Sei sulla pagina 1di 112

Giampiero Brunelli

Lo sguardo di Tocqueville sulle istituzioni politiche moderne


Dispense didattiche per il modulo di Istituzioni politiche dellet moderna (a.a. 2006-2007)

Universit degli Studi di Roma La Sapienza Facolt di Lettere e Filosofia

II

Giampiero Brunelli

Lo sguardo di Tocqueville sulle istituzioni politiche moderne


Dispense didattiche per il modulo di Istituzioni politiche dellet moderna (a.a. 2006-2007)

III

IV

Indice

Premessa Avvertenze I. Gli esordi della storia delle istituzioni politiche e il contributo di Tocqueville. II. La maturazione degli interessi storicoistituzionali dalla prima Dmocratie a L'Ancien rgime et la Rvolution . III. Il Medioevo di Tocqueville: lantica legge comune dellEuropa. IV. Io far un volume su questo soggetto: l'analisi dei processi di concentrazione del potere politico. V. Tocqueville critico delle pratiche amministrative dell'antico regime. VI. Il protagonista dei processi di accentramento politico e amministrativo: l'intendente. VII. Gli spazi residui di autonomia politica: le istituzioni con libert irregolare e intermittente. VIII. Too late: Le ultime riforme dell'antico regime e le istituzioni politiche della Rivoluzione. Opere citate e segnalate

7 9 11 21 37 49 59 67 79 89 105

Premessa

Questo testo nasce come dispensa didattica per il modulo di Istituzioni politiche dellet moderna (SPS-03) tenuto nellanno accademico 2006-2007 presso la Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit degli Studi di Roma La Sapienza. In quelloccasione lattenzione stata rivolta a un classico della storiografia Lantico regime e la Rivoluzione di Alexis de Tocqueville riletto come primo esempio di una storia delle istituzioni politiche non ferma alla semplice storia dello Stato, ma attenta a tutte le connessioni tra le esperienze costituzionali e le concrete dinamiche della societ. In questa prospettiva, quella che si propone non una guida alla opera di Tocqueville, bens unanalisi dei temi storicoistituzionali in essa affrontati. Alcuni di essi, come quello dellaccentramento amministrativo nella Francia dellet moderna, sono stati di grande fortuna: di qui nata lesigenza di sondaggi nella storiografia successiva, per verificare la tenuta delle tesi di Tocqueville a distanza di un secolo e mezzo dalla prima pubblicazione dellopera. Da questi controlli, costretti nella veste di suggestive esemplificazioni dalle enormi dimensioni della produzione storiografica sullo Stato dell'et moderna, sono scaturiti stimolanti risultati: qualora ce ne fosse ancora bisogno, ne risultata rafforzata la convinzione di non abbandonare la lezione dei classici, neppure negli accelerati ritmi della didattica universitaria riformata. Classico non si coniuga necessariamente con antico. In questo esercizio di lettura, cos, si deliberatamente fatto ampio ricorso alle risorse del Web, innanzi tutto al grande patrimonio bibliografico reso disponibile dalla Bibliothque Nationale de France sul sito www.gallica.fr, allinterno del quale sono disponibili molte annate di periodici otto-novecenteschi e monografie che toccano da vicino argomenti strettamente correlati alle istituzioni politiche dellet moderna. In onore allo sforzo di pubblicazione di questi materiali, si scelto di usare ledizione delle opere complete di Tocqueville del 1861-1866, digitalizzata e pubblicata on line (raccomandando di ricorrere, per ulteriori eventuali

approfondimenti, alle uvres Compltes, Paris: Gallimard, 1951- ). Quanto ai manuali di storia delle istituzioni politiche francesi, a causa della scarsa presenza di opere tradotte in lingua italiana (un incredibile paradosso: Di Donato 1998, p. IX), si fatto ricorso a sintesi purtroppo non recenti.

Avvertenze

Nel testo non sono presenti note a pie pagina. Quando necessario, le citazioni sono state accompagnate da rimandi abbreviati, per sciogliere i quali si deve fare riferimento alla Bibliografia delle opere citate in abbreviato. Le note in calce a LAntico Regime e la Rivoluzione sono state numerate e, quando citate, il relativo numero stato riportato fra parentesi quadre.

10

I. Gli esordi della storia delle istituzioni politiche e il contributo di Tocqueville. Le istituzioni politiche sono per definizione i complessi normativi (leggi, regolamenti, consuetudini non scritte) che disciplinano lorganizzazione della vita pubblica di una popolazione insediata su un territorio. La nascita del ramo peculiare della storiografia denominato storia delle istituzioni politiche, che ha per oggetto lo sviluppo di ordinamenti e apparati preposti allo svolgimento di compiti attinenti allinteresse pubblico, comunemente indicata nellOttocento francese. Una prima densa stagione di ricerche, innanzi tutto archivistiche, si ebbe durante il regno di Luigi Filippo, il re dei Francesi salito al trono dopo la rivoluzione del 1830 con lappoggio dei liberali di Franois-Pierre Guizot. Nominato ministro della pubblica istruzione, Guizot era convinto che innanzi tutto al governo spettassero i compiti della ricognizione e pubblicazione dei materiali importanti ed ancora inediti sulla storia francese. Cos, fece istituire nel 1834 e nel 1835 presso il suo ministero due comitati incaricati di ricercare e pubblicare tutti i pi importanti manoscritti relativi alla storia di Francia. Ne scatur una prestigiosa collana di edizioni di fonti, la Collection de Documents inedits sur lhistoire de France . Quindi, nuovo impulso fa dato da istituzioni culturali come lcole des Chartes e lAccademia delle Scienze Morali e Politiche: lcole des Chartes, la cui pubblicazione ufficiale (il periodico Bibliothque de lcole des Chartes) aveva salutato come il primo libro di storia dellamministrazione francese lopera di Leopold August Warnknig, Franzsische Staats- und Rechtsgeschichte (Basel: Schweighauser, 1846), nel 1847 inaugur un corso di Istituzioni e geografia della Francia; nello stesso anno, lAcadmie des Sciences Morales et Politiques band un concorso per approfondire la conoscenza del processo di formazione delle istituzioni amministrative dal Medioevo sino a Luigi XIV. La competizione fra gli studiosi, nelloccasione, fu particolarmente feconda. Vinse il saggio di Antoine . C. Dareste de La Chavanne (uscito poi con il titolo di Histoire de ladministration en France et des progrs du pouvoir royale , Paris: Guillaunin, 1848); ma si segnal anche lopera presentata da Adolphe Chruel, pubblicata qualche anno dopo (Histoire de ladministration monarchique en France ... , Paris: Desobry, 1855). Le opere rappresentavano due indirizzi di studio ormai antitetici:
11

Chruel aveva adottato un metodo narrativo pi tradizionale e la sua analisi si era fermata alla morte del Re Sole; Dareste invece aveva s suddiviso il tema in epoche, ma poi, allinterno di ogni epoca, aveva seguito un metodo analitico, istituzione per istituzione. Chruel fu per autore anche di un importante Dictionnaire historique des institutions, moeurs, et coutumes de la France (prima edizione nel 1855): avrebbe poi a lungo insegnato nella cole Normale Suprieure, diventando il maestro di Numa Denis Fustel de Coulanges, la cui Histoire des institutions de lancienne France (18751889) ebbe una influenza enorme su interessi e metodi di molti studiosi di quellet. Nella stessa seconda met dellOttocento, nelle Universit francesi si erano insediate cattedre specificamente dedicate alla storia delle istituzioni politiche: nel 1869 era stata inaugurata allcole des Chartes la cattedra denominata Storia delle istituzioni politiche, amministrative e giudiziarie della Francia e, dopo il 1880, la storia del diritto e delle istituzioni divenne insegnamento ordinario tanto nelle facolt di Diritto, quanto in quelle di Lettere. In questo clima, un buon numero di studi si occup di ricostruire anche minutamente le diverse articolazioni delle istituzioni politiche e amministrative; ne scaturirono alla fine del XIX secolo le prime grandi sintesi: gli otto volumi della Histoire du droit et des institutions de la France di Ernest D. Glasson (1887-1903) e la pi sintetica Histoire des institutions politiques et administratives de la France di Paul Viollet (1890-1903). Erano esempi di una storiografia erudita, concentrata sulla presentazione e sul commento sia delle norme fondamentali (costituzionali), che dei regolamenti amministrativi nei principali campi di governo. Le ricerche sulla secolare evoluzione del diritto pubblico positivo avevano dunque preso un proprio, deciso cammino. Tuttavia, nella Francia di met Ottocento gli interessi storicoistituzionali avevano conosciuto anche diverse declinazioni. In particolare, sul versante della scienza politica, le riflessioni di Alexis de Tocqueville (1805-1859) sulla storia delle istituzioni politiche francesi avevano rappresentato un precoce esempio di come fosse possibile trattare quei temi guardando al lungo periodo, comparando le diverse esperienze in Europa e in America, soprattutto non fermandosi alla dogmatica (cio alla definizione degli assetti istituzionali data dalle norme), ma cercando sempre il tratto qualificante delle istituzioni nella loro esperienza concreta, nella loro
12

vita pratica. Ancora nella seconda met del Novecento si discusso sui pi proficui indirizzi della storia delle istituzioni politiche: nel 1973, introducendo la sua monografia sullo spirito delle istituzioni nella Francia moderna, Denis Richet rinnovava il monito a non fermarsi allesame delle forme di regolamentazione della vita pubblica ed esortava ad unire la storia degli assetti istituzionali a quella della vita sociale dello Stato. E anche in Italia, dallimportante intervento di Antonio Marongiu in favore della creazione di cattedre universitarie di Storia delle Istituzioni (1953) sino alle ricerche sulle origini dello Stato moderno degli anni Novanta, si sono susseguiti stimoli a non studiare le istituzioni solo dal punto di vista giuridico, ma ad allargare lo sguardo per misurare di volta in volta la convergenza tra i progetti e le attivit di governo e i movimenti pi profondi della societ. Ebbene, pi di un secolo prima Tocqueville aveva dato esempi di ricerche di storia dello Stato non limitate ai testi normativi o alla dottrina giuspubblicistica, ma solidamente basate su indagini archivistiche: ricerche addirittura funzionali alla costruzione del giudizio sui coevi sistemi politici. Vale dunque la pena seguire lo sguardo di Tocqueville sulle istituzioni politiche moderne. Inutile attendersi una trattazione sistematica della costituzione e dellordinamento statuale del Regno di Francia, o una rassegna di apparati e norme preposti al governo di importanti settori dello Stato (come le finanze, lesercito, lamministrazione della giustizia). Tocqueville stato innanzi tutto un filosofo della politica ed ha collocato le sue riflessioni storiche nel quadro di amplissime tematiche (cosa fosse una societ libera; come si sia potuta raggiungere in Europa o in Nord America una generale uguaglianza delle condizioni sociali; come mai, dopo il 1789, soprattutto la Francia abbia conosciuto regimi autoritari). Tocqueville ha avuto nondimeno intuizioni storiografiche di grande impatto sulla storia delle istituzioni politiche moderne (e sulla storia dellet moderna tout court): egli defin lazione politica del potere monarchico in et moderna in termini di accentramento; enfatizz il ruolo degli ufficiali dotati di poteri commissariali direttamente dipendenti dal potere sovrano (cio, in Francia, gli intendenti); riconobbe i tratti originali dei poteri feudali nellet moderna. Non ultimo, a Tocqueville si deve la fortuna della definizione dellassetto politico-istituzionale dellet moderna fino al 1789 come antico regime.

13

Ce n abbastanza per raccogliere linvito a verificare la solidit delle sue tesi e la lucidit delle sue intuizioni. La stessa biografia dellAutore appare densa di legami con il mondo delle istituzioni politiche. Alexis Clrel de Tocqueville apparteneva ad una famiglia nobile della Normandia. Il padre Herv aveva visto con favore la prima fase della Rivoluzione francese, era entrato nella Guardia costituzionale del re e dopo lo scioglimento di questa si era ritirato in un convento della Piccardia, dove era rimasto sino al 1793. Era stato nondimeno arrestato durante il Terrore, insieme alla moglie (nipote del noto magistrato Guillaume-Chrtien de Lamoignon de Malesherbes, che si era assunto la difesa di Luigi XVI): solo la caduta del regime giacobino, dopo dieci mesi di prigionia, scongiur unesecuzione ormai prossima. Sotto Napoleone, Herv de Tocqueville entr nella carriera prefettizia, che percorse sino a quando fu nominato pari di Francia nel 1828. Anche Alexis, lultimo di tre figli maschi, si form per entrare nelle professioni giuridiche. Dal 1823 al 1826 segu corsi di diritto a Parigi e nel 1827 fu nominato giudice uditore del tribunale di Versailles. I suoi interessi per si voltarono presto ai temi del dibattito storiografico contemporaneo. Dopo che, nello stesso 1826, era stato stimolato da un suo ex-professore del College Royal di Metz allo studio della storia e in particolare allo studio delle influenze esercitate o subite dal sistema politico francese in ogni periodo in cui siano avvenuti cambiamenti nel sistema politico europeo [cit. in Dez del Corral 1996, p. 46], tra il 1829 e il 1830 segu alla Sorbona il corso di Guizot sullHistoire de la civilisation en France . Forse segu anche il corso propedeutico Histoire de la civilisation en Europe. Sicuramente ne fu entusiasta e gi nel 1829 scrisse di aver letto pressoch tutte le sue opere. Tocqueville, che con Guizot riusc ad entrare in corrispondenza, era particolarmente attratto dal suo richiamo a studiare la civilt come sintesi di tutte le attivit delluomo in societ ed era convinto come Guizot della valenza politica del giudizio storiografico che definiva la storia della civilt come il processo inevitabile della scomparsa del privilegio e dellaffermazione della libert universale. Infine, ascoltando e annotando le lezioni di Guizot del 1829-30 entr in contatto con la storia delle istituzioni politiche. Guizot aveva gi tenuto, nei corsi dal 1820 al 1822, lezioni sulla storia del governo rappresentativo e delle istituzioni politiche
14

europee. Lo stesso contesto politico del primo Ottocento, lo ricordava nellintroduzione al corso (pubblicato nel 1855), a suo giudizio stimolava allo studio di quel campo, fino a quel momento stretto nella contrapposizione tra chi aveva considerato le istituzioni medievali soltanto come strumenti di oppressione e chi invece ne aveva fatto un culto idolatrico. Invece, la ricerca di forme di rappresentanza politica era sembrata a Guizot una costante della storia delle istituzioni politiche europee e si era disposto ad uno sguardo comparativo e di lungo periodo alla storia delle istituzioni in Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Svezia. La storia delle istituzioni era presente, seppure in modo pi sfumato, anche nelle lezioni seguite da Tocqueville alla Sorbona. Nella Histoire de la civilisation en Europe, dopo aver trattato nella prima parte del corso del ricco lscito della civilt romana (ad esempio, il regime politico delle citt, lidea di impero, una legislazione civile comune e generale), Guizot espose i tratti peculiari del regime feudale, considerato come ostacolo allo sviluppo dellordine e mise in risalto il ruolo del potere monarchico, che pi di ogni altra istituzione, nel processo di formazione dellEuropa moderna, aveva aggregato gli elementi sociali in due poli: governo, da una parte e popolo dallaltra. Quindi, nella Histoire de la civilisation en France , egli prese in esame la civilt francese, che pi fedelmente di ogni altra gli sembrava riprodurre la traiettoria della civilt europea in et moderna. Anche in questo corso gli assetti istituzionali erano puntualmente descritti: in diverse lezioni spieg le istituzioni romane in Gallia, quelle dei Germani invasori, la nascita del potere monarchico, lorganizzazione dello stato sotto i Franchi, le riforme di Carlo Magno (addirittura con una classificazione sistematica delle diverse iniziative legislative), le caratteristiche del regime feudale, le sue relazioni con il potere monarchico, le forme di governo municipali, dalla Gallia romana, sino allavvento dei Comuni. Guizot nondimeno non si fermava alla rassegna degli ordinamenti pubblici e degli apparati di governo: di questi ultimi sempre reputava necessario poter almeno raggiungere une ide de ltendue de leur pouvoir et de la manire dont il sexerait [Guizot 1876, I, p. 43]. Ne scaturivano giudizi non soltanto sulla efficacia ed efficienza delle istituzioni, ma anche giudizi morali sul loro carattere dispotico o progressista.

15

Tocqueville non pot subito raccogliere i frutti del suo avvicinamento allo studio della storia. Nello stesso 1830, infatti, la Rivoluzione di Luglio doveva esercitare uninfluenza decisiva sulla sua vita di studioso, indirizzandolo innanzi tutto verso la scienza della politica. Prestato giuramento senza entusiasmo come magistrato a Luigi Filippo e al nuovo regime, per sottrarsi ad un contesto politico ancora turbolento, egli inizi a progettare un viaggio negli Stati Uniti dAmerica. Trov loccasione di una missione di studio del sistema penitenziario nord-americano, e nel maggio 1831 insieme al collega ed amico Gustave de Beaumont sbarc a New York. Soggiorn negli Stati Uniti fino al febbraio 1832 analizzando con attenzione il sistema politico e la societ americani. Da questa esperienza sarebbero scaturiti i due volumi della Dmocratie en Amerique, usciti nel 1835 e 1840. Lopera ebbe grande successo e guadagn al Tocqueville fama internazionale e laccesso alla prestigiosa Acadmie des Sciences Morales et Politiques nel 1838 e allAcadmie Franaise nel 1841. Nel frattempo Tocqueville, presentate le dimissioni da magistrato poco dopo il rientro in Francia, aveva iniziato la carriera politica, che da sempre aveva considerato come lo sbocco naturale della sua formazione. Presentatosi alle elezioni della Camera per la prima volta nel 1837 senza successo, fu eletto nella successiva tornata del 1839; si colloc nel centro sinistra, dove prendeva posto lopposizione guidata da Adolphe Thiers (non stimato da Tocqueville n come storico n come uomo politico). Tocqueville lavor in diverse commissioni parlamentari, distinguendosi come relatore di quella incaricata di trattare dellabolizione della schiavit. Alla fine del 1840 prese sempre pi decisamente posizioni contrarie al governo di Guizot. La partecipazione a una sottocommissione incaricata dei problemi nord-africani gli diede modo di compiere nel maggio-giugno 1841 un viaggio in Algeria. Confermato con grande successo nelle elezioni del 1842 e del 1846, immagin, a sinistra, unopposizione capace di denunciare il processo reazionario sempre pi evidente, reclamando la restituzione delle libert soppresse o indebolite a partire dalla met degli anni Trenta. Della Rivoluzione del febbraio 1848 che aveva provocato la caduta di Luigi Filippo e listituzione della Repubblica, Tocqueville non fu che spettatore. Eletto poi allAssemblea costituente, entr nella commissione dei 18 che doveva stendere un nuovo testo di
16

Costituzione. Si occup principalmente di diritto al lavoro, di bicameralismo, della forma dellelezione del presidente della neonata Repubblica. Eletto a questa carica Luigi Napoleone Bonaparte, medit di lasciare la vita pubblica. Si present invece alle elezioni del 1849 della nuova Assemblea Nazionale e fu eletto. Entr addirittura nel governo presieduto da Odilon Barrot, con lincarico di ministro degli Affari esteri, che tenne solo per cinque mesi. In questa veste, Tocqueville contribu a scongiurare una guerra tra Austria, Russia e Turchia, protesse lautonomia della Svizzera, si occup anche della questione italiana, facendo pressioni sullAustria per concludere la guerra con il Regno di Sardegna. Tent addirittura di imporre a Pio IX istituzioni liberali nella Roma riconquistata dai Francesi. Si dimise il 30 ottobre 1849, subito prima che Luigi Napoleone sciogliesse il governo e ne formasse un altro senza passaggi parlamentari. Sempre pi diffidente del clima politico, che vedeva scivolare in un disordine del quale avrebbe approfittato lo stesso Luigi Napoleone, cadde malato e si ritir dallagone politico. Cercando un clima pi favorevole, dal dicembre 1850 si stabil a Sorrento, dove compose i Souvenirs, dedicati al biennio 1848-49. Tornato in Francia, sedette ancora nellAssemblea, collocandosi nellopposizione alle crescenti pressioni di Luigi Napoleone per ottenere un riassetto politico-costituzionale in senso autocratico. In occasione del colpo di stato del 2 dicembre 1851, seguito al rifiuto dellAssemblea di varare la revisione costituzionale chiesta dal Bonaparte, fu tra i deputati protestatari: arrestato, fu liberato solo due giorni dopo. Il traumatico ritorno della Francia al cesarismo determin la sua decisione a riprendere gli studi. Dal 1852 lavor ad un opera sulla Rivoluzione francese e sullImpero napoleonico, con lunghi soggiorni a Tours e a Parigi per compiere ricerche darchivio. Nel giugno 1856 usc LAncien Rgime et la Revolution , primo volume dellopera che aveva progettato. Negli anni successivi, continu le ricerche darchivio e stese parti del secondo volume. Ma le sue condizioni di salute si aggravarono. Trasferitosi nel novembre 1858 a Cannes per godere di un clima pi temperato, vi trov la morte il 16 aprile 1859. La fortuna dellopera di Tocqueville si consolid presto. Come accennato, la prima parte de La Dmocratie en Amerique, stampata in 500 forse 700 esemplari, and letteralmente a ruba: due
17

edizioni uscirono nello stesso 1835 (anno di pubblicazione della prima parte), altre due nel 1836, due ancora nel 1838 e 1839. Lopera suscit molte recensioni (tra cui un lungo studio del filosofo John Stuart Mill) ed un caldo dibattito; Tocqueville ne ricav le simpatie dei pi attivi cenacoli politici del tempo. La seconda parte, giudicata dalla critica del Novecento un vero e proprio saggio di sociologia ante litteram , ebbe in Francia un successo molto limitato, ma fu accolta molto bene in Inghilterra. Con LAncien Rgime et la Rvolution Tocqueville torn ad un successo clamoroso. La prima edizione, con tirature equivalenti a tre edizioni della Dmocratie, fu venduta in due mesi. Il dibattito che ne segu su importanti temi del libro (cio innanzi tutto sulla portata periodizzante dellevento Rivoluzione francese) contrappose i liberali entusiasti ai critici bonapartisti ed ebbe chiare valenze politiche. Riport comunque lattenzione sul Tocqueville come scrittore politico e storico di primo piano, che la morte colse nel pieno della notoriet. Per questo, gi nei primi anni Sessanta dellOttecento, fu intrapresa loperazione editoriale della pubblicazione delle sue opere complete. Uscirono nove volumi: i primi tre comprendevano La Dmocratie en Amerique, il quarto Lancien Rgime et la Rvolution , il quinto, che si apriva con una lunga biografia del Tocqueville ad opera dellamico Gustave de Beaumont, pubblicava scritti inediti, tra cui due frammenti del volume che doveva seguire allAncien Rgime et la Revolution . Seguivano due volumi di corrispondenza inedita (il sesto e il settimo), mentre lottavo conteneva di nuovo frammenti sulla Rivoluzione e sullImpero, insieme con relazioni di viaggi del Tocqueville. Il nono volume raccoglieva discorsi parlamentari, orazioni accademiche, articoli su periodici. Questa edizione di scritti (disponibile liberamente on line sul sito www.gallica.fr) non poteva per essere quella definitiva. Presto si giudicarono troppo liberi gli interventi dellamico Beaumont su parte non irrilevante del materiale pubblicato, soprattutto riguardo ai frammenti sulla Rivoluzione, sul Consolato e sullImpero. Bisogn tuttavia attendere quasi un secolo per vedere avviata limpresa delledizione definitiva degli scritti di Tocqueville: le pubblicazioni delle nuove uvres Compltes (presso leditore Gallimard di Parigi) iniziarono nel 1951 e, al 1998, hanno compreso 18 tomi. Questo ritardo deve essere posto in relazione con una lunga fase di sostanziale silenzio sullAutore de LAncien Rgime et la
18

Rvolution , iniziata con la scomparsa della generazione dei suoi contemporanei. Tocqueville torn al centro degli interessi degli studiosi solo quando due studiosi riproposero con forza le sue tesi. Il filosofo e sociologo Raymond Aron (1905-1983), che defin Tocqueville per eccellenza il sociologo del metodo comparativo (Aron 1989, p. 214), vide ne LAncien Rgime et la Rvolution un brillante esempio di spiegazione sociologica degli avvenimenti storici: Tocqueville aveva messo in luce le cause profonde della crisi aperta con il 1789: il processo di progressiva uniformazione delle condizioni sociali ad opera delle politiche di accentramento amministrativo da una parte e dallaltra la progressiva separazione della societ francese nel Settecento (una vera e propria disintegrazione sociale, nei termini del sociologo mile Durkheim). Sarebbe stata la rigidit delle istituzioni politiche, incapaci di risposte, a determinare lo stallo della crisi e lesito rivoluzionario. Lopera di Tocqueville stata molto enfatizzata anche dallo storico Franois Furet, che ne ha messo in luce loriginalit interpretativa: come storico della Rivoluzione francese, il Tocqueville di Furet apparso libero dalle contrapposizioni ideologiche di gran parte della storiografia otto-novecentesca sulla Rivoluzione e deciso ad inscrivere levento pi traumatico dellintera storia moderna in un processo plurisecolare, allinterno del quale si trovavano fuse innovazioni politico-amministrative, istanze sociali, tendenze culturali. Per la prima volta, una storia della Rivoluzione non era un racconto, ma unanalisi di certi problemi selezionati, in base alla quale si costrui[va] una spiegazione e una interpretazione generale [ Furet, 1987, p. 156]. Da ultimo, la critica ha parlato di un Tocqueville ritrovato e di un rinnovamento tocquevilliano francese: espressioni per indicare linteresse crescente negli studiosi soprattutto di scienza politica e sociologia. Per questi aspetti di storia intellettuale, che esulano dagli interessi pi strettamente storico-istituzionali, si rimanda ai lavori di Franoise Mlonio, Tocqueville et les Franais, Paris, Aubier, 1993 e di Serge Audier, Tocqueville retrouv: gense et enjeux du renouveau tocquevillien franais, Vrin-EHESS, 2004. Un ultimo accenno alle risorse disponibili on line. Gli indici della Revue Tocqueville, periodico specificamente dedicato alla critica tocquevilliana (e ai temi della sua filosofia politica) sono sul Web: http://www.utpjournals.com/ttr/ttr_TOC.html. Anche il sito
19

canadese http://faculty.law.lsu.edu/ccorcos/resume/tocquebib.htm, tenuto dalla Universit du Quebec offre una rassegna ragionata, pi alcune opere in modalit testo. E poi in linea il sito ufficiale inaugurato dal Ministero della Cultura francese in occasione delle celebrazioni del bicentenario della nascita (1805-2005): http://www.tocqueville.culture.fr.

20

II. La maturazione degli interessi storico-istituzionali dalla prima Dmocratie a L'Ancien rgime et la Rvolution . Lo sguardo di Tocqueville si era posato sulle istituzioni politiche dellet moderna gi in occasione della stesura del primo volume de La dmocratie en Amerique. Tocqueville si era concentrato dapprima sulle strutture istituzionali degli Stati Uniti, poi sulle concrete manifestazioni del potere democratico americano (dal ruolo dei partiti politici e della libera stampa alla cosiddetta tirannia della maggioranza, fino ad una previsione sulla solidit delle stesse istituzioni in oggetto). La prima parte sulle istituzioni americane si avvicinava ad una vero e proprio trattato di diritto pubblico: Tocqueville vi aveva esposto la declinazione statunitense del principio di sovranit popolare, aveva passato in rassegna le istituzioni dei singoli Stati (rilevando il forte decentramento ovunque attuato), aveva notato le peculiarit del potere giudiziario americano; quindi, era approdato alla forma costituzionale dellUnione, trattando del Presidente e della sua elezione, della Corte Suprema, del sistema federativo adottato. Riflessioni comparative sulle istituzioni di governo degli Stati Uniti, del resto, comparivano gi in una lettera al padre del 5 giugno 1831, quando ancora Tocqueville si travava in America. Il padre gli sped in risposta un suo scritto dal titolo Coup doeil sur ladministration franaise e Tocqueville vi trov alimento per la sua inclinazione verso la comparazione dei sistemi politici: tenne quindi costantemente sullo sfondo, nella Dmocratie en Amerique, le istituzioni di Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Paesi Bassi, talvolta esplicitamente in prospettiva storica. Lo stesso punto di partenza dellanalisi trattava di storia delle istituzioni politiche. Tocqueville, infatti, aveva anteposto allo svolgimento dellopera una breve descrizione geografica degli Stati Uniti e una pi distesa narrazione del processo storico che aveva portato allinsediamento di immigrati provenienti dallInghilterra (come dal resto dEuropa) e alla formazione delle colonie nord-americane. Tocqueville colse lucidamente la peculiarit del governo coloniale adottato dai regnanti Tudor e Stuart tra Cinque e Seicento: la Corona, nel Nord America, non solo aveva insediato governatori alle sue dirette dipendenze, ma aveva anche dato in concessione a
21

singoli e a compagnie commerciali parti di territorio; talvolta, aveva addirittura lasciato gli immigrati presenti su di un territorio costituirsi in societ politica e governarsi da soli (fermo restando il patronato e lalta autorit della Corona). Ne era scaturita una messe di carte costituzionali, di codici civili e penali di grande interesse per Tocqueville, che si era molto interessato, ad esempio, allopera di legislazione degli insediamenti dei puritani, dallimpronta nettamente teocratica. Soprattutto, guardando alle costituzioni delle colonie e alle attivit concrete dei molto attivi poteri pubblici locali, Tocqueville era pervenuto al confronto con la realt europea verso il 1650, dove la monarchia assoluta trionfava dappertutto sulle rovine della libert oligarchica e feudale del Medio Evo [D.A., I-I-II, p. 60]. La divaricazione delle traiettorie delle istituzioni politiche in Europa e in America era cos assai precocemente stabilita. Altri spunti storico-istituzionali erano disseminati in tutta lopera. Trattando del potere dei giudici americani di dare seguito agli esposti dei cittadini contro i pubblici funzionari, ad esempio, Tocqueville citava latto di nascita della giustizia amministrativa francese nella Costituzione dellanno VIII (secondo la quale solo una decisione del Consiglio di Stato poteva far processare gli agenti del Governo dalla magistratura ordinaria) e addirittura si richiamava a ci che succedeva nellantica monarchia, [D.A., I-I-VI, p. 130] cio prima del 1789, quando un intervento del Re poteva annullare i procedimenti intentati dal Parlamento, la pi alta magistratura francese, contro i pubblici funzionari. Quindi, esaminando la cosiddetta tirannia della maggioranza americana, Tocqueville si rifaceva per contrasto alle pratiche di controllo delle opinioni sotto lassolutismo. Notava che sotto il governo assoluto di uno solo, il dispotismo, per arrivare allanima, colpiva grossolanamente il corpo, ma che presso le nazioni pi fiere del mondo antico sono state pubblicate opere destinate a dipingere fedelmente i vizi e le ridicolaggini dei contemporanei [D.A., I-II-VII, p. 303]. La tirannia della maggioranza aveva invece costruito in America un sistema assai pi sottile di controllo delle opinioni. Da questo punto di vista, il potere di governo dei singoli Stati americani appariva al Tocqueville altrettanto energico e accentrato, quanto quello delle monarchie assolute dEuropa. Le conclusioni che Tocqueville diede nel nono capitolo della seconda parte costituirono il punto di maggiore avvicinamento alle
22

problematiche storico-istituzionali che sarebbero state affrontate circa venti anni pi tardi ne LAncien Rgime et la Rvolution . Trattando del conflitto che prevedeva imminente in Europa tra istituti democratici e rigurgiti di dispotismo, Tocqueville diede forma alla sua concezione del sistema politico dellassolutismo dellet moderna. Ci fu, in Europa, un tempo scrisse in cui tanto la legge quanto il consenso del popolo avevano investito i re di un potere quasi illimitato. Ma i re non se ne servirono quasi mai. Non parler delle prerogative della nobilt, dellautorit delle corti sovrane, del diritto delle corporazioni, dei privilegi delle province, che, attutendo i colpi dellautorit mantenevano nella nazione uno spirito di resistenza. Indipendentemente da queste istituzioni politiche [...], le opinioni e i costumi elevavano attorno al potere reale delle barriere meno note, ma non meno potenti. La religione, lamore dei sudditi, la bont del principe, lonore, lo spirito di famiglia, i pregiudizi di provincia, il costume e lopinione pubblica, limitavano il potere del re e chiudevano in un cerchio invisibile la sua autorit. In quei tempi la costituzione dei popoli era dispotica, e i loro costumi liberi. I principi avevano il diritto, ma non la facolt, n il desiderio di fare tutto [D.A., I-II-IX, pp. 368-369]. Questa lettura molto articolata, quasi sociologica, del ruolo delle istituzioni politiche nellEuropa moderna trov poco dopo una declinazione tutta francese. Loccasione fu data dalla collaborazione di Tocqueville alla London and Westminster Review, diretta da John Stuart Mill. Tocqueville era stato incaricato di scrivere una serie di articoli in forma di lettera sulle condizioni sociali e politiche della Francia: nondimeno, dimostrando ancora una volta la sua attenzione alla prospettiva diacronica, Tocqueville volle anzi tutto anteporre un saggio sul periodo precedente la Rivoluzione francese. Cos, nel febbraio 1836, invi il manoscritto de LEtat social et politique de la France avant et aprs la Revolution , che venne tradotto in inglese e pubblicato sulla rivista il I aprile successivo. Tenendo fede a quanto promesso dal titolo, lanalisi era innanzi tutto incentrata sulla stratificazione della societ francese,
23

considerata secondo la consolidata tripartizione clero-nobilt-terzo stato. La chiesa, al tempo di Luigi XIV, gli appariva unistituzione ad un tempo religiosa e politica; tuttavia, nel corso del Settecento essa aveva perso il carattere di guida spirituale ed era per lo pi istituzione meramente politica, in possesso di cospicui beni e pienamente coinvolta negli affari di stato. Quanto alla nobilt, la parabola discendente di questa casta (era la definizione letterale di Tocqueville) dal Medioevo in cui era ricchissima e potente al Settecento, quando aveva perduto la sua influenza sia sul re che sui sudditi, appariva manifesta. Ne erano discese conseguenze rovinose: la nobilt, perduta familiarit con le faticose pratiche di governo del territorio, era diventata un gruppo sociale classe sostanzialmente inerte, sia al vertice (i grandi nobili attivi solo alla corte di Versailles), che alla base (i piccoli nobili rimasti in provincia). Tuttavia, essa godeva ancora di consistenti privilegi, immunit fiscali e giurisdizionali e continuava ad avvalersi dei diritti feudali, che davano scarsi introiti, ma erano molto odiati dal resto della societ. Una classe nuova approfittava dellindebolimento della nobilt: il terzo stato, che si arricchiva con il commercio, lindustria, le professioni e che solo raramente riusciva a fondersi con la parte pi alta della societ. Pi in generale, dellimpoverimento generale della nobilt si era avvantaggiato il gruppo dei piccoli proprietari terrieri, portatori di interessi comuni e soprattutto, rappresentanti di un primo germe di livellamento sociale. Lambito peculiare delle istituzioni politiche soccorreva Tocqueville nella spiegazione di come fosse riuscito a una moltitudine di soggetti sociali dotati solo limitatamente di rappresentanza di dare sbocco alla propria insofferenza nei confronti di uno stadio dellarticolazione sociale ormai esaurito. Era stato il sovrano a dare una prima forma alle istanze livellatrici (Tocqueville diceva semplicemente democratiche) attraverso secolari politiche di accentramento che gi prima del 1789 avevano uniformato i particolarismi locali e abbassato le residue ambizioni della nobilt feudale a mantenere il controllo della vita politica nelle periferie. Il terzo stato, il ceto dei giuristi erano diventati gli uomini dellamministrazione ed avevano aiutato il potere monarchico a dare una legislazione omogenea alle diverse province di Francia, a scapito delle residue forme di governo locale. Da questo punto di vista, la Rivoluzione non era stata altro che unaccelerazione traumatica, ma non estrinseca del processo gi in
24

atto: se la Francia era il paese dove la progressiva parificazione delle condizioni sociali appariva pi avanzata, la centralizzazione politicoamministrativa era pi consolidata, e dove il dibattito culturale su una nuova filosofia politica si manifestava pi intenso (Tocqueville pensava a Rousseau e in generale agli Illuministi), non poteva stupire che proprio l si fossero accese le scintille di una radicale trasformazione dellassetto politico-sociale. Tocqueville non invi a Londra i successivi saggi previsti. Dai pochi appunti conservati possibile verificare soltanto che egli riteneva necessario ricostruire quale parte dellordinamento statale precedente alla Rivoluzione fosse stato conservata dopo la Restaurazione. Tuttavia, in quella fase lo stimolavano pi i fatti sociali e i suoi interessi storico-istituzionali erano ancora strettamente funzionali alla comprensione dei movimenti profondi della societ francese dellet moderna, che avrebbe voluto seguire sino agli esiti a lui coevi. Questo evidente primato dellanalisi sociologica rispetto a quella politico-istituzionale, come accennato, fu del resto limpronta evidente della seconda Dmocratie en Amerique, uscita nel 1840. Tocqueville vi passava in rassegna la cultura americana, i principi etici generalmente diffusi, le pratiche sociali pi consolidate. Unultima sezione era dedicata allinfluenza della democrazia sulla societ politica americana: Tocqueville metteva in evidenza il rapporto tra uguaglianza formale e concentrazione del potere politico, rilevando come fosse proprio la democrazia a favorire il consolidarsi dello Stato come supremo artefice di una legislazione uniforme. In America, per, luguaglianza delle condizioni sociali si era coniugata alle pratiche di libero autogoverno tipiche della madrepatria Inghilterra. Nel resto dEuropa, invece, rilevava Tocqueville con una nuova analisi comparativa, luguaglianza delle condizioni, senza esercizio di forme di libert politica, aveva portato tout court a una progressiva concentrazione del potere amministrativo nelle mani del sovrano. Questo tema risaltava particolarmente nel capitolo V dellultima parte della seconda Dmocratie, tutta concentrata sullEuropa. Tocqueville considerava il fenomeno nella sua veste apparentemente paradossale: i regimi politici tra Sette e Ottocento potevano apparire estremamente instabili, come dimostrava lesempio francese, e tuttavia la concentrazione di potere era sempre
25

aumentata. Uomini che non avevano esitato a rovesciare un trono e a calpestare i re apparivano pronti a piegarsi senza resistenza a ogni minimo cenno di un pubblico ufficiale. Per dare una spiegazione di questo fenomeno, occorreva risalire indietro, ai secoli aristocratici [D.A., II-IV-V, p. 798]: i regnanti, nel Medioevo, avevano sostanzialmente delegato importanti funzioni connesse allesercizio della sovranit a un gran numero di soggetti (nobilt, clero, corporazioni cittadine, persino singoli privati che appaltavano il sistema fiscale o che armavano contingenti militari). Gradatamente, il potere sovrano, nei diversi Stati dEuropa, aveva messo in atto il recupero di queste funzioni e attivit: imponendo la loro amministrazione in modo uniforme a tutto il territorio governato, i monarchi avevano eliminato la concorrenza della rete capillare di poteri secondari, eredit dei secoli precedenti. Ed anche i numerosi moti rivoluzionari che avevano sconvolto lEuropa a partire dal 1789 non avevano fatto altro che potenziare laccentramento politico e smembrare le residue forme di attivit politica sul territorio. Lo Stato ormai si occupava di tutto: degli indigenti, dei malati, dei disoccupati, dei giovani da istruire; in pi, esso aveva creato una speciale branca della giurisdizione, per conoscere le cause in cui esso stesso fosse parte. Infine, interveniva pesantememente in economia: quando predominava laristocrazia di tipo feudale (Tocqueville diceva nelle epoche precedenti a quella in cui viviamo [...], in questi stessi secoli aristocratici, che costituiscono le fonti della nostra storia [D.A., II-IV-V, p. 804]), la propriet immobiliare godeva di speciali garanzie: laristocrazia possedeva il suolo ed era in grado di difenderlo. Con lo sviluppo dellindustria, invece, la presenza dello Stato, con la sua opera di minuta regolazione amministrativa, si era fatta sempre pi evidente, facilitando la crescita del settore industriale a danno degli altri settori produttivi e delle altre forme di propriet. Anzi, manifestamente lo Stato, come nel caso di arsenali e altri opifici (per lo pi militari), era divenuto primo soggetto imprenditore sul territorio, contribuendo a creare una classe nuova, omogenea, che non riconosceva altra autorit politica che quella del sovrano e che era anche economicamente dipendente da lui. Riassumendo, Tocqueville tentava una conclusione: leguaglianza crescente delle condizioni sociali aveva reso insopportabile lineguaglianza e i privilegi tipici degli antichi regimi dEuropa. Le aspirazioni a una minore ineguaglianza sociale, per, avevano aiutato
26

il cammino dei processi di accentramento politico, che stavano gi da tempo livellando le condizioni dei singoli: cos, parte non indifferente della libert per cui si stava lottando sarebbe stata sottratta dalle stesse istituzioni politiche riformate. La libert, anzi, appena entrata in scena, ne sarebbe subito uscita: lappuntamento del 1789 era stato il punto di contatto fra la retta della crescente uguaglianza delle condizioni sociali e la retta del progressivo accentramento politico; evidentemente, non ne era derivata linstaurazione di un sistema politico liberale: poco dopo aver portato il re e molti suoi nobili sulla ghigliottina, i rivoluzionari si erano consegnati, sotto Napoleone, alla pi vistosa tirannia. Nel primo periodo di grande creativit (datato, grosso modo, 1835-1840), Tocqueville tenne sempre lo sguardo su entrambe le sponde dellAtlantico. Infatti, i legami tra i capitoli finali della seconda Dmocratie e lanalisi che egli veniva elaborando dello stato sociale e politico della Francia prima della Rivoluzione sono particolarmente evidenti. Lattenzione, per, a ben vedere, dai fatti sociali si stava spostando ai fatti politici, anzi pi precisamente allevoluzione storica delle istituzioni politiche; in particolare, stava mutando la risposta alla domanda: che cosa determin in Francia e in Europa il tramonto dei secoli aristocratici? La formazione, negli strati medio-bassi della societ, di gruppi sociali tendenzialmente omogenei? O non piuttosto lo sviluppo del potere monarchico, che articolava interventi sempre pi intensi sul territorio, erodendo i preesistenti poteri locali? Tocqueville era attento, lo si visto, allevoluzione delleconomia e persino ai cambiamenti negli assetti proprietari e nella composizione della forza lavoro. Tuttavia, mentre concludeva la sua fatica sul Nuovo Mondo, volgendosi allEuropa trov che la pi forte spinta al cambiamento era stata di natura politica: il potenziamento degli strumenti di governo nelle mani dei sovrani era stato un processo veramente coerente e duraturo, e aveva influito profondamente sugli assetti della societ. La seconda Dmocratie ebbe unaccoglienza molto meno entusiastica della prima. La lunga esposizione di Tocqueville sugli influssi del sistema democratico sulla societ americana poterono apparire arbitrari. La sua tesi secondo la quale leguaglianza delle condizioni sociali poteva portare a un sostanziale materialismo dei costumi, al disinteresse per la cosa pubblica, persino al remissivo abbandono a un potere dispotico, fu sostanzialmente rifiutata. Solo
27

in Inghilterra una lunga recensione di John Stuart Mill rese ragione al suo sforzo di analisi sociologica delle societ democratiche (e in particolare di quella americana). Tocqueville medit per questo addirittura labbandono degli studi. In realt, fu la sua elezione, nel 1839, alla Camera dei deputati a distoglierlo per anni dalle sue ricerche in filosofia politica. Tornato allattivit di studioso nellultimo scorcio della Seconda Repubblica, Tocqueville cerc innanzi tutto di chiarire quale fosse lo sviluppo pi urgente del suo pensiero. Un libro, come avrebbe rilevato pi tardi al conte di Montalembert (O. C. [Bmt], VII, p. 389), gli ronzava in testa sin dalluscita della seconda Dmocratie. Da Sorrento, scrivendo nel dicembre 1850 allamico Louis de Kergolay, cerc di dare forma al tema. Il soggetto del libro in gestazione avrebbe compreso una riflessione sul carattere generale dei tempi, un giudizio sulla societ francese e una previsione del suo avvenire. La narrazione storiografica gli sembrava lunico collante in grado di tenere unite le singole parti di un tema cos impegnativo. Per questo, allinterno del grande arco cronologico 1789-1851 che Tocqueville chiamava tutto insieme la Rivoluzione francese , si sarebbe concentrato sui dieci anni dellImpero di Napoleone, che gettavano una luce potente sul periodo precedente e sugli avvenimenti successivi. Come modello gli sembrava particolarmente efficace lopera di Montesquieu Considrations sur les causes de la grandeur des romaines et de leur dcadence (Amsterdam 1734) : il magistrato e filosofo illuminista vi aveva esposto la sua teoria della comprensione dei fatti storici poggiata su una dialettica tra cause profonde e cause accidentali. Cos, per spiegare la potenza di Roma e il suo successivo declino Montesquieu aveva rivolto lattenzione ai rapporti tra Senato e plebe, alla configurazione della propriet terriera, allordinamento politico romano. Tocqueville, in questa prospettiva, non avrebbe rifatto unesposizione degli avvenimenti del periodo napoleonico: si sarebbe invece sforzato di scoprire le cause profonde che avevano favorito la nascita dellImpero nel cuore della societ nata dalla Rivoluzione, gli strumenti usati da Napoleone per il consolidamento dellImpero, le influenze pi o meno durature dellavventura napoleonica sui destini di Francia ed Europa. Tornato agli studi agli inizi del 1852, Tocqueville spost rapidamemente lattenzione sulla cesura del 1789. In giugno scriveva a Madame Phillimore che era duro pensare che la grande e terribile
28

Rivoluzione francese (espressione sua: O. C. [Bmt], vol. VII, p. 283) potesse portare, dopo sessantanni, al triste risultato del dispotismo di Luigi Napoleone. In luglio confessava allamico Beaumont che era ancora alla ricerca di un vero soggetto e che con tutti gli sforzi profusi fino a quel momento non aveva che poco materiale pronto (O. C. [Bmt], vol. VII, p. 288). In effetti, nellestate 1852 era stata completata lelaborazione di due capitoli (Come la Repubblica era pronta a sottomettersi a un padrone e Come la nazione cessando di essere repubblicana restata rivoluzionaria). Le settimane a cavallo tra il 1852 e il 1853 portarono a riflessioni decisive: calato linteresse per il periodo napoleonico, Tocqueville rivolse lattenzione sempre pi consapevolmente verso lo scoppio della Rivoluzione francese e, soprattutto, verso il precedente sistema di governo. Cos, inizi ricerche negli archivi delle istituzioni del Settecento: in particolare, in quello della Gnralit dellle de France, circoscrizione territoriale finanziaria e, dal giugno 1853 allaprile 1854, in quello dellintendente della Touraine. A questo scopo, prese addirittura dimora a Saint-Cyr-Ls-Tours (poco distante da Tours). A lungo, la sua attivit principale fu proprio lo studio di quei documenti, da cui ricav 2.300 pagine di appunti, tuttora conservati nellArchivio Tocqueville. La sua prospettiva cambi radicalmente: dopo aver studiato cos in dettaglio i documenti amministrativi del Settecento francese, crebbe di molto, nel libro che stava progettando, lo spazio dato allorganizzazione politico-istituzionale del Regno di Francia. Fedele al metodo comparativo, che contrariamente a quanto ritenne parte della critica (Matteucci 1990, p. 45) non pens mai di abbandonare, ristudi a fondo lordinamento inglese del Settecento e fece addirittura un viaggio a Bonn per documentarsi sulle istituzioni politiche dellet moderna tedesca. Di questa stagione di ricerche fece un bilancio nella lettera del 7 marzo 1854 al fratello Edouard. Scrisse di aver dedicato quasi tutto lanno trascorso a studiare lancien rgime (questa lespressione usata da Tocqueville), apprendendo quale fosse il funzionamento delle istituzioni politiche di allora (quels taient les usages politiques, les rgles etc. etc.). Era cos arrivato alla comprensione dei motivi per cui la Rivoluzione era scoppiata in Francia e delle cause di molti avvenimenti accaduti da quel tempo sino allet a lui contemporanea. In particolare, gli era ormai chiaro che molti atteggiamenti e opinioni (habitudes, opinions et [...]
29

penchants) che sembravano nuovi, avevano origine nel governo dellantico regime (O. C. [Bmt], vol. VI, p. 251-52). Raccolto un immenso materiale (anche sullamminstrazione dei pays dtat, regioni francesi a larga autonomia), tra il novembre 1853 e il 1855, tra Parigi, Compigne e il suo castello di famiglia in Normandia, Tocqueville affront la stesura del libro. Preso contatto con leditore Michel Lvy nel febbraio 1856, il libro usc in Francia in giugno. Il titolo non era pi quello che aveva pensato Tocqueville allinizio del lavoro (La Rvolution ), bens LAncien Rgime et la Rvolution ). Antico regime era unespressione gi comparsa nei cahiers de dolances del 1789 e poco dopo utilizzata dalla pubblicistica per denunciare un sistema di governo che ormai si considerava superato. Dopo il libro di Tocqueville, e fino agli studi odierni, antico regime diventato il sintagma che definisce politica, societ, cultura dei secoli XV-XVIII. Il libro si componeva di tre parti. Nella prima veniva spiegato il carattere inscindibilmente sociale e politico della Rivoluzione: essa si proponeva labolizione del sistema politico antico, in cui persistevano le istituzioni feudali e mancava divisione dei poteri, e la creazione di un nuovo ordine politico, basato sulluguaglianza delle condizioni sociali. Quindi, coerentemente con lantica scelta di seguire il modello del Montesquieu delle Considerations, Tocqueville dedicava la seconda parte alla definizione delle cause remote e generali della Rivoluzione e la terza a quella delle cause pi particolari e vicine agli eventi del 1789. Lo studio delle cause remote della Rivoluzione, nella seconda parte, coincideva sostanzialmente con quello delle istituzioni politiche della prima et moderna: Tocqueville seguiva la traiettoria della feudalit nel Settecento, la storia dellaccentramento politico-amministrativo, la nascita della giustizia amministrativa, ricostruiva le concrete pratiche delle istituzioni di governo prima della Rivoluzione; infine, rilevava lenorme peso politico della capitale, Parigi, seguto al consolidamento delle istituzioni del potere centrale. Studiava quindi i tratti fondamentali della societ francese dellantico regime, verificandone il crescente livellamento e mettendo in evidenza il generalizzato isolamento dei ceti pi eminenti, caratterizzato dal crescente disinteresse per la cosa pubblica e da una tendenziale reciproca ostilit degli attori sociali; tracciava altres un quadro delle conseguenze della perdita delle antiche libert politiche sul territorio
30

e persino un bilancio sulle condizioni di vita dei contadini. Ma anche in questi capitoli dedicati allo studio della societ, che hanno fatto parlare la critica di un Tocqueville sociologo, lo spazio delle istituzioni politiche della prima et moderna era tuttaltro che marginale: lorganizzazione fiscale, la burocrazia (imperniata sulla venalit delle cariche), la magistratura e persino la Chiesa trovavano ampio spazio. Pi limitato, semmai, appariva linteresse per le istituzioni politiche nella ricostruzione del moto accelerato che port alla Rivoluzione (oggetto della terza parte): Tocqueville era pi interessato al clima intellettuale (alla mentalit) del secondo Settecento. Nondimeno, anche in questa parte trovavano spazio importanti considerazioni storico-istituzionali: dallesame delle concrete pratiche istituzionali sotto Luigi XVI alla critica della legislazione durgenza e delle riforme radicali dellultimo scorcio del XVIII secolo. Come accennato, LAncien Rgime et la Revolution , fu un successo editoriale: al novembre 1858 ne erano stati venduti circa 9.000 esemplari in tre tirature. Sul fatto che le prime recensioni furono poco entusiastiche, invece, dovette pesare il controllo della stampa attuato dal governo di Luigi Napoleone. Il successo nuovamente raggiunto non si tramut tuttavia in impulso per la continuazione dellopera. Vicende familiari (la morte del padre ottuagenario) e persistenti problemi di salute rallentarono la ripresa del lavoro. Pi di tutto, Tocqueville era ostacolato dalla mancanza di chiarezza sul metodo da usare entrando negli anni della Rivoluzione. Aveva deciso di occuparsi prevalentemente del movimento dei sentimenti e delle idee che hanno successivamente prodotto la Rivoluzione e di non narrare di nuovo i fatti; come fonti avrebbe utilizzato giornali, pubblicazioni, lettere private, corrispondenze amministrative (O.C. [Bmt], VII, p. 410). Cos, inizi nuove indagini. La biblioteca del British Museum gli fu di enorme aiuto in questa fase: per completare lo spoglio dei materiali, si rec nellestate 1857 a Londra. La stesura dei primi capitoli del nuovo libro (che si occupavano dei fatti tra il 1787 e la convocazione degli Stati Generali del 1789) occuparono i mesi tra il 1857 e il 1858. Il volume in preparazione ebbe nel contempo una prima forma stabile: diviso in cinque libri, il primo avrebbe riguardato la prerivoluzione (1787-1789), il secondo gli anni 1789-1793, il terzo il Direttorio e la crisi della Repubblica, il quarto il Consolato e
31

lImpero di Napoleone Bonaparte, il quinto una serie di riflessioni generali sulla Rivoluzione francese. In una nuova fase di ricerche, Tocqueville cerc fonti per la parte dedicata agli Stati Generali e allAssemblea Costituente e di nuovo, oltre ai documenti stampati, volle consultare fonti manoscritte dellautorit municipale parigina e delle amministrazioni provinciali. Ma laggravamento delle condizioni di salute lo allontanarono dagli studi nel maggio 1858. La stesura del nuovo libro, del resto, stava incontrando molte difficolt: Tocqueville aveva lasciato il terreno pi peculiarmente storicoistituzionale e voleva addentrarsi nelle idee, nei modi di sentire che avevano provocato la Rivoluzione, tentando persino di definire una specifica antropologia dei protagonisti di quegli anni. Di fronte alla fatica di arrivare a una visione dinsieme senza scadere in una nuova narrazione degli eventi rivoluzionari, pens addirittura di abbandonare i lavori. Quindi, si trasfer a Cannes cercando un clima mite per passare linverno 1858-59. La tubercolosi era per nella fase finale: la morte imped a Tocqueville di terminare il lavoro, che rimase composto di sette capitoli sulle origini immediate della Rivoluzione francese e dei due gi stesi sulla transizione al regime napoleonico. Alla morte di Tocqueville, il libro aveva molto circolato, anche fuori di Francia. Alcune delle prime interpretazioni avevano misero in luce le innovazioni sul piano storico-istituzionale. La Bibliothque de lcole des Chartes (quatrime srie, t. III, nov.dec. 1856, pp. 178-180) recensendo il volume riconobbe che trattava per la maggior parte de notre domaine (del nostro dominio), cio di storia delle istituzioni, prodotta con acume e sulla base di un profondo scavo archivistico. Jean-Jacques Ampre (che aveva recensito il libro per litaliana Rivista Contemporanea del 25 luglio 1856) rilev come il libro di Tocqueville sconfessasse la paternit rivoluzionaria di istituzioni e pratiche di governo in realt nate in antico regime: laccentramento politico-amministrativo, la nascita del diritto e della giustizia amministrativi, la moltiplicazione dei pubblici uffici, la coscrizione obbligatoria, persino la divisione territoriale del paese. In molte altre recensioni (ad esempio Frdric Passy, in Journal des conomistes, Jan.-Mar. 1857; Eugne Despois, in Revue de Paris, Oct. 1856), il ruolo dellaccentramento nella storia di Francia era segnalato come il tema nuovo, predominante e quasi ossessivo nel libro. Pu sorprendere che
32

lopinione pubblica francese dovesse scoprire da Tocqueville lo sviluppo del potere monarchico e lespansione degli apparati amministrativi sotto le dinastie dei Valois e dei Borbone. Ma era il clima politico del Secondo Impero a suscitare nei lettori tanta attenzione per il tema della centralizzazione amministrativa: essa infatti, nellanalisi di Tocqueville, si era accompagnata ad un indebolimento di quella libert politica che era sembrata una delle conquiste della Rivoluzione. E molti, fuori e dentro lo schieramento dei liberali francesi, dopo il colpo di stato di Luigi Napoleone e il plebiscito a suo favore, erano stati costretti a chiedersi cosa in Francia fosse ancora vivo della Rivoluzione e cosa dellantico regime. Dal punto di vista della storia della storiografia, lanalisi delle istituzioni politiche moderne, con Tocqueville, era definitivamente svincolata dai consolidati canoni della narrazione storiografica. Ancora il ponderoso trattato di Jean Baptiste Joseph Pailliet (Droit publique franais, ou Histoire des institutions politiques Paris: chez Kleffer, 1822) seguiva nei capitoli dedicati alla storia delle istituzioni uno stretto ordine cronologico e addirittura dinastico (Institutions franaises sous la branche directe des rois captiens; Institutions franaises sous la branche collatrale des Valois e cos via, dal Medioevo alla Restaurazione). Persino la gi segnalata Histoire de ladmnistration monarchique en France ... di Adolphe Chruel (stesa nel 1847 e pubblicata a nel 1855) era stata criticata per aver seguito troppo da vicino la serie cronologica dei re francesi. Con lAncien Rgime et la Revolution di Tocqueville, invece, oggetto dellindagine storiografica erano, sul lungo periodo, il sistema politico-amministrativo francese ed europeo dellet moderna ed il suo concreto funzionamento; e la storia delle istituzioni politiche diventava una chiave daccesso per spiegare non solo uno degli avvenimenti pi tumultuosi della storia europea, la Rivoluzione francese, ma addirittura il processo involutivo che aveva portato la societ francese dalle radicali innovazioni costituzionali del periodo 1789-1793 allasservimento volontario al potere dispotico di Napoleone Bonaparte. Insomma, il pubblico e i recensori furono sorpresi non dallapparizione di un nuovo tema (il rafforzamento dei poteri della monarchia, infatti, non era certo un nuovo tema): bens, dallapparizione di una nuova declinazione della nascente storia delle istituzioni, che dialogava con i temi pi caldi del dibattito politico.
33

La storiografia successiva, dopo il silenzio sceso su LAncien Rgime et le Rvolution successivamente al 1890 cui si accennato, ha periodicamente messo in evidenza qualche errore commesso da Tocqueville nella sua analisi, soprattutto nel campo della storia sociale: ad esempio, egli avrebbe sopravvalutato il ruolo degli intellettuali nella Francia dei Lumi e sottovalutata la forza oppressiva del prelievo feudale, dopo la reazione signorile del Settecento; egli avrebbe poi attribuito in modo surrettizio alla decadenza del sistema feudale la formazione di nuove figure di imprenditori agricoli e piccoli proprietari terrieri; e non avrebbe invece clto le drammatiche conseguenze della crisi finanziaria dellultimo quarto del XVIII secolo. Anche dal punto di vista storico-istituzionale sono emerse imprecisioni di non poca importanza: Tocqueville avrebbe esagerato la portata del processo di centralizzazione, ne avrebbe comunque intuito le tappe in maniera molto limitata (non comprendendo ad esempio il potenziamento della struttura dello Stato scaturito dagli impegni militari di Luigi XIV); avrebbe esagerato lautonomia e il potere dei rappresentanti della monarchia sul territorio (gli intendenti), non avrebbe intuito il carattere strutturale, allinterno della macchina burocratica, del sistema della venalit delle cariche. Nondimeno, proprio nel terreno storico-istituzionale sono stati attribuiti a Tocqueville risultati molto positivi: egli ha notato la critica seppe scegliere le fonti per la storia amministrativa, mise a punto un metodo per verificare sul campo il concreto funzionamento del lavoro burocratico, ben consapevole che chi v olesse giudicare il governo di quel tempo dalla raccolta delle sue leggi, cadrebbe nei pi ridicoli errori [A.R., II-VI, p. 106, cit. da Furet 1987, p. 159]. Questultima affermazione costituiva unintuizione veramente profonda, molto pi avanti dello stato degli studi della disciplina a met Ottocento. Solo nella seconda met del Novecento, infatti, sarebbero state definitivamente superate le impostazioni pi dogmatiche della storia delle istituzioni, imperniate su un paradigma che pu essere definito pubblicistico, perch metteva in primo piano esclusivamente lo sviluppo degli apparati di governo istituiti dal potere sovrano e la ricostruzione delle iniziative intraprese da questi uffici e magistrature. Solo negli anni Sessanta e Settanta la storia delle istituzioni si sarebbe stabilmente legata alla storia sociale e sarebbe emerso un nuovo metodo, pronto a cogliere tempi forti
34

e tempi deboli della crescita delle istituzioni ed attento allirriducibile ma creativo scarto tra norme giuridiche e fatti sociali: un metodo capace di decifrare il livello pi ufficioso della vita delle istituzioni.

35

36

III. Il Medioevo di Tocqueville: lantica legge comune dellEuropa. Ne LAncien Rgime et la Rvolution , dopo alcuni capitoli iniziali sul significato profondo della Rivoluzione francese, evento politico radicale che aveva avuto lobiettivo di demolire tutto il sistema politico e sociale (anche fuori dai confini di Francia), Tocqueville si pose il problema di spiegare cosa avesse reso cos veloce la propagazione in tutta Europa delle idee rivoluzionarie. Una prima, spontanea risposta rilevava che mutamenti dovevano gi essere intervenuti nelle condizioni [sociali], nelle abitudini, negli usi dei popoli europei [A.R., I-III, p. 48]. Ma Tocqueville non segu lintuizione: non studi le trasformazioni avvenute in Europa dal punto di vista di quella sociologia di cui aveva dato i primi saggi nella seconda Dmocratie; ricorse invece, per approfondire il tema, alla storia politico-giuridica e, nel quarto capitolo della prima parte de LAncien Rgime et la Rvolution , si chiese come mai quasi tutta lEuropa avesse avuto le stesse istituzioni e come mai dappertutto esse fossero in rovina. Le istituzioni politiche moderne, secondo Tocqueville, in Francia come in Europa affondavano le radici negli ultimi tempi dellImpero romano. Anche Guizot, nel suo corso sulla storia della civilt europea del 1828-1829 (che Tocqueville probabilmente segu o di cui lesse le dispense), aveva preso le mosse dalla cesura del V secolo. Guizot, nella terza lezione, aveva evidenziato nei regni romano-barbarici un vero e proprio caos politico, riscontrando la compresenza conflittuale di tre diverse tipologie istituzionali: il potere monarchico; le istituzioni aristocratiche coincidenti con il patronage militare (che organizzava gerarchicamente i guerrieri dei diversi clan); le istituzioni libere di quei gruppi che come facevano gli antichi capi-famiglia germanici avevano scelto di deliberare in comune i provvedimenti necessari per i bisogni della convivenza. Dalla generalizzata instabilit politica dei secoli dal V al IX lEuropa sarebbe uscita grazie al recupero delleredit giuridica romana, allinfluenza dellistituzione ecclesiastica, gi ben formata e dotata di un diritto peculiare, e alloperato di alcuni sovrani (i re goti, limperatore Carlo Magno), che seppero interpretare il bisogno di ordine e sicurezza diffuso nella societ varando cospicue innovazioni normative. Quando poi anche lImpero carolingio era
37

entrato in crisi, dal IX-X secolo si era sviluppato il regime feudale: assetto politico adeguato a una societ ancora molto frammentata, che laveva disposta sotto una grande quantit di governi locali. Guizot era anche entrato nel dettaglio della storia feudale francese, in particolare nelle lezioni da trentunesima a quarantunesima della Histoire de la civilisation en France depuis la chute de lempire romain jusquau 1789. Aveva rigettato la tesi di Henri de Boulainvilliers (1658-1722) che nei Mmoires sur lhistoire du gouvernement de France (pubblicati postumi a Londra nel 1727) aveva ipotizzato una diretta discendenza tra regime feudale e istituzioni politiche germaniche , ed aveva spiegato la formazione del sistema feudale attraverso leclissi dellistituzione monarchica dopo Carlo Magno e lo stadio ancora primitivo, nei contesti urbani o rurali, delle istituzioni associative spontanee. Soprattutto, tanto nella Histoire de la civilisation en Europe quanto nella Histoire de la civilisation en France , Guizot aveva insistito sulle diverse matrici della storia istituzionale europea: contrapposto al regime feudale, nel Medioevo, il sistema politico dei Comuni aveva dato gi nellXI secolo precoci esempi di autodeterminazione politica, sancita e organizzata dalla formulazione di statuti e chartes; e il potere monarchico, superato un lungo periodo di stallo, a partire dal XII secolo aveva tentato di fondere gli elementi sociali particolari e far convivere i diversi ordinamenti giuridici. In questa fase, erano nati gli esperimenti di costituzione mista: nobilt feudale, clero, comuni furono riuniti in assemblee (Stati generali di Francia, Cortes in Spagna e Portogallo, Parlamento in Inghilterra, Stnde in Germania). Fra queste, il Parlamento inglese aveva avuto il maggior peso: gi dal XIV secolo la Camera dei Lords era una sorta di consiglio del re e partecipava allelaborazione politica, mentre la camera dei Comuni, dove sedevano insieme borghesi e piccola nobilt, era tutta concentrata nella difesa dei diritti locali e degli interessi privati. Nel resto dEuropa, invece, per Guizot le assemblee non avevano avuto una reale funzione politica, riuscendo del tutto subordinate al potere monarchico. Tocqueville, che pure aveva lodato la perspicacia di queste analisi di Guizot, al momento di tracciare uno schizzo dellevoluzione istituzionale europea a partire dal V secolo, prefer porre laccento sul carattere innovativo dellorganizzazione politica medievale. A questo scopo, ripercorse la nascita repentina e
38

sorprendente di un nuovo ordine pubblico dalle rovine dellImpero romano: le popolazioni barbariche, a suo giudizio, abbattuto il residuo ordine ancora garantito dalle ormai deboli istituzioni romane, erano vissute a lungo nellinsicurezza, disperse in un territorio immenso e frazionate in molti insediamenti di piccole dimensioni. In questa stessa massa incoerente, nondimeno, era improvvisamente apparso un sistema di leggi uniforme, che Montesquieu aveva gi notato e definito governo gotico. Invano, in queste leggi si sarebbero cercate tracce del diritto romano: si trattava di una legislazione originale, coesa e sistematica. Tocqueville si sottraeva al compito di spiegare come un simile fenomeno potesse essere accaduto. Si limitava a ricordare che, studiando le istituzioni politiche medievali di Francia, Inghilterra e Germania, non aveva potuto fare a meno di notare una prodigiosa somiglianza [A.R., IIV, p. 50] tra i fondamenti delle leggi di popoli cos diversi: infatti, ogni volta che aveva incontrato una regola di organizzazione politica degli antichi regni germanici, aveva poi riscontrato una forma simile e corrispondente nella legislazione di Francia e Inghilterra. E in particolare, nei tre diversi contesti, aveva scoperto assemblee politiche formate dagli stessi elementi sociali e munite di poteri simili, citt dotate di statuti affini e governate attraverso il sistema delle corporazioni, feudi di grandi e piccole dimensioni capillarmente diffusi. Proprio il regime feudale gli era sembrato estendersi in modo omogeneo dalla Polonia alle isole britanniche: la signoria concludeva , la corte del feudatario, il feudo, gli obblighi e le terre sottoposte a censo, i diritti feudali, le corporazioni, tutto si assomiglia[va] [A. R., I-IV, p. 50]. Era questa lantica legge comune dell Europa [A. R., I-V, p. 57] che Edmund Burke, uno dei pochi autori espressamente citati ne LAncien Rgime et la Revolution , aveva indicato come costituzione originaria dei popoli europei e fonte, nel caso inglese, di un assetto politico-istituzionale equilibrato, foriero del pi elevato grado di libert politica visibile in Europa. Il Medioevo politico-istituzionale immaginato da Tocqueville era dunque unet dominata dalla compartecipazione a pi livelli alla gestione della cosa pubblica: grandi feudatari governavano direttamente ampi porzioni di territorio, altri ordinamenti peculiari regolavano le autonomie cittadine, diffuse in parte non trascurabile dellEuropa, assemblee rappresentative di ceti (o stati) limitavano il potere dei sovrani, soprattutto nel punto
39

cruciale delle imposizione fiscali. Tocqueville ricordava che nel quattordicesimo secolo la massima: non tassare chi non accetta pareva stabilita saldamente in Francia come in Inghilterra [A. R., IIX, p. 138]. Addirittura, nel Medioevo lo stesso governo interno dei feudi era diviso tra il feudatario e i suoi vassalli: costoro, talvolta riuniti in assemblea, dovevano passare un certo tempo dellanno alla sua corte, vale a dire aiutarlo a render giustizia e ad amministrare gli abitanti [A. R., II-IX, p. 125]. Il Quattrocento era stato lacme della koin costituzionale europea, successivamente erosa e caduta in declino. Tocqueville rinunciava a tentare una spiegazione di come questantica costituzione europea si [fosse] indebolita e poco a poco rovinata [A. R., I-IV, p. 50]. Aveva per intuito che il diritto romano, rimasto estraneo agli sviluppi istituzionali dei popoli germanici, era stato usato a partire dal Cinquecento proprio per abbattere la legislazione medievale e sostituirla con le nuove legislazioni varate dai sovrani. Perci, la prima delle 78 note di approfondimento non numerate in calce a LAncien Rgime et la Revolution fu dedicata alla potenza del diritto romano in Germania e alla ricostruzione di come esso si sostitu al diritto germanico. Tocqueville, che aveva studiato il Systme de droit romain actuel di Friedrich Karl von Savigny (uscito in Francia nel 1840) senza convenire sulla continuit della tradizione giuridica romana in Occidente, sulla base dellesempio della storia della legislazione nel Wrttenberg attribu la responsabilit della nuova influenza del diritto romano, iniziata alla fine del Medioevo, ai giuristi tedeschi. Costoro avevano dato vita a una sistematica interpretazione delle leggi in una prospettiva romanistica: il Codex di Giustiniano, i consulti dei giuristi romani erano stati applicati ogni volta per analogia o per similitudine al posto delle norme della legislazione germanica. Ci si doveva certamente alla rinascita del latino nel XV secolo, allapplicazione dei metodi filologici ai testi della legislazione imperiale romana, al ruolo guida delle facolt italiane di giurisprudenza, dove i giurisperiti di tutta Europa studiavano: ma a Tocqueville appariva altrettanto sicuro che i sovrani tedeschi ne avevano approfittato per estendere e consolidare il loro potere. Lo stesso era accaduto in tutta Europa, probabilmente perch a partire dal Quattro-Cinquecento tutto il Continente aveva conosciuto analoghe spinte delle monarchie a limitare gli spazi di libert ancora concessi dal preesistente assetto politico-istituzionale, eredit della
40

costituzione dei popoli germanici. Perci, con una puntata polemica, Tocqueville concludeva che alla fine del Medioevo un diritto molto evoluto, ma servile era stato sostituito a un diritto pi rozzo, ma pi libero. Dunque lantica legge comune dellEuropa, a giudizio di Tocqueville, sarebbe stata progressivamente erosa sin dal XV-XVI secolo e nel XVIII sarebbe rimasta sostanzialmente priva di efficacia costituzionale. Nello stesso quarto capitolo della prima parte de LAncien Rgime et la Rvolution , riguardo a questa decadenza, a questo ripiegamento su se stesse delle istituzioni lespressione era dello stesso autore venivano segnalati alcuni particolari: soprattutto nella parte occidentale del Continente (ma faceva eccezione lInghilterra, dove lantica costituzione era stata gradualmente corretta ed era sopravvissuta), le istituzioni municipali nel Settecento non erano ormai che apparenze, al pari degli altri centri di potere di origini medievali (come le assemblee dei ceti Cortes, Stati generali etc. e le signorie territoriali). Uno di questi antichi poteri era invece molto trasformato. Il potere monarchico del Settecento non aveva pi niente in comune con la regalit medievale: aveva accumulato altre prerogative, manifestava la sua presenza sul territorio per mezzo di un apparato amministrativo che si sostituiva a tutti i poteri locali (per primi ai nobili titolari di signorie feudali), si reggeva su una cultura giuridica e politica profondamente innovata. Era dunque listituzione monarchica ad essere responsabile del tramonto dellantica legge comune dellEuropa: ma Tocqueville, nella fase di avvio della sua argomentazione proponeva tale nesso causale solo timidamente e quasi senza offrire esempi. In realt, tutta LAncien Rgime et la Revolution sarebbe stato un case study, uno studio esemplificativo della tesi che attribuiva al potere monarchico la volont di superare le istituzioni politiche ereditate dal Medioevo. Alcune delle intuizioni di Tocqueville sulla storia delle istituzioni europee del Medioevo hanno mantenuto una certa presa. La tesi sulla prevalenza di istituzioni germaniche negli assetti costituzionali alto-medievali europei, allo stato degli studi, appare molto semplificata, ma non del tutto erronea: la storiografia attuale (Caravale 1994), se riconosce ai sovrani dei regni romano-barbarici del V-VI secolo d.C. (visigoti, burgundi, ostrogoti) un ruolo decisivo nel favorire una sostanziale continuit della cultura giuridica romana
41

in Occidente, attribuisce altres ai protagonisti della seconda ondata di invasioni (Franchi in Gallia, Longobardi in Italia, Anglo-sassoni in Britannia) una pi decisa propensione ad impiantare il diritto dei conquistatori. I Franchi, in particolare, con la Lex Salica e la Lex Ripuaria avevano varato una legislazione sostanzialmente estranea al diritto romano. Ed accertato che gli usi giuridici di origine germanica (in particolare le diverse forme di giustizia privata come la faida e le composizioni extra-giudiziali) non fossero intaccati nemmeno sotto Carlo Magno: il fondatore del Sacrum romanum Imperium era pur sempre la principale autorit di un ordinamento giuridico germanico e la sua attivit legislativa rientrava nella funzione attribuita ai sovrani di sollecitare il funzionamento della giustizia consuetudinaria. Tocqueville, per, tracciando una linea retta dai regni romano-barbarici allet feudale non colse (come almeno in parte era riuscito a Guizot) la scansione delle importanti trasformazioni degli assetti politici dal IX allXI secolo: la progressiva perdita di controllo del patrimonio da parte dei successori di Carlo Magno, la nascita di principati autonomi di grandi estensione territoriale e infine, con la crisi di questi grandi principati, la formazione di un nugolo di signorie locali dotate di consistenti diritti (e poteri) di comando. Tocqueville valut pi correttamente la portata continentale del fenomeno dello sviluppo delle signorie fondiarie: dal XII secolo esse si moltiplicarono in tutta lEuropa e in alcune zone, tra cui la Francia e i principati tedeschi, esse si disposero in una piramide di subordinazioni feudali. Anche il ruolo delle assemblee degli ordini pu apparire sopravvalutato nellanalisi tocquevilliana. Alla storiografia sono sembrati relativamente ampi i poteri nelle Cortes dei Regni iberici: qui i rappresentanti delle citt erano convocati accanto ai grandi signori laici ed ecclesiastici sin dal XIII secolo; ed era loro attribuito il compito di sanare gli abusi commessi dagli agenti regi e in generale le violazioni del diritto commesse da poteri non competenti. In questa prospettiva, la necessit del loro consenso alle esazioni della fiscalit regia era riconosciuta sin dalla prima met dello stesso XIII secolo. Ma in Francia, sin dallinizio del XIV secolo erano stati i monarchi, soprattutto in occasione dellimposizione di tributi straordinari, a radunare ripetutamente gli esponenti degli ordini (i nobili, il clero, i rappresentanti delle citt o talvolta solo alcuni di essi). Tali assemblee, per, non avevano alcuna funzione
42

deliberativa indipendente e il loro potere si limitava a quello di negare talvolta al sovrano la concessione del sussidio e a quello di chiedere il rimborso del denaro versato nel caso di cessazione dello stato di urgente necessit. Guizot era stato molto netto nel giudizio negativo: probabilmente proprio perch promosse dai sovrani, le assemblee degli ordini si erano a suo giudizio rivelate sempre estremamente deboli, insignificanti, talvolta apertamente servili. A Tocqueville non interessava un giudizio di merito: da una prospettiva strettamente comparativista, gli bastava riscontrare che assemblee simili alle Cortes o agli Stati generali erano presenti un po ovunque in Europa. Allo stesso modo, Tocqueville non entr a considerare leterogeneit delle soluzioni istituzionali originate dalle diffusissime istanze di autodeterminazione allinterno delle realt urbane. Non gli interessava rilevare le differenze tra Comuni italiani, citt della Francia meridionale, citt del demanio regio francese, citt della Lega Hanseatica, e cos via. Per Tocqueville, le costituzioni cittadine e il sistema della corporazioni erano semplicemente un elemento del comune tessuto istituzionale europeo al pari della feudalit. Ebbene, di una Europa delle citt ha parlato di recente la storiografia italiana (Berengo 1999): in quella sede, stato possibile verificare che lorganizzazione corporativa del lavoro, lautonomia giurisdizionale di arti, mtiers, crafts, gremios, Znfte, nelle citt di gran parte del Continente, dal XIII al XVIII secolo, ha veramente rappresentanto il tratto di una comune esperienza costituzionale. Tocqueville si occup altres della traiettoria delle istituzioni politiche e civili feudali dal Medioevo allet moderna, in particolare nel primo capitolo del secondo libro, dedicato allodio concepito contro i diritti feudali nella Francia del Settecento. Il suo problema era quello di spiegare come mai la Rivoluzione che doveva radicalmente abbattere la feudalit fosse nata nel paese dove la feudalit faceva sentire solo limitatamente il suo peso. La comparazione tra Francia, Inghilterra e Germania era a questo proposito illuminante. Per la Francia, Tocqueville poteva contare sui suoi studi sulla condizione delle classi rurali in Normandia del luglio 1852. Cercando di verificare come si fosse trasformata la propriet terriera prima e dopo la Rivoluzione e quanto il gruppo sociale dei piccoli proprietari avesse guadagnato dallabolizione della feudalit, egli si era imbattuto nel problema di classificare i diritti
43

feudali ancora esistenti nel Settecento, di valutare il loro peso finanziario, di chiarire le procedure per la loro imposizione. Si era quindi documentato sul Trait historique et pratique des droits seigneuriaux di Joseph Renauldon (Paris 1765), sul Dictionnaire de droit et de pratique di Claude-Joseph de Ferrire (Paris 1749), sul saggio manoscritto di Camille Dareste de la Chavanne Mmoire sur ltat des classes agricoles depuis le XIII sicle jusqu 1789 : si trattava del lavoro che aveva vinto il premio per la competizione del 1852 bandita dallAcadmie des sciences morales et politiques sulla storia dei contadini francesi e che sarebbe poi uscito come volume dal titolo Histoire des classes agricoles en France depuis Saint Louis jusqu Louis XVI (Paris : Guillaumin, 1853). Da ultimo, era ricorso ai verbali delle sedute dellAssemblea Costituente, dellAssemblea Legislativa e della Convenzione che testimoniavano il lavoro dei deputati del 17891793 intorno al tema dellabolizione dei diritti feudali. Per quanto riguardava i diritti feudali in Germania, Tocqueville aveva riunito un folto dossier sulla base delle conversazioni con i professori tedeschi Walter e Oelschner (a Bonn, fine giugno-luglio 1854). Per lInghilterra, si bas soprattutto sui Commentaries on the Law of England (1765-1770) del giurista William Blackstone. Sulla base di questi studi, Tocqueville present innanzi tutto un quadro delle istituzioni feudali in Germania, con particolare riferimento alla condizioni giuridiche dei contadini: mise in evidenza la persistenza dellistituto della servit della gleba, il peso delle corves (prestazioni di manodopera coatta), il ruolo ancora importante della nobilt feudale nellamministrazione locale (nonostante la sua subordinazione al potere monarchico). Unanalisi, nella sesta delle note in calce al volume, era specificamente dedicata al Codice di Federico II di Prussia, promulgato dal suo successore nel 1794. Tocqueville lo considerava insieme un codice civile, un codice penale e una Carta [A.R., nota (6), p. 266] e, a leggere in dettaglio le sue disposizioni, il documento legislativo pi autentico e pi recente, che da[va] una base legale a quelle medesime ineguaglianze feudali che la rivoluzione stava per abolire in tutta Europa. [A.R., nota (6), p. 268]. Infatti, nonostante i principi illuministici proclamati nellIntroduzione (Einleitung), tra cui il richiamo alla libert naturale di perseguire il proprio bene senza ledere il diritto altri o la preminenza degli interessi pubblici dello Stato su quelli dei singoli cittadini, molte norme del Landrecht prussiano sancivano
44

validit ed efficacia dei privilegi dei proprietari terrieri, delle corporazioni, dei patriziati cittadini (Eximierte). Ed anche labolizione della servit della gleba era pi apparente che reale, essendo stata nella stessa occasione sostituita da una sudditanza ereditaria molto simile a una servit (Erbunterthnigkeit). Insomma, come ha confermato la critica moderna (Tarello 1976), il Landrecht prussiano non eliminava il particolarismo giuridico, ma lo preservava e lo consacrava Passando alla situazione francese, Tocqueville not subito una stridente differenza: in Francia la servit della gleba era scomparsa da secoli, nella Normandia oggetto dei suoi approfondimenti sin dal XIII secolo. Inoltre, in Francia i contadini erano diventato spesso piccoli proprietari. Il ruolo del signore (o del feudatario) nel governo locale, invece, era significativamente arretrato, dinanzi al potere crescente degli ufficiali del re. Guardando allamministrazione del territorio in et moderna, il feudatario a differenza di quanto accadeva ancora nella stessa Inghilterra non [era] pi incaricato di applicarvi le leggi generali dello Stato, di raccogliervi le milizie, di imporre le tasse, di rendere noti gli ordini del principe, di distribuire i suoi soccorsi [A.R., II-I, p. 65]. Faceva invece ancora amministrare la giustizia in suo nome, ma con lo sguardo rivolto pi che altro alle entrate che ne poteva ricavare. E manteneva privilegi fiscali, immunit giurisdizionali, diritti feudali redditizi particolarmente odiosi alla popolazione. Tocqueville non manc di entrare nel vivo, verificando la consistenza di questa realt giuridica nel diciottesimo secolo. In particolare, se apparivano molto ridotte le corves, e poco frequenti i diritti di pedaggio sulle strade, alcuni diritti erano ancora in vigore: il feudatario attuava un prelievo in occasione di fiere e mercati, imponeva il laudemio, tassa sulle transazioni proprietarie di terre entro i confini del feudo, pretendeva rendite di vario tipo (censi, canoni monetari o in natura) da tutti i proprietari di terre, obbligava ad usare i propri impianti per macinare i cereali o torchiare le uve. Di tutti questi diritti feudali esistenti ancora nella seconda met del Settecento, Tocqueville diede addirittura una tavola nella penultima delle note poste in calce al volume [A.R., nota (77), pp. 309-315], sulla base delle opere del magistrato Edme de la Poix de Frminville (1680-1773), che aveva trattato dei diritti feudali soprattutto ne La pratique universelle pour la rnovation des terriers et des droits seigneuriaux
45

(Paris, 1746): si trattava di pi di trenta istituti giuridici diversi. Tocqueville si sofferm anche sui feudatari ecclesiastici e in generale sulla decima. Concluse che la situazione francese non era diversa da quella di altri stati (e meno onerosa, se comparata allEuropa orientale): si dichiar nondimeno convinto che lesercizio del prelievo di natura feudale avesse esasperato gli animi proprio perch molti contadini erano ormai proprietari delle loro terre e perch il difetto di funzioni politiche della nobilt feudale rendeva stridenti ed odiosi i privilegi di cui essa continuava a godere. Tocqueville traeva dallanalisi dei diritti signorili nel Settecento anche conclusioni sulla traiettoria dellistituzione politica denominata regime feudale: a suo giudizio, da quando era giunto al punto pi alto di pervasivit e peso politico, il feudalesimo aveva sempre pi invaso il territorio dei rapporti civili, trasformando molti negozi giuridici fra persone anche al di fuori del ceto nobiliare ed influenzando per intero luniverso dei rapporti economici. Poi, gradualmente, esso era diventato, da istituzione politica fondamentale dellassetto costituzionale del regno di Francia, un mero sistema di rapporti civilistici asimettrici tra un grande proprietario terriero e gli abitanti delle sue terre. Perduta la fonte di legittimazione politica del suo ruolo di regolazione della realt economica e sociale locale, il feudalesimo aveva a lungo languito; tuttavia, quando era stato abbattuto, la sua natura di istituzione politica primaria era riemersa e aveva trascinato nel collasso del feudalesimo lintero ordinamento monarchico francese. Resta appunto da verificare la presa nella storiografia della tesi sul languore delle istituzioni medievali nel Sei e Settecento. Per quanto riguarda la feudalit, il dibattito fu avviato in et contemporanea dal breve paragrafo Sopravvivenze e reviviscenze de La societ feudale di Marc Bloch (Paris: Michel, 1939). Anche Bloch, mentre rilevava la continuit del sistema economico signorile e dei diritti feudali, sul versante dellorganizzazione dei poteri con pi ampia rilevanza esterna (i poteri per cos dire pubblici) considerava ormai perduta la catena di istituzioni di comando caratteristica del Medioevo feudale. Cit come esempio soltanto gli arrire-ban , cio i richiami alle armi dei feudatari con i loro vassalli, emanati da Luigi XIV, il sovrano francese assoluto per antonomasia. Successivamente, il dibattito si spost sulleconomia, cio sui modi di produzione: il problema delle sopravvivenze delle istituzioni del
46

regime feudale fin in ombra e divenne centrale la definizione del processo di transizione dal feudalesimo al capitalismo. Degli aspetti sociali e politici della feudalit in et moderna si torn a parlare solo in occasione di (e dopo) un importante convegno francese (Labolition de la fodalit dans le mond occidental, Tolosa 1968): emerse in particolare che nel XVIII secolo esisteva ancora ci che i feudisti chiamavano il complexum feudale , cio un insieme di diritti e doveri tipici dellorganizzazione terriera signorile (a prescindere dalla persistenza o meno del sistema originario della concessione di feudi in quanto beneficia); e che, per questo, ancora nel Seicento, in molte zone della Francia, nellOvest e soprattutto nel Sud-Ovest, poteva accadere che i nobili si erigessero a protettori degli abitanti delle loro signorie addirittura contro la fiscalit regia. Inoltre, le forme giuridiche di carattere feudale furono particolarmente dinamiche nelEuropa centro-orientale, dove almeno fino al XVIII secolo (e in alcune zone ad Est dellElba anche dopo), una concezione paternalistica dellautorit mantenne saldi nelle mani dei signori poteri e giurisdizioni. Per queste regioni europee si parlato di rifeudalizzazione in senso proprio: la pressione dei signori nei confronti del mondo rurale, visibile anche in Europa occidentale (specie sotto forma di appropriazione di beni e usi collettivi delle comunit soggette), ad Est prese la forma di una massiccio ricorso alle corves, allo scopo di accentuare il prelievo sul lavoro contadino. Si dov invece a Franois Furet una sintesi sui diritti signorili nella Francia del Settecento che ha sostanzialmente confermato le tesi di Tocqueville. Da studi locali della seconda met del Novecento, lincidenza di tali diritti sulla rendita fondiaria apparsa a Furet molto bassa nel Sud della Francia, nella Sarthe, nellAlvernia. Pi onersi i diritti esatti in moneta o in natura nella Bretagna e nella Borgogna. Ad ogni modo, apparso evidente che il peso dei diritti deve essere sempre valutato su fonti seriali e non sulla base delle proteste del mondo economico (e rurale in particolare) contro di essi: cos, troverebbe conferma la tesi di Tocqueville di una origine tutta culturale (o ideologica) della discrasia tra il peso di particolari istituti giuridici avvertito dagli attori sociali e il peso da quelli realmente esercitato.

47

48

IV. Io far un volume su questo soggetto: l'analisi dei processi di concentrazione del potere politico. Lanalisi di Tocqueville sullevoluzione della feudalit dal Medioevo allet moderna si chiudeva con la paradossale evidenza che essa, nel lungo periodo dal XIII al XVIII secolo, aveva sostanzialmente perso tutta la sua capacit sia di influenzare la monarchia nelle politiche di pi ampio respiro, sia di organizzare e dirigere la collettivit in ambito locale. Per spiegare il fenomeno, Tocqueville concentr lattenzione sulle politiche di accentramento: vale a dire sui processi messi in atto dalla monarchia sin dal XV secolo (e giunti a maturazione nel XVIII) per consolidare il proprio governo a danno dei poteri preesistenti sul territorio. Lantitesi decentramento/accentramento costituiva un polo di attrazione delle analisi politologiche e sociologiche di Tocqueville, sin dalle sue prime riflessioni. Il tema era del resto al centro del dibattito politico nella Francia post-Restaurazione. Contro i guasti dellaccentramento politico, evidente soprattutto nellattivit dei prefetti istituiti da Napoleone, si erano schierati, fra gli altri, il filosofo liberale Benjamin Constant e il leader politico della sinistra liberale, Odilon Barrot (che nel 1837 avrebbe appoggiato la prima candidatura di Tocqueville e che nel 1848, come primo ministro, lo avrebbe accolto nel suo governo). Constant, pur non manifestando nostalgia per il pluralismo istituzionale dellantico regime, riteneva laccentramento napoleonico responsabile di un evidente isolamento degli individui di fronte al potere dello Stato: una rete di istituzioni locali avrebbe a suo giudizio costituito un efficace riparo degli interessi individuali senza ledere la possibilit di comporre gli stessi nellambito di un interesse generale. Barrot, nella sua attivit parlamentare, diede espressione concreta ai principi cui si era ispirato Constant: furono infatti numerosi i suoi interventi contro la presenza asfissiante degli apparati dello Stato sul territorio e in favore di un decentramento amministrativo. Una pi diretta (ma pi lontana) sollecitazione ad affrontare un esame di ampio respiro della centralizzazione nella storia francese giunse senza dubbio a Tocqueville dalle lezioni di Guizot del 1829-1830. Nelle lezioni quarantaduesima-quarantacinquesima del suo corso sulla Histoire de la civilisation en France depuis la chute de
49

lempire romain jusquau 1789, Guizot aveva concetrato lattenzione sullevoluzione del potere monarchico nella Francia medievale e protomoderna. La cesura periodizzante gli era parsa costituita dal regno di Filippo il Bello (1268-1314), che conteneva i germi del futuro potere assoluto: si manifestava gi quella mania regolamentare che aveva giocato un ruolo cos importante nellamministrazione della Francia; e i giuristi erano sin dallora impegnati nel sostegno al potere monarchico, rendendo possibili le sue ingerenze in una moltitudine di questioni e persino di affari particolari della vita. Tocqueville fece propri questi temi. Una discussione sul concetto di accentramento compariva gi nel capitolo V della prima parte della Dmocratie en Amerique. Egli distinse innanzi tutto accentramento politico e accentramento amministrativo. Laccentramento politico portava alla massima concentrazione, nel sovrano e nel suo governo, del potere di dirigere gli affari comuni di uno Stato: laccentramento amministrativo conduceva alla capillare presenza degli apparati dello Stato nella regolazione di ogni aspetto della vita sociale (e qui Guizot era ripreso quasi letteralmente). Le due forme di accentramento non erano esistite necessariamente insieme. Secondo Tocqueville, la Francia di Luigi XIV aveva raggiunto un livello di accentramento politico impressionante: il sovrano non solo emanava leggi e dettava la loro interpretazione, ma era direttamente protagonista di unaggressiva politica estera, condotta in nome della grandezza della nazione. Eppure, laccentramento amministrativo sotto il Re Sole non era che ai primi passi. LInghilterra del primo Ottocento, daltro canto, sostanzialmente priva di qualsiasi forma di accentramento amministrativo, mostrava grande compattezza politica generale: lo Stato sembra[va] muoversi come un solo uomo [D. A., I-I-V, p. 110]. Del tutto opposta la sorte dellImpero tedesco: laver rinunciato allaccentramento politico aveva determinato levidente debolezza di quella articolata compagine statuale. Quando era nato laccentramento? nel Medioevo, continuava Tocqueville nel capitolo V della prima parte della Dmocratie en Amerique, leccessivo frazionamento del potere non solo politico ma anche amministrativo aveva provocato la rovina (e il superamento) del regime feudale. Sin da Filippo il Bello, come aveva anticipato Guizot, la monarchia aveva intrapreso unopera di razionalizzazione dellordinamento giuridico, sostituendo la propria legislazione a
50

quella emanata da una pletora di istituzioni politiche locali: istituzioni incoerenti, disordinate, spesso assurde. Nelle mani dellaristocrazia erano state, qualche volta, uno strumento doppressione [D. A., I-I-V, p. 120]. Tale processo era continuato nei secoli successivi fino alla rivoluzione del 1789, che si era diretta tanto contro il potere monarchico quanto contro quello che rimaneva delle istituzioni politiche locali. Laccentramento non si era per arrestato, anzi negli anni della Rivoluzione era giunto in prossimit della sua vetta: il periodo napoleonico. Tocqueville, dunque, nella prima Dmocratie aveva gi chiara la sostanziale continuit tra antico regime e Rivoluzione. Citando in nota Malesherbes, il suo avo materno, notava con lui che gi nel secondo Settecento erano stati tolti agli originari poteri territoriali il diritto e i mezzi di amministrare i propri interessi: i rappresentanti del potere centrale, infatti, mantenevano saldamente il controllo della vita politica locale. Su questa base Tocqueville poteva gi concludere che in Francia, da parecchi secoli, il potere centrale ha sempre fatto tutto ci che ha potuto per estendere laccentramento amministrativo; esso non ha mai avuto su questa via altri limiti che le sue forze. Il potere centrale, nato dalla Rivoluzione francese, andato pi avanti di tutti i suoi predecessori, perch stato pi forte e pi sagace di tutti loro; Luigi XIV sottoponeva i particolari dellesistenza comunale allarbitrio di un intendente; Napoleone li ha sottoposti a quello del ministro. E sempre lo stesso principio, esteso a conseguenze pi o meno remote. [D. A., nota (K), p. 851]. Laccostamento tra Napoleone e Luigi XIV, ha notato Le Roy Ladurie, non era una completa novit: Tocqueville lesse probabilmente lEssai sur ltablissment monarchique de Louis XIV et sur les altrations quil prouva pendant sa vie de Prince di Pierre douard Lemontey (Paris: Deterville 1818) e vi trov ben espresso il pensiero secondo il quale Luigi avrebbe rivoluzionariamente prefigurato la centralizzazione contemporanea [Le Roy Ladurie 2000, I, p. 352]. Anche nello scritto del 1836 (Ltat social et politique de la France avant et aprs la Revolution ), laccentramento veniva identificato
51

con il processo di livellamento della societ francese, attuato dal potere monarchico a scapito dei particolarismi locali e del potere della nobilt feudale sul territorio. Il passo successivo fu quello di legare questo tema, come si visto assai remoto nella riflessione di Tocqueville, con il giudizio pi generale sulle vicende politicocostituzionali francesi tra il 1789 e il 1851. Come si espresse in una lettera al fratello Hubert del 15 febbraio 1854, quando ancora stava studiando gli archivi dellintendenza di Tours, LAncien Rgime et la Rvolution doveva nascere proprio per dimostrare che lorganizzazione amministrativa edificata in Francia ne aveva influenzato pesantemente la storia politica e sociale: la centralizzazione amministrativa [...] sicuramente una macchina solidamente costruita e si pu ammirare se la si vuole considerare solo dal punto di vista della facilit che offre al governo di intervenire in ogni campo e di dirigere le vite dei singoli ed i loro affari. E una macchina di governo ben fatta, ma incapace di produrre la sicurezza, la libert, le virt pubbliche che fanno la prosperit e la grandezza degli imperi. E soprattutto alla centralizzazione amministrativa che noi dobbiamo le nostre incessanti rivoluzioni, i nostri costumi servili, limpossibilit mai superata di fondare una libert moderata e ragionevole ... Io far un volume su questo soggetto (O. C. [Bmt], VII, p. 316; corsivo nostro). Nel volume effettivamente uscito nel 1856, i capitoli dal secondo al settimo della seconda parte costituivano unomogenea unit argomentativa sul tema della centralizzazione. Oltre a descrivere il fenomeno (sulla base soprattutto delle ricerche darchivio a Tours), Tocqueville introduceva riflessioni sulla nascita della giustizia amministrativa e sul consolidamento del ruolo politico della capitale Parigi, due fenomeni strettamente correlati con quello dellaccentramento. La tesi generale, ribattuta di frequente e talvolta proposta enfaticamente, coincideva con la scoperta che la centralizzazione non era un risultato del governo napoleonico, ma era stato un tratto dominante dellantico regime, sopravvissuto al crollo nel 1789. Muovendo dal capitolo II della seconda parte, Tocqueville procedette con approccio sistematico. Escluse subito dalla sua sintesi le condizioni dei Pays dtat, cio le parti del Regno
52

che ancora godevano di consistenti autonomie locali: ad un Pays dtat, la Lingadoca, dedic nondimeno una speciale trattazione in unAppendice in fondo al volume. Il nome paesi di Stato discendeva dallantica consuetudine che tali regioni fossero amministrate in nome del re dagli Stati, cio dai rappresentanti di clero, nobilt e Terzo stato. Nella Linguadoca, gli Stati erano convocati in assemblea una volta lanno dal re e le sessioni di lavoro duravano quaranta giorni: argomento delle sedute erano gli interessi particolari della provincia e i provvedimenti da prendere nei diversi settori di governo. Inoltre, esisteva unarticolata distrettuazione amministrativa (comunit-diocesi-siniscalcati), in cui agivano altre assemblee rappresentative con delega ai compiti di governo: era unorganizzazione giudicata da Tocqueville efficiente, che riusciva a gestire il territorio mediante frequenti e cospicui lavori pubblici. Gli Stati della Linguadoca, daltro canto, gestivano anche la riscossione delle tasse e in un modo assai pi proficuo ed equilibrato che nel resto della Francia. Secondo Tocqueville, insomma, nel Pays dtat della Linguadoca si era conservato un assetto costituzionale antico, del tutto capace quasi alla fine del Settecento di tenere il passo con le trasformazioni delle condizioni economiche e sociali: eppure il potere centrale non aveva lesinato sforzi per tentare di ridurre queste autonomie. Quanto invece ai Pays dlections (le province in cui non si riunivano Stati e mancavano forme consolidate di autogoverno), il processo politico di lunga durata denominato centralisation (centralizzazione o accentramento) era nel Settecento sostanzialmente concluso. Le antiche istituzioni non erano state abolite, ma gradualmente estromesse dallattivit di governo. Nel compito di dirigere la politica sul territorio si era specializzato un organismo, il Consiglio del Re. Esso mostrava a Tocqueville funzioni di corte di cassazione (avendo il potere di annullare sentenze e ordinanze di altri tribunali), di suprema corte giurisdizionale amministrativa, di vertice dellorganizzazione fiscale, persino di organo legislativo, occupandosi della proposta e della discussione dei provvedimenti normativi firmati dal re. Come noto attraverso gli sviluppi della storia delle istituzioni (Ellul 1976; Richet 1998), tale Conseil du Roi, aveva origini medievali e nel Cinquecento si era definitamente consolidato nella forma di un unico corpo, diviso in sezioni specializzate: innanzi
53

tutto il Conseil des Affaires, un consiglio segreto formato da un piccolo gruppo di consiglieri intimi del re, il Conseil dtat, che si occupava di istruire le iniziative legislative per il governo del territorio e per esaminare le petizioni degli enti locali, il Conseil des Parties, organo giurisdizionale espressione del Consiglio del re, la cui competenza si sovrapponeva inevitabilmente a quella delle magistrature ordinarie. Nel 1661 Luigi XIV var una generale riorganizzazione dei consigli. Il Consiglio del re, denominato Grand Conseil, continu ad essere un organo unico, anche giurisdizionale, con sedute diversificate nelle competenze: preparava le leggi e i preventivi di spesa per la loro applicazione, esaminava le richieste di grazia pervenute al sovrano, decideva se concedere privilegi fiscali o immunit, emanava regolamenti amministrativi con efficacia generale, soprattutto aveva competenza sui processi avocati dal re e sui conflitti di competenza tra organi giurisdizionali; il Consiglio degli affari si divise in due rami, il Conseil dEn Haut e il Conseil des Dpches: il primo trattava della questioni di politica estera e degli affari militari; il secondo, emanando decreti di regolamento generale e sentenze, si occupava dellamministrazione interna (sulla base delle corrispondenze con i governi municipali e con gli intendenti, cio i rappresentanti del governo di Parigi sul territorio: di qui il nome). La politica finanziaria in tutte le sue specificazioni era invece nelle mani del Consiglio delle Finanze, che aveva anche competenza giurisdizionale. Questa organizzazione si mantenne sostanzialmente inalterata anche nel XVIII secolo, una volta superata la crisi per la Reggenza di Luigi XV: prosegu il processo di specializzazione del Consiglio e si crearono nuove sezioni denominate Consiglio delle Colonie, Consiglio del Commercio, Consiglio dellAgricoltura; nel contempo, si differenziarono i tipi di seduta delle diverse sezioni: alcune riunioni erano per la preparazione dei provvedimenti normativi, altre per i lavori di commissioni di studio, altre ancora per lattivit giurisdizionale sul contenzioso. Il Conseil du Roi era unistituzione complessa, nel quale erano attivi i principali ministri del Regno (primo ministro, cancelliere del regno, segreteri di Stato), insieme con i vertici tecnici dellapparato burocratico (consiglieri di Stato e matres des requtes). Le sue decisioni erano estese al territorio attraverso capillari ramificazioni. Ogni cosa scriveva Tocqueville fini[va] col far capo ad esso, e da esso part[iva] il movimento che si comunica[va] a
54

tutto [A. R., II-II, p. 73]: ad esempio, lorganizzazione sul territorio degli ordinamenti militari di riservisti (le milizie), la pianificazione dei lavori pubblici, la regolamentazione delleconomia. Il decreto era lo strumento di questa intensa attivit esecutiva: lo si pu capire dallimmenso giacimento di fonti costituito dagli arrts del Conseil du Roi, di cui nellultimo quarto del Novecento stata intrapresa lopera di pubblicazione (Arrts du Conseil du Roi, Paris: Archives nationales, a partire dal 1976). Tocqueville, nella nota [25] in fondo al volume, citava due casi di argomento veramente specifico: il decreto del 29 aprile 1779, che stabiliva per i pastori lobbligo di contrassegnare con un marchio il loro bestiame, e il decreto del 21 dicembre 1778, che proibiva a carrettieri e vetturini di mettere in deposito le merci da loro trasportate. Unintensa attivit giurisdizionale proteggeva questa funzione esecutiva: talvolta espressamente, con unapposita formula in calce, i decreti del Consiglio sottraevano alla competenza dei giudici ordinari le materie amministrative di volta in volta affrontate. Cos, contestazioni e processi scaturiti da decreti e regolamenti del Consiglio del Re non potevano essere giudicati che dallintendente e in seconda istanza dal Consiglio stesso. In altri casi, il Consiglio del Re, quando erano gi iniziati processi della magistratura ordinaria che si riteneva coinvolgessero lamministrazione, avocava i processi. Erano materie non secondarie: fra le altre, limposizione fiscale, la manutenzione di strade e vie fluviali, i regolamenti sulle attivit produttive e commerciali. Inoltre, le avocazioni erano sistematiche quando la magistratura ordinaria citava in giudizio gli agenti dellamministrazione statale. Con un decreto del consiglio ogni rappresentante del potere centrale, anche delle qualifiche pi basse, era liberato dallonere di presentarsi ai giudici e il suo processo veniva istruito presso unapposita commissione nominata dal Consiglio. Tocqueville era severo nei confronti di questa riserva di giurisdizione: citava un caso in cui il processo gi iniziato contro un agente dellamministrazione riconosciuto responsabile degli addebiti contestatigli dagli stessi rappresentanti del governo era stato comunque avocato dal Consiglio per non avallare ingerenze della magistratura ordinaria. Un unico organismo, dunque, guidava lamministrazione della Francia moderna, gestendo unimmensa mole di lavoro. Allo stesso modo, dal 1743 anno di morte dellultimo primo ministro
55

(il cardinale A. H. de Fleury), quasi tutto il maneggio degli affari interni era nelle mani di ununica figura istituzionale, il controllore generale delle finanze. Lo si v[i]de agire successivamente puntualizzava Tocqueville come ministro delle finanze, come ministro dellinterno, come ministro dei lavori pubblici e come ministro del commercio [A. R., II-II, p. 73]. Egli si interessava delle pi minute questioni dellamministrazione (come ad esempio, la fondazione di unistituto di carit in un centro di provincia), era in continuo contatto con i rappresentanti del governo sul territorio (gli intendenti), promuoveva indagini quantitative sullassetto economico-sociale delle province: sulla natura delle terre, la loro cultura, il genere e la quantit dei prodotti, il numero del bestiame, lindustria, i costumi degli abitanti [A. R., II-VI, p. 102]. Le origini della carica risalivano al XVI secolo, quando vennero introdotte le due cariche di sovrintendente delle finanze (che impiantava il bilancio dello Stato e provvedeva agli ordini sui fondi erariali) e di controllore generale delle finanze, che doveva verificare i movimenti dei fondi, e in particolare la concordanza tra gli ordini di pagamento e le spese effettuate. Queste figure coesistevano con la sezione del Consiglio del Re che si occupava degli affari finanziari. Nel corso del XVII secolo, nondimeno, il peso del Consiglio delle Finanze gradualmente decrebbe, lasciando prevalere la figura del sovrintendente: suoi i compiti di ordinare il pagamento di tutte le spese e le operazioni di riscossione delle imposte, di verificare lammontare degli introiti, di allacciare rapporti con i finanzieri appaltatori delle imposte. Dal 1665 al 1789 (con la sola eccezione del periodo 1715-1720), invece, acquist progressiamente importanza la figura del controllore generale delle finanze. Poich pressoch tutta lattivit amministrativa prevedeva delle spese, il controllore generale si trov a controllare tutta lamministrazione: preparava il bilancio, gli ordini di pagamento poi firmati dal re, controllava i conti di tutte le amministrazioni, dirigeva le iniziative di politica economica prese sul territorio. A corollario delle pagine sullaccentramento amministrativo francese, Tocqueville pose lanalisi di uno di suoi effetti pi vistosi: la crescita della capitale Parigi e la sua assoluta preponderanza politica sul resto del paese. Nelle province, infatti, le libert poliche locali erano depresse e la vita pubblica illanguidiva: lunico motore era ormai a Parigi. [A. R., II-VII, p. 112]. Qui si concentravano non
56

solo tutti gli apparati del governo centrale, ma anche i notabili, gli uomini daffari, gli intellettuali. Lo stesso potere centrale che nelle province pretendeva di regolare minuziosamente ogni aspetto della vita associata fall completamente lobiettivo di impedire o ritardare la crescita di Parigi. Tocqueville ricordava le ordinanze di Luigi XIV che vietavano ledificazione di nuovi quartieri o relegavano le nuove costruzioni nelle zone pi disagevoli. Il re che pi di ogni altro volle rappresentare lassolutezza del potere monarchico, con la sua onnipotenza [A. R., II-VII, p. 112], non riusc minimamente a fermare lespansione della citt. Parigi, in realt, era padrona della Francia [S. P., p. 977]: secondo quanto affermato nei lavori preparatori dellopera che avrebbe dovuto uscire dopo LAncien Rgime et la Revolution (in particolare nella scheda per il secondo capitolo del secondo libro), lo si sarebbe scoperto improvvisamente, il 14 luglio 1789. Laffermazione si spiega nel quadro della dialettica accentramento amministrativo/accentramento politico elaborata da Tocqueville nella prima parte della Dmocratie en Amerique. Nella Francia dellet moderna, laccentramento amministrativo aveva fatto nascere una forma peculiare di accentramento politico: il potere di dirigere gli affari comuni dello Stato era stato concentrato non solo nel sovrano e nel suo governo, ma addirittura nella citt sede del governo. Con la caduta della monarchia, nel 1789, Parigi avrebbe naturalmente ereditato la funzione di dirigere levoluzione politica dellintera Francia.

57

58

V. Tocqueville critico delle pratiche amministrative dell'antico regime. Nella Francia moderna, a giudizio di Tocqueville, laccentramento amministrativo aveva profondamente influenzato levoluzione della societ. Nel Settecento, lincessante attivit delle istituzioni centrali e dei rappresentanti sul territorio della monarchia aveva contribuito a creare una sostanziale uguaglianza di condizioni sociali fra i sudditi, tutti sottoposti, se non alle stesse regole (poich comunque esistevano ancora categorie privilegiate), almeno alle stesse invadenti politiche del potere di Parigi, che penetravano pressoch in tutti i campi della vita associata. Il postulato di tale interpretazione era espresso chiaramente: A mano a mano che si scende[va] lungo il diciottesimo secolo, si vede[va] crescere il numero degli editti, dichiarazioni del re, decreti del consiglio, che applica[va]no le stesse leggi, negli stessi modi, in ogni parte del regno. E non [erano] soltanto i governanti, ma gli stessi governati a concepire lidea di una legislazione generale e uniforme, eguale in ogni luogo e per tutti [A. R., II-VIII, pp. 117-118]. Si era trattato per di un risultato contraddittorio: il governo centrale, come Tocqueville aveva gi avuto modo di chiarire, pur nel quadro di una smisurata produzione di norme, non aveva avuto modo di varare riforme veramente incisive. Le regole nuove si succe[deva]no con una rapidit tanto eccezionale che gli agenti, a forza di essere comandati stenta[va]no spesso a capire come dovevano obbedire. [...] Anche quando la legge non era cambiata, la maniera di applicarla variava tutti i giorni. Il governo, infatti, quando non ordina[va], permette[va] continue eccezioni. Raramente infrange[va] la legge, ma la piega[va] dolcemente ogni giorno in tutti i sensi, secondo i casi particolari e per facilitare gli affari. [A. R., IIVI, p. 105]. Tocqueville entrava dunque nel cuore della pratiche amministrative, con esempi tratti da alcuni settori chiave. Per quanto riguardava la fiscalit, egli esprimeva un durissimo giudizio. A suo giudizio, le imposizioni fiscali ordinate dalla monarchia senza il consenso degli Stati generali dei tre ordini (cio clero, nobilt e
59

Terzo stato) avevano indebolito il regime costituzionale della Francia medievale e proto-moderna fino a favorirne il crollo nel 1789. Limposta pi importante era la taglia (taille ), nata alla fine della guerra dei Cento Anni per pagare il soldo dei militari arruolati e strutturata come unimposta di ripartizione, solidale, personale o reale (cio sulle persone o sui terreni), che gravava solo sui non nobili. Un folto gruppo di categorie ne era esentata: ad esempio, militari, membri della burocrazia, studenti universitari; erano quindi le popolazioni rurali a pagarne la maggior quota. La taglia era stata enormemente accresciuta di anno in anno, con il risultato che erano aumentate le distanze tra le classi rurali e le classi privilegiate (si noti che Tocqueville parlava sempre apertamente in termini di classe: parlo di classi, soltanto queste devono interessare la storia [A. R., II-XII, p. 160]); ed il peso maggiore del carico fiscale era finito sulle spalle dei soggetti economici di minor capacit contributiva. Il suo sistema di riscossione, secondo Tocqueville, dimostrava esplicitamente quali leggi barbare possono essere istituite o mantenute durante i secoli civili, quando gli uomini pi illuminati della nazione non hanno interesse personale a cambiarle [A. R., IIXII, p. 163]. Le operazioni avvenivano sulla base dellunit territoriale costituita dalla parrocchia. Ogni anno, senza dare pubblicit ai criteri adottati, era determinato il suo importo dal centro dellamministrazione finanziaria. Quindi, allinterno della parrocchia era nominato un collettore, con il compito di dividere il peso della imposta fra gli abitanti. Lincarico di collettore, responsabile patrimonialmente e personalmente dellesazione, era per quanto possibile fuggito. Egli poteva certamente nella ripartizione della taglia favorire amici e parenti: ma se non riusciva a versare allerario la somma prevista pagava attraverso il suo proprio patrimonio e poteva essere persino arrestato. Sempre pronto a cogliere gli effetti delle pratiche amministrative sulla mentalit sociale, Tocqueville notava che un sistema simile obbligava i membri di una stessa comunit a nascondere le proprie ricchezze e a spiare quelle degli altri: cos si assuefacevano allinvidia, alla delazione e allodio. Non si direbbe concludeva dimostrando ancora una spiccata propensione per la comparazione dei sistemi politici e sociali che queste cose accadano nelle terre di un rajah dellIndostan? [A. R., II-XII, p. 165].

60

Diverse altre imposte - Tocqueville ne era consapevole si riscuotevano sul modello della taglia. Quando il potere centrale volle sottoporre anche le classi privilegiate a unimposizione (la capitazione, da caput: cio tassa sul reddito per testa), non consegu successi di rilievo. Alla capitazione erano sottoposte ventidue categorie sociali, dai membri della famiglia reale fino allultimo operaio. Tocqueville, studiando le fonti sulla sua applicazione non pot che mettere in risalto la capacit dei soggetti sociali pi elevati di eludere limposta. Lo mostravano chiaramente alcuni documenti di A.-R.-J. Turgot, leconomista diventato prima intendente nel Limousin (1761-1774) e poi nel luglio-agosto 1774 controllore generale delle finanze e ministro di Stato. Tocqueville, che aveva studiato le Oeuvres di Turgot nelledizione parigina del 1811, riportava questi documenti in alcune note in calce al libro ([32]-[36]). Linefficacia impositiva del sistema fiscale dellantico regime gli appariva chiaramente: ad esempio, gli importi della capitazione venivano fissati in modo arbitrario (Turgot diceva chiaramente alla cieca [A. R., nota (33) in calce, p. 287]); si permetteva a nobili e agli altri privilegiati di far supervisionare da un procuratore la determinazione del proprio imponibile; si lasciava che gli stessi soggetti ritardassero i pagamenti accumulando arretrati vecchissimi e troppo forti [A. R., nota (36) in calce, p. 288]. Lerario statale, poggiando su basi tanto deboli, si era trovato sempre pi spesso in sofferenza e il potere centrale aveva moltiplicato espedienti di finanza cosiddetta creativa. Ad ogni passo negli annali notava Tocqueville si trovano beni regi venduti e poi recuperati come invendibili; contratti violati, diritti acquisiti misconosciuti; il creditore dello Stato sacrificato a ogni crisi; la fede pubblica continuamente ingannata. Privilegi accordati a perpetuit [erano] perpetuamente ritolti [...] Non temo di affermare che qualunque privato il quale avesse amministrato il proprio patrimonio come il gran re [Luigi XIV] nella sua gloria amministrava la fortuna pubblica, non sarebbe potuto sfuggire alla giustizia [A. R., II-X, p. 141]. Al contrario, in Linguadoca (pays dtat), la taglia era imposta sulla propriet fondiaria, secondo un catasto rinnovato periodicamente. Il contribuente conosceva quanto avrebbe pagato lanno successivo (a
61

differenza di quanto avveniva nel resto della Francia) ed era il solo responsabile di un eventuale mancato pagamento. In caso di aumento del gettito dellimposta, lo mostravano le fonti citate nella nota [56] in calce al volume, si usavano come base di calcolo le proporzioni della ripartizione consolidata. Di nuovo, le regioni a larga autonomia (Provenza, Linguadoca, Navarra/Barn, Borgogna, Bretagna, Artois) erano portate ad esempio di unamministrazione moderata ed efficiente. Anzi, lorganizzazione tributaria dei Pays dtat dellantico regime poteva per molti aspetti apparire legittimamente antesignana di quella della prima met dellOttocento. Tocqueville tornava ad essere un severo giudice della pratiche amministrative anteriori al 1789 nellanalisi di un altro campo di vitale importanza per gli stati dei secoli XV-XVIII: linsediamento di ordinamenti militari sul territorio. In Francia, tra Quattro e Cinquecento erano state costituite le compagnie dei francs archers e le compagnies dordonnances: si trattava di ordinamenti militari territoriali, pensati come bacino di arruolamento degli eserciti di professionisti. Dal 1688 al 1791 dur invece listituzione delle milizie. Esse erano arruolate attraverso il sorteggio fra gli uomini abili di ogni parrocchia soprattutto nelle campagne, e con enormi difficolt. Le fonti riportavano continuamente casi di diserzione o di refrattariet agli obblighi, del resto sostanzialmente limitati ad addestramento e rassegne periodici. Tocqueville, che si stupiva dello scarso successo di questa istituzione militare territoriale dellantico regime (considerando la facilit con cui a met Ottocento si procedeva a massicci reclutamenti coatti), ne attribuiva la responsabilit alle concrete pratiche di gestione messe in atto. I contadini che entravano nella milizia potevano essere chiamati in servizio fino allet di quarantanni, non potevano farsi sostituire, non avevano la prospettiva di progressioni di carriera, erano pienamente consapevoli che nessun altro segmento della societ era coinvolto nellistituzione. Infatti, le esenzioni favorivano tutti coloro che potessero contare su una minima protezione degli ecclesiastici, dei nobili, dei grandi borghesi. Lagiatezza soltanto commentava Tocqueville [poteva] fare esentare [A. R., II-XII, p. 167]. Se le milizie esaurivano le loro potenzialit in occasionali ed avversate prove di servizio effettivo, il controllo del territorio era invece affidato alla gendarmeria a cavallo sparsa per tutto il regno e
62

posta ovunque sotto il comando degli intendenti [A. R., II-II, p. 77]. In Inghilterra, notava Tocqueville, non esisteva nulla di simile: il sistema politico inglese, che prevedeva pi livelli di partecipazione alle responsabilit di governo, anche in ambito locale non poteva accettare la delega dei compiti di repressione e prevenzione della criminalit a una istituzione del potere centrale, diffusa capillarmente sul territorio. Nella Francia moderna, invece, listituzione della gendarmeria a cavallo godeva della massima considerazione fra le popolazioni; tuttavia, proprio il rispetto che essa incuteva era a giudizio di Tocqueville un sintomo della estrema polarizzazione dei rapporti tra potere centrale e societ: sostanzialmente scomparsa ogni forma di collaborazione delle amministrazioni locali al mantenimento dellordine pubblico, il popolo non [aveva] paura che della gendarmeria a cavallo, i proprietari non si fida[va]no che di essa [A. R., II-VI, p. 108]. A sostegno di questa tesi, Tocqueville segnalava un memoriale dellAssemblea provinciale dellalta Guyenne che richiedeva la presenza sul territorio della gendarmeria sulla base della consapevolezza che il nobile non si interessa[va] di niente, il borghese [era] in citt e il Comune (cio la comunit rurale: in francese communaut), rappresentato dal rozzo contadino, non [aveva] daltronde nessun potere [A. R., nota [26] in calce, p. 285]. Una vera e propria amministrazione locale autonoma, del resto, nel Settecento si poteva dire non esistere pi. Nel 1692 era stato abolito il sistema elettivo delle cariche di governo municipali e queste erano diventate uffici venali. Tocqueville era estremamente severo nei confronti della pratica della venalit delle cariche: sapeva bene che non era fenomeno limitato alla Francia (e nella nota [42] in calce al volume segnalava la situazione tedesca). Tuttavia, in Francia il continuo bisogno di denaro per le casse dellerario, insieme con la volont politica della monarchia di non coinvolgere gli Stati generali, aveva causato unenorme crescita del fenomeno. Gli impieghi acquistabili (remunerati con immunit, privilegi ed esenzioni fiscali) erano pressocch innumerevoli e non avevano nessun peso nella quotidiana conduzione delle materie di governo. Ne era scaturita una macchina amministrativa cos vasta, complessa, imbrogliata e improduttiva che fu necessario, in un certo senso, lasciarla andare a vuoto e costruire fuori di essa uno strumento di governo pi semplice e maneggevole, mediante il quale fosse fatto veramente ci
63

che tutti quei funzionari facevano lapparenza di fare [A.R., II-X, p. 144]. Nel caso poi dellamministrazione locale, sostituire cariche di governo municipale elettive con uffici venali voleva dire espressamente che in ogni citt il re vendeva ad alcuni abitanti il diritto di governare tutti gli altri [A. R., II-III, p. 81]. N, ovviamente, i risultati di questo governo potevano dirsi efficaci. Tocqueville aveva in mano le fonti relative a uninchiesta del 1764 sui governi cittadini: ne pubblic diversi stralci nella nota [19] in calce al volume. Il governo delle citt era di solito affidato a due assemblee. Una pi ristretta, denominata corps de ville , era composta da un maire e da un certo numero di assessori e ufficiali: fungeva da giunta esecutiva e amministrava in modo collettivo; i compiti del maire non superavano quelli di un presidente di assemblea. Una seconda assemblea era denominata assemble gnrale . Ancora nel XV secolo notava Tocqueville essa comprendeva una larga quota della popolazione maschile cittadina; ma nel XVIII essa era composta di notabili (ad Angers erano settantasette), presenti per diritto individuale o eletti da corporazioni per rappresentare con mandato imperativo i loro interessi allinterno dellassemblea. Talvolta questa assemblea generale manteneva il compito di presentare al re una rosa di nomi per la nomina a tutti i posti del corps de ville . Il re avrebbe poi scelto tra questi nomi. Occupazione principale della giunta di governo era la ripartizione delle imposte. Le funzioni giurisdizionali, originariamente connesse a tutti gli uffici municipali, erano state progressivamente loro sottratte e passate alla competenza dei rappresentanti del potere centrale, gli intendenti. Lo stesso intendente doveva altres autorizzare ogni tipo di spesa voluta dalla giunta di governo. Senza lapprovazione dellintendente le amministrazioni municipali non potevano n stabilire un dazio, n riscuotere un contributo, n ipotecare, n vendere, n stare in causa, n affittare i propri beni, n amministrarli, n usare leccedenza delle somme riscosse [A.R., II-III, p. 85]. A fronte di un impegno cos esiguo, gli incarichi di governo locale erano molto ricercati: ogni volta che il potere centrale li aveva aboliti, la citt, attraverso imposte straordinarie, li aveva riacquistati. Tale attrattiva dei posti di governo locale derivava certamente dal fatto che tutti coloro che vi erano coinvolti a vario titolo e si trattava talvolta di cariche vitalizie godevano di privilegi ed esenzioni cos grandi da
64

costituire aggravio sensibile al bilancio cittadino. Guardando ai risvolti storico-sociali dello scadimento delle libert politiche locali, Tocqueville rilevava che la passione dei borghesi per questi impieghi era davvero senza precedenti. Appena uno di loro si trovava in possesso di un piccolo capitale, invece di impiegarlo nel commercio, se ne serviva per comprare un impiego [A. R., II-IX, p. 132]. Egli aveva insomma compreso il bisogno di distinzione dei gruppi sociali preminenti nelle realt urbane francesi e aveva intuito che le istituzioni potevano costituire un terreno privilegiato per le dinamiche di costruzione identitaria: fenomeni che sarebbero stati studiati a fondo dalla sociologia del XX secolo (da mile Durkheim a Pierre Bourdieu). Tocqueville si soffermava altres sullamministrazione dei borghi di campagna. Lunit amministrativa ereditata dal Medioevo era la parrocchia. Anche nellet feudale essa aveva mantenuto una relativa autonomia, con una base di rappresentanza decisamente democratica, se comparata con le altre istituzioni politiche coeve. Tocqueville, dopo la continuit secolare, notava anche la somiglianza dellistituzione in contesti estremamente differenti: tale forma di amministrazione dei villaggi di campagna esisteva nel XVIII secolo in Germania, in Francia e addirittura nelle colonie americane, poi divenute gli Stati Uniti dAmerica. In tutti i casi non si trattava di un vero e proprio corpo municipale (simile al corps de ville dei centri urbani): era tutta la piccola comunit riunita in assemblea a guidare i funzionari eletti di volta in volta per le diverse materie e a decidere insieme la soluzione delle materie pi importanti. Nel corso del Settecento, per, in Francia questa modalit di amministrazione locale era stata svuotata: i funzionari erano diventati solo due (un collettore per dirigere la riscossione delle imposte e un sindaco, nel francese di met Ottocento syndic), ancora elettivi, ma profondamente dipendenti dai rappresentanti del potere centrale, lintendente e i suoi sottodelegati. Per Tocqueville questo era uno dei tanti segnali dellavanzata del processo di centralizzazione.

65

66

VI. Il protagonista dei processi di accentramento politico e amministrativo: l'intendente. Lintendente e i suoi sottodelegati ritornavano continuamente nellanalisi di Tocqueville sulle istituzioni amministrative della Francia moderna. Come notato, Tocqueville dov la sua approfondita conoscenza dellistituto dellintendance al suo soggiorno a Saint-Cyr-Ls-Tours del 1853-1854. In particolare, gli scavi archivistici pi intensi e fruttuosi datano allestate 1853, quando inizi a concentrarsi in modo molto determinato sulle corrispondenze amministrative dellintendenza di Tours. Tocqueville non vedeva questo tipo di documenti per la prima volta: nellaprile dello stesso anno aveva consultato a Parigi i documenti dellintendenza dellle de France; quindi, aveva gi letto ed annotato con cura sei tomi delle opere di Turgot che comprendevano la sua corrispondenza come intendente del Limousin. Ma della documentazione di Parigi non era stato soddisfatto (era datata ad anni troppo vicini allo scoppio della rivoluzione) e le lettere di Turgot erano gi state usate, ad esempio da Dareste. Solo nellarchivio di Tours Tocqueville avrebbe trovato lamministrazione dellantico regime nella sua forma pi matura, quando essa non solo aveva imposto sul territorio le politiche elaborate a Parigi, ma aveva influenzato in modo tentacolare la societ francese, in molti campi di attivit. Da questimmersione nei fondi documentari scaturirono circa 330 pagine di note di lettura, comprese in pi di venti dossier. In massima parte si trattava di materiale concernente il Settecento. Tocqueville ricav subito limpressione che lintendente agiva assolutamente come il prefetto della Francia di met Ottocento ed osserv che il primo, al pari del secondo si poneva sul territorio come lagente esclusivamente legittimato al disbrigo di tutti gli affari amministrativi di competenza statale. In un suo provvisorio bilancio delle ricerche effettuate, not che leggendo i documenti del 17721774 si vedevano il governo centrale e il suo intendente come unica terminazione di tutte le necessit locali: nel governo del territorio, nelleconomia, nellassistenza sociale, come appunto sarebbe accaduto nellOttocento con i prefetti.

67

A questo punto delle ricerche, Tocqueville tent di decifrare in che modo lamministrazione si fosse intrecciata con la vita quotidiana della popolazione. Cerc di capire come il governo si rivolgesse ai sudditi e come ne controllasse attivit e comportamenti; quali fossero le conseguenze dei molteplici e multiformi interventi dellamministrazione nella vita dei sudditi; quali fossero infine le aspettative dei sudditi nei confronti di un tale sistema di governo. A questo scopo, avvi unindagine sistematica, caso per caso, delle istanze rivolte agli intendenti. Ne ricav comunque limpressione di un regime arbitrario, violento e debole allo stesso tempo, incapace di organizzare i suoi innumerevoli interventi. Battendo a tappeto i documenti degli anni 1750-1788, infine, si fece unidea di come la macchina amministrativa si fosse perfezionata, acquistando una preminenza sempre pi evidente nei quarantanni precedenti la Rivoluzione (Tocqueville avrebbe poi inserito questa osservazione nel capitolo quinto del secondo libro de LAncien Rgime et la Revolution ). Verso la fine del periodo considerato le resistenze locali alle nuove tasse o ai lavori pubblici imposti dal governo di Parigi erano scomparse: il governo sembrava controllare persino le associazioni locali di promozione dellagricoltura. Avere in mano questa massa di dati sul lavoro degli intendenti provoc il radicale mutamento del progetto editoriale tocquevilliano: fino allestate 1853, Tocqueville pensava di dedicare alla centralizzazione amministrativa un capitolo di circa trenta pagine. Invece, alla fine di quella stessa stagione decise che un intero volume sarebbe stato dedicato al periodo precedente la Rivoluzione; ne inizi la stesura allinizio di dicembre del 1853, completata la rielaborazione degli appunti ricavati dalle indagini sugli intendenti di Tours. Sulla base di queste informazioni sugli studi preparatori di Tocqueville a Tours, non stupisce che menzione del lavoro degli intendenti si trovi pressocch in tutta la seconda parte de LAncien Rgime et la Rvolution . Nel primo capitolo del secondo libro lintendente compariva come titolare del potere di nominare gli amministratori della parrocchia, unit amministrativa di governo dei borghi rurali: nel Settecento, Tocqueville lo vedeva sostituire il signore feudale in quella funzione. Era unanteprima del vero ingresso in scena: nel successivo secondo capitolo del secondo libro, ove si tracciava un
68

panorama dellamministrazione francese dellet moderna, lintendente era definito il solo rappresentante del potere centrale nella provincia, che teneva in mano tutta la concreta attivit di governo. Egli esercitava i suoi poteri per delega del Conseil du Roi, cio come commissaire dparti: non come detentore (o proprietario) di un ufficio, n tanto meno per nascita, o per elezione. Deteneva pressoch tutti i poteri dello stesso Conseil du Roi, era dunque ad un tempo amministratore e giudice. Tuttavia, poteva sempre essere revocato dallincarico. Aveva ai suoi ordini una gerarchia di sottodelegati (subdlgu) in ognuna delle circoscrizioni amministrative della provincia assegnatagli: anchessi, sotto la guida dellintendente, rappresentavano il governo sul territorio; anchessi erano revocabili. Di questo personale di governo, a giudizio di Tocqueville, si poteva tentare un profilo sociologico: lintendente era un uomo di nascita comune, sempre estraneo alla provincia, giovane e che [doveva] fare ancora fortuna [A. R., II-II, p. 74]. Il lavoro nellamministrazione era tratto qualificante della sua costruzione identitaria: i funzionari amministrativi, notava Tocqueville quasi tutti borghesi, forma[va]no gi una classe che [aveva] il suo spirito, le sue tradizioni, le sue virt, un onore e un orgoglio propri [A. R., II-VI, p. 103]. Citando il marchese Ren-Louis de Voyer dArgenson (16941757) saggista e uomo politico che nelle Considerazioni sul governo passato e presente della Francia aveva concepito un coinvolgimento diretto delle popolazioni nellamministrazione locale, Tocqueville si dichiarava convinto che lintero governo di Francia era stato nelle mani di circa trenta di questi intendenti. Volle quindi dare una rassegna delle loro principali funzioni nello stesso secondo capitolo del secondo libro. Lamministrazione tributaria era il primo dei settori in cui operava lintendente. Egli ripartiva imposte come la taglia, supervisionava le operazioni di riscossione, accordava esenzioni su richiesta. Il suo potere sulla riscossione di imposizioni istituite pi di recente, come la ventesima, era ancora maggiore e pi discrezionale. Quanto poi agli ordinamenti militari territoriali (le milizie), lintendente ripartiva il numero degli arruolati fra le parrocchie e demandava ai suoi sottodelegati la quotidiana gestione dellistituzione. Lintendente si riservava per il primo grado di giudizio dappello (il secondo era del Conseil du Roi) per i
69

provvedimenti emanati dal sottodelegato e impugnati dagli interessati. Lintendente guidava anche la realizzazione delle opere pubbliche, potendo contare sul corpo degli ispettori dei ponti e delle strade (des ponts et chausses), che supervisionavano tutti i lavori in corso; aveva altres ai suoi ordini la gendarmeria (marchausse). Egli era addirittura responsabile dellassistenza sociale sul territorio: distribuiva le sovvenzioni stanziate per la provincia dal Conseil du Roi, verificava le richieste di assistenza che gli erano presentate, istituiva laboratori manifatturieri dove i pi poveri potessero prestare opera retribuita. Lintendente era addirittura il referente delle politiche economiche di Parigi: sollecitava lo sviluppo dellagricoltura, dava premi ai maggiori raccolti, sorvegliava lapplicazione dei regolamenti sullartigianato che disponevano luso di certe tecniche e la produzione di certi manufatti. Tocqueville dava un esempio dei compiti di sorveglianza sulle manifatture nella nota [17] in calce al volume, che si apriva con la considerazione che gli archivi dellintendenza sono pieni di incartamenti che riguardano la disciplina dellindustria [A.R., nota (17), p. 274]. Nel terzo capitolo del secondo libro, Tocqueville trattava dei poteri degli intendenti circa le amministrazioni municipali. Egli riport una circolare di met Settecento del controllore generale delle finanze a tutti gli intendenti, per sollecitarli a vigilare sullattivit delle assemblee municipali (uno dei due corpi cui era affidata lamministrazione cittadina, il pi generale) e a suggerire osservazioni su tutte le deliberazioni prese in quelle sedi, rimettendole al controllore generale delle finanze o al Conseil du Roi. Egli ricord altres linchiesta del 1764, in occasione della quale gli intendenti avevano compilato dei memoriali sulle forme di organizzazione del potere municipale nella provincia di loro giurisdizione. Ma lattivit di governo degli intendenti nelle citt non si limitava a queste funzioni di coordinamento. Tocqueville si compiaceva nel citare esempi di minuta regolamentazione della vita cittadina: gli intendenti disciplinavano le feste pubbliche, decidevano quali palazzi cittadini illuminare in occasione di un importante festeggiamento, comminavano multe ai membri della guardia cittadina (corpo sostanzialmente onorario) se non comparivano a funzioni religiose. Con grande attenzione ai linguaggi della comunicazione politica, Tocqueville trascriveva esempi tratti dalla
70

corposa corrispondenza indirizzata agli intendenti dai rappresentanti dei governi municipali, includendovi persino le formule di saluto: la deferenza eccessiva sempre dimostrata verso gli intendenti gli sembrava un fosco segnale dellarrendevolezza al dispotismo pi volte palesatasi in Francia tra Sette e Ottocento, in tutti gli strati sociali. Il controllo dellintendente sullamministrazione delle parrocchie rurali era poi completo. Lintendente o il sottodelegato sceglievano il sindaco che lassemblea avrebbe poi eletto, talvolta nominavano direttamente sindaco e collettore (il responsabile, gi incontrato, per la ripartizione e riscossione delle imposte); per la minima opposizione allapplicazione dei decreti del Conseil du Roi, lintendente era pronto ad arrestarli e a multarli. Per quanto riguardava la nascita della giustizia amministrativa francese, nel capitolo quarto del secondo libro Tocqueville poneva laccento sulla funzione giurisdizionale esercitata dagli intendenti: le controversie sulla riscossione delle imposte, sui lavori pubblici, sul trasporto pubblico, compresa la navigazione fluviale, erano di sua competenza; avverso le sue ordinanze e sentenze ci si poteva appellare solo al Conseil du Roi. Gli intendenti infine, sottolineava Tocqueville, non lesinavano sforzi per consolidare la giurisdizione speciale del contenzioso legato alle attivit pubbliche e per sottrarre tutti gli agenti del governo alla giurisdizione del magistrato ordinario. In qualche caso, soprattutto per i reati contro lordine pubblico, lintendente giudicava anche in materia penale, con condanne alla galera e talvolta persino alla morte. Oggetto della volont disciplinatrice degli intendenti erano soprattutto le classi rurali: scorrendo la documentazione dellintendenza di Tours si poteva trovare un solo caso di arresto di un borghese ordinato da un intendente. Ma i contadini erano arrestati di continuo, per lopera gratuita, per la milizia, per laccattonaggio, per misura di polizia e per mille altri motivi [A. R., II-XII, p. 170]. Tracciando un bilancio sulle pratiche dellamministrazione francese del Settecento, nel sesto capitolo della seconda parte, Tocqueville finalmente esplicitava la sua opzione interpretativa: chi legge un prefetto, legge un intendente [A. R., II-VI, p. 102]. La corrispondenza dellintendente con i superiori e i subordinati gli sembrava infatti molto simile a quella dellamministrazione
71

dellOttocento; la sua meticolosit nelleseguire gli ordini arrivati da Parigi circa le prime indagini statistiche su popolazione ed economia del territorio ricordavano le inchieste dei sottoprefetti contemporanei a Tocqueville. Persino il controllo della stampa e la promozione di periodici pi legati al governo erano compiti degli intendenti che prefiguravano pratiche ottocentesche. Era invece peculiare dellintendente del XVIII secolo la sua capacit di applicazione discrezionale delle norme. Tocqueville riportava per esteso una lettera in cui un intendente, riguardo allefficacia di una prescrizione in materia tributaria, ricordava che queste disposizioni categoriche, come le pene che stabiliscono [...] non hanno mai impedito le eccezioni [A. R., II-VI, p. 106]. Abituate a vedere nellintendente lonnipotente rappresentante del potere centrale, le popolazioni, dagli umili sino agli aristocratici di rango, gli indirizzavano una grande quantit di suppliche e memoriali. Tocqueville stato probabilmente il primo autore di storia delle istituzioni e delle societ dellet moderna a comprendere le potenzialit euristiche di questo tipo di fonti, molto importanti soprattutto per la storia della cultura e della comunicazione politica. Defin le suppliche e i memoriali come forse i soli luoghi [endroits] in cui si trovavano mescolate tutte le classi che formavano la societ dellantico regime [A. R., II-VI, p. 109]. Lo dimostravano molti esempi: nobili, proprietari terrieri, imprenditori, capifamiglia in difficolt economiche, tutti si rivolgevano allintendente cercando di avere il suo sostegno. Come se egli concludeva Tocqueville rappresentasse non solo il governo, ma anche la divina provvidenza. Lenfasi posta sulla figura dellintendente da Tocqueville si cristallizz presto in un paradigma storiografico di grande fortuna: dal saggio di mile de Boyer de Sainte-Suzanne, Ladministration sous lancien rgime des intendants de la gnralit dAmiens..., (Paris: Dupont, 1865), a quello di Pierre Joseph Marchand Un intendant sous Louis XIV: tude sur ladministration de Lebret en Provence. 1687-1704 (Paris: Hachette, 1889), fino alla prima opera di sintesi di Charles Godard: Les pouvoirs des intendants sous Louis XIV particulirement dans les pays dlections, de 1661 1715, (Paris: Larose, 1901, disponibile sul sito http://gallica.bnf.fr), gli intendenti entravano prepotentemente nella storia delle istituzioni politiche moderne. Nel contempo, emergevano proposte di respiro europeo. Il tedesco Otto Hintze, in
72

particolare, studi il personale dotato di poteri commissariali in diverse realt statuali del Vecchio Continente: i commissari si confermavano protagonisti delle politiche di governo pi innovative, in particolare nellamministrazione fiscale, nella cura degli ordinamenti militari, nel gestione del territorio. Le sue intuizioni furono cos importanti che nel 1958 Roland Mousnier inser fra le opere fondamentali per lo studio degli intendenti il saggio pionieristico di Hintze del 1910 Il Commissario e la sua importanza nella storia generale dellamministrazione: uno studio comparato (Hintze 1980). Mousnier, dal canto suo, affront la questione dellorigine dellistituto dellintendenza e, sulla base dei carteggi e degli atti normativi emanati, pot datare al 1642 una vera e propria rivoluzione, che portava lintendente al centro dellamministrazione finanziaria francese: lintendente si sostituiva a tutti gli ufficiali finanziari e ai giudici ordinari [preesistenti] oppure se li subordinava direttamente. Si trattava di un mutamento epocale: si poteva concludere che da quel momento, grazie al commissario, lo Stato francese [era] passato dallamministrazione giudiziaria alla preponderanza dellamministrazione esecutiva (Mousnier 1974). In quegli anni, del resto, gli studi si moltiplicavano: Henri Frville studiava lintendenza nella Bretagna (Frville 1953), Georges Livet studiava gli intendenti in Alsazia sotto Luigi XIV (Livet 1956). La Storia delle istituzioni di Jacques Ellul, opera di sintesi degli studi storico-istituzionali francesi del Novecento, poteva concludere in puro lessico tocquevilliano che gli intendenti erano i migliori agenti di centralizzazione regia (Ellul 1976, p. 104). Una successiva linea di ricerca, invece, dagli anni Ottanta del Novecento, ha posto in discussione limmagine degli intendenti come rappresentanti del potere monarchico calati dallalto sulle realt locali, allo scopo di realizzare un rigoroso accentramento. Studiando il territorio, gli intendenti sono sembrati al centro di un universo di pratiche che solo forzatamente potevano essere definite espressione della razionalit burocratica: essi cercavano di assicurare legittimazione e consenso alla propria azione di governo coinvolgendo in primo luogo le lites locali e mantenevano una rete di rapporti informali (clientelari) allinterno della provincia. Operavano dunque non come meri esecutori delle direttive del potere centrale, ma come mediatori fra gli interessi del sovrano (primo fra tutti il prelievo fiscale) e gli interessi dei ceti dirigenti
73

locali. Franois-Xavir Emmanuelli e William Beik sono stati i rappresentanti principali di questa revisione del ruolo dellintendente nella storia delle istituzioni politiche moderne. In particolare, Emmanuelli ha messo in luce, nel peculiare contesto della Provenza, che lintendente si poneva nei confronti del potere centrale piuttosto come il rappresentante delle lite locali e delle comunit, senza mettere in atto nessuna strategia per eclissare il ruolo delle istituzioni provinciali preesistenti. La complessit dei contesti locali, stata altres ribadita dallopera ancora recente di Colette Brossault, Les intendants de Franche-Comt 1674-1790 (Paris: Boutique de lHistoire, 1999): sono emersi il carattere eterogeneo della pratica amministrativa dellantico regime e soprattutto la persistente azione degli organismi del tessuto di governo locale, che filtravano sia le direttive del potere centrale, sia le multiformi istanze che arrivavano allintendente dal basso. La lettura revisionista sul ruolo degli intendenti, inoltre, stata alla radice di tesi storiografiche che hanno radicalmente messo in discussione la stessa categoria interpretativa dello stato assoluto. Nicolas Henshall, in particolare, ha criticato la tesi di un ruolo centrale degli intendenti nel processo di concentrazione del potere nei secoli XVII e XVIII ed ha sostenuto che la presenza di questo personale non garantiva alcuna particolare efficienza allamministrazione del territorio (Henshall 2000). Si tratta di una tesi con una valenza polemica molto forte, che non si radicata nel senso comune storiografico. Allinizio degli scorsi anni Novanta, infatti, la sintesi dalla storia di Francia ad opera di Emmanuel Le Roy Ladurie ha confermato la tesi (tocquevilliana) secondo la quale assolutismo e accentramento sarebbero progrediti insieme allo sviluppo dellistituto dellintendenza: di qui linvito a non generalizzare conclusioni legittime solo per casi particolari, come quello provenzale studiato da Emmanuelli. In pi, Le Roy Ladurie ha poi ribadito la periodizzazione del radicamento dellistituzione: primi esempi dellinvio nelle province di agenti regi dotati di poteri commissariali si ebbero a met Cinquecento, ma lestensione generalizzata di questa pratica di governo fu opera del ministeriato del cardinale di Richelieu: a partire dagli anni Trenta del Seicento gli intendenti furono impegnati principalmente nellesazione delle imposte (molto gravose in anni in cui si mantenevano arruolati
74

eserciti di grandi dimensioni) e nella repressione di rivolte antifiscali. Quindi, essi assunsero poteri non solo di finanza e di giustizia, ma anche, pi in generale, di amministrazione (poteri di polizia, secondo la terminologia del tempo). Dalla crescita dei compiti burocratici deriv una certa tendenza alla concettualizzazione del potere, che divenne comunque pi astratto che in passato. A giudizio di Le Roy Ladurie, lintendente [era] lo Stato presente in provincia. [Le Roy Ladurie 2000, I, p. 187]. Del resto, anche una sintesi italiana sulla storia del diritto amministrativo, trattando degli intendenti, ha ribadito come Tocqueville sia stato il primo a segnalare il ruolo strategico di questa figura e come lanalisi tocquevilliana abbia clto sostanzialmente nel segno [MannoriSordi, 2001, pp. 107 e 112]. La storiografia contemporanea procede su livelli diversi. Da un lato, molto avanzata lindagine prosopografica sugli intendenti. Il prof. John A. Armstrong, della University of Wisconsin-Madison ha messo in rete una base dati elettronica dal titolo French Old Regime Bureaucrats: Intendants de Province, 1661-1790 (cui si ha accesso dal sito http://dpls.dacc.wisc.edu/Province/index.html). Vi si trovano i nomi degli intendenti, i periodi di servizio nelle diverse province, nel 20% dei casi addirittura data di nascita, data di morte, anno di ingresso nellamministrazione. E un utile strumento per un primo approccio alle carriere di questo personale di governo. Unaltra direzione di studi procede sulla linea tocquevilliana del parallelo tra intendenti e prefetti. Lo studio di Anette Smedley Weill Les intendants de Louis XIV (Paris: Fayard, 1995) ha riproposto nei tratti essenziali la figura dellintendente come il commissario regio incaricato non solo della gestione delle finanze, della giustizia, del mantenimento dellordine pubblico, della sorveglianza sui preesistenti poteri locali; ma anche come strumento di un vasto disegno di comunicazione politica e di propaganda, che intendeva costruire una precisa rappresentazione del potere monarchico sotto il Re Sole. Dallanalisi delle biografie di circa 60 intendenti sotto Luigi XIV quindi emerso che gli intendenti non si mescolavano troppo con i contesti sociali nei quali operavano (del resto, erano proprio per questo frequentemente sostituiti), ma formavano un gruppo sociale peculiare, pronto addirittura ad alleanze matrimoniali. La ricerca collettiva Intendants et Prfets dans le Nord Pas de Calais. XVIIIe-XXe sicle (Etudes runies par A. Lottin, A.
75

Crpin et J-M. Guislin, Arras: Artois Presses Universit, 2002) ha mosso da premesse ancora pi esplicite, in un contesto dominato dalle celebrazioni per il bicentenario della legge del 28 piovoso dellanno VIII (17 feb. 1800) che riorganizzava lamministrazione dipartimentale e istituiva i prefetti. Citando Tocqueville, il gruppo di ricerca si infatti proposto di verificare, in unarea delimitata ma non ristretta (Fiandre, Artois, Hainaut), se gli intendenti furono effettivamente i precursori dei prefetti. I risultati avrebbero secondo gli autori non solo confermato i molti fronti di attivit del personale di governo insediato nelle province, ma addirittura messo in evidenza la loro sollecitudine nel perseguire il bene pubblico degli amministrati loro sottoposti. Una lettura pi complessa, per questa stessa area geografica, stata offerta da Cdric Glineur (Gense dun droit administratif sous le rgne de Louis XV. Les pratiques de lintendant dans les provinces du Nord. 1726-1754 Orlans: Presses Universitaires dOrlans, 2005). LAutore si posto il problema di verificare come sia stato possibile in una realt politica dominata da una molteplicit di centri di potere, normalmente personalizzati e percepiti come tradizionali, implementare un nuovo diritto amministrativo tradotto in procedure pi o meno standardizzate. Porre al centro dellindagine la figura dellintendente, in particolare nellHainaut e nelle Fiandre (annesse da Luigi XIV), stata la conseguenza naturale di questa impostazione. Ne risultata una varia gamma di pratiche, in relazione ai diversi contesti: talvolta lintendente ha messo in atto vere e proprie strategie di concentrazione del potere decisionale, talvolta ha proceduto in cauto accordo con i poteri preesistenti, talaltra ha dovuto scontare da parte degli stessi una decisa opposizione. Pur in questa variet di fenomeni, la nuova sfera del diritto amministrativo fra gli anni 1725-1754, a giudizio di Glineur riusc a prendere piede: mentre il governo premeva per acquisire informazioni (anche statistiche) sul territorio, mentre si formavano gli archivi dellufficio, lintendenza iniziava a seguire una routine. Intendenza e intendente diventavano termini interscambiabili per designare lufficio e lazione ammistrativa iniziava ad essere giustificata per il bene pubblico e non solo per il servizio del sovrano. Una procedura articolata e un ampio ventaglio di atti amministrativi caratterizzavano il lavoro dellintendente nelle sue funzioni esecutive o giurisdizionali: ordonnances, rglements,
76

mandements, apostilles, lettres dordres, lettres circulaires, commissions, insieme ovviamente a vari tipi di arrts, soprattutto quelli del Conseil dtat. Le ordonnances, avverso le quali si poteva fare appello solo presso il Conseil dtat, e gli arrts dello stesso Consiglio erano entrambi un segno della progressiva penetrazione del diritto amministrativo della monarchia nella vita della provincia.

77

78

VII. Gli spazi residui di autonomia politica: le istituzioni con libert irregolare e intermittente.

Avendo dato molto spazio al processo di rafforzamento del potere monarchico, e in particolare allevidente accelerazione che esso aveva avuto nel XVIII secolo, Tocqueville si trov in obbligo di precisare che il quadro istituzionale cos dipinto poteva risultare parziale e incompleto. Oltre al gruppo di governo che da Parigi o Versailles dirigeva la vita amministrativa francese, oltre agli intendenti che curavano lesecuzione di quelle direttive nelle periferie, infatti, continuavano ad esistere antiche istituzioni del regno, che avevano mantenuto pi o meno larghi spazi di autonomia e che soprattutto, dal punto di vista tocquevilliano della genesi della Rivoluzione francese, avevano favorito lo spirito di resistenza alle innovazioni politico-amministrative del potere centrale. La prima di queste istituzioni era la Chiesa. Essa formava, prima del 1789, uno dei corpi pi indipendenti della nazione, il solo di cui si era obbligati a rispettare le libert particolari [A. R., II-XI, p. 150]. La Chiesa gallicana, infatti, aveva un proprio ordinamento, fondato sul diritto canonico, aveva norme di garanzia per i procedimenti della sua giurisdizione, conservava forme assembleari per la consultazione delle sue articolazioni sul territorio. Nella nota [45] in fondo al volume, Tocqueville entrava nel dettaglio dellamministrazione di unarcidiocesi. Larcivescovo era coadiuvato da due tribunali per la giustizia ecclesiastica (cio per affari matrimoniali, per procedimenti amministrativi relativi ai chierici etc.) e due altre corti concentrate sulla fiscalit (competenti sulle cause per le decime o per altre entrate). La Chiesa era altres coinvolta nel governo del regno: come ordine, a fianco della nobilt e del Terzo stato, partecipava agli Stati generali, agli Stati provinciali (laddove ancora esistevano), alle assemblee provinciali introdotte nella seconda met del Settecento. Tocqueville dichiar espressamente le fonti utilizzate per le sue analisi sulla Chiesa: gli Stati provinciali della Linguadoca, le assemblee provinciali del 1779 e 1787, i cahiers de doleances del 1789. Da queste letture egli aveva ricavato la convinzione che gli ecclesiastici avevano partecipato in pieno alla vita amministrativa francese, ad esempio nei problemi
79

legati alla gestione del territorio o nellelaborazione di interventi di politica economica a sostegno dellagricoltura o della nascente industria. Alla base di questa vera e propria cultura politica e istituzionale si trovava lesperienza nellamministrazione di vaste signorie fondiarie, di propriet ecclesiastica sin dallalto Medioevo. Tale consapevolezza si era dimostrata profonda in occasione della consultazione del 1789: Tocqueville ne forniva alcuni esempi. Nei cahiers de doleances, che Tocqueville aveva letto attraverso la raccolta denominata Resum gnral (edita da Louis-Marie Proudhomme, Paris: chz lditeur, 1789), il clero aveva lamentato la scarsa garanzia dei diritti individuali, difeso lindipendenza della magistratura, aveva chiesto labolizione dei tribunali speciali, la fine della pratica delle avocazioni, la riforma del servizio militare, delleconomia, dellistruzione. Nella sfera del diritto costituzionale il clero si era schierato in modo ancor pi deciso: aveva reclamato una periodica ed ordinata convocazione degli Stati generali, aveva rivendicato il loro ruolo nella ratifica delle imposizioni fiscali, aveva persino proposto che essi fossero convocati per emanare leggi generali, alle quali non si po[tessero] opporre n usi, n privilegi particolari, per stabilire il bilancio e controllare persino la casa reale [A. R., II-XI, p. 152]. Se la Chiesa aveva mantenuto un assetto istituzionale solido, difendendo la sue autonomia ordinamentale, nella Francia della prima et moderna anche lamministrazione della giustizia, per molti aspetti, poteva essere considerata unistituzione libera. Eravamo divenuti avvertiva Tocqueville un paese dal governo assoluto per le nostre istituzioni politiche e amministrative, ma eravamo rimasti un popolo libero per le nostre istituzioni giudiziarie [A. R., II-XI, p. 153]. Certo, era un sistema giudiziario molto articolato, con procedure tuttaltro che rapide e anche molto costose. Ma alcuni principi erano in esso ben radicati: linamovibilit del giudice, la pubblicit dei dibattimenti, lappellabilit delle sentenze, la necessit della loro motivazione. Nemmeno lorganizzazione giudiziaria inglese, che Tocqueville riport in sintesi alla nota [67] in calce al volume sulla base dei Commentaries on the Law of England (1765-1770) di William Blackstone (disponibili on-line sul sito poteva essere http://www.lonang.com/exlibris/blackstone/), considerata meglio ordinata: le leggi applicate erano diverse in Inghilterra, Scozia, Irlanda, nellisola di Man, nelle colonie; i giudici
80

decidevano sulla base non solo della legislazione del sovrano, ma anche del diritto comune (di origine romana), delle consuetudini locali ed anche autonomamente secondo il principio di equit; lorganizzazione sul territotorio, infine, era estremamente complicata: nella Gran Bretagna del Settecento sulla base della sintesi di Blackstone, Tocqueville poteva enumerare almeno ventiquattro specie di tribunali, molti dei quali con sezioni specializzate per materia. E tuttavia il sistema giudiziario inglese a suo giudizio funzionava: offriva cio ai privati i mezzi pi opportuni per la soluzione delle controversie e dava nei procedimenti penali solidi diritti di difesa agli imputati. Tocqueville non offriva unanaloga rassegna del sistema giudiziario francese, che nella Francia della prima et moderna era anchesso piuttosto articolato. Senza entrare nel dettaglio della giustizia resa personalmente dal sovrano, sul territorio la giurisdizione ordinaria aveva tre livelli: prepositure (prvts), in et moderna, ridotte ad unesistenza quasi solo formale; baliaggi (bailliages), tribunali dappello per il diritto comune, e tribunali in prima istanza per i casi riservati; corti presidali (prsidiaux), istituite nel 1552 per lappello alle sentenze dei baliaggi. Accanto a questa organizzazione giudiziaria, esistevano molte giurisdizioni speciali (tribunale delle acque e foreste, tribunale dellammiragliato, dei consoli del commercio etc.). Al vertice di questa piramide di uffici, dalla fine del XIII secolo era ormai consolidata la posizione del Parlamento di Parigi. Riorganizzato a met del XV secolo, esso era a sua volta cos articolato: la Grand Chambre, corte principale con competenza civile e criminale; due Chambres des Enqutes, che, occupandosi dellistruttoria, preparavano le sentenze della Grand Chambre; la Chambre des Requtes, composta da referendari (matres des rquestes) che si occupavano dei procedimenti relativi a persone privilegiate; la corte detta Tournelle , per la giustizia penale. Accanto al Parlamento di Parigi, tra il XV e il XVIII secolo erano sorti altri Parlamenti provinciali e in alcune province essi avevano preso la denominazione di Consiglio sovrano (Conseil Souverain: ad esempio in Alsazia, Artois, Rossiglione, Corsica). I Parlamenti delle province (dodici nel Settecento) avevano la stessa organizzazione e le stesse competenze del Parlamento di Parigi, che per da solo aveva giurisdizione territoriale su quasi un quarto della Francia. Il processo di accentramento descritto da Tocqueville aveva
81

comportato la progressiva perdita di importanza della giurisdizione ordinaria, a vantaggio di giurisdizioni eccezionali con competenza su singole materie (soprattutto quelle in cui era coinvolta a vario titolo lautorit pubblica): di questo processo, i poteri giurisdizionali delegati agli intendenti provinciali erano certamente lesempio pi vistoso. Ai Parlamenti restava per il potere di registrazione degli editti e delle ordinanze reali: esso consisteva nel controllo sulla veste formale (e non solo) degli atti normativi del re, con la possibilit di rifiutare la registrazione facendo atto di rimostranza e suggerendo le correzioni ritenute necessarie. In caso di resistenza reiterata, se la Corona persisteva nel richiedere la registrazione, essa avveniva in una seduta del Parlamento presieduta dal re (denominata lit de justice ). La storiografia ha messo in evidenza che i rapporti tra sovrano e Parlamenti erano costitutivamente soggetti a tensioni (Olivier-Martin 1990; De Benedictis 2001). I Parlamenti si erano opposti sin dallinizio del XV secolo alle iniziative della monarchia nel campo della politica religiosa e anche il concordato di Bologna del 1516 con la Santa Sede aveva dovuto essere registrato a forza. Quindi, allinizio degli anni Sessanta del Cinquecento, il Parlamento di Parigi aveva apertamente avversato la politica di tolleranza confessionale sostenuta dalla monarchia. I contrasti tra re e Parlamento di Parigi si erano aggravati tra Cinque e Seicento: la corte sovrana, ormai costituita esclusivamente da uffici venali non revocabili, era solida e coesa (addirittura per alleanze matrimoniali fra i suoi membri); la sua genuina competenza giuridica, la precoce organizzazione dei suoi archivi rafforzavano la tenacia con cui erano opposti precedenti in diritto alle argomentazioni del re. Gli scontri con Enrico IV furono molto duri, particolarmente nel caso delleditto di Nantes (1598). Quindi, nel 1610, il Parlamento riusc a partecipare allorganizzazione della reggenza durante la minore et di Luigi XIII. Il passo successivo fu ancora pi eclatante: nel marzo 1615, appena conclusi i lavori degli Stati generali convocati lanno precedente (sarebbero stati gli ultimi, prima di quelli del 1789), il Parlamento di Parigi aveva emanato una convocazione dei principi e dei maggiori ufficiali del regno per discutere i problemi appena sollevati dagli Stati e per esaminare i cahiers de doleances redatti per loccasione. Era cos sembrato che il Parlamento avesse fra i suoi poteri quello di contribuire allelaborazione della politica generale del regno, assistendo il sovrano alla stregua di un consiglio a lui
82

tanto vicino da poter autonomamente convocare i pi alti rappresentanti del governo monarchico: soprattutto, mettendo allordine del giorno dei suoi lavori il vaglio di quanto elaborato dai rappresentanti della nazione, il Parlamento si era arrogato una palese superiorit sugli Stati generali. La Corona aveva risposto duramente, proibendo che il Parlamento di Parigi tenesse riunioni: ed esso aveva obbedito. Un altro momento di crisi si era avuto negli anni Quaranta del Seicento, dopo la morte di Richelieu e la successione del cardinale Mazzarino alla carica di principale ministro del regno: tra il 1643 e il 1645 i Parlamenti di Tolosa e Parigi si erano impegnati in una lotta contro linasprimento della pressione fiscale e contro lormai consolidato sistema di governo delle province attraverso gli intendenti, ma non avevano ottenuto alcun risultato. Queste tensioni avevano preannunciato una fase di scontro aperto, la cosiddetta Fronda parlamentare: il Parlamento di Parigi nellaprile 1648 si era riunito ad altre tre corti (la Chambre des comptes, la Cour des Aides, il Grand conseil) e, dichiaratosi tutore del regno, aveva apertamente denunciato il malgoverno dei ministri al potere e i continui abusi fiscali e finanziari nelle province. Nel contempo, era stato elaborato un vero e proprio programma di riforma costituzionale e amministrativa del regno. La reazione della Corona, dopo una prima, parziale adesione al progetto di riforma, fu molto dura: si susseguirono pressioni, arresti di parlamentari, la militarizzazione della capitale Parigi; infine, si arriv a una vera e propria guerra civile, nei primi mesi del 1649. Con lavvento al potere di Luigi XIV, il potere dei Parlamenti fu per la prima volta decisamente ridotto: nel 1653, in un lit de justice , il sovrano fece registrare una dichiarazione che proibiva al Parlamento di intromettersi negli affari di Stato e nella gestione delle finanze pubbliche; quindi, nellOrdonnance civile del 1667 (importante esempio di codificazione del diritto) la procedura per indirizzare rimostranze al sovrano fu minuziosamente regolamentata; poi, nel 1673 il diritto di rimostranza fu abrogato per i provvedimenti normativi di iniziativa regia. Tuttavia, dopo la morte di Luigi XIV (1715), il Parlamento torn ai suoi poteri originari. Anche sotto Luigi XV i rapporti tra il Parlamento di Parigi e i consiglieri del re rimasero molto tesi: nel 1752, il Parlamento protest contro le continue avocazioni di processi da parte del Conseil du Roi ed ebbe come risposta una presa di posizione ufficiale del Conseil priv del sovrano che ribadiva di non
83

poter sopportare limiti costituzionali alla propria giurisdizione. Ma, a sua volta, il Parlamento di Parigi a partire dal 1756 fece circolare la teoria che i diversi Parlamenti del regno non fossero che articolazioni di un unico e indivisibile Parlamento, distinto sul territorio solo per comodit del sovrano. Lesito di questa lotta ormai pi che secolare tra Corona e Parlamenti furono i provvedimenti del 1770-71 del cancelliere di Francia e guardasigilli Maupeu, che riformavano lorganizzazione giudiziaria francese esautorando i Parlamenti: ma essi erano stati reintegrati nei loro poteri nel 1774 ed avevano subito ripreso la lotta contro i provvedimenti sostenuti dalla monarchia, soprattutto in campo fiscale. Lultimo episodio di questo scontro secolare, nellestate del 1788, fu la causa diretta della convocazione degli Stati generali del 1789. Tocqueville nellanalisi della dialettica sovrano-Parlamenti oscill notevolmente. Rievoc gli esordi dellistituzione in toni quasi epici nel terzo capitolo della prima parte del libro che doveva costituire la prosecuzione de LAncien Rgime et la Rvolution . A suo giudizio, il diritto di rimostranza dei Parlamenti era unistituto nato spontaneamente, nel seno della cultura politica di magistrati e sovrani: leditto regio presentato ai magistrati del Parlamento prima di entrare in vigore veniva discusso pubblicamente, con la virilit che caratterizzava le istituzioni medievali (aggiungeva compiaciuto Tocqueville); se necessario, al re veniva richiesto che esso fosse modificato o ritirato. Il re lasciava libere queste discussioni, ma se riteneva di dover mantenere intatto il provvedimento normativo, presentandosi al Parlamento ne imponeva la registrazione: i magistrati obbedivano, consapevoli di dover assistere e illuminare il sovrano, non comprimerne la potest normativa. Anche il fatto che ciascuna delle tredici supreme corti avesse diritto di rimostranza sembrava a Tocqueville logico nella prospettiva dellantico regime: prima che fossero avviati i processi di centralizzazione amministrativa, le diverse province della Francia erano molto diverse per legislazione e consuetidini giuridiche, e quindi del tutto coerentemente ciascuna di esse doveva vagliare ladeguatezza della norma proposta al proprio ordinamento. Difficile situare nella storia dellistituzione questa immagine idealizzata: da quando il Parlamento era stabilmente affidato alle competenze dei giuristi (cio dal XV secolo) e non vi comparivano pi membri dellalta
84

nobilt e della gerarchia ecclesiastica, i contrasti come si avuto modo di notare si erano susseguiti numerosi. La forzatura nasceva probabilmente dallenfasi costante di Tocqueville sulle istituzioni della monarchia gotica. In et moderna, invece, Tocqueville indic nella magistratura praticamente il solo potere ad essersi opposto al disegno centralizzatore della Corona, decisa ad occupare gli spazi di elaborazione politica e i ruoli di governo tenuti dalle preesistenti istituzioni. Tuttavia, a suo giudizio la secolare opposizione del Parlamento alla monarchia, senza affatto innescare una vitale dinamica istituzionale, si era sempre tradotta in uno sterile gioco delle parti: Il Parlamento si era abituato a fare molto rumore per ottenere poco. Le parole andavano dunque, di solito al di l delle sue idee e una specie di esagerazione di parola gli era permessa. I principi pi assoluti gli avevano consentito questa licenza di linguaggio, proprio in ragione della sua impotenza; poich si era sicuri di ridurlo allobbedienza e di rinchiuderlo strettamente nei suoi limiti, gli si lasciava volentieri la consolazione di parlare liberamente. In mezzo a questa societ ben stabilita era una specie di commedia grave che si recitava davanti al paese. [SP, 921] Il pi, il contrasto aveva presto travalicato il suo ambito specifico. Il Parlamento aveva protestato raramente per linvadenza dellamministrazione centrale, che aveva escluso la feudalit e i poteri municipali costituiti dal governo del territorio: Tocqueville citava solo unaccusa del Parlamento al Conseil du Roi di essere composto da datori di pareri [A. R., II-II, p. 73: c.vo dellA.], privi di funzioni giurisdizionali, e un caso in cui il Parlamento aveva difeso un amministatore locale incarcerato dallintendente (nota [49] in calce a LAncien Rgime et la Revolution ); segnalava nel contempo, assai significativamente, lincapacit del Parlamento di decidere persino un minimo conflitto di precedenza, cio se durante un rito religioso lacqua benedetta [dovesse essere] data al corpo dei giudici prima che al corpo della citt [A. R., II-IX, p. 134]. Il vertice della magistratura, piuttosto, appariva a Tocqueville sempre meno amministratore, ogni giorno, e sempre pi tribuno [A. R., II-V, p. 99]: un tribuno abile soprattutto a difendere se stesso. Loggetto
85

principale dello scontro, infatti, era diventata la definizione dei limiti del potere legislativo della monarchia. Tocqueville considerava questo slittamento un drammatico equivoco. I magistrati del Parlamento, infatti, non si erano resi conto che la monarchia, per il loro tramite, aveva lasciato esistere solo qualche apparente barriera al suo potere assoluto, adatta a nasconderlo, non veramente a limitarlo. Leffetto, a ben vedere, era stato quello di aggrovigli[are] il potere giudiziario nel governo, in un modo dannosissimo al buon ordine [A. R., II-X, p. 145]. Nondimeno, con attenzione molto precoce allo spirito delle istituzioni, Tocqueville ebbe modo di apprezzare il profilo morale della contesa dei Parlamenti con il sovrano. I parlamentari, a suo giudizio, avevano dato ai francesi esempi di come si difendessero onore e indipendenza, particolarmente stimolando la resistenza alla riforma di Maupeu del 1770. Tocqueville, nellopera lasciata interrotta alla sua morte, fu molto severo nel giudizio sullultima lotta dei Parlamenti contro Luigi XVI (1787-1788): ma lepisodio di qualche anno prima, quando il Parlamento di Parigi, la Cour des Aides, addirittura gli avvocati, tutti si erano opposti al provvedimento che destituiva lantica corte, gli parve uno dei pi grandi avvenimenti nella storia dei popoli liberi [A. R., II-XI, pp. 154-155]. Altra importante istituzione che controbilanciava il potere monarchico erano ovviamente gli Stati generali. Si avuto modo di notare come, per Tocqueville, la presenza di questo tipo di assemblee un po in tutto il Vecchio Continente era il segno di unantica costituzione, comune a tutto il Medioevo europeo. In Francia, effettivamente, la comparsa degli Stati generali datava almeno allinizio del XIV secolo, ma assemblee non permanenti fondate sul dovere feudale di assistenza e consiglio al sovrano erano apparse addirittura in et carolingia. La novit era stata, alla fine del XII secolo, la convocazione in queste assemblee anche di membri della borghesia parigina e delle principali citt del regno. Nel 1302 si ebbe la prima convocazione dei tre stati insieme, che si riunirono nella chiesa parigina di Notre Dame A questa data, la composizione degli Stati generali avveniva ancora per diretta convocazione da parte del re; poi, dalla seconda met del Quattrocento, i membri dei tre ordini furono eletti da circoscrizioni corrispondenti ai bailliages. In occasione delle elezioni venivano redatti i cahiers de doleances che
86

toccavano i problemi generali del governo. Gli Stati non ottennero mai ci che chiedevano pi di frequente in queste consultazioni, cio una convocazione regolare; in pi, poich non era loro permesso di convocarsi autonomamente per discutere i problemi dello Stato, rimasero un organismo effimero, che ogni volta, alla chiusura delle sessioni, scompariva dalla vita pubblica. Tocqueville, nondimeno, enfatizzava molto limmagine degli Stati generali di et gotica: nobili e borghesi [aveva]no allora pi interessi e pi affari in comune, dimostra[va]no meno reciproca animosit gli uni verso gli altri [A. R., II-VIII, p. 118]. Come appariva da documenti delle sessioni del XIV secolo, il Terzo stato aveva gi una posizione politica rilevante, che per non usava contro gli altri ordini (nobilt e clero): nobilt e Terzo Stato sintend[eva]no allora per amministrare la cosa pubblica o per resistere in comune [al potere monarchico], molto meglio che non abbiano saputo fare in seguito [A. R., II-IX, p. 126]. In particolare, gli Stati generali davano il loro consenso allimposizione di tributi straordinari, pretendendo in cambio di poter indirizzare al sovrano doleances sulle condizioni generali del regno. Con la disgregazione del regime feudale, poi, gli Stati generali si fecero pi rari o cessarono del tutto (non ve ne furono pi dal 1614 al 1789): borghesi e nobili non ebbero pi contatti istituzionalizzati con il maneggio della cosa pubblica e, dal punto di vista della storia sociale, formarono due classi [...] non pi soltanto rivali, ma nemiche [A. R., II-IX, p. 127]. Tocqueville accusava il potere monarchico di aver consapevolmente operato in questa direzione, limitando il ricorso agli Stati generali: la venalit delle cariche e la moltiplicazione degli uffici erano istituzioni precisamente create contro di loro, [che] nascevano dal desiderio di non radunarli [A. R., II-X, p. 144]. Mentre infatti la vendita di uffici garantiva gettito alle casse dellerario e contribuiva a formare una classe di governo alleata del potere centrale, lassenza di controllo da parte degli Stati Generali permetteva alla Corona di attuare una politica fiscale sperequata e di conservare una gestione finanziaria artificiosa e irrazionale. La monarchia non aveva per potuto prevedere una conseguenza indiretta della mancata regolare convocazione degli Stati generali: Tocqueville dava una grande importanza, nella genesi della Rivoluzione francese, alla cultura illuministica; ebbene, a suo giudizio, se i francesi avessero ancora preso parte al governo, come un tempo, negli Stati generali, e se
87

avessero continuato ad occuparsi giornalmente del paese nelle assemblee delle loro province [gli Stati provinciali], si pu esser certi che mai si sarebbero lasciati infiammare, come allora fecero, dalle idee degli scrittori. Sarebbe rimasta loro una certa pratica degli affari, che li avrebbe messi in guardia contro la teoria pura [A. R., III-I, p. 180]. Invece, quando la crisi politica entr nella fase pi acuta e si diffusero richieste di ricorso allistituzione rappresentativa, gli Stati generali furono investiti di forti aspettative riformatrici, poco ancorate alla concreta realt delle istituzioni politiche del Settecento francese. Lo dimostravano i cahiers de dolences, che Tocqueville citava diffusamente nella nota [44] in calce al volume. Gli Stati generali immaginati dai cahiers non erano infatti quelli della storia costituzionale consolidata: si reclamava che fossero regolarmente convocati; che fossero riformate composizione e modalit di votazione; che fossero dotati di vero potere legislativo, che fosse rafforzato il loro potere di controllo sullattivit di governo; che potessero avere anche funzioni di tutela dellattivit giurisdizionale ordinaria (alla stregua di un consiglio superiore della magistratura). Insomma la convinzione diffusa era che tutte le riforme necessarie fossero a portata di mano: se gli Stati generali saranno liberi citava Tocqueville dai cahiers , tutti gli abusi verranno facilmente soppressi. [A. R., I-I, p. 39] Per non aver convocato regolarmente gli Stati generali, per non aver condiviso con loro il potere legislativo, per non averli trasformati in unassemblea rappresentativa come il Parlamento dInghilterra, per aver lasciato nel regno solo una specie di libert irregolare e intermittente [A. R., I-XI, p. 157], la monarchia francese avrebbe insomma facilitato la propria caduta. Nel 1789, il tentativo di ripetere gli antichi Stati generali produsse lassemblea moderna pi pericolosa [per la monarchia] che si possa immaginare [S.P., p. 975].

88

VIII. Too late: Le ultime riforme dell'antico regime e le istituzioni politiche della Rivoluzione. Alla conclusione della seconda parte de LAncien Rgime et le Rvolution Tocqueville riteneva di aver sufficientemente descritto i fatti antichi e generali i quali [aveva]no preparato la grande rivoluzione e di poter passare ai fatti particolari e pi recenti, i quali [aveva]no finito di determinarne il posto, la nascita e il carattere [A.R., II-XII, p. 174]. Mise subito in evidenza il ruolo dei filosofi illuministi nella genesi delle diffuse aspettative di una radicale riforma politico-costituzionale: gli uomini di lettere erano diventati a giudizio di Tocqueville non solo esperti di scienza della politica, ma veri e propri capi politici immaginari (virtuali, si direbbe nel linguaggio corrente). Ragionando di affari di governo, essi non si erano posti il problema della riforma delle strutture istituzionali o delle innovazioni normative pi adeguate al loro contesto: avevano invece presentato teorie astratte, talvolta con toni apertamente utopistici e se avevano affrontato il tema del necessario cambiamento lo avevano fatto con radicalit estrema, considerando superata ogni istituzione esistente. Non poteva essere altrimenti: come si gi avuto modo di notare, era stata la mancanza di istituzioni politiche nelle quali discutere loperato del governo, a differenza di quanto avveniva ad esempio in Inghilterra, a relegare nella pura speculazione le riflessioni dei philosophes. Le istituzioni della Rivoluzione francese, anticipava Tocqueville, avrebbero mostrato lo stesso carattere di radicalit e astrattezza, assomigliando, pi che a qualcuno dei modelli costituzionali e amministrativi esistenti, agli esempi offerti da uno dei numerosi trattati di filosofia politica del Sei e Settecento. Anche nel pensiero dei fisiocrati gli economisti del Settecento di cui Tocqueville trattava nel capitolo terzo della terza parte (dopo un intermezzo sul processo di scristianizzazione della Francia moderna, a suo giudizio di decisiva influenza sugli esiti radicali della Rivoluzione) si potevano trovare critiche molto aspre alle istituzioni che sarebbero state abolite dopo il 1789. Studiosi come Guillaume Franois Le Trosne, Franois Quesnay, lo stesso
89

Robert Turgot erano considerati da Tocqueville il corrispondente degli intendenti nel campo della letteratura politica. Propugnavano la centralizzazione di marca assolutista a scapito delle forme di governo locale preesistenti, puntavano a costruire una solida macchina amministrativa, senza prendere minimamente in esame il problema dei ristretti spazi di libert concessi dalle istituzioni politiche del Settecento francese. Le concrete riforme da essi disegnate erano, a suo giudizio, dello stesso spirito di quelle della Rivoluzione: lobiettivo delluguaglianza di condizioni sociali (e formali) di sudditi forgiati su principi imposti dallalto si coniugava, nei loro progetti di riforma, con la sottomissione di tutti a un pressoch onnipotente (e lontano) potere politico. Non trovarono esempi europei di politiche simili gi pienamente realizzate: indicarono talvolta esempi dallAsia, e in particolare dalla Cina. A questo punto, largomentazione poteva passare allanalisi delle istituzioni politiche rivoluzionarie. Tocqueville vi accenn brevemente, accennando nella coda dello stesso terzo capitolo della terza parte, agli sforzi dei sessantanni successivi al 1789 per immettere istituzioni di garanzia della libert politica nella poderosa macchina amministrativa costruita dallassolutismo e dalla Rivoluzione. Ma non segu la traccia. Inaspettatamente, quasi non potesse ritenere concluso il punto, torn alle condizioni generali del paese nellultimo quarto del Settecento. La Francia gli appariva in ripresa, dal punto di vista demografico ed economico; dal punto di vista della storia istituzionale, poi, mostrava indubbi segni di vitalit: gli intendenti provinciali erano molto attivi, si occupavano di infrastrutture, di promozione dellagricoltura e delle manifatture, di regolamentazione del commercio. Addirittura le esazioni fiscali erano divenute pi miti e pi calibrate, mentre si era consolidato un sistema di assistenza pubblica. Il sistema di ripartizione della taille , sotto la guida dei commissari di governo, poteva apparire del tutto razionale: sotto la guida dei commissari, si riunivano le comunit parrocchiali (la parrocchia, si avuto modo di notarlo, era lunit territoriale di base del sistema fiscale); veniva accertato il valore dei beni di ciascuno in un pubblico contraddittorio; veniva infine ripartita la taglia da versare allerario per comune accordo. Ma era il cuore di questa macchina amministrativa cos attiva ad essere malato: laccresciuto attivismo dello Stato in molti settori aveva ancor pi aggravato le condizioni dellerario; in pi, ancora negli anni Ottanta
90

del Settecento, lamministrazione delle finanze [...] era segreta e senza garanzia [e] vi si seguiva ancora qualcuna delle peggiori procedure in corso sotto Luigi XIV e Luigi XV [A. R., III-IV, p. 214]. Lo Stato non era una controparte affidabile, mutava o estingueva i contratti, poteva sanare per legge i propri debiti. In questo debole sistema, a causa del buon andamento economico, era per ormai coinvolta una grande platea di investitori e di imprenditori, tutti appartenenti al Terzo stato: la crisi finanziaria di fine secolo appariva loro particolarmente acuta ed essi animarono proteste sempre pi forti e diffuse. Quando il potere centrale tent le riforme necessarie per risanare lerario, sbagli innanzi tutto le forme di presentazione allopinione pubblica dei suoi provvedimenti. Tocqueville nel quinto capitolo della terza parte de LAncien Rgime et la Revolution tratt diffusamente della comunicazione politica del regno di Luigi XVI, concentrandosi soprattutto sul linguaggio utilizzato nei testi di legge, nei carteggi degli uomini di governo, nei verbali delle assemblee provinciali (istituzioni rappresentative varate nel 1787). In questi testi le ingiustizie sociali erano decisamente denunciate, al pari dei pi evidenti difetti delle istituzioni fiscali o giudiziarie; e le responsabilit erano palesemente indicate nello stesso governo. Erano dunque state le istituzioni, a diversi livelli, a completare (secondo lespressione di Tocqueville) leducazione rivoluzionaria dei francesi. Le riforme istituzionali della monarchia assolutista, da Luigi XIV sino a Luigi XVI, attraverso cambiamenti troppo bruschi avevano preparato il terreno alla completa eversione del regime costituito: questo era largomento dei capitoli sesto e settimo della terza parte. Usi molto antichi e diritti acquisiti e consolidati erano stati improvvisamente sradicati. Fra le innovazioni introdotte, poi, ve nerano state di molto pericolose. Tocqueville faceva gli esempi dello scarso rispetto per la propriet privata mostrato dallamministrazione nel settore dei lavori pubblici, della regolazione forzata del commercio (attraverso requisizioni, vendita obbligatoria di derrate alimentari, calmiere dei prezzi praticati), della giustizia penale sommaria introdotta nei reati relativi allordine pubblico. Soprattutto, gli sembravano veramente eversive la riforma della pubblica amministrazione del giugno 1787 e quella dellordinamento giudiziario del maggio 1788. Questultima, proposta dal guardasigilli Lamoignon, aveva non solo creato nuove corti dappello (i grands
91

bailliages) per le cause civili spogliando le relative competenze dei parlamenti, ma aveva anche privato gli stessi parlamenti del diritto di rimostranza costituendo, per la registrazione degli editti, una Cour plnire, assemblea pi direttamente dipendente dal sovrano (composta da membri degli ordini e da magistrati). Quanto alla riforma dellamministrazione, varata da tienne-Charles Lomnie de la Brienne, ma elaborata anche dal precedente ministro CharlesAlexandre de Calonne, essa fu importante soprattutto per listituzione nelle gnralit, non nei pays dtat di una piramide di assemblee rappresentative preposte al governo del territorio (assemblee parrocchiali, assemblee distrettuali che raggruppavano trenta parrocchie e al vertice le gi menzionate assemblee provinciali). Esse mantenevano la tripartizione sulla base dei tre Ordini (clero, nobilt e Terzo stato con quota raddoppiata), istituivano il voto pro capite e mantenevano la presidenza ad un rappresentante degli ordini privilegiati. Tali assemblee rilevavano un gran numero di competenze che erano state dellintendente, dalla ripartizione e riscossione delle imposte, alla gestione del territorio (compresi i lavori pubblici), alla gestione dei bilanci locali, potendo autorizzare spese di media entit; avevano altres funzione giurisdizionale per il contenzioso amministrativo in prima istanza. La figura dellindendente non era stata soppressa: secondo il legislatore, avrebbe dovuto assistere le assemblee provinciali nella fase di transizione dal vecchio al nuovo ordinamento e comunque avrebbe mantenuto competenze nella supervisione dei conti e nellautorizzazione delle spese di maggiore importo. Tocqueville prese spunto da questa riforma che ebbe in realt scarsa applicazione (solo in 17 gnralit su 26) e vita breve, essendo stata sospesa gi nellottobre 1788 e soppressa con dclaration del 23 giugno 1789 per una lunga riflessione sulla natura stessa delle istituzioni politiche. A suo giudizio infatti i provvedimenti del 1787-88 erano stati disastrosi: tutti gli usi e le consuetudini amministrative erano stati divelti senza preparare le popolazioni e gli amministratori; e la coesistenza tra assemblee e intendenti, secondo quanto gli appariva dai carteggi che aveva consultato, era stata sempre conflittuale. In pi, la presenza nelle assemblee di membri del clero e della nobilt aveva portato ad un nuovo, apparente protagonismo delle classi privilegiate (soprattutto della nobilt), che si scontrava con il sempre pi netto ruolo politico dei membri del Terzo stato: ne era derivata
92

in qualche caso la vera e propria paralisi del nuovo assetto istituzionale. Insomma, erano stati provvedimenti radicali e irrispettosi degli usi politico-amministrativi delle province francesi. Tocqueville aveva elaborato una concezione organicista delle istituzioni, secondo la quale in esse esisteva un forza centrale e invisibile, una fiamma vivificante [A. R., II-VIII, p. 118], che permetteva loro di durare nel tempo; in esse, quando erano in pieno vigore, si poteva riconoscere unazione lenta e incessante [A. R., IIXII, p. 161], che incideva profondamente il tessuto sociale. Per questo, ogni istituzione che a[vesse] dominato a lungo dopo essersi affermata nella sua sfera naturale, la varca[va] e fini[va] con lesercitare un grande influsso anche su quella parte di legislazione dove non regna[va] [A. R., nota (14) in calce al volume, p. 273]. Le istituzioni politiche, amministrative e giudiziarie, cos, erano capaci di pervadere tutto linsieme dei rapporti privati e di formare negli attori sociali un vero e proprio habitus, un principio generatore di pratiche (secondo la terminologia del sociologo Pierre Bourdieu): facevano cio muovere i sudditi in uno spazio ben determinato, con conseguenze evidenti innanzi tutto nella sfera economica. Nello stesso tempo, le istituzioni politiche erano altres soggette a invecchiamento: con il passare del tempo, se perdevano la loro forza intrinseca, diventavano vuote forme, simili a un culto religioso con partecipazione popolare scarsa e fredda. In ogni caso, non risultava conveniente alterare artificiosamente gli equilibri che le istituzioni raggiungevano nel contesto sociale in cui erano calate: per Tocqueville bastava applicare puntigliosamente la normativa relativa a unistituzione per distruggerla completamente; anche riformarla era pericoloso, se metteva in crisi abitudini consolidate atte a garantire il suo funzionamento. Questo era stato il caso della riforma del 1787. Essa aveva istituito un gran numero di poteri collettivi non responsabili, in cui era confluito personale non esperto di amministrazione, chiamato a gestire settori di attivit molto ampi. Il mantenimento di una parvenza di articolazione per ordini aveva creato punti di attrito: soprattutto nelle campagne, i nobili e il clero erano stati accolti con ostilit nelle assemblee e non di rado non erano stati ammessi a votare in materie come quelle fiscali, che in quanto privilegiati non li toccavano. I nobili erano insomma tornati agli oneri dellamministrazione troppo tardi: too late, aveva segnato in inglese
93

Tocqueville in una delle schede di lettura tratte nellaprile 1853 dalle carte darchivio dellHtel de Ville parigino, base documentaria delle sue riflessioni in questa materia. Cos, la riforma del 1787-88 un rinnovamento improvviso e vasto di tutte le regole, di tutte le abitudini amministrative [A. R., III-VII, p. 238] non aveva, a suo giudizio, guadagnato legittimazione allazione di governo della monarchia, ma solo esacerbato gli animi. Anzi, con il provvedimento del giugno 1787, la monarchia era sembrata uscire spontaneamente dallancien rgime. Tocqueville avrebbe potuto aggiungere questo provvedimento normativo al vasto dossier sullaccentramento amministrativo che aveva occupato i capitoli dal secondo al settimo della seconda parte: se infatti la riforma di Lomnie de la Brienne era stata capace di porre fine con un editto a una secolare declinazione dellamministrazione locale, se ne poteva ricavare un nuovo esempio della forza del potere centrale nella Francia dellet moderna. Per Tocqueville, invece, quellepisodio non era stato una prova di forza, ma un vero e proprio atto rivoluzionario. Nemmeno la rivoluzione inglese del Seicento, che pure aveva alterato lintera costituzione politica e condannato a morte il sovrano, aveva completamente ridisegnato lordinamento amministrativo e giudiziario, le leggi secondarie [A. R., III-VII, p. 238], come le chiamava lo stesso Tocqueville. Il governo francese dellultimo scorcio del Settecento, invece, sconvolgendo lamministrazione, cio listituzione pubblica di maggior peso sulla vita quotidiana delle popolazioni, le aveva gettate nella zona grigia tra la fine traumatica di un assetto istituzionale consolidato e gli stentati inizi dellordinamento che lo doveva sostituire. In questo spazio vuoto era stata agitata la miscela esplosiva dellevento rivoluzionario del 1789: i rivoluzionari avrebbero avuto buon gioco nel portare a termine loperato dei ministri di Luigi XVI, sovvertendo tutte le regole del governo del territorio. Il tessuto argomentativo de LAncien Rgime et la Rvolution aveva dunque portato Tocqueville sulla soglia delle profonde riforme delle istituzioni politiche varate durante la Rivoluzione francese. Tali innovazioni possono essere distinte in almeno quattro fasi. La prima fase era quella della formazione del nuovo potere costituito e dellabbattimento delle istituzioni politiche preesistenti. Gli Stati generali diventarono per iniziativa del Terzo Stato
94

Assemblea nazionale (riconosciuta dalla monarchia il 7 luglio 1789) ed essa si pose subito come assemblea costituente, incaricandosi di redigere una vera e propria carta costituzionale. LAssemblea deteneva altres il potere legislativo, esercitava un controllo sul potere esecutivo del re (del resto completamente esautorato fra il giugno e il settembre 1791), decideva infine le linee di politica estera. Aveva insomma un rilievo politico-costituzionale eccezionale, legittimato da fonti extra-giuridiche (i rapporti di forza creatisi dopo il 14 luglio 1789). Tra i provvedimenti votati dalla Costituente, si segnalava labolizione del regime feudale (4 agosto 1789), delle corporazioni e di ogni forma di organizzazione della manifattura privilegiata (2 marzo 1791) e soprattutto la cosiddetta costituzione civile del clero (12 luglio-24 agosto 1790), che regolava con atto unilaterale le condizioni giuridiche del clero (non pi qualificato come ordine del regno). Due importanti riforme si occuparono dellamministrazione locale e dellorganizzazione giudiziaria. Lamministrazione fu riorganizzata: il territorio fu diviso con una nuova distrettuazione (dipartimenti, distretti, cantoni, comuni, gerarchicamente ordinati) e gli intendenti provinciali furono aboliti (i loro stipendi non furono pi pagati a partire dal I luglio 1790); furono insediati al loro posto amministatori eletti. Ne scatur una netta deconcentrazione e i consigli amministrativi locali parvero subito molto attivi, sebbene non troppo efficienti (soprattutto nelle funzioni delegate, come i lavori pubblici e la riscossione delle imposte). Lorganizzazione giudiziaria, parimenti, fu profondamente rivista. I Parlamenti furono sciolti il 3 novembre 1789. La giustizia civile ebbe una nuova articolazione: per la giurisdizione volontaria e i livelli pi bassi di quella contenziosa erano in funzione giudici di pace e varie forme di corti arbitrali; il contenzioso in materia commerciale era deciso da tribunali speciali del commercio. Come corti dappello di questo primo grado esistevano i tribunali di distretto, composti da un procuratore nominato dal re e da giudici eletti. Un ulteriore appello alle decisioni di questa corte poteva essere richiesto da una delle parti in causa ad un tribunale distrettuale limitrofo. Anche la giustizia penale fu riformata: furono istituiti, per le infrazioni amministrative, tribunali di polizia municipale in ogni comune; per i delitti meno importanti (definiti correzionali dalla riformata codificazione penale del 1791), un tribunale penale composto dal giudice di pace e due altri membri;
95

per i delitti pi gravi un tribunale criminale nel capoluogo di dipartimento, con quattro magistrati e una giuria popolare. Al vertice del sistema era stata insediata una corte di cassazione, che nellesame delle sentenze appellate poteva valutare soltanto la correttezza formale dei procedimenti e il rispetto di tutte le norme procedurali. Mentre erano state ideate e varate queste riforme, il dibattito sulla costituzione era proceduto intenso: il 14 settembre 1791 il nuovo testo era stato firmato. La nuova carta costituzionale si occupava esclusivamente del funzionamento dei pubblici poteri, nettamente separati (potere legislativo allAssemblea nazionale, potere esecutivo al re, ai suoi ministri e a un corpo di amministratori eletti, potere giudiziario a procuratori di nomina regia e a giudici eletti). Subito iniziarono violenti conflitti tra il potere legislativo e quello esecutivo, che sfociarono nella soppressione del potere esecutivo (agosto-settembre 1792). Le riforme costituzionali rese necessarie dalla caduta della monarchia furono affrontate da una Convenzione nazionale, nuova assemblea eletta a base pi larga. La Convenzione vot due nuove carte costituzionali (una il 2 giugno, una il 24 giugno 1793), ma il nuovo regime politico non prese le forme di una democrazia rappresentativa: in un contesto generale di emergenza, con guerra alle frontiere e rivolte interne, fu insediato un Comitato di salute pubblica, cio un esecutivo al di fuori delle garanzie costituzionali. Il governo rivoluzionario rappresent la seconda fase della storia delle istituzioni politiche della Rivoluzione francese, che dur sino al 9 termidoro (17 luglio) 1794. Si tratt di una dittatura demergenza, larticolazione della quale venne sancita dal decreto del 14 frimaio (4 dicembre) 1793. La Convenzione (composta da 767 deputati ed operante attraverso un gran numero di commissioni) divent il centro del sistema politico; il Comitato di salute pubblica, che ne era diretta emanazione (senza costituire un potere separato), fu investito di poteri molto ampi, sostituendosi gradualmente al Consiglio dei ministri stabilito come potere esecutivo dalla carta costituzionale del 1791: il Comitato di salute pubblica interpretava le norme, ne regolava lapplicazione, dirigeva i funzionari e tutti i corpi dello Stato (compresi esercito e diplomazia); nellamministrazione locale, furono introdotte nuove figure: comitati rivoluzionari, deputati della Convenzione inviati in missione nei dipartimenti ed
96

agenti nazionali, cio rappresentanti del potere centrale scelti sul territorio. Le autonomie dei governi municipali e dipartimentali furono drasticamente ridimensionate. Accanto al Comitato di salute pubblica si trovava il Comitato di sicurezza generale, che si occupava del mantenimento dellordine pubblico; i procedimenti istruiti nel suo seno venivano inviati al Tribunale rivoluzionario, ma soprattutto in periferia erano attive anche commissioni giudiziarie incaricate di guidare la repressione dei movimenti dopposizione. La direzione delleconomia era invece affidata alla Commissione delle sussistenze. Questa riorganizzazione generale delle istituzioni politiche port ad un grande aumento del personale impiegato nellamministrazione (pi di cinquemila unit nel 1794). Ne scatur una nuova stagione di accesa centralizzazione politicoamministrativa: lo Stato assorb anche il settore dellistruzione, quello della pubblica assistenza, impose un credo religioso di stato e fece continua opera di propaganda per consolidare il controllo delle coscienze dei singoli. Furono altres soppresse le libere elezioni, la libert di stampa, i diritti di difesa degli imputati di reati politici, la suddivisione dei gradi di giudizio nei procedimenti penali. La caduta del regime giacobino non port immediatamente a una trasformazione delle istituzioni politiche. Rimase in essere la Convenzione, che attraverso sedici comitati riprese il controllo del potere esecutivo, esercitato attraverso commissioni. Il Comitato di salute pubblica fu fortemente ridimensionato e gli fu affiancato un Comitato legislativo, incaricato di dirigere lorganizzazione giudiziaria e lamministrazione del territorio. Quindi, gradatamente, si apr una terza fase della storia delle istituzioni politiche della Rivoluzione francese, con il varo di significative riforme. Nellamministrazione locale, furono destituiti gli agenti nazionali e una certa autonomia politica fu restituita alle amministrazioni dei dipartimenti. Un commissario del potere centrale, per, torn presto ad affiancare ogni giunta amministrativa locale. Nella giustizia, il tribunale rivoluzionario, competente per i reati contro lo Stato, fu sottoposto a determinate norme procedurali. Soprattutto, fu elaborata una nuova costituzione, approvata il 22 agosto 1795. Il potere legislativo era affidato a due Camere (un Consiglio dei Cinquecento e un Consiglio degli anziani), il potere esecutivo era delegato a un Direttorio di cinque membri, che nominava autonomamente i ministri del governo e i commissari inviati a
97

supervisionare le amministrazioni locali. Esso era responsabile di fronte alla maggioranza nelle Camere, ma alla prima crisi importante con le Camere, nel 1797, fece ricorso allesercito. Il potere giudiziario fu organizzato in modo simile a quanto previsto dalla costituzione del 1791: nella giustizia civile operavano giudici di pace, tribunali civili, pi la corte di cassazione per i ricorsi sulla forma dei procedimenti; nella giustizia penale funzionavano tre gradi di giudizio (giudice di pace, tribunali correzionali, tribunali dipartimentali). In pi, furono aggiunte alcune giurisdizioni straordinarie: commissioni giudicanti militari, una distinta corte suprema per i reati di natura politica. Il colpo di stato del 18 brumaio 1799 chiuse lesperienza del Direttorio ed apr una quarta fase nella storia delle istituzioni politiche della Rivoluzione francese. Con una costituzione provvisoria, lesecutivo fu affidato a tre consoli (di cui il pi importante era il Primo console), incaricati di formare un nuovo testo costituzionale, con laiuto di due commissioni ristrette scelte dalle due Camere. La successiva costituzione dellanno VIII attribuiva il potere esecutivo a tre consoli coadiuvati da ministri e dal Consiglio di Stato. I membri di questultimo erano nominati e revocati dal Primo console: si occupavano dellelaborazione dei progetti di legge di iniziativa governativa ed avevano funzione di suprema giurisdizione amministrativa. Un Senato, composto da 80 membri (che vi entravano per cooptazione, presentati dal Primo Console o dai corpi legislativi), aveva la funzione di organismo di controllo sulla legittimit costituzionale delle leggi. Il potere legislativo era diviso tra il Corpo legislativo e il Tribunato, non direttamente eletti, ma formati da deputati scelti dal Senato allinterno di liste di fiducia create sul territorio, in ogni dipartimento. Lamministrazione, nettamente centralizzata, fu riorganizzata in tre corpi territoriali (dipartimenti, circoscrizioni, comuni). Soprattutto la legge del 28 piovoso anno VIII affid lamministrazione locale a prefetti e sotto-prefetti, personale alle dirette dipendenze del potere centrale, con forti poteri nella direzione del governo locale. La costituzione dellanno X, che nellagosto 1802 diede il consolato a vita a Napoleone Bonaparte, port a un ulteriore rafforzamento dellesecutivo. La costituzione dellanno XII, infine, nomin lo stesso Bonaparte imperatore dei Francesi. La struttura
98

delle istituzioni politiche rimase sostanzialmente invariata (ma il Tribunato, che aveva poteri di critica delloperato del Primo console, fu progressivamente esautorato). Le maggiori novit esaurita, dopo unintensa stagione, lesperienza costituzionale furono la formazione dei codici civile, penale, commerciale, di procedura civile e di procedura penale (fra il 1804 e il 1810). Di fronte a questa realt estremamente articolata, Tocqueville procedette a fatica, ma con una tesi ben definita, quella della lunga durata dellordinamento politico-amministrativo francese in et moderna. LAncien Rgime et la Rvolution si chiudeva con un capitolo che riassumeva quanto esposto nei libri secondo e terzo, aggiungendo alcuni cenni sulle istituzioni politiche varate durante la Rivoluzione francese. La palma di migliore stagione di riforme, a giudizio di Tocqueville, andava al 1789. Allinizio della rivoluzione, i diritti individuali erano stati definitivamente sanzionati, le norme che concedevano privilegi a molti soggetti sociali erano state abolite e la potente amministrazione centralizzata era stata spazzata via in un colpo. Si era trattato di un risultato epocale nella storia delle istituzioni francesi, che Tocqueville ricordava con enfasi. Tuttavia, era bastato che la pratica politico-amministrativa si fosse illanguidita e scoraggiata (di nuovo Tocqueville pensava alle istituzioni come ad organismi viventi), erano bastati alcuni anni di dittatura popolare di governo rivoluzionario perch il potere assoluto avesse la forza di rinascere, insieme con la centralizzazione dellantico regime: lallusione era scopertamente a Napoleone Bonaparte e alla sua potente amministrazione, che si sarebbe consolidata anche dopo la caduta dellimperatore rimanendo una costante del sistema politico francese durante i turbolenti decenni tra il 1815 e il 1851. Se la storia delle istituzioni politiche francesi dal punto di vista dellancien rgime faceva vedere le riforme della Rivoluzione solo come una parentesi, un breve intermezzo nella storia dellaccentramento, dal punto di vista della ricostruzione degli eventi politici dalla Rivoluzione allImpero napoleonico i numerosi mutamenti istituzionali messi in evidenza dovevano avere ben altro peso. Tocqueville inizi a raccogliere materiali e riflessioni per lopera che avrebbe dovuto costituire il seguito de LAncien Rgime et la Rvolution : se ne pu formare un piccolo repertorio a partire dagli appunti lasciati dallAutore alla sua morte.

99

Dedicato un primo libro ancora alle rivolte parlamentari del 1787-88, allassemblea di notabili del 1787, agli Stati generali convocati l8 agosto 1788 e aperti nel maggio 1789, Tocqueville nel secondo libro doveva analizzare le innovazioni istituzionali della Rivoluzione. La convocazione regolare della Costituente, stimata come una delle migliori realizzazioni della Rivoluzione, era per Tocqueville un punto di non ritorno, il segno che ormai si era compiuta una definitiva frattura con lantico regime. Egli aveva pianificato di esaminarne tutti i provvedimenti normativi. Per questo, anche se ancora non sapeva in quali archivi dovessero essere condotte le necessarie ricerche, aveva intenzione di accumulare ogni specie di particolari amministrativi [S.P., p. 977]. Si proponeva altres un esame di tutto il complesso di leggi della Costituzione [ibidem], nella convinzione che essa avesse sancito importanti principi generali (sovranit della nazione, uguaglianza formale di tutti i cittadini, omogeneit del sistema politico-istituzionale su tutto il territorio). Quanto alla pratica dellamministrazione, per, la sua analisi nasceva da un punto di vista decisamente critico: vedeva infatti le province in preda dellanarchia, lantico regime [...] quasi sradicato, resistendo solo qualche brandello, il nuovo non ancora stabilito [S.P., p. 982]. Quindi, le istituzioni del periodo giacobino erano scarsamente indagate: Tocqueville postulava soltanto una diretta filiazione tra la centralizzazione amministrativa voluta dai giacobini e il Terrore, attribuendo per al regime di Robespierre il merito di aver tenuto insieme una macchina di governo ancora incerta. Quanto alle istituzioni politiche del Direttorio, Tocqueville ne aveva parlato nel capitolo scritto nellestate 1852 (Come la repubblica era pronta a sottomettersi a un padrone). Di nuovo era ricorso alla metafora organicista: il sistema politico-istituzionale che aveva scalzato il governo rivoluzionario giacobino sembr soffrire di consuzione senile che non si sarebbe potuta definire altrimenti, se non come la difficolt di esistere [S.P., p. 992]. La sua legislazione, divenuta tra il 1797 e il 1799 crudele e illiberale pi di quella giacobina, non fu mai completamente applicata proprio per la disorganizzazione dei suoi apparati. Il 1799, dopo che con un colpo di stato dei corpi legislativi, il Direttorio era caduto, era sembrato lacme di questa anarchia: Tocqueville, leggendo i rapporti dei funzionari del governo, aveva riscontrato che la coscrizione militare era sistematicamente elusa, che le imposte non davano gettito, che
100

lordine pubblico non era mantenuto, che la giustizia civile non funzionava pi. Era la situazione di una Francia che si rifiutava al suo governo [S. P., p. 996]. Per uscire da questa crisi, un semplice ritorno allantico regime era ipotesi non praticabile: troppi gruppi sociali si erano avvantaggiati dalla sua caduta, troppo odiate erano le sue istituzioni politiche e civili, ancora ben vive nel ricordo delle popolazioni. Fu listituzione militare ad offrire la risposta. Tocqueville segu distintamente levoluzione del ruolo dellesercito nella Rivoluzione francese: dapprima esso appariva quasi estraneo alla vita politica; poi, quando era ormai molto ben organizzato ed aveva ottenuto molte vittorie sul campo, partecip attivamente al governo: il 13 vendemmiale (5 ottobre) 1795 aveva difeso la Convenzione da una sedizione filo-monarchica, il 18 fruttidoro 1797 aveva aiutato il Direttorio ad affermarsi contro il potere legislativo, il 30 pratile 1799 rifiutandosi di sostenerlo ne aveva accelerato la caduta. Lascesa del Bonaparte, cos, per Tocqueville si trovava inserita nel contesto di una determinata dinamica politico-istituzionale, cio appunto il crescente ruolo politico degli stati maggiori dellesercito nella direzione dello Stato. Ma il colpo di stato del 18 brumaio aveva anche concluso una vicenda individuale eccezionale: Tocqueville, che nel 1850 aveva ripreso gli studi pensando di concentrarsi sulla figura di Napoleone, si preparava a mettere in risalto le sue doti e la sua capacit di approfittare del grave momento di crisi. Analizz molte fonti relative al colpo di stato, giudicandolo maldestro e improvvisato: ebbe successo soltanto, a suo giudizio, per lonnipotenza delle cause che lo avevano prodotto. [S.P., p. 1025]. Lopinione pubblica voleva infatti che la Rivoluzione avesse termine e che il governo fosse consolidato. Napoleone diede risposte proprio a queste domande: suo obiettivo fu la ricostruzione sistematica della macchina amministrativa, nella convinzione che un sistema ben ordinato di uffici desse non solo ordine al governo, ma anche canali di distinzione sociale ai cittadini. Egli proponeva qualcosa di simile al sistema della venalit degli uffici nellantico regime. Ma, osservava Tocqueville, la politica di Napoleone era pi efficace: non creava uffici solo onorifici (come la maggior parte di quelli dellantico regime), inamovibili e senza vero contatto con il potere centrale, istituiva invece una gerarchia di posti cui si accedeva gratuitamente, ma che erano inseriti nel gran sistema della centralizzazione [S.P.,
101

p. 1029]. Il risultato era stato veramente eccellente: la macchina amministrativa costruita da Napoleone negli anni del consolato appariva cos perfetta da poter funzionare quasi senza motore [S.P., p. 1030]. Anche il sistema politico inaugurato con lImpero appariva a Tocqueville una ben riuscita forma di dispotismo, illimitato ma giustificato dal diritto e addirittura da una parvenza di legittimit democratica (il plebiscito che aveva confermato la proclamazione del Bonaparte imperatore dei Francesi). A questo riguardo poteva essere utile una comparazione con lImpero romano, definita monarchia democratica. Tocqueville trovava nelle due realt politiche grandi analogie: la comune servit che sostitui[va] la comune libert, linvidia soddisfatta che prende[va] il posto del possesso della libert. Luguaglianza davanti al padrone, pi cara alle anime basse e volgari che luguaglianza davanti alla legge [S. P., p. 1034]. Non sembr per interessato ai particolari costituzionali del nuovo regime. Negli appunti rimasti si possono invece trovare analisi di singole istituzioni amministrative: la coscrizione militare nel 1809 e il sistema penitenziario nel 1811-1812 (del resto, Tocqueville si era occupato del problema delle carceri sin dai tempi del suo viaggio in America). Erano solo i primi passi di quellanalisi delle istituzioni politiche dal 1789 al 1815 che Tocqueville riteneva di dover affrontare. Ma il suo compito era troppo vasto: come scrisse in una lettera a Louis de Kergolay il 16 maggio 1858, il suo obiettivo era tratteggiare il movimento delle idee e della mentalit (mouvement des ides et des sntiments), i mutamenti successivi intervenuti alle condizioni sociali, alle istituzioni e ai costumi dei francesi, man mano che la Rivoluzione procedeva innanzi (les changements successifs qui se font dans ltat social, dans les institutions, dans lesprit et dans les moeurs des Franais mesure que la Rvolution marche) [in O. C. [Bmt], V, pp. 401-402]. A questo scopo, intendeva rivivere gli avvenimenti con gli occhi dei contemporanei, calarsi nellimmensa produzione di scritti di quei decenni. La lentezza dei lavori lo faceva dubitare del risultato: in pi, Tocqueville scriveva nella stessa lettera a Kergolay di aver impressione che in questa malattia della Rivoluzione francese fosse comparso un virus che si era impadronito dei protagonisti e li aveva spinti a una condotta radicale, estrema, audace quasi al punto della follia.

102

Questultimo ricorso alla metafora organicista (la maladie de la rvolution franaise, il virus dune espce nouvelle et inconnue) prefigurava la fine dei suoi sforzi di portare a compimento il volume. In questa improvvisa apparizione dellirrazionale non cera pi spazio per la storia delle istituzioni.

103

104

Opere citate e segnalate opere di Tocqueville: L Antico regime e la Rivoluzione, 4. ed., Milano: BUR, 2004 (abbreviato come A. R., seguito dallindicazione del libro, del capitolo e della pagina delledizione utilizzata). Frammenti e note inedite sulla Rivoluzione in Scritti politici di Alexis de Tocqueville , a cura di Nicola Matteucci, vol. I: La Rivoluzione democratica in Francia, Torino Utet, 1996, (abbreviato come S. P., seguito dalla pagina). Oeuvres compltes de Alexis de Tocqueville publis par madame de Tocqueville, Paris: Lvy, 1861-1866 (abbreviato come O. C. [Bmt], seguito dal numero del volume e dalla pagina; disponibile on line sul sito www.gallica.fr). La democrazia in America, in Scritti politici di Alexis de Tocqueville , a cura di Nicola Matteucci, vol. II: La democrazia in America, Torino Utet, 1968, (abbreviato come D. A., seguito dal numero del libro, della parte, del capitolo e della pagine delledizione utilizzata). storiografia sui temi affrontati Ago 1994 Renata Ago, La feudalit in et moderna, Roma-Bari: Laterza, 1994. Ancarani 1981 Giovanni Ancarani, Introduzione a J. Ellul, Storia delle istituzioni, tr. it., I, Lantichit, Milano: Mursia 1981. Arrts Arrts du Conseil du Roi, Paris: Archives nationales, 1976- . Aron 1989 Raymond Aron, Alexis de Tocqueville , in Id., Le tappe del pensiero sociologico, Milano : Mondadori, 1989, pp. 207-253. Audier 2004 Serge Audier, Tocqueville retrouv : gense et enjeux du renouveau tocquevillien franais, Vrin-EHESS, 2004.

BEC 1846 Bibliotheque de lcole des Chartes, deuxieme srie, t. III (sept.oct. 1846), pp. 71-75 (recensione di L.A. Warnkoenig, Franzsische Staats- und Rechtsgeschichte, Basel: Schweighauser, 1846). BEC 1855 Bibliotheque de lcole des Chartes, quatrime srie, t. II (nov.dec. 1855), pp. 174-178 (recensione di A. Cheruel, Histoire de ladmnistration monarchique en France ..., Paris, Desobry, 1855). Berengo 1999 Marino Berengo, LEuropa delle citt, Torino: Einaudi, 1999. Blackstone 1765 William Blackstone, Commentaries on the Law of England, Oxford: Clarendon press, 1765-1769. Bloch 1939 Marc Bloch, La socit fodale , Paris: Michel, 1939 [tr. it. Torino: Einaudi, 1949]. Boulainvilliers 1727 Henri de Boulainvilliers, Mmoires sur lhistoire du gouvernement de France , Londres: s.n., 1727. Boyer de Sainte-Suzanne 1865 mile de Boyer de Sainte-Suzanne, Ladministration sous lancien rgime des intendants de la gnralit dAmiens (Picardie et Artois), Paris: Dupont, 1865. Brossault 1999 Colette Brossault, Les intendants de Franche-Comt 1674-1790, Paris: Boutique de lHistoire, 1999. Caravale 1994 Mario Caravale, Ordinamenti giuridici dellEuropa medievale , Bologna: il Mulino, 1994.

106

Cheruel 1855 Adolphe Chruel, Histoire de ladministration monarchique en France [...], Paris: Desobry, 1855. Dareste 1848 Antoine . C. Dareste de La Chavanne, Histoire de ladministration en France et des progrs du pouvoir royale , Paris: Guillaumin, 1848. Dareste 1853 Camille Dareste de la Chavanne, Histoire des classes agricoles en France depuis Saint Louis jusqu Louis XVI, Paris : Guillaumin, 1853. DCRF_Centr Centralismo, in Dizionario Critico della Rivoluzione Francese, a cura di F. Furet e M. Ozouf, tr. it., Milano: Bompiani, 1988, pp. 583-593. DCRF_GovRiv Governo rivoluzionario, in in Dizionario Critico della Rivoluzione Francese, a cura di F. Furet e M. Ozouf, tr. it., Milano: Bompiani, 1988, pp. 508-518. Di Donato 1998 Francesco Di Donato, Un costituzionalismo di antico regime? Prospettive socio-istituzionali di storia giuridica comparata (Introduzione a Richet 1998, pp. VII-L). DArgenson 2004 Ren-Louis de Voyer dArgenson, Considerazioni sul governo passato e presente della Francia, a cura di Claudio Tommasi, Torino: La Rosa, 2004 [ed. or. 1764]. De Benedictis 2001 Angela De Benedictis, Politica, governo e istituzioni nellEuropa moderna, Bologna: il Mulino, 2001. Diez del Corral 1996 Luis Diez del Corral, Tocqueville: formazione intellettuale e ambiente storico, tr. it. Bologna: il Mulino 1996.

107

Ellul 1976 J. Ellul, Storia delle istituzioni, ed. it. a cura di G. Ancarani, 3 voll., Milano: Mursia 1976-1981. Ferrire 1740 Claude-Joseph de Ferrire, Dictionnaire de droit et de pratique, Paris: Brunet, 1740. Frminville 1746 Edme de la Poix de Frminville, La pratique universelle pour la rnovation des terriers et des droits seigneuriaux, Paris: Gissey, 1748-1760. Frville 1953 Henri Frville, L'Intendance de Bretagne (1689-1790). Essai sur l'histoire d'une intendance en Pays d'tats au XVIIIe sicle , Rennes: Plihon, 1953. Furet 1987 Franois Furet, Critica della Rivoluzione francese, tr. it. Roma-Bari: Laterza, 1987 (ed. or.: 1978). Fustel de Coulanges 1875 Numa Denis Fustel de Coulanges, Histoire des institutions de lancienne France , Paris : 1875-1889. Gannett 2003 Robert T. Gannett, Tocqueville unveiled: the historian and his sources for The Old Regime and the Revolution, The University of Chicago Press: Chicago and London, 2003. Gense 2005 Gense dun droit administratif sous le rgne de Louis XV. Les pratiques de lintendant dans les provinces du Nord. 1726-1754, Orlans: Presses Universitaires dOrlans, 2005. Glasson 1887 Ernest D. Glasson, Histoire du droit et des institutions de la France , Paris : A. Durand et Pedone-Lauriel, 1887-1903.

108

Glineur 2005 Cdric Glineur, Gense dun droit administratif sous le rgne de Louis XV. Les pratiques de lintendant dans les provinces du Nord. 1726-1754, Orlans: Presses Universitaires dOrlans, 2005. Godard 1901 Charles Godard, Les pouvoirs des intendants sous Louis XIV particulirment dans les pays dlections, de 1661 1715, Paris: Larose, 1901. Guene 1973 B. Guene, La storia dello Stato in Francia alla fine del Medioevo, tr. it. in Lo stato moderno, a cura di E. Rotelli, P. Schiera, vol. II, Bologna: Il Mulino 1973, pp. 113-144. Guizot 1880 F. Guizot, Histoire du gouvernement reprsentatif et des institutions politiques de lEurope depuis la chute de lEmpire romain husqau XIVe sicle , quatrime dition, Paris Didier et C.ie, 1880 (ed. or. 1821). Guizot 1876 F. Guizot, Histoire de la civilisation en France depuis la chute de lEmpire romain, 14. ed., Paris 1876 (ed. or. 1830). Henshall 2000 Nicolas Henshall, Il mito dellassolutismo. Mutamento e continuit nelle monarchie europee in et moderna, tr. it., Genova: Il melangolo, 2000. Herr 1962 Richard Herr, Tocqueville and the Old Regime, Princeton N.Y.: Princeton Uniersity Press, 1962. Hintze 1980 Otto Hintze, Il Commissario e la sua importanza nella storia generale dellamministrazione: uno studio comparato, tr. it. in Id., Stato e societ, Bologna: Zanichelli, 1980, pp. 1-26.

109

Intendants 2002 Intendants et Prfets dans le Nord - Pas de Calais. XVIIIe-XXe sicle, Etudes runies par A. Lottin, A. Crpin et J-M. Guislin, Arras: Artois Presses Universit, 2002. Jardin 1994 Andr Jardin, Alexis de Tocqueville, 1805-1859, tr. it., Milano: Jaca Book 1994. Le Roy Ladurie 2000 Le Roy Ladurie, Lancien rgime, tr. it. in 2 voll. (I: Il trionfo dell'assolutismo. 1610-1715; II: Il declino dell'assolutismo. L'epoca di Luigi XV, 1715-1770), Roma-Bari: Laterza, 2000 (ed. or 1991). Lemontey 1818 P. douard Lemontey, Essai sur ltablissment monarchique de Louis XIV et sur les altrations quil prouva pendant sa vie de Prince , Paris: Deterville 1818 Livet 1956 Georges Livet, L'Intendance d'Alsace sous Louis XIV, 1648-1715, Strasbourg: Publ. Univ. de Strasbourg, 1994 (prima ed. 1956). Mannori-Sordi 2001 Luca Mannori, Bernardo Sordi, Storia del diritto amministrativo, RomaBari: Laterza 2001 Marchand 1889 Pierre Joseph Marchand, Un intendant sous Louis XIV: tude sur ladministration de Lebret en Provence. 1687-1704, Paris: Hachette, 1889. Marongiu 1953 Antonio Marongiu, Valore della storia delle istituzioni politiche, in Il politico, n. 3 (1953), pp. 305-328. Melonio 1993 Franois Mlonio, Tocqueville et les Franais, Paris : Aubier, 1993.

110

Matteucci 1990 Nicola Matteucci, Tre studi su Tocqueville , Bologna: il Mulino 1990. Montesquieu 1734 Montesquieu Considrations sur les causes de la grandeur des romaines et de leur dcadence , Amsterdam: Desbordes, 1734. Montesquieu 1979 Charles Louis de Montesquieu, Riflessioni sulla monarchia universale in Europa, tr. it. in Id., Le leggi della politica, a cura di Alberto Postigliola, Roma: Editori Riuniti, 1979, pp. 265-271. Mousnier 1974 Roland Mousnier, Stato e commissario. Ricerche sulla creazione degli intendenti delle province, 1634-1648, tr. it. in Lo Stato moderno, a cura di E. Rotelli e P. Schiera, III, Bologna: Il Mulino, 1974, pp. 107-126. Olivier-Martin 1990 Franois Olivier-Martin, Histoire du droit franais : des origines a la rvolution , Paris: CNRS, 1990 (ed. or. 1948). Pailliet 1822 Jean Baptiste Joseph Pailliet, Droit public francais, ou Histoire des institutions politiques..., Paris: Kleffer, 1822. Pozzi 2002 Regina Pozzi, Tocqueville e la storia (non scritta) della rivoluzione francese, in Cromohs, 7 (2002), pp. 1-19 <URL: http://www. cromohs. unifi. it/7_2002/pozzi.html>. Renauldon 1765 Joseph Renauldon, Trait historique et pratique des droits seigneuriaux, Paris: Knapen 1765. Richet 1998 Denis Richet, Lo spirito delle istituzioni. Esperienze costituzionali nella Francia moderna, a cura di Francesco Di Donato, Roma-Bari: Laterza, 1998 (ed. or. 1973).

111

Savigny 1840 Friedrich Karl von Savigny, Systme du droit romain actuel, tr. fr. Paris 1840. Smedley Weill 1995 Anette Smedley Weill Les intendants de Louis XIV, Paris: Fayard, 1995. Tarello 1976 Giovanni Tarello, Storia della cultura giuridica moderna, vol. I: Assolutismo e codificazione del diritto, Bologna: il Mulino, 1976. Verga 2004 Marcello Verga, Storie d'Europa, Roma: Carocci, 2004 Viollet 1890 Paul Viollet, Histoire des institutions politiques et administratives de la France , Paris: L. Larose et Forcel, 1890-1903. Warnknig 1846 August Warnknig, Franzsische Staats- und Rechtsgeschichte, Basel: Schweighauser, 1846.

112