Sei sulla pagina 1di 7

Favole conosciute e inedite

scrittori famosi e penne in erba

La favola
La favola un componimento scritto con intendimenti morali e ammaestrativi ed ha come protagonisti quasi sempre animali, intesi come simboli dei vizi e delle virt degli uomini. Favola e fiaba sono usati spesso come sinonimi perch derivano dalla stessa radice latina, il verbo fari che significa "parlare", "raccontare" e distinguono un tipo di racconto risolto con elementi irreali o addirittura soprannaturali. Il senso dietro la "fiaba" "Adesso era felice di avere sofferto pene e travagli, perch lo avevano reso capace di godere pienamente dei piaceri e della gioia che lo circondava; perch ora i grandi cigni nuotavano intorno al nuovo, e gli carezzavano il collo con i loro becchi, porgendogli il benvenuto".Il Brutto Anatroccolo. Fiabe H.C. Andersen

Prime letture: favole, fiabe e... tanta fantasia

Esopo stato un greco del VII o VI sec, a. C., della cui vita conosciamo molto poco. Probabilmente frigio di nascita, fu dapprima schiavo: poi, liberato da Xanto, comp numerosi viaggi. La grande fama di Esopo e dei suoi protagonisti dovuta alla semplicit e freschezza di efficacia educativa, dai temi perennemente vivi delle favole che riflettono la sapienza morale del popolo ma anche dalla forma allegorica. Testo tratto da TRECCANI

La Fiaba

Universo del Corpo (1999)di Tilde Giani Gallino Fiaba


La fiaba un racconto di avventure in cui domina il meraviglioso, tanto negli episodi come nei personaggi, e che ha di solito come protagonista un essere umano, nelle cui vicende intervengono spiriti benefici o malefici, demoni, streghe, fate. Rispetto alla favola, in cui in genere i protagonisti sono animali o esseri inanimati e il cui scopo quello di comunicare una verit morale o un insegnamento di saggezza pratica, la fiaba ha carattere decisamente pi fantastico ed di norma priva di un fine morale. Gli studi d'impostazione psicoanalitica danno una lettura in chiave simbolica dei temi e delle figure della fiaba, sino a farne dei veri e propri archetipi.

sommario: 1. Origine, contenuti, luoghi e personaggi. 2. Interpretazioni psicoanalitiche e simboliche.


Le fiabe presentano alcuni dati comuni e ricorrenti. Non sono collegate a luoghi geograficamente conosciuti o riconoscibili, ma introducono piuttosto siti che hanno connotazioni simili in ogni paese, ambienti naturali, quali boschi, foreste, fiumi, vallate e montagne. Il racconto prende spesso avvio in un luogo che dovrebbe essere rassicurante e familiare - la casa, il paese natio -, per poi spostare l'azione in una zona ostile o almeno ignota all'eroe, ove accadono fatti che non erano prevedibili all'inizio. Una costante di molte fiabe dunque il viaggio (di scoperta, d'iniziazione). Inoltre, il tempo della storia, grammaticalmente affidato all'indicativo imperfetto, non mai determinato. Le fiabe classiche sottolineano infatti la loro voluta vaghezza temporale e spaziale sin dal demarcatore d'inizio: 'C'era una volta ...', 'Al tempo in cui gli animali parlavano ...', 'In un paese lontano lontano ...'. Dati questi elementi comuni di fondo, facile comprendere come le fiabe si prestino a varie interpretazioni di ordine psicologico, ognuna delle quali presenta lati suggestivi. Le ipotesi pi seducenti concernono sia i contenuti dei racconti, sia la loro stessa origine, sia, naturalmente, i luoghi e i personaggi, le cui caratteristiche peculiari si adattano bene a essere lette in chiave simbolica. Per quanto concerne l'origine, gli studiosi della letteratura favolistica si sono divisi da tempo tra sostenitori della poligenesi delle fiabe (i testi si somigliano, perch le storie

narrate sono comuni a tutti i popoli e sono nate da esigenze simili) e fautori di una visione monogenetica, oggi meno accettata, secondo la quale le fiabe si sarebbero sviluppate di preferenza in certi luoghi, e di qui trasferite ad altre popolazioni.

La teoria junghiana avvalora la tesi secondo cui le fiabe, come altri prodotti della mente umana, quali i sogni, i miti, le credenze, sarebbero parte dell'inconscio collettivo e apparterrebbero all'umanit intera, in quanto create dalla psiche, al pari di altri archetipi o immagini primordiali, in un eterno susseguirsi, indipendentemente dai luoghi e dal tempo. Si tratterebbe, quindi, di creazioni universali che si ritrovano dappertutto pur con certe varianti. Inoltre, in ogni fiaba che non sia letta nella sua forma scritta, qualsiasi narratore tende ad aggiungere od omettere qualcosa di proprio, contribuendo cos a elaborare ogni volta una nuova, personale narrazione di una storia appartenente a un lontanissimo passato. Al tempo stesso, si pu dire che la fiaba risponda a un'intima esigenza della psiche: narrare o ascoltare storie affascina, diverte, stimola la creativit individuale e collettiva. E, secondo varie scuole di psicologia, pu anche avere una funzione psicoterapeutica. Quest'ultima concezione, per altro, non un'invenzione del 20 secolo: gi nell'antica medicina ind veniva praticata una simile forma di 'cura dell'anima'. Le persone con problemi di ordine psichico si rivolgevano a un guaritore riconosciuto, e questi sceglieva dal proprio repertorio di fiabe (ricco di centinaia di storie imparate a memoria) quella che gli pareva pi adatta alle circostanze e ai problemi del richiedente: la meditazione su tale storia avrebbe aiutato il 'paziente' a superare i propri disturbi e conflitti emotivi. La stessa fiaba-cardine delle Mille e una notte, quella della bella Sharazad che per mille e una notte di seguito racconta una storia al suo re, Shahriyar, sofferente per una grave depressione, pu essere interpretata come un efficace modello di psicoterapia. Infatti, dopo tre anni circa - mille notti - il sovrano riacquista l'equilibrio mentale (Bettelheim 1976; Gianni Gallino 1987). Questa prospettiva sposta il centro del discorso sui contenuti e sui personaggi presenti nella fiaba. Gi S. Freud aveva rilevato l'importanza che le fiabe avevano nella vita dei bambini e come, crescendo, proprio gli avvenimenti in esse narrati venissero a sostituire nell'adulto certe memorie d'infanzia, assumendo talvolta il ruolo di ricordi di copertura (Freud 1913a). Freud (1913b) aveva anche sottolineato che certe fiabe apparentemente semplici nascondevano motivi simbolici, i quali richiedevano un'adeguata interpretazione psicologica o psicoanalitica. Anche O. Rank (1909) ha riportato i contenuti di alcune fiabe, per es. Cappuccetto Rosso, alla sua teoria del trauma della nascita. Al contrario, la fiaba Hnsel e Gretel, secondo questo autore, riprendeva piuttosto, da un lato, il motivo della primitiva madre cattiva (la strega), dall'altro, la simbologia del ventre materno che accoglie e nutre durante la gravidanza. Infine, altri racconti in cui compariva la figura del 'principe azzurro' sembrano a Rank maggiormente connessi a successive fasi di crescita e di maturazione: quelle dell'adolescenza e della vita amorosa; cos la liberazione della principessa da parte del principe era da intendersi, per es., come una nuova nascita dell'eroe (Rank 1924).

2. Interpretazioni psicoanalitiche e simboliche Gi si detto come C.G. Jung abbia interpretato la fiaba quale prodotto dell'inconscio collettivo e come luogo privilegiato degli archetipi, per cui nei miti e nelle fiabe, come nel sogno, l'anima 'testimonia di s stessa' (Jung 1946). Certe figure o personaggi che s'incontrano nelle fiabe, o anche in un sogno fatto dal protagonista, sono da intendersi quali personificazioni di determinate cognizioni che il giovane eroe non possiede ancora. Per es., il 'vecchio saggio', portatore d'aiuto e consiglio, che compare in un momento di difficolt e si offre come guida al protagonista, un archetipo che rappresenta sia la saggezza e la prudenza, sia qualit morali come benevolenza e sollecitudine. Lo stesso si pu dire dei contenuti: l'intera trama e anche solo parti di essa celano significati simbolici, che Jung ha individuato in varie narrazioni. I suoi studi sugli archetipi presenti nelle fiabe dei fratelli Grimm, per es. Lo spirito nella bottiglia (Jung 1954), sono poi stati ulteriormente approfonditi da M.L. von Franz (1970, 1972). Infine, gli stessi 'luoghi' possono prefigurare modelli archetipici, come la foresta che trasmette la paura di perdersi, il castello incantato in cui si pu rimanere prigionieri, il fiume o il ponte che rappresentano simbolicamente un passaggio verso l'Altrove.

Lo studioso che ha dato i maggiori contributi a un'interpretazione psicoanalitica della fiaba, e persino a un suo rilancio dopo un periodo di relativo rifiuto, stato B. Bettelheim (1976). Secondo questo autore, il

compito pi importante che si pone a chi alleva un bambino quello di aiutarlo a trovare un significato alla vita, trascendendo i confini piuttosto angusti di un'esistenza egocentrica. La fiaba popolare, come pure il racconto di fate, offrono un contributo essenziale in quest'ambito, a differenza della moderna letteratura infantile che, sempre a suo parere, manca di stimolare le risorse di cui un bimbo ha pi bisogno per affrontare i suoi difficili problemi interiori. Le fiabe toccano tutti gli aspetti della personalit in formazione e, in particolare, offrono nuove dimensioni all'immaginazione. importante sottolineare che il contributo di Bettelheim all'analisi delle fiabe avvenuto in un periodo in cui si riteneva che esse non avessero pi alcun significato in una moderna societ di massa, e che trasmettessero anzi modelli superati e negativi. Molti genitori rifiutavano le fiabe in quanto, a loro avviso, inducevano troppo alla fantasticheria, trascurando le realt della vita quotidiana. Oppure temevano che i bambini piccoli fossero spaventati da certi personaggi, come le streghe, i lupi cattivi, i mostri o i draghi. Altrettanto inaccettabile appariva l'immagine femminile stereotipa, convenzionale e sfavorevole alla donna vera, troppo abusata nella favolistica tradizionale.

L'interpretazione di Bettelheim ha condotto invece a comprendere come, anche se importante raccontare ai fanciulli storie realistiche e contemporanee, non debbano essere trascurate le fiabe, le quali contengono messaggi nascosti che parlano all'inconscio del bambino e contribuiscono a fargli superare i problemi di crescita: il bisogno di essere amati o la paura di non essere considerati, l'amore della vita e la paura inconscia della morte, o quei conflitti profondi che traggono origine dai nostri impulsi primitivi e da violente emozioni interiori. Tutte sensazioni presenti, ma difficilmente esprimibili, che agiscono in noi a nostra stessa insaputa e creano angosce di cui non si conosce la genesi. comunque opportuno rilevare che il riferimento esplicito e ripetuto ai bambini non deve far ritenere che l'importanza delle fiabe riguardi soltanto il periodo infantile. Nell'ottica psicologica, l'infanzia attualmente considerata la fase di gran lunga pi importante per la formazione della personalit umana e per ogni successivo sviluppo cognitivo, creativo e socioemotivo. Le carenze o gli errori psicologici, come le esperienze negative riguardanti i primi anni di vita, saranno molto difficili da compensare o rimediare nell'et adulta. Per questo motivo, nella visione di Bettelheim, condivisa peraltro nelle sue linee essenziali da vari studiosi, la conoscenza delle fiabe (avvenuta o mancata) in et infantile avr ripercussioni importanti nel successivo arco di vita. Mentre ascolta la fiaba il bambino, cio l'individuo in sviluppo, acquisisce delle idee sul modo in cui dare un ordine a quel caos primigenio che il suo mondo interiore, arriva a comprendere certi universali che fanno parte dell'ambiente esterno, ad accettarne i principi di fondo e a stabilire priorit e categorie. Naturalmente, per ottenere simili risultati non sar sufficiente una sola fiaba, ma bisogner conoscerne molte, anche se ognuno potr poi identificarsi, in particolare, in un certo personaggio, in una situazione, presenti in una determinata e singola storia. In quest'ottica, personaggi, luoghi e situazioni fiabesche possono persino essere utilizzati come test proiettivi (Gianni Gallino 1981). Pi recentemente, con il crescere della sensibilit per gli aspetti psicologici e l'estendersi dell'interpretazione simbolica, certe fiabe sono state lette come metafore di particolari comportamenti, condizioni di vita, malattie della psiche. Cos, per es., una fiaba della raccolta dei fratelli Grimm (1812-22), Pierino Porcospino (o Gian Porcospino), pu essere ricondotta emblematicamente al problema del bambino che nasce con un handicap o malformazione fisica, che lui e la sua famiglia dovranno affrontare. Cappuccetto Rosso e Pelle d'asino, che si ritrovano gi nei Racconti di Mamma Oca di Ch. Perrault (1697), ci riportano al grave problema dell'abuso dei minori, della violenza sessuale sui bambini e dell'incesto. Mentre altre fiabe conosciutissime, come per es. Hnsel e Gretel o La Bella Addormentata nel bosco, oppure altre storie nelle quali il cibo o il rifiuto del cibo (o il venir meno dell'alimentazione) rivestono una certa importanza, sono state collegate da pi autori alla problematica molto attuale dell'anoressia mentale e della bulimia. A tale proposito, occorre sottolineare che nelle fiabe di magia il corpo assume spesso un suo ruolo specifico. E anche questo un elemento da interpretare in chiave psicologica, soprattutto in rapporto all'infanzia e alla preadolescenza. Si tratta infatti di due fasi della vita durante le quali non solo il corpo subisce profonde e rapide trasformazioni, ma si desidera uscire presto da una condizione di 'piccolezza', intesa anche come inferiorit e dipendenza dagli adulti, per diventare 'grandi' e avere pi potere, su s stessi e sugli altri. Non a caso, questi aspetti

si ritrovano comunemente nelle fiabe e, ancora una volta, possono essere letti in termini simbolici. Si pensi, per es., al rilievo che assumono le 'trasformazioni per incantesimo' o per magia nei racconti di fate, e che trovano la loro lontana origine nel romanzo 'iniziatico' di Apuleio (2 secolo d.C.), l'Asino d'oro e, ancora prima, nei miti greci. Cos, a causa di un sortilegio, il bel principe pu essere trasformato in un ranocchio, o in un animale mostruoso e ripugnante; oppure i corpi dei protagonisti possono ingrandirsi a dismisura, o divenire piccoli piccoli; in altri casi ancora, un corpo pu venire inghiottito, o scomparire per ricomparire altrove. L'immaginario e il meraviglioso non hanno limiti, n psichici n fisici.

Una fiaba nota..... Cenerentola su Issue


Open publication - Free publishing

Di

seguito

le

favole

lette

in

classe

illustrate

dagli

alunni.

LA

VOLPE

CON

LA

PANCIA

PIENA

EsopoL'inverno era ormai alle porte. Gli alberi privi di foglie non offrivano pi alcun riparo ed i piccoli animali si erano gi preparati ad affrontare il freddo. Una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po' di cibo con il quale placare quella fame terribile che l'aveva colpita. Erano molti giorni che non mangiava. Le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l'estate ed era impossibile stanarli. Cos, il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica. All'improvviso, un profumo delizioso le stuzzic le narici. La volpe si avvicin al punto da cui si propagava l'inaspettata fragranza e finalmente vide un enorme pezzo d'arrosto premurosamente sistemato nell'incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore. L'animale si intrufol nella cavit della pianta, riuscendo ad entrarvi con molta fatica. Quando si trov all'interno del buco pot placare la propria irresistibile fame, divorando la carne in un boccone. Trascorsi alcuni minuti, la volpe con la pancia spaventosamente piena, decise di uscire dall'incavo per tornare all'aperto. Ma appena tent di oltrepassare il buco dal quale era entrata scopr di non essere pi in grado di superarlo! Aveva mangiato troppo ed era diventata molto pi grossa rispetto a prima. Spaventatissima si sforz cosi tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura! Lo sfortunato animale inizi a gridare finch una seconda volpe passando la vide e saputo quanto accaduto disse: "E' inutile strillare. Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all'interno della pianta fino a quando la tua pancia non diminuiva. Invece l'impulsivit ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare finch non smaltirai ci che hai mangiato". Cos, la povera volpe rimase incastrata nella cavit per pi di un giorno, rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all'interno della quercia.

La pazienza e il tempo sono degli ottimi alleati per affrontare qualsiasi difficolt. La lepre e la tartaruga

La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: Nessuno pu battermi in velocit diceva - Sfido chiunque a correre come me. - La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida. - Questa buona! - esclam la lepre; e scoppi a ridere. -Non vantarti prima di aver vinto replic la tartaruga. - Vuoi fare questa gara? -Cos fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre part come un fulmine: quasi non si vedeva pi, tanto era gi lontana. Poi si ferm, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdrai a fare un sonnellino.

La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegli, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara. La tartaruga sorridendo disse: "Non serve correre, bisogna partire in tempo."

IL CORVO E L PASSERO
UN GIORNO SUL RAMO DI UN GRANDE ALBERO CON POCHE FOGLIE, UN PASSERO E UN CORVO SI INCONTRARONO ED INCOMINCIARONO A PARLARE. IL CORVO INIZI PER PRIMO DICENDO:<< EHI CIAO! SONO JIMMY IL CORVO! TU COME TI CHIAMI?>> IL PASSERO RISPOSE:<< MI CHIAMO RONNI E SONO UN PASSERO.>> I DUE CHIACCHIERARONO PER MOLTO TEMPO FINCH, IL CORVO GLI DISSE:<< ORA DEVO ANDARE AL LAGO PER BERE, POTRESTI PORTARMI I VERMI NEL MIO NIDO PER FAVORE? IL MIO NIDO SI TROVA SU QUELLACERO DALLE FOGLIE ROSSE VICINO AL CESPUGLIO DI MORE.>> IL PASSERO GOLOSO CON VOCE RIDACCHIANTE RISPOSE:<< VA BENE VADO E TORNO!>> PRESE I VERMI, AND IL PI LONTANO POSSIBILE E L MANGI TUTTI. DOPO AVER MANGIATO TORN DAL CORVO E DISSE SPAVENTATO:<< NON SAI COSA MI SUCCESSO, UN FALCO PUNTAVA VERSO DI ME COSI SONO SCAPPATO E DURANTE LA FUGA MI SONO CADUTI I VERMI!>> IL CORVO INIZIALMENTE CREDETTE ALLE PAROLE DEL PASSERO MA DOPO ARRIV UN SUO SIMILE E GLI RACCONT LA VERIT. IL CORVO ALLORA ESCLAM:<< MI HAI RACCONTATO UNA BUGIA E TI SEI MANGIATO I MIEI VERMI! NON MI POTRO' PIU' FIDARE DI TE!>> IL CORVO VOL VIA E IL PASSERO RIMASE SOLO. LA MORALE CHE LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE. SIMONE

Cortometraggio "I ladri di favole", tratto dal libro omonimo di Rosa Tiziana Bruno, edizioni Edigi. Il film vincitore al Lucania Film Festival 2010...

Favole per imparare La balena dalla pancia piena

Favola by Dario G. A primavera su un ramo si posarono due grandi amici: il passero e il corvo ( aggiungi dialogo che dimostra che sono grandi amici) Il passero esclam:- Allora corvo mi restituisci laereo che ti ho prestato? E il corvo :- lho prestato al colibr. Allora il passero and dal colibr che gli rispose :- No non me lha prestato mai il tuo aereo il corvo. Allora il passero and dal corvo e disse: - allora a chi lo hai prestato il mio aereo ..il corvo dice di non averlo mai ricevuto? luccello rispose :- ehm .alla cornacchia. Ma il passero non ci credette e volse lo sguardo al fiume dove giaceva un aereo mezzo rotto. Arrabbiato il passero disse : - Come mai non me lo hai detto prima? Ora va via e non ti far vedere pi! Il corvo se ne and e non torn mai pi dal passero. Morale : le bugie hanno le gambe corte

Cartoni realizzati con la tecnica del ritaglio e movie maker

La favola "Il lupo e l'agnello"


testi e dialoghi di Esopo elaborazione tecnica e grafica, team cl@sse 2.0

La favola "ll corvo e il passero"


testi e dialoghi di Mattia P. elaborazione tecnica e grafica, team cl@sse 2.0
user-1390858

Aiuto About Blog Prezzi Privacy Termini Supporto Aggiorna Contributions to http://casalpalocco.wikispaces.com/ are licensed under a Creative Commons Attribution ShareAlike 3.0 License. Portions not contributed by visitors are Copyright 2014 Tangient LLC