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LA STORIA NON SIAMO NOI

John Harington

LA STORIA NON SIAMO NOI


(John Harington. 2013)

Breve viaggio sociopolitico nella storia del mondo, dallidea preindustriale dell800 ai giorni nostri.

Tutto quanto compare in questo testo frutto di analisi non convenzionale, cercando di scavare tra testi, risorse web ed opinioni di qualunque genere, al fine di produrre un quadro comprensibile sullincom-patibilit tra esseri umani e Pianeta Terra, secondo le regole attualmente in vigore.

Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi pi in l. Per quanto io cammini, non la raggiunger mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare. (Eduardo Galeano, Parole in cammino, 1998) L'utopia questo: quando sei convinto che a trecento metri ci sia quello che vuoi raggiungere, li percorri e ti rendi conto che l'utopia trecento metri pi in l, e cos via. Per questo ti dici: "Allora veramente irrealizzabile". Invece no, perch c' un aspetto positivo: che si sta camminando, e quindi l'utopia si realizza strada facendo. (Andrea Gallo, Il vangelo di un utopista, 2011) Spesso il termine utopia la maniera pi comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacit o coraggio di fare. (Adriano Olivetti, in Marco Peroni, Riccardo Cecchetti, Un secolo troppo presto, 2011) Ti sei mai fermato un attimo ad osservarla? Ad ammirare la sua bellezza? La sua genialit? Miliardi di persone che vivono le proprie vite, inconsapevoli. Tu sapevi che la prima Matrix era stata progettata per essere un mondo umano ideale? Dove non si soffriva, e dove erano felici tutti quanti, e contenti. Fu un disastro. Nessuno si adatt a quel programma, andarono perduti interi raccolti. Tra noi ci fu chi pens a... ad errori nel linguaggio di programmazione nel descrivere il vostro mondo ideale, ma io ritengo che, in quanto specie, il genere umano riconosca come propria una realt di miseria e di sofferenza. Quello del mondo ideale era un sogno dal quale il vostro primitivo cervello cercava, si sforzava, di liberarsi. Ecco perch poi Matrix stata riprogettata cos. All'apice della vostra civilt. Ho detto "vostra civilt" di proposito, perch non appena noi cominciammo a pensare per voi divent la nostra civilt, e questa naturalmente la ragione per cui noi ora siamo qui. Evoluzione, Morpheus. Evoluzione. Come per i dinosauri. Guarda dalla finestra: avete fatto il vostro tempo. Il futuro il nostro mondo, Morpheus. Il futuro il nostro tempo. (Matrix)
Propriet Letteraria Riservata (questo testo stato depositato a tutela nella data di edizione)

Mi vorranno scusare i politici, gli economisti e tutti coloro che, frequentando le migliori osterie, dichiarano al mondo la propria superiorit culturale quali detentori della verit rivelata e delle migliori soluzioni ai problemi che attanagliano tutti gli uomini in ogni tempo.

Chiedo venia anche a tutti gli esponenti religiosi che occupano uno spazio quadridimensionale sul Globo Terracqueo, rassicurandoli in merito alle esposizioni che seguono, in quanto non antireligiose, bens areligiose, ovvero prese in considerazione da un punto di vista squisitamente laico.

Che siano clementi anche coloro che, pur condividendo parte di questo lavoro, non si troveranno in accordo con le mie interpretazioni, con le analisi causaeffetto e le eventuali soluzioni proposte.

Questo lavoro dedicato allItalia, Paese che io amo e che vorrei vedere risplendere sereno, senza ombre od oppressioni, mai in concorrenza, ma sempre in concomitanza con il resto del Mondo. John Harington
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2013-2014

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John Harington

PREMESSA Quando decisi di scrivere queste righe, nel 2013, tutto il Mondo si trovava in una condizione critica e disagiata. Cos, preso dalla necessit di capire, sia il Mondo nel suo insieme, sia lItalia che mi ospitava, mi misi a studiare, da povero ignorante quale sono, un po di storia: giusto per cercare di capire, se possibile, quali potevano essere le cause di questo terribile effetto. In pratica, non essendo un economista e nemmeno uno storico, ma un grande appassionato di misteri, mi misi a caccia dellassassino (o degli assassini), degli eventuali complici e del movente che spinse alla realizzazione di questo delitto: la pi Grande Depressione della storia. Dapprima rimasi sconcertato da quanto potevo trovare sul web (mia principale fonte di informazione), poi mi convinsi che tutto aveva un senso. Quello che lessi, che approfondii e che appresi era terrificante: dal 2000 (anno di ingresso nel terzo millennio) al 2008 (anno di esplosione della crisi) per finire al 2013 (anno in cui cominciai a scrivere questo testo) nessun economista, tecnico o statista sapeva identificare le cause di questa Grande Depressione (che, dora in poi, chiamer La Madre di ogni crisi economica) e, peggio ancora, nessuno di questi (o anche altri, sempre pronti ad intervenire nel dibattito globale come fossero santoni su cui discesa lilluminazione del Dio Denaro) riusciva a proporre una soluzione. Allora mi sorse spontanea una domanda: ma siamo sicuri che questi esseri umani (economisti, tecnici e statisti) siano in grado di fare il proprio lavoro? Mi si propose immediatamente davanti agli occhi una scena immaginaria, dove tre sedicenti idraulici erano riuniti di fronte ad un lavandino che perde. Il primo idraulico, sicuramente il pi autorevole sia per anzianit che per percorso accademico, che lo aveva portato ad insegnare lattoneria e guarnizioneria nelle pi prestigiose universit del Mondo, diceva: certo che il lavandino gocciola. Si pu notare che fa acqua dal lato sinistro del tubo di scarico e, egregi colleghi, se guardate pi attentamente potrete osservare che la perdita riconducibile ad unerrata chiusura dinamometrica del bullone inferiore, sicuramente effettuata dopo il 1994 Il secondo, molto attento alle considerazioni del primo luminare, facendo forza sulla propria specializzazione in termo-saldatura di tubi goffrati in acciaio con guarnizioni teflonate, si premurava di sottolineare: egregio collega non posso che con2

cordare con la tua diagnosi, ma ci tengo a far notare a tutti che lo scarico congiunto al lavandino del tipo a sifone ministeriale con aumento degli introiti proporzionale al flusso di reflui, quindi, bench stia trafilando, non ricondurrei il guasto al 1994, ma lo farei risalire al 1949-1950, essendo evidentemente di origine americana Il terzo, di minor fama rispetto agli altri, ma comunque da anni attivo nella professione, si limit a sentenziare: colleghi, siamo tutti consapevoli che il lavandino da riparare, ma chi si prende la responsabilit di farlo? E se a breve si manifestassero altre perdite che in questo momento non riusciamo a prevedere? Tutti e tre si guardarono negli occhi e dissero: Per risolvere il problema necessario assegnarlo ad un gruppo di tecnici. Quindi andarono dal proprietario del lavandino e gli comunicarono che lintervento non era fattibile nellimmediato, ma sarebbe stato necessario attendere che una serie di tecnici (professori dello sciacquone, luminari della gestione di flusso nel tubo del 40 e laureati nella prassi dellinserimento in braga) prendessero in mano la situazione, anche perch il detentore della maggioranza dei millesimi condominiali (di origine germanica, pare) desiderava che il lavoro fosse portato a termine secondo uno standard che, in quel preciso momento, sfuggiva alle menti dei presenti. Non sembra che sia andata proprio cos? Non sembra che questi personaggi, che vantano esperienza e istruzione in merito, possano essere paragonati alle compagini governative che si alternano in giro per il Mondo? In genere, pensai, se si chiama lidraulico per riparare il lavandino, questo lo ripara (magari male, ma lo ripara). Qui comincio gi a percepire mormorii e commenti in latenza: gi, ma il paragone del lavandino, eh, ma fosse cos facile, ma non vorremo mica paragonare un idraulico ad un economista o ad uno statista! Lo so, impossibile fare questo paragone: lidraulico, in genere, sa fare il proprio mestiere. In ogni caso proseguii nellapprofondimento del problema e mi arrivarono tra le mani un sacco di informazioni, che decisi di fermare, nero su bianco, affinch potessero essere considerate da tutti quelli che, come me, di economia non capiscono nulla, ma hanno un obiettivo comune: vivere serenamente.
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COME TUTTO EBBE INIZIO La prendo un po alla larga, partendo dagli albori degli studi economici, proprio perch, se volete, quando ci chiediamo ( normale, per degli esseri pensanti) chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, qualcuno parte dai nostri mitici e biblici progenitori: Adamo ed Eva. No, non preoccupatevi, non intendo partire da cos lontano (anche se una riflessione sulle scelte di Eva, nellEden, chiarirebbe la nota e gergale espressione che accompagna sempre i nostri moti di disappunto), ma dallinizio del XIX secolo, con qualche piccola parentesi anteriore, giusto per chiarezza. Essendo io cresciuto nellepoca dei librettini Bignami (utilissimi, un tempo, per i compiti in classe), utilizzai, per le mie ricerche, principalmente il web (Wikipedia in primis) perch, bench consapevole del fatto che i riassunti sono sempre riduttivi, bisogna anche considerare che pi visioni dinsieme contribuiscono a generare unidea (generale), quasi sempre centrata sul vero problema. Ora far una velocissima corsa storica per arrivare al periodo da cui intendo veramente iniziare, ovvero la fine del 1700 e linizio del 1800. Il termine economia deriva dal greco (ma guarda) e, pi precisamente da (oikos = casa ovvero beni di famiglia) e (nomos = norma o legge). ( 1 ) Fin qui chiaro che lorigine ha una base del tutto necessaria e che (gi allepoca) tira in ballo lo Stato (legislatore) con i suoi abitanti (quelli che hanno beni di famiglia). I primi concetti (risalenti al VIII-VII sec. a.C. con Esiodo nella sua Teogonia) si limitano a dirci che tutto ha un prezzo e che questo prezzo determinato dalla scarsit (non dallabbondanza, badate bene), ovvero meno ce n e pi costa (fin qui tutto normale). Successivamente (siamo intorno al 350 a.C. ed a parlare Senofonte nella sua Economico) si comincia a capire che il lavoro e la produttivit sono concetti che non possono essere separati dal prezzo (ed anche qui, vero, non ci piove). Aristotele (che, come tutti ricordiamo, non era propriamente un minchione) nello stesso periodo comincia a ragionare ed a dividere leconomia (che allepoca era solo basata sul commercio) in naturale e non naturale (che bella definizione) intendendo con naturale la soddisfazione dei bisogni primari
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(limitati) e con non naturale, invece, una funzione pi finanziaria, quindi non orientata alla soddisfazione dei bisogni primari, ma a quelli voluttuari (illimitati). Cominciamo quindi ad infilarci in quel tunnel (avr unuscita?) dove luomo ci mette lo zampino e comincia a suddividere i bisogni delluomo tra primari (nutrirsi, vestirsi, proteggersi dalle intemperie) e voluttuari (tutti gli altri bisogni). Appare chiaro che tutti gli esseri viventi dovrebbero avere diritto alla soddisfazione dei bisogni primari, poi, se sono capaci, possono passare agli altri. A proposito: gi allepoca si pagavano le tasse, esistendo un sistema tributario basato non sul patrimonio, ma sul guadagno (generato da qualunque fonte). Ovviamente si verificavano gi casi di evasione e di ingiustizia statale (imposizione fiscale non dovuta). Ma torniamo a noi. Nel medioevo ci pens Tommaso dAquino (met del XIII secolo) a riprendere le riflessioni di Aristotele, arricchendole con i concetti di usura (interessi sui prestiti) e giusta ricompensa del venditore (per il lavoro svolto). Per tornare alla tassazione (vi ricordate il film Non ci resta che piangere con Troisi e Benigni? Chi siete?, Cosa fate?, Cosa portate?, Un fiorino!) ebbene, gi nel medioevo, ove la tassazione (i dazi, le gabelle, ) era proporzionale (ma mica sempre) alla produzione, tale Ibn Khaldun, letterato tunisino, defin nei suoi Prolegomena il rapporto tra lavoro, benessere e popolazione, chiarendo la loro diretta proporzionalit e, importantissima, la relazione tra limposizione fiscale ed il gettito fiscale (ripresa poi da Arthur Laffer nel 1980 per convincere Ronald Reagan a diminuire le imposte dirette per rilanciare leconomia americana). A cavallo tra il XV ed il XVI secolo, Machiavelli, ne Il Principe, solleva i regnanti da ogni obbligo morale, eliminando la domanda giusto agire politicamente cos? (nel concetto di giusto dobbiamo sottintendere anche lattenzione al popolo) sostituendola con idoneo agire politicamente cos? (lidoneit elimina la centralizzazione del popolo e vi pone, invece, lo Stato). Dal XVI al XVIII secolo i mercantilisti basarono ogni concetto economico sulla bilancia commerciale, ovvero uno Stato era florido se le sue esportazioni erano maggiori delle importazioni. Leconomia classica del XVIII secolo inizia con
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Storia del pensiero economico - Wikipedia

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un certo Adam Smith, prosegue con un certo David Ricardo (che abbraccia linizio del XIX secolo) e finisce con Karl Marx. Ma cosa dellepoca? dicevano questi dotti economisti

loco nella media dellUmanit e sento il bisogno di capire chi sta dietro alla storia delleconomia mondiale; il secondo che mi sembrano teorie un po vecchiotte per poter essere ancora attuali. Infine, mi chiedo (ma potrei anche farmi la domanda sbagliata): ma mai possibile che le regole delleconomia debbano essere scritte da uomini (quindi fallibili) che, duecento anni fa, potevano anche rifarsi a leggi naturali (lagricoltura e lallevamento erano allepoca dominanti), ma oggi? Chi e come scrive le regole per lattuale economia mondiale e quindi anche per regolare le nostre vite? Da qui in poi le mie fonti si incrociano con Paolo Barnard ( 2 ) che vi invito calorosamente a leggere in quanto competente, comprensibile e spassoso. Ora partiamo da un presupposto: anticamente cerano Re, Papi, Nobili di varia levatura che avevano tutto e il popolo nulla. Fin qui la gestione era semplice (ricordare da Il Marchese del Grillo il buon Alberto Sordi: io so io. E voi nun siete n cazzo!). Poi, con la rivoluzione industriale, interviene un fattore importantissimo: la tecnologia. Nasce dunque una nuova classe sociale, che si definisce borghesia, di cui fanno parte, inizialmente, i commercianti; questi poi diventano industriali e, arricchendosi dalla met dell800 ad oggi, si inseriscono nella Nobilt Nera, ovvero quella nobilt che non ha una vera e propria discendenza di sangue blu, ma che ne acquisisce le stesse prerogative senza quella imposizione divina che lavrebbe affrancata. Proprio da qui il liberismo condizionato dello Smith, che disse raro che i capitalisti si riuniscano, se non per cospirare contro i lavoratori ed il mercato. Ma attenzione! Gi allepoca il capitalismo stava spostando il proprio assetto finanziario! Leconomia tendeva a concentrare grosse quantit di capitale presso i banchieri Torniamo a noi. Sempre circa duecento anni fa, si affaccia alla ribalta un economista rampante (uno yuppy dellepoca), tale Thomas Robert Malthus (1766-1834), quindi dopo Smith e contemporaneo di Ricardo, che scopre il segreto del consumo.
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Adam Smith (1723-1790), punto di inizio della cosiddetta economia classica, completa lopera di un suo predecessore contemporaneo (Francois Quesnay) spostando lattenzione dalla ricchezza al reddito. Questo significava che la ricchezza dello Stato non era pi basata sui depositi effettivi di una nazione, ma sulla redditivit della popolazione, quindi sulla produttivit del lavoro. Per Smith era produttivo il lavoro che produce beni, ma non lo erano il commercio e gli altri servizi. Ponendo in primo piano liniziativa privata, piuttosto che limpegno dello Stato, Smith fu, sotto certi aspetti, il primo fautore del liberismo condizionato. David Ricardo (1772-1823) opera in sella alla nascente Rivoluzione Industriale e si rende conto che alcune azioni statali (alto prezzo del grano per divieto di importazione dello stesso) possono influire negativamente sulla crescita produttiva, ma mantengono alti i salari a scapito dei profitti. Riesce a far abrogare nel 1846 il divieto di importazione spiegando che attraverso lacquisizione di prodotto a minor costo sar possibile diminuire i salari e quindi aumentare il profitto. Ricardo sviluppa la teoria dei vantaggi comparati, che trova ancora oggi applicazione nelleconomia internazionale (dopo quasi 200 anni dalla sua morte!). Karl Marx (1818-1883) introduce il concetto di capitalismo, sostenendo che il valore di scambio delle merci (materie prime comprese) dato dalla sommatoria di costi diversi (come del resto ancora oggi). Il concetto di pluslavoro (il lavoratore sfruttato dal capitalismo che guadagna sul lavoro reso ma non pagato) introdotto da Marx ha innescato la lotta di classe dei lavoratori. Marx, con la sua legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto ha stimolato lorganizzazione dei lavoratori come classe sociale, consentendo loro di appropriarsi dei mezzi di produzione e di generare il nuovo sistema economico del comunismo. Perch sto raccontando tutto questo? Fondamentalmente per due motivi: il primo che (nonostante per la completa comprensione del fenomeno siano necessari degli approfondimenti) mi col4

La Storia dellEconomia (che ti d da mangiare) spiegata a Lollo del mio bar Paolo Barnard [http://paolobarnard.info/pb/13-la-storia-delleconomiache-ti-da-da-mangiare-spiegata-a-lollo-del-mio-bar/]
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Vi cito direttamente Barnard, perch veramente efficace. [] Sto Malthus visse sempre in Inghilterra fra il 1776 e il 1834, era un baciapile dei Re, baroni, lord, e sanguisughe del genere, era bastardo dentro perch pensava che la soluzione per la povert di milioni di disgraziati fosse di accorciargli la vita privandoli di sanit e cibo, cos non avrebbero fatto troppi figli e avrebbero sofferto di meno. Puttanaeva che soluzione, eh? Ma lui importante perch fu il primo economista a capire che se non si creano le condizioni che permettano ai consumatori di avere soldi per comprare la roba, crolla leconomia. Cio oggi diremmo che crolla la domanda. In economia la domanda significa la richiesta da parte del pubblico di roba da comprare, che avviene appunto se ci sono soldi da spendere. Pi precisamente si parla di domanda aggregata, cio linsieme delle richieste di acquisti di beni e servizi da parte di tutti i cittadini e delle aziende del Paese. Ovvio che se questa domanda aggregata cala, o crolla come oggi nellEurozona, perch non ci sono soldi da spendere, crollano anche le vendite, e se crollano le vendite crollano le aziende, e se crollano le aziende i manager licenziano o mettono in cassa integrazione, e se tutto questo accade crolla leconomia del Paese. [] Allora: adesso ho capito che leconomia, cos come la conosciamo oggi, basata sul consumo, a prescindere dal livello di bisogno (primario o voluttuario), e che perch ci sia consumo necessario che ci siano soldi da spendere. Strano, ma ultimamente ho ascoltato persone che dicono la stessa cosa e che fanno gli idraulici e non gli economisti che abbiano sbagliato mestiere? Procediamo per capire da dove iniziano i problemi. Abbiamo accertato che il sistema di tassazione antichissimo ed abbiamo anche accertato che una certa percentuale di tassazione necessaria, per mantenere pubblica una certa serie di servizi essenziali (sanit, acqua, energia, ecc.) che, se finissero in mano ai privati, genererebbe una serie di oligopoli (monopoli di pochi) che non farebbero bene ai prezzi e non ne garantirebbero la fruibilit a tutti. Insomma, meglio controllare il capitalismo, altrimenti i capitalisti ne approfittano. Controllare il capitalismo non significa, per, mette5

re freni allo sviluppo, ma semplicemente evitare che chi possiede talmente tanto da potersi permettere di comprare qualsiasi cosa, non metta le mani sui servizi di prima necessit per farne un monopolio. Inoltre, in uno Stato Democratico, bisogna anche controllare che non si formino cartelli nazionali, come per esempio quelli delle banche e delle assicurazioni ( in una democrazia funzionante dovrebbe accadere che lantitrust si occupi proprio di questo, possibilmente senza che ai vertici della stessa vi siano persone legate a quei settori). Successivamente a questi personaggi (non dimentichiamoci mai che gli economisti erano abbastanza legati alla classe sociale dominante, magari senza appartenervi, ma comunque legati), che filosofeggiavano sulle potenzialit delleconomia dellepoca, arrivarono coloro che tesero una mano alla matematica e cominciarono a comparire strane formule anche nei conti economico-finanziari. Lon Walras (1834-1910) fu, insieme ad altri, il pioniere dellepoca del marginalismo, ovvero la teoria che tiene in considerazione non pi la necessit del bene, ma la soddisfazione del bisogno (primario o meno), postulando che la soddisfazione del bisogno diminuisce con laumentare della quantit consumata. In pratica i prezzi non sono pi regolati dalla necessit dei beni, ma dalla disponibilit del singolo a spendere per possederli (consumarli). Che teoria strana (ma attualissima): in pratica Walras ci dice che se la Ferrari producesse milioni di automobili, non le comprerebbe pi nessuno ed probabile che sia cos. Vilfredo Pareto (1848-1923) continu sulla falsa riga di Walras, ma aggiunse che, secondo lui, la soddisfazione non pu essere estesa a tutti, quindi necessario che se un individuo soddisfatto, ne debba necessariamente esistere uno che non lo . Questa ancora pi strana Perch la soddisfazione di uno dovrebbe generare linsoddisfazione dellaltro? Questo accadrebbe solo se siamo in due e sul tavolino del salotto rimasto un solo Mon Cheri Impossibile dividerlo, quindi o lo mangia uno o lo mangia laltro. Ma quante volte pu accadere di rimanere senza Mon Cheri? In ogni caso siamo arrivati allinizio del 900 e sta per esplodere la famosa Rivoluzione Industriale che ci condurr ai giorni nostri. Ma questi cervelloni non hanno ancora finito
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Allinizio del XX secolo, un paio di questi, generarono unaltra svolta nelle teorie economiche, fondando quella che sar definita leconomia neoclassica. In questo momento propongo una riflessione: ma avete notato che, in fondo in fondo, in cento anni nessun economista era daccordo con gli altri? Tornando ai miei amici idraulici, un po come se, di fronte al lavandino che perde, ognuno proponesse una soluzione diversa. Un po come andare a tentativi Un po come andata fino ad oggi (a tentativi, appunto). Continuiamo con la nostra analisi. Alfred Marshall (1842-1924) e Arthur Cecil Pigou (1877-1959) sono i neoclassici di cui si accennava prima. Questi due, se andiamo ad analizzare il loro lavoro nel loro tempo, non solo andavano per tentativi, ma brancolavano proprio nel buio! Vi risparmio i risultati, ma posso garantire che qualunque massaia avrebbe saputo fare di meglio. Bisogna aspettare che faccia capolino un austriaco, tale Carl Menger (1840-1921), perch si capisse che la matematica non applicabile alleconomia: al centro di tutto c luomo e luomo, con la sua volubilit, introduce sempre variabili nuove e aleatorie, che tendono allinfinito. Possibile che allepoca qualcuno avesse capito che la matematica applicata alleconomia equivaleva ad applicarla alluomo e quindi era deleteria, se non applicata forzatamente? E vero che in tutto il mondo 1+1 fa sempre 2, ma anche vero che se al mondo siamo in due ed io mangio un pollo (solo io), leconomia dice (matematica statistica) che in due abbiamo mangiato mezzo pollo a testa, mentre non assolutamente vero! Come la mettiamo? Abbiamo gi visto che siamo entrati nel XX secolo, quindi in pieno 1900 A questo punto (siamo intorno al 1930) arriva un altro pensatore che, sulla base dei disastri sociali provocati da borsa, banche e capitali, introduce nuove teorie e cambia radicalmente tutti i concetti che erano in voga in quel periodo. John Maynard Keynes (1883-1946) fonda quello
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che, fino al 1960, sar il dominante pensiero keynesiano. Vediamo un po cosa diceva, cercando di scendere un po pi nel dettaglio, visto che ci avviciniamo ai giorni nostri. Allinizio prende in considerazione il concetto di probabilit, quindi (per definizione) introduce lincertezza in tutta la propria teoria (quando noi diciamo probabile, anche con unaltissima percentuale, non possiamo mai affermare certo). La sua teoria si basa su due forme previsionali: la probabilit conosciuta, ovvero quella per cui possibile azzardare un pronostico e la probabilit sconosciuta, ovvero quella per cui non possibile. Ma come accidenti faccio ad inserire in una formula matematica unincognita per cui non possibile assolutamente stabilire un valore e nemmeno immaginarlo? Mah! Infatti, poi, scoppia la Grande Depressione del 1929 (ma questa la vedremo in seguito), dove, ancora una volta (teniamo presente che sono passati circa cento anni) il problema ricondotto alla diminuzione dei consumi (pochi soldi da spendere). Quindi? Sembra proprio che non si riesca ad uscire da questo labirinto: nessun economista ha, fino a quanto visto finora, espresso un modello che possa essere funzionale per un lungo periodo di tempo Forse perch non possibile? Non che (per caso eh! La butto l!) aveva ragione Menger riconoscendo linfinita differenziazione caratteriale degli uomini e quindi limpossibilit di definire regole fisse per regolare i mercati? Facciamo lennesimo esempio: vendita in blocco di un intero condominio di 100 alloggi, tranne uno, che il proprietario non intende vendere se non ad una cifra pari a 100 volte il suo valore di mercato. In pratica chiede, per il suo solo alloggio, il valore dellintero condominio. Liberissimo di farlo, no? E se tutti gli altri 99 facessero la stessa cosa? Cosa accadrebbe? Per caso quel condominio varrebbe 100 volte tanto? Chi pu dirlo?
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IL MERCATO Adesso apriamo un piccola parentesi per capire che cos il mercato. Il mercato proprio quello che troviamo settimanalmente (o giornalmente) sotto casa, con tutte le sue bancarelle ed i rumori. Il mercato (tutto) non nientaltro che quello. La scelta da chi comprare determinata da una certa serie di fattori. Il primo di questi fattori il prodotto, ovvero la merce. Se al mercato un prodotto venduto da una sola bancarella lo si potr comprare solo l ed il prezzo lo far il venditore (monopolio), se invece lo stesso prodotto venduto da pi bancarelle si creer una certa concorrenza ed il prezzo lo fa chi compra, ma attenzione (un classico esempio, per ragionare ai giorni nostri, la polizza RC auto): se le bancarelle si mettono daccordo e non sgarrano tra di loro, il prezzo continuano a farlo loro (oligopolio). Il secondo fattore il prezzo, ovvero la quantit di denaro necessario per acquisire il prodotto. Il prezzo , come abbiamo visto, determinato dalla domanda (quanta gente vuole comprare) e dallofferta (quanti vendono quel prodotto o quanto prodotto, in totale, disponibile sul mercato), o, ancora, da come si comporta il venditore (mantenimento dellofferta bassa, a fronte di domanda alta, per mantenere alto il prezzo: un po come quando si passa sulle arance con le ruspe per far finta che la natura ce ne abbia date troppo poche). Ovviamente il prezzo un valore composito (materia prima + trasformazione + stoccaggio + trasporto + guadagno + tasse + ). Dalla composizione (grossolana, nel nostro caso, per semplificare) possiamo valutare che qualsiasi voce aumenti come costo, il prezzo aumenta. Semplice, no? Ma nel mercato (e qui stiamo parlando solo di prodotti, e non di finanza) ci sono due attori: chi vende e chi compra. Se chi compra non ha denaro per farlo, il mercato non esiste. Ovviamente stiamo generalizzando (gli economisti sicuramente non sarebbero daccordo con questa esposizione), ma il concetto di base quello. Vendita e acquisto = mercato.
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E, a tutti gli effetti, la base naturale del consumo, senza altri fronzoli. Pretendere che la massaia si intenda di macroeconomia quando fa la spesa come pretendere che ogni padre ed ogni madre, quando concepiscano un figlio, siano laureati in biologia genetica. Fanno lamore e basta. Poi il figlio nascer. Ora, dopo questo esempio, inseriamo il terzo incomodo. Il terzo incomodo dei mercati la finanza. Non intesa come il sistema di controllo (la Guardia di Finanza), ma come speculazione sui mercati. La speculazione , fondamentalmente, una scommessa, ovvero unillazione, perch si basa esclusivamente sul ragionamento e mai su dati certi.
speculazine ( 3 ) s. f. [dal lat. tardo speculatio onis esplorazione; indagine filosofica (v. speculare2); il sign. 2 ricalca il fr. spculation]. 1. letter. Latto dello speculare, il ricercare e indagare in quanto attivit teoretica. a. In filosofia, termine (corrispondente al gr. ) usato da Aristotele per indicare, in contrapp. allattivit pratica () e a quella produttiva (), lattivit teoretica propria della matematica, della fisica e della filosofia prima, in quanto osservazione di oggetti che hanno in s stessi il principio della propria realt e necessit; nella filosofia kantiana, la forma di conoscenza il cui oggetto trascende ogni esperienza possibile e che pertanto contrapposta alla conoscenza naturale (lunica che ha effettivo valore conoscitivo); con valore opposto, nella filosofia hegeliana, il momento positivo-razionale del procedimento logico, quello che produce la conoscenza effettiva, in quanto pensa lidea come entit concreta, mediante lunificazione di una determinazione positiva (momento intellettuale) e della sua negazione (momento negativo-razionale). b. estens. Meditazione su problemi di varia natura: essere incline alla s.; talora in tono scherz. o iron.: mi sembrava immerso in profonde speculazioni. 2. a. Operazione commerciale o finanziaria consistente nellacquistare per rivendere, o nel vendere per ricomprare, con il fine di conseguire un profitto dalla differenza di prezzo (di merci, valute o titoli) in diversi momenti del mercato: s. di Borsa sulle operazioni a termine; s. al ribasso, al rialzo.

Vocabolario Treccani online


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b. Attivit, iniziativa commerciale o finanziaria da cui ci si propone di realizzare un forte utile: una s. fortunata, indovinata; una s. sbagliata, mal riuscita; grosse,piccole s.; il rilevare quella vecchia azienda stata una pessima s.; in tono iron.,fare una bella s., e, come esclam., bella s.!, con riferimento a un affare sbagliato, in cui non si guadagnato nulla, anzi ci si rimesso: ho fatto una bella s. a comprare questa vettura usata! c. Per estens., attivit intesa a conseguire un profitto economico personale, o un vantaggio a fini politici, condotta senza scrupoli e senza rispetto degli interessi altrui: solo una s., tutta una s.; il promesso aumento delle pensioni una s. elettorale. Dim. speculazionclla, speculazioncina.

Ovviamente lui, ma ad una condizione: che faccia a met della vincita con lorganizzazione. Risultato: il vincitore, senza fatica, guadagna 30 (40-10 che ha pagato di sottoscrizione), mentre lorganizzazione guadagna 45 (40+20-15 che ha speso per organizzare). Che centra tutto ci con la finanza? Beh, se andiamo a scavare nella storia delle banche private pi grandi (ricche e potenti) del mondo (togliendo le banche centrali, private sigh!- anchesse, e quelle cinesi emerse negli anni 1990-2010) troviamo: Bank of America ( 4 ) la pi grande banca commerciale del mondo in termini di giro daffari e depositi (tra laltro, fondata da un italiano a S. Francisco nel 1904): Fatturato: oltre 115 MLD US$ (2011) Utile: quasi 1.5 MLD US$ (2011) Dipendenti: 282'000 JP Morgan ( 5 ) banca (oggi finanziaria) fondata da John Pierpont Morgan nel 1871, una delle pi discusse potenze finanziarie internazionali: Fatturato: oltre 97 MLD US$ (2012) Utile: oltre 21 MLD US$ (2012) Dipendenti: 258'965 Citigroup ( 6 ) la pi grande organizzazione finanziaria al mondo e nasce da una fusione nel 1998: Fatturato: 159 MLD US$ (2007) Utile: oltre 3.5 MLD US$ (2007) Dipendenti: 300'000 Wells Fargo ( 7 ) risultato di una fusione nel 1998, la seconda pi grande banca al mondo ed un incrocio tra la Bank of America e Citigroup: Fatturato: oltre 86 MLD US$ (2012) Utile: quasi 19 MLD US$ (2012) Dipendenti: 269'200 Goldman Sachs ( 8 ) una delle pi grandi banche daffari del mondo ed anche tra le pi antiche, risalendo al 1869: Fatturato: quasi 29 MLD US$ (2011) Utile: oltre 4 MLD US$ (2011) Dipendenti: 33'300 Per il momento fermiamoci qui.

La finanza , esclusivamente, speculativa. Ma c un trucco, di base, che nessun comune mortale che non pu accedere alla stanza dei bottoni conosce: se sono io (finanza) a fare le regole, allora posso fottere ogni probabilit e fare quello che voglio. Cosa significa? Facciamo un esempio: organizzazione di una caccia al tesoro dove lunico premio la somma delle sottoscrizioni (supponiamo che partecipiamo in 10 ed ognuno versi 10, quindi la somma delle sottoscrizioni 100) e sia necessario trovare una pergamena nascosta in un castello, tramite una serie di indizi anchessi nascosti nello stesso castello. Bella storia eh? Divertente. Allora, innanzitutto il premio non sar 100, ma 100 meno una piccola percentuale che lorganizzatore trattiene per s a copertura dei costi (affitto del castello, pergamena, indizi, tempo per organizzare il tutto)e per suo guadagno (nessuno fa nulla per nulla). Supponiamo unorganizzazione apparentemente onesta e diciamo che il tutto costato 20, guadagno di 5 compreso, quindi il premio finale sar 80. Supponiamo ora che, tra i dieci partecipanti, nessuno abbia a che fare con lorganizzazione. In questo caso le componenti che contribuiscono alla vittoria sono soltanto due: fortuna (nel trovare gli indizi) e bravura (nellinterpretare gli indizi). Supponiamo, invece (e questo caso il pi frequente), che uno dei partecipanti sia, non per caso, il cugino di terzo grado del prozio del responsabile dellorganizzazione a cui, fraudolentemente, lorganizzatore fornisce una serie di informazioni utili a trovare buona parte degli indizi e la pergamena. Chi vincer?
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http://it.wikipedia.org/wiki/Bank_of_America http://it.wikipedia.org/wiki/JPMorgan_Chase 6 http://it.wikipedia.org/wiki/Citigroup 7 http://it.wikipedia.org/wiki/Wells_Fargo 8 http://it.wikipedia.org/wiki/Goldman_Sachs


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COME NASCE UNA BANCA E A COSA SERVE Perch esistono le banche? Fondamentalmente le banche esistono per guadagnare denaro dal denaro, quindi guadagnare dalla cosa pi inutile che esista sulla faccia della Terra. Ma Come nasce lidea di banca? Innanzitutto, diciamocelo, abbiamo poco da lamentarci, perch la banca, cos come la vediamo oggi, uninvenzione totalmente italiana. Una parentesi: avete notato come noi italiani abbiamo inventato quasi tutto quello che c di redditizio al mondo (banche, turismo, radio, telefono, ) ma siamo qui a fare i salti mortali per sbarcare il lunario? Non sar per caso che siamo un po autolesionisti e ci facciamo prendere in braccio dal resto del mondo? Mentre ci rifletto, torniamo alle origini delle banche. Allora, la prima banca censita il Banco di San Giorgio, nato nel 1407 nellallora Repubblica Marinara di Genova. Segue a ruota il Monte dei Paschi di Siena, del 1472, nato col nobile compito, quale monte di piet, di dare aiuto alle classi disagiate del basso medioevo senese. Ma le origini della banca, quale strumento transattivo di capitali, ben pi antica. Nel 1099, in funzione delle Crociate in Terra Santa, Goffredo di Buglione fonda lOrdine dei Canonici del Santo Sepolcro, ovvero un manipolo di integralisti religiosi votati alla protezione dellallora conquistata Gerusalemme, oltre che alla protezione dei pellegrini in andata e ritorno da quei luoghi. Perch? Essenzialmente perch muoversi, allepoca, non era proprio come oggi: predoni, banditi, delinquenti e gruppi islamici tendevano ad assalire le carovane di pellegrini e mercanti che dallEuropa si recavano in Palestina, dunque era necessario fornire un servizio di scorta affinch questi andassero e tornassero con le minori perdite possibili. Successivamente (siamo nel 1129) un frate cistercense, Bernardo di Chiaravalle, appoggia Ugo de Payns (francese) o Ugo dei Pagani (italiano) oppure entrambi erano la stessa persona, chiss, per fondare una confraternita di monaci/soldati denominata Pauperes commilitones Christi templique Salomonis, ovvero i celeberrimi Cavalieri Templari. Questi avevano il compito di presidiare il Tempio di Salomone in Gerusalemme, di fare guerra agli isla9

mici infedeli (come si capovolgono le cose col tempo, eh?), di proteggere i viaggi dei pellegrini e dei mercanti. In brevissimo tempo, grazie a nobili donazioni, ai bottini di guerra ed ai compensi per i servizi resi, i Templari diventano una organizzazione ricca e potente, oltre che estremamente riservata, tanto da poter essere definita, addirittura, segreta. Un po come lOpus Dei ai giorni nostri. Quindi i Templari, attraverso lOrdine Benedettino, poi Clunicense ed infine Cistercense, con Bernardo da Chiaravalle, mettono su un bel tour-operator che, oltre alla protezione, offre anche innumerevoli punti di ristoro e di posta (monasteri ed abbazie cistercensi, fortezze templari). Ad un certo punto, ognuna di queste stazioni templari era dotata di una propria indipendenza economica, un suo proprio tesoretto che poteva utilizzare a proprio piacimento. Cosa centrano i Templari con le banche? Ve lo racconto subito, cos ci togliamo il pensiero. ( 9 ) Innanzitutto bisogna sapere che, allepoca (siamo in pieno medioevo, dove i Papi la facevano da padrone ed i concetti morali rasentavano la follia, sebbene spesso disattesi da tutti i potenti), non era consentito a nessun Cristiano (o Gentile) prestare denaro richiedendo interessi in cambio, in quanto un Gentile non poteva sporcarsi le mani con lusura. ( 10 ) Quindi lusura era praticata dagli ebrei, che gi allepoca erano abili mercanti e che, ovviamente, avevano fiutato il grande business che poteva venire da questa restrizione dei Gentili. Dunque, per il principio sopra enunciato, i Templari, in quanto Cristiani, non potevano prestare denaro ad usura. Allora come facevano a guadagnarci? Bene, visto che i loro punti di appoggio erano collocati in giro per il mondo allora conosciuto (lAmerica non si sapeva nemmeno esistesse), ed ogni nazione, regione, provincia e comune (li chiamo cos per semplicit) avevano una propia moneta, loro tendevano a prestare denaro per i viaggi, cambiandolo gi nella valuta di destinazione e dunque guadagnando sul cambio.
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http://it.wikipedia.org/wiki/Templari#Attivit.C3.A0_banca rie 10 Usura, in latino, significa interesse e non riconducibile al nostro moderno concetto di interesse troppo alto.
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Il loro potere finanziario e la loro affidabilit divenne cos grande che cominciarono anche a prestare denaro ai nobili, affinch questi potessero costruire, fare guerre ed altro, ma sempre con il limite dellusura, quindi dove guadagnavano? Lo facevano nei pegni, generalmente immobiliari, che il contraente del prestito doveva cedere (non prestare) a garanzia, sottovalutandoli sempre un po. Infine la grande intuizione: il bonifico bancario! Come funzionava? Allepoca non esistevano i sistemi di comunicazione di oggi! Ebbene, supponiamo che un mercante francese dovesse recarsi in Oriente per comprare spezie ed altro: se si fosse messo in cammino con tutto loro (denaro convertibile ovunque, cos come oggi) necessario al pagamento avrebbe dovuto affrontare il rischio, sebbene viaggiasse protetto, di essere assalito e derubato di tutto. I Templari organizzarono delle bolle che fungessero da denaro. In pratica, in cambio di un aumento sul prezzo di protezione durante il viaggio (che il mercante avrebbe dovuto comunque pagare), facevano versare loro del mercante nelle proprie casse, ne convertivano il valore nella moneta di destinazione (guadagnando anche sul cambio) e consegnavano al mercante una bolla in cui si autorizzava il presidio Templare di destinazione a rilasciare il controvalore in loco. In pratica durante il viaggio i predoni avrebbero razziato solo il poco denaro della carovana ed una pergamena inutilizzabile se non presentata dal vero proprietario (qui ci sarebbe da dilungarsi sul metodo adottato per il riconoscimento del proprietario, ma fidatevi che funzionava, anche senza microchip sottopelle). Ecco inventata la banca pi antica e potente del mondo. Fu proprio per questi motivi (potenza economicofinanziaria, potenza militare e grande capacit nella riscossione dei crediti) che nel 1312 i Templari furono distrutti: il re di Francia Filippo IV (detto il Bello) ed il papa Clemente V si accordarono per estinguere il proprio debito verso i Templari e per appropriarsi dei loro ingenti patrimoni. Il 18 marzo 1314, a Parigi, muore sul rogo lultimo Gran Maestro Templare: Jacques de Molay. Bene, ma le banche moderne? Le banche moderne nascono proprio per lo stesso motivo: generare ricchezza dal denaro e non dal lavo10

ro, aiutate dal fatto che, dalla fine del Rinascimento ad oggi, il metodo del baratto, quale pagamento, non esiste pi, ma esiste solo ed esclusivamente il denaro, in ogni sua molteplice forma. Le banche dovrebbero, dietro giusto compenso, gestire il flusso del denaro e non il denaro vero e proprio, che dovrebbe essere invece gestito (emissione e valore) da unentit statale o regionale senza scopo di lucro. Perch lemissione ed il valore del denaro dovrebbero essere gestiti da unorganizzazione certificante e senza scopo di lucro? La risposta abbastanza semplice: perch altrimenti sarebbe possibile lemissione di denaro falso e poi, se non si ragiona adeguatamente, il denaro non avrebbe un valore reale (vero, in quanto proporzionale alla ricchezza dello Stato o Regione), ecco perch, fino al 1971 era obbligatorio, per ogni Nazione coniante, garantire lemissione di moneta con lo stesso controvalore in oro. Infatti, dal 1971 in avanti, la valorizzazione della moneta diventato un problema, risolto solo con arzigogolati artifizi aritmetici. In conclusione, ogni cittadino del Mondo sarebbe disposto (come faceva il mercante medievale) a pagare il giusto corrispettivo per un servizio monetario (spostamenti di capitale, pagamenti, incassi, ecc), ma con la certezza del valore e la certezza del costo (corrispettivo alla banca), oltre che la corresponsione di un giusto interesse sui depositi non utilizzati. Perch siamo insoddisfatti e non funziona cos? Lo vediamo subito.

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IL SIGNORAGGIO ( 11 ) Il termine signoraggio deriva dallusanza medievale per cui i Signori (nobili feudatari) si attribuivano il diritto di battere moneta (emettere denaro) e di godere dei suoi frutti (pretendere un guadagno ogni volta che veniva speso nei propri territori). In pratica si disattende quello che si appena esposto: il denaro non deve costare (allemissione) ma deve rappresentare la vera frazione di ricchezza del territorio. Come funziona il signoraggio? Se devo essere sincero, proprio per la sua inutilit, non ne avevo capito il meccanismo prima di addentrarmi in questo studio. Il signoraggio una imposta iniqua delle Banche Centrali che guadagnano sulla base del denaro emesso, ma il problema che questo guadagno, in realt, non esiste effettivamente, ma solo virtuale (soprattutto in un sistema chiuso come quello attuale). Cominciamo innanzitutto a definire il sistema chiuso. Un sistema pu definirsi chiuso quando non ha sbocchi esterni, ovvero quando non possibile recuperare ricchezza (reddito) al di fuori del sistema stesso. La globalizzazione ha chiuso il sistema, in quanto tutta la Terra diventato un mercato unico, quindi, fatto il 100% la ricchezza disponibile sulla Terra, quindi il denaro conseguentemente emesso, dove trovo leccedenza per il signoraggio? Chiariamo il tutto con un esempio. ( 12 ) Per chiarire il concetto di signoraggio dobbiamo per un momento dimenticare tutto quello che ci circonda, lenorme grandezza del mondo in cui viviamo, la quantit di persone che lo abitano e la velocit di comunicazione odierna. Fatto? Bene. possiamo cominciare. Supponiamo che in tutto il mondo vivano soltanto 6 persone, di cui 5 si trovano tutte nello stesso luogo ed hanno tutte una specializzazione pratica diversa: 1. Florio un agronomo, sa tutto sulla coltivazione e conosce ogni vegetale esistente 2. Fauno un veterinario, sa tutto sugli animali ed il
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loro allevamento 3. Casio un architetto, sa dove e come fabbricare qualsiasi costruzione, con qualsiasi materiale 4. Ferrio un metallurgico, sa come estrarre e trasformare qualsiasi minerale 5. Praktiko un elettromeccanico, sa come costruire qualsiasi attrezzatura elettrica o meccanica e come ripararla. Tutti e cinque lavorano nello stesso posto e tutti e cinque offrono la loro opera reciprocamente: Alfio coltiva la terra, Biorgio alleva animali, Carlo costruisce e mantiene le abitazioni di ognuno, Desio fornisce gli attrezzi per il lavoro, Elio costruisce le macchine per lavorare. Tutti godono di ottima salute e sia pagano a vicenda tramite il baratto, sia con beni tangibili che con servizi. Nessuno insoddisfatto. Un bel giorno arriva il 6 personaggio, tale Bankio, uno sconosciuto che si intrufola nella comunit. Bankio non sa fare proprio niente a livello manuale, e finora ha sempre campato come un nomade, nutrendosi di ci che trovava in giro, abbandonando il posto una volta che aveva esaurito le risorse. Trovandosi di fronte agli altri cinque, cos ben organizzati e felici di vivere in armonica reciprocit, pensa a come sfruttare la situazione a proprio vantaggio. Un bel giorno li riunisce tutti e cinque e propina loro un bel discorsetto: cari amici, vedo con piacere che vi siete organizzati proprio bene e che vivete facendo affari lun laltro senza grossi problemi, ma vi propongo un miglioramento: perch per vivere meglio non vi affidate ad una banca? I cinque si guardano lun laltro, guardano Bankio e gli chiedono: Scusa, ma cos una banca? Bankio: La banca sono io! Vedete? In questa cassa, che mi porto sempre dietro, ho tutto il Truffodio che c sulla Terra, che un elemento rarissimo, che si trova solo in un posto lontanissimo da qui. Io sarei disposto ad offrirvelo in garanzia per governare i vostri commerci, evitando che dobbiate continuamente scambiarvi merci o lavori per pagarvi. Ferrio, incuriosito, vuole vedere linterno della cassa, quindi Bankio lo blocca dicendo: Non posso aprire la cassa, perch il Truffodio una polvere talmente fine che il pi piccolo spostamento daria potrebbe portarne via una parte, che sarebbe comunque una perdita considerevole, comunque, se vuoi puoi pesarla, per capire che non vuota.
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http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio#Ricorso_al_signo raggio_da_parte_dei_governi 12 http://www.longeshort.biz/blog/2011/11/29/ilsignoraggio-bancario.aspx ed anche http://www.antiequitalia.org/il-furto.html


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Ferrio prende la cassa e la mette sulla sua bilancia e vede che pesa 120 chili. Soddisfatto, guarda gli altri quattro e con un cenno dassenso conferma la sua sensazione. Florio, a questo punto, chiede a Bankio: Scusaci, ma non siamo pratici di queste cose. Come proponi dunque di migliorare la nostra vita? semplice, risponde Bankio, abbiamo visto che la cassa pesa 120 chili. Io, che sono un baccaniano e quindi so quanto valgono le cose, dico che tutto quello che voi fate qui vale, me compreso, 120'000 Euro. Casio, allora, cerca di approfondire: Scusa, ma cosa sono gli Euro? e perch il numero 120'000? Semplice ed elementare, mio caro Casio. Gli Euro, e nello spiegarlo tira fuori un rettangolino di carta con sopra scritto UnEuro, sono dei soldi che servono a pagare le cose ed il lavoro. 120'000 perch, secondo me, tutto quello che avete fatto oggi vale 100'000 Euro e quello che c dentro alla cassa ne vale 20'000 in pi perch lho portata fin qui. Se vi fidate di me, io sotterro la mia cassa in un posto segreto, dopodich fornisco ad ognuno di voi 20'000 di questi e, al posto di dovervi scambiare cose e lavoro, potrete ricompensarvi con questi. In che modo? chiesero tutti e cinque in coro. Diciamo che ogni ora del vostro lavoro vale 1 Euro, dunque gi adesso avete concordato quanto lavoro deve fornire Praktiko a Florio per gli ortaggi, quanto latte Fauno deve pagare per le manutenzioni di Casio, e quanti attrezzi Ferrio spende per mangiare e dormire. Tutto ci pu tradursi in Euro. I cinque si guardarono e sorrisero, perch, in effetti, avevano gi da tempo discusso il problema che non sempre nelle loro fasi di baratto si trovavano daccordo, vuoi perch gli ortaggi e le verdure non erano sempre freschi quando proposti, vuoi perch un certo oggetto assumeva un valore troppo elevato per poterlo barattare, ed altro ancora. Nonostante avessero sempre trovato un accordo finale, lidea di poter frazionare un valore e poter comprare secondo necessit era allettante. Va bene, Bankio, accettiamo la tua proposta. Ma e tu? Il tuo lavoro? Beh, il mio lavoro garantire che nessuno tocchi la cassa e che tutto resti sempre al valore complessivo di 120'000 Euro, cos nessuno mai litigher. In cambio vi chiedo solo di pagarmi 10 Euro al mese a testa per la fornitura degli Euro e di restituirmi i 20'000 Euro che vi ho prestato ogni anno.
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Tutti si guardarono, convinti che la richiesta fosse equa, e si strinsero la mano. Bankio and a sotterrare la cassa e torn con 20'000 Euro a testa, li diede ad ognuno e disse: Unultima cosa, amici. Io sar il banchiere di questo luogo e garantir il denaro che vi sto dando con il MIO Truffodio. Visto che vi offro questa garanzia, vi esorto a firmare queste cinque carte, dove vi scritto che vi impegnate a restituirmi i 20'000 Euro che ho dato ad ognuno e, se non doveste riuscire a restituirli, ogni vostra propriet diventer mia. Ci tengo a precisare che io non sono interessato alle vostre propriet, ma solo alla restituzione del denaro e sono convinto che me lo restituirete e manterrete le vostre propriet. Siete daccordo? I cinque, visto che Bankio garantiva con il SUO Truffodio, ritennero ragionevole garantire anche loro, quindi firmarono. E tutto ebbe inizio. Cos il denaro cominci a circolare ed il commercio a crescere: non era pi necessario portarsi dietro merci ingombranti per andare a comprare e non era pi necessario fornire servizi per pagare. Cera il denaro. Anche Bankio aveva contribuito allincremento della ricchezza del gruppo: aveva pagato Casio per costruirgli la casa e gli uffici, e gli altri per il cibo ed i servizi. Ogni mese i cinque si recavano da Bankio e gli versavano i 10 Euro pattuiti per ognuno. Poi, arriv la fine dellanno. Questo era lo stato dei conti al dodicesimo mese: Florio Prestito: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: Casio Prestito: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: Praktiko Prestito: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: 20'000 7'500 -3'800 -1'200 22'500 20'000 10'000 -12'800 -1'200 16'000 20'000 8'900 -5'000 -1'200 22'700 Fauno Prestito: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: Ferrio Prestito: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: Bankio Capitale: Entrate: Uscite: Totale: 20'000 9'000 -6'800 -1'200 21'000 20'000 8'500 -2'500 -1'200 24'800 20'000 6'000 -13'000 13'000
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A parte Casio, che aveva avuto un po pi di costi per la costruzione degli immobili di Bankio, tutti erano in grado di restituire il prestito a Bankio, ma sarebbero rimasti con poche migliaia di Euro, quindi si recarono da Bankio per discuterne. Bankio li rassicur: I banchieri si adattano sempre alle necessit ed ai bisogni della comunit, quindi mi verserete solo gli interessi e vi terrete il capitale. Quindi ci abbuoni il debito di 20'000 Euro? chiesero i cinque. Neanche per sogno! tuon Bankio, un banchiere non annulla mai il proprio credito! Mi dovete ancora tutti i soldi che vi ho dato. Se mi pagherete regolarmente gli interessi ogni anno io non solleciter la restituzione del capitale e tutti saremo soddisfatti. In ogni caso dovete impegnarvi ad aumentare il commercio, il vostro giro daffari, cos non avrete problemi a pagare gli interessi. Tutti sembravano convinti della magnanimit di Bankio e ripresero la loro vita. Cos pass un altro anno: Florio Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: Casio Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: Praktiko Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: 22'500 5'700 -4'000 -1'200 23'000 16'000 8'200 -6'000 -1'200 17'000 22'700 6'000 -4'500 -1'200 23'000 Fauno Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: Ferrio Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Totale: Bankio Cassa: Entrate: Uscite: Totale: 21'000 6'200 -5'500 -1'200 20'500 24'800 5'200 -4'800 -1'200 24'000 13'000 6'000 -6'500 12'500

delle spese. Siete daccordo? una possibilit di introito non indifferente! Pensate a cosa potrete fare con tutto il denaro vinto ed sicuro che uno vince! I cinque accettarono ed arriv la fine del terzo anno, poi il quarto, il quinto, Al settimo anno la situazione era la seguente: Florio Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: Casio Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: Praktiko Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: 18'900 7'000 -6'000 -1'200 -1'200 17'500 18'700 8'000 -8'500 -1'200 -1'200 15'800 22'300 5'800 -4'500 -1'200 -1'200 21'200 Fauno Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: Ferrio Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: Bankio Cassa: Entrate: Uscite: da Gioco: Totale: 16'900 12'000 -5'000 -1'200 -1'200 21'500 19'900 6'000 -6'000 -1'200 -1'200 17'500 23'300 6'000 -4'000 1'200 26'500

Al decimo anno, senza che nessuno se ne accorgesse (Bankio non aveva mai chiesto il rientro dal prestito) i conti risultavano cos: Florio Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: Casio Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: Praktiko Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: 18'400 5'500 -5'000 -1'200 -1'200 16'500 18'200 6'000 -5'000 -1'200 -1'200 16'800 18'200 6'500 -4'900 -1'200 -1'200 17'400 Fauno Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: Ferrio Cassa: Entrate: Uscite: a Bankio: Gioco: Totale: Bankio Cassa: Entrate: Uscite: da Gioco: Totale: 17'200 5'800 -5'000 -1'200 -1'200 15'600 15'100 11'000 -5'000 -1'200 -1'200 18'700 32'900 6'000 -5'100 1'200 35'000
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Vedete? disse Bankio alla riunione del secondo anno, Tutti siete riusciti a pagare gli interessi ed avete anche mantenuto il capitale! Il sistema funziona! Convinti da questa ulteriore prova, tranne Casio che pativa i costi del primo anno, continuarono. Un giorno Bankio li convoc ed annunci loro: Ho pensato di organizzare un gioco: ogni mese tutti voi potrete versare 10 Euro per una lotteria e, a fine anno, il vincitore prender il totale del tutto, tranne una piccola percentuale del 20% che io tratterr a copertura
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Nessuno dei cinque, nonostante avessero lavorato sodo ed incrementato il commercio, possedeva pi abbastanza cassa per poter onorare il debito, mentre Bankio, senza fare nulla, aveva, in 10 anni, incrementato la propria ricchezza del 75%. Soltanto con le parole. Nientaltro. Bankio, nel frattempo, aveva cominciato a stampare due riviste: la prima, intitolata Helios trattava temi economici e definiva, su basi matematiche incomprensibili, prezzi e valori dei prodotti (primari, lavoro, ecc); la seconda, intitolata Indietro! si occupava invece delle condizioni di vita, a volte elogiando ed approvando i dati forniti da Helios ed altre contestandoli, sicch nelledizione successiva questi venivano corretti. A questo punto Florio, Fauno, Casio, Ferrio e Praktiko non comprendevano pi cosa stesse succedendo tra loro e cominciavano a spazientirsi. Un bel giorno, al limite della sopportazione, convocarono Bankio per dei chiarimenti. Florio, portavoce del gruppo, disse: Bankio, il denaro che tu ci hai dato ha inizialmente semplificato le nostre vite, ma ora ci siamo accorti che non sufficiente, perch tu ci hai dato 100'000 Euro, ma in dieci anni il nostro debito di 160'000, quindi non potremo mai restituirti il capitale! Abbiamo sempre lavorato migliorandoci, senza che tu facessi nulla, ma ora tu sei il pi ricco e noi tuoi debitori! Cos non pu funzionare! Bankio, a quel punto strabuzz gli occhi fingendo sorpresa e disappunto: Ma cari amici! Il sistema bancario il miglior bene che una comunit possa avere, ma perch funzioni al meglio la comunit deve avere fiducia nella propria banca! Voi venite da me e mi dovete sottoporre i vostri problemi come si farebbe con un padre! Avete bisogno di pi soldi? Nessun problema. Grazie al vostro lavoro il valore dei beni di questa comunit cresciuto enormemente, compreso il valore del MIO Truffodio che vi garantisce. Sar sufficiente che voi ipotechiate altre vostre propriet ed io vi fornir altri 20'000 Euro a testa! I cinque ribatterono: Ma cos il nostro debito aumenterebbe a 40'000 Euro! Dovremo pagare il doppio di interessi cos per il resto della vita! Bankio, allora, diede la sua personale spiegazione: Ma no! Le vostre propriet aumenteranno il loro valore ed io vi prester sempre pi soldi, cos potrete ripagare i debiti e riportarli allanno successivo. Per sempre. Ma gli interessi aumenteranno? Chiese Florio.
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Ovviamente, disse bankio, ma i vostri redditi aumenteranno di anno in anno! Florio: Quindi pi noi ci sviluppiamo con il nostro lavoro e pi il debito aumenta? Bankio, con aria di trionfo e sicuro di aver raggiunto il suo scopo concluse: Ma certamente che funziona cos! Niente debiti, niente progresso!!! I cinque, perplessi dalla spiegazione di Bankio, si congedarono assicurando che si sarebbero rivisti a breve, dopo una attenta decisione. Qualche giorno dopo, per puro caso, mentre Ferrio stava lavorando ad ore ed ore di cammino da tutti, vide passare una donna. Si precipit verso di lei e le chiese da dove venisse e dove stesse andando. La donna disse di chiamarsi Verit e di essere in giro per il mondo alla ricerca di altri esseri viventi per capire come vivessero. Ferrio la invit ad incontrare i suoi quattro amici affinch tutti la vedessero, capissero che non erano soli e raccontassero la loro storia. Cos accadde e, una volta finito il racconto, Verit disse: Ma quello che state facendo assurdo! Non deve assolutamente funzionare cos! Adesso vi spiego come dovete fare. E spieg che il denaro s utile per evitare il disagio del baratto, ma che deve essere utilizzato esclusivamente a sostituzione dello scambio e non deve costare nulla. Quindi present ai cinque una serie di tabelle dove erano chiare le funzioni di ricchezza, capitale e reddito. In effetti, il denaro deve rappresentare linsieme dei redditi di una comunit, che, sommati tra loro, risultano il capitale circolante. Altro discorso, invece, in merito alla ricchezza, che deve costituire un parametro di riferimento, in quanto la ricchezza di una comunit, qualsiasi essa sia, non pu essere mai superiore al 100% (ma su questi concetti torneremo in seguito). In pratica, in un sistema perfetto e non drogato dalla speculazione (la speculazione denaro che genera denaro scommettendo sul denaro stesso, invece che denaro che genera denaro investendo sul lavoro), il capitale iniziale non nientaltro che la conversione della ricchezza pro-capite ed da considerarsi un accredito. Questo significa che se il lavoro o il prodotto di chiunque vale 100, al posto di scambiare il prodotto o pagare con il lavoro, sufficiente accreditare 100 a
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quel soggetto e dargli la possibilit di spenderlo. A questo punto i cinque, corroborati dalla illuminazione proveniente dalla nuova arrivata, Verit, si recarono da Bankio per far sentire le proprie ragioni. Fu Ferrio, questa volta, a perorare la causa: Perfido Bankio, senza nessun motivo ci hai immersi nel debito e ci hai sfruttati. Non avremo pi bisogno di usare il tuo sistema monetario. Dora in poi avremo tutti i soldi necessari senza bisogno del tuo Truffodio, n fare debiti o pagare interessi. Stiamo sostituendo immediatamente la tua moneta indebitata con quella accreditata. Bankio, a questo punto, comprese che il suo meccanismo era stato scoperto e pens che Questi uomini hanno scoperto il valore indotto della moneta. La loro dottrina si sparger molto pi rapidamente della mia. Dovrei elemosinare il loro perdono? Divento uno di loro? IO, un finanziere ed un banchiere? Mai! Piuttosto prover ad andarmene da questa maledetta comunit!. I cinque costrinsero Bankio a firmare un documento in cui dichiarava che tutti i beni esistenti nella comunit erano di loro propriet, cos come gi suddivisi, e che anche il Truffodio era loro. Quindi Bankio dovette rivelare dove aveva sotterrato la cassa. Quindi andarono a dissotterrarla e Ferrio cap subito, quando laprirono, che il contenuto era del comunissimo piombo e non il prezioso elemento millantato da Bankio. Presi dalla rabbia corsero a cercare Bankio per punirlo dellulteriore truffa, ma questi era gi scappato e non sarebbe stato possibile riprenderlo. La scena fu seguita completamente da Verit, che in quel momento intervenne e disse: Amici miei, io riprendo il mio cammino verso altri che, come voi, hanno gli stessi problemi, ma vi prego di una cosa: a chiunque passi di qui raccontate quanto vi successo e come lavete risolto e, se ne troverete il coraggio, andate oltre questo luogo. Muovetevi, viaggiate e cercate di convincere tutti che il denaro soltanto un mezzo, una comodit. Fate in modo che sia utile, ma che non sia venerato come una divinit. La Terra una madre ricca e benevola, ma bisogna saperla comprendere e trattare: nel suo grembo vi saranno sempre capitali maggiori di altri, ma questi potranno esistere solo ed esclusivamente se tutti riusciranno a contribuire. Altrimenti, un giorno, i grandi capitali moriranno, insieme al loro falso dio. La salutarono, lei part, e in quel momento si resero conto di essere, sebbene provati dal lungo periodo vissuto, finalmente liberi. ( 13 )

RICCHEZZA, CAPITALE E REDDITO Apro questo breve capitolo al fine di chiarire questi tre concetti. Essi esulano da quelli canonicamente economici ( ovvio), ma rendono lidea di come dovrebbero essere considerati affinch le cose funzionino un po meglio. La ricchezza dovrebbe essere un dato certo e finito, ovvero non dovrebbe essere un elemento variabile in positivo, ma, a causa della nostra ingordigia, al limite in negativo. Vediamo perch. Partiamo da un concetto ancestrale, ovvero radicato nel nostro DNA, ma purtroppo ormai sopito, cio quello della ricchezza naturale. La ricchezza naturale formata da tutte le risorse del nostro pianeta: minerarie, animali e vegetali. In merito alle risorse minerarie ragionevole pensare che queste siano finite, ovvero non possano superare il 100%, ma, al limite (pensiamo ai combustibili fossili), diminuire. In ogni caso le assumiamo limitate e conosciute. Le risorse animali e vegetali si autolimitano: se io metto mille mucche su centomila metri quadri di terreno e le uso solo per il latte, queste dopo un po diventeranno 500, poi 250, fino ad arrivare ad una quantit tale da potersi sfamare, mantenere e produrre latte (lho fatta un po semplice, ma per capirci). Allo stesso modo gli esseri umani. Immaginiamo un mondo dove vive un essere umano ogni metro quadrato: tutti faranno la stessa fine delle mucche. E potremmo andare avanti allinfinito Quindi possiamo immaginare che la Terra, nel suo equilibrio, contenga il 100% della ricchezza mondiale (non ci serve quantificarla in moneta, basta sapere che equivale al 100%). Il capitale ed il reddito, invece, sono entit che in natura non esistono e che quindi devono essere costruite. Ovviamente uno funzione dellaltro, ma come nascono? Bene, evidente che il capitale figlio del reddito, ovvero se io non ho un reddito abbastanza alto da po 2013-2014

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Liberamente tratto da http://www.thesoulofwater.com/economia-e-progresso/

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terne accantonare una parte, non potr mai costituire un capitale. La differenza tra i due che il reddito lo si produce lavorando, mentre il capitale lo si produce guadagnando. Il problema sorge nel momento in cui io devo valorizzare (tradurre in moneta) il reddito ed il capitale. Sappiamo che gli economisti hanno inventato metodi matematici che definiscono il valore del denaro e, conseguentemente, delle cose. Fin qui niente di male, ma c un problema di base, a cui non ho ancora trovato risposta: quale il punto di partenza per definire il valore di una moneta? Gi, neanchio ci avevo mai pensato: mi prendo un Euro e lo spendo, ma perch quellEuro vale tanto o poco? esiste un punto fermo ed immutabile a cui fanno riferimento tutti per dire che lEuro vale tot e il dollaro vale pi o meno di tot? Da dove arriva quel tot? La matematica applicata alla fisica ci dice che il pane che ho comprato pesa 1kg perch quella bilancia che stata tarata (lasciamo perdere le truffe) fa riferimento al kilogrammo depositato presso listituto di pesi e misure. Quindi il mio chilo di pane pesa 1kg a casa mia come in qualunque parte del mondo (per i fisici ed i pistini a cui piace fare le seghe alle zanzare dir che pesa un po di pi ai poli ed un po di meno allequatore, ma una differenza trascurabile per la vita di tutti i giorni). Quale il punto di riferimento su cui si basano tutte le monete del mondo? Poi: un punto fisso o variabile? Ovvero: posso stare tranquillo oppure posso aspettarmi che da un momento allaltro qualche cervellone in cerca di notoriet mi spadelli fuori una nuova formuletta che cambia nuovamente tutto? Non ho la risposta (ammetto la mia ignoranza), ma di una cosa sono certo: le regole cambiano in continuazione e, purtroppo, cambiano secondo criteri che non aiutano chi ha esclusivamente reddito, ma sono criteri che fanno comodo a chi ha grossi capitali ed interessato a fare in modo che crescano sempre di pi! Ma cosa se ne far, poi, quando alla fine nessuno pi avr la forza di zappare la terra?
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LUOMO E IL DENARO Una riflessione interessante dovrebbe essere fatta in merito al rapporto che c tra lessere umano ed il denaro. Partiamo da una massima storica di Catalano (il famoso filosofo dellovvio di Quelli della notte, nota trasmissione di R. Arbore) che disse: molto meglio nascere ricchi e fare una vita da nababbi, invece che poveri e faticare ad arrivare alla fine del mese. O anche i soldi non fanno la felicit, ma meglio un infelice ricco che un infelice povero. Eccetera Fin qui siamo tutti daccordo: il denaro purtroppo uno strumento che vizia il nostro modo di vivere e vedere le cose. inoltre noto il rapporto tra denaro e potere, ovvero il denaro, generalmente, genera potere. Ma come nasce questa verit? Fondamentalmente da una debolezza umana che pu essere riassunta nella debolezza servile che giace nascosta dentro di noi. Quante volte ci capitato di sentire persone narrare (o millantare) di proprie conoscenze miliardarie (o di proprio passato vissuto) con un vanto degno del peggiore snob di fine 800? A me, sinceramente, tantissime (ma forse frequento male) E, oltretutto, quante volte ci capitato di incontrare (o vedere in televisione) persone agiate, ma prive di qualsiasi pregio umano e senza arte n parte (ovvero veri imbecilli)? Ancora: tantissime (ma forse guardo i programmi sbagliati) Allora mi sono domandato: esiste una selezione naturale che evolve gli uomini in ricchi e poveri? Bisogna vedere che cosa intendiamo per selezione naturale. Se per questo intendiamo il significato letterale della frase, ovvero che Madre Natura seleziona gli esseri umani e poi li fa diventare o ricchi o poveri, oppure se se il significato lo trasponiamo a livello sociale, ovvero tralasciamo Madre Natura ed assumiamo che le regole che viviamo ogni giorno siano naturali.
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Nel primo caso la risposta NO. Madre Natura non sceglie gli uomini per la loro propensione alla ricchezza, ma per la loro attitudine al miglioramento (ma, tutto ci, non rientra nelle prospettive mentali del nostro direttore di banca). Nel secondo caso la risposta SI, ma solo se si assume che quelle regole siano vere ed applicabili allinfinito. Appare immediatamente evidente che le regole umane sono stilate ed applicate ad uso e consumo di chi le inventa e non di tutti. Quindi, oggi come oggi, non detto che chi ricco se lo meriti veramente. Ma questo non un problema nostro, che siamo intelligenti e capiamo come funziona il mondo Facciamo un esempio. Un bel giorno tutto quello che conosciamo cessa di esistere e tutti si ritrovano, per un miracolo incomprensibile, con la stessa quantit di capitale, equamente distribuito. Tutti hanno una casa identica, un televisore identico, unauto identica, eccetera, eccetera e la stessa identica quantit di denaro. Famiglia Rothschild compresa (lo so, proprio fantascienza, ma proseguiamo). Cosa accade, ad un certo punto? Succede che io, fanatico dellarchitettura postequalistica, mi metto di buona lena e comincio ad abbellire la mia casa, il mio giardino, Il mio vicino di casa la vede, gli piace, ma non capace nemmeno a cambiare una lampadina, quindi mi chiede se, pagando il giusto, posso fare le stesse cose a casa sua. Lo faccio, lui mi paga ed io aumento il mio capitale, diventando in un attimo luomo pi ricco del mondo. Capisco che una sorta di semplificazione, ma si potrebbe andare avanti allinfinito con esempi del genere e si finirebbe sempre con lavere qualcuno che pi ricco di altri. Questa una legge naturale applicata al denaro. Ma cosa cambia rispetto alla situazione attuale? Cambia che il principio meritocratico, ovvero io sono pi ricco del mio vicino di casa perch so fare delle cose che lui non sa fare.
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Tutto qui. Ora, per, senza fare voli pindarici, sappiamo che questa eventualit veramente impossibile (nessuno, ad oggi, rinuncerebbe a quello che ha in favore di una ripartizione equa: pura utopia), quindi dobbiamo lavorare sullesistente. Ripetiamo il ragionamento: ognuno di noi vorrebbe migliorare la propria condizione economica, perch un desiderio umano, ma non sempre ci riesce perch le capacit intrinseche di ognuno non sempre si sposano con le perfide regole economiche in vigore nel tempo in cui viviamo. Soluzioni? A parte una rivoluzione globale (ma abbiamo visto cos successo in Francia nel 1789 senza che, in fondo, cambiasse nulla, quindi) mirata a ristabilire certi equilibri, ben poco fattibile, ma la speranza sempre lultima a morire. Per, a tutto questo ragionamento, dobbiamo aggiungerne un altro. Dobbiamo cercare di capire da dove parte (quale la causa) la scintilla che ci fa pensare di non essere abbastanza ricchi o considerati. Parte dalla soddisfazione, o meglio, dal suo contrario, ovvero linsoddisfazione personale. Linsoddisfazione pu scaturire da due fattori dominanti: lassolutismo personale o il confronto. Lassolutismo personale sta nellincapacit, per ognuno di noi, di valutare con precisione il proprio valore, sia che si sia raggiunta una discreta posizione sociale (sono benestante, ma non so se me lo merito), sia che non si sia raggiunta (sono un poveraccio e non capisco perch). Il confronto, invece, un meccanismo ancora pi perfido, perch somma lincertezza (inconsapevolezza) di prima, con il pensiero che qualcun altro (per confronto) abbia avuto pi di quanto meritato. Non forse cos? Eppure, sempre ragionando, la prima situazione dovrebbe eliminare automaticamente la seconda, perch se non so chi sono e quanto valgo (quindi non so autovalutarmi), come posso incazzarmi con qualcun altro che, secondo me, ha pi di me? Equilibrio complicato, vero? Eppure semplice. Qualcuno riuscito a spiegarlo nel dettaglio. ( 14 )
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Millmann Le dodici porte


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COSA GENERA REDDITO (DENARO) Sembrer strano, ma in questo caso esiste un processo fisico elementare che spiega perfettamente come si pu generare il reddito, ovvero il denaro di cui abbiamo bisogno per vivere. Primo caso: prendiamo un cubo di Rubik e proviamo a spostarlo dal punto A al punto B con lENERGIA (denaro) elettrica. Occorrente: un pennarello, un cubo di Rubik, fili elettrici ed il camioncino telecomandato di nostro figlio. Prendiamo il pennarello e segniamo due punti a caso: il punto A e il punto B. Posizioniamo il cubo di Rubik sul punto A. Prendiamo il camioncino telecomandato ed estraiamo la batteria, colleghiamo un filo elettrico al polo positivo ed uno al polo negativo, poi, dopo averli spelati allaltra estremit, infiliamoli nel cubo di Rubik. Abbiamo fornito al cubo di Rubik dellenergia (denaro), ma questo non si muove ... neanche se gli si d una spintarella. Scolleghiamo i fili dal cubo e dalla batteria e rimettiamo la batteria nel camioncino, poi mettiamo il camioncino nel punto A e sopra al camioncino mettiamo il cubo di Rubik. Azioniamo il telecomando e, come per miracolo, il camioncino si sposta, insieme al cubo, dal punto A al punto B. Cosa c di diverso da prima? Coro: Ma bella forza! Ovvio che cos si sposta! Usi il camioncino! Ebbene, lenergia, in s, non serve a nulla se non la trasformiamo in LAVORO. Fisicamente, lapplicazione di energia, trasformata in forza, si chiama proprio LAVORO. Quindi soltanto con il lavoro si pu generare reddito, perch lenergia (il denaro) da sola, senza il motorino elettrico, non servirebbe a nulla. Solo gli esseri umani, nella loro immensa stupidit, possono pensare di generare denaro dal denaro senza metterci il lavoro in mezzo. Gli speculatori lo fanno, ma vanno contro natura.
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