Sei sulla pagina 1di 17

Dall’ardesia ai pixel

Dall’ardesia ai pixel AUTORE SAMANTA PARISE
Dall’ardesia ai pixel AUTORE SAMANTA PARISE

AUTORE SAMANTA PARISE

1

Dall’ardesia ai pixel

1 Dall’ardesia ai pixel “L’apprendimento significativo è alla base dell’integrazione costruttiva di pensieri,

“L’apprendimento significativo è alla base dell’integrazione costruttiva di pensieri, sentimenti e azioni e induce all’empowerment finalizzato all’impegno e alla responsabilità” Joseph Novak

1.Excursus storico

Le tecnologie si stanno sviluppando con una velocità incredibile tanto da formare divari incolma- bili tra una generazione e l’altra. Il sistema scolastico, come principale agenzia formativa, si è trovato a fare i conti con nuovi modi di apprendere scoprendosi spesso impreparato. Lo sviluppo continuo delle nuove tecnolo- gie della comunicazione e dell’informazione, medium in grado di modificare i dispositivi cogniti- vi di chi li usa, ha determinato un’accelerazione nella trasformazione dei modelli conoscitivi e formativi tradizionali. Marc Prensky viene dagli Stati Uniti, ha scritto più di 60 saggi sull’educazione ed è famoso nel

mondo per aver coniato l’espressione “nativi digitali”, peraltro recentemente riveduta dallo stes-

so autore. [

]

Al 9° Convegno Erickson sulla Qualità dell’Integrazione scolastica e sociale a Rimini (8-10 no- vembre 2013) Marc Prensky ha chiuso il suo intervento con “Per innovare non serve trasformare, ma semplicemente adattarsi al mondo in cui noi e i nostri studenti viviamo.” Leggi l'articolo

italiani/ Convegno "uno,nessuno,centomila" La scuola digitale Pisa

Il termine immigranti digitali indica coloro che hanno vissuto il fenomeno della migrazione verso tecnologie informatiche, mentre con il temine nativi digitali o “millenials” ( The New Millenium Learner: Challenging our Views on ICT and Learning OCSE 2006) si identificano i ragazzi nati a partire dagli anni ‘80 che sono cresciuti nel mondo “tecnologico”, in ambiente popolato da me- dia digitali. La tecnologia per i nativi digitali appartiene al loro mondo mentre per gli immigranti si parla di integrati nel mondo digitale. Vi sono, comunque anche, coloro che devono ancora integrarsi e che non si integreranno mai. Gli immigranti, abituati a lavorare su carta e non sullo schermo, adattano i loro comportamenti

In ambito educativo, le di erenze tra digital natives e immigrants rappresentano un proble- ma da risolvere.

Anche gli insegnanti, in grande maggioranza “immigranti”, hanno di coltà a comunicare con gli studenti, a riconoscere e comprendere comportamenti e processi cognitivi nuovi e applicano, nella didattica e nella valutazione, criteri tradizionali che non prendono in consi- derazione le abilità necessarie per vivere in un “mondo digitale”.

I NEW MILLENIALS

I bambini nascono in un ambiente in cui le forme di comunicazione avvengono attraverso i multimedia e il computer. Il computer è interattivo ed ormai divenuto ”luogo” di socializ- zazione e parte integrante della vita dei giovani d’oggi.

Da anni si sta ripensando la scuola per i millenial cercando di integrare sempre più le tec- nologie digitali nell'ambiente di apprendimento in favore delle aspettative e delle abilità co- gnitive delle giovani generazioni.

Facciamo,ora, alcuni passi indietro per comprendere quando e perché sono state introdot-

te le nuove tecnologie nella scuola italiana.

Il primo progetto quadro, PSTD o “Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche”, conside-

rabile come il vero incipit delle politiche nazionali riferibili alle tecnologie didattiche, è data-

to

1997. Con questo provvedimento alle scuole sono arrivati fondi per finanziare l’acquisto

di

nuove tecnologie e per attuare corsi di formazione per gli insegnanti.

A Lisbona nel 2000 è stato varato “Il piano d’azione e-Europe” che è stato recepito in Ita- lia nel 2002, con la circolare 55 dando avvio ad una più dettagliata azione operativa che ha suddiviso per ambiti e competenze i contenuti e i percorsi ritenuti utili alla formazione dei docenti e al supporto all’apprendimento di studentesse e studenti . Con il programma ForTIC sono stati formati, con corsi in presenza e a distanza,circa 170.000 insegnanti.

Nel 2005 “Indire” ora Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica, ha av-

viato un’attività di formazione orientata alla Riforma Moratti poiché essa ha introdotto per

la prima volta nella programmazione le Tic come disciplina nella scuola primaria e secon-

daria di primo grado, auspicandone l’utilizzo in modo trasversale a tutte le discipline.

"(

)

lo sviluppo delle tecnologie multimediali e della alfabetizzazione nelle tecnologie, nel

pieno rispetto del principio del pluralismo delle soluzioni informatiche o erte dall'informa- zione tecnologica, al fine di incoraggiare e sviluppare le doti creative e collaborative degli

studenti (

)"

(art. 1, paragrafo 3, paragrafo 1, capoverso f).

Nellle indicazioni del Ministro Fioroni elaborate dalla commissione presieduta dal Prof. Mauro Ceruti dell’Università di Bergamo,viene riconosciuto ai media valore nel loro utilizzo nella scuola.

Nel capitolo "Cultura, scuola, persona" si fa riferimento al ruolo della scuola rispetto ai mezzi di comunicazione di massa e la commissione assume una posizione chiara,:

"Oggi l'apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche spesso non vi è bi- sogno dei contesti scolastici. Ma proprio per questo la scuola non può abdicare al compi- to di promuovere la capacità degli studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze, al fine di ridurre la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di caratterizzare la vita dei bambini e degli adolescenti.

(…) Il percorso formativo della disciplina dovrà di conseguenza riconoscere, valorizzare e ordinare l'insieme di conoscenze acquisite e di esperienze precedentemente realizzate dal- l'alunno nel campo espressivo e multimediale fuori dalla scuola, anche in modo frammenta- rio. La disciplina contribuisce così in modo rilevante a far sì che la scuola si apra al mon- do, portandola a confrontarsi criticamente con "la cultura giovanile" e con le nuove modali- tà di apprendimento proposte dalle tecnologie della comunicazione"

Nell’Agosto 2009 il Ministro Gemini introduce nelle scuole secondarie di I grado della LIM –Lavagna Interattiva Multimediale. Dal 2009 ad oggi sono passati ben quasi 4 anni e anco- ra le scuole italiane si stanno attrezzando di LIM e nuove tecnologie.

Molti Sforzi sono stati fatti ma non bastano.Il MIUR ha aperto anche piattaforme come

ma non bastano.Il MIUR ha aperto anche piattaforme come Cl@ssi 2.0 Scuoladigitale@2.0 Anche il Parlamento europeo
ma non bastano.Il MIUR ha aperto anche piattaforme come Cl@ssi 2.0 Scuoladigitale@2.0 Anche il Parlamento europeo

Anche il Parlamento europeo e il Consiglio nelle Raccomandazione 2006/962/CE, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente [Gazzet- ta u ciale L 394 del 30.12.2006, pag. 10] parlano di competenza digitale.

LE OTTO COMPETENZE CHIAVE

Otto sono le competenze chiave raccomandate dal Parlamento Europeo nell' ormai lonta- no 2006, fra le otto vi è "La competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimesti- chezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa implica abilità di base nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, pre- sentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet.”

Dal 2010 in poi i vari ministri hanno emanato vari decreti e bandi per implementare le scuo- le di nuovi midia come LIM,TAblet e quant’altro.Non ultimo il decreto relativo ai libri digitali.

Il decreto D.M. n. 781 del 27/09/2013 contiene, nel suo allegato, anche linee guida sul li- bro del futuro che dovrà essere sempre meno di carta, ma, soprattutto, fruibile su tutti i supporti digitali (tablet, pc, lavagne interattive di produttori diversi), in modo da lasciare la massima libertà nell’acquisto a famiglie e insegnanti.

E GLI INSEGNANTI?

Ma gli insegnanti si stanno ponendo il problema di come di far acquisire ai propri alunni la competenza digitale?

il docente per farla acquisire dovrebbe:

possederla

disporre di strumenti adeguati (pc,tablet, LIM, web,wifi.)

praticare un insegnamento transdisciplinare (la conoscenza non è divisa in compartimenti stagni)

aprire la classe al mondo o meglio portare il mondo in classe attraverso il web.

Tutto ciò però si scontra con la mancanza di strumenti (molte scuole ancora non hanno

internet,pc,tablet,Lim

gitale.

)e

inoltre i docenti non sono stati formati ad un uso didattico del di-

in Italia si discute ora sull'alfabetizzazione digitale mentre nel resto del mondo si è supera- ta da digital literacy http://it.wikipedia.org/wiki/Alfabetizzazione_digitale si è passati a una definizione del concetto di Transliteracy.

si è passati a una definizione del concetto di Transliteracy. http://www.youtube.com/watch?v=sk4Cw8vrDuM 8

Questo termine definisce la caratteristica dell'alfabeta del 21° secolo cioè colui che pos- siede la capacità di acquisire e rappresentare la conoscenza attraverso di erenti media contemporaneamente. La competenza digitale non va considerata (e insegnata) a parte, ma dev'essere integrata con le altre, in particolare con quella testuale e visiva, si parla in- fatti di competenze plurime.

testuale e visiva, si parla in- fatti di competenze plurime. L’analfabeta del 21° secolo non sarà

L’analfabeta del 21° secolo non sarà più colui che non sa leggere e scrivere, ma chi non è capace di interagire con una varietà di piattaforme, strumenti e media attraverso la scrittura, la stampa, la TV,i social network e ogni tipo di stru- mento digitale.

La società è cambiata e sono cambiati gli strumenti che ogni persona usa quotidianamen- te, ma la scuola? Dov'è rimasta la nostra scuola?

Oggi ai nostri ragazzi va innanzitutto insegnata l’abilità di muoversi da un media all’al- tro,di applicare strategie di ricerca e caci ma questa non è competenza digitale. Una competenza a sé stante o a data solo ad alcune discipline non può definirsi tale.Tutti i docenti devono condividerne la responsabilità.

E infine ricordando John Dewey

:“If we teach today’s student as we taught yesterday’s, we rob them of tomorrow”.

Trad: “come posso dare credito alle sue informazioni se usa una tecnologia così data- ta?”

Trad: “come posso dare credito alle sue informazioni se usa una tecnologia così data- ta?” © 2007 Randy Glasbergen

Gli studenti vogliono più multimedialità e superfici interattive.Tablet, lavagne interattive

catturano l’attenzione e sintonizzano la classe su una medesima frequenza, quella del di- gitale parlando ai ragazzi con i loro stessi linguaggi, quei linguaggi di cui sono consuma- tori insaziabili nelle loro vite extra scolastiche e utilizzandoli per coinvolgerli in attività di- dattiche accattivanti. Come già accennato nell’introduzione il ragazzo di oggi è un digital native che è in grado

di portare avanti più azioni secondo un approccio non lineare e fortemente intessuto da

icone o comunque dal minor testo scritto possibile. Ragiona per spot, per video, per im- magini o audio,chatta e utilizza quotidianamente social network. In sintesi, media diversi prefigurano strategie cognitive distinte e noi insegnanti dobbiamo saperle utilizzare e insegnare ai ragazzi il loro corretto utilizzo.

Il pensiero pedagogico

Diversi sono gli studi che nell’ultimo decennio hanno analizzato i nuovi “modi” di insegna- re e di apprendere. Si sono costituiti essenzialmente due paradigmi:

·! un polo positivista ·! un polo ermeneutico/costruttivista.

A

questi paradigmi corrispondono tre teorie fondamentali: comportamentismo, cognitivi-

smo e costruttivismo.

polo positivista sostiene l’esistenza di una realtà esterna stabile, oggettiva e deconte- stualizzata, che si riconosce in una didattica di tipo comportamentista basata sul pas- saggio meccanico di conoscenze.

Il polo ermeneutico/costruttivista afferma che vi siano realtà molteplici, costruite social- mente, la cui conoscenza risulta complessa, contestualizzata. In tale prospettiva sono la comunicazione e il rigore argomentativo ad assumere un po- sto centrale nella didattica. La tesi di fondo del pensiero costruttivistico (Jonassen, 1994) è che le funzioni mentali superiori dell’uomo hanno un’origine spiccatamente sociale per poi interiorizzarsi. La conoscenza:

Il

-è costruzione attiva condivisa tra punti di vista, sempre e comunque soggettivi. -ha carattere “situato”, ancorato nel contesto concreto. -si svolge attraverso particolari forme di collaborazione e negoziazione sociale. Il costruttivismo segna il passaggio da un approccio oggettivistico, centrato sul contenu- to da apprendere, ad uno soggettivistico, centrato su chi apprende e sull’idea che ogni sapere è frutto della ricostruzione personale e delle proprie esperienze.

L’insegnante diviene il "facilitatore di processo" ponendo l’attenzione all’apprendimento attivo, alla collaborazione, all’apprendimento in contesto in modo da:

- costruire conoscenza e non riprodurla;

- rappresentare la naturale complessità del mondo reale;

- presentare compiti autentici (contestualizzare piuttosto che astrarre);

Conoscenza come costruzione attiva del soggetto, è un concetto presente in gran parte della ricerca di questo secolo. Dewey, Piaget e Vygotskij possono essere considerati co- struttivisti; del resto, secondo.

I modelli didattici di impronta costruttivistica:

a) mettono in risalto l’“ambiente di apprendimento” rispetto alla istruzione come sequenza

preordinabile. Non aboliscono la programmazione curricolare, ma spostano l’attenzione sul “contorno”, sulla varietà dei supporti e dispositivi collaterali, che si possono aancare all'alunno che apprende;

b) considerano un ambiente di apprendimento come un luogo virtuale d'incontro tra molte-

plici impalcature regolabili, attraverso giochi di mutua appropriazione;

c) vedono il processo didattico come non lineare bensì "emergente" e "ricorsivo";

d) pongono forte enfasi sul discente, sulla autodeterminazione del percorso e degli stessi obiettivi;

e) danno forte risalto alla molteplicità delle piste percorribili ed alla varietà prospettica con

cui si può vedere la conoscenza; f) si avvalgono sensibilmente di tecnologie, in particolare come amplificatori della comuni- cazione e cooperazione interpersonale.

Un ambiente di apprendimento nell'ottica costruttivistica può essere definito “un luogo in cui coloro che ap- prendono possono lavorare aiutandosi reciprocamente avvalendosi di una varietà di strumenti e risorse infor- mative in attività di apprendimento guidato o di problem solving” (Wilson, 1996, p.5). Atti Convegno OPPI “Costruire l’apprendimento-Costruire l’insegnamento” 30.09. 2002 Centro Congressi Ca- riplo, Milano

Insegnare nella tecnologia

A erma A.Calvani: ” La scuola ha insegnato la tecnologia, ha insegnato con la tecnologia,

oggi occorre porsi l’obiettivo di insegnare nella tecnologia.” Ossia:

1. Insegnare la tecnologia. Far acquisire competenza tecnica e consapevolezza.

2. Insegnare con la tecnologia. Sfruttare l’e etto motivante e le specifiche potenzialità.

3. Insegnare nella tecnologia. È l’ambiente in cui si sviluppano i processi di insegnamen-

to e apprendimento.

Quindi se l’apprendimento è un’attività sociale in cui i soggetti costruiscono il sapere attraverso un agire comune due sono i modi di interazione:

· Collaborative learning : modalità di apprendimento basata sulla valorizzazione della

collaborazione all'interno di un gruppo di alunni dove ognuno lavora su tutte le parti del compito complessivo.

· Cooperative learning: modalità di apprendimento che si basa sull'interazione all'inter-

no di un gruppo di allievi dove ciascun componente del gruppo esegue un compito specifi- co

LA LIM

LA LIM La LIM e le sue potenzialità Una lavagna è una superficie piana rigida di

La LIM e le sue potenzialità

Una lavagna è una superficie piana rigida

di ardesia usata come piano di scrittura. In

tutte le aule scolastiche si trova general- mente una lavagna, che serve all'insegnan-

te per illustrare le proprie spiegazioni alla

classe e agli studenti per scrivere durante

le interrogazioni. Le lavagne elettroniche

sono uno strumento alternativo, che po- trebbe sostituire le tradizionali lavagne in

ardesia. La lavagna interattiva multimedia- le è un dispositivo elettronico avente le di- mensioni di una tradizionale lavagna didat- tica, sul quale è possibile disegnare usan- do dei pennarelli virtuali.

“Un mouse gigantesco che permette al do- cente o allo studente di interagire con un dito, con la mano o con particolari pen- ne-stilo con i software presenti in un com- puter e proiettati sul panello della lavagna”

descrizione dello strumento fornita da Selena Clark, esperta in tecnologie didattiche.

Articolo pubblicato in http//www.teachertechnologies.com

Articolo pubblicato in http/ / www.teachertechnologies.com Siti utili usiamolalim.blogspot.com

Siti utili

http://www.youtube.com/user/lavagneinterattive