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UNIVERSIT CA FOSCARI DI VENEZIA

FACOLT DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE


CORSO DI LAUREA IN LINGUE E CULTURE DELLEURASIA E DEL MEDITERRANEO (LICEM)

GLI ISTROROMENI
PEGORARO GILBERTO (MAT. 792323)
ANNO ACCADEMICO 2006/07 SESSIONE ESTIVA

RELATORE: PROF. ALEKSANDER NAUMOW CORRELATORE: PROF. IOAN-AUREL POP

INDICE
1. Introduzione generale agli Istroromeni 1.1 Cicio no xe per barca 1.2 Chi sono? 1.3 Cici, Ciribiri, Vlahi, Rumeri, rimgliani, uscochi 1.4 Dove vivono? 1.5 Come parlano? 4 4 5 6 7 8

2. Geografia dellistroromania 2.1 Introduzione 2.2. Seiane: 2.2.1 Posizione geografica 2.2.2 Il carnevale 2.2.3 ejanski Zvonari 2.3. Valdarsa: 2.3.1 Valdarsa 2.3.2 Berdo/Briani 2.3.3 Gradigne 2.3.4 Letai 2.3.5 Grobenico 2.3.6 Villanova 2.3.7 Iessenovizza

9 9 10 10 11 11 12 12 13 14 14 15 15 16

3. Lingua degli Istroromeni 3.1 Dacoromeno, aromeno, meglenoromeno, istroromeno 3.2 Peculiarit fonetiche dell'istroromeno 3.3. Alfabeto istroromeno 3.4 Ruolo dominante del croato sul piano morfosintattico 3.5 Influsso italiano 3.6 Istroromeno e teoria delle lingue a contatto 3.7 Domini socio-culturali dellistroromeno 4. Storia degli Istroromeni 4.1 Fonti e ipotesu sullorigine degli Istroromeni 4.2 Prime testimonianze della presenza di Valacchi nei Balcani 4.3 Istroromeni ed Impero Asburgico 4.4 Il viaggio in Istria di Maiorescu 4.5 Il secolo XX: 4.5.1 Istria italiana 4.5.2 Italia, Romania ed Istroromania 4.5.3 Andrei Glavina e la nuova Istroromania 4.5.4 Seconda guerra mondiale ed esodo 4.6 Istroromeni, oggi 5. Considerazioni conclusive 6. Appunti di viaggio 6.1 Cltorie n Istria 6.2 Moje putovanje po Istri 6.3 Moje potovanje po Istri (in lingua romena) (in lingua croata) (in lingua slovena)

17 16 18 19 20 22 23 23 25 25 26 28 29 33 33 35 35 36 37 39 40 40 43 46 49 52

7. Piccolo album fotografico di Valdarsa 8 Bibliografia

1. INTRODUZIONE GENERALE AGLI ISTROROMENI


1.1. El cicio no xe per barca

Lo scopo di questa breve introduzione quello di presentare i tratti principali degli Istroromeni, della loro cultura e della loro tradizione. Come primo passo, potremmo prendere in considerazione un tradizionale detto triestino, secondo cui: el Cicio no xe per barca (il Cicio non per barca). Proprio questaffermazione ci fornisce due importanti informazioni per il nostro studio: Cicio uno dei tantissimi nomi che venivano dati a questa popolazione dellIstria settentrionale, Cici sono gli abitanti della Cicceria, la catena montuosa che collega lentroterra triestino al il Quarnero. No xe per barca, invece, fornisce unulteriore informazione su quale fosse, o meglio, su quale non fosse la principale attivit lavorativa di questi Cici. Come ricorda lo storico triestino Pietro Kandler, il cicio davasi soprattutto al trasporto del sale dallIstria marittima al Carnio1, nonch al trasporto del carbone, di doghe, prodotti di manufattoria in legno, lana, aceto. In realt, per, questespressione stata contraddetta da una serie di documenti, nei quali si afferma che essi lavoravano su navi italiane come fuochisti, attestano Trieste2. Nonostante questo, El cicio no xe per barca ormai radicato nella cultura e nei modi di dire della popolazione triestina, tanto da essere utilizzato oggigiorno ogni qualvolta si voglia denunciare una mancanza o
I cici in una litografia triestina

ed la

altri loro

documenti presenza

che come

lavoratori nei porti di Fiume e di

lincapacit di una persona nello svolgere una determinata attivit pratica.

1 2

www.decebal.it Curtis, 2007

In ultimo luogo, dobbiamo anche sottolineare che la connotazione di questo detto che, pur non essendo positiva, non di certo offensiva verso i cici, dal momento che spesso chi usa questespressione non sa a cosa realmente si riferisca.

1.2 Chi sono? Il primo interrogativo che ci si potrebbe porre dinnanzi al nome Cici Ma chi sono?. La domanda, molto semplice e diretta, ha una risposta altrettanto semplice e diretta, che per, come vedremo anche nelle parti successive, ricca di limitazioni: i Cici sono Istroromeni. La definizione, al fine di identificare questa popolazione in maniera approssimativa, ottima: unaggettivo composto, formato da istro-, che indica chiaramente lIstria, e romeno, che riconduce alla Romania. Potremmo quindi definire i Cici come Romeni che vivono in Istria? Approfondendo per lanalisi di questa parola, ci poniamo un interrogativo al quale non poi cos facile dare una risposta: I Cici sono dunque romeni? La parola stessa ci spingerebbe a rispondere affermativamente senza esitazione, ma se ponessimo la stessa domanda ad uno di questi Cici, con alta probabilit ci risponderebbe di aver sentito parlare qualche volta della Romania alla tv o dai racconti di estranei, ma di non sapere n dov n com. Come farebbe allora un romeno a non conoscere la sua patria? Daltro canto, dobbiamo tenere conto di unaltra caratteristica fondamentale della parola istroromeno: innanzitutto si tratta di una definizione del tutto artificiale, decisa da studiosi di storia e linguistica nel XVIII sec., in base soprattutto ad una classificazione di tipo linguistico, e sicuramente non nazionalistico o etnico. La definizione istroromeno dunque limitativa, ma non possiamo tuttavia dire che sia sbagliata a priori, anche perch in tal caso avremmo prove dellesatto contrario: tra la grande quantit di appellativi che venivano dati ai Cici, esiste anche quello di Rumeri3, utilizzato proprio dagli stessi, che senza alcun ombra di dubbio, collegato al romeno Romn, trasformatosi poi attraverso il fenomeno

Curtis 1992: 7

fonetico

del

rotacismo

(che

trasforma

il

fonema

/n/

in

/r/),

tipico

dellistroromeno.

1.3 Cici, Ciribiri, Vlahi, Rumeri, Rimgliani, Uscochi Rumeri, come detto, lappellativo che ci conferma lidea che tra la Romania e gli Istroromeni c molto di pi in comune di quanto loro stessi possano pensare; ma questo non lunico modo in cui venivano chiamati gli abitanti della Cicceria e della piana dellArsa: finora abbiamo parlato di Cici, una definizione che nasce nel XV secolo per indicare i Morlacchi provenienti dallisola di Veglia4, che per adesso definiamo come una popolazione di origine romena che si spostata sulle coste adriatiche. Allo stesso modo possiamo parlare di Ciribiri, per indicare gli Istroromeni che vivono lungo la Piana dellArsa, una definizione molto simpatica, perch nasce dallunione delle due parole istroromene cire e bire (stammi bene), utilizzate localmentecome saluto. Altra denominazione quella di Vlahi, termine molto pi generale, che va ad indicare tutte le popolazioni romanze in contesto slavo nellEuropa orientale: sono infatti Vlahi/Vlasi anche i membri della comunit romenofona in Vojvodina, cos come gli Aromeni, i Meglenoromeni ed i Macedoromeni. Meno diffusi, ma comunque attestati, sono gli appellativi Rimgliani e Uscochi; il primo fu coniato da Antonio Covaz nel XVII sec. nel suo Dei Rimgliani o Vlahi dIstria5, ed il secondo significa letteralmente profugo, e veniva utilizzato per indicare la popolazione che in contesto balcanico cercava di scappare alloffensiva turca nel XIV e XV sec.6

4 5

Curtis 1992: 8 Curtis 1992: 27-28 6 Curtis 1992: 8-9

1.4 Dove vivono? Al giorno doggi, gli Istroromeni vivono in uno spazio molto limitato rispetto a quello in cui vivevano in passato, a causa del loro ridotto numero, in continua diminuzione. Le aree in cui vivono queste popolazioni di parlata romanza sono principalmente due, come si pu notare dalla piantina:7 La prima zona si trova poco lontano da Fiume, sulle alture della Ciceria, e conta di lo pochissimi ejanski, gli chiamano parlanti come

stessi parlanti. Si tratta del piccolo villaggio di Seiane (ejane in croato e Jein in istroromeno), che conta poco pi di un centinaio di abitanti, e che si trova immerso, se non quasi isolato, tra i boschi ed i pascoli delle colline di pietra carsica. Una seconda zona, pi territorialmente

estesa, si trova ai piedi Istria. Le zone colorate (1a e 1b) corrispondono alle due aree in
cui listroromeno ancora parlato

del Monte Uka, sempre nelle vicinanze di Fiume e Abbazia, costituita da otto villaggi costruiti lungo la Piana dellArsa, un lago prosciugato e bonificato in epoca mussoliniana. Gli otto villaggi in questione sono: Valdarsa (cr. unjevica, istror. Susnievi), Villanova dArsa (cr. Nova Vas, istror. Noselo), Letai (cr. Letaj, istror. Letai), Iessenovizza / Frassineto (cr.
7

www.istrianet.org

Jesenovik,

istror.

Sucodru),

Costorciani

(cr.

Kostrani,

istrorom.

Costrcean), Grobenico (cr. Grobnik, istror. Grobenjco), Berdo (cr. Brdo, istror. Brdo) e Gradigne (cr. Gradinje) 1.5. Come parlano? Limpressione che si ha sentendo parlare gli Istroromeni veramente particolare: uno stranissimo dialetto, che sembra in certi momenti romeno, poi croato, sloveno ed ogni tanto assomiglia anche allitaliano. La radice romena di questa parlata innegabile, sia dal punto di vista sintattico, che semantico, ma allo stesso modo sono innegabili i fortissimi influssi esercitati dalle due lingue limitrofe, cio il croato (nella sua variante dialettale chiamata akavo) e lo sloveno (i cui influssi si sentono per soltanto presso Seiane). Uninfluenza significativa anche quella italiana, in particolare dei dialetti veneti ed istro-veneti. Listroromeno fa parte, assieme al meglenoromeno, ed allaromeno del gruppo linguistico romeno, dal quale si distanziato in epoca antica, dal momento che conserva tratti che sono stati persi nel dacoromeno (quello che viene chiamato comunemente romeno) ancora nei primi secoli dalla sua formazione. La conservazione di questa parlata in cos molti secoli quasi un mistero, vista anche la mancanza di una vera e propria tradizione scritta, o di una stabile istituzione di tutela, che avrebbe sicuramente dato modo agli Istroromeni di stabilizzare la propria cultura, o addirittura di crearne una nuova. Giusto per avere unidea iniziale di come sia questo dialetto, possiamo prendere in considerazione un piccolo passo tratto da una storiella istroromena8: ISTROROMENO
Ur om a fost siromh, na vut d lu feori mnca, i ce zmislit, che va ur feor ucide si che va d poid lu celi li.

ROMENO
Un om a fost foarte srac, n-a avut s dea dea de mncare la copii i ce s-a gndit, c va ucid un copil i c va da de mncare la ceiali.

ITALIANO
Un uomo era molto povero, e non aveva da dare da mangiare ai suoi figli, e cosa pens, di uccidere un figlio per sfamare gli altri. And nel bosco con la scure per tagliare la legna, con la quale avrebbe cucinato quel ragazzo che avrebbe ucciso per darlo da mangiare agli altri

Mes aw m boche cu secura, A mers n pdure cu securea che va tal lmne, cu Ca s taie lemne, cu care va ce va parie cela feor ce pregti uscisere Pe acel biat per care-l va ucide de da va d poid lu celi li. Ca s-l dea de mncare la ceiali

Curtis 1992: 29

2. GEOGRAFIA DELLISTROROMANIA9
2.1. Introduzione Abbiamo analizzato nel capitolo precedente quali siano le due zone in cui vivono attualmente gli Istroromeni. In realt, i luoghi che si riconducono alla cultura istroromena sono molto pi numerosi di quello che si possa credere: oltre a Seiane, Valdarsa e i piccoli villaggi attorno a questultima, possiamo trovare una moltitudine di piccoli paesi che nel loro nome nascondono parole istroromene, o presunte tali. Prima di tutto, uno dei maggiori centri interni dellIstria, Pinguente, deve forse qualcosa a Cici e Ciribiri, dal momento che il suo nome croato Buzet sembra derivare proprio dallistroromeno buze10,
Mappa dellIstria: le zone in grigio chiaro sono quelle in cui sono vissuti gli Istroromeni, mentre quelle in grigio scuro sono quelle in cui vivono tuttora Cicci (nord) e Ciribiri (a sud)

(labbra) che ha una forma omonima anche nel romeno standard. Inoltre vi un grande numero di piccoli villaggi chiamati Katun, che derivano proprio dal romeno Ctun11 (casolare), oppure Gradinje, che sembra derivare dal romeno grdina (giardino), cos come il quartiere triestino di Cattinara,

Parlariamo qui di Istroromania per intendere linsieme delle terre in cui si parla istroromeno; questa definizione inventata del tutto priva di una qualsiasi connotazione politica e/o nazionalista. 10 www.wikipedia.org 11 DEX 1998: 153

2.2. Seiane La prima delle due aree di cui ci occupiamo quella pi settentrionale, abitata dai cici, dove si trova il piccolo paese di Seiane, in istroromeno Jein ed in croato ejane, costruito su un poggio a destra della strada che dalla vicina Mune porta a Fiume. Labitato ha origini molto antiche, sembra che esistesse gi in epoca preromana, quando vi abitavano i Catali12. La storia successiva molto ricca, e vede Seiane prima sotto il dominio veneziano, poi austro-ungarico, italiano tra le due guerre, iugoslavo e, dal 1991 della Repubblica Croata. Sembra inoltre che larea si stata occupata a partire dal XVI secolo da pastori che provenivano dalla costa adriatica, e pi in particolare di pastori morlacchi, conservatori della tradizione e della lingua istroromena, assieme a pastori provenienti dalla Cettina e dal massiccio del Velebit.

2.2.1. Posizione geografica Seiane si trova in una posizione molto particolare, ad una ventina di chilometri circa da Fiume, immerso nei boschi della Cicceria, su di un altopiano che delimita la penisola istriana dalla sua parte settentrionale. Il piccolo paese sembra quasi nascosto dalla vegetazione, che ad un tratto si interrompe per far spazio a delle case in pietra a tetto spiovente, segno di un inverno sicuramente nevoso. Molte di esse sono abbandonate, perch, come in tutti molti paesi interni dellIstria, la maggior parte degli abitanti, soprattutto i giovani, sono emigrati verso i centri maggiori, in primis Fiume, Abbazia e Pola.
Scorcio di Seiane

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Antica popolazione che abitava la Cicceria e le zone limitrofe in epoca preromana e romana

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2.2.2. Il carnevale Ogni anno, assieme al vicino villaggio di Mune, Seiane organizza un Carnevale, grazie al quale il paese sembra quasi riprendere vita, con incredibili cortei di seianesi che indossano il tipico costume tradizionale dei Cici, composto da pantaloni bianchi con una banda scura, delle magliette a righe e dei particolari copricapo di nastri colorati, che scendono fino a terra. Ai fianchi i seianesi portano dei grandi campanacci che fanno riecheggiare il proprio suono in tutta la vallata circostante.13
Il carnevale di Seiane

2.2.3. ejanski zvonari Unaltra caratteristica peculiare della tradizione di Seiane sta proprio nella musica. Da molti anni oramai esiste un gruppo musicale, chiamato per lappunto ejanski Zvonari (i suonatori di Seiane), che unisce la tradizione antica a quella pi recente, grazie ad un ampio repertorio di canzoni popolari tradotte in istroromeno.

Una donna di Seiane nel costume tipico locale


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ejanski Zvonari

www.istro-romanian.net/news.html

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2.3. Valdarsa La seconda zona, abitata questa volta dai Ciribiri quella che si trova intorno al piccolo paese di Valdarsa/Susnievi. Oltre al piccolo capoluogo, si trovano in questarea i piccoli centri di Berdo/Briani, Gradigne, Letai, Grobenico, Villanova e Iassenovizze/Frassineto. Il territorio abbastanza brullo, e per la maggior parte disabitato. In inverno spesso soffia un forte vento di bora, ma in primavera la natura sembra rinascere grazie ai numerosi frutteti, che portano una grande quantit di colori a tutta la vallata. Tutta questarea, abitata soprattutto lungo i pendii del monte Uka, si trova ai lati di una grande pianura bonificata, disseminata di campi e case coloniche risalenti allepoca mussoliniana. Fino agli anni Venti vi sorgeva il Lago DArsa, per lo pi paludoso, che fu poi bonificato sia per motivi sanitari, dal momento che in allora cerano forti epidemie di malaria, sia per motivi politici, come esempio delle grandi opere effettuate dal governo fascista italiano.
La strada che costeggia la Piana dArsa, ai piedi del Monte Uka

2.3.1. Valdarsa Sotto le falde della Grisa, la parte terminale del bosco che scende lungo le pendici del monte Uka, si trova il villaggio di Valdarsa, il cui nome fu assegnato durante il ventennio fascista italiano, anche se era da sempre stato chiamata Susnievizza o Frascati dIstria, ora in croato unjevica, affiancato dai primi mesi del 2007 dallistroromeno Susnievi, come dallimmagine. Il paesaggio a prima vista piuttosto povero: per la maggior parte il paese disabitato, il territorio aspro, di natura calcarea, con rocce affioranti 12
Lingresso a Valdarsa

fra le quali crescono a stento piccoli arbusti, tormentati per la maggior parte dei periodi freddi dalla bora. Fu da sempre un paese strettamente agricolo, ed anche ora, escluso dai traffici turistici della vicina costa, non riesce a trovare uno slancio per il rinnovamento. Il villaggio si sviluppa lungo la strada che lo attraversa, che costeggia per una decina di chilometri la piana dellArsa, e che oramai priva di traffico, dal momento in cui stata costruita una nuova strada a scorrimento veloce dallaltro lato della piana. La chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, ed uno dei pochi edifici che sono stati restaurati negli ultimi anni (il restauro della chiesa risale al 1998). Tra i piccoli villaggi lungo la piana dellArsa, Valdarsa il principale centro: sede dellomonimo municipio nel periodo 1922-1945, ora possiede una piccola piazza, recentemente rinnovata affianco alla chiesa, con un piccolo monumento dedicato ai caduti croati durante il conflitto 1943-1945. Lunico ufficio postale della zona si trova proprio qui, di fianco alla chiesa, e sempre qui si trova anche una piccola scuola, ora sede distaccata di epi (che si trova dall'altro lato della piana), di fondamentale importanza durante il periodo fascista, proprio perch fu la prima e l'unica istituzione dove si insegnava l'istroromeno. 2.3.2. Berdo/Briani Poco lontano da Valdarsa, sul crinale della collina si trova la piccola Berdo/Briani (in istroromeno Brdo, in croato Brdo), ormai quasi del tutto disabitata, ma che sicuramente una volta aveva goduto di una certa importanza, vista la presenza di due chiese, un cimitero ed un grazioso campanile, visibile anche da Valdarsa. Arrivare in questo piccolo borgo, le cui case sono sparpagliate sui poggi e sui limiti dei canali torrentizi, non molto semplice, mancando della ogni stretta tipo di segnalazione stradina

asfaltata che collega il paese ai vicini villaggi, passando attraverso le case di Costerciani lormai abbandonata Stancovici.

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La vista che si ha da questo paese bellissima, perch questo domina da ogni lato le colline e le valli circostanti. Stando ai racconti, a Berdo vive solo un anziano signore, istroromeno, mentre tutti gli altri se ne sono andati gi da molti anni, chi negli anni cinquanta, chi durante il recente conflitto degli anni novanta14.

2.3.3. Gradigne Gradigne un piccolissimo gruppo di case sparse su un declivio, non lontano da Berdo. un luogo difficile da raggiungere, accessibile solo grazie ad un sentiero. La zona era abitata da Istroromeni fino al diciannovesimo secolo. Poi, per vari motivi, gli abitanti si sono spostati verso altri centri, lasciando posto alla
si possono vedere ancora in nomi dei villaggi di Gradigne (Gradinje), Letai (Letaj) e Grobenico (Grobnik)

popolazione di lingua croata che poi, viste le Una delle poche cartine geografiche in cui difficili vie di comunicazione con il territorio circostante, ha deciso di spostarsi pi a valle.

2.3.4. Letai Letai (in croato Letaj) si trova esattamente sul versante opposto della collina rispetto a Berdo. Non un centro vero e proprio, piuttosto una area abbastanza vasta, dove si trovano piccole abitazioni perse nella campagna. Il nome di questo paese ha origine in Letano, il nome di un castello eretto a scopo militare nella seconda met dell XI sec.
La piccola Chiesa di San Giorgio a Letai.

Al giorno doggi lintero paese sommerso nel verde, completamente disabitato.15

14 15

Feresini 1996: 14-15 Faresini 1996: 17-18

14

2.3.5. Grobenico Conosciuto anche come Grobenico dei Carnelli, in croato Grobnik, il piccolo paese abbastanza difficile da raggiungere, perch collegato agli altri paesi della Val DArsa da uno sterrato lungo cinque chilometri che inizia a est delle miniere di Tupgliacco (oggi Tupljak), lungo la valle del Possert, il torrente che i croati chiamano Vlaski (proprio per gli antichi abitanti che popolavano le sue sponde). Il piccolo paese formato da due decine di case contadine, tutte in pietra grigia darenaria, mezze diroccate e quasi completamente disabitate; ormai i pochi anziani che erano rimasti sono quasi tutti morti, ed i giovani hanno deciso di emigrare abbandonando il lavoro nei campi. Anche la piccola chiesa dedicata a San Michele si trova in uno stato piuttosto cattivo di conservazione, con un piccolo campanile ed un piccolo cimitero sul sagrato.16

2.3.6. Villanova Dopo tratta tre di paesi oramai in quasi croato completamente Nova Vas, in disabitati, finalmente ne troviamo uno abitato; si Villanova, istroromeno Noselo, tutti e tre nomi che diversi nella forma ma uguali nella semantica. (si tratta in tutti e tre i casi dellaggettivo Nuovo abbinato al sostantivo villa-, vas e selo, che significano villaggio). Secondo quanto dicono gli abitanti, il vero paese si trovava a sud, dove oggi sorge la chiesa, ma poi stato spostato, da probabilmente di dopo e la di bonifica del lago. Il paese abitato parlanti La istroromeno una con croato. chiesetta chiesa tipica
Ingresso a Nova Vas

istriana,

porticato

sorretto da piccole colonne e due


16

Faresini 1996: 15

Casa disabitata tra Valdarsa e Villanova

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sedili di fianco alla porta dingresso. Da qui spostandosi lungo la strada in direzione di Fianona, si pu iniziare a scorgere la linea ferroviaria, oramai utilizzata molto di rado, ma una volta molto attiva per la presenza di una miniera nellarea circostante. 2.3.7. Iessenovizza Superata Villanova dArsa, seguendo la piccola strada che costeggia la sponda orientale della piana dArsa, si sviluppa labitato di Iessenovizza, conosciuta odiernamente come Jesenovik o, in istroromeno, Sucodru, che significa letteralmente sotto il bosco montano. Le case di questo villaggio, poche e rade, sono state costruite su prati e pascoli ricavati da terreni calcarei spietrati nel corso dei
Iessenovizza/Jasenovik

secoli, e sui quali ancora oggi pascolano greggi di pecore.

Il paese in uno stato di conservazione decisamente pessimo, anche se ultimamente si trovano alcune nuove costruzioni, probabilmente appartenenti a persone che, dopo aver trovato fortuna in territori lontani, hanno deciso di costruirsi una casa di vacanza nel proprio paese dorigine. Il paese sembra essere uno dei pi antichi della Valle dArsa, visti i numerosi ritrovamenti di epoca romana (II sec. d.C.), compresa unara dedicata alla Mater magna deorum, ora conservata presso il museo di Pola17.

17

Faresini 1996: 20

16

3. LINGUA DEGLI ISTROROMENI


3.1. Dacoromeno, aromeno, meglenoromeno, istroromeno Uno dei problemi fondamentali per la linguistica storica romena quello di stabilire quale sia il momento in cui si sia formato il romeno standard, e soprattutto quale sia la sua struttura. Il stadio del romeno conseguente a quello che chiamato latinum circa romancium18 (il primo stato di differenziazione dalla lingua latina volgare), detto romn primitiv (protoromeno), risale al IX-X sec. d. C., e non vede alcuna differenza tra variante nord-danubiana e variante sud-danubiana. Si tratta perci di una lingua unitaria, senza alcuna differenza dialettale, o almeno nessuna di queste abbastanza rilevante per poter dar luogo ad una variante riconosciuta. Daltro canto, il Danubio non nel periodo in questione una frontiera linguistica, al contrario, offre possibilit di collegamenti tra le regioni del nord e quelle del sud, che perci non vedono, alcuna differenza linguistica. Levoluzione unitaria del romeno standard viene per interrotta intorno al IX-X sec. da quelle che dai linguisti vengono chiamate dislocazioni: alcuni gruppi di parlanti di protoromeno iniziano a spostarsi verso il sud della penisola balcanica, verso alcune zone della Macedonia e del Peloponneso. Si tratta di quelli che da questo momento in poi sono chiamati Aromeni (Aromni). Allo stesso tempo, un altro grande numero di Protoromeni inizia a muoversi verso settentrione, arrivando nella zona che corrisponde bene o male allattuale Romania, ed in questo caso parliamo di Dacoromeni (Dacoromni), i padri della lingua romena. Successivamente, alcuni di questi Dacoromeni che abitavano le zone della Moesia Superior migrano verso meridione, fino ad arrivare in Tessaglia, dando origine al gruppo dei Macedoromeni (Macedoromni). Anche in quesultimo caso le teorie sono diverse: c chi si trova in accordo con la tesi qui riportata, e chi invece ritiene che i Macedoromeni siano parte di quel gruppo di romeni rimasti a sud del Danubio. Quasi contemporaneamente ad Aromeni e Macedoromeni, altri due gruppi di popolazioni iniziano a spostarsi allinterno della penisola balcanica, pi
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Niculescu 1980: 59

17

precisamente quelli che successivamente sono chiamati Meglenoromeni (che si stabiliscono nella regione della Grecia chiamata Meglen) ed Istroromeni, la cui storia, complessa e particolare, verr analizzata nel prossimo capitolo. Prima di queste dislocazioni erano per gi avvenuti nel protoromeno alcuni fenomeni, che sono poi ritrovabili in ciascuna delle sue varianti: la dittongazione condizionata di e ed o toniche: lat. cera, dacor. e istror. cear la chiusura del timbro di o: Lat. tenerus > dacor. Tnr, istror. tirer la nascita del fonema // rappresentato oggi dal grafema romeno : lat. camisia > dacor. cm, istror. cme /chemea la palatalizzazione e la sibilazione delle conosonanti latine k, g, t davanti alle vocali e ed i: lat. ficior > dacorom. fecior, istrorom. feor leliminazione del latino l ed n davanti ad e e i la creazione del fonema //, reso poi graficamente in : lat. scio > dacor. e istror. tiu.19 3.2. Peculiarit fonetiche dellistroromeno La prima caratteristica fondamentale di questo dialetto, dal punto di vista fonetico, e, trascurando per il momento gli influssi esterni, lesistenza del fonema al posto di a. Ecco alcuni esempi20: Latino ASINUM MAREM ARDE Istroromeno SIR MRE RDE Romeno standard ASIN MARE ARDE Italiano ASINO MARE ARDE
(V. ARDERE)

Una seconda caratteristica fonetica dellistroromeno data dal fenomeno del rotacismo: esso comune anche alla variante dacoromena, che traforma il lat. sole(m) nel dacor. soare (istror. Sore). Esso per si applica ad una quantit di

19 20

Niculescu 1980: 60-69 Tabella adatata da Kovaec 1999: 134

18

vocaboli molto pi ampia, e va ad investire non solo il fonema /l/, ma anche /n/:21

Latino BENE CARBONEM FONTANAM22

Istroromeno BIRE CRBURE FONTR

Romeno standard BINE CRBUNE FNTN

Italiano BENE CARBONE FONTANA

Altro fenomeno fonetico tipico della parlata di cici e ciribiri la caduta di lquando si trova allinterno o alla fine di parola. Ad ogni modo, la pi grande quantit di fenomeni fonetici, e la stragrande maggioranza di mutamenti sul piano morfologico e sintattico sono dovuti al fortissimo influsso della lingua croata23, intervenuta nellistroromeno non tanto nella forma esteriore delle parole (nella fonetica), che ha conservato per quasi l80% del lessico la forma di origine latina protoromena (l82% a Seiane e il 77,4% nella Valle dArsa), quanto nella morfologia e nella sintassi. 3.3. Alfabeto istroromeno Nonostante il numero esiguo di parlanti, i linguisti romeni di fine Ottocento e del Novecento hanno tentato di stabilire una norma scritta per listroromeno, codificando un alfabeto formato da 7 (8 o 9) vocali e 25 consonanti, alle quali se ne sono aggiunte altre tre negli ultimi anni. Lalfabeto basato sullo standard romeno, e per questo motivo la pronuncia delle lettere pi o meno simile a quella romena. Le lettere aggiuntive che si trovano solo in questo dialetto sono , l e . Le ultime due lettere sono state adottate come esempio tratto dalla codifica delle altre due varianti balcaniche
21 22

Particolare dellunico cartello bilingue croato-istroromeno

Tabella adatata da Kovaec, 1999: 135 Indichiamo qui il termine in latino tardo, che, seppur derivando da questo, conserva sicuramente pi similitudini che il classico FONS (pi propriamente fonte) 23 Indichiamo da qui in poi la lingua croata, senza per volerci addentrare nel dibattito linguistico-politico che riguarda la lingua serbo-croata.

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del romeno, laromeno ed il meglenoromeno, mentre la prima non riconducile ad alcun suono di altre lingue. Ecco dunque unelenco dei segni particolari dellistroromeno: ,, [w], simile al suono ua- dellitaliano guardare, possibile talvolta vederlo scritto come , (come ad esempio, sullunico cartello stradale in istroromeno allingresso di Valdarsa); , esattamente uguale al corrispondente romeno, come la e nellinglese earth; , oppure ,, esattamente come in romeno; L, l che corrisponde al fonema [], presente in italiano nella gl- come in aglio; , , corrispondente a [], il suono gn- dellitaliano gnocchi

3.4. Ruolo predominante del croato sul piano morfosintattico Fin dalle epoche pi remote, tutte le zone in cui si parla e si parlava istroromeno sono state fortemente influenzate dalla lingua parlata nelle zone circostanti: il croato akavo. Il bilinguismo prostratosi per lunghissimo tempo, in alcuni periodi obbligatorio, e il corrispettivo uso limitato dellistroromeno relegato alluso puramente familiare fa s che il croato eserciti un fortissimo influsso sulla struttura morfologica di questo dialetto romanzo. Dal punto di vista morfologico, i fenomeni che hanno alterato la struttura morfologica dellistroromeno sono due: 1. Laspetto verbale: a differenza delle lingue romanze, in cui laspetto verbale non viene obbligatoriamente espresso grammaticalmente come valore lessicale, nelle lingue slave invece in ogni singola forma verbale lazione deve manifestarsi esplicitamente come duratura o finita. Listroromeno, in quanto parlata romanza, non conosce laspetto verbale come categoria grammaticale obbligatoria, ma visto il persistente bilinguismo obbligatorio, Cici e Ciribiri hanno preso in prestito centinaia di verbi dal croato, e con il passare del tempo hanno iniziato ad isolare i morfemi che esprimono proprio laspetto verbale, applicandoli poi ai verbi della propria lingua. 20

Seguono alcuni esempi, dove viene evidenziato il doppio aspetto perfettivo ed imperfettivo in croato ed in istroromeno, ma non in romeno ed in italiano24:

Croato IMP. PRESTI PERF. SPRESTI IMP. JESTI PERF. NAJESTI IMP. SKAKATI PERF. SKOITI IMP. PRESTI PERF. SPRESTI IMP. UITI PERF. NAUITI

Istroromeno IMP. PREDI PERF. SPREDI IMP. MKA PERF. NAMKA IMP. SCAKA PERF. SCOI IMP. TORE PERF. POTORE IMP. INVEA PERF. VEA

Romeno A TOARCE

Italiano FILARE

A MNCA

MANGIARE

A SLTA

SALTARE

A TOARCE

FILARE

A NVA

IMPARARE

Listroromeno dunque lunico idioma romanzo che, similmente alle lingue slave, esprime morfologicamente laspetto del verbo, modificando perci radicalmente la propria tipologia. 2. Il genere neutro: a differenza delle lingue romanze occidentali, tutti i dialetti romeni presentano dei sostantivi neutri, i quali si comportano al singolare come dei maschili ed al plurale come dei femminili (bra brae, braccio braccia)25. Il genere neutro in istroromeno invece si comporta in maniera diversa, sempre a causa del forte influsso croato, dove i sostantivi neutri terminano in o e richiedono la concordanza dellaggettivo. Ecco un paio di esempi:

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Tabella adatata da Kovaec, 1999: 135 Kovaec 1999: 134

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Istroromeno NEBO SELO

Croato NEBO SELO CER SAT

Romeno

Italiano CIELO VILLAGGIO

Derivano dal croato non solo semplici sostantivi o avverbi, ma anche intere locuzioni avverbiali, composte da preposizioni croate e dal sostantivo concretizzato nelle singole forme dei casi:26 Istroromeno i po svitu ave za veeru za mularu vl ave za merindu 3.5. Influsso italiano Sebbene linfluenza esercitata dalla lingua italiana sullistroromeno sia meno forte di quella del croato, questa non si ferma al semplice prestito di vocaboli, infatti in una prima fase i nomi maschili italiani venivano trasformati in istroromeno, facendo cadere la -o finale, che poi si ripresentata in una fase successiva. Grazie allinflusso dellitaliano durante il primo dopoguerra e un temporaneo blinguismo obbligato, listroromeno ha reso proprie alcune strutture tipiche dellitaliano, soprattutto nelle parlate pi meridionali, dove ci sono delle costruzioni passive che utilizzano il verbo venire, come accade in moltissime parlate italiane settentrionali: istroromeno: vca verit-a utise27 italiano: la vacca veniva uccisa Croato ii po svijetu imati za veeru uzeti za enu imati za ruak italiano andar per il mondo aver per cena prendere in moglie aver per pranzo/merenda

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Koavaec, 1999: 135 Kovaec 1999: 138

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Questultimo fenomeno non per del tutto provato, perch potrebbe provenire anche dalle lingue parlate gi precedentemente in tutta larea istriana, cio listroveneto e listrioto.

3.6. Istroromeno e teoria delle lingue a contatto Listroromeno particolarmente importante per la teoria delle lingue a contatto, perch dimostra che linflusso di una lingua su un'altra possibile in tutti i compartimenti linguistici. Un influsso cos forte anche dovuto al fatto che la lingua appartiene ad una piccolissima comunit, senza istituzioni proprie, che ha subito (e tuttora subisce) linfluenza di unaltra lingua, il croato, con un grande numero di parlanti e molte istituzioni. La lingua di Cici e Ciribiri, sebbene lessicalmente diversa dal croato, funziona come se fosse un suo dialetto, allo stesso modo in cui in passato funzionava come un dialetto veneto. comunque una verit quasi incredibile che questo idioma si sia conservato sul territorio dellIstria per oltre cinque secoli, senza che n il croato n litaliano riuscissero a soppiantarlo definitivamente. 3.7. Domini socio-culturali dellistroromeno Abbiamo evidenziato finora che lo status dellistroromeno come lingua sempre stato posto in secondo piano, in base ad un persistente bilinguismo, prima italiano-veneto e poi croato. Come si conservato dunque questidioma, e in quali ambiti riuscito a sopravvivere meglio? Per rispondere a questa domanda, possiamo considerare i seguenti domini socioculturali: lavoro, famiglia, amici, vicinato, villaggio, scuola, e chiesa28. Famiglia: il dominio in cui listroromeno sopravvive meglio, anche se spesso c un incoraggiamento alluso del croato come codice di

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Orbani, 1995

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comunicazione genitori-figli. Questi ultimi, tuttavia, manifestano unottima competenza passiva. Lavoro: nelle interazioni che si svolgono allinterno della comunit, listroromeno il codice preferito, in quanto legato alleconomia tradizionale, mentre nelle interazioni di lavoro che si svolgono al di fuori della comunit, tale dialetto del tutto inesistente. Amici e vicinato: listroromeno appare ancora il codice pi appropriato nel dominio amicale e del vicinato, per esprimere ivalori di solidariet e confidenza. Nel dominio del vicinato, in particolare, listroromeno il codice che garantisce la continuit spaziale della comunit e che definisce i suoi confini. Questo particolarmente valido per i ciribiri, che, in particolare a Iassenovizza / Frassineto, sono in grado di definire con precisione fino a quale casa si parla listroromeno, pur non sapendo dare una giustificazione a tale confine. Villaggio: anche qui listroromeno il codice che esprime al meglio i rapporti comunitari, ma la concorrenza del croato sempre pi forte. Luso del dialetto qui intaccato da una serie di fattori di tipo antropologico e sociolinguisitico, dal momento che spesso vi stata una considerazione negativa proprio di esso, tanto che quando si desidera parlare di argomenti che escono dallambito della realt del luogo, subito si passa al croato. Scuola e chiesa: la situazione in questi due ultimi casi si ribalta completamente a favore del croato. In particolare, nella scuola, listroromeno non nemmeno lontanamente considerato, nemmeno come registro basso, ed i ragazzi molto spesso hanno una forte reticenza nel parlare il dialetto anche negli ambienti di gioco, anche se composto unicamente da parlanti di istroromeno. Possiamo dunque concludere che il rapporto tra listroromeno ed il croato un rapporto di una particolare diglossia, dove i parlanti apprendono da bilingui tardivi il dialetto.

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4. STORIA DEGLI ISTROROMENI

4.1. Fonti e ipotesi sullorigine degli Istroromeni Creare un profilo storico completo degli Istroromeni unimpresa tuttaltro che facile: prima di tutto la quantit di documenti antichi di cui disponiamo piuttosto scarsa, soprattutto per la mancanza di fonti primarie, non esistendo di una tradizione scritta letteraria stabile di queste genti, ma anche per le contraddizioni insite nelle poche fonti secondarie di cui disponiamo. Il processo di spostamento dallarea danubiana a quella istriana ha inizio dopo la disgregazione dellimpero romano, quando, a causa delle frequenti scorribande compiute dalle popolazioni barbariche, le genti stabilitesi in Dacia iniziano a muoversi allinterno dellarea balcanica. Tuttavia, le testimonianze che possono provare questi spostamenti sono mancanti, disponiamo solo di alcune attestazioni di nomi risalenti al XI sec., quando vengono citati per le prime volte Uscochi e Morovlah (latini neri), gli ultimi dei quali sono poi conosciuti come Morlacchi. Proprio in questo contesto sono state formulate ipotesi tra le pi svariate sullorigine dei Vlahi dIstria: il cronista Ireneo della Croce, vissuto nel XVII sec., afferma che gli Istroromeni siano giunti in Istria sulla base della pressione dellimpero ottomano, che li costringe a scappare sempre pi a occidente; lo storico triestino Covaz, invece, sostenitore di un origine italica, vedendo questa popolazione, che lui stesso chiama Rimgliani29, come un esempio particolare della conservazione della lingua latina parlata in Istria ai tempi dellimpero romano; Kandler, successivamente a Covaz, ed in seguito alla scoperta di una lapide a epi, conferma l'origine romana, sostenendo che i romeni istriani siano dei coloni trasferiti da Augusto per proteggere i valichi del Monte Uka, ad i quali erano poi stati assegnati i terreni intorno al lago dArsa;
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Curtis 1992 : 27-28

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Altre teorie, a mio avviso pi verosimili, sostengono invece che si tratti di popolazioni che, spostandosi progressivamente verso occidente nel territorio balcanico, in base ai periodi e agli spostamenti dei greggi, nonch ai vari mutamenti politico-amministrativi dei territori, siano arrivate fino allIstria.

4.2. Prime testimonianze della presenza di valacchi nei Balcani Tra le ipotesi precedentemente illustrate, lultima sembra essere una delle pi valide, vista anche la presenza di testimonianze sulla presenza di romeni ad occidente a partire dal IX sec. d. C. Le prime attestazioni risalgono a documenti del 1018 e del 1070, nei quali vengono citati Danulus e Negulus30, come nomi di origine romena sulla costa dalmata. Altri nomi di sicura origine romena sono testimoniati anche in un documento del secolo successivo, un inventario della Badessa Ermelinda sulle propriet del suo monastero nel patriarcato di Aquileia, dove vengono citati i nomi Murunt, Radul e Singurel31. Successivamente il numero delle testimonianze si fa pi frequente soprattutto in Dalmazia, con lattestazione della presenza di pastori Vlahi a Spalato, Tra, Sebenico, Pago, Veglia, Pinguente. Bisogna per stare accorti in queste occasioni, perch le documentazioni parlano di vlahi, un termine molto generico che, come gi detto precedentemente, indica tutte le popolazioni di parlata romanza in area balcanica, e proprio per questo le fonti non ci danno la sicurezza assoluta del fatto che questi Vlahi di cui si parla siano effettivamente quelli che poi si sono stabiliti tra Valdarsa e Seiane. Nel XV secolo infatti, i Veneziani favoriscono gli insediamenti di popolazioni originarie della Dacia sulla costa dalmata ed istriana: si tratta dei Morlacchi, termine che deriva da Mavrovlah o Morovlah (latini neri). Questultimi vedono anche una stabilizzazione della loro storia e della loro cultura grazie ai 23 articoli del Vlasko pravo (Diritto Valacco) del 1436, stipulati dal conte croato Giovanni
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Curtis 1992 : 7-8 Curtis 1992 : 7

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Frangipani, attraverso i quali questa popolazione godedi particolari privilegi ed autonomie. Questo iniziale equilibrio stabilitosi viene sconvolto dallincombente avanzata ottomana che, sempre secondo un numero abbastanza limitato di fonti, spinge questi Morlacchi verso lIstria, allora quasi spopolata a causa dellavanzata ungherese e delle numerose pestilenze del XV sec. Dal XVI sec. per le fonti iniziano ad essere molto precise, testimoniando la presenza di popolazioni morlacche, valacche ed uscocche in quasi tutto linterno dellIstria, soprattutto nellarea nord-orientale, dove si trovano proprio Seiane e Valdarsa. La denominazione di queste popolazioni dellIstria resta ad ogni modo abbastanza vaga fino al 1463, anno in cui per la prima volta di parla, in un documento locale, di Cicci, come Morlacchi provenienti dallisola di Veglia32. Sempre allo stesso periodo risalgono documentazioni che confermano lesistenza di popolazioni dorigine romena nel territorio del Carso triestino e nella stessa Trieste, come affermano lo storico Kandler e il cronista Ireneo della Croce, nella sua Historia di Trieste:

Unaltra memoria antica, degna dosservazione non minore delle gi addotte Antichit romane, osservo in alcuni popoli addimandati comunemente Chicchi habitanti nelle ville dOpchiena, Tribichiano e Gropada situate nel territorio di Trieste, sopra il monte cinque miglia distante dalla citt verso greco: Et in molti altri villaggi, aspettanti a Castel Nuovo, nel Carso Giurisdizione de glIllustrissimi Signori Conti Petazzi, quali, oltre lidioma Sclavo comune a tutto il Carso, usano un proprio, e particolare consimile al valacco, intracciato con diverse parole, e vocaboli Latini (). Non deve meravigliarsi chi legge, se questi Popoli, quali professano lorigine loro da Carni () habbiano sempre conservato luso antico della lingua Romana () () che perci anco i nostri Chicchi, addimandati nel proprio linguaggio Rumeri. ()33

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Curtis, 1992 : 8 Curtis 1992 : 25

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Proprio questa una delle testimonianze fondamentali per la nostra indagine, perch ci fornisce due informazioni di importanza fondamentale: in primo luogo vi per la prima volta la denominazione di Cici, di origine discussa, forse derivante dalla parola slava i, che significherebbe zio, e viene dunque attribuito un primo status a questa popolazione, riconosciuta dalle fonti storiche come romanza; in secondo luogo, il cronista afferma i nostri chicchi, addimandati nel proprio linguaggio Rumeri , una denominazione che rimanda alla romenit, Rumeri infatti il modo in cui essi stessi si auto-denominano, portando in questa parola, sebbene inconsciamente, un patrimonio culturale e storico di origine romena. La storia dei Cicci con il passare del tempo diventa pi precisa, tanto che a partire dal XVIII sec. diventano Cici solo gli abitanti dei villaggi istriani, dove si sono stabiliti in maggior numero, cio Seiane e Valdarsa.

4.3. Istroromeni ed impero asburgico Lappartenenza dei territori di Seiane e Valdarsa allImpero Asburgico ha una serie di risvolti che caratterizzano la storia dei popoli che li hanno abitati. Dal punto di vista economico il Settecento si rivela un periodo positivo, grazie soprattutto ad una patente rilasciata da Maria Teresa dAustria, la quale permette alle genti locali di commerciare laceto, che viene acquistato in svariate localit dellIstria e poi rivenduto; ma non solo: la loro abilit in tutti i generi di attivit pastorizia permette loro lingresso nel settore del commercio su carovane. Viene perci affidato anche a loro il commercio di una grande quantit di beni lungo le difficili strade balcaniche34. Un punto di svolta, questa volta per abbastanza negativo, segnato dallanno 1805, in cui venne siglata la pace di Presburgo, con la quale proprio lIstria nordorientale diventa un difficile territorio di confine tra Impero Asburgico e Regno dItalia napoleonico. Questo favorisce la nascita di attivit in realt gi avviatesi

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Curtis 1992 : 9

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decenni prima: il brigantaggio e il contrabbando, fenomeni dovuti anche al profondo divario tra la situazione economica dei cicci e delle popolazioni circostanti, molto pi ricche. Proprio in questo periodo per linteresse degli studiosi cresce notevolmente, tanto che nel XIX sec. appaiono numerosi scritti, come Sulla lingua italiana, vegliota e valacca a Veglia del sacerdote Ivan Fereti (1819), alcune trascrizioni di preghiere vegliote, Dei Rimgliani o Vlahi dIstria di Covaz (1846), ma soprattutto gli Studi critici del goriziano Graziadio Isaia Ascoli (1861), che afferma e comprova la matrice romena della parlata istroromena, e Itinerar n Istria i Vocabular istrianoromn (Itinerario in Istria e vocabolario istriano-romeno, 1874) di Ioan Maiorescu, una sorta di diario del viaggio da egli stesso compiuto nel 1857. 4.4. Il viaggio in Istria di Maiorescu Lopera di Maiorescu uno spunto di eccezionale valore per lo studio degli Istroromeni nel XIX sec., non soltanto perch dotato di un piccolo glossario istroromeno, ma anche perch ci fornisce una grandissima quantit di informazioni su quali fossero le usanze e lo stile di vita degli abitanti di Seiane e Valdarsa: egli infatti incontra durante il suo viaggio moltissime persone, delle quali per nessuna al corrente dellorigine romena di questo popolo, ma nonostante ci in grado di comunicare con lautore, il quale resta sempre pi stupito della sua scoperta: Tutto ci che sanno della loro origine oscuro e confuso. Sanno solamente in generale che derivano da Roma, e dopo che pi verso oriente si trova la Romania o il paese romeno. Ma se essi derivano direttamente da Roma, o meglio dalle colonie romane create qui ancora prima di Cristo e rinnovate continuamente, in seguito stabilitesi permanentemente qui, o che siano venuti pi tardi dalla Dacia Traiana o Aureliana, di tutto ci non ne sanno nulla, tutto ci che dicono : che sono venuti da lontano. Su questo tema ho posto domande ad una moltitudine di anziani

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nei campi, nelle case in questo giorno e nelle giornate seguenti e non ho potuto tirare fuori molto di pi dalle loro bocche.35

Unaltra curiosit fornitaci da Maiorescu quella che riguarda la tradizione dei trovatelli: (...) tra costoro particolarmente una ragazzina di circa 16 anni, mula, vale a dire nata dai fiori, la quale era stata accolta presso di se da padre Jerala allet di 12-13 anni quando laveva trovata per strada, svenuta dalla fame, senza genitori o nutrici. Con questa occasione ho saputo che presso i Romeni di sotto Monte Maggiore si trovano oggi giorno in educaiune (educazione) circa 300 trovatelli (t. Findlinge) o come diciamo noi bambini nati dai fiori. La sola Susnievizza ne ha 70, Berdo 50, e cos tutti insieme sono presso questi Romeni circa 300 affidati allistituto dei trovatelli di Trieste.36 Questa comunit dunque, in campo strettamente numerico, deve molto anche allafflusso di questi trovatelli che spesso, dopo aver raggiunto la maggiore et, decidono di restare presso il villaggio dove sono cresciuti, sposandosi ed acquisendo cos la cultura delle famiglie che li avevano cresciuti. Proprio sulla base di queste informazioni, Maiorescu ci fornisce un dato interessante dal punto di vista etnico, affermando che nella seconda met del XIX secolo, di quelli che egli chiama Romeni dIstria, il 10% di origine triestina, il 40-50% di origine romena, mentre il restante 30-40% di origine slava. Come conseguenza di ci, proprio in questo periodo, che ancora non aveva vissuto lesperienza dello stato nazionale e della relativa coscienza, si attua in un certo senso un processo di assimilazione, secondo il quale molte persone, sebbene non di origine (istro)romena, fanno propria la tradizione culturale delle popolazioni che le avevano accolte, dando cos un ulteriore spinta demografica. Dunque,
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Maiorescu 1996: 70-71 Maiorescu 1996: 55

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alla fine del XIX secolo, grazie anche al continuo approfondirsi degli studi sugli Cici e Ciribiri, vengono evidenziate comunit in buona parte dellIstria, come si pu notare dalla cartina elaborata agli inizi del Novecento dal linguista romeno Sextil Pucariu37, qui rimodernata ed aggiornata agli anni novanta dello scorso secolo: oltre Seiane e Valdarsa, allepoca di Pucariu erano luoghi Istroromeni anche molti villaggi vicino ad Albona, intorno a Pinguente (Buzet), Pisino, nei dintorni di Abbazia, sullisola di Veglia e in qualche localit non lontana da Rovigno.

Carta dell'Istria elaborata da S. Pucariu

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www.istrianet.org

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Pi precisamente:38
nome del luogo (sulla mappa) nome attuale XIX sec. 1912-1945 II dopoguerra Oggi

Berdo Carneli Cattun (presso Sumberg) Cattun (presso Tervisa) Catun (presso Letai) Cepich Ceravizzo Cicerani Costiciani Faragun Gradigne Grobnic Jeiane Katun Kukuljani Letai Lizzul Menegrande Negri Nosklo Perasi Romania Rumeni Runki Schilazzo Scopliaco S. Lucia Stara Guna Sucodru Susnievita Trkovci Tuplice

Brdo Krnelii Katun Katun Katun epi Cerovica Cicerani Kostrani -Gradinje Grobnik ejane Katun Kukuljani Letaj -Veli Mune -Nova Vas Perasi Rumanija Rumeni Runki Skitaa (?) Kozljak --Jasenovik unjevica Trkovci Tupljak

X X X X X X X X X X X X X X X X X X X X

X X

X X X

X X X X X X X X X X X X X X X X

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Tabella adattata da www.istrianet.org

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Valle Veglia Vlahi Vlahoberg Vlasca Vodice

Bale Krk -Spinii (?) -Vodice

X X X X X X

Come possiamo vedere, moltissimi sono i luoghi la cui toponimia riconducibile alla parlata istroromena, come ad esempio i numerosissimi Katun/Cattun, (che era il nome per indicare le casette disperse tra i campi), Gradinje (dal rom. Grdin, giardino,) Vlahi, Vlahoberg, Vlasca, Rumeni, Rumanija, eccetera. Alcuni di questi luoghi, tutti odiernamente in territorio croato, sono completamente disabitati, e sono spesso difficili da rintracciare nelle cartine geografiche, anche le pi dettagliate.

4.5. Il secolo XX Il secolo scorso di certo quello durante il quale le documentazioni diventano estremamente precise, e nel quale si cerca di dare un fortissimo slancio alla cultura istroromena, con risvolti non sempre positivi, come vedremo. 4.5.1. Istria italiana Al termine del primo conflitto mondiale, in base al trattato di Versailles del 1919, la Venezia Giulia si trova a far parte del regno dItalia, stato nazionale poco esperto e poco attento ai problemi delle aree dove si parlano pi lingue. Nasce cos un periodo molto difficile contrassegnato da gravi incertezze economiche, alle quali per il nuovo stato cerca di far fronte attraverso una serie di innovazioni strutturali, che interessano tutta larea istriana, compresa quella dove vivono i Vlahi. La progressiva crescita delle organizzazioni fasciste e dellasprissima politica di queste nei confronti delle popolazioni slave vede nellarea di Valdarsa una serie di grandissime innovazioni, spesso molto forzate e poco apprezzate, che

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avevano lo scopo principale di eliminare ogni forma di assimilazione linguistica da parte degli slavi, a favore dellistaurazione della lingua e della cultura italiana.39

Istria Italiana, che fa parte della Venezia Giulia per il governo italiano

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Pupo 2006:. 27 e seguenti

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4.5.2. Italia, Romania ed Istroromania Negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo prende piede sempre pi insistentemente la cosiddetta politica degli stati nazionali, e della loro relativa coscienza. Proprio per questo motivo nei primi anni del Novecento si inizia ad inviare in territorio istriano una grande quantit di illustri personaggi romeni, con lo scopo di studiare la realt istroromena e soprattutto di renderla cosciente delle proprie origini, sulla scia dellesperienza di Maiorescu effettuata ventanni prima. Linteresse romeno per lIstria cresce sempre di pi, fino ad una visita da parte della Regina di Romania Carmen Sylva, che incontra le comunit istroromene ad Abbazia nel 1910.40 Proprio nello stesso periodo viene inviato a Valdarsa un insigne glottologo romeno di nome Burada, il quale decide di portare con s in patria un giovane istroromeno, Andrei Glavina, che diventa negli anni successivi la figura centrale della cultura istroromena italiana, e che porta una serie di innovazioni che segnano in maniera radicale lassetto non solo politico, ma anche territoriale della Valle dellArsa. 4.5.3. Andrei Glavina e la nuova Istroromania Andrei Glavina nasce a Valdarsa nel 1881, da una famiglia di origini umili, e proprio con il fine della rinascita dellistroromeno, viene prelevato dal suo paese natale e portato in Romania dal grande linguista romeno Burada , che gli permette di imparare la lingua romena standard e la linguistica latina presso i pi prestigiosi collegi nazionali. Nel 1901 Glavina ritornia in Istria, dove ottiene labilitazione alla docenza della lingua italiana e romena, diventando poi docente ad Albona. La sua figura inizia ad assumere un ruolo maggiore a partire dal primo dopoguerra, quando si decide di istituire il comune italiano di Valdarsa, e di creare la prima scuola istroromena, proprio nello stesso paese. LApostolo degli Istroromeni, come viene chiamato dai suoi contemporanei, riesce ad ottenere, il 19 gennaio 1922, dal governo italiano il riconoscimento ufficiale del

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Curtis 1992 : 7

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comune di Valdarsa, del quale sindaco fino al 1935, adottando come simbolo del proprio municipio la Colonna Traiana, proprio per sottolineare il legame storico del territorio con Roma e con la Romania. La situazione economica di Valdarsa e dei territori circostanti decisamente poco incoraggiante, e necessitava di grandi rinnovamenti. Proprio a questo proposito, Glavina decide di intraprendere una serie di azioni, sia dal punto di vista territoriale che linguistico/scolastico. In primo luogo, fa costruire nuove strade e ferrovie, che avrebbero dovuto servire la vicina miniera di carbone, fino ad allora inutilizzata, e d inizio ad una ingente opera di bonifica del lago dArsa, che avrebbe dovuto trasformarsi in breve tempo in un territorio agricolo molto produttivo. Dallaltra parte invece, decide di prendere una decisione originale, istituendo per la prima volta nella storia una scuola istroromena, basata sulla collaborazione di insegnanti italiani e romeni, che avrebbero dovuto insegnare a circa 180 giovani allievi i fondamenti della lingua italiana e di quella romena, con lo scopo di conoscere finalmente quali fossero le loro vere origini. Lopera di Glavina ha un discreto successo, dal momento che si dimostra perfettamente in accordo con la politica nazionalistica promossa dal fascismo, ed in secondo luogo perch, proprio in una zona dove le popolazioni slave sono in netta maggioranza, si pone come baluardo della latinit. Nonostante le grandi innovazioni introdotte, il comune si trova di nuovo in una situazione economica molto difficile anche negli anni successivi, in particolar modo dopo la morte prematura del sindaco. Negli anni successivi linteresse italiano per questa piccola area interna dellIstria va lentamente scemando, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.41 4.5.4. Seconda guerra mondiale ed esodo La seconda guerra mondiale ed il periodo a questa successiva sono dei periodi abbastanza bui, almeno per quanto riguarda le fonti sugli Istroromeni.

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Faresini 1996: 26

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Linteresse letterario per Cicci e Ciribiri va via via scemando con il passare degli anni, tanto che nel periodo del secondo dopoguerra la documentazione su di loro molto scarsa, se non quasi nulla. La questione dellesodo degli istriano-dalmati, abbastanza delicata anche al giorno doggi, riguarda chiaramente anche gli Istroromeni, che prendono parte allemigrazione di massa conseguente al trattato i pace del 10 febbraio 1947, con il quale lIstria e le isole quarnerine vengono annesse alla Jugoslavia. Trattare una mappa di tale esodo unimpresa molto difficile e complessa, soprattutto per motivi politici. Quanto sicuro per, che molte famiglie della Cicceria e della Valdarsa hanno optato per lemigrazione, chi in Italia, chi negli Stati Uniti, chi addirittura in Australia. 4.6. Istroromeni, oggi Quanto successo nel ventesimo secolo ha irrimediabilmente ridotto il numero degli Istroromeni in Croazia; molti di loro vivono ora a Fiume o a Trieste, senza contare tutti gli ex-Istroromeni che ora vivono nelle varie parti del mondo. Tracciare un profilo preciso di quanti siano effettivamente i parlanti nel 2007 non possibile; tuttavia possiamo contare un numero molto esiguo di parlanti tra Valdarsa e Seiane, numero che probabilmente non supera le cinquecento unit. Negli ultimi anni per, linteresse per queste comunit e per questo dialetto cresciuto moltissimo, tanto da spingere lUNESCO ad inserirlo tra le lingue in forte pericolo di estinzione; ma non solo: negli ultimi anni sono nate in territorio italiano due organizzazioni che cercano di promuovere la cultura e le tradizioni istroromene. Si tratta dellassociazione Andrei Glavina di Roma, presieduta dal Prof. Emil Raiu, e dellassociazione triestina Decebal, presieduta da Cav. Dott. Ervino Curtis. Proprio questultima ha in programma per questanno una grande iniziativa, attraverso una mostra sugli Istroromeni, aperta nel periodo 16.06.2007 05.07.2007 a Trieste, che poi toccher i principali centri italiani ed europei. Proprio il presidente Ervino Curtis afferma nel suo Progetto iniziativa su Istroromeni nel 2007:

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La storia, la lingua e quegli istriani che ancora oggi si esprimono in istroromeno rappresentano questo tesoro culturale che sta rischiando di scomparire e di cadere nelloblio assieme alle altre 3000 lingue che cesseranno di esistere in questo secolo, secondo le stime dellUNESCO. Tale iniziativa [] avverr prima a Trieste e poi a Fiume, presso il Museo Civico, ed in seguito in altre citt italiane ed europee.42

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Curtis 2007

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5. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
La questione Istroromeni oggi ancora molto aperta. Non era qui nostra intenzione dare una descrizione dello status attuale delle comunit istroromene, argomento molto interessante, ma che richiederebbe un ulteriore approfondimento pi specifico. Altres difficile sarebbe analizzare dal punto di vista sociologico o dellunit nazionale cosa significhi oggi essere un Istroromeno, perch, visti anche i recenti conflitti nellEx-Jugoslavia, il processo di definizione nazionale ancora in atto. Come gi detto inizialmente, lo scopo di questo elaborato quello di fornire unintroduzione generale agli Istroromeni, senza entrare in questioni particolarmente delicate ed articolate. Per questo motivo, rimandiamo ad un prossimo futuro lavoro lapprofondimento dello status odierno delle comunit, chiaramente nella speranza che queste riescano a conservare la propria identit il pi a lungo possibile. Un particolare ringraziamento va al cav. Dott. Ervino Curtis, per la sua grandissima disponibilit e ospitalit, allIstituto Romeno di Cultura e ricerca umanistica di Venezia, che ha fornito una grande quantit di materiale, nonch allamico triestino Daniele Sabadin, per i suoi preziosissimi racconti e proverbi sui Cicci.

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6. APPUNTI DI VIAGGIO

Cltorie n Istria Duminic, 11 Martie 2007


De mult timp mi doream s fac o mic calatorie n Istria, unde se vorbete istroromna. Cu ajutorul profesorului meu de limb romn am reuit s-l contactez pe domnul Ervino Curtis, preedintele Asociatiei culturale Decebal din Trieste. Dnsul cerceteaz istoria istro-romnilor. Domnul Curtis i-a artat disponibilitatea de a m ntlni n Trieste, n luna Februarie a acestui an. n cursul colocviului mi-a rspuns la intrebri, mi-a lmurit indoielile i curiozitile in ceea ce privete istro-romnii. Curtis m-a informat c planuia o scurt vizit n Istria, la Jein i Susnievita, n primele zile ale lunii Martie. Scopul vizitei era s-i informeze pe Istro-romni despre o expoziie care urma sa se in n Trieste in cursul lunii iunie. Istro-Romnii erau subiectul acestei expoziii. Domnul Curtis mi-a propus s-l nsoesc n Istria, unde a fi avut ocazia s intalnesc persoane care vorbesc dialectul istroromn. In cursul acestei vizite de o zi a fi vzut Jein si Susnievia care nu sunt departe de Trieste i alte sate locuite de Istro-romni. In dat de 11 Martie 2007 am plecat cu Domnul Curtis nspre <IstroRomania>

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Ne-am ntlnit in faa Asociaiei culturale Decebal di Trieste. In acea zi batea o briz slab, care se numete Bora n italian. Domnul Curtis m atepta in faa uii cu maina aprins. Ne-am suit in maina i am pornit spre casa domnului Fulvio. Dnsul este cstorit cu o istro-romnca i demostrea un mare interes pentru limba nevestei sale. El a fost ghidul nostru deoarece cunoate foarte bine locurile pe care urmm s le vizitam. La ora 8 i 20 eram pe strada care leag Trieste de Rijeka. La ora 9 ejanski Zvonari (muzicanii din Jein) ne asteptau. 40

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Jein este un sat mic, pare ascuns ca un secret n pdurile din Istria. In acest sat sunt puine case, situate la o mic distan una de cealalt, legate ntre ele de nite stradue. Domnul Curtis avea o ntlnire cu ejanski Zvonari care ne-au ateptat la coala din sat; singurul loc de nlnire al istro-romnilor din sat n Ciceria. Barul care era in aproprierea colii nu mai funcioneaz. Localnicii pe care i-am ntlnit au fost ospitalieri si prietenoi. Ne-au oferit micul dejun ce consista n jabuica (lichior de mere). Am inceput s vorbim n italiana deoarece este o limb pe care ei o cunosc un pic. Am avut ocazia s-i aud vorbind i dialectul istro-roman, care mi-a facut o impresie deosebit. La nceput dialectul mi se prea un mit ntre limb romn, croat, sloven si italian. Ascultnd mai atent, am observat c baza lingvistic a dialectul este limba romn. Conversaia a durat doar jumtate de or, timp n care Domnul Curtis. le-a explicat programul expoziiei sale din Iunie. Dup acest popas ne-am ndreptat spre Susnievia , sat care se situeaz la o distan de aproape 40 km de la Jein.

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Cltoria de la Jein La Susnievia n-a durat mult deoarece am nghiit o bucat de autostrad care leag Rijeka de Pola: pe prcursul cltoriei peisajul se schimba rapid, pdurile disparea facnd loc izlazurilor i vegetaiei mai mediteraneene. Dup un scurt popas la Letai am ajuns la Susnievia: n fa mea am vazut un peisaj mai sinistru dect cel din Jein: multe case drpnate i f r stpn. Miam dat seam ca casele au fost abandonate de mult timp deoarece pe zidul uneia dintre ele se poate citi i acum cuvntul trattoria (birt) n italian. Am prcurs repede acest sat, dupa care ne-am ndreptat spre Noselo unde soia i familia domnului Fulvio ne-au ateptat s venim ca s mancam la prnz. Am ajuns prea devreme i a trebuit s asteptam ceva timp c s termine de gtit. Am avut 41

suficient timp s m intorc la Susnievia unde am fortografiat piaa, biserica, nite cldiri abandonate (dar foarte interesante) i coala, unde n 1920 se nva istroromna. Cnd m-am ntors am avut parte de un prnz delicios si de o atmosfer placut. Membrii familiei au fost foarte dragui cu noi i poate de aceea am avut impresia de a petrece o dup-amiaz in snul familiei mele. Din pcat timpul a trecut foarte repede i a trebuit s plecam spre Plomin, unde domnul Curtis avea o ntlnire cu primarul din Cheran (Susnievia face parte din comuna Cheran)

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Plomin se situeaz la o distan de 10 kilometri de Susnievia. Pentru a ajunge in acest sat am prcurs strada de-a lungul Campiei Cepici. Am trecut prin Sucodru i Cozliac i alte mici sate abandonate. Timpul s-a schimbat i a nceput s iaa soarele. Imaginea acestor locuri minunate a fost distrus de o mare central electric. Plomin se gsete la civa kilometri de aceast central. Este un sat tipic Istrian, cu o frumoas clopotni i o biseric dragu. n fa bisericii era un birt unde suporterii unei echipe vizionau meciurile campionatului de fotbal la televizor. Noi beam o cafea n acest birt cnd primarul oraului Cheran a intrat. Dnsul s-a artat dispus sa-l ajute pe domnul Curtis cu organizarea expoziiei. Timpul a trecut foarte repede i am fost nevoii s ne intoarcem la Trieste. Am avut parte de o experient frumoas i foarte util pentru mine, de amintiri de neuitat despre Instro-Romnia i istro-romni.

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Moje putovanje po Istri Nedjelja, 11. ouljka 2007


Proitao sam mnogo knjiga i lanaka o Istroromunjima, zato sam ve due vremena elio obii Istru, a posebno krajeve gdje se jo govori istroromunjski jezik. Zahvaljujui svom profesoru romunjskog stupio sam u kontakt s gospodinom Ervinom Curtisom, predsjednikom transkog kulturnog sredita Decebal, koji se bavi Istroromunjima. Gospodin Curtis mije bio spreman pomoi, jer mi je omoguio susret s njim u Trstu u veljai, i objasnio mi je neizvjenosti i iispriao mi Istroromunjima. Tijekom naeg susreta Curtis me je obavijestio da e na poetku ouljka otii u Istru, u ejane i unjevicu da predstavi izlobu koja e biti otvorena od lipnja. Pozvao me da idem s njim i da upoznam ljude koje ive tamo i koji govore posjetili smo ejane i unjevico, i istroromunjski: na kratkom dnevnom izletu takoer druga istroromjunska sela. Tako sam 11. ouklja otiao s gospodom Curtisom prema Istroromuniji. neke zanimljivosti o

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Sastanak se odrao 11. ouljka u osam u sjeditu Decebala u Trstu. Bio je hladan zimski dan i u Trstu je puhala bura. Curtis me je saekao pred vratima s kljuevima u ruci. Samo smo se pozdravili i odmah smo uli u auto, te smo otili ena i zna vrlo dobro krajeve koje smo namjeravali obilaziti. U 8.20 smo ve bili na putu za ejanski Zvonari. Rijeku, jer su nas u devet ekali u ejanama po gospodina Fulvija, koji je oenjen s Istroromunjkom. On se zanima za jezik koji govori njegova

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ejane su vrlo malo selo, skriveno u istarskim umama iarije. Tamo nema mnogo kua, ali su te kue jenda blizu druge i povezane su uskim uliicama. Curtis je morao sresti ejanske Zvonare u jedinoj gradskoj ustanovi, to znai u koli. Od poetka su bili vrlo ljubazni i gostoljubivi s nama, ponudili su nam originalni doruak s jabuicom, to je liker s jabukama. Mnogi znaju govoriti talijanski, dakle nema problema u poetnim razgovorima. Odmah mogu razumijeti njihov dijalekt, a vrlo je zanimljiv, kao miks izmeu romunjskog, hrvatskog, slovenskog i talijanskog, s jasnom osnovom rumunjskog jezika, pa je to bez sumnje iznenaujue. Nakon pola sata razgovora s ejanskima i nakon to je Curtis objasnio plan izlobe, otili smo prema unjevici, 30 minuta daleko od ejana.

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Put od ejana do unjevice je vrlo kratak, jer su izgradili Autocestu, koja ide sad od Rijeke do Pule. Za vrijeme puta pejza se mijenjao brzo, ume su bile rijee i mogli smo uivati u pogledu na panjake. Poslije male pauze u Letaju, doli smo u unjevicu. Raslinje je ovdje runije nego u ejanama: veina kua je naputena, pa je sigurno due vremena naputena jer se moe jo itati na zidu jedne zgrade konoba, na talijanskom jeziku. Brzo smo proli unjevicu jer smo morali otii u Novi Vas, gdje nas je ekala Fulvijeva ena, koja je nas pozvala na ruak zajedno sa svojom obitelji. Doli smo prerano, dakle imao sam jo vremena da se vratim u unjeviciui fotografiram selo: mali trg, neke naputene zgrade (koje su ipak vrlo lijepe) i kola, ba ta kola gdje se davnih dana mogao uiti istroromunjski. Bura je tada bila tako jaka da sam teko mogao disati, ali je malom selu davala maginu atmosferu, kao u bajci. Ruak kod Fulvijeve ene je bio vrlo dobar, razgovorali smo politici, o vremenu... dugo o tradiciji, o

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Bilo mi je ao mi to vrijeme prolazi tako brzo kad se zabavljam, ali smo morali jo jednom otii: trebali smo susresti gradonaelnika opine Kran (a dio njega je i unjevica) u 3 u Plominu.

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Plomin nije daleko od unjevice, samo 10 kilometra. Doli smo tamo kroz ulicu koja ide du epikog Polja, prolazei krozneka mala sela, kao to su Jasenovik, Koljak itd. Tad bura nije vie puhala, izlazilo je sunce: tad je sve bilo drukije, inio mi se kao turistiko mjesto. Na alost, velika plominska termoelektrana unitavala je taj lijep dojam koji sam imao do tada. Plomin je tipino istarsko selo, s ljepim zvonikom i malom crkvom. Ispred crkve se nalazi gostionica u kojoj su sjedili nogometno prvenstvo na televiziji.. Dok smo pili kavu u gostionicu je uao kranski gradonaelnik, vrlo ljubazna i simpatina osoba. On je rekao gospodinu Curtisu da e uraditi sve to je u njegovoj moi da im pomogne s izlobom i da je sretan to e Curtis e organizirati u lipanju neto o Istroromunjima. I ovdje je vrijeme brzo prolazilo: ali tada je na alost dolo vrijeme da se vraamo u Trst. Sigurno e svima taj dan ostati u dobrom sjeanju i, tko zna, moda emo se uskoro vratiti tamo... neki navijai koji su gledali

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Moje Potovanje po Istri Nedelja, 11. Marca 2007


Prebral sem veliko knjig in lankov o Istroromunih, zato sem si e dolgo asa elel obiskati Istro in e zlasti kraje, kjer se govori istroromunina. Zahvaljujo svojemu profesorju romunine, sem stopil v stik z gospodom Ervinom Curtisom, predsednikom trakega kulturnega sredia Decebal, ki se ukvarja z istroromuni. Gospod Curtis mi je bil pripravljen pomagati, zato mi je dal monost da se sreava februarja v Trstu, da mi pojasni nejasnosti in pove e kakno zanimivost o istroromunih. V asu najinega sreanja mi je Curtis obvestil, da bo na zaetku marca el v Istro, v ejane in unjevico predstaviti raztavo, ki bo na ogled od junija najprej. Povabil me je, da grem z njim in se seznamim z domaini, ki govorijo istroromunino: na kratkem enodnevnem izletu po Istri bi si ogledal ejane in unjevico ter ostale istroromunske vasi. In tako sem 11. marca odel z Gospodom Curtisom proti Istroromuniji.

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Z gospodom sva se 11. marca dobla ob osmih na sedeu Decebala v Trstu. Bil je mrzel zimski dan in v Trstu je pihala burja. Gospod Curtis me je e akal pred vrati s kljui u roki. Samo pozdravila sva se in sva la v auto na poti. Pobrala e gospoda Fulvija, ki je poroen z eno istroromunko; on se zanima za jezik, ki ga govori njegova ena. Zelo dobro pa pozna tudi kraje, ki smo ih namenili obiskati. Ob 8.20 sm bili e na poti proti Reki, ob devetih su nas v ejanah akali ejanski Zvonari

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ejane so zelo majhna vas, skrita v gozdovih iarije. 46

Tukaj ni veliko hi, ampako so zgrajene ena ob drugi in povezane so z oskimi uliicami. Curtis se bo sreal z ejanskimi Zvonarji v edini ustanovi, ki obstaja v vasi to je ola. e takoj so bili zelo prijazni, pogostili so nas s prav posebnim zajtrkom jaboicom, domaim likerjem iz jabolk. Veina domainov govori italijansko, zato so zaetni pogovori hitro stekli. Takoj sem lahko razumel njihovo nareje, ki je nekakna meanica romunsine, hrvaina, slovensine in italijansine, vendar s razlono romunsko osnovo. To je bilo zame presenetljivo odkritje. Po po ure pogovora z ejani, in po curtisovi predstavitvi raztave smo li proti unjevici, ki je od ejan oddaljena le 30 minut z autom. *** Pot od ejan do unjevice je bila zelo kratka, ker so zgradili autocesto ki povezuje Reko S Puljem. eprav je bila pot zelo kratka, se je pokrajina zelo spremenila: gozdovi so se umaknili panikom in sredozemskemu rastju. Po kratkem postaku v Letaju smo prili do unjevice. Tukaj je pokrajna zelo strma, ni kot v ejanah: veina hi je zapuenih, gotovo e dolgo asa, ker se lahko e bere na zidu ene zgradbe trattoria (gostilna) po italijansko. Hitro smo prehodili unjevico, ker smo morali iti v Novo Vas, kjer je nas akala Fulvijeva ena, ki je nas povabila na kosilo skupaj s svojo druino. Prili smo predasno, in tako sem imel as da se vrnem v unjevico in da naredim tukaj kakno sliko: v objektiv vjamem majhen trg, stare napuene zgradbe, ki so vsekakor zelo lepe,cerkev in tudi olo, kjer oe enkrat lahko uilo istroromunski jezik. Potem je postala burja tako mona, da nisem mogel dihati. A prav burja je priarala arobno ozraje, kot v praviljcah. Kosilo pri Fulvijevi eni je bilo okusno. Pri kosilu smo se dolgo pogovarjali o razlinih stvareh. Tudi tukaj mi je bilo zelo prijetno, ker je bila druina zelo prijazna, in sem se poutil kot doma. 47

al mi je bilo, ampak vas je prehitro menil, morali smo hitro oditi, ker je Curtis moral bil dogovorjen ob 3h v Plominu s kranskim upanom. unjevica spada pod Kran. *** Plomin ni zelo oddaljen, le 10 km od unjevice.Cesta ob unjevice do Plomina vodi ob epikem polju. Na poti smo videli nekatere zapuene vasi kot so Jasenovik, Koljak .... Nato burja ni ve pihala pa je posijalo sonce, in pokrajina je tako postala zelo svetla in lepa. Na alost je termoelektrarna uniila to priarano lepoto.. Plomin je tam, za termoelektarno: to je majhna tipina istrska vas, s lepo cerkvo in zvonikom. Pri cerkvi je gostilna, kjer so sedeli navijai. Gledali so nogometno prvenstvo na televiziji. Medtem ko smo pili kavo je priel upan, zelo prijazen lovek. Obljubil je da bo anrediti vse mogoe, da mu pomaga pri raztavi. Tudi tukaj je as hitro minil, in napoil je as da se vrnemo v Trst. Gotovo bomo ohranjali lep spomini na ta dan, ki bo ostal dolgo iv. Nikoli ne bomo pozabili Istroromunov in njihovih krajev.

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7. PICCOLA GALLERIA FOTOGRAFICA DI VALDARSA

Ingresso a Villanova

Panorama di Valdarsa

Valdarsa

Centro di Valdarsa

Valdarsa

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Case di Valdarsa

Case di Valdarsa

Ex Panificio

La piccola piazza

Ex trattoria

Panorama

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Scuola di Valdarsa

Scuola (particolare)

Ingresso croato e istroromeno

Strada

Piana dArsa

Valdarsa

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8. BIBLIOGRAFIA
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Da www.istrianet.org Il carnevale di Seiane La sommit del colle di Briani La chiesetta di San Michele a Grobenico Iassenovizza / Jasenovik Carta dellIstria elaborata da S. Pucariu Stemma del municipio di Valdarsa

Da www.opcina-krsan.com - Chiesa di San Giorgio a Letai Da www.fiume-rijeka.it - Cartina dellIstria italiana: la Venezia Giulia

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