Sei sulla pagina 1di 15

Terra

La Terra è il terzo pianeta del Sistema Solare in ordine di distanza dal Sole, il quinto per
grandezza e il primo per densità. La Terra costituisce con Mercurio, Venere e Marte il
gruppo dei pianeti terrestri o rocciosi detti così per le somiglianze nella struttura interna
terrestre; di questo gruppo il nostro pianeta è il più grande e il più denso. La temperatura,
la pressione, la distanza dal Sole, la composizione dell’atmosfera, la varietà geologica, la
presenza di acqua e la presenza di vita della Terra sono uniche in
tutto il Sistema Solare. Il nostro pianeta è un ellissoide di rotazione che presenta un
leggero rigonfiamento
all’equatore e un corrispondente schiacciamento ai poli a causa della forza centrifuga
generata dal moto di
rotazione. Ma in realtà la Terra ha una forma irregolare, costellata di protuberanze e
depressioni, che non
è uguale ad alcun solido geometrico; questa particolare forma è stata definita dagli
studiosi geoide.
Il nome del nostro pianeta deriva dalla mitologia romana: per i romani la dea della Terra
era Tellus, adorata talvolta
sotto il nome di Terra Mater (Madre Terra), e invece per i Greci era Gaia. Il suo simbolo
astronomico è la
rappresentazione stilizzata della Terra con una croce in mezzo che sta a indicare
l’equatore e il meridiano
di Greenwich:

Fu dopo Copernico che si capì che la Terra è un pianeta come gli altri. Solo nel
ventesimo secolo abbiamo potuto avere mappe dettagliate dell’intero pianeta attraverso
le sonde.
Dati geofisici
Massa..................................................................................5,9737 x 1024 Kg
Diametro medio....................................................................12.745 Km
Diametro equatoriale.............................................................12.756 Km
Diametro polare....................................................................12.714 Km
Densità media.......................................................................5.515 g/cm³
Volume................................................................................1,0832 x 1012 km³
Distanza media dal Sole.........................................................149.597.890 di Km
Distanza all’afelio dal Sole.....................................................152.100.000 di Km

Distanza al perielio dal


Sole...................................................147.100.000 di Km
Periodo di rotazione..............................................................23h 56m 4,091s
Periodo di rivoluzione...........................................................365g 6h 9m 9s
Velocità di fuga....................................................................11,180 m/s
Schiacciamento polare..........................................................0,0033
Inclinazione dell’orbita..........................................................0,00005° sull’eclittica
Inclinazione asse di rotazione................................................23,27°
Eccentricità dell’orbita..........................................................0,01671022
Velocità orbitale media.........................................................29,785 Km/s
Velocità di rotazione all’equatore..........................................465,11 m/s
Satelliti...............................................................................1
Anelli.................................................................................no
Temperatura media.............................................................15°
Albedo...............................................................................0,37

L’orbita della Terra determina nello spazio un piano detto eclittica. Esso attraversa la
sfera celeste in una circonferenza, lungo la quale compaiono le costellazioni dello
Zodiaco. A causa della rivoluzione della Terra attorno al Sole, per un osservatore
terrestre, questo sembra compiere nel corso di un anno un giro completo lungo questa
circonferenza, muovendosi attraverso le costellazioni zodiacali.

Primi studiosi
I primi a studiare in modo scientifico il nostro pianeta furono i filosofi greci nel periodo
ellenistico. Ad essi si devono tante delle brillanti
intuizioni, poi dimostrate con gli attuali attrezzi scientifici, sulla natura del nostro
pianeta. In particolare va ricordato che fu il filosofo greco
Pitagora, il quale forse aveva soltanto riportato e codificato conoscenze o intuizioni
risalenti all’antico Egitto e forse all’antica Mesopotamia, a
diffondere nei circoli culturali l’idea che la Terra fosse tonda anziché piatta. Poi un altro
filosofo pitagorico, Filolao, già verso il 400 a.C.
supponeva l’esistenza di un "Fuoco centrale"
intorno alla quale la Terra ruota, nascosto però alla
nostra vista da una "antiterra". Un altro passo
importantissimo verso la comprensione del mondo
in cui viviamo fu compiuto da Niccolò Copernico
nel 16° secolo. Copernico, nel tentativo di rendere
migliori i metodi di previsione del moto della
Luna e degli altri astri, giunse alla notevole intuizione
che la Terra è un pianeta come gli altri cinque,
noti sin dall’antichità cioè Mercurio, Venere, Marte,
Giove e Saturno. Egli supponendo che la Terra
ruotasse su se stessa ed anche attorno al Sole potè giustificare in maniera
semplice e convincente le traiettorie disegnate dai
pianeti sulla volta celeste. Potè inoltre spiegare perchè Mercurio e Venere non
si discostano mai più di tanto dal Sole.
L'Atmosfera
La composizione atmosferica della Terra è composta da:
• Azoto (77%);
• Ossigeno (21%);
• Argon (1%);
• Anidride carbonica, elio, metano, acqua (1%).

Anche se la nostra atmosfera è composta solo dal 21%


d’ossigeno, questo è il gas più importante perché è esso
che favorisce la vita. Esso è prodotto e conservato da processi biologici. Un altro gas
atmosferico molto importante
è l’anidride carbonica perché essa produce l’effetto serra. Questo fenomeno trattiene le
radiazioni infrarosse che
aumentano la temperatura terrestre; infatti, se non ci fosse l’effetto serra, la temperatura
media sarebbe di -21°
anziché di 14° e quindi l’acqua sarebbe congelata e non esisterebbe la vita. L’atmosfera
terrestre si può suddividere in cinque strati principali la cui densità diminuisce
gradualmente all’aumentare dell’altezza sul livello del mare:
• La troposfera: essa si estende dal suolo fino a circa 12 Km di altezza. È lo strato
nel quale avvengono i fenomeni meteorologici per via della presenza del vapore
acqueo.

• La stratosfera: essa si estende da circa


12 a 50 Km di altezza. Essa contiene, tra i 20 e i 30 Km di altezza, la fascia di
ozono, che
assorbe la maggior parte dei raggi ultravioletti provenienti dal Sole. Essi sono
estremamente dannosi per gli esseri viventi, perché
distruggono i tessuti degli organismi e rendono impossibile la vita, e l’ozono
costituisce quindi uno schermo indispensabile per il
mantenimento della vita. La fascia ha una temperatura che va circa da -60° fino a
0°.
• La mesosfera: essa si estende da circa 50 a 80 Km di altezza. La temperatura di
questa fascia si aggira tra gli -80°.
• La termosfera: essa si estende da circa 80 a 500 Km di altezza. Della termosfera
fanno parte tre regioni, dette strati D, E e F, che
contengono particelle cariche, cioè ioni ed elettroni. Esse costituiscono, nel loro
insieme, la ionosfera. Essa ha la proprietà di
riflettere le onde radio su alcune frequenze e permette così le comunicazioni a
grande distanza. È in questa fascia che avvengono
gli spettacolari giochi di luce chiamati aurore polari, che si verificano ai poli, e le
stelle cadenti, corpi che si disintegrano a contatto
con l’atmosfera terrestre. La temperatura in questa fascia cresce notevolmente e
arriva a toccare i 900°.
• L’esosfera: essa si estende da circa 500 a 1000 Km. È lo stato più esterno
dell’atmosfera. La temperatura in questa fascia cresce
ancora e si stabilisce intorno ai 2000°.
La Terra possiede un
campo magnetico prodotto da correnti elettriche all’interno del nucleo la quale
interagisce con il vento solare e
crea, ai poli, aurore polari. Il campo magnetico terrestre
ha una forma molto asimmetrica, infatti il vento solare comprime le sue linee
di forza rendendola schiacciata dalla parte del Sole,
mentre dalla parte opposta essa forma una lunga coda magnetica che si estende fino
a 60 raggi terrestri di distanza. Le irregolarità in questi
fattori fanno sì che i poli magnetici si muovano rispetto alla superficie;
attualmente il polo nord magnetico si trova nel Canada
settentrionale. La sua intensità è di 0,4-0,5 gauss e attualmente sta
decrescendo; con questo ritmo il campo sparirà
totalmente verso il 3200. Questo comporterà probabilmente l’inizio di un’inversione
di polarità, cioè la riapparizione del polo sud magnetico
in corrispondenza del polo nord geografico.

L’atmosfera
primordiale probabilmente aveva una composizione fondamentalmente diversa da quella
attuale. Si può ipotizzare
che inizialmente l’involucro di gas che circondava la
Terra fosse costituito da residui della nube
protosolare, quella da cui si è formato il sistema solare.
In ordine di abbondanza l’atmosfera
doveva essere composta da: Idrogeno, Elio, Metano,
Vapore acqueo, Ammoniaca, Azoto e gas
nobili. Due possono essere i fenomeni che contribuirono alla depurazione dell’atmosfera
primordiale: in primo luogo le molecole più
leggere e dotate di maggiore energia termica hanno vinto la forza di gravità del pianeta;
in secondo luogo il Sole
durante le prime fasi della sua evoluzione doveva essere particolarmente attivo, per cui
un intenso vento solare ha ripulito le regioni
interne del sistema solare dagli elementi più volatili. In seguito l’atmosfera terrestre si è
arricchita con gas fuoriuscito dalle rocce
dall’interno del pianeta. In questa fase un lungo periodo caratterizzato da intense
eruzioni vulcaniche ha arricchito di anidride
carbonica e vapore acqueo l’atmosfera. Tale vapore, contrariamente da quanto avvenuto
su Venere e Marte, trovò condizioni
favorevoli per una sua quasi completa trasformazione allo stato liquido. Ma allora
l’ossigeno presente nell’atmosfera da dove
viene? Si ritiene oggi che la maggior parte sia di origine
organica, cioè sia il sottoprodotto di
processi biologici quali la fotosintesi prodotta dalle
piante. In fine la modesta quantità di metano
libero presente oggi nell’atmosfera è stato prodotto da
alcuni tipi di batteri.

L'Idrosfera
La Terra è l’unico pianeta del sistema solare
che ospita, nella sua superficie, acqua allo stato
liquido, anche se c’è metano liquido sulla superficie di
Titano e acqua liquida sotto la superficie di
Europa. Il 71% della superficie terrestre è ricoperta da
acqua che è un elemento fondamentale
per la vita. L’acqua nel nostro pianeta si è formata
miliardi di anni fa in seguito alla condensazione
e alla successiva precipitazione, sotto forma di pioggia,
del vapore acqueo sprigionatosi nell’aria a
causa del raffreddamento del magma. Il 97% dell’acqua
è salata e si trova nei mari e negli oceani;
la salinità è maggiore nei mari sottoposti ad un’intensa
evaporazione. Il rimanente 3% dell’acqua è
dolce: di questo 3% il 79% è intrappolata nelle calotte glaciali e nei ghiacciali, il 20% si
trova nel sottosuolo e il restante 1% si trova in
superficie ed è facilmente accessibile all’uomo. Nella Terra i grandi oceani sono:
• Oceano Atlantico: è l’oceano che separa l’Europa e l’Africa dall’America;
• Oceano Pacifico: è l’oceano che separa l’America dall’Asia occidentale;
• Oceano Indiano: è l’oceano a sud dell’India;
• Oceano Artico: è l’oceano che circonda il polo Nord
• Oceano Antartico: è l’oceano che circonda il polo Sud.
Gli oceani hanno anche la capacità molto importante
di mantenere la temperatura della
Terra abbastanza stabile. Inoltre l’acqua liquida è
responsabile di gran parte dell’erosione
dei continenti, un fenomeno unico nel nostro sistema
solare. La temperatura della superficie
marina dipende dalla latitudine, in base alla quale
varia l’intensità del calore solare. Le acque
nei pressi dell’equatore saranno più calde, invece le
acque nei pressi dei poli saranno più
fredde. Nel corso di un anno, nello stesso luogo, la
temperatura varia di poco: dai 2° all’equatore, fino a un massimo di 9° nelle
zone temperate. Nelle regioni costiere vi è una
limitata escursione termica perché il mare mitiga queste

zone, impedendo che


la temperatura sia troppo fredda o troppo calda.
La Geosfera
È detta geosfera la parte solida del nostro pianeta, costituita da strati di rocce sovrapposti
l’uno all’altro, differenti
per caratteristiche e composizione. Tutti gli strati sono stati studiati attraverso le onde
sismiche.
I principali strati sono:
• Nucleo
Il nucleo contiene il 16 % del volume del pianeta, un terzo della sua massa, ha un raggio
di circa 3.470 Km e va da
circa 2.900 a 5.150 Km di profondità. La densità del nucleo va da 12 a 13 e la sua
temperatura può raggiungere i
7.500° nel centro. Quest’area si divide in nucleo interno e nucleo esterno: il nucleo
interno è composto per lo più da
ferro e nichel, dello spessore di 1.230 Km circa ed è solido; invece il nucleo esterno è
composto da ossidi e solfuri,
dello spessore di 2.250 Km e questa parte di nucleo è liquida. Il nucleo esterno e il
nucleo interno sono divisi dalla
discontinuità di Lehman. Esso è sottoposto ad una pressione immensa da parte degli
strati superiori: pensate che in
questa zona la pressione equivale a 3,6 milioni di atmosfere terrestri; per questo motivo,
oltre che per l’alta
temperatura, il nucleo interno si trova allo stato liquido.
• Mantello
Il mantello
costituisce l’83 % del volume e il 68 % della massa della Terra ed è la parte dominante
del pianeta. La sua densità è compresa tra 4 e 5. Il Mantello è diviso dal nucleo dalla
discontinuità di Gutenberg. Esso, come il nucleo, si divide in due strati principali,
entrambi solidi: un mantello inferiore, dello spessore di 2.250 Km, ed un mantello
superiore di circa 390 Km, separati da una zona di transizione dello spessore di 250 Km
circa. Il mantello inferiore è formato per lo più da silicato di magnesio e silicato di
alluminio; quello superiore invece da silicati di ferro e magnesio. La fascia del mantello
più esterno, compresa fra
i 250 e i 70 Km di profondità, è caratterizzata da un comportamento meno rigido e
questo particolare strato si chiama
astenosfera. I materiali che la compongono sono parzialmente fusi, a causa delle sue
basse temperature. Quando avvengono
le eruzioni vulcaniche, il vulcano emette parte dell’astenosfera sotto forma di lava;
grazie a questi eventi si è potuto risalire
alla composizione chimica del mantello. Il mantello probabilmente deve le sue
particolari caratteristiche alla parziale fusione
del materiale presente, mentre le altre discontinuità riscontrate sono dovute alla
formazione di strutture cristalline più
compatte generate delle enormi pressioni a cui è sottoposta la materia in tali regioni
interne.
• Crosta
La crosta è la parte più esterna della geosfera ed è circondata dall’atmosfera; il suo
spessore si aggira tra i 40 Km, ma varia
da 5 Km al di sotto delle fosse oceaniche e fino ai 50 Km in corrispondenza delle catene
montuose. La crosta è divisa dal
mantello dalla discontinuità di Mohorovicic. La densità media della crosta è pari a 2,8 ed
essa rappresenta l’1 % della massa terrestre. La crosta terrestre è per lo più composta da
quarzo, da diossido, da silicio e da altri silicati come il feldspato. La crosta terrestre e la
porzione più superficiale del mantello superiore comprendono la litosfera, un involucro
solido dallo spessore da 40 a 100 Km formato da rocce a basso peso specifico,
prevalentemente di origine eruttiva, ricche di silicati di alluminio.
Le placche e i margini
A differenza degli altri pianeti terrestri, la crosta terrestre è
suddivisa in varie e distinte placche solide, che si muovono liberamente
sulla superficie del mantello superiore. La teoria che descrive
questo fenomeno è conosciuta come tettonica a placche. Questa teoria è
in grado di spiegare i fenomeni che riguardano la crosta
terrestre cioè l’attività sismica, l’orogenesi, la disposizione areale dei vulcani,
le variazioni di chimismo delle rocce magmatiche, la
formazione di strutture come le fosse oceaniche e gli archi insulari, la
distribuzione geografica delle faune e flore fossili durante le
ere geologiche e la formazione
della struttura attuale dei continenti. L’idea delle placche fu
originalmente suggerita nel
1912 dallo scienziato tedesco Alfred Wegener, anche se fu
quasi del tutto ignorata sino agli
anni sessanta del XX secolo, quando le nuove tecnologie
permisero di misurare direttamente
il movimento delle placche. La crosta terrestre è in lento e continuo movimento. Le
masse continentali e oceaniche sono
suddivise in otto principali grandi placche o zolle in movimento uno rispetto all’altro:
• Placca nordamericana: comprende l’America del Nord, l’Atlantico nord-
occidentale e la Groenlandia;
• Placca sudamericana: comprende l’America del Sud e l’Atlantico sud-occidentale;
• Placca antartica: comprende l’Antartide e l’Oceano meridionale;
• Placca eurasiatica: comprende l’Atlantico nord-orientale, l’Europa e l’Asia tranne
l’India;
• Placca africana: comprende l’Africa, l’Atlantico sud-orientale e l’Oceano Indiano
occidentale;
• Placca indo-australiana: comprende l’India, l’Australia, la Nuova Zelanda e la
maggior parte dell’Oceano Indiano;
• Placca di Nazca: comprende l’Oceano Pacifico orientale vicino all’America del
Sud;
• Placca del Pacifico: comprende la maggior parte dell’Oceano Pacifico e le coste
meridionali della California.
Oltre alle otto placche principali, ve ne sono altre venti minori tra cui la placca ellenica,
turca, arabica, caraibica, iraniana, delle Cocos, di Nazca, delle Filippine, delle Salomone,
delle Figi, eccetera. Le placche sono tutte a contatto tra di loro e presentano margini di
vario tipo, corrispondenti a diversi tipi di relazione tra loro. Si differenziano tre tipi di
margini:

• Margini divergenti: le placche si allontanano


l’una dall’altra e lo spazio realizzatosi viene occupato dalla nuova litosfera
oceanica
generata dalla continua emissione di circa 25 Km cubici all’anno di magmi
basaltici che vanno a formare la crosta oceanica. Questo
fenomeno viene detto fenomeno di espansione. Si ha in seguito la realizzazione di
una catena montuosa detta dorsale oceanica
estesa decine di migliaia di chilometri e che percorre tutti gli oceani del globo
quasi regolare. Un esempio è dato dalla dorsale
medio-atlantica che si estende al centro dell’oceano Atlantico e che separa le
placche americane a ovest da quella euroasiatica e
africana a est. Un margine divergente può essere presente anche sulla litosfera
continentale facendo nascere quello che viene
definito un rift in cui il movimento divergente non è compensato dalla formazione
di una nuova litosfera ma da assottigliamento e
fratturazione di quella gia esistente. Il più importante margine divergente presente
sulla litosfera continentale è dato della "Rift Valley" in Africa orientale (foto in
alto).

• Margini a scorrimento laterale:


le placche scorrono lateralmente l’una rispetto all’altra lungo i quali la crosta non
viene mai né creata né distrutta ed essi sono rappresentati soprattutto dalle faglie
trasformi. Non presentano attività vulcanica e sono caratterizzate da terremoti non
profondi. Un esempio di tale tipo di comportamento è la faglia di St. Andreas in
California.
• Margini convergenti: le placche si avvicinano l’una all’altra e, in questa zona,
accadono manifestazioni diverse a
seconda del tipo di placche che entrano in collisione. Quando una placca
continentale si scontra con una oceanica,
la placca oceanica scorre sotto la placca continentale attraverso il fenomeno di
subduzione e la litosfera oceanica
viene trascinata in profondità nel mantello. In queste aree troviamo le fosse
abissali e di solito sono presenti
fenomeni di vulcanesimo di natura andesitica, ossia di composizione chimica
intermedia i cui prodotti, evolvendo
durante le fasi di accumulo e risalita, tendono a diventare sempre più ricchi di
silice. Si viene così a creare in
superficie un arco vulcanico sul continente. Un esempio di tale margine è il
margine orientale della placca di
Nazca che scorre sotto quello occidentale della zolla sud-americana, dando
origine alla lunghissima catena
montuosa e vulcanica delle Ande. Una volta che è stato consumato tutto l’oceano
si ha la collisione continentale
con il successivo innalzamento di una montagna. Se a scontrarsi sono invece due
placche oceaniche, una delle due
scorre sotto all’altra generando questa volta un arco vulcanico insulare.
I terremoti sono molto più frequenti sui confini delle placche e, grazie a queste
manifestazioni, si è potuto permette la localizzazione dei confini delle placche.

L’orogenesi
Non sempre una placca
oceanica si scontra con una continentale e una oceanica con un’altra oceanica,
ma avvengono anche scontri tra due placche continentali. In
questi casi questo scontro porta alla
formazione di una catena montuosa e quindi al fenomeno
dell’orogenesi. Anche le cordigliere vulcaniche
che sorgono ai margini delle fosse, dette sistemi arco-fossa,
sono un esempi di orogenesi. Il caso più
evidente è quando una placca in subduzione porta con sé
un’area continentale; in questo caso non ci sono
differenze sufficienti di densità fra le due placche e i due
continenti si scontrano causando l’innalzamento
di catene montuose nella zona di sutura. In questo processo
l’oceano frapposto fra le due masse
continentali scompare ed il suo fondo viene in gran parte riassimilato nel mantello
mentre una parte di esso viene sollevata in coincidenza
della zona di suturazione. Un esempio tipico di questo caso è la catena dell’Himalaya,
formatasi per collisione dell’India con l’Asia durante il Cenozoico.
Deriva dei continenti

La deriva dei continenti è una teoria


geologica secondo la quale i continenti si muoverebbero l’uno rispetto all’altro. Fu
ipotizzata
nel 1912 da Alfred Lothar Wegener, che fu il primo a presentare in una formulazione
convincente le prove del fenomeno e una
spiegazione convincente delle sue cause. Wegener sostenne che nel Paleozoico e per
buona parte del Triassico, le terre emerse
formavano un unico supercontinente, che battezzò Pangea, contrapposto a un unico
superoceano: la Panthalassa. Circa 200
milioni di anni fa la Pangea cominciò a dividersi fino ad arrivare alla formazione che
conosciamo oggi. Secondo la sua teoria, la
prima spaccatura aveva contrapposto Laurasia (Europa, Asia e Nordamerica) e
Gondwana (Sudamerica, Africa e Oceania).
Ulteriori frammentazioni portarono la suddivisione dei due supercontinenti, che
gradualmente andò suddividendosi fino alla
conformazione attuale. Traendo spunto dalle più recenti scoperte della geologia,
Wegener spiegava la deriva dei continenti
descrivendo le terre emerse come enormi Placche di Sial che galleggiavano su una
superficie anch’essa solida ma molto più
plasmabile, il Sima, situato fra la discontinuità di Mohorovicic, circa 40 Km di
profondità, e la discontinuità di Gutenberg,
circa 2900 Km di profondità.