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1 Veronica Cavicchi

SPUNTI DALLA STORIA DEL CALCOLO INFINITESIMALE: Il


problema delle quadrature dall'At!"#!t$ al R!a%"!meto&
'
1. Il ciclo di conferenze
Lo scopo del ciclo di conferenze quello fornire una conoscenza tecnica delle idee e dei concetti
che hanno condotto alla nascita del calcolo infinitesimale, perch uno spunto interessante per gli
insegnanti di matematica: si trovano idee e concetti che provengono dalla geometria euclidea, dalla
geometria analitica e dall'analisi moderna. In particolare, si analizzano le radici del calcolo
infinitesimale che si trovano nell'antichit, come il prolema delle quadrature e quello delle
tangenti. I fondamenti dell'analisi matematica si trovano nella geometria classica. In questa prima
conferenza si ripercorrono le idee degli antichi greci fino ad arrivare ai primi metodi di calcolo
rudimentali del !inascimento. "elle prossime tre conferenze si analizzeranno i lavori di "e#ton e
Leiniz$ e la sistemazione definitiva dei fondamenti del calcolo.
2. Il problema delle quadrature nell'Antichit.
%no dei primi grandi prolemi matematici dell'antichit legati allo sviluppo di concetti di natura
infinitesimale il prolema del calcolo delle aree di figure piane, o del volume di figure solide. Il
classico prolema della quadratura ha le sue origini nell'antica &recia: consisteva nel determinare,
con il solo uso della riga e del compasso, un quadrato equivalente ad una figura piana assegnata$ ci
si pu' porre il prolema della cuatura, ovvero della determinazione, sempre con riga e compasso,
di un cuo con lo stesso volume di una figura spaziale assegnata. La necessit di poter effettuare la
costruzione limitandosi all'uso esclusivo di riga e compasso riflette il fatto che per gli antichi greci
la geometria era un sapere costruttivo. La teoria della quadratura delle figure piane notevoli si trova
la sua applicazione in ase a diverse proposizioni contenute negli (lementi di (uclide )*++ a.,.
circa-, tra il I. e il III sec. a.,. /i decompone facilmente un triangolo in un rettangolo ad esso
equivalente, ed ancora un rettangolo in un quadrato ad esso equivalente.
0vendo quindi compreso come trasformnare un triangolo in un quadrato equivalente, risultava
semplice fare lo stesso con un poligono generale, prima suddiviso in triangoli. 1uesto funziona
ene con figure poligonali, ma di fronte a figure curve, come il cerchio, nascono prolemi. La
costruzione di un quadrato equivalente ad un cerchio assegnato, con uso esclusivo di riga e
compasso, un2operazione impossiile, come stato dimostrato successivamente dalla matematica
moderna. 3er i greci quindi la quadratura del cerchio con riga e compasso, cos4 come la
rettificazione della circonferenza, restarono senza soluzione, e la teoria della quadratura delle
figure piane rest' in funzione solo del calcolo dell2area di queste o del volume di un solido. 0nche
trovare formule per il calcolo di aree o volumi ha delle difficolt.
3. Il metodo di esaustione.
L'idea parte dallo studio della nozione di lunghezza di un segmento. %n segmento si pu' dividere in
un numero aritrario di parti uguali tra loro. ,2 la propriet di Eudosso-Archimede, individuata
da (udosso di ,nido )5++ a.,. circa-, che si trova anche negli (lementi:
e le due lun!hezze A e " sono tali per cui# ad esempio# $ % A % " allora esiste un naturale n
tale che An & ".
,i sono altri esempi di grandezze per le quali valgono queste propriet: la misura degli angoli nel
piano, l'area delle figure piane, il volume delle figure solide. Il metodo di esaustione
1
,onferenza tenuta dal dott. Luca Lussardi, presso l2%niversit ,attolica del /acro ,uore )aula 6- 7 .ia dei 8usei 51,
9rescia in data :;<+5<:+1*
: Veronica Cavicchi
un2applicazione della propriet di (udosso=0rchimede, ed fondato sulla Proposizione I del Libro
X degli Elementi:
e A e " sono due !randezze omo!enee# misurabili e continue tali che $ % A % "# se da " viene
sottratta una !randezza ma!!iore della sua met# se da ci' che resta viene sottratta ancora
una quantit ma!!iore della sua met# e ripetendo continuamente questo procedimento# allora
prima o poi resta una quantit minore di A.
/i pu' dimostrare la proposizione I attraverso la propriet di (udosso=0rchimede. /i riportano le
due grandezze date 0 e 9 su due segmenti, con 9 > ?09? e 0 > ?(@?:
3er l2assioma di (udosso=0rchimede, si pu' costruire il segmento (A, con ?(A? > n?(@? B ?09?, per
un certo naturale n, dove per costruzione: ?(@? > ?@&? > ?&C? > D > ?IA?. 0pplicando il procedimento
dell'enunciato del teorema, togliamo dal segmento 09 un segmento ,9 tale che:
AB AB
CB AC
2 2
> >
3ossiamo supporre n B :, e quindi si ha che:
EF EF EF AB
EF EI ( 1) EF EF EF EF AC
2 2 2 2
n n n
n n n < > > >
3rocedendo allo stesso modo e con le stesse considerazioni sui segmenti 0, e (I: dopo n passi si
trova che ?(@? B ?0E?, essendo 0E l'ultimo residuo di 09, che la tesi del teorema. Il metodo di
esaustione il primo metodo di integrazione della storia, ma ha un grande svantaggio: non si tratta
di uno strumento di calcolo, ma di un metodo dimostrativo: vale in modo rigoroso per verificare la
validit di certe uguaglianze tra aree o volumi, precedentemente scoperte in altro modo. Il metodo
di esaustione procede esaurendo una figura con una successione di figure al suo interno: da una
figura si sottrae una parte maggiore della sua met, dalla figura che rimande si sottrae ancora una
parte maggiore della sua met e cos4 via, finch non si arriva ad una figura piF GpiccolaH di ogni
figura aritrariamente fissata in precedenza. 1uesto metodo si avvicina alla definizione di limite.
L2infinito potenziale, e cio una grandezza non mai infinita, ma pu' diventare aritrariamente
piccola o aritrariamente grande, permise ai greci di determinare aree e volumi di figure curve. Il
metodo di esaustione si applica per trovare l2area del cerchio, sfruttando il teorema della
Proposizione I del Libro XII degli Elementi:
(e aree di due poli!oni simili inscritti in due distinte circonferenze stanno tra loro come i
quadrati dei rispettivi ra!!i delle circonferenze.
%na conseguenza di questo teorema la Proposizione II del Libro XII degli Elementi:
(e aree di due cerchi stanno tra loro come i quadrati dei rispettivi diametri.
(uclide dimostra la 3roposizione II con il metodo di esaustione.
3rendiamo una corda 09 di una circonferenza e il punto , sulla circonferenza di modo tale che il
triangolo 09, sia isoscele sulla ase 09.
* Veronica Cavicchi
L2area di 09, maggiore della met dell'area del settore circolare circoscritto ad 09,, perch
costruendo il rettangolo 09(E si ha che l'area / del settore circolare 09, minore dell2area di tale
rettangolo, che vale il doppio dell'area del triangolo 09,.
/iano infatti dati due cerchi ,
1
e ,
:
di raggi !
1
e !
:
e siano 0
1
e 0
:
le rispettive aree. /i dimostra
che:
2
1 1
2
2 2
R A
R A

3oniamo:
2
1 2
2
1
A R
A:
R

La dimostrazione procede per assurdo. /upponiamo, per assurdo, che sia 0 I 0


:
. Inscriviamo nel
cerchio ,
1
un quadrato.
Jale quadrato ha l2area pari a
2
1
2R ed maggiore di
1
A
2
, perch il lato del quadrato circoscritto a
,
1
vale :!
1
, da cui:
2 2 1
1 1 1
A
A <4R 2R
2
> . /i costruisce quindi l2ottagono regolare che ha quattro
vertici pari a quelli del quadrato e gli altri quattro nei punti medi degli archi di ,
1
sottesi dai lati del
quadrato. Iterando questo ragionamento si trova un poligono inscritto in ,
1
di :n lati, di area:
(1)
n
P .
!ipetendo la stessa costruzione sul cerchio ,
:
si trova
(2)
n
P . I poligoni simili per ogni scelta di n.
3er la 3roposizione I si ha che:
(1) 2
1 1
(2) 2
2 2
R A
R A
n
n
P
P

(ssendo
(1)
1
<A
n
P deve essere
(2)
<A
n
P . 3er esaustione
(2)
2
A
n
P minore di qualsiasi area
aritrariamente fissata, cio per n aastanza grande , n tale che:
(2) (2)
2 2
A A A A
n n
P P < > .
Il che assurdo, perch contraddice
(2)
<A
n
P . 3onendo:
2
2 1
2
2
A R
B:
R

5 Veronica Cavicchi
si dimostra che non pu' valere 9 I 0
1
. /e supponiamo 0 B 0
:
, troviamo:
2
2 1 1 2
1
2
2
A R A A
B= A
R A
<
,
ma questo non pu' accadere. Eeve essere quindi per forza: 0 > 0
:
. 1uesto passaggio chiude la
dimostrazione. /uccede spesso che le dimostrazioni che utilizzano il metodo di esaustione passino
per la negazione dell2uguaglianza ed arrivino a contraddire le sue due negazioni di minore e
maggiore. ,on questo teorema si pu' calcolare l2area 0 del cerchio , di raggio ! a partire dall2area
0
+ del
cerchio ,
+
di raggio 1, perch:
2
2
0
0
A R
A A R
A 1

La costante 0
+
, calcolato empiricamente$ per cui:
2
A R . La storia di molto complessa.
0rchimede dimostra, nella sua opera ulla )isura del Cerchio# *roposizione I, che la stessa
costante verifica anche:
C
2R
.
essendo , la lunghezza della circonferenza di raggio !$ la
dimostrazione procede per esaustione. Il pi !reco# +# il risultato del
rapporto tra la circonferenza ed il diametro di un cerchio: una
costante e non un numero periodico, ma trascende, come i numeri
irrazionali )le sue cifre, cio, dopo la virgola sono infinite e non
prevediili-.
:
Il pi !reco# +# ha sempre affascinato tanti matematici
ma solo 0rchimede riusc4 a calcolare i suoi primi termini decimali.
0rchimede trov' un metodo per approssimarlo. ,onfront' la
circonferenza con il perimetro di poligoni inscritti )cio i cui vertici
stanno sulla circonferenza- e circoscritti )cio i cui lati sono tangenti
alla circonferenza- ad essa. 3rese due esagoni uno circoscritto e
l'altro inscritto nella stessa circonferenza. 0rchimede raddoppi'
progressivamente i lati dei poligoni, ottenendo infine una figura da
6; lati sia inscritta che circoscritta, a tutti e due i poligoni calcol' il
perimetro sommando la lunghezza dei lati, infine confront' la
lunghezza della circonferenza con i due perimetri, trovando che essa
risultava circa * volte il diametro, un numero che, calcolato in
frazione, risultava compreso fra 1+<K1 e 1+<K+. &iunse, cos4, alla
conclusione che il pi !reco# +# era compreso tra *,15+ e il *,15:.
0rchimede fu il primo matematico a usare le frazioni per una
dimostrazione matematica, perch da un punto di vista scientifico i
matematici non consideravano le frazioni come enti matematici.
1ueste venivano usate soltanto dai mercanti per scopi commerciali.
0rchimede intu4 che il pi !reco# +# non era un numero razionale, infatti non lo rappresent'.
*
La
misura del cerchio l'opera piF affascinante dell'antichit. La dimostrazione che il pi !reco# +#
irrazionale stata verificata da Aean C. Lamert, nel 1K;L.
5
"el 1LL: @erdinand .on Lindemann
dimostr' che il pi !reco# +# era un numero trascendente cio non algerico.
M
:
&razie ai moderni computer e a alcuni metodi numerici, si sono riuscite a calcolare milioni di cifre decimali esatte di
pi !reco# +. 0ll2indirizzo #e: http:<<it.#iNipedia.org<#iNi<3iOgrecoOP:LprimeO1++OmilaOcifreP:6, possiile
visualizzarne le prime centomila cifre dopo la virgola.
*
&(Q8R"0J 8. ):++L-. Il grande 0rchimede. (ditore /andro Jeti, !oma.
5
Aohann Ceinrich Lamert, in francese: Aean=Cenri Lamert )8ulhouse, :; agosto 1K:L 7 9erlino, :M settemre 1KKK-,
stato un matematico, fisico, astronomo e filosofo tedesco contemporaneo di (ulero. @u un pioniere della geometria
non euclidea. "el campo della fisica lasci' importanti contriuti in fotometria. 0 Lamert attriuita la prima
dimostrazione dell'irrazionalit di pi !reco# + )1K;L-. L'asteroide 1LK Lamerta stato intitolato in suo onore.
M
,arl Louis @erdinand von Lindemann )Cannover, 1: aprile 1LM: 7 8onaco di 9aviera, ; marzo 16*6- stato un
matematico tedesco. /tudi' matematica a &ottinga, (rlangen e 8onaco di 9aviera. 0 (rlangen ricevette il dottorato,
con la supervisione di @eliS Tlein. 3recedentemente al 1LL: Lindemann aveva gi dimostrato che se pi !reco# + fosse
stato trascendente, allora l'antico prolema della quadratura del cerchio con riga e compasso saree stato irrisolviile.
Figura 2 - Nonostante la maggior
parte dei computer si limiti ad
approssimarlo a 3!"!#$2%#3#&$'$
esiste da decenni una corsa da parte
di uni(ersit studiosi e centri di
ricerca al calcolo di )uante pi* ci+re
decimali possibili di pi greco, ,
M Veronica Cavicchi
,. (a quadratura della parabola.
La determinazione dell2area del cerchio intuitiva. Il metodo di esaustione si pu' applicare anche
ad aree piF complesse, di figure curve meno semplici. 0rchimede di /iracusa ):M+ a.,. circa mostra
dei ellissimi esempi di come dedurre formule da dimostrare da considerazioni di tipo meccanico: il
trucco di 0rchimede stato scoperto solo ai primi del "ovecento
;
quando il filologo danese
Ceierg
K
scopr4 in un palinsesto conservato a ,ostantinopoli un2opera di 0rchimede fino a quel
momento sconosciuta, attezzata poi come 8etodo.
L
0rchimede nel )etodo, mostra come ha
dedotto nelle sue altre opere la validit di alcune formule geometriche, dimostrate con il metodo di
esaustione, ad esempio la quadratura del segmento paraolico e la determinazione del volume della
sfera. %sa metodi meccanici, come lo studio dell'equilirio delle leve e di metodi che assomigliano
agli indivisiili di ,avalieri, che saranno utilizzati nel 1K++ molti anni dopo. Rltre al metodo
meccanico con le leve, successivamente 0rchimede dimostr' la stessa formula con il metodo di
esaustione, trattato che si trova nell'opera -uadratura della parabola. ,onsideriamo l2arco di
paraola 0,.
L'equazione della paraola data da ?R3? > m?0R?)?0,? 7 ?0R?-, per un certo coefficiente m B +.
/ia t la tangente all'arco di paraola nel punto ,$ allora l'equazione di t :

?R8? > m?0,?)?0,? 7 ?0R?-.
0rchimede sapeva tracciare le tangenti alla paraola, perch il prolema era gi stato risolto da
0pollonio in riferimento alle ,oniche nel III secolo a.,.. /i trova, quindi, che:
?R3??0,? >m?0R??0,?)?0,? 7 ?0R?-

?R3??0,?>?R8??0R?
1uesta formula rappresenta la propriet dell2equilirio di una leva, con peso ?R3? in un estremo e
raccio ?0,?, e peso ?R8? nell'altro estremo, con raccio ?0R?. 1uesta relazione vale per ogni
punto 3 dell'arco di paraola. 0rchimede mise il fulcro di questa leva in modo molto intelligente. /e
@ il punto di intersezione tra la tangente t e la retta ortogonale ad 0R e T il punto medio di 0@,
allora T il fulcro della leva che si trova lungo il segmento "C, perch ?0E? > ?0,?. Il punto " il
punto medio di R8, e rappresenta l'estremo della leva dove applicato il peso materializzato dal
segmento R8. 0llo stesso modo, il punto C l'altro estremo dell'asta dove viene applicata la
materializzazione del segmento R3. R8 si pu' pensare concentrato in ", suo punto medio. La
totalit dei segmenti R8 viene, quindi, ad essere concentrata lungo il segmento ,T e la totalit di
;
"(JU !., "R(L V. ):++K-. Il ,odice perduto di 0rcimede. 9%! /aggi, 8ilano.
K
Ceierg, Aohan Ludvig. = /torico danese della scienza )0alorg 1LM5 = ,openaghen 16:L-, prof. di filologia classica
all'univ. di ,openaghen. Eal 16:: socio straniero dei Lincei. Rltre a numerose edizioni critiche dei principali
matematici greci, si deve a lui la scoperta )16+K- dell'opera di 0rchimede /ul metodo, ritenuta perduta.
L
In filologia, un palinsesto un supporto, tipicamente una pagina manoscritta, che stata scritta, cancellata e poi
riscritta.
; Veronica Cavicchi
questi pesi si pu' pensare applicata nel aricentro & del triangolo 0@,. La leva CT&, con la totalit
dei segmenti paraolici in C e la totalit dei segmenti R8 in &, in equilirio. (ssendo:
?0@?> m?0,?
:
,
si ha che l2area del triangolo 0@, :
3
AC
2
AFC
m
A ,
mentre il raccio, dato che l2ascissa del aricentro sar
AC
AO
3
.
,hiamando con l2area del segmento paraolico si ottiene:
3 4 3
AC AC
AC AC AC AC
3 2 3 6 6
AFC
m m m
S A S .
0rchimede osserv' che la formula trovata si pu' scrivere in modo piF semplice, in termini dell2area
. del triangolo isoscele 09, inscritto nel segmento paraolico assegnato:
2 3 3 3 1 8 4
AC AC AC AC AC
2 4 8 6 6 8 3
ABC
m m m m
T A S T
L2area del segmento paraolico pu' essere espressa anche attraverso l2area / del rettangolo
circoscritto al segmento stesso, sapendo che questa il doppio di
quella del triangolo, come segue:
2
3
S R .
0rchimede voleva dimostrare che un l2area sottesa ad un
segmento paraolico 0391, uguale ai 5<* del triangolo 09,
che ha ase e altezza uguali al segmento paraolico, anche con il
metodo di esaustione.
La quadratura della parabola uno dei pochi testi che ci permette di vedere la teoria pre=
apolloniana sulle coniche.
6
La paraola come le altre coniche ha dei diametri, cio delle rette che isecano tutte le corde
6
0pollonio di 3erga )3erga, :;: a.,. 7 8urtina, 16+ a.,.- stato un matematico e astronomo greco antico, famoso per
le sue opere sulle sezioni coniche e l'introduzione, in astronomia, degli epicicli e deferenti. (e coniche sono un2opera in
otto liri dei quali quattro sopravvivono nella versione greca originale e sette in una traduzione in arao. Le sezioni
coniche )paraola, ellisse, iperole, circonferenza- erano gi note da un secolo e mezzo quando 0pollonio compose il
suo celere trattato su queste curve, ma nessuna opera precedente )neppure le ,oniche di (uclide- aveva raggiunto un
livello cos4 alto. @u 0pollonio che diede alla ellisse, alla paraola e alla iperole i nomi con i quali da allora queste
curve sono identificate.
K Veronica Cavicchi
parallele.
1+
I diametri della paraola sono paralleli fra loro.
L'ordinata una semi corda tracciata ordinatamente tra il
vertice della paraola il punto dove si incontra il diametro
con la curva.
I concetti di diametro e di ordinata vanno sempre in coppia
perch se doiamo assegnare il diametro ci servir un
ordinata e viceversa. 0rchimede dedica l'opera a Eositeo e la
conclude con la sua testimonianza autoiografica.
11
Eice di
essere riuscito a giungere a questo risultato prima per via
meccanica e poi per via geometrica. 0rchimede arriv' a
dimostrare questo risultato con il metodo di esaustione. Il
metodo di esaustione un procedimento utile a calcolare aree di varie figure geometriche piane.
,onsiste nella costruzione di una successione di poligoni che convergono alla figura data. L2area
della figura risulta essere quindi il limite delle aree dei poligoni. Il sofista 0ntifonte )5*+ a.,.- tent'
di determinare l'area del cerchio inscrivendovi dei triangoli sempre piF piccoli, fino a quando la sua
area non GesaurisceH lo spazio tra i triangoli ed il cerchio.
1:
Il piF famoso esempio di applicazione
del metodo di esaustione quello della quadratura del cerchio effettuata da 0rchimede.
(gli per' utilizz' due metodi, quello di esaustione, inscrivendo poligoni regolari su di un cerchio di
raggio unitario, e il metodo di compressione, circoscrivendo cio i poligoni al cerchio. In questo
modo all'aumentare del numero dei lati dei poligoni le figure tenderanno ad avvicinarsi alla forma
del cerchio, tanto che egli ottenne una misura aastanza precisa del pi !reco, W. Il metodo di
esaustione venne descritto all'interno del )etodo, il liro in cui 0rchimede spiega questo
procedimento. 1uesto metodo alla ase del concetto di integrale di una funzione
1*
sviluppato nel
1+
0rchimede dimostr' che l2area del triangolo inscritto maggiore, 09,, con ase 0,, quattro volte la somma dei
corrispondenti triangoli inscritti aventi come asi rispettivamente 09 e 9,. ,ontinuando il processo suggerito da questa
relazione, risulta che l'area del segmento paraolico 09, data dalla somma di una serie infinita di aree di triangoli:
( ) ( ) ( ) ( ) APBQC BPA + + + 1
]
A(C ()C A A A A
( )
( ) ( ) ( )
2

4 4 4
n
+ + ++
A(C A(C A(C
A(C
A A A
A
( ) ( )
2
1 1 1 4
1
4 4 4 3
n
_
+ + ++

,
A(C A(C A A
0rchimede non parla di somma della serie infinita, perch ai suoi tempi i processi non finiti venivano disapprovati.
Eimostr' che non poteva essere n maggiore n minore di . 0rchimede, come i suoi
predecessori, non usava il termine GparabolaH ma l'espressione GortotomoH, ossia Gsezione di un cono rettoH.
11
Eositeo di 3elusio stato un matematico e astronomo greco antico, allievo di ,onone di /amo, attivo ad 0lessandria
d'(gitto nella seconda met del III secolo a.,.. X conosciuto soprattutto come corrispondente di 0rchimede di /iracusa,
che dopo la morte di ,onone gli invia diversi suoi lavori: il trattato sulla -uadratura della parabola, i due distinti
trattati ulla sfera e il cilindro, un liro ulle spirali e un trattato ui conoidi e sferoidi. Eositeo si era interessato alla
progettazione di specchi ustori, senza per' fornirne una teoria rigorosa.
1:
0ntifonte )0tene, 5L+ a.,. ca. 7 0tene, 51+ a.,. ca- stato un filosofo e drammaturgo greco antico.
1*
In matematica l'integrale ad una curva l'area sottesa dal suo grafico.
Figura # - L-area del cerchio . determinata costruendo una successione di poligoni che assomigliano sempre di pi* al cerchio,
A seconda che si scelgano poligoni iscritti o circoscritti nella circon+erenza l-area di )uesta risulter essere approssimata
in+eriormente o superiormente, Entrambe le scelte portano comun)ue al limite all-area del cerchio,
L Veronica Cavicchi
/eicento da "e#ton e Leiniz.
15

1M
0rchimede arriv', attraverso il metodo di esaustione, a risultati
veramente innovativi e forn4 ai matematici una tecnica per la risoluzione dei prolemi. ,on un
ragionamento del tutto simile a quello scoperto nel !inascimento in Italia, 0rchimede trov' anche
la formula per il volume della sfera nell'opera (a sfera e il cilindro. L'opera Gulla sfera e sul
cilindroH l'argomento di 0rchimede piF a ampio arrivato ai giorni nostri. 1uest'opera parla dei
corpi geometrici come la sfera ed il cilindro.
L'immagine della sfera e del cilindro viene collegata alla toma di 0rchimede, perch, secondo la
leggenda, sulla sua toma volle questi due solidi di rotazione.
Il .rattato sulla sfera e sul cilindro diviso in due liri, che erano forse all'origine due liri separati.
Il primo liro parla della misura della superficie e del volume della sfera, mentre nel secondo
invece si espone una serie di prolemi per riprodurre e dividere la
sfera secondo precisi parametri.
/u questi due liri e su altri ci sono i commenti di (utocio, un
matematico nato nel .I secolo a., ad 0scalona in 3alestina.
1;
(utocio scrisse commenti riferiti a notizie di storia della matematica:
ci sono frammenti di lettere scamiate tra 0rchimede e i maggiori
scienziati di quel tempo. /ull'opera della /fera e del ,ilindro ci sono
nuove idee come il concetto della concavit ed alcuni postulati molto
importanti, il piF importante dei quali, il quinto, alla ase dei
rapporti tra le grandezze.
La sua opera divent' una ase importante per lo sviluppo dei metodi
di ricerca, e per gli sviluppi successivi della 8atematica e della
&eometria. Le fonti arae citano un trattato sulla costruzione della
sfera, dove 0rchimede avree spiegato come costruire un planetario
simile a quello portato dal generale 8arcello.
1K
0rchimede dimostr' che il rapporto tra il volume della sfera e del
cilindro ad essa circoscritto equivale a
2
3
. 0rchimede dimostra il risultato di questo rapporto,
partendo dal fatto che il volume della sfera il quadruplo del cono che ha per ase un cerchio con il
raggio pari al raggio della sfera. &iocando con confronti all2inizio erronei arriva alla fine a
confrontare le figure nel modo corretto. 0rchimede un genio eclettico, in grado di conciliare
matematica e applicazioni, ma egli stesso si considerava un geometra puro. La leggenda narra che
fu ucciso da un soldato romano mentre faceva della geometria disegnando per terra$ lo dimostra
anche ci' che volle raffigurato sulla sua lapide. Rggi lo ricordiamo anche nell2incisione sul fronte
della 8edaglia @ields, dove rappresentato il suo volto.
.
0. Il problema delle quadrature nel /inascimento.
%na delle prime opere matematiche ad essere messa a stampa, dopo la rivoluzione di questa
scoperta nel Y. secolo, furono gli (lementi di (uclide
1L
. La stampa delle opere di 0rchimede
avvenne invece solo verso la fine del Y.I secolo, a 9asilea, e questo porto alla luce i prolemi da
lui lasciati aperti$ il 8etodo venne scoperto solo nel "ovecento, per cui i matematici del Y.I secolo
dovettero riscoprire ogni tecnica che portasse ai risultati descritti da 0rchimede. In particolare sono
da ricordare gli studi di @rancesco 8aurolico
16
)1565=1MKM- che riusc4 a ricostruire la teoria dei
15
/ir Isaac "e#ton )Voolsthorpe=Z=,olster#orth, :M dicemre 1;5: 7 Londra, :+ marzo 1K:K[1\- stato un
matematico, fisico, filosofo naturale, astronomo, teologo ed alchimista inglese.
1M
&ottfried Vilhelm von Leiniz )Lipsia, 1] luglio 1;5; 7 Cannover, 15 novemre 1K1;- stato un matematico,
filosofo, scienziato, logico, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato e iliotecario tedesco.
1;
(utocio di 0scalona )0scalona, ca. 5L+ 7 data sconosciuta- stato un matematico izantino. "ato ad 0scalona verso
il 5L+, fu quasi certamente discepolo di 0mmonio di (rmia ad 0lessandria, come si pu' dedurre da una frase del suo
commentario al trattato di 0rchimede /ulla sfera e il cilindro. /i pensa sia morto intorno al M5+.
1K
8arco ,laudio 8arcello )lat. 8arcus ,laudius 8arcellus$ c. :;L a.,. 7 .enosa, :+L a.,.- stato un generale romano
durante la /econda guerra punica ed il conquistatore di /iracusa.
1L
Aohann &utenerg, nato a 8agonza, in &ermania, rivoluzion' la tecnica di stampa verso la met del Y. secolo e la
prima stampa degli (lementi di (uclide avvente nel 15L:.
Figura & - Il rapporto tra il
(olume della s+era e )uello del
cilindo ad essa circoscritto . 2/3
6 Veronica Cavicchi
centri di gravit dei solidi e di Luca .alerio
:+
)1MM:=1;1L-, che introduce nel metodo di esaustione,
rudimentale ma rigoroso per la prima volta la trattazione di classi generali di figure, invece che
curve o solidi particolari. 1uesto fatto rappresenta il primo tentativo di aandono della matematica
classica, che aveva sempre distinto tra figure geometriche dichiarate, con tanto di nome, da altre
figure geometriche di scarso interesse. La direzione di ricerca sulle quadrature si chiuder con la
teoria degli indivisiili geometrici, prima che il calcolo degli integrali successivamente si sviluppi.
9onaventura ,avalieri )1M6L=1;5K-, allievo di &alileo, studi' in che rapporto stanno i volumi dei
solidi di rotazione a partire dal rapporto tra le aree delle figure piane che li generano. Jrov' delle
incongruenze: il cilindro il triplo del cono inscritto, ma generato, per rotazione, da un rettangolo
che il doppio del triangolo che genera il cono. ,avalieri si accorse che l2errore viene aggirato
camiando il punto di vista: mettendo cio i due solidi con la stessa altezza uno accanto all'altro,
con le asi su uno stesso piano, e affettandoli con una famiglia di piani paralleli alla ase.
"el liro II della sua 1eometria indivisibilibus continuorum nova quadam ratione promota,
pulicata nel 1;*M, espose il teorema I0, oggi noto come principio di 1a(alieri:
e due superfici piane dis!iunte intercettate dallo stesso fascio di rette parallele formano corde tra
loro proporzionali a due a due con lo stesso fattore di proporzionalit# allora le due superfici
stanno in quello stesso rapporto. Analo!amente# se due solidi dis!iunti intercettati dallo stesso
fascio di piani paralleli formano superfici proporzionali a due a due con lo stesso fattore di
proporzionalit# allora i due solidi stanno in quello stesso rapporto.
Il principio di ,avalieri oggi visto come una conseguenza del teorema di @uini=Jonelli per gli
integrali multipli. Il principio di ,avalieri, fondato sul concetto non classico di indivisiile
&eometrico, si contrappone al metodo di esaustione: teoricamente piF deole, ma si tratta quasi di
uno strumento di calcolo. ,' un ritorno all'infinito attuale. Il prolema delle quadrature rester
fermo fino a "e#ton e Leiniz. %n2applicazione del principio di ,avalieri la determinazione del
volume di una semisfera di raggio !.
21

%na rotazione completa attorno al segmento 0E dell'arco 9E genera una superficie semisferica.
3rendiamo un piano ortogonale al segmento 0E, che scorra da 0 verso E e che intersechi la
semisfera generata dalla rotazione del settore 09E lungo (&, ed intersechi il cilindro generato dalla
rotazione del quadrato 09,E lungo (C ed anche il cono generato dalla rotazione di 0,E lungo il
segmento (@. 0pplicando il teorema di 3itagora si ha:
16
@rancesco 8aurolico, detto anche @rancesco da 8essina )8essina, 1; settemre 1565 7 8essina, :: luglio 1MKM-,
stato un matematico italiano. Rrdinato prete nel 1M:1, divenne nel 1MM+ monaco enedettino presso il monastero di
/anta 8aria del 3arto a ,asteluono e due anni dopo fu consacrato aate nella cattedrale di /. "icol' di 8essina.
@u un famoso matematico, astronomo, architetto, storico e scienziato. Intu4 e svilupp' il principio di induzione
matematica, studi' metodi per la misurazione della Jerra, fece osservazioni astronomiche )come quella della supernova
apparsa nella costellazione di ,assiopea-, forn4 le carte geografiche alla flotta cristiana in partenza dal porto di 8essina
per la 9attaglia di Lepanto, collaor' con lo scultore &iovanni 0ngelo 8ontorsoli nella realizzazione delle fontane di
Rrione e quella del "ettuno del ,inquecento, fornendo i distici latini incisi sulle fontane.
:+
Luca .alerio )"apoli, 1MM* 7 !oma, 1K gennaio 1;1L- stato un matematico italiano. (ra figlio di un cuoco ferrarese,
&iovanni .aleri, e di una &iovanna !odomano di ,orfF. 0llevato a ,orfF, entr' poi, diciassettenne, nella ,ompagnia di
&esF a !oma nel 1MK+. @u insegnante presso famiglie noili lo port' a entrare in contatto con il cardinale Ippolito
0ldorandini, cui tenne lezioni di filosofia morale. (letto papa ,lemente .III nel 1M6:, sostenne gli studi di .alerio, cui
nel 1;+1 fu assegnata la lettura di 8atematica$ a questa nel 1;+*, alla morte di Lelio 3ellegrini, si aggiunse quella di
@ilosofia 8orale. In questi anni riusc4 a concludere una prima versione della sua opera, il Ee centro gravitatis
solidorum.
:1
9onaventura @rancesco ,avalieri )8ilano, 1M6L 7 9ologna, *+ novemre 1;5K- stato un matematico italiano. @u
l'inventore dell'assonometria cavaliera.(ntr' in giovane et )1;1M- nell'ordine dei &esuati e quindi studi' matematica
all'%niversit di 3isa, allievo di 9enedetto ,astelli. 0 3isa incontr' &alileo &alilei che, stimandolo uno dei maggiori
matematici del suo tempo, ne appoggi' la carriera sino a quando divenne lettore presso l'%niversit di 9ologna, nel
1;:6.
1+ Veronica Cavicchi
?(C?
:
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:
.
1uindi il fascio di piani paralleli interseca i tre solidi ottenuti, cilindro ,, semisfera / e cono 1,
lungo tre superfici che hanno le aree stanno in relazione. 0pplicando il principio di ,avalieri
spaziale, deve essere V
C
2 V
-
3V
42
da cui:
3 3 3 3
/ 2
2 4
R R R R
3 3 3
S C Q S
V V V V


5. Conclusioni
/ono rimasta molto copita dalla prima dimostrazione della quadratura della paraola, che scritta
nel metodo dei teoremi meccanici e si asa su due postulati di natura fisica:
*rincipio del baricentro: per studiare l'equilirio si pu' immaginare che la sua massa sia
concentrata tutta su un punto, cio il aricentro.
*rincipio di leva: partendo dall2idea di una ilancia, composta da un segmento e da un fulcro,
cui sono appesi due corpi in equilirio, si pu' affermare che il peso dei due corpi direttamente
proporzionale all2area ed al volume dei corpi stessi.
0rchimede utilizzo il principio delle leve con svariate e notevoli applicazioni. 8olto famosa la
sua frase celere:
67atemi un punto d'appo!!io e vi sollever' il mondo8. 9Archimede:
/econdo la leggenda 0rchimede avree detto questa frase dopo aver scoperto la seconda legge
sulle leve. %tilizzando leve vantaggiose, infatti, possiile sollevare carichi molto pesanti )che
hanno una grande forza peso- usando una forza d2applicazione )cio una forza di resistenza-
minore, secondo la legge: 3 : ! > r : p, dove 3 ed !, sono rispettivamente peso e resistenza,
mentre p e r sono i loro due racci di azione. 0rchimede fu un aile inventore ed era consapevole
del suo ingegno. &odeva di una grande stima sia nel suo paese, infatti era un riferimento per re
&erone, che ad 0lessiandria d2(gitto, dove tratteneva rapporti epistolari con i piF illustri matematici
del suo tempo, sia tra i !omani, tant2 vero che secondo la leggenda relativa alla sua morte era stato
ordinato di farlo prigioniero e di non ucciderlo )come invece accade-. Il comandante romano gli
fece costruire una toma in suo onore. 0rchimede conosceva ene il proprio valore, allo stesso
modo in cui si rendeva conto della potenza e della creativit delle sue invenzioni. I suoi studi,
seene la 8atematica e la &eometria fossero per lui le arti piF noili, non erano mai disgiunti dalle
possiili applicazioni che poteva trarne, in particolare per difendere la sua amata citt, /iracusa,
dall2assedio dei !omani. ,hiss cosa passato nella mente di 0rchimede, quando ha scoperto il
secondo principio_ ,atapulte, 8anus ferrea, leve, equiliri, alestre e molto altro ancora. Ca visto
una speranza per lui e per /iracusa. @orse la frase detta non era la dichiarazione di essere il piF
grande matematico di tutti i tempi, ma la manifestazione di un2intenzione, di una speranzaD quella
di sollevare il mondo per davvero, il suo mondo, /iracusa dai conquistatori.
11 Veronica Cavicchi
SPUNTI DALLA STORIA DEL CALCOLO INFINITESIMALE: Il
problema delle ta*et! dall'At!"#!t$ al R!a%"!meto&
++
1. Il ciclo di conferenze
Lo scopo del ciclo di conferenze quello fornire una conoscenza tecnica delle idee e dei concetti
che hanno condotto alla nascita del calcolo infinitesimale, perch uno spunto interessante per gli
insegnanti di matematica: si trovano idee e concetti che provengono dalla geometria euclidea, dalla
geometria analitica e dall'analisi moderna. In particolare, si analizzano le radici del calcolo
infinitesimale che si trovano nell'antichit, come il prolema delle quadrature e quello delle
tangenti. I fondamenti dell'analisi matematica si trovano nella geometria classica. In questa seconda
conferenza si ripercorrono ancora le idee fin dagli antichi greci, per analizzare il prolema delle
tangenti ad una curva piana. La tangente un concetto locale, ma in tutte le trattazioni del periodo
considerato non viene vista come tale, ma come costruzione gerale.
2. Il problema delle tan!enti nell'Antichit.
"on si trova molto, perch per i classici le curve di interesse erano le curve dichiarate con nome e
ritenevano le curve generiche erano inutili. La parola tangente non veniva utilizzata dai &reci:
Gtn!ereH participio presente del vero di origine latina che significa GtoccareH. (uclide e
0pollonio usavano loro stessi il termine toccare per riferirsi alle tangenti. (uclide negli ;lementi
parla delle tangenti a proposito della ,irconferenza ed afferma nella la *roposizione <VI del (ibro
III:
-uella retta che# dalle estremit del diametro di un cerchio viene condotta ad an!olo retto#
cadr al di fuori del cerchio stesso= nello spazio compreso tra la stessa linea retta e la
periferia non cadr altra retta= e invero l>an!olo del semicerchio ? ma!!iore di qualsivo!lia
an!olo acuto rettilineo# il rimanente ? minore.
/e consideriamo la tangente t e la circonferenza, non esiste una retta per 0 che passi nella regione
tra t e la circonferenza e tocchi la circonferenza solo in 0. (uclide dimostra cos4 che ci' che
caratterizza la tangenza l2annullarsi dell2angolo di contingenza. Rgni altra retta diversa
dall'ortogonale al diametro deve incontrare la circonferenza in un altro punto diverso dal punto di
tangenza. La tangente , quindi, la retta ortogonale al diametro nel punto di tangenza.
= Eimostrazione :
/ia r la retta ortogonale a R0 in 0. /upponiamo, per assurdo, che la retta s per 0 ortogonale a R0 in
0 incontri la circonferenza anche nel punto 9. (ssendo il triangolo R09 isoscele sulla ase 09,
deve essere $ ma l'angolo retto e un triangolo non pu' avere piF di un angolo
::
,onferenza tenuta dal dott. Luca Lussardi, presso l2%niversit ,attolica del /acro ,uore )aula 6- 7 .ia dei 8usei 51,
9rescia in data +*<+M<:+1*
1: Veronica Cavicchi
retto, e dunque si ha una contraddizione. /upponiamo che ci sia un'altra retta s nella regione
compresa tra la circonferenza e r, ovvero che forma un angolo di contingenza .
Jracciamo il segmento RC perpendicolare a s in C. 0llora deve essere ?R0? B ?RC?, dal momento
che l'ipotenusa di un triangolo rettangolo sempre maggiore di ciascuno dei due cateti. 8a: ?
R0? > ?R9? da cui ?R9? B ?RC?, che assurdo.

3er la matematica moderna la classe degli angoli di contingenza un esempio di grandezze


infinitesime nel senso dell'analisi non=standard. L2angolo di contingenza GrettilineoH zero. Le rette
non si infilano tra la tangente e la circonferenza, ma le curve s4. /e considerassimo degli angoli di
contingenza GcurvilineiH, questi non sareero nulli. L2infinitesimo viene, quini, definito come una
grandezza piF piccola di ogni angolo aritrariamente fissato. L2angolo curvilineo una grandezza
non archimedea: potree esserci una gerarchia tra questi angoli curvilinei infinitesimi.
Le stesse considerazioni si fanno sulle coniche. Il primo trattato sistematico dal titolo GLe conicheH
risale di 0pollonio di 3erga ):M+ a.,. circa-. 0pollonio caratterizza le coniche e mostra che anche
per le coniche l2angolo di contingenza rettilineo zero. Eopo aver definito cosa sia un diametro,
0pollonio trova le tangenti attraverso i diametri. ,i' vale per tutte le coniche. %n esempio il caso
dell2ellisse. 3er 0pollonio, un diametro d di una conica , una corda che iseca un fascio di corde
parallele. Il diametro d coniu!ato al diametro o se d iseca il fascio di corde parallele a o: si
dimostra che allora o iseca il fascio di corde parallele a d.
1* Veronica Cavicchi
0pollonio introduce i termini ascissa e ordinata per indicare il diametro d e il diametro c, passanti
per il loro punto in comune, punto medio di entrami$ da qui derivano i termini che utilizziamo oggi
per gli assi cartesiani ortogonali. 3er tracciare la tangente in un punto 3 alla conica, si traccia prima
il diametro per 3. /e 3 estremo del diametro d si traccia per 3 la parallela al diametro coniugato a
d.
0pollonio dimostra che t non pu' incontrare la conica , in un altro punto, e la dimostrazione ricalca
quella data da (uclide per la circonferenza$ inoltre, dimostra che anche per le coniche l'angolo di
contingenza nullo. 3er i &reci il prolema delle tangenti semra meno importante del prolema
della quadratura. La teoria delle tangenti geometrica. &li elementi di (uclide sono un liro di
8atematica, non di &eometria, ma per i greci tutta la 8atematica interpretata il piF possiile
geometricamente. 9asta pensare alla dimostrazione della formula del quadrato di un ionomio
attraverso l2equivalenza e la somma di aree. "on si parla della molteplicit dell2intersezione della
tangente alla curva, ma del resto 0pollonio si limitato a studiare le sezioni coniche, e una retta
generica ha al piF due intersezioni con una conica, asta quindi dire che una tangente ad una conica
una retta che interseca la conica solo in un punto. /e la curva diventa piF complessa la teoria
diventa inconsistente: il prolema delle tangenti resta quindi senza soluzione fino al Y.I secolo,
quando l'algera viene in aiuto della geometria.
3. Il metodo di Cartesio.
,artesio capisce che la tangente legata al concetto di molteplicit. ,on ,artesio )1M6;=1;M+- e la
sua introduzione innovativa delle coordinate, l'algera viene in aiuto della geometria, diventa il suo
fondamento ed i prolemi geometrici sono interpretati attraverso le equazioni. ,artesio nel suo testo
de la 1@om@trie )1;*K-, afffronto molti prolemi geometrici tra cui il celere prolema di 3appo,
aperto da mille anni e che risolse con l'uso del metodo delle
coordinate cartesiane. ,artesio analizza le curve espresse
come luogo dei punti del piano le cui coordinate S$ Z
risolvono equazione *9A= B: > + e definisce tangente una
retta che ha intersezione almeno doppia con la curva nel
punto di tangenza. Invece che cercare la tangente in un
punto della curva, ,artesio cerca un cerchio tangente alla
curva in quel punto )metodo del cerchio tangente-.
Jracciando, poi, la retta per il punto della curva e il centro
del cerchio si trova la normale alla curva, che
perpendicolare alla tangente.
,artesio scrive:
"iso!na considerare che se questo punto C 9il centro del cerchio cercato: ? come lo
desideriamo# il cerchio di cui sar il centro e che passer per " vi toccher la curva senza
intersecarla. Al contrario# se C ? un po' piC vicino o un po> piC lontano di quel che deve
essere# il cerchio intersecher la curva non sollo nel punto " ma necessariamente anche in
qualche altro "
1
per' tanto piC questi due punti " e "
1
sono vicini# tanto minore sar la
differenza che sussiste tra le radici 9dell>equazione:. Infine se questi punti !iacciono
15 Veronica Cavicchi
ambedue in uno 9cio? se il cerchio che passa per " vi tocca la curva senza intersecarla:
queste radici saranno assolutamente u!uali.
@issata in R l'origine degli assi cartesiani, ,artesio trova il cerchio tangente alla curva in 9 che ha
centro sull'asse S, nel punto ,: in 9 devono esserci due intersezioni coincidenti.
/ia 9 > )A
$
= B
$
-, R, > d e 9, > r. L2equazione della circonferenza sar: )A D d-
:
^B
:
> r
:
.
Intersechiamo la curva con la circonferenza:
*9A#B: 2 $ porta all2equazione risolvente attraverso l2eliminazione della Z. (liminando Bsi arriva
all'equazione risolvente -9A: 2 $ che, per tangenza, deve dare il punto 9 contato almeno due volte,
cio deve essere: $ 2 -9A: 2 9A D A
$
:
2
E/9A: per un certo /9A:.
= (sempio :
.rovare la tan!ente alla parabola di equazione B D A
2
2 $ in " 2 9A
$
= B
$
:.
3er il principio di identit dei polinomi si ottiene:
Il sistema ha come soluzione:
Jroviamo, quindi:
1uesto l2unico parametro che ci interessa, perch allora le coordinate del centro saranno:
, > e, quindi, la retta perpendicolare ,9 avr equazione:
La tangente sar dunque la retta per 9 con coefficiente angolare antireciproco e dunque:
1M Veronica Cavicchi
/e la curva non polinomiale, ma trascendente, come le funzioni circolari, questo metodo diventa
inutilizzaile. @unziona, quindi, solo con le funzioni polinomiali. 0nche cartesio non coglie che la
tangente un concetto locale.
,. (e adequazioni di Fermat.
"el tentativo di risolvere il prolema delle tangenti ad una curva piana, 3ierre de @ermat
)1;+1=1;;M- intuisce la nozione di derivata come limite del rapporto incrementale. ,on lui si
pu' quindi pensare ci sia stata la nascita del calcolo infinitesimale.
= Rsservazione :
@ermat scopr4 che se una curva ammette minimo )o massimo- in un punto A
$
, allora stazionaria in
quel punto. .uol dire che la funzione non camia di molto se ci si sposta da A
$
. @ermat non scrisse,
quindi, delle equazioni ma delle adequazioni. Eice che e che la differenza una
quantit piccola, ma non nulla.

/e una funzione stazionaria, all2aumentare di e sull2asse A, la funzione sull2asse B si sposta poco.


Le regole per le adequazioni sono le stesse che ci sono per le equazioni. tazionario significa che le
differenze tra le B sono gi nulle, anche se le differenze tra le A non lo sono, pur essendo piccole.
3ossiamo, quindi, dire che:
3onendo poi, dall2equazione risultante attraverso questa condizione, e 2 +, l2adequazione diventa
un2equazione e tende come risultato al limite del rapporto incrementale in A
$
. /i trovano cos4 i punti
stazionari, che possono essere massimi o minimi. 3er molti storici , quindi, questa la nascita del
calcolo differenziale.
= (sempio :
7eterminare i punti di massimo e di minimo# locali# della funzione f9A: 2 A
2
93 D A:.
"on si parla ancora di massimi e minimi assoluti, perch non esistono ancora i numeri reali.
3onendo e > + si ottiene, quindi l2equazione:
da cui si ricavano le due soluzioni: A
1
> + e A
2
> :.
@ermat ha gi anche capito il confronto tra infinitesimi, confronta infatti i valori vicini ai valori
trovati. ,onsideriamo A >:. /i ha:
1; Veronica Cavicchi
%n ragionamento analogo pu' essere fatto su : 7 e. A 2 2 ? quindi punto di massimo locale. /i pu'
provare allo stesso modo, per esercizio, a dimostrare che A > + punto di minimo locale.

1uesto modo di procedere si pu' applicare al prolema delle tangenti. &i alcuni anni dopo la
pulicazione della 1@om@trie di ,artesio, il matematico elga /luse propose una regola
algoritmica per la determinazione della cosiddetta sottotangente )anche se la sottotangente era gi
conosciuta da 0pollonio-:
la sottotangente alla curva data nel punto 3 data da t > ?&(?: la conoscenza della sottotangente t
asta per conoscere la retta tangente &0. Eeterminare la sottotangente creava dei prolemi, perch
veniva vista ancora come concetto gloale ed era un concetto troppo rigido. /e si hanno due
funzioni f e ! la sottotangente di 9 f 3 ! : non la somma della sottotangente di f e della
sottotangente di !. @inch fosse rimasta la sottotangente il metodo saree risultato troppo rigido
per passare alla somma di funzioni, come consente, invece, il calcolo differenziale.
/ia !9A: la tangente, poniamo . h9A: ci' che manca ad f9A:, cio alla
curva, per arrivare alla tangente. /e consideriamo 0 > )A
$
# B
$
- troviamo che h)A
$
- > +. h ha quindi
minimo in A
$
e il minimo possiile determinarlo attraverso il metodo usato da @ermat per studiare
i punti stazionari. /i avr, quindi:
La sottotangente t l2incognita da trovare. /e analizziamo la figura sopra riportata, il triangolo 0(&
simile al triangolo 9E&. /i pu', quindi, impostare la proporzione:
0(:&( > 9E: &E.
!isulter, dunque:
da cui si ottiene:
Eividendo tutto per e si trova:
1K Veronica Cavicchi
1uesta:
rappresenta un2equazione in t, che risolta d il valore della sottotangente.
= (sempio :
.rovare la sottotan!ente della funzione .
3onendo e > + si trova:
1uesta la sottotangente, per cui l2equazione di &0 vale:

1uesta un2applicazione di come @ermat ha risolto questo prolema. Eata la funzione f, si cerca la
tangente nel generico punto )A
$
# B
$
-, si fa suito:
questa un2equazione in m da cui possile trovare appunto il coefficiente angolare m. X
possiile, per esercizio, applicare il metodo per trovare la tangente alla funzione . !isulta
coincidente esattamente con la sua derivata, cio: .
0. (a costruzione cinematica delle tan!enti.
1uesto metodo si usa quando non possiile utilizzare il metodo di @ermat, per esempio nel caso
delle funzioni trascendenti in seno e coseno. La tecnica utilizzata cerca di affrontare curve che
potreero anche non avere un2equazione associata. /e la curva la traiettoria di un punto moile,
si possono trovare i vettori velocit del moto, congiungendo i quali e sommando vettorialmente le
velocit si trova la tangente alla curva che descrive la traiettoria. 1uesto metodo nasce dall'esigenza
di considerare appunto anche le curve descritte da movimenti meccanici. L'idea risale al atematico
francese &illes 3ersonne de !oerval )1;+:=1;KM-, e venne ripresa anche dall'italiano (vangelista
Jorricelli )1;+L=1;5K-: consiste nello scomporre il moto del punto che descrive la curva in moti
semplici per i quali sia possiile determinare la direzione della velocit, cio la tangente, e poi
ricomporre le componenti per avere le direzione della tangente alla curva assegnata.
/i dimostra che la paraola descritta da un punto moile che si allontana da un punto fisso, il
fuoco, con la stessa velocit con cui si allontana da una retta fissa, la direttrice$ l'ellisse generata
da un punto moile che si avvicina ad un fuoco con la stessa velocit con cui si allontana dall'altro
fuoco$ l'iperole descritta dal punto che si avvicina ai fuochi, o si allontana da essi, con la stessa
velocit$ la spirale di 0rchimede descritta da un punto moile che ruota attorno ad un punto fisso
con la stessa velocit cui si allontana dal punto stesso$ la cicloide, ovvero la curva descritta da un
punto che sta sul ordo di un cerchio il quale rotola senza strisciare su una guida rettilinea,
1L Veronica Cavicchi
generata fa un punto la cui proiezione che si sposta orizzontalmente sulla guida rettilinea ha la
stessa velocit con cui il punto stesso ruota )cio ?(@? > ?(&?-.
Il moto di ( dato dalla composizione dei seguenti due moti:
la circonferenza ruota attorno al suo centro$
il centro della circonferenza si muove di moto rettilineo uniforme.
Eal momento che c2 rotolamento senza strisciamento, quando il cerchio ha fatto un giro completo,
si mosso di un segmento 0E pari alla lunghezza della circonferenza. "e segue che il moto di
traslazione del centro del cerchio avviene con la stessa velocit, in modulo, del moto di rotazione
della circonferenza attorno al suo centro. Le due velocit sono uguali, perch si usa il rotolamento
senza strisciamento, l2intercetta della cicloide , infatti, uguale alla lunghezza della circonferenza.
,omponendo le due velocit , dunque, possiile trovare la velocit risultante, che la tangente alla
curva. La cicloide si usa per costruire dei pendoli
perfettamente isocroni. L2isocronia vale solo per
piccole oscillazioni, per le quali si pu' supporre
. /e, per', la pallina di un pendolo si muove
su un arco di cicloide e non di circonferenza, si scopre
che il movimento sempre autocrono, verifica sempre
l2isocronismo a prescindere dall2ampiezza di . La
cicolide si pu' costruire geometricamente come
evolvente di s stessa.La curva generata dal
movimento, racchiuso tra le due cicloidi ancora una
cicloide, perfettamente isocrona.
5. Conclusioni
3er il prolema delle tangenti ci sono stati tre principali tentativi di soluzione: il metodo di ,artesio
del cerchio tangente lungo e complicato e va ene solo per le curve algeriche$ il metodo delle
adequazioni di @ermat avvicina considerazioni piF accurate ma fallisce quando l2espressione della
curva troppo complicata$ il metodo cinematico richiede di conoscere da che movimenti
composto il moto lungo la curva. Jutti i metodi ideati hanno delle caratteristiche comuni: sono
metodi gloali, cio considerano la curva nella sua gloalit, mentre la tangente un concetto
locale, e inoltre, a parte il metodo cinematico per certi aspetti, si propongono di determinare la
sottotangente, che permette di risolvere il prolema ed il concetto di sottotangente, come visto, un
concetto troppo rigido che non riesce a risolvere prolemi che diventeranno affrontaili solo con il
calcolo differenziale vero e proprio.
16 Veronica Cavicchi
SPUNTI DALLA STORIA DEL CALCOLO INFINITESIMALE:
Dal "al"olo d!,,ere-!ale d! Le!b!- a! ,odamet! del "al"olo&
+.
1. Il ciclo di conferenze
Lo scopo del ciclo di conferenze quello fornire una conoscenza tecnica delle idee e dei concetti
che hanno condotto alla nascita del calcolo infinitesimale, perch uno spunto interessante per gli
insegnanti di matematica: si trovano idee e concetti che provengono dalla geometria euclidea,
dalla geometria analitica e dall2analisi moderna. In particolare, si analizzano le radici del calcolo
infinitesimale che si trovano nell2antichit, come il prolema del calcolo del differenziale. In questa
quarta conferenza si ripercorrono ancora le tappe che nascono dall2idea delle flussioni di "e#ton,
per analizzare il prolema della definizione di limite, derivata ed integrale. /i analizzano
dettagliatamente i lavori di Leiniz per poter poi giungere alla sistemazione definitiva dei
fondamenti del calcolo.
2. (a visione di GeHton.
"e#ton comincia i suoi studi di calcolo infinitesimale tra il 1;;M e il 1;;;. Il calcolo infinitesimale,
o calcolo delle flussioni, ha inizio prima del 1;L5, anno in cui appare la prima opera di Leiniz sul
calcolo differenziale. "on ci sono prove inconfutaili che "e#ton fosse a conoscenza del suo
calcolo delle flussioni gi negli anni 1;;M e 1;;;, perch non ha pulicato nulla: l2opera G.he
)ethod of FluAions and Infinite eriesH, che raccoglie i suoi studi di calcolo infinitesimale,
nonostante fosse stato composto nel 1;K1 venne edito a Londra solo nel 1K*;, postumo. Janti
risultati presenti nei G*rincipiaH, per', potevano essere trovati solo attraverso il calcolo
infinitesimale, perci' "e#ton doveva essere in possesso del calcolo al momento della stesura dei
G*rincipiaH. "e#ton ha capito il concetto di passaggio al limite ma non pienamente consapevole
del fatto che su esso si possa fondare in modo rigoroso il calcolo infinitesimale. "on pulica i suoi
risultati, perch ancora molto legato al mondo classico, alla geometria greca. Leiniz avr il
coraggio di esporre le sue idee non classiche e di aandonare il punto di vista classico, destinato a
tramontare. "e#ton, invece, resta dell2idea che una dimostrazione corretta e rigorosa di un fatto
matematico deve essere condotta utilizzando gli strumenti classici. Il fatto che "e#ton aia deciso
di non pulicare le sue scoperte stata una delle cause della famosa disputa con Leiniz. Il metodo
delle flussioni corrisponde al moderno calcolo delle derivate rispetto al tempo. "e#ton ha una
concezione cinematica del calcolo infinitesimale. I ragionamenti di "e#ton non si allontanano
molto dai ragionamenti dei matematici che lo hanno preceduto, ad esempio dal metodo delle
adequazioni di @ermat. "e#ton assegna una regola algoritmica, che riprende la re!ola di luse, alla
quale "e#ton si ispira.
:5
"e#ton mostra anche come trovare la relazione tra le flussioni anche nel
caso di relazioni irrazionali, evidenziando come il metodo delle flussioni sia un vero strumento di
calcolo. "e#ton si occupa di curve descritte da equazioni algeriche, che descrive, mediante
opportuni cami di variaili, escludendo dal discorso le curve trascendenti, che rappresentavano un
prolema anche per tutti i predecessori di "e#ton. 3er questo tipo di curve "e#ton fa
un2assunzione drastica, giustificata dal fatto che a quel tempo il concetto generale di funzione come
legge di corrispondenza tra variaili non era ancora presente: assume che tutte le funzioni siano
esprimiili come sviluppi in serie di potenze, anche a esponenti negativi. /olo per alcune funzioni
:*
,onferenza tenuta dal dott. Luca Lussardi, presso l2%niversit ,attolica del /acro ,uore )aula 6- 7 .ia dei 8usei 51,
9rescia in data 1K<+M<:+1*
:5
L2algoritmo di "e#ton per le flussioni si asa sui seguenti passi:
1) Rrdinare la relazione assegnata secondo le potenze decrescenti di una variaile fluente, ad esempio S.
2) 8oltiplicare i termini cos4 ordinati uno per volta per il relativo esponente di A.
3) 8oltiplicare quindi tutti i termini per e semplificare.
4) !ifare tutto il procedimento per tutte le altre variaili.
5) /ommare tutte le relazioni trovate e uguagliare a + la somma cos4 ottenuta.
:+ Veronica Cavicchi
trascendenti, come esponenziali o funzioni circolari questa procedura corretta. L2analisi di
"e#ton non completa, ma esaustiva per le conoscenze dell2epoca. La teoria delle serie infinite da
lui ideata costituisce il punto di forza, secondo "e#ton stesso, del suo calcolo: "e#ton riesce
sempre, in ogni caso, a invertire la procedura che fa passare dalla relazione tra le fluenti alla
relazione tra le flussioni, una sorta di integrazione delle relazioni tra le flussioni, riconducendosi a
serie infinite di potenze e quindi operando su queste, integrando per serie, cio termine a termine.
"e#ton riesce cos4 a risolvere completamente i prolemi che si era posto: dalle fluenti alle flussioni
e viceversa dalle flussioni alle fluenti$ ma il risultato di quest2ultima operazione resta solo teorico
perch "e#ton non riesce a trovare il risultato finale di un2integrazione di una relazione tra
flussioni, che resta scritto solo come formale sviluppo in serie di potenze, dal momento che non
esisteva ancora il concetto di convergenza di una serie, che giunger ad essere definito molti anni
piF tardi. "e#ton, dopo aver analizzato il prolema di passare da una relazione assegnata tra
flussioni alla corrispondente relazione tra le fluenti, applica questa procedura alla quadratura delle
curve piane. "ei suoi studi vi la prima apparizione del teorema fondamentale del calcolo integrale:
la comprensione che i prolemi di quadratura e calcolo delle flussioni siano l2uno inverso dell2altro.
3. (eibnizI cenni bio!rafici.
&ottfried Vilhelm Leiniz nasce a Lipsia, in &ermania, il 1 luglio 1;5;. @iglio di un professore
universitario di diritto, entra all2%niversit di Lipsia nel 1;;1 e prende la laurea in &iurisprudenza
nel 1;;;$ in questo stesso anno pulica anche i suoi primi lavori di logica matematica. Eal 1;;L
comincia a viaggiare attraverso l2(uropa per missioni diplomatiche e durante i periodi che trascorre
a 3arigi, in Rlanda e a Londra conosce personalit di spicco del mondo scientifico: in particolare
entra in contatto epistolare con Rldenurg, il segretario della !oZal /ocietZ di Londra, e quindi,
indirettamente, anche con "e#ton. Inizia a lavorare sul calcolo differenziale nel 1;KM. "el 1;K;
rientra in &ermania, ad Cannover, e nel 1;L+ comincia a dedicarsi agli studi e alla stesure di molte
delle sue opere, che spaziano dalla filosofia alla logica, curando anche la stesura di opere
matematiche. /ulla rivista GActa ;ruditorumH, da lui fondata nel 1;L:, pulica, nel 1;L5, l2articolo
che fissa le notazioni e le regole definitive del calcolo differenziale, ovvero GGova )ethodus pro
)aAimis et )inimisH. 1uesto l2anno ufficiale della nascita del calcolo infinitesimale, proprio
grazie alla sua pulicazione. L2ultima parte della vita di Leiniz contrassegnata dalla disputa
sorta tra lui e "e#ton per l2attriuzione dell2invenzione del calcolo infinitesimale. "el 1K1; riceve
l2accusa di plagio dalla /oBal ocietB. Leiniz muore, quasi dimenticato, ad Cannover il 15
novemre 1K1;.
,. (a macchina aritmetica di (eibniz.
"egli anni `M+ del Y.II secolo, Leiniz venne a conoscenza
dell2invenzione della macchina di calcolo di 3ascal e forse
ee anche il modo di vederla personalmente. "e conosceva
a grandi linee il meccanismo. La *ascalina permetteva solo
l2addizione e la sottrazione. Leiniz affront' il prolema
della moltiplicazione. Il suo concetto innovativo fu quello di
memorizzare il moltiplicando grazie ad un congegno
attezzato Gtamuro a denti scalatiH o Gstepped drumH,
grazie al quale saree astato girare ripetutamente una
manovella per continuare a sommare un numero a se stesso,
senza doverlo riscrivere ogni volta. ,on un opportuno
accorgimento era anche possiile eseguire moltiplicazioni di
due numeri di piF cifre. L2unico prolema che Leiniz non
ee tempo di risolvere fu quello del meccanismo dei riporti
e decise di farne a meno$ nella sua macchina, dopo ogni somma alcuni `segnalatori2 indicavano la
presenza di riporti `pendenti2, l2operatore doveva quindi aggiungerli, ripetendo l2operazione fino a
che i segnalatori erano tutti azzerati. La macchina di Leiniz, pur eseguendo le moltiplicazioni, fu
un passo indietro rispetto alla *ascalina. "el 1;K: Leiniz si rec' a 3arigi dove mostr' un modello
:1 Veronica Cavicchi
in legno della sua macchina GInstrumentum ArithmeticumH al ministro ,olert, poi a Londra dove
ne diede dimostrazione alla /oBal ocietB, senza per' ottenere grandi riconoscimenti. 0 3arigi
Leiniz ingaggi' il meccanico Rlivier, che ne produsse una versione perfezionata di cui, tra il 1;65
e il 1K+;, furono costruiti due esemplari. La costruzione cost' circa 1+.+++ fiorini. %no degli
esemplari, descritto a stampa nel 1K1+ nella 8iscellanea 9erolinensis, ci pervenuto, dopo che se
erano perse le tracce, rinvenuto per caso nel 1LK6 in una soffitta dell2%niversit di &ottinga, durante
i lavori di ristrutturazione. La reliquia oggi esposta presso la 9ilioteca dell2%niversit di
Cannover. L2invenzione di Leiniz, lo stepped=drum, costituir il `cuore2 di un grande numero di
calcolatrici successive, tra cui l2Aritmometro del francese Jhomas de ,olmar del 1L:+, la prima
macchina aastanza affidaile, prodotta in piccola serie fino alla fine dell2Rttocento. 0nche la
calcolatrice meccanica ,urta, frutto della miniaturizzazione e della meccanica di precisione,
prodotta fino al 16K:, si asava sullo stepped drum di Leiniz.
0. 7ifferenze tra l>approccio di GeHton e quello di (eibniz.
"el 1;L5 rappresenta nasce ufficialmente il calcolo infinitesimale, perch "e#ton non aveva
pulicato nessun risultato sul suo calcolo delle flussioni, nonostante ne fosse gi in possesso nel
1;;;. Leiniz era venuto in contatto indiretto con "e#ton negli anni del suo soggiorno a 3arigi e a
Londra: a questo periodo risale una notevole corrispondenza epistolare tra Leiniz, 9arro# e
,ollins Rldenurg, che gira le lettere a "e#ton. In queste lettere, divenute famose per la disputa
che scoppier, "e#ton espone in modo chiaro il metodo delle serie infinite e dichiara di possedere
il calcolo delle flussioni, che per' non esplicita mai. Leiniz era dunque a conoscenza del fatto che
"e#ton fosse gi in possesso del calcolo infinitesimale, ma la diversit del suo approccio rispetto a
quello di "e#ton porta alla conclusione che Leiniz non aia carpito il calcolo delle flussioni, ma
che aia sviluppato in modo autonomo il calcolo differenziale. L2impostazione di "e#ton era
troppo deole. 3er "e#ton le variaili dipendono da una variaile temporale fittizia, mentre Leiniz
ha una concezione statica del calcolo, piF classica di quella di "e#ton, fondata sul concetto di
differenziale di una variaile, costruzione geometrica che rappresenta la differenza tra due valori
assunti dalla variaile, infinitamente vicini tra loro. Leiniz, a differenza di "e#ton, comprende
meglio che l2aspetto interessante sono i rapporti tra differenziali e e non i differenziali in s. (gli
comprende molto meglio il teorema fondamentale del calcolo integrale: arriva a dire che si potree
definire l2integrale di una variaile, inteso come quadratura, come l2operatore inverso del
differenziale. Leiniz capisce lo studio di differenziali, limiti ed integrali attraverso l2analisi delle
variaili discrete. Le ricerche di Leiniz sul calcolo differenziale cominciano con la pulicazione
dei primi manoscritti, nel 1;K*, in cui riprende le ricerche di @ermat, 3ascal e la regola di /luse. In
questi scritti determina delle regole di calcolo concrete e le notazioni idonee, che lo condurranno nel
1;L5 a pulicare la GGova )ethodus pro )aAimis et )inimisH.
5. Il differenziale.
Leiniz concepisce il calcolo dei differenziali come estrapolazione di un calcolo discreto. ,onsidera
una variaile S che non formi un continuo geometrico, ma sia una successione o progressione. La
variaile S assume valori discreti , in generale infiniti. Leiniz introduce quindi
l'operatore differenza che opera su S come segue: . L'operatore trasforma
quindi progressioni in progressioni. Jrasforma variaili discrete in variaili discrete. Jrasforma la
progressione nella progressione degli incrementi . 3er estrapolazione di , viene quindi
definito l'operatore differenziale d il quale agisce sulla variaile continua S pensata come
progressione infinita dei suoi valori infinitamente vicini tra loro. Leiniz dimostra alcuni assiomi:
2A3 Assioma ! )riguarda l2operatore differenza applicato ad una costante-:
243 Assioma 2 :
:: Veronica Cavicchi
213 Assioma 3 )riguarda la somma di variaili discrete-:
253 Assioma " )riguarda il differenziale del prodotto-:
L2ultima relazione non omogenea: i primi due termini sono infinitesimi di ordine uno, mentre
l2ultimo termine un infinitesimo di ordine due. /i pu' quindi omettere il termine dAdB per
rendere l2espressione omogenea. Il differenziale del prodotto , quindi:
2E3 Assioma # )riguarda il differenziale del quoziente-:
(strapolando:
L2ultima relazione non omogenea al denominatore: il primo addendo infinitesimi di ordine
zero, mentre il secondo termine un infinitesimo di ordine uno. /i pu' quindi omettere il
termine BdB per rendere l2espressione omogenea. Il differenziale del quoziente , quindi:
Leiniz enuncia queste regole senza dimostrazione. /i trovano poi altre regole di differenziazione di
funzioni piF complesse, anche se il concetto di funzione non ancora presente.
1uesta la teoria dei differenziali primi. 0ttraverso le regole del calcolo differenziale Leiniz
giunge alle conclusioni corrette che se la relazione *9A= B: > + fosse espressa localmente da
allora vero che il rapporto:
:* Veronica Cavicchi
calcolato usando le regole di Leiniz, coincide con la derivata prima di f. /econdo le regole di
Leiniz, differenziando la relazione si trova: essendo f > la derivata prima,
e dunque:
1ueste regole non funzionano solo per la derivata prima, si pu' passare ai differenziali di ordine piF
elevato, elemento di novit rispetto al calcolo ne#toniano. Leiniz infatti osserva che una volta
assegnata la progressione della variaile A, anche dA una variaile, infinitamente piF piccola di S,
che forma una progressione infinita: ha senso considerare ddA, denotato anche con d
2
A, e quindi per
ricorsione d
3
A= d
,
A$ D
,os4 come dA una quantit infinitamente piccola rispetto a A, il differenziale secondo d
2
A una
quantit infinitamente piccola rispetto a dA, il differenziale terzo d
3
A una quantit infinitamente
piccola rispetto a d
2
A, e cos4 via. /fruttando il calcolo dei differenziali successivi, che oediscono
alle stesse leggi dei differenziali primi, Leiniz afferma che possiile scrivere infinite equazioni
differenziali a partire dall'equazione di una curva, differenziando ripetutamente l'espressione
assegnata.
Eiversamente dai differenziali del primo ordine, se la relazione 3)S$ Z- > + fosse espressa
localmente da il rapporto:
calcolato usando le regole di Leiniz, non coincide, in generale, con la derivata seconda di f,
nonostante la notazione moderna sia ancora questa. Infatti, differenziando due volte la relazione
usando le regole di Leiniz, si trova:
3er trovare la derivata seconda si usa e quindi:
Eunque,
solo se d
2
A > +, cio solo se la progressione dei differenziali dA viene considerata costante,
indipendente da A.
J. .an!enti# massimi e minimi.
:5 Veronica Cavicchi
Leiniz applica il calcolo differenziale per risolvere il classico prolema delle tangenti, come aveva
fatto "e#ton. Eata una curva *9A= B: 2 +:
Rsserva, come era en noto, che approssimativamente si ha:
?9E? : ?E(? > ?J0?: ?09?
(strapolando quindi l'operatore differenza si ha la relazione
dA : dB > ?J0? : ?09?
da cui si ricava la sottotangente:
che quello che scriveremmo oggi. Il prolema della ricerca della retta tangente, anche in Leiniz,
coincide con la ricerca della sottotangente: ma il prolema si sposta alla determinazione del
rapporto
che pu' essere agevolmente calcolato mediante le regole del calcolo dei differenziali. Jutto ci' vale
nel caso in cui , caso al quale sempre possiile ricondursi camiando il riferimento, per
esempio per traslazione. Leiniz determina i massimi e i minimi come "e#ton, osservando, come
era noto anche a @ermat, che in un punto di massimo o di minimo per la variaile B deve essere
dB > +.
K. ('inte!rale e le quadrature.
In analogia a quanto fatto per il differenziale, Leiniz introduce l'operatore integrale, estrapolando
un opportuno operatore definito su progressioni discrete delle variaili. Eata una progressione

della variaile discreta B, Leiniz considera l'operatore somma:
3assando ora alla variaile continua B l'operatore diventa l'operatore integrale . 1uesto
simolo deriva dalla 6 di sommatoria. 1uesta una variaile infinitamente piF grande di B, cos4
come dB era una variaile infinitamente piF piccola di B. Leiniz a questo punto fa un'osservazione
fondamentale: se Z una variaile che assume valori discreti B
i
allora si ha, per definizione:
:M Veronica Cavicchi
,i' dimostra che l'operatore differenza l'inverso dell'operatore , per cui estrapolando
alle variaili continue Leiniz scrive:
Rtteniamo quindi:
Eifferenziando una variaile infinitamente piF grande rispetto ad B, si ottiene una variaile
infinitamente piF piccola di una variaile infinitamente piF grande e, quindi, una variaile dello
stesso ordine esatto di , si ottiene una variaile infinitamente piF piccola di una variaile
infinitamente piF grande e, quindi, una variaile dello stesso ordine esatto di B. 1uesto il 7eorema
+ondamentale del calcolo integrale. /i pu' quindi risolvere anche il prolema della quadratura:
l'area - della regione delimitata dalla variaile B, Gfunzionea di A, data da:
poich si ottiene sommando le aree dei rettangoli di ase dA e altezza B. Leiniz osserva che -
stessa pu' essere anche definita come variaile tale che d- > BdA e quindi sottolinea ancora che
l'operatore integrale pu' essere anche definito come l'inverso dell'operatore d.
L. (a disputa sull'invenzione del calcolo.
X famosa la disputa tra "e#ton e Leiniz sulla priorit della scoperta del calcolo infinitesimale.
Rggi si dice che c2 parit perch gli approcci sono molto diversi ed entrami hanno scoperto il
calcolo infinitesimale in modo indipendente. "e#ton non ha mai pulicato niente, mentre Leiniz
nel 1;L5 d alla luce in pulicazione il calcolo infinitesimale. 3ulicazioni alla mano, la priorit
di invenzione del calcolo infinitesimale spetteree a Leiniz, dal momento che egli il primo che
pulica risultati definitivi di calcolo differenziale, nel 1;L5. "onostante questo, varie
testimonianze certificano che "e#ton era in possesso del calcolo delle flussioni, che per' non
pulica, fin dal 1;;;. Rggi viene riconosciuta ad entrami la scoperta del calcolo infinitesimale:
"e#ton e Leiniz hanno sviluppato in modo autonomo il loro calcolo. Leiniz pulica svariati
articoli sin dal 1;KM relativi a quello che saree poi divenuto il calcolo differenziale, ma con
notazioni via via da raffinare che diventano definitive solo col "ova 8ethodus. ,2 stato un
notevole scamio epistolare indiretto tra "e#ton e Leiniz tra gli anni 1;K: e 1;K;, attraverso i
corrispondenti ,ollins, 9arro# e Rldenurg. In queste lettere "e#ton espone parecchi suoi risultati
che potevano essere compresi solo con l'uso del calcolo delle flussioni, o comunque solo essendo a
conoscenza del calcolo infinitesimale: l'argomento delle lettere il metodo delle serie infinite, ma
"e#ton cela dietro difficili anagrammi il suo calcolo delle flussioni.
:; Veronica Cavicchi
Leiniz viene quindi a conoscenza di questi risultati proprio nel periodo in cui pulica i primi
risultati sul calcolo differenziale, ma difficile credere che possa aver preso spunto dalle vaghe e
confuse esposizioni di "e#ton, per cui appare convincente il fatto che Leiniz aia sviluppato il
calcolo in modo autonomo. Il fatto che ha scatenato la disputa risale al 1K+5, anno in cui, come
appendice dell' GMpticNsH di "e#ton, appare il G.ractatus de quadratura curvarumH: una recensione
di questo lavoro, anonima ma notoriamente dovuta a Leiniz, dice che "e#ton nel tal lavoro si
serve sostanzialmente del metodo differenziale di Leiniz ma con le notazioni del suo calcolo delle
flussioni. 1uesta citazione suscita l'ira dei seguaci di "e#ton che accusano una prima volta Leiniz
di plagio. "el 1K1+ il matematico scozzese Aohn Teill conclude un articolo sulle forze centrifughe
dichiarando esplicitamente che si avvalso del metodo delle flussioni, scoperto da "e#ton molti
anni prima e poi pulicato invece da Leiniz con altre notazioni. Leiniz chiede dunque rettifica di
una seconda accusa di plagio cos4 pesante, e si rivolge direttamente alla /oBal ocietB di Londra, in
quegli anni presieduta proprio da "e#ton. La societ decide di nominare una commissione che
chiarisca definitivamente la priorit sull'invenzione del calcolo$ paradossalmente, il caso viene
messo in mano a persone poco competenti in materia, le quali si limitano a esaminare le lettere
scamiate tra "e#ton e Leiniz e pulicando, nel 1K1*, il GCommercium epistolicumH, ovvero la
raccolta commentata dello scamio epistolare tra "e#ton e Leiniz. La commissione stailisce che
Leiniz aveva appreso il calcolo dalle lettere di "e#ton e se ne era impadronito pulicandolo a
proprio nome e con le proprie notazioni: Leiniz viene cos4 accusato ufficialmente di plagio. /iamo
nel 1K1* e Leiniz conclude gli ultimi tre anni della sua vita nella disgrazia. X curioso osservare che
questa disputa sfiora appena quelli che dovreero essere i due veri protagonisti: "e#ton infatti, da
una parte, tace fino a quando i suoi seguaci cominciano ad accusare Leiniz di plagio, mentre
Leiniz non mette mai in discussione la priorit a "e#ton per la teoria delle serie infinite, ma
rivendica a s stesso la scoperta del calcolo differenziale, calcolo del quale non trova nessuna
traccia negli scritti di "e#ton. "el momento in cui l'accusa di plagio diventa ufficiale, l'(uropa si
divide in due: da una parte la comunit inglese prosegue sulla strada delineata da "e#ton, calcolo
che consente di arrivare sempre ad una soluzione, ma spesso teorica e non ulteriormente
caratterizzaile$ nel continente invece si fa strada la scuola di Leiniz. &li inglesi non faranno negli
anni successivi sostanziali progressi in analisi, mentre nell'(uropa continentale ci sar una vera e
propria esplosione dell'analisi a partire dai contriuti della famiglia 9ernoulli, per arrivare poi a
(ulero, Lagrange e &auss. Leiniz viene quindi ricompensato: egli ci aveva visto piF lontano, e il
suo approccio, seene incompleto per certi versi rispetto a quello di "e#ton, dal momento che
mancava della teoria delle serie infinite, si riveler l'approccio giusto per lo sviluppo dell'analisi
matematica fino ai giorni nostri.
1$. (a diffusione del calcolo infinitesimale in ;uropa.
"ell'immediato periodo post=Leiniz nell'(uropa continentale si assiste ad una rapida diffusione dei
metodi del calcolo differenziale e del calcolo integrale, anche se tra pochi esponenti della comunit
matematica. I primi matematici che danno un notevole contriuto alla teoria sono i fratelli
9ernoulli, Aaco )1;M5=1K+M- e Aohann )1;;K=1K5L-. In questi anni il calcolo differenziale viene
applicato per la risoluzione di moltissimi
prolemi di origine fisica, prolemi
inattaccaili con gli strumenti della
matematica classica. "onostante questi
matematici di grande valore cercano di
diffondere il calcolo in (uropa, le resistenze
sono tante, e sono dovute soprattutto al fatto
che i fondamenti del calcolo stesso sono poco
affidaili e imprecisati, rispetto ai metodi
classici. 3er cercare di vincere queste
resistenze, i 9ernoulli proponevano prolemi
inattaccaili classicamente, allo scopo di
mostrare la superiorit del nuovo metodo di calcolo. Jra questi c2 il celere prolema, proposto nel
1;6; da Aohann 9ernoulli sugli GActa ;ruditorumH: il prolema della rachistocrona: dati due
:K Veronica Cavicchi
punti 3 e 1 in un piano verticale, posti ad altezza diversa, si chiede di determinare la curva che
connette 3 e 1 e che minimizza il tempo di discesa di un grave che la percorre per il solo effetto
della forza di gravit. Il prolema della rachistocrona il prolema che ha segnato l'inizio del
campo dell'analisi matematica chiamato ,alcolo delle .ariazioni. Jra le soluzioni arrivano anche
quelle di "e#ton, Leiniz, e di tanti altri. /i dice che la soluzione, una curva nota: la cicloide, fosse
stata trovata da "e#ton in una sola notte e sfatasse l2idea che fosse la retta la traiettoria migliore.
8a non solo la /vizzera, patria dei 9ernoulli, o la &ermania ad accogliere le nuove idee della
matematica. Il nuovo calcolo arriva anche in @rancia nel 1;61, anno in cui Aohann 9ernoulli,
durante un soggiorno a 3arigi, insegna il calcolo infinitesimale al marchese francese &uillame
@ranbois de l'Ccpital )1;;1=1K+5- il quale nel 1;6; pulica, in anonimato, il trattato GAnalBse des
infiniments petitsH, prima esposizione sistematica del calcolo differenziale: in particolare, la sezione
IY dell'AnalBse contiene quella che poi stata comunemente chiamata re!ola di de l'OPpital nella
forma +<+.
11. Il concetto di funzione
Eopo questi ulteriori sviluppi i matematici capiscono che la nozione di funzione pu' essere
risolutiva per approfondire il prolema sui fondamenti dell'analisi matematica. Il termine funzione
appare per la prima volta nel 1;K* in un manoscritto di Leiniz intitolato G)ethodus tan!entium
inversa seu de functionibusH, il termine, per', appare solo nel titolo dell2opera e asta. Il concetto di
funzione tuttavia fa fatica a prendere piede, perch gli oggetti di interesse matematico erano le
curve, espresse da relazioni del tipo 3)S$ Z- > +. Il primo a darne una definizione, di tipo
completamente operativo, stato Aohann 9ernoulli nel 1K1L:
Qna funzione di una !randezza variabile ? una quantit composta in una maniera
qualunque da questa !randezza variabile e da costanti.
%na funzione non ancora una legge qualunque che associa ad ogni valore di S uno ed un solo
valore di Z, ma solo un modo en definito per trovare Z ogni volta che S noto. 1uesta analiticit
del concetto di funzione si ritrova nell'Introductio in analZsin infinitorum di (ulero )1K+K=1KL*-, il
quale afferma che:
Qna funzione ? un'espressione analitica costruita a partire dalla variabile A mediante una
serie di operazioni.
,2 un legame con il concetto di serie infinita di "e#ton: infatti, l'idea di (ulero che ogni
funzione sia espressa da una serie del tipo:
dove le potenze sono di qualunque tipo, anche non intere. 3er eulero tutte le funzioni sono
analitiche, cio sono la somma della loro serie di JaZlor. Rggi sappiamo che non tutte le funzioni
sono analitiche e che quindi la concezione euleriana delle funzioni lontana dalla definizione
moderna. (ulero d anche la definizione di funzione continua, che diversa da quella nota a noi
oggi. ,hiama continue tutte quelle funzioni che siano descriviili con un'unica espressione
analitica, mentre invece chiama discontinue tutte le altre. per (ulero dunque la funzione f9A: > RAR
discontinua, perch definita come:
e quindi ha due espressioni analitiche diverse a seconda che S sia positiva o negativa.
12. (a diffusione del calcolo infinitesimale in Italia.
:L Veronica Cavicchi
"onostante l'Italia aia dato i natali a ,avalieri, la geometria degli indivisiili non viene accettata
dai matematici italiani, che rifiutano anche ,artesio, "e#ton e Leiniz, perch ancora troppo
ancorati alla geometria greca. "el 1K+K avviene il fatto che segna la comparsa del calcolo
differenziale anche in Italia: Aaco Cermann )1;KL=1K**-, allievo dei fratelli 9ernoulli, prende la
cattedra di matematica all'%niversit di 3adova. Ea questo momento la citt di 3adova diviene il
riferimento per tutti i matematici italiani che vogliono studiare i nuovi metodi del calcolo
infinitesimale. Le resistenze sono ancora aastanza forti, e l'analisi italiana si limita allo studio
dell'integrazione di equazioni differenziali attraverso l2opera dei matematici
&uido &randi )1;K1=1K5:-, &ariele 8anfredi )1;L1=1K;1- e Aacopo !iccati )1;K;=1KM5-.
"onostante questi tentativi, l'analisi italiana resta ad uso di pochi, perch non ci sono dei uoni liri
di testo. %na svolta in questa direzione si ha nel 1K5L, anno in cui appaiono le Istituzioni analitiche
di 8aria &aetana 0gnesi )1K1L=1K66-, il primo matematico donna dell'et moderna. Il punto di
forza dell'opera della 0gnesi che si tratta di un'opera elementare: mira alla preparazione dei
giovani e li introduce ai metodi del calcolo infinitesimale. 1ui, per', la matematica italiana si ferma
e riprender solo con 3eano.
13. (a critica di "erNeleB.
8entre in (uropa continentale il calcolo leiniziano si diffonde, in Inghilterra si crede ancora che il
calcolo delle flussioni, accompagnato dal metodo delle serie infinite, sia il piF adatto ad essere
sviluppato. /ono cio fermi al calcolo di "e#ton e di Leiniz non ne vogliono sapere. I matematici
inglesi perseverano con i metodi di "e#ton, in questi anni avvengono delle scoperte a proposito
degli sviluppi in serie di potenze di funzioni, da parte di analisti inglesi, come 9rooN JaZlor )1;LM=
1K*1- e ,olin 8aclaurin )1;6L=1K5;-, nomi che ricordiamo ancora oggi a proposito degli sviluppi
in serie delle funzioni. I risultati sulle serie di potenze raggiunti dagli inglesi restano per' privi di un
vero significato, dal momento che non c2 ancora la nozione di convergenza di una serie. 0
peggiorare lo stato dell'analisi matematica inglese si presenta sulla scena la piF severa critica ai
fondamenti del calcolo infinitesimale, quella del vescovo irlandese &eorge 9erNeleZ )1;LM=1KM*-.
"ell'anno 1K*5 9erNeleZ pulica un piccolo trattato intitolato G.he analistH, scritto nella forma di
dialogo rivolto ad un Gmatematico infedeleH. Il vescovo critica molto duramente i fondamenti del
calcolo delle flussioni ne#toniano sia di quello differenziale di Leiniz. 3er quanto riguarda le
flussioni, 9erNeleZ osserva che il fatto di considerare il rapporto:
quando , rimaneggiarlo in modo opportuno e alla fine porre o > +, un procedimento non
valido. Eice, infatti, che il rapporto ha senso se il denominatore non nullo, mentre se si annulla il
calcolo non si pu' fare. !itiene non valida anche la differenziazione dB > B9A 3 dA: D B9A: non
essendo definito il differenziale dS. 9erNeleZ, consapevole che il calcolo infinitesimale risolve
molti prolemi in modo relativamente facile, che sono invece impossiili da trattare con la
matematica classica, per', secondo lui, si tratta di un processo di compensazione degli errori: le
varie approssimazioni che si ripetono durante i ragionamenti del calcolo infinitesimale si
compensano l'una con l'altra e il risultato finale quindi corretto. 0fferma che:
se non si arriva alla scienza# si deve arrivare almeno alla verit.
L'ingegnere francese "icolas Lonard /adi ,arnot )1K6;=1L*:- cerca di rispondere in modo
altrettanto critico alle oiezioni di 9erNeleZ. Le critiche legittime mosse dal vescovo danno
un'ulteriore scossa negativa alla matematica inglese, che arresta il suo sviluppo.
1,. (a!ran!e e le derivate.
:6 Veronica Cavicchi
0nche in (uropa, ci si accorge che qualcosa va storto nei prolemi proposti dai 9eroulli e si avverte
la necessit di dare una teoria fondazionale rigorosa al calcolo infinitesimale. In pieno illuminismo
vari esponenti del mondo culturale, oltre agli addetti ai lavori, si preoccupano di dare una risposta a
questi grandi interrogativi. In questi anni appare, per la prima volta, l'idea che la nozione, ancora
imprecisata, di limite, possa essere la chiave: nell' G;ncBclop@dieH di d'0lamert si trova per la
prima volta il concetto di limite:
(a teoria dei limiti ? la base della vera metafisica del calcolo differenziale.
9isogna aspettare ,auchZ prima che avvenga il passo decisivo per la definizione definitiva. Il
matematico nato e vissuto in Italia Aoseph Louis Lagrange )1K*; =1L1*- cercando i andare incontro
agli inglesi GdimostraH nel 1K6K, nell2opera G.h@orie des fonctions analBtiquesH che ogni funzione
si pu' scrivere localmente come dice il suo sviluppo in serie di JaZlor. ,onsidera lo sviluppo locale
di f attorno a A
$
:
"on irragionevole, se si pensa alla definizione di (ulero. ,hiama i coefficienti, derivati dalla
conoscenza della f in A
$
:
valore di f in A
$
derivata prima di f in A
$
derivata seconda di f in A
$
,hiama inoltre f anche funzione primitiva, rispetto allo sviluppo in serie di potenze dato. 0fferma
che, in questo modo, possiile rispondere a 9erNeleZ, perch:
1uando h zero, si trova esattamente a
1
, che corrisponde a f >9A
$
:. Lagrange recupera quindi il
calcolo dei rapporti tra i differenziali di Leiniz, che appunto chiama calcolo delle derivate.
Lagrange risolve cos4 il problema dei fondamenti. Il prolema dei fondamenti , per', solo
apparentemente risolto, perch, seguendo l'approccio di Lagrange, tutto si sposta sulla
dimostrazione del fatto che ogni funzione si sviluppa localmente in serie di potenze.
10. (a definizione di limite.
La definizione di limite c2 anche nel metodo d2esaustione dei &reci, ma come definizione
formalizzata si trova nel 1;M6 in un2opera di un italiano, 3ietro 8engoli, che esplicita il concetto di
limite di una serie e di limite di successioni, ma poich era giusto troppo presto, in tempi ancora non
maturi a valorizzarlo, alle sue conclusioni, en prima di "e#ton e Leiniz, i suoi lavori rimasero
sconosciuti.
:M
"el 1L1K il matematico cecoslovacco 9ernard 9olzano )1KL1=1L5L- pulica la
dimostrazione corretta del teorema degli zeri e per far questo si serve di varie nozioni che introduce
in modo rigoroso, come la nozione di continuit delle funzioni e di convergenza di serie e
successioni. I suoi risultati restano sconosciuti. "egli stessi anni in @rancia l'ingegnere civile
0ugustin Louis ,auchZ )1KL6=1LMK- pulica le note del suo Cours d'analBse tenuto all'Scole
*olBtechnique. In questo corso, ,auchZ asa il calcolo infinitesimale sulla nozione di limite e da
questo concetto deduce la nozione di convergenza di successioni e di serie e di derivata come limite
del rapporto incrementale. ,auchZ dice:
:M
3ietro 8engoli )9ologna, 1;:; 7 9ologna, K giugno 1;L;- stato un matematico italiano. /tudi' con 9onaventura
,avalieri e gli suentr' nell2insegnamento della matematica all2%niversit di 9ologna. I suoi studi si collocano a mezza
via tra il metodo infinitesimale di ,avalieri e quelli di Leiniz e "e#ton. /crisse i G1eometricae elementa speciosaeH
)1;M6-, anticipando ,auchZ relativamente al concetto di limite e di integrale definito.
*+ Veronica Cavicchi
Allorch@ i valori successivamente assunti da una stessa variabile si avvicinano
indefinitamente a un valore fissato# in modo da finire per differirne di poco quanto si vorr#
quest'ultimo ? chiamato limite di tutti !li altri.
L2idea di ,auchZ che la proposizione:
infinitesimo per ogni h infinitesimo e non nullo, traduciile in una proposizione che sfrutti dei
quantificatori. La precedente definizione era stata, infatti, criticata da 9erNeleZ come non coerente e
verr risolta anche in un modo diverso da quanto fatto da ,auchZ attraverso l'analisi non standard.
:;
La vera innovazione di ,auchZ sta nel formalizzare correttamente la definizione di limite. (gli
afferma che:
Ea questo momento storico in poi gli infinitesimi non vengono piF usati, a meno di non entrare
nell2Analisi non standard. ,auchZ, dopo aver dimostrato che il limite unico nel caso esista,
introduce anche la notazione:
1uesta proprio la definizione di limite su cui si asa il concetto di funzione continua. !iprende
infine il prolema della derivata di Lagrange esplicitandola, per una data funzione f, come il limite
del rapporto incrementale:
Rsserva inoltre che una data funzione potree annullarsi in un punto assieme a tutte le sue derivate
in quel punto, ma non essere identicamente nulla, mostrando che la definizione di derivata di
Lagrange non funziona in generale.
15. ('inte!razione.
,auchZ tratta anche l2integrazione, ma invece che prendere le somme inferiori e le somme
superiori, facendone il limsup per le prime ed il liminf per le seconde, prende sempre il valore della
funzione a sinistra di ciascun intervallo infinitesimo e dimostra che, all2infittirsi della suddivisione,
la somma ha un limite e lo chiama inte!rale alla CauchB. La teoria degli integrali di ,auchZ ha due
difetti. Il primo che non detto che la somma ammetta limite, perch per dimostrare che ogni
successione di ,auchZ converge occorre considerare come spazio completo ed non c2era
ancora, inoltre ,auchZ integra solo funzioni continue. Eiversamente, quindi, rispetto alla teoria dei
limiti e delle derivate, sull'integrazione delle funzioni la teoria ,auchZ non appare del tutto
convincente: oltre a richiedere la contuinuit, cosa che non semreree strettamente necessaria,
non risponde alle applicazioni piF concrete del calcolo integrale a quel tempo, rappresentate dalla
teoria delle serie trigonometriche, o serie di @ourier$ in cui il isogno di poter sviluppare in serie
trigonometrica funzioni sempre piF generali portava alla necessit di poter integrare funzioni
sempre meno regolari. "el 1L:6 il matematico tedesco Ledeune Eirichlet )1L+M=1LM6- studia
l'integrailit delle funzioni discontinue e arriva, tra le altre cose, a fornire un esempio di funzione
discontinua in ogni punto che secondo lui non poteva in nessun modo essere integrata )cosa che
:;
L'analisi non standard. una rifondazione dell'analisi matematica che recupera in uona parte l'impostazione originale
di Leiniz e il concetto di infinitesimo. @u introdotta nei primi anni ';+ da 0raham !oinson, che, in seguito, pulic'
il fondamentale Gon standard AnalBsis, del 16;;. La risposta a 9erNeleZ un noto teorema che afferma l2esistenza degli
infinitesimi: (siste con B + e
*1 Veronica Cavicchi
oggi sappiamo non vera-, funzione che ancora oggi porta il suo nome, chiamata la funzione di
7irichlet:
Il fatto di considerare una funzione come quella di Eirichlet dimostra la piena maturazione del
concetto di funzione: da questo momento in poi una funzione una qualunque applicazione tra
insiemi. La necessit di lierarsi dalle discontinuit nella teoria dell'integrazione alla ase degli
studi del matematico tedesco 9ernhard !iemann )1L:;=1L;;-. (gli rialta il punto di vista di
,auchZ. Introduce una generalizzazione delle somme di ,auchZ prendendo in ogni intervallo il
valore della funzione in un punto qualunque dell'intervallo e non necessariamente negli estremi$
successivamente usa l'esistenza di un limite delle somme cos4 ridefinite, come definizione di
integrale. 3er integrare secondo !iemann, per', servono ancora i numeri reali ed occorre il
principio di EedeNind. 1uesta la nozione di integrailit che usiamo ancora oggi, ed ecco perch
chiamiamo l2integrale secondo !iemann. L'integrazione alla !iemann si adatta ene anche a molte
funzioni discontinue, se il numero di discontinuit finito o al piF numeraile. La funzione di
Eirichlet resta non integraile anche secondo !iemann$ per integrarla servir un'ulteriore
generalizzazione del concetto di integrale, che avverr solo ai primi del "ovecento per opera di
Cenri Leesgue )1LKM=1651-.
1J. I numeri realiI l'aritmetizzazione dell'analisi.
Il matematico che piF tra tutti sente l'esigenza di piF rigore il tedesco Tarl Veierestrass )1L1M=
1L6K-, ma prima che possa rendere note le sue ricerche in questa direzione, altri matematici
pulicano valide teorie dei numeri reali: le due piF importanti sono quelle di ,antor e di EedeNind.
"el 1LK: il tedesco &eorg ,antor )1L5M=161L- espone, nel lavoro GTber die Ausdehnun! eines
atzes aus der .heorie der tri!onometrischen /eihenH apparso su G)athematische AnnalenH, una
teoria dei numeri reali che fondata sull'uso delle successioni di ,auchZ, e che oggi costituisce una
procedura chiamata completamento dei razionali. ,antor vede i numeri reali come i limiti di
successioni di ,auchZ costituite da numeri razionali che si avvicinano al suo valore, un numero
reale quindi un numero per cui esiste una successione di ,auchZ che converge al numero
stesso. ,2 una piccola complicazione che non gli sfugge: diverse successioni di ,auchZ possono
dare origine allo stesso numero reale, asta pensare a tutte le successioni convergenti a +, che
identificano il solo reale +. 3er questo motivo, ,antor identifica tra loro due successioni di ,auchZ
se la loro differenza una successione che converge a +. ,on questa operazione di quoziente crea
un uon modello per i numeri reali, per i quali si possono dimostrare tutte le propriet che oggi
conosciamo per . 1uesto modo di procedere ha lo svantaggio che servono successioni, limiti e
numeri razionali. EedeNind dice, invece, che i limiti non servono. 9en diverso l'approccio del
tedesco !ichard EedeNind )1L*1=161;-, il quale, sempre nel 1LK:, pulica il lavoro /tetigNeit und
irrationale Uahlen, sempre a proposito di una teoria dei reali. L'idea di EedeNind quella di
costruire i reali sfruttando alcune propriet dei razionali. I razionali soddisfano alla propriet di
sezione: se a razionale, tutti gli altri razionali si ripartiscono in due classi, l'una fatta da tutti i
razionali minori di a e l'altra fatta dai razionali maggiori di a. EedeNind ha ovviamente in mente il
modello del continuo geometrico, e osserva, a proposito della propriet di sezione dei razionali, il
seguente fatto vero per la retta: se uno considera due classi di punti sulla retta, 0 e 9, tali che esse
formano una partizione della retta e tali per cui ogni punto di 0 precede ogni punto di 9 )0 e 9 sono
dette in tal caso contigue-, allora esiste uno ed un solo punto che sta tra le due classi 0 e 9.
EedeNind prende questa propriet come definizione di numero reale: un numero reale l'elemento
di separazione tra due classi contigue di razionali. 8A 49 un numero reale, perch identifica
l2elemento separatore.
0d esempio, il numero irrazionale pu' essere pensato come elemento di separazione tra le classi
contigue:
*: Veronica Cavicchi
8A 49 >
Jecnicamente, quindi, un numero reale per EedeNind una sezione dei razionali, una coppia di
classi contigue 8A:49 di razionali. 3er questo approccio non serve nessuna nozione di analisi o di
limiti, ma occorrono solo le propriet dell'insieme dei numeri razionali e quelle generali di teoria
degli insiemi. 1uesta la costruzione dei reali tutt'ora piF utilizzata. 9asta, quindi essere in grado di
costruire a partire da e quest2ultimo a partire da . /erve in definitiva, quindi e serve la
teoria generale degli insiemi. In effetti stesso potree essere costruito dalla teoria generale degli
insieme, a partire dall2insieme della parti. /i aritmetizza l20nalisi. 0nche lo stesso EedeNind, nel
1LLL, presenta una teoria dei naturali, fondata sulla teoria degli insiemi. 3eano ha dato una
definizione di . (gli dice che:
1) + un numero ) -$
2) il successore di un numero ancora un numero ) -$
3) + non successore di nessun numero ) -$
4) se due numeri hanno lo stesso successore allora sono uguali ) -$
5) se un insieme A di numeri contiene + e il successore di ogni suo elemento allora A
l'insieme di tutti i numeri ) -.
Le prime quattro propriet sono intuitive. L2ultima formalizzala nozione primitiva del contare ed
alla ase del principio di induzione. &edel, nel 16*1, dimostra che l2aritmetica di 3eano da
prendere cos4 com2, rassegnandosi a non sapere mai se in alcune affermazioni sia contradditoria o
meno, come tutte le teorie assiomatiche. l'approccio di 3eano oggi stato aandonato e i numeri
naturali vengono definiti all'interno della teoria assiomatica degli insiemi.
1K. Conclusioni
** Veronica Cavicchi
0lla luce di quanto affrontato si pu' dire che il calcolo differenziale aia due padri parimerito:
"e#ton e Leiniz. Jra i due approcci, tuttavia, ci sono molte differenze:
!, Leiniz ha scritto molto meno di 0nalisi 8atematica rispetto a "e#ton, anche se "e#ton
non ha pulicato niente$
2, "e#ton non tratta le derivate di ordine superiore al primo, come le derivate seconde,
Leiniz affronta il differenziale secondo, anche se non lo capisce fino in fondo$
3, "e#ton piF algoritmico, Leiniz molto piF sintetico ed astratto$
", "e#ton non pienamente consapevole del fatto che in realt le quantit che interessano
veramente non sono le flussioni, ens4 i rapporti tra di esse$ questo fatto invece compreso
meglio da Leiniz$
#, "e#ton fa, in piF rispetto a Leiniz, il metodo delle serie infinite e creder che proprio per
questo il suo calcolo dea essere in futuro piF fecondo, ma verr smentito dalla storia, che
svilupper il calcolo differenziale sui presupposti di Leiniz, mentre l2Inghilterra rester
legata alle serie di "e#ton, isolandosi culturalmente per molto tempo.
La matematica italiana stata a lungo in una fase di stallo di fronte al fiorire del calcolo in @rancia e
in &ermania. "ella seconda met dell'Rttocento si assiste ad una rapida ricrescita della scuola di
analisi italiana, per merito di %lisse Eini )1L5M=161L- che nel 1LKL pulica i GFondamenti per la
teorica delle funzioni delle variabili realiH. 0ngelo &enocchi )1L1K=1LL6- pulica, nel 1LL5, GIl
calcolo differenziale e i principi del calcolo inte!raleH. 3eano apporta vari contriuti anche in
questa direzione. La storia dell'analisi italiana ha determinato una matematica di grande qualit.