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5.

Generalit` a sugli spazi vettoriali


Nei precedenti paragra di questo capitolo abbiamo denito il concetto di spazio vettoriale, di sottospazio vettoriale e di omomorsmo tra spazi vettoriali. Abbiamo inoltre presentato alcuni esempi di spazi vettoriali. Ora presenteremo altri importanti concetti relativi ad uno spazio vettoriale, cominciando con alcune semplici regole di calcolo allinterno di uno spazio vettoriale, che discendono con facilit` a dalla denizione. Proposizione 1. Sia V un K -spazio vettoriale. Risulta: (i) 0v = 0, (iii) c 0 = 0, v V . c K, v V . c K. (ii) (c)v = (cv ),

(iv) se cv = 0, allora c = 0 oppure v = 0. Dim. (i) 0v = (0 + 0)v = 0v + 0v . Ne segue che 0 + 0v = 0v + 0v . Cancellando, 0 = 0v . (ii) (c)v + cv = (c + c)v = 0v = 0. Allora (c)v ` e lopposto di cv . (iii) c 0 = c(0 + 0) = c 0 + c 0. Ne segue che 0 + c 0 = c 0 + c 0. Cancellando, 0 = c 0. (iv) Se c = 0, allora c
1

K . Quindi v = 1 v = (c

c) v = c

(c v ) = c

0 = 0.

Sappiamo che ` e possibile eseguire in un K -spazio vettoriale V somme e moltiplicazioni per scalari. Se combiniamo tra loro tali operazioni, otteniamo la denizione di combinazione lineare di vettori. Denizione 1. Assegnati in V i vettori v 1, v 2, ... , v n e in K gli scalari c1, c2, ... , cn, si chiama combinazione lineare dei vettori v 1, v 2, ... , v n, a coecienti c1, c2, ... , cn, il vettore c1v 1 + c2v 2 + ... + cnv n V . Assegnato un vettore v V , diremo che v ` e combinazione lineare dei vettori v 1, v 2, ... , v n se esistono c1, c2, ... , cn K tali che v = c1v 1 + c2v 2 + ... + cnv n. Il vettore nullo 0 ` e sempre combinazione lineare dei vettori v 1, v 2, ... , v n (qualunque essi siano). e detta combinazione Infatti 0 v 1 + 0 v 2 + ... +0 v n = 0. La combinazione lineare 0 v 1 + 0 v 2 + ... +0 v n ` lineare banale di v 1, v 2, ... , v n. Pu` o talvolta avvenire che il vettore nullo 0 sia ottenibile anche come combinazione lineare non banale [cio` e a coecienti non tutti nulli] di v 1, v 2, ... , v n. In tal caso tali vettori sono detti linearmente dipendenti. 2 Ad esempio, consideriamo in R i due vettori x = (1, 2), y = (2, 4). Si ha: 2x + y = 2(1, 2) + (2, 4) = (2, 4) + (2, 4) = (0, 0) = 0. Dunque x, y sono linearmente dipendenti. Formalizziamo queste considerazioni in una denizione. Denizione 2. Assegnati i vettori v 1, v 2, ... , v n V , diciamo che essi sono linearmente dipendenti se esistono c1, c2, ... , cn K , non tutti nulli, tali che c1v 1 + c2v 2 + ... + cnv n = 0. In caso contrario i vettori v 1, v 2, ... , v n V , sono detti linearmente indipendenti. Si ha quindi: v 1, v 2, ... , v n V sono linearmente indipendenti se risulta: c1v 1 + c2v 2 + ... + cnv n = 0 = c1 = c2 = ... = cn = 0 [cio` e: lunica loro combinazione lineare che fornisce il vettore nullo ` e quella banale]. Ad esempio i due vettori x = (1, 3), y = (2, 0) R sono linearmente indipendenti. possiamo vericarlo ? Supponiamo che sia a x + b y = 0, con a, b R . Allora
2

Come

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APPUNTI DI ALGEBRA PER INFORMATICA

(a, 3a) + (2b, 0) = (a 2b, 3a) = (0, 0) e dunque a 2b = 0, 3a = 0. Dobbiamo quindi vericare se esistono o meno due elementi a, b R , non entrambi nulli, che risolvono il seguente sistema di equazioni lineari (cio` e di primo grado) nelle variabili a, b: a 2b = 0 3a = 0. Dalla seconda equazione, a = 0. Sostituendo a = 0 nella prima, segue che anche b = 0. Si conclude che x, y sono linearmente indipendenti. Dalle considerazioni appena svolte si deduce che, per stabilire se vettori di R sono linearmente dipendenti o indipendenti, bisogna saper risolvere sistemi di equazioni lineari (in pi` u variabili). Proposizione 2. Assegnati i vettori v 1, v 2, ... , v n V , risulta: v 1, v 2, ... , v n sono linearmente dipendenti almeno uno di essi ` e combinazione lineare degli altri. Dim. (=) Sia c1 v 1 + c2 v 2 + ... + cn v n = 0, con c1, c2, ... , cn non tutti nulli. Se ad esempio c1 = 0, allora v 1 = c2 v 2 ...
1 n

cn c1

v n e dunque v 1 ` e combinazione lineare di v 2, ... , v n. v 1 c2 v 2 ... cn v n = 0.

(=) Sia ad esempio v 1 combinazione lineare di v 2, ... , v n, cio` e v 1 = c2 v 2 + ... + cn v n. Allora Tale combinazione lineare di 0 ` e non banale e dunque v 1, v 2, ... , v n sono linearmente dipendenti. Osservazione 1. (i) Un singolo vettore v ` e linearmente dipendente ` e il vettore nullo [infatti c v = 0, con c = 0 implica v = 0]. (ii) Se n vettori sono linearmente dipendenti non ` e detto che ciascuno di essi sia combinazione lineare degli altri. Ad esempio, per ogni vettore v = 0, i due vettori 0, v sono linearmente dipendenti [infatti 1 0 + 0 v = 0], ma v non ` e combinazione lineare di 0 [in quanto v = c 0, c R ], mentre 0 lo ` e di v [infatti 0 = 0 v ]. (iii) La Prop. 2, letta in forma contrappositiva, diventa: i vettori v 1, v 2, ... , v n sono linearmente indipendenti nessuno di essi ` e combinazione lineare degli altri. ` evidente che, se v , ... , v n sono linearmente indipendenti, ogni sottoinsieme non vuoto di (iv) E 1 e formato da vettori linearmente indipendenti. Viceversa, se un sottoinsieme proprio {v 1, ... , v n} ` di {v 1, ... , v n} ` e formato da vettori linearmente dipendenti, i vettori v 1, ... , v n sono linearmente ` altres` dipendenti. E evidente che, se W ` e un sottospazio vettoriale di V e w , ... , wn W , risulta:
1

w1, ... , wn sono linearmente indipendenti in W lo sono in V . Denizione 3. Assegnati in un K -spazio vettoriale V i vettori u1, u2, ... , ut , denoteremo con u1, u2, ... , ut linsieme di tutte le possibili loro combinazioni lineari, cio` e
t

u1, u2, ... , ut =

i=1

ai ui , ai K .

Tale insieme ` e detto sottospazio generato da u1, u2, ... , ut . Si verica facilmente, usando lOsserv. 4 del paragrafo precedente, che u1, u2, ... , ut ` e un sottospazio vettoriale di V e che ` e il pi` u piccolo sottospazio vettoriale di V contenente u1, u2, ... , ut. Ad esempio consideriamo i tre vettori x = (1, 3, 0), y = (2, 1, 1), z = (1, 4, 1) R e denotiamo con W il sottospazio vettoriale da essi generato. Dunque W = x, y, z = {a x + b y + c z, a, b, c R }.
3 3 Consideriamo ora un vettore v R , ad esempio il vettore v = (3, 5, 2). vettore appartiene a W . Risulta:

Ci chiediamo se tale

CAP. 2.5

GENERALITA SUGLI SPAZI VETTORIALI

55

v W a, b, c R tali che a x + b y + c z = v . Uguagliando le tre componenti dei due vettori, si ottiene: a + 2b + c = 3 3a + b + 4c = 5 b + c = 2. Dunque v W il precedente sistema di tre equazioni lineari (nelle incognite a, b, c) ammette soluzioni. Lo studente probabilmente sa come risolvere tale sistema (o lo imparer` a in questo corso). Per il momento pu` o vericare che ad esempio la terna (a, b, c) = (3, 2, 4) ` e soluzione di tale sistema e dunque che v = 3x 2 y + 4 z . Pertanto v W . Dalle considerazioni appena svolte si deduce che anche per stabilire se un vettore appartiene al n sottospazio generato da vettori di R bisogna saper risolvere sistemi di equazioni lineari (in pi` u variabili). La risoluzione di sistemi di equazioni lineari (di cui ci occuperemo nel prossimo capitolo) ` e lo n strumento tecnico fondamentale nello studio degli spazi vettoriali R (o pi` u generalmente dei K spazi vettoriali di dimensione nita). Denizione 4. Sia V un K -spazio vettoriale. I vettori u1, u2, ... , ut V sono detti sistema di generatori di V se il sottospazio vettoriale da essi generato coincide con V , cio` e se u1, u2, ... , ut = V . [Ovviamente i vettori u1, u2, ... , ut sono un sistema di generatori del sottospazio vettoriale u1, u2, .. .. , ut da essi generato]. Osservazione 2. (i) Ad esempio, i due vettori e1 = (1, 0), e2 = (0, 1) K sono un sistema di 2 2 generatori di K . Infatti, (a, b) K , risulta: (a, b) = a (1, 0) + b (0, 1) = a e1 + b e2. Dunque 2 e1, e2 = K . Pi` u in generale, gli n vettori
2

e1 = (1, 0, 0, ..., 0), e2 = (0, 1, 0, ..., 0), ... , en = (0, 0, ..., 0, 1) K formano un sistema di generatori di K .
n

(ii) Esistono spazi vettoriali che non ammettono sistemi di generatori formati da un numero nito di vettori. Di essi non ci occuperemo ed i nostri spazi vettoriali saranno quindi, come si dice, nitamente generati. Vogliamo per` o indicare due esempi di spazi vettoriali non nitamente generati. (1) Nel precedente paragrafo 1 abbiamo considerato lanello dei polinomi K [X ], a valori su un campo K , ed osservato che ` e anche un K -spazio vettoriale. Se fosse nitamente generato, esisterebbero P1, ... , Pn K [X ] tali che P1, ... , Pn = K [X ]. Per ogni i = 1, ... n, denotiamo con di il grado di Pi e poniamo d := max{d1, ... , dn}. Ogni polinomio
n

di P1, ... , Pn ` e della forma


i=1

ci Pi . Poich e il suo grado ` e d, ad esempio X

d+1

P1, ... , Pn .

Ne segue che

P1, ... , Pn = K [X ].

(2) Sia I un sottoinsieme non vuoto di R e sia FI linsieme di tutte le funzioni da I a R . Lasciamo come esercizio la verica che FI ` e un R -spazio vettoriale rispetto alla seguente operazione di somma: (f + g )(x) = f (x) + g (x), x I, f, g FI , (c f )(x) = c f (x), x I, f FI , c R . Si potrebbe vericare che, se I ` e un insieme innito, ed alla seguente moltiplicazione per uno scalare:

non ` e nitamente generato.

(iii) I vettori generatori di uno spazio vettoriale (nitamente generato) non sono ovviamente unici, ma possono facilmente essere sostituiti da altri, che generino lo stesso spazio vettoriale. Ad esempio 2 possiamo considerare come sistema di generatori di R anche i due vettori x = (3, 5), y = (1, 2). 2 Va vericato che ogni vettore (a, b) R ` e combinazione lineare di x, y e cio` e che esistono r , s R tali che rx + s y = (a, b), ovvero che il sistema di equazioni lineari

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APPUNTI DI ALGEBRA PER INFORMATICA

3r s = a 5r + 2s = b (nelle incognite r, s) ammette soluzione. Lo studente pu` o vericare che tale sistema ha come (unica) 1 soluzione la coppia (r, s) = 11 (2a + b, 3b 5a). (iv) Si noti che, se aggiungiamo ad un sistema di generatori di V altri vettori, otteniamo ancora un sistema di generatori. Ma ovviamente ` e pi` u utile andare nella direzione opposta, cio` e rimpicciolire un sistema di generatori, sfrondandolo da vettori superui.
3 Ad esempio riconsideriamo i tre vettori x = (1, 3, 0), y = (2, 1, 1), z = (1, 4, 1) R (gi` a considerati in un esempio precedente). Proviamo a porre a x + by = z e a risolvere il sistema di equazioni lineari che se ne deduce (uguagliando le tre componenti dei vettori) a + 2b = 1 3a + b = 4 b = 1.

Osserviamo che tale sistema ammette soluzione (a, b) = (1, 1) e dunque che z = x + y . Allora ` e evidente che z ` e superuo come generatore di x, y, z , in quanto ogni vettore a x + by + cz si riscrive nella forma ax + by + c(x + y ) = (a c) x + (b + c) y . Dunque x, y, z = x, y . Non ` e possibile rimpicciolire ulteriormente il sistema di generatori. Infatti si verica che x y e y x (cio` e, in base a Osserv. 1(iii), che i due vettori x, y sono linearmente indipendenti). Le considerazioni svolte nel punto (iv) dellosservazione precedente ci hanno portato a determinare sistemi di generatori formati da vettori linearmente indipendenti. Siamo cos` arrivati alla denizione di base di uno spazio vettoriale. Denizione 5. Sia V un K -spazio vettoriale. I vettori u1, u2, ... , un V sono detti base di V se sono linearmente indipendenti e formano un sistema di generatori di V . ` evidente che i vettori E e1 = (1, 0, 0, ..., 0), e2 = (0, 1, 0, ..., 0), ... , en = (0, 0, ..., 0, 1) K
n n

formano una base di K . Infatti gi` a abbiamo osservato che sono un sistema di generatori. Verichiamo quindi che sono linearmente indipendenti. Sia infatti a1 e1 + a2 e2 + ... + an en = 0. Poich e a1 e1 + a2 e2 + ... + an en = (a1, a2, ... , an), allora a1 = a2 = ... = an = 0. La base {e1, e2, ... , en} ` e detta base canonica di K . Laggettivo canonica signica che tale n base ` e la pi` u naturale che si possa considerare in K [per un motivo che sar` a chiarito nel prossimo esempio].
n

Proposizione 3. Sia V un K -spazio vettoriale e siano u1, ... , un V . Risulta: u1, ..., un ` e una base di V ogni vettore v V si scrive in modo unico come combinazione lineare dei vettori u1, ... , un [cio` e ! c1 , ... , cn K
n

tale che v =
i=1

ci ui ].
n i=1

Dim. (=) Poich e u1, ..., un ` e un sistema di generatori di V , risulta: v =

ci ui (per opportuni
n i=1

c1, ... , cn K ). Dimostriamo che tali coecienti sono unici. Se risultasse anche v = d1, ... , dn K , si avrebbe
n i=1

di ui , con

(ci di ) ui = 0.

Poich e u1, ..., un sono linearmente indipendenti, ci di = 0, i = 1, ... , n. Dunque la scrittura ` e unica.

CAP. 2.5

GENERALITA SUGLI SPAZI VETTORIALI


n

57

(=) Per ipotesi ogni vettore v V pu` o essere scritto nella forma: {u1, ... , un} ` e un sistema di generatori di V .
n

v =
n i=1

ci ui .

Dunque
n i=1

Se poi
i=1

ci ui = 0, allora

i=1

ci ui =

0 ui e

dunque, per lunicit` a della combinazione lineare, c1 = ... = cn = 0. sono linearmente indipendenti. Denizione 6. Sia V un K -spazio vettoriale e sia v V , se v = u1, ..., un .
n i=1

Pertanto i vettori u1, ... , un

u1, ..., un una sua base.

Per ogni vettore

ci ui , la n-pla

c1, ... , cn

` e detta n-pla delle coordinate di v rispetto alla base

3 Un esempio. Cosideriamo in R i tre vettori u1 = (1, 0, 0), u2 = (1, 1, 0), u3 = (1, 1, 1). Suppo3 niamo per il momento di aver dimostrato che tali vettori formano una base di R . Ci chiediamo quale sia la terna delle coordinate del vettore v = (1, 2, 3) rispetto a tale base. Si tratta di determinare la 3 terna (c1, c2, c3) R tale che c1 u1 + c2 u2 + c3 u3 = v . Si ottiene il sistema di equazioni lineari c1 + c2 + c3 = 1 c2 + c3 = 2 c3 = 3.

Probabilmente il lettore sa risolvere tale sistema (a scala) o lo imparer` a nel prossimo capitolo. Si pu` o vericare comunque che la terna cercata ` e (1, 1, 3). Dunque le coordinate del vettore v in base {u1, u2, u3} sono (1, 1, 3) [ben diverse quindi dalle tre componenti 1, 2, 3 di v ]. Se invece consideriamo la base canonica {e1, e2, e3} di R , si verica subito che le coordinate di v = (1, 2, 3) sono proprio (1, 2, 3). Dunque, rispetto alla base canonica, le coordinate di un vettore 3 di R sono esattamente le sue componenti. Per questo motivo {e1, e2, e3} si chiama base canonica.
3 3 Ci resta il problema di vericare che {u1, u2, u3} ` e una base di R . Per vericare che i tre vettori sono linearmente indipendenti, bisogna vericare che il sistema di equazioni lineari c1 + c2 + c3 = 0 c2 + c3 = 0 c3 = 0

non ammette soluzioni diverse dalla terna (0, 0, 0) (e ci` o` e praticamente immediato). Per vericare 3 che i tre vettori formano un sistema di generatori bisogna vericare che, per ogni terna (a, b, c) R , il sistema di equazioni lineari (nelle incognite c1, c2, c3) c1 + c2 + c3 = a c2 + c3 = b c3 = c ammette soluzioni. Si verica facilmente che una soluzione ` e la terna (a b, b c, c). Due commenti. 1. La risoluzione dei precedenti sistemi di equazioni lineari risulta probabilmente piuttosto agevole, in quanto i dati numerici assegnati sono semplici e il numero delle equazioni e delle variabili ` e molto basso. E evidente che, se i dati sono pi` u complicati, per risolvere tali sistemi occorre un po di teoria. 2. Per vericare che i tre vettori u1, u2, u3 formano una base abbiamo eseguito due calcoli diversi (uno per vericare lindipendenza lineare ed uno per vericare che i vettori sono un sistema di generatori). n I prossimi risultati ci diranno che abbiamo fatto un lavoro parzialmente inutile: in R , se n vettori sono linearmente indipendenti, sono automaticamente un sistema di generatori e viceversa. Vogliamo introdurre il concetto di dimensione di uno spazio vettoriale e dimostrare laermazione fatta qui sopra, in conclusione del commento 2. Cominciamo con il seguente risultato, che ` e il cuore di tutto. Proposizione 4. Sia u1, ... , un un sistema di generatori di V . Siano w1, ... , wm m vettori di

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APPUNTI DI ALGEBRA PER INFORMATICA

V . Se m > n, tali vettori sono linearmente dipendenti. Dim. Dei vettori assegnati w1, ... , wm , consideriamo i primi n, cio` e w1, ... , wn. Se tali vettori fossero linearmente dipendenti, anche w1, ... , wm lo sarebbero (in base allOsserv. 1(iv)) e dunque non ci sarebbe altro da dimostrare. Assumiamo invece che w1, ... , wn siano linearmente indipendenti. Baster` a provare in tal caso che risulta: ( ) w1, ... , wn = V [se infatti ( ) ` e vericato, wn+1 w1, ... , wn e quindi w1, ... , wn, wn+1 sono linearmente dipendenti. Allora w1, ... , wm sono linearmente dipendenti]. Per provare ( ) faremo vedere che, partendo dal sistema di generatori {u1, ... , un}, ` e possibile sostituire uno dei generatori ui (ad esempio u1) con w1 ed ottenere un nuovo sistema di generatori e possibile sostituire w2 con {w1, u2, ... , un}. Partendo da tale sistema di generatori vedremo che ` uno dei vettori ui (ad esempio u2), ottenendo un sistema di generatori {w1, w2, u3, ... , un}. Passo passo, sostituiremo tutti i wi ai vecchi generatori ui , ed otterremo ( ). Poich e V = u1, ... , un , w1 = a1 u1 + ... + an un, per opportuni a1, ... , an K . Poich e w1 = 0, qualche coeciente ai ` e non nullo. Se ad esempio a1 = 0 si ha: u1 =
1 a1

w1

a2 a1

u2 ...

an a1

un.

Dunque u1 w1, u2, ... , un . Ma allora V = u1, u2, ... , un w1, u2, ... , un e quindi V = w1, u2, ... , un . Se n = 1, ( ) ` e provata. Assumiamo n > 1. Si ha allora w2 = b1 w1 + b2 u2 + ... + bn un. I coecienti b2, ... , bn non sono tutti nulli [altrimenti w2 = b1 w1 e dunque w1, w2 sarebbero linearmente dipendenti, contro lipotesi]. Se, se ad esempio b2 = 0, si ottiene (operando come sopra) che u2 w1, w2, u3, ... , un , da cui V = w1, w2, u3, ... , un . Se n = 2, ( ) ` e provata. Altrimenti con la stessa procedura si ottiene V = w1, w2, w3, u4, ... , un e cos` via, sino a vericare ( ). Teorema 1. (Teorema della dimensione) Se un K -spazio vettoriale V ha una base formata da n vettori, ogni altra base di V ` e formata da n vettori. Dim. Sia u1, ... , un una base di V e sia w1, ... , wm unaltra base di V . I vettori w1, ... , wm sono linearmente indipendenti e quindi, in base alla Prop. 4, m n. Daltra parte w1, ... , wm ` e un sistema di generatori di V e u1, ... , un sono linearmente indipendenti. Sempre dalla Prop. 4, n m. Pertanto n = m. Denizione 7. Sia V un K -spazio vettoriale che ammette una base nita. Il numero di vettori di tale base [e quindi di ogni altra base di V ] ` e detto dimensione di V e sar` a denotato dimK (V ) oppure dim(V ) o anche dim V . Si noti che lo spazio vettoriale nullo {0} non ha basi; gli attribuiremo comunque dimensione 0. n e un K -spazio vettoriale di dimensione n. Scriveremo talvolta V = VK per indicare che V ` ` evidente che dim(K n) = n. Vogliamo ora calcolare la dimensione dello spazio vettoriale E Mm,n(K ) delle matrici ad m righe ed n colonne, a valori in K (introdotto nel paragrafo 2.2). Considerate le mn matrici elementari E (cfr. Osserv. 2.2), abbiamo gi` a notato che tali matrici formano un sistema di generatori di Mm,n(K ). Verichiamo che tali matrici sono anche linearmente indipendenti (e dunque una base dello spazio vettoriale). Risulta:
hk

CAP. 2.5

GENERALITA SUGLI SPAZI VETTORIALI

59

ahk E
h=1 k=1 m n
hk

hk

a11 a21 = ... am1

a12 a22 ... am2

... ... ... ...

a1n a2n . ... amn

Dunque, se
h=1 k=1

ahk E

= 0 (matrice nulla), allora ahk = 0, h = 1, ... , m, k = 1, ... , n. La base formata dalle matrici elementari ` e detta
mn

Concludiamo quindi che dim(Mm,n(K )) = mn. base canonica di Mm,n(K ).

Si noti che Mm,n(K ) si identica in modo naturale con K matrice una di seguito allaltra e si ottiene una mn-pla.

Basta scrivere le righe di ogni

Veniamo ora ad unaltra conseguenza della Prop. 4, preannunciata nel precedente commento 2. Proposizione 5. Sia dimK (V ) = n. Risulta: (i) n vettori linearmente indipendenti formano una base. (ii) Un sistema di generatori di V formato da n vettori ` e una base. Dim. (i) Siano u1, ... , un V vettori linearmente indipendenti. Vogliamo dimostrare che ogni v V si esprime come loro combinazione lineare. Consideriamo gli n + 1 vettori v, u1, ... , un. In base alla Prop. 4, tali vettori sono linearmente dipendenti. Sia a v + b1 u1 + ... + bn un = 0 una loro relazione di dipendenza lineare non banale. Se per assurdo fosse a = 0, risulterebbe b1 u1 + ... + bn un = 0, con b1, ... , bn non tutti nulli. Dunque u1, ... , un sarebbero linearmente dipendenti, contro lipotesi. Pertanto a = 0. Ma allora
1 v=a u1

b2 a

u2 ...

bn a

un

e dunque v ` e combinazione lineare di u1, ... , un, come richiesto. (ii) Sia u1, ... , un = V . Vogliamo dimostrare che tali vettori sono linearmente indipendenti, cio` e che nessuno di essi ` e combinazione lineare dei rimanenti. Per assurdo, sia ad esempio u1 combinazione e V ha un lineare di u2, ... , un. Ne segue che u2, ... , un = u1, u2, ... , un = V . Ma allora, poich sistema di generatori formato da n 1 vettori, in base alla Prop. 4 non pu` o ammettere basi formate da n vettori. Da ci` o segue un assurdo. Quindi u1, ... , un sono linearmente indipendenti. Osservazione 3. Sia V un K -spazio vettoriale di dimensione nita e sia W un suo sottospazio vettoriale. Risulta subito che dim(W ) dim(V ). Se poi dim(W ) = dim(V ), allora W = V . Dimostriamo la prima aermazione. Sia dim(V ) = n e, per assurdo, dim(W ) > n. Esisterebbero in W n + 1 vettori linearmente indipendenti. Tali vettori sarebbero linearmente indipendenti anche in V e ci` o` e assurdo in base alla Prop. 4. Dunque dim(W ) dim(V ). Se poi dim(W ) = dim(V ) = n, in W esiste una base formata da n vettori. Tali vettori sono linearmente indipendenti anche in V . Dunque, dalla Prop. 5, sono anche una base di V . Pertanto V = W. Ora ci poniamo due problemi in qualche modo opposti tra loro: (1) Assegnati in uno spazio vettoriale V di dimensione nita un certo numero di vettori linearmente indipendenti, ` e possibile completarli, aggiungendone altri in modo da ottenere una base di V ? (2) Assegnati in uno spazio vettoriale V di dimensione nita un sistema di generatori, ` e possibile estrarne una base di V ? La risposta ` e positiva in entrambi i casi. Teorema 2. (Teorema del completamento) Sia dimK (V ) = n e siano u1, ... , ut V t vettori linearmente indipendenti, con t < n. Esistono in V n t vettori ut+1 , ... , un tali che u1, ... , ut , ut+1 , ... , un ` e una base di V .

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G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA PER INFORMATICA

Dim. Poich e t < n, u1, ... , ut V (in base a Prop. 4). Si scelga arbitrariamente un vettore ut+1 V u1, ... , ut . Verichiamo che i vettori u1, ... , ut , ut+1 sono linearmente indipendenti. Sia a1 u1 + ... + at ut + at+1 ut+1 = 0. Se fosse at+1 = 0, allora ut+1 u1, ... , ut , contro lipotesi. Dunque at+1 = 0. Ma allora, essendo u1, ... , ut linearmente indipendenti, anche a1 = ... = at = 0. Dunque u1, ... , ut , ut+1 sono linearmente indipendenti. Se ora t + 1 < n risulta u1, ... , ut , ut+1 V e quindi si pu` o scegliere arbitrariamente un vettore ut+2 V u1, ... , ut+1 . Come fatto sopra si verica che i vettori u1, ... , ut , ut+1 , ut+2 sono linearmente indipendenti. Procedendo in questo modo, dopo un numero nito di passi si perviene ad una base u1, ... , ut , ut+1 , ... , un di V . Teorema 3. (Teorema dellestrazione di una base) Sia dimK (V ) = n e sia u1, ... , um di generatori di V [si noti che in ogni caso m n, in base a Prop. 4]. Esistono n vettori distinti ui , ... , ui u1, ... , um formanti una base di V .
1 n

un sistema

Dim. Se n = 1, il teorema ` e evidente [ogni vettore non nullo di u1, ... , um ` e una base]. Sia dunque n 2. Possiamo ovviamente assumere u1, ... , um non nulli. Poniamo ui = u1. Tra 1 u2, ... , um scartiamo via via tutti i vettori che sono combinazioni lineari dei precedenti. I vettori superstiti sono un sistema di generatori ui , ... , ui di V , tali che
1 s

ui

u i , ui
1

... ui , ui , ... , ui .
1 2 s

Proveremo che tali vettori formano una base di V [e quindi s = n], dimostrando che sono linearmente indipendenti.
s

Per assurdo siano linearmente dipendenti e sia


k=1

ak ui = 0 una loro relazione di dipendenza


k

` evidente che almeno due coecienti a sono non nulli. Supponiamo che ar lineare non banale. E k sia lultimo di essi. Il vettore ui pu` o essere allora scritto come combinazione lineare dei vettori r precedenti, cio` e ui ui , ui , ... , ui . Ci` o contrasta con la catena di inclusioni stretta riportata r 1 2 r 1 sopra. Si conclude che ui , ui , ... , ui sono linearmente indipendenti.
1 2 s

Osservazione 4. Il precedente teorema si applica ad ogni sottospazio vettoriale W di V . Se W ha un sistema di generatori u1, ... , ut , una sua base ` e ottenibile scegliendo tra essi il massimo numero di vettori linearmente indipendenti. Ovviamente dim(W ) t. Presenteremo ora una formula che collega tra loro le dimensioni di certi sottospazi vettoriali di uno spazio vettoriale. Tale formula ` e nota come formula di Grassmann. Premettiamo unosservazione. Osservazione 5. Siano W1, W2 due K -sottospazi vettoriali di V . Risulta: e un sottospazio vettoriale di V , detto ovviamente sottospazio intersezione di W1, W2. (i) W1 W2 ` (ii) W1 + W2 := w1 + w2, w1 W1, w2 W2 somma di W1, W2. ` e un sottospazio vettoriale di V , detto sottospazio

Entrambe le aermazioni si dimostrano utilizzando la Prop. 5 del precedente paragrafo. Si osservi che W1 + W2 ` e il pi` u piccolo sottospazio vettoriale contenente sia W1 che W2. Invece W1 W2 ` e il pi` u grande sottospazio vettoriale contenuto sia in W1 che in W2. Si noti inne che lunione insiemistica di due sottospazi vettoriali non ` e (se non in casi particolari) un sottospazio vettoriale. Infatti non ` e chiusa rispetto alla somma di vettori (cio` e la somma di due vettori in W1 W2 pu` o non essere in W1 W2). Teorema 4. (Formula di Grassmann) Siano W1, W2 due sottospazi vettoriali di un K -spazio vettoriale V (di dimensione nita). Risulta:

CAP. 2.5

GENERALITA SUGLI SPAZI VETTORIALI

61

dimK (W1) + dimK (W2) = dimK (W1 + W2) + dimK (W1 W2). Dim. Sia n1 = dim(W1), n2 = dim(W2) e i = dim(W1 W2) [in base allOsserv. 3, i n1, i n2]. Si ssi in W1 W2 una base {z 1, ... , z i }. Poich e W1 W 2 ` e un sottospazio di W1, in base al Teor. 2 possiamo completare tali vettori (linearmente indipendenti) sino ad ottenere una base di W1. Sia z 1, ... , z i , u1, ... , un i tale base.
1

Analogamente, completiamo la base {z 1, ... , z i }, sino ad ottenere una base di W2. Raduniamo ora tutti i vettori sopra considerati z 1, ... , z i , u1, ... , un
1 i

z 1, ... , z i , v 1, ... , v n

2 i

, v 1, ... , v n

2 i

[Sono i + (n1 i) + (n2 i) = n1 + n2 i]. Se dimostriamo che tali vettori formano una base di W1 + W2, allora dim(W1 + W2) = dim(W1) + dim(W2) dim(W1 W2), da cui la formula cercata. ` evidente che quei vettori formano un sistema di generatori di W1 + W2. Infatti per ogni vettore E w1 + w2, il vettore w1 ` e combinazione lineare di z 1, ... , z i , u1, ... , un i , mentre il vettore w2 ` e
1

combinazione lineare di z 1, ... , z i , v 1, ... , v n Sia ora

2 i

a1 z 1 + ... + ai z i + b1 u1 + ... + bn1i un Per abbreviare la scrittura, poniamo z := a1 z 1 + ... + ai z i , Dunque z + u + v = 0. Risulta:

1 i

+ c1 v 1 + ... + cn2i v n ,

2 i

= 0.

u := b1 u1 + ... + bn1i un

1 i

v := c1 v 1 + ... + cn2i v n

2 i

v = (z + u) W1 W2 [infatti v W2 e (z + u) W1]. Ne segue che tale vettore pu` o essere espresso in base {z 1, ... , z i }, per cui si ha: v = (z + u) = d1 z 1 + ... + di z i . Ne segue che z + u + d1 z 1 + ... + di z i = 0, cio` e a1 z 1 + ... + ai z i + b1 u1 + ... + bn1i un ovvero (a1 + d1)z 1 + ... + (ai + di )z i + b1 u1 + ... + bn1i un Poich e z 1, ... , z i , u1, ... , un
1 i 1 i 1 i

+ d1 z 1 + ... + di z i = 0, = 0.

sono linearmente indipendenti, i coecienti di tale relazione sono tutti = 0.

nulli. In particolare b1 = ... = bn1i = 0. Ma allora a1 z 1 + ... + ai z i + c1 v 1 + ... + cn2i v n Ma anche z 1, ... , z i , v 1, ... , v n
2 i 2 i

sono linearmente indipendenti e quindi a1 = ... = ai = c1 = ... =

cn2i = 0. Pertanto i vettori considerati sono linearmente indipendenti. Nel seguente esempio utilizzeremo la formula di Grassmann per determinare dimensione e base di sottospazi somma e intersezione di due sottospazi assegnati. Siano u1, u2, u3 tre vettori linearmente indipendenti di uno spazio vettoriale V . Assegnati i due sottospazi vettoriali W1 = u1, u3 e W2 = u1 u2, u1 u3 , vogliamo detrminare la dimensione ed una base di W1 + W2 e di W1 W2. Osserviamo subito che dim(W1) = 2. Anche dim(W2) = 2 [infatti, se a(u1 u2) + b(u1 u3) = 0, allora (a + b)u1 a u2 b u3 = 0 e quindi a + b = a = b = 0, da cui a = b = 0; i due generatori di W2 sono linearmente indipendenti]. Il sottospazio W1 + W2 ` e generato da {u1, u3, u1 u2, u1 u3}. Poich e u1 u3 u1, u3 , allora W1 + W2 = u1, u3, u1 u2 . Questi tre generatori sono linearmente indipendenti [infatti, sia a u1 + b u3 + c (u1 u2) = 0; segue che a + c = c = b = 0 e dunque a = b = c = 0]. Pertanto

62

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA PER INFORMATICA

dim(W1 + W2) = 3 ed i tre generatori formano una base. Si noti che anche u2 W1 + W2 e dunque una base ` e anche {u1, u2, u3}. Dalla formula di Grassmann, dim(W1 W2) = 2+2 3 = 1. Si osserva subito che u1 u3 W1 W2. Dunque tale vettore forma una base di W1 W2. Dalla formula di Grassmann segue che dim(W1 + W2) = dim W1 + dim W2 dim(W1 W2) = 0 W1 W2 = {0}. In tal caso, una base di W1 + W2 ` e ottenuta unendo una base di W1 con una di W2. Diremo poi che due sottospazi W1, W2 di V sono supplementari se W1 + W2 = V e W1 W2 = {0}. In tal caso V ` e detto somma diretta di W1, W2 e si scrive W1 W2 = V . Concludiamo il paragrafo dimostrando che gli spazi vettoriali di una data dimensione (nita) sono tutti isomor tra loro. La teoria degli spazi vettoriali ` e quindi decisamente scarna: a meno di n isomorsmi esiste un unico modello di spazio vettoriale n-dimensionale: K . Teorema 5. Sia V un K -spazio vettoriale di dimensione n e sia {e1, e2, ... , en} una sua base. n Lapplicazione f : V K tale che, v V :
n

f (v ) = (c1, c2, ... , cn), se v =


i=1

ci ei ,

` e un isomorsmo di spazi vettoriali. Ne segue che due spazi vettoriali n-dimensionali sono isomor. Dim. Lapplicazione f associa ad ogni vettore le sue coordinate in base {e1, e2, ... , en}. In base alla Prop. 3, f ` e biiettiva. Verichiamo che ` e un omomorsmo [e quindi un isomorsmo]. Infatti,
n n

presi comunque v =
i=1 n

ci ei , w =

i=1

di ei in V ed a in K , si ha:

f (v + w) = f
i=1 n

(ci + di ) ei = (c1 + d1, ... , cn + dn) = (c1, ... , cn) + (d1, ... , dn) = f (v ) + f (w),

f (a v ) = f
i=1

(a ci ) ei = (a c1, ..., a cn) = a (c1, ..., cn) = a f (v ).

Veniamo allultima aermazione. Siano V, W due K -spazi vettoriali n-dimensionali. Scelta una n n base in V ed una in W , sono deniti i due isomorsmi f : V K e g : W K che associano ad ogni vettore le rispettive coordinate. Tenuto conto del fatto che la composizione di isomorsmi ` e un isomorsmo e che linverso di un 1 isomorsmo ` e un isomorsmo, lapplicazione g f : V W ` e un isomorsmo. N.B. Unosservazione sulle notazioni impiegate. Abbiamo indicato i vettori della base scelta in V n con e1, e2, ... , en. In questo stesso modo avevamo indicato anche i vettori della base canonica di K . Ma non c` e alcun rapporto tra le due cose e lo studente non deve fare confusione: non ha senso infatti parlare di base canonica in uno spazio vettoriale astratto V [dove non ci sono vettori pi` u semplici o pi` u naturali di altri, da scegliere per formare questa fantomatica base canonica]. Soltanto n in alcuni spazi vettoriali concreti [come K o Mm,n (K )] troviamo una base canonica [cio` e una base i cui vettori sono pi` u adatti di altri a fungere da base].

ESERCIZI PROPOSTI
3 2.5.1. Assegnati in R i due vettori x = (1, 0, 1) ed y = (0, 1, 1), vericare che sono linearmente 3 3 indipendenti e determinare un vettore z R tale che {x, y, z } sia una base di R . 3 2.5.2. Assegnati in R i vettori

x = (1, 0, 1), y = (0, 1, 1), z = (1, 1, 0), w = (1, 0, 2),


3 vericare se ` e possibile estrarre da essi una base di R .

2.5.3. Sono assegnate in

M (R )
2

le seguenti quattro matrici

CAP. 2.5

GENERALITA SUGLI SPAZI VETTORIALI

63

1 1 1 0 0 0 0 1 , A2 = , A3 = , A4 = . 0 0 1 0 1 1 0 1 (i) Vericare che tali matrici sono linearmente dipendenti ed esprimere lultima in funzione delle prime tre. (ii) Posto W = A1, A2, A3 , determinare dim(W ) e indicare una base di W . A1 = (iii) Vericare se la matrice elementare E 1 0 appartiene a W e, in caso aermativo, 0 0 scriverne le coordinate rispetto alla base di W ottenuta in (ii).
11

2.5.4. Sia L = {A M3(R ) | a12 = a13 = a21 = a31 = 0}. Si tratta di un R -sottospazio vettoriale di M3(R ) (cfr. Eserc. 2.4.3). Determinare una base e la dimensione di L. 2.5.5. Sia {e1, e2} una base di un R -spazio vettoriale V di dimensione 2. Siano f = e1 2 e2, f = 2 e1 + e2 V .
1 2

Vericare che {f , f } ` e una base di V . Assegnato in V il vettore v = e1 e2, esprimerlo rispetto alla base {f , f }.
1 2 1 2

2.5.6. Assegnata una base {e1, e2, e3, e4} di un R -spazio vettoriale V avente dimensione 4, si considerino i due sottospazi vettoriali V1 = e1 e2, e1 e3 , V2 = e1 e4, e3 e4 . Vericare se i due sottospazi vettoriali sono supplementari. 2.5.7. Una matrice A Mn(K ) ` e detta antisimmetrica se risulta aij = aji , i, j = 1, ... , n [cio` e t se A = A]. Vericare che le matrici antisimmetriche di M3(R ) formano un sottospazio vettoriale di dimensione 3 in M3(R ) e indicarne una base. 2.5.8. Scelto n N , si consideri in K [X ] il sottoinsieme W = Wn = {P K [X ] deg (P ) n}. Vericare che W ` e un K -sottospazio vettoriale di K [X ]. Indicarne la dimensione ed una base.