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Alma Mater Studiorum - Universit di Bologna Dipartimento di Archeologia Centro per lo studio delle antichit ravennati e bizantine Giuseppe

Bovini

IDEOLOGIA E CULTURA ARTISTICA TRA ADRIATICO E MEDITERRANEO ORIENTALE (IV-X SECOLO)


IL RUOLO DELLAUTORIT ECCLESIASTICA ALLA LUCE DI NUOVI SCAVI E RICERCHE
Atti del Convegno Internazionale Bologna-Ravenna, 26-29 Novembre 2007

a cura di Raffaella Farioli Campanati, Clementina Rizzardi, Paola Porta, Andrea Augenti, Isabella Baldini Lippolis

ESTRATTO

Studi e Scavi
nuova serie

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Volume realizzato con il contributo di:

Fondazione Flaminia Ravenna

Con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri

Comitato scientifico della Serie Tarda Antichit e Medioevo: Raffaella Farioli Campanati, Clementina Rizzardi, Paola Porta, Andrea Augenti, Isabella Baldini Lippolis

Per le abbreviazioni delle riviste si sono seguite le norme dellArchologische Bibliographie

2009 Ante Quem soc. coop. 2009 Dipartimento di Archeologia dellUniversit di Bologna Ante Quem soc. coop. Via C. Ranzani 13/3, 40127 Bologna - tel. e fax +39 051 4211109 www.antequem.it redazione e impaginazione: Valentina Gabusi, in collaborazione con Sara Tamarri

ISBN 978-88-7849-036-9

INDICE

Saluto del Presidente del Comitato scientifico-organizzatore del Convegno Raffaella Farioli Campanati Levergetismo ecclesiastico Jean-Pierre Caillet GRECIA E CRETA Mosaici con iscrizioni vescovili in Grecia (dal IV al VII secolo) Panajota Assimakopoulou-Atzaka, Magda Parcharidou-Anagnostou Creta, scavi della basilica scoperta a Gortyna, localit Mitropolis, e la committenza episcopale in et giustinianea Raffaella Farioli Campanati Le scoperte alla rotonda di Mitropolis a Gortina, Creta Maria Ricciardi Statuaria pagana e cristianesimo a Gortina Isabella Baldini Lippolis Santa Sofia di Salonicco: il problema della prima fase Aristotele Mentzos TURCHIA Nuove ricerche archeologiche a Elaiussa Sebaste Chiara Morselli, Marco Ricci SIRIA Gli scavi di Bosra (Siria) e la chiesa dei SS. Sergio, Bacco e Leonzio (Progetto Pilota MAE, Restauri: finanziamento U.E., project 12 Bosra, DGAM) Raffaella Farioli Campanati Gli scavi di Bosra e la chiesa dei SS. Sergio, Bacco e Leonzio (saggi 1995-2005) Rachele Carrino Bosra, complesso di Bahira: Basilica Nord, campagne di scavo 2004 e 2005 Giovanna Bucci Arredi liturgici in marmo provenienti dagli scavi di Bosra (Siria) Simonetta Minguzzi CIRENAICA Le ricerche archeologiche a Cirene. A proposito della Basilica Orientale Rosa Maria Carra Bonacasa, Francesco Scir

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Ideologia e cultura artistica

GIORDANIA Progetto di restauro, musealizzazione e conservazione del mosaico della Chiesa dei Santi Martiri nel villaggio di Tayyibat al-Imam-Hama (Siria), 442 d.C. Michele Piccirillo The End of the Roman Temple and the End of the Cathedral Church of Jerash Beat Brenk EGITTO Excavation of the Justinianic Basilica on the Holy Summit (Jabal Ms) at Mount Sinai Maria Panayotidi, Sophia Kalopissi-Verti I testi magici in copto tra paganesimo e cristianesimo Sergio Pernigotti Insediamenti cristiani non monastici nel Fayyum tra letteratura e archeologia: conoscenze acquisite e questioni aperte Paola Buzi ALBANIA La basilica paleocristiana di Phoinike (Epiro): dagli scavi di Luigi M. Ugolini alle nuove ricerche Sandro De Maria, Marco Podini RAVENNA Massimiano a Ravenna: la cattedra eburnea del Museo Arcivescovile alla luce di nuove ricerche Clementina Rizzardi Dalla villa romana al monastero medievale: il complesso di San Severo a Classe Andrea Augenti Un tesoretto di oggetti in argento da Classe (Ravenna) Maria Grazia Maioli Il sito archeologico della Ca Bianca e la cristianizzazione delle campagne ravennati Massimiliano David, con la collaborazione di Chiara Casadei Parlanti Committenza e reimpiego nellarchitettura ravennate tra Tarda Antichit e Alto Medioevo Rita Zanotto Galli AREA ADRIATICA lites ecclesiastiche e renovatio: tradizioni tardoantiche nellarte di VIII e IX secolo in Istria Miljenko Jurkovi, Ivan Basi
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Indice

Il nucleo del complesso vescovile paleocristiano di Zara Nikola Jaki Tra Aquileia e Spalato: fenomeni dellarchitettura cristiana a confronto Fabrizio Bisconti Epigrafia episcopale di Ravenna nei secoli V e VI. Note preliminari Carlo Carletti Influssi della chiesa di Ravenna nel territorio forlivese: edifici di culto e fortificazioni Barbara Vernia Nuove ricerche a Colombarone (PU) Pier Luigi DallAglio, Cristian Tassinari Per una fruizione on line degli apparati musivi alto-adriatici dellet romana e bizantina: la Banca Dati Mosaico del Cidm di Ravenna Linda Kniffitz Iscrizioni di committenza ecclesiastica nellAlto Adriatico orientale Giuseppe Cuscito Liniziativa vescovile nella trasformazione dei paesaggi urbani e rurali in Apulia: i casi di Canusium e di San Giusto Giuliano Volpe Evergetismo ecclesiastico tra medio e alto Adriatico: sculture altomedievali del territorio ferrarese Paola Porta La cattedrale di Taranto: nuove ricerche archeologiche Cosimo DAngela Tavole

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LITES ECCLESIASTICHE E RENOVATIO: TRADIZIONI TARDOANTICHE NELLARTE DI VIII E IX SECOLO IN ISTRIA


Miljenko Jurkovi, Ivan Basi

I primi decenni del dominio carolingio in Istria furono caratterizzati da un ampio e intenso fervore edilizio legato principalmente alle lites ecclesiastiche e politiche. I Carolingi, infatti, arrivati in Istria negli anni Ottanta dellVIII secolo, instaurarono il proprio potere tramite un dux e fondarono la diocesi di Cittanova, il cui episcopus histriensis fu subordinato al patriarca di Aquileia, a differenza di altre antiche diocesi istriane legate (fino al concilio di Mantova dell827) al patriarca di Grado1. Da qui i Carolingi ampliarono i loro domini verso sud-est, contrassegnandone lappartenenza anche con elementi distintivi esterni, in particolare attraverso larchitettura intesa come specificit ideologica. Lideologia del nuovo potere appare evidente nella scelta strategica di siti preposti al controllo del territorio. Il dux esercitava il proprio potere a Cittanova che, a prescindere dalle sue preesistenze insediative, fu una citt di nuova costituzione, come attesta il suo stesso toponimo Civitas Nova2. Nonostante lesistenza di numerose altre diocesi ubicate sulla penisola, come quelle di Parenzo, Pola e Trieste, proprio in questa citt fu costruita la cattedrale per il vescovo istriano3, un titolo che sottolinea chiaramente le aspirazioni carolinge sullintero territorio dellIstria. Oltre al nuovo centro politico, lungo la strada che collega Trieste a Pola, nei siti strategici venne potenziata una serie di castra, quali Duecastelli, Gurano e Valle, questultimo ubicato proprio allincrocio tra tale strada e lasse viario romano che conduceva a Rovigno. Al consolidamento del potere contribuirono anche i monasteri di nuova costituzione, come quelli di S. Michele Sotto Terra, sulla direttrice Trieste-Pola, S. Andrea sullisolotto davanti a Rovigno e S. Maria Alta vicino a Valle, lungo la strada che collegava questa localit con Rovigno. Quanto tali posizioni strategiche furono rilevanti per la difesa del territorio dimostrato dallultimo dei conventi sopra citati. Da S. Maria Alta, infatti, si poteva controllare sia la strada Valle-Rovigno, sia lintero tratto di costa da Rovigno a Pola, noto gi dal VI secolo con il nome Terra sancti Apollinaris4. Qui vanno aggiunti anche alcuni oratori privati ben distribuiti nei possedimenti e ubicati nei punti strategici, per esempio S. Tommaso nei pressi di Rovigno, lungo la gi menzionata strada per Valle, e

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PORTA 1984; CUSCITO 1988-1989; MARUI 1994-1995; JURKOVI 1996. Verso la fine della tarda antichit il centro di Emonia ricevette il nome di Novigrad-Cittanova (Neapolis) e probabilmente alla fine dellVIII secolo ottenne la costituzione di una diocesi propria intitolata a S. Pelagio. Altres appare plausibile che laffinit tra il nome di Emonia e quello dellantico centro pannonico di Emona (odierna Lubiana, capitale della Slovenia) sia legata al fatto che, durante il periodo delle migrazioni dei popoli, numerosi abitanti della Pannonia cercassero rifugio nella penisola istriana. Cfr. JURKOVI 1996; CUSCITO 2002. Ancora nel periodo bizantino Cittanova fu governata in via eccezionale dal cancelliere (cancellarius Civitatis nove), cfr. LEVAK 2007, p. 107. Nella lettera inviata tra il 776 e il 780 dal papa Adriano I a Carlo Magno, Maurizio menzionato come episcopus histriensis. Con ogni probabilit, dunque, il duomo di Cittanova fu concepito come una cattedrale curtense. Cfr. note 1 e 2. BENUSSI 1897, pp. 47, 196. 289

Ideologia e cultura artistica

1. Carta dellIstria attorno allanno 800 con indicati le strade romane, le diocesi tardoantiche (Parenzo, Pola, Trieste), le chiese di nuova costruzione (S. Tom presso Rovigno, S. Quirino nei pressi di Jurii), i monasteri (S. Maria Alta presso Valle, S. Andrea vicino a Rovigno, S. Michele Sotto Terra) e gli insediamenti (Valle, Gurano, Duecastelli) (da Matijai 1988; integrata da M. Jurkovi, I. Basi)

2. Pianta e sezione della cripta della cattedrale di Cittanova (da Mateji 2001a, p. 321)

S. Quirino vicino a Jurii (Fig. 1). Le lites della societ carolingia furono inviate in Istria al fine di creare le premesse necessarie per linstaurazione di un nuovo assetto politico. La base ideologica del nuovo potere trov espressione nelle forme, nella morfologia e nella tipologia architettonica. Per la costruzione dei principali monumenti, infatti, dai territori dellimpero carolingio furono direttamente importati modelli insoliti per il locale patrimonio tardoantico. Si tratta di una trasposizione avvenuta in due modi: mediante commesse nei vari centri dellimpero e attraverso lassunzione di una ben precisa tipologia architettonica che manifestasse esplicitamente la propria appartenenza. Non vi alcun dubbio che le novit fossero portate dagli stessi centri da cui tali committenti, esponenti del pi alto strato sociale, erano stati inviati. Entrambe le modalit con cui avvenne questo trasferimento di modelli sono chiaramente riflesse nelledificazione e nellarredamento della cattedrale di Cittanova, il cui aspetto attuale il risultato di una serie di ristrutturazione susseguitesi fino al XVIII secolo5. Il monumento cela un nucleo altomedievale, riconoscibile dalla pianta con coro allungato che ricorda le chiese delle aree centrali dellimpero. La cripta una sorta di proclama ideologico (considerando che quasi identica a quella aquileiese) e fu costruita a cavallo tra VIII e IX secolo, secondo il concetto architettonico primario, per accogliere le spoglie mortali di S. Pelagio (Fig. 2). Tale cripta, la cui pianta coincide con quella del presbiterio sovrastante, una sala su quattro colonne con volta a crociera e costoloni trasversali. La sua forma ha inevitabilmente condizionato il presbiterio, che si

PARENTIN 1974, p. 193; MATEJI 2006, p. 22.

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lites ecclesiastiche e renovatio in Istria

trova in posizione sopraelevata rispetto al piano pavimentale, nonch la stessa organizzazione dello spazio della chiesa6. Linterno dellaula presentava arredi sfarzosi, come ad esempio i plutei di eccezionale pregio lavorati a traforo nel presbiterio. Sebbene non si riesca ancora a ricostruire laspetto del cancello presbiteriale, si pu tuttavia constatare che larredo liturgico della cattedrale opera di almeno due botteghe lapicide. Si distingue quella pi espressiva che, in base allelemento pi distintivo, nota come opera del Maestro dei capitelli di Valle7. Si tratta di una bottega che, stando alle nostre conoscenze attuali, distribuiva i propri manufatti al convento di S. Maria Alta presso Valle, alla chiesa parrocchiale di Valle, alla chiesa di S. Tommaso presso Rovigno, nonch alle chiese di Duecastelli, di Gurano e di Siana. Una parte minore dellarredo mostra una fattura davvero eccelsa. Gli schemi delle composizioni dei cipressi sotto le arcate, delle rosette annodate, il tratto scultoreo regolare e profondo sono tutte caratteristiche di una bottega lapicida di qualit elevata. Da unanalisi comparativa preliminare emergono analogie con la scultura romana8. Non si esclude che lazione politica della conquista dellIstria sottintendesse, tra laltro, anche linvio di maestri lapicidi, ipotesi plausibile se si prende in considerazione che papa Adriano conosceva molto bene la figura e le vicende del vescovo Maurizio. Proprio questultimo commission gli arredi del battistero della cattedrale, oggi andato perso. Tale battistero (Fig. 3), tipologicamente legato ai modelli paleocristiani dellalto Adriatico, apre il noto dibattito tra la possibilit si tratti di uneventuale preesistenza da un lato e unimitazione di modelli pi antichi dallaltro9. Il ciborio fu commissionato ad una bottega lapicida di Cividale che scolp gli arredi liturgici dei pi importanti centri ecclesiastici distribuiti lungo i confini sud orientali dello stato carolingio di VIII secolo10.

3. Pianta e sezione del battistero di Cittanova di L. Dufourny pubblicate nel libro di J. B. Seroux dAgincourt (Caprin 1905, p. 55)

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MATEJI 2006, pp. 21-23, 56 ss. JURKOVI 2002, pp. 349-360. JURKOVI 2006, p. 16. Si tratta della pianta riportata da J. B. Seroux dAgincourt, ma disegnata da L. Dufourny, che in seguito fu ripresa da CAPRIN 1905, p. 55, da PARENTIN 1974, pp. 220-221 e da questultimo anche da CUSCITO 1984, fig. 1 e da MARUI 1988-1989, p. 13. JURKOVI 1995, pp. 141-149. 291

Ideologia e cultura artistica

4. Archi del ciborio di Cittanova, Lapidario di Cittanova (foto . Bai)

Sul ciborio (Fig. 4) il vescovo Maurizio fece incidere il proprio nome con la dicitura baptisterio digno marmore [erectum?] Mauricius episcop(us) 11. Anche dal punto di vista lessicale lepigrafe si lega a Cividale, poich alcune espressioni qui utilizzate ricorrono, pur con una variante diversa, anche sul ciborio di Callisto12. Una di queste, per esempio, tigmen che significa ciborio. Si menziona, inoltre, un ciborio marmoreo, proprio come a Cividale, sebbene nel caso di Cittanova sia stato usato il calcare13. La decorazione del ciborio segue i canoni soliti ed suddivisa in tre registri sovrapposti. In quello superiore corre lepigrafe, in quello mediano raffigurata una serie di dentelli che delimitano i campi centrali degli archetti del ciborio, sui quali vi sono raffigurazioni zoomorfe e vegetali. Vediamo affrontati lunicorno e il leone, due cervi con corna ramificate, due gigli incrociati affiancati da uccelli, foglie di acanto stilizzate, due pavoni speculari. Il limite inferiore del nastro di bordura arcuato reca sul lato esterno una fila di astragali e su quello interno un listello con fori. La parte centrale del nastro decorato da diversi motivi: vi si alternano il viticcio geometrico che chiude i cerchi delle rosette elicee, lintreccio vimineo a due punte che racchiude foglie e grappoli duva, il semplice intreccio vimineo con occhi semisferici e lintreccio vimineo monosolcato costituito da quattro nastri. Il ciborio di Cittanova, che sotto il profilo figurativo considerato una delle ultime realizzazioni della rinascenza liutprandea, presenta forme e decorazioni comuni ad una serie di manufatti di questo genere prodotti a partire dallVIII secolo. Dal

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Lepigrafe fu interpretata da numerosi studiosi a partire da G. Merlato, P. Kandler, G. Cappelletti, G.R. Carli, CAPRIN 1905, pp. 56-57, BABUDRI 1910, p. 345 ss., PARENTIN 1974, pp. 224-228 fino a G. Cuscito. Poich questultimo ha effettuato unanalisi comparativa di tutte le interpretazioni delliscrizione (CUSCITO 1984, pp. 123-125 e nota 38), rinvio a questa pubblicazione. CUSCITO 1984, pp. 126-127. JURKOVI 1995, p. 142.

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lites ecclesiastiche e renovatio in Istria

punto di vista della composizione esso pi affine al ciborio di Callisto a Cividale14, nonch agli esemplari di Aquileia15, di Sedegliano16, di Zuglio e da S. Martino di Turrida. Lattivit della bottega lapicida in questione si pu riconoscere anche in altri arredi liturgici, per esempio nel gruppo di bassorilievi attribuiti alloratorio di S. Maria in Valle a Cividale, le cui datazioni variano notevolmente17. In tal modo al ciborio del vescovo Maurizio di Cittanova viene assegnata la sua collocazione nellambito del processo evolutivo della scultura della fine dellVIII secolo e, al contempo, confermata lappartenenza delle botteghe che lo realizzarono ad un rilevante centro creativo. Il ciborio, dunque, a differenza della restante scultura della cattedrale di Cittanova, si qualifica come una commissione dlite. Il vescovo del ciborio, Maurizio, si identifica con il Maurizio episcopus histriensis, citato nellepistola che papa Adriano invi a Carlo Magno nel 776-78018, chiedendogli di salvare il vescovo istriano dai Greci infuriati che lo avevano accusato di voler consegnare il territorio della penisola al potere carolingio. Agli albori dellepoca carolingia limmagine della Cittanova altomedievale quella di una sfarzosa e ordinata sede politica ed ecclesiastica. La politica dellimpero scelse Cittanova come punto di partenza della sua espansione verso sudest e, come protagonisti di tali eventi, i rappresentanti delllite politica ed ecclesiastica di alto rango19. Negli anni Ottanta dellVIII secolo, oltre al vescovo Maurizio e al dux Iohannes, menzionato in un documento dell804 (Placito di Risano), anche altri esponenti delllite rimasti sconosciuti investirono nellintensa attivit edilizia a cavallo tra il VIII e il IX secolo. In quasi in tutte localit, scelte in base ai motivi strategici, furono costruite chiese, la cui tipologia riferibile agli edifici di culto diffusi nel territorio dellImpero carolingio. Cos nei castra di Valle e di Duecastelli furono erette due chiese. Si tratta innanzi tutto del tipo di chiese a navata singola dotata di tre absidi semicircolari, caratteristico delle aree alpine dellimpero carolingio. Un esempio di tale tipologia fu proprio la chiesa parrocchiale di Valle (Fig. 5), in quanto la ricostruzione del suo aspetto originale presenta forti somiglianze con le chiese dellItalia settentrionale e della Svizzera meridionale come ad es.: Mistail, S. Salvatore a Sirmione, Mstair, Chur, Disentis ecc.20. Il presbiterio triabsidato inserito nel muro posteriore diritto della chiesa rappresenta la soluzione tipologica pi frequente sul territorio istriano (S. Stefano a Peroj, S. Andrea nel complesso del duomo di Parenzo, S. Gervaso nei pressi di Valle, S. Sofia a Duecastelli) (Fig. 6)21. La presen-

5. Chiesa parrocchiale di Valle (da I. Mateji)

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ZULIANI 1982, p. 332. TAGLIAFERRI 1981, pp. 79-80, n. 19, Tav. VIII. TAGLIAFERRI 1981, pp. 320-322, nrr. 486-487, tav. CLXVIII. C. Gaberscek, ad esempio, li ritiene opere della rinascenza liutprandea (GABERSCEK 1977), mentre A. Tagliaferri li colloca allinizio del IX secolo (TAGLIAFERRI 1981, pp. 246-248, nrr. 366-367, Tav. CXIII). Vedi la trascrizione e la traduzione della lettera in CUSCITO 1984, p. 128; ID. 1988-1989, p. 68. JURKOVI 1996, p. 15. MATEJI 1996, pp. 133-139. MARUI 1971, pp. 7-90. 293

Ideologia e cultura artistica

6. Pianta della chiesa di S. Sofia a Duecastelli (da Jurkovi 2001c, p. 314)

za di questo modello in Istria talmente ricorrente da rappresentare una caratteristica locale. Tutti gli esempi analoghi sono ubicati nellItalia settentrionale e nella Svizzera meridionale, rispettivamente sotto la giurisdizione dei patriarchi di Aquileia e di Milano. Ancora pi a sud, a Gurano, fu costruito un insediamento e nei suoi pressi unampia basilica trinavata con tre absidi iscritte (Fig. 7). Dalle pi recenti indagini archeologiche emerso che labitato fu fondato ex nihilo durante loccupazione carolingia dellIstria22 e, come tale, va annoverato nel contesto europeo tra i rari e

7. Pianta della basilica di Gurano (M. Berti, I. Plan, D. Burnard 2003)

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TERRIER-JURKOVI-MATEJI 2004a, pp. 107-108, 110-112; IID. 2005a; IID. 2005b.

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lites ecclesiastiche e renovatio in Istria

pi significativi esempi altomedievali di urbanizzazione e organizzazione dello spazio. Il sito di Gurano ricopre inoltre una particolare rilevanza, sia per lo studio della cronologia, che della tipologia dellarchitettura di quel periodo23. Per questi motivi non casuale il rinvenimento di una tomba privilegiata che, allinterno della basilica trinavata di Gurano, occupa quasi lintera navata settentrionale, elemento questo di particolare rilevanza poich tale sepoltura coeva alla costruzione della chiesa24. Lattigua acquasantiera potrebbe indicare lo svolgimento sulla tomba di riti legati al defunto di rango particolarmente elevato, probabilmente una persona di fiducia o un parente dellesponente franco dux Iohannes25. La stessa ubicazione della chiesa, ubicata in prossimit dellentrata dellinsediamento medievale, attesta che si tratta di un luogo di culto privato (di proposito collocato in una posizione dominante rispetto allabitato), di una munificenza di un dignitario locale detentore di possedimenti e diritti nel territorio di Gurano allepoca della nuova amministrazione franca. Vi unaltra tipologia architettonica legata al territorio dellItalia settentrionale. Si tratta delle chiese con planimetria del tipo a croce con tre absidi sporgenti, tra cui quella centrale di dimensioni sensibilmente maggiori. Tra le chiese di questo tipo la pi completa proprio S. Tommaso nei pressi di Rovigno (Fig. 8)26. La sua forma presenta strette analogie con le chiese di unampia zona circostante datate proprio nella seconda met dellVIII o allinizio del IX secolo: S. Pietro a Quarazze vicino a Bolzano, S. Maria in Sylvis a Sesto al Reghena, la prima fase di S. Salvatore a Brescia27. Dallaltro canto, S. Tommaso paragonabile a S. Clemente a Pola, anchesso datato al periodo paleocristiano. Tutti gli indizi, a parte il fatto che la datazione di S. Clemente dovr essere rivista per una serie di ragioni, portano alla conclusione che la chiesa di S. Tommaso sia legata alla tradizione tardoantica.

8. S. Tom presso Rovigno (pianta da Mateji 1997, Tav. XIII)

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Il punto dello stato delle ricerche, con tutti i rimandi bibliografici, si trova in JURKOVITERRIER-MARI 2008. TERRIER-JURKOVI-MATEJI 2004b; IID. 2005c. La nostra opinione viene riportata da LEVAK 2007, p. 112. MATEJI 1997, pp. 11-16. MATEJI 1997, p. 14. 295

Ideologia e cultura artistica

9. Capitelli della chiesa di S. Maria Alta presso Valle (foto Z. Alajbeg)

Il nesso tra tutte le chiese sin qui elencate larredo liturgico prodotto da ununica bottega. In base allopera pi rappresentativa, costituita dallarredo della chiesa abbaziale di S. Maria Alta, il maestro lapicida stato definito, come abbiamo gi detto, Maestro dei capitelli di Valle il cui opus ben noto28. I capitelli, seppur a prima vista possano sembrare brutti, sgraziati e poco raffinati, in realt sono manufatti pregiati, manifestazione di un forte espressionismo (Fig. 9 e Tav. 18). La chiesa di S. Maria Alta una basilica trinavata con absidi semicircolari allintero e poligonali allesterno, una tipologia vicina ai modelli del periodo giustinianeo. La forma delle aperture, per esempio le porte, sono gi munite di arco di scarico a fungo, elemento considerato unulteriore reminiscenza dei modelli tardoantichi29. Proporzioni e dimensioni della chiesa sono strettamente affini a quelle della basilica di Parenzo. I capitelli del colonnato sono elaborati partendo da due modelli tardoantichi: il capitello corinzio con foglie lisce, che il maestro lapicida avrebbe potuto vedere nella cattedrale paleocristiana a Pola, e il capitello a cesto di origine giustinianea visibile nellEufrasiana di Parenzo30. Il secondo tipo di capitelli svela un influsso molto diretto, probabilmente meditato nello spirito della renovatio carolingia, delle soluzioni tipiche del periodo di Giustiniano. Come abbiamo visto si tratta di capitelli a cesto decorati da motivi ad intrecci viminei in bassorilievo derivanti direttamente dai prestigiosi modelli del vicino complesso della basilica Eufrasiana di Parenzo della met del VI secolo. In tal modo la plastica giustinianea si rivela una delle maggiori fonti di ispirazione per il corpus scultoreo altomedievale, che permette di seguire nel tempo, quasi passo per passo, il processo della trasformazione espressiva delle opere in pietra31. Appare evidente il nesso tra la scultura di Valle e larredo liturgico della chiesa di S. Sofia a Duecastelli32. Quasi certamente lo stesso maestro scolp anche lapparato
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JURKOVI 2002; JURKOVI-CAILLET 2007, pp. 88-89, cat. nr. 1.6.5; JURKOVI-MARI-BASI 2007. MOHOROVII 1957, pp. 492-493. Numerosi esempi vengono riportati da GUNJAA 1984. Cfr. ancora MARAKOVI-MARI 2007, p. 15. JURKOVI 2001a, p. 10 ss. JURKOVI 1997. Cfr. ancora ID. 1996, pp. 16-17. JURKOVI 2002; ID. 1999, p. 1006, fig. 3.

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liturgico dellimponente basilica di Gurano presso Dignano33, ove riconosciamo la sua firma su un altro elemento interno alla chiesa, ovvero sullambone, in cui si coglie questa continuit tipologica tardoantica-altomedievale. Tale continuit, individuabile nella decorazione del campo principale del manufatto, presente anche su analoghi amboni a Pola, a Zara e in altri siti34. Tra gli esemplari della tarda antichit il pi noto quello dellEufrasiana35, che costituisce un compromesso tipologico tra il tipo ravennate (articolazione in cassettoni con raffigurazioni zoomorfe) e quello greco36. plausibile che proprio lambone di Parenzo fosse uno dei modelli a cui si ispirato lo scalpellino per produrre lesemplare di Gurano. Il tentativo di suddividere il parapetto in cassettoni, quale componente della tradizione tardoantica, riconoscibile anche su altri manufatti del genere del periodo carolingio come quello di Zara. Appare evidente che lautore dellambone di Gurano, Maestro dei capitelli di Valle, si ispir agli esemplari imperiali di Parenzo. Se solo sulla base di questi esemplari cerchiamo di individuare i luoghi in cui oper il Maestro dei capitelli di Valle salta agli occhi che, in tutti i casi, si tratta delle chiese distribuite nei principali centri carolingi dellIstria: S. Maria Alta presso Valle, Duecastelli, Valle e Gurano37. A questi siti vanno aggiunte anche la cattedrale di Cittanova (dove, accanto alle opere di altri lapicidi, compaiono anche quelle della bottega in cui fu attivo il Maestro dei capitelli di Valle), S. Tommaso vicino a Rovigno e Siana alle porte di Pola (Fig. 10)38. Tuttavia, a questo punto vanno ribaditi alcuni fatti. Innanzitutto, Cittanova fu sede del dux e del vescovo istriani e, dunque, il caposaldo carolingio pi importante in Istria. I castra di Duecastelli, di Valle e di Gurano, come anche Siana, si trovano sulla verticale dispo-

10. Alcuni esempi dellopus del Maestro dei capitelli di Valle: Cittanova, Duecastelli, Valle, Gurano (foto: Z. Alajbeg)

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JURKOVI 2002; JURKOVI-MARI-BASI 2007, p. 11 ss. Cfr. JAKI 2001, pp. 38-39; PETRICIOLI 1996, pp. 209-214. Cfr. ancora PETRICIOLI 1988-1989, pp. 25-26. CHEVALIER 1995, pp. 126-133. CHEVALIER 1999, p. 111. Cfr. ancora CHEVALIER-FLCHE-MOURGUES 1993, pp. 155, 160, Tav. III. JURKOVI 2002, p. 359. JURKOVI 2002, p. 356. 297

Ideologia e cultura artistica

sta lungo il tracciato della strada romana che divide la penisola istriana nella fascia costiera bizantina e nella zona interna. Labbazia di S. Maria Alta nei pressi di Valle, nonch lomonimo insediamento e la chiesa di S. Tommaso vicino a Rovigno, sono ubicati lungo la linea che divide orizzontalmente lIstria e controlla le vitali vie di comunicazione sulla terraferma e sul mare. Tutte le chiese appena elencate appartengono alla prima fase edilizia seguita alloccupazione carolingia dellIstria. Pressoch la totalit di questi luoghi di culto si rifanno ai modelli della parte centrale dellimpero carolingio, sconosciuti in loco. Cos la cattedrale di Cittanova con il coro allungato vicina alle chiese dei grandi centri dellimpero, mentre la cripta imita il modello aquileiese39. La parrocchiale di Valle, invece, rientra nella categoria delle chiese a navata singola con tre absidi, una tipologia questa che trova una maggiore concentrazione di esempi nellItalia settentrionale e nella Svizzera meridionale40. S. Sofia a Duecastelli appartiene alla stessa tipologia, ma nel suo caso le absidi sono iscritte nel muro di fondo diritto41. La basilica di Gurano, poi, non nullaltro che la versione monumentale trinavata di questultima tipologia42. S. Tommaso presso Rovigno fa parte delle chiese mononavate con tre absidi disposte lungo il transetto, anchessa vicina ai modelli dellItalia settentrionale e della Svizzera43. Appare evidente quindi che il Maestro dei capitelli di Valle scolp arredi liturgici (o forse si limit a scolpirne qualche elemento come a Cittanova) per una serie di chiese dotate di caratteristiche tipologiche nuove per lIstria, lavorando dunque su modelli importati. Nellambito di tali luoghi di culto, solo la chiesa di S. Maria Alta presso Valle appartiene ad un tipo classico noto nella penisola istriana da tanto tempo. Si tratta della basilica con tre absidi poligonali. Solo in questa chiesa, lunica facente parte della tipologia architettonica tradizionale, il Maestro dei capitelli di Valle produsse anche la scultura architettonica. Entrambi i tipi di capitelli di questa chiesa si rifanno ai locali modelli tardoantichi e a quelli paleobizantini44. La cornice storica di un siffatto linguaggio figurativo nellIstria fu determinata dalla conquista franca (avvenuta attorno al 788) e dal rapido mutamento dellordinamento politico ed economico. La testimonianza pi esaustiva di tale cambiamento rappresentata dalle pagine del Placito di Risano45. Non lontano da Cividale, importante centro regionale longobardo e avamposto del giovane stato carolingio nellinquieto periodo successivo, lunica tra le citt istriane ad emergere sullo scenario storico della fine dellVIII secolo fu Cittanova. Questultima era considerata garanzia di stabilit ovviamente dalla prospettiva carolingia nel territorio istriano, potenzialmente molto disunito. Basti pensare che nei piani a lungo termine dei nuovi dominatori, le citt episcopali di antica urbanit diffuse lungo la costa istriana occidentale, pregne di tradizioni bizantine, non potevano rappresentare una solida base per il nuovo assetto, soprattutto in relazione alla sempre pi forte presenza slava nellentroterra. Tuttavia, tali citt non rimasero del tutto immuni al contatto con i Franchi poich, dopo il concilio di Mantova dell827, il nuovo potere franco e la giurisdizione ecclesiastica aquielese chiesero rilevanti modifiche architettoniche dello spazio sacrale per adeguarlo alla nuova liturgia. Cos in quel periodo nella chiesa settentrionale del complesso della cattedrale di Parenzo venne costruito il

39 40 41 42 43 44 45

In merito alla chiesa e alla cripta vedi MATEJI 2001a, pp. 344-345. MATEJI 1996, pp. 133-139. MARUI 1971. MARUI 1963, pp. 121-149. MATEJI 1997, pp. 30-36. JURKOVI 2004; JURKOVI-CAILLET 2007, pp. 65-85, cat. nrr. 1.3.1-1.3.14. Cfr. PETRANOVI-MARGETI 1983-1984.

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lites ecclesiastiche e renovatio in Istria

11. Architrave del vescovo Handegis, cattedrale di Pola (foto Z. Alajbeg)

nuovo presbiterio con tre absidi iscritte nel muro di fondo46. In linea di principio, tale processo si diffuse in tutta la penisola istriana in egual misura soprattutto dopo il concilio di Mantova. Prima di questo importante evento ecclesiastico lunica nclave carolingia in Istria fu Cittanova, assoggetta al patriarca di Aquileia e inserita nel vecchio sistema tardoantico-bizantino delle diocesi istriane47. Prima dell827 linfluenza carolingia nellIstria si diffondeva in modo indiretto attraverso la rete dei conventi distribuiti nei punti strategici: S. Maria Alta presso Valle48, S. Andrea sullomonimo isolotto di fronte a Rovigno49 o S. Michele Sotto Terra. Queste abbazie, assieme ai castelli (Duecastelli, Valle, Gurano e presumibilmente anche Dignano) e alle chiese extra urbane, formavano una verticale sempre pi chiaramente delineata che divideva la penisola in due50. Dalle recenti indagini archeologiche emerge sempre di pi la rilevanza delle chiese rurali, che non sempre in questa fase sono anche chiese conventuali51. Per questi luoghi di culto la soluzione tipologica preferita fu proprio quella del presbiterio triabsidato iscritto nel muro di fondo delledificio, sia che si tratti di costruzioni a una o pi navate. Nel caso delle chiese a navata singola, nettamente pi frequenti, si pu parlare di una particolare tipologia regionale istriana52 nella quale trova espressione linfluenza carolingia sullarchitettura sacrale della penisola. Nellambito della scultura tale influsso pi innovativo, pi creativo, seppure anche questo settore attinga alle soluzioni del passato, appunto quelle legate alla tradizione tardoantica, continuando a muoversi nellambito ideologico della Renovatio imperii. Nella sua forma pi pura, lidea della Renovatio sul suolo istriano si pu individuare nellepigrafe dedicatoria del vescovo Handegis di Pola (Fig. 11 e Tav. 19). Si tratta di uniscrizione, datata 857 e incisa su un frammento che poteva far parte dellarchitrave, che cita: reg(en)te Lodowico imp(eratore) avg(usto) in Italia. La composizione sobria e pulita di questo bassorilievo eredita palesemente i modelli tardoantichi, scostandosi dal ricorrente gusto di quel periodo legato allhorror vacui imperante nella scultura ad intreccio vimineo53. Il vescovo polesano Handegis testimonia, gi con il suo nome germanico, il mutato rapporto di forze nella penisola, proprio nel momento in cui linflusso carolingio era divenuto onnipresente penetrando nelle citt vescovili del litorale anche attraverso forme artistiche veicolate dalle stesse maestranze titolari di tali competenze. Inizia cos la fase matura dellarte preromanica (carolingia) in Istria.

46 47 48 49 50 51

52 53

MATEJI 2001b. Cfr. ancora JURKOVI 2001, p. 10 ss. Cfr. JURKOVI 1996, pp. 15-17. JURKOVI 2001b. MATEJI 2001c. JURKOVI 1996, p. 10. Il fenomeno stato analizzato al XIV convegno intitolato Chiese rurali e la creazione del paesaggio medievale organizzato dal Centro Internazionale di Ricerca per la Tarda Antichit e Medioevo, Motovun, 7-10 giugno 2007. MARUI 1977-1978. Cfr. ancora JURKOVI 1996, p. 14. MARAKOVI-JURKOVI 2007, p. 360. 299

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