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Riassunti diritto dello sport:

Responsabilit civile e penale negli sport ad alto rischio.


Con la legge n. 363 del 24 dicembre 2003 , il legislatore ha posto una serie notevole di strozzature, al fine di orientare le modalit di tutela a favore del rispetto del valore supremo della persona umana. Questa legge irrompe nel liberalismo che imperava nel settore, laddove lesito della singola vicenda era affidato alla sensibilit dellimprenditore di turno. Con la disposizione normativa si optata una sorta di balance tra interessi configgenti e cio tra esigenze di profitto che assumono ruolo vicario e servente rispetto alla tutela dellutente sciatore. Le nostre Corti solo di recente sono state investite di numerosi casi di lesioni occasionate sui campi da sci. egli anni !"#$" era rarissimo che simile infortunio si traducesse in pretesa risarcitoria. %i credeva che uno sport talmente pericoloso &dato dalla sintesi tra destrezza e velocit' esponesse di per s( al pericolo lo stesso sciatore. )l tempo, la FIS &*ederazione +nternazionale di %ci', avvalendosi della propria commissione giuridica e di sicurezza, intese precisare, in un testo allegato al ,egolamento della *+%, il corretto modo di comportarsi dello sciatore in determinate circostanze &incrocio, sorpasso, svolta, attraversamento...'. %ebbene non si trattassero di vere e proprie norme di legge tout court, le stesse hanno assunto ruolo centrale nel giudizio di responsabilit adottato dal singolo giudicante. -iverse sentenze della Corte di Cassazione prendono spunto da .ueste regole o addirittura la sentenza dovr essere annullata ed il processo sar rinviato ad altro giudice , .ualora il giudicante non si attenga alle suddette prescrizioni &Cass. /en., 01 febbraio 2344, n. 53!'. 6uttavia, alladeguatezza o meno della singola risposta giudiziale, si avvertiva la deficienza del sistema, specialmente in tema di sicurezza delle piste da sci. %i pensi alle reti di protezione che suddette piste devono avere allocate lungo la pista. Lavvedutezza del gestore delle piste consisteva nel proteggere gli alberi con balle di fieno7 .uestultime, alle temperature tipiche della montagna, si ghiacciavano, sottraendosi alla nobile funzione per cui erano state utilizzate. +n un simile scenario va collocata ladozione della Carta della sicurezza del bambino sulla neve, cos8 come sottoscritta ad rabba il 2! novembre 2002. +l documento si inscrive nello spirito della Convenzione sui diritti dellinfanzia, approvata dall)ssemblea generale delle azioni 9nite il 0" novembre 23$3. %i tratta dellesigenza di garantire la .ualit della vita del bambino, il .uale si esprime e si rapporta con laltro, soprattutto attraverso lattivit ludica7 .uestultima deve svolgersi in un ambiente adeguatamente tutelato, tale da proteggere la salute del fanciullo. )l punto 2 dell"art. 2 della suddetta Carta chiarito che per il bambino lo sci deve essere un divertimento. ei successivi punti 4 e 6 del predetto articolo si precisa che la sicurezza dei bambini nei primi anni di pratica sportiva legata allassistenza continua e amorevole, affinch( non si verifichino incidenti che possano provocare traumi fisici che psichici e che opportuno che venga curata particolarmente la visibilit dei bambini sulla neve mediante opportuno abbigliamento di forte coloritura di modo che la loro presenza sia immediatamente percepibile soprattutto in caso di abbondante innevamento, di grandi pertubazioni nevosi e scarsa visibilit. La l. n. 363#2003 si sostanzia in un intervento a favore di due distinte prospettive: a$ la regolamentazione della ;<estione delle aree sciabili attrezzate;7 b$ la statuizione delle ; orme di comportamento degli utenti delle aree sciabili;. %ul punto a' va chiarito che le prescrizioni attengono unicamente alla pratica non agonistica. =a ci> non deve indurre che le esigenze di sicurezza individuate dal legislatore vengano meno in caso di competizione. +n tema va considerato il Regolamento della F.I.S.I. &*ederazione +taliana %port +nvernali', laddove con un?articolata procedura prevede l?indispensabile attribuzione della certi%icazione d&omologazione &pu> essere nazionale o internazionale, a seconda del tipo di gara cui s?intende destinare la singola pista. La distinzione comporta una differente efficacia temporale della stessa. +n caso di discesa libera o di super-gigante, la riomologazione dovr essere richiesta trascorsi cin'ue anni da .uella iniziale. el caso di slalom gigante o speciale, il termine di dieci anni. L?omologazione pu> essere revocata allor.uando la pista necessiti di adeguamenti delle caratteristiche tecniche alla normativa federali o ai re.uisiti di sicurezza minimi richiesti'.

)i sensi dell?art. 2 della l. n. 363#2003, le aree sciabili attrezzate sono spazi individuati dalle singole regioni, consistenti in superfici innevate, anche artificialmente, aperte al pubblico e comprendenti piste, impianti di risalita e di innevamento. + successivi artt. 3 e 4 della predetta legge prevedono gli obblighi del gestore al fine di assicurare l?incolumit e la sicurezza degli sciatori e l?istituzione di una forma di assicurazione obbligatoria. ,iguardo l?art. 1, non condivisibile la scelta operata dal legislatore di delegare a livello regionale i criteri di messa in sicurezza delle piste. Ci> fa venir meno un intervento aggregante e omogeneo. ,iguardo l?art. 5, pienamente condivisa la scelta di una polizza assicurativa obbligatoria, in .uanto costituisce una condicio sine qua non per il rilascio delle autorizzazioni per la gestione di nuovi impianti. L?art. ( della legge prevede la manutenzione delle aree sciabili e l?adeguatezza dell?innevamento ai fini della praticabilit delle singole piste. +l gestore di tali aree tenuto a comunicare ogni possibile anomalia della pista. La reiterata violazione della prescrizioni pu> comportare la revoca dell?autorizzazione rilasciata e implica l?applicazione di una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma tra i ) 000 e i )0 000 euro. +noltre, sempre con la legge n. 363#2003, il legislatore ha voluto elencare le norme di comportamento per gli utenti delle aree sciabili . +n particolare, all?art. *, dal +, gennaio 200) fatto obbligo agli sciatori infraquattordicenni di indossare il casco protettivo, la cui violazione comporta una sanzione amministrativa di tipo pecuniario. +n merito alla velocit, il legislatore ha disposto che gli sciatori devono tenere una condotta che, in relazione alle caratteristiche della pista e alla situazione ambientale, non costituisca pericolo per l'incolumit altrui. La velocit deve essere particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, in prossimit di fabbricati o ostacoli, negli incroci, nelle biforcazioni, in caso di nebbia, di foschia, di scarsa visibilit o di affollamento, nelle strettoie e in presenza di principianti. L?art. +3 destinato alle ipotesi di stazionamento lungo le piste. *ermo restando il divieto del transito e della risalita a piedi delle piste da sci & art. +)', la sosta voluttuaria del solo sciatore &e non del c.d. pedone' unicamente tollerata lungo i bordi della pista e in zona ove non si crei pericolo per gli altri utenti &art. +3- punto +.'7 essa assolutamente impedita nei passaggi obbligati, in prossimit di dossi o in luoghi ove non v? visibilit & art. +3- punto 2.'. +n caso di caduta o incidente, il malcapitato deve al pi@ presto liberare la pista7 .ualora non sia possibile, incomber su ognuno l?obbligo di segnalare la presenza dell?infortunato con il mezzo a tal uopo pi@ idoneo &art. +3- punti 3 e 4'. +nfine inibito ai mezzi meccanici l?utilizzazione delle piste da sci &art. +6- punto +.'. L?accesso consentito per sole esigenze di servizio e di manutenzione delle piste, fuori dagli orari di apertura delle stesse &art. +6- primo alinea'. +n caso di necessit e d?urgenza, il divieto test evocato potr essere lecitamente violato, a condizione che il mezzo utilizzi congegni di segnalazione acustica e luminosa. +n .uesta eccezione, gli sciatori dovranno dare assoluta precedenza, per una rapida ed agevole circolazione &art. +6- punti 2. e 3.'. L?attivit del maestro di sci regolata nell?ambito nazione dalla legge 'uadro n. *+#+!!+. )ll?art. 2 punto +. +l legislatore ha individuato la figura del maestro di sci: chi insegna professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, a persone singole e a gruppi di persone, le tecniche sciistiche, in tutte le loro specializzazioni. /er l?esercizio dell?attivit occorre l?abilitazione, conseguibile mediante la fre.uenza di corsi di formazione ed il superamento di prove d?esame di tipo tecnico, didattico e culturale &art. 6 e !'. -opo l?abilitazione occorre l?iscrizione negli appositi albi professionali tenuti dalle singole regioni &art. 3 punto +.'. )llo scadere dei tre anni, il maestro dovr comprovare la persistenza dell?idoneit fisio#psichica e dovr aver fre.uentato i corsi di aggiornamento tenuti nelle singole regioni & art. ++punti +.-2. e 3.'. Aa da s( che il collegio regionale dei maestri di sci si atteggia come organo di autogoverno e di autodisciplina. ) livello nazionale istituito il collegio nazionale dei maestri di sci che rappresenta l?ultimo grado della giustizia disciplinare &ovvero d?appello avverso le violazioni deontologiche acclarate dai collegi regionali' &art. +6 e +('. Le sanzioni disciplinari sono in progressione le seguenti: ammonizione scritta censura sospensione dall'albo per un periodo da un mese a un anno radiazione &art. +( punto +.'.

Chi abilitato all?insegnamento dello sci alpino pu> tran.uillamente accedere ai gradini ulteriori rispetto a .uello del maestro di sci. %i tratta delle figure dell? allenatore e dell?istruttore. Quest?ultimo rappresenta l?eccellenza nell?interpretazione e nell?applicazione dello standard riconosciuto dalla moderna tecnica sciistica. +l legislatore ha voluto poi ascrivere l?attivit del maestro di sci nel novero della categoria prevista agli artt. 222! ss. c.c., cio nelle professioni intellettuali. Questa identificazione supportata da due interventi giudiziali distinti: secondo .ret. /rento del +!!(, il maestro di sci che esercita l'attivit senza l'abilitazione punibile per il delitto di esercizio abusivo di una professioni ai sensi dell'art. !"# c.p.7 secondo .ret. Cavalese del +!*+, il maestro risponder degli infortuni sub$ti dagli allievi alla stregua dell'art. %%!& c.c., che disciplina la prestazione d'opera intellettuale. B opportuno affermare che il maestro di sci dovr tenere la condotta che sia orientata: +$ a impartire l?insegnamento tecnico7 2$ a vigilare sulla condotta dell?allievo. %i parta dal presupposto che l?attivit considerata espone a pericolo. e deriva che in merito a .uelle lesioni che rientrano nel normale rischio del caso alcun giudizio di responsabilit potr essere formulato. %i consideri anche che il maestro di sci libero di scegliere se esercitare la propria attivit in maniera autonoma o rientrare a far parte di una scuola di sci. el primo caso, tra il professionista ed il cliente nascer un vero e proprio vincolo contrattuale, ai sensi degli artt. ++(6- 2, comma, e +2+* ss. c.c. ell?altra ipotesi alcune problematiche interpretative vanno considerate. 9na prima soluzione potrebbe essere offerta dall?identificazione della scuola di sci come un? associazione non riconosciuta. -a tanto conseguirebbe un vincolo di solidariet nella fase rimediale. =a in ragione dell?indiscutibile rapporto contrattuale sorto tra la scuola ed il cliente sembra difficile sostenere che il maestro abbia operato in nome e per conto dell?associazione. %i tratta di un professionista del .uale si avvale la scuola, laddove .uest?ultima svolge un ruolo di coordinamento amministrativo. L?idea che appare maggiormente convincente induce a fondare la responsabilit della scuola di sci sul disposto dell?art. +22* c.c. secondo cui il soggetto che si avvale dell?attivit di altri risponde dei danni da .uesti cagionati. ulla impedisce che la parte condannata al ristoro patrimoniale proponga un?azione di rivalsa nei confronti dell?incauto maestro. La diversa modalit di esercizio dell?attivit da parte di chi insegna a sciare non pu> affievolire la consistenza del connesso dovere di vigilanza. Circa l?esigenza di vigilanza che incombe sul maestro, occorre distinguere la lezione individuale da .uella collettiva. =entre nel primo caso, l?obbligo di vigilanza raggiunge la massima estensione, nel secondo caso, invece, v? un deciso affievolimento, connesso all?oggettiva impossibilit di un controllo globale ed individuale. La distinzione appena tracciata subisce un ulteriore ridimensionamento nel caso in cui al maestro sia affidato un minorenne7 al riguardo, s?impone una stretta sorveglianza ed il professionista risponder del danno cagionato dal bambino a terzi, a condizione che non dimostri di aver fatto tutto il possibile per evitare il predetto danno e che l?evento era assolutamente imprevedibile. -ata la complessit della figura in esame, interessante notare come una sentenza del /ribunale di /orino del +!!4 abbia tracciato una sorta di 0decalogo1 del maestro di sci. %econdo la Corte costui deve essere padrone di precise cognizioni tecniche &estese alla meteorologia e al primo pronto soccorso', deve agire costantemente con adeguata prudenza , deve saper apprezzare la resistenza fisica di ognuno, deve scegliere il pendio adeguato, deve valutare, in determinate situazioni, di astenersi dall'eseguire la lezione. +n tema di responsabilit dei gestori degli impianti sciistici si pronunciata la 'orte di 'assazione con la sentenza n. 22+6#200+, laddove stato disposto che i gestori degli s(ilift non sono responsabili della percorribilit delle piste da sci. )uello tra lo sciatore ed il gestore di un impianto di risalita un contratto di trasporto atipico di conseguenza, in assenza di una clausola espressa sulla sicurezza integrativa, non possibile rivendicare alcun diritto a indennizzi in caso di eventuale infortunio.

La %uprema Corte ha condiviso la natura atipica del contratto di trasporto dello sciatore, posto che si tratta di trasporto funzionale all?attivit sciistica su piste sicure7 deve escludersi l?esistenza di una clausola espressa o implicita da cui desumere sia l?assunzione di una responsabilit del gestore, anche per la manutenzione delle piste, sia l?applicabilit delle disposizioni positive, disciplinanti l?esercizio delle sciovie. el caso concreto, i giudici del merito hanno escluso l?esistenza del fatto illecito imputabile all?ente gestore, sotto il profilo del nesso di causalit tra evento e situazione di pericolo &insidia' imputabile a colpa o dolo dell?ente gestore. )ncora pi@ recente la pronuncia emessa dalla Corte %uprema n. +60!0#2003, con cui stato stabilito che in tema di contratto di viaggio turistico, l'organizzatore di viaggi tenuto a tutelare con ogni possibile mezzo i diritti e gli interessi dei viaggiatori ad esso affidati, rispondendo direttamente del fatto colposo dell'ausiliare nell'esercizio delle sue mansioni, salvo che non provi di aver adottato tutte le ordinarie misure suggerite dalla comune prudenza e diligenza come idonee ad impedire il danno. *e consegue che, in relazione ad un viaggio in 'settimana bianca' di minorenni adolescenti, la societ organizzatrice tenuta ad approntare un adeguato servizio di sorveglianza e un preciso programma di rientro in albergo dopo la conclusione delle esercitazioni sciistiche, con un numero di accompagnatori congruo rispetto a quello dei partecipanti, idoneo a scongiurare iniziative rischiose dell'uno o dell'altro partecipante. La vicenda processuale trae origine da un incidente sciistico occorso ad un minorenne durante un soggiorno in montagna all?estero, organizzato dall? +ssociazione *azionale Ricreativa 'ulturale e +ssistenziale dei dipendenti dell?Cnel e riservato ad adolescenti dai +4 ai +( anni: lo sfortunato viaggiatore, al momento del rientro in albergo, dopo aver sciato nel corso della mattinata con altri giovani e con gli accompagnatori, si era allontanato dal gruppo per continuare a sciare e, in tale situazione, aveva percorso una pista chiusa al pubblico, s8 cadendo rovinosamente e fratturandosi il cranio. + genitori del minore hanno convenuto in giudizio la suddetta )ssociazione e l?accompagnatore per ottenere il risarcimento dei danni7 l?)ssociazione e l?accompagnatore si sono costituiti respingendo tale richiesta, sostenendo che il sinistro fosse imputabile al comportamento imprudente e sconsiderato del giovane che ignorava la segnaletica che evidenziava la chiusura della pista pericolosa, avventurandosi spericolatamente. %ia in primo grado che in appello la domanda degli attori rigettata, atteso che se i giudici di merito, da un lato, hanno escluso la responsabilit contrattuale dell?)ssociazione, in .uanto n( per iscritto, n( per fatti concludenti, .uest?ultima aveva assunto impegni di custodia e sorveglianza dei minori partecipanti al soggiorno, dall?altro, non hanno ravvisato alcuna responsabilit dell?accompagnatore, sia contrattuale, per mancanza di impegno, sia eDtracontrattuale, per difetto di un .ualsiasi suo comportamento colposo. La Cassazione con la suddetta sentenza ha accolto il ricorso, cassando la sentenza con rinvio alla Corte d?)ppello di *irenze, evidenziando il fatto che il fenomeno sociale del turismo organizzato ha sub8to, secondo i giudici, importanti trasformazioni. +l legislatore ha sotteso tutelare le esigenze dell?utente#turista, al fine di garantire il pieno godimento del servizio richiesto. 6ale intervento del legislatore pi@ marcato rispetto ad altri settori del mercato dei servizi: dal +!(( che l?+talia, con la ratifica della Convenzione di 2ru3elles sul contratto di viaggio del +!(0 si dotata di una disciplina peculiare del fenomeno, tramite la legge di recepimento n. +0*4#+!((7 circa vent?anni dopo stato completato l?itinerario normativo con l?entrata in vigore del d. lgs. n. +++#+!!), in attuazione della direttiva !0#3+4#C44, concernente i viaggi e le vacanze tutto compreso. +l d. lgs. n. +++#+!!) prevede,in caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte dal predetto organizzatore e dal venditore, il risarcimento dei danni a favore del viaggiatore. L'esonero da responsabilit per gli operatori consentito solo in caso di colpa del consumatore o allorquando il numero o inesatto adempimento dipendano da caso fortuito o forza maggiore o dal fatto imprevedibile del terzo. La vicenda giudiziale di cui sopra si verificata nel +!!3, .uindi prima dell?entrata in vigore del suddetto decreto. 6uttavia stata risolta mediante l?applicazione della l. n. +0*4#+!((. La %uprema Corte, ai sensi degli artt. 3 e +3, +, comma, della suddetta legge, ha osservato che l?)ssociazione, .uale organizzatore del viaggio, fosse tenuta a tutelare, con ogni possibile mezzo,

i diritti e gli interessi dei viaggiatori ad essa affidati. C giacch( si trattava di minori, il servizio di sorveglianza che l?)ssociazione doveva approntare sarebbe dovuto essere pi@ intenso. L?errore in cui sono incorsi i giudici di merito, ad avviso della Corte, va ricercato nell?aver valutato unicamente la condotta del minore in modo sommario. La portata innovativa di .uesta sentenza si rinviene nel fatto che la %uprema Corte ha rilevato che l?indagine sulla condotta dell?accompagnatore convenuto sia ai fini della responsabilit contrattuale dell?organizzatore, che in merito al profilo della responsabilit a.uiliana. el primo punto, la %uprema Corte ha ritenuto necessario l?accertamento di un comportamento colposo, attivo o omissivo dell?accompagnatore, che non ha assolto la sua complessa funzione di tutela sul soggetto incapace. el secondo punto, la Corte ha rilevato che la responsabilit personale dell?accompagnatore potr configurarsi solo con un accertamento di colpa in concreto, ai sensi dell?art. 2043 c.c., precisando che non si tratta di una responsabilit presunta, eD art. 204* c.c. come sostenuto dai ricorrenti, considerando l?accompagnatore alla stregua di un precettore. + precettori stessi e gli insegnanti sarebbero responsabili oltre dei danni cagionati dai minori, sottoposti alla loro vigilanza, a terzi anche dei danni che i medesimi si autoprocurano. Aa ricordata un?altra vicenda giudiziale. %i tratta della sentenza emessa dal /ribunale di 2assano del 5rappa del 2002, laddove lo sci .ualificato come veicolo particolare con conseguente applicabilit per analogia delle norme che regolano la circolazione stradale. Con atto di citazione, la parte attrice esponeva di aver patito lesioni personali, consistenti nella rottura dei legamenti, allor.uando, trovandosi su una pista da sci, nel corso di una lezione di tale pratica da parte di un maestro, aveva sub8to l?impatto nella parte posteriore dello sci sinistro, con la conseguente innaturale rotazione del ginocchio corrispondente, ad opera del soggetto convenuto in giudizio, il .uale, nell?esercizio dello stesso sport, si era immesso nel gruppo a forte velocit e senza controllare la sciata7 ci> premesso, l?attrice proponeva, nei confronti del convenuto, domanda di risarcimento dei danni conseguenti. Costituendosi in giudizio, il convenuto deduceva di aver superato il gruppo di allievi, che procedevano tagliando in senso orizzontale la pista, formando una sorta di serpentina, senza urtare l?attrice, n( alcun altro dei presenti, e di aver proseguito la sua discesa normalmente, interrompendola solamente alla percezione delle grida di una ragazza, per chiedere spiegazioni al maestro, e concludeva, .uindi, il rigetto della domanda. La domanda stata accolta dal 6ribunale ad8to in .uanto le testimonianze assunte non lasciano dubbi sulla causalit dell?infortunio: il maestro che impartiva la lezione di sci ha confermato .uanto esposto dall?attrice, sottolineando che il convenuto non si era fermato nell?immediatezza dell?infortunio. +n .uesto caso la responsabilit del maestro di sci stata scongiurata, giacch( .uest?ultimo si trovato nella materiale impossibilit di evitare l?evento dannoso. /aragonando, .uindi, lo sci ad un particolare veicolo, applicando per analogia le norme che regolano la circolazione stradale, si applica .uanto stabilito dall?art. +4+- 4, comma- del Codice della strada, dove disposto che il conducente deve ridurre la velocit e, occorrendo, anche fermarsi, fra l'altro, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza . %imilmente avrebbe dovuto fare il convenuto, trovandosi nel gruppo di coloro che apprendevano. /ertanto tenuto all?integrale risarcimento dei danni cagionati. 9n?ulteriore sentenza merita considerazione, trattandosi di un caso di lesioni sub8te da uno sciatore agonista &.uindi impegnato in una gara' su di una pista con regolare certi%icato di omologazione. ella specie, l?attore lamentava il mancato rispetto di prescrizioni tecniche, nonostante ci fosse l?omologazione. +n concreto, le lesioni erano state determinate dall?assenza di zone &sicure' di caduta all?esterno della curva, prive di ostacoli non protetti. %ul caso, la Corte ha chiarito un principio fondamentale in tema di diritto sportivo: il rapporto tra *ederazioni e C.E. .+. ) dispetto della richiesta di estromissione dal giudizio avanzata dal C.E. .+. in danno della *.+.%.+., poich( .uest?ultima aveva di fatto rilasciato l?omologazione, la Corte ha stabilito che la *.+.%.+. si atteggia come organo del C.E. .+., .uale ente pubblico, pertanto l?omologazione rilasciata anche dal C.E. .+. +noltre, secondo la Corte, l?emanazione del regolamento e l?accertamento ed il controllo della regolarit della pista sono compiute dalla *.+.%.+. nella .ualit di organo del C.E. .+.

+nfine, vanno poste in evidenza alcuni interventi comunitari in materia. +n particolare si ricorda .uanto disposto dalla Corte di 5iustizia dell&64 nel 2002, laddove stato stabilito che le autorit italiane non possono precludere l'accesso alla professione di maestro di sci ai cittadini di altri ,tati membri che abbiano conseguito l'abilitazione. 0. +l nostro ordinamento giuridico rivolge particolare attenzione al fenomeno sportivo. +n particolare, la legge n. 504G2350 istituisce il C.7.8.I. &Comitato Elimpico azionale +taliano' come ente pubblico, sorto sin dal +!0(, come 'omitato per le -limpiadi *azionali , aveva il compito di selezionare gli atleti da inviare ogni .uattro anni ai <iochi Elimpici. %olo nel +!+4 ac.uisisce carattere permanente, costituendo una sorta di federazione delle federazoni con compiti di coordinamento e di controllo di tutte le attivit sportive. el +!34 per decreto ministeriale il C.7.8.I. ebbe il riconoscimiento della personalit9 giuridica privata. La summenzionata legge eleva il C.E. .+. ad ente pubblico, affidandogli, ai sensi dell? art. 2 della stessa disposizione normativa, il compito di organizzazione e potenziamento dello sport nazionale, nonch( l?indirizzo di esso verso il perfezionamento atletico. +n particolare, l? art. 4 stabilisce che il C.E. .+. svolge il suo ruolo grazie ai contributi dello %tato e degli altri enti, con erogazioni e lasciti da parte di privati, con i proventi del tesseramento degli iscritti alle *ederazioni sportive e con i ricavati delle manifestazioni sportive, ma i contributi dello %tato sono venuti meno .uando con il d. lgs. 8. 4!6#+!4* si assegna al C.E. .+. la gestione del 6otocalcio. La legge n. 504G2350 stata abrogata dal d. lgs. 8. 242#+!!! che ha attuato il riordino del C.E. .+. el nuovo regime si conferma la personalit giuridica di diritto pubblico dell?ente, utile per l?espletamento degli incarichi conferiti. %i delinea anche la struttura delle *ederazioni sportive nazionali e si sottolinea la valenza pubblicistica di specifici aspetti della attivit sportiva da esse svolta in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi del C.+.E. e del C.E. .+. %i stabilisce anche che le federazioni sportive nazionali hanno natura di associazione con personalit9 giuridica di diritto privato, che non perseguono %inalit9 di lucro e sono disciplinate dal codice civile e dalle disposizioni di attuazione del medesimo. +l nuovo statuto del C.E. .+., approvato con il d. m. +! aprile 2000, ha permesso la costituzione di societ9 di capitali sotto il controllo del medesimo Cnte, che di fatto esercita poteri legislativi, organizzativi e di garanzia. ella Costituzione trovano legittimazione anche norme attinenti alla disciplina del fenomeno sportivo. +n realt, nei 213 articoli non si ha alcun riferimento diretto allo sport: il che potrebbe indurre a ipotizzare un disinteresse del legislatore. %e si pone mente al contesto storico in cui nac.ue la nostra Costituzione, non pu> negarsi che la volont del legislatore non sia stata condizionata da una sorta di ripudio. )ppare fondata l?ipotesi per cui sia stato intenzionalmente ignorato .uanto poteva riferirsi allo sport, esaltato per fini competitivi, ma anche militari, e come strumento atto a perseguire il miglioramento fisico e morale della razza, in .uanto il C.E. .+. era diventato articolazione del partito fascista. /er .uesto motivo la nostra Costituzione col suo silenzio sembra affermare che lo sport un bene che lo %tato non pu> in nessun caso sottrarre o gestire per perseguire interessi diversi da .uello dell?individuo. La tutela costituzionale di .uesto fenomeno sportivo da considerarsi indiretta, ma non per .uesto meno efficace, percorrendo gli oltre cin.uanta articoli dedicati alle libert e ai diritti della personalit, fino all?art. 2 Cost. che racchiude in una norma di chiusura a fattispecie aperta tutte le istanze di libert fondamentale sui diritti inviolabili dell?uomo, come singolo e nelle formazioni sociali in cui svolge la sua personalit. Complessa la problematica sorta con riguardo alla lettura in chiave ordinamentale del fenomeno sportivo: basta solo accennare la ricostruzione teorica a base privatistica degli statuti e dei regolamenti delle federazioni e delle associazioni. %econdaria risulta la problematica connessa alla .ualificazione delle *ederazioni sportive, definite dal legislatore 0organi1 del C.E. .+.

La dottrina non concorde e accanto alla tesi che estende alle *ederazioni, la natura pubblica del C.E. .+., si affermata la tendenza a riconoscere alle stesse una esclusiva natura privatistica. Eggi la .uestione sembra risolta, in virt@ dell?opinione emergente che definisce le *ederazioni sportive organi indiretti dell?ente pubblico C.E. .+. %i ravvisa l?opportunit di accennare ulteriori provvedimenti legislativi, con particolare riferimento alla l. n. !+#+!*+ che, da una parte, ha ribadito la libert9 dell&attivit9 sportiva, considerandola una esplicazione della personalit9 dell&individuo, meritevole di essere tutelata dallo %tato, dall?altra ha definito la distinzione tra livello dilettantistico e livello agonistico della pratica sportiva: la prima categoria non soggetta a vincoli giuridici, la seconda .ualifica pro%essionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico # sportivi che esercitano l?attivit sportiva a titolo oneroso e con carattere di continuit9. La stessa legge ha disposto la tras%ormazione in S.p. . o in S.r.l. delle associazioni che stipulano contratti con atleti professionisti al fine di avvalersi delle loro prestazioni. %uccessivamente, il d.p.r. n. +)(#+!*6 ha aggiornato il regolamento interno del C.7.8.I., elencando le *ederazioni riconosciute e prevedendo l?aumento delle stesse, .ualora uno sport non sia ancora riconosciuto ufficialmente dall?Cnte, con la sola limitazione che per uno stesso sport pu: essere costituita una sola %ederazione &art. 1" 0H co. del summenzionato decreto'. +nfine al C.E. .+. attribuita la facolt di riconoscere le associazioni, le societ e gli enti sportivi che, in virt@ di tale riconoscimento e senza fini di lucro, esercitano le loro attivit secondo le norme e le consuetudini sportive. La l. n. +3*#+!!2 ha attribuito al C.E. .+. il compito di deliberare le norme di funzionamento e di organizzazione, l?ordinamento dei servizi, il regolamento organico e il regolamento di amministrazione e contabilit7 ed ancora il d. lgs. 8. ++2#+!!* che trasferisce alcune funzioni in materia di sport alle regioni riservando per> allo %tato la vigilanza sul C.E. .+. e sull?Istituto per il credito sportivo &sorto nel +!)(, modificato con d.lgs. n. ++2#+!!*, col fine di agevolare la diffusione degli impianti sportivi'. ,iguardo al problema di armonizzazione tra ordinamento sportivo e ordinamento giuridico, non pu> negarsi che le .uestioni giuridiche dello sport possano avere una duplice rilevanza. -alla Costituzione, il fenomeno sportivo riceve legittimazione indirettamente. %e dun.ue gli artt. 2 e 3 Cost. rinviano a tutte le altre disposizioni normative da cui lo sport riceve tutela, l?art. +* garantisce la tutela dell?esercizio sportivo nelle forme associative, mentre l? art. 3) tutela l?attivit degli atleti professionisti. %e si considera l?insieme dei diritti personalissimi si rileva le caratteristiche generali proprie della categoria di diritti a cui appartiene. Carattere distintivo .uello per cui .uando si discorre di diritto alla vita o all?integrit fisica, non si intende diritto al conseguimento della vita. %i tratta del diritto erga omnes, alla conservazione della vita e dell?integrit fisica. %i configura un diritto all?astensione dei terzi da azioni lesive. + diritti essenziali sono .uelli che hanno per oggetto i beni pi@ elevati. )nche se condivisibile che la vita umana pu> essere solo .uella che non sia priva di altri beni fondamentali .uali l?identit, la dignit, la libert. +n loro assenza, la vita non avrebbe valore concreto. +l diritto soggettivo alla vita gode di una tutela penale, costituita dalle previsioni degli artt. )() ss. c.p. e di una tutela civile, che culmina con la sanzione del risarcimento. +l diritto alla vita intrasmissibile- imprescrittibile e indisponibile e .uesta indisponibilit prevede l?inefficacia del consenso del titolare. +nfatti il consenso non potrebbe sopprimere l?antigiuridicit della lesione di .uesto diritto. )l di l delle note dispute, la .uestione se il diritto del soggetto su di s( o alla vita possa estendersi fino alla facolt di soppressione stata a lungo oggetto di dibattito. %ul finire dell?Ettocento gi il *erri risolveva il problema in senso positivo, riconoscendo all?individuo tanto il diritto di vivere .uanto il diritto di morire. /er altri, il fatto che l? art. )*0 c.p. comprenda la previsione del reato di istigazione o di aiuto al suicidio, e che i terzi &funzionari, agenti, sanitari' sono obbligati a prevenirlo o ad impedirlo, dimostra l?insussistenza di un diritto o di una facolt di suicidio. L?ordinamento giuridico .uindi non riconosce mai un interesse contrario alla vita, che resta il bene primario.

+l diritto all&integrit9 %isica, parimenti al diritto alla vita, un diritto innato. L?integrit fisica pu> definirsi come presenza integrale di tutti gli attributi %isici della persona , ossia assenza di menomazioni %isic;e, percepibili mediante i sensi. /er alcuni il diritto all?integrit fisica parrebbe configurarsi come diritto complementare al bene della vita. %icuramente rappresenta un bene giuridico distinto. 6uttavia la tutela predisposta dall?ordinamento minore rispetto al diritto alla vita, con sanzioni meno gravi per lesioni alla medesima integrit. on tutte le lesioni dell?integrit fisica sono incriminate dalle norme del diritto penale. L?interesse pubblico da tutelare rileva limitatamente a .uei danni e a .uelle menomazioni arrecati all?integrit fisica che impediscono o limitano l?esercizio dell?attivit produttiva o una normale convivenza. )ltra autorevole opinione sottolinea l?unitariet della stessa integrit della persona fisica, da estendere anche alla sfera psichica, dato che la psiche governa e dirige l?intero organismo che risulterebbe danneggiato da .ualun.ue sua alterazione. L?art. ) c.c. stabilisce che gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati .uando cagionino una diminuzione permanente dell?integrit fisica o .uando &...' siano contrari alla legge, all?ordine pubblico o al buon costume. Questa previsione normativa introduce la problematica concernente gli atti di disposizione in cui rileva il consenso dell?avente diritto. +l legislatore civile ha sancito la generale disponibilit del diritto all?integrit fisica ovviamente nei limiti previsti dalla tutela penale. %ono riconducibili alla disciplina dell?art. ) c.c. anche gli atti di disposizione del proprio corpo e della propria integrit fisica compiuti da chi pratica, da dilettante o da professionista, una attivit sportiva che lo espone alle offese dell?avversario o al rischio per la pratica stessa o per la pericolosit del mezzo o delle modalit adottate. /er via della pratica sportiva avviene che l?individuo debba prestare il proprio consenso non solo a subire lesioni, ma anche ad arrecarle a terzi: il caso classico del pugile che concede per contratto tale consenso. La pratica del pugilato consiste in comportamenti che, commessi al di fuori dell?attivit sportiva, certamente costituirebbero reato: si tratta di uno sport definito anche a violenza necessaria. Aa considerato il fatto che il pugile si obbliga per contratto ad un?attivit s.uisitamente agonistica, che comporta all?accettazione del pericolo di subire lesioni. B indubbio che durante l?incontro il pugile pu> subire lesioni, il che ben al di l della previsione dell?art. 1 c.c., nella prima ipotesi, e richiama anzi l?assoluta indisponibilit dello stesso diritto alla vita, nella seconda. )nche la causa di giusti%icazione prevista dall?art. )0 c.p. &*on punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che pu. validamente disporne ' verrebbe a collidere col limite posto dall?art. F c.c. e comun.ue dell?art. 10 Cost. che tutela la salute come fondamentale diritto dell?individuo. %imile accettazione del rischio ricorre anche negli altri sport come nelle gare automobilistiche o nel calcio. Eccorre definire .uali siano i limiti della liceit dell?attivit sportiva. B noto che le norme che regolano l?organizzazione e l?esercizio dell?attivit sportiva hanno un?e%%icacia giuridica interna, mentre sono indifferente per l?ordinamento statale. Ci> vale anche per i regolamenti di gioco che sono finalizzati a garantire un comportamento leale e corretto nei confronti degli altri partecipanti. =a in alcuni casi una condotta sportiva non rispondente alle regole interne n( ai principi di correttezza, parit e lealt, pu> provocare la reazione dell?ordinamento statale e l?irrogazione di sanzioni civili e penali. Quando la menomazione dell?integrit fisica deriva dalla stessa azione di gioco, il giudice opera una duplice valutazione, con riferimento alle regole tecniche e di gioco e al combinato disposto

degli artt. 0"51 c.c. e 51 c.p. &.uest?ultimo evidenzia l?elemento psicologico del reato: dolo, preterintenzione, colpa'. +n taluni casi, per>, negli sport a violenza necessaria l?uso della stessa non costituisce una violazione delle norme, ma l?essenza dell?attivit sportiva. +n .uesto caso, si verifica un contrasto tra gli artt. 0 e 10 Cost. rispetto all?art. F" c.p. La %uprema Corte ha affermato ripetutamente che nelle competizioni sportive nelle .uali la violenza fisica costituisce elemento essenziale &...', sono lecite le lesioni prodotte nello esercizio e nei limiti dell?attivit sportiva e si risponde a titolo di colpa solo per .uelle cagionate dalla violazione colposa di tali limiti. La liceit di tale decisione fondata dalla prevalenza di un interesse della comunit sociale &esercizio di uno sport' rispetto agli interessi individuali suscettibili di essere esposti a pericolo o lesi da una competizione. el caso specifico del pugilato, l?atleta ben consapevole del rischio che affronta e le lesioni che pu> riportare rientrano nel rischio professionale che si assunto volontariamente. +l 6ribunale di =ilano, con una sentenza del +!*), nega che il pugile che sale sul ring consenta la lesione della propria integrit fisica: al contrario egli accetta il combattimento ponendo in essere una determinazione opposta, in .uanto cerca la vittoria colpendo l'avversario e soprattutto cercando di evitare di prendere colpi. La citata corte di merito, richiamando la decisione della %uprema Corte del 23F! definisce i confini della scriminante nella attivit sportive ad alto rischio: essa ricorre purch( sia riscontrabile: l&assoluto rispetto del regolamento sportivo, l&esclusivo perseguimento delle %inalit9 agonistic;e- il %atto c;e l&azione rientri nello stretto esercizio e nei limiti dell&attivit9 sportiva . el caso del pugilato, consistente attivit che svolge all?infuori della pratica sportiva costituirebbe di certo reato, l?esito dannoso si verifica nel caso di violazione delle regole da gioco, per dolo preterintenzionale o per colpa. La soluzione diversa se l?esito dannoso si verifichi senza che siano state violate le regole del gioco. Egni sport ha un suo regolamento: trattasi di regole di condotta. Le corti non mancano di sottolineare che indispensabile che la tutela delle esigenze sportive non giunga a conseguenze estreme. /ertanto, secondo la %uprema Corte, rientrano nella categoria dell'illecito sportivo quelle azioni che non superano la soglia del c.d. /rischio consentito. -iviene arduo valutare il limite stesso del rischio consentito. Le regole tecniche prevedono che nel combattimento il pugile colpisca l?avversario con i pugni ben chiusi e con la parte imbottita del guanto e in una zona precisa del corpo: la parte anteriore e le parti laterali della testa e del tronco dell'avversario al di sopra della cintura. %e i colpi violenti inferti al corpo possono arrecare solo sanguinazioni o irritazioni gravi dei reni o del fegato, senza far conto delle eventuali fratture delle coste, della mano o della mascella, sono le lesioni prodotte dai pugni nelle parti consentite del capo che risultano sempre gravi, e, per taluni, illecite e ingiustificabili. +nfatti, soprattutto il pugile professionista non tenuto ad indossare il casco protettivo. )d ogni colpo ricevuto al capo subisce una inevitabile lesione e lacerazione delle cellule cerebrali che, per effetto dell?improvviso e violento spostamento della massa dell?encefalo, vanno a urtare contro la struttura ossea della teca cranica. Quando ci> accade, si determina lo stiramento, fino alla rottura, delle fibre nervose che formano la materia bianca, la spaccatura delle piccole vene irroranti il cervello e la morte delle cellule compromesse. )nche se non si verifica la perdita di conoscenza, un colpo alla testa lascia il segno provocando delle microemorragie. ) fronte di .ueste conseguenze, sono predisposte dagli Ergani sportivi, ripetuti accertamenti obbligatori. )i sensi del d.m. del +!*4, viene approvato il Regolamento stabilito dalla *ederazione pugilistica italiana, con l?aggiunta per i pugili di controlli speciali &tra cui, controlli medici annuali7 entro le "# ore che precedono un combattimento, viene effettuata una visita medica composta da un medico specialista in medicina dello sport, uno in neurologia, uno in ortopedia e traumatologia. Egni pugile professionista che abbia subito un I.E. per colpi al capo o abbia subito una sconfitta prima del limite, sospendere l'attivit pugilistica, anche di allenamento, per un periodo minimo di trenta giorni . %e trattasi di 0 I.E. consecutivi, deve osservare un periodo di riposo di tre mesi, al termine del .uale dovr sottoporsi a visita di controllo da parte

della commissione medica nazionale della Federazione pugilistica italiana. 7bbligatoriamente, tra la data della visita medica di controllo e .uella del combattimento successivo, deve intercorrere un periodo di 'uindici giorni , necessario per l?idoneo allenamento0. /er alcuni, il contratto con cui il pugile professionista si impegna a sostenere un combattimento < da ritenersi nullo in .uanto costituisce un?attivit illecita &colpire e ledere l?avversario' e punibile penalmente. /er altri, il carattere di lavoro subordinato, al .uale sottoposto il pugile professionista, ad essere contestato, in .uanto mal si concilia con gli obblig;i di garanzia e di tutela che le norme di sicurezza pongono a carico del datore di lavoro. )llo stato attuale, la liceit del pugilato riconosciuta e disciplinata dalle leggi dello %tato. /er alcuni, la liceit dei comportamenti lesivi si fondano sulla consuetudine, per altri sul requisito del consenso, per altri ancora sul diritto della persona all'esercizio dell'attivit sportiva. Con riguardo alla liceit di tali comportamenti fondati sulla consuetudine, non si riscontra seguito, in .uanto autorevolmente rilevato che la consuetudine non pu> avere alcun effetto abrogativo sulle norme che in campo penale prevedono fattispecie di reato. +l requisito del consenso ad eventuali lesioni si pone in contrasto con l?indisponibilit dei diritti alla vita e all'integrit fisica. 6ra l?altro, il consenso preventivo risulterebbe prestato in maniera talmente generica da non corrispondere al dettato previsto dall?art. )0 c.p. /er altri, il re.uisito del consenso supera l?opposizione delle norme relative all?indisponibilit dei diritti personalissimi, proprio in forza della consuetudine. )ltra opinione sembra vincolare l?efficacia di .uest?ultima scriminante alla duplice condizione, del rispetto delle regole dello sport e dell'impiego da parte dell'atleta di una carica agonistica non eccedente la c.d. /violenza base. )ltri ancora riconducono la non punibilit del delitto sportivo all?ambito dell?esercizio del diritto ed alla previsione dell?art. )+ c.p. &che sancisce L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica +utorit, esclude la punibilit'. ) tal proposito Caianiello sostiene che l?atleta titolare di un vero e proprio diritto soggettivo, i cui fondamenti sono radicati nella nostra carta costituzionale. +l =e Cupis non ammette che il diritto all'integrit fisica possa essere ulteriormente sacrificato al di fuori degli atti personali e volontari di disposizione che la legge riconosce efficaci. Cgli per di pi@ nega che gli atleti o gli spettatori abbiano l?intento di consentire ad eventuali lesioni della propria integrit fisica. -e Cupis aggiunge che se l?ordinamento giuridico rinuncia alla tutela dell?utilit pubblica di beni fondamentali come l?integrit fisica o la vita potranno venir meno le sanzioni penali. +l fatto che lo %tato per l'esaltazione sportiva che ha pervaso la societ rinunci alla sua facolt di punire non comporta che lo sport assurga a causa di piena giustificazione delle lesioni causate nell?attivit. /er tutti gli altri sport diversi dal pugilato, non si parla di violenza necessaria, ma di violenza eventuale. B .uesto il caso del calcio. La recente sentenza di una corte di merito &6rib. Aenezia 2333' ha affermato che nel caso specifico degli sport a violenza eventuale, come il calcio, i regolamenti determinano il quantum di violenza tollerabile, ossia il limite in cui le conseguenze della violenza sono scriminate dal consenso7 oltre, va affermata la responsabilit penale. )nche la Suprema Corte, in una sentenza assai risalente, aveva stabilito che l'atleta, nelle competizioni sportive, deve seguire scrupolosamente tutte le regole stabilite per la data attivit sportiva e mantenere nella sua azione il senso vigile e prudente del rispetto dell'integrit fisica e della vita dell'avversario e dei terzi . ell?ipotesi di un portiere gettatosi a tuffo sulla palla minacciante la rete, se il giocatore attaccante carica il portiere a terra con un calcio diretto a togliergli la palla di mano e colpisce, invece, il portiere, non pu. essere affermata la responsabilit per colpa dell'attaccante, se non dopo aver accertato, in base a tutte le modalit dell'azione, se questa era permessa dalle regole del gioco e se, pur essendo tale, non fu controllata da quella umanitaria avvedutezza consentita dalle finalit del gioco. /er alcuni, .uesta pronunzia ha stabilito l?obbligo del rispetto dell'integrit fisica dell'avversario e dei terzi.

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/arte della giurisprudenza di merito precisa che il calciatore risulter responsabile delle lesioni prodotte se la sua condotta risulti essere trasmodante. 6uttavia la %uprema Corte ritiene configurabile la colpa dell?atleta quando vi il superamento del rischio consentito in quella determinata pratica sportiva. /er la Corte .uesto superamento si verifica .uando il fallo, oltre che volontario, sia di durezza tale da comportare la prevedibilit del pericolo serio dell?evento lesivo a carico dell?avversario. aturalmente il relativo accertamento da risolvere caso per caso in relazione al tipo di gara in un determinato sport. ella stessa decisione la Suprema Corte aveva ben chiarito che configurabile il cosiddetto illecito sportivo, con esclusione dell'illecito penale doloso per la ricorrenza dell'esimente del consenso dell'avente diritto, nell'ipotesi di lesioni di un partecipante quando la condotta produttiva dell'evento sia connessa all'esercizio di un'attivit sportiva in svolgimento, trattandosi di azione finalisticamente inserita nello svolgimento di una gara quale quella dell'azione di diretto controllo del tiro del pallone, di tentativo di impossessarsi dello stesso e di contenderlo all'avversario ed anche di cercare di inserirsi nell'azione nell'attesa di ricevere il pallone. +n base a .uesti principi, risulta agevole individuare l?ipotesi dolosa nella .uale lo svolgimento della gara solo la cornice dell?azione volta esclusivamente a cagionare lesioni all?avversario. =eno agevole risulta la distinzione tra fatto penalmente irrilevante e fatto colposo. Aa rilevato che ogni violazione di dette regole, che abbia occasionato lesioni, pu> costituire in colpa il concorrente .uanto alle lesioni medesime. Ai sono infatti norme del regolamento dettate proprio per salvaguardare l?incolumit dei partecipanti e norme che hanno di mira la salvaguardia della natura di .uel determinato sport. =a neppure la violazione di regole dettate per la salvaguardia dell?incolumit dei partecipanti, pu> comportare automaticamente la sussistenza di una colpa per inosservanza dei regolamenti. Cmerge dalle decisioni della giurisprudenza di legittimit il principio del risc;io consentito, in .uanto il rischio sportivo accettato da ogni calciatore che scende in campo tale da assorbire anche il c.d. rischio generico del fallo. /eraltro molte attivit sportive comportano una dose pi@ o meno elevata di rischio per l?incolumit fisica. La ratio della sentenza storica del 23F" sembra evidenziare che l'esercizio dell'attivit sportiva costituisce una causa di giustificazione non codificata, nel senso che il soddisfacimento dell'interesse collettivo a svolgere attivit sportiva pu. consentire l'assunzione del rischio della lesione di un interesse individuale relativo all'integrit fisica. 'i. che si richiede che l'atleta adegui la propria condotta alle norme generali di prudenza e diligenza. 1l fatto lesivo non pu. essere cagionato da colpi inferti per dolo o per colpa con una violenza eccessiva rispetto alla c.d. 'di base' ,isulta consolidata l?opinione che ritiene il calciatore responsabile per un comportamento illecito che sia estraneo allo svolgimento dell?azione ed all?agonismo, con una volontaria aggressione con l?intento di arrecare pregiudizio all?altrui integrit fisica. )nche nelle decisioni pi@ recenti &'ass. 2en. del %333' la Suprema Corte aderisce alla tesi tradizionale che configura nella pratica dello sport una causa di giustificazione non codificata. +nfatti, il soddisfacimento dell'interesse della collettivit a svolgere attivit sportiva per il potenziamento fisico di giovani e meno giovani, e come tale tutelato dallo ,tato, pu. consentire l'assunzione del rischio della lesione di un interesse individuale relativo all'integrit fisica. ,otto tale profilo non costituirebbe un limite neppure il disposto e4 art. 5 c.c.. 9n?altra recente pronunzia della %uprema Corte &'ass. 2en. del 6777' evidenzia che 8urante una competizione sportiva, la condotta lesiva tenuta da un giocatore ai danni dell'avversario in violazione delle specifiche regole del gioco, non rientra nell'ambito applicativo della causa di giustificazione o non codificata dell'esercizio della c.d. violenza sportiva, ed penalmente perseguibile. ella stessa pronuncia la %uprema Corte definisce chiaramente la nozione di causa di giusti%icazione atipica o non codi%icata che trova la sua ragion d'essere nel fatto che la competizione sportiva non solo ammessa, ed anzi incoraggiata per gli effetti positivi che svolge sulle condizioni fisiche della popolazione, dalla legge e dallo ,tato, ma anzi ritenuta dalla coscienza sociale come un'attivit assai positiva per l'armonico sviluppo dell'intera comunit.

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Questo il fondamento della non punibilit dei comportamenti considerati. Ccco allora che in virt@ di un procedimento di interpretazione analogica possibile individuare delle cause di giustificazione non codificate. 6anto premesso, la ,uprema 'orte non manca di rilevare che non sempre agevole individuare i comportamenti scriminati dalla causa di giustificazione considerata. 9uttavia possono essere individuati dei criteri generali, e, precisamente, l'illecito sportivo che non esula dalla tipologia dell'usuale fallo di gioco viene sanzionato dal solo arbitro dell'incontro, ed eventualmente dal giudice sportivo, ma l'illecito sportivo posto in essere volontariamente, in una situazione avulsa dal normale svolgimento del gioco o nel corso di un'azione ma con violenza sproporzionata e tale da ledere consapevolmente l'integrit fisica dell'avversario si instaurer anche il procedimento penale. Evviamente, per .ualsiasi comportamento violento che si manifesti prima o dopo la partita, oppure a gioco fermo, l?atleta risponder penalmente in modo conforme ai principi generali dell?ordinamento giuridico. La ,uprema 'orte stabilisce anche gli altri criteri di valutazione della condotta dell?atleta: 1l giocatore autore dell'evento lesivo, che sia stato per. rispettoso delle regole del gioco, del dovere di lealt nei confronti dell'avversario e dell'integrit fisica di costui, certamente non sar perseguibile penalmente, perch: non pu. dirsi superata la soglia del rischio consentito. 6alvolta si possono verificare violazioni involontarie delle norme regolamentari del gioco dovute alla foga agonistica e alla incapacit di interrompere tempestivamente la propria azione o corsa al fine di non ostacolare l?avversario, ad esempio il c.d. fallo di ostruzione. +n .ueste fattispecie si versa in ipotesi di illecito sportivo sanzionato dalle norme regolamentari ma non perseguibile penalmente. Quando per> il fatto lesivo si verifichi nel corso di un?azione di gioco al fine di impossessarsi della palla o di impedire che l?avversario ne assuma il controllo e il mancato rispetto delle regole di gioco sia, in realt dovuto all?ansia di risultato, certamente il fatto avr natura colposa. 9na responsabilit per dolo sar ravvisabile .uando la gara sia soltanto l?occasione dell?azione volta a cagionare l?evento oppure .uando il comportamento posto in essere dal giocatore autore del fallo lesivo non sia immediatamente rivolto all?azione di gioco, ma piuttosto ad intimorire l?antagonista e a dissuaderlo dall?opporre un .ualsiasi contrasto oppure a punirlo per un fallo involontario subito, c.d. fallo di reazione. L?atteggiamento della %uprema Corte in .uesta pronunzia &Cass. .en. n. +!)+#+!!!' appare piuttosto rigoroso, prospettando la responsabilit penale per lesioni colpose in presenza della volontariet del fallo di gioco. )ppare opportuno precisare che la Corte di Cassazione, nella medesima decisione, ricostruisce in una sintesi assai chiara .uello che oggi l?orientamento giurisprudenziale consolidato in tema di violenza sportiva, specificando che sia la dottrina che la giurisprudenza hanno da tempo individuato nella attivit sportiva o meglio nell'esercizio della c.d. violenza sportiva una scriminante dei fatti lesivi che tale violenza possa cagionare. +l problema presente in altri molti altri sport, singoli o di s.uadra, che richiedono una notevole carica agonistica, il compimento di movimenti rapidi, che non permettono il massimo controllo.

B stata costruita man mano la categoria dei c.d. ? illeciti sportivi? nella .uale rientrano tutti i comportamenti, che, pur potendo costituire infrazione delle regole del gioco comportanti penalizzazioni per il giocatore eGo per la sua s.uadra, non sono penalmente perseguibili, perch( non superano la c.d. soglia del ?rischio consentito?. %olo il superamento di tale soglia, renderebbe perseguibili tali comportamenti. =olto si discusso in dottrina e in giurisprudenza se tale ipotesi possa essere in.uadrata nel paradigma del consenso dell?avente diritto, e4 art. 53 c.p., o se si dovesse parlare di una causa di giustificazione non codificata. La soluzione del problema non semplice, perch( se vero che una parte della giurisprudenza parla esplicitamente di consenso dell'avente diritto non pu> non considerarsi che riesce davvero difficile riportare la causa di non punibilit di un evento lesivo verificatosi nel corso di una manifestazione sportiva nell?ambito di una causa di giustificazione

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tipica come .uella di cui all?art. F" c.p. senza forzare il limite normativo della tutela di un bene per principio indisponibile .uale appunto .uello alla vita o all?integrit fisica. La decisione della %uprema Corte 23F2G2333 non manca di far menzionare anche dell?incidenza del caso fortuito: secondo una parte della dottrina, l'indagine dell'interprete dovrebbe riguardare una fase precedente, poich: il limite della punibilit dei fatti andrebbe ricercato negli elementi costitutivi della fattispecie e nell'incidenza del caso fortuito. 1l fortuito resta fuori dallo schema delle cause di giustificazione perch: incide sul rapporto di causalit. +n materia di risarcimento danni per responsabilit civile conseguente ad un infortunio sportivo, la %uprema Corte stabilisce qualora siano derivate lesioni personali ad un partecipante all'attivit a seguito di un fatto posto in essere da un altro partecipante, il criterio per individuare in quali ipotesi il comportamento che ha provocato il danno sia esente da responsabilit civile sta nello stretto collegamento funzionale tra gioco ed evento lesivo, collegamento che va escluso se l'atto sia stato compiuto allo scopo di ledere, ovvero con una violenza incompatibile con le caratteristiche concrete del gioco. La responsabilit non sussiste invece se le lesioni siano la conseguenza di un atto posto in essere senza la volont di ledere e senza la violazione delle regole dell?attivit e non sussiste neppure se l?atto sia a .uesta funzionalmente connesso. La valutazione del danno trova una collocazione sistematica nell?ambito della previsione dell?art. 0"51 ss. c.c., come ribadisce il 9ribunale di ;olzano: sebbene ai fini della valutazione della responsabilit civile in ambito sportivo debba tenersi in considerazione la particolarit della condotta in relazione alle regole del gioco la giurisprudenza riconduce il fenomeno della responsabilit sportiva alla regola generale di cui all'art. %3"! c.c.. La %uprema Corte, inoltre non ravvisa responsabilit per l?atleta che ha provocato un danno all?avversario in un?azione fallosa collegata funzionalmente al gioco. <eneralmente il gioco del calcio non viene ritenuto attivit di per s( pericolosa, come esclude, il 9ribunale di <irenze , sia pure con riguardo al gioco del calcio in costume: diversamente, il 9ribunale di +scoli 2iceno ritiene pericoloso lo sport del calcio, ma riguardo alla gestione dello stadio. +nfatti, in una decisione della 'orte d'+ppello di =ilano, si cita il d.m. 2) agosto +!*! &recante *orme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio di impianti sportivi ', che elenca i re.uisiti base per un impianto sportivo: settore ?dimensionato? per gli ospiti, separazione di ciascun settore con ?setti di materiale non combustibile con altezza non inferiore a %,%3 metri?. Queste considerazioni prescindono dalla riflessione che individua la ratio delle diverse previsioni di presunzione di responsabilit nella necessit di bilanciare contrapposti interessi meritevoli di tutela favorendo le posizioni pi@ deboli7 per cui tra integrit fisica degli spettatori e aspetto economico degli organizzatori, coloro pi@ penalizzati sono i primi che si ritrovano esposti al rischio di subire lesioni alla persona per assistere ad una partita, per la .uale hanno corrisposto una somma di danaro alla societ organizzatrice per ac.uistare il tagliando d?ingresso e .uindi accedervi. )nche le gare automobilistic;e sono considerate attivit sportive ad alto rischio: va precisato, per>, che, oltre al rispetto delle regole tecniche, il corridore deve impiegare il massimo impegno e la necessaria perizia, a tutela dell?altrui incolumit. %e l?audacia rivela .uale dato indefettibile dello sport automobilistico, l?imprudenza non pu. essere valutata in base ai comuni criteri che sorreggono i comportamenti umani, ma va riportata alle stesse caratteristiche delle competizioni sportive )nche la ,uprema 'orte riconosce che in .ueste gare i corridori sono obbligati al rispetto del regolamento di corsa e delle norme di prudenza e di perizia richieste per la sicurezza e l?altrui integrit fisica, e il comportamento deve essere valutato non alla stregua dei normali criteri, ma alla luce delle caratteristiche tipiche e delle specifiche esigenze della competizione. +l /ribunale di .erugia, in una pronuncia del +!*(, ha affermato che in .uesti casi non trova applicazione l?art. 20)4 c.c. in .uanto trattasi di gare di velocit effettuate in circuiti chiusi7 la colpa del conducente deve essere valutata non secondo i comuni parametri di diligenza del buon padre di famiglia, ma secondo i parametri di consapevolezza adattati alla particolare fattispecie . 6rova applicazione l?art. 2043 c.c. perch( ne deriva che l?accertamento della responsabilit dei guidatori va rilevato tenendo presenti parametri di imprudenza e imperizia .

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La nozione di responsabilit del pilota differisce se trattasi di competizioni in circuito aperto o in circuito chiuso. La costante interpretazione della giurisprudenza esclude l?applicabilit della normativa del codice stradale. Con una pronuncia del +!6) del /ribunale di >onza, riguardante la tragica collisione tra la Ferrari n. 4, condotta da ?ol%ang @on /rips e la Aotus n. 36, guidata da Bames ClarC, avvenuta nel corso del DDDII 5ran .remio utomobilistico d&Italia, che ebbe come conseguenza la morte del pilota della *errari e di 2F spettatori, ha fatto ampia chiarezza sulla responsabilit del corridore, confermando l?inapplicabilit delle norme del codice della strada. +l pilota sar responsabile di ogni evento lesivo cagionato per non aver osservato i doveri di diligenza, prudenza e perizia e3 art. 43 c.p. %econdo la su citata corte di merito, afferma che non pu. rivolgersi a 'lar( alcun rimprovero per la condotta tenuta> condotta che pu. ritenersi forse eccessivamente audace, ma l'audacia un dato indefettibile dello sport automobilistico. /ertanto, ClarJ fu assolto dai reati di omicidio colposo e di disastro colposo a lui ascritti, non con la formula del non aver commesso il fatto, poich: la morte di ?on 9rips e quella di 65 spettatori fu dovuta alla collisione fra le auto di 'lar( e ?on 9rips, quindi dalla loro condotta, ma semplicemente perch( nella condotta di 'lar( non pu. essere ravvisata alcuna colpa. %econdo una pronuncia del /ribunale di /rento del +!*0, il pilota non responsabile nemmeno in caso di collisione con un altro partecipante, quando abbia parcheggiato la propria vettura, a seguito di un guasto, secondo le indicazioni dei commissari di percorso. Lo stesso tribunale afferma l?inapplicabilit delle disposizioni del codice della strada in .uesti casi, uniformando la condotta al principio generale del neminem laedere e della comune prudenza. + ploti, invece, che partecipano a competizioni sportive in circuito aperto, ossia su strade aperte al traffico, hanno l?obbligo di osservare le norme del codice della strada . Aa considerato che in .uesti casi occorre contemperare le esigenze agonistiche con .uelle della circolazione. B costante la giurisprudenza nel ritenere che nelle gare su strada a circuito aperto sia i partecipanti alla competizione sportiva che i terzi eventualmente danneggiati da quest'ultimi hanno l'obbligo di uniformare la loro condotta alle norme del codice della strada oltre che a quelle della comune prudenza e l'organizzatore di una gara motociclistica responsabile per i danni arrecati dai concorrenti ai fondi ubicati lungo il percorso, a meno che non fornisca prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno. ell?ordinamento giuridico un soggetti incorre in responsabilit oggettiva .uando risponde di un determinato evento anche in assenza di dolo o colpa, o indipendentemente da essi. +n ambito penale, tale responsabilit trova applicazione negli artt. *3 e ++6 c.p. &$1 il colpevole risponde dell'evento non voluto e 224 reato commesso diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti anche questi ne risponde'. +n ambito civile tale responsabilit si configura nelle ipotesi previste dall? art. 204! c.c. &1 padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti'. +n ambito sportivo tale responsabilit non coinvolge i singoli atleti, ma esclusivamente le societ9. )ttraverso .uesto istituto l?ordinamento sportivo rende corresponsabile la societ degli accadimenti che, posti in essere da terzi o da parte degli spettatori, arrechino grave turbativa al regolare svolgimento della competizione e all?ordine pubblico. Lo scopo di moltiplicare l?impegno e le precauzioni poste in essere dalle societ stesse per prevenire gravi incidenti. /arte della dottrina ritiene perfettamente compatibile la responsabilit oggettiva cos8 come delineata dall?ordinamento sportivo. /er altri, non paragonabile tale responsabilit alla luce dell?art. 204! c.c., tanto pi@ che la societ sanzionata non pu> rivalersi dell?autore del fatto, legata al vincolo di giustizia, che impone ai soggetti dell?ordinamento sportivo di rinunciare alla possibilit di adire il giudice statale a tutela dei propri diritti e consentendo al giudice sportivo di comminare sanzioni efficaci e definitive. /roprio .uest?ultima peculiarit motiva forti critiche. <eneralmente le societ incorrono nella responsabilit oggettiva, e nelle sanzioni connesse, in tutti i casi in cui sul proprio campo di gioco e immediate pertinenze si verificano fatti estranei al gioco che, oltre ad impedire il regolare svolgimento della gara, comportino anche turbative dell'ordine pubblico. Le decisioni della Corte

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d& ppello Federale sono basate sulla impossibilit della prevenzione dei disordini da parte delle forze dell?ordine, data l'enorme sproporzione tra numero degli addetti e numero degli spettatori , e sulla obiettiva estrema difficolt di individuare i responsabili nella moltitudine del pubblico. Le societ rispondono dell?operato dei propri accompagnatori e dei propri tifosi non solo nel proprio campo di gioco, ma anche nello stadio delle societ avversarie, durante le trasferte, purch( vi sia l?identit del centro d'interesse e di profitto tra l?operato del responsabile subiettivo e la sfera d'azione del responsabile oggettivo. 9na recente decisione della C. .F. Calcio sancisce che le societ di appartenenza dei calciatori non sono responsabili degli eventi dannosi dei sostenitori delle squadre di calcio se tali eventi sono dovuti al caso fortuito. Le societ non potendoli prevedere non hanno potuto adottare misure di prevenzione per evitarle. Ci> tra l?altro comporta la riduzione delle sanzioni, non l?esonero della responsabilit oggettiva. +nfine utile ricordare il rilievo di Frattarolo allor.uando prende in esame una decisione di un giudice statale che ha condannato un tifoso facinoroso e violento al risarcimento del danno patito dalla societ, per le conseguenze dell?invasione di campo e l?irrogazione di sanzioni, tra cui la sconfitta a tavolino della gara e la s.ualifica del campo. )lla responsabilit oggettiva si affiancano altre due tipologie di responsabilit a carico di societ sportive: # la responsabilit9 diretta, per cui in conformit con i principi che regolano la rappresentanza, esse rispondono direttamente del comportamento dei propri affiliati, soci e dirigenti7 # la responsabilit9 presunta, in base alla .uale rispondono, fino a prova contraria, degli illeciti sportivi perpetrati da terzi ad esse estranei, a loro vantaggio. +l gestore dell&impianto sportivo ha l?obbligo di garantire l'idoneit e la sicurezza degli impianti e la sicurezza e l'integrit delle persone che accedono agli impianti. L?attivit del gestore consiste nel porre a disposizione di terzi spazi e impianti per lo svolgimento di una manifestazione sportiva. Ka l?obbligo di vigilare sulla sicurezza delle attrezzature e degli impianti, e di adottare tutte le misure di sicurezza necessarie ad evitare danni agli utenti. %pesso la figura del gestore degli impianti e .uella dell?organizzatore della manifestazione sportiva vengono a coincidere, e .uindi il gestore di un impianto in caso di evento dannoso incorre in una duplice responsabilit: sia come responsabilit dell'organizzatore dell'attivit sportiva &e4 art. 2043 c.c.', sia come responsabilit del committente &e4 art. 204! c.c.', munito di obblighi di vigilanza. +l gestore ricade in .uesta duplice responsabilit se per esempio consente l'ingresso ad un numero di spettatori superiore a .uello previsto dalla capienza dell?impianto. +noltre, rileva, .uale opinione consolidata della giurisprudenza, la .ualifica di pericolosit attribuita all?attivit di gestione degli impianti sportivi, con riferimento all?art. 20)0 c.c. +l gestore utilizza la struttura in base all?esistenza di un contratto di locazione o di comodato, o in virt@ di un diritto reale di godimento, all?uso o all?usufrutto: ne consegue che il rapporto con il proprietario dell?impianto regolato dalle norme vigenti nella fattispecie. +n caso di cedimento strutturale di impianti sportivi, con conseguente danno alle persone, la giurisprudenza applica costantemente l?art. 20)+ c.c. &'iascuno responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito ', in .uanto la presunzione di colpa per i danni cagionati dalla cosa in custodia si fonda sull?esistenza di un effettivo potere fisico di un soggetto sulla cosa, al .uale potere inerisce il dovere di custodire la cosa stessa in modo da impedire che provochi danni a terzi e sul dovere di badare a che dalla cosa stessa, per sua natura o per particolari contingenze, non derivi danno a terzi. La responsabilit e4 art. %356 c.c. del gestore dell?impianto sportivo rileva .uale responsabilit oggettiva in .uanto sufficiente il nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno arrecato. esso che viene escluso se frutto di caso fortuito. %ulla responsabilit del proprietario ammessa la prova liberatoria in base alla .uale, ad esempio, il cedimento di una struttura destinata ad accogliere gli spettatori non connesso ad un vizio di costruzione, ma al superamento dei limiti di capienza dell'impianto stesso. +n tal caso, la responsabilit ricade sull?organizzatore della manifestazione. 9na sentenza della Suprema Corte &n. !!2"G233$' ha dichiarato tra l?altro beni indisponibili ai sensi dell?art. *26- 3, comma c.c. gli stadi di calcio, spesso teatro di intemperanze da parte dei tifosi.

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/La sentenza afferma che gli impianti sportivi, di propriet comunale, appartengono al patrimonio indisponibile del 'omune ai sensi dell'art. #%&, !@ co., c.c. essendo essi destinati ad un pubblico servizio> il soddisfacimento dell'interesse, proprio dell'ente esponenziale e dell'intera collettivit allo svolgimento delle attivit che in essi svolgono. La decisione della 'orte di 'assazione ha posto fine alla controversia nata tra l'+mministrazione comunale di Aenova e le societ calcistiche di Aenoa e ,ampdoria, e riguardante la concessione da parte della suddetta amministrazione comunale dei diritti di pubblicit all'interno dello stadio. 2iB precisamente, nel corso dei lavori di ristrutturazione dello stadio /Luigi <erraris di Aenova, effettuati in vista del campionato mondiale di calcio del 6773, il 'omune del luogo, ente proprietario della struttura, indisse un concorso per la costruzione e la gestione dei tabelloni elettronici, nonch: per l'esercizio esclusivo della pubblicit nello stesso stadio, ed all'esito affid. tale concessione alla societ 2ubblilancio. ,uccessivamente il medesimo 'omune rinnov. la concessione dell'uso dello stadio alle societ Aenoa 67#! e C.,. ,ampdoria. Le censure elevate trascurano di considerare il dato fondamentale della controversia, la quale attiene alla pretesa di svolgere attivit pubblicitaria nel contesto del patrimonio indisponibile di ente pubblico, patrimonio il quale, se non utilizzato direttamente, deve essere oggetto di concessione amministrativa in favore di terzi. 'on la necessaria conseguenza che questa attivit o aveva formato anch'essa oggetto di concessione a favore della societ di calcio, ed in tal caso scattava la giurisdizione amministrativa, o, in caso contrario, nessuna tutela, risarcitoria o inibitoria, queste societ potevano pretendere dal giudice ordinario in considerazione della insussistenza del diritto del concessionario, dal momento che, in tal caso, le facolt di godimento, presupposto dello sfruttamento pubblicitario, erano rimaste nel patrimonio dell'ente concedente. 1nvero, costituendo la propriet, secondo la definizione e4 art. #!% c.c., nel diritto di godere e disporre della cosa in modo pieno ed esclusivo, peraltro nei limiti e con l'osservanza degli obblighi imposti dall'ordinamento, la concessione pu. legittimamente trasferire a terzi tutte o parte delle facolt di godimento ritraibili dalla cosa, e comunque pu. comprendere, o non, lo sfruttamento pubblicitario. *el primo caso, il diritto allo svolgimento di attivit pubblicitaria trova la sua fonte proprio nella concessione, e non gi in maniera automatica. La 'orte del merito ha rettamente distinto tra pubblicit strettamente inerente, o non, allo svolgimento del gioco del calcio> oggetto di contestazione era, infatti, solo quest'ultima, con la conseguenza che, proprio per la sua non stretta inerenza, essa era esercitabile in quanto fosse stata anch'essa oggetto di concessione. *: vale l'argomento che il gioco professionistico del calcio si svolge normalmente alla presenza di un folto pubblico di spettatori, talch: la concessione dello stadio comporta necessariamente anche lo sfruttamento, a fini pubblicitari, di tale presenza. 8el resto, il biglietto pagato dalla societ di calcio al pubblico che accede allo stadio, il corrispettivo dello spettacolo, cui assiste e che esso interessato a seguire, e non certo della pubblicit, che all'interno dell'impianto pu. nell'occasione essere esercitata. La presenza degli spettatori soltanto occasione per lo svolgimento della pubblicit, tanto piB appetibile e redditizia quanto piB vasta la platea dei possibili destinatari. ,ul piano giuridico, questo fattore pu. essere o non oggetto di intese tra ente proprietario e concessionario. 'onseguenze identiche si verificano anche nel rapporto tra le attuali ricorrenti e la 2ubblilancio> o infatti le prime erano abilitate a svolgere attivit pubblicitaria dalla propria concessione o non lo erano, e in tal caso esse non potevano dolersi dell'avvenuta precedente concessione a detta societ. La 'orte rigetta il ricorso. *ino agli anni ?3" la giurisprudenza, di merito e di legittimit, in caso di danni riportati dallo spettatore di una partita di calcio, riteneva applicare l?art. 2043 c.c. che lo obbliga all?adozione delle misure idonee a garantire la sicurezza e l?incolumit degli atleti e degli spettatori. elle sentenze degli anni ?4" era generalmente esclusa la responsabilit del gestore per danni riportati dallo spettatore. ,ileva tra tutte la decisione della Corte d& ppello di >ilano del +!(4. + gestori degli impianti di sport estremi sono invece sempre ritenuti responsabili dell?idoneit e della sicurezza di tali strutture, ai sensi degli artt. 42 e )*! c.p., ed hanno l?obbligo di garantire la massima sicurezza dell?utente generico. )ltro profilo di responsabilit coinvolge .uei soggetti che organizzano le manifestazioni sportive, ossia le persone fisiche, giuridiche, le associazioni, i comitati o comun.ue gli enti che, nell'ambito del regolamento giuridico dello ,tato, promuovono, assumendosene tutte le responsabilit l'incontro di uno o piB atleti con lo scopo di raggiungere un risultati in una o piB

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discipline sportive, indipendentemente dal pubblico spettacolo. )utorevole dottrina distingue l?organizzatore di diritto, ossia l?ente federato e regolarmente autorizzato , dall?organizzatore di fatto, cio l?ente non federato e non autorizzato, e dall? organizzatore pro tempore, ossia l?ente non federato ma regolarmente autorizzato. Questa distinzione ha rilevanza sportiva interna, in .uanto i risultati della competizione saranno omologati, e avranno validit erga omnes, secondo la situazione giuridica dello stesso ente organizzatore: allo stesso modo gli atleti che prendono parte a gare non autorizzate possono essere perseguiti dalla giustizia disciplinare sportiva. %ugli organizzatori delle manifestazioni sportive incombono specifiche responsabilit civili, penali, amministrative. La responsabilit che si configura per l?organizzazione di gare sportive in caso di danni occorsi agli atleti o in genere ai gareggianti, ricorre in un triplice ambito: +$ per inidoneit degli impianti 2) per inidoneit dei dispositivi tecnici 3) per inidoneit fisica degli atleti. L?organizzatore di competizioni sportive infatti spesso risultato responsabile per la mancata certi%icazione di 0agibilit91 del luogo di esercizio dell'attivit sportiva. /ertanto, l?organizzatore ha l?obbligo di richiedere alla competente *ederazione sportiva nazionale l? omologazione dell'impianto, mentre, in caso di competizione che si svolga in luoghi normalmente destinati all?uso della collettivit, e cio in circuito aperto, l?organizzatore tenuto a richiedere preventivamente un provvedimento autorizzato alla pubblica autorit competente &per gare automobilistiche, al prefetto7 per competizioni nautiche, all?autorit marittima'. +n una sentenza della Cassazione .enale del +!(), il rilascio di tale autorizzazione risulta ininfluente in relazione all?accertamento di responsabilit civile o penale imputabile all?organizzatore per accadimento di danni conseguenti all?effettuazione di una manifestazione sportiva, in .uanto, in assenza dei suddetti eventi dannosi la mancanza di autorizzazione fa sorgere responsabilit esclusivamente ai fini contravvenzionali o amministrativi, n( il possesso dell?autorizzazione pu> esonerare lo stesso organizzatore da responsabilit o colpa alcuna per il mancato rispetto delle prescrizioni di pubblica sicurezza, dei regolamenti federali e di tutte le altre disposizioni. ,ileva in proposito la decisione della Corte d&appello di >ilano del +!*0 che individua anche la responsabilit della <ederazione sportiva competente. La Federazione Italiana Sport 5;iaccio &F.I.S.5.' .uale organo del C.7.8.I. ha il compito istituzionale di vigilare sulla idoneit delle attrezzature sportive occorrenti per lo svolgimento della gara non solo ai fini sportivi ma anche dell?incolumit dei giocatori e dei terzi &spettatori'. La *.+.%.<. risponde per l?omesso controllo della pericolosit del campo di gioco in concorso con l?organizzatore. Ettenuta l?omologazione da parte della federazione sportiva competente, l?organizzatore sar tenuto alla regolare manutenzione dei luoghi e degli impianti per conservarli nelle medesime condizioni e per impedire che il loro eventuale degrado costituisca causa di danni per atleti spettatori e .ualsiasi altra persona. 6ra i compiti dell?organizzatore rientra l? obbligo a predisporre tutte le cautele necessarie ad evitare il verificarsi di incidenti o danni : dovranno .uindi essere innalzate transenne, predisposti cartelli segnaletici e manifesti informativi, oltre all?istituzione di idonei sistemi di protezione e sorveglianza. Aa rilevato a .uesto proposito che pu> configurarsi responsabilit civile per l?organizzatore anche e4 art. 2049 c.c. &padroni e committenti responsabili per danni di domestici e commessi', per condotta colposa degli ausiliari, dei collaboratori e di coloro che abbiano incarichi di vigilanza. <li strumenti tecnici utilizzati dai partecipanti ad una competizione sportiva devono essere conformi ai regolamenti federali e comun.ue efficienti e sicuri e tali da escludere il verificarsi di eventi dannosi. L?organizzatore tenuto anche a verificare la regolarit dei mezzi tecnici di propriet degli atleti: ma esente da responsabilit .ualora, nonostante l?accertata conformit, i dispositivi impiegati cagionino un danno all'atleta stesso o ai terzi per l?uso improprio che viene fatto di essi, o anche se l?atleta, con dolo, abbia eluso il controllo o sostituito il mezzo gi sottoposto alla prescritta verifica. Qualora gli atleti siano stati sottoposti a tutti i rituali accertamenti sanitari previsti dai regolamenti delle <ederazioni nazionali e siano risultati fisicamente idonei allo svolgimento della competizione sportiva, se sussistono ulteriori particolari obblighi per l?organizzatore, .uesti non risulta responsabile di eventuale effettiva idoneit fisica e atletica del partecipante. ,esta invece la responsabilit civile e penale dell?organizzatore di una competizione sportiva che, pur essendo a conoscenza delle precarie condizioni fisiche dell?atleta o del parere negativo rilasciato dal medico, consenta all?atleta di gareggiare.

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Evviamente sugli organizzatori di competizioni sportive incombe sempre l?obbligo del rispetto del principio del neminem laedere7 e maggiori cautele vanno impiegate nell?organizzazione di gare a cui partecipino anche atleti minorenni. on pu> essere invocato, ai fini di un esonero da responsabilit, il c.d. principio dell&assunzione del risc;io da parte dello spettatore. /i@ specificamente sussiste responsabilit contrattuale ed e4tracontrattuale dell'organizzatore di un incontro di calcio professionistico per i danni subiti da uno spettatore colpito da oggetti lanciati da parte di altri tifosi in quanto l'attivit di gestione di uno stadio di calcio costituisce attivit pericolosa in relazione alla sua stessa natura e per le caratteristiche dei mezzi adoperati. /er la %uprema Corte l?organizzatore responsabile ai sensi dell? art. 20)0 c.c. anche nel caso in cui il danno sia stato subito da un atleta che partecipava alla gara sportiva. el caso in cui la competizione coinvolga dei minori, la %uprema Corte ritiene gli istruttori # organizzatori responsabili ai sensi dell?art. 204* c.c., a meno che essi non dimostrino di non aver potuto impedire il fatto. +noltre, l'organizzatore di un torneo di calcio non responsabile per i danni subiti da un calciatore durante una partita a causa di un colpo ricevuto da un avversario, trattandosi di un evento prevedibile ma non prevenibile mediante l'osservanza dei regolamenti sportivi e delle altre regole della prudenza e diligenza. Aa infine osservato che le clausole di esonero che fre.uentemente gli organizzatore di manifestazioni sportive fanno sottoscrivere ai gareggianti e agli atleti partecipanti, nonch( agli spettatori al fine di sottrarsi da eventuali responsabilit, sono per la dottrina dominante affette da nullit9 assoluta, in .uanto la fattispecie rientra nell?ambito applicativo dell? art. +22! 2, co. C.c. &/D nullo qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la responsabilit del debitore per dolo o per colpa grave. D nullo altres$ qualsiasi patto preventivo di esonero o di limitazione di responsabilit per i casi in cui il fatto del debitore e dei suoi ausiliari costituisca violazione di obblighi derivanti da norme di ordine pubblico '. )nche le clausole di esonero contenute nei regolamenti sono prive di effetti nei confronti degli spettatori e dei terzi in genere. )ltra opinione rileva che anche le clausole di esonero eventualmente stampate sui biglietti di ingresso sono prive di effetto. )gli istruttori conferito un potere direttivo e di controllo, nell?ambito dell?attivit di insegnamento e di avviamento ad una pratica sportiva. ei confronti dei soggetti indicati, per i danni riportati dagli atleti e dagli allievi per comportamenti negligenti o imprudenti si configura responsabilit ai sensi degli artt. 204( e 204* c.c. Evviamente, la responsabilit sar tanto maggiore .uanto maggiore la pericolosit dello sport insegnato. +n caso di minore et dell?atleta, saranno proporzionalmente maggiori e pi@ ampie le misure prudenziali e le cautele poste in essere da istruttori e allenatori. La %uprema Corte ravvisa la responsabilit dell?organizzatore della competizione sportiva in caso di mancata osservanza, da parte degli istruttori, delle dovute e necessarie cautele al fine di evitare possibili danni al minore. )nche altre corti di merito individuano la responsabilit dell?istruttore e4 artt. 2043 e 204* in tutti i casi in cui l?evento dannoso sia oggettivamente e soggettivamente prevedibile, e venga agevolato dalla mancanza di cure e cautele da parte dello stesso. +n particolare, si ravvisa il ricorrere della previsione dell?art. 204* c.c., in .uanto essa impone a chi abbia in affidamento allievi con mansioni di insegnamento nei loro confronti, l'obbligo di vigilare non solo affinch: gli alunni stessi non abbiano ad arrecar danni a terzi, ma anche a che non abbiano a restar danneggiati da fatti o atti compiuti da essi medesimi, da loro coetanei o da altre persone. La %uprema Corte stabilisce i criteri per la valutazione dell?incidenza del caso fortuito: un evento dannoso non pu> dirsi fortuito .uando colui che chiamato a rispondere doveva e poteva comun.ue tenerne conto. L?accertamento essenziale riguarda la causalit del delitto commissivo mediante omissione, e4 art. 40 c.p.. +ndividuato il nesso di causalit interviene la valutazione della colpevolezza: il comportamento dell?istruttore viene esaminato alla luce di .uelli che sono i compiti dell? homo eiusdem condicionis, ossia di un istruttore responsabile che sia in grado di riconoscere le situazioni di pericolo e di individuare ed osservare le norme di comportamento stabilite nel caso specifico, per prevenire la lesione di beni giuridici.

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La prova di non aver potuto impedire il fatto che l?istruttore deve fornire in base all? art. 204* c.c. per eludere la presunzione di responsabilit non pu> basarsi sulla semplice dimostrazione dell?impossibilit di adottare in intervento correttivo utile ad evitare l?inizio della serie causale sfociata nella produzione del danno, ma deve estendersi alla dimostrazione di aver adottato preventivamente le misure organizzative o disciplinari idonee ad evitare una situazione di pericolo favorevole all?insorgere di detta serie causale. B opportuno accennare al caso di chiamata in giudizio, da parte di un atleta, del proprio sodalizio sportivo, per risarcimento del danno subito, in azione di gioco, da parte di un avversario. La decisione del /ribunale di 2ari del +!60, pur riconoscendo la sussistenza del rapporto di lavoro, cos8 come ormai recepito da dottrina e giurisprudenza, ne definisce la particolare specificit per la .uale tra le parti si originano solo rapporti di credito, mentre manca il fondamento per una .ualsiasi responsabilit della societ di appartenenza e4 art. 204! c.c. +nfatti la Corte esclude la culpa in vigilando, in .uanto per la peculiarit dell?attivit stessa .uesta poteva essere esercitata solo dall?arbitro della partita7 come pure esclude la culpa in eligendo, dato che notoriamente l?assunzione dei calciatori ha una disciplina propria che limita estremamente la possibilit di una libera scelta. /eraltro la Cassazione &Cass. n.$FG0""1' ritiene le societ sportive obbligate alla tutela della salute psicofisica degli atleti professionisti, e, in caso di inottemperanza, responsabili ai sensi degli artt. +2+* e 204! c.c. +n tal senso, anche la decisione della %uprema Corte: *ell'esercizio di attivit sportiva a livello professionistico, le societ sportive sono tenute a tutelare la salute degli atleti sia attraverso la prevenzione, sia attraverso la cura degli infortuni. ella medesima decisione la %uprema Corte ribadisce l?obbligo al risarcimento del danno e4 art. 20*( c.c.: 1ncombe sulla societ sportiva l'obbligo di risarcire i danni al calciatore professionista, che abbia subito un infortunio preceduto da altri dello stesso genere e dal quale sia derivata la totale inabilit al gioco del calcio, ove la societ dopo gli infortuni precedenti e prima dell'ultimo abbia chiesto ad un istituto di medicina dello sport l'accertamento e la certificazione dell'idoneit del calciatore all'attivit sportiva e l'istituto abbia accertato l'idoneit, perch: caduto in errore in seguito ad indicazioni incomplete fornite dalla societ. el caso di specie, la %uprema Corte afferma anche che precise disposizioni normative sanciscono tali doveri a carico delle societ sportive di appartenenza, e delle *ederazioni, con riguardo alle competizioni cui prendono parte le compagini nazionali. +noltre la medesima decisione ribadisce come la verifica delle condizioni fisiche del giocatore professionista deve essere in via continuativa operata dai sanitari della societ di calcio di appartenenza. Quindi la Corte ritiene opportuno aggiungere alcune precisazioni intorno alla individuazione degli obblighi incombenti sulle societ calcistiche a livello professionistico a tutela della salute dei propri atleti. L?ac.uisita consapevolezza che nell?esercizio dell?attivit sportiva a livello professionistico l?integrit psicofisica dell?atleta costituisce elemento predominante per il successo nelle competizioni ha portato negli ultimi anni le societ calcistiche professionistiche ad inserire nel proprio organico un sempre maggiore numero di persone &massaggiatore, medico sociale e, almeno per i grossi club, anche psicologo dello sport, specialista nell?alimentazione, ecc' addette tutte a tutelare la salute degli atleti. )l riguardo opportuno ricordare come la dottrina specialistica ed anche la giurisprudenza a fronte di eventi subiti dagli atleti in occasioni di competizioni sportive e per effetto di non diagnosticate anomalie fisiche abbiano fatto riferimento ai criteri generali fissati in relazione all?esercizio della professione sanitaria, con applicazione dei principi fissati dall? art. 2236 c.c. &responsabilit del prestatore d?opera' ed evidenziando come la prudenza e la diligenza non debbano mai difettare nel medico sportivo. %i anche sottolineato come la condotta del medico sportivo debba essere valutata con maggiore rigore di .uanto richiesto in relazione all?operato di un medico generico. La Cassazione stabilisce che compito del giudice stabilire in che misura abbiano influito sull'errore diagnostico e sulla verificazione dell'evento lesivo, le false informazioni rese dagli atleti, o dai loro allenatori, per il timore di vedere interrotte la fonte di lauti guadagni e l'agognata aspettativa di successi e notoriet. Circostanze .ueste che devono indurre gli operatori sportivi a ;diagnosticare; anche la

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dissimulazione dell?atleta ed ad accertare le sue effettive condizioni e le eventuali controindicazioni. %ul piano poi della individuazione dei soggetti responsabili degli eventi lesivi subiti dall?atleta, per carenza dei necessari accertamenti sanitari eGo per errori nelle diagnosi e nelle terapie prescritte, si evidenziato in dottrina come le societ sportive &o la *ederazione ove si tratti di sinistri accaduti nello svolgimento delle competizioni di s.uadre nazionali' possano essere chiamate a rispondere alla stregua dell?art. 204! &responsabilit dei committenti per fatti illeciti dei loro commessi' e come le suddette societ nella sfera contrattuale possano essere assoggettate anche al disposto dell?art. +22* c.c. in base al .uale il debitore che, nell?adempimento dell?obbligazione, si avvale dell?opera di terzi tenuto a rispondere anche dei fatti dolosi o colposi di costoro. L?accertamento dello stato di salute dell?atleta va condotto a tutto campo sperimentando a fronte di situazioni dubbie tutte le pi@ aggiornate tecniche idonee a disvelarne l?effettiva condizione. ) tale riguardo, ogni disciplina sportiva che, come il calcio, rende fre.uente lo scontro fisico tra contendenti &'ass. n. #5E3!' giustifica una ampia operativit nel settore in oggetto del citato art. 20*( c.c. dovendosi le cautele a tutela della salute parametrare sulla pericolosit dell?attivit svolta dallo sportivo professionista, che deve essere controllato e seguito a livello medico con continuit per impedire la consumazione di eventi lesivi di particolare gravit e ad evitare sinanche la morte dell?atleta. L?art. ( della legge n. !+#+!*+ sul professionismo sportivo statuisce che l?attivit degli atleti svolta sotto il controllo medico secondo le modalit previste dalle federazioni sportive nazionali ed approvate dal =inistero della ,anit, istituendo una sc;eda sanitaria per ogni atleta, da aggiornare periodicamente e da custodire a cura della societ sportiva. +l d.m. +) marzo +!!) &in tema di tutela sanitaria degli sportivi professionisti' stabilisce: E che l'esercizio dell'attivit professionistica subordinata al possesso del certificato di idoneit che il medico sociale tenuto all'effettuazione periodica dei controlli ed accertamenti clinici previsti - che lo stesso professionista anche obbligato alla custodia personale della cartella clinica per l'intero periodo di rapporto di lavoro tra l'atleta e la societ sportiva. +ncombono sulle societ di appartenenza anche gli oneri riguardanti l?assicurazione obbligatoria a favore dei soli atleti professionisti. +nfine il /ribunale di 8apoli in una decisione del +!!6 ha negato la responsabilit della societ in una ipotesi di presunto danno ad un atleta per mancanza di tempestiva assistenza sanitaria a causa dell'assenza del medico sociale. Con appropriata definizione, autorevole dottrina definisce u%%iciale di gara l'individuo o il collegio di individui abilitati da una <ederazione a dirigere e controllare una competizione sportiva, a giudicare della sua regolarit e a risolvere le controversie proprie di tale competizione . L?ufficiale di gara o l?arbitro assicura il rispetto delle regole tecniche proprie di una competizione sportiva esercitando un proprio potere disciplinare. Cgli tutela l?integrit fisica degli atleti gareggianti, prevenendo o limitando il ricorso ad atti lesivi derivanti da un eccessivo e non corretto impegno agonistico. %ulla natura della funzione arbitrale, la giurisprudenza di merito ha a lungo considerato l?arbitro un pubblico ufficiale: si ricordano le decisioni dei tribunali di Ivrea del +!4! e di @elletri del +!((. +l giudice di merito fa riferimento all? art. 3)( c.p. &/sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa '. =a la dottrina divisa, mentre gli specialisti in materia di diritto sportivo sono favorevoli a .uesto riconoscimento. ,itiene il Collegio di affrontare il problema risalendo a principi fondamentali di diritto pubblico. Quando l?art. 3)( c.p. tali considera i soggetti che esercitano una pubblica funzione legislativa, amministrativa e giudiziaria, necessario risalire alla determinazione della nozione di pubblica %unzione, nel caso, amministrativa. L?attivit pubblica amministrativa , secondo principi ormai ac.uisiti, .uella che, in sede esecutiva, permette allo %tato di raggiungere suoi fini istituzionali. La moderna dottrina pubblicistica ha distinto tra fini essenziali dello ,tato e fini accessori: ritiene il Collegio che non pu. in alcun modo escludersi che l'attivit sportiva sia da ascrivere tra i fini certamente rilevanti dello ,tato. 6ali fini lo %tato raggiunge prevalentemente a mezzo di una organizzazione pubblicisticamente rilevante, che trova la sua massima espressione in un ente pubblico autarchico parastatale, che

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il C.7.8.I., e trova un diretto controllo in un organo al vertice della /.). &il >inistero dello Sport e dello Spettacolo' e in un organo di <overno &il relativo >inistro'. <li organi degli enti pubblici esplicano una pubblica funzione. ) tale conclusione giunta la decisione del +!(4 della Corte di Cassazione, sul ricorso )mato, .uando ha affermato: 1 comitati regionali della <ederazione 1taliana +tletica 2esante F<.1.+.2.0 hanno natura giuridica di enti pubblici. 2ertanto, il 2residente di tali comitati pubblico ufficiale. +l collegio conclude: l'arbitro non pu. considerarsi un semplice tecnico incaricato di decidere le sorti di un privato incontro sportivo, ma esercente un'attivit di pubblico interesse, la quale - siccome delegatagli da un ente pubblico attraverso i suoi organi di categoria F'.-.*.1. attraverso Lega 'alcio e organi collegati0 - costituisce una pubblica funzione ed quindi pubblico ufficiale. on pu> condividersi l?opinione espressa in alcune pronunce, con la .uale si sostenuto che l?arbitro regola una controversia inter privatos &.uali sono le societ calcistiche', perch( l?arbitro applica la volont dell?ente pubblico &C.E. .+. e collegata *ederazione <ioco Calcio'. L?orientamento della giurisprudenza di merito ribadito in successive decisioni, tra le .uali notoriamente rileva .uella della .retura di Castel%ranco @eneto del +!*). +n proposito il pretore osserva .uanto segue. +l dato normativo cui deve farsi riferimento per la risoluzione del .uesito costituito dall? art. 3)( c.p. Csso recita testualmente: +gli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali> 60 gli impiegati dello ,tato o di altro ente pubblico che esercitano, permanentemente o temporaneamente una pubblica funzione legislativa, amministrativa o giudiziaria %0 ogni altra persona che esercita, permanentemente o temporaneamente, gratuitamente o con retribuzione, volontariamente o per obbligo, una pubblica funzione legislativa, amministrativa o giudiziaria. Eccorre .uindi accertare: 2' cosa si intende per funzione pubblica amministrativa7 0' se l?attivit svolta dall?arbitro federale possa costituire funzione pubblica amministrativa. %econdo la norma predetta la funzione esercitata che fa il pubblico ufficiale e non la .ualificazione dell?agente a fare pubblica la funzione esercitata. %cendendo all?esame dei due punti del .uesito, per il significato di funzione pubblica amministrativa si rileva che il termine funzione ha il significato di potere vincolato o attivit finalizzata. 6ale funzione pu> svolgersi nel campo privatistico o in .uello pubblico. La distinzione posa sulla diversa rilevanza dei fini e degli obiettivi perseguiti. +n altri termini, pubblico .uell?interesse che lo %tato riconosce come tale, e di conseguenza pubblica la funzione che tende alla realizzazione di tale interesse. 6ra le funzioni pubbliche enumerati dal numero 2 art. 3)( c.p. amministrativa quella che non n: legislativa n: giurisdizionale. La figura del pubblico ufficiale non va confusa con .uella del pubblico funzionario, che ha un ambito pi@ specifico ristretto, cui solo competono poteri di rappresentanza della pubblica amministrazione o la capacit a concorrere a formare o manifestare la volont stessa. +n conclusione funzione pubblica amministrativa .uella attivit non legislativa n( giudiziaria di .ualun.ue soggetto volta alla realizzazione di interessi riconosciuti dallo %tato come socialmente rilevanti e .uindi pubblici. Ci> stabilito, occorre ora verificare il secondo punto del .uesito e cio se l?attivit svolta dall?arbitro federale di calcio sia una attivit finalizzata alla realizzazione di interessi pubblici come sopra identificati. Questo pretore ritiene che sia impossibile giungere ad una negazione di tale effetto. B convincimento generale incontestato che lo sport costituisca un interesse socialmente rilevante come tale riconosciuto dallo %tato. La prova pi@ imponente di tale rilevanza data dalla esistenza di un apposito =inistero. L?interesse alla promozione e allo sviluppo dello sport, nonch( alla sua organizzazione e all?ordinato svolgimento delle sue manifestazioni interesse che lo %tato riconosce come socialmente rilevante e .uindi pubblico. -eve concludersi che la funzione arbitrale funzione pubblica amministrativa. e consegue che l?arbitro sicuramente pubblico ufficiale, ai sensi dell?art. 3)( c.p. n. 2. +n proposito da precisare che l?arbitro fa parte di un organismo complessivo di dimensione nazionale, strettamente collegato, al pi@ alto organismo sportivo nazionale: il Comitato 7limpico 8azionale Italiano, ente pubblico.

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*ormalmente, il collegamento si sviluppa nel seguente modo. Ergano del C.E. .+. la <ederazione 1taliana Aioco 'alcio. -etta federazione si articola a sua volta in vari settori. L? .I. . %ettore arbitrale un settore tecnico della *ederazione +taliana <ioco Calcio. La Cassazione ha riconosciuto natura di ente pubblico non solo alle *ederazioni azionali, ma anche ai loro comitati regionali e di conseguenza natura di pubblico ufficiale al /residente dei comitati regionali. <li arbitri sono selezionati, ammessi, formati, in.uadrati in ruoli ordinari, ruoli speciali e fuori .uadro ed infine controllati sulla base di precise norme regolamentari. on pu> .uindi definirsi l?arbitro un privato che risolve controversie tra privati7 se si tiene conto che egli: 2' non scelto dalle societ in gara7 0' non sceglie le gare da arbitrare7 1' non compensato dalle societ cui presterebbe i pretesi servigi7 ma obbedisce alla designazione effettuata dagli organi competenti del %ettore. +nfine, nella sua attivit, l?arbitro tenuto ad osservare e far osservare i regolamenti federali superiormente approvati, onde pu> concludersi che l?arbitro federale opera in nome e per conto dell?ente pubblico *ederazione azionale <ioco Calcio, di cui organo tecnico. )nche per tale motivo gli compete la .ualifica di pubblico ufficiale. %ostanzialmente il collegamento tra l?).+.). # settore arbitrale # e il C.E. .+. si sviluppa nel campo che, per antichissima regola, vale egregiamente a conferire natura pubblicistica ad ogni attivit: la spesa pubblica. 6utte le attivit sportive del /aese trovano il pi@ alto compendio nel C.E. .+. 6ale ente pubblico conferisce fondi dell?Crario alle varie *ederazioni sportive di cui composto sulla base di bilanci di previsione da .ueste presentati. <li stessi fondi sono poi variamente distribuiti dalle *ederazioni ai settori nelle .uali .uelle si articolano. <li stessi fondi che per tale via pervengono all?).+.). sono gestiti in forme predeterminate e controllate ai sensi del ,egolamento del %ettore arbitrale. Questa regolamentazione dell?uso dei fondi pubblici non pu> evidentemente essere priva di significato giuridico. C il significato che l?attivit di tali enti pubblici pubblica funzione e coloro che agiscono istituzionalmente in nome e per conto di tali enti pubblicamente finanziati, .uali appunto gli arbitri federali, sono pubblici funzionari. %i pu> osservare che sulla configurabilit dell?arbitro .uale pubblico ufficiale rileva, negli anni, opporsi alle decisioni del giudice di merito le massime della ,uprema 'orte che negli anni +!(+ e +!(3 negano di fatto all?arbitro federale tale funzione. el +!(+ e nel +!(3, la ,uprema 'orte conclude affermando che l'arbitro designato dalla <edercalcio a dirigere una partita non pu. essere considerato pubblico ufficiale. 6ra .ueste si inserisce la decisione della .retura di /rento che nega all?arbitro federale tale funzione. =a .uest?ultimo caso fa riferimento specifico anche alla natura di atto pubblico del referto arbitrale. La .ualit di pubblico ufficiale fa configurare il referto arbitrale, ai sensi e per gli effetti dell? art. 2(00 c.c., valere probatorio. +l pretore di 6rento osserva: il problema non quello di ritenere l'arbitro federale pubblico ufficiale o meno, attesa l'insussistenza dell'attitudine pubblicistica di colui che disciplina lo svolgimento di un'attivit socialmente utile, ma non di interesse pubblico. +nche quando volesse ritenersi che il referto arbitrale un atto pubblico, la giurisprudenza ritiene che il valore di piena prova dell'art. %G33 c.c. non si estende a quelle circostanze che si risolvono in apprezzamenti personali, in quanto non vi motivo di ritenere il pubblico ufficiale dotato di una percezione sensoriale di maggiore indiscutibilit di quella normalmente presente in ogni soggetto. Aa analizzato il tipo di responsabilit in cui l?arbitro di una competizione sportiva pu> incorrere: tale responsabilit si configura diversamente secondo le diverse tipologie dello sport praticato dai gareggianti. B opinione dominante in dottrina che l?arbitro nella direzione di una gara in cui o in seguito della .uale si siano verificati eventi dannosi abbia omesso di adottare i provvedimenti disciplinari eGo cautelativi previsti dai regolamenti, sia chiamato a rispondere penalmente e civilmente, anche a titolo di colpa concorrente, se la sua condotta omissiva ha avuto una efficacia causale nel concretizzarsi dell?evento dannoso. =aggiore si configura la responsabilit nel caso di sport ad alto rischio o a violenza necessaria come il pugilato: .ualora il direttore di gara ometta di adibire la necessaria vigilanza al fine di garantire che l?incontro si svolga sempre nella massima correttezza e non provvede ad interrompere la competizione .uando uno dei contendenti sia in condizioni di manifesta inferiorit fisica.

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6uttavia condivisibile l?autorevole opinione in base alla .uale, stante l?amplissima discrezionalit di carattere tecnico di cui gode l?arbitro, assai difficile e problematico sostenere la responsabilit del medesimo per un eventuale comportamento colposo, o per negligenza o imperizia nel corso della direzione di un incontro. e prova la decisione della Corte di ppello di 2ologna del +!*), intervenuta sul caso del decesso, in seguito a lesioni gravissime riportate nel combattimento per il titolo europeo di categoria, di un giovane pugile italiano. La Corte interviene riformulando la decisione del 9ribunale di ;ologna del 67#! che contestava all?arbitro francese ;aldeHron una condotta colposa, in .uanto avrebbe dovuto provocare l'interruzione del match prima del I.-., subito dopo il gancio sinistro subito dallo Jacopucci, che questi era in bal$a dell'avversario e non piB in grado di difendersi, lasciando intercorrere l'apprezzabile lasso di tempo di 6#-%3 secondi. +l tribunale riteneva che non potesse stabilirsi con certezza se fossero stati .uesti colpi precedenti oppure .uelli successivi a determinare la lesione cerebrale, causa della morte del pugile, non potendosi affermare in modo sicuro che l?interruzione del combattimento al momento su indicato avrebbe evitato la lesione. La Corte di )ppello concorda col 6ribunale di Lologna. Considerate le specifiche .ualit di LaldeMron &arbitro' e di ,occo &manager di Nacopucci', i prevenuti avrebbero dovuto prudenzialmente provocare l?interruzione dell?incontro dopo il gancio sinistro subito dallo Nacopucci, evitando la serie finale di colpi che determinarono l?atterramento. Lo spazio di tempo di 2$#0" secondi appare sufficiente a consentire di intervenire tempestivamente. Ci> in cui la corte non concorda col tribunale la conclusione alla .uale esso pervenuto dopo aver espresso il dubbio sul rapporto di causalit esistente fra la suddetta serie finale di colpi e la lesione cerebrale. +l dubbio senz?altro giustificato, attesi i colpi piuttosto duri ricevuti dal pugile italiano, colpi che potrebbero aver cagionato, ancor prima di .uelli finali, la lesione cerebrale di cui trattasi. 6rattasi di dubbio che si risolve in una mancanza di prova sulla causa che ha determinato l?evento. +nfatti si rientra nel caso della carenza di elementi per ritenere che siano stati i colpi finali provocare l?edema cerebrale in .uestione. +n definitiva, non essendo provato che l?evento sia stato conseguenza dell?omissione degli imputati, il ,occo e il LaldeMron vanno assolti con la formula perch( il fatto non sussiste. )ltra responsabilit pu> configurarsi per l?arbitro di una competizione sportiva nel caso di mancata verifica della conformit delle caratteristiche di strutture ed eventuali attrezzi &armi schermitori, tacchetti scarpe'. +l direttore di gara responsabile per non aver posto le preventive ispezioni e verifiche cautelari. ,ileva anche la responsabilit del direttore di gara riguardo al referto erroneo o intenzionalmente non veritiero. /arte della dottrina riconosce natura amministrativa a tale attivit certificativa e ritiene ammissibile un?azione di risarcimento da parte del danneggiato nei confronti dell?arbitro. el caso siano ravvisabili gli estremi della diffamazione potranno essere risarciti anche i danni morali. -?altro canto la giurisprudenza ha costantemente ribadito che configurandosi per l?arbitro, nella redazione del rapporto di gara l?esercizio di un diritto, tale redazione non comporta addebito di responsabilit e scrimina eventuali reati. Aiene introdotto il criterio del c.d. errore scusabile, che non costituisce titolo per pretendere dall?arbitro il ristoro dei danni conseguenti a una sospensione dall?attivit sportiva o all?espulsione di una s.uadra inflitte sulla base di un referto contenente una falsa rappresentazione della realt. +nfine, il direttore di gara pu> incorrere in una responsabilit di tipo disciplinare con conseguenti provvedimenti comminati dagli organi di giustizia sportiva .ualora pone in essere comportamenti tali da ledere i principi di lealt e probit sportiva o violi l?obbligo di tenere una condotta adeguata alla propria funzione. ell?e.uitazione la nozione di responsabilit assume una connotazione diversa rispetto alle altre attivit sportive. +nfatti, nella pratica dell?e.uitazione hanno grande incidenza l?indole e il comportamento dell?animale, definito oggetto animato e dotato di volont. ,ileva .uindi la concorrenza di due condotte: .uella del cavallo e .uella dell?uomo.

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/roprio sulla imprevedibilit delle reazioni dell?animale si basata l?opinione a lungo dominante nella giurisprudenza che ha .ualificato come pericolose tanto la pratica dell?e.uitazione che la gestione di un maneggio &sent. Cass. )34+#!*: costituiscono 'attivit pericolose' ai sensi dell'art. %353 c.c. non solo quelle che tali sono qualificate dalla legge di pubblica sicurezza o da altre leggi speciali, ma anche quelle che, per la loro stessa natura o per le caratteristiche dei mezzi adoperati, comportino la rilevante possibilit del verificarsi di un danno'. /eraltro i casi giurisprudenziali riguardano .uestioni di responsabilit per eventi dannosi verificatisi nella pratica non agonistica, nell?ambito delle scuole di e.uitazione. ,ileva la risalente decisione della Corte d& ppello di Catania che nel +!*2 osserva: la giurisprudenza della 'assazione ha piB volte affermato che il proprietario od il possessore di animali, il quale, oltre ad averne la custodia, li utilizzi per l'esercizio di un'attivit pericolosa, soggetto alla presunzione di responsabilit fissata dall'art. %353 c.c. 1n un infortunio accaduto ad un allievo durante un corso di equitazione ravvisabile una responsabilit del gestore, essendo tale attivit da qualificare come pericolosa ai sensi dell'art. %353 c.c.. 9lteriore contributo offerto dalla Corte d& ppello di .erugia, intervenuta sul caso di un?allieva che per la caduta occorsale durante una lezione di e.uitazione, aveva riportato gravissime lesioni. La Corte, ravvisando la duplice ipotesi di responsabilit contrattuale e responsabilit e4 art. %353 c.c., cos8 osserva: La concreta specie di causa agevolmente da inquadrare nel paradigma specifico della responsabilit e4 contractu, ovvero nello schema tipico della specifica responsabilit da fatto illecito e4 art. %353 c.c. a0 )uanto alla prima ipotesi pacifico il rapporto contrattuale intercorso tra l'attrice che ha seguito le lezioni a pagamento dell'istruttore a servizio del 'lub 1ppico e il 'lub medesimo, che, ha messo a disposizione dell'allieva amazzone le strutture, il cavallo e l'istruttore. 8ovendo poi trovare applicazione le regole generali degli artt. 6%6# e 66G& c.c., all'attrice incombeva unicamente dimostrare il fatto, operando la presunzione di colpa a carico del debitore che doveva fornire la prova liberatoria della non impunibilit del suo inadempimento, prova in alcun modo offerta dal convenuto appellato. b0 )uanto all'altra ipotesi prevista dall'art. %353 c.c. certo e difficilmente confutabile> 60 che costituisce attivit pericolosa, per sua natura intrinseca o per la natura dei mezzi adoperati, la gestione di una scuola di equitazione7 %0 che l'utilizzazione di animali per l'esercizio di un'attivit pericolosa come quella svolta dalla scuola di equitazione rileva la responsabilit di cui all'art. %353 c.c. !0 che, per vincere la presunzione di responsabilit a carico del gestore della scuola di equitazione, quest'ultimo deve fornire la prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno. La responsabilit del 'lub 1ppico sicura ed incontrovertibile> - nel primo caso, derivando dall'assoluto difetto della prova liberatoria gravante sul debitore contraente, prova rigorosa in tema di pratica equestere - nel secondo caso, scaturendo dalla carenza di prova circa l'adozione di tutte le misure idonee ad evitare il danno - ed in entrambi i casi sopra menzionati, mancando la prova dell'asserita condotta imprudente e distratta dell'allieva di cui, secondo il club ippico in via unica sarebbe riannodabile la caduta da cavallo. La suddetta decisione della Corte ribadita dal /ribunale di /erni nel +!!3, intervenuto sul caso in cui l?attore riportava lesioni gravi in seguito ad una caduta da cavallo dovuta alla rottura della staffa. +l Collegio osserva: La gestione di una scuola di equitazione pu. ritenersi ricadere nella fattispecie dell'art. %353 c.c. 2oich: l'art. %3537 c.c. stabilisce che un soggetto ivi previsto responsabile dei danni ove non riesca a provare di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno subito dal terzo, il gestore avrebbe dovuto dimostrare o il caso fortuito o la forza maggiore o il fatto del terzo, ovvero il fatto dello stesso danneggiato. =a questi si limitato ad asserire che la rottura della staffa sia imputabile al caso fortuito. + causa della pericolosit dell'attivit del cavalcare, il proprietario o gestore del maneggio deve mettere particolare cure nel controllo periodico delle staffe, le quali, sorreggendo il cavaliere, non dovrebbero mai usurarsi al punto da potersi spezzare. 8unque il convenuto responsabile dell'evento e delle sue conseguenze.

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+ntorno alla met degli anni ?3" rileva in giurisprudenza una attenzione maggiore alla .ulait del cavallerizzo. La 'orte di 'assazione giunge a distinguere tra l?equitazione praticata da un principiante e la presenza di un cavaliere esperto. /er la ,uprema 'orte , la gestione di un maneggio non di per s: attivit pericolosa, tale risultando solo in relazione alle capacit di colui che la pratica> dei danni verificatisi durante l'esercizio della stessa, il proprietario - gestore di un maneggio risponder e4 art. %353 c.c., se trattasi di cavaliere principiante o esperto mentre e4 art. %35% c.c. se trattasi di cavaliere esperto. Questo viene riproposto dalla ,uprema 'orte anche in una decisione +3*0#+!!4, mentre le 'orti di merito, come il /ribunale di @ercelli nel +!!6, stabiliscono che l?art. 20)0 c.c. trattasi di norma aperta, capace di regolare fattispecie nuove, scaturita da innovazioni tecniche e per le .uali non intervenga la legislazione speciale, ritenendo che l'attivit di equitazione svolta all'interno di un circolo ippico, alla presenza di un istruttore, con cavalli collaudati e addestrati ad essere montati da persone non esperte, in tracciati predeterminati e noti al cavallo e al cavaliere, da parte di persone che vengono portati a conoscenza delle regole fondamentali dell'equitazione, non possa in linea di principio essere annoverata tra le attivit pericolose di cui all'art. %353 c.c.. +nfine la ,uprema 'orte precisa che il giudizio di pericolosit dell'attivit, deve essere dato secondo una prognosi postuma, sulla base delle circostanze di fatto che si presentavano al momento stesso dell'esercizio dell'attivit. L?art. + della legge n. 3(6#2000 afferma al +, co. che l?attivit sportiva non pu. essere svolta con l'ausilio di tecniche, metodologie o sostanze di qualsiasi natura che possano mettere in pericolo l'integrit psico-fisica degli atleti. 6aluni sottolineano come la tutela disposta dalla legge citata vada oltre il semplice intento di preservare lo stato di salute degli sportivi: infatti al 2, co., il medesimo art. + estende l?abito dell?illecito alla somministrazione o assunzione di farmaci o sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, e all?adozione o sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche, e idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell'agonismo, al fine di alterare le prestazioni degli atleti. La l. 3(6#2000 rappresenta un momento fondamentale nella lotta ad un fenomeno che costituisce una delle piaghe sociali piB largamente diffuse oggi nel mondo. +l provvedimento legislativo funge per cos8 dire da spartiac.ue tra la disciplina precedente e una nuova visione nella strategia di lotta all?uso di sostanze dopanti. <li organismi sportivi, nella loro autonomia ordinamentale, hanno affrontato per tempo il problema che rilevava, in ambito internazionale, alle soglie degli anni ?3", con i casi dell? olimpionico 2en Bo;nson &23$$', dei calciatori .eruzzi e Carnevale &233"', di >aradona &2332', del pugile 5ian%ranco Rosi, della campionessa di salto in alto ntonella 2evilac'ua &2334'. +l C.E. .+. con il provvedimento 4*( del 22 Auglio +!** si era adeguato alle istruzioni del C.I.7., che forniva gli elenchi delle sostanze e dei trattamenti vietati, dettando una disciplina uniforme per tutte le federazioni sportive nazionali. e derivarono i primi provvedimenti avverso campioni e sodalizi deferiti in prima istanza, alla 'ommissione di disciplina federale, e, in appello, alla '.+.<. %uscitarono scalpore le prime decisioni della Commissione federale che, generando un insieme di precedenti ed integrando cos8 i codici di giustizia sportiva diedero origine ad una sorta di diritto giurisprudenziale. ,ileva la decisione della Commissione d& ppello Federale del 30 8ovembre +!!0, che, ai sensi degli artt. 32 e 34 del 'odice di giustizia sportiva della <.1.A.'. , allontan> per una anno dalle competizioni i gi citati calciatori 2eruzzi e 'arnevale, condannando la societ di appartenenza &).%. ,oma' ad una consistente ammenda &O 2F" milioni', perch( avevano assunto 'fentermina', sostanza vietata dal regolamento dei controlli antidoping dell'C.K.<.+. e compresa negli elenchi compilati a cura della <ederazione medico-sportiva italiana . + due calciatori avevano affermato, peraltro con alcune incongruenze circa il tempo di assunzione, di aver ingerito alcune capsule di un farmaco dimagrante, il lipopill, presente in casa 2eruzzi , al termine di un abbondante pranzo ivi consumato. La C.).*. respinge anche il ricorso dell?).%. ,oma relativo alla eccessivit della sanzione pecuniaria, osservando anche nella ricerca delle caratteristiche delle sostanze vietate non vi alcuna distinzione tra sostanze piB stimolanti o meno stimolanti. 2ertanto, sul piano del trattamento sanzionatorio, non ha alcuna influenza l'accertamento della maggiore o minore efficacia della 'fentermina' sulle capacit agonistiche dell'atleta.

0F

La 'ommissione conclude: il divieto di sostanze dopanti stato disposto, oltre che a tutela della salute dell'atleta, soprattutto dalla determinazione di una concreta difesa contro la slealt e la rettitudine sportiva. 1 tesserati, i tifosi, gli spettatori, tutti attendono che gli atleti gareggino con quella lealt attinente non solo alla dimensione materiale, ma soprattutto a quella morale. ell?ambito della responsabilit per doping, la pronuncia della 'ommissione d'+ppello federale ha ribadito la necessit dell?esistenza dell?intenzionalit e della volontariet del fatto commesso. ,ileva anche il richiamo alla buona fede, principio richiamato anche dall? art. ) del medical code emanato dal C.I.7. e recepito dal C.E. .+. e dal giudice federale, in base al .uale all?atleta in buona fede non possono essere irrogate sanzioni disciplinari per il solo fatto materiale della presenza di sostanze dopanti nei suoi li.uidi organici. 9n ruolo importante nella disciplina del doping sportivo ha svolto certamente il caso che vide protagonista il calciatore dell?).%. apoli >aradona, che aveva assunto cocaina in piccola .uantit, alcuni giorni prima della partita, per fatto proprio e non col fine specifico di migliorare le proprie prestazioni atletiche. L?organo di giustizia federale in .uesto caso sembra creare il diritto. L?atleta contesta nel suo ricorso l?interpretazione data dal giudice sportivo di primo grado dell? art. 32 del codice di giustizia sportiva che ha ritenuto punibile l?assunzione di sostanze proibite in s: e per s:, e senza che esse abbiano avuto l?effetto di modificare la prestazione sportiva. La Commissione federale ammette che essendo avvenuta l'assunzione della sostanza alcuni giorni prima della gara, e in lieve entit, da escludere il fine specifico di migliorare la prestazione atletica . +noltre rileva che: il vecchio testo dell'art. !% individuava l'azione vietata con la locuzione 'prima o durante la gara'. La nuova norma non contiene tale specificazione, e l'omissione non dovuta a una dimenticanza del legislatore sportivo, ma alla necessit di ampliare il campo di azione della normativa antidoping. on esatto ci> che si afferma nell?appello proposto che, essendo l?ingestione avvenuta non nell?immediatezza della gara, essa non sia punibile. +l riferimento alla gara non elemento essenziale per la sussistenza dell?infrazione disciplinare in esame. La sostanza rinvenuta in seguito alle analisi produce effetti euforizzanti e un forte senso di potenza fisica. /oich( l?art. + del codice di giustizia sportiva fa obbligo alle persone soggette all?osservanza delle norme federali di mantenere una condotta conforme ai principi sportivi della lealt, della probit e della rettitudine, l?art. 32 norma speciale rispetto a suddetto articolo perch( punisce la slealt consistita nell?uso di sostanze che mirano alla modifica della condizione dell?atleta. Casi eclatanti di doping si sono registrati anche in altre discipline sportive. + casi del pugile 5ian%ranco Rosi e della saltatrice ntonella 2evilac'ua furono al centro di accesi e laceranti dibattiti. +l giudice federale aveva afflitto due anni di sospensione, con revoca del titolo mondiale, al pugile italiano che, nel +!!), al termine di un incontro vittorioso, era risultato positivo al controllo antidoping. %ubito dopo il provvedimento, in seguito ad accertamenti effettuati dalla Commissione d?indagine, emerse che accanto alla responsabilit personale dell?atleta, sussisteva anche .uella dei terzi che lo avevano indotto a doparsi. La stessa Commissione del C.E. .+., in considerazione della collaborazione fornita dal pugile, proponeva la riduzione della sanzione alla met. +ntanto ,osi adiva il /. .R. del Aazio per ottenere l?annullamento della s.ualifica, ma il 9ribunale amministrativo rigettava il ricorso non ravvisando la propria competenza a decidere. +l Consiglio di Stato per> in seconda istanza accoglieva parzialmente il ricorso del ,osi e sospendeva l?efficacia del provvedimento, osservando che la posizione di interesse legittimo lesa deve trovare tutela necessariamente anche davanti all'autorit giudiziaria. +nvece nel caso 2evilac'ua la .rocura Federale della Federazione Italiana di tletica Aeggera, avendo accertato che l?atleta, risultata positiva, nel +!!6, a due controlli antidoping, il primo, effettuato al termine di una manifestazione preolimpica, l?altro operato durante i 'ampionato 1taliani +ssoluti di ;ologna , aveva assunto in perfetta buona fede dei prodotti terapeutici &efedrina e pseudoefedrina', non ritenne poter incolpare n( sanzionare l?atleta. -iversamente, la Federazione Internazionale di tletica Aeggera &+.).).*.', avvalendosi dell?autonomia riconosciuta alle federazioni internazionali, giudic> invece l?atleta colpevole, in base a proprio regolamento.

04

La Levilac.ua partecip> sub iudice ai <iochi Elimpici di )tlanta del 2334, con.uistando un brillante .uarto posto: ma a fine settembre la 'ommissione arbitrale della 1.+.+.< le inflisse la sanzione definitiva della squalifica di tre mesi, a decorrere dal secondo episodio di doping, cancellando di fatto tale risultato. Le vicende di cui sopra rilevano la contraddittoriet dei criteri e delle procedure adottati dalle varie *ederazioni internazionali in materia di doping. Questa diversit rileva anche la ,uprema 'orte in alcune decisioni: ,copo della l. "36E67#7 quello di evitare l'irruzione nel mondo dello sport delle attivit di gioco e di scommesse clandestine. *on rientra nella ipotesi di questa legge l'assunzione di sostanze droganti da parte dei corridori. 2ertanto non risponde il presidente della <ederazione sportiva che ometta di denunciare alla +.A. l'atleta che abbia assunto tali sostanze per migliorare le proprie prestazioni sportive. ,ileva ancora la diversit di nozioni tra illecito penale e illecito sportivo. L?illecito penale fonda la propria tassativit sul brocardo nullum crimen, nulla poena sine lege &nessun reato, nessuna pena senza legge', l?illecito sportivo sovente si allontana dal principio di tipicit: ne prova l?insieme delle norme del codice di giustizia sportiva e dei regolamenti delle varie federazioni, che solo in parte composto da norme precettive e da chiare disposizioni sanzionatorie, lasciando al giudice federale il compito di integrare .uelle indicazioni previsionali assai generiche con la scelta e la determinazione di una sanzione. +l legislatore sportivo si pone in contrasto con il legislatore dell?ordinamento statale, in cui vige l?esigenza della certezza del diritto e della tipicizzazione degli illeciti penali. +n primo luogo la giustizia sportiva ha superiori esigenze di abbreviare al massimo ogni procedimento, onde riaffermare l?autorit dell?istituzione e reintegrare l?ordine giuridico violato. e consegue la scelta di affidare al giudice sportivo il compito di creare diritto. )nche il 'onsiglio di ,tato ha riconosciuto la legittimit della scelta operata in tal senso dal legislatore sportivo. Aa osservato che le iniziative poste in essere dal C.E. .+. in ambito regolamentare e disciplinare non hanno inciso sulla gravit del problema, n( hanno contributo ad arginare la pratica del doping nell?attivit sportiva. /u> dirsi che oggi il fenomeno ha assunto proporzioni allarmanti. L?ordinamento giuridico italiano, gi nel +!)0 con la l. n. +0)), aveva affidato la tutela sanitaria delle attivit sportive alla <ederazione medico - sportiva italiana, affiliata al C.E. .+. +l medesimo provvedimento normativo, all?art. 3 e successivi stabiliva per gli aspiranti atleti un controllo sanitario obbligatorio e limiti relativi all?et e al sesso, fissando ammende pecuniarie in caso di inosservanza. +l Legislatore italiano riservava ad un organismo statale la facolt di disporre altrimenti affidando ad altro ente statale la tutela sanitaria in ambito sportivo. egli anni &(0, nel tentativo di contrastare il fenomeno del doping emergente in ambito sportivo, veniva promulgata la l. +0!!#+!(+, che si rivelava del tutto inadeguata, in .uanto affidava la lotta al fenomeno in discorso a semplici sanzioni pecuniarie. /eraltro la l. +0!!#+!(+ aveva previsto sanzioni per gli atleti partecipanti a competizioni sportive , per coloro che somministravano agli atleti sostanze proibite e per le societ o associazioni sportive di appartenenza. /er .ueste ultime la sanzione amministrativa risultava triplicata, cos8 come se si commetteva reato nei confronti dei minori di 2$ anni. + reati previsti da .uesta legge vennero depenalizzati con la successiva l. 6*!#+!*+. +n effetti agli inizi degli anni ?$" il problema del doping era diventato di esclusiva competenza dell?ordinamento sportivo. /eraltro, sul finire di .uegli anni, ci fu un intervento pi@ alto della storia del doping, la Convenzione di Strasburgo del 'onsiglio d'Kuropa, firmato il +6 novembre +!*!, ratificato in +talia solo nel +!!), con la l. )22#+!!). Questa Convenzione, oltre alla definizione del doping nello sport &art. 2: somministrazione agli sportivi o l'uso da parte di questi ultimi di classi farmacologiche di agenti di doping o di metodi di doping ', e soprattutto impegnava i /aesi sottoscrittori ad incoraggiare le organizzazioni internazionali e nazionali ad una lotta senza quartiere, elencando gli obiettivi della lotta stessa &art. ('. La dottrina sottolinea il valido contributo offerto dalla l. 3(6#2000, approvata dopo un lungo iter dal /arlamento +taliano, che coinvolge ed armonizza sia organismi statali che organismi sportivi, nella lotta al doping, superando l?autonomia ordinamentale di .uesti ultimi.

0!

Questa legge, sin dal +, co. dell?art. +, include tutte le tecniche, metodologie o sostanze di qualsiasi natura che possano mettere in pericolo l'integrit psicofisica degli atleti . +l doping, in .uesta legge, viene a costituire non solo l'assunzione di farmaci o sostanze , ma anche integratori alimentari e pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche. La l. 3(6#2000 indica con chiarezza che sono consentiti specifici trattamenti dettati dalla presnza di condizioni patologiche /documentate e certificate dal medico . +mpone la duplice condizione 2' che la sottoposizione ai trattamenti in questione sia attuata secondo le modalit e i dosaggi indicati 0' che la partecipazione dell'atleta sottoposto ad uno specifico trattamento ad una competizione sportiva /non metta in pericolo la sua integrit psicofisica. La legge integra agli artt. 2E* la risposta all?esigenza del controllo dei controllori, con l?istituzione della 'ommissione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attivit sportive, istituita presso il =inistero della ,anit. La suddette Commissione composta da due rappresentanti del =inistero della ,anit, uno dei 'uali con funzioni di presidente7 due rappresentanti del =inistero per i beni e le attivit culturali7 due rappresentanti della 'onferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome7 un rappresentante dell?1stituto superiore di sanit7 due rappresentanti del '.-.*.1.7 un rappresentante dei preparatori tecnici e degli allenatori7 un rappresentante degli atleti7 un tossicologo forense7 due medici specialisti di medicina dello sport7 un pediatra7 un patologo clinico7 un biochimico clinico7 un farmacologo clinico7 un rappresentante degli enti di promozione sportiva7 un esperto in legislazione farmaceutica. L?art. 6 al 4, co. obbliga i tesserati a dichiarare in modo esplicito la propria conoscenza dei regolamenti in materia di doping e l?accettazione delle norme in essi contenute. )ssai rilevante l?importanza dell?art. !, con il .uale vengono reintrodotte nell?ordinamento italiano disposizioni penali in materia di doping. La previsione normativa individua un triplice ordine di responsabilit, la prima delle .uali comprende molteplici categorie di soggetti, corrispondenti alla condotta di chi procura ad altri, somministra o comunque favorisce l'utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive. La seconda ipotesi di reato riguarda l?atleta che assume i suddetti farmaci o utilizza le suddette tecniche. La norma non precisa se detta condotta si riferisce in via esclusiva a prestazioni agonistiche o ricomprenda anche gli episodi relativi ai momenti di allenamento o a pratiche non agonistiche. L?orientamento della '.+.<. sembra integrare la disposizione. La norma non accenna alla eventuale assunzione in buona fede, ma automatica una integrazione interpretativa in tal senso, in .uanto la buona fede una clausola generale presente nel nostro ordinamento. L?art. ! della l. 3(6#2000 al 2, co. prevede dun.ue il reato di chi si sottopone a pratiche mediche, non giustificate dalle proprie condizioni psicofisiche, al fine di modificare le proprie prestazioni agonistiche. Le circostanze aggravanti, di cui al 3, co. dell?art. !, portano ad una maggiorazione della pena se dal fatto deriva un danno alla salute Fa0 , se la persona coinvolta nel doping un minore Fb0 , se l'illecito commesso da un dipendente o componente del '.-.*.1. , di una <ederazione, di una societ o di un'associazione riconosciuta Fc0. %e poi l?autore del reato esercita una professione sanitaria &medico, infermiere professionale' o da uno dei soggetti elencati al !@ co. lett. c0 andr incontro a pene accessorie .uali l?interdizione temporanea dall'esercizio della professione e l'interdizione permanente dagli uffici direttiva, oltre alla confisca dei farmaci e di .uant?altro utilizzato o predisposto per commettere il reato. +l (, co. dell?art. ! punisce chi commercia illegalmente farmaci e sostanze farmacologicamente o biologicamente attive. +n conclusione la l. 3(6#2000 ha segnato un momento notevole nell?abito della lotta all?illecito e della tutela di principi cardine del nostro ordinamento, con riferimento soprattutto all? art. 32 Cost. e

alla tutela della persona.

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