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Presentazione
Ciao a tutti, bassisti e non. Sto riscrivendo in formato elettronico i miei appunti di musica, tratti dalle lezioni del Maestro Andrea (leader incontrastato dell' associazione NoiBassisti). Perch allora non metterle su web? Magari possono essere utili a qualcuno di voi. Sottolineo la parola appunti, tutto ci non vuole essere una serie di lezioni (non mi permetto neanche di pensare di potervi insegnare qualcosa!) ma una serie di suggerimenti e schemi che io ho trovato molto utili. Per ora sono on-line le prime schede, pian piano mi porter a pari con le lezioni che sto seguendo io e quindi col mio incasinatissimo quaderno. Un grazie particolare ad Andrea che mi sopporta tutti i gioved sera ed a quelli che avranno il coraggio di leggere le pagine che seguono. Buona lettura. Alberto

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file:///C|/Documents%20and%20Settings/Davide/Documenti/Gui...nuali]%20-%20Lezioni%20Di%20Basso/basso_presentazione.html31/12/2006 12.13.43

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Introduzione
A prima vista il basso non altro che una chitarra oblunga con (a volte) un p corde in meno... in realt questo strumento nasce proprio dalla chitarra grazie al genio di Leo Fender, nel lontano 1951, anno in cui nasce il Precision, nome dato dai tasti in rilievo, grande novit rispetto ai contrabbassi acustici utilizzati fino a quel momento. Ne consegue che l'anno scorso abbiamo festeggiato il primo Giubileo del basso. Dopo questa immagine di presentazione delle principali componenti del nostro strumento

vorrei darvi qualche consiglio su come impostare le mani sulla tastiera e sulle corde. La mano sinistra (ovvero quella che schiaccia le corde all'altezza dei tasti, che per un mancino corrisponde alla destra) dovrebbe essere con le dita indice-medio-anulare-mignolo disposte ognuna su uno di quattro tasti consecutivi, con il pollice tra il secondo ed il terzo di questi ben saldo sul retro del manico (questa la posizione: si dice posizione al X tasto dove X il tasto dove si poggia l'indice). Ognuna delle quattro dita dovrebbe sostare ben in posizione sopra al tasto di sua competenza pronto a premere la corda giusta quando arriva il suo turno: bisognerebbe evitare, nel limite del possibile e a meno che il brano non lo richieda esplicitamente, di schiacciare con due dita contemporaneamente. Le dita che non stanno premendo bene che non si distacchino pi di tanto dalle corde stesse, pronte ad intervenire in caso di bisogno. Per la mano destra, invece, esistono diverse scuole di pensiero, le due pi diffuse prevedono l'uso quasi eslusivo di due dita, indice e medio, oppure di tre dita, indice, anulare e medio. La tecnica che seguo io quest'ultima: la sequenza indice anulare medio pu sembrare scomoda (ed in effetti in un primo tempo lo ) soprattutto sui tempi a 4/4, dove ci si trova a dover riutilizzare un dito due volte nella stessa quartina, e il dito non sempre lo stesso ma cambia ogni volta, ma alla fine credo che conferisca una maggiore velocit ed una maggior precisione. Torno a ripetere che questo un parere del tutto personale che deriva dalla mia misera esperienza. In pi importante anche la posizione della mano destra: se avete la fortuna di avere un pick-up nella posizione del Precision, ad esempio, appoggiateci sopra il pollice e fate cadere le altre dita sulle corde. Vediamo due semplici esercizi per prendere bene la posizione ed utilizzare al meglio la mano destra (ulteriori esercizi nella sezione ragnetti): Esercizio per la posizione: senza utilizzare la mano destra pigiamo le corde con le quattro dita ognuna sul proprio tasto; finiti i quattro tasti della corda Mi scendiamo sul La e cos via. Quando siamo in fondo ripetiamo l'esercizio al contrario, ad libitum.

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Esercizio per la mano destra: concentriamoci su una corda e ritmicamente (meglio con l'ausilio di un metronomo) pizzichiamola in sequenza con indice, anulare e medio. Quando abbiamo raggiunto una discreta dimistichezza proviamo ad accentuare un pizzico ogni quattro: sar la prima volta sull'indice, poi sull'anulare, poi sul medio etc.

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Gli accordi
L'applicazione immediata degli intervalli armonici la costruzione degli accordi. L'accordo nella sua forma pi semplice un solo intervallo armonico (2 note). La prima applicazione reale dello studio degli accordi sono le triadi, ovvero un accordo formato da due intervalli armonici, e quindi da tre note. La triade un accordo formato da un primo grado (che sempre giusto), da un qualsivoglia terzo grado e da un qualsivoglia quinto grado. In base al tipo di terza e di quinta presenti si formano tre grossi rami di triadi: Triade maggiore: Prima giusta, terza maggiore, quinta giusta. Triade minore: Prima giusta, terza minore, quinta giusta. Triade maggiore: Prima giusta, terza minore, quinta diminuita. Concentriamoci ora sugli accordi di settima, ottenuti tramite la somma di una settima alla nostra triade. A seconda dei diversi "ingredienti" che scegliamo abbiamo diverse possibilit di combinazione, le pi comuni sono le seguenti: Triade maggiore + settima maggiore = Accordo di settima maggiore Triade maggiore + settima minore = Accordo di dominante Triade minore + settima minore = Accordo di settima minore Triade minore + settima maggiore = Accordo di minore settima maggiore Triade diminuita + settima minore = Accordo di settima minore bemolle quinta ( o Semidiminuito) Facciamo ora alcune considerazioni sulla nomenclatura degli accordi: La triade viene chiamata con la lettera all'americana secondo il noto schema di seguito riportato.

Do = C Re = D Mi = E Fa = F Sol = G La = A Si = B
In aggiunta alla lettera altri segni ne palesano le qualit secondo lo schema che segue (prendiamo ad esempio gli accordi di La, cio la lettera A):

A = triade maggiore A m = triade minore A mb5 = triade diminuita A MAY7 = accordo di settima maggiore

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A 7 = accordo di dominante A m/MAY7 = accordo di minore settima maggiore A m7 = accordo di minore settima A m7/b5 = accordo semidiminuito
Concludendo possiamo concentrarci su questo schema che riasssume quanto detto finora:

Ma tutto questo come si trauduce sulla nostra tastiera? Eccovi qua sotto la diteggiatura di tutti i tipi di accordo: lo schema prevede un basso a quattro corde, ma chiaramente il tutto vale per i cinque ed i sei, perch il basso, a differenza della chitarra, mantiene la posizione (ogni corda al quinto tasto corrisponde alla successiva libera). Noterete che in tutti gli accordi di settima stato scelto di omettere la quinta, poco significativa in un accordo di questo tipo (suonare tutte e quattro le note sarebbe quasi impossibile, e bisogna fare delle scelte!!). L'unico caso in cui la quinta presente nell'accordo semidiminuito, perch essendo una quinta diminuita molto caratterizzante sull'accordo, l'uinico caso in cui la quinta non giusta.

Triade maggiore

Triade minore

Triade diminuita

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Accordo di settima maggiore

Accordo di dominante

Accordo di minore settima maggiore

Accordo di settima minore

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Accordo semidiminuito

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Le alterazioni
Esiste un modo pi umano dell'impararsele a memoria per stabilire al volo il numero di alterazioni (cio di # o di b) presenti in una certa tonalit? Ad esempio, sappiamo che se la tonalit del nostro brano Do non avremo alterazioni sul nostro pentagramma; ma se la tonalit fosse diversa? Che so, se fosse in La? Oppure come posso sapere in che tonalit un brano solo guardando le alterazioni sul pentagramma? Esiste un metodo molto comodo per cui i pi classicisti storceranno il naso, ma che un capolavoro di ingegno. Provate a dare un occhio a questo schema qui sotto:

esaminiamolo un attimo: la sequenza delle note molto importante, Fa Do Sol Re La Mi Si, il Do il punto centrale con nessuna alterazione. Andando a sinistra troviamo il Fa, che l'unico che abbia alterazioni (una) in b. Proseguendo dal Do sulla destra troviamo le alterazioni in # in crescendo, il Sol ne ha una, il Re due, il La tre e via fino al Si che ne ha cinque. Ma questo miracoloso schemino non solo ci quantifica le alterazioni, ha anche l'incredibile potere di dirci quali sono: fate caso, partendo dal Fa che ha una sola alterazione in b: contiamo i b a partire dalla destra, quindi la nostra alterazione sar sul Si, per la precisione sar un Si b. Il Do non ha alterazioni, mentre il Sol ne ha una; se per i bemolle partivamo da destra, per i diesis partiamo da sinistra, e quindi cosa salta fuori? Che l'alterazione della scala di Sol sar sul Fa, quindi Fa #. Ed il Re? Due alterazioni partendo da sinistra,quindi il Fa ed il Do, che diventano Fa # ed il Do #. Andando oltre troviamo il La, con tre alterazioni che saranno.... il Fa, il Do ed il Sol. E per concludere il Mi ha 4 alterazioni (Fa, Do, Sol e Re) ed il Si ne ha cinque (Fa, Do, Sol, Re e La). Riguardiamo ora lo schema gi visto per le scale modificato all'uopo con le note e non pi con gli accordi e verifichiamo quanto detto finora:

E per le alterazioni delle tonalit alterate? Nessun problema, il nostro schema a prova di bomba e ci aiuta anche su queste. Sempre seguendo lo schema Fa Do Sol Re La Mi Si consideriamo Fa # e Do # per le alterazioni diesis e Sol b, Re b, La b, Mi b e Si b per le alterazioni bemolle. Riportando le parole del Maestro sappiamo che "per riuscire ad individuare le tonalit che hanno tonica (1 grado) alterata (es. Fa #) cerco nello schema la relativa non alterata (in questo caso Fa) e da qui determino che il Fa # avr alterazione diesis ed otteniamo il numero di alterazioni andando a complemento 7". In parole povere Se il Fa ha una alterazione bemolle il Fa # avr sei alterazioni diesis (7-1=6). Se il Do ha 0 alterazioni bemolle allora Do # avr 7 alterazioni diesis (7-0=7). Cos se il Sol ha 1 alterazione diesis il Sol b avr 6 alterazioni bemolle (7-1=6), se il Re ha 2 alterazioni diesis il Re b avr 5 alterazioni bemolle (7-2=5), se il La ha 3 alterazioni diesis il La b avr 4 alterazioni bemolle (7-3=4), se il Mi ha 4 alterazioni diesis il Mi b avr tre alterazioni
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bemolle (7-4=3) ed infine se il Si ha 5 alterazioni diesis il Si b avr due alterazioni bemolle (75=2). Ed ovviamente il nostro favoloso schema ci permette di sapere quali siano queste alterazioni: per i bemolle partiamo a contare da destra, per i diesis da sinistra; ne segue questo schemino che come quello sopra riportato e modificato dal capitolo scale.

E tutta questa pappardella per una striminzita tabellina....

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Il blues
In questo capitolo non intendo raccontarvi dell storia o degli artisti che hanno reso grande questo genere musicale, intendo solo dare alcune "istruzioni per l'uso", che ci danno anche la possibilit di applicare sullo strumento quanto detto finora. Una successione blues in genere formata da 12 battute di 4 quarti l'una suonate il pi delle volte in shuffle. Lo shuffle un gruppo di 3 note (una terzina), in genere tre ottavi che hanno per il valore metrico di soli due ottavi. Immaginate di ripetere la parola "matta" pi volte: l'effetto sonoro quello dello shuffle. Sul pentagramma lo shuffle viene segnato cos:

La struttura della successione blues la seguente, con le possibili varianti che vedremo in seguito. I numeri romani si riferiscono agli intervalli, il segno "%" significa la ripetizione del numero precedente (secondo la notazione di Nashville). I7 / % / % / % / iv7 / % / I7 / % / v7 / iv7 / I7 / % / Caratteristica del blues l'andamento mesolidio (esemplificazione dell'accordo di dominante sul mesolidio), cio l'improvvisazione viene fatta comunque sulla mesolidia, a prescindere dall'accordo di I, di iv o di v, tutti sempre dominanti (triade maggiore e settimaminore). La struttura blues che abbiamo visto sopra, detta anche struttura blues canonica, pu avere, come dicevamo, delle variazioni. Esiste la struttura blues ad un risvolto, che si differenzia dalla canonica per un passaggio in v7 alla dodicesima battuta, ed esiste anche la struttura blues a due risvolti che oltre al passaggio in v7 alla dodicesima battuta ne prevede uno in iv7 alla seconda. Riassumendo: Struttura blues canonica: I7 / % / % / % / iv7 / % / I7 / % / v7 / iv7 / I7 / % / Esempio: Hootchie cootchie man di Muddy Waters Struttura blues con un risvolto: I7 / % / % / % / iv7 / % / I7 / % / v7 / iv7 / I7 / v7 / Esempio: Texas flood di Steve Ray Vaughan Struttura blues con due risvolti: I7 / iv7 / I7 / % / iv7 / % / I7 / % / v7 / iv7 / I7 / v7 / Esempio: Tore down di Eric Clapton Per fare un p d'ordine tra le dodici battute della successione blues si pensato di dare un nome alle varie zone: le prime quattro battute di un giro blues si chiamano zona di prima; se nella zona di prima la seconda battuta ha un accordo di quarta la prima e la seconda battuta prendono il nome di turn around di quarta. La quinta e la sesta battuta si chiamano zona di quarta, la settima e l'ottava si chiamano prima ridotta, la nona e la decima turn around di blues. Nel caso in cui l' undicesima e dodicesima battuta abbiano entrambe accordi di prima si parla ancora di zona di prima ridotta, mentre se la dodicesima presenta un accordo di quinta avremo un turn around di quinta. Oltre a tutto ci nel blues esiste la sostituzione del tritono che consiste nel sostituire il secondo accordo della prima zona di prima ridotta con un accordo di dominante sul sesto grado del centro tonale (in pratica sostituisco il tritono minore col tritono maggiore).
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L'ultima eccezione che prenderemo in esame riguarda in una delle ultime quattro battute (del quarto grado dominante) con un secondo grado minoreche rende la zona di quarta o di turn around di blues strettamente tese verso il riprendere del giro in zona di prima. Per cercare di fare chiarezza in questi ultimi concetti segnalo un esempio pratico di successione con sostituzione del tritono ed inserimento del secondo minore. Struttura blues canonica: I7 / iv7 / I7 / % / iv7 / % / I7 / vi7 / v7 / iim7 / I7 / iim7-v7 / Inoltre credo sia utile uno schema per visualizzare meglio il tutto, guardatelo pigiando qui. Nella strutturazione di una linea di basso originale in alternativa alle tecniche di tensione e risoluzione fino ad ora utilizzate rimane sempre facile e spesso comodo sfruttare tecniche di accompagnamento corale, ovvero utilizzare esclusivamente i gradi degli accordi su cui ci si appoggia per creare la linea (I, iii, v e vii). Sempre in argomento blues esistono delle scale esatonali blues, che nascono dalle pentatoniche con l'aggiunta delle blue notes, gradi out generalmente utilizzati nel fraseggio blues. Ne esiste ovviamente una minore ed una maggiore:

Scala esatonale blues maggiore

Scala esatonale blues minore

Vorrei concludere il discordo blues con un paio di giri tipici, da suonarsi a piacere e da modificare a seconda delle esigenze: viene riportata la diteggiatura per ogni grado, da ripetere e miscelare all'occorrenza e da suonare preferibilmete in shuffle. Buon divertimento!!

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La teoria degli intervalli
Definizione di Intervallo: Distanza in toni o semitoni che divide 2 note; tali note si chiamano Gradi. L'intervallo pu essere definito quantitativamente indicando quanti toni o semitoni dividono le due note, oppure qualitativamente, attribuendo un nome (una qualit) che ne determina non sempre univocamente la quantit. Osserviamo ora lo schema che segue per chiarirci un p le idee; consideriamo la scala maggiore pura, vale a dire la scala di Do.

Traiamo alcune considerazioni: Esistono intervalli maggiori e minori per i gradi 2,3,6 e 7. Esistono intervalli giusti per i gradi 1,4,5 e 8. Tutti gli intervalli possono essere aumentati (agm) o diminuiti (dim). Da Da Da Da minore ad aumentato (ad esempio da b2 a 2 a #2) abbiamo 1 tono maggiore ad aumentato (ad esempio da 2 a #2) abbiamo 1/2 tono minore a diminuito (ad esempio da b2 a bb2) abbiamo 1/2 tono maggiore a diminuito (ad esempio da 2 a b2 a bb2) abbiamo 1 tono

Inoltre gli intervalli possono essere distinti tra Armonici e Melodici: Sono detti armonici se le note dell'intervallo sono suonate insieme. Sono detti melodici se le note dell'intervallo vengono suonate in successione. Gli intervalli armonici e quelli melodici costituiscono il tappeto armonico-melodico del brano. Per concludere penso di farvi cosa gradita inserendo uno schema di tutti gli intervalli possibili delle 12 tonalit. Premete qui per visualizzarlo.

file:///C|/Documents%20and%20Settings/Davide/Documenti/...nuali]%20-%20Lezioni%20Di%20Basso/basso_intervalli.html (1 of 2)31/12/2006 12.13.51

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Le scale pentatoniche
Le scale pentatoniche sono le amiche di ogni chitarrista e bassista, perch sono facili, efficaci e soprattutto....tutte uguali! Ci sono chitarristi anche famosi che hanno passato la vita su una sola scala, e questo stato possibile grazie all'incredibile versatilit di questi prodigi della musica. Vediamo di analizzarle con calma; gi il nome ci indica quante note compongano questo tipo di scala, cinque: possiamo inoltre distinguerle in due unici gruppi, le pentatoniche maggiori e le pentatoniche minori. Vediamo quali gradi le compongono: Pentatonica maggiore: 1 - Primo grado giusto 2 - Secondo grado maggiore 3 - Terzo grado maggiore 4 - Quinto grado giusto 5 - Sesto grado maggiore Possiamo notare come manchino il quarto e settimo grado. Pentatonica minore: 1 - Primo grado giusto 2 - Terzo grado minore 3 - Quarto grado giusto 4 - Quinto grado giusto 5 - Settimo grado minore Possiamo notare come manchino il secondo e sesto grado. Possiamo facilmente associare le pentatoniche ai modi, e noteremo che gli intervalli corrispondono a pennello in ogni caso specifico: Ionia - Pentatonica maggiore Dorica - Pentatonica minore Frigia - Pentatonica minore Lidia - Pentatonica maggiore Mesolidia - Pentatonica maggiore Eolia - Pentatonica minore Locria - .....e qui un bagno di sangue! Era troppo bello per essere vero: se ricordate la locria l'unica scala con la quinta diminuita, e quindi nessuna pentatonica in grado di sostituirla; ne consegue che in caso di accordo m5/b7 ci si potr affidare solo ed esclusivamente alla modale corrispondente, appunto la locria. Vediamo ora la diteggiatura delle due scale, fatene buon uso. Pentatonica maggiore

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Pentatonica minore

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I ragnetti
Con il termine ragnetto si intende null'altro che un esercizio per la mano sinistra per assumere dimistichezza con la tastiera. Il ragnetto noioso, ripetitivo ed estremamente faticoso, soprattutto i primi tempi, ma consente lo sviluppo delle capacit puramente tecniche del bassista (ma anche del chitarrista) nonch della muscolatura della mano. E' pura Bass Fitness... Non aggiungo nulla, sotto trovate gli schemi di alcuni di questi esercizi, voglio solo sottolineare come un continuo esercizio ci consenta un continuo miglioramento: tutti questi esercizi ciclici possono essere effettuati prima solo con la mano sinistra premendo le corde, poi si pu aggiungere il pizzico della mano destra con la tecnica delle tre dita. Ma mi raccomando la posizione!! Ragnetto 1

Ragnetto 2

Ragnetto 3

Ragnetto 4

Ragnetto 5

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Ora sbizzarritevi con la fantasia e createne di vostri, sempre pi complicati per imparare sempre cose nuove. Buon lavoro!

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Le scale modali
Prima di cominciare a parlare di scale vediamo un paio di definizioni: Tonalit: insieme di note. Scala: insieme ordinato di note. L'insieme "Tonalit" contiene almeno 7 insiemi ordinati che sono le scale modali. Tonalit maggiore: tonalit che caratterizza come presenza di note quelle della scala maggiore, il cui ordine dettato dal successivo variare dell'altezza delle note della tonalit stessa. In una tonalit maggiore avremo una scala maggiore, in una tonalit minore, ovviamente, una scala minore. La scala naturale maggiore la scala di Do, la naturale minore quella di La. Per naturale si intende una scala composta esclusivamente da note senza alterazione (# o b). La scala maggiore naturale compsta dalle note do, re,mi, fa,sol, la e si, per poi riprendere ciclicamente dal do. Lo schema intervallare di questa scala il seguente, T T S T T T S, dove per T intendiamo un tono e per S un semitono (ovviamente la somma di due semitoni genera un tono). Lo stesso schema si pu esprimere numericamente, ed in questo modo diventa 1 1 1/2 1 1 1 1/2. In questo caso avremo quindi questa successione di intervalli: 1 2 3 4 5 6 7 8 giusta maggiore maggiore giusta giusta maggiore maggiore giusta

Viste queste premesse possiamo cominciare a modalizzare: resteremo quindi nell'insieme tonalit maggiore esponenziato in una forma pi ampia di due ottave all'interno del quale si costituiscono 7 sottoinsiemi ordinati (scale) che partono da una delle 7 note dell'ottava pi bassa della nostra tonalit. A questo punto notare come il legame tra questi 7 sottoinsiemi abbia il fulcro centrale nel primo di essi, il quale ha tutte le sette note di partenza dei sottoinsiemi gi ordinate. Per farla breve guardiamo lo schema qui sotto, vale pi un bel disegnino di mille parole: quella che vedete la modalizzazione in tonalit Do, la pi semplice di tutte. Affianco al nome della modale troverete l'accordo di riferimento: La ionia prevede un Do May7, la dorica un Re m7, la frigia un Mi m7 e cos via.

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Come potete vedere dallo schema esistono modali maggiori e modali minori: nella fattispecie le maggiori (che cio hanno la terza maggiore) sono la ionia, la lidia e la mesolidia; le minori sono la dorica, la frigia, l'eolia e la locria. Bene, giunto il momento della pratica: vediamo la diteggiatura delle modali, che nell'esempio sotto si riferiscono alla tonalit di Do; tutte (dorica esclusa) permettono di mantenere la posizione: la dorica prevede di perdere la posizione al momento di suonare la quinta, dove invece di utilizzare l'anulare useremo il mignolo ("mignolo pivot") che ci permetter di suonare la sesta con il dito corretto, l'indice. Fate caso ad un piccolo trucco: le scale maggiori prevedono tutte l'uso del medio sulla tonica, le minori dell'indice.

Ionia

Dorica

Frigia

Lidia

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Mesolidia

Eolia

Locria

Bello, ma ora che me ne faccio di tutto questo? Un piccolo esempio chiarificatore: se il tappeto del brano prevedesse una successione di accordi tipo A 7, E m7 e D May7 individueremo subito la tonalit di Re e sapremo che dovremo suonare una scala mesolidia sul A 7, una dorica su E m7 ed una ionia su D May7; facile no? Non molto? Allora gardatevi quest'ultimo schema, vi chiarir questo concetto: contiene tutte le tonalit ed i relativi accordi. Ancora una volta buon lavoro!

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Successioni
Ci che comunemente in sala prova viene chiamato giro ha un nome tecnico che successione; a voler dare una definizione di successione potremmo dire che una sequenza di accordi pi o meno lunga che si ripete pi volte all'interno del brano, eventualmente intervallata da altre successioni. Una successione pu essere in ambito diatonico, cio all'interno della stessa tonalit, o non diatonico, cio non all'interno della stessa tonalit. Quando la successione non procede in maniera diatonica bisogna individuare di essa il maggior numero di accordi appartenenti alla stessa tonalit e considerare gli altri come sostituzioni. Tali sostituzioni verranno regolate seguendo in maniera pi o meno rigorosa la teoria armonica. Esempio di successione: C may7 Dm7 Em7 - tonalit C Nel momento in cui ho la mia bella successione potrebbe venirmi voglia di improvvisare qualcosa utilizzando la modalizzazione delle scale vista nelle pagine precedenti. Ad ogni accordo corrisponde una modale diversa all'interno della stessa tonalit e nel passaggio tra un accordo ed un altro potrebbero venirci utili delle note tese e risolte. Arriviamo quindi al concetto di tensione: nel creare una frase melodica (improvvisazione) fondamentale utilizzare il concetto di tensione. Questa si ottiene arrivando a note risolte, ovvero facenti parte dell'accordo che stiamo suonando, tramite note tese, che non necessariamente fanno parte dell'accordo in uscita. Spegandoci meglio, le note tese sono note che sicuramente faranno parte dell'accordo che stiamo per suonare, ma vengono suonate nello spazio di battuta dell'accordo precedente, in modo da preparare l'arrivo del nuovo accordo. Queste note tese si dividono in tese in, cio comunque in tonalit, e tese out, cio fuori tonalit.

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