Sei sulla pagina 1di 6

3.

Rango di una matrice

Una matrice non quadrata A M m,n (K) non possiede il determinante, ma possiede varie sot-

tomatrici quadrate e ciascuna di esse ha un determinante. Se A possiede una sottomatrice quadrata

di ordine t con determinante non nullo, mentre tutte le sottomatrici quadrate di A di ordine > t

(ammesso che ce ne siano) hanno determinante nullo, diremo che A ha rango t. Ma per il momento dimentichiamoci di questa definizione.

Il concetto di rango, come vedremo nel prossimo paragrafo, ha un’importanza centrale nella risolu-

zione dei SL ed `e collegato all’indipendenza lineare delle righe e delle colonne di A. Cominciamo a dare la definizione di rango partendo proprio da questo aspetto.

Definizione 1. Sia A M m,n (K). elementi di M 1,n (K)) e con A (1) , A (2) ,

Chiameremo rango per righe (o rango-righe) di A, denotato rrr A , la dimensione del K-sottospazio vettoriale di M 1,n (K) generato dalle righe di A, cio`e

Indichiamo con A (1) , A (2) ,

, A (m)

le sue m righe (sono

, A (n) le sue n colonne (sono elementi di M m,1 (K)).

rrr A = dim A (1) , A (2) ,

, A (m) .

[In altri termini, rrr A `e il massimo numero di righe linearmente indipendenti di A].

Chiameremo analogamente rango per colonne (o rango-colonne) di A, denotato ccc A , la dimensione del K-sottospazio vettoriale di M m,1 (K) generato dalle colonne di A, cio`e

ccc A = dim A (1) , A (2) ,

, A (n) .

[In altri termini, ccc A `e il massimo numero di colonne linearmente indipendenti di A].

La prima cosa da osservare `e che, essendo il sottospazio vettoriale A (1) , A (2) , da m vettori ed essendo dim(M 1,n (K)) = n, allora rrr A min(m, n).

, A (m) generato

Per analoghi motivi, si osserva subito che anche ccc A min(m, n).

Vale il seguente risultato, che non dimostreremo.

Teorema 1. Per ogni matrice A M m,n (K), risulta: rrr A = ccc A .

Visto che il rango per righe ed il rango per colonne coincidono, tanto vale chiamarlo semplicemente rango. Dunque introduciamo la seguente definizione.

Definizione 2.

A ed `e denotato rg(A).

coincide con il massimo numero di colonne linearmente indipendenti di A].

Data una matrice A M m,n (K),

il numero naturale rrr A [= ccc A ] `e detto rango di

Si tratta del massimo numero di righe linearmente indipendenti di A [e

A titolo di esempio calcoliamo il rango della matrice

2

A = 01

13

1

1

1

0

  M 3 (RRR).

Le prime due righe di A sono linearmente indipendenti. Infatti il SLO(3, 2,RRR)

non ammette autosoluzioni. SL(3, 2,RRR)

a A (1) + b A (2) = 0,

cio`e

a = 0

2a + b = 0

a + b = 0

La terza riga `e invece combinazione lineare delle prime due.

Infatti il

80

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA PER INFORMATICA

a A (1) + b A (2) = A (3) ,

cio`e


 

a = 1

2a + b = 3

a + b = 0,

`e risolubile, con soluzione (a, b) = (1, 1). Dunque

Si noti che, dal Teor. 1, le tre colonne di A devono essere linearmente dipendenti. Poich´e la prime due sono linearmente indipendenti [si verifichi infatti che il SLO(3, 2,RRR) a A (1) + b A (2) = 0 non ha autosoluzioni], la terza colonna `e necessariamente combinazione lineare delle prime due, ovvero il SL(3, 2,RRR)

A (1) + A (2)

= A (3) .

Ne segue che rg(A) = 2.

a A (1) + b A (2) = A (3) , cio`e


 

a + 2b = 1

b = 1

a + 3b = 0,

`e risolubile. Infatti ammette soluzione (a, b)=(3, 1) e quindi A (3) = 3 A (1) + A (2) .

Osservazione 1. (i) Si osserva subito che rg(A) = rg( t A), A M m,n (K).

Infatti le righe di t A sono le colonne di A. Dunque rrr t A = ccc A e quindi rg( t A) = rg(A).

(ii) Si pu`o verificare che con operazioni elementari di riga il rango di una matrice non cambia. Sia infatti A M m,n (K) e sia ad esempio B la matrice ottenuta da A con l’operazione elementare III[A (i) A (i) + cA (j) ]. Le righe di B sono

A (1) ,

, A (i) + cA (j) ,

, A (j) ,

, A (m)

e lo spazio vettoriale da esse generato coincide, come facilmente si pu`o verificare, con quello generato

da A (1) ,

, A (m) .

Dunque rg(B) = rg(A).

Considerazioni analoghe si fanno per le operazioni elementari di riga di primo e secondo tipo.

(iii) Se B `e una sottomatrice di A, verifichiamo che rg(B) rg(A).

Consideriamo

allora la matrice

B `e una sottomatrice di M formata da p colonne di M . Dunque ccc B ccc M , cio`e rg(B) rg(M ). Analogamente, M `e una sottomatrice di A formata da q righe di A. Dunque rrr M rrr A , cio`e rg(M ) rg(A). Si conclude che rg(B) rg(M ) rg(A).

Assumiamo che sia

B = A(i 1 ,

, i p

, i p | 1,

| j 1 , , n).

, j q ),

con

1 p m e

1 q n.

M = A(i 1 ,

Proposizione 1. Sia A M n (K). Risulta:

A GL n ( K ) ⇐⇒

det ( A )

= 0 ⇐⇒ rg ( A ) = n .

Dim. La prima equivalenza `e gi`a stata dimostrata (cfr. Prop. 2.3).

`

E sufficiente allora provare che

(i)

det(A)

=0 =rg(A) = n;

(ii)

rg(A) = n =A GL n (K).

Proviamo (i).

Se per assurdo fosse rg(A) < n, una riga (ad esempio la prima) sarebbe combi-

nazione lineare delle altre. Dunque

A (1) = c 2 A (2) + c 3 A (3) +

+ c n A (n) .

Dalla Prop. 2.1(iv),

det(A) = c 2 det

A

A

A

(2)

(2)

.

.

.

(n)

+ c 3 det

A

A

A

(3)

(2)

.

.

.

(n)

+

+ c n det

A

A

A

(n)

(2)

.

.

.

(n)

.

Le matrici a secondo membro hanno tutte due righe uguali e quindi hanno determinante nullo. Ne segue che det(A) = 0, contro l’ipotesi.

Proviamo ora (ii). Per ipotesi, le righe A (1) ,

,

le matrici riga elementari

E 1 = 100

0

,

, A (n) sono una base di M 1,n (K). Consideriamo

Possiamo esprimere ciascuna di

E n = 0 0

0 1 .

CAP. 3.3

RANGO DI UNA MATRICE

81

n

E i = j=1 b ij A (j) = b i1 b i2

b in

A

A

(1)

.

.

.

(n)

= b i1 b i2

b in A.

I coefficienti b ij formano una matrice B M n (K). Si ha quindi: E i = B (i) A e pertanto

I n =

E

.

.

.

E

1

n

= B A.

Dunque B A = I n , cio`e B inverte ”a sinistra” A.

Se ora consideriamo le colonne A (1) ,

A (n) di A, anch’esse formano una base [di M n,1 (K)].

come combinazione

1

0

. .

.

0

,

0

.

.

.

0

1

Possiamo esprimere le n matrici colonna elementari E 1 =

, E n =

lineare della base {A (1) ,

A (n) }.

Otteniamo

E j =

n

i=1 c ij A (i) = A (1)

Definita la matrice C = (c ij ) M n (K), si ha:

I n = E 1

A (n)

c

1j

.

.

.

nj

c

E j = A C (j)

= A

e dunque

E 2

E n = A C.

c

1j

.

.

.

c

nj

.

Pertanto A C = I n , cio`e C inverte ”a destra” A.

Da AC = I n = BA segue: B = BI n = B(AC)=(BA)C = I n C = C, cio`e B = C. Pertanto A

`e invertibile (con inversa B).

Proposizione 2. Se A M m,n (K) e B M n,p (K), risulta:

rg(AB) min rg(A), rg(B) .

Se poi A M m,n (K) e B GL n (K), allora rg(AB) = rg(A).

Analogamente, se C GL m (K),

Dunque la moltiplicazione per una matrice invertibile non modifica il rango.

allora rg(CA) = rg(A).

Dim. Per definizione,

Si ha:

(AB) (1) = A (1) B (1)

rg(AB) = dim (AB) (1) ,

, (AB) (m) .

A (1) B (p) = n

t=1

n

n

n

a 1t B (t) .

a 1t b t1

t=1 a 1t b tp =

t=1 a 1t b t1

b tp =

t=1

Dunque (AB) (1) B (1) ,

, B (n) .

Allo stesso modo si verifica che (AB) (2) ,

,

(AB) (m) B (1) ,

(AB) (1) ,

, (AB) (m) B (1) ,

,

,

B (n) . Quindi

B (n)

e pertanto rg(AB) rg(B) [cio`e il rango del prodotto di due matrici `e minore o uguale al rango della seconda matrice del prodotto].

Utilizzando tale disuguaglianza e la propriet`a del rango di Osserv. 1(i) si ottiene

rg(AB) = rg( t (AB)) = rg( t B t A) rg( t A) = rg(A),

cio`e rg(AB) rg(A). E cos`ı provato che rg(AB) min rg(A), rg(B) .

Infatti A =

(AB)B 1 e quindi rg(A) = rg((AB)B 1 ) rg(AB) rg(A).

Analogamente, se C GL m (K), A = C 1 C A e quindi rg(A) = rg(C 1 C A) rg(CA) rg(A), cio`e rg(CA) = rg(A).

`

Proviamo ora che, se

A M m,n (K)

e

B GL n (K),

allora

rg(AB) = rg(A).

Come accennato all’inizio del paragrafo, il rango si collega all’annullamento dei determinanti delle

82

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA PER INFORMATICA

sottomatrici quadrate di A. Vediamo come, partendo da una definizione.

Definizione 3. Data una matrice A M m,n (K), sia ρ = ρ(A) l’intero definito dalle due seguenti condizioni:

- esiste in A (almeno) una sottomatrice quadrata invertibile di ordine ρ;

- le sottomatrici quadrate di A di ordine > ρ (se ne esistono) hanno determinante nullo.

Chiameremo inoltre minore (di ordine t) di A il determinante di una sottomatrice quadrata di A

di ordine t.

Pertanto ρ = ρ(A) `e definito dalle due condizioni:

esiste in A un minore non nullo di ordine ρ;

Possiamo quindi dire che ρ `e l’ordine massimo dei minori non nulli di A.

i minori di ordine > ρ (se esistono) sono nulli.

Teorema 2. Per ogni matrice A M m,n (K), risulta: rg(A) = ρ(A).

Dim. Verifichiamo che ρ(A) rg(A).

Dalla

Prop. 1 e dall’Osserv. 1(iii), ρ = rg(B) rg(A).

Viceversa, verifichiamo che rg(A) ρ(A). Poniamo r := rg(A). Scegliamo in A r righe linearmente indipendenti e sia M la sottomatrice

di A formata da tali righe. Ovviamente rg(M ) = r. In M esistono quindi r colonne linearmente

indipendenti. La matrice B formata da tali colonne (di M ) `e una sottomatrice quadrata di A avente rango r e quindi invertibile. Pertanto |B| `e un minore non nullo di A e quindi r = rg(A) ρ(A).

Poniamo ρ := ρ(A).

Esiste in A una sottomatrice quadrata invertibile B di ordine ρ.

Si noti che se una matrice A M m,n (K) ha nulli tutti i minori di un dato ordine t, sono nulli anche tutti gli eventuali minori di ordine superiore a t. Ci`o segue subito dal teorema di Laplace.

Vogliamo calcolare il rango di una matrice A M m,n (K), utilizzando il Teor. 2. Procederemo come segue:

- si individua in A una sottomatrice quadrata invertibile di ordine t. Allora rg(A) t.

- se t = min{m, n}, non esistono in A minori di ordine t + 1 e si conclude che rg(A) = t.

- se invece t < min{m, n}, `e necessario calcolare i minori di ordine t + 1. Tali minori sono quanti

le possibili scelte di t + 1 righe [tra le m righe di A] per le possibili scelte di t + 1 colonne [tra

le n colonne di A].

t+1 . Se tali minori sono tutti nulli,

Dunque sono complessivamente

t+1 n

m

concludiamo che rg(A) = t; altrimenti possiamo solo dire che rg(A) t + 1 e dobbiamo procedere al calcolo dei minori di ordine t + 2 [se ne esistono, cio`e se t + 1 < min{m, n}].

Ma i calcoli da fare

sono decisamente troppi.

Se uno di essi `e non nullo,

4 6 = 15. Se tutti sono

Ad esempio, se A M 4,6 (K) ed abbiamo individuato una sottomatrice

quadrata invertibile di ordine 2, i minori di ordine 3 sono 4

In questo modo arriveremo dopo alcuni passi all’individuazione del rango.

3

6

3 = 80.

allora rg(A) 3 e dovremo considerare i minori di ordine 4, che sono 4 nulli, allora rg(A) = 3; altrimenti rg(A) = 4.

4

 

`

Il risultato che segue ci offre un sensibile sconto sul numero dei calcoli da eseguire.

E noto come

principio degli orlati o principio dei minori orlanti ed `e dovuto a Kronecker (per questo `e anche

chiamato teorema di Kronecker). Partiamo da una definizione.

Definizione 4. Sia B una sottomatrice quadrata di ordine r di una matrice A M m,n (K). Chiameremo orlato di B il determinante di ogni sottomatrice C di A, quadrata, di ordine r +1 ed

avente B come sottomatrice. [Diremo che C `e ottenuta ‘orlando’ B con un’ulteriore riga e colonna

di A].

`

E evidente che, se r = min{n, m}, B non ha orlati (e viceversa).

Consideriamo ad esempio la seguente matrice A =

4

2341

1

2

3

2

4123

3

4

1

M 4 (RRR)

e fissiamone la

CAP. 3.3

RANGO DI UNA MATRICE

83

sottomatrice B = A(1, 3 | 2, 4) =

a B una riga tra le due disponibili (la seconda o la quarta) ed una colonna tra le due disponibili (la prima o la terza)]. Dunque i quattro orlati di B sono i determinanti delle seguenti matrici:

. I suoi orlati sono quattro [infatti dobbiamo aggiungere

2

4

4

2

A(1, 2, 3 | 1, 2, 4) = 231

1

2

3 4

2

4

1

A(1, 3, 4 | 1, 2, 4) = 3

413

4

,

2

4

2 ,

A(1, 2, 3 | 2, 3, 4) =

2

341 ,

4

3

1

4

2

A(1, 3, 4 | 2, 3, 4) = 4

3

1

123

2

4

2 .

[Si pu`o verificare che i quattro orlati di B sono rispettivamente 4, 44, 44, 4].

Una volta individuata in A una sottomatrice B quadrata, invertibile e di ordine t, il principio

degli orlati ci consentir`a di esaminare, anzich´e tutti i minori di ordine t +1 di A, soltanto gli orlati di

B. Lo ”sconto” sta nel fatto che invece di esaminare l’annullamento di

t+1 minori, `e sufficiente

esaminare l’annullamento soltanto di (m t)(n t) minori. Ad esempio, nel caso di una matrice A M 4,6 (K), gli orlati di una sottomatrice quadrata di ordine 2 sono soltanto (4 2)(6 2) = 8 (mentre i minori di ordine 3 sono 80, come sopra osservato). Enunciamo finalmente (e senza dimostrazione) il principio degli orlati.

t+1 n

m

Teorema 3. (Principio degli orlati) Sia A M m,n (K). Risulta:

rg(A) = r ⇐⇒ valgono le due seguenti condizioni:

- esiste in A una sottomatrice quadrata B invertibile di ordine r;

- gli orlati di B (se ne esistono) sono tutti nulli.

Utilizzando il principio degli orlati, vogliamo calcolare il rango della seguente matrice A M 3,4 (RRR),

al variare dei due parametri reali a, b:

0

a

b

Conviene considerare un minore che sia sempre non nullo (indipendentemente dal valore dei para- metri) e che sia di ordine pi`u grande possibile. La scelta pu`o cadere ad esempio sul minore corrispon-

b

1

dente alla sottomatrice B = A(1, 2 | 3, 4) =

(avente determinante 1). Possiamo quindi gi`a

dire che

a

A = 1

1

0

0

b

1 .

1

a

1

0

2 rg(A) 3,

a, b RRR.

Per stabilire quando il rango `e 2 e quando `e 3, consideriamo i due orlati di B. Sono

a

1

b

101

1

a 0

= a 1,

0

a

b

1

0

0

b

1

1

= b a.

Pertanto

rg(A)=2 ⇐⇒ a 1=0 b a = 0

⇐⇒ a = b = 1.

Se invece (a, b)

= (1, 1), si ha che

rg(A) = 3.

Osservazione 2. L’algoritmo di Gauss consente di calcolare il rango di una matrice. Assegnata infatti A M m,n (K), sia B M m ,n (K) la matrice ottenuta da A eseguendo l’algo- ritmo di Gauss. In particolare m m `e il numero complessivo delle righe che vengono eliminate nel corso del procedimento, in quanto nulle. In base all’Osserv. 1(ii), rg(A) = rg(B). La matrice B contiene una sottomatrice quadrata di ordine m triangolare superiore ed avente tutti 1 sulla diagonale [si tratta della matrice formata dalle prime m colonne di B]. Tale sottomatrice ha rango m e dunque rg(B) = m , cio`e rg(A) = m .

Illustriamo su un esempio la procedura di calcolo del rango con l’algoritmo di Gauss. Si consideri

la matrice

84

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA PER INFORMATICA

A = 2

1120

20

011

4

1

M 3,4 (RRR).

Applicando l’algoritmo di Gauss ad A, si ottiene la matrice B =

12

0

1

0

4 [verificare].

1

112

011

1

0

[verificare].

Dunque rg(A) = rg(B) = 2.

Sappiamo che rg( t A) = rg(A). Se quindi applichiamo l’algoritmo di Gauss alla matrice t A (anzich´e ad A) otterremo ancora una matrice di rango 2. Infatti l’algoritmo di Gauss applicato ad t A fornisce

la matrice B =

ESERCIZI PROPOSTI

 

3.3.1. Sia A =

1

0

0

1

0

1

2

2

5

4

2

1

1

1

2

linearmente indipendenti di A.

 

M 5,3 (RRR). Calcolare rg(A), come massimo numero di colonne

3.3.2 Calcolare il rango della seguente matrice A, interpretandolo sia come massimo numero di righe

linearmente indipendenti, sia come ordine massimo dei minori non nulli:

3.3.3

3.3.4.

A =  

1 0

21

4 2

1

0

1

5 1

2

2

1

3

0

.

Al variare di a, b RRR, descrivere il rango della matrice

Sia A = a

b

0

a

0

c

a

A = 1

b

1

a

0

b

c M 3 (RRR),

0

con a

= 0.

b .

1

b

Verificare che rg(A) = 2 ed esprimere la terza riga come combinazione lineare delle prime due.

3.3.5. Sia A M 2 (RRR). Verificare che

rg(A 2 ) < rg(A) ⇐⇒

A = a

c

b a ,

con

a 2 + bc =0 e

a, b, c non tutti nulli.

3.3.6. Sono assegnate le tre matrici (a valori reali) dipendenti da un parametro a RRR:

A =  

0

0

120

a 0

1

1

a 1

2

,

0

B = a

1

0 , a

1

C =

1

a

0

101 .

a

1

Sia M = ABC. Determinare rg(M ), al variare di a RRR.