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Immigrazione e lavoro nero: un rapporto bilaterale

Il fenomeno migratorio non rappresenta, ormai da tempo, una novit per il nostro Paese eppure la sua puntuale quantificazione resta ancora un risultato da raggiungere. Alle grandi discussioni e dibattiti, spesso molto accesi, relativi ai principi di fondo che dovrebbero regolare lingresso nel nostro Paese dei cittadini stranieri (quote, non quote, riserve, accordi bilaterali) manca tuttora un riferimento preciso, non costretto a stime, che ncori la diatriba a numeri sufficientemente affidabili sui quali poggiare ragionamenti ed analisi. In particolare se dalla rilevazione degli stranieri presenti e/o residenti si vuol passare a quantificazioni appena un po precise sulla consistenza e la dinamica degli stranieri lavoratori le conoscenze e i dati disponibili sono ancora pi scarsi e insufficienti. Dalle statistiche ufficiali finora disponibili si deduce che: -il livello del sommerso economico in Italia senzaltro elevato. Secondo le stime disponibili relative al 2001, si evidenzia che in Italia gli occupati non regolari ammontano a pi di 3,4 milioni di unit, pari a poco meno del 15% delloccupazione totale nazionale. In termini di unit di lavoro, vale a dire di input di lavoro normalizzato secondo orari contrattuali standard, lIstat stima una quota di oltre 3,6 milioni di unit di lavoro irregolari, pari al 15% del totale. Questultimo il dato pi rilevante, in quanto sintetizza il volume complessivo di lavoro irregolare utilizzato nel sistema; -vi una sicura concentrazione territoriale delloccupazione sommersa: lirregolarit al Sud, misurata in termini di unit di lavoro, coinvolge circa il 23% delloccupazione totale; nel Nord Ovest e nel Nord Est siamo attorno all11% mentre il Centro risulta allineato alla media Italia (15%); -il fenomeno del sommerso interessa, seppur in forma diversa, tutti i settori economici. In termini relativi, a livello di grandi rami, senzaltro lagricoltura il settore che vede la maggior incidenza delle unit di lavoro irregolari, mentre il settore secondario risulta meno interessato dal fenomeno, che incide solo per l8%; in termini assoluti peraltro il settore ter ziario quello di maggior peso perch impiega in Italia il 72% del lavoro attribuibile al sommerso: ci legato sia alla presenza nel comparto di moltissime unit di piccole dimensioni sia allimmaterialit di molte prestazioni, ed entrambi questi aspetti rendono i controlli ancora pi problematici ed aleatori di quanto gi non lo siano per altre realt economiche. I pi colpiti da questo fenomeno sono appunto gli immigrati, sia regolari che irregolari. In Italia la disoccupazione continua ad aumentare, ma per gli immigrati presenti nel nostro paese il lavoro non manca, specie se in nero. Gli stranieri irregolari (422mila, dati Ismu), quelli senza un permesso di soggiorno, lavorano di pi e guadagnano di meno rispetto a chi ha i documenti in regola. E pi facile per loro trovare un impiego sottopagato, magari senza contratto e contributi e con turni pi pesanti. Lavorano di sabato (80%), di domenica (31,8%), di notte (38%) e guadagnano meno di 5 euro lora (il 40% ), in media il 12,4% in meno di chi in r egola (il 17% se donne). Sono questi i dati riportati nellindagine sicurezza, lavoro nero, immigrazione condotta dalleconomista Tito Boeri per la Fondazione Debenedetti e lUniversit Bocconi di Milano. Nellindagine di Boeri la percentuale degli immigrati irregolari che lavorano (90%)

supera quella dei regolari (oltre l80%). Nel 68,2% dei casi, chi non possiede i documenti soggetto a lavoro nero, diventando una risorsa per molti imprenditori privi di scrupoli. Maggiormente soggetti ad infortuni sono i lavoratori immigrati, che svolgono le attivit pi a rischio. "Gli immigrati irregolari continuano ad arrivare in Italia perch sanno che troveranno lavoro, anche se in nero", spiega l'economista. "D'altro canto molti datori di lavoro sanno che a loro possono chiedere turni pi pesanti pagandoli meno, mentre la probabilit di una sanzione molto bassa. E sanno anche che prima o poi arriver una sanatoria". Si spiega proprio con il lavoro nero, secondo Boeri, il dato relativo alle morti bianche, che aumentano fra gli stranieri (+8% dal 2005 al 2007) e calano fra gli italiani. Anche il presidente dell'INAIL, Marco Fabio Sartori, aveva rimarcato quest'anomalia durante la presentazione dell'ultimo rapporto infortunistico 2008. "L'incidenza infortunistica pi alta tra gli stranieri", ha detto Sartori, "perch questi lavoratori vengono spesso impiegati in settori pi a rischio, connotati da una forte componente manuale ma senza unadeguata formazione professionale. Nella Ue le principali categorie coinvolte nel lavoro irregolare sono per il 41% i disoccupati, per il 23% gli immigrati, per il 13% i lavoratori autonomi. In Italia, le cose cambiano: il 30% costituito da disoccupati, il 33% da immigrati, il 18% da lavoratori autonomi. Recentemente Giuseppe Roma, direttore dellautorevole Censis, in occasione di unaudizione presso la Commissione Lavoro della Camera, ha presentato una nota sulle nuove modalit e i nuovi rischi del lavoro sommerso in Italia e in Europa. Va detto, innanzi tutto, che il fenomeno non si presenta soltanto nel nostro Paese. Secondo unindagine di Eurobarometro della fine del 2007 nella Unione vi una presenza (peraltro sottostimata) di lavoro non dichiarato pari all11%. Mentre nella media europea sono i disoccupati a costituire le persone pi soggette allirregolarit nel mercato del lavoro, in Italia e, pi in generale, nei Paesi mediterranei sono gli immigrati la categoria pi a rischio. Perch si evade? La risposta prevalente che viene data a tale domanda, in Italia e nella Ue la seguente: le tasse e i contributi sono troppo elevati. Da notare, pure, che in Italia un 33% degli interessati risponde che manca il lavoro nel mercato regolare (questo vero sicuramente al Sud), mentre nella Ue fornisce questa risposta soltanto il 24%. Il Censis, poi, distingue tra differenti tipologie di sommerso. Tra sommerso dimpresa e sommerso di lavoro, da un lato; tra sommerso povero e strutturale (relegato nel Sud del Paese) e sommerso ricco che caratterizza il Nord e altre nazioni europee. Una nuova tipologia data dal sommerso capillare, un fenomeno pervasivo, molto ampio e diffuso, che riguarda una capillarit di comportamenti e di atteggiamenti di nuovi soggetti entrati nel mercato del lavoro. da un lato i giovani, dallaltro gli immigrati, i quali non sono pi soltanto dei lavoratori, ma anche dei titolari di vere e proprie imprese che a loro volta coinvolgono altri immigrati e si collocano nelle realt di sviluppo pi rallentato. In sostanza, il maggior peso che nel nostro Paese ha leconomia sommersa pu rappresentare un elemento attrattivo per un settore dellimmigrazione che non si pone lobiettivo di integrarsi, ma soltanto di guadagnare il pi possibile prima di far ritorno in patria.

Il lavoro irregolare, inoltre, si espande o si contrae a seconda dei cicli economici. Le ragioni di una cos elevata consistenza della quota di lavoratori immigrati in nero sul totale dei lavoratori non regolari riscontrati nelle visite ispettive pu trovare spiegazioni sia dal lato della domanda che dellofferta di lavoro. Per limmigrazione non regolare (immigrati senza permesso di soggiorno o con permesso di soggiorno scaduto) la via del lavoro sommerso lunica praticabile. Anzi, la presenza di uneconomia sommersa costituisce fattore di attrazione dellimmigrazione clandestina che per lappunto sopporta i costi (pagamenti ai trafficanti) e i rischi di un viaggio avventuroso sapendo che potr trovare lavoro una volta raggiunto il paese di destinazione. Sotto questo profilo, da pi parti si auspica un maggiore investimento di risorse per incrementare le verifiche ispettive negli ambienti di lavoro, proprio perch la lotta al lavoro nero considerata una misura pi efficace, rispetto alla sorveglianza delle frontiere, nel controllo dellimmigrazione clandestina. Il fenomeno del lavoro nero tra gli immigrati riguarda peraltro, come confermano i dati analitici ricavati dalle visite ispettive riportati nel prossimo paragrafo, anche i soggetti in regola con il permesso per i quali non ci sarebbe alcun motivo ostativo alla messa in regola. Dal lato della domanda le motivazioni del fenomeno vanno ricercate nel risparmio sul costo del lavoro e nei vantaggi extrafiscali connessi (licenziabilit, etc.): si tratta di ragioni valide a spiegare lesistenza del lavoro nero in generale e riscontrabili soprattutto in alcuni settori caratterizzati da bassa produttivit del lavoro e per i quali la produzione non pu essere trasferita nei Paesi in cui la disponibilit di manodopera maggiore e i costi del lavoro pi bassi. E il caso ad esempio delle attivit legate allagricoltura, al turismo, ai servizi alla persona e alledilizia, tutti settori in cui ampio il ricorso alla manodopera immigrata che, a sua volta, ha minor forza contrattuale dei lavoratori locali ed poco informata sulla normativa di tutela del lavoro. Dal lato dellofferta, pu essere lo stesso lavoratore immigrato regolare a preferire il lavoro in nero (non per forza dovendo subire unimposizione dal datore di lavoro), essendo interessato pi a massimizzare il guadagno immediato che non ad accumulare quello differito (e incerto) per il futuro. Lobiettivo di massimizzazione del guadagno dipende principalmente da due variabili: - la durata del progetto migratorio; - la presenza o meno della famiglia nel luogo di migrazione. Quanto pi limitato lorizzonte temporale di permanenza, tanto meno limmigrato interessato al salario differito e alle garanzie accessorie che non percepisce direttamente come moneta sonante e tanto pi disposto ad accettare un impiego in nero. In Italia la quota di migrazioni a carattere temporaneo senzaltro consistente. Del resto quasi tutte le presenze di immigrati sono legate a permessi di soggiorno di durata definita (prolungabili comunque a seguito di rinnovo), mentre rare sono le carte di soggiorno rilasciate che, come noto, hanno la peculiarit di essere a tempo indeterminato. Conferme sullesistenza del fenomeno di lavoratori immigrati regolari con il permesso ma non con la posizione contributiva, sono emerse dalle indagini qualitative svolte nellambito dellOsservatorio veneto su lavoro nero, elusione ed

evasione contributiva. Il lavoro delle donne immigrate presso le famiglie un lavoro per lo pi in nero e i controlli ispettivi in questi contesti sono assai rari. Si tratta non solo di donne immigrate senza famiglia (in particolare provenienti dai paesi dellest Europa) presenti in Italia in maniera irregolare o con visti turistici che non consentono un impiego regolare, ma anche di ricongiunte al marito che potrebbero lavorare regolarmente, ma che le condizioni di mercato relegano in posizioni di marginalit. In molte occasioni sono i lavori di breve durata offerti nelle piccole imprese e in occupazioni che richiedono nulla o scarsa specializzazione ad accrescere le fila del lavoro nero degli immigrati, siano essi regolari oppure no rispetto al permesso di soggiorno. La distanza dalla famiglia pu influire, come abbiamo visto, sulla preferenza per il lavoro in nero dellimmigrato regolare non solo per ragioni legate alla durata del progetto migratorio, ma anche perch il lavoro irregolare spesso associato alla notevole mobilit territoriale degli immigrati. E certo, in definitiva, che essere un immigrato regolare non implica essere un lavoratore in regola. Dal lato della domanda non ci sono differenze significative tra immigrati regolarmente presenti e italiani, anche se va rilevata una maggiore debolezza contrattuale dei primi accompagnata ad una maggiore richiesta di manodopera immigrata nei settori e nelle aziende in cui strutturalmente pi presente il lavoro nero. E anche pur vero che, come afferma Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA, Con la presenza del sommerso la profonda crisi che sta colpendo il paese ha effetti economici e sociali meno devastanti di quanto non dicano le statistiche ufficiali (La CGIA di Mestre ha rilevato infatti che nel sud dItalia il lavoro irregolare o in nero funziona da vero e proprio ammortizzatore sociale per la crisi), ma il lavoro nero spesso si trasforma in sfruttamento e riduzione in schiavit, senza poi dimenticare il rischio che corrono coloro che sono impiegati in nero per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro.

Come possiamo vedere dal grafico, il caso italiano emblematico sotto questo aspetto. Trascurando per il momento la distinzione tra lavoratori stranieri e nazionali, si possono osservare gli andamenti diametralmente opposti del rischio infortunistico (raffigurato dagli istogrammi) e del tasso di irregolarit dei lavoratori occupati (linea continua) : nelle regioni dove leconomia sommersa pi diffusa e coinvolge oltre il 20% della forza lavoro locale, si rilevano percentuali di infortunati (sul totale degli occupati) del 2-3%, mentre nelle regioni, come quelle settentrionali, dove il ricorso al sommerso nettamente pi circoscritto, il rischio infortunistico raddoppia per i lavoratori nazionali ed addirittura triplicato per quelli stranieri. Purtroppo, siamo ben lontani dallaver messo in luce un carattere progressivo del ricorso allirregolarit, ovvero una sua presunta capacit di ridurre sensibilmente il numero di infortuni. Sono molte, ed ovvie, le ragioni che spingono a credere che avvenga lesatto contrario, nel senso che al carattere di estrema precariet che caratterizza il sommerso debba necessariamente essere associato un incremento negli incidenti che coinvolgono i lavoratori. Ci che determina questo opposto andamento , piuttosto, la mancata denuncia allInail da parte dei lavoratori degli incidenti avvenuti nei luoghi di lavoro.

Bibliografia:
-Il lavoro nero degli immigrati. Una lettura delle divergenze tra regolarit amministrativa della presenza in Italia e regolarit contributiva del lavoro svolto (Bruno Anastasia, Stefania Bragato, Maurizio Rasera; febbraio 2004) - Infortuni sommersi (Francesco Fasani; articolo pubblicato su La Stampa il 10 maggio 2004, a pag. 20) -Lavoro nero: in Italia sono gli immigrati la categoria pi a rischio (Giuliano Cazzola, www.loccidentale.it, 21 settembre 2009) -Lavoro nero ed immigrazione: boom di irregolari (Silvia Dogliani, tratto da blog.panorama.it, 18 febbraio 2010) -Italia tra clandestini e lavoratori in nero (Giovanna Zincone, da La Repubblica del 7 dicembre 2000)