico e pi efficace
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
399 Printed by Mathematica for Students
Graphics`Graphics3D`
Questo package analogo a quello visto a prima, per i grafici tridimensionali. Estende il numero di
comandi possibili creando nuove tipologie di grafici e nuovi modi per rappresentarli.
Prim di tutto, sono presenti comandi per poter creare un grafico a barre tridimensionale:
Bar Char t 3D[ {{z
11
, z
12
,
}, {z
21
, z
22
, }, }]
crea un grafico a barre tridimensionale usando un
array bidimensionale delle altezze z
x y
Ba r Ch a r t 3 D[ { { {z
11
,
style
11
}, {z
12
, style
12
},
crea un grafico a barre specificando lo stile delle
singole barre
Vediamo il funzionamento, che abbastanza semplice:
In[167]:= << Graphics`Graphics3D`
In[168]:= dati = 881, 1, 2<, 82, 3, 1<<;
In[169]:= BarChart3D@datiD
0. 5
1
1. 5
2
2. 5
1
2
3
0
1
2
3
0. 5
1
1. 5
2
1
2
3
Out[169]= ~ Gr aphi cs3D~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
400 Printed by Mathematica for Students
Come potete vedere il comando usa la grafica standard tridimensionale (si riconosce dalle opzioni
standard), quindi possiamo anche andare a modificarle come facciamo per i comandi predefiiti:
In[170]:= Show@%, LightSources 8885, 4, 6<, Hue@0.3D<<, Boxed FalseD
0. 5
1
1. 5
2
2. 5
1
2
3
0
1
2
3
0. 5
1
1. 5
2
1
2
3
Out[170]= ~ Gr aphi cs3D~
Oltre a queste opzioni, ci sono anche quelle specifiche per questo comando, che permettono di
personalizzare il modo in cui vengono visualizzate le barre:
option name default value
XSpaci ng 0 spazio fra le barre nella direzione x
YSpaci ng 0 spazio fra le barre nella direzione y
Sol i dBar Edges Tr ue specifica se disegnare gli spigoli
delle barre
Sol i dBar EdgeSt yl e Gr ayLevel [ 0] specifica lo stile degli spigoli
Sol i dBar St yl e Gr ayLevel [ 0.
5]
specifica lo stile per le facce delle barre
Possiamo utilizzare anche questi comandi per poter disegnare meglio le barre:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
401 Printed by Mathematica for Students
In[171]:= massimo = Max@datiD
Out[171]= 3
3
In[172]:= BarChart3D@dati,
XSpacing .12,
YSpacing .12,
SolidBarStyle Hue@0.4D,
Boxed False,
Lighting False,
FaceGrids 880, 1, 0<, 81, 0, 0<<
D
1
1. 5
2
1
2
3
0
1
2
3
1
1. 5
2
1
2
3
Out[172]= ~ Gr aphi cs3D~
Come abbiamo visto, abbastanza facile personalizzarlo. Un difetto che ho personalmente
incontrato in questo comando che l'opzione SolidBarStyle non accetta funzioni pure, come
Hue[#]&, per poter selezionare individualmente il colore di una singola barra; non so se questo si
possa fare oppure no, ma non ci sono riuscito... Se qualcuno riesce a farlo, sarebbe molto gentile a
farmi sapere come c@##o ha fatto, che io non ci sono riuscito in nessun modo!!!! Lo citer nella
prossima edizione di questi appunti ringranziandolo pubblicamente, naturalmente!
Un altro comando che da questo package riguarda i grafici scatter, cio a punti, che possiamo
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
402 Printed by Mathematica for Students
eseguire anche in tre dimensioni (sarebbe l'analogo di ListPlot):
Sc at t er Pl ot 3D[ {{x
1
,
y
1
, z
1
}, {x
2
, y
2
, z
2
},
genera un grafico scatter nelle tre dimensioni
Sc at t er Pl ot 3D[ {{x
1
,
y
1
, z
1
}, {x
2
, y
2
, z
2
},
}, Pl ot J oi ned - >
collegaassiemei punti conunalinea
Li st Sur f acePl ot 3D[ {{{x
11
,
y
11
, z
11
}, {x
12
, y
12
, z
12
},
}, }]
usa la lista di punti per generare una mesh
tridimensionale avente i dati come vertici
Notate come, mentre per il caso bidimensionale ListPlot bastava solamente una coordinata del dato,
dato che la x era assegnata automaticamente con 1, 2..., in questo caso invece dobbiamo esplicitare
per forza tutte e tre le coordinate di ogni singolo punto:
In[173]:= << Graphics`Graphics`
In[174]:= punti = Table@8Sin@x^.6D, Cos@x^.6D, x<, 8x, 0, 50, 1<D;
In[175]:= DisplayTogetherArray@
8
ScatterPlot3D@punti, BoxRatios 81, 1, 2<D,
ScatterPlot3D@punti, BoxRatios 81, 1, 2<, PlotJoined TrueD
<
D
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
0
20
40
1
- 0. 5
0
0. 5
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
0
20
40
1
- 0. 5
0
0. 5
Out[175]= ~ Gr aphi csAr r ay ~
Ho anche usato un comando che abbiamo visto prima... Vedete come apprendere bene i songoli
comandi permetta di saperli combinare assieme per raggiungere il risultato ottenuto. Saper utilizzare
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
403 Printed by Mathematica for Students
tutti i comandi e saperli combinare nella maniera giusta particolarmente importante, e potete
impararlo soltanto con la pratica, perch solo cos saprete che esistono comandi che fanno
istantaneamente quello che invece volete fare scrivendo righe e righe di codice...
Possiamo anche rappresentare delle superfici date da liste di punti. Per esempio, potremmo importare
dei punti che rappresentano la triangolazione di un territorio, oppure delle serie di misure in cui varia
un parametro dell'esperimento, e cos via... ogni dato deve contenere le tre coordinate
In[176]:= dati = 8
880, 0, 1<, 80, 1, 1<, 80, 2, 1<<,
881, 0, 1<, 81, 1, 2<, 81, 2, 0<<,
882, 0, 0<, 82, 1, 1<, 82, 2, 1<<
<;
In[177]:= ListSurfacePlot3D@dati, ViewPoint > 80.675, 1.246, 3.073<D
Out[177]= ~ Gr aphi cs3D~
Come potete vedere, occorre che i punti siano spazialmente omogeneri, per ottenere una mesh
adeguata: i punti devono essere ordinati in modo da poter rappresentare la prima riga le coordinate
della prima riga della mesh, la seconda riga le coordinate della seconda riga della mesh e cos' via. Se
utilizziamo punti che si sovrappongono, accadr lo stesso nel grafico. Per esempio, supponiamo di
spostare il punto centrare della lista in modo che si trovi prima della prima riga della mesh. Facciamo
un esempio con questa mesh:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
404 Printed by Mathematica for Students
In[178]:= dati2 = Table@
8n, m, Exp@5 Hn^2 + m^2LD<,
8n, 1, 1, .1<,
8m, 1, 1, .1<
D;
In[179]:= ListSurfacePlot3D@dati2, PlotRange AllD
Out[179]= ~ Gr aphi cs3D~
Andiamo a modificare il punto centrale della mesh, in modi che le sue coordinate x ed y varino,
sovrapponendosi a qualche altro punto della mesh:
In[180]:= dati2@@10, 10DD = 8.5, .2, 1<;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
405 Printed by Mathematica for Students
In[181]:= ListSurfacePlot3D@dati2, PlotRange AllD
Out[181]= ~ Gr aphi cs3D~
Come vedete, il processo di generazione della mesh ha preso quel punto come appartenente sempre a
quella posizione della griglia, deformandola di conseguenza. Questo pu essere o meno utile per
quello che volete fare, ma in entrambi i casi, state attenti a come impostate l'ordine dei dati nella
creazione della matrice.
Un altro comando, a mio avviso molto interessante per la presentazione di un grafico, il seguente:
ShadowPl ot 3D[ f, {x,
xmin, xmax}, {y, ymin,
crea un grafico tridimensionale della funzione, e
disegna la proiezione nel piano x-y
Li st ShadowPl ot 3D[ {{z
11
,
z
12
, }, {z
21
, z
22
, },
}]
come prima, ma per liste di punti
Shadow[ g] crea delle proiezioni dell'oggetto grafico nei piani
degli assi
I comandi sono simili a quelli standard, come pure le opzioni generiche:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
406 Printed by Mathematica for Students
In[182]:= ShadowPlot3D@x^2 + y^2 + 3 Sin@x yD, 8x, 5, 5<, 8y, 5, 5<,
PlotPoints 50,
Lighting False,
ShadowMesh False
D
Out[182]= ~ Gr aphi cs3D~
Notate come, con le opzioni di default per il colore della mesh e delle luci, bisogna disabilitare
queste ultime affinch l'ombra sia effettivamente disegnata: in caso contrario, avremmo non il colore
della funzione, ma del piano con la luce, quindi un piano uniforme. Notate come varino alcune
opzioni di default: per esempio, in Plot3D di default il colore della mesh uniforme, mentre in
questo caso dato dalla funzione Hue. Inoltre ci sono parametri distinti per personalizzare sia la
mesh che la sua proiezione: per esempio, in Plot3D ho l'opzione Mesh, mentre qua ne ho due,
SurfaceMesh e ShadowMesh, per personalizzarle in maniera indipendente. Le opzioni specifiche
sono:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
407 Printed by Mathematica for Students
option name default value
Col or Funct i on Hue funzione per determinare il colore
della superfice in base all'altezza
Sur f aceMesh Tr ue specifia se disegnare le linee della
mesh della superfice
Sur f aceMeshSt yl e RGBCol or [ 0,
0, 0]
direttive grafiche per disegnare la
mesh della superfice
ShadowMesh Tr ue specifica se disegnare la mesg
della proiezione
ShadowMeshSt yl e RGBCol or [ 0,
0, 0]
direttive grafiche per disegnare la
mesh della proiezione
ShadowPosi t i on - 1 specifica se la mesh debba essere
disegnata nella superfice inferiore
o superiore
Se vogliamo proiettarlo in altri piani, dobbiaom utilizzare il comando Shadow, il che significa che
prima dobbiamo creare il grafico e poi utilizzarlo con Shadow:
In[183]:= grafico = Plot3D@x^2 + y^2 + 3 Sin@x yD, 8x, 5, 5<, 8y, 5, 5<,
PlotPoints 30,
Lighting False,
ColorFunction Hue
D
- 4
- 2
0
2
4
- 4
- 2
0
2
4
0
20
40
- 4
- 2
0
2
4
Out[183]= ~ Sur f aceGr aphi cs ~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
408 Printed by Mathematica for Students
In[184]:= Shadow@grafico, BoxRatios 81, 1, 1<,
Lighting False, ShadowMesh False,
XShadowPosition 1D
Out[184]= ~ Gr aphi cs3D~
Come potete vedere qua gi ci avviciniamo alla qualit dei grafici pubblicati nelle riviste (senza
bisogno di andare ad usare programmi come Origin), e ci sar ancora pi vero quando, pi avanti,
spiegher il package per fare le legende.
Se non ci piacciono le direzioni standard di proiezione, perch magari ci interessano piani inclinati
(chi studia cristallografia mi capisce bene...), allora pu essere utile quest'altro comando, che esegue
proiezioni in qualsiasi piano dello spazio:
Pr oj ect [ g, pt] proietta l'oggetto tridimensionale g nel piano, la cui
normale rappresentata da un vettore che unisce il
centro dell'oggetto con il punto pt
Pr oj ect [ g, {e
1
, e
2
}, pt] proietta l'oggetto g nel piano che include i vettori
vectors {e
1
, e
2
} basati su pt
Pr oj ect [ g, {e
1
, e
2
},
pt, origin]
proietta nella direzione determinata dal vettore pt e origin
Consideriamo il seguente oggetto grafico tridimensionale:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
409 Printed by Mathematica for Students
In[185]:= spirale = ParametricPlot3D@
8t u Sin@uD, t u Cos@uD, t^3Hu + 9L<, 8t, 0, 5<, 8u, 0, 9 Pi<,
PlotPoints 813, 90<,
PlotRange All,
ViewPoint > 80.675, 1.246, 1.5<,
BoxRatios 81, 1, 1<
D
- 100
0
100
- 100
0
100
0
5
10
- 100
0
100
Out[185]= ~ Gr aphi cs3D~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
410 Printed by Mathematica for Students
In[186]:= Show@Project@spirale, 880, .1, 1<, 80, 1, 0<<, 80, 1, 1<, 80, 0, 0<D,
ViewPoint > 83.878, 1.362, 0.000<D
- 1
- 0. 5
0
0. 5
1
- 100
0
100
- 10
0
10
0. 5
0
0. 5
1
Out[186]= ~ Gr aphi cs3D~
Un altro comando che pu essere utile il
seguente:
St ackGr aphi cs[ {g
1
, g
2
,
}]
restituisce un'immagine tridimensionale a partire
dagli oggetti tridimensionali g
1
,g
2
,
Pu essere una maniera diversa di rappresentare un grafico bidimensionale al variare di un
parametro; a volte meno chiaro di una tabella, ma di certo fa pi effetto. A parte il fatto che lo
potete usare pure se vi serve per creare un particolare grafico.
Supponiamo di avere le seguenti figure:
In[187]:= figure = Table@
Graphics@
8Hue@n10D, Disk@80, 0<, 8n, 1n<D<
D, 8n, .7, 6<
D
Out[187]= 8~ Gr aphi cs ~, ~ Gr aphi cs ~, ~ Gr aphi cs ~,
~ Gr aphi cs ~, ~ Gr aphi cs ~, ~ Gr aphi cs ~<
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
411 Printed by Mathematica for Students
In[188]:= Show@figureD
Out[188]= ~ Gr aphi cs ~
In[189]:= Show@StackGraphics@figure, Lighting FalseD, PlotRange AllD
- 5
- 2. 5
0
2. 5
5
- 1
0
1
- 5
- 2. 5
0
2. 5
5
Out[189]= ~ Gr aphi cs3D~
Come potete vedere, quello che fa questo comando mettere le figure bidimensionali in fila fra di
loro in un grafico tridimensionale. Notate come questo comando crea solo il l'oggetto grafico, e
come dobbiate utilizzare Show per poterlo anche mostrare.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
412 Printed by Mathematica for Students
L'ultimo comando che andiamo a vedere per questo package, quello riguardante il disegno di
istogrammi tridimensionali:
Hi s t ogr am3D[ {{x
1
,
y
1
}, {x
2
, y
2
}, }]
genera un istogramma dei dati grezzi
Hi st ogr am3D[ {{{f
11
, f
12
,
f
13
, }, {f
21
, f
22
, f
23
},
}, }, Fr equencyDat a
- > Tr ue]
genera un diagramma delle frequenze relative, dove gli
estremi degli intervalli per l'asse x sono dati da
c
0
,c
1
,c
2
,..., mentre per l'asse y sono dati da d
0
,d
1
,d
2
,..., e
quindi f
i
j rappresenta il numero di dati nell'intervallo
bidimensionale c
j-1
<=x<c
j
e d
j-1
<=y<d
j

Creiamo un esempio di dati bidimensionali con distribuzione Gaussiana:
In[190]:= Table@
Exp@HRandom@D^2 + Random@D^2L3D, 8n, 4000<, 8m, 2<D;
In[191]:= Histogram3D@%,
ViewPoint > 82.667, 1.154, 2.906<,
FaceGrids 880, 1, 0<, 81, 0, 0<<,
Boxed False
D
1
1. 2
1. 4
1. 6
1. 8
1
1. 2
1. 4
1. 6
1. 8
0
20
40
60
1. 2
1. 4
1. 6
1. 8
0
20
0
Out[191]= ~ Gr aphi cs3D~
Come potete vedere, in questo caso ho la rappresentazione dei dati "sperimentali", grezzi. Si ragiona
in maniera analoga al caso bidimensionale, se abbiamo direttamente i dati relativi alle frequenze
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
413 Printed by Mathematica for Students
relative, specificando il numero di elementi per ogni intervallo, dai dati sperimentali, e anche gli
intervalli:
option name default value
Appr oxi mat eI nt er val s Aut omat i c specifica se gli intervalli debbano
essere approssimati con numeri
semplici; pu assumere valori Tr ue,
Fal se, or Aut omat i c
Fr equencyDat a Fal se specifica se i dati debbano essere
considerati dati grezzi, opure se
rappresentano direttemente le
frequenze relative, nel qual caso si
devono specificare gli intervalli in
Hi st ogr amCat egor i es
Hi st ogr amCat egor i es Aut omat i c specifica le categorie (intervalli)
del diagramma
Hi st ogr amRange Aut omat i c specificail rangedei dati che
devonoessereinclusi nell'istogramma
Hi st ogr amScal e Aut omat i c specifica se le altezze delle barre
debbano essere scalate in modo che le
misure dell'altezza delle densit delle
frequenze relative o il volume delle barre
debba avere una somma unitaria
Anche qua possiamo sia utilizzare opzioni standard per gli oggetti tridimensionali, sia le opzioni per
i marker degli intervalli, che in questo caso sono i seguenti:
Ti cks - > None non disegna i marker
Ti cks - > Aut omat i c disegna automaticamente i marker
Ti cks - > I nt er val
Boundar i es
posizione i marker ai limiti degli intervalli
Ti cks - > I nt er val Cent er s posiziona i marker al centro degli intervalli
Ti cks - > {xticks,
yticks, zticks}
specificai marker per ogni asse
Vediamo, quindi, un esempio che racchiuda quello che sappiamo fare con questo comando:
In[192]:= dati = 8
812, 34, 25, 17<,
84, 45, 51, 33<,
814, 55, 48, 32<,
812, 26, 32, 10<
<;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
414 Printed by Mathematica for Students
In[193]:= intervalli = 8
80, 4, 7, 10, 13<,
80, 3, 7, 8, 9<
<;
In[194]:= Histogram3D@dati,
FrequencyData True,
HistogramCategories intervalli,
SolidBarStyle HHue@.6DL,
LightSources 8884, 4, 7<, Hue@0.6D<<,
Boxed False,
AxesEdge 881, 1<, 81, 1<, 81, 1<<,
Ticks IntervalBoundaries,
FaceGrids 880, 1, 0<, 81, 0, 0<<
D
0
4
7
10
13
0
3
7
8
9
0
5
10
15
0
4
7
10
0
5
1
Out[194]= ~ Gr aphi cs3D~
Anche in questo caso, non sono riuscito a trovare il modo per colorare in modo indipendente le
barre... :-( Evidentemente ho ancora molto da imparare...
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
415 Printed by Mathematica for Students
Graphics`ImplicitPlot`
Questo package definisce un comando che permette di disegnare grafici di funzioni implicite, cio
che non possono essere scritte esplicitamente nella forma y = f @xD , come capita per moltissime
famiglie di curve: per esempio le coniche, definendo il luogo dei punti che rappresentano le
soluzioni dell'equazione:
I mpl i ci t Pl ot [ eqn, {x,
xmin, xmax}]
disegna la soluzione di eqn usando il metodo Sol ve,
con x che varia da xmin a xmax
I mpl i ci t Pl ot [ eqn, {x,
xmin, m
1
, m
2
, , xmax}]
disegna la soluzione, evitando i punti m
i

I mpl i ci t Pl ot [ eqn, {x,
xmin, xmax}, {y, ymin,
disegna il grafico utilizzando il metodo usato
da Cont our Pl ot
I mpl i ci t Pl ot [ {eqn
1
, eqn
2
,
}, ranges, options]
disegna le soluzioni delle equazioni eqn
i
Notiamo come il comando pu essere utilizzato in due modi: al suo interno pu utilizzare sia il
comando Solve, sia un ContourPlot: nel primo caso, definito il range della variabile x, trova le
soluzioni dell'equazione per vari punti di x utilizzando Solve, e poi lo disegna; nel secondo caso,
invece, si viene a creare una rappresentazione bidimensionale, creando un grafico di contorno e
disegnando solamente la curva di livello corrispondente al valore di z pari a 0. Questo metodo
iterativo e crea curve approssimate, dovendo lavorare con l'opzione PlotPoints per poter creare delle
curve pi morbide. Il primo metodo, invece, crea grafici migliori, ma pone i limiti di Solve, quali ad
esempio quelli riguardanti funzioni periodiche ed impossibilit di risolvere determinati tipi di
equazioni. Vediamo adesso entrambi i casi:
In[195]:= << Graphics`ImplicitPlot`
In[196]:= ImplicitPlot@x^2 3 y^2 2, 8x, 5, 5<D
- 4 - 2 2 4
- 2
- 1
1
2
Out[196]= ~ Gr aphi cs ~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
416 Printed by Mathematica for Students
Vediamo che questo un grafico che non pu essere realizzato con Plot, a meno di scindere
l'equazione, disegnare i singoli pezzi ed unirli con Show o con DisplayTogether.
In questo caso Solve funziona, e restituisce il grafico corretto. Vediamo, invece, il seguente disegno:
In[197]:= ImplicitPlot@Sin@x yD 0, 8x, 6, 6<D
Solve::incnst : Inconsistent or redundant transcendental equation.
After reduction, the bad equation is ArcSin@Sin@x yDD == 0. More
Solve::ifun :
Inverse functions are being used by Solve, so some solutions may not
be found; use Reduce for complete solution information. More
Solve::svars : Equations may not give solutions for all "solve" variables. More
Solve::ifun :
Inverse functions are being used by Solve, so some solutions may not
be found; use Reduce for complete solution information. More
Solve::ifun :
Inverse functions are being used by Solve, so some solutions may not
be found; use Reduce for complete solution information. More
General::stop :
Further output of Solve::ifun will be suppressed during this calculation. More
- 6 - 4 - 2 2 4 6
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[197]= ~ Gr aphi cs ~
Come possiamo vedere, il comando Solve genera degli errori, e avverte che esistono possibilit che
tutte le soluzioni non vengano trovate, restituendo un risultato sbagliato. Se, invece, specifichiamo
pure i limiti per l'asse y, Mathematica cambia metodo di disegno, utilizzando quello di ContourPlot:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
417 Printed by Mathematica for Students
In[198]:= ImplicitPlot@Sin@x yD 0, 8x, 6, 6<, 8y, 6, 6<D
- 6 - 4 - 2 0 2 4 6
- 6
- 4
- 2
0
2
4
6
Out[198]= ~ Cont our Gr aphi cs ~
Come possiamo vedere, in questo caso viene riportato il giusto grafico implicito. Notiamo anche
come le curve siano meno definite rispetto al primo caso: per ovviare a questo nella maggior parte
dei casi, basta aumentare il numero di punti:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
418 Printed by Mathematica for Students
In[199]:= ImplicitPlot@Sin@x yD 0, 8x, 6, 6<, 8y, 6, 6<, PlotPoints 100D
- 6 - 4 - 2 0 2 4 6
- 6
- 4
- 2
0
2
4
6
Out[199]= ~ Cont our Gr aphi cs ~
Gi le cose vanno meglio...
In generale, trovo questo package abbastanza utile, permettendovi di disegnare questi grafici, che
almeno io ho usato parecchio nei miei studi... Provatelo, e non lo abbandonerete facilmente...
Graphics`InequalityGraphics`
Il package contiene dei comandi per visualizzare, in maniera grafica, delle diseguaglianze, sia che si
tratti di numeri reali, che di numeri complessi. Per i numeri reali abbiamo i seguenti comandi:
I nequal i t yPl ot [ ineqs,
{x, xmin, xmax}, {y,
ymin, ymax}]
rappresenta graficamente il set di diseguaglianze ineqs
in 2D
I n e q u a l i t y P l o t 3 D[
ineqs, {x, xmin, xmax},
{y, ymin, ymax}, {z,
rappresenta graficamente il set di diseguaglianze ineqs
in 3D
Nel primo caso si lavora con due variabili, mentre nel secondo caso con tre. Il funzionamento
abbastanza semplice:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
419 Printed by Mathematica for Students
In[200]:= << Graphics`InequalityGraphics`
In[201]:= diseguaglianza = 3 < Abs@x yD < 6;
In[202]:= InequalityPlot@diseguaglianza, 8x, 5, 5<, 8y, 5, 5<D
- 4 - 2 2 4
- 4
- 2
2
4
- 4 - 2 2 4
- 4
- 2
2
4
Out[202]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, viene colorata automaticamente la regione che soddisfa la diseguaglianza.
Nel caso in cui la regione della diseguaglianza limitata nel piano, cio sia confinata entro un
intervallo finito, Mathematica in grado di disegnarlo interamente, senza la necessit di dover
applicare i limiti per le variabili:
In[203]:= diseguaglianza2 = Hx^2 y < 1L Hx^2 + y^2 < 2L;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
420 Printed by Mathematica for Students
In[204]:= InequalityPlot@diseguaglianza2, 8x<, 8y<,
Fills Yellow
D
- 1 - 0. 5 0. 5 1
- 1
- 0. 5
0. 5
1
- 1 - 0. 5 0. 5 1
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[204]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, essendo in questo caso la regione limitata, non stato necessario definire
esplicitamente i limiti, anche se ovviamente potevamo farlo, magari perch ci interessava solamente
una regione del piano. Notate anche come sia possibile introdurre disequazioni con la notazione
standard matematica: per esempio, si pu scrivere come Esc-and-Esc. Andate a rivedervi la parte
riguardante le abbreviazioni, perch sono molto utili per scrivere notazioni in matematica standard.
Oltre ai casi bidimensionali, possiamo creare anche grafici tridimensionali rappresentani
diseguaglianze:
In[205]:= dis3D = Abs@x y^5 z^2D < 2 x^2 + y^2 + z^2 < 60;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
421 Printed by Mathematica for Students
In[206]:= InequalityPlot3D@dis3D, 8x<, 8y<, 8z<, PlotRange AllD
- 5
0
5
- 5
0
5
- 5
0
5
- 5
0
5
- 5
0
5
Out[206]= ~ Gr aphi cs3D~
Tuttavia, ho scoperto alcuni problemucci, quando si tratta di gestire piani perfettamente paralleli ad
uno dei piani verticali. Nell'esempio seguente, infatti, non riesco a disegnare le basi del cilindro, che
rimangono aperte:
In[207]:= dis3D2 = x^2 + y^2 + z^2 3 Hx + 1L^2 + Hy + 1L^2 + Hz 1L^2 2
x^2 + z ^2 .6 Abs@yD .6;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
422 Printed by Mathematica for Students
In[208]:= InequalityPlot3D@dis3D2, 8x<, 8y<,
8z<, ViewPoint > 81.207, 3.619, 1.528<D
- 1
0
- 1. 5
- 1
- 0. 5
0
0. 5
0
1
- 1
0
Out[208]= ~ Gr aphi cs3D~
Come potete vedere ci sono aluni problemi nel gestire porzioni di regioni perfettamente parallere ai
piani verticali, e non sono riuscito a trovare un modo per evitarlo, neanche andando a spulciare i
metodi nascosti andando ad aprire il file del package... Mi sa che un difetto intrinseco del
comando. Comunque, per tutto il resto funziona alla grande.
Comunque, andiamo avanti. Probabilmente esiste un metodo per risolvere questo problema ed io
sono troppo stupido per trovarlo...
Dicevamo, che oltre che con numeri reali, il package ci permette di definire regioni di numeri
complessi:
Compl exI nequal i t yPl ot [
ineqs, {z, zmin, zmax}]
genera una rappresentazione grafica del set di
disequazioni ineqs nella variabile complessa z nella
regione di piano complesso definita da zmin and zmax.
Anche in questo caso, come nel precedente, possiamo evitare di usare i limiti del piano, se la regione
che soddisfa la disequazione limitata:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
423 Printed by Mathematica for Students
In[209]:= ComplexInequalityPlot@
3 < Re@zD < 3 && 3 < Im@zD < 3 && Abs@zD > 1, 8z<
D
- 3 - 2 - 1 1 2 3
- 3
- 2
- 1
1
2
3
- 3 - 2 - 1 1 2 3
- 3
- 2
- 1
1
2
3
Out[209]= ~ Gr aphi cs ~
Ohhh, che bel buchino!!! Il procedimento di tracciamento del grafico analogo a quello del primo
comando, ma la possibilit di gestire parametri complessi permette di gestire con maggior facilit
questi numeri, invece di dover esplicitare sempre parte reale e parte immaginaria:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
424 Printed by Mathematica for Students
In[210]:= ComplexInequalityPlot@Abs@z^3 z^2 zD > .4, 8z, 1 1 I, 2 + 1 I<D
- 1 - 0. 5 0. 5 1 1. 5 2
- 1
- 0. 5
0. 5
1
- 1 - 0. 5 0. 5 1 1. 5 2
- 1
- 0. 5
0. 5
1
Out[210]= ~ Gr aphi cs ~
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
425 Printed by Mathematica for Students
Graphics`Legend`
Questo package permette di creare delle legende da usare per i grafici. Sebbene non sia importante
per quanto riguarda lo studio vero e proprio (si presume che sappiate cosa state disegnando...),
tuttavia molto utile quando si decide di esportare i grafici, magari per utilizzarli in un articolo
oppure se dovete stamparli in una slide... Insomma, in tutti quei casi dove una maggiore leggibilit
d'aiuto.
Il package aggiunge un opzione per il comando Plot, che ci permette di creare legende direttamente
da esso, ed un comando che ci permette di prendere un oggetto grafico ed andare a sovrapporre la
legenda:
Pl ot Legend - > {text
1
,
text
2
, }
opzione per Pl ot per inserire una legenda delle curve
S h o wL e g e n d [ g r a p h i c,
legend
1
, legend
2
, ]
posizione le legende legend
i
sopra l'oggetto grafico
{{{box
1
, text
1
}, }, opts} specifica una legenda, con colori od oggetti grafici
in genere per box
i
ed espressioni sfruttabili per il
posizionamenti della primitiva Text in text
i
{colorfunction, n,
minstring, maxstring, opts}
specifica una legenda con n riquadri, ognuno colorato
con col or f unct i on; anche con stringhe opzionali
per la fine dei riquadri
Vediamo un esempio semplice, che permette di creare una legenda veloce con l'opzione per il
comando Plot. Notate come bisogna specificare con PlotStyle lo stule delle varie curve, perch
PlotLegend crea solamente le etichette: se non specifichiamo gli stili la legenda sar leggermente
inutile
In[211]:= << Graphics`Legend`
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
426 Printed by Mathematica for Students
In[212]:= Plot@
8HermiteH@4, xD, HermiteH@6, xD<, 8x, 2, 2<,
PlotRange 8Automatic, 8200, 200<<,
PlotStyle
88Hue@0.4D, Dashing@8.03<D<, 8Hue@0.7D, Dashing@8.04, .02<D<<,
PlotLegend 8"Grado 3", "Grado 6"<
D
- 2 - 1 1 2
- 200
- 150
- 100
- 50
50
100
150
200
Gr ado 6
Gr ado 3
Out[212]= ~ Gr aphi cs ~
Naturalmente, ci sono anche delle opzioni che permettono di personalizzare l'aspetto della legenda
all'interno del grafico:
option name default value
LegendPosi t i on {- 1, - 1} specifica la posizione della legenda in
relazione all'oggetto grafico, dove il
centro del grafico corrisponde a {0, 0}
LegendSi ze Aut omat i c determina la lunghezza, oppure
le dimensioni in {x, y} nelle
stesse coordinate di sistema
dell'opzione LegendPosi t i on
LegendShadow Aut omat i c None non crea nessun'ombra per il
riquadro, mentre {x, y}
restituisce l'offset per l'ombra della
LegendOr i ent at i on Ver t i cal Hor i zont al o Ver t i cal ,
determina l'orientamento della legenda
LegendLabel None etichetta per la legenda
LegendText Di r ect i on Aut omat i c le direzione del testo viene ruotata
come avviene per la primitiva grafica
LegendText Of f set Aut omat i c offset del testo, come per la
primitiva grafica Text
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
427 Printed by Mathematica for Students
Se andiamo ad utilizzare altri tipi di grafico, dobbiamo utilizzare il comando ShowLegend. Vediamo
l'esempio e, siccome sar complesso, lo commenter come si fa con ognu buon programma:
In[213]:= ShowLegend@
H
Creazione del grafico di
densit. L' opzione DisplayFunctionTrue,
necessaria, per evitare di disegnare
due grafici invece di uno.
Altrimenti dovrei prima creare il grafico
memorizzandolo in una variabile,
e dopo usarla nel comando,
anche se anche in questo caso otterrei due grafici.
L
DensityPlot@
Exp@Hr2L9D + Cos@.5 Hr2LDSqrt@Hr2 + 1LD Cos@9 Arg@Hx + .1 + I yLDD .
r2 x^2 + y^2,
8x, 5, 5<, 8y, 5, 5<,
PlotPoints 200,
DisplayFunction Identity,
ColorFunction Hue,
Mesh False,
PlotRange All
D,
H
Definizione delle opzioni della legenda
L
8
H Funzione di colore della legenda,
che combacia con quella della funzione L
Hue@1 #D &,
H Numero di valori della legenda: pi piccolo il numero,
pi scalettata la legenda L
20,
H Etichette della Legenda L
"2", "0.13",
H Posizione della Legenda L
LegendPosition 81.1, .65<,
H Dimensioni della Legenda L
LegendSize 8.6, 1<,
H Spazio attorno la legenda L
LegendBorderSpace .4
<
D
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
428 Printed by Mathematica for Students
- 4 - 2 0 2 4
- 4
- 2
0
2
4
0. 13
2
Out[213]= ~ Gr aphi cs ~
In[214]:= ,
Syntax::sntxi : Incomplete expression; more input is needed. More
,
Sembra lungo e complicato, ma, se levate i commenti, ed il disegno della funzione (che
effettivamente ho scelto abbastanza complicata, ma che da un risultato grafico niente male...), le
righe sono veramente poche, con poche battute per ogni opzione della legenda.
Inoltre, il package definisce le funzioni per poter disegnare l'ombra, oltre che il comando per
restituire l'oggetto grafico che rappresenta la legenda, per utilizzarlo magari in altri contesti:
Legend[ legendargs, opts] restituisce la primitiva grafica che descrive la legenda
ShadowBox[ pos, size, opts] restituisce un rettangolo con un'ombra definita
dalle dimensioni e dalle opzioni
Vediamo come viene rappresentata la legenda sotto forma di primitive grafiche:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
429 Printed by Mathematica for Students
In[214]:= Legend@
Hue@1 #D &, 20, "2", "0.13", LegendPosition 81.1, .65<,
LegendSize 8.6, 1<,
LegendBorderSpace .4
D
Out[214]= 8Gr ayLevel @0D, Rect angl e@81. 15, 0. 7<, 81. 75, 0. 3<D,
Gr ayLevel @1D, Rect angl e@81. 1, 0. 65<, 81. 7, 0. 35<D,
Thi ckness@0. 001D, Gr ayLevel @0D, Li ne@
881. 1, 0. 65<, 81. 7, 0. 65<, 81. 7, 0. 35<, 81. 1, 0. 35<, 81. 1, 0. 65<<D,
Rect angl e@81. 1, 0. 65<, 81. 7, 0. 35<, ~ Gr aphi cs ~D<
In[215]:= Show@Graphics@%DD
0. 13
2
Out[215]= ~ Gr aphi cs ~
Vediamo come creare un rettangolo con l'ombreggiatura:
In[216]:= ShadowBox@80, 0<, 81, 1<, ShadowBackground GrayLevel@.7DD;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
430 Printed by Mathematica for Students
In[217]:= Show@Graphics@%DD
Out[217]= ~ Gr aphi cs ~
Graphics`PlotField`
Questo package permette di disegnare campivettoriali bidimensionali, che vengono rappresentati
come un insieme di vettori nel piano con direzione e modulo concordi al valore del campo vettoriale
in quel punto:
Pl ot Vec t or Fi el d[ {f
x
,
f
y
}, {x, xmin, xmax}, {y,
ymin, ymax}]
disegna il campo vettoriale definito dalla lista delle
due funzioni componenti, nel range di valori
Pl ot Gr adi ent Fi el d[ f ,
{x, xmin, xmax}, {y,
ymin, ymax}]
disegna il gradiente della funzione scalare f
Pl ot Hami l t oni anFi el d[ f,
{x, xmin, xmax}, {y,
ymin, ymax}]
disegna il campo vettoriale hamiltoniano della
funzione scalare f
Vediamo subito come funziona:
In[218]:= << Graphics`PlotField`
In[219]:= campovet = 8Hx + yL, x y<;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
431 Printed by Mathematica for Students
In[220]:= PlotVectorField@campovet, 8x, 7, 7<, 8y, 7, 7<D
Out[220]= ~ Gr aphi cs ~
Ovviamente, anche in questi casi possibile determinare il numero di punti (quindi di frecce) che
definiscono il grafico:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
432 Printed by Mathematica for Students
In[221]:= PlotVectorField@campovet, 8x, 7, 7<, 8y, 7, 7<, PlotPoints 30D
Out[221]= ~ Gr aphi cs ~
Per questi comandi sono presenti delle opzioni
specifiche:
option name default value
Scal eFact or Aut omat i c scala linearmente i vettori in maniera
che quello pi lungo abbia lunghezza
determinata da questo valore;
Aut omat i c scala il vettore
automaticamente per farlo stare nella
mesh, None non riscala
Scal eFunct i on None la funzione utilizzata per scalare il
modulo dei vettori
MaxAr r owLengt h None lunghezza massima del vettore che verr
disegnato, applicato dopo Scal e
Funct i on ma prima di Scal eFact or
Col or Funct i on None funzione utilizzata per colorare i vettori
a seconda del loro modulo
Pl ot Poi nt s 15 numero di punti in cui vengono calcolati
i vettori in ogni direzione.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
433 Printed by Mathematica for Students
Rivediamo il primo grafico, in due diverse salse, usando due diversi set di opzioni, in modo da
rappresentare in maniera diversa la stessa cosa:
In[222]:= << Graphics`Graphics`
In[223]:= DisplayTogetherArray@
88
PlotVectorField@campovet,
8x, 7, 7<, 8y, 7, 7<, ColorFunction HHue@#D &LD,
PlotVectorField@campovet, 8x, 7, 7<,
8y, 7, 7<, ScaleFactor NoneD
<<
D
Out[223]= ~ Gr aphi csAr r ay ~
Come possiamo vedere, la rappresentazione cambia; prima avevamo scalato il tutto in modo da far
apparire tutte le frecce all'interno del grafico, e sembravano tutte di modulo simile. Adesso, invece,
abbiamo visto (prima con i colori, dopo con l'eliminazione della scalatura automatica), che i moduli
dei vettori effettivamente cambiano molto, ed il campo in realt diverso da come sembrava a prima
vista.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
434 Printed by Mathematica for Students
In[224]:= PlotVectorField@
8Cos@xD, Sin@yD<, 8x, 10, 10<, 8y, 10, 10<,
PlotPoints 40,
ColorFunction HRGBColor@#, #^2, #^3D &L,
ScaleFactor None
D
Out[224]= ~ Gr aphi cs ~
Le altre funzioni richiedono invece una funzione scalare, restituendo il gradiente oppure
l'hamiltoniana:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
435 Printed by Mathematica for Students
In[225]:= DisplayTogetherArray@
88
PlotGradientField@x^2 + y, 8x, 7, 7<, 8y, 7, 7<, ScaleFactor 1D,
PlotHamiltonianField@
x^2 + y, 8x, 7, 7<, 8y, 7, 7<, ScaleFactor 1D
<<
D
Out[225]= ~ Gr aphi csAr r ay ~
Un altro modo di usare i campi vettoriali consiste nella rappresentazioni di funzioni complesse:
infatti, ad un numero complesso ne corrisponde un altro. Allora possibile creare un campo
vettoriale dove, ad ogni punto del campo complesso, corrisponde un vettore rappresentate il
corrispondente punto complesso nel codominio. Questa rappresentazione detta di Polya:
Pl ot Pol yaFi el d[ f ,
{x, xmin, xmax}, {y,
ymin, ymax}]
disegnalafunzionecomplessa
utilizzandolarappresentazionedi Polya
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
436 Printed by Mathematica for Students
In[226]:= PlotPolyaField@Sin@x + I yD, 8x, 8, 8<,
8y, 8, 8<, PlotPoints 20, ColorFunction HueD
Out[226]= ~ Gr aphi cs ~
Inoltre, sono presenti delle funzioni analoghe, che lavorano con liste di dati: il comando accetta due
diversi tipi di dati: nel primo caso l'elemento della lista contiene solamente un vettore, e quindi
saranno rappresentati in un array bidimensionale; nel secondo caso, invece, in ogni elemento della
lista presente sia le componenti del vettore, che il punto in cui esso compare:
Li st Pl ot Vect or Fi el d[ {{vect
11
, vect
12
, }, {vect
21
, vect
22
,
}, }]
crea un grafico vettoriale della matrice di vettori v e c t
x y

Li st Pl ot Vect or Fi el d[ {{pt
1
,
vect
1
}, {pt
2
, vect
2
}, }]
restituisce il grafico vettoriale dei vettori dati
nei determinati punti
Vediamo il primo caso:
In[227]:= listavettori = Table@
8Sin@Sqrt@n^2 + m^2DD, Cos@Sqrt@n^2 + m^2DD<,
8n, 4 Pi, 4 Pi, .3 Pi<, 8m, 4 Pi, 4 Pi, .3 Pi<
D;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
437 Printed by Mathematica for Students
In[228]:= ListPlotVectorField@listavettori, HeadWidth 0.3D
Out[228]= ~ Gr aphi cs ~
Notate come abbia utilizzato un opzione che permette di modificare l'aspetto delle frecce:
In[229]:= Options@ListPlotVectorFieldD
Out[229]= 9Scal eFact or Aut omat i c, Scal eFunct i on None,
MaxAr r owLengt h None, Col or Funct i on None, Aspect Rat i o Aut omat i c,
HeadScal i ng Aut omat i c, HeadLengt h 0. 02, HeadCent er 1,
HeadWi dt h 0. 5, HeadShape Aut omat i c, Zer oShape Aut omat i c,
Aspect Rat i o
1
---------------- -----------------
Gol denRat i o
, Axes Fal se, AxesLabel None,
AxesOr i gi n Aut omat i c, AxesSt yl e Aut omat i c, Backgr ound Aut omat i c,
Col or Out put Aut omat i c, Def aul t Col or Aut omat i c,
Def aul t Font : $Def aul t Font , Di spl ayFunct i on : $Di spl ayFunct i on,
Epi l og 8<, For mat Type : $For mat Type, Fr ame Fal se, Fr ameLabel None,
Fr ameSt yl e Aut omat i c, Fr ameTi cks Aut omat i c, Gr i dLi nes None,
I mageSi ze Aut omat i c, Pl ot Label None, Pl ot Range Al l ,
Pl ot Regi on Aut omat i c, Pr ol og 8<, Rot at eLabel Tr ue,
Text St yl e : $Text St yl e, Ti cks Aut omat i c, AxesFr ont Fal se=
Come vedete, ci sono opzioni come HeadScaling ed HeadLength. Non ho lo spazio di spiegarvi
tutto, per date sempre un'occhiata alle opzioni di una funzione che utilizzate, perch potreste
trovarne qualcuna nascosta veramente utile, come in questo caso.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
438 Printed by Mathematica for Students
Vediamo, adesso, un esempio di come possiamo creare una lista con posizioni e vettori assieme, e la
differenza nel visualizzarlo:
In[230]:= listavettori2 = Table@
88n, Sqrt @nD<, 84 Sin@ nD, n2<<, 8n, 0, 8 Pi, .05 Pi<
D;
In[231]:= ListPlotVectorField@listavettori2,
ColorFunction Hue,
HeadWidth 1,
HeadLength .05,
HeadScaling Relative
D
Out[231]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, in questo caso il campo vettoriale non viene disegnato pi in un array
bidimensionale, ma vengono semplicemente disegnati i vettori nei punti indicati nella lista
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
439 Printed by Mathematica for Students
Graphics`PlotField3D`
Questo package l'analogo tridimensionale di quello precedente, permettendo di creare grafici
vettoriali nelle tre dimensioni:
Pl ot Vect or Fi el d3D[ {f
x
, f
y
,
f
z
}, {x, xmin, xmax}, {y,
ymin, ymax}, {z, zmin, zmax}]
disegna il campo vettoriale dao dalla funzione
vettoriale, nel range specificato
Pl ot Gr adi ent Fi el d3D[ f ,
{x, xmin, xmax}, {y, ymin,
ymax}, {z, zmin, zmax}]
disegna il campo gradiente della funzione scalare f
I comandi lavorano in maniera quasi identica a quelli del caso bidimensionale, con l'ovvia aggiunta
della terza dimensione:
In[232]:= << Graphics`PlotField3D`
In[233]:= PlotVectorField3D@8x, y, z<,
8x, 4, 4<, 8y, 4, 4<, 8z, 0, 5<D
Out[233]= ~ Gr aphi cs3D~
Come potete vedere, in questo caso si disegnano soltanto delle linee, senza le teste delle frecce. Se
vogliamo inserirle, dobbiamo esplicitarlo con l'opzione esatta:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
440 Printed by Mathematica for Students
In[234]:= PlotVectorField3D@8x, y, z<,
8x, 4, 4<, 8y, 4, 4<, 8z, 0, 5<,
VectorHeads True,
ColorFunction Hue,
Boxed False,
Axes True,
FaceGrids 880, 1, 0<, 81, 0, 0<<
D
- 4
- 2
0
2
4
- 4
- 2
0
2
4
0
2
4
- 4
- 2
0
2
4
Out[234]= ~ Gr aphi cs3D~
Possiamo anche disegnare i gradienti:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
441 Printed by Mathematica for Students
In[235]:= PlotGradientField3D@Sin@x y zD, 8x, 4, 4<, 8y, 4, 4<, 8z, 0, 5<,
ScaleFactor 2, VectorHeads True
D
Out[235]= ~ Gr aphi cs3D~
Inoltre, possiamo anche rappresentare liste di
vettori:
Li st Pl ot Vect or Fi el d3D[ {{pt
1
, vect
1
}, {pt
2
, vect
2
}, }]
disegna una lista di vettori nei punti specificati
Vediamo l'ultimo esempio di questo package (e me ne vado a dormire, che sono le 12.30 e domani
devo alzarmi presto):
In[236]:= vettori3D = Flatten@
Table@
8
8n, m, Sqrt@n^2 + m^2D<,
8Sin@nD, Sin@mD, Sin@m nD<
<,
8n, 0, 6 Pi<, 8m, 0, 6 Pi<
D,
1
D;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
442 Printed by Mathematica for Students
In[237]:= ListPlotVectorField3D@vettori3D, BoxRatios 81, 1, 1<D
Out[237]= ~ Gr aphi cs3D~
Ed ora, con il vostro permesso, me ne andrei a dormire, dato che il sonno avanza e non riesco pi ad
inventarmi niente di interessante.
Buonanotte.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
443 Printed by Mathematica for Students
Graphics`SurfaceOfRevolution`
Non bello smettere perch si ha sonno, e ricominciare il giorno dopo a mezzanotte passata... Devo
gestire meglio i miei impegni, ma d'altronde periodo d'esame...
Ma torniamo a noi.
Questo package serve principalmente per generare delle figure tridimensionali facendo ruotare una
curva attorno ad un asse. La curva pu essere sia ad una sola variabile, a due oppure a tre, in questii
due ultimi casi descritta parametricamente e dipendente da un parametro (d'altronde, ci serve una
curva, non una superficie...):
Sur f aceOf Revol ut i on[ f ,
{x, xmin, xmax}]
disegna la superfice di rotazione ottenendo facendo
ruotare la curca definita da f nel piano x-z fra xmin e xmax
Sur f aceOf Revol ut i on[ {f
x
,
f
z
}, {t, tmin, tmax}]
disegna la superfice di rivolusione ottenuta ruotando
la curva descritta parametricamente nel piano x-z nel
parametro t
Sur f aceOf Revol ut i on[ {f
x
,
f
y
, f
z
}, {t, tmin, tmax}]
analogoa sopra,
maper unacurvaparametricaa trecomponenti
Vediamo subito un esempio:
In[238]:= << Graphics`SurfaceOfRevolution`
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
444 Printed by Mathematica for Students
In[239]:= SurfaceOfRevolution@x^1.5 + Sin@4 xD, 8x, 0, 6<,
Axes False,
LightSources 8
882, 2, 2<, RGBColor@0.7, 0.6, 0.8D<,
882, 1, 1<, Hue@0.12D<<
D
Out[239]= ~ Gr aphi cs3D~
Per poter essere esguito, il comando utilizza ParametricPlot3D, per cui valgono tutte le opzioni
valide per quest'ultimo comando.
L'esempio riportatao sotto, invece, defiinisce una superfice di rivoluzione ottenuta da una curva
parametrica bidimensionale. Inoltre, se si aggiunge un secondo parametro, possiamo specificare
l'angolo di rivoluzione:
In[240]:= << Graphics`Graphics`
In[241]:= curva = 83 Cos@tD, Tan@tD<;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
445 Printed by Mathematica for Students
In[242]:= DisplayTogetherArray@88
SurfaceOfRevolution@curva, 8t, 0, Pi<D,
SurfaceOfRevolution@curva, 8t, 0, Pi<, 8u, 0, 3 Pi2<D
<<D
- 2
0
2
- 2
0
2
- 5
- 2. 5
0
2. 5
5
- 2
0
2
- 2
0
2
- 2
0
2
- 5
- 2. 5
0
2. 5
5
- 2
0
2
Out[242]= ~ Gr aphi csAr r ay ~
L'asse di rotazione, comunque sia definita la curva, sempre dato dall'asse z. Se vogliamo
cambiarlo, dobbiamo specificare il nuovo asse con la giusta opzione:
Revol ut i onAxi s - > {x, z} ruota la curva intorno all'asse di rotazione che connette
l'origine degli assi con il punto specificato nel piano x-z
Revol ut i onAxi s - > {x,
y, z}
ruota la curva intorno all'asse che passa per l'origine e
per il punto specificato
Pur mantenendo lo stesso angolo, la direzione dell'asse fa variare la superficie, perch la curva
sempre definita nel piano x-z:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
446 Printed by Mathematica for Students
In[243]:= DisplayTogetherArray@88
SurfaceOfRevolution@curva, 8t, 0, Pi<D,
SurfaceOfRevolution@curva, 8t, 0, Pi<, RevolutionAxis 82, 3, 8<D
<<D
- 2
0
2
- 2
0
2
- 5
- 2. 5
0
2. 5
5
- 2
0
2
- 5
0
5
- 5
0
5
- 5
0
5
- 5
0
5
- 5
0
5
Out[243]= ~ Gr aphi csAr r ay ~
Per finire con questo package, vediamo il comando per effettuare la superfice di rivoluzione a partire
da una curva definita da dei dati, invece che da una funzione:
Li st Sur f aceOf Revol ut i on[ {
point
1
, point
2
, }]
genera una superfice di rivoluzione a partire dalla
curva specificata per punti
Li st Sur f aceOf Revol ut i on[ {
point
1
, point
2
, }, {theta,
thetamin, thetamax}]
genra una superfice di rivoluzione con un
determinato range per l'angolo di rivoluzione
Vediamo come funziona il comando:
In[244]:= dati = Table@
8BesselJ@0, 7 nD, n<, 8n, 0, 4, .07<
D;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
447 Printed by Mathematica for Students
In[245]:= ListSurfaceOfRevolution@
dati, 8t, 0, 2 Pi<,
RevolutionAxis 83, 0<,
PlotRange All,
ViewVertical 81, 0, 0<,
PlotPoints 30,
Boxed False,
FaceGrids 880, 1, 0<, 81, 0, 0<, 80, 0, 1<<
D
0
0. 5
1
- 4
- 2
0
2
4
- 4
- 2
0
2
4
- 2
0
2
4
Out[245]= ~ Gr aphi cs3D~
E con questo package ho finito (credo, spero...) di descrivere quelli riguardanti comandi grafici
avanzati...
Vediamo il resto, adesso...
LinearAlgebra`FourierTrig`
Il package contiene le varianti reali della trasformata di Fourier, vedendola come le parti in seno e
coseno:
Four i er Cos[ {a
1
, a
2
,
, a
n+1
}]
trasformatadiscretadel coseno
Four i er Si n[ {a
1
, a
2
,
, a
n+1
}]
trasformata discreta del seno
In[246]:= << LinearAlgebra`FourierTrig`
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
448 Printed by Mathematica for Students
In[247]:= Table@1 2 ChebyshevT@2, xD, 8x, .1, .9, .03<D
Out[247]= 82. 96, 2. 9324, 2. 8976, 2. 8556, 2. 8064, 2. 75, 2. 6864, 2. 6156, 2. 5376,
2. 4524, 2. 36, 2. 2604, 2. 1536, 2. 0396, 1. 9184, 1. 79, 1. 6544, 1. 5116,
1. 3616, 1. 2044, 1. 04, 0. 8684, 0. 6896, 0. 5036, 0. 3104, 0. 11, 0. 0976<
In[248]:= Chop@FourierCos@%DD
Out[248]= 813. 241, 4. 47343, 0. 893379, 0. 501916, 0. 226638, 0. 184256,
0. 103225, 0. 0968197, 0. 0601015, 0. 0609337, 0. 0402234,
0. 0428777, 0. 029518, 0. 0326164, 0. 0231674, 0. 026318, 0. 0191642,
0. 0222679, 0. 0165554, 0. 0196115, 0. 0148469, 0. 0178917,
0. 0137685, 0. 0168559, 0. 0131714, 0. 0163679, 0. 01298<
In[249]:= FourierCos@%D
Out[249]= 82. 96, 2. 9324, 2. 8976, 2. 8556, 2. 8064, 2. 75, 2. 6864, 2. 6156, 2. 5376,
2. 4524, 2. 36, 2. 2604, 2. 1536, 2. 0396, 1. 9184, 1. 79, 1. 6544, 1. 5116,
1. 3616, 1. 2044, 1. 04, 0. 8684, 0. 6896, 0. 5036, 0. 3104, 0. 11, 0. 0976<
Come potete vedere, si deve eseguire il calcolo su una lista di dati, ed inoltre i comandi sono
normalizzati, nel senso che fare la trasformata della trasformata restituisce la lista principale.
LinearAlgebra`MatrixManipulation`
Questo package contiene varie funzioni per una manipolazione pi agevole ed avanzata delle
matrici, ed anche se la maggior parte di loro sono implementabili attraverso semplici funzioni che
possiamo definire, la loro completezza, il loro numero permettono di cominciare subito a lavorare
con le matrici senza perdere tempo iniziale a dover definire le nostre funzioni.
Le prime funzioni che andiamo a vedere sono quelle che ci permettono di ottenere una matrice
unendo delle sottomatrici:
AppendCol umns[ m
1
, m
2
, ] unisce le colonne delle matrici m
1
, m
2
,
AppendRows[ m
1
, m
2
, ] unisce le righe delle matrici m
1
, m
2
,
Bl ockMat r i x[ blocks] unisce le righe e le colonne delle matrici definite
nella lista blocks per formare una nuova matrice
Questi comandi ci permettono, in altre parole, di creare delle matrici a blocchi:
In[250]:= << LinearAlgebra`MatrixManipulation`
Definiamo due matrici:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
449 Printed by Mathematica for Students
In[251]:= mat1 = 88a, b<, 8c, d<<; mat2 = 881, 2<, 83, 4<<;
Vediamo adesso la matrice che si ottinene unendo queste due:
In[252]:= AppendRows@mat1, mat2D MatrixForm
Out[252]//MatrixForm=
J
a b 1 2
c d 3 4
N
In[253]:= AppendColumns@mat1, mat2D MatrixForm
Out[253]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
a b
c d
1 2
3 4
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
In[254]:= BlockMatrix@88mat1.mat2, mat2.mat1<, 8mat1, mat2<<D MatrixForm
Out[254]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
a + 3 b 2 a + 4 b a + 2 c b + 2 d
c + 3 d 2 c + 4 d 3 a + 4 c 3 b + 4 d
a b 1 2
c d 3 4
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Questi comandi permettono di creare facilmente delle matrici a partire dai loro blocchi, evitando di
dover scrivere cicli e quant'altro per eseguire gli stessi comandi senza usare il package.
Dopo aver visto questi comandi, andiamo a vedere quelli che ci permettono di estrarre parti di una
matrice definita:
TakeRows[ mat, n] restituisce le prime n righe presenti in mat
TakeRows[ mat, - n] restituisce le ultime n righe presenti in mat
TakeRows[ mat, {m, n}] restituisce le righe dalla m alla n della matrice mat
TakeCol umns[ mat, n] restituisce le prime n colonne in mat
TakeCol umns[ mat, - n] restituisce le ultime n colonne in mat
TakeCol umns[ mat, {m, n}] restituisce le colonne dalla m alla n della matrice mat
TakeMat r i x[ mat, pos
1
, pos
2
] restituisce la sottomatrice limitata dagli elementi che
si trovano nella posizione pos
1
e pos
2

SubMat r i x[ mat, pos, dim] restituisce la sottomatrice mat di dimensione dim
che parte dalla posizione pos
Creiamo una matrice 5x4:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
450 Printed by Mathematica for Students
In[255]:= mat = ToExpression@
Table@"a" <> ToString@mD <> ToString@nD, 8m, 5<, 8n, 4<D
D;
mat MatrixForm
Out[256]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
a11 a12 a13 a14
a21 a22 a23 a24
a31 a32 a33 a34
a41 a42 a43 a44
a51 a52 a53 a54
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Per creare gli elementi della matrice, prima li ho creati come stringhe, e poi li ho convertriti in
simboli di nuovo, per non aver a che fare con delle stringhe come elementi; a questo punto,
possiamo cominciare a manipolare la nostra matrice come pi ci piace. Per esempio, possiamo
prendere le prime due righe, oppure le ultime due:
In[257]:= TakeRows@mat, 2D MatrixForm
Out[257]//MatrixForm=
J
a11 a12 a13 a14
a21 a22 a23 a24
N
In[258]:= TakeRows@mat, 2D MatrixForm
Out[258]//MatrixForm=
J
a41 a42 a43 a44
a51 a52 a53 a54
N
Analogamente possiamo fare per le colonne:
In[259]:= TakeColumns@mat, 2D MatrixForm
Out[259]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
a11 a12
a21 a22
a31 a32
a41 a42
a51 a52
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
In[260]:= TakeColumns@mat, 2D MatrixForm
Out[260]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
a13 a14
a23 a24
a33 a34
a43 a44
a53 a54
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
451 Printed by Mathematica for Students
Vediamo di prendere, adesso, la sottomatrice centrale. Possiamo farlo in due modi: specificando le
dimensioni ed il primo elemento della sottomatrice, oppure specificandp il primo e l'ultimo elemento:
In[261]:= TakeMatrix@mat, 82, 2<, 84, 3<D MatrixForm
Out[261]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
a22 a23
a32 a33
a42 a43
y
{
z
z
z
z
z
z
In[262]:= SubMatrix@mat, 82, 2<, 83, 2<D MatrixForm
Out[262]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
a22 a23
a32 a33
a42 a43
y
{
z
z
z
z
z
z
Nel primo caso abbiamu utlizzato gli indici del primo e dell'ultimo elemento, mentre nel secondo
abbiamo sfruttato le dimensioni.
Oltre a questi semplici comandi di manipolazione, il package contiene anche comandi per creare dei
particolari tipi di matrici:
Upper Di agonal Mat r i x[ f, n] crea una matrice diagonale superiore nn con
glielementi non nulli pari a f[ i, j]
Lower Di agonal Mat r i x[ f, n] crea una matrice diagonale inferiore nn con
glielementi non nulli pari a f[ i, j]
Tr i di agonal Mat r i x[ f, n] crea una matrice tridiagonale nn con gli elementi
della tridiagonale pari a f[ i, j]
Zer oMat r i x[ n] crea una matrice nulla nn
Zer oMat r i x[ m, n] crea una matrice nulla mn
Hi l ber t Mat r i x[ n] crea una matrice di Hilbert nn, i cui elementi sono
dati da 1Hi+j-1L
Hi l ber t Mat r i x[ m, n] crea una matrice di Hilbert mn
Hankel Mat r i x[ n] crea una matrice di Hankel nn con gli elementi della
prima colonna pari a 1, 2, , n la seconda da 2, 3, ,
n ,0 e cos via
Hankel Mat r i x[ list] crea una matrice di Hankel con la prima colonna
definita da list e che segue il ragionamento di sopra
Hankel Mat r i x[ col, row] crea una matrice di Hankel con la prima colonna
data dalla lista col e dall'ultima riga data dalla lista
Il funzionamento di questi comandi non complicato:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
452 Printed by Mathematica for Students
In[263]:= UpperDiagonalMatrix@Sin@2 #1 + a #2D &, 4D MatrixForm
Out[263]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
Si n@2 + aD Si n@2 + 2 aD Si n@2 + 3 aD Si n@2 + 4 aD
0 Si n@4 + 2 aD Si n@4 + 3 aD Si n@4 + 4 aD
0 0 Si n@6 + 3 aD Si n@6 + 4 aD
0 0 0 Si n@8 + 4 aD
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Notate come il comando richieda solamente l'head della funzione oppure, in modo alternativo, la
corrispondente funzione pura:
In[264]:= LowerDiagonalMatrix@Plus, 5D MatrixForm
Out[264]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
2 0 0 0 0
3 4 0 0 0
4 5 6 0 0
5 6 7 8 0
6 7 8 9 10
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Funziona anche con gli head classici...
Per la matrice di Hilbert, invece, occorrono solamente le dimensioni:
In[265]:= HilbertMatrix@4D MatrixForm
Out[265]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
1
1
----
2
1
----
3
1
----
4
1
----
2
1
----
3
1
----
4
1
----
5
1
----
3
1
----
4
1
----
5
1
----
6
1
----
4
1
----
5
1
----
6
1
----
7
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Le matrici tridiagonali, invece, sono particolari tipi di matrici, in cui sono diversi da zero gli
elementi della diagonale principale, della sovradiagonale e della sottodiagonale:
In[266]:= TridiagonalMatrix@f, 5D MatrixForm
Out[266]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
f @1, 1D f @1, 2D 0 0 0
f @2, 1D f @2, 2D f @2, 3D 0 0
0 f @3, 2D f @3, 3D f @3, 4D 0
0 0 f @4, 3D f @4, 4D f @4, 5D
0 0 0 f @5, 4D f @5, 5D
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Le matrici di Hankel, invece, sono delle matrici che si ottengono scrivendo la prima colonna; la
colonna generica si ottiene shiftando di un posto verso l'alto la colonna precedente, e riempendo
l'ultimo elemento con uno zero:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
453 Printed by Mathematica for Students
In[267]:= HankelMatrix@5D MatrixForm
Out[267]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
1 2 3 4 5
2 3 4 5 0
3 4 5 0 0
4 5 0 0 0
5 0 0 0 0
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Possiamo anche definire da soli la nostra prima colonna:
In[268]:= HankelMatrix@8a, b, c, d, e<D MatrixForm
Out[268]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
a b c d e
b c d e 0
c d e 0 0
d e 0 0 0
e 0 0 0 0
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Inoltre, possiamo riempire anche la parte sottostante, definendo l'ultima riga, che sar shiftata in
maniera equivalente:
In[269]:= HankelMatrix@8a, b, c, d, e<, 8e, 2, 3, 4, 5, 6<D MatrixForm
Out[269]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
j
a b c d e 2
b c d e 2 3
c d e 2 3 4
d e 2 3 4 5
e 2 3 4 5 6
y
{
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
z
Naturalmente, se si costruisce in questa maniera, l'ultimo elemento della prima lista deve essere
uguale al primo elemento della seconda lista, dato che l'ultimo elemento della prima colonna ed il
primo elemento dell'ultima riga coincidono: se si specifica diversamente il comando non funziona:
In[270]:= HankelMatrix@81, 2, 3<, 8a, b, c<D
Out[270]= Hankel Mat r i x@81, 2, 3<, 8a, b, c<D
In questo caso non siamo in grado di costruire la matrice.
Un altro comando molto iutile quello che permette, dato un sistema lineare scritto sotto forma di
equazioni, di ricavarne la matrice dei coefficienti e quella dei termini noti:
Li near Equat i onsToMat r i ces[
eqns, vars]
restituisce una lista del tipo {mat, vec}, dove mat
rappresenta la matrice dei coefficienti del sistema
lineare nelle variabili specificate, e vec rappresenta il
vettore dei termini noti
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
454 Printed by Mathematica for Students
Supponiamo di avere il seguente sistema:
In[271]:= sistema = 8
a x + b y 4 + t,
5 t + p == 4 x + p y,
x y == t
<;
Se adesso voglio andare a trovarmi la forma matriciale basta scrivere:
In[272]:= LinearEquationsToMatrices@sistema, 8x, y, t<D
Out[272]= 888a, b, 1<, 84, p, 5<, 81, 1, 1<<, 84, p, 0<<
Sono date in un'unica lista, ma ovviamente noi sappiamo come estrarre gli elementi, vero?
In[273]:= coeff = %@@1DD; termnoti = %@@2DD;
In[274]:= coeff MatrixForm
Out[274]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
a b 1
4 p 5
1 1 1
y
{
z
z
z
z
z
z
In[275]:= termnoti MatrixForm
Out[275]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
4
p
0
y
{
z
z
z
z
z
z
Notate come, dato che ho concatenato due operazioni in un unico Input, % faccia riferimento
all'output precedente, che corrisponde all'ultimo Out creato prima della riga, e come nel secondo
comando concatenato, di conseguenza, uso % e non %%. Si impara sempre qualcosa di nuovo,
vero???
Sono anche presenti due comandi per la fattorizzazione di una matrice:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
455 Printed by Mathematica for Students
Pol ar Decomposi t i on[ mat] restituisce una lisa nella forma {u, s}, dove s
rappresenta una matrice definita positiva, mentre u.u
*
uguale alla matrice identit, e u.s=m a t
LUMat r i ces@luD restituisceunalistanellaforma8l, u<,
dovel edu rappresentanolematrici diagonali inferiori,
e diagonalesuperioredi unafattorizzazioneLU di
unamatrice, edlu rappresentail primoelemento
delladecomposizione LUDecomposi t i on@matD
Ovviamente, dovete sapere cosa rappresenta una decomposizione polare, ed usarla quando vi serve.
Un consiglio: utilizzate questo comando soltanto con valori numerici; utilizzare numeri esatti oppure
costanti di solito da luogo a risultati estremamente lunghi ed inutili. Provate con la solita matrice
88a, b<, 8c, d<<, e mi darete ragione:
In[276]:= mat = 8
83., 5., 4.<,
87., 6., 2.<,
84., 4., 7.<
<;
In[277]:= PolarDecomposition@matD
Out[277]= 8880. 529976, 0. 83848, 0. 126798<, 80. 815019, 0. 544932, 0. 196962<,
80. 234245, 0. 00104205, 0. 972177<<, 888. 23204, 1. 30325, 2. 12958<,
81. 30325, 7. 45782, 4. 43649<, 82. 12958, 4. 43649, 6. 69197<<<
In[278]:= MatrixForm@%@@1DDD
Out[278]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
0. 529976 0. 83848 0. 126798
0. 815019 0. 544932 0. 196962
0. 234245 0. 00104205 0. 972177
y
{
z
z
z
z
z
z
In[279]:= GridBox@
8
8MatrixForm@%@@1DDD,
MatrixForm@%@@2DDD
<
<
D DisplayForm
Out[279]//DisplayForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
0. 529976
0. 83848
0. 126798
y
{
z
z
z
z
z
z
i
k
j
j
j
j
j
j
0. 815019
0. 544932
0. 196962
y
{
z
z
z
z
z
z
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
456 Printed by Mathematica for Students
Come potete vedere ho usato il comando GridBox, che serve per creare delle tabelle. Andate a
vedervi i comandi di formattazione... Comunque, lo scopo era farvi vedere pi chiaramente le due
matrici cos ottenute.
In[280]:= %%@@1DD.%%@@2DD
Out[280]= 1. 953x10
16
Come potete vedere, il prodotto di queste due matrici effettivamente la matrice originale.
Vediamo invece l'utilit del secondo comando, LUMatrices. Effettuiamo prima di tutto la
decomposizione LU di una matrice, con il comando predefinito di Mathematica:
In[281]:= LUDecomposition@matD
Out[281]= 8887. , 0. 428571, 0. 571429<, 86. , 7. 57143, 0. 981132<,
82. , 4. 85714, 3. 37736<<, 82, 1, 3<, 9. 46927<
In[282]:= %@@1DD MatrixForm
Out[282]//MatrixForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
7. 0. 428571 0. 571429
6. 7. 57143 0. 981132
2. 4. 85714 3. 37736
y
{
z
z
z
z
z
z
Il comando restituisce una lista di tre elementi: il primo rappresentato dalla matrice ottenuta
combinando la matrice diagonale inferiore e superiore: il secondo elemento il vettore delle
permutazioni dei pivot, ed il terzo un numero rappresenta il numero L

. Se vogliamo adesso estrarre


dal primo elemento di questo risultato le due matrici, invece di averne una singola, possiamo creare
un programmino, oppure utilizzare il comando definito da questo package:
In[283]:= ris = LUMatrices@%%@@1DDD; GridBox@
8
8MatrixForm@ris@@1DDD,
MatrixForm@ris@@2DDD
<
<
D DisplayForm
Out[283]//DisplayForm=
i
k
j
j
j
j
j
j
1. 0. 0.
0. 428571 1. 0.
0. 571429 0. 981132 1.
y
{
z
z
z
z
z
z
i
k
j
j
j
j
j
j
7. 6. 2.
0 7. 57143 4. 85714
0 0 3. 37736
y
{
z
z
z
z
z
z
Come poete vedere adesso ris contiene le due matrici correttamente suddivise nella triangolare
inferiore e superiore:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
457 Printed by Mathematica for Students
In[284]:= ris@@1DD.ris@@2DD
Out[284]= 887. , 6. , 2. <, 83. , 5. , 4. <, 84. , 4. , 7. <<
Di nuovo la matrice di partenza...
Un altro comando utile, specialmente quando si ha a che fare con matrici di grandi dimensioni, il
seguente:
Mat r i xPl ot [ mat] mostra graficamente la struttura di mat
Mat r i xPl ot [ mat, cen] mostra graficamente la struttura di mat con valore
centrale cen
In pratica, crea qualcosa di simile ad un grafico di densit; tuttavia non la stessa cosa, perch
questo comando mostra solamente la struttura: una cella bianca per un elemento nullo, ed una nera
per un elemento non nullo:
In[285]:= MatrixPlot@Table@Random@IntegerD, 8100<, 8100<DD
1 20 40 60 80 100
1
20
40
60
80
100
1 20 40 60 80 100
1
20
40
60
80
100
Out[285]= ~ Gr aphi cs ~
Ci sono un paio di cosette da aggiungere riguardo questo comando: prima di tutto, bisogna notare
come possiamo definire comunque una funzione per il colore della matrice, passando dal semplice
bianco e nero ad una scala rappresentante i valori della matrice, con la solita opzione ColorFunction:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
458 Printed by Mathematica for Students
In[286]:= mat2 = HankelMatrix@100D;
In[287]:= MatrixPlot@mat2, ColorFunction HHue@#1.03D &LD
1 20 40 60 80 100
1
20
40
60
80
100
1 20 40 60 80 100
1
20
40
60
80
100
Out[287]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, in questo caso abbiamo utilizzato una funzione per evidenziare con il colore la
quantit numerica contenuta nella matrice. Tuttavia, questo vale solamente per matrici numeriche. Se
la matrice contiene anche elementi simbolici. Per rendercene conto guardiamo il seguente esempio:
In[288]:= << Graphics`Graphics`
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
459 Printed by Mathematica for Students
In[289]:= DisplayTogetherArray@88
MatrixPlot@88a, 1<, 8.6, 0<<, ColorFunction HHue@#1.3D &LD,
MatrixPlot@88a, 1<, 8.6, 0<<D
<<D
1 2
1
2
1 2
1
2
1 2
1
2
1 2
1
2
Out[289]= ~ Gr aphi csAr r ay ~
Come possiamo vedere, la struttura della matrice contiene solamente un elemento nullo. Questo
viene riprodotto correttamente nella seconda matrice. Nella prima, invece, il comando non in grado
di valutare un colore per il simbolo, per cui viene colorato nella stessa maniera in cui viene colorato
l'elemento nullo, portando ad una errata interpretazione della struttura della matrice.
L'altra opzione la seguente:
MaxMat r i xSi ze - > n massima dimensione della per la visualizzazione
della matrice
Prima di disengare la matrice, il comando effettua un downsampling per poterla visualizzare sullo
schermo. Per fare questo, raggruppa gruppi di elementi in un unica cella quadrata. Se almento un
elemento del gruppo di elemento della cella non nullo, allora la cella corrispondente risulter non
vuota. Supponiamo, per esempio, di avere la seguente matrice sparsa, dove solamente il primo e
l'ultimo elemeno sono non nulli:
In[290]:= mat3 = SparseArray@881, 1< 1, 8200, 200< 1<D
Out[290]= Spar seAr r ay@2>, 8200, 200<D
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
460 Printed by Mathematica for Students
In[291]:= MatrixPlot@mat3D
1 50 100 150 200
1
50
100
150
200
1 50 100 150 200
1
50
100
150
200
Out[291]= ~ Gr aphi cs ~
Come potete vedere, il grafico vuoto, eccezion fatta per i due angolini che si fanno pure fatica a
distinguerli. Veriamo di effettuare un downsampling;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
461 Printed by Mathematica for Students
In[292]:= MatrixPlot@mat3, MaxMatrixSize 5D
1 50 100 150 200
1
50
100
150
200
1 50 100 150 200
1
50
100
150
200
Out[292]= ~ Gr aphi cs ~
Come possiamo vedere, abbiamo effettuato un downsampling, visualizzando una matrice 5 x 5 .
Siccome il primo ed ultimo elemento di questa matrice contengono elemento non nulli della matrice
principale, sono considerati anch'essi non nulli. Questo pu agevolare la visualizzazione di matrici
grandi, ma notate come si vengano a perdere, in questo modo, informazioni sulla struttura,
apparendo pi grossolana.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
462 Printed by Mathematica for Students
LinearAlgebra`Orthogonalization`
Questo package contiene alcuni comandi utili per gestirvi le basi dei vettori, andandovi a trovare le
basi ortonormali a partire da una qualsiasi, a proiettare un vettore su di un altro e cos via.
Il comando che tutti conoscerete (almeno quelli che hanno fatto Teoria dei Segnali), riguarda la
procedura di Gram-Schmidt. Il comando corrispondente effettua l'ortonormalizzazione in maniera
simbolica. Tutttavia a volte pu dare problemi, e verr dato un altro comando che lavora
esclusivamente su dati numerici, risultando pi stabile.
Vediamo i comandi principali:
Gr amSchmi dt [ {v
1
, v
2
, }] genera una base ortonormale a partire dalla lista di
vettori reali
Nor mal i ze[ vect] normalizza il vettore vect
Pr oj ect i on[ vect
1
, vect
2
] restituisce la proiezione ortognale di vect
1
su vect
2
Vediamo un esempio pratico:
In[293]:= << LinearAlgebra`Orthogonalization`
In[294]:= vettori = 881, 3, 4, 6<, 83, 6, 3, 2<, 80, 3, 3, 1<, 81, 4, 4, 4<<;
In[295]:= 8b1, b2, b3, b4< = GramSchmidt@vettoriD
Out[295]= 99
1
------------
!!!!!!
62
,
3
------------
!!!!!!
62
, 2 $%%%%%%%%%
2
-------
31
, 3 $%%%%%%%%%
2
-------
31
=,
9
201
---------------- --------
!!!!!!!!!!!!!!!!
209002
,
327
---------------- --------
!!!!!!!!!!!!!!!!
209002
, 123 $%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
2
-------------------
104501
, 17 $%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
2
-------------------
104501
=,
9
38
---------------- --------
!!!!!!!!!!!!!!!!
347213
,
1416
---------------- ------------
5
!!!!!!!!!!!!!!!!
347213
,
356
---------------- --------
!!!!!!!!!!!!!!!!
347213
,
1863
---------------- ------------
5
!!!!!!!!!!!!!!!!
347213
=,
9
9
---------------
!!!!!!!!!
103
,
17
-------------------
5
!!!!!!!!!
103
,
3
---------------
!!!!!!!!!
103
,
6
-------------------
5
!!!!!!!!!
103
==
Come potete vedere, abbiamo ottenuto la normalizazione in maniera simbolica.
Inoltre, possimamo lavorare con le opzioni di questo comando per poter comandare
l'ortonormalizzazione:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
463 Printed by Mathematica for Students
Gr amSchmi dt [ {v
1
, v
2
,
}, I nner Pr oduct - > func]
genera un set ortonormale, utilizzando come
prodotto interno dello spazio la funzione func
Nor mal i ze[ vect, I nner
Pr oduct - > func]
normalizza vect utilizzando il prodotto interno
dello spazio func
P r o j e c t i o n [ vect
1
,
vect
2
, I nner Pr oduct
restitusce la proiezione ortogonale di vect
1
su
vect
2
utilizzando il prodotto interno dello spazio
Gr amSchmi dt @8v
1
, v
2
, <,
Nor mal i zed > Fal seD
Creaunabaseortogonale, senzaandarlaa normalizzare
Ripetiamo lo stesso procedimento di prima, ma stavolta evitando di normalizzare i vettori della base:
In[296]:= 8b1, b2, b3, b4< = GramSchmidt@vettori, Normalized FalseD
Out[296]= 981, 3, 4, 6<, 9
201
----------
62
,
327
----------
62
,
123
----------
31
,
17
-------
31
=,
9
570
-------------
3371
,
4248
-------------
3371
,
5340
-------------
3371
,
5589
-------------
3371
=, 9
261
----------
515
,
493
-------------
2575
,
87
----------
515
,
174
-------------
2575
==
Abbiamo ottenuto la base di poco fa, evitando di normalizzare i vettori. Se li andiamo a
normalizzare, riotteniamo la base di poco fa:
In[297]:= Normalize @ %
Out[297]= 99
1
------------
!!!!!!
62
,
3
------------
!!!!!!
62
, 2 $%%%%%%%%%
2
-------
31
, 3 $%%%%%%%%%
2
-------
31
=,
9
201
---------------- --------
!!!!!!!!!!!!!!!!
209002
,
327
---------------- --------
!!!!!!!!!!!!!!!!
209002
, 123 $%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
2
-------------------
104501
, 17 $%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
2
-------------------
104501
=,
9
38
---------------- --------
!!!!!!!!!!!!!!!!
347213
,
1416
---------------- ------------
5
!!!!!!!!!!!!!!!!
347213
,
356
---------------- --------
!!!!!!!!!!!!!!!!
347213
,
1863
---------------- ------------
5
!!!!!!!!!!!!!!!!
347213
=,
9
9
---------------
!!!!!!!!!
103
,
17
-------------------
5
!!!!!!!!!
103
,
3
---------------
!!!!!!!!!
103
,
6
-------------------
5
!!!!!!!!!
103
==
Ho applicato la funzione Normalize ad ogni elemento della lista, tramite /@ che il modo abbreviato
di utilizzare Map. Ma questo ve lo ricordavate, vero???
Possiamo anche lavorare con spazi funzionali, dove un elemento costituito da una combinazione
lineare di funzioni (qualcuno ha detto Fourier?): in questo caso bisogna specificare, al posto dei
vettori, le funzioni, ed inoltre bisogna specificare il prodotto interno dello spazio. Nel caso delle
funzioni, di solito si utilizza l'integrale. Vediamo adesso la base per uno spazio i cui elementi si
possono scrivere come a Cos@xD + b x Sin@xD + c x
2
, e il prodotto interno dato da

-p
p
v2v1x:
In[298]:= base = 8Cos@xD, x Sin@xD, x^2<;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
464 Printed by Mathematica for Students
In[299]:= GramSchmidt@base, InnerProduct HIntegrate@#1 #2, 8x, , <D &LD
FullSimplify
Out[299]= 9
Cos@xD
-------------------
!!!

, $%%%%%%%%%%%%%%%% %%%%%%%%%%
3
---------------- ----------
9 + 4
3
HCos@xD + 2 x Si n@xDL,
$%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%% %%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%% %%%%%%%%%%%
45 + 20
2
-------------------------------- -------------------------------- ----------------
11040 + 3040
3
258
5
+ 8
7
Jx
2
+ 4 Cos@xD
12 H7 +
2
L HCos@xD + 2 x Si n@xDL
-------------------------------- -------------------------------- ---------------- -----
9 + 4
2
N=
Questa rappresenta la nostra base ortonormale per lo spazio definito da quelle funzioni.
Consideriamo adesso una gaussiana:
In[300]:= gaussiana@x_D := Exp@x^2H2 ^2LD
Come possiamo vedere, manca in questo caso il coefficiente di normalizzazione. Possiamo calcolare
la funzione normalizzata o facendo l'integrale e dividendo la funzione per il risultato, oppure usare
Normalize, definendo il prodotto interno dello spazio, cio come si calcola il modulo:
In[301]:= Normalize@gaussiana@xD,
InnerProduct HIntegrate@#1 #2, 8x, , <D &LD
Out[301]= c

x
2
---------
2
2

i
k
j
j
j
j
j
j
j-
I f AI m@D
2
Re@D
2
,
!!!

--------------
"####### 1
-----

2
,
I nt egr at eAc

x
2
------

2
, 8x, , <, Assumpt i ons I m@D
2
Re@D
2
EE
y
{
z
z
z
z
z
z
z
MMMMmmmmm.... si vede che in questo caso dobbiamo specificare un paio di cosette... Infatti,
non avendo fatto nessuna assunzione per s, viene trattata come caso generale, anche se in questo
incluso il caso che ci interessa. Specifichiamo che la variabile deve essere reale positiva:
In[302]:= Assuming@
> 0,
Normalize@gaussiana@xD,
InnerProduct HIntegrate@#1 #2, 8x, , <D &LD
D
Out[302]=
c

x
2
---------
2
2
--------------------

14
!!!!

Comep possiamo vedere, avendo fatto la giusta assunzione per la deviazione standard, il risultato
corretto ed quello che ci aspettavamo...
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
465 Printed by Mathematica for Students
Vediamo adesso un esempio di Projection, prioiettando un vettore su di un altro:
In[303]:= Projection@81, 1, 1<, 81, 5, 9<D
Out[303]= 9
15
----------
107
,
75
----------
107
,
135
----------
107
=
In questo caso ho ottenuto la proiezione del vettore sull'altro...
In[304]:= Projection@81, 0, 0<, 80, a, 0<D
Out[304]= 80, 0, 0<
In questo caso i due vettori sono ortogonali fra di loro, e la proiezione di consegenza nulla.
Consideriamo adesso questo esempio:
In[305]:= basenum = 880, 0, 1.<, 81., 0, 0<,
80.12988785514152842, 0.3997814966837186, 0.5468181006215335<,
81.013982920708332, 0.02721531177817664, 0.18567966396292607<<;
Effettuiamo l'ortonormalizzazione:
In[306]:= GramSchmidt@basenumD
Out[306]= 880, 0, 1. <, 81. , 0, 0. <, 80. , 1. , 0. <, 80. , 1. , 0. <<
C' un problema... Risultano quattro vettori, mentre la base di tre vettori, in questo caso. Questo
uno dei (rarissimi) casi in cui l'algoritmo di Gram-Schmidt non funziona, e dobbiamo utilizzare
l'altro comando:
In[307]:= Householder@basenumD
Out[307]= 880. , 0. , 1. <, 81. , 0. , 0. <, 80. , 1. , 0. <, 80. , 0. , 0. <<
In questo caso si riconosce il vettore nullo, e di conseguenza la base restituita di soli tre vettori,
com' giusto che sia.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
466 Printed by Mathematica for Students
Miscellaneous`Units`
Questo package utile soprattutto negli esercizi dove conta la fisica, ed il risultato pesantemente
influenzato dalle unit di misura, cosa che in ingegneria capita abbastanza spesso, direi...
Il comando principale quello che ci permette di effettuare la conversione fra due unit di misura:
Conver t [ old, newunits] converte old in una forma che coinvolge
una combinazione di newunits
Vediamo come sia facile utilizzare le unit di misura con questo package:
In[308]:= << Miscellaneous`Units`
In[309]:= Convert@2314 MeterSecond, Kilo MeterHourD
Out[309]=
41652 Ki l o Met er
-------------------------------- ------------
5 Hour
Inoltre, sono definite anche i prefissi per le unit di misura; anche nel caso di sopra, il chilometro
stato definito come metro per Kilo, che rapresenta 10^3, come tutti sappiamo.
Un comando a parte merita la temperatura, perch non una conversione semplicemente
moltiplicativa:
In[310]:= ConvertTemperature@37, Celsius, FahrenheitD
Out[310]=
493
----------
5
Inoltre, possiamo prendere una grandezza, ed espromerla sotto forma delle unit di misura
standard:
SI [ expr] converte expr nel sistema SI (International System)
MKS[ expr] converte expr nel sistema MKS (meter/kilogram/second)
CGS[ expr] converte expr nel sistema CGS (centimeter/gram/second)
Per esempio:
In[311]:= SI@13 MileD
Out[311]=
2615184 Met er
---------------- ---------------- -----
125
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
467 Printed by Mathematica for Students
Qua sotto sono rappresentate le tabelle delle varie unit di misuta incluse in questo package:
Prefissi
Yoct o 10
-24
Deca 10
1
Zept o 10
-21
Hect o 10
2
At t o 10
-18
Ki l o 10
3
Femt o 10
-15
Mega 10
6
Pi co 10
-12
Gi ga 10
9
Nano 10
-9
Ter a 10
12
Mi cr o 10
-6
Pet a 10
15
Mi l l i 10
-3
Exa 10
18
Cent i 10
-2
Zet t a 10
21
Deci 10
-1
Yot t a 10
24
Unit elettriche
Abampere Abcoulomb
Abfarad Abhenry
Abmho Abohm
Abvolt Amp
Biot Coulomb
Farad Gilbert
Henry Mho
Ohm Siemens
Statampere Statcoulomb
Statfarad Stathenry
Statohm Statvolt
Volt
Unit di lunghezza:
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468 Printed by Mathematica for Students
AU Bolt
Cable Caliber
Centimeter Chain
Cicero Cubit
Didot DidotPoint
Ell Fathom
Feet Fermi
Foot Furlong
Hand Inch
League LightYear
Link Meter
Micron Mil
Mile NauticalMile
Parsec Perch
Pica Point
Pole PrintersPoint
Rod Rope
Skein Span
Stadion Stadium
StatuteMile SurveyMile
XUnit Yard
Unit di informazione:
Baud Bit
Byte Nibble
Unit di tempo:
Century Day
Decade Fortnight
Hour Millennium
Minute Month
Second SiderealSecond
SiderealYear TropicalYear
Week Year
Unit di massa:
AMU AtomicMassUnit
Dalton Geepound
Gram Kilogram
MetricTon Quintal
Slug SolarMass
Tonne
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469 Printed by Mathematica for Students
Unit di peso:
AssayTon AvoirdupoisOunce
AvoirdupoisPound Bale
Carat Cental
Drachma Grain
GrossHundredweight Hundredweight
Libra Mina
NetHundredweight Obolos
Ounce Pennyweight
Pondus Pound
Shekel ShortHundredweight
ShortTon Stone
Talent Ton
TroyOunce Wey
Unit di forza:
Dyne GramWeight
KilogramForce KilogramWeight
Newton Poundal
PoundForce PoundWeight
TonForce
Unit di lunghezza inversa:
Diopter Kayser
Unit di volume:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
470 Printed by Mathematica for Students
Bag Barrel
BoardFoot Bucket
Bushel Butt
Cord Cup
Drop Ephah
Fifth Firkin
FluidDram FluidOunce
Gallon Gill
Hogshead J eroboam
J igger Last
Liter Magnum
Minim Noggin
Omer Pint
Pony Puncheon
Quart RegisterTon
Seam Shot
Stere Tablespoon
Teaspoon Tun
UKGallon UKPint
WineBottle
Unit di viscosit:
Poise Reyn
Rhes Stokes
Unit di energia luminosa:
Apostilb Candela
Candle FootCandle
Hefner Lambert
Lumen Lumerg
Lux Nit
Phot Stilb
Talbot
Unit di radiazione:
Becquerel Curie
GrayDose Rad
Roentgen Rontgen
Rutherford
Unit di angolo:
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
471 Printed by Mathematica for Students
ArcMinute ArcSecond
Circle Degree
Grade Quadrant
Radian RightAngle
Steradian
Unit di potenza:
ChevalVapeur Horsepower
Watt
Unit di area:
Acre Are
Barn Hectare
Rood Section
Township
Unit di quantit di sostanza:
Dozen Gross
Mole
Unit di accelerazione di gravit:
Gal Gravity
Unit di forza magnetica:
BohrMagneton Gauss
Gamma Maxwell
NuclearMagneton Oersted
Tesla Weber
Moltiplicatori di unit:
ArcSecond BakersDozen
Circle Degree
Dozen Grade
Gross Percent
Quadrant RightAngle
Unit di pressione:
Atmosphere Bar
Barye InchMercury
MillimeterMercury Pascal
Torr
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472 Printed by Mathematica for Students
Unit di energia:
BritishThermalUnit BTU
Calorie ElectronVolt
Erg J oule
Rydberg Therm
Unit di frequenza:
Hertz
Come vedete, ce n' davvero per tutti i gusti...
NumberTheory`Recognize`
Questo package permette di definire dei polinomi, a partire dalle loro radici
conosciute:
Recogni ze[ x, n, t] crea un polinomio di grado massimo n nella variabile t
in modo che x sia uno zero approssimato del polinomio
Recogni ze[ x, n, t, k] ficrea un polinomio di grado massimo n nella variabile t
in modo che x sia uno zero approssimato del polinomio,
e con un coefficiente di penalit k per i polinomi di
grado superiore
Supponiamo di volere una retta che passi per un determinato punto, per esempio 3.45:
In[312]:= << NumberTheory`Recognize`
In[313]:= Recognize@3.45, 1, xD
Out[313]= 69 20 x
In genere, se trova un polinomio soddisfacente per gradi inferiori, allora si blocca, evitando il
calcolo di polinomi di grado superiore:
In[314]:= Recognize@3.45, 4, xD
Out[314]= 69 20 x
Questo accade perch il package crea dei polinomi con coefficienti interi, e non reali. Di
conseguenza vengono soddisfatte le condizioni gi per un polinomio di tal grado... Possiamo avere
soluzioni per la quale questo non valido. Per esempio:
In[315]:= sol = 1.462624652;
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
473 Printed by Mathematica for Students
In questo caso ho:
In[316]:= Recognize@sol, 1, xD
Out[316]= 44723006+ 30577227 x
Tuttavia, aumentando il grado, possiamo avere polinomi con coefficienti pi piccoli:
In[317]:= Recognize@sol, 4, xD
Out[317]= 512 209 x 370 x
2
511 x
3
+ 701 x
4
Che gi pi fattibile come numeri:
In[318]:= sol = N@Sqrt@3DD;
In[319]:= Recognize@sol, 1, xD
Out[319]= 50843527+ 29354524 x
In[320]:= Recognize@sol, 2, xD
Out[320]= 3 + x
2
In[321]:= Recognize@sol, 3, xD
Out[321]= 3 + x
2
Come vedete, anche in questo caso la soluzione pi efficace quella riguardante il polinomio di
secondo grado: d'altronde, era scontato, dato che la nostra soluzione era una radice quadrata...
Se vogliamo comunque evitare di scrivere equazioni di grado troppo elevato, possiao utilizzare un
coefficiente che limita l'uso dei polinomi di grado massimo:
In[322]:= sol = N@4^H17LD
Out[322]= 1. 21901
In[323]:= Recognize@sol, 10, xD
Out[323]= 4 + 8 x 4 x
2
+ x
7
2 x
8
+ x
9
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474 Printed by Mathematica for Students
In[324]:= Roots@% 0, xD N
Out[324]= x = 0. 760043+ 0. 953063 f
x = 0. 271256+ 1. 18845 f x = 1. 09829+ 0. 52891 f
x = 1. 09829 0. 52891 f x = 0. 271256 1. 18845 f
x = 0. 760043 0. 953063 f x = 1. 21901 x = 1. x = 1.
Come vedete, abbiamo le soluzioni contengono quella iniziale. Se vogliamo limitare il grado,
possiamo utilizzare il coefficiente di peso:
In[325]:= Recognize@sol, 10, x, 7D
Out[325]= 1952 + 1927 x 327 x
2
+ 32 x
3
+ 14 x
4
In[326]:= Roots@% 0, xD N
Out[326]= x = 2. 15641 3. 15924 f
x = 2. 15641+ 3. 15924 f x = 7. 81756 x = 1. 21901
In questo caso abbiamo detto a Mathematica che, se la differenza di soluzione fra un grado e quello
inferiore non cos grande (cos grande dipende dal coefficiente), allora ci accontentiamo della
soluzione del grado inferiore, anche se non precisa come quella di grado superiore. Notate come le
soluzioni paiano uguali, ma tenete sempre conto che il dato non viene rappresentato, di default, con
tutte le cifre decimali, e che Mathematica lavora comunque, volendo, con precisione arbitraria, per
cui l'approssimazione si fa sentire man mano che aumentiamo la precisione. Bisogna quindi scegliere
il giusto compromesso fra precisione e semplicit del polinomio.
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
475 Printed by Mathematica for Students
Eq differenziali
Prima di cominciare inizializziamo caricando il package per visualizzare i grafici:
Needs@"Graphics`Graphics`"D;
Needs@"Graphics`Colors`"D;
Needs@"Graphics`Animation`"D;
Needs@"DifferentialEquations`NDSolveProblems`"D;
Needs@"DifferentialEquations`NDSolveUtilities`"D;
Introduzione
In quest'appendice vedremo meglio uno degli aspetti migliori (a mio avviso) di Mathematica, ossia i
suoi comandi e le sue opzioni per la risoluzione di equazioni differenziali, sia in forma simbolica,
che in forma numerica. Per esempio, possiamo trattare con estrema semplicit sia le equazioni, che i
sistemi di equazioni, anche di tipo misto, dove alcune equazioni del sistema sono differenziali,
mentre altre sono algebriche. Inoltre, possiamo trattare anche le equazioni differenziali alle derivate
parziali. Insomma, possiamo fare veramente di tutto. Tuttavia, se le equazioni differenziali che
trattiamo sono alquanto complicate, dobbiamo cominciare a cercare di capire meglio come
funzionano questi comandi, vedendoli in maniera pi dettagliata. Il fatto che risolvano da soli la
maggior parte dei problemi sicuramente una grande cosa, ma dobbiamo comunque tener conto del
fatto che mettere mano alle opzioni permette di avere un controllo maggiore su quello che si fa, e
permette di capire anche il funzionamento di certi algoritmi: inoltre potremmo anche essere in grado
di selezionare manualmente le opzioni e gli algoritmi migliori per il problema che ci serve.
Tipi di equazioni
Il comanid DSolve in grado di risolvere sia singole equazioni differenziali, che sistemi di equazioni.
Equazioni differenziali ordinarie ODE: sono i tipi di equazioni in cui la variabile indipendente
una sola, mentre quelle dipendenti y
i
HxL possono essere una soltanto, nel caso di una sola equazione
differenziale, oppure pi di una, nel caso in cui abbiamo a che fare con dei sistemi di equazioni
differenziali.
Equazioni differenziali alle derivate parziali PDE: questo tipo di equazioni differenziali si
distinguono dalle prime per il fatto che la loro funzione (o variabile dipendente) dipende da pi di
una variabile indipendente yHt
1
, t
2
, ...L. Questi casi sono pi difficili da risolvere simbolicamente
rispetto alle ODE: Mathematica non oggettivamente in grado di poter trovare soluzioni a qualsiasi
equazione PDE, per il semplice fatto che non esiste una teoria che permetta di calcolarle in maniera
esatta. Il problema talmente difficile che ci sono, per fare un esempio, dei casi in cui ci sono premi
per chi riesce a trovare soluzioni esatte per questo tipo di equazioni differenziali; un esempio dato
dal milione di dollari messo in palio (da chi adesso non ricordo, sinceramente), per chi riesca a
Daniele Lupo Appunti di Mathematica
476 Printed by Mathematica for Students
trovare soluzioni in forma simbolica delle equazioni di Navier-Stokes, per la particolare importanza
che rivestono in moltissimi campi dell'ingegneria.
Mathematica in grado di risolvere PDE in maniera simbolica nella maggior parte dei casi in cui
l'equazione del primo ordine, ed in un minor numero di casi quando la PDE di ordine superiore.
Equazioni algebrico-differenziali DAE: si tratta in particolar modo di sistemi, in cui com