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COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO

Studio di incidenza

COMUNE DI VIGEVANO

PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO

STUDIO DI INCIDENZA

Settembre 2009
COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

N.Q.A. Nuova Qualità Ambientale S.r.l.


Via B. Sacco, 6
27100 – Pavia
nqa@iol.it

A c u r a d i:

Luca Bisogni
Anna Gallotti

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COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

INDICE

INDICE................................
INDICE................................................................
................................................................................................
.........................................................................................
......................................................... 3

1 INTRODUZIONE................................
INTRODUZIONE................................................................
................................................................................................
......................................................................
...................................... 4
1.1 PRESUPPOSTI NORMATIVI DELLO STUDIO DI INCIDENZA ........................................... 4

2 IL RAPPORTO TRA VIC E VAS................................


VAS ................................................................
...................................................................................
................................................... 8

3 IL P.G.T. DEL COMUNE DI VIGEVANO ................................................................


.....................................................................
..................................... 14
3.1 OBIETTIVI ED AZIONI PERSEGUITI DAL PIANO.......................................................... 14
3.2 IL PIANO DEI SERVIZI .............................................................................................. 19
3.2.1 STRUTTURA DEL “PIANO DEI SERVIZI” DELLA CITTÀ DI VIGEVANO .................................. 19
3.3 IL PIANO DELLE REGOLE.......................................................................................... 24
3.4 LE PRESSIONI POTENZIALI INDOTTE DAL PGT SU RETE NATURA 2000 ..................... 29

4 IL RAPPORTO TRA TERRITORIO


TERRITORIO COMUNALE E RETE
RETE NATURA 2000 .......................... 31
4.1 ZPS BOSCHI DEL TICINO E SIC BASSO CORSO E SPONDE DEL TICINO....................... 34
Habitat.................................................................................................................................... 34
Aspetti Floristico-Vegetazionali .............................................................................................. 36
Aspetti Faunistici .................................................................................................................... 37
Invertebrati ............................................................................................................................. 37
Ittiofauna ................................................................................................................................ 43
4.2 SIC GARZAIA DELLA CASCINA PORTALUPA ............................................................. 46
Habitat.................................................................................................................................... 46
Aspetti Floristico-Vegetazionali .............................................................................................. 47
Aspetti Faunistici .................................................................................................................... 47
Invertebrati ............................................................................................................................. 47
Erpetofauna ............................................................................................................................ 48
Ittiofauna ................................................................................................................................ 49
4.3 BIODIVERSITÀ ......................................................................................................... 51
4.4 INDICE DI FUNZIONALITA’ FLUVIALE ....................................................................... 52

5 LE INTERFERENZE INDOTTE
INDOTTE DAL PIANO SUL SISTEMA
SISTEMA AMBIENTALE .......................... 60
5.1 EFFETTI POTENZIALI DEL PIANO SU RETE NATURA 2000 ......................................... 60
5.2 GLI AMBITI DI TRASFORMAZIONE............................................................................ 62
5.3 L’INCIDENZA DELLE AZIONI E PREVISIONI DI PIANO ................................................ 66
5.2.2 CONGRUITA’ DELLE AZIONI E PREVISIONI DI PIANO RISPETTO ALLE NORME GESTIONALI
PREVISTE NELLE MISURE DI CONSERVAZIONE O NEI PIANI DI GESTIONE DEI SITI .................... 111

6 MONITORAGGIO ................................................................
................................................................................................
................................................................ 117

7 CONCLUSIONI................................
CONCLUSIONI ................................................................
................................................................................................
....................................................................
.................................... 117

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Studio di incidenza

1 INTRODUZIONE

1.1 Presupposti normativi dello studio di incidenza

L’Unione Europea ha recepito i principi internazionali in merito alla conservazione della natura,
emanando alcune direttive tra cui le più significative in materia di biodiversità sono:

• la Direttiva 79/409/CEE (Direttiva “Uccelli”), che sancisce la conservazione di tutte le specie


di uccelli selvatici europei, delle loro uova, dei nidi e degli habitat e prevede l’istituzione
delle Zone a Protezione Speciale (ZPS) per il raggiungimento di tali obiettivi. Le misure
prevedono da una parte l’individuazione di una serie di azioni per la conservazione di
numerose specie di uccelli indicate nei relativi allegati e dall’altra l’individuazione, da parte
degli Stati membri dell’UE, di aree destinate alla conservazione di tali specie, le Zone di
Protezione Speciale (ZPS);
• la Direttiva 92/43/CEE (Direttiva “Habitat”), che rappresenta la normativa di recepimento a
livello europeo della Convenzione sulla Biodiversità di Rio de Janeiro ed ha l’obiettivo di
salvaguardare la biodiversità attraverso la conservazione degli habitat naturali, della flora e
della fauna selvatica nel territorio europeo. Essa fornisce elenchi di habitat naturali
(allegato I) e di specie animali e vegetali (allegato II) di interesse comunitario e si propone
l’obiettivo di costruire, per la loro tutela, una rete di zone speciali di conservazione. In un
primo momento gli Stati Membri sono chiamati ad effettuare una ricognizione sul loro
territorio circa la presenza e lo stato di conservazione di tali specie ed habitat, indicando
quindi una serie di siti. La Commissione Europea designa, quindi, tra i siti proposti e con
riferimento alle diverse regioni biogeografiche, i Siti di Importanza Comunitaria (SIC). Gli
Stati Membri istituiscono, entro i siti designati, Zone Speciali di Conservazione, in cui siano
applicate misure di gestione atte a mantenere un soddisfacente stato di conservazione
della specie e degli habitat presenti.

La Direttiva “Habitat” introduce all'articolo 6, comma 3, la procedura di “Valutazione di Incidenza”


con lo scopo di salvaguardare l'integrità dei siti attraverso l'esame delle interferenze di piani e
progetti non direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie per cui essi
sono stati individuati, ma in grado di condizionarne l'equilibrio ambientale.

Con DPR 8 settembre 1997 n. 357 (successivamente modificato dal DPR 12 marzo 2003 n. 120), lo
Stato Italiano ha emanato il Regolamento di recepimento ed attuazione della Direttiva Habitat,
assegnando alle regioni il compito di definire specifici indirizzi, in materia di Rete Natura 2000 e
di Valutazione di Incidenza, per il proprio territorio di competenza.
In base all'art. 6 del DPR 120/2003, comma 1, sono da sottoporre a Valutazione di Incidenza
(comma 3), tutti i Piani, Programmi e Progetti non direttamente connessi e necessari al
mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti in
un sito Natura 2000, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o
congiuntamente ad altri interventi.

La Regione Lombardia con la D.G.R. 8 Agosto 2003 N. 7/14106 individua i soggetti gestori,
definisce le modalità procedurali per l’applicazione della valutazione di incidenza e fornisce i

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contenuti minimi dello studio per la valutazione d’incidenza di Piani, Programmi e Progetti sui SIC
e pSIC (Box 1), presenti nel territorio regionale.
Con D.G.R. 15 ottobre 2004 N. 7/19018, la Regione Lombardia stabilisce che, nel caso il Piano,
Programma o Progetto in analisi interessi ambiti in cui si evidenzi una sovrapposizione di ZPS con
SIC o pSIC, lo Studio di Incidenza sia unico.

Box1-1 Modalità procedurali per l’applicazione della Valutazione di Incidenza


Sezione I
PIANI
Articolo 1
Contenuti dei piani in relazione ai SIC o pSIC
1. I proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti,
predispongono uno studio per individuare e valutare gli effetti che il piano può avere sul sito, tenuto conto degli obiettivi
di conservazione del medesimo. Tale studio deve illustrare gli effetti diretti o indiretti che le previsioni pianificatorie
possono comportare sui siti evidenziando le modalità adottate per rendere compatibili le previsioni con le esigenze di
salvaguardia. Lo studio dovrà comprendere le misure di mitigazione e di compensazione che il piano adotta o prescrive
di adottare da parte dei soggetti attuatori.
2. Lo studio, di cui al comma 1, dovrà avere i contenuti minimi di cui all’Allegato D - sez. Piani della presente
deliberazione redatti ai sensi dell’allegato G del D.P.R. 357/97.
3. Qualora i SIC o pSIC ricadano all’interno di aree protette ai sensi della Legge 394/91, si applicano le misure di
conservazione per queste previste dalla normativa vigente, come previsto dal D.P.R. 357/97.
Articolo 2
Procedure di valutazione di incidenza
1. Gli atti di pianificazione, sono presentati, nel caso di piani di rilevanza regionale, provinciale e comunale, fatto salvo
quanto previsto al comma 6, corredati di istanza e unitamente allo studio di cui all’art. 1, pena l’inammissibilità, alla
Regione Lombardia - D.G. Qualità dell’Ambiente, quale Autorità Competente che, mediante l’istruttoria, valuta gli effetti
che il piano può avere sui siti, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi e formalizza l’esito della
valutazione d’incidenza. Gli elaborati di piano e lo studio dovranno essere consegnati in numero di quattro copie di cui
una su supporto informatico.
2. L’istruttoria per la valutazione d’incidenza, da effettuarsi sulla base degli elementi contenuti nell'atto di pianificazione,
unitamente allo studio di cui all'art. 1, è finalizzata ad evitare che l'attuazione delle previsioni di piano pregiudichi
l'integrità dei siti, tenuto conto degli obiettivi di conservazione degli habitat e delle specie presenti.
3. La Regione Lombardia - D.G. Qualità dell’Ambiente, si esprime, nei termini previsti dal D.P.R. 357/97 e successive
modificazioni, mediante atto dirigenziale. La D.G. Qualità dell’Ambiente può chiedere una sola volta integrazioni. Nel
caso in cui siano richieste integrazioni, il termine per la valutazione d’incidenza decorre nuovamente dalla data in cui le
integrazioni pervengono alla D.G. Qualità Ambiente.
4. L’Amministrazione competente all’approvazione dei piani di cui al comma 1 acquisisce preventivamente la valutazione
d’incidenza espressa dalla D. G. Qualità dell’Ambiente ed individua le modalità più opportune per la consultazione del
pubblico.
5. Qualora il PTC provinciale sia stato approvato, secondo le procedure previste dai commi precedenti con valutazione
d’incidenza positiva, la valutazione d’incidenza dei piani regolatori generali comunali è effettuata dalla Provincia
competente in sede di verifica di compatibilità ai sensi dell’art. 3 commi 18 e 19 della l.r. 5 gennaio 2000 n. 1.
6. In assenza di P.T.C.P. approvati con valutazione d’incidenza positiva, l’approvazione del P.R.G. comunale dovrà
tenere conto del parere in merito alla valutazione d’incidenza espresso dalla D.G. Qualità dell’Ambiente.
7. Nel caso di piani che interessino siti di SIC o pSIC, ricadenti in tutto o in parte all'interno di aree protette ai sensi della
l.r. 86/83, la valutazione d’incidenza di cui ai commi precedenti viene espressa previo parere obbligatorio dell’Ente di
gestione dell'area protetta.
8. La valutazione dell’incidenza delle varianti a PRG comunali, ai sensi della l.r. 23 giugno 1997 n. 23, che interessino
SIC o pSIC, è effettuata dal Comune. L’esito di tale valutazione dovrà essere espressa nell’atto di approvazione della
variante stessa, tenuto conto del comma precedente.
Articolo 3
Effetti della valutazione di incidenza sui piani
1. L'approvazione dei piani, per le parti contenenti le previsioni di cui all'art 1, è condizionata all'esito positivo della
valutazione di incidenza espresso a seguito dell'applicazione della procedura di cui all'art. 2, tranne nei casi e con le
modalità previsti dall'art. 4.
2. La D.G. Qualità dell’Ambiente, nell’atto dirigenziale:
a) può impartire le opportune prescrizioni relative alle modalità di progettazione e di realizzazione degli interventi, previsti
dallo strumento di pianificazione, così ammessi;
b) specifica, anche sulla base del livello di approfondimento degli atti di pianificazione e dello studio di cui all’art.1, quali
interventi e/o previsioni del piano siano o meno soggetti a valutazione di incidenza.
3.L’adeguamento dei P.R.G. ai piani sovracomunali, approvati con valutazione d’incidenza positiva, non è soggetto a
valutazione di incidenza.

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Articolo 4
Conclusioni negative della valutazione di incidenza
Qualora, nonostante le conclusioni negative della valutazione di incidenza sul sito ed in mancanza di soluzioni alternative
possibili, il piano debba essere realizzato per motivi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale ed
economica, le amministrazioni competenti adottano ogni misura compensativa necessaria per garantire la coerenza
globale della rete “Natura 2000”, coadiuvate dalla D.G. Qualità dell’Ambiente che potrà fornire indicazioni in tal senso, e
ne danno comunicazione al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio.

Allegato D
CONTENUTI MINIMI DELLO STUDIO PER LA VALUTAZIONE D’INCIDENZA SUI SIC E pSIC

Sezione piani

Lo studio deve fare riferimento ai contenuti dell’allegato G del DPR 357/97 e succ. mod. e possedere gli elementi
necessari ad individuare e valutare i possibili impatti sugli habitat e sulle specie di cui alle Dir. 92/43/CEE e 79/409/CEE
e loro successive modifiche, per la cui tutela il sito è stato individuato, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei
medesimi. Inoltre deve indicare le misure previste per la compatibilità delle soluzioni che il piano assume, comprese le
mitigazioni e/o compensazioni.

Lo studio dovrà in particolare:

1. contenere elaborati cartografici in scala minima 1:25.000 dell'area interessata dal o dai SIC o pSIC, con evidenziata la
sovrapposizione degli interventi previsti dal piano, o riportare sugli elaborati la perimetrazione di tale area.
2. descrivere qualitativamente gli habitat e le specie faunistiche e floristiche per le quali i siti sono stati designati,
evidenziando, anche tramite una analisi critica della situazione ambientale del sito, se le previsioni di piano possano
determinare effetti diretti ed indiretti anche in aree limitrofe.
3. esplicitare gli interventi di trasformazione previsti e le relative ricadute in riferimento agli specifici aspetti naturalistici.
4. illustrare le misure mitigative, in relazione agli impatti stimati, che si intendono applicare e le modalità di attuazione
(es. tipo di strumenti ed interventi da realizzare, aree interessate, verifiche di efficienza ecc.)
5. indicare le eventuali compensazioni, ove applicabili a fronte di impatti previsti, anche di tipo temporaneo. Le
compensazioni, perché possano essere valutate efficaci, devono di norma essere in atto al momento in cui il danno
dovuto al piano è effettivo sul sito di cui si tratta, tranne se si possa dimostrare che questa simultaneità non è necessaria
per garantire il contributo del sito alla Rete Natura 2000. Inoltre dovranno essere funzionalmente ed ecologicamente
equivalenti alla situazione impattata, nello stato antecedente all'impatto.

Lo studio dovrà essere connotato da un elevato livello qualitativo dal punto di vista scientifico.

Box 1-2

Principali riferimenti normativi in materia


materia di Rete Natura 2000 e Valutazione di
Incidenza
Unione Europea:
• Direttiva europea n. 79/409/CEE “Uccelli - Conservazione degli uccelli selvatici” e Direttiva n. 92/43/CEE “Habitat
- Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche” con le quali si prevede
che, al fine di tutelare le specie animali e vegetali, nonché gli habitat, indicati negli Allegati I e II, gli Stati membri
classifichino in particolare come SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e come ZPS (Zone di Protezione Speciale) i
territori più idonei al fine di costituire una rete ecologica, definita "Rete Natura 2000";
• Direttiva 2001/42/CEE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001;
• Decisione europea 7 dicembre 2004 che stabilisce, ai sensi delle Direttiva comunitaria 92/43/CEE sopra citate
l’Elenco dei Siti di Importanza Comunitaria per la regione biogeografica continentale;
• Documento “Guida all’interpretazione dell’articolo 6 della Direttiva Habitat 92/43/CEE”, pubblicato nel 2000 dalla
Commissione Europea.
Stato Italiano:
• DPR 8 settembre 1997, n. 357 "Regolamento recante attuazione della Direttiva 92/43/CEE relativa alla
conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche", successivamente
modificato dal DPR 12 marzo 2003, n. 120, con i quali si dà applicazione in Italia alle suddette direttive
comunitarie;
• DM 3 settembre 2002 che approva le “Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000” predisposte dal Ministero
dell’Ambiente e Tutela del Territorio;

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• DM 25 marzo 2005 che approva l’”Elenco delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) classificate ai sensi della Direttiva
79/409/CEE”;
• DM 25 marzo 2005 che approva l’”Elenco dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) per la regione biogeografica
continentale, ai sensi della Direttiva 92/43/CEE”;
• D.lgs 3 aprile 2006, n. 152 “Norma in materia ambientale” Parte II (VIA, VAS e IPPC).
• D.lgs 16 gennaio 2008, n. 4 recante "Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del D.lgs 3 aprile 2006, n.
152, recante norma in materia ambientale";
• DM 17 ottobre 2007, n. 184 “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone
speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)”.
Regione Lombardia:
• D.G.R. 8 agosto 2003, n. 7/14106 "Elenco dei proposti siti di importanza comunitaria ai sensi della direttiva
92/43/CEE per la Lombardia, individuazione dei soggetti gestori e modalità procedurali per l’applicazione della
valutazione d’incidenza" (3° Suppl. Straordinario Bollettino ufficiale della Regione Lombardia n. 37 del 12
settembre 2003);
• D.G.R. 15 dicembre 2003, n. 7/15648 “Revoca delle deliberazioni 7/2572 dell’11 dicembre 2000 e 7/11707 del
23 dicembre 2002 e contestualmente individuazione di 17 Z.P.S. (Zone di Protezione Speciale) ai sensi dell’art. 4
della direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici";
• D.G.R. luglio 2004, n. 7/18453 “Individuazione degli enti gestori dei proposti Siti di Importanza Comunitaria
(pSIC) e dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) non ricadenti in aree naturali protette, e delle zone di protezione
speciale (ZPS), designate dal Decreto del Ministero dell’Ambiente 3 aprile 2000” (S.O. Bollettino Ufficiale della
Regione Lombardia n. 32 del 2 agosto 2004);
• D.G.R. 15 ottobre 2004, n. 7/19018 “Procedure per l’applicazione della valutazione di incidenza alle Zone di
Protezione Speciale (Z.P.S. ai sensi della direttiva 79/409/CEE, contestualmente alla presa d’atto dell’avvenuta
classificazione di 14 Z.P.S. ed individuazione dei relativi soggetti gestori)” (2° Suppl. Straordinario Bollettino
Ufficiale della Regione Lombardia n. 44 del 28 ottobre 2004);
• D.G.R. 8 febbraio 2006, n. 8/1876 “Rete Natura 2000 in Lombardia: trasmissione al Ministero dell’Ambiente della
proposta di aggiornamento della banca dati, istituzione di nuovi siti e modificazione del perimetro di siti esistenti”
(1° Suppl. Straordinario Bollettino Ufficiale della regione Lombardia n. 21 del 23 maggio 2006);
• D.G.R. 2 maggio 2006, n. 8/2486 “Parziale rettifica alla d.g.r. n. 8/1876 dell’8 febbraio 2006 “Rete Natura 2000
in Lombardia: trasmissione al Ministero dell’Ambiente della proposta di aggiornamento della Banca Dati,
istituzione di nuovi siti e modificazione del perimetro di siti esistenti” (1° Suppl. Straordinario Bollettino Ufficiale
della regione Lombardia n. 21 del 23 maggio 2006);
• D.G.R. 13 dicembre 2006, n. 8/3798 “Rete Natura 2000: modifiche e integrazioni alle dd.gg.rr. n. 14106/03,
n.19018/04 e n. 1791/06, aggiornamento della banca dati Natura 2000 ed individuazione degli enti gestori dei
nuovi SIC proposti”;
• D.G.R. 28 febbraio 2007, n. 8/4197 “Individuazione di aree ai fini della loro classificazione quali ZPS (Zone di
Protezione Speziale) ai sensi dell’art. 4 della direttiva 79/409/CEE integrazione d.g.r. 3624/2006”;
• D.G.R. 18 luglio 2007, n. 8/5119 “Rete Natura 2000: determinazioni relative all’avvenuta classificazione come ZPS
delle aree individuate con dd.gg.rr. 3624/06 e 4197/07 e individuazione dei relativi enti gestori”;
• D.G.R. 27 dicembre 2007, n. VIII/6420 “Ulteriori adempimenti di disciplina in attuazione dell'art. 4 della LR 12/05
e della D.C.R. VIII/351”;
• D.C.R. 13 marzo 2007, n. VIII/351 “Indirizzi generali per la valutazione di piani e programmi (articolo 4, comma 1,
L.R. 11 marzo 2005, n. 12)”;
• D.G.R. 20 febbraio 2008, n.VIII/ 6648 “Nuova classificazione delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e
individuazione di relativi divieti, obblighi e attività, in attuazione degli articoli 3, 4, 5 e 6 del d.m. 17 ottobre
2007, n. 184 "Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di
Conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS)".

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2 Il rapporto tra VIC e VAS

Quando ne riscorre il caso come per il P.G.T. del Comune di Vigevano che interessa siti delle Rete
Natura 2000 si presenta l’obbligo di effettuare valutazioni ambientali del piano derivanti da
differenti normative comunitarie; in particolare le normative sono quelle relative alla Valutazione
Ambientale Strategica - V.A.S. (Direttiva 2001/42/CE) e alla Valutazione di incidenza – V.I.C.
(Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat
naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, che prevede la costituzione di una rete
ecologica europea di zone speciali di conservazione (ZSC), denominata Natura 2000,
comprendente anche le zone di protezione speciale (ZPS) classificate a norma della Direttiva
79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici).
La Direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001 concernente
la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente prevede (Art. 11)
procedure coordinate tra VAS e procedure valutative previste da altre normative comunitarie

Direttiva 2001/42/CE 27 giugno 2001


Art 11 Relazione con le altre disposizioni della normativa comunitaria
1. La valutazione ambientale effettuata ai sensi della presente direttiva lascia impregiudicate le disposizioni
della direttiva 85/337/CEE e qualsiasi altra disposizione della normativa comunitaria
2. per i piani e i programmi in merito ai quali l’obbligo di effettuare una valutazione dell’impatto ambientale
risulta contemporaneamente dalla presenta direttiva e da altre normative comunitarie, gli Stati membri
possono prevedere procedure coordinate o comuni per soddisfare le prescrizioni della pertinente normativa
comunitaria, tra l’altro al fine di evitare duplicazioni della valutazione

Gli “Indirizzi generali per la valutazione di piani e programmi (art. 4 comma 1 L.R. 11 marzo 2005
n. 12) (Deliberazione di Consiglio Regionale n. VIII/0351 del 13 marzo 2007) all’Art 1.3
disciplinano il raccordo con le altre norme in materia di valutazione, la VIA e la Valutazione di
incidenza. Secondo l’Art. 7.3, la VIC prevista è espressa in Conferenza di verifica o di valutazione
della VAS.

Deliberazione di Consiglio Regionale n. VIII/0351 del 13 marzo 2007 “Indirizzi generali per la valutazione di piani e
programmi
programmi (art. 4 comma 1 L.R. 11 marzo 2005 n. 12)
Art 7.0 Raccordo con le altre procedure (disposizioni)
La VAS si applica a P/P per i quali l’obbligo risulta contemporaneamente dalle seguenti normative comunitarie: direttiva
2001/42/CE del 27 giugno 2001, direttiva 85/337/CEE del 27 giugno 1985, direttiva 97/11/CE del 3 marzo 1997, direttiva
92/43/CEE, direttiva 79/409/CEE;
Per i P/P che interessano S.I.C., p.S.I.C. e Z.P.S., rientranti nella disciplina di cui alla direttiva 2001/42/CE si applicano le
disposizioni seguenti:
in presenza di P/P soggetti a verifica di esclusione in sede di conferenza di verifica, acquisito il parere obbligatorio e
vincolante dell’autorità preposta, viene espressa la valutazione di incidenza;
in presenza di P/P soggetti a VAS in sede di conferenza di valutazione, acquisito il parere obbligatorio e vincolante
dell’autorità preposta, viene espressa la valutazione di incidenza;
A tal fine il rapporto ambientale è corredato della documentazione prevista per la valutazione di incidenza Allegato G del
d.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli
habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche) e Allegato D – sezione piani della D.G.R. 8
agosto 2003 n. VII/14106, concernente l’elenco dei proposti siti di importanza comunitaria, ai sensi della direttiva
92/42/CEE.

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La D.G.R VIII/6420 del 27/12/2007 esplicita i passi procedurali per operare un “procedimento di
valutazione ambientale coordinato nel quale accanto ai contenuti dei singoli studi trovino spazio
modalità di integrazione nella elaborazione, valutazione e monitoraggio del
piano/programma/progetto”.

Il Piano oggetto della V.I.C. è il P.G.T. del Comune di Vigevano previsto dalla LR 12/05 per il
governo del territorio; nei box seguenti sono estratti i contenuti di maggiore rilevo ai fini della
valutazione di Incidenza degli strumenti del PGT.

Box 2-1
Art. 8. DOCUMENTO DI PIANO
Ha una validità
validità di 5 anni, non contiene previsioni che producono effetti diretti sul regime giuridico dei suoli
Il Documento di Piano definisce
b) il quadro conoscitivo del territorio comunale, come risultante dalle trasformazioni avvenute, individuando i
grandi sistemi territoriali, il sistema della mobilità, le aree a rischio o vulnerabili, le aree di interesse archeologico
e i beni di interesse paesaggistico o storico-monumentale, e le relative aree di rispetto, i siti interessati da habitat
naturali di interesse comunitario, gli aspetti socio-economici, culturali, rurali e di ecosistema, la struttura del
paesaggio agrario e l’assetto tipologico del tessuto urbano e ogni altra emergenza del territorio che vincoli la
trasformabilità del suolo e del sottosuolo,
a) individua gli obiettivi di sviluppo, miglioramento e conservazione che abbiano valore strategico per la politica
territoriale, indicando i limiti e le condizioni in ragione dei quali siano ambientalmente sostenibili e coerenti con
le previsioni ad efficacia
efficacia prevalente di livello sovracomunale;
sovracomunale
b) determina gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT; nella definizione di tali obiettivi il
documento di piano tiene conto della riqualificazione del territorio, della minimizzazione del consumo del
del suolo
in coerenza con l’utilizzazione ottimale delle risorse territoriali, ambientali ed energetiche, della definizione
dell’assetto viabilistico e della mobilità, nonché della possibilità di utilizzazione e miglioramento dei servizi
pubblici e di interesse pubblico o generale, anche a livello sovracomunale;
e) individua, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, gli ambiti di trasformazione, definendone gli
indici urbanistico-edilizi in linea di massima, le vocazioni funzionali e i criteri di negoziazione,, nonché i criteri di
intervento, preordinati alla tutela ambientale, paesaggistica e storico–
storico–monumentale, ecologica, geologica,
documentazione
idrogeologica e sismica, laddove in tali ambiti siano comprese aree qualificate a tali fini nella documentazion e
conoscitiva;
e-bis) individua, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, le aree di cui all’articolo 1, comma 3-bis,
determinando le finalità del recupero e le modalità d’intervento, anche in coerenza con gli obiettivi dell’articolo
88, comma 2;
e-quater) individua i principali elementi caratterizzanti il paesaggio ed il territorio, definendo altresì specifici
requisiti degli interventi incidenti sul carattere
carattere del paesaggio e sui modi in cui questo viene percepito;
f) determina le modalità di recepimento delle previsioni prevalenti contenute nei piani di livello sovracomunale e la
eventuale proposizione, a tali livelli, di obiettivi di interesse comunale;
g) definisce gli eventuali criteri di compensazione, di perequazione e di incentivazione.

Art. 9. PIANO DEI SERVIZI


Non ha limiti di validità, è sempre modificabile ed ha cogenza conformativa dei suoli.
1 . I comuni redigono ed approvano il piano dei servizi al fine di assicurare una dotazione globale di aree per
attrezzature pubbliche e di interesse pubblico e generale, le eventuali aree per l’edilizia residenziale pubblica e da
dotazione a verde, i corridoi ecologici e il sistema del verde di connessione
connessione tra territorio rurale e quello edificato
4. Il piano dei servizi esplicita la sostenibilità dei costi di cui al comma 3, anche in rapporto al programma triennale
delle opere pubbliche, nell’ambito delle risorse comunali e di quelle provenienti dalla realizzazione diretta degli
interventi da parte dei privati.
6. Il piano dei servizi può essere redatto congiuntamente tra più comuni confinanti e condiviso a livello operativo e
gestionale.
10. Sono servizi pubblici e di interesse pubblico o generale i servizi e le attrezzature pubbliche, realizzati tramite
iniziativa pubblica diretta o ceduti al comune nell’ambito di piani attuativi, nonché i servizi e le attrezzature, anche
privati, di uso pubblico o di interesse generale, regolati da apposito atto di asservimento o da regolamento d’uso,
redatti in conformità alle indicazioni contenute nel piano dei servizi, ovvero da atto di accreditamento

9
COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

dell’organismo competente in base alla legislazione di settore, nella misura in cui assicurino lo svolgimento delle
attività cui sono destinati a favore della popolazione residente nel comune e di quella non residente eventualmente
servita.

Art. 10. PIANO DELLE REGOLE


Non ha limiti di validità, è sempre modificabile ed ha cogenza conformativa dei suoli.
suoli
e) individua:
1) le aree destinate all’agricoltura;

2) le aree di valore paesaggistico-


paesaggistico-ambientale ed ecologiche;
3) le aree non soggette a trasformazione urbanistica
1. negli ambiti del tessuto urbano consolidato identifica i seguenti parametri da rispettare
rispettare negli interventi di
nuova edificazione o sostituzione:
a)caratteristiche tipologiche, allineamenti, orientamenti e percorsi;
b) consistenza volumetrica o superfici lorde di pavimento esistenti e previste;
c) rapporti di copertura esistenti e previsti;
previsti;
d) altezze massime e minime;
e) modi insediativi che consentano continuità di elementi di verde e continuità del reticolo idrografico
superficiale;
f) destinazioni d’uso non ammissibili;
g) interventi di integrazione paesaggistica, per ambiti compresi in zone soggette a vincolo paesaggistico ai
sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004;
h) requisiti qualitativi degli interventi previsti e mitigazione delle infrastrutture della viabilità con elementi
vegetali tipici locali;
i) requisiti di efficienza energetica.

4. Il piano delle regole:


a) per le aree destinate all’agricoltura:
1) detta la disciplina d’uso, di valorizzazione e di salvaguardia, in conformità con quanto previsto dal titolo terzo
della parte seconda;
2) recepisce i contenuti dei piani di assestamento, di indirizzo forestale e di bonifica, ove esistenti;
3) individua gli edifici esistenti non più adibiti ad usi agricoli, dettandone le normative d’uso.
b) per le aree di valore paesaggistico-
paesaggistico-ambientale ed ecologiche detta ulteriori regole di salvaguardia e di
valorizzazione in attuazione dei criteri di adeguamento e degli obiettivi stabiliti dal piano territoriale regionale, da
piano paesaggistico territoriale regionale e dal piano territoriale di coordinamento provinciale;
c) per le aree non soggette a trasformazione urbanistica individua gli edifici esistenti, dettandone la disciplina d’uso
e ammette in ogni caso, previa valutazione di possibili alternative, interventi per servizi pubblici, prevedendo
eventuali mitigazioni e compensazioni agro-
agro-forestali e ambientali.

Art. 11. COMPENSAZIONE, PEREQUAZIONE ED INCENTIVAZIONE URBANISTICA


1. Sulla base dei criteri definiti dal documento di piano, i piani attuativi e gli atti di programmazione negoziata con
valenza territoriale possono ripartire tra tutti i proprietari degli immobili interessati dagli interventi i diritti edificatori
e gli oneri derivanti dalla dotazione di aree per opere di urbanizzazione mediante l’attribuzione di un identico indice
di edificabilità territoriale, confermate le volumetrie degli edifici esistenti, se mantenuti. Ai fini della realizzazione
della volumetria complessiva derivante dall’indice di edificabilità attribuito, i predetti piani ed atti di
programmazione individuano gli eventuali edifici esistenti, le aree ove è concentrata l’edificazione e le aree da
cedersi gratuitamente al comune o da asservirsi, per la realizzazione di servizi ed infrastrutture, nonché per le
compensazioni urbanistiche in permuta con aree di cui al comma 3.
2. Sulla base dei criteri di cui al comma 1, nel piano delle regole i comuni, a fini di perequazione urbanistica,
possono attribuire a tutte le aree del territorio comunale, ad eccezione delle aree destinate all’agricoltura e di quelle
non soggette a trasformazione urbanistica, un identico indice di edificabilità territoriale, inferiore a quello minimo
fondiario, differenziato per parti del territorio comunale, disciplinandone altresì il rapporto con la volumetria degli
edifici esistenti, in relazione ai vari tipi di intervento previsti. In caso di avvalimento di tale facoltà, nel piano delle
regole è inoltre regolamentata la cessione gratuita al comune delle aree destinate nel piano stesso alla realizzazione
di opere di urbanizzazione, ovvero di servizi ed attrezzature pubbliche o di interesse pubblico o generale, da
effettuarsi all’atto della utilizzazione dei diritti edificatori, così come determinati in applicazione di detto criterio
perequativo.
5. Il documento di piano può prevedere, a fronte di rilevanti benefici pubblici, aggiuntivi rispetto a quelli dovuti e

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Studio di incidenza

coerenti con gli obiettivi fissati, una disciplina di incentivazione in misura non superiore al 15% della volumetria
ammessa per interventi ricompresi in piani attuativi finalizzati alla riqualificazione urbana e in iniziative di edilizia
residenziale pubblica, consistente nell’attribuzione di indici differenziati determinati in funzione degli obiettivi di cui
sopra. Analoga disciplina di incentivazione può essere prevista anche ai fini della promozione dell’edilizia
bioclimatica e del risparmio energetico, in coerenza con i criteri e gli indirizzi regionali previsti dall’articolo 44,
comma 18, nonché ai fini del recupero delle aree degradate o dismesse, di cui all’articolo 1, comma 3-bis, e ai fini
della conservazione degli immobili di interesse storico-artistico ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004.

Art. 12. PIANI ATTUATIVI COMUNALI

1. L’attuazione degli interventi di trasformazione e sviluppo indicati nel documento di piano avviene attraverso i
piani attuativi comunali, costituiti da tutti gli strumenti attuativi previsti dalla legislazione statale e regionale.
2. Il documento di piano connette direttamente le azioni di sviluppo alla loro modalità di attuazione mediante i vari
tipi di piani attuativi comunali con eventuale eccezione degli interventi pubblici e di quelli di interesse pubblico o
generale di cui all’articolo 9, comma 10.
5. Le previsioni contenute nei piani attuativi e loro varianti hanno carattere vincolante e producono effetti diretti sul
regime giuridico dei suoli.

Art. 43. CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE


2-bis. Gli interventi di nuova costruzione che sottraggono superfici agricole nello stato di fatto sono assoggettati ad
una maggiorazione percentuale del contributo di costruzione, determinata dai comuni entro un minimo dell'1,5 ed
un massimo del 5 per cento, da destinare obbligatoriamente a interventi forestali a rilevanza ecologica e di
incremento della naturalità. La Giunta regionale definisce, con proprio atto, linee guida per l’applicazione della
presente disposizione.

Art. 44. ONERI DI URBANIZZAZIONE


1. Gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria sono determinati dai comuni, con obbligo di aggiornamento
ogni tre anni, in relazione alle previsioni del piano dei servizi e a quelle del programma triennale delle opere
pubbliche, tenuto conto dei prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, incrementati da
quelli riguardanti le spese generali.
3. Gli oneri di urbanizzazione primaria sono relativi alle seguenti opere:
opere strade, spazi di sosta o di parcheggio,
fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, cavedi multiservizi e cavidotti per il
passaggio di reti di telecomunicazioni, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato.
4. Gli oneri di urbanizzazione secondaria sono relativi alle seguenti opere: asili nido e scuole materne, scuole
dell’obbligo e strutture e complessi per l’istruzione superiore all’obbligo, mercati di quartiere, presidi per la
sicurezza pubblica, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di
quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie, cimiteri.
18. I comuni possono prevedere l’applicazione di riduzioni degli oneri di urbanizzazione in relazione a interventi di
edilizia bioclimatica o finalizzati al risparmio energetico. Le determinazioni comunali sono assunte in conformità ai
criteri e indirizzi deliberati dalla Giunta regionale entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge.
19. Qualora gli interventi previsti dalla strumentazione urbanistica comunale presentino impatti significativi sui
comuni confinanti, gli oneri di urbanizzazione possono essere utilizzati per finanziare i costi di realizzazione di
eventuali misure mitigative o compensative.

Art. 45. Scomputo degli oneri di urbanizzazione


1. A scomputo totale o parziale del contributo relativo agli oneri di urbanizzazione, g
gli
li interessati possono essere
autorizzati a realizzare direttamente una o più opere di urbanizzazione primaria o secondaria, nel rispetto
dell’articolo 2, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 (Legge quadro in materia di lavori pubblici). I comuni
determinano le modalità di presentazione dei progetti, di valutazione della loro congruità tecnico-economica e di
prestazione di idonee garanzie finanziarie nonché le sanzioni conseguenti in caso di inottemperanza. Le opere,
collaudate a cura del comune, sono acquisite alla proprietà comunale

ART. 46. CONVENZIONE DEI PIANI ATTUATIVI


a) la cessione gratuita, entro termini prestabiliti, delle aree necessarie per le opere
opere di urbanizzazione primaria,
nonché la cessione gratuita delle aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale previste dal
piano dei servizi; qualora l'acquisizione di tali aree non risulti possibile o non sia ritenuta opportuna dal comune in

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relazione alla loro estensione, conformazione o localizzazione, ovvero in relazione ai programmi comunali di
intervento,, la convenzione può prevedere, in alternativa totale o parziale della cessione,
cessione che all'atto della
stipulazione i soggetti obbligati corrispondano al comune una somma commisurata all'utilità economica conseguita
per effetto della mancata cessione e comunque non inferiore al costo dell'acquisizione di altre aree. I proventi delle
monetizzazioni per la mancata cessione di aree sono utilizzati
utilizzati per la realizzazione degli interventi previsti nel piano
dei servizi, ivi compresa l’acquisizione di altre aree a destinazione pubblica;

ART. 47. CESSIONI DI AREE PER OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA


Ove occorra, il titolo abilitativo alla edificazione,
edificazione, quale sua condizione di efficacia, è accompagnato da una
impegnativa unilaterale, da trascriversi a cura e spese degli interessati, per la cessione al comune, a valore di
esproprio o senza corrispettivo nei casi specifici previsti dalle normative
normative vigenti, delle aree necessarie alla
realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria pertinenti all’intervento. E’ comunque assicurata la disponibilità
degli spazi necessari per l’installazione della rete dei servizi strumentali all’esecuzione della costruzione o
dell’impianto oggetto del titolo abilitativo

Il rapporto con il Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Regionale della Valle del Ticino

Il PGT per il Comune di Vigevano ha una limitazione importante in termini di territorio di


competenza in quanto il P.T.C. del Parco Lombardo della Valle del Ticino (art. 14 della Legge
Regionale n.33/80 e sua Variante Generale approvata con DGR n. 7/5983 del 02/08/2001) limita
lo spazio di azione del piano urbanistico locale alla Zona di Iniziativa Comunale Orientata (I.C.)
mentre per il restante territorio la competenza è dell’ente gestore del Parco.

Box 2-2

Articolo 12 N.T.A. (Variante generale al P.T.C. del Parco Lombardo della Valle del Ticino - D.g.R. 2
agosto 2001 n. 7/5983) . Zone di iniziativa comunale orientata (IC).
12.IC.1
1 Sono individuate all’interno dei perimetri indicati con apposito segno grafico, come zone di iniziativa comunale
orientata (IC), quelle parti del territorio comprendenti gli
gli aggregati urbani dei singoli comuni, le loro frazioni ed altre aree
funzionali ad un equilibrato sviluppo urbanistico.
In tali aree le decisioni in materia di pianificazione urbanistica sono demandate agli strumenti urbanistici comunali da
redigersi nel rispetto delle disposizioni dell’articolo 24 delle Norme di attuazione del P.T.P.R, “Indirizzi per la pianificazione
comunale e criteri per l’approvazione dei P.R.G. comunali.
12.IC.2 In sede di adeguamento dei piani regolatori comunali al piano territoria
territoriale,
le, possono essere definite le delimitazioni
delle zone individuate nelle tavole del piano territoriale, per portarle a coincidere con suddivisioni reali rilevabili sul
terreno, ovvero su elaborati cartografici in scala maggiore.
Tali definizioni, non costituendo
costituendo difformità tra il piano regolatore comunale ed il piano territoriale, non costituiscono
variante allo stesso.
stesso

12.IC.3 Nella pianificazione urbanistica comunale, pur perseguendo obiettivi locali di corretto sviluppo urbanistico,
dovranno tendenzialmente
tendenzialmente essere osservati i seguenti criteri metodologici nella redazione dei piani urbanistici comunali:
comunali
a) contenimento della capacità insediativa, orientata prevalentemente al soddisfacimento dei bisogni della popolazione
esistente nell’area del Parco e cioè:
1. al saldo naturale della popolazione;
2. al fabbisogno abitativo documentato da analisi;
3. ad eventi di carattere socio-economico extraresidenziale valutabili ed auspicabili
dall’Amministrazione comunale;
b) l’aggregato urbano dovrà tendere ad essere
essere definito da perimetri continui al fine di diminuire gli oneri collettivi di
urbanizzazione e conseguire una migliore economia nel consumo del territorio e delle risorse territoriali.
Dovrà essere prioritariamente previsto il riutilizzo del patrimonio edilizio
edilizio esistente; nel caso di nuove zone d’espansione
queste dovranno essere aggregate all’esistente secondo tipologie compatibili con l’ambiente evitando la formazione di
conurbazioni; gli indici urbanistici e le altezze massime dovranno tener conto delle caratteristiche morfologiche del
contesto, rispettando soprattutto nei tessuti storici consolidati la continuità delle cortine edilizie e l’andamento dei tracciati
storici anche in relazione alla conferma e valorizzazione dei rapporti visuali tra i diversi luoghi.

12
COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

12.IC.4 I centri storici ed i nuclei urbani e rurali di antica formazione, perimetrati assumendo quale riferimento di base la
prima levata delle tavolette dell’istituto geografico militare, in scala 1:25.000, tenendo conto dei giardini e delle aree libere
di pertinenza degli edifici, secondo quanto indicato dall’articolo 19 delle Norme del P.T.P.R. “Individuazione e tutela dei
Centri e Nuclei storici”, sono disciplinati dal piano regolatore generale secondo le disposizioni contenute nell'articolo 5
della legge regionale 15 gennaio 2001, n.1.
Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente dovranno tenere conto di analisi riguardanti:
a) gli elementi e le connotazioni della struttura storica degli insediamenti nel loro complesso
b) i valori ambientali delle connotazioni urbane;
c) pregio architettonico dei singoli edifici;
d) caratteristiche delle varie componenti architettoniche strutturali o decorative che abbiano valore storico ed artistico.
12.IC.5 Al fine del mantenimento e miglioramento del paesaggio
paesaggio urbano, i Comuni con più di 5.000 abitanti avranno come
riferimento i seguenti indirizzi:
a) miglioramento ambientale e paesaggistico delle aree di connessione dei margini urbani con le aree agricole adiacenti
attraverso un’attenta considerazione dei
dei rapporti visuali e strutturali tra il sistema del verde urbano ed il paesaggio agrario,
verificando in tal senso anche la possibilità di impianti di forestazione urbana;
b) valorizzazione di assi viabili pedonali e ciclabili lungo eventuali corsi d’acqua esistenti, costituenti percorsi di
penetrazione verso il centro urbano;
c) armonizzazione con l’ambiente circostante delle aree produttive esistenti o di nuova formazione, attraverso la
realizzazione di idonee cortine di vegetazione.
vegetazione
12.IC.6 I piani regolatori generali comunali e loro varianti sono sottoposti al parere del Parco. I PRG e le loro varianti
devono essere trasmessi al Parco per il parere di competenza successivamente alla loro adozione.
Dopo l’avvenuta approvazione da parte dell’ente competente dovrà essere trasmessa al Parco, a cura del Comune, copia
completa del piano regolatore generale e dei suoi allegati, ovvero delle varianti intercorse.
12.IC.7
7 Nel caso in cui previsioni di “Zone agricole e forestali” (C1, C2) o di “Zone agricole” (G1, G2)
G2) ricadano all’interno del
perimetro di Iniziativa Comunale Orientata, le stesse, nell’ambito della formulazione dello strumento urbanistico
Comunale, avranno come riferimento le seguenti indicazioni:
a) nelle zone C1 e C2 potranno essere individuati, secondo
secondo le modalità indicate dall’articolo 7 della legge regionale 15
gennaio 2001, n.1, parchi e spazi pubblici urbani e territoriali con interventi realizzabili ai sensi del D.M. 2 aprile 1968, n.
1444, articolo 4, punto 5, letteraf), finalizzati al mantenimento
mantenimento a verde delle aree;
b) nelle zone G1 e G2 potranno essere localizzati standard urbanistici, secondo le modalità indicate dall’articolo 7 della
legge regionale 15 gennaio 2001, n.1, oltre a quanto previsto nella precedente lettera a), con l’obiettivo di recuperare la
continuità del verde e migliorare il rapporto città-
città-campagna.
12.IC.8 Nei Comuni compresi nel territorio del parco che hanno una capacità insediativa teorica superiore a 20.000
abitanti, gli spazi per parchi pubblici urbani e territoriali (previsti dall’articolo 4, punto 5, lettera f), del D.M. 2 aprile 1968
n. 1444), possono essere individuati, secondo le modalità indicate dall’articolo 7 della legge regionale 15 gennaio 2001, n.
1, anche nelle aree agricole e forestali (G1, G2) in coerenza
coerenza con le specifiche previsioni del P.T.C. e sempre nel quadro di
una corretta
sistemazione a verde delle aree coinvolte.
12.IC.9 Nei Comuni compresi nel territorio del parco, in fase di redazione di nuovo P.R.G. e di variante generale dello
stesso, si potrà
potrà prevedere la modifica, anche in rettifica, del perimetro IC previsto nel presente P.T.C., per una superficie
complessiva non superiore al 5% della zona IC interessante il capoluogo comunale o una frazione dello stesso.
L’ubicazione delle aree in ampliamento
ampliamento dovrà rispettare le seguenti prescrizioni:
a) essere localizzata in continuità con il perimetro IC indicato nel presente P.T.C.;
b) non interessare, compromettere e/o alterare aree di particolare pregio ambientale ed agronomico.
c) essere recepita dal Parco nella cartografia del PTC entro 60 giorni
La modifica di perimetro non riguarda le zone A, B1, B2, B3, ZPN, ZPS

Il campo di applicazione dello Studio di Incidenza previsto dalla D.G.R. 8 Agosto 2003 N. 7/14106
è il Piano; in mancanza di indicazioni di maggiore precisazione la procedura di Valutazione di
Incidenza è quindi da intendersi applicata ai tre atti (Documento di Piano, Piano dei Servizi e Piano
delle Regole) costituenti il Piano di Governo del Territorio (P.G.T.). Ciò deriva dalla necessità dello
studio di incidenza di dover discutere dell’impatto eventualmente causato dalle azioni di piano
rispetto sia all’incidenza diretta con i SIC e/o ZPS sia rispetto al sistema delle relazioni esterne ad
un sito Natura 2000 ma funzionali al mantenimento della sua integrità.
Lo studio di incidenza deve quindi necessariamente considerare tutto il territorio comunale (in
realtà non solo limitandosi ad esso) nel quale si manifestano le potenziali vie critiche generate
dalle azioni di piano in grado di colpire gli oggetti di rilevanza per lo studio di incidenza.

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COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

3 IL P.G.T. DEL COMUNE DI VIGEVANO

3.1 OBIETTIVI ED AZIONI PERSEGUITI DAL PIANO

Il nuovo PGT parte dall’assunto di garantire una continuità con il PRG del 2005 sia per quanto
riguarda alcune linee di indirizzo, sia per quanto concerne la localizzazione e la caratterizzazione
degli Ambiti di Trasformazione.
Il PGT si pone quale momento di riorganizzazione del cammino già intrapreso dallo strumento
precedente integrando nell’iter procedurale l’attenzione per gli aspetti qualitativi dei servizi e
dell’abitare in generale, e l’intento di guardare alla gestione del territorio nel suo complesso non
concentrandosi unicamente sulle porzioni urbanizzate o urbanizzabili.

Più puntualmente le linee strategiche perseguite dal PGT mirano a garantire uno sviluppo
dell’urbanizzato incentrato:
• sulla trasformazione delle aree intercluse
• sul recupero del deficit di standard urbanistici tramite la cessione al Comune di una parte degli
Ambiti di Trasformazione attuati
• sulla riqualificazione della città esistente
• sul potenziamento dell’accessibilità
• sulla qualità delle trasformazioni urbane

A livello di quantificazione generale il PGT prevede un’espansione massima di 2.049.161 mq legati


ad Ambiti di Trasformazione.
Gli abitanti teorici insediabili in massima attuazione degli AT previsti dal PGT sono circa 5.225,
suddivisibili in circa 2.375 famiglie, che porterebbero la popolazione comunale a 67.132 abitanti
teorici, con un aumento stimato di 1.716 abitazioni e 6.023 stanze.

Gli obiettivi del PGT sono declinati all’interno di 4 macrocategorie che abbracciano il sistema
urbano nel complesso sia nelle sue relazioni interne, sia nelle interferenze e interrelazioni con
l’intorno.

1. STRATEGIE PER L’ACCESSIBILITA’ E LA MOBILITA’


- Realizzazione
Realizzazione nuovo ponte sul Ticino con allacciamento alla Tangenziale di Abbiategrasso
che si collegherà alla bretella prevista dal Piano d’Area Malpensa e all’area dell’EXPO 2015.
Questo progetto si integra con il complessivo potenziamento della SS 494 (Vigevanese).
(Vigevanese).
- Potenziamento della strada SP 206 (Voghera - Novara) (con previsione del bypass della
frazione Sforzesca)
Sforzesca che potrà divenire un efficiente collegamento da Vigevano per la nuova
Autostrada regionale BRO.MO (Broni-Mortara).
- Adeguamento di Corso Novara
Novara come alternativa all’allacciamento con l’Autostrada A4 e
come connessione all’aeroporto di Malpensa. Il rafforzamento della direttrice per Novara è
necessario anche per la realizzazione del nuovo polo ludico-
ludico-ricreativo nelle aree di
Cassinetta della Croce.

14
COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

- Riconferma del progetto di riqualificazione dell’area della stazione ferroviaria connessa ai


lavori per il raddoppio della linea Milano-Mortara. Si conferma anche il progetto di
realizzazione di un nuovo collegamento stradale tra le due parti di città
città separate dalla
ferrovia reso possibile dalla previsione di abbassamento del piano del ferro.

2. STRATEGIE PER LE NUOVE TRASFORMAZIONI URBANE


- Conferma di tutte le Aree di Trasformazione previste dal PRG del 2005.
2005 Per tali aree
confermate si seguiranno i criteri trasformativi impostati dal PRG con l’aggiunta di nuove
forme di valutazione preventiva dei progetti di trasformazione integrati e di ampio respiro
per garantire una migliore qualità urbana.
- produttivo,
Previsione di un nuovo ambito di riserva per lo sviluppo pr oduttivo, industriale e
artigianale.
artigianale Si tratta di un ambito di possibile potenziamento/ampliamento dei tessuti
industriali e artigianali esistenti (situato all’estremità sud-ovest del territorio comunale)
che può essere utilizzato sulla base di un nuovo, eventuale, fabbisogno di sviluppo del
sistema produttivo. Tale ambito potrà essere attuato solo dopo il completamento di tutti
gli Ambiti di Trasformazione previsti dal DP o per interventi di interesse rilevante.
- Previsione di 5 nuovi ambiti di riqualificazione
riqualificazione (definite trasformazioni strategiche di scala
territoriale):

a) Area della Cascinetta della Croce:


Croce ambito dove sviluppare un polo ludico-ricreativo di
rilevanza sovracomunale che si innesta sull’asse commerciale definito da Corso Novara.
b) Riqualificazione
Riqualificazione della stazione ferroviaria.
ferroviaria
c) Riqualificazione del Castello Sforzesco con creazione di un polo museale e culturale.
d) Riqualificazione del “Colombarone” con creazione di un polo espositivo per eventi e
manifestazioni con la possibilità di essere gestito da operatori privati.
e) Riqualificazione dell’ex macello che si integra con la rifunzionalizzazione della Piazza
Calzolaio d’Italia per la realizzazione di un nuovo polo di servizi per la città.
- Superamento del concetto di Centro Storico a favore di quello di Città Storica con lo scopo
di proporre nuove modalità di riqualificazione della città esistente che non si basino solo
sull’epoca degli edifici (e dunque su interventi meramente centrati sulla tutela o il
restauro), ma che tengano conto anche del significato culturale che esprimono fabbricati
non strettamente considerati “storici” ma collegati alla memoria della città e dunque
significativi anche da un punto di vista sociale.

3. STRATEGIE PER LO SVILUPPO DEL SISTEMA DEI SERVIZI


- Definizione delle destinazioni d’uso
d’uso per le aree a servizi sia per quelle già cedute al
Comune, sia per quelle da cedere in futuro in attuazione delle Aree di Trasformazione (AT).
Verrà assegnata una possibile tipologia di servizio: aree a verde, aree per l’edilizia sociale,
aree a servizi per l’istruzione. A seconda della prospettiva di utilizzo e della priorità tutte le
aree saranno piantumate con essenze a densità differenti.
Le aree a verde saranno piantumate e progettate per la fruizione della cittadinanza.
Le aree per l’edilizia sociale
sociale potranno ospitare dell’edilizia residenziale sociale (ERS)
secondo quanto disposto dall’art. 11 della Legge n. 133 del 6 agosto 2008 “Piano casa”.
Le aree a servizi per l’istruzione potranno ospitare sia servizi privati di uso pubblico sia
veri e propri plessi scolastici pubblici.
- Si prevede un adeguamento agli standard qualitativi simili a quelli previsti per la rete
stradale pubblica per quanto riguarda la gestione delle strade private,
private nonché l’indirizzo
generale della loro cessione gratuita a uso pubblico al Comune.

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COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

Nel PdS tutte le strade, indipendentemente dalla loro natura, sono classificate come
pubbliche e l’Amministrazione Comunale dovrà quindi programmare la propria
acquisizione ai sensi dell’art. 9 comma 12 della LR 12/2005.
- Per quanto riguarda il settore commerciale la strategia delineata dal DP è quella di favorire
processi di trasformazione della città che sviluppino proposte di incremento del commercio
al dettaglio e servizi di vicinato.
vicinato
Con il PGT si concedono due nuove medie superfici di vendita commerciali alimentari in
zone attualmente non servite (Viale dei Mille e nella parte più a sud di Corso Genova) e il
trasferimento di una media superficie alimentare esistente in Corso Genova nell’Ambito di
Trasformazione (i 12) di Corso Milano.
Quanto alle strategie di sviluppo commerciale in generale,
generale il DP indica nell’Ambito di
Trasformazione strategica di Corso Novara e Cascinetta della Croce, la localizzazione di un
outlet e di un retail park con grandi superfici di vendita, mentre nell’Ambito di
Trasformazione commerciale integrato (c 1) prevede la possibilità di realizzare una media
superficie di vendita non alimentare di 2.500 m2.

4. STRATEGIE PER L’IMPLEMENTAZIONE DELLE RISORSE NATURALI


- Realizzazione di una Rete Ecologica che attraversi l’intera città, connettendo, mediante la
realizzazione di elementi lineari, quali sponde di canali, viali alberati, parterre verdi e
percorsi pedonali o ciclabili, le aree verdi esistenti e previste tra loro e, successivamente,
con le aree naturalistiche esterne alla città in grado di alimentare le reti ecosistemiche
interne.

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COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

Figura 3.1 – Le strategie del Piano

Fonte: “Documento di Piano” – Comune di


Vigevano, Politecnico di Milano – marzo 2009

Come si può osservare dall’elencazione precedente gli obiettivi del PGT hanno già una specificità
tale da potersi configurare come azioni che, riassumendo, possono essere suddivise in tre
categorie:

1. Interventi strategici di riqualificazione


2. Implementazione degli Ambiti di Trasformazione
3. Implementazione dell’Ambito di riserva per attività produttive

La valutazione specifica e le caratteristiche proprie di ogni intervento possono essere reperiti al


seguente capitolo 7, volendosi ora fornire semplicemente una rapida panoramica dei contenuti
essenziali del documento.

Gli ambiti di riqualificazione si distribuiscono lungo una linea nord-ovest/sud-est che attraversa
punti nevralgici del paesaggio urbanizzato la cui trasformazione può fungere da volano per una
ritrovata vocazione fruitiva di Vigevano. L’offerta varia dalla realizzazione di un polo ludico-
ricreativo alla creazione di un museo di storia e cultura locale, il tutto accompagnato dal
potenziamento della linea ferroviaria che potrebbe assumere un ruolo primario nell’accessibilità
dell’abitato.

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Per quanto riguarda gli Ambiti di Trasformazione sono mantenute le categorie del PRG prevedendo
ambiti di trasformazione per insediamenti integrati, ambientali, per attività, di riqualificazione
ambientale.
Ai precedenti viene aggiunto un ambito commerciale integrato che si compone di un’area a
destinazione commerciale vera e propria che interagisce con altre due aree circostanti per attività
e di riqualificazione ambientale. L’interazione è determinata dal fatto che l’implementazione della
trasformazione è subordinata al contestuale trasferimento di alcune attività dall’ambito in oggetto
a quello per attività ed alla riqualificazione ambientale del rimanente.
Viene inoltre identificato un ambito di riserva per sviluppo produttivo, industriale e artigianale che
costituisce una previsione strategica da considerare solo nel momento in cui saranno esaurite le
trasformazioni del PGT.

Figura 3.2 – Gli ambiti di trasformazione

Fonte: “Documento di Piano” – Comune di Vigevano, Politecnico di Milano – marzo 2009

L’implementazione degli Ambiti di Trasformazione avviene garantendo per ciascuna area un mix di
funzioni interne associate a differenti destinazioni d’uso. Inoltre ogni ambito ha una
macropartizione che prevede la compresenza di un’area destinata all’edificazione, un’area
destinata a verde privato con valenza ecologica, e un’area a verde e servizi pubblici da cedere
gratuitamente al comune.
Per l’attivazione degli Ambiti di Trasformazione e degli eventuali Programmi Integrati di Intervento
è prevista una forma di valutazione preventiva dei progetti di trasformazione determinata dalla
presentazione, in sede di proposizione del progetto al Comune, di plastici e rendernig o video-
rendering in grado di rendere espliciti gli effetti della nuova trasformazione con la possibilità di
coinvolgere gli abitanti delle zone interessate dalla trasformazione.

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In sede di applicazione del principio della perequazione urbanistica contestualmente


all’implementazione degli Ambiti di Trasformazione, il PGT prevede una maggiorazione dei diritti
edificatori nei casi di interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti nei casi di
interventi che applicano i principi bio energetici (MBE).

Relativamente alla fase attuativa del PGT sono previsti anche incentivi volumetrici relativi a Piani
Attuativi che riguardino azioni di riqualificazione di aree dismesse o interventi di recupero edilizio.

Viene inoltre previsto lo strumento attuativo definito “Progetto urbano” che riguarda
trasformazioni di ingente portata, non necessariamente predefinite dal Documento di Piano, per le
quali viene ad essere obbligatoria una valutazione preliminare d’impatto di carattere urbanistico,
ambientale, economico e sociale e uno “Schema di assetto preliminare” che faciliti la progettazione
attuativa successiva.

Vengono forniti anche gli indirizzi relativi alle trasformazioni urbane affidate a Programmi
Integrati di Intervento affermando innanzi tutto che non sono ammissibili in ambito agricolo.
Viene inoltre precisato che, in sede di valutazione di PII presentati, assumono primaria importanza:
• le proposte di interventi su aree interessate da fenomeni di degrado sociale;
• i programmi volti alla realizzazione di ERS secondo quanto specificato dal PdS;
• la ricollocazione di aree produttive irrazionalmente dislocate e interventi su aree industriali,
artigianali e commercio all’ingrosso dismesse.

3.2 Il Piano dei Servizi

Il Piano dei Servizi concorre assieme al Piano delle Regole e al Documento di Piano alla definizione
dell’assetto del territorio comunale occupandosi in particolare di assicurare una adeguata
dotazione di servizi ed attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale. Il piano assicura
altresì una adeguata distribuzione ed integrazione degli stessi nel contesto urbano al fine di
assicurarne un’adeguata fruibilità e al contempo contribuire ad un processo più ampio di
rivitalizzazione urbana, del potenziamento o della creazione di nuove polarizzazioni sul territorio
comunale.

3.2.1 STRUTTURA DEL “PIANO DEI SERVIZI” DELLA CITTÀ DI VIGEVANO


VIGEVANO

Oltre ad indicare la vocazione qualitativa del futuro assetto urbano assicurando la quota minima di
standard definiti in 18 m2 per abitante, il PdS ha anche finalità programmatiche individuando le
possibili vocazioni di utilizzo delle quote di cessione degli Ambiti di Trasformazione (AT) definiti
dal DP, nonché delle quote di cessione già acquisite dal Comune ma per le quali non esiste ancora
una precisa destinazione d’uso.
Il PdS basa la propria strategia di incremento della qualità dei servizi sul reperimento di nuove aree
pubbliche da destinare principalmente a tre tipologie di servizio che si ritengono fondamentali per
lo sviluppo urbano di Vigevano: nuove aree verdi, nuovi poli per l’istruzione e, infine, nuove aree
per Edilizia Residenziale Sociale (ERS) secondo quanto definito dall’art. 11 “Piano Casa” della Legge
133 del 6 agosto 2008.

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Il livello di servizio attualmente presente nel Comune di Vigevano soddisfa già i requisiti della LR
12/2005 in quanto la quota di standard è pari a 18,1 m2/abitante.

Il sistema del verde presenta uno stato di fatto con una forte prevalenza di spazi pertinenziali
verdi che, pur essendo poco accessibili alla collettività, garantiscono la continuità tra il verde
ecologico delle aree agricole extraurbane e le aree centrali destinate a verde pubblico. I tessuti
verdi sono adatti a garantire una continuità radiale tra la rete ecologica primaria e quella
secondaria e, pur essendo spazi privati, la godibilità dell’ambiente urbano.
Un secondo aspetto di importanza primaria è il posizionamento e la proliferazione di aree
interstiziali, anch’esse a corona delle aree urbane centrali e site tra ambiti urbani ed extraurbani,
che vengono definite aree libere ma che svolgono una funzione fondamentale di diffusione e
penetrazione del sistema ambientale nel sistema costruito.
Tali aree sono costituite perlopiù da appezzamenti agricoli residui che, essendo ormai
completamente intercluse dallo sviluppo insediativo, devono essere considerate un tutt’uno con il
verde urbano centrale più che un residuo del verde extraurbano.
Le piste ciclabili esistenti e programmate riprendono i tracciati indicati dal PRG 2005 i cui
contenuti sono ancora validi e confermati dal DP il quale indica nella rete della viabilità
ciclopedonale un possibile ulteriore sistema di rafforzamento della Rete ecologica tra le maglie del
sistema ambientale.

Il fabbisogno di servizi e i relativi bacini d’utenza

Il PdS ha stimato il fabbisogno di servizi per bacini consentendo di individuare, per singole parti di
città, il rapporto esistente tra servizi e cittadini individuando immediatamente, per singole zone, la
presenza di deficit o meno di spazi pubblici.
I bacini sono:
• Centro, corrispondente alla città storica dentro le mura;
• Ticino, settore nordorientale compreso tra il Naviglio Sforzesco e Via Gambolina;
• Sforzesca, settore sudorientale compreso tra Via Gambolina e C.so Pavia;
• Sud/Morsella, settore meridionale compreso tra C.so Pavia e C.so Torino;
• Ovest/Piccolini, settore occidentale compreso tra C.so Torino e la Roggia Vecchia;
• Novara, settore nordoccidentale compreso tra la Roggia Vecchia e il Naviglio Sforzesco.

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Figura 3.3 – I sei bacini d’utenza

Fonte: “Piano dei Servizi ” – Comune di Vigevano, Politecnico di Milano – marzo 2009

Per ciascuno dei bacini d’utenza individuati è stato effettuato il calcolo della popolazione residente
attualmente e quella insediabile secondo le previsioni di trasformazione contenute nel DP. Da ciò
deriva il calcolo della popolazione insediabile secondo le previsioni del DP suddivisa per bacini
d’utenza:
• Centro con 5.300 abitanti;
• Ticino con 13.500 abitanti;
• Sforzesca con 6.744 abitanti;
• Sud/Morsella con 15.719 abitanti;
• Ovest/Piccolini con 11.318 abitanti;
• Novara con 14.642 abitanti.

Si evidenza una situazione diffusamente deficitaria per quel che concerne le categorie di servizi
verde, scuole e parcheggi con, al contrario, un’abbondante situazione di surplus di servizi di
carattere generale.

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Fonte: “Piano dei Servizi ” – Comune di Vigevano, Politecnico di Milano – febbraio 2009

Tale situazione determina infatti il complessivo raggiungimento dei 18 m2 minimi di standard per
servizi pubblici imposti dalla nuova LR 12/2005 con un estremo sbilanciamento a favore di servizi
di carattere generale

Appurato che il fabbisogno minimo di servizi pubblici è attualmente soddisfatto e continuerà ad


esserlo in ragione delle quote di cessione previste per ogni AT attuato, scopo fondamentale del
PdS è riequilibrare l’assetto futuro dei servizi compensando i deficit evidenziati per le seguenti
categorie: verde, scuola, parcheggi ed ERS.

Fonte: “Piano dei Servizi ” – Comune di Vigevano, Politecnico di Milano – febbraio 2009

Per l’ERS, considerata anch’essa a tutti gli effetti un servizio pubblico da garantire, è stato
calcolato il dato deficitario in 700 alloggi. Tale dato è calcolato per soddisfare il 100% delle
domande di alloggio pubblico e il 50% di domande per l’accesso al Fondo Sociale Affitti (FSA
2008).
Considerata la dimensione media degli alloggi di 80 m2 dovranno essere costruiti 56.000 m2 di
SLP per Edilizia Residenziale Sociale che, secondo gli indici di Utilizzazione Fondiaria attribuiti alle
aree cedute per servizi pubblici negli AT, necessiteranno di 19 ettari di Superficie Fondiaria.

Tali presupposti hanno determinato la localizzazione di aree per l’istruzione in aree deficitarie
(prevalentemente i bacini Ovest/Piccolini e Sud/Morsella) ma con adeguate infrastrutture
viabilistiche di supporto al fabbisogno di accessibilità. A tale proposito l’idea di affiancare al polo
scolastico e sportivo, in programma nelle aree adiacenti al nuovo Palazzetto dello sport, un nuovo
complesso scolastico che concentra diversi livelli di offerta formativa in un’unica struttura, potrà
dare vita a una piccola “cittadella della scuola” adeguatamente infrastrutturata ed attrezzata per le
nuove esigenze.

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La localizzazione dell’Edilizia Residenziale Sociale ha seguito il principio di integrazione con le


parti di città consolidata. Sono stati scelti per tale funzione comparti di dimensioni medie e
prevalentemente ubicati nelle aree interstiziali della città più prossime al centro per favorire il
processo di inclusione sociale.
Infine per le aree verdi la scelta localizzativa ha visto prevalere due opzioni: da un lato destinare a
verde piantumato grandi aree periferiche costituenti la cintura urbana allo scopo di fornire un filtro
tra la campagna e il nucleo urbano compatto; dall’altro lato si è cercato di diffondere capillarmente
all’interno del nucleo urbano piccole aree verdi in grado di assolvere alle funzioni richieste dalla
cittadinanza nonché atte a garantire l’adeguata connessione della Rete ecologica.

La situazione deficitaria del Centro non può essere soddisfatta con la cessione negli AT in quanto
quest’ultimi sono localizzati principalmente nella Città Consolidata esterna al bacino del Centro. È
evidente che il fabbisogno di tali aree centrali è comunque soddisfatto dal surplus di servizi
previsti nella Città Consolidata. Fanno eccezione i Programmi Integrati d’Intervento in grado di
reperire quote di standard aggiuntive rispetto alle previsioni del PGT; in particolare modo il PII Enel
di via Buozzi è in grado di soddisfare circa il 70% del fabbisogno insoddisfatto di parcheggi del
Centro (3.750 m2 di Superficie fondiaria).

Fonte: “Piano dei Servizi ” – Comune di Vigevano, Politecnico di Milano – marzo 2009

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3.3 Il Piano delle Regole


Il Piano delle Regole rappresenta la componente del PGT che ha valore conformativo dei diritti
proprietari e del regime giuridico dei suoli per la città esistente. Il contenuto di tale strumento è
disciplinato dall’art. 10 della Legge Regionale n. 12 dell’11 marzo 2005 “Legge per il Governo del
Territorio” (LR 12/2005).
Il PdR non contiene la disciplina per la trasformazione degli Ambiti di Trasformazione (AT) né la
disciplina dei servizi e degli spazi pubblici.
Il PdR regola solamente gli ambiti del tessuto urbano esistente, quali insieme delle parti di
territorio su cui è già avvenuta l’edificazione o la trasformazione dei suoli; ovvero, i tessuti della
città storica, i tessuti della città consolidata, i tessuti della città diffusa, i tessuti agricoli, le aree di
valore paesaggistico e ambientale ed ecologiche e le aree non soggette a trasformazione
urbanistica.
In continuità con quanto previsto dal PRG 2005 anche il PdR disciplina e gestisce al città esistente
attraverso un “approccio per tessuti”.

La Città Storica è composta da 12 tessuti. I primi quattro tessuti sono una diretta elaborazione di
tessuti già riconosciuti dal PRG 2005, i successivi nove sono costruiti ex novo secondo l’approccio
per tessuti e integrando le informazioni presenti nella tavola gestionale del PRG 2005.
• Il tessuto “Complesso monumentale del Castello e della Piazza” che è costituito dal
nucleo visconteo della Rocca Vecchia, dal collegamento coperto all’edificio del Maschio
e l’edificio del Maschio stesso, dalle tre scuderie di ampliamento che strutturano il
recinto poligonale all’interno del Castello, il palazzo delle Dame e la Piazza Ducale.
• Il tessuto “Edifici e complessi speciali”,
speciali” è costituito da singoli edifici o complessi
monumentali prevalentemente religiosi e civili sorti tra il XV e il XIX secolo che per le
loro speciali caratteristiche morfologiche sono espressione di una elevata qualità
urbanistica e architettonica.
• Il “Tessuto degli edifici isolati”,
isolati” risponde alla selezione degli edifici isolati inseriti in
contesti ambientali di elevato pregio come le ville urbane ottocentesche e gli edifici di
architettura moderna.
• Il “Tessuto delle corti grandi”,
grandi” è costituito da edifici prevalentemente a schiera sorti
lungo vicoli di attraversamento in lunghezza di isolati frammentati.
I seguenti otto tessuti nascono dal nuovo rilievo urbanistico ampliato e puntano a qualificare i
comparti urbani prevalentemente per le loro qualità tipo-morfologiche e per l’epoca di
costruzione. Essi sono:
• il tessuto degli “Edifici o complessi a schiera pre XX secolo” è attribuito solo a cinque
piccole aree delle quali due si trovano nelle immediate vicinanze del Castello. Il tessuto,
per quanto sia stato rimaneggiato, mantiene le caratteristiche originali dell’assetto
spaziale antico. Il suo mantenimento costituisce un patrimonio urbano il cui valore si
esprime nella testimonianza della città antica e nell’influenza che esso può avere nei
confronti dello sviluppo della città consolidata.
• Il tessuto degli “Edifici o complessi in linea pre XX secolo” che rappresenta la
maggioranza degli edifici rilevati nella città storica tradizionale. Il tessuto si
caratterizza per la prevalenza di edifici o complessi di edifici in linea con affaccio
diretto su strade o piazze e che principalmente possono essere ricondotti al periodo
ottocentesco. La tipologia in linea è definita dall’accorpamento di più edifici a schiera
tipici del periodo medievale. Il processo di rifusione avviene attraverso la
trasformazione o sostituzione di due elementi di schiera. La fusione avviene eliminando

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la scala di una delle due schiere e creando una scala autonoma a due rampe. Il muro
d’ambito viene dunque forato per permettere la distribuzione dei vari ambienti.
• Il tessuto degli “Edifici o complessi a corte e palazzi pre XX secolo” è attribuito ai
numerosi spazi urbani caratterizzati da edifici con sviluppo attorno a uno spazio
privato interno, dal quale si distribuiscono gli accessi agli alloggi e con il quale lo
spazio costruito mantiene la sua relazione più importante. Pur essendo un ulteriore
sviluppo degli edifici in linea, il tessuto si configura come una naturale evoluzione della
struttura urbana antica.
• Il tessuto “Edifici storici periferici pre XX secolo” comprende l’insieme di edifici
prevalentemente a tipologia in linea o a corte costruiti prima del Novecento. Il tessuto
si compone del termine “periferici” in quanto possiede due caratteristiche che
distinguono gli edifici da quelli presenti nel centro storico: la prima è l’assenza di
continuità tra gli stessi, essi si presentano quasi sempre in maniera frammentata; la
seconda è l’assenza, nel sedime in cui sorgono, dell’impianto medievale a essi
antecedente.
• Il tessuto degli “Edifici o complessi a schiera post XX secolo” è individuato in un’unica
area a nord ovest del centro in cui è stata rilevata la presenza di un complesso di edifici
a schiera di recente costruzione ma che mantiene i rapporti spaziali originali
dell’impianto antico.
• Il tessuto degli “Edifici o complessi in linea post XX secolo”.
secolo” Questo tessuto è
identificato in aree localizzate alle estremità del confine della “Città storica dentro le
mura” a conferma che il rilievo e la creazione dei tessuti rispecchia l’evoluzione urbana
della città. Nelle case in linea novecentesche si mantiene il meccanismo
dell’accostamento di due elementi strutturali (le antiche schiere) nei quali la
dislocazione degli ambienti interni è meno specializzata.
• Il tessuto degli “Edifici o complessi a corte e palazzi post XX secolo” si compone
prevalentemente di tipologie insediative a blocco sviluppate attorno a spazi di
pertinenza non prospicienti la sede stradale. Si distingue dal tessuto “Edifici o
complessi a corte e palazzi pre XX secolo” sia per l’epoca di costruzione degli immobili
sia per la minore integrazione con il palinsesto antico.
• Il tessuto degli “Edifici storici periferici post XX secolo” comprende un insieme
tipologico eterogeneo di edifici costruiti nel Novecento. Tale tessuto include gli edifici
moderni segnalati dalla tavola gestionale del PRG 2005.

Nei tessuti della Città Storica l’azione principale del Piano è quella del recupero e della migliore
utilizzazione del patrimonio edilizio esistente, benché siano previsti interventi di demolizione e
ricostruzione, anche di edifici singoli, oltre che di sostituzioni di immobili dismessi e privi di
qualsiasi valore architettonico o anche semplicemente storico-documentativo.

La Città Consolidata è composta da


• il Tessuto chiuso ad alta densità;
• il Tessuto aperto a medio-alta densità;
• il Tessuto aperto a medio-bassa densità;
• il Tessuto a impianto unitario;
• il Tessuto per attività produttive;
• il Tessuto per attività commerciali;

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inoltre, sono individuate la seguenti tipologie speciali:


• le zone a Verde privato, per le quali il Piano dispone azioni di tutela, senza significativi
nuovi interventi edilizi;
• i distributori di carburante.

Anche nei tessuti della Città Consolidata il Piano propone un’azione di recupero, accentuando,
però, le possibilità di demolizione e ricostruzione e, soprattutto, sviluppando una normativa che
consenta l’ampliamento degli edifici esistenti, nel rispetto delle regole di formazione e d’impianto
del tessuto.
Nella Città Consolidata si sottolinea, infine, la presenza della destinazione a Verde privato relativa
ad aree interne ai tessuti utilizzate come giardini, orti, frutteti, ecc., che costituiscono un
patrimonio ecologico e ambientale da tutelare, senza consentirne un’ulteriore erosione da parte
degli edifici circostanti; la normativa garantirà, però, la possibilità di realizzare piccole
attrezzature funzionali alla manutenzione del verde.

La Città Diffusa,
Diffusa così definita anche nel PRG 2005, comprende edifici isolati e insediamenti
prevalentemente unifamiliari a bassissima densità, con forti discontinuità e un mix di residenza,
attività agricole e attività per il tempo libero, articolati in tre tipi di tessuto urbano:
• il Tessuto non Tessuto: è relativo a una parte del territorio extraurbano, precisamente nella
zona sud ovest, ormai compromessa, ma potenzialmente riqualificabile, garantendo minimi
ampliamenti degli edifici esistenti e, in qualche caso, limitati interventi di nuova
edificazione, a condizione della garanzia di una particolare cura del territorio, del sistema
irriguo minore e della viabilità rurale;
• il Tessuto delle Casotte: è relativo, invece, ad un episodio insediativo di portata minore del
precedente, con funzioni prevalentemente legate al tempo libero, che testimonia
comunque il legame esistente tra la città e il fiume Ticino. Anche in questo caso una
normativa che consenta limitati incrementi dell’esistente garantisce un processo di
riqualificazione che si può estendere anche al territorio circostante;
• il Tessuto delle Cascine: deriva dalla volontà di perseguire il riuso e la riqualificazione degli
ex insediamenti rurali presenti nel territorio di Vigevano. Similmente a quanto proposto
dall’Ente Parco del Ticino, le cascine che si trovano all’interno del perimetro IC sono
disciplinate da uno specifico tessuto che ne consente il riutilizzo e la riqualificazione
mantenendo però inalterate le caratteristiche costruttive degli edifici, dei rapporti con le
corti e, in generale con gli spazi aperti e di relazione che costituisco un patrimonio
edificato testimone dell’antica organizzazione rurale dei territori della campagna di
Vigevano.

Incentivi per il Miglioramento Bio Energetico


L’art. 44 comma 18 della LR 12/2005 indica che il PGT può prevedere un’incentivazione di tipo
economico per interventi finalizzati alla promozione di edilizia bioclimatica e del risparmio
energetico con edifici appartenenti alla classe di efficienza “A” (ai sensi del Dlgs n. 311 del 29
giugno 2006). Un edificio è considerato di classe A se il valore dell’indicatore di fabbisogno è
inferiore a 30 kWh/m2 anno.
Tale normativa regionale è stata adattata alle esigenze della città di Vigevano per cui il PGT
prevede degli incentivi sia economici che edificatori (quest’ultimi comunque non superiori ai valori
previsti per ogni singolo tessuto specificato nelle NA) in rapporto al tipo di città in cui si realizzano
tali interventi.
In linea generale:

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• nella Città Storica gli interventi sopraccitati vengono premiati solo attraverso lo scomputo,
pari al 50 %, degli oneri di urbanizzazione secondaria così come definiti dall’art. 44 comma
4 della LR 12/2005;
• nella Città Consolidata gli interventi sopraccitati vengono premiati o attraverso lo scomputo
pari al 50 % degli oneri di urbanizzazione secondaria così come definiti dall’art. 44 comma
4 della LR 12/2005 oppure attraverso un incremento di volumetria (da stabilire in base agli
indici del tessuto in cui viene realizzato l’intervento). La decisione del tipo di premialità
viene effettuata in base al progetto presentato e alla sua localizzazione nel territorio
comunale;
• nella Città Diffusa gli interventi sopraccitati vengono premiati solo attraverso un
incremento di volumetria (da stabilire in base al tessuto in cui viene realizzato l’intervento).

I vincoli e le aree non sottoposte a trasformazione urbanistica


All’interno del PdR, oltre alla normativa relativa alla disciplina inerente la città esistente, sono
presenti i vincoli che non vengono riportati nel PdS in quanto non rientranti nel sistema delle
infrastrutture (ferroviarie, viabilistiche e tecnologiche) o nella Rete ecologica.
Tali vincoli sono:
• il vincolo monumentale,
monumentale che individua le tipologie di beni, mobili e immobili, che
presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico e che, come tali, devono
essere sottoposte a particolare tutela. Ogni immobile assoggettato a tale vincolo non può
essere sottoposto ad alcun intervento senza la preventiva autorizzazione del competente
Organo dello Stato.
• i vincoli del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI),
(PAI) rispettivamente per la fascia di deflusso
della piena e per la fascia di rispetto idraulico C1;
• il vincolo ambientale,
ambientale che determina una sostanziale non modificabilità dei luoghi e quindi
una limitazione sulle facoltà dei proprietari, possessori e/o detentori di tali beni ad elevata
naturalità;
• il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) IT2080002 "Basso corso e sponde del Ticino" e il SIC
IT2080013 "Garzaia della Cascina Portalupa" incluse nella Zona Protezione Speciale (ZPS)
IT2080301 "Boschi del Ticino”. Le tre aree sono comprese nel perimetro del Parco
lombardo della valle del Ticino;
• le aree boschive,
boschive sono sottoposte alle disposizioni di questo Titolo i territori coperti da
foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco (L 353/2001), e quelli
sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dal DLgs 227 del 18 maggio 2001,
art. 2, commi 2 e 6;
• le zone di interesse archeologico,
archeologico indicate dal PTCP di Pavia e suddivise in areali di
ritrovamento e in areali di rischio;
• i siti da bonificare,
bonificare per i quali le Regioni predispongono un'anagrafe dei siti da bonificare
che individui:
gli ambiti interessati, la caratterizzazione ed il livello degli inquinanti presenti;
i soggetti cui compete l'intervento di bonifica;
gli enti di cui la Regione intende avvalersi per l'esecuzione d'ufficio in caso di
inadempienza dei soggetti obbligati;
la stima degli oneri finanziari;
• i siti sottoposti a interventi di bonifica,
bonifica ovvero le aree che presentano livelli di
contaminazione o alterazioni chimiche, fisiche o biologiche del suolo o del sottosuolo o
delle acque superficiali o delle acque sotterranee;

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• le aree a rischio di incidente rilevante,


rilevante ovvero le aree definite in attivazione della direttiva
96/92/CE per il controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi a sostanze pericolose;
• le aree a rischio archeologico del PTC Ticino,
Ticino sono zone di notevole interesse archeologico,
sia per l'esistenza di documenti quali strutture conservate "in situ", sia per la sicura
presenza di materiale archeologico accertato da scavi e/o studi effettuati, fatti che
determinano condizioni di rischio archeologico potenziale o manifesto.
• La disciplina del Parco Territoriale della Valle del Ticino
Ticino, ovvero quella delle aree all’interno
del Comune di Vigevano esterne però al perimetro IC per le quali vigono le disposizioni del
Parco.
• Le aree D2 (aree di promozione economica e sociale), R (aree degradate da recuperare) e
marcite,
marcite individuate dal Piano del Parco Territoriale della Valle del Ticino e riguardanti aree
interne al perimetro IC.

Fonte: “Piano delle Regole ” – Comune di Vigevano, Politecnico di Milano – febbraio 2009

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3.4 Le pressioni potenziali indotte dal PGT su rete Natura 2000


Le pressioni potenziali che il PGT potrebbe indurre sui SIC e ZPS possono essere sintetizzate nelle
seguenti:
o modifica della struttura ecosistemica con conseguenze sugli habitat importanti per
le specie di interesse;
o modifica delle relazioni ecosistemiche di sistema che concorrono alla buona
funzionalità dei siti.

Nelle figure seguenti sono rappresentati il sistema di Rete Natura 2000 e della Rete Ecologica
Regionale ed il sistema della Rete Ecologica Comunale.

Figura 3.4 – La Rete Ecologica Regionale e la Rete Natura 2000 nel territorio comunale

Fonte: elaborazione dati Regione Lombardia

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Figura 3.5 – La Rete Ecologica Comunale

Fonte: Comune di Vigevano

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4 IL RAPPORTO TRA TERRITORIO COMUNALE E RETE


NATURA 2000

Il territorio del comune di Vigevano è interessato dalla presenza di 3 siti appartenenti a Rete
Natura 2000:

Tipo Codice Nome sito

SIC IT2080002 Basso corso e sponde del Ticino


SIC IT2080013 Garzaia della Cascina Portalupa
ZPS IT2080301 Boschi del Ticino

Figura 4-1 Rapporto tra comune di Vigevano e elementi di Rete Natura 2000

SIC “Basso corso e


sponde del Ticino”

SIC “Garzaia della


cascina Portalupa”

ZPS “Boschi del


Ticino”
Fonte: Dati Regione Lombardia

Il Documento di Piano riconosce il sistema delle Risorse ambientali costituite in larga misura dal
patrimonio del sistema Ticino.

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Figura 4-2 –Sistema delle risorse ambientali

Fonte: “Documento di Piano” – Comune di Vigevano, Politecnico di Milano – febbraio 2009

La rete ecologica del Parco del Ticino riconosce oltre agli assi fondamentali del Ticino e del
Terdoppio, alcuni corridoi principali che interessano il territorio del Comune di Vigevano, come
evidenziato nella figura seguente.

Figura 4-3 - Stralcio della rete ecologica del Parco del Ticino

Fonte: Parco Ticino

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La Rete Ecologica della Lombardia riconosce l’importanza del corridoio fluviale del Ticino
(Corridoio primario) e del Corridoio Sud Milano (Corridoio primario) e del ganglio primario Ticino
di Vigevano. Altri elemento primari riconosciuto dalla Rete Ecologica sono l’Area prioritaria per la
biodiversità AP31 “Valle del Ticino”, la fascia di territorio risicolo posta fra Cassolnovo, Gravellona,
Cilavegna e Vigevano, l’area circostante il corso del Torrente Terdoppio a nord ovest di Gambolò,
la fascia di territorio risicolo circostante il Naviglio Langosco, a sud della Frazione Morsella di
Vigevano.

L’area è intersecata dal percorso della SS 494 Vigevano-Abbiategrasso-Milano e dalla ferrovia


Mortara-Vigevano-Milano, a tratti affiancata alla strada statale, caratterizzate da un tasso di
permeabilità biologica ancora discreto, e da un reticolo di strade asfaltate relativamente
permeabili. È in progetto la realizzazione del raddoppio della linea ferroviaria; questo potrebbe
compromettere in modo grave la connettività e sarà opportuno adottare misure adeguate di
deframmentazione.
Lo sprowl della città di Vigevano e delle aree circostanti sta bloccando alcune linee di connettività
ecologica longitudinale e trasversale della valle fluviale e alcune porzioni del territorio rischiano di
essere presto insularizzate.

Figura 4-4 - Stralcio della rete ecologica della Lombardia

Fonte: Regione Lombardia, Fondazione Lombardia per l’Ambiente – Rete Ecologica Regionale – Pianura Padana e Oltrepo’
Pavese - 2008

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4.1 ZPS BOSCHI DEL TICINO E SIC BASSO CORSO E SPONDE DE


DEL
TICINO
La porzione orientale del territorio comunale di Vigevano è interessata dalla presenza della ZPS
IT2080301 “Boschi del Ticino” e del SIC IT2080002 “Basso Corso e Sponde del Ticino” che ad esso
in parte si sovrappone.
La ZPS “Boschi del Ticino” si estende da Sesto Calende alla confluenza tra Ticino e Po, lungo
un’area larga da poche decine di metri ad alcuni chilometri che affianca i 110 km di corso del
fiume compresi tra il Lago Maggiore e la sua immissione nel Po, e comprende zone caratterizzate
da una discreta eterogeneità climatica e geo-morfologica oltre che da un buon livello di
biodiversità.
Il SIC “Basso Corso e Sponde del Ticino” si estende in provincia di Pavia, lungo il corso del fiume
Ticino, dal comune di Cassolnovo, fino al ponte dell’autostrada A7 Milano-Genova, in località
Bereguardo.

LE SENSIBILITÀ DELL’AREA OGGETTO DI INDAGINE


INDAGINE
Dal punto di vista geologico, il territorio in oggetto è caratterizzato da depositi fluviali incoerenti
più o meno recenti, con disposizione sub-orizzontale e con alternanze di frequenza variabile, sia
in senso verticale che orizzontale, di ghiaie e sabbie (permeabili) e limi e argille (impermeabili).
Nel territorio della Valle del Ticino, il fiume scorre con numerosi meandri, che ne allungano il
percorso di 20 km rispetto alla distanza in linea d'aria tra Sesto Calende e il punto di confluenza
nel Po. La loro presenza, oltre a rallentare la velocità media del corso d'acqua, spiega la notevole
ampiezza del fondovalle, rispetto al quale l'asta fluviale è raramente in posizione centrale: tra
Sesto Calende e Turbigo è in posizione variabile, tra quest'ultima località e Vigevano si colloca più
vicina alla scarpata del terrazzo di destra, mentre è prossima a quella sinistra tra Vigevano e Pavia.
Se, ad un primo sguardo, il fondovalle può essere considerato come un'unica superficie piana e
sub-orizzontale, ad un esame più dettagliato si rileva la presenza di altre scarpate minori,
delimitanti altrettanti ripiani terrazzati.
Nel tratto che interessa il SIC, il corso principale del Ticino è quello di un tipico corso d'acqua a
meandri. In particolare, all’altezza di Vigevano, dove la larghezza dell’alveo raggiunge il
chilometro, è composto in generale da uno o più rami principali con isole di sabbia e ghiaia che
creano diramazioni e canali, estremamente variabili per dimensioni e portata. Questa tendenza del
fiume a cambiare spesso il suo corso, porta alla formazione, a lato del corso principale, di
numerose lanche, prodotto dell’evoluzione degli antichi meandri. Le vecchie lanche tendono ad
interrarsi a causa dei sedimenti che si depositano nel corso delle piene, diventando terreno fertile
per la vegetazione palustre, che, inevitabilmente, ostruisce e colma i fondali. Nel SIC, nonostante
gli interventi di contenimento delle sponde con pietre e blocchi in cemento e la costruzione di
argini artificiali che, di fatto, ne limitano formazione, sono presenti lanche a vari stadi evolutivi,
che costituiscono una grande ricchezza di ambienti e un contributo indispensabile alla biodiversità
dell’area.

Habitat
La Regione Lombardia non ha prodotto una cartografia degli Habitat di interesse comunitario
presenti all’interno delle Zone di Protezione Speciale, a differenza di quanto fatto per i Siti di
Interesse Comunitario.
Nella Zona di Protezione Speciale “Boschi del Ticino” sono presenti numerosi Habitat d’interesse
comunitario, di cui due di importanza prioritaria (*), di seguito elencati e descritti. In grigio sono

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evidenziati gli habitat riportati anche nel formulario standard del SIC IT2080002 “Basso corso e
sponde del Ticino”.

Cod. Descrizione

Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae


3130
e/o degli Isoeto-Nanojuncetea
3150 Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho-
3260
Batrachion
3270 Fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p. e Bidention p.p.
4030 Lande secche europee
6110* Formazioni erbose di detriti calcarei dell'Alysso-Sedion albi
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato
6210
calcareo (Festuco Brometalia) (*con notevole foritura di orchidee)
6220 Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea
6430 Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
Rocce silicee con vegetazione pioniera del Sedo-Scleranthion o del Sedo albi-
8230
Veronicion-dillenii
9160 Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell'Europa centrale del Carpinion betuli
9190 Vecchi querceti acidofili delle pianure sabbiose con Quercus robur
Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion
91E0*
incanae, Salicion albae)
Foreste miste riaparie di grandi fiumi a Quercus robur, Ulmus laevis e Ulmus minor,
91F0
Fraxinus excelsior o Fraxinus angustifolia (Ulmenion minoris)

Tra gli habitat non segnalati dalla direttiva 92/43/CEE ma indicati dalla Regione Lombardia come
Habitat Corine di particolare rilevanza naturalistica, sono state rilevate le seguenti tipologie:
22.4311 - Comunità idrofile ancorate sul fondo a foglie larghe a Nymphaea alba, Nuphar lutea
53.21 - Vegetazione erbacea a grandi carici. Questa tipologia di vegetazione si trova a tratti lungo
i corsi d’acqua e/o in piccole radure che si aprono sia nelle aree ad ontaneto, sia in quella a
saliceto arbustivo.
La relazione relativa al monitoraggio effettuato nel 2003, inoltre, riporta la presenza della
tipologia “Formazioni igrofile a Salix cinerea” (codice 44.921 C).
C).

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Figura 4-5 Habitat di interesse comunitario presenti nel SIC IT2080013 “Basso corso e sponde del
Ticino” (porzione settentrionale)

Fonte: Dati Regione Lombardia

Aspetti Floristico-
Floristico-Vegetazionali
All’interno della ZPS “Boschi del Ticino” sono state censite 2 specie vegetali di importanza
comunitaria:

Piante elencate nell'Allegato II della Direttiva 92/43/CEE

Cod. Specie
1670 Myosotis rehsteineri Wartm
4096 Gladiolus palustris

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Nessuna specie elencata nell'Allegato II della Direttiva 92/43/CEE è stata censita, invece,
all’interno del SIC “Basso corso e sponde del Ticino”, dove però il monitoraggio effettuato nel 2004
ha portato all’individuazione di alcune specie floristiche significative comprese nella “Lista
Mariotti” (Mariotti & Margiocco 2002). Tra queste: Anemone nemorosa L., Armeria plantaginea
(All.) Willd., Butomus umbellatus L., Carex riparia Curtis, Ceratophyllum demersum L., Convallaria
majalis L., Dianthus armeria L., Erythronium dens-canis L., Galanthus nivalis L., Ilex aquifolium L.,
Iris pseudacorus L., Iris sibirica L., Leucojum aestivum L., Leucojum vernum L., Nuphar lutea (L.) S.
et S., Nymphaea alba L. subsp. alba, Oenanthe aquatica (L.) Poiret, Osmunda regalis L.,
Potamogeton nodosus Poiret, Rorippa amphibia (L.) Besser, Rumex hydrolapathum Hudson, Ruscus
aculeatus L., Schoenoplectus lacustris (L.) Palla, Sparganium erectum L., Thelypteris palustris
Schott, Typha latifolia L., Vallisneria spiralis L..

Aspetti Faunistici
Grazie all’estensione dell’area protetta e alla sua collocazione geografica, il SIC “Basso Corso e
Sponde del Ticino” ospita abitualmente un elevato numero di specie animali. Il sito è caratterizzato
dalla presenza di habitat di elevata qualità, rilevante significato naturalistico e grande varietà, cui
corrispondono specie e popolamenti faunistici e floristici altrettanto ricchi, ben differenziati ed
estremamente significativi da un punto di vista naturalistico e delle priorità di conservazione.

Invertebrati
Il formulario della ZPS “Boschi del Ticino” riporta diverse specie invertebrate rientranti nell’Allegato
II della Direttiva 92/43/CEE, elencate nella tabella seguente. In grigio sono evidenziate le specie
riportate anche nel formulario standard del SIC “Basso corso e sponde del Ticino”.

Invertebrati elencati nell'Allegato II della Direttiva 92/43/CEE

Cod. Specie
1016 Vertigo moulinsiana
1037 Ophiogomphus cecilia
1041 Oxygastra curtisii
1060 Lycaena dispar
1065 Euphydryas aurinia
1071 Coenonympha oedippus
1082 Graphoderus bilineatus
1083 Lucanus cervus
1084 Osmoderma eremita
1088 Cerambyx cerdo
1092 Austropotamobius pallipes

Il territorio in esame è caratterizzato da una grande ricchezza di specie di coleotteri. Tra esse,
alcune entità molto interessanti come il cervo volante (Lucanus cervus), segnalato nei boschi nei
pressi di Vigevano, e Cerambyx cerdo, i cui cicli biologici dipendono dalla presenza di esemplari di
querce di grandi dimensioni; la loro conservazione è minacciata dalla scomparsa e dalla
frammentazione dei querceti, nonché dalla rimozione del legno morto da parte dell’uomo.
Per quanto riguarda i lepidotteri, negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo declino di molte
specie a livello europeo; fortunatamente, nel territorio del Parco del Ticino si sono conservati
microambienti che consentono ancora la sopravvivenza di specie pregiate di farfalle (Furlanetto

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2002). Tra queste, la licena delle paludi (Lycaena dispar), lepidottero appartenente strettamente
legato alla presenza di ambienti umidi e minacciato in tutto l'areale di distribuzione, sebbene
protetto in vari paesi d'Europa, a causa della consistente riduzione dell’ habitat e della scorretta
gestione dei canneti e delle rive dei canali, che impedisce la crescita di Rumex spp., la pianta
nutrice di questa specie.
Tra gli odonati, spicca la presenza di Ophiogomphus cecilia: specie di notevole interesse
faunistico: nota con certezza in poche località italiane (Furlanetto 2002), questa specie ha subito
negli anni una certa rarefazione a causa del peggioramento della qualità delle acque e dei
cambiamenti ambientali.
Erpetofauna
Il formulario della ZPS “Boschi del Ticino” riporta alcune specie di rettili e anfibi rientranti
nell’Allegato II della Direttiva 92/43/CEE, elencate nella tabella seguente. In grigio sono
evidenziate le specie riportate anche nel formulario standard del SIC “Basso corso e sponde del
Ticino”.

Anfibi e Rettili elencati nell'Allegato II della Direttiva 92/43/CEE

Cod. Specie Nome comune


1167 Triturus carnifex Tritone crestato
1199 Pelobates fuscus insubricus Pelobate fosco padano
1215 Rana latastei Rana di Lataste
1220 Emys orbicularis Testuggine palustre

Nei confini del SIC sono presenti due specie di anfibi inserite nell’Allegato II della Direttiva
92/43/CEE: la rana di Lataste (Rana latastei) e il tritone crestato (Triturus carnifex).
L’erpetofauna del SIC “Basso Corso e Sponde del Ticino” è arricchita dalla presenza della
testuggine palustre (Emys orbicularis), specie rara ed elusiva, che frequenta i canali con acque
lente e abbondante vegetazione lungo le rive, le lanche e gli stagni (Barbieri & Gentilli 2002). La
sua presenza, molto discontinua, è minacciata, oltre che dalla scomparsa dell’habitat idoneo,
anche dalla competizione con Trachemys spp., frequentemente liberata nelle acque del SIC. L’area
in cui la specie è stata segnalata in anni recenti è localizzata nei pressi della lanca della Zelata
(Scali & Gentilli 2003). Si segnala, inoltre, che in una ricerca promossa dal Parco del Ticino (Scali &
Gentilli 2003) è stata individuata una serie di siti idonei per questa specie, alcuni dei quali
ricadenti all’interno del territorio del sito: uno di essi è compreso nel territorio comunale di
Vigevano, in prossimità del Ponte ed in località Buccella.
Avifauna
Di seguito sono elencate le specie riportate nell’Allegato I della Direttiva 79/409/CEE
relativamente alla ZPS “Boschi del Ticino”. In grigio sono riportate le specie riportate anche nel
formulario standard del SIC “Basso corso e sponde del Ticino” e, in azzurro, quelle segnalate solo
per l’area di quest’ultimo SIC.

Uccelli elencati nell'Allegato I della Direttiva 79/409/CEE


Cod. Specie Nome comune
A001 Gavia stellata Strolaga minore
A002 Gavia arctica Strolaga mezzana
A003 Gavia immer Strolaga maggiore
A021 Botaurus stellaris Tarabuso
A022 Ixobrychus minutus Tarabusino
A023 Nycticorax nycticorax Nitticora

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A024 Ardeola ralloides Sgarza ciufetto


A026 Egretta garzetta Garzetta
A027 Egretta alba Airone bianco
A029 Ardea purpurea Airone rosso
A030 Ciconia nigra Cicogna nera
A031 Ciconia ciconia Cicogna bianca
A034 Platalea leucorodia Spatola
A060 Aythya nyroca Moretta tabaccata
A072 Pernis apivorus Falco pecchiaiolo
A073 Milvus migrans Nibbio bruno
A074 Milvus milvus Nibbio reale
A081 Circus aeruginosus Falco di palude
A082 Circus cyaneus Albanella reale
A084 Circus pygargus Albanella minore
A090 Aquila clanga Aquila anatraia maggiore
A094 Pandion haliaetus Falco pescatore
A097 Falco vespertinus Falco cuculo
A098 Falco columbarius Smeriglio
A103 Falco peregrinus Falco pellegrino
A119 Porzana porzana Voltolino
A120 Porzana parva Schiribilla
A121 Porzana pusilla Schiribilla grigiata
A127 Grus grus Gru cenerina
A131 Himantopus himantopus Cavaliere d’Italia
A140 Pluvialis apricaria Piviere dorato
A151 Philomachus pugnax Combattente
A154 Gallinago media Croccolone
A166 Tringa glareola Piro – piro boschereccio
A177 Larus minutus Gabbianello
A193 Sterna hirundo Sterna
A195 Sterna albifrons Fraticello
A196 Chlidonias hybridus Mignattino piombato
A197 Chlidonias niger Mignattino
A224 Caprimulgus europaeus Succiacapre
A222 Asio flammeus Gufo di palude
A229 Alcedo atthis Martin pescatore
A231 Coracias garrulus Ghiandaia marina
A243 Calandrella brachydactyla Calandrella
A246 Lullula arborea Tottavilla
A255 Anthus campestris Calandro
A321 Ficedula albicollis Balia dal collare
A338 Lanius collurio Averla piccola
A379 Emberiza hortulana Ortolano

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Uccelli migratori abituali non elencati nell'Allegato I della Direttiva 79/409/CEE


Cod. Specie Cod. Specie
A004 Tachybaptus ruficollis A261 Motacilla cinerea
A017 Phalacrocorax carbo A262 Motacilla alba
A028 Ardea cinerea A264 Cinclus cinclus
A039 Anser fabalis A265 Troglodytes troglodytes
A043 Anser anser A266 Prunella modularis
A050 Anas penelope A269 Erithacus rubecula
A051 Anas streptera A270 Luscinia luscinia
A052 Anas crecca A271 Luscinia megarhynchos
A054 Anas acuta A273 Phoenicurus ochruros
A055 Anas querquerula A274 Phoenicurus phoenicurus
A056 Anas clypeata A275 Saxicola rubetra
A059 Aythya ferina A276 Saxicola torquata
A061 Aythya fuligula A283 Turdus merula
A062 Aythya marila A284 Turdus pilaris
A067 Bucephala clangula A285 Turdus philomelos
A070 Mergus merganser A286 Turdus iliacus
A085 Accipiter gentilis A287 Turdus viscivorus
A086 Accipiter nisus A288 Cettia cetti
A087 Buteo buteo A289 Cisticola juncidis
A096 Falco tinnunculus A290 Locustella naevia
A097 Falco vespertinus A292 Locustella luscinioides
A099 Falco subbuteo A295 Acrocephalus schoenobaenus
A113 Coturnix coturnix A296 Acrocephalus palustris
A115 Phasianus colchicus A297 Acrocephalus scirpaceus
A118 Rallus aquaticus A298 Acrocephalus arundinaceus
A123 Gallinula chloropus A299 Hippolais icterina
A125 Fulica atra A300 Hippolais polyglotta
A136 Charadrius dubius A304 Sylvia cantillans
A137 Charadrius hiaticula A308 Sylvia curruca
A141 Pluvialis squatarola A309 Sylvia communis
A142 Vanellus vanellus A310 Sylvia borin
A143 Calidris canutus A311 Sylvia atricapilla
A145 Calidris minuta A313 Phylloscopus bonelli
A146 Calidris temminckii A314 Phylloscopus sibilatrix
A147 Calidris ferruginea A315 Phylloscopus collybita
A149 Calidris alpina A316 Phylloscopus trochilus
A152 Lymnocryptes minimus A317 Regulus regulus
A153 Gallinago gallinago A318 Regulus ignicapillus
A155 Scolopax rusticola A319 Muscicapa striata
A156 Limosa limosa A322 Ficedula hypoleuca
A158 Numenius phaeopus A323 Panurus biarmicus
A160 Numenius arquata A324 Aegithalos caudatus
A161 Tringa erythropus A325 Parus palustris
A162 Tringa totanus A327 Parus cristatus
A163 Tringa stagnatilis A328 Parus ater
A164 Tringa nebularia A329 Parus caeruleus
A165 Tringa ochropus A330 Parus major
A168 Actitis hypoleucos A332 Sitta europaea
A179 Larus ridibundus A333 Tichodroma muraria

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A182 Larus canus A335 Certhia brachydactyla


A183 Larus fuscus A336 Remiz pendulinus
A198 Chlidonias leucopterus A337 Oriolus oriolus
A207 Columba oenas A340 Lanius excubitor
A208 Columba palumbus A341 Lanius senator
A209 Streptopelia decaocto A342 Garrulus glandarius
A210 Streptopelia turtur A343 Pica pica
A212 Cuculus canorus A347 Corvus monedula
A213 Tyto alba A348 Corvus frugilegus
A214 Otus scops A349 Corvus corone
A218 Athene noctua A351 Sturnus vulgaris
A219 Strix aluco A354 Passer domesticus
A221 Asio otus A356 Passer montanus
A226 Apus apus A359 Fringilla coelebs
A228 Apus melba A360 Fringilla montifringilla
A230 Merops apiaster A361 Serinus serinus
A232 Upupa epops A363 Carduelis chloris
A233 Jynx torquilla A364 Carduelis carduelis
A235 Picus viridis A365 Carduelis spinus
A237 Dendrocopos major A366 Carduelis cannabina
A240 Dendrocopos minor A369 Loxia curvirostra
A244 Galerida cristata A372 Pyrrhula pyrrhula
A247 Alauda arvensis A373 Coccothraustes coccothraustes
A249 Riparia riparia A376 Emberiza citrinella
A251 Hirundo rustica A377 Emberiza cirlus
A253 Delichon urbica A378 Emberiza cia
A256 Anthus trivialis A381 Emberiza schoeniclus
A257 Anthus pratensis A383 Miliaria calandra
A259 Anthus spinoletta A459 Larus cachinnans
A260 Motacilla flava

All’interno dei confini del SIC “Basso corso e sponde del Ticino” sorge una delle garzaie storiche
della Valle del Ticino: in località Zelata è presente, da ormai più di settant’anni, una ricca colonia
con circa mille nidi di airone cenerino (Ardea cinerea). Accanto a questo airone, all’interno del SIC
si trovano altre specie legate agli ambienti umidi, tra cui la nitticora (Nycticorax nycticorax), la
garzetta (Egretta garzetta), la sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides) e l’airone rosso (Ardea purpurea).
Interessante è la presenza del tarabusino (Ixobrychus minutus), nidificante nel SIC, la cui presenza
richiederebbe il mantenimento dei canneti e della vegetazione erbaceo arbustiva, oltre che un
controllo dei livelli e della qualità delle acque frequentate (Gariboldi 2001).
Il martin pescatore (Alcedo atthis) e il falco di palude (Circus aeruginosus) sono specie sedentarie e
quindi presenti in tutte le stagioni all’interno dei confini del sito, dove frequentano sia gli ambienti
umidi di lanca e canneto che il corso principale del fiume. Il martin pescatore è in diminuzione a
causa della diminuita disponibilità di luoghi idonei alla nidificazione e dell’inquinamento delle
acque che condiziona la disponibilità di cibo (Gariboldi 2001).
La conservazione degli ambienti secchi con cespugli e alberi radi permetterebbe, invece, la
nidificazione del succiacapre (Caprimulgus europaeus), la cui popolazione italiana ha mostrato un
netto decremento negli ultimi decenni (Tucker & Heath 1994), a causa del deterioramento degli
habitat e dell’uso massiccio di pesticidi in agricoltura. La sua presenza nell’area è legata in
particolare alla composizione ambientale degli ambienti che frequenta e alla loro tranquillità,
condizione indispensabile per la nidificazione. Considerazione analoga vale anche per l’averla

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piccola (Lanius collurio), che risente in particolare della banalizzazione degli ambienti agricoli e
della riduzione delle aree cespugliate (Gariboldi 2001).
La presenza dell’aquila anatraia maggiore (Aquila clanga), del nibbio bruno (Milvus migrans), del
falco pellegrino (Falco peregrinus) e del falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) è minacciata
dall’eccessiva pressione dei bracconieri. In particolare, il declino del nibbio bruno, un tempo molto
comune, potrebbe essere anche legato alla diminuzione di boschi maturi in prossimità dei corsi
d’acqua (Gariboldi 2001). L’eccessivo disturbo antropico e le fluttuazioni del livello del fiume
sembrano, invece, essere la causa della drastica diminuzione delle popolazioni di fraticello (Sterna
albifrons) e sterna (Sterna hirundo). Unica tra le specie di passo, merita un’attenzione particolare
la moretta tabaccata (Aythya nyroca), anatra tuffatrice la cui conservazione è minacciata dal suo
status di specie cacciabile. Specie di notevole importanza conservazionistica e di recente
segnalazione è, infine, la tottavilla (Lullula arborea), specie legata ad ambienti ecotonali (siepi,
filari e incolti) di cui è stata segnalata una popolazione di 30 individui, svernante nel territorio del
SIC (Rubolini com. pers.).

Mammiferi
I Chirotteri in Italia sono completamente protetti addirittura dal 1939 per la loro utilità nel
controllo degli insetti nocivi in agricoltura, fatto che pone l’Italia all’avanguardia rispetto agli altri
paesi europei; tuttavia, la loro particolare biologia e lo scarso rispetto della legge hanno portato ad
una drastica diminuzione delle popolazioni.
A causa dell’alterazione dell’habitat, dell’impiego di pesticidi e altre sostanze chimiche, della
persecuzione diretta o involontaria (Fornasari et al 1997), delle 30 specie censite in Europa, ben 8
rischiano l’estinzione, 4 sono ritenute vulnerabili e 15 rare. Un importante passo avanti nella loro
conservazione è stato l’inserimento di 13 specie di microchirotteri nell’Allegato II della Direttiva
92/43/CEE: tra queste compaiono anche le tre specie riportate nel formulario relativo al SIC “Basso
Corso e Sponde del Ticino”.
Di seguito sono elencate le specie riportate nell’Allegato II della Direttiva 92/43/CEE relativamente
alla ZPS “Boschi del Ticino”. In grigio sono riportate le specie riportate anche nel formulario
standard del SIC “Basso corso e sponde del Ticino”.

Mammiferi elencati nell'Allegato II della Direttiva 92/43/CEE


Cod. Specie Nome comune
1303 Rhinolophus hipposideros Ferro di cavallo minore
1304 Rhinolophus ferrumequinum Ferro di cavallo maggiore
1305 Rhinolophus euryale Ferro di cavallo mediterraneo
1307 Myotis blythii Vespertilio minore
1308 Barbastella barbastellus Barbastello
1310 Miniopterus schreibersi Miniottero
1321 Myotis emarginatus Vespertilio smarginato
1324 Myotis myotis Vespertilio maggiore

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Ittiofauna
La fauna ittica della Lombardia è stata sottoposta, negli ultimi due secoli, a molteplici e importanti
modificazioni causate soprattutto dal consistente aumento della pressione antropica (Razzetti et
al. 2002). Particolarmente consistenti sono stati i fenomeni di introduzione di specie alloctone che
hanno determinato una profonda trasformazione delle ittiocenosi originarie. Il notevole sviluppo
del bacino del Po e la presenza di una rete idrica artificiale articolata ha, inoltre, facilitato la rapida
diffusione delle specie esotiche.

Di seguito sono elencate le specie riportate nell’Allegato II della Direttiva 92/43/CEE relativamente
alla ZPS “Boschi del Ticino”. In grigio sono riportate le specie riportate anche nel formulario
standard del SIC “Basso corso e sponde del Ticino”.

Pesci elencati nell'Allegato II della Direttiva 92/43/CEE


Cod. Specie Nome comune
1097 Lethenteron zanandreai Lampreda padana
1100 Acipenser naccarii Storione cobice
1101 Acipenser sturio Storione comune
1107 Salmo marmoratus Trota marmorata
1114 Rutilus pigus Pigo
1115 Chondrostoma genei Lasca
1131 Leuciscus souffia Vairone
1136 Rutilus rubilio Rovella
1137 Barbus plebejus Barbo comune
1138 Barbus meridionalis Barbo canino
1140 Chondrostoma soetta Savetta
1148 Sabanejewia larvata Cobite mascherato
1149 Cobites taenia Cobite comune
1163 Cottus gobio Scazzone

Il cobite comune (Cobitis taenia) e la savetta (Chondrostoma soetta) prediligono la rete idrica
secondaria collegata all’asta fluviale, anche se per differenti motivi. L’arrivo del cobite di stagno
(Misgurnus anguillicaudatus), date le sue dimensioni, rappresenta un problema per le popolazioni
autoctone di cobite comune, a cui si sta sostituendo; le popolazioni di savetta, invece, si
mantengono in buona salute. Da segnalare la presenza del cobite mascherato (Sabanejewia
larvata), specie autoctona scarsamente diffusa e, quindi, decisamente interessante dal punto di
vista faunistico, e della lampreda padana (Lethenteron zanandreai), ciclostomo raro nel tratto di
fiume che interessa il SIC (Grimaldi et al. 1999).
Alcune delle specie autoctone elencate nel formulario sono al momento comuni e non necessitano,
dunque, di particolari azioni di conservazione: tra esse la lasca (Chondrostoma genei), il barbo
comune (Barbus plebejus) e il vairone (Leuciscus souffia).

Vulnerabilità
L’area della ZPS risente di un’elevata pressione antropica, in particolare sotto forma di
escursionismo, a causa del contesto geografico in cui si trova immersa, una delle aree a maggior
densità di popolazione dell'intera Unione Europea.
Considerando in particolare il SIC “Basso corso e sponde del Ticino”, appare come la vulnerabilità
dell’area sia in parte legata alle sue dimensioni e alla forma allungata e non compatta ma,
soprattutto, alla sua posizione geografica all'interno di un'area fortemente antropizzata, su cui
gravitano notevoli interessi di ordine soprattutto economico.

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Il territorio del SIC “Basso Corso e Sponde del Ticino” ricade interamente nella zona di Parco
Naturale, in cui tutte le attività sono rivolte alla conservazione dell’ambiente fluviale e perifluviale
in ogni sua manifestazione.

Di seguito riportiamo alcune considerazioni relative alle principali attività elencate nei formulari,
evidenziando i possibili effetti negativi delle stesse sulla conservazione dell’area protetta.
Le acque del Ticino sono costantemente minacciate dagli scarichi di alcune aziende e dai reflui di
alcuni impianti di depurazione mal funzionanti. Nel tratto di fiume interessato dal SIC,
confluiscono gli scarichi del Depuratore Magentino, della Roggia Cerana - le cui acque si trovano
normalmente in condizioni pessime - e dei depuratori di Abbiategrasso, Motta Visconti e Besate
(Budassi et al. 2002). Contemporaneamente, il Canale Scolmatore di nord ovest si getta nel Ticino
nel territorio comunale di Abbiategrasso (Milano) e, nel caso di piene eccezionali, scarica nel fiume
le acque di pessima qualità provenienti dall’Olona e dal Seveso, oltre ad essere spesso usato anche
da aziende e privati per smaltire nel Ticino carichi inquinanti di ogni tipo.

Il fiume è sottoposto a prelievi massicci di acqua, prevalentemente nel tratto settentrionale, con
conseguenze gravi per la fauna, non solo ittica. La gestione e manutenzione dei canali irrigui
influenza attivamente la distribuzione e l’integrità delle fitocenosi “Fiumi delle pianure e montani
con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho-Batriachion” (codice 3260), così come le
variazioni del regime idrologico e l’abbassamento della falda freatica minacciano le foreste
alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-padion, Alnion incanae, Salicion albae),
habitat di rilevante valore ecologico e paesaggistico.

Gli interventi di contenimento delle sponde e la costruzione di argini artificiali impediscono al


fiume di cambiare continuamente il suo corso. Di conseguenza, se da un lato si limitano effetti
erosivi dannosi alle attività umane, al tempo stesso si impedisce la nascita di nuove lanche e
meandri. La mancanza di una gestione mirata rivolta alle lanche già esistenti ne determina la
scomparsa: l’accumulo di sedimenti lasciati dalle piene provoca l’interramento delle lanche, che si
trasformano in terreno fertile per la vegetazione palustre ostruendo e colmando i fondali. La
caduta in disuso della marcita nelle pratiche agricole ha portato anche al progressivo abbandono
dei fontanili, che rischiano oggi di scomparire per mancanza di manutenzione.

Sia all'interno del SIC che nelle zone confinanti, sono già presenti importanti infrastrutture
viabilistiche (strada statale 494, autostrada A7 Milano-Genova, ferrovia Milano-Vigevano) che
compromettono la funzionalità dell’area come corridoio ecologico. La futura realizzazione di altre
opere rappresenterà un importante fattore d'impatto sulle cenosi terrestri e acquatiche, sia in fase
di cantiere, sia in fase di esercizio.

L’eccessiva e non regolamentata frequentazione antropica comporta conseguenze negative quali il


disturbo alla fauna, il prelievo di specie vegetali protette e l’abbandono di rifiuti. Inoltre, un
eccessivo calpestio di escursionisti e ciclisti può danneggiare alcuni habitat, già naturalmente
destinati ad evolvere verso formazioni forestali e, quindi, precari.

L’esercizio della pesca sportiva viene inserito nelle possibili minacce, a causa dei danni provocati
dai ripopolamenti di specie geneticamente non controllate, messi in atto dalle associazioni dei
pescatori e dall’aumento del prelievo da parte dei pescatori dilettanti (Bogliani & Furlanetto 1995).

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L’introduzione di specie alloctone, sia animali che vegetali, rappresenta sempre una minaccia per
le popolazioni locali, spesso con conseguenze difficilmente prevedibili. Tra le specie presenti e
quelle introdotte tende ad instaurarsi un fenomeno di compensazione e di adattamento reciproco,
con conseguente insediamento della specie esotica e il restringimento delle nicchie ecologiche
delle specie presenti (Razzetti et al. 2002). In molti casi, tuttavia, le specie introdotte entrano in
competizione per le risorse o instaurano rapporti di preda-predatore che possono determinare
l’insuccesso della specie alloctona o il declino di una o più specie indigene. L’eventuale ibridazione
delle specie introdotte con quelle indigene, inoltre, può provocare un progressivo
rimaneggiamento del patrimonio genetico autoctono, fino, talvolta, alla sua scomparsa (Razzetti et
al. 2002). L’introduzione di specie esotiche può causare anche la diffusione di nuovi agenti
patogeni o la maggiore diffusione di patologie già esistenti. Le specie animali alloctone più
invadenti presenti nel territorio del SIC sono Trachemys spp., nutria (Myocastor coypus), minilepre
(Sylvilagus floridanus) e colino della Virginia (Colinus virginianus).

L’impiego di fitofarmaci, eribicidi e pesticidi influenza pesantemente le popolazioni di Anfibi (in


particolare sono incompatibili con la presenza del Tritone crestato).

Un effetto collaterale dello sfruttamento plurisecolare, comune a tutti i boschi planiziari, è la


scomparsa del legno morto e delle vecchie piante senescenti. La conservazione del legno morto è
accolta ancora oggi con diffidenza dai gestori forestali, che temono l’innesco di infestazioni di
funghi e di insetti nocivi, quando invece ospita rari microrganismi e contribuisce a mantenere la
struttura e la fertilità del suolo (Bracco et al. 2001).

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4.2 SIC GARZAIA DELLA CASCINA PORTALUPA


Lungo il confine occidentale del comune di Vigevano, sorge il SIC “Garzaia di Portalupa”,
dall’estensione totale di circa 5 ha.
I terreni compresi all’interno del sito si collocano alla quota media di 108 m s.l.m., in un’area
topograficamente ribassata rispetto alla pianura circostante e separata da essa da un salto di
terrazzo su cui corre una strada secondaria. L’area è posta in corrispondenza dei depositi
alluvionali quaternari pleistocenici recenti e sorge su terreni debolmente alterati nella porzione
superficiale e costituiti da sabbie più o meno limose.
L’area in cui si colloca il SIC risulta caratterizzata ad una fitta rete di rogge e canali con funzione
irrigua e/o di drenaggio. In particolare, il sito è costeggiato da un corso d’acqua di origine sorgiva
che nasce all’interno dei confini da un fontanile parzialmente attivo che mostra marcati segni di
interrimento. La risorgiva non presenta la classica forma del fontanile e non sono distinguibili
“testa” ed “asta”.
L’elemento idrografico di maggior rilievo del territorio circostante è il torrente Terdoppio, il cui
alveo si trova a poco più di 1 Km dal sito.
La struttura geomorfologica e geolitologica condiziona l’assetto idrogeologico dell’area e,
conseguentemente, l’idrografia superficiale, determinando l’affioramento al piano campagna delle
acque sotterranee riferibili alla falda più superficiale. Tale fenomeno si verifica in corrispondenza
della scarpata morfologica che coincide con la strada secondaria e che delimita il passaggio alle
aree topograficamente più ribassate sopra citate. Qui si trovano numerosi settori caratterizzati da
ristagni idrici superficiali dovuti al locale deflusso difficoltoso delle acque di precipitazione e/o
affioranti in superficie. L’oscillazione stagionale della prima falda è influenzata dalle condizioni
meteoclimatiche e dalle irrigazioni operate all’intorno.

Habitat
All’interno del SIC “Garzaia della Cascina Portalupa” è presente un habitat di interesse comunitario
di importanza prioritaria.

Habitat di interesse comunitario nel SIC Garzaia della Cascina Portalupa


Cod. Descrizione

Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion


91E0*
incanae, Salicion albae)

Si tratta di alneti di falda ad ontano nero (Alnus glutinosa) della classe Alnetea Glutinosa che, pur
avendo una collocazione fitosociologica differente rispetto a quella contemplata nella tipologia
91E0, rappresentano habitat molto importanti dal punto di vista naturalistico, soprattutto nel
contesto intensamente antropizzato della pianura padana. L’alneto si estende per poco più di 4 ha
e riguarda circa l’80% del territorio del sito. Si tratta di un bosco coetaneo e monoplano risultato di
un’antica coltivazione a ceduo in cui è poco sviluppato lo strato arbustivo e sono assenti processi
di rinnovamento naturale; entrambi questi aspetti sono dovuti ad una serie di fattori concomitanti,
quali la copertura elevata, la concorrenza della vegetazione erbacea nitrofila, il terreno
tendenzialmente asfittico.

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Oltre a quelli segnalati dalla direttiva 92/43/CEE, le attività di monitoraggio all’interno del sito
hanno rilevato la presenza di un’altra tipologia vegetazionali indicata dalla Regione Lombardia tra
gli habitat Corine di particolare rilevanza naturalistica: 44.921 (Formazioni igrofile a Salix cinerea).
Si tratta di piccoli nuclei a saliconi che si trovano inframmezzati all’ontaneto. A ridosso dei confini,
ma esterna ad essi, si colloca un’area a saliconi di circa 0,3 ha potenzialmente idonea ad ospitare i
nidi degli aironi. Un’analoga macchia di quasi 2 ha è presente a circa 400 m dal sito.
Si segnala, inoltre, che nel reticolo idrografico secondario esterno al SIC è presente in più punti
una ricca vegetazione acquatica inquadrabile nell’habitat 3260 (Vegetazione sommersa di
ranuncoli dei fiumi submontani e delle pianure) e che le sponde sono in alcuni tratti caratterizzate
da una fascia di vegetazione a grandi carici (habitat Corine 53.21).
53.21

Figura 4.6 –Habitat di interesse comunitario presenti nel SIC IT2080013 “Garzaia della Cascina
Portalupa”

Aspetti Floristico-
Floristico-Vegetazionali
Il formulario relativo al SIC non riporta specie vegetali citate nell’Allegato II della Direttiva
42/93/CEE. Tuttavia, dal punto di vista floristico, il sito si caratterizza per la presenza di una
buona ricchezza di specie tipiche degli ambienti umidi, alcune delle quali tutelate a livello
regionale o da convenzioni internazionali. In particolare, Sagittaria sagittifolia compare negli
elenchi della Lista Rossa sia nazionale che regionale delle piante italiane, dove è indicata come
specie in pericolo (EN). Durante i sopralluoghi del 2004 è stata rilevata anche la presenza di specie
invasive, tra cui: robinia (Robinia pseudoacacia), ailanto (Ailanthus altissima), solidago (Solidago
gigantea).

Aspetti Faunistici
Il sito, di estensione estremamente limitata, è sede di una garzaia in cui nidificano diverse specie
di ardeidi ed è caratterizzato dalla presenza di habitat idro-igrofili che ospitano flora e fauna
caratteristiche.

Invertebrati
Il formulario standard del SIC “Garzaia della Cascina Portalupa”, aggiornato al giugno 2006, riporta
un’unica specie invertebrata rientrante nell’Allegato II della Direttiva 92/43/CEE: Lycaena dispar

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(Hartwoth 1803). Questo lepidottero, inserito anche nell’allegato IV della Direttiva, un tempo
comune nelle zone umide, è ora minacciato dalla scomparsa o rarefazione dell’habitat e dalla
progressiva scomparsa delle piante nutrici appartenenti ai generi Rumex e Polygonum. La
popolazione censita risulta numericamente esigua: la specie necessita, quindi, di un costante
monitoraggio e di adeguate misure di conservazione. Canali irrigui e marcite, che sono risultati
essere gli habitat più idonei ad ospitare questa farfalla, meritano, pertanto, un’attenzione
particolare nella gestione del territorio.
L’attività di monitoraggio effettuata nel 2004, ha evidenziato anche la presenza di due specie
elencate nell’allegato IV della Direttiva 92/43/CEE: Maculinea arion e Zerynthia polyxena.

Invertebrati elencati nell'Allegato II della Direttiva 92/43/CEE

Cod. Specie
1060 Lycaena dispar

Erpetofauna
Il formulario relativo al SIC non segnala la presenza di anfibi e rettili compresi nell’Allegato II della
“Direttiva Habitat”. I dati relativi al monitoraggio del 2004 hanno evidenziato, tuttavia, la presenza
della rana di Lataste (Rana latastei), specie endemica padana originaria dei boschi umidi planiziali
con distribuzione in genere molto localizzata ma ancora comune nel Parco del Ticino. Tra le altre
specie importanti, infine, sono state censite la rana verde (Rana synklepton esculenta), il biacco
(Coluber viridiflavus), il colubro di Esculapio (Elaphe longissima), il ramarro occidentale (Lacerta
bilineata), la biscia dal collare (Natrix natrix) e la lucertola muraiola (Podarcis muralis).

Avifauna
I dati contenuti nel formulario standard del SIC e i risultati dei censimenti hanno evidenziato la
presenza nell’area di 31 specie di uccelli, di cui 3 citate dall’Allegato I della Direttiva 79/409/CEE.
In generale, il sito ospita una comunità ornitica tipica delle formazioni vegetali presenti, con una
ricchezza specifica e numerica che è indice di un buon stato di conservazione dell’area e del
limitato disturbo a cui è soggetta.

Uccelli elencati nell'Allegato I della Direttiva 79/409/CEE

Cod. Specie Nome comune


comune
A023 Nycticorax nycticorax Nitticora
A026 Egretta garzetta Garzetta
A229 Alcedo atthis Martin pescatore

Uccelli migratori abituali non elencati nell'Allegato I della Direttiva 79/409/CEE

Cod. Specie Cod. Specie


A025 Bubulcus ibis A283 Turdus merula
A028 Ardea cinerea A288 Cettia cetti
A052 Anas crecca A296 Acrocephalus palustris
A087 Buteo buteo A311 Sylvia atricapilla

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A123 Gallinula chloropus A315 Phylloscopus collybita


A155 Scolopax rusticola A317 Regulus regulus
A208 Columba palumbus A324 Aegithalos caudatus
A210 Streptopelia turtur A329 Parus caeruleus
A221 Asio otus A330 Parus major
A235 Picus viridis A349 Corvus corone
A237 Dendrocopos major A351 Sturnus vulgaris
A265 Troglodytes troglodytes A356 Passer montanus
A269 Erithacus rubecula A359 Fringilla coelebs
A271 Luscinia megarhynchos

L’area ospita una colonia polispecifica di ardeidi ove nidificano 3 specie di cui 2, nitticora
(Nycticorax nycticorax), garzetta (Egretta
garzetta), citate nell’allegato I della Direttiva
79/409/CEE. La terza specie è l’airone cenerino (Ardea cinerea).
La colonia è censita dal 1973, ma era probabilmente presente anche in precedenza. E’ stata
occupata in maniera continuativa, se pur con forti fluttuazioni, sia dalla nitticora che dalla
garzetta; l’airone cenerino è comparso, invece, con 4 coppie nel 1996 ed ha progressivamente
consolidato la sua presenza. La popolazione di nitticora, dopo un lento ma costante calo a partire
dall’inizio degli anni ’90, negli ultimi 4 anni sembra aver arrestato questa tendenza e ora è
presente con un numero di coppie variabile tra 90 e 135. Per quanto riguarda, invece, la garzetta,
il trend generale sembra indicare, dalla metà degli anni ’90, un calo se pur non costante ed
abbastanza contenuto. Negli ultimi 5 anni nella colonia ha nidificato un numero di coppie variabile
tra 250 e 360. Tra le cause di questo andamento potrebbero esserci da una parte il fatto che la
vegetazione utilizzata dalla colonia sta invecchiando ed evolvendo verso forme meno idonee,
dall’altra il fatto che l’estensione delle aree a salicone è limitata e sottodimensionata rispetto a
quanto previsto dal modello di gestione delle colonie di aironi messo a punto per la Lombardia.
Per entrambe le specie i dati a disposizione per il SIC rispecchiano solo parzialmente le tendenze
di popolazione riscontrate per l’intera area lombarda. A scala più ampia, infatti, le popolazioni di
garzetta sono in crescita o stabili mentre quelle della nitticora sono in calo. Tra il ‘95 ed il ’99 nel
sito ha nidificato anche una coppia di sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides) e dal 1996 è stata
segnalata la presenza dell’airone guardabuoi (Bubulcus ibis).
Tra le specie nidificanti, è presente anche il martin pescatore (Alcedo atthis) che trova un ambiente
idoneo all’alimentazione nel fitto reticolo idrografico secondario che interessa l’area. A livello
europeo la specie è in calo a causa della compromissione della qualità delle acque e della
diminuzione degli ambienti adatti alla costruzione del nido.
L’area, isolata all’interno di un mosaico agricolo fortemente depauperato dal punto di vista
naturalistico, rappresenta, infine, un importante luogo di sosta per i passeriformi ed i non-
passeriformi lungo le rotte migratorie.

Ittiofauna
Il fitto reticolo idrografico secondario che interessa il SIC presenta habitat interessanti ed è in
alcuni punti alimentato da acque di risorgiva. Nel formulario standard sono segnalate 3 specie di
importanza comunitaria:

Pesci elencati nell'Allegato II della Direttiva 92/43/CEE

Cod. Specie Nome comune


1097 Lethenteron zanandreai Lampreda padana

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1131 Leuciscus souffia Vairone


1149 Cobites taenia Cobite comune

Il vairone (Leuciscus souffia) è un ciprinide diffuso nell’Italia centro settentrionale che ama correnti
vivaci ed acque limpide ben ossigenate. Si tratta di una specie ancora relativamente comune,
benché localmente in diminuzione a causa di fenomeni di alterazione dell’habitat o della qualità
delle acque (D’Antoni et al. 2003). Il cobite comune (Cobitis taenia) è una specie endemica del
nostro Paese che predilige i piccoli corsi d’acqua con fondali sabbiosi o moderatamente fangosi e
modesta velocità della corrente. La lampreda padana (Lethenteron zanandreai), endemica del
bacino padano, è una specie particolarmente sensibile alla qualità delle acque ed è seriamente
minacciata dal deterioramento dei piccoli corsi d’acqua che ne rappresentano l’habitat elettivo e
dalla presenza di sbarramenti e manufatti che interrompono la continuità del corso d’acqua
(D’Antoni et al. 2003).
Il monitoraggio del 2004 ha rilevato anche la presenza del rodeo amaro (Rodeus sericeus amarus),
una specie originaria dell’Europa centrale e dell’Asia settentrionale introdotta in Italia una
quindicina di anni fa ed oggi naturalizzata; il rodeo amaro viene citato nell’Allegato II della
Direttiva 92/43/CEE, essendo in difficili condizioni di conservazione nell’areale naturale di
provenienza. La sua presenza in regioni distinte da quelle originarie, tuttavia, va valutata come un
fattore di perturbazione e disturbo.

Vulnerabilità
Relativamente all’area compresa nel SIC “Garzaia della Cascina Portalupa”, si sottolinea l'estrema
fragilità degli habitat presenti a causa dell'assenza di processi di rinnovamento spontaneo ed al
progressivo interramento. L'abbassamento della falda acquifera ed il prosciugamento del terreno
potrebbero costituire un serio rischio per le tipologie vegetazionali presenti e, di conseguenza, per
la fauna che esse ospitano.

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4.3 BIODIVERSITÀ
La porzione orientale del territorio comunale, ricade in una delle aree individuate come prioritarie
per la biodiversità dal recente studio condotto dalla Regione Lombardia e dalla Fondazione
Lombardia per l’Ambiente per la redazione della Rete ecologica della pianura padana lombarda. La
Regione Lombardia ha approvato gli elaborati relativi a tale studio con il Ddg n.3376 del 3 aprile
2007. L’area che interessa il comune di Vigevano, classificata come AP 31, denominata Valle del
Ticino, risulta di particolare importanza per gli aspetti seguenti:

- conservazione di
- comunità vegetali;
- briofite e licheni;
- miceti;
- invertebrati;
- cenosi acquatiche;
- anfibi e rettili;
- uccelli;
- mammiferi (per la conservazione dei quali risulta particolarmente importante anche il
lembo sud-occidentale del territorio comunale; che ricade nell’area dei Dossi della
Lomellina);
- processi ecologici che hanno luogo al suo interno.

Figura 4.7 – Aree prioritarie per la biodiversità

Fonte: “All.XII alla relazione di sintesi “Rete ecologica della pianura padana lombarda – fase 1: aree prioritarie per la
Biodiversità” – Regione Lombardia e Fondazione Lombardia per l’Ambiente (2007)

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4.4 INDICE DI FUNZIONALITA’ FLUVIALE

L’applicazione dell’Indice di Funzionalità Fluviale (IFF) sul Ticino e altri corsi d’acqua minori, è
stata effettuata dal Parco del Ticino nel biennio 2001 – 2002, nell’ambito del progetto realizzato
dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente.
L’IFF valuta lo stato complessivo dell’ambiente fluviale e la sua funzionalità, intesa come:
- capacità di ritenzione e ciclizzazione della sostanza organica fine e grossolana;
- funzione tampone, svolta dall’ecotono ripario;
- struttura morfologica che garantisce un habitat idoneo per comunità biologiche
diversificate.
La funzionalità fluviale viene valutata mediante un indice in cinque livelli: il I corrisponde ad un
livello elevato, il V ad un livello pessimo, come riportato nella legenda in tabella sotto riportata.
L’IFF consente di capire quali siano le situazioni dov’è più critica la funzionalità lungo un corso
d’acqua e ne indica le ragioni.
La fascia perifluviale, ovvero la fascia di territorio localizzata topograficamente lungo un corso
d’acqua, immediatamente esterna all’alveo di morbida, riveste una notevole importanza:
- per la capacità di abbattere, insieme alla comunità biologica, i nutrienti sia per via
superficiale che iporreica del territorio circostante (scorrimento idrico interstiziale, di
subalveo);
- perché garantisce un corridoio utile alla conservazione della continuità biologica da monte
a valle, sia come forma ombreggiante sia come apporto di materiale organico per le
comunità biologiche, costituisce elemento di rifugio per specie animali terricole e ornitiche
e riveste un ruolo importante nei processi di transizione e di propagazione di tali specie,
favorendo la connessione e la percolazione ecotonale, ovvero la diffusione di animali tra i
diversi ambienti ecologici;
- per il valore ricreativo, infatti le fasce perifluviali costituiscono spazi con diverso grado di
naturalità che si contrappongono alle aree urbane e semiurbane e sono elementi di
fruibilità ricreativa.

Valori dell’IFF, livelli e giudizi di funzionalità corrispondenti e colori utilizzati per la


rappresentazione grafica

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Parco del Ticino (2002)

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Alcuni corpi idrici che attraversano il territorio del Comune di Vigevano, posti in relazione col
Fiume Ticino, sono stati interessati dal suddetto studio.

Il Fiume Ticino

Il tratto del Ticino che scorre in prossimità di Vigevano in sponda destra è lungo oltre 5 km. La
presenza del centro urbano penalizza la qualità e la funzionalità del corso rispetto al tratto più a
sud. Infatti, se il territorio circostante la sponda sinistra è coperto da boschi e da vegetazione
riparia ampia e senza alcuna interruzione (I – II livello di funzionalità), la sponda destra (III livello di
funzionalità) è caratterizzata non solo da vegetazione non riparia ma anche da rive nude con
erosione molto evidente. Inoltre, le zone sottoposte a forte spinta erosiva presentano interventi
artificiali. Tutti questi fattori penalizzanti il tratto sono mitigati da una comunità macrobentonica
ben strutturata e periphyton scarsamente sviluppato. A sud del centro abitato di Vigevano, verso
Bereguardo, la conformazione delle rive è costituita da erbe e arbusti in sponda sinistra e da un
sottile strato erboso in sponda destra. Il giudizio di funzionalità è I – II in sponda sinistra e II in
sponda destra.

Figura 4.8 –Valori dell’IFF assunti dal tratto vigevanese del fiume Ticino

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Parco del Ticino (2002)

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Il Ramo dei Prati

Il Ramo dei Prati è un ramo laterale del Ticino attualmente alimentato quasi esclusivamente dalle
acque dello Scaricatore Ramaccio e solo in condizioni idrologiche particolari anche dal Ticino.
Lungo il suo percorso, il Ramo dei Prati riceve anche acqua dalla Roggia Molinara Gora e dallo
Scaricatore Buccella. Nel primo tratto, fino alla prima isola fluviale, la sponda destra è
contraddistinta da un territorio circostante influenzato da attività agricole che, spingendosi fin nei
pressi del corso d’acqua, riducono anche l’ampiezza della fascia di vegetazione perifluviale. Lo
stato delle rive è, inoltre, influenzato da opere di protezione spondale. In questo tratto il livello di
funzionalità risulta II in sponda sinistra e III in sponda destra. Nel tratto intermedio, fino al guado
del Maresco, ritroviamo, in sponda sinistra, una situazione immutata rispetto al tratto precedente;
in sponda destra, invece, il territorio evidenzia alcune caratteristiche legate a una modesta attività
agricola, mentre le rive mostrano segni di erosione: qui il livello di funzionalità è II. L’ultimo tratto,
compreso tra il guado del Maresco e la confluenza con il Fiume Ticino, è contraddistinto da un
livello di funzionalità di classe II su entrambe le sponde.

Figura 4.9 –Valori dell’IFF assunti dal Ramo dei Prati

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Parco del Ticino (2002)

La Colatore Bredua

Il Colatore Bredua nasce da una zona umida nel Comune di Cassolnovo e, dopo un percorso di
circa 8 km, si getta nel Fiume Ticino in prossimità della darsena di Vigevano. Lungo il suo percorso
si divide in due rami presso il centralino ENEL di Vigevano, per poi ricongiungersi dopo circa 1 km
in prossimità della S.S. Vigevanese. Il primo tratto è caratterizzato da un livello di funzionalità di
classe II, che rimane tale su entrambe le sponde fino al ponte della Cascina Buccella. A questa
altezza, infatti, la sponda destra è caratterizzata da una situazione analoga alla precedente, con
livello di funzionalità II, mentre la sponda sinistra riscontra un peggioramento dello stato del
territorio circostante e registra un livello di funzionalità III. Nel tratto successivo si assiste a un
miglioramento delle condizioni del territorio e delle fasce perifluviali in sponda sinistra che
raggiungono livelli di funzionalità analoghi a quelli della sponda destra (livello II). Dopo un breve

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tratto in cui il livello di funzionalità è III in sponda sinistra e II in sponda destra, all’altezza della
centralina Enel si ha un peggioramento dello stato del territorio, con i campi coltivati che vanno a
occupare anche le fasce perifluviali portando il livello di funzionalità a III-IV. L’Ultimo tratto, che
arriva fino alla confluenza nel Ticino, è caratterizzato da un territorio circostante costituito da
campi coltivati che in alcune zone si spingono in prossimità del corso d’acqua riducendo
l’ampiezza e la continuità delle fasce perifluviali di vegetazione arborea riparia. Il livello di
funzionalità è III su entrambe le sponde.

Figura 4.10 –Valori dell’IFF assunti dal Colatore Bredua

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Parco del Ticino (2002)

Il Canale del Nasino – del Fortino – Don Antonio

Il sistema, della lunghezza complessiva di oltre 15 km, nasce dai rami destro e sinistro del Canale
Don Antonio che si formano nei pressi delle Cascine Broggina e Brogginetta in Comune di
Abbiategrasso. All’altezza della S.S. 494 per Vigevano, i due corsi d’acqua si uniscono e vanno a
costituire un unico corpo idrico. Il tratto del canale che interessa il Comune di Vigevano è quello
immediatamente a monte della diramazione ed è caratterizzato da un livello di funzionalità di
classe I su entrambe le sponde. Più a valle, interessa il territorio comunale solo la diramazione di
destra, che presenta un livello di funzionalità di I-II.

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Figura 4.11 - Valori dell’IFF assunti dal Canale del Nasino

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Parco del Ticino (2002)

Il Canale Industriale

Il Canale Industriale di Vigevano nel tratto d’interesse scorre dal centralino ENEL fino
all’immissione nel Ticino, compiendo un percorso di circa 0,5 km. Nel primo tratto, che arriva fino
al ponte del centralino ENEL, il livello di funzionalità è III a sinistra e IV a destra. Nel tratto
successivo, il territorio circostante è costituito prevalentemente da boschi in sponda sinistra, da
campi coltivati in sponda destra e su entrambe le sponde il livello di funzionalità diventa III.

Figura 4.12 - Valori dell’IFF assunti dal Canale Industriale

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Parco del Ticino (2002)

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La Roggia Rabica

La Roggia Rabica origina da una risorgenza in prossimità di Casa delle Pinete in Comune di
Morimondo e confluisce nel Canale del Nasino con due rami formatisi all’altezza di Molino
dell’Ospitale (Comune di Vigevano). Il tratto che interessa il territorio di Vigevano è quello
immediatamente a monte dell’immissione nel Canale del Nasino: esso è affiancato da foreste e
boschi e denota la presenza di un’estesa fascia perifluviale di essenze arboree riparie sostituita in
alcuni tratti da macchie di vegetazione erbacea. Le rive sono coperte da erbe e arbusti e si notano
idrofite con discreta capacità ritentiva. Il livello di funzionalità è I-II.

Figura 4.13 - Valori dell’IFF assunti dalla Roggia Rabica

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Parco del Ticino (2002)

Il Canale Scavizzolo – Selvatico

Il Canale Selvatico origina da una derivazione della Roggia Castellana presso Cascina Chitola
(Comune di Vigevano) e dopo l’immissione della Roggia Moretta viene denominato Scavizzolo. Il
primo tratto presenta un territorio boschivo interrotto da radure e confinante con il Ticino. A
destra è possibile osservare coltivazioni a pioppo immerse in una matrice boschiva. Le fasce
perifluviali arboree riparie vengono considerate in entrambi i casi di ampiezza intermedia anche se
sul lato destro sono evidenti interruzioni. Il livello di funzionalità è II a sinistra e II-III a destra. Il
tratto successivo è caratterizzato sulla sponda sinistra dalla rilevante presenza della coltivazione a
pioppo che riduce notevolmente la fascia perifluviale. Il livello di funzionalità è III a sinistra e II a
destra. A valle, per tutta la restante parte del canale che interessa il Comune di Vigevano, il livello
di funzionalità rimane II, ad eccezione del tratto che ha inizio con l’immissione della Roggia
Moretta in cui il livello di funzionalità rimane II sulla sponda sinistra e diventa III sulla sonda di
destra.

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Figura 4.14 - Valori dell’IFF assunti dal Canale Scavizzolo – Selvatico

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Parco del Ticino (2002)

La Roggia Moretta

Il tratto della Roggia Moretta che scorre in Comune di Vigevano dalla confluenza nel Canale
Scavizzolo fino al sovrappasso della Roggia Castellana è affiancato da coltivazioni intensive; la
vegetazione arborea riparia è assente o di entità trascurabile, le rive sono coperte da erbe ed
arbusti, le strutture di ritenzione (idrofite) sono discrete, l’erosione è poco evidente, la sezione
trasversale è artificiale, il fondo dell’alveo è facilmente movibile, il percorso è raddrizzato. Su
entrambe le sponde il livello di funzionalità è III-IV.
Figura 4.15 - Valori dell’IFF assunti dalla Roggia Moretta

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


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La Roggia Grignina

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La Roggia Grignina nasce da una zona umida presso Cascina Prefontana nel Comune di Vigevano e
dopo un percorso di circa 7 km si getta nel Canale Scavizzolo in Comune di Borgo San Siro. L’unico
tratto che interessa il territorio vigevanese è il primo, dove il territorio è caratterizzato da prati e
boschi e le fasce perifluviali di vegetazione arborea riparia presentano interruzioni e hanno
un’ampiezza inferiore a 30 m. Questo tratto presenta un livello di funzionalità di classe II.

Figura 4.16 - Valori dell’IFF assunti dalla Roggia Grignina

Fonte: “Applicazione dell’IFF al sistema idrografico del fiume Ticino”,


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5 Le interferenze indotte dal Piano sul sistema ambientale

5.1 Effetti potenziali del Piano su Rete Natura 2000

Tabella 5.1 – Quadro riassuntivo dei potenziali effetti attesi del Piano in relazione a Rete Natura 2000

Tema Punti di attenzione prioritari Risposte del Piano

Concorso positivo
Concorso positivo potrebbe derivare dalle
regole di attuazione delle nuove trasformazioni
urbane e della riqualificazione attraverso
l’imposizione di regole per il risparmio ed il
riuso delle acque.

Aspetti problematici
L’incremento della popolazione può comportare
• Lo Stato Ecologico del Terdoppio calcolato
un aumento del consumo idrico e del carico
sul territorio del comune di Vigevano tra il
inquinate generato.
2001 e il 2006 è oscillato tra le
classificazioni di “buono” e “sufficiente”,
Gli ambiti di riqualificazione destinazione ludico
Risorse quello del Ticino nello stesso arco
– ricreativa e commerciale possono comportare
idriche temporale si è mantenuto sul valore
un incremento dei consumi idrici.
“buono”.
• La non completa copertura del servizio di
Le trasformazioni previste a Morsella e a
fognatura e le limitate capacità ricettive del
Sforzesca potrebbero incrementare le criticità
sistema depurativo
esistenti del sistema fognario e della
depurazione.

Aspetti problematici derivano dall’aumento


degli abitanti equivalenti gravanti sul
depuratore comunale che, se non
convenientemente adeguato potrebbe
comportare un incremento di criticità sul
sistema fluviale del Ticino.
Paesaggio • Presenza di elementi di pregio dal punto di Concorso positivo
vista storico e paesistico Concorso positivo potrebbe derivare
• Presenza di insediamenti rurali di rilevanza dall’implementazione della rete ecologica
paesistica comunale.

Aspetti problematici
Aspetti problematici potrebbero derivare da un
inadeguato inserimento paesistico delle
infrastrutture e degli ambiti di trasformazione
più periferici.

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Tema Punti di attenzione prioritari Risposte del Piano

• Elementi di connessione tra le aree di Concorso positivo


naturalità costituita quasi esclusivamente Concorso positivo potrebbe derivare
dal reticolo idrico superficiale. dall’implementazione della rete ecologica
• Presenza di siti di Rete Natura 2000 quale comunale.
SIC/ZPS
• Relativamente all’area compresa nel SIC Aspetti problematici
“Garzaia della Cascina Portalupa”, il Aspetti problematici potrebbero derivare
monitoraggio effettuato sottolinea dall’incremento di frammentazione e da un
l'estrema fragilità degli habitat presenti a inadeguato inserimento ecologico delle
causa dell'assenza di processi di infrastrutture e degli ambiti di trasformazione
rinnovamento spontaneo ed al progressivo più periferici.
interramento.
• Relativamente alla Garzaia di Portalupa il Fattore di criticità ulteriore potrebbe derivare
monitoraggio effettuato rileva dalla riduzione dello spazio di connettività tra
l'abbassamento della falda acquifera ed il Cascinetta della Croce e Cassolnovo.
prosciugamento del terreno, fattori che
potrebbero costituire un serio rischio per le Ulteriore aspetto problematico potrebbe
tipologie vegetazionali presenti e, di derivare dalla mancanza di adeguati strumenti
conseguenza, per la fauna che esse per l’attuazione della rete ecologica, in
ospitano. particolare per quanto riguarda gli ambiti dello
• Appartenenza al parco del Ticino spazio rurale e quelli maggiormente relazionati
• La Rete ecologica della Lombardia ai siti di Rete Natura 2000 e ai corridoi ecologici
riconosce l’importanza del corridoio del Parco del Ticino e delle Regione.
fluviale del Ticino (Corridoio primario) e del
Corridoio Sud Milano (Corridoio primario) e
del ganglio primario Ticino di Vigevano.
Altri elemento primari riconosciuto dalla
Rete Ecologica sono l’Area prioritaria per la
Ecosistema
Ecosistema
biodiversità AP31 “Valle del Ticino”, la
fascia di territorio risicolo posta fra
Cassolnovo, Gravellona, Cilavegna e
Vigevano, l’area circostante il corso del
Torrente Terdoppio a nord ovest di
Gambolò, la fascia di territorio risicolo
circostante il Naviglio Langosco, a sud
della Frazione Morsella di Vigevano
• Relativamente alla ZPS Boschi del Ticino, il
monitoraggio effettuato rileva come le
acque del Ticino siano costantemente
minacciate dagli scarichi di alcune aziende
e dai reflui di alcuni impianti di
depurazione mal funzionanti.
• Relativamente alla ZPS Boschi del Ticino, il
monitoraggio effettuato rileva come sia
all'interno dell’area che nelle zone
confinanti, sono già presenti importanti
infrastrutture viabilistiche (strada statale
494, autostrada A7 Milano-Genova,
ferrovia Milano-Vigevano) che
compromettono la funzionalità dell’area
come corridoio ecologico. La futura
realizzazione di altre opere rappresenterà
un importante fattore d'impatto sulle
cenosi terrestri e acquatiche, sia in fase di
cantiere, sia in fase di esercizio.

61
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5.2 Gli ambiti di trasformazione

Gli obiettivi del PGT hanno già una specificità tale da potersi configurare come azioni che,
riassumendo, possono essere suddivise in tre categorie:

4. Interventi strategici di riqualificazione


5. Implementazione degli Ambiti di trasformazione
6. Implementazione dell’Ambito di riserva per attività produttive

Gli ambiti di riqualificazione si distribuiscono lungo una linea nord-ovest/sud-est che attraversa
punti nevralgici del paesaggio urbanizzato la cui trasformazione può fungere da volano per una
ritrovata vocazione fruitiva di Vigevano. L’offerta varia dalla realizzazione di un polo ludico-
ricreativo alla creazione di un museo di storia e cultura locale, il tutto accompagnato dal
potenziamento della linea ferroviaria che potrebbe assumere un ruolo primario nell’accessibilità
dell’abitato.

Per quanto riguarda gli Ambiti di Trasformazione sono mantenute le categorie del PRG prevedendo
ambiti di trasformazione per insediamenti integrati, ambientali, per attività, di riqualificazione
ambientale.
Viene inoltre identificato un ambito di riserva per sviluppo produttivo, industriale e artigianale che
costituisce una previsione strategica da considerare solo nel momento in cui saranno esaurite le
trasformazioni del PGT.

L’implementazione degli Ambiti di Trasformazione avviene garantendo per ciascuna area un mix di
funzioni interne associate a differenti destinazioni d’uso. Inoltre ogni ambito ha una
macropartizione che prevede la compresenza di un’area destinata all’edificazione, un’area
destinata a verde privato con valenza ecologica, e un’area a verde e servizi pubblici da cedere
gratuitamente al comune.
Per l’attivazione degli Ambiti di Trasformazione e degli eventuali Programmi Integrati di Intervento
è prevista una forma di valutazione preventiva dei progetti di trasformazione determinata dalla
presentazione, in sede di proposizione del progetto al Comune, di plastici e rendernig o video-
rendering in grado di rendere espliciti gli effetti della nuova trasformazione coinvolgendo anche
gli abitanti delle zone interessate dalla trasformazione.
In sede di applicazione del principio della perequazione urbanistica contestualmente
all’implementazione degli Ambiti di Trasformazione, il PGT prevede una maggiorazione dei diritti
edificatori nei casi di interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti nei casi di
interventi che applicano i principi bio energetici (MBE).

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Figura 5-1 La relazione tra gli ambiti di trasformazione e la Rete Ecologica Regionale e il Sistema
Rete Natura 2000

Fonte: dati Regione Lombardia e Comune di Vigevano

Figura 5-2 Le 5 tipologie di Ambiti di trasformazione

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Fonte: “Documento di Piano” – Comune di Vigevano, Politecnico di Milano – marzo 2009

Figura 5-3 Le trasformazioni strategiche

Fonte: “Documento di Piano” – Comune di Vigevano, Politecnico di Milano – luglio 2009

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Relativamente alla fase attuativa del PGT sono previsti anche incentivi volumetrici relativi a Piani
Attuativi che riguardino azioni di riqualificazione di aree dismesse o interventi di recupero edilizio.

Viene inoltre previsto lo strumento attuativo definito “Progetto urbano” che riguarda
trasformazioni di ingente portata, non necessariamente predefinite dal Documento di Piano, per le
quali viene ad essere obbligatoria una valutazione preliminare d’impatto di carattere urbanistico,
ambientale, economico e sociale e uno “Schema di assetto preliminare” che faciliti la progettazione
attuativa successiva.

Vengono forniti anche gli indirizzi relativi alle trasformazioni urbane affidate a Programmi
Integrati di Intervento affermando innanzi tutto che non sono ammissibili in ambito agricolo.
Viene inoltre precisato che, in sede di valutazione di PII presentati, assumono primaria importanza:
• le proposte di interventi su aree interessate da fenomeni di degrado sociale;
• i programmi volti alla realizzazione di ERS secondo quanto specificato dal PdS;
• la ricollocazione di aree produttive irrazionalmente dislocate e interventi su aree industriali,
artigianali e commercio all’ingrosso dismesse.

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Studio di incidenza

previsioni
5.3 L’incidenza delle azioni e pre visioni di piano

Nelle schede seguenti viene presentata una sintesi complessiva riguardante le differenti tipologie di aree di trasformazione e, per ciascuna di esse,
un approfondimento per le aree di maggiore potenziale rilevanza rispetto a rete Natura 2000.

AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE


Verde
privato Indice di Quota Quota max Pop.ne Abitazioni Stanze
con edificabilità max SUL SUL per Volume massima massime massime
ST Superficie valenza territoriale SUL per funzioni residenziale insediabile realizzabil realizzabili
cession edificabil ecologica (ET) realizzabile residenza teriziarie e realizzabile (50 mq i (150 mq (3,51
ST m2 e Vp m2 e (Se) mq (Ve) m2 mq/mq m2 mq commerciali mc SUL) SUL) stanze/abitaz.)
1.123.368 561.684 561.684 0,15 168.505 160.080 16.851 512.255 3.183 1.043 3.661
mq per parcheggi (12,5 Veicoli industriali/giorno Veicoli leggeri/giorno (da Totale veicoli/giorno (da Totale veicoli gravitanti
n. veicoli privati previsti per veicolo) (da commercio/terziario) commercio/terziario) commercio/terziario) sull'AT

1.952 24.403 1.011 489 1.500 3.452


Caratteristiche individuate dal Piano
Descrizione
Sono aree, la cui tipologia di trasformazione, prevista dal PRG 2005, è stata riproposta nel nuovo strumento urbanistico. Sono
aree libere marginali e periurbane destinate a nuovi insediamenti prevalentemente residenziali caratterizzati da basse densità e
rilevanti dotazioni di verde.
Ripartizione funzionale
Se + Ve = 50% ST
Vp = 50% ST
Mix funzionale
Funzioni residenziali = max. 95% SUL
Funzioni terziarie e funzioni commerciali con Carico urbanistico Basso (Cu B), ovvero gli esercizi di vicinato, i pubblici esercizi
(con esclusione dei locali per il tempo libero), il terziario diffuso (uffici e studi professionali, servizi alla persona, servizi per
l’industria, la ricerca e il terziario) e l’artigianato di servizio alla famiglia = max. 10% SUL.
L’Amministrazione Comunale si riserva di imporre una quota maggiore di SUL per funzioni terziarie e commerciali in rapporto alle
necessità esistenti e future relative all’area di intervento.
Indice e parametri
ET = 0,15 m2/m2

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AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE

IP = 50%
Altezza max H = 9,60 m, compresi i piani attico o mansarda
Da = 1 albero/100 m2 ST
Dar = 1 arbusto/100 m2 ST
Destinazioni d’uso escluse
Funzioni commerciali con Carico urbanistico Alto e Medio (Cu A e Cu M), ovvero medie e grandi strutture di vendita.
Funzioni terziarie con Cu A, ovvero discoteche, attrezzature per la musica di massa, multisala e i complessi direzionali.
Funzioni produttivo manifatturiere.
Commercio
È sempre consentito l’insediamento di attività commerciali esistenti da ricollocarsi senza aumento della superficie di vendita,
qualora si configuri un miglioramento delle condizioni urbanistiche in termini di accessibilità e dotazione di parcheggi.
Dalla data del rilascio del titolo autorizzatorio conseguente il trasferimento dell’attività le destinazioni d’uso insediabili e gli indici
di edificabilità relativi alle aree per attività commerciali (art. 36 NA del PdR) su cui sono originariamente insediate le attività
commerciali oggetto di
ricollocazione, non possono rimanere quelli previsti dall’art. 36 ma devono essere quelli previsti per i tessuti e per gli AT
confinanti. Tale prescrizione dovrà avere specifico riferimento nella convenzione attuativa del PAC per l’AT.
Qualora le attività commerciali oggetto di ricollocazione non fossero originariamente insediate nel tessuto per attività
commerciali (art. 36 NA del PdR), sull’area di origine dell’attività potrà essere insediata la funzione commerciale consentita
dall’art. delle NA del PdR relativo all’area stessa.
Predominanti effetti potenziali attesi
Nel complesso le scelte adottate in questi ambiti, riguardando per lo più aree intercluse nel contesto residenziale esistente (o
almeno poste lungo i confini del perimetro dell’urbanizzato), risultano coerenti con le finalità di compattazione della forma
urbana e non costituiscono elementi di particolare penalizzazione dell’assetto eco sistemico complessivo.
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è bassa o molto bassa ed il livello di penalizzazione all’edificazione residenziale è
pressoché nulla. Tuttavia, la trasformazione, prevalentemente in residenziale, induce inevitabilmente sull’area nuove pressioni in
termini di aumento degli abitanti insediati, con conseguente incremento dei consumi idrici ed energetici, della produzione di
rifiuti, delle acque da smaltire e del traffico indotto. I prerequisiti previsti dal piano possono essere in grado di ridurre il
potenziale incremento di pressioni indotte dalle previsioni. Per ogni area si ritiene di segnalare la necessità di dedicare particolare
cura progettuale nella definizione oltre che delle caratteristiche degli edifici (elevate performance ambientali e formali) anche
riguardo al trattamento dei fronti potenzialmente critici indotti dalle nuove realtà rispetto al contesto ed alla ricerca di soluzioni
di sistemazione delle aree non costruite di pertinenza idonee all’incremento della biodiversità urbana e al miglioramento del
microclima e della qualità dell’aria.

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Studio di incidenza

AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE

Indicazioni generali per la riduzione delle nuove pressioni


• Gli insediamenti previsti dovranno essere caratterizzati da un’elevata qualità formale (morfologica ed estetica) finale degli edifici per
contribuire alla riduzione dell’impatto paesistico.
• Si dovrà prevedere l’utilizzo di nuovi impianti di illuminazione esterna pubblici e privati a ridotto consumo energetico, in conformità ai criteri
antinquinamento luminoso, secondo LR 17/2000 e LR 38/2004.
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici necessari al massimo contenimento dei consumi di risorse ambientali (acqua, fonti
energetiche non rinnovabili ecc.).
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici per la massima riduzione della generazione di inquinanti e di riduzione del carico sulle reti
dei servizi.
• Gli allacciamenti alla rete stradale degli impianti gas, energia elettrica, acqua e fognatura dovranno rispettare tutte le norme e prescrizioni
previste dai soggetti gestori. Dovrà, pertanto, essere verificata la capacità delle reti di smaltimento delle acque meteoriche in relazione alle
superfici impermeabilizzate previste.
• Le previsioni progettuali dovranno prevedere il massimo di dotazioni di verde e di aree permeabili.
• Si dovranno prevedere fasce vegetazionali lungo i fronti perimetrali, in particolare per i fronti aperti verso la campagna, che dovranno essere
formate con elevata densità di alberi e arbusti autoctoni.
• La messa a dimora delle essenze dovrà essere eseguita sin dalle prime fasi di realizzazione dell’intervento (preverdissement); dovrà essere
altresì garantita la manutenzione delle essenze stesse messe a dimora.
• Dovranno essere definiti specifici progetti per il riutilizzo delle acque meteoriche (non inquinate) per l’irrigazione del verde pertinenziale.
• Gli interventi comportano l’incremento delle superfici impermeabili; per ridurre tale impatto negativo, si propone l’impiego di materiali
permeabili (ove compatibile) per le pavimentazioni e la previsione di sistemi di reinfiltrazione in loco delle acque meteoriche potenzialmente
non inquinate.

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Aree di maggiore potenziale rilevanza rispetto a rete Natura 2000

AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE – area 6

Localizzazione

Verde Quota max Pop.ne Abitazioni


Abitazioni Stanze
privato con Indice di Quota max SUL per Volume massima massime massime
Superficie valenza edificabilità SUL SUL per funzioni residenziale insediabile realizzabili realizzabili
ST cessione edificabile ecologica territoriale realizzabile residenza teriziarie e realizzabile (50 mq (150 mq (3,51
N. AT ST m2 Vp m2 (Se) mq (Ve) m2 (ET) mq/mq m2 mq commerciali mc SUL) SUL) stanze/abitaz.)
21 39.653,66 19.826,83 19.826,83 0,15 5.948,05 5.650,65 594,80 18.082 113 38 132
22 34.122,95 17.061,48 17.061,48 0,15 5.118,44 4.862,52 511,84 15.560 97 32 114
23 7.740,55 3.870,28 3.870,28 0,15 1.161,08 1.103,03 116,11 3.530 22 7 26

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Studio di incidenza

AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE – area 6

24 6.426,40 3.213,20 3.213,20 0,15 963,96 915,76 96,40 2.930 18 6 21


Totale 250 83 293
carichi inquinanti carichi inquinanti carichi inquinanti
consumo idrico generati generati generati
giornaliero BOD AZOTO FOSFORO produzione rifiuti
332 l/ab die consumo idrico annuo 60 g/ab die 12.3 g/ab die 1.8 g/ab die kg/ab 587
N. AT m3 m3 t/anno t/anno t/anno t/anno
21 37,52 13.694,91 2,47 0,51 0,07 66,34
22 32,29 11.784,80 2,13 0,44 0,06 57,09
23 7,32 2.673,30 0,48 0,10 0,01 12,95
24 6,08 2.219,44 0,40 0,08 0,01 10,75
Totali 83,21 30.372,45 5,48 1,13 0,15 147,13
Veicoli
mq per parcheggi (12,5 industriali/giorno (area Veicoli leggeri/giorno Totale veicoli/giorno (da Totale veicoli gravitanti
N. AT n. veicoli privati previsti
previsti per veicolo) commerciale) (area commerciale) commercio/terziario) sull'AT
21 69 861 36 17 53 122
22 59 741 31 15 46 105
23 13 168 7 3 10 24
24 11 140 6 3 9 20
Totale 271

Problematiche rilevate
La trasformazione pianificata per questi ambiti prevede un consumo di suolo non edificato con conseguentemente impermeabilizzazione; tuttavia, essendo posti lungo i
confini del perimetro dell’urbanizzato, le previsioni che li riguardano risultano coerenti con le finalità di compattazione della forma urbana.
L’area verrà attraversata, secondo le nuove previsioni del Piano, da un sistema di interconnessione delle principali aree verdi e, in parte, sarà interessata dalla presenza
di un cuneo verde in cui la possibilità di interconnessione tra la maglia ambientale del Parco del Ticino e la maglia ambientale urbana è agevolata dalla presenza di
maggiori quantità di spazi aperti.
L’area è posta in fregio a un elemento di primo livello della Rete Ecologica Regionale.
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è molto bassa. La trasformazione, prevalentemente residenziale, induce inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini
di aumento degli abitanti insediati, con conseguente incremento dei consumi idrici ed energetici, della produzione di rifiuti, delle acque da smaltire e del traffico indotto.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità indotte)
In particolare per quanto riguardo l’ambito A21 dovranno essere curate le relazioni con l’elemento di primo livello della Rete Ecologica.
Al fine di contenere i potenziali effetti indotti dalla vicinanza di aree produttive e elementi della viabilità principale, si suggerisce di adottare provvedimenti relativi alle
caratteristiche dell’involucro edilizio, nonché operazioni di mitigazione realizzabili nell’ambito di pertinenza, quali la realizzazione di fasce vegetazionali, dune verdi,
barriere antirumore.

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Studio di incidenza

AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE – area 6

Per quanto concerne l’ambito A24, oltre alle specifiche prescrizioni derivanti dal vincolo paesaggistico presente, andranno individuati provvedimenti tecnici per la
riduzione delle criticità potenziali indotte dalla trasformazione sul sistema del paesaggio (fasce a verde, quinte di mascheramento paesaggistico…).

AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE – area 12

Localizzazione

Verde Indice di Quota max Pop.ne Abitazioni


Abitazioni Stanze
privato con edificabilità Quota max SUL per Volume massima massime massime
ST Superficie valenza territoriale SUL SUL per funzioni residenziale insediabile realizzabili realizzabili
cessione edificabile ecologica (ET) realizzabile residenza teriziarie e realizzabile (50 mq (150 mq (3,51
N. AT ST m2 Vp m2 (Se) mq (Ve) m2 mq/mq m2 mq commerciali mc SUL) SUL) stanze/abitaz.)
38 36.350,63 18.175,32 18.175,32 0,15 5.452,59 5.179,96 545,26 16.576 104 35 121
39 3.875,24 1.937,62 1.937,62 0,15 581,29 552,22 58,13 1.767 11 4 13

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Studio di incidenza

AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE – area 12

40 4.238,93 2.119,47 2.119,47 0,15 635,84 604,05 63,58 1.933 12 4 14


Totale 127 43 148
carichi inquinanti carichi inquinanti carichi inquinanti
consumo idrico generati generati generati
giornaliero BOD AZOTO FOSFORO produzione rifiuti
332 l/ab die consumo idrico annuo 60 g/ab die 12.3 g/ab die 1.8 g/ab die kg/ab 587
N. AT m3 m3 t/anno t/anno t/anno t/anno
38 34,39 12.554,16 2,27 0,47 0,07 60,81
39 3,67 1.338,36 0,24 0,05 0,01 6,48
40 4,01 1.463,97 0,26 0,05 0,01 7,09
Totali 42,07 15.356,49 2,77 0,57 0,09 74,38
Veicoli Totale veicoli/giorno
n. veicoli privati mq per parcheggi (12,5 industriali/giorno (area Veicoli leggeri/giorno (da Totale veicoli gravitanti
N. AT previsti per veicolo) commerciale) (area commerciale) commercio/terziario) sull'AT
38 63 790 33 16 49 112
39 7 84 3 2 5 12
40 7 92 4 2 6 13
Totale 137
Problematiche rilevate
La trasformazione pianificata per questi ambiti prevede un consumo di suolo non edificato con conseguentemente impermeabilizzazione.
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è molto bassa, così come il livello di penalizzazione all’edificazione residenziale. Tuttavia, la trasformazione,
prevalentemente residenziale, induce inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento degli abitanti insediati, con conseguente incremento dei
consumi idrici ed energetici, della produzione di rifiuti, delle acque da smaltire e del traffico indotto.
Gli ambiti si inseriscono all’interno di un tessuto urbano consolidato (frazione Morsella).
L’ambito A40 è lambita, ad est, dal corso del Naviglio Langosco. Le aree ricadono in prossimità di elementi di primo livello della rete ecologica regionale.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
Dovranno essere presi in considerazione provvedimenti relativi alle caratteristiche dell’involucro edilizio, nonché operazioni di mitigazione realizzabili nell’ambito di
pertinenza che siano efficaci in un’ottica di inserimento paesaggistico delle nuove edificazioni nel tessuto preesistente. Particolare cura dovrà essere dedicata alla
risoluzione del fronte col Naviglio Langosco.

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AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE – area 13

Localizzazione

Verde Quota max Pop.ne Abitazioni Stanze


privato con Indice di Quota max SUL per Volume massima massime massime
Superficie valenza edificabilità SUL SUL per funzioni residenziale insediabile realizzabili realizzabili
ST cessione edificabile ecologica territoriale realizzabile residenza teriziarie e realizzabile (50 mq (150 mq (3,51
N. AT ST m2 Vp m2 (Se) mq (Ve) m2 (ET) mq/mq m2 mq commerciali mc SUL) SUL) stanze/abitaz.)
41 8.467,96 4.233,98 4.233,98 0,15 1.270,19 1.206,68 127,02 3.861 24 8 28
42 18.437,50 9.218,75 9.218,75 0,15 2.765,63 2.627,34 276,56 8.408 53 18 61
Totale 77 26 89
consumo idrico carichi inquinanti carichi inquinanti carichi inquinanti produzione rifiuti
giornaliero consumo idrico annuo generati generati
generati generati kg/ab 587
N. AT 332 l/ab die m3 BOD AZOTO FOSFORO t/anno

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AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE – area 13

m3 60 g/ab die 12.3 g/ab die 1.8 g/ab die


t/anno t/anno t/anno
41 8,01 2.924,52 0,53 0,11 0,02 14,17
42 17,45 6.367,63 1,15 0,24 0,03 30,85
Totali 25,46 9.292,15
9.292,15 1,68 0,35 0,05 45,02
Veicoli
mq per parcheggi (12,5 industriali/giorno (area Veicoli leggeri/giorno Totale veicoli/giorno (da Totale veicoli gravitanti
N. AT n. veicoli privati previsti per veicolo) commerciale) (area commerciale) commercio/terziario) sull'AT
41 15 184 8 4 11 26
42 32 401 17 8 25 57
Totale 83
Problematiche rilevate
La trasformazione pianificata per questi ambiti prevede un consumo di suolo non edificato con conseguentemente impermeabilizzazione. Tuttavia, le scelte adottate in
questi ambiti (seppure inseriti in una frazione) risultano coerenti con le finalità di compattazione della forma urbana.
L’area verrà interessata dalle nuove previsioni ambientali del Piano, che individua in questa zona un cuneo verde in cui la possibilità di interconnessione tra la maglia
ambientale del Parco del Ticino e la maglia ambientale urbana è agevolata dalla presenza di maggiori quantità di spazi aperti; il Piano prevede anche un sistema di
interconnessione delle principali aree verdi lungo la SP 206, il cui traffico veicolare verrà presumibilmente alleggerito dalla realizzazione della Variante Sforzesca.
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è bassa o molto bassa, così come il livello di penalizzazione all’edificazione residenziale. Tuttavia, la trasformazione,
prevalentemente residenziale, induce inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento degli abitanti insediati, con conseguente incremento dei consumi
idrici ed energetici, della produzione di rifiuti, delle acque da smaltire e del traffico indotto.
La più importante criticità potenziale rilevata per quest’area riguarda la presenza di un ambito di trasformazione strategica di scala territoriale: l’ambito del
Colombarone, per la cui riqualificazione si prevedono funzioni terziario/commerciali e funzioni ludico/ricreative.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
Al fine di contenere i potenziali effetti negativi indotti dalla trasformazione dell’immobile del Colombarone, sarà necessario, in base a quanto verrà effettivamente
realizzato, adottare provvedimenti relativi alle caratteristiche dell’involucro edilizio ed effettuare operazioni di mitigazione nell’ambito di pertinenza quali la
realizzazione di fasce vegetazionali, dune verdi, barriere antirumore.

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AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE – area 14

Localizzazione

Verde Quota max Pop.ne Abitazioni Stanze


privato con Indice di Quota max SUL per Volume massima
massima massime massime
Superficie valenza edificabilità SUL SUL per funzioni residenziale insediabile realizzabili realizzabili
ST cessione edificabile
edificabile ecologica territoriale realizzabile residenza teriziarie e realizzabile (50 mq (150 mq (3,51
N. AT ST m2 Vp m2 (Se) mq (Ve) m2 (ET) mq/mq m2 mq commerciali mc SUL) SUL) stanze/abitaz.)
44 126.915,56 63.457,78 63.457,78 0,15 19.037,33 18.085,47 1.903,73 57.873 362 121 423
carichi inquinanti carichi inquinanti carichi inquinanti
consumo idrico generati generati generati
giornaliero BOD AZOTO FOSFORO produzione rifiuti
332 l/ab die consumo idrico annuo 60 g/ab die 12.3 g/ab die 1.8 g/ab die kg/ab 587
N. AT m3 m3 t/anno t/anno t/anno t/anno
44 120,09 43.831,94 7,92 1,62 0,24 212,32
Veicoli
mq per parcheggi (12,5 industriali/giorno (area Veicoli leggeri/giorno Totale veicoli/giorno (da Totale veicoli gravitanti
N. AT n. veicoli privati previsti per veicolo) commerciale) (area commerciale) commercio/terziario) sull'AT
44 221 2.757 114 55 169 390

75
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AMBITI DI TRASFORMAZIONE AMBIENTALE – area 14

Problematiche rilevate
La trasformazione pianificata per l’ambito prevede il recupero di un’area industriale dismessa, tuttavia la localizzazione residenziale prevista dal Piano, data la
localizzazione dell’area distaccata dalla frazione Morsella, non risulta coerente con la finalità di compattazione della forma urbana.
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è media.
L’ambito è ricompreso in un elemento di primo livello della rete ecologica regionale, è in fregio al subdiramatore sinistro del canale Cavour e risulta sottoposto a vincolo
ai sensi del DLgs 42/04 (art. 146, comma 1 lettera g).
La trasformazione, prevalentemente residenziale, induce inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento degli abitanti insediati, con conseguente
incremento dei consumi idrici ed energetici, della produzione di rifiuti, delle acque da smaltire e del traffico indotto.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
Le aree verde di competenza dell’area dovranno essere realizzate con una qualità ecologica elevata, considerata l’appartenenza dell’area a un elemento di primo livello
della Rete Ecologica Regionale.

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AMBITI DI TRASFORMAZIONE PER ATTIVITA’


Quota min SUL
Superficie Quota min SUL per funzioni
edificabile (Se) SUL realizzabile Volume per produzione e teriziarie e Quota flessibile
ST m2 ST cessione Vp m2 m2 m2 realizzabile manifattura mq commerciali SUL
485.996 48.599 437.396 235.506 777.595 117.753 94.202 23.551
Addetti previsti per Addetti previsti per
produzione e terziario e Veicoli Veicoli Veicoli Veicoli
manufatturiero (1,63 commercio (2,43 industriali/giorno industriali/giorno leggeri/giorno (area leggeri/giorno (area
ogni 100 mq SUL) ogni 100 mq SUL) (area produttiva) (area commerciale) produttiva) commerciale) Totale veicoli/giorno
1.980 2.362 2.430 5.832 1.980 2.819 13.061
Caratteristiche individuate dal Piano
Descrizione
Sono aree, la cui tipologia di trasformazione, prevista dal PRG 2005, è stata riproposta nel nuovo strumento urbanistico.
Comprendono le aree libere presenti all’interno dei tessuti produttivi della Città Consolidata.
Ripartizione funzionale
Se = 90% ST
Vp = 10% ST (o comunque nella misura prevista dalla LR 1/2001)
Mix funzionale
Funzioni produttive e manifatturiere = min. 50% SUL
Funzioni terziarie e funzioni commerciali con Carico urbanistico Basso (Cu B), ovvero gli esercizi di vicinato, i pubblici esercizi
(con esclusione dei locali per il tempo libero), il terziario diffuso (uffici e studi professionali, servizi alla persona, servizi per
l’industria, la ricerca e il terziario) e l’artigianato di servizio alla famiglia = min. 10% SUL
Quota flessibile = 40% SUL
Indice e parametri
IC = 50%
IP = 30%
H max = 10 m
Da = 1 albero/200 m2 ST
Dar = 1 arbusto/300 m2 ST SF da collocarsi preferibilmente sui confini e in particolar modo verso le zone agricole
Destinazioni d’uso escluse
Funzioni residenziali, esclusa la residenza del titolare dell’azienda e/o del custode, per una SUL massima non superiore a 250
m2 per ogni azienda.
Funzioni terziarie limitatamente alle categorie di attrezzature culturali e sedi istituzionali e rappresentative, attrezzature socio-
sanitarie e complessi direzionali.
Funzioni commerciali con Carico urbanistico Alto e Medio (Cu A e Cu M), ovvero medie e grandi strutture di vendita.

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AMBITI DI TRASFORMAZIONE PER ATTIVITA’

Predominanti effetti potenziali attesi


Sono aree poste al margine dell’urbanizzato che contribuiscono alla compattazione della forma urbana. Le trasformazioni, in
parte per funzioni produttive e manifatturiere e in parte per funzioni terziarie e commerciali con carico urbanistico basso,
inducono inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici, della produzione di
rifiuti, delle acque da smaltire e del traffico indotto.
Per la maggior parte interessano aree con sensibilità eco sistemica intrinseca molto bassa o bassa e basse penalizzazioni per le
trasformazioni. Eccezioni a questo quadro generale sono tuttavia rappresentate da alcune aree:
1. L’area prevista verso il Fiume Ticino in fregio al corridoio infrastrutturale per Abbiategrasso presenta livelli di sensibilità
intrinseca medio alti e di penalizzazione media; risulta inoltre ricompresa in un elemento di primo livello della rete ecologica
regionale, molto prossima al corridoio ecologico fluviale ed all’area natura 2000. L’ambito ricade in un’area per cui il Piano
prevede la creazione di un cuneo verde in cui si implementerà la ricucitura tra il sistema ambientale del Parco del Ticino e la
rete ecologica locale.
In realtà l’area è interclusa tra la ferrovia e le nuove realizzazioni infrastrutturali previste per il superamento del fiume Ticino
e viene in tale modo a perdere sostanzialmente le valenze ecologiche attualmente rivestite.
2. Gli ambiti collocati presso la Cascina Colombarola comportano consumo di suolo agricolo e prevedono un addensamento di
insediamenti lungo la SS 494 che potrebbe essere soggetta in questo tratto a pressioni determinate dal traffico indotto.
Occorre inoltre verificare che venga rispettata la previsione strategica di rete ecologica passante tra i due ambiti.
Infine dovrebbero essere messi in atto interventi di mitigazione, possibilmente di tipo vegetazionale, che possano limitare gli
effetti negativi sonori e visivi dati dalla presenza dell’edificazione produttiva nei confronti dell’edificazione residenziale e
della Cascina Colombarola.
Per ogni area si ritiene di segnalare la necessità di dedicare particolare cura progettuale nella definizione oltre che delle
caratteristiche degli edifici (elevate performance ambientali e formali) anche riguardo al trattamento dei fronti potenzialmente
critici indotti dalle nuove realtà rispetto al contesto ed alla ricerca di soluzioni di sistemazione delle aree non costruite di
pertinenza idonee all’incremento della biodiversità urbana e al miglioramento del microclima e della qualità dell’aria.
Indicazioni generali per la riduzione delle nuove pressioni
• Gli insediamenti previsti dovranno essere caratterizzati da un’elevata qualità formale (morfologica ed estetica) finale degli edifici per
contribuire alla riduzione dell’impatto paesistico.
• Si dovrà prevedere l’utilizzo di nuovi impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati, in conformità ai criteri antinquinamento luminoso
ed a ridotto consumo energetico, secondo LR 17/2000 e LR 38/2004.
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici necessari al massimo contenimento dei consumi di risorse ambientali (acqua, fonti
energetiche non rinnovabili ecc.).
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici per la massima riduzione della generazione di inquinanti e di riduzione del carico sulle
reti dei servizi.

78
COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

AMBITI DI TRASFORMAZIONE PER ATTIVITA’

• Gli allacciamenti alla rete stradale degli impianti gas, energia elettrica, acqua e fognatura dovranno rispettare tutte le norme e prescrizioni
previste dai soggetti gestori. Dovrà, pertanto, essere verificata la capacità delle reti di smaltimento delle acque meteoriche in relazione alle
superfici impermeabilizzate previste.
• Le previsioni progettuali dovranno prevedere il massimo di dotazioni di verde e di aree permeabili.
• Si dovranno prevedere fasce vegetazionali lungo i fronti perimetrali, in particolare per i fronti aperti verso la campagna, che dovranno essere
formate con elevata densità di alberi e arbusti autoctoni.
• La messa a dimora delle essenze dovrà essere eseguita sin dalle prime fasi di realizzazione dell’intervento (preverdissement); dovrà essere
altresì garantita la manutenzione delle essenze stesse messe a dimora.
• Dovranno essere definiti specifici progetti per il riutilizzo delle acque meteoriche (non inquinate) per l’irrigazione del verde pertinenziale.
• Gli interventi comportano l’incremento delle superfici impermeabili; per ridurre tale impatto negativo, si propone l’impiego di materiali
permeabili (ove compatibile) per le pavimentazioni e la previsione di sistemi di reinfiltrazione in loco delle acque meteoriche potenzialmente
non inquinate.

79
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Aree di maggiore potenziale rilevanza rispetto a rete Natura 2000

AMBITI DI TRASFORMAZIONE PER ATTIVITA’ - area 2

Localizzazione

Quota min SUL


Quota min SUL per funzioni
funzioni
ST cessione Vp Superficie Volume per produzione e teriziarie e Quota flessibile
N. AT ST m2 m2 edificabile (Se) m2 SUL realizzabile m2 realizzabile manifattura mq commerciali SUL
2 6.920,11 692,01 6.228,10 3.460,06 11.072 1.730,03 1.384,02 346,01
3 4.262,26 426,23 3.836,03 2.131,13 6.820 1.065,57 852,45 213,11
21 70.082,39 7.008,24 63.074,15 35.041,20 112.132 17.520,60 14.016,48 3.504,12
Addetti previsti
per produzione Addetti previsti consumo idrico
e per terziario e Veicoli Veicoli Veicoli giornaliero
manufatturiero commercio Veicoli industriali/giorno leggeri/giorno
leggeri/giorno leggeri/giorno 20 mc/ha die consumo idrico
(1,63 ogni 100 (2,43 ogni 100 industriali/giorno (area (area (area Totale (solo attività annuo
N. AT mq SUL) mq SUL) (area produttiva) commerciale) produttiva) commerciale) veicoli/giorno manifatturiere) m3
2 28 34 35 83 28 40 186 0,35 126,29

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Studio di incidenza

AMBITI DI TRASFORMAZIONE PER ATTIVITA’ - area 2

3 17 21 21 51 17 25 115 0,21 77,79


21 286 341 350 841 286 406 1.883 3,50 1.279,00
Totale 331 396 2.184 4,06 1.483,08
Problematiche rilevate
Gli ambiti ricadono in un’area per cui il Piano prevede la creazione di un cuneo verde in cui si implementerà la ricucitura tra il sistema ambientale del Parco del Ticino e
la rete ecologica locale. La parte settentrionale dell’area P21 ricade, inoltre, all’interno di un’area importante per la biodiversità (AP31) ed è attraversata in direzione
est – ovest da un corridoio ecologico di secondo livello (RETEC PdT).
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è molto bassa per le pozioni P2 e P3, ma arriva ad essere alta per l’area P21.
La trasformazione, in parte per funzioni produttive e manifatturiere e in parte per funzioni terziarie e commerciali con Carico urbanistico Basso, induce inevitabilmente
sull’area nuove pressioni in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici, della produzione di rifiuti, delle acque da smaltire e del traffico indotto.
In realtà il sito risulta interno all’area interclusa e già ampiamente rimaneggiata che è determinata dalle opere infrastrutturali previste per il superamento del fiume
Ticino e viene in tale modo a perdere sostanzialmente le valenze ecologiche attualmente rivestite. Si ritiene, pertanto, che possa avere incidenza trascurabile rispetto
ai Siti rete Natura 2000 prossimi.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
Per l’area P21, si ritiene di proporre:
- elevate performance ambientali delle trasformazioni (involucri, aree impermeabilizzate);
- il trattamento secondo criteri eco sistemici dei fronti critici che si andranno a determinare;
- la salvaguardia della rete idrica interferita e il miglioramento della sua funzione di corridoio locale (rappresenta l’unica direttrice di continuità, sebbene
modesta, dell’area col contesto esterno naturale);
- la qualità eco sistemica delle aree verdi di competenza.

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Studio di incidenza

AMBITI DI TRASFORMAZIONE PER ATTIVITA’ - area 3

Localizzazione

Quota min SUL


Quota min SUL per funzioni
ST cessione Vp Superficie Volume per produzione e teriziarie e Quota flessibile
flessibile
N. AT ST m2 m2 edificabile (Se) m2 SUL realizzabile m2 realizzabile manifattura mq commerciali SUL
4 7.108,40 710,84 6.397,56 3.554,20 11.373 1.777,10 1.421,68 355,42
Addetti previsti
per produzione Addetti previsti consumo idrico
e per terziario e Veicoli Veicoli Veicoli giornaliero
manufatturiero commercio Veicoli industriali/giorno leggeri/giorno leggeri/giorno 20 mc/ha die consumo idrico
(1,63 ogni 100 (2,43 ogni 100 industriali/giorno (area (area (area Totale (solo attività annuo
N. AT mq SUL) mq SUL) (area produttiva)
produttiva) commerciale) produttiva) commerciale) veicoli/giorno manifatturiere) m3
4 29 35 36 85 29 41 191 0,36 129,73
Problematiche rilevate
La trasformazione pianificata per quest’area prevede un consumo di suolo non edificato con conseguentemente impermeabilizzazione; tuttavia, le scelte adottate in

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Studio di incidenza

AMBITI DI TRASFORMAZIONE PER ATTIVITA’ - area 3

questo ambito, riguardando aree poste ai margini del tessuto produttivo esistente, risultano coerenti con le finalità di compattazione della forma urbana.
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è molto bassa. Tuttavia, la trasformazione, in parte per funzioni produttive e manifatturiere e in parte per funzioni
terziarie e commerciali con Carico urbanistico Basso, induce inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici, della
produzione di rifiuti, delle acque da smaltire e del traffico indotto. L’area è prossima a un corridoio ecologico primario della RER.
Si ritiene, pertanto, che possa avere incidenza trascurabile rispetto ai Siti Rete Natura 2000 prossimi.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
Occorre prestare attenzione al rapporto tra l’ambito e la zona residenziale posta ad est prevedendo adeguate opere di mitigazione (piantumazioni perimetrali,
barriere) che fungano da protezione sonora e visiva. Inoltre è necessaria un’adeguata localizzazione delle strade di accesso all’area onde non creare molestie all’area
residenziale.

AMBITI DI RIQUALIFICAZIONE VALORIZZAZIONE AMBIENTALE


Superficie
edificabile (Se) Addetti previsti
+ Verde privato per terziario e Veicoli Veicoli
con valenza commercio industriali/gior leggeri/giorno
ST cessione Vp ecologica (Ve) SUL realizzabile Volume (2,43 ogni 100 no (area (area Totale
ST m2 m2 mq m2 realizzabile mq SUL) commerciale) commerciale) veicoli/giorno

98.191 49.095 49.096 14.728 47.130 358 884 427 1.311


Caratteristiche individuate dal Piano
Descrizione
Costituiscono una categoria di trasformazione introdotta dal PGT che prevede un’elevata attenzione alla valorizzazione del
sistema ecologico naturale presente nel sito d’intervento. Comprendono due aree localizzate in prossimità del fiume Ticino la
cui trasformazione è strettamente connessa ad un’elevata riqualificazione ambientale.
Ripartizione funzionale
Se + Ve = 50% ST
Vp = 50% ST

83
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Studio di incidenza

AMBITI DI RIQUALIFICAZIONE VALORIZZAZIONE AMBIENTALE

Mix funzionale
Funzioni turistico-ricettive con Carico urbanistico Basso e Alto (Cu B e Cu A), ovvero strutture alberghiere, altre strutture
ricettive (campeggi e ostelli) e centri congressuali.
Funzioni terziarie e funzioni commerciali con Carico urbanistico Medio (Cu M), ovvero gli esercizi di artigianato di servizio
all’auto compresa la vendita di autoveicoli, attrezzature culturali e sedi istituzionali rappresentative, banche, sportelli bancari e
uffici postali, attrezzature sociosanitarie e medie strutture di vendita (250-2500 m2)
Quota flessibile = 100%
Indice e parametri
ET = 0,10 m2/m2
IP = 60%
Altezza max H = 9,60 m compresi i piani attico o mansarda
Da = 1 albero/80 m2 ST
Dar = 1 arbusto/100 m2 ST
Destinazioni d’uso escluse
Funzioni residenziali
Funzioni terziarie con Cu A, ovvero discoteche, attrezzature per la musica di massa, multisala e i complessi direzionali.
Funzioni produttivo manifatturiere
E’ sempre consentito l’insediamento di attività commerciali esistenti da ricollocarsi senza aumento della superficie di vendita,
qualora si configuri un miglioramento delle condizioni urbanistiche in termini di accessibilità e dotazione di parcheggi.
Predominanti effetti potenziali attesi
Comprendono due aree localizzate in prossimità del fiume Ticino nell’ambito che risulterà intercluso tra la ferrovia e la nuova
viabilità prevista dal PGT.
Hanno sensibilità eco sistemica intrinseca media e medio alta; alcune porzioni presentano penalizzazioni potenziali
significative.
Le aree sono ricomprese in un elemento di primo livello della rete ecologica regionale, in parte limitrofa e in parte ricompresa al
corridoio ecologico fluviale ed all’area natura 2000. Le aree ricadono in un ambito per cui il Piano prevede la creazione di un
cuneo verde in cui si implementerà la ricucitura tra il sistema ambientale del Parco del Ticino e la rete ecologica locale.
In realtà le aree risultano, come si è detto sopra, interne all’area interclusa che è determinata dalla ferrovia e dalle opere
infrastrutturali previste per il superamento del fiume Ticino e viene in tale modo a perdere le valenze ecologiche attualmente
rivestite; in particolare l’area V2 è attualmente già occupata da insediamenti produttivi.
Le funzioni ammesse possono consentire una riqualificazione delle aree attualmente sostanzialmente degradate ed eliminare
almeno parte delle pressioni attuali, ma possono introdurne di nuove in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici,

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Studio di incidenza

AMBITI DI RIQUALIFICAZIONE VALORIZZAZIONE AMBIENTALE

della produzione di rifiuti, delle acque da smaltire del traffico indotto e delle emissioni atmosferiche, ecc..
Per ogni area si ritiene di segnalare la necessità di dedicare particolare cura progettuale nella definizione oltre che delle
caratteristiche degli edificii (elevate performance ambientali e formali) anche riguardo al trattamento dei fronti potenzialmente
critici indotti dalle nuove realtà rispetto al contesto (in particolare i fronti a fiume) ed alla ricerca di soluzioni di sistemazione
delle aree non costruite di pertinenza idonee all’incremento della biodiversità e per migliorare la fruibilità.
Indicazioni generali per la riduzione delle nuove pressioni
• Le previsioni progettuali dovranno prevedere il massimo di dotazioni di verde e di aree permeabili
• Gli interventi comportano l’incremento delle superfici impermeabili; per ridurre tale impatto negativo si propone l’impiego di materiali
permeabili (ove compatibile) per le pavimentazioni e la previsione di sistemi di reinfiltrazione in loco delle acque meteoriche potenzialmente
non inquinate
• Adottare tecniche specifiche di contenimento delle polveri in fase di cantiere
• Adottare buone pratiche per la gestione delle acque meteoriche in fase di cantiere
• Prevedere fasce vegetazionali lungo i fronti perimetrali dell’area I in particolare per i fronti aperti verso la campagna; esse dovranno essere
formate con elevata densità di alberi e arbusti autoctoni
• La messa a dimora delle essenze dovrà essere eseguita sin dalle prime fasi di realizzazione dell’intervento (preverdissement)
• Garantire la manutenzione delle essenze messe a dimora
• Gli insediamenti previsti dovranno essere caratterizzati da un’elevata qualità formale (morfologica ed estetica) finale degli edifici per
contribuire alla riduzione dell’impatto paesistico
• Si dovrà prevedere l’utilizzo di nuovi impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati, in conformità ai criteri antinquinamento luminoso
ed a ridotto consumo energetico, secondo LR 17/2000 e LR 38/2004
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici necessari al massimo contenimento dei consumi di risorse ambientali (acqua, fonti
energetiche non rinnovabili ecc.)
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici per la massima riduzione della generazione di inquinanti e di riduzione del carico sulle
reti dei servizi
• Gli allacciamenti alla rete stradale degli impianti gas, energia elettrica, acqua e fognatura (come previsto) dovranno rispettare tutte le norme
e prescrizioni previste dai soggetti gestori. Dovrà pertanto essere verificata la capacità delle reti di smaltimento delle acque meteoriche in
relazione alle superfici impermeabilizzate previste
• Definire specifici progetti per il riutilizzo delle acque meteoriche (non inquinate) per l’irrigazione del verde pertinenziale

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Studio di incidenza

Aree di maggiore potenziale rilevanza rispetto a rete Natura 2000

AMBITI DI RIQUALIFICAZIONE VALORIZZAZIONE AMBIENTALE – area 1

Localizzazione

Superficie
edificabile (Se) Addetti previsti
+ Verde privato per terziario e Veicoli Veicoli
con valenza commercio industriali/giorno leggeri/giorno
ST cessione Vp ecologica (Ve) SUL realizzabile Volume (2,43 ogni 100
100 (area (area Totale
N. AT ST m2 m2 mq m2 realizzabile mq SUL) commerciale) commerciale) veicoli/giorno
1 28.521,93 14.260,97 14.260,97 4.278,29 13.691 104 257 124 381
2 69.669,61 34.834,81 34.834,81 10.450,44 33.441 254 627 303 930

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Studio di incidenza

AMBITI DI RIQUALIFICAZIONE VALORIZZAZIONE AMBIENTALE – area 1

Problematiche rilevate
Sono due ambiti localizzati in posizione strategica tra la linea ferroviaria e la nuova variante della vigevanese proposta dal PGT. Hanno una sensibilità eco sistemica
intrinseca generalmente media e medio alta, sebbene alcune porzioni presentino penalizzazioni potenziali significative.
L’area è ricompresa in un elemento di primo livello della rete ecologica regionale, in parte limitrofa e in parte ricompresa al corridoio ecologico fluviale ed all’area natura
2000. Gli ambiti ricadono in un’area per cui il Piano prevede la creazione di un cuneo verde in cui si implementerà la ricucitura tra il sistema ambientale del Parco del
Ticino e la rete ecologica locale.
In realtà il sito risulta interno all’area interclusa che è determinata dalle opere infrastrutturali previste per il superamento del fiume Ticino e viene in tale modo a perdere
sostanzialmente le valenze ecologiche attualmente rivestite; inoltre, in particolare l’ambito V2 è attualmente già occupato da insediamenti produttivi.
Le funzioni ammesse possono consentire una riqualificazione dell’area attualmente sostanzialmente degradata ed eliminare almeno parte delle pressioni attuali ma
possono introdurne di nuove in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici, della produzione di rifiuti, delle acque da smaltire del traffico indotto e delle
emissioni atmosferiche, ecc..

Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)

Si ritiene di segnalare la necessità di dedicare particolare cura progettuale nella definizione oltre che delle caratteristiche degli edifici (elevate performance ambientali e
formali) anche riguardo al trattamento dei fronti potenzialmente critici indotti dalle nuove realtà rispetto al contesto (in particolare i fronti a fiume) ed alla ricerca di
soluzioni di sistemazione delle aree non costruite di competenza idonee all’incremento della biodiversità e per migliorare la fruibilità.

AMBITO DI RISERVA PER SVILUPPO PRODUTTIVO, INDUSTRIALE E ARTIGIANALE

Caratteristiche individuate dal Piano


Descrizione
Sono aree prevalentemente agricole che potranno essere utilizzate per un eventuale esaurimento degli AT per attività
produttive.
Ripartizione funzionale
Se = 90% ST
Vp = 10% ST
Mix funzionale

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Studio di incidenza

AMBITO DI RISERVA PER SVILUPPO PRODUTTIVO, INDUSTRIALE E ARTIGIANALE

Funzioni produttive e manifatturiere, ovvero artigianato produttivo, industria e commercio all’ingrosso, depositi e magazzini.
Indice e parametri
IC = 50%
IP = 30%
H max = 10 m
Da = 1 albero/200 m2 ST
Dar = 1 arbusto/300 m2 ST da collocarsi preferibilmente sui confini e in particolar modo verso le zone agricole
Destinazioni d’uso escluse
Funzioni residenziali, esclusa la residenza del titolare dell’azienda e/o del custode, per una SUL massima non superiore a 250
m2 per ogni azienda.
Funzioni terziarie limitatamente alle categorie di attrezzature culturali e sedi istituzionali e rappresentative, attrezzature socio-
sanitarie e complessi direzionali.
Funzioni commerciali con Carico urbanistico Alto e Medio (Cu A e Cu M), ovvero medie e grandi strutture di vendita.
CLAUSOLA D’ATTUAZIONE
L’attuazione dell’ambito è sottoposta a uno schema urbanistico unitario di iniziativa pubblica.
L’ambito di riserva può essere attuato solamente dopo il completamento delle previsioni insediative industriali/artigianali degli
Ambiti di trasformazione per attività produttive definiti dal DP.
L’ambito di riserva può essere attuato solo nei casi in cui l’Amministrazione Comunale ritiene che l’attuazione dell’ambito
costituisca un interesse rilevante per il Comune.
L’ambito di riserva può essere attuato solamente da operatori che intendono sviluppare direttamente sia il progetto di
trasformazione dell’area che la gestione dell’attività imprenditoriale. Il progetto urbanistico deve quindi essere finalizzato a uno
specifico progetto di sviluppo industriale e non ad un progetto di valorizzazione immobiliare dell’area.
L’attuazione dell’Ambito comporta modifiche integrative al DP.
Predominanti effetti potenziali attesi
L’ambito interessa aree prevalentemente agricole, si sviluppa a nord della linea ferroviaria (prossimo alla frazione Morsella che
si sviluppa a sud) con un’accessibilità garantita da strade interpoderali ed è attraversato dal subdiramatore sinistro del canale
Cavour. La scelta della localizzazione, comportando una modifica in ampliamento del perimetro IC, non può essere considerata
coerente con il criterio generale di riduzione del consumo di suolo.
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è media.
L’ambito è parzialmente ricompreso in un elemento di primo livello della rete ecologica regionale; il potenziale effetto di
riduzione dello spazio di permeabilità fissato dall’elemento di primo livello dovrà essere contrasto con la previsione di adeguate
strutture ecosistemiche sul nuovo fronte critico in modo da migliorare la connettività residua, considerando in particolare la

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Studio di incidenza

AMBITO DI RISERVA PER SVILUPPO PRODUTTIVO, INDUSTRIALE E ARTIGIANALE

presenza di un varco.
Le attività produttive che potranno insediarsi determineranno inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento
dei consumi idrici ed energetici, della produzione di rifiuti, delle acque da smaltire del traffico indotto e delle emissioni
atmosferiche. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, come già valutato dallo specifico studio di incidenza, non sono
prefigurabili incidenze dirette rispetto al SIC “Garzaia della Cascina Portalupa”.
Indicazioni generali per la riduzione delle nuove pressioni
L’area non pare avere incidenze dirette sul SIC “Garzaia della Cascina Portalupa”. Considerando le criticità ambientali che si
manifestano attualmente nel comune di Vigevano (in particolare la qualità dell’aria, la carenza delle reti fognarie e della
depurazione), si ritiene che debbano essere garantite le performance ambientali delle attività che si andranno ad insediare per
un concorso significativo alla riduzione o almeno al non incremento delle criticità segnalate.
La localizzazione interna ad un elemento di primo livello della rete ecologica regionale dovrebbe essere risolta attraverso una
considerazione significativa degli aspetti di inserimento ecologico nella progettazione successiva dell’area (per esempio,
previsione di fasce buffer).
Inoltre, tenendo conto dei progetti in fase di valutazione dall’A.C. insistenti su parte dell’ambito e delle clausole di attuazione
previste dal DdP, l’ambito si presterebbe ad essere sviluppato secondo il principio delle Aree Produttive Ecologicamente
Attrezzate (A.P.E.A.). Ciò consentirebbe di sviluppare un progetto unitario in grado di meglio affrontare le potenziali criticità
indotte dalle attività che si insedieranno all’interno di un’area preventivamente predisposta al meglio sotto il profilo dei presidi
di tutela ambientale. Inoltre, tale prospettiva consentirebbe di attuare gli interventi di compensazione previsti dalla vigente
normativa, che assumono qui particolare rilevanza in quanto interni ad un elemento primario della rete ecologica regionale.

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Aree di maggiore potenziale rilevanza rispetto a rete Natura 2000

AMBITO DI RISERVA SVILUPPO PRODUTTIVO,INDUSTRIALE E ARTIGIANALE – area 1

Localizzazione

Problematiche rilevate
L’ambito interessa aree prevalentemente agricole, si sviluppa a nord della linea ferroviaria (prossimo alla frazione Morsella che si sviluppa a sud) con un’accessibilità
garantita da strade interpoderali ed è attraversato dal subdiramatore sinistro del canale Cavour. La scelta della localizzazione, comportando una modifica in
ampliamento del perimetro IC, non può essere considerata coerente con il criterio generale di riduzione del consumo di suolo.
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è media.

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Studio di incidenza

L’ambito è parzialmente ricompreso in un elemento di primo livello della rete ecologica regionale; il potenziale effetto di riduzione dello spazio di permeabilità fissato
dall’elemento di primo livello dovrà essere contrasto con la previsione di adeguate strutture ecosistemiche sul nuovo fronte critico in modo da migliorare la connettività
residua, considerando in particolare la presenza di un varco.
Le attività produttive che potranno insediarsi determineranno inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici, della
produzione di rifiuti, delle acque da smaltire del traffico indotto e delle emissioni atmosferiche. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, come già valutato dallo
specifico studio di incidenza, non sono prefigurabili incidenze dirette rispetto al SIC “Garzaia della Cascina Portalupa”.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
L’area non pare avere incidenze dirette sul SIC “Garzaia della Cascina Portalupa”. Considerando le criticità ambientali che si manifestano attualmente nel comune di
Vigevano (in particolare la qualità dell’aria, la carenza delle reti fognarie e della depurazione), si ritiene che debbano essere garantite le performance ambientali delle
attività che si andranno ad insediare per un concorso significativo alla riduzione o almeno al non incremento delle criticità segnalate.
La localizzazione interna ad un elemento di primo livello della rete ecologica regionale dovrebbe essere risolta attraverso una considerazione significativa degli aspetti
di inserimento ecologico nella progettazione successiva dell’area (per esempio, previsione di fasce buffer).
Inoltre, tenendo conto dei progetti in fase di valutazione dall’A.C. insistenti su parte dell’ambito e delle clausole di attuazione previste dal DdP, l’ambito si presterebbe
ad essere sviluppato secondo il principio delle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (A.P.E.A.). Ciò consentirebbe di sviluppare un progetto unitario in grado di
meglio affrontare le potenziali criticità indotte dalle attività che si insedieranno all’interno di un’area preventivamente predisposta al meglio sotto il profilo dei presidi di
tutela ambientale. Inoltre, tale prospettiva consentirebbe di attuare gli interventi di compensazione previsti dalla vigente normativa, che assumono qui particolare
rilevanza in quanto interni ad un elemento primario della rete ecologica regionale.

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Studio di incidenza

AMBITO DI TRASFORMAZIONE COMMERCIALE INTEGRATO


Addetti previsti
per terziario e Veicoli Veicoli
Superficie commercio industriali/giorno leggeri/giorno
ST cessione Vp edificabile (Se) SUL realizzabile Volume (2,43 ogni 100 (area (area Totale
ST m2 m2 m2 m2 realizzabile mq SUL) commerciale) commerciale) veicoli/giorno
70.539 14.107 56.431 17.634 56.429 429 1.058 511 1.569
Caratteristiche individuate dal Piano
Descrizione
E’ un’area (C1) prevista dal nuovo strumento urbanistico la cui attuazione è ricompresa in un meccanismo di implementazione
unitaria, che comprende altri due Ambiti di Trasformazione (P21 e V2), per cui è prevista una logica di integrazione con le
nuove attività commerciali previste.
Ripartizione funzionale
Per quanto riguarda gli ambiti P21 e V2 vedere le schede corrispondenti agli “Ambiti di Trasformazione per attività” e agli
“Ambiti di riqualificazione e valorizzazione ambientale”
Area C1:
Se = 80% ST
Vp = 100% della superficie di vendita per le parti commerciali
Vp = 80% SUL per le altre destinazioni
Mix funzionale
Per quanto riguarda gli ambiti P21 e V2 vedere le schede corrispondenti agli “Ambiti di Trasformazione per attività” e agli
“Ambiti di riqualificazione e valorizzazione ambientale”
Area C1:
Funzioni commerciali con Carico urbanistico Medio (Cu M), ovvero le medie strutture di vendita.
Funzioni turistico ricettive con Carico urbanistico Basso e Alto (Cu B e Cu A), ovvero strutture ricettive tipo campeggi e ostelli,
strutture alberghiere e centri congressuali.
Funzioni terziarie con Carico urbanistico Basso (Cu B), ovvero pubblici esercizi, terziario diffuso e artigianato di servizio alla
famiglia.
Indice e parametri
Per quanto riguarda gli ambiti P21 e V2 vedere le schede corrispondenti agli “Ambiti di Trasformazione per attività” e agli
“Ambiti di riqualificazione e valorizzazione ambientale”
Area C1:
ET = 0,25 m2/m2
IP = 50%
H max = 12,80 m

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Studio di incidenza

AMBITO DI TRASFORMAZIONE COMMERCIALE INTEGRATO

Da = 1 albero/100 m2 ST
Dar = 1 arbusto/150 m2 ST SF da collocarsi preferibilmente sui confini e in particolar modo verso le zone agricole.
Destinazioni d’uso
d’uso escluse
Per quanto riguarda gli ambiti P21 e V2 vedere le schede corrispondenti agli “Ambiti di Trasformazione per attività” e agli
“Ambiti di riqualificazione e valorizzazione ambientale”
Area C1:
Funzioni residenziali, esclusa la residenza del titolare dell’azienda e/o del custode, per una SUL massima non superiore a 250
m2 per ogni azienda.
Funzioni produttive e manifatturiere
Funzioni agricole
CLAUSOLA DI ATTUAZIONE
L’attuazione di tali Ambiti di Trasformazione deve avvenire in modo unitario secondo il principio generale di riqualificazione ed
aumento delle capacità attrattive e viabilistiche del comparto.
La trasformazione deve pertanto prevedere:
- La riqualificazione ambientale dell’ambito V2 con il conseguente trasferimento delle attività insediate;
- La trasformazione per attività dell’ambito P21 che dovrà ospitare le funzioni trasferite dalle aree V2 e C1;
- La trasformazione per attività commerciali integrata dell’area C1 che dovrà ospitare una media struttura di vendita non
alimentare e non superiore a 2.500 m2.
Predominanti effetti potenziali attesi
L’area (già parzialmente edificata con strutture non residenziali) è posta al margine nord est dell’urbanizzato nei pressi della
futura nuova viabilità prevista dal PGT che conduce al ponte sul Ticino. La trasformazione in terziario e commerciale induce
inevitabilmente sull’intorno nuove pressioni in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici, della produzione di rifiuti,
delle acque da smaltire e del traffico veicolare.
L’area ha sensibilità eco sistemica intrinseca media e comporta media penalizzazione per le trasformazioni.
L’area risulta inoltre ricompresa in un elemento di primo livello della rete ecologica regionale, molto prossima al corridoio
ecologico fluviale ed all’area natura 2000 e ricade in un’ambito per cui il Piano prevede la creazione di un cuneo verde in cui si
implementerà la ricucitura tra il sistema ambientale del Parco del Ticino e la rete ecologica locale.
Si segnala la necessità di dedicare particolare cura progettuale nella definizione oltre che delle caratteristiche degli edifici
(elevate performance ambientali e formali) anche riguardo al trattamento dei fronti potenzialmente critici indotti dalle nuove
realtà rispetto al contesto ed alla ricerca di soluzioni di sistemazione delle aree non costruite di pertinenza idonee
all’incremento della biodiversità urbana e al miglioramento del microclima e della qualità dell’aria.
Indicazioni generali per la riduzione delle nuove pressioni

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Studio di incidenza

AMBITO DI TRASFORMAZIONE COMMERCIALE INTEGRATO

• Gli insediamenti previsti dovranno essere caratterizzati da un’elevata qualità formale (morfologica ed estetica) finale degli edifici per
contribuire alla riduzione dell’impatto paesistico.
• Si dovrà prevedere l’utilizzo di nuovi impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati, in conformità ai criteri antinquinamento luminoso
ed a ridotto consumo energetico, secondo LR 17/2000 e LR 38/2004.
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici necessari al massimo contenimento dei consumi di risorse ambientali (acqua, fonti
energetiche non rinnovabili ecc.).
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici per la massima riduzione della generazione di inquinanti e di riduzione del carico sulle
reti dei servizi.
• Gli allacciamenti alla rete stradale degli impianti gas, energia elettrica, acqua e fognatura dovranno rispettare tutte le norme e prescrizioni
previste dai soggetti gestori. Dovrà, pertanto, essere verificata la capacità delle reti di smaltimento delle acque meteoriche in relazione alle
superfici impermeabilizzate previste.
• Le previsioni progettuali dovranno prevedere il massimo di dotazioni di verde e di aree permeabili.
• Si dovranno prevedere fasce vegetazionali lungo i fronti perimetrali, in particolare per i fronti aperti verso il fiume, che dovranno essere
formate con elevata densità di alberi e arbusti autoctoni.
• La messa a dimora delle essenze dovrà essere eseguita sin dalle prime fasi di realizzazione dell’intervento (preverdissement); dovrà essere
altresì garantita la manutenzione delle essenze stesse messe a dimora.
• Dovranno essere definiti specifici progetti per il riutilizzo delle acque meteoriche (non inquinate) per l’irrigazione del verde pertinenziale.
• Per ridurre l’impatto negativo dato dalla presenza di porzioni di suolo impermeabilizzato nell’area, si propone la sostituzione delle
pavimentazioni esistenti con l’impiego di materiali permeabili (ove compatibile) e la previsione di sistemi di reinfiltrazione in loco delle acque
meteoriche potenzialmente non inquinate.

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Studio di incidenza

Aree di maggiore potenziale rilevanza rispetto a rete Natura 2000

AMBITO DI TRASFORMAZIONE COMMERCIALE INTEGRATO – area1

Localizzazione

Problematiche rilevate
L’area risulta già interessata dalla presenza di attività produttive che il PGT intende trasferire nel vicino ambito P21.
La sensibilità intrinseca complessiva dell’area è medio-bassa.
L’area risulta inoltre ricompresa in un elemento di primo livello della rete ecologica regionale, molto prossima al corridoio ecologico fluviale ed all’area natura 2000 e
ricade in un ambito per cui il Piano prevede la creazione di un cuneo verde in cui si implementerà la ricucitura tra il sistema ambientale del Parco del Ticino e la rete
ecologica locale.
Le attività commerciali che potranno insediarsi determineranno inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici, della
produzione di rifiuti, delle acque da smaltire del traffico indotto e delle emissioni atmosferiche.

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COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
Per l’area si ritiene di proporre:
- elevate performance ambientali delle trasformazioni (involucri, aree impermeabilizzate);
- il trattamento secondo criteri eco sistemici dei fronti critici che si andranno a determinare;
- la salvaguardia della rete idrica interferita e il miglioramento della sua funzione di corridoio locale (rappresenta l’unica direttrice di continuità, sebbene
modesta, dell’area col contesto esterno naturale);
- la qualità eco sistemica delle aree verdi di competenza.

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Studio di incidenza

TRASFORMAZIONI STRATEGICHE DI SCALA TERRITORIALE

Caratteristiche individuate dal Piano


Tali trasformazioni riguardano la riqualificazione di aree o immobili in parte sottoutilizzate/i finalizzata al potenziamento della
dotazione di servizi attualmente offerta alla cittadinanza.
Le trasformazioni strategiche di scala territoriale sono di due tipologie che si riferiscono al grado di intervento previsto per la
loro trasformazione:
• la riqualificazione degli immobili del Castello, del Colombarone e dell’ex macello/Piazza Calzolaio d’Italia;
• la trasformazione dell’area della Stazione ferroviaria e dell’area di Cascinetta della Croce lungo Corso Novara.
Per la riqualificazione del Castello, del Colombarone e dell’ex macello/Piazza Calzolaio d’Italia il DP prevede un indirizzo di
conservazione e recupero oltre che di valorizzazione dell’esistente. Vengono proposti indirizzi che propongono di perseguire
l’adozione di categorie di intervento che mirano:
• a riparare, rinnovare e sostituire le finiture degli edifici e mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;
• a consolidare, rinnovare e sostituire le parti strutturali degli edifici, realizzare ed integrare servizi igienico-sanitari e
tecnologici, modificare l’assetto distributivo delle singole unità immobiliari anche accorpandole;
• a conservare e recuperare l’organismo edilizio ed assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che,
nel rispetto degli elementi tipologici formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con esso
compatibili. A tali interventi appartengono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio,
l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze d’uso e l’eliminazione degli elementi estranei
all’organismo edilizio.
Per le trasformazioni delle aree della Stazione ferroviaria e di Cascinetta della Croce, il DP prevede: nel primo caso un indirizzo
generale di riqualificazione e potenziamento dei servizi esistenti e, nel secondo caso, di trasformazione a vocazione ludico-
ricreativa.
Predominanti effetti potenziali attesi
Nel loro insieme gli interventi non presentano aspetti di particolare problematicità riguardo la sostenibilità ambientale urbana;
anzi concorrono a migliorarne lo stato.
L’area più problematica risulta essere quella di Cascinetta della Croce.
L’ambito interessa aree prevalentemente agricole ed è abbastanza prossimo alle aree edificate di Cassolnovo. La scelta della
localizzazione è in contrasto col criterio di compattazione della forma urbana e riduce la separazione tra gli edificati di Vigevano
e Cassolnovo. L’ambito è ricompreso in un elemento di secondo livello (corridoio secondario) della rete ecologica regionale di
collegamento est ovest con l’ambito del Ticino; la destinazione può comportare un significativo consumo di suolo proprio al suo
interno con riduzione dello spazio di connettività potenziale disponibile.
Le attività che potranno insediarsi determineranno inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento dei consumi
idrici ed energetici, della produzione di rifiuti, delle acque da smaltire, del traffico indotto e delle emissioni atmosferiche.

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Studio di incidenza

TRASFORMAZIONI STRATEGICHE DI SCALA TERRITORIALE

La prevista foresta di pianura potrà consentire di disporre di un’unità ambientale utile per il sostegno della biodiversità e del
ruolo di corridoio. La riqualificazione della via Novara potrà d’altra parte determinare un incremento dell’effetto barriera
peggiorando l’effetto della frammentazione del corridoio ecologico.
Per ogni intervento si ritiene di segnalare la necessità di dedicare particolare cura progettuale nella definizione oltre che delle
caratteristiche degli edificii (elevate performance ambientali e formali) anche riguardo al trattamento dei fronti potenzialmente
critici indotti dalle nuove realtà rispetto al contesto ed alla ricerca di soluzioni di sistemazione delle aree non costruite di
competenza idonee all’incremento della biodiversità urbana e di relazione con la rete ecologica locale.
Indicazioni generali per la riduzione delle nuove pressioni
• Le previsioni progettuali dovranno prevedere il massimo di dotazioni di verde e di aree permeabili
• Gli interventi comportano l’incremento delle superfici impermeabili; per ridurre tale impatto negativo si propone l’impiego di materiali
permeabili (ove compatibile) per le pavimentazioni e la previsione di sistemi di reinfiltrazione in loco delle acque meteoriche potenzialmente
non inquinate
• Adottare tecniche specifiche di contenimento delle polveri in fase di cantiere
• Adottare buone pratiche per la gestione delle acque meteoriche in fase di cantiere
• Prevedere fasce vegetazionali lungo i fronti perimetrali dell’area I in particolare per i fronti aperti verso la campagna; esse dovranno essere
formate con elevata densità di alberi e arbusti autoctoni
• La messa a dimora delle essenze dovrà essere eseguita sin dalle prime fasi di realizzazione dell’intervento (preverdissement)
• Garantire la manutenzione delle essenze messe a dimora
• Gli insediamenti previsti dovranno essere caratterizzati da un’elevata qualità formale (morfologica ed estetica) finale degli edifici per
contribuire alla riduzione dell’impatto paesistico
• Si dovrà prevedere l’utilizzo di nuovi impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati, in conformità ai criteri antinquinamento luminoso
ed a ridotto consumo energetico, secondo LR 17/2000 e LR 38/2004
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici necessari al massimo contenimento dei consumi di risorse ambientali (acqua, fonti
energetiche non rinnovabili ecc.)
• Si dovranno prevedere tutti i provvedimenti tecnici per la massima riduzione della generazione di inquinanti e di riduzione del carico sulle
reti dei servizi
• Gli allacciamenti alla rete stradale degli impianti gas, energia elettrica, acqua e fognatura (come previsto) dovranno rispettare tutte le norme
e prescrizioni previste dai soggetti gestori. Dovrà pertanto essere verificata la capacità delle reti di smaltimento delle acque meteoriche in
relazione alle superfici impermeabilizzate previste
• Definire specifici progetti per il riutilizzo delle acque meteoriche (non inquinate) per l’irrigazione del verde pertinenziale.

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Studio di incidenza

Aree di maggiore potenziale rilevanza rispetto a rete Natura 2000

TRASFORMAZIONI STRATEGICHE DI SCALA TERRITORIALE


CORSO NOVARA E CASCINETTA DELLA CROCE

Caratteristiche individuate dal Piano


Descrizione dell’ambito
L’Ambito di Trasformazione si compone di tre parti:
- il comparto A costituito dai terreni posti a ovest di Corso Novara,
- il comparto B costituito dai terreni a sud della Cascinetta della Croce
- il comparto C costituito dalla Cascina stessa e dalle sue pertinenze.
Indirizzi di trasformazione
L’area a trasformazione lungo Corso Novara dovrà essere sottoposta a due Piani Attuativi Comunali (anche separati) volti:
1) alla creazione di un retail park;
2) alla realizzazione di insediamenti ricettivi, turistici e per il tempo libero.
L’attuazione della trasformazione dovrà inoltre prevedere il recupero della Cascinetta della Croce (attraverso un intervento diretto) con ampliamento della SUL e
l’inserimento di funzioni quali alberghi, centri benessere, attrezzature culturali o pubblici esercizi.
A completamento della trasformazione vi è l’individuazione di un’area adeguata per la realizzazione di una “Foresta di Pianura” con funzione di compensazione
ambientale dell’intero intervento.
L’Ambito di Trasformazione di Corso Novara si inserisce, quindi, all’interno del DP con risvolti di sviluppo e valorizzazione del patrimonio locale interagendo con la
riqualificazione delle risorse esistenti.
Mix funzionale
Comparto A
Grandi strutture commerciali (superficie di vendita oltre i 2.500 m2) con Carico urbanistico Alto
Comparto B
Funzioni terziarie:
- pubblici esercizi con Carico urbanistico Basso
- terziario diffuso con Carico urbanistico Basso
- artigianato di servizio alla famiglia e all’auto con Carico urbanistico Medio e Basso
- attrezzature culturali e sedi istituzionali e rappresentative con Carico urbanistico Medio
- banche, sportelli bancari e uffici postali con Carico urbanistico Medio
- attrezzature socio-sanitarie con Carico urbanistico Medio
- attrezzature per il tempo libero, lo spettacolo le fiere con Carico urbanistico Alto
- discoteche, attrezzature per la musica di massa, multisala con Carico urbanistico Alto

99
COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

TRASFORMAZIONI STRATEGICHE DI SCALA TERRITORIALE


CORSO NOVARA E CASCINETTA DELLA CROCE

Funzioni turistico ricettive:


- strutture alberghiere con Carico urbanistico Alto
- altre strutture ricettive con Carico urbanistico Basso
- Centri congressuali con Carico urbanistico Alto
Comparto C
Funzioni residenziali:
- abitazioni residenziali con Carico urbanistico Basso
- residence, abitazioni collettive, pensioni e affittacamere con Carico urbanistico Basso
Funzioni commerciali: esercizi di vicinato (superficie di vendita fino a 250 m2) con Carico urbanistico Basso
Funzioni terziarie:
- pubblici esercizi con Carico urbanistico Basso
- attrezzature culturali e sedi istituzionali e rappresentative con Carico urbanistico Medio
- attrezzature socio-sanitarie con Carico urbanistico Medio
Funzioni turistico-ricettive:
- strutture alberghiere con Carico urbanistico Alto
- altre strutture ricettive con Carico urbanistico Basso
- Centri congressuali con Carico urbanistico Alto
Indice e parametri
Comparto A:
A: max SUL realizzabile = 55.000 m2, H max = 20 m
Comparto B:
B: ET = 0,15 m2/m2, H max = 10 m. Dal computo della SUL e dall’altezza massima sono escluse eventuali strutture contenitori per attrezzature dedicate allo
svago, il tempo libero e l’intrattenimento. Tali attrezzature sono invece da computare nella SUL realizzabile.
Comparto C:
C Mantenimento della SUL di Cascinetta della Croce con possibile ampliamento del 10 %, H max = 10 m
Per tutti i comparti valgono:
valgono
Da = 1 albero/100 m2 ST
Dar = 1 arbusto/100 m2 ST
Destinazioni d’uso escluse
Sono escluse le funzioni non previste nei rispettivi comparti
Localizzazione

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TRASFORMAZIONI STRATEGICHE DI SCALA TERRITORIALE


CORSO NOVARA E CASCINETTA DELLA CROCE

Problematiche rilevate
L’ambito interessa aree prevalentemente agricole ed è abbastanza prossima alle aree edificate di Cassolnovo .
L’ambito è ricompreso in un elemento di secondo livello (corridoio secondario) della rete ecologica regionale di collegamento est ovest con l’ambito del Ticino ; la
destinazione può comportare un significativo consumo di suolo proprio al suo interno con riduzione dello spazio di connettività potenziale disponibile.
La sensibilità intrinseca complessiva e la penalizzazione all’edificazione dell’area sono basse.
La scelta della localizzazione, lungo un’arteria di traffico e potenzialmente in grado di produrre futuri incrementi, è in contrasto col criterio di compattazione della
forma urbana e riduce la separazione tra gli edificati di Vigevano e Cassolnovo.
Le attività che potranno insediarsi determineranno inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici, della produzione di
rifiuti, delle acque da smaltire del traffico indotto e delle emissioni atmosferiche.
La prevista foresta di pianura potrà consentire di disporre di un’unità ambientale utile per il sostegno della biodiversità e del ruolo di corridoio. La riqualificazione della
via Novara potrà d’altra parte determinare un incremento dell’effetto barriera peggiorando l’effetto della frammentazione del corridoio ecologico.
La proposta pur non avendo incidenza diretta sui siti Rete Natura 2000 può determinare una riduzione della connettività complessiva assicurata dalla rete ecologica
regionale; dovranno pertanto essere condotti approfondimenti successivi per la verifica della reale incidenza delle soluzioni progettuali proposte.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)

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TRASFORMAZIONI STRATEGICHE DI SCALA TERRITORIALE


CORSO NOVARA E CASCINETTA DELLA CROCE

Per ogni area si ritiene di segnalare la necessità di dedicare particolare cura progettuale nella definizione oltre che delle caratteristiche degli involucri (elevate
performance ambientali e formali) anche riguardo al trattamento dei fronti potenzialmente critici indotti dalle nuove realtà rispetto al contesto (in particolare i fronti
nord, est e ovest) ed alla ricerca di soluzioni di sistemazione delle aree non costruite di competenza idonee all’incremento della biodiversità.
Deve essere verificata l’effettiva individuazione dell’area destinata a foresta di pianura e dovrà essere evidente il ruolo svolto da questo elemento non solo quale
mitigazione delle edificazioni del comparto, ma anche come garanzia di continuità della rete verde comunale in relazione coi corridoi ecologici della rete provinciale.
Dovranno essere prodotte maggiori informazioni, all’atto dell’effettiva implementazione della trasformazione, riguardo le funzioni che saranno localizzate all’interno
delle aree in quanto la scheda lascia ampi margini di discrezionalità in merito che non consentono di avere una visione precisa degli impatti che potranno essere
generati, al di là di un effettivo carico urbanistico comunque conseguente ad una destinazione di un’area diversa da quella agricola.

TRASFORMAZIONI STRATEGICHE DI SCALA TERRITORIALE


COLOMBARONE

Caratteristiche individuate dal Piano


Indirizzi di trasformazione
L’area sottoposta a trasformazione, che comprende l’immobile del Colombarone in località Sforzesca, deve puntare alla realizzazione di spazi pubblici (eventualmente
dati in concessione a privati) con lo scopo di creare un secondo polo ludico/ricreativo della città, legato ad eventi occasionali e manifestazioni di rilevanza territoriale
come ad esempio fiere e spettacoli.
Mix funzionale
- pubblici esercizi con Carico urbanistico Basso
- terziario diffuso con Carico urbanistico Basso
- attrezzature culturali e sedi istituzionali e rappresentative con Carico urbanistico Medio
- banche, sportelli bancari e uffici postali con Carico urbanistico Medio
- attrezzature per il tempo libero, lo spettacolo le fiere con Carico urbanistico Alto

Localizzazione

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TRASFORMAZIONI STRATEGICHE DI SCALA TERRITORIALE


COLOMBARONE

Problematiche rilevate
Le attività che potranno insediarsi determineranno inevitabilmente sull’area nuove pressioni in termini di aumento dei consumi idrici ed energetici, della produzione di
rifiuti, delle acque da smaltire del traffico indotto e delle emissioni atmosferiche.
Si ritiene di segnalare la necessità di dedicare particolare cura progettuale nella definizione oltre che delle caratteristiche degli edifici (elevate performance ambientali e
formali) anche riguardo al rapporto con il contesto.
La destinazione prevista può incrementare la criticità attuale del sistema di depurazione che riversa le acque nel sistema idrico del Parco del Ticino.

INTERVENTI VIABILITICI

Descrizione
Gli interventi previsti sono:
- il nuovo ponte sul Ticino;
- il IV lotto, ossia il collegamento tra il nuovo ponte e la circonvallazione esterna a est;
- il V lotto, ossia il collegamento ad ovest del centro abitato tra la SP 206 proveniente da Novara e la SS 494 in direzione
Mortara con eliminazione dell’attraversamento a raso della ferrovia;
- la Variante Sforzesca, ossia un bypass stradale che, partendo da viale del commercio all’altezza di via S. Maria, si dirige a sud

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INTERVENTI VIABILITICI

e si collega alla SP 206 a sud della frazione Sforzesca;


- la Tangenziale Piccolini che parte dall’omonima frazione e giunge alla circonvallazione ovest, sgravando il traffico su via
Gravedona;
- il completamento della piccola tangenziale urbana (con tracciato da via Frasconà a via Treves finalizzato allo snellimento del
traffico in Corso Brodolini e Corso di Vittorio;
- l’adeguamento di corso Novara.
Predominanti effetti potenziali attesi
In generale risultano positivi sul traffico e quindi sulle emissioni relative. La realizzazione di nuove tratte stradali può
determinare l’insorgenza di criticità rispetto allo stato attuale dell’insediamento e rispetto a quello previsto dal piano; possono
inoltre costituire fattori di frammentazione eco sistemica.
Indicazioni generali per la riduzione delle nuove pressioni
Le fasce di ambientazione previste dovrebbero essere attuate considerando anche il criterio della riduzione delle interferenze
indotte dal nuovo tracciato rispetto ai ricettori sensibili . Un idoneo trattamento degli attraversamenti dei corsi d’acqua e delle
loro ripe, potrebbe consentire di mantenere ad essi livelli minimi di connettività ecologica migliorando la funzionalità del
sistema ecologico.

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Aree di maggiore potenziale rilevanza rispetto a rete Natura 2000

INTERVENTI VIABILITICI
Corso Novara

Localizzazione

Predominanti effetti potenziali attesi


Corso Novara frammenta il corridoio secondario della rete ecologica regionale di collegamento est ovest con l’ambito del Ticino; è possibile ipotizzare un incremento
della frammentazione considerando la sinergia di questo con l’intervento di riqualificazione dell’area di Cascinetta della Croce.
La riqualificazione della via Novara potrà, d’altra parte, determinare un incremento dell’effetto barriera peggiorando l’effetto della frammentazione del corridoio
ecologico.
La proposta, pur non avendo incidenza diretta sui siti rete natura 2000, può determinare una riduzione della connettività complessiva assicurata dalla rete ecologica
regionale; dovranno, pertanto, essere condotti approfondimenti successivi per la verifica della reale incidenza delle soluzioni progettuali proposte.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
La riqualificazione stradale dovrà prevedere idonee fasce di inserimento ed eventualmente la realizzazione di interventi di deframmentazione per la piccola fauna (la
necessità di tali interventi dovrà essere verificata con il Parco del Ticino).

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INTERVENTI VIABILITICI
Variante Sforzesca

Localizzazione

Predominanti effetti potenziali attesi


L’intervento si sviluppa in ambito agricolo; interseca corsi d’acqua minori (cavo Acquada, Cavo sorgente della Sforzesca) e parzialmente un cuneo verde previsto dal DP
venendo a costituirne fattore di frammentazione.
La proposta, pur non avendo incidenza diretta sui siti rete natura 2000, può determinare una riduzione della connettività complessiva assicurata dalla rete ecologica
regionale; dovranno, pertanto, essere condotti approfondimenti successivi per la verifica della reale incidenza delle soluzioni progettuali proposte.
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
Le fasce di ambientazione previste dovrebbero essere attuate considerando anche il criterio della riduzione delle interferenze indotte dal nuovo tracciato rispetto alle
vicine abitazioni. Un idoneo trattamento degli attraversamenti dei corsi d’acqua e delle loro ripe, potrebbe consentire di mantenere ad essi livelli minimi di connettività

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INTERVENTI VIABILITICI
Variante Sforzesca
ecologica migliorando la funzionalità del cuneo verde.

INTERVENTI VIABILITICI
Tangenziale in frazione Piccolini
Localizzazione

Predominanti effetti potenziali attesi


L’intervento è posto trasversalmente ad un cuneo verde previsto dal DP ed interseca corsi d’acqua minori costituendo, dunque, un fattore di frammentazione.

Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità indotte)
Un idoneo trattamento degli attraversamenti dei corsi d’acqua e delle loro ripe potrebbe consentire di mantenere ad essi livelli minimi di connettività ecologica
migliorando la funzionalità del cuneo verde.

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INTERVENTI VIABILITICI
Nuovo ponte sul Ticino e IV lotto

Localizzazione

Predominanti effetti potenziali attesi


L’intervento pone significativi problemi rispetto al corridoio fluviale del Fiume Ticino ed al sistema di rete natura 2000; l’opera è stata assoggettata a procedura di VIA e
di valutazione di incidenza: si dovrà ,pertanto, fare riferimento alle specifiche prescrizioni.
La strada di collegamento tra il ponte e la circonvallazione prevede consumo di suolo dato anche dalla presenza di una rotatoria in corrispondenza degli ambiti di
trasformazione e del relativo sovrappasso. Occorrerà valutare con attenzione se le opere di mitigazione degli effetti paesaggistici siano adeguate ad armonizzare l’opera
con il territorio estremamente delicato nella quale si colloca.

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INTERVENTI VIABILITICI
V lotto
Localizzazione

Predominanti effetti potenziali attesi


L’intervento interessa parzialmente un cuneo verde previsto dal Documento di Piano e attraversa corsi d’acqua minori costituendo dunque un fattore di frammentazione
in entrambi i casi.

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INTERVENTI VIABILITICI
V lotto
Indicazioni generali per il miglioramento dell’inserimento della previsione (riduzione delle criticità
indotte)
Le fasce di ambientazione previste dovrebbero essere attuate considerando anche il criterio della riduzione delle interferenze indotte dal nuovo tracciato rispetto alle
vicine abitazioni. Un idoneo trattamento degli attraversamenti dei corsi d’acqua e delle loro ripe, potrebbe consentire di mantenere ad essi livelli minimi di connettività
ecologica migliorando la funzionalità del cuneo verde.

Quale ulteriore considerazione di ordine generale si ritiene di dover sottolineare la necessità di provvedere all’adeguamento del sistema fognario e
della depurazione attualmente deficitario che con l’attuazione degli interventi proposti dal PGT potrebbe condurre ad un incremento di pressione
rispetto al sistema del Fiume Ticino.

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5.2.2 CONGRUITA’ DELLE AZIONI E PREVISIONI DI PIANO RISPETTO ALLE


NORME GESTIONALI PREVISTE NELLE MISURE DI CONSERVAZIONE O NEI
PIANI DI GESTIONE DEI SITI

La D.G.R. n 8/7884 del 30 luglio 2008 “Misure di conservazione per la tutela delle ZPS lombarde ai
sensi del d.m. 17 ottobre 2007, n. 184 – Integrazione alla d.g.r. n. 6648/2008” introduce la nuova
classificazione tipologica delle ZPS in Regione Lombardia e segnala, per ogni tipologia ambientale,
specifiche indicazioni rispetto a divieti, obblighi, regolamentazioni e ulteriori disposizioni.
Secondo tale classificazione, la ZPS “Boschi del Ticino” rientra nelle tipologie: Ambienti fluviali,
Ambienti agricoli.

DIVIETI, OBBLIGHI E ULTERIORI DISPOSIZIONI PER TUTTE LE TIPOLOGIE DI ZPS INSISTENTI SUL
TERRITORIO LOMBARDO
Divieti
a) esercizio dell’attività venatoria nel mese di gennaio, con l’eccezione della caccia da
appostamento fisso e temporaneo e in forma vagante per due giornate, prefissate dal
calendario venatorio, alla settimana, nonché con l’eccezione della caccia agli ungulati;
b) effettuazione della pre - apertura dell’attività venatoria, con l’eccezione della caccia di
selezione agli ungulati;
c) esercizio dell’attività venatoria in deroga ai sensi dell’art. 9, paragrafo 1, lettera c) della
direttiva n. 79/409/CEE;
d) utilizzo di munizionamento a pallini di piombo all’interno delle zone umide, quali laghi,
stagni, paludi, acquitrini, lanche e lagune d’acqua dolce, salata, salmastra, nonché nel
raggio di 150 metri dalle rive più esterne a partire dalla stagione venatoria 2008/2009;
e) attuazione della pratica dello sparo al nido nello svolgimento dell’attività di controllo
demografico delle popolazioni di corvidi. Il controllo demografico delle popolazioni di
corvidi è comunque vietato nelle aree di presenza del lanario (Falco biarmicus);
f) effettuazione di ripopolamenti faunistici a scopo venatorio, ad eccezione di quelli con
soggetti appartenenti a sole specie e popolazioni autoctone provenienti da allevamenti
nazionali o da zone di ripopolamento e cattura, o dai centri pubblici e privati di
riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale insistenti sul medesimo territorio;
g) abbattimento di esemplari appartenenti alle specie pernice bianca (Lagopus mutus),
combattente (Philomacus pugnax), moretta (Aythya fuligula);
h) svolgimento dell’attività di addestramento di cani da caccia prima del 1º settembre e dopo
la chiusura della stagione venatoria. Sono fatte salve le zone di cui all’art. 10, comma 8,
lettera e), della legge n. 157/1992 sottoposte a procedura di valutazione positiva ai sensi
dell’art. 5 del d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni, entro la data di
emanazione dell’atto di cui all’art. 3, comma 1;
i) costituzione di nuove zone per l’allenamento e l’addestramento dei cani e per le gare
cinofile, nonché ampliamento di quelle esistenti;
j) distruzione o danneggiamento intenzionale di nidi e ricoveri di uccelli;
k) realizzazione di nuove discariche o nuovi impianti di trattamento e smaltimento di fanghi e
rifiuti nonché ampliamento di quelli esistenti in termine di superficie, fatte salve le
discariche per inerti;

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Studio di incidenza

l) realizzazione di nuovi impianti eolici, fatti salvi gli impianti per i quali, alla data di
emanazione del presente atto, sia stato avviato il procedimento di autorizzazione mediante
deposito del progetto. Gli enti competenti dovranno valutare l’incidenza del progetto,
tenuto conto del ciclo biologico delle specie per le quali il sito è stato designato, sentito
l’INFS. Sono inoltre fatti salvi gli interventi di sostituzione e ammodernamento, anche
tecnologico, che non comportino un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi
di conservazione della ZPS, nonché gli impianti per autoproduzione con potenza
complessiva non superiore a 20 kw;
m) realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci, ad eccezione di quelli
previsti negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di
emanazione del presente atto, a condizione che sia conseguita la positiva valutazione
d’incidenza dei singoli progetti ovvero degli strumenti di pianificazione generali e di
settore di riferimento dell’intervento, nonché di quelli previsti negli strumenti adottati
preliminarmente e comprensivi di valutazione d’incidenza; sono fatti salvi gli impianti per i
quali sia stato avviato il procedimento di autorizzazione, mediante deposito del progetto
esecutivo comprensivo di valutazione d’incidenza, nonché interventi di sostituzione e
ammodernamento anche tecnologico e modesti ampliamenti del demanio sciabile che non
comportino un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione
della ZPS;
n) apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti, ad eccezione di quelle previste
negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del
presente atto o che verranno approvati entro il periodo di transizione, prevedendo altresì
che il recupero finale delle aree interessate dall’attività estrattiva sia realizzato a fini
naturalistici e a condizione che sia conseguita la positiva valutazione di incidenza dei
singoli progetti ovvero degli strumenti di pianificazione generali e di settore di riferimento
dell’intervento; in via transitoria, per 18 mesi dalla data di emanazione del presente atto, in
carenza di strumenti di pianificazione o nelle more di valutazione d’incidenza dei
medesimi, è consentito l’ampliamento delle cave in atto, a condizione che sia conseguita la
positiva valutazione d’incidenza dei singoli progetti, fermo restando l’obbligo di recupero
finale delle aree a fini naturalistici; sono fatti salvi i progetti di cava già sottoposti a
procedura di valutazione d’incidenza, in conformità agli strumenti di pianificazione vigenti
e sempreché l’attività estrattiva sia stata orientata a fini naturalistici;
o) svolgimento di attività di circolazione motorizzata al di fuori delle strade, fatta eccezione
per i mezzi agricoli e forestali, per i mezzi di soccorso, controllo e sorveglianza, nonché ai
fini dell’accesso al fondo e all’azienda da parte degli aventi diritto, in qualità di proprietari,
lavoratori e gestori;
p) eliminazione degli elementi naturali e seminaturali caratteristici del paesaggio agrario con
alta valenza ecologica individuati dalla regione o dalle amministrazioni provinciali;
q) eliminazione dei terrazzamenti esistenti, delimitati a valle da muretto a secco oppure da
una scarpata inerbita, sono fatti salvi i casi regolarmente autorizzati di rimodellamento dei
terrazzamenti eseguiti allo scopo di assicurare una gestione economicamente sostenibile;
r) esecuzione di livellamenti non autorizzati dall’ente gestore; sono fatti salvi i livellamenti
ordinari per la preparazione del letto di semina e per la sistemazione dei terreni a risaia;
s) conversione della superficie a pascolo permanente ai sensi dell’art. 2, punto 2 del
Regolamento (CE) n. 796/2004 ad altri usi, salvo diversamente stabilito dal piano di
gestione del sito;

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Studio di incidenza

t) bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei
cicli produttivi di prati naturali o seminati, sulle superfici specificate ai punti seguenti:
- superfici a seminativo ai sensi dell’art. 2, punto 1 del Regolamento (CE) n. 796/2004,
comprese quelle investite a colture consentite dai paragrafi a) e b) dell’art. 55 del
Regolamento (CE) n. 1782/2003 ed escluse le superfici di cui al successivo punto 2);
- superfici a seminativo soggette all’obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e non
coltivate durante tutto l’anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili
all’aiuto diretto, mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma
dell’art. 5 del Regolamento (CE) n. 1782/03.
Sono fatti salvi, in ogni caso, gli interventi di bruciatura connessi ad emergenze di carattere
fitosanitario prescritti dall’autorità competente o a superfici investite a riso e salvo diversa
prescrizione della competente autorità di gestione.

Obblighi
a) Messa in sicurezza, rispetto al rischio di elettrocuzione e impatto degli uccelli, di
elettrodotti e linee aeree ad alta e media tensione di nuova realizzazione o in
manutenzione straordinaria o in ristrutturazione.
b) Sulle superfici a seminativo soggette all’obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e
non coltivate durante tutto l’anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili
all’aiuto diretto, mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell’art.
5 del Regolamento (CE) n. 1782/2003, garantire la presenza di una copertura vegetale,
naturale o artificiale, durante tutto l’anno e di attuare pratiche agronomiche consistenti
esclusivamente in operazioni di sfalcio, trinciatura della vegetazione erbacea, o
pascolamento sui terreni ritirati dalla produzione sui quali non vengono fatti valere titoli di
ritiro, ai sensi del Regolamento (CE) 1782/03. Dette operazioni devono essere effettuate
almeno una volta all’anno, fatto salvo il periodo di divieto annuale di intervento compreso
fra il 15 marzo e il 15 agosto di ogni anno, ove non diversamente disposto dal piano di
gestione del sito e comunque non inferiore a 150 giorni consecutivi.
In deroga all’obbligo della presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale,
durante tutto l’anno sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla
produzione nei seguenti casi:
- pratica del sovescio, in presenza di specie da sovescio o piante biocide;
- terreni interessati da interventi di ripristino di habitat e biotopi;
- colture a perdere per la fauna, ai sensi dell’articolo 1, lettera c), del decreto del
Ministero delle politiche agricole e forestali del 7 marzo 2002;
- nel caso in cui le lavorazioni siano funzionali all’esecuzione di interventi di
miglioramento fondiario;
- sui terreni a seminativo ritirati dalla produzione per un solo anno o, limitatamente
all’annata agraria precedente all’entrata in produzione, nel caso di terreni a seminativo
ritirati per due o più anni, lavorazioni del terreno allo scopo di ottenere una produzione
agricola nella successiva annata agraria, comunque da effettuarsi non prima del 15
luglio dell’annata agraria precedente all’entrata in produzione.
Sono fatte salve diverse prescrizioni della competente autorità di gestione.
c) Monitoraggio delle popolazioni delle specie ornitiche protette dalla Direttiva 79/409/CEE e
in particolare quelle dell’Allegato I della medesima direttiva o comunque a priorità di
conservazione.

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Studio di incidenza

Attività da promuovere e incentivare


a) la repressione del bracconaggio;
b) la rimozione dei cavi sospesi di impianti di risalita, impianti a fune ed elettrodotti dismessi;
c) l’informazione e la sensibilizzazione della popolazione locale e dei maggiori fruitori del
territorio sulla rete Natura 2000;
d) l’agricoltura biologica e integrata con riferimento ai Programmi di Sviluppo Rurale;
e) le forme di allevamento e agricoltura estensive tradizionali;
f) il ripristino di habitat naturali quali ad esempio zone umide, temporanee e permanenti, e
prati tramite la messa a riposo dei seminativi;
g) il mantenimento delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine
dei cicli produttivi dei terreni seminati, nel periodo invernale almeno fino alla fine di
febbraio.

DIVIETI, OBBLIGHI E ULTERIORI DISPOSIZIONI SPECIFICI PER LE TIPOLOGIE AMBIENTI FLUVIALI E


AMBIENTI AGRICOLI

Divieti:
• è vietata la captazione idrica nella stagione riproduttiva delle specie ornitiche caratteristiche
della tipologia ambientale, ai sensi del DM 17 ottobre 2007 n. 184, fatto salvo autorizzazione
dell’ente gestore, dalle zone umide perifluviali che ospitano specie caratteristiche della
tipologia ambientale o habitat di interesse comunitario;
• è vietata la realizzazione di nuove infrastrutture che prevedano la modifica dell’ambiente
fluviale e del regime idrico, ad esclusione delle opere idrauliche finalizzate alla difesa del
suolo;
• è vietata l’immissione o il ripopolamento con specie alloctone;
• è vietato il taglio di pioppeti occupati da garzaie nel periodo di nidificazione;
• nelle aree del demanio idrico fluviale e pertinenze idrauliche e demaniali è vietato l’impianto e
il reimpianto di pioppeti. E`consentita la sostituzione del pioppeto con impianti di
forestazione o l’impianto produttivo di arboricoltura mista con specie autoctone;
• è vietata l’irrorazione aerea;
• nelle aree umide e nei canneti sono vietati le attività di taglio e i lavori di ordinaria gestione
nel periodo dall’1 marzo al 10 agosto;
• è vietata la distruzione dei formicai.

Obblighi:
• il taglio della vegetazione spondale della rete irrigua deve essere effettuato solo su una delle
due sponde in modo alternato nel tempo e nello spazio, al fine di garantire la permanenza di
habitat idonei a specie vegetali e animali.

Ulteriori disposizioni
I piani di gestione devono:
• perseguire la conservazione delle aree aperte, anche incolte, e agricole, regolamentando
l’urbanizzazione, l’antropizzazione e la realizzazione di infrastrutture, nelle aree di pregio
naturalistico;
• perseguire un’attenta conservazione di tutte le zone umide, prestando particolare attenzione ai
canneti in acqua e in asciutta o periodicamente sommersi, alle anse fluviali con corrente più

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Studio di incidenza

debole protette dal disturbo, alle rive non accessibili via terra e alle lanche fluviali. La
conservazione di queste aree si realizza attraverso il divieto di trasformazioni ambientali,
bonifiche, mutamenti di destinazione d’uso del suolo, attraverso il ripristino e la creazione di
ambienti umidi naturali e attraverso la creazione e la tutela di aree ≪ cuscinetto ≫.
L’eventuale gestione dei canneti attraverso pirodiserbo deve essere sottoposta a valutazione di
incidenza e in ogni caso effettuata su superfici limitate e a rotazione;
• regolamentare le attività forestali in merito alla conservazione di alberi morti in piedi e una
proporzione di legna morta a terra, per un mantenimento di una massa di legna morta
sufficiente ad una buona conservazione della fauna, con riferimento a quanto descritto in
letteratura scientifica e nei piani di assestamento forestali;
• regolamentare il transito ed il pascolo ovino; in assenza di piano di gestione l’attività deve
essere autorizzata dall’ente gestore;
• perseguire, a fini faunistici:
o l’incremento di essenze da frutto selvatiche;
o la conservazione del sottobosco e dello strato arbustivo;
o la conservazione in generale delle essenze autoctone, non solo baccifere, anche
attraverso progetti di sostituzione delle formazioni a prevalenza di essenze non
autoctone;
• disporre il controllo, nei siti di sosta migratoria, della presenza di randagi e animali domestici
liberi;
• prevedere attività di sensibilizzazione sugli agricoltori per la salvaguardia dei nidi, con
particolare attenzione a quelli di Tarabuso, Cicogna bianca e Albanella minore;
• prevedere attività di educazione, informazione e incentivazione per limitare, nelle pratiche
agricole, l’utilizzo di pesticidi, formulati tossici, diserbanti, concimi chimici, favorendo
l’agricoltura biologica e integrata e la certificazione ambientale;
• regolamentare delle epoche e metodologie degli interventi di controllo, della gestione della
vegetazione spontanea, arbustiva ed erbacea. Per particolari tipologie colturali dovrà essere
posta attenzione ai periodi di taglio, trinciatura e diserbo, in relazione al periodo riproduttivo
delle specie presenti caratteristiche della tipologia ambientale, ai sensi del DM 17 ottobre 2007
n. 184;
• regolamentare all’utilizzo di diserbanti per il controllo della vegetazione della rete idraulica
artificiale;
• regolamentare l’utilizzazione e limitazione nell’uso di fanghi di depurazione.

Attività da favorire:
• la conservazione delle essenze autoctone, non solo baccifere, anche attraverso progetti di
sostituzione delle formazioni a prevalenza di essenze non autoctone, come Robinia
pseudoacacia, Ailanthus altissima e Prunus serotina;
• la messa a riposo a lungo termine dei seminativi, nonché conversione dei terreni da pioppeto
in boschi di latifoglie autoctone o in praterie sfalciabili, per ampliare biotopi relitti e per creare
zone umide gestite per scopi ambientali all’interno delle golene;
• la creazione e mantenimento di fasce tampone a vegetazione erbacea (spontanea o seminata) o
arboreo-arbustiva di una certa ampiezza tra le zone coltivate e le zone umide;
• la riduzione dei nitrati immessi nelle acque superficiali nell’ambito di attività agricole;
• la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua;
• la realizzazione di sistemi per la fitodepurazione;
• la riduzione del carico e dei periodi di pascolo nelle aree golenali;

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Studio di incidenza

• la gestione periodica degli ambiti di canneto, da realizzarsi solamente al di fuori del periodo
riproduttivo dell’avifauna, con sfalci finalizzati alla diversificazione strutturale, al
ringiovanimento, al mantenimento di specchi d’acqua liberi, favorendo i tagli a rotazione per
parcelle ed evitando il taglio raso;
• misure di conservazione attiva di prati, con una particolare attenzione ai prati umidi; il periodo
di sfalcio va posticipato oltre il periodo di nidificazione delle specie prative;
• l’adozione, attraverso il meccanismo della certificazione ambientale, di pratiche ecocompatibili
nella pioppicoltura, tra cui il mantenimento della vegetazione erbacea durante gli stadi
avanzati di crescita del pioppeto, il mantenimento di strisce non fresate anche durante le
lavorazioni nei primi anni di impianto, il mantenimento di piccoli nuclei di alberi morti, annosi
o deperienti.
• la messa a riposo a lungo termine dei seminativi per creare zone umide (temporanee e
permanenti) e prati arbustati gestiti esclusivamente per la flora e la fauna selvatica, in
particolare nelle aree contigue alle zone umide e il mantenimento (tramite corresponsione di
premi ovvero indennita) dei terreni precedentemente ritirati dalla produzione dopo la scadenza
del periodo di impegno;
• il mantenimento ovvero ripristino di elementi di interesse ecologico e paesaggistico tra cui
siepi, frangivento, arbusti, boschetti, residui di sistemazioni agricole, vecchi frutteti e vigneti,
maceri, laghetti;
• il mantenimento ovvero creazione di margini o bordi dei campi, quanto più ampi possibile,
lasciati incolti, mantenuti a prato, o con essenze arboree e arbustive non trattati con principi
chimici e sfalciati fuori dal periodo compreso tra l’1 marzo e il 31 agosto;
• l’adozione di altri sistemi di riduzione o controllo nell’uso dei prodotti chimici in relazione: alle
tipologie di prodotti a minore impatto e tossicità, alle epoche meno dannose per le specie
selvatiche (autunno e inverno), alla protezione delle aree di maggiore interesse per i selvatici
(ecotoni, bordi dei campi, zone di vegetazione semi-naturale, eccetera);
• il mantenimento quanto più a lungo possibile delle stoppie o dei residui colturali prima delle
lavorazioni del terreno;
• l’adozione delle misure più efficaci per ridurre gli impatti sulla fauna selvatica delle operazioni
di sfalcio dei foraggi (come sfalci, andanature, ranghinature), di raccolta dei cereali e delle altre
colture di pieno campo (mietitrebbiature);
• metodi di agricoltura biologica e integrata.

Le previsioni di PGT risultano del tutto coerenti con le norme generali richiamate.

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COMUNE DI VIGEVANO - PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Studio di incidenza

6 Monitoraggio

Coerentemente col piano di monitoraggio per l’attuazione del Piano di Governo del Territorio si
ritiene indispensabile verificare periodicamente l’attuazione del Piano e valutare l’incidenza
positiva o negativa delle singole realizzazioni sul quadro del sistema ambientale esistente ed il
grado di realizzazione di quello previsto dal Piano.
Si propone, pertanto, di effettuare il monitoraggio periodico sulla base dei seguenti indicatori:
- Numero degli interventi di adeguamento del sistema di depurazione attuati,
- Numero degli interventi della rete ecologica comunale attuati,
- Numero degli intereventi dei provvedimenti di ambientalizzazione legati agli interventi
direttamente interferenti con i sistemi relazionali (corridoi) attuati.

7 Conclusioni

Le azioni e le previsioni del PGT del Comune di Vigevano non comportano alcuna incidenza diretta
sugli elementi sensibili della Rete Natura 2000 e risultano del tutto coerenti con le norme
gestionali previste nelle misure di conservazione indicate dalla D.G.R. n 8/7884 del 30 luglio 2008
“Misure di conservazione per la tutela delle ZPS lombarde ai sensi del d.m. 17 ottobre 2007, n.
184 – Integrazione alla d.g.r. n. 6648/2008”.
L’attuazione del PGT può determinare effetti positivi locali sul sistema delle connessioni
ecologiche del territorio limitrofe al sistema Rete Natura 2000 attraverso l’incremento delle
dotazioni ecosistemiche dello spazio rurale e la formazione di direttrici di connessione ecologica e
di contenimento degli impatti delle opere infrastrutturali esogene.

In ogni caso, per le azioni più problematiche evidenziate, dovranno essere condotti
approfondimenti specifici successivi reiterando la valutazione a livello congruente con
l’avanzamento delle proposte attuative. Dovranno, comunque, essere messi in atto i provvedimenti
di miglioramento della funzionalità ecologica lungo i fronti problematici che si andranno a
determinare attraverso le nuove realizzazioni rispetto agli elementi della rete ecologica regionale.

Si ritiene di dover sottolineare, inoltre, la necessità di provvedere all’adeguamento del sistema


fognario e della depurazione attualmente deficitario che, con l’attuazione degli interventi proposti
dal PGT, potrebbe condurre ad un incremento di pressione rispetto al sistema sensibile del Fiume
Ticino.
Si ritiene, altresì, importante attuare il sistema di monitoraggio in modo particolare per quanto
riguarda gli intereventi di attuazione per la Rete Ecologica Comunale e dei provvedimenti di
inserimento ambientale legati agli intereventi che interessano il sistema relazionale della Rete
Ecologica del Parco del Ticino e della Regione Lombardia.

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