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Universit di Pisa Corso di laurea in Informatica umanistica

Mirko Tavoni Corso di Linguistica italiana 2003-2004 Modulo A: Grammatica italiana

Materiali didattici

Questi materiali didattici sono coperti da copyright. Vengono messi liberamente a disposizione esclusivamente degli studenti iscritti al corso di Linguistica italiana 2003-2004 del prof. Mirko Tavoni. vietata la riproduzione in qualunque forma e ogni altro uso che non sia lo studio nellambito del corso suddetto.

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Le parole invariabili

1.

Gli avverbi

Gli avverbi sono parole invariabili che integrano, modificano, specificano il significato di un altro elemento della frase (il verbo, un aggettivo, un altro avverbio) o della frase nel suo complesso. Quanto alla forma gli avverbi possono essere: semplici: subito, poi, come, fuori, tanto; derivati: immediata-mente, gentil-mente; composti: da(p)-per-tutto, a(b)-bastanza; locuzioni avverbiali, costituite da pi parole: a stento, senza dubbio, di fretta.

Quanto al significato gli avverbi possono essere: di modo: bene, peggio, serenamente, profondamente; di luogo (qui, fuori, sotto, vicino) e di tempo (adesso, ieri, poi); di quantit: molto, meno, tanto, troppo; interrogativi: quando, dove, perch, come mai; focalizzanti: proprio, appunto, anche, soltanto di affermazione (s, certo), negazione (no, non), probabilit (forse, probabilmente), valutazione (fortunatamente, purtroppo).

Quanto alla funzione sintattica gli avverbi possono modificare: un aggettivo (poco buono) o un altro avverbio (troppo lentamente); il verbo (Mi sento bene; Mangia avidamente; Lo pensa proprio); lintera frase (Poi arrivarono tutti gli altri; Evidentemente, non cos).

a.

Tipi di avverbio secondo la forma

Avverbi semplici

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Sono gli avverbi formati da una sola unit: bene, male, qui, l, presto, tardi, prima, poi, dopo, poco, molto, assai, pi, meno, dove, come, quando, ecc. Sono un nucleo di parole fondamentali, di uso molto frequente, nella lingua. Avverbi composti
composizione U. 23

Sono gli avverbi formati da pi elementi, ancora riconoscibili: abbastanza (a bastanza), accanto (a canto), adagio (ad agio), almeno (al meno), altrove (altro+ove), anzitutto (anti avanti + tutto), appena (a pena), appunto (a punto). Sono molto numerosi, e tutti di uso comune. Locuzioni avverbiali Sono espressioni fisse costituite da pi parole, che equivalgono a un avverbio: alla meglio, allimprovviso, a poco a poco, di tanto in tanto, per caso, senza dubbio, senza fallo, senza indugio ecc. ecc. Avverbi derivati Sono gli avverbi derivati da aggettivi (nella forma del femminile singolare) con laggiunta del suffisso -mente. aggettivo immediato vero dolce semplice avverbio derivato immediata-mente vera-mente dolce-mente semplice-mente

derivazione U.23

Gli aggettivi in le e re formano lavverbio a partire dalla forma apocopata (cio con caduta della vocale finale), e analogamente gli aggettivi benevolo, malevolo e leggero. Quindi banale > banal-mente, anteriore > anterior-mente, leggero > legger-mente. Parimenti e altrimenti terminano, irregolarmente, in i invece che in e. Esiste anche un gruppetto di avverbi derivati specializzato a significare posizioni o movimenti del corpo - formati aggiungendo il suffisso oni alla radice di un nome (ginocchioni, bocconi, gattoni) o di un verbo (ruzzoloni, saltelloni), a volte in locuzioni con a, come a tentoni, a tastoni.

Aggettivi con funzione di avverbi

Spesso si usano aggettivi in funzione di avverbi: 1. 2. 3. 4. Patrizia ha corso pi veloce [= pi velocemente di tutti. Non capace di parlar chiaro [= chiaramente. Mangia piano [= lentamente: non ti corre dietro nessuno. Parla pi forte [= a voce pi alta: non riesco a sentirti.

b.

Tipi di avverbi secondo il significato

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Avverbi di modo

Sono avverbi di modo parole comunissime come bene, male, meglio, peggio, cos, come, volentieri, ecc. Sono avverbi di modo la maggior parte degli avverbi in mente, cio tutti quelli che equivalgono a in modo.: p.es. serenamente = in modo sereno, bruscamente = in modo brusco, e cos via. Sono avverbi di modo quelli in oni: ginocchioni, ruzzoloni ecc. Rientrano fra gli avverbi di modo anche gli aggettivi usati in funzione avverbiale (ess. 1-4). Avverbi di luogo e di tempo

Mentre gli avverbi di modo hanno uno stretto rapporto con gli aggettivi qualificativi, gli avverbi di luogo e quelli di tempo hanno uno stretto rapporto coi dimostrativi. Gli avverbi di luogo qui-qua e l-l sono strettamente imparentati con questo e quello. Gli uni e gli altri sono di natura deittica, indicano un oggetto o un punto nello spazio rispettivamente vicino o lontano da chi parla (mentre gli avverbi cost e cost sono il corrispondente del dimostrativo codesto). Gli altri avverbi di luogo dentro / fuori, davanti / dietro, sopra / sotto, vicino / lontano, ecc. - definiscono le relazioni spaziali fondamentali: 5. 6. 7. 8. 9. 10.
Attenzione! Non bisogna confondere gli avverbi di luogo ci, vi e ne (Andiamoci! Vi andremo presto Me ne vado = Vado via di qui o di l) coi pronomi personali ci e vi (Sentiamoci! Vi cercheremo presto) e col partitivo ne (Ne vuoi ancora? = Vuoi ancora di questo?).

aggettivi dimostrativi U. 17.3.b.ii pronomi dimostrativi U. 17.4.b.ii

Ci hai guardato dentro? Ha incontrato Marta qui fuori. Mettilo l sopra. Qui c sotto qualcosa! Vieni pi vicino. Ha deciso di trasferirsi il pi lontano possibile.

Gli avverbi di tempo (comprese diverse locuzioni avverbiali) indicano anzitutto, in modo deittico, le pi comuni posizioni nel tempo rispetto al momento presente: ora e adesso, per indicare appunto il momento presente; poi ieri-oggi-domani (laltro ieri e dopodomani), stamattina-stasera, laltro giorno, lanno scorso, ecc.
Sempre e mai, con le gradazioni intermedie qualche volta, talvolta o talora, spesso o sovente (talora e sovente sono di registro letterario), indicano maggiore o minore frequenza nel tempo, come raramente e frequentemente (altri avverbi in mente da non considerare avverbi di modo). Prima e dopo-poi (e anteriormente / precedentemente -

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posteriormente) indicano la posizione relativa, sullasse del tempo, di un fatto rispetto a un altro. Presto e tardi indicano un momento posto rispettivamente verso linizio e verso la fine di un certo arco di tempo. Gi e ormai si riferiscono ad avvenimenti compiuti, ancora a unazione o uno stato di cose che si protrae, non ancora a un avvenimento che non si dato o a unazione che non stata portata a termine, non pi a uno stato di cose che ha cessato di essere.

Parecchi avverbi di luogo (dentro / fuori, davanti / dietro, sopra / sotto, vicino / lontano) e di tempo (prima / dopo) funzionano anche come preposizioni Avverbi interrogativi

preposizioni U. 19.2.1

Quando, dove, quanto, come, e perch sono avverbi interrogativi quando introducono interrogative dirette (es. 18-19) o indirette (ess. 20-21), esattamente come gli aggettivi e pronomi interrogativi. 11. 12. 13. 14. Quando sei arrivato? Dove si sono cacciati? Dimmi perch non mi hai avvertito. Non so come tu abbia potuto dirgli una cosa simile.

aggettivi e pronomi interrogativi U. 17.3.b.v, 17.4.b.v

Le stesse parole si considerano invece congiunzioni quando introducono frasi subordinate temporali (Giocherete quando avrete finito di studiare), causali (Sono venuto perch me lhai chiesto tu), finali (Lavora perch voi stiate meglio), e simili. Confronta linglese Lo stretto collegamento che esiste fra aggettivi e pronomi interrogativi, da una parte, e avverbi interrogativi, dallaltra, si percepisce ancor meglio in inglese, perch queste parole derivano tutte dalla stessa radice e cominciano tutte per wh-: who chi, which quale, what che cosa, where dove, when 'quando, why perch. Who? what? where? when? why? uno slogan del giornalismo anglosassone, che sintetizza quali informazioni devono esserci in un buon articolo di cronaca: chi ha fatto che cosa, dove quando e perch. In linguistica, le wh- questions sono quelle domande che ammettono molte risposte discorsive, contrapposte alle yes / no questions, che ammettono solo le risposte s o no.

U.19.3, U.22.3.c

Avverbi di quantit
indefiniti U. 17.3.b.iii, U. 17.4.b.iii

Gli avverbi di quantit molto, poco, pi, meno, appena, piuttosto, abbastanza, troppo, tanto, quanto hanno uno stretto rapporto con gli indefiniti. In molti casi sono le stesse parole che, in forma variabile, funzionano come aggettivi o pronomi indefiniti (ess. 22, 24, 26), in forma invariabile funzionano come avverbi (ess. 23, 25, 27): 15. Non hai molto tempo per prepararti (o molta voglia di prepararti). 16. Mi dispiace molto non averlo salutato.

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17. 18. 19. 20.

Quel film ha avuto poco successo (o poche recensioni). Si diverte troppo poco. Sono oberato dal troppo lavoro (o dai troppi impegni). Sei troppo piccolo per andare in vacanza da solo.

Avverbi focalizzanti

Sono avverbi che mettono a fuoco un certo elemento della frase, gli danno rilievo: proprio, appunto, precisamente, anche e neanche, solo e soltanto, unicamente, esclusivamente, puramente: 21. Sono proprio diamanti. 22. Non aveva neanche la forza di parlare. 23. Due rette si dicono incidenti se hanno in comune soltanto un punto. 24. Ho risposto esclusivamente per senso del dovere. Avverbi di affermazione, negazione, probabilit, valutazione

Appartengono a questo gruppo avverbi affermativi come s, certo, esattamente, avverbi negativi come no, non, n, neanche-neppurenemmeno, avverbi di probabilit come forse, probabilmente, eventualmente, presumibilmente, avverbi valutativi come fortunatamente, purtroppo. 25. Certo, se non lo faceva era meglio. 26. Probabilmente nessuno se lo aspettava.
Occupano un posto a parte lavverbio affermativo e quello negativo per eccellenza: s e no, che equivalgono a unintera frase: Ci sei stato? S (S = Ci sono stato). Te lo ricordi? No (No = Non me lo ricordo). Poich tengono il posto di una frase, s e no si chiamano profrasi. La stessa funzione di profrasi possono ricoprire altri avverbi, in quanto rappresentano forme rafforzate di s e no: certo, sicuro, assolutamente, per niente, ecc.

Attenzione! Usare affatto e assolutamente nel senso di assolutamente no (Ti piace dormire in tenda quando piove? *Assolutamente) improprio, perch questi due avverbi sono solo rafforzativi, non includono in s la negazione.

c.

Le funzioni sintattiche degli avverbi

Avverbi che si applicano a un aggettivo o a un altro avverbio

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27. 28. 29. 30.

Era assolutamente sicuro di vincere. Non essere cos impulsivo. troppo tardi per ritrovarlo. Devi venire proprio qui a farlo!

Avverbi che si applicano al predicato 31. 32. 33. 34. Credi davvero di risultare simpatico facendo cos? Non ci penso nemmeno. Mi sono completamente dimenticato dellappuntamento. Ti senti meglio ora?

predicato U. 21.1 complementi e argomenti U. 21.3

Avverbi che si applicano allintera frase 35. 36. 37. 38. 39. L fuori fa un freddo cane. Prima, cera stato uno strano silenzio. Non certamente vero quello che dici. Veramente non credevo che fosse stato invitato anche lui! Personalmente considero quel libro il suo capolavoro.

d.

Il grado degli avverbi


gradi degli aggettivi U. 17.3.a

Diversi avverbi al pari degli aggettivi qualificativi - possono avere il grado comparativo (di maggioranza, minoranza, uguaglianza) e superlativo (relativo e assoluto). pi o meno facilmente il pi chiaramente possibile stupid-issima-mente.
Il superlativo assoluto si forma aggiungendo mente al superlativo in -issimo dellaggettivo, nella forma femminile. Anche gli aggettivi qualificativi in funzione di avverbi hanno i gradi: gli avverbi degli ess. 1 e 4, infatti, sono al grado comparativo di maggioranza.

Alcuni avverbi, come gli aggettivi corrispondenti, hanno forme di comparativo e di superlativo - dette organiche - che derivano direttamente dal latino e si formano da una radice propria: grado positivo bene male comparativo meglio peggio superlativo assoluto benissimo (e ottimamente) malissimo (e pessimamente)

comparativi organici degli aggettivi U. 17.3.a

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molto poco grandemente

moltissimo pi meno pochissimo (e minimamente) maggiormente massimamente alterati


U. 23

Alcuni di questi stessi avverbi e alcuni altri hanno forme alterate: benino, benone, maluccio, malaccio, pochino, pianino, ecc.

2.

Le preposizioni

Le preposizioni sono parole invariabili che servono a mettere in relazione due elementi, A e B, della frase. Sono rette da un elemento A e reggono un elemento B che precedono (per questo si chiamano pre-posizioni). Per esempio, in tutte queste espressioni la preposizione mette in relazione lelemento A, che precede la preposizione e la regge, e lelemento B, che segue la preposizione e che retto da essa: elemento A 40. 41. 42. 43. 44. 45. 46. 47. 48. una fetta la scatola entrato lavora torno cammina capace idoneo niente preposizione di da in per a senza di allo di elem. B carne scarpe casa la famiglia dormire fermarti lavorare sport interessante

Lelemento A che regge la preposizione pu essere un nome ( 40 una fetta, 41 la scatola), un verbo (42 entrato, 43 lavora, 44 torno, 45 cammina), un aggettivo (46 capace, 47 idoneo), o un indefinito (48 niente). Lelemento B retto dalla preposizione pu essere un nome ( 40 carne, 41 scarpe, 42 casa, 43 la famiglia, 47 sport), un verbo (44 dormire, 45 fermarti, 46 lavorare), o un aggettivo (48 interessante).

La preposizione, nel mettere in relazione i due elementi A e B, subordina B ad A, fa di B un complemento di A.

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Quanto alla forma, esistono tre tipi di preposizione: le preposizioni proprie (che possono formare le preposizioni articolate); le preposizioni improprie; le locuzioni prepositive.

a.

Tipi di preposizione

Preposizioni proprie
monosillabi U. 16.4

Sono le sette preposizioni - tutte monosillabe - di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Si chiamano proprie perch sono per loro natura preposizioni, e non possono mai essere altro che preposizioni.
Attenzione! Di, davanti a parola che inizia per vocale, pu elidersi (cio perdere la i), soprattutto in combinazioni molto frequenti come un giorno destate, una boccata daria ; ma tende piuttosto a restare integra: un chilo di arance, un sacco di idee, una bombola di ossigeno, ecc.; da: qui lelisione non ammessa, se non in poche limitate espressioni molto frequenti come dora in poi, daltra parte, daltronde: per il resto Vengo da Ancona, C ancora da aspettare; a: pu assumere la forma ad quando seguita da una parola che inizia per vocale. Questa d acquistata detta eufonica, cio utile a facilitare la pronuncia. Nelluso moderno si preferisce ad solo davanti a parola iniziante per a-: sono stato due ore ad aspettare, ma sono stato a Imperia; tra e fra: non c nessuna differenza di significato. Si sceglie luna o laltra forma solo per ragioni eufoniche, cio per evitare che si accumulino gruppi di suoni identici, che suonanopoco eleganti: invece di tra tre ore o fra i frammenti sar meglio usare fra tre ore e tra i frammenti.

elisione U. 16.4

Preposizioni articolate

Le preposizioni proprie possono fondersi con tutte le forme dellarticolo determinativo e costituire cos le preposizioni articolate (cio preposizioni dotate di articolo): Preposizioni articolate il del al dal lo, l dello sci dellalbero allo gnocco allaperto dallo stadio dallorto la, l della delloca alla allaria dalla dallaia i dei ai dai gli le degli alberi delle agli ospiti alle

di a da

dagli scogli dalle

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in con su

nel col sul

nello stretto nellidea sullo sfondo sulluscio

nella nellora sulla sullerba

nei coi sui

negli spazi

nelle

sugli zii

sulle

Di, a, da, in, su, seguite da qualunque articolo, producono obbligatoriamente preposizioni articolate (non si pu dire *di il cane, *in le case, ecc.). Con produce solo le proposizioni articolate col e coi, che sono facoltative: si pu dire altrettanto bene con il e con i. Le forme collo, colla, cogli, colle non si usano pi, e si usano invece le forme separate con lo, con la, con gli, con le. Per, tra e fra non producono preposizioni articolate (fino agli inizi del Novecento si usavano le forme pel e pei).

Attenzione! Preposizioni articolate e articolo partitivo Gli articoli partitivi - tipo Prendi del pane, Arrivano dei soldati - sono uguali, nella forma, alle preposizioni articolate composte con la preposizione di: e infatti hanno la stessa origine. La funzione nella frase, per del tutto diversa: Per favore mi passi il bricco del latte? (preposizione articolata) Vuoi del latte nel t? (articolo partitivo: del latte = una certa quantit di latte). Luso di preposizioni davanti allarticolo partitivo nella maggior parte dei casi suona male, perch ha lapparenza di una sequenza di preposizioni, cio di una sequenza illogica di elementi che non possono stare insieme. Sul tavolo c un bicchiere con del latte va bene, ma *Le divise di dei soldati che erano qua impossibile, e anche *Li guardavano da delle finestre sul retro, *Si sono messi in delle situazioni difficili, *Ne riparleremo fra del tempo, *Lha fatto per delle ragioni nobili sono frasi substandard (meglio dalle finestre sul retro, in situazioni difficili, fra qualche tempo, per ragioni nobili).

articoli partitivi U. 17.1

Preposizioni improprie

Le preposizioni improprie sono parole appartenenti ad altre parti del discorso soprattutto avverbi - che possono funzionare anche come preposizioni: 49. 50. 51. 52. 53. 54. 55. 56. 57. Non troverai niente l sopra (avverbio di luogo). La valigia lho messa sopra allarmadio (preposizione). Ci siamo incontrati prima (avverbio di tempo). La vedr prima di cena (preposizione). Te ne occuperai dopo (avverbio di tempo). Prego, dopo di lei (preposizione). Ho dormito fuori stanotte (avverbio di luogo). Era fuori di s (preposizione). Segu un lungo silenzio (aggettivo qualificativo).

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58. 59. 60.

Il sentiero corre lungo il torrente (preposizione). Abita al secondo piano (aggettivo numerale). Secondo me, hai torto (preposizione).
polisillabi U. 16.4

Le preposizioni improprie sono polisillabe.


Preposizioni improprie avverbi attraverso circa contro dopo entro meno presso senza aggettivi lungo salvo secondo forme verbali durante mediante nonostante rasente escluso eccetto tranne sostantivi malgrado tramite + preposizione? + nessuna preposizione attraverso la regione circa la tua domanda contro la Juve entro un mese senza bagagli salvo ripensamenti durante lincontro nonostante il maltempo malgrado le difficolt + di (obbligatoria) invece di Emmanuel fuori di qui prima di domani + a (obbligatoria) accanto a noi addosso al somaro davanti alla chiesa incontro a lui insieme o assieme a te vicino a Giulia riguardo alla scuola rispetto a ieri + a (facoltativa) dentro il/al bar dietro (a) casa oltre (al)la siepe lungo il/al fiume rasente (a)i muri lontano da (obbligatorio) fuori da qui lontano da Roma

invece fuori prima accanto addosso davanti incontro insieme (assieme) intorno vicino riguardo rispetto

dentro dietro oltre sopra sotto

lungo

rasente

fuori

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insieme

con (obbligatorio) insieme con Christian

La maggior parte delle preposizioni improprie, come si vede nella tabella, sono anche avverbi. Sono parole che si possono usare assolutamente, cio finite in s stesse, oppure in modo che reggano un altro elemento. Nel primo caso sono avverbi, nel secondo caso preposizioni (ess. 49-56). Questa doppia possibilit assomiglia molto a quella dei verbi che possono essere usati intransitivamente o transitivamente: Non ho voglia di mangiare / Non ho voglia di mangiare la minestra; Voi verrete dopo / Voi verrete dopo Giovanna; Faremo senza / Faremo senza benzina. Alcune preposizioni che normalmente non richiedono nessuna preposizione (ovvero richiedono a facoltativa), richiedono obbligatoriamente di davanti a pronome personale o riflessivo libero: attraverso, contro, dentro, dietro, dopo, presso, senza, sopra, sotto (attraverso la regione / attraverso di te, dentro il/al bar / dentro di me, presso la propria abitazione / presso di s, senza freni / senza di noi, sotto casa / sotto di lei).

verbi transitivi e intransitivi U. 18.2

Preposizioni proprie Sono monosillabe

Preposizioni improprie Sono polisillabe

Sono sempre e soltanto preposizioni* A volte sono preposizioni, a volte sono avverbi, o aggettivi, o forme verbali, o sostantivi Reggono direttamente il loro complemento A volte reggono direttamente il loro complemento, a volte con laggiunta di di, a, da o con

* Fa eccezione su che, a differenza delle altre preposizioni proprie, pu essere anche avverbio: Vieni su (infatti quando avverbio pu essere accostata ad altre preposizioni: Vieni su con me, andata su da lui).

Locuzioni prepositive

Le locuzioni prepositive sono espressioni fisse costituite da pi parole che equivalgono a una preposizione. Anche tutte le espressioni costituite da una preposizione impropria pi una preposizione propria (invece di, oltre a, insieme con, senza di, ecc.), a rigore sono locuzioni prepositive. Ma le locuzioni prepositive pi corpose sono formate da tre parole, costruite con la formula: preposizione + sostantivo + preposizione. Eccone alcune: a causa di, a danno di, a favore di, a fronte di, a proposito di, a seguito di, al di l di, da parte di, di fronte a, in base a, in cambio di, in cima

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a, in compagnia di, in confronto a, in merito a, in mezzo a, in seguito a, per mezzo di, per opera di, per via di. 61. 62. 63. 64. 65. 66. La strada non era transitabile a causa della neve. In seguito alla scoperta dellAmerica le rotte mediterranee persero importanza. Il cinema proprio di fronte al Comune. In base a quello che dici avremmo sbagliato tutto. Si tratta di norme a tutela delle minoranze linguistiche. Sono in mezzo ai guai fino al collo.

Come usare il dizionario Le preposizioni I dizionari registrano con una voce a s tutte le preposizioni proprie: di, a, da, ecc. Le preposizione improprie che a volte sono preposizioni a volte qualcosaltro in certi casi sono trattati in una sola voce, in altri in due. Per esempio, di solito c una sola voce davanti, dove si dice che davanti un avverbio, che per a volte (davanti a) preposizione, a volte (il davanti della macchina) sostantivo. Anche la parola lungo alcuni dizionari la trattano in una sola voce: vi si dice che lungo un aggettivo, che a volte (lungo il fiume) funziona come preposizione Ma altri dizionari hanno una voce lungo1 aggettivo e una voce lungo2 preposizione. Le locuzioni prepositive si trovano sotto la parola pi importante che le compone: alla voce confronto, sostantivo, sono registrate le locuzioni in confronto a, a confronto con, col loro significato.

b.

I significati delle preposizioni

Le preposizioni proprie hanno significati molto generali e poco definiti; le preposizioni improprie hanno significati pi ristretti e meglio definiti; le locuzioni prepositive hanno significati ancora pi circoscritti e precisi.
Questo corrisponde a un principio generale del linguaggio: le parole molto brevi e usate molto spesso hanno significati pi vaghi e servono a tanti usi; le parole pi lunghe e usate pi raramente hanno significati pi circoscritti e servono a pochi usi precisi. Parole come sopra, sotto, davanti, dietro, dentro, fuori, prima, dopo, attraverso, ecc., rappresentano le coordinate essenziali con le quali vediamo, pensiamo e descriviamo tutte le cose nello spazio e nel tempo: ognuna ha un significato chiaro e preciso. Pensate invece, per fare solo un esempio, a quanti significati diversi ha la preposizione a, a quanti usi disparati serve: vivo a Roma sto a casa utile alla salute senatore a vita alle tre a trentanni barca a vela un abito alla moda uno alla volta va a benzina gioca a calcio vai a vedere a precipizio lho comprato a mille lire una gonna a fiori va a male

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lo do a te a tre chilometri da qua

condannato allergastolo superiore a noi

a dire il vero semplice a dirsi

a questo punto alla rinfusa

Ogni preposizione propria ha un significato fondamentale, o pochi significati fondamentali, di carattere molto generale, che tengono insieme una variet di usi molto ampia. I principali usi delle preposizioni sono elencati nei complementi.

Complementi e preposizioni U. 21.3

c.

Le funzioni sintattiche delle preposizioni

Nella frase semplice


frase semplice U. 21

Allinterno della frase semplice le preposizioni collegano fra loro un elemento A - che pu essere un nome, un verbo o un aggettivo - e un elemento B - che pu essere un nome o un aggettivo (confronta gli ess. 40-43 e 47-48). Il gruppo formato dalla preposizione e dallelemento B si chiama gruppo preposizionale, e costituisce un complemento dellelemento A: un complemento indiretto, appunto perch introdotto da una preposizione. Nella frase complessa

complementi indiretti U. 21.3

Allinterno della frase complessa, le preposizioni collegano una frase semplice con unaltra. Anche in questo caso, la frase semplice introdotta dalla preposizione subordinata alla frase semplice reggente.
Attenzione! Preposizioni e proposizioni Le pre-posizioni sono di, a, da, in, con, su, per, tra, fra, ecc. Le pro-posizioni sono frasi. Le pre-posizioni sono parole messe prime (dal latino PRAE prima: confronta le parole preambolo, pre-cedere, pre-mettere, pre-coce, pre-fisso, pre-giudizio, che contengono tutte lidea di prima). Le pro-posizioni sono frasi che vengono enunciate, messe avanti (dal latino PRO in avanti: confronta le parole pro-iezione, pro-mettere, pro-muovere, pro-nunciare, proporre, che contengono tutte lidea di in avanti).

frase complessa U. 22

Le preposizioni che possono introdurre frasi sono di, a, da, in e per: 67. 68. 69. 70. Ne ho abbastanza di aspettare i tuoi comodi. Vieni a bere qualcosa? Voglio un libro da leggere sotto lombrellone. molto risoluta nellaffrontare i problemi.

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15

71.

Non mai tardi per riconoscere i propri errori.

Le frasi introdotte da preposizioni (67-71) si chiamano subordinate implicite e sono tutte allinfinito. Le frasi introdotte da preposizioni hanno un ruolo del tutto simile, nella frase complessa, ai nomi o pronomi introdotti da preposizioni. Lo si vede bene in queste coppie di esempi: 72. 73. 74. 75. 76. 77. 78. 79. Sono stanco di libri. Sono stanco di studiare. Stasera andiamo allopera. Stasera andiamo a sentire la Traviata. Ne ha una voglia da matti. Ne ha una voglia da non stare nella pelle. Non ha fatto niente per suo figlio. Non ha fatto niente per educarlo.

subordinate implicite
U. 22.3

Nel primo caso (ess. 72, 74, 76, 78) la preposizione regge un complemento e basta; nel secondo caso (ess. 73, 75, 77, 79) regge un complemento frasale, ovvero una subordinata implicita.

3.

Le congiunzioni

Le congiunzioni sono parole invariabili che servono a collegare due elementi della frase, o coordinandoli, cio affiancandoli sullo stesso piano, o subordinandoli luno allaltro, cio ponendo uno come dipendente dallaltro.

Coordinazione: gli elementi collegati dalla congiunzione stanno sullo stesso piano, hanno la stessa funzione logica, nella frase semplice o nella frase complessa: p.es. due nomi (87), o due aggettivi (88), o due verbi (89), o due intere frasi messe in parallelo luna con laltra (90): 80. 81. 82. 83. Sergio e Stefano hanno gusti troppo diversi. Vuoi una vacanza salutista o godereccia? Non ti vede ma ti sente. Lui ce la mette tutta eppure i risultati non arrivano.

frasi coordinate U. 22.2

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16

Subordinazione: gli elementi collegati dalla congiunzione non stanno sullo stesso piano. Allinterno di una frase complessa, la congiunzione introduce una frase subordinata alla frase principale: 84. 85. 86. 87. Guarda che non sono sicuro. Sono in ritardo perch ho perso la coincidenza. Non ci sono pericoli purch si rispettino certe precauzioni. Vengo al concerto se suoni tu.

frasi subordinate U. 22.3

Confronta il latino Coordinare e subordinare sono due verbi che risalgono al latino, composti dallo stesso verbo ORDINARE e dalle due preposizioni CUM, che significa con, e SUB, che significa sotto. Dunque co-ordinare significa mettere in ordine diverse cose una con laltra: c unidea di parit fra le varie cose che vengono disposte e organizzate insieme. Sub-ordinare invece significa ordinare una cosa sotto unaltra. Si tratta di un ordine gerarchico: un elemento comanda, uno obbedisce.

Quanto alla funzione sintattica, quindi, le congiunzioni possono essere: coordinative: a loro volta suddivise in copulative (e, n), disgiuntive (o, altrimenti), avversative (ma, per), conclusive (dunque, perci), esplicative (cio, infatti), correlative (e e, sia sia); subordinative: a loro volta suddivise in causali (perch, poich), finali (perch affinch), temporali (prima che, dopo che), modali (nel modo che), consecutive (cos che, tanto che), concessive (bench, nonostante), condizionali (purch), comparative (pi / meno di), eccettuative (fuorch). Quanto alla forma le congiunzioni possono essere: semplici: e, ma, per, quindi, che, come, se; composte: per-ch, fin-ch, ben-ch; ne-anche; si(c)-come, se(p)-pure, qual-ora; locuzioni congiuntive, costituite da pi parole: visto che, dal momento che; come se.

a.

Tipi di congiunzione secondo la forma

Congiunzioni semplici.

Sono formate da una sola parola:

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coordinative subordinative

e, o, ma, n, anche, pure, per, anzi, dunque, quindi, ecc. che, come, se, mentre, quando, ecc.

Congiunzioni composte.

Sono formate da due o pi parole fuse in una sola. Sono tutte subordinative, tranne quelle composte con n: composte con che composte con n altre perch, poich, purch, affinch, finch, bench, fuorch neppure, neanche siccome, seppure, sebbene, qualora, laddove, ecc. e aperte e chiuse
U. 16.2-3

Attenzione! Tutte le congiunzioni composte con che si scrivono con laccento acuto: perch, finch, ecc., perch nella pronuncia standard dellitaliano, di base toscana, questa - chiusa.

Locuzioni congiuntive

Sono costituite da pi parole che si mantengono staccate. Sono tutte subordinative, e nella stragrande maggioranza sono composte con che: verbo + che prep. + nome + che preposizione + che indefinito + nome + che congiunzione + congiunzione
Usare il dizionario Le locuzioni congiuntive Le locuzioni congiuntive, come tutte le locuzioni, si trovano nel dizionario sotto la parola pi importante che le compone: alla voce volta, sostantivo, sono registrate le locuzioni ogni volta che e una volta che = dal momento che.

visto che dal momento che dopo che, prima che ogni volta che come se

b.

Tipi di congiunzione secondo la funzione sintattica: le congiunzioni coordinative

Copulative

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Sono la forma di collegamento pi semplice e diretta, in cui i diversi elementi vengono semplicemente accostati luno allaltro e come sommati. Copulative di valore positivo sono e, anche, pure, inoltre.
La principale di queste congiunzioni e. Allinterno della frase semplice crea coppie coordinate di nomi (il mare e la terra), di aggettivi (vivo e vegeto), di pronomi (noi e voi), di avverbi (oggi e domani), di sintagmi preposizionali (per il re e per la patria); allinterno della frase complessa unisce frasi di pari rango: Ci prepariamo e partiamo. La congiunzione e pu assumere valore conclusivo-causale (= dunque): cera bel tempo e sono uscito a fare una passeggiata. Oppure valore avversativo (= ma): Era strapagato e non faceva mai gol.

Attenzione! Nelle enumerazioni di parecchi elementi la congiunzione e si mette solo tra gli ultimi due termini della serie: Abbiamo ottenuto buoni risultati nei 400 a ostacoli, nel giavellotto e nel salto in lungo. La congiunzione e pu diventare ed davanti a parola iniziante per vocale. Oggi si tende a usare ed solo davanti a parola iniziante per e-: ed ecco a voi, ed vero / e invece, e ora, e uno, e allora. Lo stesso vale per a ad: ad Ancona / a Enna, a Imperia, a Otranto, a Ustica. Od per o praticamente scomparso dalluso. Questa d si chiama eufonica (dal greco eu-phon buon suono), perch rende pi scorrevole la pronuncia. La versione negativa di e la congiunzione n: non avevamo n viveri n munizioni. Altre copulative negative sono neppure, neanche, nemmeno.

Disgiuntive

Sono o, oppure, ovvero, altrimenti. Gli elementi collegati da queste congiunzioni sono posti in alternativa, forte (O si accettano le regole o si rinuncia a giocare), o debole (La domenica mi piace andare in campagna o al mare). Avversative

Sono ma, per, tuttavia, eppure, anzi, piuttosto. Indicano una netta opposizione tra due elementi.
Attenzione! Ma, quando unisce due aggettivi allinterno della frase semplice, non richiede nessun segno di interpunzione: Un pugile forte ma lento. Quando invece coordina due proposizioni entro una frase complessa di solito preceduta da una virgola e occupa sempre la prima posizione nella coordinata: la notte di San Lorenzo aspettavamo le stelle cadenti, ma non ne abbiamo viste. Per, invece, pu occupare la seconda posizione: in forma, lallenatore per non lo fa giocare.

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Ma e per significano la stessa cosa, quindi ma per unespressione ridondante (cio la stessa informazione viene ripetuta due volte). Non bene usarla, se non nel parlato e nel registro familiare.

Conclusive

Sono dunque, quindi, allora, perci, ecc. Introducono una frase che esprime una conseguenza, o la conclusione logica, di quanto precede: Sabato sono impegnato, quindi dobbiamo rimandare la gita al mare; Abbiamo pochi soldi, perci attenzione alle spese. molto usata, con lo stesso significato, la locuzione per cui. In essa sottintesa la parola ragione: (ragion) per cui = per la quale ragione, perci. Era malvista dai grammatici, ma luso comune lha imposta, almeno nel registro medio. Esplicative

Sono cio, vale a dire, ossia: introducono una parola o una proposizione che spiega o precisa quanto detto in precedenza: Palazzo Chigi, cio la sede del governo. Infatti indica una realt, un fatto certo, che conferma e sostiene quanto precede: Avevano previsto pioggia: infatti tutto annuvolato. Correlative

Sono congiunzioni che agiscono in coppia: sia sia, sia che, non solo ma anche. Spesso si tratta di congiunzioni copulative o disgiuntive ripetute, come e e, o o. Mettono in correlazione, cio in relazione reciproca, luno con laltro, due elementi: O supero questo esame o abbandono luniversit; Vendono auto sia nuove che usate.

c.

Tipi di congiunzione secondo la funzione sintattica: le congiunzioni subordinative

La pi importante congiunzione subordinativa: che


frasi subordinate U. 22.3

Che la congiunzione subordinativa per eccellenza. usata moltissimo, proprio grazie al suo valore generico: essa indica semplicemente che una frase subordinata a unaltra, ma questa subordinazione pu essere di tanti tipi. Per esempio, la subordinata pu rappresentare il soggetto della principale (88), il suo complemento oggetto (89), la sua causa (90), il suo scopo (91), una circostanza di tempo (92), una conseguenza (93) o una restrizione (94): 88. 89. Era chiaro che tutti aspettavano lui. Nel Medioevo credevano che esistesse la pietra filosofale.

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90. 91. 92. 93. 94.

Vuoi star zitto, che sto cercando di studiare? Vieni da me, che ti racconto le novit. Sono tornato a casa che sar stata mezzanotte. Era cos cambiato che nessuno lo riconobbe. un egocentrico, non parla che di s.
frasi scisse U. 6.1.e

In molti altri casi, comunissimi nella lingua di tutti i giorni, che ha un valore cos generico e indefinito che non si saprebbe bene come classificarlo: 95. 96. 97. 98. Non che non mi piace, che proprio non ho fame. Ecco che ricomincia a lamentarsi! S che sono sicuro. tutto vero, solo che non si pu provare.

Ci sono casi in cui non si sa bene se che sia congiunzione o pronome relativo: 99. Lho conosciuto lanno che sono andato in Sicilia. 100. Tutte le volte che ci vediamo mi racconta le stesse cose.
Variet dellitaliano Il che polivalente Che una congiunzione tuttofare. Nelluso comune tende a soppiantare tutte le congiunzioni pi specifiche, pi rifinite, descritte nel prossimo paragrafo. una tendenza alla semplificazione attiva in tutte le lingue: la stessa tendenza per cui il pronome relativo invariabile e pi semplice che tende a soppiantare i relativi declinati, pi precisi e pi complessi: il quale, alle quali, con cui, ecc. Questo che polivalente uno dei tratti pi caratteristici della lingua parlata e della lingua scritta informale. Pronomi relativi U. 17.4.c lingua parlata U. 4.1.b lingua scritta informale U. 6.2

Congiunzioni e locuzioni composte con che

Che, come abbiamo appena visto, pu esprimere praticamente tutti i tipi di subordinazione: causale, finale, temporale, ecc. Quando si unisce a unaltra parola, formando una congiunzione composta, il suo significato si restringe, e la congiunzione che ne risulta specializzata nellindicare un solo tipo di subordinazione: poich (< poi + che) introduce una subordinata che dice qualcosa avvenuto prima di ci che detto nella principale, e che ne la causa. Affinch (< a + fin + che) introduce una subordinata che dice a che scopo viene fatto ci che detto nella principale, e cos via. La grande famiglia dei composti di che si pu dunque ordinare secondo i vari tipi di subordinazione:
Causali: perch, poich, giacch, visto che, dato che, dal momento che, per il fatto che . La frase subordinata esprime la causa, la ragione di ci che detto nella principale: Il Frasi subordinate U. 22.3.c

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motorino non parte perch senza benzina; Visto che vieni a Torino, passa a trovarmi; Dato che conoscete gi largomento, possiamo cominciare subito a discuterne . Finali: affinch, perch, acciocch. La subordinata esprime il fine, lo scopo di ci che detto nella principale. La forma comune, di registro medio perch: Parlo pi forte perch tutti sentano. Affinch di registro sostenuto: Tutto stato predisposto affinch la conferenza possa conseguire i risultati che si prefigge. Temporali: dopo che, prima che, allorch, finch, ogni volta che, fino a che, nel momento che. Indicano la circostanza di tempo in cui avviene lazione della principale: Le vacanze finirono prima che ci si potesse conoscere meglio; Ogni volta che cambia il tempo mi viene lemicrania. Modali: nel modo che, cos che. La subordinata contiene indicazioni sul modo in cui si svolge lazione della principale: Eseguiremo il lavoro nel modo che ci sembrer pi corretto. Consecutive: cosi che, tanto che, di modo che, a tal punto che, talmente che. Sono costituite da due elementi, detti correlativi perch si richiamano lun laltro; il primo si trova normalmente allinterno della principale e che introduce la subordinata indicante le conseguenze di ci che detto nella principale: Era cos stanco che non si reggeva in piedi; La sua preparazione era talmente scarsa che ha dovuto accontentarsi del decimo posto. Concessive: bench, ancorch, malgrado (che), nonostante (che) . La subordinata esprime un fatto per cui quanto si afferma nella principale non avrebbe dovuto avvenire, e invece avvenuto lo stesso: Si faceva capire da tutti, bench parlasse un inglese molto scorretto; Pronunci il discorso con successo, nonostante che la voce gli tremasse. Con malgrado e nonostante, per, che di preferenza omesso. Condizionali: purch, a condizione che, a patto che, supposto che, nel caso che. La subordinata esprime la condizione senza la quale non pu verificarsi quanto detto nella principale: Non ci sono pericoli, purch si rispettino alcune precauzioni; Tutti possono visitare il parco, a patto che non sporchino o danneggino niente. Comparative: pi / meno / meglio / peggio di quello che, piuttosto che. Introducono una subordinata che funziona da secondo termine di paragone, mentre il primo rappresentato dalla principale: molto peggio di quello che credevo; Preferisco restare in citt con gli amici, piuttosto che andarmene in vacanza da solo. Eccettuative (o limitative o esclusive): fuorch, tranne (che), eccetto (che), salvo (che), a meno che, senza che, per quello che. Introducono una subordinata che limita il significato della principale, o ne esclude alcuni aspetti: Fa di tutto fuorch concentrarsi sul lavoro; Non ho voglia di uscire, a meno che tu non abbia un progetto interessante.

Le altre congiunzioni subordinative


Periodo ipotetico U. 22.3.c

Se. la principale congiunzione condizionale. Introduce una subordinata che indica le condizioni perch si verifichi quanto detto nella principale: Vengo al concerto con voi se si trovano ancora biglietti; Non voleva mangiarlo se non gli dicevo tutti gli ingredienti.
Se ha anche valore interrogativo e introduce una proposizione interrogativa indiretta: Era incerto se restare o tornare a casa.

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Composti di se, come sebbene e seppure introducono proposizioni concessive: Un monumento affascinante, sebbene si trovi in cattivo stato di conservazione. Altre congiunzioni con valore concessivo sono quantunque, per quanto, anche se.

Quando. la principale congiunzione temporale. Indica contemporaneit tra il fatto espresso nella subordinata e quello espresso nella principale: Partiremo quando far un po pi fresco. Ha anche valore avversativo: Si atteggia a campione, quando [= ma in realt non ha ancora affrontato nessuna gara importante. Mentre. Ha valore temporale e indica contemporaneit, ma con una differenza rispetto a quando: lazione espressa nella subordinata vista nella sua durata nel tempo: caduto mentre stavamo giocando. Come quando, ha anche valore avversativo: Noi eravamo molto preoccupati, mentre [= invece lui si comportava come se niente fosse. Come. In correlazione con cos, introduce una proposizione comparativa: Non era cos alto come sembrava.
Si usa in combinazione con se: Mi guardava come se fosse la prima volta che mi vedeva. Il suo composto, siccome, ha valore causale: Siccome il tempo era brutto abbiamo rimandato il viaggio.

d.

Congiunzioni e preposizioni

Dunque, riepilogando: i rapporti di coordinazione, sia entro la frase semplice sia entro la frase complessa, sono realizzati solo da congiunzioni: le congiunzioni coordinative; i rapporti di subordinazione entro la frase semplice sono realizzati solo da preposizioni; i rapporti di subordinazione entro la frase complessa sono realizzati sia da preposizioni (che reggono frasi subordinate implicite, col verbo allinfinito), sia da congiunzioni: le congiunzioni subordinanti (che reggono frasi subordinate esplicite, con un verbo in un modo finito). coordinazione frase semplice frase complessa congiunzioni coordinative congiunzioni coordinative subordinazione preposizioni preposizioni (subordinate implicite) congiunzioni subordinative (subordinate esplicite)

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4.

Le interiezioni

Le interiezioni sono parole invariabili che esprimono sensazioni, emozioni, appelli allinterlocutore, e non sono collegate in modo strutturato con le altre parole della frase. Le interiezioni (ah, eh, oh, bah, mah, via, basta, ecc.) non hanno rapporti sintattici con le altre parole della frase, e sono piuttosto parole buttate l.
Confronta il latino Il termine latino INTERIECTIO - da INTER fra e ICERE gettare - significa cosa gettata in mezzo: in mezzo alla frase, quasi come un corpo estraneo rispetto alle parole regolari che contribuiscono alla sua buona formazione.

Le interiezioni rappresentano lequivalente di una frase di senso compiuto: semplici suoni usati per esprimere unemozione o reazione (oh!, ahi!), o per richiamare lattenzione di qualcuno (pst! ehi!); oppure parole di qualunque categoria grammaticale usate isolatamente per esprimere unesortazione (Via! Basta! - Forza!), per manifestare uno stato danimo (Evviva!), per imprecare (Accidenti! Porca miseria!), per dare un ordine (Silenzio!), per salutare (Buongiorno! Ciao!), ecc. Le interiezioni, nel parlato, si accompagnano di solito a intonazioni particolari: esclamativa, interrogativa, dubitativa, sospensiva, ecc. Nello scritto, sono per lo pi seguite da punto esclamativo o interrogativo, posto immediatamente dopo linteriezione (Ehi! Fate attenzione) o alla fine della frase (Oh, che bel regalo che mi fai!). Quanto alla forma, esistono tre tipi di interiezione: le interiezioni proprie; le interiezioni improprie; le locuzioni interiettive.
Intonazione U. 4.1.b

a.

Tipi di interiezione

Interiezioni proprie

Si chiamano cos perch si usano sempre e solo in funzione di interiezioni.


Nella forma pi semplice consistono in un unico suono vocalico, con intonazione esclamativa, che nella scrittura si rappresenta con una vocale seguita dalla consonante h: ah!, eh!, ih!, oh!, uh!

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Oppure sono costituite da due suoni vocalici, e si rappresentano nella scrittura con due vocali con h intercalata: ahi!, ohi!, ehi!, oh! Oppure ancora risultano da varie combinazioni di vocali e di consonanti: beh, boh, ehm, mah, puah, pst, sst, uffa, uhm.

Guardando al significato, le interiezioni proprie si dividono in: interiezioni di significato specifico, che esprimono sempre lo stesso tipo di sentimento, o hanno lo stesso valore, indipendentemente dallintonazione:
ahi, ohi: dolore fisico o morale; boh, mah: dubbio, incertezza; si usano quando non si sa o non si vuole dare una risposta; ehi, oh, pst: per richiamare lattenzione di qualcuno; ehm, uhm: esitazione, imbarazzo; ih, puah: per esprimere disgusto; uh: sorpresa; uffa: noia, fastidio, insofferenza

interiezioni generiche, il cui significato dipende dallintonazione con cui vengono pronunciate, e dal contesto in cui sono inserite:
ah: la pi generica delle interiezioni ed esprime una grande variet di sensazioni: dolore, ira, sorpresa desiderio, tristezza, soddisfazione, sdegno, ecc.; si usa anche quando allimprovviso si capisce o ci viene in mente qualcosa che ci sfuggiva. Ripetuta ah ah indica una risata; eh: varia di significato secondo il tono con cui la si pronuncia, ma la variazioni dipendono anche dalla qualit della e, cio dal suo grado di apertura: con e chiusa () pu indicare sorpresa, incredulit; con e aperta () pu avere il valore di rimprovero, esortazione, rassegnazione; con intonazione prolungata e interrogativa si usa per manifestare meraviglia; ugualmente con tono interrogativo, rappresenta la risposta pi comune, nel parlato familiare, quando non si capito bene quello che qualcuno ci ha detto; oh: pu essere pronunciata sia aperta () che chiusa (), con molte variazioni di tono, e quindi esprimere gioia, sorpresa, dolore, sdegno, rabbia, rimprovero; pu anche essere usata per richiamare lattenzione di qualcuno, come ehi e oh. Se ripetuta oh oh pu indicare sorpresa sgradita. Molto simile a oh linteriezione o vocativa, pronunciata con o chiusa (), e scritta senza h: frequente nelluso letterario (Cantami o diva) per introdurre uninvocazione solenne.

Interiezioni improprie

Si chiamano cos perch comprendono parole appartenenti ad altre categorie grammaticali (sostantivi, aggettivi, avverbi e verbi) che vengono usate come interiezioni: per esempio bene! (avverbio), peccato! (nome), accidenti! (nome), evviva! (= e congiunzione + viva verbo), ecc. Si usano per esprimere significati di questo tipo:
bravo!, giusto!, ottimo! per esprimere apprezzamento; su!, via!, dai!, forza!, coraggio! per esortare o incoraggiare; avanti!, prego! per invitare a entrare o ad accomodarsi; zitto!, basta!, fuori!, per dare ordini (da usare con grande cautela); scemo!, cretino!, ecc.: per insultare (da usare con estrema cautela, possibilmente mai); peccato!, accidenti! per esprimere disappunto, delusione;

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maledizione! per imprecare, esprimere violenta contrariet. In realt nessun parlante italiano dice mai maledizione!, come nessuno dice mai cribbio! invece molto usata, nel registro basso ma ormai anche in quello medio, una singola, specifica parolaccia, che ormai si dice anche in televisione; buongiorno, buonasera, arrivederci, ciao, salve: per salutare; senta!, scusi!, per favore! per agganciare un contatto con qualcuno; pronto! s? per segnalare che siamo pronti a ricevere un messaggio, tipicamente al telefono; gi, ecco, s, proprio: per segnalare allinterlocutore che seguiamo e approviamo quello che sta dicendo; no? per verificare se linterlocutore daccordo su quello che stiamo dicendo.

Differenze fra interiezioni proprie e improprie

Le interiezioni proprie, in buona parte, imitano suoni inarticolati; molte di esse sono dette fonosimboli, cio simboli sonori. Le interiezioni improprie invece sono parole vere e proprie, che non intendono imitare nessun suono, e hanno invece forma e significato certi e stabili.
Per questo, mentre il valore di molte interiezioni proprie dipende dallintonazione, il significato delle interiezioni improprie sempre chiaro e costante.

La maggior parte delle interiezioni proprie hanno una funzione emotiva, cio esprimono una reazione emotiva del soggetto e il suo stato danimo, e non hanno lo scopo primario di comunicare con un interlocutore. Al contrario, la maggior parte delle interiezioni improprie hanno una finalit comunicativa spesso forte - diretta a un interlocutore. Locuzioni interiettive

Sono composte da due o pi parole (vere parole, come nelle interiezioni improprie) che hanno soprattutto il valore di espressione emotiva: meno male! mamma mia! poveri noi! porca miseria! per lamor del cielo!

b.

Lonomatopea

Lonomatopea la creazione di parole che tentano di imitare, di riprodurre, i suoni della natura.
Confronta il greco Onomatopea una parola greca composta da onoma nome e da poieo fare, creare ( lo stesso verbo da cui deriva la parola poeta, che significa artefice).

Col meccanismo dellonomatopea si producono due tipi di parole:

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le voci onomatopeiche: semplici riproduzioni di suoni, il pi possibile vicini al suono naturale, per esempio il tic tac dellorologio, il bau bau del cane, il miao del gatto, il cip cip degli uccellini, il muh della mucca, lecc di uno starnuto, il bum! o bang! di unesplosione; le parole onomatopeiche in senso proprio, nate per imitazione di un suono, ma divenute veri e propri nomi e verbi, soggetti alle regole della morfologia e della sintassi: il nome ticchettio dal tic tac dellorologio, il verbo miagolare dal suono miao, il verbo muggire dal suono muh.

Confronta linglese Bum! e Bang! Fino a trenta o quaranta anni fa un colpo di pistola o una bomba che scoppiava facevano bum!, oggi fanno bang! Perch? Perch nei fumetti, e poi in ogni altro tipo di testo, sono entrate in blocco le onomatopee dellinglese, e hanno scacciato quelle tradizionali dellitaliano. Bang la parola onomatopeica inglese (nome e verbo) che significa un rumore improvviso e violento, smack la parola onomatopeica inglese (nome e verbo) che significa un bacio rumoroso, con lo schiocco, roar la parola onomatopeica inglese (nome e verbo) che significa il ruggito del leone, ecc. ecc.

C una certa somiglianza tra le voci onomatopeiche e le interiezioni proprie, perch anche queste sono dei fonosimboli, che hanno lo scopo di imitare suoni di origine umana. Unaltra somiglianza consiste nel fatto che interiezioni e voci onomatopeiche possono inserirsi nella frase senza legarsi sintatticamente alle altre parole, e fornire un semplice commento sonoro, per esempio in una narrazione: 1. Brr, stamani fa un freddo terribile. 2. Estrae la pistola e, clic, nessun colpo in canna. Ma le voci onomatopeiche, a differenze delle interiezioni, non sono equivalenti di frasi, e non hanno un tono esclamativo.

Analisi grammaticale delle parole invariabili Fare lanalisi grammaticale degli avverbi, delle preposizioni, delle congiunzioni e delle interiezioni significa definirne queste caratteristiche: parte del discorso tipo avverbio di modo / di luogo / di tempo / di quantit / focalizzante / interrogativo / di affermazione / di negazione / di probabilit / di valutazione semplice / composto / derivato / locuzione prepositiva

struttura

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grado

(di grado positivo / comparativo [di maggioranza / di uguaglianza / di minoranza] / superlativo [relativo / assoluto]) (analitico / organico)

Esempi: molto (in molto bello, molto presto): avverbio di quantit, semplice, di grado positivo; accanto (in la porta accanto): avverbio di luogo, composto; allimprovviso: locuzione avverbiale, di modo; senzaltro: locuzione avverbiale, di probabilit; felicemente: avverbio di modo, derivato; qui: avverbio di luogo, semplice; prima (in vieni prima tu): avverbio di tempo, semplice.

parte del discorso tipo sottotipo genere numero Esempi:

preposizione preposizione propria / preposizione impropria / locuzione prepositiva (semplice / articolata) (maschile / femminile) (singolare / plurale)

di: preposizione propria, semplice; alle: preposizione propria, articolata, femminile, plurale; dietro (in dietro il magazzino): preposizione impropria; in seguito a: locuzione prepositiva. parte del discorso tipo sottotipo delle coordinative sottotipo delle subordinative struttura Esempi: e: congiunzione coordinativa, copulativa, semplice; ma: congiunzione coordinativa, avversativa, semplice; dunque: congiunzione coordinativa, conclusiva, semplice; che (in Dimmelo, che lo voglio sapere): congiunzione subordinativa, causale, semplice; che (in Non fa che dormire): congiunzione subordinativa, eccettuativa, semplice; purch: congiunzione subordinativa, condizionale, composta; sebbene: congiunzione subordinativa, concessiva, composta; fino a che: locuzione congiuntiva, subordinativa, temporale. parte del discorso tipo interiezione interiezione propria / interiezione impropria / locuzione interiettiva congiunzione coordinativa / subordinativa copulativa / disgiuntiva / avversativa / conclusiva / esplicativa / correlativa causale / finale / temporale / modale / consecutiva / concessiva / condizionale / comparativa / eccettuativa semplice / composta / locuzione congiuntiva

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Esempi: eh: interiezione propria; peccato!: interiezione impropria; poveri noi! locuzione interiettiva.