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Ariaporu n 12

Dicembre 2013

* Ariaporun n12 11 Ottobre 2013 2013 Ariaporu * Dicembre


EDITORIALE DI DON RIGOBERT

NATALE : DOnO dA RICEVERE E dA OFFRIRE


ciamo o che diciamo e che ripetiamo come avvenimento vuoto che si spiega nel tempo. Nonostante tutto questo, per, la vera luce viene nel mondo, cos che il popolo non cammina pi nelle tenebre dellindifferenza, del pressappochismo, del dolore, dellodio, dellignoranza, dellingiustizia, della fame, della povert. Lumanit che ogni giorno mortificata nella sua voglia di sperare e di credere, lumanit che ha sete di bont e di verit trova nel Natale la speranza che le tenebre della vita sono vinte. Ed la speranza il dono di Natale di Dio. Un dono che si manifesta e prende carne in un bambino che contempliamo e adoriamo nella grotta di Betlemme, perch questo bambino la Speranza. lEmmanuel, il Dio con noi, e se Dio per noi, dir san Paolo, chi sar contro di noi? Ogni paura vinta, ogni dolore risanato, ogni sofferenza consolata, ogni caduta rialzata perch Dio, ora, cammina ogni giorno con noi e la sua presenza d luce e senso alla nostra vita. Allora questo il senso vero e straordinario del Natale. Noi guardiamo questo bambino che giace in una mangiatoia e questo fatto ci spiega quanto importante la vita delluomo per Dio. Una vita che pu essere disordinata, affaticata, sofferente, ma che comunque preziosa agli occhi di Dio. Lavvenimento del Natale unisce cielo e terra e ci che un tempo poteva essere pensato distante, ora accanto alluomo per sostenerlo nel difficile cammino della vita, per accompagnarlo oltre la vita stessa. Il Natale dunque luce che illumina e conforta i nostri cuori per una speranza viva che non marcisce ed custodita nei cieli. Il Natale non solo ricevere speranza ma anche offrire, donare speranza. Essa non pu e non deve rimanere incarcerata nel nostro io, ma deve essere a sua volta ridonata ai fratelli che il Signore ci ha accostato nel nostro cammino.

Carissimi parrocchiani e lettori , << Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito! E di nuovo Natale e come ogni anno i nostri paesi, le nostre case si accendono di luci. C un clima di bont che ci investe da ogni parte e si percepisce una voglia di cambiamento, di rinnovamento. C anche voglia di dimenticare, almeno per un giorno, le difficolt della vita e i tanti piccoli problemi che ci perseguitano. Una strana frenesia ci pervade e tutti, chi pi chi meno, corriamo a fare acquisti per il pranzo, per i regali, per presentarci alla festa impeccabili, almeno esteriormente. C tanta luce intorno che per verr spenta e il buio della normalit ritorner come prima. C tanta luce che ci ricorda la luce vera che viene nel mondo, ma spesso questa luce che ci avvolge, pi che illuminare, acceca. luce che acceca quando non ci fa vedere il contrasto che c tra ci che si pu definire frenesia dello spreco e la fame, la miseria, lingiustizia e il desiderio di nuovo che albergano nel nostro tempo e in ogni uomo. luce che acceca quando non diamo senso alle cose che fac-

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cende la speranza che gioia di incontrare Ges, via, verit e vita. Accogliere Ges non vuol dire contemplare estatici il presepio, commuoverci, abbandonarci ad atteggiamenti sentimentali ma di fronte a Dio che viene, occorre fare lo sforzo di alzarci e di andargli incontro: uscire dalla nostra casa, dai nostri schemi umani, dalle nostre abitudini, dai nostri gusti, dai nostri egoismi Auguri di buon Natale e di un felice anno a tutti voi in cui rinnovo il mio zelo pastorale , soprattutto agli ammalati, agli anziani , immigrati , alle persone ferite e tradite nel loro amore, alle famiglie in lutto, alle persone deluse e disperate . a tutti dico coraggio e fiducia in Ges il vangelo della gioia e della vita. Buone Feste in Ges e Maria!

Cari miei ricevendo Ges il dono di Dio per noi attraverso Maria Santissima, dobbiamo anche noi offrire a Dio una casa degna , dobbiamo sentirsi tutti protagonisti nella la realizzazione della grande sfida che abbiamo : Il restauro della Chiesa Matrice dedicata alla Madre di Dio in cui siamo devotissimi. E sia Natale di impegno concreto. Credo allora che sia significativo e bello ricordarci a vicenda un pensiero di madre Teresa di Calcutta che del Natale diceva: Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano. Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare laltro. Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della societ. Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povert fisica e spirituale. Natale ogni volta che riconosci con umilt i tuoi limiti e la tua debolezza. Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri. Natale, aggiungo, quando nel tuo cuore si ac-

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLVII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 1 GENNAIO 2014 FRATERNIT, FONDAMENTO E VIA PER LA PACE
1. In questo mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, desidero rivolgere a tutti, singoli e popoli, laugurio di unesistenza colma di gioia e di speranza. Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna alberga, infatti, il desiderio di una vita piena, alla quale appartiene un anelito insopprimibile alla fraternit, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare. Infatti, la fraternit una dimensione essenziale delluomo, il quale un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalit ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una societ giusta, di una pace solida e duratura. E occorre subito ricordare che la fraternit si comincia ad imparare solitamente in seno alla famiglia, soprattutto grazie ai ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre. La famiglia la sorgente di ogni fraternit, e perci anche il fondamento e la via primaria della pace, poich, per vocazione, dovrebbe contagiare il mondo con il suo amore. Il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende pi palpabile la consapevolezza dellunit e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra. Nei dinamismi della storia, pur nella diversit delle etnie, delle societ e delle culture, vediamo seminata cos la vocazione a formare una comunit composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri. Tale vocazione per ancor oggi spesso contrastata e smentita nei fatti, in un mondo caratterizzato da quella globalizzazione dellindifferenza che ci fa lentamente abituare alla sofferenza dellaltro, chiudendoci in noi stessi. In tante parti del mondo, sembra non conoscere sosta la grave lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto del diritto alla vita e di quello alla libert di religione. Il tragico fenomeno del traffico degli esseri umani, sulla cui vita e disperazione speculano persone senza scrupoli, ne rappresenta un inquietante esempio. Alle guerre fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese. La globalizzazione, come ha affermatoBenedetto XVI, ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. [1]Inoltre, le molte situazioni di sperequazione, di povert e di ingiustizia, segnalano non solo una profonda carenza di fraternit, ma anche lassenza di una cultura della solidariet. Le nuove ideologie, caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalit dello scarto, che induce al disprezzo e allabbandono dei pi deboli, di coloro che vengono considerati inutili. Cos la convivenza umana diventa sempre pi simile a un merodo ut despragmatico ed egoista. In pari tempo appare chiaro che anche le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternit, poich una fraternit priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. [2]Una vera fraternit tra gli uomini suppone ed esige una paternit trascendente. A partire dal riconoscimento di questa paternit, si consolida la fraternit tra gli uomini, ovvero quel farsi pros-

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tua porta (Gen4,7). Caino, tuttavia, si rifiuta di opporsi al male e decide di alzare ugualmente la sua mano contro il fratello Abele (Gen4,8), disprezzando il progetto di Dio. Egli frustra cos la sua originaria vocazione ad essere figlio di Dio e a vivere la fraternit. Il racconto di Caino e Abele insegna che lumanit porta inscritta in s una vocazione alla fraternit, ma anche la possibilit drammatica del suo tradimento. Lo testimonia legoismo quotidiano, che alla base di tante guerre e tante ingiustizie: molti uomini e donne muoiono infatti per mano di fratelli e di sorelle che non sanno riconoscersi tali, cio come esseri fatti per la reciprocit, per la comunione e per il dono. E voi siete tutti fratelli (Mt23,8) 3. Sorge spontanea la domanda: gli uomini e le donne di questo mondo potranno mai corrispondere pienamente allanelito di fraternit, impresso in loro da Dio Padre? Riusciranno con le loro sole forze a vincere lindifferenza, legoismo e lodio, ad accettare le legittime differenze che caratterizzano i fratelli e le sorelle? Parafrasando le sue parole, potremmo cos sintetizzare la risposta che ci d il Signore Ges: poich vi un solo Padre, che Dio, voi siete tutti fratelli (cfr Mt 23,8-9). La radice della fraternit contenuta nella paternit di Dio. Non si tratta di una paternit generica, indistinta e storicamente inefficace, bens dellamore personale, puntuale e straordinariamente concreto di Dio per ciascun uomo (cfr Mt 6,25-30). Una paternit, dunque, efficacemente generatrice di fraternit, perch lamore di Dio, quando accolto, diventa il pi formidabile agente di trasformazione dellesistenza e dei rapporti con laltro, aprendo gli uomini alla solidariet e alla condivisione operosa. In particolare, la fraternit umana rigenerata ine da Ges Cristo con la sua morte e risurrezione. La croce il luogo definitivo di fondazionedella fraternit, che gli uomini non sono in grado di generare da soli. Ges Cristo, che ha assunto la natura umana per redimerla, amando il Padre fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil2,8), mediante la sua risurrezione ci costituisce comeumanit nuova, in piena comunio-

simo che si prende cura dellaltro. Dov tuo fratello? (Gen4,9) 2. Per comprendere meglio questa vocazione delluomo alla fraternit, per riconoscere pi adeguatamente gli ostacoli che si frappongono alla sua realizzazione e individuare le vie per il loro superamento, fondamentale farsi guidare dalla conoscenza del disegno di Dio, quale presentato in maniera eminente nella Sacra Scrittura. Secondo il racconto delle origini, tutti gli uomini derivano da genitori comuni, da Adamo ed Eva, coppia creata da Dio a sua immagine e somiglianza (cfrGen1,26), da cui nascono Caino e Abele. Nella vicenda della famiglia primigenia leggiamo la genesi della societ, levoluzione delle relazioni tra le persone e i popoli. Abele pastore, Caino contadino. La loro identit profonda e, insieme, la loro vocazione, quella di essere fratelli, pur nella diversit della loro attivit e cultura, del loro modo di rapportarsi con Dio e con il creato. Ma luccisione di Abele da parte di Caino attesta tragicamente il rigetto radicale della vocazione ad essere fratelli. La loro vicenda (cfrGen 4,1-16) evidenzia il difficile compito a cui tutti gli uomini sono chiamati, di vivere uniti, prendendosi cura luno dellaltro. Caino, non accettando la predilezione di Dio per Abele, che gli offriva il meglio del suo gregge il Signore grad Abele e la sua offerta, ma non grad Caino e la sua offerta (Gen4,4-5) uccide per invidia Abele. In questo modo rifiuta di riconoscersi fratello, di relazionarsi positivamente con lui, di vivere davanti a Dio, assumendo le proprie responsabilit di cura e di protezione dellaltro. Alla domanda Dov tuo fratello?, con la quale Dio interpella Caino, chiedendogli conto del suo operato, egli risponde: Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello? (Gen 4,9). Poi, ci dice la Genesi, Caino si allontan dal Signore (4,16). Occorre interrogarsi sui motivi profondi che hanno indotto Caino a misconoscere il vincolo di fraternit e, assieme, il vincolo di reciprocit e di comunione che lo legava a suo fratello Abele. Dio stesso denuncia e rimprovera a Caino una contiguit con il male: il peccato accovacciato alla

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progressiodiPaolo VIo della Sollicitudo rei socialisdiGiovanni Paolo II. Dalla prima ricaviamo che lo sviluppo integrale dei popoli il nuovo nome della pace.[3] Dalla seconda, che la pace opus solidaritatis.[4] Paolo VIafferma che non soltanto le persone, ma anche le Nazioni debbono incontrarsi in uno spirito di fraternit. E spiega: In questa comprensione e amicizia vicendevoli, in questa comunione sacra noi dobbiamo [] lavorare assieme per edificare lavvenire comune dellumanit. [5]Questo dovere riguarda in primo luogo i pi favoriti. I loro obblighi sono radicati nella fraternit umana e soprannaturale e si presentano sotto un triplice aspetto: il dovere di solidariet, che esige che le Nazioni ricche aiutino quelle meno progredite; il dovere di giustizia sociale, che richiede il ricomponimento in termini pi corretti delle relazioni difettose tra popoli forti e popoli deboli; ildovere di carit universale, che implica la promozione di un mondo pi umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri.[6] Cos, se si considera la pace comeopus solidaritatis, allo stesso modo, non si pu pensare che la fraternit non ne sia il fondamento precipuo. La pace, affermaGiovanni Paolo II, un bene indivisibile. O bene di tutti o non lo di nessuno. Essa pu essere realmente conquistata e fruita, come miglior qualit della vita e come sviluppo pi umano e sostenibile, solo se si attiva, da parte di tutti, una determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune[7]. Ci implica di non farsi guidare dalla brama del profitto e dalla sete del potere. Occorre avere la disponibilit a perdersi a favore dellaltro invece di sfruttarlo, e a servirlo invece di opprimerlo per il proprio tornaconto. [] Laltro persona, popolo o Nazione [non va visto] come uno strumento qualsiasi, per sfruttare a basso costo la sua capacit di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve pi, ma come un nostro simile, un aiuto.[8] Lasolidariet cristianapresuppone che il prossimo sia amato non solo come un essere umano

ne con la volont di Dio, con il suo progetto, che comprende la piena realizzazione della vocazione alla fraternit. Ges riprende dal principio il progetto del Padre, riconoscendogli il primato su ogni cosa. Ma il Cristo, con il suo abbandono alla morte per amore del Padre, diventaprincipio nuovoedefinitivodi tutti noi, chiamati a riconoscerci in Lui come fratelli perch figli dello stesso Padre. Egli lAlleanza stessa, lo spazio personale della riconciliazione delluomo con Dio e dei fratelli tra loro. Nella morte in croce di Ges c anche il superamento dellaseparazionetra popoli, tra il popolo dellAlleanza e il popolo dei Gentili, privo di speranza perch fino a quel momento rimasto estraneo ai patti della Promessa. Come si legge nella Lettera agli Efesini, Ges Cristo colui che in s riconcilia tutti gli uomini. Eglila pace, poich dei due popoli ne ha fatto uno solo, abbattendo il muro di separazione che li divideva, ovvero linimicizia. Egli ha creato in se stesso un solo popolo, un solo uomo nuovo, una sola nuova umanit (cfr 2,1416). Chi accetta la vita di Cristo e vive in Lui, riconosce Dio come Padre e a Lui dona totalmente se stesso, amandolo sopra ogni cosa. Luomo riconciliato vede in Dio il Padre di tutti e, per conseguenza, sollecitato a vivere una fraternit aperta a tutti. In Cristo, laltro accolto e amato come figlio o figlia di Dio, come fratello o sorella, non come un estraneo, tantomeno come un antagonista o addirittura un nemico. Nella famiglia di Dio, dove tutti sono figli di uno stesso Padre, e perch innestati in Cristo, figli nel Figlio, non vi sono vite di scarto. Tutti godono di uneguale ed intangibile dignit. Tutti sono amati da Dio, tutti sono stati riscattati dal sangue di Cristo, morto in croce e risorto per ognuno. questa la ragione per cui non si pu rimanere indifferenti davanti alla sorte dei fratelli. La fraternit, fondamento e via per la pace 4. Ci premesso, facile comprendere che la fraternit fondamento e via per la pace. Le Encicliche sociali dei miei Predecessori offrono un valido aiuto in tal senso. Sarebbe sufficiente rifarsi alle definizioni di pace della Populorum

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san Tommaso dAquino, anzi necessario che luomo abbia la propriet dei beni[12], quanto alluso, li possiede non solo come propri, ma anche come comuni, nel senso che possono giovare non unicamente a lui ma anche agli altri[13]. Infine, vi un ulteriore modo di promuovere la fraternit - e cos sconfiggere la povert - che devessere alla base di tutti gli altri. il distacco di chi sceglie di vivere stili di vita sobri ed essenziali, di chi, condividendo le proprie ricchezze, riesce cos a sperimentare la comunione fraterna con gli altri. Ci fondamentale per seguire Ges Cristo ed essere veramente cristiani. il caso non solo delle persone consacrate che professano voto di povert, ma anche di tante famiglie e tanti cittadini responsabili, che credono fermamente che sia la relazione fraterna con il prossimo a costituire il bene pi prezioso. La riscoperta della fraternit nelleconomia 6. Le gravi crisi finanziarie ed economiche contemporanee - che trovano la loro origine nel progressivo allontanamento delluomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di beni materiali, da un lato, e nel depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie dallaltro - hanno spinto molti a ricercare la soddisfazione, la felicit e la sicurezza nel consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia. Gi nel 1979Giovanni Paolo IIavvertiva lesistenza di un reale e percettibile pericolo che, mentre progredisce enormemente il dominio da parte delluomo sul mondo delle cose, di questo suo dominio egli perda i fili essenziali, e in vari modi la sua umanit sia sottomessa a quel mondo, ed egli stesso divenga oggetto di multiforme, anche se spesso non direttamente percettibile, manipolazione, mediante tutta lorganizzazione della vita comunitaria, mediante il sistema di produzione, mediante la pressione dei mezzi di comunicazione sociale.[14] Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita. La crisi odierna, pur con il suo grave retaggio per la vita delle persone, pu essere anche unoccasione propizia per recuperare le virt della prudenza, della temperanza, della giustizia e

con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma [come] viva immaginedi Dio Padre, riscattata dal sangue di Ges Cristo e posta sotto lazione permanente dello Spirito Santo[9], come un altrofratello. Allora la coscienza della paternit comune di Dio, della fraternit di tutti gli uomini in Cristo, figli nel Figlio, della presenza e dellazione vivificante dello Spirito Santo, conferir rammenta Giovanni Paolo II al nostro sguardo sul mondo come un nuovo criterioper interpretarlo,[10]per trasformarlo. Fraternit, premessa per sconfiggere la povert 5. Nella Caritas in veritate il mio Predecessorericordava al mondo come la mancanza di fraternit tra i popoli e gli uomini sia una causa importante della povert.[11] In molte societ sperimentiamo una profondapovert relazionaledovuta alla carenza di solide relazioni familiari e comunitarie. Assistiamo con preoccupazione alla crescita di diversi tipi di disagio, di emarginazione, di solitudine e di varie forme di dipendenza patologica. Una simile povert pu essere superata solo attraverso la riscoperta e la valorizzazione di rapportifraterniin seno alle famiglie e alle comunit, attraverso la condivisione delle gioie e dei dolori, delle difficolt e dei successi che accompagnano la vita delle persone. Inoltre, se da un lato si riscontra una riduzione dellapovert assoluta, dallaltro lato non possiamo non riconoscere una grave crescita della povert relativa, cio di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale. In tal senso, servono anche politiche efficaci che promuovano il principio della fraternit,assicurando alle persone - eguali nella loro dignit e nei loro diritti fondamentali - di accedere ai capitali, ai servizi, alle risorse educative, sanitarie, tecnologiche affinch ciascuno abbia lopportunit di esprimere e di realizzare il suo progetto di vita, e possa svilupparsi in pienezza come persona. Si ravvisa anche la necessit di politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito. Non dobbiamo dimenticare linsegnamento della Chiesa sulla cosiddetta ipoteca sociale, in base alla quale se lecito, come dice

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della fortezza. Esse ci possono aiutare a superare i momenti difficili e a riscoprire i vincoli fraterni che ci legano gli uni agli altri, nella fiducia profonda che luomo ha bisogno ed capace di qualcosa in pi rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale. Soprattutto tali virt sono necessarie per costruire e mantenere una societ a misura della dignit umana. La fraternit spegne la guerra 7. Nellanno trascorso, molti nostri fratelli e sorelle hanno continuato a vivere lesperienza dilaniante della guerra, che costituisce una grave e profonda ferita inferta alla fraternit. Molti sono i conflitti che si consumano nellindifferenza generale. A tutti coloro che vivono in terre in cui le armi impongono terrore e distruzioni, assicuro la mia personale vicinanza e quella di tutta la Chiesa. Questultima ha per missione di portare la carit di Cristo anche alle vittime inermi delle guerre dimenticate, attraverso la preghiera per la pace, il servizio ai feriti, agli affamati, ai rifugiati, agli sfollati e a quanti vivono nella paura. La Chiesa alza altres la sua voce per far giungere ai responsabili il grido di dolore di questumanit sofferente e per far cessare, insieme alle ostilit, ogni sopruso e violazione dei diritti fondamentali delluomo[15]. Per questo motivo desidero rivolgere un forte appello a quanti con le armi seminano violenza e morte: riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano! Rinunciate alla via delle armi e andate incontro allaltro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la speranza intorno a voi! In questottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunit internazionale si data[16]. Tuttavia, finch ci sar una cos grande quantit di armamenti in circolazione come quella attuale, si potranno sempre trovare nuovi pretesti per avviare le ostilit. Per questo faccio mio lappello dei miei Predecessori in favore della non proliferazione delle armi e del disarmo da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e chimico. Non possiamo per non constatare che gli accordi internazionali e le leggi nazionali, pur essendo necessari ed altamente auspicabili, non sono sufficienti da soli a porre lumanit al riparo dal rischio dei conflitti armati. necessaria una conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nellaltro un fratello di cui prendersi cura, con il quale lavorare insieme per costruire una vita in pienezza per tutti. questo lo spirito che anima molte delle iniziative della societ civile, incluse le organizzazioni religiose, in favore della pace. Mi auguro che limpegno quotidiano di tutti continui a portare frutto e che si possa anche giungere alleffettiva applicazione nel diritto internazionale del diritto alla pace, quale diritto umano fondamentale, pre-condizione necessaria per lesercizio di tutti gli altri diritti. La corruzione e il crimine organizzato avversano la fraternit 8. Lorizzonte della fraternit rimanda alla crescita in pienezza di ogni uomo e donna. Le giuste ambizioni di una persona, soprattutto se giovane, non vanno frustrate e offese, non va rubata la speranza di poterle realizzare. Tuttavia, lambizione non va confusa con la prevaricazione. Al contrario, occorre gareggiare nello stimarsi a vicenda (cfrRm12,10). Anche nelle dispute, che costituiscono un aspetto ineliminabile della vita, bisogna sempre ricordarsi di essere fratelli e perci educare ed educarsi a non considerare il prossimo come un nemico o come un avversario da eliminare. La fraternit genera pace sociale perch crea un equilibrio fra libert e giustizia, fra responsabilit personale e solidariet, fra bene dei singoli e bene comune. Una comunit politica deve, allora, agire in modo trasparente e responsabile per favorire tutto ci. I cittadini devono sentirsi rappresentati dai poteri pubblici nel rispetto della loro libert. Invece, spesso, tra cittadino e istituzioni, si incuneano interessi di parte che deformano una tale relazione, propiziando la creazione di un clima perenne di

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umano e viene violato nella sua dignit di uomo, soffocato anche in ogni volont ed espressione di riscatto. La Chiesa fa molto in tutti questi ambiti, il pi delle volte nel silenzio. Esorto ed incoraggio a fare sempre di pi, nella speranza che tali azioni messe in campo da tanti uomini e donne coraggiosi possano essere sempre pi sostenute lealmente e onestamente anche dai poteri civili. La fraternit aiuta a custodire e a coltivare la natura 9. La famiglia umana ha ricevuto dal Creatore un dono in comune: la natura. La visione cristiana della creazione comporta un giudizio positivo sulla liceit degli interventi sulla natura per trarne beneficio, a patto di agire responsabilmente, cio riconoscendone quella grammatica che in essa inscritta ed usando saggiamente le risorse a vantaggio di tutti, rispettando la bellezza, la finalit e lutilit dei singoli esseri viventi e la loro funzione nellecosistema. Insomma, la natura a nostra disposizione, e noi siamo chiamati ad amministrarla responsabilmente. Invece, siamo spesso guidati dallavidit, dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non custodiamo la natura, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura e da mettere a servizio dei fratelli, comprese le generazioni future. In particolare, il settore agricolo il settore produttivo primario con la vitale vocazione di coltivare e custodire le risorse naturali per nutrire lumanit. A tale riguardo, la persistente vergogna della fame nel mondo mi incita a condividere con voi la domanda:in che modo usiamo le risorse della terra? Le societ odierne devono riflettere sulla gerarchia delle priorit a cui si destina la produzione. Difatti, un dovere cogente che si utilizzino le risorse della terra in modo che tutti siano liberi dalla fame. Le iniziative e le soluzioni possibili sono tante e non si limitano allaumento della produzione. E risaputo che quella attuale sufficiente, eppure ci sono milioni di persone che soffrono e muoiono di fame e ci costituisce un vero scandalo. necessario allora trovare i modi affinch tutti possano beneficiare dei frutti della terra, non soltanto per evitare che si allarghi il di-

conflitto. Un autentico spirito di fraternit vince legoismo individuale che contrasta la possibilit delle persone di vivere in libert e in armonia tra di loro. Tale egoismo si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi cos capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondit la legalit e la giustizia, colpiscono al cuore la dignit della persona. Queste organizzazioni offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto pi quando hanno connotazioni religiose. Penso al dramma lacerante della droga, sulla quale si lucra in spregio a leggi morali e civili; alla devastazione delle risorse naturali e allinquinamento in atto; alla tragedia dello sfruttamento del lavoro; penso ai traffici illeciti di denaro come alla speculazione finanziaria, che spesso assume caratteri predatori e nocivi per interi sistemi economici e sociali, esponendo alla povert milioni di uomini e donne; penso alla prostituzione che ogni giorno miete vittime innocenti, soprattutto tra i pi giovani rubando loro il futuro; penso allabominio del traffico di esseri umani, ai reati e agli abusi contro i minori, alla schiavit che ancora diffonde il suo orrore in tante parti del mondo, alla tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nellillegalit. Scrisse al riguardoGiovanni XXIII: Una convivenza fondata soltanto su rapporti di forza non umana. In essa infatti inevitabile che le persone siano coartate o compresse, invece di essere facilitate e stimolate a sviluppare e perfezionare se stesse[17]. Luomo, per, si pu convertire e non bisogna mai disperare della possibilit di cambiare vita. Desidererei che questo fosse un messaggio di fiducia per tutti, anche per coloro che hanno commesso crimini efferati, poich Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva (cfrEz18,23). Nel contesto ampio della socialit umana, guardando al delitto e alla pena, viene anche da pensare alle condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto spesso ridotto in uno stato sub-

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ferenza e della speranza dellaltro, anche del pi lontano da me, incamminandosi sulla strada esigente di quellamore che sa donarsi e spendersi con gratuit per il bene di ogni fratello e sorella. Cristo abbraccia tutto luomo e vuole che nessuno si perda. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perch il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv3,17). Lo fa senza opprimere, senza costringere nessuno ad aprirgli le porte del suo cuore e della sua mente. Chi fra voi il pi grande diventi come il pi piccolo e chi governa diventi come quello che serve dice Ges Cristo io sono in mezzo a voi come uno che serve (Lc22,26-27). Ogni attivit deve essere, allora, contrassegnata da un atteggiamento di servizio alle persone, specialmente quelle pi lontane e sconosciute. Il servizio lanima di quella fraternit che edifica la pace. Maria, la Madre di Ges, ci aiuti a comprendere e a vivere tutti i giorni la fraternit che sgorga dal cuore del suo Figlio, per portare pace ad ogni uomo su questa nostra amata terra. Dal Vaticano, 8 dicembre 2013 FRANCISCUS
[1] Cfr Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 19: AAS 101 (2009), 654-655. [2]CfrFrancesco, Lett. enc.Lumen fidei(29 giugno 2013), 54:AAS105 (2013), 591-592. [3]CfrPaolo VI, Lett. enc.Populorum progressio(26 marzo 1967), 87:AAS59 (1967), 299. [4]CfrGiovanni Paolo II, Lett. enc.Sollicitudo rei socialis(30 dicembre 1987), 39:AAS80 (1988), 566-568. [5]Lett. enc. Populorum progressio(26 marzo 1967), 43: AAS59 (1967), 278279). [6]Cfribid., 44:AAS59 (1967), 279. [7] Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 38: AAS 80 (1988), 566. [8]Ibid., 38-39:AAS80 (1988), 566-567. [9]Ibid., 40:AAS80 (1988), 569. [10]Ibid. [11] Cfr Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 19: AAS101 (2009), 654-655. [12]Summa TheologiaeII-II, q. 66, art. 2. [13] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneoGaudium et spes, 69. CfrLeone XIII, Lett. enc.Rerum novarum(15 maggio 1891), 19: ASS23 (1890-1891), 651;Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis(30 dicembre 1987), 42: AAS80 (1988), 573-574; Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace,Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n.178. [14]Lett. enc.Redemptor hominis(4 marzo 1979), 16:AAS61 (1979), 290. [15]CfrPontificio Consiglio della Giustizia e della Pace,Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n.159. [16] Francesco, Lettera al Presidente Putin, 4 settembre 2013: LOsservatore Romano, 6 settembre 2013, p. 1. [17]Lett. enc.Pacem in terris(11 aprile 1963), 17:AAS55 (1963), 265.

vario tra chi pi ha e chi deve accontentarsi delle briciole, ma anche e soprattutto per unesigenza di giustizia e di equit e di rispetto verso ogni essere umano. In tal senso, vorrei richiamare a tutti quella necessaria destinazione universale dei beniche uno dei principi-cardine della dottrina sociale della Chiesa. Rispettare tale principio la condizione essenziale per consentire un fattivo ed equo accesso a quei beni essenziali e primari di cui ogni uomo ha bisogno e diritto. Conclusione 10. La fraternit ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata. Ma solo lamore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternit. Il necessario realismo della politica e delleconomia non pu ridursi ad un tecnicismo privo di idealit, che ignora la dimensione trascendente delluomo. Quando manca questa apertura a Dio, ogni attivit umana diventa pi povera e le persone vengono ridotte a oggetti da sfruttare. Solo se accettano di muoversi nellampio spazio assicurato da questa apertura a Colui che ama ogni uomo e ogni donna, la politica e leconomia riusciranno a strutturarsi sulla base di un autentico spirito di carit fraterna e potranno essere strumento efficace di sviluppo umano integrale e di pace. Noi cristiani crediamo che nella Chiesa siamo membra gli uni degli altri, tutti reciprocamente necessari, perch ad ognuno di noi stata data una grazia secondo la misura del dono di Cristo, per lutilit comune (cfr Ef 4,7.25; 1 Cor12,7). Cristo venuto nel mondo per portarci la grazia divina, cio la possibilit di partecipare alla sua vita. Ci comporta tessere una relazionalit fraterna, improntata alla reciprocit, al perdono, al dono totale di s, secondo lampiezza e la profondit dellamore di Dio, offerto allumanit da Colui che, crocifisso e risorto, attira tutti a s: Vi d un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, cos amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri (Gv13,34-35). questa la buona novella che richiede ad ognuno un passo in pi, un esercizio perenne di empatia, di ascolto della sof-

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NATALE TEmpO dI dOnI, InsEgnIAmO AI RAgAzzI IL VALORE mORALE dEL REgALO


Di un mamma Per i nostri figli, Natale il sinonimo soprattutto di regali e giocattoli sottovalutando di fatto il significato della ricorrenza. importante quindi insegnare loro il vero significato del regalo, dei buoni propositi e della festa. Noi genitori lo sappiamo bene: i bambini iniziano a chiedere regali per Natale subito dopo Halloween! Perch si sa: i regali di Natale sono sempre stati desiderati e agognati dai bambini di tutte le epoche, ma mai come oggi si pensa soprattutto a quello. La pubblicit che passa in tv del resto alimenta i desideri dei piccoli e noi adulti, qualche volta, facciamo a gara a chi acquista il regalo pi gradito e pi costoso, anche se poi saranno tutti sistemati sotto lalbero. Il consumismo sfrenato che ha caratterizzato gli ultimi anni parte soprattutto da qui, ovvero da come si vive in casa il momento dei regali. Iniziamo quindi a ripensare il nostro modo di porci verso i figli nei confronti dei regali. Iniziamo con la letterina giusta importante prima di tutto non enfatizzare eccessivamente il collegamento tra feste di Natale e doni. Secondo la tradizione, vero che Babbo Natale o Ges Bambino portano regali ai piccoli di tutto il mondo, ma il significato simbolico del Natale come festa di fratellanza, amore e condivisione non deve passare in secondo piano rispetto al pensiero di giochi e regali. Il discorso vale sia per i cristiani, sia per i non credenti, perch tutti hanno il dovere di insegnare ai bambini i veri valori di amore e di altruismo, a prescindere dalla fede e dal credo religioso. Chi si professa laico, in linea di principio non dovrebbe nemmeno festeggiare il Natale, perch per coerenza non credendo nellesistenza di Dio non celebra nemmeno la nascita del Figlio. Chi invece credente dovrebbe avvicinare i figli il pi possibile agli insegnamenti del Vangelo, che sono improntati allamore e alla condivisione. Iniziamo quindi con il giusto approccio alle richieste di doni, a iniziare dalla stesura della letterina. Aspettiamo il momento giusto, ossia ai primi di dicembre o anche dopo: non giusto che fin da ottobre i nostri figli ripongano troppe aspettative nei regali di Natale. Insegniamo a pensare ai pi deboli Poniamo un limite alle richieste, anche se non sar facile. Si pu raccontare loro, per esempio, che Babbo Natale ha un sacco molto grande, vero, ma che i bambini del mondo sono tantissimi e che se uno solo chiede troppo, gli altri bambini non potranno ricevere doni. E a risentirne saranno proprio i bambini pi poveri, che hanno bisogno di tante cose e che rischiano di restare senza indumenti, libri e giochi. Per far capire a nostro figlio limportanza della solidariet, gli si pu proporre di diventare un piccolo aiutante di Babbo Natale, o di dare una mano a Ges Bambino. Rechiamoci insieme in un centro commerciale o in un negozio di giocattoli e scegliamo insieme un dono: una bambola, una pi-

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consciamente a imitare il nostro comportamento. Non possiamo, quindi, chiedergli di limitarsi e di pensare agli altri, concentrandosi sul vero valore del Natale, se poi noi mamme ci facciamo regalare una borsa costosa o se il pap aspetta Natale per prendere lauto nuova fiammante. Cerchiamo di far coincidere un acquisto importante o dispendioso per un compleanno, per esempio, o per unoccasione che sia dedicata soltanto alla persona. Non oscuriamo con regali sfavillanti il vero spirito del Natale, che consiste nel gioire di cose semplici e soprattutto del piacere di stare insieme in armonia.

sta per automobili, delle costruzioni o quello che si piace di pi. Insieme al nostro bambino possiamo poi recarci presso un centro raccolta, oppure nella parrocchia o in ospedale: lo consegneremo dicendo di farlo trovare a Babbo Natale, che lo porter al bambino al quale destinato. Sar un piccolo, grande gesto che render orgoglioso nostro figlio e lo indurr a riflettere sullimportanza di aiutare gli altri, soprattutto a Natale ma anche nel resto dellanno. Diamo il buon esempio per non esagerare Un altro modo per restituire ai doni di Natale la giusta dimensione dare il buon esempio. I nostri figli, infatti, si specchiano in noi e tendono in-

DORMI DORMI BAMBINEGLIU...


di Franco Blefari Dormi dormi Bambinegliu, non aviri cchj paura, ca ti ncarda u sumeregliu, nta sta notti fridda e scura. Dormi dormi, crijaturi, fa la ninn e dormi m, tu si u figghju di llamuri, ninna nanna ninna Dormi dormi ca no nghjeli, e a campana, quandu ntinna, esti grolia nte cieli, dormi dorm e fa la ninna. Cala nangiulu divinu pammi nnaca li nnocenti, quandu nesci Tu, Divinu, sutta stiglia dOrienti. Dormi dormi e non tremari, p e figghjoli poveregli, mi si ponnu ddormentari, ndavi semp i ciaramegli

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BEnEsTARE, RICCHEzzA E pOVERT, LO sTudIO pROFOndO dELLAFRICA nELLE pAgInE dI pAdRE DEssIngA
di Adelina B. Scorda

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- Cosa manca realmente allAfrica, lacuta introspezione, di cause e responsabilit che hanno reso dipendente e povero uno tra i continenti pi ricchi al mondo. Se ne discusso questo pomeriggio a Benestare, la cittadina Locridea esempio, insieme a Riace e Caulonia, di accoglienza. Se da un lato largomento delicato e spigoloso trattato dallautore, padre Giscard Kevin Dessinga, analizza le ragioni per le quali lAfrica occupa gli ultimi posti nelle classifiche mondiale, falcidiata, da guerre, povert, analfabetismo ed emigrazione, dallaltro si nota come le similitudini che laccomuna alla terra di Calabria siano davvero molte. una riflessione, quella che nelle pagine di padre Dessinga spiega il sindaco Rocca si legge, che mi porta inevitabilmente a realizzare mentalmente una similitudine fra la mia terra e lAfrica. I problemi del nostro territorio, di tutto il mezzogiorno, sono gli stessi, elevati allennesima potenza di quelli che causano allAfrica lo stallo in cui si trova. Ci a cui questo libro inneggia una rivoluzione culturale che parta dal popolo, per il popolo. Da qui limportanza della scuola, perch solo le coscienze critiche rendono liberi i popoli, lAfrica come la Calabria. Unopera che nasce dopo anni di studio critico del mondo, dopo laver visto e vissuto realt diverse, nelle pagine che scorrono veloci, padre Dessinga

pone la questione dellAfrica, la sua Africa, in modo schietto e lucido, prendendo le distanze da quella ipocrita visione del continente nero dove fame e povert sono rappresentate come una fatalit da combattere con lappello ai buoni sentimenti. Ho voluto parlare dellAfrica non per come vista dallalto e dallesterno, ma per come la si vede guardandola dal basso e dallinterno. Com possibile dice padre Dessinga avere tutto e mancare di tutto? LAfrica ricca dice - ma vittima di un sistematico saccheggio delle sue risorse, favorito sia da una classe politica che non fa gli interessi del suo popolo ma delle multinazionali che da un popolo debole e sfruttato. Per spiegare le cause dellendemica situazione, lautore presenta nel suo libro la teoria delle tre C, dove c sta per complicit, che tocca essenzialmente tre livelli. Complicit internazionale o sfruttamento delle risorse ad esempio, complicit nazionale o ingiustizia dei politici africani, complicit personale o ignoranza. Una riflessione analitica e profonda che pone sotto accusa prima il se stesso e solo dopo il mondo industrializzato. facile prendersela con lOccidente, ma anche nostra responsabilitda queste riflessione giunge a comprendere che lunica via di salvezza per lAfrica, e forse anche la nostra, passa per listruzione scolastica. Dove per istruzione non sintende

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Gazzetta del Sud, per la crisi antropologia che ha investito luomo.Scriviamo libri di denuncia, ma ci limitiamo, per, solo allinterpretazione, rimanendo in un campo teorico. Quello che dobbiamo fare e tradurre in realt quello che interpretiamo con la scrittura, passando alla trasformazione delle idee in azioni. Quello che serve prosegue una letteratura, una politica, una pastorale della liberazione che passi attraverso la trasformazione delluomo, mettendo al centro luomo, non il cristiano il musulmano o lebreo, ma luomo. Si discusso di Africa, e dei suoi immensi problemi, difficolt che sono anche le nostre, che sentiamo pesare addosso. Il risveglio che attende lAfrica da secoli lo stesso che attende il popolo calabrese, il popolo della Locride, che spogliandosi dal vittimismo che un po lo caratterizza, deve prendere coscienza delle proprie responsabilit, ma soprattutto della grandi possibilit che ha davanti agli occhi.

lalfabetizzazione ma la trasmissione della cultura attraverso quel percorso scolastico che sia in grado di formare soprattutto menti e coscienza critiche. Un percorso rintracciabile nella teoria delle tre P: p come parola di Dio per aprire il cuore allamore, come prestazione intellettuale e culturale contro lignoranza, e infine come prontezza e condivisione. Dessinga spiega il relatore poeta benestarese Franco Blefari ci chiede se abbiamo il coraggio di rispondere a questa domanda e attraverso il suo saggio ci invita a conoscere per amare, offrendoci un prezioso strumento ricco di spunti per ripensare alle tematiche pi attuali, come limmigrazione; per condividere il desiderio di felicit, che un diritto di tutti gli uomini e per renderci pi consapevoli, nei piccoli come nei grandi gesti, che la gioia non tale se non condivisa con il prossimo. Ad essere evidenziata, poi, da Don Rigo, introdotto dalla moderatrice, Rosella Garreffa, giornalista della

NATALI
Nescu lu Bambinuzzu nta la pagghja, ma tantu bellu ch' 'na maravigghja, cu lu friddu chi trasi d'ogni ngagghja, a so' mamma non sapi chimmi pigghja! Dinnu ca lu ndrupau cu 'na tuvagghja, ca nent'attu ndava, povara figghja, macari avissi avutu ccocchj magghja, lu tena ncardu nommi si risbigghja.

di Domenico Antonio Sgr

i pensaru 'nu voi e 'nu scaccaregliu, chi 'u cardijaru cu lu so' rihjatu, cus potti dormiri, 'u Bambinegliu, nu sonnu chjnu, riposanti e duci. Ma dicu: "Cu' l'avissi mmaginatu ch'era gi scrittu pammi mori 'n cruci!?"

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FRAnCO CAmInITI IL pOETA dI Quella casa che guarda al mare


di Franco Blefari
Come faccio a parlare di Franco Caminiti, senza farmi trasportare da quel sentimento chiamato amicizia, che infiamma il cuore degli uomini ed un lungo fiume ( quando vero! ), che nasconde tutte le impurit che trasporta verso il mare, mostrando solo la lucentezza in superficie e che attraversa tutta la vita? Come faccio? Facendomi trasportare da questo fiume fino alla fine del suo percorso, perch solo amando le persone, immergendomi,cio, nei loro pregi e nei loro difetti che si possono realmente conoscere le persone.. Ed io, il poeta, cantautore e musicista di Benestare lo conosco bene, da quando, negli anni 80, in veste di organizzatore di spettacoli, lo portai in qualche festa di piazza. Allora infiammava con le sue canzoni il cuore delle adolescenti. Cantava Una baracca in paradiso ed unaltra canzone in lingua spagnola, di cui non ricordo il nome, ma che mi piaceva tanto, perch era costretto ad indossare un poncho messicano con tanto di sombrero, dando cos corpo alle mie tendenze non solo musicali, ma anche poetico-letterarie, che mi vedevano, quasi sempre nelle feste tra amici, recitare qualche poesia di Lorca o di Neruda. Quel cantante, che non si esibiva a cachet fisso, ma di quel po che passava il convento, raccontava i sogni dei giovani di quella generazione e si accontentava di niente, pur di farsi conoscere e poter trasmettere quello che sentiva dentro. Ed io non lho mai perso di vista nel corso degli anni, anzi ho partecipato con gioia, come fossero miei, ai suoi successi, vedendolo anche lottare aspramente per la vita e raggiungere il successo, quello vero, non come cantante, ma seguendo la sua vocazione originale, che era quella di poeta, scrittore e giornalista.Dopo alcune pubblicazioni giovanili introvabili,Franco ha scritto due romanzi: La Nina mammana e La lunga notte. Ma lapprodo pi agognato lha raggiunto bisogna dirlo, in considerazione del successo ottenuto con La humana istoria , un romanzo onirico di 7.000 versi in terzine dantesche, pubblicato nel 2010 e prontamente definito La Divina Commedia del 21 secolo. Franco Caminiti, figlio illustre di Benestare, che ogni anno torna a casa in estate per rinfrescare le sue mai nascoste radici contadine, ha 63 anni e vive in Lombardia, facendo il giornalista per varie testate dellhinterland milanese, e, da qualche anno, anche il direttore di due riviste di eccellenza: Pleasure of luxury e Olona e dintorni, che lo porta ogni giorno a contatto con la cultura, larte, la politica, la finanza e tutte le realt emergenti del mondo in cui vive e lavora. Non solo, recentemente, ha realizzato il sogno di una figlia ( Sofia ) che, dopo essersi diplomata in danza classica , stata assunta come ballerina al Teatro La Scala di Milano, e, con la moglie Fatima Zahra, di chiare origini orientali, ha aperto la scuola di danza Pleasure dance school, con sede ad Arconate ( Via Matteotti 38 ), dove vive, aperta a bambini, ragazzi e adulti, e diretta dalla stessa consorte, che ha un

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al tempo dei fichi maturi, / delle cicale, / al tempo della beccaccia e del cinghiale./ E sono qua, / sulle rive del Ticino/ qui non canta lupupa sul balcone, / qui non si spezza il silenzio della sera, / ma poche note non fanno una canzone/Eppure cantoio che sono nato guardando la marina / vorrei assopirmi col fruscio delle onde. Ma sa anche che non torner mai pi ad abitare non solo quella casa, ma anche quella dove abitava la sua vecchia saggia mamma, alla quale ha dedicato poesie struggenti nella seconda parte del libro. Sa che ormai, per onest intellettuale, che anche il titolo di una poesia di questa raccolta, << non servir legarmi ad una pietra, / inchiodarmi con tavole di legno, / confondermi la strada con steccati / per imporre il tuo ordine assoluto; / per quanto possa affliggermi / mi scroller di dosso il tuo disegno/ incompiuto >>. Ormai il suo posto nella societ lo ha conquistato nel Milanese, lontano dalla casa che guarda al mare, a colpi di gomitate, fedele a Dio e ad una famiglia per la quale ha lottato e vinto. Conoscendo luomo, dunque, posso apprezzare meglio lartista, che, pur di camminare a testa alta, dice che << c chi si prostra per scaldarsi al sole, / beneficio di una imposta somiglianza, / e non soffre n plagio n arroganza >>, mentre lui, che non si mai piegato al compromesso dei politici potenti, conclude dicendo: << Io preferisco tenermi le parole / e i miei pensieri poco collimanti; / finir questinverno e, se dio vuole, / tireremo avanti. >>. Ma pi che a se stesso, sembra dirlo a sua moglie e alla sua famiglia, in attesa che crescano i fiori delletica e della smarrita legalit: << Intanto resto qui gomitolato/accanto al focolare della memoria / fra rami secchi ( scomodo giaciglio ),/ osservo scorrere il tempo e la mia storia scriversi/ e io ne sono un po artefice/ e un po figlio >>. Una poesia, questa, che racconta tutta la storia ed il modo di pensare di un uomo ancorato ai suoi sani principi di onest e moralit, il suo modo di vivere, che sa che per salire in alto, bisogna essere omologati: << Se hai perso lancoraggio con te stesso / ti giover discendere le scale, / in fondo al pianerottolo hai lasciato / la cosa pi importante: lonest / intellettuale!>>. Ma Franco non solo il poeta della casa che guarda al mare, anche il poeta che guarda a << questa pianura ( quella Padana )

passato di apprezzata ballerina. Negli stessi locali, dove sorge la scuola di danza, il Nostro ( si dice cos?) ha allestito uno studio di registrazione ad alta tecnologia, per produzioni musicali, doppiaggi, mastering e videoproduzioni con colonne sonore originali. Ma il Franco Caminiti di cui vi voglio parlare per il nostro giornale parrocchiale ( dunque, posso dire ci che voglio, senza dover osservare alcuna linea di partito!) quello che, recentemente, ha dato alle stampe una raccolta di poesie di un centinaio di pagine, il cui titolo: La casa che guarda al mare ( Ed Il Guado; Milano; gennaio 2013; pagg. 91; 10.00 ), mi ha fatto subito andare con la mente a quella casa che, iniziata e mai ultimata, in sommit ad una collinetta, in localit Amusa di Benestare, realmente guarda il mare Jonio di Bovalino e tutte le persone che, dalla marina, arrivano in paese. Sono poesie in lingua scritte nellarco di trentanni, che si fanno precedere, da una nota di presentazione dello stesso autore, che dice: In questo libro, non troverete risposte alle vostre domande, perch io, purtroppo, non le trovo alle mie, ma, se leggete con lo spirito giusto, vi troverete il mio cuore schietto, fiero s, ma mai arrogante; vi troverete un po della mia vita e, forse, anche un po della vostra . << C una casa che guarda al mare/ dice subito Franco dove lo Jonio tocca il cielo/ si specchia l Aspromonte >>. Con questi versi si scioglie il rimpianto del poeta per quella casa fatta di pilastri e solette, che sa di non potere mai abitare e << aspetta chio ritorni /

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poesia Il bastone di mia madre che lamico Franco, (che ha condiviso con me la notte pi dolorosa della mia vita, in una stanza dellospedale di Legnano), si pone, senza veli, in tutta la sua natura di uomo semplice e buono, che, da piccolo, ha sempre ascoltato gli insegnamenti dei grandi e li ha fatti suoi. << Il tuo bastone mi guarda dalla trave, / lho messo l come un ammonimento/ Quando la vita ti dar la chiave / vieni ad aprire lultimo cassetto / mi troverai ancora appeso a questa trave. / Non aver fretta, / anzi tarda! Tanto, aspetto!/ E non aver paura, / sar il tuo porto ambito / e la tua nave,/ sar il tuo molo sicuro / e il mare aperto>>. Non avevo mai letto, in vita mia, un libro di poesie con questa intensa e profonda partecipazione emotiva. Ogni verso lho fatto mio, ogni rima lho vista funzionale e perfettamente inserita nel contesto della frase, nessuna forzatura, come solo i grandi poeti sanno magistralmente fare. Ma sotto quella trave, dove Franco ha appeso il bastone della madre, in quella casa dov nato e che anchessa guarda il mare, anche io ho lasciato un po del mio cuore. Non tanto per quello che il mio poeta ha detto, che d gi la misura del suo grande valore, ma per quello che mi ha lasciato immaginarequando ho letto gli ultimi sette versi di questa poesia, prima di chiudere il libro. << Ma se questa la vita, se il cammino / esso stesso la meta / e il mare il porto, allora / il progetto compiuto; / se ogni binario, in fondo, una stazione, / forse i versi pi belli, in assoluto, / sono quelli rimasti ispirazione . S, proprio quelli che mi ha fatto immaginare

che si spande / tra campanili e ciminiere antiche / tra cascine e palazzi / campi arati e canali/e non son pronto/ dice a sentirmela dentro, a farla mia, / questa pianura sconosciuta e chiara /

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che di rado mi d qualche poesia / ed ogni giorno mi presenta il conto / con un sorriso, a volte, a volte amara! E il suo mondo di oggi e sar anche il suo futuro, questa pianura, perch ha saputo stringere i denti e lottare nel presente, lontano dagli affetti giovanili pi cari e da quella casa ( il sogno) che guarda al mare, anche se riconosce che, in fondo << E questa la pianura che sognai / per la mia prima fuga, / questo il luogo / dove nel mio ritorno mi fermai./ Qui ogni giorno mi perdo / e mi ritrovo. Franco non poeta della realt in cui vive, anche se riesce a sublimarla nella trasposizione in poesia , Franco poeta del cuore, come tutti i poeti veri. E come tale riesce a toccare le corde dellanima quando evoca la figura di sua madre, una madre del profondo Sud, minuta, che ti spogliava, quando ti guardava negli occhi, discreta ed eternamente segnata dalla sofferenza, che viveva in simbiosi per i suoi due figli. << Non mero reso conto che sei morta / quando ho visto il tuo volto sorridente / sotto il cristallo freddo di una bara / ma nel mio lungo viaggio per Milano, / tu, questa volta non mi hai chiamato / per ricordarmi di guidare piano / e domandarmi: Dove sei arrivato? >> Ma nella

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WELCOmE TO BEnEsTARE!
BEnVEnuTI A BEnEsTARE!
di Alina Olariu
Domenica, 7 dicembre, il parroco Don Rigobert Elangui ha organizzato un pranzo domenicale speciale per dare il suo benvenuto a tutti i ragazzi immigrati dallAfrica ospitati dal nostro paese. La comunit benestarese si ben organizzata nella preparazione di un pranzo ricco e gustoso per i 36 ragazzi originari da paesi diversi: Egitto, Mali, Gambia e Nigeria, ma che sono uniti da un solo sogno: un futuro migliore in un paese democratico, lontani dalle guerre politiche e religiose . In Africa, quando a casa arriva un ospite, salutare non la prima cosa da fare, ma dare una sedia per sedersi e qualcosa da mangiare, cos che io oggi vi do il mio benvenuto a Benestare, inizia il suo discorso Don Rigobert. I ragazzi sono stati invitati all unione, alla solidariet, perch dice, Don Rigo la solidariet nella sofferenza, molto importante , alla pace, alla pazienza, alla fiducia nella gente benestarese, brava e generosa che nonostante le difficolt giornalieri li ha accolti nel loro paese . Molto belle anche le parole del vicesindaco, Domenico Mantegna, ben conosciuto dai ragazzi, daltronde anche vicino di casa , che non ha dimenticato di sottolineare che dietro i diversi nomi e le diverse religioni, Dio uno solo! Ed e Lui che ci spinge allaccoglienza di tutte le persone che in questi tempi hanno bisogno! Ad accompagnare tutti gli emigrati sono stati gli operatrici Rossella Scopacasa, Eleonora Romeo ed Alina Olariu che insieme ai colleghi Valeria Parisi, Domenico Albanesi, Domenico Nobile, Giuseppina Guidace e Adriano Garreffa, giorno dopo giorno, sono esempio di disponibilit, amicizia, carit e seriosit, mettendo il loro cuore nel progetto Comunit Ariaporu. Ma la soddisfazione grande, tutto viene ricambiato dal cuore immenso dei ragazzi minorenni e non, con il loro infinito grazie, detto tante volte a Rosario Rocca, sindaco che ha espresso il suo si allaccoglienza in collaborazione con la dott.sa Maria Paola Sorace della societ Pathos, e che si impegna ogni giorno per il bene del paese nonostante le numerose difficolt che nellultimo periodo st incontrando. E stato un pomeriggio allinsegna dellamore, della condivisione, della fratellanza, della gioia letta facilmente sui visi dei ragazzi che grazie a tutti noi, per un paio di ore hanno dimenticato i pensieri alle loro famiglie lontane, il ricordo del duro viaggio, e le domande interminabili riguardanti il loro futuro. E il poco che possiamo fare e facciamolo sempre pi spesso!

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Gente di quel paese di gesso ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

CICCIu u pACCIu
Un fuochista che costruiva cavallucci pirotecnici e confezionava petardi e frischjaregli per le feste di fine anno a Benestare
di Franco Blefari
Un personaggio caratteristico di quel paese di gesso era, senza dubbio, Cicciu u pacciu, fuochista del paese. La sua casa profumava di cose antiche e di odori forti e pregnanti sui quali, per, era preminente quello acre della polvere pirica. Rivedo ancora sua moglie Ntonuzza, accovacciata in un angolo della casa al primo piano, mentre confezionava mortaretti, petardi, bombe di carta e castagnole nellimminenza delle feste religiose e di Capodanno, in particolare. Ed era proprio in occasione di questa ricorrenza, che anche il mastodontico ( per la sua mole ) Cicciu, lavorava alla confezione delle bombe sopra qualche tavolo ad altezza di ombelico, non potendo svolgere seduto o a terra i movimenti necessari per lenorme massa corporea. Il suo fisico gli conferiva un aspetto solenne e patriarcale, che incuteva paura a noi bambini. Infatti, ogni qual volta andavamo a casa sua a comprare polvere pirica o bombe di carta da fare esplodere in qualche muro di cemento o in mattoni, se non frischjaregli, piccoli petardi a forma cilindrica, grandi quanto una sigaretta, che prima di esplodere emettevano un fischio acuto e intenso, venivamo subito allontanati dal suo vocione, che ci intimava di comprare quello che ci serviva ed andare via, perch quello era un ambiente molto pericoloso. Eppure in quella casa, dove io cercavo sempre mille scuse per soffermarmi qualche minuto in pi, spinto comero dallodore piacevole della polvere pirica, vi avrei anche dormito, perch, oltre ad essere una casa che profumava di gesso, era un luogo molto piacevole perch cerano sempre appesi, in bella mostra, qualche salame oppure qualche trancio di lardo, che penzolavano dalle travi del soffitto. La polvere pirica, che noi bambini accendevamo incautamente avvolta in carta da giornale, facendola brillare per le strade ( ne porto ancora i segni indelebili sulle dita ), andavamo anche a raccoglierla tra le bombe inesplose della festa del Rosario nelle campagne dove si esibivano i pi celebrati fuochisti di quegli anni come Cutull, Foti e Argir, che incendiavano la notte con bombe alla barese e con limmancabile, come si usa tuttoggi, cassa infernale o batteria e lassordante colpo di mortaio finale chiamato corpu scuru, fino al punto da far dire ai benestaresi che stanotti cdunu tutt i casi i jbissu. Ma Cicciu u pacciu non era un fuochista al livello dei pi rinomati e illustri forestieri, a cui veniva conferito il titolo di Cavaliere, che non era solo un riconoscimento scritto sulla pergamena, ma anche un palese rispetto loro dovuto quando giungevano da fuori per fare i contratti per la festa del Rosario e venivano chiamati col titolo che a Benestare era riservato solo allufficiale postale Giuseppe Giurato, a don Pep Marta e a qualcaltro di cui mi sfugge il nome. Cicciu u pacciu, forse, qualche diploma di Cavaliere lo aveva anche racimolato, magari in qualche paese vicino per qual-

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casa i crismi dellalta professionalit finalmente raggiunta. Ma il Cicciu u pacciu che ricordo con pi piacere era quello che mi vendeva di nascosto da mio padre la polvere pirica da mettere nel chjavuni la mattina di capodanno quando, come tutti i ragazzi della mia et, andavo in giro per il paese a fare gli auguri ad amici, parenti e conoscenti per lanno nuovo e avevo la possibilit di farmi un bel gruzzoletto. Il chjavuni era un tubo di ferro nella cui cavit estrema veniva depositata un po di polvere pirica, dove un tondino di ferro di alcuni centimetri, in essa inserito, e collegato allaltra estremit del ferro da una cordicella, fungendo da percussore, faceva esplodere la polvere nel momento in cui veniva azionato contro un muro. Appena la polvere esplodeva, davanti allabitazione della famiglia visitata si apriva sempre una porta e proprio in quel momento bisognava fare gli auguri dicendo: Bon Capudannu e Bon Capu di misi / arreta la porta na petra vi misi / e vi la misi pa tuttu lannu, / Bon Capudannu e Bon Capu di misi. Tutti i soldi che raccoglievamo in quel primo giorno dellanno li riportavamo sempre a casa i Cicciu u pacciu per comprare altra polvere ed altre bombe di carta da fare esplodere nei muri del paese in segno di festa per Capodanno; anche se non dimenticavamo che nel negozio di Peppi u lica con venti lire si potevano comprare panini imbottiti di mortadella tagliata con laffettatrice, che solo lui possedeva a quei tempi, oltre alle deliziose susumegli e torroni ricoperti di zucchero della Ditta Monardo. .Ma cera un altro momento, nel corso dellanno, che ci faceva frequentare con pi assiduit la casa di Cicciu, ed era quando si spargeva la voce che stava preparando il cavalluccio pirotecnico in vista di qualche festa religiosa. Sullo scheletro di canna, che era abbastanza resistente e non pesava eccessivamente sulle spalle di chi lo deveva sorreggere, il fuochista collocava, alla stessa maniera di una rete elettrica, tutto il tracciato cartaceo in cui

che modesta partecipazione con fuochi o con qualche cavalluccio pirotecnico, ma non lo aveva mai esibito in pubblico, da uomo di sostanza qual era. Si accontentava di lavorare solo nelle piccole feste religiose come quella di Santa Rita, della Madonna della Misericordia, di San Giuseppe, del Corpus Domini, di Santa Lucia ed altre, durante le quali faceva esplodere qualche colpo di mortaio allalba del giorno della festa e altri piccoli petardi alluscita dalla chiesa del santo per la processione. Durante il percorso delle processioni, lo si vedeva sempre attraversare di corsa le fila dei confratelli o dellAzione cattolica per correre a comunicare alla moglie che era giunto il momento di fare esplodere qualche mortaretto o qualche leggera batteria di petardi leggeri, come da accordi con gli organizzatori della festa. Una volta, in occasione di una festa, annunci, facendo anche affiggere manifesti murari, uno spettacolo di magia pirotecnica che avrebbe rappresentato sutta llArburegliu, cio sul tratto di strada compreso tra a putia i Peppi u lica e il bar di Giacch e ferru. Nel momento previsto, un petardo, che sputava fuoco incandescente lungo una tratta di filo di ferro che si inerpicava per finestre e balconi, incominci a produrre fischi continui e laceranti fino a quando non incominci a salire verso lalto anche una miriade di roteglini ( ruote fatte di canna e ricoperte di polvere pirica di diversa colorazione) che, dopo avere fatto il giro prestabilito, si sono improvvisamente spente per poi riaccendersi sopra un albero, trasformandosi in fontane luminose. Il successo stato tale che Cicciu u pacciu stato portato a spalla in trionfo da alcune persone fisicamente ben dotate e quella sera stessa stato solennemente chiamato col titolo di Cavaliere, un riconoscimento che, finalmente, aveva guadagnato sul campo del suo paese, dove nessuno mai profeta. Una vera e propria apoteosi che ha dato al fuochista di

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dovendoselo caricare sulle spalle, delegava sempre qualche volenteroso in cambio di una bevuta in qualche putia, il quale, alla fine del ballo, ringraziava il pubblico, che applaudiva, con un inchino del cavalluccio. Ma era sempre Cicciu u pacciu a raccogliere gli applausi della gente, con le braccia aperte al cielo in segno di soddisfazione, mentre il cavalluccio, che aveva finito di fumare, restava nudo con la sua regina in un angolo della piazza, illuminato da una lampada ad acetilene ( quando non cera ancora la luce elettrica ), aspettando, di l a poco, di essere riposto in qualche catoju, in attesa di unaltra festa che avrebbe ridato a quella gente contadina semplice di una volta unaltra serata di felicit.

era contenuta la polvere pirica di diversa colorazione e con tutti i petardi che dovevano esplodere al momento prestabilito. Il cavalluccio era interamente costruito di canne e rivestito di carta velina variopinta. In bocca aveva un lungo sigaro riempito di polvere pirica che veniva incendiato per primo. Dopo le prime fumate del cavalluccio, incominciavano ad incendiarsi le orecchie e poi altre parti del corpo. Su di esso montava una regina che aveva per corona una roteglina. Sul finire del ballo, incendiandosi e girando su stessa in una pioggia incandescente di colori, saliva sempre pi in alto fino a spegnersi nella notte di festa. A quei tempi cera ancora lusanza che il cavalluccio andasse a bere alla fontana pi vicina della piazza su cui si esibiva, suscitando la solita ilarit generale. E siccome Cicciu u pacciu non poteva farlo ballare,

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LA NAsCITA dEL pREsEpE


di Katia Brizzi
Il santuario di Greccio (Rieti), situato nel piccolo comune attaccato sulla montagna, fu molto amato da san Francesco che qui, nel 1223 prepar una celebrazione sacra della nascita di Ges. Fu concretizzata tra i Monti Sabini una Betlemme umile e semplice e l ogni anno a Natale si torna indietro nel tempo, con una rappresentazione sacra che ricorda larrivo di san Francesco sul Monte Lacerone, nel 1209, lascesa alla grotta della Nativit, il suo presepe. Fu cosi che nacque il presepe, e da allora in tutto il mondo, ricorda la Nativit. Si ammirano sei quadri viventi, che ricostruiscono precisamente usi e costumi medievali, immersi nella bellezza dei luoghi. Greccio si trova nel cuore del Cammino di Francesco, un itinerario inaugurato nel 2003 nel territorio della conca di Rieti, la Valle Santa reatina. Le tappe portano nella Rieti medievale, con i suoi palazzi e le sue chiese. Lungo il Cammino di Francesco presente la segnaletica in legno e, nei centri abitati, le frecce direzionali sulla pavimentazione. Il cammino si pu fare a piedi, in mountain bike, a cavallo, in automobile (questa modalit stata resa possibile per tutti coloro che hanno difficolt motorie). Ogni santuario, oggi, ricorda momenti importanti della vita di Francesco. Il santuario di Fontecolombo il monte scelto per stilare la Regola definitiva del suo Ordine. Qui tutto sacro: gli edifici, la fonte dacqua purissima e il bosco stesso, perch racchiude il Sacro speco, la grotta in cui fu scritta la Regola. Qui san Francesco fu operato agli occhi. Il santuario di Santa Maria della Foresta, nato intorno alla chiesina di san Fabiano, un convento di straordinaria suggestione. Chi cerca la pace e vuole, come lui, fuggire dal caos del mondo trova in questo convento appartato un luogo ideale. Immerso nel verde intenso dei boschi, probabilmente ispir limmortale Cantico delle Creature. Ritornando al Presepe di Greccio opportuno, per correttezza, sottolineare che la rappresentazione preparata da San Francesco non si pu ancora considerare un presepe come noi attualmente lo intendiamo. Mancano infatti i protagonisti principali: La Vergine Maria , San Giuseppe e Ges Bambino; nella grotta dove era stata allestita la rappresentazione erano solo presenti due animali veri, ai lati di una mangiatoia sulla quale era stata deposta

(Il santuario di Greccio) della paglia. Sullargomento ritornato recentemente Papa Ratzinger nel suo ultimo libro dove afferma nel Vangelo non si parla di animali e che quindi il bue e lasino non erano nella stalla. Il primo presepe scolpito a tutto tondo di cui si ha notizia quello conservato nella Basilica San Stefano a Bologna. Si tratta del pi antico presepio conosciuto al mondo composto da statue a tutto tondo. Uno studio approfondito dellopera pubblicato nel 1981 da Massimo Ferretti, alla fine del primo grande restauro effettuato da Marisa e Otello Caprara, ha identificato che lo scultore delle statue lo stesso Maestro del Crocefisso custodito nelle Collezioni dArte del Comune di Bologna. Lopera fu prima scolpita da tronchi di tiglio e di olmo, forse nellultimo decennio del XIII secolo da uno anonimo scultore bolognese. Lopera rimase senza coloritura fino al 1370, quando fu incaricato il pittore bolognese Simone dei Crocefissi che ne cur la ricca policromia e la doratura con il suo personalissimo stile gotico. Ben presto questo tipo di simbolismo fu diffusamente recepito in tutte le classi sociali , soprattutto allinterno delle famiglie, per le quali la rappresentazione della nascita fu irrinunciabile. Nel XV secolo si diffuse lusanza di collocare nelle chiese grandi statue permanenti, tradizione che si diffuse anche per tutto il XVI secolo. Dal XVII il presepe inizi a diffondersi anche nelle case dei nobili sotto forma di soprammobili o di vere e proprie cappelle

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cosi ricondotto ogni volta alla magica atmosfera natalizia. Per ogni famiglia napoletana il Natale a Napoli anche una visita a San Gregorio Armeno una tappa obbligatoria prima di intraprendere la costruzione o lampliamento del proprio presepe. Nello stesso secolo a Bologna, altra citt italiana che vanta unantica tradizione presepistica, venne istituita la Fiera di Santa Lucia quale mercato annuale delle statuine prodotte dagli artigiani locali, che viene ripetuta ogni anno, ancora oggi, dopo oltre due secoli. A Genova la tradizione del Presepe per il Santo Natale ha riacquistato grande importanza negli ultimi tempi dove la tradizionale scuoLa nascita di Ges la settecentesca genovese diventata una meta in miniatura anche grazie allinvito del papa durante turistica importante. Da non perdere c la Collezione il Concilio di Trento poich ammirava la sua capacit comunale custodita al Museo Luxoro di Nervi. Tra di trasmettere la fede in modo semplice e popolare. gli altri il presepe del Santuario della Madonnetta con Ma il grande sviluppo dei presepi scolpiti si ebbe nel figurine della scuola del Maragliano, quello della parSettecento quando si formarono le grandi tradizioni rocchia di San Bartolomeo, artistico meccanizzato, il presepistiche: quella del presepe bolognese, napole- presepe allestito nel Convento delle suore Brignoline tano, genovese. In questo secolo, da un lato, si diffu- e quello allestito in una stalla da Lele Luzzati a Pasero i presepi nelle case. Nel XVIIII addirittura, nella reto, in Valbrevenna. Ma sono molti altri i presepi da citt di Napoli si scaten una vera e propria compe- tenere docchio per esplorare le tradizioni liguri. tizione fra famiglie su chi possedeva il presepe pi bello e sfarzoso: i nobili impegnavano per la loro realizzazione intere camere dei loro appartamenti ricoprendo le statue di capi finissimi di tessuti pregiati e scintillanti ( gioielli autentici. A Napoli ancora oggi c la pittoresca strada dei presepi la via San Gregorio Armeno celebre strada degli artigiani del presepe, famosa in tutto il mondo per le innumerevoli botteghe artigiane dedi(Presepe) cate allarte presepiale. La via e le botteghe possono essere visitate durante tutto lanno ed il visitatore

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LAmATORI BEnEsTARE CALCIO VInCE E COnVInCE


di Gianfranco Elia
chi come impiego presta servizio proprio presso lattivit ristorava del presidente. E stato dunque Maurizio Nastasi a calare il poker di segnature 4-0 inflitto ai cauloniesi. Altrettanto inappellabile la successiva vittoria, in trasferta. Magra consolazione per gli africesi lessere riusciti a violare la porta dellestremo difensore benestarese Domenico Raco nel 1-3 finale. Marcature aperte dal solito Maurizio Nastasi assieme a Guseppe Rocca e Francesco Pizzata. Mentre Benestare si coccola chi, nella classifica cannonieri, sta guardando tutti dallalto, nel bollettino medico

La chiave di lettura degli entusiasmanti risultati iniziali della Amatori Benestare Calcio potrebbe ascriversi allABC del gioco pi bello del mondo. Fondamentale per gli undici del mister Maurizio Macr aver pienamente recepito ed essere riusciti ad attuarne gli schemi di gioco. Ci si tradotto nellestrema competitivit dimostrata dalla rivisitazione della precedente Amatoriale. A met dicembre, il tabellino dinizio campionato segna infatti bottino pieno per la selezione benestarese. Travolti dalle due vittorie in altrettante gare disputate, il primo a pagare dazio stato il Caulonia nellesordio di stagione al Comunale di Perrone alla presenza di un quasi esclusivo pubblico nigeriano (in foto). A finire di seguito sotto lo schiacciasassi calcistico benestare sei evidenzia lAfrico espugnato in casa. Probabile che linconsueta ma sempre ad effetto ap- spicca la defezione di uno stiramento per il bomber porto di una rarit, la figura del presidente-giocatore: che pone in forse la sua presenza per limpegno casaGiuseppe Caminiti, abbia fatto trovare alla squadra lingo con il Roccella. pi impegno. A fare certamente del proprio meglio

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IL CALzOLAIO: MAsTRO PEppI, u sCARpARu


di Bruno Palamara
Probabilmente mastru Peppi, u scarparu, non ha mai avuto coscienza di svolgere un mestiere dalla storia lunga quanto quella delluomo. Posizionato davanti a quel suo tipico tavolino quadrato, a 4 piedi, sul quale poggiava tutti gli utensili del mestiere, non ha mai pensato che il suo lavoro , in realt, iniziato con la stessa nascita delluomo, perch la necessit di indossare calzature, onde poter proteggere i piedi dalle asperit del terreno e dalla basse temperature, luomo lha avuta da sempre. Furono dapprima una corteccia dalbero e delle foglie intrecciate, poi la pelle di un animale le prime rudimentali calzature. Uomini calzati appaiono rappresentati in pitture rupestri scoperte in Spagna, risalenti a circa 15 mila anni avanti Cristo. La prima attestazione storica, che risale al periodo egizio, ci viene offerta dalla Tavoletta di Narmer, da qualcuno definita il primo documento storico al mondo, detta cos dal nome del mitologico faraone Narmer, datata intorno al 3000 a.C., dove si nota un dignitario egiziano porgere al faraone un paio di sandali. Intorno al 1300 a.C. gli Ittiti inventarono il sandalo a punta ricurva, mentre i popoli del deserto avevano gi sandali infradito con suola molto larga per non affondare nella sabbia. I Greci, come i loro Dei, portavano i sandali, come dimostra Mercurio, messaggero dellOlimpo, sempre rappresentato con i sandali alati. Anche gli antichi Romani, come si vede in alcuni dipinti, usavano i sandali. A Roma, i calzolai erano allo stesso tempo artigiani specializzati e mercanti presenti e operanti nel Foro. I loro laboratori si trovavano in un quartiere, il cui ingresso era vegliato da una statua di Apollo, calzato di sandali. Le calzature dei patrizi romani erano spesso ornate con metalli preziosi e pietre fini. Giulio Cesare portava dei sandali con la tomaia in oro, mentre i centurioni calzavano sandali di cuoio con strisce dello stesso materiale intrecciate in fondo alla gamba. Lo stesso imperatore Caligola veniva cos denominato, perch usava indossare le caligae, una calzatura militare che egli si abitu a portare fin da fanciullo. In epoca bizantina fecero la loro comparsa scarpe pi comode ed elaborate, distinte dal colore, rosso e giallo per i ceti pi alti e nere per il popolo. In particolare, le donne bizantine calzavano le babylonicae, sandali leggerissimi in prezioso e raro cuoio cordovno (oggi noto con il nome di marocchino), termine da cui proviene il nome del calzolaio inglese, cordowoiner, e di quello francese, cordonnier. Nel Medioevo la maggior parte delle persone usava zoccoli di legno o ciabatte di cencio con la suola, che si annodavano con dei legacci, ma anche semplici pezze di stoffa che venivano avvolte intorno al piede. Solo a partire dal Duecento si ebbe una crescente diffusione di scarpe e di stivali in pelle e cuoio, comunque, destinati ai clienti pi facoltosi. A Firenze i calzolai fiorentini lavoravano per ore, stando seduti davanti ai loro bischetti, i tipici tavolini su cui riponevano tutti gli arnesi del mestiere. Non a tutti noto, ma fino al Settecento venivano fabbricate scarpe identiche per entrambi i piedi. Solo con la Rivoluzione francese si cominci ad avere la possibilit di calzare una scarpa destra e una sinistra, portando, nel mondo della calzatura, una vera e propria rivoluzione. Nel XIV secolo in Inghilterra e Francia si affermarono le poulaine, scarpe della nobilt con la punta molto prolungata, tanto pi lunga quanto pi nobile era la persona che le indossava. Questa moda pare sia tramontata alla fine del XV secolo con Carlo VIII di HYPERLINK http://it.wikipedia.org/wiki/ Carlo_VIII_di_ValoisValois, Re di Francia, il quale, avendo sei dita e volendo nasconderlo, era costretto a portare scarpe dalla punta tronca. Si diffusero cos le calzature a piede dorso e a becco danatra, la cui punta poteva giungere a 15 cm di larghezza. Soltanto verso la fine del Seicento fa la sua apparizione il tacco, che viene portato in auge e reso popolare dal re di Francia Luigi XV ( 1715-74). Si narra che egli stesso lo volle, data la sua bassa statura, per poter apparire pi alto delle dame di corte. Era un tacco alto che si stringeva nella parte centrale e, ancora oggi, conserva il nome di tacco alla Luigi XV o alla francese. Il tacco alto rimasto fino ad oggi nelle calzature femminili; in quelle maschili ha mantenuto solo la forma di tacco basso. Con lIndustrializzazione nel XIX secolo le scarpe

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stiere, lo spago, il punteruolo, il trincetto, la lima, la gomma Incallito fumatore di Nazionali, mastru Peppi, che indossava sempre un lungo grembiule in cuoio, manifestava tutta la sua maestra, assemblando e rendendo nuove scarpe andate in malora, inventando, a volte, anche qualche modello che al paese poi faceva tendenza. Costruiva a mano e di sana pianta qualsiasi tipo di scarpa, dallo stivalone alle scarpe per uomo o per donna, scarponi, scarpina, sandali, zoccoli. Sedeva sempre, data la sua pesante corporatura, su una sedia in paglia resistente, che doveva avere unadeguata altezza tale da consentirgli una posizione sempre orizzontale alle ginocchia, sulle quali appoggiava stabilmente lincudine, a forma di piede rovesciato, quando inchiodava le scarpe che doveva riparare. La sua bottega, sempre impregnata degli odori pi strani, colla, pece, grasso, cromatina, era molto frequentata, spesso anche da chi non aveva scarpe da farsi aggiustare. Era col tempo diventata un luogo di incontro, un passatempo, un modo per scambiare quattro chiacchiere e discutere su ogni avvenimento di argomento paesano o generale, per cui aveva sempre compagnia. Attraeva quel suo modo gentile e calmo di discutere e di dire la sua in qualsiasi ragionamento, sempre in maniera pacifica e senza mai distogliere lo sguardo dal suo lavoro. Si alterava solo quando qualcuno, e lo faceva di proposito, apostrofava San Crispino, il patrono dei calzolai, o quel Bologna, la societ di calcio per la quale stravedeva, lui unico suo tifoso in un paese di irriducibili juventini e interisti. E, allora, veniva fuori la sua anima di tifoso accanito e lasciava per qualche momento anche il lavoro pur di cercare di affermare le sue ragioni. Che tempi! Oggi in questa nostra societ moderna il mestiere del calzolaio non pi considerato un lavoro attuale e non attira pi i giovani: al giorno doggi le scarpe, quando si rompono, vengono buttate via e non pi portate da Mastro Peppi ad aggiustarle. Sar il frutto dellinnovazione tecnologica che non ha pi considerazione per gli antichi mestieri e che li ha portati alla scomparsa. E, allora, addio vecchio mestiere di una volta! Ai meno giovani, come noi, rimane solo la memoria di unarte manuale che ha caratterizzato la vita di intere generazioni. Ci piace solamente ricordare e mettere in risalto che, anche se ha sempre lavorato per i piedi, il nostro Mastro Peppi, u scarparu non ha mai realizzato scarpe fatte con i piedi.

cominciarono ad essere prodotte in serie in fabbrica, portando alla scomparsa, quasi totale, del tradizionale calzolaio, u scarparu, di cui abbiamo un ricordo incancellabile e che nelle sue fila annovera personaggi famosi quali, fra gli altri, il filosofo Simone dAtene, allievo di Socrate, Giacomo Pantaleone, patriarca di Gerusalemme, divenuto papa sotto il nome di Urbano IV, i Martiri Crispino e Crispiniano, patroni della categoria, tutti calzolai prima di fare altro nella vita.

Il calzolaio con due discepoli Noi abbiamo conosciuto questo mestiere negli anni sessanta, quando, insieme a quello del falegname e del fabbro, il calzolaio rappresentava una delle attivit artigianali pi prospere nei nostri paesi: le scarpe venivano riparate e riutilizzate, magari passate al secondo figlio nel frattempo cresciuto. Certo non era pi lepoca in cui gli abitanti della campagna, nel recarsi in paese, facevano buona parte del tragitto scalzi, con le scarpe a penzoloni sulle spalle e le indossavano solo in prossimit del centro abitato, al fine di limitarne lusura. In quellepoca ogni piccolo paese aveva il suo Mastro Peppi, u scarparu. Quello che abbiamo conosciuto noi era un gran lavoratore. Il suo era un lavoro duro, non affatto semplice. Apriva bottega di buonora, ma stava attento a svolgere nelle prime ore della mattinata lavori che facevano poco rumore, per non disturbare il sonno dei vicini, rifinendo, magari, ci che aveva incollato il giorno prima. Qualcuno lo definiva un artista per il modo di appianare ogni difetto della scarpa. Noi lo vedevamo sempre con una suola in mano e un famigerato tacco rotto posato sul suo tavolino colmo di attrezzi di lavoro: la lesina, simbolo del suo stesso me-

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COSA MANCA REALMENTE ALL AFRICA?


Uno stralcio della relazione del libro del congolese frate francescano Giscard Kevin Dessinga, presentato a Benestare

di Franco Blefari
<< La vergogna diceva Karl Marx - un sentimento rivoluzionario >>, e la vergogna il sentimento che prova lAfrica, avendo la consapevolezza di possedere tutto e mancare di tutto, come puntualizza lautore di questo libro, il frate francescano originario del Congo- Brazzaville, Giscard paesaggi ai confini della realt. . Fabiano Dessinga, padre dello scrittore qui presente e autore del libro Cosa manca realmente allAfrica?, dice che quando le cose non si conoscono in profondit, ma soltanto in superficie, meglio tacere. E noi dovremmo solo tacere se il nostro interesse non fosse dovuto al fatto che troppe vite umane, in questi ultimi tempi, vengono inghiottite dal mare nel tentativo di tanti figli africani di fuggire dalla povert e dalle ingiustizie sociali. Il nostro interesse vuole essere soltanto un atto damore verso quella terra che da sempre non mai riuscita ad emergere dalle spire del colonialismo e dellindifferenza del mondo verso i suoi problemi, che vengono sempre irrisolti perch fanno comodo a tante potenze industriali. Il nostro interesse vuole essere, nella misura in cui avr voce, cassa di risonanza, anche attraverso internet, il mondo mediatico, la nostra stessa stampa locale, il passaparola, di una denuncia che, partendo dallautore Dessinga, potr attraversare gli strati sociali, e dire, a chi ha orecchie dintendere, che lAfrica muore, se non decolla, che un continente cos grande deve avere un ruolo primario nello scacchiere delleconomia e del progresso mondiale. Forse noi benestaresi amiamo lAfrica anche perch amiamo il nostro padre spirituale Don Rigobert, perch amiamo la sua semplicit, la sua bont e la sua umilt di uomo che fa ohh! a bocca aperta, come un bambino, davanti alle cose belle della vita .. Intanto bisogna dire che lAfrica tra i Paesi che sono fanalino di coda di un mondo che lascia indietro coloro i quali non hanno la libert di essere e di pensare, coloro i quali non hanno giustizia internazionale e piangono al ricordo dei loro grandi governanti. come Nelson Mandela, icona di un sentimento universale di giustizia e uguaglianza tra i popoli, morto in questi giorni. Leader come Patrice Lumumba, che stato presidente del Consiglio

Kevin Dessinga, che la Parrocchia S. Maria Della Misericordia di Benestare presenta questa sera alla nostra cittadinanza e alla cultura in genere.. Chi vi parla non ha la pretesa di spiegare lAfrica, o di recensire un saggio che parla di un continente che tanta gente, io per primo, conosciamo per sentito dire o per avere letto qualcosa sui giornali o sui libri o per avere visto qualche video sul folklore africano che ci immerge in un mondo da favola, in una foresta incantata, con danze e canti tribali e

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ha unanima buona.Ma la politica, direi i politici - rileva ci tradiscono, uniformandosi nella corsa al potere. Non ho alcuna difficolt nel confidare allautore che ci possiamo prendere per mano, in quanto figli di due consorelle alle quali i politici, e soltanto i politici, ( ma prima i notabili proprietari terrieri e le baronie dispoticamente autoritarie ) hanno imposto a noi calabresi di abitare in una terra incantevole, come la stessa Africa, ma senza i mezzi per sopravvivere, costringendoci alla fame e alle ingiustizie sociali, alla sofferenza e al degrado ambientale ed economico, per averci sempre considerati semplici vassalli, legati a loro da un rapporto di dipendenza, e considerando il nostro territorio riserva di voti. Ecco il motivo per cui anche noi, in epoche ancora pi remote, tra fine 800 e la prima met del secolo scorso, come loro oggi, siamo stati costretti ad emigrare per il mondo sui vapori che attraversavano gli oceani in tempesta. Ma rispetto a loro avevamo forse una nave pi sicura, che ci portava nelle Americhe o in Australia, presso qualche parente, e con qualche garanzia in pi, mentre la loro storia storia e cronaca recente, odissea amara e inconcepibile che ha visto e sta vedendo intere carrette del mare come vengono chiamate andare al fondo portandosi appresso intere famiglie, interi villaggi, intere comunit con tutto il bagaglio di sogni irrealizzati e di albe mai spuntate allorizzonte della propria speranza. La seconda riflessione che oggi si parla, se non sempre, ma spesso, di missione di pace in Africa e in ogni parte del mondo. Lautore del libro si chiede come si pu parlare di missione di pace quando si combatte una guerra vera e propria, ingiusta, uccidendo e facendosi uccidere? La convinzione, al di l dellinganno mediatico, che mentre i figli degli operai combattono in Iraq o in Afghanistan, i figli di chi vuole la guerra sono in America o in Inghilterra o fanno politica per guadagnare molto in poco tempo e senza fatica. In vita mia rileva lautore in questa seconda riflessione non ho mai visto il figlio di un politico andare in missione di pace e tornare a casa in una bara, di un operaio s. A dire il vero, neanche noiabbia-

della Repubblica Democratica del Congo, o come il capitano Thomas Sankara, detto il Che Guevara africano, primo Presidente dellAfrica Occidentale sub-sahariana, i quali hanno pagato con la vita il loro ardente patriottismo. Questo saggio ( stampa-

to nel febbraio di questanno, grazie alla Pia Opera Fratini e missioni di Bologna ) racconta in 72 pagine il grido di dolore disperato di un uomo di cultura e di chiesa, che dice no allo sfruttamento della sua terra, che dice no allignoranza, no alla Corte Penale Internazionale, dove vengono giudicati colpevoli di dittatura e uccisi coloro i quali si ribellano alle multinazionali europee, americane e cinesi, che vogliono tenere in pugno le sorti di tutto il continente africano. Ed tremendamente difficile dire no a un mondo che ti giudica come ti vede, che ti giudica attraverso quello che raccontano i mass media, la cui mente invasa da oniriche immagini di scheletri che camminano sono parole dellautore - di un continente che necessita pi di un reparto di rianimazione, che di un semplice pronto soccorso Lautore si chiede, ad inizio del libro, prima di prendere di petto tutto il problema legato alla sua terra, qual il vero problema dellAfrica: la sofferenza, lingiustizia o lo sfruttamento? oppure tutte tre?.... Ma nella vita il vero problema rappresentato da chi non sa di non sapere. Ho desiderato, pensato e deciso confessa lautore di scrivere questo libro per il pubblico italiano. Questo grandissimo, meraviglioso e generoso popolo che mi ha accolto, amato, adottatonon colonizzatore, dolce,

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riesce a trasformare le risorse naturali in ricchezza e in moneta sonante. E perch? Perch i prezzi dei prodotti del suolo e del sottosuolo africano sono fissati allestero da chi li compra, con lignominiosa complicit degli addetti ai lavori africani, che si fanno corrompere. Quando capiremo si ribella il saggista, romanziere e drammaturgo Dessinga che legoismo crea sempre paura, sospetto, noia, ansia e insicurezza se una minoranza prende per s quasi tutta la ricchezza? Ora, se il nemico dellAfrica risaputo che la dittatura e lo sfruttamento, bisogna trovare unazione uguale e contraria per poter combattere il nemico. Se larma del nemico la cultura, anche quella dellAfrica deve essere la cultura. Solo cos si pu recuperare il senso della realt, riflettendo come vengono determinati i meccanismi dello sfruttamento, su quale piano lavorano, e, nello stesso tempo, dare gli strumenti per fermarlo. Ma ogni qual volta qualcuno si ribellato per cambiare le cose, aiutando il popolo a non essere pi sottomesso dai centri di potere, stato assassinato. La cultura leterna assente, in Africa; ecco perch lunica terapia per risollevare lammalato ( in Africa come in Calabria ) dal letto di rianimazione. Ma Dessinga puntualizza anche che lAfrica sfruttata non solo perch culturalmente non ha voce, ma per lincapacit di governare dei presidenti africani, che regnano senza governare, essendo al potere da venticinque, trenta, quarantanni, dovuta a problemi di legittimit della loro elezione, in quanto avvenuta con metodi tropicali, cio non come libera scelta democratica degli elettori, ma come imposizione venuta dallalto dalla famosa e bugiarda comunit internazionale. In Africa sale al potere denuncia esplicitamente senza peli sulla lingua lautore del libro - chi pronto a tradire il suo popolo e a a servire gli interessi dei cinque paesi membri permanenti dellONU, ovvero i cinque vincitori della seconda guerra mondiale:

mo visto figli di onorevoli morire per la Patria, ma sperperare i soldi del partito e fare la bella vita in giro per il mondo, s. Se dovessi dare una copertina al primo capitolo del libro, raffigurerei un uomo - con le stesse parole dellautore che sta morendo di sete accanto ad una sorgente zampillante. S, ma allora, che cosa manca realmente allAfrica, se

uno pu anche morire di sete pur avendo lacqua? AllAfrica non mancano le ricchezze del suolo e del sottosuolo, le risorse naturali, forestali e minerarie, perch lAfrica esporta minerali e petrolio, due produzioni che garantiscono il pi alto coefficiente di ritorno finanziario. Sappiamo che oro, diamanti, rame, petrolio, ferro, zinco, magnesio, potassio, carbone, bauxite, cobalto, piombo, nichel, amianto, stagno, zolfo, manganese e gas metano si trovano in gran quantit specie nellAfrica Occidentale e Australe. La foresta equatoriale la seconda foresta pluviale al mondo, dotata di ampi terreni fertili e vaste risorse idriche; cotone, caff, arachidi, cacao, banane, patate, legname, olio di palma, t, gomma, canna da zucchero, riso, mais, sono tra i pi richiesti a livello internazionale e sono diventati anche oggetto di un desiderio cos spietato da scatenare veri e propri fronti di guerra. E davanti a questa immensa ricchezza, lAfrica cosa fa? Non sa convertire la ricchezza potenziale in ricchezza disponibile? Parrebbe di s, se, dipendendo dalle multinazionali straniere, lAfrica non

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rispettata. Non vogliamo pi la carit , quella falsa e ipocrita, ma vogliamo laiuto che aiuti a non avere pi bisogno di aiuti. Non vogliamo pi la carit, quella falsa e ipocrita, ma vogliamo essere noi stessi e non quello che gli altri pensano di noi, decidono per noi e ci impongono. Non vogliamo pi la carit, quella rumorosa e mediatica, perch il bene non fa rumore e il rumore non fa bene. Non vogliamo pi la carit, quella falsa ed ipocrita: vogliamo la libert di essere, di vivere e di pensare! Con questo ultimo pensiero, Giscard Kevin Dessinga, fa calare il sipario su questo libro, per aprire quello sulla riflessione di chi ha avuto la possibilit di leggere la sua denuncia di un popolo ancora schiavo del colonialismo mediatico, delloppressione straniera e della complicit indigena. Solo un figlio dellAfrica, come Dessinga, che non giudica da lontano per sentito dire, come potrebbe fare qualcuno senza aver toccato con mano ( Non scrivo quello che so dice ma quello che ho vissuto sulla pelle a prezzo del mio sangue), ma vivendo da vicino, giorno dopo giorno, le ferite procurate dai chiodi appuntiti della povert, dello sfruttamento e delle ingiustizie sociali. E solo un africano poteva denunciare con lucida determinazione il martirio della croce di un popolo che sa, come lautore sa e come tutti noi sappiamo, che solo la cultura pu liberare il suo continente dalla crocifissione e restituirgli la dignit di uomini liberi. La cultura intesa non come mezzo di sfruttamento dei poveri per favorire interessi privati, ma come luce interiore di ognuno, che si fa coscienza civile, per favorire luguaglianza e la giustizia sociale dei popoli.

Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Russia e Cina. Un altro paradosso quello che in Africa si tenta spesso di scoraggiare ogni iniziativa, di uccidere psicologicamente, o, addirittura, fisicamente, chi fa bene e del bene . In quel Paese - si confessa amaramente lautore ci hanno reso talmente schiavi, da indurci ad amare le nostre catene, non pi solo fatte di ferro, ma di pregiudizi, ignoranza, superstizione, egoismo, pettegolezzo, invidia. Ecco il motivo per cui gli africani si sentono ancora colonizzati, perch ora c il neocolonialismo, una forma di democrazia che non democrazia, ma dittatura, per la quale molti uomini onesti stanno ancora perdendo la vita, come quei leader illuminati che, opponendosi allo sfruttamento, vengono mandati alla Corte Penale Internazionale.

Ma cosa manca realmente allAfrica, se ha tutto e non pu disporre di nulla? Questo linquietante interrogativo che aleggia sulle pagine finali di questo libro scritto col cuore. Forse manca il coraggio di ascoltare i profeti che manda Dio? Manca la vita spirituale, quella vera, e non di facciata, e manca soprattutto la carit dei governanti africani che sono complici dello sfruttamento del loro popolo. Manca la cristianit, perch andare in chiesa non basta, n andare a Messa tutti i giorni, quando la parola di Dio non vissuta nel quotidiano rapporto col proprio fratello. E allora, chi ha incontrato realmente Ges si accorge che solo con la carit si pu testimoniare la vera fede in Dio. E sapere che quasi tutti gli sfruttatori del continente africano sono cristiani un segno di grande sconforto che non aiuta certo la causa per porre fine allo sfruttamento del popo- lo, e non aiuta nemmeno a vendere la propria immagine sul mercato della competitivit. Come pu lAfrica vendere unimmagine che non la sua, se non quella che altri le hanno attribuito e che il suo popolo ha fatalmente accettato? E arrivato il momento di mostrare il vero volto dellAfrica! E Dessinga dice proprio questo: LAfrica non ha solo un doloroso e triste passato da raccontare e da ricordare, ma anche e soprattutto un futuro da costruire. Non vogliamo pi la carit, quella falsa e ipocrita, ma lAfrica, la mia Africa vuole essere

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NOn C gIOCO sEnzA TE CAmmInO A.C.R. 2013/2014


E allora eccoci qua, di nuovo carichi per fare festa insieme! Eh s, fare festa! Ma con chi? B ovvio, coi nostri amici e soprattutto insieme a Ges. Si apre cos il Vangelo di questanno associativo, con un invito a fare festa: Tutto pronto, venite alle nozze! (Mt 22,4), ma questo invito chi ce lo fa? Perch? E soprattutto noi, cosa rispondiamo? Durante il mese del Ciao siamo stati chiamati proprio a scoprire per chi e per cosa decidiamo di ricominciare il nostro cammino allinterno della Chiesa. In questo che lanno della Compagnia, siamo invitati ad aprirci alle nostre comunit parrocchiali, a scoprirci veramente gruppo e Chiesa con tutti. E un anno dedicato alle relazioni, quelle autentiche che nascono sotto la guida del Signore. E quale occasione migliore per un ragazzo di creare relazioni, se non giocando? Ed proprio questa domanda: giochiamo insieme? che diventa lo slogan del nostro cammino annuale: Non c gioco senza te! Un te che racchiude in se tante entit! Un te che chiama noi in prima persona a metterci in gioco coi ragazzi che ci vengono affidati, un te che rappresenta i ragazzi nella loro unicit, coi loro limiti e i loro talenti, un te che rappresenta la comunit della quale facciamo parte che chiamata ad accogliere, un te che rappresenta Ges che il collante del nostro stare insieme e il motore della nostra gioia. con questa consapevolezza che abbiamo voluto metterci in gioco e chiedere ai ragazzi di fare altrettanto, perch capiscano che la vera gioia si raggiunge se abbiamo Ges nel cuore e accogliamo il suo invito a fare festa con Lui. Quindi, il gioco stato il fulcro di questo primo mese di anno A.C.R. Ovviamente, quando parliamo ai nostri ragazzi di gioco, ci siamo ricordati che questo non significa solo competere uno contro laltro, cercando di vincere e di mostrare le proprie abilit. Al contrario, il tipo di gioco che abbiamo voluto mostrare quello che crea relazioni, interessi, dialogo. Il gioco esprime un bisogno di reciprocit, che comunica a sua volta il bisogno di stare con laltro per scoprire che, appunto, con laltro si sta bene. Anche il gioco, pensandoci, ci fa sentire accolti o respinti: riflettiamo, banalmente, sulle modalit di fare le squadre: se sono gli stessi ragazzi a scegliere, come si sentir colui che rimane per ultimo? Riusciamo

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noi educatori a far sentire tutti accolti, anche nel gioco? Proprio questo sentirsi accolti, poi, lo possiamo sperimentare attraverso la festa, che ci mostra le due facce di una stessa medaglia: ad una festa si pu essere invitati, ma si pu anche invitare qualcuno. In questultimo caso, cerchiamo di soffermarci sulle motivazioni che ci spingono a chiamare a noi qualcuno e non altri. Nel caso dellinvito ricevuto, lo stesso Ges, nel brano biblico dellanno, ci ammonisce ad accogliere linvito nella maniera migliore, quando ci ricorda che molti sono chiamati, ma solo pochi riescono ad essere eletti. Perci, infine, cerchiamo di trasmettere ai ragazzi la fortuna che abbiamo nel momento in cui tutti siamo chiamati (in parrocchia, allAcr, nella Chiesa) e li stimoliamo a prepararsi al meglio per la Festa che il Signore ha preparato

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per noi, ricordando loro che la presenza di ognuno d qualcosa di unico al gruppo di cui fa parte.

Agenda: MESE DEL CIAO: 27 OTTOBRE: Festa dellAccoglienza, celebrazione della S. Messa con mandato ad animatori e catechisti con apertura dellanno associativo e catechistico, giochi e condivisione con bambini, ragazzi, genitori, animatori e catechisti 9 NOVEMBRE: Inizio attivit con presentazione del tema dellanno 16 NOVEMBRE: attivit 23 NOVEMBRE: Torneo di giochi: calcio 30 NOVEMBRE: Festa del Ciao (che abbiamo dovuto rimandare a causa del maltempo). AVVENTO: 7 DICEMBRE: attivit di preparazione al Natale 8 DICEMBRE: Consacrazione al cuore immacolato di Maria dei bambini, consegna maglietta e tessere 14 DICEMBRE: attivit di preparazione al Natale 21 DICEMBRE: prove generali dello spettacolo 22 DICEMBRE: Natale A.C.R. 2013, con tombolata e spettacolini di bambini e ragazzi. Vi diamo appuntamento per il Mese della Pace, che avr inizio sabato 11 Gennaio, al termine delle vacanze natalizie! Con questo vi auguriamo un sereno Natale e un dolce anno nuovo!! Gli animatori A.C.R.

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NATALE

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I PERSONAGGI DEL PRESEPE E I VALORI DEL NATALE

Pensando al Natale, le prime cose che ci vengono in mente sono le luci festose, i regali, le tavole imbandite, gli alberi di Natale. Noi abbiamo voluto vivere un momento per preparare il nostro cuore ad accogliere il dono pi bello e pi grande: GESU.Con i bambini, i genitori e i nonni, della prima e seconda classe di catechismo abbiamo vissuto un momento di preghiera e di riflessione sui valori veri del NATALE . Abbiamo pensato a noi stessi come ci suggeriva madre Teresa di Calcutta, come se fossimo matite colorate, ognuna di colore diverso e tutti insieme unite per formare l arcobaleno dellamore che colorer il mondo. Abbiamo pensato ad un presepe un po diverso, dove ogni personaggio rappresenta un dono, una virt : rispetto (pastori), umilt (lasinello) , pazienza (S. Giuseppe), disponibilit (Maria), generosit (Ges). Queste virt sono i doni che Ges vuole regalare a ciascuno di noi e vengono recapitati al nostro cuore. Dobbiamo imparare a non materializzare troppo i nostri sentimen-

ti. La generosit e la gratuit devono far parte della nostra vita. Non una questione di cuore pi o meno buono. E Dio che vuole cos e volerci bene il dono pi bello che possiamo fargli. NON VI STANCATE MAI DI COLORARE IL MONDO CON IL VOSTRO AMORE BUON NATALE LE CATECHISTE

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PARROCCHIA SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA DI BENESTARE Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande Luce PROGRAMMA NATALE 2013
DAL 16 al 24 dicembre 2013: Santa Novena di Natale. Sante Messe tutti i giorni: ore 5:30 e 17:30 + confessioni Domenica 22 alle ore 19:30 in palestra: Natale A.C.R 2013. Spettacolo e tombolata . Lunedi 23 alle ore 20:00 Rappresentazione del preseppe vivente nella comunit di Russellina Martedi 24 Alle ore 5:30 Conclusione della novena di Natale . , Veglia della Nativit del Signore: Alle ore 23: 30 Santa Messa della Nativit + Benedizione dei bambinelli Mercoled 25, Giorno della Nativit: Alle ore 10:45 Santa Messa Alle ore 18:00 Santa Messa a S. Giuseppe Giovedi 26, FESTA S.STEFANO PROTOMARTIRE: Alle ore 10:45 S.Messa Alle ore 17:45 Santa Messa a S. Giuseppe Sabato 28 ore 18:30 Francesca Prestia a cantastorij in concerto natalizio a benestare In Chiesa Matrice. Esibizione dei brani religiosi. Le offerte raccolte saranno dedicate al restauro della Chiesa. domenica 29 dicembre: festa della sacra famiglia Alle ore 10:45 Santa Messa. -Alle ore 17: 45 Santa Messa. Nb. In tutte le due Messe benedizione delle Famiglie + Rinnovo delle promesse Matrimoniali. Alle ore 19:00 in Piazza della memoria :Natale dei tutti giovani e Bambini della comunit. (Grande serata natalizia con rappresentazione del preseppe vivente .+ mestieri antichi , esposizione delle opere dart + zeppole ) con Partecipazione del coro degli Angeli e alcune anziani della comunit. Marted 31 Dicembre: LULTIMO GIORNO DELLANNO: Giornata di Ringraziamento -Alle ore 17: 30 Santa Messa in soffiaggio di tutti i defunti della comunit dellanno2013. gradita la presenza dei familiari e di tutta la comunit. + il canto di Te deum -Dalle ore 23.15 alle ore 24 a S. Giuseppe : Breve Adorazione Eucaristica + preghiere ringraziamento e dell affidamento per il nuovo anno e Scambio degli auguri. Mercoled 1 GENNAIO 2014: SOLENNITA DI MARIA SS.MADRE DI DIO: Alle ore 10:45 S. Messa alle ore 18: 00 S. Messa. Lunedi 6 GENNAIO : SOLLENNITA DELLEPIFANIA DEL SIGNORE: Alle ore 10:30 a S. Giuseppe. S. Messa con il tradizionale rito del Battesimo di Ges + benedizione dei bambini. Alle ore 17:30 S. Messa con il tradizionale rito del Battesimo di Ges +benedizione dei bambini. Alle ore 11:00 S. Messa Alle ore 17:30 S. Messa. Gioiose e Sante Feste a tutti!!!!! IL PARROCO.

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EVAngELII GAudIum : LA mIA LETTuRA


Il 24 novembre 2013 nelle solennit del Cristo Re delluniverso il sommo pontefice Francesco ha reso pubblico la Sua prima esortazione apostolica intitolata Evangelii Guadium cio la gioia del Vangelo. Questo documento presente un ampio respiro programmatico in cui Bergoglio sottolinea e a approfondisce le linee guida di questinizio pontificato, possiamo dire che ,c dentro la summa del pensiero di Francesco sulla Chiesa di oggi e su quella che verr. Senza prendere fare uno studio esaustivo di questo testo , vorrei condividere con voi alcuni punti che hanno tirato la mia attenzione. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Ges: inizia cos lEsortazione apostolicacon cui papa Francesco sviluppa il tema dellannuncio del Vangelo nel mondo attuale, raccogliendo, tra laltro, il contributo dei lavori del Sinodo che si svolto in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012 sul tema La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede. Desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani scrive il Papa - per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni. Stato di missione permanente. Un appello forte a tutti i battezzati perch portino agli altri lamore di Ges in uno stato permanente di missione, vincendo il grande rischio del mondo attuale: quello di cadere in una tristezza individualista. sto rinnovamento non bisogna aver paura di rivedere consuetudini della Chiesa non direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia. Segno dellaccoglienza di Dio avere dappertutto chiese con le porte aperte perch quanti sono in ricerca non incontrino la freddezza di una porta chiusa. Nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Cos, lEucaristia non un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Ribadisce di preferire una Chiesa ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci che tanti nostri fratelli vivono senza lamicizia di Ges. Il Papa indica le tentazioni degli operatori pastorali: individualismo, crisi didentit, calo del fervore. La pi grande minaccia il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalit, mentre in realt la fede si va logorando. Dio ci liberi da una Chiesa mondana.Esorta a non lasciarsi prendere da un pessimismo sterile e ad essere segni di speranza attuando la rivoluzione della tenerezza. Occorre rifuggire dalla spiritualit del benessere che rifiuta impegni fraterni e vincere la mondanit spirituale che consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana. Il Papa parla di quanti si sentono superiori agli altri perch irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato e invece di evangelizzare classificano gli altri o di quanti hanno una cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, ma senza che li preoccupi il reale inserimento del Vangelo nei bisogni della gente. Questa una tremenda corruzione con apparenza di bene Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali!

Il Papa invita a recuperare la freschezza originale del Vangelo, trovando nuove strade e metodi creativi, a non imprigionare Ges nei nostri schemi noiosi. Occorre una conversione pastorale e missionaria, che non pu lasciare le cose come stanno e una riforma delle strutture ecclesiali perch diventino tutte pi missionarie . Il Pontefice pensa anche ad una conversione del papato perch sia pi fedele al significato che Ges Cristo intese dargli e alle necessit attuali dellevangelizzazione. Lauspicio che le Conferenze episcopali potessero dare un contributo affinch il senso di collegialit si realizzasse concretamente afferma - non si pienamente realizzato. E necessaria una salutare decentralizzazione. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportaLEucaristia non un premio per i perfetti.In que- menti?. Un appello anche alle comunit ecclesiali a

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nuovo: gli esclusi non sono sfruttati ma rifiuti, avanzi. Viviamo una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale di un mercato divinizzato dove regnano speculazione finanziaria, corruzione ramificata, evasione fiscale egoista. Denuncia gli attacchi alla libert religiosa e le nuove situazioni di persecuzione dei cristiani In molti luoghi si tratta piuttosto di una diffusa indifferenza relativista. La famiglia prosegue il Papa attraversa una crisi culturale profonda. Ribadendo il contributo indispensabile del matrimonio alla societ sottolinea che lindividualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che snatura i vincoli familiari. Ribadisce lintima connessione tra evangelizzazione e promozione umana e il diritto dei Pastori di emettere opinioni su tutto ci che riguarda la vita delle persone. Nessuno pu esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimit delle persone, senza alcuna influenza nella vita sociale. Cita Giovanni Paolo II dove dice che la Chiesa non pu n deve rimanere al margine della lotta per la giustizia. La politica, tanto denigrata afferma una delle forme pi preziose di carit. Prego il Signore che ci regali pi politici che abbiano davvero a cuore la vita dei poveri!. Poi un monito: Qualsiasi comunit allinterno della Chiesa si dimentichi dei poveri corre il rischio della dissoluzione. Chiamati a prenderci cura della fragilit, la difesa della vita umana.Il Papa invita ad avere cura dei pi deboli: i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre pi soli e abbandonati e i migranti, per cui esorta i Paesi ad una generosa apertura. Parla delle vittime della tratta e di nuove forme di schiavismo: Nelle nostre citt impiantato questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicit comoda e muta . Doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza. Tra questi deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura ci sono i bambini nascituri, che sono i pi indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignit umana. Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione Non progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Quindi, un appello al rispetto di tutto il creato: siamo chiamati a prenderci cura della fragilit del popolo e del mondo in cui viviamo.

non cadere nelle invidie e nelle gelosie: allinterno del Popolo di Dio e nelle diverse comunit, quante guerre!. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?. Sottolinea la necessit di far crescere la responsabilit dei laici, tenuti al margine delle decisioni da un eccessivo clericalismo. Afferma che c ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile pi incisiva nella Chiesa, in particolare nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti. Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne non si possono superficialmente eludere. I giovani devono avere un maggiore protagonismo. Di fronte alla scarsit di vocazioni in alcuni luoghi afferma che non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione. Affrontando il tema dellinculturazione, ricorda che il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale e che il volto della Chiesa pluriforme. Non possiamo pretendere che tutti i popoli nellesprimere la fede cristiana, imitino le modalit adottate dai popoli europei in un determinato momento della storia. No a una teologia da tavolino. l Papa ribadisce la forza evangelizzatrice della piet popolare e incoraggia la ricerca dei teologi invitandoli ad avere a cuore la finalit evangelizzatrice della Chiesa e a non accontentarsi di una teologia da tavolino. Si sofferma con una certa meticolosit, sullomelia perch molti sono i reclami in relazione a questo importante ministero e non possiamo chiudere le orecchie. Lomelia deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione, deve saper dire parole che fanno ardere i cuori, rifuggendo da una predicazione puramente moralista o indottrinante (142). Sottolinea limportanza della preparazione: un predicatore che non si prepara non spirituale, disonesto ed irresponsabile. Una buona omelia deve contenere unidea, un sentimento, unimmagine (157). La predicazione deve essere positiva perch offra sempre speranza e non lasci prigionieri della negativit. Questa economia uccide. Parlando delle sfide del mondo contemporaneo, il Papa denuncia lattuale sistema economico: ingiusto alla radice. Questa economia uccide perch prevale la legge del pi forte. Lattuale cultura dello scarto ha creato qualcosa di

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