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IL CICLOPE INNAMORATO: TEOCRITO,

IDILLIO XI

IL CICLOPE INNAMORATO: TEOCRITO, IDILLIO XI
Uno dei pi belli Idilli del poeta ellenistico Teocrito (300 a.C. ca. -260 ca.) sicuramente l'undicesimo.
Il componimento, infatti, risulta molto interessante soprattutto nell'ottica di un percorso didattico che,
partendo dalle note pagine dell'Odissea omerica (canto IX), dedicate alla narrazione dell'episodio
del Ciclope Polifemo, possa mostrare agli allievi come una delle figure pi celebri della mitologia greca
sia stata raffigurata in modi diversi dai poeti greci. In effetti, la distanza che separa la celebre immagine
omerica di Polifemo (creatura empia, mostruosa e selvaggia: un uomo vestito di poderoso vigore,
selvaggio, ignaro di giustizia e di leggi cfr. Odissea, IX vv. 214-215), dalla figura tratteggiata da
Teocrito notevole: si passa dal crudele e sanguinario mostro ad un povero innamorato non
ricambiato che, per dimenticare le pene amorose, si dedica alla poesia (va ricordato che anche
nell'Idillio VI Teocrito aveva parlato del Ciclope innamorato). Questa riproposizione della tradizione,
del resto, un'ottima testimonianza di una delle caratteristiche peculiari dell'et ellenistica, ossia la
tendenza, da parte dei poeti, di andare a cercare varianti del mito meno note, pi dotte e meno trattate
dalla poesia greca classica (si pensi, solo per citare un esempio, all'Ecale di Callimaco). Va osservato,
tuttavia, che gi in Omero la figura del Ciclope aveva alcuni tratti contraddittori (Polifemo non
soltanto un sanguinario divoratore di carni umane, ma anche un attento ed affettuoso pastore) che
possono spiegare una rielaborazione di questo tipo. Si pensi, ad esempio, alla scena in cui il povero
Ciclope, ingannato dall'astuzia di Odisseo, si rivolge al suo montone.
Omero ha saputo rappresentare due opposte caratteristiche del carattere del Ciclope: la spietata
crudelt ed allo stesso tempo la benevolenza e la cura per il suo gregge. Il Ciclope, infatti, sa essere
spietato e sanguinario (e blasfemo: non si danno pensiero di Zeus egoco i Ciclopi n dei numi
beati, perch siam pi forti cf. IX, vv. 275-276) nei confronti degli uomini e dolce (un agnellino)
nei confronti dei suoi animali.
Tornando alle varie riprese letterarie della figura del Ciclope si ricordi, ad esempio, il dramma satiresco
di Euripide Il Ciclope ed un famoso ditirambo di Filosseno di Citera (435/434a. C.-380/379) dedicato
proprio all'infelice amore del Ciclope per Galata (una ninfa marina figlia del dio Nreo.
Cfr. Esiodo, Teogonia, 250).
L'elemento pi significativo del carme di Teocrito, che probabilmente stato influenzato dal ditirambo
di Filosseno, (si ricordi che l'Idillio dedicato a Nicia, medico di Mileto che era amico di Teocrito e si
dedicava alla poesia. Cf. vv. 5-6), oltre alla concezione della poesia comeremedium amoris, la
descrizione del contrasto, non privo di ironia, fra la bruttezza fisica e la sensibilit spirituale
del Ciclope (cf. vv. 30 segg), tematica che noi troviamo ben rappresentata nella famosa leggenda
di Saffo innamorata di Faone e non ricambiata dal giovane per la sua nota bruttezza fisica.
Ecco il testo greco, composto in dialetto dorico (ho sottolineato alcune forme doriche), con una mia
traduzione italiana:


1 ,
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3 4
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5 ,
6.
7,
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10 .
10 ,
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11


15 , ,
12 13 .
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20 14, ,
15 , ,
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16 ,
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25 17, , 18
19 20
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, , 21
22 , , .
1

V.1 = att.
V. 2 = att.
3
V. 3 = att.
4
=att.
5
V. 5 = att. cfr. lat. tu
6
che presenta un vocalismo differente dalla corrente dizione attica in ou
7
V. 7 = att.
8
V. 8 = att.
9
= att.
10
V. 9 = att. : si tratta dell'accusativo plurale dei sostantivi della seconda
declinazione
11
12 =att.
2

12

V. 16 = att.
=
14
V. 20 = att.
15
V. 21 = att. : si tratta del genitivo singolare dorico dei nomi della seconda declinazione
16
V.23 =att.
17
V. 25 =att.
18
=
19
V. 26 =
20
V.26 =
21
V.28 = att.
13

30 , ,

,
, .
,
35
,
23 .
24 ,
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40 . ,
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45 25 , ,
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50 ,


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55 26 27 ,
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60 , , 28,
,
,
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,
65
.
29 30,
31,
32 .
70
22

23

37 = att.

24

38 = att.

25

V.45 =
=
27
V.55 = att.
28
V.60 = si tratta di un futuro dorico di
29
V.67 = att. cfr. lat. mater
30
=att.
31
V.68 =
32
V.69 =
26

, , .
, ;

, .
;
.
,
33 , .
.

34, .
Il Ciclope
O Nicia, secondo me, contro l'amore non c' altro rimedio, n unguento n medicamento, se non le
Muse della Piria: leggero e dolce per gli uomini questo farmaco, ma non lo si trova facilmente. Tu
dovresti conoscerlo bene, dato che dalle nove Muse sei cos tanto amato! Cos certamente se la passava
il nostro conterraneo, l'antico Polifemo, quando era innamorato di Galata e gli spuntava la barba
attorno alla bocca ed alle tempie. Amava non con le mele, con la rosa ed i riccioli, ma in seguito ad
impulsi passionali autentici. Tutto il resto non contava per lui. Molte volte le sue pecore se ne tornavano
tutte sole alla stalla dal verde pascolo. E lui, intanto, cantando Galata sulla spiaggia piena di alghe, si
struggeva dall'alba. Aveva nel cuore una ferita dolorosissima, poich una freccia proveniente dalla
grande Afrodite gli aveva trapassato il cuore. Eppure Polifemo trov un farmaco. Standosene seduto su
una roccia alta, rivolto lo sguardo verso il mare, cos cantava:

O bianca Galata, perch respingi chi ti ama?


Pi bianca a vedersi del latte coagulato, pi tenera di un agnello,
pi allegra di un vitello, pi lucente dell'uva acerba.
Mi passi qui cos, quando il dolce sonno si impadronisce di me,
e te ne vai non appena il sonno dolce mi abbandona,
scappi via come la pecora che ha visto il lupo grigio?
Mi innamorai di te, fanciulla, nel momento in cui
venisti con mia madre a cogliere i giacinti dal monte
ed io vi facevo strada. Ti vidi anche in seguito, ma
smettere di amarti non posso da allora. A te
non interessa nulla, no in nome di Dio!
Ma io, amata fanciulla, so bene la ragione per cui mi eviti:
tutto perch ho un solo lungo sopracciglio peloso
su tutta la fronte, da un orecchio all'altro,
e sotto un solo occhio, e un naso largo quanto un labbro.
Eppure cos son fatto, ma possiedo innumerevoli agnelli
che mi producono il migliore latte che esista!
Di formaggio ne ho sempre in abbondanza, d'estate, in autunno
e nel pieno dell'inverno. Quanto ai miei graticci sono sempre ricolmi!
Come nessuno fra i Ciclopi so suonare la zampogna
e per te io canto, dolce come una mela, e per me stesso allo stesso
tempo, in piena notte. Per te io allevo undici cerbiatte
tutte con la luna in fronte, e quattro orsacchiotti.
33
34

V.78 =
V. 81 =

Forza, vieni da me, non ci perderai a stare insieme a me


e lascia che il mare vada ad infrangersi sulla spiaggia.
Con me passerai pi dolcemente la notte nell'antro.
Vi sono laggi allori, snelli cipressi,
l'edera scura, l'uva dal doce frutto
ed acqua fresca, bevanda divinas che l'Etna ricolmo di alberi
per me dalla sua bianca neve fa scorrere.
Chi mai preferirebbe a ci il mare ed i flutti?
Se ti sembro essere troppo peloso,
ma io ho legna di quercia e fuoco che mai si estingue.
Sopporterei di essere bruciato da te anche nell'anima
e pure il solo occhio che ho e che mi dolce pi di ogni altra cosa.
Ahim, magari mia madre mi avesse generato con le branchie!
Cos potrei tuffarmi da te e baciare la tua mano,
se non vuoi che ti bacio la bocca, e portarti gigli bianchi
o papaveri teneri dai rossi petali.
Ma gli uni nascono in estate, gli altri in inverno
sicch non potrei portarteli tutti insieme.
Ma ora, tesoro, adesso, subito, imparer a nuotare,
se mai qui un navigante straniero con una nave giungesse,
cos da capire la ragione per cui vi dolce abitare negli abissi.
Se tu potessi uscire dal mare, Galata, ed una volta uscita ti scordassi
di ritornare nel mare, come ora io faccio qui seduto!
Se ti piacesse condurre il gregge insieme a me e mungere il latte,
e fare del formaggio con l'acido caglio.
Ma con mia madre che sono arrabbiato, solo sua la colpa,
perch non ti ha mai detto niente di carino su di me.
Eppure lo vede che io giorno dopo giorno mi consumo!
Le dir che sento un battito alla testa e nelle gambe,
cos da farla stare male come sto male io.
O Ciclope, O Ciclope, dove volato il tuo senno?
Vai, intreccia canestri e porta germogli alle agnelle,
per te cos sarebbe molto meglio!
Mungi quella che hai, perch vai dietro a chi fugge da te?
Troverai una Galata ancora pi bella.
Tante sono le fanciulle che di notte mi invitano a giocare
e cinguettano tutte, quando presto ascolto a loro.
Perch chiaro che anche io in questa terra sono qualcuno!

Cos Polifemo pasceva il suo amore con il canto e se la passava meglio di come sarebbe stato se avesse
speso del denaro per farmaci e unguenti!
Note linguistiche
A livello linguistico Teocrito fu un abilissimo sperimentatore. Si pensi soltanto all'utilizzo del dialetto
dorico all'interno di esametri omerici. L'effetto doveva sicuramente risultare strano, soprattutto per l'uso
del metro eroico nel contesto di un genere letterario abbastanza lontano dalla solennit dell'epica.