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Gabriele D'Annunzio

IL PIACERE
La vita come un'opera d'arte
Il piacere (1889) segna il momento pi estetizzante di D'Annunzio. L.:autoresi autori trae nel giovane Andrea Sperelli, ultimo discendente d'una razza d'intellettuali, educato dal padre a '1are la propria vita, come si fa un'opera d'arte. Andrea un esteta, che disprezza ogni forma volgare di vita; la sua casa romana, nel cinquecentesco Palazzo Zuccari, ricca di oggetti d'arte, descritti con la precisione di un antiquario dilettante. Figura artificiosa e finta, egli intrattiene un rapporto ambiguo, ora passionale ora distaccato, con gli oggetti e le persone (soprattutto donne) che lo circondano.
t Il romanzo t Il narratore pare talora prendere le distanze dalle deviazioni e incoerenze del protagonista, come accadeva in A ritroso di Huysmans (~ p. 288). Ma solo un'impressione, perch in realt D'Annunzio vuole calamitare i lettori verso una sbalordita ammirazione per il "bello, di cui il romanzo confeziona molteplici immagini: dagli ozi edonistici del protagonista agli scorci monumentali della Roma barocca.

Debolezza morale e di analisi psicologica


t Nato, a detta dell'autore, come studio dal vero di un caso psico-patologico, il racconto vorrebbe proporre una sorta di itinerario morale: Andrea desidera infatti riscattarsi, passando dall'amore troppo sensuale per Elena (la femmina-sirena, vestita di porpora) a quello pi puro per Maria (la bianca figura cui si addice l'ermellino). Il tutto per rimane un po' astratto, privo di veri sviluppi. Il piacere rivela, in realt, scarse capacit introspettive, anche se non mancano pagine suggestive. L:analisi del protagonista si riduce all'alternanza, in lui, di desiderio e stanchezza dei sensi; le figure femminili sono appena abbozzate, quasi dei fantasmi nati dalla volutt (desiderio di abbandonarsi al piacere) di Andrea.

Modernit e limiti del Piacere


t L:intreccio del romanzo, gi piuttosto esile, viene reso pi fragile dal frequente ricorso ai flashback: rievocazioni di memoria e salti nel passato, che producono forti scarti temporali tra i vari momenti della vicenda. Il racconto si allontana cos dall'oggettivit cara al romanzo ottocentesco anche per le numerose disquisizioni tlosofiche, estetiche, psicologiche, attraverso cui l'autore esplora il mondo intellettuale del protagonista e ritrae l'ambiente mondano della Roma umbertina.

Tutto ci potrebbe preludere a una narrativa nuova e quasi novecentesca, in cui appunto tenderanno a prevalere questi elementi saggistici e filosofici. Purtroppo, per, nel Piacere, il giovane autore interessato soprattutto a eventi mondani, descrizioni di oggetti (quadri, statue, palazzi ecc.), divagazioni poetiche ed erudite. Lo stile risulta levigato e manierato, sempre lontano dal linguaggio comune. Il piacere finisce cos per apparire una sorta di museo letterario, da cui lo scrittore estrae pezzi e impressioni: il limite pi vistoso dell'estetismo dannunziano.
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LA TRAMA
Sperelli ama la bella e dissoNon la vede da circa Andrea Ferito durante un duello da un amante tradito, Andrea trascorre la convale Si arriva cos all'epilogo: nuncia incautamente romana, valli). di cui risaltano alcuni mo-

D
te e aggressiva di Elena. Andrea instaura con Maria una relazione fa in lui sempre pi prepotente. Andrea prodi natura spirituale, mentre il desiderio di Elena si menti esemplari (come la corsa dei ca-

Andrea

luta Elena Muti.

due anni. Nel frattempo, la donna andata sposa a lord Heathfield; per intende riannodare da un ampio flashback. nel libertinaggio i fili di una reIl rifiuto di Elenella corni-

lazione su cui il lettore viene informato na induce il deluso Andrea a rituffarsi amoroso, ce galante e raffinata dell'aristocrazia

scenza in casa di una cugina. Qui conosce la bella e dolce Maria Ferres, una donna (sposata) che impersona una femminilit opposta a quella dirompen-

il nome di Elena

proprio durante il primo incontro amoroso, tanto atteso, con Maria, la quale fugge via abbandonandolo.

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Tra Ottocento

e Novecento

L'attesa di Elena
Il piacere, libro I, capitolo 1
Anno: 1889 Temi: le raffinatezze aristocratiche nella casa di un esteta l'eccitante attesa della donna amata i ricordi di un amore passato nell'attesa del suo ritorno Leggiamo lo pagina d'apertura del romanzo: siamo a Roma, presso lo via Sistina; l'ultimo giorno dell'anno, che poi sapremo essere il 1886. /I protagonista Andrea Seperelli attende, in casa sua, lo visita di Elena, lo donna amata, che non vede da due anni.
i luoghi della Roma rinascimentale e barocca, amata dal protagonista e dall'autore pi della Roma classica il passaggio dall'esterno (la citt) all'interno della casa di Andrea

l'attesa, motivo dominante delle pagine iniziali del romanzo

L'anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestrol spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di maggio. Su la piazza Barberini, su la piazza di Spagna una moltitudine di vetture2 passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorio confuso e continuo, salendo alla Trinit de' Monti, alla via Sistina, giun- 5 geva fin nelle stanze del palazzo Zuccari,3 attenuato. Le stanze andavansi4 empiendo a poco a poco del profumo ch'esalavan ne' vasi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d'uns giglio adamantino,6 a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine nel tondo di Sandro lO Botticelli? alla Galleria Borghese.8 Nessuna altra forma di coppa eguaglia in eleganza tal forma: i fiori entro quella prigione diafana9 paion quasi spiritualizzarsi e meglio dare imagine di una religiosa o amorosa offerta. lO Andrea Sperelli aspettava nelle sue stanze un'amante. Tutte le cose a tomo rivelavano infatti una special cura d'amore. Il legno di ginepro ardeva nel caminetto e la pic- 15 cola tavola del t era pronta, con tazze e sottocoppe in maiolica di Castel Durantell ornate d'istoriette mitologiche da Luzio Dolci,12 antiche forme d'inimitabile grazia, ove sotto le figure erano scritti in carattere corsivo a zffara13 nera esametri d'Ovidio14 La luce entrava temperata dalle tende di broccatello1s rosso a melagrane d'argento riccio,16 a foglie e a motti1? Comet8 il sole pomeridiano feriva19 i vetri, la 20 trama fiorita delle tendine di pizzo si disegnava sul tappeto. L'orologio della Trinit de' Monti suon le tre e mezzo. Mancava mezz'ora. Andrea
8. Galleria Borghese: uno dei pi celebri musei romani, all'interno di palazzo Borghese. 9. diafana: trasparente. lO. dare ... offerta: per suggerire l'idea di un'offerta fatta per devozione religiosa o per amore. l I. Castel Durante: presso Urbania, nelle Marche; nel Cinquecento era un rinomato centro di produzione di maioliche. 12. Luzio Dolci: pittore di maioliche cinquecentesche. 13. a zffara: mistura di vari colori, di tinta scura, usata per tingere vetri e maioliche. 14. esametri d'Ovidio: sono i versi in cui Publio Ovidio Nasone (43 a.C.-18 d.C.), scrittore latino tra i pi raflnati, scrisse il poema delle Metamoifosi. Sul servizio in maiolica, dunque, erano riprodotti disegni di mostri mitologici accompagnati dai passi dell'opera latina. 15. broccatello: stoffa di seta pesante. 16. a melagrane d'argento riccio: i Ili d'argento sulla seta disegnano, in leggero rilievo (riccio), il prollo delle melagrane e massime (mottJ) spiritose. 17. motti: frasi sentenziose, per lo pi simboliche, ricorrenti spesso sotto gli stemmi nobiliari. 18. Come: quando, dal momento in cui. un francesismo. 19. feriva: il verbo "ferire" applicato alla luce era frequente ne\l'italiano delle origini.

l. San Silvestro: l'ultimo giorno dell'anno. 2. vetture: carrozze. 3. palazzo Zuccari: l'abitazione di Sperelli nel palazzo che prende il nome da Federico Zuccari (1542/43 ca- 1609), che lo costru per ospitare la sede di un'accademia di pittura. 4. andavansi: si andavano. 5. in guisa d'un: allo stesso modo di un. 6. adamantino: luminoso e puro come un diamante. 7. tondo di Sandro Botticelli: il riferimento a La Vergine fra gli angeli del pittore lorentino Sandra Botticelli (1445-1510), molto amato dagli esteti di lne Ottocento. Il tondo un dipinto inquadrato in una cornice tonda. 316

Gabriele

D'Annunzio

nell'attesa, il ricordo: passa to e futu ro s'intrecciano nella sensibilit inquieta del protagonista le donne "fatali" di D'Annunzio hanno tutte forme atletiche, segno di superiorit sui loro uomini, pi incerti e dubbiosi

Sperelli si lev dal divano dov'era disteso e and ad aprire una delle finestre; poi diede20 alcuni passi nell'appartamento; poi apr un libro, ne lesse qualche riga, lo richiuse; poi cerc intorno qualche cosa, con lo sguardo dubitante. L'ansia dell'aspettazione21 lo pungeva cos acutamente ch' egli aveva bisogno di muoversi, di operare,22 di distrarre la pena interna con un atto materiale. Si chin verso il caminetto, prese le molle per ravvivare il fuoco, mise sul mucchio ardente un nuovo pezzo di ginepro. Il mucchio croll; i carboni sfavillando rotolarono fin su la lamina di metallo che proteggeva il tappeto; la fiamma si divise in tante piccole lingue azzurrognole che sparivano e riapparivano; i tizzi fumigarono.23 Allora sorse nello spirito dell'aspettante un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto Elena24 un tempo amava indugiare, prima di rivestirsi, dopo un'ora d'intimit. Ella aveva molt'arte nell'accumular gran pezzi di legno su gli alari. Prendeva le molle pesanti con ambo le mani e rovesciava un po' indietro il capo ad evitar le faville. Il suo corpo sul tappeto, nell'atto un po' faticoso, per i movimenti de' muscoli e per l'ondeggiar delle ombre pareva sorridere da tutte le giunture, da tutte le pieghe, da tutti i cavi, soffuso d'un pallor d'ambra25 che richiamava al pensiero la Danae del Correggio26 Ed ella aveva appunto le estremit un po' correggesche, le mani e i piedi piccoli e pieghevoli, quasi direi arborei27 come nelle statue di Dafne28 in sul principio pri m issimo della metamorfosi favoleggiata. Appena ella aveva compiuta l'opera, le legna conflagravan029 e rendevano un sbit030 bagliore. Nella stanza quel caldo lume rossastro e il gelato crepuscol031 entrante pe' vetri lottavano qualche temp032 L'odore del ginepro arso dava al capo uno stordimento leggero. Elena pareva presa da una specie di follia infantile, alla vista della vampa. Aveva l'abitudine, un po' crudele, di sfogliar sul tappeto tutti i fiori ch'eran ne' vasi, alla fine d'ogni convegn033 d'amore. Quando tornava nella stanza, dopo essersi vestita, mettendosi i guanti o chiudendo un fermaglio sorrideva in mezzo a quella devastazione; e nulla eguagliava la grazia dell'atto che ogni volta ella faceva sollevando un poco la gonna ed avanzando prima un piede e poi l'altro perch l'amante chino legasse i nastri della scarpa ancora disciolti. Il luogo non era quasi in nulla mutato. Da tutte le cose che Elena aveva guardate o toccate sorgevano i ricordi in folla e le imagini del tempo lontano rivivevano tumultuariamente. Dopo circa due anni, Elena stava per rivarcar quella soglia. Tra mezz'ora, celio, ella sarebbe venuta, ella si sarebbe seduta in quella poltrona, togliendosi il velo di su la faccia, un poco ansante,34 come una volta; ed avrebbe parlato. Tutte le cose avrebbero riudito la voce di lei, forse anche il riso di lei, dopo due anni.
C. D'Annunzio,

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l'inquietudine tipica dei personaggi dannunziani

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Prose di romanzi, val. 1, prefaz. di E. Raimondi,

a cura di A. Andreoli, A. Mondadori, Milano 1988

20. diede: fece. 21. aspettazione attesa. 22. di operare: di fare qualcosa. 23. i tizzi fumigarono: i tizzoni accesi del legno di ginepro mandarono fumo. 24. Elena: Elena Muti, la donna attesa. 25. pallor d'ambra: un colorito giallobruno. 26. Danae del Correggio: personaggio mitologico, a cui spesso Elena sar paragonata nel romanzo. Correggio il pittore

cinquecentesco Antonio Allegri (14891534); le sue figure femminili, spesso tratte da temi mitologici, come Danae o Leda, evidenziano una sottile sensualit. 27. direi arborei: il commento del narratore serve a definire simili a elementi vegetali le membra di Elena. 28. Dafne: si riferisce alla statua di Dafne di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), ospitata anch'essa alla Galleria Borghese. Nelle Metamorfosi Ovidio narra come Dafne si

trasform in alloro ( la metamorfosi favoleggiata) per sottrarsi al dio Apollo, innamorato di lei. Per questo D'Annunzio parla di mani e piedi arborei. 29. conflagravano ardevano. 30. sbito: improvviso. 31. gelato crepuscolo: la fredda oscurit della sera dicembrina. 32. qualche tempo: per qualche momento. 33. convegno: incontro. 34. ansante: ansimante. 317

Tra Ottocento e Novecento

ANALISI DEL TESTO


_ IL TESTO PUNTO PER PUNTO Nell'attesa, per, il protagonista nervoso. Egli cerca di calmarsi attizzando il fuoco: un gesto che risveglia, in lui, il ricordo di Elena. Ella compare qui per la prima volta, nel romanzo, grazie alla memoria dell'amante. Il protagonista Andrea Sperelli attende la visita di Elena, la donna che am in passato e che non rivede da ben due anni. Nelle stanze di palazzo Zuccari, dove Andrea abita, tutto stato preparato con cura per rivivere l'atmosfera degli incontri di un tempo.

IL SIGNIFICATO DEL TESTO scrivendo l'interno della casa di Andrea, il narratore indugia infatti sulla preziosit dell'ambiente, degli oggetti che lo abbelliscono, indice sicuro del gusto del padrone di casa: l'esteta, appunto, Andrea Sperelli. A un certo momento la riflessione estetica (Nessuna altro forma di coppa eguaglia ... r. 11) finisce per staccarsi dalIa vera e propria narrazione. L'autore d voce a quella tendenza saggistico-discorsiva che tipica dei suoi romanzi, in particolare del Piacere.

/I piacere un romanzo estetico, un romanzo d'arte e di lusso. In esso gli oggetti sono citati solo in quanto opere d'arte; anche le fisionomie dei personaggi devono richiamare dipinti o sculture. Invece ai luoghi (saloni, parchi, gallerie d'arte, sale da concerto, chiese barocche) affidata una funzione quasi esclusivamente scenografica, di magnifico sfondo che nobilita chi li frequenta. Tali elementi sono preannunciati nella pagina letta. De_ ANALISI OPERATIVA

~ I temi e i personaggi
1. L'estetismo di Andrea non si rivolge alla classicit (la Roma degli imperatori), ma all'et tardorinascimentale e barocca, ovvero a un'epoca e a un tipo di arte che presentano elementi eccessivi, sontuosi e un po' torbidi. a. Evidenzia sul testo i riferimenti all'arte di quell'epoca. b. Quale lato della personalit di Andrea viene connotato da questo tipo di arte? [iJ la sua ricerca di eleganza e artificio ili] la sua ricerca di classicit e misura W la sua dedizione alla religione dei papi [ill la sua awersione verso ci che antico e remoto Motiva in breve la tua scelta.

b. Ora rifletti: quale idea di natura viene suggerita da questi oggetti? [iJ semplice e spontanea ili] sovraccarica e artificiosa W luogo di pace e serenit Motiva in breve la tua scelta.

3. Nella terza sequenza, quella dell'attesa, il lettore entra in una situazione narrativa pi mossa. Il testo (siamo nel primo capitolo del romanzo) prepara ci che seguir, ma ricapitola anche numerosi eventi precedenti: perci la realt dei fatti si mescola continuamente con la memoria, l'attesa, il desiderio. a. Rileggi la sequenza, analizzando gesti e azioni del protagonista. Poi scegli l'affermazione pi convincente. [iJ il personaggio dannunziano non realistico: in lui prevalgono pose teatrali ed enfatiche ili] l'autore amplifica i gesti del personaggio per dare di lui un'idea di importanza e superiorit W D'Annunzio descrive azioni e atteggiamenti di Andrea ma non li spiega, perch il personaggio resti estraneo e impenetrabile per il lettore Motiva in breve la tua scelta.

c. Pi avanti la stessa Elena affermer: "Voi abitate in un luogo ch'io prediligo. Secondo te, quale valore hanno queste parole?

2. Nel brano letto si riscontra anche una particolare concezione della natura: infatti la casa di Andrea ricca di elementi naturali, come i fiori o i motivi decorativi dell'arredamento. a. Sottolinea nel testo la presenza di questi elementi.
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Gabriele D'Annunzio 4. La quarta sequenza dedicata al ricordo. narrativa la pi estesa, b. Adesso rifletti e rispondi alle seguenti domande. - Quale tipo di sequenze prevale? ~ sequenze narrative ~ sequenze in cui c' descrizione - In quali sequenze ritrovi ricordi e riflessioni del personaggio? Rispondi citando il numero delle righe del testo. 6. Esaminiamo ora la costruzione dello spazio e del tempo narrativo. Per quanto riguarda lo spazio, il narratore restringe progressivamente il campo visivo: si va dal generale al particolare; intanto, nel corso del brano, si precisa anche il tempo, mediante l'artificio del suono delle campane. a. Individua nel brano tutti gli elementi spaziali disponibili, sia interni sia esterni, e le informazioni che permettono di ricostruire la cornice temporale degli eventi. b. Le informazioni relative al tempo ~ sono offerte dal narratore in modo diretto e oggettivo ~ trapelano tra le righe, dai pensieri di Andrea c. In conclusione: siamo davanti a una narrazione W impersonale e oggettiva

a. Quale ricordo improwiso evoca in Andrea l'immagine di Elena? b. In che modo si viene delineando tale ricordo?

~ Forme e stile
5. Il ritmo del romanzo avanza con lentezza, alternando narrazione e descrizione e assegnando a quest'ultima il rilievo maggiore. a. Compila la tabella riassumendo in breve ciascuna delle cinque sequenze in cui suddiviso il testo. titolo 1. l'esterno sintesi delle sequenze

2. l'interno

3. l'attesa

@) di tipo soggettivo Motiva in breve la tua scelta.

4. il ricordo

5. le previsioni

LAVORIAMOSU

I~
- L'uso di antitesi, cio di immagini contrapposte (per esempio il primo periodo accosta antiteticamente all'idea del tepor del sole l'idea di un velo): - La scrittura separata della preposizione articolata (su lo, r. 3), un uso caro alla tradizione dell'italiano antico: - Le forme tronche (come tepor, ciel, fin), per conferire alla frase un respiro musicale:

1. Il brano presenta il tipico linguaggio, divagante, immaginifico!>, di D'Annunzio, con il compito di nobilitare i contenuti. L'aggettivazione risulta, lungo il brano, sempre preziosa, cos come ricercati sono gli altri elementi linguistici.
a. Esamina un capoverso del testo, a tua scelta, e trascrivi degli esempi significativi per ciascuno dei fenomeni elencati. - L'umanizzazione (antropomorfizzazione) delle cose di natura, come nella prima frase (L'anno moriva): - L'aggettivazione preziosa (guarda per esempio nel primo periodo gli aggettivi riferiti al tepor. esso detto prima mollissimo e poi aureo):

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Tra Ottocento

e Novecento

Il simbolismo del Piacere


Il critico francese Guy Tosi (1910-2000) s'interroga sul significato del mistero e del simbolismo nell'opera dannunziana. Secondo Tosi anche in D'Annunzio, come in molti scrittori decadenti, si pu trovare un'applicazione di quanto afferma Henri-Frdric Amiel (1821-81) in Frammenti di un diario (1884), libro all'epoca diffusissimo in tutt'Europa, e cio che il paesaggio uno stato dell'anima: owero, esiste una diretta corrispondenza fra lo stato d'animo individuale e il modo di vedere la realt esterna.

Il Simbolismo moderno ha fatto il suo ingresso nell' opera di D'Annunzio con Il piacere, anche se questo primo romanzo, visibilmente, s'apparenta ancora molto al romanzo realista e naturalista elegante e mondano. Bisogna distinguere nella sensibilit di Sperelli numerosi aspetti e numerose influenze, a seconda che si consideri in lui l'uomo di piacere, l'amante sentimentale, il dilettante, l'artista o l'intellettuale, tante forme della sua sensibilit che nascondono una cultura composita e, per quanto riguarda il temperamento, pi o meno cinismo, scetticismo, propensione al sogno o all'inquietudine. Nell'aspetto ipersensibile del personaggio, evidentemente, troveremo le sue interpretazioni pi soggettive del mondo esterno. Si potrebbe documentare con numerosi - troppo numerosi - esempi il particolare dialogo, spesso sensuale, che Sperelli non smette di intrattenere con il decoro erotico e estetico che ha creato a Palazzo Zuccari, il suo legame con il prestigioso decoro urbano - la Roma dei papi dove ha scelto di vivere, la sua comunione con il paesaggio marino di Schifanoia1 dove si rifugia convalescente. Se si eccettuano le parti puramente mondane del romanzo, da quando si entra nella vita intima di Sperelli e di Maria Ferres si colpiti dal fatto che un oggetto, un evento della strada, un monumento, un quadro, un pezzo di musica, un paesaggio, tutto sempre visto attraverso le condizioni gioiose o tristi che hanno in quel momento, esposte attraverso una mentalit spesso superstiziosa: Ne' lOTO spiriti esaltati la superstizione, ch' un degli oscuri turbamenti portati dall'amore anche nelle creature intellettuali, diede all'insignificante episodio la misteriosit di una allegoria. Parve lOTO che in quel semplice fatto si occultasse un simbolo. Da quel momento, tutto diventa segno, presagio di felicit o di rottura: un incontro, un gesto, un colore del cielo. Secondo i giorni, la bellezza di Roma s'accorda alla bellezza di Elena o a quella di Maria, e gli stessi luoghi si rivelano di volta in volta carichi di promesse o di minacce. Per Maria la parte pi bella e pi pura del suo amore rimasta nella foresta simbolica di Schifanoia. La segreta corrispondenza, l'affinit misteriosa che sentiva laggi tra la sua anima e il paesaggio, come una felice armonia, si cambia nel suo opposto davanti al paesaggio romano:
1 tronchi portavano ampie ferite, ricolmate con la calce e col mattone, come le aperture d'una muraglia ... L'acqua grondando dalla superior tazza di granito nel bacino sottoposto metteva uno scoppio di gemiti, a intervalli, come un cuore che si riempia d'angoscia e poi trabocchi in pianto ... Ella sentiva crescere l'affanno. Un'oscura minaccia veniva a lei dalle cose.

Si potrebbero moltiplicare le citazioni come questa, dove i personaggi, avendo proiettato paesaggio i propri sentimenti, hanno l'illusione che sia il paesaggio a suggerirli loro.

sul

G. Tosi, D:4nnunzio et le symbolisme franais, trad. di A. Cadioli, in Aa. Vv., D:4nnunzio e il simbolismo europeo, a cura di E. Mariano, Il Saggiatore, Milano 1976
l. Schifanoia: la villa di campagna dellC! cugina di Andrea, dove egli trascorre il

periodo di convalescenza per la ferita riportata in un duello.

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Gabriele D'Annunzio

Ritratto d'esteta
Il piacere, libro I, capitolo II ~
Anno: 1889 Temi: l'ideologia di un esteta, i suoi gusti, il suo atteggiamento verso la vita

D'Annunzio ci presenta, in questo secondo capitolo, il ritratto del suo protagonista: un vero esteta, come si coglie dall'educazione ricevuta, dal suo gusto, dal modo in cui vive. Il conte Andrea Sperelli-Fieschi d'Ugenta, unico erede, proseguiva la tradizion familiare. Egli era, in verit, l'ideaI tipo del giovine signorel italiano nel XIXsecolo, illegittimo campione d'una stirpe di gentiluomini e di artisti eleganti, l'ultimo discendente d'una razza intellettuale.2 Egli era, per cos dire, tutto impregnato di arte. La sua adolescenza, nutrita di studii varii e profondi, parve prodigiosa. Egli altern, fino a' venti anni, le lunghe letture coi lunghi viaggi in compagnia del padre e pot compiere la sua straordinaria educazione estetica sotto la cura patema, senza restrizioni e constrizioni di pedagoghi.3 Dal padre appunto ebbe il gusto delle cose d'arte, il culto passionato della bellezza, il paradossale disprezzo de' pregiudizii, l'avidit del piacere. Questo padre, cresciuto in mezzo agli estremi splendori della corte borbonica,4 sapeva largamente vivere;5 aveva una scienza profonda della vita voluttuaria6 e insieme una certa inclinazione byroniana al romanticismo fantastic07 [...] Il padre gli aveva dato, tra le altre, questa massima fondamentale:8 Bisogna fare la propria vita, come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorit vera tutta qui. Anche, il padre ammoniva: Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libert, fin nell'ebrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: - Habere, non haberi9 Anche, diceva: Il rimpianto il vano pascolo d'uno spirito disoccupato. Bisogna sopra tutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove imaginazioni. Ma queste massime volontarie,lO che per l'ambiguit loro potevano anche essere interpretate come alti criteri morali, cadevano appunto in una natura involontaria,ll in un uomo, cio, la cui potenza volitiva era debolissima. Un altro seme paterno aveva perfidamente fruttificato nell'animo di Andrea: il seme del sofisma.12 [ ... ]
resistito, secondo D'Annunzio, al diluvio democratico odierno". 5. largamente vivere: vivere pienamente, senza negarsi nulla. 6. voluttuaria: di volutt, di piacere. 7. una certa ... fantastico: una sensibilit vicina a quella del poeta inglese George Byron (1788-1824), modello di romanticismo acceso ed esuberante. 8. questa massima fondamentale: una regola di vita. 9. Habere, non haberi: "possedere, non essere posseduto", cio saper dominare le passioni e le cose, fin nell'ebrezza, e non lasciarsi dominare da esse. L.:insegnamento era dell'antico filosofo Aristippo (che invitava l'uomo a non farsi schiavo degli istinti e delle cose), ma qui viene mutato dall'estetismo dannunziano: dominare tutto significa fare qualsiasi esperienza, non arretrare davanti a nulla. IO. volontarie: cio fondate su una forte volont. Il. involontaria: incapace di volere. 321

stato il padre a voler fare di Andrea un esteta"

IO

il principio fondamentale del I'estetismo: rivela orgoglio, ottimismo, slancio positivo, ma nella sola dimensione del bello"

15

20

25

I. giovine signore: giovane aristocratico.

alla maniera settecentesca (si pensi al giovin signore" del Giorno di Giuseppe parini). 2. razza intellettuale stirpe di intellettuali. 3. pedagoghi: maestri, qui con una connotazione negativa. 4. corte borbonica la corte dei Borbone di Napoli era stata l'ultima a essere eliminata dal movimento risorgimentale; era stata dunque quella che pi a lungo aveva

scritto

Tra Ottocento

e Novecento

Un tal seme trov nell'ingegno malsano del giovine un terreno propizio. A poco a poco, in Andrea la menzogna non tanto verso gli altri quanto verso s stesso divenne un abito cos aderente alla conscienza ch' egli giunse a non poter mai essere interamen.lO te sincero e a non poter mai riprendere su s stesso il libero dominio.l3 Dopo la morte immatura del padre, egli si trov solo, a ventun anno, signore d'una fortuna considerevole, distaccato dalla madre, in balia delle sue passioni e de' suoi gul'esteta dannunziano si sti. Rimase quindici mesi in Inghilterra. La madre pass in seconde nozze, con un identifica in scenari amante antico. Ed egli venne a Roma, per predilezione. un po' torbidi e decadenti, non in Roma era il suo grande amore: non la Roma dei Cesari ma la Roma dei Papi;14 non 35 quelli solari ed la Roma degli Archi, delle Terme, dei Fri, ma la Roma delle Ville, delle Fontane, deleroici prediletti dai classicisti le Chiese. Egli avrebbe dato tutto il Colosseo per la Villa Medici, il Campo Vaccino (come Carducci) per la Piazza di Spagna, l'Arco di Tito per la Fontanella delle Tartarughe. 15La magnificenza principesca dei Colonna, dei Doria, dei Barberini1G l'attraeva assai pi della minatal? grandiosit imperiale. E il suo gran sogno era di possedere un palazzo in- 40 coronato da Michelangelo e istoriato dai Carracci, come quello Farnese;18 una galleria19 piena di Raffaelli, di Tiziani, di Domenichini, come quella Borghese [...]. I il cala religione ha solo sa della marchesa d'Ateleta sua cugina, sopra un albo di confessioni mondane, acuna funzione canto alla domanda: Che vorreste voi essere? egli aveva scritto Principe romano. ornamentale, . . . d'I settem b re d e I 1884, sta b'l' '1 h ome20 ne l pa l azzo 45 associata ai GlUnto a n C\.omam su l fi mlr II I suo momenti Zuccari alla Trinit de' Monti, su quel dilettoso tepidari021 cattolico dove l'ombra del:~~~~~~o~:g~: ll'obelisco di Pio VI segna la fuga delle Ore.22 Pass tutto il mese di ottobre tra le cure degli addobbi;23 poi, quando le stanze furono ornate e pronte, ebbe nella nuova casa ecco la tipica alcuni giorni d'invincibile tristezza. Era una estate di San Martino, una primavera de' atmosfera .. CUi Roma a d" . 'd e-50 Il'E decadente: morti,. 24grave e soave, m aglavasl, tutta quanta d' oro come una CItta raffinatezza ed stremo Oriente, sotto un ciel quasi latteo, diafano come i cieli che si specchiano ne' esotismo, . l' 25 in un'estate senza man austra L tempo, che muore Quel languore dell'aria e della luce, ave tutte le cose parevano quasi perdere la loro dolcemente realit e divenire immateriali, mettevano nel giovine una prostrazione infinita, un sen55 so inesprimibile di scontento, di sconforto, di solitudine, di vacuit, di nostalgia.

C. D'Annunzio,

Prose di romanzi, cito

12. sofisma: il ragionamento sottile, a volte capzioso, che tende a mascherare la verit. I sofisti erano maestri di sapienza", attivi in Grecia nel V-IV secolo a.c., che si servivano del linguaggio come strumento fondamentale per l'educazione del cittadino e per la comunicazione politica, e consideravano la forma linguistica pi importante della verit dei contenuti trasmessi. 13. un abito cos aderente ... dominio: l'abitudine a fingere, a vivere in un mondo falso, gli impedisce di essere sincero anche di fronte a se stesso. 14. la Roma dei Papi: cio la Roma barocca. L.:estetacapovolge un luogo comune: Carducci e i classicisti esaltavano la Roma dei Ccs01i, l'antica Roma imperiale, l'esteta invece predilige l'altra faccia di Roma, quella delle chiese e dei palazzi eleganti. 15. Fontanella delle Tartarughe: la fonta-

na delle Tartarughe, in piazza Maffei, opera cinquecentesca di Taddeo Landini (1550 ca-96). 16. Colonna ... Doria ... Barberini: vengono qui citate alcune delle pi famose casate nobiliari di Roma, che ebbero tra i loro rappresentanti numerosi papi e cardinali. 17. ruinata: andata in rovina. 18. un palazzo ... Farnese: palazzo Farnese fu edificato dal cardinale Alessandro Farnese, poi papa Paolo III, nel 1514, su progetto di Sangallo (1455-1516); alla morte di quest'ultimo la facciata e i cornicioni furono terminati da Michelangelo (14751564); da qui il termine incoronato usato da D'Annunzio. All'interno fu decorato dai fratelli Agostino (1557-1602) e Annibale (1560-1609) Carracci. 19. galleria: collezione di quadri. 20. il suo home: la sua abitazione; lo scrittore parla in inglese come faceva An-

drea, appena arrivato a Roma dopo un lungo soggiorno in Inghilterra. 2 l. dilettoso tepidario: luogo piacevole; nelle terme romane il tepidarium era il luogo di passaggiodal bagno freddo a quello caldo. 22. l'ombra ... delle Ore: l'obelisco sembra l'asta di una meridiana che segna le ore con la proiezione della sua ombra. 23. le cure degli addobbi: cio per abbellire la casa con raffinati ornamenti. 24. estate ... morti: l'inizio del mese di novembre, in cui ricorre la festivit di tutti i defunti, e in particolare nel giorno di San Martino (II novembre), ha spesso una temperatura pi mite, e per questo chiamato popolarmente estate di San Martino". 25. australi: dell'emisfero meridionale. Continuano i riferimenti esotici introdotti con la citt dell'Es/Temo Oriente citata appena sopra.

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Gabriele D'Annunzio

ANALISI DEL TESTO


_ IL TESTO PUNTO PER PUNTO mazione intellettuale, letteraria e artistica, e contemporaneamente mette a fuoco le sue aspirazioni superiori, che lo differenziano dagli altri uomini. Due caratteri fondamentali contraddistinguono il giovane personaggio: da una parte, la forte sensibilit estetica: Andrea tutto impregnato di arte (r. 5); possiede il gusto delle cose d'arte, il culto passionato della bellezza (r. 10); dall'altra, la sua scelta di vivere secondo gli istinti: [...] disposto, com'era il padre, alla vita voluttuaria (r. 12), all'avidit del piacere (r. 10). Rimasto orfano da poco, ricchissimo a soli ventun anni, Andrea Sperelli ha posto dal 1884 la sua residenza a Roma, la citt che merita la sua speciale predilezione. Vive in uno splendido palazzo e coltiva i suoi gusti signorili ed esclusivi, tra cui l'amore passionale. L'esordio del romanzo ~ Testo 2, p. 31 6) ci mostrava in azione il personaggio, nell'ultimo giorno del 1886, mentre attendeva, in casa sua, l'arrivo dell'ex amante Elena; ora l'autore presenta la storia precedente del personaggio, come in un flashback dell'autore stesso. Il passo delinea il ritratto dell'esteta: rievoca la sua for-

IL SIGNIFICATO DEL TESTO Una simile educazione, dice il narratore, ha prodotto danni gravi nel carattere del giovane Andrea. Lo scrittore definisce infatti incauto educatore quel padre che ha finito per deprimere, nel figlio, la forza morale, fino al punto da creare in lui una potenza volitiva [...] debolissima. In realt, per, D'Annunzio aderisce al modello di uomo delineato in Andrea Sperelli. L'autore si compiace del fatto che l'espandersi della forza sensitiva (cio istinti, capacit percettive, sensazioni) finisca per annullare, in Andrea, la forza morale. Tutto il brano, e tutto il romanzo, non fanno che amplificare le sensazioni, le impressioni, i gusti di chi nella vita tiene fede solo al principio del culto della bellezza.

Il narratore precisa che Andrea non nato esteta e sensitivo,,: , invece, il prodotto di un apposito programma educativo, di un'educazione estetica. Fu infatti suo padre, un gentiluomo aristocratico cresciuto in mezzo agli estremi splendori della corte borbonica, a insegnare al figlio il gusto delle cose d'arte, il culto passionato della bellezza (rr. 1 1 e 9). Lo scopo quello proprio della classe nobiliare: distinguersi dalla rozzezza del popolo, incapace di bellezza. Sempre il padre ha educato Andrea al sofisma, owero a non accettare nessuna verit come assoluta, a voler criticare tutto alla luce della ragione, come facevano gli antichi sofisti. Tale distacco dalla morale corrente , assieme all'accesa sensibilit estetica, l'altro principio basilare dell'estetismo.

ANALISI OPERATIVA tratti riferimenti al brano appartenenza sociale

~ I temi e i personaggi
1. Il narratore interrompe la narrazione d'intreccio per costruire, a beneficio dei lettori, un vero e proprio ritratto del protagonista. Ma si tratta di un ritratto speciale, un ritratto d'esteta: abbiamo segnalato, sia nelle glosse laterali sia nell'analisi del testo gli elementi dell'estetismo che si riverberano in questa pagina. a. Facendo riferimento al brano, compila la tabella riassumendovi i tratti fondamentali del protagonista.

convinzioni ideologiche carattere e psicologia aspetti morali


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Tra Ottocento

e Novecento

2. Il narratore sembra censurare la debolezza morale del suo personaggio, anche se poi si mostra in piena consonanza con lui. In tal senso assai indicativo il trinomio (gruppo di tre termini) che figura nel primo capoverso del brano. a. Trascrivi i tre termini o espressioni che dichiarano l'ammirazione di D'Annunzio verso Andrea Sperelli.

b. Adesso cerca di spiegare il perch di questo suo gusto, alla luce di ci che sai della poetica dannunziana.

~ Forme e stile
5. Dal punto di vista stilistico, il brano presenta l'atteggiamento che il critico Mario Praz ha definito amore sensuale per la parola: l'uso di forme inusitate (come imagine per "immagine"), la ricerca di musicalit, l'abbondanza di aggettivi esornativi ecc. a. Individua nel brano e trascrivi. - riferimenti eruditi . .

3. Il narratore orchestra un ambiguo gioco di luci e di ombre: non tutto in Andrea Sperelli positivo. Egli interiormente malato, debole, incapace di riprendere su s stesso il libero dominio. a. Individua nell'arco di tutto il brano le espressioni significative di questa debolezza morale del personaggio. b. Commenta le ultime righe del brano antologizzato: quale immagine di Andrea forniscono?

- termini e grafie inusitate - citazioni raffinate

4. Andrea predilige la Roma barocca, la Roma delle grandi famiglie aristocratiche e soprattutto la Roma splendida e un po' corrotta dei papi rinascimentali. a. Rintraccia nel brano tutti i punti che illustrano questa predilezione da parte del personaggio.

- aggettivi esornativi (cio aggiunti senza un vero arricchimento di significato) ..

LAVORIAMOSU

~ - aveva una scienza profonda della vita voluttuaria

1. Il linguaggio, in coerenza con i gusti estetici del protagonista, ricorre a espressioni molto particolari, lontane dal parlare comune e, a maggior ragione, dall'impersonalit di Verga e dal suo coro popolare. a. Parafrasa con le tue parole le seguenti espressioni, molto ricercate. -l'ideai tipo del giovine signore italiano .

- non si stancava mai di fornire tesori alle sue prodigalit .

- Il rimpianto il vano pascolo d'uno spirito disoccupato ..

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D'Annunzio e il Decadentismo

Galileo Chini, Allegoria dei benefici delle acque (particolare), 1922. D'Annunzio ebbe legami molto forti con il Decadentismo. linguaggio In primo luogo fu lui a mettere in circolazione in Italia i temi e il del nascente Decadentismo grazie alle letture appassionate, nel ventennio 1880-1900, di altri autori europei (come Flaubert, Swinburne, Huysmans, i preraffaelliti Baudelaire, inglesi) e ai riricorre alla mitologia, cita i classici, saccheggia i repertori di immagini orientaleggianti e dello stile liberty-floreale: D'Annunzio infatti convinto che scrivere su qualunque argomento sia il segno di una vocazione poetica assoluta. Anche le sue pagine migliori, dedicate alla descrizione delle citt morte, delle famiglie e dei palazzi in decadenza, della turpe vecchiaia umana, non si distaccano sostanzialmente, tizzante. Anche sul piano stilistico, D'Annunzio della prima monocronel loro congiungere bellezz e morte, dalla sfera estediocri per comprenderli; ma i valori in cui credono ~'ideale della bellezza assoluta, l'eroismo del bel gesto) restano intatti. (Wilde, Gide, lo stesso JoyAnche il sesso, scoperto da alcuni grandi decadenti ce) come rimedio e insieme condanna per l'uomo, altrimenti consegnato all'angoscia della solitudine, in D'Annunzio si riduce a una serie di variazioni sul motivo insistito della sensualit: egli non sa uscire dal circuito: gioia dei sensi-nausea dei sensi.

flessi che queste ebbero nelle sue opere &alvolta si tratt di veri e propri plagi). Inoltre speriment personalmente me della nuova letteratura, prime raccolte poetiche le for-

sia nelle

(Canto novo e

l'lsotto) sia nel Piacere (1889), che si pu definire il primo romanzo decadente italiano, per diversi aspetti: l'esasperato individualismo del protagonista Andrea Sperelli; il suo atteggiamento cio fa la propria d'arte; il marcato sensualismo ed erotismo dei pensieri e delle situazioni narrative; il senso di malinconica stanchezza che pervade il romanzo; il culto dell'esotico. Tuttavia D'Annunzio prima quella segnata partecipa solo alla europeo, Ma di dandy, di chi vita come un'opera

Il culto quasi esclusivo della sensazione


preziosa D'Annunzio matura l'inettitudine ha dunque impedito alla fase a pi esil'apertura

rimane fedele ai decadenti generazione, matica, Tende infatti a una scrittura calligrafica ma

parnassiani e preraffaelliti. superficiale: e l'evocazione simbolisti

del Decadentismo: a vivere, l'incapacit nell'opera di Svevo o

manca nella sua pagina la dimensione chiaroscurale, dell'ignoto, l'allusione cara ai grandi

stenziale narrata nei Buddenbrook la coscienza Kafka;

di Mann o in L'uomo dell'assurdo tipica di

senza qualit di Musil;

(Mallarm, Rimbaud). Il suo simbolo tende a moltiplicare le linee, ma non ad accendere orizzonti parola-immagine sconosciuti. Ama la art di di sapore bidimensio-

la tragica disarmonia delle maschere, di Pirandello; il senso dell'irreparabile un'intera civilt D'Annunzio nomeni psicoanalisi, sconfitta di

nale, in linea con il contemporaneo

nouveau e con lo stile floreale; ama la parola-suono, che fa largo impiego echi letterari, ma pi per sfoggio di eru- / dizione che per sollecitare nanze. Solo nell'ultima fase D'Annunzio corre a una prosa pi sperimentale, che si sporge sull'orlo del silenzio. Nel Notturno e nel Libro segreto cessa quindi la sonorit, e le parole diventano segni indecifrabili.
~$O. .. ~

Q.

Roth). dai felinguicome Freud e la

fase del Decadentismo dall'estetismo.

resta lontano

pi moderni,

nuove riso/ ri- /

l'estetismo dannunziano

si ferma per lo

lo sperimentalismo

pi al dato esteriore e superficiale: infatti tende a rivestire di belle forme ogni situazione, anche la pi banale; ad addobbare di ricche apparenze gli stimoli pi occasionali. Per abbellire la realt comune, l'esteta
~ .. i4."#"L
h"

stico e il pastiche sconfitta

di Joyce o Gadda. I

suoi eroi non sono vittime della propria interiore, della loro coscienza negative, oppure persono troppo meM

infelice>; piuttosto sono sconfitti dal fato o da circostanze ch i contemporanei


. .be.

w".

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