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Radici, fusto e foglie Piante e Fiori: La struttura di una pianta fiorilandia.blogspot.com Atlante di Botanica: Foglia agraria.

org Morfologia vegetale, Le radici actaplantarum.org Fusto in Enciclopedia dei ragazzi Treccanitreccani.it Differenze tra piante arboree e piante erbacee - Le parti pi importanti delle piante arboree inftub.com

La struttura di una pianta fiorilandia.blogspot.com Gli organi fondamentali di una pianta sono: la radice, il fusto, e la foglia. Ognuno di essi ha una determinata funzione, e tutti insieme ne permettono la sopravvivenza. La radice la parte della pianta che generalmente si trova sotto terra. essa formata da unapice radicale, la parte terminale che ha la funzione di penetrare nel terreno; la cuffia, uno strato di cellule robuste e resistenti che riveste e protegge lapice dallo sfregamento contro il terreno; la zona di allungamento, formata da cellule che si accrescono per distensione permettendo la crescita in lunghezza della radice; la zona di assorbimento, ricca di peli radicali, i veri responsabili dellassorbimento dellacqua e dei sali minerali che si trovano nel terreno.

Riassumendo: la sua funzione quella di fissare la pianta al terreno e di assorbire lacqua e i sali minerali.

Il fusto la prima parte aerea della pianta e ad esso, direttamente o indirettamente attraverso i rami, si attaccano le foglie. E generalmente costituito da un asse principale da cui dipartono i rami e lungo il quale si trovano delle cellule in continua attivit riproduttiva: le gemme. Queste provvedono allaccrescimento e al rinnovamento stagionale della pianta; le gemme terminali permettono lallungamento o la formazione di nuovi rami, quelle ascellari la formazione di foglie e fiori. protezione;

Osservando un fusto in sezione, dallesterno verso linterno troviamo: la corteccia, un tessuto di sostegno e il cilindro centrale, formato dal libro, dal cambio, e dal legno; il midollo ,un tessuto formato da cellule ricche di sostanze di riserva. Il libro trasporta la linfa elaborata (lacqua, i sali minerali e le sostanze

prodotte attraverso la fotosintesi clorofilliana) dalle foglie a tutte le le atre parti della pianta; il legno trasporta la linfa grezza (lacqua e i sali minerali assorbiti dalle radici) dalle radici fino alle foglie; il cambio permette la crescita in grossezza del fusto; esso produce infatti nuovi strati di legno allinterno e nuovi strati di libro allesterno. Complessiamente il fusto ha le funzioni di sostenere i rami e le foglie e di trasportare la linfa grezza e la linfa elaborata.

La foglia lorgano della pianta in cui si svolgono le principali funzioni vitali; osservandola esternamente vediamo: la lamina, o lembo, in cui si distinguono la pagina superiore e la pagina inferiore; le nervature, che sono la continuazione dei vasi che attraversano il legno e il libro del fusto, dove scorre la linfa; il picciolo, un peduncolo che unisce la foglia al ramo e la sorregge.

Osservando al microscopio una sezione di foglia, notiamo che la struttura interna presenta: il tessuto epidermico, sia nella pagina inferiore sia in quella superiore, protetto allesterno da un rivestimento impermeabile: la cuticola; il tessuto a palizzata, sotto il tessuto epidermico della pagina superiore, formato da cellule ricche di cloroplasti;

il tessuto lacunoso, ancora pi sotto, ricco di cavit in cui circola laria, le cellule di guardia, nellepidermide della pagina inferiore, che formano delle aperture dette stomi che, aprendosi e chiudendosi, permettono lentrata e luscita dellaria; i vasi, nel tessuto lacunoso in corrispondenza delle nervature, dove circola la linfa.

In breve, le foglie compiono tre funzioni importantissime: la fotosintesi clorofilliana, la respirazione e la traspirazione. La fotosintesi clorofilliana: di giorno alla luce del sole, le foglie trasformano la linfa grezza in linfa elaborata, come abbiamo gi visto. La respirazione: sia di giorno che di notte, come tutti gli esseri viventi, le foglie assorbono ossigeno ed emettono anidride carbonica. La traspirazione: attraverso gli stomi si ha leliminazione dellacqua superflua sotto forma di vapore acqueo fiorilandia.blogspot.com

Approfondimento 1
Atlante di Botanica: La Foglia agraria.org Le funzioni principali della foglia sono la fotosintesi, la traspirazione e lo scambio di gas con l'ambiente esterno. Oltre alle tipiche foglie con funzione clorofilliana, sono frequenti foglie secondariamente adattate alle pi varie funzioni: accumulo di nutrienti (cotiledoni e catafilli) e di acqua (foglie succulente), difesa (spine), protezione delle gemme (perule), sostegno (viticci), cattura e digestione degli insetti e assorbimento di azoto (foglie delle piante insettivore), vessillare (elementi del fiore), produzione di spore (sporofilli), ecc. La forma delle foglie estremamente varia nelle diverse specie, tuttavia esse, in generale, sono costituite da due parti principali: una lamina appiattita e uno stelo, il picciolo, che unisce la foglia ad un nodo del fusto. Le linee presenti sulla sua superficie inferiore e superiore sono le nervature cio minuscoli canali che trasportano i liquidi e contemporaneamente sostengono la lamina. La disposizione di questi canali o vasi, la forma della foglia e la disposizione sul fusto sono tutte caratteristiche utilizzate dai botanici per identificare e classificare le piante. La maggior parte dei tipi di foglie specializzata per eseguire la fotosintesi, tuttavia alcune piante possiedono foglie particolari che si sono adattate a svolgere altre funzioni. La struttura completa di una foglia di un'angiosperma consiste di quattro parti: la guaina (struttura avvolgente a livello dell'inserzione sul fusto); le stipole (due appendici presenti alla base della foglia); il picciolo (il gambo della foglia); la lamina, detta anche lembo (la parte piatta della foglia). raro che la foglia presenti tutte e quattro le sue parti. Spesso alcune di queste parti non sono ben sviluppate o mancano del tutto. I casi pi frequenti sono questi: foglia formata solo di lamina e picciolo (foglia picciolata), di lamina e guaina come avviene per le Graminaceae, della sola lamina (foglia sessile). Inserzione delle foglie sul fusto - Foglia sessile: foglia senza gambo o picciolo. - Foglia picciolata: con picciolo pi o meno lungo. - Foglia guainante: quando il margine fogliare di base della foglia sessile o la base del picciolo avvolge completamente il fusto. La guaina pu essere completamente chiusa, oppure fessurata longitudinalmente come nelle graminacee. - Foglia con stipole: foglie rudimentali pi o meno sviluppate situate nel punto d'intersezione della foglia. La disposizione delle foglie sul fusto prende il nome di fillotassi, un carattere utile per lidentificazione delle specie. Se ad ogni nodo si inserisce una singola foglia si ha fillotassi alternata, se vi si inseriscono due foglie la fillotassi opposta, se vi si inseriscono pi di due foglie verticillata. Se le foglie si alternano su un lato e sullaltro del fusto, la fillotassi definita distica. Se le foglie inserite in un nodo formano un angolo retto rispetto a quelle dei nodi adiacenti, la fillotassi detta decussata. Il tipo pi comune di fillotassi quello elicoidale (o a spirale), caratterizzato da una sola foglia per ogni nodo e con foglie inserite a spirale intorno al fusto; tale

disposizione si trova, ad esempio, nelle querce. Come il fusto e la radice, anche la foglia possiede una epidermide fogliare, un parenchima clorofilliano e un sistema conduttore (fasci conduttori fogliari). Con il termine mesofillo, ci si riferisce allinsieme dei tessuti compresi tra lepidermide della faccia superiore e quella della faccia inferiore. Il mesofillo in gran parte costituito da cellule parenchimatiche con funzione fotosintetica (parenchima clorofilliano). La principale funzione dellepidermide fogliare quella di regolare gli scambi gassosi tra ambiente interno ed esterno. La parete esterna delle cellule epidermiche impermeabilizzata, tuttavia gli scambi gassosi possono avvenire attraverso le aperture stomatiche. Per evitare uneccessiva traspirazione, gli stomi sono generalmente molto pi numerosi sulla pagina inferiore della foglia, in quanto meno interessata dallirradiazione solare e dalle correnti daria. Sulla superficie fogliare, da alcune cellule epidermiche si differenziano spesso dei peli (o tricomi), che possono svolgere diverse funzioni: difesa chimica e meccanica, prevenzione dagli effetti di uneccessiva traspirazione e irradiazione solare, ecc. Nel mesofillo di foglie dorsoventrali, presenti nella maggior parte delle dicotiledoni, possibile distinguere due tipologie di parenchima clorofilliano: il parenchima a palizzata e il parenchima spugnoso; il primo localizzato sul lato superiore della foglia e il secondo sul lato inferiore. Il parenchima a palizzata, il principale tessuto fotosintetico, costituito da cellule con morfologia colonnare, con asse principale ortogonale alla superficie dellorgano. Tra una cellula e laltra si trovano spazi intercellulari di ridotta ampiezza, nei quali circolano le sostanze gassose. Generalmente il parenchima a palizzata costituito da un singolo strato cellulare, ma in piante adattate ad ambienti caratterizzati da elevata radiazione solare pu essere pluristratificato. Il parenchima spugnoso (o lacunoso) costituito da cellule con forma irregolare, tra le quali si trovano ampi spazi intercellulari. Come gi accennato, nella maggior parte delle piante gli stomi sono molto pi numerosi sulla pagina inferiore della foglia. Lanidride carbonica diffonde con facilit dallatmosfera alle camere sottostomatiche, ampie lacune localizzate in corrispondenza degli stomi, e da qui negli spazi intercellulari dello spugnoso fino a raggiungere le cellule del palizzata. Le cellule del parenchima spugnoso, come quelle del palizzata, possiedono cloroplasti, ma in numero relativamente inferiore. Nelle foglie isofacciali o isolaterali la faccia superiore simile a quella inferiore. Ad esempio nelle foglie delle xerofite, come alcune specie del genere Eucaliptus, il parenchima a palizzata spesso si trova sia sotto lepidermide della faccia superiore sia sotto quella della faccia inferiore, e il tessuto spugnoso risiede al centro o assente. Nel mesofillo delle foglie delle monocotiledoni, non sono distinguibili il parenchima a palizzata e spugnoso. In varie specie del genere Allium, il lembo fogliare si incurva, i margini si saldano, e la foglia assume una forma cilindrica con epidermide inferiore allesterno e quella superiore allinterno. Un altro caso particolare dato dallIris, la cui foglia si ripiega e le due met della faccia superiore si saldano, cosicch lepidermide esterna corrisponde, su entrambi i lati, allepidermide inferiore. Le foglie sopra descritte, in cui una delle due facce (generalmente la superiore) ridotta o assente, sono dette unifacciali. 1.cuticola; 2.epidermide; 3.mesofillo; 4.epidermide inferiore; 5.cuticola; 6.xilema; 7.spazi del tessuto lacunoso; 8.tessuto a palizzata. La foglia si differenzia all apice del germoglio con la formazione di una

bozza che si origina mediante divisioni mitotiche di gruppi di cellule degli strati superficiali del meristema apicale. Inizialmente la bozza costituita da protoderma e da meristema fondamentale, in seguito si originano cordoni procambiali da cui si formeranno i tessuti conduttori della foglia, che si connetteranno con il sistema conduttore del fusto. Inizialmente lallungamento della foglia avviene a carico di un gruppo di cellule meristematiche localizzate allapice del primordio fogliare. Nelle fasi successive laccrescimento in lunghezza dovuto allattivit di un meristema alla base della foglia. Laccrescimento in larghezza, che porta allo sviluppo della lamina fogliare, avviene a carico di due file di cellule localizzate ai margini del primordio fogliare. Differentemente dai meristemi apicali di fusto e radice, la cui attivit prosegue durante lintero corso della vita della pianta (attivit illimitata), i meristemi fogliari arrestano, in un determinato stadio di sviluppo dellorgano, la loro attivit (attivit limitata), dopodich laccrescimento della foglia, che porta alle dimensioni definitive, avviene per distensione cellulare. Si definisce abscissione fogliare il distacco della foglia dal corpo della pianta. Alla base del picciolo si trova la zona di abscissione. Nelle dicotiledoni questa formata da due strati: lo strato di separazione e lo strato protettivo; il primo formato di piccole dimensioni con pareti sottili che lo rendono deboli, il secondo da cellule con pareti suberificate che, quando la foglia cade, lascia sul fusto una cicatrice fogliare che ha la funzione di proteggere la pianta dagli attacchi dei patogeni. Il processo di abscissione attivato da una diminuita produzione del fitormone auxina, che si verifica quando la foglia deve essere eliminata, cio quando gravemente danneggiata, senescente e allinizio della stagione sfavorevole in piante caducifoglie. I cotiledoni I cotiledoni sono le prime foglie della plantula e si formano allo stadio embrionale. Lembrione delle dicotiledoni possiede generalmente due cotiledoni, mentre quello delle monocotiledoni ne possiede generalmente uno. In alcune specie con semi privi di endosperma i cotiledoni sono carnosi e assumono la funzione di organi di riserva. In altre specie con abbondante endosperma nei semi, i cotiledoni sono membranosi e assolvono alla funzione di assorbimento dei nutrienti dellendosperma, che vengono poi trasferiti alla plantula in via di sviluppo. I cotiledoni hanno, generalmente, morfologia e struttura molto diverse rispetto a quella delle vere foglie ed hanno una vita breve. Foglie delle conifere Nei pini (Pinus) le foglie hanno morfologia aghiforme; piccole foglie squamiformi si trovano in altre conifere come ginepro (Juniperus) e tuia (Tuja). Le foglie della gran parte delle conifere sono persistenti: quelle del pino sono mantenute mediamente per 2-5 anni. Alcune conifere come la sequoia (Metasequoia) e il larice (Larix) sono decidue e perdono le foglie in autunno. agraria.org

Approfondimento 2
Fusto in Enciclopedia dei ragazzi Treccani di Laura Costanzo fusto: Radici e foglie in comunicazione Di altezza variabile da una pianta all'altra, il fusto sostiene le foglie verso l'alto in modo che esse, esposte alla luce, possano svolgere la fotosintesi. anche l'organo che trasporta la linfa grezza e quella elaborata in direzioni opposte: dalle radici alle foglie e viceversa. Alcuni fusti si modificano e si ingrossano perch accumulano sostanze di riserva che li mantengono in vita durante la stagione sfavorevole L'organo che sostiene la pianta Il fusto l'organo situato tra le radici e le foglie, alto da qualche decina di centimetri nelle piante erbacee come la margherita fino a quasi cento metri in piante arboree come la sequoia. Il diverso sviluppo in altezza varia da una pianta a un'altra in modo che tutte possano avere a disposizione luce e aria a sufficienza. Oltre a trasportare le diverse sostanze da un punto all'altro della pianta, il fusto sostiene le foglie verso l'alto in modo che ognuna riceva la massima quantit di luce per svolgere la fotosintesi. Basta osservare un fusto o un ramo per riconoscere i punti in cui sono inserite le foglie, detti nodi, o le piccole cicatrici che segnano la posizione di quelle ormai cadute. In questo modo si pu dimostrare che su ogni pianta le foglie sono disposte in modo da evitare che siano troppo ravvicinate e si sovrappongano tra loro. cos che si distinguono le foglie opposte, situate una di fronte all'altra, quelle alternate disposte una sopra all'altra a destra e a sinistra del fusto e infine quelle verticillate caratteristiche perch inserite alla stessa altezza come su un anello che circonda il fusto. Le piante erbacee e arboree crescono in altezza per tutta la loro vita mentre solo quelle arboree accrescono il proprio diametro. Come fatto l'interno di un fusto Tutti i fusti sono formati da una serie di tessuti in successione dall'esterno verso l'interno: quello di rivestimento che lo protegge, quello interno centrale detto midollo che lo sostiene e due gruppi di tubi piccolissimi associati tra loro detti canali conduttori, dove scorrono sostanze diverse. Lungo il fusto acqua e sali minerali prelevati dal terreno formano la linfa grezza e scorrono verso l'alto, mentre la linfa elaborata ricca di zuccheri, prodotti dalla fotosintesi, scorre dalle foglie a tutte le altre parti della pianta come le gemme, i fiori, i frutti e le radici. Il trasporto verso l'alto avviene attraverso canali conduttori che costituiscono lo xilema (o legno), mentre quello in senso inverso attraverso altri canali che formano il floema (o libro). Il tronco di tutte le piante arboree aumenta sempre pi il proprio diametro perch possiede due tessuti concentrici disposti ad anello entro il fusto: il cambio e il fellogeno. Il primo produce ogni anno nuovi canali di conduzione: nuovo xilema verso l'interno e nuovo floema verso l'esterno in modo che la pianta possa assicurare al meglio il trasporto delle sostanze. Il fellogeno assicura, invece, la protezione del tronco perch produce nuova corteccia che si sostituisce a quella vecchia. Quest'ultima, mano a mano che

il tronco si accresce, si sgretola progressivamente. Fusti modificati: stoloni, rizomi, tuberi e bulbi Non tutti i fusti si spingono verso l'alto: alcuni strisciano orizzontalmente sul terreno pi o meno in superficie come gli stoloni delle fragole e della gramigna, grazie ai quali queste piante si propagano rapidamente e occupano aree sempre pi vaste.

Altri fusti crescono in senso orizzontale poco sotto la superficie del terreno o sono completamente interrati come i rizomi delle canne, i tuberi della patata o i bulbi della cipolla e della dalia. Si tratta di fusti modificati pi o meno grossi poich accumulano sostanze di riserva che permettono loro di sopravvivere, soprattutto in inverno quando le parti verdi della pianta muoiono. Basta osservare una cipolla e aprirla piano piano per comprendere che il bulbo, a differenza del tubero, un fusto corto su cui sono inserite foglie ingrossate strettamente accostate l'una all'altra e prive di clorofilla. Bulbi, tuberi, rizomi e stoloni sviluppano nuove gemme che generano nuove piantine identiche da cui provengono, assicurando cos la riproduzione non sessuata detta anche vegetativa di alcune piante. treccani.it

Approfondimento 3
Differenze tra piante arboree e piante erbacee - Le parti pi importanti delle piante arboree inftub.com

Differenze tra piante arboree e piante erbacee.Le parti pi importanti delle piante arboree.La riproduzione e propagazione delle piante.Le specie arboree sono in genere le pi alte fra le specie vegetali, si differenziano dalle piante a portamento arbustivo per avere spesso un unico fusto principale, e da quelle a portamento erbaceo, per il fusto composto quasi interamente da tessuto legnoso. Nella sezione trasversale del fusto in una struttura primaria si distinguono: epidermide, cilindro corticale e cilindro centrale. Il fusto si accresce annualmente e diametralmente grazie a due tessuti meristematici: il cambio cibro-legnoso, posto nel cilindro centrale e, il cambio suberofellodermico posto nel cilindro corticale, questi costituiscono la struttura secondaria di un albero. Le specie arboree sono comunemente suddivise in due gruppi: gli alberi a foglie persistenti, o sempre verdi, e gli alberi a foglie decidue, o caducifogli.Tutte le specie arboree sono spermatofite "dotate di semi" e sono suddivise in: gimnosperme "piante a seme nudo" e angiosperme "con semi racchiusi nell'ovario". A loro volta, le amgiosperme vengono classificate come monocotiledoni o dicotiledoni, in base a differenze nella struttura del seme.Per specie arboree si intende una pianta perenne, a pi cicli, il cui fusto principale, legnoso, si s 626j98g viluppa esternamente al terreno,"parte epigea", in senso verticale, svolge la funzione di collegamento fra la chioma e le radici e, permette il trasporto delle sostanze nutritive lungo due percorsi, dalle radici alle foglie e dalle foglie alle radici. La risalita dell'acqua dalle radici alle foglie affidata ai vasi legnosi o xilema, mentre la distribuzione delle sostanze elaborate, a tutti gli organi della pianta avviene per mezzo dei vasi cibrosi o floema.Le foglie costituiscono la parte verde della chioma. Le forme variano a seconda della specie, collegate dal picciolo, rametto pi o meno breve, a volte assente.Questo apparato provvede all'assimilazione delle sostanze nutrienti e trasforma la sostanza inorganica in sostanza organica, processo denominato: "fotosintesi clorofilliana", per questo le piante sono definite "esseri autotrofi", in grado di vivere sintetizzando sostanze organiche a partire da acqua a composti inorganici, in particolare del carbonio. Il processo di organizzazione prende il nome di fotosintesi e consiste nella formazione di zuccheri (glucosio, saccarosio, amido, ecc...) a partire da acqua ed anidride carbonica, sfruttando l'energia luminosa del sole. In tale processo si ha inoltre liberazione di ossigeno a da ci deriva la possibilit di vita sul nostro pianeta.Il punto di passaggio dalle radici al fusto si chiama colletto ed all'incirca al livello della superficie del suolo. Su questa parte dell'albero si possono sviluppare polloni generati da cellule totipotenti.Il colletto divide la parte epigea dalla parte ipogea.La parte "ipogea" costituita dall'apparato radicale, sotterraneo, ha forma e

dimensione che variano di specie in specie. Ha funzione di assorbimento, "per mezzo di peli radicali", trasporto e conservazione dell'acqua e dei sali minerali, oltre che di ancoraggio della pianta al suolo. Le radici si distinguono dai fusti per l'assenza di appendici quali gemme e foglie. Il sistema radicale pu presentare strutture differenti a seconda della specie: sistema radicale fascicolato e il sistema radicale a fittone.Il primo, tipico di specie erbacee, costituito da molte radici ramificate di dimensioni pressoch uguali, che si dispongono relativamente vicine e parallele alla superficie del terreno, cosicch l'acqua piovana non deve penetrare in profondit per essere assorbita.Il secondo apparato ha una penetrazione pi profonda: la pianta affonda nel terreno per mezzo di una radice conica con radici laterali pi esili. La profondit della radice e l'estensione laterale dipende da numerosi fattori ambientali, quali la composizione chimica del terreno, presenza di liquidi circolanti all'interno del suolo, la temperatura e la natura del suolo. Sul fusto si distinguono le foglie inserite su nodi e zone comprese fra i nodi, dette internodi.L'aspetto di una piante dipende, in gran parte, dalla disposizione dei rami e dal tipo di ramificazione, questi costituiscono il portamento. Generalmente all'ascella di ogni foglia si forma un primordio di ramo che si evolve in una gemma, detta gemma laterale o ascellare per la sua posizione, mentre la gemma che continua l'accrescimento del fusto in lunghezza prende il nome di gemma terminale o apicale. Sono organi di evoluzione vegetativo o riproduttivo o ambedue, si hanno cos gemme: a legno; a fiore; miste. In inverno, la gemma che si era differenziata durante l'estate viene generalmente coperta da squame protettive, le perule, ed entra in un periodo di quiescenza, per cui viene detta gemma dormiente o ibernante. Questo stato comprende tre fasi: l'ectodormienza, dovuta a fattori estrinseci alla gemma; l'endodormienza, legata a fattori fisiologici e l'ecodormienza indotta da fattori ambientali. Per il superamento della dormienza necessario che le piante maturino un periodo a basse temperature. Tale condizione detta "Fabbisogno in freddo" e corrisponde generalmente a numero di ore a temperatura inferiore a 7C.In pratica agronomica si tiene conto dell'accumulo delle Chilling Units "C.U." (fabbisogno in freddo) e delle Growing Degree Hours "GDH" (fabbisogno in caldo) per la stima delle epoche di fioritura e di maturazione dei frutti. Ad interagire con la temperatura anche la luce. La successione ciclica di periodi di illuminazione e di buio nell'arco della giornata chiamato ritmo circadiano o nictemerale, che, a sua volta, determina nei vegetali il fenomeno denominato fotoperiodismo.Il fotoperiodismo rappresenta l'influenza che ha il rapporto fra lunghezza del d e della notte sull'induzione a fiore in certe piante e quindi la possibilit di formare i frutti e di riprodursi. Le piante utilizzano, quindi, la luce come "orologio"naturale.A seconda della loro esigenza in fatto di durata continua del periodo di buio, le piante vengono divise in tre diversi gruppi: piante brevidiurne; piante longidiurne; piante neutrodiurne o fotoindifferenti (buona parte delle colture arboree).Generalmente ad essere condizionate notevolmente dal fotoperiodismo sono gran parte delle piante erbacee.Le piante erbacee sono organismi vegetali che presentano un ciclo biologico breve che, pu durare da pochi mesi a pi di uno o due anni. Hanno una struttura anatomica ben definita differente dalle piante arboree, in alcuni casi tale struttura pu risultare modificata (tuberi, bulbi, rizomi).L'apparato radicale di solito fascicolato, superficiale, prevale rispetto alle specie erbacee aventi

apparato radicale fittonante.I fusti erbacei sono teneri e verdi perch svolgono la sintesi clorofilliana. Si distinguono tre tipi di fusto erbaceo: stelo, culmo, scapo. Lo stelo porta fiori e foglie e, al suo interno, pieno di midollo.Il culmo cavo per mancanza di midollo interno, solo i nodi sui quali si inseriscono le foglie e i fiori sono pieni (frumento).Lo scapo un fusto senza rami che porta fiori e foglie, rispettivamente, sulle due estremit opposte (tulipano).Le gemme si differenziano dalle gemme arboree per la non presenza di perule, per tanto, vengono definite gemme nude.I periodi che corrispondono ad una determinata fase di sviluppo della coltura, dall'inizio alla fine del ciclo di coltivazione, prende il nome di stadio fenologico. I vegetali, nel loro complesso, rappresentano dei veri e propri laboratori biologici viventi. L'aspetto che riguarda la propagazione delle piante assume un importanza fondamentale nel campo agricolo, in quanto il suo approfondimento consente di aumentare la produzione, dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Organo principale della riproduzione del vegetale il fiore, definita per via sessuata o gamica.Il fiore l'organo riproduttivo, esclusivo delle piante con fiori o angiosperme.Su di esso sono inserite numerose appendici specializzate.Il verticillo pi esterno detto calice formato in genere da una serie di sepali che proteggono la gemma fiorale prima che il fiore sbocci. All'interno del calice inserita la corolla, formata da una serie di petali che hanno la funzione di attirare gli insetti impollinatori; per questo hanno spesso colori sgargianti e sono dotati di ghiandole che secernono nettare e altre sostanze zuccherine.Verso l'inverno del fiore si incontra l'androceo, formato dagli stami: lunghi filamenti sormontati da antere piene di granuli pollinici, contenenti gameti maschili.Il verticillo centrale detto gineceo ed costituito dai carpelli, spesso fusi assieme.Ogni carpello contiene un ovario che porta i gameti femminili, detti ovuli.Solitamente i fiori sono ermafroditi, ovvero presentano i caratteri di entrambi i sessi.Quando invece, i fiori sono unisessuati, le piante sono dette monoiche o dioiche a seconda che, rispettivamente, portino i fiori di entrambi i sessi o di uno solo dei due su ciascun individuo.Si possono avere diverse modalit di fecondazione. Nelle piante autogame, si ha la fusione dei gameti maschili e femminili provenienti dallo stesso individuo (ermafrodita); nelle piante allogame, il gamete femminile viene fecondato da polline proveniente da un altro individuo e nelle piante apomittiche, si ha la formazione del seme senza una precedente fecondazione.Il colore del fiore dovuto a due tipi di pigmenti: quelli liposolubili e quelli idrosolubili, che si trovano all'interno delle cellule epidermiche della pianta.Il profumo dei fiori dovuto alla presenza di oli essenziali. L'impollinazione pu avvenire per via anemofila o entomofila.Al momento della fecondazione un nucleo spermatico del polline feconda l'oosfera generando l'embrione; il secondo nucleo pollinico si unisce con quello diploide del sacco embrionale con formazione dell'endosperma. I tegumenti dell'ovulo evolvono nel tegumento del seme, che si presenta rigido ed impermeabile, mentre le altre strutture dell'ovario si trasformano nel frutto.

Nella struttura dell'embrione sono gi presenti gli elementi miniaturizzati della futura pianta: radichetta, fusticino, cotiledoni o foglie embrionali. Tale fecondazione prende il nome di riproduzione gamica o sessuata, usata nell'ambito agronomico per ricavare incroci di vario genere, semi ibridi utilizzati rispetto ai semi comuni per i diversi vantaggi che essi apportano; ovvero la capacit di maggiore sviluppo e produzione detta " eterosi". La moltiplicazione asessuata o propagazione agamica quella che si verifica senza l'intervento degli organi sessuali e sfrutta l'attitudine che alcuni organi vegetativi hanno di produrre radici oppure di saldarsi tra di loro (innesto).La moltiplicazione riguarda in modo particolare le piante arboree ed il campo floricolo.Le tecniche che pi frequentemente si impiegano per la propagazione agamica delle piante sono la talea (di ramo, di foglia, di radice), sfrutta la capacit di emettere radici che, prende il nome di attitudine rizogena. Per facilitare la radicazione delle talee si usano tecniche di forzatura: il cassone riscaldato, il riscaldamento basale, substrati di radicazione e la tecnica della nebulizzazione. Frequentemente le talee vengono trattate con ormoni (l'acido alfa-naftalenacetico NAA), ecc... Meno diffusa la propaggine e la margotta, mentre l'innesto ancora oggi il metodo pi utilizzato per propagare le piante, ma anche per sfruttare alcune specifiche propriet del portinnesto: indurre resistenza a malattie; adattare la pianta a condizione pedoclimatiche limitanti. I tipi di innesto sono molto numerosi e si possono suddividere; per approssimazione; a gemma; a marza.La micropropagazione, tecnica recente, sfrutta la capacit organo genetica che hanno determinate cellule vegetali, poste in particolari condizioni, di rigenerare l'intera pianta (totipotenza).Tale tecnica effettuata in vitro, su appositi substrati ed ha i seguenti scopi: permette di riprodurre piante di qualit selezionata (clone) in numero elevato ed in breve tempo; risanamento da virosi; miglioramento genetico; studi e ricerche di fisiologia vegetale.I vantaggi di tale tecnica sono: rapida propagazione delle piante; maggiore vigoria delle piante ottenute; riduzione dei costi di propagazione; uniformit delle piante prodotte con certezza della clonazione; riduzione dei tempi per il miglioramento genetico; riduzioni dell'importazione del materiale, non sempre di sicura provenienza.Gli espianti utilizzati, per tale tecnica, sono

costituiti da porzioni di tessuto vegetale di diversa natura, es: gemme apicali o laterali, meristemi gemmari, frammenti di foglie, embrioni, ovari ed ovuli per miglioramento genetico.Le fasi della micropropagazione sono:1. Sterilizzazione del materiale da espiantare.2. Esecuzione degli espianti.3. Preparazione dei substrati e messa a coltura. Il substrato deve contenere in dosi variabili in base alle esigenze: macroelementi, microelementi, nutrienti organici, ed ormoni ( auxine, gibberelline, citochinine).4. Proliferazione degli espianti in ambiente controllato.5. Induzione alla radicazione dei germogli.6. Acclimatazione delle plantule e loro passaggio all'esterno. In questo periodo che pu durare da uno a due mesi devono essere tenute sotto controllo la temperatura, l'umidit e la luminosit dell'ambiente.Dopo le seguenti fasi, la pianta, pronta per essere trapiantata in pieno campo secondo una determinata modalit in relazione alla specie.Da qui ha inizio il ciclo colturale che va, da pochi mesi, nelle specie erbacee, a secoli nelle colture arboree.