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ON AIR

Recital in formazione ridotta


“NaufragioScomposto”
Con Dany Greggio -voce e chitarra
Andrea Alessi -bassi e arrangiamenti

S c o m p o s t o ,
non dritto, non lineare
S c o m p o s t o
come chi sta scomposto a tavola,
maleducato o educato in
altro modo e forse neanche
elegante.
S c o m p o s t o
o meglio composto per
fratture, nello specifico
un Naufragio
S c o m p o s t o
dove piovono idee, deliri e
sperimentazioni,
un soliloquio, Omaggio A
un sentiero minato.. walter benjamin e luigi ghirri
Un gesto, un lamento,
un grido, una rivolta
o una fuga di chi si Cosa hanno a che fare tra loro ”L’infanzia
sente estraneo, Berlinese” di Walter Benjamin, le fotogra-
fie di Luigi Ghiri e le canzoni di Mr.Brace?
inadeguato, incapace Kaiserpanorama è un’idea nata da un
di viversi questo quotidiano. concatenarsi progressivo di intuizioni
Uno scherzo dadaista, emerse dall’incontro di Simone Bruscia,
Chico De Luigi e Mr.Brace. È l’inizio di un
una ironica incursione lavoro senza linee di confine prestabilite
in stile NO PANIC. e privo di qualsiasi pretesa intellettuale,
quasi uno studio personale. È anche una
MINIMALTECHNOROCK TRIO sfida volta ad esplorare e rivelare possibili
Touane Vincenzo Vasi Alessandro “Asso” Stefana punti di contatto tra i metodi e i lavori di
Tre musicisti, tre mondi, tre visioni due grandi maestri attraverso l’intervento
performativo di Mr.Brace. Una piccola ri-
della musica completamente diverse, ma
cerca sul titanico tentativo di fermare de-
non troppo.
terminati istanti, frammenti di realtà, per
E’ più di un trio, direi un trittico,
donargli la possibilità di continuare a river-
una trilogia, un tris d’Assi….. Un video-clip musicale con le composizioni live di Dj berare vita, rievocare intuizioni di verità,
country minimal folk/rock, elettronica,
free/avantgarde si uniscono per un evento
Jack le animazioni di AliCè. Certi sogni nascono d’estate, illuminare il presente e suscitare presagi
unico, le stesse cose con linguaggi pa- quando il tempo si rallenta e fuori fa caldo. per il futuro. È uno sguardo fotografico e la

ralleli. A volte i sogni sono collegati l’uno con l’altro in un’ unica tendenza a voler cercare di cogliere segni
nel reale che rendono accostabili i diversi
Una libera espressione, quasi una forma storia. La nostra è una rapsodia. Un solo movimento, metodi utilizzati dai tre artisti per creare
di elettroarmolodia in cui le abituali un insieme di spunti melodici con toni improvvisativi ciascuno la propria versione del concetto
spalle di Vinicio Capossela giocheranno sui giradischi e un’animazione creata di pari passo di “istantanea”. Il Kaiserpanorama fa scor-
liberi sulle strutture ritmico/armoniche con la colonna sonora. rere queste istantanee in un loop sempre
di Touane prendendo a volte il sopravven- uguale a se stesso, accostandole appa-
to, costringendolo a brusche virate e di
Una donna che non riusciva a dormire,
rentemente senza alcuna logica che non
nuovo al timone. non si addormentò ma sognò di sognare. sia quella delle macro-categorie di gene-
Un concerto in cui sarà difficile capire chi Il video è realizzato con la tecnica dello “Speed Painting“ re. L’occhio e l’orecchio dello spettatore
farà, cosa e soprattutto come… con Photoshop a partire da una serie di spunti fotografici, faranno il resto creando per ciascuno il
Ma succede ed è tutto vero ! un omaggio ai grandi fotografi. proprio personalissimo Kaiserpanorama.

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“Una grande attrattiva del ‘Kaiserpanorama’, consisteva nel
fatto che era indifferente dove si cominciasse il giro delle
vedute di terre lontane. (…) La musica, che rende così stancante
viaggiare con il film, nel “Kaiserpanorama” non esisteva. Mi u o re.it
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sembrava che le fosse superiore un effetto insignificante, anzi s s a ltial sdsd
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addirittura fastidioso. Era uno scampanellio che risonava pochi ww
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secondi prima che l’immagine si spostasse con uno scatto
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per lasciar posto inizialmente a un vuoto e poi all’immagine w race
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successiva”.
pac e.co
Walter Benjamin, Infanzia berlinese, Einaudi, 2001. w. mys
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Il “panorama” era di casa a Berlino, a cavallo tra la fine
dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, nella Kaisergalerie,
all’angolo tra la Unter den Linden e la Friedrichstrasse: si
trattava di una specie di precursore del cinema: le immagini, Quello che si presenta nella vetrina/atelier No Panic in
sorta di cartoline illustrate raffiguranti soprattutto belvedere occasione del Si Fest di Savignano è l’incipit di un lavoro
di paesi lontani, si susseguivano (“l’immagine barcollava nella senza linee di confine prestabilite e privo di qualsiasi
sua piccola cornice per svignarsela presto verso sinistra”) pretesa intellettuale, quasi uno studio personale “in
dentro stereoscopi davanti ai quali sedevano gli spettatori. estemporaneo divenire”: Kaiserpanorama è una sfida
volta a svelare interferenze e ad esplorare e rivelare
Questo lo spunto teorico di Kaiserpanorama, una performance possibili punti di contatto tra i metodi, le testimonianze
tra letteratura, musica e fotografia nata da un concatenarsi e i lavori di due grandi maestri attraverso l’intervento
progressivo di intuizioni emerse dall’incontro di Simone creativo di Mr.Brace, “mitico folksinger della bassa
Bruscia, Chico De Luigi e Mr.Brace: una minima ma ambiziosa padana” (copyright Giacomo Spazio Mojetta), che
ricerca sul titanico tentativo di fissare determinati istanti, nella camera oscura di Corso Vendemini 56 tutto saprà
frammenti di realtà, per donargli la possibilità di continuare inevitabilmente “trasformare in qualcosa di ricco e di
a riverberare vita, rievocare sguardi, citazioni, intuizioni di strano”.
piccole verità quotidiane. Il musicista - alle spalle il felice esordio discografico
Il Kaiserpanorama fa scorrere queste istantanee in un loop Salvate il mio maglione dalle tarme (Tafuzzy/
sempre uguale a se stesso, accostandole apparentemente Cane Andaluso, 2006) - vero protagonista di questi
senza alcuna logica che non sia quella delle macro-categorie frames, ci apparirà infatti in “uno stato di continua
di genere. contemplazione del mondo”, proprio come “l’omino sul
ciglio della strada”, quell’omino che il grande fotografo
Luigi Ghirri, altro fondamentale principio ispiratore
di questa performance, vedeva ritratto sulle carte
geografiche e sulle cartoline illustrate:

“Fin da bambino le fotografie che mi piacevano


maggiormente erano quelle di paesaggio, che vedevo
intercalate negli Atlanti con le carte geografiche. Mi
affascinavano particolarmente queste fotografie, dove
immancabile, immobile, appariva un piccolo uomo
sovrastato dalle cascate di Niagara, monti, rocce, alberi
altissimi, palme grandiose, o sul ciglio della strada.
Questo omino lo trovavo poi nelle cartoline, che
raffiguravano piazze più o meno celebri, arrampicato
su monumenti storici, disperso nei ruderi del Foro di
Roma, o sotto la torre di Pisa. Quell’omino era uno
stato di continua contemplazione del mondo, e la sua
presenza nelle immagini conferiva a queste un fascino
particolare”.

Omaggio a Walter Benjamin e Luigi Ghirri


performance di Mr.Brace
ovvero l’omino sul ciglio della strada
un progetto in collaborazione con Assalti al Cuore e Tafuzzy Records
ideazione e cura Mr.Brace, Simone Bruscia e Chico De Luigi

(b)ANANARTISTA ® - 333˙000 €
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IL BOLLETTINO DEI NAVIGANTI
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Un uomo cammina lungo una strada che costeggia il mare, una Però le persone sulle spiagge le ha sempre fotografate; da lonta-
donna sta stendendo il bucato, […]. no, magari di spalle proprio nell’atto del guardare, piccole umane
Sullo sfondo dei bambini giocano in uno spiazzo, e un po’ più lon- unità di misura nel paesaggio.
tano un tendone da circo e una giostra. Quando vide Capri nell’’80, per la prima volta, cercava un sentire
È una sequenza di pochi attimi de “La strada” di Fellini. Credo che romantico, cercava Friedrich e le sue BIANCHE SCOGLIERE DI
quel momento si sia fissato bene nella mia testa; la musica, il RÜGEN o forse “quello che c’è di fuori”, all’aperto, quello che pos-
telo bianco, la giostra, le case e in fondo, l’apparizione del mare. siamo vedere solo nello sguardo degli animali, quel nessundove
In questi pochi attimi, in questo aspetto così domestico, privo di senza negazioni puro, non sorvegliato, che si respira e si sa infi-
enfasi e di retorica, mi si è rivelato tutto un modo nuovo di guar- nito (Rilke). Mi telefonava felice più volte al giorno, per dirmi che
dare nel paesaggio. aveva fotografato un vaso di gerani su un terrazzo di Anacapri o la
Anche l’ascolto del bollettino per i naviganti mi fa sempre uno Sfinge di Villa S. Michele, mi diceva che nessuno avrebbe potuto
strano effetto. Trasmesso giornalmente alla radio con il suo sus- mai vederne gli occhi se non i gabbiani. Nell’’81 andai con lui. Mi
seguirsi monotono di nodi e forze sei e sette, richiama alla mente fotografò di spalle a Punta Masullo. Quando guardo quel mio ri-
[…] la dolce nenia delle onde che si adagiano sulla sabbia di qual- tratto, mi sento un po’ Ms. Sarah Woodruff, “la tragica”, sul molo
che spiaggia. Sono questi due momenti che mi evocano di più ad aspettare il suo tenente francese. Le nostre passeggiate marine
l’idea di un paesaggio marino, una visione che diventa familiare, di fine estate o di inverno, a Cervia o a Rimini, o verso la foce del
scena ideale per il gioco della vita che si muove su un fondale ap- Po, erano le passeggiate di tutti, dei raccoglitori di conchiglie, dei
parentemente fisso e immutabile. bambini in passeggino e dei cani senza guinzaglio. Sulla battigia
Luigi Ghirri s.d. disegnavamo gli otto rovesciati dell’infinito sui quali, poi, tentava-
mo di camminare ad occhi chiusi. Fotografava le altalene, le gios-
Nell’agosto del ’71 il geometra Ghirri spediva ai colleghi del- trine, i piccoli scivoli, in quella luce di mezzo, che ha in sé la fine
la società immobiliare per la quale lavorava, una cartolina. della stagione e la promessa di quella che verrà. Non posso dire con
Un rettangolo 10X15 completamente blu. La didascalia indicava certezza che Luigi appartenesse completamente alla malinconia
“IL MARE IN BRETAGNA”. In ufficio erano stati categorici: - Lei do- dei nati sotto Saturno, perché lui diventava malinconico proprio
vrà essere facilmente reperibile, lei quest’anno, come noi tutti, solo al mare, soprattutto al tramonto. Nell’ultimo fotogramma del
va a Cervia. “Settimo sigillo” ci sono tre persone sulla spiaggia, Jof, sua moglie
Quella provocazione ironica l’aveva inviata da Quimper e non gli Mia e il piccolo Mikael, un carro e un cavallo. Mia dice sorridendo
fu mai perdonata. a Jof: - Tu, con le tue visioni e i tuoi sogni. – Sono le ultime parole di
Della Bretagna e dell’oceano mi parlava spesso, di quell’orizzon- quel film che abbiamo amato molto. La luce è del mattino, il cielo è
te, di quel guardare “a perdita d’occhio”. Ma io l’oceano l’ho visto sereno ed il mare non è nient’altro che quello che è.
solo su una sua fotografia di “Atlante” dove appare in forma di
parola su un fondo blu. Luigi non amava particolarmente il Paola Borgonzoni Ghirri,
mare, non amava l’acqua e nemmeno le luci estive troppo forti. Roncocesi -Reggio Emilia, giugno 2003

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Mario Dondero prima dell’intervista
ci mostra alcune foto.

Questa è la mia famosa foto del


nouveau Roman. Questi scrittori
sono Robbe-Grillet, Claude Simon,
Claude Mauriaque, l’editore Jean
Ricardou, Robert Pinget, Samuel
Beckett, Nathalie Sarraute. Tutti questi
personaggi scrivevano per l’Éditions
de Minuit e si trovavano a essere
delle figure centrali di una sorta di
movimento che i critici definivano il
“nouveau Roman”, cioè la scuola dello
sguardo. Io allora stavo realizzando il
mio reportage sul “nouveau roman”
con Giancarlo Marmori per l’Illustra-
zione Italiana e mi venne in mente
di chiedere a Rendon, che avevo co-
nosciuto precedentemente, di poter
scattare una foto di classe (termine
che usano i francesi per definire le sia in corso un golpe freddo, soffice, Vittorini e ha disegnato Il Giorno e il avere il pennello, o un’altra cosa, la giornalista, ogni parto scritto mi costa
foto di gruppo), così egli organizzò per quasi invisibile, che però ormai ci ha Manifesto. voce, non so. Bresson è un tibetano una fatica cerebro-nervosa potente.
telefono questo gruppo, prontamente raggiunto completamente. Del resto, della fotografia. Il mio amico Ugo Casiraghi, critico
arrivarono tutti e il risultato fu un’im- il Pais, parlando delle elezioni italiane, A proposito di Cartier-Bresson, cinematografico dell’Unità, per fare
magine divenuta nel tempo un vero e ha detto: “È la corruzione personifi- eravate amici in Francia? Quanto conta il caso? E quanto la una recensione delle più semplici
proprio simbolo e finita persino sui libri cata che ha raggiunto il cuore dello fotografia contempla altre forme impiegava una giornata intera. Enrico
di scuola francesi. Stato”. L’Italia non è costituita da Alcuni miei amici molto cari, come espressive? De Aglio in cinque minuti ti sbriscia
gente che vuole le politica, che si Ferdinando Scianna, Guy Le Querrec, un articolo perfetto. Io non son veloce
Come ha inventato Mulas? interessa alla politica, che dibatte la hanno conosciuto molto bene Ieri leggevo un articolo sul Corriere a scrivere anche se adoro scrivere e
politica, è fatta da gente biecamente Bresson, mentre io non l’ho cono- della sera di Ugo Mulas dove raccon- trovo importante scrivere, così com’è
Ugo Mulas, effettivamente, è stato arrivista, egoista, che vipera il proprio sciuto affatto, mi sono solo trovato tava di esser diventato fotografo per importante parlare. Direi che non sono
da me introdotto alla fotografia. quattrino, volgare, incivile, ignorante... molte volte a una distanza ravvici- caso, tutta la sua vita era uno caso. neanche veloce a scattare perché
Egli infatti scriveva didascalie per Basta vedere lo squallore dei giornali nata in Francia, durante le grandi Io non credo che si diventi fotografo rifletto molto prima di scattare, però è
l’Agenzia Deltafoto e si era appena che vanno per la maggiore, quotidiani battaglie operaie, durante il maggio: per caso. Si cercano delle maniere necessario raggiungere un automati-
licenziato. Io, proprio in quel giorno, chiaramente indecenti. Per esempio, era un signore estremamente civile, per raccontare il mondo come si smo e una simbiosi con la macchina
mi ero licenziato dall’Heure – il Il Corriere della sera non è mai stato
formidabile settimanale che aveva indecente, anche nei momenti della
creato Beppe Trevisani – fonda- Quanto confluisce in un’opera l’esi- scono”, spesso si stancano delle dif- peggiore delle reazioni, come questi
mentalmente perché volevo andare bizione di sé? ficoltà economiche molto aspre (sto giornali che gli son venuti dopo, Il
in Francia. Pensavo che per la mia pensando ai redattori del Manifesto, Giornale e Libero che son veramente
formazione di giovane reporter fosse Il problema dell’ego è un problema per esempio, giornale che ha formato ripugnanti. Constato che è pieno di
importante fare una grande espe- molto grosso, delicatissimo, non sai tante figure diventate eminenti nella gente anonima formidabile in giro,
rienza straniera e poi la Francia mi mai dove finisce l’esibizionismo e dove nostra società) e allora gli altri fanno una mostra fotografica è comunque persone di alto valore civile, morale.
ha sempre sedotto più di altri posti. incomincia la creazione. Io non mi loro i ‘ponti d’oro’. Tutto questo per una riflessione. Avendo fatto delle Quando sento Farhenait al pome-
Incontrai invece Ugo Mulas che mi sento per niente un “vecchio saggio” dire che ritengo vi sia una forma foto con grande impegno e anche riggio, sento alcune voci di italiani
propose di fare qualcosa insieme, che può dare lezioni, mi sento uno che meno ufficiale, meno sontuosa, più moltissimo rigore nel raccontare le sconosciuti veramente magnifici.
e mi riuscì talmente simpatico che ha vissuto mediamente più di altri. modesta (e meno costosa) anche cose vere, mi fa piacere il poter far Però finisce che sono dei cenacoli,
quando gli dissi che avevo rotto i di presentazione del lavoro delle tornare le persone a riflettere sulle dei luoghi d’élite. A Milano c’è una
ponti, che stavo per andare via, lui Per quale motivo pochi sono i suoi persone. Riconosco che, avendo cose. E la mostra fotografica, come il grande radio che è Radio Popolare.
mi disse: “Ma guarda che nella mia cataloghi pubblicati? partecipato a quest’affascinante libro, è un po’ questo. Quando feci la
pensione c’è un letto che si libera!”. avventura che è stata il libro per Il prima mostra fotografica, a Sant’El- Che tipo di macchine fotografiche
Così facemmo una piccola società Se non ho fatto quasi mai libri è perché Manifesto che si intitola I rifugi di pidio a Mare, era stata organizzata utilizza e ha utilizzato?
e io gli insegnai i primi rudimenti. ho lavorato sempre per i giornali, Lenin, un lungo reportage in Russia, dai ferrovieri. Perché poi sono una
Lui questi rudimenti li ha sviluppati pensando che i giornali fossero il vero durato quasi quaranta giorni, è bello persona molto elitaria... Se me lo Ho lavorato in un’agenzia fotografi-
e portati moltissimo avanti, mentre medium per quello che riguarda le fo- vedere qualche cosa di armonioso e chiede una fondazione ricchissi- ca per imparare i rudimenti e usavo
io invece no. Io ho “spinto” la ‘voce’ tografie. Le foto sui libri rientrano nella completo. Facevo pochi libri perché ma, non mi interessa. Pavese, uno la Rolleiflex: 1/100 - f 11 al sole,
fotogiornalismo, mentre Ugo ha sfera privata delle persone: questi scatti mi chiedevano sempre di usare le scrittore che ho amato moltissimo, 1/100 - f 5,6 all’ombra. Poi, la mia
deviato verso una foto più creativa, possono essere guardati ogni tanto, mie foto, mentre a me interessava diceva che non bisogna andare vera macchina è stata la Laica M3,
più artistica. Ritengo che il fotogior- mentre la foto sul giornale partecipa portare avanti altri tipi di progetti. verso il popolo, bisogna essere ma sono profondamente affezionato
nalismo sia insostituibile, almeno alla battaglia politica, è presente nella popolo e che non è facile per niente. alla Pentax Spotmatic, che è una
nel mio spirito: è un servizio sociale. vita di tutta la comunità. Adesso i libri Quali per esempio? Mi vengono in mente le cantanti macchina umile che ho visto in mano
Anche la foto d’arte, ben inteso, è un vengono allegati ai giornali, metto tra popolari che cantano folk, ma che a William Klein, a Guy Le Querrec... La
servizio sociale, perché arricchisce la parentesi che se non sbaglio si tratta Sono stato quarant’anni in Francia non sono mondine e per questo non macchina professionale è la macchina
nostra vita. Il parametro, in tutte le di un’iniziativa che viene dalla sinistra, e quindi ho avuto una vita molto più riusciranno mai a cantare come una da passeggio. Se devo andare a
categorie, in tutte le branche creative, la destra non ha mai degli editoriali francese che italiana, e soltanto dalla mondina, né io riuscirò mai a essere passeggio per i fatti miei, prendo la educato. Io ero solo un po’ scanda- può, e la fotografia è una delle forme fotografica per la quale lo strumento
è il talento: se ci sono delle cose da intelligenti. Mi sembra persino che il fine degli anni Ottanta sono tornato un operaio, vivo una vita borghese Pentax Spotmatic, leggera, non me lizzato del fatto che uno che passa il più convincenti per raccontare delle te lo sei dimenticato e fai click. Io
dire, tutte le voci sono da ascoltare. primissimo ideatore di questa iniziativa in Italia. Sono depositario della de- come tanti, non son stato alla catena la rubano perché non le guarda più tempo a fotografare gli altri, poi non cose... Io personalmente, sono dell’av- sono stato sempre contro il motore,
sia stato Nicola Fano, un giornalista ontologia dei reporter. Non posso di montaggio. Io sono sicuramente nessuno e quindi non vale la pena di si vuol far fotografare, temendo molto viso che uno non debba fare solo il così come sono contro un certo
Quanto alle sue collaborazioni? che ha lavorato all’Unità e a Diario, che stare fermo e sono distratto da tante un “uomo contro”, contro il confor- fregare. Però è una macchina di una la segretezza sua e quella degli altri. fotografo. Uno deve fare il teleasta, digitale che ti racconta qualcosa che
poi si è occupato del Teatro Ambra cose. Non ho realizzato molti libri mismo, contro il servilismo, contro grande solidità. Andava infatti in giro scattando foto il cineasta... La radio, la televisione, il è già successo, cioè che arriva dopo.
Sono fiero di collaborare a Diario e al Iovinelli a Roma, un vero talento. fotografici, ma anche neanche tante il cedere alla prepotenza. In fin dei di nascosto alle persone, in modo cinema, la scrittura, sono tutti metodi Ho notato che facendo un viaggio in
Manifesto: sono due pubblicazioni che La sinistra è costellata di talenti che mostre, tutte quelle che ho allestito conti, se quando avevo sedici anni A chi deve la sua attività di quasi furtivo, affermando: “...e poi se per raccontare la vita. Per le persone Transiberiana, fotografavo dal fine-
salvano il nostro Paese dalla mediocrità. quando invecchiano, quando “imborsi- ho avuto modo di farle in quest’ulti- ho deciso di andare in Val d’Aosta fotografo? gli altri vedono la mia faccia, non mi pigre come me, la fotografia è una strino del treno, se lo fotografavo con
ma fase della vita; precedentemente nei partigiani (mi sono molto divertito fanno più fotografare!” Una signora delle cose più rapide. Facendo il l’analogico non riuscivo, col digitale
ero ostile alle mostre fotografiche, le per la verità, anche se ho sofferto Giuseppe Trevisani, mio grandis- giustificazione.
consideravo una cosa “gigionesca”, tantissimo e ho corso pericoli gran- simo amico di una vita, è l’uomo Cartier Bresson potrei dire che non
una cosa veramente autocelebrativa. dissimi), l’ho fatto perché non sop- che è all’origine della mia attività di è mai stato un fotografo, nel senso
Poi, invece, ho scoperto che quando portavo la prepotenza dei fascisti, fotografo. Figlio di Giulio Trevisani, dozzinale del termine, ma è stato un
penso alle mostre, penso alle trattorie che vivevo come qualcosa di osceno direttore del Calendario del Popolo, poeta con la macchina fotografica in
dove andrò con gli amici, e creare e di orrendo. Mi spiace che adesso è stato grafico del Politecnico di mano, in ogni modo avrebbe potuto
ro e mi dissero: “Viene una troupe prima linea. Si continuano a esaltare mandava il suo collaboratore con il foto le penso, le consumo. Siccome
americana che vuol filmare la classe!”. dei vecchi fotografi che non sono più flash a cinquanta metri, lui scattava non ho vizi, la foto è stata la mia droga,
Dopo dieci minuti mi cacciarono sulla breccia da molto tempo... da lontano sembrando così una luce ho condotto una vita molto lineare,
via perché la mia macchina faceva naturale quando in effetti non lo era. molto semplice, cercando di essere
rumore. Qual è il suo obbiettivo preferito? Personalmente, sono per la luce il più corretto possibile, anche disin-
La mia consorte era laureata in archi- ambiente e in fin dei conti l’unica teressato, senza angosce, volendo
vistica paleografia, aveva sistemato il Il mio obbiettivo preferito è il 50 rivoluzione, piccola, che facemmo noi bene alle persone. Sono molto amato,
mio archivio in una maniera estrema- mm, uso sempre quello perché son a Milano e a Roma era – in contrad- anzi amatissimo. C’è un motto inglese
mente impeccabile, peccato che l’ar- d’accordo con la massima carte- dizione con la fotografia commerciale che dice: “non pensare in primis al
comunque scatti, ma non è la verità. chivio è un qualche cosa in divenire, e bressoniana che rispetta più la verità che era praticata a quell’epoca nei denaro, ti segue dopo, quando avrai
Tu vuoi fotografare una cosa e te io sono di natura abbastanza trasan- degli altri, che non deforma i volti e giornali dai fotografi del tempo – fatto quello che volevi”.
ne viene un’altra. Non sono a priori dato... ma le mie foto importanti me le rispetta le persone. Trovo però che ci quella di usare le macchine con le
contro il digitale, direi che mi trovo ricordo sempre, e poi trovo affascina- sia un uso psicologico dell’obiettivo pellicole sensibili (c’era una meravi-
abbastanza disinteressato. Un po’ di ne ritrovare delle immagini, alla lunga che è legato alla buona educazione gliosa pellicola che era l’HPS della Come descriverebbe il suo tempe-
tempo fa sono andato a casa di Ando con un po’ di fatica riesco sempre a e anche ai fatti religiosi. Se vai in un Ilford, con la quale Jean-Luc Godard ramento?
Gilardi perché realizzato un libro su Di ritrovarle. paese musulmano e non usi il teleo- realizzò À bout de souffle, una pellicola
Vittorio, e Gilardi è stato il fotografo biettivo, dopo tre minuti ti hanno in- meravigliosa da interni ma che non Sono uno abbastanza saldo di nervi,
di Di Vittorio. Ha 93 anni, sta seduto Dove stampava e stampa le sue chiodato, ti hanno flagellato e anche andava assolutamente bene fuori. tranquillo e sereno diciamo, che ha
in carrozzella, gestisce un formidabile foto? lapidato. Il 20 mm è un
archivio e appena mi ha visto mi ha
insultato perché avevo l’ana-

logico: “Tu sei un uomo


del passato! Tu sei tolemaico e io sono Le ho sempre
copernicano!” Allora gli ho risposto: stampate a Parigi, Düffor é stato il obbiettivo reazionario, spettacolare e Allora la Ilford inventò una pellicola cercato di essere una persona per
“Adesso ti faccio una foto con una mio stampatore per tanti anni, era adesso siccome è più importante più intermedia, l’HP5, che fotografa sia bene, facendo questo mestiere di
Vito, scommetto che è migliore delle anche lo stampatore di Bresson, ho l’apparenza che la sostanza, secondo la luce fuori che dentro, ma non così giornalista e fotografo con l’animo
tue foto col digitale!”. E gli ho fatto sempre cercato i migliori stampatori. me è più importante il fondo dell’este- bene come l’HPS). Adesso siamo ag- volto a servire qualcosa, a essere
una foto con questa macchina e, in Ho stampato da Mazza, Cavalieri, tica. Passo per un nemico efferato ganciati al fatto che possono anche utile agli altri, a essere onesto e
effetti, questo scatto su Di Vittorio è tutti i più grandi stampatori romani, di Salgado perché dico sempre che non far più la pellicola. soprattutto leale, creativo, gentile,
migliore delle mie foto con la Nikon. a Milano Patrizio... Ho smesso di le foto non devono essere troppo Il 20 mm è l’obbiettivo del cinema amabile. Premetto che normalmen- Che ricordo ha di Fellini? Che cos’è la libertà?
C’era un generale pakistano che stampare quando avevo i bambini belle, perché le foto belle uccidono il americano, ma è un pugno nello te non sono abituato a essere io
vedeva i carrarmati indiani che si piccoli... Adesso ho uno stampatore contenuto. Le puoi applicare quando stomaco: c’è un modo tutto sen- l’oggetto fotografato. Mi viene in Fellini l’ho conosciuto piuttosto bene La libertà è la costruzione del futuro,
rovesciavano e diceva: “A cosa serve che si chiama Claudio Bassi, a Roma, fotografi i fiori. I parametri con cui si sazionale, tutto emotivo, violento. Il mente Cartier-Bresson, che vietava e l’ho incontrato tante volte, l’ho visto è l’invenzione della solidarietà mera-
avere un tigre nel motore se al volante che mi stampa in tutte le circostanze, giudicano i fotografi, che sono animali grand’angolo io lo trovo teatrale. che lo fotografassero. girare i film e devo dire che lo trovavo vigliosa, è fare quello che vuoi con la
c’è un asino?”. Gli strumenti sono a ferragosto, di notte, alla mattina. Per tutti diversi tra loro, sono diversi. Si Il 35 mm è più panfocus del 50 mm, dittatoriale. È il cliché del regista, aveva coscienza che non stai offendendo
secondari rispetto all’acutezza dello tantissimi anni ho lavorato intensa- tratta di autori autonomi che hanno hai più garanzie di scattare rapido, Parliamo dei suoi difetti... una carica di simpatia personale molto nessuno, la libertà è voler bene agli
sguardo, alla sensibilità dello spirito. mente per le riviste, ad esempio per il un loro significato, ma che non sono però tende abbastanza allo spettaco- forte, ma era autoritario. Una mattina altri e starci bene insieme, è un panino
Capisco l’amore quasi sensuale per le supplemento Il Venerdì di Repubblica, concorrenti perchè tutti diversi. Il fo- lare. Io son per la foto più austera. Ho I miei peggiori difetti sono una gli telefonai per il Nouvel Observateur col salame... di sera, sotto l’albero
macchine fotografiche, più semplice ho fatto una quantità industriale di togiornalismo è una branca ristretta usato molto il 200 mm, ad esempio suprema negligenza, una discontinuità a Roma (gli dovevi infatti telefonare della libertà, la libertà è la rivoluzione
è lo strumento e più mi affascina. E reportage incalzanti, dove c’è bisogno della fotografia e soprattutto del per fotografare per le strade. e un’atrofia cerebrale ormai avanzata, alle sette della mattina, altrimenti francese.
poi, più complicato è, meno riesco di foto rapidamente, e lo stampatore giornalismo; è più importante come una grande distrazione. Potrei essere dopo non rispondeva più al telefono).
a far le foto, perché sono ignorante, è un partner assoluto. Spendo più la racconti la notizia che non il grigio migliore, lo giuro. Se avessi seguito Mi disse: “A me del tuo reportage non
non sono matematico, perché sono soldi negli stampatori che nel resto della fotografia. E invece adesso la mia macchina personale, cioè me interessa niente, però se vuoi venire Come si diventa fotografi?
un tolemaico. delle cose della vita, gli stampatori c’è una devianza colpevole verso Bianco/nero, colore... stesso, con la saggezza degli anni domani mattina a prendere il caffè al
Al momento della caduta del Muro sono dei grandi amici che conoscono l’estetica, e se non vuoi raccontare la maggiori, avrei potuto fare molto di Canova...”. Sono andato da lui senza Per incominciare a fare il fotografo non
di Berlino, tipo tre giorni prima, ero anche i tuoi difetti, che ti salvano le guerra in Iraq devi farla meno cruenta Trovo che tutto quello che è dram- più di quello che ho fatto. Sono consa- macchina fotografica e si è offeso credo occorrano delle scuole, salvo
all’Università di Berlino e avevo preso fotografie. Passo il tempo a esaltare possibile, devi raccontarla nella forma matico debba essere raccontato pevole di avere delle qualità di fondo moltissimo. che da un punto di vista unicamente
appuntamento per fotografare una i videoperatori della televisione, tutti più dolce. Quando vedi un soldato in bianco e nero. Il colore va bene abbastanza forti per fare le cose tecnico. La cosa che deve fare uno
classe. Quando fui lì, mi raggiunse- ignoti e bravissimi, sono sempre in americano con in mano un bambino, se ti occupi del capostazione con con una grande lucidità nei progetti. studente che incomincia un percorso di
è l’ufficio stampa che gliel’ha messo in testa il berretto rosso, ma non va Ritengo che la fantasia sia la mia Che cosa rappresenta per lei la studi sulla fotografia è quello di essere
addosso. Il presupposto centrale assolutamente bene per raccontare risorsa principale, però abbandono i pietas? interessato intensamente a qualcosa
di tutte le attività giornalistiche è il la guerra. progetti in corso e li riprendo magari e di raccontare questo “qualcosa” con
rispetto della verità, cioè raccontare Tutto quello che mi indigna cerco di vent’anni dopo. Mi manca la discipli- La pietas è un atteggiamento che sta le foto. Ora, nella fotografia commer-
le cose vere e non le bugie. fotografarlo. Sono un fotografo fon- na, ho la volontà di far le cose e mi sempre dalla parte dei più deboli, con ciale, funzioni a specializzazioni. In
C’è un uso funzionale degli obbiettivi, damentalmente politico, però sono smarrisco per strada, poi mi riprendo passione, ma non nel senso clericale, Francia io sono un fotografo letterario
ci sono delle situazioni che esigono, sociologico come obiettivo, antro- e quasi sempre arrivo ai miei fini. È nel senso della carità, dell’investirsi, perché ho fatto una foto famosa. Trovo
chiamano l’obbiettivo. E poi c’è un pologico. Fotografo con semplicità un fatto credo legato alla circolazio- del considerare i problemi degli altri che l’interesse di questo mestiere sia
uso psicologico dell’obbiettivo. Ogni le persone, mi interessa fotografare ne del sangue, credo che c’entri col i tuoi, dell’essere vicino agli altri, di quello di essere onnivori, anche se
obbiettivo ha una sua valenza che gli esseri umani e la vita nel modo fisico anche. Ho preso sempre troppo essere dentro gli altri. Un atteg- questo non ti qualifica e rimani uno
può essere censoria o veritiera. Il più leale. Una componente essen- sotto gamba quello che facevo, non giamento di pietas in fotografia è qualsiasi che fa le foto. Se diventi
flash è brutalissimo e invecchia la ziale è l’ironia, il gusto del comico, ho mai cercato di valorizzarmi, non ho appunto Robert Capa, che non era detentore di un argomento, uno solo,
gente, la luce del flash è uguale al il contrasto, cogliere ad esempio il lo spirito di carriera, però che non mi un santo ma un gaudente, uno che è una scelta prudente e hai un posto
casino come in Chiesa, sono contro ridicolo dei potenti. Però una cosa serve, non mi interessa. viveva allegramente, che beveva, che di lavoro, una certezza di guadagno.
l’uso indiscriminato del flash, che che non va praticata è lo sfottimento giocava, molto più frivolo me, per Biagi quando era direttore di Epoca
però può toccare dei livelli sublimi in delle persone, neanche a Berlusconi Viaggiare... esempio, che non sono un puritano, mi voleva assumere, io non volevo
certi fotografi. Diverso è il magnesio gli puoi fare una foto cattiva privata. ma una persona abbastanza austera. perché non volevo diventare funzio-
dal fascio elettronico, il tipo di luce è Noi che facciamo questo mestiere, Il viaggio è per tutti un grande Sono come i genovesi: fantastico nario della Mondadori. Se tu lavori
diverso. Weegee ha portato il flash abbiamo un difetto, ovvero quello di toccasana, il viaggio lucido, con gli popolo pieno di umorismo, di fantasia, dentro un giornale, ti appiattisci sulla
al massimo livello poetico. Un altro fotografare sistematicamente, di pro- occhi aperti, è una fonte di gioventù di coraggio indomito, sono economy. linea del giornale, fai quello che vuole
grande poeta del flash era Fosco lungare lo sguardo in continuazione. perpetua. L’idea che puoi star fermo Io rivendico la genovesità come un il giornale, adotti lo stile del giornale e
Maraini, che ho conosciuto bene e Io vedo perennemente delle situazio- viaggiando è una vista dello spirito. Io fatto affettivo, ma non leghista. non sei più creativo.
mi ha spiegato che faceva le sue foto ni fotografiche e vorrei fotografarle. ci tengo a muovermi veramente. Ma
con un aiutante, con un filo lunghis- Adesso che porto meno con me la non un viaggio organizzato.
simo e facendo circolare il flash. Se macchina fotografica, perché son
fotografava ad esempio un bronzo, troppo mondanamente occupato, le
Sei certo di volere sapere chi sei
veramente?
Se sei così coraggioso o hai una tale
fede in te, allora infilati nel vuoto
della conoscenza.
La mano è una parte, introduci
ciò che è a tua immagine e somiglianza,
piccolo dio superbo, introduci la tua
foto e il Giudizio Assente ti mostrerà
ciò che nella tua riproduzione
non è ancora apparso.
Gioirai o temerai, caro superbo essere
umano, nel conoscere il tuo potere
divino, e riderai o soffrirai dei segni
che sulla carta crederai di leggere.
In quel momento, anche se non lo sai,
la tua vita sarà cambiata

(il Macoracolo)
L A BALLATA DEL FOTOGRAFO
Qui, non c’è niente
di messo a fuoco.
Anche se avesse voluto
ritrarre un paesaggio
lunare, ma fallo con

di Cesare Padovani che non sa ballare


un po’ di grazia.
E poi si vede che è tutta
una bufala: lo capisce
anche un bambino
che sono ombre finte,
trucchi, effetti speciali…

Che razza di foto è


questa? A parte che, qui,
con un grandangolo non
c’era bisogno di scattare
due foto e poi attaccarle.
E poi, dico io, ma perché
fotografare una foto
strappata? Se era
una foto strappata,
scartata, da buttar via,
perché andarsela
a riprendere pezzo
er pezzo, re-incollarla
(malissimo)
e poi ri-fotografarla?
Dov’è il buonsenso?

CESARE E GIOVANNA
Da quarant’anni i
nsieme, ne hanno fatte
di cotte e di crude.
Hanno insegnato, scritto,
dipinto, fotografato
e, soprattutto, viaggiato.
Complici in parecchie
E ci risiamo! piccolo, l’ha allargato marachelle culturali,
Vuoi che sia?: sforbiciandolo, hanno saputo vivere
altra foto e poi ha inserito intensamente varie
tagliuzzata… in un Grande Occhio epoche d’espressione
D’accordo essere crea- tutti i frammenti, artistica, lasciando
tivi, giocare come per rimproverare in parecchi cuori
con le immagini, usare la sua macchina i segni (forti, o dolci,
la massima libertà fotografica di non Spazio e tempo? arco ripetuto… o ironici, ma sempre
possibile, trasgredire, riprendere le cose Ma, se si vuole Ma dov’è il tempo, di fermo impegno)
rompere i canoni…, per bene. rappresentare dov’è lo spazio? del loro passaggio.
ma qui si confondono lo “spazio” e il “tempo”, Qui, si perde tempo, Ora, nella loro “terza
le acque. bastava accostare e non c’è più spazio età” non si possono dire
Con una Polaroid un metro da geometri per queste patacate. “pensionati” perché
ha fotografato un Super- ad un orologio a pendolo, hanno ancora un sogno:
market, e (probabilmente) oppure - volendo fare ma, per pudore,
visto che risultava l’intellettuale - è meglio non rivelarlo.
si poteva fotografare
un buco nero nero
e poi scriverci vicino
«OMAGGIO AD EINSTEIN».
Macché, sei lunotti
uno alto e uno basso
ma sempre lo stesso
Ho deciso di fare il fotografo di quei colori. anche perchè precedente, tutto è in conti-

perché non lo so neanche poi la luce dei neon incideva nua evoluzione. Più soffro e

io, mi sono trovato la foto- e avvolgeva i visi delle perso- più mi affanno nella ricerca

grafia addosso. Tendo a fare ne e dava loro dei toni e un della poesia. Più sento che

foto per necessità interiori. senso di vissuto, di difficoltà dentro di me vivo situazioni

Comunque alla base di tutto insomma, in bianconero non di disturbo, situazioni difficili,

c’è sentimento. Ci sono delle avrei potuo farlo. Anche per- cosa che purtroppo nella mia

immagini che mi interessano chè mi piaceva il colore di- vita continuamente incontro,

di più perché sono formate verso delle persone, mi pia- più il mio sguardo si addol-

da segni e da simboli vicini ceva il profumo e l’odore, gli cisce e più cerca la serenità
alla mia storia di uomo e alla odori anche poco piacevoli e l’armonia nell’immagine.

mia cultura e allora cerco di di questi ambienti. E il colore E qualche volta la trova.

rappresentarle con più ener- secondo me presentava me-

gia, mi identifico in quello glio il tutto, era più vicino a

che faccio. I miei occhi e la quello che sentivo. La minox

mia persona sono eccitati è una macchina straordinaria

dalla sinuosità, dalla dol- che ti permette di non dis-

cezza e dal vissuto. Nelle turbare le persone, di essere

istantanee ci sono queste discreto, leggero, agile, furti-

condizioni, perché sono at- vo, libero. Una grande mac-

timi di percezione che impli- china, grande. E soprattutto

cano queste condizioni che non sei fotografo, questa è

convergono e tu le fermi. la cosa più straordinaria. La

Nelle metropolitane ho cer- mia fotografia prende cor-

cato di addolcire al massimo po e nasce dalla fotografia

ciò che vedevo, non ho cer- contadina, dalla campagna,

cato di fare del giornalismo e si sviluppa nella poesia

crudo o delle immagini cru- del mare d’inverno accom-

de e violente. All’inizio cer- pagnandosi da immagini di

cavo quelle immagini, poi, libertà, di emancipazione,

strada facendo, dopo londra di trasgressione nella notte.

mi sono reso conto che non Però comunque nasce dalla

aveva senso, non era la stra- campagna. Io amo questa

da giusta da percorrere. La terra, la amo con tutto il

scelta del colore è stata fon- cuore. Amo i luoghi, mi piac-

damentale perchè avevo bi- ciono gli uomini. Poi mi piace

sogno di rappresentare il co- tantissimo questa terra per-


lore del metallo sporco, del ché muta in continuazione,

ferro vissuto, avevo bisogno nulla è mai uguale all’anno

-18- -19-
Dopo pochi mesi che Marco era mi son messa anche a piangere Marco diceva che il bambino era
morto, al cimitero ho trovato un dalla contentezza! Marco stava stato fortunato a morire giovane
piccolo cactus con un fiore lungo, via dei mesi e quando tornava perché non aveva conosciuto le
bellissimo, c’era un sacchetto di appoggiava tutte le sue macchine brutture della vita. Ecco perché
confetti rossi di laurea. Il biglietto fotografiche che aveva addosso e gli piaceva quella poesia. Io credo
diceva: “”Hai visto, Marco? Ho mi faceva vedere i negativi. La sua che poi, in fondo, Marco ha
fatto quello che hai voluto. Mi prima critica, da sempre, ero io. sempre fatto quello che voleva.
sono laureato! Mancavi solo tu Prima di andare alla Contrasto, Mi diceva: “Mamma, io morirò
a fare le foto, però ti ho portato quando rientrava dai viaggi, si prima di te, perché se tu muori io
questo fiore, spinoso come eri fermava a casa. Tra me Marco non potrei vivere senza di te! Ma
tu, ma quando fa qualcosa la fa c’era un feeling molto speciale. tu, senza di me, ce la farai, perché
veramente bella”. Sotto c’era un Di Marco mi mancano le nostre tu sei forte! E quando deciderò,
post sciptum: “Se qualcuno ruba litigate. Poi, dopo cinque minuti, deciderò io e sarà alla grande! Mi
questa pianta, gli auguro che mi abbracciava e mi dava due, tre chiamava venti volte al giorno, tutti
tutte le spine gli si conficchino baci sul collo… i minuti. Un giorno, a novembre,
addosso!”. Da questa pianta, ne era partito da mezz’ora, e mi
sono nate tante altre in questi Un giorno prendo un sacco chiama sul cellulare. “Insomma,
anni. dell’immondizia e sento che pesava cosa vuoi? Di nuovo qui? gli dico.
tantissimo: dentro c’era il premio “Sì mamma, – mi risponde – sono
[Isa mostra una foto] Questa è “Kodak European Panorama”, vicino Ravenna, c’è il sole che
una foto che Marco ha fatto a un lingotto d’argento, che dato batte sulla neve e sulla strada!
Ivrea. Qualche anno fa, nell’estate che si era ingiallito, aveva buttato La neve, col sole che gli batte
del 2003, quando a Firenze c’era via. contro, fa una luce bellissima!
“Pitti bambino”, mi ha telefonato Una volta invece era in Russia:
l’agenzia Contrasto per sapere La sua Minox, con la quale “Sono in un ristorante a Mosca,
se volevamo dargli due foto per ha scattato tutta Rimini, se la sto mangiando, davanti a me c’è
una mostra di cento fotografi, metteva addosso la mattina prima un signore di settant’anni con
intitolata Facce da bambini, di mettersi i pantaloni. una che ne avrà quindici! Stanno
dove ogni autore presentava due mangiando una pizza.”
immagini e l’incasso andava in Nel maggio 2001, una mattina Così, per due anni di seguito,
beneficenza ai bambini africani. mi dice: “Mamma, vieni a fare ho scritto due lettere al giorno a
Ho detto di sì, subito. Dopodichè un giretto in macchina con me?”. Marco…
mi telefona la curatrice delle “Sì – gli rispondo – ma dove
mostra, dicendomi che le foto andiamo?”. “Andiamo a Milano”
di Marco erano state messe a – mi dice. C’è la mostra dei cento
1.500 euro e 2.000 euro, prezzo fotografi più importanti del
fisso, basso, perchè avevano vecchio secolo. Tre foto per ogni
bisogno di venderle tutte. A quel fotografo! Non so neanche se ci
punto sono andata dal sindaco sono, ma andiamo a Milano!”. In
di Rimini, Alberto Ravaioli, per questo salone immenso c’erano
sapere se potevamo comprare noi trecento foto, tutte uguali, tutte
quelle foto, poi dall’Assessore alla in bianco e nero. Il tema era
Cultura, che mi dice di tornare dal il ballo. Siccome non erano in
sindaco, che mi aveva già detto ordine alfabetico, cerchiamo le
di no. A quel punto mi è venuta foto di Marco. Ce n’erano tre di
un’ispirazione: sai quando sai che ero felice come una Pasqua! Poi ho Roberto Koch e due di Marco. l’unica volta che ho visto Marco che più amava era Il fanciullino.
ti tagli il collo ma sei felice? Ho fatto una lettera al giornale dove “Me ne han messe due... – dice così emozionato. Ha cantato Rileggendola, è un po’ la storia
telefonato a Milano per chiedere ho detto tutto quello che dovevo – …è lo stesso, va là! L’agenzia da Milano fino a Torre Pedrera! della vita di Marco: “[…] Egli è
di non vendere quelle foto perché dire. Marco aveva stampato per sé Contrasto ne ha cinque in tutto”. Ecco perché, parlando di Marco, quello, dunque, che ha paura
le avrei comprate io. Roberto diverse foto delle metropolitane, Poi mi guardo attorno e dico: “No io parlo al presente. Non piango al buio, perché al buio vede o
Koch mi ha redarguito: “Come?! forse venti, venticinque: le aveva Marco, ne hai tre anche te, guarda perché mi ha fatto dannare, ma crede di vedere; quello che alla
Sei andata a spendere tutti quei attaccate nella sua camera, poi dove…!”. In fondo al salone, il ha lasciato tanti ricordi belli, luce sogna o sembra sognare,
soldi? I negativi sono i tuoi! Sei regalate a un amico e all’altro più grande di tutti, c’era la sua anche. ricordando cose non vedute mai;
matta? Io te le avrei stampate (come me, spesso). L’unica che terza foto! Mi vien la pelle d’oca quello che parla alle bestie, agli
gratis!”. Nessuno ha capito che era rimasta nel cassetto, e che ho adesso... “Ci pensi, mamma! La Marco adorava Giovanni Pascoli, alberi, ai sassi, alle nuvole, alle
io le ho comprate per Marco, trovato dopo che lui non c’era già mia foto! I più grandi mostri della e quando era in crisi diceva: stelle; che popola l’ombra di
ho fatto un regalo a Marco! Mi più, era una di queste. A volte ci fotografia qui e hanno messo la “Vado a San Mauro Pascoli, mi fantasmi e il cielo di dei. […]” È
son comprata, a 3.500 euro le sono delle coincidenze così strane. mia foto a rappresentare tutte metto sdraiato nell’erba vicino un passaggio della poesia Marco
mie foto. Voglio anche dirvi che, Sono arrivate in una busta rossa, le altre!”. Siamo usciti e siamo alla casa di Giovanni Pascoli avrebbe voluto mettere come
in quel momento, sul mio conto di cartoncino grosso, bellissima! entrati in Duomo ad ascoltare e mi tranquillizzo.” La poesia prefazione al libro su Rimini.
corrente c’erano 9.000 euro. Però L’altra foto non l’avevo mai vista: la messa, seduti lì a tremare. È

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-24- -25-
Forse la più bella definizione ai racconti di reportage avventu-
di Angelo Turetta fotografo di rosi o di set complicati, magari
scena l’ha data Alessio Boni, addentando le polpette saporite
quando a una premiazione di preparate da Marina Alessi, ami-
CliCiak, il concorso nazionale ca fotografa comune. O quan-
per fotografi di scena organiz- do, per imbarazzo (Angelo è un
zato dal Centro Cinema Città di timido), arrossisce all’improvvi-
Cesena vinto a più riprese, l’ha so, sopraffatto dai complimenti
chiamato “fotografo geco”. Mi (anche francesi, ad una edizio-
sono immaginato Angelo ar- ne di Annecy Cinéma Italien) o
rampicato come un geco su una dalla situazione, la più diversa
parete o su una qualsiasi cosa (avreste dovuto vederlo a Ce-
verticale sul set pronto a scat- sena quest’anno, alle prese con
tare la foto giusta per restituire l’amato figlio Tommaso aizzato
il clima di quella determinata da uno scatenato e provocatore
scena, secondo l’inquadratura Chico de Luigi). O quando rac-
da lui scelta. Come un geco, conta con passione del proprio
Angelo è silenzioso, quasi invi- lavoro. Ci conosciamo da oltre
sibile, almeno quando si gira, e un decennio, siamo diventati
utile. Non perché mangi zanzare amici, e scherzando diciamo che

o altri insetti fastidiosi ma per- abbiamo messo su una piccola Antonio mi ricorda un saggio
ché al momento necessario sa compagnia di giro (di cui per un Personaggio uscito direttamente
tirar fuori la foto che serve. Che po’ ha fatto parte anche Ema- Da un affresco o una tela del ‘400 ,
differenza dai grandi fotografi di nuele Prandi, fotografo amico
scena del passato che per otte- che non c’è più) perché assieme
sarà perché Borgo S.Sepolcro è li vicino
nere la foto richiesta dal regista ci siamo trovati su e giù per l’Ita- e l’armonia delle colline è
mettevano in posa gli attori. Se lia, da Napoli a Milano, a par- calma,
c’è una foto da non chiedere ad lare di fotografia di cinema. E pacata,
Angelo è proprio il classico “po- ogni volta per me è un piacere Rilassante, ti invita a sorseggiare del sangiovese al tramonto
sato”. Lui, quelle foto là, ammet- ascoltarlo perchè Angelo si dà
Con lo sguardo all’infinito
te di non saperle fare (o, sareb- sempre con generosità e con
be meglio dire, che non le vuole sincerità. Che Angelo ami il suo E il silenzio della campagna,
proprio scattare). A differenza mestiere lo si intuisce dal fatto Dove le parole devono essere poche e giuste
del geco, però, Angelo è bello. che ad ogni occasione non si E ci si intende con gli occhi;
E’ bello quando a tavola, con in presenta mai senza la sua Leica Vedo saggezza, onestà, intelligenza, umanità, cultura, grande
mano un bicchiere di Morellino a tracolla. Magari non la usa ma amicizia;
di Scansano, profumato rosso c’è l’ha sempre pronta, a por-
Ed è con grandissima stima che saluto Antonio
toscano, s’infervora e si lancia in tata di mano e di occhio. Che,
discussioni da cui non sempre è infine, Angelo sia uno straordi-
facile uscirne. O quando si apre nario fotografo resta sottinteso. Angelo

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«HO SEMPRE OSSERVATO
LA NATURA CON
STUPORE INFANTILE.
LA NATURA È PERFETTA E
QUESTO MI HA PERMESSO DI
SOPPRIMERE IL DESIDERIO DI
ESAGERARE.
AMMIRO TUTO CIO’ CHE IL
MONDO MIRACOLOSAMENTE
CI OFFRE
E CERCO DI ACCAREZZARLO
CON LA FOTOGRAFIA.»
GIAN PAOLO BARBIERI
«Gian Paolo spesso e inaspettatamente ti stupisce
con i suoi racconti di viaggio. Memoria e cultura si fon-
dono in un’energia unica. Africa, Oceano indiano, Po-
linesia ed Occidente fanno da sfondo ai suoi diari di
viaggio che diventano parola semplicemente narrata e
immagine senza artifizio.
Io stesso sono stato testimone silenzioso di giorni di
attesa per una giusta luce o per un determinato fiore,
elementi legati alla ricerca di un preciso istante, conce-
piti come tassello fondante di un’opera e della sua
compiutezza.
Gian Paolo, come
molti artisti e maes-
tri, ha vissuto e vive
al confine di mondi
che appartengono
ai suoi ricordi e dove
il tempo è un flusso
di liberi pensieri sulla
bellezza a cui il suo
lavoro continuamen-
te tende.»
Giuseppe Zanotti
©CHICO DE LUIGI
COLLEZIONE PRIVATA
DELLE POLAROID DI NUDO
2D REALIZZATE DURANTE
IL SI FEST 2007

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“Savignano Violenta” fa irruzione Sensational, fu dj, in pieno galà di
al Si Fest, polverizzando ogni trac- apertura del festival internazionale
cia di “Savignano Normale”. Luca di fotografia, decide di atterrare la
Sensational ha colpito ancora, per sua mano vendicatrice sul viso del
ben due volte, molto forte e tutte in cantante soul Giò De Luigi che gli
faccia. La gente non lo sapevano, aveva negato un pezzo a richiesta.
Questo non libertà creativa atti-
rando una platea ancor più nume-
rosa. L’incredibile diviene credibi-
le, l’impossibile possibile, la merda
improvvisamente oro: Sensational
in concerto alla No Panic Gallery !
! Terminata la performance più sco-
moda dell’anno, Luca fa ritorno sul
ring-piazza amati, riprendendo l’ in-
terrotto: e via di maxirissa. Il duello
la gente non ci credevano, la gente ha coinvolto astanti e volano tavoli,
urlavano, De Luigi gongolavano. sedie, cazzotti, un crescendo che ter-
Tutto in poche ore, tutto in venti mina in querela. Carabinieri in piaz-
metri, tutto tra illustri De Luigi, za così spesso a Savignano non si
che oltretutto sono parenti. Luca vedevano da 30 anni, Sensational!!!!
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« S ono s os pes a come un pi pis tr el lo nel la s ua caver na , nuda come un lombr ico a l s ole…» JOEnQFOEBNNFOU TBOTGPSNBUBHFFUTBOTDPODFTTJPO+FOFQPTFQBTEFRVFTUJPO
Delfine b (1979), artista-fotografa-performer, vive e lavora a Strasburgo. Si è formata al /POQPOHPVOBEPNBOEB OPOPGGSPVOBSJTQPTUB TPMPJMMVPHPEPWFBCCJBOPMBQPTTJCJMJUhEJFTJTUFSF
Institut Supérieur National de l’Artisanat di Metz, al Centre De formation des Plasticiens
KFOµBNoOFQBTEFSnQPOTF KVTUFMBQMBDFQPVSRVFUPVUFTBJFOUMBQPTTJCJMJUnEµFYJTUFS
Intervenants e all’Ecole Supérieure Des Arts Décoratifs di Strasburgo. Il suo lavoro si fo -
calizza sulle polaroid e sulla capacità di trasmettere e percepire la sua particolare realtà. -µBMUSPBTQFUUPEJRVFTUPMBWPSPIBMPTDPQPEJQPSUBSFJOQSJNPQJBOP
Scatta e tortura le polaroid per appropriarsi della peculiarità spremuta da immagini cat - -µBVUSFBTQFDUEFDFUSBWBJMBQPVSCVUEFNFUUSFFOBWBOUMBWJFEFMBDJUnBVTFOTMBSHF 
turate e rese proprie. Delfine b diventa “Pincette” nelle performance di strada, quando si MBWJUBEFMMBDJUnJOTFOTPMBSHP QFSOPOHVBSEBSMBQJ}VOJDBNFOUFDPNFVOMVPHPEJQBTTBHHJP 
allontana dal lavoro di elaborazione di immagini per concentrarsi sull’impressione, la per -
QPVSOFQMVTMBSFHBSEFSTFVMFNFOUDPNNFVOMJFVEFQBTTBHF 
cezione istantanea. Le sue performance urbane abitano muri, spazi pubblici, edifici in fase
di ristrutturazione, zone industriali. GBUUPEJDBTFFEJUSBTQPSUJJODPNVOF NBDPNFJMUFBUSPEFMMBWJUBFEFMMBNPSUF 
delfineb@yahoo.fr www.myspace.com/delfineb mob. p +33 0688348593 GBJUEµJNNFVCMFTFUEFUSBOTQPSUTFODPNNVO NBJTDPNNFMFUIniUSFEFMBWJFFUEFMBNPSU 

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“sono sospendata... come la pipistrella nella sua caverna... nuda JNBHFTQPVSRVµFMMFTTPJFOUSFTTFOUJFT QPVSRVFMBWPMVQUnMµFNQPSUFTVSMFDnSnCSBM
come un lombrico al sole.... aspettando le tue parole”

Strasbourg, France

-43-
tramonto, le navi cargo, le foto dalla macchina…

Quali foto non avresti voluto scattare?


- No, non ci sono foto che non avrei voluto scattare.

Qual è il rapporto nelle tue immagini tra la figura


umana e la natura?
- Nelle foto che faccio non c’è molta figura umana. Solo
alcune volte. Delle ombre, delle silhouette.

Attingi dal passato o ti nutri del presente?


-Mi nutro del presente. Del passato non me ne importa
niente.

Che importanza ha lo sfondo nelle tue foto?


-Non so se riesco a definire uno sfondo perché è tutto
fotografia…

Qual è il tuo concetto di limite, quali sono i tuoi limiti?


-Forse il mio limite è che non ci vedo tantissimo.

Intervista a Regina Orioli Qual è il tuo progetto nel cassetto?


Savignano, venerdì 12 settembre 2008 -… Il mio progetto nel cassetto è farmi prestare una
macchina fotografica! (ride) No, è comprare una macchina
Quando hai capito che volevi diventare fotografo? fotografica.
- Ho capito che volevo diventare fotografa quando mi è venuta voglia di far vedere le mie
fotografie, quando ho sentito la necessità di condividere le mie fotografie non solo con i miei Che rapporto hai con la tecnologia?
amici ma anche con delle persone che non conosco. -Penso di avere un buon rapporto con la tecnologia. Solo certe
volte mi dimentico come si fanno le cose e mi innervosisco.
Chi sono stati e chi sono i tuoi maestri?
- ( Ride)… come faccio… ci sei te qui davanti e parlo di te? Devo far finta che non ci sei? Dinamismo o staticità?
Dunque…Ho iniziato a fare foto quando ero molto piccola, i mei genitori hanno sempre -Dinamismo.
fatto fotografie, era una cosa che facevano tutti e così anche io, più o meno, avevo voglia di
fare anche solo per imitazione. Poi, a un certo punto, ho smesso. Oppure facevo delle foto Mente o cuore?
solo per motivi precisi e non per me. E poi ho incontrato Chico De Luigi che mi ha messo in -Cuore.
mano una macchina fotografica e mi ha detto che dovevo scattare. E così ho ricominciato a
fare scatti in una maniera diversa. Ero più grande, più libera, forse. Ho cominciato a seguire Cosa succede (fisicamente e mentalmente) prima di
di più quello che era un istinto e non più un contenitore, cose prefissate in cui inserire quelle scattare delle foto?
fotografie. -Mi viene una gran voglia di scattare delle foto. Sento il bisogno di farlo. Non è un
Per me l’incontro con Chico è stato prorompente. Lui è prorompente. Fare fotografie è un ragionamento, è un desiderio, una necessità.
modo per seguire un istinto profondo, per essere in contatto con se stessi e di riuscire a
esprimere quel tipo di sensazioni. Chico mi ha portato ad ascoltare quel tipo di bisogno. E subito dopo?
- Sono contenta.

Quali sono le cose che non puoi fare a meno di fotografare? Che cos’è la libertà?
- Tutto. Ho cominciato a fotografare tutto quello che colpiva la mia fantasia. Forse le persone - Libertà vuol dire non essere condizionati e riuscire a essere fedeli a se stessi.
meno di tutti. Fotografo o da molto vicino o cose confuse, lontane. Siccome non ci vedo
tanto e ritengo naturale il mio stato di miopia… mi piace quando levo gli occhiali. Non posso Quand’è che ti senti veramente libera?
farlo sempre altrimenti vado a sbattere e divento pericolosa, però mi sembra tutto molto -Quando mi viene voglia di abbracciare una persona e lo faccio.
più belllo quando mi levo gli occhiali.
Facendo le fotografie questo viene fuori. Che cos’è la bellezza?
Ultimamente mi è capitata per le mani - La bellezza è quando c’è ancora spazio per immaginarsi
una reflex con cui potevo sfocare e lì mi qualcosa.
è presa proprio la mano. Forse troppo.
Ultimamente la mia digitale è diventata Qual è il tuo concetto di panico?
un po’ caratteriale, nel senso che fa un po’ -Il panico è essere sopraffatti e fare delle cose che si non avrebbe
quello che le pare. A volte scatta, a volte mai pensato di fare.
no. È molto inaffidabile. Recentemente
mi è capitato di prender in prestito delle Come affronti il panico?
macchine fotografiche e di scattare con -Mi lascio andare, cerco di lasciarmi andare.
quelle. Mi trovo in questa situazione
imbarazzante, devo fare amicizia con Puoi dire con parole tue cosa sta succedendo nella No Panic
qualcuno per farmi prestare la macchina Gallery?
fotografica. -Mi sembra un posto dove ci si può incontrare, si possono vedere
dei percorsi artistici, dove si può conoscere un po’ meglio gli altri.
Che cosa c’è di autobiografico nel tuo C’è Mi sembra che ci sia tanta energia e un grosso potenziale.
lavoro?
- Il mio scattare sicuramente rispecchia la
mia personalità. Delle cose che faccio è
quello che mi riesce di più.

Che cos’è l’ispirazione?


- L’ispirazione è quando hai una voglia irresistibile di scattare. Ci sono alcune volte che voglio
fare solamente quello. Ma non sempre posso perché magari non ho la macchina fotografica.
Ma poi penso che magari la voglia si accumula per un’altra volta, rimanendo lì.

Chi è la prima persona a cui fai vedere il tuo


lavoro?
- Il primo che capita. Chi sta intorno a me
quando scatto. Qualcuno che penso abbia
voglia di condividere quella cosa con me.

Quali foto avresti voluto scattare?


- Mi è capitato di andare in Australia
ultimamente, la mia macchina fotografica non
funzionava. Mi è accaduto spessissimo di voler
fare delle foto e di non poterle fare.. Il mare, il
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D - Quando hai capito che volevi diventare
fotografo?
R - Quando ho capito che volevo dire no a tutto
quello che mio padre voleva che io facessi.
D - Chi sono stati e chi sono i tuoi maestri?
R - La lista è lunga. Io sono un allievo professionale D - Che importanza ha lo sfondo nelle tue foto?
e ho soltanto maestri. R - Non credo che esista un soggetto e uno sfondo.
D - Il tuo ruolo (di fotografo) coincide con il tuo Lo sfondo e il soggetto sono la stessa cosa.
essere? D - Qual è il tuo concetto di limite, quali sono i
R - Cerco di fare coincidere la mia vita con il mio tuoi limiti?
essere. Il mio ruolo di fotografo è una parte della mia R - In fotografia è il margine del fotogramma. Nella
vita. vita dipende, per esempio non sarò mai campione
D - Quali sono le cose che non puoi fare a meno di mondiale di sci, non so sciare!
fotografare? D - Mente o cuore?
R - Le cose che amo e le cose che detesto. R - Non penso che esista il cuore salvo come
D - Quali foto avresti voluto scattare? pompa. Se si intende come luogo dei sentimenti, i
R - Milioni. Uno fotografa solo una piccola parte di sentimenti sono nella mente.
quello che avrebbe voluto fotografare. D - A che cosa corrisponde per un fotografo la
D - Quali foto non avresti voluto scattare? pagina bianca?
R - Tanto dolore. Tanto dolore che ho visto davanti R - La pagina bianca è un’altra superstizione. Per
a me. uno scrittore la pagina bianca è l’angoscia di quello
D - Quali scatti devi ancora scattare? che sta dentro di te. Per un fotografo è l’angoscia di
R - Non penso la vita in termini di fotografia. Se quello che sta fuori di te.
uno vive è probabile che ci saranno delle fotografie, D - Che cos’è il vuoto?
ma non sono più ossessionato dal fare foto. R - Il vuoto non esiste, basta avere un po’ di mal di
D - Qual è il rapporto nelle tue immagini tra la schiena per saperlo.
figura umana e la natura? D - Che cos’è la bellezza?
R - Inevitabile. Non esiste figura umana che non R - La bellezza è quello che in quel momento ci
abbia un rapporto con la natura. piace.
D - Che cos’è il colore? D - Che cos’è la passione?
R - Una superstizione. R - È come il battito cardiaco, è come il
D - Che cos’è il bianco/nero? funzionamento delle cellule mentali. Quando finisce
R - Un’altra superstizione. la passione finisce la vita.
D - Qual è il tuo concetto di panico?
R - Il panico è non riuscirci.
D - Come affronti il panico?
R - Provandoci.

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-47-
costruire il mondo in modo - La pagina bianca è piena
diverso dal quotidiano. delle foto che verranno
scattate.
Attingi dal passato o ti nutri
del presente? Che cos’è la libertà?
- Dal presente, credo. - La libertà è qualcosa
Anche se il presente è che si guadagna giorno
frutto del passato, ha per giorno.
origine nel passato e non
esisterebbe senza. Che cos’è la passione?
- La passione è quello che
Qual è il tuo progetto nel ci permette di vivere.
cassetto?
- Ho moltissimi sogni nel Qual è il tuo concetto di
cassetto, progetti che panico?
non ho mai potuto realiz- - Per me il panico è
zare… più che altro per sinonimo di folla. La folla
mancanza di tempo. a volte mi terrorizza.

Che rapporto hai con la tec- Come affronti il panico?


nologia? - Provando a creare il
- Complicato vuoto.

Chi sono stati e chi sono i Che cos’è il vuoto?


tuoi maestri? - Il vuoto è una delle cose
- I miei professori più difficili da raggiungere.
quando ero giovane, poi Non è difficile da accettare,
Michel Foucault, Roland anzi, a volte si ha bisogno
Barthes…Anche critici del vuoto per avere una
d’arte e sicuramente i visione più ampia di dove
fotografi che ho cono- si vuole arrivare.
sciuto nel corso della mia
carriera. Non si smette mai Qual è il tuo rapporto quo-
di imparare, si cambia, tidiano con la fotografia e
si evolve e si impara con l’immagine in genere?
sempre. - Non sono fotografo, ma
di mestiere mi occupo
Il tuo ruolo professionale quotidianamente di foto-
coincide con il tuo essere? grafia. Anche se non si
-Sì, il mio ruolo è di inter- lavora con la fotografia,
mediario tra gli artisti e mi se ne ha comunque un
piace. Adoro incontrare la contatto continuo. La fo-
gente e fungere da anello tografia è ovunque. Per-
di congiunzione tra le sonalmente, a me piace
persone. cercare nelle immagini
che vedo degli elementi
Che cos’è l’ispirazione? nuovi, trovare la novità.
- L’ispirazione… È il
momento in cui si sente il Cosa succede (fisicamente
bisogno di dire qualcosa e mentalmente) prima di un
e si è trovato il mezzo per lavoro?
farlo. -Fisicamente…ho paura,
mi capita di spaventarmi
Che cos’è il colore? prima di un grosso lavoro.
- Il colore è illusione, per- Mentalmente invece
cezione. È un mezzo per vorrei sempre avere più
ricostruire il mondo circo- tempo, per poter entrare
stante. nei dettagli, essere più
preciso.
Che cos’è il bianco/nero?
- Il bianco e nero è astra- A che cosa corrisponde per un
zione. È un mezzo per ri- fotografo la pagina bianca?

-48- -49-
MichaelN yman
Qual è la differenza tra lo scrivere musica e lo scattare foto? Savignano sabato 13 settembre 2008
Nello scrivere musica c’è il desiderio di costruire qualcosa dal nulla, del
creare una realtà, qualcosa di nuovo, che non esiste prima. L’immagine
della foto invece esiste già, tutti la possono vedere e tutti possono fare
una foto di quell’immagine, anche se ovviamente ognuno la percepirà
in modo soggettivo e coglierà elementi diversi sia nell’atto dello
scattare che nel risultato. Il mio ruolo come fotografo è catturare
immagini già esistenti a modo mio. Non tutti hanno i mezzi per
scrivere musica, in un certo senso fare foto è più facile. La musica,
prima che venga scritta, non esiste.
Come prepari un lavoro fotografico?
Non lo preparo. Non pianifico mai le mie foto. Mi baso molto
sul caso. Adoro avere una macchina fotografica in tasca,
l’opportunità di scattare dove e quando voglio.
Quali sono le foto che non avresti voluto scattare?
Sono le immagini che ho cancellato.
Qual è il tuo rapporto con la tecnologia?
Adoro la tecnologia moderna. Soprattutto perché non mi
piace che la gente mi veda come fotografo e la macchina
in tasca mi permette di essere discreto e di non dovermi
trascinare tutta l’attrezzatura dietro. Poi a me piace molto
fare video, e la strumentazione di oggi permette di fare
foto e video senza dover avere sempre una macchina
fotografica e una telecamera. Con la mia macchina
fotografica posso cambiare di continuo tra un modo e
l’altro a seconda della situazione.
A che cosa corrisponde per un fotografo la pagina
bianca?
In realtà è lo scrivere musica che ti mette di fronte la
vera pagina bianca perché non c’è nulla prima. Non
c’è un’immagine da riprodurre, c’è un mondo da
creare. Quando stai scattando invece capisci che è
quella determinata cosa da fotografare all’interno di
un processo, di un continuum.
Che cosa è il colore?
Il colore a volte è troppo, ma ha delle vibrazioni
inaspettate.
Che cosa è il bianco e nero?
Il bianco e nero è storia, dà l’impressione di qualcosa di
adulto, anche se non mi restituisce le stesse vibrazioni del
colore.
Sei stato il primo a utilizzare il termine “minimalista”
applicato alla musica. Come è successo?
Ho usato il termine “minimalista” applicato alla musica
quarant’anni fa per definire aspetti che avevo già riscontrato
nell’arte minimalista e che riconoscevo, come corrispondenza,
anche in musica. Ho adottato il termine per definire aspetti in
comune tra queste due discipline. Se non l’avessi fatto io, l’avrebbe
fatto qualcun altro.


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titolo per una mostra fotografica che ho curato, magari vado al Che cos’è la libertà?
cinema, oppure leggo un libro, non sfoglio un libro di fotografia, La libertà è due cose, se la intendiamo da un punto di vista
non serve niente che non c’entra niente. Piuttosto faccio un prettamente creativo-intellettuale è la bellezza di non avere
passeggiata, discuto con un amico. confini, se lo vediamo da un punto di vista civile invece è una
risposta molto più difficile, si dice che la libertà la si definisce
Qual è il tuo concetto di limite, quali sono i tuoi limiti? meglio quando la si perde, questo credo che sia vero ma non
Si ha una percezione soggettiva del concetto di limite come se risolve il problema, allora la libertà è la possibilità di esprimersi
non ci fosse un dato oggettivo, tuttavia invece si ha un dato e di rapportarsi con gli altri. In questi tempi politici però
oggettivo che è quello condiviso dai più per cui per esempio, bisogna ridiscutere del concetto di libertà, all’interno di quella
qual è il limite della provocazione? La provocazione stessa. Se la che ci viene regalata come libertà ci sono cose che non mi
provocazione viene accettata non si più cosa fare. Se io dico al convincono per cui non bisogna lasciare la libertà a chi la nega
mio pubblico siete una massa di dementi e loro applaudono, io o a chi vorrebbe negarla.
forse non sono più un provocatore. La provocazione è limitata
all’intelligenza di chi la fa. Dunque credo che il limite sia
l’intelligenza di chi propone il limite, io lo cerco spesso, cerco di
Hai visitato la No Panic Gallery, che cosa hai capito? andare oltre le mie convenzioni.
-Conosco Chico e la Galleria è in qualche modo una
sua proiezione a 360° su tanti aspetti della fotografia, Che cos’è il vuoto?
emotivamente molto coinvolgente. È un laboratorio- Credo che sia un punto di riferimento. Il vuoto può essere il
contenitore, non è soltanto una galleria dove si espone. nulla e allora andiamo in campo filosofico. Il vuoto può essere
È uno spazio dove si può esporre, una selezione che si angosciante perchè può essere mancanza di una propria proposta.
rivolge al pubblico. E comunque un punto di riferimento, meno male che c’è, in realtà
noi siamo tutti sul pieno e il vuoto è il nostro riferimento. Il vuoto
Qual è il tuo concetto di panico? può essere la morte o il dopo la morte. Per un non credente come
-Da un lato c’è il concetto clinico, l’essere spiazzati dalla me nel dopo non c’è nulla. Oppure è una cosa meravigliosa ovvero
realtà e il non saperla controllare. Poi c’è il concetto l’identificazione con il pieno cioè l’universo; se l’universo è infinito
culturale, l’opposto, ovvero il farsi emozionare. il vuoto non c’è oppure è tutto l’infinito.

Come affronti il panico? Che rapporto hai con la tecnologia? Che cos’è la bellezza?
-Mi piace molto. Mi piace essere spiazzato, ovviamente lo si -Bello. Magari non sono bravo come vorrei, ma cerco di tenermi La bellezza è un concetto estremamente complesso, la bellezza
deve accettare, è una sorta di gioco intellettuale. aggiornato. Da piccolo eravamo una delle poche famiglie con esteriore è connessa all’arte, ma in generale la bellezza è
la televisione e i vicini venivano a vederla da noi. Ho subito armonia che al suo interno contempla la disarmonia.
Attingi dal passato o ti nutri del presente? comprato il computer, la macchina fotografica digitale, il
-Tutte e due le cose. Il passato serve come punto di riferimento, telefonino...
come àncora. Guai però se diventa nostalgia, o la frase “Io, Che cos’è la passione?
ai miei tempi” che non bisognerebbe mai dire a nessuno. È Che cos’è l’ispirazione? Per definire la passione userò una citazione di un regista
una categoria di pensiero che non mi appartiene. Il passato -E’ il saper pensare oltre la quotidianità, quello che ci circonda. È spagnolo, Bigas Luna, che dice che la passione, in una fiamma
serve per comprendere le motivazioni del presente, senza la ricerca d un’idea, le mie ispirazioni vengono prima di dormire, che è rossa, è la parte superiore blu
che queste siano buone per definizione. mi addormento con le ispirazioni. È importante poi cercare
sempre uno stimolo diverso, se devo, per esempio, trovare il

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Intervista a Uliano Lucas
Savignano, 13 settembre

Quando hai capito che volevi diventare fotografo? Quali foto non avresti voluto scattare?
Ho capito che volevo diventare fotografo negli anni Sessanta Non mi sono mai autocensurato perché sono sempre stato
bevendo un bicchiere di vino bianco con un pittore che si privo di ideologia, non ho mai inseguito il mito del fotografo.
chiama Lucio Fontana, al Jamaica di Milano. Ho capito che Il punto è che non ho mai realizzato delle fotografie per
volevo fare il reporter, ma non l’ho fatto subito, ci ho messo venderle, ma ho fatto delle fotografie per me stesso.
un po’ di tempo, perché facevo il flaneur, vivevo con i miei
amici e intanto ragionavo intorno al futuro. Qual è il tuo progetto nel cassetto?
Tanti sono i progetti… voglio tornare un paio di volte in
Perché flaneur? Africa dove sono stato per lunghi periodi, poi ho una mia mo-
Bisogna contestualizzare questa domanda con il periodo, nografia da completare.
quindi negli anni Sessanta, quando l’Italia viveva un periodo
molto strano, un periodo di miracolo economico ma anche di Qual è il ruolo del freelance nel panorama della fotogra-
straordinaria povertà, perciò viveva una forte contraddizio- fia?
ne di classe. Soprattutto a Milano, lacerata dalla guerra, ma La straordinarietà del fotogiornalismo italiano sono stati
nel pieno del boom economico del Pirellone, intorno al bar i free lance, una pattuglia di personaggi di vecchia e nuova
Jamaica e all’Accademia di Brera vivevano i flaneur, che aspet- generazione che aprivano una finestra sul mondo. Personal-
tavano di decidere cosa fare della propria vita, attraverso la mente ho lavorato con giornali con i quali mi identificavo
solidarietà di tante persone; il tempo lo si investiva in libri, politicamente e culturalmente.
giornali, letture, discussioni, passioni politiche e viaggi.
Qual è il compito del reporter?
C’è un filo conduttore che ha guidato i tuoi primi lavori? Il compito del reporter è molto difficile, ovvero quello di
Inizialmente facevo cronaca per un quotidiano, mi divertivo cercare di entrare nella vita, nella quotidianità di un luogo
molto perché la sera nel quartiere in cui vivevo finivo i miei e documentarlo, per fare ciò devi avere una grande onestà
rullini nelle foto scattate al bar dai miei amici. Perché la intellettuale e solo così puoi farlo.
storia è fatta da tutti noi, non da chi diventa famoso, così io
raccontavo la loro storia, la storia operaia, la storia della Cosa succede (fisicamente e mentalmente) prima di un
Cecoslovacchia, lavoro?
Se vuoi capire un quartiere hai bisogno di molti strumenti, hai
Il tuo ruolo (di fotografo) coincide con il tuo essere? bisogno di andare da architetti che ti spiegano, da sociologi,
Io non mi considero un fotografo. No mi sono mai considera- da assistenti sociali e da tutti coloro che ti possono spiegare
to un fotografo perché ho lavorato per la carta stampata, una determinata realtà.
per i giornali, all’interno del sistema della comunicazione.
Mi definisco un giornalista fotografo, il termine francese è
corretto. Ugo Mulas è fotografo, io sono un reporter che ha
girato, ha scattato delle immagini in funzione di un reportage
giornalistico, della cronoca o no. Raccontavo con le immagini,
ma in realtà era “professione reporter”.

Che cosa c’è di autobiografico nel tuo lavoro?


La mia passione civile politica.

Ci sono delle cose che non puoi fare a meno di fotografare?


Io ho fotografato tutto quello che mi incuriosiva, che mi incu-
riosisce, che può essere anche la banalità all’interno della
mia stanza.

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Quando hai sentito il bisogno di usare anche la fotografia per esprimerti? Qual è il tuo rapporto con il passato?
-Si parla dell’età della pietra! Ho scoperto la fotografia per caso, dopo gli studi Il passato è ogni secondo del presente, che è già passato. Non ha quindi
artistici. Ho sempre considerato quest’arte come un linguaggio espressivo; un tempo preciso e questa emozione mi fa vivere il presente in maniera
sono sempre stato attratto da immagini non convenzionali, mi interessava più intensa. Considero il passato come un deterrente per vivere il presente
esprimermi, non riprodurre. Ho poi cominciato a utilizzare la fotografia in in modo più forte.
tanti modi; erano gli anni del concettualismo, gli anni ‘60-’70 e mi piaceva
usare la fotografia in modo sperimentale molto vicino all’arte. In seguito Potresti parlarmi del progetto censimento-reportage che hai fatto a
ho usato la fotografia anche in ambito sociologico, per i miei lavori nel sud Savignano? Come si è svolto, quali erano le aspettative
Italia. L’ho sempre usata come mezzo di comunicazione, di interazione e -Questo progetto si inserisce bene nel concetto di fotografia che diventa
anche come mezzo di insegnamento. forma di partecipazione collettiva. Mi affascina il mezzo fotografico come
mezzo per creare degli incontri, far passare dei messaggi, interagire con gli
Come è cambiato il tuo approccio con la fotografia da quando insegni? altri. Fotografia come dialogo, osservazione, scambio di idee...
-L’insegnamento è sempre stato un prolungamento della mia vita da autore. Il progetto di Savignano ha coinvolto un gruppo di nuclei famigliari
Non c’è mai stato nessun distacco tra l’attività didattica e l’attività artistica, emblematici della vita di Savignano. La fotografia mi ha permesso di entrare
in quanto penso che l’attività artistica sia un unico con la propria vita. Anche nelle loro case, di riprenderli dentro uno spazio bianco, un telo per proiezioni.
l’insegnamento è un modus vivendi, che va di pari passo con i propri desideri, Le persone si sono raggruppate e si sono strette fra di loro per non uscire
i propri problemi e le proprie abitudini. La fotografia per me è sempre stato un dallo spazio bianco. Ogni nucleo famigliare è stato fotografato con lo stesso
mezzo per creare incontri, per stabilire relazioni con gli altri; la scuola quindi sfondo bianco, in alcuni casi c’era solo una persona, o due, ma è capitato che
come ambito privilegiato di comunicazione e di scambio di esperienze. Con ci fossero anche quindici, venti persone.
l’insegnamento non è cambiato il mio desiderio di comunicare con gli altri, ma
recentemente il mio rapporto con la fotografia è cambiato sul piano tecnico. -Con che criterio sono stati scelti i nuclei famigliari?
Non sono stato io a scegliere i gruppi da fotografare, sono stati gli amici
Qual è il tuo rapporto con la tecnologia? fotografi del gruppo di Savignano ad individuare i nuclei famigliari; io ho
Con l’avvento del digitale mi sono sentito molto più libero, anche di solo chiesto di fotografare famiglie molto diverse tra loro che potessero
velocizzare alcune idee. Il rapporto con la tecnologia è sempre secondario essere emblematiche della realtà attuale.
rispetto al rapporto con il mondo delle idee e del proprio immaginario. In realtà non mi sono posto particolari aspettative riguardo al tipo di famiglia
Tuttavia, il digitale mi ha aiutato tantissimo a uscire dalla camera oscura e che avrei fotografato e ho lasciato che ogni famiglia esprimesse sé stessa.
ad andare in chiaro; camera chiara significa poter scattare in ogni momento Non sono interessato a un’analisi sociologica, mi interessa molto di più il
del giorno, poter vedere l’immagine, decidere se cancellare o conservare. momento in cui loro entrano nello spazio bianco e si mettono in posa e in
C’è un rapporto con la realtà molto più diretto. Tutto avviene quasi in relazione con me. Guardano l’obiettivo, si muovono in un certo modo; ogni
tempo reale e quindi ci si avvicina sempre di più a un concetto immediato famiglia si è mossa in modo particolare. Tutto ciò mi affascina molto perché
di cattura di immagini. Secondo me è fantastico, ed è soddisfacente anche è del tutto imprevedibile. Ogni fotografia ha in sé qualcosa di imprecisato,
sotto l’aspetto didattico. Tutti i miei studenti hanno la loro macchina di improvvisato. Dietro una mia richiesta, ogni persona si è fatta fotografare
digitale e il loro portatile, ed è così che stato possibile fare la mostra di con un oggetto di affezione; c’è una persona che ha preso in braccio il suo
Savignano “Immagini in Tasca”. cagnolino per fare la foto, un’altra ha scelto di essere fotografato con un
Che cos’è la bellezza? pallone in mano perché da ragazzo amava giocare al pallone.
Per me la bellezza esiste e non esiste. La bellezza è uno stato d’animo che
dipende da noi, siamo noi che, in ogni situazione, stabiliamo che cosa è -Qual’è stata la risposta delle famiglie fotografate?
bello e che cosa non lo è. È stata la vera novità del lavoro. Non avevo previsto che sarebbero stati
così collaborativi, che mi avrebbero raccontato le loro storie e in maniera
Che cos’è la passione? così amichevole, come se ci conoscessimo da tempo. In ogni situazione si
La passione è qualcosa che ci portiamo dentro fin da piccoli; è uno stato è stabilito un rapporto estremamente diretto, di fiducia. È venuto fuori uno
emozionale che deriva da un’idea, quella di vivere in un mondo che ci vede spaccato di Romagna! Al di là delle immagini, ho accumulato una serie di
legati gli uni agli altri. La passione non è mai singola, non è mai personale, incontri e di vicende che non pensavo venissero fuori così rapidamente. In
ma è collegata agli altri; dipende dagli altri e non da me. realtà il progetto mi interessa molto di più sul piano dei contenuti, del rapporto

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personale, piuttosto che delle immagini. Paradossalmente, le immagini sono
il risultato finale di un percorso molto più complesso.

-Sei soddisfatto del risultato?


Dalle fotografie si può comprendere che gli scatti non sono stati affrontati in
maniera veloce, ma in maniera lenta e rispettosa del loro status di persone con
un’identità. Il rispetto della loro identità viene fuori chiaramente. Viene fuori
anche un lato molto ironico, una specie di teatrino di scene dirette, non studiate
e inusuali. Inusuali nelle espressioni, nelle posture…Ogni gruppo ha portato
via circa due ore di tempo.Devo anche ringraziare tutti gli amici che hanno
aiutato; uno ha portato il telo, l’altro le lampade, è stato un lavoro di gruppo
molto bello che spero di continuare perché secondo me mancano ancora dei
nuclei famigliari, come gli extracomunitari e le famiglie meno altolocate.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?


Mi piacerebbe creare una grande scuola di fotografia. Una scuola in cui si
parli anche di immagine, di vita, di esperienze all’interno delle tematiche del
contemporaneo. Un luogo dove si possano trovare insieme degli argomenti da
discutere, dei progetti da realizzare, il tutto dentro a una struttura permanente;
i festival lasciano sempre un po’ il tempo che trovano. C’è bisogno di un’entità
non accademica che consenta a giovani e meno giovani di incontrarsi in
modo permanente. Un laboratorio di idee. Elaborare idee in un contenitore
non accademico. Mi piacerebbe che si parlasse di fotografia fuori dai circoli
fotografici, che si parlasse più di immagine e di rapporto con la realtà. È
paradossale che in Italia non esista una vera scuola di fotografia. Si impedisce
a chi ha dei valori da esprimere di esprimerli. Persone con un grande talento
che si perdono per strada perché non riescono ad esprimersi. In altri paesi
invece si è riuscito a creare situazioni artistiche che aiutano i giovani a crescere
e a conoscere. In Italia manca un punto di riferimento per veicolare tematiche
sui linguaggi, sull’immagine.

Cosa pensi del progetto No Panic?


Mi piace molto come idea, è l’espressione in piccolo di un’idea grande che
potrebbe svilupparsi. Potrebbe diventare un’idea formativa permanente. Un
idea come quella del No Panic, evoluta, perfezionata, ingrandita, potrebbe
diventare un modello per andare oltre all’idea della fotografia come reportage
o di stretto rapporto con la realtà. Secondo me la fotografia ha un rapporto con
le idee più che con la realtà. Perché la fotografia è un pretesto.

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