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Cari amici e compagni

a 8 anni dal suo avvio, il servizio civile nazionale su base volontaria, in parte
continuazione del servizio civile degli obiettori di coscienza al servizio militare
obbligatorio, è sottoposto a pressioni contrastanti che ne mettono a rischio
l’identità e la funzione per il nostro Paese e che possono renderlo presso i
giovani un privilegio e un lavoro sottopagato invece che un’opportunità e un
investimento formativo e civico.

I tagli ai finanziamenti statali nel 2009 e nel 2010 hanno portato a ridurre a
27.000 gli avvii dopo che per tre anni si erano stabilizzati intorno a 45.000 unità.
Senza interventi correttivi in questo autunno, nel 2011 non ci saranno nuovi
avvii e i soldi stanziati serviranno solo a pagare i giovani avviati nel 2010.

Lo scontro in atto sulle competenze fra Stato e Regioni/PA sta


progressivamente paralizzando l’operatività concreta. Per la prima volta siamo a
Settembre e non abbiamo indicazioni sulla progettazione per l’anno prossimo.
Per le nostre associazioni, che operano per la promozione del servizio civile fino
dagli anni ottanta, il servizio civile fa tutt’uno con la visione di Paese per la quale
operiamo da decenni.

Il nostro Paese ha ricchezze e energie grandissime nel tessuto produttivo, nel


mondo delle professioni, nel reticolo locale e nazionale del Terzo Settore che
oggi sono mortificate e su cui si smette di investire, per privilegiare l’interesse
individuale e di singolo gruppo.

Lo stesso approccio viene attuato verso le istituzioni nazionali, regionali, locali


facendo perdere a queste ultime il senso di servizio alla comunità, riportando in
auge il favore invece che il diritto, e generando quindi il loro discredito presso i
cittadini.

Le reti di dialogo e di scambio fra i cittadini, da quelle tecnologiche a quelle di


comunità, sono oggetto di attacco e di riduzione ad una opinione unica.
Il contributo nel nostro Paese alla costruzione della pace, alla riduzione degli
squilibri Nord Sud, alla difesa e alla promozione dell’ambiente planetario si sta
progressivamente riducendo se non stravolgendo in business anche qui di pochi
soggetti.

Il Servizio Civile Nazionale che noi perseguiamo è l’opposto di questa deriva.


Un SCN che abbia come base minima progetti che attuano azioni concrete e
efficaci, che possa portare un contributo alla soluzione dei problemi sociali,
ambientali, educativi, che pesano sulle comunità locali, tanto più in un periodo di
crisi come questo che attraversiamo, così come progetti che contribuiscano a
sostenere l’innovazione e la sperimentazione negli stessi ambiti.
Ma questa è appunto la base minima, attenti fra l’altro a evitare che il SCN
diventi l’alibi per nascondere la ritirata della responsabilità pubblica da molte
politiche generali, per nascondere i conseguenti tagli alle risorse finanziarie, per
sostituire interventi richiesti da altre leggi di settore.
L’ambizione che abbiamo è di dare senso a questa funzione minima in una
strategia che, centrata sulla crescita di capitale umano e sociale dei giovani, sia
parte essenziale del nuovo patto di cittadinanza che nel nuovo millennio deve
legare istituzioni e cittadini nel nostro Paese.

Il SCN, in questa prospettiva, è l’istituzione della Repubblica che favorisce nei


giovani, attraverso l’imparare facendo, l’educazione alla pace, alla legalità e
all’impegno civile, alla libertà, alla solidarietà, collegato al prima SCN (fase
dell’istruzione) e al dopo SCN (ruolo attivo nelle comunità).

E’ l’istituzione della Repubblica che sostiene il percorso epocale di educazione


alla convivenza e di costruzione di una cittadinanza del nuovo millennio ove le
molteplici identità di ogni cittadino, italiano e straniero (sesso, luogo, cultura,
appartenenza sociale, tifo sportivo, gusti, religione….) sono, nel rispetto di
regole comuni, normale percorso di arricchimento reciproco e non strumento di
politiche della paura e della esclusione. Gli stessi dati sui trend economici
dicono che ove queste politiche sono attuate, convivono multiculturalità, legalità
e progresso.

In questa ottica lo stesso impegno, doveroso, contro gli squilibri territoriali o


settoriali che emergono nel SCN non può essere affrontato con previsioni di
settori prioritari rispetto ad altri ma con il costante monitoraggio e la previsione
di sedi unitarie, nazionali e locali, ove risolvere gli eventuali squilibri.
Per queste finalità ribadiamo la nostra visione di un servizio civile nazionale che
progressivamente e con l’introduzione di flessibilità oggi non previste arrivi a
coinvolgere ogni anno 100.000 giovani.
In tal modo l’Italia potrà effettivamente ricevere dal servizio civile nazionale il
contributo possibile e necessario e dare un contributo alla promozione anche
negli altri Paesi dell’Unione Europea di forme simili di impegno civico.

Ben poco di questi nostri obiettivi è stato presente nel confronto, in questi anni,
fra le istituzioni, interessate a parlare di risorse economiche e di competenze,
cioè di ambiti di potere.

Adesso abbiamo due proposte di riforma che provengono entrambe dalla


maggioranza di Governo. Una è quella depositata dalla Lega Nord alla Camera
dei Deputati e l’altra è del Governo stesso.

La proposta della Lega Nord è l’antitesi della nostra visione. Fa della base
minima del SCN (le azioni per le comunità) l’obiettivo principale,
conseguentemente diviso per territori, ove il territorio non è luogo di scambio ma
di confine, chiede alle organizzazioni di pagare in parte i giovani stessi che poi
verrebbero impiegati, favorendo quindi i soggetti pubblici rispetto al Terzo
Settore, porterebbe i giovani a venire considerati risorsa a disposizione delle
organizzazioni invece che protagonisti di un percorso formativo, scardina la
dimensione nazionale del SCN, coerentemente ad una formazione politica che
non ha cessato di pensare in termini secessionisti.
La proposta del Governo contiene alcuni elementi di base per collegarsi alla
nostra visione e per questo la seguiamo con interesse, facendo della coesione
nazionale del SCN il tratto centrale, contiene elementi di superamento
dell’attuale ripartizione delle funzioni fra Stato e Regioni e PA, riporta la
valutazione dei progetti a livello centrale.
Ma essa è indebolita nella sua coerenza pratica da almeno tre elementi.
La mancata previsione di sperimentazioni di progetti aperti a cittadini stranieri
non affronta la prospettiva della nuova cittadinanza che già oggi e tanto più nel
futuro si porrà in modo stringente.

La mancata previsione di un contingente minimo annuo mantiene il SCN in balia


delle decisioni politiche anno per anno, minando il carattere istituzionale del
SCN e impedendo ogni programmazione alle organizzazioni.
L’introduzione di misure di flessibilità negli orari e nella durata dei progetti che
per noi sono funzionali all’obiettivo dei 100.000 giovani all’anno sono invece
funzionali a far partire più giovani con le risorse già assegnate, senza fare
maggiori investimenti.

Si apre quindi una fase in cui la società civile, le nostre associazioni, assieme
alla rete di alleanze che di cui facciamo parte, devono tenere alto il dibattito sia
a livello nazionale che locale, evitando che tutto passi come scambio fra forze
politiche e livelli istituzionali.
Per la prima volta dal 2001 abbiamo la possibilità di far uscire dalla nicchia degli
esperti il dibattito sul SCN, di far emergere tutti i collegamenti con gli obiettivi
generali che le nostre associazioni intendono realizzare, di valorizzare il nostro
autonomo contributo.

Questa possibilità avrà tanto più influenza e credibilità quanto le nostre reti
nazionali e locali riusciranno a compiere un salto di qualità.

Per questo chiediamo alle nostre basi associative di aderire alla campagna
Diamo futuro al SCN lanciata dalla CNESC e dal Forum del Terzo Settore
andando sul sito www.firmiamo.it/scn così come di promuovere unitariamente
dibattiti, conferenze e comunicati stampa, chiedendo incontri con i parlamentari
locali.

Questa nuova fase richiede anche adeguamenti al modo di agire di ASC,


chiamato a sottolineare allo stesso tempo la mission culturale e politica e quella
di ente accreditato, per dare attuazione al patto associativo rinnovato con il
Manifesto 2007 e la XIII Assemblea Nazionale di ASC.
ASC si impegna a sviluppare ulteriormente la dimensione politica del suo agire,
a promuovere la partecipazione alla vita degli organi dirigenti locali delle
associazioni socie, mantenendo gli standard di qualità come ente accreditato
costruiti in questi anni.

Al tentativo di dividere e indebolire la nostra rete, sia con le sirene degli albi
regionali, che con alcune norme dell’accreditamento oppure contando sulla
stanchezza di chi da anni progetta senza risultati, occorre rispondere
adeguatamente nei prossimi mesi.

Le nostre associazioni si impegnano a sviluppare ulteriormente la


partecipazione ad ASC e la sua rappresentanza presso le istituzioni, sia
nazionali che regionali attraverso:
- l’adesione ad ASC al fine dell’accreditamento come sedi di attuazione di tutte
le strutture che ne abbiano i requisiti previsti dalla normativa, a prescindere dalla
loro successiva presentazione di progetti, come atto politico di sostegno alla
visione di SCN che abbiamo sopra delineato. A tale scopo ogni associazione si
impegna nei prossimi mesi ad una ricognizione e alla preparazione dei
documenti necessari per l’accreditamento alla prossima finestra 2010;
- l’impegno a chiedere alle strutture oggi accreditate in proprio o con altri enti
di entrare in ASC alla prossima riapertura dell’accreditamento nel 2010;
- l’impegno a promuovere incontri con le strutture che hanno ritenuto di non
confermare l’accreditamento in questo 2009 per capire le ragioni e intervenire
per superarle;
- l’impegno a far rispettare dalle strutture associate gli impegni associativi,
politici ed economici assunti nel corso degli anni.
Nello stesso tempo dovranno essere approfondite le criticità che stanno
emergendo in alcune ASC locali attraverso un confronto con le associazioni
nazionali socie, le ASC regionali e locali, per essere attrezzati alle sfide che ci
aspettano.

Cordiali saluti

Roma 8 Settembre 2009

Licio Palazzini, presidente nazionale ASC


Paolo Beni, presidente nazionale ARCI
Lino D’Andrea, presidente nazionale Arciragazzi
Michele Mangano, presidente nazionale Auser
Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente
Filippo Fossati, presidente nazionale UISP