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Storia del Diritto Romano- Prof. De Giovanni AA.VV.

La tradizione romanistica

1. Il significato di unespressione.
Con tradizione romanistica si intende tutta la forma mentis romana su cui si basa la scienza
giuridica moderna: idee, schemi, nozioni provenienti da quella tradizione. Essa si riferisce
principalmente alla materia privatistica, ma non mancano riferimenti anche nella sfera pubblicistica.

2. Il diritto romano comune.
La tradizione giustinianea stata interrotta nei cd secoli bui, cio nel periodo medioevale in cui
sono subentrati usi e costumi longobardi. Ma la tradizione giuridica sopravvissuta a quegli anni,
riprendendo vigore alla nuova fondazione dellimpero romano, nell800, quando fu incoronato
come imperatore dei Romani Carlo Magno.
In seguito ebbe inizio il Rinascimento giuridico , quando a Bologna il retore Irnerio cominci a
insegnare il digesto ai suoi discepoli; dalla sua scuola prendono i natali Iacopo, Ugo, Bulgaro,
Martino, Alberico, Rogerio, Piacentino, Azone e Accursio. Questi giuristi vengono ricordati
come i glossatori: la loro attivit si concretizz nel commento ai testi giuridici nella forma delle
glosse, semplici commenti fatti al bordo dei testi. Per quanto riguarda linterpretazione, i glossatori
stabilirono che si dovesse partire dal verbum, cio dallinterpretazione letterale, che poi doveva
essere estesa o ristretta, e poteva essere applicata per analogia ai casi simili.
Il loro lavorio non era per teso a ricostruire la tradizione romanistica, bens a costruire un diritto in
grado di superare i particolarismi di et feudale e dare una certezza giuridica ai comuni, in vista
delle crociate.
Allinizio del tredicesimo secolo lattivit dei glossatori si esaur per lasciare il posto ai
commentatori( Bartolo da Sassoferrato e Baldo degli Ubaldi), con stile e metodi completamente
diversi, ma che ebbero la loro stessa finalit pratica. Il loro metodo consiste in :
Praemitto, scindo, summo, casumque figuro,
per lego, do causas, connoto et obiicio.
Essi inquadravano la fonte (praemitto), dividevano il testo per analizzare una parte alla
volta(scindo), quindi le riunivano(summo); si porta poi la casistica per calare la norma nel contesto
pratico (casum figuro), si rilegge(per lego), si danno le ragioni delladozione. Infine si trova il
principio base del passo (connoto) e infine si discutono le tesi contrarie( obiicio).
Il carattere che distingue i commentatori dai glossatori il fatto che se questi erano legatissimi al
testo, invece i commentatori ne prescindevano molto di pi.
Il mos italicus si propag per tutta Europa, anche grazie agli studenti stranieri che vennero a
formare la loro cultura nelle universit italiane. Grazie allopera soprattutto dei commentatori, il
diritto giustinianea si afferm come diritto giurisprudenziale in tutti i paesi: in particolare in Francia
esso fu denominato mos gallicus e si deve soprattutto allopera di Andrea Alciato nelluniversit di
Bourges.

3. Tradizione romanistica e codificazioni nazionali.
Il ius commune divenne inadeguato solo nel momento dellaffermarsi delle identit nazionali, che
non ammettevano nessun tipo di vincolo sovrannazionale. In questo panorama si giunse alla
codificazione in molti paesi dEuropa, per rispondere allesigenza di certezza che si andava
delineando. Inizialmente si tratt solo di riordinare le fonti gi esistenti, di cui si riconfermava la
validit.
Il primo codice di diritto moderno fu il Code Napoleon del 1804, che si discost dal mos italicus,
per tendere per un tipo di compilazione pi giurisprudenziale e pragmaticamente forense.
Si voleva costruire il diritto more geometrico, cio alla stregua delle scienze esatte; da questa
razionalizzazione fu lasciato fuori il diritto pubblico, perch considerato arbitrario e mutevole.
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La ricerca del diritto fu continuata da Pothier e poi dal tedesco Savigny, che consider il diritto
come immanente nella coscienza comune del popolo: in ogni comportamento, guardando alla sua
essenza, si poteva trovare una regola di diritto. La teoria di Savigny fu sviluppata e ampliata dai
suoi allievi, fra cui principalmente Puchta.

4. Tradizione romanistica e diritto pubblico.
Abbiamo detto che il ruolo del diritto pubblico molto limitato rispetto alla sfera privatistica: esso
per fu rivalutato soprattutto dallopera di Teodoro Mommsen, che ricostru il diritto pubblico
romano.





Capitolo 1: Let delle origini

Forme costituzionali

1) La nascita di Roma
Le leggende sulla nascita di Roma non possono essere considerate sconclusionate, ma devono
essere esaminate con fiducia e attenzione. Data della fondazione: circa 750 a.C., anche se il
periodo protourbano , cio di formazione di un nucleo ancora embrionale, si fanno risalire agli
anni trenta del settimo secolo.
Il passaggio al vero nucleo cittadino si fa risalire alla coincidenza della dimensione cittadina con
quella politica. La storiografia attribuisce la nascita di Roma alla struttura della famiglia e in
particolare delle famiglie allargate che venivano chiamate gentes, da cui poi emergevano capi-
eroi.
E ad uno di questi, Romolo, che viene attribuita la fondazione della citt fra il Tevere e i sette
colli.

2) La citt e i re
La formazione dei primi spazi pubblici nella citt sicuramente di natura religiosa, e le prime
relazioni si stabiliscono come relazioni fra i vari clan esistenti. Da questa realt nasce la pi
remota struttura di potere, la chiave di sviluppo che il meccanismo re-sacerdote: il profilo dei
primi re (quattro di origine latina e sabina- Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco
Marcio) rispecchia questo tipo di configurazione.
Oltre a ci, nascono ad opera dello stesso Romolo, una serie di legami fra le gentes: prima un
collegio di notabili costituito dai patres delle gentes pi importanti, embrione del futuro senato;
poi la presenza di tre tribus (i Ramnes, I Tities e i Luceres ) che dividevano i cittadini maschi:
ogni trib era poi divisa i 10 curie e la loro convocazione dava vita ad un comizio curiato.

3) La monarchia etrusca nella tradizione romana
Sicuramente gli ultimi due re, Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo furono di origine
etrusca, mentre dubbi rimangono su Servio Tullio, che regno nellintervallo fra i due: la
connotazione di monarchia etrusca si lega per soprattutto ai grossi mutamenti istituzionali
verificatisi.
Nel panorama di grossi scambi commerciali fra Roma e lEtruria, molti etruschi pensarono di
trasferirsi nella citt che veniva considerata di grande virt: lo stesso Tarquinio Prisco si trasfer
a Roma e fece una serie di opere, fra cui la pavimentazione del foro, che favorirono lo sviluppo
agricolo, commerciale e istituzionale della citt.

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4) La riforma Serviana
Tarquinio Prisco aument il numero dei senatori, cos da creare un gruppo favorevole al nuovo
monarca. Nella monarchia etrusca fu abolito listituto dellinterregnum e con esso il controllo
gentilizio sul monarca: questo spiega lostilit dellaristocrazia gentilizia alle riforme attuate.
La tradizione ascrive a Servio Tullio la riforma dellordinamento tributo e centuriato,
attribuendogli il cambiamento dellunit valutativa della ricchezza dalla c.d. centuria alla
moneta di bronzo coniato.
Indubbiamente lordinamento centuriato era unorganizzazione prettamente militare: luogo della
riunione era il Campo di Marte , fuori dal pomerio cittadino, dove non era consentito limperare
cio il comando militare, e durante la riunione un contingente armato sostava sul Granicolo.
E evidente che lordinamento centuriato abbia imitato un esercito politico, e ci risulta anche
dalle armature e dalla struttura. Servio Tullio divise anche la popolazione in ulteriori trib
urbane e rustiche che fungevano da distretti di leva, nei quali larruolamento avveniva
ovviamente per censo (questa organizzazione fu innovativa perch prescindeva
dallappartenenza ad una gens.)

5) Verso la repubblica
In questo contesto ovvio che anche il potere centrale va modificandosi, e cos pu ascriversi
agli etruschi il concetto di imperium.
La tradizione riferisce che sia stato il patriziato a scacciare Tarquinio il superbo per aver
governato contro il popolo e il senato: daltronde la continuit fra questa monarchia e la res
publica romanorum innegabile.

La produzione del diritto

1) Il primo ius.
Come fonti del primo ius un romano avrebbe potuto con sicurezza indicare due fonti: i collegi
pontificali e le leggi delle XII tavole. Mentre per le leggi delle XII tavole si tratta di una
legislazione relativamente pi recente, possiamo essere sicuri che il nucleo essenziale e pi antico si
raccogliesse comunque intorno al collegio dei pontefici. Questo testimonia una connessione sempre
esistita tra religione e diritto, connessione che ha resistito a numerosi cambiamenti.
Come si fosse formato questo nucleo originale non lo sappiamo, probabilmente per stratificazione
di una rappresentazione ritualistica che pi che avere, come in Grecia, una base mitologica, aveva
una base prettamente magico-animistica. Le regole derivanti da questa dimensione erano rigide e
allo stesso modo rigidamente rispettate, cosa che dava fiducia ed equilibrio a tutta la comunit:
sappiamo infatti che Roma nel periodo arcaico si trovava come citt straniera in mezzo alla civilt
italica. Gi nellet imperiale lobbedienza a questi precetti aveva assunto una connotazione
automatica e non implicava pi una partecipazione emotiva. Si formarono cos dei rituali che i
patres rispettavano nei momenti pi significativi della loro vita di relazione, come il matrimonio,
ecc, e il mancato rispetto di tali rituali significava estraniarsi alla comunit, mettersi in contrasto
col diritto. Per la connotazione etimologica del termine ius (la cui grafia era probabilmente ious) gli
storici hanno discusso allinfinito, come per mores, fas ecc

2) Il sapere dei pontefici.
La conoscenza del ius era patrimonio esclusivo dei pontifices (facitori di vie, coloro che aprono il
cammino) :
Tre flamines di Giove, Marte e Quirino( ritualit sacrificale e simbolica);
Il collegio delle vestali;
Il collegio degli augures (conoscenza e memoria).
Tutte le divinit di tradizione italica furono riadattate alle dimensioni cittadine, e fu definita la
prima triade pre-capitolina: Giove indicava la sovranit, Marte la guerra, Quirino lagricoltura. I
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pontefici erano i custodi di tutta la sapienza: dal calendario, alle fasi lunari, alla scrittura; essi inoltre
registravano annualmente gli avvenimenti salienti della citt. Essi prendevano le mosse soprattutto
sai mores, per combinarli poi con pratica sociale e immaginazione religiosa: da questo nascevano i
cd responsa, figura di comunicazione autoritaria che portava a conoscenza di tutti un sapere
nascosto.

3) Il paradigma del responsum.
Il compito principale dei pontefici fu quello di rispondere ai quesiti che venivano loro posti dai
patres: cos essi producevano una serie di responsi che andavano sedimentandosi man mano; ogni
nuovo responso veniva confrontato con la massa di quelli gi esistenti prima di essere pronunciato.
Dobbiamo tenere presente che lo sviluppo di questi responsa si ha su una base orale, il che
sottolineava limportanza della connessione fra parola e potere. Grazie al controllo esercitato dal
collegio pontificale, ogni parola, ogni frase diveniva nella pratica una forma di disciplina della vita
comunitaria: una sorta di parola magica che dava vita ad un atto. Bisogna ancora sottolineare il
rapporto fra oralit ed evento: esso nel caso specifico il responso, loccasione che determina la
parola.
Con limpatto etrusco il quadro delle origini cambia, e man mano che si sviluppa in questo contesto
la sfera politica, allo stesso modo si indebolisce la connessione con la religione e dei rapporti di
parentela.

4) Leges regiae?
Secondo una tradizione di et repubblicana, accanto allo ius pontificale sembra ci fosse lo ius di
provenienza regia, denominato appunto leges regiae: ne sarebbero esistite due raccolte, una fatta da
Servio Tullio, laltra risalente allet di Tarquinio il Superbo e attribuita al pontefice massimo Sesto
Papirio. Anche per letimologia della parola lex bisogna risalire molto indietro, ed probabile che il
significato avesse una connessione con la sfera politica, e che indicasse sin dallinizio un testo
scritto. Ci che suscita dubbi la completezza di queste compilazioni giuridiche in epoca regia:di
sicuro alla fine dellet repubblicana ce nera una, lo ius papirianum, ma era stata compilata non
prima del terzo secolo. Ed altrettanto dubbio che queste leggi siano state approvate dai comitia
curiata.

Capitolo 2: Let della Repubblica
Forme costituzionali

1) Alle radici del costituzionalismo moderno: la costituzione della repubblica romana.
Montesquieu, nellesprite de loi, afferma che il cambiamento istituzionale dalla monarchia alla
repubblica a Roma ha cambiato le istituzioni e non lo spirito, il che ha permesso a quella piccola
comunit di assoggettare lintero mondo antico.
Polibio, analizzando la configurazione dello stato romano, disse che esso racchiudeva le tre forme
di stato teorizzate da Aristotele:
I consoli rappresentano lo stato monarchico;
Il senato rappresenta laristocrazia;
Il popolo rappresenta la monarchia.
Su questa base ancora Montesquieu afferma che la degenerazione si ebbe solo perch venne a
rompersi lequilibrio fra queste tre forze.

2) Le origini del consolato
Il trapasso alla repubblica viene raccontato precisamente da Livio, ma tutto il racconto stato
inficiato dalla critica:
Nel 510 a C fu cacciato Tarquinio il superbo
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Egli fu subito sostituito da due consoli, il cui potere era unicamente limitato dalla
provocatio ad populum, unico mezzo dei cittadini per sottrarsi alla condanna a
morte
Nei periodi di guerra poteva essere istituito un dittatore, il cui potere era illimitato
ma che non poteva durare in carica per pi di sei mesi, ed era affiancato da un
magister equitum.
Il collegamento fra queste istituzioni viene argomentata in maniera diversa: alcuni affermano che i
consoli derivino dalla coppia magister populi(sostituto del re) e magister equitum, altri invece li
fanno derivare da una coppia di pretori con comandi essenzialmente militari.
Considerata la difficolt delle ricostruzioni, si deve cercare di considerare il consolato delle origini
come una magistratura non ancora formata che aveva come unico carattere definito, come attesta
Livio, lannualit.

3) Lemergere del conflitto tra patrizi e plebei.
Il conflitto fra queste due classi non si instaura nel periodo fra listituzione della repubblica e il
decemvirato, ma trova le sue origini nella fine della monarchia etrusca, sicuramente non aliena dal
favorire il ceto economicamente pi disagiato.
Patricii erano i discendenti di quei patres che erano stati consiglieri di Romolo; lorigine della plebe
pi incerta: la differenza con il patriziato si fa gravitare o su diverse origini etniche o su diversi
culti religiosi (Minerva, Giove e Giunone per i patrizi, Cerere, Libero e Libera per i plebei), il cui
centro di interesse era per la plebe lAventino, il mons Plebeius. Inoltre ai plebei era negato lo ius
conubii, per cui essi non potevano che sposarsi con altri plebei.
Inoltre essi versavano in disagiatissime condizioni economiche: proprio in questo contesto essi per
rivendicare la liberazione dai debiti, passarono alla renitenza alla leva e poi alla secessione, che
secondo alcuni avvenne sul monte sacro, secondo altri sullAventino.
Sicuramente in questo contesto furono nominati i primi magistrati plebei, i tribuni e gli edili, che si
occupavano degli aedes, cio dei templi dove la plebe si riuniva. Secondo Pomponio inoltre fu
definita la c.d. sacrosanctitas dei magistrati, cio il potere di venire in aiuto di ciascun cittadino che
fosse minacciato dai consoli patrizi. Ancora una grande rivendicazione riguard i tributis comitiis,
che venivano eletti da unassemblea di plebei, divisi in trib territoriali: con ci si toglieva il
controllo delle elezioni ai patrizi, attraverso la clientela.

4) Dal decemvirato legislativo al compromesso patrizio-plebeo.
Nellanno 451-50 aC govern la citt un decemvirato legislativo, la cui esistenza e modalit sono
alquanto incerte.
Esso fu fondato per ovviare ad una proposta plebea di un collegio di cinque cittadini con il compito
di fare leggi per limitare il potere dei consoli. Nel primo anno il decemvirato comp correttamente il
proprio lavoro, ma poi per il secondo anno decise arbitrariamente di prorogarsi, forse perch il
corpo di leggi sembrava incompleto: sta di fatto che il secondo decemvirato govern tanto
dispoticamente da suscitare la reazione popolare, che ripristin il consolato.
I consoli del 449 avrebbero provveduto ad approvare tre importanti leggi Valerie-Oraziane:
Legge sulla sacrosanctitas
Legge di distinzione fra plebiscito (votato solo dalla plebe) e legge (votata da tutto il
popolo)
Legge che proibiva di creare magistrature sine provocatione
Dovettero per essere condizioni di natura strettamente economica a esasperare la situazione: la gi
ricordata condizione dei debitori, quasi tutti plebei, e il problema della spartizione dellager
publicus.
Nel 377 due tribuni della plebe, Caio Licinio Stolone e Lucio Sestio Laterano promossero tre leggi
che erano fortemente anti-patrizie:
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La prima imponeva la deduzione dai debiti degli interessi, per poi pagare il residuo in rate
annuali
La seconda fissava un limite di possesso dellager publicus in cinquecento iugeri
La terza imponeva lelezione di un console plebeo.
Questo port alla reazione del patriziato, che sospese le magistrature per un quinquennio; nel 367 fu
eletto console il plebeo Lucio Sestio, cosicch si giunse ad un accordo fra le due classi, con la
concessione ai patrizi di una nuova magistratura, il pretore.
Anche a questo proposito la tradizione oscura, perch c chi dice che fu votata conseguentemente
una legge licinia-sestia per definire lesistenza di un console plebeo, e chi invece, come Livio,
afferma che semplicemente il senato accetto le elezioni di quell anno. In seguito si ebbe
parificazione anche sul piano religioso, ma la compiuta uguaglianza si ebbe nel287 con la lex
Hortensia, che sottopose i patrizi alle decisioni plebee.

5) La struttura della res publica.
Secondo Polibio la vera forza della costituzione romana, che venne in superficie nel contesto della
guerra annibalica fu che le decisioni definitive spettavano al senato, cio ai migliori, e non a tutto il
popolo.
Per i romani la repubblica non fu mai un ente astratto che opera attraverso le istituzioni, ma fu
sempre unespansione dello stesso popolo.

6) Le magistrature repubblicane.
I magistratus avevano il potere del popolo e la responsabilit ad esso connessa.

a) I consoli. Eletti dai comizi centuriati, duravano in carica un anno, a cui davano il nome. Erano la
pi alta magistratura dello stato, e i limiti al loro imperium potevano essere definiti solo
negativamente: la provocatio, lintercessio e la nomina di altri magistrati per poteri rientranti
nellimperium consolare; in caso di guerra era il console ad avere il potere supremo e a poter
nominare il dittatore, mentre era difficile che ingerissero nellambito di altre magistrature.
Daltronde pare che anticamente i consoli esercitassero il potere censuario e giurisdizionale del
censore e del pretore.
Il consolato una magistratura collegiale: ognuno dei due ha potere per intero salvo il veto
dellaltro. Essi si dividono la competenza o col sistema del turno o delle province.

b) I censori. Erano eletti ogni cinque anni e duravano in carica per il censimento fino
allespletamento dei loro compiti, o al massimo diciotto mesi. Non erano titolari di imperio,
cosicch dovevano rivolgersi ai consoli nel caso avessero necessit di imporre.
Tramite il censimento, i censori registravano composizione delle famiglie e patrimoni, e
distribuivano i cittadini nelle centurie e trib. Con questo sistema, essi imponevano un modello di
comportamento, potendo, tramite la nota censoria, attribuire un cittadino ad una centuria meno
qualificata, e sminuendo cos il potere del suo voto. Inoltre controllavano le entrate e le uscite dello
stato.

c) Il dittatore. Questa magistratura fu istituita intorno al V sec aC, per problemi contingenti di
natura bellica: ad esso veniva affiancato il magister equitum, subordinato al potere e alla durata in
carica del dittatore stesso. Il dittatore aveva summa potestas, illimitata anche dalla provocatio. Il
dittatore veniva scelto, su autorizzazione senatoria, dai consoli; nel 217 Quinto Fabio Massimo fu
eletto poich erano morti entrambi i consoli: a questo segu uno snaturamento della magistratura,
che port poi al disuso.

d) I tribuni della plebe. Erano eletti dai concili tributi sella plebe e duravano in carica un anno.
Essi non potevano allontanarsi da Roma perch dovevano essere a disposizione di chiunque
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invocasse il loro aiuto: in virt di questo potere, essi potevano opporsi alle decisioni di qualunque
magistratura. Essi addirittura divennero titolari della summa coercendi potestas, quindi potevano
promuovere processi criminali e chiudere in carcere coloro che si opponessero al loro potere. Con la
parificazione fra patrizi e plebei i tribuni divennero parte del governo della repubblica.

e) Il pretore. La magistratura del pretore urbano fu istituita in risposta alle rivendicazioni plebee;
egli si occupava della giurisdizione delle controversie fra i cittadini romani. Eletto per un anno dai
comizi centuriati, aveva imperium e ius agendi cum populo e cum patres.
In un primo momento, per quanto riguarda il processo, il pretore aveva solo una funzione di
controllo delle procedure per legis actiones; nel periodo di espansione di Roma per, il processo
cominci a cambiare, allargandosi anche ai peregrini: cos il solo pretore urbano non era pi
sufficiente. Venne istituito cos il pretore peregrino che cominci ad usare le procedure formulari,
che furono poi mutuate dallurbano.
I pretori allinizio dellanno di carica emanavano un edictum, nel quale trascrivevano le formule di
giudizio a cui, con appositi adattamenti fatti con la collaborazione delle parti, si sarebbero in linea
di massima attenuti; col passare del tempo si creava una parte immutata delleditto, il cd edictum
tralaticium, che nulla per impediva al pretore di cambiare tramite un decreto. Nel passaggio al
principato, lunico cambiamento che ebbe la pretura fu lattenersi rigorosamente alleditto
pubblicato, assolvendo cos alla certezza del diritto.

f) Gli edili. Erano una coppia di magistrati, uno curule e laltro plebeo. Assolvevano a compiti di
controllo della citt, delle opere pubbliche e degli approvvigionamenti. Gli edili curuli si
occupavano anche delle controversie che sorgevano nelle nundinae.

g) Magistrature minori. La pi importante la questura, in ausilio ai consoli; poi cerano i
quattuorviri per la cura delle vie, i triumviri per il controllo delle carceri e lesecuzione delle pene
capitali.

7) Le assemblee popolari.

a) Comizi centuriati. Lorganizzazione centuriata abbiamo detto avere unorganizzazione
para-militare su base censitaria:

Al vertice vi erano le 18 centurie dei cavalieri
Poi 170 centurie di fanti, di cui 80 spettavano alla prima classe, 20 alla seconda,terza
e quarta, 30 alla quinta classe.
Cerano poi 2 centurie di Fabri,2 di cornicines e tubicines (la fanfara), 1 degli
immunes militia, cio quelli sprovvisti anche del minimo reddito.
I voti venivano espressi personalmente, ma venivano computati per centurie, per cui ovvio che
tutto il potere si trovava nelle mani dei maggiorenti, anche perch questi erano i primi a votare: se
veniva raggiunta la maggioranza, il resto non veniva chiamato per votare.
Si parla nelle fonti di una riforma dellordinamento centuriato, che non cambi molto le cose se non
per lordine della chiamata al voto, che veniva cominciata a sorteggio da una centuria della prima
classe.
I comizi centuriati potevano essere convocati solo dai magistrati con imperium per votare una
proposta di legge o una sentenza senza possibilit di emendamenti. Leditto di convocazione doveva
precedere la data stessa di almeno un trinundinum, cio di almeno 3 mercati settimanali: durante
questo tempo il popolo veniva informato sulle questioni in informali conciones.

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b) Comizi tributi. Nel 312 aC Appio Claudio attu una riforma poco chiara, addirittura si pens
che egli concesse a tutti di scegliersi la trib territoriale. Il successore, Quinto Fabio Rulliano invece
stabil le quattro trib urbane, in contrapposizione delle restanti rustiche.
In queste assemblee anche i piccoli proprietari riuscivano a far sentire la propria voce, non essendo
sopraffatti dai pi ricchi, anche se in sostanza essi avevano meno peso nella societ, ridotti
comerano in sole quattro trib.
I comizi tributi avevano quasi analoghe competenze che i comizi centuriati, soprattutto
sullapprovazione delle leggi.

c) Concili tributi della plebe. La plebe vi partecipava ordinata per trib, per cui solo chi aveva un
minimo reddito poteva prendervi parte. Si pensato che questa assemblea potesse essersi
sovrapposta ai comizi, ma gran parte della storiografia nega questa coincidenza.
Nonostante la parola concilio indicasse riunione di una parte della plebe, probabilmente la
composizione delle due assemblee divenne pressoch la stessa e la diversit dei magistrati che le
presiedevano passarono a poco a poco inosservate.
I concili venivano convocati da un edile o da un tribuno ed eleggevano i magistrati plebei.

8) Il senato Repubblicano.
Il senato ratificava e consigliava: la ratifica era imposta come auctoritas patrum sulle deliberazioni
dei comizi curiati e tributi, ed era successiva; nel 339 divenne preventiva con la legge Publilia
Philonis. Se si eccettua la nomina dellinterrex, pare che i poteri del senato siano essenzialmente
questi.
Alcune autorevoli fonti ci segnalano per che quest assemblea era la vera titolare dellimperium:
controllava tutte le entrate e le uscite, al di sopra dei censori, politica estera, aveva la capacit di
sospendere, in caso di pericolo, le garanzie costituzionali. Cicerone spiega perch un organo di
mera consultazione sia poi diventato titolare di imperium: lannualit dei magistrati, e il principio
secondo cui il magistrato era responsabile del proprio operato inducevano tutti alla consultazione e
ad attenersi poi al consultum del senato. La lectio senatus si teneva ogni cinque anni e dai consoli
pass ai censori: ogni cittadino ritenuto optimus poteva essere eletto e i senatori potevano essere
esclusi per indegnit: se non per questo, senatori si rimaneva per tutta la vita. Il senato era
convocato da un qualunque magistrato avesse lo ius agendi cum patribus , che doveva relazionare
inizialmente sullargomento: dopo cera la votazione e il testo era depositato presso lerario di
saturno.

9) Le forme di organizzazione del dominio romano in Italia e nel mediterraneo.
Dalla met del terzo secolo aC, Roma si lancia in una serie di guerre di conquista che la vedono
fronteggiare primo fra tutti per tre volte Annibale ( Prima guerra punica: 264, seconda: 219-202,
149-146); nel frattempo Roma assoggetta lItalia settentrionale, le isole e si volta sul versante
ellenistico: lIstria, la Dalmazia, la macedonia e infine la Grecia; alla fine del secolo le conquiste si
volgono verso la Gallia, cisalpina e infine narbonense. Sorgono a questo punto numerose difficolt
di organizzazione e la potenza ricorre a due forme: la federazione e lincorporazione.
La federazione venne usata da Roma soprattutto inizialmente con i latini: essi avevano una
condizione deteriore rispetto ai romani ma godevano di ius commercii, ius connubii, ius
suffragii e ius civitatis mutandae. Essa stabil con i socii foedus aequum e foedus iniquum:
con i primi si pretendeva una generale osservanza della maest romana, mentre con la
seconda si richiedeva lassoggettamento alla politica estera romana.
Sciolta la lega latina Roma passa allincorporazione, attribuendo la qualit di municipia alle
altre citt, chi in migliori chi in peggiori condizioni. Inoltre i Romani cominciarono ad
espandersi e a fondare delle colonie, i cui abitanti acquisivano il titolo di socii latini
nominis. Vennero fondate anche delle colonie minori, di solito di trecento cittadini con le
loro famiglie, che venivano ubicati vicino a porti e approdi con compiti di sorveglianza. Essi
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venivano condotti sul posto dal un comandante dellesercito e il territorio veniva diviso
secondo il metodo delle centurie: prima si divideva con il decumano e il cardo massimo e
poi con altre linee parallele a queste. Lassegnazione avveniva per sorteggio.
Per quanto riguarda i domini extra-italici, diversa era la condizione quando si ci trovava davanti ad
insediamenti gi evoluti: essi conservavano la loro autonomia amministrativa e a volte anche fiscale
e assumevano la denominazione di civitates liberae sine foedere et immunes. La maggior parte dei
domini di Roma era per libera da qualsiasi forma di autogoverno, tanto che essi accorpavano
questi territori in circoscrizioni chiamate province, governate da un governatore: per la Sicilia, la
Sardegna e la Spagna citeriore e ulteriore si crearono nuove magistrature, ma per il resto delle
province si provvide con ex-pretori ed ex-consoli, il cui imperio si prorogava fino allarrivo del
successore.
La provincia aveva un proprio statuto, emanato dal primo governatore, ed era ripartita per funzioni
amministrative. Il governatore aveva tutti i poteri ricompresi nellimperium militiae ed
amministrava la giustizia: per la giustizia criminale, non aveva alcun limite per i non cittadini,
mentre era limitato dalla provocatio per le questioni riguardanti i cittadini.

10) Res publica e tradizione familiare aristocratica.
La grossa ascesa che ha segnato il cammino di Roma nella fase repubblicana deve essere ricondotto
alla coesione delle famiglie della grande aristocrazia patrizio-plebea: lassemblea dei capifamiglia
riusciva in tal modo a scongiurare lemersione di personalit di grande rilievo, avendo educato a
curare gli interessi della comunit, accontentandosi della virtus e della dignitas. Con la
trasformazione in impero mondiale per la vittoria contro Cartagine, Il costume comincia a cambiare
e invale la possibilit di acquisire potere solo tramite il proprio esercito personale: limperium dei
governatori mette poi in pericolo lunit della Repubblica.

11) La crisi della costituzione repubblicana.
Velleio Patercolo, storico, ritrova la causa della crisi dello stato repubblicano nellassassinio di
Tiberio Gracco, con cui comincia lo spargimento di Sangue cittadino. Egli nel 133 aC aveva fatto
votare un plebiscito Lex Sempronia Agraria con cui voleva togliere lager publicus ai grandi
latifondisti che ne possedessero pi di 500 iugeri, per darla a coloro che, avendo combattuto le
guerre annibaliche, avevano dovuto abbandonare i propri terreni. Con questa riforma si sarebbe
riformato quel ceto medio, che avrebbe ricominciato ad incrementare la popolazione e le centurie;
daltronde non era un progetto di facile realizzazione. Tiberio Gracco istitu anche un collegio di
triumviri, composto da lui, il fratello Caio e il suocero Appio Claudio, che avrebbe dovuto
provvedere a questo compito. Questa riforma fu per fortemente osteggiata dagli aristocratici,
appoggiati dalle ingrossate fila del popolino, facilmente manovrabile con proposte di riforme, che
non trovarono altro rimedio se non quello di reagire con la violenza, uccidendo Tiberio.
Dieci anni dopo la riforma agraria fu ripresa da Caio Gracco, eletto tribuno della plebe, che
innanzitutto volle aiutare il ceto degli sfaccendati, imponendo la vendita di alcune partite di grano a
sottocosto, ma poi, con lungimiranza politica, diede voce anche alle esigenze dei cavalieri,
assegnando loro cariche tolte ai senatori; ancora egli era a favore dellestensione della romanit ai
latini e della latinit agli italici, in modo da contraccambiare in qualche modo il tributo di sangue
che i socii avevano sempre pagato a Roma. Lunico ceto messo da parte da Caio, la nobilitas
senatoria, si risent delle proposte di riforma del tribuno e lo fece uccidere, accantonando per la
seconda volta la riforma.
Dopo qualche decennio divenne reiteratamente console Caio Mario, che cerc di accaparrarsi le
simpatie dei nullatenenti e della plebe, con laiuto di un esercito mercenario: era questo linizio
delluso degli eserciti di nullatenenti che obbedivano al proprio capo in cambio dei bottini.

12) Dalla guerra sociale a Silla.
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Alle contrapposizioni civili si aggiungono le insurrezioni di natura sociale: i Socii di Roma
rivendicavano la cittadinanza con i suoi privilegi o pretendevano lindipendenza. Con due leggi
dell89 e del 90 aC , la cittadinanza fu attribuita a Latini ed Italici e le rivolte furono sedate. Questa
enorme immissione di cittadini sarebbe dovuta essere accompagnata dalla riforma delle istituzioni,
ma Roma mantenne la sua vetusta struttura senza volersi aprire allItalia.
Nell88 per riprese anche la guerra civile, fra popolari guidati da Caio Mario e ottimati guidati da
Lucio Cornelio Silla: egli sconfisse gli avversari e si rivolse in oriente, contro Mitridate, che a sua
volta fu sconfitto, e , tornato a Roma, soggiog definitivamente la citt.
Silla si fece nominare Dictator le gibus scribundis et rei publicae constituendae, e cio una nuova
magistratura con i pieni poteri del dittatore che avrebbe dovuto provvedere anche alla provocatio.
Silla cerc di indebolire il ceto equestre: nelle province sostitu i governatori nei compiti dei
pubblicani; per la giurisdizione criminale sostitu ai cavalieri i senatori, che elev al numero di
seicento, che andarono a sminuire il ruolo dei comizi;sottrasse il potere dellintercessio al tribunato
plebeo, portandolo quindi in una condizione di subordinazione rispetto alle altre magistrature;
inoltre ridusse alquanto il potere dei consoli, impedendo loro di esercitare limperium militiae( di
guerra distinto dallimperium domi, di governo civile) in Italia. Nel 79 Silla abdic spontaneamente,
ma la struttura costituzionale da lui creata si rivel effimera.

13) Pompeo e Cesare.
Negli anni successivi si affrontarono a Roma altri due personaggi: Gneo Pompeo e Caio Giulio
Cesare. Il primo, fervente sillano, acquis un imperium extraordinarium per debellare la minaccia
dei pirati dal mediterraneo: questo imperio, in pratica infinito, suscit le proteste dellaristocrazia
senatoria perch era in effetti un attentato alla costituzione. Tornato a Roma, egli si present al
Senato e , trovatosi politicamente isolato, strinse un prima Triumvirato nel 59 con Cesare e Crasso:
Cesare divenne console e ottenne limperium sulle Gallie e le spagne mentre fece votare dei
provvedimenti favorevoli ai suoi colleghi. Nel 55 il triumvirato fu rinnovato, per cui furono eletti
consoli Pompeo e Crasso, mentre fu prorogato limperium di Cesare; due anni dopo, morto Crasso,
Pompeo per volere del senato fu nominato consul sine collega: ebidente la violazione
costituzionale che poneva le basi per il nuovo conflitto.
Cesare, calcolando che il suo proconsolato durasse fino a tutto il 49, contava di presentarsi come
console nel 48, senza deporre limperio e quindi lesercito; Pompeo a quel punto fece emanare due
leggi:
La prima stabiliva che i candidati al consolato dovessero essere inderogabilmente presenti a
Roma;
La seconda stabiliva una pausa quinquennale fra una magistratura urbana e una
promagistratura.

A cesare fu intimato di sciogliere lesercito, pena lapplicazione del senatus consultum ultimum
votato contro di lui: egli invece nel 49 varc in armi il Rubicone, e , giunto in citt, sconfisse
Pompeo e assunse una serie di prerogative e poteri fortemente anticostituzionali: ai primi del 44 ac
gli fu conferita la dittatura a vita. E palese lo svuotamento e lo snaturamento delle istituzioni
repubblicane, che rimangono tali solo per il nome: la dittatura perpetua tesa a superare tutte le
fratture del tessuto sociale e politico. Il superamento della dimensione cittadina porta allo sviluppo
di nuovi valori e priorit: lassistenza ai bisognosi, il freno del lusso, la cultura. Eliminato Cesare,
tutta questa nuova realt svan e apr le porte al conflitto fra il successore legittimo di Cesare, Marco
Antonio, e il suo figlio legittimo Ottaviano. Antonio, bramoso di controllare lo Stato, entr in
conflitto con il senato e fu sconfitto da Ottaviano a Modena. Ma ottaviano stesso, considerando i
non buoni rapporti con il senato, decise di instaurare una nuova magistratura detta anchessa
triumvirato, composta da egli stesso col rivale Antonio e Lepido. Essi si divisero le province e
questa stessa spartizione mise le basi del conflitto: ad Antonio loriente e a Ottaviano tutto
loccidente. Alla fine della magistratura, probabile che Antonio vagheggiasse un impero
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ellenistico indipendente da Roma insieme alla regina degitto Cleopatra: cos Ottaviano ottenne la
revoca dei poteri di Antonio e lo sconfisse ad Azio nel 31. Nel 27, ottenne la carica di princeps che
apr la nuova era del principatus.

Produzione del diritto
1) Le XII tavole fra patriziato e plebe.
Dopo il fallimento della riforma serviana, si fronteggiarono a lungo due ipotesi di ordinamento e
potere: la prima che vedeva prevalere senzaltro le elites gentilizie, la seconda, che a sua volta si
divise in due correnti, la prima prevedeva legemonia della plebe, la seconda (quella prevalente) un
accordo fra elites plebee e patriziato, cos da formare un nuovo ceto dirigente.
Lepisodio pi significativo sicuramente quello riguardante la redazione delle XII tavole: questo
fu segno di voler eliminare lesclusivit del sapere giuridico, per portarlo, con la forma scritta, alla
portata dei pi. Lidea della scrittura fu sicuramente di importazione greca, dove il V secolo fu il
secolo della democrazia e dei legislatori.
Le XII tavole non contenevano precetti di carattere istituzionale, ma erano volte a regolare i rapporti
privati: in sostanza si sovrapponevano alla sfera fin ad allora ricoperta dalle pronunce pontificali.
Esse contenevano i principali rituali, le procedure (legis actiones), lelenco tassativo dei crimini
capitali.

2) La rivincita pontificale: come si forma un diritto giurisprudenziale.
La riforma plebea non riesce per a decollare: fin dallinizio coloro che avevano scritto le leggi non
si erano dimostrati capaci di fornire linterpretazione per lapplicazione pratica delle leggi. Cos
rientrarono in gioco i pontefici che, con il loro lavorio esegetico, fecero nuovamente prevalere il
responsum sulla lex. Si viene cos a formare un diritto di tipo giurisprudenziale, basato sulle
pronunce e sullinterpretazione del diritto.

3) Leclissi dei pontefici: il ius dalla religione alla politica.
Intorno alla met del terzo secolo, Tiberio Coruncanio, un pontefice massimo di famiglia plebea,
viol la segretezza dei responsi pronunciandone uno in pubblico: questo comportamento fu
lemblema di una societ e di un modo di fare che stava cambiando. La conoscenza del diritto non
era pi legata alla figura del sacerdote, pur restando ancorata alle persone di una certa levatura
sociale: il legame del diritto con la religione cominci a farsi pi labile, lasciando spazio alla
politica. La nuova figura del sapiente nobile non si identific immediatamente con quella del
giurista: il diritto era ancora una scienza che non si staccava da una preparazione culturale di tipo
aristocratico.

4) Il ius civile: un diritto per la repubblica.
I responsa non erano delle pronunce di carattere generale, e costituivano comunque un diritto di tipo
casistica. Eppure essi non venivano dimenticati, ma venivano usati come parametri e come
precedenti per le nuove pronunce. Linsieme di queste prescrizioni and a formare il ius civile, il
diritto della citt e dei cittadini di Roma. Al suo interno possono essere distinti tre strati:
I mores maiorum arcaici;
Le XII tavole;
Lattivit rispondente dei giuristi.
Oltre al respondre, lattivit dei giuristi era caratterizzata dal:
Cavre, cio dare consigli, gratuiti, il che era di solito segno di attivit aristocratiche;
Agere, cio lassistenza nella fase in iure delle procedure per legis actiones e di quelle per
formulas.

5) Popolo e leggi.
Tutto questo non svil n elimin il paradigma della lex, che rimase lo stesso:
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Praescriptio, con nome e carica del magistrato proponente;
Rogatio, richiesta del magistrati al comizio;
Dispositivo di legge, diviso in capita;
Sanctio, disposizioni a tutela del rispetto della legge.
La sfera di influenza delle leggi non interfer per con i rapporti privati, tanto che queste
rimasero divise dai responsi: esse si occupavano dei rapporti con lo stato, delle magistrature,
della repressione criminale.
La distinzione non fu per senza eccezioni: per es. la lex Falcidia de legato, la lex Aquilia de
damno, la lex Poetelia Papiria de nexis

6) Pretori ed editti.
Con lo stabilizzarsi dellordinamento repubblicano, vennero emergendo le figure dei pretori. Essi in
un primo momento amministrarono la giustizia seguendo le legis actiones stabilite dalle XII tavole,
procedure di rigidi gesti e parole, la cui validit dipendeva dal rispetto di queste formalit.
La prima fase, detta in iure, si svolgeva davanti al magistrato giusdicente, ed era la riduzione della
controversa ad un rituale rigido di gesti e parole; la seconda fase era quella apud iudicem, ed era un
giudice privato a valutare se il rituale costruito corrispondesse alla situazione verificata: chi aveva
asserito una situazione falsa perdeva.
I pretori tentarono di riformare questo sistema affiancando ad esso un altro sistema, basato sul ius
edicendi, cio sul potere di emanare edicta: esso non si basava pi sulle certa verba, ma sulle
concepta verba, parole concordate fra le parti e il magistrato. Pur restando la divisione in iure e
apud iudicem, la prima fase non era pi un complesso rituale fisso, ma si svolgeva in maniera
informale accordo fra magistrato e parti in causa.
I pretori cominciarono ad emanare editti prima episodicamente, poi, dai decenni centrali del primo
secolo, allinizio del loro anno di carica.
Fu sullo sfondo di questa societ che cambia che, nel 242, attraverso una lex, fu istituito il Praetor
peregrinus: egli amministrava la giustizia per gli stranieri, e facendo questo non faceva che
allargare gli orizzonti del diritto oltre lo ius civile. Si venne a creare cos una specie di diritto
commerciale romano, che prese il nome di ius gentium, che si basava sui contratti di emptio-
venditio, locatio-conductio, societas e mandatum e si basava sui principi della consensualit, della
buona fede e della reciprocit.

7) Il pensiero giuridico: oralit e scrittura.
Il pensiero giuridico del terzo secolo attu una riforma senza eguali: il passaggio alla scrittura.
Prima di questo grande cambiamento, a Roma erano conosciuti solo due testi, passati alla forma
scritta solo per problemi contingenti di lotta politica: il de usurpationibus di Appio Claudio Cieco
e i Tripertita di Sestio Elio Peto Cato.
Il de usurpationibus non suscit grande successo nemmeno per la cultura giuridica tardo-
antica: esso era probabilmente la raccolta di pronunce pontificali, che, racconta la leggenda,
fu consegnato al popolo da un collaboratore di Appio Claudio, Gneo Flavio, ed and a
formare lo ius flavianum. Probabilmente la storia del furto e della consegna al popolo vuole
solo limitarne i connotati antipontificali e non bisogna dargli credito.
I tripertita di Elio Sestio sono la riproduzione delle XII tavole con linterpretazione
pontificale e le clausole delle legis actiones. Anche qui c un intento anti-pontificale.

8) La rivoluzione scientifica.
Gli anni trenta e quaranta del secondo secolo sono considerati dagli studiosi gli anni della svolta; a
testimoniarlo il giurista Pomponio:
Una prima generazione di innovatori costituita da Giunio Bruto, Manio Manilio, Publio
Mucio Scevola che fondarono il diritto civile;
Poi abbiamo Quinto Mucio Scevola che per primo istitu per genera il diritto;
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Infine abbiamo Marco Antistio Labeone,, che innov il diritto.
Ci che invece solo i giuristi moderni sono stati in grado di individuare sono state le fasi di questo
cambiamento:
Il definitivo passaggio dalloralit alla scrittura;
Linvenzione di concetti giuridici astratti, cui si collegarono tecniche platonico-
aristoteliche;
La rottura del legame del diritto con la politica: esso era diventato una scienza autonoma, in
grado di autolegittimarsi.
Da questi presupposti prese corpo una vera ontologia giuridica, un diritto formale e razionale:
questa la cosiddetta rivoluzione scientifica.
Questa rivoluzione si concretizza nel pensiero di quattro giuristi, che, pur non lavorando ad un
progetto unitario, continuarono luno lopera dellaltro, attuando importanti cambiamenti.
Publio Mucio Scevola, di cui sappiamo poco, caratterizza la sua opera con la massiccia
presenza di ius controversum, cio di dispute dottrinali, e con la definizione di ambitus
aedium.
Quinto Mucio Scevola affront il problema compositivo dellordine dellopera;
probabilmente stabil un primo criterio di tripartizione: le XII tavole, Elio Sestio, i responsa.
Inoltre divise lopera in capita e probabilmente in ognuno di essi fu trattata una singola
statuizione di ius, con relativa casistica. La sua opera, e per certi versi, seppure diversi, la
contemporanea opera di Cicerone, il de oratore, esprime lesigenza di riordinare il grosso
bagaglio del diritto, partendo dalle origini.
Servio Sulpicio Rufo continua ed in un certo senso rompe la discontinuit fra la sua e
lopera di Mucio: egli tende molto di pi a mantenere una casistica varia che non ad una
normalizzazione ellenistica.
La riflessione si conclude con Antistio Labeone. Prima di lui importante il pensiero di un
giurista della scuola serviana molto vicino a Cesare, Aulo Ofilio. Egli segu di pi la linea di
Cicerone, anche se poi fu smentito successivamente. Dopo le idi di marzo questo intento
sistematore del diritto viene a tramontare per sempre.




Capitolo 3: Let del principato
Forme costituzionali
1. Fratture e crisi della costituzione repubblicana.
Il periodo compreso fra Cesare e Silla viene considerato un periodo di intense rivoluzioni,
soprattutto per la formazione di una nuova classe dirigente, dovuta alle capacit politiche di
Ottaviano Augusto. Egli fu in grado di continuare il progetto di Cesare verso lallargamento delle
istituzioni alle nuove prospettive di uno stato universale.
Ma il tramonto delle antiche istituzioni era cominciato prima molto gradualmente: Mario,
costituendo un proprio esercito personale e mercenario, aveva prodotto un nuovo ed illimitato
potere che andava ad inserirsi in maniera devastante nel vecchio ordinamento.
La morte di Cesare nel 44 aC sicuramente interruppe un progetto che il grande stratega aveva gi
ben Chiaro in mente: arrogandosi una serie di privilegi e poteri e adottando in fine Ottaviano, egli
sicuramente mirava alla formazione di un regime monarchico, in cui il sovrano sarebbe stato
coadiuvato da unelite di estrazione periferica che avrebbe bilanciato la centralit del potere.
Ma con lemanazione della lex Titia nel 43 che le cose sembrano ancora una volta cambiare:
questo provvedimento istitu i triumviri rei publicae costituendae e con esso Lepido, Ottaviano e
Antonio assunsero i compiti che spettavano ai consoli. Nonostante tutti e tre non accettarono tutte le
prerogative e cercarono di mantenere le forme di governo tradizionali, il colpo era ormai stato
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inflitto. Il ruolo egemone di questo nuovo assetto fu assunto dallordo equester, costituito da
mercanti e imprenditori.
Inoltre il passaggio allimpero fu anche caratterizzato dal contatto con nuove esperienze religiose,
economiche e culturali derivanti dallallargarsi dei confini: aumentarono le manumissiones, che
andarono ad influire negativamente sullesistenza di un ceto medio contadino che si basava sulla
manodopera servile.
La lex Fufia Caninia e la lex Aelia Sentia andarono a organizzare e a porre limiti alle
manumissiones, che erano considerate fonte di corruzione e di diminuzione della ricchezza per
leliminazione della manodopera servile.

2. Ottaviano e levoluzione del suo potere: la nascita del principato augusteo.
Nel 31 aC Ottaviano rimane solo al potere, e comincia il percorso per la legalizzazione del suo
straordinario potere: il 27 quando in senato egli dichiara di rimettere il potere ai suoi titolari,
dando cos limpressione di legalit e sortendo leffetto sperato, cio ottenendo i pieni poteri. Egli
viene definito Augustus, termine utilizzato prima nelle sfere religioso-sacrali, e poi nel 23 riveste
una serie di privilegi attribuitegli dallo stesso senato: il suo potere arricchito di auctoritas, che
indica il potere di ratificare tutti gli atti. Egli viene ad acquisire, disgiuntamente dalla magistratura,
la tribunicia potestas, con il relativo potere di intercessio e di ius agendum cum plebem; riveste il
ruolo di pontefice massimo, di perpetuus curator legum et morum, e inoltre acquisisce un imperium
maius et infinitum. Avendo assunto prerogative e non cariche, ci si accorge della diversit del ruolo
del princeps: tutti i suoi poteri sono rivestiti dallauctoritas.

3. Forme ed esplicazioni del nuovo assetto istituzionale.
E difficile definire il principato: le caratteristiche di questa forma istituzionale variano troppo da
periodo a periodo. Sul piano formale la legittimazione del potere imperiale, da Vespasiano in poi,
viene ritrovata nel consenso congiunto del senato e del popolo; cosicch sembra che il fondamento
repubblicano delle istituzioni non sia mai venuto a mancare. Sul piano sostanziale invece
lauctoritas dellimperatore stesso a legittimare il suo potere, nonch la forza delle sue armate:
listituzione di nove cohortes praetoriae, utilizzate come guardie personali dellimperatore fanno
capire quanto limperatore stesso considerasse importante il potere militare. Altro instrumentum
regni utilizzato fu sicuramente la religione: gli imperatori venivano circondati di unaura di
sacralit, che dopo la conversione di Costantino sar il pi importante motivo di legittimazione del
potere.

4. La persistenza degli antichi organi della costituzione repubblicana.
Le antiche istituzioni repubblicane, anche nellultimo periodo della repubblica, erano divenute
inadatte per unorganizzazione politica divenuta ormai mondiale.
a. I consoli: il loro imperium militare diminuisce ma la giurisdizione si allarga anche
agli appelli per le questioni delle province.
b. I pretori: uguale.
c. La censura: venne inclusa nei poteri imperiali.
d. Il tribunato: giustifica solo la potestas tribunicia dellimperatore.
e. Gli edili: vengono via via sostituiti dai funzionari degli imperatori.
f. I questori: vengono ridotti a venti, due dei quali si occupano dellimperatore.
g. I comizi: non curano pi la legislazione criminale, ma hanno solo funzione
legislativa e di elezione dei magistrati: col passare del tempo saranno poi chiamati a
votare solo una lista, i cui nomi venivano proposti dallimperatore e dal senato in
numero pari ai posti da ricoprire.
h. Il senato: vigilanza sulla vita religiosa, amministrazione delle province pi antiche e
giurisdizione criminale.

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5. I rapporti principe-senato.
I rapporti fra lassise repubblicana e il titolare dei poteri supremi si esplica in una compressione dei
ruoli del senato, a vantaggio dellimperatore stesso, una sorta di strumentalizzazione del potere
senatorio.
Alcune prerogative per restano comunque al senato; sempre questassemblea a proclamare il
designato e ad assegnargli i poteri: in alcuni casi lacclamazione dellesercito pu precederla, ma
quella che la legalizza sempre la pronuncia del senato. Lassemblea senatoria serv moltissimo
anche per la risoluzione di alcuni momenti di crisi: si pensi per esempio ai periodi di anarchia
militare. La costituzione, ad opera di
Augusto, di una commissione senatoria con funzioni di collegamento sottolinea limportanza che
questassemblea aveva per il sovrano. E sempre il senato a mettere sotto accusa limperatore e a
dichiararlo hostis publicus, pronunciando la damnatio memoriae: cancellazione dai documenti ed
eliminazione di tutti i provvedimenti. Tutti gli imperatori ebbero rispetto e considerazione del ruolo
del senato: Il solo Domiziano, che non dimostr una particolare politica filosenatoria, fu ucciso
proprio per questo.

6. Le vicende del potere imperiale dalla fine di Augusto a quella dei giulio-claudii; dallavvento dei
flavi alla scomparsa di Adriano; dallet degli Antonimi a quella dei Severi.
In tutta let del principato non si riusc mai a definire univocamente il criterio di successione degli
imperatori: si cerc di sostituire il criterio della forza con quello della legittimit e per un periodo si
scelse quello della successione naturale. A scegliere di volta in volta il criterio da utilizzare sembra
essere ancora lassemblea senatoria.
Et Giulio-Claudia:
Ladozione di Ottaviano da parte di Cesare e lannessione al governo ancora durante la sua vita il
primo criterio adottato. Anche Augusto associa Tiberio al governo, dopo averlo fatto rientrare da
Rodi, dove si era ritirato per essere stato posposto nella successione ai nipoti di Augusto stesso.
I momenti di crisi della successione si hanno nel 37, alla morte di Tiberio, nel 41, anno
dellassassinio di Caligola, succeduto a Tiberio per testamento; in quellanno sal al trono Claudio,
zio di Caligola, acclamato dai pretoriani. A questo principe si deve, oltre alla libert religiosa degli
ebrei, anche il ritorno del filosofo Seneca, che diventa precettore del figlio e successore di Claudio,
Nerone. Il suo principato pu essere diviso in due parti: una prima, detta del governo di Seneca, in
cui Nerone governa con equilibrio e oculatezza; una seconda, che segue allincendio di Roma, in
cui limperatore si abbandona alle pi insensate nefandezze, e, sotto consiglio del malvagio
Tigellino, prefetto del pretorio, arriva ad uccidere la madre Agrippina e Seneca, per poi suicidarsi
egli stesso.
Et Flavia:
La sua morte, avvenuta ne 68, segna linizio del longus et unus annus (come lo chiama Tacito) dei
quattro imperatori (Galba, Otone, Vitellio e infine Vespasiano.) .Questo imperatore verr scelto
forse soprattutto per la prospettiva di successione dei suoi due figli: prima avrebbe governato Tito,
repressore della rivolta giudaica, che al contrario dimostr grande umanit per gli aiuti stanziati per
le citt di Pompei, Ercolano e Stabia dopo leruzione dl Vesuvio. Durante il suo regno fu inaugurato
anche lanfiteatro Flavio, il Colosseo. In seguito avrebbe governato Domiziano, che port avanti
una vantaggiosa politica economica, ma che cre profondi dissensi per la sua concezione
autocratica e la decisione di eliminare tutti gli oppositori. Egli fu ucciso nel 96 da in una congiura di
palazzo.
Et Antoniniana (dinastia degli adottivi)
Dalla salita al trono di Nerva si inaugura la successione per adozione. Traiano, Adriano (spagnoli) e
Antonino Pio (gallia narbonense) unirono al governo il loro migliore collaboratore, che poi sarebbe
divenuto il loro successore, iniziando un periodo di prosperit.
Traiano si dedica soprattutto alle campagne di conquista e di espansione.
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Adriano attua una serie di riforma, intraprende una serie di viaggi nelle province, e si occupa della
politica produttiva dellimpero.
Antonino Pio, governando per un ventennio, mostra un assetto
istituzionale nel suo perfezionarsi e nei suoi limiti.
Marco Aurelio, figlio adottivo di Antonino, nonostante la sua cultura poliedrica che sembrava
segnare una politica equilibrata, non riesce a resistere alla tentazione di annettere al governo anche
lui prima il fratello adottivo Lucio Vero e poi il figlio Commodo.
Commodo, imperatore a soli diciotto anni, viene ucciso dopo dodici anni di repressioni, politica
antisenatoria e megalomane, tanto da arrivare a proporre di cambiare il nome di Roma in
Commodiana.
Dopo Pertinace e Didio Giuliano, sul trono per pochissimo tempo, si presenta come figlio di Marco
Aurelio Settimio Severo; dopo il breve regno di Geta e Caracalla (costitutio Antoniniana) , e dopo il
prefetto del pretorio Macrino, governarono Elagabalo e Alessandro Severo, che mise fine alla
dinastia a causa delle pressioni barbariche provenienti dal nord.
Nonostante il felice governo di molti imperatori succeduti naturalmente, la scelta dei successori fu
sempre caratterizzata da una certa instabilit dei criteri, perch se quella naturale sembrava essere
contraria alla visione oligarchica dello stato, tuttavia era abbastanza compatibile con le istituzioni
repubblicane laspirazione di trasmettere il principato nel proprio gruppo familiare. In sostanza per
si prefer il criterio adottivo, che sembrava evitare sul nascere eventuali contese sul raggiungimento
del vertice.
Poich non cera una stabilit di criteri, le armate si sentirono a loro volta autorizzate spesso ad
esprimere un proprio candidato alle successioni, fino a che, nel III secolo, divennero arbitro
assoluto delle vicende.
Il rifiuto del potere.
Prima di prendere il potere, quasi tutti gli imperatori, tranne i casi di trasmissione ereditaria,
compiono un gesto che assume poi i connotati di un rito. Ottaviano il primo che, in maniera
teatrale comp il gesto di rifiutare il potere; Tiberio impieg molto tempo ad accettare il potere, cos
come Vespasiano che suscit lira dei soldati che lo avevano proclamato imperatore. Anche Traiano
e Adriano, secondo quanto attestato, compirono il rifiuto del potere. Il senso di questo gesto deve
forse essere ricercato nel valore della libertas rei publicae, espresso, alla cacciata di Tarquinio il
superbo dal giuramento di Bruto: laspirante al potere con questo gesto vuole chiedere
legittimazione della propria investitura a una larga fascia di cittadini.
Nel delineare la storia imperiale, bisogna ancora analizzare alcune accuse che sono quelle di
usurpazione del potere: se negli ultimi secoli, stabilitasi la diarchia, spiegabile come la causa per
cui uno dei regnanti non vuole riconoscere il potere dellaltro, nei primi secoli pu essere solo
spiegato come la brama di potere di alcune popolazioni. Questi scontri possono terminare ex nunc
con la dichiarazione di Hostis publicus, o ex tunc, con la damnatio memoriae, per eliminazione o
rinuncia del principe considerato tiranno. Gli effetti di questi due provvedimenti sono pressoch gli
stessi: uno sicuramente la rescissio actorum, cio leliminazione di tutti gli atti da lui emanati.

7. I nuovi organi imperiali dellamministrazione centrale.
La necessit di amministrare questenorme impero, induce gli imperatore a ideare nuovi settori
dellamministrazione e a riadattare al nuovo assetto alcuni dellet repubblicana.
a. Praefectus annonae, coadiuvato dai curatores aquarum, operum publicorum et
viarum, fu istituito da Augusto che lo pose alle sue dirette dipendenze per
sovrintendere ai bisogni alimentari della citt.
b. Officia Palatina, prevalentemente affidati ai liberti, che, se inizialmente esclusi da
ogni tipo di carica, furono rivalutati dallimperatore Claudio. Fra questi officia
ricordiamo quello ab epistulis, per levasione della corrispondenza imperiale, quello
a libellis e a cognitionibus, per il disbrigo delle suppliche dei privati, quello a
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memoria, per determinate pratiche amministrative, quello a rationibus, per
lamministrazione finanziaria.
La carriera dei funzionari fu graduata in cinque cariche, che progredivano come le magistrature ma
non avevano alcuna limitazione di tempo. Al vertice cerano i procuratores e infine le grandi
praefecturae. Ipi importanti prefetti erano il praefectus urbi, di antichissima origine senatoria, e il
praefectus vigilum; a capo di tutta lamministrazione cera il prefetto del pretorio, affiancatati da un
altro collega, che stava a capo della guardia imperiale, e sostituiva spesso limperatore in alcune
funzioni, soprattutto quelle giurisdizionali.

8. I Consilia principum.
Vista lenorme sfera di influenza e di compiti investita dallimperatore, e lenorme mole di
decisioni da prendere in maniera repentina, ovvio che egli si circondasse di una serie di
consiglieri, tra cui spiccano soprattutto i giuristi: questo gli permetteva di avere chiara visione degli
umori dei cittadini sui vari argomenti. Fino allet di Adriano i consilia sono tanti quante sono le
questioni discusse: sotto limpero di Adriano, per, i consilia vengono riassettati, senza per voler
cambiare la prassi che si era consolidata.

9. Lamministrazione dellItalia.
LItalia dominata da Roma costitu da sempre la minoranza privilegiata: il suo territorio continua
ad essere amministrato secondo le forme delle citt stato, tramite lordo decurionum. Esso era una
sorta di Senato cittadino, costituito ogni cinque anni dai magistrati che ne nominavano i
componenti scegliendo fra i cittadini che avessero lingenuitas, let minima, il censo e il rispetto
del cursus honorum. Ma la divisione in undici province, attuata da Augusto, segn il passaggio ad
una politica di depressione delle autonomie locali. Cos, nonostante la giurisdizione dovesse
essere affidata al governo locale, quella criminale fu affidata al prefetto del pretorio, mentre
quella civile fu affidata a quattro consulares. Inoltre fu attuata una grossa organizzazione militare,
, e vennero a galla due altri burocrati, i curatores rei publicae, e i correctores, che furono preposti
stabilmente al controllo amministrativo del territorio italico: in questo modo esso fu in tutto
equiparato alle province.

10. Lamministrazione delle province.
Nel 27 aC le province furono divise in senatorie e imperiali: le prime erano di pertinenza del
populus, le seconde di pertinenza del princeps, il che determinava una differenza nelle forme di
governo e di amministrazione. Le province senatorie, pi antiche e ricche, venivano governate per
un anno da una persona estratta dallordine senatorio, la cui carica si procrastinava fino allarrivo
del successore. Le province imperiali sono quelle nuove e turbolente, che limperatore tiene sotto il
suo diretto controllo: in esse governano dei legati augusti, senza limiti di tempo, nel rispetto dei
mandata, delle istruzioni dellimperatore. In queste province compare spesso la figura del legatus
iuridicus, che sostituisce limperatore nellamministrazione della giustizia: i cittadini tuttavia
possono comunque appellarsi al tribunale dellimperatore. Il legatus iuridicus esercita il proprio
potere anche su quei territori in cui il re della provincia governa ostentatamente. Per le province
senatorie invece il governatore che, anche tramite i viaggi attraverso le citt pi importanti,
amministra a giustizia.

11. Le finanze imperiali.
Lamministrazione finanziaria viene progressivamente sottratta dalle mani di legati e governatori
per essere esercitata dai procuratores fisci. Dopo leliminazione delle societates publicanorum, la
riscossione delle imposte avviene diversamente nelle province: in quelle imperiali, i tributa (i fondi
stanziati si chiamavano praedia tributaria) vengono riscossi dallamministrazione del fisco, mentre
nelle senatorie gli stipendia(praedia stipendiaria) vengono riscosse dalle amministrazioni locali. Il
gettito delle province imperiali va ad alimentare le casse dellimperatore, mentre le altre alimentano
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laerarium populi, che col passare del tempo va a confondersi con laerarium militare, il fiscus, il
patrimonium e la res privata.
Il patrimonium principis e la res privata venivano affidate ai procuratores, mentre laerarium
militare, amministrato da tre prefetti di rango pretorio, provvedeva alla sistemazione dei veterani.
Del ficus caesaris invece non si sa molto. Col passare del tempo, vengono ad avere rilevanza altre
figure come il praetor fisci e ladvocatus fisci.

12. Dal principato alla monarchia assoluta.
E con un atto del principe Antonino Caracalla che si considera chiusa let imperiale: nel 212 fu
emanata in lingua greca la costitutio Antoniniana, che concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti
dellimpero e delle province. Sebbene Dione Cassio, avverso a questo imperatore, considerasse
questatto solo lestrinsecazione della sua rapacit per i tributi, esso invece solo un atto testimone
dello sviluppo. Questa concessione port alla costituzione di una serie di centri autonomi nati
intorno agli accampamenti militari.

La giurisprudenza
1. Il ius publice respondendi e il problema della certezza del diritto.
La giurisprudenza nellet del principato dovette fare i conti con la figura dellimperatore: egli
stesso decise per di farsi giurista fra i giuristi, e non legislatore, utilizzando la figura del principe
respondente. Augusto nomin alcuni giuristi che avevano il potere di dare responsi ex autoritate
principis, cosicch le loro pronunce erano in grado di condizionare i tribunali. Gli altri giuristi
potevano comunque esercitare la loro attivit, ma non avevano alcun potere sulle pronunce dei
tribunali. Il principe con questa disposizione aveva senza dubbio posto un freno ed un controllo alla
giurisprudenza: daltro canto il ius respondendi si deve inquadrare in una situazione in cui la
produzione normativa era scarsa e si deve connettere il problema allimpossibilit del senato di
amministrare tutti i settori della giustizia. Cicerone, qualche decennio prima, aveva dedicato alcuni
passi delle sue opere alla richiesta di riordino del diritto: unesigenza che era sentita da molti.
In questo contesto si pu inquadrare il processo codificatorio di Cesare, che alcuni dicono fosse il
residuo di un vecchio progetto di Pompeo. Cesare partiva dallintegrazione dei popoli italici per
progettare uno stato municipale italico allinterno del pi vasto impero; ma la sua morte segna il
crollo di queste aspirazioni, e con Augusto lItalia si isola. A questo punto luso del ius publice
respondendi si fa pi pregnante, e spesso vi si ricorre durante i processi; questo per comporta che
spesso le pronunce siano in contrasto fra loro e i magistrati non vi tengono pi conto, inducendo le
parti ad usare sempre di pi i rescritti imperiali.

2. Le principali caratteristiche della giurisprudenza del principato.
Nellet del principato importantissime divennero le figure dei giureconsulti; a partire dal II secolo
essi divennero di estrazione provinciale ed equestre, e le loro aspirazioni non erano quelle di
formarsi una carriera politica, ma quella di diventare burocrati del principato.
Lattivit letteraria si svilupp molto, con il delinearsi di numerose forme letterarie:
Opere di casistica: libri responsorum, raccolte di responsi; libri quaestionum o
disputationum, casi anche immaginari posti allattenzione del maestro; libri digestorum,
antologie che raccoglievano sia gli uni che gli altri.
Opere di commento a testi giurisprudenziali, soprattutto opere di Mucio, edicta, leges e
senatusconsulta.
Opere di carattere didattico, le institutiones, trattazioni sistematiche elementari per giovani
discenti.
Opere monografiche, su un solo rotolo di papiro (liber singulares)

3. Le scuole dei Sabiniani e dei Proculiani.
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Nellet fra Augusto e Adriano si formarono due scuole di giuristi: la Sabiniana, da Masurio
Sabino, fondata da Ateio Capitone, e la Proculiana, da Proculo, fondata da Labeone. Non ci furono
sostanziali differenze fra le due scuole, tanto che si pensa che lappartenenza alluna o allaltra si
basavano solo su simpatie e conoscenze personali. Le differenze furono del tutto eliminate da
Salvio Giuliano, sabiniano di particolare autorevolezza.
A. Scuola Sabiniana.
Ateio Capitone: de iure pontificio, e i libri coiectaneorum, con pareri e congetture.
Masurio Sabino: liber tres iuris civilis.
Cassio Longino: occup cariche di prestigio, esiliato da Nerone fu riabilitato da
Vespasiano. Libri iuris civilis.
Celio Sabino: libri ad edictum edilium curulium.
Giavoleno Prisco: occup cariche pubbliche e scrisse libri di responsa, quaestiones
ed epistula.
Aburnio Valente: i sette libri fideicommissorum.
B. Scuola Proculiana.
Nerva padre: grande cultura ma opere perdute.
Proculo: epistula e responsa.
Nerva figlio: libri de usucapionibus.
Petaso: probabilmente relatore del sc. Pegasianum, in tema di diritto ereditario.
Celso padre: non si conoscono le opere.
Celso figlio: implicato in una congiura contro Domiziano, fu nel consilium principis
di Adriano. 39 libri digestorum, dedicati al ius honorarium e alle principali leggi.
Nerazio Prisco: regula e responsa.
Altri giuristi autonomi furono:
Sestio Pedio: molto sensibile al problema della sistemazione del diritto; Commenti
agli editti pretorii ed edili.
Plauzio: riordin i pareri dei giuristi.
Aristone: opere di commento a Sabino e Cassio.

4. La giurisprudenza da Adriano a Commodo.
Nellet fra Augusto ed Adriano Salvio Giuliano risolse la controversia fra i Sabiniani e i
Proculiani; inoltre pare che Adriano gli affid unopera di codificazione delleditto dei pretori:
doveva diventare la redazione definitiva, non pi annuale, ma perpetuo. Questopera non ci
giunta, ma nonostante qualche autorevole dissenso, non ci sono molti dubbi sulla sua reale
esistenza.
Cecilio Africano: Quaestiones.
Sestio Pomponio: Commenti alle opere di mucio e Masurio Sabino, scrisse una storia
giuridica di Roma liber singulares enchiridii.
Gaio: Giurista di cui non conosciamo neanche il vero nome, ebbe molta fortuna fra i
suoi successori. La sua maggiore opera sono le institutiones, che trattano di persone
cose materiali ed immateriali ed azioni. Ancora scrisse commenti ad opere di Mucio
e a lui sono attribuite le res cotidianae, una semplificazione delle institutiones.
Ulpio Marcello: libri digestorum.
Cervidio Scevola:libri digestorum, di regulae, quaestiones e responsa.
Papirio Giusto: libri costitutionum, con le costituzioni di Lucio Vero e Marco
Aurelio.

5. Giuristi e principe.
Agli albori del principato si delinea la figura del giurista Antistio Labeone: contrario al nuovo
assetto istituzionale, attua per importanti rinnovamenti. Da lui in poi i giuristi diventano leali
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collaboratori degli imperatori, ricevendo in cambio protezione e preminenza per le fonti
giurisprudenziali. Bisogna per anche tenere presente la posizione di Sabino, che negava diretto
valore giuridico alle regulae emanate dai giuristi, che dovevano provenire dallo ius e non
diversamente.
Durante il regno degli Antonini lo sviluppo del diritto fra potere e giurisprudenza apre nuove
strade:nellet di Adriano tutto lo sviluppo teso al conseguimento della pax romana e
alleternitas imperii.
E in questo contesto che la giurisprudenza compie ulteriori passi, riconoscendo alle costituzioni
dei principi tutta limportanza della fonte di produzione. La collaborazione fra giurisprudenza e
potere imperiale si deve per alla cancelleria.

6. La giurisprudenza dellet dei Severi.
La tendenza universalistica si acutizza nellet dei severi: lavvenimento contingente si ritrova
nellemanazione della costitutio antoniniana, con cui Antonino Caracalla, nel 212, concede la
cittadinanza a tutti gli abitanti dellimpero.
Il ruolo del principe determinante: ci che egli dispone e fa costituisce il diritto. Anche il ruolo
dei giureconsulti cambia: infatti essi non sono pi diretti produttori di norme, ma sono piuttosto
interpreti e burocrati.
Papiano: prefetto del pretorio per Settimio Severo, fu per condannato a morte da
Caracalla. Scrisse libri di digesta e responsa, definitiones e adulteriis, commentando la
legge Giulia sullargomento.
Ulpiano: fu prefetto del pretorio per Alessandro Severo; scrisse opere casistiche e
didattiche, ma le pi importanti furono quelle monografiche di diritto pubblico.
Paolo: ebbe una lunga carriera politica, fino a diventare prefetto del pretorio per
Alessandro Severo. Scrisse opere di vario genere, commenti ad autori precedenti e a
leggi, opere monografiche soprattutto in tema di diritto ereditario.
Giuristi di modesta levatura che bisogna ricordare sono:
Callistrato: diritto fiscale e cognitio extra ordinem.
Trifonino: commento a scevola.
Marciano: la sua opera pi importante un libro di institutiones, che si differenzia per le
sue finalit: sotto linflusso della costitutio antoniniana Marciano cerca soprattutto di
chiarire i punti di pi difficile applicazione del diritto provinciale agli stranieri.
Marcellino: nelle sue opere si dedica alla divulgazione del diritto fa gli stranieri; scrive
pandectae, regulae e differentiae in lingua straniera.
Con il tramonto dei giuristi severiani si trasforma il ruolo dei giureconsulti, sempre pi tesi
allinserimento nella burocrazia imperiale.

Il diritto prodotto dai comizi, dal senato, dai magistrati,
dal principe.

1. Lultima produzione legislativa dei comizi.
Durante let del principato un ruolo dominante viene assunto dalla giurisprudenza; tuttavia essa
non la solo fonte, visto che si va affermando sempre di pi la cognitio del pretore, e poi in modo
maggiore quella del principe. Let di augusto fu lultimo momento di vitalit della produzione
legislativa, considerato che successivamente solo sotto Nerva si ebbe qualche provvedimento in
materia agraria.
Augusto attu una serie di provvedimenti legislativi:
Leges Fufia Caninia, Aelia Sentia et Iunia Norbana, sulla regolamentazione delle
manumissioni;
Provvedimenti legislativi portarono allacquisizione del titolo di Augusto, alla nomina del
praefectus Aegypti;
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Due leges Iuliae iudiciariae misero le basi del processo criminale ed abolirono
definitivamente le legis actiones.

2. La produzione normativa del senato.
Con lo scemare dellattivit normativa dei comizi, and aumentando lattivit del senato nella forma
dei senatusconsulta: se inizialmente gi era riconosciuto il loro carattere vincolante, ora essi
divenivano veri e propri atti di normazione. Come testimoniano anche giuristi come Pomponio e
Ulpiano, limperatore faceva ius in senatu e cum senatu: questo vuol dire che, considerata la svolta
autoritaria che aveva assunto il governo, le proposte del principe erano accettate sempre, e, una
volta preso il nome dellimperatore, venivano emanate come senatusconsulta a carattere normativo.
La sfera di influenza, pur con interventi in altri campi del diritto, si svolgeva soprattutto nel campo
privatistico.

3. Cognitio praetoris e diritto prodotto dai magistrati.
Lo sviluppo del diritto ha portato ad una modificazione del ruolo del pretore: non era una modifica
palese, ma solo un modo di mettere in rilievo un ordinamento, relegando in secondo piano quello
gi esistente. Il diritto pretorio nasce quindi per stratificazioni successive, nellopera dei vari pretori
e nella redazione degli editti che essi emanavano di anno in anno. Leditto, prima della
codificazione probabilmente in et adrianea, si presentava come un documento in continua
formazione,che poteva essere continuamente modificato a seconda della sopravvenienza di nuovi
casi, che certo per non era portatore della certezza del diritto. E proprio per questa esigenza, e
anche per capillarizzare e rendere efficiente una burocrazia che doveva reggere un impero
mondiale, che Salvio Giuliano codific leditto del pretore: era questo il suo tramonto, al quale fu
sostituito dalla cognitio principis.

4. Il potere normativo imperiale.
A. Il fondamento. Gaio definisce Costitutio i vari atti normativi del principe e la loro
estensione nello spazio e nel tempo. I segni dell attivit normativa imperiale si trovano
nellemanazione di edicta, decreta, epistula, rescripta, mandata. Levoluzione del sistema
normativo si deve fondare su quella che lo stesso Augusto nelle res gesta ha chiamato
auctoritas, che va a creare delle diverse priorit nella produzione del diritto.
B. Le forme della sua estrinsecazione. La forma che pi delle altre si pu avvicinare a quelle
magistratuali sicuramente quella degli editti, che peraltro si differenziano molto da quelli
dei pretori: innanzitutto, perch essi erano limitati nello spazio e nel tempo, cosa che non
avviene per quelli imperiali, e poi essi erano solo un programma di giurisdizione, mentre
quelli del principe sono astratti e si applicano a tutti i cittadini.
Il decretum contiene una sentenza emanata in primo grado dal tribunale imperiale, o, pi
frequentemente, una sentenza di appello a quella di un altro tribunale, che va ad essere
semplicemente confermativa, o esplicativa, nel caso di pronunce oscure. Lepistula invece
una lettera che viene inviata dallimperatore a chi ha richiesto un suo intervento e chiede di
verificare la conformit della decisione ai fatti. Il rescriptum una risposta ad una richiesta
avanzata da un privato, e mette fine ad una questione che posta davanti ad un tribunale
non imperiale. N il rescritto, n lepistola avevano efficacia al di l del caso concreto: ci
avveniva solo grazie allattivit della giurisprudenza. Il rescritto, com ovvio, superava in
autorit le pronunce del magistrato che doveva ovviamente conformarvisi.
I mandata non vengono considerati fra queste fonti, soprattutto per il diretto legame che
cera fra colui che lemanava e il destinatario: esse erano istruzioni che limperatore inviava
a coloro che erano a lui gerarchicamente subordinate. Inoltre un aggiornamento delle fonti
non ha alcuna valenza, fatto salvo il principio quod principi placuit, legis habet vigorem.
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C. La durata delle statuizioni. Editti: efficacia perpetua, contenendo precetti generali.
Decisioni giurisprudenziali (rescripta, epistula, decreta): efficacia perpetua solo dopo
lopera di interpretazione.
Considerazione a parte devono essere fatte sullincidenza della damnatio memoriae e della
rescissio actorum sulle costituzioni. In generale, nel passaggio da un imperatore al suo
successore, si consideravano ancora vigenti i suoi provvedimenti: in primo luogo per una
serie di riferimenti ad editti di imperatori precedenti; in secondo luogo una serie di casi di
abrogazioni e poi delle citazioni fatte dai giuristi riguardo agli atti dei principes, utilizzando
il plurale. Riguardo invece ai benefici e ai privilegi, il momento di incertezza dei
concessionari quando cera il passaggio da un imperatore allaltro veniva risolto dagli
imperatori singolarmente: Tito e Domiziano li confermarono tutti, mentre Nerva fece il
contrario.

5. Cognitio principis e diritto prodotto dai funzionari imperiali.
Nella fase pi tarda del principato, avviene una sostituzione dei ruoli, in quanto il principe, come
tribunale di secondo grado, subentra al pretore nella funzione giurisdizionale. Gli imperatori
cominciarono cos ad intervenire nellordo iudiciorum privatorum in secondo grado, per tutelare
rapporti rimasti estranei alla sfera dellordinamento, oppure per assumere in primo grado la
giurisdizione di una lite. Limperatore, partendo dai suoi interventi sui singoli casi, cerc per di
tendere ad un ordine superiore.


La repressione criminale.

1. Repressione criminale e pax deorum in et arcaica.
Nellet arcaica difficile parlare di diritto criminale, in quanto esso non si distingueva ancora dalla
sfera religiosa del fas. Reazioni primitive alla commissione di crimini si pu riscontrare nella
necessit di mantenere la cosiddetta pax deorum, cio il costante buon rapporto con le divinit, da
cui per altro dipendeva ogni sfera della vita.

2. Classificazione degli scelera e pene sacrali.
La classificazione si fa innanzitutto fra scelera expiabilia (per esempio il divieto delle concubine di
toccare lara di giunone, per cui si doveva sacrificare unagnella.) e scelera inexpiabilia(per
esempio la violazione dei doveri di fedelt fra patrono e cliente): per i primi basta, per lespiazione,
il sacrificio di un animale come piaculum, offerta espiatoria.; per i secondi invece il reo deve
rispondere direttamente con la propria persona, tramite la consecratio o tramite luccisione rituale,
il deo necari.
Mentre per la consecratio il reietto viene abbandonato dalla comunit e ucciso poi senza nessun
rituale, diversa la questione per il deo necari: si segue un diverso rito a seconda del crimine (chi
uccide il proprio padre viene sacrificato con la poena cullei, cio viene gettato in un fiume chiuso in
un sacco con animali rituali.).

3. La perduellio.
Il reato di perduellio consisteva nellalto tradimento contro la comunit cittadina; esso veniva
punito con la suspensio allarbor infelix, preceduta dalla fustigazione. La sua origine viene fatta
risalire alluccisione della sorella da parte dellOrazio superstite, mentre la punizione sembra
comunque non permeata da quellalone di religiosit che pervade le altre pene.

4. La repressione dellomicidio.
Un crimine a cui viene data una certa importanza lomicidio. Si tramanda una legge risalente a
Numa Pompilio che divide due ipotesi di omicidio:
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Lomicidio commesso con dolo, cio volontario, per il quale la legge prevedeva un generico
paricidas esto, epressione controversa, che pare regolasse per lesercizio della vendetta.
Lomicidio colposo, commesso per imprudenza, per cui la legge prevedeva il sacrificio di un
ariete, davanti a tutto il popolo.
Gi dallemanazione della legge numana si riscontra un orientamento verso le future previsioni
riguardanti questo argomento, soprattutto nellambito della distinzione fra omicidio doloso e
colposo. Anche coloro che sono coinvolti nel giudizio, saranno poi gli stessi dellet repubblicana.

5. La vendetta privata.
In questa et lordinamento cittadino lascia largo spazio alla vendetta privata, non lasciando
comunque questa sfera priva di qualunque regolamentazione, per evitare pericolosi eccessi. Alcune
di queste fattispecie divengono poi fonte di obbligazione e di pene patrimoniali, mentre per altre
prevista la legge del taglione.

6. Crimini contro la sicurezza militare della civitas.
Sono quelli che mettevano in pericolo la sicurezza militare della civitas, come per esempio il
tradimento. Essi venivano puniti, senza rituali sacrali, dal re esercitando il suo imperium. Questo
dipende dalla necessit di operare contro questi crimini in maniera repentina, cosa che il resto delle
pene rituali non poteva garantire.

7. La repressione criminale in et repubblicana: centralit della provocatio ad populum.
Il passaggio dalla monarchia alla repubblica segnato da limiti legislativi posti al potere in materia
di repressione criminale:
Lex Valeria de provocatione, 509: no alla pena di morte senza provocatio.
Lex Valeria Horatia, 449: no alla creazione di magistrature senza provocazione.
Lex Valeria, 300: che, rafforzando il contenuto della prima, considerava cosa indegna
condannare a morte senza provocazione.
Con lo strumento della provocatio i patrizi potevano far dipendere le condanne a morte da
unassemblea che essi controllavano; nella stessa prospettiva devono poi vedersi le leggi sacrate,
determinate dalla plebe, per chiunque impedisse ai tribuni di svolgere la loro azione di difesa. Cos
ai comizi centuriati sar attribuita la facolt esclusiva di irrogare la pena capitale, soprattutto per
reati politici, mentre ai concilia tributa plebis sar attribuita la competenza a giudicare su processi
multatici.
I limiti di applicazione della provocatio saranno poi superate da tre leges Porciae, che la estesero
anche alla sola fustigazione, allinterno del pomerio, ovviamente solo per i cittadini, e anche per i
militari nei confronti dei comandanti.

8. La qualificazione giuridica della provocatio ad populum.
La provocatio non pu essere qualificata come un diritto di appello, ma semplicemente come
opposizione allindiscriminato imperium e alla connessa coercitivo, cio il potere di giudicare senza
alcun processo e dunque in via amministrativa.

9. La procedura dinanzi alle assemblee popolari.
Dopo la lex Valeria del 300 la provocatio divenne in una certa misura automatica. Laccusa veniva
portata davanti ai comizi da collaboratori dei consoli, i questores parricidii, e poi anche dai tribuni;
il magistrato convocava laccusato, comunicandogli i motivi, e lui doveva fornire dei garanti per la
sua comparizione.
Anquisitio: era listruttoria, fatta in tre riunioni informali dellassemblea che doveva decidere, per
discutere il caso. Lultima riunione, fatta dopo almeno un trinundinum, era formale e, senza altre
discussioni, si passava alla votazione, fatta prima oralmente, poi su tavolette cerate.
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Laccusato poteva sottrarsi alla pena capitale allontanandosi da Roma, a cui seguiva linterdictio
aqua et ignis, con confisca dei beni, perdita della cittadinanza e divieto di tornare a Roma.

10. Il problema della repressione criminale senza ricorso al processo comiziale.
Si ci spesso chiesto come i comizi potessero amministrare tutta la giurisdizione criminale, anche
quando vi fu un grosso aumento demografico; sono state avanzate una serie di ipotesi per trovare
una soluzione al problema: si fatto riferimento allamministrazione dei questores parricidii o di
magistrati minori. In ogni caso si sono posti due ordini di obiezioni:
Le fonti sono incerte sul problema, per cui non si pu mettere un punto fermo che metta in
discussione lesclusivit delle pronunce popolari riguardo alla pena di morte;
Spesso la repressione di alcuni crimini, come per esempio la rapina, era lasciato
alliniziativa delloffeso, alleggerendo di gran lunga la mole dei reati.
Questo tipo di considerazioni riduce comunque molto lentit del problema. C da dire che, per i
reati pi gravi, era prevista la carcerazione preventiva, che non richiedeva un limite di tempo per la
convocazione dei comizi. Cosicch per i cittadini meno abbienti poteva capitare di terminare i
propri giorni in attesa della condanna.

11. La crisi del processo comiziale e le questiones extraordinarie.
Il ricorso al giudizio popolare aveva comunque delle controindicazioni, in quanto perch cera il
rischio che allultima riunione, quella delle votazioni, partecipassero persone diverse da quelle che
conoscevano gi il caso, e poi il giudizio su determinate fattispecie presupponeva una certa
conoscenza tecnica. In pi questo tipo di giudizio era inviso alla classe senatoria, che sempre pi
frequentemente cominci ad ingerirsi per questioni particolarmente importanti, spesso di rilevante
peso politico. Si parl in questo caso di quaestiones extraordinarie, nel senso di indagini particolari
affidate, in base ad un senatusconsulta, a speciali commissioni. Il primo caso, a carico di un
senatore accusato di ruberie, si ebbe nel 171 e costitu il modello per tutte le altre.

12. Le quaestiones perpetuae.
Nel 149 aC fu emanata una lex Calpurnia de repetundis, che stabil il carattere permanente della
corte che doveva giudicare i reati di malversazione dei governatori: era ancora una repressione
di stampo privatistico, basata sul sacramentum. Pi tardi i reati di malversazione furono sottratti
alla repressione privatistica e furono sotto posti al giudizio di un tribunale permanente composto
da giurati dellordine equestre e presieduto da un magistrato; ovviamente la composizione della
giuria era una questione delicata soprattutto per i reati di natura politica: i senatori prediligevano
giurati del proprio ordo, mentre i populares preferivano i cavalieri.
In seguito una legge fatta votare da Caio Gracco stabil che i tribunali perpetui atti a comminare la
pena di morte dovessero essere votati dal popolo, unico organo che aveva la competenza di stabilire
la pena capitale.
Silla diede un contributo fondamentale per lo sviluppo delle corti permanenti, emanando una serie
di leggi istitutive anche di nuove corti per diversi reati. Dopo Silla ci furono numerosi interventi
riguardo alle quaestiones perpetuae, che furono messi in atto da Cesare e da Pompeo. La definitiva
riforma fu invece fatta da Augusto nel 17 aC con la lex Iulia iudiciorum publicorum; fu stabilito che
le corti potevano funzionare nei confini di Roma e per i crimini connessi a Roma, mentre nelle
province si lasci il sistema della provocatio; nei municipi e nelle colonie invece furono istituite
delle corti, di cui non si sa se avessero competenza generale o particolare.

13. La procedura innanzi alle quaestiones perpetuae.
Ogni legge istitutiva di una quaestio stabiliva anche tutta la procedura per il singolo crimen, anche
se daltronde essa era simile per tutti.
Innanzitutto laccusatore si presentava davanti al magistrato per farsi riconoscere la facolt di
accusare, e a questo punto il magistrato registrava la causa nel registro dei processi; prima del
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dibattimento si formava la giuria, da cui accusato e accusatore potevano eliminare i membri che non
erano di loro gradimento. A questo punto si presiedeva alle arringhe di accusa e difesa, e poi
allescussione dei testimoni, che venivano interrogati prima dalla parte che li aveva presentati e poi
dalla controparte. A questo punto la giuria votava: se non raggiungeva la maggioranza, si ritornava
al dibattimento. La giuria aveva la possibilit di scegliere fra la dichiarazione di reo o innocente,
senza poter influire sulla pena. Un correttivo al carattere accusatorio del processo viene dal fatto che
se laccusatore era tacciato di calunnia, era costretto a subire la stessa condanna eventualmente
prevista per laccusato.

14. Cenni sulle caratteristiche della repressione criminale nel principato.
Con lavvento dellet del principato anche la repressione criminale si innov: fu introdotta una
cognitio extra ordinem, i cui protagonisti erano il senato, il principe e i funzionari ; vennero
aggiunte nuove pene, talvolta molto efferate.

15. Diritto e processo criminale in et augustea.
Lassetto definitivo abbiamo detto che fu dato da Augusto: egli previde questiones perpetuae per
molti crimini, per esempio per il peculato, per lambito (cio il broglio elettorale) ecc
In particolare, nellambito di restaurazione anche morale perseguita dal principe, bisogna ricordare
la legge sulladulterio: la congiunzione con donna sposata o anche nubile ma di condizione onesta
venne considerato come un crimen, punito dal marito o dal padre della donna con la morte se erano
colti in flagrante. Ovviamente ladulterio del marito non veniva punito.

16. La cognizione criminale del principe.
Gi allinizio del principato fu riconosciuto allimperatore la facolt di giudicare i crimini: il suo
fondamento si ritrova nelle funzioni magistratuali assunte del principe o da una concessione della
legge de imperio. Sta di fatto che comunque il principe and via via sostituendosi alle procedure
normali. Al principe si affianc poi un consilium, che col tempo fu composto da giuristi importanti
che lo aiutavano nel giudizio; si ebbe poi anche la giurisdizione di secondo grado, come appello per
altre sentenze. Questa a partire da Claudio divenne la procedura principale nellamministrazione
della giustizia criminale.

17. La cognizione criminale dei funzionari imperiali.
Invalse la prassi di assegnare una cognitio extra ordinem ai governatori per amministrare la giustizia
criminale nelle proprie province: essa divenne poi generale nellet dei severi. A roma e nel raggio
di cento km la giustizia criminale fu amministrata dal praefectus urbi, che man mano and a
sostituire le questiones perpetuae; limitate funzioni giudiziarie furono affidate al praefectus vigilum
e praetorium.

18. La cognizione criminale del senato.
Al senato, in virt della competenza assegnata allimperatore, fu data la facolt di giudicare,
soprattutto coloro che appartenevano allordine senatorio. Il principe aveva comunque la possibilit
di avocare a s la competenza della questione, quando lo ritenesse opportuno. Dopo il II secolo la
cognizione senatoriale va svanendo.

19. Gli interventi normativi dellimperatore e del senato. Il ruolo dei giuristi.
Le innovazioni nel campo criminale si debbono in grossa misura allattivit degli imperatori: essi la
operavano non tanto con costituzioni generali, ma soprattutto con la risoluzione di casi singoli. Un
forte contributo fu dato dal senato, che tramite i senatusconsulta introduceva nuove fattispecie di
reato degne di repressione. In ultima analisi anche i giuristi diedero un contributo allo sviluppo della
giurisdizione criminale, anche se il loro apporto non fu paragonabile a quello dato in campo
privatistico.
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20. Le caratteristiche della cognitio extra ordinem criminale.
Esso un processo inquisitorio, a differenza delle questiones perpetuae che avevano un fondamento
accusatorio. Le misure previste per gli accusatori di falso furono estese in questo processo anche ai
delatori, anche se la natura inquisitoria non sub cambiamenti. Tutta la cognizione era affidata al
funzionario, che compiva le indagini preliminari e aveva piena libert di iniziativa probatoria;
poteva variare ola pena con una certa elasticit, a seconda dei vari criteri usati per giudicare.

21. Le pene.
Le pene col passare del tempo divennero sempre pi crudeli e efferate: fu prevista anche per i
cittadini la crocifissione, la vivicombustione, o la lotta con le belve nellarena. Il carcere continu
ad essere considerato come pena accessoria preventiva per evitare la fuga e linquinamento delle
prove. Pene meno gravi erano lesecuzione di opere pubbliche o la deportazione che implicava a
volte la perdita della cittadinanza e la confisca dei beni. Erano poi previste pene accessorie come la
flagellazione, e la confisca era lasciata alla discrezionalit del giudicante. Ci che salta di pi agli
occhi che la crudelt delle pene derivava soprattutto dalla condizione del reo: le pene pi atroci
erano di solito inflitte agli humiliores.

22. La repressione criminale nellet tardoantica.
Nellet tarda lamministrazione della giustizia va sempre di pi d identificarsi con la complessa
burocrazia imperiale. Nelle province amministra il governatore, a Roma e Costantinopoli il
praefectus urbi: si pu poi fare appello al vicario della diocesi e al prefetto del pretorio, le cui
decisioni erano appellabili solo in casi particolari con una supplicatio allimperatore. Da questi
pochi dati si rileva la grossa complessit del sistema, reso ancor pi farraginoso dai cd fori
privilegiati per senatori, militari, funzionari ecc.
Il funzionario sottoponeva a giudizio limputato, senza neanche unaccusa; il processo non era pi
pubblico, tranne per la pronuncia della sentenza. Si fece largo uso della tortura, a cui erano sottratti
solo gli honestiores; le prove erano a carico del giudicante e non era possibile alleggerire o
appesantire le pene, concepite in modo rigido. Non ci fu una grossa innovazione delle fattispecie dei
reati, che rimasero pressoch gli stessi dellet tardorepubblicana.

23. Let giustinianea.
Nella compilazione Giustinianea si trovano due libri, i libri terribiles, che trattano di repressione
criminale: essa assume unimportanza certamente inferiore rispetto alla materia privatistica, e
comunque i compilatori non si discostano molto dalla tradizione precedente tardoantica. Il
cristianesimo porta certamente delle novit, soprattutto nella concezione di nuovi crimini di tipo
religioso.