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Atelier: Persio tradotto da Matteo Veronesi

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Persio tradotto da Matteo Veronesi


di Silvia Stucchi
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al lettore: benvenuto (1) anticipazioni (5) cinema (10) Citazioni - pensierini - chiosette (39) Citazioni Poesia (5) Cose nostre (53) Critica d'autore (2) Solo nei crateri delle civilt nauseabonde maturano le grandi vendette del pensiero e la satira: cos afferma G. Ceronetti ne La fragilit del pensare, e ben si accorda il tono di questaffermazione con il tenore generale della poesia di Persio, forse uno degli autori latini pi ardui da tradurre, perch complessissimo non tanto per la densit di pensiero, quanto per il singolare impasto linguistico e per le sue scelte espressive. Persio, infatti, s poeta-filosofo, ma, soprattutto, poeta moralista, dalla rigorosa vena critica nei confronti di un milieu sociale e di un tempo - llite politico-culturale dellet neroniana di cui non condivide la superficialit, la debosciatezza, il lassismo. Egli, morto nel 62 a soli ventottanni, riversa nelle sue sei satire tutta la severit appresa a stretto contatto con la rigorosa dirittura morale del suo maestro, Anneo Cornuto. E questo rigorismo stoico si rivela nel rigore, vorrei dire, nel ribrezzo, o, oseremmo
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dire con pi franca parola, nello schifo con cui guarda alla nobilt corrotta e guasta moralmente e fisicamente, alla falsa religione, tutta riti superstiziosi e pensieri utilitaristici, alla corrutela delle menti e dei cuori. Insomma, Persio delinea la viziosit e la depravazione di una societ e di un tempo che hanno smarrito la bussola; e questo lo rende attuale in ogni tempo, perch a essere corrotta non era tanto la societ neroniana rispetto a quella flavia o a quella augustea; pi correttamente, diremmo che lo sguardo del moralista, quando si tratta di un moralista non ipocrita, sinceramente convinto della necessit di un rinnovamento interiore, e genuinamente ostile al vizio, a vedere come corrotta e intollerante la societ, ogni societ che egli conosca a fondo. Inoltre, Persio ancora attuale perch egli, per rendere pi chiara lodiosit e la ripugnanza morale delle cattive abitudini e dei pessimi usi che stigmatizza, li deforma grottescamente, proprio per farci sentire con maggiore energheia lintollerabilit di vizi quali la falsit, larrivismo, la crapula, lignoranza, lipocrita religiosit, e via dicendo. Infatti, giustamente, la prefazione di D. Monda (p. 9), riconosce che se in verit, le invettive, le allusioni, e i sarcasmi persiani descrivono e denunciano, con rabbia espressiva insieme lucida, veemente e disgustata, parecchie figure e questioni decisive di quella degradata, esecrabile corte neroniana (ma quale corte, per chi la conosce dallinterno - ci sentiremmo di obiettare - non popolata di esecrabili e corrotte figure, a contatto con il potere, che per definizione logora e corrompe?) (), tuttavia, pi equilibratamente, potremmo dire, generalizzando, che al di l di questo milieu cos feroce e disumano, nello smilzo ma quanto mai eloquente corpus Persianum viene rappresentata, con modi espressionistici, la globalit dei vizi, dei gravi mali morali che allignano, pullulano e, alle volte, signoreggiano nellUrbe (ibid.). E il peggiore di questi mali morali lindifferenza per lunico vero rimedio ai mali delluomo, la filosofia, quella che Seneca (ep. 50) presenter come la sola medicina davvero capace di guarire lanima esacerbata e ferita delluomo moderno. Lo stile di Persio, per adattare la forma al contenuto, vuole quindi essere sgradevole, perch, in primo luogo, delinea quadri e scene sgradevoli: come dimenticare limmagine del giovane libertino crapulone, disfatto dagli eccessi e ripugnante financo esteticamente? Ma lo stile di Persio duro e sgradevole anche perch dura la medicina morale che propone per salvarsi da tali mali: per debellare malattie severe, servono seri rimedi, duri e

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ardui a seguirsi. Tre sono dunque i verbi che racchiudono il senso dellazione moralizzatrice di questo giovane poeta satirico: radere, defigere, revellere, scrostare, schiodare, sradicare: tre verbi dalla forte pregnanza semantica, disposti, per giunta, in una climax di intensit crescente, indicanti lazione brutalmente incisiva che Persio si propone, e anzi, si impone, e vorrebbe imporre ai suoi lettori di ogni tempo, contro i vizi e, pi ancora, contro la mollezza e il lassismo morale che li generano. Lo stile di Persio risulta cos violentemente contrapposto, per immagini, lessico, etc., alla ricerca di sobria ironia, nonch alla callida iunctura di ascendenza oraziana; il poeta di et neroniana vuole invece perseguire una acris iunctura, un accostamento di parole, cio, aspro e duro, perch duro il messaggio che vuole lanciare a una platea composta di lettoridiscepoli dallancor pi dura cervice. A. Cartault, nella Prface alledizione parigina (1929) delle Satire, ebbe a scrivere (pp. 5-8) che questo poeta conciso, privo di sfumature; il ritmo nervoso, irregolare; lespressione familiare, non di rado brutale; le metafore sono esasperate, stridenti, non sempre coerenti. La sua oscurit notoria. Il giudizio delleditore, che evidenzia le peculiarit stilistiche e, al contempo, le difficolt intrinseche poste al lettore, ci fa pertanto ancor pi rendere onore a Veronesi e allarduo compito che il giovane poeta si accollato nel tradurre questo autore cos aspro, il cui intento dichiarato pallentis radere mores (V, 15), sferzare i decadenti costumi e ingenuo culpam defigere ludo (V, 16), trafiggere la colpa con genuino eloquio. E proprio per adeguare la forma al contenuto, aspro e, spesso, sgradevole nei quadri di vizio che delinea, Persio sceglie di aprire la sua raccolta satirica con quattordici choliambi, una sorta di dichiarazione programmatica scritta in un verso, il giambo scazonte, invenzione ipponattea, che, fin dal ritmo, conferisce al testo unaura stridente e disarmonica, resa dal traduttore con una forma dotta e, insieme, vitale. Antonio La Penna, nel suo Saggio introduttivo alle Satire per la BUR (Milano 1988, p. 15 sgg.), afferma che Persio cesellatore oscuro, ostenti un netto atteggiamento di rifiuto nei confronti della poesia contemporanea, come pure verso quella del passato, tanto che i choliambi sono parsi ad alcuni interpreti un attacco aspro e bellicoso a tutta la tradizione letteraria precedente; non a caso K. J. Reckford ( Studies in Persius , Hermes 90, 1962, p. 496) ha paragonato questa

Franco Acquaviva - Selvatico giuseppe carracchia alessandro rivali Andrea Temporelli

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veemenza distruttiva alla violenza contestatrice dei manifesti iconoclasti dei futuristi. E certo, nel richiamo proemiale al topos ormai tradizionale dellispirazione poetica divina si allude chiaramente a Ennio e Properzio, ma, secondo La Penna, il giovane poeta augusteo ha in mente soprattutto luso che di questa topica fanno i poeti suoi contemporanei, privi di qualsivoglia originalit, e contro i quali Persio dispiega il suo sarcasmo feroce (La Penna, cit., p. 19). Il vizio, cos come lo rappresenta Persio, non solo ripugnante in s, ma lo tanto pi in quanto si manifesta alla luce del sole, come nel caso del ripugnante gaudente della Satira IV, vv. 33-42, tanto da far esclamare al poeta: () Nelle interiora / hai unoscura plaga, ma la ricopre un largo balteo doro (vv. 43-45). Se, come recita il titolo di un felice contributo critico su Persio di uno dei maggiori esperti italiani, Franco Bellandi, la poesia di questo satirico contempera Dogma e inquietudine (in L. Castagna-G. Vogt Spira (hrsgg.), Pervertere: sthetik der Verkehrung, Mnchen Leipzig 2002, pp. 153-191), il giovane poeta non pu dimenticare il prestigioso precedente del poeta satirico per eccellenza, Orazio. Anzi, il riferimento a questultimo tanto costante che, potremmo dire, Persio intrattiene con il poeta di Venosa un fitto e continuo dialogo interiore. Orazio, in particolare nelle Epistulae, si proponeva come maestro debole; Persio, a sua volta, invita pressantemente il suo lettore-discepolo a ricercare una verit, cui si anela ma che non si possiede e che non si affatto certi di arrivare mai a possedere (p. 188). In sede critica, la fortuna di Persio fu dapprima grande: venne apprezzato da Marziale e Quintiliano, dai Padri della Chiesa (Girolamo e Agostino in primis , soprattutto per la sua carica veemenetemente moralistica), da Dante e Poliziano, da Motaigne e da Bolieau nella sua fondamentale Art potique (1674). Successivamente, sar per Pierre Bayle, nel suo fortunato e documentatissimo Dictionnaire historique et critique (1697), a evidenziare le difficolt che il sentire moderno prova di fronte alla durezza oscura, agli artifici stilistici, allermetismo faticoso e imbarazzante (D. Monda, Prefazione, p. 12) di questo autore, sino a che linfluentissimo saggio Della ragion poetica (1708) di Gian Vincenzo Gravina non sancir una nettissima preferenza per Orazio, ritenuto geniale sia per la penetrazione psicologica, sia per labilit educativa, sia per la valentia compositiva (ibid.), palesando invece nette riserve nei confronti

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di Persio e Giovenale. Ma quello che ancora oggi, al di l dellasperit stilistica, Persio ci pu veicolare, linsegnamento che trapela dal distaccato e ironico colloquio con lerede nellultima satira: qui, nota Veronesi, si rivela un vero e proprio amor fati, un distante e supremo umorismo anche davanti a un destino ultimo sentito ormai prossimo. E strumento prezioso, sapiente, insieme potente e lieve di quellumorismo e di quellironia la parola poeticofilosofica, cangiante, multicolore, sfaccettata, capace di avvolgere, come un velo luminoso e limpido, le punte acute, le atroci ferite, le voragini oscure del vissuto (M. Veronesi, p. 72). Non a caso Marisa Squillante, cogliendo un tratto di fondamentale modernit di questo poeta, ha parlato di poetica della malinconia (M. Squillante, Persio. Il linguaggio della malinconia, Napoli 1995): a questa inclinazione, che sempre prossima a digradare in angoscia, il poeta oppone, come pharmakon, il puro elleboro di unimpegnata ricerca filosofica, non scevra da un drammatico travaglio interiore. Solo da questa ispirazione possono venire versi dolenti e aspramente sorridenti insieme, come quelli della gi citata sesta satira, che alludono a come lauri sacra fames, la maledetta fame delloro possa destituire la vita da ogni significato: Ma tu, mio erede, chiunque tu sia, allontanati / un po dalla folla, e vienimi accanto. Non lo sai, caro? / Da Cesare giunto lalloro, segno / della grande vittoria sui giovani Germani. / E dalle are si toglie la cenere fredda, / e Cesonia presta i trofei per le porte, / i mantelli dei re, le parrucche bionde per i prigionieri, / i carri e le grandi statue del Reno. /Ma ci che resta quale che sia tutto tuo. / () Cosa resta? Su ragazzo, condisci, / condisci senza risparmio linsalata () / Vendi lanima al guadagno, commercia e fruga assiduo / ogni angolo del mondo, n vi sia un altro pi sagace / nel palpare, sul duro palco, i muscolosi Cappadoci; / raddoppia il patrimonio. Lho fatto; gi triplo quadruplo decuplo / tornato allovile; indicami dove fermarmi. / Ecco trovato, Crisippo, chi porr fine al tuo acervo (vv. 41-80). Aulo Persio Flacco, Satire, traduzione e cura di Matteo Veronesi, prefazione di Davide Monda, Medusa, Milano 2012, collana Filopgondiretta da Giancarlo Pontiggia 19
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1 C O MME NTO:

D.L. 10 luglio 2012 11:40 I coliambi sono un vero manifesto da poeta maudit ante litteram (con le dovute cautele, ovvio. Disegnano comunque l'attualit di un giovane poeta squattrinato, come lo erano tutti quelli fuori dalle cerchie imperiali (oggi fuori dalle cerchie di vendita). Una quindicina di anni fa ne buttai gi una traduzione. Mai le labbra mie toccarono la fonte delle Muse/ n di aver sognato sulle due cime del Parnaso/ rammento, per nascere cos, d'un botto, poeta./ Le fanciulle d'Elicona e la pallida Pirene/ le lascio a quelli la cui immagine edera docile/ avvolge, io un poco contadinello/ alla sagra dei poetoni il mio verso aggiungo./ Chi spieg al pappagallo il suo "Buongiorno!"/ e alla gazza insegn a balbettare le nostre parole?/ Maestra d'arte, d'ingegno dispensatrice/ oh! la pancia, sublime nell'inseguire voci negate./ Cos, stai sicuro, al solo baluginare dell'ingannevole/ denaro li vedrai declamare nettare di poesia/ tutti i corvi poeti e le poetesse gazze! Rispondi

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