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INTERVENTI SU EDIFICI ESISTENTI

RESPONSABILIT DEI PROGETTISTI - DIAGNOSTICA -


TECNICHE DI PROGETTAZIONE
Marco Boscolo Bielo
Quando si vuol dimostrare una tesi generale, conviene darne la regola
particolare di un caso; ma se invece si vuol dimostrare una tesi
particolare, converr incominciare dalla regola [generale].
Blaise Pascal
Si ringraziano:
LIng. Vincenzo Giannetto, lIng. Massimo Pasquali, lIng. Antonio Gennari e
lIng. Diego Galbusera di Indagini Strutturali srl di Roma per la redazione del
Capitolo 6 e per la disponibilit e linteresse dimostrati per questa
pubblicazione;
LArch. Roberto Amabilia per avermi fornito alcune immagini di fabbricati
danneggiati dal terremoto che ha colpito la zone di LAquila nel 2008;
LIng. Luigi Nulli per Sismicad 11.
Le sigle NTC e DM si riferiscono al D.M. 14.01.08 mentre CNTC e C alla Circolare 617/09.
INTRODUZIONE
Interventi su edifici esistenti non sinonimo di consolidamento di edifici
esistenti, ma significa soprattutto quali misure adottare e come procedere
quando si interviene nel costruito. Dunque gli interventi sugli edifici esistenti
comprendono quelli di consolidamento, ma si estendono in modo molto pi
significativo e frequente. Si pensi ad esempio agli ampliamenti, alle
sopraelevazioni, alla rimodellazione dellassetto distributivo di pianta, alla
realizzazione di nuove aperture sui muri, alla sostituzione di solai, di
coperture o di singoli elementi di queste, alle esecuzioni di brecce sulle
murature per far posto agli impianti che indeboliscono singole parti del
fabbricato magari compromettendone il comportamento strutturale, e via
dicendo.
Qualche collega afferma che per gli edifici esistenti non vale la norma.
Ci potrebbe essere anche vero, ma il problema che molti dnno alla parola
norma il significato di normativa, deducendone larbitrario sillogismo
di non applicabilit delle norme. Ora, un conto dire che sugli edifici
esistenti molti algoritmi di calcolo, che invece valgono per le progettazioni
strutturali ex novo, non sono applicabili, un altro invece affermare che
le norme non sono applicabili. La leggerezza con cui viene preso in
considerazione il tema degli interventi sugli edifici esistenti spesso
testimoniata da eventi catastrofici che in molti casi sono costati, purtroppo,
il prezzo di vite umane. La questione tra le pi delicate: mentre in una
costruzione di nuova realizzazione, bene o male (ma si spera bene),
qualcuno costretto a fare i calcoli, e dunque un certo grado di cognizione
dello status del fabbricato ne viene fuori, spesso, invece, per gli edifici esistenti,
non si sa alcunch della costruzione. Lo strutturista viene chiamato in causa,
con il budget pi basso fra tutte le voci previste, quando gi tutti hanno
deciso cosa fare: buttiamo gi questo muro, facciamo spazio qua, apriamo
una finestra, mettiamo questi impianti qui, e via cos. Per non parlare dei
casi in cui i piani attuativi consentono ampliamenti che si traducono in
sopraelevazioni di costruzioni per le quali nulla di tutto questo era stato
previsto allorigine della loro concezione.
Infine non va trascurato il fatto che le norme tecniche, col passare del
tempo, si adeguono alle nuove conoscenze, dando unampia panoramica di
valutazione critica, a volte poco recepita dai tecnici.
In questa prospettiva solo recentemente le norme hanno iniziato a
focalizzare in modo pi organico il problema degli interventi sugli edifici
esistenti e, ad oggi, per gli edifici civili ordinari, il riferimento dato dal
DM 14.01.08 Norme Tecniche per le Costruzioni. In esse sono individuate
le procedure formali e sostanziali che il progettista deve adottare per intervenire
sul costruito.
In occasione della formazione dellatto amministrativo di autorizzazione
allesecuzione dei lavori, sia esso S.C.I.A, D.I.A, P.d.C.
(1)
o equipollenti, molti
Comuni richiedono al tecnico progettista una dichiarazione nel quale egli
attesta che lintervento conforme al DM 14.01.08. Da ci ne derivano
tutte le responsabilit connaturate.
(2)
Ho riscontrato che molti progettisti
pensano che dette responsabilit non esistano se lintervento non soggetto
allart. 65 del DPR 380/01, ovvero allobbligo di denuncia ex Genio Civile.
(3)
Va detto che quantunque non vi sia lobbligo della suindicata denuncia, si
deve comunque provvedere alla valutazione della sicurezza dellintervento.
Daltro canto, la norma troppo recente perch ci sia un ausilio interpretativo
in base anche alla lettura di provvedimenti giudiziari.
Lobiettivo di questo volume quello di sensibilizzare il progettista alle
problematiche suesposte. In qualche caso ho dato delle interpretazioni laddove
il DM non chiarisce alcuni aspetti, ma si tratta di punti di vista da prendere
come tali.
(4)
Il volume affronta sostanzialmente aspetti concatenati:
linquadramento giuridico degli interventi secondo le NTC; i modelli relativi
al comportamento dei materiali con alcuni confronti rispetto alle vecchie
normative; la valutazione del comportamento dell edilizia storica; il tema
della diagnosi strutturale e una panoramica delle modalit di intervento
specifiche per migliorare il comportamento di fabbricati obsoleti.
Un ringraziamento particolare va allIng. Vincenzo Giannetto ed ai suoi
collaboratori per la stesura del Capitolo 6. A tutti gli altri auguro buona
lettura.
Marco Boscolo Bielo
(1)
S.C.I.A. = segnalazione certificata di inizio attivit; D.I.A. = denuncia di inizio attivit;
P.d.C. = permesso di costruire.
(2)
A parere dello scrivente questa dichiarazione del tutto superflua in quanto la responsabilit
del progettista esiste comunque.
(3)
Che oggi viene depositata presso lo Sportello Unico del Comune.
(4)
A chiarezza del lettore, le opinioni dellAutore si distinguono dagli enunciati di norma per
il diverso carattere di stampa e il richiamo specifico alle medesime.
Capitolo 1
VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
1.1 LE COSTRUZIONI ESISTENTI
Cosa si intenda per costruzione esistente facilmente immaginabile ma formal-
mente la definizione che ne d il DM 14.01.08, al paragrafo 8.1, la seguente:
definita costruzione esistente quella che abbia, alla data della redazione della valutazione di
sicurezza e/o del progetto di intervento, la struttura completamente realizzata.
Ci non pone tanto lattenzione sulla cosiddetta edilizia storica, per la quale
resta implicitamente inteso, anche a livello intuitivo, che rientri nella categoria
degli edifici esistenti, bens sul concetto di struttura completamente ultimata. In
primo luogo deve dunque escludersi tutto ci che, di un fabbricato, non strut-
tura, ad esempio: intonaci, tramezzature interne, massetti, pavimentazioni,
impianti ecc. Ai fini dellapplicazione delle procedure indicate nel DM 14.01.08
indifferente che queste opere siano presenti o meno.
Nel caso di costruzioni soggette ad obbligo di denuncia del progetto strutturale
(calcestruzzo armato normale, precompresso e acciaio) vi un esplicito documento
che attesta la data dellultimazione della struttura, ovvero la Relazione a strutture
ultimate prevista dal comma 6 dellart. 65 del DPR 380/01.
(1)
(1)
Art. 65 DPR 380/01 - Denuncia dei lavori di realizzazione e relazione a struttura ultimata di opere di conglomerato
cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica
1. Le opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica, prima del
loro inizio, devono essere denunciate dal costruttore allo sportello unico, che provvede a trasmettere tale denuncia
al competente ufficio tecnico regionale.
2. Nella denuncia devono essere indicati i nomi ed i recapiti del committente, del progettista delle strutture,
del direttore dei lavori e del costruttore.
3. Alla denuncia devono essere allegati:
a) il progetto dellopera in triplice copia, firmato dal progettista, dal quale risultino in modo chiaro ed
esauriente le calcolazioni eseguite, lubicazione, il tipo, le dimensioni delle strutture, e quanto altro occorre per
definire lopera sia nei riguardi dellesecuzione sia nei riguardi della conoscenza delle condizioni di sollecitazione;
b) una relazione illustrativa in triplice copia firmata dal progettista e dal direttore dei lavori, dalla quale
risultino le caratteristiche, le qualit e le dosature dei materiali che verranno impiegati nella costruzione.
4. Lo sportello unico restituisce al costruttore, allatto stesso della presentazione, una copia del progetto e
della relazione con lattestazione dellavvenuto deposito.
5. Anche le varianti che nel corso dei lavori si intendano introdurre alle opere di cui al comma 1, previste
nel progetto originario, devono essere denunciate, prima di dare inizio alla loro esecuzione, allo sportello unico
nella forma e con gli allegati previsti nel presente articolo.
6. A strutture ultimate, entro il termine di sessanta giorni, il direttore dei lavori deposita presso lo sportello
unico una relazione, redatta in triplice copia, sulladempimento degli obblighi di cui ai commi 1, 2 e 3, esponendo:
a) i certificati delle prove sui materiali impiegati emessi da laboratori di cui allarticolo 59;
b) per le opere in conglomerato armato precompresso, ogni indicazione inerente alla tesatura dei cavi ed
ai sistemi di messa in coazione;
c) lesito delle eventuali prove di carico, allegando le copie dei relativi verbali firmate per copia conforme.
7. Lo sportello unico restituisce al direttore dei lavori, allatto stesso della presentazione, una copia della
relazione di cui al comma 6 con lattestazione dellavvenuto deposito, e provvede a trasmettere una copia di tale
relazione al competente ufficio tecnico regionale.
8. Il direttore dei lavori consegna al collaudatore la relazione, unitamente alla restante documentazione di cui
al comma 6.
Per le altre tipologie (ad esempio muratura, legno e comunque non rientranti nel
comma 1 dellart. 64 del citato DPR 380/01) la datazione certa del completamento
della struttura attraverso una documentazione depositata potrebbe non esserci.
La Circolare 617/09 ha dato questi ulteriori chiarimenti parziali
(2)
:
Qualora la costruzione non sia totalmente completata, occorre identificare le situazioni in cui la
struttura pu considerarsi completamente realizzata. In questa fattispecie, per costruzione di c.a. e di
acciaio con struttura completamente realizzata si intende quella per cui, alla data della redazione della
valutazione di sicurezza e/o del progetto di intervento, sia stata redatta la relazione a struttura ultimata
ai sensi dellart. 65 del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380. Per edifici in muratura con struttura completamente
realizzata si intende quella per cui, alla data della redazione della valutazione di sicurezza e/o del
progetto di intervento, sia stato redatto il certificato di collaudo statico ai sensi del Cap.4 del D.M.
20 novembre 1987 o ai sensi delle NTC.
(3)
Il DM 20.11.87 Norme tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo
degli edifici in muratura e per il loro consolidamento, applicabile, come si
evince dal titolo, alle opere in muratura portante, restando esclusa la tipologia
del legno. La parte relativa al collaudo statico a cui si riferiscono le NTC la
seguente:
Capitolo 4 DM 20.11.87: Collaudo Statico degli Edifici in Muratura
Il collaudo statico degli edifici in muratura dovr comprendere i seguenti accertamenti:
a) ispezione generale dellopera nel suo complesso con particolare riguardo a quelle parti di
strutture pi significative da confrontare con i disegni esecutivi progettuali;
b) esame dei certificati di prove sui materiali, quando prescritte;
c) esame delle risultanze delle eventuali prove di carico fatte eseguire dal direttore dei lavori;
d) controllo che limpostazione generale della progettazione strutturale sia coerente con le
presenti norme.
Inoltre, potranno discrezionalmente essere richiesti i seguenti ulteriori controlli:
prove di carico, eventualmente integrative di quelle gi effettuate a cura del direttore dei lavori;
saggi diretti sulle murature o sui singoli elementi resistenti
controlli non distruttivi sulla struttura.
Potranno altres essere richieste documentazioni integrative di progetto atte a definire compiuta-
mente lo schema strutturale assunto o a meglio specificare dati incerti o non quantificati assunti a
base della progettazione delledificio.
Il collaudo statico delle opere in muratura un documento che dovrebbe essere
a corredo di edifici esistenti in muratura ordinaria, in quanto espressamente previsto
fin dal 1987 dal suindicato decreto ministeriale, indipendentemente che la zona
fosse sismica o meno.
(2)
CNTC C 8.1.
(3)
Cfr. anche Appendice A.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Per quanto concerne altre tipologie strutturali, ad esempio opere realizzate in
struttura lignea, si pu aggiungere che, in ogni caso, essendo indispensabile lutilizzo
di un apparato fondale in calcestruzzo armato, almeno questa parte dellopera
rientrerebbe nel novero di quelle elencate al comma 1 dellart. 64 del DPR 380/01.
Si potr dunque risalire alla denuncia di deposito e verosimilmente anche al cer-
tificato di collaudo, allinterno del quale potr eventualmente essere reperita lin-
dicazione di fine lavori delle strutture portanti sovrastanti. In mancanza daltro,
dal punto di vista formale, si potr fare riferimento alla documentazione di fine
lavori prevista nelliter amministrativo afferente al titolo edilizio.
(4)
Assodato quale sia il criterio per individuare formalmente leventuale data di
ultimazione della parte strutturale si segnala che con Circolare del Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti del 5 agosto 2009, stato posto anche uno spar-
tiacque fra lapplicazione cogente dei nuovi criteri di calcolo introdotti dal DM
14.01.08 (metodo semiprobabilistico agli stati limite con applicazione degli spettri
di risposta in termini di accelerazione in relazione allaccelerazione sismica attesa
nel sito di progetto), e lapplicazione del criterio di verifica alle tensioni ammissibili
e della classificazione sismica in zone, prevista dal DM 09.01.96.
In particolare la Circolare ha disposto che:
Per quanto riguarda le costruzioni di natura privatistica, esplicita la volont del legislatore di
prevedere lapplicazione obbligatoria della nuova normativa tecnica per le costruzioni, di cui al citato
Decreto Ministeriale 14 gennaio 2008, alle costruzioni iniziate dopo il 30 giugno 2009. Ci evidentemente
sulla base di una riconosciuta esigenza di rendere immediatamente operative le nuove norme, pi
penetranti rispetto alla sicurezza strutturale, in un ambito, quale quello del comparto costruttivo pri-
vatistico, che ha evidenziato maggiori criticit riguardo a controlli e verifiche sia sulla progettazione
che in corso di esecuzione.
da ritenere, peraltro, anche alla luce di consolidato indirizzo interpretativo del Consiglio Superiore
dei Lavori Pubblici, che, anche per i lavori iniziati prima di tale data, ove in corso dopera il privato
avesse la necessit di presentare una variante, dovranno essere integralmente applicate le predette nuove
norme tecniche (Decreto Ministeriale 14 gennaio 2008), allorquando la variante stessa modifichi in maniera
sostanziale lorganismo architettonico ovvero il comportamento statico globale della costruzione, conse-
guentemente configurandosi una nuova e diversa progettazione strutturale rispetto a quella originaria.
1.2 LAPPROCCIO PRESTAZIONALE
La Circolare 617/09, allinizio del Capitolo C.8, espone gli indirizzi fondamentali
applicabili nella progettazione strutturale degli edifici esistenti:
Il problema della sicurezza delle costruzioni esistenti di fondamentale importanza in Italia, da
un lato per lelevata vulnerabilit, soprattutto rispetto alle azioni sismiche, dallaltro per il valore sto-
rico-architettonico-artistico-ambientale di gran parte del patrimonio edilizio esistente. A ci si aggiunge
la notevole variet di tipologie e sub-tipologie strutturali, quali, ad esempio nellambito delle strutture
murarie, quelle che scaturiscono dalle diversificazioni delle caratteristiche dellapparecchio murario
e degli orizzontamenti, e dalla presenza di catene, tiranti ed altri dispositivi di collegamento.
Ne deriva una particolare complessit delle problematiche coinvolte ed una difficile stan-
dardizzazione dei metodi di verifica e di progetto e delluso delle numerose tecnologie di intervento
tradizionali e moderne oggi disponibili. Per questo, pi che nelle altre parti delle NTC, stato
seguito un approccio prestazionale, con ladozione di poche regole di carattere generale ed alcune
indicazioni importanti per la correttezza delle diverse fasi di analisi, progettazione, esecuzione.
(4)
Sia esso Permesso di Costruire, SCIA, DIA, ecc.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Le costruzioni esistenti cui si applicano le norme contenute nel Capitolo
(5)
in questione
sono quelle la cui struttura sia completamente realizzata alla data della redazione della valutazione
di sicurezza e/o del progetto di intervento.
Vengono introdotti, fra gli altri, i concetti di livello di conoscenza (relativo a geometria,
dettagli costruttivi e materiali) e fattore di confidenza (che modificano i parametri di capacit
in ragione del livello di conoscenza).
Si definiscono le situazioni nelle quali necessario effettuare la valutazione della sicurezza,
che, per le costruzioni esistenti, potr essere eseguita con riferimento ai soli Stati Limite Ultimi.
In particolare si prevede che la valutazione della sicurezza dovr effettuarsi ogni qual volta si
eseguano interventi strutturali e dovr determinare il livello di sicurezza della costruzione prima
e dopo lintervento. Il Progettista dovr esplicitare, in unapposita relazione, i livelli di sicurezza
gi presenti e quelli raggiunti con lintervento, nonch le eventuali conseguenti limitazioni da
imporre nelluso della costruzione.
Sono individuate tre categorie di intervento: adeguamento, miglioramento e riparazione; stabilendo
altres le condizioni per le quali si rende necessario lintervento di adeguamento e lobbligatoriet
del collaudo statico, sia per gli interventi di adeguamento che per quelli di miglioramento.
Vengono definiti alcuni passaggi fondamentali delle procedure per la valutazione della sicurezza
e la redazione dei progetti, individuati nellanalisi storico-critica, nel rilievo geometrico-strutturale,
nella caratterizzazione meccanica dei materiali, nella definizione dei livelli di conoscenza e dei
conseguenti fattori di confidenza, nella definizione delle azioni e nella relativa analisi strutturale.
Si definiscono poi i criteri di utilizzazione dei materiali, tradizionali e non, per la riparazione
ed il rafforzamento delle strutture.
Unattenzione particolare dedicata agli specifici aspetti della valutazione e progettazione in
presenza di azioni sismiche, evidenziando le peculiarit delle costruzioni in muratura rispetto a
quelle delle costruzioni in c.a. e in acciaio e a quelle miste.
Per quanto riguarda le costruzioni esistenti in muratura, si distingue fra meccanismi di collasso
locali e meccanismi dinsieme, stabilendo che la sicurezza della costruzione deve essere valutata
nei confronti di entrambi. Per le tipologie in aggregato, particolarmente frequenti nei centri storici,
sono definiti i criteri per lindividuazione delle unit strutturali analizzabili separatamente e per la
loro analisi strutturale, tenuto conto della complessit del comportamento, delle inevitabili interazioni
con unit strutturali adiacenti e delle possibili semplificazioni apportabili al calcolo.
Per quanto riguarda le costruzioni esistenti in c.a. e in acciaio, evidenziato come in esse
possa essere attivata la capacit di elementi con meccanismi resistenti sia duttili che fragili;
a tale riguardo, lanalisi sismica globale deve utilizzare, per quanto possibile, metodi di analisi
che consentano di valutare in maniera appropriata sia la resistenza che la duttilit disponibile,
tenendo conto della possibilit di sviluppo di entrambi i tipi di meccanismo e adottando parametri
di capacit dei materiali diversificati a seconda del tipo di meccanismo.
Vengono, inoltre, definiti alcuni fondamentali criteri di intervento, comuni a tutte le tipologie,
quali la regolarit ed uniformit di applicazione degli interventi, la delicatezza ed importanza della
fase esecutiva e le priorit da assegnare agli interventi, conseguentemente agli esiti della valutazione,
per contrastare innanzitutto lo sviluppo di meccanismi locali e/o di meccanismi fragili. Vengono
poi individuati gli interventi specifici per le tipologie strutturali precedentemente individuate.
Infine vengono definiti i passi principali di un progetto di adeguamento o miglioramento
sismico, che, partendo dalla verifica della struttura prima dellintervento, con identificazione delle
carenze strutturali e del livello di azione sismica per la quale viene raggiunto lo Stato limite
ultimo (e Stato limite di esercizio, se richiesto), procede con la scelta dellintervento e delle
tecniche da adottare, con il dimensionamento preliminare, lanalisi strutturale e la verifica finale
con la determinazione del nuovo livello di azione sismica per la quale viene raggiunto lo Stato
limite ultimo (e Stato limite di esercizio, se richiesto).
(5)
Sarebbe il Capitolo 8 delle NTC. Nella Circ. 617/09 i capitoli e i paragrafi seguono la
stessa numerazione del DM con anteposta la lettera C.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Gli elementi fondamentali sono cos riassumibili:
a) approccio prestazionale;
b) criterio di calcolo fondato sul Metodo Semiprobabilistico agli Stati Limite;
c) valutazione della situazione post e ante intervento.
Sui punti b) e c) si avr modo di entrare nel dettaglio nel prosieguo della presente
opera. In questa fase interessa porre qualche osservazione in merito al punto a). Alla
classica impostazione dellapproccio prescrittivo previsto dalla normativa tecnica italiana
per le costruzioni, tradotto in una applicazione pedissequa dei contenuti, si contrappone,
ora, il cosiddetto approccio prestazionale. Questultimo dovrebbe consentire una pi ampia
libert al progettista nella scelta dei criteri di calcolo da adottare. Tuttavia le alternative
non sono molte, prova ne sia il paragrafo 12 delle NTC. In sostanza questa libert
resta confinata entro limiti ben definiti, come si vedr nel paragrafo successivo.
1.3 I RIFERIMENTI DI NORMA
Le norme di riferimento, cui pu far uso il progettista, sono esplicitamente
richiamate nel paragrafo 12 delle NTC:
Per quanto non diversamente specificato nella presente norma, si intendono coerenti con
i principi alla base della stessa, le indicazioni riportate nei seguenti documenti:
Eurocodici strutturali pubblicati dal CEN, con le precisazioni riportate nelle Appendici
Nazionali [NAD N. d. A.] o, in mancanza di esse, nella forma internazionale EN;
Norme UNI EN armonizzate i cui riferimenti siano pubblicati su Gazzetta Ufficiale del-
lUnione Europea;
Norme per prove, materiali e prodotti pubblicate da UNI.
Inoltre, in mancanza di specifiche indicazioni, a integrazione delle presenti norme e per
quanto con esse non in contrasto, possono essere utilizzati i documenti di seguito indicati che
costituiscono riferimenti di comprovata validit:
Istruzioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;
Linee Guida del Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;
Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale
e successive modificazioni del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, come licenziate dal
Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e ss. mm. ii.;
Istruzioni e documenti tecnici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.).
Possono essere utilizzati anche altri codici internazionali, purch sia dimostrato che garan-
tiscano livelli di sicurezza non inferiori a quelli delle presenti Norme tecniche.
Senza dubbio gli Eurocodici sono la principale normativa di riferimento com-
plementare al DM 14.01.08, se non altro per il fatto che lintero corpo delle NTC
deriva da questi. Allo stato attuale lelenco il seguente:
UNI EN 1991: Eurocodice 1 (EC1) - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture
UNI EN 1992: Eurocodice 2 (EC2) - Progettazione delle strutture di
calcestruzzo
UNI EN 1993: Eurocodice 3 (EC3) - Progettazione delle strutture di
acciaio
UNI EN 1994: Eurocodice 4 (EC4) - Progettazione delle strutture composte
acciaio/calcestruzzo
UNI EN 1995: Eurocodice 5 (EC5) - Progettazione di strutture di legno
UNI EN 1996: Eurocodice 6 (EC6) - Progettazione delle strutture di
muratura
UNI EN 1997: Eurocodice 7 (EC7) - Progettazione geotecnica
UNI EN 1998: Eurocodice 8 (EC8) - Indicazioni progettuali per la
resistenza sismica delle strutture
UNI EN 1999: Eurocodice 9 (EC9) - Progettazione delle strutture di
alluminio
Come si vede non esiste un Eurocodice vero e proprio relativo alle modalit
di intervento sulle costruzioni esistenti, mentre, alcune norme nazionali a cui si
pu fare utile riferimento, sono le seguenti:
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 Febbraio 2011:
Valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento
alle Norme Tecniche per le Costruzioni di cui al DM 14.01.08.
Circolare del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali N 26 del
2 dicembre 2010.
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 ottobre 2007:
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri per la valutazione e la riduzione
del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche
per le costruzioni.
Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri N 3274 del 20
marzo 2003: Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica
del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica.
Criteri di calcolo per la progettazione degli interventi del terremoto
in Umbria e Marche del 1997. A cura del Servizio Sismico Nazionale, 1998.
Circolare Ministero Lavori Pubblici N 21745 del 30 Luglio 1981: Istru-
zioni relative alla normativa tecnica per la riparazione ed il rafforzamento degli
edifici in muratura danneggiati dal sisma.
1.4 VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
La valutazione della sicurezza nelle costruzioni costituisce il complesso di pro-
cedure fissate dalle NTC che fondamentalmente prescrivono:
a) quali siano le azioni da applicare alle costruzioni;
b) quali siano le caratteristiche dei materiali costruttivi;
c) quali siano gli algoritmi e i metodi di calcolo applicabili.
In relazione alle procedure e agli algoritmi di calcolo, in generale le NTC non
fanno nessuna distinzione sul fatto che la costruzione sia esistente o di progetto,
tuttavia, la norma nel capitolo specifico sulle disposizioni afferenti gli edifici esi-
stenti, il capitolo 8, indica in quali casi si possano fare delle eccezioni e/o usare
algoritmi alternativi a quelli validi per le nuove costruzioni. Inoltre, giustamente
viene sottolineato che:
Nelle costruzioni esistenti le situazioni concretamente riscontrabili sono le pi diverse ed quindi
impossibile prevedere regole specifiche per tutti i casi. Di conseguenza, il modello per la valutazione della
sicurezza dovr essere definito e giustificato dal Progettista, caso per caso, in relazione al comportamento
strutturale attendibile della costruzione, tenendo conto delle indicazioni generali di seguito esposte.
(6)
Ai fini di una corretta individuazione del sistema strutturale esistente e del suo stato di sollecitazione
importante ricostruire il processo di realizzazione e le successive modificazioni subite nel tempo
dal manufatto, nonch gli eventi che lo hanno interessato.
(7)
(6)
NTC 8.5
(7)
NTC 8.5.1.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Nella definizione dei modelli strutturali si dovr, dunque, tenere conto del
fatto che:
geometria e dettagli costruttivi sono gi esistenti e la loro conoscenza
dipende dalla documentazione disponibile e dal livello di approfondimento di inda-
gini conoscitive;
la conoscenza delle propriet meccaniche dei materiali non risente delle
incertezze legate alla produzione e posa in opera ma solo della omogeneit dei
materiali stessi allinterno della costruzione, del livello di approfondimento delle
indagini conoscitive e dellaffidabilit delle stesse;
i carichi permanenti sono definiti (pesi propri degli elementi strutturali,
permanenti portati e accidentali) e, ancora una volta, la loro conoscenza dipende
dal livello di approfondimento delle indagini sulla costruzione.
La completezza e laffidabilit delle informazione disponibili comporta luso
di adeguati fattori di confidenza (FC). Questi, in pratica, sono ulteriori coefficienti
di sicurezza che modificano i parametri meccanici e le sollecitazioni in funzione
del livello di conoscenza.
Altri aspetti fondamentali sono i seguenti:
le costruzioni esistenti riflettono lo stato delle conoscenze al tempo della
loro realizzazione;
possono essere insiti, e non palesi, difetti di impostazione e di realizza-
zione;
possono essere soggette ad azioni, anche eccezionali, i cui effetti non sono
completamente manifesti;
possono presentare degrado e/o modificazioni significative rispetto alla
situazione originaria.
Fra le numerose novit introdotte dalla nuova normativa tecnica contenuta
nel DM 14.01.08, come gi anticipato in precedenza, vi quella relativa allobbligo
di utilizzo del Metodo di calcolo agli Stati Limite.
(8)
In questottica il 8.3 delle
NTC definisce quanto segue:
La valutazione della sicurezza e la progettazione degli interventi sulle costruzioni esistenti potranno
essere eseguiti con riferimento ai soli SLU; nel caso in cui si effettui la verifica anche nei confronti degli
SLE i relativi livelli di prestazione possono essere stabiliti dal Progettista di concerto con il Committente.
1.5 LO STATO LIMITE ULTIMO (SLU)
Nel paragrafo precedente si visto che, per le costruzioni esistenti, le NTC
dispongono che la valutazione della sicurezza pu essere effettuata con riferimento
ad una sola condizione di riferimento: lo Stato Limite Ultimo (SLU). La definizione
di questo stato contenuta nei 2.1 e 2.2 delle DM 14.01.08:
( 2.1 NTC) sicurezza nei confronti di stati limite ultimi (SLU): capacit di evitare crolli,
perdite di equilibrio e dissesti gravi, totali o parziali, che possano compromettere lincolumit delle
persone ovvero comportare la perdita di beni, ovvero provocare gravi danni ambientali e sociali, ovvero
mettere fuori servizio lopera.
(8)
Per una trattazione pi approfondita del tema si veda anche: Marco Boscolo Bielo - Progettazione
Strutturale. Significato e prassi della nuova normativa antisismica. Guida pratica allapplicazione del
DM 14.01.2008 e della Circ. C.S.LL.PP 617/2009, Legislazione Tecnica, Roma 2010.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
( 2.2 NTC) I principali Stati Limite Ultimi, sono elencati nel seguito:
a) perdita di equilibrio della struttura o di una sua parte;
b) spostamenti o deformazioni eccessive;
c) raggiungimento della massima capacit di resistenza di parti di strutture, collegamenti,
fondazioni;
d) raggiungimento della massima capacit di resistenza della struttura nel suo insieme;
e) raggiungimento di meccanismi di collasso nei terreni;
f) rottura di membrature e collegamenti per fatica;
g) rottura di membrature e collegamenti per altri effetti dipendenti dal tempo;
h) instabilit di parti della struttura o del suo insieme;
Altri stati limite ultimi sono considerati in relazione alle specificit delle singole opere; in presenza
di azioni sismiche, gli Stati Limite Ultimi sono quelli precisati nel 3.2 [delle NTC - NdA].
( 3.2 NTC) Stato Limite Ultimo di salvaguardia della Vita (SLV): a seguito del terremoto
la costruzione subisce rotture e crolli dei componenti non strutturali ed impiantistici e significativi
danni dei componenti strutturali cui si associa una perdita significativa di rigidezza nei confronti delle
azioni orizzontali; la costruzione conserva invece una parte della resistenza e rigidezza per azioni verticali
e un margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni sismiche orizzontali.
( 3.2 NTC) Stato Limite Ultimo di prevenzione del Collasso (SLC): a seguito del terremoto
la costruzione subisce gravi rotture e crolli dei componenti non strutturali ed impiantistici e danni
molto gravi dei componenti strutturali; la costruzione conserva ancora un margine di sicurezza per
azioni verticali ed un esiguo margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni orizzontali.
In generale la distinzione fra uno stato limite ultimo e uno stato limite di esercizio
sta nel fatto che questultimo ha carattere reversibile, mentre il primo no. Anche dal
punto di vista numerico, gli effetti delle azioni, generano condizioni di carico diverse
fra i diversi stati. La combinazione di carico relativa allo SLU la seguente:

G1
G
1
+
G2
G
2
+
P
P +
Q1
Q
k1
+
Q2

02
Q
k2
+
Q3

03
Q
k3
+ (1.1)
(NTC 2.5.1)
dove:
G
1
= carico dovuto ai pesi propri degli elementi strutturali;

G1
= coefficiente parziale di sicurezza per i pesi strutturali pari a 1,3, se a
sfavore; pari a 1 se a favore;
G
2
= carico dovuto ai permanenti portati;

G2
= coefficiente parziale di sicurezza per i carichi permanenti portati pari
a 1,3 nel caso in cui essi siano compiutamente definiti (ovvero determinati in
modo accurato; pari a 1,5 nel caso la loro determinazione avvenga in modo for-
fettario; nel caso in cui i carichi permanenti portati siano favorevoli va assunto
pari a 0, ovvero detti carichi vanno trascurati.
P = effetto di eventuale precompressione negli elementi strutturali oggetto di
verifica (generalmente non presente e dunque uguale a 0);

P
= coefficiente parziale di sicurezza per la precompressione che pu assumersi
pari a 1;
Q
k1
= azione variabile di carico (vento, neve, ecc) assunta come fondamentale
(o dominante);

Qi
= coefficiente di combinazione delle azioni variabili assunto pari a 1,5 se
sfavorevole, pari a 0 se favorevole.
Q
k2
, Q
k3
ecc = azione variabile di carico assunta come secondaria ma agenti
contemporaneamente alla dominante;

0i
= coefficiente di partecipazione delle azioni secondarie, desunto dalla Tabella
1.2 ( 1.10) in funzione della destinazione duso della costruzione.
1.6 LO STATO LIMITE DI ESERCIZIO (SLE)
A differenza dello stato limite ultimo, lo stato limite di esercizio pu avere
carattere reversibile, ovvero, in generale, cessate le cause che lo hanno generato,
possono cessarne anche gli effetti. Si pensi ad esempio allabbassamento di una
trave appoggiata soggetta ad un carico accidentale dovuto alla neve. Dopo lo scio-
glimento della medesima, le condizioni elastiche della membratura dovrebbero
garantire il ripristino della condizione indeformata restando, al pi, solo leffetto
della condizione del carico permanente.
I principali Stati Limite di Esercizio sono elencati nel seguito:
a) danneggiamenti locali (ad es. eccessiva fessurazione del calcestruzzo) che
possano ridurre la durabilit della struttura, la sua efficienza o il suo aspetto;
b) spostamenti e deformazioni che possano limitare luso della costruzione,
la sua efficienza e il suo aspetto;
c) spostamenti e deformazioni che possano compromettere lefficienza e
laspetto di elementi non strutturali, impianti, macchinari;
d) vibrazioni che possano compromettere luso della costruzione;
e) danni per fatica che possano compromettere la durabilit;
f) corrosione e/o eccessivo degrado dei materiali in funzione dellambiente
di esposizione.
In presenza di azioni sismiche, gli Stati Limite di Esercizio sono ulteriormente
suddivisi in:
( 3.2 NTC) Stato Limite di Operativit (SLO): a seguito del terremoto la costruzione nel suo
complesso, includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali, le apparecchiature rilevanti alla
sua funzione, non deve subire danni ed interruzioni duso significativi.
( 3.2 NTC) Stato Limite di Danno (SLD): a seguito del terremoto la costruzione nel suo complesso,
includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali, le apparecchiature rilevanti alla sua funzione,
subisce danni tali da non mettere a rischio gli utenti e da non compromettere significativamente la
capacit di resistenza e di rigidezza nei confronti delle azioni verticali ed orizzontali, mantenendosi
immediatamente utilizzabile pur nellinterruzione duso di parte delle apparecchiature.
1.7 LA VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA COME PROCEDIMENTO
QUANTITATIVO
La connotazione quantitativa e non meramente qualitativa del processo di valu-
tazione della sicurezza stato ben evidenziata nel C.8.3 della Circ. 617/09. Si
voluto porre laccento sul fatto che il progettista deve
(9)
quantificare in una rela-
zione
(10)
i livelli di sicurezza pre e post intervento. Nelle parole della Circo-
lare:
Per valutazione della sicurezza si intende un procedimento quantitativo volto a:
stabilire se una struttura esistente in grado o meno di resistere alle combinazioni delle
azioni di progetto contenute nelle NTC, oppure
a determinare lentit massima delle azioni, considerate nelle combinazioni di progetto previste,
che la struttura capace di sostenere con i margini di sicurezza richiesti dalle NTC, definiti dai coefficienti
parziali di sicurezza sulle azioni e sui materiali.
(9)
E si sottolinea la cogenza del termine deve.
(10)
Il Progettista dovr esplicitare, in unapposita relazione, i livelli di sicurezza attuali o raggiunti con lintervento
e le eventuali conseguenti limitazioni da imporre nelluso della costruzione. (NTC 8.3).
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Le NTC forniscono gli strumenti per la valutazione di specifiche costruzioni ed i risultati non
sono estendibili a costruzioni diverse, pur appartenenti alla stessa tipologia. Nelleffettuare la valutazione
sar opportuno tener conto delle informazioni, ove disponibili, derivanti dallesame del comportamento
di costruzioni simili sottoposte ad azioni di tipo simile a quelle di verifica. Ci vale particolarmente
quando si effettuano verifiche di sicurezza rispetto alle azioni sismiche.
I requisiti di sicurezza definiti nel Cap. 8 [delle NTC - NdA] fanno riferimento allo stato di dan-
neggiamento della struttura, mediante gli stati limite definiti al 2.2 delle NTC, per le combinazioni
di carico non sismiche (Stati limite ultimi e Stati limite di esercizio) e al 3.2.1 delle NTC, per le
combinazioni di carico che includono il sisma (Stato limite di collasso, Stato limite di salvaguardia
della vita e Stato limite di esercizio, a sua volta distinto in Stato limite di danno e Stato limite di
operativit).
La presente Circolare fornisce criteri per la verifica di detti Stati limite.
Lo stato limite di collasso viene considerato solo per le costruzioni di calcestruzzo armato o di
acciaio. La verifica nei confronti di tale Stato limite pu essere eseguita in alternativa a quella di
Stato limite di salvaguardia della vita.
La valutazione della sicurezza per le costruzioni esistenti pu essere eseguita
considerando la sola condizione allo SLU (SLC o SLV). Per le condizioni di esercizio
SLE la verifica non obbligatoria. In effetti probabile che una costruzione esi-
stente, specie se appartenente alledilizia storica, si trovi in condizioni da non
poter rispettare limitazioni che riguardano, ad esempio, i limiti di freccia per i
solai, prescritti per le nuove costruzioni. Si pensi al caso di travature in legno di
fabbricati aventi qualche secolo. Per questi motivi le NTC stabiliscono che i livelli
di prestazione in condizioni di esercizio debbano essere concertati, eventualmente,
fra progettista e committenza. In sostanza la norma accetta di derogare a verifiche
che implichino conseguenze non disastrose, quali lo stato limite di danno (SLD)
o di operativit (SLO) in condizioni sismiche.
1.8 LOBBLIGATORIET DELLA VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Posto che, la valutazione della sicurezza un procedimento quantitativo, la
domanda che ci si pone : quando le costruzioni esistenti devono essere sottoposte
a valutazione della sicurezza?. La risposta contenuta nel 8.3 delle NTC:
Le costruzioni esistenti devono essere sottoposte a valutazione della sicurezza quando ricorra
anche una delle seguenti situazioni:
a) riduzione evidente della capacit resistente e/o deformativa della struttura o di alcune
sue parti dovuta ad azioni ambientali (sisma, vento, neve e temperatura), significativo degrado
e decadimento delle caratteristiche meccaniche dei materiali, azioni eccezionali (urti, incendi,
esplosioni), situazioni di funzionamento ed uso anomalo, deformazioni significative imposte da
cedimenti del terreno di fondazione;
b) provati gravi errori di progetto o di costruzione;
c) cambio della destinazione duso della costruzione o di parti di essa, con variazione
significativa dei carichi variabili e/o della classe duso della costruzione;
d) interventi non dichiaratamente strutturali, qualora essi interagiscano, anche solo in
parte, con elementi aventi funzione strutturale e, in modo consistente, ne riducano la capacit
o ne modifichino la rigidezza.
Qualora le circostanze di cui ai punti precedenti riguardino porzioni limitate della costruzione,
la valutazione della sicurezza potr essere limitata agli elementi interessati e a quelli con essi
interagenti, tenendo presente la loro funzione nel complesso strutturale.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
La valutazione della sicurezza deve permettere di stabilire se:
1) luso della costruzione possa continuare senza interventi;
2) luso debba essere modificato (declassamento, cambio di destinazione e/o imposizione
di limitazioni e/o cautele nelluso);
3) sia necessario procedere ad aumentare o ripristinare la capacit portante.
La valutazione della sicurezza dovr effettuarsi ogni qual volta si eseguano gli interventi
strutturali di cui al punto 8.4
(11)
, e dovr determinare il livello di sicurezza prima e dopo lin-
tervento.
Il Progettista dovr esplicitare, in unapposita relazione, i livelli di sicurezza attuali o raggiunti
con lintervento e le eventuali conseguenti limitazioni da imporre nelluso della costruzione.
La Circolare 617/09 al C.8.3 ha dato queste ulteriori indicazioni:
Le NTC individuano due grandi categorie di situazioni nelle quali obbligatorio effettuare
la verifica di sicurezza, essendo entrambe le categorie comunque riconducibili ad un significativo
peggioramento delle condizioni di sicurezza, iniziali o di progetto, secondo la normativa dellepoca
della costruzione:
a) variazioni, improvvise o lente, indipendenti dalla volont delluomo (ad esempio:
danni dovuti al terremoto, a carichi verticali eccessivi, a urti, etc., danni dovuti a cedimenti
fondali, degrado delle malte nella muratura, corrosione delle armature nel c.a., etc., errori pro-
gettuali o esecutivi, incluse le situazioni in cui i materiali o la geometria dellopera non corri-
spondano ai dati progettuali);
b) variazioni dovute allintervento delluomo, che incide direttamente e volontariamente
sulla struttura (v. 8.4 delle NTC) oppure sulle azioni (ad esempio: aumento dei carichi verticali
dovuto a cambiamento di destinazione duso), o che incide indirettamente sul comportamento
della struttura (ad esempio gli interventi non dichiaratamente strutturali, - cfr. anche 8.2 delle
NTC).
Le modalit di verifica dipendono dal modo in cui tali variazioni si riflettono sul comportamento
della struttura:
1) variazioni relative a porzioni limitate della struttura, che influiscono solo sul compor-
tamento locale di uno o pi elementi strutturali o di porzioni limitate della struttura (v. anche
8.4 delle NTC);
2) variazioni che implicano sostanziali differenze di comportamento globale della struttura.
Nel primo caso la verifica potr concernere solamente le porzioni interessate dalle variazioni
apportate (ad esempio la verifica relativa alla sostituzione, al rafforzamento o alla semplice varia-
zione di carico su un singolo campo di solaio potr concernere solo quel campo e gli elementi
che lo sostengono). Nel secondo caso, invece, la verifica sar necessariamente finalizzata a
determinare leffettivo comportamento della struttura nella nuova configurazione (conseguente
ad un danneggiamento, ad un intervento, etc.).
Dallobbligatoriet della verifica normalmente esclusa la situazione determinata da una
variazione delle azioni che interviene a seguito di una revisione della normativa, per la parte
che definisce lentit delle azioni, o delle zonazioni che differenziano le azioni ambientali (sisma,
neve, vento) nelle diverse parti del territorio italiano.
Gli esiti delle verifiche dovranno permettere di stabilire quali provvedimenti adottare affinch
luso della struttura possa essere conforme ai criteri di sicurezza delle NTC. Le alternative sono
sintetizzabili nella continuazione delluso attuale, nella modifica della destinazione duso o nel-
ladozione di opportune cautele e, infine, nella necessit di effettuare un intervento di aumento
o ripristino della capacit portante, che pu ricadere nella fattispecie del miglioramento o del-
ladeguamento.
(11)
Detti interventi sono classificati in tre gruppi: interventi di adeguamento; interventi di
miglioramento; interventi locali, che verranno discussi nel Capitolo 2.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Per le opere pubbliche strategiche con finalit di protezione civile o suscettibili di conseguenze
rilevanti in caso di collasso, date le possibili implicazioni economiche e sociali degli esiti delle
verifiche, opportuno che le stesse siano anche esaminate da revisori non intervenuti nella
valutazione.
evidente che i provvedimenti detti sono necessari e improcrastinabili nel caso in cui non
siano soddisfatte le verifiche relative alle azioni controllate dalluomo, ossia prevalentemente ai
carichi permanenti e alle altre azioni di servizio; pi complessa la situazione che si determina
nel momento in cui si manifesti linadeguatezza di unopera rispetto alle azioni ambientali, non
controllabili dalluomo e soggette ad ampia variabilit nel tempo ed incertezza nella loro deter-
minazione. Per le problematiche connesse, non si pu pensare di imporre lobbligatoriet del-
lintervento o del cambiamento di destinazione duso o, addirittura, la messa fuori servizio del-
lopera, non appena se ne riscontri linadeguatezza. Le decisioni da adottare dovranno necessa-
riamente essere calibrate sulle singole situazioni (in relazione alla gravit dellinadeguatezza, alle
conseguenze, alle disponibilit economiche e alle implicazioni in termini di pubblica incolumit).
Saranno i proprietari o i gestori delle singole opere, siano essi enti pubblici o privati o singoli
cittadini, a definire il provvedimento pi idoneo, eventualmente individuando uno o pi livelli
delle azioni, commisurati alla vita nominale restante e alla classe duso, rispetto ai quali si rende
necessario effettuare lintervento di incremento della sicurezza entro un tempo prestabilito.
Per i beni tutelati gli interventi di miglioramento sono in linea di principio in grado di
conciliare le esigenze di conservazione con quelle di sicurezza, ferma restando la necessit di
valutare questultima. Tuttavia, per la stessa ragione, su tali beni devono essere evitati interventi
che insieme li alterino in modo evidente e richiedano lesecuzione di opere invasive, come pu
avvenire nel caso di ampliamenti o sopraelevazioni, o lattribuzione di destinazioni duso parti-
colarmente gravose.
il caso solo di segnalare che le responsabilit relative alla valutazione della
sicurezza, non per quanto riguarda i contenuti che, sia chiaro, restano del tecnico
progettista, ma per quanto riguarda lattivazione o meno del procedimento, sono
ascritte ai proprietari o gestori delle singole opere, siano essi enti pubblici o privati
o singoli cittadini.
1.9 IL METODO SEMIPROBABILISTICO AGLI STATI LIMITE
Ogni problema di carattere strutturale deve confrontarsi con le seguenti que-
stioni di fondo:
1) come schematizzare le azioni;
2) come schematizzare il sistema strutturale resistente;
3) come schematizzare la capacit del sistema strutturale resistente nel far
fronte alle azioni.
Se indichiamo con F gli effetti delle azioni esterne agenti sul modello M, che
rappresenta una struttura, costituita da un materiale tale da garantire una capacit
R di far fronte a tali effetti, ci accorgiamo che tutte le schematizzazioni attuate
per rappresentare la situazione reale sono sempre idealizzate e approssimate.
In sostanza si tratta di accettare che lelaborazione delle misure che conducono
a determinare F ed R siano di tipo statistico, e dunque caratterizzate da una
certa probabilit di accadimento. Per quanto concerne il modello strutturale M, o
schema statico, occorre osservare che anchesso sar affetto da un certo grado di
probabilit di rappresentare significativamente la situazione reale.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Figura 1.1 - Il modello strutturale
Effettuare una determinazione dettagliata, ovvero una analisi probabilistica di
tutte le variabili che interessano il problema, sarebbe un compito immane. Il cosid-
detto Metodo Semiprobabilistico definito tale, cio semiprobabilistico, in quanto
rinuncia a quella rigorosa analisi accontentandosi di semplificare la procedura
mediante un criterio semplificato. Questo si fonda sulladozione di alcuni coeffi-
cienti che riassumono numericamente le condizioni probabilistiche nelle quali ven-
gono modellati F, R ed M (vedi Figura 1.1) e che sono rispettivamente:

F
= coefficiente di amplificazione dei carichi che rappresenta lapprossimata
corrispondenza tra le azioni, misurate nelle indagini preventive atte a quantificare
i carichi, rispetto a quelle che realisticamente potranno verificarsi durante la vita
della costruzione;

M
= coefficiente di riduzione delle caratteristiche dei materiali che interpreta
lapprossimata corrispondenza tra le misurazioni, effettuate preventivamente in
laboratorio sui provini dei materiali e il reale valore di quelli eseguiti in opera;

0
= coefficiente del modello statico che rappresenta la non perfetta affidabilit
dello schema statico.
Per la valutazione della sicurezza nelle costruzioni, le NTC, dispongono di adot-
tare la metodologia probabilistica semplificata suesposta. Lunica variante consta nel
fatto che il coefficiente
0
viene praticamente assorbito dai valori assunti dagli
altri due.
(12)
Simbolicamente deve essere verificata la seguente disuguaglianza:
R
d
E
d
(1.2)
(NTC 2.2.1)
(12)
NTC 2.3 : I coefficienti parziali di sicurezza,
Mi
e
Fj
, associati rispettivamente al materiale i
esimo
e
allazione j
esima
, tengono conto della variabilit delle rispettive grandezze e le incertezze relative alle tolleranze geo-
metriche e alla affidabilit del modello di calcolo.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
dove
R
d
la resistenza di progetto, valutata in base ai valori di progetto della resi-
stenza dei materiali e ai valori nominali delle grandezze geometriche interessate;
E
d
il valore di progetto delleffetto delle azioni.
La resistenza dei materiali e le azioni sono rappresentate dai valori caratte-
ristici, R
ki
e F
kj
definiti, rispettivamente, come il frattile inferiore delle resistenze
e il frattile (superiore o inferiore) delle azioni che minimizzano la sicurezza.
In genere i frattili sono assunti pari al 5%. Per le grandezze con piccoli coef-
ficienti di variazione, ovvero per grandezze che non riguardino univocamente resi-
stenze o azioni, si possono considerare frattili al 50% (valori mediani).
In sostanza una grandezza caratteristica definita da un valore v
k
, il cui frattile
inferiore sia 5%, relativa ad una condizione per cui quel valore ha una probabilit
del 5% di essere superato in senso sfavorevole. Se f
k
= 25 N/mm
2
la resistenza
caratteristica di frattile 5 di un dato materiale, significa che, in una popolazione
di 100 campioni di quel materiale, il valore di resistenza ha la probabilit di
essere inferiore a 25 N/mm
2
solo su 5 dei campioni.
Anche la definizione probabilistica delle azioni elementari, cio carichi di eser-
cizio, neve, vento, variazioni di temperatura, sisma, ecc. viene effettuata mediante
i cosiddetti valori caratteristici.
Si definisce valore caratteristico Q
k
di unazione variabile il valore corrispon-
dente ad un frattile pari al 95% della popolazione dei massimi, in relazione al
periodo di riferimento dellazione variabile stessa. Il periodo di riferimento un
intervallo di tempo nel quale vengono effettuate le valutazioni statistiche. Il frattile
del 95% garantisce che i valori caratteristici attribuiti alle azioni abbiano una pro-
babilit di accadimento del 95% nel periodo di riferimento, ovvero che solo nel
5% dei casi si abbiano condizioni di superamento di tali valori in senso sfavorevole.
Ad esempio se prendiamo la Tabella 1.1 che riporta i valori caratteristici dei carichi
di esercizio dei fabbricati, troviamo che per ambienti ad uso residenziale il valore
del carico di esercizio da applicare sui solai di 2,00 kN/m
2
. Dal punto di vista
statistico significa che, in un solaio di un edificio a destinazione residenziale, la
probabilit che tale valore di 200 daN/m
2
sia superata del solo 5%.
Nel caso in cui non siano disponibili valori caratteristici delle azioni elementari,
si pu assumere il valore nominale.
In generale sono indicati con pedice k i valori caratteristici; senza pedice k
i valori nominali.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Tabella 1.1 - Valori dei carichi di esercizio per le diverse categorie di edifici
1.10 LE COMBINAZIONI DI CARICO
Pi azioni elementari possono esercitare il loro effetto su di una costruzione.
A questo scopo la norma prevede gli algoritmi con i quali queste possano essere
combinate, ovvero le condizioni di presenza contemporanea di pi azioni elementari
(vento, neve, carichi di esercizio, ecc).
Cat. Ambienti
q
k
[kN/m]
Q
k
[kN]
H
k
[kN/m]
A
Ambienti ad uso residenziale.
Sono compresi in questa categoria i locali di abitazione
e relativi servizi, gli alberghi. (ad esclusione delle aree
suscettibili di affollamento)
2,00 2,00 1,00
B
Uffici.
Cat. B1 Uffici non aperti al pubblico
Cat. B2 Uffici aperti al pubblico
2,00
3,00
2,00
2,00
1,00
1,00
C
Ambienti suscettibili di affollamento
Cat. C1 Ospedali, ristoranti, caff, banche, scuole
Cat. C2 Balconi, ballatoi e scale comuni, sale con-
vegni, cinema, teatri, chiese, tribune con posti fissi
Cat. C3 Ambienti privi di ostacoli per il libero movi-
mento delle persone, quali musei, sale per esposi-
zioni, stazioni ferroviarie, sale da ballo, palestre,
tribune libere, edifici per eventi pubblici, sale da
concerto, palazzetti per lo sport e relative tribune
3,00
4,00
5,00
2,00
4,00
5,00
1,00
2,00
3,00
D
Ambienti ad uso commerciale.
Cat. D1 Negozi
Cat. D2 Centri commerciali, mercati, grandi magaz-
zini, librerie
4,00
5,00
4,00
5,00
2,00
2,00
E
Biblioteche, archivi, magazzini e ambienti ad
uso industriale.
Cat. E1 Biblioteche, archivi, magazzini, depositi,
laboratori manifatturieri
Cat. E2 Ambienti ad uso industriale, da valutarsi
caso per caso
6,00
-
6,00
-
1,00*
-
F-G
Rimesse e parcheggi.
Cat. F Rimesse e parcheggi per il transito di automezzi
di peso a pieno carico fino a 30 kN
Cat. G Rimesse e parcheggi per transito di auto-
mezzi di peso a pieno carico superiore a 30 kN:
da valutarsi caso per caso
2,50 2 x 10,00 1,00**
H
Coperture e sottotetti
Cat. H1 Coperture e sottotetti accessibili per sola
manutenzione
0,50 1,20 1,00
Cat. H2 Coperture praticabili secondo categoria di
appartenenza
secondo categoria di
appartenenza
Cat. H3 Coperture speciali (impianti, eliporti, altri)
* non comprende le azioni orizzontali eventualmente esercitate dai materiali immagazzinati
** per i soli parapetti o partizioni nelle zone pedonali. Le azioni sulle barriere esercitate dagli
automezzi dovranno essere valutate caso per caso
Nella definizione delle combinazioni delle azioni che possono agire contem-
poraneamente, i termini Q
kj
rappresentano le azioni variabili della combinazione,
con Q
k1
azione variabile dominante e Q
k2
, Q
k3
, azioni variabili che possono
agire contemporaneamente a quella dominante.
Le azioni variabili Q
kj
vengono combinate con i coefficienti di combinazione

0j
,
1j
e
2j
, i cui valori sono forniti nella Tabella 1.2, per edifici civili e industriali
correnti.
Con riferimento alla durata percentuale relativa ai livelli di intensit dellazione
variabile, il DM definisce:
valore quasi permanente
2j
x Q
kj
: la media della distribuzione temporale
dellintensit;
valore frequente
1j
x Q
kj
: il valore corrispondente al frattile 95% della
distribuzione temporale dellintensit e cio che superato per una limitata frazione
del periodo di riferimento;
valore raro (o di combinazione)
0j
x Q
kj
: il valore di durata breve
ma ancora significativa nei riguardi della possibile concomitanza con altre azioni
variabili.
Tabella 1.2 - Valori dei coefficienti di combinazione
In sostanza il DM introduce ulteriori 3 coefficienti
0j
,
1j
e
2j
, detti coef-
ficienti di partecipazione dei carichi, i quali modellano statisticamente le pro-
babilit di presenza contemporanea dei carichi .
Ai fini delle verifiche degli stati limite si definiscono le seguenti combinazioni
delle azioni.
Combinazione fondamentale, impiegata per gli stati limite ultimi (SLU):

G1
G
1
+
G2
G
2
+
P
P +
Q1
Q
k1
+
Q2

02
Q
k2
+
Q3

03
Q
k3
+ (1.3)
(NTC 2.5.1)
Combinazione caratteristica (rara), impiegata per gli stati limite di eser-
cizio (SLE) irreversibili, utilizzata anche nelle verifiche alle tensioni ammissibili:
Categoria/Azione variabile
0j

1j

2j
Categoria A Ambienti ad uso residenziale 0,7 0,5 0,3
Categoria B Uffici 0,7 0,5 0,3
Categoria C Ambienti suscettibili di affollamento 0,7 0,7 0,6
Categoria D Ambienti ad uso commerciale 0,7 0,7 0,6
Categoria E Biblioteche, archivi, magazzini e ambienti ad uso industriale 1,0 0,9 0,8
Categoria F Rimesse e parcheggi (per autoveicoli di peso 30 kN) 0,7 0,7 0,6
Categoria G Rimesse e parcheggi (per autoveicoli di peso > 30 kN) 0,7 0,5 0,3
Categoria H Coperture 0,0 0,0 0,0
Vento 0,6 0,2 0,0
Neve (a quota 1000 m s.l.m.) 0,5 0,2 0,0
Neve (a quota > 1000 m s.l.m.) 0,7 0,5 0,2
Variazioni termiche 0,6 0,5 0,0
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
G
1
+ G
2
+ P + Q
k1
+
02
Q
k2
+
03
Q
k3
+ (1.4)
(NTC 2.5.2)
Combinazione frequente, impiegata per gli stati limite di esercizio (SLE)
reversibili:
G
1
+ G
2
+ P +
11
Q
k1
+
22
Q
k2
+
23
Q
k3
+ (1.5)
(NTC 2.5.3)
Combinazione quasi permanente (SLE), impiegata per gli effetti a lungo
termine:
G
1
+ G
2
+ P +
21
Q
k1
+
22
Q
k2
+
23
Q
k3
+ (1.6)
(NTC 2.5.4)
Combinazione sismica, impiegata per gli stati limite ultimi e di esercizio
connessi allazione sismica E
E + G
1
+ G
2
+ P +
21
Q
k1
+
22
Q
k2
+ (1.7)
(NTC 2.5.5)
Combinazione eccezionale, impiegata per gli stati limite ultimi connessi
alle azioni eccezionali di progetto A
d
:
G
1
+ G
2
+ P + A
d
+
21
Q
k1
+
22
Q
k2
+ ... (1.8)
(NTC 2.5.6)
Nelle combinazioni per SLE, i carichi Q
kj
che dnno un contributo favorevole
ai fini delle verifiche e, se del caso, i carichi G
2
, vengono di regola omessi.
Altre combinazioni sono da considerare in funzione di specifici aspetti (p. es.
fatica, ecc.). Nelle formule sopra riportate il simbolo + vuol dire combinato con.
P il valore di presollecitazione nei cavi di elementi in c.a.p..
I valori dei coefficienti parziali di sicurezza
Gi
e
Qj
sono dati Tabella 1.3.
Le verifiche agli stati limite devono essere eseguite per tutte le pi gravose
condizioni di carico che possono agire sulla struttura.
1.11 VALORI DEI COEFFICIENTI
F
Nelle verifiche agli stati limite ultimi, a seconda dellambito nel quale vengono
effettuate le verifiche, si distinguono:
lo stato limite di equilibrio come corpo rigido: EQU;
lo stato limite di resistenza della struttura compresi gli elementi di fon-
dazione: STR;
lo stato limite di resistenza del terreno: GEO.
La Circolare 627/09 al C2.6.1 ha chiarito nel seguente modo le definizioni
di questi stati:
Lo stato limite di equilibrio, EQU, considera la struttura, il terreno o linsieme terre-
no-struttura come corpi rigidi. Questo stato limite da prendersi a riferimento, ad esempio, per
le verifiche del ribaltamento dei muri di sostegno.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Lo stato limite di resistenza della struttura, STR, che riguarda anche gli elementi di
fondazione e di sostegno del terreno, da prendersi a riferimento per tutti i dimensionamenti
strutturali. Nei casi in cui le azioni sulle strutture siano esercitate dal terreno, si deve far riferimento
ai valori caratteristici dei parametri geotecnici.
Lo stato limite di resistenza del terreno, GEO, deve essere preso a riferimento per il
dimensionamento geotecnico delle opere di fondazione e di sostegno e, pi in generale, delle
strutture che interagiscono direttamente con il terreno, oltre che per le verifiche di stabilit globale
dellinsieme terreno-struttura.
Conseguentemente le NTC, fissano in relazione agli ambiti di cui sopra, i valori
dei coefficienti parziali da assumere per la determinazione degli effetti delle azioni
nelle verifiche agli stati limite ultimi. Detti valori sono riportati in Tabella 1.3.
Tabella 1.3 - Coefficienti parziali per le azioni o per leffetto delle azioni nelle verifiche SLU
Il significato dei simboli il seguente:

G1
coefficiente parziale del peso proprio della struttura, nonch del peso
proprio del terreno e dellacqua, quando pertinenti;

G2
coefficiente parziale dei pesi propri degli elementi non strutturali;

Qi
coefficiente parziale delle azioni variabili.
Nel caso di opere in calcestruzzo armato precompresso, il coefficiente parziale
della precompressione si assume pari a
P
=1,0.
La frase:
Per le verifiche nei confronti dello stato limite ultimo di equilibrio come corpo rigido (EQU)
si utilizzano i coefficienti parziali
F
relativi alle azioni riportati nella colonna EQU.
riportata al paragrafo 2.6.1 delle NTC, fa supporre che, nel caso di soluzione
di un sistema isostatico i coefficienti da adottare siano effettivamente quelli della
colonna EQU. La giustificazione sta nel fatto che per i sistemi isostatici laffidabilit
del modello, dovuta alle sole equazioni di equilibrio (e non di congruenza come
accade per i sistemi iperstatici), sia pi affidabile rispetto ad altre, e dunque questo
venga premiato considerando una riduzione del coefficiente sfavorevole (1,1 anzich
1,3 per la condizione STR). Ci anche per quanto riportato in relazione alla nota
11. Altri autori trascurano questo tipo di osservazione e, in stretta applicazione
della Circolare, considerano che la condizione STR sia da prendersi a riferimento
per tutti i dimensionamenti strutturali, eccettuati quelli espressamente previsti (ribalta-
mento muri di sostegno).
Coefficiente

F
EQU A1 STR
A2
GEO
Carichi permanenti
favorevoli
sfavorevoli

G1
0,9
1,1
1,0
1,3
1,0
1,0
Carichi permanenti non strutturali (1)
favorevoli
sfavorevoli

G2
0,0
1,5
0,0
1,5
0,0
1,3
Carichi variabili
favorevoli
sfavorevoli

Qi
0,0
1,5
0,0
1,5
0,0
1,3
(1) Nel caso in cui i carichi permanenti non strutturali (ad es. carichi permanenti portati)
siano compiutamente definiti si potranno adottare per essi gli stessi coefficienti validi per le
azioni permanenti.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Nel caso degli edifici esistenti le NTC prevedono la possibilit di adottare
coefficienti parziali
G
modificati in senso pi favorevole, purch il progettista ne
motivi adeguatamente la giustificazione e sia stato effettuato un idoneo rilievo
geometrico-strutturale.
(13)
1.12 LE RESISTENZE DI PROGETTO
Nel precedente paragrafo 1.9 si visto che i materiali sono caratterizzati dalle
loro resistenze caratteristiche, definite mediante grandezze statistiche di frattile
5%. Il passaggio a valori di calcolo, o di progetto, avviene mediante applicazione
di un coefficiente di sicurezza
M
(dove il pedice M sta per materiale).
Le resistenze di calcolo f
d
(o di progetto, dove il pedice d, mutuato dal-
lInglese deisgn, sta appunto per progetto) indicano le resistenze dei materiali,
ottenute mediante una generica espressione del tipo:
f
d
= f
k
/
M
(1.9)
(NTC 4.1.3)
dove:
f
k
sono le resistenze caratteristiche del materiale;

M
sono i coefficienti parziali per le resistenze, comprensivi delle incertezze
del modello e della geometria, che possono variare in funzione del materiale, della
situazione di progetto e della particolare verifica in esame.
Lapplicazione del coefficiente
M
abbassa la probabilit che il valore f
k
venga
superato, dal 5% a valori dellordine di grandezza molto molto pi piccoli.
Come si vedr meglio nel Capitolo 3, per gli edifici esistenti la (1.9) viene
modifica nella (3.1).
1.13 CONFRONTO CONCETTUALE FRA IL METODO DELLE TENSIONI
AMMISSIBILI E IL METODO AGLI STATI LIMITE
Il Metodo delle Tensioni Ammissibili procede secondo lo schema di Figura
1.2a. Dalle azioni applicate sul modello statico, si determinato le caratteristiche
di sollecitazione sulle sezioni delle membrature (sforzo normale N, sforzo di taglio
T, momento flettente M). Si perviene dunque alla determinazione dello stato ten-
sionale in ogni punto della sezione (, ). A partire poi dalle caratteristiche del
materiale si determina lo stato tensionale ammissibile. La verifica avviene dunque
nel punto, mediante il confronto fra tensioni. In simboli deve essere soddisfatta
la seguente disuguaglianza:

agente

resistente
(1.10)
(13)
NTC 8.5.5: Per i carichi permanenti, un accurato rilievo geometrico-strutturale e dei materiali potr
consentire di adottare coefficienti parziali modificati, assegnando valori di
G
adeguatamente motivati.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
La (1.10) rappresenta un confronto fra uno stato tensionale
agente
che in generale
pu venire rappresentato da 6 componenti spaziali (
x
,
y
,
x
,
xy
,
xz
,
yz
), con uno
stato tensionale resistente
resistente
determinato a partire da prove monoassiali. Per-
tanto, per operare il confronto, occorre dedurre dal primo membro della (1.10) una
cosiddetta tensione ideale, che riassuma le caratteristiche dello stato pluriassale in
modo da poter essere comparata con una tensione desunta da prove monoassiali.
Figura 1.2 - Metodi di valutazione della sicurezza strutturale
Nel Metodo agli Stati Limite, il confronto fra sollecitazioni agenti e sollecitazioni
resistenti, il percorso logico si arresta alla determinazione dello stato di sollecitazione
nella sezione S
A
, che in generale dipende da N, T, M (vedi Figura 1.2b). A partire
poi dalle caratteristiche del materiale il percorso logico procede nel verso da destra
a sinistra. Dallo stato tensionale nei punti della sezione si risale alla sollecitazioni
resistenti S
R
. In generale anche S
R
esprime una condizione composta dalle singole
N
x
, N
y
, N
z
, T
x
, T
y
, T
z
, M
x
, M
y
, M
z
. Nel caso di elementi in cui una dimensione
predominante (elementi trave), con sistema di riferimento come fissato in Figura
1.3, queste componenti si riducono a: N
x
, T
y
, T
z
, M
x
, M
y
, M
z
.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Figura 1.3
La verifica viene dunque eseguita nella sezione soddisfando la seguente disu-
guaglianza:
S
A
S
R
(1.11)
Posto che la grandezza S
R
dipende da pi parametri, anche in questo caso il
confronto di cui alla (1.11) va opportunamente istruito.
Nelle verifiche del calcestruzzo armato sono determinate le cosiddette frontiere
di rottura, ovvero i luoghi di punti che rappresentano il limite teorico di rottura
della sezione in funzione delle componenti di sollecitazione. Nel caso di presso-
flessione deviata, ad esempio, ovvero di uno stato di sollecitazione determinato
dalle componenti N
x
, M
y
e M
z
(sempre secondo il sistema di riferimento di Figura
1.3) il luogo di punti costituito da una superficie di frontiera come evidenziato
in Figura 1.4. La verifica risulta soddisfatta se il punto, che rappresenta in tale
diagramma lo stato S
A
, interno alla frontiera cos delimitata. La frontiera pu
rappresentare anche lo stato limite raggiungibile dalla sezione prima del verificarsi
dellevento che tale stato rappresenta. Per tali motivi il metodo viene anche detto
degli Stati Limite, in quanto questi possono essere definiti e rappresentare limiti
di varia natura (SLE, SLU).
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Figura 1.4 - Dominio di resistenza N
x
, M
y
, M
z
Nel caso delle murature portanti in laterizio la verifica allo stato limite ultimo,
secondo il DM 14.01.08, avviene assicurandosi che la resistenza dei pannelli murari
risulti maggiore della sollecitazione agente per ciascuna delle seguenti modalit
di rottura:
compressione o pressoflessione;
taglio nel piano della parete;
pressoflessione fuori del piano.
Il pannello murario sar dunque soggetto a sollecitazioni genericamente orien-
tate come in Figura 1.5.
Figura 1.5 - Schema azioni agenti su un pannello murario
La verifica mediante confronto tra carichi agenti e carichi resistenti, avviene
deducendo dalle caratteristiche dei materiali, il carico di resistenza del sistema
strutturale (altrimenti detto portanza). Il percorso logico, dunque, procede da
destra a sinistra nella Figura 1.2c, e confronta questo carico con il carico applicato.
In simboli la verifica soddisfatta se risulta luguaglianza:
F
A
F
R
(1.12)
Un esempio di tale procedura relativo alla determinazione del cosiddetto
carico critico Euleriano, ovvero di quel carico di punta che determina il collasso,
per perdita di equilibrio, di aste soggette a compressione semplice.
evidente tuttavia, che lapplicabilit di questo metodo di verifica, con lau-
mentare della complessit del modello, e data la grande variabilit delle configu-
razioni di carico applicabili, presenta notevoli difficolt applicative, a meno di
non pervenire, anche in questo caso, a schemi semplificativi.
Capitolo 1 - VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
Capitolo 2
CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
2.1 GENERALIT
Le NTC classificano tre categorie di intervento strutturale sulle costruzioni
esistenti
(1)
:
a) interventi di adeguamento atti a conseguire livelli di sicurezza definiti;
b) interventi di miglioramento atti ad aumentare la sicurezza strutturale
esistente;
c) riparazioni o interventi locali che interessino elementi isolati, e che
comunque comportino un miglioramento delle condizioni di sicurezza
preesistenti.
Lelenco suindicato assume concettualmente anche un significato decrescente
in relazione al traguardo che si vuole raggiungere in termini di sicurezza.
Gli interventi di adeguamento sono rivolti al conseguimento di livelli sicurezza
specificamente previsti dalle NTC. Gli interventi di miglioramento, invece, sono
solo rivolti ad un aumento del livello di sicurezza strutturale della costruzione esi-
stente, pur senza raggiungere quanto disposto per ladeguamento. In entrambi i
casi comunque obbligatorio il collaudo statico dellopera secondo le disposizioni
contenute nel 9 del DM 14.01.08 e dallart. 67 del DPR 380/01.
(2)
La scelta del tipo di intervento da adottare non completamente arbitraria,
ma vincolata ad alcune condizioni che vengono precisate ai paragrafi successivi.
(1)
NTC 8.4.
(2)
Art. 67 DPR 380/01 - Collaudo statico
1. Tutte le costruzioni di cui allarticolo 53, comma 1, la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica
incolumit devono essere sottoposte a collaudo statico.
2. Il collaudo deve essere eseguito da un ingegnere o da un architetto, iscritto allalbo da almeno dieci anni,
che non sia intervenuto in alcun modo nella progettazione, direzione, esecuzione dellopera.
3. Contestualmente alla denuncia prevista dallarticolo 65, il direttore dei lavori tenuto a presentare presso
lo sportello unico latto di nomina del collaudatore scelto dal committente e la contestuale dichiarazione di accettazione
dellincarico, corredati da certificazione attestante le condizioni di cui al comma 2.
4. Quando non esiste il committente ed il costruttore esegue in proprio, fatto obbligo al costruttore di
chiedere, anteriormente alla presentazione della denuncia di inizio dei lavori, allordine provinciale degli ingegneri
o a quello degli architetti, la designazione di una terna di nominativi fra i quali sceglie il collaudatore.
5. Completata la struttura con la copertura delledificio, il direttore dei lavori ne d comunicazione allo sportello
unico e al collaudatore che ha 60 giorni di tempo per effettuare il collaudo.
6. In corso dopera possono essere eseguiti collaudi parziali motivati da difficolt tecniche e da complessit
esecutive dellopera, fatto salvo quanto previsto da specifiche disposizioni.
7. Il collaudatore redige, sotto la propria responsabilit, il certificato di collaudo in tre copie che invia al
competente ufficio tecnico regionale e al committente, dandone contestuale comunicazione allo sportello unico.
8. Per il rilascio di licenza duso o di agibilit, se prescritte, occorre presentare allamministrazione comunale
una copia del certificato di collaudo.
La Circ. 617/09 ha dato le seguenti precisazioni:
Indipendentemente dallappartenenza ad una delle tre categorie individuate dalle NTC
(3)
,
opportuno che gli interventi, anche non sismici, siano primariamente finalizzati alla eliminazione
o riduzione significativa di carenze gravi legate ad errori di progetto e di esecuzione, a degrado,
a danni, a trasformazioni, etc. per poi prevedere leventuale rafforzamento della struttura esistente,
anche in relazione ad un mutato impegno strutturale.
Per gli interventi finalizzati alla riduzione della vulnerabilit sismica sui beni del patrimonio
culturale vincolato, un opportuno riferimento costituito dalla Direttiva del Presidente del Con-
siglio dei Ministri per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con
riferimento alle norme tecniche per le costruzioni del 12 ottobre 2007. Tale direttiva adottabile
per le costruzioni di valenza storico-artistica, anche se non vincolate.
Si precisa che, allelenco degli interventi a), b) e c), si aggiunge una categoria
di opere che, come meglio vedremo al paragrafo 2.5, il DM definisce interventi
non dichiaratamente strutturali e per i quali la norma prevede che in ogni
caso vengano effettuati alcuni controlli.
Infine si segnala che per i beni di interesse culturale in zone dichiarate a
rischio sismico, ai sensi del comma 4 dellart. 29 del D. Lgs. 22 gennaio 2004,
n. 42 Codice dei beni culturali e del paesaggio, il riferimento di norma specifico
la DPCM 09.02.2011: Valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio
culturale con riferimento alle Norme tecniche per le costruzioni di cui al DM
14.01.08.
2.2 INTERVENTI DI ADEGUAMENTO
Le NTC
(4)
rendono obbligatoria ladozione di una procedura di adeguamento
quando si verifichino alcune circostanze chiaramente indicate nel decreto:
fatto obbligo di procedere alla valutazione della sicurezza e, qualora necessario, allade-
guamento della costruzione, a chiunque intenda:
a) sopraelevare la costruzione;
b) ampliare la costruzione mediante opere strutturalmente connesse alla costruzione;
c) apportare variazioni di classe e/o di destinazione duso che comportino incrementi
dei carichi globali in fondazione superiori al 10%; resta comunque fermo lobbligo di procedere
alla verifica locale delle singole parti e/o elementi della struttura, anche se interessano porzioni
limitate della costruzione;
d) effettuare interventi strutturali volti a trasformare la costruzione mediante un insieme
sistematico di opere che portino ad un organismo edilizio diverso dal precedente.
Il progetto di adeguamento dovr in ogni caso essere riferito allintera costruzione
e dovr riportare le verifiche dellintera struttura post-intervento.
Ad esempio, qualora si intenda eseguire una sopraelevazione di un piano su
un fabbricato esistente di originari 4 piani, la valutazione della sicurezza del pro-
getto di adeguamento dovr comprendere, nei limiti disposti dalle condizioni di
verifica delle NTC, lintero fabbricato di 5 piani.
Nel caso delle sopraelevazioni le NTC offrono tuttavia la seguente precisazione
che riguarda una eccezione:
(3)
Ovvero: adeguamento, miglioramento, intervento locale (NdA).
(4)
NTC 8.4.1.
Capitolo 2 - CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
Capitolo 2 - CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
Una variazione dellaltezza delledificio, per la realizzazione di cordoli sommitali, sempre che
resti immutato il numero di piani, non considerata sopraelevazione o ampliamento, ai sensi
dei punti a) e b). In tal caso non necessario procedere alladeguamento, salvo che non ricorrano
le condizioni di cui ai precedenti punti c) o d).
Ci accade ad esempio, quando lesigenza di una cerchiatura dellultimo livello
di un fabbricato in muratura portante comporti la realizzazione di un cordolo in
calcestruzzo armato il quale aumenti la quota complessiva del fabbricato.
Ci si chiesti quanto possa essere alto questo cordolo sommitale per poter non
essere considerato sopraelevazione. Direi che la risposta va sempre ricercata dentro
la sensibilit del progettista: evidente, infatti, che se linnalzamento del baricentro
delle masse comporta un aggravio degli effetti dovute alle azioni orizzontali ci dovrebbe
essere preso in considerazione. Nel senso che, probabilmente, un cordolo di dimensioni
correnti, dellordine dei 30 cm, entro i limiti dello spessore di un solaio esistente, rap-
presenta un fatto diverso rispetto ad un cordolo in c.a. alto 1 metro, a cui segua
anche un innalzamento di 1 metro della quota dellultimo livello del fabbricato.
La Circolare 617/09 ha dato ulteriori indicazioni, per quanto concerne gli inter-
venti di adeguamento, che di seguito riportiamo:
Indipendentemente dalle problematiche strutturali specificamente trattate nelle NTC, le soprae-
levazioni, nonch gli interventi che comportano un aumento del numero di piani, sono ammissibili
solamente ove siano compatibili con gli strumenti urbanistici.
La valutazione della sicurezza, nel caso di intervento di adeguamento, finalizzata a stabilire se
la struttura, a seguito dellintervento, in grado di resistere alle combinazioni delle azioni di progetto
contenute nelle NTC, con il grado di sicurezza richiesto dalle stesse. Non , in generale, necessario
il soddisfacimento delle prescrizioni sui dettagli costruttivi (per esempio armatura minima, passo delle
staffe, dimensioni minime di travi e pilastri, ecc.) valide per le costruzioni nuove, purch il Progettista
dimostri che siano garantite comunque le prestazioni in termini di resistenza, duttilit e deformabilit
previste per i vari stati limite.
Preme sottolineare che questultimo capoverso di notevole significato e impor-
tanza. Nella stragrande maggioranza dei casi le costruzioni esistenti sono state dimen-
sionate secondo vecchie normative
(5)
trascurando criteri atti a garantire condizioni
di duttilit minime. Ad esempio, in costruzioni ad ossatura portante in c.a., si riscon-
treranno dimensioni geometriche nei nodi, percentuali di armature, staffature ecc.,
molto diverse da quelle previste dal DM 14.01.08. evidente dunque che, in tali
circostanze, sar molto arduo per il progettista dover dimostrare che siano garantite
comunque prestazioni in termini di resistenza, duttilit e deformabilit previste per
i vari stati limite a livello locale. Tuttavia a livello del comportamento globale del-
ledificio, lanalisi non lineare statica, pu essere un criterio di valutazione idoneo.
2.3 INTERVENTI DI MIGLIORAMENTO
Come anticipato al 2.1, gli interventi di miglioramento sono caratterizzati da
parametri di verifica di progetto meno stringenti rispetto alladeguamento. Essi sono
infatti limitati ad una dimostrazione quantitativa di accrescimento della capacit resi-
stente del sistema strutturale soggetto allintervento. Nelle parole delle NTC:
(6)
(5)
Ad esempio il DM 09.01.96 Norme Tecniche per il calcolo, lesecuzione e il collaudo delle
strutture in cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche.
(6)
NTC 8.4.2.
Rientrano negli interventi di miglioramento tutti gli interventi che siano comunque finalizzati
ad accrescere la capacit di resistenza delle strutture esistenti alle azioni considerate.
possibile eseguire interventi di miglioramento nei casi in cui non ricorrano le condizioni
specificate al paragrafo 8.4.1 (in questo testo 2.2 - N.d.A).
Il progetto e la valutazione della sicurezza dovranno essere estese a tutte le parti della
struttura potenzialmente interessate da modifiche di comportamento, nonch alla struttura nel
suo insieme.
La Circolare 617/09 ha aggiunto quanto segue
(7)
:
La valutazione della sicurezza per un intervento di miglioramento obbligatoria, come spe-
cificato nel 8.3 delle NTC, ed finalizzata a determinare lentit massima delle azioni, considerate
nelle combinazioni di progetto previste, cui la struttura pu resistere con il grado di sicurezza
richiesto.
Nel caso di intervento di miglioramento sismico, la valutazione della sicurezza riguarder,
necessariamente, la struttura nel suo insieme, oltre che i possibili meccanismi locali.
In generale ricadono in questa categoria tutti gli interventi che, non rientrando nella categoria
delladeguamento, fanno variare significativamente la rigidezza, la resistenza e/o la duttilit dei
singoli elementi o parti strutturali e/o introducono nuovi elementi strutturali, cos che il com-
portamento strutturale locale o globale, particolarmente rispetto alle azioni sismiche, ne sia signi-
ficativamente modificato. Ovviamente la variazione dovr avvenire in senso migliorativo, ad esempio
impegnando maggiormente gli elementi pi resistenti, riducendo le irregolarit in pianta e in
elevazione, trasformando i meccanismi di collasso da fragili a duttili.
2.4 RIPARAZIONI O INTERVENTI LOCALI
Sono interventi rivolti a singole parti e/o elementi quali: travi, pilastri, porzioni
di solaio, singoli maschi murari che in generale non modificano il comportamento
globale della struttura. Possono riguardare, ad esempio: la sostituzione di una o
pi travi lignee o metalliche di un solaio, la sostituzione di uno o pi pilastri, la
ricostruzione di un pannello di muratura portante ecc.
La definizione di questa tipologia di interventi riportata nel 8.4.3 delle
NTC:
In generale, gli interventi di questo tipo riguarderanno singole parti e/o elementi della struttura
e interesseranno porzioni limitate della costruzione. Il progetto e la valutazione della sicurezza
potranno essere riferiti alle sole parti e/o elementi interessati e documentare che, rispetto alla
configurazione precedente al danno, al degrado o alla variante, non siano prodotte sostanziali
modifiche al comportamento delle altre parti e della struttura nel suo insieme e che gli interventi
comportino un miglioramento delle condizioni di sicurezza preesistenti.
La relazione di cui al par. 8.2 [delle NTC, ovvero valutazione della sicurezza, N.d.A.] che,
in questi casi, potr essere limitata alle sole parti interessate dallintervento ed a quelle con
esse interagenti, dovr documentare le carenze strutturali riscontrate, risolte e/o persistenti, ed
indicare le eventuali conseguenti limitazioni alluso della costruzione.
(7)
CNTC C8.4.2.
Capitolo 2 - CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
Capitolo 2 - CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
La Circolare 617/09 ha inoltre evidenziato quanto segue:
Rientrano in questa tipologia tutti gli interventi di riparazione, rafforzamento o sostituzione di
singoli elementi strutturali (travi, architravi, porzioni di solaio, pilastri, pannelli murari) o parti di
essi, non adeguati alla funzione strutturale che debbono svolgere, a condizione che lintervento
non cambi significativamente il comportamento globale della struttura, soprattutto ai fini della resi-
stenza alle azioni sismiche, a causa di una variazione non trascurabile di rigidezza o di peso.
Pu rientrare in questa categoria anche la sostituzione di coperture e solai, solo a condizione
che ci non comporti una variazione significativa di rigidezza nel proprio piano, importante ai
fini della ridistribuzione di forze orizzontali, n un aumento dei carichi verticali statici.
Interventi di ripristino o rinforzo delle connessioni tra elementi strutturali diversi (ad esempio
tra pareti murarie, tra pareti e travi o solai, anche attraverso lintroduzione di catene/tiranti)
ricadono in questa categoria, in quanto comunque migliorano anche il comportamento globale
della struttura, particolarmente rispetto alle azioni sismiche.
Infine, interventi di variazione della configurazione di un elemento strutturale, attraverso la
sua sostituzione o un rafforzamento localizzato (ad esempio lapertura di un vano in una parete
muraria, accompagnata da opportuni rinforzi) possono rientrare in questa categoria solo a con-
dizione che si dimostri che la rigidezza dellelemento variato non cambi significativamente e che
la resistenza e la capacit di deformazione, anche in campo plastico, non peggiorino ai fini del
comportamento rispetto alle azioni orizzontali.
2.5 INTERVENTI NON DICHIARATAMENTE STRUTTURALI
interessante notare come le NTC si siano espresse pi volte nel merito di verifiche
su elementi non strutturali. Nel paragrafo 8.2 si giunge addirittura a scrivere che:
Nel caso di interventi non dichiaratamente strutturali (impiantistici, di ridistribuzione degli
spazi, ecc.) dovr essere valutata la loro possibile interazione con gli SLU e gli SLE della struttura
o parti di essa.
Questa frase, apparentemente molto semplice, nasconde alcune insidie per il
progettista. Innanzitutto notiamo lutilizzo della locuzione dovr essere valutata
e non ad esempio potr essere valutata. In tal senso sembra, dunque, che la
norma determini lobbligatoriet di questa valutazione. Inoltre, poich il tipo di inter-
vento non dichiaratamente strutturale, pacifico che non presuppone il deposito
del progetto strutturale ai sensi dellart. 65 del DPR 380/01. possibile dunque che
in questi casi non sia prevista la presenza di uno strutturista che assume una
responsabilit formale dellintervento, in generale documentata negli atti di deposito.
Va da se che, in mancanza di una valutazione dellinterazione con gli SLU e gli SLE
e/o di riscontro di effetti negativi dellintervento non dichiaratamente strutturale,
come previsto dalle NTC, la responsabilit cada sul tecnico che ha seguito i lavori.
In generale, comunque, le opere di tipo non strutturale non pongono problemi
particolari ma, ad esempio, noto che elementi costruttivi quali i tamponamenti delle
ossature in c.a., possono significativamente variare la rigidezza di un telaio innescando
effetti deleteri per il comportamento globale antisismico (piano debole). E dunque non
sempre vero che la modifica dei tamponamenti, anche solo mediante spostamento
di forature di finestratura, sia un intervento che non interagisca sul comportamento
complessivo del sistema strutturale (vedi Figure 2.1 e 2.2)
(8)
. auspicabile dunque che,
verifiche in questo senso, vengano fatte da progettisti in grado di poterle valutare.
(8)
Cfr. anche, Marco Boscolo Bielo, Confronto economico fra soluzioni costruttive ottemperando
alle NTC, in Quaderni di Legislazione Tecnica n. 4/2011, Legislazione Tecnica, Dic. 2011.
Capitolo 2 - CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
Figura 2.1 - Schematizzazione di un muro di tamponamento mediante meccanismo
di puntone diagonale (Circ. 65/97)
Figura 2.2 - Modifica del modello di comportamento del telaio con puntone diagonale
a seguito dello spostamento di un foro
A riprova di quanto detto si segnala inoltre che, al 7.2.3 del DM, si legge
quanto segue:
Con lesclusione dei soli tamponamenti interni di spessore non superiore a 100 mm, gli
elementi costruttivi senza funzione strutturale il cui danneggiamento pu provocare danni a per-
sone, devono essere verificati, insieme alle loro connessioni alla struttura, per lazione sismica
corrispondente a ciascuno degli stati limite considerati.
Qualora la distribuzione di tali elementi sia fortemente irregolare in pianta, gli effetti di tale
irregolarit debbono essere valutati e tenuti in conto. Questo requisito si intende soddisfatto
qualora si incrementi di un fattore 2 leccentricit accidentale di cui al 7.2.6.
Qualora la distribuzione di tali elementi sia fortemente irregolare in altezza deve essere con-
siderata la possibilit di forti concentrazioni di danno ai livelli caratterizzati da significativa riduzione
del numero di tali elementi rispetto ai livelli adiacenti. Questo requisito si intende soddisfatto
incrementando di un fattore 1,4 le azioni di calcolo per gli elementi verticali (pilastri e pareti)
dei livelli con riduzione dei tamponamenti.
In ogni caso gli effetti degli elementi costruttivi senza funzione strutturale sulla risposta
sismica dellintera struttura vanno considerati nei modi e nei limiti ulteriormente descritti, per i
diversi sistemi costruttivi, nei paragrafi successivi.
Altra segnalazione merita quanto contenuto nel 7.2.4 delle NTC, in relazione
alla progettazione di impianti:
Ciascun elemento di un impianto che ecceda il 30% del carico permanente totale del solaio
su cui collocato o il 10% del carico permanente totale dellintera struttura, non ricade nelle
prescrizioni successive e richiede uno specifico studio.
Gli elementi strutturali che sostengono e collegano i diversi elementi funzionali costituenti
limpianto tra loro e alla struttura principale devono essere progettati seguendo le stesse
regole adottate per gli elementi costruttivi senza funzione strutturale ed illustrate nel paragrafo
precedente.
Leffetto dellazione sismica sullimpianto, in assenza di determinazioni pi precise, pu essere
valutato considerando una forza (F
a
) applicata al baricentro di ciascuno degli elementi funzionali
componenti limpianto, calcolata utilizzando le equazioni (7.2.1) e (7.2.2).
Gli eventuali componenti fragili debbono essere progettati per avere resistenza doppia di
quella degli eventuali elementi duttili ad essi contigui, ma non superiore a quella richiesta da
unanalisi eseguita con fattore di struttura q pari ad 1.
Infine, sempre nelle NTC, al 3.1.4.1 si prescrive che verifiche, a carattere
locale, debbano essere fatte anche su
elementi verticali bidimensionali quali tramezzi, pareti, tamponamenti esterni, comunque rea-
lizzati, con esclusione di divisori mobili (che comunque devono garantire sufficiente stabilit in
esercizio).
mediante lapplicazione delle forze orizzontali H
k
, indicate nella Tabella 1.1,
e che:
il soddisfacimento della prescrizione pu essere documentato anche per via sperimentale,
e comunque mettendo in conto i vincoli che il manufatto possiede e tutte le risorse che il tipo
costruttivo consente.
Capitolo 2 - CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
Capitolo 2 - CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
2.6 VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA E DENUNCIA DELLE OPERE AI
SENSI DELLART. 65 DEL DPR 380/01, CASI LIMITE
Volendo riassumere quanto fin qui esposto, lobbligatoriet della valutazione
della sicurezza appare scontata per gli interventi di:
a) adeguamento;
b) miglioramento;
c) riparazioni o interventi locali.
Resta incerta la questione relativa allobbligatoriet o meno della denuncia dei
lavori di cui allart. 65 del DPR 380/01 (ex deposito al genio Civile, vedi nota 1
Capitolo 1). Il punto delicato poich ne scaturiscono implicazioni di tipo san-
zionatorio a carico del costruttore e del direttore dei lavori.
(9)
Sembra indiscutibile che, nel caso in cui detti interventi siano effettuati mediante
opere in calcestruzzo armato o acciaio, la denuncia sia obbligatoria. Diverso appare,
invece, il discorso per quanto concerne interventi strutturali eseguiti mediante opere
in muratura naturale e artificiale e in legno, fermo restando che comunque, per
fugare tutte le incertezze, si pu sempre optare per un deposito volontario.
Si pu anche discutere sul fatto che, essendo obbligatorio il certificato di col-
laudo statico, per gli interventi di tipo a) e b), sia obbligatorio eseguire anche la
denuncia. Per gli interventi eseguiti mediante opere in calcestruzzo armato ordinario
e precompresso, e per le opere a struttura metallica lo (poich ricadenti nel
suindicato art. 65 del DPR 380/01), per le altre, allo scrivente, sembra opportuno
che la procedura di deposito venga effettuata, individuando le figure professionali
previste: progettista architettonico, progettista delle strutture, direttore dei lavori e
collaudatore. In tal caso si potr ovviare ad inconvenienti di tipo sanzionatorio.
Sempre ai fini della valutazione della sicurezza, si visto che ci sono poi anche
i casi relativi ad eventi indipendenti dalla volont delluomo, ad esempio i terremoti.
Qui le responsabilit di decidere o meno se eseguire detta valutazione sono riversate
sui proprietari di edifici privati o i gestori di opere pubbliche. Costoro, in pratica,
sono chiamati a decidere sul da farsi in merito ad eventuali interventi e ai tempi
di esecuzione, ma sembra evidente, invece, che non abbiamo alternativa in merito
allattuazione della procedura di valutazione della sicurezza: debbono farla.
Per i casi dipendenti dalla volont delluomo segnaliamo ad esempio il seguente.
Un proprietario di un fabbricato decide di cambiare la destinazione duso senza opere
di un immobile da uffici non aperti al pubblico ad uffici aperti al pubblico. Poich
il carico di esercizio passa da 200 daN/m
2
a 300 daN/m
2
, egli sar tenuto alla valu-
tazione della sicurezza dellimmobile. Questo non implica una denuncia dei lavori ai
sensi dellart. 65 del DPR 380/01, in quanto non vengono eseguite opere, ma potrebbe
rientrare nella tipologia degli interventi di adeguamento se vi sono incrementi dei
carichi globali in fondazione superiori al 10%. Conseguentemente scatterebbe lobbligo
della nomina di un collaudatore statico e del rilascio del certificato di collaudo.
(9)
Sez. III, DPR 380/01 - Norme Penali.
Art. 72 - Omessa denuncia dei lavori - 1. Il costruttore che omette o ritarda la denuncia prevista dallarticolo
65 punito con larresto fino a tre mesi o con lammenda da 103 a 1032 euro.
Art. 73 - Responsabilit del direttore dei lavori - 1. Il direttore dei lavori che non ottempera alle prescrizioni
indicate nellarticolo 66 punito con lammenda da 41 a 206 euro. 2. Alla stessa pena soggiace il direttore dei
lavori che omette o ritarda la presentazione al competente ufficio tecnico regionale della relazione indicata nellarticolo
65, comma 6.
Art. 74 (L) - Responsabilit del collaudatore - 1. Il collaudatore che non osserva gli obblighi di cui allarticolo
67, comma 5, punito con lammenda da 51 a 516 euro.
Art. 75 (L) - Mancanza del certificato di collaudo - 1. Chiunque consente lutilizzazione delle costruzioni prima
del rilascio del certificato di collaudo punito con larresto fino ad un mese o con lammenda da 103 a 1032 euro.
2.7 REDAZIONE DEL PROGETTO DI INTERVENTO
Per la redazione del progetto di intervento si pu far riferimento a quanto
contenuto al paragrafo 8.7.5 delle NTC, il quale riporta queste linee generali da
seguire:
Per tutte le tipologie costruttive, il progetto dellintervento di adeguamento o miglioramento
sismico deve comprendere:
a) verifica della struttura prima dellintervento con identificazione delle carenze e del livello
di azione sismica per la quale viene raggiunto lo SLU (e SLE se richiesto);
b) scelta motivata del tipo di intervento;
c) scelta delle tecniche e/o dei materiali;
d) dimensionamento preliminare dei rinforzi e degli eventuali elementi strutturali aggiuntivi;
e) analisi strutturale considerando le caratteristiche della struttura post-intervento;
f) verifica della struttura post-intervento con determinazione del livello di azione sismica
per la quale viene raggiunto lo SLU (e SLE se richiesto).
Come gi stato anticipato al 1.5, per le strutture esistenti sufficiente
che sia verificata la condizione di SLU. Potr anche essere necessario, in taluni
casi, effettuare una valutazione della vulnerabilit prima e dopo lintervento.
Capitolo 2 - CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
Capitolo 3
MATERIALI DA COSTRUZIONE:
PARAMETRI MECCANICI E RAFFRONTO
CON LA PRECEDENTE NORMATIVA
3.1 DETERMINAZIONE DEI PARAMETRI MECCANICI NEI MATERIALI DA
COSTRUZIONE DI EDIFICI ESISTENTI
In questo Capitolo viene illustrata la metodologia per la determinazione delle
caratteristiche meccaniche dei materiali da costruzione pi utilizzati: acciaio, cal-
cestruzzo armato normale, legno e murature di vario genere (blocchi in laterizio,
in calcestruzzo, pietre naturali ecc.). Come si visto nel Capitolo 1, il metodo
agli stati limite si fonda sulla determinazione della resistenza di calcolo f
d
, mediante
lutilizzo dellespressione:
f
d
= f
k
/
M
(3.1)
dove f
k
la resistenza caratteristica con frattile 5% del materiale e
M
il
coefficiente parziale di sicurezza relativo al materiale strutturale.
(1)
La determinazione della resistenza di un materiale strutturale in una costru-
zione esistente consiste per in un procedimento molto diverso rispetto a quello
di una nuova costruzione. Infatti, in questultimo caso, le NTC prescrivono lutilizzo
esclusivo di materiali ad uso strutturale certificati (in genere marcatura CE o
attestato equipollente). Ci significa che la loro produzione soggetta a procedure
e controlli che ne garantiscono le prestazioni meccaniche.
(2)
Per le nuove costruzioni nel caso, ad esempio, della resistenza a compressione
di un acciaio, si desume dai certificati del prodotto il valore di f
k
, e si applica
la (3.1).
Diversa invece la situazione di un fabbricato esistente, si pensi ad esempio
ad un edificio storico per il quale, invece, non sia disponibile la certificazione
dei materiali. In questo caso si pu procedere mediante:
a) indagini sui materiali;
b) utilizzo dei valori medi di resistenza f
m
ricavati dalle prove o da tabulati
messi a disposizione dalle norme;
c) utilizzo dei coefficienti parziali di sicurezza
M
;
d) utilizzo di ulteriori coefficienti di sicurezza detti fattori di confidenza
FC.
(1)
Una grandezza caratteristica con frattile 5% significa, dal punto di vista statistico, che su
100 saggi, al massimo 5 possono avere valori inferiori a quelli indicati come valore caratteristico.
Queste grandezze sono indicate con pedice k, o anche con pedice indicante il frattile (ad esempio
definita con f
c 0,05
= 200 daN/cm
2
, la resistenza a compressione di un dato materiale, significa
che, su 100 provini di quel materiale, al massimo 5 possono avere una resistenza minore di 200
daN/cm
2
).
(2)
Sembra fare una eccezione qualche caso per le costruzioni in muratura. Secondo il 8.6
del DM 14.01.08 Nel caso degli edifici in muratura possibile effettuare riparazioni locali o integrazioni con
materiale analogo a quello impiegato originariamente nella costruzione, purch durevole e di idonee caratteristiche
meccaniche.
Il tutto riassumibile nella formulazione:
f
d
= f
m
/ (FC x
M
) (3.2)
dove per, a differenza della (3.1) si utilizza, anzich la grandezza caratteristica
f
k
, il suo valore medio f
m
. La giustificazione di questa differenza stata data
nel paragrafo C8.2 della Circolare 617/09:
Le modalit di verifica delle costruzioni nuove sono basate sulluso di coefficienti di sicurezza
parziali (
F
e
M
- N.d.A.) da applicare alle azioni e alle caratteristiche meccaniche dei materiali,
concepiti e calibrati per tener conto dellintero processo che va dalla progettazione, con imposizione
di dati progettuali su azioni e materiali, alla concreta realizzazione, con lobiettivo di realizzare,
attraverso processi di produzione controllati nelle diverse sedi (stabilimenti di produzione dei
materiali base, stabilimenti di prefabbricazione o preconfezionamento, cantieri), una costruzione
fedele, per quanto possibile, al progetto.
Nelle costruzioni esistenti cruciale la conoscenza della struttura (geometria e dettagli
costruttivi) e dei materiali che la costituiscono (calcestruzzo, acciaio, mattoni, malta). per questo
che viene introdotta unaltra categoria di fattori, i fattori di confidenza (FC - N. d. A.), strettamente
legati al livello di conoscenza (L
1
, L
2
, L
3
- N.d.A.) conseguito nelle indagini conoscitive, e che
vanno preliminarmente a ridurre i valori medi di resistenza dei materiali della struttura esistente,
per ricavare i valori da adottare, nel progetto o nella verifica, e da ulteriormente ridurre, quando
previsto, mediante i coefficienti parziali di sicurezza.
In sostanza la Circolare fa discendere, da una distinzione concettuale, la diversa
formulazione delle resistenze di progetto, richiamandone la giustificazione in base
al fatto che nel caso di nuove costruzioni la determinazione probabilistica attiene
ad una condizione da realizzare e pertanto assume un carattere di incertezza diverso
da quello di una costruzione esistente che invece gi determinata.
Ulteriori precisazioni, sempre in ordine ai valori da attribuire alle resistenze
di progetto f
d
per le costruzioni esistenti, viene data al punto C8.7.1.5 della Circ.
617/09 per quanto riguarda quelle in muratura portante. In sostanza viene fatta
una ulteriore distinzione a seconda del tipo di analisi condotta.
(3)
Nel caso di analisi elastica con il fattore q (analisi lineare statica ed analisi dinamica modale
con coefficiente di struttura), i valori di calcolo delle resistenze sono ottenuti dividendo i valori
medi per i rispettivi fattori di confidenza e per il coefficiente parziale di sicurezza dei materiali.
Nel caso di analisi non lineare, i valori di calcolo delle resistenze da utilizzare sono ottenuti
dividendo i valori medi per i rispettivi fattori di confidenza.
Le indicazioni suesposte sono riassunte nella seguente Tabella 3.1.
(3)
Lineare statica, lineare dinamica (modale), non lineare statica (pushover).
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.1 - Determinazione delle resistenze di progetto
* Nota: Per la determinazione del valore di f
m
si tenga conto anche dei fattori correttivi
della Tabella 4.3.
I fattori di confidenza FC sono coefficienti numerici definiti al paragrafo 8.5.4
delle NTC in funzione del livello di conoscenza LC dellopera. La loro determi-
nazione avviene in modo tabellare secondo il procedimento che verr descritto
nel Capitolo 4.
Per i motivi suindicati, nelle costruzioni esistenti, assume fondamentale impor-
tanza la procedura relativa alla diagnosi strutturale, alla quale viene dedicato il
Capitolo 6.
Lo scopo dei paragrafi 3.2, 3.3, 3.4 e 3.5 , dunque, quello di fornire dapprima
le definizioni dei parametri meccanici utilizzabili per i materiali da costruzione
attualmente in commercio che devono essere conformi alle disposizioni del DM
14.01.08.
(4)
Dette grandezze vanno applicate quando si interviene su costruzioni esistenti
mediante utilizzo di materiali strutturali di nuova produzione, ad esempio nelle
porzioni di ampliamento, sopraelevazione, oppure qualora si sostituiscano singoli
elementi strutturali, obsoleti o fuori servizio, con elementi nuovi.
Ne consegue che, ad esempio, dovendo effettuare la sopraelevazione di un
fabbricato, per le verifiche della parte nuova si utilizzer la (3.1), desumendo i
parametri meccanici dei materiali dalle certificazioni dei prodotti attualmente in
commercio; mentre per la parte esistente si ricorrer invece alla (3.2) o alla (3.3)
e alle modalit riportate nel Capitolo 4.
Per interventi locali, ad esempio di scuci e cuci, su fabbricati esistenti possibile
avvalersi del secondo comma del 8.6 delle NTC:
NTC 8.6 - MATERIALI
Gli interventi sulle strutture esistenti devono essere effettuati con i materiali previsti dalle
presenti norme; possono altres essere utilizzati materiali non tradizionali, purch nel rispetto di
normative e documenti di comprovata validit, ovvero quelli elencati al cap. 12.
(4)
Per una trattazione pi approfondita si veda anche: Marco Boscolo Bielo, Prontuario delle Costru-
zioni - Acciaio - Calcestruzzo Armato - Legno - Muratura, Legislazione Tecnica, Roma 2010.
Caso Resistenza di progetto Numerazione formula
Nuove costruzioni o nuove porzioni di
fabbricati
f
d
= f
k
/
M
(3.1)
Costruzioni esistenti in muratura por-
tante* - Analisi Lineare Statica
f
d
= f
m
/ (FC x
M
) (3.2)
Costruzioni esistenti in muratura por-
tante* - Analisi Lineare Dinamica
(Analisi Modale)
f
d
= f
m
/ (FC x
M
) (3.2)
Costruzioni esistenti in muratura por-
tante* - Analisi non Lineare Statica
(Pushover)
f
d
= f
m
/ (FC) (3.3)
Altri tipi di costruzione non contem-
plati sopra
f
d
= f
m
/ (FC x
M
) (3.2)
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Nel caso di edifici [esistenti - NdA] in muratura possibile effettuare riparazioni locali o
integrazioni con materiale analogo a quello impiegato originariamente nella costruzione, purch
durevole e di idonee caratteristiche meccaniche.
Il progettista, previa valutazione in ordine alle caratteristiche meccaniche e
di durabilit, pu effettuare interventi locali (ad esempio di scuci e cuci), mediante
lutilizzo di materiali analoghi agli originali presenti nella costruzione.
3.2 ACCIAIO STRUTTURALE
3.2.1 TIPI DI ACCIAIO
Secondo il DM 14.01.08, gli acciai vengono classificati in conformit delle
Tabelle 3.2 e 3.3, ovvero denominati con le sigle da S235 ad S460. La lettera S
significa acciaio strutturale, mentre il numero che segue individua la tensione di
snervamento. Il riferimento numerico della sigla correlato alla tensione di sner-
vamento f
yk
. Le lettere che, eventualmente, seguono la sigla S e il numero, indicano
riferimenti ad altre propriet quali:
N = acciaio a laminazione normalizzata;
M = acciai ottenuti mediante laminazione termomeccanica;
W = acciaio con resistenza migliorata alla corrosione atmosferica (weathering);
H = acciaio per profilati cavi;
L = acciai con propriet prescritte di resilienza a temperatura di
_
50C.
Tabella 3.2 - Laminati a caldo con profili a sezione cava
Nome e qualit
degli acciai
Spessore nominale dellelemento
t 40 mm 40 mm < t 80 mm
f
yk
[N/mm
2
] f
tk
[N/mm
2
] f
yk
[N/mm
2
] f
tk
[N/mm
2
]
UNI EN 10210-1
S 235 H
S 275 H
S 355 H
S 275 NH/NLH
S 355 NH/NLH
S 420 NH/NLH
S 460 NH/NLH
235
275
355
275
355
420
460
360
430
510
390
490
540
560
215
255
335
255
335
390
430
340
410
490
370
470
520
550
UNI EN 10219-1
S 235 H
S 275 H
S 355 H
S 275 NH/NLH
S 355 NH/NLH
S 275 MH/MLH
S 355 MH/MLH
S 420 MH/MLH
S 460 MH/MLH
235
275
355
275
355
275
355
420
460
360
430
510
370
470
360
470
500
530
Tabella 3.3 - Laminati a caldo con profili a sezione cava
Gli acciai laminati di uso generale per la realizzazione di strutture metalliche
e per le strutture composte comprendono:
Prodotti lunghi:
laminati mercantili (angolari, L, T, piatti ed altri prodotti di forma
normalizzata);
travi ad ali parallele del tipo RE e IPE, travi IPN;
laminati ad U.
Prodotti piani:
lamiere e piatti;
nastri.
Profilati cavi:
tubi prodotti a caldo.
Prodotti derivati:
travi saldate (ricavate da lamiere o da nastri a caldo);
profilati a freddo (ricavati da nastri a caldo);
tubi saldati (cilindrici o di forma ricavati da nastri a caldo);
lamiere grecate (ricavate da nastri a caldo).
3.2.2 CARATTERISTICHE MECCANICHE
In sede di progettazione si possono assumere convenzionalmente i seguenti
valori nominali delle propriet del materiale:
modulo elastico E = 210.000 N/mm
2
= 2.100.000 daN/cm
2
(3.4)
modulo di elasticit trasversale G = E / [2 (1 + )] N/mm
2
(3.5)
coefficiente di contrazione laterale (o di Poisson) = 0,3 (3.6)
Nome e qualit
degli acciai
Spessore nominale dellelemento
t 40 mm 40 mm < t 80 mm
f
yk
[N/mm
2
] f
tk
[N/mm
2
] f
yk
[N/mm
2
] f
tk
[N/mm
2
]
UNI EN 10210-1
S 235 H
S 275 H
S 355 H
S 275 NH/NLH
S 355 NH/NLH
S 420 NH/NLH
S 460 NH/NLH
235
275
355
275
355
420
460
360
430
510
390
490
540
560
215
255
335
255
335
390
430
340
410
490
370
470
520
550
UNI EN 10219-1
S 235 H
S 275 H
S 355 H
S 275 NH/NLH
S 355 NH/NLH
S 275 MH/MLH
S 355 MH/MLH
S 420 MH/MLH
S 460 MH/MLH
235
275
355
275
355
275
355
420
460
360
430
510
370
470
360
470
500
530
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
coefficiente di espansione termica lineare
(5)
= 12 x 10
-6
C
-1
(3.7)
densit = 7.850 kg/m
3
(3.8)
Sempre in sede di progettazione, si possono assumere nei calcoli i valori nomi-
nali delle tensioni caratteristiche di snervamento f
yk
e di rottura f
tk
riportati nelle
Tabelle 3.2 e 3.3.
Per le applicazioni nelle zone dissipative delle costruzioni soggette ad azioni
sismiche sono richiesti ulteriori requisiti specificati nel 11.3.4.9 del DM.
DM 14.01.08, 11.3.4.9 Specifiche per acciai da carpenteria in zona sismica
Lacciaio costituente le membrature, le saldature ed i bulloni deve essere conforme ai requisiti
riportati nelle norme sulle costruzioni in acciaio.
Per le zone dissipative si applicano le seguenti regole addizionali:
per gli acciai da carpenteria il rapporto fra i valori caratteristici della tensione di rottura
f
tk
(nominale) e la tensione di snervamento f
yk
(nominale) deve essere maggiore di 1,20 e lal-
lungamento a rottura A
5
, misurato su provino standard, deve essere non inferiore al 20%;
la tensione di snervamento massima f
y,max
deve risultare f
y,max
1,2 f
yk
;
i collegamenti bullonati devono essere realizzati con bulloni ad alta resistenza di classe
8.8 o 10.9.
3.2.3 LEGAMI TENSIONI - DEFORMAZIONI
Il modello del comportamento di un acciaio rappresentato da un diagramma
ideale
_
schematizzato in Figura 3.1 o, in modo ancora pi semplice, come
in Figura 3.2, dove:
f
yk
= tensione di snervamento
f
tk
= tensione ultima o di rottura

yk
= deformazione di snervamento

tk
= deformazione ultima o di rottura
Figura 3.1 - Diagramma tensioni - deformazioni per acciai con ramo di incrudimento
(5)
Valido per temperature fino a 100C.
Figura 3.2 - Diagramma tensioni-deformazioni per acciai senza ramo di incrudimento
3.2.4 RESISTENZE DI CALCOLO
La resistenza di calcolo dellacciaio, indicata con il simbolo f
yd
, viene definita
nellespressione data dalla (3.1). Utilizzando acciai dal grado S 235 al grado S
460, si adottano i fattori parziali
M0
e
M2
indicati nella Tabella 3.4.
Il coefficiente di sicurezza
M2
, deve essere impiegato qualora si eseguano veri-
fiche di elementi tesi nelle zone di unione delle membrature indebolite dai fori.
Per valutare la stabilit degli elementi strutturali compressi, inflessi e presso-
inflessi, si utilizza il coefficiente parziale di sicurezza
M1
.
Tabella 3.4 - Coefficienti di sicurezza per la resistenza delle membrature e la stabilit
In pratica in condizioni di progetto si dovr fare affidamento, ai fini di una
maggior garanzia di sicurezza, ad un valore di resistenza del materiale f
yd
ridotto
del coefficiente
M
rispetto alla resistenza caratteristica di rottura f
tk
(vedi Figura
3.3).
Resistenza delle Sezioni di Classe 1-2-3-4
M0
= 1,05
Resistenza allinstabilit delle membrature
M1
= 1,05
Resistenza allinstabilit delle membrature di ponti stradali e ferroviari
M1
= 1,10
Resistenza, nei riguardi della frattura, delle sezioni tese (indebolite dai fori)
M2
= 1,25
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Figura 3.3 - Rappresentazione grafica della resistenza di calcolo nel diagramma
3.2.5 RAFFRONTO CON LA VECCHIA NORMATIVA
La classificazione prevista dal DM 14.01.08 corrisponde alla vecchia normativa,
che adottava il prefisso Fe, nel seguente modo:
Fe 360 = S 235
Fe 430 = S 275
Fe 510 = S 355
Il riferimento numerico della sigla ora correlato alla tensione di snervamento
f
yk
anzich a quella di rottura f
tk
.
Nelle tabelle 3.5 e 3.6 sono riportati i Prospetti 1.II e 2.II del DM 14.01.96,
validi per le sezioni dei profilati come indicato in descrizione. Dette tabelle ripren-
devano quanto indicato nella norma CNR UNI 10011
(6)
nei termini indicati nelle
tabelle 3.7 e 3.8, questultima valida come riferimento per le tensioni ammissibili.
(6)
CNR UNI 10011: Costruzioni in Acciaio - Istruzioni per il calcolo, lesecuzione, il collaudo
e la manutenzione ripresa anche dal DM 14.02.92: Norme tecniche per lesecuzione delle opere in
cemento armato normale e precompresso e per le strutture metalliche.
Esempio 3.1
Determinare la resistenza di calcolo di un profilato metallico in acciaio laminato
di tipo S275 avente spessore inferiore a 40 mm.
Dalla Tabella 3.2 si ha che la resistenza caratteristica :
f
yk
= 275 N/mm
2
mentre il coefficiente di sicurezza, secondo la Tabella 3.4, per un utilizzo corrente :

M
= 1,05
Conseguentemente si ottiene:
f
yd
= f
yk
/
M
= 275 N/mm
2
/ 1,05 = 261,9 N/mm
2
Tabella 3.5 - Prospetto 1-II del DM 09.01.96: Valido per profilati, barre, larghi piatti
e lamiere
Note:
(1) Rientrano in questi tipi di acciai, oltre agli acciai Fe 360, Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B,
C, D e DD della UNI EN 10025 (febbraio 1992), anche altri tipi di acciai purch rispondenti alle
caratteristiche indicale in questo prospetto.
(2) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm.
(3) Per spessore maggiori di 3 mm fino a 100 mm.
(4) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm.
(5) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 100 ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
.
(6) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm ammessa la riduzione di 30 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm ammessa la riduzione di 40fNmm
2
.
(7) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm ammessa la riduzione di 30 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm ammessa la riduzione di 40/Nmm
2
.
(8) Per spessori maggiori di 10 mm fino a 100 mm
(9) Da provette trasversali per lamiere, nastri e larghi piatti con larghezza > 600 mm;
per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm.
Simbolo
adottato
Simbolo
UNI
Caratteristica o parametro
Fe 360
(1)
Fe 430
(1)
Fe 510
(1)
f
t
R
m
tensione (carico unitario)
di rottura a trazione [N/mm
2
]
(2)
340
470
(3)
410
560
(4)
490
630
f
y
R
e
tensione (carico unitario)
di snervamento [N/mm
2
]
(5)
235
(6)
275
(7)
355
KV KV
B +20C
Resilienza KV [J] C 0C
(8) D
_
20C
DD
_
20C
27
27
27

27
27
27

27
27
27
40

t
A
min

Allungamento % a rottura (L
0
= 5,65 A
0
)
- per lamiere
per barre, laminati mercantili, profilati, larghi
piatti
24
(9)
26
(10)
20
(9)
22
(10)
20
(9)
22
(10)
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.6 - Prospetto 2-II del DM 09.01.96 - Valido per profilati cavi
Note:
(1) Rientrano in questi tipi di acciai, oltre agli acciai Fe 360, Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B,
C, e D della UNI 7806 (dicembre 1979) e UNI 7810 (dicembre 1979), anche altri tipi di acciai
purch rispondenti alle caratteristiche indicate in questo prospetto.
(2) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiOri di 16 mm fino a 40 mm ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
.
(3) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori onre 16 mm fino a 35 mm ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 35 mm e fino a 40 mm ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
.
Tabella 3.7 - Prospetto 4-1a della CNR UNI 10011 - Resistenze di progetto per gli
stati limite
Tabella 3.8 - Prospetto 4-1b della CNR UNI 10011 - Tensioni ammissibili
Simbolo
adottato
Simbolo
UNI
Caratteristica o parametro
Fe 360
(1)
Fe 430
(1)
Fe 510
(1)
f
t
R
m
tensione (carico unitario)
di rottura a trazione [N/mm
2
]
(2)
340
470
(3)
410
560
(4)
490
630
f
y
R
e
tensione (carico unitario)
di snervamento [N/mm
2
]
(5)
235
(6)
275
(7)
355
KV KV
B +20C
Resilienza KV [J] C 0C
D
_
20C
27
27
27
27
27
27
27
27
27

t
A
min
Allungamento % a rottura

(L
0
= 5,65 A
0
)%
24 21 20
Stato limite
Materiale
f
d
N/mm
2
t 40 t > 40
Fe 360
Fe 430
Fe 510
235
275
355
210
250
315
t = spessore in mm
Tensione ammissibile
Materiale

adm
N/mm
2
t 40 t > 40
Fe 360
Fe 430
Fe 510
160
190
240
140
170
210
t = spessore in mm
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.2.6 BULLONERIE
I bulloni devono essere conformi, per le caratteristiche dimensionali, alle norme
UNI EN ISO 4016:2002 e UNI 5592:1968. In particolare devono appartenere alle
sotto indicate classi della norma UNI EN ISO 898-1:2001, con vite e dado associati
nel modo indicato nella Tabella 3.9.
Tabella 3.9 - Classi di viti e dadi (da associare come indicato)
Le tensioni di snervamento f
yb
e di rottura f
tb
delle viti appartenenti alle classi
indicate nella precedente Tabella 3.9 sono riportate nella seguente Tabella 3.10:
Tabella 3.10 - Tensioni di snervamento e di rottura per classi di bulloni
Per il calcolo della resistenza a taglio delle viti e dei chiodi, per il rifollamento
delle piastre collegate e per il precarico dei bulloni, si adottano i fattori parziali

M
indicati in Tabella 3.11.
Tabella 3.11 - Coefficienti di sicurezza per la verifica delle unioni
Normali Ad alta resistenza
Vite
Dado
4.6
4
5.6
5
6.8
6
8.8
8
10.9
10
Classe 4.6 5.6 6.8 8.8 10.9
f
yb
(N/mm
2
)
f
tb
(N/mm
2
)
240
400
300
500
480
600
640
800
900
1000
Resistenza dei bulloni

M2
= 1,25
Resistenza dei chiodi
Resistenza delle connessioni a perno
Resistenza delle saldature a parziale penetrazione e a cordone dangolo
Resistenza dei piatti a contatto
Resistenza a scorrimento
per SLU
per SLE

M3
= 1,25

M3
= 1,10
Resistenza delle connessioni a perno allo stato limite di esercizio
M6,ser
= 1,0
Precarico di bulloni ad alta resistenza
M7
= 1,10
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.2.7 SALDATURE
Le saldature si distinguono in tre tipi principali (vedi Figura 3.4):
a piena (o completa) penetrazione;
a cordone dangolo;
a parziale penetrazione.
Figura 3.4 - Schemi di tipi di saldatura da EC3
La saldatura a piena penetrazione realizza una effettiva continuit fra le
parti saldate, in quanto il flusso delle tensioni si sviluppa come se i pezzi collegati
fossero monolitici (Figura 3.5).
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Figura 3.5 - Giunto a T a completa penetrazione
I collegamenti testa a testa, a T e a croce a piena penetrazione, sono gene-
ralmente realizzati con materiali dapporto aventi resistenza uguale o maggiore a
quella degli elementi collegati. Pertanto la resistenza di calcolo dei collegamenti
a piena penetrazione si assume eguale alla resistenza di progetto del pi debole
tra gli elementi connessi. Una saldatura a piena penetrazione caratterizzata dalla
piena fusione del metallo di base attraverso tutto lo spessore dellelemento da
unire con il materiale di apporto.
In Figura 3.6 si riporta uno schema delle tensioni agenti in questo tipo di
saldatura.
Figura 3.6 - Schema delle tensioni agenti nelle saldature a completa penetrazione
Nelle unioni saldate a cordone dangolo, la continuit fra i pezzi saldati non
pienamente realizzata, come evidenzia la Figura 3.7.
Figura 3.7 - Giunto a T a cordone dangolo
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
La resistenza di progetto, per unit di lunghezza dei cordoni dangolo, si deter-
mina con riferimento allaltezza di gola a, cio allaltezza a del triangolo iscritto
nella sezione trasversale del cordone stesso (Figura 3.8).
Figura 3.8 - Definizione dellarea di gola per le saldature a cordone dangolo
La lunghezza di calcolo L quella intera del cordone, purch questo non
abbia estremit palesemente mancanti o difettose.
Per il calcolo della resistenza delle saldature con cordoni dangolo, qualora si
faccia riferimento ai modelli di calcolo presentati nel paragrafo seguente, si adot-
tano i fattori parziali
M
indicati in Tabella 3.8. possibile utilizzare modelli con-
tenuti in normative di comprovata validit, adottando fattori parziali
M
che garan-
tiscano i livelli di sicurezza stabiliti nelle presenti norme.
Ai fini della durabilit delle costruzioni, le saldature correnti a cordoni inter-
mittenti, realizzati in modo non continuo lungo i lembi delle parti da unire, non
sono ammesse in strutture non sicuramente protette contro la corrosione.
I collegamenti testa a testa, a T e a croce a parziale penetrazione vengono
verificati con gli stessi criteri dei cordoni dangolo. Laltezza di gola dei cordoni
dangolo da utilizzare nelle verifiche quella teorica, corrispondente alla prepa-
razione adottata e specificata nei disegni di progetto, senza tenere conto della
penetrazione e del sovrametallo di saldatura, in conformit con la norma UNI
EN ISO 9692-1:2005.
3.3 CALCESTRUZZO ARMATO
3.3.1 CLASSIFICAZIONE
Il calcestruzzo viene identificato mediante la classe di resistenza, in riferi-
mento alla cosiddetta resistenza caratteristica. I valori caratteristici delle resistenze
a compressione sono ottenuti mediante prove di compressione uniassiale su provini
cilindrici (o prismatici) e cubici, ed espressa in MPa (che equivalgono a N/mm
2
).
In funzione di detto valore vengono individuate le classi di resistenza di Tabella
3.12.
In sostanza un calcestruzzo di classe C25/30 ha il 5% di probabilit che una
prova a compressione uniassiale dia risultati inferiori a 25 N/mm
2
su provini cilin-
drici (o prismatici), ovvero 30 N/mm
2
su provini cubici.
I calcestruzzi delle diverse classi di resistenza trovano impiego secondo quanto
riportato nella Tabella 3.13.
(7)
(7)
Per lutilizzo di calcestruzzo avente classe di resistenza superiore a C70/85 occorre avere
specifica autorizzazione dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.12 - Classi di resistenza del calcestruzzo
Tabella 3.13 - Impiego per le diverse classi di resistenza del calcestruzzo
3.3.2 CARATTERISTICHE MECCANICHE
3.3.2.1 Resistenza di calcolo a compressione
La resistenza di calcolo o di progetto f
cd
a compressione nel c.a. si ottiene
dalla resistenza caratteristica a compressione su cilindro (o prisma) f
ck
, divisa per
il coefficiente di sicurezza del materiale
M
. A questa generica formulazione viene
associato un ulteriore coefficiente
cc
, che tiene conto delleffetto di applicazione
dei carichi di lunga durata.
(8)
(8)
Sperimentalmente infatti si osserva che lapplicazione di un carico istantaneo su un provino
d risultati di resistenza del medesimo superiori rispetto allo stesso carico applicato su un tempo
pi lungo. I carichi agenti sulle costruzioni sono generalmente carichi di lunga durata per cui
il coefficiente
cc
, d numericamente conto di questi dati sperimentali.
CLASSE DI RESISTENZA
C8/10
C12/15
C16/20
C20/25
C25/30
C28/35
C32/40
C35/45
C40/50
C45/55
C50/60
C55/67
C60/75
C70/85
C80/95
C90/105
STRUTTURE DI DESTINAZIONE CLASSE DI RESISTENZA MINIMA
Per strutture non armate o a bassa percentuale di
armatura ( 4.1.11)
C8/10
Per strutture semplicemente armate C16/20
Per strutture precompresse C28/35
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
In definitiva si ha:
f
cd
=
cc
f
ck
/
c
(3.9)
[NTC 4.1.4]
dove:

cc
il coefficiente riduttivo per le resistenze di lunga durata = 0,85;

c
il coefficiente parziale di sicurezza relativo al calcestruzzo = 1,5;
f
ck
la resistenza caratteristica cilindrica a compressione del calcestruzzo
a 28 giorni.
Il coefficiente
c
pari ad 1,5.
Il coefficiente
cc
pari a 0,85.
Nel caso di elementi piani (solette, pareti), gettati in opera con calcestruzzi
ordinari e con spessori minori di 50 mm, la resistenza di calcolo a compressione
va ridotta a 0,80f
cd
.
Il coefficiente
C
pu essere ridotto da 1,5 a 1,4 per elementi o strutture pre-
fabbricate, soggette a controllo continuativo del calcestruzzo dal quale risulti un
coefficiente di variazione (rapporto tra scarto quadratico medio e valor medio)
della resistenza non superiore al 10%. Le suddette produzioni devono per essere
inserite in un sistema di qualit come definito al 11.8.3 del DM 14.01.08.
Nel caso di situazioni eccezionali, la resistenza di calcolo del calcestruzzo,
riferita ad una specifica situazione di verifica, si ottiene ponendo il coefficiente
parziale di sicurezza
c
= 1.
Il passaggio dalla resistenza su cubo a quella cilindrica pu essere effettuata
mediante la seguente espressione:
f
ck
= 0,83 R
ck
(3.10)
[NTC 11.2.1]
3.3.2.2 Resistenza media a compressione
Sempre in sede di previsioni progettuali, possibile passare dal valore carat-
teristico al valor medio della resistenza cilindrica mediante lespressione
f
cm
= f
ck
+ 8 [N/mm
2
] (3.11)
[NTC 11.2.2]
Esempio 3.2
Calcestruzzo Classe C25/30
f
ck
= 25 N/mm
2
f
cd
= 0,85 x 25 N/mm
2
/ 1,5 = 14,1 N/mm
2
= 141 daN/cm
2
Esempio 3.3
Resistenza media per un calcestruzzo C25/30
f
cm
= f
ck
+ 8 N/mm
2
= 25 N/mm
2
+ 8 N/mm
2
= 33 N/mm
2
3.3.2.3 Resistenza a trazione assiale e per flessione
La resistenza media a trazione semplice (assiale) del calcestruzzo si assume:
f
ctm
= 0,30 x f
ck
2/3
[N/mm
2
] per classi C50/60 (3.12)
[NTC 11.2.3a]
f
ctm
= 2,12 x ln (1 + f
cm
/10) [N/mm
2
] per classi > C50/60 (3.13)
[NTC 11.2.3b]
I valori caratteristici corrispondenti ai frattili 5% e 95% sono assunti, rispet-
tivamente:
0,7 f
ctm
(frattile 5%) (3.14)
1,3 f
ctm
(frattile 95%) (3.15)
Il valore medio della resistenza a trazione per flessione, in mancanza di spe-
rimentazione diretta, assunto pari a:
f
cfm
= 1,2 f
ctm
(3.16)
[NTC 11.2.4]
La resistenza di calcolo a trazione, f
ctd
definita nel seguente modo:
f
ctd
= f
ctk
/
C
(3.17)
[NTC 4.1.5]
dove:
f
ctk
= resistenza caratteristica a trazione secondo i valori dellEsempio 3.4

C
= coefficiente parziale di sicurezza per il c.a. = 1,5
Nel caso di elementi piani (solette, pareti) gettati in opera con calcestruzzi
ordinari e con spessori minori di 50 mm, la resistenza di calcolo a compressione
va ridotta a 0,80f
ctd
.
Esempio 3.4 - Determinazione della resistenza caratteristica a trazione assiale e
trazione per flessione
Calcestruzzo Classe C25/30
Caso della trazione assiale:
f
ck
= 25 N/mm
2
f
ctm
= 0,3 x (25 N/mm
2
)
2/3
= 2,56 N/mm
2
f
ctk
= 0,7 x 2,56 N/mm
2
= 1,79 N/mm
2
(frattile 5%)
Caso di flessione:
f
cfm
= 1,2 x 2,56 N/mm
2
= 3,07 N/mm
2
f
ctk
= 0,7 x 3,07 N/mm
2
= 2,15 N/mm
2
(frattile 5%)
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Il coefficiente
C
pu essere ridotto da 1,5 a 1,4 per elementi o strutture pre-
fabbricate, soggette a controllo continuativo del calcestruzzo dal quale risulti un
coefficiente di variazione (rapporto tra scarto quadratico medio e valor medio)
della resistenza non superiore al 10%. Le suddette produzioni devono per essere
inserite in un sistema di qualit come definito al 11.8.3 del DM 14.01.08.
Anche per quanto riguarda la resistenza a trazione, nel caso di verifiche per
situazioni eccezionali, la resistenza di calcolo del calcestruzzo, riferita ad una
specifica situazione si ottiene ponendo il coefficiente parziale di sicurezza
c
= 1.
3.3.2.4 Modulo elastico
Per modulo elastico istantaneo del calcestruzzo in sede di progettazione si
pu assumere il valore:
E
cm
= 22.000 x [f
cm
/10]
0,3
[N/mm
2
] (3.18)
[NTC 11.2.5]
Tale formula non applicabile ai calcestruzzi maturati a vapore. Essa, inoltre,
non da considerarsi vincolante nell interpretazione dei controlli sperimentali
delle strutture.
3.3.2.5 Coefficiente di Poisson
Per il coefficiente di Poisson (o di contrazione laterale) pu adottarsi, a seconda
dello stato di sollecitazione, un valore compreso tra:
0 per calcestruzzo fessurato (3.19)
0,2 calcestruzzo non fessurato (3.20)
Esempio 3.5
Calcestruzzo Classe C25/30.
Resistenza di calcolo a trazione (assiale):
f
ctm
= 0,30 f
ck
2/3
= 0,3 x 25
2/3
= 2,56 N/mm
2
f
ctk
= 0,7 f
ctm
= 1,795 N/mm
2
e dunque:
f
ctd
= 1,795 N/mm
2
/ 1,5 1,196 N/mm
2
Resistenza di calcolo a trazione per flessione:
f
cfm
= 1,2 f
ctm
= 1,2 x 0,30 f
ck
2/3
= 1,2 x 0,3 x 25
2/3
3,07 N/mm
2
f
cfk
= 0,7 f
cfm
= 0,7 x 3,07 N/mm
2
2,149 N/mm
2
f
ctd
= 2,149 N/mm
2
/ 1,5 1,43 N/mm
2
Esempio 3.6
Calcestruzzo Classe C25/30
E
cm
= 22.000 (f
cm
/10)
0,3
= 22.000 x (33/10)
0,3
31.475 N/mm
2
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.3.2.6 Coefficiente di dilatazione termica
In sede di progettazione, o in mancanza di una determinazione sperimentale
diretta, per il coefficiente di dilatazione termica del calcestruzzo pu assumersi
un valor medio pari a:
= 10 x 10
-6
C
-1
(3.21)
fermo restando che tale quantit dipende significativamente dal tipo di cal-
cestruzzo considerato (rapporto inerti/legante, tipi di inerti, ecc.) e pu assumere
valori anche sensibilmente diversi da quello indicato.
3.3.3 ACCIAIO PER CALCESTRUZZO ARMATO
3.3.3.1 Acciaio in barre o rotoli: caratteristiche meccaniche
Lacciaio per cemento armato generalmente prodotto in stabilimento sotto
forma di barre o rotoli, reti o tralicci, per utilizzo diretto o come elementi di
base per successive trasformazioni.
Prima della fornitura in cantiere, gli elementi di cui sopra possono essere sal-
dati, presagomati (staffe, ferri piegati, ecc.) o preassemblati (gabbie di armatura,
ecc.) per formare elementi composti direttamente utilizzabili in opera.
Tutti gli acciai per cemento armato devono essere ad aderenza migliorata,
aventi cio una superficie dotata di nervature trasversali, uniformemente distribuite
sullintera lunghezza, atte ad aumentarne laderenza al conglomerato cementizio.
Le barre sono caratterizzate dal diametro della barra tonda liscia equipesante,
calcolato nellipotesi che la densit dellacciaio sia pari a 7,85 daN/dm
3
(7.850
daN/m
3
).
Esistono 2 tipi di acciaio per calcestruzzo armato:
a) Tipo B450C;
b) Tipo B450 A.
Gli acciai B450C possono essere impiegati in barre di diametro compreso
tra 6 e 40 mm.
Per gli acciai B450A il diametro delle barre deve essere compreso tra 5 e
10 mm.
Luso di acciai forniti in rotoli ammesso, senza limitazioni, per diametri
fino a 16 mm per B450C e fino a 10 mm per B450A.
Lacciaio B450C caratterizzato da valori nominali delle tensioni caratteristiche
di snervamento e rottura evidenziate in Tabella 3.14.
Tabella 3.14 - Tensioni di rottura e di snervamento per acciai B450C e B450A
Inoltre deve rispettare i requisiti indicati nella seguente Tabella 3.15:
f
y,nom
450 N/mm
2
f
t,nom
540 N/mm
2
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.15 - Caratteristiche meccaniche degli acciai tipo B450C
Lacciaio per cemento armato B450A, caratterizzato dai medesimi valori nomi-
nali delle tensioni di snervamento e rottura dellacciaio B450C riportate in Tabella
3.14, deve rispettare i requisiti indicati nella seguente Tabella 3.16.
Tabella 3.16 - Caratteristiche meccaniche degli acciai tipo B450A
Per le forniture di acciaio prevista la marcatura CE o comunque esse devono
essere accompagnate dalla copia dellattestato di qualificazione del Servizio Tecnico
Centrale, il quale non ha scadenza temporale.
Il riferimento a tale attestato deve essere riportato sul documento di trasporto.
Le forniture effettuate da un commerciante intermedio devono essere accom-
pagnate da copia dei documenti rilasciati dal Produttore e completati con il rife-
rimento al documento di trasporto del commerciante stesso.
Il Direttore dei Lavori prima della messa in opera, tenuto a verificare quanto
sopra indicato ed a rifiutare le eventuali forniture non conformi, ferme restando
le responsabilit del produttore.
CARATTERISTICHE REQUISITI FRATTILE (%)
Tensione caratteristica di snervamento f
yk
f
y,nom
5.0
Tensione caratteristica di rottura f
tk
f
t,nom
5.0
(f
t
/ f
y
)
k
1,15
< 1,35
10.0
(f
y
/ f
y,nom
)
k
1,25 10.0
Allungamento (A
gt
)
k
: 7,5% 10.0
Diametro mandrino per prove di piegamento
a 90 e successivo raddrizzamento senza cric-
che:
< 12 mm
12 16 mm
per 16 < 25 mm
per 25 < 40 mm
4
5
8
10
CARATTERISTICHE REQUISITI FRATTILE (%)
Tensione caratteristica di snervamento f
yk
f
y,nom
5.0
Tensione caratteristica di rottura f
tk
f
t,nom
5.0
(f
t
/ f
y
)
k
1,05 10.0
(f
y
/ f
y,nom
)
k
1,25 10.0
Allungamento (A
gt
)
k
: 2,5% 10.0
Diametro mandrino per prove di piegamento
a 90 e successivo raddrizzamento senza cric-
che:
per 10 mm 4
3.3.3.2 Reti e tralicci elettrosaldati: caratteristiche meccaniche
Gli acciai delle reti e tralicci elettrosaldati devono essere saldabili.
Linterasse delle barre non deve superare 330 mm.
I tralicci sono dei componenti reticolari composti da barre ed assemblati
mediante saldature.
Per le reti ed i tralicci costituiti con acciaio B450C gli elementi base devono
avere diametro che rispetta la limitazione: 6 mm 16 mm.
Per le reti ed i tralicci costituiti con acciaio B450A gli elementi base devono
avere diametro che rispetta la limitazione: 5 mm 10 mm.
Il rapporto tra i diametri delle barre componenti reti e tralicci deve essere:

min
/
max
0,6 (3.22)
[NTC 11.3.11]
I nodi delle reti devono resistere ad una forza di distacco determinata in accordo
con la norma UNI EN ISO 15630-2:2004 pari al 25% della forza di snervamento
della barra, da computarsi per quella di diametro maggiore sulla tensione di sner-
vamento pari a 450 N/mm
2
. Tale resistenza al distacco della saldatura del nodo,
va controllata e certificata dal produttore di reti e di tralicci secondo le procedure
di qualificazione di seguito riportate.
In ogni elemento di rete o traliccio le singole armature componenti devono
avere le stesse caratteristiche. Nel caso dei tralicci ammesso luso di staffe aventi
superficie liscia perch realizzate con acciaio B450A oppure B450C saldabili.
La produzione di reti e tralicci elettrosaldati pu essere effettuata a partire
da materiale di base prodotto nello stesso stabilimento di produzione del prodotto
finito o da materiale di base proveniente da altro stabilimento.
Nel caso di reti e tralicci formati con elementi base prodotti in altro stabili-
mento, questi ultimi possono essere costituiti:
a) da acciai provvisti di specifica qualificazione;
b) da elementi semilavorati quando il produttore, nel proprio processo di
lavorazione, conferisca al semilavorato le caratteristiche meccaniche finali richieste
dalla norma.
Ogni pannello o traliccio deve essere inoltre dotato di apposita marchiatura
che identifichi il produttore della rete o del traliccio stesso.
La marchiatura di identificazione pu essere anche costituita da sigilli o eti-
chettature metalliche indelebili con indicati tutti i dati necessari per la corretta
identificazione del prodotto, ovvero da marchiatura supplementare indelebile. In
ogni caso la marchiatura deve essere identificabile in modo permanente anche
dopo annegamento nel calcestruzzo.
Laddove non fosse possibile tecnicamente applicare su ogni pannello o traliccio
la marchiatura secondo le modalit sopra indicate, dovr essere comunque apposta
su ogni pacco di reti o tralicci unapposita etichettatura con indicati tutti i dati
necessari per la corretta identificazione del prodotto e del produttore; in questo
caso il Direttore dei Lavori, al momento dellaccettazione della fornitura in cantiere,
deve verificare la presenza della predetta etichettatura.
Nel caso di reti e tralicci formati con elementi base prodotti nello stesso sta-
bilimento, ovvero in stabilimenti del medesimo produttore, la marchiatura del pro-
dotto finito pu coincidere con la marchiatura dellelemento base, alla quale pu
essere aggiunto un segno di riconoscimento per ogni singolo stabilimento.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.3.3.3 Tabelle di diametri e persi per barre e reti elettrosaldati
Tabella 3.17 - Diametro e peso di tondini per barre da c.a.
Tabella 3.18 - Sezioni a metro lineare di reti elettrosaldate in funzione di passo e
diametro

in
mm
Peso
in daN
per m
Numero dei tondi e corrispondente sezione in cm
2
in
mm
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
3
4
5
6
7
8
9
10
0,056
0,098
0,153
0,221
0,300
0,392
0,496
0,613
0,07
0,13
0,20
0,28
0,38
0,50
0,64
0,79
0,14
0,25
0,39
0,57
0,77
1,01
1,27
1,57
0,21
0,38
0,59
0,85
1,16
1,51
1,91
2,36
0,28
0,50
0,79
1,13
1,54
2,01
2,54
3,14
0,35
0,63
0,98
1,41
1,92
2,51
3,18
3,93
0,42
0,75
1,18
1,70
2,31
3,02
3,82
4,71
0,49
0,88
1,37
1,98
2,69
3,52
4,45
5,50
0,56
1,00
1,57
2,26
3,08
4,02
5,09
6,28
0,63
1,13
1,77
2,54
3,46
4,52
5,73
7,07
0,70
1,26
1,96
2,83
3,85
5,03
6,36
7,85
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
0,741
0,882
1,035
1,201
1,378
0,95
1,13
1,33
1,54
1,77
1,90
2,26
2,65
3,08
3,53
2,85
3,39
3,98
4,62
5,30
3,80
4,52
5,31
6,16
7,07
4,75
5,66
6,64
7,70
8,84
5,70
6,79
7,96
9,24
10,60
6,65
7,91
9,29
10,78
12,37
7,60
9,05
10,62
12,32
14,14
8,55
10,18
11,95
13,85
15,90
9,50
11,31
13,27
15,39
17,67
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
1,568
1,770
1,985
2,212
2,450
2,01
2,27
2,54
2,84
3,14
4,02
4,54
5,09
5,67
6,28
6,03
6,81
7,63
8,51
9,42
8,04
9,08
10,18
11,34
12,57
10,05
11,35
12,72
14,18
15,71
12,06
13,62
15,27
17,01
18,85
14,07
15,89
17,81
19,85
21,99
16,08
18,16
20,36
22,68
25,13
18,10
20,43
22,90
25,52
28,27
20,11
22,70
25,45
28,35
31,42
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
2,702
2,965
3,241
3,529
3,829
3,46
3,80
4,15
4,52
4,91
6,93
7,60
8,31
9,05
9,82
10,39
11,40
12,46
13,57
14,73
13,85
15,21
16,62
18,10
19,63
17,32
19,01
20,77
22,62
24,54
20,78
22,81
24,93
27,14
29,45
24,25
26,61
29,08
31,67
34,36
27,71
30,41
33,24
36,19
39,27
31,17
34,21
37,39
40,72
44,18
34,64
38,01
41,55
45,24
49,09
21
22
23
24
25
Diametro

mm
Una
barretta
daN/m
kg/m
2
(vale solo per una direzione)
per distanze di barrette in mm
50 75 100 125 150 200 250 300 350
4
5
6
7
8
9
10
11
12
0,099
0,154
0,222
0,302
0,394
0,499
0,617
0,746
0,888
1,98
3,08
4,44
6,04
7,89
9,98
12,30
14,90
17,80
1,32
2,05
2,96
4,03
5,26
6,60
8,18
9,84
11,80
0,99
1,54
2,22
3,02
3,94
4,99
6,17
7,46
8,88
0,79
1,23
1,78
2,42
3,15
4,00
4,93
5,97
7,10
0,66
1,03
1,48
2,01
2,63
3,30
4,09
4,92
5,88
0,49
0,77
1,11
1,51
1,97
2,49
3,08
3,73
4,44
0,39
0,62
0,89
1,21
1,58
1,98
2,45
2,96
3,52
0,33
0,51
0,75
1,01
1,31
1,65
2,04
2,46
2,94
0,28
0,44
0,63
0,86
1,13
1,43
1,76
2,13
2,54
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.3.3.4 Resistenze di calcolo degli acciai da calcestruzzo armato
La resistenza di calcolo dellacciaio f
yd
data da:
f
yd
= f
yk
/
S
(3.23)
[NTC 4.1.6]
dove

S
= 1,15 = coefficiente parziale di sicurezza dellacciaio
f
yk
= 450 N/mm
2
= tensione caratteristica di snervamento dellacciaio
Analogamente al calcestruzzo, anche per lacciaio, nel caso di verifiche per
situazioni eccezionali, la resistenza di calcolo, riferita ad una specifica situazione,
si ottiene ponendo il coefficiente parziale di sicurezza
c
= 1.
3.3.3.5 Aderenza acciaio-calcestruzzo
La resistenza tangenziale di aderenza di calcolo f
bd
vale:
f
bd
= f
bk
/
c
(3.24)
[NTC 4.1.7]
dove:

c
= 1,5
f
bk
= 2,25 x x f
ctk
(3.25)
[NTC 4.1.8]
in cui
= 1 per barre con diametro inferiore o uguale a 32 mm (3.26)
= (132 )/100 per barre con diametro superiore a 32 mm (3.27)
Nel caso di armature molto addensate o ancoraggi in zona tesa si deve ulte-
riormente dividere f
bd
per 1,5.
Stante quanto riportato al 3.3.2.3, si hanno 2 tipi di resistenza a trazione:
a) Trazione assiale
In questo caso si ha, a seconda delle Classi di resistenza del calcestruzzo una
resistenza media indicata dalle seguenti formule.
f
ctm
= 0,30 f
ck
2/3
per classi inferiori o uguali a C 50/60
f
ctm
= 2,12 f
ck
ln (1 + f
cm
/10) per classi superiori a C 50/60
ESEMPIO 3.7
Acciaio B450C o B450A
f
yk
= 450 N/mm
2
f
yd
= 450 N/mm
2
/ 1,15 = 391,3 N/mm
2
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Dai suindicati valori si pu passare ai valori caratteristici mediante le seguenti:
f
ctk
= 0,7 x f
ctm
frattile di ordine 5%
f
ctk
= 1,3 x f
ctm
frattile di ordine 95%
a) Trazione per flessione
Il valore medio di resistenza a trazione per flessione (in mancanza di speri-
mentazione diretta) :
f
cfm
= 1,2 x f
ctm
Per situazioni eccezionali, la resistenza di calcolo, sia a trazione assiale che
per flessione, pu ottenersi ponendo il coefficiente parziale di sicurezza
c
= 1.
ESEMPIO 3.8
Trazione assiale
Barre inferiori o uguali a 32 mm
f
ctm
= 0,30 f
ck
2/3
= 0,30 x 25
2/3
= 2,565 N/mm
2
per cls a C 50/60
f
ctk
= 0,7 x f
ctm
= 0,7 x 2,565 = 1,795 N/mm
2
frattile di ordine 5%
f
bk
= 2,25 x x f
ctk
= 2,25 x 1 x 1,795 = 4,039 N/mm
2
con barre inferiore a
32 mm

c
= 1,5
f
bd
= f
bk
/
c
= 4,039 / 1,5 2,693 N/mm
2
Barre superiori a 32 mm, esempio = 40 mm
f
ctm
= 0,30 f
ck
2/3
= 0,30 x 25
2/3
= 2,565 N/mm
2
per cls a C 50/60
= (132 40)/100 = 0,92
f
ctk
= 0,7 x f
ctm
= f
ctk
= 0,7 2,565 = 1,795 N/mm
2
frattile di ordine 5%
f
bk
= 2,25 x x f
ctk
= 2,25 x 0,92 x 1,795 N/mm
2
= 3,715 N/mm
2
f
bd
= f
bk
/
c
= 3,715 N/mm
2
/ 1,5 2,477 N/mm
2
Trazione per flessione
Barre inferiori o uguali a 32 mm
f
cfm
= 1,2 x f
ctm
= 1,2 x 2,565 = 3,078 N/mm
2
per cls a C 50/60
f
ctk
= 0,7 x f
ctm
= 0,7 x 3,078 = 2,154 N/mm
2
frattile di ordine 5%
f
bk
= 2,25 x x f
ctk
= 2,25 x 1 x 2,154 = 4,846 N/mm
2

c
= 1,5
f
bd
= f
bk
/
c
= 4,846 / 1,5 = 3,231 N/mm
2
(in caso di zona compressa e non
addensata di barre).
In caso di zona tesa andrebbe ulteriormente ridotta di 1,5 per cui si avrebbe:
f
bd
= 2,154 N/mm
2
Barre superiori a 32 mm, esempio = 40 mm
f
cfm
= 1,2 x f
ctm
= 1,2 x 2,565 = 3,078 N/mm
2
per cls a C 50/60
f
ctk
= 0,7 x f
ctm
= 0,7 x 3,078 = 2,154 N/mm
2
= (132 40)/100 = 0,92
f
bk
= 2,25 x x f
ctk
= 2,25 x 0,92 x 2,154 = 4,458 N/mm
2

c
= 1,5
f
bd
= f
bk
/
c
= 4,458 / 1,5 = 2,972 N/mm
2
(in caso di zona compressa e non
addensata di barre).
In caso di zona tesa andrebbe ulteriormente ridotta di 1,5 per cui si avrebbe:
f
bd
= 1,981 N/mm
2
3.3.4 MODELLI DI COMPORTAMENTO DEL CALCESTRUZZO ARMATO
3.3.4.1 Definizione degli stadi
a) I Stadio: calcestruzzo reagente a trazione
Fintanto che le tensioni di trazione non superano il valore limite di rottura,
il calcestruzzo armato si pu assumere con un comportamento equivalente ad un
materiale omogeneo, isotropo, perfettamente elastico-lineare sia in trazione che
in compressione. Si dice anche che il calcestruzzo interamente reagente.
Dal punto di vista progettuale questo campo, detto anche I Stadio, molto
limitato, in quanto si visto, nei paragrafi precedenti, che la resistenza di calcolo
a trazione si aggirerebbe su valori che stanno entro i limiti di qualche unit di
N/mm
2
. In ogni caso i dati sperimentali indicano la resistenza effettiva di rottura
a trazione del calcestruzzo limitata a circa il 10% di quella in compressione.
Nella pratica progettuale il I Stadio non trova applicazione nelle verifiche
di resistenza in quanto le Norme Tecniche per le Costruzioni dispongono che la
resistenza a trazione sia considerata nulla.
Tuttavia il calcestruzzo considerato interamente reagente nella modellazione
degli schemi statici, laddove si fa riferimento allasse geometrico della sezione
intera per definire gli schemi unifilari dei telai. Inoltre ammesso far ricorso
alla sezione interamente reagente in molti casi di determinazione della freccia
massima in condizioni di carico di esercizio (SLE).
b) II Stadio: calcestruzzo non reagente a trazione
Lipotesi di non resistenza a trazione del calcestruzzo implica la cosiddetta
parzializzazione della sezione, o anche sezione parzializzata. Dal punto di vista teorico
ci avviene allorquando nelle fibre di calcestruzzo teso si raggiunge il limite di
rottura. Dal punto di vista normativo, lipotesi di non resistenza a trazione del
calcestruzzo, implica la rottura convenzionale per valori di trazione maggiori di
zero, e dunque nei casi di flessione, compressione eccentrica con risultante di
compressione fuori del nocciolo centrale di inerzia (o pressoflessione equivalente),
tensoflessione, oltre che naturalmente di trazione.
Dal punto di vista della verifica si procede con il cosiddetto metodo n, dove
n il coefficiente di omogeneizzazione dellacciaio a calcestruzzo. In Appendice
A si riporta una breve trattazione di questo tipo di calcolo, utilizzato in passato
per le verifiche con il Metodo delle Tensioni Ammissibili.
Nel DM 14.01.08, invece, le verifiche nel II Stadio, ovvero con sezione par-
zializzata, sono previste negli Stati Limite di Esercizio (ad esempio per il calcolo
delle fessurazioni).
c) III Stadio: comportamento non lineare del calcestruzzo
Questo modello di comportamento prevede che il calcestruzzo non sia reagente
a trazione e un diagramma non lineare fra le tensioni e deformazioni. Nel DM
14.01.08 il modello utilizzato per le verifiche allo Stato Limite Ultimo.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.3.4.2 Resistenze degli elementi monodimensionali
3.3.4.2.1 Ipotesi di base
La valutazione della resistenza ultima delle sezioni di elementi monodimen-
sionali nei confronti di sforzo normale e flessione, si fonda sulle seguenti ipotesi:
a) conservazione delle sezioni piane;
b) perfetta aderenza tra acciaio e calcestruzzo;
c) resistenza a trazione del calcestruzzo nulla;
d) rottura convenzionale del calcestruzzo determinata dal raggiungimento
della sua capacit deformativa ultima a compressione;
e) rottura convenzionale dellarmatura tesa determinata dal raggiungimento
della sua capacit deformativa ultima;
f) deformazione iniziale dellarmatura di precompressione considerata nelle
relazioni di congruenza della sezione.
Le tensioni nel calcestruzzo e nellarmatura si deducono, a partire dalle defor-
mazioni, utilizzando i rispettivi diagrammi tensione-deformazione che verranno
illustrati nel prosieguo.
3.3.4.2.2 Diagrammi di calcolo tensione-deformazione del calcestruzzo
Il classico diagramma
_
del calcestruzzo il cosiddetto diagramma para-
bola-rettangolo, che idealizza il comportamento non lineare del materiale mediante
un tratto parabolico crescente e un successivo tratto orizzontale (a tensione costan-
te). Detto diagramma costruito mediante alcuni punti notevoli in seguito descritti
(vedi Figura 3.9).
Figura 3.9 - Diagramma parabola-rettangolo per calcestruzzo
Per classi di resistenza fino a C50/60 i valori di
c2
e
cu
sono i seguenti
(Figura 3.9).
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE

c2
= 0,20 % (3.31)

cu
= 0,35 % (3.32)
Si ricorda che, per lipotesi di non resistenza a trazione del calcestruzzo, i
diagrammi rappresentano compressioni.
Per classi di resistenza superiori a C50/60 si ha invece:

c2
= 0,20% + 0,0085% (f
ck
50)
0,53
(3.33)

cu
= 0,26% + 3,5% [(90 f
ck
) /100]
4
(3.34)
Nel caso particolare di compressione semplice, o in generale per sezioni soggette
a compressione sensibilmente costante, il valore ultimo a rottura del calcestruzzo
assunto pari a
c2
anzich
cu
.
evidente che nel passaggio dalla f
ck
alla f
cd
, mediante i coefficienti
C
del
calcestruzzo, si attua una riduzione del diagramma
_
secondo landamento di
Figura 3.10.
Figura 3.10
Una menzione particolare merita il cosiddetto diagramma rettangolo il quale
rappresenta un diagramma semplificato di cui le NTC norme ammettono lutilizzo
per sostituzione del diagramma parabola rettangolo. Con riferimento alla Figura
(3.11) si hanno i seguenti valori:
Per classi di resistenza fino a C50/60:

c4
= 0,07 % (3.35)

cu
= 0,35 % (3.36)
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Per classi di resistenza superiori a C50/60:

c4
= 0,2
cu
(3.37)

cu
= 0,26% + 3,5% [(90
_
f
ck
) / 100]
4
(3.38)
Figura 3.11 - Diagramma rettangolo (o anche stress-block) per classi di
calcestruzzo fino a C50/60
La Figura 3.12, riporta a sinistra una sezione di calcestruzzo ad andamento
generico con armature superiori compresse A
c
, ed inferiori tese A
s
. Laltezza utile
della sezione indicata con d. Nel diagramma centrale viene rappresentato lan-
damento delle deformazioni , secondo le ipotesi di linearit, di congruenza e di
Navier. Nel diagramma di destra, si ha lapprossimazione delle tensioni agenti nella
sezione secondo il diagramma stress-block.
Figura 3.12 - Distribuzione rettangolare delle tensioni
3.3.4.2.3 - Diagrammi di calcolo tensione-deformazione dellacciaio
Per quanto concerne il comportamento
_
dellacciaio darmo, nella pro-
gettazione viene generalmente usata una curva bilatera ideale del tipo di Figura
3.13. Un tratto inclinato secondo il valore del modulo elastico dellacciaio E
s
, che
pu essere assunto pari a:
Es = 210.000 N/mm
2
(3.39)
con
f
yd
= f
yk
/
s
= 450 N/mm
2
/ 1,15 = 391,3 N/mm
2
= 3.913 daN/cm
2
(3.40)
e dunque:

yd
= 391,3 N/mm
2
/ 210.000 N/mm
2
0,00186 = 0,186% (3.41)
Figura 3.13 - Diagramma bilineare (elasto-plastico) per acciaio darmo
3.3.5 CONFRONTI CON LA PRECEDENTE NORMATIVA DELLE TENSIONI AMMISSIBILI
Nelle vecchie norme tecniche, si fa riferimento al metodo di calcolo alle tensioni
ammissibili. Di seguito riassumiamo alcuni richiami significativi della previgente
normativa.
(9)
(9)
Tratti dal Decreto Ministeriale 14 febbraio 1992 e dal DM 9 gennaio 1996: Norme tecniche
per lesecuzione delle opere in cemento armato normale e precompresso e per le strutture metalliche.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Metodo delle tensioni ammissibili (DM 14.01.92 3.1.1)
Le tensioni del conglomerato compresso e dellarmatura sono calcolate prescindendo dal
contributo a trazione del conglomerato, assumendo come area della sezione resistente quella
corrispondente al conglomerato compresso ed alle aree metalliche tese e compresse affette dal
coefficiente convenzionale di omogeneizzazione
n = 15 (3.42)
Il calcolo delle sezioni resistenti deve essere eseguito con i metodi della scienza delle costru-
zioni basati sullipotesi dellelasticit lineare dei materiali.
Variazioni termiche e ritiro (DM 14.01.92 3.1.2)
Ove necessario si considerer linfluenza della variazione termica pi sfavorevole in relazione
alla temperatura ambiente durante lesecuzione dellopera tenendo anche conto dellinfluenza della
viscosit del conglomerato cementizio; nei casi ordinati in mancanza di dati pi precisi, linfluenza
degli scarti termici e della viscosit sul regime di sollecitazione potr essere valutata conven-
zionalmente considerando, in regime elastico, linfluenza di scarti stagionali rispetto alla tempe-
ratura media locale, di 15 C per le opere direttamente esposte alle azioni atmosferiche, e di
10 C per le opere non direttamente esposte.
In generale la variazione di temperatura potr essere considerata uniforme per tutte le mem-
brature di una costruzione, tranne quando siano prevedibili differenze sensibili di temperatura
tra i singoli elementi.
Quando per una stessa membratura esistano variazioni di temperatura diverse in corrispon-
denza dellintradosso e dellestradosso, si ammetter in generale una distribuzione della variazione
di temperatura di tipo lineare.
Tensioni normali di compressione ammissibili nel conglomerato (DM 14.01.92 3.1.3)
Le tensioni ammissibili
_

c
, vengono definite in base alla formula sotto indicata, con riferimento
alla resistenza caratteristica a 28 giorni R
ck
:
R
ck
_
15 R
ck
_
150
_

c
= 6 + (N/mm
2
)
[
_

c
= 60 + (kgf/cm
2
)
]
(3.43)
4 4
I valori di
_

c
sopraindicati valgono per travi, solette e pilastri soggetti a flessione o pres-
soflessione.
Nelle solette di spessore minore di 5 cm le tensioni ammissibili sono ridotte del 30%.
Nelle travi a T con soletta collaborante la tensione ammissibile ridotta:
del 30% per soletta di spessore s < 5 cm;
del 10% per soletta di spessore s 5 cm.
Per pilastri calcolati a compressione semplice la tensione ammissibile assume il valore ridotto:
=

c
= 0,7 [1
_
0,03 (25
_
s)]
_

c
per s < 25 cm; (3.44)
=

c
= 0,7
_

c
per s 25 cm; (3.45)
con s dimensione trasversale minima della sezione.
Nella sollecitazione di pressoflessione la tensione media dellintera sezione non deve superare
la tensione ammissibile per compressione semplice.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tensioni tangenziali ammissibili nel conglomerato (DM 14.01.92 3.1.4)
Non richiesta la verifica delle armature al taglio ed alla torsione quando le tensioni tangenziali
massime del conglomerato, prodotte da tali caratteristiche di sollecitazione, non superano i valori
di
_

c0
ottenuti con lespressione:
R
ck
_
15 R
ck
_
150
_

c0
= 0,4 + (N/mm
2
)
[
_

c0
= 4 + (kgf/cm
2
)
]
(3.46)
75 75
Nella zona ove le tensioni tangenziali superano
_

c0
gli sforzi tangenziali devono essere inte-
gralmente assorbiti da armature metalliche, affidando alle staffe non meno del 40% dello sforzo
globale di scorrimento.
La massima tensione tangenziale per solo taglio non deve superare il valore:
R
ck
_
15 R
ck
_
150
_

c1
= 1,4 + (N/mm
2
)
[
_

c1
= 14 + (kgf/cm
2
)
]
(3.47)
35 35
Gli stessi valori sono ammessi nelle sezioni di attacco delle ali allanima di travi a T o a
cassone.
Nel caso di sollecitazione combinata di taglio e torsione
_

c1
pu essere aumentato del 10%.
Le tensioni tangenziali di aderenza delle barre, nellipotesi di ripartizione uniforme, non devono
superare i valori sottoindicati.
Barre tonde lisce:
_

b
= 1,5
_

c0
(3.48)
Barre ad aderenza migliorata:
_

b
= 3,0
_

c0
(3.49)
Modulo elastico del calcestruzzo (DM 9.01.96 2.1.3)
Per modulo elastico istantaneo, tangente allorigine, in mancanza di diretta sperimentazione
(...), si pu assumere in sede di progetto il valore:

E
C
= 5.700 R
ck
[N/mm
2
] (3.50)
Tale formula non applicabile ai calcestruzzi maturati a vapore. Essa non da considerarsi
vincolante nellinterpretazione dei controlli sperimentali delle strutture.
Valori massimi e minimi di R
ck
per strutture in cemento armato normale (DM 14.01.92
5.2.1)
Per strutture armate non ammesso limpiego di conglomerati con:
R
ck
< 15 N/mm
2
[R
ck
< 150 kgf/cm
2
] (3.51)
Nei calcoli statici non potr essere presa in conto una resistenza caratteristica superiore a
50 N/mm
2
[500 kgf/cm
2
]. Per R
ck
40 N/mm
2
[R
ck
400 kgf/cm
2
] si richiedono controlli
statistici sia preliminari che in corso dimpiego, e calcolazioni accurate delle strutture.
Tensioni ammissibili negli acciai in barre tonde lisce (DM 14.01.92 3.1.5)
La tensione ammissibile non deve superare i valori indicati nel successivo prospetto 6.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Prospetto 6 - Tensioni ammissibili negli acciai in barre tonde lisce
Tensioni ammissibili negli acciai in barre ad aderenza migliorata (DM 14.01.92 3.1.6)
Per le barre ad aderenza migliorata si devono adottare le tensioni ammissibili indicate nel
prospetto 7.
Prospetto 7 - Tensioni ammissibili negli acciai in barre ad aderenza migliorata
Per strutture in ambiente aggressivo, si dovr effettuare la verifica di fessurazione. (omissis)
Le Tabelle 3.19 e 3.20 riassumono i contenuti di quanto indicato ai punti pre-
cedenti.
Tabella 3.19 - Tensioni ammissibili
c adm
per il calcestruzzo in funzione di R
ck
Tabella 3.20 - Tensioni ammissibili
s adm
per le barre darmo
Tipo di acciaio Fe B 22 K Fe B 32 K
_

s
N/mm 115 155
[kgf/cm] [1.200] [1.600]
Tipo di acciaio Fe B 38 K Fe B 44 K
_

s
N/mm 215 255
[kgf/cm] [2.200] [2.600]
R
ck
150 200 250 300 400 500
Compressione per flessione o pressoflessione su travi, solette con spessore maggiore di 5 cm e
pilastri

c adm
(daN/cm
2
)
_
60,00
_
72,50
_
85,00
_
97,50
_
110,00
_
122,50
Compressione semplice su pilastri con spessore maggiore di 25 cm
cc
= 0,7
c

cc adm
(daN/cm
2
)
_
42,00
_
50,75
_
59,50
_
68,25
_
77,00
_
85,75
Compressione semplice su pilastri con spessore minore di 25 cm
cc
= 0,7 [1 - 0,03 (25-s)]
c

ccadm
(daN/cm
2
)
_
42,00
_
50,75
_
59,50
_
68,25
_
77,00
_
85,75
Nelle solette con spessore minore di 5 cm le tensioni ammissibili sono ridotte del 30%.
Nelle travi a T con soletta collaborante la tensione ammissibile ridotta:
del 30% se lo spessore della soletta minore di 5 cm;
del 10% se lo spessore maggiore di 5 cm.
N.B. I segni negativi indicano valori di compressione.
Tipo di armatura Tipo di acciaio
s adm
(daN/cm
2
) Diametri ammessi (mm)
barre tonde lisce Fe B 22 K 1.200 5 30
barre tonde lisce Fe B 32 K 1.600 5 30
barre ad aderenza migliorata Fe B 38 K 2.200 5 30
barre ad aderenza migliorata Fe B 44 K 2.600 5 26
N.B. I segni positivi e negativi indicano rispettivamente valori di trazione e di compressione.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Come si evince dal confronto fra la (3.9) e la (3.43), fra la (3.18) e la (3.50),
per un calcestruzzo di classe C25/30 (ex R
ck
300), si ottengono i seguenti risultati
(cfr. anche esempi 3.2 e 3.6).
f
cd
= 0,85 x 25 N/mm
2
/ 1,5 = 14,1 N/mm
2
= 141 daN/cm
2
R
ck
_
150 300
_
150 _

c
= 60 + = 60 + = 97,5 daN/cm
2
4 4
E
cm
= 22.000 x (f
cm
/10)
0,3
= 22.000 x (33/10)
0,3
31.475 N/mm
2

E
c
= 5.700 R
ck
= 5.700 30 31.220 N/mm
2
Per le barre darmo si ha invece (cfr. Esempio 3.7 e Tabella 3.20):
Acciaio B450C o B450A
f
yd
= 450 N/mm
2
/ 1,15 = 391,3 N/mm
2
3.913 daN/cm
2
_

s
= 2.600 daN/cm
2
3.4 LEGNO STRUTTURALE
Con lentrata in vigore delle NTC tutti i prodotti per uso strutturale, tra i
quali anche il legno, debbono essere soggetti a procedura di:
identificazione;
qualificazione;
accettazione.
Lidentificazione e la qualificazione avviene mediante applicazione da parte
del produttore della Marcatura CE o equipollente
(10)
.
Il Direttore dei Lavori tenuto dunque ad accertare la suindicata documen-
tazione ed di sua esclusiva responsabilit laccettazione in cantiere del materiale
e la sua applicazione per uso strutturale.
3.4.1 PARAMETRI MECCANICI
Valori caratteristici di resistenza
Si definiscono valori caratteristici di resistenza di un tipo di legno i valori
del frattile 5% della distribuzione delle resistenze, ottenuti sulla base dei risultati
di prove sperimentali effettuate con una durata di 300 secondi, su provini allumidit
di equilibrio del legno corrispondente alla temperatura di 20 2C ed umidit
relativa dellaria del 65 5%.
Modulo elastico
Per il modulo elastico, si fa riferimento sia ai valori caratteristici corrispondenti
al frattile 5%, sia ai valori medi, ottenuti nelle stesse condizioni di prova sopra
specificate.
Massa volumica
Si definisce massa volumica caratteristica il valore del frattile 5% della relativa
distribuzione con massa e volume misurati in condizioni di umidit di equilibrio
del legno alla temperatura di 20 2C ed umidit relativa dellaria del 65 5%.
(10)
Ad esempio il Certificato di Idoneit Tecnica rilasciato dal Servizio Tecnico Centrale del
Ministero dei Lavori Pubblici.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Il progetto e la verifica di strutture realizzate con legno massiccio, lamellare
o con prodotti per uso strutturale derivati dal legno, richiedono la conoscenza
dei valori di resistenza, modulo elastico e massa volumica costituenti il profilo
resistente. Il quadro complessivo di conoscenza di questi parametri deve com-
prendere almeno quanto riportato nella Tabella 3.21.
Tabella 3.21 - Caratteristiche meccaniche del legno strutturale obbligatoriamente
dichiarate dal Produttore
* La massa volumica media pu non essere dichiarata.
** Il pedice mean pu essere abbreviato con m.
Nella suindicata tabella si osserva che, i parametri di resistenza, si riferiscono
a condizioni di sollecitazione che variano in funzione della direzione delle solle-
citazioni. Ci dovuto al fatto che, essendo il materiale legno caratterizzato dalla
direzionalit delle sue fibre naturali costitutive (anisotropia), esso presenti carat-
teristiche differenti, a seconda della direzione delle stesse (vedi Figura 3.14).
Figura 3.14 - Andamento delle fibre naturali in legno e parametri meccanici
Propriet di resistenza Propriet di modulo elastico Massa volumica
Flessione f
m,k
Modulo elastico
parallelo medio **
E
0,mean
Massa volumica
caratteristica

k
Trazione
parallela
f
t,0,k
Modulo elastico
parallelo caratteristico
E
0,05
Massa volumica
media *,**

mean
Trazione
perpendicolare
f
t,90,k
Modulo elastico
perpendicolare medio **
E
90,mea
n
Compressione
parallela
f
c,0,k
Modulo elastico
tangenziale medio **
G
mean
Compressione
perpendicolare
f
c,90,k
Taglio f
v,k
In generale, dunque, il pedice 0 indica che la caratteristica afferente alla
direzione parallela alle fibre, mentre il pedice 90, indica che si riferisce ad una
direzione ortogonale allandamento delle medesime. Detta caratterizzazione vale
per la resistenza a trazione, compressione, e per il modulo elastico.
Il pedice mean rappresenta un valore medio (frattile 50%).
In particolare E
0,05
rappresenta il valore caratteristico di frattile 5%, relativo
al modulo elastico in direzione parallela alle fibre, mentre E
0,mean
il valore del
modulo elastico medio parallelo alle fibre.
Se non altrimenti indicato, il pedice k si riferisce sempre a valori caratteristici
di frattile 5%.
3.4.2 LEGNO MASSICCIO
Il legno massiccio per uso strutturale un prodotto naturale, selezionato e
classificato in dimensioni duso secondo la resistenza. I criteri di classificazione
previsti dalle norme vigenti (DM 14.01.08, norme UNI
(11)
) garantiscono allelemento
prestazioni meccaniche minime statisticamente determinate e controllate.
Per tipi di legno non inclusi in normative vigenti (emanate da CEN o da
UNI), e per i quali siano disponibili dati ricavati su campioni, ammissibile la
determinazione dei parametri di cui sopra, sulla base di confronti con specie legnose
incluse in normative di dimostrata validit.
Per il legno massiccio i valori caratteristici di resistenza, desunti da indagini
sperimentali, sono riferiti a dimensioni standardizzate. In particolare, per la deter-
minazione della resistenza a flessione laltezza della sezione trasversale del campione
di prova pari a 150 mm. Allo stesso modo, per il caso di determinazione della
resistenza a trazione parallela alla fibratura, il lato maggiore della sezione tra-
sversale del campione di prova sempre pari a 150 mm.
Pertanto, per elementi di legno massiccio sottoposti a flessione o a trazione
parallela alla fibratura, che presentino rispettivamente una altezza o il lato maggiore
della sezione trasversale inferiore a 150 mm, i valori caratteristici f
m,k
e f
t,0,k
, indicati
nei profili resistenti, possono essere incrementati tramite il coefficiente moltipli-
cativo k
h
, cos definito:
150
k
h
= min
{(

)
0,2
; 1,3
}
(3.5.2)
h
[NT 11.17.1]
essendo h, in millimetri, laltezza della sezione trasversale dellelemento inflesso
oppure il lato maggiore della sezione trasversale dellelemento sottoposto a trazione.
Le norme di riferimento attuali per la classificazione del legno massiccio sono
contenute nella UNI EN 338. Per i legnami di conifera e di pioppo i valori dei
parametri meccanici sono desunti dalla Tabella 3.22; per le essenze di latifoglia
la tabella di riferimento invece la 3.23. Nel primo caso, al valore numerico di
classificazione (relativo alla resistenza caratteristica a flessione) viene anteposta
la lettera C, ad esempio un legname classificato C24 di pioppo o di conifera
con resistenza caratteristica a flessione f
m,k
= 24 MPa, ovvero 24 N/mm
2
, ovvero
240 daN/cm
2
. Analogamente la classificazione D30, si riferisce ad una tipologia
di latifoglie con resistenza caratteristica a flessione f
m,k
= 30 MPa, ovvero 30 N/mm
2
,
ovvero 300 daN/cm
2
.
(11)
In particolare UNI EN 338-2004; UNI EN 338-2005; UNI EN 1912-2005; UNI 11035-2003.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.22 - Tabella caratteristiche meccaniche dei legnami di conifera e pioppo
(UNI EN 338)
Valore di resistenza
modulo elastico
e massa volumica
C14 C16 C18 C20 C22 C24 C27 C30 C35 C40 C45 C50
Resistenza [MPa] = [N/mm
2
]
Flessione f
m,k
Trazione parallela
alla fibratura f
t,0,k
Trazione perpendicolare
alla fibratura f
t,90,k
Compressione parallela
alla fibratura f
c,0,k
Compressione f
c,90,k
perpendicolare alla
fibratura
Taglio f
v,k
14
8
0,4
16
2,0
1,7
16
10
0,5
17
2,2
1,8
18
11
0,5
18
2,2
2,0
20
12
0,5
19
2,3
2,2
22
13
0,5
20
2,4
2,4
24
14
0,5
21
2,5
2,5
27
16
0,6
22
2,6
2,8
30
18
0,6
23
2,7
3,0
35
21
0,6
25
2,8
3,4
40
24
0,6
26
2,9
3,8
45
27
0,6
27
3,1
3,8
50
30
0,6
29
3,2
3,8
Modulo elastico [GPa] = [KN/mm
2
]
Modulo elastico medio
parallelo alle fibre
E
0,mean
Modulo elastico carat-
teristico parallelo alle
fibre E
0,05
Modulo elastico medio
perpendicolare alle
fibre E
90,mean
Modulo di taglio medio
G
mean
7
4,7
0,23
0,44
8
5,4
0,27
0,50
9
6,0
0,30
0,56
9,5
6,4
0,32
0,59
10
6,7
0,33
0,63
11
7,4
0,37
0,69
11,5
7,7
0,38
0,72
12
8,0
0,40
0,75
13
8,7
0,43
0,81
14
9,4
0,47
0,88
15
10,0
0,50
0,94
16
10,7
0,53
1,00
Massa volumica [daN/m
3
]
Massa volumica
caratteristica
k
Massa volumica
media
m
290
350
310
370
320
380
330
390
340
410
350
420
370
450
380
460
400
480
420
500
440
520
460
550
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.23 - Tabella caratteristiche meccaniche dei legnami di latifoglie (UNI EN 338)
Valore di resistenza
modulo elastico
e massa volumica
D30 D35 D40 D50 D60 D70
Resistenza [MPa] = [N/mm
2
]
Flessione f
m,k
Trazione parallela
alla fibratura f
t,0,k
Trazione perpendicolare
alla fibratura f
t,90,k
Compressione parallela
alla fibratura f
c,0,k
Compressione f
c,90,k
perpendicolare alla
fibratura
Taglio f
v,k
30
18
0,6
23
8,0
3,0
35
21
0,6
25
8,4
3,4
40
24
0,6
26
8,8
3,8
50
30
0,6
29
9,7
4,6
60
36
0,6
32
10,5
5,3
70
42
0,6
34
13,5
6,0
Modulo elastico [GPa] = [KN/mm
2
]
Modulo elastico medio paral-
lelo alle fibre E
0,mean
Modulo elastico caratteristico
parallelo alle fibre E
0,05
Modulo elastico medio per-
pendicolare alle fibre E
90,mean
Modulo di taglio medio G
mean
10
8,0
0,64
0,60
10
8,7
0,69
0,65
11
9,4
0,75
0,70
14
11,8
0,93
0,88
17
14,3
1,13
1,06
20
16,8
1,33
1,25
Massa volumica [daN/m
3
]
Massa volumica caratteristica

k
Massa volumica media
m
530
640
560
670
590
700
650
780
700
840
900
1080
1 N/mm
2
= 1 MPa
1 kN/mm
2
= 1 GPa
Le propriet meccaniche del legno massiccio si basano sulla resistenza a flessione f
mk
, sul
modulo di rigidezza medio E
O,mean
e sulla massa volumica caratteristica
k
.
Trazione parallela alle fibre f
t,0,k
= 0,6 f
mk
Perpendicolare alle fibre f
t,90,k
= min (0,6 e 0,0015
k
)
Compressione parallela alle fibre f
c,0,k
= 0,6 (f
mk
)
0,45
Compressione perpendicolare alle fibre f
c,90,k
= 0,007
k
conifere f
c,90,k
= 0,015
k
latifoglie
Taglio f
vk
= min [3,8 e 0,2(f
mk
)
0,8
]
Modulo di taglio medio G
m
= E
0m
/ 16
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.4.3 LEGNO LAMELLARE INCOLLATO
Il legno lamellare incollato (glued laminated in inglese, da cui labbreviazione
Glue Lam), un prodotto industriale ottenuto mediante procedure normalizzate
di incollaggio, pressatura ed essicamento, di singole lamelle. Le dimensioni di
questultime variano da 33 a 40 mm di spessore per una larghezza che dipende
dal profilo commerciale prescelto, mentre la lunghezza varia da 150 a 500 mm.
Con queste modalit si ottengono profili di elementi strutturali di ottime capacit
meccaniche, di notevoli dimensioni e curvature (Tabella 3.24).
Tabella 3.24 - Dimensioni di produzione di sezioni rettangolari in legno lamellare
La classificazione del legno lamellare incollato avviene in conformit della UNI
EN 1194:2000 secondo quanto indicato in Tabella 3.25.
Larghezza b ... [cm]
8.0 10.0 12.0 14.0 16.0 18.0 20.0 22.0
Altezza h ... [cm]
12.0 48.3 84.9 121.3 157.8 194.2
16.0 52.4 88.9 125.4 161.8 198.2
20.0 56.4 93.0 129.4 165.9 202.3
24.0 60.5 97.0 133.5 169.9 206.4
28.0 64.6 101.1 137.5 174.0 210.4
32.0 68.7 105.1 141.6 178.0 214.5
36.0 72.7 109.2 145.6 182.1 218.5
40.0 76.8 113.2 149.7 186.1 222.6
44.3 80.8 117.3 153.7 190.2
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.25 - Classi di resistenza e profili caratteristici legno lamellare (UNI EN 1194)
Alla sigla numerica che definisce la resistenza caratteristica a flessione, vengono
anteposte le lettere GL (glued laminated) e post poste le lettere h o c a seconda
che le lamelle incollate siano dello stesso tipo o di tipo diverso.
Ad esempio un legname classificato GL24h un lamellare incollato omogeneo
con resistenza caratteristica a flessione f
m,k
= 24 MPa, ovvero 24 N/mm
2
, ovvero
240 daN/cm
2
.
Per il legno lamellare incollato i valori caratteristici di resistenza, desunti da
indagini sperimentali, sono riferiti a dimensioni standardizzate del campione di
prova secondo norme specifiche. In particolare, per la determinazione della resi-
stenza a flessione, laltezza della sezione trasversale del campione di prova pari
a 600 mm, cos come per la determinazione della resistenza a trazione parallela
alla fibratura, il lato maggiore della sezione trasversale del provino pari a 600
mm.
Di conseguenza, per elementi di legno lamellare sottoposti a flessione o a tra-
zione parallela alla fibratura, che presentino rispettivamente una altezza o il lato
Classi di resistenza
Legno lamellare
incollato omogeneo
Legno lamellare
combinato
GL24h GL28h GL32h GL36h GL24c GL28c GL32c GL36c
Resistenza [MPa] = [N/mm
2
]
Resistenza a flessione f
m,k
Resistenza f
t,0,k
a trazione f
t,00,k
Resistenza a f
c,0,k
compressione f
c,90,k
Resistenza a taglio f
v,k
Modulo di elasticit E
0,mean
E
0,05
E
90,mean
Modulo di taglio G
g,mean
24
16,5
0,4
24
2,7
2,7
11.600
9.400
390
720
28
19,5
0,45
26,5
3,0
3,2
12.600
10.200
420
780
32
22,5
0,5
29
3,3
3,8
13.700
11.100
460
850
36
36
0,6
31
3,6
4,3
14.100
11.900
490
910
24
14
0,6
21
2,4
2,2
11.600
9.400
320
590
28
16,5
0,4
24
2,7
2,7
12.600
10.200
390
720
32
19,5
0,45
26,5
3,0
3,2
13.700
11.100
420
780
36
22,5
0,5
29
3,3
3,8
14.700
11.900
460
850
Massa volumica [daN/m
3
]
Massa volumica
k
380 410 430 450 350 580 410 430
Le propriet meccaniche del legno lamellare omogeneo si basano sulla resistenza f
t0,1k
, a trazione
della singola lamella, sul modulo di rigidezza medio E
O,mean
e sulla massa volumica caratteristica

k
.
Le relazioni indicate da EN 1194 sono le seguenti:
Flessione f
mk
= 07 + 1,5 f
t0,1k
Trazione parallela alle fibre f
t,0,k
= 5 + 0,8 f
t0,1k
Perpendicolare alle fibre f
t,90,k
= 0,2 + 0,015 f
t0,1k
Compressione parallela alle fibre f
c,0,k
= 7,2 (f
ft0
)
0,45
Compressione perpendicolare alle fibre f
c,90,k
= 0,7 (f
t0,tk
)
0,5
Taglio f
vk
= 0,32 (f
t0,1k
)
0,8
Modulo di taglio medio G
m
= 0,065 E
0m
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
maggiore della sezione trasversale inferiore a 600 mm, i valori caratteristici fm,k
e ft,0,k , indicati nei profili resistenti, possono essere incrementati tramite il coef-
ficiente moltiplicativo kh, cos definito:
600
k
h
= min {()
0,1
; 1,1} (3.5.3)
h
[NT 11.17.2]
essendo h, in millimetri, laltezza della sezione trasversale dellelemento inflesso
o il lato maggiore della sezione trasversale dellelemento sottoposto a trazione.
I legno lamellare si distingue infine anche per le modalit di incollaggio delle
lamelle che possono essere incollate su piani orizzontali o verticali. Le schede
tecniche dei produttori di solito indicano anche il piano di incollaggio.
Altra cosa invece il cosiddetto bilama o trilama che si trova in commercio,
il quale non propriamente un legno lamellare ma un ibrido incollato su piani
verticali. Per questo non viene classificato con le lettere GL, ma C o D a seconda
che sia di conifere o latifoglie.
3.4.4 PANNELLI A BASE DI LEGNO
Oltre che elementi strutturali monodimensionali, la produzione del legno
strutturale investe anche il settore dei pannelli (bidimensionali), per i quali si
applica la Marcatura CE, e che devono essere conformi alla norma europea armo-
nizzata UNI EN 13986.
Esistono diverse tipologie di pannelli, ad esempio:
pannelli in compensato multistrato;
in fibra o particelle;
pannelli in scaglie orientate (OSB: oriented stand board);
pannelli truciolari.
La procedura di produzione generalmente sempre riassumibile in incollaggio,
pressatura ed essiccamento.
Per la valutazione dei valori caratteristici di resistenza e rigidezza, da utilizzare
nella progettazione di strutture, pu farsi utile riferimento alle norme UNI EN
12369-1:2002 e UNI EN 12369-2:2005.
Anche per queste tipologie di legno sar bene che il progettista si affidi a
produttori che offrano garanzie in termini di qualificazione e certificazione dei
prodotti.
3.4.5 CLASSI DI DURATA E CARICO DI SERVIZIO
Le azioni di calcolo devono essere assegnate ad una delle classi di durata del
carico elencate nella Tabella 3.26.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.26 - Tipi di carico e classi di durata
Le classi di durata del carico si riferiscono a un carico costante attivo, per un
certo periodo di tempo, nella vita della struttura. Per unazione variabile la classe
appropriata deve essere determinata in funzione dellinterazione fra la variazione
temporale tipica del carico nel tempo e le propriet reologiche dei materiali.
Ai fini del calcolo in genere si pu assumere quanto segue:
il peso proprio e i carichi non rimovibili durante il normale esercizio
della struttura, appartengono alla classe di durata permanente;
i carichi permanenti, suscettibili di cambiamenti durante il normale eser-
cizio della struttura, e i carichi variabili, relativi a magazzini e depositi, appar-
tengono alla classe di lunga durata;
i carichi variabili degli edifici, ad eccezione di quelli relativi a magazzini
e depositi, appartengono alla classe di media durata;
il sovraccarico da neve riferito al suolo q
sk
, calcolato in uno specifico sito
ad una certa altitudine, da considerare in relazione alle caratteristiche del sito;
lazione del vento e le azioni eccezionali (anche sisma) in genere, appar-
tengono alla classe di durata istantanea.
3.4.6 CLASSI DI SERVIZIO
Le strutture (o parti di esse) devono essere assegnate ad una delle 3 classi
di servizio elencate nella Tabella 3.27.
Tabella 3.27 - Classi di servizio
Per lapplicazione della Tabella 3.27, a meno di indagini pi approfondite, si
pu tenere conto dello schema di Figura 3.15.
Classe di durata del carico Durata del carico Esempi tipi di carico
Permanente oltre 10 anni peso proprio, carichi non rimovibili
Lunga durata da 6 mesi a 10 anni
permanenti suscettibili di cambiamento
(mobili); carichi variabili di magazzini e
depositi
Media durata
da 1 settimana a 6
mesi
carichi variabili di edifici ad eccezione di
quelli relativi a magazzini e depositi
Breve durata meno di 1 settimana
sovraccarico neve in relazione alle carat-
teristiche del sito; sovraccarico di affolla-
mento se non permanente
Istantaneo ----
vento, sisma, urti dinamici, azioni ecce-
zionali
Classe di servizio 1
caratterizzata da unumidit del materiale in equilibrio con lambiente a
una temperatura di 20C e unumidit relativa dellaria circostante che non
superi il 65%, se non per poche settimane allanno
Classe di servizio 2
caratterizzata da unumidit del materiale in equilibrio con lambiente a
una temperatura di 20C e unumidit relativa dellaria circostante che non
superi l85%, solo per poche settimane allanno
Classe di servizio 3 caratterizzata da unumidit pi elevata di quella della classe di servizio 2
Figura 3.15 - Attribuzione della classe di servizio
3.4.7 VALUTAZIONE DEI PARAMETRI MECCANICI DI CALCOLO
I valori di calcolo per le propriet del materiale si assegnano, a partire dai
valori caratteristici, con riferimento combinato alle classi di servizio e alle classi
di durata del carico, in quanto durata del carico e umidit del legno influiscono
sulle propriet resistenti del legno.
Il valore di calcolo X
d
di una propriet del materiale (o della resistenza di
un collegamento) viene calcolato mediante la relazione:
k
mod
X
k
X
d
= (3.54)

M
[NT 4.4.1]
dove:
X
k
= valore caratteristico della propriet del materiale o della resistenza
del collegamento

M
= coefficiente parziale di sicurezza secondo Tabella 16.8
k
mod
= coefficiente correttivo che tiene conto delleffetto, sui parametri di
resistenza, sia della durata del carico sia dellumidit della struttura. I
valori di k
mod
sono forniti nella Tabella 16.9. Se una combinazione di
carico comprende azioni appartenenti a differenti classi di durata del
carico si dovr scegliere un valore di k
mod
che corrisponde allazione
di minor durata.
Tabella 3.28 - Coefficienti parziali
M
per le propriet dei materiali
Stati limite ultimi
- Combinazioni fondamentali
legno massiccio 1,50
legno lamellare incollato 1,45
pannelli di particelle o di fibe 1,50
compensato, pannelli di scaglie orientate 1,40
unioni 1,50
- combinazioni eccezionali 1,00
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.29 - Valori di k
mod
per legno e prodotti strutturali a base di legno
ESEMPIO 3.9
Valutazione della tensione caratteristica di progetto a flessione di un legno lamel-
lare classificato GL24h di sezione 200 mm x 524 mm, soggetto ad un carico di
media durata ed essendo lelemento in classe di servizio 1.
Per la (16.2) si ha:
k
h
= min {(600/524)
0,1
; 1,1} = {1,013; 1,1} = 1,013
Per la (16.3):
f
m,k
= 24 N/mm
2

M
= 1,45
Classe di servizio = 1
k
mod
= 0,8 (carico di media durata)
f
m,d
= k
h
x f
m,k
x k
mod
/
M
= 1,013 x 24 x 0,8 / 1,45 13,41 N/mm
2
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Materiale Riferimento
Classe
di
servizio
Classe di durata del carico
Permanente Lunga Media Breve Istantanea
Legno massiccio
Legno lamellare
incollato
EN 14081-1
EN 14080
1 0,60 0,70 0,80 0,90 1,00
2 0,60 0,70 0,80 0,90 1,00
3 0,50 0,55 0,65 0,70 0,90
Compensato
EN
636
Parti 1, 2, 3 1 0,60 0,70 0,80 0,90 1,00
Parti 2, 3 2 0,60 0,70 0,80 0,90 1,00
Parte 3 3 0,50 0,55 0,65 0,70 0,90
Pannello di
scaglie orientate
(OSB)
EN
300
OSB/2 1 0,30 0,45 0,65 0,85 1,00
OSB/3 -
OSB/4
1 0,40 0,50 0,70 0,90 1,00
2 0,30 0,40 0,55 0,70 0,90
Pannello di
particelle
(truciolare)
EN
312
Parti 4, 5 1 0,30 0,45 0,65 0,85 1,00
Parte 5 2 0,20 0,30 0,45 0,60 0,80
Parti 6, 7 1 0,40 0,50 0,70 0,90 1,00
Parte 7 2 0,30 0,40 0,55 0,70 0,90
Pannello di
fibre, alta
densit
EN
622-2
HB.LA,
HB.HLA
1 o 2
1 0,30 0,45 0,65 0,85 1,00
HB.HLA
1 o 2
2 0,20 0,30 0,45 0,60 0,80
Pannello di
fibre, media
densit (MDF)
EN
622-3
MBH.LA
1 o 2
1 0,20 0,40 0,60 0,80 1,00
MBH.HLS
1 o 2
1 0,20 0,40 0,60 0,80 1,00
2 - - - 0,45 0,80
EN
622-5
MDF.LA,
MDF.HLS
1 0,20 0,40 0,60 0,80 1,00
MDF.HLS 2 - - - 0,45 0,80
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.4.8 CONFRONTI CON LA NORMATIVA RELATIVA AL METODO DELLE TENSIONI AMMISSIBILI
Nella Tabella 3.30 son riportati alcuni valori dei parametri di resistenza meccanica
utilizzabili, in prima approssimazione, con il metodo delle tensioni ammissibili.
(12)
Tabella 3.30 - Tensioni ammissibili per alcuni tipi di legname
(12)
La Tabella tratta da: Guglielmo Giordano - Costruzioni in Legno, Hoepli, Milano 1964
Specie legnosa
Cat. Compressione
Flessione Trazione Taglio
1
a
2
a
3
a
lungo la
fibrat.
perpendic.
alla fibrat.
Abete rosso
1
a
2
a
3
a
100 daN/cm
2
80 daN/cm
2
60 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
70 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
60 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
8 daN/cm
2
Abete bianco
1
a
2
a
3
a
100 daN/cm
2
90 daN/cm
2
60 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
115 daN/cm
2
100 daN/cm
2
75 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
60 daN/cm
2
11 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
Larice
1
a
2
a
3
a
120 daN/cm
2
100 daN/cm
2
75 daN/cm
2
25 daN/cm
2
22 daN/cm
2
20 daN/cm
2
130 daN/cm
2
110 daN/cm
2
85 daN/cm
2
120 daN/cm
2
95 daN/cm
2
70 daN/cm
2
11 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
Pino silvestre,
Pino nero e
Pino montano
1
a
2
a
3
a
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
70 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
120 daN/cm
2
100 daN/cm
2
80 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
60 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
8 daN/cm
2
Pino silano
1
a
2
a
3
a
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
70 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
130 daN/cm
2
110 daN/cm
2
80 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
60 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
8 daN/cm
2
Pino marittimo
1
a
2
a
3
a
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
70 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
120 daN/cm
2
100 daN/cm
2
80 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
60 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
8 daN/cm
2
Pino domestico
1
a
2
a
3
a
100 daN/cm
2
80 daN/cm
2
60 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
70 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
60 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
8 daN/cm
2
Pino dAleppo
1
a
2
a
3
a
120 daN/cm
2
100 daN/cm
2
75 daN/cm
2
25 daN/cm
2
22 daN/cm
2
20 daN/cm
2
130 daN/cm
2
110 daN/cm
2
85 daN/cm
2
120 daN/cm
2
95 daN/cm
2
60 daN/cm
2
11 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
Castagno,
Frassino e Olmo
1
a
2
a
3
a
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
70 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
20 daN/cm
2
120 daN/cm
2
100 daN/cm
2
80 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
60 daN/cm
2
8 daN/cm
2
7 daN/cm
2
6 daN/cm
2
Ontano
1
a
2
a
3
a
100 daN/cm
2
80 daN/cm
2
60 daN/cm
2
15 daN/cm
2
15 daN/cm
2
15 daN/cm
2
110 daN/cm
2
90 daN/cm
2
70 daN/cm
2
100 daN/cm
2
80 daN/cm
2
50 daN/cm
2
6 daN/cm
2
5 daN/cm
2
4 daN/cm
2
Pioppo
1
a
2
a
3
a
100 daN/cm
2
80 daN/cm
2
60 daN/cm
2
15 daN/cm
2
15 daN/cm
2
15 daN/cm
2
105 daN/cm
2
85 daN/cm
2
65 daN/cm
2
90 daN/cm
2
70 daN/cm
2
45 daN/cm
2
6 daN/cm
2
5 daN/cm
2
4 daN/cm
2
Quercie e Faggio
1
a
2
a
3
a
120 daN/cm
2
100 daN/cm
2
75 daN/cm
2
30 daN/cm
2
25 daN/cm
2
22 daN/cm
2
130 daN/cm
2
110 daN/cm
2
85 daN/cm
2
120 daN/cm
2
100 daN/cm
2
70 daN/cm
2
12 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
Robinia
1
a
2
a
3
a
120 daN/cm
2
100 daN/cm
2
75 daN/cm
2
30 daN/cm
2
25 daN/cm
2
22 daN/cm
2
135 daN/cm
2
115 daN/cm
2
90 daN/cm
2
130 daN/cm
2
110 daN/cm
2
70 daN/cm
2
12 daN/cm
2
10 daN/cm
2
9 daN/cm
2
Note relative alla Tabella 3.30
Categoria 1
a
:
Legname assolutamente sano, immune da alterazioni cromatiche e da perforazioni o guasti
provocati da insetti o funghi. Esclusione di tasche di resina e di canastro, di cipollature e di
qualsiasi altra lesione. Fibratura regolare avente deviazione massima delle fibre rispetto allasse
longitudinale del pezzo di 1/15; nodi aderenti con diametro non superiore a 1/5 della dimensione
minima di sezione ed in ogni caso non superiore a cm 5; frequenza dei nodi tale che in 15 cm
di lunghezza della zona pi nodosa la somma dei diametri dei vari nodi non oltrepassi i 2/5 della
larghezza di sezione.
Categoria 2
a
:
Legname sano, immune da perforazioni e guasti provocati da insetti o funghi, con tolleranza
di lievi alterazioni cromatiche. Esclusione di canastro esteso, di cipollature e altre lesioni, con tol-
leranza di tasche di resina di spessore non superante i 3 mm. Andamento delle fibre avente deviazione
massima di 1/8 rispetto allasse longitudinale del pezzo: nodi aderenti aventi diametro non superiore
ad 1/3 della dimensione minima di sezione ed in ogni caso non superiore a cm 7; frequenza dei
nodi tale che in 15 cm di lunghezza della zona pi nodosa la somma dei diametri dei vari nodi
non superi i 2/3 della larghezza di sezione. Tollaranza di lievi fessurazioni alle estremit e, nel
caso di segati a spigolo vivo, di smussi non superanti 1/20 della dimensione che ne affetta.
Categoria 3
a
:
Legname sano, immune da perforazioni o guasti causati da insetti o funghi, con tolleranza di
alterazioni cromatiche. Esclusione di cipollature e altre lesioni estese. Andamento delle fibre avente
deviazione massima di non oltre 1/5 rispetto allasse longitudinale del pezzo: nodi aderenti per almeno
2/3 del totale, con diametro non superiore ad 1/2 della dimensione minima di sezione: frequenza
dei nodi tale che in 15 cm di lunghezza della zona pi nodosa la somma dei diametri dei vari
nodi non oltrepassi i 3/4 della larghezza di sezione. Tolleranza di fessurazioni alle estremit e, nel
caso di segati a spigolo vivo, di smussi non superanti 1/10 della dimensione che ne affetta.
Categoria 4
a
(da non potersi ammettere per costruzioni permanenti):
Tolleranza di guasti, difetti, alterazioni e smussi superanti i limiti della 3
a
categoria.
3.5 MURATURE IN ELEMENTI ARTIFICIALI
3.5.1 GENERALIT
Nella modello teorico del comportamento strutturale si fa riferimento a pannelli
murari, ovvero la schematizzazione avviene considerando un macroelemento di
muratura. Questo pu essere costituito da una elemento prismatico di dimensione
L x t x H con (vedi Figura 3.16):
L = lunghezza del muro;
t = spessore del muro
H = altezza dellelemento considerato (spesso linterpiano).
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Figura 3.16 - Pannello murario e schema delle azioni secondo i tre assi di riferimento
Con tale tipo di modellazione risulta necessario riferirsi dunque a dei parametri
meccanici che rappresentino non tanto gli elementi costituenti il muro, bens il
comportamento complessivo di questo. evidente che la determinazione di detti
parametri non pu prescindere da quelli caratterizzanti gli elementi che lo com-
pongono (mattoni e malta), pertanto occorrer comunque riferirsi a questi. Oltre
a risultati di tipo sperimentale, ottenuti su muretti con dimensioni normalizzate,
per la determinazione dei parametri meccanici delle murature possibile riferirsi
ad algoritmi fissati dal DM 14.01.08. In tal caso si parla di stima di progetto
del valore del relativo parametro.
In definitiva le propriet fondamentali in base alle quali si classifica una mura-
tura sono:
a) la resistenza caratteristica a compressione f
k
;
b) la resistenza caratteristica a taglio in assenza di azione assiale f
vk0
;
c) il modulo di elasticit normale secante E,
d) il modulo di elasticit tangenziale secante G.
I valori delle caratteristiche meccaniche utilizzate per le verifiche devono essere
sempre indicati nei dati di progetto. In ogni caso, quando richiesto un valore
di f
k
maggiore o uguale a 8 MPa (80 daN/cm
2
) si deve controllare il valore di f
k
,
mediante prove sperimentali normalizzate.
3.5.2 LE MALTE
Ai fini della definizione delle caratteristiche meccaniche delle murature, come
ovvio, le malte rappresentano un elemento fondamentale. Esiste in particolare
la possibilit di avere una produzione certificata. Le NTC prevedono infatti la
classificazione di 2 tipi di malte:
a) malte a prestazione garantita;
b) malte a composizione prescritta.
Le prime sono soggette ad una produzione con controllo di qualit e Marcatura
CE e quindi offrono una garanzia maggiore in termini statistico-prestazionali. Le
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
malte a composizione prescritta si basano invece sulla classica composizione volu-
metrica che pu essere eseguita in cantiere. A questa seconda tipologia la norma
assegna una affidabilit inferiore rispetto a quelle a composizione prescritta e
dunque, la scelta del tipo di malta, implica ladozione di un coefficiente di sicurezza
dei materiali
M
che pi penalizzante (cfr. 3.5.5).
3.5.2.1 Malte a prestazione garantita
La malta a prestazione garantita deve essere conforme alla norma armonizzata
UNI EN 998-2, e deve recare la marcatura CE, secondo il sistema di attestazione
della conformit indicato nella seguente Tabella 3.31, molto simile a quello dei
laterizi.
Tabella 3.31 - Riferimenti normativi per le malte a prestazione garantita
In particolare, con il Sistema di Attestazione della Conformit 2+, si evidenzia
che il controllo di produzione viene eseguito da un ente terzo accreditato dalla
normativa europea.
Per garantire la durabilit delle malte necessario che i componenti della
miscela di cui sono costituite, non contengano sostanze organiche, terrose, argillose
o grassi.
Le prestazioni meccaniche di una malta sono definite mediante la sua resistenza
media a compressione f
m
. La categoria di una malta definita da una sigla costituita
dalla lettera M seguita da un numero che indica la resistenza f
m
espressa in N/mm
2
secondo la Tabella 3.32. Per le murature portanti non ammesso limpiego di
malte con resistenza f
m
< 2,5 N/mm
2
.
Tabella 3.32 - Classificazione delle malte a prestazione garantita
Le modalit per la determinazione della resistenza a compressione delle malte
sono specificamente normate nella UNI EN 1015-11:2007.
3.5.2.2 Malte a composizione prescritta
Le classi di malte a composizione prescritta sono definite in rapporto alla
composizione in volume secondo la Tabella 3.33.
Specifica Tecnica Europea
di riferimento
Uso Previsto
Sistema di Attestazione
della Conformit
Malta per murature UNI EN 998-2 Usi strutturali 2+
Classe M 2,5 M 5 M 10 M 15 M 20 M d
Resistenza a compressione N/mm
2
2,5 5 10 15 20 d
d una resistenza a compressione maggiore di 25 N/mm
2
dichiarata dal produttore
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.33 - Classificazione delle malte a composizione prescritta
possibile utilizzare malte di diverse proporzioni ma dovranno essere pre-
ventivamente sperimentate con le modalit riportate nella norma UNI EN 1015-
11:2007, identificandole comunque secondo la Tabella 3.32.
Si noti che lindicazione per la classe di malte a composizione prescritta ha
una taratura diversa rispetto a quelle a composizione garantita, ovvero le classi
M8 e M12 compaiono solo per le prime. Anche in questo caso il numero che
segue la lettera M indica il limite inferiore di resistenza media espresso in N/mm
2
.
3.5.3 ELEMENTI ARTIFICIALI E NATURALI PER MURATURE
3.5.3.1 Elementi artificiali
Gli elementi artificiali sono caratterizzati da una produzione in serie sottoposta
ad un sistema di certificazione del prodotto normalizzato. Gli elementi artificiali
possono essere di matrice argillosa, come i laterizi, ma anche di altro impasto,
come ad esempio: calcestruzzo, calcestruzzo alleggerito con vari tipi di materiale
(argilla espansa, fibre minerali ecc) e altri tipi ancora. Possono essere pieni o
dotati di fori in direzione normale al piano di posa (foratura verticale) oppure
in direzione parallela (foratura orizzontale).
3.5.3.2 Elementi naturali
Per le costruzioni in muratura portante possono anche essere utilizzati elementi
naturali. In ogni caso si tratta comunque di una produzione di serie basata su
elementi ricavati da materiale lapideo non friabile o sfaldabile, e resistente al gelo.
Essi non devono contenere, in misura sensibile, sostanze solubili o residui organici
e devono essere integri, ovvero senza zone alterate o rimovibili.
Ad ogni modo anche questo tipo di elementi deve possedere i requisiti di resi-
stenza meccanica ed adesivit alle malte determinati secondo le modalit descritte
in specifici paragrafi delle NTC, in particolare secondo quanto riportato al
3.5.4.1.2.
Classe
Tipo di
malta
Composizione
Cemento Calce aerea
Calce
idraulica
Sabbia Pozzolana
M 2,5 Idraulica -- -- 1 3 --
M 2,5 Pozzolanica -- 1 -- -- 3
M 2,5 Bastarda 1 -- 2 9 --
M 5 Bastarda 1 -- 1 5 --
M 8 Cementizia 2 -- 1 8 --
M 12 Cementizia 1 -- -- 3 --
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.5.3.3 Classificazione in base alla percentuale di foratura
La produzione di laterizi si attesta su una classificazione di base normata dal
DM 14.01.08 che prevede, per gli elementi artificiali di impiego strutturale, una
distinzione in tre gruppi:
1) elementi artificiali pieni;
2) elementi artificiali semipieni;
3) elementi artificiali forati,
in base alla percentuale di foratura ed allarea media della sezione normale
di ogni singolo foro f.
I fori sono di regola distribuiti pressoch uniformemente sulla faccia dellele-
mento.
La percentuale di foratura espressa dalla relazione:
= 100 F/A (3.55)
dove:
F = area complessiva dei fori passanti e profondi non passanti;
A = area lorda della faccia dellelemento di muratura delimitata dal suo peri-
metro.
Nel caso dei blocchi in laterizio estrusi la percentuale di foratura coincide
con la percentuale in volume dei vuoti come definita dalla norma UNI EN 772-
9:2001.
Le Tabelle 3.34 e 3.35 riportano, rispettivamente, la classificazione per gli ele-
menti in laterizio e calcestruzzo.
Tabella 3.34 - Classificazione di elementi in laterizio in base ai fori
Tabella 3.35 - Classificazione di elementi in calcestruzzo
Elementi Percentuale di foratura Area f della sezione normale del foro
Pieni 15% f 9 cm
2
Semipieni 15% < 45% f 12 cm
2
Forati 45% < 55% f 15 cm
2
Elementi Percentuale di foratura Area f della sezione normale del foro
A 900 cm
2
A > 900 cm
2
Pieni 15% f 0,10 A
f 0,15 A
Semipieni 15% < 45% f 0,10 A
f 0,15 A
Forati 45% < 55% f 0,10 A
f 0,15 A
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.5.4 PARAMETRI MECCANICI DELLE MURATURE
3.5.4.1 Stima di progetto della resistenza caratteristica a compressione
3.5.4.1.1 Elementi artificiali pieni e semipieni
In sede progettuale le norme indicano una procedura per stimare la resistenza
a compressione dei pannelli murari a partire dalle indicazione contenute nelle cer-
tificazioni. Per le murature formate da elementi artificiali pieni o semipieni il valore
della resistenza caratteristica a compressione f
k
pu essere dedotto mediante:
a) resistenza a compressione f
bk
degli elementi (certificazione dei mattoni);
b) dalla classe di appartenenza della malta (certificazione della malta).
Con i suindicati dati si determina f
k
utilizzando la Tabella 3.36.
Tabella 3.36 - Stima della resistenza caratteristica a compressione f
k
delle murature
in elementi artificiali pieni e semipieni
La validit di tale tabella limitata a quelle murature aventi giunti orizzontali
e verticali riempiti di malta e di spessore compreso tra 5 e 15 mm. Per valori
non contemplati in tabella ammessa linterpolazione lineare; in nessun caso sono
ammesse estrapolazioni.
3.5.4.1.2 Elementi naturali
Nel caso di murature costituite da elementi naturali si assume convenzional-
mente la resistenza caratteristica a compressione dellelemento f
bk
pari a:
f
bk
= 0,75 f
bm
(3.56)
dove
f
bm
rappresenta la resistenza media a compressione degli elementi in pietra
squadrata.
Resistenza caratteristica a compressione
f
bk
dellelemento (N/mm
2
)
Tipo di malta
M15 M10 M5 M2,5
2,0 1,2 1,2 1,2 1,2
3,0 2,2 2,2 2,2 2,0
5,0 3,5 3,4 3,3 3,0
7,5 5,0 4,5 4,1 3,5
10,0 6,2 5,3 4,7 4,1
15,0 8,2 6,7 6,0 5,1
20,0 9,7 8,0 7,0 6,1
30,0 12,0 10,0 8,6 7,2
40,0 14,3 12,0 10,4 --
ESEMPIO 3.10
Si stimi la resistenza caratteristica a compressione di una muratura composta da
elementi in laterizio portante aventi resistenza a compressione certificata f
bk
= 75
daN/cm
2
e malta a prestazione garantita M10.
Dallincrocio dei valori di tabella 3.36 si ottiene:
f
k
= 45 daN/cm
2
= 4,5 N/mm
2
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Il valore della resistenza caratteristica a compressione della muratura f
k
pu
essere dedotto dalla resistenza caratteristica a compressione degli elementi f
bk
e
dalla classe di appartenenza della malta tramite la seguente Tabella 3.37. Anche
in questo caso, per valori non contemplati in tabella, ammessa linterpolazione
lineare; in nessun caso sono ammesse estrapolazioni.
Tabella 3.37 - Stima della resistenza caratteristica a compressione f
k
delle murature
in elementi naturali di pietra squadrata
3.5.4.2 Stima di progetto della resistenza caratteristica a taglio
In sede di progetto, per le murature formate da elementi artificiali pieni o
semipieni, ovvero in pietra naturale squadrata, il valore di f
vk0
pu essere dedotto
dalla resistenza a compressione degli elementi tramite la Tabella 3.38, e quindi
utilizzando i dati di certificazione del prodotto. La validit di tale tabella limitata
a quelle murature aventi giunti orizzontali e verticali riempiti di malta e le cui
dimensioni siano comprese tra 5 e 15 mm. Per valori non contemplati in tabella
ammessa linterpolazione lineare; in nessun caso sono ammesse estrapolazioni.
Tabella 3.38 - Stima della resistenza caratteristica a taglio f
vk0
delle murature in
elementi naturali di pietra squadrata
Resistenza caratteristica a compressione
f
bk
dellelemento
Tipo di malta
M15 M10 M5 M2,5
2,0 1,0 1,0 1,0 1,0
3,0 2,2 2,2 2,2 2,0
5,0 3,5 3,4 3,3 3,0
7,5 5,0 4,5 4,1 3,5
10,0 6,2 5,3 4,7 4,1
15,0 8,2 6,7 6,0 5,1
20,0 9,7 8,0 7,0 6,1
30,0 12,0 10,0 8,6 7,2
40,0 14,3 12,0 10,4 --
Tipo di elemento
resistente
Resistenza caratteristica a
compressione f
bk
dellelemento
Classe di malta f
vk0
(N/mm
2
)
Laterizio pieno e
semipieno
f
bk
> 15 M10 M M20 0,30
7,5 < f
bk
15 M5 M < M10 0,20
f
bk
7,5 M2,5 M < M5 0,10
Calcestruzzo;
Silicato di calcio;
Cemento autoclavato;
Pietra naturale squadra-
ta
f
bk
> 15 M10 M M20 0,20
7,5 < f
bk
15 M5 M < M10 0,15
f
bk
7,5 M2,5 M < M5 0,10
3.5.4.3 Resistenza caratteristica a taglio in presenza di sforzo normale
noto sperimentalmente che, in presenza di sforzo normale su pannelli murari,
la resistenza a taglio risente dei benefici effetti della compressione, ovvero di una
sorta di confinamento. Le norme ammettono pertanto che, in presenza di tensioni
di compressione, la resistenza caratteristica a taglio della muratura, f
vk
, venga defi-
nita come resistenza alleffetto combinato delle forze orizzontali e dei carichi ver-
ticali agenti nel piano del muro. In simboli pu essere ricavata tramite la rela-
zione:
f
vk
= f
vk0
+ 0,4
n
(3.57)
dove:
f
vk0
= resistenza caratteristica a taglio in assenza di carichi verticali;

n
= tensione normale media dovuta ai carichi verticali agenti nella sezione
di verifica (Figura 3.17).
Figura 3.17 - Pannello murario soggetto ad azioni verticali ed orizzontali nel piano
Per elementi resistenti artificiali semipieni o forati deve risultare soddisfatta
la relazione

f
vk
f
vk,lim
= 1,4 f
bk
(3.58)
con
f
vk,lim
= valore massimo della resistenza caratteristica a taglio che pu essere
impiegata nel calcolo;

f
bk
= valore caratteristico della resistenza degli elementi in direzione orizzontale
e nel piano del muro, da ricavare secondo le modalit descritte nella relativa norma
armonizzata della serie UNI EN 771.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.5.4.4 Resistenza caratteristica a flessione della muratura non armata
Questo tipo di resistenza non viene esplicitamente definita nelle NTC, ma in
alcune verifiche potrebbe essere necessario considerarla. In sostanza si tratta della
possibilit che vi sia una rottura secondo le modalit di Figura 3.18, ovvero con-
siderando 2 piani: parallelo ai letti di malta o perpendicolare ai letti di malta.
Figura 3.18 - Rottura per flessione fuori del piano
La resistenza sui 2 piani pu essere determinata sperimentalmente mediante
prove secondo la EN 1052-2, o pu essere stabilita da una valutazione dei dati
ricavati da prove sulle resistenze a flessione della muratura ottenute da appropriate
combinazioni di elementi e malta. I campioni sperimentali devono essere tali che
i risultati diano il piano di rottura parallelo ai letti di malta (per determinare
f
xMk
) e, in altri casi, perpendicolare ai letti di malta (per la determinazione di
f
zMk
).
La resistenza a flessione pu essere espressa con la lettera F seguita dalle
resistenze a flessione in N/mm
2
, ovvero: F f
xMk
/f
zMk
ad esempio F 0,35/1,00 (N/mm
2
)
dove si intende f
xMk
= 0,35N/mm
2
e f
zMk
= 1 N/mm
2
.
LEurocodice 6
(13)
prescrive che la resistenza a flessione della muratura f
xMk
debba di regola essere utilizzata solo per il progetto di muri sottoposti ad azioni
di carichi transitori (per esempio il vento) agenti in direzione normale alla loro
superficie. Il valore di f
xMk
deve essere preso uguale a zero quando la rottura
della parete potrebbe condurre ad un maggiore collasso o alla perdita totale della
stabilit dellintera struttura, e nel progettare la resistenza allazione sismica.
Nella Tabella 3.39 si riportano alcuni valori da utilizzare a titolo orientativo:
si indica con f
xMk
la resistenza a flessione che produce una rottura di tipo a) e
f
zMk
quella che produce una rottura di tipo b). Essa valida per elementi in
laterizio e malte in funzione del tipo di malta a composizione prescritta e con
giunti orizzontali e verticali completamente riempiti.
(13)
3.6.4 della UNI ENV 1996-1-1:1998.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.39 - Stima orientativa della resistenza caratteristica a flessione fuori del
piano per elementi in laterizio e malta a composizione prescritta
3.5.4.5 Moduli di elasticit (E, G)
Poich il comportamento tensioni deformazioni della muratura si scosta, in
modo sensibile, dal comportamento lineare, per la determinazione dei moduli di
elasticit normale e tangenziale, si fa riferimento al valore secante allorigine dei
diagrammi
_
e
_
.
In sede di progetto, in mancanza di determinazione sperimentale, nei calcoli
possono essere assunti i seguenti valori:
a) modulo di elasticit normale secante E:
E = 1.000 f
k
(3.59)
b) modulo di elasticit tangenziale secante G:
G = 0,4 E = 400 f
k
(3.60)
3.5.5 RESISTENZE DI PROGETTO
Nel calcolo strutturale delle murature portanti, al fine delle verifiche, non ven-
gono utilizzate le grandezze caratteristiche sperimentali o stimate, come definite
ai paragrafi precedenti, bens quelle di progetto: f
d
, f
vd
(a volte dette anche resi-
stenze di calcolo). In pratica il valore caratteristico (sperimentale o stimato) viene
suddiviso mediante lutilizzo di un coefficiente
M
(dove il pedice M sta per mate-
riale). Il DM 14.01.08 al paragrafo 4.5.6.1 cos le definisce
Le resistenze di progetto da impiegare, rispettivamente, per le verifiche a compressione,
pressoflessione e a carichi concentrati (f
d
), e a taglio (f
vd
) valgono:
fd = fk /
M
(3.61)
[NTC 4.5.2]
fvd = fvk /
M
(3.62)
[NTC 4.5.3]
dove
Resistenza caratteristica a flessione fuori del piano
Resistenza Tipo di malta
(daN/cm
2
) M12 M5-M8 M2,5
f
zMk
11 9 8
f
xMk
4 3 2,5
ESEMPIO 3.11
Determinare il modulo di elasticit normale e tangenziale della muratura di cui
allesempio precedente.
E = 1.000 f
k
= 1.000 x 4,5 N/mm
2
= 4.500 N/mm
2
G = 0,4 E = 0,4 x 4.500 N/mm
2
= 1.800 N/mm
2
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
f
k
la resistenza caratteristica a compressione della muratura;
f
vk
la resistenza caratteristica a taglio della muratura in presenza delle effettive tensioni
di compressione, valutata con
f
vk
= f
vko
+ 0,4
n
(3.63)
[NTC 4.5.4]
in cui
f
vk0
definita al 3.5.4.2 e
n
la tensione normale media dovuta ai carichi verticali
agenti sulla sezione di verifica;

M
il coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza a compressione della muratura, comprensivo
delle incertezze di modello e di geometria, fornito dalla Tabella 3.40, in funzione delle classi di ese-
cuzione
(14)
, e a seconda che gli elementi resistenti utilizzati siano di Categoria I o di Categoria II.
Tabella 3.40 - Valori del coefficiente
M
in funzione della classe di esecuzione e
della categoria degli elementi resistenti
(14)
Per la definizione della classe di esecuzione si veda 3.5.6.
Materiale
Classe di esecuzione
1 2
Muratura con elementi resistenti di categoria I, malta a prestazione garan-
tita
2,0 2,5
Muratura con elementi resistenti di categoria I, malta a composizione
prescritta
2,2 2,7
Muratura con elementi resistenti di categoria II, ogni tipo di malta 2,5 3,0
ESEMPIO 3.12
Determinare le resistenze di progetto f
d
e f
vd
di una muratura di laterizi semi-
pieni di categoria I con f
bk
= 10 N/mm
2
, realizzata con malta M10, e di spessore
pari a 30 cm.
Dalla Tabella 3.35 si evince che f
k
= 5,3 N/mm
2
Adottando una malta a prestazione garantita e una classe di esecuzione 1,
dalla Tabella 3.38 si ha:

M
= 2
Per cui dalla (3.61) si ottiene:
f
d
= f
k
/
M
= 5,3 N/mm
2
/ 2 = 2,65 N/mm
2
Per la determinazione di f
vd
necessario effettuare il calcolo della
n
. Se il
muro caricato con 60 KN/m si ha:

n
= 60 kN/ (1.000 mm x 300 mm) = 0,2 N/mm
2
Per cui, dalla Tabella 3.38 si ha:
f
vk0
= 0,2 N/mm
2
e per la (3.62):
f
vk
= f
vk0
+ 0,4
n
= 0,2 N/mm
2
+ 0,4 x 0,2 N/mm
2
= 0,28 N/mm
2
e finalmente applicando la (3.62)
f
vd
= f
vk
/
M
= 0,28 N/mm
2
/ 2 = 0,14 N/mm
2
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.5.6 LA CLASSE DI ESECUZIONE
La classe di esecuzione una novit introdotta nel 4.5.6.1 del DM e mira
a premiare la qualit di esecuzione delle murature in cantiere. Vengono individuate
2 classi cos definite:
Classe di Esecuzione 2
la classe di minor qualit fra le due previste dal DM 14.01.08. attribuibile
ai cantieri che dispongano delle seguenti peculiarit:
a) disponibilit di specifico personale qualificato e con esperienza, dipen-
dente dallimpresa esecutrice, per la supervisione del lavoro (Capocantiere);
b) disponibilit di specifico personale qualificato e con esperienza, indipendente
dallimpresa esecutrice, per il controllo ispettivo del lavoro (Direttore dei Lavori).
In sostanza trattasi di cantieri ordinari, poich la presenza del Direttore dei
Lavori, nominato dal Committente, ai sensi del DPR 380/01, obbligatoria, e il
Capocantiere, dipendente dallimpresa esecutrice, una figura comunque presente.
Classe di Esecuzione 1
La Classe 1 attribuita qualora sia previsto, oltre ai controlli di cui sopra,
quanto di seguito indicato:
c) controllo e valutazione in loco delle propriet della malta e del calce-
struzzo;
d) dosaggio dei componenti della malta a volume con luso di opportuni
contenitori di misura e controllo delle operazioni di miscelazione o uso di malta
premiscelata certificata dal produttore.
Il tutto riassumibile nella Tabella 3.41.
Tabella 3.41 - Classe di esecuzione del cantiere
La classificazione del cantiere deve essere scelta in fase di progetto dellopera e
non pu essere cambiata durante lesecuzione dei lavori (a meno di non riverificare
i calcoli strutturali). Infatti, come si visto nellEsempio 3.12, essa implica una scelta
da parte del progettista strutturista del parametro relativo al coefficiente di sicurezza

M
. Detta scelta comporta una variazione di questultimo dellordine del 20%: nella
fattispecie le opere che si avvarranno di una Classe di Esecuzione 1 potranno bene-
ficiare di un incremento delle resistenze di progetto, a parit di tutte le altre condizioni,
di circa il 20%. Con ci si pu pervenire ad una riduzione delle sezioni murarie
con conseguente diminuzione dei costi del materiale (mattoni di spessore minore,
minori quantitativi di malta ecc). ovvio che una volta operata detta scelta di con-
duzione del cantiere (Classe di Esecuzione 1) non pi pensabile cambiarla (Classe
di Esecuzione 2), in quanto bisognerebbe verificare nuovamente tutta lopera.
Classe di Esecuzione del
Cantiere
Fattori presenti in Cantiere
1
a) Capocantiere dipendente da Impresa;
b) Direttore dei Lavori nominato dal Committente;
c) controllo e valutazione in loco delle propriet della malta e
del calcestruzzo;
d) dosaggio dei componenti della malta a volume con luso
di opportuni contenitori di misura e controllo delle operazioni
di miscelazione o uso di malta premiscelata certificata dal
produttore.
2
a) Capocantiere dipendente da Impresa;
b) Direttore dei Lavori nominato dal Committente.
3.5.7 SPESSORE MINIMO DELLE MURATURE
Secondo quanto disposto dal DM 14.01.08 lo spessore dei muri portanti non
pu essere inferiore ai valori di Tabella 3.42.
Tabella 3.42 - Spessore minimo t delle murature portanti
Vedremo meglio in seguito che queste indicazioni vanno perlomeno seguite
con attenta cautela, in quanto devono essere compendiate con quelle di una ulteriore
tabella contenuta nel medesimo decreto ma collocata sotto le prescrizioni per le
zone sismiche ( 7.8.1.4 del DM 14.01.08). In questultima, che di seguito riportiamo,
lo spessore minimo espresso in funzione della snellezza convenzionale limite
e delle aperture contenute nella parete medesima.
Nelle parole del DM:
La geometria delle pareti resistenti al sisma, deve rispettare i requisiti della Tabella 4.43, in
cui t indica lo spessore della parete al netto dellintonaco, h
0
laltezza di libera inflessione della
parete, h laltezza massima delle aperture adiacenti la parete, l la lunghezza della parete.
Tabella 3.43 - Requisiti geometrici delle pareti resistenti al sisma
Tipologia t (mm)
Muratura in elementi artificiali pieni ( 15%) 150
Muratura in elementi artificiali semipieni (15% < 45%) 200
Muratura in elementi artificiali forati (45% < 55%) 240
Muratura di pietra squadrata 240
Muratura di pietra listata 400
Muratura di pietra non squadrata 500
Tipologie costruttive t
min
( = h
o
/t)
max
(l/h
3
)
min
Muratura ordinaria, realizzata con elementi in pietra
squadrata
300 mm 10 0,5
Muratura ordinaria, realizzata con elementi artificiali 240 mm 12 0,4
Muratura armata, realizzata con elementi artificiali 240 mm 15 qualsiasi
Muratura ordinaria, realizzata con elementi in pietra
squadrata, in siti ricadenti in zona 3 e 4
240 mm 12 0,3
Muratura realizzata con elementi artificiali semipieni, in
siti ricadenti in zona 4
200 mm 20 0,3
Muratura realizzata con elementi artificiali pieni, in siti
ricadenti in zona 4
150 mm 20 0,3
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
La snellezza convenzionale dunque definita dal rapporto:
= h
0
/ t (3.64)
[NTC 4.5.6]
dove un fattore che tiene conto dellefficacia dei vincoli: pari a 1 per muri
isolati. Nel caso in cui il muro non abbia aperture e sia irrigidito efficacemente
con 2 muri di controventamento di spessore non inferiore a 20 cm, entrambi di
lunghezza L non minore di 0,3 h, e aventi interasse pari ad a, il valore di viene
desunto dalla Tabella 3.44.
Tabella 3.44 - Fattore laterale di vincolo
Se un muro di controventamento ha aperture, si ritiene convenzionalmente
che la sua funzione di irrigidimento possa essere espletata quando lo stipite delle
aperture disti dalla superficie del muro irrigidito almeno 1/5 dellaltezza del muro
stesso; in caso contrario si assume = 1.
Nella lunghezza L del muro di irrigidimento si intende compresa anche met
dello spessore del muro irrigidito.
3.5.8 CONFRONTO CON LA VECCHIA NORMATIVA (DM 20.11.1987)
Nel DM 20.11.1987 le verifiche potevano essere eseguite con il metodo delle
tensioni ammissibili. La resistenza caratteristica delle murature era dedotta dalle
seguenti Tabelle.
Tabella 3.45 - Valore della f
k
per murature in elementi artificiali pieni e semipieni
(laterizi e blocchi in calcestruzzo)
h/a
h/a 0,5 1
0,5 < h/a 1,0 3/2 h/a
1,0 < h/a 1/[1 + (h/a)
2
]
Resistenza
caratteristica a
compressione
f
bk
dellelemento
Tipo di malta
M1 M2 M3 M4
N/mm
2
kgh/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
2.0 20 1.2 12 1.2 12 1.2 12 1.2 12
3.0 30 2.2 22 2.2 22 2.2 22 2.0 20
5.0 50 3.5 35 3.4 34 3.3 33 3.0 30
7.5 75 5.0 50 4.5 45 4.1 41 3.5 35
10.0 100 6.2 62 5.3 53 4.7 47 4.1 41
15.0 150 8.2 82 6.7 67 6.0 60 5.1 51
20.0 200 9.7 97 8.0 80 7.0 70 6.1 61
30.0 300 12.0 120 10.0 100 8.6 86 7.2 72
40.0 400 14.3 143 12.0 120 10.4 104 - -
Tabella 3.46 - Valore della f
k
per murature in elementi naturali di pietra squadrata
Tabella 3.47 - Valore di f
vko
per murature in elementi artificiali in laterizio pieni
e semipieni
Tabella 3.48 - Valore di f
vko
per murature in elementi artificiali in calcestruzzo pieni
e semipieni
Resistenza
caratteristica a
compressione
f
bk
dellelemento
Tipo di malta
M1 M2 M3 M4
N/mm
2
kgh/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
1.5 15 1.0 10 1.0 10 1.0 10 1.0 10
3.0 30 2.2 22 2.2 22 2.2 22 2.0 20
5.0 50 3.5 35 3.4 34 3.3 33 3.0 30
7.5 75 5.0 50 4.5 45 4.1 41 3.5 35
10.0 100 6.2 62 5.3 53 4.7 47 4.1 41
15.0 150 8.2 82 6.7 67 6.0 60 5.1 51
20.0 200 9.7 97 8.0 80 7.0 70 6.1 61
30.0 300 12.0 120 10.0 100 8.6 86 7.2 72
40.0 400 14.3 143 12.0 120 10.4 104 - -
Resistenza caratteristica a
compressione f
bk
dellelemento
Tipo di malta
f
vko
N/mm
2
daN/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
f
bk
15 f
bk
150 M1-M2-M3-M4 0,20 2,0
f
bk
> 15 f
bk
> 150 M1-M2-M3-M4 0,30 3,0
Resistenza caratteristica a
compressione f
bk
dellelemento
Tipo di malta
f
vko
N/mm
2
daN/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
f
bk
3 f
bk
30
M1-M2-M3 0,1 1
M4 0,1 1
f
bk
> 3 f
bk
> 30
M1-M2-M3 0,2 2
M4 0,1 1
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Tabella 3.49 - Valore di f
vko
per murature in pietra naturale squadrata
Per quanto riguarda invece la classificazione delle malte valevano i parametri
indicati in Tabella 3.50.
Tabella 3.50 - Tipi di malta
Malte di diverse proporzioni nella composizione confezionate anche con addi-
tivi, preventivamente sperimentate, potevano essere ritenute equivalenti a quelle
indicate qualora la loro resistenza media a compressione risultava non inferiore
ai valori seguenti:
12 N/mm
2
[120 daN/cm
2
] per lequivalenza alla malta M1
8 N/mm
2
[ 80 daN/cm
2
] per lequivalenza alla malta M2
5 N/mm
2
[ 50 daN/cm
2
] per lequivalenza alla malta M3
2,5 N/mm
2
[ 25 daN/cm
2
] per lequivalenza alla malta M4
Lo spessore minimo delle murature portanti era individuato dalla Tabella 3.51.
Tabella 3.51 - Spessore minimo t delle murature portanti
Resistenza caratteristica a
compressione f
bk
dellelemento
Tipo di malta
f
vko
N/mm
2
daN/cm
2
N/mm
2
daN/cm
2
f
bk
3 f
bk
30
M1-M2-M3 0,1 1
M4 0,1 1
f
bk
> 3 f
bk
> 30
M1-M2-M3 0,2 2
M4 0,1 1
Classe
Tipo di
malta
Composizione
Cemento Calce aerea Calce idraulica Sabbia Pozzolana
M4 Idraulica - - 1 3 -
M4 Pozzolanica - 1 - - 3
M4 Bastarda 1 - 2 9 -
M3 Bastarda 1 - 1 5 -
M2 Cementizia 1 - 0,5 4 -
M1 Cementizia 1 - - 3 -
Tipologia t (mm)
Muratura in elementi artificiali pieni ( 15%) 120
Muratura in elementi artificiali semipieni (15% < 45%) 200
Muratura in elementi artificiali forati (45% < 55%) 250
Muratura di pietra squadrata 240
Muratura di pietra listata 400
Muratura di pietra non squadrata 500
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Per le zone sismiche, la Tabella 3.52, veniva modificata, per le murature in
pietrame listato, dalla seguente (DM 16.02.96 - Norme tecniche per le costruzioni
in zona sismica)
Tabella 3.52 - Spessore dei muri (mm) in pietrame listato in funzione della zona
sismica
Infine, per la determinazione della tensione ammissibile a compressione, il
DM 20.11.87 indicava la seguente espressione:
_

m
= f
k
/5 (3.65)
3.5.9 TIPI DI VERIFICHE PER MURATURE ORDINARIE
(15)
Le NTC indicano non generalmente necessario eseguire le verifiche degli
stati di limite di esercizio (SLE) per le strutture in muratura, e pertanto si procede
considerando la sola combinazione allo stato limite ultimo, nei seguenti stati di
sollecitazione:
1) pressoflessione per carichi laterali (resistenza e stabilit fuori dal piano),
2) pressoflessione nel piano del muro,
3) taglio per azioni nel piano del muro,
4) carichi concentrati.
5) flessione e taglio di travi di accoppiamento.
3.5.9.1 Pressoflessione nel piano del muro
La pressoflessione nel piano del muro avviene a seguito degli effetti delle sol-
lecitazioni accompagnate dal momento M
y
di Figura 3.16.
La verifica a pressoflessione di una sezione di un elemento strutturale si effettua
confrontando il momento agente di calcolo M
d
con il momento ultimo resistente
M
u
calcolato assumendo la muratura non reagente a trazione ed una opportuna
distribuzione non lineare delle compressioni.
In simboli:
M
u
M
d
(3.66)
(15)
Una trattazione pi approfondita del presente argomento si trova in: Marco Boscolo Bielo,
Costruzioni antisismiche in muratura ordinaria e armata, Legislazione Tecnica, 2011.
Zona sismica
I II III
piano secondo 500 400 400
piano primo 650 400 400
piano cantinato 800 550 550
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Nel caso di una sezione rettangolare tale momento ultimo pu essere calcolato
come:

o
tL
2

o
M
u
=
[
1
]
(3.67)
2 0,85f
d
[NTC 7.8.5]
dove:
M
u
= momento corrispondente al collasso per pressoflessione
L = la lunghezza complessiva della parete (inclusiva della zona tesa)
t = spessore della zona compressa della parete

0
= tensione normale media, riferita allarea totale della sezione (= P/(Lxt), (3.68)
con P forza assiale agente positiva se di compressione).
Se P di trazione, M
u
= 0
f
d
= f
k
/
M
la resistenza a compressione di calcolo della muratura
In caso di analisi statica non lineare, la resistenza a pressoflessione pu essere
calcolata ponendo f
d
pari al valore medio della resistenza a compressione della
muratura:
f
d
= f
m
/
M
(3.69)
Per quanto concerne lo spostamento ultimo a pressoflessione
M,ult
ammessa
la determinazione forfettaria adottando un valore pari allo 0,8% dellaltezza di
calcolo h, in formula:

M,ult
= 0,008 h (3.70)
3.5.9.2 Pressoflessione fuori del piano del muro
Secondo le convenzioni di segno di cui alla Figura 3.16, questo tipo di rottura
avviene per effetto delle sollecitazioni accompagnate dai momenti M
x
ed M
z
. il
caso di muri soggetti ad azioni laterali, come per esempio le azioni del vento o
sismiche. La rottura pu avvenire lungo una giacitura orizzontale e/o verticale
(vedi Figura 3.18). Nel primo caso (Figura 3.18a) pu interessare un intero letto
di malta orizzontale, mentre nel secondo caso (Figura 3.18b), la rottura avviene
alternativamente sui mattoni e sulla malta.
Debbono essere comunque verificate tutte le pareti aventi funzione strutturale,
in particolare quelle portanti carichi verticali, anche quando non considerate resi-
stenti al sisma in base alla Tabella 3.43.
La verifica a rottura fuori del piano pu venire eseguita anche mediante la
(3.67): occorrer in questo caso considerare che lo spessore t equivale alla lunghezza
L e viceversa. Secondo le convenzioni di cui alla Figura 3.16 la verifica deve risultare
dalla seguente disuguaglianza: M
ux
M
Edx
.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.5.9.3 Taglio per azioni nel piano del muro
Anche questo tipo di sollecitazione interessa il piano xz di giacitura del muro
(Figura 3.16) e riguarda le murature atte a contrastare azioni orizzontali in questo
piano. Il taglio nel piano produce due tipi di effetti rappresentati in Figura 3.19:
a) rottura per fessurazione diagonale;
b) rottura per scorrimento.
Figura 3.19 - a) Rottura a taglio per fessurazione diagonale; b) Rottura per scorrimento
La verifica andr eseguita confrontando che lazione tagliante di calcolo V
Ed
sia inferiore al valore resistente a taglio per ciascuno dei due casi: V
tf,d
(rottura
per fessurazione diagonale) o V
ts,d
(rottura per scorrimento).
3.5.9.3.1 Rottura per scorrimento
La resistenza a taglio per scorrimento V
ts,d
di un maschio murario, per azioni
contenute nel piano del muro, viene valutata con la seguente espressione:
V
ts,d
= L x t x f
vd
(3.71)
[NTC 7.8.3]
dove
L = lunghezza della zona compressa della parete in muratura;
t = spessore della parete;
f
vd
= f
vk
/
M
(resistenza di progetto a taglio)
La resistenza caratteristica a taglio in presenza di sforzo normale f
vk
stata
trattata nel 3.5.4.3 (f
vk
= f
vk0
+ 0,4
n
). In questo tipo di verifica la tensione
normale media
n
, derivante dallo sforzo normale, deve essere calcolata sullarea
compressa della parete che misura L x t, ovvero

n
= N / (L x t) (3.72)

Il valore di f
vk
non pu comunque superare 1,4 f
bk
, essendo f
bk
il valore della
resistenza caratteristica dei mattoni nella direzione orizzontale della forza di taglio,
n comunque pu superare 1,5 N/mm
2
.
In caso di analisi statica non lineare (pushover), la resistenza a taglio pu
essere calcolata ponendo:
f
vd
= f
vm0
+ 0,4
n
(3.72)
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
con
f
vm0
= resistenza media a taglio della muratura che in assenza di determinazione
diretta si pu porre
f
vm0
= f
vk0
/ 0,7 (3.73)
Il valore di f
vd
, sempre nel caso di analisi statica non lineare, non pu comunque
essere maggiore di 2,0 f
bk
n maggiore di 2,2 MPa (22 daN/cm
2
).
Per la determinazione di L, ovvero delleventuale sezione parzializzata del muro
si tenga presente che:
a) se la risultante dello sforzo normale sul paramento murario interno
alnocciolo centrale di inerzia, la sezione sempre compressa e pertanto L = L;
b) se invece esterna al nocciolo centrale dinerzia allora la sezione si par-
zializza.
3.5.9.3.2 Rottura per fessurazione diagonale
La resistenza a taglio per rottura per fessurazione diagonale V
tf,d
di un maschio
murario, per azioni contenute nel piano del muro, pu essere valutata con la
seguente espressione:

f
td

0
V
tf,d
= L x t x

1 + (3.74)
b f
td
[C8.7.1.1]
dove
L = lunghezza del muro;
t = spessore del muro;
f
td
= resistenza a trazione per fessurazione diagonale che pu essere assunta
pari a 1,5
0d
con
0d
valore di calcolo della resistenza a taglio della muratura
(16)
;

0
= tensione normale media riferita allarea totale della sezione del maschio
murario uguale a P/ (L x t) con P forza assiale agente nel pannello positiva se
di compressione;
b = coefficiente correttivo legato agli sforzi sulla sezione, dipendente dalla
snellezza della parete. Si pu assumere b = H / L, e comunque 1 < b < 1,5 con
H = altezza del pannello murario;
Ai fini della verifica, nello spirito degli stati limite, dovr risultare verificata
la seguente disuguaglianza:
V
Ed
V
tf,d
(3.75)
dove V
Ed
il valore del taglio massimo di progetto desunto dalla combinazione
di carico per lo SLU, mentre V
tf,d
il valore della sollecitazione resistenze di
taglio per scorrimento del paramento murario.
(16)
Nel caso in cui tale parametro sia desunto da prove di compressione diagonale, la resistenza
a trazione per fessurazione diagonale f
t
si assume pari al carico diagonale di rottura diviso per
due volte la sezione media del pannello sperimentato valutata come t (L+H)/2, con t, L e H rispet-
tivamente spessore, base e altezza del pannello.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
3.5.9.3.3 Spostamento ultimo a taglio
Lo spostamento ultimo pu essere assunto pari a:

T,ult
= 0,4% H = 0,004 H (3.76)
dove H laltezza del pannello (o linterpiano).
3.5.9.4 Rottura per conseguenza di applicazione di carichi concentrati
Questo tipo di rottura pu avvenire ad esempio nelle zone di appoggio di travi
fortemente caricate. In questo caso occorre effettuare una verifica locale. opportuno
che lappoggio di carichi concentrati avvenga per interposizione di un idoneo elemento
in grado di ripartire le tensioni, come ad esempio pu essere un cordolo di calcestruzzo
armato sopra al quale appoggiare la trave. In tal caso lelemento in calcestruzzo
armato non dovr avere altezza inferiore a 20 cm e di larghezza pari ad almeno 3
volte quella di appoggio del carico. La verifica viene eseguita mediante la segunte

n
= 1,5 N / A
rip
f
d
(3.77)
dove
N = carico concentrato (non amplificato con
F
)
A
rip
= area immediatamente sottostante alla trave di ripartizione in c.a.
f
d
= resistenza di progetto
3.5.9.5 Flessione e taglio su travi di accoppiamento in muratura
Per quanto concerne le travi di accoppiamento in muratura, largomento verr
approfondito al 5.8. Per il momento precisiamo che esse interessano le zone
tratteggiate di collegamento tra i maschi murari di cui alla Figura 5.33b. La loro
verifica va eseguita qualora si tenga conto del loro contributo in termini di rigidezza
sul sistema strutturale globale.
In presenza di azione assiale orizzontale nota, la verifica viene effettuata in
analogia a quanto previsto per i pannelli murari verticali.
Qualora lazione assiale non sia nota dal modello di calcolo (ad es. quando
lanalisi svolta su modelli a telaio con lipotesi di solai infinitamente rigidi nel
piano), ma siano presenti, in prossimit della trave in muratura, elementi orizzontali
dotati di resistenza a trazione (catene, cordoli), i valori delle resistenze possono
essere assunti non superiori ai valori di seguito riportati ed associati ai meccanismi
di rottura per taglio o per pressoflessione.
La resistenza a taglio V
tt,d
di travi di accoppiamento in muratura ordinaria in
presenza di un cordolo di piano o di un architrave resistente a flessione efficacemente
ammorsato alle estremit, pu essere calcolata in modo semplificato come:
V
tt,d
= h
t
x t x f
vd0
(3.78)
in cui:
h
t
= altezza della muratura costituente la trave di accoppiamento
t = spessore della trave di accoppiamento
f
vd0
= f
vk0
/
M
resistenza di calcolo a taglio in assenza di compressione
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Il massimo momento resistente, associato al meccanismo di pressoflessione,
sempre in presenza di elementi orizzontali resistenti a trazione in grado di equi-
librare una compressione orizzontale nelle travi in muratura, pu essere valutato
come:
M
u
= H
p
x h
t
/2 [1
_
H
p
/ (0,85 f
hd
x h
t
x t)] (3.79)
con
H
p
= valore minimo fra la resistenza a trazione dellelemento teso disposto
orizzontalmente e il valore 0,4 f
hd
h
t
t
f
hd
= f
hk
/
M
resistenza di calcolo a compressione della muratura in direzione
orizzontale (nel piano della parete). In caso di analisi statica lineare pu porsi
eguale al valore medio f
hd
= f
hm
La resistenza a taglio V
p
, associata a tale meccanismo, pu essere calcolata
come
V
p
= 2 M
u
/ L (3.80)
dove L la luce libera della trave in muratura.
Il valore della resistenza a taglio per lelemento trave in muratura ordinaria
assunto pari al minimo tra V
tt,d
e V
p
.
Capitolo 3 - MATERIALI DA COSTRUZIONE
Capitolo 4
LIVELLI DI CONOSCENZA E
FATTORI DI CONFIDENZA
4.1 GENERALIT
Abbiamo gi evidenziato la differenza esistente per la determinazione dei para-
metri meccanici dei materiali nei fabbricati esistenti rispetto a quelli nuovi, che
consiste nellapplicare nella (3.1) il coefficiente numerico FC desunto da una analisi
dello stato della costruzione, arrivando alla (3.2). Lanalisi di un fabbricato esistente
si basa sostanzialmente su:
a) verifiche visive in situ;
b) reperimento di documentazione disponibile;
c) indagini sperimentali.
indubbio che il primo punto quello immediatamente constatabile dal pro-
gettista, il quale, in ragione di opportuni sopralluoghi, si fa unidea dello stato
dei materiali e del loro eventuale degrado. In secondo luogo, la ricerca di docu-
mentazione afferente alla costruzione pu indirizzarsi verso eventuali disegni, rela-
zioni di calcolo, depositi di atti presso enti competenti ecc.. Infine, le indagini
sperimentali sui materiali, eseguite in laboratorio su campioni estratti (qualora
possibile) o in situ, secondo le modalit che saranno ampiamente discusse al Capi-
tolo 6, potranno dare le necessarie conoscenze in ordine ai parametri meccanici
degli stessi.
Le NTC cos delineano, dal punto di vista generale, la situazione.
Per conseguire unadeguata conoscenza delle caratteristiche dei materiali e del loro degrado,
ci si baser su documentazione gi disponibile, su verifiche visive in situ e su indagini sperimentali.
Le indagini dovranno essere motivate, per tipo e quantit, dal loro effettivo uso nelle verifiche;
nel caso di beni culturali e nel recupero di centri storici, dovr esserne considerato limpatto
in termini di conservazione del bene. I valori delle resistenze meccaniche dei materiali vengono
valutati sulla base delle prove effettuate sulla struttura e prescindono dalle classi discretizzate
previste nelle norme per le nuove costruzioni.
(1)
Le discretizzazioni sulle quali si basano le classificazioni dei nuovi materiali
sono quelle relatve alle Tabelle 3.1 e 3.2 per lacciaio strutturale; 3.8 e 3.9 per le
bullonerie; 3.11 per il calcestruzzo; 3.13 per le barre darmo; 3.22, 3.23 e 3.25
per il legno strutturale; 3.32 per le malte; 3.34, 3.35 per quanto riguarda i laterizi.
evidente che per materiali utilizzati in passato e, magari, in epoche diverse,
per una stessa costruzione, dette classificazioni potrebbero non avere una stretta
corrispondenza e, qualche volta, nemmeno significato. Pertanto la norma rimanda
il tecnico allutilizzo dei parametri meccanici desunti dalle prove o stimati in modo
tabellare.
(1)
NTC 8.5.3.
4.2 ANALISI STORICO-CRITICA
Le NTC definiscono analisi storico-critica una delle fasi relative alla rico-
gnizione degli elementi necessari alla definizione dei parametri meccanici dei mate-
riali e del modello strutturale che definisce la costruzione.
Essa dovrebbe mirare ad una ricostruzione storica degli eventi che hanno carat-
terizzato la vita del fabbricato, ad esempio: se abbia o meno subito delle alterazioni
rispetto alla sua concezione-configurazione originaria, se vi siano stati fatti degli
ampliamenti o, al contrario, riduzioni della mole, ecc.. Questi sono infatti gli aspetti
essenziali e determinanti che interessano il punto di vista strutturale. Variazioni
o modifiche di ordine formale, non influenti sul comportamento statico, sono senza
dubbio meno significativi e fanno parte di altri tipi di discipline.
Nelle parole della norma, lanalisi storica-critica viene cos delineata:
Ai fini di una corretta individuazione del sistema strutturale esistente e del suo stato di
sollecitazione importante ricostruire il processo di realizzazione e le successive modificazioni
subite nel tempo dal manufatto, nonch gli eventi che lo hanno interessato.
(2)
La Circolare ha inoltre aggiunto quanto segue:
Generalmente, quando si trattano costruzioni esistenti, pu essere difficile disporre dei disegni
originali di progetto necessari a ricostruirne la storia progettuale e costruttiva. Per le costruzioni,
e in particolare per gli edifici a valenza culturale, storico-architettonica, talvolta possibile, attra-
verso una ricerca archivistica, raccogliere una documentazione sufficientemente completa sulla
loro storia edificatoria per ricostruire ed interpretare le diverse fasi edilizie.
In ogni caso, soprattutto nel caso di edifici in muratura, sia in assenza sia in presenza di
documentazione parziale, prima di procedere alle indispensabili operazioni di rilevo geometrico,
opportuno svolgere delle considerazioni sullo sviluppo storico del quartiere in cui ledificio
situato (a meno che si tratti di edifici isolati), basandosi su testi specialistici, cercando di acquisire
informazioni sugli aspetti urbanistici e storici che ne hanno condizionato e guidato lo sviluppo,
con particolare riferimento agli aspetti di interesse per ledificio in esame.
La ricostruzione della storia edificatoria delledificio, o della costruzione pi in generale,
consentir anche di verificare quanti e quali terremoti esso abbia subto in passato. Questo sorta
di valutazione sperimentale della vulnerabilit sismica delledificio rispetto ai terremoti passati
di notevole utilit, perch consente di valutarne il funzionamento, a patto che la sua configurazione
strutturale e le caratteristiche dei materiali costruttivi non siano stati, nel frattempo, modificati
in maniera significativa.
Sulla base dei dati raccolti nella fase di ricerca storica, si possono trarre conclusioni di
tipo operativo per la modellazione meccanica globale delledificio.
(3)
Per quanto riguarda la parte relativa alla verifica di quanti e quali terremoti
possa avere subito un fabbricato esistente nel corso della sua esistenza, e anche
per quanto concerne la conseguente valutazione degli effetti che questi abbiano
potuto produrre, si ritiene sar difficile per il tecnico addivenire a significative e
attendibili conclusioni. Ci dovuto al fatto che, se gi arduo, ottenere docu-
mentazione attendibile per quanto concerne aspetti molto pi semplici ed elemen-
tari, figuriamoci se ci pu essere possibile per i terremoti.
(2)
NTC 8.5.1.
(3)
Circ. C.8.5.1.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
4.3 RILIEVO STRUTTURALE
Anche per quanto concerne la fase del rilievo le NTC offrono una panoramica
delle attivit che il tecnico chiamato a svolgere.
Il rilievo geometrico-strutturale dovr essere riferito sia alla geometria complessiva dellor-
ganismo che a quella degli elementi costruttivi, comprendendo i rapporti con le eventuali strutture
in aderenza. Nel rilievo dovranno essere rappresentate le modificazioni intervenute nel tempo,
come desunte dallanalisi storico-critica.
Il rilievo deve individuare lorganismo resistente della costruzione, tenendo anche presente
la qualit e lo stato di conservazione dei materiali e degli elementi costitutivi.
Dovranno altres essere rilevati i dissesti, in atto o stabilizzati, ponendo particolare attenzione
allindividuazione dei quadri fessurativi e dei meccanismi di danno.
(4)
evidente, anche in questo caso, che le finalit del rilievo sono di tipo strut-
turale. indispensabile che il rilievo sia condotto da persona esperta e qualificata.
Ho avuto modo di riscontrare che molti rilievi, probabilmente eseguiti per altre
finalit e/o senza la consapevolezza e la forma mentis dello strutturista, sono
poco significativi se non, addirittura, del tutto inutili. bene avere chiaro quali
siano gli elementi portanti e quelli portati. bene sapere se un dato spessore di
un paramento murario sia o meno dovuto ad una doppia parete, di cui una sia
stata, ad esempio, costruita in epoca successiva e magari inefficace nel contributo
statico di certe azioni. Per questi motivi, il rilievo strutturale, va quasi sempre
accompagnato da altre indagini, pi o meno complesse, che debbono essere eseguite
contemporaneamente.
La Circolare ha infatti evidenziato che:
Un passo fondamentale nellacquisizione dei dati necessari a mettere a punto un modello
di calcolo accurato di un edificio esistente costituito dalle operazioni di rilievo della geometria
strutturale. Il rilievo si compone di un insieme di procedure relazionate e mirate alla conoscenza
della geometria esterna delle strutture e dei dettagli costruttivi. Questi ultimi possono essere
occultati alla vista (ad esempio disposizione delle armature nelle strutture in c.a.) e possono
richiedere rilievi a campione e valutazioni estensive per analogia. Si noti che, mentre per gli
altri due aspetti che determinano il livello di conoscenza (dettagli costruttivi e propriet dei
materiali) si accettano crescenti livelli di approfondimento dellindagine, per la geometria esterna,
si richiede che il rilievo sia compiuto in maniera quanto pi completa e dettagliata possibile, ai
fini della definizione del modello strutturale necessario alla valutazione della sicurezza per le
azioni prese in esame.
La rappresentazione dei risultati del rilievo dovr essere effettuata attraverso piante, prospetti
e sezioni, oltre che con particolari costruttivi di dettaglio.
(5)
(4)
NTC 8.5.2.
(5)
Circ. C8.5.2.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
4.4 DETERMINAZIONE DEL LIVELLI DI CONOSCENZA
In relazione agli approfondimenti effettuate mediante le indagini conoscitive ,di
cui si detto nei precedenti paragrafi, vengono individuati specifici livelli di cono-
scenza LC dei diversi parametri coinvolti nel modello strutturale in conseguenza
dei quali sono attribuiti i fattori di confidenza FC. Questi ultimi vanno utilizzati
come ulteriori coefficienti parziali di sicurezza nella (3.2). Dal punto di vista concettuale
tengono conto delle eventuali carenze nella conoscenza dei parametri del modello.
La Circolare 617/09 ha differenziato lillustrazione delle procedure a seconda che
si tratti di costruzioni in muratura e costruzioni in calcestruzzo armato e/o acciaio.
4.4.1 COSTRUZIONI IN MURATURA
4.4.1.1 Geometria (Circ. C8A.1.A.1)
La conoscenza della geometria strutturale di edifici esistenti in muratura deriva di regola
dalle operazioni di rilievo. Tali operazioni comprendono il rilievo, piano per piano, di tutti gli
elementi in muratura, incluse eventuali nicchie, cavit, canne fumarie, il rilievo delle volte (spessore
e profilo), dei solai e della copertura (tipologia e orditura), delle scale (tipologia strutturale), la
individuazione dei carichi gravanti su ogni elemento di parete e la tipologia delle fondazioni. La
rappresentazione dei risultati del rilevo viene effettuata attraverso piante, alzati e sezioni.
Viene inoltre rilevato e rappresentato leventuale quadro fessurativo, classificando possibil-
mente ciascuna lesione secondo la tipologia del meccanismo associato (distacco, rotazione, scor-
rimento, spostamenti fuori del piano, etc.), e deformativo (evidenti fuori piombo, rigonfiamenti,
depressioni nelle volte, etc.). La finalit di consentire, nella successiva fase diagnostica, lin-
dividuazione dellorigine e delle possibili evoluzioni delle problematiche strutturali delledificio.
4.4.1.2 Dettagli Costruttivi (Circ. C8A.1.A.2)
I dettagli costruttivi da esaminare sono relativi ai seguenti elementi:
a) qualit del collegamento tra pareti verticali;
b) qualit del collegamento tra orizzontamenti e pareti ed eventuale presenza di cordoli
di piano o di altri dispositivi di collegamento;
c) esistenza di architravi strutturalmente efficienti al di sopra delle aperture;
d) presenza di elementi strutturalmente efficienti atti ad eliminare le spinte eventualmente
presenti;
e) presenza di elementi, anche non strutturali, ad elevata vulnerabilit;
f) tipologia della muratura (a un paramento, a due o pi paramenti, con o senza riem-
pimento a sacco, con o senza collegamenti trasversali, etc.), e sue caratteristiche costruttive
(eseguita in mattoni o in pietra, regolare, irregolare, etc.).
Si distinguono:
Verifiche in-situ limitate: sono basate su rilievi di tipo visivo effettuati ricorrendo,
generalmente, a rimozione dellintonaco e saggi nella muratura che consentano di esaminarne
le caratteristiche sia in superficie che nello spessore murario, e di ammorsamento tra muri orto-
gonali e dei solai nelle pareti. I dettagli costruttivi di cui ai punti a) e b) possono essere valutati
anche sulla base di una conoscenza appropriata delle tipologie dei solai e della muratura. In
assenza di un rilievo diretto, o di dati sufficientemente attendibili, opportuno assumere, nelle
successive fasi di modellazione, analisi e verifiche, le ipotesi pi cautelative.
Verifiche in-situ estese ed esaustive: sono basate su rilievi di tipo visivo, effettuati ricorrendo,
generalmente, a saggi nella muratura che consentano di esaminarne le caratteristiche sia in superficie
che nello spessore murario, e di ammorsamento tra muri ortogonali e dei solai nelle pareti. Lesame
degli elementi di cui ai punti da a) ad f) opportuno sia esteso in modo sistematico allintero edificio.
4.4.1.3 Propriet dei materiali (Circ. C8A.1.A.3)
Particolare attenzione riservata alla valutazione della qualit muraria, con riferimento agli
aspetti legati al rispetto o meno della regola dellarte.
Lesame della qualit muraria e leventuale valutazione sperimentale delle caratteristiche mec-
caniche hanno come finalit principale quella di stabilire se la muratura in esame capace di
un comportamento strutturale idoneo a sostenere le azioni statiche e dinamiche prevedibili per
ledificio in oggetto, tenuto conto delle categorie di suolo, opportunamente identificate, secondo
quanto indicato al 3.2.2 delle NTC.
Di particolare importanza risulta la presenza o meno di elementi di collegamento trasversali
(es. diatoni), la forma, tipologia e dimensione degli elementi, la tessitura, lorizzontalit delle
giaciture, il regolare sfalsamento dei giunti, la qualit e consistenza della malta.
Di rilievo risulta anche la caratterizzazione di malte (tipo di legante, tipo di aggregato, rapporto
legante/aggregato, livello di carbonatazione), e di pietre e/o mattoni (caratteristiche fisiche e mec-
caniche) mediante prove sperimentali. Malte e pietre sono prelevate in situ, avendo cura di
prelevare le malte allinterno (ad almeno 5-6 cm di profondit nello spessore murario).
Si distinguono:
Indagini in-situ limitate: servono a completare le informazioni sulle propriet dei mate-
riali ottenute dalla letteratura, o dalle regole in vigore allepoca della costruzione, e per individuare
la tipologia della muratura (in Tabella C8A.2.1 sono riportate alcune tipologie pi ricorrenti).
Sono basate su esami visivi della superficie muraria. Tali esami visivi sono condotti dopo la
rimozione di una zona di intonaco di almeno 1m x 1m, al fine di individuare forma e dimensione
dei blocchi di cui costituita, eseguita preferibilmente in corrispondenza degli angoli, al fine di
verificare anche le ammorsature tra le pareti murarie. da valutare, anche in maniera approssimata,
la compattezza della malta. Importante anche valutare la capacit degli elementi murari di
assumere un comportamento monolitico in presenza delle azioni, tenendo conto della qualit
della connessione interna e trasversale attraverso saggi localizzati, che interessino lo spessore
murario.
Indagini in-situ estese: le indagini di cui al punto precedente sono effettuate in maniera
estesa e sistematica, con saggi superficiali ed interni per ogni tipo di muratura presente. Prove
con martinetto piatto doppio e prove di caratterizzazione della malta (tipo di legante, tipo di
aggregato, rapporto legante/aggregato, etc.), e eventualmente di pietre e/o mattoni (caratteristiche
fisiche e meccaniche) consentono di individuare la tipologia della muratura (si veda la Tabella
C8A.2.1 per le tipologie pi ricorrenti). opportuna una prova per ogni tipo di muratura presente.
Metodi di prova non distruttivi (prove soniche, prove sclerometriche, penetrometriche per la
malta, etc.) possono essere impiegati a complemento delle prove richieste. Qualora esista una
chiara, comprovata corrispondenza tipologica per materiali, pezzatura dei conci, dettagli costruttivi,
in sostituzione delle prove sulla costruzione oggetto di studio possono essere utilizzate prove
eseguite su altre costruzioni presenti nella stessa zona. Le Regioni potranno, tenendo conto
delle specificit costruttive del proprio territorio, definire zone omogenee a cui riferirsi a tal fine.
Indagini in-situ esaustive: servono per ottenere informazioni quantitative sulla resistenza
del materiale. In aggiunta alle verifiche visive,ai saggi interni ed alle prove di cui ai punti precedenti,
si effettua una ulteriore serie di prove sperimentali che, per numero e qualit, siano tali da con-
sentire di valutare le caratteristiche meccaniche della muratura. La misura delle caratteristiche
meccaniche della muratura si ottiene mediante esecuzione di prove, in situ o in laboratorio (su
elementi non disturbati prelevati dalle strutture delledificio). Le prove possono in generale com-
prendere prove di compressione diagonale su pannelli o prove combinate di compressione verticale
e taglio. Metodi di prova non distruttivi possono essere impiegati in combinazione, ma non in
completa sostituzione di quelli sopra descritti. Qualora esista una chiara, comprovata corrispon-
denza tipologica per materiali, pezzatura dei conci, dettagli costruttivi, in sostituzione delle prove
sulla costruzione oggetto di studio possono essere utilizzate prove eseguite su altre costruzioni
presenti nella stessa zona. Le Regioni potranno, tenendo conto delle specificit costruttive del
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
proprio territorio, definire zone omogenee a cui riferirsi a tal fine.
I risultati delle prove sono esaminati e considerati nellambito di un quadro di riferimento
tipologico generale, che tenga conto dei risultati delle prove sperimentali disponibili in letteratura
sino a quel momento per le tipologie murarie in oggetto e che consenta di valutare, anche in
termini statistici, la effettiva rappresentativit dei valori trovati. I risultati delle prove sono utilizzati
in combinazione con quanto riportato nella Tabella C8A.2.1, secondo quanto riportato al
C8A.1.A.4 (ovvero il paragrafo successivo N. d. A.).
4.4.1.4 Livelli di conoscenza (Circ. C8A.1.A.4)
Con riferimento al livello di conoscenza acquisito, si possono definire i valori medi dei
parametri meccanici ed i fattori di confidenza secondo quanto segue:
il livello di conoscenza LC3 si intende raggiunto quando siano stati effettuati il rilievo
geometrico, verifiche in situ estese ed esaustive sui dettagli costruttivi, indagini in situ esaustive
sulle propriet dei materiali; il corrispondente fattore di confidenza FC=1;
il livello di conoscenza LC2 si intende raggiunto quando siano stati effettuati il rilievo
geometrico, verifiche in situ estese ed esaustive sui dettagli costruttivi ed indagini in situ estese
sulle propriet dei materiali; il corrispondente fattore di confidenza FC=1,2;
il livello di conoscenza LC1 si intende raggiunto quando siano stati effettuati il rilievo
geometrico, verifiche in situ limitate sui dettagli costruttivi ed indagini in situ limitate sulle propriet
dei materiali; il corrispondente fattore di confidenza FC=1,35.
Per i diversi livelli di conoscenza, per ogni tipologia muraria, i valori medi dei parametri
meccanici possono essere definiti come segue:
LC1
Resistenze: i minimi degli intervalli riportati in Tabella C8A.2.1 per la tipologia muraria
in considerazione;
Moduli elastici: i valori medi degli intervalli riportati nella tabella suddetta.
LC2
Resistenze: medie degli intervalli riportati in Tabella C8A.2.1 per la tipologia muraria
in considerazione;
Moduli elastici: valori medi degli intervalli riportati nella tabella suddetta.
LC3
caso a), nel caso siano disponibili tre o pi valori sperimentali di resistenza:
Resistenze: media dei risultati delle prove;
Moduli elastici: media delle prove o valori medi degli intervalli riportati nella Tabella
C8A.2.1 per la tipologia muraria in considerazione.
caso b), nel caso siano disponibili due valori sperimentali di resistenza:
Resistenze: se il valore medio delle resistenze compreso nellintervallo riportato nella
Tabella C8A.2.1 per la tipologia muraria in considerazione si assumer il valore medio dellintervallo,
se maggiore dellestremo superiore dellintervallo si assume questultimo come resistenza, se
inferiore al minimo dellintervallo, si utilizza come valore medio il valore medio sperimentale;
Moduli elastici: vale quanto indicato per il caso LC3 caso a).
caso c), nel caso sia disponibile un valore sperimentale di resistenza:
Resistenze: se il valore di resistenza compreso nellintervallo riportato nella Tabella
C8A.2.1 per la tipologia muraria in considerazione, oppure superiore, si assume il valore medio
dellintervallo, se il valore di resistenza inferiore al minimo dellintervallo, si utilizza come
valore medio il valore sperimentale;
Moduli elastici: vale quanto indicato per il caso LC3 caso a).
La relazione tra livelli di conoscenza e fattori di confidenza sintetizzata nella Tabella 4.1.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Tabella 4.1 - Livelli di conoscenza in funzione dellinformazione disponibile e conseguenti valori
dei fattori di confidenza per edifici in muratura
Livello di
Conoscenza
Geometria
Dettagli
costruttivi
Propriet dei materiali
Metodi di
analisi
FC
LC1
Rilievo mura-
tura, volte,
solai, scale.
Individuazione
carichi gravanti
su ogni ele-
mento di pa-
rete.
Individuazione
tipologia fonda-
zioni.
Rilievo even-
tuale quadro
fessurativo e
deformativo.
verifiche in
situ limitate
Indagini in situ limitate
Resistenza: valore minimo di
Tabella C8A.2.1
Modulo elastico: valore medio
intervallo di Tabella C8A.2.1
Tutti
1.35
LC2
verifiche in
situ estese
ed esaustive
Indagini in situ estese
Resistenza: valore medio inter-
vallo di Tabella C8A.2.1
Modulo elastico: media delle
prove o valore medio intervallo
di Tabella C8A.2.1
1.20
LC3
Indagini in situ esaustive
- caso a) (disponibili 3 o pi va-
lori sperimentali di resistenza)
Resistenza: media dei risultati
delle prove
Modulo elastico: media delle
prove o valore medio intervallo
di Tabella C8A.2.1
- caso b) (disponibili 2 valori
sperimentali di resistenza)
Resistenza: se valore medio
sperimentale compreso in inter-
vallo di Tabella C8A.2.1, valore
medio dellintervallo di Tabella
C8A.2.1; se valore medio speri-
mentale maggiore di estremo
superiore intervallo, questul-
timo;
se valore medio sperimentale
inferiore al minimo dellinter-
vallo, valore medio sperimen-
tale.
Modulo elastico: come LC3 -
caso a).
- caso c) (disponibile 1 valore
sperimentale di resistenza)
Resistenza: se valore speri-
mentale compreso in intervallo
di Tabella C8A.2.1, oppure su-
periore, valore medio dellinter-
vallo;
se valore sperimentale inferiore
al minimo dellintervallo, valore
sperimentale.
Modulo elastico: come LC3 -
caso a).
1.00
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
4.4.1.5 Tipologie e relativi parametri meccanici (Circ. C.8.2.A)
Nella Tabella 4.2 (nel DM la Tabella C8A.2.1, cfr. anche Appendice D - N.d.A.) sono
indicati i valori di riferimento che possono essere adottati nelle analisi, secondo quanto indicato
al C8A.1.A.4 (in questo testo il paragrafo precedente - N.d.A.) in funzione del livello di
conoscenza acquisito.
Il riconoscimento della tipologia muraria condotto attraverso un dettagliato rilievo degli
aspetti costruttivi ( 4.4.1.2 - N.d.A.). noto che la muratura presenta, a scala nazionale, una
notevole variet per tecniche costruttive e materiali impiegati ed un inquadramento in tipologie
precostituite pu risultare problematico. I moduli di elasticit normale E e tangenziale G sono
da considerarsi relativi a condizioni non fessurate, per cui le rigidezze dovranno essere oppor-
tunamente ridotte.
Tabella 4.2 - Valori di riferimento dei parametri meccanici (minimi e massimi) e peso specifico
medio per diverse tipologie di muratura, riferiti alle seguenti condizioni: malta di
caratteristiche scarse, assenza di ricorsi (listature), paramenti semplicemente acco
stati o mal collegati, muratura non consolidata, tessitura (nel caso di elementi
regolari) a regola darte; f
m
= resistenza media a compressione della muratura,

0
= resistenza media a taglio della muratura, E = valore medio del modulo di
elasticit normale, G = valore medio del modulo di elasticit tangenziale, w = peso
specifico medio della muratura
Tipologia di muratura
F
m
(N/cm)
t
0
(N/cm)
E
(N/mm)
G
(N/mm)
W
(kN/m)
min-max min-max min-max min-max
Muratura in pietrame disordinata
(ciottoli, pietre erratiche e irregolari)
100
180
2,0
3,2
690
1050
230
350
19
Muratura a conci sbozzati, con paramento di limitato
spessore e nucleo interno
200
300
3,5
5,1
1020
1440
340
480
20
Muratura in pietre a spacco con buona tessitura
260
380
5,6
7,4
1500
1980
500
660
21
Muratura a conci di pietra tenera (tufo, calcarenite,
ecc.)
140
240
2,8
4,2
900
1260
300
420
16
Muratura a blocchi lapidei squadrati
600
800
9,0
12,0
2400
3200
780
940
22
Muratura in mattoni pieni e malta di calce
240
400
6,0
9,2
1200
1800
400
600
18
Muratura in mattoni semipieni con malta cementizia
(es.: doppio UNI foratura 40%)
500
800
24
32
3500
5600
875
1400
15
Muratura in blocchi laterizi semipieni (perc. foratura
< 45%)
400
600
30,0
40,0
3600
5400
1080
1620
12
Muratura in blocchi laterizi semipieni, con giunti ver-
ticali a secco (perc. foratura < 45%)
300
400
10,0
13,0
2700
3600
810
1080
11
Muratura in blocchi di calcestruzzo o argilla espansa
(perc. foratura tra 45% e 65%)
150
200
9,5
12,5
1200
1600
300
400
12
Muratura in blocchi di calcestruzzo semipieni (foratura
< 45%)
300
440
18,0
24,0
2400
3520
600
880
14
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Nel caso delle murature storiche, i valori indicati nella Tabella 4.2 (relativamente alle prime
sei tipologie) sono da riferirsi a condizioni di muratura con malta di scadenti caratteristiche,
giunti non particolarmente sottili ed in assenza di ricorsi o listature che, con passo costante,
regolarizzino la tessitura ed in particolare lorizzontalit dei corsi. Inoltre si assume che, per le
murature storiche, queste siano a paramenti scollegati, ovvero manchino sistematici elementi di
connessione trasversale (o di ammorsamento per ingranamento tra i paramenti murari).
I valori indicati per le murature regolari sono relativi a casi in cui la tessitura rispetta la
regola dellarte. Nei casi di tessitura scorretta (giunti verticali non adeguatamente sfalsati, oriz-
zontalit dei filari non rispettata), i valori della tabella devono essere adeguatamente ridotti.
Nel caso in cui la muratura presenti caratteristiche migliori rispetto ai suddetti elementi
di valutazione, le caratteristiche meccaniche saranno ottenute, a partire dai valori di Tabella 4.2,
applicando coefficienti migliorativi fino ai valori indicati nella Tabella 4.3 (nel DM essa la
Tabella C8A.2.2 - N.d.A.), secondo le seguenti modalit:
malta di buone caratteristiche: si applica il coefficiente indicato in Tabella 4.3,
diversificato per le varie tipologie, sia ai parametri di resistenza (f
m
e
0
), sia ai moduli
elastici (E e G);
giunti sottili (< 10 mm): si applica il coefficiente, diversificato per le varie tipologie,
sia ai parametri di resistenza (f
m
e
0
), sia ai moduli elastici (E e G); nel caso della
resistenza a taglio lincremento percentuale da considerarsi met rispetto a quanto
considerato per la resistenza a compressione; nel caso di murature in pietra naturale
opportuno verificare che la lavorazione sia curata sullintero spessore del paramento;
presenza di ricorsi (o listature): si applica il coefficiente indicato in tabella ai soli
parametri di resistenza (f
m
e
0
); tale coefficiente ha significato solo per alcune tipologie
murarie, in quanto nelle altre non si riscontra tale tecnica costruttiva;
presenza di elementi di collegamento trasversale tra i paramenti: si applica il
coefficiente indicato in tabella ai soli parametri di resistenza (f
m
e
0
); tale coefficiente
ha significato solo per le murature storiche, in quanto quelle pi recenti sono realizzate
con una specifica e ben definita tecnica costruttiva ed i valori in Tabella 4.2 rappresentano
gi la possibile variet di comportamento.
Le diverse tipologie di Tabella 4.2 assumono che la muratura sia costituita da due paramenti
accostati, o con un nucleo interno di limitato spessore (inferiore allo spessore del paramento);
fanno eccezione il caso della muratura a conci sbozzati, per la quale implicita la presenza di
un nucleo interno (anche significativo ma di discrete caratteristiche), e quello della muratura in
mattoni pieni, che spesso presenta un nucleo interno con materiale di reimpiego reso coeso.
Nel caso in cui il nucleo interno sia ampio rispetto ai paramenti e/o particolarmente scadente,
opportuno ridurre opportunamente i parametri di resistenza e deformabilit, attraverso una
omogeneizzazione delle caratteristiche meccaniche nello spessore. In assenza di valutazioni pi
accurate possibile penalizzare i suddetti parametri meccanici attraverso il coefficiente indicato
in Tabella 4.3.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Tabella 4.3 - Coefficienti correttivi dei parametri meccanici (indicati in Tabella C8A.2.1) da
applicarsi in presenza di: malta di caratteristiche buone o ottime; giunti sottili;
ricorsi o listature; sistematiche connessioni trasversali; nucleo interno
particolarmente scadente e/o ampio; consolidamento con iniezioni di malta;
consolidamento con intonaco armato
* Valori da ridurre convenientemente nel caso di pareti di notevole spessore (p.es. > 70 cm).
In presenza di murature consolidate, o nel caso in cui si debba valutare la sicurezza del-
ledificio rinforzato, possibile valutare le caratteristiche meccaniche per alcune tecniche di inter-
vento, attraverso i coefficienti indicati in Tabella 4.3, secondo le seguenti modalit:
consolidamento con iniezioni di miscele leganti: si applica il coefficiente indicato in
tabella, diversificato per le varie tipologie, sia ai parametri di resistenza (f
m
e
0
), sia
ai moduli elastici (E e G); nel caso in cui la muratura originale fosse stata classificata
con malta di buone caratteristiche, il suddetto coefficiente va applicato al valore di
riferimento per malta di scadenti caratteristiche, in quanto il risultato ottenibile attraverso
questa tecnica di consolidamento , in prima approssimazione, indipendente dalla qualit
originaria della malta (in altre parole, nel caso di muratura con malta di buone
caratteristiche, lincremento di resistenza e rigidezza ottenibile percentualmente
inferiore);
consolidamento con intonaco armato: per definire parametri meccanici equivalenti
possibile applicare il coefficiente indicato in tabella, diversificato per le varie tipologie,
sia ai parametri di resistenza (f
m
e
0
), sia ai moduli elastici (E e G); per i parametri
di partenza della muratura non consolidata non si applica il coefficiente relativo alla
connessione trasversale, in quanto lintonaco armato, se correttamente eseguito
collegando con barre trasversali uncinate i nodi delle reti di armatura sulle due facce,
realizza, tra le altre, anche questa funzione. Nei casi in cui le connessioni trasversali
non soddisfino tale condizione, il coefficiente moltiplicativo dellintonaco armato deve
essere diviso per il coefficiente relativo alla connessione trasversale riportato in tabella;
consolidamento con diatoni artificiali: in questo caso si applica il coefficiente indicato
per le murature dotate di una buona connessione trasversale.
I valori sopra indicati per le murature consolidate possono essere considerati come riferimento
nel caso in cui non sia comprovata, con opportune indagini sperimentali, la reale efficacia dellintervento
e siano quindi misurati, con un adeguato numero di prove, i valori da adottarsi nel calcolo.
Tipologia di muratura
Malta
buona
Giunti sottili
(<10 mm)
Ricorsi o
listature
Connes-
sione tra-
sversale
Nucleo
scadente
e/o ampio
Iniezione
di miscele
leganti
Intonaco
armato *
Muratura in pietrame disor-
dinata (ciottoli, pietre erra-
tiche e irregolari)
1,5 - 1,3 1,5 0,9 2 2,5
Muratura a conci sbozzati,
con paramento di limitato
spessore e nucleo interno
1,4 1,2 1,2 1,5 0,8 1,7 2
Muratura in pietre a spacco
con buona tessitura
1,3 - 1,1 1,3 0,8 1,5 1,5
Muratura a conci di pietra
tenera (tufo, calcarenite,
ecc.)
1,5 1,5 - 1,5 0,9 1,7 2
Muratura a blocchi lapidei
squadrati
1,2 1,2 - 1,2 0,7 1,2 1,2
Muratura in mattoni pieni e
malta di calce
1,5 1,5 - 1,3 0,7 1,5 1,5
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
4.4.2 COSTRUZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO O IN ACCIAIO
4.4.2.1 Generalit (Circ. C8A.1.B.1)
Le fonti da considerare per la acquisizione dei dati necessari sono:
documenti di progetto con particolare riferimento a relazioni geologiche, geotecniche
e strutturali ed elaborati grafici strutturali;
eventuale documentazione acquisita in tempi successivi alla costruzione;
rilievo strutturale geometrico e dei dettagli esecutivi;
prove in-situ e in laboratorio.
4.4.2.2 Dati da acquisire (Circ. C8A.1.B.2)
In generale saranno acquisiti dati sugli aspetti seguenti:
identificazione dellorganismo strutturale e verifica del rispetto dei criteri di regolarit
indicati al 7.2.2 delle NTC; quanto sopra viene ottenuto sulla base dei disegni originali
di progetto opportunamente verificati con indagini in-situ, oppure con un rilievo ex-novo;
identificazione delle strutture di fondazione;
identificazione delle categorie di suolo secondo quanto indicato al 3.2.2 delle NTC;
informazione sulle dimensioni geometriche degli elementi strutturali, dei quantitativi
delle armature, delle propriet meccaniche dei materiali, dei collegamenti;
informazioni su possibili difetti locali dei materiali;
informazioni su possibili difetti nei particolari costruttivi (dettagli delle armature,
eccentricit travi-pilastro, eccentricit pilastro-pilastro, collegamenti trave-colonna e
colonna-fondazione, etc.);
informazioni sulle norme impiegate nel progetto originale incluso il valore delle eventuali
azioni sismiche di progetto;
descrizione della classe duso, della categoria e dalla vita nominale secondo il 2.4
delle NTC;
rivalutazione dei carichi variabili, in funzione della destinazione duso;
informazione sulla natura e lentit di eventuali danni subiti in precedenza e sulle
riparazioni effettuate.
La quantit e qualit dei dati acquisiti determina il metodo di analisi e i valori dei fattori
di confidenza da applicare alle propriet dei materiali da adoperare nelle verifiche di sicurezza.
4.4.2.3 Livelli di conoscenza (Circ. C8A.1.B.3)
Ai fini della scelta del tipo di analisi e dei valori dei fattori di confidenza, richiamati in
C8.7.2.1, si distinguono i tre livelli di conoscenza seguenti:
LC1: Conoscenza Limitata;
LC2: Conoscenza Adeguata;
LC3: Conoscenza Accurata.
Gli aspetti che definiscono i livelli di conoscenza sono:
geometria, ossia le caratteristiche geometriche degli elementi strutturali,
dettagli strutturali, ossia la quantit e disposizione delle armature, compreso il passo
delle staffe e la loro chiusura, per il c.a., i collegamenti per lacciaio, i collegamenti
tra elementi strutturali diversi, la consistenza degli elementi non strutturali collaboranti,
materiali, ossia le propriet meccaniche dei materiali.
Il livello di conoscenza acquisito determina il metodo di analisi e i fattori di confidenza da
applicare alle propriet dei materiali. Le procedure per ottenere i dati richiesti sulla base dei disegni
di progetto e/o di prove in-situ sono descritte nel seguito per gli edifici in c.a. e acciaio.
La relazione tra livelli di conoscenza, metodi di analisi e fattori di confidenza illustrata
nella Tabella 4.4 (nella Circ. la Tabella C8A.1.2 - N.d.A.) Le definizione dei termini visivo,
completo, limitato, estensivo, esaustivo, contenuti nella tabella fornita nel seguito.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Tabella 4.4 - Livelli di conoscenza in funzione dellinformazione disponibile e conseguenti metodi
di analisi ammessi e valori dei fattori di confidenza per edifici in calcestruzzo
armato o in acciaio
LC1: Conoscenza limitata
Geometria: la geometria della struttura nota o in base a un rilievo o dai disegni originali.
In questultimo caso viene effettuato un rilievo visivo a campione per verificare leffettiva corri-
spondenza del costruito ai disegni. I dati raccolti sulle dimensioni degli elementi strutturali saranno
tali da consentire la messa a punto di un modello strutturale idoneo ad unanalisi lineare.
Dettagli costruttivi: i dettagli non sono disponibili da disegni costruttivi e sono ricavati
sulla base di un progetto simulato eseguito secondo la pratica dellepoca della costruzione.
richiesta una limitata verifica in-situ delle armature e dei collegamenti presenti negli elementi
pi importanti. I dati raccolti saranno tali da consentire verifiche locali di resistenza.
Propriet dei materiali: non sono disponibili informazioni sulle caratteristiche meccaniche
dei materiali, n da disegni costruttivi n da certificati di prova. Si adottano valori usuali della
pratica costruttiva dellepoca convalidati da limitate prove in-situ sugli elementi pi importanti.
La valutazione della sicurezza nel caso di conoscenza limitata viene in genere eseguita median-
te metodi di analisi lineare statici o dinamici.
LC2: Conoscenza adeguata
Geometria: la geometria della struttura nota o in base a un rilievo o dai disegni originali.
In questultimo caso viene effettuato un rilievo visivo a campione per verificare leffettiva corri-
spondenza del costruito ai disegni. I dati raccolti sulle dimensioni degli elementi strutturali, insieme
a quelli riguardanti i dettagli strutturali, saranno tali da consentire la messa a punto di un modello
strutturale idoneo ad unanalisi lineare o non lineare.
Dettagli costruttivi: i dettagli sono noti da unestesa verifica in-situ oppure parzialmente
noti dai disegni costruttivi originali incompleti. In questultimo caso viene effettuata una limitata
verifica insitu delle armature e dei collegamenti presenti negli elementi pi importanti. I dati
raccolti saranno tali da consentire, nel caso si esegua unanalisi lineare, verifiche locali di resistenza,
oppure la messa a punto di un modello strutturale non lineare.
Propriet dei materiali: informazioni sulle caratteristiche meccaniche dei materiali sono
disponibili in base ai disegni costruttivi o ai certificati originali di prova, o da estese verifiche
in-situ. Nel primo caso sono anche eseguite limitate prove in-situ; se i valori ottenuti dalle prove
in-situ sono minori di quelli disponibili dai disegni o dai certificati originali, sono eseguite estese
prove in-situ. I dati raccolti saranno tali da consentire, nel caso si esegua unanalisi lineare,
verifiche locali di resistenza, oppure la messa a punto di un modello strutturale non lineare.
Livello di
Conoscenza
Geometria
(carpenterie)
Dettagli
strutturali
Propriet dei
materiali
Metodi di
analisi
FC
LC1
Da disegni di car-
penteria originali
con rilievo visivo
a campione oppu-
re rilievo ex-novo
completo
Progetto simulato in
accordo alle norme
dellepoca e limitate
verifiche in situ
Valori usuali per la pra-
tica costruttiva dellepo-
ca e limitate prove in
situ
Analisi lineare
statica o
dinamica
1.35
LC2
Disegni costruttivi
incompleti con limitate
verifiche in situ oppure
estese verifiche in situ
Dalle specifiche originali
di progetto o dai certi-
ficati di prova originali
con limitate prove in situ
oppure estese prove in
situ
Tutti 1.20
LC3
Disegni costruttivi
completi con limitate
verifiche in situ oppure
esaustive verifiche in
situ
Dai certificati di prova
originali o dalle specifi-
che originali di progetto
con estese prove in situ
oppure esaustive prove
in situ
Tutti 1.00
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
La valutazione della sicurezza nel caso di conoscenza adeguata eseguita mediante metodi
di analisi lineare o non lineare, statici o dinamici.
LC3: Conoscenza accurata
Geometria: la geometria della struttura nota o in base a un rilievo o dai disegni originali.
In questultimo caso effettuato un rilievo visivo a campione per verificare leffettiva corrispondenza
del costruito ai disegni. I dati raccolti sulle dimensioni degli elementi strutturali, insieme a quelli
riguardanti i dettagli strutturali, saranno tali da consentire la messa a punto di un modello strut-
turale idoneo ad unanalisi lineare o non lineare.
Dettagli costruttivi: i dettagli sono noti o da unesaustiva verifica in-situ oppure dai disegni
costruttivi originali. In questultimo caso effettuata una limitata verifica in-situ delle armature
e dei collegamenti presenti negli elementi pi importanti. I dati raccolti saranno tali da consentire,
nel caso si esegua unanalisi lineare, verifiche locali di resistenza, oppure la messa a punto di
un modello strutturale non lineare.
Propriet dei materiali: informazioni sulle caratteristiche meccaniche dei materiali sono
disponibili in base ai disegni costruttivi o ai certificati originali, o da esaustive verifiche in-situ.
Nel primo caso sono anche eseguite estese prove in-situ; se i valori ottenuti dalle prove in-situ
sono minori di quelli disponibili dai disegni o dai certificati originali, sono eseguite esaustive
prove in-situ. I dati raccolti saranno tali da consentire, nel caso si esegua unanalisi lineare,
verifiche locali di resistenza, oppure la messa a punto di un modello strutturale non lineare.
La valutazione della sicurezza nel caso di conoscenza accurata verr eseguita mediante metodi
di analisi lineare o non lineare, statici o dinamici.
4.4.2.4 Indicazioni in relazione a disegni e rilievi (Circ. C8A.1.B.3)
Disegni originali di carpenteria: descrivono la geometria della struttura, gli elementi strut-
turali e le loro dimensioni, e permettono di individuare lorganismo strutturale resistente alle
azioni orizzontali e verticali.
Disegni costruttivi o esecutivi: descrivono la geometria della struttura, gli elementi strutturali
e le loro dimensioni, e permettono di individuare lorganismo strutturale resistente alle azioni
orizzontali e verticali. In aggiunta essi contengono la descrizione della quantit, disposizione e
dettagli costruttivi di tutte le armature, nonch le caratteristiche nominali dei materiali usati.
Rilievo visivo: serve a controllare la corrispondenza tra leffettiva geometria della struttura
e i disegni originali di carpenteria disponibili. Comprende il rilievo a campione della geometria
di alcuni elementi. Nel caso di modifiche non documentate intervenute durante o dopo la costru-
zione, sar eseguito un rilievo completo descritto al punto seguente.
Rilievo completo: serve a produrre disegni completi di carpenteria nel caso in cui quelli
originali siano mancanti o si sia riscontrata una non corrispondenza tra questi ultimi e leffettiva
geometria della struttura. I disegni prodotti dovranno descrivere la geometria della struttura, gli
elementi strutturali e le loro dimensioni, e permettere di individuare lorganismo strutturale resistente
alle azioni orizzontali e verticali con lo stesso grado di dettaglio proprio di disegni originali.
4.4.2.5 Definizioni relative ai dettagli costruttivi (Circ. C8A.1.B.3)
Progetto simulato: serve, in mancanza dei disegni costruttivi originali, a definire la quantit
e la disposizione dellarmatura in tutti gli elementi con funzione strutturale o le caratteristiche
dei collegamenti. eseguito sulla base delle norme tecniche in vigore e della pratica costruttiva
caratteristica allepoca della costruzione.
Verifiche in-situ limitate: servono per verificare la corrispondenza tra le armature o le carat-
teristiche dei collegamenti effettivamente presenti e quelle riportate nei disegni costruttivi, oppure
ottenute mediante il progetto simulato.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Verifiche in-situ estese: servono quando non sono disponibili i disegni costruttivi originali
come alternativa al progetto simulato seguito da verifiche limitate, oppure quando i disegni costrut-
tivi originali sono incompleti.
Verifiche in-situ esaustive: servono quando non sono disponibili i disegni costruttivi originali
e si desidera un livello di conoscenza accurata (LC3).
Le verifiche in-situ sono effettuate su unopportuna percentuale degli elementi strutturali
primari per ciascun tipologia di elemento (travi, pilastri, pareti), come indicato nella Tabella
4.5 (Tabella C8A.1.3 nella Circ. 617/09), privilegiando comunque gli elementi che svolgono un
ruolo pi critico nella struttura, quali generalmente i pilastri.
Tabella 4.5a - Definizione orientativa dei livelli di rilievo e prove per edifici in c.a.
Tabella 4.5b - Definizione orientativa dei livelli di rilievo e prove per edifici in acciaio
NOTE ESPLICATIVE ALLE TABELLE 4.5a E 4.5b
Le percentuali di elementi da verificare ed il numero di provini da estrarre e sottoporre a prove di resistenza riportati
nella suindicate tabelle hanno valore indicativo e vanno adattati ai singoli casi, tenendo conto dei seguenti aspetti:
(a) Nel controllo del raggiungimento delle percentuali di elementi indagati ai fini del rilievo dei dettagli costruttivi
si tiene conto delle eventuali situazioni ripetitive, che consentano di estendere ad una pi ampia percentuale i
controlli effettuati su alcuni elementi strutturali facenti parte di una serie con evidenti caratteristiche di ripetibilit,
per uguale geometria e ruolo nello schema strutturale.
(b) Le prove sugli acciai sono finalizzate allidentificazione della classe dellacciaio utilizzata con riferimento
alla normativa vigente allepoca di costruzione. Ai fini del raggiungimento del numero di prove sullacciaio necessario
per il livello di conoscenza opportuno tener conto dei diametri (nelle strutture in c.a.) o dei profili (nelle strutture
in acciaio) di pi diffuso impiego negli elementi principali con esclusione delle staffe.
(c) Ai fini delle prove sui materiali consentito sostituire alcune prove distruttive, non pi del 50%, con un
pi ampio numero, almeno il triplo, di prove non distruttive, singole o combinate, tarate su quelle distruttive.
(d) Il numero di provini riportato nelle tabelle 4.5a e 4.5b pu esser variato, in aumento o in diminuzione,
in relazione alle caratteristiche di omogeneit del materiale. Nel caso del calcestruzzo in opera tali caratteristiche
sono spesso legate alle modalit costruttive tipiche dellepoca di costruzione e del tipo di manufatto, di cui occorrer
tener conto nel pianificare lindagine. Sar opportuno, in tal senso, prevedere leffettuazione di una seconda campagna
di prove integrative, nel caso in cui i risultati della prima risultino fortemente disomogenei.
Rilievo (dei dettagli costruttivi)(a) Prove (sui materiali) (b)(c)
Per ogni tipo di elemento primario (trave, pilastro )
Verifiche limitate
La quantit e disposizione dellarmatura ve-
rificata per almeno il 15% degli elementi
1 provino di cls. per 300 m di piano del-
ledificio, 1 campione di armatura per
piano delledificio
Verifiche estese
La quantit e disposizione dellarmatura ve-
rificata per almeno il 35% degli elementi
2 provini di cls. per 300 m di piano del-
ledificio, 2 campioni di armatura per piano
delledificio
Verifiche esaustive
La quantit e disposizione dellarmatura ve-
rificata per almeno il 50% degli elementi
3 provini di cls. per 300 m di piano del-
ledificio, 3 campioni di armatura per piano
delledificio
Rilievo (dei collegamenti)(a) Prove (sui materiali) (b)
Per ogni tipo di elemento primario (trave, pilastro)
Verifiche limitate
Le caratteristiche dei collegamenti sono veri-
ficate per almeno il 15% degli elementi
1 provino di acciaio per piano delledi-
ficio, 1 campione di bullone o chiodo
per piano delledificio
Verifiche estese
Le caratteristiche dei collegamenti sono veri-
ficate per almeno il 35% degli elementi
2 provini di acciaio per piano delledi-
ficio, 2 campioni di bullone o chiodo
per piano delledificio
Verifiche esaustive
Le caratteristiche dei collegamenti sono veri-
ficate per almeno il 50% degli elementi
3 provini di acciaio per piano delledi-
ficio, 3 campioni di bullone o chiodo
per piano delledificio
4.4.2.6 Propriet dei materiali (Circ. C8A.1.B.3)
Calcestruzzo: la misura delle caratteristiche meccaniche si ottiene mediante estrazione di
campioni ed esecuzione di prove di compressione fino a rottura.
Acciaio: la misura delle caratteristiche meccaniche si ottiene mediante estrazione di campioni
ed esecuzione di prove a trazione fino a rottura con determinazione della resistenza a snervamento
e della resistenza e deformazione ultima, salvo nel caso in cui siano disponibili certificati di prova
di entit conforme a quanto richiesto per le nuove costruzioni, nella normativa dellepoca.
Unioni di elementi in acciaio: la misura delle caratteristiche meccaniche si ottiene mediante
estrazione di campioni ed esecuzione di prove a trazione fino a rottura con determinazione della
resistenza a snervamento e della resistenza e deformazione ultima.
Metodi di prova non distruttivi: Sono ammessi metodi di indagine non distruttiva di docu-
mentata affidabilit, che non possono essere impiegati in completa sostituzione di quelli sopra
descritti, ma sono consigliati a loro integrazione, purch i risultati siano tarati su quelli ottenuti
con prove distruttive. Nel caso del calcestruzzo, importante adottare metodi di prova che limitino
linfluenza della carbonatazione degli strati superficiali sui valori di resistenza.
Prove in-situ limitate: servono a completare le informazioni sulle propriet dei materiali
ottenute o dalle normative in vigore allepoca della costruzione, o dalle caratteristiche nominali
riportate sui disegni costruttivi, o da certificati originali di prova.
Prove in-situ estese: servono per ottenere informazioni in mancanza sia dei disegni costruttivi,
che dei certificati originali di prova, oppure quando i valori ottenuti dalle prove limitate risultano
inferiori a quelli riportati nei disegni o certificati originali.
Prove in-situ esaustive: servono per ottenere informazioni in mancanza sia dei disegni
costruttivi, che dei certificati originali di prova, oppure quando i valori ottenuti dalle prove limitate
risultano inferiori a quelli riportati nei disegni o certificati originali, e si desidera un livello di
conoscenza accurata (LC3).
Le prove opportune nei diversi casi sono indicate nella Tabelle 4.5.
4.4.2.7 Fattori di confidenza e stima delle resistenze (Circ. C8A.1.B.4)
I Fattori di Confidenza indicati nella Tabella 4.4 possono essere utilizzati, in assenza di valu-
tazioni pi approfondite, per definire le resistenze dei materiali da utilizzare nelle formule di
capacit degli elementi. Le resistenze medie, ottenute dalle prove in situ e dalle informazioni
aggiuntive, sono divise per i Fattori di Confidenza.
In simboli
f
d
= f
m
/ FC (4.1)
Nel caso di progettazione in presenza di azioni sismiche, i Fattori di Confidenza sono utilizzati
anche per gli scopi di cui al C8.7.2.4 (della Circolare 617/09 N.d.A.).
(6)
I Fattori di Confidenza possono anche essere valutati in modo differenziato per i diversi
materiali, sulla base di considerazioni statistiche condotte su un insieme di dati significativo per
gli elementi in esame e di metodi di valutazione di comprovata validit.
(6)
Circ. 617/09 - C8.7.2.4:
I fattori di confidenza indicati nella Tabella C8A.1 servono a un duplice scopo:
a) per definire le resistenze dei materiali da utilizzare nelle formule di capacit degli elementi duttili e
fragili; le resistenze medie, ottenute dalle prove in situ e dalle informazioni aggiuntive, sono divise per i fattori di
confidenza;
b) per definire le sollecitazioni trasmesse dagli elementi duttili a quelli fragili; a tale scopo, le resistenze
medie degli elementi duttili, ottenute dalle prove in situ e dalle informazioni aggiuntive, sono moltiplicate per i
fattori di confidenza.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
4.4.2.8 Indicazioni supplementari per edifici in calcestruzzo armato
(Circ. C8A.1.B.5)
Per lidentificazione della geometria, i dati raccolti includono i seguenti:
a) identificazione del sistema resistente alle forze orizzontali in entrambe le direzioni;
b) tessitura dei solai;
c) imensioni geometriche di travi, pilastri e pareti;
d) larghezza delle ali di travi a T;
e) possibili eccentricit fra travi e pilastri ai nodi.
Per lidentificazione dei dettagli costruttivi, i dati raccolti devono includere i seguenti:
f) quantit di armatura longitudinale in travi, pilastri e pareti;
g) quantit e dettagli di armatura trasversale nelle zone critiche e nei nodi trave-pilastro;
h) quantit di armatura longitudinale nei solai che contribuisce al momento negativo di
travi a T;
i) lunghezze di appoggio e condizioni di vincolo degli elementi orizzontali;
l) spessore del copriferro;
m) lunghezza delle zone di sovrapposizione delle barre.
Per lidentificazione dei materiali, i dati raccolti includono i seguenti:
n) resistenza del calcestruzzo;
o) resistenza a snervamento, di rottura e deformazione ultima dellacciaio.
4.4.2.9 Indicazioni supplementari per edifici in calcestruzzo armato
(Circ. C8A.1.B.6)
Per lidentificazione della geometria, i dati raccolti includono i seguenti:
a) identificazione del sistema resistente laterale in entrambe le direzioni;
b) identificazione dei diaframmi orizzontali;
c) forma originale dei profili e dimensioni fisiche;
d) area sezionale esistente, moduli di sezione, momenti dinerzia, e propriet torsionali
nelle sezioni critiche.
Per lidentificazione dei dettagli, i dati raccolti includono posizione e dimensione dei bulloni,
dimensioni e spessori delle saldature nelle zone critiche di collegamento.
Per lidentificazione dei materiali, i dati raccolti includono la resistenza del calcestruzzo e
la resistenza a snervamento, di rottura e deformazione ultima dellacciaio.
4.5 ESEMPIO DI ANALISI E ATTRIBUZIONE DEL FATTORE DI CONFIDENZA
Di un fabbricato residenziale unifamigliare costruito negli anni 60 del secolo
scorso, sono stati reperiti una serie di documenti originali relativi al progetto.
Essi constano di disegni rappresentanti in scala 1:100 le piante, i prospetti e di
una sezione (di questultima di riporta lestratto in Figura 4.1). Inoltre si ritrovata
la relazione di calcolo costituita da elaborati e disegni esecutivi che si riporta
quasi integralmente nelle figure da 4.2 a 4.6.
(7)
La costruzione realizzata in muratura portante di blocchi di laterizio semipieni
di spessore pari a 30 cm e aventi percentuale di foratura inferiore a 45%, legati
con malta cementizia di buona qualit. Landamento dei corsi da ritenersi regolare
e la planarit dei muri buona.
(7)
Si omessa solo una piccola parte relativa al calcolo del secondo tipo di solaio del quale
si riporta invece solo la parte grafica.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Figura 4.1 - Sezione di un fabbricato in muratura portante risalente al 1960
La pianta del fabbricato misura circa 10 m x 12 m ed costituito da un
piano rialzato, un livello di sottotetto praticabile e una porzione seminterrata. Le
pareti di questultima e le fondazioni sono realizzate in calcestruzzo non armato.
Le murature portanti presentano una cordolatura in calcestruzzo armato che cer-
chia il fabbricato ai vari livelli.
I solai sono di 2 tipi: a livello terra (rialzato, in parte su seminterrato e in
parte su vespaio aerato) in laterocemento avente spessore 16+4 cm ed interasse
dei travetti pari a 58 cm. Al primo livello e in copertura, il solaio , invece, realizzato
mediante travetti prefabbricati di calcestruzzo di altezza pari a 16 cm e aventi
interasse pari a 60 cm. Tra questi viene interposto un tavellone di laterizio, fungente
da cassero a perdere, e successivo getto di 4 cm di calcestruzzo con armatura a
maglia quadrangolare.
La copertura, come si vede dalla sezione di Figura 4.1, non di tipo spingente
in quanto i travetti sono appoggiati sui muri perimetrali e sui muri di spina inter-
ni.
I riscontri effettuati in loco, a seguito di un accurato rilievo geometrico, accom-
pagnato dallasportazione dellintonaco in vari punti del fabbricato, al fine di veri-
ficare la concordanza con i dati documentali, hanno dato esiti positivi. Al di l
di differenze rientranti nelle tolleranze dimensionali esecutive, il fabbricato pu
considerarsi coincidente con la sua struttura originaria e con le dimensioni indicate
negli elaborati.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Figura 4.2 - Documentazione relativa la calcolo della fondazione
Per quanto concerne la fondazione (Figura 4.2), vediamo che il progettista ha
posto lattenzione alla pressione sul terreno nel muro di spina (pi caricato), veri-
ficando la corrispondenza della larghezza di appoggio con i 50 cm ipotizzati e
valutando che il risultato fosse compatibile con la natura del terreno. Nulla ci
viene detto in merito al tipo di calcestruzzo adottato.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Figura 4.3 - Solaio: calcolo ed disegno esecutivo
Nellillustrazione 4.3 riportato il solaio del livello terra. La luce di calcolo
pari a 4,2 m. Lo schema statico sembra in semplice appoggio ma il tecnico ipotizza
una condizione di vincolo che definisce semincastro e adotta nel calcolo un
momento massimo pari a qL
2
/12. Il che, come noto, equivale anche al momento
di incastro perfetto negativo. Generalmente invece per il vincolo di semincastro
si usa il valore qL
2
/10. Ad ogni modo, la verifica condotta col Metodo delle
Tensioni Ammissibili, nellipotesi che il travetto sia di sezione rettangolare con
asse neutro che taglia la soletta. Dalle note relazioni:

h
_
c = r (M / b) (4.1)

A
f
= t M x b (4.2)
in cui
h = 20 cm
c = 2 cm
M = 51.582 kg/cm
2
b = 58 cm
ne ricava r = 0,604 dalla (4.1). Dalle tabelle costruite per n = 15, e
f
= 1.400
kg/cm
2
(tensione ammissibile dellacciaio), il tecnico ha dedotto t = 0,00126,

ricavando larea dellarmatura tesa A


f
= 0,00126 51.582 x 58 = 2,18 cm
2
. A
questultima fa corrispondere 3 10 in mezzeria (area delle tre barre = 2,36 cm
2
> 2,18 cm
2
e non 3,26 cm
2
come indica la relazione, vedi anche Tabella 3.16).
Il calcolo esatto della sezione a T, avendo anima di larghezza pari a 10 cm,
pone i seguenti risultati:

c
=
_
26 daN/cm
2
;
f
= 1.315 daN/cm
2
,
ma nellipotesi di semincastro per
M
max
= qL
2
/10 = 605 x 0,58 x 4,2
2
/ 10 = 61.900 daN/cm
2
si avrebbe

c
=
_
32 daN/cm
2
;
f
= 1.578 daN/cm
2
e dunque in questo secondo caso le barre darmo non sarebbero verificate.
Se considerassimo invece il momento negativo di incastro perfetto la condizione
sarebbe:

c
=
_
62 daN/cm
2
;
f
= 1.390 daN/cm
2
Non essendo nota, dai documenti, la tensione ammissibile del calcestruzzo,
non possiamo dare un giudizio formalmente esatto. Ad ogni modo, grossomodo,
dai calcoli possiamo farci lidea che sostanzialmente il solaio sia verificato, ma
si vede quanti e quali incertezze possa riservare una lettura della documentazione
ancorch reperibile.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
E ancora, nulla si evince per quanto concerne le murature. Non vengono indicati
i parametri relativi agli elementi che costituiscono i paramenti murari, ma nem-
meno di che materiale siano, n la qualit delle malte. La relazione si sofferma
invece su verifiche di dettagli che hanno poco significato per il comportamento
globale delle strutture: dettaglio di un aggetto esterno in c.a. (Figura 4.4, dove si
vede anche un secondo tipo di solaio); altri particolari di pensiline esterne (Figura
4.5) e infine sul calcolo e il particolare esecutivo della scala interna (Figura 4.6).
Pur avendo a disposizione questo materiale, resta sempre lincertezza relativa
al fatto che lesecuzione delle opere sia stata effettivamente condotta come da
disegno. Soprattutto per quanto riguarda, ad esempio, la disposizione delle arma-
ture, ormai non pi visibile.
Figura 4.4 - Dettagli di altro solaio e aggetto esterno
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Figura 4.5 - Disegni e calcoli di altri dettagli
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Figura 4.6 - Calcolo e disegno della scala
In base a quanto fin qui visto possiamo considerare il livello di conoscenza
pari a LC1 (conoscenza limitata) e adottare un FC = 1,35 in relazione alla Tabella
4.4.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Per quanto attiene invece alle caratteristiche meccaniche della muratura, previa
ispezione in loco, anche con lausilio di asportazione di parte dellintonaco
(1 m x 1m cfr. 4.4.1.3 Indagini in situ limitate) possiamo utilizzare, in termini
di resistenza, i valori minimi della Tabella 4.2 relativi alla muratura in blocchi di
laterizi semipieni (perc. foratura < 45%):
f
m
= 40 daN/cm
2

0
= 3 daN/cm
2
In termini di moduli elastici i valori medi:
E = (36.000 + 54.000)/2 daN/cm
2
= 45.000 daN/cm
2
G = (10.800 + 16.200)/2 daN/cm
2
= 13.500 daN/cm
2
Se si conduce una analisi lineare statica, la resistenza di progetto della muratura
data dalla (3.2):
f
d
= f
m
/ (FC x
M
) = 40 daN/cm
2
/ (1,35 x 2) = 14,8 daN/cm
2
con
M
= 2 (vedi Tabella 3.40)
Inoltre per le (3.62) e (3.63) si ha:
f
vd
=
0
/ FC x
M
) + 0,4
n
= 3 daN/cm
2
/ (1,35 x 2) + 0,4
n
= 1,11 + 0,4
n
con
n
= pressione normale media nel muro nella sezione di verifica.
Fatte queste considerazioni e, determinati alcuni parametri meccanici delle
murature portanti, ci si pu chiedere se gli errori individuati nella relazione possano
essere considerati alla stregua delle condizioni indipendenti dalla volont delluo-
mo (errori umani, progettuali) visti al 1.8, o se la documentazione possa essere
sufficiente per la lettura del comportamento strutturale delledificio.
Alla prima domanda darei risposta negativa, mentre alla seconda risponderei
che, senza dubbio, la documentazione, unitamente ai riscontri in loco, ci rendono
un quadro sufficientemente ampio della natura e del comportamento strutturale
del fabbricato.
Capitolo 4 - LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
Capitolo 5
COMPORTAMENTO DI EDIFICI
IN MURATURA PORTANTE
5.1 CLASSIFICAZIONE DEGLI EDIFICI
Quantunque le classificazioni pecchino sovente di rigidit nel loro intento di
ordinare e organizzare in gruppi gli elementi di un insieme, soprattutto quando
questo sia caratterizzato da peculiarit molto eterogenee, qual il caso appunto
degli edifici esistenti in muratura portante di mattoni, sembra utile riproporre
quella adottata da Michele Pagano
(1)
. Essa consta delle seguenti tre classi:
I. Edifici interamente in muratura con orizzontamenti costituiti da volte;
II. Edifici con ritti in muratura e orizzontamenti costituiti da solai la cui
orditura principale composta da travi isostatiche in legno o ferro;
III. Edifici con ritti in muratura ed orizzontamenti costituiti da solai
ammorsati in un cordolo perimetrale in calcestruzzo armato.
evidente che, in molti casi, un dato edificio potr anche contenere le tre
varianti suindicate, e dunque presentarsi a tipologia ibrida.
5.2 EDIFICI DI PRIMA CLASSE: INTEGRALMENTE IN MURATURA CON ORIZZONTAMENTI A VOLTA
Si tratta di tipologie costruttive storiche nelle quali lorganizzazione strutturale
portante interamente affidata a murature. In sostanza, sia lapparato fondale,
sia le strutture verticali e gli orizzontamenti (o impalcati), sono realizzati mediante
elementi lapidei o in laterizio (Figura 5.1c), variamente legati. Discorso a parte
vale per le coperture che, invece, riscontrano il favore prevalentemente di capriate
in legno o comunque di dispositivi strutturali con elementi lignei.
Le fondazioni possono essere realizzate secondo lo schema di Figura 5.1a e
5.1b: una serie di piloni in muratura posti in prossimit degli incroci dei muri
maestri raggiungono lo strato fondale pi resistente; un sistema di volte sostiene
le parti restanti delle strutture di elevazione.
Lo schema dellarco di fondazione pu essere anche rovesciato, in tal caso
il livello terra poggia direttamente sul suolo (Figura 5.2)
(1)
Michele Pagano, Teoria degli Edifici. Edifici in Muratura, Liguori Editore, Napoli 1969.
Figura 5.1 - Schema delle fondazioni di un fabbricato di prima classe. a) Pianta
con evidenziate le zone dei piloni in muratura; b) Particolare dei piloni
di fondazione e delle volte a botte del livello terra. c) Particolare degli
orizzontamenti ai piani
Figura 5.2 - Schema delle fondazioni di un fabbricato di prima classe con archi
rovesciati
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Per quanto riguarda gli orizzontamenti (incluso, come si vede in Figura 5.1b,
il livello terra) il sistema costruttivo adottato si fonda sul principio della volta.
Numerosissime sono le tipologie di volta adottate; di seguito si riporta una breve
illustrazione di alcuni tipi principali raggruppate secondo le seguenti categorie:
a) a botte;
b) a padiglione;
c) a crociera;
d) a doppia curvatura.
Tutti questi sistemi si fondano principalmente sul comportamento statico del-
larco. Anche le aperture sui muri sono generalmente ottenute mediante linserimento
di un arco di scarico o di una piattabanda al di sopra delle stesse (Figura 5.3).
Lassenza di soluzione di continuit nel materiale utilizzato per fondazione e
strutture di elevazione, ovvero la muratura in laterizio o in elementi lapidei, rende
molto sensibili i fabbricati ai cedimenti differenziali che possono manifestarsi con
ampie fessurazioni nei maschi murari.
Figura 5.3 - Piattabande e archi di scarico sopra i vani di aperture (da Donghi)
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
5.3 PRINCIPI DI FUNZIONAMENTO DELLE VOLTE
Per quanto concerne i limiti di questa trattazione ci si sofferma a sottolineare solo
alcuni degli aspetti relativi al comportamento delle volte. Questi verranno illustrati in
modo sintetico in un approccio di tipo intuitivo, rimandando il lettore che voglia appro-
fondirne lo studio ai manuali classici di Scienza delle Costruzioni. Cionondimeno ritengo
utile, come sempre, che sia colto almeno laspetto generale della problematica.
5.3.1 VOLTE A BOTTE
Nel caso in cui la generatrice della volta sia un arco a tutto sesto la situazione
si presenta come in Figura 5.4. Si tratta di un cilindro sezionato a met e appoggiato
orizzontalmente su due supporti continui nelle imposte dellarco che lo genera
(lati lunghi della Figura 5.4a indicati con L
2
), mentre i lati delle due testate L
1
possono offrire o meno appoggio continuo alle estremit della volta.
Il regime delle spinte regolato dalla forma geometrica della volta stessa ma
anche da quella dei sostegni verticali. Alla direttrice di spinta principale in direzione
L
1
(Figura 5.4a), si associa quella secondaria in direzione L
2
(Figura 5.4b). Se la
dimensione di L
2
molto pi grande di L
1
, prevale la componente di spinta principale.
Se le murature presentano delle aperture, il regime delle spinte si fa pi significativo
poich dette aperture concentrano il flusso delle tensioni sui ritti. Nel caso limite
in cui L
1
= L
2
= L, le spinte S
1
e S
2
sui 4 ritti dangolo (cantonali) risultano sensibili
in entrambe le direzioni (Figure 5.4c e 5.4d), originando una risultante S orientata
genericamente che tende ad aprire verso lesterno i cantonali.
In sostanza la volta innesca anche meccanismi di resistenza a compressione,
lungo le diagonali di pianta, pi o meno rilevanti.
Figura 5.4 - Comportamento di volta a botte
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Le volte che generano gli orizzontamenti possono essere pi o meno ribassate
(vedi Figura 5.5). Ci implica un aumento del valore di spinta che, come noto,
dipende dalla monta h in modo inversamente proporzionale. In generale, per avere
una idea dellentit della spinta S, si pu adottare lo schema di arco a 3 cerniere
con ipotesi di carico verticale distribuito in modo costante. In tali circostanze il
calcolo molto semplice e veloce ed dato dalla:
S = qL
2
/ (8h) (5.1)
Lazione della risultante R allimposta pu pensarsi assorbita dal piedritto secon-
do le due componenti S (spinta orizzontale) e V (azione verticale).
Figura 5.5 - Risultante e componenti verticale e orizzontale allimposta di una volta
in muratura
Se la disposizione interessa muri interni o di spina, aventi luci contigue pres-
soch uguali (vedi Figura 5.6a), la componente orizzontale tende ad annullarsi,
restando gravante sul piedritto la somma delle due aliquote di carico verticale
derivanti dalle luci contigue. Invero, nel caso di luci contigue diverse, prevarr la
componente di spinta relativa allazione della campata di luce maggiore (5.6b).
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Figura 5.6 - a) Risultante verticali per eliminazione di spinta su campate contigue
simmetriche; b) prevalenza di spinta su campate asimmetriche
Per quanto attiene al comportamento sotto azioni orizzontali, come noto,
larco una forma strutturale non ottimale. Similmente le volte sono affette da
analogo difetto con una qualche attenuante. La loro estensione spaziale garantisce
una certa rigidezza. Anche in questo caso la valutazione molto difficile da fare
perch dipende da molteplici fattori, non ultimo lentit della sua compressione.
Ad ogni modo se consideriamo una distorsione della pianta tale da creare una
figura deformata romboidale (Figura 5.7b), una diagonale risulter tesa (BOC) e
una compressa (AOD). La diagonale compressa, che schematizza un arco diagonale
della volta, tender ad alzarsi di una quantit (Figura 5.7c), mentre laltro arco
diagonale teso, ad abbassarsi di (Figura 5.7d). Questo effetto eguale ed opposto
differenzia il comportamento della volta (figura spaziale) da quello di un arco singolo
(figura piana). In pratica il sistema costituito dai due archi diagonali si controventa
a vicenda, consentendo la formazione del meccanismo tirante-puntone. Anche sup-
ponendo che il materiale in cui costruito la volta abbia resistenza a trazione
nulla, e quindi che in pratica questo tipo di comportamento sia vanificato dal fatto
che non sarebbe teoricamente possibile nessuna azione della diagonale tesa con-
trastante linnalzamento di quella compressa, possiamo per osservare che se, come
generalmente avviene, il sistema volta compresso nella configurazione orizzon-
talmente indeformata (Figura 5.7a), lo sono anche entrambi le diagonali.
(2)
Pertanto
la diagonale tesa nella configurazione deformata (Figura 5.7b) pu contrastare effi-
cacemente lo spostamento , nei limiti della sua decompressione. Oltre detto limite
la riserva di efficacia data dalla resistenza a trazione (quindi scarsa).
(2)
evidente che la compressione della volta dipende dai carichi gravanti sulla medesima. Il con-
cetto analogo a quello dellarco che, per garantire il suo funzionamento, deve risultare caricato.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Il funzionamento tirante-puntone pu dunque essere interessante al fine della
modellazione del comportamento degli edifici sotto carichi orizzontali, consentendo
di rappresentare lorizzontamento costituito dalla volta, mediante linserimento di uno
schema piano tirante-puntone lungo le direttrici diagonali della maglia di pianta.
(3)
Figura 5.7 - a) volta non deformata; b) configurazione deformata; c) innalzamento
della diagonale compressa; d) abbassamento della diagonale tesa
5.3.2 VOLTE A PADIGLIONE
Dal punto di vista geometrico risultano composte dallintersezione di due volte
cilindriche impostate sui lati paralleli dei piedritti della pianta rettangolare (Figura
5.8). La superficie delimitata dai 4 spicchi la cui generatrice dei lati giace sulle
superfici curve diagonali. Anche in questo caso il comportamento dipende dalle
variabili gi viste per la volta a botte, ovvero: lunghezza relativa dei lati della
pianta; apertura dei muri di imposta, condizioni di carico, ecc. Cosicch nei ritti
in cui la presenza delle aperture sensibile, si accentua il comportamento ad
arco di tipo 1, in quelli continui il comportamento di tipo 2 (Figura 5.8b). Nel
caso in cui la pianta sia quadrata e il sistema sia sorretto da 4 pilastri uguali
agli angoli, la spinta su questi assume andamento diagonale a 45 ed possibile
determinarla in via semplificata mediante la 5.1, dove h la monta degli archi
diagonali ed L la loro luce. Essa tende ad aprire i montanti verso lesterno.
Un tipo particolare di volta a padiglione quella di Figura 5.9b. Essa viene
detta anche volta a schifo ed molto diffusa nelledilizia storica in quanto, al vantaggio
di una maggiore libert della pianta (forma rettangolare anzich quadrata), unisce
quello dellestradosso piano che agevola la formazione del piano superiore.
(3)
Il problema quello relativo alla scelta di una sezione ideale resistente degli elementi tirante
e puntone fittizi, e delleventuale attribuzione di un modulo elastico rappresentativo.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Figura 5.8 - Volta a padiglione
Figura 5.9 - a) volta a botte con testata a padiglione; b) volta a schifo
5.3.3 VOLTE A CROCIERA
Anche le volte a crociera sono composte dallintersezione di due volte cilindriche
incrociate. Il tipo pi semplice quello impostato su pianta quadrata. I semicilindri
sono tagliati a filo delle murature (Figura 5.10a). Il comportamento statico risulta
sostanzialmente combinato secondo gli schemi gi visti nei precedenti paragrafi,
che si riconducono a quelli relativi alle spinte degli archi impostati sui lati di
pianta e a quelli sulle diagonali, con conseguente azione che induce i piedritti al
ribaltamento verso lesterno. Le varianti tipologiche sono notevoli, ad esempio in
Figura 5.10b si illustra una volta crociera impostata su archi a sesto acuto.
Nel caso essa sia impostata su muri di supporto continuo valgono le indicazioni
di Figura 5.4.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Figura 5.10 - Volta a crociera
5.3.4 VOLTE A DOPPIA CURVATURA
Gli esempi pi semplici sono costituiti dalla Figura 5.11 dove la volta generata
su una pianta quadrata da una duplice curva avente identico raggio. La forma
assunta quella di una calotta sferica tagliata a filo dei lati del tamburo di sostegno.
Il regime delle spinte analogo ai casi visti in precedenza in funzione delle stesse
variabili quali: la presenza di muri continui di supporto, le forature negli stessi.
Nella condizione di appoggio su 4 cantonali identici, impostati su pianta quadrata,
la spinta assume andamento diagonale a 45 verso lesterno.
Figura 5.11 - Volta a doppia curvatura
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
5.4 CONDIZIONI FISIOLOGICHE DEGLI EDIFICI ESISTENTI DI PRIMA
CLASSE
Dopo la breve digressione sul comportamento delle volte riprendiamo largo-
mento relativo agli edifici riconducibili alla prima classe. Nella stragrande mag-
gioranza dei casi (per non dire totalit), fanno parte delledilizia storica appartenente
ad epoche antecedenti lavvento del calcestruzzo armato e quindi sono privi di
cordolature interpiano in calcestruzzo armato (obbligatorie per norma negli ultimi
decenni). Generalmente la loro situazione statica ha subito nel tempo mutamenti
dovuti a molteplici cause quali ad esempio: assestamenti dellapparato fondale;
sollecitazioni eccezionali a carattere dinamico (terremoti); esposizioni a condizioni
climatiche di vario genere (escursioni termiche, vento ecc); variazioni delle con-
dizioni duso e dunque dei carichi gravanti sugli orizzontamenti; fenomeni dovuti
a maturazione dei leganti quali ritiro e viscosit; infine, anche, manomissioni del-
lapparato strutturale originario. Tutto ci, unito magari alla scarsa qualit dei
materiali, finisce col produrre il superamento dei limiti di resistenza a trazione,
gi di per se bassi, in molte sezioni, configurando la parzializzazione delle stesse
(vedi Figura 5.12). Il quadro generale tende dunque ad assestarsi, al limite, ad
uno stato privo di zone tese, in cui il sistema pu essere pensato come un insieme
di conci idealmente separati, il cui contatto avviene localmente in parti di sezioni
soggette a compressione, e dove i letti di malta hanno assunto il compito di favorire
il contatto fra le superfici scabre su una pi ampia superficie.
Figura 5.12 - Fessurazioni conseguenti alla parzializzazione del sistema murario
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Leffettiva capacit portante di detto sistema che, sostanzialmente, ha subito
nel tempo una diminuzione di rigidezza, sicuramente inferiore a quella originaria,
in cui larco avrebbe potuto supporsi in condizioni perfettamente integre. Nondi-
meno, ladozione di una ipotesi limite, che consideri a priori la parzializzazione
di tutte le sezioni, pu considerarsi a vantaggio della sicurezza.
5.5 EDIFICI DI SECONDA CLASSE: CON RITTI IN MURATURA E
ORIZZONTAMENTI A STRUTTURA PORTANTE IN LEGNO O IN FERRO
A questa categoria appartengono ancora edifici a carattere storico, sempre privi
di cordolatura in calcestruzzo armato, in cui gli orizzontamenti sono realizzati
da solai nei quali lorditura portante principale costituita da una travatura lignea
o in ferro. Il sistema dunque monodirezionale, di tipo a travi appoggiate sui
muri maestri. Il criterio di distribuzione dei carichi monodirezionale investe gene-
ralmente due murature ai lati opposti della cellula di pianta quadrangolare rela-
tiva al vano in cui giace il solaio. Gli altri due muri risultano dunque scarichi
per quanto concerne le azioni trasmesse dallorizzontamento.
In Figura 5.13a riportato il caso, non infrequentre, in cui la presenza di un
rompitratta origina una distribuzione dei carichi sui 4 muri che circoscrivono la
cellula del solaio. Lazione trasmessa dal rompitratta pu assimilarsi ad un carico
concentrato, mentre quella dei travetti pu assimilarsi ad un carico distribuito.
Questo tipo di solai viene generalmente completato da un tavolato ligneo sul quale
si dispone un massetto e la finitura del pavimento (piastrelle o listellatura lignea).
Figura 5.13 - a) Solaio a struttura lignea con rompitratta centrale (da Levi);
b) Solai a voltine di laterizio (pieno o forato) con travature in ferro
e getto di conglomerato sovrastante
a)
b)
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Appartengono ai solai monodirezionali anche quelli composti da travature
metalliche e voltine variamente composte (Figura 5.13b). La mutua spinta fra le
voltine adiacenti, poste ad interassi uguali, si annulla, mentre la spinta residua
delle voltine di bordo, essendo gli interassi delle travature metalliche dellordine
di circa 1 metro e la monta molto ribassata, risulta estremamente limitata e in
molti casi trascurabile agli effetti della stabilit del muro.
Per quanto riguarda le forature di porte e finestre, possiamo trovare la mede-
sima tipologia relativa ai casi di Figura 5.3: archi di scarico o piattabande, ovvero
larchitrave pu essere costituito da una trave di ferro o in legno.
Ad ogni modo, di fondamentale interesse, risultano i seguenti aspetti:
a) differenziazione netta fra il materiale costituente lorizzontamento e quella
costituente la muratura di elevazione;
b) valutazione della capacit di un effettivo ammorsamento delle travi nei
muri portanti in grado di fornire la trasmissione dello sforzo normale
dal muro alla trave (e viceversa);
c) valutazione della rigidezza dellorizzontamento, che dal passaggio dei casi
di Figura 5.13 a quelli di Figura 5.14, presenta diversi gradi di valutazione
(4)
;
d) presenza di eventuali riseghe nei muri portanti che diminuiscono lo
spessore di questi con laumentare dei piani.
Per quanto indicato al punto a) il primo effetto di questa organizzazione strut-
turale sta, dunque, nelleliminazione della spinta nei piedritti da parte dei solai,
in quanto orizzontali. Restano comunque eventuali condizioni di comportamento
ad arco laddove, come suggerito nella letteratura storica, si debbano appoggiare
eventuali travi maestre intermedie sopra aperture.
(5)
Una seconda importante caratteristica sta nella valutazione del punto b). Spesso
linnesto delle travature (lignee o in ferro), allinterno dei maschi murari, pu con-
siderarsi a scorrimento orizzontale libero, se si trascurano gli effetti dellattrito fra
i materiali. In tali circostanze il paramento murario risulta privo di aggancio oriz-
zontale. Quantunque raccomandati dalla manualistica depoca (vedi esempio Figura
5.14), la realizzazione di ancoraggi in grado di realizzare una funzione almeno di
tirante dei travetti di solaio si riscontra rarissimamente nella pratica costruttiva.
Figura 5.14 - Nella pratica le buone regole di costruzione vogliono che si considerino
i travicelli come semplicemente appoggiati. Ci non ostante sar uti-
lissimo, ed in alcuni casi anche indispensabile, di bene assicurare gli
estremi di questi ferri alle murature. (da Boube 1880)
(4)
Cfr. Anche Appendice E.
(5)
Lappoggio di trave maestra non deve di regola risultare in corrispondenza di apertura di porta
o finestra; quando ci non possa evitarsi, si deve costruire sulla relativa piattabanda un arco di scarico.
Carlo Levi, Corso di Costruzioni, Milano, Hoepli, 1950.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Laspetto segnalato in c) rappresenta invece il riscontro di un diverso di grado
rigidezza offerto dallorizzontamento. evidente che nel caso di solai in legno,
in cui il collegamento fra i travetti rappresentato unicamente dalla chiodatura
di un tavolato spesso qualche centimetro, rappresenta una condizione diversa, ad
esempio, dal caso in cui si riscontri un doppio tavolato incrociato, o un sistema
costruttivo basato su elementi in laterizio integrati da un getto di conglomerato
ancorch non armato.
Per quanto concerne invece il punto d), la condizione si verifica molto spesso
nei muri perimetrali dove, mantenendo il filo verticale esterno, la risega fungente
da appoggio alle travi dei solai viene ricavata allinterno dei muri portanti. Ne
consegue una eccentricit di carico che pu risultare a favore del ribaltamento
della muratura verso lesterno. La mancanza delleffetto tirante dei travetti inter-
piano impone dunque di considerare, ai fini della verifica al ribaltamento, lintera
altezza del muro anzich quella interpiano.
Figura 5.15 - Condizione di cinematismo di un paramento murario (da Pizzetti -
Trisciuoglio, rielaborata dallAutore)
In Figura 5.15 viene illustrato un caso esemplificativo delle possibili condizioni
relative ad un muro perimetrale B di un edificio di seconda classe (ma per molti
versi le considerazioni possono essere valide anche per quelli di prima classe):
a) il muro B scarico delle azioni relative ai solai, il che comporta una
diminuzione degli effetti benefici della risultante dei carichi verticali (uscita dal
nocciolo centrale di inerzia);
b) il muro B eretto con eccentricit morfologiche che tengono a piombo
solo il filo esterno e rientrano nella superficie interna, incrementando cos lec-
centricit dei carichi verso lesterno;
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
c) il muro A (di spina) esercita una azione di spinta verso B dovuta agli
archi di scarico delle forature in prossimit dellincrocio;
d) il muro A potrebbe manifestare fessurazione verticali in C (ovvero sulle
cosiddette croci dei muri) dovute a: degrado dei materiali; effetti relativi alla dif-
ferenza di temperatura interna ed esterna
(6)
; accorciamento differenziale a com-
pressione per le diverse condizioni di carico rispetto a B, ecc..
In definitiva, tutto ci comporta una tendenza al ribaltamento verso lesterno
di B e la necessit di una verifica nelle ipotesi che la muratura perimetrale si
comporti rigidamente su tutta laltezza delledificio.
Nelle Figure 5.16 e 5.17 si riporta una verifica al ribaltamento di un muro esterno
di un fabbricato ibrido di prima e seconda classe. I primi tre piani fuori terra sono,
infatti, costituiti da orizzontamenti a volta; gli ulteriori 3, mediante solai con travi
appoggiate. Il caso, tratto dal citato volume dellIng. Russo
(7)
, riguarda un fabbricato
sul Lungotevere di Roma. LAutore conduce unanalisi semplificata e spedita, nel-
lipotesi che non possa essere considerato il funzionamento a tirante dei solai.
Figura 5.16 - Schema del fabbricato oggetto di analisi del ribaltamento del muro
perimetrale (da Russo)
(6)
Una differenza di temperatura di 15C tra interno ed esterno pu causare una tensione di scor-
rimento allincrocio dei maschi murari dellordine di 0,30,5 daN/cm
2
.
(7)
Cristoforo Russo, Le Lesioni dei Fabbricati, UTET, Torino 1947.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Figura 5.17 - Verifica al ribaltamento del muro di Figura 5.16 (da Russo)
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
5.6 EDIFICI DI TERZA CLASSE: CON RITTI IN MURATURA ED
ORIZZONTAMENTI ANCORATI AD UN CORDOLO DI CEMENTO
ARMATO
Lavvento della tecnica del calcestruzzo armato ha notevolmente modificato, in
senso favorevole ovviamente, il comportamento strutturale degli edifici in muratura
portante attraverso una serie di innovazioni tecniche. In principal luogo lintroduzione
della realizzazione di solai in laterocemento, il cui confezionamento viene completato
con getto in opera di calcestruzzo spesso accompagnato da una armatura diffusa
sulla soletta, ha comportato la realizzazione di una cordolatura in calcestruzzo armato
ai livelli dei vari solai. Ci, unitamente al miglioramento della qualit degli elementi
costituenti la muratura, e la qualit dei leganti, ha contributo al conseguimento di
un comportamento scatolare dellintero sistema costruttivo.
Gi da molti anni, tutte le normative tecniche hanno reso obbligatoria la rea-
lizzazione di una cordolatura in c.a. di interpiano (ovvero al livello dei solai),
imponendo addirittura regole per un dimensionamento minimo al di sotto delle
quali non consentito derogare (sezione e armatura).
Figura 5.18 - Effetto cerchiante di una cordolatura in calcestruzzo armato
Nella stragrande maggioranza dei casi, soprattutto quando le dimensioni del
fabbricato sono geometricamente regolari, la presenza di solai siffatti
(8)
attribuisce
un comportamento a diaframma orizzontale rigido.
(8)
Anche, ovviamente quando lorizzontamento sia costituito semplicemente da una soletta armata.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Il comportamento scatolare ha molto migliorato il comportamento sismico di
questi fabbricati.
In alcuni casi, il solo effetto cerchiante della cordolatura (Figura 5.18), suf-
ficiente ad assicurare impedimenti al cinematismo di ribaltamento laterale. Altri
vantaggi sono comunque assicurati, tra i quali si ricorda:
valido elemento fungente da architrave in caso di forature del paramento
murario non espressamente previste in fase di primo progetto;
ripartitore di effetti dovuti a cedimenti locali;
diminuzione dellaltezza libera di inflessione del pannello murario, che
pu ridursi al limite in articolazione cerniera-cerniera fra gli estremi
della cordolatura interpiano (qualora si possa fare affidamento sulleffetto
di controventamento orizzontale dei solai).
Un ulteriore menzione va fatta anche riguardo alla tendenza dellutilizzo di
una architrave in calcestruzzo armato al di sopra delle aperture dei vani di porte
e finestre. In questo caso, se larchitrave realmente efficace, ovvero se a questa
pu essere attribuito un effettivo comportamento di resistenza a trazione, si ha
un conseguente effetto di collaborazione fra i maschi murari contigui (effetto fascia
o effetto accoppiamento).
(9)
5.7 GLI ORIZZONTAMENTI
5.7.1 ORIZZONTAMENTI INFINITAMENTE RIGIDI
Per le nuove costruzioni, gli orizzontamenti possono essere considerati infi-
nitamente rigidi nel loro piano a condizione che
(10)
:
1) siano realizzati in calcestruzzo armato;
2) siano realizzati in latero-cemento con soletta in c.a. di almeno 40
mm di spessore;
3) siano realizzati in struttura mista con soletta in cemento armato di
almeno 50 mm di spessore, ad esempio solai in legno con soletta
collaborante in c.a, solai in acciao-calcestruzzo con soletta collaborante
in c.a. In tal caso la soletta deve essere collegata da connettori a taglio
opportunamente dimensionati agli elementi strutturali in acciaio o in
legno e purch le aperture presenti non ne riducano significativamente
la rigidezza;
4) siano in grado di trasmettere le forze ottenute dalla soluzione del modello
di calcolo sismico (analisi lineare statica, analisi modale) incrementate
del 30%.
Per gli edifici esistenti in muratura la Circolare 617/09 ha invece assunto
unottica meno restrittiva ammettendo di considerare infinitamente rigidi i solai
che siano:
ben collegati alle pareti e dotati di una sufficiente rigidezza e resistenza nel loro piano.
Poich, come si nota, questa seconda definizione, lascia la valutazione al pro-
gettista, nel prosieguo porremo in evidenza alcune caratteristiche degli orizzonta-
menti in modo da potersi orientare nella scelta.
(9)
Cfr. 5.8.
(10)
Condizioni desunte dalle NTC.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Lipotesi del traverso infinitamente rigido, consente di imporre la congruenza
fra gli spostamenti orizzontali dei ritti del modello strutturale. Una prima conse-
guenza di questa ipotesi quella rappresentata in Figura 5.19: un telaio costituito
da pi piedritti, e avente pi gradi di libert, pu essere equiparato ad un sistema
composto da una sola asta verticale in cui le masse ai vari livelli degli impalcati
sono discretizzate alle relative quote della singola asta.
Figura 5.19 - La presenza del traverso infinitamente rigido impone la congruenza
di tutti gli spostamenti orizzontali ai vari livelli, assimilando il com-
portamento del telaio a quello di un unica asta in cui le masse siano
concentrate ai relativi livelli del traverso
In sostanza la struttura, ai vari livelli, vincolata agli stessi spostamenti oriz-
zontali e la sua deformata pu essere ricostruita a partire da quella della singola
asta che ne riassume il comportamento globale. In particolare lasta verticale rias-
sume le caratteristiche di rigidezza delle singole aste orizzontali, in simboli:
k
tot
= k
i
(5.1)
Qualora lipotesi di traverso infinitamente rigido non sia verificata, i piedritti
del sistema strutturale a pi gradi di libert di cui alla Figura 5.19, tendono ciascuno
a comportarsi in modo autonomo (vedi Figura 5.20). In tal caso nella struttura
aumentano i modi di vibrare, perch ciascun ritto ne avr uno di suo in funzione
delle proprie caratteristiche. In secondo luogo, questi modi di vibrare mettono in
eccitazione unaliquota della massa totale relativamente bassa. Per raggiungere,
dunque, le aliquote di percentuale della massa sismica partecipante, indicate nelle
NTC, sar necessario aumentare il numero dei modi da considerare nel calcolo.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Figura 5.20 - Struttura con traverso deformabile e comportamento autonomo dei
singoli ritti, a destra uno dei possibili modi di vibrare.
Da un punto di vista puramente qualitativo anche la forma planimetrica di
un impalcato pu dare alcune significative informazioni in relazione alla sua rigi-
dezza. Nel caso di piante in cui siano presenti sensibili restringimenti, e soluzioni
di continuit, lipotesi di indeformabilit potrebbe essere poco attendibile anche
quando siano soddisfatte le ipotesi relative alla tipologia costruttiva vista per i
punti 1), 2) e 3) (Figura 5.21a). In effetti nella zona pi debole (tratteggiata),
e specie per eccentricit notevole fra baricentro delle masse e delle rigidezze, pos-
sono verificarsi spostamenti relativi significativamente diversi per una stessa dire-
zione. Molto pi idonee saranno invece forme compatte, anche in presenza di
sensibili eccentricit fra baricentro delle masse e delle rigidezze (Figura 5.21b).
Figura 5.21 - Esempi di solai pi o meno deformabili
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
La Circolare 617/09 ha dato, comunque, le ulteriori seguenti indicazioni
(11)
:
Gli orizzontamenti devono essere dotati di opportuna rigidezza e resistenza nel piano e collegati
in maniera efficace alle membrature verticali che li sostengono perch possano assolvere la funzione
di diaframma rigido ai fini della ripartizione delle forze orizzontali tra le membrature verticali stesse.
Particolare attenzione va posta quando abbiano forma molto allungata o comunque non com-
patta: in questultimo caso, occorre valutare se le aperture presenti, soprattutto se localizzate in
prossimit dei principali elementi resistenti verticali, non ne riducano significativamente la rigidezza.
Essi possono essere considerati infinitamente rigidi nel loro piano se, modellandone la deformabilit
nel piano, i loro spostamenti orizzontali massimi in condizioni sismiche non superano per pi del
10% quelli calcolati con lassunzione di piano rigido. Tale condizione pu ritenersi generalmente
soddisfatta nei casi specificati nelle NTC
(12)
, salvo porre particolare attenzione quando essi siano
sostenuti da elementi strutturali verticali (per es. pareti) di notevole rigidezza e resistenza.
Quando gli orizzontamenti possono essere considerati infinitamente rigidi nel
loro piano, le masse e le inerzie rotazionali di ogni piano, possono essere con-
centrate nel loro centro di gravit. Ne consegue un concetto fondamentale nella
valutazione delle azioni sismiche ovvero la coincidenza o meno del baricentro delle
masse con il baricentro delle rigidezze.
5.7.2 ECCENTRICIT ACCIDENTALI
Leccentricit accidentale una eccentricit aggiuntiva che va considerata in ogni
caso (anche qualora non vi sia presente una eccentricit geometrica fra baricentro
delle masse e delle rigidezze). Essa tiene forfettariamente conto di diversi fattori:
variabilit spaziale del moto sismico;
incertezze nella localizzazione delle masse;
incertezze del modello;
fattori di carattere esecutivo.
La variabilit spaziale del moto sismico incide significativamente in costruzioni
che abbiano un ampio sviluppo planimetrico lungo una direzione prevalente (ad
esempio nei ponti), molto meno, invece, nei fabbricati storici che generalmente
hanno piante compatte. Le incertezze nella localizzazione delle masse, invece, sono
molto pi probabili nelle costruzioni, in quanto plausibile che i sovraccarichi
accidentali non siano uniformemente distribuiti sui solai, come invece si ipotizza
in genere. Si osserva solo che nei fabbricati a struttura portante in muratura,
data lelevata incidenza del peso proprio delle stesse, la percentuale dei sovraccarichi
accidentali risulta sensibilmente ridotta rispetto ad altre tipologie strutturali (ad
esempio ossature in c.a. o metalliche con muri di tamponamento alleggeriti). Ad
ogni modo, il DM 14.01.08, dispone che per i soli edifici, ed in assenza di pi
accurate determinazioni, leccentricit accidentale in ogni direzione non possa esse-
re considerata inferiore a 0,05 volte la dimensione delledificio misurata perpen-
dicolarmente alla direzione di applicazione dellazione sismica (L
max i
). Detta eccen-
tricit assunta costante, per entit e direzione, su tutti gli orizzontamenti:
e
acc
= 0,05 x L
max i
(5.3)
(11)
Circ. 617/09, C.7.2.6.
(12)
Queste condizioni sono quelle indicate ai punti 1), 2), 3) e 4) sopra riportati.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Inoltre, qualora la distribuzione di elementi secondari non strutturali (ad esem-
pio tramezzature interne) sia fortemente irregolare in pianta, gli effetti di tale
irregolarit debbono essere valutati e tenuti in conto. Questo requisito si intende
soddisfatto incrementando di un fattore 2 leccentricit accidentale di cui alla (5.3):
e
acc
= 2 x 0,05 x L
max i
(5.4)
5.7.3 FUNZIONE DEL SOLAIO INFINITAMENTE RIGIDO NELLA DISTRIBUZIONE DELLE AZIONI
SISMICHE
Si abbia una parete muraria di un edificio che, per semplicit di esposizione
del concetto, assumiamo ad un solo piano fuori terra. In detta parete siano collocati
alcuni fori di porte e finestre (Figura 5.22a). Si consideri di avere determinato la
forza orizzontale F che rappresenta lazione sismica e che agisce nel baricentro
del traverso orizzontale (infinitamente rigido).
Un modello di comportamento semplificato della situazione pu essere effet-
tuato considerando che lo schema statico sia composto da un telaio avente i 3
ritti (Figura 5.22b) collegati in sommit dal traverso. Ciascun ritto assume le dimen-
sioni desunte dallaver trascurato le porzioni di muratura superiori e/o inferiori
ai fori.
Figura 5.22 - Ripartizione su ritti giacenti in direzione della forza con ipotesi di
traverso infinitamente rigido
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Se k
1
, k
2
, k
3
sono le rigidezze dei tre ritti, imponendo luguaglianza degli spo-
stamenti in sommit, come condizione di congruenza, ne consegue direttamente:
1) per lequilibrio alla traslazione orizzontale:
F = F
1
+ F
2
+ F
3
(equilibrio alla traslazione orizzontale) (5.5)
2) per il comportamento elastico lineare dei materiali:
F
1
= k
1
x x
1
F
2
= k
2
x x
2
(5.6)
F
3
= k
3
x x
3
per il comportamento di traverso infinitamente rigido, la seguente condizione
di congruenza, ovvero identit degli spostamenti:
x
1
= x
2
= x
3
= x (5.7)
La rigidezza complessiva del telaio data dalla somma delle singole rigidezze
dei ritti per cui, considerando la (5.1) si ottiene:
F = k
tot
x x (5.8)
k
tot
= k
1
+ k
2
+ k
3
(5.9)
Questultima, sostituita alla (5.8) d:
F = (k
1
+ k
2
+ k
3
) x x x = F / (k
1
+ k
2
+ k
3
) (5.10)
E conseguentemente la soluzione:
F
1
= k
1
x x
1
= k
1
x x = F x k
1
/ (k
1
+ k
2
+ k
3
)
F
2
= k
2
x x
2
= k
2
x x = F x k
2
/ (k
1
+ k
2
+ k
3
) (5.11)
F
3
= k
3
x x
3
= k
3
x x = F x k
3
/ (k
1
+ k
2
+ k
3
)
In virt del traverso infinitamente rigido, lazione orizzontale (sismica) F si
distribuisce dunque in funzione proporzionale alla rigidezza dei piedritti. Pi sono
rigidi, maggiore la quota parte relativa.
Prendiamo ora in considerazione questo ulteriore aspetto. Stavolta si abbia
in pianta la situazione di Figura 5.23. Lorizzontamento ABCD, costituito sempre
da un solaio infinitamente rigido, trasmetta lazione (sismica) orizzontale F = 5.000
daN sui ritti S
1
= S
2
= S
3
= S
4
, tutti dello stesso materiale di muratura e dimen-
sioni:
S
1
= S
2
= S
3
= S
4
t = 30 cm; L = 500 cm; H = 300 cm
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Figura 5.23 - Ripartizione su ritti giacenti in direzione parallela e ortogonale alla
forza F con ipotesi di traverso infinitamente rigido
Come noto, la rigidezza dei singoli ritti data dalla formula:
1
k = (5.12)
1 1
+
k
f
k
t
dove:
k
f
= n E J / H
3
(5.13)
detta rigidezza flessionale e rappresenta il contributo della deformazione
flessionale, mentre, per pareti con sezione rettangolare:
k
t
= G A / (1,2 H) (5.14)
rappresenta il contributo del taglio. Nelle (5.13) e (5.14) si ha:
E = modulo elastico della muratura;
J = momento di inerzia lungo la direzione di spostamento;
H = altezza della muratura (o interpiano);
G = modulo di elasticit tangenziale della muratura;
A = t x L = sezione orizzontale del pannello murario;
1,2 = numero relativo al fattore di taglio per sezioni rettangolari;
n = coefficiente dovuto allo schema statico del pannello murario (n = 3 per
muro con schema statico a mensola e sommit libera, n = 12 per schema
statico come indicato in Figura 5.22, dove la sezione superiore del muro
non ruota dopo lo spostamento).
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Con le posizioni (5.13) e (5.14), dopo semplici passaggi algebrici, la (5.12)
diventa:
1
k = ______________________ (5.15)
H
3
1,2 H
_______ + _______
12 E J G A
Supponiamo di aver stimato, con le considerazioni fatte al capitolo 4, i para-
metri E e G della muratura in:
E = 45.000 daN/cm
2
G = 13.500 daN/cm
2
Si ha, per i setti 1 e 2:
J
1
= J
2
= 30 x 500
3
/ 12 = 312,500 x 10
6
cm
4
A
1
= A
2
= 15.000 cm
2
k
1
= k
2
= 516.055 daN/cm
2
Per i setti 3 e 4:
J
3
= J
4
= 500 x 30
3
/ 12 = 1,125 x 10
6
cm
4
A
1
= A
2
= 15.000 cm
2
K
3
= k
4
= 21.635 daN/cm
2
Per la congruenza imposta dallorizzontamento infinitamente rigido, possiamo
applicare identico ragionamento visto per il caso di Figura 5.22 e, con le (5.11),
determinare le aliquote di azioni afferenti a ciascun setto:
k
tot
= k
i
= k
1
+ k
2
+ k
3
+ k
4
= 2 x 516.055 + 2 x 21.635 = 1.075.380 daN/cm
2
F
1
= F
2
= F x k
1
/ (k
i
) = 5.000 x 516.055 / 1.075.380 2.400 daN
F
3
= F
4
= F x k
3
/ (k
i
) = 5.000 x 21.635 / 1.075.380 100 daN
Lesempio dimostra come la presenza del solaio infinitamente rigido impone
la condizione che la resistenza allazione (orizzontale) sismica resti quasi intera-
mente affidata alle pareti il cui piano parallelo alla direzione del sisma stesso
(pareti di controventamento), mentre le pareti disposte ortogonalmente hanno una
influenza del tutto trascurabile. Questo fatto di notevole importanza in quanto,
tra i vari benefici per le costruzioni i cui orizzontamenti sono rigidi, vi proprio
quello di distribuire le sollecitazioni taglianti nel piano delle pareti di controven-
tamento, dove le stesse offrono maggior cimento, liberando quelle ortogonali alla
direzione del sisma, del dannosissimo effetto di una azione fuori del piano.
Con un ragionamento analogo, possiamo estendere le considerazioni anche nello
sviluppo verticale delledificio. Si osservi questa volta lo schema di Figura 5.24, nel
quale viene rappresentata una costruzione con 4 livelli fuori terra di cui ci interessa
sviluppare il ragionamento lungo una sola direzione. Il piano terra ha due setti S
centrali interni, mentre nelle parti esterne ha 2 pilastri P per ciascun lato. I livelli
superiori invece hanno le strutture verticali costituite da setti S nelle pareti esterne,
mentre nelle zone interne ci sono dei pilastri P. Ad ogni livello il solaio considerato
infinitamente rigido e la risultante F dellazione orizzontale sismica applicata nei
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
relativi baricentri. Secondo le condizioni (5.11), le azioni sono assorbite dai setti ai
livelli 1, 2 e 3 in quanto i pilastri P hanno rigidezza molto pi piccola e poco con-
tribuiscono a contrastare le azioni F. Al livello 1, se lorizzontamento fosse deformabile,
lazione (F/2 + F/2 + F/2) sarebbe trasmessa dai setti dei tre livelli superiori ai due
pilastri del livello terra. Viceversa, i pilastri centrali dei livelli superiori, non trasmet-
terebbero praticamente alcuna azione orizzontale ai setti centrali del livello terra.
Con queste condizioni la struttura, a livello terra, si troverebbe a far fronte alle
azioni orizzontali in modo irragionevole, ovvero con i pilastri anzich con i setti.
Figura 5.24 - Ripartizione verticale
La rigidezza del solaio al livello 1, invece, rende di nuovo la congruenza degli
spostamenti orizzontali, cosicch si innesta nuovamente il comportamento di tipo
(5.11), con il risultato che lazione orizzontale viene nuovamente trasmessa ai siste-
mi pi rigidi del livello terra (setti).
In effetti il modello di comportamento opposto a quello di orizzontamento
infinitamente rigido quello schematizzato in Figura 5.25, dove rappresentato
in pianta lo schema di 3 ritti dello stesso materiale, ma con sezioni diverse, collegati
ad un solaio deformabile. In sostanza la forza F si distribuisce su ciascun ritto
in funzione della propria area di influenza indipendentemente dalla rigidezza degli
stessi. Cosicch, nella fattispecie dellesempio, il ritto S
2
, le cui caratteristiche di
rigidezza sono inferiori a S
3
, reagir con R
2
, proporzionale allarea di influenza,
con lirragionevole conseguenza che il ritto meno idoneo quello che assorbe il
carico orizzontale maggiore. In Figura 5.25b sono qualitativamente indicati gli
spostamenti afferenti ai tre sottosistemi che si comportano in modo autonomo.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Figura 5.25 - Modello limite di comportamento di traverso infinitamente
deformabile lungo una sola direzione
Concludiamo le osservazioni di questo paragrafo, relative alla funzione del traverso
infinitamente rigido, con un ultimo esempio relativo al caso in cui un sistema di ritti
sia soggetto ad un momento agente nel piano dellimpalcato. Ci accade, come visto
in precedenza, qualora, per il caso di azioni sismiche orizzontali, vengano prese in
considerazione condizioni di eccentricit accidentali (minime imposte dalla norma) o
per effettive eccentricit fra baricentro delle masse e baricentro delle rigidezze.
In Figura 5.26 si ha un sistema costituito da 3 ritti verticali e da un impalcato
considerato infinitamente rigido. Tra il baricentro delle masse e il baricentro y
g
delle rigidezze esiste una eccentricit e. I ritti sono dunque soggetti ad una azione
orizzontale F lungo x, che rappresenta lazione sismica, e la coppia nel piano del-
limpalcato M = F x e.
Figura 5.26 - Modello limite di comportamento dei ritti nellipotesi di traverso
infinitamente deformabile soggetto ad azione di torsione nel piano
orizzontale
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Le condizioni di congruenze saranno dunque espresse attraverso la composi-
zione del moto del traverso in una rototraslazione dove:
a) lo spostamento orizzontale del sistema x
1
= x
2
= x
3
(Figura 5.26c);
b) la rotazione rigida intorno al baricentro y
g
impone la proporzionalit
degli spostamenti x
1
= x
2
= x
3
rispetto alle distanze d
1
, d
2
, d
3
(Figura
5.26d).
Anche in questo caso, assume importanza fondamentale la rigidezza dei setti,
ciascuno dei quali verr cimentato da una azione proporzionale a detta grandezza.
5.8 TRAVI DI ACCOPPIAMENTO (O FASCE DI PIANO) IN MURATURA
Nellesempio di Figura 5.22 del 5.7.3 si scelto di trascurare la presenza
di materiale al di sopra dei vani delle aperture. Le NTC prevedono che si possa
inserire nel modello di calcolo anche il contributo di queste parti, definite con il
termine: travi di accoppiamento
(13)
, a patto che le verifiche vengano poi estese a
tali elementi. Inoltre:
Possono essere considerate nel modello travi di accoppiamento in muratura solo se sorrette
da un cordolo di piano o da un architrave resistente a flessione efficacemente ammorsato alle
estremit.
(14)
La Circ. 617/09 ha ulteriormente ampliato la descrizione nel modo seguente:
Nella modellazione di edifici esistenti possono essere considerate le travi di accoppiamento
in muratura, quando siano verificate tutte le seguenti condizioni:
la trave sia sorretta da un architrave o da un arco o da una piattabanda strutturalmente
efficace, che garantisca il sostegno della muratura della fascia anche nel caso in cui questultima
venga fessurata e danneggiata dal sisma;
la trave sia efficacemente ammorsata alle pareti che la sostengono (ovvero sia possibile
confidare in una resistenza orizzontale a trazione, anche se limitata) o si possa instaurare nella
trave un meccanismo resistente a puntone diagonale (ovvero sia possibile la presenza di una
componente orizzontale di compressione, ad esempio per lazione di una catena o di un elemento
resistente a trazione in prossimit della trave).
(15)
In questo paragrafo illustriamo alcune considerazioni in merito alla funzione
di questi elementi strutturali. Si prenda, ad esempio, la parete muraria di Figura
5.27: abbiamo gi osservato che, nel caso di edifici di classe 1 o 2, lipotesi di
solaio infinitamente rigido possa cadere in difetto. Ammettiamo ora di trascurare
anche il contributo delle parti di muratura che collegano i ritti sopra e sotto i fori
delle aperture. In tali circostanze, lazione sismica orizzontale, si distribuisce sui
ritti in funzione della zona di influenza delle masse sismiche gravanti sugli stessi.
Ciascuno ritto funziona in modo disaccopiato come fosse una semplice mensola
incastrata alla base. La Figura 5.27a evidenzia questo comportamento mostrando
che i ritti subiscono spostamenti orizzontali diversi. Nella parte bassa della figura
centrale si sono indicate le sezioni di muratura reagente e le relative tensioni di
flessione. Queste ultime presentano landamento nel caso in cui siano considerate
interamente reagenti, prescindendo dal peso proprio dei ritti (flessione semplice).
(13)
O anche travi in muratura, NTC 7.8.2.2.4.
(14)
NTC 7.8.1.5.2.
(15)
CNTC C8.7.1.4.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
In Figura 5.27b si riporta la modellazione che tiene conto del contributo delle
travi di accoppiamento, prescindendo dal fatto che il solaio possa essere considerato
infinitamente rigido. In tal caso sufficiente che lelemento orizzontale di colle-
gamento fra i ritti possa essere considerato tensoresistente. Per la normativa ita-
liana, come anticipato in precedenza, ci equivale al fatto che la porzione di mura-
tura di collegamento sia sorretta da un cordolo in calcestruzzo armato, o da una
piattabanda di acciaio. Ad ogni modo il concetto equivale a garantire una resistenza
a trazione dellelemento trave di accoppiamento. evidente che ci non pu essere
vero, ad esempio, per i casi indicati in Figura 5.3, in quanto ci si dovrebbe affidare
alla trascurabile resistenza a trazione della muratura. Per i casi di edifici in classe
3, la presenza di un cordolo in c.a. invece garantita dalla tipologia costruttiva.
Figura 5.27 - Comportamento di pareti in cui siano prese in considerazione le fasce
di piano. a) Senza la collaborazione delle fasce di piano. b) Collabo-
razione delle fasce di piano (meccanismo puntone-tirante)
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
In Figura 5.28 osserviamo un esempio che spiega il modello di comportamento
della trave di accoppiamento in presenza di un solaio in laterocemento con cordolo
interpiano di bordo in calcestruzzo armato e architravi dei vani finestra, composte
anchesse da una trave in calcestruzzo armato ben ammorsata alle estremit, in
modo da non poter sfilarsi nel suo comportamento flessionale. Il particolare a)
mostra la sezione del sistema trave.
Figura 5.28 - Modello di comportamento delle travi di accoppiamento in muratura
Possiamo notare, in una sezione ingrandita (Figura 5.28b), che essa costituita,
a partire dallintradosso del vano finestra, da:
elemento tensoresistente (architrave armata);
muratura;
elemento tensoresistente (cordolo armato);
muratura.
possibile interpretare il comportamento di questo sistema mediante lassi-
milazione ad un traliccio dove il corrente superiore e quello inferiore risultano
composti dagli elementi armati, mentre lanima dalla muratura, come indicato in
Figura 5.34c. Allo stesso modo, come mostra la Figura 5.28d, si ha un ulteriore
sistema composto da muratura e corrente inferiore tensoresistente.
Dunque, stante il seguente modello di comportamento, la trave di accoppia-
mento, posta al di sopra del vano finestra, funzionerebbe come una trave com-
posta (piattabanda - anima - piattabanda). In sostanza si comporta come un traliccio
di Mrsch nel quale la parte superiore funziona da corrente compresso e gli sforzi
sono assorbiti dal cordolo di piano in calcestruzzo armato; la parte inferiore fun-
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
ziona da corrente teso, dove gli sforzi sono assorbiti dallarchitrave armato (ele-
mento tensoresistente), e, infine, lanima governata dal comportamento a com-
pressione dei puntoni di muratura compressi.
Analogamente la trave di accoppiamento, compresa fra il solaio e lintradosso
superiore del vano finestra, funzionerebbe come una trave soggetta ad armatura
semplice dove la zona tesa viene rappresentata dal cordolo di calcestruzzo armato
del solaio, mentre la parte in muratura soggetta alla formazione degli archi
delle isostatiche di compressione (vedi Figura 5.29).
Figura 5.29 - Schema di comportamento a flessione di una trave in calcestruzzo
armato con armatura semplice
5.9 INTERAZIONI DEL COMPORTAMENTO STRUTTURALE: MURATURE,
SOLAIO INFINITAMENTE RIGIDO, TRAVI DI ACCOPPIAMENTO
Per analizzare linterazione nel modello strutturale fra: murature, solaio infi-
nitamente rigido e travi di accoppiamento, si propone lanalisi di una costruzione
semplice quale quella indicata nelle Figure (5.30a, 5.30d, 5.30e).
La pianta a forma quadrata di dimensioni pari a 5 m x 5 m. La struttura
si eleva su due livelli impostati rispettivamente a quota L
1
= 300 cm e L
2
= 600
cm. Le murature sono state ipotizzate in elementi di laterizio semipieni aventi
spessore pari a 25 cm e densit pari a 1.200 daN/m
3
, con E = 50.000 daN/cm
2
e G = 20.000 daN/cm
2
.
Nelle sole due pareti in direzione x sono stati modellati 2 fori: una porta a
livello terra di larghezza 140 cm e altezza 250 cm; una finestra a livello primo
di larghezza pari a 140 cm e altezza pari a 150 cm (altezza da terra pari a 100
cm).
Si ipotizza una zona sismica 2. Lanalisi condotta di tipo lineare dinamico.
La modellazione delle murature stata effettuata mediante elementi finiti a guscio
di mesh 50 cm x 50 cm.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Vengono presentati i seguenti 4 casi:
1) caso in cui si ha lipotesi di traverso infinitamente rigido e il contributo
delle travi di accoppiamento;
2) caso in cui si ha lipotesi di traverso infinitamente rigido e nessun con-
tributo delle travi di accoppiamento;
3) caso in cui si ha lipotesi di traverso deformabile e il contributo delle
travi di accoppiamento;
4) caso in cui si ha lipotesi di traverso deformabile e nessun contributo
delle travi di accoppiamento.
I carichi di piano sono i seguenti:
permanenti di 600 daN/m
2
;
sovraccarico accidentale di 200 daN/m
2
.
Al fine di poter comparare in modo omogeneo i risultati, i carichi sono stati
mantenuti identici per i quattro casi elencati, prescindendo dunque dal fatto che
le diverse tipologie costruttive di orizzontamento (rigido o deformabile) abbiano
nella realt anche pesi diversi. Si pensi ad esempio al caso di solai a struttura
lignea piuttosto che in laterocemento.
5.9.1 CASO IN CUI SI HA LIPOTESI DI TRAVERSO INFINITAMENTE RIGIDO E IL CONTRIBUTO
DELLE TRAVI DI ACCOPPIAMENTO
In questa prima simulazione di calcolo si sono considerate le seguenti ipotesi:
a) orizzontamenti infinitamente rigidi;
b) contributo delle travi in muratura di accoppiamento.
La prima ipotesi viene soddisfatta dal fatto che i solai sono in laterocemento
di spessore 20+4 cm. La seconda dal fatto che sono state adottate architravi reagenti
a flessione sopra i vani di porte e finestre. Per la finestratura tra il primo e il
secondo livello si anche tenuto conto del contributo della porzione di muratura
al di sotto della finestra in quanto anche questultima sorretta da un elemento
resistente a flessione (rappresentato dal cordolo interpiano in c.a.). Infatti, a livello
perimetrale, ad ogni livello stato inserito un cordolo in calcestruzzo armato di
sezione 25 cm x 24 cm.
Lorditura degli orizzontamenti ha andamento incrociato ai due livelli in modo
da caricare la coppia di murature in direzione x (a livello 2) e y (a livello 1).
Il calcolo, per la condizione sismica SLV lungo x, ha dato i seguenti risultati
in termini di spostamento (vedi Figura 5.30b):
Livello 2:
2
0,028 cm;
Livello 1:
1
0,019 cm.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Figura 5.30 - Modello di comportamento di parete soggetta ad azione sismica orizzontale
tenendo conto del contributo delle travi di accoppiamento e dellipotesi
di orizzontamento infinitamente rigido. a) Pareti lungo la direzione x
con le aperture ; b) Deformata per azioni sismiche allo SLV (mesh elementi
finiti a guscio). c) Meccanismo di formazione dei puntoni diagonali nei
paramenti murari. d) Pareti lungo la direzione y senza aperture. e) Pianta
con indicazione dellorditura dei solai
Dalla rappresentazione deformata della mesh (sempre di Figura 5.30b) pos-
sibile rendersi conto del meccanismo di puntone - diagonale di reazione della
muratura (Figura 5.30c) agli spostamenti prodotti dal sisma. Ci avviene sia nei
maschi murari, sia nelle travi di muratura di accoppiamento. Il contributo di queste
ultime , dunque, da prendere in considerazione solo se queste esercitano una
effettiva resistenza al meccanismo di rottura conseguente a questo tipo di com-
portamento. Nella fattispecie la rottura pu aver luogo per:
1) schiacciamento alle estremit della diagonale compressa del pannello
murario;
2) scorrimento orizzontale;
3) fessurazione diagonale;
4) scorrimento verticale.
In genere i primi tre tipi di rottura sono i pi frequenti.
Il modello di comportamento considerato pu essere ipotizzato nel caso degli
edifici di terza classe, in quanto, lipotesi a) suindicata implicitamente garantita
dallesecuzione del solaio in laterocemento
(16)
, mentre per quanto concerne lipotesi
b), molto spesso, anche questa pu verificarsi data la presenza di cordolature
interpiano in c.a. e architravi armate al di sopra dei vani dei fori finestra. In
definitiva, qualora si tenga in considerazione il contributo della trave di accop-
piamento, bisogner dunque effettuare le verifiche per i tipi di rottura previsti
dalle vigenti norme per le costruzioni esistenti.
(17)
(16)
O altre tipologie come definite al 5.7.1.
(17)
In sostanza, per azioni nel piano, le NTC considerano la trave di accoppiamento come un pan-
nello di muratura ruotato di 90 e dunque soggetto a verifica di rottura a taglio per fessurazione diago-
nale o per scorrimento, e a pressoflessione, come indicato in C8.7.1.5.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
5.9.2 CASO IN CUI SI HA LIPOTESI DI TRAVERSO INFINITAMENTE RIGIDO E NESSUN
CONTRIBUTO DELLE TRAVI DI ACCOPPIAMENTO
In questa seconda simulazione si soppressa la sola condizione relativa al
contributo delle travi di accoppiamento, eliminandole dal modello agli elementi
finiti. Tutte le altre condizioni di calcolo sono rimaste inalterate rispetto allesempio
svolto al precedente paragrafo (Figura 5.31).
I risultati dellanalisi, per la condizione sismica SLV lungo x, ha dato i seguenti
valori in termini di spostamento (vedi Figura 5.31b):
Livello 2:
2
0,066 cm;
Livello 1:
1
0,027 cm.
Come si pu notare, lo spostamento al livello 2 aumentato di circa 2,36
volte, mentre quello a livello 1 di circa 1,42. Poich le norme tecniche consentono,
per gli edifici di classe 3, di non tener conto nei calcoli del contributo delle travi
di accoppiamento in muratura, evitandone quindi la verifica, chiaro che, in questo
modo, linfluenza in termini di spostamento pu risultare molto sensibile. Osser-
vando la deformata delle pareti evidente inoltre, che la sola ipotesi di impalcato
rigido, tende a disaccoppiare il funzionamento dei due maschi, ciascuno dei
quali attiva un meccanismo indipendente assimilabile ad una mensola incastrata
alla base.
Figura 5.31 - Modello di comportamento di parete soggetta ad azione sismica
orizzontale tenendo conto del solo contributo dellipotesi di
orizzontamento infinitamente rigido e trascurando quello delle travi
di accoppiamento. a) Pareti lungo la direzione x con le aperture ;
b) Deformata per azioni sismiche allo SLV (mesh elementi finiti a
guscio). c) Meccanismo di formazione dei puntoni diagonali nei
paramenti murari. d) Pareti lungo la direzione y senza aperture. e)
Pianta con indicazione dellorditura dei solai
5.9.3 CASO IN CUI SI HA LIPOTESI DI TRAVERSO DEFORMABILE E IL CONTRIBUTO DELLE
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
TRAVI DI ACCOPPIAMENTO
Il caso qui illustrato presente tutte le condizioni di calcolo di quello relativo al
paragrafo 5.9.1 ad eccezione dellipotesi di traverso infinitamente rigido (Figura 5.32).
In tal senso si pu apprezzare il contributo delle sole travi di accoppiamento, le quali
manifestano un comportamento analogo, qualitativamente, al caso di Figura 5.30.
Figura 5.32 - Modello di comportamento di parete soggetta ad azione sismica
orizzontale tenendo conto del solo contributo delle travi di
accoppiamento e trascurando quello del traverso infinitamente rigido
a) Pareti lungo la direzione x con le aperture ; b) Deformata per
azioni sismiche allo SLV (mesh elementi finiti a guscio). c)
Meccanismo di formazione dei puntoni diagonali nei paramenti
murari. d) Pareti lungo la direzione y senza aperture. e) Pianta con
indicazione dellorditura dei solai
una condizione che pu essere applicata nei casi di edifici in classe 1 e 2,
laddove gli impalcati non consentano di fare affidamento su una loro rigidezza,
ma le condizioni dei paramenti murari, la configurazione geometrica degli stessi
e linserimento di opportuni incatenamenti (o le stesse architravi), possano effet-
tivamente far supporre ad un comportamento tensoresistente dellelemento trave
di accoppiamento. Nel modello di calcolo stato tolto il cordolo in calcestruzzo
armato ai livelli degli orizzontamenti.
In termini di spostamenti di piano i risultati dellanalisi, per la condizione
sismica SLV lungo x, ha dato i seguenti valori (vedi Figura 5.32b):
Livello 2:
2
0,018 cm;
Livello 1:
1
0,014 cm.
ovvero addirittura inferiori, a parit di tutte le altre condizioni, a quelli visti
per lanalogo caso in cui per anche lipotesi di solaio infinitamente rigido sod-
disfatta. Come possibile? Il dato spiegabile dal fatto che il modello di calcolo
elastico-lineare agli elementi finiti considera:
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
a) gli incroci fra le pareti resistenti a trazione;
b) una distribuzione del carico sismico anche direttamente sulle pareti lungo
i lati y.
In particolar modo questa seconda condizione fa cadere in difetto lipotesi
vista al 5.7.3 in relazione alla congruenza degli spostamenti di tutte le pareti.
Figura 5.33 - Modello tridimensionale del comportamento di Figura 5.32
Figura 5.34 - Comportamento delle pareti lungo y nel caso di impalcato deformabile
La situazione ben rappresentata nelle Figure 5.33 e 5.34b, dove chiaro,
dalla lettura della deformata di parete, che la stessa soggetta a una condizione
di carico distribuito lungo i due livelli interpiano, mentre alle estremit essa
agganciata alle due pareti ortogonali.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
evidente che questa condizione cadrebbe subito in difetto qualora gli incroci
murari non fossero in grado di offrire sufficiente resistenza a trazione, con con-
seguente ribaltamento dellintero paramento.
chiaro, dunque, anche da questo esempio, che i risultati di un calcolo di
questo tipo, ancorch computerizzato, devono sempre essere considerati critica-
mente, o anche, come spesso si dice: cum grano salis.
5.9.4 CASO IN CUI SI HA LIPOTESI DI TRAVERSO DEFORMABILE E NESSUN CONTRIBUTO
DELLE TRAVI DI ACCOPPIAMENTO
Anche tale condizione pu essere applicata a costruzioni di classe 1 o 2 quando
n gli orizzontamenti, n le travi di accoppiamento, possano avere caratteristiche tali
da non poter fare affidamento sul loro contributo. In tali circostanze ciascun maschio
murario presenta un comportamento disaccoppiato e slegato dagli altri. Lo schema
statico diventa dunque molto semplicemente quello di una mensola incastrata alla
base che funziona in modo autonomo assumendo come carichi verticali ed orizzontali
(azioni sismiche), quelli derivanti dalla quota parte relativa alla zona di influenza.
La condizione di comportamento disaccoppiato ulteriormente esaltata quando
non si ipotizzi nemmeno la tenuta delle croci di muro. Nel caso contrario, invece,
la situazione risulta evidenziata in Figura 5.35. Lanalisi numerica offre i seguenti
risultati
A) Livello 2, spostamento lungo x:
A
0,045 cm;
B) Livello 1, spostamento lungo x:
B
0,027 cm;
C) Livello 2, spostamento lungo x:
C
5,9 cm
D) Livello 2, spostamento lungo y:
D
4,5 cm
Figura 5.35 - Schema di comportamento del modello tridimensionale nelle seguenti
ipotesi: a) impalcato deformabile; b) nessun contributo delle travi di
accoppiamento; c) funzionamento elastico delle croci di muro (angoli)
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Lo spostamento significativo delle pareti lungo y anche dovuto al fatto che,
nel calcolo del modello di figura, il programma ha considerato anche il 30% di
azione sismica lungo questa direzione.
Anche in questo caso valgono le osservazioni viste al 5.9.3: gli spostamenti
del sistema strutturale sono conseguenti allipotesi di comportamento elastico linea-
re delle murature e, in particolare, della resistenza a trazione offerta dalla croci
di muro (angoli). Nellipotesi che questi non siano in grado di offrire sufficiente
resistenza a trazione, bisogna considerare che i paramenti murari assumono un
comportamento a mensola per lintera altezza, e dunque il comportamento globale
del sistema risulta governato dal comportamento fuori piano dei singolo maschi
murari. Nel modello di calcolo questa condizione si ottiene svincolando le pareti
lungo i lati verticali (Figura 5.36).
Figura 5.36 - Schema di comportamento del modello tridimensionale nelle seguenti
ipotesi: a) impalcato deformabile; b) nessun contributo delle travi di
accoppiamento; c) Croci di muro (angoli) non collaboranti
5.10 ANALISI CINEMATICHE
I precedenti paragrafi hanno messo in luce il comportamento degli edifici in
muratura, evidenziando quali sono i casi in cui una costruzione possa assumere un
comportamento indipendente per ciascun maschio murario (classi di edifici 1 e 2).
In queste situazioni, ma anche qualora si voglia indagare su situazioni di carattere
locale, lapproccio di calcolo viene affrontato mediante un modello cinematico.
Ci anche confermato dallesperienza derivante dalle osservazioni dei danni
provocati dal sisma, i quali manifestano collassi parziali dovuti a perdita di equi-
librio di pareti o porzioni di pareti, proprio nei casi di costruzioni che manifestano
le carenze strutturali tipiche delle classi 1 e 2.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Questi tipi di collasso sono anche definiti come:
meccanismi di I modo: quando derivano da un effetto (sismico)
ortogonale al piano medio della parete,
meccanismi di II modo: quando sono conseguenti, invece, ad effetti
(sismici) lungo il piano della parete.
In Figura 5.37, sono riportati alcuni schemi di collasso locale riferiti a mec-
canismi di I modo. Alla stessa stregua sono considerati quelli relativi alle Figure
5.15 e 5.16. Nella Figura 5.38 sono rappresentati alcuni casi rappresentativi degli
schemi di Figura 5.37 a seguito del terremoto de LAquila del 2009. Altre esem-
plificazioni sono riportate in Appendice C).
Figura 5.37 - Alcuni esempi di meccanismi di collasso di I modo (immagine tratta
dal programma CINE vedi anche Appendice C.3)
Figura 5.38 - Meccanismi di I modo: a) ribaltamento di facciata; b) martellamento
del colmo su facciata (Foto Arch. Roberto Amabilia)
I meccanismi di II modo sono sostanzialmente:
a) rottura per pressoflessione nel piano (cfr. 3.5.9.1),
b) rottura per scorrimento nel piano (cfr. 3.5.9.3.1),
c) rottura per fessurazione diagonale (cfr. 3.5.9.3.2.)
Nella Figura 5.39 illustrato un caso che presenta le condizioni b) e c).
Figura 5.39 - Meccanismi di II modo: piano sopra rottura per scorrimento e fes-
surazione diagonale; piano sotto rottura per fessurazione diagonale
(Foto Arch. Roberto Amabilia)
Nella Figura 5.40 la fessurazione diagonale assume andamenti incrociati, mani-
festando la rottura nei due sensi di oscillazione del fabbricato, a seguito dellevento
sismico.
Figura 5.40 - Meccanismi di II modo: rottura per fessurazione diagonale nei due
sensi (da Manuale AeDES)
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
In sostanza lanalisi cinematica si basa sullindividuazione, a priori, dei possibili
meccanismi di collasso locale che potrebbero interessare la costruzione a seguito
di un evento sismico.
I concetti suesposti sono espressi nel 8.71 del DM 14.01.08:
Nelle costruzioni esistenti in muratura soggette ad azioni sismiche, particolarmente negli
edifici, si possono manifestare meccanismi locali e meccanismi dinsieme. I meccanismi locali
interessano singoli pannelli murari o pi ampie porzioni della costruzione, e sono favoriti dal-
lassenza o scarsa efficacia dei collegamenti tra pareti e orizzontamenti e negli incroci murari.
I meccanismi globali sono quelli che interessano lintera costruzione e impegnano i pannelli
murari prevalentemente nel loro piano.
La sicurezza della costruzione deve essere valutata nei confronti di entrambi i tipi di mec-
canismo.
Per lanalisi sismica dei meccanismi locali si pu far ricorso ai metodi dellanalisi limite
dellequilibrio delle strutture murarie, tenendo conto, anche se in forma approssimata, della resi-
stenza a compressione, della tessitura muraria, della qualit della connessione tra le pareti murarie,
della presenza di catene e tiranti. Con tali metodi possibile valutare la capacit sismica in
termini di resistenza (applicando un opportuno fattore di struttura) o di spostamento (determinando
landamento dellazione orizzontale che la struttura progressivamente in grado di sopportare
allevolversi del meccanismo).
Nella Circolare 617/09, quanto suindicato, viene ulteriormente esplicitato con le
seguenti parole:
C8.7.1.6 Metodi di analisi dei meccanismi locali
Negli antichi edifici in muratura sono spesso assenti sistematici elementi di collegamento
tra le pareti, a livello degli orizzontamenti; ci comporta una possibile vulnerabilit nei riguardi
di meccanismi locali, che possono interessare non solo il collasso fuori dal piano di singoli
pannelli murari, ma pi ampie porzioni delledificio (ribaltamento di intere pareti mal collegate,
ribaltamento di pareti sommitali in presenza di edifici di diversa altezza, collassi parziali negli
edifici dangolo degli aggregati edilizi, etc.). indispensabile valutare la sicurezza delledificio
nei confronti di tali meccanismi.
Un possibile modello di riferimento per questo tipo di valutazioni quello dellanalisi limite
dellequilibrio delle strutture murarie, considerate come corpi rigidi non resistenti a trazione; la
debole resistenza a trazione della muratura porta infatti, in questi casi, ad un collasso per perdita
di equilibrio, la cui valutazione non dipende in modo significativo dalla deformabilit della struttura,
ma dalla sua geometria e dai vincoli. In Appendice (C8.A.4 della Circ. 617/09 - NdA) proposto
un metodo basato su tale approccio, nella forma cinematica, particolarizzato allesecuzione di
unanalisi sismica. Applicando il principio dei lavori virtuali ad ogni meccanismo prescelto,
possibile valutare la capacit sismica in termini di resistenza (analisi cinematica lineare) o di
spostamento, attraverso una valutazione in spostamenti finiti (analisi cinematica non lineare).
(18)
APPENDICE C8A.4. ANALISI DEI MECCANISMI LOCALI DI COLLASSO IN EDIFICI ESISTENTI
IN MURATURA
Negli edifici esistenti in muratura spesso avvengono collassi parziali per cause sismiche,
in genere per perdita dellequilibrio di porzioni murarie; la verifica nei riguardi di questi meccanismi,
secondo le modalit descritte nel seguito, assume significato se garantita una certa monoliticit
della parete muraria, tale da impedire collassi puntuali per disgregazione della muratura. Mec-
canismi locali si verificano nelle pareti murarie prevalentemente per azioni perpendicolari al loro
(18)
Nel prosieguo della presente trattazione tratteremo il caso dellanalisi cinematica lineare.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
piano, mentre nel caso di sistemi ad arco anche per azioni nel piano. Le verifiche con riferimento
ai meccanismi locali di danno e collasso (nel piano e fuori piano) possono essere svolti tramite
lanalisi limite dellequilibrio, secondo lapproccio cinematico, che si basa sulla scelta del mec-
canismo di collasso e la valutazione dellazione orizzontale che attiva tale cinematismo.
Lapplicazione del metodo di verifica presuppone quindi lanalisi dei meccanismi locali ritenuti
significativi per la costruzione, che possono essere ipotizzati sulla base della conoscenza del
comportamento sismico di strutture analoghe, gi danneggiate dal terremoto, o individuati con-
siderando la presenza di eventuali stati fessurativi, anche di natura non sismica; inoltre andranno
tenute presente la qualit della connessione tra le pareti murarie, la tessitura muraria, la presenza
di catene, le interazioni con altri elementi della costruzione o degli edifici adiacenti.
Lapproccio cinematico permette inoltre di determinare landamento dellazione orizzontale
che la struttura progressivamente in grado di sopportare allevolversi del meccanismo. Tale
curva espressa attraverso un moltiplicatore , rapporto tra le forze orizzontali applicate ed i
corrispondenti pesi delle masse presenti, rappresentato in funzione dello spostamento d
k
di un
punto di riferimento del sistema; la curva deve essere determinata fino allannullamento di ogni
capacit di sopportare azioni orizzontali ( = 0). Tale curva pu essere trasformata nella curva
di capacit di un sistema equivalente ad un grado di libert, nella quale pu essere definita la
capacit di spostamento ultimo del meccanismo locale, da confrontare con la domanda di spo-
stamento richiesta dallazione sismica.
Per ogni possibile meccanismo locale ritenuto significativo per ledificio, il metodo si articola
nei seguenti passi:
trasformazione di una parte della costruzione in un sistema labile (catena cinematica),
attraverso lindividuazione di corpi rigidi, definiti da piani di frattura ipotizzabili per la
scarsa resistenza a trazione della muratura, in grado di ruotare o scorrere tra loro
(meccanismo di danno e collasso);
valutazione del moltiplicatore orizzontale dei carichi
0
che comporta lattivazione del
meccanismo (stato limite di danno);
valutazione dellevoluzione del moltiplicatore orizzontale dei carichi al crescere dello
spostamento d
k
di un punto di controllo della catena cinematica, usualmente scelto
in prossimit del baricentro delle masse, fino allannullamento della forza sismica
orizzontale;
trasformazione della curva cos ottenuta in curva di capacit, ovvero in accelerazione
a* e spostamento d* spettrali, con valutazione dello spostamento ultimo per collasso
del meccanismo (stato limite ultimo), definito in seguito;
verifiche di sicurezza, attraverso il controllo della compatibilit degli spostamenti e/o
delle resistenze richieste alla struttura.
Per lapplicazione del metodo di analisi si ipotizza, in genere:
resistenza nulla a trazione della muratura;
assenza di scorrimento tra i blocchi;
resistenza a compressione infinita della muratura.
Tuttavia, per una simulazione pi realistica del comportamento, opportuno considerare,
in forma approssimata:
a) gli scorrimenti tra i blocchi, considerando la presenza dellattrito;
b) le connessioni, anche di resistenza limitata, tra le pareti murarie;
c) la presenza di catene metalliche;
d) la limitata resistenza a compressione della muratura, considerando le cerniere
adeguatamente arretrate rispetto allo spigolo della sezione;
e) la presenza di pareti a paramenti scollegati.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
5.10.1 ANALISI CINEMATICA LINEARE (CIRC. 617/09 - C8A.4.1)
Per ottenere il moltiplicatore orizzontale
0
dei carichi che porta allattivazione del meccanismo
locale di danno si applicano ai blocchi rigidi che compongono la catena cinematica le seguenti
forze: i pesi propri dei blocchi, applicati nel loro baricentro; i carichi verticali portati dagli stessi
(pesi propri e sovraccarichi dei solai e della copertura, altri elementi murari non considerati nel
modello strutturale); un sistema di forze orizzontali proporzionali ai carichi verticali portati, se
queste non sono efficacemente trasmesse ad altre parti delledificio; eventuali forze esterne (ad
esempio quelle trasmesse da catene metalliche); eventuali forze interne (ad esempio le azioni
legate allingranamento tra i conci murari). Assegnata una rotazione virtuale
k
al generico blocco
k, possibile determinare in funzione di questa e della geometria della struttura, gli spostamenti
delle diverse forze applicate nella rispettiva direzione. Il moltiplicatore
0
si ottiene applicando
il Principio dei Lavori Virtuali, in termini di spostamenti, uguagliando il lavoro totale eseguito
dalle forze esterne ed interne applicate al sistema in corrispondenza dellatto di moto virtuale:
n n+m n o

0 (
P
i

x,i
+ P
j

x,j)
_
P
i

y,i
_
F
h

h
= L
fi
(5.16)
i=1 j=n+1 i=1 h=1
[C8A.4.1]
dove:
n il numero di tutte le forze peso applicate ai diversi blocchi della catena cinematica;
m il numero di forze peso non direttamente gravanti sui blocchi le cui masse, per
effetto dellazione sismica, generano forze orizzontali sugli elementi della catena
cinematica, in quanto non efficacemente trasmesse ad altre parti delledificio;
o il numero di forze esterne, non associate a masse, applicate ai diversi blocchi;
P
i
la generica forza peso applicata (peso proprio del blocco, applicato nel suo baricentro,
o un altro peso portato);
P
j
la generica forza peso, non direttamente applicata sui blocchi, la cui massa, per
effetto dellazione sismica, genera una forza orizzontale sugli elementi della catena
cinematica, in quanto non efficacemente trasmessa ad altre parti delledificio;

x,i
lo spostamento virtuale orizzontale del punto di applicazione delli-esimo peso Pi,
assumendo come verso positivo quello associato alla direzione secondo cui agisce lazione
sismica che attiva il meccanismo;

x,j
lo spostamento virtuale orizzontale del punto di applicazione dellj-esimo peso Pj,
assumendo come verso positivo quello associato alla direzione secondo cui agisce lazione
sismica che attiva il meccanismo;

y,i
lo spostamento virtuale verticale del punto di applicazione delli-esimo peso Pi,
assunto positivo se verso lalto;
F
h
la generica forza esterna (in valore assoluto), applicata ad un blocco;

h
lo spostamento virtuale del punto dove applicata la h-esima forza esterna, nella
direzione della stessa, di segno positivo se con verso discorde;
L
fi
il lavoro di eventuali forze interne.
Circ. 617/09, C8A.4.2.3 Verifiche di sicurezza
(omissis)
Nel caso in cui la verifica riguardi un elemento isolato o una porzione della costruzione
comunque sostanzialmente appoggiata a terra, la verifica di sicurezza nei confronti dello Stato
limite di Salvaguardia della Vita soddisfatta se laccelerazione spettrale a
0
* che attiva il mec-
canismo soddisfa la seguente disuguaglianza:
a
g
(P
VR
)S
a*
0
(5.17)
q
[C8A.4.9]
in cui a
g
funzione della probabilit di superamento dello stato limite scelto e della vita
di riferimento come definiti al 3.2 delle NTC, S definito al 3.2.3.2.1 delle NTC, e q il
fattore di struttura, che pu essere assunto uguale a 2,0.
Se invece il meccanismo locale interessa una porzione della costruzione posta ad una certa
quota, si deve tener conto del fatto che laccelerazione assoluta alla quota della porzione di
edificio interessata dal cinematismo in genere amplificata rispetto a quella al suolo. Una appros-
simazione accettabile consiste nel verificare, oltre alla C8A.4.9, anche la:
S
e
(T
1
)(Z)
a*
0
(5.18)
q
[C8A.4.10]
dove: S
e
(T
1
), (Z) e sono definite come al punto precedente, tenendo conto che lo spettro
di risposta riferito alla probabilit di superamento del 10% nel periodo di riferimento V
R
.
Allo scopo di apprendere quali siano le implicazioni concettuali di una analisi
cinematica lineare, vediamo come pu essere sviluppato questo approccio mediante
un semplice esempio.
5.10.2 ESEMPIO APPLICATIVO DI ANALISI CINEMATICA LINEARE
ESEMPIO 5.1
In Figura 5.41 rappresentato lo schema di una parete in cui stato individuato
un possibile meccanismo di ribaltamento fuori del piano (potrebbe riferirsi al
caso della Figura 5.38a).
Figura 5.41 - Schema di calcolo al ribaltamento fuori piano di una parete
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
a) Dati della parete:
altezza media H = 600 cm,
lunghezza parete L = 5 m
spessore t = 50 cm,
peso proprio specifico della parete = 2.200 daN/m
3
,
peso complessivo della parete P
2
= 0,5 m x 2.200 daN/m
3
x 6 m x 5 m = 33.000 daN
altezza baricentro da terra = 300 cm
b) Carichi derivanti dalla copertura e dal solaio
carichi permanenti dal colmo di copertura
P
1g
= 100 daN/m
2
x 5 m x 5 m = 2.500 daN
carichi accidentali (neve) dal colmo di copertura
P
1Q
= 120 daN/m
2
x 5 m x 5 m = 3.000 daN
carichi dal piano primo = trascurabili in quanto ordito nellaltro senso
c) Condizione di carico
Le masse associate ai carichi gravitazionali sono le seguenti (cfr. anche Tabella
1.1, categoria H):
P
2
= 33.000 daN
P
1
= P
1g
+
21
P
1Q
= 2.500 daN + 0 x 3.000 daN = 2.500 daN
d) Applicazione del Principio dei Lavori Virtuali per la determinazione del
moltiplicatore delle forze inerziali
0
Il Principio dei Lavori Virtuali esprime la generica condizione che in un sistema
materiale soggetto ad un insieme di forze equilibrate e di spostamenti congruenti
con le deformazioni ammesse per quel sistema, il lavoro compiuto dalle forze
esterne L
fe
sia uguale a quello compiuto dalle forze interne L
fi
.
Delle 3 condizioni suindicate:
1) insieme di forze equilibrate;
2) insieme di spostamenti congruenti con le deformazioni ammesse dal sistema;
3) identit L
fe
= L
fi
necessario e sufficiente che almeno 2 di queste siano soddisfatte affinch anche
la terza risulti verificata.
Nella (5.16) L
fe
espresso dai membri a sinistra delluguaglianza. In generale il
lavoro compiuto dalle forze esterne dato dal prodotto di:
forze x spostamenti;
momenti x rotazioni.
Applicando una rotazione virtuale unitaria = 1 intorno al punto C della parete
il lavoro virtuale esterno L
fe
dato da:
Primo membro della (5.16):
n

0
P
i

x,j
=
0
P
1
x
1
+
0
P
2
x
2
(5.19)
1
Ma, poich per una rotazione piccola si ha:

x,1
300 cm x (5.20)

x,2
600 cm x (5.21)
la (5.19) diventa:

0
P
1
x
x,1
+
0
P
2
x
x,2
=
0
x x (2.500 daN x 600 cm + 33.000 daN x 300 cm) =
=
0
x 1 x 11,4 x 10
6
daNcm (5.22)
Si noti che la (5.19) rappresenta il momento ribaltante.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Secondo membro della (5.16):
Daltro canto le forze gravitazionale P
1
e P
2
esercitano un momento che tende a
stabilizzare la parete per cui si ha il seguente lavoro:
P
1
x t/2 x + P
2
x t/2 x (5.23)
Si noti che essendo:

y,1
=
y,2
t/2 x (5.24)
la (5.23) esprime anche il secondo membro della (5.16):
n

P
i

y,j
= P
1
x
y,1
+ P
2
x
y,2
= 2.500 daN x 25 cm + 33.000 daN x 25 cm
1
= 887.500 daNcm (5.25)
Il terzo membro della (5.16) nullo in quanto non agiscono forze esterne (ad
esempio un tirante).
Infine poich il sistema rigido, e lo spostamento assume il significato di una
rotazione rigida, il lavoro interno L
fi
risulta nullo, essendo nulle le deformazioni
(, ). Pertanto la (5.16) assume la seguente formulazione:

0
x 11.400.000 daNcm
_
887.500 daNcm = 0 (5.26)
da cui:
887.500 daNcm

0
= = 0,007785 (5.27)
114.000.000 daNcm
La (5.27) esprime dunque le forze orizzontali che rappresentano lazione sismica
come una aliquota
0
delle masse gravitazionali, per questo motivo,
0
, anche
detto moltiplicatore delle azioni orizzontali inerziali.
e) Determinazione dellaccelerazione spettrale delloscillatore semplice equi-
valente
Cosa possiamo fare con il valore di
0
? Possiamo risalire al valore dellaccelerazione
spettrale limite che farebbe ribaltare il sistema e confrontarla con il valore a
g
prevista
per il sito di progetto nello stato limite che si vuol considerare (in questo caso SLV).
Il procedimento prevede dunque di adottare un criterio molto simile a quello dellanalisi
non lineare statica (pushover)
(19)
, ovvero definire un sistema equivalente ad un grado
di libert (oscillatore semplice) che riassuma le caratteristiche dinamiche della parete.
A questo scopo si utilizza la massa partecipante M* (ricordando che, dora innanzi,
con lasterisco verranno indicate grandezze riferite alloscillatore semplice):
n+m
(
P
i

x,i
)
2
i=1
M* = (5.28)
n+m
g P
i

2
x,i
[C8A.4.3]
(19)
Per una trattazione semplificata dei concetti relativi allanalisi non lineare statica si veda anche:
Marco Boscolo Bielo, Progettazione strutturale (cit.) e Costruzioni antisismiche in muratura (cit.).
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
dove:
n+m il numero delle forze peso P
i
applicate le cui masse, per effetto dellazione
sismica, generano forze orizzontali sugli elementi della catena cinematica;

x,i
lo spostamento virtuale orizzontale del punto di applicazione delli-esimo
peso P
i
.
Nella fattispecie la (5.28) si coniuga nella seguente espressione:
(2.500 x 600 + 33.000 x 300)
2
daN 33.581 daN
M* = (5.29)
g (2.500 x 600
2
+ 33.000 x 300
2
) g
Laccelerazione spettrale delloscillatore semplice data dalla:
n+m

0
P
i

0
g
i=1
a*
0
= = (5.30)
M*FC e*FC
[C8A.4.4]
dove:
g laccelerazione di gravit;
n+m
e* = gM* /

P
i
la frazione di massa partecipante della struttura; (5.31)
i=1
FC il fattore di confidenza. Nel caso in cui per la valutazione del moltiplicatore

0
,non si tenga conto della resistenza a compressione della muratura, il fattore
di confidenza da utilizzare sar comunque quello relativo al livello di conoscenza
LC1.
Nel nostro esempio la (5.31) diventa:
33.581 daN 33.581 daN
e* = g x = 0,946 (5.32)
g x (P
1
+ P
2
) 35.500 daN
mentre la (5.30):

0
g 0,007785 g
a*
0
= = 0,0061 g (5.33)
e* FC 0,946 x 1,35
g) Verifica
Ottenuto il valore di a*
0
si opera con la (5.17) o con la (5.18) a seconda del caso
in esame. Per il nostro esempio vale la (5.17):
a
g
(P
VR
)S
a*
0

q
Per la valutazione dei parametri a
g
(P
V
R
) e S necessario riferirsi alle condizioni
del sito di progetto.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Localit di Progetto: Zona 2, Lat. 45,9104; Long. 12,4207 (N 45 54 37; E 12
25 15)
Suolo tipo C
a
g
/g SLV = 0,2145
a
g
(P
V
R
) = g x 0,2145
F
0
SLV = 2,426
S = S
S
x S
T
S
S
= 1,7
_
0,6 x 2,426 x 0,2145 = 1,387 (il valore deve essere compreso tra 1 e 1,5)
S
T
= 1
S = S
S
x S
T
= 1,387
q = 2
per cui si ottiene:
a
g
(P
V
R
) x S g x 0,2145 x 1,387
= = 0,1487 g > 0,0061g
q 2
e pertanto la verifica non risulta soddisfatta.
Capitolo 5 - COMPORTAMENTO DI EDIFICI IN MURATURA PORTANTE
Capitolo 6
DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.1 GENERALIT
Per Diagnosi delle strutture si intende un complesso di attivit che ha come
obiettivo lacquisizione di informazioni rilevanti della struttura e/o delle azioni
(nel senso pi ampio) a cui sottoposta.
La Diagnosi delle strutture costituisce un momento fondamentale per il Pro-
fessionista che si occupa di costruzioni esistenti. In questambito, infatti, lattivit
progettuale (adeguamento, miglioramento, riparazione o semplicemente valutazione
di sicurezza) ha come oggetto una costruzione gi realizzata, di cui per non
sono generalmente note le caratteristiche strutturali; il Professionista deve quindi
anteporre, alla consueta attivit di progettazione, una preliminare fase conoscitiva,
per ricavare quei tratti essenziali e significativi della struttura che sono indispen-
sabili per qualsiasi successivo sviluppo dellattivit richiesta.
La fase di Diagnosi ugualmente necessaria anche quando sia disponibile il
Progetto dellopera. Infatti, la qualit dei materiali pu discostarsi da quella del pro-
getto originario per una serie di cause: errori di manipolazione durante la posa in
opera; riduzione nel corso del tempo a seguito di esposizione a carichi eccessivi e/o
ad azioni eccezionali; fenomeni di degrado sia esterni che endogeni, solo per citare
le principali. possibile, inoltre, che non vi sia completa corrispondenza tra dettagli
costruttivi/geometrie progettati e quelli effettivamente realizzati sia per modifiche
sopravvenute (e non riportate negli elaborati progettuali) sia per improprie esecuzioni.
Due considerazioni per rimarcare limportanza della Diagnosi strutturale.
La prima: eventuali errori nellattivit di Diagnosi possono condizionare anche
pesantemente la successiva fase di progettazione, con la predisposizione di inutili
interventi di rinforzo (qualora fossero sottostimate le caratteristiche dei materiali,
ad esempio) ovvero insufficienze statiche (nel caso contrario, e cio di una soprav-
valutazione delle resistenze). Analoghi gravi inconvenienti possono verificarsi a
seguito di una errata valutazione dei dettagli costruttivi e/o dei carichi (permanenti)
applicati e/o nel mancato riconoscimento di difetti di realizzazione della struttura.
La seconda: lo sforzo conoscitivo del Professionista nei riguardi della qualit
dei materiali (e della geometria e dei dettagli costruttivi) viene riconosciuto e pre-
miato dalla Normativa che consente ladozione di fattori di confidenza (coeffi-
cienti di sicurezza con cui occorre dividere le resistenze ricavate per i materiali)
via via decrescenti allaumentare dellapprofondimento dellindagine (livello di cono-
scenza) con la possibilit di economie nella soluzione progettuale e vantaggi com-
plessivi per il Cliente dellopera.
Nel prosieguo si descrive lattivit di Diagnosi strutturale adottando una sud-
divisione tradizionalmente utilizzata tra Indagini - aventi prevalentemente lobiettivo
di ricavare informazioni relative alle propriet della struttura (o strettamente con-
nesse alla struttura) - e Monitoraggi, - generalmente orientati a verificarne il com-
portamento e, comunque, ulteriormente contraddistinti (in generale) da una ripe-
tizione delle determinazioni nel corso del tempo
(1)
.
(1)
La distinzione tra Indagini e Monitoraggi non essenziale ed alcune attivit si pongono, tra
laltro, in zone di confine per cui lattribuzione alluno o allaltro gruppo risulta anche a carattere soggettivo;
tuttavia la si adotta per comodit di trattazione e per seguire un impostazione di tipo tradizionale.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.2 LE INDAGINI E LA DEFINIZIONE DEL PIANO DI INDAGINE
Lattivit di Indagine ha come scopo laccertamento delle propriet rilevanti
della struttura unitamente a ci che ne influenza la risposta sia in campo statico
che dinamico. In relazione al caso specifico e alloggetto dellintervento pu essere
necessario accertare una o pi dei seguenti parametri: geometria, dettagli costruttivi,
deformabilit e resistenza meccanica dei materiali, caratteristiche del terreno di
fondazione etc.
Si intuisce, conseguentemente, lesistenza di una gamma assai ampia delle tecniche
utilizzabili, tra le quali opportuno segnalare una distinzione fondamentale tra Inda-
gini di tipo diretto e quelle di tipo indiretto: le prime acquisiscono la grandezza
di interesse (ad esempio la resistenza a rottura del materiale), le seconde, invece,
una propriet che pu essere collegata in qualche modo con quella che si ricerca (la
velocit di trasmissione di un impulso meccanico che correlabile al modulo elastico
dinamico del materiale che, a sua volta, pu essere rapportato alla sua resistenza a
rottura). Sebbene siano disponibili in letteratura relazioni che consentono di esprimere
i risultati ricavati da una prova di tipo indiretto nella corrispondente grandezza rilevante
ai fini progettuali, da ricordare che le citate relazioni sono state ricavate con rife-
rimento ad un certo materiale (e a certe condizioni di prova) e, pertanto, la corretta
applicazione ad un caso specifico deve essere opportunamente validata/calibrata attra-
verso il seguente procedimento. Ad esempio, noto che la velocit delle onde elastiche
nel calcestruzzo (ricavabile mediante ultrasuoni) pu essere relazionata alla resistenza
a compressione secondo la seguente espressione analitica:
R
c
= A x e
(BV)
(6.1)
essendo:
R
c
la resistenza a compressione,
V la velocit di trasmissione delle onde.
I coefficienti A e B che rendono completamente definita la precedente relazione
sono reperibili in letteratura tecnica
(2)
, ma loperazione di calibrazione consigliata,
anzi richiesta dalla Norma (Circolare 2/2/2009 n. 617 C.S.LL.PP.; paragrafo
C8A.1.B.3) consiste nel ricavarli sulla base del confronto con un numero adeguato
di risultati di prove dirette (tipicamente schiacciamento di campioni prelevati nella
immediate vicinanze), utilizzando metodi statistici di minimizzazione dellerrore.
Pur con queste accortezze ovvio che le indagini di tipo diretto restino maggior-
mente risolutive ma la loro sistematica adozione si scontra con un carattere gene-
ralmente invasivo sulla struttura; conseguentemente si rende necessaria una loro
(parziale) sostituzione con indagini di tipo indiretto che, pur con le limitazioni
rappresentate, hanno generalmente un minore impatto sullintegrit strutturale
(nonch, talvolta, minor costo e maggiore velocit esecutiva).
opportuno inoltre osservare che alcune indagini caratterizzano solo limitate
porzioni del materiale sottoposto a prova mentre altre indagano volumi maggiori
e, infine, che modificazioni locali del materiale possono alterare sensibilmente i
risultati di alcune prove e non avere, invece, rilevante impatto su altre (si consideri
la carbonatazione che pu alterare la durezza dello strato corticale del calcestruzzo
influenzando la risposta di alcune tecniche).
(2)
I valori forniti in letteratura si riferiscono ad un certo tipo di mix di calcestruzzo e a
specifiche condizioni ambientali e, come gi detto, possono fornire risultati non sufficientemente
affidabili se utilizzati nellambito di casi diversi.
Queste considerazioni generali dovrebbero essere sufficienti per trarre la seguente
conclusione: il Progettista pu essere sollecitato a determinare propriet alquanto diverse
della struttura, dovendo ricorrere, conseguentemente, a tecniche di indagine altrettanto
diversificate; inoltre, pur nellambito della ricerca di un ben determinata grandezza,
il Progettista ha a disposizione una gamma di Indagini, differenziate per prestazioni
in termini di risoluzione, invasivit, suscettibilit a modifiche locali, costo, velocit di
esecuzione. Ne deriva che lattivit di Indagine anchessa un momento progettuale
(di scelta tra alternative diverse) avente lobiettivo di fornire la miglior stima delle
propriet ricercate minimizzando nel contempo limpatto sulla struttura (e sui suoi
eventuali occupanti), i costi e i tempi. Lesito di questo particolare progetto costituito
dalla Piano di indagine che si articola nei punti qui di seguito riportati.
a) Definizione delle propriet della struttura che occorre ricercare. Come gi accen-
nato ci si riferisce a propriet direttamente connesse alla struttura (geometria,
dettagli costruttivi, deformabilit, resistenza meccanica) nonch a quelle (del ter-
reno, tipicamente) che ne possono condizionare la risposta. Questa fase ovvia-
mente definita dal progettista con riferimento allobiettivo dellintervento che si
vuole realizzare, unitamente ad una prima ricognizione della struttura ed esame
della relativa documentazione disponibile (progetto, collaudi, precedenti prove, ma
anche, particolarmente se in difetto, valutazioni circa le tecniche costruttive in
uso allepoca della costruzione della struttura).
b) Individuazione delle tecniche di indagine utilizzabili allo scopo. Ciascuna tecnica
deve essere qualificata con le potenzialit/limitazioni del risultato ottenibile e con lin-
vasivit che la contraddistingue. Sembra utile sottolineare che questa fase pu portare
a valutazioni di tipo diverso in relazione al caso specifico. Ad esempio, alcune prove
restituiscono un risultato tipicamente correlabile allo strato pi superficiale del mate-
riale: ovvio che questa limitazione maggiormente rilevante per strutture massicce
che non per quelle di modesto spessore. Ancora, la tipica invasivit di una certa
tecnica di indagine, pu essere sopportata da una certa struttura (porzione di strut-
tura) ma non da unaltra che si contraddistingue da una minore robustezza e integrit
(si pensi alla differenza di estrarre dei campioni di materiale da un platea di fondazione
ovvero da un esile pilastro). Nel caratterizzare le varie tecniche di indagine non va
trascurato il costo e la velocit di esecuzioni n la pratica operativit (si consideri,
sempre a titolo di esempio, di dover operare su un edificio di pregio mantenendone
la piena fruibilit ovvero su un complesso non pi abitato).
c) Scelta delle tecniche di indagine. Il Progettista, sulla scorta dei punti prece-
denti, definisce il Piano di indagine stabilendone precisamente il tipo, il numero,
lubicazione, nonch le fasi temporali in cui eseguirle. conveniente, infatti, pro-
cedere inizialmente con le prove di tipo indiretto allo scopo di individuare un
certo numero di insiemi di elementi strutturali (travi, pilastri) caratterizzati da
valori omogenei dei parametri rilevati (ad esempio, velocit delle perturbazioni
meccaniche comprese in un certo intervallo); si stabilisce quindi lubicazione delle
prove di tipo diretto, secondo il criterio di indagare ciascun ambito omogeneo
individuato in precedenza.
Una raccomandazione pratica: il Progettista, nella definizione del Piano di inda-
gine, pu utilmente avvalersi della collaborazione della Societ incaricata di ese-
guirle anche per una migliore identificazione dei risultati ottenibili dalle diverse
tecniche utilizzabili; la stessa collaborazione assai proficua nella successiva fase
di interpretazione dei risultati, dove il coinvolgimento dellesecutore delle indagini
pu essere daiuto a comunicare al Progettista quelle informazioni che non sono
facilmente trasferibili in un rapporto di prova ma che, debitamente considerate,
possono sicuramente migliorare il risultato finale.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.2.1 TECNICHE DI INDAGINE
La tecnologia mette a disposizione una gamma assai ampia di tecniche di
Indagine in grado di fornire risposte in merito al riconoscimento geometrico, mec-
canico, chimico, fisico della struttura e dei suoi componenti. Nella scelta della
tecnica di Indagine occorre valutare attentamente il campo di applicazione nonch
le relative potenzialit e limitazioni, comprensive dellinvasivit sulla struttura (non
sembra inutile ripetere che lo scopo dellIndagine quello di fornire la miglior
stima delle propriet ricercate minimizzando nel contempo limpatto sulla struttura,
i costi e i tempi).
Di seguito un elenco delle tecniche di Indagine di uso pi ricorrente.
Ispezione visiva
Pacometro
Carotaggi
Endoscopio
Pull-out
Sclerometro
Ultrasuoni
Tecniche combinate - SONREB
Martinetto piatto doppio
Laser Scanner
6.2.1.1 Ispezione visiva
Scopo, potenzialit e limitazioni
Lispezione visiva costituisce una metodologia di indagine fondamentale e pro-
pedeutica a tutte le altre: infatti, oltre a costituire una tecnica di indagine a se
stante, contribuisce in modo essenziale a valutare quali siano le ulteriori infor-
mazioni necessarie alla fase di diagnosi e, quindi, a programmare tutte le altre
indagini (e monitoraggi). Lispezione visiva deve restituire una serie assai numerosa
di informazioni diversificate che vanno dal riconoscimento geometrico a quello
strutturale (nel senso pi generale), considerando, inoltre, il degrado (anche questo
nella sua accezione pi ampia) dei materiali da costruzione
(3)
; non solo, lispezione
visiva deve anche riconoscere le azioni agenti sulla struttura e linterazione del-
lambiente circostante con la struttura. Infine, tutti questi aspetti vanno opportu-
namente relazionati.
Lispezione visiva costituisce una tecnica di indagine allo stesso tempo semplice
(si pensi al rilievo di dati geometrici come la dimensione di un pilastro) e molto
complessa poich lesperienza dellesecutore determinante per cogliere, senza lau-
silio di rilevanti strumenti (almeno in una fase preliminare), una serie di indicazioni
e segnali che se trascurati, o interpretati non correttamente, possono pregiudicare
la successiva impostazione del Piano di indagine (e monitoraggio) con le conse-
guenze che ci comporta anche nella fase progettuale successiva.
Obiettivi dellindagine
Il fine dellindagine di rilevare la tipologia strutturale e dei materiali costituenti
il manufatto.
Si riportano qui di seguito alcune schede di rilevamento.
(3)
Il degrado (nella sua accezione pi generale) dei materiali e/o degli elementi strutturali
consiste in una loro qualsiasi modifica che riduce la prestazione iniziali dellopera sia in termini
di resistenza che di durabilit.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
CARATTERIZZAZIONE MURATURA
Descrizione M1a: muratura in conci di pietra di media-grande pezzatura non squadrati e
posti in opera in modo irregolare. Presenza di ricorsi di mattoni pieni (dim. 27 x 15 x 6
cm) disposti su n.2 filari e ad interasse di 120 cm; i primi ricorsi sono posti a 65 cm da
piano calpestio. Malta di allettamento a base cementizia di spessore variabile. Spessore mura-
tura= 100 cm.
Descrizione M1b: muratura in conci di pietra di media-grande pezzatura non squadrati e
posti in opera in modo irregolare. Presenza di ricorsi di mattoni pieni (dim. 27 x 15 x 6
cm) disposti su n.2 filari e ad interasse di 120 cm; i primi ricorsi sono posti a 65 cm da
piano calpestio. Malta di allettamento a base cementizia di spessore variabile. - Spessore
muratura = non rilevabile.
Note: buon ammorsamento fra le pareti.
CARATTERIZZAZIONE MURATURA
Descrizione M3a: muratura in mattoni pieni. Malta di allettamento a base cementizia (sp.:
1-1,5 cm) Spessore muratura= 100 cm
Descrizione M3b: muratura in conci di pietra di media-grande pezzatura non squadrati e
posti in opera in modo irregolare. Presenza di ricorsi di mattoni pieni (dim. 27 x 15 x 6
cm) disposti su n.2 filari e ad interasse di 120 cm; i primi ricorsi sono posti a 65 cm da
piano calpestio. Malta di allettamento a base cementizia di spessore variabile. Spessore mura-
tura = 60 cm
Descrizione M3c: come M3b Spessore muratura= 100 cm.
Note: presenza di laterizio (l=20 cm) su M3a, in prossimit dellammorsamento.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
CARATTERIZZAZIONE MURATURA
Descrizione: muratura in conci di pietra di media-grande pezzatura non squadrati e posti
in opera in modo irregolare. Presenza di ricorsi di mattoni pieni (dim. 27 x 15 x 6 cm)
disposti su n.2 filari e ad interasse di 120 cm; i primi ricorsi sono posti a 65 cm da piano
calpestio. Malta di allettamento a base cementizia di spessore variabile.
Spessore muratura = 100 cm.
CARATTERIZZAZIONE MURATURA
Descrizione M10a - M10b: muratura mista in conci di pietra e tufacei di media-grande
pezzatura non squadrati e posti in opera in modo parzialmente regolare. Presenza di ricorsi
di mattoni pieni (dim. 27 x 15 x 6 cm) disposti su n.2 filari posti a 150 cm da piano
calpestio. Malta di allettamento a base cementizia di spessore variabile.
Spessori muratura = M10a= 80 cm - M10b= non rilevabile.
Note: buon ammorsamento fra le pareti.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
CARATTERIZZAZIONE MURATURA
Descrizione M12a: muratura mista realizzata in prevalenza in mattoni pieni (dim. 27 x 15
x 6 cm) pi conci di pietra di media pezzatura non squadrati e posti in opera in modo
irregolare. Malta di allettamento a base cementizia di spessore variabile. Spessore muratura=
50 cm
Descrizione M12b: muratura in mattoni pieni. Malta di allettamento a base cementizia (sp.:
1 cm). Spessore muratura = 45 cm
Note: buon ammorsamento fra le pareti.
CARATTERIZZAZIONE MURATURA
Descrizione M23a: muratura mista in conci di pietra e di tufo di grande pezzatura non
squadrati e posti in opera in modo irregolare. Malta di allettamento a base cementizia di
spessore variabile. Spessore = 40 cm + rivestimento a blocchi di pietra di spessore pari a
20 cm.
Descrizione M23b: muratura mista in conci di pietra e di tufo di piccola-media pezzatura
non squadrati e posti in opera in modo irregolare. Presenza di mattoni pieni (dim. 27 x 15
x 6 cm) non disposti regolarmente. Malta di allettamento a base cementizia di spessore
variabile. Spessore muratura = 40 cm + rivestimento a blocchi di pietra di spessore pari a
20 cm.
Note: buon ammorsamento fra le pareti.
SAGGIO FONDAZIONE
Descrizione: a partire dal piano di posa della pavimentazione si distinguono i seguenti elementi
costitutivi
sino a 15 cm, presenza di mattoni pieni di laterizio aventi sezione quadrata di lato pari a
15 cm;
da 15 a 18 cm, presenza di una lastra impermeabilizzante di colore scuro, compatta e resi-
stente;
da 18 a 138 cm, presenza di blocchi di pietrame di forma irregolare, legati da malta;
da 138 cm sino a fine scavo, presenza di terreno compatto.
SAGGIO FONDAZIONE
Descrizione: a partire dal piano di posa della pavimentazione si distinguono i seguenti elementi
costitutivi:
sino a 10 cm, presenza di massetto cementizio;
da 10 a 13 cm, presenza di una lastra impermeabilizzante di colore scuro, compatta e resi-
stente;
da 13 a 43 cm, presenza di blocchi di pietrame di forma irregolare, legati da malta;
da 43 cm sino a fine scavo, presenza di terreno compatto.
Note: presenza di acqua nello scavo.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.2.1.2 Pacometro
Scopo, potenzialit e limitazioni
Il pacometro generalmente utilizzato nellambito del riconoscimento geome-
trico (e qualitativo) delle strutture. Pi in particolare, permette lindividuazione
della presenza di eventuali armature nellambito di elementi di calcestruzzo (per-
mettendo quindi la discriminazione tra strutture armate e non) nonch di valutare
il diametro e il copriferro delle barre rispetto alla superficie libera dalla quale
avviene lispezione. Il pacometro, pertanto, fornisce informazioni assai rilevanti
nellambito delle strutture in calcestruzzo con il principale vantaggio di essere
una tecnica assolutamente non invasiva (a patto di avere accesso alla superficie
dellelemento strutturale) molto rapida e di basso costo. Un limite della tecnica
rappresentato dalla profondit dellindagine (non superiore a circa 10 cm) che
pu risultare condizionante per strutture massicce nonch per quelle dotate di
pi strati di armature, o nel casi in cui non risultino accessibili tutte le superfici
che delimitano lelemento strutturale (ad esempio solo la superficie di intradosso
di una trave).
Trattandosi di una tecnica di indagine di tipo indiretto, non va sottovaluta
limportanza di ottenere conferme dei risultati forniti, confrontando le prime deter-
minazioni ottenute con dei riscontri diretti (effettuando delle scalpellature per sco-
prire le armature nella posizione in cui sono segnalate).
Strumentazione
Il funzionamento dello strumento si basa sul principio della induzione magne-
tica o sul principio delle correnti di Foucault (eddy current o correnti parassite),
a seconda delle realizzazioni costruttive.
Il metodo pacometrico ad induzione magnetica si basa sulla perturbazione di
un campo magnetico, generato da una sonda, operata da elementi con una pi
elevata permeabilit magnetica rispetto a quella che caratterizza il materiale in
cui tali elementi sono inglobati.
Il pacometro a correnti parassite impiega, invece, la tecnica dellimpulso di
corrente tramite un sensore a solenoide ricevente/trasmittente a bobina cava, e
sistema di bilanciamento che protegge da interferenze ambientali. Al termine di
ciascun impulso vengono indotte delle correnti elettriche (di Foucault) attorno
allelemento metallico; le persistenza di tali correnti genera uneco che viene captata
dalla sonda negli intervalli tra i vari impulsi emessi.
Grazie a questo sistema vengono eliminate interferenze dovute alla temperatura,
allelettromagnetismo, alla conduttivit del calcestruzzo umido, al magnetismo degli
aggregati; fattori che in genere influenzano gli strumenti costruiti secondo la tecnica
delle bobine con nucleo e della induttanza.
PACOMETRO
SPECIFICHE TECNICHE
Componenti
Unit principale di emissione/rilevazione
+ sonda
Superficie di
ispezione sonda
120 x 60 mm
Portata
Barre 40 da 15 a 95 mm
Barre 8 da 8 a 75 mm
Procedura di utilizzo e risultati
Il rilievo viene effettuato secondo fasi distinte:
fase di ricerca: per lindividuazione delle barre darmatura necessario
posizionare la sonda dello strumento sulla superficie dellelemento
strutturale. La sonda di ricerca di tipo direzionale, ossia ha la sensibilit
massima quando viene posizionata con il proprio asse maggiore lungo la
direzione della barra, e sensibilit minima quando viene posizionata
perpendicolarmente rispetto a questa. Durante la fase di ricerca, bisogna
porre la sonda parallelamente alle barre e quindi spostarla lateralmente
e molto lentamente. Un indicatore sul display e un avvisatore acustico
avranno il segnale massimo quando la sonda posizionata in prossimit
di una barra. In tale posizione lo strumento permette di ottenere la stima
del diametro.
misura del copriferro: la sonda viene appoggiata in prossimit dei ferri
verticali ed orizzontali precedentemente segnati sulle pareti per
determinare lo spessore del calcestruzzo che copre larmatura in quel
punto; la misura viene effettuata in diversi punti delle quattro facce del
pilastro in modo da ottenere un quadro medio dello spessore del copriferro
per ogni pilastro.
Per ogni struttura analizzata viene compilata una scheda indicante le
caratteristiche dellarmatura rilevata quali:
tipo di ferri utilizzati;
diametro;
posizione e distanze reciproche dei ferri;
spessore minimo, medio e massimo del copriferro.
Il metodo affidabile per ci che concerne lindividuazione degli elementi
metallici, della loro direzione e profondit. Per la stima dei diametri vi sono degli
errori di circa il 10%.
Riferimenti normativi
Per le prove con pacometro si pu fare riferimento alle seguenti norme:
UNI EN ISO 15548-1,23. Prove non distruttive - Apparecchiatura per con-
trollo mediante correnti indotte - Parte 1,2,3.
BS1881-204. Testing concrete. Recommendations on the use of electromag-
netic covermeters.
6.2.1.3 Carotaggio (e prove di Laboratorio sui campioni prelevati)
Scopo, potenzialit e limitazioni
Il carotaggio generalmente utilizzato per il riconoscimento geometrico delle
strutture e/o dei terreni. La tecnica consiste essenzialmente nel recuperare
(4)
(con
tecniche anche fortemente differenziate in relazione al materiale oggetto dellin-
dagine) un campione cilindrico dalla cui osservazione si ricavano le informazioni
geometriche ricercate: effettuando un carotaggio in asse ad un palo di fondazione
se ne ricava la lunghezza; ovvero eseguendo carotaggi attraverso una muratura
se ne ricava lo spessore dei paramenti esterni e dello strato di riempimento inter-
medio; e ancora, attraverso la perforazione dei terreni se ne ricava lo spessore
(4)
Si eseguono talvolta carotaggi (particolarmente nel caso dei terreni e delle rocce) in cui
lutensile di perforazione disgrega il materiale e pertanto non recupera alcun campione. Non ci
occuperemo di questa tecnica , detta a distruzione, salvo ricordare che le informazioni sul materiale
attraversato vengono desunte in questo caso dalla registrazione dei parametri di perforazione (cop-
pia, spinta, velocit di rotazione etc).
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
dei diversi strati aventi differenti litologie. Gli esempi riportati costituiscono solo
una minima elencazione delle possibilit applicative del carotaggio che risulta di
larghissima diffusione sebbene sia piuttosto lenta, di costo elevato e, nel caso di
applicazioni in ambito strutturale, di tipo invasivo (in alcuni casi per ridurre lin-
vasivit propria dellindagine si utilizzano microcarotaggi aventi diametri di solo
qualche centimetro anzich di una decina). La diffusione di questa tecnica dovuta,
inoltre, dalla possibilit di acquisire, in aggiunta ad informazioni geometriche di
cui si detto, rilevanti valutazioni della qualit del materiale (si pensi ad un caro-
taggio nel calcestruzzo che fornisce informazioni fondamentali circa la compat-
tezza/porosit del materiale, segregazione ed altro; alla gran mole di indicazioni
che un occhio esperto pu ricavare dalla semplice osservazione del terreno recu-
perato dal carotaggio e ancora, per tornare allesempio precedente, alle preziosi
informazioni che si possono ricavare sulla qualit dello strato di riempimento di
una muratura a doppio paramento). Ci premesso, limportanza sicuramente pri-
maria che contraddistingue i carotaggi nellambito delle tecniche di indagine deriva
per dalla possibilit di sottoporre il campione recuperato alle pi svariate prove
di laboratorio che consentono di corredare linformazione geometrica/qualitativa
con precise determinazioni di carattere meccanico, fisico, chimico (etc.). Solo per
fornire qualche esempio: attraverso idonee prove di laboratorio si possono ricavare
informazioni per il riconoscimento meccanico dei materiali (resistenza allo schiac-
ciamento e modulo elastico per i calcestruzzi, gli elementi componenti le murature
e per le rocce); fisiche (peso dellunit di volume dei terreni); chimiche (reazione
con fenolftaleina per determinare il ph di un calcestruzzo e, quindi, la profondit
del fronte di carbonatazione); parametri di resistenza al taglio (in condizioni drenate
e non per i terreni coesivi); storia dello stato tensionale (prove edometriche sui
terreni coesivi); composizione granulometrica (sia per terreni coesivi che incoe-
renti). In aggiunta occorre considerare che i carotaggi sono lo strumento prope-
deutico per la predisposizione di altre tecniche di indagine o di monitoraggio
(5)
:
si consideri linstallazioni di piezometri, inclinometri, assestimetri (nei terreni);
ovvero alle misura in profondit dello stato tensionale (door stopper, per le
strutture in calcestruzzo, rocce etc).
Strumentazione
La macchina carotatrice permette di prelevare campioni indisturbati di cls e
materiali vari tramite foratura accurata ed estrazione di carote di diametro e lun-
ghezza variabili.
Lattrezzatura esegue un taglio circolare, mediante carotiere a corona diaman-
tata, nel modo pi indisturbato possibile, nellambito della struttura. La macchina
viene fissata saldamente alla struttura e lavanzamento del taglio viene regolato
da un volantino, in maniera graduale e in assenza di vibrazioni e spostamenti,
che potrebbero danneggiare il campione estratto.
(5)
I carotaggi sono anche lo strumento mediante il quale si rendono possibili (oltre che le
indagini e i monitoraggi) anche gli interventi sulle costruzioni esistenti. Si consideri la possibilit
di effettuare sottofondazioni con micropali, iniezioni di resine consolidanti, creazioni di passaggi
per linstallazione di catene etc.
Attrezzatura per prelievo di carote. Si pu osservare il motore elettrico (in primo piano,
collegato al cavo arancione); il carotiere (a contatto con la struttura); la slitta (su cui montata
lattrezzatura) gi fissata sulla parete.
Procedura di utilizzo e risultati
importante che il punto di prelievo venga ispezionato preliminarmente con
un pacometro per riconoscere la presenza di barre di armatura
(6)
cos da evitarne
il taglio accidentale che costituisce sia un inutile danneggiamento della struttura,
sia una complicazione nellinterpretazione del valore della resistenza a compres-
sione. Inoltre, si dovranno scegliere gli elementi strutturali meno sollecitati e allin-
terno degli stessi elementi, le zone soggette a modeste sollecitazioni. Ad esempio,
per il pilastri si sceglier una zona in una fascia intermedia di altezza dove il
momento pressoch nullo, mentre per le travi lo stesso principio porta a posi-
zionarsi (dove possibile) ad 1/5 della luce.
I campioni estratti saranno spediti al laboratorio per lesame e la prova di
compressione.
necessario il prima possibile richiudere i fori provocati dal carotaggio median-
te malte a ritiro compensato.
Riferimenti normativi
Per le prove di catotaggio si pu fare riferimento alle seguenti norme:
UNI EN 12504-1. Prove sul calcestruzzo nelle strutture - Carote - Prelievo,
esame e prova di compressione.
UNI EN 13791. Valutazione della resistenza a compressione in sito nelle
strutture e nei componenti prefabbricati di calcestruzzo.
BS 1881-120. Testing concrete. Method for determination of the compressive
strength of concrete cores.
ASTM C39/C39M-05E1. Standard Test Method for Compressive Strength
of Cylindrical Concrete Specimens.
(6)
Anche le armature contenute nel calcestruzzo sono assoggettabili a prove dirette. Si tratta
di prelevare alcune barre dalla struttura e di determinarne il carico di snervamento, quello massimo
e lallungamento a rottura.
MACCHINA CAROTATRICE
SPECIFICHE TECNICHE
Motore
Elettrico monofase a
tre velocit
Diametro punta max 162 mm
Lunghezza punta max 600 mm
Massa (escluso motore) 8 kg
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.2.1.4 Endoscopio
Scopo, potenzialit e limitazioni
Lendoscopio generalmente utilizzato per il riconoscimento geometrico di quelle
porzioni di struttura non ispezionabili direttamente. Lindagine sostanzialmente non
invasiva richiedendo solo lesecuzione di una perforazione che pu essere (a seconda
del tipo di strumento) anche di solo qualche millimetro. Lendoscopio si presta assai
validamente per riconoscere la costituzione (nellambito dello spessore) di strutture
non monolitiche/omogenee, fornendo informazioni circa la dimensione dei vari strati
che la compongono; a fianco al riconoscimento geometrico si aggiunge la possibilit
di trarre informazioni qualitative circa lelemento strutturale attraversato, come nel
caso in cui viene sottoposto ad indagine una struttura muraria a doppio paramento.
La tecnica si pone per molti aspetti come alternativa al carotaggio, contraddistinguendosi
per ma una minore invasivit/ costo e da una maggiore velocit di esecuzione; per
contro pu risultare di minore risoluzione poich il foro viene generalmente eseguito
a distruzione (per contenere il diametro) e quindi non si rende disponibile un campione
del materiale (assoggettabile a prove) che prerogativa dei carotaggi.
Strumentazione
Lendoscopio uno strumento che consente losservazione della natura e della
consistenza interna di manufatti attraverso un foro di opportuno diametro, appo-
sitamente praticato.
Gli endoscopi usati sono di diverse dimensioni e costruiti con tecnologie dif-
ferenti, che in genere rientrano nella tipologia ad obiettivi oppure a fibre ottiche.
Essi sono progettati per raggiungere cavit inaccessibili allosservazione diretta
ed hanno diametri estremamente ridotti, variabili da qualche centimetro sino a pochi
millimetri. Oltre al sistema ottico per lispezione, lendoscopio dotato di un impianto
di illuminazione dellarea ispezionabile e di sistemi di riferimento per la stima dimen-
sionale delloggetto inquadrato (inoltre nella parte terminale pu essere installata una
macchina fotografica o una telecamera per la registrazione del segnale visivo).
Tra le diverse tipologie, si ricordano i boroscopi rigidi con aste di lunghezza
fissa o modulare, i fibroscopi flessibili e i videoendoscopi.
Nel seguito riportata la scheda tecnica di un tipico endoscopio rigido. Esso
si rif ai sistemi ottici tradizionali, ed costituito da un obiettivo abbinato ad
uno o pi prismi e a pi gruppi ottici che trasportano successivamente la prima
immagine fino al piano focale di un oculare esterno.
Questo tipo di costruzione normalmente contenuta e montata in una struttura
rigida ed anche chiamato boroscopio.
ENDOSCOPIO OTTICO
SPECIFICHE TECNICHE
Diametro tubo 15 mm
Direzione visione obiettivo 90
Angolo di visione Circa 50
Illuminazione Lampada alogena
Materiale della sonda Acciaio inox
Tipologia fotocamera Reflex digitale
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Procedura di utilizzo e risultati
Di norma necessario eseguire dei piccoli fori sulla struttura muraria da esa-
minare, aventi un diametro pari a 2030 mm, e la profondit voluta. Tali fori
vengono eseguiti con un trapano rotante o martello perforatore. Dopo la perfo-
razione necessario pulire accuratamente il foro mediante aspirapolvere o mediante
getto di acqua.
Nel caso in cui si vogliano sfruttare delle cavit preesistenti delle strutture,
bisogna invece utilizzare endoscopi flessibili, in grado di seguire landamento dei
fori.
Una volta eseguito il foro, bisogna inserire la sonda ed ispezionarlo visivamente
in diverse posizioni angolari e, in corrispondenza degli elementi significati indi-
viduati, effettuare il rilievo fotografico.
Nella scheda di lavoro necessario riportare:
numero e ubicazione del foro
quota del rilievo
lunghezza del foro
elementi individuati in ciascuna direzione esaminata alle diverse profondit
numero di fotografia relativo agli elementi pi significativi individuati
Riferimenti normativi
Per le prove con ultrasuoni si pu fare riferimento unicamente alla seguente
norma:
Raccomandazioni della NorMaL 42/93
6.2.1.5 Pull-out
Scopo, potenzialit e limitazioni
Il pull-out generalmente utilizzato nellambito del riconoscimento mecca-
nico delle strutture e, pi in dettaglio, nella determinazione della resistenza a
compressione del calcestruzzo. La tecnica consiste nellestrazione di un inserto
metallico (della lunghezza di qualche decina di millimetri e applicato a partire
da una superficie accessibile dellelemento strutturale) che viene strappato mediante
un martinetto
(7)
. Questa tecnica di indagine e quindi di tipo indiretto e la forza
massima necessaria per lestrazione dellinserto correlabile con il valore di resi-
stenza del calcestruzzo tramite la seguente relazione:
R
c
= A + B x F, (6.2)
essendo:
R
c,
la resistenza a compressione;
F, la forza di estrazione massima;
A e B, coefficienti da determinare attraverso il confronto con prove dirette
(schiacciamenti).
(7)
Gli inserti possono essere anche applicati preventivamente, in fase di getto del calcestruzzo;
tuttavia la tecnica che ne prevede una post installazione sicuramente pi versatile e consente
di eseguire le prove laddove levidenza mostra una maggiore necessit.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Il pull out una tecnica di indagine leggermente invasiva (lestrazione com-
porta lo strappo di un piccolo cono di calcestruzzo circostante linserto), di veloce
esecuzione e basso costo. A fronte di questi vantaggi per facile riconoscere
che la prova indaga un volume limitato del materiale e, in aggiunta, collocato in
prossimit della superficie con tutte le conseguenze che ne derivano. Infatti, lo
strato superficiale del calcestruzzo pu avere caratteristiche meccaniche diverse
da quello costituente la massa, per la maggiore influenza che hanno su di esso
le condizioni di stagionatura a cui stato assoggettato lelemento.
Per concludere occorre avvertire circa la necessit di eseguire la prova lontano
dai ferri di armatura (una preventiva esame con pacometro quindi assolutamente
raccomandabile) poich il cono di calcestruzzo che viene distaccato le pu inte-
ressare, modificando sensibilmente il risultato.
Strumentazione
Lattrezzatura necessaria ad eseguire la prova composta dai seguenti ele-
menti:
martinetto oleodinamico dotato di manometro di precisione;
pompa oleodinamica;
stelo di estrazione tassello;
tassello ad espansione studiato appositamente per il tipo di prova;
trapano con campana svasatrice per eseguire fori tronco-conici e percussore
per alloggiare i tasselli.
Procedura di utilizzo e risultati
Viene eseguito un foro allinterno del calcestruzzo mediante una speciale punta
e di conseguenza viene inserito un tassello di acciaio che fatto espandere allin-
terno del foro con uno speciale battitore. Lestrazione viene successivamente ese-
guita con il martinetto che, agendo sullanello di contrasto appoggiato sul calce-
struzzo, esercita una forza di trazione sullo stelo dellinserto. In ogni zona di misura
saranno eseguite almeno tre estrazioni valide.
Le correlazioni tra la forza di estrazione e la resistenza a compressione del
calcestruzzo viene effettuata tramite curve di correlazione disponibili in letteratu-
ra.
PULL-OUT
SPECIFICHE TECNICHE
Sezione utile di tiro del cilindro
idraulico a semplice effetto
16,5 cm
2
Pressione max pompa idraulica 700 bar
Pressione max manometro digitale 700 bar
Classe manometro digitale 1
A sinistra: il martinetto pronto per lestrazione dellinserto. A destra: il nega-
tivo del cono di calcestruzzo estratto. Il colore rosso-violaceo deriva dal trattamento
con fenolftaleina che conferisce questa colorazione al calcestruzzo non ancora attac-
cato (sensibilmente) dalla carbonatazione.
Riferimenti normativi
Per le prove di Pull-Out si pu fare riferimento alle seguenti norme:
UNI EN 12504-3. Prove sul calcestruzzo nelle strutture - Parte 3: Deter-
minazione della forza di estrazione.
UNI 10157. Calcestruzzo indurito. Determinazione della forza di estrazione
mediante inserti post-inseriti ad espansione geometrica e forzata.
ASTM C900. Standard Test Method for Pullout Strenght of Hardened Con-
crete.
BS 1881-207. Testing concrete. Recommendations for the assessment of
concrete strength by near-to-surface tests.
pr EN 12399. Testing Concrete - Determination of Pull-Out Force.
Draft International Standard ISO/DIS 8046. Concrete, hardened -Deter-
mination of pull out strength.
6.2.1.6 Sclerometro
Scopo, potenzialit e limitazioni
Lo sclerometro generalmente utilizzato per il riconoscimento meccanico delle
strutture. Una tipica applicazione consiste nella determinazione della resistenza a
compressione del calcestruzzo che viene valutata per il tramite dellenergia restituita
dal materiale ad una massa battente, facendo si che la prova si classifichi come di
tipo indiretto. In particolare, la relazione che lega la resistenza a compressione con
lindice di rimbalzo (che una misura della restituzione di energia) la seguente:
R
c
= A x N
B
(6.3)
essendo:
R
c,
la resistenza a compressione;
N, lindice di rimbalzo;
A e B, coefficienti da determinare
(8)
.
La tecnica ha il vantaggio di essere non invasiva (a patto di avere accesso ad
una superficie dellelemento strutturale) molto semplice, rapida e di basso costo.
(8)
Al solito, i coefficienti A e B devono essere ottenuti dal confronto con un numero adeguato
di risultati di prove dirette e tramite metodi matematici di minimizzazione dellerrore.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Per contro, lo sclerometro d informazioni circa la resistenza del materiale posto
nellintorno della prova (cio del punto di percussione) che pu essere non com-
pletamente rappresentativo della massa: lo strato superficiale ha, generalmente,
caratteristiche di resistenza inferiori rispetto alle porzioni pi interne, per via di
eventuali difetti nelle procedure di stagionatura del calcestruzzo; la carbonatazione
(9)
determina una maggiore rigidit della porzione corticale (incrementando lindice
di rimbalzo) a cui per non corrisponde un effettivo aumento della resistenza a
compressione; le condizioni di umidit influenzano la prova (una superficie umida
comporta un indice di rimbalzo pi basso); la tessitura superficiale del calcestruzzo
(calcestruzzi rugosi comportano un minor indice di rimbalzo). I risultati della prova,
inoltre, possono essere influenzati dal contenuto di cemento e dalla minore/maggior
rigidezza degli inerti impiegati nel confezionamento del calcestruzzo.
Da quanto appena esposto si evince come le cause che possono influenzare
laffidabilit del metodo sono molteplici e questo deve assolutamente sconsigliare
lutilizzo di correlazioni standardizzate per linterpretazione del risultato (del tipo
di quella riportata nellequazione (6.3) ma con coefficienti A e B predefiniti) ovvero
il ricorso alle curve di taratura riportate spesso sullinvolucro dello strumento.
(10)
Strumentazione
Lo sclerometro uno strumento costituito da una massa mobile, con una
certa energia iniziale fornita da una molla, che rimbalza contro la superficie del
calcestruzzo.
Lo sclerometro e (a destra) la spugnetta per eliminare le asperit della superficie del materiale di prova.
(9)
La carbonatazione causata dallanidride carbonica presente nellaria che penetra via via
nel calcestruzzo trasformando la calce di idrolisi (che si produce nellidratazione del cemento) in
carbonato di calcio.
(10)
Si tratta di grafici che mettono in relazione diretta lindice di rimbalzo con la resistenza del
materiale, opportunamente differenziati in relazione allinclinazione posseduta dallo strumento durante
la prova (rispetto allorizzontale). La facilit di interpretare cos il risultato pu per portare ad errori
grossolani visto che i citati grafici sono ricavati per un certo tipo di materiale (calcestruzzo) e condizioni
di prova, assolutamente non estendibili, con sufficiente affidabilit, alla generalit dei casi.
SCLEROMETRO MECCANICO
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura 10-70 N/mm
2
Energia di impatto 2,21 Nm
Massa 1,5 kg
Applicazione Standard per calcestruzzo
SCLEROMETRO DIGITALE
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura 10-70 N/mm
2
Energia di impatto 2,207 Nm
Massa complessiva 3 kg
Applicazione Standard per calcestruzzo
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
In base alla durezza del calcestruzzo, una parte di tale energia viene restituita
alla massa (tanto maggiore quanto pi resistente il calcestruzzo), che rimbalza
per un tratto ad essa proporzionale. Lentit del rimbalzo, detta quindi indice di
rimbalzo, viene valutata attraverso una lettura sullindice di una scala graduata.
Procedura di utilizzo e risultati
Prima di eseguire le battute sclerometriche necessario ispezionare le superfici
di prova col pacometro al fine di evitare le zone in corrispondenza delle armature.
Larea da sottoporre a prova deve essere approssimativamente di 300 mm x 300
mm.
La preparazione della zone di prova viene eseguita mediante una pietra abrasiva,
in modo da eliminare asperit e residui di malta che potrebbero inficiare la prova.
Occorre assicurarsi che le battute non siano troppo ravvicinate (in genere a
non meno di 25 mm) e tantomeno non troppo vicine ai bordi della struttura
indagata.
Bisogna eseguire un minimo di nove misure per avere una stima affidabile
dellindice di rimbalzo, e in ogni caso, per la validit delle stesse, necessario
che non si discostino troppo dalla media.
Riferimenti normativi
Per le prove con sclerometro si pu fare riferimento alle seguenti norme:
UNI EN 12504-2. Prove sul calcestruzzo nelle strutture - Prove non distrut-
tive - Determinazione dellindice sclerometrico.
DIN 1048-2. Testing concrete; testing of hardened concrete (specimens taken
in situ).
BS 1881-202. Testing concrete. Recommendations for surface hardness test-
ing by rebound hammer.
ASTM C 805. Standard Test Method for Rebound Number of Hardened
Concrete.
6.2.1.7 Ultrasuoni
Scopo, potenzialit e limitazioni
Gli ultrasuoni sono generalmente utilizzati per il riconoscimento meccanico
delle strutture. Una tipica applicazione consiste nella determinazione della resi-
stenza a compressione del calcestruzzo attraverso la misurazione del tempo di
transito di un impulso meccanico; nota la distanza (tra sonda emettitrice e sonda
ricevente) se ne pu ricavare la velocit di propagazione, da cui la resistenza del
calcestruzzo
(11)
tramite la gi citata relazione analitica:
(11)
Pi in dettaglio, la velocit (V) collegata alla densit () al coefficiente di Poisson ()
e al modulo elastico (dinamico) del materiale (Ed) secondo lequazione , valida per un materiale
omogeneo elastico ed isotropo. Avendo valutato , si pu ricavare il modulo
elastico Ed, ed, infine, da questultimo (o meglio dal suo corrispondente valore statico) la resistenza
a compressione Rc. In definitiva, la resistenza del calcestruzzo Rc funzione di V, nonch di ,
, che per non compaiono esplicitamente nella relazione (6.1). Il compito dei coefficienti A e
B della formula quello di tenerne conto, unitamente allesigenza di contemperare con dati spe-
rimentali lincertezza nellapplicazione di alcune relazioni matematiche (il calcestruzzo soddisfa
assai imperfettamente le ipotesi di materiale omogeneo e isotropo richieste dalla formula riportata;
la relazione tra modulo elastico statico e resistenza del materiale alquanto complessa).
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
R
c
= A x e
(BV)
(6.1)
essendo:
R
c
, resistenza a compressione;
V, velocit di trasmissione delle onde.
La tecnica, evidentemente di tipo indiretto, ha il pregio di non essere invasiva
(a patto di disporre di almeno una superficie libera dellelemento strutturale, anche
se i migliori risultati si ottengono dallapplicazione delle sonde su due superfici
libere contrapposte) di notevole velocit e basso costo. Inoltre ha il vantaggio (rispet-
to alle prove pull-out e sclerometriche, di cui si detto nei paragrafi precedenti)
di indagare volumi pi rilevanti dellelemento strutturale e non il solo strato cor-
ticale. Occorre ricordare che i risultati forniti da questa tecnica sono influenzati
dallumidit superficiale dellelemento in prova (lumidit incrementa la velocit
di propagazione dellimpulso) nonch dalla presenza di armature (che utile siano
preventivamente localizzate mediante pacometro).
La tecnica di indagine mediante ultrasuoni fornisce, in aggiunta al riconosci-
mento meccanico delle strutture, svariate possibilit nellambito della ricerca dei
difetti strutturali, come nel caso di applicazioni volte a determinare stati fessurativi
del calcestruzzo. Infatti, nellattraversamento di queste difettosit (discontinuit)
la velocit di trasmissione dellimpulso meccanico diversa (minore) di quella nel
calcestruzzo integro potendo fornire indicazioni, ad esempio, circa la profondit
delle fessure; la prova pu essere successivamente replicata, nelle stesse posizioni
utilizzate in precedenza, a seguito di un trattamento delle fessure con iniezioni
di resine, traendo dal confronto utili informazioni circa la corretta esecuzione
dellintervento di consolidamento. La tecnica inoltre particolarmente efficace nel
individuare altri difetti come ad esempio linterruzione di pali di fondazione, calan-
do attraverso tubazioni inserite prima del getto
(12)
una coppia di sonde che cos
possono esplorare lintegrit del palo secondo tutta la lunghezza. Sono, infine,
rilevanti le possibilit fornite nellambito del controllo delle saldature per le costru-
zioni in acciaio.
In definitiva questa tecnica, con opportune modifiche alla strumentazione, ha
una notevole adattabilit e impiego nellambito della diagnosi strutturale.
Strumentazione
Le vibrazioni meccaniche con frequenza compresa tra i 16 Hz ed i 20.000
Hz sono percepite, come onde sonore, dallorecchio umano. Frequenze superiori
non possono pi essere udite e si entra cos nel campo degli ultrasuoni, che si
intende compreso dai 20.000 Hz fino ad oltre i 1.000 MHz.
Le oscillazioni ultrasoniche primarie consistono in onde longitudinali ed onde
di taglio.
Entrambe possono trasmettersi su lunghe distanze attraverso liquidi e solidi
quando il materiale omogeneo, ma in presenza di discontinuit come uninterfaccia
tra materiali differenti o uno strato di aria, esse vengono riflesse e rifratte.
La velocit di propagazione e la frequenza di risonanza riflettono le caratte-
ristiche di compattezza e le propriet elastiche del materiale attraversato. Inoltre,
la velocit di propagazione dellultrasuono permette di individuare zone alterate
che non sono altrimenti visibili sulla superficie del materiale.
(12)
La tecnica cos descritta denominata cross-hole e richiede il preventivo attrezzaggio dei
pali con una coppia (o una terna) di tubazioni del diametro di qualche centimetro. Qualora il
palo fosse privo di detta predisposizione, si pu ovviare eseguendo un cosiddetto carotaggio sonico.
La strumentazione per indagini ultrasoniche costituita da una sonda (emet-
titrice), che genera una serie di impulsi meccanici aventi una frequenza determinata,
e da unaltra sonda (ricevente) che posta ad una certa distanza dalla prima, misura
il tempo di propagazione nella massa del calcestruzzo.
La tipologia di sonde utilizzate sfrutta le propriet dei materiali piezoelettrici.
In tali sistemi il suono viene generato dalla vibrazione di cristalli di sostanze pre-
senti in natura o prodotte artificialmente, sottoposte in entrambi i casi da ecci-
tazione di tipo elettrico.
Limpianto per il test ultrasonico composto oltre che dalle sonde piezoelet-
triche (emittente e ricevente) da un dispositivo di amplificazione e trattamento
del segnale, e da ununit di visualizzazione.
Le frequenze di lavoro possono variare mediamente dai 50 ai 100 kHz. La
scelta tra queste frequenze e, di conseguenza, delle sonde legata al singolo pro-
blema: onde di bassa frequenza sono debolmente attenuate dal materiale e perci
penetrano ad elevate profondit: con esse possibile operare su materiali a grana
grossa e su superfici ruvide ma non sono in grado di risolvere piccole discontinuit.
Viceversa le frequenze pi alte consentono una maggiore risoluzione, ma hanno
minore potenza di penetrazione.
A sinistra: attrezzatura per ultrasuoni. Si osserva la centralina e le sonde emettitrice e
ricevente (corpi cilindri).
A destra: esecuzione di una prova per trasparenza. Si nota un modesto disallineamento
delle sonde che va comunque evitato per non avere incertezze sulla distanza effettiva e quindi
sulla velocit di trasmissione delle onde.
ULTRASUONI
SPECIFICHE TECNICHE
Risoluzione 0,05 s
Precisione +/- 0,1 s
Frequenza operativa delle sonde 55 kHz
Ampiezza impulso ultrasuoni
(programmabile)
200 1000 V
di picco
(20% - 100%)
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Procedura di utilizzo e risultati
La prima fase dei rilievi consiste nella taratura dellapparecchiatura con la
barra campione. La taratura va effettuata con linterposizione della pasta di contatto
se si utilizzano sonde piane, senza mezzo interposto nel caso lindagine venga
effettuata con sonde coniche. Una volta terminata la fase di autocalibrazione si
procede alla preparazione della superficie da indagare.
necessario preparare uno schema dintervento nel quale sono riportati e
numerati i punti di misura. Sulla superficie da indagare i punti di misura vengono
indagati con dei marker e numerati.
Prima di effettuare il rilievo, qualunque sia la tecnica di indagine utilizzata e
qualunque sia lobiettivo, necessario esaminare preventivamente una zona della
struttura ritenuta integra, una ritenuta ammalorata e una lesionata. La prova pre-
liminare consente di effettuare una sorta di calibrazione dellapparecchiatura, pren-
dendo come riferimento, per indagini successive, dei valori di velocit di propagazione
e una forma donda campione. La pressione esercita dalloperatore pu influenzare
leggermente la misura; in uno stesso punto bisogna effettuare delle prove esercitando
pressioni di diversa entit e valutare la variazione percentuale della misura.
Preliminarmente viene effettuata unindagine pacometrica al fine di localizzare
le barre darmatura, che potrebbero influenzare le velocit di trasmissione (anche
se nella maggior parte dei casi in maniera trascurabile). La superficie di prova
inizialmente pulita e alloccorrenza smerigliata nei casi in cui risulta eccessivamente
rugosa. Laccoppiamento delle sonde alla superficie di prova effettuato tramite
linterposizione di vasellina, al fine di evitare la presenza di aria che determina
un cambiamento di impedenza acustica e quindi unattenuazione del segnale.
Per descrivere nello specifico le modalit operative della prova ultrasonica
opportuno distinguere i modi di trasmissione degli ultrasuoni.
a) Trasmissione basata sullattraversamento del corpo in esame.
Le sonde sono posizionate preferibilmente su facce opposte dellelemento da
indagare, eseguendo in questo modo la prova per trasmissione diretta (detta anche
per trasparenza). Stimando i tempi di percorrenza delle onde ultrasoniche e misu-
rando lo spessore di materiale attraversato calcolata la velocit di propagazione.
Tale metodo da preferirsi nei casi in cui applicabile.
Indagine con ultrasuoni: trasmissione diretta per trasparenza
Vi sono dei casi in cui non si pu accedere a due facce opposte dellelemento
strutturale e quindi sar necessario procedere per trasmissione semidiretta o
per trasmissione indiretta detta anche superficiale.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
b) Trasmissione semidiretta.
Trasmissione in cui i due traduttori sono applicati in punti facenti parte di
due facce adiacenti, in genere ortogonali. La distanza da utilizzare nel calcolo
della velocit di trasmissione quella tra i centri dei traduttori.
c) Trasmissione indiretta o superficiale.
Trasmissione in cui i due traduttori sono applicati sulla medesima faccia del-
lelemento strutturale. In questo caso la velocit di trasmissione verr calcolata
come regressione lineare delle velocit di transito a distanza successive. Tale metodo
quello meno affidabile, in quanto le velocit di transito sono inferiori del 520%
rispetto al metodo diretto.
Dalla prova si ricava, come detto, il tempo di propagazione dellimpulso (ultra-
sonoro) e, grazie alla precisa misura della distanza tra le sonde, la sua velocit di
propagazione nel materiale. In un mezzo elastico omogeneo e isotropo (caratteri-
stiche solo approssimativamente proprie del calcestruzzo), la velocit di propaga-
zione dellimpulso (onde longitudinali) si pu correlare, tramite il coefficiente di
Poisson e la densit del materiale, al modulo elastico dinamico; da questo al modulo
statico e, quindi, alla stima della resistenza a compressione del calcestruzzo.
Riferimenti normativi
Per le prove con ultrasuoni si pu fare riferimento alle seguenti norme:
UNI EN 12504-4. Prove sul calcestruzzo nelle strutture - Parte 4: Deter-
minazione della velocit di propagazione degli impulsi ultrasonici.
ASTM C 597. Standard Test Method for Pulse Velocity Through Concrete.
BS 1881-203. Testing concrete. Recommendations for measurement of veloc-
ity of ultrasonic pulses in concrete.
6.2.1.8 Tecniche combinate - SONREB
Scopo, potenzialit e limitazioni
Le tecniche combinate risultano dallapplicazione congiunta di metodologie
diverse con lo scopo di fornire risultati pi affidabili (rispetto a quelli ottenibili
dalle singole tecniche ) nella stima del parametro ricercato. Una tra le pi note
rappresentata dalla cosiddetta SONREB che si basa sullapplicazione di prove
ultrasonore (SONic) e dellindice di rimbalzo (REBound) della prova sclerometrica.
Lutilizzo congiunto delle due prove suggerito dallosservazione che cos facendo
si pu mitigare linfluenza di alcuni fattori, come ad esempio lumidit del cal-
cestruzzo, che agiscono (in senso opposto) sulle singole metodologie.
La tecnica SONREB generalmente utilizzato nellambito del riconoscimento
meccanico delle strutture e, pi in dettaglio, nella determinazione della resistenza a
compressione del calcestruzzo che fornita tramite la seguente relazione analitica:
R
c
= N
A
x V
B
x C (6.4)
essendo:
R
c
la resistenza a compressione,
V la velocit di trasmissione delle onde.
N lindice di rimbalzo.
A, B e C tre coefficienti da determinare attraverso il confronto con prove
dirette (schiacciamenti).
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
A titolo di esempio si vuole presentare, con riferimento ad un caso reale, un
confronto tra i risultati ottenuti nellinterpretazione di prove SONREB in cui i
coefficienti sono ricavati con il metodo suddetto e attraverso procedure di mini-
mizzazione dellerrore e quello che si ottiene dallapplicazione di note formulazioni
di letteratura (vale a dire con coefficienti A, B e C predefiniti).
Nel grafico soprastante sono riportate a tale scopo le elaborazioni di 25 deter-
minazioni mediante il metodo SONREB. Listogramma con barre di colore blu
rappresenta lelaborazione risultante attraverso lutilizzo di una formula di lette-
ratura che fornisce un valor medio di resistenza pari a circa 22 MPa. Lutilizzo
di una relazione calibrata nel senso descritto in precedenza, fornisce, a partire
dagli stessi dati sperimentali, listogramma in colore rosso che evidenzia un valor
medio di resistenza di circa 30 MPa.
evidente la notevole differenza dei risultati ottenuti che pu portare ad un
giudizio sostanzialmente diverso sulla qualit dei calcestruzzi.
Strumentazione
Per la strumentazione inerente tale tipo di prova si rimanda al paragrafi che
trattano lo sclerometro e lapparecchiatura ad ultrasuoni.
Procedura di utilizzo e risultati
Di ogni zona omogenea, di cui si vuole conoscere il valore della resistenza a
schiacciamento, si ricava il valore locale della velocit di propagazione longitudinale
degli impulsi ultrasonici e lindice di rimbalzo dello sclerometro Schmidt tipo N.
I valori medi di questi due parametri, che individuano larea elementare, vengono
ricavati, per effetto di variazioni locali, mediante almeno tre misurazioni dirette di
velocit di propagazione e almeno nove misurazioni dellindice di rimbalzo.
La coppia di valori permette di entrare in un apposito grafico cui allegata
anche una tabella, in cui in ascissa si ha la velocit di propagazione e in ordinata
lindice di rimbalzo. Il suddetto grafico contiene una famiglia di curve isoresistenti
ricavate per interpolazione di dati sperimentali riferiti ad un calcestruzzo standard.
Riferimenti normativi
Per le prove con ultrasuoni si pu fare riferimento alle seguenti norme:
UNI EN 13791. Valutazione della resistenza a compressione in sito nelle
strutture e nei componenti prefabbricati di calcestruzzo.
RILEM TC 43-CND. RILEM Paper - Draft recommendation for in situ
concrete strength determination by combined non-destructive methods.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.2.1.9 Martinetto piatto doppio
Scopo, potenzialit e limitazioni
La tecnica generalmente utilizzata per il riconoscimento meccanico delle
strutture. Una tipica applicazione consiste nella determinazione del modulo elastico
di una muratura, applicando su un porzione della stessa, tramite appunto una
coppia di martinetti
(13)
che la delimita superiormente e inferiormente, uno stato
tensionale noto o, meglio, una successione determinata di stati tensionali (cicli
di carico e scarico) da cui ricavare, misurando nel contempo le relative deforma-
zioni, le caratteristiche di deformabilit (modulo elastico). La prova moderata-
mente invasiva dovendo inserire i martinetti e quindi praticare dei tagli di qualche
decina di centimetri, sia di profondit che di larghezza, nellelemento strutturale
e, pertanto, si applica preferibilmente a strutture (massicce) in muratura o in cal-
cestruzzo non armato. Talvolta, per limitare leffetto di contrasto (alle deformazioni
orizzontali) della struttura che delimita lateralmente quella sottoposta a prova,
vengono eseguiti anche dei tagli verticali; a fronte di una maggiore invasivit della
prova si ottiene una maggiore semplicit (e affidabilit) nellinterpretazione del
risultato: lo stato tensionale indotto, infatti, si approssima maggiormente ad uno
sforzo monoassiale cosicch il modulo elastico del materiale si ricava da un semplice
rapporto tra le variazioni delle tensioni provocate e le corrispondenti deformazioni
verticali che si registrano.
Talvolta la prova viene spinta incrementando le pressioni fino al raggiungimento
delle prime fessure verticali nella porzione di struttura compresa tra i due mar-
tinetti, consentendo cos di determinare, in aggiunta, la resistenza a rottura del
materiale (linvasivit della prova si accresce ulteriormente e ci che deve essere
attentamente valutato in relazione ai casi specifici).
La tecnica in questione risulta spesso assai utilizzata nella diagnosi delle strutture
sebbene risulti invasiva (secondo i casi da moderata a elevata, come si gi detto)
nonch con tempi di esecuzione non brevissimi e costi di un certo impegno.
Strumentazione
La tipica strumentazione per lesecuzione delle prove con martinetti piatti
cos costituita:
martinetti piatti;
coppie di basi di misura (di solito dischetti forati da incollare nella
muratura);
deformometro di tipo meccanico o digitale (o sensori elettronici similari)
avente sensibilit di 1 millesimo di millimetro;
pompa idraulica;
sega per muratura di caratteristiche adeguate.
Di seguito vengono descritte le singole apparecchiature.
(13)
Esiste anche una prova che impiega un solo martinetto e che volta a determinare lo
stato tensionale agente nellelemento strutturale; trattandosi del riconoscimento non di una propriet
del materiale ma di un comportamento strutturale (lo stato tensionale, appunto) verr trattata
nellambito delle tecniche di monitoraggio.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
a) Martinetto piatto
una cella di carico in acciaio speciale di forma semicircolare con le seguenti
caratteristiche.
b) Apparecchiatura di taglio
I tagli sulle murature sono effettuati per mezzo di una troncatrice idraulica
manuale con lama anulare diamantata. Il taglio che ne deriva disturba in maniera
lieve la muratura grazie alla particolare caratteristica di una trasmissione eccentrica;
esso di dimensioni pressoch uguali a quello del martinetto che viene inserito
successivamente.
c) Pompa oleodinamica
Il martinetto piatto alimentato idraulicamente da una pompa, che permette
di gestire accuratamente gli incrementi di carico.
MARTINETTO PIATTO
SPECIFICHE TECNICHE
Superficie 762 cm
2
Spessore 3,5 mm
Diametro semicircolo 347 mm
Profondit 257 mm
Pressione massima di esercizio 120 bar
TRONCATRICE OLEODINAMICA
SPECIFICHE TECNICHE
Diametro lama diamantata 350 mm
Profondit taglio 260 mm
Massima velocit motore 17000 g/min
Massima pressione idraulica 150 bar
POMPA OLEODINAMICA
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura manometro 1 0 - 100 bar
Campo di misura manometro 2 0 - 16 bar
Tipologia manometri Analogici
Risoluzione 0,1 bar
Tipologia Pompa manuale
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
d) Deformometro
Le deformazioni vengono misurate mediante deformometri millesimali (di lun-
ghezza nota), che individuano le variazioni di distanza tra i riferimenti metallici
(basi) incollati o comunque ancorati alla muratura.
Lo strumento rimovibile, permette di rilevare levolversi delle deformazioni sotto
leffetto delle sollecitazioni applicate durante limpiego di martinetti piatti.
Procedura di utilizzo e risultati
a) Misura dello stato di sollecitazione verticale
Per la misura dello stato di sollecitazione verticale si rimanda al paragrafo
inerente i monitoraggi.
b) Le misure delle caratteristiche di deformabilit
Per la misura delle caratteristiche di deformabilit si esegue un secondo taglio,
parallelamente al primo eseguito per lo studio della sollecitazione.
Il secondo taglio deve essere eseguito ad una distanza pari ad 12 volte la
dimensione massima del martinetto. In questo taglio viene poi inserito un secondo
martinetto.
Collegati i due martinetti in parallelo alla medesima pompa, vengono eseguiti
alcuni cicli di carico sul campione indisturbato di muratura tra i due martinetti.
Il campione risulta sottoposto ad uno stato di tensione molto prossimo a quello
di una prova di compressione monodimensionale.
Mediante comparatori fissi o rimovibili applicati nella zona compresa tra i
due martinetti, vengono eseguiti vari cicli di carico con la misura delle deformazioni
medie sia in direzione verticale che orizzontale.
possibile ricavare in prima approssimazione il modulo elastico verticale
mediante classica formula:
E = /
v
dove
v
la deformazione verticale misurata in prossimit dellasse di mezzeria
dellelemento murario.
Stante lanisotropia e la presenza del confinamento laterale, per una determina-
zione del modulo elastico orizzontale e del coefficiente di Poisson, necessario effet-
tuare una analisi dei risultati che tenga conto della impedita deformabilit trasversale.
Questo possibile sia mediante prove sperimentali condotte in laboratorio, sia median-
te il confronto con un modello agli elementi finiti che simuli la situazione esaminata.
In questo modello vengono fatti variare i parametri di deformabilit del materiale
fino a trovare quelli che al meglio giustificano i risultati sperimentali.
DEFORMOMETRO MILLESIMALE
SPECIFICHE TECNICHE
Materiale Acciaio AISI 304
Sistema di misura Comparatore elettronico
Lunghezza 250 mm
Campo di misura 10 mm
Risoluzione 0,001 mm
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Rispetto a quanto descritto una variante sviluppata recentemente consiste nel
praticare dei tagli orizzontali e successivamente anche altri due tagli verticali, in
modo da delimitare un prisma quasi totalmente isolato dal contorno murario.
c) Valutazione della resistenza a compressione
Per determinare la resistenza a compressione della muratura, possibile incre-
mentare le pressioni applicate nella fase precedente fino allapparire delle prime
fessure verticali nei mattoni.
Una estrapolazione della curva tensioni-deformazioni consente una buona
approssimazione del valore di di resistenza a compressione.
d) Valutazione della resistenza a taglio
possibile ottenere ulteriori informazioni sottoponendo contemporaneamente
la muratura ad una tensione tangenziale e ad una compressione verticale.
La prova prevede lutilizzo di un terzo martinetto in grado di esercitare spinte
orizzontali su una parte del prisma soggetto a compressione.
Mantenendo costante, a diversi livelli, la tensione verticale () di compressione,
viene incrementata la forza laterale in modo da ottenere una tensione tangenziale
() nella malta e quindi uno scorrimento del mattone.
La prova viene influenzata da numerosi fattori che, se non tenuti nel debito
conto, rischiano di rendere inutilizzabili i risultati.
1. Il coefficiente K
m
del martinetto non una costante, ma varia al variare
della pressione presente nel martinetto e a seconda della estensione da questo
raggiunto durante la prova;
2. La fase di taglio particolarmente delicata soprattutto se lutensile inserito
manualmente vibra troppo, oppure se viene forzato a casa di inclinazioni accidentali
della sega;
fondamentale la scelta della posizioni in cui ubicare le basi per le successive
misure scegliendo punti non suscettibili di movimenti localizzati.
Prove condotte fino a rottura evidenziano sovrastime pari al 10-15% nella deter-
minazione della resistenza limite a compressione.
La qualit ed affidabilit della prova certamente aumentata con ladozione
di lame per il taglio molto sottile e di martinetti altrettanto sottili e poco rigidi.
Luso di strumentazione per lacquisizione automatica dei dati in tempo reale
ha fornito non solo la possibilit di ottenere un numero di dati rilevante, ma anche
la possibilit di ripetere cicli di carico in tempi brevi, limitando gli effetti legati ai
fenomeni di viscosit del materiale che si manifestano in prove di durata pi lunga.
La localizzazione va definita scegliendo porzioni rappresentative di muratura,
sia per quanto riguarda la loro natura materiale, sia per quanto riguarda lo stato
di tensione, e da ultimo, per lassenza di singolarit geometriche difficili da tenere
in conto (aperture, vani, cambiamenti di geometria in zone vicine).
A parte queste ovvie cautele, la prova costituisce un supporto estremamente prezioso
per la valutazione della risposta strutturale di un edificio, sia per conoscerne lo stato
attuale sia per prevederne le potenzialit in caso di nove condizioni di utilizzo.
Riferimenti normativi
Per le prove con ultrasuoni si pu fare riferimento alle seguenti norme:
ASTM C1196. Standard Test Method for In Situ Compressive Stress Within
Solid Unit Masonry Estimated Using Flatjack Measurements.
ASTM C1197. Standard Test Method for In Situ Measurement of Masonry
Deformability Properties Using the Flatjack Method.
ASTM D4729. Standard Test Method for In Situ Stress and Modulus of
Deformation Using the Flatjack Method.
RILEM TC 76 LUM. RILEM Paper - General recommendations for methods
of testing load-bearing masonry.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.2.1.10 Laser Scanner
Scopo, potenzialit e limitazioni
Costruzione di un modello spaziale mediante scansioni laser
Negli ultimi anni levoluzione tecnologica nel settore dellelettronica, nel campo
della miniaturizzazione, ha permesso di mettere a disposizione nel mondo della
misura, del rilievo e del monitoraggio uno strumento denominato laser a scan-
sione, inizialmente studiato e sviluppato per le applicazioni industriali di proto-
tipazione, di oggetti tridimensionali, e di controllo e certificazione di qualit del
prodotto finale.
Il passaggio dalle applicazioni del mondo industriale a quelle del mondo civi-
le-edile, nel settore delledificato, non stato immediato, ma ha richiesto una serie
di campagne di studi, in piena attivit, sulle problematiche introdotte dalle svariate
tipologie architettoniche durante la fase di rilievo. Questo comprensibile perch
ogni opera darte irripetibile, essendo il frutto dellingegno umano.
Date le enormi possibilit messe a disposizione da questa tecnologia, tra cui
lacquisizione delle coordinate spaziali di notevoli quantit di punti in tempi molto
contenuti, pu essere utilizzata per effettuare rilievi 3D del costruito con la suc-
cessiva estrapolazione degli elaborati 2D. Come accade per tutte le tecnologie, ai
vantaggi si contrappongono gli svantaggi che, nel caso del rilievo monumentale,
date le notevoli dimensioni dei manufatto, consistono nella presenza di zone non
completamente accessibili, nel dover progettare una rete di stazioni di presa che
presentino una adeguata sovrapposizione tra i coni di ripresa e, soprattutto, che
la direzione principale di presa sia preferibilmente ortogonale alla parete da rile-
vare.
Per completare le zone di ombra (zone senza informazioni) delle prese si dovr
prendere in considerazione la possibilit di una integrazione locale con metodologie
classiche del rilevamento.
Strumentazione
Strumentazione topografica atta al rilevamento ad alta precisione di modelli
geometrici tridimensionali.
LASER SCANNER
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di vista V310/O360
Portata 79m
Sistema laser Differenza di fase
Velocit di acquisizione 500 000 pixel/sec
Distanza di risoluzione 0,1mm
Errore di linearit fino a 50m <1mm
Risoluzione tra 2 punti a 25m 1,7 mm
Risoluzione angolare (V/O) 0.0018
Accuratezza angolare (V/O) 0,007 rms
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Target
Punti di controllo materializzati in campagna e inter visibili da pi stazioni
di scansione.
LHardware
Work Station dedicata allelaborazione dei dati acquisiti da laser scanner.
Il Software
Applicativo software trattamento dati 3D.
TARGET
SPECIFICHE TECNICHE
Diametro 250mm
Mobilit 360 a centro
fisso
DELL PRECISION T
SPECIFICHE TECNICHE
Sistema operativo Win7-Pr 64 bit
Processore Intel Xeon
Frequenza 2.4GHz
Memoria RAM DDR3 12GB
Frequenza 1333Mhz
Scheda grafica NVIDIA Q 2000
Memoria dedicata 1GB
JRS RECONSTRUCTOR 2
SPECIFICHE TECNICHE
Licenza Full/Photo
Versione 2.7.0.157
Tecnologia 64 bit
Procedura di utilizzo e risultati
La determinazione della distanza tra la fonte del raggio laser emesso e la
superficie riflettente sulla quale giace il punto da rilevare viene oggi effettuata
tramite due metodi diversificati, che differiscono nelle tecnologie e nelle metodo-
logie che utilizzano.
Nel processo di scansione laser il software di post-processamento riveste un
ruolo fondamentale per la corretta e completa costruzione del modello 3D. Le
maggiori difficolt operative del procedimento a scansione si riscontrano nella
fase di analisi ed elaborazione (registration) dei punti acquisiti, in cui previsto
il passaggio dalle singole immagini range (nuvole di punti) al modello totale di
punti, quindi, mediante meshing (generazione di maglie triangolari), al modello
di superfici e, via photo-rendering, alla rappresentazione spaziale texturizzata.
La sovrapposizione dellimmagine al modello pu essere eseguita anche ope-
rando semplicemente sul modello di punti, dopo la registrazione delle nuvole e
la calibrazione della camera fotografica, come informazione RGB del singolo punto.
In fase di progettazione della campagna di rilievo si dorranno prevedere diverse
stazioni di presa da cui eseguire le scansioni garantendo un adeguato ricoprimento;
inoltre, ogni presa dovr essere composta da pi sottoscansioni progettate in modo
da garantire una risoluzione lineare pressoch omogenea sulloggetto.
Accessorio di notevole importanza per il controllo ed il riattacco semiauto-
matico delle diverse nuvole rappresentato dai target, che si presentano in forma
piana o tridimensionale; sono necessari sia per il controllo della qualit geometrica
del modello assemblato che per la referenziazione ad un sistema comune a tutte
le nuvole di punti.
Successivamente allacquisizione delle nuvole di punti, si dovr procedere al
trattamento dellinnumerevole quantit di dati con software dedicati alla elabora-
zione di modelli di punti ed alla successiva creazione di modelli di superfici.
Nella tabella si riportano le incidenza medie per le singole fasi operative, si
nota che il 75% del carico di lavoro imputabile alle attivit di elaborazione.
METODOLOGIA PRO CONTRO
DIFFERENZA DI FASE Punto di forza: grazie alluso
delle frequenze multiple si
ottengono misure di alta preci-
sione.
1mm a 25m
Punto debole: raggio dazione
limitato a causa dellelevata
potenza richiesta dal laser
(emissione di tre lunghezze
donda e non una). Fino a 180m
TEMPO DI VOLO Punto di forza: lungo raggio
dazione e velocit della misura
della distanza.
Fino a 2km
Punto debole: difficolt nel rea-
lizzare misure di precisione.
Precisioni sub-centimetriche
Lavorazione Incidenza 100%
Acquisizione 15%
Pre-Processamento 5%
Editing 12%
Pre-Registrazione 10%
Registrazione 6%
Imaging 40%
Estrazione prodotti 12%
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Laffidabilit di ciascuna operazione da associare allo scarto quadratico medio
associabile: se il suo valore non superiore al centimetro, loperazione ritenuta
accettabile. La referenziazione (o registrazione) delle singole scansioni in un sistema
di riferimento comune pu essere seguita con tre diverse procedure:
con soli target: questi vincoli, comuni alle nuvole, sono riconosciuti in
automatico dai software che calcolano i parametri per realizzarne
lallineamento. RMS di 1.6 cm;
nuvola con nuvola: loperatore, selezionando con il mouse tre o pi punti
omologhi, non appartenenti al medesimo piano e ben collimabili sulle
scansioni adiacenti, genera i vincoli necessari per eseguire lallineamento.
La procedura pi lenta della precedente e richiede una maggiore
esperienza da parte delloperatore. RMS 0.8 cm;
target e nuvole: procedura mista. RMS 1.2 cm.
Il modello di punti costituisce solo la fase iniziale delloperazione di ricostru-
zione delledificio ed preliminare alla generazione delle mesh (modello di superfici)
e al texture mapping fotorealistico.
I software possono supportare la registrazione automatica delle scansioni nel
modello di punti, la georeferenziazione, la costruzione delle mesh, la mappatura
sul modello dei valori di riflettanza, di quelli RGB o di altre immagini; altri sono
finalizzati allesecuzione di misure sul modello, alla sua visualizzazione, allestrazione
dei contorni vettoriali delle entit; permettono, inoltre, di creare sezioni (sul modello
triangolato o direttamente sulle nuvole), di generare ortofoto, di determinare le varia-
zioni intervenute fra modelli successivi di uno stesso oggetto (monitoraggio).
6.3 I MONITORAGGI E LA DEFINIZIONE DEL PIANO DI MONITORAGGIO
Lattivit di monitoraggio ha lo scopo di acquisire informazioni circa il com-
portamento strutturale e/o relativamente allambiente che interagisce con la struttura.
Non infrequente che il progettista che opera sulle strutture esistenti debba affian-
care allattivit di Indagine vera e propria (nel senso descritto in precedenza) ulteriori
verifiche che rientrano nella categoria dei monitoraggi. possibile, infatti, riscon-
trare, fin dalle preliminari ricognizioni della struttura, stati di fessurazione la cui
semplice osservazione, tuttavia, non consente di qualificarli come stabilizzati o in
atto (con le rilevanti conseguenze che ne derivano). In questi casi il progettista si
trova nella necessit di definire attivit di monitoraggio finalizzate per osservarne
la variazione di ampiezza nel corso di un prestabilito periodo di tempo, ovvero
ricercarne le cause accertando, ad esempio, la presenza di vibrazioni indotte, degrado
del materiale (espansioni), cedimenti del terreno di imposta delle fondazioni etc.
Lesigenza di predisporre un monitoraggio pu intervenire, inoltre, in un periodo
intermedio della progettazione, come nel caso in cui il progettista voglia ricavare
sperimentalmente lo stato tensionale di una porzione di una struttura per confrontarla
con quella che ha determinato con un sofisticato modello di calcolo, ovvero alla
fine del processo progettuale, quando si ricerchi una conferma sperimentale della
bont degli interventi progettati (tornando allesempio precedente dellesistenza di
un processo deformativo in atto si voglia accertare sperimentalmente che gli interventi
di presidio progettati ne abbiano determinato la stabilizzazione).
Da queste brevi considerazioni si trae che la definizione di un piano di moni-
toraggio sicuramente non meno complesso e articolato di quello relativo al caso
dellindagine, anche perch, nel corso del tempo, possono modificarsi gli obiettivi
della ricerca come sembra evidente nellesempio appena trattato.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
In conclusione, la definizione di un piano di monitoraggio si articola nelle
seguenti fasi
(14)
:
a) Definizione dei parametri di comportamento strutturale che occorre
ricercare. Questa fase pu essere definita in ununica occasione o ripetuta
pi volte nel corso del procedere della attivit di progetto.
b) Individuazione delle tecniche di monitoraggio utilizzabili allo scopo.
Ciascuna tecnica deve essere qualificata con le potenzialit / limitazioni
/ invasivit del risultato ottenibile. Anche in questo caso si pu arrivare
a valutazioni di tipo diverso in relazione al caso specifico: ad esempio,
alcune prove di misura dello stato tensionale richiedono lesecuzioni di
tagli di dimensioni relativamente grandi che possono essere effettuati
senza rilevanti problemi in strutture massicce di muratura ma da adottare
con grande cautela in quelle sottili o in calcestruzzo fortemente armato
(in questo casoper non tagliare una rilevante quantit di ferri). Nel
caratterizzare le varie tecniche non va trascurato il costo e la velocit
di esecuzioni n la pratica operativit.
c) Scelta delle tecniche di indagine. Il Progettista, sulla scorta dei punti
precedenti, definisce il piano di Monitoraggio stabilendone precisamente
il tipo, il numero, lubicazione e le fasi temporali in cui eseguire le misure.
In aggiunta il progettista definisce anche la frequenza con cui eseguire
le letture.
evidente lanalogia con quanto descritto a proposito della definizione del-
lattivit di Indagine. Il Monitoraggio per si qualifica in modo particolare perch
il relativo piano pu essere sviluppato in momenti diversi dellattivit progettuale
(nel caso dellIndagine questa si sviluppa, di solito, preliminarmente al Progetto)
e in quanto le relative determinazioni devono essere ripetute pi volte nel corso
di un certo periodo (anche protratto) di osservazione.
Questultima esigenza, unitamente, talvolta, alla necessit di disporre delle rela-
tive informazioni in tempo reale ha portato a sviluppare sistemi di acquisizione
automatizzati che tuttavia sono applicabili solo (o pi facilmente) ad alcune tec-
niche. Da qui un ulteriore elemento di valutazione che deve essere tenuto in debito
conto del progettista nella definizione del Piano di Monitoraggio.
Appare quasi superfluo ribadire in questo caso lutilit di una collaborazione
tra progettista ed esecutore del monitoraggio che pu fornire quelle indicazioni
tipicamente tecnologiche (informatiche, di trasmissione del dato) utili ad orientare
la scelta verso le metodologie pi idonee agli scopi.
6.3.1 TECNICHE DI MONITORAGGIO SEMPLICI
Le tecniche di monitoraggio sono alquanto diversificate in quanto i parametri
strutturali di cui pu essere necessaria la conoscenza sono svariati. Tra questi i pi
ricorrenti sono gli spostamenti, le deformazioni, lo stato tensionale. Inoltre, con una
certa frequenza risulta anche necessario determinare le azioni (in senso ampio) a
cui la struttura assoggettata e per tale motivo risultano rilevanti molteplici parametri
ambientali come il vento, la temperatura, lumidit, gli spostamenti, le condizioni
idrauliche del terreno, etc. Nel seguito si riporta un elenco di alcuni strumenti idonei
alla misura delle principali grandezze fisiche suscettibili ad essere monitorate.
(14)
Si osserva la buona corrispondenza con quella di Indagine. La suddivisione tra Indagini
e Monitoraggi si conferma utile ai fini dellesposizione, ma le due attivit potrebbero essere riguar-
date, da un punto di vista concettuale, in modo unitario.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.3.1.1 Sonda di temperatura
Scopo, potenzialit e limitazioni
Le sonde di temperatura sono utilizzate nel riconoscimento dellazione ambien-
tale dovuta alla temperatura e la relativa interazione con le strutture. A seconda
dei casi pu risultare utile o conveniente misurare la temperatura ambiente (dispo-
nendo lo strumento in aria) o in aderenza alla struttura ovvero al suo interno,
installando lo strumento tramite una piccola perforazione. Il riconoscimento del-
lazione della temperatura non , in generale, di particolare rilievo, di per se, nel-
lambito degli edifici civili esistenti
(15)
, ma piuttosto in relazione agli effetti che
pu avere su altri parametri monitorati. Lescursioni termiche possono avere, infatti,
unapprezzabile influenza sulle deformazioni/spostamenti/tensioni delle strutture,
particolarmente se esposte allesterno e allirraggiamento solare e spesso vi lesi-
genza di quantificare (o almeno riconoscere) il relativo contributo al fine di evi-
denziare quello dovuto ad altre cause che risultano di maggior interesse. Un caso
tipico rappresentato dal monitoraggio dello stato fessurativo di una struttura:
in assenza di un contemporaneo monitoraggio delle variazioni termiche, si potreb-
bero trarre conclusioni errate circa la stabilizzazione/evoluzione del quadro fes-
surativo. Il controllo delle variazioni termiche , inoltre, praticamente insostituibile
nel caso di prove di carico statico (v. oltre) nel qual caso non infrequente il
controllo della struttura in un preliminare ciclo a vuoto (cio in assenza di carichi
di prova) per accertare il contributo esclusivamente termico sullandamento delle
deformazioni; in seguito, lesecuzione della prova (ad esempio il giorno successivo),
permette la valutazione delle deformazioni totali da cui possono essere ricavate
quelle dovute ai carichi sottraendo il contributo (dal ciclo a vuoto) dovuto alla
temperatura
(16)
. Le sonde di temperatura costituiscono in definitiva uno strumento
di diffusa applicazione nel monitoraggio delle strutture con favorevoli caratteristiche
di semplicit e velocit di installazione, modestissima o nulla invasivit e basso
costo; circa il carattere dellinformazione acquisita del tipo puntuale nel caso
di sonde inserite o poste in adiacenza alla struttura ovvero e di tipo globale nel
caso di strumenti posti in aria.
(15)
Nellambito del monitoraggio degli edifici civili esistenti non si riscontrano generalmente
situazioni in cui si ha un esposizione a temperature estreme che possono interessare di per se il
progettista. Diverso il caso di ambiti industriali come, ad esempio, il monitoraggio di una ciminiera,
in cui si pu avere interesse a valutare se leffettiva temperatura dei gas smaltiti al suo interno
compatibile con le caratteristiche di isolamento della canna.
(16)
Il monitoraggio delle temperature permette di valutare lomogeneit delle variazioni termiche
nelle due giornate (quella del ciclo a vuoto e quella in cui svolge effettivamente la prova) e quindi
la correttezza delloperazione illustrata circa la determinazione del contributo delle sole deformazioni
dovute ai carichi.
Strumentazione
I termometri sono di vario tipo e in prima istanza si possono suddividere in
quelli di tipo classico e in quelli elettrici. Nei primi possiamo annoverare i termometri
a liquido e quelli a lamina bimetallica. Molto pi usati in ambito tecnico/industriale
sono invece quelli elettrici, del tipo a resistenza (platino), i termistori e le termocoppie.
La termometria basata sulla variazione di resistenza quella che permette maggiori
precisioni, maggiori sensibilit ed un vasto campo di misura. In particolare i ter-
mometri a resistenza di platino sono assai diffusi per le caratteristiche di questo
metallo. I termometri a semiconduttore si stanno diffondendo sempre pi per la
loro peculiare caratteristica di eccezionale sensibilit e di grande sensibilit alle
basse temperature. Infine vi sono le termocoppie che sono sensori che trasducono
la temperatura in differenza di potenziale. Esse hanno una sensibilit elevata e un
campo di misura molto vasto (anche da 200 C sino a + 1700 C).
Procedura di utilizzo e risultati
Nelle misure di temperatura occorre prestare diverse attenzioni e uno dei principi
da seguire quello di assicurare che la temperatura assunta dal sensore rappresenti
quella del corpo da misurare. In questo senso bisogna prestare attenzione agli errori
derivanti da conduzione e irraggiamento, al fine di limitarne gli effetti.
Riferimenti normativi
DIN 43732. Measurement and control; electrical temperature sensors; ther-
mocouples for thermocouple thermometers.
6.3.1.2 Livello
Scopo, potenzialit e limitazioni
Il livello generalmente utilizzato nel riconoscimento delle variazioni della
geometria delle strutture e, pi specificatamente, dello spostamento di punti secon-
do la verticale.
Una tipica applicazione del livello consiste nella verifica dei cedimenti di un
edificio attraverso osservazioni ripetute su un arco temporale sufficientemente este-
so (difficilmente precisabile a priori in quanto condizionato dalle caratteristiche
geotecniche del terreno di fondazione) al fine di riconoscere il trend deformativo
in atto piuttosto che un cedimento finale, generalmente non rilevabile, che pu
essere solo estrapolato dal progettista. Condizioni operative molto diverse carat-
TRASDUTTORE DI TEMPERATURA
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura (continuo) da
_
55 a + 150 C
Campo di misura (intermittente) da +150 a + 200
Risoluzione 1 C
Non linearit 0,3 C
Costante tempo (aria ferma) 80 s
Principio di funzionamento 2-terminal Zener
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
terizzano questa tecnica nellimpiego durante le prove di carico su strutture/fon-
dazioni: in questo caso losservazione limitato ad una o due giornate di misura
e il monitoraggio deve restituire oltre allandamento delle deformazioni (nelle soste
a carico costante), lentit del cedimenti (in corrispondenza delle diverse fasi della
prova) nonch il valore che si registra annullando i carichi. Diverse, come si intuisce,
sono le problematiche e le criticit nei due casi. Nel primo occorre effettuare
misure ripetute anche nellarco di mesi, e quindi in condizioni ambientali che
possono essere anche sensibilmente diverse, assicurando la costanza del corretto
funzionamento dello strumento (e delloperatore!) durante tutto il periodo di osser-
vazione; grande importanza assume in questambito, inoltre, leffettiva stabilit di
un punto fisso, utilizzato dalloperatore come riferimento per valutare gli abbas-
samenti relativi del punto oggetto di monitoraggio
(17)
. Nel secondo caso le criticit
connesse con il prolungamento delle operazioni di misura sono molto attenuate
(come detto la prova si conclude in qualche decina di ore) e le maggiori proble-
matiche si riferiscono alla determinazione dei piccoli abbassamenti che occorre
misurare (in una prova di carico non si sollecita la struttura al di l del proprio
limite elastico e di conseguenza le deformazioni sono generalmente molto con-
tenute e non di rado di qualche decimo di millimetro).
Le misure tramite livello, assolutamente non invasive, sono assai diffuse sia
in ambito geotecnico che strutturale, sebbene forniscano valutazioni a carattere
del tutto puntuale e di costo non trascurabile. Un non trascurabile limite del livello
consiste nella possibilit di collimazione dei soli punti posti allincirca alla stessa
quota dello strumento.
Strumentazione
I livelli si possono classificare in livelli di bassa e media precisione e in livelli
di alta e altissima precisione. Per le finalit precedentemente elencate occorrono
livelli di altissima precisione, in genere con scarto quadratico medio kilometrico
compreso tra 0,3 e 0,5 mm. La strumentazione oggi utilizzata costituita da livelli
digitali, dotati di compensatori automatici (per garantire lorizzontalit dellasse
di collimazione) e stadie INVAR con lettura a codice a barre.
(17)
Ad esempio, in una area soggetta a cedimenti generalizzati del terreno (subsidenza), la
valutazione dei cedimenti di un edificio prendendo a riferimento un punto di unaltra costruzione
posta nello stesso sito, potrebbe portare ad un risultato completamente errato.
LIVELLO DIGITALE
SPECIFICHE TECNICHE
Precisione (dev.stand. per km di
livellazione)
0,3 mm
Campo di misurazione da 1,8 a 110 m
Risoluzione 0,01 mm
Ingrandimento obiettivo 24x
Campo di compensazione +/- 10
Precisione del compensatore
(deviazione standard)
0,3
Tipologia stadia INVAR da 2m
Protezione ambientale IP53
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Procedura di utilizzo e risultati
Loperazione di livellazione geometrica va eseguita con il metodo delle battute
da mezzo. Buona norma quella di porsi sempre in posizione equidistante dai
due capisaldi di lettura, al fine di compensare leventuale errore di collimazione.
Le letture vanno eseguite in condizioni di ottima visibilit, che verr garantita
alloccorrenza da mezzi quali lampade ecc. Bisogna garantire la perfetta orizzon-
talit dello strumento al fine di limitare il pi possibile la correzione del com-
pensatore automatico.
Riferimenti normativi
DIN 18723: Levelling staffs
6.3.1.3 Anemometro
Scopo, potenzialit e limitazioni
Lanemometro utilizzato nel riconoscimento dellazioni ambientale dovuta al vento.
Come noto, lazione del vento sulle costruzioni pu determinare effetti a
carattere dinamico e pertanto la strumentazione deve essere in grado di fornire
le variazioni nel tempo della velocit e della direzione del vento. Linstallazione
dello strumentazione non presenta difficolt di rilievo ma occorre verificare lade-
guatezza del posizionamento in quanto lubicazione dello strumento in stretta pros-
simit o in adiacenza alla struttura potrebbe fornire risultati falsati per linterferenza
della costruzione sulla velocit/direzione del vento.
La tecnica assolutamente non invasiva mentre il costo alquanto variabile
in relazione alla scelta dello strumento (alcune tipologie di maggiore semplicit
e costo non sono in grado di apprezzare con prontezza le variazioni di velocit
del vento). Lutilizzo degli anemometri non frequentissimo nellambito del moni-
toraggio delle costruzioni civili esistenti a causa della generalmente scarsa sensi-
bilit delle tipologie costruttive pi comuni nei riguardi dellazione del vento. Per
contro pu risultare indispensabile nel monitoraggio di edifici industriali (ad esem-
pio nel caso di snelle ciminiere in muratura) dove lazione del vento non tra-
scurabile e pu indurre fenomeni dinamici di rilievo.
Strumentazione
Diversi sono i tipi di anemometri attualmente in commercio. Si possono sud-
dividere in quattro principali categorie.
Anemometro a Ventolina
Questo particolare tipo utilizza per il proprio funzionamento il moto di rota-
zione di una ventolina di dimensioni variabili in funzione del campo di applicazione.
In genere esso trova applicazione nella misurazione in tubi o condotti ed pret-
tamente direzionale, non prestandosi alla misura in campo libero.
Anemometro a Coppette
Questa versione molto simile alla precedente ed utilizza il moto di rotazione
di un sensore a coppe (in genere tre) per la determinazione della velocit del
vento. Il vantaggio principale rispetto al precedente quello di essere omnidire-
zionale in quanto reagisce ad ogni direzione del vento.
Il controllo della velocit e direzione del vento avviene attraverso un unico
strumento costituito da rotore a coppe e banderuola. Lapparecchiatura dotata
di un microprocessore di elevata accuratezza che corregge la risposta del sensore
in ogni punto del campo di misura. Inoltre, il traduttore di direzione un sensore
di posizione ad effetto Hall.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Anemometro a Filo Caldo
La tecnologia di questo tipo di anemometro si basa sulla variazione della tem-
peratura di una micro resistenza esposta al flusso daria. chiamato in tale maniera
in quanto il sensore posto ad una temperatura leggermente superiore di quella
del fluido in cui si trova e, in tale maniera, la velocit di questo risulta essere
proporzionale alla quantit di calore estratta, che influisce sulle sue caratteristiche
elettriche. Esso particolarmente adatto in caso di applicazioni in cui sono richieste
piccole dimensioni come ad es. condotte, sistemi di ventilazione, ecc.
Anemometro ad Ultrasuoni
Con gli anemometri ad ultrasuoni possibile determinare la velocit e dire-
zione del vento superficiale. In questi strumenti, viene misurato il tempo di transito
dellimpulso ultrasonico fra una coppia di trasduttori sonici affacciati, in entrambe
le direzioni. Con tre coppie di trasduttori si realizza una misura vettoriale del
vento a tre assi. Caratteristica peculiare quella di ottenere una misura indipen-
dente da temperatura, umidit e pressione.
Procedura di utilizzo e risultati
Nellutilizzo degli anemometri bisogna prestare attenzione ad evitare zone in
cui si potrebbero generare turbolenze che disturbano i valori registrati. La con-
dizioni ideali sono in campo libero, ad una sicura distanza da elementi fissi.
Riferimenti normativi
EN 60529; EN 60947-1; EN 60947-5-1; EN61010-1; EN 61326:1997 +
A1:1998 + A2:2001; EN 61810:2004
6.3.1.4 Fessurimetro
Scopo, potenzialit e limitazioni
I fessurimetri sono utilizzati nel riconoscimento della variazione della geometria
della struttura e, pi specificatamente, della distanza relativa tra due punti (coin-
cidenti con quelli di fissaggio dello strumento). Conseguentemente i fessurimetri
possono fornire indicazioni circa la deformazione media tra i due punti ovvero,
pi frequentemente, dellapertura/chiusura di una lesione nel caso in cui siano posti
a cavallo della stessa. ovvia limportanza progettuale di disporre di questo dato
e, in particolare, di poter stabilire se, per effetto di azioni di intensit costante, la
struttura conserva inalterata la sua geometria ovvero evidenzia un incremento defor-
mativo nel tempo (questultima eventualit generalmente da ritenersi critica nel-
lambito del comportamento strutturale). I fessurimetri sono assai utilizzati nellam-
bito del monitoraggio delle costruzioni esistenti (che non di rado presentano fessure)
SENSORE COMBINATO VELOCIT DIREZIONE VENTO
SPECIFICHE TECNICHE
Velocit Direzione
Campo di misura 0 60 m/s 0 360
Risoluzione 0,05 m/s 0,4
Tempo di risposta (a 5 m/s) 0,8 s 0,26 s
Temperatura operativa
_
30 + 70 C
Protezione ambientale IP65
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
e costituiscono una tecnica di costo non elevato, veloce e sostanzialmente non invasiva
(a patto di disporre di una superficie a vista della struttura). Per contro forniscono
informazioni a carattere locale (tra i due punti ai capi dello strumento) per cui
necessaria una scelta precisa dellubicazione nonch un certo numero di strumenti
per avere indicazioni significative per il complesso della struttura. I fessurimetri
sono inoltre frequentemente utilizzati nellambito delle prove di carico statiche
(18)
.
Strumentazione
Diverse sono le tipologie di fessurimetri utilizzati. Un tempo erano molto diffusi
quelli costituiti da piastre mobili sovrapposte con reticolo graduato e calibrato in
millimetri. Oggi, con gli sviluppi della tecnologia, si tende ad utilizzare trasduttori
di spostamento di tipo elettronico con risoluzione nellordine del centesimo di mil-
limetro. Un sistema di tal fatta permette, oltre alla lettura manuale, anche la possibilit
di collegare i sensori ad un sistema di acquisizione che trasmette i dati in rete.
Le stazioni lineari per il controllo delle lesioni sono realizzate da sensori elet-
tronici lineari posizionati a cavallo delle lesioni di cui si vuole misurare lo spo-
stamento, o pi precisamente la sua variazione, nel corso del monitoraggio. Esse
consentono di misurare lo spostamento dei due lembi della lesione.
Il loro posizionamento pu essere previsto in quelle zone di fabbricato ove
si riscontrino o si vengano a determinare quadri fessurativi.
Stazione di rilevamento Ly Stazione di rilevamento Lx
(18)
In effetti i fessurimetri rientrano nella categoria dei trasduttori di spostamento; ponendo
un capo dello strumento su di un punto fisso e laltro sulla struttura di prova si determina il
parametro di spostamento che interessa durante la prova.
TRASDUTTORE LINEARE DI SPOSTAMENTO
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura 25 mm
Risoluzione 0,01 mm
Linearit fino a 0,10 %
Velocit max di funzionamento 10 m/s
Principio di funzionamento trasduttore resistivo
Grado di protezione IP60
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Procedura di utilizzo e risultati
Aspetto fondamentale nellutilizzo quello di fissare i riferimenti di misura
in maniera perfettamente solidale alla struttura e inalterabile nel tempo.
Nelle misurazioni di questo tipo necessario studiare la struttura per un arco
di tempo molto elevato (almeno maggiore di un anno) al fine di depurare le
misure dai cambiante dovuti alle variazioni termiche stagionali.
Riferimenti normativi
NORMATIVA UNI-CEE
6.3.1.5 Inclinometro
Scopo, potenzialit e limitazioni
Gli inclinometri sono utilizzati nel riconoscimento della variazione della geo-
metria della struttura e, pi specificatamente, della rotazione di una sua sezione.
Per questi strumenti valgono le stesse considerazioni gi sviluppate nel caso dei
fessurimetri circa linterpretazione del dato restituito, il costo, la velocit e lin-
vasivit della tecnica. Gli inclinometri, inoltre, consentono una interessantissima,
e altrettanto diffusa applicazione che consiste nella verifica della stabilit dei pendii
(al di l dellaspetto tipicamente geotecnico questa verifica pu ovviamente inte-
ressare anche edifici esistenti posti nellambito, o in prossimit, di pendii che mani-
festano fenomeni deformativi di vario tipo). In questapplicazione lo strumento
(di solito biassiale, cio in grado di restituire le inclinazioni secondo due piani
verticali ortogonali tra loro) risulta posto allinterno di un corpo cilindrico allungato
(sonda inclinometrica) che viene calato in una particolare tubazione solidarizzata
al terreno; facendo risalire lo strumento dal fondo della tubazione fino alla testa
si ricavano le inclinazioni locali e da queste lo spostamento del terreno
Gli inclinometri, in definitiva, consentono vastissime possibilit applicative (di
cui quelle accennate sono solo un esempio) nellambito del monitoraggio delle
strutture e dei terreni, oltre a trovare larghissima diffusione nellambito delle prove
di carico statiche.
Strumentazione
I sensori utilizzati utilizzano le variazioni di livello di un liquido che costituisce
il dielettrico di un condensatore. Linclinazione del sensore, rispetto alla gravit
terrestre, provoca una variazione proporzionale della capacit che viene rilevata
dallelettronica e convertita in un segnale analogico o digitale. Altro tipo di sensori
possono essere gli accelerometri di tipo capacitivo (o servo accelerometri) che
misurando laccelerazione di gravit, inclinandosi misurano una componente della
stessa da cui si ricava direttamente langolo dinclinazione.
Consentono di misurare le rotazioni delle zone su cui sono installate con una
risoluzione del centesimo di grado centesimale.
Il loro posizionamento pu essere previsto a varie quote su alcune sezioni
delle facciate da monitorare in corrispondenza di elementi strutturali.
Stazione di rilevamento Ix Stazione di rilevamento Ix
Procedura di utilizzo e risultati
Nellutilizzo di tali strumenti occorre prestare attenzione al fissaggio degli stessi
e nel caso di misure manuali alla ripetibilit delloperazione. Inoltre, occorre tenere
in debita considerazione i cambiamenti dei fattori ambientali, come temperatura,
umidit, ecc.
6.3.1.6 Accelerometro
Scopo, potenzialit e limitazioni
Gli accelerometri sono utilizzati nel riconoscimento delle variazioni dei para-
metri vibratori della struttura e, in particolare, dellaccelerazione di un suo punto.
Lambito di applicazione degli accelerometri pertanto quello del monitoraggio
di strutture sottoposte ad azioni dinamiche, che, nel caso degli edifici esistenti,
sono spesso rappresentate dalle vibrazioni indotte da carichi agenti con spiccata
variabilit nellintorno della costruzione stessa (linee metropolitane, ferroviarie, traf-
fico in generale, etc.) o poste al suo interno (macchinari e apparecchiature indu-
striali). Dagli esiti del monitoraggio accelerometrico e in particolare da una sua
trasformazione matematica (picchi di velocit in funzione delle frequenze) si rica-
vano informazioni sulla possibilit che le vibrazioni indotte possano causare un
danneggiamento strutturale
(19)
.
(19)
Le vibrazioni indotte possono anche provocare una significativa riduzione del confort abitativo
che pu essere valutato con tecniche simili a quello descritto per il danneggiamento strutturale.
TRASDUTTORE DI ROTAZIONE
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura 10 (FS=20)
Risoluzione 0,05% FS MAX
Linearit 1,1% FS
Temperatura di esercizio da
_
20 a + 80 C
Materiale di smorzamento Silicon oil 200 cSt
Protezione ambientale IP65
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Altro tipico campo di applicazione degli accelerometri rappresentato dal-
limpiego nellambito delle prove dinamiche (al quale si rimanda per i dettagli)
attraverso le quali si caratterizza la struttura in termini di frequenze dei modi
propri di vibrare, deformate modali e capacit di smorzamento; dalla ripetizione
di queste prove dopo un certo intervallo di tempo si pu inoltre ricavare una
eventuale variazione dei periodi propri della struttura che possono evidenziare
importanti segnali di degrado.
Gli accelerometri (che hanno altre numerose possibilit applicative, anche in
campo geotecnico) sono pertanto assai utilizzati nel monitoraggio degli edifici esi-
stenti e presentano favorevoli caratteristiche in termini di costo, velocit di instal-
lazione e invasivit.
Strumentazione
Gli accelerometri oggi pi utilizzati sono quelli di tipo piezoelettrico che sfrut-
tano le propriet fisiche dei materiali come il quarzo, in grado di generare differenze
di potenziale se sottoposti ad azioni meccaniche. Questa tipologia di sensori sono
molto versatili, hanno range di frequenze molto estesi e campi di misura adeguati
a coprire applicazioni di vario tipo. Altra tipologia quella dei servo-accelerometri,
detti anche force balance aventi sensoristica interna di tipo capacitivo. Carat-
teristica peculiare di questultimi quella di lavorare a partire da frequenze molto
basse (da 0 a 500 Hz in genere) e di essere sensibili a bassissimi valori di acce-
lerazione.
Nei monitoraggi delle vibrazioni indotte vengono utilizzati servo accelerometri
controllando che i valori vibrazionali indotti, in termini di accelerazioni e frequenze,
non superino i valori di soglia.
I sensori utilizzati sono accelerometri monoassiali, con elettronica interna di
condizionamento, in grado di fornire in uscita un segnale elettrico a bassa impe-
denza. Sono caratterizzati da valori di sensibilit molto elevati e sono particolar-
mente adatti a misurare basse frequenze e piccolissimi valori di accelerazione.
Tali caratteristiche li rendono particolarmente adatti per il monitoraggio e le analisi
strutturali, le prove di collaudo e la caratterizzazione dinamica delle strutture.
Segue tabella riassuntiva delle principali caratteristiche tecniche.
SERVO ACCELEROMETRO MONOASSIALE
SPECIFICHE TECNICHE
Sensibilit 2500 mV/g
Range di misura 2g pk
Range di frequenza DC - 40 Hz
Ampiezza rumore 50 g/Hz
Temperatura di esercizio
_
20 + 75 C
Grado di protezione ambientale IP68
Procedura di utilizzo e risultati
La tipologia di accelerometro da utilizzare deve essere scelta in funzione del
tipo di applicazione. Un aspetto molto importante la metodologia di fissaggio
alle strutture che, scelta caso per caso, deve assicurare un perfetto contatto e las-
senza di risonanza proprie delleventuale sistema di supporto. Altro aspetto molto
importante quello relativo alla trasmissione del segnale, che a seconda del campo
di frequenze interessate, deve essere limitato entro lunghezze tali da non arrecare
disturbo al segnale.
I dati accelerometrici, ossia le Time History delle accelerazioni, andranno ela-
borate con appositi software al fine di effettuare lo studio delle frequenze o dei
parametri vibratori correlati (velocit e spostamenti).
Riferimenti normativi
UNI ISO 5348: Vibrazioni meccaniche e urti: Montaggio meccanico degli
accelerometri.
6.3.1.7 Martinetto piatto singolo
Scopo, potenzialit e limitazioni
La tecnica generalmente utilizzata per il riconoscimento dello stato tensionale
delle strutture. Si tratta di effettuare un taglio nellambito dellelemento strutturale,
registrare la relativa deformazione e quindi applicare una pressione, gradualmente
crescente, tramite il martinetto inserito nel taglio praticato in precedenza; la pres-
sione (misurata) che annulla la deformazione coincide con la tensione agente nel-
lelemento strutturale in direzione ortogonale al piano medio del martinetto
(20)
.
La prova risulta relativamente semplice ma presenta alcune significative limitazioni:
non restituisce il risultato nel caso di sollecitazioni di trazione (la deformazione
di allungamento che si registra effettuando il taglio permette di qualificare sem-
plicemente il tipo di sollecitazione agente, appunto di trazione, ma non possibile
ovviamente annullarla e quindi arrivare ad una sua determinazione quantitativa);
fornisce un risultato approssimato nel caso in cui lo stato tensionale, ancorch
di compressione, abbia una componente flessionale (in questo caso si riesce tramite
il martinetto ad annullare la deformazione prodotta dal taglio ma lo si fa con
una distribuzione di sforzi diversa da quella effettivamente presente). La prova
moderatamente invasiva dovendo inserire il martinetto e quindi praticare un taglio
di qualche decina di centimetri, sia di profondit che di larghezza, nellelemento
strutturale
(21)
e, pertanto, si applica preferibilmente a strutture (massicce) in mura-
tura o in calcestruzzo non armato (tali elementi, peraltro, sono raramente in tra-
zione e quindi non si sconta la limitazione anzidetta della prova). La tecnica in
questione (che con opportuni adattamenti pu fornire non solo il dato della tensione
esistente allatto della prova ma anche la sua successiva evoluzione nel tempo)
risulta spesso assai utilizzata nel monitoraggio sebbene risulti, come accennato,
di una certa invasivit nonch con tempi e costi non trascurabili.
(20)
In effetti occorre applicare alcuni coefficienti correttivi sia per tener conto che la superficie
del martinetto non coincide esattamente con quella del taglio (sar minore o uguale) sia perch
una certa aliquota della pressione richiesta per azionare il martinetto stesso.
(21)
Si pu estrarre il martinetto dopo la prova e quindi risarcire il taglio praticato; in alternativa
si pu cementare il martinetto sia internamente che esternamente (tra il taglio e il corpo del mar-
tinetto stesso).
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Strumentazione
una cella di carico in acciaio speciale di forma semicircolare e di spessore
molto modesto saldata sul contorno. Essi hanno forme e dimensioni varie, per
adattarsi ad ogni tipologia di muratura ed a ogni sezione strutturale. (vedasi imma-
gini riportate nel paragrafo martinetto piatto doppio)
Procedura di utilizzo e risultati
Lo stato tensionale della muratura viene alterato mediante un taglio piano
normale alla superficie della parete muraria in esame con conseguente rilascio
delle tensioni esistenti e parziale chiusura del taglio.
Le tensioni vengono successivamente ripristinate da un martinetto semicircolare
inserito nellincisione aumentando le pressioni fino al raggiungimento delle con-
dizioni antecedenti al taglio.
Le letture sulle coppie di riferimento vengono eseguite con deformometro mil-
lesimale di tipo amovibile.
Riferimenti normativi
ASTM C1196-09: Standard Test Method for In Situ Compressive Stress Within
Solid Unit Masonry Estimated Using Flatjack Measurements.;
ASTM C1197-09: Standard Test Method for In Situ Measurement of Masonry
Deformability Properties Using the Flatjack Method.
ASTM D4729-08: Standard Test Method for In Situ Stress and Modulus of
Deformation Using the Flatjack Method.
RILEM TC 76 LUM : RILEM Paper - General recommendations for methods
of testing load-bearing masonry.
6.3.2 TECNICHE DI MONITORAGGIO COMPLESSE
Fra le tecniche di monitoraggio complesse rientrano quelle indagini che gi
di per se costituiscono un sistema di controllo indipendente ma che, ripetute in
tempi diversi e mantenendo alcuni parametri di confrontabilit, consentono di
valutare se essi siano variati nel tempo.
La loro distinzione avviene a seconda della modalit di sollecitazione applicata
che consentono di distinguerle in:
Prove di carico statiche
Prove dinamiche
6.3.2.1 Prove di carico statiche
Scopo, potenzialit e limitazioni
Le prove di carico hanno lo scopo di verificare il comportamento e le prestazioni
in opera delle strutture esaminate.
La tecnica consiste nellapplicare gradualmente il carico sino a raggiungere i
valori massimi di sollecitazione calcolati in fase di progetto.
Lesito della prova andr valutato secondo i seguenti criteri:
le deformazioni dovranno crescere proporzionalmente ai carichi applicati;
la deformazione residua non deve superare una quota parte di quella
totale;
la deformazione elastica rilevata deve risultare inferiore di quella calcolata
teoricamente;
in conseguenza della prova non si devono manifestare danni e/o dissesti
di alcun tipo.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
La loro classificazione avviene principalmente in funzione del modo in cui
vengono applicate le sollecitazioni necessarie alla simulazione del carico cui le
varie strutture debbono essere assoggettate a seconda delle normative, delle desti-
nazioni duso, delle condizioni desercizio.
Si distinguono pertanto in prove di carico con carichi distribuiti e prove di carico
con carichi concentrati; i carichi distribuiti possono essere simulati utilizzando serbatoi
ad acqua o zavorre di altro genere, mentre per i carichi concentrati, comunemente,
gli attuatori utilizzati sono costituiti da serbatoi pensili o cilindri oleodinamici.
Strumentazione
Lunit di condizionamento del segnale costituita da un apparato modulare
formato da una centralina di conversione A/D e da un modulo di interfaccia per
il collegamento con i sensori.
Lunit primaria dotata di convertitore analogico/digitale, con frequenza di cam-
pionamento programmabile via software, e connessione PC tramite porta Ethernet.
Il modulo dinterfaccia rappresentato da ununit ad 8 canali, ognuno dei
quali dotato di switch, che forniscono contemporaneamente lettura del segnale
e corrente di eccitazione del sensore. Di seguito le caratteristiche tecniche.
Per la misurazione degli spostamenti sono utilizzati sensori elettronici di
tipo potenziometrico, montati su aste telescopiche. Di seguito le caratteristiche
tecniche.
ACQUISITORE
SPECIFICHE TECNICHE
Convertitore A/D 16 bit
Frequenza di campionamento fino a 50 kS/s
Sistema di scansione simultaneo
CALIBRAZIONE
Data di esecuzione 23 luglio 2010
Certificato IS 2010002 APMC06
TRASDUTTORE LINEARE DI SPOSTAMENTO
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura 50 mm
Risoluzione 0,001 mm
Linearit fino a 0,10 %
Velocit max di funzionamento 10 m/s
Principio di funzionamento trasduttore resistivo
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Rilevazione delle misure nel corso di prova di carico
Acquisitore Postazione di acquisizione dati
Cilindri oleodinamici
Il loro utilizzo subordinato alla disponibilit di una struttura di contrasto,
di peso compatibile con quello del sovraccarico che dovr essere simulato; un
tipo di test che comporta un minimo dinterpretazione (trasformazione dei carichi
distribuiti in concentrati) e molti vantaggi (possibilit di eseguire vari cicli di carico,
tempi ridotti, autonomia nellapplicazione dei carichi, possibilit di eliminarli istan-
taneamente, risparmio dacqua e di mano dopera, etc.). A seconda del sistema di
applicazione del carico si possono distinguere: prove di carico a contrasto, uti-
lizzando ad esempio la struttura sovrastante come massa resistente, oppure prove
di carico a trazione ancorandosi con funi o catene a masse quali, ad esempio,
le strutture inferiori o automezzi pesanti.
Il circuito idraulico asservito da una pompa oleodinamica a doppio effetto.
La pressione di mandata della pompa misurata da un manometro digitale, le
cui caratteristiche sono qui di seguito riportate.
Il valore della forza esercitata dal martinetto viene misurato per mezzo di
una cella di carico. Essa costituita da un elemento di acciaio su cui sono
installati una serie di estensimetri elettrici a resistenza collegati secondo lo schema
del Ponte di Wheatstone. Dalla della tensione, si rileva la forza applicata.
CILINDRO OLEODINAMICO
SPECIFICHE TECNICHE
Diametro 10 cm
Tipologia martinetto A doppio effetto
Sezione utile
(compressione - trazione)
33,18 17,28 cm
2
Corsa 60 cm
Pressione massima 700 bar
MANOMETRO DIGITALE
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura 0 - 700 bar
Risoluzione 0,05 bar
Classe di precisione 1
VERIFICA TARATURA
Data di esecuzione 24 aprile 2010
Certificato INTEC 33549
CELLA DI CARICO
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura 0 - 22680 kg
f
Sensibilit nominale 2mV/V f.s.
Linearit 0,2 % f.s.
VERIFICA TARATURA
Data di esecuzione 24 aprile 2010
Certificato INTEC 33547
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Serbatoi piani
importante che sia disponibile lacqua necessaria, con portata adeguata, affin-
ch il riempimento di ogni serbatoio, che contiene circa 12 mc, non sia superiore
a ora (la disponibilit di un impianto antincendio o di unautocisterna garantisce
questa esigenza); diversamente occorrer utilizzare serbatoi daccumulo dellacqua
che verr trasferita in quelli di prova con adeguata pompa che garantisca i tempi
richiesti.
Serbatoi pensili
necessaria la disponibilit dellacqua con modalit simili a quanto esposto
nel caso dei serbatoi piani; in questo caso i carichi sono appesi alle strutture di
prova in punti predefiniti.
Zavorre
Tutte quelle volte che necessaria lapplicazione di carichi distribuiti e non
disponibile il sistema ad acqua si ricorre ad altri tipi di zavorra pi facilmente
reperibili e movimentabili (sacchi di sabbia, pallets, blocchi in cls, etc).
Procedura di utilizzo e risultati
Il sistema oleodinamico, per la simulazione del carico tramite lapplicazione
dei carichi concentrati, prevede lutilizzo dellattrezzatura qui di seguito descritta.
Unit di acquisizione e rilevazione dati.
Cilindri oleodinamici per lapplicazione del carico.
Sensori elettronici per la rilevazione delle frecce.
SERBATOIO PIANO FLESSIBILE
SPECIFICHE TECNICHE
Dimensioni 3,5 x 5,0 m
Altezza max raggiungibile 1000 mm
Tessuto
Poliestere extraforte con
plastomeri
Temperatura di esercizio Max 50 C
Il carico viene applicato gradualmente, ed in maniera continua, tramite incre-
menti uguali fino al raggiungimento del carico massimo con il controllo di: fuori
linearit - freccia massima freccia residua - isteresi.
Il valore della forza applicata tale da generare, su ogni struttura da verificare,
il momento massimo generato dal sovraccarico uniformemente distribuito richiesto.
La misura della forza applicata rilevata da una cella di carico collegata ad
unit digitale.
Le misure delle frecce verranno eseguite tramite sensori elettronici posizionati
al piano inferiore rispetto a quello di carico, allintradosso della struttura in esame.
Ogni sensore collegato ad ununit dacquisizione dati interfacciata a personal
computer.
Per ogni prova vengono eseguiti diversi cicli di carico con step del 20% del
carico massimo.
Il tempo di permanenza al carico sar quello necessario alla stabilizzazione
delle frecce.
Trasformazione del carico distribuito in concentrato
Per tener conto della collaborazione trasversale e trasformare il sovraccarico
distribuito in concentrato, si utilizza la formula:
Feq= q x L x Cc x Cv (solaio)
Feq= q x L x i x Cv (trave)
dove
Feq il sovraccarico concentrato applicato
q il sovraccarico distribuito
L la luce della struttura
Cc la lunghezza della sezione collaborante (solai)
i linterasse delle travi (trave)
Cv un coefficiente che tiene conto della trasformazione del carico
distribuito in concentrato.
Cc e Cv verranno determinati sperimentalmente, per ogni prova, dopo aver
applicato sulla struttura un carico ridotto (circa il 20% del carico di progetto).
Applicazione del carico
Il carico viene applicato oleodinamicamente interessando, tramite idonee basi
di ripartizione, una striscia trasversale di 1.00 m.
Esso realizzato, con una o pi forze concentrate, per mezzo di cilindri idrau-
lici, disposti opportunamente lungo la luce della struttura.
Rilevazione delle misure
La disposizione dei punti di misura per la rilevazione degli abbassamenti
normalmente:
Solai
1) Appoggio sensore n 1;
2) 1/4 luce sensore n 2;
3) Mezzeria sensore n 3;
4) 1.00 m da sensore n3 in collaborazione trasversale sensore n 4;
5) 2.00 m da sensore n3 in collaborazione trasversale sensore n 5;
6) Appoggio sensore n 6.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Trave
1) Appoggio sensore n 1;
2) 1/4 luce sensore n 2;
3) Mezzeria sensore n 3;
4) 1/4 luce sensore n 4;
5) Appoggio sensore n 5.
ESEMPIO 1 - Prova di carico su solaio
Solaio di luce L = 6.40 m
Si assumono: Cc = 3.4
Cv = 0.40 che verranno ricalcolati al 1 ciclo di carico.
Sovraccarico da applicare q = 840 daN/m
2
(240 daN/m
2
permanente mancante + 500 daN/m
2
sovraccarico accidentale + 100
daN/m
2
incremento del 20% del sovr. acc.)
Per sollecitare il solaio a tale sovraccarico bisogner applicare in mezzeria una
forza equivalente pari a:
Feq = 840 x 6.40 x 3.4 x 0.40 = 7311 daN
Il carico verr applicato secondo 3 steps che indicativamente potranno essere:
1) 0-1500-3000-0 daN
2) 0-1500-3000-4500-6000-7500-6000-4500-3000-1500-0 daN
3) 0-7500-0 daN
Al ciclo 1 verranno verificati Cc e Cv.
Al ciclo 2 si raggiunger il carico massimo.
Al ciclo 3 si eseguir la ripetibilit del carico massimo.
ESEMPIO 2 - Prova di carico su trave
Trave di luce L = 6.30 m
Si assumono: i = 5.60
Cv= 0.50 che verranno ricalcolati al 1 ciclo di carico.
Sovraccarico da applicare q = 840 daN/m
2
(240 daN/m
2
permanente mancante + 500 daN/m
2
sovraccarico accidentale + 100
daN/m
2
incremento del 20% del sovr. acc.)
Per sollecitare il solaio a tale sovraccarico bisogner applicare in mezzeria una
forza equivalente pari a:
Feq = 840 x 6.30 x 5.60 x 0.50 = 14817 daN
Il carico verr applicato secondo 3 steps che indicativamente potranno essere:
1) 0-1500-3000-4500-0 daN
2) 0-3000-6000-9000-12000-15000-12000-9000-6000-3000-0 daN
3) 0-15000-0 daN
Al ciclo 1 verranno verificati Cc e Cv.
Al ciclo 2 si raggiunger il carico massimo.
Al ciclo 3 si eseguir la ripetibilit del carico massimo.
PROVA DI CARICO CON SERBATOI PIANI
Applicazione del carico
PROVA DI CARICO CON SERBATOI PENSILI
Sollecitazioni generate tramite apposi-
zione di tre serbatoi piani disposti sul
solaio per una superficie di circa 50 m
2
.
I serbatoi sono riempiti gradatamente
secondo fasi di carico da 125 daN/m
2
corrispondenti ad un volume dacqua di
7,5 m
3
, fino a raggiungere un sovrac-
carico uniformemente distribuito com-
plessivo pari a 375 daN/m
2
(volume
complessivo pari a 22,5 m
3
).
Sollecitazioni generate
tramite apposizione di
quattro serbatoi piani
disposti su superficie di
circa 60 m
2
.
I serbatoi sono riempiti
gradatamente fino a
raggiungere un sovrac-
carico uniformemente
distribuito complessivo
pari a 950 daN/m
2
(volume complessivo
pari a 57,0 m
3
).
Applicazione del carico tramite n5
serbatoi pensili
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
ESEMPIO DI PROVA DI CARICO CON CILINDRI OLEODINAMICI A CONTRASTO
prova di carico su solaio e sbalzo in laterocemento del piano primo, ubicati
in corrispondenza dei pilastri 7-8-15-16, di luce rispettivamente pari a L= 2,80
m e L= 2,00 m
Sono stati eseguiti n 3 cicli di carico.
Ubicazione del carico
Particolare dei carichi sui nodi
Particolare del collegamento del serbatoio
struttura pensile al nodo
Le sollecitazioni sono state generate
tramite lapposizione di due cilindri
idraulici disposti, per mezzo di una
base di ripartizione, rispettivamente
alla mezzeria del solaio e allestremit
dello sbalzo.
Ubicazione dei sensori
ESEMPIO DI PROVA DI CARICO A TRAZIONE
Solaio in laterocemento del piano posto a quota +21,0 di luce pari a L = 6,00 m.
Applicazione del carico
Ubicazione dei sensori
Sensore n1 Appoggio trave
Sensore n2 Mezzeria trave
Sensore n3 Mezzeria solaio
Sensore n4 Appoggio trave
Sensore n5 Mezzeria trave
Sensore n6 Estremit sbalzo
Sensore n7
In continuit a 1,0 m dal
sensore n. 6
Sensore n8
In continuit a 2,0 m dal
sensore n. 6
Le sollecitazioni vengono generate tra-
mite lapposizione di due cilindri
idraulici inclinati di circa 37 rispetto
alla verticale, per mezzo di una base
di ripartizione, posizionata nella mez-
zeria del solaio.
Sensore n1 Appoggio
Sensore n2 Appoggio
Sensore n3 Mezzeria
Sensore n4 luce
Sensore n5
In collaborazione a 1,0 m
dal sensore n.3
Sensore n6
In collaborazione a 2,0 m
dal sensore n.3
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Cicli di carico applicati
Sintesi dei risultati
CICLO 1
Carico applicato F = 3950 daN
Carico distribuito equivalente Q = 490 daN/m
2
Freccia massima fm = 1,94 mm
Freccia residua fr = 0,36 mm
Permanenza R = 19 %
CICLO 2
Carico applicato F = 4740 daN
Carico distribuito equivalente Q = 588 daN/m
2
Freccia massima fm = 2,17 mm
Freccia residua fr = 0,14 mm
Permanenza R = 6 %
CICLO 3
Carico applicato F = 4740 daN
Carico distribuito equivalente Q = 588 daN/m
2
Freccia massima fm = 2,13 mm
Freccia residua fr = 0,02 mm
Permanenza R = 1 %
Step di carico e scarico
[daN]
Carico max applicato
[daN]
CICLO 1 790 3950
CICLO 2 790 4740
CICLO 3 790 4740
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.3.2.2 Prove dinamiche
Scopo, potenzialit e limitazioni
La finalit della prova quella di definire il comportamento dinamico della
struttura espresso in termini di frequenze proprie e deformate modali. La prova
consiste nelleccitare la struttura tramite una forzante impulsiva e di registrare la
risposta del sistema per mezzo di traduttori di accelerazione. Il moto della struttura
quello di un sistema libero smorzato.
Inoltre, la prova dinamica anche utile per determinare le velocit di pro-
pagazione di unonda flessionale, che strettamente connessa allo stato generale
del materiale di cui costituita.
Strumentazione
La catena di misura del sistema preposto ad analisi di carattere dinamico
cos costituita:
Sensori: o come pi corretto chiamarli trasduttori, aventi il compito
di trasformare la grandezza fisica di riferimento (spostamento, velocit,
accelerazione) in grandezza elettrica ad essa proporzionale;
Sistema di trasmissione dati: costituito da cavi coassiali dotati di
schermatura;
Unit di acquisizione: parte centrale del sistema in grado di catturare
il segnale analogico dei trasduttori, convertirlo in formato digitale e
renderlo disponibile per le future elaborazioni;
Software: per pilotare i sistemi in fase di acquisizione e di utilizzare
svariati algoritmi di calcolo ai fini dellelaborazione.
I trasduttori di accelerazione di tipo piezoelettico, con elettronica interna di
condizionamento, sono in grado di fornire in uscita un segnale elettrico a bassa
impedenza. Sono caratterizzati da valori di sensibilit molto elevati e sono par-
ticolarmente adatti a misurare basse frequenze e piccoli valori di accelerazione.
Tali caratteristiche li rendono particolarmente adatti per misure in campo civile,
dove le sollecitazioni in gioco sono estremamente basse e i range di frequenza
limitati.
Segue tabella riassuntiva delle principali caratteristiche tecniche.
I geofoni monoassiali, con elettronica interna di condizionamento, sono in
grado di fornire in uscita un segnale elettrico in tensione. Sono caratterizzati da
valori di sensibilit molto elevati e sono particolarmente adatti a misurare basse
ACCELEROMETRO PIEZOELETTRICO
SPECIFICHE TECNICHE
Sensibilit ( 5% ) 1000 mV/g
Range di misura 5g pk
Range di frequenza ( 3dB ) 0,2 a 6000 Hz
Risoluzione (1 a 10.000 Hz) 0,00001g rms
Non linearit
1% Sensibilit
trasversale 7 %
frequenze e piccolissimi valori di velocit. Tali caratteristiche li rendono partico-
larmente adatti per il monitoraggio e le analisi vibrazionali delle strutture civili
in generale. Segue tabella riassuntiva delle principali caratteristiche tecniche.
Lunit di condizionamento del segnale costituita da un apparato modulare
formato da una centralina di conversione A/D e da un modulo di interfaccia per
il collegamento con i sensori di tipo piezoelettrico. Lunit primaria dotata di
convertitore analogico/digitale ottimizzato per le misurazioni in campo dinamico,
in grado di ospitare diversi moduli per lacquisizione di molteplici canali. Segue
tabella riassuntiva delle principali caratteristiche tecniche.
Il software per lacquisizione ed elaborazione dati consente di costruire in
maniera rapida ed intuitiva fogli di calcolo che permettono di eseguire analisi in
tempo reale e di elaborare dati memorizzati in tempi differiti dallacquisizione.
La post elaborazione permette analisi di tipo matematico, statistico, e svolge
le pi diffuse operazioni nel dominio delle frequenze (FFT, FRF, funzioni di Cor-
relazione, analisi in banda di ottava, ecc.).
Inoltre, in grado di gestire diversi parametri dellunit di acquisizione, come
la frequenza di campionamento e il filtraggio sui dati in ingresso.
GEOFONO MONOASSIALE
SPECIFICHE TECNICHE
Sensibilit 29,6 V/m/s
Frequenza naturale 4,32 Hz
Massa sismica 5 % 23,6 g
Resistenza avvolgimento a
25C
380
Massa complessiva 111 g
ACQUISITORE CONDIZIONATORE DI SEGNALE
SPECIFICHE TECNICHE
Risoluzione 16 bit
Frequenza di campionamento 1 MHz
Numero di canali
16 (espandibili
sino a 72)
Rapporto segnale/rumore + 74 dB typ
Filtri Passa Basso
8 poli Butterworth
programmabili
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Procedura di utilizzo e risultati
Diversi sono i metodi di applicazione della forzante e lettura della risposta.
Il metodo SIMO (Single Input Multiple Output), vale a dire analisi della
risposta in pi punti generata da una sollecitazione applicata in un unico punto.
Tale metodo permette di stimare la Funzione di Trasferimento in maniera pi
accurata, riducendo leffetto di eventuali piccole non linearit e/o di comportamenti
anomali dovuti ad elevato smorzamento delle strutture.
La sollecitazione di tipo impulsivo, costituita da una forzante a banda larga,
capace cio di eccitare il sistema su una gamma in frequenze piuttosto elevata
(nello specifico pu essere selezionata intervenendo sulle punte del martello).
Il rapporto tra la risposta del sistema e la forzante, analizzato nel dominio
delle frequenze, permette di determinare la FRF (Risposta Complessa in Frequenza),
il cui studio fornisce informazioni sul comportamento del sistema, in quanto tale
grandezza normalizzata rispetto alla forzante.
I sensori vengono disposti a coppie, oppure a terne, a varie altezze. Essi sono
fissati alla struttura per mezzo di piastre metalliche opportunamente sagomate
vincolate rigidamente alla struttura.
La forzante utilizzata per leccitazione generalmente un martello strumentato.
Questo tipo di eccitatore permette di applicare un carico impulsivo e di conoscere
lentit della forzante, in quanto dotato di un traduttore di forza di tipo piezoe-
lettrico.
Limpulso teorico caratterizzato da un contenuto in frequenza variabile
da zero ad infinito; nella realt il contenuto in frequenza delleccitazione limitato
ed selezionabile in base al particolare tipo di punta utilizzata (punte di volta
in volta pi rigide corrispondono a frequenze di taglio crescenti). La risposta del
sistema quella delle oscillazioni libere smorzate. La conoscenza della forzante
permette di normalizzare la risposta del sistema e di conoscere in tale modo
la Funzione di Trasferimento.
Riferimenti normativi
Vanno adottate le attuali normative in campo nazionale ed internazionale ine-
renti il settore degli urti e delle vibrazioni; vale a dire le Norme:
UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione);
ISO (International Organization for Standardization);
DIN (Deutsches Institut fur Normung) .
Sono di seguito descritte quelle utilizzate in sede di analisi ed il loro campo
di applicazione.
Per la terminologia utilizzata, la norma:
UNI 9513: Vibrazioni e urti Vocabolario.
Per i criteri di montaggio e fissaggio dei trasduttori, la norma:
UNI ISO 5348: Vibrazioni meccaniche e urti: Montaggio meccanico
degli accelerometri.
Per la valutazione delle vibrazioni sugli edifici, le norme:
UNI 9916: Criteri di misura e valutazione degli effetti delle vibrazioni
sugli edifici.
DIN 4150-3: Vibration in buildings - Part3: Effect on structure.
ISO 4866: Mechanical vibration and shock Vibration of buildings
- Guidelines for the measurement of vibration and evaluation of their
effects on buildings.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
A titolo desempio applicativo si riportano due recenti esperienze.
Esempio 1: Classificazione di n.13 solai di un edificio per il confronto
delle caratteristiche dinamiche con quelle di 2 solai sottoposti
anche a prova di carico statica
Disposizione dei sensori
Le prove sono state effettuate disponendo i sensori sullestradosso del solaio,
in corrispondenza della direzione di orditura ed in punti opportunamente scelti
allo scopo di determinare con accuratezza la deformata dinamica. Nel caso specifico
sono stati posizionati in mezzeria e nei quarti luce dellelemento (un solo sensore
invece per i solai di luce ridotta), in modo da registrare la vibrazione nei punti
di massima ampiezza (detti ventri), avendo preso in considerazione i primi modi
flessionali.
I sensori sono stati fissati alla struttura per mezzo di un sottile strato di cera
dapi.
Sorgente di eccitazione
La forzante utilizzata per leccitazione del solaio un martello strumentato.
Questo tipo di eccitatore permette di applicare un carico impulsivo e di conoscere
lentit della forzante, in quanto dotato di un traduttore di forza di tipo piezoe-
lettrico.
Come noto, limpulso teorico caratterizzato da un contenuto in frequenza
variabile da zero ad infinito; nella realt il contenuto in frequenza delleccitazione
limitato ed selezionabile in base al particolare tipo di punta utilizzata (punte
di volta in volta pi rigide corrispondono a frequenze di taglio crescenti). La risposta
del sistema quella delle oscillazioni libere smorzate. La conoscenza della forzante
permette di normalizzare la risposta del sistema e di conoscere in tale modo
la Funzione di Trasferimento.
I solai sono stati sollecitati con diversi impulsi consecutivi di ampiezza variabile,
in modo da poter studiare una vasta gamma di risposte vibrazionali.
Criteri e modalit di acquisizione dati
Si adottato un intervallo di acquisizione variabile tra 5 e 15 secondi, con una
frequenza di campionamento di 2000 Hz ed una frequenza di taglio di 300 Hz.
Criteri e modalit di elaborazione dati
I segnali sono stati acquisiti nel dominio del tempo (Time History).
Il valore di tensione proveniente dagli accelerometri stato convertito in g
(1g = 9,81 m/s
2
), moltiplicando il segnale nel dominio del tempo per un fattore
di conversione pari alla sensibilit dellaccelerometro. Il segnale proveniente dal
martello strumentato stato convertito in daN.
I valori ottenuti dallanalisi dinamica dei singoli solai sono riportati in tabella
con i rispettivi grafici delle grandezze acquisite.
anche riportata una tabella riassuntiva con la sintesi dei risultati ottenuti.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Prova solaio N.1
Time History (Accelerometri e Martello strumentato)
PICCO FORZA MARTELLO [daN] 356
Ampiezza max
accelerazione
[g]
1
a
frequenza
fondamentale
[Hz]
2
a
frequenza
fondamentale
[Hz]
Accelerometro 1 1,51 60 93
Accelerometro 2 0,94 60 94
Accelerometro 3 0,30 60 93
Lo studio dei risultati ottenuti ha permesso di suddividere i solai esaminati in
tre categorie differenti. Dalla dinamica delle strutture, applicata al caso di strutture
sottoposte a vibrazioni flessionali, si perviene alla conoscenza del legame esistente
tra lo sviluppo in lunghezza dellelemento e le frequenze proprie fondamentali. A
parit di condizioni geometriche (dimensioni della sezione resistente) e fisiche (carat-
teristiche meccaniche dei materiali come elasticit e densit), le frequenze proprie
sono inversamente proporzionali al quadrato della lunghezza dellelemento.
In altri termini, al crescere della luce (e a parit delle altre condizioni esposte)
le frequenze proprie tendono verso valori inferiori e quindi la struttura si presenta
meno rigida.
Ragionando in maniera inversa si pu affermare che, a parit di luce, variazioni
delle frequenze proprie sono indice di condizioni geometriche e/o di resistenza
differenti, sottolineando aumenti di rigidezza in caso di un aumento della frequenze
e viceversa.
I valori ottenuti dallanalisi sperimentale hanno permesso di distinguere tre
famiglie di solai in funzione dei tre ordini di lunghezze presenti.
Le frequenze proprie pi basse sono relative ai solai aventi luce di circa 5
metri, dimostrandosi in tale maniera quelli con rigidezza relativamente inferiore.
I solai aventi le frequenze maggiori sono quelli del corridoio aventi una luce di
2,2 metri, mentre quelli aventi luce di 4 metri hanno frequenze intermedie.
La variazione delle frequenze proprie ha dimostrato di essere funzione uni-
camente della lunghezza dellelemento e, quindi, ci fa supporre caratteristiche
geometriche e fisiche paragonabili.
Premesso che i solai sottoposti a prova di carico hanno restituito risposte
soddisfacenti ai carichi statici applicati, mai inferiore a 400 daN/m
2
, per i solai
che non sono stati sottoposti a prova di carico, si pu desumere una portanza
confrontabile con i precedenti, avendo fornito frequenze equivalenti.
Ad esempio, prendendo in considerazione i solai aventi luce di 4 metri (quelli
pi frequenti), si evince che hanno frequenze proprie uguali o maggiori a quelli
testati con le prove di carico.
SOLAIO N.
LUCE
NETTA
[m]
PRIMA
FREQUENZA
FONDAMENTALE
[Hz]
SECONDA
FREQUENZA
FONDAMENTALE
[Hz]
Solaio N1 4,0 60 93
Solaio N2 5,2 17 48
Solaio N3 4,0 33 89
Solaio N4 4,0 49 92
Solaio N5 4,0 31 66
Solaio N6 4,0 29 52
Solaio N7 2,2 64 101
Solaio N8 4,0 54 89
Solaio N9 2,2 60 110
Solaio N10 4,0 33 66
Solaio N11 4,0 80 126
Solaio N12 5,2 19 35
Solaio N13 2,2 94 127
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
In particolare poi, i solai contraddistinti con la dicitura N1 e N11 hanno
evidenziato delle frequenze maggiori della media e quindi rigidezze anche maggiori.
In questa zona anche il solaio del corridoio N13, caratterizzato da una frequenza
superiore alla sua classe, avvalorando lipotesi della presenza in tale zona di
elementi che aumentano la rigidezza delle strutture.
Esempio 2: Vibrazioni su un fabbricato indotte dal traffico o da altri fattori
esterni
Viene installato un sistema di monitoraggio costituito da n.9 sensori (tre terne
si sensori tra loro ortogonali), posti su elementi strutturali a diversi piani del fab-
bricato.
Lo scopo delle misurazioni quello di determinare se i livelli vibrazionali
siano tali da costituire un rischio per la sicurezza delledificio. Questo pu essere
stabilito confrontando i valori registrati con i limiti consigliati dalle Normative
vigenti.
La finalit della prova quella di quantificare il moto delledificio in termini
di parametri vibratori (accelerazioni e velocit) e di valutare se lentit delle vibra-
zioni possa costituire un rischio per lintegrit della struttura. Le vibrazioni oggetto
delle prove potrebbero essere causate da sorgenti esterne (traffico stradale, azione
eolica, ecc.) ed essere trasmesse attraverso il terreno circostante o la superficie
esterna; ovvero da sorgenti interne (attivit antropica, macchinari, ecc.) e propagarsi
attraverso la struttura.
Il sistema di acquisizione stato impostato su frequenze di campionamento
di 1000 Hz ed una frequenza di taglio (tramite filtri passa basso hardware) di
200 Hz, in considerazione del campo di vibrazioni che pu destare interesse per
ledificio in oggetto.
I valori massimi acquisiti andranno confrontati con i valori di riferimento
riportati dalle norme. Se i valori misurati risultano essere al di sotto dei valori
di soglia, si pu affermare che nessun danno sar arrecato per causa delle vibra-
zioni.
Nel caso in cui i valori misurati risultano superiori ai limiti di soglia, non
necessariamente ne conseguono danni. In questi casi necessario effettuare ulteriori
studi.
Il diagramma delle accelerazioni mostra un evento registrato su tutti canali
con ampiezze superiori a 0,1 g e una durata di circa 0,5 s.
Si riporta la tabella con i valori (assoluti) delle accelerazioni e delle velocit
massime registrate per ognuno dei cinque canali.
CH1 CH2 CH3 CH4 CH5
Accelerazione [g] 0,1086 0,1143 0,1043 0,1437 0,1089
Velocit [mm/s] 45,5 50,0 47,8 44,5 40,2
Time History (Accelerazione [g] in funzione del tempo [hh.mm.ss])
Lanalisi in frequenza mostra un picco considerabile a circa 2 Hz.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Calcolo velocit di vibrazione
6.3.3 TECNICHE DI RESTITUZIONE DEL MONITORAGGIO
Lattivit di monitoraggio, spesso, risulta caratterizzata dallesigenza di verifi-
care la variabilit di un determinato parametro nel corso del tempo; da qui la
necessit di eseguire misure ripetute e , talvolta, di fornire il dato in tempo
reale anche per adottare azioni conseguenti.
Questa esigenza ha portato a sviluppare strumenti che consentano di effettuare
misure in automatico, con laggiunta di sistemi di registrazione e trasmissione dei
dati. La numerosit dei dati cos acquisiti, unitamente alla complessit di alcuni
monitoraggi (in cui vengono rilevate svariate informazioni del comportamento strut-
turale), ha indotto ad una organizzazione dei risultati che ne faciliti la consultazione
consentendo, anche, uninterpretazione pi spedita e pi agevole.
A seconda delle modalit di rilevazione dei dati, e del loro modo di acquisirli,
i monitoraggi si distinguono in:
Periodici
In continua
In continua con trasmissione dati su web
6.3.3.1 Monitoraggi periodici
Sono particolarmente indicati ogni qualvolta sia necessario tenere sotto osser-
vazione grandezze fisiche la cui evoluzione sia suscettibile di controlli con perio-
dicit medio lunghe (settimane, mesi).
A tal riguardo vengono impiegate stazioni che garantiscano una sufficiente
precisione, proporzionata al necessario livello informativo richiesto, e lacquisizione
dei dati avviene ad intervalli di tempo programmati con intervento diretto di per-
sonale tecnico che misura e registra levoluzione dei parametri nel tempo.
Un monitoraggio di questo tipo finalizzato a controllare nellimmediato even-
tuali evoluzioni dei parametri sotto osservazione, con particolare attenzione, oltre
che allentit dei valori rilevati, alla velocit di propagazione dei fenomeni in atto;
la sua durata da prevedersi in almeno 12-18 mesi consecutivi.
La periodicit delle acquisizioni modulabile in base alle esigenze specifiche
ed ai valori rilevati; verosimilmente si possono prevedere, nellarco di un anno
considerato, n.5-7-13 rilevazioni a seconda che i controlli avvengano con periodicit
quadrimestrale, bimestrale oppure mensile.
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Le stazioni di rilevamento rimarranno installate sino al completo esaurimento
del fenomeno o, comunque, fino a quando si riterr opportuno; in qualsiasi momen-
to sia necessario, sar possibile effettuare letture di controllo.
Il sistema di controllo potr prevedere:
1. Linstallazione di stazioni di rilevamento di spostamenti poste su zone
lesionate, su cui posizionare sensori elettronici lineari con precisione di misura
pari a 0,01 mm (un centesimo di millimetro) per la lettura, con apposito acqui-
sitore-condizionatore di segnale, di eventuali movimenti delle lesioni
2. Linstallazione di stazioni di rilevamento di rotazioni poste su elementi
verticali, su cui posizionare sensori elettronici inclinometrici con precisione di misu-
ra pari a 0,01(un centesimo di grado centesimale) per la lettura, con apposito
acquisitorecondizionatore di segnale, di eventuali rotazioni;
3. Linstallazione di stazioni di rilevamento di cedimenti verticali per rile-
vare, con apposito livello e stadia ad altissima precisione, eventuali spostamenti
verticali.
TRASDUTTORE LINEARE DI SPOSTAMENTO
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura 10 mm
Risoluzione 0,01 mm
Linearit fino a 0,10 %
Velocit max di funzionamento 10 m/s
Principio di funzionamento trasduttore resistivo
Grado di protezione IP60
TRASDUTTORE DI ROTAZIONE
SPECIFICHE TECNICHE
Campo di misura 10 (FS=20)
Risoluzione 0,05% FS MAX
Linearit 1,1% FS
Temperatura di esercizio da
_
20 a + 80 C
Materiale di smorzamento Silicon oil 200 cSt
Grado di protezione IP65
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
4. Le stazioni di rilevamento di cedimenti verticali sono costituite da capisaldi
topografici che tramite apposita stadia invar con codice a barre vengono perio-
dicamente traguardati con livello elettronico ad altissima precisione.
6.3.3.2 Monitoraggi in continua
Si utilizza questo sistema dacquisizione dati ogni qualvolta ci si trovi di fronte
a manufatti suscettibili di essere controllati ad intervalli di tempo molto brevi
(minuti, ore) ed quindi necessario utilizzare un modo dacquisire in continua
e non necessario il trasferimento immediato dei dati (oppure, anche se utile,
non fattibile poich ci si trova in assenza di collegamenti telefonici o di colle-
gamenti tramite Web).
In questi casi ogni stazione dacquisizione viene collegata ad una centralina
automatica dacquisizione e memorizzazione dati con impostato un periodo con-
veniente di rilevazione; periodicamente un operatore interviene direttamente nel
sito e scarica i dati acquisiti su pc o altro supporto magnetico e successivamente
tali dati verranno travasati in un file generale per il successivo trattamento ed
elaborazione.
I parametri che possono essere acquisiti dalle varie stazioni di rilevamento
riferiscono a tutte le grandezze fisiche che possono influenzare il fenomeno che
vuole essere tenuto in osservazione; a titolo desempio si citano le stazioni che
pi frequentemente vengono utilizzate.
1. Stazioni lineari per il controllo del quadro fessurativo
2. Stazioni inclinometriche per il controllo delle rotazioni
3. Stazioni accelerometriche per il controllo dei modi di vibrare
4. Stazioni deformometriche per il controllo delle deformazioni (e quindi
delle tensioni)
5. Stazioni anemometriche per il controllo delle velocit e della direzione
del vento
6. Stazioni termiche per il controllo delle temperature
7. Stazioni di pressione per il controllo delle tensioni
LIVELLO DIGITALE
SPECIFICHE TECNICHE
Precisione (dev.stand. per km di
livellazione)
0,3 mm
Campo di misurazione da 1,8 a 110 m
Risoluzione 0,01 mm
Ingrandimento obiettivo 24x
Campo di compensazione +/- 10
Precisione del compensatore
(deviazione standard)
0,3
Tipologia stadia INVAR da 2m
Protezione ambientale IP53
Stazioni di rilevamento dati acquisiti
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Stazioni di rilevamento grafici
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
6.3.3.3 Monitoraggi in continua con trasmissione dati su web
Generalit
Il monitoraggio automatico consente di controllare landamento dei parametri
strutturali e di seguire levoluzione nel tempo delle condizioni della struttura.
Si riportano qui di seguito le principali peculiarit di un sistema informatizzato
di acquisizione automatica dei dati che potr essere personalizzato per il moni-
toraggio cui si riferisce.
un sistema di automazione basato su componenti di alta qualit e software
appositamente sviluppati per garantire la massima flessibilit ed affidabilit.
Il sistema composto da una centrale di acquisizione a cui, a seconda delle
esigenze, possono essere collegati pi acquisitori interfacciati con sensori idonei
a rilevare misure di varie entit fisiche: spostamenti, deformazioni, rotazioni, sol-
lecitazioni, vibrazioni, temperature, umidit, direzione e velocit del vento, ecc.
I dati rilevati vengono trasmessi in tempo reale, tramite connessione protetta,
ai nostri server i quali, mediante web service da noi sviluppati, raccolgono le
richieste di trasmissione dei vari siti e le memorizzano in database relazionali. I
web service oltre a ricevere e memorizzare i dati delle acquisizioni, svolgono anche,
in maniera completamente automatica e continua, il controllo del superamento
di eventuali limiti massimi e minimi preimpostati per ogni sensore collegato. Al
superamento di tali soglie possono essere inviati messaggi di posta elettronica e/o
SMS di allarme ad uno o pi destinatari. Vengono inviati messaggi di avvertimento
anche in caso di mancata trasmissione di dati da parte di una stazione remota.
Grazie a questi alert si in grado di garantire il controllo continuo di strutture
affette da problemi statici di non trascurabile entit.
Le stazioni di monitoraggio sono in grado di acquisire dati anche in mancanza
di collegamento con i server centrali, in caso di prolungata assenza di segnale
radio o di collegamento cablato: i dati saranno ritrasmessi non appena venga ripri-
stinato il collegamento.
La trasmissione dati pu essere effettuata sia con modem analogico e linea
telefonica tradizionale che con modem gms/gprs/umts/hsdpa, utilizzando la rete
di telefonia mobile. Qualora fosse disponibile preferibile utilizzare la rete lan
cablata o wireless WiFi o WiMax.
Il punto di forza di questo sistema senzaltro rappresentato dalla possibilit
che ha il cliente di poter accedere, tramite interfaccia protetta su web, ai dati
acquisiti di ogni sito di sua competenza e visualizzare in tempo reale i dati aggior-
nati. Sono inoltre disponibili funzioni di selezione dei dati per singolo sensore,
intervallo di date, di ore, funzioni di aggregazione nonch la possibilit di esportare
i dati sul proprio sistema in formato leggibile dai normali programmi di office
automation per eventuali elaborazioni in proprio.
Descrizione del Monitoraggio
Al fine di tenere sotto osservazione un manufatto, e misurare i movimenti che
si sviluppano nel corso del tempo viene eseguito un monitoraggio che consenta di
rilevare landamento dei parametri pi significativi. Il sistema di controllo prevede:
stazioni di rilevamento, costituite da sensori elettronici lineari ed
inclinometrici con precisione di misura centesimale;
unit di rilevazione dati cui saranno collegate tutte le stazioni di controllo;
le rilevazioni avvengono in continua e lintervallo dacquisizione sar
scelto nel modo pi appropriato.
sistema dacquisizione dati ad ingresso universale gestito da microprocessore
ed alimentato a batteria che accetta in ingresso vari tipi di segnali
analogici e digitali. I dati sono memorizzati su hard disk e inviati in
tempo reale a ns. server. Il trattamento dati comprende calcoli, funzioni
statistiche e taratura sensori.
modulo telemetrico e di cavi di collegamento per il sistema di telecontrollo
e telemetria completo di modulo GSM dual band, antenna ed interfaccia
I/O per la trasmissione telematica a unit remota. Scatola di protezione
stagna completa di batterie tampone e circuito di alimentazione/carica
batterie da rete.
Aquisizione e trasmissione dati
Tutte le stazioni installate sono collegate, via cavo, ad una centrale dacqui-
sizione dati che memorizza e trasmette, ad intervalli di tempo programmati i,
segnali acquisiti.
Essa costituita da:
unit dacquisizione dati ad ingresso universale gestito da microprocessore
ed alimentato a batteria che accetta in ingresso vari tipi di segnali
analogici e digitali. I dati sono memorizzati su RAM supportata da
batteria tampone e/o su schede magnetiche. Il trattamento dati comprende
calcoli, funzioni statistiche e taratura sensori.
modulo telemetrico completo di cavi di collegamento per il sistema di
telecontrollo e telemetria completo di modulo per la trasmissione
telematica a unit remota, antenna ed interfaccia I/O. Scatola di
protezione stagna completa di batterie tampone e circuito di
alimentazione/carica batterie da rete.
Centralina dacquisizione Locale della centralina Vista dinsieme
Capitolo 6 - DIAGNOSI DELLE STRUTTURE
Capitolo 7
LOGICA DEGLI INTERVENTI
7.1 GENERALIT
In questo Capitolo tratteremo argomenti che trovano giustificazioni dalla lettura
di quanto fin qui esposto. Ad esempio, la logica generale da perseguire negli inter-
venti sugli edifici esistenti in muratura, dovrebbe essere volta ad adottare misure
tecniche che portino le costruzioni ad assumere un comportamento scatolare. Volen-
do adottare i parametri classificatori proposti nel Capitolo 5, gli interventi andreb-
bero indirizzati verso una trasformazione di organismi edilizi da classe I e II, a
classe III. Se si tiene presente questo tipo di obiettivo, la lettura delle indicazioni
proposte dal DM 14.01.08 e della correlata Circolare esplicativa 617/09, risulta
perfettamente congruente. Lordine concettuale delle problematiche e lorganizza-
zione degli interventi, coniugata nelle specificit dei casi, vale anche per altre
tipologie costruttive.
Prima di procedere con lillustrazione dei criteri di intervento previsti per il
consolidamento dei fabbricati, cos come identificati nelle NTC e relativa Circolare,
e che sono anche i casi pi interessanti e significativi per quanto riguarda ledilizia
storica, dobbiamo aggiungere che non sempre gli interventi sulledilizia esistente
necessitano di opere di consolidamento. evidente che, nelle recenti costruzioni,
concepite secondo i criteri di calcolo delle normative antecedenti al DM 14.01.08
- ancorch fondate sul Metodo delle Tensioni Ammissibili - non dovrebbero riscon-
trarsi carenze fisiologiche tali da necessitare di operazioni di consolidamento quan-
do lesecuzione delle stesse sia stata correttamente effettuata.
7.2 AMPLIAMENTI E SOPRAELEVAZIONI
Distinguiamo gli ampliamenti dalle sopraelevazioni. I primi interessano aumenti
di superficie edificata che incrementano la pianta del fabbricato mentre le soprae-
levazioni riguardano ampliamenti del numero dei piani (restando sostanzialmente
inalterata loriginaria superficie coperta).
Nellesecuzione di un ampliamento si pu optare per la creazione di un giunto
che garantisca la soluzione di continuit strutturale fra il fabbricato esistente e
la nuova costruzione. In tali circostanze la porzione di ampliamento assume i
caratteri di una nuova costruzione e per essa valgono in toto le NTC relative. Se
si escludono eventuali interazioni fra le opere fondali, che vanno in ogni caso
controllate, in generale lampliamento non influenza le condizioni statiche della
parte esistente per la quale, dunque non sono necessarie verifiche di calcolo.
(1)
Qualora lampliamento non dovesse essere dotato di giunto, il calcolo strutturale
va condotto verificando anche la parte preesistente, tenendo conto la reciproca
interferenza tra le parti. Per la parte nuova si applicheranno le NTC relative alle
nuove costruzioni (materiali, resistenze caratteristiche, verifiche agli SLE e SLU,
ecc.); per la porzione esistente si applicheranno invece le NTC afferenti alle costru-
zioni esistenti (materiali, fattori di confidenza FC, verifiche agli SLU, ecc.).
(1)
A meno che la presenza della nuova porzione non alteri in modo sfavorevole altre condizioni di
carico, ad esempio: vento, neve ecc.
Per quanto concerne le sopraelevazioni, assumendo queste una diretta influenza
sulla parte sottostante, si dovr procedere come per gli ampliamenti senza soluzione
di continuit (cfr. anche 3.1).
7.3 CRITERI E TIPI DI INTERVENTO PER IL CONSOLIDAMENTO
Nel DM 14.01.08 sono riportate indicazioni di carattere generale da seguire:
Per tutte le tipologie di costruzioni esistenti gli interventi di consolidamento vanno applicati,
per quanto possibile, in modo regolare ed uniforme. Lesecuzione di interventi su porzioni limitate
delledificio va opportunamente valutata e giustificata, considerando la variazione nella distribuzione
delle rigidezze e delle resistenze e la conseguente eventuale interazione con le parti restanti della
struttura. Particolare attenzione deve essere posta alla fase esecutiva degli interventi, in quanto
una cattiva esecuzione pu peggiorare il comportamento globale delle costruzioni.
La scelta del tipo, della tecnica, dellentit e dellurgenza dellintervento dipende dai risultati
della precedente fase di valutazione, dovendo mirare prioritariamente a contrastare lo sviluppo
di meccanismi locali e/o di meccanismi fragili e, quindi, a migliorare il comportamento globale
della costruzione.
In generale dovranno essere valutati e curati gli aspetti seguenti:
riparazione di eventuali danni presenti
riduzione delle carenze dovute ad errori grossolani;
miglioramento della capacit deformativa (duttilit) di singoli elementi,
riduzione delle condizioni che determinano situazioni di forte irregolarit degli edifici,
in termini di massa, resistenza e/o rigidezza, anche legate alla presenza di elementi
non strutturali;
riduzione delle masse, anche mediante demolizione parziale o variazione di destinazione
duso,
riduzione dellimpegno degli elementi strutturali originari mediante lintroduzione di
sistemi disolamento o di dissipazione di energia,
riduzione delleccessiva deformabilit degli orizzontamenti,
miglioramento dei collegamenti degli elementi non strutturali,
incremento della resistenza degli elementi verticali resistenti, tenendo eventualmente
conto di una possibile riduzione della duttilit globale per effetto di rinforzi locali
realizzazione, ampliamento, eliminazione di giunti sismici o interposizione di materiali
atti ad attenuare gli urti,
miglioramento del sistema di fondazione, ove necessario.
Interventi su parti non strutturali ed impianti sono necessari quando, in aggiunta a motivi
di funzionalit, la loro risposta sismica pu mettere a rischio la vita degli occupanti o produrre
danni ai beni contenuti nella costruzione. Per il progetto di interventi atti ad assicurare lintegrit
di tali parti valgono le prescrizioni fornite nei 7.2.3 e 7.2.4.
(2)
Per le strutture in muratura, inoltre, dovranno essere valutati e curati gli aspetti seguenti:
miglioramento dei collegamenti tra solai e pareti o tra copertura e pareti e fra pareti
confluenti in martelli murari ed angolate,
riduzione ed eliminazione delle spinte non contrastate di coperture, archi e volte;
rafforzamento delle pareti intorno alle aperture.
(2)
Questi paragrafi delle NTC riguardano i criteri di progettazione di elementi strutturali secondari,
di elementi non strutturali e di impianti a servizio delle costruzioni.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Per le strutture in c.a. ed in acciaio si prenderanno in considerazione, valutandone leventuale
necessit e lefficacia, anche le tipologie di intervento di seguito esposte o loro combinazioni:
rinforzo di tutti o parte degli elementi;
aggiunta di nuovi elementi resistenti, quali pareti in c.a., controventi in acciaio, etc.;
eliminazione di eventuali comportamenti a piano debole;
introduzione di un sistema strutturale aggiuntivo in grado di resistere per intero allazione
sismica di progetto;
eventuale trasformazione di elementi non strutturali in elementi strutturali, come nel
caso di incamiciatura in c.a. di pareti in laterizio.
Infine, per le strutture in acciaio, potranno essere valutati e curati gli aspetti seguenti:
miglioramento della stabilit locale e flesso-torsionale degli elementi e globale della
struttura;
incremento della resistenza dei collegamenti;
miglioramento dei dettagli costruttivi nelle zone dissipative e nei collegamenti trave-
colonna;
introduzione di indebolimenti locali controllati, finalizzati ad un miglioramento del
meccanismo globale di collasso.
(3)
7.4 IRRIGIDIMENTO DEI SOLAI
Gli interventi di irrigidimento dei solai o, per dirla con le parole della Circolare
617/09, gli interventi volti a ridurre leccessiva deformabilit dei solai, sono ovvia-
mente orientati verso obiettivi differenti a seconda del tipo di solaio esistente e
del criterio di intervento prescelto.
Ad esempio, nei solai lignei (Figura 5.13a), cio composti da una orditura
di travi e da un tavolato chiodato sovrastante, ammessa la possibilit di fissare
un secondo tavolato su quello esistente, disposto con andamento ortogonale (detto
anche doppio tavolato incrociato - NdA) o inclinato, ponendo particolare attenzione
ai collegamenti con i muri laterali. Dire per, che con questo sistema si sia rea-
lizzato un solaio infinitamente rigido tuttaltra cosa. evidente che in questo
caso si aumenta la rigidezza (o diminuisce la deformabilit, dipende dal punto di
vista che si assume) in relazione alla condizione preesistente. Resta per da stabilire
se, un intervento di questo tipo, possa essere efficace ai fini di una effettiva con-
gruenza degli spostamenti come indicato al 5.7.3.
Analogo discorso vale per soluzioni alternative e/o complementari a quella appe-
na indicata, sempre da applicare a solai lignei, e cio consistenti in rinforzi con
bandelle metalliche, o di altri materiali compositi, fissate al tavolato con andamento
incrociato.
Diverso il discorso relativo allapplicazione di tirantature metalliche incrociate
disposte sulle diagonali dei vani (cellule). In questo caso lancoraggio dei tiranti
viene effettuato direttamente sui maschi murari e tende a far funzionare il solaio
con un meccanismo tiranti-puntoni.
(3)
NTC 8.7.4.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.1 - Tirantature diagonali metalliche sulle cellule di edifici di classe I e II
La Figura 7.1 mostra una soluzione di questo tipo. Lo schema va interpretato
in una prospettiva didattica, nel senso che mostra la formazione del meccanismo
a traliccio considerando un solo verso dellazione sismica ortogonale al lato lungo
della costruzione. Il ragionamento andrebbe poi ribaltato per il verso opposto.
Non secondaria la presenza delle catene longitudinali atte a garantire il funzio-
namento a tirante del corrente inferiore del traliccio.
Una soluzione pi efficace potrebbere essere quella di rendere il solaio conforme
alle condizioni viste al 5.7.1, ovvero applicando sopra il tavolato una soletta
in cemento armato di almeno 50 mm di spessore collegata da connettori a taglio
opportunamente dimensionati agli elementi strutturali in acciaio o in legno. Questa
soluzione, tende a incrementare la sezione resistente del solaio che passa, da quella
del semplice travetto ligneo, alla sezione mista legno calcestruzzo (Figura 7.2).
Ne consegue un beneficio anche per i carichi verticali (irrigidimento nel piano e
fuori del piano). Il tutto presuppone per che lincremento dei carichi permanenti,
conseguente alla soletta di calcestruzzo, sia compatibile con il resto delle condizioni
della costruzione poich ci comporter un aggravio delle condizioni conseguenti
alle azioni sismiche orizzontali. Per queste ragioni, al fine di minimizzare i carichi
permanenti, si utilizzano calcestruzzi alleggeriti.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.2 - Irrigidimento di solaio in legno mediante getto integrativo di calcestruzzo,
armatura e connettori
Nel passaggio tra una sezione resistente, rappresentata solo dal travetto
ligneo, a una reagente a T, che tiene in considerazione delleffetto integrativo fra
legno e calcestruzzo garantito dal connettore, va sempre considerata lefficienza di
questultimo, la quale dipende anche dallo spessore del tavolato. Molteplici sono
le tecniche e i prodotti, anche commerciali, finalizzati al conseguimento di unintima
integrazione fra i due materiali: in Figura 7.3 viene presentata la soluzione mediante
traliccetto metallico (Figura 7.3b) da avvitare longitudinalmente al travetto ligneo.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.3 - Irrigidimento di solaio in legno mediante getto integrativo di
calcestruzzo, armatura e traliccetti metallici
a)
b)
Nel caso di solai composti da elementi portanti metallici e tavolato ligneo, i principi
da adottare sono analoghi a quelli suesposti. Lintegrazione con solette in c.a. viene
effettuata mediante profili metallici saldati direttamente sulle travi portanti.
Altre indicazioni suggerite dalla Circolare 617/09 sono le seguenti:
Nel caso di solai a travi in legno e pianelle di cotto, che presentano limitata resistenza nel
piano, possono essere adottati interventi di irrigidimento allestradosso con caldane armate in
calcestruzzo alleggerito, opportunamente collegate alle murature perimetrali ed alle travi in legno.
Nel caso di solai a putrelle e voltine o tavelloni opportuno provvedere allirrigidimento
mediante solettina armata resa solidale ai profilati e collegata alle murature perimetrali (vedi
Figura 7.4 - NdA).
Nel caso di solai a struttura metallica, con interposti elementi in laterizio, necessario collegare
tra loro i profili saldando bandelle metalliche trasversali, poste allintradosso o allestradosso (vedi
Figura 7.5. Inoltre, in presenza di luci significative, gli elementi di bordo devono essere collegati in
mezzeria alla muratura (lo stesso problema si pone anche per i solai lignei a semplice orditura).
(4)
(4)
Circ. 617/09, C8A.5.3.
Figura 7.4 - Consolidamento di solaio con voltine su elementi metallici (da Criteri
di Calcolo per la Progettazione degli Interventi - Pubblicato dalle Regioni
Umbria e Marche nel 1998)
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.5 - Consolidamento di solai metallici con interposti elementi in laterizio
(da Criteri di Calcolo per la Progettazione degli Interventi - Pubblicato
dalle Regioni Umbria e Marche nel 1998)
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
7.5 ELIMINAZIONE DELLE SPINTE
Uno degli effetti pi dannosi per le strutture murarie portanti quello relativo
alla spinta esercitata da coperture inclinate, da archi e da volte (vedi Figura 7.6).
evidente che queste determinano e/o contribuisco allinnesco di meccanismi di
collasso del II modo.
Figura 7.6 - Eliminazione degli effetti della spinta con linserimento di una catena:
a) nellarco; b) nella capriata
Anche in questo caso la Circolare 617/09 offre soluzioni di tipo classico:
Gli interventi sulle strutture ad arco o a volta possono essere realizzati con il ricorso alla
tradizionale tecnica delle catene, che compensino le spinte indotte sulle murature di appoggio
e ne impediscano lallontanamento reciproco. Le catene andranno poste di norma alle reni di
archi e volte (sic! Sarebbe preferibile, invece porle allimposta - NdA). Qualora non sia possibile
questa disposizione, si potranno collocare le catene a livelli diversi purch ne sia dimostrata
lefficacia nel contenimento della spinta (vedi Figura 7.7 - NdA). Tali elementi devono essere
dotati di adeguata rigidezza (sono da preferirsi barre di grosso diametro e lunghezza, per quanto
possibile, limitata); le catene devono essere poste in opera con unadeguata presollecitazione,
in modo da assorbire parte dellazione spingente valutata tramite il calcolo (valori eccessivi del
tiro potrebbero indurre danneggiamenti localizzati). In caso di presenza di lesioni e/o deformazioni,
la riparazione deve ricostituire i contatti tra le parti separate, onde garantire che il trasferimento
delle sollecitazioni interessi una adeguata superficie e consentire una idonea configurazione resi-
stente.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Per assorbire le spinte di volte ed archi non deve essere esclusa a priori la possibilit di realizzare
contrafforti o ringrossi murari. Questi presentano un certo impatto visivo sulla costruzione ma risultano,
peraltro, reversibili e coerenti con i criteri di conservazione. La loro efficacia subordinata alla creazione
di un buon ammorsamento con la parete esistente, da eseguirsi tramite connessioni discrete con
elementi lapidei o in laterizio, ed alla possibilit di realizzare una fondazione adeguata.
possibile il ricorso a tecniche di placcaggio allestradosso con fasce di materiale composito.
La realizzazione di contro-volte in calcestruzzo o simili, armate o no, da evitarsi per quanto
possibile e, se ne viene dimostrata la necessit, va eseguita con conglomerato alleggerito e di
limitato spessore. Il placcaggio allintradosso con materiali compositi efficace se associato alla
realizzazione di un sottarco, in grado di evitare le spinte a vuoto, o attraverso ancoraggi puntuali,
diffusi lungo lintradosso.
(5)
Figura 7.7 - Esempio di inserimento di una catena in una volta a botte (dalAllegato
3B-1 del Protocollo di Progettazione per gli Interventi su Immobili
Privati per la Ricostruzione Post-Sisma redatti in attuazione della Diret-
tiva Tecnica del C.T.S. Regione Molise 2005)
(5)
Circ. 617/09, C8A.5.2.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Per quanto concerne le spinte, non detto che le coperture inclinate presentino
sempre la caratteristica di essere spingenti. Una valutazione pu essere condotta
seguendo lo schema di Figura 7.8.
Figura 7.8 - Schemi di valutazione della spinta delle coperture (dal Manuale per
la compilazione della scheda di 1 livello di rilevamento danno, pronto
intervento e agibilit per edifici ordinari nellemergenza post-sismica
(AeDES). Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento di Pro-
tezione Civile - 2009)
7.6 INTERVENTI IN COPERTURE LIGNEE
La stragrande maggioranza degli edifici storici presenta coperture a struttura
lignea. Quantunque non possano considerarsi rigide rappresentano comunque bene-
fici in termini di poca massa partecipante al sisma e pertanto la Circolare 617/09
suggerisce essere in linea generale opportuno il loro mantenimento. Valgono
per le indicazioni relative alleliminazione delle spinte viste al paragrafo prece-
dente.
opportuno, ove possibile, adottare elementi di rafforzamento del punto di contatto tra
muratura e tetto. Oltre al collegamento con capichiave metallici che impediscano la traslazione,
si possono realizzare cordoli-tirante in legno (vedi Figura 7.9) o in metallo opportunamente con-
nessi sia alle murature che alle orditure in legno del tetto (cuffie metalliche), a formare al tempo
stesso un bordo superiore delle murature resistente a trazione, un elemento di ripartizione dei
carichi agli appoggi delle orditure del tetto e un vincolo assimilabile ad una cerniera tra murature
e orditure.
Ove i tetti presentino orditure spingenti, come nel caso di puntoni inclinati privi di semicatene
in piano, la spinta deve essere compensata.
Nel caso delle capriate, deve essere presente un buon collegamento nei nodi, necessario
ad evitare scorrimenti e distacchi in presenza di azioni orizzontali. Questo pu essere migliorato
con elementi metallici o in altri materiali idonei resistenti a trazione, ma tale collegamento non
deve comunque contrastare il movimento reciproco (rotazionale) delle membrature, condizione
essenziale per il corretto funzionamento della capriata.
In generale, vanno il pi possibile sviluppati i collegamenti e le connessioni reciproche tra
la parte terminale della muratura e le orditure e gli impalcati del tetto, ricercando le configurazioni
e le tecniche compatibili con le diverse culture costruttive locali.
(6)
(cfr. anche Figura 7.10 -
NdA).
Figura 7.9 - Esempio di inserimento di cordolature in legno (dalAllegato 3B-1 del
Protocollo di Progettazione per gli Interventi su Immobili Privati per
la Ricostruzione Post-Sisma redatti in attuazione della Direttiva Tecnica
del C.T.S. Regione Molise 2005)
(6)
Circolare 617/09, C8A.5.4.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.10 - Esempi di intervento sui collegamenti di travature di copertura lignee
(da Criteri di Calcolo per la Progettazione degli Interventi - Pubblicato
dalle Regioni Umbria e Marche nel 1998)
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
7.7 RIDUZIONE DELLE CARENZE DEI COLLEGAMENTI
Nella prospettiva di una trasformazione del comportamento di costruzioni in
muratura da classe I e II a classe III, o, comunque, di rendere efficace un com-
portamento dinsieme quanto pi possibile scatolare, non vi dubbio che occorra
molto riguardo nel considerare lefficacia dei collegamenti fra gli elementi strut-
turali. Irrigidimento dei solai ed eliminazione delle spinte sono requisiti primari
per il raggiungimento di tale scopo che presuppone, inoltre, di ottenere un fun-
zionamento delle pareti secondo la logica relativa allessenza della propria forma:
ovvero di offrire meccanismi resistenti nel loro piano.
Vediamo ora una rassegna relativa ad alcuni tipi di intervento volti alla ridu-
zione delle carenze nei collegamenti, alcuni dei quali gi anticipati nei paragrafi
precedenti.
7.7.1 TIRANTI METALLICI
Linserimento di tiranti, metallici o di altri materiali, disposti nelle due direzioni principali del
fabbricato, a livello dei solai ed in corrispondenza delle pareti portanti, ancorati alle murature mediante
capochiave (a paletto o a piastra), pu favorire il comportamento dassieme del fabbricato, in quanto
conferisce un elevato grado di connessione tra le murature ortogonali e fornisce un efficace vincolo
contro il ribaltamento fuori piano dei pannelli murari. Inoltre, linserimento di tiranti migliora il com-
portamento nel piano di pareti forate, in quanto consente la formazione del meccanismo tirante-
puntone nelle fasce murarie sopra porta e sotto finestra. Per i capochiave sono consigliati paletti
semplici, in quanto vanno ad interessare una porzione di muratura maggiore rispetto alle piastre;
queste sono preferibili nel caso di murature particolarmente scadenti, realizzate con elementi di
piccole dimensioni ( in genere necessario un consolidamento locale della muratura, nella zona di
ancoraggio). sconsigliabile incassare il capochiave nello spessore della parete, specie nel caso di
muratura a pi paramenti scollegati.
(7)
(Cfr. Figure 7.1, 7.4 e 7.5, 7.11, 7.12, 7.13 - NdA).
Figura 7.11 - Tirante con paletto (Parte I del Protocollo di Progettazione per gli
Interventi su Immobili Privati per la Ricostruzione Post-Sisma redatti
in attuazione della Direttiva Tecnica del C.T.S. Regione Molise 2005)
(7)
Circolare 617/09, C8.A.5.1.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.12 - Particolari e prospetto di un fabbricato con tiranti e piastre metalliche
a vista, singole e doppie (da Criteri di Calcolo per la Progettazione
degli Interventi - Pubblicato dalle Regioni Umbria e Marche nel 1998)
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.13 - Esempio di inserimento di tiranti in fibre di carbonio (FRP) - (dalAl-
legato 3B-1 del Protocollo di Progettazione per gli Interventi su Immo-
bili Privati per la Ricostruzione Post-Sisma redatti in attuazione della
Direttiva Tecnica del C.T.S. Regione Molise 2005)
7.7.2 CERCHIATURE
Le cerchiature esterne tendono ad assicurare alla costruzione un comporta-
mento secondo uno schema del tipo di Figura 5.18, che viene garantito nel caso
in cui siano presenti le cordolature in calcestruzzo armato.
Tale intervento pu risultare efficace nel caso di edifici di dimensioni ridotte, dove i tratti
rettilinei della cerchiatura non sono troppo estesi, o quando vengono realizzati ancoraggi in cor-
rispondenza dei martelli murari. necessario evitare linsorgere di concentrazioni di tensioni in
corrispondenza degli spigoli delle murature, ad esempio con opportune piastre di ripartizione o in
alternativa, nel caso si usino fasce in materiale composito, procedendo allo smusso degli spigoli.
(8)
7.7.3 INTERVENTI DI SCUCI E CUCI
Sono interventi a carattere locale volti al ripristino della continuit delle mura-
ture. Loperazione, apparentemente facile, nasconde invece insidie, in quanto, un
corretto intervento deve anche funzionare. In Figura 7.14 rappresentato il caso
di una lesione diagonale di fessurazione nella quale viene asportata la porzione
adiacente alla lesione e successivamente ripristinata mediante inserimento di ele-
menti nuovi. Nellillustrazione il formato dei nuovi elementi diverso da quelli
esistenti, tuttavia raccomandabile che il ripristino avvenga mediante utilizzo di
materiale simile, per dimensioni e caratteristiche meccaniche, a quello esistente.
(8)
Circolare 617/09, C8.A.5.1.
Figura 7.14 - Intervento di scuci e cuci (da Criteri di Calcolo per la Progettazione
degli Interventi - Pubblicato dalle Regioni Umbria e Marche nel 1998)
Per una corretta esecuzione, la compenetrazione fra la parte esistente e la
parte nuova deve essere realizzata in modo che il contatto ripristini lo stato ten-
sionale, allorch la parete verr cimentata a contrastare le azioni di carico (nel
piano della parete ed orizzontali). Questo tipo di intervento richiamato nella
Circolare 617/09 nei seguenti casi:
Unidonea ammorsatura, tra parti adiacenti o tra murature che si intersecano, si pu realizzare,
qualora i collegamenti tra elementi murari siano deteriorati (per la presenza di lesioni per danni
sismici o di altra natura) o particolarmente scadenti; si precisa infatti che questi interventi di
collegamento locale sono efficaci per il comportamento dassieme della costruzione in presenza
di murature di buone caratteristiche, mentre per le murature scadenti preferibile linserimento
di tiranti, che garantiscono un miglior collegamento complessivo. Lintervento si realizza o attra-
verso elementi puntuali di cucitura (tecnica scuci e cuci con elementi lapidei o in laterizio)
o collegamenti locali con elementi metallici o in altro materiale.
(9)
7.7.4 PERFORAZIONI ARMATE
Le perforazioni armate vengono realizzate mediante foratura del paramento
murario, successivo innesto di barre dacciaio e sigillatura con resine o boiacche.
In Figura 7.15 sono riportati alcuni casi di utilizzo di questa tecnica al fine di
ripristinare la continuit fra murature intersecantesi ad angolo (a), incrocio a T
(b) o incrocio a X (c).
I fori possono avere diametro variabile da 28 a 40 mm, mentre le barre, ad
aderenza migliorata, hanno generalmente diametri variabili da 10 a 20 mm. Le
operazioni vanno eseguite da personale specializzato.
Come indica la Circolare 617/09:
(9)
Circolare 617/09, C8.A.5.1, cfr. anche successivo 7.7.9.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Luso di perforazioni armate deve essere limitato ai casi in cui non siano percorribili le
altre soluzioni proposte, per la notevole invasivit di tali elementi e la dubbia efficacia, specie
in presenza di muratura a pi paramenti scollegati; in ogni caso dovr essere garantita la durabilit
degli elementi inseriti (acciaio inox, materiali compositi o altro) e la compatibilit delle malte
iniettate. Anche in questo caso, leventuale realizzazione di un buon collegamento locale non
garantisce un significativo miglioramento del comportamento dassieme della costruzione.
(10)
Figura 7.15 - Perforazioni armate (da Criteri di Calcolo per la Progettazione degli
Interventi - Pubblicato dalle Regioni Umbria e Marche nel 1998)
(10)
Circolare 617/09, C8.A.5.1.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
7.7.5 CORDOLI IN SOMMIT DI PARETI
Cordoli in sommit alla muratura possono costituire una soluzione efficace per collegare le
pareti in una zona dove la muratura meno coesa a causa del limitato livello di compressione,
e per migliorare linterazione con la copertura; va invece evitata lesecuzione di cordolature ai
livelli intermedi, eseguite nello spessore della parete (specie se di muratura in pietrame), dati
gli effetti negativi che le aperture in breccia producono nella distribuzione delle sollecitazioni sui
paramenti.
Questi possono essere realizzati nei seguenti modi:
in muratura armata (Figura 7.16 - NdA), consentendo di realizzare il collegamento
attraverso una tecnica volta alla massima conservazione delle caratteristiche murarie esistenti.
Essi, infatti, devono essere realizzati con una muratura a tutto spessore e di buone caratteristiche;
in genere la soluzione pi naturale luso di una muratura in mattoni pieni. Allinterno deve
essere alloggiata unarmatura metallica o in altro materiale resistente a trazione, resa aderente
alla muratura del cordolo tramite conglomerato, ad esempio malta cementizia. La realizzazione
di collegamenti tra cordolo e muratura, eseguita tramite perfori armati disposti con andamento
inclinato, se necessaria risulta efficace solo in presenza di muratura di buona qualit. Negli altri
casi opportuno eseguire un consolidamento della muratura nella parte sommitale della parete
ed affidarsi alladerenza ed al contributo dellattrito, da incrementare mediante sagomature (ad
es. indentature diagonali) della superficie di appoggio del cordolo.
in acciaio, rappresentando una valida alternativa per la loro leggerezza e la limitata
invasivit. Essi possono essere eseguiti attraverso una leggera struttura reticolare, in elementi
angolari e piatti metallici, o tramite piatti o profili sui due paramenti, collegati tra loro tramite
barre passanti; in entrambi i casi possibile realizzare un accettabile collegamento alla muratura
senza la necessit di ricorrere a perfori armati. In presenza di muratura di scarsa qualit, lintervento
deve essere accompagnato da unopera di bonifica della fascia di muratura interessata. I cordoli
metallici si prestano particolarmente bene al collegamento degli elementi lignei della copertura
e contribuiscono alleliminazione delle eventuali spinte.
in calcestruzzo armato, solo se di altezza limitata, per evitare eccessivi appesantimenti
ed irrigidimenti, che si sono dimostrati dannosi in quanto producono elevate sollecitazioni tan-
genziali tra cordolo e muratura, con conseguenti scorrimenti e disgregazione di questultima. In
particolare, tali effetti si sono manifestati nei casi in cui anche la struttura di copertura era stata
irrigidita ed appesantita. Nel caso di cordolo in c.a. in genere opportuno un consolidamento
della muratura in prossimit dello 419stesso, in quanto comunque diversa la rigidezza dei
due elementi. Il collegamento tra cordolo e muratura pu essere migliorato tramite perfori armati,
alle condizioni gi illustrate in precedenza.
Lefficace connessione dei solai di piano e delle coperture alle murature necessaria per
evitare lo sfilamento delle travi, con conseguente crollo del solaio, e pu permettere ai solai di
svolgere unazione di distribuzione delle forze orizzontali e di contenimento delle pareti. I col-
legamenti possono essere effettuati in posizioni puntuali, eseguiti ad esempio in carotaggi allin-
terno delle pareti, e allo stesso tempo non devono produrre un disturbo eccessivo ed il dan-
neggiamento della muratura. Nel caso di solai intermedi, le teste di travi lignee possono essere
ancorate alla muratura tramite elementi, metallici o in altro materiale resistente a trazione, ancorati
sul paramento opposto.
Devono essere evitati cordoli inseriti nello spessore della muratura ai livelli intermedi, mentre
possono risultare utili cordoli in acciaio, realizzati con piatti o profili sui due paramenti, collegati
tra loro tramite barre passanti. Essi forniscono una certa rigidezza flessionale fuori dal piano
della parete e ostacolano lo sviluppo di meccanismi di rottura delle fasce sopra porta e sotto
finestra (meccanismo tirante-puntone).
(11)
(11)
Circolare 617/09, C8.A.5.1.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.16 - Esempio di inserimento di cordoli in muratura armata (dalAllegato
3B-1 del Protocollo di Progettazione per gli Interventi su Immobili
Privati per la Ricostruzione Post-Sisma redatti in attuazione della
Direttiva Tecnica del C.T.S. Regione Molise 2005)
7.8 RIPRISTINO DELLA REGOLARIT GEOMETRICA
La regolarit geometrica di un sistema strutturale un elemento fondamentale
per la risposta dello stesso alle azioni sismiche (cfr. anche Appendice B). In par-
ticolare, se una costruzione pu essere considerata regolare essa beneficia di una
riduzione delle azioni sismiche in termini di calcolo. Questa riduzione avviene
attraverso il parametro che le NTC definiscono come fattore di struttura q. A titolo
di esempio, se consideriamo gli edifici regolari in altezza detta riduzione del
20%.
(12)
A questa debbonsi aggiungere ulteriori eventuali riduzioni per la regolarit
in pianta date dal rapporto
u
/
1
. Negli edifici esistenti in muratura, in cui si
conduca una analisi non lineare, il valore di q dato dalla:

u
q = 2 per edifici regolari in altezza (7.1)

1
e

u
q = 1,5 per altri edifici. (7.2)

1
Per cui, in questo caso, la regolarit in altezza favorisce in termini numerici,
una riduzione del 25% delle azioni sismiche.
Analogamente, ulteriori benefici derivanti dalla regolarit di pianta, sono con-
seguenti alla diminuzione delleccentricit fra baricentro delle masse e baricentro
delle rigidezze e, dunque, diminuzione delle azioni torcenti di piano.
Nel caso di edifici non regolari (in pianta ed in altezza), si pu dunque operare
mediante inserimento di nuove strutture portanti verticali cercando di far avvicinare
il baricentro delle rigidezze a quello delle masse. Ovvero si pu operare nel modo
contrario, facendo avvicinare il baricentro delle masse a quello delle rigidezze.
(12)
Infatti per costruzioni regolari in altezza nella determinazione di q si utilizza K
R
= 0,8, mentre
per costruzioni non regolari in altezza K
R
= 1. Per ulteriori chiarimenti si veda anche: Marco Boscolo
Bielo, Progettazione strutturale (cit.); Costruzioni antisismiche in muratura (cit.).
Questultimo obiettivo, ad esempio, stato raggiunto nel caso dellintervento
illustrato in Figura 7.17, dove un fabbricato esistente di due piani in muratura portante
presentava, al primo livello, un solaio in laterocemento che copriva allincirca met
pianta (Figura 7.17a). In Figura 7.17b sono evidenziate le eccentricit fra baricentro
delle masse e baricentro delle rigidezze nella condizione ante intervento, nella Figura
7.17c, leccentricit nel valore post. Quantunque lintervento abbia apportato un
incremento delle masse gravitazionali partecipanti allazione sismica, lestensione del
solaio in laterocemento su tutta la pianta del primo livello, senza soluzione di
continuit, ha comportato i seguenti principali benefici relativi a molteplici aspetti:
riduzione delle eccentricit;
inserimento di un solaio rigido su tutto il piano;
riduzione dellaltezza libera di inflessione delle murature portanti.
Figura 7.17 - Intervento di regolarizzazione geometrica di un edificio esistente. a)
Pianta del primo livello dove si evince che il solaio in laterocemento
era esteso su circa met pianta; b) determinazione delleccentricit
fra baricentro delle masse e baricentro delle rigidezze nella situazione
prima dellintervento, c) determinazione delleccentricit di cui al pre-
cedente punto dopo lintervento (intervento dellAutore)
a)
b) c)
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
La Circolare 617/09 riporta altri suggerimenti al fine dellottenimento di una
regolarit geometrica nel caso di edifici in muratura portante:
Linserimento di nuove pareti pu consentire di limitare i problemi derivanti da irregolarit
planimetriche o altimetriche ed aumentare la resistenza allazione sismica; tali effetti devono ovvia-
mente essere adeguatamente verificati.
La realizzazione di nuove aperture, se non strettamente necessaria, va possibilmente evitata;
nel caso in cui la conseguente riduzione di rigidezza risulti problematica per la risposta globale,
sar disposto un telaio chiuso, di rigidezza e resistenza tali da ripristinare per quanto possibile
la condizione preesistente.
Un incremento della rigidezza delle pareti murarie, con conseguente modifica del compor-
tamento sismico, si ottiene attraverso la chiusura di nicchie, canne fumarie o altri vuoti, purch
venga realizzato un efficace collegamento dei nuovi elementi di muratura con quelli esistenti
attraverso la tecnica dello scuci e cuci. La chiusura di queste soluzioni di continuit nella compagine
muraria rappresenta anche un intervento positivo nei riguardi dei collegamenti.
7.9 INCREMENTO DELLA RESISTENZA NEI MASCHI MURARI
Lobiettivo di incrementare la resistenza dei maschi murari prevalentemente
orientato a far conseguire agli stessi una pi efficace resistenza per azioni nel
loro piano (verticali, taglianti, flessionali), poich, come si visto nei precedenti
Capitoli, per azioni fuori del piano, questo tentativo appare illogico o per dirla
con altre parole: contro natura. Il significato strutturale di un maschio murario
infatti quello di opporsi ad azioni nel senso della sua maggiore inerzia, non in
quelle agenti nellaltra direzione.
Ad ogni modo, sui criteri di intervento per ottenere un incremento della resi-
stenza delle murature, riportiamo direttamente le parole della la Circolare 617/09
relative al paragrafo C8A.5.6:
Gli interventi di rinforzo delle murature sono mirati al risanamento e riparazione di murature
deteriorate e danneggiate ed al miglioramento delle propriet meccaniche della muratura. Se
eseguiti da soli non sono sufficienti, in generale, a ripristinare o a migliorare lintegrit strutturale
complessiva della costruzione. Il tipo di intervento da applicare andr valutato anche in base
alla tipologia e alla qualit della muratura. Gli interventi dovranno utilizzare materiali con carat-
teristiche fisico-chimiche e meccaniche analoghe e, comunque, il pi possibile compatibili con
quelle dei materiali in opera. Lintervento deve mirare a far recuperare alla parete una resistenza
sostanzialmente uniforme e una continuit nella rigidezza, anche realizzando gli opportuni ammor-
samenti, qualora mancanti. Linserimento di materiali diversi dalla muratura, ed in particolare di
elementi in conglomerato cementizio, va operato con cautela e solo ove il rapporto tra efficacia
ottenuta e impatto provocato sia minore di altri interventi, come nel caso di architravi danneggiati
e particolarmente sollecitati.
A seconda dei casi si proceder:
a riparazioni localizzate di parti lesionate o degradate;
a ricostituire la compagine muraria in corrispondenza di manomissioni quali cavit,
vani di varia natura (scarichi e canne fumarie, ecc.);
a migliorare le caratteristiche di murature particolarmente scadenti per tipo di
apparecchiatura e/o di composto legante.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Scuci e cuci
Lintervento di scuci e cuci (cfr. anche 7.7.3 - NdA) finalizzato al ripristino della continuit
muraria lungo le linee di fessurazione ed al risanamento di porzioni di muratura gravemente dete-
riorate. Si consiglia di utilizzare materiali simili a quelli originari per forma, dimensioni, rigidezza
e resistenza, collegando i nuovi elementi alla muratura esistente con adeguate ammorsature nel
piano del paramento murario e se possibile anche trasversalmente al paramento stesso, in modo
da conseguire la massima omogeneit e monoliticit della parete riparata. Tale intervento pu essere
utilizzato anche per la chiusura di nicchie, canne fumarie e per la riduzione dei vuoti, in particolare
nel caso in cui la nicchia/apertura/cavit sia posizionata a ridosso di angolate o martelli murari.
Iniezioni di miscele leganti
Ladozione di iniezioni di miscele leganti mira al miglioramento delle caratteristiche meccaniche
della muratura da consolidare. A tale tecnica, pertanto, non pu essere affidato il compito di
realizzare efficaci ammorsature tra i muri e quindi di migliorare, se applicata da sola, il com-
portamento dassieme della costruzione. Tale intervento risulta inefficace se impiegato su tipologie
murarie che per loro natura siano scarsamente iniettabili (scarsa presenza di vuoti e/o vuoti
non collegati tra loro). Particolare attenzione va posta nella scelta della pressione di immissione
della miscela, per evitare linsorgere di dilatazioni trasversali prodotte dalla miscela in pressione.
Nel caso si reputi opportuno intervenire con iniezioni su murature incoerenti e caotiche,
necessario prendere provvedimenti atti a ridurre il rischio di sconnessione della compagine muraria
e di dispersione della miscela. Particolare cura dovr essere rivolta alla scelta della miscela da
iniettare, curandone la compatibilit chimico-fisico-meccanica con la tipologia muraria oggetto
dellintervento.
Ristilatura dei Giunti
Lintervento di ristilatura dei giunti, se effettuato in profondit su entrambi i lati, pu migliorare
le caratteristiche meccaniche della muratura, in particolare nel caso di murature di spessore
non elevato. Se eseguito su murature di medio o grosso spessore, con paramenti non idoneamente
collegati tra loro o incoerenti, tale intervento pu non essere sufficiente a garantire un incremento
consistente di resistenza, ed consigliabile effettuarlo in combinazione con altri. Particolare cura
dovr essere rivolta alla scelta della malta da utilizzare. Leventuale inserimento nei giunti ristilati
di piccole barre o piattine, metalliche o in altri materiali resistenti a trazione, pu ulteriormente
migliorare lefficacia dellintervento.
Diatoni
Linserimento di diatoni artificiali, realizzati in conglomerato armato (in materiale metallico o
in altri materiali resistenti a trazione) dentro fori di carotaggio, pu realizzare un efficace colle-
gamento tra i paramenti murari, evitando il distacco di uno di essi o linnesco di fenomeni di
instabilit per compressione; inoltre, tale intervento conferisce alla parete un comportamento mono-
litico per azioni ortogonali al proprio piano. particolarmente opportuno in presenza di murature
con paramenti non collegati fra loro; nel caso di paramenti degradati opportuno bonificare
questi tramite le tecniche descritte al riguardo (iniezioni di malta, ristilatura dei giunti).
Tirantini
Nel caso in cui la porzione muraria che necessita di intervento sia limitata, una valida alternativa
rappresentata dai tirantini antiespulsivi, costituiti da sottili barre trasversali imbullonate con rondelle
sui paramenti; la leggera presollecitazione che pu essere attribuita rende questintervento idoneo
nei casi in cui siano gi evidenti rigonfiamenti per distacco dei paramenti. Tale tecnica pu essere
applicata nel caso di murature a tessitura regolare o in pietra squadrata, in mattoni o blocchi.
Ladozione di sistemi di tirantature diffuse nelle tre direzioni ortogonali, in particolare anche
nella direzione trasversale, migliorano la monoliticit ed il comportamento meccanico del corpo
murario, incrementandone la resistenza a taglio e a flessione nel piano e fuori del piano.
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.18 - Tirantini antiespulsivi (dalAllegato 3B-1 del Protocollo di Progettazione per gli
Interventi su Immobili Privati per la Ricostruzione Post-Sisma redatti in attuazione
della Direttiva Tecnica del C.T.S. Regione Molise 2005)
Placcaggi
Il placcaggio delle murature con intonaco armato pu essere utile nel caso di murature gra-
vemente danneggiate e incoerenti, sulle quali non sia possibile intervenire efficacemente con altre
tecniche, o in porzioni limitate di muratura, pesantemente gravate da carichi verticali, curando in
questultimo caso che la discontinuit di rigidezza e resistenza tra parti adiacenti, con e senza
rinforzo, non sia dannosa ai fini del comportamento della parete stessa. Luso sistematico su
intere pareti delledificio sconsigliato, per il forte incremento di rigidezza e delle masse, oltre
che per ragioni di natura conservativa e funzionale. Tale tecnica efficace solo nel caso in cui
lintonaco armato venga realizzato su entrambi i paramenti e siano posti in opera i necessari col-
legamenti trasversali (barre iniettate) bene ancorati alle reti di armatura. inoltre fondamentale
curare ladeguata sovrapposizione dei pannelli di rete elettrosaldata, in modo da garantire la continuit
dellarmatura in verticale ed in orizzontale, ed adottare tutti i necessari provvedimenti atti a garantire
la durabilit delle armature, se possibile utilizzando reti e collegamenti in acciaio inossidabile.
Il placcaggio con tessuti o lamine in altro materiale resistente a trazione pu essere di
norma utilizzato nel caso di murature regolari, in mattoni o blocchi. Tale intervento, pi efficace
se realizzato su entrambi i paramenti, da solo non garantisce un collegamento trasversale e
quindi la sua efficacia deve essere accuratamente valutata per il singolo caso in oggetto.
Figura 7.19 - Placcaggio eseguito mediante rete elettrosaldata e successivo pompaggio di intonaco
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Figura 7.20 - Tirantarture presoleccitate e successivo pompaggio di intonaco (Metodo SAM)
Tiranti verticali
Linserimento di tiranti verticali post-tesi un intervento applicabile solo in casi particolari
e se la muratura si dimostra in grado di sopportare lincremento di sollecitazione verticale, sia
a livello globale sia localmente, in corrispondenza degli ancoraggi; in ogni caso deve essere
tenuta in considerazione la perdita di tensione iniziale a causa delle deformazioni differite della
muratura.
Figura 7.21 - Tirantarture verticali presollecitate
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
7.10 INTERVENTI SU PILASTRI E COLONNE
Tenendo presente che pilastri e colonne sono essenzialmente destinati a sopportare carichi
verticali con modeste eccentricit, gli interventi vanno configurati in modo da:
ricostituire la resistenza iniziale a sforzo normale, ove perduta, mediante provvedimenti
quali cerchiature e tassellature;
eliminare o comunque contenere le spinte orizzontali mediante provvedimenti, quali
opposizione di catene ad archi, volte e coperture e, ove opportuno, realizzazione o
rafforzamento di contrafforti;
ricostituire i collegamenti atti a trasferire le azioni orizzontali a elementi murari di
maggiore rigidezza.
Sono da evitare, se non in mancanza di alternative da dimostrare con dettagliata specifica
tecnica, gli inserimenti generalizzati di anime metalliche, perforazioni armate, precompressioni
longitudinali ed in generale, salvo i casi di accertata necessit, gli interventi non reversibili volti
a conferire a colonne e pilastri resistenza a flessione e taglio, che modificano il comportamento
di insieme della struttura.
7.11 CERCHIATURE DI FORI
Qualora per motivi non derogabili fosse necessario lapertura o lo spostamento
di fori (quali porte e/o finestre) su pareti in muratura, non va dimenticato che
questi alterano la rigidezza trasversale delle stesse, potendone compromettere il
funzionamento in condizioni sismiche.
Un criterio adottabile per il ripristino delloriginaria rigidezza, o quantomeno
per un significativo contenimento della sua diminuzione, nel caso di realizzazione
di un foro, consisten nella cerchiatura dello stesso. In pratica si tratta di realizzare
una cornice a riquadro del foro a perfetto contatto con la muratura. Essa pu
essere realizzata mediante una cordolatura in calcestruzzo armato (vedi Figura
7.22) o di altro materiale, ad esempio, profili metallici.
Figura 7.22 - Cerchiatura di foro mediante cordolo in calcestruzzo armato ancorato
in pi punti con fissaggio chimico e barre metalliche
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
Capitolo 7 - LOGICA DEGLI INTERVENTI
7.12 INCREMENTO DELLA RESISTENZA DELLE FASCE DI PIANO
Dellimportanza delle fasce di piano negli edifici in muratura e della necessit
che, per la formazione del meccanismo resistente, si debba ricorrere allinserimento
di un elemento tensoresistente al di sopra delle aperture, si detto al 5.8. In
Figura 7.23 si illustra uno dei tanti metodi per lottenimento di questo scopo. Si
tratta dellinserimento di due profili metallici in sostituzione di un eventuale archi-
trave che non offra garanzie di resistenza a trazione.
Altri criteri di intervento possono essere rappresentati dallapplicazione di into-
naco armato su entrambe le facce del muro (Figura 7.19) o dallapplicazione di
tessuti fibrorinforzati.
Figura 7.23 - Sostituzione di architrave con elementi resistenti a trazione (da Criteri
di Calcolo per la Progettazione degli Interventi - Pubblicato dalle Regioni
Umbria e Marche nel 1998)
Capitolo 8
AGGREGATI ED EDIFICI MISTI
8.1 DEFINIZIONE DI AGGREGATO E PROBLEMATICHE GENERALI
Un settore che mette a dura prova le capacit tecnico-professionali di un pro-
gettista, ma anche quelle giuridiche, quello relativo agli interventi da effettuare
allinterno dei centri storici della stragrande maggioranza delle citt italiane. Com
noto, in questi luoghi, il tessuto urbano si manifesta attraverso insediamenti in
cui le costruzioni sono interconnesse le une alle altre (Figura 8.1).
Figura 8.1 - Interconnessione del tessuto architettonico dei centri storici italiani
(Sottomarina)
In tali contesti il sistema costruttivo si sviluppa generalmente in una direzione
prevalente (longitudinale), parallela alla strada (carrabile o meno), ma anche in
profondit (direzione trasversale), originando blocchi di isolati o blocchi di edifici.
La Circolare 617/09, al C8A.3, ha introdotto la definizione di aggregato edilizio
al fine di individuare un criterio convenzionale per identificare:
un insieme di parti che sono il risultato di una genesi articolata e non unitaria, dovuta a
molteplici fattori (sequenza costruttiva, cambio di materiali, mutate esigenze, avvicendarsi dei
proprietari, etc.).
Le problematiche che generalmente si riscontrano nei centri storici sono, infatti,
le seguenti:
a) la tipologia costruttiva si presenta nelle classi I e II;
b) non sempre le unit immobiliari (UI) coincidono con le unit strutturali (US);
c) difficolt di isolare una unit strutturale.
Le carenze derivanti dal comportamento degli edifici di classe I e II sono
stati ampiamente discusse al Capitolo 5 mentre, per quanto riguarda i criteri volti
a migliorare le caratteristiche resistenti di questo tipo di costruzione, vale quanto
illustrato al Capitolo 7.
Per ci che attiene al punto b) duopo fare questo tipo di riflessione: spesso
un progetto strutturale legato ad una committenza definita, per cui, ad esempio,
si ha un incarico di adeguamento o miglioramento su una unit immobiliare che
appartiene a quella committenza. Il tecnico procede, dunque, ad effettuare una
Capitolo 8 - AGGREGATI ED EDIFICI MISTI
serie di interventi sullunit oggetto del suo incarico e una analisi ante e post
intervento, che dar dimostrazione di un aumento della sicurezza derivante dal
suo operato. Ora, nel caso di un aggregato, quando la continuit strutturale coin-
volge altre propriet, c da chiedersi se ci che per lunit immobiliare oggetto
di incarico rappresenta un incremento di sicurezza, lo sia anche per altre unit
immobiliari che fanno parte del medesimo organismo strutturale (magari apparte-
nenti ad altre propriet). In sostanza - e qui si intendono giustificare le motivazioni
per le quali allinizio di questo paragrafo si siano richiamate le capacit giuridiche
del progettista come bagaglio di conoscenze si tratta di non sottovalutare il pro-
blema delle responsabilit nei confronti di terzi.
ben vero che la Circolare 617/09 ha delineato una definizione di unit strut-
turale (US), circoscrivendo in qualche modo lambito dintervento, ma questa assu-
me, come vedremo, soltanto un carattere convenzionale che non esonera il pro-
gettista da negligenza e/o imperizia nel non aver considerato linterazione con il
resto dellaggregato.
Figura 8.2 - a) Fronte di un aggregato; b) Unit strutturale convenzionale di inter-
vento; c) Sezione delle unit contigue; d) Azioni esercitate dalle unit
contigue sullunit di intervento; e) Azioni esercitate dallunit di inter-
vento sulle unit contigue
Capitolo 8 - AGGREGATI ED EDIFICI MISTI
8.2 LUNIT STRUTTURALE (US)
Per far fronte alle difficolt tecniche che si riscontrano quando si tenta di
isolare una unit strutturale (US) allinterno di un aggregato edilizio, sono state
date alcune indicazioni sia nel DM che nella Circolare esplicativa.
DM 14.01.08, 8.7.1
LUS dovr avere continuit da cielo a terra per quanto riguarda il flusso dei carichi verticali
(Figura 8.2b) e, di norma, sar delimitata o da spazi aperti, o da giunti strutturali, o da edifici contigui
strutturalmente ma, almeno tipologicamente, diversi. Oltre a quanto normalmente previsto per gli edifici
non disposti in aggregato, dovranno essere valutati gli effetti di: spinte non contrastate causate da
orizzontamenti sfalsati di quota sulle pareti in comune con le US adiacenti (Figura 8.2c), meccanismi
locali derivanti da prospetti non allineati (Figura 8.3), US adiacenti di differente altezza.
Circ 617/09, C.8.A3
Nellanalisi di un edificio facente parte di un aggregato edilizio occorre tenere conto delle
possibili interazioni derivanti dalla contiguit strutturale con gli edifici adiacenti, connessi o in
aderenza ad esso. A tal fine dovr essere individuata, in via preliminare, lunit strutturale (US)
oggetto di studio, evidenziando le azioni che su di essa possono derivare dalle unit strutturali
contigue. La porzione di aggregato che costituisce lUS dovr comprendere cellule tra loro legate
in elevazione ed in pianta da un comune processo costruttivo, oltre che considerare tutti gli
elementi interessati dalla trasmissione a terra dei carichi verticali delledificio in esame. ()
Per la individuazione dellUS da considerare si terr conto principalmente della unitariet
del comportamento strutturale di tale porzione di aggregato nei confronti dei carichi, sia statici
che dinamici. A tal fine importante rilevare la tipologia costruttiva ed il permanere degli elementi
caratterizzanti, in modo da indirizzare il progetto degli interventi verso soluzioni congruenti con
loriginaria configurazione strutturale.
Lindividuazione dellUS va comunque eseguita caso per caso, in ragione della forma del
sistema edilizio di riferimento a cui appartiene lUS (composta da una o pi unit immobiliari),
della qualit e consistenza degli interventi previsti e con il criterio di minimizzare la frammentazione
in interventi singoli. Il progettista potr quindi definire la dimensione operativa minima, che
talora potr riguardare linsieme delle unit immobiliari costituenti il sistema, ed in alcuni casi
porzioni pi o meno estese del contesto urbano.
LUS dovr comunque avere continuit da cielo a terra per quanto riguarda il flusso dei
carichi verticali e, di norma, sar delimitata o da spazi aperti, o da giunti strutturali, o da edifici
contigui costruiti, ad esempio, con tipologie costruttive e strutturali diverse, o con materiali
diversi, oppure in epoche diverse.
Figura 8.3 - Effetti di strutture contigue su fronti non allineati
Capitolo 8 - AGGREGATI ED EDIFICI MISTI
8.3 LINTERAZIONE STRUTTURALE DELLAGGREGATO
Come stato anticipato al paragrafo 8.1 accade spesso che negli interventi
in unit immobiliari esistenti, in cui ci sia una continuit strutturale con altre
unit, lindagine del comportamento statico debba essere estesa anche a queste
ultime. Infatti, sempre la Circolare 617/09 cos si esprime:
Ove necessario, l analisi preliminare dovr considerare lintero aggregato, al fine di individuare
le relative connessioni spaziali fondamentali, con particolare attenzione al contesto ed ai mec-
canismi di giustapposizione e di sovrapposizione. In particolare, il processo di indagine sugli
aggregati edilizi si dovrebbe sviluppare attraverso lindividuazione di diversi strati dinformazione:
i rapporti tra i processi di aggregazione ed organizzazione dei tessuti edilizi e levoluzione
del sistema viario;
i principali eventi che hanno influito sugli aspetti morfologici del costruito storico (fonti
storiche);
la morfologia delle strade (andamento, larghezza, flessi planimetrici e disassamenti dei
fronti edilizi); la disposizione e la gerarchia dei cortili (con accesso diretto o da androne) ed il
posizionamento delle scale esterne; tale studio favorisce la comprensione del processo formativo
e di trasformazione degli isolati, dei lotti, delle parti costruite e delle porzioni libere in rapporto
alle fasi del loro uso;
lallineamento delle pareti; verifiche di ortogonalit rispetto ai percorsi viari; individuazione
dei prolungamenti, delle rotazioni, delle intersezioni e degli slittamenti degli assi delle pareti (ci
aiuta ad identificare le pareti in relazione alla loro contemporaneit di costruzione e quindi a
definire il loro grado di connessione);
i rapporti spaziali elementari delle singole cellule murarie, nonch i rapporti di regolarit,
ripetizione, modularit, ai diversi piani (ci consente di distinguere le cellule originare da quelle
dovute a processi di saturazione degli spazi aperti);
la forma e la posizione delle bucature nei muri di prospetto: assialit, simmetria, ripe-
tizione (ci consente di determinare le zone di debolezza nel percorso di trasmissione degli
sforzi, nonch di rivelare le modificazioni avvenute nel tempo);
i disassamenti e le rastremazioni delle pareti, i muri poggianti in falso sui solai sot-
tostanti, lo sfalsamento di quota tra solai contigui (ci fornisce indicazioni sia per ricercare
possibili fonti di danno in rapporto ai carichi verticali e sismici, sia per affinare linterpretazione
dei meccanismi di aggregazione).
() Tra le interazioni strutturali con gli edifici adiacenti si dovranno considerare:
carichi (sia verticali che orizzontali, in presenza di sisma) provenienti da solai o da
pareti di US adiacenti;
spinte di archi e volte appartenenti ad US contigue;
spinte provenienti da archi di contrasto o da tiranti ancorati su altri edifici.
La rappresentazione dellUS attraverso piante, alzati e sezioni permetter di valutare la dif-
fusione delle sollecitazioni e linterazione fra le US contigue.
Oltrea quanto normalmente previsto per gli edifici non disposti in aggregato, dovranno essere
valutati gli effetti di:
spinte non contrastate causate da orizzontamenti sfalsati di quota sulle pareti in comune
con le US adiacenti;
effetti locali causati da prospetti non allineati, o da differenze di altezza o di rigidezza
tra US adiacenti, azioni di ribaltamento e di traslazione che interessano le pareti nelle US di
testata delle tipologie seriali (schiere).
possibile martellamento nei giunti tra US adiacenti.
Lanalisi di una US secondo i metodi utilizzati per edifici isolati, senza una adeguata modellazione
oppure con una modellazione approssimata dellinterazione con i corpi di fabbrica adiacenti assume
un significato convenzionale. Di conseguenza, si ammette che lanalisi della capacit sismica globale
dellUS possa essere verificata attraverso metodologie semplificate, come descritto di seguito.
8.4 VERIFICA SEMPLIFICATA
Individuata convenzionalmente lUS con i criteri esposti ai paragrafi precedenti,
le norme tecniche consentono lutilizzo di metodologie di verifica semplificate.
8.4.1 UNIT STRUTTURALI ALLINTERNO DI UNA SCHIERA AVENTI SOLAI SUFFICIENTEMENTE
RIGIDI
Quando l US sia stata individuata allinterno di una schiera continua, linfluenza
che le forze orizzontali agenti nel piano della cortina di pareti costituenti la schiera
(facciata della schiera), hanno sui maschi murari appartenenti alla US, pu essere
trascurata. Detta influenza relativa allincremento e/o decremento di sforzo nor-
male verticale sui maschi murari. Ci tanto pi vero, quanto pi lunga sia la
schiera. In tal caso la verifiche possono essere condotte per singoli piani. Allo
stesso modo possono essere trascurate le azioni torcenti di piano. Vi da segnalare
che sia il DM che la Circolare, ammettono questa semplificazione qualora gli impal-
cati della US possano essere considerati sufficientemente rigidi, lasciando al pro-
gettista la valutazione di questo aspetto.
DM 14.01.08, 8.7.1
Lanalisi globale di una singola unit strutturale assume spesso un significato convenzionale e
perci pu utilizzare metodologie semplificate. La verifica di una US dotata di solai sufficientemente
rigidi pu essere svolta, anche per edifici con pi di due piani, mediante lanalisi statica non lineare,
analizzando e verificando separatamente ciascun interpiano delledificio, e trascurando la variazione
della forza assiale nei maschi murari dovuta alleffetto dellazione sismica. Con lesclusione di unit
strutturali dangolo o di testata, cos come di parti di edificio non vincolate o non aderenti su alcun
lato ad altre unit strutturali, lanalisi potr anche essere svolta trascurando gli effetti torsionali, nel-
lipotesi che i solai possano unicamente traslare nella direzione considerata dellazione sismica.
Circolare 617/09, C8A.3.1
Nel caso di solai sufficientemente rigidi, la verifica convenzionale allo Stato limite di sal-
vaguardia della vita e allo Stato limite di esercizio di un edificio (unit strutturale) in aggregato
pu essere svolta, anche per edifici con pi di due piani, mediante lanalisi statica non lineare
analizzando e verificando separatamente ciascun interpiano delledificio, e trascurando la variazione
della forza assiale nei maschi murari dovuta alleffetto dellazione sismica. Con lesclusione di
unit strutturali dangolo o di testata, cos come di parti di edificio non vincolate o non aderenti
su alcun lato ad altre unit strutturali (es. piani superiori di un edificio di maggiore altezza
rispetto a tutte le US adiacenti), lanalisi potr anche essere svolta trascurando gli effetti torsionali,
ipotizzando che i solai possano unicamente traslare nella direzione considerata dellazione sismica.
8.4.2 UNIT STRUTTURALI DI TESTATA AVENTI SOLAI SUFFICIENTEMENTE RIGIDI
Per le unit di testata di una schiera (Figura 8.4) occorrer tenere in consi-
derazione, ancorch con metodi semplificati, oltre che degli effetti torsionali, anche
dellincremento e/o decremento dello sforzo normale sui singoli maschi murari.
Allo scopo cos si esprimono le NTC:
Nel caso invece di US dangolo o di testata comunque ammesso il ricorso ad analisi
semplificate, purch si tenga conto di possibili effetti torsionali e dellazione aggiuntiva trasferita
dalle US adiacenti applicando opportuni coefficienti maggiorativi delle azioni orizzontali.
Capitolo 8 - AGGREGATI ED EDIFICI MISTI
Figura 8.4 - Unit interne e di testata
8.4.3 UNIT STRUTTURALI AVENTI SOLAI FLESSIBILI
Nel caso in cui i solai denuncino un comportamento flessibile la situazione
di comportamento in aggregato diventa meno significativa. Come stato evidenziato
al Capitolo 5, il sistema strutturale risulta caratterizzato da un comportamento
indipendente dei singoli maschi murari. Inoltre non esistono azioni torcenti di
piano, poich limpalcato deformabile non consente una propria rotazione rigida
nel piano. In effetti, sotto queste considerazioni, debbono leggersi le disposizioni
previste nelle NTC e relativa Circolare.
DM 14.01.08, 8.7.1
Qualora i solai delledificio siano flessibili si potr procedere allanalisi delle singole pareti
o dei sistemi di pareti complanari, ciascuna parete essendo soggetta ai carichi verticali di com-
petenza ed alle corrispondenti azioni del sisma nella direzione parallela alla parete.
Circolare 617/09, C8A.3.1
Qualora i solai delledificio siano flessibili si proceder allanalisi delle singole pareti o dei sistemi
di pareti complanari che costituiscono ledificio, ciascuna analizzata come struttura indipendente, sog-
getta ai carichi verticali di competenza ed allazione del sisma nella direzione parallela alla parete.
8.5 EDIFICI MISTI
Anche per quanto concerne i sistemi resistenti, negli edifici storici, si trovano
situazioni ibride in cui le funzioni strutturali sono affidate a materiali di natura
diversa. Tipica la situazione di strutture miste in muratura portante e calcestruzzo
armato. Sia le NTC che la relativa Circolare esplicativa 617/09 hanno evidenziato
dette situazioni con le seguenti parole:
DM 14.01.08, 8.7.3
Alcune tipologie di edifici esistenti possono essere classificate come miste. Situazioni ricorrenti
sono:
edifici i cui muri perimetrali siano in muratura portante e la struttura verticale interna
sia rappresentata da pilastri (per esempio, in c.a. o acciaio);
Capitolo 8 - AGGREGATI ED EDIFICI MISTI
edifici in muratura che abbiano subito sopraelevazioni, il cui sistema strutturale sia,
per esempio, in c.a. o acciaio, o edifici in c.a. o acciaio sopraelevati in muratura;
edifici che abbiano subito ampliamenti in pianta, il cui il sistema strutturale (per esempio,
in c.a. o acciaio) sia interconnesso con quello esistente in muratura.
Per queste situazioni necessario prevedere modellazioni che tengano in considerazione le
particolarit strutturali identificate e linterazione tra elementi strutturali di diverso materiale e
rigidezza, ricorrendo, ove necessario, a metodi di analisi non lineare di comprovata validit.
Circolare 617/09, C8.7.3
Gli edifici a struttura mista sono molto presenti nel panorama degli edifici esistenti. Lin-
terpretazione del loro comportamento e la relativa modellazione in generale pi complicata di
quella degli edifici con struttura di caratteristiche omogenee, a causa delle interazioni tra i diversi
comportamenti dei materiali costitutivi degli elementi strutturali. La chiamata in causa dei com-
portamenti in campo non lineare implica interazioni non gestibili attraverso modelli e metodi
semplificati, a meno di non trascurare completamente il contributo alla capacit resistente sismica
di un intera categoria di elementi dello stesso materiale, assunti come elementi secondari. Tale
operazione, peraltro, ammissibile solo a condizione che le interazioni degli elementi trascurati
siano favorevoli al comportamento sismico della struttura mista.
C da osservare che, in contesti strutturali con funzionamento misto, risulta
impossibile attribuire un coefficiente di struttura appropriato e pertanto appare
percorribile lapplicazione dellanalisi non lineare statica (per la quale, ricordiamo,
non necessario lutilizzo del fattore q).
Capitolo 8 - AGGREGATI ED EDIFICI MISTI
Appendice A
CIRCOLARE 11 DICEMBRE 2009
D. Min. Infrastrutture e Trasporti 11 dicembre 2009
Entrata in vigore delle norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto ministeriale
14 gennaio 2008. Circolare 5 agosto 2009 - Ulteriori considerazioni esplicative.
(G.U. 22.12.2009, n. 297)
Il Ministro delle Infrastrutture
e dei Trasporti
Come noto, con lentrata in vigore del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39,
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, il 30 giugno 2009
cessato il regime transitorio per loperativit della revisione delle norme tecniche
per le costruzioni.
La conseguente obbligatoriet di applicazione, a far data dal 1 luglio 2009, delle
nuove norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto ministeriale 14 gennaio
2008, ha suscitato da pi parti un legittimo interesse teso allottenimento di chiarimenti
in ordine al regime degli interventi per i quali, anche successivamente al termine del
30 giugno 2009, possa applicarsi la normativa tecnica precedentemente in vigore.
Con lintento di orientare in maniera univoca gli operatori del settore, questa
Amministrazione ha emanato la circolare 5 agosto 2009 recante Nuove norme
tecniche per le costruzioni approvate con decreto del Ministro delle infrastrutture
14 gennaio 2008 - Cessazione del regime transitorio di cui allart. 20, comma 1,
del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 187 del 13 agosto 2009, di seguito denominata circolare.
Riguardo al merito della suddetta circolare, continuano a pervenire numerose
segnalazioni aventi quale comune denominatore levidenza di una persistente dif-
ficolt di assimilazione della autentica portata della regolamentazione normativa
del periodo successivo al 30 giugno 2009 laddove viene affrontata la questione
del discrimine della obbligatoriet di applicazione della nuova normativa per le
costruzioni di natura privatistica.
Quale ulteriore contributo esplicativo e chiarificatore delle suddette problema-
tiche, tenuto conto della particolare rilevanza della materia in argomento che tra-
scende lambito della disciplina del territorio per attingere a valori di tutela del-
lincolumit pubblica, si ritiene opportuno evidenziare quanto segue.
Resta fermo il punto, stigmatizzato dal legislatore, che nei confronti delle ini-
ziative private, le maggiori criticit progettuali ed esecutive poste dalla circolare
a fondamento della diversit di disciplina tra dette iniziative private e quelle pub-
bliche, sorreggono il maggior rigore con il quale stato individuato il momento
di applicazione della nuova disciplina.
A tal fine il momento di discrimine tra lutilizzo della vecchia e della nuova
disciplina viene individuato, per quanto riguarda i lavori pubblici, nellaffidamento
dei lavori ovvero nellavvio della progettazione definitiva o esecutiva; mentre per
quanto riguarda le costruzioni di natura privatistica, tale momento discriminante
viene individuato nellinizio della costruzione dellopera o della infrastruttura.
Appare opportuno chiarire che dovendosi individuare, anche con riguardo alle
iniziative private, un momento certo ed incontestabile per potersi parlare di inizio
delle costruzioni e delle opere infrastrutturali, detto momento non possa essere
altro che quello dellavvenuto deposito, ai sensi e per gli effetti degli articoli 65
e 93 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, entro la
data del 30 giugno 2009, presso i competenti uffici comunali comunque denomi-
nati.
Sempre con riguardo ai lavori di natura privatistica, rispetto a quanto gi
trattato nella circolare, appare opportuno fornire ulteriori precisazioni nel caso
si ricorra ad una variante in corso dopera.
Al riguardo preliminarmente si ribadisce che lelemento discriminante la pre-
senza di modifiche sostanziali dellorganismo architettonico, in quanto implicanti
un sostanziale mutamento del comportamento statico globale dellopera.
In ogni caso, alla luce della superiore esigenza di tutela della pubblica inco-
lumit e della sicurezza, non si ritiene ammissibile che le varianti introdotte, qualora
si configurino come una nuova e diversa progettazione strutturale, possano com-
portare una riduzione delle caratteristiche prestazionali dellopera, con particolare
riguardo al profilo della stabilit.
Pertanto, nei casi sopraindicati e solo per essi, dovranno essere integralmente
applicate le nuove norme tecniche di cui al decreto ministeriale 14 gennaio 2008,
nel senso che dovr essere effettuata una esplicita verifica di congruenza tecnica
del progetto variato, con le nuove norme tecniche, ovvero una nuova progettazione
strutturale dellintero organismo costruttivo.
La figura professionalmente competente a valutare la sussistenza delle condi-
zioni tecniche che possano determinare una variante sostanziale, non pu che
individuarsi nel progettista strutturale dellopera.
Con riferimento a tali varianti, per esigenze di ragionevolezza e coerenza con
quanto in precedenza chiarito in ordine al profilo dellinizio delle costruzioni e
delle opere infrastrutturali, la previgente normativa tecnica potr essere utilizzata
nel caso dellavvenuto deposito del progetto di variante, ai sensi e per gli effetti
degli articoli 65 e 93 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001,
n. 380, entro la data del 30 giugno 2009, presso i competenti uffici comunali
comunque denominati.
Infine, quale ulteriore elemento chiarificatore, senzaltro conforme alla ratio
legis, con riferimento alle costruzioni ed opere infrastrutturali pubbliche o di inte-
resse pubblico da realizzarsi da parte delle amministrazioni aggiudicatrici e altri
soggetti aggiudicatori, degli enti aggiudicatori, nonch di ogni altro soggetto tenuto,
secondo il diritto comunitario o nazionale, al rispetto di procedure o principi di
evidenza pubblica nellaffidamento dei contratti relativi a lavori, servizi o forniture,
con specifico riferimento ai soggetti di cui allart. 3, commi 25, 26, 28, 29, 31,
32, 33, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni,
si precisa che in tali casi, qualora siano stati affidati lavori o avviati progetti defi-
nitivi o esecutivi prima del 1 luglio 2009, continua ad applicarsi la normativa
tecnica utilizzata per la redazione dei progetti, fino allultimazione dei lavori e
alleventuale collaudo.
La presente circolare pubblicata sul sito internet del Ministero delle infra-
strutture e dei trasporti: www.mit.gov.it.
Appendice A - CIRCOLARE 11 DICEMBRE 2009
Appendice B
LA REGOLARIT NELLE COSTRUZIONI
B.1 LA REGOLARIT GEOMETRICA
In ambito sismico le strutture irregolari sono generalmente penalizzate median-
te applicazione di azioni sismiche pi alte di quelle attribuite alle strutture regolari.
In generale ci pu essere dovuto a molteplici fattori quali ad esempio:
a) effetti conseguenti alleccentricit fra baricentro delle masse e baricentro
delle rigidezze;
b) possibilit di maggiori concentrazioni di danno;
c) maggiori affidabilit di taluni modelli di calcolo in favore delle strutture
regolari in quanto a queste fa seguito una regolarit dei modi di vibrare.
B.2 REGOLARIT IN PIANTA
Secondo le disposizioni contenute nel DM 14.01.08 al 7.2.2, una costruzione
regolare in pianta se tutte le seguenti condizioni sono rispettate:
a) la configurazione in pianta compatta e approssimativamente sim-
metrica rispetto a due direzioni ortogonali, in relazione alla distribuzione
di masse e rigidezze;
b) il rapporto tra i lati di un rettangolo in cui la costruzione risulta
inscritta inferiore a 4;
c) nessuna dimensione di eventuali rientri o sporgenze supera il 25
% della dimensione totale della costruzione nella corrispondente direzione;
d) gli orizzontamenti sono infinitamente rigidi nel loro piano rispetto
agli elementi verticali e sufficientemente resistenti.
Il punto d) da intendersi alla stregua di quanto specificato al punto C8.7.1.2
della Circ. 617/09 e di seguito riportato:
La definizione di regolarit per un edificio esistente in muratura quella indicata al 7.2.2
delle NTC, in cui il requisito d) sostituito da: i solai sono ben collegati alle pareti e dotati di
una sufficiente rigidezza e resistenza nel loro piano.
B.3 REGOLARIT IN ALTEZZA
Sempre secondo il 7.2.2 del DM 14.01.08, una costruzione regolare in
altezza se tutte le seguenti condizioni sono rispettate:
a) tutti i sistemi resistenti verticali (quali telai e pareti) si estendono
per tutta laltezza della costruzione;
b) massa e rigidezza rimangono costanti o variano gradualmente, senza
bruschi cambiamenti, dalla base alla sommit della costruzione; (le variazioni
di massa da un orizzontamento allaltro non superano il 25 %; la rigidezza
non si riduce da un orizzontamento a quello sovrastante pi del 30% e non
aumenta pi del 10%). Ai fini della rigidezza si possono considerare regolari
in altezza strutture dotate di pareti o nuclei in c.a. o pareti e nuclei in
muratura di sezione costante sullaltezza o di telai controventati in acciaio,
ai quali sia affidato almeno il 50% dellazione sismica alla base;
c) nelle strutture intelaiate progettate in CD B il rapporto tra resi-
stenza effettiva e resistenza richiesta dal calcolo non significativamente
diverso per orizzontamenti diversi (il rapporto fra la resistenza effettiva e
quella richiesta, calcolata ad un generico orizzontamento, non deve differire
pi del 20% dallanalogo rapporto determinato per un altro orizzontamento
(1)
);
pu fare eccezione lultimo orizzontamento di strutture intelaiate di almeno
tre orizzontamenti;
d) eventuali restringimenti della sezione orizzontale della costruzione
avvengono in modo graduale da un orizzontamento al successivo, rispettando
i seguenti limiti: ad ogni orizzontamento il rientro non supera il 30% della
dimensione corrispondente al primo orizzontamento, n il 20% della dimen-
sione corrispondente allorizzontamento immediatamente sottostante. Fa ecce-
zione lultimo orizzontamento di costruzioni di almeno quattro piani per il
quale non sono previste limitazioni di restringimento.
B.4 PRECISAZIONI DELLA CIRCOLARE 617/09 SULLA REGOLARIT
La Circolare 617/09 ha fornito le seguenti precisazioni in ordine al concetto
di regolarit. Una costruzione regolare in pianta ed in altezza quando il suo
comportamento governato principalmente da modi di vibrare sostanzialmente
traslazionali lungo due direzioni ortogonali e quando tali modi siano caratterizzati
da spostamenti crescenti in maniera approssimativamente lineare con laltezza.
I criteri di regolarit forniti dalle NTC sono quindi da intendersi come con-
dizioni necessarie ma non sufficienti ai fini di controllare la regolarit; compito
del progettista verificare che la regolarit della costruzione non sia condizionata
da altre caratteristiche non incluse nei criteri presentati.
(1)
La Circolare 617/09 ha precisato quanto segue: Con il termine un altro orizzontamento
deve intendersi lorizzontamento adiacente.
Appendice B - COSTRUZIONI SEMPLICI
Appendice C
ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
C.1 ESTRATTO DA SISMA MOLISE 2002 - DALLEMERGENZA ALLA
RICOSTRUZIONE PUBBLICATO DALLA REGIONE MOLISE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
C.2 ESTRATTO DAL REPERTORIO DEI MECCANISMI DI DANNO, DELLE
TECNICHE DI INTERVENTO E DEI RELATIVI COSTI NEGLI EDIFICI
IN MURATURA - PUBBLICATO DALLA REGIONE MARCHE (1997)
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
C.3 SCHEDE DI MECCANISMO DI COLLASSO E DETERMINAZIONE DEL
MOLTIPLICATORE DI COLLASSO
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Appendice C - ESEMPI DI MECCANISMO DI COLLASSO LOCALE
Le schede contenute in C.3 sono state elaborate da A. Martinelli, A. Mannella, L. Milano,
C. Morisi, nellambito di una attivit svolta da una Unit di Ricerca dellIstituto per le Tec-
nologie della Costruzione, sede lAquila, del CNR (responsabile scientifico A. Martinelli), nel
corso dello svolgimento del Programma Triennale di Ricerca nazionale sullingegneria sismica
coordinato dal Consorzio di ReLUIS e finanziato dal Dipartimento di Protezione Civile.
Appendice D
RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
ESTRATTO DA EDIFICI IN ZONA SISMICA - RILEVAMENTO DELLE
CARENZE STRUTTURALI PUBBLICATO DALLA REGIONE TOSCANA (2004)
Appendice D - RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
Appendice D - RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
Appendice D - RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
Appendice D - RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
Appendice D - RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
Appendice D - RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
Appendice D - RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
Appendice D - RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
Appendice D - RILEVAMENTO DELLE CARENZE STRUTTURALI
Appendice E
INDICAZIONI RELATIVE
ALLA DEFORMABILIT DEI SOLAI
Tratto da Manuale per la compilazione della scheda di 1 livello di rilevamento danno,
pronto intervento e agibilit per edifici ordinari nellemergenza post-sismica (AeDES), edito
da Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento di Protezione Civile, Giugno 2009.
Appendice E - INDICAZIONI RELATIVE ALLA DEFORMABILIT DEI SOLAI
BIBLIOGRAFIA
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