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'200-'300

DANTE ALIGHIERI Vita: 1265, Firenze Firenze a quell'epoca era il pi grande centro economico e finanziario della Toscana, nonostante la zona fosse vessata dalla lotta tra guelfi (sostenitori del papato) e ghibellini (sostenitori dell'impero), che inevitabilmente portavano i sostenitori della fazione sconfitta all'esilio. Studia nelle scuole ecclesistiche fiorentine, approfondendo privatamente i suoi studi filosofici e riconoscendo come suo maestro Brunetto Latini. In questo periodo vi erano precisamente scontri tra guelfi bianchi, appoggiati dalla famiglia Cerchi, difensori del popolo, degli artigiani e delle magistrature cittadine (Dante far parte di questa fazione) e guelfi neri, appoggiati dalla famiglia Donati, e difensori dei magnati. Essendo priore, viene inviato da Bonifacio VIII che contava di trovare appoggio da parte dei guelfi neri per far sottostare Firenze alla sua potenza, non trovando per un accordo. Durante questa assenza, per, i neri sconfiggono i bianchi e Dante sar costretto all'esilio e non torner mai pi a Firenze. Tenter di farvi rientro con la forza, assieme ad alcuni alleati oltre che compagni bianchi, ma ogni tentativo sar vano. Sost dunque in molte corti settentrionali (Scaligeri) fino a morire a Ravenna (1321). Della vita privata di Dante si sa poco, e la maggior parte degli elementi sono ricavati dai tratti autobiografici che sorgono dalle sue opere. Sposa Gemma Donati, dalla quale avr 3 figli e con i quali condivider il suo destino da esule, ma dalla Vita Nova vengono date informazioni anche riguardo la fase di formazione. Nella Vita Nova ci viene presentata Beatrice (probabilmente Bice Portinari, figlia di mercanti) nel loro primo incontro all'et di nove anni, fino a passare all'innamoramento ai 18 anni e la morte della donna (probabilmente 1290). Ovviamente i fatti devono essere letti in chiave simbolica, ma pare certo che questi nascondano un fondo di verit. La Vita Nova collocabile qualche anno dopo la morto di Beatrice, mentre al periodo dell'esilio appartengono il De Vulgari, il Convivio e il De Monarchia. La Divina Commedia stata invece composta qualche anno prima della morte. Mentre gli autografi di Petrarca e Boccaccio sono stati conservati, di Dante non si ha nulla.

Vita Nova: La Vita Nova collocabile negli anni che precedono e succedono la morte di Beatrice (anni '90 del 200) e racchiude dunque lo stato d'animo di Dante di questo periodo. E' da considerarsi diario, dove per Dante non protagonista, bens osservatore del miracolo della vita e morte di Beatrice (tanto che alcuni critici hanno ribattezzato il libello "Leggenda di Santa Beatrice"). E' un prosimetro, ossia una prosa accompagnata da poesie (probabilmente Dante ha colto ispirazione per il prosimetro da Severino Boezio). I capitoli in prosa sono stati composti dopo la morte di Beatrice, e servono per stabilire la circostanza storica, ma fungono anche da commento. Cos l'autobiografia si mescola con la lirica e la composizione poetica, perch questa opera da considerarsi anche un resoconto della sua produzione letteraria dei primi trent'anni della sua vita. Il titolo Vita Nova fa riferimento all'inizio della nuova vita di Dante in seguito all'incontro con Beatrice all'et di nove anni (Incipit

Vita Nova). La frase d'apertura fa riferimento ai salmi e ai testi religiosi, tanto che pare lampante il fatto che Dante abbia voluto usare la religione come fonte d'ispirazione proprio perch l'essere protagonista dell'opera divino e miracoloso. I componimenti di questa raccolta sono senza dubbio collocabili nella fase stilnovista di Dante, essendoci numerose analogie con la poesia di Cino, Lapo Gianni, Cavalcanti, ma anche con la lirica romanza, incentrata sull'introspezione, sull'amore e la preghiera amorosa nei confronti della donna. Questi motivi sono ricorrenti per circa met dell'opera, ma ad un tratto questo equilibrio pare rompersi quando Beatrice nega a Dante il saluto, e quindi alla poesia-preghiera (da parte dell'amante che vorrebbe trovare adempimento al suo amore per la donna) segue una lode nei confronti di Beatrice, pur con la consapevolezza di non poter ottenere da lei nulla. Infatti si pu parlare di ineffabilit dell'amore, che trova per la sua realizzazione anche nella semplice lode, lode non intesa sotto il profilo fisico, bens dal punto di vista delle virt morali. Si parla dunque di donna-angelo, immagine divina dispensatrice di beatitudine, pace e serenit. Dopo la morte di Beatrice si ha un ulteriore cambio di tendenza, con poesie luttuose che non si limitano al semplice planh (lamento), in quanto nelle prose che accompagnano ogni lirica, essendo state scritte successivamente agli eventi, si ha continuamente un sensore di ci che di negativo accadr, questo senso di desolazione e di rimpianto di chi rimane in vita. Questa analisi psicologica, il motivo della morte dell'amata e l'amore che sopravvive alla morte saranno tematiche ricorrenti in tutta la tradizione letteraria italiana.

Le Rime: Costituiscono Le Rime tutte le poesie giovanili non accolte nella Vita Nova e quelle della maturit. Questa raccolta non si pu ritenere un Canzoniere, perch i componimenti non seguono un filo logico come avviene nel Canzoniere di Petrarca, e tra l'altro, la maggior parte di questi testi (in totale ne sono 100) sono poesie di corrispondenza, risalenti senza dubbio al periodo anteriore all'esilio, dove i contatti di Dante con i suoi colleghi erano pi frequenti ( una consuetudine per questo secolo che vengano scritte, anche da autori esordienti, lettere di corrispondenza in poesia e non in prosa). La raccolta costituita di canzoni, fatta eccezione di un sonetto "Due donne in cima de la mente mia", in quanto la canzone era facilmente adattabile e modellabile alle esigenze del poeta. Forme chiuse come il sonetto, infatti, non erano adattabili (essendo appunto forme chiuse) e richiedendo i testi di stampo morale, che il tema maggiormente trattato in questa raccolta, l'impiego di numerosi versi, inevitabilmente le scelte stilistiche di Dante ricadono sulla canzone. Tre canzoni morali qui contenute sono riprese anche nel Convivio, ma saranno anche fonte di ispirazione nei due secoli successivi. Dante infatti si ricorda soprattutto per le liriche della Vita Nova e per la Commedia, ma fu anche uno dei punti cardine della lirica morale. Oltre a liriche morali, nella raccolta confluiscono anche alcuni testi d'amore non dedicati a Beatrice, e ne sono circa 20 e qui stilisticamente torna al sonetto, la ballata oltre che la canzone (la ballata veniva usata dagli stilnovisti prevalentemente per il genere erotico). Tra le donne descritte in questi componimenti si ricorda Petra, che come ci dice il nome stesso era dura e crudele, e ispira a Dante le cosiddette rime petrose, in contrapposizione con le dolci rime per Beatrice che tanto rimpiangeva. Nelle rime petrose, ad un contenuto doloroso (l'astio della donna amata) corrisponde uno stile altrettanto duro, dove anche dal punto di vista fonico cerca di mettere in evidenza la durezza per esempio con l'assonanza di r ("Cos nel mio parlar"). Al poco giorno e al gran cerchio d'ombra un'altra poesia petrosa, per la precisione una sestina, ossia una canzone composta da sei stanze di

sei versi ciascuna e con sole sei parole in rima (ispirato da Arnaut Daniel). Amor vedi bene che questa donna un altro componimento petroso, costituito da una doppia sestina (che presenta le stesse caratteristiche della sestina) coniata dallo stesso Dante.

De Vulgari Eloquentia: Dante scrive un saggio sulla lingua volgare in un periodo in cui la lingua volgare era praticamente appena nata e ancora non riusciva a imporsi sul latino, che era la lingua pi usata sia nella burocrazia, che nelle chiese. Esistevano numerosissimi trattati sulla lingua latina, che insegnavano la grammatica e la composizione linguistica, ma quello di Dante si pone come primo trattato del volgare. E' scritto in latino, ma solo perch questa opera doveva essere indirizzata ad un pubblico colto che, dalla lettura, potesse essere persuaso e decidere dunque di iniziare a adoperare il volgare. La decisione di scrivere il latino dunque dettata unicamente dal fatto che in questo modo i dotti ponessero l'attenzione su questa e aiutassero Dante nella missione di diffusione del volgare. L'opera si interrompe alla met del secondo libro, forse perch Dante si ritrov troppo impegnato alla stesura del Convivio. Dovevano seguire probabilmente altri due libri, uno riguardo la prosa, uno riguardo il volgare mediocre, ossia quel volgare destinato al genere burlesco e comico. Ma Dante si concentra sull'individuazione del volgare illustre, ossia quel volgare che poteva essere utilizzato per una comunicazione colta, in quanto quello mediocre non poteva provare la maggiore dignit del volgare sul latino. Oltre ad essere, ovviamente, un trattato sul volgare, l'opera ci fornisce anche importanti giudizi di Dante sui suoi contemporanei, attraverso i brani che usa da modelli. E tra l'altro, utilizzando come esempi alcuni brani, si pu ritenere questa una primordiale storia della letteratura. Oltre ad attingere elementi dalla tradizione italiana (quindi a partire dalla poesia siciliana) prende in considerazione anche la poesia provenzale, sentendola estremamente vicina a lui. Gli autori secondo lui pi rappresentativi per elogiare il volgare sono i siciliani Guido delle Colonne e Giacomo da Lentini, tra i provenzali Betran de Born e soprattutto Arnaud Daniel, che fu per lui grande fonte di ispirazione per le rime petrose.

Convivio: Il De Vulgari si configura come trattato sul volgare, ma il Convivio si configura come applicazione delle norme sul volgare individuate nell'opera precedente. Il Convivio fa letteralmente riferimento a un banchetto, ma nella precisione un banchetto di scienza offerto a tutti coloro che non si erano potuti avvicinare al sapere. Nella Vita Nova aveva messo in luce come il volgare potesse essere utilizzato nella poesia d'amore, qui vuole dimostrare invece come pu essere utilizzato nella filosofia, teologia, etica, fisica, astronomia. L'opera doveva essere costituita da 14 trattati, ognuno corrispondente all'analisi in volgare di una sua canzone, dove l'attenzione veniva collocata sull'interpretazione allegorica (impostazione simile alla Vita Nova). In realt riusc a comporre solo 4 trattati, dove il primo funge da proemio e spiega dunque il carattere dell'opera, e nei successivi 3 effettua l'analisi di 3 canzoni (Voi che intendendo, Amore che ne la mente, Le dolci rime). Utilizza il volgare nei commenti delle poesie, perch reputava il latino insufficiente, dato che l'opera sarebbe stata in questo modo compresa da pochi, dato soprattutto il fatto che andava ad analizzare testi di per s di ardua comprensione, che con un commento in latino avrebbero causato solo ulteriori

problemi interpretativi. Si mostra dunque rivoluzionario, perch vuole estendere il raggio d'azione della letteratura ad un pubblico molto pi vasto, e polemizza anche coloro che criticavano il volgare, ossia la loro lingua natia. Ma il Convivio anche la dimostrazione che il volgare aveva raggiunto gi un livello tale da poter affrontare tematiche anche ardue.

De Monarchia: Costituita da 3 libri, iniziati dopo il Convivio e probabilmente terminati gi durante l'inizio della stesura della Commedia (1320 circa). Dante riflette sugli scontri tra potere temporale e potere spirituale, schierandosi apertamente contro il potere temporale. Effettua una scelta simile in relazione allo strapotere che il papa aveva ottenuto, e che stava mettendo a repentaglio l'equilibrio tra i due poteri. Il Papa si era infatti alleato con Roberto D'Angi, re dell'Italia meridionale, destando le paure dell'imperatore Arrigo VII, che era sceso in Italia per riaffermare invano il suo potere sui comuni centro-settentrionali, e i quali successori non vennero accettati dal Papa. Dopo la morte di Dante l'opera godette di un enorme successo tra le comunit laiche, gli imperatori e i sostenitori di questo, mentre parallelamente la Chiesa si fece sentire, rinnegando l'opera, condannandola al rogo e introducendola dal 1559 nell'Indice dei libri proibiti per volere di papa Paolo IV). Nel primo libro chiede se l'impero sia davvero necessario, e ovviamente la risposta affermativa, e questa viene rafforzata grazie ad una serie di deduzioni e di citazioni filosofiche, in primis aristoteliche. Nel secondo libro afferma invece che l'impero romano ottenne il proprio potere non attraverso la forza, ma tramite un disegno divino, e proprio qui vennero stabilite le differenze tra potere spirituale e potere temporale. Il terzo libro tratta la tematica pi delicata, si domanda se il potere dell'imperatore dipende da Dio oppure dal suo vicario (il Papa), e quindi se l'impero deve sottostare al Papa oppure no, in quanto entrambi gli ordini sono sullo stesso piano e voluti entrambi da un disegno divino. Avvalora le sue tesi affermando che le pretese dei curialisti non trovano valenza nei testi sacri, cos come la donazione di Costantino (che donava Roma e la parte occidentale dell'impero al Papa Silvestro) da ritenersi nulla dal punto di vista giuridico, perch Costantino non poteva disporre le terre a suo piacimento come se gli appartenessero tuttora, cos come il papa avrebbe dovuto rifiutare, in nome delle proibizioni evangeliche. A tali considerazioni di stampo oggettivo, Dante aggiunge anche una serie di considerazioni personali, ritenendo che l'Impero nato prima della Chiesa, e per tale ragione non pu essere sottomesso a questa, che Ges stesso ha affermato che il suo impero non risiede in questo mondo, ma nell'aldil, e quindi la Chiesa deve pensare alla vita dopo la morte, e non deve avere ingerenze sulle cose terrene e infine afferma che la Chiesa non ha ricevuto da niente e nessuno il compito di poter dare autorit o meno all'imperatore, essendo i due poteri divisi. Afferma dunque che entrambi i poteri discendono da Dio, e che per questa ragione devono essere divisi. L'imperatore deve guidare gli uomini nella conquista della felicit terrena, mentre il Papa deve guidare gli uomini verso la salvezza eterna.

Epistole: La comunicazione epistolare era diffusissima in questo secolo, e poteva essere sia di stampo privato che pubblico (Pier delle Vigne, per esempio, e le lettere relative al suo lavoro per Federico II). Il volgare raramente veniva usato per le lettere di stampo privato, e mai per quelle pubbliche. Lo

stesso Dante non usa il volgare nelle sue lettere, che si collocano prevalentemente durante la fase dell'esilio. Si ricorda ad esempio quella inviata ad Arrigo VII in seguito alla sua fallimentare discesa in Italia, quella inviata ai principi d'Italia chiedendo di instaurare la pace o quella in cui difende i guelfi bianchi di fronte al paciere del papa. La lettere pi famosa e anche controversa (vi sono dubbi sulla sua autenticit) quella indirizzata a Cangrande della Scala, presso il quale Dante soggiorn durante la sua permanenza veronese. La lettera accompagnata dal Paradiso della Commedia, che dunque gli dedica. In questa lettera viene data un'interpretazione del Paradiso oltre che dell'intera opera. Per tali ragioni ha un'importanza elevatissima, perch risulta essere un saggio vero e proprio dell'autore alla sua stessa opera. La lettera di 33 capitoli e rappresenta un'introduzione alla Commedia, dove si riflette sui due significati che si possono attribuire all'opera: da un lato il significato letterale, dall'altro quello allegorico. E' difficile al momento attribuire una valida paternit alla lettera, ma senza dubbio o Dante critico di se stesso o un critico 300esco analizza l'opera proprio al momento della sua fioritura.

Egloghe: Quasi tutta la produzione di Dante in volgare, fatta eccezione per il De Vulgari e una serie di componimenti pastorali scritti in esametri e dedicati a Giovanni del Virgilio, che a sua volta dedicava componimenti a Dante. Le egloghe risalgono alla permanenza ravvenate di Dante, in particolare durante il suo soggiorno presso Guido da Polenta. Qui Giovanni, poeta e professore dell'uni di Bologna, invia a Dante una lettera in cui lo esorta a scrivere in latino, per poter garantire alle sue opere una maggiore dignit e successo. A questa lettera Dante risponde con un'egloga, dove protagonisti sono due pastori, Mopso (alter ego di Giovanni) e Titiro (Dante). Titiro riceve una lettera di Mopso, riassumendola a Melibeo (Dino Perini, amico di Dante) e confermando la sua fedelt al volgare. Giovanni del Virgilio risponde con un'altra egloga dove lo invita di nuovo alla poesia latina, pregandolo anche di raggiungerlo a Bologna. Dante risponde che lui preferisce passeggiare per pascoli noti (Ravenna, che rappresenta la poesia volgare) piuttosto che per suoli nuovi (Bologna, la poesia latina). Questi quattro testi sono importantissimi perch ci forniscono informazioni sull'accoglienza del pubblico della poesia di Dante e, ispirate chiaramente alle Bucoliche di Virgilio, danno nuovi natali al genere.

Commedia: Il titolo rimase il medesimo nel corso dei secoli. Gi i primi commentatori la chiamavano cos e anche lo stesso Dante nella lettera a Cangrande. L'origine e le motivazioni del titolo sono alquanto discusse. Secondo alcuni si chiama Commedia perch viene usato per questa uno stile medio, quello appunto consono alla commedia secondo la separazione degli stili, mentre secondo altri si chiama cos perch nella commedia la situazione svantaggiosa inizialmente per i personaggi, e dopo migliora, fino alla totale risoluzione del problema sul finale (ci che accade durante il viaggio di Dante nell'oltretomba) mentre la tragedia al contrario inizia con una situazione spiacevole per terminare con il ribaltamento di tale situazione. Un'interpretazione di tipo stilistico, l'altra contenutistico. Dante nel 1300, all'et di 35 anni si smarrito in una selva, iniziando da qui un cammino attraverso i tre regni ultraterreni: Inferno, Purgatorio e Paradiso. A questi regni

corrispondono 3 cantiche, ognuna formata da 33 canti (la prima di 34, perch bisogna escludere il Prologo) e ciascun canto costituito da un numero variabile di versi (comunque tra i 130-150). Il viaggio dura 7 giorni, e Dante viene guidato nell'inferno e purgatorio da Virgilio (allegoria di ragione) non potendo andare per oltre il paradiso terrestre (perch la ragione non illuminata dalla fede, ma anche perch Virgilio nato prima di Cristo e non ha dunque conosciuto la fede cristiana) e protegger Dante da ogni pericolo ed ostacolo e dar una spiegazione riguardo ogni pena e riguardo l'identit dei peccatori. In paradiso la guida sar Beatrice (allegoria di fede e teologia) che prender il posto di Virgilio chiarendo a Dante ogni dubbio sulle anime del Paradiso e sulla dottrina cristiana. Tra l'altro la stessa Beatrice ha pregato Virgilio di recarsi da Dante per aiutarlo a fuggire dalla selva, permettendogli cos durante questa sorta di viaggio di espiazione di redimersi dai suoi peccati (bisogna affrontare prima l'inferno e purgatorio per poter raggiungere la salvezza eterna). L'inferno rappresentato come un cono sotterraneo la quale base poggia sull'emisfero boreale (con al centro Gerusalemme) e il vertice si trova al centro della terra. Questa voragine era stata creata da Lucifero, che, ribellatosi a Dio, era caduto dal cielo, creando tra l'altro, a causa della sua caduta, una montagna che rappresenta il purgatorio, alla cima del quale vi il paradiso terrestre. Il Paradiso costituito da dieci cieli, mentre l'Inferno da cerchi, che divergono a seconda dei peccati. Per questo Dante si ispirato all'Etica Nicomachea di Aristotele, che distingueva i diversi peccati di cui un uomo si pu macchiare. Pi si scende verso il basso (quindi il centro della terra) e pi i peccati si fanno gravi. L infatti risiedono i traditori, tra i quali Lucifero, Giuda, Bruto e Cassio. Tra gli altri cerchi troviamo anche quello degli incontinenti, dove risiedono tutti coloro che non sono riusciti a dare freno alle loro passioni (gola, avarizia, lussuria...). Ma prima dell'inferno c' l'Antinfero, dove vivono gli ignavi, ossia coloro che in vita non sono riusciti a scegliere tra bene e male o quelli che sono stati respinti sia da Dio che da Satana. Troviamo anche il Limbo che il luogo in cui risiedono tutti i non battezzati e gli spiriti pagani che, pur avendo condotto un'esistenza retta, non sono stati illuminati dalla fede (e questa la sede di Virgilio). Nel Purgatorio i peccatori sono distribuiti secondo lo stesso principio dell'Inferno, ma differisce da questo perch il Purgatorio destinato a svuotarsi, perch qui risiedono le anime di coloro che redimendosi passeranno al Paradiso, e quelle che invece non redimendosi passeranno all'Inferno. Alla base della montagna vi il peccato pi grave, procedendo verso l'alto si passa a peccati meno gravi fino a raggiungere il Paradiso. Nel Paradiso tutti i beati vivono nell'Empireo, che suddiviso per cieli (cielo di Venere - innamorati, cielo di Marte - i martiri). La suddivisione qui meno netta, perch tutti i beati godono della felicit divina. Nell'Inferno e Purgatorio le pene che vengono inflitte rispettano la legge del contrappasso, ossia gli uomini devono scontare una pena che ricordi la colpa commessa in vita. Quindi le anime lussuriose vengono sconvolte da una bufera, paragonabile alla bufera amorosa, le anime eretiche che negarono la resurrezione sono costrette a vivere nei sarcofagi, o lo stesso Betrain de Born deve reggere la sua testa mozzata tra le braccia per aver esortato Enrico il giovane a ribellarsi al padre. La Commedia si pu definire realistica grazie ai numerosissimi riferimenti che vengono fatti alla contemporaneit (condizione italiana, imperatore, papato, corruzioni, lotte) ma parallelamente si ciba anche di invenzioni letterarie, quale quella della visione o della discesa nell'oltretomba, che trova grandi esempi nella letteratura classica (Enea che scende nell'oltretomba per rivedere il padre Anchise, ma altri esempi si hanno anche nei testi sacri). Utilizza come forma metrica la terzina e la rima incatenata (che interrompe ed evita la monotonia della rima baciata). Possiamo dunque vedere come dal punto di vista stilistico si abbiano continui rimandi al numero 3, simbolo di teologia. La Commedia differisce dalle altre opere dantesche per il fatto che fa uso di termini tra di loro molto

differenti. Mentre nella Vita Nova si fa uso di termini appartenenti all'area semantica amorosa, dove tra l'altro vengono anche ripetuti tra loro diversi termini, nella Commedia si parla di polarit, ossia di compresenza di registro basso ed elevato, umile e sublime. Nello specifico, nell'inferno si fa uso di un registro basso, facendo anche uso di termini popolari, mentre nel Purgatorio fa uso di un linguaggio medio, ma molto pi elevato rispetto a quello aspro e umile dell'Inferno, e infine nel Paradiso, trovandosi in una realt superiore, inevitabilmente fa uso di termini elevati, latinismi, oltre che neologismi.

PETRARCA Vita: Arezzo, 1304 Durante l'infanzia cambi spesso citt (Valdarno, Pisa e anche la Provenza, dove il padre lavorava presso la corte papale) per seguire il padre che venne esiliato dai guelfi neri. Studia grammatica e diritto, per poi intraprendere la carriera ecclesiastica a causa probabilmente di problematiche economiche, e sar cappellano nella famiglia romana Colonna. Poco interessato al mondo giuridico, nutriva un forte amore per la letteratura e studi attentamente i classici, tanto che portava sempre con se Le Confessioni di Sant'Agostino. La lingua naturale era il latino (basti pensare che gli appunti a margine erano in latino) ma incominci ad interessarsi anche al volgare sulle orme di Dante e gli stilnovisti, dai quali riprese anche la poesia d'amore, che ruota tutta attorno alla figura di Laura (nome simbolico che rimanda al lauro, pianta sacra ad Apollo e simbolo di poesia) sulla quale autenticit si nutrono ancora forti dubbi. Sicuramente vi sono cenni alla realt, ma probabilmente l'esperienza amorosa con questa donna stata breve ed effimera, e ha assunto una dimensione totalizzante. Prese gli ordini minori, ma affianco all'impegno spirituale nutriva anche un forte desiderio di conoscenza, tanto che viaggi per le corti europee studiando testi classici dimenticati e conoscendo importanti figure dell'epoca. Nonotante ci, spesso sentiva il bisogno di chiudersi nel proprio io, tanto che Valchiusa, vicino Avignone, diventa il nido di tali momenti di isolamento. Qui si dedicava allo studio e alla lettura nella pace pi totale, tanto che si pu parlare di otium letterario, lontano dal caos cittadino. Petrarca sentiva parallelamente l'esigenza di ricevere onori e riconoscimenti letterari, che ottenne effettivamente al Campidoglio nel 1341 in una cerimonia solenne che richiamava i fasti dell'antica Roma. La sua serenit inizi a traballare quando il fratello Gherardo prese gli ordini religiosi, ritirandosi a vita spirituale, cosa che a lui apparve quasi come un ammonimento. Desiderava dunque seguire le orme del fratello, ma non vi riusc a causa dei suoi interessi mondani. Si pu parlare dunque di dissidio, di una volont che oscilla continuamente. Tra l'altro non avrebbe mai potuto seguire le orme del fratello a causa del fortissimo interesse che nutriva nei confronti della politica. Petrarca infatti anche poeta politico, basti pensare alle lettere scritte per il Papa, quelle dove esorta la Chiesa a tornare ai vecchi costumi spirituali, o gli appelli rivolti a Carlo IV di Boemia affinch scenda in Italia a ristabilire l'ordine. Ma per l'impegno politico si ricorda soprattutto il suo entusiasmo quando Cola di Rienzo aveva restaurato a Roma la repubblica vagheggiando un ritorno ai costumi antichi. Invier infatti numerose lettere a Cola, esortandolo a proseguire su quella linea e dandogli consigli. Gli propone anche di collaborare con lui, ma mentre si stava recando a Roma riceve la notizia che la situazione l stava degenerando.

Lascia Avignone avendo visto troppa corruzione e torna in Italia, dove soster nelle corti di alcune importanti famiglie, quali i Visconti e gli Arqu, nella quale corte trov la morte chino su un libro di Virgilio, si dice.

Personalit: Petrarca attualmente conosciuto soprattutto per la sua produzione in volgare, il Canzoniere, ma per pi di un secolo egli ottenne fama soprattutto per la produzione in latino (su cui spicca il De viris illustribus), essendo ritenuto uno dei pi grandi trattatisti in latino. A partire dalla met del quattrocento le opere in latino vennero trascurate a favore di quelle in volgare, che vennero ritenute "classiche" allo stesso modo e furono ampiamente imitate. Petrarca ebbe un rapporto fortissimo con il mondo latino. Egli non si limitava a studiare i grandi classici, di cui possedeva svariate copie, ma cercava di rendere la sua vita "classica", pensando in latino e scrivendo in latino anche annotazioni e bozze di poco conto al margine (glosse). Inoltre scovava opere poco conosciute e trasmetteva il messaggio di queste a suoi amici che vennero ribattezzati con nomi classici (Lelio, Socrate...). Tent invano anche di studiare il greco per entrare a contatto diretto con le opere omeriche. Affianco per alla ripresa della classicit, Petrarca riprende anche elementi puramente cristiani, e in modo particolare sant'Agostino. Sminuisce inoltre le arti scientifiche a favore delle arti umanistiche. In "Invective contra medicum" critica un dottore affermando la supremazia della poesia e della retorica, mentre nel "De ignorantia" la tematica sempre la stessa, sminuisce le scienze naturali e in modo particolare la filosofia aristotelica a favore invece dei moralisti classici Platone e Cicerone.

Opere latine: |Anni '30| "Africa" un poema iniziato a Valchiusa tra 1338-39 e mai portato a termine. Narra la vittoria di Scipione l'Africano contro i Cartaginesi, e dunque dalle missioni in Africa, alla battaglia di Zama, al rientro trionfale a Roma. Per quest'opera si ispira a Virgilio e Lucano, ma soprattutto a Tito Livio e in particolar modo a "Ab urbe condita", sulla quale opera effettua anche un lavoro filologico. Pur essendo incompiuta, circolarono alcune parti del poema che consacrarono Petrarca e gli diedero la fama. "De viris illustribus" un'opera storiografica di ispirazone svetoniana, rimasta anche questa incompiuta e composta probabilmente in parallelo all'Africa. Descrive le vite di importantissimi uomini romani, dedicando ancora una volta uno spazio ampissimo a Scipione l'Africano (la parte a lui dedicata lunga quasi quanto tutte le altre biografie messe insieme). E' da considerarsi un'opera civile, in quanto lo stesso Petrarca ha affermato che qui non vuole narrare vita di medici, poeti o filosofi, ma dei grandi eroi della patria romana. Rimaneggi successivamente l'opera, inserendo anche personalit orientali, greche e bibliche, ma anche questa volta l'opera non trover compimento, essendo un lavoro questo altamente ambizioso. "Rerum memorandarum libri" un'altra opera storiografica, molto pi leggera rispetto al De viris, dove attraverso aneddoti vuole esaltare le quattro virt cardinali: giustizia, prudenza, fortezza e

temperanza. Oltre a prendere come modelli di tali virt personalit romane, inserisce anche esempi di personaggi a lui contemporanei quali Roberto D'Angi, Visconti, Dante. Neanche quest'opera verr portata a compimento, in quanto era troppo caotica. |Anni '40| "Secretum" si ispira alle Confessioni di S.Agostino e ai dialoghi ciceroniani per quanto riguarda la forma. E' infatti un dialogo di Agostino e Petrarca al cospetto della Verit. Nel primo libro Agostino esorta Petrarca a riflettere sulla morte ed orientare la sua vita verso il bene, nel secondo passa in rassegna i peccati capitali, concentrandosi soprattutto su quelli che affliggono Petrarca (lussuria ed accidia), il terzo incentrato sull'amore per Laura, che ha allontanato il poeta da Dio. E' un'opera dunque altamente vicina a quelle cristiane sul contemptus mundi. "Salmi penitenziali" sono sette preghiere contenenti citazioni bibliche, dove lampante lo smarrimento del poeta, e per tematiche si possono affiancare al "De vita solitaria", elogio della vita in solitudine e dell'otium intellettuale, e "De otio religioso", scritto in seguito alla visita al fratello Gherardo, monaco di Montreux dove paragona la vita serena dei monaci a quella caotica di chi vive nel mondo. Si ha una differenza netta tra le opere erudite della prima fase e quelle di stampo biblico/cristiano della seconda. "Bucolicum carmen" 12 egloghe (presentazione vita dei campi attraverso dialoghi di pastori) dove parla per allegoria di fatti personali (amore per laura, ambizione letteraria, rapporti con i Colonna) e pubblici (Roberto d'Angi, lotte tra dinastie romane...). |Anni '50| "De remediis utriusque fortunae" diviso in due libri, il primo riguardo la buona e il secondo riguardo la cattiva sorte. Nel primo mmagina un dialogo tra la Ragione, la Gioia e la Speranza, nel secondo tra Dolore e Timore. In entrambi vuole dare indicazioni su come affrontare i diversi casi della vita (incarichi pubblici, guerra, ricchezza, calamit naturali). E' dunque un trattato della vita umana in tutti i suoi aspetti. Ebbe successo soprattutto nel Rinascimento. E' difficile dare una datazione precisa alle opere petrarchesche, perch lui molto spesso interrompeva e riprendeva i suoi testi, pubblicando versioni provvisorie e a volte non pubblicando affatto. Mentre le epistole e brevi poesie volgari sono da considerarsi "in movimento" perch scritti in epoche diverse. Proprio grazie alle lettere ottenne un successo non indifferente: il suo stile si rifaceva infatti a Seneca e Cicerone, e la filosofia faceva dunque da padrona. Si pu parlare quasi di epistola letteraria, perch alcune venivano rimaneggiate o riscritte ex novo, mentre altre avevano interlocutori non pi esistenti, quali Seneca, Livio, Sallustio... Le epistole vennero raccolte dallo stesso Petrarca e suddivise in: "Familiares" 350 lettere che come ci dice il titolo stesso dovevano avere una diffusione privata, ma che ebbero una forte diffusione gi durante la stessa vita del poeta. Qui parla della sua vita e dei suoi interessi letterari, ma anche di questioni morali ispirandosi a Cicerone. "Sine nomine" si parla di questioni politiche e religiose, con forti attacchi alla Curia Avignonese. Il titolo questo perch vengono taciuti i nomi dei destinatari.

"66 Epystole" risalgono a periodi differenti e sono di carattere privato e morale. "Seniles", mai portato a termine, sono 125 lettere composte durante la vecchiaia e fino alla morte. "Posteritati" merita invece uno spazio singolare in quanto un'autobiografia del poeta che immagina di parlare di s con il pubblico del futuro. E' collocata alla fine delle Seniles e non stata portata a termine.

Trionfi: E' un poema in volgare incompiuto scritto in terzine, suddiviso in 6 Trionfi e ispirato alla Commedia. E' una visione in cui Petrarca passa in rassegna i grandi spiriti del passato, riflette sul suo amore per Laura e sulla sua vita ultraterrena. L'opera ebbe un successo enorme, soprattutto grazie ai dati autobiografici disseminati, ma anche per l'unione tra cultura classica e cristiana. Infatti personaggi della realt greco-romana vengono trattati simbolicamente. Il 6 aprile 1327 (giorno in cui conobbe Laura) il poeta si ritrova smarrito ed effettuer un percorso che lo porta a incontrare una serie di defunti illustri. Tra i defunti si ricordano quelli della sezione "Triumhus Cupidinis" ossia personaggi desunti soprattutto da miti, leggende e storia che vennero vinti dall'amore (Sofonisma e Massinissa, Dante e Beatrice e anche lo stesso Petrarca). L'amore, alla fine di questo trionfo viene vinto dalla Pudicizia, e si passa dunque all'altro trionfo "Triumphus Pudicitiae". Gli ultimi due trionfi sono di tipo esortativo, dove avanza una preghiera a Dio con la speranza di ritrovare Laura nell'aldil.

Canzoniere: Probabilmente le poesie in volgare che poi andranno a costituire il Canzoniere, le quali poesie vennero ordinate e selezionate dallo stesso poeta in una raccolta intitolata "Rerum vulgarium fragmenta", circolarono singolarmente tra gli amici del poeta a cui voleva farle leggere e presero il nome del dedicatario. E' costituito da 366 componimenti, divisi tra sonetti, canzoni, sestine, ballate e madrigali. La raccolta suddivisa in due parti: i testi in vita di Laura (263) e quelli in morte di Laura (103) e seguono l'ordine cronologico del graduale svolgimento del loro amore. Non organico quanto la Vita Nova di Dante, che crea un vero e proprio romanzo in versi, ma possibile comunque scandire un inizio, uno svolgimento (ravvisabile soprattutto dai "componimenti d'anniversario" che indicano ogni anno la ricorrenza dal loro primo incontro) ed una fine. Oltre a questo procedimento cronologico, alcuni testi sono tra di loro anche accomunati per tematica simile, che pu essere il dolore per la lontananza dell'amata o per la morte di un amico, o la lode per gli occhi dell'amata. E' quindi questo il diario d'amore di Petrarca per Laura, che trova l'apice della drammaticit nel 1348, anno in cui Laura mor per peste. La Canzone alla Vergine chiude il Canzoniere, dove manifesta il suo pentimento per l'amore terreno. In ogni caso, il testo stato organizzato dal poeta ormai maturo e lontano da tutte le tentazoni terrene, un uomo quindi "redento". Non si deve pensare che la raccolta riguardi soltanto l'amore, in quanto vi sono anche alcuni testi d'impegno politico, tra i quali spiccano quelli dal sentimento anti-avignonese, contro la corruzione della Curia avignonese. La poesia petrarchesca classicista e si distingue dalla lirica siciliana e stilnovista nonostante le tematiche siano affini. Infatti mentre la poesia dei trovatori e dei

siciliani era destinata perlopi alla corte, ad una recitazione in pubblico, quella di Petrarca ha una dimensione intima e personale, o meglio ancora soggettiva. Il classicismo ravvisabile anche nello stile omogeneo, nel monolignuismo, ricorso a citazioni colte e rifiuto dei tecnicismi (per esempio il trobar clus di Guittone). Il linguaggio parlato totalmente escluso dai suoi componimenti, quindi si ha una medietas, una mediazione che consente si l'uso del volgare, ma un volgare illustre che non ricorre a frasi fatte o popolari, e questo sar un modello di riferimento per i poeti dei secoli successivi.

BOCCACCIO Vita: Firenze o Certaldo, 1313 Non seguir le orme del padre mercante, in quanto si mostrer molto pi interessato alla cultura umanistica. A 14 anni seguir il padre a Napoli, dove rester per circa 15 anni, che si trovava al servizio dei Bardi, e probabilmente nei circoli nobiliari angioini conosce Fiammetta, donna costantemente presente nelle sue opere. Durante la sosta napoletana frequenter notevolmente gli ambienti mondani, le quale frequentazioni sono citate da lui stesso nel Filocolo e nel Decameron, dove conoscer Cino da Pistoia, Barrili...e da loro verr avvicinato alla letteratura petrarchesca. La sua cultura si approfondisce all'interno della biblioteca angioina, ricca di testi anche molto rari e poco diffusi. Rientra a Firenze nel 1340, e sar questa una fase per lui dolorosa, poich la corte angioina rappresenta la vivacit della sua infanzia. Dopo il rentro comporr numerose opere, oltre a diventare anche una figura pubblica (ambasciatore romagnolo, napoletano e avignonese). Ottiene un notevole successo grazie al Decameron, iniziato attorno al 1350, e alle opere erudite successive. Scrive una biografia di Petrarca e una ancora pi importante biografia di Dante, dove allo studio attento accosta testimonianze dirette di persone che lo avevano conosciuto. Scrive anche critiche sulla Commedia e la Vita Nova. Nel 1360 prende gli ordini e cessa qui la sua produzione in volgare, dedicandosi alla composizione in latino. Muore nel 1375, un anno dopo Petrarca.

Prima del Decameron: A Napoli, nella seconda met degli anni '30, lavora a tre opere in volgare: Filocolo, Filostrato, Teseida, che stanno a met tra il poema epico e l'elegia amorosa. "Filocolo" vuol dire fatica d'amore e narra la storia contrastata d'amore di Florio e Biancifiore. I genitori di Florio non volevano che si innamorasse di Biancifiore, essendo di bassa estrazione sociale e l'allontanano dunque da lui. Florio va dunque alla ricerca della fanciulla, e una volta trovata scopre che anche lei aveva origini nobili. I due dunque si sposano e Florio diventa re. Si ispira principalmente alla tradizione francese, ma anche alla novella e alla tradizione epistolare. Interessante la parte dedicata alle "questioni d'amore" nel quarto libro, dove alcuni ospiti napoletani di Filocolo dibattono su 13 dilemmi amorosi che verrano risolti dalla regina della brigata Fiammetta. La tematica della brigata verr poi ripresa nel Decameron.

"Filostrato" (significa vinto d'amore) ispirato all'Historia destructionis Troiae di Guido delle Colonne, scritto in ottave (versi di 8 endecasillabi), narra l'amroe tra Troiolo e Creseida durante la guerra di Troia, che si conclude con l'uccisione di Troiolo che, tradito, si lancia in un duello contro Achille che sar il suo carnefice. Mentre il Filocolo il romanzo d'amore vero e puro, questo un romanzo di tradimento, dove Troiolo vittima stessa dell'amore. "Teseida" voleva essere un romanzo epico sulla scia dell'Africa di Petrarca. Scrive in volgare, prendendo in considerazione non un passo epico noto, ma uno di nicchia: le gesta di Teseo e l'amore di Arcita e Palemone per l'amazzone Emilia. Non riesce a raggiungere l'obbiettivo, perch l'amore l'elemento prevalente anche in questo romanzo, dove anche la figura di Teseo viene messa in secondo piano. Quindi pi che seguire l'esempio di Virgilio e Stazio segue quello di Ovidio. "Comedia delle ninfe fiorentine", chiamata anche Ameto dal nome del protagonista un prosimetro dove il pastore Ameto, avendo visto le ninfe, si era fermato ad ascoltare il canto di una di esse, Lia, innamorandosene profondamente. Diventa dunque lui stesso cantore dopo un bagno purificatore, e passa dall'essere animale bruto a uomo dopo la visione di Venere. Si hanno due letture allegoriche di questo brano: da un lato la vicenda viene vista come l'ingentilimento dell'uomo grazie all'amore, dall'altro la vicenda si pensa prendesse in considerazione dei personaggi realmente esistenti della Firenze di quel periodo. "L'amorosa visione" un poema in terzine ispirato alla Commedia. L'autore si smarrito e viene soccorso da una donna gentile e portato in un nobile castello. Qui deve scegliere tra due porte: una conduce verso la virt, una verso i beni mondani. Il protagonista sceglie quest'ultima, entrando dunque in un'ampia sala affrescata. Le immagini creano quasi un'enciclopedia, una storia che occupa gran parte del poema. Vi sono i ritratti degli spiriti dei sapienti (quali i filosofi), i condottieri e gli eroi (quali Cesare e Carlo Magno), gli spiriti degli amanti (Orfeo ed Euridice, Didone ed Enea). Al termine della contemplazione entra in un giardino dove trova Fiammetta, la donna amata. Si risveglia e capisce di dover affrontare un altro viaggio, quello attraverso la porta della virt. L'opera risulta molto complessa, a causa delle digressioni, delle lunghe descrizioni e anche per le difficili interpretazioni allegoriche, ma insieme ai Trionfi di Petrarca offre un esempio differente alla Commedia di allegoria. "Elegia a Madonna Fiammetta" un monologo della protagonista, quindi un testo psicologico. Fiammetta era stata abbandonata da Panfilo, e rivolge quindi un lungo discorso alle donne innamorate. Si ispirato sicuramente alle Heroides di Ovidio, anche se il realismo psicologico superiore. Probabilmente in quest'opera si fa riferimento a una vicenda realmente accaduta tra Boccaccio e la sua amata durante gli anni napoletani. "Ninfale fiesolano" in un certo senso riconducibile all'Ameto. Sullo sfondo c' Fiesole, dove il pastore Africo si innamorato della ninfa Mensola, riuscendo a possederla. Questo amore era per vietato da Diana, e quindi Africo si uccide e la ninfa si trasforma in acqua di fiume. Da questa relazione nascer un bambino, Pruneo, che sar tra i fondatori di Fiesole e dar origine ad un'importante famiglia fiorentina. L'opera leggera, grazie al linguaggio semplice, ad un'allegoria leggera e a una maggiore coscienza dei mezzi narrativi.

Decameron: Il termine Decameron fu coniato dallo stesso Boccaccio (ha unito due parole greche, per formare "Dieci giornate"). Ha lavorato all'opera negli anni successivi alla peste nera del 1348, anche se si presuppone che alcune novelle siano state scritte prima di questa data. E' certo che alcuni frammenti dell'opera circolarono per Firenze ancora prima che questa fosse conclusa, in quanto all'introduzione alla quarta giornata Boccaccio si difende dalle critiche di alcuni lettori. Il libro fu ultimato probabilmente nel 1353, anche se continu a rimaneggiarlo fino a 5 anni prima della morte. Il contesto in cui viene inserita la trama quello della Firenze del 1348 dominata dalla peste, con i cadaveri per le strade, i legami familiari spezzati e la moltiplicazione delle fosse comuni. L'esperienza della peste fu vissuta da Boccaccio in prima persona, poich durante l'epidemia perse padre, matrigna e amici. Protagonisti sono 10 ragazzi (7 ragazze + 3 ragazzi) che per scampare la peste si rifugiano nelle campagne circostanti e per passare le giornate eleggono quotidianamente un re o una regina che fissa i tempi delle attivit quotidiane e raccontano novelle, una ciascuno per dieci giorni eccetto sabato e domenica (l'esilio volontario dura due settimane) per un totale di 100 novelle. La cornice dunque simile a quella delle Mille e una notte, tradotte in latino e diffusesi prevalenemente a Firenze e Napoli, e della Disciplina clericalis di Pietro Alfonso. Boccaccio va oltre per la cornice degli esempi appena citati, dove fungeva unicamente da filo conduttore degli exempla riportati, in quanto nel Decameron la cornice il vero motore dell'opera. Amore e fortuna sono le tematiche dominanti, anche se per amore si fa riferimento prevalentemente alla sfera sessuale e per fortuna si fa riferimento alla sorte, il destino, il caso, che viene affrontata prevalentemente nella quarta e quinta giornata. Nella sesta giornata si ha il motto (risposta pronta) e all'ottavo la beffa. Questi due elementi sono imprescindibili, in quanto le novelle boccacciane sono scritte proprio con lo scopo di destare riso. Tra gli esempi pi illustri del motto, l'episodio di Cavalcanti che zittisce un gruppo di ragazzi che volevano prendersi beffa di lui con una frase d'effetto, e per la beffa ser Ciappelletto che la da a bere al prete che lo stava confessando in punto di morte per poter essere seppellito con fama di santit nonostante una vita di vizi. Le novelle riguardano sia il mondo classico (sul quale terreno gi si era imbattuto nel Filocolo e che approfondir meglio nelle opere della maturit) che quello contemporaneo, che quello in cui riesce a raggiungere migliori risultati per l'estremo realismo. Il linguaggio presenta, a differenza di Petrarca, uno spiccato plurilinguismo. Nella cornice adotta infatti un linguaggio erudito, mentre tra le novelle comiche si ha ovviamente uno stile affine, che si adatta alla tematica della vicenda. Innovativo si mostra soprattutto sotto il punto di vista del dialogo, dove anticipa il romanzo moderno adottando uno stile e un linguaggio, potremmo dire, che si adatta al personaggio in considerazione. Non si ha dunque monotonia nei linguaggi, ma una polifonia. Per accrescere il realismo non disdegna termini dialettali. Il linguaggio reso vivace da omoteleuti (somiglianza tra parti di parole), doppi sensi, giochi di parole, frasi fatte... Oltre che alle Mille e una notte, probabilmente si ispirato anche a Macrobio e Apuleio per l'idea di narrazione di gruppo, e per la tematica della peste al "Trionfo della morte" presente nel cimitero di Pisa. Si ispirato sicuramente anche ai contemporanei "Novellino" e "Commedia" oltre che naturalmente i proverbi e gli aneddoti popolari.

Dopo il Decameron:

Nella fase della maturit Boccaccio ripudia quasi le favole romanzesche e le poesie in volgare, impegnandosi nella composizione di trattati in latino. Gli era stato commissionato da Ugo IV, re di Cipro un libro sulla mitologia classica, che Boccaccio port a termine nonostante la morte del re con il titolo di "Genealogia degli dei pagani". L'opera suddivisa in 15 libri, anche se i pi corposi sulla tematica risultano essere i primi 13 (che tra l'altro verranno ampiamente ripresi nel rinascimento). Gli ultimi due libri sono di stampo classico, e avvia una difesa nei confronti della poesia, vista al pari della teologia e della filosofia, e utile dunque per il progresso. Boccaccio riconosce che la poesia molto spesso cade nella fabula, e quindi nell'invenzione, ma giustifica ci dicendo che il lettore pi perspicace riesce a comprendere il fondo di verit nascosto nell'invenzione. "De casibus virorum illustrium" una rassegna di personaggi noti caduti in disgrazia, a partire da Adamo fino a giungere ai contemporanei. "De mulieribus claris" una raccolta di cento ritratti di eroine, a partire da Elena a Giovanna regina di Napoli. La peculiare vivacit narrativa e inventiva di Boccaccio qui sembra essere scomparsa, perch sono queste delle opere puramente morali. "Corbaccio" invece un racconto misogino, ossia antifemminile, dove protagonista l'autore che ama una vedova invano. Sogna di incontrare il defunto marito in una valle che lo ammonisce, dicendo che l'amore non fa per lui e che quella donna colma di vizi. L'autore cos si sente guarito dalla malattia d'amore. La tradizione ricca di testi di tal genere, che insegnano soprattutto a resistere alle tentazioni del sesso opposto descrivendone i vizi e i difetti.